ANNO XIX · N.6
OTTOBRE 2018
VARESEFOCUS A Varese il circo è sport e scuola di vita
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EDITORIALE
Nel mondo vince chi innova con le imprese Vittorio Gandini
È
crescente la preoccupazione tra le imprese del sistema produttivo varesino. I timori sono legati prima di tutto al dirompente cambiamento di scenario internazionale che sta mettendo a rischio quella capacità di crescita che il Paese aveva dimostrato negli ultimi mesi. È questo ciò che teme in prima istanza la manifattura italiana e locale. È cominciata a livello globale una partita decisiva per scalare la classifica dei primati industriali internazionali. L’Italia, seconda potenza manifatturiera in Europa e settima nel mondo, deve vedersela con l’agguerrita Cina, la vorace Russia, l’ambiziosa Francia, la lanciatissima Germania, i protezionismi statunitensi. Intendiamoci, la competizione c’è sempre stata, ma ora la guerra dei dazi che si è aperta per volontà della Casa Bianca non può non mettere ulteriormente in allerta un’industria, come quella del nostro territorio, che esporta più del 40% del valore aggiunto prodotto. Di fronte a questi fenomeni esterni e, per certi versi, a noi indipendenti, però, più che mai si sente forte il bisogno tra le imprese di avere al proprio fianco le istituzioni. Non servono reti di protezione. Le imprese non ne hanno bisogno, abituate come sono a buttarsi nella mischia dei mercati esteri. Semmai si vorrebbe poter contare su un Sistema Paese che veda nelle proprie imprese un valore (non solo economico) da portare in giro come una bandiera di cui vantarsi nel mondo. E, in coerenza con questa strategia, da agevolare il più possibile nella crescita con politiche attente agli emergenti bisogni di cambiamento e sviluppo. Il made in Italy, l’italian style, il bello e ben fatto di cui sono innamorati i consumatori stranieri è costruito con la fatica delle imprese. Sembra invece che di questa capacità di fare industria (non solo di moda e culinaria) siano più consapevoli all’estero che all’interno dei nostri confini. La ricchezza, che in una giusta ottica sociale bisogna essere capaci di redistribuire a vantaggio delle fasce più deboli, è comunque prodotta dalle imprese. Un’osservazione banale, se vogliamo, ma che contrasta con la costatazione di un crescente clima anti-impresa nel Paese, di cui si fa fatica a capire le motivazioni. Ci sono Paesi dove l’industria è ancora in embrione, ma che vedono nella manifattura, proprio grazie alla crescita del digitale, il proprio futuro. E Paesi, come l’Italia, industriali per vocazione,
che sembrano snobbare il giacimento di opportunità di sviluppo che si cela nella produzione di manufatti. Opportunità non solo economiche e tecnologiche, ma, più in generale, di costruzione delle fortune delle prossime generazioni. L’Italia è famosa nel mondo non solo per la propria storia e la propria cultura. Ma anche per la propria industria. Tanto da rappresentare un modello per quei competitor che vogliono scalzarci dai nostri primati. Anche per questo è stato deciso a livello internazionale che la Lombardia sarà da qui in avanti la sede permanente del World Manufacturing Forum, un evento mondiale che ogni anno traccia le traiettorie dell’innovazione industriale internazionale. Un primo report è stato redatto quest’anno durante il primo WMF che si è tenuto Cernobbio a settembre. Ne diamo ampio conto nel focus di apertura di questo numero di Varesefocus. Non foss’altro perché in quel documento c’è parte del futuro che ci aspetta. Come imprese, ma anche come persone. Come consumatori e come lavoratori. Peccato che ad un evento di tale rilevanza - che Confindustria Lombardia, insieme alla Regione e al Politecnico di Milano, è riuscita a portare in Italia - il Paese ospitante non fosse presente con uno o più ministri. Sarebbe stato un utile momento di confronto dal quale far partire una strategia comune pubblico-privata di sviluppo, improntata all’innovazione. Quell’innovazione che permea gran parte della nostra vita e di cui il territorio è ricco. Proprio la capacità di pensare il nuovo è il filo conduttore di questo numero di Varesefocus. Dalla fruizione dell’arte, alle storie di impresa (chi di voi sapeva che la Tesla delle moto è a Gallarate?). Dalle attività di ricerca del Jrc di Ispra e della LIUC – Università Cattaneo, alle nuove vie dello sport per ragazzi (che a Varese portano dritto alle attività circensi). La mappa dell’innovazione varesina e lombarda è fatta di un intricato labirinto di ingegno e inventiva di cui, in queste pagine, vogliamo darvi un assaggio.
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La trasformazione urbana, mission ed expertise nel cuore di EuroMilano. Fondata agli inizi del Novecento e poi SJGPSNBUB DPT¢ DPNF ž OPUB PHHJ TVM Ä OJSF degli anni Ottanta, EuroMilano ha saputo trasformare la lunga fase di crisi del settore immobiliare in un’opportunitĂ EJ SBĆ…PS[BNFOUP F SJOOPWBNFOUP
La società – della cui compagine fanno parte Intesa SanPaolo, UnipolSai, Brioschi Sviluppo Immobiliare e Corcab – si rivolge principalmente a istituzioni, istituti di credito, gruppi aziendali che cercano una consulenza BƋEBCJMF DPO VOŠFTQFSJFO[B SJDPOPTDJVUB F consolidata in campo immobiliare. -ŠBƋEBCJMJU™ F MB USBTQBSFO[B EJ EuroMilano passano attraverso la scelta di selezionare i progettisti e i partner mediante concorsi o gare pubbliche. Una scelta che ha permesso il confronto libero e produttivo tra le idee concorrenti e MŠJOEJWJEVB[JPOF EFMMF NJHMJPSJ QSPQPTUF
Ä1FS BOOJ B .JMBOP DPNF VO QPŠ PWVORVF in Europa, ha funzionato un modello tradizionale di sviluppatore immobiliare – spiega il presidente di EuroMilano, Luigi BorrÊ, professore di economia e docente in Bocconi – Era il modello di business che QSFWFEFWB MŠBDRVJTJ[JPOF EJSFUUB EJ UFSSFOJ o aree, lo sviluppo sul piano urbanisticoBNNJOJTUSBUJWP MŠJOUFSWFOUP FEJĂDBUPSJP e il collocamento sul mercato dei prodotti immobiliari. Un modello che in Italia ha funzionato molto – spesso anche in modo poco selettivo – dal secondo dopoguerra BMMB ĂOF EFHMJ BOOJ %VFNJMB NB DIF PHHJ non è piÚ applicabile. La crisi mondiale del comparto immobiliare innescatasi nel 2007 e la successiva crisi economica generalizzata dei paesi occidentali hanno comportato mutamenti strutturali nel comparto degli sviluppatori immobiliari. In Italia moltissimi operatori si sono estinti, alcuni sono sopravvissuti ma solo a fronte di importanti processi di ridimensionamento o di snaturamento che hanno comportato la perdita di INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
gran parte delle professionalitĂ e delle competenze maturate in decenni di attivitĂ â€?. -ŠBTTFUUP JTUJUV[JPOBMF ž VO FMFNFOUP EJ prestigio e forza per EuroMilano. “Intesa SanPaolo ha considerato strategica EuroMilano tanto da intervenire sugli aspetti che ne compromettevano lo sviluppo. CosĂŹ non si è provveduto semplicemente ad importanti immissioni EJ OVPWP FRVJUZ NB TJ ž QSPNPTTP VO profondo rinnovamento manageriale. 2VFTUP IB DPOGFSJUP BMMŠB[JFOEB GPSUJ e fresche energie imprenditoriali. Con Cascina Merlata, e in particolare con il progetto UPTOWN, EuroMilano ha TBQVUP DPODSFUJ[[BSF RVFMMP DIF NPMUJ sviluppatori immobiliari non hanno potuto o saputo fare: preservare e promuovere le proprie competenze di TWJMVQQP JNNPCJMJBSJ BDRVJTJUF OFHMJ anni, riorientandole in base alle esigenze dettate dalla contemporaneitĂ â€?. Nel corso degli anni EuroMilano ha QVCCMJDBUP EJWFSTJ WPMVNJ BM Ä‚OF EJ documentare e raccogliere le esperienze di progetti realizzati e nel gennaio 2018 ha lanciato la propria iniziativa editoriale: About Cities è una rivista annuale intorno BMMB RVBMF TJ TUBOOP SBDDPHMJFOEP J QJÂŞ grandi studiosi italiani e internazionali sul UFNB EFMMB TNBSU DJUZ %J TNBSU DJUZ JOGBUUJ si fa un gran parlare, ma in pochi davvero TBOOP DPTB TJB F RVBOUP TJB VUJMF TUVEJBSOF gli sviluppi per la cittĂ del domani. Il
-ŠBSDIJUFUUVSB OPO QVŒ CBTUBSF B TF TUFTTB se al centro della propria visione non pone le persone, siano abitanti, lavoratori o fruitori del tempo libero. Come diceva (JBO $BSMP %F $BSMP QBESF OPCJMF EFMMŠVSCBOJTUJDB JUBMJBOB
termine “smartâ€? viene usato con tale facilità – e spesso in modo inappropriato ‡ BM QVOUP DIF JM TVP TJHOJÄ‚DBUP NFOP OPCJMF RVFMMP EJ GVSCFUUP TFNQMJDF GBDJMF rischia di diventare predominante. Ci sono aspetti nel concetto di smart DJUZ DIF OFNNFOP TPOP DPOTJEFSBUJ P RVBTJ &Š VO DBQPTBMEP EFMMŠVSCBOJTUJDB NPEFSOB J RVBSUJFSJ TFO[B VOŠBOJNB diventano dormitori senza arte nĂŠ parte.
Nonostante la scommessa vincente di UPTOWN, il primo smart district di Milano, in fase di realizzazione nel comparto di Cascina Merlata, la societĂ ha giĂ avviato un consistente cambio di pelle. “Il business dello sviluppo JNNPCJMJBSF EFM GVUVSP OPO TBS™ RVFMMP che ha prevalso dal secondo dopo guerra Ä‚OP BM ‡ TQJFHB BODPSB -VJHJ #PSSÂ? Soprattutto per i grandi progetti, chi ha le competenze storiche dello sviluppatore OPO QPUS™ FĆŠFUUVBSF EJSFUUBNFOUF F JO QSPQSJP HMJ JOWFTUJNFOUJ %ŠBMUSP DBOUP J grandi investitori, in grado di mobilitare o disporre delle risorse necessarie per progetti di dimensioni rilevanti, non possiedono generalmente le competenze QFS DPOEVSSF JO NPEP QSPÄ‚DVP FE FĆ‹DBDF TJNJMJ QSPHFUUJ Ă– DPNF TF RVFTUJ VMUJNJ
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soggetti si trovassero, disorientati, di fronte al cubo di Rubik, con colori che non DŠž WFSTP EJ NFUUFSF JO PSEJOF &VSP.JMBOP è tra i pochissimi soggetti sopravvissuti DIF DPOPTDPOP MF TFRVFO[F EJ TPMV[JPOF TBQFOEPMF FTFHVJSF JO NPEP FƋDJFOUF Ecco, EuroMilano vuole proporsi come risolutore del cubo di Rubik e leader per il modello di business dello sviluppatore del XXI secolo in Italia. %J QJª &VSP.JMBOP TJ TUB PSHBOJ[[BOEP per essere, in modo molto credibile e autorevole, risolutore di problemi immobiliari complessi sia in termini di sviluppo, che di gestione�. Il gruppo &VSP.JMBOP TJ ž EVORVF BNQMJBUP attraverso la creazione di una società di smart housing management, una di architettura e ingegneria e una di trading immobiliare. http://www.euromilano.net/ IUUQT XXX MJOLFEJO DPN DPNQBOZ euromilano-spa/
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Periodico di economia, politica, società, costume, arte e natura in provincia di Varese. Presidente Riccardo Comerio Direttore editoriale Vittorio Gandini Direttore responsabile Davide Cionfrini Direzione, redazione, amministrazione Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese
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PUBBLICITÀ Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Questo numero è stato chiuso 19 ottobre 2018. Il prossimo numero sarà in edicola con Ilsole24Ore il 10 dicembre 2018. “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore).
FOCUS
INCHIESTA
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Il futuro è manifatturiero 14 Il processo (articolato) di pensare il nuovo
26 Il digitale dà credito alle imprese
ECONOMIA
28 Provare per scegliere
17 Il rifiuto diventa terreno fertile 20 La La Tesla delle moto è a Gallarate 22 Ritorno alla fabbrica
UNIVERSITÀ
FORMAZIONE
30 La coesione tra Italia e Svizzera si ricerca alla LIUC
Interventi e contributi di: Luigi Bignami, Giornalista; Mario Chiodetti, Giornalista; Andrea Della Bella, Giornalista; David Mammano, Giornalista; Michele Mancino, Giornalista; Roberto Morandi, Giornalista; Luisa Negri, Giornalista; Paola Provenzano, Giornalista; Sergio Redaelli, Giornalista. In redazione: Cristina Cannarozzo, Davide Cionfrini, Silvia Giovannini, Giulia Grazioli, Paola Margnini, Chiara Mazzetti, Maria Postiglione. Segreteria di redazione: Barbara Brambilla, Viviana Maccecchini. Fotografie di: Archivio Reuters, Enrico Cano, Davide Cionfrini, Mauro Luoni, Chiara Mazzetti.
M A R I O VITA ASSOCIATIVA
RUBRICHE
34 L’innovazione si fa solo con le startup? 36 Nasce Univa Servizi
▶ Provincia da scoprire 54 Il mistero della piramide
FOTO DAL MONDO
▶ Gita a... 58 Generoso di nome e di fatto
38 I colori dell’autunno sopra il fiume Garry vicino a Pitlochry
▶ Di moda 70 State Allocchio!
▶ Sport 72 Il circo come sport
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SCIENZA 41 Le calamità si gestiscono dallo spazio
TERRITORIO 44 Tutte le strade digitali portano a Varese 46 I sapori di Varese? Li trovi sul web
58 ▶ Arte 62 A Milano il Caravaggio nascosto 65 Compleanno con De Pisis ▶ Motori 75 Avant e Berlina, design raffinato per la nuova Audi A6
46 49 La Varese ritratta su Instagram 52 Il cacciatore di stelle
65 68 Mostre e appuntamenti
▶ In libreria 77 Lunga vita al Re Lettore ▶ Dal Web 80 Dove batte il cuore dell’industria
FOCUS
Il futuro è manifatturiero La “personalizzazione di massa” dei prodotti. Ma anche l’iper-connettività, la resilienza ai rischi globali, l’economia circolare, l’inclusività sociale, la capacità di rispondere rapidamente ai mutamenti del mercato. Ecco le traiettorie dello sviluppo industriale dei prossimi decenni tracciate dal Report presentato al World Manufacturing Forum questo scenario di spartizione delle specializzazioni economi-
Davide Cionfrini e Giulia Grazioli che? Per Gordon Bajnai, Chairman del Global Advisory Bo-
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li Stati Uniti sono ormai diventati il laboratorio mondiale dell’innovazione. La Cina si sta trasformando, sempre a livello planetario, come l’hub manifatturiero di riferimento. L’India è il centro servizi internazionale”. E l’Europa? Cosa può o rischia di diventare di fronte a
Il Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, interviene al WMF 2018
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ard del fondo di private equity Campbell Lutyens, il pericolo è che il Vecchio Continente si trasformi “nel centro museale del pianeta”. Come una galleria d’arte a cielo aperto la cui risorsa è unicamente la storia. Tra le testimonianze dei 30 speaker intervenuti al World Manufacturing Forum 2018 di Cernobbio si è infilato anche questo dubbio che ha strappato sorrisi preoc-
C’è però tempo per recuperare, perché l’evento, organizzato da Confindustria Lombardia, IMS e Politecnico di Milano, in collaborazione con la Commissione Europea, Regione Lombardia e UNIDO (United Nations Industrial Development Organizations), ha lasciato in eredità un documento importante: il WMF Global Report. È in questo paper di un centinaio di pagine che viene tracciata la mappa del ritorno al futuro dell’industria. Come una sfera di cristallo che restituisce l’immagine della manifattura che sarà. Ma partendo dall’osservazione delle attuali dinamiche. “Dal report - spiega il varesino Alberto Ribolla, Presidente della World Manufacturing Foundation - redatto da una decina di esperti internazionali, emerge soprattutto la necessità di disse-
☐ Nel futuro la StatisFactory Rendere la manifattura attraente è il cuore del pensiero di Signe Ratso, intervenuta al WMF in qualità di Vice-Direttore generale Ricerca e Innovazione della Commissione Europea. Le priorità della politica industriale comunitaria? “La cooperazione internazionale è la chiave per una produzione di successo del futuro” ha sottolineato, evidenziando gli ambiziosi obiettivi europei in termini di: occupazione, crescita e investimenti; mercato unico digitale connesso; energia. Poi è entrata dentro l’azienda: “Bisogna favorire le interazioni dei lavoratori in una fabbrica intelligente: rendere più attraente la fabbrica e incoraggiare le relazioni tra i team. Occorre investire sulle tecnologie: dalla realtà aumentata (uno dei grandi temi del WMF forum, ndr) ai dispositivi intelligenti per la formazione e il supporto alle persone”. Due i progetti da tenere d’occhio: Satisfactory, legato a queste tematiche e Thomas, per la collaborazione sicura tra robot e uomo, ad oggi avviato in casi pilota nel settore automobilistico e aeronautico. Infine, focus su Horizon il programma di finanziamento per sostenere e promuovere la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione con particolare attenzione allo sviluppo sostenibile e all’economia circolare. (S.G.)
FOCUS
cupati ad una platea di 800 imprenditori, manager e giornalisti, molti dei quali proprio europei. Per questo occorre conoscere le traiettorie su cui si gioca il futuro industriale delle imprese. Per saperne cogliere gli sviluppi, poterli anticipare e capire su quali filoni di sviluppo investire. Per due giorni la Lombardia grazie all’evento che si è tenuto sulle sponde del Lago di Como si è come trasformata nella Davos della manifattura mondiale. Un think tank con relatori e ospiti provenienti da più di 40 Paesi diversi, intervenuti proprio per tracciare l’identikit dell’impresa manifatturiera del 2030. E forse anche oltre. Troppo poche le righe spese sulla stampa nazionale per raccontare questo importante consesso che ha cercato di carpire le evoluzioni tecnologiche, sociali, organizzative e ambientali legate agli sviluppi industriali in atto nei vari Paesi. Soprattutto rispetto a quelle che sono state, al contrario, le uscite sulla stampa estera. “Ancor più incomprensibile la scarsa partecipazione di esponenti del nostro Governo nazionale”, ha commentato nei giorni successivi il Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Riccardo Comerio.
minare cultura industriale. Una cultura di cui il mondo è troppo povero, così come l’Europa e, soprattutto l’Italia”. Il messaggio da far passare, secondo Ribolla, è che, soprattutto in temi di industria 4.0, “dove prospera la manifattura ci sono lavori migliori e meglio pagati”. Servono, però, le competenze giuste. Le priorità per le imprese manifatturiere italiane e di qualsiasi angolo del pianeta, secondo il Chairman del Comitato scientifico del World Manufacturing Forum, Marco Taisch, sono principalmente due: “La prima è la comprensione dei fenomeni tecnologici legati alla manifattura digitale e l’altra è quella
“Dal WMF Global Report emerge soprattutto la necessità di disseminare cultura industriale. Una cultura di cui il mondo è troppo povero, così come l’Europa e, soprattutto l’Italia” 9
FOCUS
☐ Come nasce il WMF “Abbiamo capito che per generare cultura industriale occorrono nuove modalità e strumenti. Pertanto, insieme a tutti i nostri partner abbiamo deciso di investire con decisione sulla generazione di cultura industriale, coinvolgendo e convincendo tutti i soggetti interessati a facilitare il dialogo e le attività verso una visione comune condivisa per risolvere le sfide produttive globali attraverso il dialogo e la cooperazione. È questa idea che ha portato a stabilire una nuova entità, la World Manufacturing Foundation, un ambiente culturale aperto, in grado di aggregare persone, idee e risorse con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento nel dibattito mondiale.” Ma perché proprio in Lombardia? “Perché qui - spiega Alberto Ribolla, past President di Confindustria Lombardia e oggi Presidente della World Manufacturing Foundation - c’è il terreno fertile: laboriosità, artigianato, abilità e intelligenza, cultura, stile e design, università e centri di ricerca, logistica, tra gli altri. La Lombardia rappresenta anche la regione trainante del secondo Paese manifatturiero in Europa. Qui la cosiddetta cooperazione a tripla elica è un fatto, non un sogno. Inoltre, questo è un territorio con una prospettiva multidisciplinare e internazionale (essendo la Lombardia uno dei principali esportatori in Europa e con un’alta presenza di insediamenti multinazionali) e, infine, da un punto di vista logistico è vicina a territori italiani con la stessa vocazione come il Veneto, l’Emilia-Romagna e il Piemonte e, a livello europeo, al centro del cuore pulsante manifatturiero con Bayern, Baden-Württemberg e Rohne Alpes. Questo la rende la culla ideale per le attività della Fondazione. Anche la Regione Lombardia e la Commissione Europea in diversi modi partecipano e hanno contribuito in questa fase di avvio: il punto più forte di questa iniziativa è la collaborazione e la condivisione del percorso e degli obiettivi”. (S.G.)
delle competenze”. Se si chiede a Taisch quale sia la voce dove le aziende devono principalmente investire, la risposta è secca e per certi versi spiazzante: non la tecnologia, bensì “la formazione, sia quella dei giovani in cerca di una prima occupazione, sia della forza lavoro già impiegata nelle aziende. È su questo fronte che si gioca la sfida industriale dei prossimi anni, nella quale l’Italia non può rimanere indietro”. Cognitivo, iper-personalizzato, resiliente ai rischi globali, circo10
lare, inclusivo, capace di rispondere rapidamente al mutare della domanda: ecco i sei trend dirompenti che detteranno i successi manifatturieri del futuro secondo il WMF Global Report. Come dei confini all’interno dei quali ci sarà il successo e al di là dei quali si rischia di rimanere fuori gioco. Attraverso lo sfruttamento delle tecnologie dell’Internet of
Le dieci raccomandazione del WMF Global Report 1. Promuovere l’educazione e lo sviluppo delle competenze per il benessere della società 2. Coltivare una percezione positiva del manifatturiero 3. Sviluppare delle policies efficaci che consentano al manifatturiero di crescere a livello globale 4. Rafforzare ed espandere le infrastrutture necessarie per il futuro manifatturiero (infrastrutture digitali importanti quanto quelle fisiche) 5. Incoraggiare eco-sistemi per l’innovazione del manifatturiero a livello mondiale 6. Creare posti di lavoro attrattivi per tutti 7. Disegnare e produrre prodotti orientati socialmente 8. Assistere le Pmi nella trasformazione digitale 9. Esplorare il valore reale del manifatturiero cognitivo guidato dai dati 10. Promuovere l’uso efficiente delle risorse e specifiche Policies ambientali nazionali
Things e di big data analytics, ad esempio, il manifatturiero cognitivo potrà, grazie alla iper-connettività e all’intelligenza artificiale, rivoluzionare le aziende permettendo alle macchine di comunicare tra loro, di ottimizzare in maniera intelligente le risorse, di dar vita a quel manifatturiero collaborativo fatto di imprese che lavorano tra loro in cloud, diventando un unico network di una stessa filiera produttiva. “Il business – si legge nel rapporto – si concentrerà sempre più sul cliente e le imprese di successo saranno quelle in grado di creare prodotti personalizzati, di rispondere alle esigenze dei singoli in tempi rapidi e con prezzi ritenuti accettabili”. La standardizzazione diventerà storia.
