ANNO XX · N.5
SETTEMBRE 2019
VARESEFOCUS
L’industria varesina studia la Cina Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA
EDITORIALE
Il “made in Varese” nel mondo Vittorio Gandini
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a vocazione alle esportazioni e ai mercati esteri delle imprese del nostro territorio non è sicuramente una novità, come testimoniano anche i dati relativi all’export, che nel 2018, in provincia di Varese, ha raggiunto quota 10,5 miliardi di euro, con una crescita del 5,3% rispetto all’anno precedente. Un fenomeno che riguarda di fatto tutti i settori merceologici; i prodotti realizzati dalle nostre imprese sono apprezzati in tutto il mondo per la loro qualità e affidabilità. Il “Made in Varese” è una sorta di valore aggiunto che riesce a distinguersi all’interno di quello ovviamente ben più ampio del “Made in Italy”. Questo grazie al lavoro delle nostre imprese, che si fanno valere su tutti i mercati mondiali con l’unica arma davvero efficace, capace di vincere la concorrenza, anche la più agguerrita, che è quella della professionalità e che si traduce nell’obiettivo quotidiano di cercare sempre di migliorarsi. C’è molta richiesta di prodotti italiani sui mercati mondiali, forse più di quanto noi stessi immaginiamo. È quindi necessario, da parte delle imprese, guardare sempre più, non solo oltre i confini nazionali, ma anche oltre quelli europei. Fa infatti quasi sorridere parlare di mercati internazionali quando si fa riferimento ai rapporti tra Italia, Germania e Francia, vista la tradizionale vicinanza che contraddistingue le relazioni commerciali di questi Paesi. Occorre affacciarsi quindi verso nuove realtà, come la Cina, un Paese che sta crescendo in maniera esponenziale, immerso nella rivoluzione digitale e tecnologica, il quale è stato la meta della TechMission di giugno, che ha visto l’Unione degli Industriali della provincia di Varese curarne gli aspetti organizzativi. Missione tecnologica, come le precedenti negli Stati Uniti, finalizzata a toccare con mano e osservare con i propri occhi una realtà che ha fornito molti spunti di riflessione, anche riguardo alla competizione con la Cina che non sarà per niente facile. Siamo altrettanto consapevoli però che le nostre imprese abbiano tutte le capacità per migliorare i propri risultati, consentendo alla nostra economia di potenziare le relazioni con i mercati esteri e di accrescere le opportunità. Uno degli obiettivi di un’associazione come l’Unione degli Industriali deve essere proprio quello di accompagnare le aziende nel non facile obiettivo di esplorare nuovi mercati, soprattutto per le
Pmi, che per questioni dimensionali incontrano maggiori difficoltà. Ma un ruolo attivo in questo senso occorre che lo assumano anche il Governo e le Istituzioni, che devono impegnarsi concretamente per agevolare le imprese nel trovare sbocchi sui mercati internazionali, non soltanto difendendo l’autentico “Made in Italy”, ma anche promuovendolo. Non dobbiamo dimenticare che anche nei momenti più difficili per l’economia legati alla crisi internazionale, l’export è stata un’àncora di salvezza che ha permesso a molte aziende, non solo di resistere, ma addirittura di crescere. Tutto il Sistema Paese deve remare nella stessa direzione e ciascuno deve fare la propria parte, a partire dalla questione infrastrutturale; merci e prodotti devono poter viaggiare agevolmente, in sicurezza e nel modo più veloce possibile. Oggi purtroppo non è sempre così. È un tema di fondamentale importanza, non più rinviabile, per la competitività delle nostre imprese. Un esempio eloquente arriva proprio dal nostro territorio; all’aeroporto di Malpensa, secondo un puntuale studio di Sea, mancano almeno tre voli al giorno con la Cina, rispetto alle esigenze e alle richieste. Un gap da colmare al più presto con i nostri competitor e un tema che l’Unione degli Industriali si impegna a portare sui tavoli istituzionali. Assecondare, incoraggiare, sostenere questa naturale propensione all’export è la sfida chiave per far crescere le nostre imprese.
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Periodico di economia, politica, società, costume, arte e natura in provincia di Varese. Presidente Roberto Grassi Direttore editoriale Vittorio Gandini Direttore responsabile Matteo Fontana Direzione, redazione, amministrazione Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it
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PUBBLICITÀ Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Questo numero è stato chiuso il 5 settembre 2019. Il prossimo numero sarà in edicola con Il Sole24Ore il 28 ottobre 2019. “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore).
FOCUS
14 Varese chiama Cina
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ECONOMIA
L’industria varesina “studia” la Cina 10 Nuova Via della Seta: opportunità o minaccia per le imprese? 12 Destinazione Asia
17 L’eccellenza energetica italiana nel mondo parte dalla Valle Olona 19 Un’Armata di... moda 22 Regione che vai, risorsa che trovi
Interventi e contributi di: Federico Anselmi, giornalista; Mario Chiodetti, giornalista; Alba Ciserani, Responsabile Area Formazione Univa; Andrea Della Bella, giornalista; Cristina Di Maria Ufficio Studi Univa; Marco Giovannelli, giornalista; Giulia Grazioli, Ufficio Studi Univa; Michele Mancino, giornalista; Luisa Negri, giornalista; Ugo Nipote; Paola Provenzano, giornalista; Sergio Redaelli, giornalista. In redazione: Matteo Fontana, Silvia Giovannini, Chiara Mazzetti, Maria Postiglione. Segreteria di redazione: Barbara Brambilla, Viviana Maccecchini. Fotografie di: 123RF/Alberto Bortoluzzi; Archivio Reuters, Archivio Sea; Archivio Fausto Melotti/Andrea Adriani; Marco Astuti; Giovanna Brebbia; Centro Medico SME; Comune di Luino; Emanuela Da Ronch; Facib; Fondazione Raimondi Francesco; Chiara Mazzetti; Mattia Ozbot; Sergio Redaelli; Tintoria G. Tosi Spa; Macchi – Gruppo Sofinter.
M A R I O FORMAZIONE
SCIENZA
25 A. A. A. amante della moda cercasi
44 Prevenire invece di curare
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TERRITORIO 46 Con la testa sulla Luna 48 Da Castellanza a Sydney costruendo il futuro 52 La dislessia non è una malattia
31 Studiando la Silicon Valley 33 Internazionalità e alta formazione
▶ Arte 60 Palazzo Verbania e la Luino dei “miracoli” 63 I Sette Savi a Malpensa
63 66 Mostre e Appuntamenti
28 Civilmente educati
UNIVERSITÀ
▶ Gita a... 57 I tesori di Arcisate
RUBRICHE ▶ Provincia da scoprire 54 Un Sacro Monte da 10 e lode
▶ Sport 69 Una “scossa” di famiglia ▶ Di moda 73 M’illumino di verde
VITA ASSOCIATIVA ▶ Motori 76 In pista la nuova Porsche 911
36 Sessant’anni da Giovani
FOTO DAL MONDO 40 Centinaia di mongolfiere partecipano al Mondial Air Ballons Festival
▶ In libreria 77 Messaggi di carta
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▶ Dal Web 80 Onore al merito
FOCUS
L’industria varesina “studia” la Cina La TechMission 2019 ha fatto tappa a Pechino, Shanghai e Shenzen: una missione nei “santuari” delle nuove tecnologie e dell’innovazione dove gli imprenditori hanno potuto toccare con mano e vedere con i propri occhi le peculiarità della realtà cinese
Con 1 miliardo e 400 milioni di abitanti, la Cina rappresenta il
Marco Giovannelli 20% della popolazione mondiale. Il prodotto interno è pari a 13,9
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na delle parole più usate durante la missione in Cina è “impressionante”. Uno stupore figlio delle tante esperienze fatte negli otto giorni di viaggio tra Pechino, Shanghai e Shenzhen, dove anche i collegamenti tra le città hanno permesso di scoprire i tanti aspetti di un Paese grande come un continente.
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trilioni di dollari e viaggia con una crescita del 6,6%. Dagli anni ‘80 la povertà è scesa verticalmente e lo sviluppo economico ha migliorato le condizioni di vita di oltre 800 milioni di persone. Per iniziare a conoscere quella realtà i numeri sono importanti, ma la delegazione della TechMission di Confindustria Lombardia, Digital Innovation Hub e Unione degli Industriali della Pro-
vincia di Varese, composta da trenta partecipanti, ha avuto diverse opportunità durante il viaggio. Nella prima giornata dello Study Tour, Guido Giacconi della società di consulenza In3ACT ha raccontato gli scenari economici, sociali e politici, mettendo in guardia da facili entusiasmi: “Voi sarete qui una settimana e alla fine del viaggio penserete di aver capito molto della Cina. Ecco, dimenticatevelo. Io sono qui da dieci anni e ogni giorno che passa apprendo che non conosco questo Paese”. Il manager ha raccontato gli scenari futuri della Cina, i progetti più importanti e il ruolo che può giocare il nostro Paese. “Con l’ingresso nel Wto – ha spiegato Giacconi – la Cina vuole giocare un nuovo ruolo come si vede bene con il Belt and Route, che noi
FOCUS
Mezza giornata è stata dedicata alla visita del CES Asia, dove si è potuto toccare con mano lo sviluppo del lavoro in materia di Intelligenza Artificiale e varie altre innovazioni soprattutto nel campo della robotica
chiamiamo Via della Seta e il progetto Made in China 2025, con cui vogliono arrivare a essere i primi per Industria 4.0. Ci sono dieci settori prioritari e l’Italia è l’unica realtà al mondo che ha performance di primissimo livello in tutti e dieci i settori. Purtroppo, non ne abbiamo consapevolezza e non giochiamo il ruolo che potremmo mettere in campo”. La visita a Pechino si è aperta con un incontro in Kpmg. I due giorni nella capitale sono serviti ad avere un primo assaggio della realtà cinese, con un mix di dati e immersione in due delle più importanti aziende tecnologiche: Baidu e iFLYTEK. Il passaggio da Pechino a Shanghai è avvenuto con il treno dell’alta velocità che compie tutto il lungo tragitto in quattro ore tagliando la campagna, interrotta spesso dalle gru altissime che sono uno dei segni eloquenti del dinamismo cinese. Shanghai è una delle aree in cui si avverte il grande cambiamento della Cina. La delegazione ha visitato alcune aziende italiane come MTA group Spa, Riello Group ed Elemaster. In un meeting privato si è potuto entrare nelle dinamiche della presenza del nostro Paese insieme con Saro Capozzoli di Jesa Capital, Fabrizio Ferri, Amministratore Delegato di Fincantieri Cina, Alberto Casnati Global Vice Director Sales di Jiaxipera Compressor, Andrea De Sio e Alberto Cernuschi. Mezza giornata è stata dedicata alla visita del CES Asia, dove si è potuto toccare con mano lo sviluppo del lavoro in materia di Intelligenza Artificiale e varie altre innovazioni soprattutto nel campo della robotica. La terza tappa del tour si è sviluppata a
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FOCUS
Shenzhen, il cui distretto oggi è una delle zone con la maggiore concentrazione di aziende innovative non solo in Cina, ma a livello mondiale. La città è un esempio perfetto di cosa sia stato capace di fare questo Paese negli ultimi trent’anni. Da villaggio di pescatori, oggi conta 15 milioni di abitanti. Due visite di grande interesse alla BYD, “Build your dreams”, che si occupa di innovazione in ma-teria energetica. In Italia si inizia a conoscere per le forniture di bus elettrici in diverse città come Padova, Messina, Torino e Novara. La seconda tappa è stata nella sede di Tencent. Un altro colosso tecnologico “mamma” di Wechat, ovvero la App con cui i cinesi fanno tutto; una sorta di incrocio tra Whatsapp, Facebook, Paypal e Skype. È utilizzata da oltre un miliardo di persone ed è solo uno dei servizi della Tencent. Un viaggio intenso e pieno di interesse. Gli occhi si sono riempiti di meraviglie e la testa di stimoli da rielaborare. I commenti dei trenta partecipanti alla TechMission in Cina hanno sfumature diverse, ma tutti sono uniti da un fil rouge fatto di stupore. Il Paese asiatico viaggia a un ritmo incredibile, o impressionante per l’appunto, come hanno sottolineato in tanti. A partecipare alla missione, insieme al Direttore e al Presidente del Digital Innovation Hub, Giuseppe Linati e Gianluigi Viscardi, una bella pattuglia proveniente dalla provincia di Varese. Marco Astuti era il veterano e il capo delegazione. “In questa missione in Cina – racconta il prof. come lo chiamano tutti – abbiamo riproposto lo stesso format che utilizziamo da anni quando andiamo nella Silicon Valley, visitando alcune realtà e al tempo stesso incontrando imprenditori italiani che vivono sul posto. Questo ci permette di conoscere quali sono le difficoltà che hanno trovato, come le hanno risolte e quali sono le opportunità”. Un ruolo centrale nell’organizzazione lo ha avuto l’Unione degli Industriali varesina. “Dalla TechMission in Cina – commentano dall’Associazione – sono emersi moltissimi spunti su cui riflettere, a partire dalla grande attenzione per l’innovazione, che coinvolge tutto il Paese, sia le grandi realtà industriali, sia quelle più piccole. La visione unitaria che il sistema cinese dimostra di avere incoraggia la rivoluzione digitale; i cambiamenti sono quotidiani così come le opportunità per le imprese. La Cina è ovviamente anche un nostro competitor, ma la nostra industria possiede tutti gli elementi necessari per migliorare i propri risultati”. Un’altra realtà che ha preso parte alla TechMission con quattro 8
persone è stata la PreventPcb Srl, azienda di Vergiate che commercializza circuiti stampati. “È la seconda volta che partecipo a una TechMission – racconta Gaia Camilla Spaiardi –. Mi ha lasciato una forte curiosità verso le differenze culturali presenti tra questi due Paesi. La Cina è molto avanti, ma noi abbiamo molto da dare”. Per Roberto Spaiardi, IT della PreventPcb, è chiaro quanto conti la pianificazione dello sviluppo: “Qui abbiamo visto che tutti si muovono con un progetto ben preciso, con lo Stato che aiuta le aziende. Venendo qui si capisce che niente è casuale”. Samuele Astuti, un altro dei veterani delle missioni, sottolinea che “la Cina continua a cambiare di mese in mese, di giorno in giorno e noi dobbiamo interrogarci su come confrontarci e cosa mettere in campo per le opportunità che ci offre questo Paese”. Vittorio Ballerio, Ceo della Banks Srl, azienda con sede a Casale Litta che si occupa di produzione e assemblaggio di dispositivi elettronici, evidenzia che “la visita in Cina è sempre interessante, ma anche stupefacente e ci fa capire quanto la nostra nazione deve far comprendere la difficoltà che gli imprenditori devono affrontare per competere in questo mondo”. Carlo Del Grande, Ceo di B.D.G. EL. Srl, impresa con sede a Bardello, che si occupa della fabbricazione di apparecchiature elettriche ed elettroniche per l’avviamento e la protezione di motori elettrici, riflette su alcuni precedenti storici. “I romani andavano in Grecia, gli inglesi visitavano l’Italia, gli europei devono andare in Cina, perché è l’unico modo affinché il continente possa trovare nel confronto le opportunità che esistono”, conclude l’imprenditore.
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“Dalla TechMission in Cina sono emersi moltissimi spunti su cui riflettere, a partire dalla grande attenzione per l’innovazione, che coinvolge tutto il Paese, sia le grandi realtà industriali, sia quelle più piccole”
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Nuova Via della Seta: opportunità o minaccia per le imprese? Ricadute geopolitiche ed economiche inevitabili, anche in Italia e in Europa, dall’imponente progetto cinese, come spiega in questa intervista il professor Rodolfo Helg, docente di Economia Internazionale alla LIUC – Università Cattaneo di Castellanza Paola Provenzano
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l tema è di quelli controversi: la Belt and Road Initiative (Bri), ribattezza da alcuni “la nuova Via della Seta”, sta creando non poche discussioni e spaccature a livello geopolitico. In poche parole, questo è un progetto strategico per la Cina, varato nel 2013, nell’ottica del miglioramento dei collegamenti commerciali con i Paesi dell’Europa e dell’Asia: sono previsti ingenti investimenti cinesi, si parla di oltre 1.000 miliardi di dollari, per la creazione e il rafforzamento di 6 corridoi commerciali, sia terrestri che marittimi, che coinvolgono 70 Paesi e circa il 60% della popolazione mondiale. Gli Usa sono decisamente contrari al disegno del presidente cinese Xi Jinping, considerato dal loro punto di vista egemonico e neocolonialista. L’Ue è tiepida e storce il naso di fronte a un Paese che ha bassi livelli di tutela sia sul lavoro che sull’ambiente e teme l’ingerenza cinese nei piani di sviluppo infrastrutturale già in essere nell’Unione. Intanto l’Italia, la scorsa primavera, ha firmato un memorandum con la Cina; un accordo che, seppur non vincolante, ha un suo peso. In questo contesto, i fatti hanno superato il dibattito e le firme: già dal 2011 a Duisburg, in Germania, arrivano i convogli commerciali cinesi. Ingenti investimenti di Pechino sono già in essere nei porti olandesi, come anche nel Mediterraneo, lo scalo marittimo del Pireo è stato acquistato da una società cinese. E per arrivare proprio a casa nostra, dallo scalo Hupac di Busto Arsizio il 19 luglio scorso è partito il primo convoglio merci che in 18 giorni arriva in Cina.
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Della Bri parliamo con il professor Rodolfo Helg, docente di Economia Internazionale alla LIUC – Università Cattaneo: al netto delle questioni più squisitamente geopolitiche, qual è al momento la situazione, a livello di interscambio commerciale, con la Cina? Se guardiamo i dati pubblicati dall’Ice, emerge che l’Italia ha una quota abbastanza esigua di importazioni in Cina, ossia i prodotti italiani pesano l’1% di quello che entra nel mercato cinese. La Germania pesa per il 6,1%, Francia e Gran Bretagna si attestano sull’1,4% ovvero poco più dell’Italia. Gli Usa, da soli, valgono l’8,7%. Se si guarda alle esportazioni dalla Cina il 20% dell’export cinese va negli Stati Uniti, in Germania siamo al 4,5%, in Francia al 2,2%, mentre l’Italia rappresenta solo l’1,1% delle esportazioni cinesi. Indubbiamente però sarebbe opportuno parlare delle dimensioni di interscambio con l’Ue dal momento che con l’integrazione europea la politica commerciale è di competenza di Bruxelles e non dei singoli Stati. In questo senso si comprende che le cifre di cui sopra assumono altro peso: l’Ue è un mercato di riferimento per la Cina tanto quanto, se non più, del mercato statunitense. Questo progetto, restando al dato economico commerciale, potrebbe portare dei vantaggi alle imprese italiane? Teniamo conto che il progetto in sé prevede lo sviluppo di maggiori collegamenti sia via terra che via mare, il che si traduce in un impatto sui costi di trasporto e anche in una riduzione dei tempi di trasporto: le stime dicono che scenderebbe del 3 o 4% con una
conseguente riduzione del 3-3,5% dei costi. L’impatto dunque potrebbe essere quello di far rivedere le scelte di alcune imprese rispetto alla penetrazione del mercato cinese: ci possono essere aziende che a questo punto troveranno meno conveniente la delocalizzazione, anche per un aumento del costo del lavoro in Cina. Altre imprese potranno, considerando i minori costi di trasporto, valutare di intrattenere rapporti commerciali con la Cina che in passato non erano economicamente vantaggiosi. Sempre restando al dato economico commerciale, quali potrebbero essere invece gli svantaggi? In termini di ricadute che possono essere considerate negative, possiamo dire che le imprese cinesi saranno più facilitate nel portare qui i loro prodotti e questo significherà maggiore concorrenza soprattutto per le aziende lombarde: qui si concentrano già oggi le maggiori importazioni di prodotti cinesi che riguardano i settori della meccanica, dell’elettronica e del tessile abbigliamento. Non possiamo separare l’aspetto del rapporto economico
FOCUS
“Il progetto in sé prevede lo sviluppo di maggiori collegamenti sia via terra che via mare, il che si traduce in un impatto sui costi di trasporto e anche in una riduzione dei tempi di trasporto”
commerciale con la Cina, da tutto quello che ciò comporta per l’Italia sullo scacchiere globale e nel contesto europeo. Di fronte a questa nuova fase della globalizzazione ha senso, per i singoli Paesi europei, muoversi da soli con il colosso cinese? Assolutamente no, anche se l’Italia non è il primo Paese dell’Unione Europea ad aver firmato un accordo con la Cina: ricordiamo che si tratta comunque di un memorandum non vincolante il quale contiene un impegno di investimenti cinesi su 4 porti italiani per renderli più moderni e competitivi. Non va dimenticato però che l’Italia è stato il primo Paese tra quelli del G7 ad aver formalizzato un simile accordo. Questo è stato un segnale molto forte che la Cina usa a suo vantaggio contro l’accusa di comportarsi da potenza neocolonialista. Pechino sta finanziando pesantemente lo sviluppo di molti Paesi che sono attraversati dai nuovi corridoi commerciali, rendendo di fatto quei Paesi suoi debitori e quindi ricattabili. L’Italia per la Cina in questo momento rappresenta la prova che il suo non è un comportamento neocolonialista, ma sta trattando anche con Paesi del G7. In verità correre da soli, per il nostro Paese, non è opportuno proprio perché si rischia di essere ricattabili. Dovremmo riportare il tema al centro dell’Unione Europea e giocare la sfida sia dal punto di vista geopolitico, che degli aspetti economici e commerciali che sono in gioco. Mi riferisco anche a tutti quei Paesi dell’A sia centrale che, grazie a questa operazione, saranno maggiormente collegati con l’Europa e che possono diventare dei mercati di sbocco interessanti per le imprese europee. Ci sono Paesi che proprio grazie alla Belt and Road Initiative e ai suoi massicci investimenti conosceranno un forte sviluppo: la vera sfida per le nostre aziende è essere pronte ad usare i nuovi collegamenti per arrivare a quei mercati.
