Skip to main content

VARESEFOCUS 4/2020 - LUGLIO

Page 1

ANNO XXI · N.4

LUGLIO 2020

VARESEFOCUS

La nuova dimensione della normalità Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA


La rivoluzione

EDITORIALE

di assumersi le proprie responsabilità Vittorio Gandini

L

a ricerca della normalità sta prendendo inevitabilmente varie direzioni. Ogni ambito della vita dell’individuo ne è coinvolto. Dobbiamo convivere con il Covid-19 negli ambienti di lavoro, nelle scuole (quando riapriranno), nelle città, nel modo di vestirsi, nel modo di viaggiare, di visitare un museo o un parco, di andare in gita. Perfino di innovare e riprendere confidenza con noi stessi. Varesefocus accompagna i propri lettori in questo percorso. A partire dal racconto di come si stanno riorganizzando le nostre città e, con esse, anche i piccoli luoghi delle nostre comunità montane, da anni sotto la pressione competitiva di altre aree geografiche lombarde e di confine e che proprio in tempo di pandemia possono riscoprire spazi di vivibilità da mettere sul piatto di una nuova normalità. Lo sviluppo dell’area milanese, d’altronde, pone da tempo delle sfide alla provincia di Varese. È una partita il cui fischio di inizio è stato dato ben prima dello scoppio della pandemia. Se dobbiamo individuare proprio un kick-off del derby, possiamo puntare lo sguardo all’avvio di Expo, ad un’esuberanza e dinamicità milanese che ha posto più di un dubbio sulle capacità dei territori circostanti di essere in grado di attrarre nuovi investimenti di fronte ad una calamita meneghina sempre più competitiva a livello internazionale. Le nostre comunità che sono a caccia di una nuova normalità si ritrovano dunque di fronte a vecchi e nuovi nodi da sciogliere per la costruzione del proprio futuro. Le parole d’ordine sono vivibilità, sostenibilità, occupazione, innovazione, sviluppo digitale, crescita economica, dinamicità culturale. Parliamo di progetti alti che richiedono una capacità di visione da parte di tutti, dei nostri amministratori in primis. Serve soprattutto ambizione. Quella che il nostro territorio sembra un po’ aver perso nel tempo. Da una parte, ci siamo crogiolati a lungo in primati che, ancora oggi, per carità, manteniamo, come per esempio quelli che possiamo ancora vantare a livello di reddito pro capite, di internazionalizzazione, di produzioni industriali, ma che non ci devono far perdere di vista i problemi. Dall’altra, ci siamo fatti prendere spesso da un senso di disfattismo alimentato dalla percezione di un passato glorioso che rischia di non poter essere ripetuto.

Esiste però una terza via di approccio. Quella di saper riconoscere i problemi, per affrontarli forti delle nostre capacità. Serve ambizione, non possiamo accontentarci. Serve voglia di ripensare il nuovo, non disfattismo. Per anni abbiamo sentito parlare della necessità di uno shock positivo. In realtà questa ripartenza potrebbe fare da stimolo con un sentimento opposto, quello di uno shock negativo, dettato da una pandemia che rimette tutto in discussione e che dunque ci richiama a ricostruire un nuovo modello di territorio. Con tutte le declinazioni che questa espressione comporta: sociale, economica, urbana, formativa, artistica, scientifica. Ambizione, dunque. Ecco cosa manca. Sentiamo nelle istituzioni e in chi ha responsabilità di governo come una paura di sbagliare che immobilizza e anestetizza tutto. Lo si vede dall’assenza di un chiaro piano di sviluppo nazionale. Che per essere tale deve partire dall’individuazione delle priorità. Serve il coraggio di scegliere. Non si va da nessuna parte se si cerca di accontentare tutti con grandi o piccoli bonus. Con incentivi a pioggia o con interventi che spargono briciole di “non decisioni”, così tutti possono dire di aver avuto la loro parte. Nelle loro grandi e piccole dinamiche, in realtà, i nostri Comuni, le nostre comunità si stanno dotando di una programmazione. Giusta o sbagliata che sia, questo lo facciamo giudicare ai nostri lettori durante la lettura delle interviste ai vari primi cittadini con cui si apre questo numero. Ma almeno vediamo nelle amministrazioni comunali delle scelte. Si parlava una volta del partito dei sindaci. Definizione sbagliata, che come spesso avviene in Italia cerca di politicizzare tutto, ma che individuava però un giusto metodo di governo: quello del buon padre di famiglia a capo di una comunità, che ha il coraggio di prendersi le proprie responsabilità anche a costo dell’impopolarità. La nuova normalità non ha bisogno di eroi, ma di normali gesti di presa di coscienza delle proprie responsabilità. Già questo sarebbe per il nostro Paese un gesto rivoluzionario.

■

1


/^/E& /KE /'

>Ă ŝǀŝƐŝŽŶĞ ŵďŝĞŶƚĞ Ěŝ d 'ƌŽƵƉ ƐƉŝĞŐĂ ůĞ ŽƉ ƉĂƚŽŐĞŶŝ ĞƐŝƐƚĞŶƟ ĨƵŽƌŝ ĚĂůů͛ŽƌŐĂŶŝƐŵŽ ƵŵĂŶŽ͘

&/ h / ͕ s >K /d ^/ hZ ͗ ƐƵ ƋƵĞƐƟ ƚƌĞ ƉĂƌĂĚŝŐŵŝ Ɛŝ ĨŽŶĚĞƌă ůĂ ƌŝƉĂƌƚĞŶnjĂ ĚĞůůĞ ŶŽƐƚƌĞ ĂnjŝĞŶĚĞ͘

/^/E& /KE Ăŝ ƚĞŵƉŝ ĚĞů Ks/ ϭϵ

d 'ƌŽƵƉ ƌĞĂůŝnjnjĂ ƚĂůĞ ƉƌŽĐĞƐƐŽ ŵĞĚŝĂŶͲ ƚĞ ƚĞĐŶŝĐŚĞ ĚŝǀĞƌƐĞ ĐŚĞ ƵƟůŝnjnjĂŶŽ ƉƌŽĚŽƫ ĐŚŝŵŝĐŝ ;ĚŝƐŝŶĨĞƩĂŶƟ ǀŝƌƵĐŝĚŝ͕ Ž ĐŽŶ ŐĞŶĞƌĂƚŽƌŝ Ěŝ KnjŽŶŽ Ž Ěŝ WĞƌŽƐƐŝĚŽ Ěŝ /ĚƌŽŐĞŶŽͿ Ž ŵĞnjnjŝ ĮƐŝĐŝ ĐŽŵĞ ŝ ǀĂƉŽƌŝ ƐĞĐĐŚŝ Ă ŽůƚƌĞ ϭϴϬΣ Ğ ĂŶĐŚĞ ĐŽŶ ĂƩƌĞnjnjĂͲ ƚƵƌĞ Ă h>s͕ ĐŚĞ ƉĞƌŵĞƩŽŶŽ Ěŝ ƵƟůŝnjnjĂƌĞ ƉƌŽĚŽƫ ŵŽůƚŽ ĐŽŶĐĞŶƚƌĂƟ ĚŝƐƚƌŝďƵŝƟ ŝŶ ƉĂƌƟĐĞůůĞ Ěŝ ƉŽĐŚŝ ŵŝĐƌŽŶ͘ KďŝĞƫǀŝ͗ ŶŽŶ ŝŶƚĂĐĐĂƌĞ ůĞ ƐƵƉĞƌĮĐŝ͕ ŶŽŶ ĞƐƐĞƌĞ ƚŽƐƐŝĐŝ Ž ƉĞƌŝĐŽůŽƐŝ͕ ĞƐƐĞƌĞ ĞĸĐĂĐŝ͘

WĂƌůŝĂŵŽ Ěŝ ĚŝƐŝŶĨĞnjŝŽŶĞ ƉĞƌ ĨĂƌĞ ĐŚŝĂƌĞnjͲ njĂ ŝŶ ƋƵĞƐƟ ŵŽŵĞŶƟ ĐŽƐŞ ĚŝĸĐŝůŝ͘ 'ůŝ ĞƐƉĞƌƟ ŝŶ ĂŵďŝƚŽ Ěŝ ĚŝƐŝŶĨĞnjŝŽŶĞ ƉĂƌƚŽŶŽ ƐĞŵƉƌĞ ĚĂ ƵŶ ĐŽŶĐĞƩŽ Ěŝ ďĂƐĞ͗ ůΖĂŵďŝĞŶƚĞ ŶĞů ƋƵĂůĞ ǀŝǀŝĂŵŽ ƋƵŽƟĚŝĂŶĂͲ ŵĞŶƚĞ ğ ƐĂƚƵƌŽ Ěŝ ĂƌŝĂ͕ ƵŶĂ ŵŝƐĐĞůĂ Ěŝ ŐĂƐ Ğ ŵŝĐƌŽƌŐĂŶŝƐŵŝ͘ YƵĞƐƚŽ ĐŽŶĐĞƩŽ Đŝ ƉŽƌƚĂ ĂĚ ƵŶĂ ĂůƚƌĂ ĂīĞƌŵĂnjŝŽŶĞ͕ ŽǀǀĞƌŽ ĐŚĞ ƵŶĂ ĐŽƌƌĞƩĂ ƉƌĂƐƐŝ ŶŽŶ ƉŽƚƌă ŵĂŝ ƉƌĞǀĞĚĞƌĞ ůΖĂďďĂƫŵĞŶƚŽ ƚŽƚĂůĞ Ěŝ ƋƵĂŶƚŽ ƉƌĞƐĞŶƚĞ͕ ŵĂ͕ ďĞŶƐŞ͕ ů͛ĂďďĂƐƐĂŵĞŶƚŽ ĂĚ ƵŶĂ ƐŽŐůŝĂ ĂĐĐĞƩĂďŝůĞ Ěŝ ƚŽůůĞƌĂŶnjĂ͕ ŽǀǀŝĂŵĞŶƚĞ ĐŽŶĨŽƌŵĞ͕ Ăů ƟƉŽ Ěŝ Ăƫǀŝƚă ƐǀŽůƚĂ ŝŶ ƋƵĞů ĚĞƚĞƌŵŝŶĂƚŽ ĂŵďŝĞŶƚĞ͘ ͛ ƉĞƌž ǀĞƌŽ ĐŚĞ ƵŶ ĚŝƐĐŽƌƐŽ ĚŝǀĞƌƐŽ ǀĂůĞ ŽǀǀŝĂŵĞŶƚĞ ƉĞƌ ƚƵƫ ƋƵĞŐůŝ ĂŵďŝĞŶƟ ŝŶ ĐƵŝ ğ ŶĞĐĞƐƐĂƌŝŽ ƌĂŐŐŝƵŶŐĞƌĞ ƵŶĂ ƐŽŐůŝĂ Ěŝ ƚŽůůĞƌĂŶnjĂ ƉƌŽƐƐŝŵĂ ĂůůŽ Ϭ ; ĂƌĞĞ ƐƚĞƌŝůŝ͕ ƐĂůĞ ŽƉĞƌĂͲ ƚŽƌŝĞ Ğ ƌŝĂŶŝŵĂƚŽƌŝĞ͕ ƐĂůĞ ĐŽŶ ĂƚŵŽƐĨĞƌĂ ŵŽĚŝĐĂƚĂ ĚŽǀĞ ĂƉƉĂƌĂƟ ƐƉĞĐŝĂůŝ ŵĂŶƚĞŶͲ ŐŽŶŽ ƐƚĞƌŝůĞ ů͛ĂŵďŝĞŶƚĞͿ͘ DĂ ƚŽƌŶŝĂŵŽ Ă ŶŽŝ Ğ Ă ĐŽƐĂ d 'ƌŽƵƉ ƉƌŽƉŽŶĞ ƉĞƌ ƌĂŐŐŝƵŶŐĞƌĞ ŝů Ɖŝƶ ĂůƚŽ ŐƌĂĚŽ Ěŝ ŝŐŝĞŶĞ ŶĞŝ ŶŽƐƚƌŝ ĂŵďŝĞŶƟ͘

dƵƩŽ ƋƵĂŶƚŽ ĞƐƉŽƐƚŽ Ɛŝ ƌŝĨĞƌŝƐĐĞ͕ ŽǀǀŝĂͲ ŵĞŶƚĞ͕ ĂĚ Ăƫǀŝƚă ŝŶ ĐŽŶĚŝnjŝŽŶŝ ŶŽƌŵĂůŝ Ěŝ ƐĂŶŝĮĐĂnjŝŽŶĞ͗ ŽƌĂ͘ ƉƵƌƚƌŽƉƉŽ͕ ƐŝĂŵŽ ŝŶǀĞĐĞ ŝŶ ƐŝƚƵĂnjŝŽŶŝ ƐƚƌĂŽƌĚŝŶĂƌŝĞ Ğ ƚƵƩĞ ůĞ ŽƉĞƌĂnjŝŽŶŝ ĚĞǀŽŶŽ ĞƐƐĞƌĞ ĞƐĞŐƵŝƚĞ ĐŽŶ ŵĂŐŐŝŽƌ ĨƌĞƋƵĞŶnjĂ Ğ ƉƌŽĨĞƐƐŝŽŶĂůŝͲ ƚă͘ YƵĞƐƚŽ ƉĞƌĐŚĠ ůĂ ĚŝƐŝŶĨĞnjŝŽŶĞ ƐĞƌǀĞ ĂĚ ĂďďĂƩĞƌĞ ůĂ ƉƌĞƐĞŶnjĂ Ěŝ ŵŝĐƌŽŽƌŐĂŶŝƐŵŝ͕ ŵĂ ŶŽŶ ŚĂ ĞīĞƩŽ ƌĞƐŝĚƵĂůĞ ;ƉŽĐĂ Ăƫǀŝƚă ďĂƩĞƌŝŽƐƚĂƟĐĂͿ͕ ƉĞƌ ĐƵŝ ŽĐĐŽƌƌĞ ƌŝƉĞƚĞƌůĂ͘ WĞƌ ĨĂƌĞ ƋƵĞƐƚŽ ĚŽďďŝĂŵŽ ƐƉŝĞŐĂƌǀŝ ĐŽƐĂ ƐŝŐŶŝĮĐĂ ͞^ E/&/ Z ͕͟ ƉĞƌĐŚĠ ůĂ ͞ƐĂŶŝĮͲ ĐĂnjŝŽŶĞ͟ ĐŽŶƐŝƐƚĞ ĂůŵĞŶŽ Ěŝ ĚƵĞ ĨĂƐŝ ŝŶƚƌŝŶƐĞĐŚĞ Ğ ƐƵĐĐĞƐƐŝǀĞ͗ ϭͿ ĚĞƚĞƌƐŝŽŶĞ ϮͿ ĚŝƐŝŶĨĞnjŝŽŶĞ

>Ă ƐĂŶŝĮĐĂnjŝŽŶĞ ŶŽŶ ŚĂ ĞīĞƩŽ ƉƌĞǀĞŶƟͲ ǀŽ Ğ ŶĞůůĂ ĞǀĞŶƚƵĂůŝƚă Ěŝ ĞƐƉŽƐŝnjŝŽŶĞ ĚĞůů͛ĂŵďŝĞŶƚĞ Ă ƵŶĂ ĨŽŶƚĞ Ěŝ ĐŽŶƚĂŵŝŶĂͲ njŝŽŶĞ ĚŽƉŽ ĂǀĞƌĞ ĞīĞƩƵĂƚŽ ů͛ŝŶƚĞƌǀĞŶƚŽ͕ ŽĐĐŽƌƌĞƌă ǀĂůƵƚĂƌĞ ƵŶĂ ƉƌŽŐƌĂŵŵĂnjŝŽŶĞ ĐŽŶƟŶƵĂ ĚĞů ƐĞƌǀŝnjŝŽ͘

>Ă ĚĞƚĞƌƐŝŽŶĞ ğ ŝŵƉŽƌƚĂŶƚĞ Ğ ĨŽŶĚĂŵĞŶͲ ƚĂůĞ͕ ƉĞƌĐŚĠ ĂƩƌĂǀĞƌƐŽ ůĞ ŽƉĞƌĂnjŝŽŶŝ Ěŝ ƉƵůŝnjŝĂ Ͳ ĐŚĞ d 'ƌŽƵƉ ƌĞĂůŝnjnjĂ ĐŽŶ ƉĞƌƐŽŶĂůĞ ĂůƚĂŵĞŶƚĞ ƐƉĞĐŝĂůŝnjnjĂƚŽ Ͳ Ɛŝ ĂƐƉŽƌƚĂ ŝů ƐƵďƐƚƌĂƚŽ Ěŝ ƐƉŽƌĐŽ ĐŚĞ ƌĂůůĞŶƚĂ ůΖĂnjŝŽŶĞ ĚĞů ƉƌŝŶĐŝƉŝŽ ĂƫǀŽ ĚŝƐŝŶĨĞƩĂŶƚĞ͘ YƵŝŶĚŝ͕ ƉĞƌ ƉƌŝŵĂ ĐŽƐĂ͕ ŽĐĐŽƌƌĞ ƉŝĂŶŝĮͲ ĐĂƌĞ ƵŶĂ ĂĐĐƵƌĂƚĂ ƉƵůŝnjŝĂ͘ ŽƉŽ ĂǀĞƌ ĐŽŶĐůƵƐŽ ƋƵĞƐƚĂ ĨĂƐĞ͕ Ɛŝ ƉƵž ƉĂƐƐĂƌĞ ĂůůĂ ĚŝƐŝŶĨĞnjŝŽŶĞ ǀĞƌĂ Ğ ƉƌŽƉƌŝĂ͕ ĐŝŽğ ŝů ƐĞŐƵŝƌƐŝ Ěŝ ŽƉĞƌĂnjŝŽŶŝ ĐŚĞ Đŝ ƉĞƌŵĞƩĞƌĂŶŶŽ Ěŝ ĂďďĂƐƐĂƌĞ Ă ůŝǀĞůůŽ Ěŝ ƐŝĐƵƌĞnjnjĂ ůĂ ƉƌĞƐĞŶnjĂ Ěŝ ŵŝĐƌŽƌŐĂŶŝƐŵŝ͘ ƉĂƚŽŐĞŶŝ͕ ƉƌĞƐĞŶƟ ƐƵůůĞ ƐƵƉĞƌĮĐŝ͕ ƐƵŐůŝ ĂƌƌĞĚŝ Ğ ƐƵŐůŝ ŝŵƉŝĂŶƟ ƉƌŽĚƵƫǀŝ͘ 'ĞŶĞƌĂƚŽƌĞ Ěŝ ŽnjŽŶŽ ƚƌĂƐƉŽƌƚĂďŝůĞ

,1)250$=,21( 38%%/,&,7$5,$


/ E/ /KE

ƉĞƌĂnjŝŽŶŝ ĚŝƌĞƩĞ Ă ŶĞƵƚƌĂůŝnjnjĂƌĞ ŵŝĐƌŽƌŐĂŶŝƐŵŝ

ŝĞŐŽ dƌŽŐŚĞƌ ;dĚ 'ƌŽƵƉͿ͗ ͚sĂƌĞƐĞ ƌĞƐŝƐƚĞ Ğ ƌŝƉĂƌƚĞ͊͛

ƵŽŶŐŝŽƌŶŽ ^ŝŐ͘ dƌŽŐŚĞƌ͕ ƋƵŝŶĚŝ͍ ^ŝ ƌŝƉĂƌƚĞ͍ ͞ ƌĂ ŽƌĂ͘ EŽŶ ĞƌĂ Ɖŝƶ ƉĞŶƐĂďŝůĞ ƉƌŽƐĞŐƵŝƌĞ ŶĞů ďůŽĐĐŽ ĚĞŝ ŵĞƐŝ ƐĐŽƌƐŝ͘ dƵƫ ŶŽŝ͕ ĚĂů ƉƵŶƚŽ Ěŝ ǀŝƐƚĂ ĞĐŽŶŽŵŝĐŽ͕ ĐŽƐŞ ĐŽŵĞ ĚĂů ƉƵŶƚŽ Ěŝ ǀŝƐƚĂ ƉƐŝĐŽůŽŐŝĐŽ͕ ŶĞů ŶŽƐƚƌŽ ĞƐƐĞƌĞ ͚ĂŶŝŵĂůŝ ƐŽĐŝĂůŝ͕͛ ĂďďŝĂŵŽ ďŝƐŽŐŶŽ Ěŝ ƚŽƌŶĂƌĞ Ă ǀŝǀĞƌĞ͕ Ěŝ ƌŝƐĐŽƉƌŝƌĞ ƋƵĂŶƚŽ ƐŝĂ ĞĐĐĞnjŝŽŶĂůĞ ůĂ ŶŽƌŵĂůŝƚă͘ ŶĐŚĞ ƉĞƌĐŚĠ͕ ƉĞŶƐŽ Ěŝ ƉŽƚĞƌůŽ ĚŝƌĞ͕ ůĞ ĐŽŶĚŝnjŝŽŶŝ ƉĞƌ ƉŽƚĞƌ ƌŝƉĂƌƟƌĞ ŝŶ ƐŝĐƵƌĞnjnjĂ Đŝ ƐŽŶŽ ƚƵƩĞ͘͟

ŽƐĂ ĐŚŝĞĚŽŶŽ ůĞ ĂnjŝĞŶĚĞ ĂůůĂ d 'ƌŽƵƉ͕ ƐŽĐŝĞƚă ĐŚĞ Ɛŝ ŽĐĐƵƉĂ Ă ƚƵƩŽ ƚŽŶĚŽ ƉƌŽƉƌŝŽ ĚĞůůĞ Ăƫǀŝƚă ůĞŐĂƚĂ ĂůůĂ ŐĞƐƟŽŶĞ ĚĞůů͛ ĞŵĞƌŐĞŶnjĂ͍ ͞ ŚŝĞĚŽŶŽ Ěŝ ĞƐƐĞƌĞ ǀĞůŽĐŝ͘ WƌĞĐŝƐŝ Ğ ƉƵŶƚƵĂůŝ ĐĞƌƚŽ ; ŵĂ ƋƵĞƐƚŽ ğ ŽǀǀŝŽ͕ ŝŶ ƵŶ ŵŽŶĚŽ ŝŶ ĐƵŝ ůĂ ƉƌŽĨĞƐƐŝŽŶĂůŝƚă ĚĞǀĞ ĨĂƌĞ ůĂ ĚŝīĞƌĞŶnjĂͿ ŵĂ ƐŽƉƌĂƩƵƩŽ ǀŽŐůŝŽŶŽ͕ ĂƉƉƵŶƚŽ͕ ǀĞůŽĐŝƚă Ğ ĐĞƌƚĞnjnjĞ͘ >Ă ƉƌŝŵĂ ƉĞƌĐŚĠ ƐĞƌǀĞ ͚ĨĂƌĞ ŝŶ ĨƌĞƩĂ͕͛ ƚƌŽƉƉŽ ŝů ƚĞŵƉŽ ƉĞƌƐŽ͖ ůĂ ƐĞĐŽŶĚĂ ğ ůĞŐĂƚĂ ĂůůĂ ŶĞĐĞƐƐŝƚă ĨŽŶĚĂŵĞŶƚĂůĞ ƉĞƌ ůĞ ĂnjŝĞŶĚĞ Ěŝ ŶŽŶ ůĂƐĐŝĂƌ ƐƉĂnjŝŽ Ăŝ ĚƵďďŝ Ğ ĂůůĞ ŝŶƚĞƌƉƌĞƚĂnjŝŽŶŝ ƐƵůůĞ ƌĞŐŽůĞ͖ ƉĞƌĐŚĠ ŶŽŶ ƉŽƚƌĞďďĞƌŽ ƉĞƌŵĞƚͲ ƚĞƌƐŝ Ěŝ ĂŶĚĂƌĞ ŝŶ ĚŝĸĐŽůƚă ƉƌŽƉƌŝŽ ŝŶ ƋƵĞƐƚĂ ĨĂƐĞ͕ ŝŶ ĐƵŝ Ɛŝ ƐƚĂ ĐĞƌĐĂŶĚŽ͕ ĐŽŶ ĨŽƌnjĂ Ğ ĚĞƚĞƌŵŝŶĂnjŝŽŶĞ͕ Ěŝ ƌŝƉĂƌƟƌĞ Ğ ƌĞĐƵƉĞƌĂƌĞ ŝů ƚĂŶƚŽ ƚĞŵƉŽ ƉĞƌƐŽ͘͟

/ů ƐƵŐŐĞƌŝŵĞŶƚŽ ĚĂ ĚĂƌĞ͍ ŽƐĂ Ɛŝ ƐĞŶƚĞ Ěŝ ĐŽŶĚŝǀŝĚĞƌĞ ĐŽŶ Őůŝ ŝŵƉƌĞŶĚŝƚŽƌŝ͍ ͞sĞĚĞ͕ ƐŝĂŵŽ ƵŶ WĂĞƐĞ ƐƚƌĂŽƌĚŝŶĂƌŝŽ͕ ůŽ ƐĂƉƉŝĂŵŽ͘ ďďŝĂŵŽ ƚƵƩŽ ƉĞƌ ƌŝĂůnjĂƌĐŝ Ğ ůĂƐĐŝĂƌĐŝ ĂůůĞ ƐƉĂůůĞ ƚƵƩŽ ƋƵĞƐƚŽ͘ ůĐƵŶŝ ŶŽƐƚƌŝ ĐůŝĞŶƟ ŚĂŶŶŽ ĚĞĐŝƐŽ Ěŝ ĂƩĞŶĚĞƌĞ ƐĞƩĞŵďƌĞ ƉĞƌ ƌŝĂƉƌŝƌĞ͕ Ğ ůŽ ĐĂƉŝƐĐŽ͕ ŵĂ ůĂ ŵĂŐŐŝŽƌ ƉĂƌƚĞ ƐƚĂ ƌŝƉĂƌƚĞŶĚŽ Ğ ůŽ ĨĂ ŝŶ ƐŝĐƵƌĞnjnjĂ͕ ƵŶĂ ƐŝĐƵƌĞnjnjĂ ǀĞƌĂ͕ ŐĂƌĂŶƚĞŶĚŽ ůĂ ŐŝƵƐƚĂ ƉƌĞǀĞŶnjŝŽŶĞ ƉĞƌ ĐůŝĞŶƟ Ğ ĚŝƉĞŶĚĞŶƟ͘ YƵĞƐƚĂ ƉĞƌ ŵĞ ğ ůĂ ĐŚŝĂǀĞ͗ ƐĂƉĞƌĞ ĚĂƌĞ ĮĚƵĐŝĂ͘͟

η ŶĚƌădƵƩŽ ĞŶĞ /Ŷ ƐŝƚƵĂnjŝŽŶŝ ĐŽŵĞ ƋƵĞůůĂ ĐŚĞ ƐƟĂŵŽ ǀŝǀĞŶĚŽ͕ ŽĐĐŽƌƌĞ ƌŝƉĞƚĞƌůĂ ĐŝĐůŝĐĂŵĞŶƚĞ͕ ĂůŵĞŶŽ ŶĞŐůŝ ĂŵďŝĞŶƟ Ă ƌŝƐĐŚŝŽ ĂůƚŽ Ğ ŝŶƚĞƌŵĞĚŝŽ͘ >Ă ƐŝĐƵƌĞnjnjĂ ǀŽƐƚƌĂ͕ ĚĞŝ ǀŽƐƚƌŝ ĚŝƉĞŶĚĞŶƟ͕ ĚĞŝ ǀŽƐƚƌŝ ĐůŝĞŶƟ ğ ƚƌŽƉƉŽ ŝŵƉŽƌƚĂŶƚĞ͘

WĞƌ ƵůƚĞƌŝŽƌŝ ŝŶĨŽƌŵĂnjŝŽŶŝ ƐƵůů͛ĂnjŝĞŶĚĂ ǀŝƐŝƚĂƚĞ ŝů ƐŝƚŽ ŝŶƚĞƌŶĞƚ ǁǁǁ͘ƚĚͲŐƌŽƵƉ͘ŝƚ Ž ĐŽŶƚĂƩĂƚĞ ŝů ƐĞƌǀŝnjŝŽ ĐůŝĞŶƟ Ăů ŶƵŵĞƌŽ ϬϯϯϮ ϵϰϵϴϰϰ͘ ,1)250$=,21( 38%%/,&,7$5,$


ANNO XXI · N.4

LUGLIO 2020

VARESEFOCUS

La nuova dimensione della normalità Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA

S O M

Periodico di economia, politica, società, costume, arte e natura in provincia di Varese. Presidente Roberto Grassi Direttore editoriale Vittorio Gandini Direttore responsabile Davide Cionfrini Direzione, redazione, amministrazione Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it

6

reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese

Richiedi il tuo abbonamento gratuito online collegandoti al sito

www.varesefocus.it Progetto grafico e impaginazione Paolo Marchetti Fotolito e stampa Roto3 srl Via per Turbigo 11/B 20025 Castano Primo (Mi) T. 0331 889.601 Gestione editoriale Univa Servizi srl Via Vittorio Veneto, 8/E 21013 Gallarate (VA) - T. 0331 774.345

PUBBLICITÀ Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Questo numero è stato chiuso il 25 giugno 2020. Il prossimo numero sarà in edicola con Il Sole24Ore il 14 settembre 2020. “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore).