FOCUS
Non a caso il documento del World Manufacturing Forum parla apertamente di “personalizzazione di massa”, con prezzi sul mercato comparabili a quelli garantiti dalle economie di scala. A riuscire in questa apparente sfida impossibile saranno solo le imprese che saranno in grado di incorporare nei propri prodotti dei meccanismi di registrazione dell’uso che ne fanno le persone, che utilizzeranno le stampanti 3D per accelerare i processi di prototipazione e abbreviare così il tempo che separa l’idea dal suo sbarco sul mercato, che daranno vita a processi produttivi sufficientemente flessibili per adattare i prodotti ai sempre più repentini cambi di gusto e tendenze, che svilupperanno modalità per coinvolgere i clienti stessi nella progettazione di beni e servizi. Il manifatturiero del futuro, inoltre, sarà anche resiliente ai rischi globali, o non sarà. Cosa intende in questo passaggio il report? Che le imprese vincenti saranno quelle in grado di mettersi al riparo da scenari internazionali sempre più complessi e minacciosi attraverso una invincibile cybersecurity, l’integrazione in
☐ Per innovare bisogna coinvolgere “Tutti hanno in mente come potrebbe essere la fabbrica del futuro, popolata da macchine interconnesse e robot collaborativi. Queste tecnologie sono già disponibili. Ma l’esperienza, che mi ha portato a viaggiare in tutto il mondo, mi ha mostrato il gap esistente tra quello che potremmo potenzialmente fare e quello che in pratica facciamo”. Al World Manufacturing Forum si parla di innovazione e la visione di Fabio Barsotti, EVP Manufacturing and Program Management Optimization di Leonardo è proiettata vero il futuro. “La tecnologia corre e ogni singolo giorno abbiamo sempre più opportunità ed è perciò più difficile immaginare come saranno i lavori nelle future fabbriche. Leonardo considera l’innovazione come un processo, lungo ma necessario. Come affrontarlo? Liberarsi di tutta la tecnologia obsoleta di cui siamo forniti e acquistare tutto ex novo. Oppure imparare ad interfacciarsi con ciò che c’è di nuovo ora. Per costruire le fabbriche del futuro, però, è necessario formare le persone, al momento giusto. La nostra personale esperienza ci ha insegnato ad evolverci risolvendo problemi. La digitalizzazione semplicemente deve essere affrontata, non può essere saltata a piè pari. La chiave è il coinvolgimento, fin da principio, nel processo di sviluppo di tecnologie avanzate delle conoscenze manifatturiere. Si possono immaginare le migliori tecnologie, ma se poi non le si sa realizzare ed integrare con quelle già esistenti, lo sforzo di innovare sarà stato vano”. (C.M.) 11
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☐ Fattore umano first “Metti il fattore umano al centro, creando un ambiente di lavoro positivo che renda le persone, i lavoratori parte della famiglia”. È la ricetta per l’impresa raccontata al WMF da Marco Lavazza, Vicepresidente della Luigi Lavazza Spa, impresa nota nel mondo e perfetta testimonial del made in Italy. Nessun buonismo ma concretezza nelle parole dell’imprenditore che ha scherzato ma non troppo. “Quando troveremo macchine in grado di sostituire il palato umano, vedremo. Per ora sono ancora le nostre persone a fare la differenza. In azienda stiamo investendo molto sulle tecnologie, ma anche sui nostri dipendenti”. Così ha spiegato dal palco l’imprenditore, mettendo l’accento su quel “nostre”, che ha fatto e fa la differenza in un’azienda familiare che ha avuto avvio nel 1895 quando Lugi Lavazza ha aperto la prima omonima Drogheria Lavazza a Torino. Un focus poi sull’impresa nazionale: “L’Italia è fatta di imprese piccole e molto piccole. Il fattore umano è proprio quello che fa la differenza con i concorrenti più grandi. Si parla moltissimo di accrescere gli investimenti ma dobbiamo investire nelle persone e nel nostro essere italiani, puntando su di noi per mostrarci agli altri. E poi dobbiamo collaborare: le aziende e le istituzioni devono lavorare insieme. I settori pubblico e privato devono investire pesantemente nel nostro Made in Italy a partire dal settore alimentare. A noi sta raccontare all’estero il brand Italia e, in Italia, rendere di nuovo la manifattura attraente”. (S.G.)
azienda di tecnologie blockchain oggi a quasi esclusivo appannaggio della finanza ma che anche nell’industria possono garantire, attraverso database, transazioni crittografate e quindi sicure e replicate su più computer e più copie. “Tecnologie - spiega il report - da integrare alle operazioni manifatturiere e della catena del valore”. Non fantascienza, ma processi già in atto. Anche in molte aziende italiane. Basta pensare al fronte del manifatturiero circolare, dove il Made in Italy è già in pole position in diverse traiettorie di sviluppo industriale ipotizzate durante il World Manufacturing Forum. Come quelle dell’utilizzo di materie prime adatte al riuso, la creazione di piattaforme collaborative per lo scambio tra imprese degli scarti di lavorazione (come quelle che sta cer12
cando di sviluppare nel Varesotto l’Unione Industriali attraverso i Progetti Europei Life M3P e ENTeR), l’implementazione di modelli in cui le imprese mantengono la proprietà dei beni vendendo il semplice utilizzo. Ma in un mondo globalizzato e caratterizzato da imponenti flussi migratori, anche l’inclusività sarà una caratteristica dell’impresa manifatturiera. “In futuro – si legge a tal proposito nel documento – sarà fondamentale coinvolgere persone di ogni età, appartenenti a diversi strati sociali, economici e culturali”. Sesta e ultima caratteristica sarà la rapidità di rispondere ai cambiamenti del mercato con una produzione agile, adattabile e robusta. Ma non solo. Occorreranno sistemi di supply chain flessibili, operations digitali, capacità di produzione ripetitiva. Se questi sono i campi di gioco dove si metterà in palio il futuro dell’industria, i pronostici per Europa e Italia sono buoni. Sicuramente migliori di quelli ipotizzati da Gordon Bajnai. A patto, però, che le imprese riescano a intercettare le traiettorie e ad accettare la sfida della modernità. “La Lombardia, l’Italia e, più in generale l’Europa vivono e vivranno di manifatturiero”, chiosa Alberto Ribolla. L’inaugurazione di un museo continentale a cielo aperto di archeologia industriale è rimandata al prossimo secolo.
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“Il business si concentrerà sempre più sul cliente e le imprese di successo saranno quelle in grado di creare prodotti personalizzati, di rispondere alle esigenze dei singoli in tempi rapidi e con prezzi ritenuti accettabili”
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FOCUS
Il processo (articolato) di pensare il nuovo Cosa fa di Varese un territorio in grado di innovare? Capacità di far crescere le competenze, di attrarre talenti, di sviluppare infrastrutture abilitanti, di produrre idee e di agganciare il futuro. Ecco la mappa del posizionamento delle imprese Il saper pensare il nuovo è contemporaneamente frutto delle
Paola Margnini (*) nostre radici e del nostro carattere che unisce individualismo
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taliani popolo di santi, poeti e... innovatori! Sentirselo riconoscere da stranieri è un piacere, ancor più se quegli stranieri vengono da Houston alla ricerca di tecnologie italiane e se quelle parole sono la citazione di una frase di un imprenditore visionario come Richard Branson Ceo di Virgin: “From the Renaissance to modern space science, Italy has always been a natural home to great innovators”. Vuol dire che abbiamo una storia di innovazione che ci viene riconosciuta e che per questa competenza (il saper pensare il nuovo) anche oggi cercano la nostra collaborazione.
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competitivo (io lo faccio meglio) e fantasia (io lo faccio in maniera nuova). Tuttavia, con l’ondata di innovazione dirompente che si profila all’orizzonte non sono più tempi in cui il cambiamento possa continuare ad essere un atto solitario, l’esperienza di questi anni insegna che la creatività deve essere focalizzata perché diventi energia per un sistema. Ed il nostro Paese, mai come ora, ha bisogno di costruire un processo di innovazione valido, solido e replicabile. Proprio partendo da queste considerazioni si possono rileggere le potenzialità dei territori capaci innovare. Varese è tra questi.
FOCUS Sono 5 i passaggi fondamentali: 1 - Far crescere competenze. La presenza di persone ad alta attitudine scientifica nel territorio è senz’altro il primo prerequisito per innovare. In termini di competenze, misurate come scienziati e ingegneri esistenti sul totale della popolazione attiva, in Lombardia siamo al 4,5%, un dato più elevato della media nazionale (4,1%), ma comunque ancora distante dal 7,6% della Germania. Giudizio complessivo: possiamo migliorare. 2 - Attrarre talenti in azienda. Varese, per esempio, dimostra di avere molta attitudine a “mettere al lavoro le intelligenze” con l’11% degli addetti occupati nei settori High Tech, contro il 6% della Lombardia ed il 5% dell’Italia. E questo senza contare il peso di coloro che fanno innovazione di creatività in settori magari più tradizionali come il tessile o il trattamento dei materiali (dalla plastica ai materiali a memoria di forma). Giudizio complessivo: molto soddisfacente. 3 - Sviluppare infrastrutture abilitanti. La capacità di innovare può essere favorita dall’esistenza di un ambiente in cui sia più facile far circolare idee e produrre in modalità open innovation. Può essere una questione di infrastrutture fisiche (la banda larga ne è un esempio), ma è anche una questione di infrastrutture scientifiche come i 270 laboratori presenti sul territorio regionale e i 35 enti di ricerca riconosciuti dal Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e delle Ricerca)Giudizio complessivo: buona densità se paragonata al
nazionale, ma investiamo, investiamo, investiamo se vogliamo fare la differenza in termini di modernità. 4 - Produrre Idee. Se ci sono le persone. Se queste lavorano nelle imprese. Se il territorio è dotato di infrastrutture abilitanti per la ricerca… allora si possono produrre buone idee. Il modo più facile, ma ad onor del vero non l’unico, per misurare se un territorio è innovativo ed il processo di innovazione funziona è guardare ai risultati in termini di brevetti. Varese con 10,7 domande di brevetti europei high tech per milione di abitanti è senz’altro ben posizionata rispetto all’Italia (4,9) ed anche alla Lombardia (7,6). Giudizio complessivo: buono, ma non ci accontentiamo. 5 - Agganciare il futuro. La bontà del processo di innovazione non si può limitare, però, a giudicare i fattori che lo alimentano (competenze, attori, infrastrutture, output), la differenza, in tempi di innovazione disruptive, sta in termini di capacità di orientare il processo di innovazione verso le sfide del futuro. Quelle sfide identificate dal World Manufacturing Forum 2018 che ci parlano di trend e bisogni del futuro, dall’industria 4.0, alla iperpersonalizzazione, passando per l’economia circolare, la cyber security e così via. Giudizio complessivo: stay tuned! È qui che possiamo fare la differenza.
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(*) Responsabile Ufficio Studi Univa 15
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Passa dalla Ecodyger la soluzione della gestione degli scarti delle cucine di ristoranti, grandi navi, condomini. La società fondata da due fratelli di Besozzo ha ideato una macchina in grado di compostare in tempi rapidi e sul posto gli avanzi di cibo. Con notevoli abbattimenti dei costi di gestione e di impatto sull’ambiente
ECONOMIA
Il rifiuto diventa terreno fertile In questa macchina entrano bucce, scarti, avanzi e persino piat-
Paola Provenzano ti, bicchieri posate e tovaglioli biodegradabili-compostabili e
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rasformare scarti di cucina in terriccio fertile con un’operazione di compostaggio da fare direttamente in cucina in tempi relativamente rapidi, con riduzione dell’impatto ambientale e abbattimento dei costi di gestione dei rifiuti. La soluzione sta tutta in un apparecchio che è destinato a guadagnarsi spazio tra i piani di lavoro delle cucine dai coperti “numericamente importanti”, come quelle di ristoranti e mense, ma che potrebbe trovare una sistemazione anche in condomini, o in apposite postazioni attrezzate da amministrazioni comunali lungimiranti, oppure ancora nei supermercati. Di certo già ora questo apparecchio solca i mari a bordo di alcune navi Gnv (Grandi Navi Veloci Spa) sulle quali si è colta al balzo l’opportunità di un nuovo modo di gestire maleodoranti scarti di cucina.
Una storia made in Italy Questo “scatolone di metallo” che, a prima vista, può assomigliare a una lavatrice a carica dall’alto, è messo sul mercato dalla Ecodyger, società di benefit fondata dai fratelli Davide e Francesco Paolillo di Besozzo, in provincia di Varese.
ne esce un terriccio che, tecnicamente, si configura come residuo secco impiegabile come ammendante naturale al 100%. Il brevetto e la macchina sono made in Italy, e sono frutto di una sensibilità che guarda all’economia circolare sapendo che la riduzione dei rifiuti prodotti non è solo un diktat legato a una direttiva Europea (2008/98/CE), ma una questione che riguarda il futuro di tutti noi. “Il trattamento a cui sono sottoposti gli scarti è un trattamento termo meccanico – spiega Francesco Paolillo CEO di Ecodyger – attraverso l’azione del calore viene indotta l’evaporazione della parte liquida degli scarti che è poi condensata ed eliminata attraverso lo scarico”. L’azione meccanica, nel contempo, amalgama la parte solida e l’intero ciclo dura tra le 7 e le 10 ore e porta a due risultati: la riduzione del peso e volume fino al 90 per cento e la produzione di un residuo solido secco chimicamente stabile, che può essere stoccato anche per lunghi periodi, senza subire mutazioni e senza essere attaccato da batteri o da insetti. 17
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“Attualmente – spiega ancora Paolillo – non è possibile commercializzare questo ammendante compostato misto (compost) per via della normativa vigente, tuttavia è possibile l’autoconsumo e soprattutto il terriccio prodotto può comunque essere conferito come rifiuto, avendo però ottenuto una notevole riduzione del volume di quanto conferito in discarica e non avendo più problemi di igiene”.
Il mercato possibile: grandi navi e non solo… Proprio queste caratteristiche hanno reso interessante la Ecodyger ad un mercato particolare, quello delle grandi navi: lo scarto di cucina, prodotto da questi colossi del mare nei giorni di navigazione, diventa un rifiuto che non solo ha un notevole ingombro, ma deve essere stoccato in modo da non creare problemi igienici e deve poi essere conferito nei porti di attracco, con costi elevati. Ecco allora che il gruppo Gnv ha portato a bordo i dispositivi Ecodyger: diversi macchinari sono già in servizio e si prevede che l’intera flotta ne sia dotata entro la fine del 2018. “Sono molti i casi in cui questo macchinario può risultare utile – spiega ancora Paolillo –. Una spinta maggiore alla sua diffusione può essere data dalla legislazione, come già accade per esempio per alcuni bandi di gara relativi all’appalto del servizio mensa in scuole e ospedali”. La soluzione Ecodyger, infatti, è in linea con la normativa sugli appalti verdi, conosciuti come GPP (Green Public Procurement) che premia chi utilizza metodi di
smaltimento dei rifiuti volti alla riduzione degli stessi. In Francia una normativa ad hoc, la Grenelle 2, prevede che i grandi produttori di rifiuti organici (come ristoranti e centri cucina) si adoperino per la riduzione degli stessi tramite soluzioni di auto smaltimento, ovvero adottando soluzioni tecnologiche ad hoc. A Edimburgo l’amministrazione comunale tassa i rifiuti in base a quanto realmente prodotto: un metodo che rende particolarmente appetibile un macchinario che consente appunto una drastica riduzione del volume e del peso di ciò che è avviato alla discarica. E in Italia? L’introduzione della Tarip (tariffa/corrispettiva puntuale) potrebbe andare in questa direzione dal momento che con essa i grandi produttori di rifiuti umidi rischiano di veder crescere in modo significativo il conto da pagare per il conferimento degli stessi. Per il mercato domestico, invece, i tempi non paiono ancora maturi, a causa del costo ancora troppo elevato della tecnologia necessaria da inserire in un piccolo robot da cucina, il cui prototipo è già stato realizzato. Alzi però la mano chi non vorrebbe avere in cucina un apparecchio in grado di digerire gli avanzi per nutrire la fioritura del terrazzo o del giardino. Chi ci ha provato assicura che il risultato è ottimo.
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Nella macchina entrano bucce, scarti, avanzi e persino piatti, bicchieri posate e tovaglioli biodegradabili-compostabili e ne esce un terriccio che, tecnicamente, si configura come residuo secco impiegabile come ammendante naturale al 100% 18
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La Tesla delle moto è a Gallarate Si chiama Italian Volt ed è pronta a sbarcare sul mercato già nel 2019 con un modello dal nome Lacama. Niente cilindri, tubo di scappamento e catena. Ma solo una cinghia di trasmissione e un battery pack formato da 1.350 piccole batterie, capaci di sprigionare 100 chilowatt di potenza Andrea Della Bella
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lla base di questa storia d’impresa c’è… un’impresa: 12.379 chilometri percorsi, due continenti attraversati, un mese e mezzo di tempo per coprire la distanza che divide Shangai da Gallarate in sella a una moto. Anzi a due moto. Elettriche. E questo lungo viaggio può essere considerato il seme piantato a Gallarate, dal quale sono nate Italian Volt e la Lacama, una super moto elettrica. Forse unica per potenza e prestazione. Anno 2013 Valerio Fumagalli e Nicola Colombo, imprenditori e sognatori, hanno il loro bel da fare nel seguire le proprie attività imprenditoriali. Fumagalli opera nel mondo del motor sport e produce abbigliamento e divise per chi va in moto per piacere, ma anche per competizione, visto che molti piloti del circuito della Moto Gp indossano le sue tute. Mentre Colombo lavora nel campo del software e il suo quartier generale è a Shangai. Settori lavorativi differenti, ma il punto di contatto tra i due imprenditori è la passione per le due ruote. Non quelle che rombano, che sgasano e che fanno tremare i vetri quando ci si dà dentro col gas. Ma quelle che vanno comunque forte, che fanno da 0 a 100 in un briciolo di secondo e qualche decimo ed emettono non un rumore, quasi un suono, meglio ancora un ronzio. Moto elettriche. Silenziose e rispettose dell’ambiente. Come quelle che hanno “cavalcato” da Shangai a Milano. Per sfida personale e per capire se la loro intuizione, che di lì a pochi mesi sarebbe diventata una vera e propria impresa, aveva gambe per camminare. Anzi, volt a sufficienza per viaggiare. Loro ci credono. E insieme a loro pochi altri: quelli che li hanno accompagnati in questo lunghissimo viaggio. Nemmeno la casa motociclistica alla quale si erano rivolti per avere le due moto elettriche era convinta che ce la potessero fare. “Impossibile”, fu la risposta che ricevettero. Un no, che divenne motivo in più per provarci. Per partire da Shangai e arrivare a Milano. 20
Terminato il viaggio in sella, dopo qualche mese, inizia un’altra avventura, quella di trasformare l’idea in un bolide a due ruote. Nasce così l’Italian Volt, nome che rende omaggio al Made in Italy e ad Alessandro Volta. Al fianco di Valerio Fumagalli e Nicola Colombo ci sono anche Simone Rambaldi, capo tecnico che è cresciuto nel campo dei motori elettrici e Alessandro Miraglia, amministratore delegato della società. Con loro lavora un team internazionale composto da designer, che si occupano della livrea del mezzo e ingegneri che seguono il cuore elettrico. E via, si riparte. Non da zero, poiché le competenze di chi lavora al progetto non mancano, ma quasi. “La costruzione di una moto ‘normale’ – spiega Miraglia – è relativamente semplice. Le componenti richiedono sostanzialmente di essere assemblate. Per una moto elettrica, invece, tutto è più complesso. Innanzitutto, non esistono componenti standard e per arrivare a far interagire tra loro i vari elementi serve un lavoro complesso. Oltre a risolvere tutta una serie di criticità: dalla gestione dell’alto voltaggio e dell’elevata potenza, all’eliminazione delle interferenze elettromagnetiche, senza dimenticare la gestione delle temperature delle batterie”. Ma come nel viaggio dalla Cina a Milano, una volta che si par-
La moto elettrica Lacama potrà raggiungere i 180 chilometri orari, garantire un’autonomia di 200 chilometri e ricaricarsi in 45 minuti. Un concentrato di tecnologia che ha raggiunto lo step di omologazione e che dovrebbe arrivare sul mercato nella prima metà del prossimo anno
ECONOMIA te, non si torna indietro. Non ci si ferma e bisogna arrivare. E così l’Italian Volt, nata due anni fa, presenta nel marzo 2017 la prima maquette, ovvero il prototipo non ancora funzionante, della Lacama. Ora la sfida è mettere cavalli, anzi volt, sotto la sella. Niente cilindri, tubo di scappamento e catena. Ma solo una cinghia di trasmissione e un battery pack formato da 1.350 piccole batterie, capaci di sprigionare 100 chilowatt di potenza, di raggiungere i 180 chilometri orari, di garantire un’autonomia di 200 chilometri e di essere ricaricati in 45 minuti con un sistema di ricarica fast. Un concentrato di tecnologia che ha raggiunto lo step di omologazione e che dovrebbe arrivare sul mercato nella prima metà del prossimo anno. Con la Lacama si viaggia nel futuro, che però è già presente e su un bolide entusiasmante da guidare e bello da vedere. Il modello, infatti, è unico, ma la livrea può essere personalizzata e fatta su misura. E anche nel design del mezzo a farla da padrone è l’innovazione. Il primo “abito” di questa moto è stato studiato da Adriano Stellini e ora il suo lavoro viene sviluppato da Teodoro Ragazzi, giovane designer che ha già seguito progetti anche per Ducati e Ferrari. “La particolarità di questa moto è che ogni esemplare può essere unico, personalizzato – spiega Ragazzi. – Abbiamo già studiato e realizzato una serie di carenature e di cupoline. Ma non c’è limite alla customizzazione del mezzo. Tutti i pezzi poi vengono
“La particolarità di questa moto è che ogni esemplare può essere unico, personalizzato, non c’è limite alla customizzazione del mezzo. Tutti i pezzi vengono realizzati con una stampante in 3D e questo ci consente, una volta pronti, di provarli direttamente sulla moto” realizzati con una stampante in 3D e questo ci consente, una volta pronti, di provarli direttamente sulla moto”. E se il progetto Lacama è il presente di questa impresa, il futuro di Italian Volt non è fatto solo di due ruote e velocità. “L’elettrico è un settore in grande sviluppo – spiega Miraglia – e che può essere declinato in moltissimi settori. Ad esempio, stiamo lavorando con la nautica, dove c’è una forte spinta riguardo alle imbarcazioni a propulsione elettrica, soprattutto per la navigazione sui laghi”.