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FOCUS
Destinazione Asia Aumentare i collegamenti aerei tra Malpensa e la Cina: questo l’appello di Sea per riequilibrare la situazione con lo scalo romano di Fiumicino e colmare il gap con altri Paesi europei Matteo Fontana
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a TechMission 2019 ha dimostrato, ancora una volta, quanto sia strategico per le imprese il mercato cinese. Raggiungere con comodità il gigante asiatico diventa fondamentale se si vogliono sviluppare modelli vincenti di business che portino alla crescita delle aziende. Il tema dei collegamenti tra l’aeroporto di Malpensa e la Cina è purtroppo un tasto dolente, come denunciato da Sea, la società che gestisce lo scalo della brughiera. Il problema è rappresentato dalla scarsità delle rotte: una questione da affrontare al più presto dal momento che Pechino rappresenterà l’area geografica con i più alti tassi di crescita in termini di traffico nei prossimi decenni. L’obiettivo deve essere, insomma, quello di favorire l’ampliamento dei collegamenti diretti tra Malpensa e gli aeroporti cinesi, in una duplice ottica: agevolare
gli scambi commerciali, ma anche intercettare significativi flussi turistici. Purtroppo l’Italia, e non solo lo scalo della brughiera, scontano un ritardo nei confronti di altri Paesi europei, come ad esempio Gran Bretagna, Francia e Spagna, che grazie ad accordi bilaterali siglati tra i loro Governi e quello cinese, dispongono di un numero doppio di voli settimanali rispetto all’Italia. Ma c’è un ulteriore aspetto di cui tenere conto e che purtroppo penalizza il nostro Paese. Oltre infatti ad avere siglato accordi bilaterali con le autorità di Pechino, “strappando” qualche volo settimanale in più, i vettori di quei Paesi europei operano almeno in parte le rotte consentite in aggiunta a quelle operate dai vettori cinesi, che tendono a sfruttare a pieno i diritti di traffico previsti dagli accordi. L’Italia, insomma, “paga” anche da questo punto di vista; oltre al minor numero di frequenze consentite, anche la debolezza dei vettori nazionali. La situazione si fa ancora più impari se si ana-
A Milano, forte crescita della domanda, ma non dei voli diretti e il gap tra offerta di voli diretti e domanda continua ad ampliarsi
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stranieri, che godono in questo momento di una grande capacità di offerta di voli verso l’Asia. Per porre fine a questo squilibrio, che rischia di penalizzare sempre di più l’economia non solo del nostro territorio ma anche di tutto il Nord Italia, occorre quindi uno scatto in avanti della politica e delle istituzioni. Incrementare i collegamenti aerei e le rotte tra Malpensa e la Cina non è un’operazione che si può concludere dall’oggi al domani. Occorre portare a termine un accordo bilaterale tra i due Paesi e in quel contesto ampliare il tetto delle frequenze settimanali, indirizzando i nuovi diritti e i futuri voli sugli aeroporti e sulle aree di Italia e Cina con il maggiore squilibrio tra domanda e offerta. Aumentare il numero dei voli deve essere una priorità, visto il potenziale reale che oggi già esiste a livello di scambi commerciali; incrementare i collegamenti tra Malpensa e la Cina significa consentire alle imprese di cogliere quelle opportunità di crescita che un rapporto stretto con Pechino può generare. Oggi, la Cina è il settimo partner commerciale dell’Italia e rappresenta il nono mercato di destinazione delle nostre esportazioni: nel 2018, le nuove aziende italiane registrate nel gigante asiatico sono aumentate del 28% rispetto all’anno precedente. Numeri che dimostrano ancora una volta la necessità di avere rapporti economici stretti con la Cina, che passano inevitabilmente anche da più frequenti collegamenti aerei.
FOCUS
lizzano i collegamenti tra la Cina e il Nord Italia, in particolare Malpensa: il gap in questo caso è stato quantificato da Sea in almeno tre o anche quattro voli giornalieri. Attualmente, il nostro Paese può contare su 49 voli settimanali con la Cina e di questi, ben 33 operano sull’aeroporto di Roma Fiumicino e soltanto 16 sullo scalo varesino. Un altro handicap con la capitale è rappresentato dal numero di città cinesi collegate direttamente con i nostri aeroporti: Fiumicino con 9, Malpensa solo con 3. Una disparità che non ha ragion d’essere, soprattutto se si vanno a valutare e confrontare i numeri relativi agli arrivi di cittadini cinesi nel Lazio e in Lombardia, che in realtà si equivalgono. Analizzando invece il numero di cittadini italiani che raggiungono la Cina, la nostra regione rispetto a quella laziale segna un + 40% di viaggiatori, questo anche grazie all’incidenza dei viaggi d’affari. Sea sottolinea che la mancanza di collegamenti diretti con il gigante asiatico comporta anche uno svantaggio competitivo nell’interscambio commerciale, tenuto conto che circa i due terzi degli scambi tra i due Paesi sono concentrati nel Nord Italia e più voli diretti sugli scali del Nord, Malpensa prima di tutti, implicherebbero maggiore capacità cargo nelle stive degli aerei. L’incremento del numero dei voli da Malpensa non danneggerebbe il traffico su Fiumicino, perché soltanto il 3% del traffico passeggeri diretti dal Nord Italia verso la Cina transita via Roma; la restante parte di passeggeri verrebbe “sottratta” ad aeroporti
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In Italia, c’è anche un forte squilibrio interno tra Milano e Roma in termini di voli rispetto alla domanda
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FOCUS
Varese chiama Cina Il Paese del Dragone, un vero e proprio gigante, è sempre più presente nella nostra quotidianità. Ma perché la capitale del Sol Levante ci attira così tanto? Quali sono le reali opportunità commerciali per la provincia all’ombra delle Prealpi? Giulia Grazioli
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arlando di Cina dobbiamo necessariamente cambiare unità di misura e parametri dimensionali. La Cina è un “gigante”. Lo è per superficie: è il quarto Paese più esteso al mondo. Lo è per popolazione: è il primo Paese al mondo e gli abitanti della sola area urbana di Pechino sono circa un terzo dell’intera popolazione italiana. Lo è per capacità di produrre e generare ricchezza: è il secondo Paese per PIL dopo gli Stati Uniti, con tassi di crescita negli ultimi anni ben al di sopra delle economie avanzate. È quindi inevitabilmente uno dei principali partner per gli scambi commerciali della provincia all’ombra delle Prealpi. Nel 2018 la Cina è stato il terzo mercato di approvvigionamento della provincia di Varese, con un import pari a 634 milioni di euro. Tra i principali prodotti che sono stati importati elettrodomestici, prodotti elettronici, chimici e macchinari. Ma la Cina rappresenta anche
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un’importante opportunità di sbocco per i prodotti made in Varese: le esportazioni dalla provincia verso la Cina hanno superato i 400 milioni di euro, ponendo questo Paese all’ottavo posto tra le destinazioni dell’export generato dal territorio. Tra i principali prodotti esportati macchinari, altri mezzi di trasporto, ma anche beni di consumo quali abbigliamento e pelletteria. È un’opportunità con un ulteriore potenziale di espansione: l’export varesino verso la Cina è cresciuto del 5,1% tra il 2018 e il 2017, ma è soprattutto nel prossimo futuro che potrebbero esserci ulteriori sviluppi. Sta, infatti, crescendo sia il reddito pro-capite cinese che la classe benestante, ovvero i nuovi consumatori di beni: la Cina svetta su tutti i Paesi emergenti sia per consistenza attuale della classe benestante (circa 175 milioni di persone) che per l’incremento atteso di “nuovi ricchi” nei prossimi cinque anni. Insomma, il “gigante” cinese sta ancora crescendo e con lui anche le opportunità per il nostro territorio, in particolare per coloro che sapranno interpretare i diversi gusti e modelli di consumo “china style”.
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FOCUS
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ECONOMIA
L’eccellenza energetica italiana nel mondo parte dalla Valle Olona
Macchi, storica azienda fondata nel 1959, presente praticamente su quasi tutti i mercati del mondo, non dimentica le sue origini e il suo radicamento sul territorio della provincia di Varese Matteo Fontana
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a storia di un’azienda si intreccia spesso con quella del territorio in cui nasce, cresce ed è immersa. È il caso di Macchi, storico brand della provincia di Varese, fondato esattamente sessant’anni fa, nel 1959, da Santino Macchi. Nello stabilimento di Fagnano Olona, dove tutto ebbe inizio, si realizzano generatori di vapore a fuoco diretto e recupero, destinati al settore Oil&Gas, Petrolchimico e Industriale. Nella sua continua crescita la società ha creduto nel Made in Italy, mantenendo in Italia tutte le attività di ingegneria e la maggior parte della produzione. Radicamento sul territorio e propensione all’internazionalizzazione convivono da sempre nella storia di questa azienda. Come anche l’affidabilità dei prodotti e l’alto livello di innovazione tecnologica, altri due “marchi di fabbrica” di Macchi, che hanno consentito all’azienda di Fagnano Olona di installare più di 1.200 unità in oltre 60 Paesi, con un fatturato annuo che spesso supera i 100 milioni di euro. “Il nostro prodotto è fortemente connotato da tutte quelle caratte-
ristiche che lo rendono durevole negli anni e che, con una corretta manutenzione, riescono a garantire un funzionamento continuo addirittura per più anni senza interruzione della produzione di vapore” spiega Giorgio Bona, Direttore Generale di Macchi. Nell’arco di questi 60 anni di attività, dimensioni, peso e potenza dei generatori di vapore sono progressivamente aumentati fino ad arrivare alle 1.200 tonnellate di peso e 30 metri di altezza, corrispondenti ad un palazzo di circa 8 piani. Dal 1959 a oggi tante cose sono cambiate ovviamente, dai processi produttivi, ai materiali, alle tecnologie: quello che non è mutato per Macchi è la ricerca costante della qualità e dell’attenzione ai dettagli. Un’azienda profondamente varesotta, che genera valore sul territorio, ma con lo sguardo sempre rivolto a tutto il mondo. La sede di Gallarate, la storica fabbrica di Fagnano Olona, oltre ad una grande area di assiemaggio a Marghera nel veneziano, impiegano più di 400 dipendenti, creando così occupazione sul territorio. Macchi può contare, oltre che su uffici di rappresentanza, anche su altre tre sedi: quella di Houston negli Stati Uniti, aperta nel 2013, che rappresenta un punto strategico per sviluppare la presenza sul mercato americano e che negli ultimi anni ha dato molte 17
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soddisfazioni all’impresa, quella di Dubai, inaugurata nel 2008 e infine il centro produttivo dislocato in Romania, la Macchi Romania Srl, affacciato sul fiume Danubio. “I nostri principali mercati sono Far East e Middle East, la Russia, gli Stati Uniti, il Messico e il Sud America – sottolinea il Direttore Generale – siamo presenti anche in Europa e in tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo”. Nella storica fabbrica di Fagnano si producono le parti in pressione per caldaie e bruciatori, mentre gli uffici, dal 2004, si trovano a Gallarate. Per le attività di modularizzazione e spedizione, Macchi si avvale a Marghera della più grande area coperta del Nord Est dell’Italia; struttura posizionata proprio a fianco del porto commerciale, da dove l’azienda spedisce moduli di grande dimensione in tutto il mondo. Macchi è fortemente impegnata anche nelle attività di ricerca e sviluppo orientate ad un continuo miglioramento dei prodotti e dell’efficienza energetica, nel pieno rispetto dell’ambiente, come dimostrato dallo sviluppo di bruciatori a bassissime emissioni Nox (ossidi d’azoto) collaudati positivamente nel Centro di Combustione Ambiente di Gioia del Colle, in provincia di Bari. Macchi sta lavorando anche sullo sviluppo di tecnologie di generatori di vapore ad alto rendimento, in grado di utilizzare gas poveri a basso contenuto energetico. Lo sguardo, insomma, è sempre rivolto al domani, alla sostenibilità ambientale e
all’innovazione; per questo, il marchio di Fagnano Olona, che nel 2004 è diventato divisione operativa del Gruppo Sofinter, ha avviato un intenso programma di Ricerca e Sviluppo, per migliorare l’operatività e la digitalizzazione dei boilers. “I prossimi anni saranno caratterizzati da una continua spinta a trovare nuove soluzioni di innovazione del prodotto – prosegue Bona – sarà fondamentale essere più agili per potersi adattare alle sempre nuove esigenze dei clienti, focalizzate non solo sulle performance, ma anche sulle modalità e sui tempi in cui queste vengono ottenute; bisognerà quindi essere flessibili, interessanti e sfidanti”. Grazie all’algoritmo proprietario, ABS Macchi (Advance Boiler System Macchi) supporta gli utenti nel gestire la caldaia nel modo più efficiente e con una più profonda comprensione del funzionamento per aumentare l’affidabilità di esercizio che è già, oltre la durata nel tempo, un punto di forza. La strada alla fine conduce sempre a casa, a Fagnano Olona, dove proprio in occasione del sessantesimo dalla fondazione, l’azienda vuole lasciare qualcosa di tangibile sul territorio, per festeggiare l’importante traguardo. Nasce da questo proposito, il progetto “Un bosco a Fagnano”, che prevede la piantumazione di 60 alberi in una scuola elementare proprio in quel paese dove tutto ebbe inizio, grazie all’intuizione e al coraggio di Santino Macchi.
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Il marchio varesino conosciuto in tutto il mondo guarda al futuro tra nuovi progetti e partnership prestigiose, da Samsung Italia a MasterChef: al centro sempre la lotta all’inquinamento e a favore dei mari puliti Federico Anselmi
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radizione, innovazione, pionierismo e l’amore per il mare”, sono queste le parole usate per descrivere il brand Armata di Mare, da parte di Massimo Cortesi, Ceo di Facib Spa, azienda di abbigliamento bustese proprietaria del noto marchio di moda. Nato nel 1959, Armata di Mare,
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Un’Armata di... moda continua Cortesi, “è un brand total look maschile che vuole parlare all’uomo di età compresa fra i 30 e i 40 anni, attivo, amante dello sport e allo stesso tempo del comfort e dell’eleganza, in pratica uno sportwear raffinato. Oggi è un marchio di punta dell’azienda ed è conosciuto e apprezzato non solo in Italia, da dove proviene il 70% del fatturato, ma anche all’estero, soprattutto in Cina, Francia, Spagna, Taiwan ed Emirati Arabi”. Facib è stata fondata nello stesso anno di Armata di Mare da Luigi
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“Gli ingredienti che hanno permesso il successo di questo brand sono sicuramente la tradizionalità sartoriale, la classicità, l’attenzione ai dettagli, affiancate alla capacità di stare al passo con i tempi e di rinnovarsi, mantenendo sempre come elemento identitario l’amore per il mare” Cortesi, attuale Presidente, e gestisce 3 business units: oltre ad Armata di Mare, brand di proprietà con 5 licenze al suo attivo, anche Abbigliamento e Calzature Invicta Uomo-Donna-Bambino in licenza Worldwide da Seven Spa e l’area retails, comprendente Facibaplanet, Fashion maxistore di 1.800 metri quadri a Solbiate Olona, i monomarca ed i corner Armata di Mare di Coin e di altri grandi clienti. I segreti e i punti di forza che da 60 anni confermano il successo di questo brand, guidato saldamente dalla famiglia Cortesi, afferma il Ceo sono “la grande esperienza di nostro padre, nonché fondatore e attuale Presidente, fonte di grande expertise e credibilità sia tra i fornitori che tra i clienti; ad essa si aggiunge inoltre un team preparato, motivato e molto fidelizzato. Gli ingredienti che hanno permesso il successo di questo brand sono sicuramente la tradizionalità sartoriale, la classicità, l’attenzione ai dettagli, affiancate alla capacità di stare al passo con i tempi e di rinnovarsi, mantenendo sempre come elemento identitario l’amore per il mare”. È proprio l’amore per l’universo marino il fil rouge sempre presente, come elemento caratteristico nel DNA del brand, sin dagli inizi, quando, continua Cortesi: “I primi anni di attività di Armata di Mare sono stati caratterizzati da un forte legame con la Marina Militare, da cui avevamo anche in licenza il segno grafico”. Successivamente l’azienda ha intrapreso un percorso alternativo di posizionamento del brand grazie ad un restyling del marchio più personale e legato ancora di più al mare: il risultato è uno scudetto con al suo interno le iniziali araldiche del brand, un’ancora, la bandiera italiana ed una corona, ai quali non possono mancare delle onde marine stilizzate.
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Oltre a questo, l’azienda ha voluto fortemente impegnarsi a livello ambientale. Lo ha fatto intraprendendo una nuova mission per liberare mari e oceani dalla plastica, identificata con l’hashtag #FIGHT4SEA. L’attenzione all’innovazione, con un occhio di riguardo all’ambiente si rispecchia anche nei valori di un altro marchio con la quale Facib collabora, ovvero KLM Royals Dutch Airlines. Oltre ad essere, infatti, la più antica compagnia aerea europea, che proprio quest’anno compie 100 anni, è anche la più attiva in campo ecologico sia nell’utilizzo di ecofuel, che nel risparmio di anidride carbonica e nella salvaguardia dei mari. “Proprio con loro – spiega il Ceo Cortesi – abbiamo creato l’operazione #perunmarepulito, grazie alla quale, con l’aiuto anche di Lifegate, abbiamo installato 5 Seabin, ovvero cestini di raccolta dei rifiuti che galleggiano in acqua in grado di catturare un chilo e mezzo di detriti al giorno e più di 500 chili in un anno, comprese le microplastiche e le microfibre. Dopo Napoli e Genova, questo progetto è arrivato anche a Venezia, in Darsena a Milano ed ha oltrepassato i confini nazionali raggiungendo anche Atene”. A riguardo, Cortesi ha voluto inoltre specificare che “l’assurdo, purtroppo, è che l’uomo abbia utilizzato un materiale eterno, come la plastica appunto, per creare degli oggetti ‘usa e getta’. Per evitare, quindi, che i nostri figli vivano in un mondo di totale plastica, dobbiamo cercare di eliminare quella esistente e riciclarla. Armata di Mare con questo progetto è attiva su entrambi i fronti: raccoglie le plastiche grazie ai Seabin e le riutilizza in capi recycled. In più, l’obiettivo è di sensibilizzare e avvicinare a queste politiche e iniziative ecosostenibili anche tutti gli stakeholder che fanno parte della filiera di Armata di Mare e Facib: dai fornitori, ai negozianti, ma anche i clienti finali che si relazionano con questi brand”. Per quanto riguarda gli aspetti più innovativi legati all’avvento dell’era digitale, Armata di Mare ha instaurato una partnership con Samsung Italia, partecipando attivamente al Samsung Inno-
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“Armata di Mare manterrà il suo impegno per salvaguardare i nostri mari e continuerà queste missioni ecologiche, gli investimenti vedranno una concentrazione nell’utilizzo di materiali riciclati” vation Camp all’Università Bocconi di Milano come ci spiega di nuovo il Ceo: “Sono 600 gli studenti che hanno studiato la case history del nostro brand per creare un progetto digitale e innovativo, volto a integrare sito web, e-commerce, pagine social e negozi fisici in una strategia integrata di vendita B2B2C”. “Crediamo molto nelle sinergie e nelle idee che vengono dai giovani, appassionati e nativi digitali – ha continuato Cortesi – per questo insieme ad una giuria di tecnici e professori abbiamo valutato i progetti creati dai ragazzi e in particolare uno di questi verrà lavorato in simbiosi tra noi, Samsung e gli studenti stessi, in modo da renderlo operativo sul mercato da gennaio 2020”. Armata di Mare con i suoi capi è finita in televisione grazie ad uno dei volti più noti della tv che più apprezza i vestiti di questo brand, stiamo parlando dello chef nonché giudice di Master-
Chef Italia, Antonino Cannavacciuolo. “Siamo stati contattati dalla sua costumista – ci spiega Massimo Cortesi – in quanto lo chef comprava i nostri capi in negozio e, trovandosi bene come comfort e vestibilità, voleva utilizzarli anche in trasmissione”. È nata così una collaborazione che ha portato prima alla produzione di giubbotti per le riprese esterne del programma di MasterChef, e poi, in un secondo momento uno dei partner di Facib, Innovatessile, ha creato pantaloni e giacche su misura, da indossare in studio. “Umberto Cristiano, il Ceo di Innovatessile, è andato personalmente a far provare i capi allo chef Cannavacciuolo e ci ha raccontato di aver ricevuto la sua famosa e tanto temuta ‘pacca sulla schiena’”, ha precisato sorridendo Massimo Cortesi. In 60 anni di attività molto è cambiato tra innovazione e tradizione, ma non è mutato l’amore per il mare, “per questo, guardando verso il futuro, Armata di Mare manterrà il suo impegno per salvaguardare i nostri mari e continuerà queste missioni ecologiche, gli investimenti vedranno una concentrazione nell’utilizzo di materiali riciclati e nell’implementazione digitale. Senza dimenticare il mondo dei capi e dei tessuti; già nella collezione Primavera-Estate 2020 abbiamo inserito una linea glamour nella collezione: t-shirt, felpe e maglioni che parlano proprio di mare in modo più simpatico e diretto. Perché – conclude il Ceo di Armata di Mare – in un mare pulito tutto è più bello e divertente”.
