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VARESEFOCUS 4/2022 - luglio

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LUG • 2022

La realtà aumentata ENTRA IN SALA OPERATORIA

NUMERO 4 • ANNO XXIII Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA


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EDITORIALE

la modernità

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Progettiamo e realizziamo uffici e abitazioni La nostra mission è quella di realizzare progetti che diano rilievo agli spazi e che, con l’utilizzo di sistemi di ambientazione, puntino all’aspetto scenografico ed emozionale, valorizzando ulteriormente il progetto. Negli anni la richiesta di creare uffici e spazi lavorativi aperti, locali open space, ovvero ambienti concepiti per condividere e comunicare meglio, è cresciuta sempre più.

Per combattere il fenomeno dell’inquinamento acustico che si è creato di conseguenza, AG Forniture ha quindi iniziato ad utilizzare particolari pannelli fonoassorbenti che, grazie alla loro conformazione, riducono echi e riverberi e consentono di ascoltare e dialogare in maniera confortevole; questi vengono inseriti nell’ambiente lavorativo in maniera armonica, dando un aspetto di design.

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ASSOCIATA

Creiamo progetti di design unici e personalizzati, realizzando uffici, sale riunioni e abitazioni, sempre ponendo l’attenzione sui dettagli. L’elaborazione degli spazi, la progettazione illuminotecnica, la scelta dei materiali e dell’arredamento,

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“L'architettura sono le ossa di una stanza, l'arredamento è il cuore, e l'arte è l'anima”


SOMMARIO FOCUS

Foto di copertina: Franco Orsi

Presidente: Roberto Grassi Direttore editoriale: Silvia Pagani Direttore responsabile: Davide Cionfrini Direzione, redazione, amministrazione: Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese

Progetto grafico e impaginazione: Paolo Marchetti Fotolito e stampa: Roto3 srl Via per Turbigo 11/B - 20025 Castano Primo (Mi) T. 0331 889.601 Gestione editoriale: Univa Servizi srl Via Vittorio Veneto, 8/E 21013 Gallarate (VA) - T. 0331 774.345 Pubblicità: Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345

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L’arma contro la disoccupazione giovanile

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Se volessi diventare un chimico?

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La crescita della logistica ha bisogno di giovani

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L’impatto della LIUC sul territorio

INCHIESTE 45

Il Pnrr avvicina la sanità a casa

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La realtà aumentata entra in sala operatoria

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Dagli aerei ai treni, i tecnici della mobilità

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Da grande progetterò le case del futuro

RUBRICHE SU

La scuola per tecnici digitali

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Autismo, la rete solidale di Gallarate

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Piccole ali sul lago

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Il cosmo del tessile-moda

LUOGHI E BELLEZZA

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Le imprese sono a caccia di meccatronici

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Un tuffo nella provincia dei sette laghi

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ITS o Università?

62

Gita a sei zampe

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Quel cenacolo di accoglienza

ECONOMIA 29

Le carte spaziali di Spica

70

Sulle onde del Verbano, da museo a museo

31

Aviometal 70 anni di trasformazione dell’alluminio

75

Vitamine di colore

78

Miti da sfatare sugli occhiali da sole

88

Terza pagina

Il numero è stato chiuso il 23 giugno. Il prossimo numero sarà in edicola con Il Sole24Ore il 12 settembre 2022

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L’impresa a portata di territorio

“Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore).

36

La sicurezza sul lavoro passa per i “Break formativi”

Questa testata è associata a

UNIVERSITÀ

FORMAZIONE 38

Premio prima degli esami

RUBRICHE SU

CULTURA E DIGITALE 93

In libreria

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Comunicare


FOCUS

VIAGGIO NEL

PH. A. PADERNI PASIAN

mondo ITS

Sono vere e proprie fabbriche di occupazione. I ragazzi e le ragazze che frequentano i percorsi post-diploma degli Istituti Tecnici Superiori nell’80% dei casi trovano subito un lavoro. In alcune specializzazioni si sfiora il 100%. Questi i numeri di una realtà alternativa alle Università, che, con una didattica sul campo fatta di molte ore in laboratorio e in azienda, forma figure professionali altamente qualificate sempre più ricercate dalle imprese. Sul territorio l’offerta di corsi (per lo più biennali) e, dunque, le opportunità per i giovani coprono l’intero spettro industriale e dei servizi: dalla moda alla chimica. Passando per la logistica, l’aeronautica, la meccatronica, la comunicazione digitale. Fino ad arrivare all’edilizia green. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Da fare con cuore (pensando bene alle proprie passioni) e con mente (informandosi sullo sviluppo tecnologico del sistema produttivo)


FOCUS

L’ARMA CONTRO LA

disoccupazione giovanile Davide Cionfrini

Garantiscono un posto di lavoro all’80% dei ragazzi e delle ragazze che li frequentano. Forniscono alle imprese quei tecnici specializzati di cui hanno disperato bisogno per affrontare le sfide delle transizioni digitali ed ecologiche. Rappresentano, dopo il diploma, una valida alternativa agli studi universitari, con percorsi che per oltre il 40% si svolgono direttamente in azienda con stage e tirocini e che per oltre il 60% delle ore sono curati da docenti provenienti proprio dal sistema produttivo. Sono gli Its, gli Istituti Tecnici Superiori. Vere e proprie academy tecnologiche che oggi, in Italia, contano (solo) 21mila iscritti, contro gli 800mila della Germania

I

n Italia c’è un’arma contro la disoccupazione giovanile ancora troppo poco utilizzata: sono gli Its, gli Istituti Tecnici Superiori. Percorsi formativi post-diploma, di due anni, più raramente di tre, che garantiscono un impiego a oltre l’80% dei ragazzi e delle ragazze che li frequentano. Vere e proprie fabbriche di occupazione. Per molti studenti di questi istituti la garanzia di un posto di lavoro arriva ben prima di finire il percorso formativo, con le aziende che fanno a gara per accaparrarsi gli alunni prima del termine delle lezioni. Soprattutto se la specializzazione in questione è legata alla mobilità

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sostenibile, alla meccanica solo due possibilità: o a professioni in iscriversi all’Università ambito di industria oppure trovare un 4.0 o meccatronica. lavoro. Da 12 Un esempio anni a questa di successo parte, anche della scuola in Italia, così italiana e della come avviene da collaborazione diversi decenni tra mondo in molti altri dell’istruzione Paesi europei e sistema delle come Francia e Guido Torrielli imprese, ma ancora Germania, i ragazzi troppo poco conosciuto hanno una terza via da da giovani e famiglie. poter tentare: quella degli Its, Fino al 2010 i ragazzi che appunto. Una formazione terziaria uscivano dall’esame di maturità a tutti gli effetti. Post diploma, con un diploma in mano avevano dunque. E alternativa all’Università.


Che forma i ragazzi e le ragazze destinati a diventare i futuri quadri intermedi delle imprese, con programmi didattici che conciliano tecnica e cultura, teoria e pratica. Tanta pratica, svolta soprattutto in azienda e nei laboratori. Ne escono, solo a titolo di esempio, esperti di progettazione, comunicazione e marketing della moda. Tecnici per infrastrutture e sistemi di Information e Communication Technology. Personale in grado di implementare in azienda progetti di eco-sostenibilità. Tecnici specializzati in automazione e sistemi meccatronici che realizzano e controllano le macchine con sistemi automatici destinati a diversi tipi di produzioni. Esperti nella mobilità sostenibile di merci e persone. Personale da inserire nelle filiere dell’industria agro-alimentare. Senza contare le figure pensate per lo sviluppo del turismo e la cultura, così come l’enogastronomia e i dispositivi biomedicali. Gli Its si stanno affermando come l’anello, fino a ieri mancante, per congiungere domanda e offerta di lavoro e aiutare a districare l’avvilupparsi di uno scenario a dir poco sclerotico che sempre di più caratterizza il mercato del lavoro in Italia. Da una parte le imprese che, come denuncia il Vicepresidente di Confindustria per il Capitale Umano, Giovanni Brugnoli, “non trovano il 40% dei profili di cui sono alla ricerca”. Dall’altra il disorientamento dei giovani che non si capacitano di come, a fronte di una tale richiesta delle imprese, non riescano a trovare lavoro. Il risultato sono le statistiche: in provincia di Varese il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni è pari al 25,3%. Un dato che è sicuramente migliore della media italiana del 29,7%, ma che non può di certo far stappare tappi di Champagne per la gioia. Soprattutto sapendo che la percentuale varesina è comunque più alta del dato medio lombardo

% DI OCCUPATI PER AREA TECNOLOGICA E AMBITI DEL MADE IN ITALY

del 21,2% e lontanissimo dal ben più basso livello che si registra nell’Unione Europea del 16,6%. Quello della Ue sembra un altro pianeta, anche se visto da territori fortemente industrializzati come quello del Varesotto. Dove alla disoccupazione giovanile bisogna aggiungere anche il fenomeno dei cosiddetti Neet, ossia i ragazzi che né studiano, Giovanni né lavorano, né Brugnoli sono in cerca di lavoro. Uno spaccato giovanile tra i 15 e i 29 anni che all’ombra delle Prealpi raggiunge la considerevole quota del 18,7%. Anche in questo caso, un dato migliore di quello italiano del 23,7%, ma peggiore di quello lombardo che si ferma al 17,9%. “Tra i nostri giovani c’è una mancanza di competenze e skill necessaria che, invece, gli Its sono in grado di colmare offrendo concrete opportunità di collocarsi sul mercato del lavoro”, spiega Brugnoli. Il Vicepresidente di Confindustria

parla di “umanesimo tecnologico come cuore pulsante delle imprese: dalla meccatronica alla chimicafarmaceutica, dall’informatica all’agroindustria. Con gli Its la scuola può tornare protagonista della crescita dei territori per sfornare competenze in linea con le rivoluzioni in atto nelle nostre imprese”. Quella digitale in primis: “Proprio per questo le competenze legate alla digitalizzazione sono presenti in tutti i percorsi di studio degli Its e sempre di più dovranno caratterizzarli”, sostiene ancora Brugnoli. “Gli Istituti Tecnici Superiori – spiega Guido Torrielli, Presidente dell’A ssociazione Rete Its Italy – offrono ai ragazzi e, più in generale, alle persone con in mano un diploma di scuola superiore, di formarsi su sei aree ritenute strategiche per lo sviluppo e la competitività del Paese dove è alta la richiesta di personale tecnico da parte 9


FOCUS

MONDO ITS

delle imprese”. Più precisamente le specializzazioni riguardano: l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, le nuove tecnologie della vita, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e del turismo, le nuove tecnologie per il made in Italy. Una voce, quest’ultima, che si divide in ulteriori e più specifiche declinazioni legate al sistema dell’industria meccanica, al sistema della moda, alle attività agro-alimentari e ai servizi alle imprese. In queste aree i 120 Its sparsi per l’Italia, tutti diretti da una Fondazione, organizzano più di 830 diversi percorsi formativi a cui sono iscritti più di 21.200 studenti. “Un dato estremamente basso e che dobbiamo assolutamente incrementare nei prossimi anni”. Questa la sfida che lancia Brugnoli. Anche perché il gap con il resto d’Europa è impietoso: “Basti pensare alla Germania dove gli iscritti a questo genere di formazione tecnica post diploma supera le 800mila unità”. È anche in questi numeri che si spiegano le differenze sul tasso di occupazione dei giovani tra l’Italia e il resto della Ue. “Oggi come oggi – sostiene il Presidente dell’A ssociazione Rete Its Italy, Torrielli – nessuna

DIPLOMATI 2020 2019 2018 2017 2016 2015 2014 2013

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Il Pnrr investirà nei prossimi anni 1,5 miliardi sugli Its: “Con le risorse – pone l’asticella il Vicepresidente di Confindustria, Giovanni Brugnoli – dobbiamo riuscire a moltiplicare per quattro, se non addirittura per cinque, gli iscritti agli Its. L’obiettivo minimo deve essere quello di arrivare alla soglia degli 80.000 frequentanti” famiglia, nessun ragazzo o ragazza che esce dalla scuola superiore può permettersi di non prendere in considerazione l’opzione degli Its per continuare gli studi. Cercando il corso che più piace vicino a casa. Oppure essendo anche disposti, come avviene spesso per gli studenti universitari, a spostarsi in altre province o regioni per creare le competenze necessarie per costruirsi

% OCCUPATI

% OCCUPATI COERENTI

quel futuro tanto agognato e legato alle proprie passioni”. Non fosse altro per i risultati in termini di occupabilità che garantisce lo studio in questi istituti. In tutte le aree tematiche in cui si declinano i vari corsi Its, infatti, secondo le ultime statistiche di Indire (l’Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa) il tasso di occupazione ad un anno dalla fine del percorso di studio è comunque superiore al 70%. Anzi, la media parla di una quota di ragazzi con un lavoro a 12 mesi dalla fine del percorso scelto pari all’80%, con il 91% che ha trovato un impiego coerente con la specializzazione scelta. Chi è praticamente sicuro di trovare un’occupazione sono gli studenti dei percorsi in mobilità sostenibile dove si registra un 86% di ragazzi collocati. Seguono le specializzazioni legate all’industria meccanica (85%), nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (82%), nel sistema moda (81%). Via via tutti gli altri. Alti sono anche i tassi di occupazione nelle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e del turismo (77%), quelli delle nuove tecnologie della vita (78%), nei sistemi per la casa (77%). “Il segreto di questi successi in termini di preparazione al mondo del lavoro – spiega il Vicepresidente di Confindustria – sta nel forte legame che i percorsi hanno con il mondo produttivo”. Brugnoli sintetizza il sistema così: “Non esiste Its senza impresa”. Una verità scolpita nella stessa legge che li ha istituiti più di 10 anni fa e confermata anche dalla recente riforma degli Its passata al Parlamento. Secondo il nuovo testo, il 60% del monte ore complessivo è gestito da docenti che devono venire dal mondo del lavoro; gli stage e i tirocini aziendali devono rappresentare almeno il 35% della durata del percorso formativo”. Livelli minimi di aggancio al mondo del lavoro, già superati dalla realtà. Secondo sempre i recenti dati di


Indire, già oggi le ore di stage degli studenti Its rappresentano il 45% del totale del percorso formativo effettivo. Le docenze del mondo del lavoro arrivano ormai ad una quota del 72% del monte ore lezioni e il 67% dei percorsi avviene sulla base di tecnologie abilitanti l’industria 4.0, ormai imperante in quasi ogni settore economico. Di più: il 45% dei 2.673

soggetti partner delle Fondazioni che dirigono gli Its sono imprese o associazioni di imprese. A rafforzare questo legame tra Its e industria c’è poi un’altra disposizione della recente riforma degli Its che prevede che la presidenza di tali fondazioni sia proprio “espressione delle imprese fondatrici e partecipanti”. “Il modello organizzativo degli

L’OFFERTA FORMATIVA DEGLI ITS IN LOMBARDIA In Lombardia sono 237 le imprese impegnate in partnership con i 20 Its presenti sul territorio. L’offerta formativa conta 178 percorsi attivi per un totale di oltre 4.400 iscritti. Dal 2013 ad oggi gli Its lombardi hanno sfornato 4.555 tecnici specializzati. Di questi risulta oggi occupato praticamente l’80%. Dalle tecnologie dell’informazione, all’agroalimentare. Dall’edilizia sostenibile, alla meccatronica. Dagli esperti di industria 4.0, agli operatori nel sistema della moda. E poi ancora, tecnici della logistica, specializzazioni nella chimica, nei cantieri dell’arte e della cultura. Gli Its lombardi coprono

tutti gli ambiti formativi offerti da questo tipo di formazione terziaria. In questa inchiesta di apertura, Varesefocus approfondisce quelli dove è più alta ed incisiva la collaborazione con le imprese della provincia di Varese. Per avere una panoramica completa dell’offerta formativa degli Its lombardi e non solo è possibile consultare il sito internet www. indire.it/progetto/its-istituti-tecnicisuperiori. Il momento delle iscrizioni per i corsi che partiranno in autunno è dietro l’angolo. Per ulteriori informazioni è disponibile anche la sezione formazione del sito internet dell’Unione Industriali: www.univa.va.it

Its – spiega Torrielli – prevede che le fondazioni che progettano e gestiscono i corsi siano formate da imprese, Università, enti scolastici e amministrazioni locali. Senza anche solo uno di questi elementi l’Istituto, in sostanza, non può nascere”. L’impresa per creare una formazione legata alle esigenze del mondo del lavoro. L’Università per garantire il livello di preparazione terziaria, ossia post diploma, pur in un ambito tecnico e non semplicemente accademico. Gli enti scolastici e quelli locali (come la Provincia di Varese presente in tutti gli Its del territorio) per tutelare il metodo didattico e l’interesse pubblico generale. Ecco la formula vincente di un modello formativo che si sta affermando, ma che deve ancora spiccare il volo. Il Governo è pronto a fare la sua parte con 1,5 miliardi di euro che dovrebbero arrivare agli Its nei prossimi anni grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Obiettivo: aumentare l’occupazione nel Paese. “Con le risorse del Pnrr – pone l’asticella Brugnoli – dobbiamo riuscire a moltiplicare per quattro se non addirittura per cinque gli iscritti agli Its. L’obiettivo minimo deve essere quello di arrivare alla soglia degli 80.000 frequentanti”. Il dado è tratto.

Il Presidente dell’Associazione Rete Its Italy, Guido Torrielli: “Oggi come oggi nessuna famiglia, nessun ragazzo o ragazza che esce dalla scuola superiore può permettersi di non prendere in considerazione l’opzione degli Its per continuare gli studi” 11


FOCUS

SE VOLESSI DIVENTARE

un chimico? Francesca Cisotto

Il lavoro è assicurato. Frequentando i percorsi di alta formazione dell’Istituto Tecnico Superiore per le Nuove Tecnologie della Vita, l’unico in ambito chimico in Italia, le mani sono subito in pasta, o meglio dire, in laboratorio. Gli studenti e le studentesse iniziano a fare pratica fin dai primi momenti di scuola, per un totale di 300 ore di formazione tra le mura di vere e proprie realtà manifatturiere e ulteriori 800 di tirocinio in azienda

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li Its non hanno ragione di esistere se non ci sono le aziende. Non sono un duplicato rispetto alle Università. Hanno proprio un obiettivo diverso: quello di realizzare dei tecnici; delle persone che amano fare. Il principale punto di forza è la metodologia didattica fortemente centrata sulla formazione sul posto di lavoro con la possibilità di ottenere un inserimento occupazionale. Questo tipo di Istituti sono le uniche scuole, in Italia, la cui efficienza viene misurata non in base al numero dei diplomi consegnati, bensì ai posti di lavoro assegnati”. Così il Presidente della Fondazione Its per le Nuove Tecnologie della Vita, Giuseppe Nardiello, spiega lo scopo degli Istituti Tecnici Superiori. Quella di cui è a capo

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è la Fondazione, nata a Bergamo nel 2010 e oggi attiva con altre tre sedi, tra Brescia, Crema e Lainate, che si propone di formare tecnici professionisti nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività del Paese. Da quelle inerenti il settore chimico, biotecnologico, farmaceutico e nutraceutico, a quelle del campo ambientale, sanitario e dei polimeri. Tecnico di laboratorio analisi; ricerca e sviluppo; assistenza tecnica; controllo qualità; product specialist e customer service. Sono solo alcuni degli sbocchi professionali che offrono i due corsi di alta specializzazione tecnica post diploma dell’Its Nuove Tecnologie della Vita nella sede di Lainate: quello di “Chimica industriale”, e il nuovo corso che prende il via nell’autunno di quest’anno di “Chimica e sostenibilità 4.0”.

Si tratta di due percorsi tramite cui l’Istituto, l’unico in ambito chimico in Italia, ha l’obiettivo di formare i chimici del futuro: proprio quelli di cui sono alla ricerca le

I due corsi di “Chimica industriale” e “Chimica e sostenibilità 4.0” organizzati dall’Its di Lainate hanno la durata di due anni per un totale di 2.000 ore di istruzione. Diverse, le aziende partner, tra queste anche realtà dell’industria varesina come Vibram e Lati


aziende. È dalle realtà manifatturiere, infatti, che arrivano le dritte su come impostare la formazione e il tipo di offerta formativa da proporre ai neodiplomati. Questo perché, come spiega il Presidente della Fondazione, Giuseppe Nardiello, “le imprese sono partner attivi, non solo per quanto riguarda i tirocini ma anche nel fornire lezioni pratiche, mettendo a disposizione fino a 300 ore di formazione. Sono le stesse aziende del territorio che in buona parte finanziano la Fondazione e dunque la formazione degli studenti. Ecco che allora il nostro scopo primario è quello di rispondere alle loro esigenze, fornendo ai ragazzi e alle ragazze le competenze tecniche, specifiche per entrare nel mondo del lavoro”. Praticamente, sono le realtà industriali, che essendo vicine alle richieste del mercato, modellano i corsi per poter offrire dei percorsi di studio aggiornati alle esigenze occupazionali del momento. Oltre a Federchimica, l’Its vede come partner 25 imprese, tra cui anche delle aziende del territorio varesino, come, ad esempio, Vibram e Lati. L’obiettivo, dunque, è chiaro: dare agli studenti gli strumenti e trasmettergli le conoscenze affinché siano in grado di entrare nel mondo del lavoro. Fin da subito. Si mettono le mani in pasta, o meglio dire in laboratorio, già dalle prime ore di scuola. Entrambi i percorsi di studio hanno la durata di due anni per un totale di 2.000 ore di istruzione di cui

1.200 dedicate all’attività formativa: di queste, 300 ore vengono svolte proprio tra le mura dei reparti aziendali, sotto la supervisione e l’addestramento dei tecnici delle imprese e un’altra buona parte, 400 ore circa, sono tenute da liberi professionisti. Senza dimenticare le 800 ore di tirocinio in azienda. Da qui la probabilità che nasca l’opportunità lavorativa e il giovane stagista diventi un addetto con contratto a tutti gli effetti. Ma cosa si studia all’Istituto di Lainate? Il corso di “Chimica industriale” si propone di specializzare gli studenti e le studentesse nelle produzioni chimiche industriali, applicate nell’ambito dei materiali e delle biotecnologie, ma anche nei settori quali, ad esempio, edile, tessile e impiantistica. Si tratta di un percorso di carattere trasversale ed ingegneristico, che permette l’inserimento all’interno di svariati settori lavorativi nei quali lo studio della chimica garantisce una solida formazione teorica, sperimentale ed applicativa degli strumenti e delle metodiche in campo chimico ed industriale. Gli studenti sapranno riconoscere gli impianti meccanici, come sono organizzate le aziende, quali sono i loro sistemi di gestione e le competenze necessarie a livello informatico e gestionale, al punto da essere pronti, alla conclusione dei due anni, a intraprendere, se lo vorranno, anche un corso di laurea

in ingegneria industriale. Il nuovo corso di “Chimica e sostenibilità 4.0”, invece, ha l’obiettivo di formare addetti esperti in tecnologie dei materiali, in particolare quelli polimerici, con una grande attenzione all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale. Centrali nel percorso, dunque, le materie di trasformazione digitale, tecnologie della gomma e delle materie plastiche, economia circolare e green economy, sicurezza e valorizzazione delle materie prime secondarie. Due percorsi di alta specializzazione aperti a tutti. Sia ai neodiplomati di istituti professionali sia a quelli dei licei: “I ragazzi che frequentano questi corsi arrivano anche dalle realtà liceali, dal classico allo scientifico, fino al linguistico; ognuno con un bagaglio culturale che serve per il mondo del lavoro – tiene a precisare il Direttore Salvatore Luca –. Quello che offre l’Its è un percorso post diploma, che si inserisce nella carriera dello studente offrendo un titolo di studio riconosciuto a livello europeo, ma soprattutto aprendo la strada degli studi universitari con un bagaglio culturale e formativo fatto già di un lavoro”. Le lezioni iniziano a ottobre e finiscono a luglio. In aula si sta per un massimo di 6 ore al giorno, ridotte a 5 nei mesi estivi. Tutti gli esami pratici possono essere sostenuti più volte e lo studio richiesto non prevede l’uso di libri ma prevalentemente degli appunti presi durante le lezioni. Tutti possono iscriversi e studiare all’Its Nuove Tecnologie della Vita. Neanche i costi devono essere un problema. Come tiene a precisare il Presidente Giuseppe Nardiello, “per chi ne avesse bisogno, Banca Intesa eroga il contributo necessario senza alcuna garanzia da parte dei genitori; si tratta di un prestito con la possibilità di restituirlo in un tempo dilazionato per un massimo di 30 anni”. fondazionebiotecnologie.it 13


FOCUS

La logistica

HA BISOGNO DI GIOVANI Lisa Aramini Frei

Un settore in via di sviluppo e l’esigenza di avere figure professionali che aiutino le aziende ad affrontare i cambiamenti legati all’economia sostenibile. È con questi propositi che da più di dieci anni l’Its Lombardo Mobilità Sostenibile forma tecnici specializzati per il mondo della logistica, il cui sviluppo è sempre più strategico per il trasposto di merci, materiali e persone

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ai pacchi a casa alle merci sugli scaffali dei supermercati. Dalle valige sugli aerei ai prodotti spediti all’estero. È la logistica che gestisce, controlla, ordina tutto questo gran movimento di beni, materiali e anche persone. Lavoro spesso poco conosciuto e ignorato dai giovani ma fondamentale per la vita e il mercato di tutti i giorni. È importante quindi


avere persone formate a dovere che siano capaci di lavorare in questo ambito. Nell’ampia offerta formativa gestista dalla Fondazione Its Lombardo Mobilità Sostenibile, scuola professionalizzante nata dal movimento attorno all’aeroporto di Malpensa e dall’esigenza delle aziende di trovare e avere tecnici specializzati e capaci, lo specifico tema della logistica riveste un ruolo fondamentale. (Per l’offerta formativa riguardante l’industria aeronautica e della mobilità in generale è possibile leggere il prossimo articolo). Gli Its sono scuole d’eccellenza ad alta specializzazione tecnologica che hanno la particolarità di avere come obiettivo quello di formare i ragazzi da un punto di vista pratico, così da poterli inserire quanto prima nel mondo del lavoro. Infatti, questi corsi hanno il merito di puntare tutto sugli stage. Ogni corso Its ha una durata biennale con il 30% delle ore complessive dedicate ad esperienze di formazione direttamente nelle imprese del settore. Angelo Candiani, Presidente della Fondazione che gestisce l’Its Lombardo Mobilità Sostenibile spiega: “Sono innumerevoli le imprese che collaborano con la nostra realtà. Basti pensare che solo per l’anno 2021/2022 sono stati avviati 187 stage in azienda, nei settori più vari del mondo della logistica: da realtà che sono logistiche al 100%, ad imprese interessate alla gestione dei propri magazzini, perfino nei cargo aeroportuali per l’esercizio delle pratiche doganali. Le aziende hanno talmente bisogno di ragazzi specializzati in queste mansioni che spesso a metà del percorso già vorrebbero inserirli nel proprio organico, cosa non possibile in quanto è fondamentale che uno studente si formi completando per intero il percorso di studi”. Attualmente sono tre i corsi dedicati alla logistica presenti all’interno dell’offerta della