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ECONOMIA
Ritorno alla fabbrica Hanno un core business immateriale ma un cuore orientato alla concretezza dell’azienda e alla consapevolezza della filiera. Ecco perché due punte di diamante del terziario avanzato varesino, come EOLO ed Elmec, nelle loro strategie di sviluppo si rifanno al concetto di “factory” e investono nella manifattura digitale David Mammano
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l professor Maurizio Vertemati, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano, osserva soddisfatto la fedele riproduzione in 3D di una parte di cervello mentre simula le fasi di un’operazione per ridurre le probabilità di errore. Il tecnico di rete Gabriele Peccenati sfida l’altezza e la copiosa neve caduta
Martina Ballerio mostra Elmec 3D a dei visitatori
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su Colmine di Crevoladossola per ripulire dal ghiaccio i pannelli fotovoltaici che alimentano il ripetitore radio che diffonde internet nell’area montuosa circostante. Elmec ed EOLO sono due delle più grandi e importanti aziende del territorio di Varese e fanno parte del settore terziario avanzato. Il loro core business è rappresentato da qualcosa che difficilmente si tocca con mano, servizi e commodities appunto, eppure l’aspetto materiale e materico e la dimensione della fabbrica, per quanto spesso
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assente nell’esperienza quotidiana delle persone che vivono una relazione con queste aziende, è elemento fondamentale della filiera o parte di una progettualità che mette la manifattura al centro interpretandola con gli occhi del digitale, dell’industria 4.0 e delle grandi opportunità derivanti da un uso consapevole ed etico dei dati.
EOLO Factory “Ho voluto dare vita al nuovo Campus Tecnologico e alla fabbrica italiana del wireless perché mi ero reso conto che i nostri manager inviavano troppe mail di notte ed era quindi necessario un nuovo luogo accogliente e bello da vivere in cui i miei collaboratori potessero lavorare nelle migliori condizioni possibili”, dice Luca Spada, ceo di EOLO: “E con il Campus Tecnologico inaugurato da pochi mesi ribadiamo di essere fabbrica dell’innovazione e azienda che segue l’intera filiera di produzione della propria rete, con ambiziosi obiettivi di crescita”. La rete di EOLO non è solo l’invisibile commodity che offre l’azienda ma anche un aspetto concreto che si materializza nella dimensione territoriale. Il territorio è il luogo di intense relazioni tra i nodi pulsanti che ne costituiscono la maglia: imprese, università, centri di ricerca, istituzioni e la società. È il punto di contatto tra la tradizione e l’innovazione e della conoscenza che viene prodotta e che può diventare progettualità futuribile e il concetto di Campus Tecnologico come luogo fisico delle relazioni possibili è certamente affascinante. Quando un’azienda come EOLO innova e cresce, fa crescere con sé anche la rete del territorio che abita: dei 400 collaboratori della sede di Busto Arsizio, 150 sono stati assunti negli ultimi quattro mesi e la previsione, mentre l’azienda si attrezza per una business unit dedicata alle piccole e medie imprese, è di assumerne almeno altri 80 entro la fine del 2018 grazie a un progetto che non a caso evoca ancora una volta la dimensione della fabbrica. “EOLO Factory nasce dalla consapevolezza di essere radicati qui e da un senso di responsabilità e di restituzione nei confronti del territorio a cui apparteniamo e che ci consente di crescere” dice Marzia Farè, head of communications di EOLO. Per l’azienda, quindi, il territorio è un’opportunità che viene interpretata anche con la consapevolezza di essere attori protagonisti di un necessario processo di riallineamento tra la domanda e l’offerta di compe-
Luca Spada, Ceo di EOLO: “Con il Campus Tecnologico inaugurato da pochi mesi ribadiamo di essere fabbrica dell’innovazione e azienda che segue l’intera filiera di produzione della propria rete, con ambiziosi obiettivi di crescita”
Un workshop nella sede di Eolo a Busto Arsizio
tenze, grazie a un percorso che punta a formare tecnici e operatori di rete. Un percorso che avviene in quella che Luca Spada stesso ha voluto definire “la fabbrica italiana del wireless” sottolineando il fatto che EOLO rappresenta in realtà un’intera filiera di questa tecnologia e si occupa dal momento zero alla postvendita dell’esperienza del cliente, creando e brevettando i prodotti, installandoli nel territorio ed erogando il proprio servizio a una customer base che cresce annualmente del 36%. L’idea di una fabbrica Campus Tecnologico risponde anche all’esigenza di essere un hub di continua innovazione in grado di pensare a sempre nuove soluzioni capaci di rispondere ad esigenze sempre più sofisticate. Dalla previsione di qualche anno fa rispetto al fatto che i 30 mega non sarebbero più bastati, che ha portato allo sviluppo del 100 mega, alle prossime sfide che abbracciano la gestione delle fasce orarie nel breve periodo e la domotica e l’internet delle cose nel prossimo futuro, con la chiara missione di connettere sempre di più le persone e gli oggetti dei territori dell’Italia.
Elmec e la stampa 3D La sempre più evidente connessione tra digitale, dati e oggetti è tangibile anche nel settore manifatturiero. Come ha ricordato di recente anche il board del World Manifacturing Forum di Cernobbio, la manifattura ha avuto un ruolo importante nella società lungo tutto l’arco della sua storia, guidando l’innovazione e il progresso umano. Oggi questo settore si arricchisce di nuove dimensioni tra cui la mass personalisation, gli hybrid e smart materials e in generale un approccio digitale e data-driven, con evidenti conseguenze sul piano della gestione sicura ed etica dei dati. La manifattura digitale, come la stampa 3D, è un crocevia tra le tecnologie di produzione tradizionali e le nuove tecnologie di interconnessione. Tutto questo ha spinto un’azienda come Elmec a entrare in questo settore dando vita a una business unit dedicata alla stampa 3D, con un laboratorio e una fabbrica che coinvolge quasi 20 persone che hanno competenze “hard” di tipo ingegneristico, chimico, meccanico, di design industriale e legate alla produzione. “Tutte competenze che in Elmec non ci sono mai state”, dice Martina Ballerio, manager 23
conto nel racconto della sua economia e delle conseguenze che ne derivano in termini di benessere e di sviluppo. L’instancabile ricercatore e il coraggioso tecnico di rete sono due immagini che forse consentono di cogliere ancora meglio la bellezza dei dettagli di due imprese, EOLO ed Elmec, che hanno un core business immateriale ma un cuore orientato alla concretezza dell’azienda e alla consapevolezza della filiera. Quella bellezza, d’altronde, che è stata definita dall’architetto Renzo Piano durante il suo TED Talk a Vancouver nell’aprile del 2018 proprio come quel momento in cui l’invisibile si unisce al visibile affiorando in superficie, generando anche qualcosa di buono per la propria comunità.
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Elmec ha dato vita a una business unit dedicata alla stampa 3D, con un laboratorio e una fabbrica che coinvolge quasi 20 persone che hanno competenze “hard” di tipo ingegneristico, chimico, meccanico, di design industriale
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della business unit sviluppata con tecnologia HP e interessante esempio di giovane donna leader in un settore generalmente organizzato da leader uomini: “Elmec si occupa di informatica da tanti anni e il suo cuore è la gestione di servizi informativi per le aziende. Ci prendiamo cura dei dati delle aziende e ci occupiamo di infrastrutture informatiche e digitali e queste cose sono fondamentali da sempre. Con Elmec 3D la nostra progettualità guarda anche alla manifattura definita sempre più da macchinari digitali, elettronici e connessi tra loro. Le competenze informatiche, digitali e di gestione dei processi diventano fondamentali e aprono a tematiche come la gestione dei dati e la protezione dei file dei progetti”. L’intuizione di Elmec 3D è quindi quella di sviluppare un business sulla capacità di creare valore e vantaggio competitivo per le aziende che decidono di integrare le tecnologie di manifattura digitale nei loro processi, basandosi sulla gestione dei dati che possono essere raccolti rispetto a un processo produttivo. Una manifattura sempre più connessa e intelligente, capace di ottimizzare i processi produttivi imparando dagli errori o attraverso processi di smart procurement, grazie all’intelligence dei dati. Tutto questo ha un impatto sull’importanza di dimensioni come il know-how, la compressione dei tempi, la gestione logistica e del magazzino e la flessibilità con cui poter gestire il rischio di nuovi prodotti da lanciare sul mercato. Ogni territorio e azienda si dà una strategia ed è bene tenerne
RISPARMIO d’IMPRESA: ];vঞu; Ѵ- Ѵbt†b7b|࢘ ; oমlbŒŒ-u; bѴ RISPARMIO FISCALE La protezione del valore di un’Azienda, passa anche attraverso la gestione del suo risparmio e delle sue ULVRUVH HFRQRPLFKH *UD]LH DOOD FRPSHWHQ]D ¾QDQziaria del Gruppo, Generali Italia mette a disposizione soluzioni di risparmio innovative per gestire al meglio la liquidità dell’azienda.
3HU XQD SL HI¾FDFH gestione delle disponibilità economiche che si vengono a creare nell’ambito dell’attività aziendale, Generali Italia offre diverse soluzioni DVVLFXUDWLYH FKH VL GLIIHUHQ]LDQR WUD ORUR SHU OD WLSRORJLD GHOOH ULVRUVH DOOH TXDOL IDQQR ULIHULPHQWR PD FKH VRQR accomunate dall’obiettivo di tutelare il patrimonio aziendale, ottimizzando le risorse economiche Focus su: EASY SAVING e SPECIAL SAVING, come gestire la liquidità Easy Saving - Special Saving di Generali Italia sono due prodotti di capitalizzazione a premio unico attraverso i quali l’Azienda può investire le proprie disponibilità di capitale accantonate in ambito aziendale e non riferibili D ²ULVSDUPLR ¾QDOL]]DWR³ RYYHUR QRQ ULIHULELOL D IRUPH ²UHWULEXWLYH³ D IDYRUH GHO SURSULR SHUVRQDOH Questi prodotti permettono all’Azienda di investire dispoQLELOLWj D]LHQGDOL FKH ULWHQJD GL SRWHU ²LPPRELOL]]DUH³ SHU LO UHODWLYR SHULRGR GL GXUDWD FRQWUDWWXDOH FRQ OµRELHWWLYR GL ottenere rendimenti stabili nel tempo e superiori a quelli GL DOWUH IRUPH GµLQYHVWLPHQWR GL SDUL SUR¾OR GL ULVFKLR
Focus su: LO 7)0 FRPH RWWLPL]]DUH LO ULVSDUPLR ¾VFDOH Il TFM (Trattamento di Fine Mandato) è un accantonamento effettuato dall’Azienda di una parte del compenso annuale spettante all’Amministratore (o in aggiunta ad esso) FRQ LO ¾QH GL FRVWLWXLUH XQ FDSLWDOH GD OLTXLGDUH DO PRPHQWR GHOOD FHVVD]LRQH GHO UDSSRUWR GL ODYRUR /D ORJLFD q OD VWHVVD GHO 7)5 DFFDQWRQDWR SHU GLSHQGHQWL PD L GXH LVWLWXWL sono molto diversi in virtù della natura stessa del rapporto GL ODYRUR ,O 7)0 UDSSUHVHQWD XQD IRUPD GL ²UHWULEX]LRQH GLIIHULWD³ H FRPH WDOH JRGH GL XQ WUDWWDPHQWR ¾VFDOH IDYRUHYROH SUHYLVWR GDO 7 8 , 5 ' 3 5 Quali sono i vantaggi per l’Azienda? ‡ /µDFFDQWRQDPHQWR GHO ULVSDUPLR YLHQH VHSDUDWR GDO ULVFKLR GµLPSUHVD • Massima libertà per l’accantonamento • Massimizzazione del rendimento rispetto al mantenimento delle risorse in azienda • Immediata disponibilità dei capitali per far fronte alle speFL¾FKH GLQDPLFKH D]LHQGDOL ‡ )LVFDOLWj OµLQGHQQLWj GL ¾QH PDQGDWR 7IP FRUULVSRVWD D IDYRUH GHJOL $PPLQLVWUDWRUL SXU HVVHQGR VRVWDQ]LDOPHQWH DVVLPLODELOH DOOµLQGHQQLWj GL ¾QH UDSSRUWR SUHYLVWD SHU L ODYRUDWRUL GLSHQGHQWL q XQ FRVWR GHGXFLELOH QHOOµDPPRQWDUH VHQ]D L OLPLWL SRVWL GDOOD QRUPDWLYD FLYLOLVWLFD H ¾VFDOH SHU LO WUDWWDPHQWR GL ¾QH UDSSRUWR GHL ODYRUDWRUL VXERUGLQDWL
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Il digitale dà credito alle imprese È in forte crescita il ricorso delle Pmi alle piattaforme fintech. Ma come funzionano? Quali vantaggi offrono alle aziende in cerca di prestiti e liquidità? Gli esempi di due realtà italiane in espansione come WorkinVoice.it e BorsadelCredito.it Davide Cionfrini
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a potremmo chiamare l’eBay dell’anticipo fatture in mano alle micro, piccole e medie aziende. A dimostrazione di quanto anche la finanza d’impresa ormai sia sempre più
digitale. La piattaforma WorkinVoice.it è la prova di questo assunto. “Quello che facciamo - spiega il co-fondatore Fabio Bolognini - è mettere le imprese al riparo dal problema atavico del ritardo dei pagamenti. Grazie a noi queste realtà possono trovare nella cessione delle proprie fatture e, quindi dei propri crediti, il finanziamento alla propria liquidità”. Il meccanismo è estremamente semplice e linea-
Il credito alle imprese si è praticamente dimezzato negli ultimi anni, passando da un valore di 95 miliardi del 2008, ai 54 miliardi attuali. Da qui il ricorso alla finanza online
WorkinVoice.it è una piattaforma che permette alle imprese di cedere le fatture per anticipare gli incassi e finanziare così la liquidità. Il co-fondatore Fabio Bolognini: “Siamo riusciti a mettere in contatto le piccole aziende con il risparmio italiano e internazionale”
INCHIESTA
re. L’impresa va su WorkinVoice.it e propone al mercato l’acquisto anche di una sola fattura, frutto di una vendita o di un prodotto ad un proprio cliente. “In media – spiega Bolognini – si tratta di fatture dal valore di 50mila euro. Ma andiamo da un minimo di 5mila ad un massimo di 500mila”. Poniamo l’esempio che l’impresa in questione voglia cedere una fattura di 10mila euro. Se tale credito passa l’esame di pre-selezione fatto da WorkinVoice.it e se trova un acquirente, l’azienda riceverà nel giro di soli due giorni il 90% del valore della fattura: 9mila euro. “Si tratta, però, solo di un acconto”, precisa Bolognini. Quando la fattura sarà, infatti, saldata dal debitore, l’impresa che l’aveva ceduta riceverà dalla piattaforma un ulteriore 7/8%, arrivando così ad un totale di quasi il 98% del valore del credito. “Con un costo - trae le somme Bolognini - che si aggira dunque intorno al 2,5%”. In tre anni e mezzo di operatività WorkinVoice.it ha gestito la cessione di 3mila fatture per un totale di 150milioni di euro passati dalla piattaforma. “Con il nostro sistema siamo riusciti – commenta il fondatore – a collegare il risparmio italiano e internazionale alle piccole imprese, realtà che da sole non potrebbero mai arrivare ai grandi investitori”. Non male per un Paese dove, per alcuni settori, si arriva a tempi di pagamento fino a 120 giorni. E dove il credito alle imprese si è praticamente dimezzato negli ultimi anni, passando da un valore di 95 miliardi del 2008, ai 54 miliardi attuali. Di fronte a questo scenario la finanza digitale rappresenta, soprattutto per le Pmi, una valida integrazione del classico canale del credito bancario. Un fenomeno, quella della cosiddetta Fintech, in forte crescita anche in Italia, come conferma un’altra piattaforma operante nel nostro Paese: BorsadelCredito.it: “A giugno di quest’anno - spiega il Ceo Ivan Pellegrini - il nostro erogato complessivo ha sforato quota 37 milioni, distribuiti su 482 prestiti ad altrettante Pmi italiane, dato che include sia i prestiti da parte dei privati che quelli da parte degli istituzionali. Il confronto anno su anno mostra una crescita costante e solida: a maggio 2017 il numero delle imprese supportate dal portale era di 315 e l’ammontare complessivo erogato di 12,274 milioni. I prestiti concessi nell’ultimo mese sono stati 15, con un taglio medio di oltre 176 mila euro”. A differenza di WorkinVoice.it, nel caso di BorsadelCredito.it non si parla di cessione fatture, ma di puri prestiti alle imprese, come spiega Pellegrini: “La nostra piattaforma mette in contatto la richiesta di prestito delle aziende, da un lato, e la volontà dei prestatori di investire nell’economia reale, dall’altro. Il prestatore guadagna un rendimento dichiarato (a fine maggio 2018 siamo al 5,5%) che
corrisponde ai tassi di interesse pagati dalle aziende che hanno ricevuto il prestito. L’investimento è liquidabile in qualunque momento vendendo le quote sulla piattaforma, a condizione che ci siano altri prestatori disposti ad acquistare le quote in vendita. Le commissioni ammontano all’1% ma non vengono fatte pagare a chi sceglie il profilo gestito, che è un paniere di aziende composto da BorsadelCredito.it ed ha un livello di differenziazione nella misura dell’1%. In alternativa il prestatore può crearsi un portafoglio fai da te, che però deve contenere ogni titolo nella misura massima del 10%”. Con evidenti vantaggi anche per l’impresa finanziata: “L’erogazione effettiva del prestito avviene in tre giorni, rispetto alla media di 90 giorni delle banche. Un altro vantaggio importante sono i costi per le imprese: i nostri equivalgono all’interesse (medio lordo annuo del 5%) sulle rate corrisposto dall’azienda debitrice assieme alle commissioni di nostra spettanza”. A limitare l’espansione della Fintech in Italia, però, ci sono ancora degli ostacoli regolamentari, come quelli che frenano, per esempio, l’utilizzo delle piattaforme digitali per la cessione delle fatture “che nel nostro Paese – spiega Bolognini di WorkinVoice.it – possono avvenire solo se il debitore non vi si oppone”. Una facoltà che, invece, in Paesi come la Gran Bretagna, per esempio, non è prevista. Si può fare di più, insomma. Magari anche creando maggiori sinergie tra le piattaforme digitali, che praticano il cosiddetto “peer to peer lending” (letteralmente individui che prestano ad altri individui) e i più tradizionali canali del credito: “Per le banche sostiene Pellegrini di BorsadelCredito.it - il Peer to Peer (P2P) lending può essere un modo per allargare l’offerta. In Regno Unito, ma anche in Francia, in Spagna, in Germania, praticamente ovunque le banche commerciali hanno siglato accordi con le piattaforme per indirizzare a loro le imprese che non sono finanziabili attraverso il canale tradizionale. Anche noi non crediamo di essere concorrenti delle banche in quanto finanziamo tagli che per esse non sono remunerativi. Purtroppo, a oggi in Italia non esistono ancora forme strutturate di collaborazione tra P2P lending e banche. Un peccato perché, soprattutto alleandosi con istituti di credito di piccole e medie dimensioni, il P2P lending potrebbe offrire alle imprese che spesso le banche non possono finanziare, un’opportunità in più. E infine contribuire alla crescita del Pil e dei posti di lavoro”.