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Regione che vai, risorsa che trovi Selezionare, assumere e “trattenere” un talento è, oggigiorno, un vantaggio competitivo che le aziende e, più in generale, i datori di lavoro non possono non considerare. Ma se, da una parte, è sempre più strategico saper gestire al meglio le risorse umane, non è altrettanto intuitivo l’approccio più corretto da mettere in atto, come svela l’Indagine retributiva condotta dall’Unione Industriali varesina no partecipato alla rilevazione: il 79% delle imprese varesine in-
Cristina Di Maria tervistate ha infatti dichiarato di mettere a disposizione dei propri
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onostante il mercato del lavoro risenta ancora dei pesanti contraccolpi della crisi, per la gestione delle risorse umane la competizione è diventata sempre più agguerrita. Considerando anche l’entrata dei millennial nell’organico delle aziende, i bisogni, le aspettative e le necessità dei dipendenti sono molto mutati e si sono profondamente differenziati, per questo un approccio HR globale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. Si sente infatti spesso parlare di “guerra dei talenti” o, in maniera più diplomatica, di “talent acquisition”, il che sottolinea come il personale sia un fattore strategico per l’azienda. In quest’ottica, le politiche per attrarre e trattenere i “talenti” giocano un ruolo chiave, perché assumere la persona giusta o non farsi scappare un collaboratore valido può fare davvero la differenza: provate a chiederlo a Facebook, che nel 2009 rifiutò un lavoro a Brian Acton, co-fondatore di WhatsApp, acquistata 5 anni dopo da Mark Zuckerberg per 19 miliardi di dollari. Sebbene un salario competitivo sia una conditio sine qua non, la retribuzione non è l’unica leva per attrarre e trattenere persone su cui le aziende possono contare: welfare, smart working, premi di risultato sono solo alcuni esempi. Scegliere tra queste leve non è sicuramente facile e magari avere dei valori di riferimento, guardando alle pratiche più diffuse nel proprio territorio, può essere d’aiuto. Per questo motivo, l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese ha condotto quest’anno, in collaborazione con altre 8 associazioni aderenti al Sistema Confindustria e con OD&M Consulting - partner dell’iniziativa - un’indagine retributiva finalizzata ad offrire una fotografia del mercato del lavoro locale. Ad esempio, è interessante notare che la provincia di Varese è uno dei territori che, insieme alle altre province lombarde, presenta la maggior diffusione di strumenti di welfare tra le aziende che han-
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dipendenti (non dirigenti) almeno un servizio di welfare, quando la media emiliana è del 71% e quella veneta e piemontese è del 72%. Tra gli strumenti di welfare, l’assistenza sanitaria integrativa è quello più diffuso (adottato da circa il 70% delle imprese del campione varesino, contro una media complessiva del 61,8%). Se guardiamo a tutti i benefit (intesi in senso lato, includendo ad esempio anche il cellulare aziendale) si nota che gli strumenti più diffusi variano molto in base alla professione (ad esempio, tra i progettisti di prodotto l’assicurazione sulla vita è più diffusa rispetto alla media complessiva), il che avvalora l’importanza di questa leva nella gestione delle risorse umane. Ma il welfare è solo una parte della storia; analizzando complessivamente i dati relativi a circa 275mila dipendenti di 2.000 aziende, l’indagine mostra tanti altri aspetti interessanti legati alla gestione delle risorse umane ed alle politiche retributive, per una lettura più “rilassante”.
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Sebbene un salario competitivo sia una conditio sine qua non, la retribuzione non è l’unica leva per attrarre e trattenere persone su cui le aziende possono contare: welfare, smart working, premi di risultato sono solo alcuni esempi. Scegliere tra queste leve non è facile, avere dei valori di riferimento può essere d’aiuto
L’indagine si compone di una prima parte, “I numeri per le risorse umane”, liberamente consultabile sul sito dell’Unione Industriali varesina, che include analisi su: politiche retributive, diffusione di welfare e smart working, orari e tassi di assenza sulla provincia di Varese, piani di inserimento dei neolaureati, agenti e rappresentanti di commercio. Nella seconda parte, vengono forniti i risultati delle retribuzioni percepite nel 2019 dai dipendenti di aziende situate sul territorio provinciale o limitrofo e che svolgono una delle 53 professioni oggetto d’analisi. In particolare, per ogni profilo professionale sono riportati i dati retributivi 2019 rilevati sul mercato locale, differenziati per classe di età, anzianità professionale, genere e qualifica dei dipendenti. Sempre in un’ottica di analisi a 360 gradi, oltre alla retribuzione, sono analizzati i benefit (intesi in senso lato) maggiormente diffusi; i differenziali retributivi per dimensione, settore (industria vs servizi) e grado di internazionalizzazione (aziende nazionali vs multinazionali) delle imprese; lo scostamento del variabile effettivamente percepito dal target. Per 8 profili con caratteristiche digitali, è inoltre proposta un’analisi ad hoc che esamina come sono valorizzate le competenze 4.0. Informazioni relative all’acquisto dell’intero rapporto o di singole schede di profili professionali d’interesse, sono disponibili sul sito di Univa Servizi: www.univaservizi.it. I principali risultati dell’indagine saranno presentati in occasione di un convegno che si terrà il 19 settembre. Tutti i materiali saranno resi disponibili sul sito dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese: www.univa.va.it.
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Per saperne di più: i temi affrontati dall’Indagine Retributiva
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Avvicinare gli studenti e le scuole alle imprese, che ricercano figure professionali adeguatamente formate: questa la sfida della filiera del fashion, anche in provincia di Varese Alba Ciserani (*)
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ducation, politiche industriali e focus su tracciabilità, sostenibilità ed economia circolare: questi i temi per il futuro della filiera del fashion e dei relativi progetti in corso. A preoccupare il settore c’è la previsione di una domanda di circa 48mila addetti nei prossimi cinque anni, di cui si stima un terzo sia di difficile re-
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A. A. A. amanti della moda cercasi perimento. Marino Vago, Presidente di Sistema Moda Italia (SMI), ha attivato una vera e propria task force per affrontare il problema: “Si tratta soprattutto di tecnici esperti di prodotto e processi di lavorazione che usciranno dalle nostre imprese - spiega Vago - senza la possibilità di esser sostituiti da giovani tecnici, poiché si stima che nello stesso periodo i diplomati di corsi dedicati, nelle scuole tecni(*) Responsabile Area Formazione e Scuola di Univa
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che, non saranno più di 10mila”. Per tentare di ovviare a questo gap, già alla fine del 2018, SMI ha rilanciato la collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per rivedere i programmi ministeriali e definire un programma comune di formazione e aggiornamento dei docenti. Sono in corso inoltre, iniziative coordinate con il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dei Beni Culturali, gli istituti tecnici e professionali nazionali, le istituzioni comunitarie e le altre associazioni della filiera. Nel corso di quest’anno la provincia di Varese si è concentrata su due iniziative: far conoscere cosa rappresenta e come è composta l’industria del Tessile-Moda e realizzare un’indagine per capire quali figure professionali stiano cercando le imprese, verificando se i programmi didattici attuali siano coerenti. Molti sono i ruoli aziendali per i quali si prevede una difficoltà di reperimento: modellisti, tecnici per lo sviluppo delle collezioni, tagliatori, tessitori, confezionisti, progettisti CAD ed esperti chimici per le analisi su fibre e tessuti. La vera sfida è attrarre i talenti e mantenerli poi nelle aziende. Per questo motivo, tutto il sistema è stato mobilitato per far conoscere le imprese tessili in modo capillare a studenti, insegnanti e famiglie e, parallelamente, mettere in contatto aziende, scuole e Ministero, anche attraverso eventi pensati per favorire l’iscrizione dei ragazzi agli istituti tecnici professionali. L’interesse comune di scuole e imprese a risolvere il problema del mismatch, ossia del disallineamento tra figure professionali ricercate dalle aziende e competenze dei diplomati e disponibili, è stato suggellato dalla costituzione della rete di scuole tessili TAM insieme al
“Abbiamo bisogno di rilanciare l’immagine delle nostre imprese, di fare conoscere le professioni tessili e di riportare l’attenzione delle scuole, dei docenti, dei giovani e delle famiglie su questo settore” MIUR, nata a novembre 2018 e che conta oggi 76 scuole tecniche e professionali con indirizzo Tessile-Moda e agli Istituti tecnici Superiori ITS, ancora poco conosciuti tra i giovani. “Il tessile ha bisogno di professionalità a diversi livelli, dalla scuola superiore, al post diploma, all’università e oltre” afferma Paolo Bastianello, Vicepresidente incaricato di coordinare l’azione sulle scuole. “Abbiamo soprattutto bisogno di rilanciare l’immagine delle nostre imprese, di fare conoscere le professioni tessili e di riportare l’attenzione delle scuole, dei docenti, dei giovani e delle famiglie su questo settore. In pochi sanno che l’Italia è il primo employer in Europa nel comparto Tessile-Abbigliamento e produce il 42% dei vestiti realizzati nell’Unione Europea”. Con la sua Presidenza in SMI, Marino Vago ha voluto istituire un gruppo di lavoro, il Comitato Tecnico Education, che affronta a 360
FORMAZIONE gradi le problematiche riguardanti l’industria del Tessile-Abbigliamento in materia di istruzione e formazione tecnica. Il comitato, coordinato dal Vicepresidente Paolo Bastianello, ha una tabella di marcia molto serrata con un obiettivo ambizioso: riportare l’attenzione dei giovani sul tessile, orientarne le scelte di studio e rinforzare il legame tra scuole e imprese. Un mandato corposo e un comitato rappresentativo di tutti i territori e delle specializzazioni tessili, che ha messo subito in opera le iniziative assegnate. Tra le azioni prioritarie, è stato avviato uno studio sui fabbisogni professionali delle imprese tessili a livello nazionale. L’indagine, finanziata da Fondirigenti, sarà la base di ogni successiva attività di SMI nei confronti di tutte le Istituzioni, a partire dal MIUR, con il fine di attivare un’efficace azione di orientamento scolastico professionale, già a partire dalle iscrizioni nel mese di gennaio 2020 dei ragazzi di terza media,
A preoccupare il settore c’è la previsione di una domanda di circa 48mila addetti nei prossimi cinque anni di cui, si stima, un terzo sia di difficile reperimento
riportando l’attenzione sulla formazione professionale. Marino Vago sintetizza così il significato dell’operazione: “Il Comitato Education di SMI presenterà il 26 settembre 2019 a Milano i risultati dell’indagine, base per le successive strategie ed attività. Con questa ed altre iniziative creeremo una piattaforma di proposte da portare al Ministero e a tutte le Direzioni Scolastiche Regionali per orientare l’offerta formativa delle scuole e per alimentare una capillare campagna di orientamento”.
Dove studiare tessile: le iniziative in provincia di Varese Svariati sono i percorsi per i giovani che intendono dedicarsi al mondo del fashion e della moda in provincia di Varee, a partire dalla Cooperativa Sociale Aslam di Samarate che propone un corso di formazione professionale quadriennale per operatore dell’abbigliamento, con due indirizzi: confezioni industriali e sartoria. L’IISS Facchinetti di Castellanza ha, invece, attivato una specializzazione in Area Sistema Moda con articolazione Tessile, Abbigliamento e Moda. L’IISS Newton di Varese propone un analogo corso della durata di 5 anni, mentre l’Istituto Olga Fiorini di Busto Arsizio ha due percorsi di studio quinquennali: il liceo della moda e l’istituto tecnico a indirizzo tecnologico-sistema moda. Infine, c’è ITS Cosmo, un post diploma che offre nella sede di Busto Arsizio un corso di Istruzione e Formazione tecnica superiore della durata annuale, articolato in 500 ore d’aula e 500 ore di stage.
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Civilmente educati L’insegnamento dell’Educazione Civica ritorna nei programmi didattici delle scuole, diventandone parte integrante. Ecco come e cosa cambia, nelle modalità di studio di una materia importante per formare i cittadini di domani spetto agli obiettivi del tradizionale insegnamento di Educa-
Alba Ciserani (*) zione Civica.
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l momento di andare in stampa, la certezza non c’è ancora, ma l’anno scolastico dovrebbe iniziare con una buona notizia: il ritorno, tra le materie di studio, dell’Educazione Civica. Una disciplina non del tutto nuova per il primo e il secondo ciclo di istruzione, che prevede l’avvio di iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile nella scuola dell’infanzia. Se n’è parlato molto in occasione del varo del provvedimento, ma provando a capire meglio di cosa si tratta, (pur sapendo che in molte scuole erano già presenti progetti di Educazione e Cittadinanza con varie iniziative in collaborazione con le Istituzioni), sono svariate le novità che andranno “digerite”. A spiegare tutti i cambiamenti attualmente in corso è la professoressa Paola Benetti, Referente per l’alternanza scuolalavoro dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese: “I progetti di Educazione e Cittadinanza fino ad ora realizzati nel mondo scolastico, anche mediante importanti collaborazioni istituzionali, rientravano in ciò che prevedeva la Legge del 30 ottobre 2008, che aveva previsto a partire dall’anno scolastico 2008/2009, l’implementazione di azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale, finalizzate all’acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a ‘Cittadinanza e Costituzione’, nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale”, spiega la docente. Lo scopo dichiarato, insomma, era stato quello di costruire più ampie competenze di cittadinanza, ri-
Se l’insegnamento dell’Educazione Civica è importante, fondamentale è che esso si fondi su un progetto educativo condiviso e su una collaborazione forte tra scuola e famiglia
“Competenze riconducibili alle Key competences di matrice europea di cui gli studenti devono dimostrare il possesso al termine del percorso formativo o di istruzione”, precisa ancora Benetti. “Con quella norma, e con la sua conseguente attuazione operativa, si era reso necessario avviare la co-progettazione tra docenti disciplinaristi e l’attivazione di ampia trasversalità. Al di là della sua generica dicitura, di questo insegnamento viene definito nel dettaglio il programma che, tra altri, prevede anche lo sviluppo di diverse Educazioni per la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società”, argomenta la Referente dell’Ufficio Scolastico Territoriale varesino.
La storia dell’Educazione Civica L’educazione Civica ritorna sui banchi di scuola, ma fu introdotta, per la prima volta, da Aldo Moro, allora ministro dell’Istruzione, nel 1958, con due ore di insegnamento mensili nelle scuole medie. Sino all’anno scolastico 2018/2019 era presente sotto un’altra veste: Educazione alla cittadinanza, introdotta con il Decreto Legge 137/2008 (art. 1-L. 169/2008) dall’allora ministro Mariastella Gelmini. In questi undici anni molte cose sono cambiate, con rischi e potenzialità nuove: internet, i social network e gli smartphone influenzano la vita e il processo formativo dei ragazzi. Una nuova sfida che il mondo scolastico è chiamato a fronteggiare. Anche e con il sostegno di una disciplina come l’Educazione Civica.
(*) Responsabile Area Formazione e Scuola di Univa
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Da notare che questo insegnamento si inserisce di diritto nel curriculum scolastico, di cui diviene parte integrante. Si articola in un numero di ore non inferiore a 33 annue, da svolgersi nel monte ore scolastico obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti, che le scuole devono garantire anche avvalendosi della quota di autonomia utile per modificare il curriculum. Rispetto alla precedente legislazione, che parlava di conoscenze e competenze riconducibili alle aree storico-geografica e storico-sociale, la nuova norma (pur riservando un ruolo privilegiato ai docenti di discipline giuridiche ed economiche), asserisce che l’insegnamento è affidato, anche in co-titolarità, ai docenti della classe sottolineando in tal modo la necessità di progettare percorsi per lo sviluppo di competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica che coinvolgono quante più discipline curricolari possibili. Infine, la questione della valutazione di questo insegnamento. “Precedentemente l’indicazione di norma prevedeva genericamente che nell’ambito del primo ciclo di istruzione fossero oggetto di valutazione le attività svolte nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione – spiega nuovamente Paola Benetti –. Per il secondo ciclo di istruzione, invece, le competenze e conoscenze maturate nell’ambito delle attività relative a Cittadinanza a Costituzione sono state oggetto di valutazione, in ambito di colloquio (anche in relazione al profilo educativo, culturale e professionale specifico di ogni indirizzo di studi) durante l’esame di Stato con cui si è recentemente concluso l’anno scolastico 2018/19. Con la norma attuale, invece, l’insegnamento dell’educazione civica sarà oggetto di valutazione periodica e finale e tale valutazione dovrà essere espressa in decimi su proposta di voto da parte del docente che svolgerà per ciascuna clas-
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se il ruolo di coordinatore del ‘nuovo’ insegnamento. Da ultimo va sottolineato che se l’insegnamento dell’educazione civica è importante: fondamentale è che esso si fondi su un progetto educativo condiviso e su una collaborazione forte tra scuola e famiglia. A conferma di questo, la nuova norma prevede che sia rivisto il Patto Educativo di corresponsabilità e che esso sia esteso anche alla scuola primaria”. L’educazione civica nelle scuole ha quindi degli obiettivi specifici di apprendimento non banali, a partire dalla conoscenza della Costituzione italiana. Agli argomenti che potremmo definire “storici” se ne affiancano altri più contemporanei quali Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’educazione alla cittadinanza digitale, anche per valutare criticamente la credibilità e l’affidabilità delle fonti e per essere consapevoli di come le tecnologie digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull’inclusione sociale, con particolare riferimento ai comportamenti riconducibili a bullismo e cyberbullismo. L’Educazione Civica è, in ultima analisi, l’educazione dei cittadini, non importa di quale età: il senso e il valore di questi insegnamenti potranno, forse, essere compresi nel corso dei prossimi anni, sempre ammesso che i compiti a casa vengano svolti coinvolgendo il più possibile amici, parenti e conoscenti proprio perché non si tratta di mera teoria, ma di saper condividere principi e valori del vivere sociale. A tutti sia dato, quindi, un buon eserciziario!
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L’Educazione Civica nelle scuole ha degli obiettivi specifici di apprendimento non banali, a partire dalla conoscenza della Costituzione italiana, a cui si affiancano argomenti di attualità come Agenda 2030
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A sbarcare nel “olimpo” delle nuove tecnologie, durante uno Study Tour organizzato dal professor Marco Astuti, sono stati 16 giovani studenti della LIUC – Università Cattaneo. Ecco com’è andato il loro viaggio alla scoperta del tempio dell’Industry 4.0
UNIVERSITÀ
Studiando in Silicon Valley Come si è svolto concretamente questo viaggio alla scoper-
Matteo Fontana ta della “Valle del silicio”?
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uardare con i propri occhi il cambiamento in atto nella società, in un luogo privilegiato come solo la celebre Silicon Valley americana può essere. Questa la straordinaria opportunità vissuta nel “santuario” dell’innovazione da alcuni studenti della LIUC – Università Cattaneo, accompagnati dal loro docente di “Ecosistemi Imprenditoriali” Marco Astuti, alla vigilia della laurea magistrale in Entreneurship and Innovation. A raccontare questa esperienza è lo stesso Astuti, referente scientifico delle missioni tecnologiche, denominate #TechMission, in Silicon Valley e in altri contesti di innovazione mondiali organizzate negli ultimi anni dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, insieme a Confindustria Lombardia. Professore, com’è nata l’idea di questo Study Tour nella Silicon Valley? “È stato pensato per dare un seguito concreto al corso Enterpreneurial Ecosystem che mi è stato affidato nell’ambito della laurea magistrale in Entrepreneurship and Innovation (facoltà di Economia Aziendale e Management della LIUC), quest’anno focalizzato proprio sulla Silicon Valley. Allo stesso tempo, l’obiettivo è stato quello di aiutare gli studenti ad allargare il loro sguardo su modelli di sviluppo diversi da quelli angusti in cui ci muoviamo nel nostro Paese e dare spunti nell’elaborazione della loro tesi di laurea”.