Fondazione: il primo è “Tecnico Superiore in Supply Chain & Operations Management” con sede a Case Nuove in provincia di Varese. Con Supply Chain si intende la gestione di tutta la catena di distribuzione aziendale e riguarda le attività logistiche e di stoccaggio in magazzino. La vicinanza dell’Its a Malpensa ha permesso di instaurare rapporti stretti con le più importanti aziende del settore spedizione e logistica, operative come sedi di stage per gli studenti, ma anche utili alla Fondazione per capire le tendenze e le esigenze del mercato del lavoro, permettendo così la creazione di percorsi pensati ad hoc sulle necessità delle imprese. Una volta diplomato, il Tecnico Superiore sarà in grado di interfacciarsi con le varie funzioni di produzione all’interno di

un’azienda, con i reparti di vendita e con quelli commerciali, sviluppando la capacità di elaborare, coordinare e controllare tutta una catena di produzione, gestendola a 360 gradi, ottimizzando i costi, la gestione della fornitura, i tempi di distribuzione e gestendo il trasporto a livello nazionale e globale. Anche il secondo corso, quello in “Tecnico Superiore per la Logistica Sostenibile”, si svolge come sede nel Varesotto, sempre a Case Nuove. Il percorso approfondisce tutti quei procedimenti necessari alle imprese che, seguendo la tendenza e la necessità di adottare quante

più soluzioni sostenibili, sentono la necessità di avere una figura all’interno del proprio organico in grado di gestire le diverse problematiche legate alla sostenibilità in ambito logistico. Questa figura, garantita dallo studente diplomato che esce dal corso, assicura alle imprese una maggiore efficienza, consentendo di mitigare i costi, abbassando i diversi fattori di rischio coinvolti nella transizione ecologica. Il terzo e ultimo corso, ma solo in termini di avvio, è quello che forma il “Tecnico Superiore per la logistica intermodale e sostenibile”, attivo da gennaio 2022 con sede nel nuovo Training Hub di Aslam a Milano. Uno studente che intraprende questo corso avrà a che fare con l’analisi dei dati necessari per poter realizzare un piano strategico e operativo nell’ottica della razionalizzazione e del miglioramento delle performance economiche, con una particolare attenzione alla valutazione degli impatti ambientali e sociali dei processi, non solo dentro le aziende ma anche sul territorio in cui operano. Questo porterà lo studente uscente a poter lavorare all’interno di imprese di trasporti e servizi logistici di medio-grandi dimensioni, sia nazionali sia internazionali. Quest’ultimo corso è nato da una ricerca svolta dalla LIUC – Università Cattaneo. I ricercatori dell’ateneo hanno intervistato varie aziende da cui è emerso come attualmente manchi nel mondo del lavoro una figura professionale che le aiuti ad affrontare la transizione ecologia. Proprio la collaborazione con la LIUC permette al diplomato in questo percorso, che non vuole entrare immediatamente nel mondo del lavoro e che vuole proseguire il proprio percorso di studi, di iscriversi all’Università di Castellanza e avere una certa quantità di crediti già riconosciuti ai fini della laurea. https://itslombardomobilita.it 15


FOCUS

DAGLI AEREI AI TRENI, I TECNICI

della mobilità Maria Postiglione

All’Its Lombardo Mobilità Sostenibile di Case Nuove si formano i manutentori di aeromobili del futuro. Figure specializzate con competenze sempre più trasversali e con ottime possibilità di inserimento nelle imprese di un distretto produttivo, quello aerospaziale, particolarmente radicato sul territorio. Ma non solo, i corsi riguardano anche il comparto del trasporto su rotaia. Mondi in evoluzione dove anche le quote rosa sono in aumento

L

a strategia più efficace per apprendere una professione ed essere pronti per il mondo del lavoro mentre si è ancora sui banchi di scuola, è quella di unire la teoria alla pratica. Ecco svelato il motivo per il quale il tirocinio formativo ricopre un ruolo sempre più importante in tutte le scuole, ma per i percorsi Its rappresenta un vero e proprio caposaldo. Quello degli Istituti tecnici superiori, Its in sintesi, infatti, è un percorso formativo che consente di imparare i segreti di una specifica professione implementando così quell’esperienza che le imprese richiedono ai futuri collaboratori. All’Its Lombardo Mobilità Sostenibile di Case Nuove, ad esempio, è possibile nell’offerta formativa proposta, far diventare la passione per gli aeromobili una

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vera e propria professione (non solo logistica, dunque, come descritto nell’articolo precedente) anche grazie alla lunga tradizione di formazione in questo campo garantita dal capofila dell’Istituto: l’Isis Ponti di Gallarate. Uno dei tanti esempi è la storia di Alessia che è stata tra le prime studentesse a frequentare il corso di “Tecnico Superiore per la manutenzione degli aeromobili Cat. B1.1 EASA Part 66”. Un ambito, quello di Alessia, scelto già a partire dalle scuole superiori dove aveva seguito studi in campo aeronautico e proseguito con la scelta dell’Its Lombardo Mobilità Sostenibile “perché consente di fare gli esami per acquisire la Licenza di Manutentore Aeronautico”. Il corso dura tre anni, “e già durante il primo mi ha offerto l’opportunità di effettuare un tirocinio formativo” racconta

Alessia. “Entrando in contatto con il mondo del lavoro ho capito subito che la manutenzione era proprio la

Quello dello sviluppo del trasporto aereo è un ambito in cui le continue nuove sfide dell’innovazione tecnologica nel campo dell’ingegneria aerospaziale comportano un aumento del fabbisogno di nuovi tecnici manutentori aeronautici


Il convertiplano AW609 di Leonardo

mia strada professionale. A scuola le ore di laboratorio si alternavano alle lezioni tenute da docenti professionisti, dandomi la possibilità di apprendere progressivamente le competenze e anche i segreti del mestiere”. Al termine del corso Alessia ha effettuato nuovamente sei mesi di tirocinio, sempre nella stessa compagnia aerea: “È un periodo lungo, durante il quale l’azienda ha il tempo di conoscere e valutare le tue qualità” prosegue la giovane. Alessia ha dato il meglio di sé in quei sei mesi “e il giorno successivo al termine dello stage sono stata assunta”. L’esperienza di Alessia testimonia come gli Its permettano di scoprire la propria vocazione professionale, consentendo al contempo un rapido accesso al mondo del lavoro. L’offerta formativa dell’Its Lombardo Mobilità Sostenibile negli anni si è ampliata e oltre all’ambito aeronautico propone anche quello della logistica, dell’industria 4.0 e quello ferroviario. Per quest’ultimo, nella nuova sede di Milano, si terrà a partire dal prossimo autunno il corso di “Tecnico superiore per la conduzione e la preparazione di mezzi ferroviari”. Il percorso formerà un tecnico specializzato, un nuovo “mestiere” ferroviario, affermatosi negli ultimi anni nelle imprese ferroviarie, in particolare in quelle delle merci e

di manovra, che operano nei grandi interporti ferroviari, che combina in un’unica figura le responsabilità e le competenze del “macchinista”. Una delle carte vincenti del sistema Its, dunque, è la peculiarità di rappresentare un privilegiato punto di incontro tra le aspirazioni e le passioni degli studenti e la richiesta del mercato. Basti pensare, ad esempio, al settore della manutenzione degli aeromobili che richiede figure di alta specializzazione con specifiche competenze di manutentore aeronautico in conformità alle responsabilità di chi deve garantire l’efficienza di un mezzo aereo. La professione è riservata a tecnici debitamente certificati dall’Autorità competente (Enac a livello nazionale ed Easa a livello europeo) e formati presso una scuola certificata, proprio come l’Its di Case Nuove che vanta anche stretti rapporti con il mondo produttivo, in primis Leonardo. Quello dello sviluppo del trasporto aereo è un ambito in cui le continue nuove sfide dell’innovazione tecnologica nel campo dell’ingegneria aerospaziale comportano un aumento del fabbisogno di nuovi tecnici manutentori aeronautici con competenze all’avanguardia. Va in questa direzione, ad esempio, il corso dell’Its di Case

Nuove in “Tecnico Superiore Meccatronico per l’Industria 4.0 Meccanica e Aeronautica”. Un profilo estremamente innovativo, che nasce dalla fusione di tre figure professionali: tecnico per l’automazione industriale, tecnico elettronico e tecnico informatico. Matilde, studentessa del corso Tecnico Superiore per la Manutenzione degli Aeromobili all’Its Lombardo Mobilità Sostenibile racconta la sua grande passione per l’aeronautica, sfatando qualsiasi luogo comune su un settore storicamente “chiuso” alle ragazze: “Diventare manutentore è stato come chiudere il cerchio intorno ad uno dei miei interessi più grandi. Nel percorso Its ho trovato il modo per raggiungere questo mio obiettivo. Lo studio si contraddistingue per la presenza di numerose nozioni e lezioni teoriche affiancate ad un importante monte ore di pratica. Tutto questo sta rendendo possibile la coronazione del mio sogno, quello di diventare manutentrice di aeromobili. Certo, il settore è prettamente maschile, lo dimostrano anche i numeri degli iscritti al corso, ma le ragazze, anche se poche, ci sono e possono, come nel mio caso, realizzarsi in un ambito affascinante come quello aeronautico”. Per Angelo Candiani, Presidente dell’Its Lombardo Mobilità Sostenibile: “Gli Its sono definiti e definibili anche Vocational School perché, attraverso la formazione, indirizzano da subito gli studenti verso precise scelte professionali, che devono poter corrispondere alle inclinazioni di chi li sceglie. La formula degli Its fa emergere nei giovani tutte le possibilità che hanno in se stessi. Il nostro compito è di orientarli nella scelta, sostenerli nel percorso e aiutarli a maturare per dare il proprio contributo alla crescita del mondo intero”. https://itslombardomobilita.it 17


FOCUS

DA GRANDE PROGETTERÒ LE

case del futuro Chiara Mazzetti

Green, innovazione, risparmio ed efficientamento energetico: queste sono solamente alcune delle parole chiave che descrivono i percorsi formativi post diploma proposti dall’Its Red Academy di Varese. Tra laboratori, lezioni in aula e stage in azienda, a prendere forma sono figure altamente specializzate e richieste dalle imprese stesse che si contendono, letteralmente, gli studenti

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rogettare e realizzare, dal disegno al cantiere, le case del futuro in un’ottica green, puntando al contenimento dei costi energetici e, perché no, alla costruzione di edifici a consumo zero. Utopia? No, è l’ambizione delle ragazze e dei ragazzi che scelgono di formarsi all’Its Red Academy di Varese, un percorso post diploma che permette a chi lo frequenta di diventare un supertecnico della sostenibilità edilizia, dell’efficienza degli impianti e delle nanotecnologie. Facciamo un passo indentro però: cos’è un Its? Con la sigla Its si identificano gli Istituti Tecnici Superiori, Fondazioni di partecipazione, ovvero dei piccoli politecnici caratterizzati da un’offerta formativa specializzata in un particolare settore, con un’alta

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percentuale di formazione da svolgere direttamente in azienda. A queste Fondazioni partecipano, per

Al momento sono 2 i corsi biennali specializzati proposti dall’Its varesino dedicato alla bioedilizia, al risparmio energetico e alle tecnologie per il made in Italy, entrambi della durata di 2.000 ore tra lezioni in laboratorio e in aula, di cui 900 da svolgere in azienda

l’appunto, le aziende in cui gli studenti trascorrono svariate ore di stage, ma non solo, anche Università, scuole, enti locali, centri di ricerca, ordini professionali e agenzie formative. “Si tratta di un modello di formazione che in Italia mancava, un’offerta fortemente orientata al mondo del lavoro, capace di dare forma a figure altamente ricercate dal mercato: siamo letteralmente sommersi dalle richieste delle imprese. La domanda è decisamente superiore all’offerta”, spiega Pierangelo Reguzzoni, Coordinatore di Its Red Academy Varese. C’è chi si è trasferito in Irlanda per insegnare come utilizzare i più moderni software di progettazione e chi, invece, in Arabia Saudita sviluppa e realizza gli stadi di calcio per le più importanti competizioni, primi tra tutti i Campionati Mondiali: “I ragazzi che escono da Its Red vanno ‘a ruba’ se così si può dire, perché hanno competenze elevate e hanno facilità nel calarsi nei progetti più diversi. Riescono a realizzarsi all’interno dei percorsi pensati da Its Red, che ogni anno vengono immancabilmente affinati, partendo principalmente dalle richieste delle imprese e del mercato di riferimento”, precisa Reguzzoni. Al momento sono 2 i corsi biennali specializzati proposti dall’Its varesino dedicato alla bioedilizia, al


risparmio energetico e alle tecnologie per il made in Italy, entrambi della durata di 2.000 ore tra lezioni in laboratorio e in aula, di cui 900 da svolgere in azienda: “Construction Manager, Tecnico Superiore per il risparmio energetico nell’edilizia sostenibile” e “Energy Manager 4.0, Tecnico Superiore per la gestione e la verifica di impianti energetici”. Il primo percorso è pensato per formare tecnici esperti nella progettazione esecutiva del sistema involucroimpianti di un edificio e nella gestione di un cantiere edile. Ma cosa fa il Construction Manager concretamente? Per esempio, analizza

diventare Energy Manager. Una figura cruciale per le aziende che richiedono, sempre più spesso, tecnici specializzati nella gestione integrata dei sistemi impiantistici per l’edilizia civile e industriale. La figura dell’Energy Manager opera, nello specifico, nella modellazione intelligente di edifici e impianti, nell’analisi dei fabbisogni energetici del committente, nella scelta di soluzioni impiantistiche adeguate e nell’ottimizzazione del processo di cantiere impiantistico. L’obiettivo è rendere l’involucro di un edificio “intelligente”, anche grazie all’impiego delle nuove tecnologie

caso applicate alla sostenibilità ambientale. Ed in questo hanno un ruolo da protagonista le imprese che partecipano alla Fondazione e alla docenza”. Due esempi su tutti: Novello Srl di Oggiona con Santo Stefano e BTicino Spa di Varese. “La maggior parte dei nostri docenti proviene proprio da aziende del territorio e riesce a portare in aula il know-how, la ricerca, l’innovazione e un’organizzazione elaborata nei processi produttivi. Le imprese ci richiedono persone formate o ancora da formare da inserire all’interno dell’organico aziendale e proseguire, così, nel procedimento

e certifica le prestazioni energetiche degli immobili, ottimizzando il processo di cantiere attraverso criteri di efficienza, qualità, sicurezza e riduzione dell’impatto ambientale. Inoltre, è in grado di utilizzare software per la progettazione e la certificazione energetica, insieme anche a programmi di disegno Cad e per la modellazione informativa degli edifici (Bim). Efficienza energetica, risorse rinnovabili e innovazione sono, invece, al centro del percorso per

abilitanti legate alla sensoristica, all’IoT (Internet of Things) e alle Smart Things. Con entrambi i diplomi, gli studenti diventano anche Certificatori Energetici Nazionali. “La percentuale di diplomati che trova impiego a pochi mesi dal termine di un corso si aggira tra il 90 e il 95% – spiega ancora Reguzzoni –. Di sicuro il valore aggiunto di una formazione Its è la costante e incessabile ricerca ed elaborazione di soluzioni nuove ed innovative, nel nostro

di innovazione dei processi interni. Insomma, lo scambio tra imprese e Its è continuo e si alimenta grazie al reciproco valore aggiunto che si crea formando persone specializzate che andranno poi ad aumentare le capability aziendali”, chiosa il Coordinatore di Its Red Academy Varese. In altre parole, un circolo virtuoso, una sinergia tra mondo della formazione e del lavoro, in cui tutti vincono. https://itsred.it 19


FOCUS

LA SCUOLA PER

tecnici digitali Lisa Aramini Frei

L’informazione e la comunicazione. È questo il cuore pulsante della Fondazione Its Incom Academy, fiore all’occhiello dell’Istruzione Tecnica Superiore lombarda. Attiva dal 2016, ha visto il passaggio di più di 1.000 allievi con un’offerta formativa che ad oggi conta 8 corsi per un totale di più di 250 studenti

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on la fine della scuola, sono diverse le emozioni provate da migliaia di studenti di tutta Italia: la paura per l’esame di maturità; la tristezza di lasciare i compagni di classe e, magari, anche qualche professore; la voglia di svago e di vacanza. Ma ce n’è una che forse ha più peso di tutte: l’incertezza su quale strada scegliere per il proprio futuro. Se per una parte di neodiplomati esiste un percorso già scritto e che lascia pochi margini di cambiamento, per l’altra parte c’è il vuoto cosmico e il timore di finire a fare un lavoro che non appassioni. Dal 2016 però, a Busto Arsizio, c’è una scuola che ha aiutato migliaia di studenti a trovare il percorso più adatto per una vita lavorativa migliore: stiamo parlando della Fondazione Its Incom Academy. La Fondazione, Tecnologie dell’INformazione e della

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COMunicazione, è nata dallo stimolo delle imprese, le quali facevano fatica a trovare profili adeguati che soddisfacessero le loro esigenze di crescita. Le imprese avevano, e hanno tutt’ora, sempre più bisogno di modernizzarsi per poter essere competitive sul mercato in continua trasformazione; da qui l’esigenza di avere risorse in grado di aiutarle a muoversi in questa innovazione costante. Oggi la Scuola conta oltre 250 studenti all’attivo e una trentina di soci, tra cui le due Università del territorio varesino, la LIUC – Università Cattaneo di Castellanza e l’Insubria di Varese. Una partnership che permette agli studenti che vogliono proseguire ulteriormente la propria formazione anche dopo il diploma Its, di vedersi riconosciuti 90 crediti formativi, che equivalgono a circa un anno, un anno e mezzo di studi universitari.

Come in tutto il mondo degli Its, anche all’interno di Incom la maggior parte degli insegnanti sono professionisti del settore che, oltre a trasferire in maniera diretta la passione per un lavoro, portano in aula casi reali sui quali studiare e lavorare. All’esperienza in aula si alternano i Project Work di verifica degli insegnamenti e i periodi di stage direttamente in azienda, i quali si concludono spesso con un inserimento diretto nell’impresa. “Basti pensare che la percentuale di diplomati occupati entro il primo anno per Its Incom è del 92%. Inoltre, la Fondazione ha ottenuto la Carta della Mobilità Erasmus Plus per l’Istruzione Superiore, dando a 60 ragazzi la possibilità, per l’anno 2022, di frequentare due mesi di tirocinio all’estero”, spiega Rosaria Ramponi, Direttore della Fondazione Its Incom Academy. Per l’anno scolastico 2022/2023


saranno 8 i corsi Its attivi all’interno dell’offerta della Fondazione per coloro che sono interessati a lavorare nell’Area della Comunicazione, della Programmazione e delle Nuove Tecnologie. Tra i corsi offerti, sicuramente quelli più conosciuti e ambiti sono relativi alle attività di comunicazione. Nello specifico, i corsi di “Esperto Digital Communication” ed “Esperto New Media Marketing” offrono agli studenti la possibilità di fare della comunicazione il proprio lavoro. Il primo, quello di “Esperto Digital Communication”, con sede a Varese, forma esperti in grado di ideare, progettare e realizzare soluzioni di comunicazione diverse a seconda delle esigenze di un cliente: dalla realizzazione di un video, al testo di una pubblicità, dalla progettazione grafica per prodotti fisici e digitali per finire con lo sviluppo di siti internet sia dal punto

di vista di back-end che front-end. Un corso in cui la creatività e la capacità di essere visionari la fa da padrona. Gli studenti hanno la possibilità di imparare in prima persona cosa voglia dire ideare e progettare una campagna pubblicitaria, anche grazie ai dispositivi portatili in comodato d’uso assegnati agli studenti ad inizio anno, con i quali potranno imparare ad usare i software, gli strumenti e le infrastrutture di supporto. I Pc vengono assegnati, in maniera gratuita, a tutti gli studenti degli 8 Its della Fondazione, garantendo così a tutti i ragazzi la possibilità di imparare ad utilizzare i programmi specifici per la propria area di specializzazione. Il secondo corso, quello per “Esperto New Media Marketing”, con sede a Busto Arsizio, è ideato per formare esperti in grado di pianificare e implementare strategie di marketing che sfruttino al meglio

il mezzo digitale così da ottenere risultati misurabili. Nel corso dei due anni di scuola, i ragazzi imparano ad analizzare il panorama competitivo così da stendere un piano marketing ad hoc basato sulle esigenze del cliente. Il tutto è seguito dal monitoraggio e analisi dei risultati e dalla produzione di contenuti a sostegno delle campagne di advertising. Una strada adatta a quei ragazzi a cui interessa la parte di pianificazione e di analisi di un progetto ma che non voglio trascurare anche il proprio lato creativo. La Fondazione offre, al contempo, anche corsi in grado di formare uno studente per i diversi rami dell’informazione e della conoscenza. Basti pensare che per l’A rea programmazione, sono ben tre i corsi offerti: “Cloud Developer”, “Big Data Analysis e Data Engineering” e infine “System Integrator e Front-end Developer”. L’Area di Nuove tecnologie è quella senza dubbio che ha visto il maggior sviluppo negli ultimi anni. Con il suo corso di IoT e Automazione per le Smart Industries, e da settembre 2022 con i corsi “Manufacturing Design & Digital Transformation” e “Architetture Cloud & Modern Workplace”, sta puntando al 100% sullo sviluppo dell’industria 4.0, settore in forte crescita a seguito dei percorsi di transizione digitale a cui si è avviata la gran parte delle aziende del territorio. Queste scuole sono il connubio perfetto tra formazione e lavoro, capaci di offrire esperienze di apprendimento diverse dalla classica lezione sui libri, ma anche in grado di anticipare i tempi e individuare i possibili lavori del futuro, merito anche del dialogo frequente con le imprese, cartina tornasole dell’economia del territorio. Non è, dunque, un caso che alcuni corsi si terranno nella struttura della Camera di Commercio di Varese di MalpensaFiere a Busto Arsizio. itsincom.it 21


FOCUS

IL COSMO DEL

Tessile-Moda Silvia Giovannini

Alta sartoria, pubbliche relazioni digitali, tecniche della sostenibilità, responsabili di uffici stampa specializzati, tecnici dell’innovazione: l’offerta formativa degli Its del territorio pensata per inserire nuove figure professionali nella filiera dell’industria dei tessuti e dell’abbigliamento è molto più variegata di quanto ragazzi e ragazze possano pensare. Un vero e proprio universo di possibilità di impiego in un settore che è di fronte alle sfide della modernità e che ha bisogno di nuove risorse

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uando si parla di economia si sente sempre più spesso il termine “filiere”. Per chi ha da poco compiuto 18 anni e non ha mai messo piede nel mondo del lavoro, questa parola appare lontana e ignota. Eppure, prima di decidere cosa fare da grandi e, quindi, di orientarsi nel complesso campo della formazione post diploma, sarebbe bene comprendere quale sia la realtà descritta in questo concetto. In particolare, in un settore, il tessile, che non è fatto solo di look patinati da red carpet o fast fashion, ma anche di tante possibilità e occasioni d’oro per il futuro lavorativo di molti

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giovani. Le imprese della filiera, infatti, vanno dai filati (per restare in tema) al capo finito, dalla moda allo sport, all’arredo, dalla tintura alla nobilitazione, al marketing e alle vendite. All’interno delle stesse aziende specializzate c’è un mondo di figure professionali talmente variegato che è spesso difficile immaginare nella sua completezza. Praticamente infinito. È da qui che parte il progetto dell’Its Cosmo, l’Istituto Tecnico Superiore nato per creare, con corsi post diploma, professionisti del mondo del tessile e della moda con competenze spendibili in moltissime aziende, con mansioni spesso così innovative che fino a qualche anno fa erano impensabili e oggi

sono imprescindibili. Pensiamo al Technology Sustainability Manager o al Digital Pr che cura i rapporti con gli influencer e con i brand. Una proposta in perfetta linea con la varietà delle filiere. Non stupisce che Cosmo, gestito come tutti gli Its da una Fondazione partecipata da realtà formative e non, abbia sedi operative nei distretti produttivi di Veneto e Lombardia. Qui le sedi sono 4: Milano (Acof Olga Fiorini e Afol Moda), Como (Isis Carcano) e Busto Arsizio (Centrocot, Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento). “Il punto di forza di questi percorsi sta proprio nel legame con il territorio, le imprese, i centri di ricerca, le associazioni di categoria, istituti scolastici e partner vari. Ad oggi sono una ventina i percorsi formativi all’avanguardia proposti per tutta la filiera della moda. Dalla ricerca alla produzione, dai pellami all’occhialeria”, spiega Simona Pettini, Coordinatrice dei corsi di Acof, “Dal 2013 (anno di avvio delle attività in Lombardia grazie ad Acof e Centrocot) l’offerta si è ampliata e consolidata, ottenendo anche il plauso del Miur, il Ministero dell’Istruzione. Il bilancio è positivo grazie ad una rete di partner caratterizzata da grande entusiasmo e collaborazione. Questo permette di avere un continuo confronto con le imprese, capirne le esigenze, studiare su misura il percorso formativo dei ragazzi grazie a docenti che arrivano dal mondo del lavoro e organizzare per loro stage di qualità. Con noi collaborano imprese del calibro di


Dolce&Gabbana, Candiani Denim, Herno”, spiega Pettini. “Il risultato è quello di un’offerta sempre aderente alla realtà. Ad esempio, abbiamo pensato di far rivivere la ‘mitologica’ figura del sarto artigianale, una professione iconica che rispondesse alla necessità delle case di alta moda di avere un personale in grado di confezionare un abito di prestigio ma anche attento alla sostenibilità. Accanto alla riscoperta di tecniche tradizionali, quasi antiche, unita ad una conoscenza dei materiali più esclusivi e sostenibili, la formazione prevede l’apprendimento delle tecnologie digitali. Arte e artigianalità si integrano con i sistemi Cad di ultima generazione (2D e 3D). Altro esempio è quello della comunicazione e delle figure emergenti: esperti di social, nuovi media e digital Pr. Tra le novità, presto ci sarà la possibilità di partecipare a programmi Erasmus. Nell’ambiente della moda, tra showroom, uffici stampa specializzati e agenzie, la richiesta è sempre crescente”, aggiunge Pettini. “Tra i plus dell’Its c’è la continua attenzione nel seguire i ragazzi anche dopo la fine del percorso e in questo campo, come negli altri, siamo orgogliosi di vederli decisamente crescere”. Fin da subito: il tasso di occupazione post Its è, infatti, dell’83%.