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FORMAZIONE
Provare per scegliere Per 7.500 studenti di terza media del Varesotto è arrivato il momento di decidere la scuola superiore da frequentare e con quale prospettiva. Ad aiutarli, alcune iniziative di orientamento, tra cui il Pmi Day che permetterà ai giovani di toccare con mano la realtà di centinaia di imprese Maria Postiglione
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ono circa 7500 gli studenti di terza media in provincia di Varese che tra qualche mese dovranno decidere quale scuola superiore frequentare. Quali sono gli istituti del territorio tra i quali poter scegliere? E dopo il diploma a quale lavoro avranno accesso? Per fare l’astronauta, il medico, il professore, quale percorso è più adatto? Tanti punti interrogativi per i quali è possibile trovare risposta in un buon orientamento. Analizzare con attenzione le attitudini, le passioni e le qualità dei ragazzi rappresenta un valido sostegno per aiutarli a trovare il percorso a loro più adatto. Individuare la scuola che meglio risponde alle proprie capacità e ai propri interessi, diventa un momento fondamentale per lo sviluppo degli adolescenti. In questa fase è importante un accompagnamento da parte della famiglia, della scuola e delle istituzioni preposte. In particolar modo le ultime due sono chiamate a sostenere un percorso di scelta proponendo un’attenta attività di orientamento, capace di rivolgersi a studenti e famiglie attraverso proposte contestualiz-
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zate nello scenario culturale, economico e sociale del territorio di riferimento. I test di valutazione rappresentano certamente un valido ausilio, se integrati poi da momenti esperienziali, consentono allo studente di avere una maggiore consapevolezza sulle proprie future preferenze professionali. Sempre meglio toccare con mano la realtà che ci circonda. E proprio il tema dei mestieri e delle professioni è stato al centro del salone che si è tenuto a Busto Arsizio nel centro congressi Malpensafiere dal 10 al 13 ottobre. Quattro giornate organizzate in collaborazione tra scuole superiori, Camera di Commercio, Provincia di Varese, associazioni di categoria, durante le quali sono state rappresentante circa 70 diverse possibilità professionali. Più di 2500 studenti del secondo e terzo anno delle scuole medie, hanno potuto ascoltare la testimonianza e confrontarsi con dei professionisti dei diversi settori lavorativi. A corollario delle attività dedicate agli studenti, numerosi sono stati i workshop aperti a docenti e genitori al fine di meglio mettere a punto una strategia orientativa verso le future scelte dei ragazzi. E sul “fare esperienza” si basa un’altra iniziativa: il Pmi Day Industriamoci, giunto quest’anno alla nona edizione. Si tratta del più grande e, per numeri e realtà coinvolte, del più imponente evento di orientamento allo studio del territorio. Un’iniziativa organizzata dal Comitato Piccola Industria dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese che consente
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visite aziendali attraverso le quali è come se le imprese incontrassero il territorio, i suoi ragazzi e, dunque, il proprio futuro. Un incontro con le scolaresche durante il quale non indicheremo se scegliere il liceo o l’istituto tecnico. L’obiettivo è di dare le informazioni giuste per permettere ai ragazzi di fare questa scelta e di come affrontare il proprio studio: con impegno, dedizione e spirito di sacrificio, che sono poi gli stessi valori che troveranno nelle nostre imprese” La scelta del percorso formativo è fondamentale per i singoli e le loro famiglie, ma anche per tutto il territorio e il sistema produttivo locale che ha la consapevolezza dell’importanza di farsi conoscere e di promuovere la propria capacità di rappresentare un’allettante prospettiva professionale. Attrarre i giovani talenti è un elemento imprescindibile per la futura competitività. Un gioco di squadra quindi, tra scuole, istituzioni, imprese e associazioni, per permettere una scelta maggiormente consapevole. Una decisione da cui dipendono poi diversi elementi. A una buona
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scelta scolastica infatti è legato un miglioramento generale dell’autostima, costituendo poi la base per ulteriori apprendimenti; i fallimenti implicano una diminuzione della fiducia in se stessi, causando frustrazioni e, se non affrontati adeguatamente, possono essere causa di atteggiamenti di rinuncia o di abbandono e dispersione scolastica. Un problema annoso quest’ultimo: basti pensare che in Italia dal 1995 a oggi hanno abbandonato definitivamente gli studi 3,5 milioni di ragazzi delle scuole superiori. In Lombardia nell’ultimo quinquennio il 25,8% (pari a 22.803 giovani) dei ragazzi e delle ragazze che si erano iscritti in una scuola statale è fuoriuscito dal sistema educativo. Senza più rientrarvi. Un fenomeno che non ha soltanto ripercussioni di ordine culturale, ma anche ricadute in termini economici: dal 1995 a oggi la dispersione scolastica è infatti costata ben 55 miliardi di euro, denaro speso dallo Stato italiano per sostenere i costi relativi ai docenti, al personale scolastico e alle strutture (dati dell’ultimo dossier Tuttoscuola “La scuola colabrodo”). L’orientamento formativo è dunque fondamentale, uno dei maggiori strumenti per contrastare il fenomeno della dispersione. Un ragazzo che sceglie una scuola che interessa e che è incline alle sue passioni è meglio disposto ad impegnarsi per affrontare le richieste e le difficoltà che incontrerà, aumentando così le probabilità di successo scolastico e lavorativo in un percorso di continuo miglioramento. Prima di scegliere, però, occorre conoscere. Anche le imprese.
FORMAZIONE
ai ragazzi di terza media di conoscere la realtà dell’impresa. Un esercito di circa 4000 ragazzi varcherà i cancelli delle centinaia di imprese che si sono rese disponibili a ospitare una visita nei reparti aziendali. Non un tour qualsiasi, bensì un’esperienza pensata ed organizzata appositamente per gli studenti. “Grazie al Pmi Day - spiega Giancarlo Saporiti, Presidente della Piccola Industria dell’Unione Industriali – i ragazzi partecipano a delle
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UNIVERSITÀ
La coesione tra Italia e Svizzera si ricerca alla LIUC Pendolarismo, logistica dei rifiuti, innovazione nelle piccole e medie imprese, fabbisogni occupazionali: sono quattro i fronti di studio su cui, con altrettanti progetti finanziati in parte dall’Unione Europea, si cimenteranno i ricercatori dell’Università di Castellanza
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rocessi di innovazione nelle Pmi, fabbisogni occupazionali, un’app per il pendolarismo dei cittadini e una nuova logistica del trasporto dei rifiuti inerti, quelli che dalle cave lombarde vanno in Svizzera e quelli degli scarti dell’edilizia che tornano qui in Italia. Si tratta di progetti di ricerca per migliorare la competitività delle imprese e favorire la collaborazione transfrontaliera tra aziende e altri soggetti che partecipano allo sviluppo socioeconomico di Italia e Svizzera e dei rispettivi territori di confine. L’Autorità di Gestione del Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014 - 2020, nello scorso mese di agosto, ha ap-
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provato 4 dei 7 progetti presentati dalla LIUC – Università Cattaneo, in un caso capofila e, negli altri, partner autorevole di un’attività di ricerca che prevede azioni concrete a favore della coesione economica e sociale delle aree di frontiera. Il finanziamento ottenuto dalla LIUC sul Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera 2014-2020 (finanziato in parte dall’Unione Europea con il FESR - Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e in parte da fondi nazionali) ammonta a circa 900mila euro, su un valore complessivo dei progetti di oltre 1 milione di euro. Ben 272 le manifestazioni di interesse presentate sul bando Interreg, tra cui sono stati scelti, ad oggi, 35 progetti finanziati dall’Auto-
UNIVERSITÀ
Veduta del Canton Ticino dal Monte Sighignola
rità di Gestione, tra i quali i 4 a partecipazione LIUC. “Fa piacere ricevere un riconoscimento simile che certifica ulteriormente l’attività di ricerca della nostra Università, elemento fondante di un ateneo”, dichiara il Rettore della LIUC Federico Visconti. “Questi progetti sono, inoltre, un’opportunità per far lavorare giovani ricercatori e assegnisti di ricerca e coinvolgerli sempre di più. Non da ultimo, il finanziamento ricevuto è la conferma dell’importanza di un modello di collaborazione a rete, tra più istituzioni, quale strada verso una crescita comune. Da soli non si va da nessuna parte”. Analisi delle competenze in un contesto di imprese e di professionalità che cambia rapidamente, sostegno ai processi di innovazione nelle Pmi, processi di gestione della filiera logistica, sistemi statistici a supporto delle analisi territoriali sono le aree sulle quali la LIUC sta lavorando e investendo, con risultati in pubblicazioni scientifiche, ricerche, partecipazione a convegni. “Il risultato ottenuto - spiega il Prorettore alla Ricerca, Raffaella Manzini - è frutto di un impegno serio e costante su temi che caratterizzano l’attività di ricerca della LIUC. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto per allargare il nostro network investendo in risorse interne e diventando sempre più visibili all’esterno. Questo ci ha consentito di rafforzare la collaborazione con soggetti istituzionali e altri partner di ricerca.”
Il lavoro nella regione insubrica
colta dati e analisi per ottimizzare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in termini di profili di competenze nello spazio transfrontaliero insubrico. L’obiettivo è di intervenire sull’allineamento/ riallineamento tra domanda e offerta di lavoro per rispondere ai bisogni delle imprese. Particolare attenzione verrà dedicata alla capacità d’innovazione, alla creazione di valore e alla competitività per ridurre le disparità regionali e consolidare il sistema transfrontaliero. I destinatari che si avvantaggeranno dei risultati non sono solo le imprese localizzate sui due lati della frontiera ma anche policy makers, che saranno chiamati a definire le regole entro le quali si muoveranno gli attori economici del territorio e a promuovere le attività formative.
La partita a “Risico” dell’innovazione Il progetto Rete Integrata di Servizi per l’Innovazione e la Competitività (Risico) ha lo scopo di mettersi al servizio della competitività delle Pmi italiane e svizzere, di fronte alla crescente concorrenza dei
Progetti di ricerca per migliorare la competitività delle imprese e favorire la collaborazione transfrontaliera
Il progetto Cross-border skill (mis)matching prevede azioni, rac31
UNIVERSITÀ
Paesi emergenti. Una competitività sempre più legata alla capacità di attivare continue innovazioni di prodotti e processi produttivi. Per questo, i ricercatori della LIUC si propongono di sostenere le imprese attraverso la definizione di servizi territoriali di accompagnamento, trasferimento di know how e formazione. Istituzioni, parti sociali e Università lombarde e del Canton Ticino verranno coinvolte nella restituzione dei risultati ai fini di una maggiore cooperazione transfrontaliera tra i due sistemi produttivi.
Meno gomma per i rifiuti Gestione Transfrontaliera del Trasporto di Rifiuti inerti e degli inerti vergini Intermodale: questo il nome del progetto di ricerca che ha l’obiettivo di ottimizzare e ridurre l’impatto del traffico, della congestione alle dogane e dei conseguenti tempi di attesa, delle emissioni atmosferiche e del rumore derivanti da questo tipo di movimenti dall’Italia alla Svizzera e dalla Svizzera all’Italia. Ciò attraverso lo studio dell’impiego di sistemi intermodali che prevedano l’integrazione funzionale del trasporto su gomma e del trasporto ferroviario. Gli inerti rappresentano circa il 30% delle merci movimentate tra Svizzera e Italia, trasportati esclusivamente su gomma. I ricercatori lavoreranno per valorizzare l’impiego delle infrastrutture ferroviarie che collegano i due Paesi, per diminuire l’uso dei camion.
Una app per i frontalieri
meni socio-economici determinati dall’“effetto confine” come frontalierato, movimenti di natura commerciale, spostamenti di imprese e aspetti demografici. Un tema in cui la disaggregazione si spinge fino al livello comunale. Questo l’obiettivo del progetto di ricerca Stich (Sviluppo di un sistema statistico – interattivo Lombardia – Ticino per il monitoraggio dei flussi di migrazione e pendolarismo di prossimità transfrontaliera). I destinatari saranno istituzioni, policy makers, amministratori locali, giornalisti economici ma anche l’intera cittadinanza dell’area insubrica. In sostanza il progetto prevede la costruzione di una piattaforma accessibile a tutti, in cui saranno riportati anche alcuni spunti per i decisori politici. Successivamente, sarà realizzata una app per i cittadini con lo scopo di facilitare la diffusione delle informazioni raccolte (da consultare ad esempio per aggiornamenti sui flussi del traffico).
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Federico Visconti, Rettore della LIUC: “Fa piacere ricevere un riconoscimento simile che certifica ulteriormente l’attività di ricerca della nostra Università, elemento fondante di un ateneo”
Costruire una serie di indicatori statistici utili a monitorare i feno-
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/è 8QLYHUVLW¢ GHL ĆJOL UDFFRQWDWD DL JHQLWRUL Sabato 24 novembre - LIUC - Università Cattaneo Bar dei Gelsi: accoglienza e welcome coffee 9.15
Info Point: Corsi di Laurea - Servizi e Opportunita
10.15 Auditorium: lntroduzione Michele Puglisi Direttore Centro di Ateneo per la Ricerca Educativa-didattica CARED
10.30 Corsi di laurea: Economia, lngegneria Prof. Massimiliano Serati Scuola di Economia e Management Prof.ssa Raffaella Manzini Scuola di lngegneria lndustriale
Question Time con i Docenti 11.30 LIUC: servizi e opportunita
Borse di studio, Relazioni internazionali, Consulenza per lo studio e la ricerca, Skills & Behaviour, Career Service A cura dei Responsabili dei Servizi
ISCRIZIONI su: info.liuc.it nella sezione Open Day orientamento@liuc.it
Un’opportunità per condividere informazioni H ULćHVVLRQL VXOOR VWDWR dell’università oggi e sulle offerte della LIUC per gli studenti e le loro famiglie in vista della scelta degli studi universitari. Possibilità di incontri individuali con i Docenti e di visita guidata dell’Università e della Residenza con gli studenti del team LIUC.
VITA ASSOCIATIVA
L’innovazione si fa solo con le startup? C’è chi innova ogni giorno, proponendo al mercato prodotti rivoluzionari. Chi respira, vive e cresce solamente con il cambiamento e chi, tra tante difficoltà e qualche ritrosia, è riuscito a portare il futuro in aziende storiche. Startupper e giovani imprenditori raccontano il loro personale modo di innovare... tra errori, azzardi e tante soddisfazioni soggetto (l’imprenditore) sfrutta le innovazioni tecnologiche per
Chiara Mazzetti introdurre nuovi prodotti sul mercato, modificando le modalità
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are le cose vecchie in modo nuovo: questa è innovazione”. Joseph Alois Schumpeter, economista austriaco tra i maggiori del XX secolo, agli inizi del ‘900 teorizzava un modello di economia “dinamico”, in cui un
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organizzative della produzione. Cent’anni più tardi ad essersi “accaparrarti” il ruolo di innovatori sono sì gli imprenditori, ma quelli delle startup, le sempre più diffuse aziende configurate come società alla ricerca di un business model ripetibile e scalabile. Due figure, quella teorizzata da Schumpeter e quella degli startupper, quasi opposte, che tentano di convivere e farsi largo quotidianamente nella “giungla” del fare impresa. E tra chi innova partendo da un’idea sviluppata nel garage della zia, in stile Silicon Valley, e chi reinventa praticamente da zero l’azienda di famiglia, il minimo comun denominatore è sempre lo stesso: una grande passione. “Sarebbe stato sicuramente più semplice fondare una nuova azienda e partire ex novo, ma il valore aggiunto per il cliente sta nel marchio. Ho trovato corretto iniziare ad innovare da quello che già c’era, ovvero una realtà con tanta esperienza, solida e una reputazione. Partendo da qui mi sono inventato un business del tutto diverso da quello che faceva 40 anni fa mio padre”, racconta Mauro Vitiello, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e Amministratore Delegato di Copying Group di Caronno Pertusella. Ben conscio che l’innovazione non è fatta solamente di macchinari e nuove tecnologie, Mauro si è armato di
coraggio e caparbietà quando ha deciso di entrare nell’impresa familiare con un’idea ben precisa in testa: “Aiutiamo le aziende a passare dalla carta al digitale, in modo semplice, ma siamo partiti Martina Giorgetti dalle stampanti: innovazione può voler dire anche stravolgere il business con cui sei nato, pur mantenendo i valori costruiti negli anni”. “La vera difficoltà in questo quadro”, insiste di nuovo l’Ad di Copying “sta nel dover affrontare un discorso innovativo con persone ancorate al passato, che ragionano ancora su vecchi stereotipi ed hanno difficoltà ad approcciarsi con ciò che non conoscono”. Problematica riscontrata anche da Martina Giorgetti, Responsabile Marketing di Cibitex di Solbiate Olona, azienda metalmeccanica che da oltre 40 anni progetta, disegna e costruisce impianti industriali per il finissaggio e la nobilitazione dei tessuti. “Trovare spazio per fare innovazione in un settore fortemente legato ai processi tradizionali Giorgia Munari non è per nulla scontato. Ancor più se si ha a che fare con le precedenti generazioni che, effettivamente, hanno difficoltà ad adattarsi a determinati strumenti digitali”, spiega Martina che nell’azienda di famiglia rappresenta la quota di giovani innovatori. “Cibitex inserisce periodicamente nello staff nuove figure professionali young, importanti per il contributo che possono dare a livello di ricerca e sviluppo e nuove idee. La policy aziendale è quella di prestare molta attenzione alle innovazioni tecnologiche e i giovani, in questo senso, portano nuovi punti di vista e nuovi stimoli. Ma l’innovazione poi si fa insieme”. In altre parole: “Fare innovazione è sicuramente più facile per noi giovani a livello di utilizzo di strumenti, ma è la mentalità quella che conta. La volontà di portare avanti nuovi progetti e di migliorare è di tutti, non solo dei giovani”. Dello stesso avviso è Giorgia Munari, Marketing Manager de
VITA ASSOCIATIVA
La voce di due startupper: “Per Xplo innovazione è futuro, passato e presente, perché in un mercato così dinamico e fluido come quello di oggi non si può avere uno sguardo fisso su un singolo prodotto”
La Termoplastic F.B.M. di Arsago Seprio e membro del Direttivo del Gruppo Giovani Imprenditori di Univa: “Per i giovani è più facile ed immediato capire il beneficio, al di là del costo, che sta nell’innovazione. Portare la tecnologia in azienda è un po’ il nostro compito: alla F.B.M. la nuova generazione fa da propulsore di innovazione”. E per un’azienda leader mondiale nella produzione di manici, maniglie, pomoli e accessori per pentolame, con 4 sedi produttive sparse per il mondo tra Italia, Brasile, Messico e Cina, puntare sul rinnovaMauro Vitiello mento è molto più che uno slogan: “È la nostra filosofia, il filo conduttore di tutte le nostre attività: da quelle di comunicazione, alla ricerca e innovazione tecnico produttiva fino ad arrivare al lancio sul mercato di un nuovo prodotto ogni anno. Richiede impegno, sacrificio e tanta passione, ma i risultati, quando arrivano, sono impagabili”, chiosa Giorgia. E tra i racconti di giovani imprenditori alle prese con “battaglie” generazionali, misunderstanding e stoiche resistenze Simone Sotgiu anti-innovative, l’esperienza di una coppia di startupper (altrettanto giovani) dà il senso di quanto sia complesso tentare nuove strade, pur senza mulini a vento da fronteggiare. “Essere innovativi nella società di oggi significa essere estremi e andare controcorrente? La riposta è sì, ma lo si fa non senza la consapevolezza che le risorse non sono infinite purtroppo e neanche il tempo. Il nostro motto è fare scelte azzardate ma ponderate, sfidare nuove idee ed essere anticonformisti, ma non troppo”. A parlare è Simone Sotgiu, Cofondatore e Amministratore di Xplo, startup di realtà aumentata, fondata insieme all’amico e collega Matteo Vavassori, che sviluppa e commercializza soluzioni di Augmented Reality (AR) e Internet of Things (IoT) ad uso industriale. “Per Xplo innovazione è futuro, passato, ma soprattutto presente - aggiunge Simone -, perché in un mercato così dinamico e fluido come quello di oggi non si può avere uno sguardo fisso su un singolo prodotto, ma bisogna essere aperti e continuare a cogliere nuovi stimoli. Cosa ci differenzia da imprese storiche a conduzione familiare che hanno attraversato diversi passaggi generazionali? Sicuramente una maggiore flessibilità e dinamicità e il fatto di poter prendere decisioni oggi e applicarle domani”.
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VITA ASSOCIATIVA
Nasce Univa Servizi L’innovazione non riguarda solo la parte produttiva del sistema manifatturiero. Anche le attività di servizio alle imprese stanno mutando. Non solo a livello di immagine e di marketing, ma anche sul piano dell’offerta. A partire dal digitale, per arrivare alla formazione, all’energia e alla consulenza pria immagine con quella del Sistema Confindustria.
Davide Cionfrini Ma il progetto va oltre la semplice operazione di maquillage.
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a società di servizi alle imprese dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese cambia nome. Dopo 40 anni, la SPI – Servizi & Promozioni Industriali Srl si trasforma in Univa Servizi. Un rebranding per aumentare il legame con la “casa madre” e per legare, ancor più che in passato, la pro-
Il team di Univa Servizi
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Univa Servizi non è solo un nuovo nome. È anche un nuovo sito Internet (www.univaservizi.it) pensato per essere strumento di lavoro di facile accesso per le imprese. Di più: “Univa Servizi - spiega il Presidente dell’Unione Industriali, Riccardo Comerio - si tradurrà anche e soprattutto in nuove idee pensate per sostenere la vocazione industriale del territorio e per affian-
care le imprese nella loro crescita competitiva”. Quattro le aree di aiuto concreto alle imprese. La prima è rappresentata dalle attività di formazione. Sia finanziata (attraverso l’accompagnamento all’utilizzo delle risorse messe a disposizione dai fondi interprofessionali come Fondimpresa e Fondirigenti); sia direttamente in azienda; sia in aula. In poche parole: Univa Servizi sarà ed è in grado di garantire a qualsiasi impresa una formazione su misura su tutti i fronti aziendali. La seconda è quella dei servizi e della consulenza sulle tematiche dell’ambiente, della sicurezza nei luoghi di lavoro, della privacy e dei modelli di organizzazione 231, dei sistemi di gestione. La terza è quella dell’energia, un’area ormai da anni presidiata dall’Unione Industriali, perché ritenuta tra le leve competitive più importanti e allo stesso tempo più delicate per le aziende. Su questo punto l’offerta di Univa Servizi prevede la gestione dei contratti di energia elettrica e gas metano; energy management; analisi, audit e report energetici; realizzazione di interventi di efficien- Germano Lanzoni, alias “il milanese imbruttito”, za energetica. ha fatto da padrino La quarta e più innovativa è quella al battesimo di Univa Servizi legata al digitale con l’accompagnamento delle imprese su progetti di implementazione dei paradigmi dell’industria 4.0, verso i voucher digitali, verso percorsi di trasformazione digitale, partendo da un servizio di assessment. E poi ci sono le altre voci su cui Univa Servizi, anche grazie alla sempre più stretta collaborazione con l’Unione Industriali, è in grado di assistere e consigliare le imprese. Tanto per fare degli esempi: nella gestione degli eventi, nei rapporti con i media e nella comunicazione interna ed esterna, nella ricerca dei finanziamenti, nell’accesso ai servizi offerti dal Digital Innovation Hub Lombardia Varese.
VITA ASSOCIATIVA
Dopo 40 anni, cambia nome la società di servizi alle imprese dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, un’operazione a cui si affianca l’avvio di nuove iniziative per accompagnare la crescita competitiva del sistema produttivo
Un’offerta di accompagnamento ad una crescita competitiva, quella messa a disposizione dall’Unione Industriali per il tramite della propria società di servizi, dai numeri importanti. Alcuni esempi? Complessivamente tra formazione finanziata (Fondimpresa e Fondirigenti) e a pagamento Univa Servizi ha gestito solo da inizio 2018 ad oggi più di 1.500 corsi di formazione, per 16.000 ore complessive, 7.000 allievi e più di 370 aziende coinvolte. Sull’energia nella selezione di fornitori e nella negoziazione dei contratti sta assistendo più di 350 imprese per oltre 460 milioni totali di kWh all’anno per quanto riguarda l’energia elettrica e più di 170 imprese per un totale di oltre 40 milioni di metri cubi per quanto riguarda il gas metano. “Il tutto - commenta ancora il Presidente di Univa, Riccardo Comerio - può essere riassunto nello slogan stesso di Univa Servizi che non abbiamo volutamente cambiato, mutuandolo da SPI: persone che semplificano il tuo lavoro, ogni giorno. Come un filo conduttore tra passato, presente e futuro della nostra società di servizi alle imprese, che con questa operazione è come se accettasse la sfida della modernità che impone a tutte le aziende, anche quelle legate al mondo dell’associazionismo datoriale, di cambiare i propri paradigmi organizzativi. Se da un lato le imprese cambiano, non possono che cambiare anche quelle realtà che per loro natura hanno l’obiettivo di agevolarne la crescita competitiva”. Contemporaneamente al lancio del nuovo brand Univa Servizi ha avviato nuovi progetti di affiancamento delle imprese. Oltre a quelli riguardanti la neonata area digitale, c’è, per esempio, l’accreditamento al lavoro per quanto riguarda la formazione, il temporary manager per quanto riguarda l’energia e il modular risk assessment per quanto riguarda le attività di consulenza.