“Premetto che ho condotto l’esperienza su una sedia a rotelle e con due stampelle a causa di un incidente domestico capitato qualche giorno prima della partenza. Il tutto si è svolto all’inizio di maggio 2019 ed è durato per due settimane. Il nostro “quartier generale” era in un lodge ad Half Moon Bay, dal quale comodamente ogni giorno raggiungevamo la Silicon Valley o San Francisco con minivan a nostra disposizione”. Con quali attività? “Lo study tour si è sviluppato con 8 lezioni frontali, 10 meeting in aziende per lo più seguiti da visite tecniche, 26 importanti personalità della Valle
La visita in Uber. Nella foto in alto, il professor Astuti e gli studenti a BootstrapLabs
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incontrate, oltre 2.500 chilometri percorsi. Qualche nome: il Console Generale Italiano a San Francisco Lorenzo Ortona, docenti delle Università di Stanford e Berkeley e del famoso acceleratore di particelle SLAC, Apple, Google, LinkedIn, Juniper Network, Uber; le startup Nebbiolo Technologies, UniQuid e Tooso; gli
incubatori/acceleratori BootstrapLabs, Plug&Play e BioCuious; il prestigioso studio legale Orrick ed altri. Da queste attività è emerso l’estremo dinamismo della Bay Area, che sempre più si qualifica con le migliaia di startup attive e con un networking sfrenato che non lascia niente al caso. Insieme all’enorme disponibilità di capitali pronti a finanziare nuove idee, che abbiano provate caratteristiche di innovazione e soprattutto di scalabilità e che facciano quindi prevedere un ottimo ritorno dell’investimento”. Nel Focus di questo numero si parla della missione in Cina organizzata dall’Unione Industriali varesina e di cui lei è stato referente scientifico. Anche lì c’è una Bay Area, quella fra Hong Kong e Shenzhen: qual è quella “vera”? “In effetti, più volte siamo stati tentati di confrontare le due realtà anche perché alla Bay Area “cinese” avevamo dedicato attenzione durante il corso. Senza pretendere di esprimere giudizi di sorta, abbiamo comunque constatato che si tratta di due modelli completamente diversi, entrambi con grandissime potenzialità ma 32
che si inseriscono in contesti nazionali che non hanno niente in comune. Sicuramente ci sarà una bella competizione perché in gioco c’è la supremazia tecnologica a livello mondiale”. Ci racconta qualche momento particolarmente significativo? “Siamo stati nell’headquarter di Uber proprio il giorno prima della sua famosa quotazione in Borsa e ne abbiamo “respirato” l’eccitazione: il giorno successivo sono stato svegliato dal mio amico Andrea Casella, Senior Manager in Uber, che mi annunciava l’esito positivo della quotazione aggiungendo che la nostra visita aveva loro portato tanta fortuna. Oppure quando siamo stati a Apple: era il giorno in cui ricordavano Steve Jobs con una grande festa e un concerto di Lady Gaga. Proprio per questo non avevamo grandi aspettative e invece abbiamo avuto uno dei momenti più entusiasmanti con Paolo Sacchetto, Director Display Engineering, che è stato con noi diverse ore, trasmettendoci il suo incredibile entusiasmo e la sua energia affascinanti ed ispiranti. Davvero un’esperienza irripetibile”. Che cosa hanno “portato a casa” gli studenti dall’esperienza in Silicon Valley? “Gli studenti hanno molto apprezzato la qualità, ancorché con importanti differenze, delle persone incontrate, a cui non hanno fatto mancare domande e richieste di approfondimento. Portano a casa anche il desiderio, manifestato in continuazione dalla quasi totalità degli studenti, di riuscire a svolgere qualche significativa esperienza lavorativa, anche se limitata nel tempo, nella Valle. Dai tanti esempi che hanno toccato con mano hanno però capito che per farlo è necessario mettere in campo una forte “grinta”, sicuramente ben superiore a quella che la loro esperienza personale fino ad oggi ha fatto maturare. Se saranno capaci di fare questo “salto di qualità”, l’avventura in Silicon Valley sarà stata importantissima anche per tutto lo sviluppo della loro storia professionale e imprenditoriale”.
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Dall’alto, la visita a Linkedin, la lezione di Diego Marchioni, l’incontro in Tooso
Con il nuovo International Mba, un master in Business Administration, organizzato con la Scuola di Management Ieseg di Parigi, la LIUC conferma ancora una volta la sua vocazione
UNIVERSITÀ
Internazionalità e alta formazione sumere manager che abbiano nel curriculum un diploma Mba.
Michele Mancino La seconda ragione, la spiega Vittorio D’Amato, esperto di gestio-
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i sono due buone ragioni per iscriversi a un International Mba, cioè un master in Business Administration. La prima la fornisce l’ultimo rapporto stilato da Gmac, acronimo che sta per Graduate Management Admission Council, ovvero un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro formata da oltre duecento Business School sparse per il mondo. Ebbene, a pagina 5 del Corporate Recruiters Survey Report 2018 - facilmente reperibile in rete - si evidenzia che su oltre mille, per la precisione 1.066, datori di lavoro intervistati, l’81% intende as-
ne delle risorse umane, leadership e gestione dei processi di cambiamento, nonché direttore del primo Mba della LIUC Business School di Castellanza, realizzato in partnership con la Ieseg School of Management di Parigi. “È a tutti gli effetti un acceleratore di carriera - dice il professor D’Amato - in grado di cambiare la vita perché permette di migliorare in modo significativo il percorso professionale del manager. Lo svincola dalla sua specializzazione e lo aiuta a capire l’evoluzione del mercato ai tempi dell’Industria 4.0 e a orientarsi nel nuovo mondo ‘Vuca’, cioè volatile, complesso, ambiguo e incerto”.
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Le ragioni di questa evidente richiesta del mercato sarebbero dunque da ricercare nei miglioramenti che questo master è in grado di attivare a più livelli. Se da una parte cresce professionalmente il singolo partecipante, grazie alle competenze acquisite, dall’altra ne beneficerà l’azienda che lo assumerà con la speranza di avere una risorsa in grado di interpretare correttamente il cambiamento in atto. Quello proposto dall’Ateneo di Castellanza è un master che ha l’internazionalità nel suo DNA. Sarà full time e bilingue, italiano e inglese. Si svolgerà in due campus, a Castellanza e a la Défense di Parigi e avrà altrettanti servizi di placement. La faculty sarà composta da docenti provenienti da 44 Paesi e garantirà ai partecipanti il doppio diploma: l’International Mba diploma della LIUC Business School e l’Rncp (Répertoire national des certifications professionnelles) level 1 della Ieseg, riconosciuto in tutta Europa. Il master ha già ricevuto la cosiddetta “tripla corona”, una sorta di certificazione di qualità, il massimo previsto dal sistema di valutazione per l’accreditamento delle istituzioni di alta formazione. Ad affiancare Vittorio D’Amato nella direzione ci sarà Jacob Vakkayil, docente del famoso istituto francese, esperto di people management e di sistemi per favorire i processi di apprendimento. “Per chi vuole accedere a ruoli aziendali di responsabilità o fare il consulente a determinati livelli - prosegue il professore della LIUC - il nostro International Mba fornisce tutti gli strumenti necessari, i modelli innovativi di management e di leadership. Allo stesso tempo però crediamo che tutto questo bagaglio di sapere debba essere calato nella realtà. Ecco perché portiamo in aula, insieme agli accademici, anche amministratori delegati e top manager di grandi società e sono previste lezioni direttamente in azienda. È un valore aggiunto notevole perché queste competenze concorrono tutte insieme alla crescita manageriale”. Per favorire questo confronto, durante il percorso sono previsti una serie di eventi a cui parteciperanno aziende di diversi settori. L’Mba della LIUC è stato infatti costruito insieme alle imprese e come tale può contare su 20 multinazionali partner, 200 che offrono sponsorship, project work e opportunità di lavoro, a cui
si aggiunge un network internazionale complessivo di 15mila alumni tra LIUC e Ieseg. Quando si parla di alta formazione manageriale, bisogna affrontare anche il tema delle cosiddette soft skills, cioè quelle competenze trasversali che sono legate a qualità personali e a tratti del carattere. La capacità di lavorare in team, di collaborare e comunicare correttamente, di trovare le migliori soluzioni ai problemi, di agire in autonomia, solo per citarne alcune, non si insegnano così come si potrebbe fare per le voci di un bilancio, perché sono attitudini soggettive che rispondono più all’emotività che alla razionalità. Con il confronto però si può migliorare e sviluppare il livello di partenza. “Se non hai competenze tecniche, puoi sempre colmarle nel corso del tempo - sottolinea D’Amato - mentre senza soft skills non puoi accedere a ruoli manageriali. È un tema delicato perché ha a che fare con le esperienze fatte nella vita che modellano la personalità dell’individuo. È per questo motivo che fin dall’inizio i partecipanti al nostro Mba faranno esperienze simulate, saranno osservati e si confronteranno proprio su quegli aspetti per migliorare i propri comportamenti. È come se fossero in una palestra dove poter affinare, smussare e migliorare certi aspetti caratteriali”. L’International Mba della LIUC si rivolge a laureati triennali o magistrali in qualsiasi disciplina che abbiano una buona conoscenza dell’inglese. È richiesta anche un’esperienza lavorativa di almeno tre anni. C’è infine il costo di iscrizione, ma forse, considerata la cifra, avrebbe più senso parlare di investimento.
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Secondo il Corporate Recruiters Survey Report 2018, dei 1.066 datori di lavoro intervistati, l’81% intende assumere manager che abbiano nel curriculum un diploma Mba
VITA ASSOCIATIVA
Sessant’anni da Giovani Il Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese compie 60 anni e li celebra con un evento e un libro, ripercorrendo le tappe di un viaggio che rappresenta anche uno spaccato di storia del territorio più significativi di questo periodo, tramite l’esperienza personale
Silvia Giovannini di chi è stato alla guida delle nuove leve dell’imprenditoria locale:
“O
ggi noi non celebriamo un traguardo, ma la tappa di un viaggio che è insieme affascinante e complesso, verso un futuro, che possiamo immaginare ricco di sfide”. È con questo obiettivo, come ha spiegato la Presidente Giorgia Munari, in occasione dell’evento celebrativo, che il Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali varesina ha deciso di festeggiare i suoi primi 60 anni di vita. Oltre mezzo secolo di storia raccontato attraverso un volume che ripercorre i momenti
Taglio della torta dei Past President
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i Past President del Gruppo. “I volti di queste pagine – ha sottolineato Munari – raccontano ciascuno una storia di impresa diversa e avvincente, rappresentativa di un territorio con una forte vocazione industriale, che tocca tutti i settori merceologici, in un excursus dalla meccanica all’innovazione digitale, che dice tanto della varietà di un sistema e del suo valore aggiunto che sta nelle filiere. Molti tra loro, dopo e grazie all’esperienza nel Gruppo Giovani, hanno affrontato un percorso attivo e prestigioso in Associazione e nel sistema con-
RUBRICHE Gruppo Past President
findustriale lombardo e nazionale. Moltissimi tra loro, inoltre, sono protagonisti anche in ambito diverso da quello strettamente economico: culturale, sociale, economico e sportivo, ad esempio. Questo conferma che i giovani imprenditori non guardano solo dentro alle mura dell’azienda, ma ad un contesto che vogliono far crescere, generando opportunità per tutti. Noi nuove leve oggi vogliamo scrivere la nostra storia con la consapevolezza di questa importante e complessa eredità, ma anche della sfida che abbiamo davanti. Le nuove generazioni si troveranno, infatti, ad affrontare prove mai viste prima. Eppure, qualcosa in questo quadro è prevedibile: la partita dello sviluppo e della crescita si giocherà su terreni nuovi, con strumenti inediti e modelli di business rivoluzionari. Questo non deve intimorirci: vogliamo abbracciare questa sfida, sapendo che la chiave del cambiamento siamo noi”. Il Gruppo Giovani Imprenditori di Varese è tra i più longevi all’interno dell’associazionismo imprenditoriale italiano. Quella che nasce sul nostro territorio nel 1959 è, infatti, una delle prime orga-
Oltre mezzo secolo di storia raccontato attraverso l’esperienza di chi è stato alla guida delle nuove leve dell’imprenditoria locale: i Past President del Gruppo Giovani Imprenditori di Varese
nizzazioni di giovani imprenditori del Sistema Confindustria che si doterà di un Gruppo nazionale sette anni dopo, nel 1966. Le date danno l’idea della longevità, le iniziative raccolte nel volume raccontano, invece, la capacità di precorrere i tempi in numerosi ambiti: i progetti di orientamento degli studenti e di Alternanza Scuola-Lavoro partiti negli anni ‘60 e oggi vero e proprio fiore all’occhiello per i partecipanti al Gruppo; le iniziative in ambito di tutela ambientale negli anni ‘70; l’analisi dei problemi energetici e delle possibilità offerte dalle fonti alternative agli inizi degli anni ‘80; il tema delle riforme istituzionali negli anni ‘90; la riflessione sul ruolo, anche sociale, degli imprenditori negli anni 2000; il contributo alla nascita del Confidi avvenuta nel 1965; la spinta alla costituzione di un consorzio di export-import che sorgerà sul territorio nel 1975; la costante autoformazione professionale, le visite all’interno di imprese d’eccellenza. “In un territorio come la provincia di Varese, l’impresa non è solo una risorsa, ma anche un patrimonio culturale, che è parte integrante del nostro essere varesini e varesotti”, ha sottolineato Roberto Grassi, Presidente dell’Unione Industriali varesina. “A custodire e a tramandare questo bagaglio culturale legato al lavoro e all’innovazione sono, per oltre il 90% dei casi, delle attività familiari: padri e figli hanno quindi il compito, insieme, di tramandare la cultura d’impresa, di cui tutti noi dobbiamo essere orgogliosi. Un tema di grande attualità, che è stato affrontato in questi anni, con lungimiranza, proprio dal Gruppo Giovani Imprenditori, è proprio quello del passaggio generazionale, che significa parlare di futuro, non solo delle imprese e degli imprenditori, ma di tutta la provincia di Varese. Lo si comprende molto bene sfogliando 37
VITA ASSOCIATIVA
le pagine di questo libro dedicato - ha proseguito il Presidente Grassi - ad una ricorrenza importante come il sessantesimo di fondazione”. “Il Gruppo Giovani Imprenditori non è soltanto ‘palestra associativa’, ma luogo dove prende forma la futura classe dirigente, come dimostrano anche le tante attività organizzate in questi 60 anni di storia – ha aggiunto Grassi –. Responsabilità dei ‘senior’ è quella di far sì che al compimento dei 40 anni, età che da regolamento segna l’uscita dal Gruppo, si generi una continuità nella vita associativa responsabilizzando i Giovani Imprenditori e proprio in questa direzione va la nomina di Mauro Vitiello come Vicepresidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese. Tutta la nostra associazione ha da imparare dal Gruppo Giovani, a partire dal loro entusiasmo e dalla capacità di saper guardare al futuro”.
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I Past President del Gruppo Giovani Unione Bustese degli Industriali 1959 – 1967 Angelo Belloli 1967 – 1970 Roberto Borsa 1970 – 1972 Attilio Tronconi 1972 – 1974 Eucherio Giani 1974 – 1976 Gianluca Tronconi 1976 – 1978 Mario Grampa 1978 – 1981 Roberto Ferrario 1981 – 1985 Gianfranco Tosi 1985 – 1987 Luigi Chierichetti 1987 – 1989 Marino Vago Associazione Industriali della Provincia di Varese 1981 – 1985 Giuseppe Guenzani 1985 – 1987 Giuseppe Meana 1987 – 1989 Alberto Ribolla Unione Industriali della Provincia di Varese 1989 – 1991 Luigi Chierichetti 1991 – 1993 Gianluca Marvelli 1993 – 1995 Laura Porrini 1995 – 1998 Michele Tronconi 1998 – 2001 Claudio Conti 2001 – 2005 Giovanni Brugnoli 2005 – 2007 Carlo Vanoni 2007 – 2011 Alberto Parma 2011 – 2013 Roberto Caironi 2013 – 2017 Eleonora Merlo 2017 – 2019 Mauro Vitiello (in carica) Giorgia Munari
Giorgia Munari, Presidente del GGI: “I giovani imprenditori non guardano solo dentro alle mura dell’azienda, ma ad un contesto che vogliono far crescere, generando opportunità per tutti” 38
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FOTO DAL MONDO 40
Centinaia di mongolfiere partecipano al Mondial Air Ballons Festival che si è svolto a Chambley in Francia. REUTERS/Charles Platiau
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FOTO DAL MONDO
NUOVE SOLUZIONI PER COGLIERE LE OPPORTUNITÀ DAL MONDO Tante sono le occasioni di investimento che contraddistinguono i diversi contesti internazionali. Mediolanum Best Brands lancia 4 nuovi comparti per intercettarle Se vi chiedessero quali mento stesso e che possono i vostri obiettivi fisono prevedere automatinanziari, sapreste cosa rismi che aiutino a spondere? E se invece disinnescare la potenziale doveste parlare della vodistruttività dell'emotività. stra famiglia e dei progetti Per riuscire a rispettare che vorreste realizzare per con rigore questa stratei vostri cari? Siamo così gia, occorre affidarsi a un concentrati sul presente professionista preparato, che spesso non riusciamo come il Family Banker di a mettere a fuoco i motivi Banca Mediolanum, che per cui si accumulano riaiuta la famiglia a protegsorse e rispondiamo a bigere e valorizzare le prosogni di lungo periodo prie risorse, scegliendo il con soluzioni finanziarie prodotto più adatto a queallocate sul breve termine. ste esigenze. Spesso, inoltre, si crede Una soluzione finanziaria, che le esigenze e i progetti che riassume metodo e di una famiglia siano constrategia, è Mediolanum finati tra le mura domestiBest Brands. Un fondo inche, invece vanno inseriti novativo, composto da L’entrata in vigore della nuova direttiva europea sui servizi di pagamento segna un importante passo in un contesto più ampio. un’ampia gamma di comin avanti per i pagamenti digitali nel nostro Paese. Si gettano infatti le prime basi dell’Open Banking e anche Mediolanum si prepara per alcune novità, dal 1° giugno siamo infatti pronti a fornire la Silenziosamente è in parti, che coniuga l’espepossibilità di integrare i nostri servizi nelle piattaforme di chi ne farà richiesta. Siamo inoltre già al corso una rivoluzione sorienza di Mediolanum lavoro per offrire ai nostri clienti nuovi servizi che colgano al meglio le potenzialità offerte dalla nuova ciodemografica che imdirettiva. Perché innovare fa parte del nostro DNA, da sempre. International Funds con la patta sui singoli. Il solidità di alcune rinomate SCOPRI DI PIÙ SU BANCAMEDIOLANUM.IT/PSD2 miglioramento dello stato case d’investimento interdi salute contribuisce alnazionali. l’allungamento della vita. Occorre valutare, con un certo anticipo, Quattro nuovi comparti vanno ad arricchire la già ampia offerta di se la propria capacità finanziaria, dopo il pensionamento, sarà sufMediolanum Best Brands. Nascono tutti con i principi di sostenificiente a mantenere l’attuale tenore di vita. E poi ci sono i nostri bilità ESG (Environmental, Social and Governance) integrati nel affetti più cari. I giovani adulti di domani diventeranno economiprocesso di investimento. camente indipendenti sempre più avanti rispetto ai propri padri, la Nei box della pagina a fianco, le caratteristiche di ogni comparto famiglia dovrà quindi prevedere, per loro, un adeguato sostegno economico. Mentre i genitori, invecchiando, avranno sempre più bisogno di un’efficiente e continua assistenza socio-sanitaria. Tante sono le variabili che si intersecano. Occorre adottare un approccio strategico impostato su tre elementi: tempo, metodo e disciplina. Il tempo è una variabile preziosa nel generare valore. Le risorse finanziarie vanno riposizionate sul giusto asse temporale rispetto UFFICIO CONSULENTI FINANZIARI agli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere. Inoltre un corretto Gallarate (VA) tempo di permanenza nel prodotto prescelto garantisce un buon riVia Cavour 1 - T. 0331 1225731 torno di investimento. Metodo e disciplina si concretizzano in soluzioni finanziarie che permettono l’ingresso graduale nei mercati, Varese per mediare il costo delle quote detenute e il rischio dell’investiVia Marcobi 8 - T. 0332 1631181
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SCIENZA
Prevenire invece di curare
Studiare da vicino il comportamento dei globuli rossi, per evitare l’insorgere di gravi malattie cardiovascolari. Analizzare “alla moviola” il flusso nei vasi sanguigni per ricavarne preziose informazioni, in grado di impedire il decorso di una patologia. Quando si parla di medicina predittiva, il Centro Medico SME di Varese non ha eguali cina in grado di prevedere il manifestarsi di alcune specifiche pa-
Chiara Mazzetti tologie, in soggetti potenzialmente a rischio, che tuttavia non ne
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mmaginate di osservare un fiume che scorre, lento e pacifico nel suo alveo. A turbare il calmo defluire delle acque sono solamente massi e alterazioni del letto stesso del fiume, che creano dei mulinelli. Ed in presenza di questi mulinelli cosa osserva lo spettatore posto sulla riva del torrente? Che proprio in quei punti in cui le acque sono più vorticose, in corrispondenza di quei mulinelli, si depositano rifiuti e scorie: ecco, nelle arterie accade la stessa cosa. “I globuli rossi esercitano una specie di massaggio sulla parete interna delle arterie. Questo massaggio, definito stress parietale, è particolarmente favorevole per le cellule endoteliali perché permette di mantenerle ossigenate nel modo corretto. Questo avviene quando il flusso sanguigno ha un comportamento normale. Quando, invece, il flusso diventa turbolento, come nel caso del fiume e dei mulinelli, nelle pareti arteriose viene a depositarsi del materiale di scarto, come ad esempio il colesterolo e col tempo possono insorgere episodi cardiovascolari, anche molto importanti, come l’ictus”. A parlare è Alfredo Goddi, Medico specializzato in radiodiagnostica, a capo del Centro Medico SME Diagnostica per Immagini di Varese, in prima linea in quella che viene definita medicina predittiva. Ovvero quella branca della medi-
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sono ancora affetti. “L’applicazione più recente che ci sta facendo lavorare parecchio in quest’ambito è quella relativa ad una nuova tecnologia chiamata Vector Flow Imaging, un sistema che analizza i vettori di flusso che stanno dietro al movimento dei globuli rossi – racconta ancora Goddi –. Per dirla in un altro modo, ci stiamo interessando di fluidodinamica del sangue all’interno dei vasi, applicando questa tecnica molto sofisticata ad altissima risoluzione (200 micron, ovvero 2 decimi di millimetro) tale da vedere come si muovono nel tempo i globuli rossi all’interno dei vasi”. Si tratta di una tecnologia sviluppata da un’azienda danese e da una cinese che, al momento, viene utilizzata per lo studio delle carotidi e permette di avere delle informazioni che prima erano impossibili da conoscere. Grazie soprattutto ad una sorta di analisi “alla moviola” di quello che accade nelle arterie: “In un secondo e mezzo si arrivano a generare da 600 fino a 1.400 immagini, il che ci dà la possibilità di scattare una fotografia altamente dettagliata del flusso dei globuli rossi: un presupposto fondamentale per capire quali pazienti sono a rischio di sviluppare, ad esempio, delle placche arteriosclerotiche. Proprio a causa di uno specifico movimento dei globuli rossi, tipico di un paziente e non di un altro, perché dipende dalla geometria e dalla conformazione genetica che hanno i vasi stessi”, specifica il dottor Goddi.