Tra le nuove competenze da apprendere a Cosmo, largo spazio alle tecnologie e alla sostenibilità. Al Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento di Busto Arsizio, vero e proprio riferimento per le imprese del settore per le attività tecniche di laboratorio, ricerca e sperimentazione, si formano il Tecnico dell’innovazione tessile e il Technology Sustainability Manager nel settore tessile-moda: due figure altamente richieste dal mercato. “La proposta è in linea con le esigenze delle imprese, che hanno con il nostro centro di ricerca e prove un rapporto privilegiato per lo sviluppo del settore. Addirittura, in fase di startup, sono state diverse le realtà che hanno contribuito economicamente alla quota di frequenza, tra queste SMI Federazione Tessile Moda Nazionale, che è anche socio partecipante di Fashion Academy Its Cosmo. Questo testimonia il concreto interesse delle aziende alla formazione dei tecnici per il settore”, spiega Grazia Cerini, Direttore Generale di Centrocot. “Al corso arrivano sia neo diplomati che laureati, ma è richiesto anche da professionisti del sistema moda con l’obiettivo di ottenere una più alta qualifica da aggiungere al proprio curriculum: un target variegato accomunato

dalla sensibilità verso i temi della sostenibilità, quella vera, misurata e certificata e dell’economia circolare”, spiega Paola Tambani, Responsabile dell’Area Formazione di Centrocot. “Persone consapevoli che questi temi toccheranno ogni ambito e materiale del settore (non solo classici tessuti ma anche pellami, cuoio o tessuti tecnici); persone che apprenderanno in modo pratico, merceologia, tecnologie, metodologie, processi, controllo qualità, certificazioni, riciclo e molto altro grazie al 95% di docenti provenienti dal mondo del lavoro”. Il valore aggiunto del corso è fornito anche dall’attività di sperimentazione nel MultiLab di Centrocot - Laboratorio sperimentale multisettoriale per il riciclo, per l’innovazione industriale e lo sviluppo di test e prove prestazionali su materie prime seconde e nuovi materiali, aperto a MalpensaFiere. All’interno del MultiLab gli allievi avranno la possibilità di sviluppare progetti di lavoro concreti: attraverso il laboratorio di Eco-designer è prevista, infatti, l’ideazione di concept secondo criteri di eco-progettazione per prodotti sostenibili a basso impatto ambientale. “Altro significativo valore aggiunto dei corsi è rappresentato dalle attestazioni aggiuntive connesse alle certificazioni di processo (Qualità e Ambiente) e alla gestione delle sostanze chimiche sulla base del protocollo internazionale Zdhc (www.roadmaptozero.com). Spesso le richieste di partecipazione arrivano da ragazzi che provengono da fuori provincia; sul punto, Grazia Cerini, esprime un desiderio: “Sarebbe bello un progetto per la realizzazione di un campus sul territorio rivolto anche agli studenti Its. Le possibilità sono infinite: l’obiettivo è che chi esce dall’Its non sappia fare tutto ma sappia tutto quello che si può fare”, conclude Cerini. itscosmo.it 23


FOCUS

LE IMPRESE SONO A CACCIA DI

meccatronici Alessia Lazzarin

Tecnici per l’automazione. Programmatori di macchine e sistemi automatici. Esperti di implementazione di tecnologie di industria 4.0 e di gestione di servizi da remoto attraverso la realtà aumentata. E poi ancora, professionisti per il funzionamento di apparecchiature biomediche e manutentori di treni altamente tecnologici come i Frecciarossa. La figura del meccatronico è sicuramente tra quelle oggi più richieste dal sistema produttivo. A prepararle, realtà come l’Its Lombardia Meccatronica che ora è pronto per lo sbarco, con un corso anche nel Varesotto, a Saronno

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eccatronico cercasi. È sicuramente questa una delle figure professionali oggi più richieste dalle imprese manifatturiere. Un ruolo chiave nella transizione digitale e nell’implementazioni delle tecnologie legate all’industria 4.0 all’interno del sistema produttivo italiano. Tecnici specializzati di alto profilo, che attualmente vengono formati dal sistema degli Its. Un esempio è quello dell’Its Lombardia Meccatronica con sede legale a Sesto San Giovanni. “Attitudine e interesse per la tecnica e la tecnologia e predisposizione ad uno stile di apprendimento applicativo”. Sono queste, secondo Raffaele Crippa, Direttore dell’istituto, le caratteristiche che potrebbero spingere un giovane che si sta diplomando a scegliere, dopo

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la maturità, un percorso formativo indirizzato verso gli Its che preparano i tecnici superiori meccatronici del futuro. Come capire se si è adatti a questa strada? “Faccio un semplice

esempio”, racconta Crippa: “Se un ragazzo o una ragazza, che fin da piccoli erano appassionati di montaggio e smontaggio di oggetti, ora sono attratti dall’idea di conoscere


come funziona qualsiasi dispositivo tecnologico, beh allora quello è un segnale di capacità e predisposizione per materie tecniche che un giorno potrebbero trasformarsi, grazie ad un Its come il nostro, in competenze meccatroniche, necessarie per diventare esperti di macchine complesse. Magari anche di treni altamente tecnologici, come un Frecciarossa o di impianti industriali avanzati e connessi”. Una cosa è certa: “C’è una richiesta sempre maggiore di meccatronici da parte delle aziende che operano in questo settore – afferma Crippa –. Il numero di ragazzi, però, che sceglie di intraprendere questo percorso di studi è ancora troppo basso e spesso insufficiente a colmare il gap che si sta aprendo”. Se da una parte c’è, appunto, un mismatch tra domanda e offerta di lavoro, dall’altra, invece, c’è un dato molto stimolante. Quello dell’occupazione. “In Lombardia l’indice di placement di chi studia meccatronica supera il 90%. Il nostro Its va oltre il 95%. Bisogna, poi, tenere conto che il 5% rimanente non è sinonimo di disoccupazione, sono in maggioranza ragazzi che si iscrivono all’Università per continuare gli studi”. Questo il dato entro un anno dalla conclusione del percorso di formazione all’Its Lombardia Meccatronica. I giovani per accedere ai corsi devono essere in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore oppure devono aver frequentato un corso Ifts (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) dopo un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale. I percorsi si strutturano così: almeno il 30% delle attività si svolgono nelle imprese, attraverso stage, anche all’estero o apprendistato. In questo modo è possibile, fin da subito, mettere in pratica le competenze apprese durante la formazione in aula o in laboratorio. Questo è possibile grazie alla fitta collaborazione tra l’Its e le realtà industriali del territorio. “Il

corpo docente, infatti, proviene per almeno il 50% dal mondo del lavoro: tecnici aziendali e liberi professionisti affiancano docenti scolastici e universitari”, continua il Direttore Crippa. I corsi, della durata di 2.000 ore, si concludono con un esame di Stato. Successivamente si ottiene il Diploma di Tecnico Superiore con la certificazione delle competenze corrispondenti al V livello del Quadro europeo delle qualifiche – EQF. “Nel nostro Its i professori che provengono dal mondo del lavoro sono quasi il 70%”, precisa Crippa. Una volta terminato questo periodo dentro e fuori dalle imprese, i giovani esperti di meccatronica avranno la possibilità di svolgere diverse mansioni, in svariati ambiti settoriali e operativi. “Potranno lavorare in un team di progettazione, occuparsi delle vendite oppure operare nell’ambito dell’istallazione”. Saranno, quindi, dei tecnici capaci di lavorare e collaudare prodotti, impianti e macchinari. “Potranno interessarsi della manutenzione presso i clienti oppure destreggiarsi nell’ambito del service”. In quest’ultimo caso si tratta di quella figura che aiuta a individuare, gestire e risolvere tutte le problematiche di utilizzo e funzionamento di un macchinario. Saranno anche abili nell’utilizzo dell’industria 4.0. “Attraverso la realtà aumentata i ragazzi saranno capaci di intervenire e operare da remoto e potranno risolvere in tempo reale eventuali criticità o perplessità avanzate dal consumatore finale”. Il meccatronico è, quindi, un tecnico specializzato che opera su macchine intelligenti. “Una figura professionale che definirei ‘Middle Tech’ – sostiene Crippa –. Un tecnico che opera come intermediario tra un ingegnere e chi ha un approccio più operativo”. Tre gli sbocchi settoriali offerti dall’Its di Sesto San Giovanni: industriale, trasporti e biomedicale. Nel primo comparto si parla di un tecnico per l’automazione e per i sistemi meccatronici industriali che opera

per realizzare, integrare, controllare, programmare macchine e sistemi automatici destinati ai più diversi processi e settori in ambito industriale. Nel secondo ambito, si tratta di un tecnico per l’automazione ed i sistemi meccatronici autoferrotranviari. Opera nel sistema di produzione e manutenzione dei veicoli su rotaia e su gomma. Nel terzo settore si ha un tecnico esperto di apparecchiature meccatroniche biomedicali. Una figura in grado di gestire la manutenzione, le verifiche di sicurezza elettrica ed elettromeccanica, il collaudo dei diversi dispositivi utilizzati in ambito sanitario. I corsi si tengono non solo a Sesto San Giovanni. Altre sedi sono quelle di Bergamo, Lonato del Garda (Brescia), Lecco, Como e Pavia. Ma lo sbarco è pronto anche nel Varesotto e nell’A lto Milanese. Proprio dal prossimo anno formativo, a partire da settembre, prenderà avvio a Saronno un nuovo corso biennale, dunque Its, di “Tecnico superiore per l’automazione ed i sistemi meccatronici industriali”, grazie ad un’operazione congiunta sostenuta dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese (per il tramite della propria società Univa Servizi) e da Confindustria Alto Milanese, da tempo partner dell’Its Lombardia Meccatronica. Per la presentazione del corso, che si terrà nella sede saronnese dell’Itis Riva, è già in programma un Open Day per la mattina di venerdì 9 settembre. Nello stesso anno formativo, l’Its Lombardia Meccatronica sarà partner di un corso annuale (Ifts) in ambito meccanico, programmato a Legnano. Si vanno così ad arricchire le opportunità di formazione in ambito meccatronico che sul territorio potevano già contare sul corso di “Tecnico Superiore Meccatronico per l’Industria 4.0 Meccanica e Aeronautica” dell’Its Lombardo Mobilità Sostenibile di Case Nuove. itslombardiameccatronica.it 25


FOCUS

Its o Università? Davide Cionfrini

Quando scegliere un percorso di formazione post diploma in un Istituto Tecnico Superiore? Quando, invece, optare per la strada che porta verso la laurea? Una formula predefinita ovviamente non esiste. Ma ecco qualche consiglio di metodo ai ragazzi e alle ragazze su come maturare la propria decisione. Tra cuore e mente. Tra passioni e uno sguardo disincantato sulla realtà. L’importante è farsi le domande giuste

‘‘U

sate cuore e testa. Servono tutti e due, senza dare prevalenza all’uno o all’altra”. La scelta sul proprio futuro dopo aver ottenuto il diploma è una questione di equilibrio tra passione e realtà dei fatti. È questo il consiglio che dà ai ragazzi e alle ragazze in procinto di prendere la maturità Andrea Martone, Professore di Organizzazione Ambientale e Direttore del Centro di Ricerca in Strategic Management

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e Family Business alla LIUC – Università Cattaneo. La scelta è sempre più complicata. Una volta c’era un semplice bivio: da una parte l’entrata nel mondo del lavoro, dall’altra il proseguimento della propria formazione all’Università. Oggi, a questa opzione di studio, si aggiunge quella degli Its. Ma quando scegliere l’una e quando l’altra? Laurea o diploma di tecnico superiore? Ovviamente una formula perfetta, dove inserire i dati per avere indietro un risultato predefinito, non esiste.

“Il suggerimento che do – continua Martone – è di guardarsi allo specchio e capire quali siano le proprie passioni, ma farlo con una buona dose di realismo. Non basta chiedersi cosa ci piace fare. La domanda giusta è: tra le cose che mi piace fare qual è quella che può garantirmi un futuro professionale?” I sogni si devono confrontare, insomma, con il mondo reale. Perché è vero ciò che dice la massima di Confucio che ormai spopola su tutti i social: “Se ami quello che fai non sarà mai un lavoro”. Ma bisogna vedere se quello che ami può essere un lavoro. “Se scegli solo con il cuore – precisa il concetto il docente della LIUC – rischi la disoccupazione. Se lo fai solo con la testa rischi di fare una scelta contro te stesso che ti porterà solo insoddisfazioni”. L’importante è “non farsi influenzare da visioni datate, da aspirazioni del passato, magari più di mamma e papà, basate su vecchie convenzioni che portano a scelte obbligate di


Monica Poggio: “Sbaglia chi sceglie un Its perché si studia di meno. Non è vero, anzi. Lo studio è una parte importantissima e fondamentale. Semmai la differenza con le Università è da ricercare nello stile di apprendimento che negli Istituti Tecnici Superiori è più applicativo”

accettazione sociale”. Informarsi, informarsi, informarsi, dunque. “Soprattutto per capire cosa sia oggi il mondo moderno e reale”. In questo senso gli Its offrono un’opportunità in più. Quanto meno per avere uno sguardo originale sull’entrata nel mondo del lavoro. La domanda, però, rimane. Per chi sceglie di continuare gli studi quando è meglio optare per l’Università e quando per un Its? Un elemento in più su cui riflettere con dati alla mano lo fornisce il Vicepresidente di Confindustria per il Capitale Umano, Giovanni Brugnoli: “Uno studente universitario entra in contatto con il mondo dell’impresa solo al secondo semestre dell’ultimo anno del proprio percorso triennale. Uno studente che inizia un corso Its a settembre, a novembre è già in azienda a fare le prime esperienze in azienda. Dall’altra c’è il fatto che sul campo”. Da una parte l’approccio il percorso di studio è più breve e lo accademico, dall’altra quello più sbocco sul mercato del lavoro più tecnico-pratico con l’immediata immediato”. Dopo due anni di studio messa a terra della conoscenza negli Its, il lavoro è quasi sempre appresa in aula. assicurato. Soprattutto in quei “Questo, però, non vuol dire percorsi come quelli dell’Its di cui che negli Its si studi Monica Poggio è Presidente: di meno, anzi. Lo l’Its Lombardia studio è una parte Meccatronica importantissima garantisce e fondamentale”, percentuali di avverte Monica occupazione ai Poggio, ragazzi e alle Presidente ragazze che li dell’Its frequentano Lombardia del 95%, con il Meccatronica e restante 5% che Amministratore sceglie di proseguire Monica Poggio Delegato di Bayer ulteriormente gli studi Italia. La differenza all’Università. vera non sta nelle ore Perché anche questa è una passate sui libri. “Semmai – spiega scelta, come precisa il professore Poggio – è da ricercare nello stile della LIUC – Università Cattaneo, di apprendimento che negli Its Carlo Noè, delegato dal Rettore per è più applicativo, con la teoria tenere i rapporti con gli Its: “Chi che si affianca a molta pratica e opta per un Its non si preclude la con competenze che una volta strada per l’Università. Volendo, fornite vengono dunque testate dopo la maturità e dopo aver scelto più velocemente dagli studenti nei un Its, i ragazzi possono continuare laboratori e sul campo direttamente con ulteriori studi all’Università con

percorsi predefiniti come quelli che garantisce la LIUC agli studenti degli Its ai quali partecipiamo. Arriviamo a riconoscere a un diplomato Its anche 90 crediti formativi su un totale di 180 necessari per ottenere la laurea”. Non si riparte dunque da zero. Il consiglio di Noè è anche quello di non farsi influenzare dai luoghi comuni sui livelli retributivi: “In una recente visita in un colosso multinazionale che opera nel settore delle macchine utensili i responsabili dell’azienda sono stati molto chiari: tecnici specializzati che lavorano sui controlli numerici possono avere sia all’inizio della carriera sia in prospettiva buste paga più cospicue degli ingegneri”. Più che le prospettive di guadagno, dunque dovrebbero essere le aspirazioni di impiego a dettare le scelte: “La domanda in questo caso che un ragazzo o una ragazza dovrebbe farsi è: sono più portato, oppure, mi piace di più lavorare come ingegnere alla progettazione di una macchina o come tecnico specializzato al suo funzionamento e alla sua manutenzione?” Entrambe le figure per le imprese sono fondamentali. D’accordo sul punto Monica Poggio: “Il sistema si deve tenere nel complesso. C’è bisogno del giusto mix di competenze”. La fotografia che la Ceo di Bayer Italia scatta è impietosa: “Abbiamo un numero troppo basso di laureati, soprattutto in materie Stem (ossia scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche). E un numero bassissimo, soprattutto se rapportato ai nostri concorrenti europei, di diplomati Its”. A dare la misura del gap è Brugnoli: “L’anno scorso alle imprese del nostro Paese sono mancati 240mila laureati Stem, 80mila diplomati Its e 320mila diplomati agli istituti tecnici e professionali”. Numeri che, tra cuore e mente, i ragazzi e le ragazze dovrebbero avere ben presenti quando, guardandosi allo specchio, pensano al proprio futuro. 27


BPER Banca e Univa: nuova convenzione sui servizi di Welfare aziendale Responsabile Direzione Territoriale Lombardia Ovest di BPER. BPER “Grazie a questa intesa, infatti, le aziende potranno contare sul nostro supporto per avviare un piano di welfare in grado di tutelare e motivare i propri dipendenti. BPER Banca conferma il suo impegno al fianco delle associazioni di categoria, delle realtà produttive e dei lavoratori nei territori presidiati.” “Con questo importante accordo con BPER Banca – commenta il Presidente di Univa, Roberto Grassi – prosegue il percorso di implementazione di tutte quelle iniziative a favore della genitorialità e delle crescita demografica che vogliamo inserire all’interno del nostro Progetto ‘PEOPLE – L’impresa di crescere insieme’, tra i cui principali obiettivi c’è quello di aiutare le aziende a impostare politiche di welfare in grado di attrarre talenti e valorizzare il capitale umano, prima leva strategica di competitività. È anche con queste intese che possiamo rendere più attrattivo il nostro territorio, grazie a concreti strumenti di conciliazione lavoro/famiglia a portata anche delle Pmi”.

informazione pubblicitaria

B

PER Banca e Unione degli ce le proprie risorse, migliorare comIndustriali della Provincia plessivamente la produttività, incredi Varese (Univa) hanno mentare l’attrattività sui talenti e le sottoscritto nelle scorse proprie persone. Inoltre, un programsettimane un accordo per avviare ma di flexible benefits permette all’aun’attività di informazione sui servizi zienda di contenere la spesa entro il di Welfare aziendale della banca. budget predefinito offrendo conLe imprese associate temporaneamente l’accesso a Univa si potranno a un paniere di agevolarivolgere direttamente zioni sempre più ampio. agli sportelli di BPER I servizi spaziano dalla Banca per ricevere finanza personale (presupporto informativo videnza integrativa e sul servizio di Welfare o servizi finanziari) alla su altri prodotti e servizi salute (polizze assicuLuca Gotti commercializzati. rative, sanità integrativa, Soluzione Welfare di BPER spese dentarie, oculistiche e Banca è il progetto dedicato alle picpediatriche, check up) e agli stili di cole medie imprese, ai lavoratori e vita (sostegno all’istruzione dei figli, alle loro famiglie, che propone soluviaggi, educazione, formazione, trazioni personalizzate di integrazione sporti, tempo libero). pensionistica e di servizi, con atten“È con grande soddisfazione che avviazione alla salute, al sociale e alla momo con Univa una collaborazione che bilità. L’impresa sceglie il welfare per offrirà alle imprese associate l’opporottenere diversi obiettivi: abbattere tunità di beneficiare di una consulenle barriere che potrebbero ostacolare za approfondita su un servizio ormai una maggiore efficienza sul posto di indispensabile nell’attuale mondo del lavoro, investire in maniera più efficalavoro”, ha commentato Luca Gotti,


ECONOMIA

LE CARTE SPAZIALI

di Spica

guarda il video

Francesca Cisotto

Carte di credito ma anche bancomat, tessere fedeltà o da gioco. Sono alcuni dei prodotti realizzati con il Pvc dell’azienda di Castiglione Olona, che serve le multinazionali attive nel settore “cards”, ma anche nella sicurezza e nell’aerospazio. Fogli e bobine di film plastico che, a seconda dell’utilizzo, possono essere lucidi oppure opachi, colorati o trasparenti, lisci o più ruvidi. Ordini che per il 95% hanno destinazione estera, arrivando fino al Sud America e alla Nuova Zelanda

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ltre 65 anni di attività, circa 150 addetti, 13.000 tonnellate di merce prodotta all’anno per un fatturato che arriva ad aggirarsi intorno ai 50 milioni di euro. Numeri che raccontano una storia d’impresa che continua a crescere, in termini produttivi, di occupazione, ma anche sotto il profilo della sostenibilità ambientale. Si tratta di Spica Srl, l’azienda varesina attiva nel settore plastico che produce le lastre e i film di Pvc per la realizzazione delle carte. Da quelle di credito e fedeltà, a quelle da gioco, passando per i biglietti da visita fino alle smart cards progettate da aziende attive nell’aerospazio e nei sistemi di sicurezza. Stiamo parlando di una realtà di 60mila metri quadrati, con sede a Castiglione Olona, nata nel 1953, quando la vicina Mazzucchelli 1849 Spa, l’impresa adiacente attiva nella produzione

di semilavorati di materie plastiche, decise di allargarsi, installando la prima linea di calandratura in Pvc, ​​ costituendo così la base di quella che è l’attività odierna. Più precisamente, Spica è la nuova denominazione di un’attività manifatturiera che nel corso degli anni ha cambiato più proprietà, anche dal calibro internazionale: dal produttore olandese, European Vinyls Corporation, alla multinazionale inglese Ineos e al Gruppo indiano

Bilcare, per poi passare al Gruppo Liveo con base in Svizzera e stabilimenti in Germania e negli Stati Uniti. Fino a che Dubag, una società di private equity di Monaco di Baviera, nell’estate del 2021, ha acquistato il 100% delle quote di Spica trasformandola, così, in una società autonoma. Segno di quanto know-how, capacità di sviluppo e competitività internazionale di un’azienda, come Spica appunto,

Stabilimento Spica

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ECONOMIA

SPICA

possano attirare investimenti stranieri sul territorio. Quelli che realizza lo stabilimento di Castiglione Olona sono fogli di Pvc, per la creazione di carte di credito, fedeltà e da gioco, ma anche di smart cards per pagamenti, controllo accessi e telefonia. A Spica si rivolgono colossi dell’aerospazio del calibro di Thales, multinazionale francese attiva anche nei comparti della difesa, della sicurezza e del trasporto. Altro esempio del parco clienti dell’azienda varesina è Idemia specializzata, invece, in soluzioni per la sicurezza e identità elettronica. Senza dimenticare la tedesca Giesecke+Devrient, con sede a Monaco di Baviera, che fornisce servizi di stampa di banconote, carte elettroniche e sistemi di gestione del contante. Con quattro calandre, due linee di spalmatura (per il rivestimento) e un vero e proprio reparto di trasformazione, Spica converte le resine di Pvc in fogli che, una volta raggiunti gli stabilimenti produttivi dei clienti, diventano MasterCard, Visa, American Express e, più in generale, carte bancarie per le multinazionali e per i Gruppi come Bper, ma anche pellicole resistenti ai batteri, display cards e carte biometriche; spesso completamente sostenibili. Spica guarda all’ambiente offrendo ai clienti la possibilità di avere un prodotto realizzato con materiale 100% riciclato, anche se molte volte sono gli stessi produttori che, provenendo da Paesi con delle forti politiche di green economy, raccolgono il sentiment del territorio di riferimento e richiedono per la loro produzione materiali sostenibili. “Riguardo alla crescita della domanda green di prodotti con base non-virgin raw material (materia prima non vergine, ndr) stiamo cavalcando il trend, in crescita impetuosa, di tali richieste che provengono, principalmente, dal mondo delle carte di credito. Una domanda a cui riusciamo a stare al passo avendo sviluppato, un paio di anni fa, prodotti a base di Pvc riciclato, di cui siamo ancora oggi i promotori”, 30

sottolinea l’Amministratore unico Massimo Francalanci. Quella di cui parla è la gamma dei prodotti SICO-R, al centro di quella che è la strategia aziendale di sviluppo ecosostenibile, a partire dalla produzione. Alcuni film di Pvc sono lisci, altri più ruvidi al tatto; il tutto dipende dalla loro funzione: ad esempio, quelli che verranno tagliati per creare carte da gioco devono essere più rugosi, per poterle maneggiare meglio. Ma tutti i fogli passano per tre principali fasi di produzione: la calandratura, la laccatura e la finitura. Come spiega il Direttore di stabilimento, Paolo Pisani, “il primo step riguarda la lavorazione della resina base, che prevede fasi denominate miscelazione ed estrusione, per trasformare la polvere in un materiale plastico per la successiva calandratura, cioè la deformazione della massa plastica in forma di foglia continua. Successivamente, al film calandrato può essere applicato uno strato di lacca con un processo specifico definito di spalmatura; praticamente un cilindro trasferisce la lacca sul film con una precisa grammatura. E, infine, avviene la finitura, ovvero il taglio secondo le dimensioni richieste in fogli e bobine e l’imballaggio”. Un sistema produttivo che nel 2021 ha generato un fatturato di 46 milioni di euro; una cifra a sei zeri, per il 95% frutto di export, che l’azienda prevede nel 2022 possa arrivare a toccare i 60 milioni. “Siamo un fornitore globale con una concorrenza che non è così forte come noi – ammette l’Amministratore unico Massimo Francalanci –. Stiamo conquistando ulteriori quote di mercato e investendo

per aggiungere capacità produttiva nel sito di Castiglione Olona, con il desiderio di allargarci e produrre anche altrove”. Potremmo, quindi, definire Spica come una piccola nicchia globale con ancora grosse possibilità di crescita, anche se è già ovunque nel mondo, esportando anche in Paesi come la Nuova Zelanda e del Sud America. Questo è il raggio d’azione e il suo territorio quotidiano di esportazione. Ma non è tutto. Nell’ottica di divenire una società ESG (Environmental, Social e Governance) compliant, cioè impegnata sui fronti della sostenibilità ambientale, sociale e amministrativa, la mission aziendale volge lo sguardo anche verso il risparmio energetico. Per questo, oltre all’incremento di panelli solari, i 30mila metri quadrati esterni del sito vedono anche l’installazione di un impianto di trigenerazione con lo scopo di autoprodurre energia ed essere totalmente indipendenti a livello energetico per quanto riguarda il reparto produttivo. Spica cerca, così, di ridurre al minimo il consumo di risorse, ma anche la quantità di rifiuti, le emissioni, le sostanze pericolose per l’ambiente e di proteggere i dipendenti e la loro salute, con severi standard di sicurezza sul lavoro. L’impresa guarda a tutti i livelli di sostenibilità: dagli operai ai vertici, fino al prodotto e all’azienda nel suo complesso. A confermarlo le certificazioni come, ad esempio, Ecovadis e le prossime ISO 50001, 14001 e 45001. www.spica.eu