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FOTO DAL MONDO 38
I colori dell’autunno sopra il fiume Garry vicino a Pitlochry in Scozia. REUTERS/Russell Cheyne
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FOTO DAL MONDO
Fatturazione elettronica: tra obbligo ed opportunità Di “fatturazione elettronica” si parla da tempo ma ormai siamo al countdown: a partire dal 1° gennaio 2019 l’obbligo di emissione del documento in formato elettronico sarà esteso al B2B (che significa a tutte le imprese, partite IVA comprese, con la sola esclusione di chi applica il regime dei minimi o quello forfettario che sarà esentato). Ma di cosa si tratta esattamente? La dicitura “fattura elettronica” indica anzitutto il processo digitale che genera e gestisce le fatture nel corso dell’intero ciclo di vita che le caratterizza: dalla generazione, all’emissione e ricezione, fino alla sua conservazione (per 10 anni, secondo la norma). Sono altamente improbabili proroghe al termine di scadenza, ma non è certo per indorare una pillola da ingerire a breve che vogliamo evidenziare una serie di vantaggi del passaggio che richiede la norma introdotta con la legge finanziaria, ma perché ne siamo davvero convinti.
La dematerializzazione dei dati porta benefici economici ed operativi Partiamo dal beneficio economico. Di questo ha già parlato l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Commerce B2B della School of Management del Politecnico di Milano che, per organizzazioni che producono e ricevono un volume di Fatture superiore alle 3.000 all’anno, ha calcolato un beneficio che si assesta tra i 7,5 e gli 11,5 euro a fattura, ottenibile passando da un processo tradizionale basato su carta alla fatturazione elettronica. Questo vantaggio monetario, deriva in larga parte da risparmi legati alla riduzione dell’impiego di “manodopera” per l’attività di stampa e imbustamento. Si prevede inoltre che la gestione della relazione con il cliente sarà ottimizzata nei costi (diminuiranno tutti quei tempi dedicati a capire se la fattura è effettivamente arrivata, se è stata presa in carico, se e quando verrà pagata etc.). Meno onerosa sarà anche la gestione della conservazione, che introduce risparmi legati all’eliminazione dei costi di gestione dell’archivio cartaceo. Non da ultimo, disporre di dati dematerializzati, consentirà di predisporre tutto quanto serve anche per dichiarazioni ed adempimenti fiscali, in una proiezione di efficientamento dei tempi. Sul fronte della fatturazione passiva, segnaliamo altri benefici di ordine operativo quale ad esempio la riduzione dell’attività di data entry ed una maggiore disponibilità di dati caricati a sistema, tale da ridurre i controlli ed i rischi di errore. Non pensiamo che tutto questo si realizzerà nell’immediato o in forma indolore, ma siamo fiduciosi che, in tempi relativamente brevi, ci sarà dapprima un ritorno degli
Fatturazione Elettronica, 01 gennaio 2019
Un obbligo di legge non è sempre un grattacapo
investimenti fatti per affrontare questo passaggio e poco dopo seguiranno i veri e propri benefici. Fino a qui abbiamo parlato essenzialmente di fattura e di vantaggi in termini economici. Tuttavia l’obbligo si articola in modo più ampio, in quanto intende modificare e digitalizzare il modo di gestire un intero ciclo, del quale la fattura è il documento cardine nel ciclo ammnistrativo-contabile così come di quello logistico-commerciale. Ad essere digitalizzato sarà l’intero processo nei suoi aspetti operativi e nei suoi elementi documentali (fatture attive e passive ma anche DDT, ordini clienti e ordini fornitori).
La vera sfida è avere la vision nell’applicazione della norma. Ecco quindi prendere forma un’occasione in grado non solo di allineare le nostre imprese al sistema di scambio dati a livello europeo, ma che innescherà, in ciascuna delle nostre imprese, la cosiddetta Digital B2B Transformation. Scorgere nell’adempimento normativo richiesto l’opportunità di riconfigurare i flussi digitali nelle relazioni B2B è la vera sfida da cogliere in quest’obbligo, che può portare a creare differenziali competitivi attraverso una concreta strategia di rivoluzione digitale. Come operativamente unire tra loro gli spunti di questa nostra riflessione dipende da voi e da molte variabili, ciascuna delle quali caratterizza la “visione” del problema da parte di ogni singola impresa: competenze digitali, settore, tipologie di relazioni, sistemi e software in uso e molto altro. Quindi, auguriamo una buona vision a tutti.
Emanuele Bellini
www.assi.it
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SCIENZA
Le calamità si gestiscono dallo spazio Si trova al Jrc di Ispra il coordinamento tecnico e scientifico del Programma europeo Copernicus per l’osservazione satellitare della Terra. Un sistema studiato per affrontare e, possibilmente, prevenire disastri naturali e crisi umanitarie. Con la produzione di informazioni utili anche per le attività di ricostruzione — terza puntata Luigi Bignami
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uando si verifica un disastro di vario genere, che sia ambientale o causato dall’uomo, i satelliti che osservano la Terra possiedono un ruolo fondamentale e unico nel coordinamento dei soccorsi. Se si confrontano le immagini satellitari catturate prima e dopo il disastro, infatti, tutti coloro che sono impegnati nel gestire l’emergenza possono avere un quadro generale
di quello che è successo, dove è successo e le caratteristiche, l’estensione e la gravità dei danni. E così risulta più semplice coordinare gli aiuti che devono essere condotti sull’area interessata dalla calamità. Può capitare che subito dopo un disastro alcune aree popolate risultino di difficile se non impossibile accesso da terra e a volte anche dal cielo (ad esempio se è in corso del maltempo), mentre dallo spazio risulta tutto più semplice e quindi si può immediatamente verificare se, ad esempio, una comunità lontana dai grandi centri abitati è stata interessata da un evento calamitoso e con quale gravità.
La mappa del pericolo incendi nel continente australiano
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SCIENZA
Le sentinelle
Velocità nelle informazioni
Le informazioni derivate dalle immagini satellitari però, possono essere usate non solo in caso di emergenza, ma anche per la prevenzione dei disastri e per le attività di ricostruzione. Il JRC (Joint Research Centre), che si trova a Ispra, è responsabile per il coordinamento tecnico e scientifico dell’EMS, ossia il Servizio di Gestione dell’Emergenza del Programma Copernicus, il piano europeo per l’osservazione della Terra, al quale partecipano l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Europea. Si basa su una serie di tipologie diverse di satelliti, chiamati “Sentinelle”, ciascuno dei quali è specializzato in precise applicazioni. I Sentinel-1, ad esempio, sono usati per produrre dati radar della superficie del suolo; i Sentinel-2 sono stati progettati per l’osservazione a diverse lunghezze d’onda della superficie terrestre; i Sentinel-3 sono specializzati nell’osservazione oceanografica e terrestre; i Sentinel-4 sono destinati a monitorare le caratteristiche fisiche dell’atmosfera; i Sentinel-5, monitoreranno la composizione chimica dell’atmosfera; Sentinel-6, infine, il cui lancio è previsto per il 2020, studierà le superfici dei mari e degli oceani a fini climatologici.
Quando si verifica un evento calamitoso come un terremoto, uno tsunami, un’inondazione, un uragano quel che è importante è la possibilità di avere informazioni della situazione nel minor tempo possibile, perché organizzare in modo corretto gli interventi può fare la differenza nel salvare vite umane. Il Servizio di Gestione dell’Emergenza di Copernicus può fornire mappe e analisi nell’arco di poche ore. Per fare ciò, l’EMS acquisisce, processa e analizza rapidamente le immagini satellitari e confrontando quelle prese poco prima e subito dopo il disastro, riesce ad avere una valutazione dell’impatto dell’evento o della severità dei danni causati e ciò aiuta i gestori dell’emergenza ad identificare i luoghi dove il loro intervento deve essere prioritario.
Ovunque sul Pianeta In caso di disastri naturali, di emergenze causate dall’uomo e da crisi umanitarie, il Servizio di Gestione dell’Emergenza entra in azione per fornire rapidamente, a tutti gli attori coinvolti nell’organizzare i soccorsi, accurate informazioni geo-spaziali derivate proprio da quei satelliti e da altri in orbita da tempo. Ovviamente tali informazioni devono essere integrate dai dati che si rendono disponibili sul posto al fine di avere il quadro più preciso possibile di quel che è successo. L’EMS è attivo sia per fenomeni che avvengono in Europa, ma anche per qualunque area del pianeta che necessiti simili informazioni prima durante o dopo un disastro. Il territorio ligure osservato speciale per il pericolo smottamenti
Prevenzione Le mappe basate sulle immagini satellitari possono essere molto utili anche in supporto alle attività di prevenzione e preparazione. Ad esempio, esse possono fornire informazioni sull’esposizione e la vulnerabilità delle persone e degli edifici. Mappe create per mostrare la vulnerabilità della popolazione nei distretti di Kathmandu, in Nepal, divenne di enorme importanza quando si verificò il sisma del 2015 in quelle aree e che causò la morte di oltre 8.000 persone.
Ricostruzione Le immagini satellitari possono essere utili anche dopo una catastrofe per pianificare le attività di ricostruzione. Nel maggio 2014 le forti piogge cadute in Bosnia-Erzegovina hanno causato un’improvvisa e grave inondazione e delle frane su un terzo del paese, colpendo più di un milione di persone. Il governo nazionale, insieme alla Banca Mondiale, all’Unione Europea e alle Nazione Unite ha condotto una “valutazione dei bisogni post-disastro” per identificare i danni, le perdite e i bisogni e per stimare i costi per la ricostruzione. Il JRC ha contribuito in modo fondamentale a questa valutazione fornendo le mappe dell’inondazione con una precisione quasi assoluta. E così è stato per la ricostruzione in Nepal o per la pianificazione delle attività da realizzarsi dopo gravissimi incendi in Portogallo. Confrontando immagini prese in momenti diversi, si può anche monitorare l’andamento dei progetti di ricostruzione. Infine, un dato: nel periodo tra il 2012 e il 2014 l’EMS è stato attivato più di 120 volte e per quegli interventi ha prodotto più di 1.200 mappe fondamentali per gli interventi.
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TERRITORIO
Tutte le strade digitali portano a Varese Come cambia la comunicazione? Qual è il modo migliore di raccontare oggi l’innovazione? Il territorio all’ombra delle Prealpi fa scuola grazie a esperienze come quelle di Glocalnews e TedX. E a storie di impresa come quella di Tenova
vita intorno, che prendono il via due iniziative fiori all’occhiello
Silvia Giovannini della comunicazione contemporanea. La prima è il festival del
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utte le strade digitali portano a Varese. Verrebbe da dirlo, forse con un filo di presunzione localistica, sicuramente con orgoglio. Terreno fertile il nostro per l’innovazione in generale, ma anche per la più specifica comunicazione digitale: complice di questo fermento sicuramente la presenza qui dal ‘97 di una testata riconosciuta a livello nazionale come caso di studio, Varesenews. È proprio da questa redazione online, e da chi vi gra-
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giornalismo locale e globale Glocalnews, che a novembre si troverà al banco di prova del settimo anno e che a questa scadenza si presenta con delle novità di livello: due premi giornalistici per il multimediale e il data journalism e la proiezione di un docufilm omaggio al digitale, già presentato in embrione al festival di Venezia. La seconda è TedX, un’iniziativa nota nel mondo e dedicata a diffondere idee di valore, portata a Varese da una squadra di giovani e grintosi volontari, capitanati da David Mammano. Due ini-
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ziative che ad ogni edizione coinvolgono un sem- Andrea Lovato, ceo di Tenova pre maggior numero di pubblico dal vivo e nelle varie dirette streaming e social, accomunate da un fattore: l’apertura in senso lato. L’apertura geografica in primis: sia Glocalnews che TedXVarese sono ormai appuntamento fisso per pubblico e speaker da ogni parte d’Italia. E, in senso lato, l’apertura a mondi diversi. Non di solo giornalismo vivono i giornalisti oggi, verrebbe da dire. Interessante e, per certi versi, sorprendente, infatti, che queste due iniziative legate alla comunicazione si aprano al mondo delle imprese. Nelle varie edizioni del festival del giornalismo “glocal”, infatti, non sono poche le aziende che si sono sedute al tavolo dei relatori per raccontarsi: quest’anno lo faranno, tra gli altri, Eolo, Elmec, Tenova insieme all’Unione degli Industriali della Provincia di Varese in una sezione dell’evento chiamata non a caso GlocalEconomia. Sulla stessa linea anche TedXVarese che ha scelto per processi e prodotti; l’innovazione e infine il mantenimento e l’acla scorsa edizione breve chiamata Salon, un’ambientazione unica: crescimento del know-how delle persone. Ho avuto la fortuna di un’azienda. Al nuovo Campus Tecnologico di Eolo a Busto Arsi- visitare alcune aziende: una di queste aveva spinto all’estremo il zio è stato, infatti, realizzato a settembre un evento dal titolo deci- concetto di lavoro in remoto e, visitandola, ho incontrato alcuni samente in linea: “Le imprese che ispirano”. Tra gli speaker un’altra giovani brillanti ai quali ho potuto fare delle domande. Ho chiesto impresa varesina, Tenova del gruppo Techint, con il talk del Ceo loro: che cosa cambieresti di questi ambienti? Mi hanno risposto: Andrea Lovato. Curiosamente, di apertura ha parlato proprio Lo- noi qui stiamo da soli e non sappiamo da chi imparare; fate tornavato nel suo intervento dal palco dedicato al tema dell’impresa re i manager e le persone esperte: noi vogliamo imparare da loro! smart. “È importante generare sempre scambi interni ed esterni Ecco, la nostra storia è un po’ diversa. Tre anni fa abbiamo preso all’azienda”, ha evidenziato l’uomo d’azienda tracciando inconsa- la decisione coraggiosa di trasferire la sede principale di Tenova pevolmente una metafora anche della vita di redazione. “Scambi dal centro di Milano a Castellanza dove già avevamo un sito. Sin interni tra dipendenti che hanno competenze, ruolo, esperienze dall’inizio sapevamo di avere tutti contro: i dipendenti di Casteldiverse e scambi esterni con i fornitori, i clienti, le scuole, le uni- lanza perché in qualche modo con il trasferimento si vedevano versità, le istituzioni. È importante pensare a questo bisogno di ‘invasi’ e i dipendenti di Milano perché abituati alle comodità loscambi e ogni giorno cercare di creare le condizioni perché le re- gistiche del centro cittadino. Noi però volevamo tutto: un ufficio lazioni si possano esprimere al meglio. Io questo lo chiamo Smart open space, aule per il training, un auditorium una mensa bella Connecting”. Le relazioni al centro di un discorso che in fondo luminosa, degli spazi verdi in cui camminare e in cui incontrarci, bene rappresenta anche il mondo della comunicazione e del gior- avere uffici, laboratori e la fabbrica vicini per fare ricerca, ma annalismo in cui smart sono reti e metodi più che strumenti. “Pensia- che una palestra e un campo sportivo. Abbiamo deciso di andare mo all’etimologia della parola company”, ha sottolineato Lovato: avanti con il trasferimento e con l’investimento e abbiamo ag“Company deriva dal latino cum panis cioè partecipe dello stesso giunto alle difficoltà logistiche di costruire un edificio, la difficoltà pane. Ora: l’azienda è un insieme di individui che condividono di mettere insieme per la prima volta due gruppi di collaboratori gli stessi obiettivi, il pane, e insieme cercano di raggiungere lo sco- a convivere sotto lo stesso tetto. Ma siamo andati avanti perché a po alla fine dell’impresa. L’impresa deve garantire competitività mio avviso non il centro di Milano ma qui a Castellanza è il posto questo attraverso tre cose: l’efficienza, migliorando ogni giorno dove creare lo spazio di lavoro che volevamo. E questa scelta si è rivelata vincente perché l’azienda non è un’entità astratta. L’azienda è fatta di persone, di individui che si relazionano bene tra di loro. Questo è essere smart: un’impresa per avere successo deve Appuntamento con Glocalnews fine concentrarsi su quello che chiamo smart connected cioè dall’8 all’11 novembre. Per la settima alla sulle relazioni tra le persone. Per me l’impresa è una squadra e in edizione è prevista una sezione quanto squadra ci si allena ogni giorno insieme”. Come in una redazione appunto. GlocalEconomia: tra i protagonisti,
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Eolo, Elmec, Tenova e Univa
www.glocalnews.it | www.tedxvarese.it 45
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I sapori di Varese? Li trovi sul web Da una parte il tentativo di sbarco sui mercati dei Paesi baltici, dall’altra il lancio di un nuovo sito Internet che aggrega l’offerta dell’industria enogastronomica varesina. Ecco come il consorzio per l’internazionalizzazione Provex cerca di promuovere il cibo prealpino nel mondo imprese della provincia, che mette l’accento su quello che rende
Silvia Giovannini inconfondibile la produzione all’ombra delle Prealpi: il sapore.
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arne, salumi, latticini e vino ma anche confetti, dolci e prodotti da forno, senza dimenticare birra e cioccolato. Quello alimentare è un settore fortemente radicato nell’industria varesina, che conta 420 unità locali e che dà lavoro a circa 3.850 addetti. Realtà produttive che nel 2017 hanno generato un export pari a quasi 514 milioni. I ‘sapori’ di Varese, però, non sono solo numeri, per quanto importanti. Sono anche emozioni, aromi e gusti inconfondibili, prodotti dalle note uniche che raccontano le storie del nostro territorio in ogni parte del mondo”. A tracciare un quadro dell’industria alimentare varesina è Carlo Gallazzi, Presidente di Provex, il consorzio per l’internazionalizzazione delle
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Parola scelta non a caso: è proprio partendo da questa unicità, che, per promuovere l’industria e il suo gustoso valore aggiunto, è stato ideato “I Sapori di Varese”, un progetto promosso da Provex, nato in occasione di Expo 2015 e che riunisce un gruppo di aziende del settore alimentare. Realtà che, proprio in occasione dell’Esposizione Universale di Milano, si misero insieme, per la prima volta, per presentare i propri prodotti ad operatori internazionali. Il brand è stato poi utilizzato nel 2017 per lo stand consortile alla manifestazione fieristica “TuttoFood” di Milano e per quello dell’importante appuntamento del settore Fine Food a Sydney, in Australia. Da allora, “I Sapori di Varese” è diventato l’emblema di quell’enogastronomia varesina che ha deciso di oltrepassare i confini nazionali per conquistare i mercati d’oltre frontiera. La più recente occasione di confronto con i gusti stranieri è stata offerta dalla fiera Food Fest di Tallin (Estonia). “I nostri sapori convinceranno anche i palati dei Paesi baltici”, spiega Angela Ribolzi, Presidente del Gruppo merceologico “Alimentari e Bevande” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e titolare della Norden, una delle aziende che ha preso parte alla recente manifestazione fieristica in Estonia, conclusasi lo scorso 27 ottobre, e al quale le imprese varesine erano presenti grazie al supporto di Provex. “Si tratta di un primo avvi-
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cinamento a nuovi mercati ancora da esplorare”, aggiunge l’imprenditrice. Dopo l’esperienza positiva in Australia (mercato dove l’export varesino alimentare nel solo 2017 è cresciuto di oltre il 19%, facendo del Paese il settimo mercato di sbocco dei prodotti del settore), il prossimo obiettivo di Provex è far conoscere i prodotti in alcuni mercati di più semplice approccio, anche solo per vicinanza geografica, ma di grande interesse in quanto ancora poco presidiati: quelli della regione Baltica, appunto. Non solo l’Estonia, ma anche Lettonia e Lituania: “La cucina in questi luoghi, infatti, è generalmente povera poiché di origine contadina e legata alle tradizioni ed alla terra. Negli ultimi anni, tuttavia, si sta diffondendo una cultura culinaria più variegata e curiosa di novità provenienti da altri Paesi. Per questo motivo, risulta interessante iniziare a studiare il mercato e presentare cibi e bevande nostrani”, spiega Ribolzi. Nel 2017 l’industria alimentare varesina ha esportato verso i tre Paesi baltici prodotti per un valore di 661mila euro, con livelli in crescita del 15,8% rispetto al 2016. Segno delle crescenti potenzialità del made in Varese su quei mercati. Le importazioni di Varese da quell’area, invece, sono ammontate a 395mila euro, per un saldo commerciale, dunque, positivo per 266mila euro. Attività di promozione all’estero, ma non solo. Coerente con l’obiettivo di far conoscere oltre confine l’industria enogastronomica locale il progetto “I Sapori di Varese” si muove anche sul fronte digitale per promuovere il brand anche online. Ecco dunque l’idea di proporre le creazioni delle imprese del settore come originale formula di dono aziendale per i clienti stranieri delle attività produttive del territorio, ma anche per quelli italiani in modo che possano prendere conoscenza delle nostre realtà. A questo scopo è nato l’omonimo sito Internet www.isaporidivarese.it sul quale è possibile acquistare bevande e prodotti alimentari varesini per realizzare omaggi aziendali indimenticabili, perfetti per far scoprire l’unicità del nostro territorio anche attraverso il palato. Dai genuini profumi tipici sprigionati da formaggi, salumi, grissini,
dolci il tutto accompagnato da ottimi vini e dalla tipica grappa da fine pasto. Il lancio del sito Internet avvenuto in queste settimane ha il dichiarato obiettivo di essere uno strumento a disposizione delle imprese del Varesotto alle prese con la scelta di quale regalo di Natale fare ai propri stakeholder. Oltre che per dei cadeau da distribuire al termine di eventi aziendali, anniversari, incontri con fornitori, distributori ed agenti. “Ancora una volta – chiosa il Presidente di Provex, Gallazzi – il nostro consorzio riesce a mettere insieme le imprese di uno specifico settore in un progetto comune di promozione sui mercati. Chi vuole creare un cesto culinario totalmente Made in Varese da utilizzare nelle proprie attività di regalistica a clienti e fornitori non dovrà girare decine di siti o girovagare per vari negozi o spacci. Dovrà semplicemente andare su un unico sito Internet che aggrega l’offerta dell’industria enogastronomica locale”. Sviluppo del business delle imprese, ma non solo. Il progetto di Provex ha anche un’anima sociale, che guarda alle fasce più deboli del territorio. Tra i fornitori dei prodotti “I Sapori di Varese” c’è, infatti, anche la Onlus BancoNonSoloPane di Varese che raccoglie frutta e verdura in esubero per trasformarla in confetture. Alle famiglie disagiate vengono distribuite le confetture ed il ricavato dalle vendite delle stesse.