Il Centro SME, insieme al Dipartimento di Fisica Medica dell’Università dell’Insubria di Varese, al Dipartimento di Diagnostica dell’Università di Pavia e al Dipartimento di Management, Information and Production Engineering dell’Università di Bergamo, ha realizzato la parte di validazione clinica di questa tecnologia, aprendo così le porte ad una medicina di tipo predittivo: “L’obiettivo è studiare oggi un 25enne con una situazione anatomica sfavorevole, che potrebbe portarlo a sviluppare determinate patologie in futuro e non curare il paziente di 50-60 anni che quelle disfunzioni le ha già – precisa Alfredo Goddi – .Modificando lo stile di vita in età giovanile, si eviterà di ritrovarsi con tutti i problemi che oggi siamo costretti a trattare nell’adulto e nell’anziano. Si diminuirà, per esempio, il rischio di incidenti cardiovascolari,
SCIENZA
non dimenticando che sono la prima causa di morte”. “Lo spirito che ci ha mosso, come gruppo di lavoro, è stato sempre quello di guardare molto avanti e pensare ad una medicina che non sia solo quella della diagnostica immediata. Sulla base di questo ragionamento, stiamo per fare un altro salto: applicare l’intelligenza artificiale alla diagnostica per immagini. L’intelligenza artificiale affiancherà il medico, senza sostituirlo, fornendogli delle informazioni che l’occhio umano non riesce ad ottenere, ad esempio di tipo numerico. Si passerà, perciò, da un’abilità del singolo operatore di osservare le immagini per formulare delle diagnosi, prevalentemente di tipo qualitativo (sano o malato), a diagnosi di tipo quantitativo. Un esempio è il morbo di Alzheimer, un disturbo degenerativo che porta ad una atrofia delle strutture celebrali: questa diagnosi richiede delle conferme strumentali, che si basano su una valutazione soggettiva della riduzione di volume del cervello, analizzando delle singole immagini di risonanza magnetica. L’intelligenza artificiale è in grado di analizzare tutto il volume celebrale e da lì può estrarre valori numerici delle varie parti anatomiche, può correlare questi valori numerici all’età e al sesso del paziente e quindi può dare una classificazione specifica su cosa è successo in quel particolare paziente e se sta andando incontro o meno ad un processo di atrofia. E nei controlli successivi può monitorare cosa sta cambiando. I valori numerici fanno la differenza rispetto ad una valutazione soggettiva”, conclude il responsabile di Centro Medico SME. Tirando le somme… è sempre meglio prevenire che curare.
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Il Centro Medico SME Diagnostica per Immagini Nato nel 1984 come centro dedicato esclusivamente alla diagnostica ecografica, diventa “SME – Diagnostica per Immagini” qualche anno più tardi, nel 1999, sulla scia della prorompente evoluzione tecnologica, implementando diverse modalità di imaging diagnostico, come la Tomografia Computerizzata e la Risonanza Magnetica. È poi nel 2010 che si fanno largo tecnologie e macchinari in grado di generare immagini ottimali utilizzando una bassa dose radiante, per garantire ai pazienti il massimo livello di radioprotezione possibile. È degli ultimi anni, invece, la creazione di un Teaching Center finalizzato a diffondere la conoscenza in diagnostica con Ultrasuoni avanzata attraverso pubblicazioni, convegni, corsi e collaborazioni con Centri di Ricerca di Sviluppo nazionali ed esteri. “La nostra mission è sempre stata quella di dare vita ad un centro che fosse diverso da tutti gli altri, soprattutto come risultato finale per il paziente”, spiega il dottor Alfredo Goddi.
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TERRITORIO
Con la testa sulla Luna Giunge alla quinta edizione il premio dedicato al filmaker varesino Gianfranco Brebbia, autore di un film sull’allunaggio. In scena, un convegno dedicato a tutte le arti, in ricordo del giorno in cui fu compiuto “un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità” Mario Chiodetti
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i son trovato immerso nell’infinito astrale. Una creazione di mondi nuovi mai invasi da chicchessia. […] Sai Massimo, l’ho visto, l’aldilà. Colorato, macroscopico e mi inserivo nelle più segrete costellazioni”. Sono Gianfranco Brebbia
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parole di Gianfranco Brebbia, in una lettera scritta il 19 febbraio 1970 all’amico Massimo Crevani, nemmeno un anno dopo lo sbarco sulla Luna, avvenuto il 20 luglio 1969 da parte degli astronauti della missione Apollo 11. Quel ‘69 era stato particolarmente fecondo per la sua attività di filmaker, con ben quattro pellicole realizzate e l’artista varesino, sarto di professione e titolare di un noto e avviato negozio in corso Matteotti, era rimasto molto col-
Giovanna Brebbia
pito dallo storico avvenimento, tanto da girare “Idea assurda per un filmaker. Luna”, il lavoro che, molti anni dopo, ha dato inizio alla sua riscoperta come autore da parte della figlia Giovanna e alla creazione del Convegno internazionale dallo stesso titolo e del Premio “Gianfranco Brebbia”, grazie al supporto dell’Università degli Studi dell’Insubria. Il convegno è arrivato alla quinta edizione e quest’anno si presenta quasi come un grande happening in stile anni ‘60, grazie all’omaggio ai 50 anni dello sbarco sulla Luna e del film di Brebbia. Così, nella giornata del 25 ottobre, nell’Aula Magna dell’Insubria, tutte le arti saranno rappresentate da una serie di interventi di alto livello da parte di docenti delle Università di Varese, Venezia, Genova, Padova, Firenze e Parigi e non mancherà l’assegnazione del Premio “Gianfranco Brebbia” al miglior film in concorso e del Premio Brebbia “Prospettiva”, destinato al lavoro dei ragazzi dei licei Classico, Artistico e Salesiano (dove studiò lo stesso artista). Inoltre, il designer varesino Marcello Morandini, autore del logo del Centro internazionale “Gianfranco Brebbia per la ricerca e lo studio del cinema sperimentale”, riceverà dalle mani del Rettore Angelo Tagliabue il Premio “Gianfranco Brebbia alla carriera”, assegnato nel 2016 al critico cinematografico Adriano Pra e, nel 2017, a Emilio Isgrò. “Il film di mio padre, ‘Idea assurda per un filmaker. Luna’, è il tema centrale del convegno e sarà proiettato con il commento sonoro dal vivo del Distretto 51, che ritornerà a suonare per l’occasione, dopo il ritiro avvenuto nel 2012. Le musiche sono le stesse che i ragazzi suonavano allora, provandole nel garage di casa mia, brani
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“Il film di mio padre, ‘Idea assurda per un filmaker. Luna’, è il tema centrale del convegno e sarà proiettato con il commento sonoro dal vivo del Distretto 51, che ritornerà a suonare per l’occasione”
dei Crime come ‘The white moon’ e ‘Help from my friends’ e sarà davvero emozionante ascoltarle, anche perché, in prova, la sensazione è che il film accompagni la musica e non il contrario”, spiega Giovanna Brebbia, riscopritrice dell’archivio paterno. Scomparso tragicamente a 50 anni, Brebbia ha sempre amato Varese tanto da riprenderla spesso nei suoi film, girati in assoluta autonomia ma con le antenne dritte a captare ogni nuova tendenza non soltanto italiana. Grande sperimentatore, capace di unire tecnica e poesia, catalizzò intorno a sé un gruppo di amici, artisti e non, da Aldo Ambrosini, Sandro Uboldi, lo stesso Morandini, Vittorio Tavernari, Paolo Zanzi, Claudio Panini e Luciano Giaccari e realizzò ben 109 film sperimentali in 8 mm e in super 8, dedicandosi anche al collage. “Idea assurda per un filmaker” in realtà nasce dall’omonima poesia, pubblicata sulla “Prealpina” del 14 luglio 1969, in cui Brebbia, che soffriva per gli stravolgimenti urbanistici del boom economico, inventa un dialogo immaginario tra due persone ferme davanti alla costruzione di un nuovo caseggiato e una della due spiega all’altra che prima dell’inizio dei lavori aveva visto degli esseri strani, forse arrivati dalla Luna o da altri mondi “e il prato dopo la loro partenza ha cambiato colore/da un verde così in un rosso azzurro, le foglie degli alberi erano come d’oro”. Il convegno inizierà con le letture, a cura di Edoardo Sylos Labini, di brani di Galileo e Leopardi e con il video di Jimi Hendrix a Woodstock nel 1969 e sarà un po’ lo spirito di quel festival ad animare i lavori, che vedranno tra gli altri la mostra delle fotografie ispirate alla Luna di Luca Missoni e quella intitolata “Iperluna” dei ragazzi del liceo artistico “Angelo Frattini”, guidati dagli insegnanti Elena Ceci e Luca Scarabelli, in corso poi fino al 31 ottobre. Nel corso della giornata si parlerà di storia, filosofia, letteratura italiana, archivistica e musica, ci sarà la ricostruzione dell’allunaggio attraverso la stampa italiana e straniera, un intervento del pianista e musicologo Corrado Greco sulla musica ispirata alla Luna, quindi passaggio a scienza, letteratura americana, storia dell’arte, giornalismo e televisione, con il filosofo Fabio Minazzi a fare da moderatore e il critico cinematografico varesino Mauro Gervasini a raccontare la serie tv “Spazio 1999”. Dopo la consegna del premio “alla carriera” a Marcello Morandini, spazio alla proclamazione del vincitore del Premio “Gianfranco Brebbia” 2019 che ha per tema “La Luna, tra alchimia e magia” e del Premio “Prospettiva” per i giovani, quindi largo ad arte, teatro e danza, prima del gran finale, con la proiezione del film di Brebbia che dà il titolo alla manifestazione, i brani del Distretto 51 e l’intervento di Dominique Willougby, docente all’Université Paris 8, sulle caratteristiche del lavoro del filmaker varesino. Tra gli eventi collaterali, la mostra “Idea assurda per un filmaker” e la proiezione dell’omonimo film di Brebbia con altri tre, “Matilde”, “Ester” e “Germana”, alla libreria Ubik di Varese, e quella dei lavori dei ragazzi di “Prospettiva” alla Galleria Ghiggini. L’iscrizione al convegno, che rientra nella XI edizione del Progetto “Giovani Pensatori” di Didattica filosofica del Centro internazionale insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti” dell’università varesina, è gratuita.
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Da Castellanza a Sydney costruendo il futuro Gli studenti delle medie dell’istituto Leonardo Da Vinci, campioni italiani a RoboCup 2019, hanno partecipato alla finale mondiale disputata in Australia con i due robot “green” di loro invenzione. Questo il resoconto del viaggio di “Tino” e “Tina” Maria Postiglione
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inque studenti di terza media della scuola Secondaria di Primo Grado “Da Vinci” di Castellanza, un giovane universitario, una docente di tecnologia, la conquista del titolo nazionale di RoboCup Italia e una finale mondiale a
La delegazione di Castellanza a Sydney
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Sydney: ecco elencati tutti i protagonisti di una bella storia che merita davvero di essere raccontata. L’avventura comincia nel mese di settembre 2018, quando la provincia di Varese ospita la manifestazione Futura Varese, una serie di iniziative di formazione, dibattiti sull’innovazione, esperienze, laboratori e spettacoli sulla Scuola Digitale. Dopo avervi partecipato, gli studenti castellanzesi cominciano a lavorare ad un progetto che diventa
da subito interdisciplinare, capace di coniugare la robotica ai temi affrontati in aula. Dalla squadra “Tecno Team” nascono così “Tino” e “Tina”, due robottini che si muovono, interagiscono e raccontano il ciclo del recupero della carta. Sin dall’inizio emerge uno dei fili conduttori di tutto il progetto, ossia il rispetto dell’ambiente. I robot, infatti, sono stati realizzati quasi interamente utilizzando materiali e oggetti di recupero: per intenderci, due cestini per il busto, uno scolapasta per la calotta cranica. E poi fili, led e computer. La conquista del titolo nazionale è arrivata il 13 aprile 2019, quando Federico Foà, Antonio Fiamingo, Ludovica Forloni, Ludovica Galuppi, Ayush Kumar e Giulia Spanò, componenti della squadra “Tecno Team”, guidati dalla loro insegnante, la professoressa Emanuela Da Ronch e supportati da Luca Tartaglia, ex componente della squadra “Aurat” dell’Istituto Facchinetti, hanno vinto la Fase nazionale della RoboCup che si è svolta in Toscana, a San Giovanni Valdarno. La manifestazione nasce nel
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Dalla squadra “Tecno Team” nascono “Tino” e “Tina”, due robottini che si muovono, interagiscono e raccontano il ciclo del recupero della carta. Filo conduttore di tutto il progetto: il rispetto dell’ambiente
1997 con l’intento di formare una squadra di robot, che entro il 2050, fosse in grado di gareggiare e vincere la finale della Coppa del Mondo di calcio. Si tratta innanzitutto di un’iniziativa scientifica internazionale, che si pone la finalità di migliorare lo stato dell’arte dei robot intelligenti. Da questa spinta nasce RoboCup Junior, una manifestazione indirizzata principalmente ai giovani fino ai 19 anni con l’obiettivo di promuovere la Robotica Educativa quale metodo multidisciplinare e laboratoriale, per permettere agli studenti di utilizzare in modo corretto le tecnologie, traendone un significativo risultato formativo. Per sapere come prosegue la storia, che arriva fino a Sydney, abbiamo chiesto alla professoressa Emanuela Da Ronch, che ha seguito fin dal principio tutto il progetto: “Dopo la partecipazione a Futura Varese e la conquista del titolo italiano, che ci ha permesso di aggiudicarci la possibilità di prendere parte al Campionato RoboCup Mondiale di Sydney, la nostra squadra di robotica si è sentita investita di un compito importante: com-
petere con altre squadre, provenienti da tutto il mondo - racconta la docente -. Due le cose da fare: lavorare al miglioramento del progetto e reperire i fondi necessari. Così ci siamo dati da fare per l’una e l’altra delle priorità. Ai due robot, protagonisti della RoboCup Italia, ‘CesTino’ e ‘CesTina’, si sono aggiunti altri due cestoni-robot ‘Plastic’ e ‘Can’. Oltre al messaggio sulla raccolta della carta, abbiamo voluto portare, in questo modo, anche quello della ‘differenziata’ di plastica e lattine, sottolineando l’importanza che tutti dobbiamo attribuire alla gestione dei rifiuti”. Altrettanto importante la seconda priorità, quella di riuscire a trovare le risorse necessarie per affrontare una trasferta tanto impegnativa, anche economicamente, e giocarsi la finalissima mondiale in Australia. “Abbiamo attivato la ricerca dei fondi e siamo rimasti colpiti dalla generosità di quanti abbiamo interpellato o si sono interessati al nostro progetto - prosegue la 49
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“Tanto impegno, tanti bei momenti da ricordare, tante abilità e competenze messe in gioco e che speriamo possano essere di sprone per affrontare nuove sfide e a raggiungere altri traguardi” professoressa Da Ronch -. Sono stati molti, privati, aziende e associazioni, che hanno voluto contribuire alla copertura dei costi del viaggio e della permanenza a Sydney della squadra. É grazie a tutti loro che il nostro gruppo, cui si è aggiunta un’altra insegnante, ha potuto partecipare a questa manifestazione internazionale”. Molte le tipologie di gara, inserite nel programma di questo prestigioso evento mondiale. “Erano venti le squadre iscritte alla nostra ‘OnStage junior’ - sottolinea la docente di Castellanza -. Cinque i giorni di gara, compreso quello dedicato ai SuperTeam, formazioni composte da tre Team di Nazioni diverse. Giorni intensi di prove e di revisioni sui desks destinati alle squadre al Centro Congressi di Sydney e poi ancora a casa. Poi la dimostrazione tecnica, l’intervista e infine la performance: due minuti di rappresentazione, costati ore di lavoro. Il bilancio? Non siamo arrivati sul podio, come in fondo speravamo tutti, ma è stata sicuramente una esperienza importante, sotto tanti e diversi profili. L’orgoglio di rappresentare l’Italia, competere in un Paese così lontano, trovarsi a contatto con tante altre squadre e realtà provenienti da tutto il mondo, visitare una città così affascinante come Sydney. Ogni giorno è stato vissuto intensamente e ci ha riservato grandi emozioni, sia sul campo di gara che nei momenti di relax in giro per la città. Tanto impegno, tanti bei momenti da ricordare, tante abilità e competenze messe in gioco e che speriamo possano essere di sprone per affrontare nuove sfide e a raggiungere altri traguardi. Siamo tornati, ma per tutti noi sarà impossibile dimenticare le emozioni di questo viaggio, di questa sfida”.
Perché i ragazzi di “Tecno Team”, pur non essendo saliti sul podio australiano, hanno vinto una sfida ben più importante: sono stati in grado di dimostrare come le competenze tecnologiche possano valorizzare la sensibilità ecologica ed ambientale e come la forza e l’entusiasmo dell’adolescenza possano condurre molto, molto lontano.