ECONOMIA

Aviometal

70 ANNI DI TRASFORMAZIONE DELL’ALLUMINIO Chiara Mazzetti

L’impresa con sede ad Arsago Seprio e Mornago distribuisce, in tutta Italia, semilavorati che, una volta trasformati, diventano macchinette del caffè, biciclette, motori nell’ambito aerospace, parti di automobili e sponde dei camion. Una realtà oggi guidata da Marco e Federico Monti, rispettivamente seconda e terza generazione dell’azienda di famiglia

A

ppena si varca la soglia degli stabilimenti della Aviometal in corso Sempione 15 ad Arsago Seprio, ci si imbatte in un vero e proprio pezzo d’aeroplano, uno di quelli che si muovono sull’ala dell’aereo seguendo le correnti d’aria ad alta quota. Fa un certo effetto, a pensarci bene. A fare da cornice a questo grande e lucente reperto è una lunga serie di modellini di aerei di ogni sorta, parte della collezione privata di Federico Monti, Amministratore Delegato dell’azienda, terza generazione dopo

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ECONOMIA

AVIOMETAL

il padre Marco e il nonno Giuseppe Alberto, il fondatore. “Avevo la passione, da bambino, di questi plastici in scala. Il mio sogno era studiare astronomia. Poi il cuore e la famiglia mi hanno indirizzato altrove”, racconta il più giovane dei Monti che, in un certo senso, non si è poi allontanato troppo dal sogno che custodiva nel cassetto da bimbo. La Aviometal, infatti, nel lontano 1952 nacque, per volontà del nonno di Federico, proprio per servire il comparto aeronautico, nello specifico la storica azienda Caproni. Sempre col naso all’insù, rivolto verso il cielo, insomma. Da quell’inizio sono passati la bellezza di 70 anni e l’impresa distributrice di semilavorati in lega di alluminio e materiali non ferrosi, specializzata in piccole lavorazioni di taglio a misura (cut to size), dal settore dell’aerospazio si è espansa in svariati comparti, tra cui le costruzioni meccaniche, il packaging, il settore automobilistico (servendo clienti come Brembo, Ferrari e Dallara), il navale, il ferroviario e l’industria elettronica. Macchine, biciclette, automotive, aerospace (anche ESA, l’Agenzia Spaziale Europea), ferroviario ed elettronica: questi solamente alcuni degli impieghi finali delle lavorazioni che nascono alla Aviometal, tra i due stabilimenti in provincia di Varese, ad Arsago Seprio e Mornago. “Dalle fabbricazioni più banali a quelle complesse, serviamo clienti provenienti da tutto lo Stivale e anche qualcuno in Svizzera”, spiega Marco Monti, Presidente del Cda dell’azienda varesina che per il 99% vende in Italia, impiega 54 dipendenti e ha chiuso lo scorso anno con un fatturato pari a 42 milioni di euro. “Siamo passati dall’avere appena 4 dipendenti a più di 50, partendo dall’affitto di parte dei magazzini della Caproni, dove siamo rimasti fino al 1977 per poi espanderci negli stabilimenti di Arsago Seprio ed avere oltre 12.000 metri quadri di magazzino e 15 macchine per 32

una produzione annuale che supera le 10.000 tonnellate di alluminio”, racconta ancora il Presidente di Aviometal, le cui foto da bambino, in calzoncini corti, al fianco del padre e di un aeroplano proprio in quegli stessi luoghi in cui tutto ebbe inizio, fanno capolino qua e là in azienda. Viene da chiedersi quale sia il segreto per tagliare il traguardo dei 70 anni di attività. Sempre che ce ne sia uno. “Il segreto è resistere – ammette Marco Monti –, essere resilienti difronte alle difficoltà per poi essere preparati nel momento della ripresa”. Detto fuori dai denti, serve “pedalare e darsi da fare, andare incontro al cliente e adeguarsi al mercato, sempre”. Anche arrivare alla terza generazione non è per nulla scontato, come testimoniano i numeri: solamente il 40% delle imprese, infatti, riesce a superare la seconda generazione alla guida della stessa azienda e la percentuale si abbassa progressivamente con quelle successive. “È già un risultato di tutto rispetto essere arrivati a questo punto – commenta Federico Monti –. Certo, quando ero un ragazzo, seguivo altri sogni, ma dopo la laurea e un’esperienza all’estero, mi si sono aperte le porte dell’azienda di famiglia e, devo confessare, che mi sono fatto prendere dalla passione, cercando di metterci più impegno possibile per portare avanti la società”. D’altra parte, sono affari di famiglia. “L’esempio più grande di coraggio, tempra e dedizione è di sicuro stata mia nonna – prosegue l’Ad di Aviometal –. Nel 1970, dopo la morte di mio nonno Giuseppe Alberto, decise di prendere in mano le redini dell’azienda e diventare Presidente. Pur non avendo tutte le competenze necessarie a guidare un’impresa, scelse di non venderla, mantenendo in famiglia la proprietà”. Decisione che, a posteriori, si può ben dire abbia dato i suoi frutti. La Aviometal però non è solo famiglia, ma anche legame con il territorio, che si esprime attraverso il supporto a realtà come l’impresa

sociale “I bambini delle Fate” che si occupa di ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico e la sponsorizzazione di numerose squadre sportive locali, come ad esempio le “Farfalle” della Pallavolo Femminile UYBA, le giovani della Pallamano Femminile di Cassano Magnano, la squadra di Skate di Cardano Inline ASD e il Motocross di SDM Corse. “Per noi significa investire nel futuro: è importante sostenere i giovani e mostrare vicinanza al territorio. Crediamo che la partecipazione alle attività sociali sia fondamentale”, precisa Marco Monti. Per quanto riguarda, poi, il capitale umano, per Aviometal “la squadra è molto importante, perché da soli non si va da nessuna parte. Le persone restano con noi tutta una vita lavorativa, ma abbiamo anche in corso un importante ricambio generazionale con nuove assunzioni giovani nel reparto di magazzinaggio”. E se si pensa che alcuni venditori dell’azienda, diventati esperti nel campo dell’alluminio, provenivano in origine dalla vendita di caramelle, lumini del cimitero, auto e assicurazioni, si può proprio dire che in Aviometal tutto sia possibile (o quasi).

Marco Monti: “Il segreto è resistere. Per arrivare a tagliare il traguardo dei 70 anni di attività bisogna essere resilienti difronte alle difficoltà per poi essere preparati nel momento della ripresa. Pedalare e darsi da fare, andare incontro al cliente e adeguarsi al mercato, sempre”


Tutela e più potere d’acquisto per Dipendenti, Collaboratori e per i loro famigliari ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­ ­

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AGENZIA DI SARONNO SAN GIUSEPPE


ECONOMIA

L’impresa

A PORTATA DI TERRITORIO

STORIE DI PEOPLE

Alessia Lazzarin

È la storia di un’azienda familiare. Prima, seconda e terza generazione hanno contribuito a fare di Fiamma una realtà di riferimento mondiale per il settore degli accessori di camper, caravan, furgonati e minivan. Il segreto del successo? Creare un ambiente di lavoro sereno, favorire un clima disteso e venire incontro alle necessità dei dipendenti. Ma anche investire risorse nella comunità di Cardano al Campo per dotare, per esempio, l’asilo nido comunale di nuovi spazi all’aperto

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rario flessibile e smart working per venire incontro alle esigenze di genitori con figli piccoli o per accudire familiari malati e anziani. Nuovi uffici e spazi più grandi in progettazione. Allestimento di ambienti relax all’aria aperta dove prendersi una pausa o un caffè. Sono alcune delle attività di welfare che vengono portate avanti dalla Fiamma Spa di Cardano al Campo. Impresa familiare, ben radicata sul territorio varesino e sul mercato mondiale da oltre 75 anni, che realizza tendalini, portabici e tutti gli accessori per camper, caravan, furgonati e minivan. Il benessere dei dipendenti è sempre stato uno dei valori che ha segnato la storia della Fiamma. Fin dalle origini, con i suoi fondatori, i coniugi Norma e Arnaldo Pozzi. “Siamo un’azienda molto attenta al personale – racconta Marco Raimondi,

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Direttore Generale dell’impresa –. “Nel 2017 è nato il Fondo Papparotto Negli anni abbiamo portato avanti Norma in onore della fondatrice che, diverse iniziative. Abbiamo attuato una in forma privata, ha sempre sostenuto riorganizzazione per processi delle iniziative solidaristiche sul territorio mansioni e delle attività”. Passando, per – racconta Raimondi –. Tutti gli anni esempio, da una struttura di devolviamo aiuti alla Croce tipo piramidale ad una Rossa di Gallarate e, struttura più snella. con il Comune, Stare bene appoggiamo nell’azienda in cui progetti da loro si lavora, costruire individuati”. Sono solidi legami state realizzate due personali oltre pergole per le aree che professionali: giardino dell’asilo è una prerogativa Nido comunale Marco Raimondi che non può Oreste e Piero Bossi mancare tra le mura e un laboratorio di della realtà varesina. informatica e ambiente Ma anche investire risorse di apprendimento per la per migliorare e incentivare la Scuola Primaria Ada Negri. comunità di Cardano al Campo, dove si In corso di realizzazione ci sono altri trova il quartier generale, è sempre stata progetti solidali: “Tre percorsi sensoriali una priorità per la famiglia Fiamma. nelle aree giardino della Scuola


dell’infanzia Bruno Munari. Un’oasi studiata per utilizzare i cinque sensi”. Grazie a questo legame con dipendenti, comunità e territorio, Fiamma è, oggi, una realtà mondiale, presente in tanti mercati: da Cardano al Campo alla Germania. Dagli USA al Giappone, passando per Cina e Sudafrica. Senza dimenticare Corea, Brasile, Turchia, Colombia, Argentina e Indonesia. Ma è doveroso ripercorrere le tappe fondamentali che hanno segnato il successo di questa realtà in continua crescita ed evoluzione. Quando Fiamma approda sul mercato nel 1945, con i coniugi Pozzi, si occupa della produzione di fornelli a gas in alluminio per il campeggio. Da qui il nome dato

all’azienda. Nel 1972 presenta in Europa i primi accessori per caravan e camper. “Il tendalino a cassonetto automatic Box è il nostro gioiellino – racconta Raimondi –. Carry-Bike è il marchio leader nel campo dei portabiciclette per camper, caravan, furgonati e minivan”. È grazie all’azione portata avanti dai figli dei coniugi Pozzi (seconda generazione, ndr) che l’attività familiare si trasforma in una realtà internazionale. Dal 2012 a guidare l’impresa è la terza generazione, rappresentata dai cugini Jhon-David e Charles. “Oggi ci concentriamo sulla qualità, abbinata a prezzi competitivi e servizi di postvendita. Le esigenze del mercato sono raccolte, discusse e valutate con

STORIE DI PEOPLE Con questo numero Varesefocus comincia un viaggio tra le aziende del territorio impegnate in azioni di welfare aziendale, conciliazione lavoro-famiglia, sviluppo demografico, supporto alla genitorialità, inclusione di genere. Un racconto coerente con gli obiettivi del Progetto “PEOPLE, l’impresa di crescere insieme” lanciato dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese per

contribuire all’attrattività del Varesotto con una serie di iniziative ad ampio spettro. Tutte accomunate da un unico filo conduttore: l’investimento e la valorizzazione delle persone in azienda. Per segnalare la storia della tua impresa scrivi a info@varesefocus.it. Per maggiori informazioni sul Progetto PEOPLE vai su www.univa.va.it, oppure scrivi a people@ univa.va.it.

brainstorming – racconta il Direttore Generale –. Tutte le attività delle risorse del progetto vengono schedulate con un programma di Project Management (Celoxis) per aumentarne l’efficienza e ottimizzare l’uso delle risorse ed il time to market”. Grandi innovazioni sono state introdotte anche nell’ambito delle tecnologie: “Gli ultimi impianti produttivi introdotti, nell’ottica di una evoluzione dell’azienda verso il concetto di smart factory, possono ormai essere pilotati da remoto, con feedback di produzione e controlli costanti e in tempo reale”. Con le tecnologie di additive manufacturing e gli impianti per la stampa 3D, per esempio, è possibile gestire anche piccoli lotti di produzione. E poi c’è l’aspetto di collaudo dei prodotti: “Sia in fase di sviluppo che prima di entrare in produzione e quindi avviare la commercializzazione, vengono sottoposti a test funzionali e qualitativi molto severi così da garantire la massima sicurezza e qualità per gli utenti finali”, spiega Raimondi. Per il Gruppo Fiamma, di cui fanno parte diverse aziende in Italia e nel mondo, che solo a Cardano al Campo conta oltre 150 dipendenti e arriva a 200 in totale, l’attenzione per la comunicazione verso gli stakeholder e la cura del proprio brand non può certo mancare. “Il nostro catalogo e la documentazione prodotti sono pubblicati regolarmente in 11 lingue che diventeranno 22 entro il prossimo anno – chiosa Raimondi – con oltre 1.500 voci presenti e 3.000 articoli di ricambio disponibili”.

Sono state realizzate due pergole per le aree giardino dell’asilo Nido comunale Oreste e Piero Bossi e un laboratorio di informatica e ambiente di apprendimento per la Scuola Primaria Ada Negri 35


ECONOMIA

LA SICUREZZA SUL LAVORO PASSA PER I

“Break formativi” Chiara Mazzetti

Sono nati in provincia di Varese dall’intuizione di un medico del lavoro e dalla lungimiranza di un’azienda che ha deciso di puntare su un metodo alternativo per formare i propri dipendenti: momenti di breve durata, ripetuti nel tempo, direttamente in stabilimento, sulle postazioni. L’esperimento (riuscito a tutti gli effetti) è stato inserito all’interno del Contratto Nazionale Metalmeccanico ed ora, anche grazie ad un accordo siglato dall’Unione Industriali varesina e i Sindacati, sta per essere esteso a tutti i settori merceologici del territorio

‘‘B

reak” perché dà il senso di qualcosa di breve e “Formativi” perché rientrano, per l’appunto, nelle attività di formazione messe in campo dalle aziende per i propri dipendenti. Questo il significato dell’espressione “Break Formativi”, una modalità innovativa di erogare la formazione aziendale in tema di sicurezza sul lavoro, che ha visto gli albori proprio in provincia di Varese. Ad avere l’intuizione, tra il 2005 e il 2006, è stato Antonio Gervasio,

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all’epoca medico del lavoro dell’Asl di Saronno, in seguito ad un incidente mortale verificatosi in un’azienda del territorio in cui la formazione in aula era largamente utilizzata. “Eppure, il non rispetto di una procedura ha portato ugualmente al peggiore dei risultati: da lì l’idea di cambiare le cose e spostare la formazione direttamente nei reparti – spiega Gervasio –. La formazione fa parte del lavoro e quindi va fatta dove si svolgono le lavorazioni, non davanti ad uno schermo”. Un vero cambiamento di paradigma che, tuttavia, necessitava di un caso pilota

per poter essere messo in pratica. Fu così che la rivoluzionaria idea di un medico del lavoro, nel frattempo andato in pensione, prese vita negli stabilimenti della Lu-Ve Group di Uboldo, impresa quotata sul mercato Euronext di Borsa Italiana e uno dei tre maggiori costruttori mondiali nel settore degli scambiatori di calore ad aria, il cui motto è: “Le aziende sono prima di tutto donne, uomini e idee”. “La cultura della sicurezza è uno dei punti cardine della nostra azienda. Non deriva dal semplice adempimento di norme, è un approccio mentale e culturale che deve avere chi è esposto in prima persona, ma anche chi ha il compito di coordinare. Da qui siamo partiti”, spiega Fabio Liberali, Chief Communications Officer di Lu-Ve. L’intuizione c’era, il luogo in cui attuarla anche, mancava solo la formulazione di uno schema, nuovo e più efficace. Da lì l’idea di trasformare i momenti formativi aziendali, che solitamente riguardavano 30-40 lavoratori, svariate tematiche e imponevano lunghe permanenze in aula, in qualcosa di snello e molto pratico, da ripetere con cadenza periodica, solitamente all’inizio o alla fine di un turno, per non fermare in toto la produzione. “Le persone non erano abituate a lezioni frontali, c’era un’evidente barriera tra chi insegnava e chi apprendeva, con una conseguente carenza di attenzione – continua Liberali –. Abbiamo perciò pensato di coinvolgere tutte le parti in causa, creando un circolo virtuoso. Ci siamo chiesti, quindi, dove fosse


meglio svolgere queste micro-attività formative. La risposta è stata ovvia: dove le persone lavorano, direttamente sulle macchine, in reparto”. Ed ecco l’innovazione: l’attività di formazione, della durata di 15-30 minuti massimo, viene gestita da un formatore (interno o esterno all’azienda) che si affianca all’Rsl (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) e all’Rspp (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) aziendali, coinvolge un gruppo omogeneo di lavoratori (5-10 persone) e riguarda un tema molto specifico. Risultato: alta partecipazione, abbattimento delle barriere inibitorie, diversi spunti di riflessione proposti direttamente dai lavoratori. “Il sistema ha funzionato molto bene. Negli anni il numero di incidenti e la gravità di essi si è abbassato notevolmente. La nostra soddisfazione più grande, però, è quella di aver creato qualcosa che fa bene a tutti”, chiosa Fabio Liberali. Sono diversi, infatti, i casi di aziende della provincia di Varese che, prendendo spunto dal sistema messo a punto da Lu-Ve, hanno deciso di portare i “Break Formativi” all’interno dei propri flussi di lavoro. Come, ad esempio, Carl Zeiss Vision Italia di Castiglione Olona, realtà attiva nel panorama dell’occhialeria mondiale da 175 anni. “Abbiamo iniziato con quest’attività in periodo pre-Covid, partendo da una riflessione: spesso la formazione erogata in aula è fatta di norme che poco hanno a che fare con quella che è la reale sicurezza sul luogo di lavoro”, racconta Roberto Baldan, Direttore Operations di Carl Zeiss

Vision Italia. E dato che i collaboratori faticavano a mettere in pratica quanto imparato “sui banchi di scuola”, una soluzione meno teorica, fatta di esercitazioni pratiche, è risultata vincente. “Si parte dalla veloce lettura di brevi istruzioni operative relative ad un preciso impianto e si approfitta del fatto di essere in loco per mettere in pratica le operazioni, anche e soprattutto quelle più pericolose – spiega Baldan –. È l’occasione per dare modo ai lavoratori di fare domande, verificare di aver compreso a fondo ogni singolo passaggio di quanto appena spiegato e, eventualmente, aprire una discussione”. Il cosiddetto “Training on the job” per l’impresa che, come Gruppo Zeiss, conta 200 sedi nel mondo e oltre 32mila dipendenti, si è rivelato un investimento funzionale, nonostante le iniziali difficoltà organizzative. “Il percorso che abbiamo intrapreso funziona bene, ma necessita di tempo per essere messo a punto nella maniera più corretta. Organizzare momenti formativi per gruppi di poche persone, anziché riunirle tutte in uno stesso momento, è più complesso, ma sicuramente dà molte più soddisfazioni. I ‘Break Formativi’ non sostituiscono l’attività di formazione classica, ma sono ad essa complementari”, precisa Baldan. Il modello Varese, dunque, funziona, tanto da essere entrato a far parte dell’ultimo Contratto Nazionale del comparto metalmeccanico, che ha fatto suo lo strumento dei “Break Formativi” grazie alla presenza di Univa al tavolo della contrattazione. Ora l’obiettivo

sia dell’Unione Industriali varesina sia dei Sindacati Cgil Varese, Cisl dei Laghi e Uil Varese è diffondere, a livello territoriale e in maniera trasversale a tutti i settori, questa formula che ha già dimostrato il suo valore in termini di risultati ed efficacia. A tal fine il Presidente di Univa, Roberto Grassi e i Segretari Provinciali dei Sindacati hanno siglato uno specifico accordo. “Vogliamo condividere con il Sindacato una strategia comune su un tema fondamentale. Miriamo a fare di Varese un laboratorio in grado di alzare ulteriormente la capacità di imprese e lavoratori di prevenire gli incidenti e promuovere la salute sui luoghi di lavoro”, spiega Grassi. “L’intesa sottoscritta con i Sindacati prevede un progetto diviso in 4 fasi – illustra Gabriele Zeppa, Responsabile dell’Area Sicurezza sul Lavoro dell’Unione Industriali –. Per prima cosa, Univa, Cgil, Cisl e Uil, attraverso l’Organismo Paritetico Provinciale di Varese, predisporranno il programma di un corso base pilota da fruire attraverso il modello dei ‘Break Formativi’. Poi Univa individuerà un panel di una decina di aziende tester nelle quali la società di servizi alle imprese, Univa Servizi, fornirà la formazione concordata attraverso esperti qualificati. In seguito, l’Organismo Paritetico Provinciale svolgerà un’attività di monitoraggio sui temi trattati e i risultati raggiunti, che verranno poi presentati insieme all’analisi strategica dell’efficacia del progetto”. Terminata la fase iniziale di tester, a Univa, Cgil, Cisl e Uil spetterà il compito delle valutazioni finali e la decisione di come muoversi per l’implementazione del modello dei “Break Formativi” su una platea più vasta di imprese del territorio. “L’importante intesa sottoscritta con Univa mira a invertire il trend negativo degli infortuni sul lavoro. I ‘Break Formativi’ dopo la sperimentazione potranno diventare un metodo diffuso, innovativo ed efficace”, chiosano infine i Segretari di Cgil Varese, Stefania Filetti, di Cisl dei Laghi, Marco Contessa e Uil Varese, Antonio Massafra. 37


FORMAZIONE

Premio

PRIMA DEGLI ESAMI Lisa Aramini Frei

Consapevolezza, merito e talento. Valori importanti celebrati in un pomeriggio speciale. L’ultimo giorno di scuola, in provincia di Varese, si è concluso, ancora una volta, con una cerimonia di premiazione dei migliori 61 studenti delle classi quarte e quinte degli istituti tecnici ed economici del territorio. Ragazze e ragazzi a cui sono andate le borse di studio assegnate dal Progetto “Generazione d’Industria”

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n palco. 350 ospiti. 61 studenti. Un progetto. Poche parole per descrivere la cerimonia di consegna delle borse di studio di “Generazione d’Industria”, l’iniziativa dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese che coinvolge 45 aziende partecipanti e che da più di 10 anni celebra il talento dei ragazzi e la diffusione della cultura d’impresa. Un momento di festa in un pomeriggio speciale di inizio estate, quello dell’ultimo giorno di scuola, che ha visto la celebrazione di una sessantina fra ragazzi e ragazze di quarta e quinta superiore provenienti dai 17 istituti tecnici industriali ed economici del Varesotto. Rappresentanti delle imprese coinvolte, parenti, amici ed insegnanti. Tutti insieme al Centro Congressi di Ville Ponti di Varese per festeggiare quei giovani che si sono impegnati duramente durante tutto

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l’anno scolastico, arrivando ad essere i migliori dei propri istituti. Un premio che è anche punto di partenza, non solo per quegli alunni che ora dovranno sostenere gli esami di maturità: “L’impegno – è il concetto che esprime ai giovani premiati il

I 61 ragazzi premiati

Presidente di Univa, Roberto Grassi – ripaga sempre ed è l’unico modo per affermarsi nella vita. Vi voglio solo dare un consiglio: investite sempre su voi stessi e sulla vostra conoscenza e formazione. Non accontentatevi mai di ciò che conoscete e mettetevi


sempre in discussione. Solo così riuscirete a crescere e a capire quali siano le vostre vere passioni e su di esse creare il vostro futuro”. Futuro che “Generazione d’Industria” costruisce mettendo insieme alunni, docenti, scuole e sistema delle imprese. Diverse sono, infatti, le attività promosse durante l’anno scolastico dal Progetto per avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro. Visite in azienda. Stage formativi di lunga durata. Simulazioni di colloqui di lavoro. Tante piccole e grandi iniziative che gli studenti possono aggiungere al proprio bagaglio culturale e di esperienza. A fianco, le giornate pensate per l’aggiornamento del corpo docente. “Con ‘Generazione d’Industria’, Univa e le imprese investono sui giovani e sulle scuole – ha spiegato Tiziano Barea, Presidente di BTSR International Spa e fondatore del Progetto –. Siamo arrivati all’undicesima edizione e in questi anni sono stati 564 gli studenti premiati, 550 gli stage avviati, 66 le imprese partecipanti e più di 10mila gli studenti coinvolti in attività online. I ragazzi sono il nostro futuro e quello del nostro territorio. Se non è passione questa...” La benzina con cui “Generazione

Roberto Grassi. Sotto, Alessandra Caraffini e Tiziano Barea

d’Industria” cerca di rifornire il sistema scolastico locale è fatta proprio di passione ed entusiasmo. Strette di mano. Foto di rito.