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Il Presidente di Provex, Carlo Gallazzi: “D’ora in poi chi vorrà creare un cesto culinario totalmente Made in Varese non dovrà girare decine di siti o girovagare per vari negozi o spacci”. Basterà cliccare su www.isaporidivarese.it 47
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La Varese ritratta su Instagram È il social media più in voga del momento e si sta trasformando anche in uno strumento di marketing territoriale potentissimo. Anche per il Varesotto dove la community degli Igers è ormai alla soglia dei 4mila follower negozi o imprese rispondevano quasi sempre citando la sola
Roberto Morandi pagina Facebook (in pochissimi casi associata a un profilo Twit-
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l tramonto sul lago e la storica Villa Andrea, l’armonia silenziosa di un bosco del Luinese e il racconto “in diretta” di un evento tecnologico di richiamo internazionale. È Varese (e la provincia) vista sul social più in voga del momento, Instagram. Uno spazio che sfugge alle polemiche e agli scontri di altri social e fa della potenza dell’immagine il centro del discorso e riunisce intorno all’idea di bellezza. È un messaggio potente anche per la valorizzazione dei territori, tanto che Instagram - il social dello scatto in diretta - è diventato ormai parte della strategia comunicativa di aziende ma anche di enti di promozione e di soggetti chiamati a “fare sistema”. La platea degli utenti del resto è in continua ascesa: su Instagram, nato nel 2010, ci sono oggi 500 milioni di account attivi in tutto il mondo, 19 quelli presenti in Italia. Persone fisiche ma sempre più spesso, appunto, anche aziende e organizzazioni, enti privati e pubblici, reti sociali. Cinque anni fa, alla domanda sugli strumenti social utilizzati, i titolari di
ter), oggi invece l’accoppiata Facebook-Instagram è ormai quasi scontata. La dimensione locale e territoriale di Instagram è molto forte e in parte ruota intorno alla rete degli Igers, “fotografi istantanei” che partecipano a comunità che potremmo dire orizzontali, basate su un’appartenenza comune a un territorio più che sull’interesse per un tema. “Igers nasce nel 2010 da Philippe Gonzales, un ragazzo spagnolo che si è accorto che non esistevano guidelines per Instagram: ha creato un blog e poi il profilo Igers, da subito valorizzando anche la sua città”, spiega Sara De Luigi, una delle curatrici del profilo IgersVarese, che ha 3889 follower. Le comunità Igers sono molto partecipate e seguite: il profilo @igersmilano supera i 50mila follower, l’omologo di Roma ne ha 80mila, IgersItalia raccoglie 211mila account: persone che seguono il flusso di immagini ma che contribuiscono anche, producendo contenuti. “L’obiettivo è valorizzare il territorio attraverso gli scatti degli utenti, con una attività sia online che 49
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offline” continua De Luigi. Online attraverso i repost (condivisione di contenuti di altri instagramers) e con l’uso degli hashtag, chiavi di ricerca che consentono di organizzare e aggregare i vari post e le foto. “Mentre offline organizziamo gli eventi Instameet, dando la possibilità a chi ha un profilo Instagram di scoprire beni o siti culturali sul territorio”. Anche in questo caso si utilizzano gli hashtag (le “parole d’ordine” a cui si antepone il simbolo #) e si interagisce con altri profili, in particolare con quelli delle organizzazioni che aprono le porte dei loro beni. Un esempio? Tra i casi più recenti in provincia di Varese c’è il legame con il Fai, il Fondo Ambiente Italiano che ha tre beni visitabili di grande richiamo, vale a dire Villa Della Porta Bozzolo, Villa Panza con la sua collezione artistica e il Monastero di Torba. Gli “Instameet” attraggono gli instagrammers locali, ma diventano occasione anche per portare sui territori altre persone e allargare la platea: “Un buon 80% di partecipanti di solito viene dalla provincia - spiega ancora Sara De Luigi - ma ad esempio la visita a Villa Panza, che è molto conosciuta, ha attratto anche molti milanesi: nell’ultima visita, per la mostra di Barry X Ball, abbiamo raccolto 70 iscritti”. IgersVarese collabora anche con altri soggetti digitali del territorio: VareseNews e il festival Glocal, la comunità TedX Varese, neverwasradio, oltre che con la Camera di Commercio Industria e Artigianato. Ente che a sua volta ha creato percorsi di promozione turistica digitale, anche attraverso l’hashtag #doyoulake, che si è imposto accanto al più “storico” #vareselandoftourism.
Su Instagram, nato nel 2010, ci sono oggi 500 milioni di account attivi in tutto il mondo, 19 quelli presenti in Italia. Persone fisiche ma sempre più spesso anche aziende e organizzazioni, enti privati e pubblici, reti sociali Tra i casi recenti più interessanti di marketing territoriale passato attraverso Instagram c’è quello di Filippa Lagerbäck: oltre che conduttrice televisiva, l’ex modella svedese è anche una instagrammer seguitissima, con oltre mezzo milione di follower e frequenti post che ritraggono il territorio di Varese, dove risiede. Il suo matrimonio con Daniele Bossari a Villa Andrea, nel complesso delle Ville Ponti sul colle di Biumo, si è trasformato in un evento social, con i giornali che facevano a gara a inseguire le immagini pubblicate dagli invitati e dagli amici. Prima ancora del passaggio televisivo a fine settembre, l’eco social dell’evento ha fatto conoscere a un largo pubblico la villa varesina e la città. La stessa Lagerbäck ha poi dato una vetrina particolare a Villa Andrea, dedicando uno scatto Instagram: “Non una villa qualsiasi”, il messaggio che accompagnava la foto, che ha raccolto quasi 8mila “cuoricini”, cioè apprezzamenti dei suoi follower.
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Il cacciatore di stelle Come Salvatore Furia divenne... Salvatore Furia? È in fondo questa la domanda alla quale risponde l’ultimo libro di Gianni Spartà. Un volume scritto “in presa diretta” che ricostruisce la storia di un uomo che, come pochi altri, ha segnato le sorti di Varese. Oggi lo si definirebbe un innovatore seriale servo di nessuno”, come lo ha definito il figlio Massimo, capace di
Mario Chiodetti convincere potenti e miliardari che la sua era l’idea giusta.
È
un tributo di grande affetto e ammirazione, quello che Gianni Spartà offre alla figura di Salvatore Furia, il “Cacciatore di Stelle”, l’uomo partito adolescente dalla Sicilia con un sogno ben chiaro in mente, creare un osservatorio astronomico popolare, un luogo di incontro e di crescita per giovani e adulti. Gianni, storica firma della “Prealpina”, il “prof ” lo sentiva ogni giorno dalla redazione, per via delle previsioni del tempo che Furia proponeva da anni anche al “Gazzettino padano” della Rai regionale, terminando il suo intervento parlato con gli immancabili “pensieri positivi”. Un uomo con la quinta marcia sempre ingranata Furia, un “grillo parlante”, capace di dedicare una vita intera alla sua chimera, diventando quasi un padre per i suoi “schiaparellini”, i ragazzi che l’avrebbero seguito in capo al mondo e con lui costruirono la “Cittadella” di Campo dei Fiori, luogo magico e unico in cui la natura si sposa con la scienza. Il libro è scritto “in presa diretta”, con precisione e piglio da cronista di razza, dovizia di particolari e materiale di prima mano, e racconta l’epopea di un siciliano in Lombardia, un uomo “amico di tutti e
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“Quando ho incominciato a raccontare la storia di Salvatore Furia, avevo in mente mio padre, classe 1919, un po’ più vecchio di lui, funzionario delle dogane e messinese. Due uomini tutti d’un pezzo, dediti al lavoro. Ho rivisto la vicenda della mia famiglia, costretta a trasferirsi al nord per via del lavoro di papà. Il giovane Furia arriva a Varese sedicenne, nel 1941, ospite dello zio Ernesto fratello della madre, e scopre una città di grandi industrie come il Calzaturificio di Varese, la Ignis, la Bassani, banche solide quali Credito Varesino e Popolare di Luino e Varese, ma che fa? Sale in bicicletta al Campo dei Fiori, che forse, a lui catanese ricordava l’Etna, e sogna di costruire lì il suo osservatorio. Pensava alla cultura, non a cercarsi un posto di lavoro sicuro”, dice Spartà, che ha intitolato il libro “Pensieri positivi, Salvatore Furia, il Cacciatore di Stelle” (Pietro Macchione editore, pp. 212, euro 20). Con le stelle negli occhi, Furia, che alle serali ha acquisito il diploma di perito, incomincia a farsi conoscere in città: nel 1960 tiene conferenze nella sala cinese di villa Mirabello messagli a disposizione dall’allora sindaco Salvatore Furia Oldrini, dove ha posizionato il scienziato-operaio cannocchiale Merz-Cooke ac-
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Un uomo con la quinta marcia sempre ingranata Furia, un “grillo parlante”, capace di dedicare una vita intera alla sua chimera, diventando quasi un padre per i suoi “schiaparellini”, i ragazzi che con lui costruirono la “Cittadella” di Campo dei Fiori quistato con i suoi risparmi, a rate di ventimila lire mensili. Negli anni di guerra - esperienza di cui lui non parlò mai - fu catturato dalle SS a Gallarate e deportato in un campo di concentramento in Germania. Ritornato in Italia si impiegò come disegnatore meccanico all’Aermacchi e poi trovò lavoro vincendo il concorso per funzionario dell’ufficio del registro. Ma il tarlo continuava a roderlo. Allora frequentava la specola di Brera, - lo fece per quasi dieci anni - succhiando sapere dai baroni della scienza, dal professor Francesco Zagar alla giovane Margherita Hack, che non lo vedeva di buon occhio. Furia studiava in particolare la Luna, diventò un celebre selenologo, chiamato a tenere conferenze sul nostro satellite. “Due furono le persone chiave sulla strada di Furia, Sofia Stringher Zambeletti e Chang-Sai Vita, mecenati d’altri tempi. La prima, sposata al figlio dell’ex governatore della Banca d’Italia Bonaldo Stringher, ed erede della dinastia di industriali Il prof. con Roberto Marroni farmaceutici, gli donò 385mila metri quadrati e Massimo Marinelli di terreno a Campo dei Fiori, il secondo, ebreo di famiglia milanese trasferita in Cina, proprietario del marchio che impararono il verbo furiano, Vanni Belli, oggi presidente della d’abbigliamento Valstar, ben 50 milioni delle lire di allora per Società Astronomica Schiaparelli, Rosi Ossola, Alessandra Ribalcostruire la cupola dell’osservatorio. Intanto i proseliti cresce- done, Luca Molinari e tanti altri, le difficoltà e le minacce che Fuvano di numero, riuniti nella Società astronomica varesina, poi ria dovette subire, la sua cultura enciclopedica che spaziava dalla intitolata a Schiaparelli”, prosegue Spartà. botanica all’astronomia, le battaglie per il lago inquinato e il parco Il resto è storia, con la costruzione della prima cupola, seguita da del Campo dei Fiori, la collaborazione con la Protezione civile del una seconda, finanziata dall’industriale tessile Mascioni e dalla ministro Zamberletti, la creazione del Centro geofisico prealpino. terza, realizzata con i soldi regionali, dell’orto botanico e della Sfogliandone le pagine si percorrono 40 anni di storia cittadina, strada che dalla pensione Irma sale all’Osservatorio, scavata da ma il ricordo più vivo del prof sono le sue parole alate alla radio Furia e dai suoi metro per metro anche con l’ausilio di mine, fatte di mezzogiorno, con la citazione della fienagione, del canto delbrillare personalmente dal prof. la cinciallegra, della fioritura dei narcisi, il messaggio di chi ha Nel libro c’è tutto, gli amici e i sostenitori, come Camilla Zanzi vissuto immerso nei misteri della natura e ha voluto che tutti noi e suo padre Luigi, i sindaci Oldrini e Ossola, la schiera di ragazzi ne fossimo partecipi.
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▶ PROVINCIA DA SCOPRIRE RUBRICHE
Il mistero della piramide A Somma Lombardo le tracce dei primi studi topografici eseguiti nel 1788 da tre astronomi ed ex gesuiti dell’Osservatorio di Brera. È qui che nacque la rete geodetica nazionale che servì a realizzare la prima Carta Topografica d’Italia della Malpensa, lungo la “pista dei tedeschi” che le truppe di Hitler
Sergio Redaelli usarono per operazioni militari nella Seconda Guerra Mondiale. Il
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luogo non è lontano dal Panperduto, dove sorge la spettacolare diga una piramide in granito dall’aspetto misterioso e si trova nel- realizzata nel 1884 dall’ingegner Villoresi nel punto in cui il fiume la brughiera grande tra Cardano al Campo e Somma Lom- Ticino “s’incattiviva” e rovesciava gli scafi, facendo perdere merci e bardo, nei pressi di un maneggio a ridosso dell’aeroporto guadagni ai barcaioli. Cioè il sudato pane quotidiano.
La piramide di Somma Lombardo
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Quella di Somma Lombardo è l’unica piramide ancora esistente in territorio varesino e testimonia la straordinaria precisione di calcolo che i tre astronomi di Brera raggiunsero oltre due secoli fa: la differenza tra le misure eseguite nel 1788 e i risultati delle moderne rilevazioni satellitari è irrisoria
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La piramide è all’estremo nord della “base geodetica” di dieci chilometri che la collega, seguendo la linea più breve, al campanile di Nosate. Fu fatta costruire nel 1832 da Francesco Carlini, direttore dell’osservatorio astronomico di Brera, per segnalare uno dei tre punti di misurazione utilizzati mezzo secolo prima dai colleghi ed ex gesuiti Barnaba Oriani, Francesco Reggio e Angelo De Cesaris per tracciare la carta militare della Lombardia su incarico del regio governo austriaco. Fu una prima, pionieristica carta topografica. “Era il 1788 - spiega l’ingegnere Dario Monti, appassionato topografo e studioso di vie storiche - i tre astronomi usarono per la prima volta il metodo della triangolazione segnando i vertici con pilastrini di 20x20 centimetri, alti un metro, in una zona completamente priva di vegetazione di medio e alto fusto, con visibilità a 360 gradi. La misurazione della base fu eseguita, prima in un senso e poi verificata nel senso inverso, allineando una dopo l’altra tre barre orizzontali di acciaio e nichel appoggiate su cavalletti di legno e rilevando la temperatura per conoscere la dilatazione termica del metallo. Sui pilastrini gli astronomi posero i goniometri con cannocchiali di grande precisione, i teodoliti, e rilevarono gli angoli dei vertici trigonometrici. Il lavoro durò a lungo e fu rifatto molte volte”. Somma, Nosate e Ferno erano i tre punti di riferimento che gli scienziati segnarono con colonnine di granito interrate. Quarant’anni dopo, su ordine di Francesco I, Carlini ritrovò i pilastrini agli estremi boreale e australe (nord e sud) della triangolazione e li segnalò in modo più visibile costruen-
dovi intorno tre piramidi (che arricchì e decorò con lapidi ed epigrafi a ricordo della prima misurazione eseguita nel 1788). Il procedimento della triangolazione fu ideato dal cartografo Gemma Frisius (1508-1555) e progredì notevolmente all’inizio del XVII secolo. Consiste nel misurare gli angoli interni di una serie di triangoli contigui, il più possibile equilateri, che formano la rete geodetica. La base, cioè il tratto piano di dieci chilometri (per la precisione 9999,53 metri), costituiva l’unità di misura del calcolo trigonometrico che consentì di redigere la prima carta topografica della Lombardia austriaca. La misurazione richiedeva una zona pianeggiante per facilitare il successivo riporto matematico al livello del mare. L’alta precisione era indispensabile per evitare che eventuali errori di calcolo si propagassero in modo esponenziale impedendo di “chiudere” la rete. Su questa base fu poi dimensionata la prima rete geodetica nazionale con otto basi a Udine, Piombino, Foggia, Lecce, Crati, Catania, Ozieri e appunto Somma. In seguito all’Unità territoriale nel 1870, con la legge n. 2364 del 1875 fu infatti varato il progetto della prima Carta Topografica d’Italia, a cui si lavorò dal 1875 al 1903. Il disegno finale articolato in 278 fogli richiese 55
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sforzi tecnici immensi per l’eterogeneità delle varie produzioni preunitarie e per la vastità e la tipologia di territorio da misurare. Quella di Somma è l’unica piramide ancora esistente in territorio varesino e testimonia la straordinaria precisione di calcolo che i tre astronomi di Brera raggiunsero oltre due secoli fa (“un prodigio d’esattezza”, secondo Giovanni Virginio Schiaparelli, lo scienziato a cui è intitolata la società astronomica del Campo dei Fiori di Varese). La differenza tra le misure eseguite nel 1788 e i risultati delle moderne rilevazioni satellitari è irrisoria rispetto alle difficoltà dell’epoca. Le altre due piramidi varesine furono smantellate in circostanze diverse, quella di Nosate incorporata nel territorio di Lonate Pozzolo e poi demolita per non intralciare le esercitazioni militari, quella di Ferno andò perduta nei lavori di ampliamento dell’aeroporto della Malpensa e resta un obelisco a ricordarla.
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L’Osservatorio di Brera
Le carte topografiche
La misurazione richiedeva una zona pianeggiante per facilitare il successivo riporto matematico al livello del mare: l’alta precisione era indispensabile per evitare che eventuali errori di calcolo si propagassero in modo esponenziale impedendo di “chiudere” la rete 56
Se si osserva la Terra dallo spazio si ha l’impressione, malgrado le irregolarità della crosta terrestre, di una superficie liscia ed uniforme di forma sferica, una superficie regolare che segue mediamente l’andamento del profilo terrestre sfiorando il livello del mare e passando sotto le montagne. Questa superficie si chiama geoide e le misure geodetiche o topografiche (l’esempio più antico in Mesopotamia, l’attuale Iran, nel 2400 avanti Cristo) sono un sistema antico di calcolo in continua evoluzione. Le carte topografiche sono rappresentazioni in scala di un territorio e ne descrivono la superficie. Contengono informazioni fisiche e sociali utili nei più svariati campi della difesa militare e della pubblica amministrazione, in urbanistica, ingegneria, idrologia, pianificazione ambientale, progettazione di sistemi di telecomunicazione e infrastrutture turistiche. (S. R.)
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Generoso di nome e di fatto Escursione ai 1701 metri del monte che fa da confine tra Italia e Svizzera. Dove tra i fiori di natura è sbocciato un Fiore di Pietra
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ndateci col trenino panoramico che parte da Capolago, in bicicletta da strada lungo una carrozzabile impegnativa, ma tranquilla, in bici da montagna o a piedi per sentieri immersi nelle faggete... ma, per favore, lasciate l’automobile a valle. Il Monte Generoso, superba cima prealpina la cui sommità a 1701 metri è divisa tra Italia e Svizzera (Comuni di Valle Intelvi e di Rovio), merita un avvicinamento pacato, tranquillo, oserei dire “lento” dopo quasi un secolo e mezzo di “sfruttamento intensivo”. Una “fatica”, quella di abbandonare l’amata quattroruote, che vale la pena fare per gustare il silenzio dei boschi, il senso di solitudine, l’orizzonte straordinario
Col treno a cremagliera (durante l’estate circola anche quello a vapore datato 1890, anno di inaugurazione della strada ferrata) si raggiunge la vetta in quaranta minuti dalla stazione di Capolago-Riva San Vitale
che si abbraccia dalla vetta, allargato ad Alpi Bernesi e del Vallese, ad Appennini e laghi come quello di Como fino alla punta di Bellagio e oltre. Col treno a cremagliera (durante l’estate circola anche quello a vapore datato 1890, anno di inaugurazione della strada ferrata) in quaranta minuti dalla stazione di Capolago-Riva San Vitale (www. montegeneroso.ch, dove si possono reperire tutte le informazioni che occorrono, non solo riferite alla via ferrata), semplice da raggiungere in pochi minuti d’auto passando il confine di Cantello o di Porto Ceresio; a piedi scendendo alla stazione intermedia Bellavista e proseguendo per un’ora e mezza su facile sentiero; in mountainbike prendendo la carrozzabile da Capolago o, meglio, caricando la bici fino a Bellavista (è anche possibile il noleggio alla partenza di valle); nessuna preclusione per le persone con disabilità motoria e costrette su carrozzina che scelgono il trenino e che in vetta hanno a disposizione un percorso asfaltato di mezzo chilometro. Una volta giunti a destinazione (l’arrivo del treno non è, ovviamente, posto proprio in cima, che si raggiunge però in dieci minuti di cammino), allo stupore per il paesaggio si aggiunge quello per il “Fiore di Pietra” firmato dall’architetto Mario Botta. Si tratta di un edificio, abbarbicato alla roccia, composto da sette corpi periferici che “sbocciano” come petali attaccati al nucleo centrale; ospita due ristoranti e diverse sale polifunzionali con vista a 360 gradi. La sua costruzione e la recente inaugurazione hanno suscitato un certo dibattito in Canton Ticino in quanto l’impatto architettonico è innegabile, così come la sua destinazione d’uso che comporta l’afflusso di un certo numero di persone a discapito dell’idea di
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Riccardo Prando
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natura incontaminata che ormai “resiste” solo laddove non ci sono vie di comunicazione per raggiungere le cime. Troppo vicino il fondovalle urbanizzato e troppo radicata la vocazione turistica del Monte Generoso (quasi centotrent’anni di ininterrotta risalita col trenino lo dimostrano ampiamente) per credere in una inversione di tendenza. Scegliere un giorno infrasettimanale o anche “fuori stagione” (tra l’altro, proprio autunno e inverno sono, di solito, i periodi migliori per godere appieno del panorama più profondo) possono essere utili ad approcciare la montagna in modo più “naturale” e meno “massivo”. Difficile, invece, giudicare negativamente il progetto di Botta (autore anche degli interni), tra i maggiori architetti al mondo, autore di un edificio composito, ordinato, di grande fascino emotivo. Sul “Fiore di Pietra”, Canton Ticino, enti pubblici, associazioni private hanno investito parecchio in termini finanziari e d’immagine, tanto da potersi considerare - scusate il bisticcio di parole - tra i “fiori all’occhiello” del turismo ticinese. Unico neo per noi italiani, il costo di accesso alle varie strutture, che non sono propriamente per tutte le tasche: ma, come noto, si tratta di uno scotto da pagare ovunque ci si rechi in Confederazione Elvetica.