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La dislessia non è una malattia Il ruolo fondamentale dei genitori nell’approcciare la realtà, la consapevolezza per bambini e ragazzi che non ci sono limiti in termini di autorealizzazione e di studio (fino anche se si vuole alla laurea), la necessità di creare un’alleanza virtuosa tra scuola e sistema sanitario. I disturbi specifici dell’apprendimento spiegati da una neuropsichiatra della Fondazione Raimondi
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genitori si racchiudono in due estremi. Da una parte c’è chi si fa prendere da un’ansia cronica. Dall’altra c’è il rifiuto totale della diagnosi. Oscilliamo tra questi due punti di un segmento. All’interno del quale c’è il rapporto del bambino con i propri DSA, ossia i disturbi specifici dell’apprendimento. Una sigla più nota nel quotidiano con il termine dislessia o con le meno conosciute, disgrafia o discalculia, a seconda dei casi. Non parliamo di malattie e nemmeno di handicap”, ci tiene a precisare la dottoressa Tristana Castrignanò, neuropsichiatra infantile della Fondazione Raimondi di Gorla Minore. Lo dice rivolgendosi, più che al giornalista che la sta intervistando, a tutte quelle famiglie che si trovano ad affrontare i primi segnali di difficoltà dei propri figli nell’apprendimento a scuola. Disturbi specifici, che nulla hanno a che fare con una pagella non proprio in linea con le aspettative di mamma e papà. Una strada in salita, che però non è impossibile percorrere. Il paragone che Castrignanò usa è proprio quello di un tragitto in automobile: “C’è chi, per arrivare alla propria meta, può semplicemente percorrere un’autostrada più o meno veloce, ma pur sempre in piano. E c’è chi, invece, per arrivare allo stesso punto è costretto a percorrere una strada di montagna, magari anche sterrata”. Nei casi di dislessia, si è in questo secondo scenario, più tortuoso, ma che è possibile affrontare: “Basta dotarsi di un’auto 4x4”. Strutture come la Fondazione Raimondi servono proprio a questo. Soprattutto nei momenti iniziali, quelli in cui occorre diagnosticare il disturbo dell’apprendimento. “Chiariamo subito i tempi”,
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spiega la dottoressa: “Durante la scuola materna si può anche cercare di stare attenti ad alcuni segnali. Ma la dislessia non può essere diagnosticata prima della fine della seconda elementare. Per la discalculia, invece, bisogna aspettare fino alla terza elementare”. E prima? Durante gli anni della scuola materna? Una fase della crescita dei bambini dove sempre più di frequente si insinuano nella mente dei genitori preoccupazioni, ansie, dubbi. “Spesso senza nessun reale motivo”, sostiene la neurospichiatra. “Negli anni dell’asilo o nei primi mesi della scuola dell’obbligo si può fare attenzione ad alcuni segnali, ad alcune difficoltà. Non parlo volutamente di campanelli di allarme, ma del giusto grado di analisi quotidiana delle capacità dei bambini di tenere in mano penne e pennarelli nel modo corretto, nell’inventario della parola, nel linguaggio, nella chiarezza espressiva, del senso del numero e delle quantità. Si possono fare degli screening con l’aiuto di uno psicologo all’interno della struttura scolastica. Ma nessuno può dire o affermare che un bambino sia discalculico o dislessico già alla scuola materna”. E anche se, nel percorso scolastico successivo, fosse diagnosticato un disturbo dell’apprendimento, quello che un genitore deve fare è affrontare nel modo corretto la situazione “senza pensare o agire come se si fosse di fronte ad un handicap o ad una malattia, perché così non è”, ci tiene a mettere i puntini sulle “i” la dottoressa Castrignanò: “Un dislessico non può guarire, semplicemente perché non è un malato. La dislessia è un disturbo che rimarrà sempre nella persona e con essa crescerà e maturerà, cambiando insieme
al ragazzo o alla ragazza, anche in virtù della sua maturazione celebrale e degli strumenti acquisiti grazie alla riabilitazione”. Allo stesso tempo rischia di essere deleterio il rifiuto della diagnosi. È come dire ai propri figli di affrontare un’arrampicata senza corde di sicurezza. Il messaggio è chiaro: “L’apprendimento e lo studio sono possibili per i bambini con DSA, occorre mettere in campo gli strumenti giusti, trovare i percorsi corretti”. Una persona dislessica o discalculica, ma soprattutto, i loro genitori, non devono porre dei limiti. “Si può arrivare sino alla laurea se si vuole. In termini di autorealizzazione non ci sono barriere insormontabili”. L’atteggiamento sbagliato è quello di pensare che il proprio figlio sia limitato perché non può fare tutto: “Ma è una visione errata della realtà. È un approccio mal posto. Chi di noi può pensare di fare tutto o di essere onnisciente? Ognuno ha le proprie peculiarità, anche nell’apprendimento. Occorre solo trovare la propria strada”. An-
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Tristana Castrignanò: “La dislessia non può essere diagnosticata prima della fine della seconda elementare. Per la discalculia, invece, bisogna aspettare fino alla terza elementare”
che perché “la didattica è personalizzata per definizione”. Ciò che occorre, dunque, è semmai creare le corrette sinergie tra mondo della scuola e strutture sanitarie. Così come un insegnante non può diagnosticare un problema di dislessia, così i medici non possono fare a meno di una collaborazione con i docenti. Ed è proprio alla creazione di un’alleanza virtuosa che sta lavorando da tempo la Fondazione Raimondi. “Quello che facciamo – racconta Tristana Castrignanò – è un insieme di iniziative che vanno dagli incontri pubblici aperti per informare la comunità, ad un servizio che offre le prime visite neuropsichiatriche per aggirare le difficoltà che spesso le famiglie hanno nel cominciare con il piede giusto un percorso. I genitori si rivolgono al nostro servizio in accordo con gli insegnanti”. Da qui la necessaria collaborazione tra i due mondi, che la Fondazione Raimondi sta cercando di affinare: “Quello che stiamo valutando è l’ampliamento dell’attività diagnostica con un approccio multidisciplinare attraverso una équipe che metta insieme le competenze del logopedista con quelle dello psicologo e con quelle del neuropsichiatra”. Strada da fare ce n’è tanta, ma un ultimo consiglio alle famiglie la dottoressa Castrignanò ci tiene a darlo: “L’Associazione Italiana Dislessia fa molto e può essere un aiuto concreto, soprattutto nei momenti inziali caratterizzati da forti dubbi”.
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La Fondazione Raimondi La Fondazione Raimondi è una delle strutture sanitarie più radicate sul territorio: nata 200 anni fa come ospedale, è oggi una realtà a tutto tondo la cui mission è quella di dare risposte concrete ai bisogni della persona. Include una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), un Servizio di Riabilitazione (SDR) e il servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) convenzionato con il SSR che prevede interventi riabilitativi, infermieristici ed assistenziali al domicilio. Dal 2017 si è aggiunto un nuovo tassello: il Poliambulatorio di medicina specialistica e diagnostica con un’offerta che copre una gamma estesa di visite specialistiche ed esami ematochimici e strumentali, in regime di convenzione e privatistico. Parliamo di medicina del lavoro, studio dentistico, centro prelievi, terapie fisiche, esami diagnostici, medicina dello sport, ambulatorio infermieristico, pronto soccorso ortopedico, visite e consulenze. www.fondazioneraimondi.it
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▶ PROVINCIA DA SCOPRIRE RUBRICHE
Un Sacro Monte da 10 e lode Un viaggio emozionale ed emozionante in un luogo magico e caro non solo ai varesini, ma anche a pellegrini e turisti anche il più piccolo, è soffuso e modulato, delicato e appena percet-
Ugo Nipote tibile, si può percepire anche da molto lontano, quasi come un’eco,
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oloro che percorrono il Sacro Monte di Varese per la prima volta avvertono immediatamente un’atmosfera particolare. Il percorso si snoda per quasi 2 chilometri lungo un selciato che va dal primo arco fino alla statua del Mosè, per poi proseguire a sinistra per il paesino e il Santuario, mentre andando diritto si arriva ad una terrazza panoramica dopo aver costeggiato un piccolo cimitero. È stato iscritto dall’Unesco, insieme agli altri Sacri Monti prealpini (9 in tutto), nella Lista del Patrimonio Mondiale, con la motivazione che, in aggiunta al loro significato simbolico e spirituale, racchiudono una straordinaria bellezza naturale e paesaggistica che si integra perfettamente nella sacralità del luogo. Questo vale in particolare per quello di Varese, dal quale è possibile distendere un accorato sguardo sui laghi sottostanti, che anche Ghoete aveva ammirato e descritto mirabilmente, e sulla pianura. Andare a Sacro Monte è una cosa speciale per tutti. Gli enormi spazi aperti danno al tutto il contesto un’atmosfera particolare. La prima cosa che viene percepita è l’assenza dei rumori quotidiani a cui siamo abituati. Certamente questo succede in tanti altri posti, ma lì a Sacro Monte è diverso. Ogni rumore che si sente,
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e non è assolutamente fastidioso. Così si sente il parlare di persone anche lontane, che magari non riusciamo a vedere, non si capisce quello che dicono, ma si sentono parlare. Poi, all’improvviso, le vedi sbucare da dietro una curva, e così ti rendi conto da dove venivano le voci. È così anche per gli altri rumori tipici del bosco, spesso non riesci a capirne la provenienza. E tutto questo alimenta il senso di mistero religioso che si accompagna per tutto il percorso. Il cammino si sviluppa in varie direzioni, sempre mutevoli e questo dà la possibilità di godere di panorami sempre diversi. All’inizio, per esempio, nelle giornate limpide, fermandosi tra la seconda e la terza cappella, lo sguardo può arrivare fino alle più alte case di Milano, o ai monti dell’Appennino. Poi, man mano che si sale, diventano visibili i laghi della pianura sottostante, che sembrano confondersi tra loro. La mutevole luce nelle varie ore del giorno conferisce toni di diversità ai vari luoghi, anche se dovessero essere sempre gli stessi. La salita offre diverse possibilità di sosta, panchine, muretti, gradini delle cappelle, le colonne orizzontali davanti all’ultima cappella, praticamente ti puoi fermare dappertutto. Non è necessario essere stanchi per sedersi qualche minuto. E anche in questa circostanza cambiano le sensazioni. L’attesa ti invita a meditare, spesso pensi
RUBRICHE alla strada che devi ancora fare, più raramente a quella già fatta, ma questo è l’attimo possibile per una cosa tutta particolare. Ascoltare il silenzio! Ti fermi, guardi quella strada immensa, l’infinito ti accarezza, rimani lì a pensare, nessun rumore ti coglie. Una volta arrivati in cima, il Sacro Monte ti offre un’altra magia. La discesa! A Sacro Monte la discesa non è semplicemente il percorso di ritorno della strada che hai già fatto, è tutta un’altra strada, è come se fosse un luogo diverso. E questo succede non solo perché apparentemente fai meno fatica a camminare. Mai come in questo luogo le diverse prospettive di tutto quello che si vede, archi, cappelle, fontane e altro ancora, ti danno la sensazione che non stai tornando indietro, ma stai continuando il cammino precedente. Si sale da soli, si sale in compagnia. È piacevole la solitudine, è piacevole parlare con chi ti accompagna, è piacevole portare con sé i bambini e fargli conoscere questo luogo meraviglioso. Ma tutti, proprio tutti, sono accompagnati lungo questo eccezionale percorso
Al Sacro Monte la discesa non è semplicemente il percorso di ritorno della strada che hai già fatto, è tutta un’altra strada, è come se fosse un luogo diverso
da un altro sentimento. La sensazione di libertà! Quando sali a Sacro Monte lasci tutto a casa, pensieri, preoccupazioni, malesseri. Ci vai per dimenticare, se è qualcosa di spiacevole, o anche per ricordare, se è qualcosa di bello. In tutti i casi sai che quel luogo è in grado di separarti da tutte le cose del mondo e di regalarti un’ora o più di libertà, come nessun altro luogo sarà mai in grado di fare. Durante le mie passeggiate portavo spesso con me una chitarra e mi fermavo a suonare e cantare seduto sui gradini della decima cappella. Di mattina era il luogo ideale. In pieno sole, riparato dal vento, si riusciva a rimanere con abiti estivi anche in pieno inverno. L’inconsueta circostanza di ascolto attirava in modo particolare quelli che passavano, che riuscivano ad apprezzare le mie performances anche oltre quelle che erano le mie reali capacità. Molti si sedevano ad ascoltare, non c’è mai stato un cenno di fastidio. Ho fatto queste mie esibizioni per diversi anni, d’estate e d’inverno, prevalentemente il sabato e la domenica. In quei momenti la sensazione di libertà era enorme e mi permetteva delle esecuzioni che in altri contesti non sarei stato capace di ripetere. Tra i tanti, due piacevoli ricordi. Una signora che, raggiunta la decima cappella, mi rivelò che, man mano che saliva, sentiva una musica lontana, ma non riusciva a capire da dove venisse, e un bambino, che accompagnato dalla sua mamma, saliva anche lui con una piccola chitarra giocattolo sulla spalla; la madre mi spiegò che, come tutti i bimbi, giocava a ripetere una cosa che aveva visto e aveva attirato la sua attenzione.
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▶ GITA A RUBRICHE
I tesori di Arcisate Un territorio tutto da scoprire tra monumenti, “leggende” e personaggi celebri, con sentieri imperdibili per gli appassionati di trekking piedi. O imboccare i sentieri boschivi che si inerpicano sulle Pre-
Sergio Redaelli alpi. Come quello che conduce al Passo del Vescovo risalendo il
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na gita ad Arcisate? Ottima idea, c’è davvero molto da vedere. E c’è innanzitutto da scoprire un mistero, quello del cosiddetto “tesoro di Arcisate”. Si tratta di un corredo da vino composto da cinque pezzi in argento di epoca romana tardorepubblicana (spatola, brocca, coppa, colino e attingitoio). Fu rinvenuto ad Arcisate nel 1900, venduto per 200 sterline al British Museum di Londra e oggi conservato accanto ad altri reperti romani, ai marmi del Partenone e ai fregi del palazzo di Ninive. L’imbocco della Via Crucis Perché mistero? Perché non si conoscono le circostanze né il luogo esatto in cui il corredo fu ritrovato. Si sa soltanto che secoli fa, in Valganna, erano attive le miniere d’argento. Enigmi a parte, una visita ad Arcisate è consigliabile per tante altre buone ragioni. Imperdibile la collegiata di San Vittore, una delle prime parrocchie ambrosiane dedicate al martire cristiano, con il campanile alto 35 metri e il battistero ottagonale di San Giovanni Battista dell’VIII secolo. A poca distanza, la Via Crucis sale per 300 metri alla chiesa del Lazzaretto, un tempo luogo di sepoltura dei morti di peste e oggi utilizzato, su richiesta, per i matrimoni. Chi ama camminare può scoprire il santuario ex eremo della Madonna di Useria, raggiungibile solo a
corso del torrente Riazzo. È una “tirata” di un chilometro e mezzo partendo dal Lazzaretto, il primo tratto ripido, mezz’ora in tutto di cammino. Con il conforto di trovare all’arrivo un’area pic-nic per tirare il fiato. Per chi è particolarmente in forma, dal passo del Vescovo si apre un ventaglio di possibilità: “A sinistra si imbocca l’anello che gira per 2 chilometri intorno al monte Monarco, oppure in mezz’ora si scende all’agriturismo San Gemolo in Valganna – spiega Osvaldo Mussini, responsabile del servizio di vigilanza ecologica del Piambello –. A destra, si apre invece il sentiero dell’Alta Val Ceresio che sale al monte Rho (938 metri), al San Bernardo (1.023 metri), alla palestra di roccia del Minisfreddo (1.042 metri) e raggiunge le Roccette e il Poncione di Ganna. Un percorso per esperti escursionisti”. Continuiamo la nostra gita. Resterà chiusa fino a Natale, per restauri, la collegiata di San Vittore nel centro storico. In giugno, sono cominciati i lavori del primo dei tre lotti che consentiranno all’antica basilica di passare dal vecchio riscaldamento a gasolio ai pannelli radianti inseriti nel pavimento. “La chiesa si rifà completamente il look – spiega il parroco Don Giampietro Corbetta –. Sono previsti ripulitura e lavatura delle muffe esterne per far 57
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Un libro liturgico conservato nell’archivio di San Vittore
tornare le pareti all’antico colore chiaro, coibentazione dei muri e recupero della parte artistica interna, delle decorazioni e degli affreschi anneriti dall’aria calda o ammalorati dalle infiltrazioni d’acqua dal tetto. Le messe domenicali si tengono nel frattempo nella chiesa di Sant’Alessandro e nella parrocchia di Brenno. Quelle feriali nel battistero alle 8.30 del mattino”. Don Giampietro non assisterà alla fine dei lavori. Dopo nove anni trascorsi ad Arcisate traslocherà in settembre a Masnago lasciando il posto al nuovo parroco Don Claudio Lunardi, in arrivo da Cavaria. Arcisate, antica pieve e oggi decanato della Val Ceresio, è un mix di arte, storia e fede. Le origini risalgono ai primi secoli di evangelizzazione della valle. Una lapide nel presbiterio della Basilica e i documenti del ‘400 conservati nell’archivio della canonica testimoniano che nel IV secolo era già presente una comunità cristiana. Uno scritto dell’arcivescovo Arnolfo III certifica l’esistenza del capitolo collegiale ambrosiano nel 1095 e una bolla di papa Eugenio III rivela che nel 1149 la potente pieve contava 24 canonici e controllava 38 chiese, fra cui la Badia di Ganna, contenente le spoglie di San Gemolo. Questa la storia in breve. Ma i libri raccontano di altri personaggi celebri legati ad Arcisate, da Carlo e Federico Borromeo che a cavallo fra il ‘500 e il ‘600 visitarono la pieve, a Giuseppe Garibaldi che transitò da queste parti durante le guerre d’Indipendenza, a Napoleone che soppresse il Capitolo. Ma ce n’è uno che spicca per originalità. Parliamo dell’Arcimboldo (1526-1593), il pittore noto per le caricature burlesche che realizzava dipingendo fiori, frutta, verdure, pesci, uccelli ed altri insoliti soggetti a cui dava connotati umani. La famiglia dell’Arcimboldo fu feudataria di gran parte della Val Ceresio a partire dal 1484, quando il Duca di Milano Gian Galeazzo Sforza le conferì l’investitura con “franchigie, regalie, onorari, entrate e liberalità…” come usava all’epoca. Tanto che la strada per San Vittore è intitolata alla famiglia Arcimboldi. Il feudo comprendeva l’intera valle con l’esclusione di Brusimpiano, Besano, parte di Brenno e di Arcisate, che erano tenute a pagare le tasse agli altri feudatari della zona, i Visconti. L’Arcimboldo fu la più estrosa e bizzarra gloria di una famiglia di arcivescovi. Si formò arti58
Il sentiero alto della Valceresio All’ingresso di Arcisate, sulla sinistra per chi viene da Varese, si prende via Pezza o la successiva via Libertà e si procede in salita fino alla chiesa del Lazzaretto. Lasciata l’auto, si segue l’ultimo tratto di strada asfaltata, chiusa al traffico, che poi diventa a fondo cementato. Il sentiero di bassa quota, interamente nei boschi, conduce al Passo del Vescovo. Consigliabile per escursioni dall’autunno all’inizio della primavera con terreno asciutto (un paio di tratti critici in caso di neve). Il sentiero alto della Valceresio è impegnativo, per escursionisti esperti. Si imbocca in corrispondenza del terzo tornante della strada cementata, sulla destra, indicato come sentiero panoramico. Diventa in breve abbastanza ripido e sale in prossimità del crinale del monte, segnato da radi e sbiaditi bolli blu. Prosegue vicino alla cresta con qualche tratto più esposto fino alla prima radura del monte Crocino (900 metri). Il sentiero raggiunge poi il monte Rho (940 metri) con il monumento alla pace e, seguendo il crinale, sale alla statua di San Bernardo (1.020 metri). Qui tutti gli anni, il 1° gennaio, il gruppo amanti della montagna di Bisuschio prende parte alla Messa sul campo. Il sentiero prosegue in salita fino al Minisfreddo (1.040 metri) e dalla vetta scende lungo un tratto esposto sulle roccette, attrezzato con il cavo metallico, lungo la dorsale che conduce al Poncione di Ganna a 992 metri sul livello del mare. (Informazioni a cura del Servizio di vigilanza ecologica del Piambello).
sticamente a Milano studiando le caricature di Leonardo. Lavorò ai cartoni preparatori delle storie di Santa Caterina d’Alessandria per le vetrate del Duomo e nel 1562 partì per Vienna su invito del futuro imperatore Massimiliano II d’Asburgo. Nella capitale austriaca “fu benvoluto et raccolto con umanità et con honorato stipendio…”. A distanza di oltre 400 anni la sua eredità artistica, satirica e irriverente, ha ispirato Dante Ferretti per le statue dei “portatori di cibo” che oggi ravvivano le giornate degli anziani ospiti del centro polivalente di Induno Olona e strappano loro un sorriso di curiosità e ammirazione.
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▶ ARTE
Palazzo Verbania e la Luino dei “miracoli” Gli archivi di Piero Chiara e Vittorio Sereni nello splendore del rinnovato edificio che ispirò le opere dei due grandi artisti luinesi le facciate esterne, degli spazi interni e alla riscoperta degli antichi
Luisa Negri decori. Così Palazzo Verbania appare più che mai simbolo fonda-
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ra una sera di giugno del 1906. Dopo una giornata di vento impetuoso il lago rivelava il suo volto lucente e amico ai festanti invitati della sponda luinese presenti all’inaugurazione del Kursaal. Il bell’edificio liberty destinato a guadagnarsi l’amore della cittadina di Luino, costruito da Giuseppe Petrolo (1872-1953) ingegnere e architetto, apriva ufficialmente le sue stanze. Luci e addobbi floreali delle tavole imbandite esaltavano la sfolgorante livrea del palazzo e dei ricchi ornamenti parietali: raffinati disegni di ispirazione orientale, foglie e fiori di loto non ancora schiusi e corone di camelie su fondo oro. La profonda bellezza del panorama si rivelava ai settanta ospiti dalla grande terrazza e dalle ampie vetrate del salone delle feste. Non era ancora nato Vittorio e neppure Piero. Avrebbero visto la luce a Luino nel 1913. Oggi rime e racconti dei due amici, il poeta e lo scrittore coetanei, i cantori di tanta armonia, si incrociano nelle rinnovate stanze di Palazzo Verbania. Saranno Sereni e Chiara, in anni più vicini, a esprimere l’intatto amore per quella terrazza e l’edificio divenuto, dopo la prima guerra, albergo Verbania. Il romanzo di Chiara “Una spina nel cuore” e la poesia “Terrazza” di Sereni da lì trassero ispirazione. Nel 1973 l’ormai Palazzo Verbania fu scelto come sede culturale del Comune di Luino. L’attuale restauro terminato nel 2019, sostenuto da Regione, Comune e dalla Fondazione Cariplo nell’ambito del piano di valorizzazione culturale tra Città di Luino, Mibac e Agenzia del Demanio, e affidato alla squadra guidata dall’architetto Patrizia Buzzi, ha portato al recupero del-
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mentale della città, un simbolo ripreso nel logo espresso dal fiore
il taglio del nastro con il sindaco Andrea Pellicini
Una sera del 1906, l’edificio liberty destinato a guadagnarsi l’amore della cittadina di Luino, costruito dall’ingegnere e architetto Giuseppe Petrolo, apriva ufficialmente le sue stanze
RUBRICHE
di loto. E può offrire ai visitatori nuovi spazi espositivi, un percorso didattico permanente, ambienti per conferenze, un caffè letterario e la valorizzazione degli archivi di Chiara e Sereni al piano nobile del palazzo. Sono qui la biblioteca di 4mila volumi, lo studio di Vittorio, le carte e corrispondenze di quest’ultimo: da Anceschi a Betocchi, Caproni, Fortini, Luzi, Montale, Quasimodo, Pasolini, Pratolini, Saba, Ungaretti, Vittorini e altri, 6mila lettere per ben 625 corrispondenti. Un patrimonio culturale, letterario e storico inestimabile. Il salone e le due terrazze pensili sono un altro fiore all’occhiello. Non a caso la raffinata mostra inaugurale “Terrazze”, curata da Chiara Gatti, è stata dedicata alla soave, essenziale arte di Franco Rognoni; altro figlio di quell’anno fortunato che sulla terrazza incrocerà entusiasmo e creatività coi primi due. Raccontando gli stessi personaggi e luoghi coi propri strumenti umani e artistici. Nato a Milano, Rognoni divenne figlio adottivo di Luino nel ‘43. Visitare il palazzo significa dunque riaffacciarsi a quelle terrazze pensili, sentendosi parte di un mondo vivace e cosmopolita: Luino fu e rimane, nodo ferroviario internazionale e richiamo turistico e commerciale di un’area geografica estesa tra il Nord e il Sud d’Europa. Per noi è stata anche la scoperta di una formidabile squadra impegnata nella rinascita di Palazzo Verbania e della sua lodevole città, guidata dal sindaco Andrea Pellicini. L’infopoint accoglie i visitatori nel luminoso ingresso con la cordialità dei suoi addetti e la fruibilità di materiale ad uso turistico. Pannelli video rivelano immediatamente a Palazzo la presenza dei due protagonisti e le loro storie, associate a quella del Verbania: con fotografie di entrambi e del vecchio Kursaal. Altri pannelli con i testi dei ricercatori Chiara Gatti e Federico Crimi, raccontano il percorso culturale. Due vetrine offrono la curiosità di oggetti cari a Sereni: i bottoni strappati dalla divisa militare nella prigionia d’Africa, le posate, altro ricordo di prigionia, accanto al libretto universitario. Della sala dei fiori di loto ci ragguaglia Crimi: un motivo suggerito a Petrolo da un amico armeno. E del busto di Vittorio, bella opera di Joseph Kossuth, posto ai piani superiori, accanto al ritratto di Chiara, ci informa Francesco Ronchi, anche per conto di Alberto Frigerio, ex presidente Lions da tempo impegnato nel recupero della memoria delle carte di Sereni, già ora in fase di digitalizzazione. Ronchi è autore, con Tiziana Zanetti, di una bella opera pubblicata dal locale Lions “Luino per Sereni meminisse iuvabit”, che ricorda l’impegno del Club, del Comune di Luino e della famiglia dello scrittore nell’acquisizione delle carte. C’è nelle pagine il senso del richiamo irrinunciabile che portava il poeta a visitare ogni anno la sua città, per sentirne il respiro. Se ritornasse oggi ritroverebbe in lei l’antica “Luvino”. Poserebbe un’altra volta i suoi occhi su quella terrazza affacciata sul lago, da dove, nel 1906, s’erano levate le prime note di un valzer. Da dove anche i versi di Vittorio erano saliti. Facili, come un’altra musica fatta però di parole. “Improvvisa ci coglie la sera...”. Era il 1941. La meglio gioventù del vecchio Kursaal stava per scontrarsi con tutt’altra musica.
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Il viaggio la leva di marketing
che arriva all’anima Le aziende sono fatte di persone. Ogni azienda, ogni giorno, senza nemmeno rendersene conto, affronta la più grande delle sfide: quella di creare motivazione al risultato, lavoro di squadra, senso di appartenenza. Solo se il clima aziendale è tale da rendere ciascun collaboratore consapevole della propria responsabilità si può esser certi che i risultati arriveranno. La voce “senso di appartenenza” non è contemplata in nessuna riga di bilancio eppure è grazie a questo coefficiente che i numeri prendono il volo e le decisioni diventano opportunità per grandi risvolti. Come lavorare su questo intangibile valore? Attivando leve del marketing trasversale affiancate alla formazione tradizionale; perché le persone sono mente e anima. Ed è più facile far vibrare le corde dell’anima in momenti e contesti fuori dalla quotidianità, anche quella lavorativa. Lo “stacco”, che sia di un giorno o di una settimana, è una potente leva di marketing con un valore percepito decisamente più elevato del valore reale. I vantaggi prodotti dall’enorme differenziale tra il valore percepito e il costo reale del viaggio non sono ancora abbastanza sfruttati dalle aziende; eppure è proprio il viaggio lo strumento che può segnare la svolta nelle relazioni coi nostri collaboratori, coi nostri clienti o con la rete commerciale. Ciascuna azienda, in funzione dei propri obiettivi e delle dimensioni, ha l’opportunità di pianificare un progetto usando il viaggio come volano.
LeMarmotte ha competenza e versatilità per lavorare affiancando l’azienda in tutte le fasi: dal confronto iniziale per comprendere le esigenze, alla selezione dell’iniziativa più adeguata fino alla gestione della stessa prima, durante e dopo la partenza. Trent’anni di esperienza significa conoscenza del mercato, comprensione delle esigenze dei clienti e scelta dei fornitori più affidabili. Quale tra i tanti fornitori in un mercato di cambiamenti come quello turistico? Eden Viaggi. Un Tour Operator da sempre al nostro fianco con il quale abbiamo spesso brindato insieme alle nostre aziende clienti.
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▶ ARTE RUBRICHE
I Sette Savi a Malpensa Torna al Terminal 1 l’emozionante opera in pietra di Fausto Melotti, visitabile nello scalo aeroportuale fino a febbraio 2020 un nucleo iniziale di dodici elementi in gesso apprestati per l’evento,
Luisa Negri solo sette.
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n occasione della VI Triennale di Milano, era il 1959, lo scultore trentino Fausto Melotti (Rovereto 1901 - Milano 1986) era stato chiamato a realizzare un’opera da esporsi nella Sala intitolata “Coerenza dell’uomo”. Di quell’importante lavoro, che conteneva già tutti i segni e i messaggi del suo autore, sopravvissero intatti, da
Melotti non volle nel tempo reintegrare i cinque perduti con altrettanti nuovi, preferendo attribuire ai rimasti un particolare significato. Quel sette lo aveva portato a pensare ai numerosi riferimenti culturali della magia del numero: i sette contro Tebe, le sette Odi arabe, le sette Meraviglie del mondo, i sette Peccati Capitali, i sette Sacramenti, finanche i sette Messaggeri di Dino Buzzati.
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RUBRICHE Nel 1961 gli fu richiesta una nuova, simile opera, per adornare il giardino del Liceo Classico Carducci di Milano. Ricostruire il gruppo significò però per l’artista, seguendo il bandolo di quel mistero che l’arte riserva sempre ai suoi fedeli seguaci, rifare non più dodici ma sette singole statue, questa volta in pietra. In osservanza alla “lezione” di magia che gli era arrivata, attraverso la perdita dei cinque elementi e della quale aveva fatto tesoro. Ciascuna delle statue fu concepita simile alle altre, ma contemporaneamente diversa. L’idea era anche di creare, o meglio ricreare, tra esse, un ritmo musicale: ritmo ben noto e tanto caro alla ricerca di Melotti. L’opera era stata selezionata da una prestigiosa commissione di cui facevano parte gli architetti Piero Portaluppi, Franco Albini e Renzo Gerla, consulenti del Comune. A lavoro concluso, il tutto fu collocato nel giardino della scuola. Due statue furono però di nuovo danneggiate nel 1964 e il gruppo fu così rimosso e lasciato definitivamente in deposito. Oggi l’opera de “I Sette Savi” in pietra, realizzata per il liceo milanese, è collocata alla Porta di Milano Terminal 1 all’aeroporto di Malpensa, dove resterà, in attesa di un’adeguata e definitiva ricollocazione, fino al 29 febbraio 2020, con titolo “I Sette Savi di Fausto Melotti. La magia di un ritorno”. Spiega il curatore della mostra Flavio Arensi che “I Sette Savi”, rimasti nascosti troppo a lungo in deposito alla scuola Giosuè Carducci di Milano, grazie all’Assessore alla Cultura Filippo del Corno possono ora essere di nuovo in visione al pubblico, in particolare di appassionati e studiosi. Il ritorno di Melotti, la magia di questo nuovo abbraccio alla città di Milano, con l’opera de “I Sette Savi” e il suggestivo allestimento sempre di Michele De Lucchi, avviene a distanza di sei anni da un precedente incontro con Malpensa. La stessa, 64
dopo attento restauro e dopo mezzo secolo di abbandono, era stata momento centrale dell’interesse dei passeggeri in transito. Visitare lo spazio aeroportuale significa dunque immergersi ancora una volta nel tempo armonioso di Melotti, sentirne la seducente presenza di artista nella perfezione geometrica delle sue creature in pietra, dove la solenne fissità della forma non è certo mancanza di pathos, semmai raffinata evidenza e sostanza, di un’antica conoscenza che dalla lontananza del tempo risale all’oggi. E che ben racconta del suo lungo cammino. Compiuti gli studi scientifici e conseguita nel 1924 una Laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano, Melotti seguirà poi la via dell’arte intrapresa a Brera e i consigli di maestri, amici e colleghi, tra i più ascoltati e amati come Adolfo Wildt, Lucio Fontana, Casorati e Paulucci, Gio Ponti. Ma tanti altri saranno gli intellettuali avvicinati da Melotti nel corso di una vita. Presente a Milano, Roma e Torino - dove frequenta l’Accademia di Belle Arti Albertina - e persino nel capoluogo parigino (gruppo di abstration-creation), incentra nel tempo il suo ampio interesse artistico sulla musica: anche qui un sette, quello della magia delle note che illuminano come lucciole l’incanto dei suoi colorati cieli d’artista espressi in modalità creative e materiche tra le più varie (pittura, ceramica, metallo, pietra). Un altro numero sette accompagna, infine, questa mostra: altrettanti sono ormai gli anni dedicati da Sea all’arte. Allorché fu inaugurato lo spazio dedicato La Porta di Milano, permettendo a eccellenti nomi - oltre a Melotti, Marino Marini, Gio Ponti, Pellizza da Volpedo e diversi altri grandi artisti - di accompagnare con gioia il transito, o la più prolungata sosta, di innamorati viaggiatori del mondo e della sua bellezza.
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I SETTE SAVI DI FAUSTO MELOTTI. LA MAGIA DI UN RITORNO Fino al 29 febbraio 2020 Aeroporto di Milano Malpensa, Porta di Milano (Terminal 1) Dalle 8 alle 22, Ingresso libero, Tel. 02 232 323
Carcano Logistica e Trasporti: c’è tutto L’acquisizione di Laser Packaging implementa ulteriormente la gamma di servizi al cliente con l’aggiunta del co-packing Quasi centenaria, Carcano Trasporti S.p.a. corre. E TMERMƤGE MP WYS GSRXMRYS VMRRSZEQIRXS TYRXERHS WYPPE crescita delle competenze delle risorse interne e sulla Æ¥IWWMFMPMXɦ HIPPÅSVKERM^^E^MSRI E^MIRHEPI quali fattori di competitività per rimanere al vertice. Le prestazioni in ambito trasporti e logistica in radiofrequenza sono le attività che rispondono alla grande tradizione dell’azienda. Ma l’arena competitiva è diventata globale e richiede livelli prestazionali sempre più alti e accurati. A questo, Carcano Trasporti risponde con l’ampliamento della gamma di servizi trasversali e accessori in una sinergia con il cliente, i cui cardini sono attenzione, XIQTIWXMZMXɦ e EJƤHEFMPMXɦ. Il pacchetto di servizi offerti comprende soluzioni speGMƤche ed integrate, studiate per essere funzionali alle esigenze distributive del cliente e spendibili autonomamente dal cliente stesso in fase di gara, offerta, o in ambito commerciale. Inoltre, le 5 piattaforme regionali favoriscono trasporti completi e distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale. A garanzia della qualità dei processi e dei servizi, dell’attenzione all’ambiente e
HIPPE WMGYVI^^E HIPPI MRJSVQE^MSRM GM WSRS PI GIVXMƤGEzioni ISO di cui l’azienda è dotata: ISO 9001, ISO 14001 e ISO 27001. Con l’acquisizione di Laser Packaging, specializzata nelle attività di confezionamento ed imballaggio di prodotti alimentari e non per conto terzi, Carcano Trasporti si dota di una RYSZE YRMX HIHMGEXE WTIGMƤGEQIRXI EP co-packing. Il confezionamento, l’imballaggio e l’etichettatura di qualsiasi tipologia di prodotto, avvengono in ambienXM EHEXXEFMPM EPPI WTIGMƤGLI RIGIWWMXɧ I ETTSWMXEQIRXI attrezzati con celle a temperatura controllata. Grazie alla cura del team di lavoro e alla varietà di macchinari e soluzioni tecnologiche, la nuova divisione aziendale prepara lavorati e semilavorati, allestimenti e assemFPEKKM IWTSWMXSVM HMWTPE] I OMX, con la professionalità I PE ƥIWWMFMPMXɧ HMWXMRXMZI HM 0EWIV 4EGOEKMRK HEP
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A P P U N T A M E N T I
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NATURE URBANE La terza edizione del grande appuntamento con l’ambiente darà ancora una volta al pubblico la possibilità di visitare luoghi straordinari: gli splendidi parchi delle dimore private, aperte eccezionalmente per il Festival ed emblema di una città unica nel suo genere, che valsero a Varese l’appellativo di città giardino, nome con cui la città è ancora conosciuta in Italia e nel mondo.
QUANDO: dal 20 al 29 settembre DOVE: Varese Quest’anno saranno 22 le ville private aperte per NATURE URBANE: Cascina Gaggiano, Villa Agosteo, Villa Al Nonaro, Villa Bianchi Dezirelli, Villa Biumi Redaelli, Villa Brusotti, Villa Carabelli Gervasini, Villa Carmen Sylva, Villa Concordia, Villa Craven di Seyssel D’Aix, Villa Esengrini Montalbano, Villa Fachini, Villa Molina, Villa Moretti, Villa Mozzoni-Condominio Vecchia Biumo, Villa Mozzoni 40 colonne, Villa Paradeisos, Villa San Francesco, Villa Spartivento, Villa Zambeletti – Festi, Ville Ponti, Villa e Birrificio Poretti. Info: Ufficio Stampa e Comunicazione Comune di Varese - stampa@comune.varese.it Davide Giuliani 339.8555360 - Antonella Perrotta - 347.0755076 Mario Petitto - 393.9283998 Lucrezia Spiezio – lucreziaspiezio@gmail.com - 380.2678858
SOGNO D’ESTATE Prosegue la rassegna artistica a Location Camponovo, tra mostre personali e collettive.
QUANDO: fino al 30 settembre DOVE: Location Camponovo Sacro Monte di Varese Orari: giovedì e venerdì dalle 14.00 alle 19.00. Sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00. Info: bernasconianna@alice.it
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A P P U N T A M E N T I a cura di Maria Postiglione RUBRICHE
YOUGARDENER FLOWER SHOW Dopo il successo della prima edizione (Maggio 2019) Yougadener.com, il più grande marketplace al mondo specializzato nella vendita di piante, con oltre 10mila varietà disponibili e punto di riferimento per tutti gli appassionati di verde e giardini, promuove un nuovo appuntamento per scoprire le numerose specie di piante a fioritura autunnale e invernale.
QUANDO: 12-13 ottobre DOVE: Villa Craven di Seyssel d’Aix, Varese Via Silvestro Sanvito 27, Varese Orari: 10,00 – 19,00 - Ingresso a pagamento: € 8 intero, gratis fino a 12 anni. Info: www.yougardener.com - info@yougardener.com
THE RED ROAD PROJECT Un viaggio fotografico di Carlotta Cardana e Danielle SeeWalker tra i Nativi Americani del ventunesimo secolo.
QUANDO: fino al 29 settembre DOVE: Villa Giulia, Verbania Corso Zanitello, Verbania-Pallanza Orari: dal mercoledì a sabato, dalle 15:00 alle 19:00. Domenica dalle 11:00 alle 19:00. Chiuso lunedì e martedì. Biglietto unico 5€ intero, 3€ ridotto Il biglietto di ingresso al museo permette di visitare l’esposizione dedicata a Mario Tozzi, la Pinacoteca e la Gipsoteca Troubetzkoy a Palazzo Viani Dugnani e la mostra fotografica “The red road project” a Villa Giulia. Info: segreteria@museodelpaesaggio.it - +39 0323 557116 - www.museodelpaesaggio.it
ENERGY OF SPACE Mostra monografica del pittore Aldo Rota dal titolo in occasione delle celebrazioni dello storico sbarco dell’uomo sulla Luna nel 1969. Consiste in una serie dipinti selezionati dai reiterati cicli che, negli ultimi anni, l’artista ha dedicato all’astro sidereo.
QUANDO: fino al 30 novembre DOVE: Club SEA Lounges, Malpensa Terminal 1 dell’aeroporto di Milano Malpensa Per informazioni: insightbyet@gmail.com 366 3488261 - www.ericatamborini.com
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IL POTERE DEI DATI I vantaggi dei PIM per la gestione dei dati di prodotto Nell’attuale era digitale i dati sono il nuovo petrolio e, non a caso, sono alla base del successo dei colossi del web. Appare quindi comprensibile che anche le informazioni in mano alle aziende possano tramutarsi in importanti fattori di successo, a patto che la loro gestione sia ben RUJDQL]]DWD HG HIͤFLHQWH Grazie ai Product Information Manager (PIM), un’azienda può strutturare in modo uniforme e agevole tutte le informazioni di prodotto dalle varie unità aziendali, ULXVFHQGR DQFKH D WUDFFLDUH RJQL PRGLͤFD &RQ L 3,0 OH aziende possono avere un controllo totale e in tempo reale delle informazioni e disporne immediatamente.
Attraverso questa gestione ordinata dei dati, un‘azienda è in grado di trasmettere tutte le informazioni dei propri prodotti in modo dettagliato, rapido e accessibile, riducendo drasticamente l’incertezza per un cliente o partner e mettendolo nelle migliori condizioni, ad esempio, per valutare al meglio un’offerta. Purtroppo, una simile facilità d’interazione tra azienda e clienti, partner o fornitori è abbastanza rara. Infatti, per svariati motivi, che spesso partono dall’evoluzione dei sistemi informativi all’organizzazione interna, l’uso dei PIM non è ancora così diffuso e le informazioni dell’azienda si trovano spesso in uno stato frammentato, molte volte disperse su diverse piattaforme informatiche.
8Q̵RUJDQL]]D]LRQH LQHIͤFLHQWH GHL GDWL QRQ WDUGD D manifestare le proprie criticità, come nel classico caso in cui un’azienda deve fornire un catalogo digitale: per recuperare e mettere a disposizione le informazioni necessarie, sia l’azienda che il suo interlocutore devono affrontare costi e sforzi che invece potrebbero essere VLJQLͤFDWLYDPHQWH ULGRWWL Nel mondo digitale è ormai indispensabile appoggiarsi a un’organizzazione funzionale dei dati. Oggi anche il catalogo cartaceo è generato da software che si basano su dati di prodotto strutturati. Quest’ultimi sono la sorgente per distribuire le informazioni anche attraverso tutti gli altri canali: siti web, e-commerce, app mobile di prodotto o informativa per punti vendita. :HEOLQN DFFRPSDJQD OH D]LHQGH YHUVR O̵HIͤFLHQ]D QHOO̵XVR dei dati, gestendo per i propri clienti cataloghi completi e strutturati anche di milioni di prodotti, con tutte le loro caratteristiche, attributi e correlazioni. Weblink srl Via Manin, 30 - 21100 - Varese Tel 0332/239546 | info@weblink.it
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Una “scossa” di famiglia Lorenzo e Riccardo Longo, due fratelli accomunati da una sola passione: le auto elettriche. Entrambi sono in lizza per conquistare il titolo al Campionato Italiano monomarca di auto ad energia alternativa Lorenzo e Riccardo Longo
Andrea Della Bella
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iloti elettrici, perché guidano, corrono e si sfidano con auto alimentate a energia alternativa. Ma anche perché, mettere le mani sul volante e pigiare il piede sull’acceleratore è una “scossa” di famiglia. Del resto, anche il papà, che oggi li segue dal muretto dei box, era un pilota: Formula 3, gare in salite, con un record italiano ancora in tasca e che resiste da quasi trent’anni. Fratelli nella vita, avversari in pista. Stessa macchina, ma categorie differenti. Lorenzo e Riccardo Longo da Casorate Sempione, rispettivamente 32 e 16 anni, stanno lottando ai vertici delle rispettive classifiche per conquistare il primo Campionato Italiano mono-
marca di auto ad energia alternativa, lo Smart EQ ForTwo E Cup. Non rombi, ma ronzii. Non tanto la potenza, quanto piuttosto la scienza e la coscienza che ci devi mettere per trovare il giusto equilibrio tra velocità e tenere in strada la Smart. Guidare in gara un’auto elettrica non è certo cosa semplice. Il pilota è un po’ come il funambolo in equilibrio sulla corda: basta un niente per girarsi. “Questi gingillini sono una ‘bomba a orologeria’”, spiega Lorenzo Longo del team Novelli 1934, che l’anno scorso ha sfiorato all’esordio il podio nel Trofeo che da quest’anno è diventato a tutti gli effetti un campionato nazionale riconosciuto Aci. “Vanno trattati con molta cautela. Andare in testa coda è un niente. L’unico modo per partire e arrivare senza incidenti di percorso è quello di entrare in piena sintonia con il mezzo, nel senso che una volta seduto nell’abitaco69
RUBRICHE
Lorenzo e Riccardo Longo da Casorate Sempione stanno lottando ai vertici delle rispettive classifiche per conquistare il primo Campionato Italiano monomarca di auto ad energia alternativa, lo Smart EQ ForTwo E Cup lo, in piena concentrazione, è come se io fossi la mente e la Smart il corpo. Ed è proprio così che funziona, in gara come nelle prove”. Per Lorenzo Longo correre e gareggiare in questo campionato non è una professione, ma è qualcosa di più della pura passione. È voglia di crescere, di mettere in gioco le sue conoscenze ed esperienze nel settore per affinare sempre più le capacità di avere pieno possesso del mezzo, in ogni condizione. Insomma, l’E Cup è un gioco da prendere molto seriamente: “Rispetto all’anno scorso, quando mi trovo dentro l’abitacolo ho maggiore consapevolezza. Oggi non mi accontento più di partecipare – spiega Lorenzo, che lavora per l’Accademy di Mercedes ed è istruttore di guida all’Aci di Genova –. Oggi il mio obiettivo, dopo averlo raggiunto, è quello di restare al top. Sia nei risultati sia nella guida. E per farlo, alleno con grande costanza il mio fisico, ma anche la mia mente utilizzando il neurofeedback, una tecnica all’avanguardia, impiegata da molti sportivi e manager, che comporta miglioramenti a livello cognitivo, emotivo e fisico. E questo, ad esempio, mi aiuta ad avere una visione più ampia e nitida quando sono costretto a prendere decisioni immediate. Cosa che in pista accade spesso”.
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E se Lorenzo è il metodo, Riccardo, il più giovane che gareggia con il team Paradiso Group, è la fantasia di chi sa di avere i numeri. Ancora da sgrezzare, ma che già danno risultati. Chi l’ha visto correre nelle prime gare insieme ai top driver nazionali, ha subito capito che “il ragazzo ha stoffa”. E per lui parla la classifica: tra le prime 10 posizioni nella generale e in vetta a quella di categoria. Insomma, niente male per un esordiente, che ha già le idee chiare: “Voglio fare di questa mia passione un lavoro”. E al quale è bastato vedere il semaforo verde per liberare tutta la sua fantasia e voglia di giocarsi alla grande questa opportunità al volante. “Temevo la gara – racconta Riccardo, ricordando il suo esordio –. Non sapevo cosa mi aspettasse. Invece una volta scattato il verde tutta la tensione è svanita come per magia. Ecco credo che, in un weekend in pista, la gara sia il momento più divertente e in cui mi sento a mio agio”. Lorenzo e Riccardo si sfidano, ma anche si studiano. Tanto che il fratello maggiore riconosce la dote migliore del “piccolo”: “Non molla mai, è un osso. A Misano, dopo tre gare, ad un certo punto l’ho visto arrivare subito dopo di me. Non mi sembrava vero”. Mentre Riccardo apprezza di Lorenzo “la capacità di capire al volo una situazione sfavorevole e girarla a suo favore. Prontezza e strategia”. Insomma, età differenti, modi diversi di vivere e interpretare la propria passione, ma anche di guidare e correre. E un padre: Matteo Longo, che quando Lorenzo è nato correva ancora, tanto che per qualche anno i box sono stati un po’ il parco giochi del futuro pilota. Matteo Longo, che in team con il figlio Lorenzo vanta anche una vittoria alla 24 ore di Telethon nel 2012, quando ha smesso di correre non ha smesso di amare le gare. Un amore trasmesso da padre in… figli. Che segue: “Vederli correre insieme, seppur in categorie differenti, e vincere, è davvero divertente e io per seguirli entrambi sto quasi diventando ‘strabico’, poiché Lorenzo lo seguo solo da padre, ma di Riccardo sono anche il team manager”.
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M’illumino di verde Colori evergreen si affiancano a quelli più trendy fancy green, con il valore aggiunto della sostenibilità. Alla scoperta delle tendenze colore con la Tintoria G. Tosi di Busto Arsizio
Chi e quando decide quali saranno i colori della prossima
Silvia Giovannini stagione?
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ambio di stagione, cambio di colore. La moda detta le regole e i consumatori si adeguano. Stagione autunnale, tornano le mezze misure anche cromatiche. Luoghi comuni o verità? Alla scoperta del colore che riempirà le vetrine e i nostri armadi nella stagione che verrà, abbiamo chiesto a chi di tintura si occupa per mestiere, cosa dobbiamo aspettarci dalle prossime tendenze e, soprattutto, perché. “Partiamo dalla tempistica, che sicuramente sfugge al cliente finale. I nostri partner arrivano con le richieste di colore a stagioni sfalsate: questi spunti poi si consolidano nelle campionature che creiamo per loro”, ci spiega Francesca Orsenigo della Tintoria G. Tosi di Busto Arsizio, azienda storica del territorio che oggi, dopo una fase di ristrutturazione e ridimensionamento, è un punto di riferimento nel settore della nobilitazione tessile dei filati e della stampa ink-jet. In parole semplici, la Tosi lavora ogni giorno filati e tessuti grezzi per dar loro quelle caratteristiche come colore, stabilità, mano e design, che li rendono perfetti per tessuti, capi di abbigliamento e complementi d’arredo.
“Si parte dagli stilisti più influenti, che danno le tendenze con tematiche e ‘stories’, dopo di che i produttori di filo e tessuti partono, ad esempio, verso novembre/dicembre con la definizione degli articoli della collezione primavera/estate dell’anno successivo. Definiscono i temi, i colori e danno a noi i filati da campionare per esporre poi a gennaio prima a Pitti (uomo e filo) poi a Moda In e nelle altre fiere europee. Finite le fiere e ricevuti i primi ordini, con aprile/maggio si producono i campionari per le sfilate e da sottoporre agli acquirenti e poi a settembre/dicembre cominciamo a produrre realmente la merce per le collezioni primavera/estate. Idem per le collezioni invernali tutto comincia a maggio/giugno con la creazione degli articoli da portare a Pitti di giugno e Milano Unica, da settembre i campionari da sottoporre agli acquirenti e da gennaio le produzioni per le collezioni invernali della stagione successiva. Quindi in autunno/ inverno produciamo la collezione primavera/estate dell’anno dopo con cotone, lino, viscosa e miste, mentre in primavera/estate produciamo la collezione autunno/inverno dell’anno successivo con lana cachemire, caldo cotone e miste”. 73
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Quindi gli influencer sono gli stilisti... “In parte. Ricordate la lezione di Miranda sulle origini del color ceruleo raccontate in una scena memorabile de ‘Il Diavolo veste Prada’? Sono gli stilisti a decidere quali colori finiranno sulle bancarelle del mercato. Ma non è così semplice oggi: ci sono società che si occupano di intuire cosa il cliente finale voglia dai brand, ci sono le tendenze lanciate da fatti o eventi sociali, ma anche ricorsi storici su ciò che si usava e che ciclicamente torna. Così nascono i colori che, come vediamo benissimo, caratterizzano tutte le collezioni e non solo l’abbigliamento. Pensiamo al color Tiffany, che dal noto marchio è arrivato a caratterizzare ogni aspetto delle nostre vite. Ma non si tratta di una decisione imposta, di una sorta di ‘cartello’ dei colori. Le scelte cromatiche dipendono dall’andamento della vita, dal contesto, dai risvolti sociali”. In che senso? “Pensiamo al blu, che nei momenti di crisi ritorna sul mercato con le sue caratteristiche di solidità emotiva e durabilità nel tempo. Pensiamo, invece, alla scorsa estate e al grande ritorno dei colori fluo. È una scelta che si spiega con il forte orientamento del mercato verso i giovanissimi, bambini e adolescenti compresi. Accanto ad una tendenza nuova dal punto di vista estetico, si accompagna un’innovazione più profonda. Il fluo di oggi è un colore pensato con attenzione all’ambiente. Da un punto di vista tecnico non è nemmeno fluo, ma una colorazione che punta sulla luminosità per dare un aspetto sgargiante. Un metodo eco che, però, è efficace laddove ci sia un buon filato e una buona mercerizzazione (processo tecnico che dà brillantezza ndr.)”. Quindi, dobbiamo aspettarci ancora per molto colori forti nelle vetrine? “Accanto a colori accesi, come il fucsia e l’arancio, che rivedremo sicuramente il prossimo anno, le tendenze sono orientate verso fibre naturali vintage con filati più crudi e grossolani, colori naturali e opachi. Bordeaux e arancio scuro, marroni, ma anche colori neutri, come corda e beige. Ci saranno anche i pastello e qualche colore forte come il giallo. Ma, soprattutto, per questo autunno, le attese sono… verdi! Verde in tantissime gradazioni, dal militare al sottobosco, da accostare alle tinte tipiche delle stagioni fredde: nero, blu e grigio. Quel verde del bosco che corrisponde alla tendenza eco green. E, insieme, diventa appello alla sobrietà”. Un green di facciata? “No, al contrario. È indice di una nuova mentalità che deve caratterizzare tutte le imprese del tessile. Tutta la campagna ‘Detox’, avviata da Greenpeace e non solo, ha dato un’accelerata al cambio di rotta del mondo dei produttori, sia nel campo del colore che nelle caratteristiche di filo. Pensiamo alla Certificazione Oeko-Tex e al suo importante contributo nel rendere più green le nostre aziende. Naturalmente, non sfugge il rovescio della medaglia per la filiera: il peso della sostenibilità ha un costo che comporta un aumento di prezzo
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che le aziende della filiera non riescono a trasferire al brand finale”. Cosa deve fare il consumatore? “Il consumatore banalmente deve sempre leggere le etichette, sapendo che quando c’è una certificazione questa deve per forza riguardare tutti i passaggi della filiera. Se c’è il marchio Oeko-Tex tutti i passaggi che hanno portato alla realizzazione di quel capo sono certificati e rendono quel capo realmente sostenibile”. Come fa un’impresa del colore ad essere competitiva sul mercato? “L’unica crescita possibile inizia sempre da uno sviluppo consapevole: nel mercato contemporaneo, i migliori risultati si ottengono attraverso la ricerca e l’innovazione. Per quanto ci riguarda, l’impegno green ci vede in prima linea da molti anni, sia nella gestione della nostra attività, sia nella scelta dei fornitori di coloranti e prodotti chimici conformi al regolamento Reach. Il punto di forza oggi però deve essere la versatilità, unita alla scelta eco. Noi ci siamo specializzati nella tintura di molte fibre naturali, come lino, lana, cachemire, seta sia al 100% che mista con cotone e abbiamo ampliato gli orizzonti: oggi siamo più orientati alla moda e all’arredamento di interni, avendo puntato molto sul livello qualitativo e innovativo delle nostre lavorazioni, selezionando i fornitori e le materie prime più sostenibili, spingendo sulle Certificazioni Gots e Oeko-Tex e sulla scelta di una clientela dinamica, esigente e, come noi, molto green”.
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L’impresa di raccontare
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Qualsiasi sia il tuo strumento UNIVA e Varesefocus sono sempre con te. Nuovi contenuti, nuova forma, nuovi mezzi di comunicazione. Varesefocus da oggi è molto più multimediale, con la presenza di articoli, fotografie e video per dare vita a un’informazione diversa. Vogliamo raccontare storie di imprese, fenomeni dell’economia e del territorio che ci circonda. Anche il sito dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese è più ricco, pronto per accompagnare le imprese verso i nuovi scenari dell’industria 4.0.
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▶ MOTORI RUBRICHE
In pista la nuova Porsche 911 Porsche ha ampliato la gamma, giunta all’ottava generazione, con la nuova 911 Carrera, dando il benvenuto ad un nuovo modello, lanciato in versione Coupé e Cabriolet
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a 911 Carrera si conferma modello di punta di casa Porsche, che ne ha ampliato nuovamente la gamma, giunta all’ottava generazione. L’ultima edizione è stata lanciata in versione Coupé e Cabriolet e vanta un motore 6 cilindri boxer biturbo da 3.0 litri, in grado di sviluppare 283 kW (385 CV) di potenza. Anche l’ultima arrivata in casa Porsche non tradisce la collaudata formula di successo, finora portata avanti: un motore “a sbalzo” montato dietro l’asse posteriore in grado di spingere (con i suoi 450 cavalli) fino a 7.500 giri, due posti anteriori che si sommano ai due strapuntini e prestazioni elevate che non vanno a discapito del comfort. Tra le sue dotazioni standard di elevata qualità, la 911 ha uno schermo touch da 10,9 pollici, una connettività completa e alcuni innovativi sistemi di assistenza alla guida, come il Porsche Wet Mode. Questa modalità, se attivata, garantisce una manovrabilità dell’auto sicura e protetta anche sulle strade con fondo bagnato. Nuovo, anche, il cambio robotizzato a doppia frizione con otto marce, (una più di prima), rapido ma non brusco e in modalità automatica, persino in pista innesta sempre la marcia corretta. Tutti nuovi gli interni, ampiamente personalizzabili, che mischiano elementi moderni e non,
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come i dettagli ispirati alle prime 911. Come nel caso della Carrera S, il motore, il telaio e i freni sono stati studiati per garantire una sportività esclusiva. Il propulsore 6 cilindri boxer della 911 Carrera genera potenza attraverso i giranti di diametro ridotto delle turbine e dei compressori, caratteristiche delle nuove unità turbo. La trasmissione di potenza viene gestita attraverso il cambio a doppia frizione, consentendo alla 911 Carrera Coupé di accelerare da 0 a 100 chilometri orari in 4,2 secondi. Il pacchetto opzionale Sport Chrono riduce di altri 0,2 secondi il tempo di accelerazione. Il consumo di carburante sul ciclo misto della Coupé è pari a 9,0 l/100 km, mentre per la Cabriolet è di 9,2 l/100 km. Nell’assetto dinamico sono inclusi pneumatici 235/40 ZR, montati su cerchi in lega da 19 pollici sull’asse anteriore. Lo schema con pneumatici di dimensioni miste prevede la presenza sul posteriore di cerchi da 20 pollici con gomme 295/35 ZR. La potenza frenante è assicurata su entrambi gli assi da dischi dei freni da 330 millimetri con pinze fisse monoblocco a quattro pistoncini di colore nero. Disponibile nella concessionaria Delcar Centro Porsche Varese in via Sanvito Silvestro 81.
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“Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri” (Leonardo da Vinci)
Quest’autunno, perdetevi tra le note di un buon libro Silvia Giovannini Maria Pirulli, Stefano Ferrio L’ULTIMO MESSAGGIO DI LEONARDO Skira, 2019
Tra storia, arte e creatività che il genio per antonomasia ha saputo ispirare. Tra i tanti lavori usciti in occasione dello storico anniversario, un racconto che ha il sapore del romanzo. “Mentre nel mondo si celebra il quinto centenario della morte di Leonardo – si legge
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Messaggi di carta
nella presentazione – nella Milano del XXI secolo si giunge a una sconvolgente rivelazione: la psicoterapeuta e fotografa Adele Cattaneo, giovane e bellissima studiosa, decifra per prima la firma nascosta dell’artista, cui alludono le mani dei personaggi di una delle sue opere più famose ed enigmatiche, la Vergine delle rocce. A guidare Adele verso una così rivoluzionaria scoperta è la misteriosa relazione che, attraverso il tempo e lo spazio, lega la sua esistenza a quella del genio più ammirato del Rinascimento italiano. Un intreccio straordinariamente calzante e serrato fra scienza e letteratura dà così vita a un romanzo dove il lettore viene catapultato nei continui colpi di scena suscitati da un vertiginoso gioco di specchi. È come se le estreme esperienze sperimentate da Leonardo alla corte di Ludovico il Moro, fra macabre camere oscure e labirinti abitati da invisibili potenze, evocassero le peripezie affrontate
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da Adele nell’Italia dei nostri giorni, dove è a sua volta chiamata a sfidare le tenebre in compagnia del piccolo Edmondo, bambino sordo di cui deve prendersi cura”. Pirulli è anche autrice del saggio “La lingua dei segni nella Vergine delle rocce”, lo studio scientifico da cui, con Ferrio, ha tratto spunto per la creazione di questo romanzo. Alison Davis, Tom Frost PICCOLA GUIDA ALLE FOGLIE PICCOLA GUIDA AGLI UCCELLI Nomos, 2019 Aspettando l’autunno, una lettura a tema, in particolare l’excursus sulle foglie. Due libri dall’originale formato, arricchiti dalle pregevoli illustrazioni
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di Tom Frost. Nuove prospettive per identificare alberi e piante oltre che uccelli: dall’Acero di monte alla Palma della fortuna dal Ginepro allo Spino di Giuda e poi ancora dallo Sparviere eurasiatico al Pinguino imperatore per arrivare alla Pavoncella. Sono 40 gli esemplari considerati in ciascuno dei libelli con informazioni e curiosità per poter ampliare la conoscenza del mondo che ci circonda. Carlo Zanzi NUDO DI UOMO Pietro Macchione Ed., 2019 Nuova fatica letteraria per Carlo Zanzi, noto
personaggio della cultura varesina, insegnante, giornalista e blogger da oltre dieci anni. Una storia che nella presentazione viene felicemente – o infelicemente per stare in tema – definita “aritmica, antiepica, antipatica: incredibilmente vera”. Una storia di antieroi. “Cosa vuole Massimo, così all’improvviso, dopo anni di silenzio e distanza? Cosa significa la sua telefonata nella vita di Danilo? Con queste domande si apre
Elisa Origi DIMAGRIRE, PORCA MISERIA! COMFORT BOOK Hygeia Press, 2019 Penna ironica e arguta quella della Origi che sui social annuncia a breve altre
novità letterarie. Vi segnaliamo questo lavoro a settembre, quel mese in cui “comincio lunedì” è praticamente tutti i giorni, con le motivazioni estive ancora forti ma presto pronte ad andare in letargo. Un comfort book su su come decidere di dimagrire, iniziare a farlo e portarlo a termine, ma soprattutto per coltivare l’autostima. Così l’autrice: “Beati quelli che nascono magri e ci rimangono per sempre, ma benedetti anche coloro che un giorno decidono di poter fare di più per se stessi. A questi ultimi è dedicato questo libro: fatti ed emozioni per trarre ispirazione, mettere a tacere le urla della bilancia e diventare protagonisti della propria storia”.
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il racconto in prima e terza persona di una, due e poi, a cascata, tre, quattro, cinque vite e ancora altre, intrecciate dal filo della quotidianità che fa rimbalzare gli uni addosso agli altri senza una logica apparente né un disegno leggibile, se non forse il beffardo divertimento di un Dio che mette sempre la persona sbagliata là dove non vorrebbe stare”. Una storia che fa riflettere e, ci auguriamo, lo farà anche terminata la lettura.
Betty Colombo, Paloma Canonica VADO VIA! Bohem Press Italia, 2019 La divertente storia in rima di una bambina che un giorno decide di fare i bagagli e andare via... Ispirato a una storia vera, il racconto in filastrocca scritto dalla Colombo – nota attrice, formatrice e strepitosa voce narrante varesina, alla sua prima prova nel genere – e illustrata da Paloma Canonica è indicato per bambini di ogni età. Per la lettura, per l’ascolto e per la condivisione di emozioni e stati d’animo.
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▶ DAL WEB RUBRICHE
Onore al merito Le ultime notizie sulle #ImpresediVarese dal web e dai social network
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univa.va.it Giovani grafici crescono e vengono premiati
Sei borse di studio per premiare non solo il rendimento, ma anche l’interesse per il mondo della grafica, l’attenzione all’innovazione, la disponibilità nei confronti dei compagni, l’inclinazione e l’abilità; con un’attenzione rivolta anche al bisogno economico e alle esperienze vissute nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. I sei riconoscimenti sono stati consegnati ad altrettanti studenti meritevoli dal Comitato Provinciale per l’Istruzione Professionale Grafica di Varese.
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univa.va.it Allo Studio Volpi l’“Oscar” del design industriale Si è conclusa con un trionfo per lo Studio Volpi di Carnago l’edizione 2019 del Red Dot Design Award, la competizione più prestigiosa a livello globale nell’ambito del design industriale, che ha visto partecipare aziende da tutto il mondo per un totale di più di 5.000 progetti presentati. Per l’azienda varesina esperta di design, engineering and branding due premi vinti e, soprattutto, il Best of the Best.
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