Saluti e via. I ragazzi escono dalla premiazione, sapendo che dopo la borsa di studio appena ricevuta parte l’inizio di un nuovo percorso.

GLI STUDENTI PREMIATI ISIS “I. Newton”, Varese: Luca Giudici, Emanuele Roma, Mattia Rondina, Filippo Vanoni ISIS “A. Ponti”, Gallarate: Nabil Achraf, Beatrice Cerutti, Carole Drakia, Thomas Maino, Luca Zanzi ISIS “C. Facchinetti”, Castellanza: Riccardo Mancuso, Simone Mantelli, Mattia Silverii, Giacomo Vezzoli ITIS “G. Riva”, Saronno: Andrea Castelnovo, Alessandro Leva, Giulio Oliva, Riccardo Paganini, Emanuele Rinaldi IPSIA “A. Parma”, Saronno: Riccardo Conte, Melissa De Simone, Alessandro Pizzolato, Ibtihel Sghaier

ISISS “L. Geymonat”, Tradate: Stefano Bernardotto, Giorgia Bettolo, Matteo Piffaretti, Gabriele Stoppa ISIS “J.M. Keynes”, Gazzada: Nicolò Coltro, Davide Fantinato, Nicolò Fedeli, Francesco Lodi, Alice Martignoni, Fabrizio Pigatto ISIS “Città di Luino - Carlo Volontè”, Luino: Michelle Bellini, Gabriel Lombardi, Lorenzo Mona, Riccardo Morandi, Simone Pezzini, Simone Pialorsi IIS “C.A. Dalla Chiesa”, Sesto Calende: Chiara Cattaneo, Aurora Costabile, Davide De Nitto, Francesco Pignata, Giuseppe Rando, Laura Roncari ITE “E. Tosi”, Busto Arsizio: Amelia Lucia

Lostumbo, Fabio Rizzotto ITE-LL “Gadda-Rosselli”, Gallarate: Ambra Lazic, Insa Rubab ITCS “G. Zappa”, Saronno: Ilaria Bardi, Caterina Chiara Lena Colombo, Riccardo Reina ISISS “Don L. Milani”, Tradate: Alice Cappellato, Tommaso Robbioni IIS “E. Montale”, Tradate: Marta Silvia Biffi, Beatrice Pagani ISIS “E. Stein”, Gavirate: Bilal Limi, Valentina Ravanelli ITET “F. Daverio - N. Casula - P.L. Nervi”, Varese: Giulia Terni, Rebecca Valassina ISIS “Valceresio”, Bisuschio: Andrea Valtulini, Dennis Vanzo


FORMAZIONE

GENERAZIONE D’INDUSTRIA

Se per alcuni è già scritto, per altri è ancora da decidere. L’importante è non arrendersi di fronte alle difficoltà o alle paure. Chiara Ondoli, Campionessa Olimpica di canottaggio, in un videomessaggio ai ragazzi dice: “Come voi, quando ero in quinta superiore, non sapevo bene quale sarebbe stato il mio futuro. Il mio obiettivo era continuare l’attività sportiva e quella accademica ad alto livello. Così, quando mi è stata data l’opportunità di ricevere una borsa di studio all’estero, non mi sono fatta scoraggiare dallo scoglio linguistico. Grazie ai valori che lo sport mi ha insegnato, ovvero la perseveranza e l’importanza del duro lavoro per raggiungere i propri sogni, ho imparato l’inglese, passato l’esame di ammissione e conseguito una laurea negli Stati Uniti. Tutto è possibile, bisogna saper cogliere le opportunità che ci vengono date”. Consapevolezza, impegno e talento. Valori cardine al centro della premiazione e della tavola rotonda condotta da Gloria Bevilacqua, Psicologa delle organizzazioni, che pone l’attenzione sull’importanza di credere in se stessi, come afferma Alessandra Caraffini, allo stesso tempo imprenditrice della Ilma Plastica Srl di Gavirate e sportiva: “Se puoi sognarlo, puoi farlo. Come bilanciare i vari impegni lavorativi e sportivi? Con tanta resilienza”. “Fare sport è esattamente come fare l’imprenditore – le fa eco Tiziano Barea –: grandi difficoltà, sacrifici e tanto impegno, ma poi quando i risultati arrivano, danno grande soddisfazione”. In altre parole, il cuore sempre oltre l’ostacolo: “Il segreto è fare ciò che più ci entusiasma, trasformare la propria passione in un lavoro significa essere sempre impegnati ma con il cuore più leggero”. I compagni di classe, come i futuri colleghi. Le gare non si vincono da soli. Ed è questa la prima lezione che le imprese vogliono dare ai ragazzi con la partecipazione a “Generazione d’Industria” e il sostegno del premio al loro merito. Un esempio per tutto 40

L’imprenditore Tiziano Barea: “Con ‘Generazione d’Industria’, Univa e le 45 imprese aderenti investono sui giovani e sulle scuole. Siamo arrivati all’undicesima edizione e in questi anni sono stati 564 gli studenti premiati, 550 gli stage avviati, 66 le imprese partecipanti e più di 10mila gli studenti coinvolti in attività online” il territorio, come sostiene Simone Longhini, Consigliere Provinciale di Varese: “Il concetto di ‘fare squadra’, sono certo, possa essere abbinato anche a questo progetto che unisce l’Unione Industriali varesina, l’Ufficio Scolastico Territoriale e la Provincia di Varese. Una sinergia importante che ha dato vita ad una progettualità altrettanto significativa”. Lo conferma Giuseppe Carcano, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale: “Storicamente il tessuto imprenditoriale della provincia di Varese è da sempre attento alle tematiche formative. ‘Generazione d’Industria’ dovrebbe essere diffusa a livello nazionale perché rappresenta un esempio di quanto la collaborazione tra il mondo della scuola e quello del lavoro sia necessaria e vincente”. Solo con il sostegno delle imprese, della scuola, del territorio e dei genitori i ragazzi possono vincere nella gara della vita e una vittoria per loro, è una vittoria per tutti. E da qui si ricomincia. “Generazione d’Industria” è pronto per un nuovo anno scolastico. A settembre si riparte.

Le imprese che aderiscono a Generazione d’Industria ACSA Steel Forgings Spa di Oggiona Santo Stefano; ADR Spa di Uboldo; Afros Spa di Caronno Pertusella; Alfredo Grassi Spa di Lonate Pozzolo; BTicino Spa di Varese; BTSR International Spa di Olgiate Olona; Cibitex Srl di Solbiate Olona; Comerio Ercole Spa di Busto Arsizio; Desmet Ballestra - Mazzoni LB Spa di Busto Arsizio; Elmec Informatica Spa di Brunello; Eolo Spa di Busto Arsizio; Eurojersey Spa di Caronno Pertusella; Fadis Spa di Solbiate Arno; Ficep Spa di Gazzada Schianno; Fimi Srl di Saronno; Fogliani Spa di Busto Arsizio; Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali; Goglio Spa di Daverio; Guttadauro Computers & Software Srl di Cassano Magnago; Lascor Spa di Sesto Calende; LATI Industria Termoplastici Spa di Vedano Olona; Lavorazioni Sistemi Lasi Srl di Gallarate; Lindt & Sprungli Spa di Induno Olona; Maglificio Alto Milanese Srl di Busto Arsizio; MPG Manifattura Plastica Spa di Gallarate; Novartis Farma Spa di Origgio; PolyWorld Systems Srl di Gornate Olona; PricewaterhouseCoopers Spa di Varese; Primetals Tecnologies Italy Srl di Marnate; Rettificatrici Ghiringhelli Spa di Luino; Riganti Spa di Solbiate Arno; Sanofi Spa di Origgio; SEA Spa di Ferno; Secondo Mona Spa di Somma Lombardo; Silvio Fossa Spa di Gallarate; Sofinter Spa di Gallarate; Spm Spa di Brissago Valtravaglia; Studio Ingegneria Noemi Milani di Gallarate; Swk Utensilerie Srl di Gemonio; Tecniconsult Spa di Busto Arsizio; Tenova Spa di Castellanza; Tigros Spa di Solbiate Arno; Vibram Spa di Albizzate; Whirlpool EMEA Spa di Cassinetta di Biandronno.


UNIVERSITÀ

L’IMPATTO DELLA LIUC

sul territorio Alessia Lazzarin

I consumi di studenti, professori e personale universitario. Le attività di ricerca che migliorano la produttività delle imprese. La maggiore attrattività del territorio grazie alla sola presenza dell’ateneo che traina, tra l’altro, il valore degli immobili dell’area. Gli stipendi dei laureati mediamente più alti rispetto a quelli delle facoltà concorrenti. La LIUC non produce solo conoscenza, ma anche vero e proprio valore economico per tutta la Lombardia. Misurato e certificato da uno studio scientifico: 123 milioni di euro

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n impatto economico di 123 milioni di euro. È il valore generato, su scala regionale, dalla LIUC – Università Cattaneo di Castellanza. A stabilirlo, l’analisi condotta dal team coordinato dal professor Massimiliano Serati, delegato del Rettore alla Terza Missione. L’obiettivo dello studio è quantificare gli effetti economici generati dall’attività dell’Università non solo sul territorio varesino, ma anche sul sistema Paese. I risultati restituiscono il quadro di un ateneo che contribuisce a sostenere le dinamiche di domanda e promuovere lo sviluppo economico del Varesotto in maniera superiore alle attese, soprattutto tenendo in considerazione le evidenti criticità del biennio pandemico. “L’analisi effettuata ha l’ambizioso obiettivo, ma perseguito con rigore

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scientifico, di stimare il valore economico generato dall’Università per il suo territorio di riferimento per l’anno 2021, dotando così LIUC di uno strumento operativo e comunicativo diventato ormai standard di eccellenza per i più prestigiosi atenei americani ed europei – spiega Serati, che ha condotto la ricerca insieme ai ricercatori Massimiliano Andrea Venegoni, Serati Fausto Pacicco, Niccolò Comerio e Alessandra Centinaio –. Dobbiamo dire che le evidenze emerse dall’analisi restituiscono il quadro di un ateneo che cresce ed evolve di pari passo con il suo territorio di riferimento,

incrementando costantemente il proprio contributo in termini di valore economico generato per la comunità”. Responsabilità sociale, rafforzamento del legame con gli stakeholder e investimento reputazionale sono le motivazioni che hanno portato la LIUC a svolgere lo studio. Ma come si misura l’impatto economico di un’Università? I ricercatori hanno analizzato le quattro macroaree di attività di LIUC: didattica, ricerca, struttura e terza missione. “Quando parliamo di valore generato dalle attività didattiche – racconta Venegoni – ci riferiamo ai volumi di


spesa innescati dai comportamenti di consumo di studenti, professori e personale universitario”. L’attività di ricerca scientifica, invece, “contribuisce a creare nuove conoscenze, nuove tecniche e nuovi approcci pratici e metodologici utili per aiutare il sistema produttivo ad evolvere e incrementare le proprie performance in termini di produttività e competitività”. Per quanto riguarda la dimensione della struttura, “abbiamo valutato come la presenza fisica dell’infrastruttura universitaria contribuisca a migliorare l’attrattività del territorio e a favorire lo sviluppo del mercato immobiliare e del tessuto commerciale – continua Venegoni –. Per la terza missione, ci siamo focalizzati sul valore economico generato dalle iniziative di ateneo in ambito di inclusione, di contrasto alle disuguaglianze, di sostenibilità e di trasferimento di competenze e tecnologie al territorio e alle sue imprese”. Ognuna di queste voci ha contributo a raggiungere i 123 milioni di euro totali di impatto economico. I valori pesano rispettivamente per 60,1 milioni di euro (didattica), 3,5 milioni di euro (ricerca), 50,3 milioni di euro (struttura) e 9,1 milioni di euro (terza missione). Nel dettaglio, area per area emergono una molteplicità di risultati interessanti. Per la didattica, nel 2021, sono stati 2.824 gli studenti iscritti e 837 i laureati. “Spiccano la costante crescita del bacino studentesco e il suo radicamento sul territorio lombardo, ma con una significativa presenza di studenti provenienti dal Sud – spiega Comerio –. Inoltre, il surplus retributivo registrato dai laureati LIUC rispetto ai colleghi degli atenei competitor testimonia la qualità dell’offerta formativa della LIUC”. Anche l’attività di ricerca scientifica ha raggiunto ottimi risultati: 15 assegni di ricerca, di cui 7 finanziati da fonti esterne, a cui si aggiungono gli investimenti in borse di dottorato e quasi 2 milioni di euro di fondi esterni raccolti per la ricerca

nel quinquennio 2017-2021. “Tutte iniziative indirizzate allo sviluppo della faculty, soprattutto nella sua componente giovane e che vanno ad alimentare un’attività che contribuisce a promuovere la reputazione, la visibilità e le prospettive di sviluppo dell’ateneo – racconta Centinaio –. Il maggior valore economico generato, pari a 3,5 milioni di euro, è principalmente per l’86,1% spiegato dal contributo che i risultati della ricerca scientifica innescano in termini di progresso tecnologico e maggior produttività per le imprese”. Per quanto riguarda il ruolo giocato dalla presenza dell’infrastruttura universitaria, spiega Pacicco, “l’insediamento di LIUC sul territorio di Castellanza ha reso quest’area più attrattiva sia per le imprese, soprattutto commerciali, sia da un punto di vista residenziale, contribuendo a creare un maggior valore economico complessivo, rispetto a comuni limitrofi e comparabili per caratteristiche”. E poi c’è la terza missione. Sono le attività di formazione manageriale, ricerca applicata e formazione master espresse dalla LIUC Business School (oltre 150 le iniziative realizzate nel 2021) a generare il maggior valore economico di questa area, “sotto forma

principalmente di miglioramento delle performance delle imprese, di diffusione di competenze e conoscenze specialistiche, di aumento della produttività del capitale umano”, sostiene Serati. L’analisi non si è limitata solamente a scattare un’istantanea dell’impatto economico di LIUC, evidenziando come negli anni l’ateneo abbia saputo aumentare il proprio contributo allo sviluppo del territorio incrementando l’efficienza della propria attività. Nel periodo 2015-2021, infatti, la crescita della capacità dell’Università di generare valore a livello regionale è stata più che proporzionale rispetto all’aumento del numero di iscritti. Se quest’ultimi, nel corso di questi anni, sono aumentati del 33,4%, l’impatto economico è cresciuto del 41,4%. Dati alla mano, il Rettore della LIUC, Federico Visconti, si ritiene soddisfatto: “Per costruire una grande Università bisogna lavorare insieme, fare squadra ed essere aperti al cambiamento. Abbiamo vissuto e affrontato tante sfide, specialmente in questi ultimi due anni. Altrettante sfide, però, ci attendono. A settembre aspetto gli studenti in presenza. Abbiamo bisogno che i giovani ritornino nelle nostre aule”. 43


INCHIESTA

Il PNRR

AVVICINA LA SANITÀ A CASA Paola Provenzano

ph. franco orsi

Telemedicina, Case della Comunità, Infermiere di famiglia: molti i cambiamenti previsti sul territorio in tema di sanità di prossimità. Ecco come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza modificherà, con nuove infrastrutture e tecnologie, il mondo dei servizi che riguarda cure mediche e salute dei cittadini. I progetti di Asst Sette Laghi

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INCHIESTA

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I PROGETTI DI ASST LAGHI

repariamoci a vivere sul nostro territorio un cambiamento nella mappa di servizi e accessi che riguardano cure mediche e salute dei cittadini. In parole molto semplici, dovremo imparare a frequentare nuovi luoghi per le esigenze di cura e assistenza nostre e dei nostri cari e, in alcuni casi, questi luoghi di cura e assistenza saranno le nostre stesse case. Se a dirlo sono le nuove normative, a rendere il tutto concreto sul campo sono le Asst: in capo a loro sta, infatti, la riorganizzazione della rete di assistenza sanitaria con l’obiettivo di avvicinare la sanità ai cittadini. Ma cosa significa tutto ciò? Lo vediamo con Asst Sette Laghi, cui spetta la fetta della cartina geografica del Varesotto che ha per base l’asse Sesto Calende – Tradate e per vertice il luinese. Qui la parola d’ordine per dare gambe alle nuove regole, è “community building” ovvero la costruzione di soluzioni a beneficio della comunità partendo dal coinvolgimento attivo e proattivo di tutti gli attori che ne fanno parte, siano essi cittadini, imprese, Comuni o enti del terzo settore. “Non stiamo proponendo di ‘supportare’ la nostra mission o di darci una mano o un coinvolgimento più stretto – spiega Ivan Mazzoleni, Direttore Socio Sanitario dell’A sst Sette Laghi –. Community building significa essere partner alla pari, ciascuno per le sue competenze, per un risultato che interessa il bene comune”.

Le nuove regole del gioco: sanità più vicina

Le nuove regole del gioco sono fissate dal Pnrr, dal Decreto Ministeriale 71 e dalla Legge di riforma Regionale 22 del 2021. Nella complessità degli articoli di legge è facile intuire che le nuove linee hanno almeno un minimo comun denominatore, dettato da quel che è accaduto durante la pandemia: il modello va rivisto, rafforzando prevenzione e assistenza sul territorio 46

in modo capillare e integrando servizi sanitari e sociali. Parole d’ordine? Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e una rete di assistenza con professionisti e prestazioni disponibili in modo capillare su tutto il territorio. Se questo è il diktat della missione 6 del Pnrr, per l’attuazione effettiva è arrivato il Decreto Ministeriale 71 e, in Lombardia, la Legge Regionale 22 del 2021 che ha declinato la riforma sanitaria in chiave lombarda, per l’appunto. È in questo testo che troviamo le espressioni da imparare a conoscere: Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali, ma scopriamo anche la figura dell’infermiere di famiglia, la definizione di nuovi Distretti e la separazione dei compiti tra Ats e Asst. Anche la “linea del tempo” è fissata: entro la fine del 2024 tutto dovrà essere a regime.

Dalle leggi al community building

Alla Asst Sette Laghi, la macchina organizzativa si è messa in moto e, ad aprile, è stata inaugurata la prima Casa di Comunità a Tradate e sulla mappa ne sono già disegnate altre otto che sorgeranno a Luino, Laveno, Gavirate, Arcisate, Azzate, Angera, Sesto Calende e quella di viale Monterosa a Varese. Le Case di Comunità sono destinate a diventare un punto di riferimento per i cittadini e sono progettate per tenere conto dei bisogni e delle caratteristiche del contesto in cui si trovano. “Niente modelli preconfezionati e nessuna standardizzazione – precisa Gianni Bonelli, Direttore Generale Asst Sette Laghi –. Le Case di Comunità non sono solo un luogo fisico, ma un nuovo modo di concepire la sanità, più vicino al cittadino e capace di integrare l’assistenza ospedaliera con quella sociosanitaria e sociale”. Sono questi i punti nevralgici in cui dovrà essere concretizzato il concetto di community building e che dovranno poter contare

sull’attivazione di relazioni ed alleanze basate sulla capacità di coprogettare e coprogrammare mettendo insieme pubblico, privato e terzo settore, ma anche singoli cittadini ciascuno con le sue capacità, competenze e interessi. In concreto, dentro una Casa di Comunità, si trovano il Punto Unico di Accesso (PUA), gli ambulatori specialistici che garantiscono la diagnostica di base, la continuità assistenziale e la prevenzione e l’area dell’integrazione sociosanitaria e sociale che vedrà la compresenza anche degli assistenti sociali dei Comuni. Figura chiave sarà quella dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC): una figura nuova, cui è affidato il compito di instaurare una relazione con il paziente che porti a una presa in carico globale della persona e del suo contesto. Accanto alle Case di Comunità saranno anche attivati due Ospedali di Comunità, uno presso l’Ospedale di Luino e uno a Cuasso Al Monte, dove l’attivazione avverrà dopo la fine dei lavori di ristrutturazione previsti: si tratta di strutture sanitarie di ricovero di cure intermedie, destinate a degenze brevi per pazienti che hanno bisogno di interventi sanitari a bassa intensità clinica e che avranno dunque la funzione di liberare posti letto ospedalieri destinati a situazioni più complicate. Se nel complesso queste sono le novità che riguardano mappa geografica e filosofia degli interventi, altro capitolo è quello che interessa gli investimenti che arriveranno sul territorio grazie al Pnrr e non solo. Si parla di 70milioni di euro stanziati dal 2019 ad oggi e di 40 cantieri previsti: il più ingente intervento sarà senza dubbio quello che riguarda l’Ospedale di Cuasso al Monte, dove nascerà l’Istituto clinico e di ricerca per le malattie polmonari e di pneumologia riabilitativa, seguito dai lavori di ristrutturazione del Padiglione Centrale dell’Ospedale di Circolo e dal completamento dell’Ospedale Del Ponte di Varese.


INCHIESTA

La realtà aumentata

ENTRA IN SALA OPERATORIA Paola Provenzano

Robot per la chirurgia audiovestibologica, intelligenza artificiale nel reparto di radiologia, meccatronica a supporto degli interventi: i nuovi progetti della Asst Sette Laghi varesina puntano allo sfruttamento (positivo) delle potenzialità messe a disposizione dai più recenti ritrovati tecnologici. Con concreti benefici sia per i medici sia per i pazienti

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ntelligenza artificiale, ma anche robot e realtà aumentata da impiegare come ausili per la chirurgia: quelle che, alcuni anni fa, erano le nuove frontiere della medicina oggi rappresentano sempre più il presente negli ospedali. Si tratta di un presente in continua evoluzione e così le parole d’ordine per le aziende ospedaliere sono ricerca e innovazione tecnologica. Ne sanno qualcosa all’A sst Sette Laghi dove, attualmente, sono tre i progetti che mirano a far entrare ancora più tecnologia all’interno di sale operatorie e nella diagnostica per immagini. Sfruttando ausili meccanici, potenzialità della meccatronica, software in grado

di processare una ingente mole di dati e ausili per la realtà aumentata, è possibile abbassare la soglia di errore, intervenire rapidamente e con maggiore precisione e garantire dunque cure sempre migliori. Obiettivi che possono essere raggiunti con ingenti investimenti per i quali l’azienda ospedaliera fa affidamento anche sulla generosità di cittadini e imprese del territorio.

Un robot per la chirurgia audiovestibologica

Può essere definita una “rivoluzione” quella in corso nel reparto di audiovestibologia varesina, già un’eccellenza non solo a livello nazionale e che, con l’introduzione di 47


ROBOT IN CHIRURGIA

un robot in sala operatoria, potrebbe raggiungere un ulteriore primato e rendere così l’ospedale di Varese il primo in Italia ad utilizzare un robot per impianti cocleari, in particolare per i bambini. Un traguardo che, per essere raggiunto, necessità di un investimento di 350mila euro. Ma cosa implica la presenza di un robot in sala operatoria? Gli ausili meccanici o di meccatronica intervengono durante gli interventi per supportare il chirurgo nella movimentazione di ferri e device di ogni genere, sfruttando i vantaggi derivanti dalla precisione dei movimenti degli attuatori meccanici che evitano i tremori muscolari umani. Nel caso dell’audiovestibologia ciò si traduce nella possibilità di introdurre nell’orecchio elementi quali motori con le frese o fibre laser che servono nelle diverse fasi dell’intervento con grande precisione di movimento, sia nella fase di introduzione che in quella di estrazione. Importante anche l’assenza di moti laterali inattesi dovuti, per esempio, ad elementi esterni tipici del movimento umano che di per sé è molto meno stabile rispetto all’elemento meccanico.

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dove l’intelligenza artificiale può diventare un prezioso ausilio alla refertazione. L’utilizzo di un pacchetto software permette di essere in grado di identificare alcuni elementi particolari all’interno delle immagini con una accuratezza elevata e con dei tempi di valutazione decisamente inferiori rispetto a quelli del medico radiologo. In questo caso il progetto prevede l’introduzione di alcuni pacchetti dedicati a specifiche funzioni, ad esempio per la valutazione del polmone o per l’ambito delle indagini mammografiche. Ciascun pacchetto ha costi che variano dai 15 ai 20mila euro. Questi programmi lavorano grazie all’implementazione di un sempre maggior numero di dati e casi per poter avere una buona base statistica. Come per tutti i software di intelligenza artificiale, più dati si hanno a disposizione e più è possibile educare ed alimentare il sistema permettendogli di elaborare una mole impressionate di informazioni a una velocità che solo un sistema di questo tipo può avere. Il vantaggio? “L’intelligenza artificiale – spiega il dottor Leonardo Callegari, Direttore della Radiologia Senologica – osserva dettagli che possono sfuggire all’occhio

Tutto ciò consente di migliorare la precisione dell’atto chirurgico che, in questo caso in particolare, si concentra in un distretto molto piccolo con vicine delle strutture che non devono essere lese durante l’intervento. Il vantaggio per medico e paziente? “L’attuale chirurgia, in particolare quella cosiddetta dell’orecchio bionico ovvero che riguarda l’impianto cocleare – spiega la dottoressa Eliana Cristofari – richiede molta delicatezza e la robotica ci consente di preservare le strutture più delicate, in particolare della coclea. Questo è ancora più necessario quando parliamo di bambini molto piccoli. Il vantaggio per i chirurghi è quello di poter affidare ad una macchina molto precisa, sempre sotto il controllo umano ovviamente, delle manovre estremamente delicate che in questo modo non dipendono dalla fermezza e dalla stabilità della mano del chirurgo che sta operando”.