FOCUS 6

Città a caccia di una nuova normalità 10 Varese a misura di smart working 12 A Busto Arsizio la pista ciclabile è light 14 Gallarate a tutto gas

16 Saronno riparte dalle aree dismesse 18 Vado a vivere in montagna

ECONOMIA 21 Ateco sì, no, forse 23 La moda dichiara guerra al virus

Interventi e contributi di: Luigi Bignami, giornalista; Andrea Della Bella, giornalista; Alessandra Favaro, giornalista; Maria Grazia Gasparini, giornalista; Paola Margnini; Roberto Morandi, giornalista; Luisa Negri, giornalista; Paola Provenzano, giornalista; Sergio Redaelli, giornalista. In redazione: Davide Cionfrini, Silvia Giovannini, Alessia Lazzarin, Chiara Mazzetti, Maria Postiglione. Segreteria di redazione: Barbara Brambilla, Viviana Maccecchini. Fotografie di: Alberto Bortoluzzi, Alessandra Favaro. In copertina l’opera di Mariano Pieroni, Blood’s Trip, 1990


M A R I O LAVORO

VITA ASSOCIATIVA

26 Le nuove competenze che servono alle imprese

38 Gruppi Merceologici e Piccola Industria, tra riconferme e new entry 42 La rappresentanza è partecipazione 47 Emergenza scuola

INCHIESTA 28 Malpensa in fase di rullaggio

28

SCIENZA 50 A quando il vaccino per Covid-19?

TERRITORIO 53 In viaggio sulle ali della storia

RUBRICHE

▶ Gita a 61 Ripartiamo dal Parco del Ticino

▶ Arte 65 L’arte nei giardini varesini 69 L’ideatore del Dimensionismo ▶ Motori 73 Una nuova era per Audi A3... a portata di mano ▶ Sport 74 Imparare a stare seduti

74

30 Volare sopra il Covid

FORMAZIONE 33 Le imprese non lasciano sola la scuola

UNIVERSITÀ 35 Le imprese alla prova della ripartenza

▶ Provincia da scoprire 57 Panorami fantastici e dove trovarli

57

▶ In libreria 76 Branding 10 e lode ▶ Dal Web 78 Fatti non foste a viver senza dati


FOCUS

Città a caccia di una nuova normalità Dalle maniglie auto sanificate, alle postazioni per smart working all’interno dei parchi, fino ad arrivare ad edifici interamente integrati ed aumentati: come stanno cambiando i centri abitati dopo l’avvento di Covid-19? Come verranno ripensati gli spazi comuni, esterni ed interni, dopo una pandemia che ci ha trovati totalmente impreparati? si auto-disinfettano grazie ad anelli scorrevoli che rilasciano sostan-

Chiara Mazzetti ze germicide, ideali per luoghi affollati come hotel e bagni pubblici.

Le foto del Focus sono di Alberto Bortoluzzi

A

Singapore un robot con sembianze canine avrà il compito di pattugliare i parchi, evitando assembramenti tramite sensori e videocamere. Le porte saranno dotate di maniglie che

Varese

6

E finiremo forse per giocare ad un grande Twister posizionato sui pavimenti di supermercati e shop di tutto il mondo, grazie ai semafori comportamentali: sul bollino verde si cammina, sul giallo si sosta brevemente e sul rosso ci si ferma. Tutte idee già in via di sviluppo, in Italia come in molti Paesi in cui il Coronavirus ha lasciato


traccia del suo travolgente passaggio. In altre parole, il futuro postpandemico che ci attende si prospetta costellato di soluzioni altamente tecnologiche in grado di rendere più vivibili e sicuri gli spazi comuni del quotidiano di ciascuno di noi. Ma i centri abitati, grandi o piccoli che siano, come affronteranno questa transizione? Come sta cambiando e come cambierà il modo di concepire gli spazi e le città nel post Covid-19? Secondo Elena Brusa Pasqué, Presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Varese, il passato ha molto da insegnare in questo senso: “Eravamo convinti di essere in un mondo sicuro, ma già nel 2015 Bill Gates profetizzava l’esistenza di un nemico infinitesimamente piccolo che avrebbe potuto scuotere il mondo. Le pandemie sono sempre stati momenti di trasformazione, in termini di qualità della vita delle persone e questa non farà certo eccezione”. Ed è proprio la storia a ricordarci che stravolgimenti sociosanitari come il Coronavirus ritornano ciclicamente, sempre in modi differenti, ma non per forza lasciano dietro di sé solo conseguenze negative. “Per colpa di una pandemia è nato il Central Park a New York, per garantire il distanziamento tra le persone, così come i larghi viali di Boston e le ampie strade americane, costruite per realizzare delle fognature in grado di portare l’immondizia lontano dai centri citta-

Elena Brusa Pasqué: “L’unica cosa di cui abbiamo certezza oggi è che i nostri telefoni controlleranno tutto, dalle luci alla temperatura dell’aria di casa o dello studio, ci controlleranno il battito cardiaco, se abbiamo la febbre, se siamo felici o infelici”

dini – spiega ancora Brusa Pasqué –. Come in passato, anche dopo Covid-19 l’arredo urbano subirà delle trasformazioni sostanziali: appariranno ovunque fontanelle a pedale accanto a distributori di igienizzanti per le mani. L’uso di energie alternative per il riscaldamento degli edifici e l’introduzione della mobilità sostenibile stempereranno l’inquinamento atmosferico, che in molti casi è stato concausa di un aumento della virosità”. Saranno molti i cambiamenti anche nell’organizzazione degli spazi lavorativi, a partire dal numero di postazioni previste in un open space. Filo conduttore: l’innovazione tecnologica. “L’unica cosa di cui abbiamo certezza oggi è che i nostri telefoni controlleranno tutto, dalle luci alla temperatura dell’aria di casa o dello studio, ci controlleranno il battito cardiaco, se abbiamo la febbre, se siamo felici o infelici. Il futuro si sta così digitalizzando che gli ascensori potranno essere chiamati da uno smartphone, evitando la necessità di premere un pulsante, mentre le porte dell’ufficio si apriranno automaticamente utilizzando i sensori di movimento e il riconoscimento facciale”, precisa la Presidente dell’Ordine degli Architetti varesini. In questo scenario caratterizzato da una maggiore automatizzazione, gli edifici smart, sicuri e aumentati saranno protagonisti indiscussi. Come spiega Andrea Vicario di ABB, multinazionale elettrotecnica operante nel campo della robotica, dell’energia e dell’automazione in oltre 100 Paesi: “La pandemia ha cambiato la nostra quotidianità e i nostri bisogni. La conseguenza sarà una trasformazione degli spazi in cui viviamo, lavoriamo e passiamo il nostro tempo libero. Gli edifici aumentati mettono al centro la qualità della vita di chi li vive, rispondendo alle nuove necessità. Tutti gli stabili, nuovi o preesistenti, possono essere aumentati: centri commerciali, industrie, ospedali, uffici, case, hotel, stadi e sale concerti”. Ma qual è il vantaggio di vivere un edificio aumentato, dotato di impianti e dispositivi “intelligenti” in grado di comunicare tra loro? “Pensiamo al massimo da ottenere da un edificio in termini di comfort e vivibilità. Parliamo di realtà totalmente gestibili e continuamente implementabili, perché la tecnologia permette di aggiungere nuove funzionalità a quelle già esistenti, praticamente giornalmente. Senza parlare poi del minor impatto ambientale che questi edifici hanno, contribuendo ad un significativo risparmio energetico”, spiega ancora Vicario. Ma se da un lato l’innovazione tecnologica la farà da padrona nella ridefinizione degli ambienti interni degli edifici, cosa accadrà agli spazi esterni? Quelli così vietati durante il periodo di lockdown e di isolamento forzato. “Le città diventeranno molto più verdi, la cultura della campagna sarà portata in città – spiega di nuova Elena Brusa Pasqué –. Dalla storia e dall’esperienza contemporanea emerge che le pandemie hanno sempre avuto un maggior impatto negativo nelle aree urbane rispetto a quelle di campagna. Prima di Covid-19, le previsioni indicavano che il 61% della popolazione mondiale, circa 5 miliardi di persone, si sarebbero concentrate, entro il 2030, nelle

FOCUS

Gallarate

7


FOCUS

Busto Arsizio

principali città del mondo: questo fenomeno di deruralizzazione manterrà le previsioni o si modificherà? Ci sarà sicuramente una flessione del fenomeno con un’immediata fuga verso la campagna o forse più probabilmente verso le città medie, quelle che offrono tutti i servizi delle grandi città ma in scala più umana e soprattutto con costi più accessibili, come Varese che con i suoi 80 ettari di parchi urbani, l’architettura diffusa e non concentrata che ha contribuito ad una minor contaminazione, favorendo il naturale distanziamento, si è rivelato un luogo ottimo in cui abitare, nonostante le circostanze”. In altre parole, non saremo in grado di rinunciare alle città, che dovranno necessariamente diventare più sostenibili e vivibili, guardando sempre più ai modelli delle cittadine di provincia. “Sarà la città che si adatterà a questa post pandemia e non viceversa. Nasceranno perciò giardini condominiali organizzati, progettati con panchine e arredi urbani più tecnologici con postazioni dotate di Wi-Fi e caricabatterie, per permettere a chiunque di fare smart working direttamente da un parco. Varese e città simili immerse nel verde dovranno scommettere sul marketing territoriale, per attirare non solo turisti ma potenziali nuovi abitanti”. Dello stesso avviso è Gabriele Pasqui, docente di politiche urbane al Politecnico di Milano, convinto che le città, una volta superata questa pandemia, dovranno essere in grado di riconvertirsi ecologicamente, con soluzioni alternative a quelle messe in campo fino a qualche mese fa: “Un esempio sarà la mobilità: il trasporto pubblico dovrà essere approcciato in maniera diversa dal passato, con una 8

diversa densità d’uso. Come sarà possibile garantire la sicurezza nel trasporto pubblico, senza ingorgare le città di automobile? Favorendo la mobilità dolce, ciclabile, ripensando i ritmi urbani e della città. La vera questione cruciale sarà come immaginare la vita in pubblico, negli spazi aperti: parchi, marciapiedi, piazze dovranno essere ripensati per adeguarsi alle nuove prossemiche, in maniera del tutto inedita rispetto al passato. La sfida che abbiamo davanti, imprese, cittadini ed istituzioni, è immaginare un futuro urbano che si faccia carico di un tema ecologico e anche del cambiamento climatico, non solo della pandemia”.

■

Andrea Vicario di ABB: “Gli edifici aumentati mettono al centro la qualità della vita di chi li vive, rispondendo alle nuove necessità. Tutti gli stabili, nuovi o preesistenti, possono essere aumentati: centri commerciali, industrie, ospedali, uffici, case, hotel, stadi e sale concerti”


FOCUS

Varese a misura di smart working Il sindaco Davide Galimberti: “Le piattaforme di videoconferenza aprono nuove prospettive di residenzialità in un territorio gradevole come il nostro, con servizi educativi e sociali mediamente superiori alle metropoli. Le nuove formule del lavoro sono per noi un’opportunità” uscire. Rispondevo che non ero l’unico, che lo facevano i medici, gli

Sergio Redaelli infermieri, i netturbini, i poliziotti e tanti altri. La vita della città deve

A

nche il sindaco ha una vita privata, i figli studenti bloccati dalle misure anti-pandemia, l’ansia per la famiglia, le preoccupazioni per il futuro: “Quando uscivo di casa la mattina per andare in Comune durante il lockdown – confessa Davide Galimberti – i miei figli mi dicevano che ero l’unico papà costretto ad

10

essere garantita. E oggi spiego loro che siamo proiettati sulle cose da fare in autunno per il lavoro, la scuola, i trasporti pubblici, la sicurezza e il tempo libero dei nostri concittadini”. Quarantaquattro anni, sposato, padre di Stefano e Matteo, Davide Galimberti è dal 2016 il primo inquilino di Palazzo Estense. Si è diplomato al Liceo Classico Cairoli (dove ha conosciuto la moglie Pamela), ha conseguito la laurea in legge e il dottorato di ricerca con tesi sulla responsabilità


In che senso? Prendiamo lo smart working e il pendolarismo. Lavorare da casa è uno dei grandi cambiamenti provocati dall’emergenza sanitaria. Conosco bene il problema, sono stato pendolare per 15 anni in uno studio legale a Milano, tutti i giorni prendevo il treno Varese-Milano alle 6:46 e ritornavo con quello delle 20:20. Oggi le piattaforme di videoconferenza aprono nuove prospettive di residenzialità in un territorio gradevole come Varese, con servizi educativi e sociali mediamente superiori alle metropoli. Abbiamo presentato di recente uno studio al Presidente Mattarella. Che cosa dice questo studio? Suggerisce che le persone potrebbero trasferirsi a risiedere a Varese pur lavorando a Milano. Abbiamo la fibra, abbiamo cablato tutta la città. Se non c’è la necessità di uno spostamento quotidiano le aziende pubbliche e private possono investire in questo nuovo modello. Varese si candida ad ospitare chi non ha bisogno della costante presenza fisica sul posto di lavoro. Qui ci sono la bellezza dell’ambiente e la qualità dell’aria non solo per trascorrervi le vacanze, lo dicono i dati di Legambiente: abbiamo ridotto l’inquinamento, offriamo lago e montagna, cultura e sport. Il mio invito esplicito è di venire ad abitare a Varese. Siamo vicini all’aeroporto di Malpensa e alla Svizzera, a Lugano e a Como.

Lavorando da casa? È un’innovazione pazzesca. Può giovare sia al pubblico impiego e che alle aziende private. Qual è il problema principale che vi attende in autunno? Sicuramente la scuola. Preoccupano le misure di protezione, il numero di bambini in rapporto con gli insegnanti, il personale, il distanziamento. È fondamentale che arrivino presto le linee-guida da Roma: noi stiamo pensando a scaglionare gli orari d’inizio delle lezioni. Pensiamo ad ingressi frazionati tra le 8:00 e le 9:00 anziché tutti alle 8:00. Ma vanno armonizzati i tempi della città. I genitori che portano i bimbi a scuola devono poter usufruire di analoghi orari nei luoghi di lavoro. Si annuncia un cambio epocale. E si porrà il problema del trasporto pubblico, ora ridotto nel numero di persone.

FOCUS

delle pubbliche amministrazioni. È avvocato amministrativista e docente universitario di giustizia amministrativa. Prima che venga l’autunno, c’è però da passare questa strana estate con guanti e mascherina, sperando che i contagi cessino e che si possa tornare alla (quasi) normalità. Come sarà convivere col virus? Che cosa cambierà nella vita di tutti i giorni a Varese? Molti i progetti in cantiere. I centri estivi per bambini dai 3 ai 5 anni sono ripartiti il 15 giugno alla Don Milani e alla Don Papetti di S. Fermo. Scuole, giardini, parchi e musei ospiteranno eventi ludico-creativi per ragazzi dai 6 ai 17 anni. Gradualmente riaperti Villa Mirabello, Castello di Masnago, Museo Castiglioni, le corse della funicolare per il Sacro Monte il sabato e la domenica e interscambio con gli autobus urbani. Senza contare il Campus Diffuso a Biumo, la sistemazione del Vellone in piazzale Kennedy, il bando per l’ex caserma Garibaldi. “Varese – spiega il sindaco – è tra le province meno coinvolte dall’epidemia. Vedo una città che ha voglia di tornare alla vita di prima, sia pure con regole nuove. E vedo opportunità che questa situazione paradossalmente crea, nuove formule di lavoro e di vantaggio economico e sociale per Varese”.

Con le nuove povertà teme ci sia alle porte un periodo turbolento per la pubblica sicurezza? Per l’immigrazione no, nel periodo pre-Covid la situazione era sotto controllo. Se dovessero crescere le povertà alcuni fenomeni potrebbero intensificarsi, penso alla microcriminalità e al crimine organizzato con infiltrazioni negli esercizi che passano di mano. La pasticceria Zamberletti che chiude è il segno di un futuro con meno contatti. Lei ha minacciato di intervenire se la movida non si darà una regolata... Se ci sarà da intervenire, bisognerà farlo. Di sicuro il distanziamento sociale cambierà le abitudini, penso allo sport, alla cultura, alla socialità. Ci si dovrà abituare. Per dare un segno di ritorno alla normalità stiamo organizzando la stagione estiva nell’osservanza dei limiti di legge. Dai primi di luglio a metà settembre avremo 70 eventi di cinema e concerti ai Giardini Estensi. Una volta il problema era lo spopolarsi delle valli, ora la pandemia colpisce le città. Vi aspettate la riscoperta di parchi e giardini? Varese è in controtendenza. Se prima perdeva abitanti, già nel 2019 la popolazione è cresciuta, cosa che non accadeva da 30 anni. Varese e Busto Arsizio hanno la fibra attiva, un’innovazione fondamentale per la vita ordinaria e per le aziende. Siamo una città verde e con il lavoro da casa, come dicevo, possiamo diventare ancora più attrattivi.

■

11


FOCUS

A Busto Arsizio la pista ciclabile è light Il sindaco Emanuele Antonelli: “Stiamo lavorando a una ripartenza soft, molto rispettosa delle regole, delle precauzioni e dello stato d’animo della città che ha voglia di ricostruire una nuova normalità, ma avverte l’importanza di andarci con i piedi di piombo” tenzione alle fasce deboli della popolazione, ma tra le priorità

Paola Provenzano c’è anche il tema dell’informatizzazione della Pubblica Ammi-

S

ervizi al cittadino gestiti online, piste ciclabili light e una grande attenzione agli orari della città: così Busto Arsizio si prepara a vivere i cambiamenti indotti dalla pandemia. Nell’immediato, per Emanuele Antonelli, sindaco della città dal 2016, c’è l’organizzazione delle manifestazioni estive e l’at-

12

nistrazione. “In questi mesi è risultato evidente che i cittadini possono accedere ad alcuni servizi tranquillamente da casa, parlo ad esempio delle pratiche dell’ufficio anagrafe che si sono potute svolgere da remoto. L’epidemia ha dato un impulso a un sistema che già c’era, ma che alcuni non conoscevano o preferivano non utilizzare. Adesso tutti gli accessi agli uffici si svolgono su appuntamento, ma solo se la pratica non può essere gestita


Che dire invece degli orari della città? Il tema degli orari è cruciale soprattutto in vista della riapertura delle scuole: con l’assessore all’Educazione abbiamo già dato vita a un tavolo con tutti gli istituti comprensivi cittadini per organizzare la ripartenza, anche dilazionando nel tempo gli accessi alle aule. Per i servizi prevediamo di mantenere le prenotazioni in modo da evitare gli assembramenti negli uffici: avere l’appuntamento per svolgere la pratica significa inoltre non perdere tempo in coda e conciliare meglio i propri impegni. Altro punto cruciale sarà quello dei trasporti: che eredità sarà lasciata dalla pandemia? Per alleggerire il servizio pubblico stiamo pensando a una rete di piste ciclabili light anche in collaborazione con Legambiente che ha fornito una serie di spunti interessanti. Stiamo anche cercando di attivare un servizio di monopattini elettrici in sharing che spero possa essere utile per gli spostamenti brevi in città. Utilizzare bici e monopattini significa muoversi autonomamente e in sicurezza contribuendo a non inquinare e a non congestionare il traffico. Che estate vivrà la città di Busto? L’assessorato alla Cultura sta organizzando una rassegna estiva che si svolgerà in spazi aperti ma delimitati, come il giardino quadrato del Museo del Tessile o il cortile del Comune. Qui sarà più facile gestire gli accessi e le presenze delle persone che dovranno comunque prenotare perché non potremo avere più persone di quelle consentite dalle norme. Proporremo serate di cinema, teatro, musica, presentazioni di libri grazie alla collaborazione con le associazioni che non hanno mai smesso di pensare a nuove modalità per venire incontro alle esigenze di cultura dei cittadini. Sarà una ripartenza soft, molto rispettosa delle regole e delle precauzioni e dello stato d’animo della città che ha voglia di ripartire,

ma avverte l’importanza di andarci con i piedi di piombo. Per quanto riguarda le attività estive per minori, abbiamo già messo a bilancio 131mila euro e ci stiamo confrontando con la rete degli oratori per proporre, in sicurezza, iniziative ludico didattiche per i bambini. Quali sono le sfide invece per quanto riguarda le difficoltà vissute da cittadini e attività commerciali? L’emergenza alimentare è stata da subito affrontata con la distribuzione dei buoni spesa con i fondi concessi dal Governo e sostenendo il lavoro delle associazioni del terzo settore che abitualmente se ne occupano. Con l’ultima variazione di bilancio, abbiamo poi stanziato 1.400.000 euro per far fronte alle nuove povertà indotte dall’epidemia, compresi gli aiuti (665mila euro) per sostenere le famiglie che non riescono più a pagare gli affitti. Abbiamo annullato la Tosap per tutto il 2020 e facilitato l’iter burocratico per bar e ristoranti per permettere di aumentare i coperti all’esterno. Abbiamo avviato una campagna di comunicazione che invita a consumare e ad acquistare in città, stiamo per confermare riduzioni dei pagamenti della TARI per le attività produttive e commerciali, abbiamo annullato i pagamenti delle rette di frequenza di nidi e scuole dell’infanzia comunale nei mesi di chiusura e stiamo per dare una mano alle strutture convenzionate e private. Stiamo cercando di sostenere il più possibile cittadini e aziende, sempre con i limiti delle competenze del Comune e con la necessità di mantenere gli equilibri di bilancio. Non nascondo che abbiamo anche dovuto fare i conti con mancati introiti per cifre molto consistenti. Ci siamo anche dedicati all’ascolto e al confronto con le associazioni di categoria per arrivare a proporre iniziative sostenibili, ben mirate e calibrate, rinunciando ad annunci prematuri, ad effetto mediatico.

FOCUS

da remoto. Per chi non ha dimestichezza con gli strumenti informatici c’è anche la possibilità di rivolgersi all’Urp (Ufficio Relazioni con il Pubblico) per indicazioni e assistenza. Anche lo smart working ha funzionato bene, circa il 70% dei dipendenti ha lavorato da casa, sono stati esclusi i lavoratori che, per la natura del loro lavoro, dovevano garantire la presenza. Anche in questo caso, il virus ha dato un’accelerazione a un progetto già avviato ma non ancora del tutto sviluppato”.