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“Generoso” anche nel piatto Salumi misti ticinesi, formaggi delle valli, minestrone di verdure alla ticinese, polenta morbida e croccante del mulino di Bruzella, formaggio Sbrinz, torta di pane ticinese... il menù alla carta del ristorante “Fiore di Pietra”, annesso alla stazione di arrivo del trenino per il Monte Generoso, è un’esplosione di sapori, colori e profumi made in Canton Ticino. Con in più pesce di lago, risotto, ravioli, brasato... tutto innaffiato dall’immancabile vino di casa, il Merlot prodotto nelle vigne cosparse lungo le colline. Non mancano le serate a tema. I prezzi, se valutati con metro italiano, sono quelli che sono, ma insomma ne vale la pena se aggiungiamo il posto a tavola con superba vista sulla catena alpina. Non che a valle manchino i posti di ristoro, tutt’altro. Capolago ne è piena, specie spe dei caratteristici “grotti”, vanto delcucina svizzera. Tra tutti ne citiamo almeno la cuci (telefono 91.630.56.17, due: “Eguaglianza” “ chiuso domenica a cena, lunedì tutto il giorno, martedì a pranzo) e il “del Tiglio” (telefono marte 91.648.16.98, sempre aperto), entrambi in 91.64 Locali semplici, ma dalla cuvia Municipio. M cina curata e legata al territorio. (R. P.)
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A Milano il Caravaggio nascosto Una mostra immersiva e un percorso multimediale alla Permanente svelano aspetti inediti dell’opera, e della vita, di un artista che ha cambiato il suo tempo
Martirio di San Matteo. Qui sopra rendering, a destra morphing
Luisa Negri
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a sempre i giovani artisti e gli appassionati d’arte si sono dovuti incamminare alla ricerca dei grandi maestri, per avvicinarne le opere nelle chiare stanze dei musei, nelle antiche chiese o nei grandi, ombrosi palazzi padronali che le custodiscono Naturalmente la visione dell’opera annulla sempre la fatica della tra-
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sferta nel piacere del ricordo. Ma oggi la rivoluzionaria, democratica tecnologia, che può arrivare a tutti, permette qualcosa in più: la visione di opere inavvicinabili, perché appartenenti a privati, o perché inamovibili, come ad esempio, la grande tela di Caravaggio, la decollazione del Battista, che l’artista dipinse a Malta nell’ultima parte della sua tormentata vita. Chi la volesse vedere dovrebbe recarsi necessariamente sul posto. Proprio in questo periodo (fino al 27 gennaio 2019) il Museo della
Permanente di Milano - che rivendica con orgoglio il suo comprovato interesse per l’innovazione riguardante il mondo dell’arte - grazie a MondoMostreSkira, alla curatela della studiosa Rossella Vodret e al competente lavoro di una squadra operativa di cinquanta professionisti di cinque diversi Paesi, offre al pubblico, e particolarmente ai giovani, la possibilità di una straordinaria mostra “immersiva”. Si tratta cioè di un’esperienza multimediale, originale e inedita, dedicata a “Caravaggio. Oltre la tela. Il Caravaggio Nascosto”: per conoscerne e ammirarne ancora più da vicino la vita e l’opera, anche quella che non si riuscirebbe diversamente ad accostare. Come appunto la splendida decollazione di San Giovanni Battista (16071608), tela conservata a La Valletta. Fu infatti nell’isola di Malta che il nostro artista, reo di aver ucciso l’anno precedente in una rissa il rivale Ranuccio da Terni, trovò per qualche tempo riparo e aiuto, lasciandovi di sua mano l’unico capolavoro da lui firmato. Da lì sarebbe poi fuggito verso la Sicilia, avvicinandosi sempre più alla sorte che lo attendeva, il 18 luglio 1610, sulla spiaggia di Port’Ercole, tappa intermedia per il progettato ritorno a Roma. La data di inaugurazione della mostra, avvenuta il 7 ottobre, si colloca volutamente attorno alla data di nascita di Michelangelo Merisi a Milano, il 29 settembre, giorno di San Michele Arcangelo. L’anno era il 1571. Il padre, Fermo, architetto, aveva legami parentali, attraverso un ramo cadetto, con l’aristocrazia milanese. La rassegna, spiega Vodret, si occupa di due fondamentali filoni: approfondire e completare con nuove informazioni e strumenti scientifici la mostra dello scorso anno dedicata a Caravaggio, sempre curata dalla stessa, a Palazzo Reale. Ma anche, grazie agli
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Vita dell’artista e opere si snodano e incrociano sovrapponendosi a tratti in un excursus narrativo, che nulla tralascia, suddiviso in quattro atti: la gioventù e la formazione, gli anni del trionfo, i bassifondi romani, il periodo della fuga
effetti di un’efficace narrazione teatrale e cinematografica, coadiuvata da raffinata tecnologia, di avvicinare e penetrare con ‘strumenti umani’ il senso di una vita grande e insieme maledetta, funestata da eventi storici e personali: dalla peste che invadeva il milanese, costringendo la famiglia del piccolo Michelangelo a rifugiarsi a Caravaggio, nella campagna bergamasca, alla conseguente perdita del padre e del fratello - ma perderà anche la madre quando sarà poco più che ventenne - alla miseria patita a Roma e Napoli, nonostante il gran lavoro affidatogli dai committenti. Né l’invidia delle voci dei maligni, e neppure la miopia di religiosi bigotti gli agevoleranno il cammino. Emerge ancor più la tragedia del delitto, di un conseguente vivere rissoso e disperato che non gli darà tregua, spingendolo a un forzato vagabondaggio da un protettore a un altro. Fino a quella morte, anonima, e irriconoscente dei meriti artistici, che spiana e confonde le ossa del giovane corpo, a soli trentanove anni, in una fossa comune. Il sudario vuoto, apprestato nell’ultima sala del percorso, appare preludio di una resurrezione d’artista, ma anche dell’uomo, di un assassino finalmente baciato da Cristo, a servizio del quale Michelangelo Merisi da Caravaggio aveva pur lavorato, e messo la sua indegna mano di uomo, ma meravigliosa nella pittura sacra, nelle tante chiese dove è ancora oggi testimonianza della sua altissima arte. Vita dell’artista e opere si snodano e incrociano dunque sovrapponendosi a tratti in un excursus narrativo, che nulla tralascia, suddiviso in quattro atti: il primo tratta la gioventù e la formazione del giovane pittore presso la bottega milanese di Simone Peterzano. Nascono già in questo periodo capolavori come “Riposo nella fuga in Egitto”, la “Buona Ventura”, e “I Bari”. Il secondo atto è dedicato agli anni del trionfo, quando lavora per il suo protettore Cardinal del Monte, che gli dà una dimora e lo inserisce nel mondo della cultura e dello sfarzo: dipinge la Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi, Il Gabinetto Alchemico (unico suo affresco) e la Cappella Cerasi, e ancora la Medusa commissionata dal cardinale amico per Federico I de’ Medici. Il terzo atto racconta i bassifondi romani dove l’artista va a vivere con l’allievo e compagno di vita Cecco: dipinge i capolavori “Giuditta e Oloferne,” “Amore vincitore”, “Madonna dei Pellegrini”, la “Morte della Vergine”, che viene però rifiutata dai carmelitani Scalzi perché giudicata scandalosa per la scelta della modella. L’ultimo atto, dedicato agli anni della fuga, 63
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dopo l’uccisione di Ranuccio Tomassoni, propone ancora la visione di opere realizzate a Napoli, con le Sette opere di Misericordia, e a Malta: oltre alla “Decollazione del Battista”, il ritratto del Gran Maestro Alof de Wignacourt, dell’ordine dei Cavalieri di Malta, tra i quali l’artista era stato ammesso, prima di fuggire di nuovo verso la Sicilia. Qui dipinge ancora “Seppellimento di Santa Lucia” e “Resurrezione di Lazzaro”, per poi rientrare a Napoli sotto la protezione, che mai venne meno, di Costanza Colonna. Proprio a Napoli crea la sua ultima opera “Il Martirio di Sant’Orsola”. Innovativo davvero appare il confronto con una mostra immersiva che avvolge nel buio lo spettatore e lo proietta, tappa per tappa, sala dopo sala, nella vicenda esistenziale di Caravaggio o dentro la tela delle opere. La narrazione che arriva dalle cuffie (audio perfetto – binaurale - e a sua volta avvolgente, immersivo) accompagnata dai testi e dalla musica, segue perfettamente le immagini tridimensionali delle opere - alcune non altrimenti accessibili al pubblico - le commenta, mette in risalto i particolari ingigantiti sulle pareti o le fantasiose combinazioni di luce. O i “pentimenti” di Caravaggio (ad esempio per la testa mozza di Oloferne) che le radiografie rivelano nella correzione ben visibile sotto la stesura definitiva. Se possiamo quindi considerare la narrazione dell’evento alla Permanente davvero innovativa, non lo furono certo meno a suo tempo le immagini delle opere di Caravaggio che scorrono sulle pareti, perché innovativo fu lo stesso artista, riscoperto e glorificato dalla critica, dopo secoli di silenzio, solo nel Novecento.
Caravaggio aveva davvero ribaltato le regole, era innovativa la totale dipintura di nero della tela su cui faceva risaltare il chiarore della luce - elemento fondamentale della sua ricerca - sulle carni, sulle vesti e sui volti, come lo era l’audace scelta dei modelli: i bari, i ladri, i frequentatori di bassifondi che aveva ben conosciuto, a Roma e a Napoli, e le indesiderate cortigiane Fillide e Lena. Fece scandalo la sua scelta di usare quest’ultima per rappresentare più volte Maria, anche nella Madonna dei Pellegrini per la chiesa romana di Sant’Agostino. Ma a Caravaggio non importava. E guardava oltre.
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▶ ARTE RUBRICHE
Compleanno con De Pisis
Il Chiostro di Saronno festeggia i suoi primi trent’anni e lo fa tornando alle origini, mettendo in mostra lo stesso autore che, nel 1988, inaugurò una storia dedicata soprattutto ai principali artisti del Novecento, all’arte contemporanea, al Chiarismo e alla fotografia dedicata a Filippo de Pisis (Ferrara 1896 - Milano 1956), emi-
Luisa Negri nente e raffinato rappresentante dell’arte del Novecento. A curarla
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el 1988 si apre a Saronno la Galleria il Chiostro, per volontà del fondatore Duilio Affanni. L’inaugurazione avviene con una mostra intitolata “Gli eventi del minuto”
è una giovanissima Elena Pontiggia. È sempre lei a occuparsi ora, a distanza di trent’anni, di una nuova mostra dedicata a De Pisis, autore che ha portato bene alla vita del Chiostro, scelto proprio per ricordare, e rinnovare nella celebrazione dei trent’anni di vita
Filippo De Pisis, Nudino
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della galleria, quel giorno felice. Tanto che il titolo di allora è stato mantenuto anche in questa esposizione. Saranno in mostra di De Pisis, leggendario artista di nascita aristocratica, penna raffinatissima non meno della sua arte pittorica, opere che ne mettono in luce la libertà di segno e la vibrazione della pittura: dalla “Natura morta con foglie di fico” alla “Natura morta con mandorle” (1934), fino al celebre “Ragazzo sulla spiaggia”, noto anche come omaggio a Matisse, che ritrae un giovane con accenti di tenerezza e sensibilità. Interessanti del periodo parigino tra il 1925 e il 1939 anche “Natura morta con paravento e bottiglia”, “Cortigiana veneta” e il “Grande vaso di fiori” che risentono della vivacità coloristica dei maestri francesi. “Paesaggio agreste”, opera del 1950, rivela invece un pezzo significativo del mondo bucolico caro all’artista e all’amico Solmi, autore di testi a lui dedicati. Nella ricca mostra, che offre una panoramica esaustiva dell’attività dell’artista, fiori, soggetti umani, paesaggi o nature morte sono insomma grani di una meditatio vitae, sottolineava già la curatrice nella prima mostra di De Pisis, che è poi una meditatio mortis. Per tornare a quel 1988, fu l’inizio di una proficua attività che ha saputo inanellare nel tempo una serie di eventi espositivi dedicati ai maestri del XX secolo, ma che rivela – ancora oggi - nell’alternanza di due generazioni, una decisa visione innovativa. Pur operando in un contesto ben preciso - quello di un territorio altomilanese che ha a cuore la “sua” arte e la frequenta per consolidata Filippo De Pisis, Vaso di fiori tradizione collezionistica - la galleria ha sempre saputo guardare al di fuori dei confini e oltre il presente. Le prime mostre, tutte seguite da storici dell’arte, furono dedicate ai principali artisti del Novecento, da Filippo de Pisis, a Carlo Carrà, Mario Sironi, Aroldo Bonzagni, Marino Marini, Francesco De Rocchi e Angelo del Bon del gruppo del Chiarismo. Un amore, questo per il Chiarismo, mai interrotto e che è seguito tutt’ora attraverso il piccolo museo della città di Saronno, con una collezione di opere di Francesco De Rocchi. Ma da sempre il Chiostro si è interessato anche all’arte contemporanea. Soprattutto Marina, la figlia del fondatore Duilio Affanni, ha seguito con passione l’attività di alcuni artisti viventi. Jorge Eielson, di origini peruviane ma italiano d’adozione (parlammo di lui in queste pagine n.d.r.), entra a far parte della proposta dello spazio sin dai primi anni Novanta e la curatela oggi del suo archivio, a dieci anni dalla morte, ha aperto collaborazioni internazionali della galleria. Gli interessi, ci racconta Marina, appassionata da sempre al suo
Nella ricca mostra, che offre una panoramica esaustiva dell’attività dell’artista Filippo De Pisis, fiori, soggetti umani, paesaggi o nature morte sono grani di una meditatio vitae, sottolineava già la curatrice nella prima mostra, che è poi una meditatio mortis lavoro, pronta a partire per incontrare artisti e confrontarsi con eventi d’arte, nazionali e internazionali, si allargano anche alla fotografia. “Alla scuola fotografica italiana in particolare abbiamo dedicato vari momenti in cui è stato possibile conoscere autori considerati veri e propri maestri: come Gabriele Basilico, Luigi Ghirri, Uliano Lucas, Lelli e Masotti, Ugo Mulas, Paola Mattioli, tutti con una rilevanza che arriva oltre confine e serve a dare punti fermi ai giovani fotografi artisti”. A chi si congratula per la felice scelta di aver proseguito una professione di famiglia entusiasmante, confessa un solo rammarico: il pubblico si rivela sempre più interessato a mostrare sé stesso e poco incline a conoscere la vera arte, ad accogliere il dono dell’arte non sempre con approccio curioso. “Manca a volte un atteggiamento umile”. Il mercato dell’arte in senso stretto “ha poi sempre più e solo riferimenti speculativi. E questo mette in crisi la parte più di ricerca delle gallerie, che pure fanno sforzi notevoli per sostenere una giovane arte, difficile forse da capire per linguaggio, ma molto valida in termini di pensiero”.
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STAMPA GESTITA BROTHER: UN VALORE AGGIUNTO AL TUO BUSINESS
Più efficienza economica, più semplicità e qualità nel servizio: queste sono le nuove esigenze. Oggi, essere all’avanguardia vuol dire offrire soluzioni di qualità che rispondano concretamente alle esigenze dei clienti. Per questo, già da tempo la mission di Brother è sviluppare servizi e soluzioni di stampa e gestione documentale che si integrano con continuità nei flussi di lavoro aziendali, per migliorare produttività, efficienza e per ridurre i costi di gestione, rafforzando così il business. I servizi di stampa gestita sono nati proprio per soddisfare queste esigenze, garantendo un maggiore controllo su periferiche e materiali di consumo e anche un migliore governo del ciclo di vita dei documenti, eliminando i classici confini tra carta e digitale. A spingere gli investimenti in questa direzione, la promessa di una consistente riduzione dei costi associati ai processi documentali e di stampa, soprattutto attraverso l’eliminazione delle inefficienze. Le offerte MPS, però, non sono tutte uguali. La nostra offerta MPS offre controllo dei costi, monitoring dettagliato dei volumi di stampa, consegna dei consumabili, assistenza, supporto tecnico e security printing. Grazie alla sua consulenza strategica, Brother è in grado non solo di migliorare la sicurezza, ma anche di abbattere i costi e aumentare la produttività, identificando la dispersione di risorse e le criticità dei processi di stampa, per fornire una soluzione personalizzata a partire dalle esigenze del cliente. Consulenza, quella di Brother, che parte da una valutazione completa della sicurezza dell’infrastruttura di stampa per identificare eventuali lacune nel parco esistente. Questa fase è indispensabile per comprendere appieno le esigenze aziendali, raccogliere i dati relativi al parco e ai processi documentali, e costruire, passo dopo passo, un’infrastruttura di stampa affidabile e sicura. Sulla base dei dati raccolti durante la prima fase viene sviluppato il progetto implementativo, tenendo presenti le esigenze aziendali e le
inefficienze su cui intervenire. In particolare, in questa fase deve essere messo a punto un corretto bilanciamento delle periferiche di stampa, studiandone la giusta collocazione in funzione delle effettive necessità degli utenti. L’implementazione delle nuove soluzioni e dei nuovi servizi MPS viene normalmente eseguita minimizzando l’impatto sull’operatività quotidiana per non causarne interruzioni. Il mantenimento dei livelli di servizio prospettati in fase di progettazione viene garantito attraverso una serie di attività di reportistica e monitoraggio, che permettono un controllo costante dei dispositivi. La logica dei servizi di stampa gestita è soprattutto quella di garantire un’ottimizzazione continua degli ambienti di printing, adattando l’offerta alle nuove esigenze che possono nascere all’interno di un’azienda. Questa fase prevede, quindi, una consulenza periodica che prenda in riesame le soluzioni e i servizi proposti, riformulandoli in funzione di nuove normative, cambiamenti organizzativi e di tutto ciò che può modificare i flussi documentali di una organizzazione. La nostra attenzione, inoltre, è sempre più focalizzata su cui alcuni settori specifici, come la Sanità, il Retail, la Logistica e l’Istruzione, ambiti in cui la specificità delle esigenze necessita di risposte estremamente mirate. La soluzione è affidarsi al Brother Special Solutions Team (SST), un team di esperti di settore in grado di customizzare o creare soluzioni dedicate su specifiche richieste del cliente. L’approccio collaborativo unisce l’esperienza del team di Software Engineers all’esperienza di Business Analyst per costruire la soluzione adatta alle esigenze, le più diverse.
Brother ha creato una convenzione dedicata alle imprese associate di Univa. Per tutti i dettagli visita il sito: www.univa.va.it/web_v4/site.nsf/dx/brother o contattaci all’e-mail: infosolutions@brother.it
INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
M O S T R E
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A P P U N T A M E N T I
RUBRICHE
ARTE IN UNIVERSITÀ A VARESE: 1999-2018 La mostra che chiude le celebrazioni per il ventennale dell’università dell’Insubria a Varese. Esposte le opere dei 27 artisti che nel 1999 parteciparono alla prima esposizione allestita per la fondazione dell’Ateneo.
QUANDO: Fino al 4 gennaio 2019 DOVE: Spazi del Rettorato - Via Ravasi 2 - Varese Orari di apertura degli uffici Informazioni: +39 0332 21 9041 - gabriella.lanza@uninsubria.it - www.uninsubria.it
ARTE LIBERATA - DAL SEQUESTRO AL MUSEO. STORIA DI UNA COLLEZIONE CONFISCATA IN LOMBARDIA Sessantanove opere di autori italiani e stranieri del XX e XXI secolo, taluni di grande rilievo nel panorama artistico internazionale, raccontano il percorso di redenzione dell’importante collezione che, sottoposta a sequestro preventivo nell’ambito di un procedimento per gravi reati finanziari, torna oggi alla collettività sotto forma di raccolta museale.
QUANDO: Fino al 18 novembre 2018 DOVE: Palazzo Litta - Corso Magenta 24 - Milano Orari: Giovedì dalle ore 12 alle 22. Venerdì/sabato/domenica dalle ore 12 alle 19. Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura. Aperture straordinarie la mattina per gruppi e scuole con prenotazione obbligatoria (tel. 02.80291217, da lunedì a venerdì dalle ore 10 alle 13). Informazioni: sr-lom.comunicazione@beniculturali.it
LA GIUSTA DISTANZA. AZELIO CORNI E FRANCO BIANCHETTI L‘osservatore attento che si immerga nel mondo figurato di Franco Bianchetti vive un’esperienza immediata e pervasiva ma, insieme, impegnativa ed esigente. C’è un pulsare stupefatto e radiane capace di risvegliare e sollecitare in profondità una dimensione originaria di presenza a sé stessi e al mondo. Azelio Corni in “Nero su Bianco” pone la pittura come atto di negazione della pittura stessa. Produrre opere che si annientano e affermano il tempo stesso come processo di un fare con strumenti artigianali del dipingere, ma che si riducono a due pigmenti “detti non colori”, il bianco e il nero.
QUANDO: Fino al 6 gennaio 2019 DOVE: Spaziodanseei - Via Oriani 62 - Olgiate Olona (VA) Orari: venerdì e sabato 16.00 – 19.00 e su appuntamento Informazioni: fermo.stucchi@gmail.com
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A P P U N T A M E N T I a cura di Maria Postiglione RUBRICHE
PAOLO VI: UN APOSTOLO INSTANCABILE, UN SANTO PAPA C’è grande attesa per l’imminente canonizzazione di Papa Paolo VI e il Sacro Monte di Varese si è preparato a questo importante evento, realizzando una mostra d’arte a lui dedicata.
QUANDO: Fino al 3 novembre 2018 DOVE: Centro Espositivo Mons. Pasquale Macchi alla Prima Cappella Sacro Monte di Varese Orari: i sabati, le domeniche e i giorni festivi dalle ore 9.00 alle ore 16.00 (orario continuato). Domenica 11 novembre e domenica 16 dicembre alle ore 15.30, presso la sala conferenze del Centro Espositivo mons. Pasquale Macchi, si terranno due incontri volti a offrire spunti di riflessione e approfondimento sulla figura di Paolo VI grazie all’intervento di esperti. Informazioni: 366 4774873 – 328 8377206 - info@sacromontedivarese.it – www.sacromontedivarese.it
THE J LINE DI PIETRO CELESIA Ispirato da un giro sulla metropolitana dall’aeroporto JFK di New York sino a Wall Street, Pietro Celesia esplora i diversi quartieri attraverso un racconto di 30 immagini fotografiche.
QUANDO: Fino al 9 novembre 2018 DOVE: Aeroporto di Milano Malpensa www.whiteconcepts-gallery.com/pietro-celesiaat-milan-malpensa-airport/
140 OPERE ARTISTICHE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE Il libero movimento artistico “Seguendo il filo di Arianna con Teseo o Minotauro” ha donato all’Università degli Studi dell’Insubria 140 opere artistiche sul tema della lotta alla violenza sulle donne.
QUANDO: Esposizione permanente DOVE: Padiglione Morselli Campus universitario - via Ottorino Rossi – Varese Informazioni: +39 0332 21 9041 gabriella.lanza@uninsubria.it - www.uninsubria.it
“NOI NO. NOI NO, NOI!” LA VIOLENZA NO L’evento ideato dalla Curatela in sintonia con gli Artisti contemporanei che da anni pongono attenzione a realtà presenti nella Società attuale e ne rimarcano le più cruente situazioni con la consapevolezza che i testimoni oramai consapevoli possono e devono attivarsi per migliorare e migliorarsi.
QUANDO: Dal 8 al 29 novembre 2018 DOVE: Palazzo della Regione Lombardia, Spazio Mostre - Via Luigi Galvani 27 - Milano Orari: tutti i giorni in orari 10:30 – 19:00 Informazioni: 0321 864068 +39 334 6604142 info@violarte.com galleria.violarte@gmail.com
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▶ DI MODA
State Allocchio! È stato uno storico marchio di radio. Un vero e proprio mito per molti appassionati. L’azienda smise la produzione negli anni Sessanta, facendo tramontare il brand Allocchio Bacchini. Ma ora dalla Raelcon Srl di Laveno Mombello nasce un progetto per il suo rilancio avviate le prime trasmissioni radiofoniche in Italia attraverso l’U-
Silvia Giovannini RI, e fu allora che iniziò la produzione dei radioricevitori ai quali
È
una delle affascinanti contraddizioni dei giorni nostri: guardare al nuovo in ogni senso e voler riscoprire il passato in chiave inedita. Anche per quanto riguarda alcuni prodotti che possono sembrare superati ai più, ma portano con sé una carica affettiva mai sopita tale da garantirgli nuova vita. Un esempio? Pensate al successo recente della macchina fotografica Polaroid, un oggetto diventato desueto nel tempo e che potrebbe sembrare inutile in tempi di assoluto dominio della fotografia digitale. E, invece, non solo il fascino dell’oggetto, impreziosito di nuovo design, ma anche quello della stampa hanno dato nuova vita alla rentrée, in particolare in un pubblico di giovanissimi. Esempio perfetto per raccontarvi la nuova avventura della Raelcon Srl di Laveno Mombello che ha deciso di riscoprire un marchio d’altri tempi, la cui storia aziendale si lega a tappe fondamentali della storia nazionale e mondiale. Parliamo delle radio Allocchio Bacchini: per chi non le conoscesse, basta googlare o surfare su Wikipedia, per scoprire un mondo di ancora attivissimi appassionati. La Società Allocchio Bacchini & C. fu fondata a Milano nel 1920 con pochi dipendenti: operava nella costruzione di strumenti di misura elettrici ed apparecchi per la telegrafia, radiotelefonia e radiotelegrafia. Il 6 ottobre 1924 vennero
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negli anni seguenti si aggiunse quella degli amplificatori. In poco tempo, divenne una delle maggiori industrie elettroniche italiane e conquistò ampio consenso sul mercato, soprattutto nel corso degli anni Trenta, con la produzione delle radio “popolari” (Radio Balilla, Radio Rurale, Radio Roma). Vennero poi le autoradio e i sistemi di amplificazione per il cinema, per i primi film con il sonoro. Nel 1940 l’azienda contava 2.000 operai in tre stabilimenti (Milano, Saronno, Caronno Pertusella): con lo scoppio della guerra, la società dovette convertire la sua produzione da quella civile a quella bellica. I bombardamenti del 1943 danneggiarono lo stabilimento milanese rendendolo inagibile e l’azienda fu costretta a trasferirsi in una vecchia filanda dismessa a Caronno Pertusella. Al termine del conflitto, in mancanza di commesse militari, si ritrovò in crisi di liquidità e fu costretta a chiudere. Dopo la chiusura, i tre dirigenti Raffo, Recla e Ferri fondarono la ABC Radiocostruzioni (le iniziali sono l’acronimo di Allocchio Bacchini & C.) e s u c c e s s i v a m e n te ad un nuovo fermo dell’attività, Giovani Viganò (quello di Salmoiraghi e Viganò) decise di investire nel settore radio televisivo, fondando la Radio Allocchio Bacchini Srl e riportando l’unità produttiva a Milano, questa volta in via Ornato, mantenendo l’operatività produttiva per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla
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“Vorremmo coinvolgere gli utenti, sollecitati con campagne social, nella personalizzazione del prodotto ma anche in aspetti più legati alla vendita, creando così un grande impatto per lo stesso pubblico selezionatore e garantendo estetica e design italiano” definitiva chiusura. Ed è proprio da via Ornato 72 a Milano, dove oggi è stato riaperto un piccolo laboratorio tecnico, proprio adiacente alla storica unità produttiva (oggi un albergo), che riparte il prestigioso progetto di rilanciare questo importante marchio italiano, grazie alla volontà e alla passione dell’imprenditore Fabio Osti, amministratore unico della Raelcon Srl di Laveno Mombello: “L’idea è semplice – ci spiega –. Il nostro lavoro è quello di rilanciare marchi e aziende, grazie alla nostra ottima penetrazione nel mercato del canale retail e soprattutto all’esperienza ventennale maturata”. Come, però, rilanciare Allocchio Bacchini? “Abbiamo incominciato depositando all’EUIPO (European Union Intellectual Property) il marchio Allocchio Bacchini e a febbraio scorso abbiamo ricevuto l’attestazione di avvenuta registrazione, dichiarandone l’ufficialità della proprietà intellettuale del marchio nel mese di marzo. Aggiungeremo nella comunicazione e in tutte le attività di marketing ‘Milano 1920’ per sottolineare l’importante storicità del brand. Sarà costituita la newco Allocchio Bacchini
Srl la quale nascerà come startup e cercherà di avvalersi di giovani talentuosi che avranno la voglia di partecipare allo sviluppo di un’idea estremamente innovativa dalle radici ormai centenarie. Per quanto concerne la produzione rispetteremo gli elementi distintivi che sono stati il simbolo della diffusione di massa della radio popolare brandizzata Allocchio Bacchini. Obiettivo è arrivare a celebrare con la massima enfasi il centenario nel 2020 con articoli che, utilizzando le più avanzate tecnologie e le partnership con società selezionate ad alto contenuto tecnologico, rispecchino la filosofia ma anche il design del prodotto con i suoi elementi distintivi. Pensate ad esempio alla manopola e a quell’’occhio magico’ che garantiva la sintonizzazione delle trasmissioni radiofoniche, che era al centro della campagna pubblicitaria degli anni Sessanta e Settanta. Con qualcosa in più: vorremmo infatti coinvolgere gli utenti, sollecitati attraverso una campagna social ad hoc, nella personalizzazione del prodotto ma anche in aspetti più legati alla vendita, in modo che il prodotto che verrà realizzato sia di grande impatto per lo stesso pubblico selezionatore, garantendone estetica e design italiano”. “Il primo prodotto che realizzeremo – aggiunge Osti – sarà una Fonovaligia Stereofonica riprendendo il modello originale uscito a fine anni ‘60 inizio ‘70. Sarà un oggetto commemorativo proprio per il centenario con tre versioni in base alle caratteristiche tecniche. I prodotti saranno di progettazione e fattura italiana e li costruiremo nel laboratorio di via Ornato. Il rivestimento sarà realizzato con pelli di alto pregio fornite da un’azienda italiana che lavora per le case automobilistiche del lusso e tutta la componentistica elettronica utilizzata sarà high tech. Sarà possibile personalizzare la propria fonovaligia con pelli colorate direttamente online, in modo che ogni utente possa avere non solo il proprio radio fonografo, ma anche un vero e proprio elemento di arredo e design”.
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▶ SPORT
Il circo come sport Un modo diverso e alternativo di fare attività fisica e mettersi alla prova. Acrobati, equilibristi, giocolieri, ballerine: sono sempre di più i ragazzi e le ragazze che si avvicinano all’arte circense. L’esperienza e la storia della scuola Kabum di Varese iniziato ad animare questo circo stabile. Per il piacere di imparare
Andrea Della Bella un’arte, magari anche senza l’ambizione di diventare un circense.
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on c’è un tendone, ma un capannone. E si trova in via Guicciardini a Varese. Niente nani, donne cannone o uomini proiettile. Però ci sono trapezi, funi, tessuti che pendono, pedane e tutti gli attrezzi che si possono trovare in una pista di un circo moderno. Di quelli senza animali per intenderci. Dove a dare spettacolo sono acrobati, trapezisti, danzatrici “aeree”, clown, equilibristi e giocolieri. E nel mondo di Kabum, l’anno scorso, sono entrati più di 500 allievi tra bambini, ragazzi e adulti. Non per vedere uno spettacolo, ma per imparare le arti circensi. Kabum, non è una semplice onomatopea, ma il nome della scuola di circo, che dopo anni di “nomadismo” in giro per le palestre delle scuole, ha da qualche anno trovato casa. Alessandra Pessina e Martino Miele, che insieme a Damiano Petitti Di Roreto hanno fondato la scuola, in via Guicciardini non hanno “piantato” il tendone, ma sistemato un capannone. “Abbiamo trovato questo spazio quasi per caso – spiega Alessandra – un nostro amico doveva sgomberare il capannone e ci ha chiesto aiuto. Quando siamo andati a dargli una mano abbiamo subito capito che era ciò che faceva al caso nostro. Quindi, in cambio di una mano, gli abbiamo chiesto di affittarcelo”. Un’estate di lavoro e poi via, il sipario sulla scuola si alza. E gli allievi che vogliono imparare tre fondatori della a diventare acrobati, giocolie- Iscuola di circo Kabum ri, equilibristi, ballerine hanno
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“Il nostro fine non è quello di plasmare artisti da circo – spiega Alessandra –. Però partiamo da tutte quelle attività che si fanno in un circo, perché accanto all’aspetto ludico, che è molto coinvolgente, chi frequenta la nostra scuola può mettere alla prova i propri limiti e superarli. Può fare attività sportiva che fa bene al fisico, ma anche alla mente. In sostanza può crescere”. E gli allievi lo fanno con un team di “allenatori” che, pur non avendo alle spalle vite da circo, han-
no sempre lavorato con le arti circensi. Kabum, infatti, può contare su chi può insegnare acrobatica, come Damiano Petitti Di Roreto, il quale ha frequentato la Piccola scuola di Circo di Milano ed è un componente dei Truzzi volanti, ma anche su chi insegna pole dance come Maddalena Tedesco, o equilibrio come Lorenzo Marchi e anche acrobatica aerea, affidata a Francesca Alberti, che nella sua carriera ha anche interpretato la Gazza ladra di Gabriele Salvatores andata in
arrivata una notte, quando ho sognato un’esplosione e ho proprio visualizzato la parola Kabum”. Ma in quel capannone coloratissimo di via Guicciardini non solo ci si allena tra trapezi, clave da far roteare in aria senza farle cadere a terra ed evoluzioni acrobatiche. Si fanno anche workshop, incontri, formazione e spettacoli. “Gli spazi sono perfetti e ci permettono di offrire moltissimo – conclude Pessina – abbiamo ricreato una pista da circo con tutti gli attrezzi e istallato un sipario che delimita lo spazio scenico. Ed è lì che facciamo i nostri saggi, così che il pubblico, ovvero i genitori dei nostri allievi, possa assistere a un vero e proprio spettacolo”.
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scena al Teatro della Scala di Milano. Tra gli istruttori ci sono anche Alessandra Pessina, che insegna circo partendo dai bambini di quasi 2 anni fino agli adulti, e Martino Miele, il quale insegna giocoleria agli adulti. Kabum è un mondo che piace ai piccoli, ai ragazzi, ma anche agli adulti. “Il circo non esclude nessuno – afferma Pessina –. Ognuno può trovare ciò che gli piace fare e può farlo ascoltando il proprio fisico, superando le proprie paure e con i tempi giusti. Non c’è competizione con gli altri, ma solo con se stessi, poiché ogni giorno ci si può migliorare e ogni passo in avanti è una conquista. Altro aspetto molto importante è che qui, ma vale per ogni scuola di circo, si impara ad avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, ma anche a fidarsi dell’altro”. Insomma, è anche un po’ una scuola di vita, dove oltre a stare in equilibrio su una fune si può imparare a stare “in asse” con la propria persona e le altre. “Il circo è un mondo straordinario – spiega Alessandra – anche per me che da piccola non ci sono mai andata. Io ho avuto la fortuna di scoprire quante cose può dare grazie a un incontro. Kabum non era nemmeno un’idea e io lavoravo nel sociale. Ed è lì, nell’organizzare un evento a Varese, che ho conosciuto alcuni artisti circensi. In me è come se si fosse accesa una lampadina”. Che diventa idea, progetto e realtà. Senza però ancora un nome. Il quale arriva in sogno: “Quando con Martino abbiamo deciso di dare vita a una scuola di circo non sapevamo proprio come chiamarla. Volevamo evitare i nomi classici. Cercavamo una parola che potesse subito dare l’idea di qualcosa di bello, di esplosivo. Ed è
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“Il nostro fine non è quello di plasmare artisti da circo, ma accanto all’aspetto ludico, che è molto coinvolgente, chi frequenta la nostra scuola può mettere alla prova i propri limiti e superarli. Può fare attività sportiva che fa bene al fisico, ma anche alla mente. In sostanza può crescere”
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gioco vicino a te
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▶ MOTORI RUBRICHE
Avant e Berlina, design raffinato per la nuova Audi A6 Le superfici tese, i bordi affilati, le linee vigorose: la nuova Audi A6 esprime eleganza sportiva e fascino high-tech
U
n carattere sportivo che la griglia single frame, larga e più bassa, i proiettori sottili e le prese d’aria dai profili molto marcati esprimono al meglio. La berlina mostra una silhouette laterale caratterizzata da linee scolpite, un’aletta frangivento arcuata delinea il cofano del vano bagagli, ottimizzando l’aerodinamica di un corpo perfetto. Un accattivante listello cromato collega i gruppi ottici posteriori e accentua la plasticità del posteriore. Un design che si rivela ancora più pronunciato in Audi A6 Avant: il single frame ribassato enfatizza il suo carattere atletico, e la linea slanciata del tetto scivola sul montante posteriore inclinato. Lo spoiler allunga la silhouette sottolineando l’anima sportiva della vettura, mentre il baricentro basso e la caratteristica architettura quattro dei passaruota esaltano il suo stile. Tutti i motori della nuova A6 sono dotati di tecnologia Audi mild-hybrid che, in condizioni di guida reali, riduce il consumo di carburante fino a 0,7 litri per 100 chilometri. Un alternatore-starter azionato a cinghia opera insieme alla batteria
agli ioni di litio e in fase di decelerazione offre potenze di recupero fino a 12 kW, generando ulteriore energia per una migliore accelerazione, maggiore efficeinza e maggiore comfort di guida. La tecnologia è proposta in due varianti: i motori a quattro cilindri utilizzeranno un’alimentazione a 12 volt, i motori a sei cilindri invece un alimentatore a 48 volt, che funge da alimentazione principale. Oggi passiamo sempre più tempo in auto. Per questo la nuova Audi A6 Avant doveva avere la capacità di ottimizzarlo e farvelo recuperare. Tecnologie intelligenti e sistemi connettivi di ultima generazione consentono di lavorare prima di arrivare in ufficio o di dedicarvi a voi stessi prima di terminare gli impegni. Infotainment, navigazione, climatizzatore: tutto è sotto controllo attraverso i due display MMI touch response, il comando vocale a linguaggio naturale e la tecnologia Audi connect. Un altro passo avanti in queste nuove Audi che è possibile conoscere ed apprezzare da Audi Zentrum Varese nelle concessionarie di Varese e Solbiate Olona.
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“Per il bene degli Stati sarebbe necessario che i filosofi fossero re o che i re fossero filosofi”. (Platone)
Letture d’autunno per regnanti e saggi pensatori
Arturo Rizzoli IL PASO Minerva, 2018 Renzo Pasolini, re senza corona. Storia di un uomo e di una grande passione e una riflessione profonda che l’accompagna come un filo rosso: ci sono persone, eroi se vogliamo, che sono state consegnate alla leggenda per le proprie imprese ma soprattutto per la loro umanità, perché la gente li sentiva vicini. E, se le grandi imprese sono state solo sfiorate, anche per questo sono entrati nel cuore di molti. Una di queste, “Paso”, grande antagonista di Giacomo Agostini, che perse la vita, assieme a Jarno Saarinen, in una delle più tragiche giornate vissute dal motociclismo il 20 maggio 1973 al Curvone di Monza. Il drammatico epilogo lo ha “incoronato re senza corona”, dopo avere perso la vita inseguendo il sogno di conquistare un titolo mondiale più volte meritato, ma sempre negato dalla sorte. Questo libro con le testimonianze di chi gli è stato vicino, ne ripercorre la carriera. Un modo per andare alla scoperta della strada, non sempre facile, affrontata da Paso e raccontare le corse degli anni ‘60 e ‘70, anche grazie alle emozionanti foto di Walter Breveglieri, in parte inedite.
IN LIBRERIA
Lunga vita al Re Lettore
Silvia Giovannini
Tommaso Pietri MANIFESTO DEL DUBBIO ATTIVO 2018 “Se hai cura di te stesso/ e dell’altrui persona/ riponi questo libro:/ l’hai già letto”. Il giovanissimo autore varesino, si cimenta ottimamente in un lavoro che non lascia indifferenti, apre la mente e smuove il dubbio, come da titolo. Forse più difficile cercare di imbrigliarlo in un genere, tra prosa e pensieri filosofici “in quattro versi o meno”. Al lettore, la riflessione, dall’inizio ad una fine che non è un finale. 77
IN LIBRERIA “Non credere, non è la fine:/ seguono mille pagine bianche/ segue un inizio – il tuo”.
Michele Mozzati SILENZI E STANZE Skira, 2018 Altre storie da Edward Hopper. “Sono sempre stato un batterista, un solista del rumore, ma la musica è un’altra cosa. Il batterista nasce Maestrale e finisce Föhn, un vento inutile e fastidioso. Bambino, adolescente, è una presenza che ingombra, da protagonista. Detta i ritmi di una vita che è ancora senza suoni, è rumore. È intorno a lui che si forma il gruppo. Tatatàn tatatàn, tan tantàn… tatatatatatatatatà! (…) Poi a suonare ti mettono in fondo perché hanno bisogno di te, perché hanno paura di te. Aspetta, un giorno dal 78
fondo della sala arriverà quella pelle bianca piena di lentiggini a dirti che siccome non ti trovava al telefono è venuta a prenderti per andare via. Col suo culo strepitoso e i suoi occhi che non si possono raccontare. Applausi, sipario e trionfo dei ringostarr”. Michele Mozzati - scrittore, autore teatrale e televisivo, noto ai più come il Michele in coppia con Gino - si lascia ispirare con il suo stile arguto, dirompente e inconfondibile da quello che è considerato uno tra i più grandi pittori americani.
Maurizio Harari (a cura di) LA STORIA DI VARESE Nomos, 2017 Il territorio di Varese in età preistorica e protostorica. Un nuovo volume dell’ambizioso progetto portato avanti
dall’International Research Center for Local Histories dell’Università dell’Insubria.
Grazie a quest’ultimo lavoro, emerge una panoramica approfondita e aggiornata sull’ambiente, i popoli, le scritture, sugli scavi e le ricerche, che riguardano il periodo dal Paleolitico al periodo preromano. La ricchezza del patrimonio del territorio ha permesso agli autori ampie riflessioni storicoarcheologiche dedicate al popolamento antico di tutta l’Italia del nord-ovest. L’analisi è stata portata avanti da un autorevole team di archeologi e studiosi delle università di Pavia, Milano, Torino, Padova, Venezia e Nottingham, del Ministero dei Beni culturali, del Centro di Studi Preistorici e Archeologici di Varese e da altri prestigiose istituzioni culturali.
IN LIBRERIA
sopportava volentieri che una donna rispettabile si mettesse nella posizione di pittrice professionista, sacrificando famiglia e maternità. Le circostanze che condussero queste figure a seguire il loro talento sono il fulcro del volume, che racconta la storia di alcuni bellissimi quadri, imprescindibili per l’impressionismo in generale e le varie accezioni del modernismo in pittura. Un’indagine del lavoro delle artiste, ma soprattutto il racconto delle loro vite.
Paolo Linati CAMMINARE Pietro Macchione, 2018 La Strada, la Montagna, lo Spirito. Non un libro di montagna, anche se si parla di zaini e scarponi, dislivelli e ore di cammino. E neppure un testo di spiritualità, né di meditazioni, anche se vi sono preghiere, citazioni bibliche, strade che portano a luoghi di culto. Si tratta più che altro di una raccolta
di esperienze, rivolte in primis a chi non ha mai fatto un cammino di alcuni giorni, in pianura o in montagna, da solo o in compagnia. A queste persone, l’autore propone un modo nuovo di vedere il mondo, forse diverso dagli schemi contemporanei: strada e montagna come impegno di vita, come educazione all’essenzialità, alla fraternità.
Martina Corgnati (a cura di) IMPRESSIONISTE Nomos, 2018 Mary Cassatt, Marie Bracquemond, Eva Gonzalès e Berthe Morisot, nate tutte negli anni ‘40 del XIX secolo, sono le uniche pittrici della loro generazione ad aver superato lo status della dilettante amatoriale e ad aver consacrato l’esistenza alla pittura, ignorando la disapprovazione sociale. La borghesia a cui quasi tutte appartenevano, non 79
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▶ DAL WEB
Dove batte il cuore dell’industria Le ultime notizie dal web e dai social network
solo su
varesefocus.it Whirlpool, a Varese è Community Day Il Community Day è la giornata della solidarietà di Whirlpool. Gli obiettivi sono svariati: aumentare la consapevolezza dei consumi, aiutare le famiglie in difficoltà, promuovere l’integrazione sociale e l’occupazione giovanile. Valori aziendali che si esprimono simbolicamente in una giornata pensata in collaborazione con realtà varesine come l’Associazione Banco di Solidarietà Alimentare Nonsolopane, la Cooperativa Sociale Centro Gulliver e la Fondazione Renato Piatti Onlus.
BTicino colora di rosa le STEM “Donne non imitate gli uomini perché il mix che in azienda (e non solo) porta ad un perfetto bilanciamento, è quello composto da menti maschili e femminili che lavorano in sinergia.” Siete d’accordo? Nel vivo del dibattito d’attualità su cosa una donna “non possa fare”, ecco un’iniziativa promossa da Bticino per diffondere anche tra le ragazze la voglia di cimentarsi con competenze fondamentali per l’industria, le cosiddette STEM: Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica.
I Cluster aerospaziali si fanno in 3 Continua il percorso del Lombardia Aerospace Cluster alla ricerca di nuove partnership europee. L’ultima iniziativa è stata il confronto con lo Swiss Aerospace Cluster e quello tedesco del Forum Luft-und Raumfahrt Baden-Württemberg, realtà di rilievo nel settore aerospace a livello europeo. Il Presidente Lombardo, Angelo Vallerani: “L’obiettivo è far crescere un network di imprese in cui condividere conoscenze ed esperienze tecnologiche”.
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dai social
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