Intelligenza artificiale in radiologia

Altro particolare contesto, che da sempre si basa sull’uso di tecnologie sofisticate, è quello della radiologia

ph. franco orsi

INCHIESTA


Realtà aumentate in sala operatoria

ph. franco orsi

Il terzo progetto, molto all’avanguardia, è quello relativo alla realtà aumentata applicata in sala operatoria. Si tratta di una grande sfida per la chirurgia che desta molto interesse e grandi aspettative. “La realtà aumentata è il futuro della chirurgia – conferma il dottor Eugenio Cocozza, Direttore della Chirurgia Generale di Varese –, ma anche del percorso diagnostico che precede l’intervento. In tutte le chirurgie, con l’utilizzo di questa tecnologia già durante la preparazione dell’intervento si aumenta la precisione a beneficio del paziente”. I sistemi di realtà aumentata si basano

essenzialmente su due elementi: una parte software, che è quella che consente di elaborare informazioni cliniche relative ai pazienti e i visori che consentono di portare, appunto, in sala operatoria la realtà aumentata. Grazie all’utilizzo di specifici software, si ottengono prima di tutto rielaborazioni in 3D di Tac, risonanze o di altre sorgenti video che sono state acquisite durante l’attività diagnostica che normalmente viene effettuata nel percorso preoperatorio del paziente: modelli tridimensionali, visualizzazioni con rendering e colorazioni permettono di individuare strutture e particolarità della morfologia e della anatomia dei pazienti. Queste elaborazioni sono poi rese disponibili sui sistemi di proiezione in dotazione ai chirurghi nella fase preoperatoria e intraoperatoria. Tali mezzi di proiezione non sono altro che degli occhiali molto evoluti che consentono di proiettare l’immagine tridimensionale sul campo visivo del chirurgo facendoglieli visualizzare sulle lenti degli occhiali. Sono sistemi che garantiscono connettività, collegati con una rete wireless o cellulare al sistema generale e

vanno a far visualizzare le immagini prodotte a monte in modo che la visione risulti coerente con il campo visivo del chirurgo. In questo caso l’investimento previsto è di circa 30mila euro per i software che vanno personalizzati a seconda delle necessità e di 5mila euro per ciascun occhiale.

Eugenio Cocozza, Direttore della Chirurgia Generale di Varese: “La realtà aumentata è il futuro della chirurgia, ma anche del percorso diagnostico che precede l’intervento. In tutte le chirurgie, con l’utilizzo di questa tecnologia già durante la preparazione dell’intervento si aumenta la precisione a beneficio del paziente”

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ph. franco orsi

umano o che non sono visibili al primo impatto. Inoltre, facendo rifererimento ad un ampio database, può segnalare immagini sospette o anomale, che vanno poi ovviamente interpretate dal medico radiologo con la sua esperienza clinica. In ambito mammografico e di screening mammografico oggi le indagini sono sempre lette da due radiologi ‘in doppio cieco’, con l’intelligenza artificiale avremmo a disposizione un terzo lettore”.


LE SOLUZIONI INNOLVA

A supporto delle piccole medie imprese Le PMI hanno dovuto affrontare, in questi ultimi due anni, non poche difficoltà. Inizialmente a causa della pandemia da Covid-19 e successivamente, quando sembrava che la ripresa fosse alle porte, per l’avvio del conflitto russo-ucraino tuttora in corso.

ATTACCHI CYBER PER TIPOLOGIA DI TARGET 2020-2021

A livello Mondo il conflitto è stato affrontato con un isolamento sempre maggiore della Russia attraverso l’adozione di vari blocchi di sanzioni restrittive, causando una ripercussione sul nostro paese, sia a livello di import che export. Lo scenario internazionale delineato vede un incremento generalizzato del rischio in ambito supply chain, cybersecurity e credito. Il rischio della supply chain. Le nostre imprese hanno da subito cercato soluzioni per evitare la disruption della propria supply chain, a rischio per assenza di materie prime non più provenienti dalla Russia (es. metalli, mais, grano). Per non parlare del gas naturale e del petrolio greggio che hanno alzato il prezzo di trasporti ed energia. L’Italia ha dovuto cercare nuove relazioni all’estero sia per quanto riguarda gli approvvigionamenti che gli sbocchi commerciali. Grazie alle Informazioni Commerciali Estero di Innolva è possibile selezionare nuovi partner affidabili grazie al sistema di valutazione del rischio, che integra i dati ufficiali con approfondimenti mirati raccolti dai corrispondenti presenti in ogni paese. Il rischio di attacchi cyber Il conflitto russo-ucraino ha innalzato il livello delle minacce cyber alla business continuity sia delle imprese sia all’operatività delle strutture pubbliche che di aziende italiane con un crescente ricorso ad azioni malevole volte a ostacolarne e spesso comprometterne la corretta attività.

Fonte: Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza (Dis)

Innolva offre specifiche soluzioni di prevenzione, contrasto e monitoraggio delle cyber minacce. Il rischio di credito Nell’attuale contesto economico di grande instabilità e dalle prospettive molto incerte, è fondamentale per ogni tipo di impresa tutelare il proprio portafoglio clienti dal rischio di credito. La valutazione preventiva dell’effettiva solvibilità di ogni cliente va accompagnata da sistemi di controllo dinamico e continuativo del rischio di insolvenza per presidiare efficacemente la prima fonte di liquidità aziendale: l’incasso tempestivo dei crediti commerciali. Le Soluzioni a tutela delle nostre imprese. Innolva mette a disposizione delle imprese una piattaforma per la verifica di ogni cliente o fornitore con la misurazione della solidità patrimoniale, del rischio di insolvenza e dell’indicazione del livello di esposizione massima consigliata, una pluralità di servizi integrati, dai report di business information al monitoraggio delle variazioni aziendali, alle valutazioni della recuperabilità dei crediti.

Innolva opera da oltre 30 anni nella gestione e recupero del credito, fornitura dati ufficiali e immobiliari, sviluppo del business. Lo specifico know-how nei servizi di Credit Information & Management, consente un approccio consulenziale verso i clienti per aiutarli a compiere le scelte migliori, più efficaci e strategiche.

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RUBRICHE SU

LUOGHI E BELLEZZA TERRITORIO

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GITA A...

Autismo, la rete solidale di Gallarate

Piccole ali sul lago Un tuffo nella provincia dei ARTE sette laghi Quel cenacolo di accoglienza


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Autismo,

LA RETE SOLIDALE DI GALLARATE Chiara Mazzetti

L’associazione gallaratese Officina025, da 10 anni esatti, si fa carico di aiutare i genitori di ragazzi affetti da Disturbi dello Spettro Autistico, mettendo in campo una serie di iniziative rivolte non solo ai giovani, ma anche a madri e padri. Con l’obiettivo di creare sul territorio una comunità inclusiva, fatta di volontari, enti locali, scuole e soprattutto imprese. Le prime ad essersi messe in gioco con il sostegno a questa realtà del territorio

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paesamento, paura, sofferenza: queste le emozioni e le sensazioni che una diagnosi di Disturbi dello Spettro Autistico (Dsa) porta con sé. Diagnosi che, senza preavviso, getta genitori e familiari in uno stato di disorientamento più totale, che col tempo si trasforma, inevitabilmente, in un senso di isolamento sempre più persistente. E se vi dicessimo che a Gallarate, un gruppo di genitori altrettanto spaesati e intimoriti, ha unito le forze per evitare che altri si sentissero nello stesso modo? È con questo spirito che, esattamente 10 anni fa, è nata “Officina 025, Amici della Neuropsichiatria Infantile di Gallarate”, un’associazione che si pone lo scopo di realizzare progetti di intervento a sostegno e tutela della crescita e dello sviluppo di bambini, adolescenti e giovani del territorio, di età compresa tra gli 0 e i 25 anni, con fragilità relazionale, cognitiva, neuropsichica e psicologica. “Il tutto è nato dall’esigenza manifestata da un gruppo di genitori che non trovavano sul territorio i servizi e le risposte alle loro molte domande”, ci spiega Stefano Colombo, Presidente di Officina025 e genitore di un ragazzo autistico. Oltre al reparto di neuropsichiatria dell’ospedale di Gallarate, c’è qualcun altro che può fare qualcosa? Esistono delle agevolazioni? E delle terapie di

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supporto? Come aiutare un ragazzo autistico a gestire un lutto? E il tema della sessualità? Queste alcune delle perplessità che madri e padri si trovavano ad affrontare quotidianamente e che, purtroppo, rimanevano molto spesso irrisolte. Da un’idea iniziale si è, così, concretizzata la possibilità di avere uno spazio dedicato all’associazione, concesso dal Comune di Gallarate ma da ristrutturare: “Una coppia di amici che doveva sposarsi ha raccolto fondi per la ristrutturazione dei locali comunali e così abbiamo mosso i primi passi come Officina 025”, racconta Colombo. Come a sottolineare che dal bene nasce sempre e comunque altro bene. E così, iniziando con il dopo-scuola e alcuni progetti di motricità, l’associazione gallaratese, che al momento segue circa 25 tra bambini e ragazzi, si è specializzata in svariate attività, a partire dall’auto mutuo aiuto, dedicato proprio ai genitori. “Vivere i disturbi dello spettro autistico tra complessità e possibilità: questo il tema al centro degli incontri dell’auto mutuo aiuto, che hanno come scopo principale quello di offrire un confronto su problematiche concrete e comuni – racconta di nuovo Stefano Colombo –. Le famiglie, attraverso la loro esperienza diretta, creano così uno spazio di scambio, di comprensione e di possibili vie di trasformazione dei problemi, con l’aiuto dei volontari e degli esperti di Officina025”. Tra le attività dedicate ai ragazzi, invece, c’è il Laboratorio Compitiamo, rivolto nello specifico a bambini delle scuole elementari e delle medie con difficoltà scolastiche. Così come il Laboratorio di potenziamento lettura e scrittura e quello di strumenti compensativi, il cui scopo è favorire la conoscenza e l’utilizzo di software utili a compensare le difficoltà di bambini e ragazzi con Dsa, valorizzando le loro abilità e il loro

Il sostegno delle imprese: “C’è chi sceglie di diventare volontario, chi fa da cassa di risonanza, chi pensa di organizzare pullman per portare in giro i ragazzi e chi, li assume. Ecco, è questo tipo di relazione che aiuta a tenere in piedi una struttura come la nostra”


potenziale. Per sviluppare, invece, la dimensione di gruppo è nato il Progetto Amicizia: un’occasione per organizzare e condividere momenti di benessere e di gioco, coinvolgendo bambine, bambini, ragazze e ragazzi in attività ludiche, sia che si tratti di giochi di carte, del bowling oppure semplicemente di fare musica insieme. “Non è facile gestire questo disturbo, perché può presentarsi sotto diverse forme, molteplici e difficili da conciliare. Per questo motivo parlare con i genitori per esaltare i punti di forza di ciascun ragazzo è il primo passo per costruire una relazione duratura e un’esperienza di qualità. Dopo un’attenta valutazione iniziale, organizziamo incontri singoli con ciascuno: l’obiettivo è mettere insieme persone con le stesse capacità, capendo le loro esperienze e il loro percorso pregresso”, spiega il Presidente di Officina025 che, da genitore coinvolto in prima persona, dall’associazione si aspetta risposte pratiche alle esigenze dei giovani e un aiuto nella conquista della loro autonomia. “Il genitore di un bambino affetto da Disturbi dello Spettro

Autistico avrà sempre un occhio di riguardo, starà davanti al figlio per evitare che inciampi. Al contrario, un educatore starà al suo fianco o addirittura un passo indietro, per aiutarlo a crescere autonomamente”. Purtroppo, però, la pandemia da Covid-19 ha prodotto effetti negativi anche nella comunità gallaratese in cui Officina025 opera, soprattutto nei più fragili. “Far ripartire Officina significa far ripartire la collettività e questo sarà possibile solo lavorando assieme, per costruire un futuro migliore per tutti. Puntiamo a costruire un legame con il territorio, tra realtà di volontariato, enti locali, scuole, imprese: una vera operazione di sostenibilità dove al centro c’è l’esigenza di affrontare un tema delicato. Anche se non ho un figlio autistico, il problema è anche mio: è questa la reazione che vogliamo creare nella comunità”, commenta Colombo. Grande l’interesse riscontrato da parte delle aziende del Varesotto, non solo a fornire sostegno economico, ma ad essere presenti in molti modi: “C’è chi sceglie di diventare volontario, chi fa da cassa di risonanza, chi pensa di organizzare pullman per portare in giro i ragazzi e chi, addirittura, li assume. Ecco, è questo tipo di relazione che aiuta a tenere in piedi una struttura come la nostra”, chiosa il Presidente di Officina025.

www.officina025.it 53


TERRITORIO

sul lago Alberto

Una volta all’anno, sulle sponde del Lago di Varese va in scena l’Idromeeting Internazionale, una delle manifestazioni più importanti di idromodellismo a livello europeo. A raccontare la nascita di questa kermesse è Carlo Martegani, pluricampione italiano e vincitore di 6 delle 16 edizioni della coppa Schneider in miniatura

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on tutti sanno che il Lago di Varese, una volta all’anno, diventa teatro di una delle manifestazioni internazionali più importanti di idromodellismo: l’Idromeeting Internazionale. Tutto è cominciato negli anni ‘60, quando Ettore Bizzozero, l’allora Presidente dell’A ssociazione Varesina Aeromodellisti, organizzò la sua prima edizione, chiamandola “Piccole ali sul lago”; vi volavano idrovolanti a volo circolare vincolato. Dopo alcune edizioni e un lungo periodo di pausa, durato fino al 1979, ecco nascere il Trofeo Schneider in miniatura. La competizione aveva luogo alla Schiranna, dove tra l’altro erano avvenuti anche i collaudi dei velivoli che avevano partecipato alla vera coppa Schneider: gli idrocorsa Macchi. In poco tempo questa manifestazione divenne uno degli appuntamenti internazionali più importanti per gli amanti dell’idromodellismo, richiamando un pubblico di appassionati da tutta Europa. La gara consisteva in un punteggio a terra, dato dalla fedeltà di scala del modellino, dall’accuratezza della esecuzione, dalla ricchezza dei particolari e dalla complessità delle motorizzazioni. A questa valutazione statica, ne seguiva una per il volo, dove veniva valutato il decollo, l’ammaraggio, il realismo, il flottaggio e le virate alle boe, che

delimitavano un percorso triangolare di circa un chilometro, da ripetersi cinque volte, davanti a tre giudici. L’Inghilterra prima e la Francia poi, presero spunto da questo regolamento per creare a loro volta simili manifestazioni sul mare e sui laghi. L’eco di queste competizioni arrivò a varcare le soglie dell’oceano e presero così il via anche in America kermesse di questo tipo. Nel 1992, per mancanza di concorrenti la

Modello Cant Z501. Sopra, Cant Z506 ph. Nicola Calò

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IDROMEETING

Carlo Martegani ph. Alberto Bortoluzzi

coppa Schneider dopo 16 edizioni chiuse i battenti. Negli anni 2000 con il nome di Idromeeting Internazionale, nacque una nuova manifestazione, questa volta non più con intenti agonistici, ma pensata più come un’occasione di incontro per appassionati costruttori di repliche di velivoli storici. Il punto di riferimento di questa manifestazione è il Vicepresidente del Gruppo Aeromodellistico Valceresio, Carlo Martegani, pluricampione italiano e vincitore di ben 6 delle 16 edizioni della coppa Schneider in miniatura. Com’è nata questa sua passione e come è cambiato il mondo dell’aeromodellismo dai primordi ad oggi? Facevo la terza media e avevo un cugino che abitava a Desio. Costruiva e produceva micromotori ed è stato uno dei pionieri del modellismo italiano; è lui che mi ha trasmesso questo bacillo. Il primo modello che ho costruito era a matassa elastica, realizzato in tranciato di pioppo, la balsa era di difficile reperimento. Come colla usavo un materiale cellulosico ricavato dai rullini scaduti, che mi regalava un fotografo e che scioglievo nell’acetone trasformandoli in collante. Le gare di allora erano a volo libero: con modelli a matassa elastica, con motore a scoppio o con veleggiatori. Questi ultimi venivano trainati con un cavo di 50 metri e si controllava il tempo in cui restavano in volo dopo lo sgancio. Il radiocomando quando ha fatto la sua comparsa? Negli anni ‘50, poi si è diffuso in tutto il mondo e oggi è in continua evoluzione digitale, con sofisticata telemetria e affidabilità. Anche la stampante 3D viene utilizzata unitamente ai materiali compositi. 56

Dove facevate volare gli aerei? Allora sugli aeroporti non esistevano problemi. Ora i campi per il volo libero sono pochissimi, uno in Toscana e uno nel Veneto. Quando ha smesso l’attività agonistica di volo liberistica? Ho smesso negli anni ‘90, quando è iniziata la mia carriera di giudice nazionale di riproduzioni volanti, ma la passione per la costruzione dei modelli è sempre presente. Oggi realizzo unicamente idrovolanti radioguidati di grosse dimensioni; vederli volare è uno spettacolo di realismo. Repliche in grande scala sono custodite nel mio hangar privato in attesa di decollare dalla pista liquida di Biandronno. Fra tutti troneggia un trimotore da 4,3 m riproduzione del Cant. z 506 Airone, definito il miglior idrovolante che abbia solcato i cieli del Mediterraneo fino agli anni ‘50. L’acqua conferisce al volo una bellezza unica e una quarta dimensione, oltre a una visione a 360 gradi, senza ostacoli di nessun tipo. L’Idromeeting si è sempre svolto nella medesima località? No, le sedi sono state diverse: dopo la Schiranna


ci siamo spostati a Gavirate e poi sul lungo lago di Biandronno, dove si trova il trampolino. La manifestazione si svolge ormai da parecchi anni alla fine di agosto. Quanti idromodelli partecipano all’Idromeeting e di che nazionalità sono i costruttori? Purtroppo per il tempo di volo a disposizione, abbiamo dovuto mettere un numero chiuso di 30 partecipanti per permettere a tutti di andare in volo 2 o 3 volte. In quanto alla nazionalità degli stranieri sono per lo più tedeschi, svizzeri, austriaci e francesi. Come nasce la costruzione di un idromodello? La prima cosa da fare è studiare il prototipo in ogni suo dettaglio, anche da un punto di vista storico, andando alla ricerca della maggiore documentazione possibile. La fase più delicata è il reperimento di trittici attendibili che molto spesso hanno leggere differenze tra loro. In questo caso bisogna integrarli con documentazione fotografica, per poter correggere tutte le linee e le forme e quando tutto coincide, si può partire con lo sviluppo in scala, che io faccio a matita per facilità di correzioni. Man mano che il lavoro procede, ci si rende conto di quanto lunghe siano le rifiniture, di quanto i particolari non bastino mai. Anche i più piccoli elementi vanno curati nei minimi dettagli. Finita la costruzione, bisogna accertarsi che oltre alla bellezza estetica e all’adeguato coefficiente di robustezza, il velivolo voli realisticamente. Particolare cura va posta nella realizzazione dei galleggianti per facilitare l’uscita dall’acqua e quindi oltre ai problemi aerodinamici vanno affrontati quelli idrodinamici. Capita, ad esempio, di rendersi conto durante il collaudo, che il motore utilizzato sia sottopotenziato. Si deve quindi installarne uno più potente. Con la radio si possono fare le stesse manovre che farebbe un pilota a bordo.

Anche le caratteristiche della superficie del lago hanno la loro importanza? Sotto questo aspetto il nostro Lago di Varese è ottimale, generalmente tranquillo e quindi perfetto per questo scopo ed è molto invidiato dagli stranieri. Purtroppo, con il Covid abbiamo avuto uno stop forzato di due anni. Speriamo che con il prossimo anno si possa riprendere a pieno regime: abbiamo già ricevuto numerose telefonate da parte degli appassionati idrovolantisti.

Tutto è cominciato negli anni ‘60, quando Ettore Bizzozero, l’allora Presidente dell’Associazione Varesina Aeromodellisti, organizzò la sua prima edizione, chiamandola “Piccole ali sul lago”; vi volavano idrovolanti a volo circolare vincolato. Dopo alcune edizioni e un lungo periodo di pausa, durato fino al 1979, ecco nascere il Trofeo Schneider in miniatura Savoia S22 ph. Nicola Calò

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GITA A...

dei sette laghi

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Vivere l’acqua


Acque pulite ­ Cenare sull’acqua ­ Fare il bagno sul Lago di Varese

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GITA A...

I SETTE LAGHI

Oasi da proteggere ­ 6 spiagge da provare quest’estate sulle rive del Lago Maggiore ¡


GITA A...

Gita a sei zampe Alessandra Favaro

Per una piacevole passeggiata o per un vero e proprio bagno rinfrescante, i laghi varesini sono la meta perfetta da vivere con i nostri cani. Ma non solo: moltissimi anche i musei e i siti culturali del Varesotto dog friendly. Ecco alcuni consigli utili per godersi al meglio un’esperienza al fianco del miglior amico dell’uomo

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inalmente si parte per le vacanze. E la provincia di Varese è una destinazione perfetta per chi viaggia accompagnato dal proprio amico peloso. Clima mai troppo caldo, tanto verde nei dintorni, sentieri tutti da percorrere a sei zampe e diverse spiagge dog friendly dove, tra ombrelloni e tintarella, anche Fido si può divertire con uno spazio pensato a misura per le sue esigenze. Qui non mancano diverse Bau Beach, ovvero spiagge in cui l’accesso ai cani è consentito e dove, in alcuni casi, sono pensati anche servizi ad hoc per loro. La provincia d’altronde è molto sensibile al tema, tanto che il consorzio turistico Varese Convention & Visitors Bureau, ha dedicato un portale ad hoc per le vacanze dog friendly, con tante informazioni utili per chi viaggia con animali al seguito.

Spiagge dog friendly in provincia di Varese

Ecco alcune delle più belle spiagge dog friendly in provincia di Varese dove passare ore di relax in compagnia dei nostri cuccioli, come segnala il Varese Convention Visitors Bureau. A Travedona Monate troviamo, in via Mascagni, la Dogs Beach sullo splendido e tranquillo Lago di Monate, una spiaggia tutta dedicata ai cani. A Cadrezzate, il Larice Club ammette i cani e dedica a loro un’area apposita per fare il bagno. Spostandoci più a nord, a Maccagno, sul Lago Maggiore, tutte le spiagge balneabili sono accessibili agli ospiti a quattro zampe. Stesso libero accesso anche a Brezzo di Bedero, che offre ben 3 spiagge balneabili. A Luino, come indica www.vareseturismo.it: “Potrete trascorrere momenti rilassanti per le vie del Paese e divertirvi nelle spiagge e sul lungo lago insieme ai vostri amici a quattro zampe”. Cani ammessi sul lungolago e nelle spiagge anche a Porto Valtravaglia, paese di lago circondato dal verde delle vicine montagne della Valtravaglia. Destinazione perfetta anche per gli amanti delle passeggiate, immergendosi nei sentieri che partono nei dintorni o dalla frazione Ligurno. Anche a Lisanza di Sesto Calende sono ammessi i cani sul lungolago, mentre nella spiaggia a pagamento devono essere tenuti al guinzaglio. Via libera anche ad Ispra per lungolago e spiagge non attrezzate. Atmosfera selvaggia, invece, a Brebbia dove alla Bozza, una piccola spiaggia immersa 62

Cani in spiaggia: il galateo da rispettare Vivere spiaggia e bagnetti con il proprio cane è davvero divertente, ma bisogna sempre fare attenzione a non dare fastidio ai nostri “vicini di ombrellone” e rispettare gli altri bagnanti. Il primo a cui prestare particolare riguardo è proprio il nostro cane: sarebbe buona prassi evitare di stare in spiaggia o al sole diretto nelle ore più calde. Se si avvicina al lago per la prima volta, non forzatelo né gettatelo in acqua all’improvviso: potrebbe stressarsi e stare male per un cambio di temperatura così improvviso. Meglio lasciargli i suoi tempi e permettergli gradualmente di prendere confidenza con l’acqua. Attenzione anche alla sabbia o ai sassi bollenti, che potrebbero provocare irritazione e scottature ai cuscinetti plantari. Invece di trascorrere molto tempo sotto il sole in spiaggia, scegliete come alternativa una zona ombrosa in cui passare le ore più calde e prediligere passeggiate in boschi e parchi ombreggiati, per poi spostarsi in spiaggia quando l’aria si sarà fatta più fresca ed il caldo meno insistente. Ecco perché la zona di Varese e provincia è perfetta da vivere assieme ai nostri amati pet. Fondamentale poi è informarsi prima di frequentare una spiaggia su quali siano le limitazioni e tenerlo al guinzaglio in presenza di altri cani o bambini per sicurezza. Pulire sempre i suoi bisogni e rassicurarlo se sembra agitato per il nuovo ambiente.


Lago di Monate

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GITA A...

TURISMO DOG FRIENDLY

Spiaggia di La nocciola ad Angera. A destra, Cerro di Laveno

nella natura e molto rustica, i cani possono fare il bagno indisturbati. Ad Angera i cuccioli sono benvenuti a La Nocciola, spiaggia ampia sul Lago Maggiore in parte ombreggiata da alberi: nelle vicinanze sono presenti anche docce all’aperto per rinfrescarsi e magari riempire la ciotola per una bevuta dissetante.

Aree cani “panoramiche”

Per permettere a Fido di sgambettare in tutta sicurezza e farlo socializzare in un ambiente comune con altri suoi simili, l’ideale sono le aree cani, verdi, recintate, pensate apposta per sganciare il guinzaglio e far divertire cani e padroni. In provincia di Varese ce ne sono diverse e sono in aumento. Alcune di loro si trovano in località davvero affascinanti che meritano una visita. Tra queste, il Parco di Villa Mylius, una delle aree green più belle della città di Varese. Al suo interno si trova un’area cani gestita in collaborazione con l’associazione Varese Dogs’ City Park. Anche ai Giardini Estensi, nel parco comunale Mirabello, è presente uno spazio inserito nelle vicinanze di uno dei più bei giardini della provincia. A due passi dal Lago, è possibile portare a passeggio i nostri amici pelosi nell’area situata al Parco Zanzi, in località Schiranna. Sul Lago Maggiore, si trovano in bei contesti verdi le aree cani al Parco Ferrini a Luino e quella del parco pubblico a Laveno Mombello. Altro luogo magico per passeggiare con il proprio cane al guinzaglio è il Lago di

Comabbio, un percorso ciclopedonale di circa 13 chilometri che si può percorrere anche a tappe. Una di queste, affacciata sull’acqua, è il Parco Berrini di Ternate con un’area dedicata alle esigenze di chi si sposta con cuccioli al seguito.

3 siti culturali da visitare senza limitazioni

Ci sono inoltre diversi musei e siti culturali che consentono l’accesso ai cani, senza particolari limitazioni. Ad esempio, a Volandia: il museo del volo è aperto agli amici a quattro zampe, ad esclusione delle aree dedicate ai bambini. Alla Diga del Panperduto, vero e proprio gioiello di idraulica industriale, potrete andare alla scoperta dei segreti dell’idraulica industriale. Cani ammessi al guinzaglio anche a Villa Toeplitz, edificata su una collina ai piedi del Sacro Monte. Spettacolare il parco, uno dei più belli d’Italia.

Consigli per il viaggio Come è importante scegliere la destinazione giusta, è altrettanto rilevante organizzarsi in modo che il viaggio con Fido ci regali belle esperienze e non brutte sorprese. Ricordatevi, perciò, di portare con voi durante una gita la ciotola per l’acqua e per il cibo se starete via a lungo, più comoda se pieghevole. Se vi spostate in macchina nel periodo più caldo, utili anche tendine o pannelli parasole,

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prodotti contro il mal d’auto se il cane ne soffre, sacchetti per la raccolta delle feci, la medaglietta e la sua pappa. Non dimenticate giochini, spuntini e abbigliamento; sono utili anche il tappetino refrigerante e quelli assorbenti. Se si decide di viaggiare in auto e di fare lunghi tragitti è importante fare piccole soste, così da farlo scendere a prendere un po’ d’aria, farlo bere (poco) e fargli fare i bisogni.

Per viaggiare in macchina in sicurezza si devono utilizzare, se l’animale è abituato, i trasportini che risultano utili anche in caso di mal sopportazione del mezzo, le cinture di sicurezza da attaccare alla pettorina o i divisori auto. Importantissimo: Fido non va mai lasciato in macchina al sole per nessun motivo, nemmeno pochi minuti. Le conseguenze potrebbero essere molto gravi.


ARTE

Quel A cenacolo DI ACCOGLIENZA Luisa Negri

Una mostra al castello di Masnago racconta l’arte e il genio di Guttuso, attraverso l’archivio e i diari dell’amico Nino Marcobi, che per il Maestro era anche collaboratore, confidente, segretario, procacciatore di colori e di oggetti per dipingere e persino modello. Una preziosa testimonianza in grado di svelare particolari e dettagli della vita privata e professionale del pittore in quel di Velate

ncora una mostra dedicata a Guttuso, che segue di pochi anni la rassegna di Villa Mirabello imperniata sulla collezione Pellin. Ma questa volta la rassegna si svolge al Castello di Masnago, sede museale delle opere di arte contemporanea, dal 17 giugno al 20 novembre, a cura di Serena Contini e di Fabio Carapezza Guttuso. La novità dell’evento, che si sposterà in seguito a Palermo, è nella possibilità di avvicinare il Maestro, svelando in sette sale molti aspetti inediti della ideazione e realizzazione di alcuni telieri, le opere su tela di vaste dimensioni nate nello studio velatese. Attraverso i fedeli diari, gli appunti e le fotografie di Nino Marcobi, amico vero. Di lui il Comune di Varese custodisce, per volontà della famiglia che ne ha fatto dono, l’archivio. “Gott Mit Uns” (1943), “Van Gogh porta l’orecchio tagliato al bordello di Arles” (1978), “Giocatori di scopone” (1981) e una riproduzione di “Vucciria” (1974) sono alcuni dei lavori in mostra. L’amicizia tra Guttuso e Marcobi era sbocciata all’inizio degli anni ‘60, nel corso di una serata organizzata dall’Anpi di Varese per commemorare il fratello di Nino, il partigiano Walter Marcobi, martire della resistenza varesina. Fu una delle importanti amicizie maturate nel Varesotto, dacché Renato e la moglie, Mimise Dotti, avevano scelto di far loro per sempre quella casa di Velate, da lei in parte ereditata. Che, acquistata in toto, divenne per l’artista “la casa più amata”, in un luogo di serenità e tranquillità. “Trovai che il posto era bello, il paesaggio completamente diverso da quello siciliano, così lontano dalle mie passioni, mi tranquillizzava, mi riconduceva a me stesso. Renato Guttuso, Giocatori di scopone, 1981. Nella pagina a fianco, Renato Guttuso, Spes contra Spem, 1982

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Così ho incominciato a innamorarmi dei luoghi. La gente mi piaceva, i rapporti umani erano buoni, semplici, puliti”. Da allora i due amici furono ogni giorno presenti uno nella vita dell’altro, nelle pause estive da metà maggio a metà ottobre. “Difficile per i curatori definire il ruolo di Nino: amico, collaboratore, confidente, segretario, non ultimo procacciatore di colori e di oggetti per dipingere. E persino modello”. Del celebre quadro “Giocatori di scopone”, il Marcobi, che ne fu modello con altri tre amici, racconta la genesi nei suoi appunti. Il 25 luglio 1981 Guttuso lo fece posare mentre teneva cinque carte in mano. Riferisce puntualmente Marcobi che l’artista incentrò la sua attenzione sulle mani e sul tavolo, ove pose il tre di denari e l’asso di bastoni. Poi gli scattò alcune foto, in quattro diverse posizioni. Riprese il 6 agosto e a posare furono altri tre amici, compagni di scopone. Erano Isidoro Canfarotta, un siciliano tuttofare che seguiva il Maestro nei suoi spostamenti tra lo studio di Roma, quello di Palermo e quello velatese, nonché procacciatore del pescato freschissimo utilizzato per l’opera “Vucciria”, il fotografo tarantino Pino Settanni, con cui il pittore realizzò alcuni libri fotografici e Nereo Chiarotto, un ricercatore in campo tessile. Per lui il pittore di Bagheria realizzò la copertina di un libro “Apparecchi e prove d’analisi. Microscopia tessile”.

Tra il 6 e il 7 agosto Renato fece posare Nereo e Isidoro, dopo aver raccontato che la notte non aveva dormito. Alle 11 aveva già dipinto Isidoro e Pino e il tappeto del tavolo, mentre intorno, ricorda Marcobi, “c’era Michael (von Graffenried) che sparava foto (...). Poi Guttuso 67


ARTE

GUTTUSO

passò alla mia testa e nel frattempo declamò una filastrocca: testa pelada l’ha fa i tortei e ghe ne da mia ai so fradei..., ma non se la ricordava bene. E poi ancora passava dalla maglietta rossa di Pino a quella di Isidoro”. Gli appunti di Nino sul dipinto raccontano anche dell’inserimento, nel gruppo rappresentato, della figura della donna alata, chiara citazione di Dürer della Melanconia I. Non è il solo momento della mostra in cui si può percepire davvero l’idea di penetrare, grazie agli scritti di Marcobi, in quello studio e nella stessa opera, come in uno spettacolo di altissima regia: dove Guttuso è insieme protagonista, direttore artistico e primo spettatore di quella scena che gli si va animando intorno. Segno che l’insieme della rassegna concepita dai curatori è il risultato di un lavoro di scavo, di intuito e studio. Ma è anche gioco, lo stesso gioco magico che si anima al centro della scena rappresentata dal maestro, dove tutto sembra casuale ma tutto ha un senso ben definito. Solo per cogliere questa percezione che deriva dall’emozionante sequenza di segno e parola tracciata dai due amici, la mostra avrebbe una sua alta giustificazione. C’è qui tutto il senso di un cercare, di un frugare tra arte e vita, frutto dell’intelligenza dei due curatori Contini e Carapezza Guttuso. Di chi, giocando a propria volta contro le avversità di un momento non facile, scava con le unghie nel solco della vita: per scoprire sangue e viscere dell’arte e ritrovare quei protagonisti che ancora sono qui tra noi, vivi nelle loro amicizie, nei loro diversi destini, nelle loro ricerche di un’esistenza lieve ma insieme profonda. Grazie, dunque, di queste parole restituite, che accompagnano, attraverso i cartelli esplicativi, il percorso del visitatore, con tanta lucidità e volontà di esplorare tra le quinte. E mostrano Velate come un cenacolo di accoglienza, non solo delle “più intime rutilanti visioni” del Maestro, ma anche delle più sentite amicizie. “Guttuso dipinge, corregge, ripassa, torna indietro mentalmente prima di metter giù i colori. Il numero delle persone che lo accudiscono prende posto dalle prime ore della giornata, per concludere a notte fonda il proprio animale tepore e fervore quando, svogliato di separarsi, il re abbraccia per l’ultima volta tutti, come Ciro le sue truppe. La città e dintorni sono già addormentati da un pezzo, ma presso di loro il sangue è vivo. Ciascuno, a malincuore, si 68

dirige verso un sonno finalmente solitario”. Sono in mostra, accanto alle opere, anche le fotografie che svelano sottotraccia i ripensamenti dell’artista. Tra i più significativi sono proprio quelli del volto dell’amico Nereo nell’opera che abbiamo ora raccontato. Fu il ritratto che gli diede più da fare. Lo pensò prima del tutto visibile, poi solo in parte, infine lo ripropose nella sua integrità. Anche la figura di Pino fu portata in una diversa posizione rispetto al tavolo. Così come i capelli si fecero chiari da scuri, per virare infine al nero corvino. La notissima opera “Spes contra Spem”, capolavoro dipinto proprio in quel di Velate, ci racconta ancora di fondamentali ripensamenti. Inizialmente Guttuso aveva dipinto un drappo rosso in alto, al centro dell’opera, ispiratogli dalla “Resurrezione” di Matthias Grünewald. Lo scopo era di creare una cesura scenografica, importante, tra la parte dedicata alla notte e alla morte e quella dedicata all’alba e alla vita. Ma, recatosi a Colmar per valutare l’opera di persona, il Maestro si accorse che il suo drappo non era invece significante da un punto di vista artistico. Lo eliminò senza più dubbi. Anche di questo ripensamento il fedele Nino ha tenuto testimonianza, come la mostra rivela. E la sua vigile, paziente presenza è raccontata a sua volta proprio in “Spes contra Spem”, dove Guttuso lo ritrasse, pensoso e già minato dalla malattia, in piedi. Alle sue spalle sono Guttuso e Mimise. Lo scelse come primo modello, parole sue, in quel complesso quadro di riflessione sulla vita e sulla morte, sul passato e sul futuro. E sulle amicizie vere, di persone semplici.

Sopra, Renato Guttuso e Nino Marcobi allo specchio

I TEMPI DELLA PITTURA CRONOGRAFIA DI OPERE DI GUTTUSO DIPINTE A VELATE L’archivio di Nino Marcobi Museo arte Moderna e Contemporanea Castello di Masnago Via Cola di Rienzo 40, Varese Dal 17 giugno al 20 novembre 2022 Da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.00


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Sulle onde

DEL VERBANO, DA MUSEO A MUSEO Luisa Negri

foto Alberto Bortoluzzi

Visitare il Lago Maggiore è sempre fonte di felicità. E le scuse per percorrere le sue rive e le sue acque, tra le opposte sponde in territorio italiano ed elvetico, sono infinite. Tra queste, numerosi musei e palazzi. Piccole e grandi perle di curiosità e bellezza. A partire dalle Isole Borromee, che offrono incommensurabili tesori tutti da scoprire, per arrivare alle esposizioni più originali e impensabili La Rocca di Angera

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aradiso terrestre, è il luogo del golfo più voluttuoso che io abbia visto, la natura ci affascina di mille seduzioni”. Così scriveva Flaubert prima di dare l’addio alla maggiore delle Isole Borromee: l’Isola Madre. Assieme all’Isola Bella, all’Isolino San Giovanni e ai castelli di Cannero, appartiene da quattro secoli ai Borromeo, l’aristocratica famiglia milanese, originaria di Padova, da cui uscirono illustri personaggi. Fu proprio l’Isola Madre il primo dei beni entrati in possesso dei Borromeo sul Lago Maggiore. Lancellotto Borromeo si adoperò ad acquistarla nel 1501, pagandola cento scudi e ottenendo formale autorizzazione dal re e dal rettore della Chiesa di San Vittore. Esisteva infatti sull’isola una chiesa dedicata al Santo, dove, si tramanda, sette secoli dopo predicò Carlo Borromeo. Oggi l’isola è meta amata di un turismo internazionale che ha il privilegio di poterne visitare il grande, esotico parco e il palazzo, un edificio del XVI secolo aperto al pubblico nel 1978 da Bona Borromeo. Ospita nelle sue numerose sale, accanto a importanti arredi e quadri di famiglia che ricostruiscono diversi ambienti d’epoca, anche una collezione di bambole francesi e tedesche dell’800, e soprattutto, vanto del palazzo, la più curiosa tra le collezioni permanenti del Lago Maggiore, dedicata alle marionette del ‘700 e dell’800. Venivano utilizzate per le recite a palazzo, nel cosiddetto teatrino, i cui fondali erano di mano del Sanquirico, scenografo della Scala. Le marionette, abbigliate con raffinati costumi d’epoca e ispirate alla commedia dell’arte, alla mitologia classica o alla tradizione popolare, erano dotate di formidabili marchingegni per potersi trasformare in altri personaggi o oggetti. La visita all’isola si completa nell’incantevole bellezza del parco, tra specie arboree e animali esotici, profumi di fiori e poetici scorci sul lago. Anche l’Isola Bella, la più nota, si segnala per il sontuoso giardino a forma di vascello, per le sue fresche grotte “estive” ornate di conchiglie e gli splendidi

saloni ricchi di collezioni d’arte e oggetti d’arredo. Che vantano ricordi legati alle visite di personaggi quali Stendhal, Goethe, Napoleone e Mussolini, presente quest’ultimo per la conferenza di Stresa del 1935 con i potenti del mondo. Per restare nel Vergante, appena sopra Stresa è il gradevolissimo Museo dell’ombrello e del

Appena sopra Stresa è il gradevolissimo Museo dell’ombrello e del parasole, in località Gignese, a detta degli esperti unico museo del suo genere. Fondato dall’agronomo Igino Ambrosini nel 1939, accolto in una curiosa sede a forma di tre ombrelli accostati, custodisce migliaia di pezzi tra bastoni, impugnature, parapioggia e parasole di raffinata fattura Il Museo Parisi Valle a Maccagno

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SULLE ONDE DEL VERBANO l’evoluzione delle mode che hanno influenzato dall’800 ad oggi lo stile di questi accessori. Tra i cimeli più importanti l’ombrello di Giuseppe Mazzini, che risale al tempo della repubblica romana. E ancora documenti, fotografie, attrezzi del mestiere. La zona vantava molti lusciatt, così si chiamavano gli ombrellai, che spesso andavano oltreconfine, in direzione della Francia, per lavorare o smerciare i loro prodotti. Ritornando al Golfo Borromeo, una meravigliosa tappa è da prevedere anche al Museo del Paesaggio, recentemente rimodernato nelle architetture e rivisitato nei suoi percorsi museali, che custodisce la gipsoteca dello scultore russo Troubetzkoj e le opere pittoriche e scultoree di artisti noti come Daniele Ranzoni, Arnaldo Ferraguti, Vittore Grubicy, Arturo Martini, Giulio Branca, Mario Tozzi e molti altri legati per nascita o frequentazione al Lago Maggiore. Collocato nel cuore antico della splendida Pallanza, un tempo capoluogo del territorio, è un vero gioiello museale (più volte ne abbiamo scritto), che merita una sosta attenta. A proposito invece della dirimpettaia Stresa, località celebrata da Hemingway nel suo “Addio alle armi”, ospita il Museo di Antonio Rosmini, dedicato alla figura del grande sacerdote e filosofo, che dimorò per anni nella casa Bolongaro. La stessa in cui aveva trascorso parte della sua infanzia la piccola Margherita, futura regina d’Italia, moglie di Umberto I. Vi sono custoditi oggetti personali di Rosmini, come i suoi occhiali, i paramenti religiosi e l’abito cardinalizio ordinato in vista di una presunta nomina da parte di Pio IX e l’orologio che segna l’ora della sua morte. Accanto sono i tanti libri Dall’alto, Palazzo Perabò a Cerro di Laveno con le sue preziose ceramiche. Sotto, una sala interna della Rocca di Angera

parasole, in località Gignese, a detta degli esperti unico museo del suo genere. Fondato dall’agronomo Igino Ambrosini nel 1939, accolto in una curiosa sede a forma di tre ombrelli accostati, custodisce migliaia di pezzi tra bastoni, impugnature, parapioggia e parasole di raffinata fattura. E ci racconta 72

Nel castello di Angera, all’interno della famosa Rocca, dove la storia e gli affreschi murari ci ricordano le lotte tra le antiche famiglie dei Torriani e dei Visconti, è ospitata una delle più belle raccolte museali: si tratta del Museo della bambola e dell’abbigliamento infantile


di sua proprietà, quelli da lui scritti e quelli a lui dedicati. E il calco del viso richiesto dal caro amico Alessandro Manzoni, che ne volle fissata nel gesso la maschera mortuaria. I due erano legati da grande amicizia e dal comune sentire di amor di patria e di altissima cultura, che li univa ad altre anime appassionate che in Piemonte avevano trovato rifugio. Il Manzoni, che aveva perso, ancora in giovane età la diletta sposa Enrichetta Blondel, viveva nella casa della vicina Lesa di proprietà della seconda moglie, Teresa Borri vedova Stampa. Dopo i moti milanesi del ‘48 si era ritirato nella bella dimora, che oggi custodisce, nella targa sulla facciata a lago e nelle sue stanze trasformate in museo, la memoria dello scrittore. Teresa raccontava che quando Alessandro si trovava là “aveva il miele in bocca”. Di quegli anni trascorsi restano disegni e ritratti di amici pittori di Manzoni, manoscritti, libri e altri cimeli che completano il percorso museale manzoniano di Lesa. Sulla sponda “magra” del Verbano, quella lombarda, risuona ancora una volta il nome dei Borromeo. Nel castello di Angera, all’interno della famosa Rocca, dove la storia e gli affreschi murari ci ricordano le lotte tra le antiche famiglie dei Torriani e dei Visconti, è ospitata una delle più belle raccolte museali: si tratta del Museo della bambola e dell’abbigliamento infantile. Nato attorno alla collezione privata di Bona Borromeo, accoglie bambole e esemplari rarissimi di oggetti sul tema del gioco e dell’infanzia, provenienti da diversi paesi. Dai bambolotti del primo ‘800 in cera, cartapesta e legno a quelli con testa in porcellana bisquit, ai già moderni bebè caractère, alle bambole in celluloide. La raffinatezza delle fattezze dei visi e dei corpi, opere di importanti artigiani italiani francesi e tedeschi, s’accompagna a quella degli abiti, miniature di haute-couture, frutto di infinita pazienza. Sempre la sponda lombarda ospita il bel museo di Maccagno, il Museo

Parisi Valle, magnifica architettura costruita a cavallo del Giona, da Maurizio Sacripanti, dedicata dal suo fondatore, il pittore e scultore Vittorio Parisi all’arte contemporanea. Location di buone mostre, ospita varie collezioni, una di disegni di artisti di fama internazionale, donata dallo stesso Parisi, accanto a reperti archeologici ritrovati nel territorio e risalenti ai tempi in cui Maccagno era sede della zecca imperiale romana. Indimenticabile, per chi s’avvierà al museo di Cerro, appena fuori Laveno, la visita all’antico Palazzo Perabò e alla civica raccolta delle sue preziose ceramiche, opera di Antonia Campi di Andlovitz, di Biancini, Reggiori e di tanti designer e ceramisti che in Laveno hanno dipinto o lavorato, quando la ceramica lavenese era fonte di guadagni e di fama internazionale. Chi ama l’archeologia nelle sue più raffinate espressioni artistiche deve infine espatriare, verso Locarno, sede di un museo che custodisce vetri e vasi romani di rara bellezza. Senza dimenticare però che la miglior archeologia è di casa anche sul Ticino, a Sesto Calende, dove ci si può avvicinare allo splendore della Civiltà di Golasecca.

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DI MODA

di colore

Silvia

Armocromia: una scienza esatta o una moda del momento? Quanto è importante sapersi valorizzare anche attraverso tonalità che ci esaltano e ci rendono più confidenti? Ce lo spiega la varesina Elisa Negro, consulente di immagine, componente della Association of Image Consultants International

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i che stagione siete? Se avete già capito che non vi si sta chiedendo la data di nascita, probabilmente siete già entrati nel trip del tema del momento nel panorama fashion: l’armocromia. Niente di nuovo sotto il sole, per restare in argomento stagioni, ma sicuramente una grandissima riscoperta. Che vi piaccia seguire le tendenze o che ne facciate un mestiere, l’analisi del colore personale che, in base al cromatismo di pelle, occhi e capelli, definisce la vostra palette di colori ideale, è decisamente di modissima. Anche l’industria varesina si cimenta in materia: solo per fare un esempio, basti pensare all’occhialeria e al progetto di Centro Style raccontato al Mido, il più grande evento internazionale dedicato al settore mondiale dell’eyewear, dall’eloquente nome “Airport Inarmocromia”. Il perché di tanto successo lo abbiamo chiesto ad Elisa Negro, varesina, image coach e consulente di stile a Varese, Milano e Lugano. Componente dell’Association of Image Consultants International e docente di corsi di formazione su vari ambiti legati allo stile, è,

tra le altre cose, la creatrice del progetto #disTURBtheCANCER, che realizza turbanti e cuff ie copricapo, soprattutto per il post terapie oncologiche. Una passione diventata mestiere. Qual è stato il percorso? Ho iniziato ad occuparmi di colore nel 2014, quando ancora non si conosceva il significato di armocromia. Ho sempre avuto una grande passione per la moda, ma non ne avevo ancora fatto una professione. Allora lavoravo nell’industria dell’automotive, che mi permetteva un continuo confronto con l’estero e sicuramente di vivere il mondo del design e dello stile, ma in un modo diverso. Curiosamente è proprio l’universo delle risorse umane che mi ha spinto a tirar fuori il sogno dal cassetto. Un corso su come presentarsi per affrontare in maniera vincente un colloquio mi ha dato la spinta. Ho iniziato a studiare e formarmi, ho frequentato la Academy di Carla Gozzi e i corsi di Rossella Migliaccio (la più 75


DI MODA

ARMOCROMIA

accreditata esperta di armocromia in Italia, ndr), ho lasciato il posto fisso e ho iniziato il mio viaggio. Nel bagaglio, zero clienti. E come ha risposto la piazza varesina? I primi tempi sono stati duri ma poi il territorio ha risposto in maniera sorprendente. Nel 2019 il 40% della mia clientela era maschile, contro ogni previsione. Oggi si rivolgono a me persone di ogni età, sesso ed estrazione. Complice il lockdown e il noto libro scritto dalla Migliaccio proprio su questa tematica. C’è stata una esplosione di richieste delle consulenze più svariate – dai servizi di body shape, analisi dello stile, riordino efficace e personal shopping – e della formazione. Tra tutti, l’armocromia resta il servizio più richiesto. Perché oggi tanta attenzione al tema del colore? Innanzitutto, sfatiamo un tabù. Non si tratta semplicemente di moda. È la riconosciuta oggettività di questa disciplina, l’armocromia, i cui risultati si vedono davanti allo specchio, che diventa la base di un buon esercizio di autoconsapevolezza. Quanto è vantaggioso sapere cosa ci valorizza? Quanto può aiutarci anche negli acquisti, in ottica antispreco? Quest’ultimo è un tema fondamentale nel mio lavoro: la maggior parte delle persone usa solo il 30% degli abiti che acquista; l’obiettivo è arrivare almeno al 70%. Occorre diventare consumatori consapevoli. È poi evidente che oggi ci sia voglia di colore. Dopo due anni chiusi in casa, è emersa la necessità di comunicare in modo diverso da prima. Basta guardare le vetrine: il nero è diminuito, cosa rara per l’Italia, per lasciare spazio ai colori fluo, sorbetto, pastello e alle fantasie. È una sorta di ritorno dalla nebbia. Osare con il colore lancia un messaggio: io ci sono! Abbandonati i colori che nascondono, ci riaffermiamo con colori vitamici. Che però non stanno bene a tutti... E qui interviene l’armocromia. Non solo nel look. L’estensione della palette personale, con un mood molto americano, entra ad esempio nell’arredo. Pensiamo agli studi professionali che ricalcano la personalità del professionista. I colori parlano di te al cliente. Il tema è complesso perché l’intimità dello spazio, che è stato per molti gabbia, è più difficile da rinnovare. Ma si può partire da un accessorio, come per l’abbigliamento. Il tema del colore è, guarda caso, ricco di sfumature. Non ci sono solo i colori amici, ci sono anche i retaggi culturali che, in particolare, nel nostro Paese sono 76

“Oggi c’è voglia di colore. Dopo due anni, chiusi in casa, è emersa la necessità di comunicare in modo diverso. Basta guardare le vetrine: il nero è diminuito, cosa rara per l’Italia, per lasciare spazio ai colori fluo, sorbetto, pastello e alle fantasie” fortissimi. Pensiamo ad alcuni colori precisi. L’alta moda propone il Very Peri (il colore Pantone che andrà di moda nel 2022, ndr), ma il cliente italiano associa al viola tutta una serie di significati. Stessa cosa vale per le occasioni: non c’è solo il colore ma anche il contesto, basti pensare al matrimonio. Anche su questo bisogna lavorare e la consulenza di stile è un valido aiuto. Un consiglio? Il percorso della armocromia non deve ingabbiare, ma rendere consapevoli. Dopo l’analisi ciascuno fa quello che vuole, ma la validità è indubbia. Deve essere vista come una opportunità: infatti, si parla di colori “amici”. È una questione molto personale: per questo sconsiglio di regalare il voucher per una consulenza ad una persona che non sia davvero interessata. L’obiettivo è individuale, lo si fa per valorizzare se stessi. E i risultati sono evidenti.

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DI MODA

Miti da sfatare

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Tornano l’estate, il caldo, il sole cocente, le (meritate) vacanze e con essi i soliti dubbi: come proteggersi dai raggi solari? E, soprattutto, come preservare la vista? Ecco cinque consigli per difendere gli occhi e gli occhiali durante la stagione più calda dell’anno, tra false credenze e verità sconosciute

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estate è uno dei momenti più belli dell’anno, ma le temperature elevate e il sole comportano sempre dei rischi dai quali è importante tutelarsi in ogni momento e con i giusti strumenti. Questo vale soprattutto per gli occhi, che di fatto sono sempre ‘esposti’ all’esterno e non hanno protezione oltre alle palpebre. Gli occhiali da

Ph. Zeiss Vision Care

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sole rappresentano dunque il miglior alleato in questo frangente, ma sono uno strumento di cui bisogna avere cura e del quale non conosciamo ogni aspetto”. È Zeiss Vision Care Italia a portare alla luce (è proprio il caso di dirlo) l’argomento. E lo fa stilando una lista di indicazioni, tra


indurirle e proteggerle da tutti quegli agenti che potrebbero rivelarsi dannosi. Zeiss, ad esempio, spiegano dall’azienda “ha messo a punto un trattamento per proteggere le lenti, non solo da eventuali agenti dannosi ma anche dallo sporco, rendendole dunque ancora più facili da pulire”.

verità e miti da sfatare, per aiutare a scegliere consapevolmente senza farsi ingannare dai luoghi comuni. 1. Le lenti da sole non possono essere graduate: falso Secondo la Relazione annuale sulla prevenzione della ipovisione e della cecità, redatta dal Ministero della Salute e presentata al Parlamento, in Italia i problemi agli occhi riguardano 43 persone su 100. Ed è proprio nella stagione estiva che le difficoltà di chi ha problematiche legate alla vista diventano di tipo pratico: banalmente se si pensa alla scocciatura di dover continuamente passare da un paio di occhiali ad un altro. Problema che può essere risolto utilizzando lenti da sole graduate. È infatti possibile integrare tutti i benefici delle lenti da vista in quelle da sole, in modo da avere un accessorio per correggere miopia, astigmatismo e ipermetropia e contemporaneamente essere schermati dai raggi UV e prevenire problemi come irritazioni e abbagliamento. 2. Fare il bagno in mare o in piscina con gli occhiali da sole è una buon’idea: vero e falso Se da un lato è vero che gli occhiali da sole aiutano a proteggere gli occhi dai riflessi dell’acqua, che a sua volta riflette anche i raggi UV, dall’altro bisogna ricordare che il cloro o il sale contenuti nell’acqua del mare sono sostanze altamente corrosive, che possono danneggiare irrimediabilmente le lenti e le montature. Specialmente se una volta usciti dall’acqua, gli occhiali non vengono sciacquati e asciugati con cura. 3. Gli occhiali da sole sono soltanto di colore scuro, grigio o nero: falso Spesso si tende a pensare che il nero sia l’unico colore possibile per le lenti degli occhiali da sole e che nessun’altra sfumatura possa garantire una protezione completa dai raggi UV ovvero a 400nm, lo standard di riferimento raccomandato dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. In realtà però non è così: è il materiale di cui è costituita la lente a schermare dai raggi UV, mentre la colorazione fa la differenza in relazione all’intensità della luce, che più è intensa più ha bisogno di lenti scure per essere schermata. 4.Sabbia e graffi, un pericolo evitabile? Vero. Polvere, sabbia e contatto con superfici ruvide sono una minaccia per gli occhiali, specialmente durante la stagione estiva. È possibile, tuttavia, prevenire i danni scegliendo lenti con trattamenti specifici, in grado di

5. Il trattamento a specchio è soltanto un tocco glamour in più: falso L’estate è la stagione del solleone, che colpisce a picco ogni superficie e che per questo può generare una fastidiosa sensazione di abbagliamento, che può essere mitigata dalla specchiatura della lente. Nelle condizioni più estreme, ad esempio sui ghiacciai in alta montagna o su una imbarcazione in mezzo al mare, la specchiatura potrebbe non bastare per contrastare efficacemente i riflessi e il riverbero: in questi casi è consigliato scegliere una lente polarizzante. “Le alte temperature estive possono causare anche spiacevoli sorprese, ad esempio se ci si dimentica l’occhiale nell’auto parcheggiata sotto il sole”, aggiunge Marco Locatelli, Product Manager di Carl Zeiss Vision, che consiglia: “In estate è raccomandabile riporre gli occhiali nel cassetto sotto al cruscotto o nel contenitore del bracciolo centrale, mai lasciarli sopra al cruscotto o sul sedile. Se possibile, è meglio trasportarli e riporli nell’apposita custodia, meglio ancora se coperti con la pezzuola di stoffa fornita dall’ottico. Questi semplici gesti consentono di non far innalzare troppo la temperatura sulla superficie della lente, prevenendo l’indebolimento della struttura, la possibile rottura della montatura e la precoce usura dei trattamenti superficiali della lente”.

175 anni di Zeiss 175 anni ben portati per il Gruppo Zeiss. La multinazionale è presente nel distretto dell’occhialeria varesino (secondo in Italia per numero di addetti) con il proprio stabilimento di Castiglione Olona e conta in tutto il mondo oltre 34mila dipendenti. Era il 1846 quando, in un piccolo laboratorio a Jena, in Germania, il giovane Carl Zeiss apriva un’officina per la meccanica di precisione e l’ottica. Il resto è storia. Per saperne di più potete ascoltare il podcast di Varesefocus “Buongiorno Impresa” su Spreaker o su www.varesefocus.it.

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In cucina

L’Eroica di Santa Lucia ­


Motori

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CULTURA E DIGITALE

A tu per tu con Corrado Augias

La riscoperta dell’ascolto


CULTURA E DIGITALE

Terza pagina

Mario Chiodetti

A TU PER TU CON

Corrado Augias Insignito del Premio Chiara alla Carriera, il giornalista, scrittore, conduttore e autore televisivo, drammaturgo ed ex politico romano, racconta in modo disincantato un tempo, l’odierno, così lontano e differente da quello descritto dallo stimato scrittore luinese nei suoi libri. Tra disorientamento, perdita dei valori e della fede

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uella di oggi non è più la provincia raccontata da Piero Chiara. È cambiato tutto, è in atto una vera e propria rivoluzione nel costume, la bonomia nei rapporti umani che contraddistingueva gli italiani se ne è andata per sempre”. Corrado Augias, 87 anni magnificamente Corrado Augias

portati, con Chiara dialoga a distanza da anni, è un suo appassionato lettore, anche se non lo ha mai conosciuto personalmente, e allo scrittore di Luino lo accomuna la grande curiosità intellettuale, che lo ha portato nel tempo a spaziare dalla saggistica al romanzo giallo, dalla drammaturgia

fino alla realizzazione e conduzione di fortunati programmi televisivi. Augias ha ricevuto dagli Amici di Piero Chiara al Teatro Sociale di Luino l’ambito Premio Chiara alla Carriera, conferito lo scorso anno a Mario Botta, un riconoscimento più che meritato per una persona di grande spessore umano e

culturale, che attualmente presenta la trasmissione “La gioia della musica” su Rai 3, una serie di incontri con la classica spiegata attraverso interviste e commenti musicali a cura dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino. Al telefono dalla sua casa di Roma, Corrado Augias si dice lusingato per l’assegnazione del premio, ma anche preoccupato per la decadenza umana e culturale dei nostri tempi. Quali sono, secondo lei, le cause del profondo cambiamento del costume e dell’aumento della violenza, anche domestica, a cui assistiamo oggi? Il profondo mutamento a cui stiamo assistendo è dovuto soprattutto a due fattori. Il primo riguarda l’economia, diventata totalmente capitalistica con tutto quello di negativo che la bramosia di guadagno porta con sé.

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“Vedo in giro una grande apatia generale, molte persone smarrite. Lo smarrimento ormai è una caratteristica collettiva. In realtà siamo nel turbine di una sconvolgente rivoluzione, quella tecnologica, non paragonabile ad alcun mutamento nelle epoche passate”

Per ottenere sempre più denaro e spenderlo per cose perlopiù superflue, la gente inganna e uccide, indiscriminatamente. I soldi sono diventati l’unico riferimento e per molti un’ossessione. Poi anche la criminalità organizzata è cambiata, da noi sono arrivate le bande dall’est Europa, molto più sanguinarie delle nostre. Per paradosso, la malavita del nord Italia è diventata feroce, mentre quella legata alle mafie, un tempo sanguinaria, si è trasformata in colletti bianchi, infiltrati nel sistema del potere economico. Ma è sempre l’America a detenere il record negativo della criminalità: nella sola città di New York accade un numero di omicidi annui pari a quello dell’Italia intera. Quindi la provincia raccontata da Chiara, ma anche da Mario Soldati, è definitivamente scomparsa? Mi viene in mente il film “Guardie e ladri”, con Totò e Peppino o anche “I soliti ignoti” di Monicelli, una blanda presa in giro della malavita del tempo che però aveva un fondo di verità: si rubava per mangiare e i delinquenti erano perlopiù poveracci, non c’era ferocia nelle loro azioni. Piero Chiara descriveva una provincia

con vizi a volte quasi ingenui e c’era bonarietà nel comportamento di molti suoi personaggi. Lo stesso appariva nei reportage di Mario Soldati dedicati alla ricerca dei cibi genuini o nei capitoli del “Viaggio in Italia” di Guido Piovene. L’uomo di oggi è spaventato e disorientato, non ha più certezze né ideali: a cosa si deve rivolgere per trovare una strada? È sparita anche la fede, in netto declino, così come la religiosità, con seminari e chiese vuote. Un tempo avevamo una fitta rete di parrocchie, nel 1991 erano più di 26mila, con 37mila parroci diocesani. I partiti non ci sono più e consiglio di leggere ciò che Umberto Galimberti scrive nel suo “Credere”, cioè che la tecnologia esasperata e la sete di denaro stanno distruggendo la nostra società. Gli strumenti tecnologici sempre più

sofisticati sono magici da un lato, perché ci consentono di lavorare meglio, ma pericolosissimi soprattutto se lasciati nelle mani degli adolescenti perché creano dipendenza. Non c’è speranza dunque? L’unica speranza sta nella conoscenza. Se tu genitore, insegnante o capo scout risvegli nei giovani la scoperta del bello e la curiosità per la natura, l’arte e la musica, li conduci a una salvezza dello spirito. Purtroppo, e lo posso testimoniare in prima persona, ciò avviene in pochissimi casi. Questa indifferenza da parte delle giovani generazioni, a cosa è dovuta secondo lei? Vedo in giro una grande apatia generale, molte persone smarrite. Lo smarrimento ormai è una caratteristica collettiva. In realtà

siamo nel turbine di una sconvolgente rivoluzione, quella tecnologica, non paragonabile ad alcun mutamento nelle epoche passate. La tecnologia provoca un forsennato aumento della velocità in ogni nostra azione e una perdita del senso della storia. Come puoi interessare un ragazzino al Canzoniere di Petrarca se con il cellulare o il computer accede facilmente alla realtà virtuale isolandosi completamente dal mondo che lo circonda? Si diceva che la pandemia ci avrebbe cambiato in meglio, in realtà anche l’educazione civica sembra riposta in soffitta. È ingenuo aspettarsi che si esca cambiati dall’esperienza del Covid. Si esce cambiati da una guerra e lo posso dire perché ci sono passato. Non c’era da mangiare, mentre nei due mesi di chiusura, un tempo ridicolo, i supermercati

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erano comunque aperti e tutti potevano mangiare e bere, vedere la tv, leggere o scrivere, telefonare agli amici. Una prova così breve non cambia nessuno. Lei ha scritto che i libri ci rendono migliori e più allegri, ma in Italia si continua a leggere pochissimo e sono più gli scrittori dei lettori. Si legge poco perché la lettura richiede lentezza, approfondimento, in una parola: tempo. Un libro va assaporato e assimilato e

oggi la velocità ha ucciso ogni forma di curiosità intellettuale. La lettura è una attività in declino, la nostra prosa si è impoverita in maniera preoccupante, ormai il riferimento per la scrittura sono piattaforme come Tik Tok, WhatsApp e Twitter, la sintassi è ridotta all’osso. Questo è un cambiamento antropologico davvero preoccupante, che avviene con grande rapidità. Cosa sta leggendo Corrado Augias? Per passatempo leggo

l’ultimo romanzo di Andrea Vitali, “Sono mancato all’effetto dei miei cari”, la storia del proprietario di un negozio di ferramenta e del suo rapporto con i figli. Vitali è rimasto forse l’ultimo a raccontare la provincia come facevano Chiara e Soldati, la sua è una lettura distensiva e refrigerante. Per il mio approfondimento culturale, invece, sto ultimando “Una rivoluzione passiva”, dello storico Adriano Prosperi, già docente alla Normale di Pisa, che indaga sulle chiese

cristiane al tempo della Riforma protestante e del Concilio di Trento. Lei sta conducendo un programma divulgativo sulla musica classica: cosa ascolta di solito? Spero che questo programma interessi anche ai giovani e li spinga a conoscere i capolavori di Beethoven, Rossini o Mozart. Sono abituato ad ascoltare un po’ di tutto, il bello in musica può arrivare da una canzone, un brano jazz o da una fuga di Bach.


SUPPLY CHAIN: QUANDO ESSERE SOSTENIBILE SUPPLY CHAIN: SOSTENIBILE RENDE QUANDO L’AZIENDAESSERE VIRTUOSA. RENDE L’AZIENDA VIRTUOSA. SUPPLY CHAIN: QUANDO ESSERE SOSTENIBILE RENDE L’AZIENDA VIRTUOSA. Supply chain e sostenibilità: due dei temi più importanti e sentiti negli ultimi anni. Per le aziende non è solo

una questione normative sempre anchee asentiti livellonegli europeo, ma soprattutto di opportunità. Supply chain e di sostenibilità: due dei più temistringenti più importanti ultimi anni. Per le aziende non è solo Essere sostenibili e pretendere sostenibilità dai propri fornitori è una scelta che si sta rivelando sempre più vincente una questione di normative sempre più stringenti anche a livello europeo, ma soprattutto di opportunità. Supply chaindievista sostenibilità: dei temidai più importanti sentiti negli ultimi anni. Per le sempre aziendepiù non è solo sia dal punto ambientale,due sicuramente, siapropri da quello dele bilancio finale. Essere sostenibili e pretendere sostenibilità fornitori è una scelta che si sta rivelando vincente una questione di normative sempre più stringenti anche a livello europeo, ma soprattutto di opportunità. sia dal punto di vista ambientale, sicuramente, sia da quello del bilancio finale. Essere sostenibili e pretendere sostenibilità dai propri fornitori è una scelta che si sta rivelando sempre più vincente sia dal puntoSI...MA di vista ambientale, sicuramente, sia da quello del bilancio AMBIENTE ANCHE BILANCIO! Si passa poifinale. a definire politiche, sistemi di gestione e Il rapportoSI...MA annuale dell’ organizzazione AMBIENTE ANCHE BILANCIO!

CDP (Carbon Disclosure Project) giunto alla decima edizione, Il rapporto annuale dell’ organizzazione CDP AMBIENTE SI...MA ANCHE BILANCIO! ha analizzato i dati comunicati da decima 5.562 fornitori: (Carbon Disclosure Project) giunto alla edizione, Il rapporto annuale dell’ organizzazione CDP una catena di fornitura più sostenibile ha generato una ha analizzato i dati comunicati da 5.562 fornitori: (Carbon Disclosure Project) giunto alla decima edizione, riduzione delle emissioni inquinanti pari a 663 milioni una catena di fornitura più sostenibile ha generato una ha analizzato dati comunicati 5.562 fornitori: di tonnellate di ianidride carbonica inda 10 anni lemilioni grandi riduzione delle emissioni inquinanti pari a per 663 una catena di fornitura più sostenibile ha generato una multinazionali che hanno chiesto ai propri fornitori di tonnellate di anidride carbonica in 10 anni per le grandi riduzione delle emissioni inquinanti pari a 663 milioni maggiore trasparenza e un minor impatto ambientale. multinazionali che hanno chiesto ai propri fornitori di tonnellate di anidride in 10 anni per le grandi maggiore trasparenza e carbonica un minor impatto ambientale. multinazionali hanno chiesto I numeri sonoche interessanti anche ai dal propri punto fornitori di vista maggiore trasparenza e un minor impatto ambientale. economico: le aziende hanno risparmiato oltre I numeri sono interessanti anche dal punto di vista 19 miliardi di dollari. economico: le aziende hanno risparmiato oltre I19numeri interessanti anche dal punto di vista miliardisono di dollari. economico: le aziende hanno risparmiato oltre 19 miliardi di dollari.

strumenti cheagarantiscano la sostenibilità di tutta la Si passa poi definire politiche, sistemi di gestione e supply chain. strumenti che garantiscano la sostenibilità di tutta la Si passachain. poi a sui definire politiche, di di gestione e Si lavora infine fornitori, creandosistemi check list controllo supply strumenti che garantiscano la sostenibilità di tutta la e conducendo audit di seconda parte, oltre a definire ed Si lavora infine sui fornitori, creando check list di controllo supply chain. programmi di supporto engagement eimplementare conducendo audit di seconda parte,ed oltre a definireper ed Si lavora infine sui fornitori,dicreando check list sostenibilità di controllo mantenere altaprogrammi l’attenzione sui temi legati alla implementare supporto ed engagement per e di seconda parte, oltre definire ed a conducendo tutto tondo. mantenere altaaudit l’attenzione sui temi legati allaasostenibilità implementare programmi di supporto ed engagement per a tutto tondo. mantenere alta l’attenzione sui temi legati sostenibilità Il Report di sostenibilità risultante daalla queste attività a tutto tondo. 2023 daanche le Ildiventerà Report diobbligatorio sostenibilità dal risultante queste per attività aziende non quotate con più di 250 dipendenti, diventerà obbligatorio dal 2023 anche per le Il Report dinon sostenibilità risultante queste attività ma resterà obbligatorio per aziende non quotate con piùle PMI. di da 250 dipendenti, diventerà obbligatorio dal 2023 anche per le ma resterà non obbligatorio per le PMI. aziende non quotate con più di 250 dipendenti, ma resterà non obbligatorio per le PMI.

In uno studio condotto dall’ente di certificazione DNVuno GL–Business dall’istituto ricerca Gfk In studio Assurance condotto edall’ente di di certificazione Eurisko, emerge come per l’80% delle imprese sia diventato DNV GL–Business Assurance e dall’istituto di ricerca Gfk In uno studio condotto dall’ente di certificazione necessario dimostrare la sostenibilità della catena di Eurisko, emerge come per l’80% delle imprese sia diventato DNV GL–Business Assurance e dall’istituto di ricerca Gfk fornitura. necessario dimostrare la sostenibilità della catena di Eurisko, come imprese sia diventato Questo emerge ha portato il per 96%l’80% delledelle società a considerare gli fornitura. necessario dimostrare la sostenibilità della catena di aspetti legati alla sostenibilità, in particolare l’impatto Questo ha portato il 96% delle società a considerare gli fornitura. ambientale , nella di selezione fornitori. l’impatto aspetti legati allafase sostenibilità, indei particolare Questo ha portato il 96% delle società a considerare gli ambientale , nella fase di selezione dei fornitori. aspetti legati allaDELLA sostenibilità, in PRODUTTIVA particolare l’impatto IL CONTROLLO FILIERA ambientale , nella di faseapprovvigionamento, di selezione fornitori. Tutti i processi produzione e IL CONTROLLO DELLA FILIERA dei PRODUTTIVA distribuzione attivati direttamente dall’impresa o dagli Tutti i processi di approvvigionamento, produzione e IL CONTROLLO DELLA FILIERA PRODUTTIVA stakeholder, necessitano di una gestione sostenibile, dal distribuzione attivati direttamente dall’impresa o dagli Tutti di approvvigionamento, produzione e puntoidiprocessi vistanecessitano sia sociale siadi ambientale, oltresostenibile, che economico. stakeholder, una gestione dal distribuzione attivati direttamente dall’impresa o dagli punto di vista sia sociale sia ambientale, oltre che economico. stakeholder, di una gestione sostenibile, dal Come fare? necessitano Si parte da una mappatura e valutazione punto di vista sia sociale sia ambientale, oltre che economico. dei principali rischi all’interno della catena di fornitura. Come fare? Si parte da una mappatura e valutazione

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CULTURA E DIGITALE

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Silvia Giovannini

Un Tello per amico

La spia del Titanic

L’ che hanno realizzato opere di profondità insondabile”. Dopo Nuvolario, la coppia di autrici torna con un volume perfetto per l’estate. Un’esplorazione affascinante per tutti gli appassionati di mare e acqua. Con la collaborazione del Centro del Mare dell’Università di Genova. Un viaggio che prelude le mosse dalla Scala Douglas con cui le onde sono catalogate per navigare su romanzi e progetti architettonici, graphic novel e musica.

autore, gallaratese, da sempre appassionato di storia, si imbatte nelle ricerche dell’amico e collega di scrittura Claudio Bossi, uno dei maggiori esperti del Titanic, mentre sta preparando una spy story ambientata ad inizio ‘900. La coincidenza catapulta il protagonista del romanzo a bordo del Titanic, in una delle più intricate e coinvolgenti missioni della sua vita di spia. Un protagonista dalle mille sfaccettature – Totò, figlio di un barbiere napoletano, diventato agente dei servizi segreti – per una storia intensa e ricca di colpi di scena, che piacerà agli amanti dei romanzi storici.

nomosedizioni.it

genesi.org

P

rimo lavoro dell’autrice varesina con il sogno di scrivere racconti per ragazzi. Con un click, Dave viene trasportato in TelloWorld, un mondo che si rivela fin da subito entusiasmante: è pieno di ragazzi come lui e di Cyber ragazzi come Tello Steve. Dave fa le prime conoscenze e vive esperienze straordinarie, ma non passa molto tempo che iniziano ad accadere strani fatti. Sembra che qualcuno voglia colpire i ragazzi di tutto il mondo usando come mezzo proprio il fantastico mondo di TelloWorld. Cosa succederà a Dave e ai suoi amici?

gruppoalbatros.it

Ondario

‘‘I

l movimento dei mari è continuo e, a prima vista, indefinito. Ma nella storia della meteorologia c’è chi ha sfidato l’impossibile: classificare le onde, riconoscere le correnti, studiare le maree. Il moto ondoso è il motore che accende l’ingegno di navigatori e meteorologi, ma anche la creatività di artisti

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Sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto più in là Eugenio Montale

L’ultimo goal

L’avvenire della memoria

T

ornano le inchieste di Guido Lanfranchi, ambientate in quella San Fulcro dal sapore di provincia varesina. In questa nuova storia, solo un manipolo di affezionati segue la locale squadra di calcio. Quando, però, in una piovosa domenica di campionato, viene ritrovato il cadavere di un dirigente della squadra, si scatena l’interesse del paese e della stampa per i destini del San Fulcro Football Club. A condurre le indagini l’affascinante pm Amelia Giusti. Non mancherà l’imprescindibile intervento del Lanfranchi, geniale edicolante del paese e del suo inseparabile labrador Laviolette.

robinedizioni.it 94

L Il rovescio dell’abito

N

el 1932 la marchesa Luisa Casati Stampa, la donna più ricca d’Europa, scopre che il suo immenso patrimonio è confiscato e, nel giro di pochi mesi, si ritrova nella più

completa miseria. Parte da qui il viaggio tra passato e futuro della donna che aveva speso la propria esistenza per diventare “un’opera d’arte vivente”. Le sta accanto la sarta che, fin da principio, ne aveva assecondato l’adorazione per la ricercatezza e lo stile, l’originalità indipendente da qualsiasi moda.

e sfide di climate change, pandemia e recessione, squilibri geopolitici e venti di guerra: gli eventi spingono con urgenza a un cambio di paradigma delle relazioni politiche e dello sviluppo economico e sociale. Servono una rilettura critica del catalogo delle idee e la scrittura di nuove mappe della conoscenza, per riconsiderare anche le scelte sul progresso. Le imprese hanno in sé risorse essenziali: la forza innovativa e la profondità d’una cultura plasmata dall’umanesimo industriale che ha contraddistinto la storia economica del paese. Questo il punto di partenza del nuovo lavoro di Calabrò.

guanda.it

egeaeditore.it


CULTURA E DIGITALE

Comunicare LA RISCOPERTA

dell’ascolto

Dare valore al proprio interlocutore e al proprio pubblico è un’azione imprescindibile per chi si occupa di comunicazione. Così come quella di dare la giusta importanza al silenzio. Lo sottolinea lo stesso Papa Francesco: “Non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare”

‘‘S

tiamo perdendo la capacità di ascoltare chi abbiamo di fronte, sia nella trama normale dei rapporti quotidiani, sia nei dibattiti sui più importanti argomenti del vivere civile. Allo stesso tempo, l’ascolto sta conoscendo un nuovo importante sviluppo in campo comunicativo e informativo, attraverso le diverse offerte di

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podcast e chat audio, a conferma che l’ascoltare rimane essenziale per la comunicazione umana”. Forse stupirà qualcuno, ma questa dichiarazione non è di un qualche guru del mondo della comunicazione, ma di Papa Francesco. “Ascoltare con l’orecchio del cuore” è stato il messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Un messaggio che

ogni professionista del settore, anche se allergico alle candele, dovrebbe leggere integralmente. Se, infatti, agli albori del digital marketing, la parola “ascolto” era ritenuta una sorta di mantra e di magica password che apriva tutte le porte, anche grazie alla possibilità unica offerta dai social network di veicolare le opinioni del pubblico, in seguito, come avviene per fenomeni non del tutto compresi che si riducono a moda, questa parola è stata banalizzata e svuotata di senso e significato. Complice certo un periodo che ha oggettivamente messo in crisi il concetto di relazione e il dialogo tra le persone. E oggi? Il bisogno di riaffermare se stessi ed essere ascoltati è diventato evidente – lo noterà bene chi ha a che fare con gli adolescenti – così come la crescita dell’interesse per i contenuti di ascolto e di approfondimento su temi importanti (si pensi

Silvia Giovannini

ai podcast di Chora Media sulla guerra). Accanto, in modo solo apparentemente inconciliabile, la ricerca dell’intimità e del silenzio, che in tempi vorticosi e complessi assume un ruolo: pensiamo al successo delle discipline che della ricerca del silenzio fanno uno strumento di libertà, come lo yoga o al proliferare delle proposte editoriali sul tema. Nell’ascolto di se stessi, prima, e poi dell’altro è dunque la chiave per ripensare le strategie di comunicazione? “L’ascoltare è il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione”, afferma il Papa. Impossibile non condividere. Una riflessione d’obbligo per i professionisti. Una capacità di ascolto che non può che allargarsi ai contesti e territori. Durante l’estate e fino ad ottobre, Varesenews propone un tour del territorio (VAingiro. it), per raccontarlo comune per comune in 180 giorni: un progetto che parte dall’ascolto e al quale Varesefocus aderisce con piacere con il proprio racconto delle imprese. Uno spunto di riflessione e un’occasione per ascoltare il luogo in cui viviamo. In fondo, usando le parole di Francesco “non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare”. L’augurio per tutti è un’estate di allenamento all’ascolto.


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