■

13


FOCUS

Gallarate a tutto gas Il sindaco Andrea Cassani: “Abbiamo stanziato 3,7 milioni di euro per aiutare i cittadini nella ripartenza: l’abbiamo rinominata misura ‘a tutto GAS’, dove GAS sta per Genitori, Aziende e Sostegno. Si tratta di un pacchetto di aiuti concreti pensati per far ripartire la città” In questi mesi sono state molte le sfide e le difficoltà che

Chiara Mazzetti cittadini, attività commerciali e aziende hanno dovuto af-

M

isure a sostegno di famiglie, imprese e bambini, un’estate di iniziative culturali pronte a coinvolgere tutta la cittadinanza e campi estivi per i più piccoli: la città di Gallarate si attrezza per ripartire, in sicurezza, dopo il lungo stop dovuto al Coronavirus. Molti i progetti in cantiere e quelli già avviati, come spiega Andrea Cassani, primo cittadino gallaratese dal 2016. Smart working, scuola, pubblica amministrazione, trasporti: quali sono stati i principali cambiamenti che Covid-19 ha portato nella città di Gallarate? Ovviamente lo stravolgimento legato all’emergenza ha influito, in prima battuta, sui servizi aperti ai cittadini, migrati repentinamente su piattaforme online mai utilizzate prima. Fortunatamente però, dopo le prime difficoltà, tutto è funzionato per il meglio e già da qualche settimana ci stiamo avviando ad un rientro totale negli uffici, per riuscire a supportare al meglio la cittadinanza, di persona. Per quanto riguarda i trasporti, diminuiti anche a fronte della sospensione delle attività scolastiche, abbiamo apportato una revisione negli orari e nella frequenza: provvedimenti che nel prossimo bilancio si faranno vedere anche a livello numerico, a causa dei mancati introiti derivanti dai servizi sospesi a causa del Coronavirus.

14

frontare. Come amministrazione comunale, come avete affrontato e come state affrontando queste criticità? Abbiamo stanziato 3,7 milioni di euro per aiutare i cittadini nella ripartenza: l’abbiamo rinominata misura “a tutto GAS”, dove GAS sta per Genitori, Aziende e Sostegno. Si tratta di un pacchetto di aiuti concreti pensati per far ripartire la città di Gallarate. Si parte dal contributo ZeroCinque di 200 euro per famiglie con bambini fino ai 5 anni, al contributo per l’acquisto dei libri di testo delle scuole dell’obbligo, azzeramento delle rette degli asili nidi comunali e delle rette della Fondazione Consorzio Scuole Materne, questo per quanto riguarda i genitori. Per le aziende, invece, abbiamo ridotto la TARI di oltre il 30% su utenze non domestiche, abbiamo ridotto la TOSAP del 50% per attività di bar e ristoranti e messo a disposizione oltre 100 abbonamenti semestrali gratuiti al Seprio Park per i negozianti della ZTL. Infine, il sostengo: abbiamo pensato di ridurre di 10 euro a cittadino il pagamento della TARI e istituito un Fondo Fiducia fino a 1.000 euro per chi ha perso il lavoro a causa del Covid. Il tutto solamente grazie alle risorse comunali: uno sforzo che ci è sembrato doveroso compiere. Per quanto riguarda, invece, i più giovani: avete pensato ad un piano per aiutare i genitori che stanno tornando al lavoro e non sanno come gestire i figli? Abbiamo ritenuto necessario sostenere le famiglie e consentire, allo stesso tempo, ai ragazzi di riprendersi i loro spazi, tornando


Anche il Ma*Ga ha riaperto le porte il 20 giugno con l’inaugurazione di due mostre: avete in programma altre iniziative culturali per la stagione estiva? La riapertura del Ma*Ga ha costituito un passaggio importante per la città e per la cultura in generale. Un segnale di notevole rilevanza, come a significare una rinascita dopo il superamento di questo difficile e spaventoso scoglio. Negli ultimi anni è stato fatto uno sforzo enorme per portare in piazza migliaia di persone, offrendo alla cittadinanza e non solo, eventi culturali, spettacoli e rassegne che potessero incontrare i gusti di ciascuno. Quest’anno, per ovvi motivi, l’offerta sarà leggermente differente: ci saranno più attrazioni dislocate all’aperto per offrire intrattenimento senza andare a creare assembramenti. Il Ma*Ga, per esempio, proporrà a partire dal 13

luglio gli Extralab, le settimane estive dell’arte che offriranno un’avventura unica nel giardino del Museo, che ospiterà bambini dai 6 agli 11 anni. Ogni partecipante avrà una tenda tutta sua, posta in un piccolo villaggio che si modellerà ogni settimana al ritmo di storie diverse. Da sabato 11 luglio, inoltre, torna Maga Estate che poterà nell’area esterna al Museo un ciclo di concerti a ingresso gratuito: si ripartirà con un occhio di riguardo e con tutte le cautele del caso. Sono certo che i cittadini e tutti coloro che avranno il piacere di prendere parte a questi eventi comprenderanno la serietà delle nuove regole di ingaggio, che devono necessariamente essere rispettate sempre, da tutti e per il bene di tutti.

■

FOCUS

a frequentare attività che, fino a poco tempo fa erano date per scontate. A partire proprio dall’uscire di casa. La giunta ha perciò approvato, a metà giugno, un atto di indirizzo per l’organizzazione di centri estivi destinati a bambini delle scuole primarie e delle medie. A partire dal 29 giugno per 5 intere settimane, circa 140 alunni delle primarie e 170 delle medie avranno a disposizione un centro estivo, utilizzando le scuole di Cedrate, Centro, Cascinetta e Cajello. Perciò il Comune, da una parte ha supportato la riorganizzazione nel rispetto delle direttive anti-Covid di privati e associazioni, specialmente oratori, con la concessione in uso delle strutture di proprietà comunale, ma si è anche messo in gioco in prima persona, progettando centri estivi attraverso l’utilizzo di strutture e personale comunale.

“Il Ma*Ga proporrà a partire dal 13 luglio gli Extralab, le settimane estive dell’arte che offriranno un’avventura unica nel giardino del Museo, che ospiterà bambini dai 6 agli 11 anni. Da sabato 11 luglio, inoltre, torna Maga Estate che poterà nell’area esterna un ciclo di concerti gratuiti”

15


FOCUS

Saronno riparte dalle aree dismesse Il sindaco Alessandro Fagioli: “Abbiamo liberato risorse private sul recupero di zone che diverranno patrimonio cittadino e consentiranno uno sviluppo per i prossimi 20 anni” ipotizzare un quadro futuro sulla città o sul posto in cui vivia-

Maria Grazia Gasparini mo? Alessandro Fagioli è sindaco di Saronno dal maggio 2015

S

i ipotizza che le nostre vite cambieranno, soprattutto muteranno le nostre abitudini in conseguenza di questo lungo periodo di pandemia e isolamento. La nostra vita, fatta di abitudini, di lavoro fuori e dentro casa e di tempo libero dovrà, comunque, essere garantita sia dal punto di vista sociale sia da quello vitale. E chi meglio degli amministratori locali può

16

e proprio nel mese di maggio ci sarebbero dovute essere le nuove elezioni, dove lui si era ricandidato. Il Coronavirus è riuscito, in tutto il mondo, a trasformare i centri urbani in città fantasma ma, negli uffici del palazzo comunale, l’attività è proseguita quotidianamente sia per le necessità contingenti, sia per lavorare su progetti già iniziati. Saronno da quale punto parte per “ricostruire” il futuro


Da marzo i cittadini hanno visto, forse per la prima volta nella loro vita, le strade e le aree pubbliche sotto una nuova luce. Questo cambiamento, così sembra dai dati, ha già influito in maniera più diffusa, sull’uso di mezzi di trasporto sostenibili, quali biciclette e monopattini. Saronno ha previsto un cambiamento in città sotto questo aspetto? Sono alcuni anni che stiamo lavorando sul progetto della Ciclopedonale saronnese. Ci sarà la possibilità di collegare l’asse Est/Ovest ed Est/Sud, consentendo una mobilità leggera per raggiungere in entrambi i sensi i comuni limitrofi in massima sicurezza. È un progetto ambizioso che attraverserà la città, ma non è tutto. Questo progetto permetterà di valorizzare il percorso e la mobilità cittadina recuperando un’area privata adiacente al torrente Lura, così da garantire una miglior mobilità ciclopedonale. Saronno cambierà volto e stiamo predisponendo, per ora limitatamente, la rete per la ricarica delle auto elettriche mediante colonnine. Siamo però consapevoli che oggi non esiste uno standard tra le case automobilistiche e quindi procediamo con cautela installandole per ora, solo in alcune zone. Inoltre, riqualificheremo degli orti urbani collocati nei pressi e ci sarà anche un parcheggio pubblico. C’era in progetto una pista ciclabile da realizzarsi sul percorso dismesso dalle Ferrovie Nord, da modificare a raso. Tutto rimandato? Quell’area è di proprietà delle Ferrovie Nord e, ad oggi, è da considerare come area dismessa. C’è stato un ricorso e la Sovrintendenza delle Belle Arti ha posto un vincolo, sostenendo che così com’era, quindi non a raso, rappresentava ‘la memoria storica delle linee ferroviarie’. Il progetto, per conto mio, resta

FOCUS

del dopo Covid-19? Premetto che sono molte le aspettative per il futuro. Voglio essere positivo ma se il contagio dovesse ripartire, saranno problemi. Anche il dibattito continuo contro le Regioni non è questione da sottovalutare: il nostro territorio è densamente abitato mentre in altre Regioni le condizioni sono differenti. Durante questo mio mandato, che scadrà con le prossime elezioni in autunno, abbiamo liberato risorse private sulle aree dismesse, che diverranno patrimonio cittadino e consentiranno uno sviluppo per i prossimi 20 anni. Abbiamo dato la possibilità a bar e ristoranti, di allargare lo spazio esterno dove ci sono le condizioni per farlo, per venire incontro alle nuove esigenze di distanza tra i tavoli. Non possiamo rinunciare in toto alla tassa TOSAP però diamo loro la possibilità di allargarsi, senza pagare un’aggiunta.

sempre valido ed è stata un’occasione mancata perché avrebbe valorizzato l’intero quartiere e avrebbe unito diverse aree pubbliche, diventando una piacevole passeggiata. C’è preoccupazione per le ripercussioni economiche, che colpiranno duramente l’Italia e tutti i Paesi coinvolti dalla pandemia, ma ci sono anche preoccupazioni reali che riguardano il modo in cui vivremo gli spazi pubblici, dove gli adulti ma, soprattutto i bambini, hanno un’esigenza primaria, dopo aver sperimentato la paura del contagio e il senso di solitudine. Saronno come si organizzerà? Il Coronavirus è arrivato solo qualche mese fa ma noi stavamo già progettando, da tempo, di ampliare le superfici verdi della città, per dedicarle allo sport e al tempo libero. A Saronno c’erano molte piccole superfici comunali sparse per la città, che non sarebbero potute servire a nulla anche se rimesse a posto. L’idea di scambiarle con altri spazi privati ben più interessanti dal nostro punto di vista, ci ha consentito di accorpare queste aree e ottenere così delle superfici ampie per realizzare dei veri nuovi parchi, dando anche opportunità di lavoro alle persone. Queste opere sono già ben definite e saranno fruibili appena possibile. Il progetto dell’area Isotta Fraschini è in fase di partenza e lì ci sarà un grande parco per tutti. Saronno è terra storica di grandi aziende. C’è qualche progetto anche per il rilancio dell’economia? Nell’ambito della riqualificazione del retro-stazione dove sono già iniziati i lavori, ci sono progetti legati all’economia che hanno sanato situazioni sociali pregresse. Ci sarà l’opportunità di ricavare nuove aree dedicate all’insediamento di attività produttive artigianali. Un’ultima cosa vorrei aggiungere: abbiamo gettato le basi per il futuro e se le prossime amministrazioni continueranno a ragionare in quest’ottica, sarà un futuro migliore per la città.

■

17


FOCUS

Vado a vivere in montagna I presidenti delle Comunità Montane del Piambello e delle Valli del Verbano: “I problemi sollevati dalla pandemia possono aiutarci a rilanciare il turismo e a tenerlo sul territorio a patto di saper sfruttare le bellezze naturali” Sartorio non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalle scarpe:

Sergio Redaelli “Siamo la longa manus della Regione sul territorio ma non ab-

L

a pandemia? Può tramutarsi in un’opportunità anche per i piccoli comuni delle Comunità Montane se saranno bravi a cogliere i suggerimenti positivi. Quest’anno meno gente andrà al mare, tanti arriveranno dalle città per passare l’estate sulle nostre Prealpi, apriranno le seconde case, cresceranno le richieste d’affitto. Ci sono già i segnali del ritorno del turismo sui sentieri dei monti a cavallo tra Italia e Svizzera. E qualche nuovo problema da affrontare. Come la necessità di potenziare la manutenzione, la segnaletica, la cartografia, la cura dei boschi. Sono ottimisti, nonostante tutto, i due presidenti delle Comunità Montane dell’alto Varesotto. Paolo Sartorio di Cunardo, professione tecnico comunale, guida da 10 mesi la Comunità Montana del Piambello, 20 Comuni, 70mila abitanti, 142 chilometri quadrati di territorio da gestire, di cui 130 di boschi: “Una piccola foresta amazzonica lombarda”, la definisce. Simone Castoldi di Rancio Valcuvia, nella vita di tutti i giorni vende motociclette a Cuvio. Da meno di un anno è al timone della Comunità Valli del Verbano, 32 comuni, 80mila abitanti, 180 chilometri quadrati. L’altro polmone verde del Varesotto. Lavena Ponte Tresa Finito il lockdown

18

biamo riconoscimento nazionale – sospira –. Ciò significa non avere la certezza dei bilanci per mantenere i dipendenti a tempo indeterminato e fornire i servizi ai Comuni. Stiamo in piedi con i ristorni dei frontalieri, Berna li ha versati a giugno del 2019 e Roma ce li ha messi sul conto poche settimane fa. In fondo, me lo lasci dire, noi saremmo più importanti dei sindaci di molte città. Se parla un assessore di un grande centro sono pronte le paginate sui giornali, di noi invece non si occupa nessuno. Svolgiamo un lavoro misconosciuto ma essenziale come la prevenzione del rischio idrogeologico, l’assicurazione della rete cicloturistica, la tutela delle infrastrutture di montagna. Il problema è limitare la crescita della vegetazione. Qui è un paradiso terrestre. A Cunardo la mattina vedo i cerbiatti correre sulla strada provinciale e i cinghiali di notte si spingono fin dentro ai paesi”. Che cosa cambierà nella vita di tutti i giorni ora che si deve convivere con il virus? “Cambierà in meglio – risponde Sartorio – la gente vuole tornare a vivere una dimensione più umana, ritorna in campagna e per noi aumentano le attività forestali, la manutenzione del territorio, i tagli della vegetazione a bordo strada. Non solo. Qualche settimana fa mi ha telefonato un signore dicendo: ‘Non riesco ad avere la connessione perché le piante del bosco oscurano il ripetitore Eolo,


FOCUS Laveno Mombello

mio figlio deve fare l’esame di maturità e ha bisogno di internet per le ricerche’. Ecco. C’è da potenziare il segnale, le piante lo oscurano. Le frazioni isolate devono essere servite dalla tecnologia, occorrono investimenti sulla fibra ottica, sulla digitalizzazione”. Covid o non Covid c’è sempre troppa burocrazia. Il lungo stop ha bloccato i cantieri, l’asfaltatura delle strade, la costruzione dei parcheggi, la ristrutturazione d’immobili fatiscenti, la realizzazione di fogne, acquedotti e strade. Tutto fermo fino al 4 maggio. Compresa la progettazione affidata ad ingegneri, architetti e geometri. Niente nuovi incarichi, ferme le gare d’appalto. Ovunque lo smart working sembra avere preso il posto del lavoro tradizionale, anche negli uffici pubblici. C’è chi dice che il personale renda di più se non è disturbato. In futuro tutti lavoreranno da casa? Il Presidente delle Valli del Verbano frena: “Io non credo, dopo il ‘liberi tutti’ le cose stanno tornando come prima – constata Simone Castoldi –. Siamo un popolo che dimentica facilmente. I problemi sollevati dalla pandemia possono aiutarci a rilanciare il turismo e a tenerlo sul territorio a patto di saper sfruttare le bellezze naturali. Abbiamo 30 chilometri di piste ciclabili e 270 chilometri di sentieri e percorsi per mountain bike, la strà di caver con i suoi panorami, i Mulini di Piero, Agra, tanti scorci stupendi. Servono soldi. Ci sono i bandi regionali ed europei per finanziare le opere e bisogna capire le intenzioni dello Stato”. Ma come si valorizzano le aree interne? “Garantendo la sicurezza

Paolo Sartorio, Presidente Comunità Montana del Piambello: “C’è da potenziare il segnale, le piante lo oscurano. Le frazioni isolate devono essere servite dalla tecnologia, occorrono investimenti sulla fibra ottica, sulla digitalizzazione” forestale, la sentieristica nelle valli, i pascoli, i boschi, la messa in sicurezza dei fiumi e del terreno, la videosorveglianza stradale con la lettura delle targhe. Eolo sta potenziando i ripetitori per coprire più Comuni, la fibra ottica è diffusa. Serve forse una comunicazione più efficace. Dobbiamo vendere meglio la valle, mi passi questo termine di marketing, puntare sui giovani con applicazioni specifiche, filmati con i droni, giornali, libri e guide turistiche, informatiche e cartacee. Dobbiamo far riscoprire il gusto del lago e dei monti, delle cose semplici come una cenetta romantica al ristorante, il settore che ha avuto un vero crollo economico”.

■

19


& ' ! ( & ) ! * !+ ', ' & & - & & ! , ! & - ' . ) * & & ! ' ! , - ! ! & ' & ) ! & ) & , ! ' ! /."0 & 1 * && & + ) ! - & ( , & && ( ) ' & ', & , ( ! , , 2 1 3 3 ! + ', , 4 , & ' ( ( & 1 3 & ! & & ! + ' 1 ! 5 5 3 - ! , , && ( &61 , ! ! , ! & * , & , , ( ) 1 ' * & && ( , , 7 ' * 1 - 22 & 1 && )) & , )) ) * + ', ( ,, ! & , , ( & 3 & 3 ! +

& , , ', , 8 * ' ! ( 3 ! - ! ' & 1 ' ' - 9 + , ' ! & && ', : & ! + ) ! ! & & ! ' & 1 , & ! ! && & && 1 ! , & ) ( ,, 1 ! ) 1 ! , &6 ! & ; & < 3 , 4 && , & ! & 1 , 3 & & ', = ! ! - 1 , 2 . - ' && ( &61 , , , ! )) & ' & , 8

! & , + ) ! ( & 1 ! & ! = + ,, - ! & ! * & ) ! = && , & ! , '' & ( , & ', 1 2 & ! ! , - & ! && 1 - ' & & ' & & , 3 & , - ,, & & ) ', ! & & 1 - ' ! + ', ! & ! ( & ! , '' , ! & , , &61 - . ! 3 ! ( ) ! ) & & & ' ! - ! = , ( & ! & ! ', & + ', ! & 1 & ! * ! ( & 6 ! , , &6 ! & , & 6 ( & ! & 1 & + , )) & ! * ) ! 1 ! + && , '' & ( > ! && ; , & <> ' ) ! 3 ! ) & & 1 ( & ) * ! ! ! &&

' - ' ) , && , & ? . + 7 1 !!! AGENZIA DI SARONNO SAN GIUSEPPE

&


ECONOMIA

Ateco sì, no, forse Il codice delle ATtività ECOnomiche è diventato famoso durante il lockdown nelle settimane dei Dpcm che regolavano aperture e chiusure dei settori e delle imprese. Ma è ancora in grado di essere uno strumento capace di descrivere e interpretare l’industria e le catene di fornitura internazionali? rici, sviluppati per tutt’altri scopi. Gli Ateco nascono infatti per

Paola Margnini (*) riclassificare le ATtività ECOnomiche, quindi più con una logica

A

teco, una parola che tutti abbiamo imparato a conoscere in questi mesi di lockdown. Quando, nel giro di poche ore, questi codici sono diventati la chiave con cui spegnere o tenere aperte le attività produttive di questo Paese. Si è allora improvvisamente accesa la curiosità di tutti coloro che nell’emergenza si sono trovati a fare i conti con altrettanti problemi applicativi. Primo problema: considerata l’emergenza si sono utilizzati in chiave di “politica industriale” latu sensu dei codici alfanume-

statistico – amministrativa. L’uso che ne è stato fatto in tempi di virus presenta quindi un primo tipo di problema: l’adeguatezza allo scopo. Secondo problema: i codici amministrativi sono nati per ragionare su un’unica dimensione della produzione: quella del prodotto. Descrivono molto analiticamente cosa faccio, ma non sono strutturati per capire come lo faccio, con chi lo faccio. Manca insomma la dimensione della filiera. (*) Responsabile Ufficio Studi Univa

21


ECONOMIA

Si bypassa totalmente la questione dei rapporti tra le imprese. Non si coglie la concatenazione delle stesse. È troppo cambiato nel tempo il modello di produzione per poter pensare di raggiungere l’effetto di chiusure selettive guardando solo al singolo prodotto. L’impresa verticalizzata che fa tutto al proprio interno è una realtà ormai rarissima da trovare, tanto più in Italia dove il modello produttivo di distretto è così radicato e diffuso e le Pmi costituiscono oltre il 90% del sistema produttivo. Il modello vigente è un modello basato sulla specializzazione e sulla collaborazione: le supply chain oggi sono troppo articolate ed interconnesse per poter intervenire con chiusure selettive senza compromettere il risultato finale. Inoltre, le catene del valore negli ultimi anni si sono allungate all’infinito internazionalizzandosi. E nei mesi scorsi se ne è avuta la prova provata. Poteva capitare, ed è capitato, che bloccando la produzione di una piccola impresa iperspecializzata che realizza stampi per particolari plastici, nascosta nelle valli del luinese, si rischiasse di bloccare la produzione di multinazionali dell’elettrodomestico in Polonia e Turchia. Potenza dell’interconnessione. Una criticità che è emersa in maniera evidente quando, complice l’emergenza sanitaria eccezionale e pandemica, si è dovuto scegliere chi poteva continuare a produrre e chi invece doveva chiudere. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) del 22 marzo ed i successivi hanno utilizzato ampiamente lo strumento dei codici Ateco, ragionando prevalentemente per chiusure verticali ed improvvise, ma hanno anche dovuto inserire dei correttivi per tener conto di un’organizzazione della produzione operante in filiere complesse e correlate. Sono state così previste delle deroghe, da comunicare alla Pre-

Primo problema: considerata l’emergenza si sono utilizzati in chiave di “politica industriale” latu sensu dei codici alfanumerici, sviluppati per tutt’altri scopi. Gli Ateco nascono infatti per riclassificare le ATtività ECOnomiche, quindi più con una logica statistico – amministrativa fettura, per assicurare che le produzioni giudicate strategiche potessero essere portare a termine. Ne è uscita una mappa reale delle relazioni di filiera che potrebbe raccontare molto agli economisti. L’esperienza di questi mesi che ha visto operare chiusure sulla base di codici Ateco ha insegnato, dolorosamente, qualcosa. Che la codificazione rigida non sempre vale per agire sulla realtà e che i codici Ateco vanno mantenuti ed utilizzati per quello che possono dare e per cui sono nati. Facciamone tesoro ed attrezziamoci diversamente per il futuro: naturalmente con l’augurio di non doverne più fare uso per ipotizzare chiusure di intere attività economiche a causa di una pandemia e per contrastare un nemico invisibile che, oltre ad aver causato drammi, lutti, dolori, ora mette a repentaglio la tenuta economico-sociale di interi territori e Paesi. In conclusione, un piccolo dubbio che contiene un suggerimento di metodo. Scegliere lo strumento giusto per ottenere il risultato può metterci al riparo da tanti danni secondari. Se il problema era evitare gli assembramenti e mantenere il distanziamento tra le persone nei luoghi di lavoro, non sarebbe stato più razionale, almeno per il settore industriale, ragionare sul tipo di layout produttivo (cioè su parametri di distanziamento fisico tra le macchine e gli operatori) piuttosto che categorie Ateco? A volte la scelta dello strumento può fare la differenza.

■

22


Il tessuto anti-Coronavirus? È made in Varese, realizzato alla TMR Cederna Fodere. La pandemia apre a una vera e propria rivoluzione per il tessile: la lotta al Covid-19 passa anche da come ci vestiremo

ECONOMIA

La moda dichiara guerra al virus un’azienda che ha attraversato tutte le rivoluzioni industriali non

Silvia Giovannini è quindi strano, in tempi di pandemia, decidere di non fermarsi e

I

l tessuto antivirale rivoluzionerà il nostro modo di vestirci? Sì, non avete letto male: abbiamo proprio scritto antivirale. Se il tessuto antibatterico, infatti, è un concetto noto anche ad un pubblico non specializzato, quello che difende dal virus è una vera e propria novità e, in tempi di Coronavirus, diventa quanto mai interessante. A raccontarcelo, Edoardo Giardini della TMR Cederna Fodere Spa di Verghera di Samarate (provincia di Varese), azienda storica che fa risalire le proprie radici fin dal 1800 e che ha vissuto, reinventandosi, tutte le fasi importanti del settore, diventando riferimento di mercato e oggi fornitore di marchi molto noti dal prêt-à-porter all’alta moda, come ad esempio Ralph Lauren, Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein. Per

di guardare avanti, affrontando nuove rivoluzioni. Quella di oggi, per TMR, porta il nome di ViroProtect +, una formula che coniuga insieme un trattamento antivirale certificato Iso e una finitura antibatterica testata in laboratorio per disarmare eventuali batteri e virus, tra cui il Coronavirus, dopo il contatto con il tessuto. “Per dirla in parole semplici – spiega Giardini – il 99% dei batteri e delle materie virali perdono efficacia entro pochi minuti dal contatto con la superficie del tessuto. Di conseguenza le applicazioni possono essere infinite: dal settore sanitario, ad esempio per i camici, alla sfera dell’abbigliamento d’uso comune. Senza dimenticare un plus: questo trattamento ha persistenza sia ai cicli di lavaggio in acqua che a secco perché è realizzato con un processo in assorbimento dove la fibra viene nobilitata in fase di finissaggio. Ed è

23


ECONOMIA certificato. Al momento stiamo conducendo dei test per garantire i massimi risultati su tutte le forme di batteri virali incapsulati e non, inclusa l’efficacia alla versione felina del Coronavirus”. “La formula – continua il Responsabile Commerciale – è disponibile come finitura aggiuntiva su tutta la nostra gamma di fibre cellulosiche e organiche, che vanno da viscosa, cupro, acetato a cotone e seta. Originaria del settore medicale, la formula ViroProtect +, è stata riprogettata per trovare applicazione nel settore dell’abbigliamento, dalle divise, alle uniformi e alla moda stessa garantendo ai tessuti le stesse caratteristiche (anche di mano e di comfort) che i clienti cercano (e trovano) nei nostri prodotti”. Una sorta di conversione industriale indotta dalla pandemia, dunque. “Nel momento del lockdown – prosegue Giardini – abbiamo riflettuto: avevamo la classica possibilità di far diventare la crisi un’opportunità, ripensando alla funzione del nostro settore Ricerca e Sviluppo e ragionando su quanto la filiera del tessile sarà tenuta a cambiare. In questo percorso, è arrivato l’input di un cliente tedesco con una richiesta specifica: un tessuto che fosse insieme antivirale e antibatterico. Abbiamo quindi avviato una ricerca e scoperto che tre aziende del biomedicale producevano ausiliari tessili specifici con questa tecnologia. E l’abbiamo immaginato ad ampio spettro progettando un finissaggio certificato a tutti gli effetti, riscontrando subito l’interesse dei grandi gruppi di moda. Immaginate in questo momento quale grande sfida possa essere produrre capi che isolano efficacemente chi li indossa dai contatti con l’ambiente esterno, tenendo lontano il virus. Prove scientifiche hanno confermato che l’auto-inoculazione è ancora una delle principali vie di trasmissione responsabile per il virus, 24

Edoardo Giardini: “Per dirla in parole semplici il 99% dei batteri e delle materie virali perdono efficacia entro pochi minuti dal contatto con la superficie del tessuto. Di conseguenza le applicazioni possono essere infinite” dimostrando anche che il materiale infettivo può sopravvivere ore sulle superfici tra cui l’abbigliamento che indossiamo. Immaginate, invece, la rivoluzione di un tessuto che possa fornire tra le tante caratteristiche anche una difesa in questo senso. Pensate al quotidiano: immaginate anche solo di infilare le chiavi in una tasca realizzata con un tessuto che lo annienta”. O ancora l’utilità per chi viaggia spesso per lavoro di indossare vestiti anti-Covid e potersi sedere con maggiore tranquillità in sale di attesa ad alta frequentazione di persone in aeroporti o stazioni o sui sedili dei treni. “Le potenzialità sono enormi. Per non parlare di un’altra nuova sfida per tutta la filiera tessile”, chiosa Giardini: “Quella della contaminazione tra il settore moda e quello medicale. Anche in questo caso le possibilità che abbiamo di fronte sono innumerevoli”.

■


NUOVA SEDE

Amca Elevatori & showroom Areability • Viale dell’Unione Europea 20, Gallarate (Va)


LAVORO

Le nuove competenze che servono alle imprese In questa fase di ripresa post-lockdown sta aumentando il già troppo elevato mismatch tra domanda e offerta di lavoro della regione insubrica. La necessità del sistema produttivo a cavallo tra Italia e Svizzera di reinventarsi e modernizzarsi in tempi brevi pone una domanda strategica: territori come il Varesotto hanno le giuste skill per il riposizionamento delle aziende? fattura italiana e varesina: il mismatch tra domanda e offerta nel

Alessia Lazzarin mercato del lavoro. Da una parte, le competenze richieste dalle

L

a sicurezza (e l’autonomia) del sistema medico-sanitario (inclusa la produzione delle attrezzature mediche e dei prodotti farmaceutici fondamentali), la sicurezza alimentare, l’autonomia energetica (almeno relativa), la sicurezza dell’ambiente e del territorio, l’educazione e la cura delle persone, l’attenzione crescente alla sostenibilità. Questi sono tutti elementi del “fare impresa” che, in era Covid-19, assumeranno una rilevanza sempre più importante nella percezione del cittadino-consumatore e nella crescita competitiva dei singoli territori. Un dato di fatto ineludibile, con cui le aziende devono fare i conti. Ciò determinerà, nel prossimo futuro, anche un cambiamento nelle competenze che il sistema produttivo richiede ai lavoratori. Skill diverse e diversamente articolate che stanno già emergendo accentuando, in questa frase di ripresa post-lockdown, quel fenomeno che da tempo frena la produttività della mani-

26

imprese. Dall’altra, una formazione delle risorse umane non sempre allineata con l’evoluzione tecnologica e sociale. Risultato, una situazione assurda in cui, pur con un aumento della disoccupazione, molti posti di lavoro offerti dalle imprese rimangono vuoti. Il fenomeno è sotto la lente dei ricercatori di Skillmatch Insubria, il Progetto finanziato dall’Unione Europea con il FeSr (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e portato avanti, tra gli altri, dai due atenei del territorio: la LIUC – Università Cattaneo (in qualità di capofila) e dall’Università Degli Studi dell’Insubria. Obiettivo: trovare una soluzione agli squilibri nel mercato del lavoro tra le due sponde del confine Italo-Elvetico, per ripristinare e tutelare la salvaguardia dell’impiego. “La crisi che stiamo attraversando – commenta la professoressa Eliana Minelli della LIUC – sta avendo l’effetto di esacerbare il problema del mismatch e di accelerare il ritmo del cambiamento, rivelandosi importante per una riflessione più profonda


Il Progetto Skillmatch Insubria sta interagendo con gli attori economico-sociali per individuare linee di azione che riducano i problemi di reclutamento delle nuove competenze e per favorire l’orientamento a produzioni più intelligenti

dell’Università degli Studi dell’Insubria – garantirebbe di essere più pronti ed efficaci rispetto alle varie calamità che potranno colpirci in futuro. Ciò significa attenzione al domani ma soprattutto, capacità di anticipare i problemi, investendo sulle infrastrutture sociali. Un cambiamento importante per le ricadute in termini di ricerca e di progettazione di attrezzature e macchinari che potrebbero essere prodotti anziché importati”. Il professor Garofoli spiega come, nei prossimi mesi ed anni “si aggiungeranno i problemi posti dalla profonda ristrutturazione del sistema economico nazionale ed europeo che sarà necessaria per garantire il soddisfacimento dei bisogni essenziali dei cittadini”. La necessità delle aziende italiane di adeguarsi, reinventarsi e modernizzarsi in tempo brevi pone una domanda strategica: territori come il Varesotto hanno le competenze necessarie per riposizionare le imprese su questi nuovi trend? Il Progetto Skillmatch Insubria potrebbe essere un volano per introdurre modalità di analisi, confronto sulle idee e sulla visione del futuro, validazione di proposte di azioni interistituzionali in grado di rispondere a questo quesito. Una piccola operazione in un laboratorio reale tra Italia e Svizzera, in cui si sperimentino azioni progettuali e capacità di autonomia nella visione e nella costruzione di un futuro auspicabile e possibile. “Dovremo avviare una politica industriale e di sviluppo che garantisca la coerenza tra struttura della domanda e struttura dell’offerta a livello nazionale ed europeo. Per questo motivo, la questione delle nuove competenze necessarie per fare fronte ai cambiamenti si porrà con maggiore enfasi non solo per le imprese ma anche per la pubblica amministrazione, che dovrà modificare il proprio modo di lavorare”, spiega ancora Gioacchino Garofoli. L’innovazione dipende dalla capacità degli attori di intravvedere opportunità e possibilità di innescare nuovi incroci di saperi e competenze, nelle quali le conoscenze tecnico-scientifiche dovranno essere coniugate con quelle umanistiche e sociali. Il cambiamento deve partire dalle persone e non più dalle tecnologie. “La crisi ha fatto emergere prepotentemente un aspetto importante: l’industria 4.0, che si è sempre basata su innovazioni e tecnologie, ora pone al centro della scena le persone”, chiosa Eliana Minelli. Le tecnologie verranno trainate dalle persone e non più viceversa, perché “le competenze cosiddette soft prevarranno su quelle definite hard”.

LAVORO

sulla transizione verso nuovi modelli di gestione delle aziende: il cambiamento sarà in parte permanente perché sta mostrando alternative efficienti e interessanti relative al modo di concepire l’impresa e il lavoro”. Il Progetto Skillmatch Insubria “sta interagendo con gli attori economico-sociali per individuare linee di azione che riducano i problemi di reclutamento delle nuove competenze e per favorire l’orientamento a produzioni più intelligenti nei settori della chimica-plastica e del farmaceutico, accentuando l’attenzione a materiali sostenibili e riciclabili (economia circolare), all’eliminazione di sprechi, alle economie di scopo e all’integrazione di competenze tecnologiche e ingegneristiche delle imprese e delle organizzazioni presenti sul territorio”, spiegano i responsabili. “Basti pensare alle grandi opportunità di fare interagire microelettronica e informatica con la medicina e l’assistenza a distanza”. La complicata situazione di emergenza dovuta al diffondersi del Coronavirus ha reso possibile riflettere su vari aspetti ad ampio raggio, confrontando necessità e competenze richieste dalle imprese. Alcuni esempi riguardano il settore farmaceutico. L’epidemia da Covid-19 ha messo in luce diversi problemi organizzativi e di gestione di molte strutture. Una falla, in altre parole, che ha provocato diverse difficoltà di approvvigionamento del materiale medicale e farmaceutico. “L’adozione più sistematica del principio di precauzione, esteso a tutto il sistema economico-sociale del Paese – spiega il professor Gioacchino Garofoli,

■

27


INCHIESTA

Malpensa in fase di rullaggio Thermoscanner di ultima generazione, percorsi obbligati, uso delle mascherine, continuo ricambio dell’aria. Ecco come l’aeroporto si è riorganizzato per dare vita a una struttura Covid-free per i passeggeri che non rinunciano a volare. Una lenta, ma promettente ripresa, dopo la perdita, a causa della pandemia, di oltre il 90% del traffico Davide Cionfrini

I

l thermoscanner è di ultima generazione. Non serve nemmeno fermarsi. Il passeggero entra nel terminal e una telecamera lo inquadra, rileva la temperatura trasmettendola su un monitor dove l’addetto alla sicurezza di Sea verifica che non superi i 37,5 gra-

28

di oltre i quali si attiva il protocollo sanitario anti-Covid-19. Il tutto senza code. Il controllo c’è, ma non si vede. Da lì inizia il percorso verso l’imbarco sull’aereo con la segnaletica a terra che indica la distanza di un metro da rispettare. Prima il check-in, poi i controlli. In tutto il terminal l’uso della mascherina è obbligatorio e i dispenser con i disinfettanti per le mani sono un po’ ovunque, ti accompagnano verso l’aereo così come le ricorrenti immagini degli interventi di


pulizia e sanificazione degli ambienti. E poi l’aria che viene cambiata interamente 6 volte in un’ora grazie al potenziamento del sistema di aereazione che pesca dall’esterno. Altra differenza, rispetto all’era pre-Coronavirus, è la gestione dei flussi che avviene con entrate e uscite separate. La stessa porta non può essere utilizzata nelle due direzioni. Infine, il divieto di entrare nei terminal per parenti e accompagnatori: l’accesso è consentito solo ai passeggeri. Malpensa riparte da qui. La nuova normalità del volo aereo è basata sull’investimento in tecnologie, attenzione maniacale alle pulizie, regole ferree e chiare indicazioni per i passeggeri. “I tempi per l’imbarco si sono inevitabilmente allungati, ma è importante che le persone sappiano che l’aeroporto è un luogo sicuro e Covid-free”, spiega Claudio Del Bianco, Direttore Public Affairs and External Communication di Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate. Una normalità diversa anche nei numeri. La pandemia ha messo letteralmente a terra l’hub varesino. I numeri sono impietosi: nel 2019, anno record per Malpensa, si sono registrati 100mila passeggeri al giorno. Dopo il lockdown da 500 passeggeri al giorno, Malpensa si è poi assestata su livelli di 1.500, per risalire a 3.000 dopo la riapertura degli spostamenti tra le Regioni. “Il recupero sarà lento”, prevede Del Bianco: “Rivedremo i livelli da vero e proprio boom del 2019 solo tra qualche anno, d’altronde dobbiamo fare i conti con uno scenario senza precedenti che ha ridotto il nostro traffico di oltre il 90%”. Ciò che non si è fermato, invece, è l’andamento dell’area cargo: “Da Malpensa passa il 50% del traffico merci nazionale. E devo dire che gli ordini degli acquisti online, i voli all-cargo e le attività di operatori come Fedex e Dhl ci hanno permesso di proseguire a ritmo serrato. Non abbiamo subito cali. La riduzione del 30% su questo tipo di traffico registrato a Malpensa è stata interamente dovuta al solo venir meno delle merci che di solito transitano nelle stive dei voli passeggeri”. La parola d’ordine è risalire di quota. “C’è un duro lavoro di recupero di reputazione e fiducia da portare avanti come Paese”, spiega Del Bianco. “I voli si riempiono in due modi. Da una parte, con coloro che vivono intorno all’hub, varesini, milanesi, lombardi in genere. Dall’altra, con le persone che transitano provenienti dal resto d’Europa: spagnoli, tedeschi, inglesi. Dobbiamo far capire all’opinione

INCHIESTA

pubblica internazionale che l’Italia, i suoi aeroporti e gli aerei che da qui partono sono sicuri”. Una questione nazionale ma non solo. “Si tratta di regole uniformi a livello europeo. Quelle più stringenti italiane, introdotte con l’emergenza sanitaria, hanno fatto decollare dall’Italia aerei mezzi vuoti, nello stesso periodo in cui atterravano qui aerei provenienti da Stati Ue con posti esauriti”. Una discrepanza che non deve più avvenire. Da qui l’auspicio che le linee guida dell’Easa (l’Agenzia europea per la sicurezza aerea), ispirate non al distanziamento sociale, bensì all’uso obbligatorio della mascherina in volo, possano mettere d’accordo gli Stati e uniformarne le regole. A parità di condizioni, le potenzialità di Malpensa rimangono immutate. E qualche segnale, pur in uno scenario critico, è arrivato. Come la decisione annunciata a fine maggio dalla compagnia low cost ungherese Wizz Air di aprire una sua base a Malpensa con 5 Airbus che serviranno 20 nuove rotte che si aggiungono alle 8 che già erano operative. La conseguenza, in termini di impatto occupazionale sul territorio, sarà la creazione di 200 nuovi posti di lavoro diretti, più altri 750 nell’indotto. Ossigeno puro in un momento di forte preoccupazione per tutte le attività che ruotano intorno all’aeroporto. “Servono da parte del Governo politiche di apertura e incentivi al libero mercato delle compagnie aeree”: questa una delle richieste che Sea fa alla politica, come spiega Del Bianco. Parole comprensibili. Il sostegno ad Alitalia non può bastare, è solo una briciola nel rilancio del settore del trasporto aereo italiano. Basti pensare che la ex compagnia di bandiera vale solo il 2% del traffico di Malpensa, tanto per dirne una. Il resto è fatto di altre compagnie, la stragrande maggioranza straniere, la cui presenza crea posti di lavoro tutti italiani. Logiche protezionistiche in questo campo rischiano di fare più male che bene. “Ogni giorno a Malpensa timbrano il cartellino 20mila persone. Siamo la più grande industria lombarda concentrata in un unico punto. Il sostegno a tutta la filiera - dichiara del Bianco - deve essere una priorità non solo per garantire un futuro alle attività turistiche, ma per quello di tutta l’economia del Nord Italia”.

■

La buona notizia: la compagnia low cost ungherese Wizz Air ha deciso di aprire una sua base a Malpensa con 5 Airbus che serviranno 20 nuove rotte che si aggiungono alle 8 già operative. Si creeranno 200 nuovi posti di lavoro 29


INCHIESTA

Volare sopra il Covid Durante il lockdown le compagnie aree private come Neos si sono dovute reinventare operando voli umanitari per il trasporto di materiale sanitario e voli per il rimpatrio dei passeggeri e degli equipaggi delle crociere. Ma oggi si riapre la sfida di riprendere quota Davide Cionfrini

È

il 26 marzo. Sono passate poco più di due settimane dall’inizio del lockdown. Sulla pista di Malpensa atterra un Boeing 787 della Neos. A bordo nemmeno un passeggero. In stiva e sui sedili di solito pieni di persone solo materiale sanitario donato dalla Cina all’Italia per far fronte all’emergenza del Coronavirus. Per la compagnia area privata italiana con sede legale ed amministrativa a Somma Lombardo è la prima volta nella sua storia che un velivolo

30

viene utilizzato interamente come cargo. “Durante questa pandemia, quando tutto era bloccato, per continuare a lavorare abbiamo dovuto cambiare pelle, volando per clienti che non avevamo mai servito prima”, racconta l’Amministratore Delegato Carlo Stradiotti. Su quel volo di fine marzo c’erano a bordo 155 ventilatori, 1,4 milioni di mascherine FFP2, 205mila guanti in lattice, 1.000 kit diagnostici, 1.000 tute protettive. Solo l’inizio. Tra marzo e aprile sono stati 30 i voli operati da Neos dalla Cina con destinazione Italia, Spagna, Repubblica Dominicana. Il tutto per un totale di 750 tonnellate di materiale sanitario trasportato. Voli umanitari, ma


L’Ad di Neos Carlo Stradiotti: “Abbiamo dimostrato di essere un valore per il Paese. Il sistema ha retto grazie alle compagnie private come la nostra. Per questo in una politica di sostegno al settore del trasporto aereo non è giusto che sia aiutata solo Alitalia”

INCHIESTA

anche di rimpatrio. “I nostri aerei – conUno dei voli tinua Stradiotti – hanno volato anche umanitari di Neos per molte compagnie di crociera per far rientrare i passeggeri e il personale di bordo. In Italia, ma anche in India, nelle Filippine e in Indonesia. Inoltre, ci siamo messi a disposizione delle esigenze del nostro Ministero degli Esteri”. Tra marzo e fine aprile Neos ha effettuato 135 voli rimpatriando circa 24.400 persone, di cui 18.500 italiani e 5.900 stranieri di 14 differenti nazionalità. “Abbiamo dimostrato di essere un valore per il Paese. Il sistema ha retto grazie alle compagnie private come la nostra. Per questo in una politica di sostegno al settore del trasporto aereo non è giusto che sia aiutata solo Alitalia”. Il dente di Stradiotti è ancora avvelenato da quei 3 miliardi messi a disposizione solo e soltanto della ex compagnia di bandiera attraverso il primo decreto di aiuti economici al Paese varato dal Governo, il cosiddetto “Cura Italia”. Per fortuna, aggiunge l’Amministratore Delegato, “anche grazie all’intervento dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e del Sistema Confindustria siamo riusciti ad estendere il provvedimento a tutte le compagnie aree italiane con il seguente Decreto Rilancio”. Che ha coinvolto, dunque, Neos, così come le altre realtà quali Blu Panorama e Air Dolomiti. “Quando si parla di trasporto aereo occorre cambiare registro”, spiega Stradiotti. Compagnie come Neos sono realtà che contano 12 aerei (6 a lungo raggio e 6 a medio/corto) e che danno lavoro a 850 persone. “Bisogna evitare che un qualsiasi aiuto alla sopravvivenza ad Alitalia si trasformi in una licenza ad uccidere le altre compagnie”. Tanto più a fronte della responsabilità sociale d’impresa assunta durante l’emergenza: “Abbiamo volato durante il lockdown limando al massimo i guadagni e a volte andando anche a perdere qualcosa”. Ecco il ruolo giocato dalle compagnie aeree durante la pandemia. Realtà che, a causa del virus e del blocco imposto ad ogni tipo di viaggio, sono state costrette a tenere a terra gli aerei, voli umanitari a parte.

“Quando a ottobre di quest’anno chiuderemo il bilancio speriamo di farlo con un fatturato che sia almeno il 50% quello del precedente anno”. Nel tono di Stradiotti c’è il messaggio implicito che già una tale perdita sarebbe un successo. Tutto dipenderà dalle aperture dei confini, dalle regole negli spostamenti e soprattutto da quelle per prendere un aereo. “Fino a metà giugno i regolamenti italiani e portoghesi sono stati tra i più stringenti – racconta Stradiotti – una cosa anche comprensibile se pensiamo al periodo in cui il comitato scientifico ha dovuto prendere le decisioni. Ma occorre passare ad un’armonizzazione internazionale con indicazioni omogenee. Non può esserci differenza su come si prende un aereo a Malpensa o a New York. Ben sapendo che con il distanziamento sociale non esiste volo aereo”. Su questo il giudizio dell’Ad della Neos è netto: il metro di distanza non è sostenibile. “Parliamoci chiaro: sotto l’85% dei posti occupati un volo è diseconomico, se non si vuole portare i prezzi dei biglietti a livelli illogici. Tanto vale, dunque, lasciare gli aerei sulle piste”. Non c’è, però, bisogno di barattare la sicurezza dei viaggiatori con la tenuta economica del settore. “Nessun compromesso, in realtà gli aerei sono per loro natura già programmati per essere i mezzi di trasporto più sicuri dove viaggiare, anche in termini di qualità dell’aria che respiriamo. I filtri utilizzati sono tra quelli a più alta efficienza sul mercato, il movimento poi dall’alto al basso dell’aria e l’uso delle mascherine da parte dei viaggiatori faranno il resto”. Esistono slide dello stesso produttore di aeromobili Boeing che spiegano efficacemente come funzionano questi filtri che sono poi gli stessi usati per le sale operatorie degli ospedali o per le “clean rooms”, in grado di rimuovere fino al 99% di microbi come virus, funghi e batteri, con un ricambio totale dell’aria in cabina dalle 20 alle 30 volte in un’ora. Per raggiungere una nuova normalità del volo aereo, chiosa Stradiotti, “dobbiamo fare un passo avanti rispetto al distanziamento sociale e fare leva ed avere fiducia sulla tecnologia di cui sono dotati i nostri aerei”. O il volo sarà pieno o difficilmente decollerà sopra il Covid.

■

31


#INFORMATICA SENZA PENSIERI

NE ABBIAMO UN’IDEA!

Tel. 0332 817490 – email: sales@assi.it – www.assi.it


FORMAZIONE

Le imprese non lasciano sola la scuola È proseguita, anche grazie agli strumenti digitali, l’attività di supporto e sostegno del sistema produttivo al mondo scolastico: 71 i ragazzi e le ragazze premiati con borse di studio nell’ambito del progetto Generazione d’Industria dell’Unione Industriali Maria Postiglione

D

allo scorso mese di febbraio il modo di fare scuola è cambiato. Studenti, docenti e famiglie hanno preso confidenza con strumenti fino a poco prima sconosciuti e inutilizzati. La didattica a distanza ha permesso di portare avanti i programmi scolastici e, seppur con mille difficoltà, ha rappresentato per milioni di studenti una nuova quotidianità diventata ben presto routine. I docenti hanno da subito cercato di capire come poter proseguire le attività e grazie a nuove competenze tecnologiche, ad un pizzico di fantasia, inventiva e alla collaborazione e al supporto di stakeholder (imprese, professionisti), hanno ottenuto dei buoni risultati. E a proposito di buone collaborazioni, Generazione d’Industria ne rappresenta un esempio virtuoso. Il progetto promosso dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e sostenuto da un protocollo d’intesa firmato 9 anni fa insieme alla Provincia e all’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese, è partito con la volontà di creare un qualcosa che durasse nel tempo, per affrontare insieme, imprese e scuole, un ambizioso percorso. Un lavoro che più di 50 aziende hanno accettato

in questo quasi decennio di condividere e sostenere, con il dichiarato intento di riportare la cultura industriale nelle scuole e tra i giovani, accogliendoli nelle imprese, incoraggiandoli, insegnando loro cos’è l’azienda già sui banchi di scuola. E se per quest’anno scolastico non è stato possibile accogliere fisicamente gli studenti in fabbrica o in ufficio, la volontà di supportarli non è venuta meno. Ne sono un esempio gli incontri tenuti (sempre a distanza) dai rappresentanti del Gruppo Giovani Imprenditori di Varese: simulazioni di colloqui, economia e caratteristiche della provincia di Varese sono stati i temi maggiormente trattati. Un incontro di orientamento al lavoro ha permesso di portare per una mattinata, almeno virtualmente, gli studenti all’interno delle imprese, spiegandone il funzionamento, le dinamiche e le competenze richieste. Ad esso si sono affiancati 2 incontri specifici sui temi del marketing e della comunicazione aziendale e sul settore informatico con focus sulle skill oggi richieste. E il tema delle competenze è stato anche al centro della videoconferenza che l’area Risorse Umane dello stabilimento Stanley Black & Decker di Gemonio ha condiviso con degli studenti del quinto anno in procinto di entrare nel mondo 33


FORMAZIONE

del lavoro. veranno dei premi sempre di natura economica. In totale, dunUn altro pilastro di Generazione d’Industria, che non è venu- que, 71 studenti che sono la testimonianza di come l’impegno to meno in questo tormentato e il merito vengano sempre Un momento della premiazione anno scolastico così particoe comunque premiati dal sidell’edizione 2018-2019 lare, è stata la “consegna” delle stema delle imprese. Un altro borse di studio: 59 studenti messaggio fondamentale e di delle scuole superiori tecninon secondaria importanza, è che (industriali ed econoil supporto che le aziende, in miche) hanno ricevuto una un momento così complicato lettera a firma dell’Unione Ine incerto, hanno continuato a dustriali varesina, nella quale dare alle scuole, mostrando veniva comunicato che grazie una vera vicinanza e attenzione nei confronti dei ragazzi e ai loro risultati scolastici eradelle ragazze, a caccia di una no meritevoli di una borsa di nuova normalità. Una mano studio erogata dalla imprese tesa, un segnale esplicito di partner del progetto Generazione d’Industria. Ai 59 studenti si sono aggiunti poi altri 12 voglia di collaborazione e cooperazione che ha superato limiti che per partecipazione a iniziative speciali legate al progetto tecnologici e fisici che hanno contraddistinto l’anno scolasti(come stage plus svolti prima del Covid e project work) rice- co 2019/2020.

■

Digitalscape, la competizione didattica per ragazzi problem solver Il mondo è caduto vittima di un’organizzazione criminale capeggiata da Mr. Middleman che, a scopo di profitto, ha reso schiava l’umanità. Un gruppo di white hat (Nemo, Ulla e il loro amico Quivis) si organizza per svelare all’opinione pubblica il piano nascosto dei criminali. La trama di un film? No, è la storia di un gioco didattico online per studenti delle scuole secondarie di secondo grado che dal 15 aprile ha permesso a migliaia di studenti di tutta Italia di sfidarsi affrontando gli episodi proposti ogni giorno. Il gioco, nato per aiutare i ragazzi a vivere il difficile periodo di quarantena forzata, ha coinvolto circa 1.000 squadre e 3mila studenti. Potevano partecipare studenti singoli o in gruppo, l’unico requisito richiesto era quello di avere una connessione internet e un browser su un computer o un tablet. I partecipanti hanno affrontato sfide che riguardavano l’uso di strumenti tecnologici come i social media, il web, la posta elettronica, toccando argomenti molto attuali come la sicurezza informatica, l’intelligenza artificiale e l’identità digitale. L’idea del gioco Digitalscape era quella di arrivare alla vittoria attraverso la soluzione di problemi che richiedono lo sviluppo di competenze utili. Alla base del progetto coordinato da Idea.Lab – rete di scuole della provincia di Varese con capofila l’Istituto Tecnico Economico Tosi di Busto Arsizio attivata nel 2018 su un progetto del Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) – c’è il concetto di ‘imparare facendo’, rendendo attraente l’acquisizione di nuove conoscenze. Il gioco è stato sviluppato attorno al tema degli strumenti della società dell’informazione e del loro uso appropriato. Tra i partner, anche il portale Skuola.net. Un progetto dallo spirito internazionale, visto che molti accessi alla piattaforma sono avvenuti anche da Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna.

34


UNIVERSITÀ

Le imprese alla prova della ripartenza Le aziende italiane, e quelle varesine non fanno certo eccezione, stanno tracciando, non senza fatica, traiettorie innovative alla ricerca di una nuova normalità, dopo il lockdown imposto da Covid-19. Con quali strumenti? Lo scenario tracciato da Raffaele Secchi, a capo della LIUC Business School risponde. Parlando con imprese ed imprenditori del Varesotto

Chiara Mazzetti questo è il quadro che è emerso circa la ripresa dell’operatività

I

mmaginate un’azienda come un’automobile, tornata in pista non senza difficoltà, dopo un imprevisto pit-stop durato svariate settimane. Tutto sembra essere come prima, ma non è così: l’auto sbanda, non reagisce ai comandi e, come se avesse il limitatore di velocità, quando si schiaccia sul pedale del gas, non

aziendale, dopo la parentesi dovuta alla pandemia da Coronavirus. Una ripartenza che ha richiesto e richiederà sempre più alle aziende di valutare alcuni aspetti di cruciale importanza. Come, ad esempio, in che modo ottimizzare i flussi produttivi in condizioni vincolate dalle prescrizioni governative oppure come creare un’unità interna a cui affidare la responsabilità di organizzare

35


UNIVERSITÀ

Raffaele Secchi, Dean della LIUC Business School

e coordinare operativamente tutte le attività legate alla fase di ripresa. Come stanno affrontando le imprese della provincia di Varese il percorso verso questa nuova normalità? E con quali strumenti? Lo abbiamo chiesto a Raffaele Secchi, Dean della LIUC Business School. Cosa significa per un’azienda tornare alla normalità dopo un’emergenza come Covid-19? In queste ultime settimane slogan come “nulla sarà più come prima” erano sulla bocca di tutti. Io credo che ci sarà, come in tutti i momenti di crisi, un’ulteriore polarizzazione tra chi tornerà esattamente come prima e sarà destinato a una posizione di irrilevanza nel contesto competitivo, se non a una marginalizzazione e a un’uscita dal mercato e chi, invece, saprà cavalcare la discontinuità per fare un ulteriore salto di qualità. Alcune aziende, per mancanza di una chiara visione strategica e per una debolezza congenita dal punto di vista delle risorse e delle competenze manageriali, non sono in grado di affrontare un contesto concorrenziale così dinamico, in cui le discontinuità stanno diventando la nuova normalità. Sono imprese, non necessariamente Pmi, poco abituate a confrontarsi con mercati competitivi, imprese che non hanno mai investito in modo

La LIUC Business School, per ciascuna delle tematiche che imprenditori e manager saranno chiamati a valutare con attenzione per poter ripartire dopo Covid-19, ha sviluppato uno Smart reaction toolkit 36

concreto sull’innovazione. Queste realtà vorrebbero ritornare il più velocemente possibile alla normalità del passato e continuare a replicare quello che hanno imparato a fare (e magari lo fanno anche bene intendiamoci). Ci sono invece aziende, che sono continuamente esposte a pressioni competitive (clienti multinazionali, fornitori globali), che hanno nel loro Dna l’innovazione di prodotto (e qualche volta anche organizzativa e di processo, come chi implementa i principi del lean manufacturing e di industry 4.0), che trovano proprio in queste discontinuità la nuova sfida per innovare, aprirsi a nuovi mercati e magari introdurre nuovi modelli di business. Per queste aziende il new normal sarà raccogliere le sfide del mercato e provare ad essere un passo avanti rispetto ai concorrenti. In che modo un’impresa può affrontare questo delicato passaggio dal pre al post pandemia? Credo si possa condensare tutto in una semplice formula: 3R, Responding, Rethinking e Reimagine. Responding, ovvero mettere in campo azioni concrete per affrontare il momento della ripresa, che sta assorbendo molte risorse ed energie, nel tentativo di rimettere in moto una macchina che è rimasta alcuni mesi ferma nel box. Rethinking: occorre dedicare, già oggi, del tempo a ripensare se ha davvero senso replicare i processi in essere prima di Covid-19. Quindi, rivolgendomi direttamente ad imprenditori e manager: non fatevi assorbire completamente dall’operativa quotidiana, ma cercate di dedicarvi anche alla revisione dei processi, snellendo tutto ciò che non serve più, ciò che si era abituati a fare ma che obiettivamente oggi non ha più senso fare. Reimagine, cioè cercare di proiettarsi in un futuro prossimo (1-2-anni) per capire cosa ci lascerà veramente Covid e come i modelli di business delle organizzazioni potranno cambiare. Faccio un esempio che conosco bene, quello della formazione: fra un anno, quante persone saranno ancora disposte a venire in aula e seguire i corsi in presenza? Sarà questo il modello vincente? Oppure ci si accorgerà del valore insostituibile della relazione con gli altri partecipanti, del confronto con il docente che può mettere a fattor comune la sua esperienza e l’aula continuerà ad essere il momento fondamentale della formazione manageriale? Oppure un equilibrato bilanciamento tra questi due opposti? Difficile dirlo ora, ma una cosa è certa: se non ci si prepara ora, riflettendo sui gap che si potrebbe avere in termini di competenze, non si potrà mai essere pronti a racco-


Come sarà la nuova normalità delle imprese? In cosa sarà diversa dalla “normalità” conosciuta fino a qualche mese fa? Con alcuni colleghi abbiamo realizzato un’analisi relativa ai primi 20 anni di questo secolo e abbiamo identificato 19 episodi critici classificati tra economici, naturali, sanitari che hanno determinato impatti molto rilevanti a livello globale. E la maggior parte non sono stati cigni neri, molti erano in qualche misura prevedibili e anticipabili. Ecco che allora il new normal sarà probabilmente questo: la capacità di agire in un contesto competitivo in cui le discontinuità di vario tipo saranno sempre più ricorrenti e le aziende si dovranno attrezzare per affrontare queste situazioni. Occorre comprendere che queste condizioni sono e saranno molto ricorrenti, soprattutto in termini di impatti globali. Equipaggiarsi vuol dire investire nell’analisi degli scenari possibili che possono concretizzarsi e puntare sul capitale umano, la principale fonte di resilienza di un’azienda. Quali sono le sfide che il tessuto imprenditoriale varesino si trova a dover fronteggiare in seguito ad una crisi socioeconomica come quella da Coronavirus?

Il tessuto imprenditoriale della provincia di Varese è composto da esempi davvero interessanti di imprese capaci di innovare realmente. Credo che la strada dell’innovazione a 360 gradi sia l’unica risposta concreta che si possa immaginare. Occorrono però alcune condizioni: passare dal paradigma dell’imprenditore “inventore” a una gestione manageriale dell’innovazione; focalizzarsi non solo sul prodotto, ma sui nuovi servizi, i cosiddetti smart service, che il prodotto può abilitare; utilizzare le tecnologie 4.0, in particolare tutto ciò che ruota intorno all’intelligenza artificiale e all’analisi dei dati per recuperare efficienza nei processi produttivi e per creare nuove opportunità di business, rispondendo ai nuovi bisogni dei clienti.

UNIVERSITÀ

gliere le sfide. Noi ad esempio, abbiamo lanciato delle iniziative interne di formazione su tutta la faculty della Business School per elevare le competenze in termini di digital learning, stiamo valutando delle partnership sempre nello stesso ambito.

■

Raffaele Secchi: “Credo che ci sarà, come in tutti i momenti di crisi, un’ulteriore polarizzazione tra chi tornerà esattamente come prima e chi, invece, sarà capace di cavalcare la discontinuità”

I 6 toolkit della LIUC Business School La LIUC Business School, all’interno del Progetto Gestire la ripartenza e avviare la transizione verso il “New Normal”, per ciascuna delle tematiche che imprenditori e manager saranno chiamati a valutare con molta attenzione per poter ripartire dopo Covid-19, ha sviluppato 6 smart reaction toolkit, che prevedono: la costituzione di un team dedicato, formato da docenti e sei professionisti senior con esperienza in progetti di advisor; l’affiancamento ai decisori aziendali per aiutarli nel complesso compito di identificare le migliori soluzioni possibili rispetto ai vincoli esterni e alle criticità interne; lo sviluppo di un approccio estremamente operativo e pragmatico; l’adozione di una metodologia di lavoro flessibile per svolgere le attività sia in remoto che in presenza. I toolkit prevedono un approccio operativo pragmatico e veloce, con un tempo limitato (4-6 settimane) con una metodologia a distanza che può essere applicata anche durante il periodo di emergenza e distanziamento sociale. Sono 5 gli step previsti: l’analisi della situazione AS-IS, attraverso la raccolta e la condivisione di dati e informazioni rilevanti; la validazione del data set, eventuale integrazione e sua elaborazione mediante metodologie e strumenti software appositamente sviluppati; l’identificazione di proposte alternative corredate da condizioni di fattibilità tecnica e sostenibilità economica; la discussione con i vertici aziendali per una corretta valutazione dei trade-off costo/tempo delle opzioni alternative; la decisione finale e sviluppo di un action plan con cui l’azienda può procedere alla implementazione della soluzione identificata. Ecco tutti i toolkit messi a disposizione dalla LIUC Business School: Scenari globali e di settore; Ottimizzazione flussi produttivi; Gestione operativa e flussi di cassa; Budget di emergenza e cost management; Come liberare energia e talento nei collaboratori; Unità di gestione della crisi. Per saperne di più: www.liucbs.it

37


VITA ASSOCIATIVA

Gruppi Merceologici e Piccola Industria, tra riconferme e new entry Si sono tenute le Assemblee dei 12 settori che compongono la compagine associativa dell’Unione Industriali. Momenti elettivi per il rinnovo dei vertici. Anche quelli del Comitato che rappresenta, all’interno dell’Associazione, le imprese con meno di 100 addetti ché lo sguardo possa essere buttato ben al di là dell’attuale ostacolo

Alessia Lazzarin del Coronavirus. Ed è per questo motivo che momenti come le

R

iconferme e nuovi volti alla guida dei Gruppi Merceologici che compongono la compagine associativa dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. L’emergenza sociosanitaria da Covid-19 non ha fermato l’appuntamento annuale delle Assemblee dei vari settori alla base della vita associativa di Univa. Dodici Gruppi Merceologici, costituiti per settori omogenei o affini, che hanno il compito di esprimere la volontà delle imprese che li formano e di manifestarne le esigenze negli organi statutari. La modalità utilizzata per tenere le Assise, che quest’anno erano elettive, è stata quella della videoconferenza. Uno strumento, quello digitale, che non ha fatto venir meno la voglia di partecipazione degli imprenditori chiamati a rinnovare non solo i Presidenti, ma anche i Vicepresidenti, i componenti dei vari Consigli dei Gruppi Merceologici e i loro rappresentanti all’interno del Consiglio Generale di Univa e dell’Assemblea Generale. “Con la profonda convinzione che in un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo non bastino provvedimenti urgenti, in grado di fare da ponte verso i prossimi mesi, l’Unione Industriali sta lavorando insieme a tutto il Sistema Confindustria per-

38

Assemblee di Gruppo Merceologico rappresentano il fondamento e il pilastro della nostra vita associativa. Abbiamo dato vita a momenti di confronto fondamentali e molto partecipati, dai quali sono emersi problematiche, richieste, proposte a cui abbiamo cominciato subito a dare voce e rappresentanza nel nostro quotidiano confronto con le istituzioni”, commenta Roberto Grassi, Presidente dell’Unione Industriali varesina, che ha colto l’occasione per ringraziare tutti gli imprenditori che hanno ricoperto cariche associative e che hanno concluso il proprio mandato. “Un lavoro svolto nel migliore dei modi, mettendo a disposizione delle imprese tempo, passione e competenze. Inoltre, faccio i più sentiti auguri ai nuovi Presidenti eletti e le congratulazioni alle riconferme, auspicando a tutti un buon lavoro. Con la certezza che, insieme, nonostante le mille difficoltà, il nostro territorio sarà in grado di ripartire, ancora una volta, riprendendosi il giusto posto nei mercati”, chiosa Grassi. A conti fatti sono otto le riconferme alla guida dei Gruppi Merceologici. Quattro, le new entry: Remo Giai della Farmo Spa per il Gruppo “Alimentari e Bevande”, Roberto Paciaroni di Hupac Spa Nella foto, Giancarlo Saporiti, Presidente Comitato Piccola Industria


VITA ASSOCIATIVA Dati aggiornati a dicembre 2019

39


VITA ASSOCIATIVA

I 12 Presidenti dei Gruppi Merceologici di Univa Alimentari e Bevande Cartarie, Editoriali e Poligrafiche Chimiche, Farmaceutiche e Conciarie Gomma e Materie Plastiche Legno Materiali da Costruzione, Estrattive e Cave Meccaniche Servizi Infrastrutturali e Trasporti Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie Terziario Avanzato Tessile e Abbigliamento Varie

Remo Giai (Farmo Spa) Fiorenza Cogliati (Yellowstone Srl) Roberto Di Domenico (Sanofi Spa) Giovanni Orsi Mazzucchelli (Mazzucchelli 1849 Spa) Roberto Pompa (Roda Srl) Giovanni Rossetti (Cave Rossetti Spa) Giovanni Berutti (Spm Spa) Roberto Paciaroni (Hupac Spa) Gianluigi Casati (Fonderia Casati Spa) Andrea Rinaldi (Praezision Srl) Piero Sandroni (C. Sandroni Srl) Giorgio Paglini (G&G. Paglini Spa)

per il Gruppo “Servizi Infrastrutturali e Trasporti”, Gianluigi Casati della Fonderia Casati Spa per il Gruppo “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie” e Andrea Rinaldi della Praezision Srl per il Gruppo “Terziario Avanzato”. La sfida che dovranno affrontare i neoeletti è quella di “saper costruire oggi il futuro. Anche quando il presente è caratterizzato dall’emergenza. Anzi, proprio in situazioni eccezionali servono provvedimenti straordinari per il rilancio dell’economia. Non solo per venire incontro alle difficoltà contingenti, ma per investire sul futuro. Sì, sul futuro. Perché è questo il momento di rilanciare con segnali tangibili di fiducia e ottimismo. È il momento di un atto di fiducia nei confronti di un elemento fondamentale nello sviluppo di ogni società: l’impresa”. È questo lo spirito e la grinta verso la ripartenza, condiviso dai Presidenti dei Gruppi nelle loro relazioni che hanno fatto da sfondo ai lavori delle Assemblee. Gruppi Merceologici, ma non solo. Altra pietra angolare della vita associativa dell’Unione Industriali è rappresentata dal Comitato per la Piccola Industria, alla cui guida è stato confermato per un altro biennio Giancarlo Saporiti. Un’elezione, la sua, avvenuta con voto unanime da parte di tutti i componenti che esprimono le piccole imprese dei 12 Gruppi Merceologici. Il Comitato Piccola Industria di Univa rappresenta le imprese con meno di 100 addetti ed è, proprio per questo, l’espressione più fedele dell’imprenditoria locale ritagliandosi una quota dell’89% delle imprese associate. Il 78% ha addirittura meno di 50 addetti, mentre solo il 3% delle imprese ne ha più di 250. Il Presidente Saporiti, Amministratore Delegato della Samic Spa di Lonate Ceppino, che si occupa della produzione di apparecchiature in pressione caldaieria, al momento della sua elezione ha posto l’accento sulla critica situazione che le Pmi stanno vivendo in questo momento: “L’emergenza sanitaria sta coinvolgendo con pesanti ripercussioni tutte le aziende, anche del nostro territorio, ma si sta abbattendo con maggior forza sulle realtà piccole e medie, più esposte alla crisi di liquidità”, sottolineando, con queste parole, ancora una volta quale sia la priorità per poter riaccendere i motori della produttività. “La piccola industria rappresenta la spina dorsale del sistema produttivo italiano e varesino, dalla sua difesa e tutela dipende il futuro della nostra economia e del benessere della gran parte delle famiglie del nostro territorio”. Lo 40

sguardo di Saporiti è andato oltre il contingente: “Approfittando di questo momento eccezionale riteniamo necessario inquadrare gli interventi in un piano complessivo di lungo periodo con cui contrastare il declino economico, ma anche aiutare la trasformazione, la modernizzazione ed il rilancio dell’economia del nostro Paese”. Un appello alla politica, ma anche un messaggio che suona come un grido d’aiuto, condiviso da tutte le Pmi del territorio: “Da una parte c’è l’emergenza, ma dall’altra ci sono anche le profonde trasformazioni in atto che le piccole imprese stanno affrontando, dimostrando ancora una volta la propria principale caratteristica: grande flessibilità e capacità di adattamento”, ha ricordato Giancarlo Saporiti, riflettendo sulla capacità delle imprese di ristrutturarsi attraverso lo svolgimento dello smart working: “Penso anche solo al lavoro agile introdotto in tutte quelle aree aziendali che possono lavorare in remoto. Dobbiamo saper cogliere le opportunità che stiamo creando nelle nostre piccole e grandi riorganizzazioni del lavoro per diventare sempre più efficienti e produttivi”. Centrale, rimane in questo senso, il tema delle competenze, un fronte di forte impegno per il Comitato per la Piccola Industria di Univa che da ormai 10 anni, organizza il Pmi Day, la più grande manifestazione di orientamento allo studio di tutto il territorio, che si rivolge agli studenti delle classi terze delle scuole medie. Un evento tra i più importanti nel suo genere a livello territoriale e nazionale, che ogni anno coinvolge oltre 4.000 giovani in più di 170 visite aziendali. Quale sarà quindi la nuova normalità del Pmi Day? Ad oggi è ancora tutta da studiare e inventare. La convivenza con il Coronavirus nei prossimi mesi continuerà a condizionare tutto ciò che riguarda la scuola, rapporto con le imprese compreso. “Ma ciò che non possiamo di certo permetterci è perdere il contatto con i giovani. Il distanziamento sociale deve portare a ripensare anche nuove modalità di relazioni tra il mondo dell’istruzione e quello delle aziende”, ha annunciato Giancarlo Saporiti. Un messaggio chiaro e forte che vuole rilanciare nuovi strumenti digitali, tecnologici ma soprattutto funzionali. Salute, economia, innovazioni e formazione rappresentano il filo attraverso il quale il Paese deve rincominciare a mettersi in cammino, verso una nuova ripresa sociale ed economica. Verso un nuovo futuro da ricostruire.

■


VITA ASSOCIATIVA

La rappresentanza è partecipazione Che cos’è l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese? Cosa fa? In che modo sta cambiando il mondo dell’associazionismo imprenditoriale? Come ogni anno il Rendiconto delle attività di Univa è, di fatto, il racconto di un sistema economico in profonda trasformazione Alessia Lazzarin

D

a semplice “sindacato” delle imprese, ad attore sociale a tutto tondo, impegnato nello sviluppo e nella crescita competitiva dell’intera comunità locale. Il ruolo dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese è cambiato molto nel corso degli anni. Una profonda trasformazione, quella a cui è riuscita a dar vita Univa. Ma di cosa si occupa esattamente l’A ssociazione del sistema manifatturiero varesino? Qual è il suo ruolo all’interno di uno dei territori più industrializzati d’Italia? In poche parole: a cosa serve Confindustria? La domanda torna ciclicamente. E la risposta, per chi la vuole trovare, è sempre lì: nel Rendiconto delle attività che l’Unione Industriali redige ogni anno. Quello del 2019, come sempre, è un vero e proprio racconto di un anno passato al fianco delle imprese e del territorio, che normalmente viene distribuito a tutte le aziende associate durante l’appuntamento più importante per gli imprenditori: l’A ssemblea Generale. Quest’anno le regole imposte sul distanziamento sociale, dovute al diffondersi del Coronavirus, non hanno permesso di organizzare l’evento nella sua forma tradizionale, a cui è stata sostituita una videoconferenza della sola Parte Privata, aperta alla partecipazione degli imprenditori associati. Un momento per fare il punto della situazione e illustrare il Rendiconto, sfogliabile digitalmente da chiunque sul sito internet www.univa.va.it. Ma andiamo per ordine.

42

La provincia di Varese è caratterizzata da una forte vocazione all’attività manifatturiera che si ritaglia il 29% dell’occupazione locale e il 30% del valore aggiunto prodotto dal territorio La struttura operativa di Univa è composta da diverse aree tematiche, 20 per la precisione, che si suddividono in 3 grandi macroaree: aree sindacali, aree economiche e aree di staff. Una suddivisione che rispecchia l’organizzazione stessa delle aziende e dei loro spazi di interesse. Dall’ambiente al lavoro, dal credito al fisco, passando per il diritto d’impresa e il territorio. Ma anche innovazione, digitalizzazione e formazione. Consulenze sull’energia, sulla previdenza e anche in materia di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il ruolo di Univa per Varese è molto importante. Lo dimostrano i numeri. La provincia è caratterizzata da una forte vocazione all’attività manifatturiera che si ritaglia il 29% dell’occupazione locale e il 30% del valore aggiunto prodotto dal territorio. Dati importanti, perché l’analisi e il monitoraggio della situazione socioeco-


VITA ASSOCIATIVA Il Presidente Univa, Roberto Grassi

nomica dell’Ufficio Studi, è parte integrante e indispensabile per l’impostazione dell’azione di rappresentanza. Univa, di fatto, dà voce agli imprenditori. Alle loro idee e pensieri. Accompagna e sostiene. Si fa portavoce di migliaia di industriali e vuole raccontarne la storia e le capacità di creare benessere diffuso. Qualche numero è necessario per rendere meglio l’idea in termini di dimensioni della struttura: 1.092 imprese associate per un totale di oltre 64.000 addetti. Aziende di vari settori, che sono divise in 12 Gruppi Merceologici costituiti in base al settore di appartenenza. Un altro utile punto di riferimento, per risolvere i problemi con cui ogni giorno le imprese si devono confrontare, è l’attività messa a disposizione dalla società di servizi dell’Unione, Univa Servizi: consulenza aziendale, formazione, energia

Il “bilancio di un anno al fianco delle imprese e del territorio”: così recita il sottotitolo del Rendiconto delle attività 2019 dell’Unione Industriali varesina, sfogliabile digitalmente sul sito internet www.univa.va.it

e digitale sono le 4 aree di specializzazione. Operatività, progettualità e competitività sono le parole chiave che muovono l’Unione Industriali. Tanti i progetti realizzati e a cui l’A ssociazione partecipa attivamente. L’Area “Progetti Speciali e di Filiera” ne rappresenta solo la punta dell’iceberg. Coltivare rapporti e relazioni tra imprese e territorio è l’obiettivo. E uno degli esperimenti più riusciti e radicati in tal senso è sicuramente il Lombardia Aerospace Cluster, coordinato proprio dall’Unione Industriali varesina. Contribuire allo sviluppo del sistema aerospaziale regionale e fornire all’aerospazio lombardo un’identità collettiva unita, visibile e identificabile, in costante comunicazione verso l’esterno: questa la mission strategica. Altre azioni a supporto della competitività delle imprese riguardano la promozione della salute e di corretti stili di vita all’interno degli ambienti di lavoro che si concretizzano nel progetto WHP (Workplace Health Promotion). In tema di welfare aziendale per le imprese del territorio, l’Unione Industriali promuove il progetto “Varese Welfare”, offrendo varie soluzioni per migliorare e favorire il benessere dei dipendenti. Servizi e offerte vantaggiose sono messi a disposizione delle aziende attraverso convenzioni, tra Univa e diversi enti, a costi calmierati. L’Unione Industriali varesina è operativa anche a livello globale. In che modo? Attraverso le #TechMission. Vere e proprie missioni oltreoceano, alla scoperta delle innovazioni tecnologie più avanzate del pianeta. 43


VITA ASSOCIATIVA

Una finestra aperta sul mondo per le imprese di Varese. Abbiamo parlato di crescita e di sviluppo. Della volontà di virare verso nuove strade. Quella della formazione è una di queste. Un tema molto caro all’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. La massima espressione in tal senso è rappresentata dalla costituzione della LIUC – Università Cattaneo che rappresenta appunto il principale investimento a livello nazionale di un tessuto imprenditoriale nei confronti dell’alta formazione. La LIUC è elemento strategico per la competitività territoriale ed è strettamente correlata alla crescita del “Capitale Umano”. La LIUC, infatti, non si limita a condurre attività accademica in senso stretto, ma svolge anche diverse attività di formazione e di ricerca rivolte proprio al mondo dell’impresa e, in questa maniera, declina nel modo migliore le proprie competenze e la propria mission, prestando un utile servizio non solo ai giovani, ma anche alle imprese e al contesto socioeconomico del Varesotto. Ma andando in profondità, la questione si fa più ampia. Sono tanti i progetti formativi, il cui valore aggiunto è quello di coprire una larga fascia d’età. Dai bambini delle scuole elementari, attraverso il progetto Eureka!, passando per il Progetto Generazione d’Industria, rivolto agli studenti delle scuole superiori e finendo con gli ITS (Istituti Tecnici Superiori). Un acronimo ancora poco conosciuto da famiglie e studenti che offre grandi opportunità di occupazione per tutti i ragazzi che, una volta ottenuto il diploma di maturità, decidono di intraprendere questo percorso formativo, alternativo o complementare all’università e che vede le imprese protagoniste. Come dire: affermare, sostenere e diffondere i valori e la cultura d’impresa, ma anche valorizzare il territorio e lo sviluppo sociale

Univa, di fatto, dà voce agli imprenditori. Alle loro idee e pensieri. Accompagna e sostiene. Si fa portavoce di migliaia di industriali e vuole raccontarne la storia e le capacità di creare benessere diffuso delle comunità di riferimento sono le principali azioni che l’Unione Industriali svolge coinvolgendo tutti gli stakeholder: imprenditori, certo, ma anche istituzioni e mondo politico, Organizzazioni Sindacali, opinion leader. E ancora, giovani, famiglie, giornalisti. La divulgazione delle attività e delle proposte dell’Associazione avviene attraverso il lavoro dell’Ufficio Stampa di Univa. Il sito web www.univa.va.it, la newsletter settimanale del mercoledì e i comunicati stampi sono solo alcuni degli strumenti di comunicazione utilizzati per parlare a imprese e opinione pubblica. Fino ad arrivare a noi, al magazine che state sfogliando: Varesefocus. La cui redazione è curata dall’Area Comunicazione di Univa. Un punto di vista sul mondo e sul territorio. Un modo diverso di raccontare la provincia di Varese, la sua economia, ma anche i suoi luoghi, le sue bellezze e la sua arte. Non solo, dunque, le sue imprese. Varesefocus rispecchia il suo editore: l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Un attore sociale proiettato allo sviluppo e alla promozione di un intero territorio.

■

Un momento della parte privata dell’Assemblea Generale 2020

44


Con noi riuscirai a tagliare qualsiasi traguardo.

Con EOLO la tua azienda non è mai stata così veloce. Grazie alla velocità di rete, all’assistenza dedicata e all’attivazione rapida, riuscirai a portare il tuo business dove gli altri non arrivano. Chiama il numero 800.939.939 o scopri di più su eolo.it/azienda


TEST D’AMMISSIONE da casa

VENERDÌ 24 LUGLIO | ORE 15.00 Il test è obbligatorio per gli studenti con voto di maturità inferiore a 85/100.

Il test TOLC-I è obbligatorio per tutti e si può sostenere tramite TOLC@CASA disponibilE su www.cisiaonline.it

Prendi appuntamento e vieni a trovarci in sede... o se preferisci su teams!

Trova il futuro che ti cerca.

orientamento@liuc.it T. 0331 1391300 www.liuc.it


Investimenti nelle connessioni internet su tutti i territori, nei device per studenti e professori, nelle piattaforme digitali per l’insegnamento e nella formazione del corpo docente. Ecco da dove ripartire a settembre. La ricetta delle imprese nelle parole di Giovanni Brugnoli, da poco rieletto Vicepresidente di Confindustria al Capitale Umano

VITA ASSOCIATIVA

Emergenza scuola

imprese con le scuole di ogni ordine e grado. Pensiamo all’im-

Davide Cionfrini pegno e all’investimento nella nascita e nella costante crescita

“S

iamo riusciti a riportare il tema della formazione tecnica alla giusta attenzione del dibattito pubblico e politico, riaprendo quel link strategico tra mondo della scuola e dell’impresa che stavamo rischiando di perdere”. Il bilancio di Giovanni Brugnoli sui quattro anni passati alla Vicepresidenza di Confindustria con delega al Capitale Umano parte da qui. Da un punto che è, insieme, di arrivo e ripartenza. Perché quella stessa carica l’imprenditore del territorio varesino, titolare dell’azienda tessile Tiba Tricot di Castellanza e Past President dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, la ricoprirà per un altro quadriennio, grazie alla riconferma all’interno della squadra del neopresidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Lo spirito è di chi vuole ora raccogliere ciò che di buono è stato seminato negli ultimi anni: “La scuola è stata per troppo tempo diffidente nei nostri confronti. Pensava che le imprese volessero occupare spazi non loro nella didattica e nella formazione. Invece siamo riusciti come Confindustria a far capire che vogliamo essere per il sistema un supporto con una visione pluriennale. Perché l’alternanza scuola-lavoro rimane e sarà sempre più un perno per il futuro occupazionale dei ragazzi e per la competitività del nostro sistema economico”. Un imprenditore varesino riconfermato in un ruolo chiave per il sistema della rappresentanza confindustriale, quello del Capitale Umano, per l’appunto. Cosa significa a livello personale e per il territorio? È il premio al “modello Varese” che siamo riusciti come Unione Industriali e come sistema delle imprese a costruire nel tempo. Pensiamo alle numerose iniziative che portano avanti le nostre

della LIUC – Università Cattaneo. Affidare ad un imprenditore di questo territorio la delega al Capitale Umano è il giusto riconoscimento ad un tenace lavoro di squadra ricco di risultati positivi. Ringrazio tutti i colleghi della nostra Associazione che mi sono stati vicini in questi anni. Riparto con grande impegno e ottimismo, grazie alla forza e al sostegno di tutto un sistema a cui Confindustria guarda come un esempio da seguire. Giovanni Brugnoli

Qual è il risultato più importante del suo primo mandato? Aver sostenuto la crescita della formazione post-diploma degli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori. L’83% dei ragazzi che, dopo la maturità li frequenta, trova un’occupazione. Un dato incredibile in un mercato del lavoro statico come quello italiano. Sono fabbriche di occupazione. Gli ITS stanno funzionando, ma, forse per colpa del nome e dell’acronimo, nell’opinione pubblica e nelle famiglie alle prese con le decisioni sul futuro formativo dei ragazzi non riescono a sfondare. Parliamo di un’alta formazione che è

Giovanni Brugnoli: “Siamo riusciti a riportare il tema della formazione tecnica alla giusta attenzione del dibattito pubblico e politico, riaprendo quel link strategico tra mondo della scuola e dell’impresa che stavamo rischiando di perdere” 47


VITA ASSOCIATIVA

una valida alternativa al percorso universitario. Sia in termini di sbocchi occupazionali che di livelli di prime retribuzioni. C’è però bisogno di una programmazione. I fondi del Ministero dello Sviluppo Economico per il loro finanziamento stanno per finire e nell’ultimo Dpcm per la scuola non c’è traccia di nuovi stanziamenti. Un cruccio degli ultimi quattro anni, su cui lavorare per il futuro? Il penultimo posto in Europa per iscritti ai corsi universitari scientifici Stem (dall’inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics ndr). Un dato che come Paese non possiamo permetterci. Mi preoccupa poi l’aumento dei Neet, i giovani che non studiano, non lavorano e non cercano un impiego. Risorse che stiamo sprecando e che dobbiamo recuperare facendo capire che le imprese rappresentano ancora il principale, se non l’unico, vero ascensore sociale. Per riuscire nell’intento, però, dobbiamo eliminare le differenze che esistono tra territori nelle capacità di dialogo tra scuole e imprese. Là dove le Confindustrie locali sono riuscite a creare le giuste sinergie con gli istituti scolastici è evidente anche una maggiore capacità di placement dei giovani. Dobbiamo fare di questi esempi un modello per tutta la Penisola.

Un successo degli ultimi 4 anni? “Aver sostenuto la crescita della formazione post-diploma degli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori. L’83% dei ragazzi che li frequenta trova un’occupazione. Un dato incredibile in un mercato del lavoro statico” Per la ripartenza della scuola serve un “Modello Genova”. La scuola è un’emergenza. Non possiamo permetterci di far perdere ai ragazzi slot di opportunità per carenze tecnologiche, di risorse e di competenze. Un “Modello Genova” per fare cosa? Serve un piano di 4 punti per una ripartenza delle attività didattiche che metta al centro le pari opportunità tra giovani di varie estrazioni sociali e di vari territori. Primo: connessione internet veloce ed efficiente da Aosta a Siracusa. Secondo: disposizione di device digitali per i ragazzi e i docenti. Terzo: piattaforme digitali per l’insegnamento, sicure e accessibili a tutti. Quarto: formare i formatori. Il docente deve cambiare pelle, gli skill digitali, lo abbiamo visto durante il lockdown, devono far parte del patrimonio di conoscenza dei nostri professori. Non parlo solo di saper usare piattaforme, programmi e dispositivi. È anche una questione di competenze che definirei umanistico/relazionali, capacità di empatia e di comunicazione. Non sappiamo come si riorganizzeranno le classi, ma è difficile pensare che la didattica a distanza scomparirà completamente. È comunque un modello che in alcuni casi e frangenti, se ben impostata e con i giusti strumenti, può entrare a far parte dell’offerta formativa da proporre ai ragazzi. Un’occasione in più da non perdere, magari proprio in un’ottica di re-impostazione nei progetti di alternanza e rapporto scuola-impresa in tempo di distanziamento sociale.

■

Nel suo mandato per riallacciare un dialogo con i giovani ha puntato molto sulla comunicazione, un esempio per tutti è la trasmissione radiofonica “Il Post in Fabbrica” di Rtl 102.5. È un format che sarà confermato? Assolutamente sì. Attraverso questa trasmissione l’industria è riuscita a raccontarsi ai ragazzi. In 100 puntate abbiamo parlato di 4.670 posti di lavoro, raccolto 22mila curricula, dato vita a 460 assunzioni. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro si contrasta anche così. Tanto si discute su come a settembre le scuole potranno riaprire le porte agli studenti e a come organizzare la didattica. Gli imprenditori sono preoccupati? 48


Seguici su:


SCIENZA

A quando il vaccino per Covid-19? Attualmente sembra che le ricerche si stiano concentrando su oltre 110 tipi di “antidoti” al virus conosciuto come SARS-CoV-2. Tuttavia, nessun centro di ricerca è verosimilmente in grado di arrivare sul mercato con un prodotto validamente testato prima del 2021. I più prudenti puntano addirittura al 2023. E nel frattempo? le ottenerlo in tempi brevi? Cerchiamo di capirci e di arrivare fin

Luigi Bignami dove la scienza ha certezze. Il SARS-CoV-2 è un virus che fa parte

C

on il trascorrere dei giorni, delle settimane e anche dei mesi la confusione attorno al virus SARS-CoV-2 anziché diminuire, cresce. Alcuni professori e medici affermano senza ombra di dubbio che il “virus clinicamente non esiste più”. Altri invece, hanno sostenuto e continuano a sostenere che nei prossimi mesi ci potrebbero essere ondate di ritorno molto importanti. A chi credere? Non lo sappiamo, però una cosa è certa: per essere sicuri di poterlo combattere è necessario avere un vaccino. Sarà possibi-

50

della famiglia dei coronavirus che stanno alla base di malattie che vanno dal comune raffreddore a patologie molto più gravi, come la Sindrome Respiratoria del Medio Oriente (MERS) e la Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS). Sono chiamati coronavirus perché, guardandoli al microscopio elettronico, i loro virioni, ossia la parte infettiva, sembrano piccoli globuli sui quali ci sono tante piccole “punte proteiche” che ricordano quelle di una corona. Una di queste “punte”, conosciuta come “spike”, ha la funzione di ancorarsi alle cellule dell’organismo umano permettendo l’ingresso del


virus. Una volta che il virus è entrato nella cellula umana, l’Rna virale (acido ribonucleico), ossia il suo codice genetico, viene immediatamente tradotto dalla cellula infetta in proteine virali, le quali, nel momento in cui la cellula infetta muore, ne libera a milioni. A questo punto si è infettati e l’organismo umano attiva una risposta immunitaria. Quel che succede a questo punto, però, varia di molto da persona a persona. È stato calcolato che nel 70% dei pazienti la malattia risulta asintomatica o con sintomi molto lievi (raffreddore, dolori muscolari, oculorinite), mentre nel restante 30% si ha una sindrome respiratoria con febbre elevata, tosse, fino a raggiungere l’insufficienza respiratoria grave che può richiedere il ricovero in terapia intensiva. Se l’organismo non risponde è necessario intervenire con dei vaccini ed è quel che si sta facendo in decine di laboratori. Anche se il quadro potrebbe non essere esaustivo, perché si lavora con strategie molto diverse tra loro, in questo momento tuttavia, si può dire che si stanno sviluppando tre tipologie di vaccini. Il “Vaccino a Rna” è il primo. Si tratta di una sequenza di Rna sintetizzata in laboratorio che, una volta iniettata nell’organismo umano, induce le cellule a produrre una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria e questo dovrebbe produrre anticorpi che saranno attivi contro il virus. Il “Vaccino a Dna” è il secondo. Il meccanismo non è molto diverso dal primo. In questo caso però, viene introdotto un frammento di Dna sintetizzato in laboratorio in grado d’indurre le cellule a sintetizzare una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria. Il terzo, chiamato “Vaccino proteico” utilizza la sequenza Rna del

SCIENZA

Anche se il quadro potrebbe non essere esaustivo perché si lavora con strategie molto diverse tra loro, in questo momento si può dire che si stanno sviluppando tre tipologie di vaccini: il “Vaccino a Rna”, il “Vaccino a Dna” e il “Vaccino proteico” virus che, iniettato nell’organismo con sostanze che esaltano la risposta immunitaria, induce la risposta che dovrebbe bloccare il virus da parte dell’individuo. Al momento sembra che le ricerche stiano lavorando su più di 110 tipi di vaccini (anche se sono circa 80 quelli che sembrano stiano ottenendo i primi risultati), ma la messa a punto richiede studi rigorosi per valutarne l’efficacia e la sicurezza. Si parte con la “valutazione in vitro delle componenti del vaccino”, ossia uno studio puramente di laboratorio che porta alla fase chiamata “preclinica”, durante la quale si fanno prove sulla risposta immunitaria e sui meccanismi negativi che si osservano su esseri viventi complessi, ma non umani. Se tutto sembra dare risposta positiva si arriva alla sperimentazione clinica sull’uomo che si realizza in più fasi a seconda del tipo di vaccino che si è messo a punto. Quando uno dei vaccini in fase di studio sarà pronto? L’ottimismo di molti media è in realtà fantascienza. Se si guarda alla storia dei vaccini si scopre che la loro messa a punto ha sempre richiesto anche una decina di anni. E se è pur vero che per questo vaccino sono state scomodate le migliori tecnologie di ricerca attuale, come la “biologia computazionale”, l’“ingegneria proteica” e la “sintesi genetica”, nessun centro di ricerca si dice in grado di ottenere risultati tali da mettere in circolazione il vaccino prima della metà dell’anno prossimo. I più prudenti arrivano al 2023. E nel frattempo? Detto che non sembra esistere una medicina in grado di ottenere risultati positivi universali perché molto dipende dallo stato generale di salute di un paziente, al momento sono più di una le classi di farmaci usati. Si va dagli antivirali utilizzati per la terapia dell’Hiv o dell’Ebola, i quali vengono somministrati soprattutto nei pazienti con minore gravità e nelle fasi iniziali della malattia, ai risultati positivi ottenuti attraverso l’uso di farmaci antinfiammatori, talora utilizzati in reumatologia. Un’altra strada seguita è quella degli anticorpi prelevati dal sangue dei pazienti guariti, che rappresentano un’opzione terapeutica attualmente in fase di studio, i cui risultati a volte sono stati molto interessanti. Una strada complessa però, perché è stato calcolato che la dose di anticorpi necessaria per il trattamento di un paziente affetto da SARS-CoV-2, necessita del prelievo di anticorpi effettuato da almeno tre pazienti guariti dalla medesima infezione. A ciò vanno aggiunte poi le terapie di supporto come l’ossigenoterapia o la ventilazione.

■

51


TERRITORIO

In viaggio sulle ali della storia Volandia, il “parco museo del volo” di Somma Lombardo, compie 10 anni. Nato negli spazi delle Officine Caproni, scelte per i primi esperimenti aeronautici con le “macchine volanti”, oggi conta 106 velivoli, una collezione di trasporti terrestri e un’area interamente dedicata allo spazio ronautica a Malpensa e nell’intera provincia di Varese: il trentino

Roberto Morandi Gianni Caproni scelse infatti la zona di Malpensa per i suoi primi

D

ieci anni di viaggio sulle ali della storia, sempre guardando al futuro: è il traguardo che festeggia in questi mesi da Volandia, il “parco museo del volo” nato negli spazi dell’ex fabbrica Caproni e che celebra la vocazione della “provincia con le ali”, luogo di sperimentazioni coraggiose e di produzioni industriali divenute famose in tutto il mondo. Il museo occupa gli storici spazi delle Officine Caproni di Vizzola Ticino, uno dei “semi” dell’ae-

esperimenti aeronautici. Lui, suddito dell’Imperatore d’AustriaUngheria ma irredentista favorevole all’Italia, voleva far volare il suo primo aereo in territorio italiano e scelse la brughiera perché gli ampi spazi pianeggianti e quel soffice manto vegetale, il brugo appunto, erano terreno ideale per i primi esperimenti con le “macchine volanti”. “Il progetto di Volandia è nato proprio dalla volontà di salvaguardare la qualità straordinaria dell’edificio della fabbrica”, racconta Marco Reguzzoni, Presidente della Fondazione che gestisce Volandia ed ex Presidente della Provincia di Varese.

CA 113 Aereo Acrobatico

53


TERRITORIO 54

Era il 1993 e l’ente provinciale era stato incaricato di redigere il Piano d’area di Malpensa, in vista del potenziamento dell’aeroporto sulla base del progetto “Malpensa 2000”: in quel quadro era emersa la necessità di tutelare un sito di grande valore storico e anche architettonico. Ci sono voluti 17 anni perché Reguzzoni concretizzasse il progetto, con l’apertura del museo nel 2010. E proprio nel primo anno di attività di Volandia venne revocato il balzo dell’instabile primo velivolo di Caproni, il Ca.1: una replica si è sollevata da terra di pochi centimetri, sulla “pista” in erba che oggi sta di fronte agli hangar che ospitano i laboratori di restauro degli aerei. È qui che decine di volontari, moltissimi sono ex operai delle industrie aeronautiche, hanno recuperato una parte dei 106 velivoli oggi esposti. Il contributo dei volontari è, insieme alla centralità dei biglietti nel bilancio, uno dei due elementi fondanti del progetto di Volandia, elaborato da Reguzzoni a partire dallo studio delle realtà dei musei tecnico-scientifici degli Stati Uniti. “Oggi abbiamo almeno 250 volontari attivi, nelle due associazioni Amici Volandia 10 anni fa durante di Volandia e Volontari di l’inaugurazione Volandia ma anche nelle altre realtà: Associazione Aeroplani Storici, gruppo S55 Siai Marchetti, tre associazioni di modellisti, il Gullp che cura l’area droni, l’ASI, l’associazione Flaminio Bertoni, il gruppo di restauri ferrotranviari, gli appassionati di Star Trek”. Persone che contribuiscono al museo ma portano anche un’esperienza di vita: “Qui l’anziano operaio spiega al bambino in visita”, sintetizza Reguzzoni. L’altro caposaldo del museo, insieme ai volontari, è da subito stata l’idea di una realtà che fosse in grado di sorreggersi “senza un sostegno pubblico continuativo”, ma con un bilancio basato sui biglietti d’ingresso e altre attività interne. “Oggi abbiamo superato i 150mila visitatori annui, abbiamo introiti che ci danno una stabilità economica. A luglio 2019 abbiamo comprato con risorse interne la metà dell’area che mancava e da allora è tutto della Fondazione”. Nel 2015 Volandia porta a compimento un’operazione di grande richiamo: l’acquisizione della Collezione Ogliari, che ha ampliato il raggio d’azione del museo anche ai trasporti terrestri. Decine di tram, locomotive e carrozze che hanno richiesto anche uno straordinario sforzo logistico per assicurare il trasferimento da Ranco, sulle sponde del Lago Maggiore, fino al museo vicino a Malpensa. La nuova vocazione estesa al mondo dei trasporti “a tutto tondo” è stata ribadita poi anche dallo spazio del Museo Flaminio Bertoni, allestito nel 2016, che celebra un altro grande genio della tecnica nato in provincia di Varese, il designer di mitici modelli di automobili Citroën, come la Traction Avant, la 2CV o la DS. Nel frattempo, il museo ha ampliato i suoi orizzonti allo spazio, con un’area dedicata di grande valore anche scientifico, grazie alle collaborazioni con

associazioni e divulgatori, che hanno consentito di portare eventi di assoluto richiamo, come l’esposizione di rocce lunari o l’incontro con astronauti. Senza dimenticare le nuove frontiere del volo, come i droni che hanno appunto una loro area specifica animata dall’associazione Gullp. Il museo di Volandia è anche uno spazio “vivo”, da visitare più volte perché le sue esposizioni evolvono: così ad esempio 10 anni fa uno dei pezzi forti era il “fantasma del deserto”, l’allestimento che riproduceva il relitto di un SM79 ritrovato nel deserto libico. Oggi quell’affascinante spazio non è più visibile, ma in compenso si trovano nuovi pezzi che segneranno questa “stagione” del museo. Come il Lockheed F-104 Starfighter ottenuto dall’Heersmuseum di Berlin, segno anche di un valore riconosciuto a livello internazionale dal museo a fianco a Malpensa. La ricorrenza del decennale dall’apertura ha coinciso con l’emergenza Covid-19, che ha messo alla prova duramente Volandia: “In primavera, normalmente, facevamo l’80% del fatturato. Quest’anno abbiamo dovuto chiudere e le visite delle scolaresche sono saltate completamente”. Le solide basi del museo hanno comunque consentito di riaprire e già fanno pensare ai prossimi passi: “Abbiamo da finire l’allestimento PD-808, un aereo molto bello che troverà una collocazione di grande impatto”, continua Reguzzoni. “E porteremo qui un esemplare di MB-346”, ultima generazione di addestratori Aermacchi, oggi Leonardo. Quanto alla festa per il decennale del museo, l’auspicio attuale è di poterla fare a settembre. “E in quella occasione faremo anche un evento per celebrare i 100 anni di nascita di Papa Giovanni Paolo II, perché abbiamo qui l’aereo che ha portato in giro per l’Europa per la sua predicazione, anche nei Paesi dell’Est, in cui contribuì a far cadere la Cortina di Ferro”.

■

Marco Reguzzoni: “Oggi abbiamo superato i 150mila visitatori annui, abbiamo introiti che ci danno una stabilità economica. A luglio 2019 abbiamo comprato con risorse interne la metà dell’area che mancava e da allora è tutto della nostra Fondazione”


Semplicità, flessibilità e impegni di breve periodo, le nuove offerte di E-Vai Ecco come sarà la mobilità nella fase “post emergenza Covid 19”

La fase “post emergenza Covid 19” sta evidenziando alcuni cambiamenti nelle esigenze di mobilità delle aziende e dei privati. E-Vai, insieme ad altri operatori del settore, ha promosso una survey a livello nazionale coordinata dall’Osservatorio Nazionale della Sharing Mobility: i risultati evidenziano che i clienti, business e consumer, hanno necessità di soluzioni semplici, flessibili, e con orizzonti temporali brevi e medi perché oggi è più che mai difficile fare scelte a lungo termine. E-Vai ha quindi integrato la propria offerta commerciale con nuove soluzioni flessibili dedicate ai clienti Corporate e ai driver privati: pacchetti mensili e plurimensili con l’obiettivo di offrire un servizio di mobilità smart, conveniente e affidabile. Le nuove soluzioni, abbinate alla piattaforma di condivisione ed inclusive del servizio di ricarica, permettono di rimandare nel tempo investimenti importanti, favorendo invece impegni di breve termine e costi sostenibili. Il tutto rigorosamente con auto full electric di ultima generazione e autonomie ormai vicine ai 400 km, che permettono una mobilità senza limiti e facilità d’uso.

Ovunque •vai

E-Vai crede fortemente nell’innovazione come chiave E-Vai CORPORATE Il tuo car sharing elettrico regionale per sviluppare interfacce digitali che aiutino gli utenti a gestire una serie di opzioni di mobilità e i loro costi complessivi: per questo motivo ha appena lanciato sul mercato una nuova piattaforma dedicata alle aziende che permette di condividere i veicoli in modalità keyless e di gestire la flotta aziendale, ottimizzandone costi e incrementando la saturazione dei veicoli.

INFORMAZIONE PUBBLICITARIA


▶ PROVINCIA DA SCOPRIRE RUBRICHE

Panorami fantastici e dove trovarli La provincia di Varese, da nord a sud, offre scorci scenografici impareggiabili. Che si tratti di una vista a 360 gradi sui laghi, di piazzette in cui sostare per un aperitivo al tramonto oppure stradine ripide e strette che portano a paesaggi mozzafiato Alessandra Favaro

S

cenografico Varesotto: un patrimonio paesaggistico e urbano che regala vedute mozzafiato da nord a sud della provincia. Ecco alcuni spot da non perdere. Con le sue colline e i suoi 7 laghi, la provincia di Varese è un paradiso per gli amanti dei paesaggi e dei panorami mozzafiato: piccole sommità diventano balconi naturali per scenari di ogni tipo, su vallate e laghi, su città e borghi. E non per forza il panorama fantastico deve essere qualcosa che si osserva “dall’alto”, alcuni scorci sono belli così, mentre troneggiano lasciandoci a testa in su mentre ci trovia-

mo semplicemente a passare da una strada o alzando il viso verso qualche altura. È il caso del borgo di Santa Maria del Monte che, pur offrendo un panorama incredibile una volta arrivati in paese, regala lui stesso uno spettacolo da cartolina, soprattutto guardandolo la sera mentre è illuminato. Insomma, i belvedere nel Varesotto sono innumerevoli: scopriamone alcuni da non perdere.

Lago Delio Un panorama a quasi 360 gradi sui laghi varesini e la natura che li circonda a quasi 1.000 metri di altezza, nel comune di Maccagno con Pino e Veddasca. Il lago Delio nasce come specchio lacustre naturale, ma l’intervento umano di creazione di due dighe di Il Poggiolo a Castelveccana

57


RUBRICHE

contenimento lo ha reso come è oggi. Arrivati al lago sono presenti due ristori e molti sentieri da percorrere in bici o a piedi. E, neanche a dirlo, una vista incredibile sul territorio. Un luogo da non perdere nelle giornate limpide, per abbracciare con lo sguardo il Varesotto e la vicina Svizzera, che qui è a pochi chilometri di distanza.

con una vista da cartolina sul lago di Varese. In corrispondenza del belvedere c’è una piazza con il busto dell’imprenditore Antonio Ghiringhelli (tra i più noti nell’industria tessile del territorio) realizzato da Mario da Corgeno. La piazza si trova a due passi dal centro storico di Azzate e rappresenta un elemento di continuità tra il Lago di Varese e il verde delle colline moreniche che circondano la cittadina. Sono presenti nelle vicinanze giochi per bambini.

Piazzetta di Tornavento

Lago Delio

Il Poggiolo di Castelveccana

Un’altra destinazione imperdibile per aperitivi e cenette al tramonto. La piazzetta di Tornavento (sulle mappe, piazza Parravicino), frazione di Lonate Pozzolo, offre un balcone unico sulla valle del Parco del Ticino e i suoi canali. La stessa architettura della piazza la trasforma in un piccolo anfiteatro urbano dove lasciar spaziare lo sguardo fino all’emiciclo alpino, le Alpi Occidentali, il Monte Rosa. Se la giornata è particolarmente limpida, la cima bianca del Monviso fa capolino tra le vette. Bella da vivere e punto di partenza ideale per diverse passeggiate altrettanto affascinanti: verso i canali del fiume Ticino, verso il museo agricolo a cielo aperto di Via Gaggio o la Ex Dogana Austroungarica. Piazzetta di Tornavento

A pochi minuti a piedi dal rifugio Adamoli sull’Alpe Cuvignone, si raggiunge un balcone naturale sul lago Maggiore. Al tramonto, la visuale vira dall’azzurro al color oro e poi al rosa. Sotto, si intravedono le barche a vela e piccoli natanti che si muovono sull’acqua e sembrano minuscoli giocattoli visti da questo speciale osservatorio alpino. Da qui partono altre camminate panoramiche degne di nota, come quella verso i Pizzoni di Laveno, camminando in cresta sulla montagna circondati da cielo e lago e verso il monte Crocetta, dove non è raro imbattersi in appassionati di parapendio pronti a lanciarsi quando il vento è favorevole. E, anche se non praticate nessuno sport, la vista da lassù è incredibile.

Belvedere di Azzate Uno degli aperitivi più panoramici della provincia di Varese si può fare ad Azzate, al belvedere, magari aspettando il tramonto,

Con le sue colline e i suoi 7 laghi la provincia di Varese è un paradiso per gli amanti dei paesaggi e dei panorami in grado di togliere il fiato: piccole sommità diventano balconi naturali per scenari di ogni tipo, su vallate e laghi, su città e borghi 58

Aga‒Casalzuigno La piccola frazione di Casalzuigno si raggiunge attraverso una stradina ripida e stretta con molte curve. La fatica di raggiungere questo mucchietto di case con una manciata di residenti e un’azienda agricola, è ripagata dalla vista. Sentierini che terminano con vaste aree verdi panoramiche o che si introducono nel bosco per portare alla scoperta di ruscelli e altri borghi (da qui a piedi si arriva ad Arcumeggia). Panorama splendido sulla Valcuvia, lago e Monte Nudo e sulla piccola chiesetta di San Bernardino, di età romanica ricca di affreschi di pregio.

Lavena Ponte Tresa da Ardena Sembra di immergersi nel blu raggiungendo Lavena Ponte Tresa in auto. E durante il tragitto, sosta panoramica ad Ardena (Brusimpiano) prima di scendere a valle, per fotografare il Ceresio che


Sesto Calende, ponte della Ferrovia Proprio quando Lombardia e Piemonte si incontrano, mentre si transita sul ponte della ferrovia a Sesto Calende, la tentazione di fermarsi per scattare una foto è capitata a tutti almeno una volta. Sulla destra, si staglia maestoso il Monte Rosa sul lago che proprio in queste zone si trasforma in fiume Ticino. Un panorama affascinante in ogni periodo dell’anno. Per immortalarlo però bisogna raggiungere il ponte a piedi sul passaggio pedonale.

RUBRICHE

da questo punto di vista sembra essere diviso in due laghi. Il panorama non delude nemmeno arrivati in paese e costeggiando il lago. Da qui passa anche un cammino storico che unisce la Svizzera a Pavia, la Via Francisca del Lucomagno.

San Quirico Angera Una delle passeggiate più amate dai locali è arrivare “su a San Quirico”: una camminata fitness fino alla cima della collina che si affaccia su Ranco e Angera e sul Lago Maggiore. In cima c’è anche una chiesetta, che porta il nome di San Quirico appunto. È tradizione, il 1° gennaio di ogni anno, che runner, ciclisti, amanti della natura e delle passeggiate si trovino in cima per un brindisi beneaugurale. Il panorama merita la gita in ogni stagione. Piana di Vegonno

Piana di Vegonno Si può ammirare un panorama pur trovandosi dentro il panorama stesso? Sì, a Vegonno, frazione di Azzate. Il piccolo paese è circondato da un ambiente bucolico e una strada sinuosa che accompagna alla sua scoperta. Appena arrivati la visuale lascia senza fiato. E dopo pochi passi ci si trova immersi dentro quello che sembra un quadro perfetto.

E non è finita qui... Il Varesotto è particolarmente affascinante dal punto di vista panoramico e, citando alcune delle viste più belle, è impossibile non ricordare che ce ne sono molte altre altrettanto affascinanti. Anche in posizioni curiose. Come la zona del cimitero di Golasecca, che regala uno scenario nelle giornate limpide che arriva fino al Monte Rosa. E poi ci sono i paesaggi del Borgo di Mustonate, il Lago di Varese visto da Gavirate o il tramonto rosa sul Lago di Monate, dall’Isolino Virginia o la Diga del Panperduto vista dal Ticino. Qual è il vostro panorama del cuore?

■

Sesto Calende

59


▶ GITA A RUBRICHE

Ripartiamo dal Parco del Ticino Che si tratti di cercare pepite d’oro nel greto del fiume, di osservare colorate farfalle oppure più semplicemente di rilassarsi con un picnic tra amici, le spiagge della riserva naturale varesina offrono ai visitatori svariate occasioni di relax a contatto con la natura Alessandra Favaro

L

a natura si è ripresa i suoi spazi: lo abbiamo sentito dire e ripetere all’infinito durante il periodo di quarantena e di isolamento dovuti all’emergenza Coronavirus. Foto e video di animali selvatici a spasso per centri urbani e strade, resi vuoti dall’assenza umana. Non abbiamo potuto vederlo, ma senza dubbio è accaduto anche nelle numerose spiagge tanto amate del Parco del Ticino in provincia di Varese. Lidi che hanno sempre visto una convivenza “a distanza” tra persone e specie selvatiche locali, grazie

a una biodiversità tutelata dall’ente parco e a spazi per conoscerla e ammirarla, a debita distanza ma vicino, da parte delle persone. E forse è stata un po’ anche una consolazione: forse quest’anno si è dovuto rinunciare a passeggiate e primi soli alla spiaggia, ma è bello pensare che al nostro posto ci saranno stati magari rane e scoiattoli, tassi e caprioli. Queste sono solo alcune delle 57 specie di mammiferi che popolano il Parco del Ticino, un vero e proprio microcosmo di ambienti, biodiversità ed esperienze che si concentrano al suo interno: dall’escursionismo all’enogastronomia, grazie ai prodotti a marchio Parco del Ticino, fino al birdwatching, ai corsi di fotografia, di Nordic Walking e, di recente, anche ai corsi di

La spiaggia del “Fogatore” a Somma Lombardo

61


RUBRICHE La spiaggia della Maddalena a Somma Lombardo

butterflywatching, visto che l’area è ricca di diverse varietà di farfalle. E poi, oltre a bici e passeggiate, ci sono le spiagge. Il Ticino ospita infatti lungo le sue rive alcuni lidi molto amati per chi apprezza stare nella natura o prendere il sole in un ambiente naturale e facilmente accessibile: le spiagge varesine vanno da Castelnovate a Vizzola Ticino a Maddalena di Somma Lombardo, fino alla spiaggia Melissa di Golasecca e al lungofiume a Tornavento di Lonate Pozzolo.

Castelnovate: sassi bianchi e acqua blu Sassi bianchi e acqua blu: una delle spiagge lungo il Ticino più scenografiche. Come riferimento per raggiungerla basta recarsi a Vizzola Ticino, procedere con le indicazioni per Castelnovate e scendere lungo i tornanti nel bosco fino alla sassaia bianca. L’ambiente è ampio quindi anche in alta stagione non c’è mai troppa folla. Ricordarsi che fare il bagno o accendere fuochi è vietato oltre che pericoloso: siete in un parco naturale.

Somma Lombardo: le più popolate Una delle spiagge più popolate in estate è qui: allo sbarramento di Porto della Torre, alla spiaggetta Manera e Ferrario, dai locali chiamata “Canottieri”. Di fronte, un ristoro per pranzi, gelati e spuntini; di fianco, una bella passeggiata in piano che accompagna alla diga di Porto della Torre e a una camminata lungo i canali, nel verde, 62

costeggiando anche l’ostello del Panperduto, con il suo bistrot e i giochi d’acqua.

Maddalena di Somma Lombardo 2.0 La spiaggia del “Fogatore” è una delle più amate e popolose in estate e in ogni periodo dell’anno e l’area in cui è inserita è completamente rinnovata con un esempio di riconversione al turismo sostenibile. La zona infatti, già interessante anche dal punto di vista ambientale, lo è ora anche per la riqualificazione urbana. Nelle vicinanze, dove si parcheggiano le auto e dove un tempo c’erano edifici e fabbriche ormai in disuso, oggi ha sede un agriturismo con ristoranti e bistrot, un maneggio con i cavalli, un piccolo negozio di prodotti a chilometro zero, un’area bimbi. Da cui ci si può avventurare in diversi itinerari nel bosco, costeggiati da corsi d’acqua, parte dalle opere Villoresi (presa dei canali e diga detta del Panperduto). Nelle vicinanze, in una breve passeggiata si può osservare un’antica conca di navigazione oggi in disuso. Qui la vegetazione comprende farnia, robinia e specie tipiche delle zone umide, con il pioppo e il salice.

Melissa: area attrezzata e picnic nel verde È la spiaggia attrezzata del Ticino: lettini, ombrelloni, chiosco, docce e servizi igienici. Non manca niente per godersi sole e natura a pochi passi dai sentieri del Parco. La spiaggia cosiddetta della Me-


lissa si trova nel comune di Golasecca e conta anche un’area picnic sotto alti alberi ombrosi, con tavolini e sedute in pietra. In località Golasecca (Sesto Calende) è una vera oasi di pace e di divertimento. Nasce nel 2013 e offre nel periodo estivo una struttura attrezzata con bar, spiaggia ad ingresso libero, lettini a noleggio, docce e campo da beach volley. Ideale per famiglie e gruppi di amici, specialmente per chi, quest’anno, non riuscirà a concedersi una vacanza lontana da casa.

Spiagge “di confine” A Lonate Pozzolo, al ponte che separa la regione Lombardia dalla regione Piemonte, in un’area conosciuta come La Castellana, una spiaggia permette alcune ore piacevoli sotto il sole in un ambiente rustico e pittoresco, tra canali e acque del fiume. Questa zona è perfetta per spuntini a chilometro zero: nelle vicinanze infatti si trovano alcuni ristoranti e chioschi per gustare pesciolini fritti o specialità Cercatori d’oro sul Ticino

Le regole da rispettare per vivere le spiagge nel Parco Il Parco del Ticino è un’area naturale protetta innanzitutto. È importante che il passaggio per sentieri, lidi, boschi non sia di disturbo all’ambiente e alla fauna selvatica. Solo così sarà possibile garantire la conservazione di questi ecosistemi fino alle generazioni future. Per questo il Parco del Ticino ha stilato un vademecum per il visitatore consapevole, in modo da godersi le bellezze dell’area senza danneggiarla. Tra queste: rispettare la natura, evitare rumori molesti, non lasciare rifiuti, non danneggiare le coltivazioni. Non parcheggiare, campeggiare o accendere fuochi dove non è specificatamente concesso e indicato, non addentrarsi fuori sentiero se si organizza una passeggiata. Il peggior nemico del bosco è il fuoco. Prestare sempre attenzione e se si avvista un incendio non esitare ad avvisare gli organi di difesa del territorio (Corpo Forestale 1515 o Parco del Ticino, cell 333/4320874). Se vedete degli animali, non avvicinatevi troppo, rischiate di spaventarli. Hanno paura anche dei cani, teneteli sotto controllo. In estate, a parte i momenti in spiaggia, se vi addentrate nei sentieri, indossate maniche e pantaloni lunghi contro le punture di insetto e tenete a portata di mano un antizanzare. Queste le regole sempre valide. A cui, almeno per questa estate, si aggiungono quelle di distanziamento sociale anti-Covid-19.

RUBRICHE

Una delle spiagge più popolate in estate è allo sbarramento di Porto della Torre, alla spiaggetta Manera e Ferrario, dai locali chiamata “Canottieri”: di fianco, una bella passeggiata in piano che accompagna alla diga di Porto della Torre

del posto: le rane. In alcuni periodi dell’anno, dall’altra sponda del fiume è possibile ogni tanto osservare il lavoro dei cercatori d’oro, che ancora oggi setacciano il greto del fiume a caccia di preziose pepite. Altra spiaggia “di confine” è a Sesto Calende, per la precisione a Lisanza. Qui il confine è nell’acqua, non fuori, visto che si tratta del punto in cui il lago Maggiore diventa Fiume Ticino. La piccola spiaggia si distingue per la sua bellezza particolare. Di fronte ad essa si apre tutto l’arco alpino con il monte Mottarone in primo piano e la rocca di Angera visibile di lato. La spiaggia è di sabbia, mentre le altre lungo il parco del Ticino sono in sassi e ciottoli. Il lido è attrezzato con lettini, ombrelloni, musica e un piccolo chiosco bar per gelati, bibite e aperitivi. Un luogo suggestivo per vivere la bella stagione affacciati sull’acqua.

■

63


Realizza il tuo sogno SCEGLI LA TUA MASERATI E RIMANDA IL PAGAMENTO AL 2021

COMO - Via Tentorio, 6 Tel. 031/3390138 - info@scuderiablu.it

Gamma Maserati: Consumo di carburante in ciclo misto min – max (l/100km) 7,2 – 13,5; emissioni di CO2 in ciclo misto min – max (g/km) 189 – 313. I valori indicativi relativi al consumo di carburante e all’emissione di CO2 sono rilevati dal costruttore in base alla normativa vigente (Regolamento UE 2017/1151) e aggiornati alla data del 01/2020. I valori più aggiornati saranno disponibili presso le Concessionarie Maserati in quanto gli stessi sono indicati a fini comparativi e potrebbero non riflettere i valori effettivi.


▶ ARTE RUBRICHE

L’arte nei giardini varesini Dalla sede del Comune (Palazzo Estense) a quella dell’Amministrazione Provinciale (Villa Recalcati), passando per i reperti archeologici dei Musei Civici cittadini: gli edifici simbolo della Città Giardino svelano parchi verdeggianti, ricchi di storia e bellezza. Veri e propri paradisi terrestri, tutti da esplorare Luisa Negri

L

a città di Varese, Città Giardino per alcuni, città di ville per i puristi tra gli studiosi di urbanistica e giardinaggio, è questa estate tappa privilegiata del turismo di prossimità. Oltre

che per la sua vivibilità in sicurezza, per la varietà di parchi e ville storiche aperte al pubblico. La dimora di Francesco III d’Este (1698-1780), duca di Modena e Reggio, posta nel cuore della città e opera di Giuseppe Antonio Bianchi, fu realizzata su di una casa preesistente acquisita nel 1765 dal Duca, divenuto Signore di Varese. Ricalcata sul modello alla francese di Versailles è oggi Villa Toeplitz

65


RUBRICHE

Palazzo Estense è la perla tra le perle, collocata in un parterre di verde e di fiori che richiama Schoenbrunn, con la fontana che fa da sfondo e conduce l’occhio allo scenario verde della pineta sovrastante sede del Comune, che la acquistò a sua volta nel 1882 da Cesare Veratti. Palazzo Estense è la perla tra le perle, collocata in un parterre di verde e di fiori che richiama Schoenbrunn, con la fontana che fa da sfondo e conduce l’occhio allo scenario verde della pineta sovrastante. Attraversando il parco e la pineta per l’appunto, si accede a un altro parco e a Villa Mirabello. La dimora visse tempi d’oro all’inizio del ventesimo secolo, quando i Savoia venivano in visita dai padroni di casa, i Litta Modignani. Passata nel ‘48 in proprietà al Comune, che ha unito i due parchi, è oggi sede dei Musei Civici. Nelle sale sono ammirabili splendidi reperti archeologici: urne cinerarie, vetri, monili, oggetti da lavoro e da caccia e una mummia riscoperta in anni recenti. E un museo risorgimentale dedicato alla storia di Varese, prima città d’Italia a opporsi agli austriaci nella battaglia del 26 maggio 1859. Colpisce la ricchezza delle specie arboree nei due parchi, con le gallerie di carpini, i giganteschi ippocastani, e, nell’area adiacente il museo, il pluricentenario Cedro del Libano. Nel quartiere di Masnago è invece il Parco Mantegazza, ricco a sua volta di verde e di un piccolo giardino botanico. Sulla sommità si erge l’antico castello, già aristocratica dimora delle famiglie Castiglioni, Mantegazza e Martignoni. Tra le stanze affrescate, nella sala detta degli Svaghi e in quella dei Vizi e delle Virtù si respira clima rinascimentale, mentre al Medioevo risale la torre del maniero. Ha sede nel castello una ricca collezione civica di arte, dal XVI secolo ad oggi. Vanta opere di Procaccini, Morazzone, Cairo, Nuvolone, Magatti, Federico Bianchi, Hayez. Tra i contemporanei sono Balla, Fontana, Bodini, Guttuso, Enrico Baj, Vittorio Tavernari, Marcello Morandini, Vittore Frattini e numerosi artisti locali di fama come Giuseppe Montanari, Spaventa Filippi, Innocente Salvini. Non lontano è il Museo Tattile, collocato nel bel parco (in origine degli stessi Castiglioni) di Villa Baragiola, acquisto comunale del 2001. Varese è città collinare. Negli anni della Belle Époque si giungeva alla Prima Cappella con il tram bianco. Oggi si va a Villa Toeplitz in autobus. E si può poi percorrere a piedi il rinfrescante viale ideato

66

dai coniugi Toeplitz che porta al parco, tra i più belli d’Italia per i paesaggisti inglesi. Edwige Mrozowska Toeplitz, polacca come il marito, era attrice nota in patria. Ma molto la stimava anche D’Annunzio. Fu inoltre appassionata esploratrice e agronoma. Il consorte Giuseppe era fondatore della Banca Commerciale Italiana. Acquistarono in Sant’Ambrogio nel 1914 una villa preesistente e la affidarono alle cure dell’ingegnere varesino Alfredo Speroni. Arricchirono poi il parco di numerose specie arboree e di preziosi giochi d’acqua. Edwige era infervorata dei giardini orientali, dove l’acqua è elemento centrale. Dopo la morte del marito, nel ‘38, lasciò la villa. La acquistò poi il Comune di Varese nel 1972. Oggi è sede distaccata dell’Università dell’Insubria e ospita il Museo Etno-archeologico degli esploratori Angelo e Alfredo Castiglioni. Le due dimore sul colle di Biumo Superiore, di proprietà della Camera di Commercio, sedi congressuali e di eventi, conosciute come Villa Andrea e Villa Napoleonica (già Fabio Ponti) sono a loro volta aperte al pubblico. Andrea, imprenditore gallaratese pioniere del tessile, abitò per anni nella seconda, fece poi erigere Villa Andrea dall’architetto Balzaretto, che curò anche i giardini. Adornò le sale con affreschi di Giuseppe Bertini, dedicati ai grandi: Cristoforo Colombo, Galileo Galilei, Alessandro Volta. L’ampio parco ha piante pregiate e gode di una vista impagabile. Sempre a Biumo Superiore, lasciata Villa Andrea, vale una visita la vicina Villa Menafoglio Litta Panza, proprietà del Fai. Della dimora del conte innamorato dell’arte americana abbiamo più volte raccontato. L’unicum di cultura e bellezza del luogo, dotato di un ampio parco, comprende Palazzo Estense angoli magici: la serra con vetri colorati di Sean Scully, i rustici con le luci al neon di Dan Flavin, le aperture di Turrell sulla luce e sul paesaggio del giardino, i Sims e Simpson appesi nelle sale, il cono di acqua di Meg Webster davanti al cancello che si apre a libro sul parco. È luogo di grande arte (del circuito museale Guggenheim) armonioso e rasserenante. Ultime, ma fondamentali per la vicinanza al centro città, segnaliamo le oasi verdi di Villa Recalcati in Casbeno, sede dell’Amministrazione Provinciale, già storica dimora dei Recalcati Morosini, poi Hotel Excelsior e luogo di ritrovo della Belle Époque internazionale tra ‘800 e ‘900. Con importanti opere scultoree nel parco. E poi Villa Augusta, a Giubiano, realtà minore del secolo scorso, ma a sua volta felice oasi cittadina di verde pubblico. Infine, donata al Comune nel 2007 dalla famiglia Babini Cattaneo, Villa Mylius, tra le vie Fiume e Aguggiari. Ex bene religioso divenuto di proprietà di Enea Torelli prima e di Giorgio Mylius poi, fu acquisito nel 1946 dal noto imprenditore varesino Achille Cattaneo. Nel parco numerose specie arboree, con esemplari di dimensioni monumentali.

■


RUBRICHE

L’ideatore del Dimensionismo A tu per tu con l’artista toscano, Mariano Pieroni, trapiantato ormai da anni a Solbiate Arno, esponente di un nuovo movimento pittorico e scultoreo che, in piena era dell’immagine, va alla scoperta della dimensione interiore ed esteriore di tutti noi, “Gli scoppiati”. Tra entusiasmo e speranza. Ma anche delusione e confusione tra realtà e fantasia suo giovanissimo amico Mariano e seguirne gli insegnaPieroni menti a Villa Pozzolini, a nato a Barga nel ‘37, il 17 giugno e della Toscana rivela, oltre Quercianella. Un grande all’accento inconfondibile, le doti di chi è venuto al mondo lì: onore, avevo appena 13 curiosità, ironia, voglia di sognare ma anche di fare, attenzione anni. Sempre per lo stesso e amore per il bello e l’arte e per la madre terra. La ama da sempre in motivo fui accolto ancora spirito quasi francescano e con impegno ambientalista ante litteram. molto giovane a Firenze, Non è figlio d’arte Mariano Pieroni. Ma d’arte vive. Di disegno, pittu- nella bottega di Annigora, grafica e ceramica, soprattutto di scultura. Attività che lo ha spinto ni, accompagnato dalla per una vita da una mostra all’altra: oltre 120 in Italia e all’estero. buona raccomandazione dei signori da cui lavorava Vogliamo partire dall’inizio? Com’era la sua famiglia? mio padre. Avevano anEra una famiglia patriarcale contadina. Mio padre era calzolaio, ma che loro capito che poteva coltivava anche la terra e io ero parte di un’allegra e numerosa figlio- essere quella la mia strada. lanza, eravamo 4 fratelli e poi c’erano nonni e zii attorno a noi. Eravamo una squadra di 15 o 20 allievi che arriNegli anni della guerra si dovette sfollare a Livorno. Erano vavano da ogni parte del anni difficili. mondo. Annigoni mi faceva fare di tutto, mi insegnava ogni tecniHo il ricordo di nonno Ettore che rientrò a piedi dalla Linea ca e segreto. Aveva grandi capacità di didattica e ci faceva disegnaGotica. Ma lì mi ero potuto avvicinare a certe opere che mi ap- re fino a farci penetrare nei segreti della forma. passionavano. Eroi mitologici e cavalli di statue e monumenti erano incontri della mia quotidianità di bambino. Io li fissavo Che ricordo le è rimasto di Annigoni? nella memoria e li copiavo. Era un uomo curioso, colto e appassionato del suo lavoro, un uomo generoso e paterno. Lo si ricorda per lo più come ritrattista, Ha imparato quindi da subito a riferirsi all’arte degli altri. Poi ma era anche un grande paesaggista. Poi nel ‘53-‘54 andò in Inghilebbe due fondamentali incontri, con l’artista italo americano terra per il ritratto della regina Elisabetta. E lavorò sempre più da Agostino Nivola e con Pietro Annigoni, giusto? ritrattista. Nel tempo ci si perse di vista, ma i suoi insegnamenti Sì, ho rivelato in fretta, lo posso proprio dire, la mia attitudine per il sono rimasti. Come quelli dei miei primi maestri Ugo Serravalle e disegno. Già da bambino gli insegnanti a scuola avevano spiegato Emanuele Zambini. Avrei seguito poi anche i corsi di Giorgio Setai miei genitori che avevo delle doti spiccate. Nel 1950 mi toccò tala all’Accademia del Nudo di Firenze e di Silvio Polloni. Nei miei la fortuna di un incontro occasionale con Nivola. Lui era giunto anni fiorentini frequentai anche gli studi di Rosai, Grazzini e Conti. in Italia dagli Usa per qualche mese, ebbi modo di diventare un E la galleria Numero di Fiamma Vigo.

Luisa Negri

È

69


RUBRICHE

Poi la sua vita, era il ‘66, ebbe uno scarto... L’alluvione mise in ginocchio Firenze, ma anche la campagna che dava da mangiare alla mia famiglia. Così ci spostammo al Nord. Seguendo la mia passione per l’arte ceramica, io fui chiamato in Belgio, a Liegi, dove lavorai per la ditta Junker e realizzai un intero campionario che piacque molto. Al rientro in patria l’anno seguente, dopo questa esperienza, mi fermai con la famiglia a Solbiate Arno, dove risiedo ormai da sempre con mia moglie e i miei figli. Mi piace stare in provincia, posso lavorare e pensare in serenità, con la coscienza che lavoro non solo per me stesso. Avverto l’impegno, la responsabilità e il rispetto del rendere conto di quanto faccio anche agli altri, in un tempo storico condiviso. La sua biografia racconta che le piaceva incontrarsi con gli amici per indagare sul mondo e su quegli anni carichi di promesse. Ha legato la sua ricerca al Dimensionismo: ce ne può parlare? Frequentavo in Lombardia molti mo- Thinking to Parmenide, 1984 vimenti storici. E sono l’ideatore del Dimensionismo, del quale ho dissertato coi colleghi in tante oc- Chi c’era con lei a riflettere e discutere? casioni e per diversi anni. Era la fine degli anni ‘60, il mondo stava C’erano gli artisti amici Silvio Zanella, Albino Reggiori, Piero Cicocambiando, riflettevo molto sull’influenza esercitata dal mezzo te- li, Giancarlo Pozzi, Pasquale Martini e tanti altri. Baj venne a Varese levisivo, sull’importanza dell’immagine che cominciava già allora a a vedere una mia personale alla galleria La Bilancia di Luigi Barion, cambiare la percezione della dimensione interiore che ciascuno ha dove esponevo. Avevo conosciuto anche Morandini che apprezzadi se stesso nel panorama sempre più ampio del mondo. Oggi, con vo e apprezzo molto. Con Zanella, storico fondatore del Premio Citil web, dimensione interiore ed esteriore si affrontano e raffrontano tà di Gallarate, ero in grande amicizia, ho esposto più volte alla Gam in una competizione che accende entusiasmi e speranze, che porta (nel 2000 il successo di Natura Artifiziata n.d.r.) e poi al Ma*Ga a concreti obiettivi ma anche a spersonalizzazione, delusione, con- anche con la figlia Emma, sua degna erede nella direzione della Galleria: ho portato a Gallarate opere pittoriche e sculture, alcune per la fusione tra realtà e fantasia. collezione permanente, in primis le amate ceramiche, i presepi e poi i soggetti vari che ho presentato in Italia e anche all’estero.

Mariano Pieroni: “Nel 1950 mi toccò la fortuna di un incontro occasionale con Nivola. Lui era giunto in Italia dagli Usa per qualche mese, ebbi modo di diventare un suo giovanissimo amico e seguirne gli insegnamenti a Villa Pozzolini, a Quercianella” 70

E poi arriva il Ciclo dei Plasticoni, li ha portati anche a Radicondoli nel 2008, a grandezza naturale e a Milano nel 2009, in Corso Vittorio Emanuele in occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino. Arrivato qui al Nord, ho iniziato a interessarmi da subito all’ambiente. Non mi piaceva l’incuria in cui versavano i fiumi, con tanti amici ho cominciato a raccogliere materiali abbandonati, si trovava soprattutto plastica. Mettevamo la mascherina sulla bocca, indossavamo gli stivali e via. Mi impressionavano anche le carcasse spellate degli animali morti, buttati lì come in una fossa. Mi è venuta così l’idea di dar vita ai “Plasticoni”, quadri o sculture realizzate soprattutto con i rifiuti plastici presi dai


Scorrendo uno dei cataloghi, opere ceramiche di estrema bellezza, dedicate al Ciclo del Vento, con visi in porcellana bianca frustati e frammentati da una forza invincibile, Pieroni sembra aver preconizzato anche questo momento sospeso del Coronavirus. Leggiamo: “Lo scatenarsi della forza della natura turba la nostra illusione di ‘onnipotenti animali tecnologici’ ponendoci di fronte quasi inconsciamente alla nostra drammatica realtà, al tempo che scorre implacabile, alla nostra debolezza e fallimento... finché il bel castello di carte crolla miseramente e ci troviamo lì, a tu per tu col senso della fine, a doverci chiedere che cosa stiamo facendo della nostra esistenza e quanto tempo ci resta”.

Su questo fondamentale tema è ora in attesa di portare le sue ultime opere, il ciclo “Gli Scoppiati”, in una mostra londinese che si terrà a partire da luglio. Prima di un’altra tappa espositiva nella bella capitale finlandese. Per Solbiate Arno è prevista invece una grande rassegna che investirà luoghi e spazi aperti dell’intera cittadina. Gli scoppiati siamo proprio tutti noi (sarà questo il messaggio che arriverà fino a Londra ed Helsinki) che non riusciamo più a scindere tra realtà e dimensione virtuale, tra voglia di correre e bisogno di silenzio. È quel silenzio che il nostro artista continua a prediligere e consigliare, forse perché gli è rimasto dentro dalla sua terra natale. Terra tanto cara anche al poeta Pascoli che la cantò in l’Ora di Barga. E ne fece il suo luogo dell’anima: “Il mondo mi spaura/e ho scelto la valle del bello e del buono/e dove il tempo non corre”. Football Match, 1977

RUBRICHE

fiumi. Sono creazioni in cui l’animale, defraudato dall’uomo del suo ambiente, è di nuovo rimesso al centro dell’attenzione.

■

Cavallo di Troia, Radicondoli, 2008

71


AAA VENDESI CARRELLO

In Jungheinrich non giochiamo, scopri il noleggio energia. Flessibile e su misura. Scopri di piĂš www.jungheinrich.it/energypack


▶ MOTORI RUBRICHE

Una nuova era per Audi A3...

a portata di mano Tecnologica, veloce, iper-connessa, sportiva e green. Sono queste le caratteristiche che fanno da cornice al nuovo modello della casa automobilistica dei quattro anelli

S

portiva nel look, green, hi-tech nelle dotazioni, nella connettività e nella firma luminosa. Audi A3, figlia della quarta generazione, entra in una nuova era grazie ai comandi touch, alla piattaforma d’infotainment MIB 3, al comando vocale intelligente e alla navigazione che segue i principi del machine learning. A fare da cornice alla nuova Audi A3, un design sportivo, con sistemi di ausilio alla guida al top della categoria, tre varianti d’assetto, la disponibilità della trazione anteriore o – successivamente al lancio – integrale quattro e, ancora, un portfolio di powertrain che costituisce un unicum sul mercato potendo contare, entro la fine del 2020, su motorizzazioni TFSI, TDI, mildhybrid, plug-in e a metano. La strumentazione digitale, le funzioni Audi connect, i servizi Car-to-X e l’assistente Amazon Alexa garantiscono un’interazione uomo-macchina di riferimento per rapidità e fruibilità. I proiettori a LED Audi Matrix integrano per la prima volta le luci diurne a elevata digitalizzazione: un’innovativa matrice luminosa genera un motivo specifico che rende immediatamente riconoscibili le versioni della vettura. Caratterizzati da una conformazione a cuneo dal contenuto sviluppo verticale, i gruppi ottici sono disponibili in tre versioni. La variante full LED all’avantreno è di serie sin dall’allestimento d’ingresso. Nella configurazione top di gamma, i proiettori a LED Audi Matrix integrano per la prima volta le luci diurne a elevata digitalizzazione: un’innovativa matrice luminosa, composta da 15 diodi in formato 5 x 3, consente di generare un motivo specifico in funzione delle versioni. La sportiva S3, ad esempio, vede enfatizzato il carattere dell’auto mediante un motivo a doppia barra verticale. Mettiamoci alla guida: il concept dei comandi s’ispira alle vetture della famiglia high-end Audi, grazie al raffinato collegamento in rete reso possibile dal nuovo sistema MMI, la compatta dei quattro anelli replica l’intuitività degli smartphone.

Un’auto a portata di mano. L’A pp myAudi collega lo smartphone alla nuova Audi A3. L’applicazione consente di utilizzare servizi quali la navigazione myAudi, che passa senza soluzione di continuità dal device portatile all’auto, lo streaming musicale e il trasferimento del calendario del telefono all’MMI. È inoltre possibile bloccare o sbloccare da remoto le portiere, individuare la zona di sosta per essere condotti alla vettura e attivare il riscaldamento autonomo a motore spento. Tra le novità spicca la chiave Audi connect grazie alla quale sbloccare/bloccare la vettura e avviare il propulsore da remoto mediante uno smartphone Android.

■

Audi Zentrum Varese è concessionaria unica per il marchio Audi per l’area di Varese e provincia. Opera a Varese nella sede di Viale Belforte 151 e a Solbiate Olona nella nuova filiale in Via dei Combattenti 1.

73


▶ SPORT RUBRICHE

Imparare a stare seduti Allontanare negatività e stress, convogliando le energie nella meditazione e nel respiro consapevole. Questi sono solamente alcuni dei benefici della pratica dello yoga, che può essere eseguita da tutti a qualsiasi età, bambini compresi dò l’Ashtanga Yoga Research Institute a Mysore, in India. Dove

Andrea Della Bella Andrea Malonni, dopo aver superato una selezione, ha trascorso

‘‘C

hiunque può praticare yoga, tranne il pigro”. Questa frase, ormai diventata un celebre aforisma, è stata pronunciata da K. Pattabhi Jois, insegnante di yoga indiano, che sviluppò e diffuse l’Ashtanga Yoga e nel 1948 fon-

74

un periodo di full immersion. Malonni, insegna Asthanga yoga al Dojo di aikidō di Cardano al Campo. Ed è diventato maestro dopo aver seguito un corso di formazione di 4 anni. “Era una passione che era dentro me, ma non avevo mai coltivato. E che è sbocciata proprio dopo aver fatto la prima lezione nel 2011”.


Otto passi verso la consapevolezza Dici yoga e ti si apre un mondo “con molte sfaccettature”, dice Andrea Malonni, il quale spiega: “Quello che pratichiamo qui in Italia e in Europa ha subito un processo di cambiamento e nel tempo si è occidentalizzato. Da noi lo yoga è molto concentrato sulle posture fisiche, ma per questione di appeal e a volte di marketing. Vedere uno yoghin eseguire una posizione particolare colpisce, fa effetto. Ma la postura, ovvero le Asana, sono solo la punta dell’iceberg, sotto la quale c’è un mondo”. Insomma, l’aspetto delle posture è solo uno degli 8 passi che compongono l’Asthanga.

Il movimento del corpo calma la mente Tutte le figure corporee dello yoga hanno un’unica finalità: insegnare a stare seduti correttamente per agevolare la meditazione. “Restare seduti sembra semplice. Ma per rimanerci a lungo mantenendo la postura corretta senza disturbi esterni occorre una lunga preparazione – spiega Malonni –. Se si hanno le anche bloccate sarà impossibile Andrea Malonni star seduti a meditare, poiché la nostra mente non sarà ‘concentrata’ e sarà continuamente stimolata dal fastidio, dalla fatica e quindi sottoposta a stress. Il movimento calma la mente e agevola la meditazione. Per questo vi sono posizioni che lavorano sulla forza, altre sull’equilibrio e altre ancora che stimolano maggiormente il sistema nervoso, sempre sostenute dal respiro calmo e fluido. Tutte portano a imparare a stare seduti correttamente, ovvero a tenere quella che possiamo considerare la posizione base della yoga”.

flettere stress, rabbia, ansia e paura sono emozioni che modificano il modo di muoversi e di respirare di una persona. Ma anche il modo di vivere e di relazionarsi con il prossimo. “Chi si avvicina alla yoga – continua – non deve porsi l’obiettivo di abbattere lo stress, quello sarà una conseguenza, ma è bene che lavori sul respiro in modo consapevole per arrivare a riconoscere e controllare le situazioni di tensione”. Attraverso il pranayama, ovvero le tecniche di respirazione.

RUBRICHE

L’India arriva dopo, “ma è stata una tappa formativa fondamentale – racconta Malonni –. Da noi chi pratica yoga difficilmente lo fa ogni giorno. Mentre nel mese di formazione alla scuola dei Jois la pratica è quotidiana. Si fa una vera e propria immersione ed è come aggiungere un ingranaggio in più, che aiuta a far funzionare tutti gli altri”.

Fa bene al corpo “Grazie al respiro e agli asana – prosegue Malonni –. Il corpo giorno dopo giorno si riequilibra e tutte le zone sperimentano profondi benefici”. Lo yoga è un’ottima pratica per coloro che soffrono di mal di schiena, dolori al collo ad esempio, poiché agisce in profondità e tonifica i muscoli, le articolazioni diventano più forti, la circolazione sanguigna viene migliorata, ne giovano molto anche la coordinazione e l’equilibrio e soprattutto la colonna vertebrale si rafforza e acquista maggiore flessibilità allo stesso tempo. Comprovati sono poi i benefici all’apparato nervoso, digestivo e respiratorio.

E alla mente Grazie alle tecniche di respirazione, concentrazione e meditazione, la mente si calma e lo stress, tipico dei nostri tempi, si allevia. Inoltre, anche problemi come l’ansia, la depressione, l’iperattività nervosa lasciano spazio ad una sensazione di calma, di equilibrio e di rilassamento. “E la condizione di totale equilibrio con il proprio corpo e con la propria mente – spiega Malonni – consente di sentirsi maggiormente connesso e consapevole del mondo circostante”.

Lo yoga per i bambini

Quando si parla di yoga per bambini occorre cambiare le aspettative. La pratica destinata ai più piccoli, infatti, fa parte del processo di occidentalizzazione che ha subito questa disciplina. “In India – dice il maestro – i bambini non praticano yoga”. E anche se cambiano gli obiettivi e i metodi di insegnamento, resta una disciplina di grande aiuto, Lavorare sul respiro Un altro ramo fondamentale è il respiro. “Ho praticato diverse di- “perché si lavora comunque sull’attenzione, sulla concentrazioscipline sportive – spiega Malonni – ma nessun allenamento era ne e sul respiro, ma tutto è sotto forma di gioco. I bambini che fondato sul respiro. Lo yoga, che non è certo uno sport, lavora in- praticano yoga non seguono i vari step, ma iniziano a prendere vece molto sul rapporto inspiro-espiro (talvolta con ritenzione), coscienza e a entrare in contatto con l’importanza del respiro. Inil quale può davvero cambiare la vita a una persona”. Il concetto somma, inizia a crearsi un bagaglio personale che diventerà molto non è così immediato da comprendere, ma se ci si sofferma a ri- utile in età adulta”.

■

75


IN LIBRERIA

Branding 10 e lode

Gianluigi Marcora, Luciano Landoni 10 E LODE GMC, 2019

“Il modo per ottenere una buona reputazione sta nell’agire per essere ciò che desideri apparire”. (Socrate)

Di imprese e di persone, libri per pensare e ripensarci Silvia Giovannini Daniele Chieffi LA REPUTAZIONE AI TEMPI DELL’INFOSFERA Franco Angeli, 2020

Cos’è, come si costruisce, come si difende. Giornalista, comunicatore e direttore della comunicazione del dipartimento per l’Innovazione e la Digitalizzazione dell’omonimo Ministero, Chieffi è l’autore ideale 76

per un excursus sulla reputazione in era digitale. Un lavoro lucido, pensato in epoca pre Coronavirus e, ad oggi, col senno del post lockdown, strumento irrinunciabile per chi voglia fare, a qualsiasi titolo, della buona comunicazione. “Se godere della stima altrui è da sempre un’aspirazione e una necessità di ogni essere umano – si legge nella presentazione – adesso ciò che si dice di qualcuno è in grado di determinarne il destino non più solo degli individui, ma anche di istituzioni, aziende, organizzazioni, enti, media, che per tutelare questo capitale immateriale investono oltre 12 miliardi di dollari nel mondo. La ragione? La rivoluzione digitale. Da intendersi non come semplice innovazione, ma come profonda trasformazione sociale. Questo libro descrive cosa sia la reputazione nell’era del digitale, perché sia diventata il principale asset strategico per qualsiasi soggetto e come crearla, valorizzarla e difenderla”. Un testo aureo per i professionisti, apprezzabile anche per chi “voglia approfondire la conoscenza dei meccanismi che regolano questa vera e propria era della reputazione, che riguarda tutti, nessuno escluso”.

Il nuovo lavoro a 4 mani di Marcora e Landoni, presentato durante la premiazione della decima edizione del concorso letterario “Mille e... una storia”, la rappresenta alla perfezione: 10 anni e lode di legame con il territorio e con il tessuto imprenditoriale, 10 di un progetto culturale che valorizza il merito e il talento, 10 di impegno e, naturalmente, di passione. Un racconto che pone al centro i protagonisti di questo progetto: i giovani per l’appunto. Non a caso, uno dei capitoli del volume è dedicato al cosiddetto “Manifesto del Futuro – Decalogo per il Futuro” il cui primo comandamento è: “Il futuro non si prevede soltanto, si conquista”. Il libro, infatti, raccoglie le testimonianze dei giovani vincitori del Premio letterario a partire dalla prima edizione fino ad oggi. Così come le interviste ai tanti imprenditori che hanno sostenuto negli anni questa iniziativa culturale. Un lavoro pragmatico che conferma un altro dei punti del decalogo: “Non esistono cose facili o difficili, esistono le cose che si fanno e quelle che non si fanno”.

danielechieffi.it

informazioneonline.it


Marco Iemmi

Patrizia Musso, Maria Luisa Bionda BRAND RENAISSANCE Franco Angeli, 2020

Alberto Conte, Marco Giovannelli LA VIA FRANCISCA DEL LUCOMAGNO Terre di Mezzo, 2020 IN LIBRERIA

EBRO D’AVVENTURE Vitale Edizioni, 2020

TEPORE. Bruciano Braci/in briciole accese.../brividi brevi. Premio del Centenario #MarioBerrino100 con il lavoro “Amori a Ponente”, il varesino Iemmi pubblica una raccolta di versi per l’editore sanremese. Un premio, quello dedicato al celebre artista di Alassio e promosso dalla Associazione Amici di Mario Berrino di Ispra, giunto alla tredicesima edizione e dedicato a promuovere l’amore per la poesia e la letteratura. Gli attuali detentori del titolo sono Domenico Razzini di Valogno (CE) per la sezione poesia e Giorgia Ferrari di Varese per la sezione racconto. La raccolta di Iemmi è un omaggio poetico al quotidiano, dalla introspezione all’osservazione del reale (con un tuffo nei social network). Una musicalità ricercata, che evoca quasi atmosfere alla Pascoli.

“Unicità, esperienza, fattore emozionale: parole che risuonano da tempo nel mondo del branding e che rendono speciale la relazione con i consumatori. Perché non utilizzarle anche nei momenti di contatto con i dipendenti e i collaboratori, attuali e potenziali?” Così recita la quarta di copertina. Un viaggio nella comunicazione d’impresa, interna ed esterna, se ancora vale questa distinzione: un’analisi dello scenario italiano con una ricca serie di casi e suggerimenti pratici. Molti i contributi dal mondo delle aziende e dell’università, perché, secondo le autrici, solo un dialogo fra i differenti approcci può portare a risultati. Dalle riflessioni e dalle esperienze emerge, come questa metamorfosi sia accelerata negli ultimi anni dalle nuove generazioni che impongono ai brand decisivi cambi di rotta, sia per un uso più consapevole degli strumenti di comunicazione sia nella concezione della sede aziendale, sempre più piattaforma di relazione e non solo luogo di lavoro.

135 chilometri in cammino da Varese a Pavia. La prima guida ufficiale al tratto italiano dell’antica via che da Costanza attraversava la Svizzera e la Lombardia per collegarsi alla Via Francigena. Un tracciato romano-longobardo che, dal lago di Lugano al Sacro Monte di Varese fino all’abbazia di Morimondo, si snoda tra beni dell’Unesco e del Fai, parchi naturali e vie d’acqua. Un solo giorno o un’intera settimana a piedi, in bici o in handbike. Con la cartografia dettagliata, i contatti delle ospitalità e tutte le informazioni utili per mettersi in viaggio. E in più, un’appendice dedicata alle tappe in Germania e Svizzera e le indicazioni per immettersi sulla Via Francigena. A curare il lavoro insieme a Marco Giovannelli, direttore di Varesenews, grande sostenitore del valore del cammino e del percorso, Alberto Conte, fondatore del Movimento Lento, di SloWays e di itinerAria, che da oltre 10 anni si occupa della divulgazione del viaggio lento come stile di vita.

amicimarioberrino.it

francoangeli.it

terre.it

77


DAL WEB

Fatti non foste a viver senza dati Il lockdown ha premiato la comunicazione (anche istituzionale) fatta su social network e strumenti digitali. La crescita di Facebook ne è un esempio. Un’opportunità anche per le imprese. A patto che... stampa di Giuseppe Conte, all’ora della pizza del sabato sera,

Silvia Giovannini è stata sempre annunciata prima sulla pagina Facebook del

“S

ono uscito da Facebook: non lo sopporto”. Alzi la mano chi non ha sentito almeno una volta questa frase da parte di amici, conoscenti e colleghi. Tra chi lo ritiene una perdita di tempo e chi pieno di fuffa, pronunciato rigorosamente con l’h finale, la fuga dal social è stata una di quelle mode passeggere ma implacabili, un po’ come i colori fluo nell’estate 2019. È stata perché, complice il lockdown e la necessità di fare una pausa tra una serie di Netflix e una sessione di panificazione, il buon vecchio Signor FB si è rimesso in grande spolvero in pandemia. E non solo lui. Un andamento che ha riguardato i social in generale: secondo diverse analisi (molto interessanti la lettura di Franz Russo o i dati di Sensemakers) si parla di una crescita generale del 30% e di un 120%, badate bene, nella fruizione di contenuti informativi. Non male se si pensa che questi contenuti non riguarderebbero, per causa di forza maggiore, lo sport, che almeno in Italia, è il top player un po’ in tutte le classifiche. Non male se si pensa che tra questi ci sono approfondimenti giornalistici veri e propri e siti di informazione tecnica (come il sito dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese www.univa.va.it, tanto per non fare pubblicità): volente o nolente, la gente è tornata ad informarsi, tra l’esigenza di non soccombere a protocolli multipagina e la voglia di capire di più su una situazione che, in un giorno netto, ha cambiato la vita di tutti noi. Un cambio di rotta, dunque, che ha riguardato soprattutto l’informazione, privilegiando, per quanto riguarda i brand una comunicazione lucida, ragionata, completamente diversa da quella tesa a vendere biscotti o un paio di scarpe. Schemi nuovi, nuovo stile. Del resto, basti pensare alle istituzioni: la diretta della ormai tradizionale conferenza

78

Presidente, piuttosto che dall’Ansa. Non di poco conto per il mondo dell’informazione. Ma cosa cambia da qui in avanti? Difficile prevederlo, a meno di non avere la sfera di cristallo, ma una cosa è chiara per le imprese: non si possono negare i fenomeni, le sensibilità condivise e i dati. Se i dati confermano un andamento chiaro, come quello degli ultimi tre mesi, non si può far finta di niente. Se i numeri – e qui è aurea l’analisi annuale di Wearesocial – segnano una crescita dei canali, dell’uso dello smartphone, dello streaming e del ricorso sempre maggiore a strumenti digitali per la salute personale e per la sicurezza, un’azienda, che produca plastica o formaggi, se vuole comunicare, non può non sapere leggere tra le righe (o, meglio, tra i quadretti) di questi dati. Che, non ce ne voglia l’Ufficio Studi Univa, non sono sempre avvincenti come le percezioni, ma di sicuro sono ormai la base per una strategia di comunicazione vincente.

■

Volente o nolente, la gente è tornata ad informarsi, tra l’esigenza di non soccombere a protocolli multipagina e la voglia di comprendere di più uno scenario pandemico che, in un giorno netto, ha cambiato la vita di tutti noi


solo su

Le ultime notizie sulle #ImpresediVarese dal web e dai social network

solo su

univa.it

varesefocus.it

Speciale Coronavirus

Focus su ITS

Continua, anche nella nuova fase, sul sito dell’Unione Industriali, l’aggiornamento costante delle informazioni per le imprese relative al Coronavirus: decreti legge, protocolli e indicazioni per la sicurezza, convenzioni ad hoc e webinar specialistici, oltre alla consueta panoramica congiunturale del territorio e del Paese. Tutto quanto possa aiutare le aziende ad organizzarsi al meglio in questo momento delicato per la vita professionale e non soltanto.

In vista del nuovo anno scolastico, un viaggio che parte da 5 tappe alla scoperta degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) del territorio: Lombardia Meccatronica, Lombardo Mobilità Sostenibile, Red, Incom e Cosmo. Percorsi post diploma per preparare i giovani ad acquisire le specifiche competenze richieste dalle imprese. Strumenti formativi eccezionali tanto da meritarsi la fama di “armi contro la disoccupazione”, gli ITS rappresentano un valido percorso per i giovani, in alternativa all’università.

Il robot Ivo di Elmec è tornato in ospedale per permettere ai piccoli pazienti di restare in contatto con il mondo.

DAL WEB

Robot sotto alle stelle digitali

Lu-Ve tra le Digital Stars d’Italia 2020: l’azienda varesina è risultata tra le prime 17 nel settore Industria Meccanica.

Il Consiglio Generale di Confindustria ha approvato la squadra proposta dal presidente Carlo Bonomi.

79


Dalle

DAL WEB

#ImpresediVarese

80

Mascherati, ma con stile: una selezione di post di Instagram delle imprese di Varese. Lâ&#x20AC;&#x2122;account dellâ&#x20AC;&#x2122;Unione degli Industriali della Provincia di Varese è @generazionedindustria


RISONANZA MAGNETICA FULL DIGITAL TEMPO D’ESAME RIDOTTO DEL 50% QUALITÀ DELLE IMMAGINI MIGLIORATA DEL 60%

NIENTE ANSIA PER L’ESAME QUANDO ANDO LA RISONANZA MAGNETICA DIVENTA CINEMA

RUMORE ACUSTICO RIDOTTO

LUCE CE E C ARIA FRESCA NEL TUNNEL

ESPERIENZA IMMERSIVA PER IL PAZIENTE SISTEMA DI INTRATTENIMENTO MULTIMEDIALE DURANTE L’ESAME. ADATTA A PAZIENTI CHE SOFFRONO DI CLAUSTROFOBIA. CENTRO MEDICO SME Diagnostica per Immagini Direttore Sanitario Dr. Alfredo Goddi

0332 224758

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Via L. Pirandello 31 - 21100 Varese | www.sme-diagnosticaperimmagini.it


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook