Varesescala
For Life Hunters. Nuova Macan. La città è il nostro habitat. Siamo a caccia di emozioni. Rincorriamo mille impegni. Esploriamo ogni possibilità. E lo facciamo con la compagna ideale: la nuova Porsche Macan. Scoprila su Varese.porsche.it Consumo combinato (varianti modello): 10,7 - 10,1 l/100 km. Emissioni CO₂ combinate: 243 - 228 g/km
Centro Porsche Varese Delcar S.p.A. Via Sanvito Silvestro 81, Varese Tel. 0332 825911 www.varese.porsche.it
EDITORIALE
LE NUOVE FRONTIERE DELLA
sostenibilità Roberto Grassi
I
l riposizionamento strategico delle imprese del territorio e dell’economia varesina sulle nuove frontiere della sostenibilità è il filo conduttore di questo nuovo numero di Varesefocus. Il tema è prioritario e le cronache (politiche e non solo) di questi ultimi mesi ne sono la prova lampante. L’accordo sul clima con cui si è chiusa a Roma la presidenza italiana del G20, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) di Glasgow, le manifestazioni nelle piazze di tutto il mondo riempite da giovani delusi dai risultati di vertici internazionali da loro ritenuti inconcludenti hanno dominato l’agenda della politica e le prime pagine dei giornali di ogni continente. Il risultato è quello di un’opinione pubblica rimasta con l’amaro in bocca, alla ricerca disperata di una cinghia di trasmissione tra i propri sogni e una reale transizione verso un sistema economico e sociale che sia più sostenibile, non solo a livello ambientale. Verso “un’economia più civile” tanto per citare uno degli articoli che troverete sfogliando le prossime pagine. Con questa nuova edizione del nostro magazine, infatti, mettiamo il tarlo del dubbio nei nostri lettori: e se quella cinghia di trasmissione fosse l’impresa? Se il motore di sviluppo della sostenibilità fossero le aziende con la loro capacità pragmatica di tradurre in nuovi progetti, processi e prodotti le
aspirazioni delle persone in un pianeta gestito in modo diverso? Più giusto, ancor prima che più sostenibile? La transizione è in atto e vede i territori ad alta vocazione manifatturiera come Varese in prima fila. Ce lo dicono le classifiche e nelle pagine che seguono ne diamo ampiamente conto. Dove stanno fallendo le trattative a livello di governi, è più probabile che riescano le trasformazioni dal basso. La realtà dell’innovazione digitale nelle imprese sta superando nei fatti la teoria dei summit della rappresentanza politica. La voglia di cambiamento delle piazze che richiamano “i potenti” alle loro responsabilità si sta già oggi trasformando in un nuovo approccio al consumo di beni e servizi. L’acquisto, come il voto: un segnale di orientamento a prodotti green. Non è solo una questione di materiali. Le persone sempre di più chiedono che un prodotto sia sostenibile a 360 gradi. Non deve essere sostenibile solo il singolo bene. Lo deve essere anche l’impresa che lo produce (sia a livello ambientale, sia sociale), lo deve essere l’intera catena di fornitura, lo deve essere anche il ciclo di vita dello stesso prodotto, la cui fine deve essere già pensata nel momento della progettazione, e ancor prima della sua industrializzazione, in ottica di riutilizzo e, dunque, di economia circolare. Lo sforzo e gli investimenti delle imprese non sono, però, sufficienti. Serve anche un contesto di regole e di infrastrutture che agevoli e non sia
di intralcio ad una transizione già in atto e che deve accelerare. Servono investimenti pubblici e privati. Le risorse oggi ci sono, soprattutto nella Ue, sfruttiamole per progetti concreti. Ambizione e pragmatismo devono viaggiare insieme e trovare nelle politiche ambientali e nelle capacità innovative delle imprese la giusta sintesi. L’ambientalismo ideologico con tempistiche forzate, come quelle che vorrebbe darsi l’Europa nella messa al bando dei tradizionali motori a benzina e diesel, rischiano solo di far perdere la bussola in un cammino che sarà tortuoso, ma ormai già tracciato. In poche parole, serve una politica industriale credibile, oltre che sostenibile. Attenzione, però. La sostenibilità non è una questione di marketing. Non basta una mano di vernice. È una questione di valori in cui ogni singola impresa deve credere per riposizionare il proprio ruolo nella collettività. L’intelligenza artificiale, le blockchain, l’industria 4.0, la digitalizzazione, i nuovi strumenti di finanza d’impresa legati alla fintech sono fattori abilitanti di uno sviluppo non solo tecnologico ma anche sociale, ambientale e circolare. È anche da qui che passano quelle che un ciclo di incontri promosso in questi mesi proprio dall’Unione Industriali varesina ha definito “Le nuove frontiere della sostenibilità”. Fronti avanzati della riprogettazione del fare impresa in cui Varese è già oltre la fase di laboratorio.
1
CONVENZIONE RISERVATA ALLE AZIENDE ASSOCIATE UNIVA convenzioni@executivelease.it
039 2260562 INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
Via Volturno, 37, Brugherio MB
LA GUERRA DEI CHIP NON SI FERMA: come sopravvivere ai ritardi delle consegne auto.
SOMMARIO FOCUS 8
Il manifesto della manifattura circolare
42
12
Quanto si sta impegnando il mondo per la sostenibilità?
SCIENZA&TECNOLOGIA 44
Il futuro è in mano ai giovani imprenditori
RUBRICHE SU
Illustrazione di copertina: Paola Formica
14 16 Presidente: Roberto Grassi Direttore editoriale: Vittorio Gandini Direttore responsabile: Davide Cionfrini Direzione, redazione, amministrazione: Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese
Progetto grafico e impaginazione: Paolo Marchetti Fotolito e stampa: Roto3 srl Via per Turbigo 11/B - 20025 Castano Primo (Mi) T. 0331 889.601 Gestione editoriale: Univa Servizi srl Via Vittorio Veneto, 8/E 21013 Gallarate (VA) - T. 0331 774.345 Pubblicità: Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Il numero è stato chiuso il 25 novembre Il prossimo numero sarà in edicola con Il Sole24Ore il 7 febbraio 2022. “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore). Questa testata è associata a
UNIVERSITÀ
Serve una nuova cultura organizzativa
Serve un’economia più civile
La democrazia delle blockchain
LUOGHI E BELLEZZA 49
La nuova cattedrale di Somma Lombardo
19
Missione industria 4.0
22
Anche la finanza d’impresa deve essere sostenibile
53
AmiamoVarese: quando lo shopping è solidale
24
L’impresa di salvare il pianeta
56
Il panettone di Varese è mondiale
60
Dietro il ritratto
64
Da un graffio, il mondo
ECONOMIA 26
Rizoma personalizza il look delle moto
67
Vivere (e leggere) il Varesotto
30
Varese scala le classifiche verdi
71
Il nuoto sottozero
77
Per questo Natale meglio una grande sorpresa
INCHIESTA 33 36
Perché l’energia costa sempre di più?
RUBRICHE SU
La crisi dei trader energetici
87
Terza pagina
90
In libreria
92
Comunicare
95
Dal web
96
#ImpresediVarese
FORMAZIONE 38
Cosa fare dopo le scuole medie?
CULTURA E DIGITALE
È il momento giusto. Ve lo garantiamo al
110%.
Hai un’impresa edile? Abbiamo diverse soluzioni per te, dalla cessione del credito d’imposta a finanziamenti dedicati. Approfitta dei vantaggi dell’Ecobonus 110% per far crescere il tuo business. Ti aspettiamo in filiale e su bper.it
bper.it
800 22 77 88
Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Offerta soggetta ad approvazione della banca. Le informazioni riportate sono basate sul Decreto Rilancio (D.L. 34/2020, convertito in legge 77/2020). Sono in corso di emanazione i provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dello Sviluppo Economico, pertanto i criteri e le informazioni ad oggi disponibili potrebbero subire cambiamenti.
FOCUS
L’IMPRESA
del futuro Digitale, certo. Ma anche e soprattutto circolare e sostenibile. Sia a livello ambientale, sia sociale. Per dirla in una parola: inclusiva. È in atto un riposizionamento della manifattura nella società a livello internazionale, i cui tempi e modalità non sono dettati solo dal progresso scientifico e tecnologico. I driver di crescita si basano sempre di più su una nuova cultura organizzativa che vuole porre le aziende al centro dei destini della collettività. Un’opinione pubblica ormai delusa dai risultati al ribasso dei vertici internazionali sul clima vede sempre di più nelle realtà produttive attori competenti per risolvere i problemi globali meglio dei governi. È questa una delle conclusioni a cui è arrivato il World Manufacturing Forum 2021 di Cernobbio. Dove non può il voto, arriverà la propensione ad un consumo sempre più consapevole. Il trend è già in atto e coinvolge tutte le filiere industriali. I Digital Innovation Hub, i giovani imprenditori, la finanza sono gli strumenti con cui costruire un nuovo concetto di fare impresa
FOCUS
Il manifesto DELLA MANIFATTURA CIRCOLARE Alessia Lazzarin
Sono racchiuse in 10 raccomandazioni le nuove traiettorie delineate dal Report del World Manufacturing Forum 2021 per rilanciare percorsi di crescita sostenibile. Transizione ambientale e implementazione tecnologica sono le due strade da percorrere. L’industria si trova al centro e rappresenta il motore della ripresa economica. Servono politiche globali da seguire e obiettivi di lungo periodo da raggiungere. Il modello produttivo lineare si sta avviando al capolinea. Il futuro sta nei nuovi modelli organizzativi in via di formazione
O
rmai non c’è alcuna ombra di dubbio. Il futuro della manifattura è sostenibile e digitale. Le imprese, sempre di più, devono puntare tutto su questi percorsi di crescita e cogliere il valore sociale ed economico della circolarità. È necessario implementare anche le applicazioni tecnologiche. È il Report del World Manufacturing Forum 2021 - l’evento internazionale dedicato all’industria – a tracciare le traiettorie future per lo sviluppo produttivo attraverso 10
8
raccomandazioni. “Dal Report emerge che la transizione alla produzione circolare è una priorità per molti governi a livello globale - afferma Marco Taisch, Scientific chairman del Wmf -. Le strategie regionali e nazionali variano per ambizione e approccio, oltre che per fattori abilitanti. Per le aziende, i fattori abilitanti includono la domanda di prodotti green, tecnologie digitali e competenze circolari. Per i consumatori, invece, i fattori abilitanti includono la consapevolezza ambientale, l’aumento della fiducia e della trasparenza, la convenienza, l’accessibilità dei prodotti e l’alfabetizzazione digitale”. L’obiettivo del Summit, che tutti
gli anni riunisce a Cernobbio alcuni tra i più importanti esponenti politici, economici e finanziari che ruotano intorno alla realtà manifatturiera, è quello di contribuire alla costruzione di un dialogo globale in merito alle strategie da attuare per raggiungere la neutralità climatica. Non basta, però, il solo impegno delle imprese. Serve una linea da seguire che parta proprio dalle istituzioni. “L’industria è al centro di questo processo – sostiene Francesco Buzzella, neo-Presidente di Confindustria Lombardia -. Il mondo si sta muovendo verso la decarbonizzazione ma le varie aree economiche lo stanno facendo in tempi e modi molto diversi”. L’Europa, pur rappresentando meno del 10% delle emissioni globali, si pone obiettivi sfidanti che, allo stesso tempo, però, possono avere ripercussioni
I NUMERI DEL WMF Il World Manufacturing Forum, anche quest’anno, incassa un successo. A snocciolare i dati dell’edizione 2021 è Alberto Ribolla, Presidente della World Manufacturing Foundation: “L’evento si è tenuto in forma ibrida e ha registrato oltre 3000 partecipanti tra i presenti a
Villa Erba e i collegati alle varie dirette streaming”. Una cinque giorni che ha riunito ospiti provenienti da più di 40 diversi Paesi. Durante il summit si sono alternati 165 interventi, divisi in 4 sessioni plenarie. In totale gli eventi organizzati sono stati 17. Nove, invece, i white paper presentati (tra questi anche i due elaborati dal tavolo di lavoro guidato da Giorgia
Munari, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Univa e dai ricercatori della LIUC – Università Cattaneo, Fernando Alberti e Federica Belfanti). E poi la stesura del Report 2021, composto da oltre 80 pagine, all’interno delle quali si trovano case studies, best practises, indagini e analisi economiche utili allo sviluppo futuro della manifattura. (https://worldmanufacturing.org)
Alberto Ribolla
pesanti sui cittadini e sulle aziende se non ancorate alla realtà. “Il rischio - chiarisce Buzzella - è quello di penalizzare la competitività della manifattura europea nei confronti di realtà come Usa e Cina”. Serve adottare nuovi modelli di business, norme, leggi adeguate e incentivi finanziari. I vantaggi sono profondi: maggiori opportunità economiche, riduzione degli sprechi, creazione di nuovi e migliori posti di lavoro. Poi ci sono le tecnologie digitali. Se ne parla tanto. Durante il World Manufacturing Forum sono state definite “i fattori abilitanti dell’economia circolare”: Internet of Things, Blockchain, stampa 3D e intelligenza artificiale migliorano il coordinamento e il collegamento di materiale e i flussi di informazioni tramite soluzioni tecniche come sensori e piattaforme automatizzate. L’IoT rileva e previene i problemi prima che si verifichino. Riesce a controllare i prodotti da remoto. La Blockchian è la tecnologia fondamentale per costruire in modo trasparente catene di approvvigionamento digitali. Spinge le aziende a modificare il proprio comportamento in termini di come si procurano le risorse. La stampa 3D sconvolge la produzione tradizionale: consente ai consumatori di stampare prodotti in locale o su richiesta,
scaricando il design e informazioni dai mercati online. E poi c’è l’intelligenza artificiale: permette di gestire le risorse in modo efficiente, conforme e sostenibile. Gli strumenti e le buone intenzioni per virare verso questa direzione ci
sono. Il problema è che ogni Paese intraprende in modo diverso la responsabilità sociale e si muove di conseguenza. In questo modo si rischia di non riuscire a dare vita ad un’azione internazionale unica, sull’applicazione coerente di linee
9
FOCUS
WORLD MANUFACTURING FORUM
Marco Taisch (a sinistra) con Alberto Ribolla
Francesco Buzzella
Giovanni Brugnoli
Attilio Fontana
guida e politiche e sulle sinergie tra le azioni dei diversi stakeholder. Serve agire subito. Insieme. La corsa solitaria alla transizione ecologica non esiste. Semmai occorre puntare sulle eccellenze per fare da effetto traino. La Lombardia, in questo scenario, ha un ruolo chiave a livello continentale, non solo nazionale: “Grazie al successo della campagna vaccinale che ha raggiunto una percentuale pari all’89% ci troviamo in una fase positiva di ripresa”, incoraggia Attilio Fontana, Presidente della Regione. La produzione manifatturiera registra un aumento quasi del 10% e l’export del 6,6%: “Le risorse che l’Unione Europea metterà a disposizione dell’Italia, sono un tesoro prezioso da non 10
Giovanni Brugnoli: “Vogliamo investire nel futuro. Dobbiamo partire dalle scuole. Dobbiamo portare studenti e insegnanti all’interno delle nostre fabbriche per mostrare quanto velocemente è cambiato il nostro mondo” disperdere per favorire la crescita del Paese e il superamento degli
storici deficit, a partire dalla scarsa occupazione, soprattutto giovanile”. La sostenibilità d’impresa è una grande opportunità per generare impatto positivo sull’ambiente. Per troppi anni il sistema produttivo lineare ha provocato gravi danni al pianeta accumulando rifiuti consumati incessantemente dalla società. Questi effetti negativi avranno conseguenze durature nel tempo che non riguarderanno solo l’attuale generazione, ma anche e soprattutto quella futura. Una soluzione, secondo i ricercatori del Wmf, c’è. E la chiave di lettura va ricercata nell’industria. La produzione è il motore del benessere collettivo. A livello teorico sembra tutto semplice. Nella pratica è un po’ diverso. È chiaro che non
esiste transizione circolare senza trasformazione digitale. A questo si aggiunge anche un forte cambio di mentalità: solo se le aziende, i consumatori, i governi e la società lavorano insieme e cambiano approccio si potrà raggiungere questo obiettivo. Se da una parte le imprese e i consumatori si impegnano, dall’altra la politica deve creare i giusti presupposti agli investimenti. “La pandemia ha provocato due
effetti: da un lato ha accelerato sia la trasformazione digitale sia quella sostenibile; dall’altro ha messo in luce quanto le imprese siano resilienti” sostiene Giovanni Brugnoli, Vicepresidente per il Capitale Umano di Confindustria. La tecnologia è il driver per continuare a lavorare, a studiare e a generare ricchezza. “Le imprese digitalmente mature hanno migliorato competenze, processi e metodo”. Parallelamente si giocano altre due sfide: la prima è quella di
riorganizzare, velocemente, le catene globali del valore che si sono spezzate a causa del lockdown. “Questo può ridare forza al mercato”, sostiene Brugnoli. La seconda richiede maggiori investimenti nei giovani e nell’educazione. “Vogliamo investire nel futuro. Dobbiamo partire dalle scuole. Dobbiamo portare studenti e insegnanti all’interno delle nostre fabbriche per mostragli quanto velocemente è cambiato il nostro mondo”.
IL DECALOGO DEL WMF 2021
Le 10 raccomandazioni emerse dal Report del World Manufacturing Forum 2021 tracciano le traiettorie future per lo sviluppo dell’industria a livello internazionale 1. Promuovere una mentalità aziendale sostenibile che abbracci le opportunità dell’economia circolare e il ruolo abilitante delle tecnologie digitali. 2. Guidare la circolarità attraverso la responsabilità del consumatore, proattività e processo decisionale consapevole. 3. Consentire la cooperazione tra gli stakeholder rilevanti nella costruzione di catene del valore circolari. 4. Promuovere modelli di business e proposte circolari. 5. Attuare politiche globali che riconoscano il digitale e le tecnologie
come principali abilitatori per la produzione circolare. 6. Promuovere misure economiche che guidino la transizione ecologica e l’adozione di tecnologie abilitanti. 7. Formare la forza lavoro. 8. Far leva sui dati a sostegno della transizione circolare nel settore manifatturiero. 9. Potenziare le pmi nella transizione alla produzione circolare. 10. Affrontare il possibile impatto ambientale delle tecnologie digitali.
11
FOCUS
QUANTO SI STA IMPEGNANDO IL MONDO PER LA
sostenibilità? Alessia Lazzarin
La conferenza sul clima di Glasgow che ha riunito i leader dei governi per impostare una strategia globale a tutela del pianeta. L’Agenda 2030 stilata dalle Nazioni Unite per raggiungere l’obiettivo zero emissioni. Greta Thunberg diventata il simbolo della battaglia contro l’emergenza climatica. Gli impegni presi dal G20 a Roma. L’agenda diplomatica internazionale è dettata dai temi della sostenibilità. Ma quali sono le reali politiche di economia circolare che stanno portando avanti i vari Paesi? Come si stanno muovendo le singole capitali? Europa, Nord America e Asia a confronto
D
a un lato ci sono gli Stati che non hanno ancora sviluppato un piano d’azione politico che allinei obiettivi digitali e sostenibili. Dall’altro, i leader mondiali che hanno dato priorità a strumenti e strategie diverse senza seguire una linea univoca. Risultato: si sono create lacune e incongruenze che rischiano di ostacolare la circolarità delle catene globali del valore. Alcuni Paesi, come il Canada, hanno dato importanza al riciclo. Altri, invece, hanno adottato un approccio di prevenzione dei rifiuti più proattivo: è il caso dell’Europa e della Cina. Un atteggiamento frammentario all’economia circolare rischia di far perdere di vista i traguardi da
12
raggiungere. Conoscere, invece, le strategie economico-sostenibili a livello globale, evidenziare le migliori pratiche e comprendere il ruolo che ogni Paese svolge in questo processo, è fondamentale per sviluppare quadri politici efficaci e integrati che adottino una linea di azione per una produzione più circolare e digitale. Un lavoro di studio e confronto è contenuto nel Report 2021 del World Manufacturing Forum.
L’impegno dell’Europa da oltre 20 anni: Italia e Regno Unito sono le capofila
L’Europa è in prima linea da oltre 20 anni nella transizione ecologica. L’ultimo impegno introdotto dall’Ue riguarda il Green Deal, con l’obiettivo
di raggiungere entro il 2050 la neutralità climatica. Le azioni più importanti sono: promuovere la circolarità dell’intera filiera produttiva, dal settore tessile a quello plastico. Dall’edilizia alle costruzioni. Dagli imballaggi all’automotive, passando per il distretto alimentare. Ridurre i rifiuti e promuovere sinergie con le politiche climatiche dell’Unione Europea. Parallelamente alla strategia sostenibile, viaggia quella della digitalizzazione. Obiettivo: applicare tecnologie nei modelli di business circolari. L’Italia su questi fronti di impegno sembra giocare un ruolo da protagonista. Non fosse altro perché è il principale destinatario delle risorse del Recovery Plan. “La sostenibilità stimola l’innovazione
L’impegno dell’Asia, tra crescita della popolazione, sviluppo economico e migrazione
e l’imprenditorialità e rende più competitive le filiere produttive” si legge nel Rapporto “GreenItaly 2021” dal titolo “Un’economia a misura d’uomo per il futuro dell’Europa”. Il Paese vanta alcuni primati: “Siamo leader nell’economia circolare con un riciclo sulla totalità dei rifiuti del 79,4% (2018). Un risultato ben superiore alla media europea (49%) e a quella di Germania (69%) e Francia (66%)”. Sempre in Europa, ma al di fuori della Ue, il Regno Unito è, almeno su questo, allineato agli obiettivi di Bruxelles. Londra si è data un mandato preciso. Riduzione dei rifiuti, riciclo e riutilizzo sono alcuni sono punti fermi di una politica di economia circolare applicata che ha un obiettivo: portare a zero tutte le emissioni di gas serra del Paese entro il 2050. Si riassumono in 10 le aree chiave su cui punta Downing Street: eolico offshore; idrogeno a carbonio; energia nucleare; veicoli a zero emissioni; trasporto pubblico; navigazione verde; cattura del carbonio, utilizzo e stoccaggio; ambiente naturale; finanza. Per questo Piano sono stati investiti 12 miliardi di sterline.
Il ruolo del Nord America nella transizione ambientale
Il Nord America assume un ruolo importante all’interno della transizione ambientale: Stati Uniti e Canada, insieme, rappresentano oltre il 17%
del Pil globale e generano una quantità record di rifiuti. L’azione degli Stati Uniti è ripartita con il governo Biden che ha fatto della transizione ecologica una priorità fondamentale della sua agenda politica. Il Presidente degli Usa, a inizio 2021, ha annunciato che il Paese mira a raggiungere una riduzione del 50-52% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Sul piatto ci sono 14 miliardi di dollari che la Casa Bianca ha proposto al Congresso di stanziare nel budget del 2022. Procede a ritmo meno sostenuto, invece, il Canada. Il Governo ha recentemente formulato un Piano per raggiungere entro il 2030 il traguardo “zero rifiuti di plastica”.
L’ultimo impegno introdotto dall’Ue riguarda il Green Deal con l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 la neutralità climatica. L’Italia è protagonista in questo processo perché è il principale destinatario delle risorse del Recovery Plan
All’interno del Continente asiatico un gruppo eterogeneo di Paesi sta vivendo una crescita della popolazione, dello sviluppo economico, dell’urbanizzazione e della migrazione. Tutte tendenze che esercitano una significativa pressione sulla domanda globale di energia e risorse naturali, rendendo l’adozione di modelli di business sostenibili ancora più urgente rispetto ad altre regioni. L’esempio della Cina è quello di migliorare l’efficienza energetica e delle risorse sia nei settori tradizionali, come quello manifatturiero o dei trasporti, sia in quelli emergenti come il 5G e il Big Data Center e di rafforzare le garanzie legali e le politiche per lo sviluppo verde. Ad oggi, gli obiettivi del Dragone sono stati perseguiti con una combinazione di strategie, legislazione e strumenti finanziari. È diversa la posizione dell’India, primo imputato sul banco di accusa del fallimento del recente vertice sui cambiamenti climatici di Glasgow: sebbene siano state messe in gioco politiche per promuovere l’efficienza delle risorse durante tutto il ciclo di vita, i risultati sono stati limitati a causa della mancanza di una strategia generale coordinata e di un ecosistema di supporto. Per superare queste sfide, il Ministero indiano dell’ambiente, delle foreste e dei cambiamenti climatici ha creato una cellula per l’efficienza delle risorse, incaricata di sviluppare un approccio organizzato basato su materiali, prodotti e processi. L’idea del Governo di Nuova Delhi è di investire nel digitale per farne la spina tecnologica del Paese e svolgere un ruolo chiave nel sostenere la transizione verso un’economia circolare. L’ambizione è quella di fare da esempio per altri Paesi in via di sviluppo. La realtà, però, è impietosa. E guardando anche solo al livello di inquinamento dei fiumi del subcontinente si capisce quando la strada verso questa visione sia ancora lunga. 13
FOCUS
Il futuro
È IN MANO AI GIOVANI IMPRENDITORI Filippo Villani
Native digitali, ma non solo. Le nuove generazioni di capitani d’impresa sono anche sostenibili nel proprio Dna. Un potente motore di sviluppo in grado di sparigliare le carte e che occorre sfruttare per una contaminazione positiva nel sistema produttivo a livello internazionale. Ecco come riuscirci e dar vita ad una vera e propria “cittadinanza d’impresa” in un mondo che punta ad una nuova normalità
I
l Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, in occasione della nona edizione del World Manufacturing Forum, ha avuto un ruolo da protagonista nel delineare le traiettorie di sviluppo della manifattura a livello globale. Un contribuito che si è concretizzato nella realizzazione di un white paper di posizionamento, intitolato “I Giovani Imprenditori nella nuova era della sostenibilità e della digitalizzazione: trasformare gli spiriti imprenditoriali dei giovani in una solida cultura organizzativa per il rinnovamento” (in inglese: “Young Entrepreneurs in the new era of sustainability and digitalization”). Il focus group rispettivo, capitanato dalla Group
14
Leader Giorgia Munari, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Univa, ha intervistato 18 panelist di provenienze geografiche e professionali diverse, originari di otto differenti Paesi e con background culturali eterogenei (insegnanti universitari, titolari d’impresa, manager, studenti), ma accomunati dall’interesse e dalle competenze sull’imprenditoria giovanile, l’innovazione digitale e la sostenibilità. Il paper comincia la presentazione del contesto “esterno”
in cui i giovani imprenditori si ritrovano oggi: lo scenario internazionale, a causa degli effetti della pandemia di Covid-19, si mostra più “balcanizzato” che in passato, con rischi maggiori dati dall’interruzione di rilevanti catene globali del valore, l’escalation di politiche protezionistiche degli Stati, l’aumentare delle disuguaglianze. Allo stesso tempo, la corsa verso lo sviluppo tecnologico (intelligenza artificiale, reti neurali,
additive manufacturing), la maggiore attenzione alla sostenibilità, i fondi pubblici massivi dell’American Rescue Plan e del Next-Generation EU costituiscono fattori di stimolo importanti. È su questo scenario che si basa l’analisi del contesto “interno” del background culturale dei giovani imprenditori. Dalla discussione coi panelist emerge innanzitutto che i giovani imprenditori sono nella maggior parte dei casi portati a introdurre disruption nei contesti aziendali, con una mentalità votata più all’azione e alla performance, sia nella forma di crescita e scaleup delle start-up che nel rinnovo generazionale di aziende consolidate. Tale capacità innata di disruption favorisce una maggiore propensione verso la digitalizzazione rispetto alle generazioni passate, mostrata dalle rilevanti competenze digitali dei più giovani (per lo più “nativi digitali”), sia nell’utilizzo esteso del web e dei social media, con prospettive interessanti per la comunicazione d’impresa e l’innovazione tecnologica dei processi produttivi. Nei fatti, tale apertura può costituire un volano importante per la trasformazione dalla vecchia cultura hardware del fare industria, fortemente incentrata su macchinari e asset tangibili, a una più leggera e smart di software, in cui i macchinari vengono accompagnati dalla dematerializzazione di alcuni processi produttivi, la data transformation e la servitization (come vendita del prodotto manifatturiero con servizi digitali intelligenti ad hoc). Queste trasformazioni sono peraltro fortemente legate a un altro tema verso cui i giovani imprenditori pongono attenzione: la propensione verso la sostenibilità. Le giovani
generazioni sono già “native di sostenibilità”, poiché cresciute a ritmo di summit internazionali sul clima (a partire dai Protocolli di Kyoto). Questo, secondo il gruppo di esperti, ha incentivato una cultura non di “sola” Corporate Social Responsibility, ma di vera e propria Corporate Citizenship, in cui l’impresa viene concepita dai giovani come una parte integrante del contesto socioeconomico in cui si colloca. In questo modo, il fare azienda diventa un’attività fortemente attenta alle necessità degli stakeholder, seguendo un percorso di sostenibilità a 360°. Da qui discendono le raccomandazioni finali del paper. Un manifesto per valorizzare il ruolo dei giovani imprenditori nelle trasformazioni del sistema produttivo verso attività sempre più digitali e sostenibili. A livello di imprese: favorire l’interdisciplinarietà in ogni azienda manifatturiera, sia per le hard skills che per le soft skills, al fine di garantire una cultura organizzativa capace di durare nel tempo e di non lasciare indietro nessuno; definire la missione dell’impresa e la sua visione, imprescindibili per tessere una strategia di mercato efficace e poter fare uno storytelling delle iniziative di innovazione e sostenibilità; concepire sostenibilità e tecnologia come strettamente interrelate, in quanto interdipendenti nel processo di
trasformazione circolare del manifatturiero. A livello di ecosistema: puntare sulla contaminazione positiva tra start-up e aziende consolidate, queste ultime devono portare l’expertise manageriale e gli asset tangibili che mancano alle nuove imprese che a loro volta possono mettere sul piatto di percorsi di crescita condivisi la capacità di innovazione, disruption e la propensione al rischio imprenditoriale; potenziare nuovi canali di comunicazione e networking per i giovani imprenditori, assieme all’implementazione sempre maggiore della servitization. A livello di advocacy: favorire il coinvolgimento delle associazioni imprenditoriali al fine di facilitare la solidità delle imprese dei giovani; convogliare un dialogo attento e consapevole coi decisori pubblici, al fine di limitare l’eccessivo interventismo e favorire dall’altra parte significative collaborazioni pubblicoprivato e l’accesso ai mercati esteri. I giovani imprenditori sono capaci di cogliere le sfide del futuro, e ne hanno la volontà. Non per un cambiamento “di facciata”, ma per la costruzione di un vero e proprio New Normal.
15
FOCUS
SERVE UNA NUOVA CULTURA
organizzativa Giorgia Munari
Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Univa
Di quale cultura è oggi portatrice l’industria? Quanti manager saprebbero dare un perché alla propria impresa, descrivere il motivo profondo per cui esiste e produce risultati? Anche se può sembrare strano, a queste domande è legato lo sviluppo della transizione sia digitale, sia sostenibile. Temi su cui i nuovi titolari d’impresa si continuano a interrogare, come dimostra l’intervento della Presidente Giorgia Munari all’ultima Assemblea annuale del Gruppo Giovani Imprenditori di Univa, di cui viene qui di seguito riproposto un ampio stralcio
I
n questo periodo così difficile abbiamo spesso sentito risuonare il ritornello di cogliere la pausa di riflessione, imposta dal momento, come un’occasione di ripensamento e di studio. Il Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese lo ha fatto veramente. All’interno del World Manufacturing Forum, che ha l’obiettivo di interpretare le tendenze globali del settore manifatturiero, il nostro Movimento ha coordinato un gruppo di studio che ha portato alla realizzazione del white paper di posizionamento e di proposta intitolato “Young Entrepreneurs in the new era of sustainability and digitalization” (leggi articolo precedente, ndr). Ci siamo confrontati con docenti universitari, colleghi imprenditori, startupper, studenti e giornalisti
16
delle più varie nazionalità, per arrivare a redigere un documento che speriamo possa essere di ispirazione per le nuove generazioni di titolari d’impresa, ma anche un contributo per un ripensamento di ogni genere di azienda e per le politiche pubbliche a sostegno dell’industria moderna. Se è vero che nulla sarà più come prima, è anche vero che l’improvvisazione, l’intuito e la capacità di reazione, necessari in una prima fase di un cambiamento epocale come quello scatenato dalla pandemia, in una seconda fase come l’attuale di radicamento delle trasformazioni, devono lasciare il posto ad un pensiero, ad una visione, ad una strategia. In una parola: ad una organizzazione. O meglio, ad una nuova cultura organizzativa. L’avvento del Covid-19 ha, da una parte, sconvolto le radici
dell’economia globale e degli equilibri geopolitici, minacciando i fondamentali della globalizzazione. Dall’altra, ha accelerato processi culturali e tecnologici volti al digitale e alla trasformazione sostenibile delle attività. Fenomeni che avevano già cominciato ad emergere negli ultimi anni. Ciò impone di ripensare i sistemi produttivi, i paradigmi di governance, le collaborazioni pubblico-privato e il rapporto con i nostri stakeholder, primo tra tutti il territorio e le sue comunità. La vera domanda, però, è: come riuscirci? In un contesto così dirompente i giovani imprenditori devono rappresentare una risorsa preziosa da valorizzare nella costruzione di una nuova cultura. È qui che sta il vero motore del cambiamento: nella cultura. Più precisamente nella cultura organizzativa.
Giorgia Munari
Tutte le trasformazioni che viviamo sono sì tecnologiche, sono sì economiche, sono sì logistiche. Ma tutte muovono dal necessario riposizionamento delle nostre imprese e dei nostri sistemi organizzativi più nel profondo. Per questo abbiamo posto al centro del nostro Paper del Wmf la cultura organizzativa. Occorre però precisare cosa intendiamo con questo termine. Semplificando al massimo il concetto per intavolare un discorso il più possibile pragmatico, possiamo definire la cultura organizzativa come l’insieme di tutti quei meccanismi che guidano l’impresa sia nei suoi rapporti interni, sia con l’ambiente esterno. Modi di percepire il contesto che ci circonda, di pensare, di sentire. E poi ancora comportamenti, modalità di relazione, conoscenze, norme scritte e non scritte che definiscono
cosa è accettato e rifiutato in un’azienda, cosa viene incoraggiato e cosa no. Potremmo definire la cultura organizzativa come lo spirito dell’impresa. In quanto tale la cultura aziendale è impalpabile, ma allo stesso tempo alla base di ogni processo sia produttivo sia relazionale, che impatta sui risultati e sulla capacità stessa di un’impresa di avere successo nel tempo. Quanti imprenditori saprebbero, però, rispondere di getto alla domanda diretta: “Qual è la cultura diffusa nella tua azienda?” Quanti manager o titolari saprebbero definirla e spiegare come si è formata? Quanti saprebbero dare un perché alla propria impresa, descrivere il motivo profondo per cui la propria azienda esiste e sviluppa risultati? Lo so, sono provocazioni. La realtà, però, è che parliamo spesso di governance, di strategie, di business
“Dobbiamo decodificare nuovi modelli di fare impresa ed economia. Il progresso è fatto di cultura aziendale e di relazioni con i contesti di riferimento. È in questa declinazione che vanno letti i fenomeni legati al digitale e alla sostenibilità. Ed è in questo scenario che si inserisce il ruolo che possiamo rivestire come giovani imprenditori” plan e di progetti di innovazione. Ma troppo poco di cultura organizzativa e di modelli per definirla e codificarla. La cultura organizzativa nella maggior parte dei casi non viene né scelta, né analizzata, pochi se ne occupano attivamente. È come una pianta spontanea, dai cui frutti, però, dipende il nostro futuro. Averne consapevolezza e saperla modellare significa permettere alle nostre imprese di scoprire le modalità più funzionali e innovative di collaborare in diversi contesti, per portare miglioramenti nei risultati e nel benessere prodotti. Le nostre aziende, penso qui nello specifico a quelle del nostro territorio varesino, hanno avuto successo nel tempo affermando la provincia di Varese come uno dei motori di sviluppo del Paese perché sono state capaci nel tempo di coniugare il sapere con il fare. Un “saper fare”, a cui oggi siamo chiamati ad aggiungere un terzo elemento: la consapevolezza. Servono modelli consapevoli di una nuova organizzazione in azienda. Da ciò dipende la capacità di ogni impresa di essere attrattiva delle migliori competenze. 17
FOCUS
GIOVANI IMPRENDITORI
Ciò che è impalpabile per i più, per i giovani fa la differenza se accettare o rifiutare un incarico. Se far parte di un’organizzazione ispirata a determinati valori o se sposare una diversa causa lavorativa. Pensiamo alla voglia di cambiamento, allo spirito innovativo, alla curiosità, al coraggio di affrontare più apertamente la possibilità di un fallimento, alle competenze specifiche sulla digitalizzazione e sulla sostenibilità. Tutti elementi di cui le nostre imprese hanno un disperato bisogno, ma che dobbiamo saper attrarre. Allo stesso tempo, però, dobbiamo saper incanalare le caratteristiche innate dei giovani verso modelli strutturati in grado di gestire il cambiamento. Anche qui l’istinto non basta. L’innovazione ha bisogno di strade da percorrere alla giusta velocità e con i giusti mezzi. Serve allenamento. Serve metodo. Serve un riposizionamento. Prendere consapevolezza della cultura organizzativa e assumersi la responsabilità di evolvere 18
consapevolmente è sicuramente impegnativo per il coinvolgimento personale richiesto a tutti, ma infinitamente meno gravoso da un punto di vista anche solo puramente economico, se non anche sociale. Addirittura, offre ampi spazi di maggior produttività. Le ricerche accademiche di realtà come Harvard ci dicono che un’organizzazione con una cultura diffusa orientata alla positività e al benessere delle persone offre risultati sorprendenti: +31% di produttività individuale; +37% di fatturato; +300% di capacità di innovare; +44% di fedeltà al proprio posto di lavoro. Dobbiamo però declinare la sfida di una nuova cultura organizzativa su due leve di cambiamento precise: la digitalizzazione e la sostenibilità. Come tradurre lo spirito innovativo dei giovani imprenditori in una solida cultura organizzativa ispirata al nuovo, in grado di permeare in maniera allargata il sistema economico e imprenditoriale, su due fronti così strategici e importanti per il nostro futuro? A
questa domanda il nostro Paper, presentato al World Manufacturing Forum, risponde attraverso sette raccomandazioni (per approfondirle leggi l’articolo precedente o scarica il Paper su worldmanufacturing. org, ndr) su tre livelli di intervento: sulle singole imprese; sui rapporti tra aziende e quindi sull’ecosistema nel quale operano; sulle politiche di sviluppo, siano esse associative o istituzionali. [...] Siamo convinti che solo la costruzione di una nuova cultura organizzativa possa garantire che l’impresa progredisca con successo. Dobbiamo decodificare nuovi modelli di fare impresa ed economia. Il progresso è fatto di cultura aziendale e di relazioni con i contesti di riferimento. È in questa declinazione che vanno letti i fenomeni legati al digitale e alla sostenibilità. Ed è in questo scenario che si inserisce il ruolo che possiamo rivestire come giovani imprenditori. Il ruolo di cambiare il nostro Paese e il nostro territorio, a partire dalle nostre aziende.
Missione
INDUSTRIA 4.0 Alessia Lazzarin
Stimolare e promuovere la domanda di innovazione del sistema produttivo. Rafforzare il livello di conoscenza e di consapevolezza tra le imprese rispetto alle opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale. Definire una roadmap per facilitare il processo di trasformazione digitale. È questa l’attività svolta dai Digital Innovation Hub di Confindustria. Silvia Pagani, componente del Consiglio Direttivo del Dih Lombardo e Vicedirettore dell’Unione Industriali varesina, spiega com’è cambiato il ruolo di queste realtà nel corso degli anni. Tra sfide e opportunità. E l’effetto acceleratore della pandemia
S
ono allo stesso tempo la porta di accesso e la cinghia di trasmissione tra imprese manifatturiere e digitalizzazione. Rappresentano il cuore della rete per l’innovazione in ottica di tecnologie 4.0. Operano attraverso antenne territoriali in collaborazione con le associazioni del Sistema Confindustria. Sono i Digital Innovation Hub: motori di trasformazione digitale al servizio delle aziende. Quest’anno, tra i vari panel del World Manufacturing Forum, è stato dedicato ampio spazio al ruolo strategico che ricoprono i Dih italiani. Di cosa si occupano? Divulgano e sensibilizzano le imprese verso produzioni altamente tecnologie attraverso seminari e 19
FOCUS
MISSIONE 4.0
“La sfida della trasformazione digitale non si gioca solo sul campo dell’implementazione tecnologica. È una questione anche di crescita culturale. Aggiornamento delle competenze, investimenti nel capitale umano, costruzione di una nuova cultura organizzativa, innovazione della finanza d’impresa sono altrettanti abilitatori di un nuovo modo di fare impresa”
Silvia Pagani
workshop, definiscono una roadmap per la trasformazione digitale dei processi aziendali, orientano le realtà produttive verso l’ecosistema dell’innovazione tramite la sinergia tra competence center nazionali ed europei, smart factory, università e cluster tecnologici. Silvia Pagani è componente del Consiglio Direttivo del Dih Lombardia e Vicedirettore dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Quali sono i risultati ottenuti a livello nazionale dalla rete dei Dih? La rete dei Dih di Confindustria ha pubblicato un report delle attività degli ultimi quattro anni e il bilancio è sicuramente molto positivo: sono stati fatti più di 1.800 assessment, sono state raggiunte oltre 25.000 imprese con webinar e incontri oneto-one. Nell’ultimo anno, le richieste da parte delle aziende continuano 20
ad aumentare e questo dimostra che misurare il livello di maturità digitale è utile per tutte quelle realtà produttive che intendono avviare percorsi di trasformazione digitale. La richiesta di assessment è arrivata non solo da imprese ben strutturate e di grandi dimensioni, ma spesso anche da parte delle Pmi. Questo dimostra come la trasformazione digitale sia diventata ormai un fattore comune di tutte le realtà, necessario per poter competere sia a livello nazionale che internazionale. I Dih hanno, inoltre, avviato progetti di filiera. Cito qualche esempio: ABB, Leonardo, Ansaldo Energia e Hitachi. Grandi player che hanno selezionato i fornitori strategici per avviare progetti di trasformazione digitale. Alla base di questo progetto c’è l’idea che il capofiliera giochi un ruolo importante per la crescita non solo della catena di fornitura ma anche delle singole Pmi coinvolte.
Sul territorio, quale è stato il contributo del Dih Lombardia? Il Dih Lombardia opera su tutto il territorio regionale attraverso le 9 antenne territoriali di Confindustria. Ha misurato la maturità digitale di oltre 400 aziende e sono in corso progetti di trasformazione in ottica di industria 4.0 grazie all’orientamento che il Dih ha fatto verso i centri di competenza specializzati. In secondo luogo, la decisione strategica di affiancare l’impresa con dei manager esperti, che sappiano guidare l’assessment, ha portato ad un riscontro incredibilmente positivo da parte delle aziende che più facilmente hanno deciso di proseguire il loro percorso di miglioramento. Infine, con il supporto del Dih, molte imprese sono riuscite a partecipare a bandi regionali e provinciali, ottenendo importanti contributi per la trasformazione digitale. In provincia di Varese opera,
attraverso l’Area Digitale di Univa e attraverso la società di servizi alle imprese, Univa Servizi. Gli assessment svolti dal Dih rappresentano una sorta di checkup digitali dell’impresa. Quali sono i punti su cui le aziende devono ancora migliorare? Intanto è interessante considerare i due benefici più singolari: le piccole imprese usano gli assessment per prendere spunti su possibili miglioramenti e avviare investimenti; le aziende più strutturate tendono a usarli come strumento di valutazione per misurare i risultati di investimenti già fatti e confrontarsi con il resto del mercato, grazie ai focus settoriali offerti proprio dal Dih in fase di analisi. Dallo studio della maturità digitale di oltre 1.800 imprese a livello nazionale, emerge come sia necessario, da un lato, investire in ambiti specifici come nella gestione della domanda e nell’approccio al mercato. Dall’altro lato, però, il “Piano Industria 4.0” ha sicuramente indirizzato gli investimenti: le aziende hanno
privilegiato il settore della produzione e quello di ricerca e qualità. Ma la sfida della trasformazione digitale non si gioca solo sul campo dell’implementazione tecnologica. È una questione anche di crescita culturale. Aggiornamento delle competenze, investimenti nel capitale umano, costruzione di una nuova cultura organizzativa, innovazione della finanza d’impresa sono altrettanti abilitatori di un nuovo modo di fare impresa.
La pandemia ha veramente fatto da acceleratore digitale? Già da qualche anno il processo di digitalizzazione si sta rivelando l’asso nella manica per la competitività dell’impresa manifatturiera italiana. La pandemia è stata la “wake-up call”, ovvero il campanello d’allarme per iniziare a trattare questo fenomeno come un elemento cardine della strategia di business aziendale in ottica di trasformazione ecologica.
TECHNOLOGY BEAUTY CONTEST 2021 È stata inaugurata al World Manufacturing Forum 2021 la prima edizione del Tech Beauty Contest: un concorso dedicato alle piccole e medie imprese manifatturiere che si sono contraddistinte per capacità innovativa di prodotto, di processo e in progetti sostenibili. “Grazie alla diffusione attraverso la rete dei Dih presente in Italia spiega Silvia Pagani, componente del Consiglio Direttivo del Digital Innovation Hub Lombardia - hanno aderito al concorso Pmi provenienti anche da altre regioni. Quello che ci aspettiamo e che auspichiamo è che tutte le aziende finaliste possano essere
un esempio per altre piccole e medie imprese che intendono avviare percorsi di trasformazione digitale”. Le aziende che hanno vinto il concorso sono: Electro Adda Spa per la categoria “Innovazione di processo”, Milani Spa per la categoria “Innovazione di prodotto” e Mies Srl per la categoria “Innovazione sostenibile guidata dalla trasformazione digitale”. Le imprese finaliste del Tech Beauty Contest sono: FAE Technology, Electro Adda Spa, Haemopharm Healthcare Srl, Elettrosystem Srl, Erregi Elettronica Srl, Idea Tech Srl, La Nordica Srl per la categoria “Innovazione di processo”; Milani
Spa e Erregi Elettronica Srl per la categoria “Innovazione di prodotto” e Tintoria Finissaggio 2000, PRT Spa, Mies Srl, Uniweb Srl per la categoria “Innovazione sostenibile guidata dalla trasformazione digitale”. Al concorso hanno partecipato 12 aziende, di cui nove sono lombarde. Due si trovano in provincia di Varese: La Nordica di Arcisate e la Mies Srl di Gallarate. La Nordica ha proposto un progetto che ha come oggetto la configurazione e attivazione della gestione dei prodotti per lotti e dei magazzini per ubicazione e lotto. L’obiettivo finale è quello di avere la completa
tracciabilità di prodotto e componenti utilizzati, in un’ottica di snellimento di procedure di lavoro e miglioramento di efficienza, oltre a rendere più facili e guidate determinate operazioni per l’operatore quali, ad esempio, la rilevazione inventariale, la verifica dei colli in spedizione rispetto ai colli ordinati, l’informazione dell’esatta ubicazione di prodotti e materiali. La proposta di Mies Srl consiste in un insieme di soluzioni mirate all’efficientamento energetico aziendale, tramite progetti di risparmio energetico, atti a migliorare il bilancio di sostenibilità delle aziende.
21
FOCUS
ANCHE LA FINANZA D’IMPRESA DEVE ESSERE
sostenibile Alessia Lazzarin
La transizione verso la sostenibilità non riguarda solo la manifattura e i suoi processi produttivi. Anche la finanza d’impresa è coinvolta in questo cambiamento. Le regole per l’accesso al mercato dei capitali si stanno modificando. Sempre di più saranno favorite solo quelle aziende che porranno al centro dei loro investimenti gli obiettivi sociali, economici e di governance dell’Agenda Onu 2030. Intervista ad Anna Gervasoni, docente della LIUC – Università Cattaneo
22
‘‘S
e cambia l’economia reale, deve cambiare anche la finanza”: è con queste parole che Anna Gervasoni, professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese della LIUC – Università Cattaneo, si è espressa durante uno dei panel del World Manufacturing Forum dal titolo “Financial tools for a new economic management”. Il mercato è in continua evoluzione. Cambiano le esigenze delle imprese, così come la loro struttura patrimoniale. “Se guardiamo agli ultimi 30 anni, vediamo che negli attivi delle aziende sono sempre più presenti i beni immateriali e le partecipazioni finanziarie. Questo riflette un modello di crescita che vede
l’innovazione sempre più centrale e anche la crescita per acquisizioni come modalità di sviluppo. Di conseguenza, le modalità di finanziamento devono cambiare, adattarsi alle nuove sfide che l’economia reale pone”. La finanza, così come la manifattura, sta vivendo un momento di profondo cambiamento. L’innovazione, l’internazionalizzazione e la sostenibilità sono le tre grandi partite da giocare. Quali sono i principali cambiamenti che stanno coinvolgendo il mondo finanziario e quello manifatturiero? Il manifatturiero ha tre fronti su cui competere: l’innovazione, l’internazionalizzazione e la sostenibilità. Sono imperativi per muoversi nel nuovo mondo economicofinanziario. Per raggiungere questi obiettivi bisogna investire e, quindi, servono capitali per lo sviluppo. Lo dice anche uno studio realizzato dalla LIUC che mostra come il private capital supporta le aziende, nelle quali investe, a realizzare con successo questi tre obiettivi. Lo stesso vale per la finanza: sta investendo molto in innovazioni tecnologiche. Le fintech stanno diventando protagoniste e gli operatori tradizionali, in primis le banche, stanno implementando in prodotti e processi le nuove tecnologie. Ci sono importanti convergenze che ridisegnano il rapporto banca-impresa. Quali sono le esigenze delle aziende? Tante e diverse: le imprese cercano finanza. Ma le esigenze sono differenti se parliamo di startup o di imprese consolidate, oppure se parliamo di quelle in fase di sviluppo o che necessitano di una riconversione più o meno profonda. Quello che serve alle imprese in questo momento sono risposte tempestive. Il mercato è molto articolato e bisogna fare un accurato lavoro per favorire l’incontro tra domanda e offerta di capitali. Anche i consulenti devono aggiornarsi per poter fare il loro lavoro al meglio. Le associazioni di categoria hanno
un orientamento fintech all’interno delle sue lauree magistrali per dare un contributo in termini di formazione dei futuri manager finanziari.
Anna Gervasoni
un ruolo centrale nel fare rete e nel creare momenti di incontro su queste tematiche. Per fare un esempio, Aifi, l’associazione italiana dei fondi di private capital, ha creato il portale K4G dedicato agli imprenditori, proprio con questo scopo. Il mercato finanziario è in continua evoluzione. Quali mezzi servono alle imprese per essere competitive? Ogni impresa ha necessità o bisogni differenti. Il mercato finanziario è articolato e bisogna sapersi orientare. Non è affatto un concetto banale questo. Spesso non esiste una risposta univoca. Una cosa è certa, però: la finanza alternativa offre soluzioni ampie e diversificate che si affiancano a quella tradizionale erogata dagli istituti bancari. Quanto conta la tecnologia nella finanza? La tecnologia sta cambiando tutto. Anche il mercato finanziario con nuovi strumenti e nuove modalità. Il mondo delle cosiddette fintech sta aprendo orizzonti nuovi anche nei settori tradizionali e offrirà posti di lavoro ai nostri giovani. La LIUC ha avviato
Quali i campi di applicazione? L’implementazione delle tecnologie nei processi e nei prodotti finanziari cambia e innova il rapporto tra banca e impresa, ma non solo. Pensiamo alla sicurezza o alle criptovalute. È un mondo nuovo ed in continua evoluzione. La finanza deve essere sostenibile. In che modo? L’unico modo per raggiungere gli obiettivi sinteticamente definiti con la sigla Esg (Environmental, Social and Governance) è dare capitali alle imprese che hanno il maggior potenziale di implementazione degli stessi e porlo come condizione di finanziamento. In questo modo si danno le risorse necessarie per investire nel cambiamento, ma anche un indirizzo verso la transizione energetica, la valorizzazione del capitale umano e la buona governance. In una parola: la sostenibilità, ben declinata dai 17 goals dell’A genda 2030 posti dalle Nazioni Unite. Perché alle imprese conviene essere sostenibili? Moltissimi studi dimostrano che chi intraprende la strada della sostenibilità ha risultati migliori anche in termini di performance economica. In futuro, sempre maggior peso avranno i mercati e i consumatori che sceglieranno prodotti e servizi con queste caratteristiche e quindi decreteranno chi vincerà la sfida competitiva. L’Italia rispetto agli altri Paesi a che punto si trova? I presupposti ci sono tutti e l’indirizzo del nostro attuale Governo va nella direzione corretta. Vedremo come implementare il tutto, cosa non banale. Ma è l’unica vera grande occasione che abbiamo per rimodernare il sistema Paese. 23
FOCUS
L’IMPRESA DI SALVARE
il pianeta Davide Cionfrini
Nell’opinione pubblica serpeggia la delusione per i risultati dei recenti vertici internazionali sul clima. E se le speranze riposte nei governi ora si spostassero sulle aziende? La manifattura ha di fronte a sé la sfida di Anna diventare sempre più sostenibile, inclusiva delle diversità e socialmente Gervasoni impegnata. Un trend di sviluppo che porterà nei prossimi anni a nuovi prodotti e nuovi modelli di business. E a un riposizionamento dell’industria nella società
‘‘L
e persone vedono sempre più le aziende come gli attori più competenti per
risolvere problemi globali, anche più delle organizzazioni non profit e dei governi”. Non solo business, dunque. E neanche più nemmeno un generico impegno per la responsabilità sociale d’impresa da affiancare al proprio brand. Lo scenario mondiale sta cambiando e i fenomeni tecnologici pongono la manifattura al centro di nuovi percorsi
24
di crescita, certo, ma anche di un nuovo ruolo “rivolto al benessere delle comunità” e a “iniziative di impatto sociale” come motore di sviluppo e motivo stesso di esistenza. L’industria del futuro deve essere più attenta ai fenomeni sociali, all’impatto ambientale delle proprie attività, ad essere luogo di inclusione delle diversità. Oppure non sarà. Quella stessa opinione pubblica, delusa dai summit internazionali che non riescono a incidere a
sufficienza sull’inquinamento del pianeta e sul surriscaldamento della Terra, chiede alle imprese di farsi parte attiva e supplire alle mancanze delle istituzioni. Dove non può il voto, arriverà la propensione ad un consumo più consapevole: “Secondo studi recenti, i consumatori hanno un terzo in più di probabilità di acquistare prodotti dalle purpose-driven companies”, ossia quelle aziende che sposano cause collettive sociali o ambientali. È questa una delle principali dieci tendenze “che guideranno l’innovazione nel settore manifatturiero nel prossimo decennio”. A delinearle nell’ambito del World Manufacturing Forum 2021 di Cernobbio è stato il Paper dedicato ai temi emergenti per
una resilienza di lungo termine nella manifattura: “Emerging topics for long-term resilience in manufacturing”. Un documento di studio e posizionamento per l’industria del 2030 curato dai ricercatori dell’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness della LIUC – Università Cattaneo di Castellanza, Fernando Alberti e Federica Belfanti. A loro il Wmf ha dato il ruolo di guidare un focus group di una decina di esperti tra docenti universitari e rappresentanti d’impresa di diversi Paesi. I dati come nuovo carburante di sistemi produttivi iperconnessi, ecosistemi sempre più “phygital” dove le tradizionali e lineari supply chain diventeranno sempre più connesse, intelligenti e scalabili; la centralità delle tecnologie di intelligenza artificiale e di apprendimento automatico delle macchine (machine learning): alla base di un documento che ha il compito di tracciare i trend di sviluppo dell’industria per i prossimi anni non può che esserci l’analisi dell’impatto crescente che la digitalizzazione avrà in ogni aspetto della manifattura. Ma ciò che emerge con sorprendente lucidità è come proprio queste tecnologie siano abilitanti non solo di sviluppo, e quindi maggiore produttività, ma anche di progresso sociale e di un riposizionamento stesso dell’impresa nella società. Di fronte alla delusione dei recenti vertici internazionali sul clima, come la Cop26 in Scozia, è come se il mondo ora si affidasse alle imprese per raggiungere quegli obiettivi che i governi non hanno avuto l’ambizione di porsi. Ecco, dunque, spiegato il perché del fatto che nel documento stilato dai ricercatori della LIUC, Alberti e Belfanti, si parli apertamente, non solo di neutralità carbonica o emissioni zero. Per le imprese di un futuro molto più vicino a noi, rispetto alle tempistiche bibliche che si sono concesse gli Stati per dar vita a economie più sostenibili, l’obiettivo deve essere quello di trasformarsi in
Fernando Alberti
realtà a emissioni negative, sottozero: “È ormai chiaro che compensare le emissioni per diventare neutrali a livello di emissioni di carbonio non è più sufficiente. ‘Negativo’ deve prendere il posto di ‘neutrale’, i brand devono sforzarsi di rimuovere più emissioni di carbonio di quante ne emettano”. Ciò vuol dire ragionare in termini di filiera anche dal punto di vista della sostenibilità, andare oltre i propri cancelli: “Le aziende devono calcolare non solo le emissioni di carbonio delle loro operazioni ma anche le emissioni indirette e quelle dell’intera catena del valore dei propri prodotti o servizi. Ossia le emissioni di fornitori, clienti e partner. Ciò richiederà collaborazioni e partnership tra più attori, nonché innovazioni tecnologiche che consentano modi nuovi ed efficienti di raccogliere, condividere e utilizzare i dati lungo tutta la catena di approvvigionamento”. Ma non è solo questione di sostenibilità ambientale. Un altro trend che caratterizzerà la manifattura è anche quello dell’inclusività: “Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – si legge nel rapporto – più di un miliardo di persone vive con una qualche forma di disabilità, rappresentando il più grande gruppo sotto-servito al mondo. La consapevolezza globale della
diversità e dell’inclusione aumenterà, determinando una spinta sociale al cambiamento”. Un fenomeno a cui le imprese devono prestare attenzione: “Le aziende - è il suggerimento degli esperti del Wmf, Alberti e Belfanti dovranno fare dell’inclusione e della diversità una parte integrante della loro strategia e dei loro modelli di business”. Si aprono enormi opportunità “di innovazione, specialmente nelle aree di progettazione del prodotto”. Il modello fin qui dominante verrà ribaltato. Servizi e beni non verranno più pensati per la maggioranza ed eventualmente riadattati, bensì sulle esigenze dei gruppi più piccoli e svantaggiati. Sui bisogni di quelle minoranze, che se soddisfatti permetteranno al prodotto di essere utile al 100% della popolazione. È così che sono nati i “mattoncini Braille” della Lego, le guide ai trasporti pubblici con Qr-Codes pixellati iper-reattivi per la metropolitana di Barcellona o il deodorante adattivo progettato da Unilever’s per l’uso con una sola mano. Altro trend che guida la manifattura resiliente del futuro è quello dei modelli basati sul cosiddetto “purposedriven”, ossia i business che sposano cause collettive o sociali: “Questa tendenza sbloccherà opportunità di innovazione di prodotto in quanto consentirà alle aziende di indentificare nuove soluzioni che colleghino i bisogni sociali non soddisfatti e il valore aziendale, attraverso pratiche di valore condiviso”. Un esempio per tutti è quello del colosso Basf che si è imposto dal 1994 il proprio “corporate purpose-driven” di dar vita ad una chimica per un futuro eco-sostenibile e che da allora sta ripensando i propri prodotti a questo scopo. Non stupisca dunque che un colosso come Amazon, sotto le feste di Natale, ponga al centro della campagna pubblicitaria in Italia, non tanto il proprio servizio di e-commerce, ma le persone che lavorano in azienda. Come dire: i valori prima del business, il business per i valori. 25
ECONOMIA
Rizoma
PERSONALIZZA IL LOOK DELLE MOTO Francesca Cisotto
Idea, passione e semplicità. Tre ingredienti che i fratelli Rigolio hanno mescolato insieme per gioco. Dovevano accontentare solo un amico nel 2001. Oggi sono a capo di un’azienda di oltre cinquanta persone impiegate, con un catalogo di circa 1.500 prodotti e un portafoglio clienti fatto di case motociclistiche del calibro di Ducati e Harley Davidson. Un prodotto per l’80% venduto all’estero con uffici commerciali in Spagna, Francia, ma anche Germania e Stati Uniti. Una realtà del made in Italy nel panorama dei motori e non solo, che guarda al lusso, al design, ma anche all’ambiente
‘‘L
a forza di un brand credo risieda nel riuscire a far capire al mondo, attraverso il prodotto, l’idea che muove tutta l’impresa. Se riesci a fare questo hai vinto”. È così che Fabrizio Rigolio spiega in poche parole il leitmotiv della sua azienda, fondata con il fratello Fabio nel 2001. Si tratta di Rizoma di Ferno, attiva nella progettazione e nella produzione di accessori per cicli e motocicli, conosciuta nel mondo dei motori dagli appassionati e da coloro che corrono in sella a gioielli di case madri del calibro, ad esempio, di Harley Davidson, Ducati, Bmw, e, ancora, di Ktm, Mv Agusta e Triumph. Cambiare e, allo stesso tempo, rinnovare qualche
26
accessorio della propria moto, dagli specchi retrovisori agli indicatori di direzione, fino al tappo del serbatoio della benzina e ai cupolini. È per questo che i riders fanno riferimento a Rizoma. È in questo campo di azione che l’azienda si contraddistingue. “La perfezione è raggiunta non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”. È un aforisma del famoso scrittore e aviatore francese, Antoine De Saint Exupery, famoso per il suo romanzo “Il Piccolo Principe”, che ben rappresenta la filosofia dell’azienda; tanto che i fratelli Rigolio hanno scelto di stamparla direttamente su una parete che fa da conduttore tra i dipartimenti creativi, dove nasce l’idea, e quelli produttivi, in cui la stessa idea prende forma. Idea è la parola che più si ripete nell’intervista a quattro occhi con il Ceo Fabrizio Rigolio. “Rizoma è un’idea. Attraverso questa realizziamo tanti prodotti dove il design è uno dei primi requisiti per rispondere alla passione del motociclista. L’uomo per noi è al centro ed è per lui che studiamo le nostre creazioni”. È così fin dall’inizio quando un amico cercava uno specchietto retrovisore per la moto e i fratelli Rigolio si sono adoperati per accontentarlo. “Abbiamo pensato di realizzarglielo noi e così, dalla notte al giorno, ci siamo trovati a dare spazio alla nostra creatività realizzando specchi per gli appassionati, fino ad arrivare, nel giro di pochi anni, nel mercato globale con un’importante brand action”. Ebbene sì, oggi l’azienda ha un catalogo di oltre 1500 prodotti di
design per il mondo del motociclo in movimento; una cinquantina di persone impiegate; un headquarter nella provincia di Varese e vari uffici commerciali all’estero: negli Stati Uniti, in Germania, ma anche in Spagna e in Francia. La classica storia di un’impresa di successo dove tutto è partito dal buio di un garage per poi arrivare sotto i riflettori del mercato internazionale. Il fatturato dell’azienda per il 20% è fatto sul territorio italiano e per l’80% nel mondo. “Distribuiamo il nostro prodotto per mezzo di diversi canali con il retail (la vendita al dettaglio) in tutto il mondo, ma stiamo pensando anche di espanderci con tutta una parte di e-commerce, in quanto il nostro cliente finale, da grande appassionato, ricerca anche un servizio direttamente da parte dell’azienda” spiega il Ceo Fabrizio Rigolio. Proprio con quell’oggetto di design, da cui tutto è partito nei primi anni 2000, quest’anno Rizoma ha portato a casa uno dei premi più ambiti nell’ambito del design a livello mondiale. “Il prodotto che più ci rappresenta all’interno della varietà del catalogo ancora oggi è lo specchio retrovisore. È qua che facciamo vedere la nostra espressione sia in termini di dimensioni che di finiture. Ed è qua che andiamo maggiormente incontro al consumatore finale: molto spesso con le supersportive succede di non volere lo specchio; noi risolviamo il problema proponendo un qualcosa che non toglie, ma aggiunge valore. Un valore differente e dal
volume ridotto. Un vero colpo di design estetico. Quest’anno abbiamo vinto il premio Red Dot proprio con uno specchio: lo Stealth; un’ala aerodinamica convertibile e molto semplice, che è stata testata anche nel mondo delle corse e che rappresenta la perfetta unione tra funzione e design”. Un connubio che è alla base del brand dei fratelli Rigolio. “L’espressione massima del design e la cosa più complessa di questo ambito – secondo il Ceo Fabrizio –, è saper semplificare fino a realizzare un oggetto originale dove la semplicità diventa la forma iconica”. Un lavoro rivolto principalmente alla valorizzazione dei motocicli delle grandi case produttrici. È sulla base di moto di marchi come Ducati e Harley Davidson che Rizoma studia nuovi accessori in cui il design e la funzionalità si fondono, per poter offrire al centauro un qualcosa di originale che oltre a rispondere ad un’esigenza, offre lusso, originalità e unicità. Sono case di quel calibro che si affidano a Rizoma per realizzare dei componenti speciali per le loro linee. Nel 2018 l’impresa varesina ha instaurato la collaborazione con Ducati per realizzare un progetto che ponesse l’accento su stile, qualità e performance. Ma non è la sola ad aver scelto l’azienda di Jerago per dare un tocco di originalità ai propri prodotti. Anche Harley Davidson si è rivolta alla creatività dei fratelli Rigolio. Questa volta si è trattata di una partnership per il lancio del primo 27
ECONOMIA
RIZOMA
modello elettrico, la LiveWire, della casa americana. Una cosa simile è successa anche con Lamborghini quando in occasione del debutto di Essenza SCV12, un’hypercar da pista in edizione limitata, Lamborghini Squadra Corse ha scelto Rizoma per reinterpretare i paddle del volante (le estensioni dei comandi), ponendo l’attenzione sull’esperienza sensoriale del guidatore e, al contempo, valorizzando ulteriormente l’interno dell’abitacolo. Un mondo che va veloce e con cui l’azienda resta al passo con una serie di integrazioni; non solo risorse creative volte al prodotto e al brand, ma anche figure competenti in termini economici e competitivi. “Stiamo collaborando in particolare con Massimo Solbiati, docente della LIUC – Università Cattaneo, recentemente entrato nel nostro Cda – spiega il Ceo Rigolio –, affinché Rizoma possa crescere anche in termini di business”. Si tratta di una sinergia importante per entrambe le parti e di una “sfida aperta”. È così che la definisce lo stesso Solbiati: “Con la famiglia Rigolio abbiamo in cantiere diverse idee per il futuro; tra le possibilità quella di avviare delle partnership importanti”. Idee funzionali in cui semplicità e design sono la chiave della brand idea dell’azienda che però non si ferma al consumatore finale. Con uno sguardo più ampio Rizoma è attenta anche all’ambiente attraverso altre realtà locali che dallo scarto dell’alluminio ricavano nuovamente materia prima: “Per ridurre gli sprechi e diminuire l’impatto ambientale affidiamo ad aziende terze del territorio i nostri scarti di alluminio che noi non possiamo rifondere per mancanza di strumenti e per tempistiche – sottolinea Rigolio –. Così sappiamo che quello che non riusciamo a riutilizzare noi non va sprecato e non pesa sull’ambiente, ma viene riportato in vita e riutilizzato per altri prodotti e consumi”. 28
ECONOMIA
Varese scala
P
¡ ¢ ¡ ¡ ¡
£¤ ¥ ¦ ¢ ¡ § £ ¡ ¨ ¡
ph: claudia ielmoni
ARCHITETTI DEL VERDE LANDSCAPING Archiverde, realtà significativa a livello nazionale nell’ambito della progettazione e della realizzazione degli spazi verdi.
Ogni paesaggio ha la sua storia: quella che leggiamo, quella che sogniamo e quella che creiamo.
Sopralluoghi in Italia isole comprese e Svizzera. Per residenze private, contesti aziendali o ricettivi.
“George Michael Sinclair Kennedy”
archiverde.it
Indirizzo: Via Giambello 13 Jerago con Orago (VA) Telefono 0331 21 31 08 E-mail: info@archiverde.it
INCHIESTA
Perché l’energia COSTA SEMPRE DI PIÙ? Giuseppe Gatti
Le domande che ruotano intorno alla spirale dei prezzi nelle forniture di energia elettrica e gas sono molte. Una su tutte, però, domina il dibattito e non fa dormire sonni tranquilli a imprese, famiglie ed istituzioni: chi c’è dietro questi rincari da record storico? E siccome a giustificare una tale impennata non è lo squilibrio tra domanda e offerta, il dubbio è che dietro il sipario delle quotazioni delle materie prime si stiano muovendo meccanismi più geopolitici che economici. Ed ecco che lo sguardo va verso la Russia
L
a sostenuta ripresa della manifattura del 2021 si è accompagnata ad un forte rincaro di tutte le materie prime e tra queste di benzina e gasolio, del gas e dell’energia elettrica. Guardando all’energia, che dimensione hanno i maggiori costi legati a questi rincari? Non c’è dubbio che siamo in presenza della più grave crisi energetica che l’Europa si sia trovata ad affrontare, dopo il primo shock
petrolifero del 1973. Per l’Italia abbiamo un inasprimento della bolletta energetica stimabile sui 25 miliardi di euro per il 2021 e grosso modo dello stesso importo anche per il 2022, un aggravio non indifferente sia per le imprese, sia per le famiglie. Come si è sviluppata questa impennata dei prezzi? Ripercorriamo brevemente i passaggi salienti di questa tempesta perfetta o, se preferite, di questo tsunami. Con il graduale superamento della 33
INCHIESTA
ENERGIA
pandemia e la ripresa dei consumi energetici, a partire da gennaio i prezzi delle diverse commodity incominciano a lievitare. Ai primi del 2021 il Brent è sui 50 dollari al barile, il gas sul TTF (l’hub europeo di riferimento) quota 19 euro a MWh ed il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è a 60 euro a MWh. Inizialmente a salire è soprattutto il greggio, che ai primi di giugno segna un +40% su gennaio e tocca i 70 dollari al barile e su questo livello le quotazioni si stabilizzano, dopo una puntata sui 75 dollari, sino a fine settembre, per poi salire nuovamente in ottobre sopra gli 80 dollari. Tenendo conto della ripresa della domanda, soprattutto nel Far East asiatico, sono aumenti comprensibili e da tempo si considerano i 70 dollari al barile come il prezzo “ragionevole” dell’oil, adeguato a garantire nuovi investimenti di ricerca. Il gas accompagna la curva ascendente del greggio a qualche distanza ed in un primo tempo con aumenti relativamente limitati: i 19 euro a MWh di gennaio diventano 25 a inizio giugno e l’energia all’ingrosso (il PUN per intenderci) sale da 60 a 73 euro a MWh, un aumento percentualmente rilevante, ma non
34
sconvolgente. Da giugno in poi le cose cambiano. Il greggio ha terminato la sua corsa ed inizia quella del gas che a fine luglio raddoppia le quotazioni di gennaio, con 40 euro a MWh, che salgono a 50 in un mese dopo e con un exploit eccezionale di settembre arrivano al 6 ottobre a 114 euro a MWh, quasi 6 volte il prezzo di inizio anno. L’energia elettrica ovviamente ha seguito il corso del gas, con una aggravante, data dal contemporaneo aumento del costo dei diritti di emissione, gli EU ETS, che nel corso del 2021 è venuto a raddoppiare, passando dai 30 euro a tonnellata di gennaio ai 60 attuali; un risultato voluto per stimolare le politiche di decarbonizzazione, ma raggiunto nel momento meno opportuno. Il PUN ha così superato i 100 euro a MWh a fine giugno e con agosto è arrivato sui 140 euro per poi letteralmente esplodere a fine settembre, sfondando la barriera dei 200 euro per raggiungere con il 7 ottobre i 307 euro. Questa fiammata non ha investito in particolare il mercato italiano: in contemporanea sulla borsa tedesca il base load è stato di 303 euro a MWh e su quella francese di 298 euro. Anche dopo la correzione intervenuta con
l’annuncio di più consistenti forniture da parte di Gazprom (un 8% in più attraverso il gasdotto via Ucraina), le quotazioni del gas rimangono a livelli a dir poco anomali e mantengono quindi altrettanto elevati i valori dell’energia elettrica. Il prezzo medio del base load nella seconda settimana di ottobre è stato così di 200 euro/ MWh in Francia, di 188 euro/MWh in Germania e di 221 euro/MWh in Italia. A conferma di una situazione a dir poco eccezionale, il mese di ottobre si è chiuso con il gas sul TTF a 89,44 euro/MWh ed il PUN a 217,63 euro/MWh. Ma quali sono le ragioni di fondo di questa spirale di rincari? Difficile rispondere a questa domanda e dobbiamo confessare che ad oggi nessuno ha ancora fornito una spiegazione convincente e soprattutto basata su elementi certi dell’improvviso esplodere di questa crisi. Pura vicenda congiunturale o espressione di distorsioni strutturali? Fallimento del mercato o manovra politica? Prodotto della speculazione finanziaria o espressione di squilibri geopolitici? Uno degli aspetti più inquietanti della turbolenza che sta scuotendo i mercati è proprio la mancanza
di una solida risposta sulle radici della crisi. Sul rincaro generale delle commodity, dall’acciaio al grano, ha pesato certamente, ma non più di tanto, la ripresa dopo il lockdown, in specie il rilancio dell’economia cinese, anche, nel nostro caso per l’integrazione dei mercati del gas liquefatto, che un tempo erano rigidamente segmentati in aree separate e che oggi sono cresciuti di dimensione ed esprimono un prezzo comune. Sempre guardando alla domanda c’è stato certamente un aumento dei consumi nell’Europa continentale, anche perché l’inverno del 2021 è stato particolarmente rigido ed ha ridotto le scorte, ma se ovviamente siamo sopra ai livelli del 2020, quando i consumi energetici sono scesi a seconda dei paesi tra il 5 e il 10%, ci stiamo pur sempre appena avvicinando ai ben più alti livelli del 2019. In buona sostanza è difficile attribuire lo squilibrio tra domanda ed offerta ad una crescita abnorme dei consumi. Dobbiamo allora guardare all’altro piatto della bilancia, quello dell’offerta e lo sguardo va subito verso Mosca e San Pietroburgo (la nuova sede di Gazprom), perché è fuori discussione che si siano
ridotti i flussi di esportazione dalla Russia verso l’Europa Continentale (parzialmente compensati da maggiori forniture verso i Balcani e l’Europa Centrale). L’interrogativo di fondo a questo punto riguarda le ragioni per cui Gazprom ha ridotto le sue esportazioni. Problemi di produzione nella penisola di Yamal o, invece, criticità nella rete di gasdotti, come sostengono altri? Spericolata scelta commerciale o mossa politica per contrattare maggiori forniture con riduzioni delle sanzioni occidentali? Volontà di dimostrare quanto fosse necessario il Nord Stream 2, il nuovo gasdotto sottomarino nel Baltico tanto osteggiato dagli USA, come da molti paesi europei (non ultima l’Italia)? Tutto conduce ad una domanda che un po’ tutti si stanno oggi ponendo: non si poteva prevedere per tempo il precipitare di questa tempesta? In qualche misura dall’inizio dell’anno si riteneva che vi sarebbe stata una lievitazione dei prezzi, ma non certamente in questa misura. Basti dire che ancora alla fine di marzo, quindi non molti mesi fa, i forward (che non sono previsioni, ma contratti chiusi) per il 2021 davano il PUN - allora a 60 euro/ MWh - a non più di 64 euro/MWh,
mentre oggi si stima una media annua di 113 euro/MWh. Così il base load tedesco per il 2021 era dato a 54 euro/MWh, mentre ora si avvia a chiudere l’anno a 88 euro/MWh. I mercati insomma sono stati presi di sorpresa, in specie dalle fiammate di settembre ed ottobre e questo ha spiazzato non solo i clienti, ma anche gli operatori, in specie quelli meno solidi sotto il profilo finanziario, alle prese con una parallela esplosione del circolante, per i più elevati costi delle coperture, come delle garanzie verso fornitori, Terna e distributori. Fin quando non saremo in grado di rispondere alle tante domande che ruotano intorno a questa spirale dei prezzi ci sarà difficile disegnare una strategia adeguata a gestire la crisi ed infatti le proposte che vengono in questi giorni da Bruxelles sono estremamente deboli sul piano strutturale. Come dicevamo, la chiave per decifrare questo intreccio di problemi e di ipotesi si trova tra Mosca e San Pietroburgo, ma per venirne a capo non servono tante analisi di politica energetica, quanto iniziative di politica estera, ma proprio la politica estera purtroppo è il tallone d’Achille dell’Unione Europea.
35
INCHIESTA
La crisi DEI TRADER ENERGETICI Davide Cionfrini
È l’altra faccia della medaglia dei prezzi impazziti sui mercati. Per le realtà che riforniscono di gas ed elettricità famiglie e imprese si stanno aprendo le porte del baratro per via dell’esplosione degli oneri finanziari che devono sostenere per ottenere quelle fideiussioni necessarie per comprare l’energia da rivendere. Un vortice senza fine che sta portando ad un cortocircuito del sistema. Con rischio di chiusure di molti operatori, peraltro già in atto, di ulteriori rincari (soprattutto per le imprese) e di perdite di posti di lavoro
I
rincari energetici stanno mettendo in ginocchio le società che riforniscono imprese e singoli cittadini di energia elettrica e gas metano. È l’altra faccia della medaglia della crisi delle materie prime. Quella che non vede ancora nessuno, se non gli operatori di settore, ma che sta mettendo a rischio la tenuta dei rivenditori di energia, soprattutto quelli di media e piccola dimensione, e di migliaia di posti di lavoro. Chi, infatti, pensa che l’aumento dei costi stia facendo sfregare le mani a chi l’energia la commercia e la vende all’utente finale, si deve ricredere. “Se qualcuno ci sta guadagnando non siamo sicuramente noi”, spiega Diego Pellegrino portavoce di Arte – Associazione Reseller e Trader di Energia, che rappresenta 110 operatori che danno lavoro a 4mila
36
addetti, per un fatturato aggregato di 4 miliardi di euro e 1 milione di contatori riforniti. “Certo, le nostre imprese stanno fatturando di più, ma l’aumento dei prezzi della borsa per noi è asettico. Il margine è sempre quello, anzi in termini percentuali la nostra marginalità sta diminuendo, in compenso stanno esplodendo gli oneri finanziari. È questo che ci sta mettendo in crisi e che sta portando molti operatori alla chiusura”. In pratica se un rivenditore fatturava ad un contatore di una famiglia 60 euro al mese, con un margine di 2 euro, oggi che ne fattura 105 per via dell’esplosione dei costi del gas, il margine è sempre 2. Ma il guadagno non è lo stesso. Il problema sta nelle regole che fanno funzionare il mercato. “Soffriamo di retaggi dell’ex regime
di monopolio”, accusa Pellegrino. Mercato libero, dunque, ma fino ad un certo punto. Il portavoce di Arte prende in mano una calcolatrice per spiegare bene il vortice nel quale sono finiti i rivenditori di energia: “Un’impresa nostra associata ha un fatturato medio di 15 milioni di euro e vende tra i 70 e gli 80 Gigawattora all’anno. Ciò vuol dire che acquista mediamente 5 Gigawattora al mese, ossia 161 Megawattora che ogni giorno devono essere comprati. Con un PUN (Prezzo Unico Nazionale) a 55 euro vuol dire 8.855 euro che versa oggi al Gme (Gestore dei Mercati Energetici) per l’acquisto in borsa. Più di 8mila euro, dunque, che quotidianamente un rivenditore anticipa cash o tramite fideiussione, che fatturerà, però tra un mese e che incasserà tra due”. Fin qui i
conti a prezzi normali. Oggi, però, di normale, con un PUN oltre i 200 euro non c’è nulla. “Quegli 8.855 euro che il rivenditore anticipava solo qualche mese fa, oggi, se va bene, sono diventati 32.000. I suoi margini rimangono, dunque, gli stessi, ma gli oneri finanziari stanno esplodendo”. Chiedere una fideiussione per un valore assoluto superiore di 23mila ha costi ben diversi, “sempre che l’azienda trovi una banca disposta a rilasciarla”. È un problema di oneri finanziari, di accesso al credito “ma anche di liquidità”, precisa Pellegrino: “Oggi la stessa impresa tipo di cui stiamo parlando anticipa ogni mese 1 milione di euro. Chi può avere in cassa una tale cifra? Sfido chiunque a trovare un istituto bancario pronto a quadruplicare in un sol colpo il credito. Unica soluzione sarebbe dare a Gme un deposito, ma non abbiamo liquidità. Si sta creando un cortocircuito”. Da qui l’appello del portavoce di Arte al Governo: “Perché il sistema chiede a noi operatori di fare quello che è poi alla fine un vero e proprio credito al consumo? Noi non siamo una banca”. La risposta per Pellegrino è che si è di fronte a “regole contro il mercato”. L’esempio potrebbe essere dunque quello della Gran Bretagna dove “ogni contatore ha una scheda prepagata, la fatturazione va sul conto, se non paghi viene staccata la spina”. Un po’ come avviene oggi con la telefonia. “C’è poi una soluzione ponte da adottare. Questo scenario di prezzi durerà ancora 5/6 mesi secondo le previsioni. In questa fascia di tempo perché non pensare di sostenere l’accesso al credito degli operatori con un intervento di controgaranzie di Sace, come fatto nel periodo del lockdown per tutte le imprese?” Anche perché una volta pagata dal cliente la fattura il tema fideiussioni per i rivenditori, comunque, rimane. Quando avviene il pagamento, infatti, il rivenditore incassa anche
quote non spettanti a lui e che verserà in un secondo momento sia al distributore di energia (colui che gestisce il trasporto), sia all’erario (ossia le accise). Realtà, però, che nel frattempo chiedono al rivenditore il rilascio di fideiussioni, visto che maneggia i loro soldi. Ma come detto, con livelli di fatturazione come quelli attuali, gli oneri finanziari stanno esplodendo. “Sembra assurdo, ma molti operatori per cercare di salvarsi devono fatturare di meno cedendo clienti ad altri”, spiega Claudio Zumerle, Presidente del Cda di Neos Energy Solutions, società di consulenza per i trader di energia. Meno fatturato, meno ricorso alle banche, abbassamento degli oneri finanziari. Ma anche meno lavoro. E se nonostante questo il trader fallisce? Cosa succede all’impresa o alla famiglia cliente? “Finisce nel regime di tutela o di salvaguardia a seconda della realtà”, spiega Zumerle. La fornitura di energia viene comunque garantita, ma a costi differenti. “Le aziende con più di 50 dipendenti e più di 10 milioni di fatturato, ad esempio, finiscono in regime di salvaguardia e qui i costi sono molto più alti, anche perché è in questo bacino che finiscono le utenze dei morosi”. A perderci sono tutti. A confermare il rischio di numerose chiusure di operatori, peraltro già in atto, è anche Massimo Bello, Presidente di Aiget – Associazione Italiana Grossisti di Energia e Trader: “I primi fenomeni si sono registrati in Gran Bretagna dove i prezzi avevano raggiunto i 1.000 euro a Megawattora. Ma ora
anche in Italia e Francia si assiste ad un aumento dei trader che si dicono impossibilitati a continuare la fornitura. Il peggio, però, non lo abbiamo ancora visto. La parte difficile sarà tra gennaio e aprile 2022 quando arriveranno le fatture sugli attuali costi di fornitura e con l’inevitabile incremento degli insoluti”. Per Massimo Bello le cose potrebbero migliorare in primavera: “Le previsioni ci dicono che dopo marzo i costi potrebbero tornare sui 100 euro a Megawattora. Sempre tanto rispetto ai livelli di inizio di quest’anno ma comunque al di sotto degli attuali punti stratosferici sopra i 250 euro. Paghiamo i ritardi nella realizzazione del nostro gasdotto e di relazioni internazionali tese tra Ue e Russia. La normalizzazione delle quotazioni passa da qui”.
37
FORMAZIONE
Cosa fare
DOPO LE SCUOLE MEDIE? Silvia Giovannini
Btsr International, Eurojersey, Irca, LATI, Maglificio Alto Milanese, Rettificatrici Ghiringhelli: sono le aziende che hanno aperto virtualmente le porte ai ragazzi di terza media che a breve dovranno scegliere la scuola superiore da frequentare per continuare il percorso di studi. L’occasione è stata quella della manifestazione di orientamento del Pmi Day 2021 della Piccola Industria di Univa. Ecco i consigli delle imprese ai giovani
‘‘H
o finito gli studi, sono arrivato in azienda e ho iniziato a studiare”. Quella di Massimo Rossetti, manager della qualità alla Btsr International di Olgiate Olona è una battuta – ma non del tutto – che sintetizza quanto raccontato da
BTSR 38
imprenditori e dipendenti sul proprio percorso formativo e lavorativo, ai ragazzi delle terze medie della provincia di Varese. L’occasione per aprire porte e cuori è stata il Pmi Day, una iniziativa fortemente voluta da Confindustria, ormai 12 anni fa, che a Varese l’Unione Industriali, - attraverso il lavoro del Comitato della Piccola Industria, presieduto
Eurojersey
da Giancarlo Saporiti - ha raccolto personalizzandola e trasformando una giornata simbolica in progetto di orientamento di ampio respiro. Un vero e proprio percorso, a novembre, caratterizzato da una serie di iniziative dedicate a raccontare l’industria a quei ragazzi che, all’inizio dell’anno nuovo, si troveranno a fare una scelta, se non determinante, comunque
importante per la propria vita: che studi superiori affrontare dopo le medie. Quest’anno, per la seconda edizione consecutiva a causa della pandemia, quelle che erano vere e proprie visite aziendali per migliaia di studenti, grazie alla disponibilità e all’entusiasmo di centinaia di imprese varesine, si sono convertite in video-visite alle industrie, affiancate da una chiacchierata di confronto in diretta Zoom tra imprenditori e studenti per condividere consigli, dubbi e curiosità. Visite virtuali nelle modalità, ma molto pratiche e vere nei contenuti. Sei le imprese coinvolte direttamente in questa avventura, che si sono presentate ai ragazzi partendo dal progetto aziendale e dalle sue tipicità per arrivare a consigli veri e propri per orientarsi nei percorsi di studio: Btsr International, EuroJersey, Irca, LATI, Maglificio Alto Milanese, Rettificatrici Ghiringhelli. Un vero e proprio spaccato dimensionale, geografico e di settore, rappresentativo dell’industria in provincia di Varese. Ma quali sono i consigli emersi per i ragazzi e le loro famiglie?
Siate consapevoli
È proprio l’obiettivo dell’iniziativa: solo conoscendo i contesti, le possibilità offerte dal territorio
Rettificatrici Ghiringhelli
e dal mondo delle imprese e confrontandosi con le persone che hanno già affrontato la strada della crescita, si possono fare scelte ricche di senso per il proprio futuro. Conoscere l’economia del luogo dove si vive può svelare anche delle sorprese.
Non abbiate paura di sbagliare
È Francesco Iadonisi della direzione personale e organizzazione della Btsr - azienda che produce tecnologia per altre imprese, in particolare del settore tessile - a ricordarlo. È importante ragionare sul percorso e guardare alla meta, ma può capitare di inciampare. L’importante è rialzarsi, essere sempre seri. Come ha sottolineato il giovane collega Matteo Margherone, entrato in azienda grazie a Generazione d’Industria - percorso dell’Unione Industriali per avvicinare scuola e impresa, fortemente voluto da Tiziano Barea, Presidente dell’industria di Olgiate Olona – è bene dare il massimo sempre. “Puntate ai voti alti” il suo consiglio per i ragazzi di terza media. Lo ascolteranno?
Scegliete in base alle vostre passioni
Di gusto e di cuore si occupa la Irca di Gallarate, specializzata nei prodotti dolciari per l’industria. Tra
un panettone sfornato per il prossimo Natale e una pralina al cioccolato, il consiglio di Massimo Cestaro, direttore delle risorse umane sa di buono: “Seguite le vostre passioni nella scelta perché è importante ascoltare i desideri nell’affrontare un percorso di studi prima e poi professionale”. La celebre massima attribuita a Confucio: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai un giorno” resta un consiglio anche per quanto riguarda il percorso di studi e formativo. Su quest’ultimo tema la sensibilità in Irca è massima, tanto da aver creato in azienda una vera e propria Academy. “I ragazzi devono capire che la formazione, in ogni ambito, non deve mai venire meno ed ha un valore di arricchimento altissimo”.
Le competenze contano ma allenate i talenti
Di allenamento e gioco di squadra, Patrizia Ghiringhelli, imprenditrice della Rettificatrici Ghiringhelli, impresa meccanica centenaria di Luino, si fa portavoce. Nella sua azienda, come nelle altre, “conta il gioco di squadra e, soprattutto, conta lo stare bene insieme in una organizzazione positiva”. Accanto a questa predisposizione, ne servono altre, come ad esempio “la serietà e la voglia di imparare o, per molte
Maglificio Alto Milanese 39
FORMAZIONE
PMIDAY
occupazioni, la disponibilità a viaggiare e, praticamente per tutte, la conoscenza delle lingue straniere”. Per quanto riguarda le competenze tecniche, è bene sapere che alcune sono più ricercate di altre. “Ad esempio, la richiesta di ragazzi specializzati in meccatronica è diffusa nella maggior parte delle industrie del territorio”. La stessa Ghiringhelli ha sostenuto un percorso ad hoc dell’Istituto superiore Città di Luino per formare le competenze specifiche dei ragazzi.
Impegnatevi e non smettete mai di imparare
“Ci vuole tanto impegno e tanta voglia sia nella vita che nel mondo del lavoro. Ponetevi un obiettivo alla volta, raggiungetelo e andate avanti”. È il consiglio di Giorgia Grampa, la più giovane del team di famiglia del Maglificio Alto Milanese di Busto Arsizio, fresca laureata alla LIUC -Università Cattaneo e responsabile del marketing di una azienda che ha fatto di “Trasformiamo le idee in tessuto” il proprio motto. “È importante imparare, essere curiosi, viaggiare. Abbiate tanta voglia di fare e supererete la fatica”. Una voglia di fare che nell’azienda bustocca, si trasforma in continua ricerca e innovazione di nuovi filati, processi, progetti e idee. Una sorta di metafora di quel tessuto che
Irca 40
ciascun ragazzo dovrà creare da zero per se stesso.
Siate curiosi
La curiosità è alla base di ogni azione personale e professionale. Lo sanno bene alla LATI – Industria Termoplastici, impresa di Vedano Olona, guidata da Michela Conterno, che fin dalla sua nascita non smette di rinnovarsi con lo sguardo ben aperto sui mercati e sui contesti. Questo ha portato un settore oggi molto nell’occhio del ciclone, come quello della plastica, a guardare all’economia circolare, al risparmio energetico e alla ecosostenibilità in maniera unica. “Da tutti i LATI” ci dicono qui, autocitandosi con ironia. La stessa curiosità che spinge l’imprenditrice e la squadra a guardare dentro e fuori le mura dell’azienda e a promuovere iniziative per creare valore e benessere per le persone e il territorio. Curiosità che è apertura di occhi, mente e cuore e che deve guidare anche le scelte di studio dei più giovani.
Non dimenticate la sostenibilità
Ora e sempre. Da tutte le imprese un monito comune ai ragazzi, sintetizzato dalla esperienza di Eurojersey, con il marchio Sensitive Fabrics, raccontata tra gli altri da Matteo Agliaudi, responsabile R&D
LATI
e appunto Sostenibilità. Il tema, che permea tutto il percorso d’impresa dell’azienda tessile di Caronno Pertusella, dalla produzione di tessuti eco a progetti di ampio respiro sociale, fino alla vita quotidiana dei dipendenti, non deve mancare nella riflessione dei ragazzi che, “nel mondo del lavoro, dovranno affrontare scelte di responsabilità anche personale”. Il futuro per loro è una pagina bianca lì da scrivere ma la certezza è che la sostenibilità, insieme economica ed ecologica, sarà punto chiave nella loro storia. Su questo non ha dubbi nemmeno il Presidente del Comitato per la Piccola Industria di Univa, Giancarlo Saporiti: “Il futuro è dei giovani. Il futuro è sempre più verde. Queste due strade devono viaggiare nella stessa direzione incontrandosi su terreni della scuola, della formazione e delle competenze. Oggi sentiamo sempre più forte il grido di richiamo delle nuove generazioni per le tematiche ambientali. Dobbiamo saper sfruttare questa forza dirompente in progettualità di sviluppo sostenibile nelle nostre imprese. Per questo vogliamo dare un messaggio ai giovani: se cercate un posto dove impegnarvi per l’ambiente, perché non farlo in maniera concreta nelle nostre aziende?”
www.bmbvalve.it info@bmbvalve.it
Ma andiamo per ordine e iniziamo a capire come funziona la criogenia. Attraverso il Cryo Test è possibile testare ogni tipo di valvola raffreddandola in modo controllato fino ad una temperatura di -196° grazie all’uso di azoto liquido. Il raffreddamento è un processo molto importante, che deve necessariamente essere svolto rispettando l’assestamento del materiale, per evitare un eccessivo shock termico che potrebbe falsare il risultato del test, oltre che danneggiare la valvola. Quindi, mentre la valvola viene gradualmente raffreddata, all’interno della stessa viene immesso dell’elio (gas dal peso molecolare molto basso) per pressurizzarla e verificare eventuali perdite attraverso lo spettrometro di massa.
Cryo Test Continua il viaggio di scoperta del mondo delle valvole e della realtà BMB Valve. In questa nuova uscita parleremo di criogenia, o meglio di “Cryo Test”, uno speciale servizio che BMB Valve offre supportando e assistendo il cliente ancor prima del test della valvola.
Quest’ultimo, chiamato anche “Sniffer”, permette infatti di localizzare e quantificare una possibile perdita con una sensibilità che può superare i 10-6 mbar·l/s. È bene ricordare che per questo test è fondamentale utilizzare gas elio per mandare la valvola in pressione, in quanto è l’unico gas inerte che a contatto con le temperature raggiunte durante questa prova non muta il proprio stato. Compreso il processo del test, andiamo ora ad approfondire i tre fattori che aiutano i clienti ad ottenere un risultato veritiero e positivo e permettono di lavorare in sicurezza: 1) un’attrezzatura qualificata: in BMB, grazie ad un processo di costante ricerca e sviluppo dei macchinari, viene impiegata solamente attrezzatura all’avanguardia, in gran parte fornita dall’azienda HPSC, che permette di eseguire il test rispettando quanto dettato dalla normativa BS6364, 2) esperienza e professionalità, che sono alla base della realtà BMB; 3) le condizioni della valvola, che non dipendono dal collaudatore bensì dal cliente e, più nello specifico, dall’accuratezza delle lavorazioni meccaniche e dalle guarnizioni utilizzate, per le quali è fondamentale affidarsi a fornitori validi come Effeciemme Group. E’ proprio riguardo le condizioni della valvola che entra in gioco l’assistenza pre test di BMB che, grazie alla consolidata esperienza, è in grado di supportare i clienti ancor prima dello svolgimento della prova, effettuando insieme a quest’ultimi una valutazione tecnica del componente per verificarne le condizioni e poter dunque agire tempestivamente in caso di eventuali problematiche rilevate, che potrebbero portare ad esiti negativi del test. Non perdere il prossimo articolo in cui parleremo di…PR2 INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
UNIVERSITÀ
SERVE UN’ECONOMIA
più civile Alessia Lazzarin
Perché sempre di più si parla di “economia civile” in ambito manageriale? Quanto è importante per le aziende praticare questo nuovo approccio nella riorganizzazione del lavoro, che ha, allo stesso tempo, radici profonde nella cultura imprenditoriale italiana? Quali benefici porta alla crescita economica, ma anche sociale del Paese? Eliana Minelli, docente di organizzazione aziendale della LIUC - Università Cattaneo, offre una panoramica di un fenomeno sempre più diffuso. Non solo una disciplina, ma una vera e propria nuova filosofia d’impresa che punta ad una “economia della felicità pubblica”
È
una invenzione italiana, un modo diverso di guardare alla realtà economica, che si ispira al pensiero di Antonio Genovesi, primo cattedratico italiano di economia a metà del ‘700. Costituisce un insieme di prassi manageriali che affondano le radici nella cultura e nella storia imprenditoriale del Paese: così si legge nelle prime righe del “chi siamo” del sito Internet del Festival dell’Economia Civile, la due giorni che si è svolta durante il mese di settembre, a Firenze, per aprire un confronto sui temi legati al lavoro, alla produzione, al benessere, all’uso delle risorse e alla sostenibilità, con l’obiettivo di generare sviluppo sociale ed economico per la collettività. Il modello dell’economia civile vuole
42
offrire strumenti concreti per affrontare i limiti di quello economico tradizionale, individua strumenti di gestione che tengano conto del senso di soddisfazione dei lavoratori e promuove la partecipazione attiva dei cittadini ispirando nuove prospettive di crescita culturale, sociale e materiale. Della disciplina si occupa alla LIUC – Università Cattaneo, Eliana Minelli, professore
associato di organizzazione aziendale. Professoressa, partiamo dall’abc. Cos’è l’economia civile? L’economia civile è una disciplina fondata su una antropologia positiva che contrasta le concezioni negative dell’uomo. Alla base ci sono i concetti di relazione e di gratuità. Il tema del dono assume un’importanza primaria perché si materializza nel concetto di “come si lavora”. In pratica, questo modello economico va oltre al Eliana Minelli
puro concetto di contratto di lavoro. La concezione antropologica si sposa con i principi di reciprocità e fraternità per raggiungere il “ben vivere”, nel quale il benessere umano è il risultato di una combinazione tra risultato economico, salute e relazione. Quindi, l’economia civile è l’economia per l’uomo, intesa come fonte di libertà e di promozione umana. È una “economia della felicità pubblica” utile allo sviluppo sociale del Paese. Quali strumenti offre rispetto al modello economico tradizionale? L’economia civile è ispirata da domande concrete e intende rispondere altrettanto concretamente agli eterni quesiti sul rapporto tra proprietà-management-lavoratori, sulla produttività, sul benessere in azienda e sulla responsabilità. Non c’è economia civile senza azione concreta: ciò implica un coinvolgimento personale nelle soluzioni ai problemi. Il punto fondamentale è che l’impresa è intesa come una pluralità di obiettivi e non solo come la massimizzazione dello “shareholders value”. L’economia civile si pone dunque l’obiettivo di restituire all’impresa una capacità inclusiva e una rilevanza culturale e sociale, oltre a quella economica. In che modo le imprese possono praticare l’economia civile? Le imprese possono avvicinarsi a questa disciplina attraverso la conoscenza, la formazione e la pratica convinta dei principi fondativi. Ma l’economia civile non è una teoria astratta né un rito salvifico. È economia praticata tutti i giorni nelle difficoltà quotidiane, con una bussola che permette di trovare l’orientamento. La Scuola di Economia Civile (Sec) è il riferimento per gli studiosi, gli imprenditori e i professionisti che desiderano approfondire questa materia e confrontarsi per costruire competenze civili e che credono nella costruzione di un modello economico, compatibile con il capitalismo, che permetta il
“Le imprese possono avvicinarsi a questa disciplina attraverso la conoscenza, la formazione e la pratica convinta dei principi fondativi. Ma l’economia civile non è una teoria astratta né un rito salvifico. È economia praticata tutti i giorni nelle difficoltà quotidiane” perseguimento del bene comune. La LIUC ha allacciato un proficuo rapporto di collaborazione con la Sec su questo fronte. Quali sono i punti di forza? Se ci sono, quali quelli di debolezza? Il punto di forza dell’economia civile è la capacità di riconoscere il valore della persona e di esaltarne la dignità attraverso l’attività economica. Il punto di debolezza consiste nella fatica del discernimento costante e dell’assunzione di
responsabilità a cui nessuno si può sottrarre. Qual è l’impegno della LIUC su questo fronte? La LIUC ha organizzato con la Scuola di Economia Civile un percorso di Management Civile volto ad approfondire ed elaborare nuovi modelli d’azione, prassi e strategie, che possano tradurre i principi di questa disciplina nella gestione strategica e operativa di aziende, organizzazioni non profit, amministrazioni pubbliche e di ogni aggregazione umana che voglia mettere al centro la persona. Anche quest’anno, tra novembre e dicembre, l’Università ha organizzato un ciclo di incontri online che in questa edizione propone il tema: “Siamo ancora fondati sul lavoro? Dimensioni e orizzonti del lavoro”, promosso dal Centro pastorale Frassati in collaborazione con la stessa Sec. Il tema, di particolare interesse per il Varesotto, rappresenta un’occasione di riflessione a tutto campo, che coinvolge tutte le componenti della nostra società civile e sollecita le istituzioni a una presa di coscienza di un quadro complesso e sfidante con cui le giovani generazioni si dovranno confrontare. 43
SCIENZA & TECNOLOGIA
La democrazia
DELLE BLOCKCHAIN Giuseppe Catalfamo
La gestione delle criptovalute come i Bitcoin, il controllo delle tracciabilità e autenticità dei prodotti, l’organizzazione delle supply chain, la diffusione delle opere d’arte. Il campo di applicazione delle blockchain si sta ampliando a macchia d’olio e il termine è sempre di più sulla bocca di tutti, anche se a volte a sproposito. Ma di cosa stiamo parlando? In cosa consiste questa tecnologia?
Q
uando pensiamo a un database, siamo soliti immaginare un registro, una lista, o anche una grande tabella, in cui inseriamo e organizziamo delle informazioni, allo scopo di ritrovarle e riutilizzarle in un secondo momento. “Nome cliente, data dell’acquisto e descrizione dell’acquisto”: questa serie di informazioni potrebbe essere una riga, o un “record”, del nostro database. “Latte, pane, yogurt”: questi, invece, tre elementi di un database comunemente chiamato “lista della spesa”. I database sono un componente fondamentale per il funzionamento di tutte le applicazioni che usiamo oggi: le app con cui ci mandiamo i messaggi, quelle con cui facciamo la
44
spesa fino a quelle con cui vediamo le serie tv. Le aziende che sviluppano queste applicazioni controllano e mantengono questi database funzionanti; ci assicurano un servizio mentre al tempo stesso custodiscono i dati in esso contenuti. Ci sono casi, però, dove la natura dei dati da organizzare richiede che non esista un solo custode - per ragioni di sicurezza o di fiducia - e che le informazioni siano trasparenti, ossia consultabili da tutti e non a uso privato di un singolo “guardiano”. In questi casi, si usa un diverso tipo di database, distribuito tra più custodi, chiamato blockchain. Una specie di registro pubblico, senza un unico gestore. La blockchain - o catena di blocchi - abbandona il concetto di “libro mastro” o “registro unico” di dati, per adottare un sistema dove ci sono
tanti registri identici, solitamente con altrettanti custodi - chiamati nodi - i quali, attraverso un sistema di “confronto reciproco”, garantiscono la correttezza e la trasparenza delle informazioni al loro interno. Questi registri, per funzionare, non possono cancellare in alcun modo i dati scritti in precedenza, con la sola possibilità di aggiungere nuove informazioni (nuovi blocchi). Da qui il termine “blockchain”, un registro incancellabile (catena) a cui si continuano ad aggiungere nuovi dati (blocchi). I nodi confrontano continuamente tra di loro i propri registri, usando la regola che le uniche informazioni corrette siano quelle riportate dalla maggioranza (il 51%) dei registri esistenti: in questo modo, laddove uno o più custodi di questi registri dovesse riportare informazioni inesatte - per errore o per manipolazione - il confronto ristabilisce rapidamente la verità, sostituendo il registro che risultava essere inesatto con una copia di quello corretto. Questo tipo di database nasce negli anni Novanta ma è diventato celebre dopo il 2010 quando viene adottato come tecnologia fondamentale per le monete virtuali o criptovalute (per esempio i Bitcoin) che, così di fatto decentralizzate, funzionano senza l’esistenza di una banca centrale che le gestisca e controlli, nel bene e nel male. In alcuni Paesi del mondo si parla di mettere su blockchain i registri catastali, atti notarili e diverse altre informazioni, tipicamente ad uso
della pubblica amministrazione, permettendo a ogni cittadino di consultare e verificare, senza dover più fare affidamento a vecchi registri cartacei in luoghi dove la correttezza di questi registri non poteva essere garantita. Gli aspetti “democratizzanti” e la forte adozione in ambito monetario hanno generato molta attenzione attorno a questa tecnologia, ispirando applicazioni negli ambiti più svariati, grazie anche all’utilizzo di contratti virtuali - programmi software insiti nella blockchain chiamati “smart contract” che, di fronte all’adempimento di condizioni prestabilite tra le parti, scrivono in modo indelebile nel database gli effetti del contratto: compravendita di beni, trasferimenti di somme di denaro, certificati di proprietà, e molto altro. Negli ultimi anni sono nate blockchain per il controllo della tracciabilità e autenticità dei prodotti, blockchain per la sostenibilità ambientale, blockchain per gestire le supply chain interaziendali, blockchain per la diffusione di opere d’autore e beni collezionabili. Se da un lato è interessante vedere come l’innovazione e la creatività spingano verso nuove soluzioni e modelli di business, dall’altro però sta emergendo molta disinformazione su quello che questa tecnologia sia
realmente in grado di fare, o su quali siano gli effettivi benefici rispetto ad altre forme di database più comunemente utilizzate. Per fare un esempio, quando si usa la blockchain per tipologie di informazione che non hanno beneficio nell’essere distribuite e pubbliche (gli elementi a magazzino di un’azienda) o, all’opposto, si accentra la gestione di tutti i registri sotto lo stesso custode, la blockchain perde i benefici di integrità e trasparenza e non differisce nell’utilizzo rispetto a un database tradizionale, con l’effetto indesiderato di essere prestazionalmente più costosa e inefficiente. Una blockchain, per la sua natura immutabile e in continua espansione per via dei dati che vengono scritti al suo interno, richiede progressivamente più risorse per essere utilizzata. La lettura dei dati dentro questi registri sempre più estesi, sia da parte degli utenti finali sia dai nodi che devono confrontarsi, richiede potenze di calcolo in continuo aumento, al punto da sollevare dubbi sulla sostenibilità ambientale a lungo termine di questo tipo di soluzione. Tra i casi più famosi possiamo citare Elon Musk, il fondatore di Tesla che, dopo aver aperto all’utilizzo di Bitcoin per l’acquisto delle sue auto elettriche, si scusa
Ci sono casi dove la natura dei dati da organizzare richiede che non esista un solo custode - per ragioni di sicurezza o di fiducia - e che le informazioni siano trasparenti, ossia consultabili da tutti e non a uso privato di un singolo “guardiano”: in questo caso il classico database si trasforma in blockchain e ritira la decisione proprio per i preoccupanti dati relativi al consumo energetico richiesto dall’utilizzo della criptovaluta. Per fortuna ci sono molti sviluppi attorno a questa tecnologia, che potrebbero rendere più pratico il suo utilizzo nei prossimi anni. Per adesso ricordiamoci che la blockchain, come ogni tecnologia, è portata per risolvere determinati problemi, mentre i suoi benefici possono svanire (e generare nuovi problemi) se questa viene usata nel contesto sbagliato.
45
IMPIANTI DI PROTEZIONE DA FULMINAZIONI E SOVRATENSIONI Efficaci e garantiti 10 anni; Economicamente vantaggiosi; Sostenibili;
Offriamo gratuitamente, a tutti gli iscritti UNIVA, l’aggiornamento della Valutazione del Rischio da fulminazione.
EUTHALIA PER UNIVA Il nostro Ufficio Tecnico è a Vostra disposizione: contattateci all’indirizzo e-mail info@euthalia.com per ricevere la necessaria modulistica.
RUBRICHE SU
Foto di Alberto Bortoluzzi
LUOGHI E BELLEZZA
La nuova cattedrale Quando lo di Somma shopping è Lombardo solidale
Bodini e Guerreschi: dietro il ritratto
SISTEMA
ERP
SISINFOWEB 4.0
Per rispettare gli impegni sui tempi di consegna presi con i clienti
Per condividere tra funzioni un flusso di informazioni aggiornate in tempo reale
Per efficientare l’intero processo produttivo
Per monitorare le scorte disponibili e l’inventario
Per ottimizzare i flussi di lavoro, le risorse e la supply chain
Per misurare costantemente la tua marginalità
SISINFOWEB 4.0 L’ERP su misura per le PMI
associata
Tel. 0332 817490 – email: sales@assi.it – www.assi.it
Per prendere decisioni sulla gestione del cliente tempestive e basate sui dati
TERRITORIO
LA NUOVA CATTEDRALE
di Somma Lombardo Alberto Bortoluzzi Foto di Alberto Bortoluzzi
È un vero e proprio nuovo tempio dell’arte quello sorto negli spazi di una ex officina meccanica dismessa di via Milano. Un recupero edilizio, voluto dall’imprenditore Paolo Rovelli e valorizzato dai murales del writer varesino Ravo Mattoni, che ospiterà mostre, eventi e performance. Ma che sarà anche una residenza per artisti e incubatore di nuove idee e progetti
49
TERRITORIO
‘‘L
LA CATTEDRALE DI SOMMA
a Cattedrale”, si trova a Somma Lombardo, ma non è un luogo di culto come sarebbe logico aspettarsi, bensì uno spazio molto speciale che per volontà di Paolo Rovelli, imprenditore sommese, si prefigge lo scopo di promuovere l’arte, sia ospitandola all’interno del suo spazio, sia proiettandola all’esterno con progetti destinati a essere realizzati sul territorio. Il progetto è in work in progress, un’avventura con molte idee per il futuro. Il nuovo tempio dell’arte della provincia di Varese ha sede in via Milano 59/61. È qui che “La Cattedrale” si staglia senza imponenza. Il nome non deve infatti trarre in inganno il visitatore, pena pensare di aver sbagliato indirizzo all’arrivo. L’edificio non è alto, né massiccio. E non è nemmeno un luogo di culto sconsacrato, bensì un luogo di lavoro in disuso. Un’area dismessa che una volta era un’officina meccanica. Questo il suo passato. Oggi, invece, quello creato dal 46enne Rovelli, è uno scrigno che stupisce quando lo si apre. Lo spazio è insolito e mostra il perché del proprio nome solo quando il sorridente imprenditore ne svela gli spazi dischiudendo le porte. Solo allora “La Cattedrale” scopre le proprie carte mostrandosi come una chiesa laica con una grande navata alle cui estremità troneggiano due enormi murales raffiguranti: l’uno, il “Davide e Golia” di Guido Reni, pittore italiano del Seicento; l’altro “Il trionfo di Afrodite”, opera del maestro francese del Settecento, Guillaume Taraval. Riproduzioni realizzate entrambe dal noto artista varesino Ravo Mattoni, writer conosciuto in tutto il mondo per la sua bravura e capacità di riprodurre in grandi dimensioni opere appartenute ai classici del passato. La scelta di rappresentare queste due opere nasce dall’intento di contrapporre Yin e Yang, forza e dolcezza, e lo si nota anche dai colori usati. Le pareti laterali della navata invece, sono realizzati con vetri multicolori, che proiettando la loro luce sul pavimento rendono lo spazio ancora più suggestivo. Questa grande
50
sala confina con una più piccola, che quando sarà ristrutturata ospiterà mostre di fotografia e pittura. Lo scopo del progetto è proprio questo: creare un punto di riferimento per gli artisti del territorio e oltre. Pittori e fotografi, certo. Ma non solo. La visione di Rovelli è a trecentosessanta gradi. E quindi: musica e libri. Più in generale: inventiva, creatività. Spazio dunque a mostre, eventi, performance. “La Cattedrale” sarà anche una residenza per artisti. Un luogo di incontro, confronto, conoscenza, condivisione. Un incubatore di nuove visioni e, perché, no: culla di futuri successi. La visione dell’imprenditore si lega alla sua sensibilità: “Sono capitato casualmente in questo luogo - racconta oggi Paolo Rovelli -. Era una officina meccanica dismessa ormai prossima alla demolizione; appena l’ho vista me ne sono subito innamorato e mi è nata l’idea di farne uno spazio dedicato all’arte, così ne ho parlato con Ravo Mattoni, artista e amico di vecchia data, che si è proposto di darmi una mano per la sua realizzazione”. “La Cattedrale” contiene anche un’area destinata alla parte conviviale degli eventi, nella quale i visitatori potranno conoscere e colloquiare con l’artista di turno in esposizione. Vi si può accedere anche dall’ampio cortile. Qui sempre Ravo Mattoni,
in un ovale, ha rappresentato una natura morta di Pieter Claesz, pittore Olandese del Seicento, specializzato in raffigurazioni di banchetti e piccole colazioni. “È stato un lavoraccio portare via tutto il materiale accatastato all’interno dell’intera area, ce n’era veramente tanto. Una volta liberato lo spazio, ho fatto edificare due grandi pareti per permettere a Ravo di realizzare le sue opere”. Rovelli ripercorre così l’edificazione della sua cattedrale: “Poi ho sostituito tutti i vetri laterali che erano rotti con vetri multicolore, lasciando però la struttura originale inalterata e come si può vedere, anche il carro ponte che vedete sul soffitto”. Un po’ cattedrale, un po’ architettura post-industriale. “C’è comunque ancora molto da fare prima che i lavori siano terminati”. Come dire: non abbiamo ancora finito di stupirvi. Il cantiere è sempre aperto. Come tutte le vere cattedrali per sorgere nel loro pieno splendore ci vuole tempo. I prossimi passi, però, l’imprenditore sommese li ha già programmati: “L’obiettivo è di mettere a posto una villetta a due piani di cui una parte, quella superiore, verrà destinata a residenza per artisti mentre il piano inferiore sarà trasformato in un ufficio per incontri di lavoro, o di progettazione”. L’intraprendenza fa parte del Dna di Rovelli: “Prima con mio fratello Giuliano mi sono occupato di Parking Go, un servizio di parcheggio e navetta nato negli anni Ottanta per servire l’aeroporto di Malpensa. Poi ho deciso che era giunto il momento di creare qualcosa di mio, e ho aperto Oasi Handling, un servizio di assistenza in porti e aeroporti, che offre molteplici servizi per tour operator e agenzia di viaggio tra cui: hostess multilingue, guide turistiche, trasferimenti con autista, servizi di crociera, supporto per la clientela in qualsiasi parte del mondo”. Uno spirito di impresa che, come spesso accade per il territorio, si trasforma in mecenatismo. Come una forma di riconoscenza per la comunità nella quale è cresciuto il successo. È anche così che l’arte si nutre di quella linfa vitale necessaria per far nascere nuovi progetti e rendere più attrattiva, non solo in termini di investimenti economici ma anche di artisti, una provincia che grazie al suo saper fare impresa può dispiegare le risorse per attrarre talenti e creatività. Ci vuole, però, visione: “Sono molto legato al territorio di Somma Lombardo, dove sono nato e cresciuto e che tanto mi ha dato anche a livello imprenditoriale. Mi piacerebbe quindi - dice Rovelli - poter ricambiare la città, abbellendo i tanti palazzi, nati nel periodo dell’edilizia sfrenata, con delle opere d’arte realizzate da artisti provenienti da tutto il mondo”.
Ravo Mattoni
Paolo Rovelli
La passione per le Moto Guzzi Nulla è strano ne “La Cattedrale” di Somma Lombardo. Nemmeno imbattersi in una moto negli spazi pensati per ospitare opere d’arte. “Quella - spiega Paolo Rovelli - è una mia passione fin da ragazzo, quest’anno sono diventato campione europeo Fast Endurance, con il copilota Francesco Curinga; una competizione ideata dalla Moto Guzzi, che tra l’altro quest’anno compie i cento anni. Il campionato si è svolto su quattro piste, con sei gare: Vallelunga Misano, Varano e Magione”. Gare fantastiche racconta il poliedrico imprenditore sommese: “Tutti abbiamo usato la medesima moto, le medesime gomme. Ci davamo il cambio tra piloti ogni 15 minuti, e alla partenza dovevamo correre verso la moto per accenderla. Tutto si è giocato nell’ultima corsa a Misano, dove hanno partecipato trenta equipaggi. In questa gara, non mi sono piazzato nei primi tre, ma sono arrivato quinto, quel che serviva senza prendere troppi rischi per vincere il campionato europeo”. Non deve stupire, dunque, che uno dei primi eventi ospitati dalla “Cattedrale” sia stato realizzato a novembre in collaborazione con la Moto Guzzi: una rassegna di moto storiche. Un preludio di quello che sarà. Perché nel nuovo tempio artistico sommese nulla è sacrilego. Nemmeno mischiare il sacro (l’arte) con il profano (i motori). D’altronde parliamo pur sempre di un ex officina meccanica. Quando l’arte rinasce dall’industria i confini coincidono con quelli della fantasia. Potenzialmente inesistenti, dunque.
51
TERRITORIO
AmiamoVarese: QUANDO LO SHOPPING È SOLIDALE Paola Provenzano
Fare del bene, sostenere cause sociali o società sportive del cuore semplicemente acquistando prodotti in un negozio. Creare, in pratica, un meccanismo in grado di dar vita a un “5 per mille” quotidiano che sfrutta, grazie all’adesione delle attività economiche, il consumismo per finanziare il terzo settore sul territorio. È questa l’idea, già trasformata in realtà, dalla startup Italian Districts, che è ora pronta a sbarcare nel Varesotto
P
ossiamo immaginare un sistema in cui più fai acquisti e più fai del bene e che, nello stesso tempo, permette a tutti gli attori coinvolti di avere un vantaggio? È quello a cui ha pensato Italian Districts, startup nata nel 2020 a Trieste e che ha avuto il sostegno del Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) ed è stata premiata a dicembre scorso nella categoria Finance and Business
dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori. In pochissimo tempo questa iniziativa imprenditoriale è cresciuta, diventando una proposta accessibile a livello nazionale e, in primavera, si prepara a presentare un ulteriore sviluppo, battezzato AmiamoVarese. Siamo di fronte a una realtà figlia dei nostri tempi, che parla il linguaggio delle app, delle piattaforme e dei big data, ma lo fa con il cuore in mano, mettendo al centro le cause da sostenere. Così, con l’aiuto della tecnologia e la volontà di fare del bene, quello che si è tradotto nella realtà è una sorta di “5 per mille quotidiano”: qualcosa che non costa nulla in più, ma fa tanto bene. Secondo un calcolo, basato sul consumo medio di una persona, stiamo parlando della possibilità di generare un gettito di 50mila euro all’anno per una singola causa, coinvolgendo cento persone che fanno normalmente le loro spese. Una cifra che, per medie e piccole realtà associative, sportive e culturali, e soprattutto del non profit, può fare la differenza per realizzare progetti o acquistare materiali. 53
TERRITORIO
AMIAMOVARESE
Un meccanismo che vince sempre
“Siamo partiti dal principio che tutti hanno delle passioni e delle cause che vogliono sostenere – spiega Alessandro Martelli, President and Founder di Italian Districts -. Questo è vero per lo sport come per i progetti di carattere sociale o anche culturale. Nello stesso tempo tutti siamo degli acquirenti, facciamo ogni giorno spese che abbiamo semplicemente necessità di fare: dal supermercato al paio di scarpe, passando per gli occhiali nuovi o le gomme per l’auto. Ecco allora l’idea di unire i puntini e pensare a un cashmove su ogni acquisto che va a sostenere la causa che ci sta a cuore. In questo modo noi non stiamo spendendo nulla in più, mentre la nostra causa ci sta guadagnando”. Come accade sempre più spesso il cliente deve solo connettersi, aprire un profilo personale, scaricare una app sul telefonino per entrare nella community virtuale in cui trova tutte le cause da sostenere e gli esercizi commerciali che aderiscono all’iniziativa non solo nella sua città, ma in tutta Italia. Così bere un caffè, fare la spesa, acquistare materiale di cancelleria e persino fare una dichiarazione dei redditi può trasformarsi in un gesto d’amore verso la propria società o associazione sportiva o verso un progetto sociale di interesse: la diffusione sul territorio nazionale permette di essere sempre in grado di contribuire e di fare del bene. All’atto della registrazione sul portale l’acquirente è invitato a scegliere la causa da sostenere. “Ad ogni acquisto vengono anche caricati dei punti sul profilo personale – spiega ancora Martelli – che poi permettono di accedere ad un catalogo premi messi in palio dalla realtà che si sta appoggiando: una maglietta, un invito a un evento,
un biglietto per la squadra del cuore o uno skipass. Piccole cose che contribuiscono a creare un legame con chi sta donando”. Del cashmove generato a ogni transizione il 75% va alla causa a cui il consumatore si è legato e il 25% alla causa scelta dall’attività commerciale. Se il vantaggio per il consumatore e per la associazione beneficiarie è molto evidente, qual è il beneficio per il commerciante? Il commerciante innanzi tutto decide liberamente quale sarà la percentuale di cashmove generata: rispetto alle usuali convenzioni che spesso stipula con enti non profit, in questo caso la somma devoluta è defiscalizzata in quanto lo sconto, elemento cruciale nei sistemi classici, viene sostituito da una fattura di sponsorizzazione, e ciò rappresenta già un primo vantaggio. “Nel costruire l’insieme delle attività commerciali – spiega ancora Martelli – c’è da parte nostra l’attenzione a non saturare ciascun settore merceologico, in questo modo si riesce a orientare i consumatori interessati alle cause a prediligere per le loro spese gli esercizi commerciali coinvolti: questo, lo abbiamo potuto già osservare in questi due anni, porta a un incremento delle vendite e del fatturato per i commercianti che aderiscono all’iniziativa”.
Il futuro? Si chiama AmiamoVarese
Ora Italian Districts ha in mente una declinazione varesina del modello che, pur continuando a contemplare quanto realizzato fino ad ora, porterà alcune novità e delle declinazioni specifiche per il nostro territorio, lanciando un progetto diffuso di social responsability finalizzato a massimizzare il ritorno nel contesto territoriale del Varesotto attraverso la creazione di specifiche “communities” legate a realtà locali, coinvolgendo in modo importante tutte le attività economiche locali. “Questa declinazione darà la possibilità a tutte le aziende di sostenere direttamente o tramite la propria community tutte le cause presenti sul proprio territorio – spiega ancora Martelli –, legandosi alla sua promozione e al suo sviluppo turistico. Ciò grazie al fatto di poter contare sulla piattaforma esistente a livello nazionale che farà da vetrina delle bellezze del Varesotto. In questo modo sarà anche possibile unire la promozione dei prodotti locali con quella di eventi, mostre e occasioni di svago”. 54
Seguici su
…PER RENDERTI PIÙ FORTE E PERFORMANTE… Dalla progettazione all’installazione dell’impianto, per un successo
0331-1587925
info@s-solar.it
s-solar.it
Via Marsala, 36/B, 21013, Gallarate
TERRITORIO
IL PANETTONE DI VARESE
è mondiale Silvia Giovannini
C’è anche un varesino, Claudio Colombo da Barasso, tra i finalisti della Coppa del Mondo del Panettone, un evento realizzato a novembre a Lugano che ha raccontato i segreti del dolce più amato delle feste, non solo in Italia o in Svizzera ma persino in Canada e Australia. Ecco, dunque, i consigli degli esperti per sceglierlo, degustarlo e conservarlo al meglio in vista del Natale
‘‘N
on dovete giudicare secondo il vostro palato ma con criteri oggettivi perché questa è una competizione mondiale”. È l’ultimo consiglio di Iginio Massari, indiscusso re della pasticceria made in Italy, prima di lasciare il compito della giuria ai giudici della Coppa Mondiale del Panettone, che si è svolta a novembre a Lugano: maestri pasticceri del calibro dello spagnolo Paco Torreblanca, dell’irlandese Jimmy Griffin e dell’italiano Roberto Rinaldini. Compito non facile. Cosa rende, infatti, un panettone il migliore del mondo? Per noi profani il migliore è semplicemente quello che piace di più. Ma le regole della pasticceria, si sa, sono un po’ svizzere, e una competizione internazionale aiuta a svelarle anche al pubblico. E, curiosamente, aiuta a raccontare come quella che per noi lombardi è una tradizione nata all’ombra della Madonnina, alla tavola di Ludovico il Moro per una distrazione del cuoco di casa Sforza, oggi sia un dolce diffuso in tutto il mondo e apprezzato non solo a Natale. Basti pensare che i 22 pasticceri in gara per la categoria panettone tradizionale e i 12 per la versione cioccolato, vengano praticamente da tutti i continenti. I più lontani? Da Australia, Canada e USA. Ma quali sono dunque questi criteri oggettivi che dovrebbero aiutarci a scegliere un panettone artigianale? Gli stessi che utilizza una giuria professionale di livello internazionale. Innanzitutto, il panettone va guardato e deve rispondere ad un equilibrio di forme e colori. “I funghi lasciateli ai boschi” scherza Massari. La cupola non deve essere troppo
56
accentuata e la cottura deve essere decisa. Su questo aspetto non si scherza: dal primo ingrediente al panettone finito, passando per i tempi di impasto, lievitazione, cottura e raffreddamento, con tanto del tipico irrinunciabile rovesciamento, devono passare circa 36 ore. Il dolce non va osservato solo esternamente: il panettone riuscito alla perfezione si riconosce al taglio. Aprendolo in due, infatti, non deve avere il tanto temuto buco all’interno, che è indice di un errore in uno dei complessi processi di realizzazione. Nessun pasticcere, per quanto bravo, è in grado di prevederlo prima del taglio. Poi, va annusato. “Un buon panettone deve sprigionare un aroma” confermano i finalisti in gara. “Se non succede o si tratta di un panettone industriale, realizzato per durare nel tempo e che ha altre caratteristiche, oppure è semplicemente vecchio. Il passaggio successivo è quello del tatto per provare la morbidezza che non deve essere gommosità. E, finalmente, arriva la prova del palato. Qui a
ciascuno il suo giudizio, ma, a quel punto, talento del pasticcere e qualità degli ingredienti fanno davvero la differenza”. Per la competizione mondiale farina, canditi e cioccolato sono uguali per tutti, in maniera da rendere la gara ancora più equilibrata. In generale, la scelta delle materie prime è il massimo momento della personalizzazione e un bell’esempio del ruolo dell’internazionalizzazione nel settore alimentare. Dai prodotti Km Zero alla vaniglia del Madagascar, quello che conta davvero è l’altissima qualità. In questo mercato il made in Italy la fa da padrone. Spiega Jaime Martinez di Saint Paul in Minnesota: “Prima importavamo direttamente i panettoni, poi abbiamo iniziato a realizzarli in laboratorio e a importare la farina e gli ingredienti. Ovviamente dall’Italia”. La prova del gusto però non è tutto. L’assaggio non deve “foderare” il palato. Diversamente, contrariamente a quanto si pensi, la “colpa” non è del burro ma di un errato processo di lievitazione. E qui sta anche il vero segreto di tutto, perché è il lievito madre a fare la differenza. Quel lievito che la portoghese Andreia Borba chiama “Mamma Impasto” o “Baltazar” per via dei Re Magi e che lei, come tutti i migliori panificatori e pasticceri, alimenta, coccola e accudisce quotidianamente. E se a Setabul, in Portogallo, il panettone si mangia anche a Pasqua e a Porto Recanati da Gianfranco Nicolini si consuma d’estate in costume ed infradito, arricchito con il limone, anche dove la produzione è limitata al Natale, il lievito madre viene curato tutto l’anno. Lorenzo Turri, giovane ligure, oggi pasticcere a Munchwilen, in Svizzera, quando torna a Spotorno a trovare la famiglia, porta in vacanza in Italia anche il lievito madre.
Come degustare il panettone
Alla Coppa del mondo, i pasticceri concordano: il panettone artigianale va degustato subito appena comprato. Che sia tradizionale, quello che va per la maggiore, o con i gusti: dai tre cioccolati alle albicocche, alla crema di pistacchio. “Sia perché così se ne vende un altro”, scherzano, “sia per conservare la freschezza e degustare al massimo della bontà”. A casa, il dolce va conservato in un luogo asciutto e a temperatura ambiente, non troppo fredda per permettere al burro di sprigionare le sue qualità, ma nemmeno sul calorifero come da consigli della nonna, per non creare sbalzi termici. Per accompagnarlo, i vini nazionali sarebbero il must: un buon Franciacorta o un Moscato dolce, ad esempio. In ogni caso, largo alle bollicine. Ma il consiglio che mette d’accordo tutti è quello di gustarlo in famiglia: il panettone è proprio il simbolo degli affetti domestici. “È il dolce che non si mangia da soli”, Massari ne è convinto: “Per quanto ci riguarda, in famiglia ne teniamo sempre uno dei nostri per il Natale, poi capita sempre che arrivi un cliente 57
TERRITORIO
PANETTONE DI VARESE
da lontano a chiederci l’ultimo e finisce che restiamo senza”.
Tra i migliori del mondo, Claudio Colombo da Barasso
I panettoni alla finale della Coppa del mondo viaggiano da lontano nelle valigie: quella di Ermenegildo Cimmino - emigrato da Torre del Greco a Montreal - per arrivare a Lugano è passata da Londra, dopo essersi persa. I dolci sono arrivati anche dalla Spagna e dalla parigina scuola di pasticceria internazionale. Ma sul tetto del mondo a sventolare è il tricolore. Il titolo di miglior panettone è, infatti, andato al maestro pasticcere napoletano Salvatore Tortora. Al secondo posto il salernitano Ascolese e al terzo il toscano Lunardi. Per il cioccolato, la medaglia d’oro è di Luca Poncini, ticinese, seguito però da due italiani. Ma non manca la nota di casa nostra per una competizione che curiosamente ha visto l’organizzazione di un team di professionisti varesini capitanati da Valentina Merra accanto al
Claudio Colombo
58
ticinese mastro Piff. Tra i 12 finalisti in gara per la categoria al cioccolato – quella che tutti concordano nel definire la più difficile - anche il varesino Claudio Colombo di Barasso, che si è posizionato all’ottavo posto nella classifica. Fondata nell’85, come tante delle realtà in gara, la pasticceria Colombo è un’impresa di famiglia che oggi vede la seconda generazione portare avanti la strada dei genitori. Cresciuto tra grandi lievitati e uova di Pasqua, Claudio, nel 2019, ha vinto anche il premio come miglior pandoro d’Italia indetto da Goloasi. Un talento, quindi, che mette d’accordo pandoro e panettone: anche solo per questo meriterebbe una medaglia.
Con noi riuscirai a tagliare qualsiasi traguardo.
Con EOLO la tua azienda non è mai stata così veloce. Grazie alla velocità di rete, all’assistenza dedicata e all’attivazione rapida, riuscirai a portare il tuo business dove gli altri non arrivano. Chiama il numero 800.939.939 o scopri di più su eolo.it/azienda
ARTE
Dietro
Luisa Negri
La parallela ricerca artistica e umana di Floriano Bodini e dell’amico pittore Giuseppe Guerreschi in mostra a Gemonio
‘‘I
o non so ritrarre chi non conosco. Ho bisogno di sapere veramente com’è l’uomo che mi sta davanti, com’è dentro, sotto la pelle. La pannocchia un po’ sgranocchiata è la vita consumata a metà, l’edera indica un carattere pervicace, e poi c’è qui, sulla schiena, l’evoluzione di un grande insetto dal sonno della larva alla vita, e poi pezzi di tessuto connettivo... e non è compiacimento macabro: l’anatomia del corpo umano è anch’essa un brandello di vita”. Così si raccontava lo scultore di Gemonio Floriano Bodini (1933-2005) a Giulia Borgese - era il 1967- che lo intervistava per il Corriere di Informazione. Il ritratto in bronzo descritto da Bodini nei particolari è quello di Enzo Fabiani, scrittore e poeta. Uno dei tanti realizzati dallo scultore, ora in mostra nella rassegna di Gemonio dedicata allo stesso Bodini e all’amico e collega pittore Giuseppe Guerreschi. Sono due sale di sculture e pitture, opere importanti e particolari, per lo più inedite, in parte provenienti da collezioni private. L’appuntamento rappresenta la seconda tappa del progetto che guarda al Realismo Esistenziale e alla Nuova Figurazione, dopo quella dedicata a Renato Galbusera, Mino Ceretti e Piero Leddi. Curata da Luca Pietro Nicoletti e Caroline Vezzani, sostenuta da Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, la mostra prende in esame il periodo tra il 1951 e il 1975, partendo dalle comuni esperienze dei due nel movimento di Realismo Esistenziale prima di approdare alla personale ricerca. Che li consacrerà come artisti votati a una produzione di altissimo
Floriano Bodini, Ritratto dell’Industriale, 1975; sopra, Floriano Bodini, Ritratto del padre, 1965; a destra, sopra, Giuseppe Guerreschi, Max all’età di 11 anni e Markus oggi, 1965-1982; sotto, Floriano Bodini, Emilio De Marchi, 1959
60
linguaggio e contenuto. Interessante è dunque questo raffronto tra la pittura di Guerreschi e la scultura di Bodini, artisti dai cammini paralleli, amici nella vita e in arte. “Confrontare i rispettivi risultati in questo campo aiuta sottolineano i curatori - a mettere a fuoco con più chiarezza le ricerche di entrambi, facendo emergere i punti di contatto, i rimandi, le citazioni, di motivi iconografici che migrano dalla scultura alla pittura e viceversa... Come, ad esempio, rivelano i motivi nati nel modello tridimensionale che trovano esplicita citazione sulla tela”. Ecco perché il percorso delle sale dedicate, al piano terra del museo, è un continuo e stretto raffronto tra la mano e la testa dei due. “Entrambi gli artisti - sottolinea Vezzani - sono nel ritratto soprattutto interessati a far emergere il non visto: di volta in volta elementi psicologici, intimi, fisiologici, ma anche archetipici e sociali”. Alcune opere di Bodini sono realizzate basandosi sugli scatti di Pepi Merisio. Tese, proprio come le istantanee del noto fotografo, “alla ricerca dell’uomo, del
simbolo, dell’idea e dell’ideologia del proprio tempo in forme perentorie e al tempo stesso ambigue”. Oltre al magnifico ritratto dedicato a Fabiani, si veda anche quello di Virgilio Cortese (Ritratto dell’industriale), dove la personalità del soggetto è espressa sì, dalla fisiognomica complessivamente possente, ma soprattutto dai dettagli, le mani operose grassocce, le dita che stringono la moneta. E poi ci sono i ritratti dedicati alla famiglia: quello del padre, del fratello Arturo, dell’amatissima madre. Un tema caro anche a Guerreschi, che ricordava in una sua lettera a un amico: “Per me, ad esempio, la famiglia ha un particolare peso ed importanza. Cioè aldilà dell’ovvia atmosfera di calore, della sentimentale continuazione di noi stessi, del
quotidiano estrinsecarsi di atti d’amore, la famiglia per me rappresenta una sorta di trampolino per meglio conoscere anche gli altri. È nei suoi vari aspetti, la vita a portata di mano, in scala ridotta (ma fedele), che continuamente si ripropone e sottopone”. Giuseppe Guerreschi (Milano, 1929) esordisce alla Galleria San Fedele nel 1953. È considerato il capostipite del “Realismo Esistenziale milanese”. Nel 1955 è la sua prima Quadriennale romana, mentre inizia 61
ARTE
MUSEO BODINI
un’interessante collaborazione col gallerista statunitense C. Feingarten. Nel 1958 partecipa alla Biennale di Venezia, dove allestirà poi una sala personale di incisioni, con grande successo di critica e pubblico. E ancora tornerà a Venezia nel ‘64 e nel ’72. Si trasferisce infine vicino a Sanremo, dove inizia la sua produzione di grandi cicli grafici e pittorici, ricordiamo Jydaica, I Profeti, Vietnam Suite. La particolarità della maestria descrittiva di Guerreschi è ben raccontata in mostra da “Ritratto di Max (all’età di 11anni) e Markus (oggi)”, opera di grandi dimensioni iniziata nel 1967 a Milano col titolo “Ragazzo che canta”. L’idea iniziale era di farne forse un arazzo. Porterà anni dopo l’opera in Liguria, a Caponero, costa di Ponente. E racconta in proposito: “A volte ignote presenze ci prendono. Congegno delicato, imprevedibile siamo: se viene una nuvola, muoio. Il quadro ora, nel suo insieme, si vivifica, prende respiro e spessore. Soluzioni formali si presentano e si risolvono con naturalezza. I cippi laterali si modificano e si animano di elementi e tinte folk. L’idea iniziale si amplia e si arricchisce. Nella parte superiore, cantando, irrompe Max, col casco in capo. (La sua testa è già nel futuro)”. Emozionante poi il ritratto di Hilda Lobauer, criminale di guerra, nazista, condannata a morte nel 1945. I tratti duri, lo sguardo tagliente, spiegano una domanda dell’artista rivolta a se stesso, più che al mittente della sua
lettera, scritta nel ‘67 a Danilo Montaldi. “Perché noi pittori sovente usiamo le energie per far vivere e ricordare personaggi così negativi e assurdi, che sarebbe bene scomparissero definitivamente?”. Curiosa la storia del ritratto della signora Clarke, toccata invece a Bodini. E da lui raccontata a Gente tramite la penna di Enzo Fabiani. Pittrice e scrittrice americana, aveva una cinquantina d’anni quando conobbe l’artista cui aveva chiesto un ritratto. Lo scultore gliene fece due: uno più dolce e tranquillo e uno critico, “cioè più spietato”. “Mi pagò l’opera - ricordò Bodini - dicendomi che mi avrebbe mandato il suo indirizzo. Ebbene, sono passati quattro anni e l’indirizzo non l’ho avuto. Ma il fatto più curioso è questo: ella ogni tanto appare, si siede davanti ai due ritratti, li fissa anche per un’ora, poi se ne va. È come un gentile fantasma che in certo senso mi tiene prigioniero, ma ormai ci sono abituato”. Per chi non conoscesse il Museo Bodini vale la pena di allargare la visita all’intero spazio, del quale abbiamo più volte raccontato dalla nostra rivista, che permette di avvicinarsi all’artista e alla sua biografia. Oltre che vedere opere di altri artisti a lui vicini. Bodini, insegnante a Brera dove si era diplomato nel ’54, e poi direttore per anni e presidente dell’Accademia di Carrara, fu esponente di spicco di Realismo esistenziale. Docente di scultura al politecnico di Darmstadt (’87-’98), è famoso anche per il suo celebrato gruppo scultoreo. I Sette di Gottinga, ad Hannover. Molto caro ai varesini è il monumento da lui dedicato a Paolo VI, al Sacro Monte di Varese. Giuseppe Guerreschi, Ritratto in esterno, 1963
Floriano Bodini, Giuseppe Guerreschi. Il ritratto Museo Civico Floriano Bodini Via Marsala 11, Gemonio (Varese) Dal 17 ottobre 2021 al 13 febbraio 2022 Sabato e Domenica 10.30-12.30/15.00-18.00 Da lunedì a venerdì su appuntamento (info@museobodini.it) Per visite guidate: 3492267457 museobodini.it
62
Via Belforte, 235 -VARESE
www.gruppovis.it
ARTE
il mondo Luisa
Le prime sculture in legno ottenute a colpi di ascia, il minimalismo stilizzato e ficcante dei graffitismi, l’innovativa pittura monumentale. In Svizzera, al Museo d’Arte di Mendrisio, la prima retrospettiva in territorio italofono dedicata a A. R. Penck, uno dei massimi artisti tedeschi del secondo Novecento
C
osa mai si nascondeva dietro la rappresentazione ancestrale delle sue prime sculture in legno ottenute a colpi di ascia, o il minimalismo stilizzato e ficcante dei graffitismi, o la innovativa pittura monumentale, nutrita dalle parallele e molteplici esperienze artistiche dell’eclettico lavoro? A svelarlo ci prova anche il museo svizzero di Mendrisio, che per la prima volta porta in territorio italofono, fino al 13 febbraio, una ricca e originale retrospettiva dedicata all’artista A. R. Penck, pseudonimo di Ralf Winkler, (1939-2017) uno dei più importanti artisti tedeschi della seconda metà del Novecento. Accanto ad altri pittori amici, spiegano i curatori della mostra - Simone Soldini, Ulf Jensen, Barbara Paltenghi Malacrida - Penck ha raccontato le contraddizioni della Germania post-nazista e del conflitto Est-Ovest. I colleghi si chiamavano Baselitz, Lupertz, Polche, Richter, Immendorff, Kiefer. Ma tanti altri nomi hanno accompagnato il suo intenso e lungo cammino, di artista cosmopolita, che si è allargato al mondo intero. Nato a Dresda, cresciuto in un modesto quartiere da una madre separata, ha saputo lavorare con coscienza critica e impegno civile in una realtà esistenziale, e soprattutto storica, non facile: dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale prima, al socialismo autoritario della DDR dopo. Nel 1963 Penck presenta un provocatorio dipinto murale sulla divisione della Germania. Nonostante la precocità artistica iniziata a dieci anni col disegno e la pittura, mai esporrà da lì in avanti nella DDR. Lo farà in seguito, con grande consenso per le sue
opere, in Svizzera, Paesi Bassi e Canada, e nel 1972 anche a documenta 5 di Kassel, chiamato da Szeemann. Seguiranno rassegne fondamentali della pittura moderna “A new spirit in painting” a Londra e Zeitgeist a Berlino. Nel 1980, data in cui viene espulso dalla Stasi, inizia una nuova avventura a Colonia. Dove si tiene una sua prima retrospettiva e conosce nuovi artisti. Nel 1982 trova dimora a Londra in una semplice ma deliziosa casetta con giardino. Successiva, e desiderata tappa, sarà poi New York. È ormai qui apprezzato da Jean Michel Basquiat e Keith Haring per la sua pittura monumentale. Piacciono di questa la capacità di delineare la complessità del mondo con la spontaneità e l’immediatezza del graffitista. Saranno infine la Biennale di Venezia nel 1984 e la Neue Nationalgalerie di Berlino nell’88 a consacrarlo definitivamente. Ma Penck non si fermerà mai. Esporrà finalmente a Dresda, dopo la caduta del muro, e poi a Parigi, Francoforte, Saint Paul de Vence con tre fondamentali retrospettive. Risiede per qualche tempo anche a Carrara, dove esegue opere in marmo, e infine in Irlanda. Che sembrerebbe essere la sua definitiva patria. Ma la morte lo coglie a Zurigo, nel 2017. A. R. Penck, English head (Testa inglese), 1987
A Mendrisio sono esposti quaranta dipinti in grande formato (olio, acrilico, o tecniche miste), più venti sculture in bronzo, cartone e feltro, accanto a circa settanta tra opere su carta e libri d’artista. Una produzione d’arte che spazia in ogni campo possibile. Il percorso pittorico di Penck, iniziato negli anni Sessanta, è ben delineato in mostra. Dove si parte dalla figura “Standart”, “rappresentazione progettuale e monumentale dell’autocoscienza dell’artista”, in linea con le idee del Bauhaus: la trasformazione della società moderna secondo criteri estetici. Le sue conoscenze dell’arte, della filosofia, dell’informatica, e anche della musica - era appassionato di Jazz - sembrano incontrarsi in un dotto scambio che conduce alla riflessione e al divertimento creativo. Lo dimostrano i capolavori in mostra di grandi dimensioni come “Cosmic Blue” (1981), “English Head” (1987) “Ich 88” (1988), o “How it Works” (1989), che evidenziano, nell’intreccio colto di archetipi simbolici e ancestrali, di graffitismi e colorismo acceso, quel suo attingere a atmosfere o soggetti che sono anche di artisti universalmente riconosciuti come Malevich e Kandinsky, Picasso e Duchamp, Picabia e Dalì. Ma incanta pure la magia evocatrice dei
libri d’arte, o la scultura essenziale che rimanda a Giacometti. La scultura è stata tra gli assoluti amori del giovane Penk. La sua prima opera significativa fu un gruppo plastico realizzato in materiale povero. In legno sarà la produzione degli anni Settanta. Solo dal 1984 inizierà a concentrarsi sulla tecnica di fusione in bronzo, passando dal piccolo formato a sempre più monumentali lavori. Una sua grande opera in bronzo è collocata nel chiostro del Museo di Mendrisio, antica sede dei Padri Serviti. L’ampia rassegna testimonia l’ecletticità di Penck e la voglia sempre nuova di conoscere, sperimentare e confrontarsi col mondo, anche come musicista, regista, scrittore. Da artista libero e cosmopolita. Forse perché quel mondo, diviso in due da un muro, lo aveva persuaso dell’universalità della cultura e dell’arte. Dall’alto, A. R. Penck, Situation ganz ohne Schwarz (Situazione del tutto priva di nero), 2001; A. R. Penck, Mann Bewegung I (Uomo Movimento I), 1998
A. R. Penck Museo d’Arte Mendrisio, Piazza dei Serviti 1 (museo@mendrisio.ch) Dal 24 ottobre 2021 al 13 febbraio 2022 Dal martedi al venerdì 10-12 / 14-17 Sabato, domenica e festivi 10-18 mendrisio.ch
65
Volkswagen Veicoli Commerciali
L’idea in più per chi lavora
Con Nuovo Caddy Cargo, Transporter e Crafter è tutto sotto controllo. Anche il tuo business. Chi lavora lo sa: nel business ci vuole solidità. E quando si parla di veicoli commerciali, anche affidabilità e maneggevolezza. Ma poi un vero partner deve anche saper andare oltre, e arrivare con le soluzioni ancora prima che nascano i problemi. E con Nuovo Caddy Cargo, Transporter e Crafter le soluzioni per sviluppare ulteriormente il vostro business sono già pronte da valutare. In concessionaria. volkswagen-veicolicommerciali.it
Martignoni srl Via Pompei, 1 - 21013 Gallarate (VA) - Tel. 0331 795370 info@martignonisrl.it - vic.martignonisrl.it
GITA A...
VIVERE (E LEGGERE)
il Varesotto Alessandra Favaro
Foliage, neve e non solo. Tra temperature e libri da brividi, in gita per i luoghi più belli del Varesotto visti con gli occhi di due travel blogger di successo: i “Viaggiascrittori” Marco e Chiara. Un tour alla riscoperta di bellezze che diamo troppo per scontate
H
Marco Tamborrino e Chiara Pagliochini
anno coniugato la loro passione per i viaggi e la letteratura, creando uno dei travel blog (viaggiascrittori. com) e dei profili Instagram (@viaggiascrittori) più amati dalle anime romantiche: sono Marco Tamborrino (travel influencer nella lista di TTG Travel Awards 2017 & 2018) e Chiara Pagliochini. Vivono a Busto Arsizio, anche se Chiara si è trasferita in provincia di Varese dall’Umbria per amore di Marco. Tra un viaggio e l’altro non smettono di stupirsi anche del territorio in cui vivono, e proprio alle sorprese urbane Marco aveva dedicato, durante la pandemia, una serie di foto alla sua città, rivelando la poesia e la magia delle piccole quotidianità nei centri di provincia. Ma cosa amano di più del Varesotto? E, soprattutto: dove vanno in gita quando le temperature scendono drasticamente?
Itinerari del cuore
“Uno dei luoghi che amiamo di più è il Sacro Monte di Varese” risponde Marco. Il piccolo borgo che sotto la neve e a Natale sembra trasformarsi in un villaggio delle fiabe è una 67
GITA A...
VIAGGIASCRITTORI
meta magnifica in ogni periodo dell’anno. Anche in autunno e in inverno, con quella leggera foschia che sembra immergere tutti in una dimensione fatata. “È veramente affascinante - proseguono Chiara e Marco - anche per chi ama fare passeggiate fotografiche, tra colori autunnali e scorci da scoprire. Qui c’è anche la casa museo dello scultore Ludovico Pogliaghi, che abbiamo visitato ed è spettacolare”. Un altro luogo del cuore per Marco è Laveno Mombello: “Salire con la funivia fino in alto, quando nelle giornate limpide la vista arriva fino a Milano, è qualcosa di incredibile. Uno dei più bei panorami che abbia mai visto”. Agli appassionati di attività (anche sportiva) outdoor, Chiara e Marco suggeriscono la ciclopedonale della Valle Olona, un piccolo tesoro che merita di essere conosciuto e percorso in ogni stagione. Segue l’antico tracciato della ferrovia della Valmorea, ormai dismessa, lungo la quale si è sviluppata l’industrializzazione del territorio, oggi un percorso ideale sia per chi ama i giri in bici, sia il running, sia le lunghe passeggiate. Il percorso permette anche una sosta rilassante al parco Calipolis di Fagnano Olona, nato dal recupero di un ex area dismessa. Un itinerario green e sostenibile, che regala colori da sogno in questo periodo dell’anno. Infine: Cuasso al Monte, al confine con la Svizzera. “È una bellissima gita per passeggiare nei boschi, per ammirare il foliage e anche mangiare benissimo”, sottolineano.
Una provincia tutta da leggere
E poi ci sono i gialli: non solo quelli del foliage. Per dei viaggiatori-lettori il connubio libri e itinerari è sempre presente. “Abbiamo scoperto che ci sono molti giallisti in questa zona”, raccontano i Viaggiascrittori. Dal fenomeno più recente di Sara Magnoli che continua a conquistare premi e riconoscimenti, a diverse altre firme di talento più o meno note. “La manifestazione Giallo Stresa, sul versante piemontese del lago Maggiore, è una bella occasione per scoprire scrittori anche del lato varesino”. Tra gli autori più amati della zona dai due blogger non poteva non esserci Piero Chiara. Ma ci sono diversi altri autori che anche in modi originali hanno regalato un tributo letterario alla provincia di Varese e oltre. Come Carlo Linati, giornalista e scrittore comasco, che nelle sue Passeggiate Lariane ha dedicato pagine ricche d’amore per i sentieri e i boschi tra la provincia di Varese e quella di Como, tra Appiano Gentile e Tradate. Come non ricordare poi il poeta e giornalista di Gallarate, Lorenzo Scandroglio, scomparso prematuramente la scorsa estate, che per molti anni è stato l’anima della cultura e del buon leggere anche in provincia.
Storia da amare
Paesaggi e luoghi storici hanno conquistato anche Chiara, che di bellezza se ne intende essendo cresciuta nel cuore dell’Umbria. Ville ed edifici antichi hanno lasciato il segno tra le foto e i ricordi dei due blogger. “Sicuramente oltre ai siti più famosi da visitare in provincia di Varese c’è anche una serie di monumenti di luoghi che secondo noi hanno delle potenzialità per essere scoperti sempre di più”, spiegano. Tra questi, tra le tappe invernali da non perdere, ci sono il monastero di Torba e il vicino parco archeologico di Castelseprio. “Secondo noi l’intero complesso è ancora poco conosciuto rispetto alla sua bellezza”. Altra tappa è a Villa della Porta Bozzolo con il suo parco: “Una delle più belle ville che ho mai visto”, aggiunge Chiara. E poi c’è un “gioiellino”, che non è sempre visibile, ma che davvero colpisce tutti quando ne sentono parlare. “Il rifugio antiaereo nel centro di Varese”, spiega Chiara: “Durante l’anno ogni tanto vengono organizzate delle visite guidate, si può camminare lungo questo tunnel sotterraneo che si trova sotto il Parco Bassetti, che era stato creato durante la Seconda Guerra Mondiale 68
in previsione dei bombardamenti. Una cosa davvero particolare”. E visto che viaggiare non è solo vedere, ma è anche esperienza, l’ultima domanda è per Chiara: quale esperienza non hai ancora fatto e vorresti fare in provincia di Varese? “Andare in barca a vela sul lago e vedere l’eremo di Santa Caterina del Sasso dall’acqua, deve essere fantastico. E non ho ancora visitato il birrificio Poretti in Valganna: siamo appassionati di birra e quella è una tappa che vogliamo fare assolutamente”.
5 cose da vedere a Varese
Dall’alto: Piazza San Vittore, Santa Caterina del Sasso e Villa Museo Pogliaghi a Santa Maria del Monte
Marco e Chiara nel loro blog hanno dedicato diversi post alla provincia di Varese, e uno in particolare al capoluogo, intitolato 10 cose da vedere a Varese: una mini-guida valida sempre per ammirare punti particolarmente affascinanti della città e divertirsi a vedere come mutano e cambiano nel corso delle stagioni. Ecco 5 tappe da non perdere indicate nella guida (le altre vi invitiamo a scoprirle sul loro blog viaggiascrittori. com) 1. Giardini e Palazzo Estense. Il parco è ispirato a quello del palazzo imperiale di Schönbrunn a Vienna. Consiste in una fusione tra elementi romantici e francesi, il cui fulcro è un ninfeo posto su un’altura. 2. Villa Mirabello e Torre Robbioni. Villa Mirabello, che fu costruita nel XVIII secolo dal Conte Gaetano Stampa, oltre a offrire scorci “instagrammabili” è sede del Museo civico archeologico. Una tappa obbligatoria a Varese. 3. Corso Matteotti. Il corso è fiancheggiato dalle cosiddette case “a lista”. In passato, svolgevano la funzione di bottega e abitazione privata. Al piano terra, sotto i portici, c’era l’ingresso dei negozi; al primo e secondo piano stava invece l’abitazione. Oggi è l’arteria pulsante della città. 4. Arco Mera. Fu costruito per volere del canonico Luigi Mera, e si distingue per alcune statue e bassorilievi. Come materiale fu utilizzata la pietra di Viggiù, proveniente dalle cave della Val Ceresio. 5. Antico Monastero di Sant’Antonino. Il civico 53 di Corso Matteotti. Appena varcato l’ingresso del chiostro, ci rendiamo conto di quanto questo luogo rappresenti una vera e propria oasi all’interno del centro storico di Varese. Fa parte del complesso conosciuto come “Casa Veratti”. Oggi è possibile passeggiare nel chiostro e sotto il porticato, ammirando uno spaccato della vita varesina di un tempo. E segnalano: “C’è anche un bellissimo gatto, un po’ altezzoso, di proprietà del guardiano...”
69
L’importanza della pianificazione successoria e della tutela del patrimonio per le generazioni future
di Maurizio Macchi, Gian Paolo Bonsignori e Simone Filippini Consulenti Finanziari di Banca Widiba
La pianificazione successoria è uno dei principali presupposti per tutelare il patrimonio familiare nel tempo e per predisporre una strategia chiara ed efficace di trasmissione dei beni agli eredi. Dovremmo tutti guardare al passaggio generazionale come a un aspetto fisiologico che segue il nostro ciclo di vita e portarlo avanti in modo da proteggere l’eredità per le generazioni future, valutando in anticipo tutti gli strumenti a disposizione per garantire continuità aziendale e armonia fra i membri della famiglia. Pianificare in anticipo la propria successione, inoltre, permetterebbe di sfruttare significativi vantag-
gi in termini fiscali, identificando le strategie più adatte per minimizzare l’impatto fiscale e gli oneri a carico degli eredi. Sebbene, quindi, gli aspetti positivi di un passaggio generazionale ponderato siano numerosi, quel che emerge da una ricerca ISTAT del gennaio 2021 va in direzione opposta: in Italia le persone con oltre 65 anni d’età rappresentano il 23.6% della popolazione, ma di queste solamente l’8% fa una successione testamentaria (fonte Gfk Eurisko). Questi dati sono il risultato di una informazione poco diffusa e di una componente scaramantica tutta italiana e, insieme, dimostrano quanto sia importante parlare di questa tematica per affrontare in tempo passaggi chiave come lo sviluppo di una strategia a lungo termine per la conservazione del patrimonio familiare e aziendale. Infatti, per contribuire alla divulgazione di informazioni di carattere finanziario e sensibilizzare i cittadini su temi delicati come questi, i consulenti finanziari di Banca Widiba organizzano periodicamente incontri sulla pianificazione
successoria, come quello dell’11 novembre con il Rotary Club di Appiano Gentile e delle Colline Comasche. Anche in questa occasione sono stati trattati i principali rischi legati all’affidarsi esclusivamente alla legislazione per questioni ereditarie e condivisi i maggiori benefici dell’essere protagonisti delle scelte sul futuro dei propri beni, decidendo in anticipo come e a chi destinare il patrimonio, aziendale e non. Pensare all’equilibrio tra le esigenze del presente e le ambizioni future, sia sotto il profilo aziendale che personale, è responsabilità di chi oggi detiene il patrimonio e ha la possibilità di predisporre in tempo un passaggio bilanciato e funzionale, con un’equa distribuzione della ricchezza. Identificare e definire quali siano le soluzioni più adatte per ciascuno richiede una forte componente di personalizzazione che solo un consulente finanziario certificato è in grado di sviluppare, in base alle esigenze di ogni cliente. Contattaci per scoprire di più.
Ufficio della consulenza finanziaria di Varese, via V. Staureghi 11 Maurizio Macchi
Gian Paolo Bonsignori
Simone Filippini
mauriziomacchi.widiba.it
gianpaolobonsignori.widiba.it
simonefilippini.widiba.it
231 3472654378
231 3351990600
231 3285641154
107 maurizio.macchi@cfwidiba.it
107 gianpaolo.bonsignori@cfwidiba.it
107 simone.filippini@cfwidiba.it
INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
SPORT
sottozero
I
SPORT
NUOTO SOTTOZERO
¡ ¢ £
¤
¥
¢ £
¦ £ £ £
£
LEGNANO | C.so Garibaldi, 2 - Tel. 0331.45.23.07 RHO | Piazza San Vittore, 13 - Tel. 02.934.17.97 WWW.ANDREAPATERNOSTRO.IT
DISTRIBUTORI
AU TO M AT I C I
In cucina
Il perlage fine in stile Quadra
OFFICIAL MEMBER OF
WWW.MECCANICHEOROLOGIMILANO.COM
di Moda
S
¡ ¢
£ £ ¤ ¤ ¥ £ £
¦ §
§
¨ © ¨ ¨
¨ ¨ ª ¨ ¨ ¨ £ ¨
LE INFORMAZIONI SONO IMPORTANTI. DIFENDILE DA ORECCHIE INDISCRETE!
Utilizziamo le più moderne apparecchiature per le bonifiche da microspie, telefoniche e telematiche, rinnoviamo costantemente la formazione dei nostri tecnici e ci dotiamo di strumenti idonei a fronteggiare un “nemico” sempre agguerrito ed aggiornatissimo. Operiamo su tutto il territorio nazionale sempre e solo con nostri tecnici, senza mai affidare a terzi i nostri servizi garantendo il massimo della riservatezza.
ASSOCIATA
Contattaci al numero 331 455 53 75 o visita il nostro sito.
Stopmicrospie.it è un brand della DDS Investigazioni
Troppe volte ci capita di sentire queste affermazioni: "il fotovoltaico costa troppo!”, “il fotovoltaico non conviene!”. Da qui nasce la nuova campagna di sensibilizzazione di Elmec Solar. Se un’immagine vale più di mille parole, con questa iniziativa invitiamo ciascuno a chiedersi quanto costi veramente rinunciare al fotovoltaico. Dimentica i luoghi comuni e non chiudere gli occhi di fronte alle devastanti conseguenze del global warming. elmecsolar.com
#QuantoTiCosta INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
Motori
FORD AMPLIA LA GAMMA MUSTANG CON MACH-E
I
l primo veicolo dell’Ovale blu che combina le prestazioni sportive con una guida a zero emissioni. Con un motore ad alimentazione interamente elettrica e disponibile sia in versione con trazione posteriore che integrale, il primo SUV della famiglia Mustang è in grado di passare da 0 a 100 Km/h in soli 3,7 secondi. Tutto con un solo pedale: One Pedal Drive. L’accelerazione e la decelerazione avvengono rispettivamente premendo e sollevando il pedale dell’acceleratore, mentre il pedale del freno rimane attivo per le situazioni in cui è richiesta una maggiore potenza di frenata. All’interno dell’abitacolo Mustang Mach-E apre nuovi orizzonti con tecnologie ancor più sofisticate: il sistema SYNC di nuova generazione che consente di personalizzare più di 80 impostazioni; il machine learning che apprende le
abitudini del conducente per fornire al momento opportuno i giusti suggerimenti. Phone-As-A-Key che consente di aprire l’auto senza utilizzare la chiave; i sistemi di guida assistita, parcheggio e prevenzione degli incidenti, che offrono un’esperienza di guida a prova di stress; e, infine, Intelligent Range che elimina qualsiasi preoccupazione sull’autonomia, che può arrivare fino a 610 Km, poiché stima quella residua in base al comportamento di guida del conducente e alle condizioni meteorologiche. La ricarica è semplice e veloce attraverso il caricabatterie da parete, disponibile nella versione da 7,4 kW e da 11 kW, che può ricaricare la batteria della Mach-E dal 10% all’80% in circa 6 ore. Mach-E permette al conducente anche di adattare l’esperienza al volante al suo stato d’animo selezionando la modalità di guida preferita. Si chiamano Whisper,
Gruppovis Varese – Castellanza Saronno – Casorate Sempione www.gruppovis.it informazione pubblicitaria
Active e Untamed e sono progettate per immergere il conducente in una data atmosfera modificando ciò che vede, sente e avverte quando è alla guida. La prima è la più rilassante con comandi di sterzo più leggeri; una risposta dell’acceleratore più delicata e un’atmosfera più silenziosa. La seconda, la Active, bilancia la serenità del veicolo elettrico con la performance di guida votata al divertimento della Mustang: l’abitacolo presenta una luce blu soffusa mentre la modalità EcoMode contribuisce a massimizzare l’efficienza energetica. Se, invece, il conducente desidera un po’ più di verve, può passare alla modalità Untamed. Questa affina lo sterzo, migliora la risposta dell’acceleratore e offre la sensazione di scalare in decelerazione; prestazioni a cui fanno eco suoni più ruggenti, illuminazione arancione e linee dinamiche sul display.
NUOVO BMW CE 04. DISEGNATO PER UNA NUOVA ERA.
Con il nuovo veicolo elettrico BMW CE 04 entriamo davvero in una nuova era per quanto riguarda il design, la connettività intelligente e la mobilità urbana. Vi aspettiamo nelle concessionarie di Bike House Group per illustrarvi tutti i dettagli di questa Electric Star che sarà disponibile dal mese di Febbraio 2022. Oggi supportata da contributi statali fino a € 4.000. TI ASPETTIAMO.
Bike House Group Concessionarie BMW Motorrad Grandate (CO) - Viale Giacomo Leopardi, 34 Tel. 031 311 6100 Varese - Viale Belforte, 2 Tel. 0332 181 5700 info@bikehousegroup.com www.bikehousegroup.com
bikehousebmw
BikeHouseMotorrad
ARKANA E-TECH SI ISPIRA ALLA TECNOLOGIA DELLA FORMULA 1
H
a forme fluide ed eleganti. È robusta e spaziosa proprio come un Suv. Ha un design unico, con colori esclusivi, calandra sportiva e doppio scarico cromato. È innovativa e connessa. È un Suv coupè di segmento C. Ha una silhouette filante ma è considerata a tutti gli effetti una cinque posti. Ha una plancia moderna con due display e una disposizione razionale dei comandi. È Arkana, il nuovo modello Renault, una vettura ibrida, automatica e a trazione anteriore. I 14 sistemi di assistenza alla guida Renault easy drive affiancano il guidatore in tutti gli spostamenti. Dalla funzione Easy Park Assist, parcheggio mani libere, alla guida autonoma di secondo livello. Ha un sistema multimediale compatibile con Android Auto e Apple CarPlay: per questo è connessa e intuitiva. Il modello full hybrid E-Tech si ispira alla tecnologia della Formula 1. In città, se si parte con
trazione elettrica si copre fino all’80% del tempo. In questo modo è possibile risparmiare fino al 40% sui consumi di carburante rispetto a un motore a benzina equivalente. La batteria si ricarica automaticamente durante la marcia grazie alla frenata rigenerativa. Le 1.3 TCe, invece, sono “microibride”, ovvero abbinano al motore quattro cilindri turbo benzina una batteria di piccole dimensioni, che dà un contributo marginale alla marcia del veicolo. I consumi, comunque, sono piuttosto contenuti (soprattutto in città) e la vivacità in ripresa non manca. Arkana, come tutte le sport utility, ha lo scopo di mettere a proprio agio i passeggeri, in città come in autostrada. Applica il dinamismo stilistico delle coupé al concetto di sport utility, con una linea che incuriosisce e una meccanica solida: tetto spiovente, lunotto allungato, terzo volume appena accennato. L’allestimento R.S. Line pone l’accento sui dettagli sportivi, con fascia centrale
Renault Dacia G&G Paglini Viale Valganna 130, Varese Viale Don Minzoni 12, Castellanza Viale Lombardia 24, Gallarate Via Piave 20, Azzate informazione pubblicitaria
in simil carbonio, filo rosso che percorre tutta la plancia, incorniciando la losanga sul volante e arrivando sui sedili di pelle e tessuto scamosciato. Sul fronte multimedialità, l’Easy Link è l’interfaccia mutuata dal resto della gamma, con il suo schermo touch verticale da 9 pollici. Arkana ha un comportamento gradevole su strada: una certa agilità nel fare le curve, insieme a un rollio presente, ma mai troppo accentuato. Sul territorio il concessionario Renault Paglini è presente con quattro sedi: Varese, Azzate, Gallarate e Castellanza. I rivenditori della concessionaria sono: Autoremo a Castano Primo, Autocastello a Legnano, Nikar a Cassano Magnago e Barberi Auto a Sesto Calende.
SOLUZIONI DIGITALI PER L’INDUSTRIA Portiamo la tua azienda nel futuro attraverso le tecnologie della trasformazione digitale
“Cambiare il modo in cui le persone lavorano, creano e collaborano”
Customer Service Portal
Realtà Aumentata
Aumenta la profittabilità post-vendita con SERVICELY: un’unica piattaforma per la gestione del servizio al cliente. Servicely permette di gestire in modo completo e automatizzato la vendita delle parti di ricambio, la distribuzione di documentazione tecnica e le richieste di assistenza dei tuoi clienti. Tutto perfettamente integrato con i tuoi sistemi aziendali.
L’ AR rivoluziona il modo di interagire con la realtà grazie alla capacità di ridurre la distanza tra mondo digitale e fisico. Offriamo soluzioni AR per accelerare la progettazione, migliorare il marketing e le vendite, rivoluzionare l’assistenza ed il servizio clienti.
Xplo è una startup che progetta e sviluppa soluzioni digitali per l’industria con particolare focus su tecnologie 3D e di realtà aumentata. Le nuove tecnologie e i cambiamenti del mercato manifatturiero stanno trasformando le esigenze dei consumatori, costringendo così le aziende ad adeguare la propria proposta di valore per restare competitive. Xplo supporta le imprese manifatturiere in questo processo di trasformazione digitale.
(+39) 3519804768
info@xplo.com
WWW.XPLO.COM
Via Cavour, 2 22074 Lomazzo (CO), Italy
RUBRICHE SU
CULTURA E DIGITALE
Il mondo visto da un’illustratrice
Tendenze: oltre la meta
La formazione è tutto
CASTELLANZA GALLARATE AZZATE VARESE renaultpaglini.it
CULTURA E DIGITALE
Terza pagina IL MONDO VISTO DA UN’ILLUSTRATRICE La storia di Paola Formica racconta alla perfezione come è cambiato nel tempo (e non solo per via del digitale) un mestiere che è totalizzante e immersivo. Serve tanta fantasia per saper illustrare oggi la realtà, soprattutto quando deve essere spiegata ai bambini o quando il soggetto è un tema sociale
L’
illustrazione come missione, ragione di vita e immersione totale nel mondo della fantasia, per trasmettere a chi legge un messaggio di pace e uguaglianza, ma anche di spensieratezza e di piacevole fuga dalla realtà. Paola Formica disegna da sempre, da quando era una bambina alle elementari, inventava storie e personaggi modificando addirittura le illustrazioni presenti nei libri di testo. Una passione forte e sincera che le ha permesso di farsi un nome nel difficile mondo dell’editoria e di continuare a divertirsi lavorando, cosa non facile nel mondo globalizzato di oggi. “Ho sempre voluto fare questo mestiere, ho frequentato il liceo artistico a Milano e l’Accademia di Brera, dove ho seguito il corso di scultura di Giancarlo Marchese. Allora pensavo che un artista dovesse essere completo, saper dipingere e scolpire,
poi mi sono resa conto che per fare la scultrice avrei dovuto avere uno studio e soprattutto grande disponibilità economica. Non mi vedevo a fare fusioni in bronzo, così ho lavorato un po’ con la creta e poi ho smesso. Mi piaceva
però anche l’incisione, che ho praticato per più tempo”, spiega Paola Formica, 59 anni, che vive e lavora a Milano. “Allora le scuole per
Mario Chiodetti
illustratori e fumettisti erano di là da venire, così mi sono formata da sola, lavorando per un paio d’anni in un’agenzia pubblicitaria, ma alla fine il tipo di grafica era troppo tecnico, e così incominciai a girare per le case editrici per mostrare i miei disegni. Arrivai in Rizzoli, e finalmente incominciai a collaborare per alcune testate, tra le quali il ‘Corriere dei Piccoli’, ‘Snoopy’, ‘Bella’ e ‘Brava Casa’”. Paola disegna senza sosta, giorno e notte come, ama ricordare, in anni ‘matti e disperatissimi’,
87
CULTURA E DIGITALE
TERZA PAGINA
Paola Formica attualmente collabora con il settimanale “La lettura” del “Corriere della Sera”, per il quale ha disegnato anche una graphic novel, e soprattutto con l’editore San Paolo, che pubblica il “Giornalino”, testata centenaria, e “Gbaby”.
collabora come illustratrice di testi scolastici e intanto apre lo Studio Pack con un socio, specializzandosi nelle illustrazioni per bambini. “Sono stati anni faticosi ma pieni di soddisfazioni. Lavoravamo soprattutto per riviste e libri scolastici, e poi c’era la parte più creativa, quella degli albi per bambini dai tre anni in su, che oggi sono collezionati anche dagli adulti”. L’artista milanese, che ha una specializzazione in Incisione e Illustrazione alla Scuola d’Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano, crea splendidi albi “senza parole”, in cui i disegni raccontano storie molto spesso riprese dalla realtà. 88
“Tra gli albi ai quali sono più affezionata c’è ‘Orizzonti’, storia di un bambino che dall’Africa arriva in Europa, illustrato con immagini forti e decise, rivolte anche agli adulti, un’opera adottata anche in un master di comunicazione all’università. Poi ricordo ‘Sogni d’oro’, in cui una bimba per addormentarsi chiede aiuto alla fantasia; ‘Cuori di tigre’, storia di una sposa bambina che trova dentro di sé la forza per evadere dal suo destino cavalcando una tigre. Qualche volta collaboro anche con alcuni scrittori, come nel caso de ‘Il segreto dei papà’, con il testo dello psicoanalista Luigi Ballerini, o de ‘La scuola sotto l’albero’,
con quello del magistrato fiorentino Luciana Breggia, che insegna ai ragazzi l’amore e il rispetto per la natura. O ancora ‘Mimosa in fuga’, in collaborazione con Serena Ballista dell’Unione donne italiane di Modena, il racconto di una piccola mimosa che non vuole più essere trattata come un regalo ma diventare il simbolo del femminismo”. Paola Formica va spesso nelle scuole, nelle librerie e biblioteche a presentare i suoi lavori e ama insegnare: “Tengo da tempo il corso di ‘Illustrazione della fiaba’ alla Scuola del Fumetto di via Savona a Milano, mi piace molto stare con i ragazzi ai quali insegno a disegnare a mano libera”. Il lavoro dell’illustratore, infatti, con l’avvento del digitale, negli ultimi anni è cambiato moltissimo. “Oggi lavoro soltanto in digitale. Sono le case editrici a richiederlo, vogliono rapidità nella consegna. Poi la tecnologia aiuta parecchio, per esempio a sostituire gli sfondi o a cambiare i movimenti dei personaggi della storia. Disegno per lo più con Photoshop, ma le possibilità sono infinite, si possono ‘costruire’ pennelli e matite personalizzati. Gli schizzi delle illustrazioni, però, li realizzo ancora a mano, a matita. Insegno ai ragazzi la tecnica
manuale, perché senza questa base è molto difficile passare direttamente al digitale”. Paola Formica attualmente collabora con “La lettura” del “Corriere della Sera”, per la quale ha disegnato anche una graphic novel, e soprattutto con l’editore San Paolo, che pubblica il “Giornalino”, testata centenaria, e “Gbaby”. Per l’anniversario dantesco ha realizzato tre immagini di grande suggestione sempre per il quotidiano milanese. “C’è Dante con Beatrice, illustrazione ispirata a un quadro di Chagall, poi il sommo poeta che entra nella selva oscura e, nell’ultima immagine, apre la Commedia lasciando che i fogli del libro si disperdano nel vento. Amo molto i temi sociali, le storie di persone, che spesso illustro soltanto per me stessa. Ora ho in mente un progetto legato alla vita nel carcere, che svilupperò a breve. Starei sempre in casa a disegnare, ma ogni tanto devo pensare anche alla famiglia. Non per niente, i miei due figli mi dicono sempre che vivo in un mondo tutto mio”.
Superbonus 110% Con le agevolazioni del Decreto Rilancio potrai detrarre, a determinate condizioni, fino al 110% delle spese di efficientamento energetico e antisismico. Per saperne di più e conoscere anche le date degli eventi e dei corsi dedicati al tema del Superbonus visita il sito unicredit.it
unicredit.it/superbonus
Messaggio pubblicitario
Al fianco di privati, condomini e imprese. Al 110%.
UNICREDIT PER L’ITALIA
CULTURA E DIGITALE
In libreria
Silvia Giovannini
Il marketing per una società migliore
Maschere
‘‘S
pesso una maschera ci dice più cose di un volto” scriveva Oscar Wilde. Dalla Commedia dell’Arte personaggi e costumi nella grafica tra Seicento e Novecento. Un volume perfetto anche come strenna natalizia. La maschera come “passione, fantasia, satira al servizio della politica, espressione dell’anima di un popolo, emblema di una società, oggetto di culto, motivo iconografico tra i più accattivanti che trascende il tempo e la moda. Un viaggio attraverso la produzione grafica avente per soggetto la maschera: una storia tutta da guardare secondo una duplice valenza, teatrale e culturale”. In una dimensione dove, citando Pirandello, “non è facile distinguere l’essere dall’apparire”.
90
‘‘N Il maialino di Natale
G
li ingredienti ci sono tutti: una coppia d’eccezione – l’eclettica autrice mamma di Harry Potter e il pluripremiato artista illustratore Jim Field –, la tenera storia e un protagonista che entra nei cuori. Jack adora il suo maialino di pezza,
Mimalino, detto Lino. Una Vigilia di Natale succede una cosa terribile: Lino si perde. Ma la Vigilia è il giorno dei miracoli, è la notte in cui tutto può prendere vita. Jack e il Maialino di Natale, si imbarcano in un piano audace per salvare il miglior amico che il bimbo abbia mai avuto. A 20 anni dall’uscita al cinema del primo capitolo della saga del mitico maghetto, un nuovo personaggio a cui affezionarsi.
ell’economia e nella società il marketing crea valore per le persone, le istituzioni e le imprese (...)”. Intorno a questa dichiarazione contenuta nel Manifesto del Marketing si snoda il percorso del libro, che si sviluppa in diverse direzioni complementari: il contributo del marketing alla società e al mondo accademico; le tendenze nella letteratura accademica; il punto di vista di manager e imprenditori sul ruolo del marketing per accrescere il vantaggio competitivo.
E ora diamo il benvenuto al nuovo anno. Pieno di cose che non ci sono mai state. Rainer Maria Rilke
Le ortensie blu
Colori in giornate di quarantena
S
torie e personaggi del Lago d’Orta. Lorédane DemontVadori, l’autrice, ripercorre la storia dei suoi antenati risalendo fino al 1470, anno in cui il capostipite Girolamo Morone nasce a Milano da una nobile famiglia al servizio degli Sforza. La storia è narrata dal reverendo don Mauro Moroni, che racconta gli avvenimenti a partire dal momento in cui il padre, prima di morire, gli rivela il segreto di famiglia: l’esistenza di un tesoro dei Templari, senza svelargliene il nascondiglio. Inizia così una vera caccia al tesoro che lo porterà nei luoghi dove hanno vissuto i suoi avi. Un quadro di vita del passato.
A
Le ricette della Gran dama
Q
uando la cucina diventa emozione ed arte. Si conferma il talento letterario del Presidente della Comerio Ercole, Presidente della LIUC - Università Cattaneo
e Past President dell’Unione Industriali varesina, Riccardo Comerio. Dopo il lavoro dedicato alle riflessioni “tra pandemia e infodemia”, ecco alla luce quello che era il progetto iniziale: un volume tra suggestioni storiche medioevali e gustose ricette, con i consigli del nutrizionista Bonetti e un intento benefico.
l termine di un secondo anno difficile a causa della pandemia, questo volume resta a ricordo del tempo sospeso. Un diario di viaggio illustrato dagli scatti di Pier Bottini e arricchito dalle riflessioni di autori vari, testi curati da Emilio Brambilla, con il patrocinio del Comune di Lonate Pozzolo. Ecco un assaggio di questi pensieri che portano il lettore a una riflessione per parole e immagini: “Cogliere l’attimo per fermare il tempo, regala l’incomparabile gioia di apprezzare” (L.A. Costantini).
Twitter:
91
CULTURA E DIGITALE
Comunicare
Silvia Giovannini
OLTRE LA META A dicembre è d’obbligo una sbirciata alle anticipazioni sulle tendenze social del futuro. Quest’anno, però, a farla da padrone è la riflessione sul Metaverso lanciata da Zuckerberg
‘‘S
trade? Dove andiamo noi non ci servono... strade!” Se Marty Mc Fly dovesse preoccuparsi oggi del suo “Ritorno al futuro”, di certo la strada sarebbero il minore dei problemi. Ricordate quando, tra Natale e Capodanno, le radio passavano le top delle classifiche musicali dei mesi appena trascorsi e già si affermavano i pezzi dei successivi? Ecco. Ora, alla fine del 2021, la vera domanda è: quali sono le tendenze social che hanno caratterizzato l’ultimo periodo e quali saranno i trend del 2022? E, infatti, in rete già da mesi circolano le top ten tra previsioni, analisi basate sui comportamenti passati e sfere di cristallo. Ma non è esattamente come per il mercato discografico:
complice la rapidità di innovazione, i repentini cambi di mood delle generazioni più giovani e una pandemia che ha avuto - e ha - un indubbio impatto su praticamente tutto, per sapere cosa succederà nei prossimi mesi servirebbe,
Per i comunicatori e per le imprese, il consiglio è avere gli occhi aperti per gestire al meglio il cambiamento. Per tutti serve una presa di coscienza etica 92
per tornare al nostro Marty, decisamente la Delorean di una delle saghe cinematografiche più famose della storia. Per chi si occupa di comunicazione un bel nodo da sciogliere. Fare previsioni, diciamolo una volta per tutte, è impossibile. Tanti dubbi e
una sola certezza: siamo di fronte a territori inesplorati, panorami che cambieranno non solo il mondo della comunicazione ma le relazioni tra le persone, il modo di giocare, lavorare, studiare, consumare, vivere. Con complicazioni non da poco. Tutti quelli che un tempo faticavano ad azionare il video registratore e che oggi si rifiutano di aprire un profilo
Il Metaverso, la tecnologia immersiva, quella che l’inventore di Facebook chiama “sensazione di presenza”, un Internet in cui non guardi l’esperienza per viverla ma ci sei dentro social o non comprano on line per paura, siano ben consapevoli: non si tratta più di essere boomer – che in fondo non è poi così male – ma degli emarginati. Sarà bene, invece, stare molto attenti ai cambiamenti che ci circonderanno, perché investiranno ogni ambito delle nostre vite. Andranno... oltre! Meta, letteralmente. Meta, cioè il prefisso greco che meglio rappresenta il cambiamento. E qui la citazione è d’obbligo: il Metaverso, citato da Mark Zuckerberg il padre di Facebook, come “l’inizio del prossimo capitolo per Internet”. Un capitolo che sembrerebbe un seguito e, invece, è un inizio. Come? Dai testi alle immagini ai video, il percorso è stato semplice: il prossimo passo è di un altro livello proprio. Si tratta della tecnologia immersiva, quella che appunto Mark chiama “sensazione di presenza”, un Internet in cui non guardi l’esperienza per viverla ma ci sei dentro. Più che di metaverso, il tutto sa di metafisico. Insieme
intrigante e spaventoso. Pur essendo la portata della cosa diff icile da immaginare, è lampante come un progetto di questa portata, tra ambizione e fantascienza, non possa rivolgersi solo al mondo della comunicazione, o del gaming, ma ad ogni aspetto della sfera sociale. Curiosamente, di fronte a queste immagini, viene più semplice collegarle alla filmografia fantascientifica e a scenari distopici da romanzo, che pensare a queste idee come alla evoluzione di forme, seppure innovative, di narrazione social come reel, storie, video con i droni e via dicendo. Probabilmente, cambiando ambito, la portata della rivoluzione sarà equiparabile a quella dell’industria 4.0 in cui è la connessione e non la macchina a caratterizzare l’innovazione. O, forse, come pensano alcuni, si tratterà solo di una bolla, sullo stile di
Second Life, destinata a scoppiare prima di essere volata. Ma sono ragionamenti per ipotesi, staccati dal reale: per quello - è proprio il caso di dirlo - chi vivrà vedrà. Per i comunicatori e per le imprese, il consiglio è il solito: non è possibile stare fuori. È bene avere gli occhi aperti, sia alla ricerca di opportunità, sia per gestire
al meglio il cambiamento. Come persone, invece, conterà – e guarda caso è uno dei punti chiave del post di annuncio del Metaverso urbi et orbi scritto da Zuckerberg – la nostra responsabilità. Un cambio di paradigma, che sulla carta, si avvicina tremendamente a un racconto di fantascienza, comporta una presa di coscienza etica per ciascuno. Soprattutto per i genitori di chi nel 2022 sarà ancora troppo giovane per porsi il problema. Perché, ancora una volta, dove andremo non ci saranno strade.
93
OPEN DAY - Lauree triennali 3 febbraio 2022 - ore 14.30 Test di ammissione On-line: ECONOMIA AZIENDALE 16 febbraio 2022 - ore 14.30
INGEGNERIA GESTIONALE scegli la tua data su: www.cisiaonline.it
SCOPRI DI PIÙ
www.info.liuc.it
Dal web LA FORMAZIONE È TUTTO Le ultime notizie sulle #ImpresediVarese dal web e dai social network. Solo su
Un manager della sostenibilità per il Tessile
Competenze Aerospaziali
L
e competenze necessarie per la crescita dell’industria aerospaziale lombarda e i rapporti di filiera tra i grandi player e le pmi. Sono stati questi i temi posti al centro del primo incontro del ciclo “Tempi moderni 2050” organizzato da Fondazione Leonardo e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e che, come tappa inaugurale, ha scelto uno dei territori culla del volo in Italia: Varese.
I
l Technology Sustainability Manager è sempre più richiesto dalle imprese del tessile abbigliamento: un professionista in grado di mettere a punto soluzioni innovative per ridurre sprechi e impatti sull’ecosistema. Come diventarlo? Sul territorio si apre un’opportunità: un percorso organizzato dalla Fondazione ITS Cosmo al Centrocot di Busto Arsizio.
Dai social network
A Glocalnews, anche il tema della plastica con LATI e della sicurezza informatica con Elmec e Cubesys e le imprese del Terziario Univa.
Jacopo Moschini è il nuovo Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia per il triennio 2021-2024.
Con le tanto amate lucine di Natale, che illumineranno le nostre feste, un augurio di buon Natale e felice Anno Nuovo dalla nostra redazione! 95
CULTURA E DIGITALE
#ImpresediVarese Aspettando Natale: una selezione di post di Instagram delle imprese di Varese. L’account dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese è
96
Concessionaria per Varese e Provincia. Seguici su: