ANNO XX · N.4
LUGLIO 2019
VARESEFOCUS
Il ritorno di Guttuso Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA
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L’orgoglio EDITORIALE
del “saper fare” Roberto Grassi
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radizione e innovazione sono da sempre la grande forza delle nostre imprese e anche l’Assemblea Generale dell’Unione degli Industriali di quest’anno lo ha dimostrato in maniera chiara. Nei numeri, premiando ben quattro aziende che hanno raggiunto il ragguardevole traguardo del secolo di vita, ma anche in quello sguardo sempre proiettato verso il futuro e alle sfide che ci attendono. Le imprese non sono qualcosa di a sé stante rispetto alla società varesina, ma al contrario sono profondamente radicate nel territorio, perché di fatto incarnano la storia delle nostre famiglie che, qualcuna addirittura cento anni fa, hanno deciso di mettersi in gioco, contribuendo alla crescita di tutto il Sistema Varese. La nostra provincia è conosciuta ovunque per le sue imprese, per la sua manifattura, per i suoi imprenditori, per le sue tante aziende a conduzione famigliare, che hanno sempre saputo evolversi, stando al passo con i tempi. Il nostro è un territorio strettamente legato alla sua industria, al suo sistema produttivo, che da sempre ne costituiscono un tratto distintivo, riconosciuto, come sappiamo, ben oltre i confini nazionali. Il fatto che Varese si identifichi con le sue imprese non deve dare però per scontato che le aziende possano in qualche modo fare da sé. Portare avanti un modello vincente di territorio è compito di tutti, delle componenti economiche, ma anche di quelle sociali e politiche; ciascuno deve fare la propria parte secondo il proprio ruolo, senza cedere alla tentazione di delegare responsabilità e impegni. Il valore dell’impresa è un bene che riguarda tutta la nostra provincia e che oggi più che mai va difeso e valorizzato. Se pensiamo ai nostri nonni e in alcuni casi anche ai bisnonni, che tanti anni fa diedero vita a imprese che ancora oggi primeggiano sui mercati di tutto il mondo, non possiamo che essere fieri di appartenere a un tessuto economico che, pur legato alla tradizione, sa sempre guardare avanti, come gli imprenditori di oggi e di domani. Penso ad esempio al Gruppo dei Giovani Imprenditori, che ha tenuto la sua Assemblea a maggio eleggendo la nuova presidente. La forza, l’inventiva e l’entusiasmo dei giovani sono fondamentali per il futuro del tessuto imprenditoriale del nostro territorio; mostriamo loro, ai docenti e alle famiglie, come sono fatte dentro le nostre imprese. L’Unione lavora a questo obiettivo
ad esempio con Generazione d’Industria, uno dei nostri progetti di formazione, che ha premiato, anche al termine di questo anno scolastico, decine di studenti meritevoli delle scuole superiori varesine. Sappiamo che la provincia di Varese presenta tante peculiarità e differenze, le quali però trovano una sintesi efficace in un unico grande comune denominatore che è da sempre quello del “saper fare”, al quale aggiungo anche quello, non certo meno importante, del “voler fare”. Noi imprenditori “sappiamo fare tutto” è vero, ma questo da solo non può bastare; bisogna aggiungerci anche la volontà, perché sappiamo bene purtroppo come non manchino mai gli ostacoli per chi fa impresa. Per questo bisogna riportare sui tavoli istituzionali le istanze del mondo dell’industria che sono sempre più snobbate dalla politica. Per questo dobbiamo contare in Europa, non isolandoci o battendo i pugni sui tavoli, ma con la forza delle competenze, delle proposte e della capacità di interlocuzione; solo così avremo voce in capitolo. L’Unione degli Industriali è pronta come sempre a fare la propria parte, continuando sulla strada dell’ascolto del territorio e del dialogo con tutti i suoi componenti. Solo lavorando insieme possiamo cogliere l’obiettivo che ci deve accomunare, che è quello di far crescere il Sistema Varese, al quale, con orgoglio, tutti noi apparteniamo.
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Periodico di economia, politica, società, costume, arte e natura in provincia di Varese.
S O M 6
Presidente Roberto Grassi Direttore editoriale Vittorio Gandini Direttore responsabile Matteo Fontana Direzione, redazione, amministrazione Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese
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PUBBLICITÀ Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Questo numero è stato chiuso il 21 giugno 2019. Il prossimo numero sarà in edicola con Il Sole24Ore il 16 settembre 2019. “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore).
FOCUS
ECONOMIA
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17 La chimica responsabile 20 La qualità della sostenibilità
100 anni di impresa “Riaffermare e difendere il valore dell’impresa” 12 Un’Europa sogno e speranza 14 Quanto vale l’economia varesina?
FORMAZIONE 22 Rosso di sera... bel tempo si spera
Interventi e contributi di: Luigi Bignami, giornalista; Mario Chiodetti, giornalista; Alba Ciserani, Responsabile Area Formazione Univa; Andrea Della Bella, giornalista; Damiano Franzetti, giornalista; Michele Mancino, giornalista; Paola Margnini, Responsabile Ufficio Studi Univa; Luisa Negri, giornalista; Paola Provenzano, giornalista; Sergio Redaelli, giornalista; Alessandra Toni, giornalista. In redazione: Matteo Fontana, Silvia Giovannini, Chiara Mazzetti, Maria Postiglione. Segreteria di redazione: Barbara Brambilla, Viviana Maccecchini. Fotografie di: Archivio Reuters, Maurizio Bonetti, Manifattura De Bernardi Srl, IRCA Spa, Franco Garbin, Chiara Mazzetti, Luca Panegatti, Tintoria Crespi Srl, Torcitura Fibre Sintetiche Spa. In copertina l’opera di Renato Guttuso, Natura morta, 1966, olio su tela cm 81 x 65
M A R I O UNIVERSITÀ
TERRITORIO
27 Imprese familiari: pregiudizi e falsi miti da sfatare 29 Trasformazione o metamorfosi digitale?
40 TerraLUNA: dove nessuno viene lasciato solo 45 Varese Terra di Moto 46 Dal canto alla pittura: una vita dedicata all’arte
VITA ASSOCIATIVA 32 BenEssere d’impresa
▶ Arte 58 Sean Scully: il cielo e le gabbie della vita
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46 62 Il ritorno di Guttuso 64 L’arte di saper spiare l’Arte 66 Mostre e Appuntamenti
32 FOTO DAL MONDO 36 Un tappeto di campanule selvatiche nella cosiddetta “Blue Forest” in Belgio
RUBRICHE
▶ Sport 69 Una via verticale con destinazione il cielo
▶ Provincia da scoprire 50 La favola del bosco
▶ High Tech 73 Rame addio
SCIENZA
▶ Gita a... 54 Gavirate: vince la scommessa dell’accoglienza turistica
▶ In libreria 77 I segreti del mare
38 Un insetto per combattere l’ambrosia
▶ Dal Web 80 L’industria che vola
FOCUS
Manifattura De Bernardi
100 anni di impresa C’è chi crea cioccolato, chi tessuti classici made in Busto Arsizio, chi tinge tessuti per camicie e chi, invece, ritorce fibre riciclate dalla plastica. Il tutto da un secolo esatto: Varesefocus va alla scoperta di quattro aziende storiche del Varesotto che sono arrivate a festeggiare un compleanno davvero speciale Chiara Mazzetti
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i spengono le luci e, anche per quest’anno, cala il sipario sull’Assemblea Generale dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. L’Assise che rappresenta il sesto sistema manifatturiero in Italia, oltre 1.100 imprese varesine per più di 64.000 addetti, ha premiato quattro aziende che nel 2019 hanno tagliato il traguardo dei cento anni di attività. Quattro realtà che, con sfaccettature diverse, rappresentano in pieno l’enorme varietà ed eterogeneità del tessuto manifatturiero della provincia di Varese. C’è chi crea cioccolato, chi tessuti classici made in Busto Arsizio, chi tinge tessuti per camicie e chi, invece, ritorce fibre riciclate dalla plastica. Chi porta avanti la storica impresa di famiglia e chi una multinazionale tascabile con cuore italiano. Settori
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IRCA storica
Paolo Perego, IRCA: “Abbiamo un piano industriale estremamente ambizioso per i prossimi due anni, che prevede investimenti di circa 25 milioni di euro per aumentare la nostra capacità produttiva”
Aldo De Bernardi, Manifattura De Bernardi: “È bello potersi guardare indietro e vedere quanta strada abbiamo percorso fino a qui, senza mai smettere di credere nell’importanza del made in Italy”
FOCUS
merceologici e dimensioni aziendali differenziano queste quattro storie imprenditoriali, ma di sicuro ciò che le accomuna è la stessa grande passione. Quella che ha accompagnato nel suo primo secolo di vita la IRCA Spa, azienda che sin dal 1919 si dedica alla fabbricazione di prodotti alimentari, che spaziano dagli articoli destinati alla panificazione ed alla pasticceria, per arrivare fino al cioccolato. “Come siamo arrivati a compiere 100 anni? Attraverso varie fasi di espansione, una crescita costante in Italia ed uno sguardo sempre più attento ai mercati esteri”, commenta Paolo Perego, Amministratore Delegato dell’azienda che attualmente dà lavoro a 370 collaboratori nei tre stabilimenti di Gallarate e di Vergiate, per un totale di 840 dipendenti, contando anche quelli in Belgio, Vietnam e Usa. “Quello che è cambiato veramente, soprattutto negli ultimi 20 anni, è la percentuale di prodotti destinati all’export, cresciuta fin quasi a superare il business italiano - precisa ancora Perego -. Questo fermento ci ha spinti a realizzare un piano industriale estremamente ambizioso per i prossimi due anni. Abbiamo infatti intenzione di investire circa 25 milioni di euro per aumentare la nostra capacità produttiva, nel campo specifico delle creme e dei cioccolati”. Il cuore pulsante di IRCA, però, rimane saldamente ancorato al territorio varesino: “La tecnologia e le competenze sono tutte qui - spiega di nuovo Perego -. Anche se abbiamo in progetto ampliamenti negli Stati Uniti, il quartier generale rimane in provincia di Varese ed è proprio qui che abbiamo implementato le linee produttive”.
Dalla grande multinazionale alla pmi: la Manifattura De Bernardi Srl nasce nella seconda decade del 1900 da una piccola attività tessile dell’artigiano Carlo De Bernardi che, con il figlio Giuseppe, fonda la Tessitura Carlo De Bernardi a Busto Arsizio. Negli anni ’20, l’attività si espande con l’apertura di una seconda tessitura a Robecco sul Naviglio e con l’entrata in azienda di altri tre figli di Carlo. “I nostri prodotti sono essenzialmente tessuti di cotone per l’abbigliamento e per la casa: tessuti per camiceria, il classico Zephir a quadretti; per pigiameria, le flanelle ed il famoso cotelè; per abiti da lavoro, velluti e scamosciati; tessuti per tovagliati e mollettoni. Tutti questi articoli venivano tessuti per il mercato italiano e per l’esportazione, soprattutto in Sudamerica. Per questo il logo dell’azienda è un idrovolante dalla scia multicolore che gira intorno al mondo, su cui spicca l’Italia”, racconta il titolare Aldo De Bernardi. Nel secondo dopoguerra, l’azienda raggiunge la sua massima dimensione con oltre 200 dipendenti e, abbandonata l’esportazione, si indirizza esclusivamente al mercato italiano, in particolar modo a quello siciliano. Dagli anni ‘70 l’azienda viene continuamente modernizzata nei macchinari di produzione per stare al passo con i tempi, continuando sempre a produrre articoli classici made in Busto Arsizio. “Una parte della nostra storia fa belTintoria Crespi
IRCA oggi
la mostra di sé al Museo del Tessile e della Tradizione Industriale bustocco - prosegue De Bernardi - dove sono custoditi parti di macchinari e prodotti, veri e propri reperti storici. Bello potersi guardare indietro e veder quanta strada si è percorsa fin qui, senza mai smettere di credere nell’importanza del made in Italy”. 7
FOCUS
Michele Ferrario, Tintoria Crespi Giovanni & C.: “Il segreto per arrivare a 100 anni è l’unione, a partire dai titolari fino ad arrivare all’ultimo dei dipendenti neoassunti: un valore che il mercato ci riconosce” Rimanendo a Busto Arsizio, spostandosi appena qualche km più in là, ci si imbatte nella Tintoria Crespi Srl, specializzata nella lavorazione per conto terzi di tessuti di cotone e di lino per abbigliamento e di tessuti per camiceria tinti in filo. “Quando il mio bisnonno ha intrapreso questa attività, in via Silvio Pellico (dove siamo tuttora) qui era aperta campagna: erano anni di grande fermento, nascevano tante imprese, c’era tanta voglia di fare”, racconta l’Amministratore Delegato Michele Ferrario, quarta generazione alla guida dell’impresa di famiglia, con un grande bagaglio di responsabilità sulle spalle. “È cambiato tanto: siamo passati dall’attività di tintoria di filati a quella di tintoria di tessuti. Un forte sviluppo ha cominciato a mostrarsi dopo la Seconda Guerra Mondiale e si è concretizzato negli anni ’80 -’90, durante i quali ci siamo specializzati in tessuti ortogonali di cotone e lino per una clientela prettamente nazionale. Attualmente abbiamo 80 dipendenti e la città ci è cresciuta intorno. Insomma, un grande traguardo”. Ma qual è il segreto per arrivare a tagliare il traguardo dei cento anni di attività, con il medesimo slancio di chi un secolo prima aveva iniziato quell’avventura? “Il segreto, o almeno il nostro segreto, è la serietà e l’unione di tutti in azienda, dai titolari fino all’ultimo dei dipendenti neoassunti. I valori che il mercato ci riconosce sono la serietà, la correttezza e la qualità delle nostre lavorazioni. Questo è il risultato di una grande coesione tra tutti i collaboratori”, chiosa l’AD della Tintoria Crespi. Balzando da un capo all’altro della provincia, si arriva infine sulle montagne di Garabiolo di Maccagno, alla Torcitura Fibre Sintetiche Spa. Azienda, nata in origine come setificio e convertita a torcitura di fibre 8
artificiali e sintetiche nel 1959, posizionata in un paesaggio bucolico e strettamente legata al territorio. “Le persone sono sempre state centrali per noi e continuano ad esserlo dopo cento anni di storia - spiega il Direttore Giovanni Marazzini -. Abbiamo sempre ritenuto importante investire nella tecnologia e crediamo fortemente nell’aggiornamento continuo, ma nonostante la nostra sede centrale si trovi nell’Altomilanese, non abbiamo mai pensato alla delocalizzazione”. E per quale motivo? “Proprio perché essere situati in una zona in cui è presente un know-how così specifico e di nicchia, è sempre stato più importante di tutto il resto”. E proprio questo profondo legame con il territorio e le sue specifiche competenze hanno spinto la Torcitura Fibre Sintetiche ad avere estrema cura di quel bene prezioso: “Da monte fino a valle, lungo tutta la filiera, ci teniamo ad essere sostenibili e attenti all’ambiente che ci circonda. Abbiamo conseguito una certificazione per filati riciclati: una grande opportunità per poter utilizzare la plastica nel settore tessile e creare competenze tutte nuove. Il fatto che la richiesta arrivi direttamente dai consumatori finali, fa ben sperare in un futuro più sostenibile”, conclude Marazzini.
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Giovanni Marazzini, Torcitura Fibre Sintetiche: “Abbiamo conseguito una certificazione per filati riciclati: una grande opportunità per poter utilizzare la plastica nel settore tessile e creare competenze tutte nuove” Torcitura fibre sintetiche
FOCUS
“Riaffermare e difendere il valore dell’impresa” Infrastrutture, futuro della Ue, innovazione, sostenibilità, formazione, investimenti: questi i temi principali affrontati da Riccardo Comerio nella sua ultima relazione da Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese tima relazione da Presidente dell’Associazione, prima di passare il
Matteo Fontana testimone a Roberto Grassi. Nel corso del suo intervento, Come-
“R
imettere l’impresa al centro” non è stato solo un efficace slogan, ma anche il programma che ha contraddistinto i quattro anni di Riccardo Comerio alla Presidenza dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese, il quale, all’Assemblea Generale del 27 maggio, ha tenuto la sua ul-
rio ha ripercorso le sfide più importanti affrontate nel corso del suo mandato e i cambiamenti che hanno interessato l’economia varesina e nazionale. “Oggi più che mai l’impresa rischia di essere lasciata sola, isolata – ha sottolineato Comerio –. Se quattro anni fa il suo ruolo era ‘solo’ un valore da riaffermare, ora è ‘anche’ un valore da difendere”.
Il Presidente Riccardo Comerio e il Consiglio di Presidenza
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FOCUS
“Oggi più che mai l’impresa rischia di essere lasciata sola, isolata; se quattro anni fa il suo ruolo era ‘solo’ un valore da riaffermare, ora è ‘anche’ un valore da difendere” Innovazione, capacità di visione degli scenari futuri e attenzione ai giovani le parole chiave del manifatturiero contemporaneo nel quadriennio di Comerio. A cambiare profondamente è stato lo scenario interno e globale; alle prospettive, seppur deboli, di crescita, si sono sostituiti i timori per la recessione e per il protezionismo, i quali hanno alimenta-
to un clima di incertezza e confusione, che di fatto hanno portato a una progressiva stagnazione. Le sfide aperte sono tante e possono essere affrontate e vinte solo se è tutto il territorio a muoversi in consonanza e in armonia, facendo ciascuno la propria parte. “Avremmo bisogno di semplificazioni amministrative e invece ci troviamo davanti a iter sempre più lunghi e a continue modifiche – ha proseguito Comerio –. Avremmo bisogno di visioni a lungo termine. Penso alla Tav, indispensabile per far crescere gli scambi e favorire la sostenibilità ambientale e alle infrastrutture che hanno bisogno di manutenzione straordinaria e mi riferisco in particolare ai cavalcavia delle strade, agli ospedali e alle scuole, dove ogni giorno lasciamo i nostri figli”. A proposito di infrastrut10
ture, indispensabile per la provincia di Varese è il completamento della Pedemontana, fondamentale per collegare Malpensa e Bergamo, ma anche per terminare la circonvallazione di Varese con la bretella verso la Svizzera. “Un’opera ferma a metà che provoca mobilità a singhiozzo – ha osservato il Presidente – è indispensabile poi adeguare la rete ferroviaria ai nuovi flussi generati da Alptransit”. A proposito di Malpensa, gli ultimi anni hanno dimostrato come, nonostante il disinteresse, che a volte ha sfiorato l’ostilità da parte di Alitalia, lo scalo abbia saputo conquistare sul mercato una posizione sempre più importante sia per i passeggeri sia per le merci, dando prova di essere nel cuore di una delle aree più dinamiche d’Europa. “Malpensa ci apre le porte del mondo, ma dobbiamo guardare ad altre priorità, come quella di migliorare i collegamenti con il Nord della provincia di Varese, anche per dare attrattiva industriale a queste importanti zone” ha commentato Comerio.
“Abbiamo bisogno di una politica industriale degna di questo nome; una politica che sostenga la competitività e quindi la produttività delle imprese, che incentivi l’innovazione e apra nuove strade agli investimenti”
È Roberto Grassi il nuovo Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Nato a Busto Arsizio nel 1964, è Presidente e Amministratore Delegato della Alfredo Grassi Spa, impresa fondata nel 1925, con sede a Lonate Pozzolo. L’azienda è leader in Europa nel settore dell’abbigliamento tecnico e professionale ed è specializzata nella progettazione e produzione di indumenti per il mercato militare, delle Pubbliche Amministrazioni, sportivo e fashion, con un’attenzione particolare alla ricerca e all’innovazione sostenibile e al mondo dell’IoT. È stato Vice Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese dal 2015 al 2019.
Mettere al centro l’impresa significa voler mettere al centro il lavoro. “Un tema sul quale interrogarsi oggi, quando vediamo approvati provvedimenti come il reddito di cittadinanza, che considerano il lavoro una variabile indipendente che si rigenera in automatico – ha affermato il Presidente dell’Unione degli Industriali varesina – c’è qualcosa che non va, per usare un eufemismo, nel tassare il lavoro, non ridurne il costo e nel favorire chi il lavoro lo vuole abbandonare”. Il futuro dell’Europa, della Ue, è uno degli altri temi principali toccati nella relazione, non soltanto perché domenica 26 maggio si sono svolte le Elezioni Europee, ma anche in vista, nel prossimo autunno, della formazione della nuova Commissione Europea, dove l’Italia deve ambire ad ottenere un Commissario di peso. L’Europa non può essere soltanto il nostro passato, ma è il nostro presente e soprattutto deve essere il nostro futuro; non è solo un grande ideale, ma anche un’occasione concreta per unire persone e luoghi, per dotarsi di strumenti per competere nel nuovo contesto globale e per potenziare la rete di solidarietà sociale. Il quadro economico del nostro Paese non può non preoccupare le imprese, a partire dal valore dello spread che in un anno è aumentato significativamente. Dodici mesi fa, il differenziale dei tassi d’interesse era a quota 130, oggi quel valore è più che raddoppiato; un segnale di preoccupante perdita di fiducia verso l’Italia, non certo per un oscuro complotto internazionale,
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Roberto Grassi nuovo Presidente dell’Unione degli Industriali
ma anche per una politica che spesso ha messo in secondo piano l’industria e la produzione. “Abbiamo bisogno di una politica industriale degna di questo nome – ha continuato Comerio –, una politica che sostenga la competitività e quindi la produttività delle imprese, che incentivi l’innovazione e apra nuove strade agli investimenti. É necessario che l’industria non venga più guardata con indifferenza e talvolta anche con sospetto”. Tutto questo in una cornice dove lo Stato non sia padrone, ma che sappia dettare le regole e farle rispettare. Altri argomenti cardine della relazione di Riccardo Comerio sono stati quelli della scuola, della formazione, dell’innovazione tecnologica, del rafforzamento delle filiere, della sostenibilità, con le varie iniziative che l’Unione degli Industriali sta portando avanti in questi ambiti. La scuola continua ad essere un elemento fondamentale; non è soltanto uno slogan dire che i giovani sono il nostro futuro. Anche in questo ambito, sono tante le iniziative messe in campo dall’Unione degli Industriali come ad esempio Generazione d’Industria, un’iniziativa che continua ad essere anche un forte richiamo ad investire negli ITS - Istituti Tecnici Superiori. Inevitabile una riflessione anche sulla LIUC – Università Cattaneo, dove cresce di pari passo il numero degli studenti e la reputazione di un ateneo sempre più aperto all’innovazione e alle esperienze internazionali. Competenze e professionalità non si possono improvvisare, ma si sviluppano se esiste un rapporto stretto con le imprese. La tradizionale separazione tra lavori manuali e impieghi intellettuali non ha più senso; basta entrare in una fabbrica per vedere come le competenze richieste dalle nuove tecnologie e dai nuovi modelli organizzativi facciano in modo che ci siano sempre maggiori intrecci tra l’organizzazione e la gestione dei macchinari e dei processi produttivi. Il rafforzamento delle filiere è stato un altro dei passaggi chiave della relazione conclusiva di Comerio; un obiettivo che si prefigge ad esempio la piattaforma digitale, promossa dall’Unione degli Industriali, per il settore Tessile e Abbigliamento. C’è poi una parola che sta diventando sempre più importante ed è la sostenibilità, che non significa soltanto rispetto per l’ambiente, ma anche costruire un rapporto positivo con tutti gli operatori che fanno riferimento all’impresa. Non solo sviluppo dell’economia circolare, ma anche attenzione alla responsabilità sociale, che è una grande opportunità. “Le nostre imprese sono un punto di forza della società; sono luogo di costruzione del benessere, ma sono anche e soprattutto luogo di costruzione di competenze, di evoluzione delle persone e di dignità individuale”, ha concluso Comerio.
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Un’Europa sogno e speranza “Dobbiamo sognare l’Europa del futuro”: è l’augurio, ma anche il monito, lanciato alle istituzioni da Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria durante l’Assemblea annuale dell’Unione degli Industriali Silvia Giovannini quest’ultimo, che inaugura il suo anno conclusivo da Presidente.
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a qui sono partito!” È all’insegna dell’emozione l’intervento di Vincenzo Boccia all’Assemblea degli Industriali varesini. La presenza di Boccia a Varese è diventata una sorta di attesa tradizione: dal primo appuntamento istituzionale nel 2016, all’indomani della sua elezione, fino a Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria
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Un intervento emozionato ed emozionante, in gran parte teso a sottolineare il legame con le imprese e gli imprenditori varesini. Per il neoeletto Presidente Roberto Grassi parole di stima e fiducia e un particolare saluto al Presidente uscente Comerio che, “ci rappresenta tutti, perché ci ha ricordato che dietro agli impegni associativi ci sono grandi sacrifici”. Non parole formali, ma neppure un caso in un momento storico in cui, secondo Boccia, la coe-
sione è un valore fondamentale. Alle parole di unità segue, infatti, una relazione tesa a sottolineare peso e urgenza di quest’attitudine anche con le forze di Governo. “Da soli non si va da nessuna parte” ha sottolineato e non per la prima volta. All’indomani delle Elezioni Europee, il Presidente di Confindustria parla di strategie e di concretezza, mettendo l’accento sulla necessità di far ripartire il Paese con una stagione di corresponsabilità tra le parti. “Da oggi usciamo dalla fase delle facili promesse per entrare nel realismo e nel pragmatismo” ha detto con un chiaro messaggio alle istituzioni. “Serve un’Europa luogo ideale per giovani, lavoro, imprese e infrastrutture. Bisogna sognare l’Europa del futuro, guardare ad una politica dei fini e non dei mezzi, in cui prima si definiscono gli obiettivi da realizzare nell’economia reale, poi si individuano provvedimenti e risorse e quindi si interviene sui saldi di bilancio per una visione di medio e lungo periodo e non a poche settimane. Non si può prescindere dall’economia reale: bisogna passare dal contratto di governo a un contratto per il Paese”. Dall’economia reale alle sfide reali. “Dobbiamo comprendere bene la sfida che abbiamo davanti, tenere presente Cina e Usa. La sfida è tra Europa e Mondo esterno e non tra Paesi europei”. Torna, quindi, il tema dell’unità per un’Europa che lo stesso Boccia definisce “sogno e speranza”. Un assetto di cui bisogna tener conto anche nelle scelte dell’esecutivo in tema di crescita e welfare. “Servono figure di qualità al vertice” ha continuato il Presidente di Confindustria. “Se vogliamo avere un ruolo importante, il passo che il Governo deve fare è ambire a un Commissario Ue importante all’Industria, al Mercato Interno, al Commercio o alla Concorrenza. Altri sono Commissari di serie B. Bisogna poi che il Governo si attivi per aprire trattative di alleanza per il futuro presidente della Banca Centrale”. Accanto al tema della crescita, Boccia ha messo al cenMichele Bauli, Presidente di Bauli
Maurizio Marchesini, Presidente di Marchesini Group
FOCUS
Vincenzo Boccia: “La sfida è tra Europa e mondo esterno. Non tra Paesi europei”
Giovani, formazione e ITS al centro della tavola rotonda con Michele Bauli e Maurizio Marchesini tro anche la questione sociale. Una questione affrontata durante l’Assemblea Generale anche nella tavola rotonda, moderata dal giornalista Andrea Cabrini, che ha visto protagonisti Michele Bauli, presidente di Bauli SpA, noto marchio del settore alimentare e Maurizio Marchesini, presidente di Marchesini Group, azienda specializzata nel packaging farmaceutico. Partendo dall’Europa, per arrivare ai giovani. “Abbiamo bisogno di un’Europa che difenda gli interessi dei mercati” ha sottolineato Marchesini. Poi la riflessione si concentra sul ruolo dell’Education per le imprese. Per quanto riguarda i giovani, l’accento è per entrambi i relatori sull’importanza della formazione e, in particolare, sul valore degli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori, scuole ad alta specializzazione tecnologica, nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche per lo sviluppo economico e la competitività. “Come azienda – ha spiegato il presidente di Marchesini Group – ci crediamo molto e siamo tra i fondatori di una fondazione ITS (La fondazione ITS Bologna per le Nuove Tecnologie per il Made in Italy Sistema Meccanica automazione Industriale ndr)”. Sulla stessa linea anche Bauli. “Per fare una torta serve tantissima tecnologia” ha spiegato Michele Bauli, snocciolando una serie di metafore dolciarie, che hanno raccontato alla platea un’azienda che per antonomasia rappresenta il raccordo tra tradizione e innovazione. “Io non so fare un pandoro, ma 500mila alla volta sì! - ha scherzato l’imprenditore - È quindi chiaro quanto in azienda conti non solo la tecnologia ma anche la formazione dei dipendenti. Essendo la nostra un’azienda storica (la Bauli è stata fondata a Verona nel 1922 dal pasticcere Ruggero Bauli) è sempre alto il turn over. Ma per noi non conta tanto trovare le persone quanto quelle giuste e poi bisogna fidarsi. È importante trovare i giovani nelle scuole e nelle università, ma anche nelle aziende”.
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FOCUS
Quanto vale l’economia varesina? Interconnessione, integrazione orizzontale e varietà merceologica delle produzioni: tutto questo rende la provincia di Varese un “multidistretto industriale” che può vantare filiere produttive di eccellenza Paola Margnini (*)
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ltre che per i laghi, i paesaggi, le chiese ed i monumenti storici, con 7,2 imprese manifatturiere per km2, la provincia di Varese si caratterizza anche per un’alta densità imprenditoriale. Perché oltre 7 imprese per km2 sono tante, soprattutto se confrontate con la media nazionale e regionale (pari rispettivamente a 1,6 e 4). Ma il grande valore aggiunto, come spesso accade, non è dato dalla “quantità”, bensì dalla “qualità” non solo del lavoro, ma anche delle relazioni che esistono tra le imprese del Varesotto. Sono infatti proprio l’interconnessione, l’integrazione orizzontale e la varietà merceologica delle produzioni che rendono la provincia di Varese, di diritto, un “multidistretto industriale” che può vantare filiere produttive di eccellenza. In oltre due secoli di storia, infatti, lo spirito imprenditoriale nella provincia è fiorito e si è diversificato, alimentando nel mondo la fama di Varese quale provincia industriale. Nel tempo si sono sviluppate fondamentali competenze con specializzazioni nella produzione di macchine utensili, nella meccanica strumentale, nella filiera dell’elettrodomestico, nella filiera dell’aerospazio, nella domotica, nell’impiantistica per l’energia, nella filiera tessileabbigliamento-moda, nella componentistica auto-moto, nelle lavorazioni chimiche e farmaceutiche, nelle lavorazioni di gomma e materie plastiche. Sono proprio queste ultime che vedono Varese al primo posto tra le province italiane per numero di addetti nella fabbricazione di articoli in materie plastiche con applicazioni che vanno, tra le altre, dal packaging, alla componentistica, all’alimentare, al cartotecnico, all’edilizia, al tessile, al medicale, all’occhialeria, nonché al settore metalmeccanico. Ed è in questo settore che Varese può vantare un secondo posto in ben due nicchie di eccellenza: i generatori di vapore, che si ri-
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collegano alle specializzazioni della provincia nell’energy e l’aerospazio, che se si considerasse l’intera filiera, con tutto l’indotto, risalterebbe ancora di più. Varese sale ancora sul podio, al terzo posto, per il finissaggio dei tessili, ed altre industrie tessili (che includono produzioni di tessile casa e tessuti a maglia), nicchie di eccellenza che fanno parte di una filiera ben più articolata, che vanta tradizioni centenarie. Ma anche per la produzione di prodotti chimici di base che vanno ad alimentare tutte le lavorazioni industriali con applicazioni nei più svariati distretti produttivi. Ma le eccellenze da podio sono “solo” un di cui: complessivamente, la nostra provincia risulta infatti ai primi posti in Italia per addetti in ben 32 nicchie produttive. Tutto ciò fa sì che il contributo economico che la provincia di Varese dà all’economia nazionale sia più che proporzionale al suo “peso fisico”: solo l’1,5% degli italiani vive infatti nel Varesotto, dove però si genera il 2,3% dell’export nazionale ed il 2,5% del valore aggiunto manifatturiero totale.
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Varese è al primo posto tra le province italiane per numero di addetti nella fabbricazione di articoli in materie plastiche con applicazioni che vanno dal packaging al settore metalmeccanico (*) Responsabile Ufficio Studi di Univa
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FOCUS
Ambiente, sicurezza e formazione: questi i capisaldi di Hexion Italia, la multinazionale americana con sede a Solbiate Olona che fa della sostenibilità ambientale la sua bandiera
ECONOMIA
La chimica responsabile cerca di materie prime meno impattanti sull’ambiente, passando
Chiara Mazzetti per il riciclo degli scarti di lavorazione”. Queste le parole di De-
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ifficile immaginare quanto la chimica sia onnipresente nella nostra vita quotidiana. Provette, esperimenti e tavola periodica non sono le uniche esclusive di un settore molto più complesso ed articolato di quanto si possa pensare. Dalle tinture per capelli, ai saponi passando per le colorazioni dei tessuti: il sapere chimico è presente in moltissimi ambiti, in modo trasversale. “La chimica è davvero ovunque, eppure soffre ancora di una ‘cattiva reputazione’. È per questo che noi puntiamo così tanto sul concetto di ‘chimica responsabile’, che per noi è molto più di uno slogan d’appeal, ma un vero e proprio modo di essere. Significa sostenibilità nella creazione di nuovi prodotti, partendo dalla ri-
bora Costa, Direttore dello stabilimento Hexion Italia di Solbiate Olona, multinazionale americana leader nel settore delle resine epossidiche e fenoliche impiegate in svariati settori, tra cui l’automotive e l’edilizia. A lavorare nella sede varesina di 350mila metri quadri, nata negli anni ‘50 per occuparsi di chimica di base, sono circa 180 persone, per una produzione totale annua di 115 mila di tonnellate di resine. Lo stabilimento varesino inizialmente faceva parte del Gruppo Sir, poi di Montedison e successivamente del Gruppo Bakelite e di Momentive, ma nonostante i diversi cambi di denominazione che si sono succeduti nel corso del tempo, non ha mai perso di vista il radicamento sul territorio. Ambiente, sicurezza e formazione, infatti, sia a livello locale che
La sede di Hexion a Solbiate Olona
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ECONOMIA
multinazionale, rappresentano da sempre asset strategici per Hexion. “Siamo molto legati al territorio varesino: è qui, infatti, la produzione del core business dell’azienda, ovvero le resine. I nostri dipendenti abitano praticamente tutti in zona e data la vicinanza al fiume Olona, sentiamo molto forte il tema della responsabilità ambientale – precisa Costa –. Declinato con diverse certificazioni ottenute negli anni: siamo una società energivora e abbiamo sviluppato una politica di riduzione dell’impatto ambientale, mettendo in pratica alcune azioni concrete volte a ridurre da una parte i consumi di energia elettrica, gas naturale e acqua e dall’altra alla riduzione della generazione di rifiuti e reflui. Ad esempio, qui nello stabilimento di Solbiate Olona, abbiamo istallato un cogeneratore in grado di produrre energia a partire dal gas. Abbiamo inoltre fatto investimenti per modernizzare i depuratori delle acque di processo”. “Gli standard di sicurezza di un’azienda chimica – continua il Direttore dello stabilimento solbiatese di Hexion Italia – sono estremamente più elevati di quelli degli altri settori ed è per questo motivo che noi mettiamo in pratica delle regole salvavita obbligatorie, per dipendenti e visitatori. La sicurezza dei nostri addetti ci sta molto a cuore. Una volta all’anno tutto lo stabilimento si ferma per una intera giornata dedicata al tema della sicurezza a 360 gradi, anche al di fuori dell’ambito lavorativo. Il Safety Day, così rinominato, è dedicato al motto ‘La sicurezza non si ferma al cancello dell’azienda’, quindi esploriamo anche tematiche di sport e cucina, abbinate ad azioni pratiche come la caccia al tesoro organizzata nel corso dell’ultima edizione. Gran parte della formazione (40 ore uomo all’anno) è proprio dedicata a temi che riguardano la sicurezza”. Ma cosa produce la Hexion, che serve sia il mercato italiano, e mediterraneo e quello europeo, grazie alla presenza in Inghilter-
ra, Germania, Spagna e Finlandia? “Solbiate è l’hub di riferimento delle novolacche (una particolare specie di resine fenoliche ndr.), ovvero di prodotti intermedi non finiti. Molta della nostra 18
Hexion e il Progetto WHP Hexion Italia ha scelto di aderire nel 2013 al progetto Whp (Workplace Health Promotion), promosso dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese in sinergia con Ats Insubria e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, proprio per promuovere uno stile di vita sano e corretto all’interno delle mura aziendali. Partendo dall’area dell’alimentazione e dell’attività fisica: “Abbiamo una mensa aziendale e quindi è stato facile parlare con il gestore ed ottenere ogni giorno pane a basso contenuto di sale, frutta e verdura e adottare i codici colori per creare pranzi caloricamente bilanciati”, afferma Silvia Bartolini, Quality Manager aziendale. Il vasto sito produttivo di Hexion e la vicinanza ad una pista ciclabile che affianca il fiume Olona, invece, hanno reso possibile implementare l’attività fisica a livello aziendale. Nel corso degli anni poi la multinazionale ha esteso il suo impegno in altre aree tematiche del progetto Whp, organizzando per esempio corsi per combattere le dipendenze da alcool, droga e fumo. Auto aziendali, controlli periodici e corsi di guida sicura sono altre buone pratiche messe in atto dall’azienda in favore dei dipendenti e del loro benessere.
produzione è destinata all’autoconsumo dello stabilimento tedesco. Spesso e volentieri anche i nostri stessi dipendenti faticano a capire quale sia il prodotto che realizziamo. Tra i nostri clienti finali ci sono nomi come Bmw, Lamborghini, Brembo, Pirelli e Michelin, realizzatori di pneumatici, rivestimenti in legno, laminati decorativi, mole abrasive, spugne per composizioni floreali, manici di pentole, pannelli isolanti, elementi fonoassorbenti e freni per autovetture e arredamenti interni di treni ed aerei. La forza della nostra chimica sta nell’intrinseca stabilità termica dei manufatti prodotti, che sono particolarmente adeguati in applicazioni dove la protezione da incendi accidentali è fondamentale, come nell’edilizia e nel settore del trasporto delle persone. Le legislazioni europee sono sempre più sensibili al tema della salvaguardia delle vite umane, così come al risparmio energetico. Proprio negli ultimi anni il sito di Solbiate Olona ha investito per poter fornire nuovi clienti che producono materiali per l’isolamento termico degli edifici, materiali che sono spediti in tutto il mondo”, conclude Debora Costa.
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ECONOMIA
La qualità della sostenibilità La Eurojersey di Caronno Pertusella è la prima azienda del settore tessile a ottenere l’attestato europeo Pef, dichiarando la propria “impronta” ambientale: “La sostenibilità è un lavoro di squadra” Tintoria. Nell’altra pagina, in basso, knitting department
rojersey –. Il tema vero non è il ‘cosa’, ma ‘come’ fare sostenibilità,
Matteo Fontana partendo dal presupposto che fabbriche a impatto zero non esi-
U
n modello industriale virtuoso in grado di promuovere un insieme di pratiche e tecnologie per ridurre l’uso di acqua, energia, prodotti chimici e rifiuti. È quello promosso e attuato da Eurojersey Spa, azienda leader nel settore dei tessuti tecnici indemagliabili del Gruppo Carvico, produttrice dei tessuti brevettati Sensitive Fabrics, con sede a Caronno Pertusella. Un’impresa attenta all’ambiente grazie a una filiera produttiva a ciclo verticalizzato completamente made in Italy, che riesce a tenere sotto controllo l’intero processo produttivo e a monitorare costantemente i risultati del suo impegno. “Oggi il concetto di sostenibilità rischia purtroppo di diventare solo un bell’oggetto di marketing – afferma Andrea Crespi, Direttore Generale di Eu-
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stono. Non è solo questione di materiali usati, quello che conta di più è la trasparenza e la collaborazione con fornitori e clienti, per condividere insieme un percorso virtuoso: la sostenibilità è un lavoro di squadra”. Nell’azienda di Caronno Pertusella si è partiti dalle basi, dai fondamentali, organizzando una corretta raccolta differenziata dei rifiuti. Riutilizzo è un’altra parola chiave della po-
Ci stiamo disabituando alla qualità e la sostenibilità rischia di venire distrutta dal profitto e dal consumo
litica aziendale di Eurojersey, prima azienda del settore tessile a dichiarare la propria “impronta” ambientale con la Pef, acronimo che sta per Product Environmental Footprint, un attestato conferito nell’aprile di quest’anno, che misura l’intero ciclo produttivo con 16 indicatori, tra cui la quantità di energia consumata per alimentare i processi produttivi. Nell’ultimo anno, Eurojersey ha riutilizzato ben 30 milioni di litri d’acqua nel proprio processo produttivo con un risparmio energetico di oltre 200 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio); grazie agli ultimi interventi di efficientamento, l’azienda di Caronno Pertusella ha ridotto anche i consumi di gas metano di circa 350 mila metri cubi, corrispondenti a meno 700 tonnellate di anidride carbonica. Evitare gli sprechi è un imperativo categorico e il risparmio ogni anno, grazie alla riduzione degli scarti di lavorazione, all’ottimizzazione dei metodi di tintura e di stampa, oltre a una gestione attenta del packaging, è di 4mila metri di cellophane e di 9mila tubi di cartone da imballaggio. Visitando lo stabilimento dell’azienda di Caronno, si intuisce perfettamente la filosofia che sta dietro la produzione e che non riguarda solo il rispetto dell’ambiente, ma anche il benessere dei dipendenti, la cura maniacale anche per il dettaglio più piccolo e l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione. Una fabbrica da 40mila metri quadrati, dove si lavora a ciclo continuo e dove si producono circa 12 milioni di metri di tessuto all’anno. Eurojersey opera in diversi settori dell’abbigliamento, dall’intimo, allo sport, al tecno e vanta clienti di grande prestigio. Un altro punto di forza dell’azienda è la gestione degli scarti della produzione, i quali vengono rigenerati e riutilizzati nei modi più fantasiosi. La produzione è completamente verticalizzata e consente a Eurojersey di controllare ogni aspetto del
Occorre aiutare il consumatore a cambiare mentalità e approccio, chiedendosi, davanti ad un capo di abbigliamento, quanto sia costato all’ambiente prodotto, dal momento che viene concepito fino alla sua realizzazione, in grado così di soddisfare ogni esigenza del cliente; il reparto Ricerca & Sviluppo è uno dei fiori all’occhiello. “Ci stiamo disabituando alla qualità e la sostenibilità rischia di venire distrutta dal profitto e dal consumo”, sottolinea Crespi. Occorre aiutare il consumatore a cambiare mentalità e approccio, chiedendosi, davanti ad un capo di abbigliamento, quanto sia costato all’ambiente. Eurojersey è in fase di espansione ed è sempre alla ricerca di nuove sfide: quest’anno, per la prima volta, l’azienda varesina partecipa al salone Book Milano Unica uomo. I prodotti Eurojersey vengono prodotti al 100% in Italia e spediti in tutto il mondo; l’azienda ha appena investito 5 milioni di euro per costruire un magazzino di 4mila metri quadrati, inaugurato da qualche settimana e con una capacità di stoccaggio di due milioni di metri di tessuti. Si trova di fronte alla sede di Eurojersey e per raggiungerlo basta attraversare la strada. “È stata la nostra delocalizzazione” scherza il Direttore Generale. I prodotti dell’azienda di Caronno Pertusella sono destinati per l’85% al mercato estero, in particolare Stati Uniti, ma anche Europa ed Estremo Oriente; i tessuti Eurojersey parlano insomma tutte le lingue del mondo. L’azienda ha rinnovato, anche per il triennio 2018/21, la partnership con WWF Italia, che si concretizza con una nuova campagna sull’ecosistema marino, dalla pesca sostenibile alla protezione degli squali. Con la nuova immagine pubblicitaria #realisbetter, l’impresa di Caronno promuove un messaggio universale di sensibilizzazione per ridurre la plastica nei nostri mari e per una pesca sostenibile.
ECONOMIA
Andrea Crespi, Direttore Generale di Eurojersey
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FORMAZIONE
Rosso di sera…bel tempo si spera Il progetto Generazione d’Industria da otto anni unisce scuole e imprese, studenti, imprenditori e insegnanti, per guardare insieme e con fiducia al domani, ad un futuro costruito dalle persone a Ville Ponti, in una sala gremita di amici e familiari che li ap-
Alba Ciserani (*) plaudivano. Hanno ricevuto le borse di studio per essersi di-
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osso è il colore della fiducia, della forza, è il colore che trasmette coraggio ed energia: rosso è il colore di Generazione d’Industria. Di rosso sono vestiti i piloti e il team della Ferrari in Formula Uno, gli operatori dei salvataggi negli interventi di soccorso in situazioni estreme e di rosso si vestono anche le signore coraggiose ad una cena elegante. Ecco allora spiegato perché di questo colore si sono vestiti gli studenti premiati il 6 giugno a Varese nell’ambito del progetto Generazione d’Industria, con la loro fiducia nel futuro, la forza delle idee, il coraggio e l’energia per realizzarle. Nei loro sguardi e nei loro volti si leggono i loro sogni: in molti – quasi tutti – hanno già una chiara idea di cosa faranno dopo la maturità. Già, perché molti di loro sosterranno gli esami che concludono l’esperienza delle scuole superiori, proprio a pochi giorni di distanza dalla cerimonia che li ha visti protagonisti
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stinti per i meriti scolastici e per i progetti svolti con le imprese che sostengono con convinzione il progetto da ormai 8 anni. Riconoscere la loro bravura e incoraggiarli ad andare avanti su questa strada con determinazione, per costruire il futuro. Per creare nuove imprese. Per ritrovare fiducia nelle nostre capacità. Il progetto Generazione d’Industria nasce proprio per questo: le scuole trovano nell’industria un valido alleato per ampliare le esperienze educative e professionalizzanti degli studenti e, al tempo stesso le imprese, dialogando con le scuole, costruiscono una partnership di medio-lungo periodo che capitalizza le capacità e fa crescere la qualità della relazione. L’ambizione del progetto, comune e condivisa dai partner, è riprendere in mano e riconsiderare l’istruzione tecnica, uscendo da schemi e pregiudizi che la etichettano come una scuola (*) Responsabile Area Formazione e Scuola di Univa
Il progetto “BTicino in cattedra” si inserisce in un’attività scolastica che si chiama “Scuola&Lavoro – Afternoon Training School”. L’intento è quello di usare il tempo del pomeriggio, al di fuori delle attività curricolari, per “l’allenamento” dei ragazzi in preparazione all’ingresso nel mondo del lavoro o alla prosecuzione degli studi. Ai ragazzi delle classi quinte viene proposto un catalogo di corsi progettati con gli esperti aziendali ai quali possono iscriversi liberamente sulla base degli interessi personali. Unici requisiti richiesti sono la sufficienza nel profitto e la mancanza di evidenze disciplinari. I corsi si aggiornano di anno in anno per seguire l’evoluzione della tecnologia e vengono erogati per mezzo di metodologie didattiche alternative alla lezione frontale: learning by doing, role playing, businnes game, problem solving, filmati e visite aziendali. Automazione industriale, Domotica, Manutenzione industriale e Tecnologie additive sono i corsi attivati quest’anno che hanno richiamato l’interesse di 42 alunni, 30 dei quali hanno conseguito l’attestato.
FORMAZIONE
BTicino in cattedra al Newton
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FORMAZIONE
di “Serie B” e guardano l’impresa come un “nemico”. Luoghi comuni che squalificano l’industria, spesso non conosciuta e non apprezzata per le sue caratteristiche, anche agli occhi degli studenti che vivono in una provincia, come quella di Varese, a fortissima vocazione imprenditoriale. Al centro di Generazione d’Industria ci sono loro: gli studenti, destinatari e protagonisti di tante attività co-progettate con le scuole e le imprese partecipanti al progetto. Corsi, tirocini in azienda, colloqui, visite aziendali e tanto lavoro di comunicazione ed ascolto. Un progetto fortemente sostenuto da un gruppo di imprese che investono sui giovani e sulle scuole. Tra le attività di Generazione di Industria, la più visibile e conosciuta è sicuramente la cerimonia di conferimento delle
borse di studio agli studenti, che si svolge tradizionalmente il penultimo giorno di scuola (perché l’ultimo giorno di scuola, come tutti ricordiamo bene, è il più bello dell’anno e va festeggiato con i compagni). La cerimonia coinvolge tutti: le imprese, le scuole, con i professori che faticano a trattenere l’emozione, ma ancora più commossi sono i parenti e gli amici degli studenti premiati. Nella sala di Ville Ponti c’è sempre molta trepidazione durante l’evento e anche un po’ di sano tifo per gli amici che salgono sul palco per essere premiati. Tra i momenti più coinvolgenti della cerimonia di quest’anno anche la proiezione di un video che ci proietta in un futuro collocato nei prossimi 25 anni, raccontato da un giovane uomo nato nel 2019 e che si trova a vivere una rinnovata era di scoperte, invenzioni e primati industriali, in un’Italia che è tornata ad essere un grande Paese. Un Paese che ha superato le difficoltà del momento attuale e che, con il patto generazionale, ha saputo dare spazio ai giovani ed alle loro capacità. Messaggi che non lasciano indifferente nessuno: immagini di un futuro dietro l’angolo che si può costruire solo con l’impegno di tutti e con la capacità propulsiva delle imprese protagoniste nel mondo e portatrici di innovazione, capacità e voglia di fare. Un futuro costruito dalle persone. Un futuro che non lascia spazio a individualismi o a falsi meriti. Saper essere cittadini e persone di valore non è scontato. Lo sanno bene anche i ragazzi e le ragazze di Generazione d’Industria che questo messaggio ce lo rimandano indietro amplificato. Fa parte delle loro radici, del loro essere cresciuti con sani principi e buona educazione, si sarebbe detto un tempo. E meritano rispetto e ammirazione per le capacità che dimostrano ancora una volta di possedere a questa meravigliosa età.
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70 gli studenti di 17 Istituti Tecnici Industriali ed Economici del Varesotto premiati nel corso dell’ottava edizione del Progetto 24
FORMAZIONE
I progetti delle scuole presentati a Generazione d’Industria Davide Fossi e Nicolò Chiapale dell’Iis “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Sesto Calende hanno ideato “Nuove ali sopra Sesto Calende”, un progetto, iniziato nel novembre 2018, che ha portato alla nascita di Ifs-One, il primo drone progettato per soddisfare esigenze diverse del settore agricolo come la fotografia e la mappatura dei terreni e la lotta contro gli insetti infestanti. Greta Galli, Alessandro Ausilio, Riccardo Uslenghi e Dario Ciceri sono quattro studenti dell’Iis “Geymonat” di Tradate che hanno ideato svariati progetti: Greta con una mano robotica realizzata con i Lego si è qualificata seconda alla fase italiana di Coolest Project del Politecnico di Milano e ha partecipato all’Internazionale di Dublino di maggio 2019; Alessandro ha pensato un programma di controllo da remoto di una mano robotica; Riccardo un sistema Pov (Persisten of Vision) di immagini create grazie al fenomeno di persistenza dell’occhio umano; Dario ha invece ideato una serra automatizzata monitorata e controllata da remoto. Matteo Kolonna, Andrea Pelosi, Mattia Cozzi, Matteo Cafà e Cristhian Soliberto dell’Isis “Facchinetti” di Castellanza hanno, poi, siglato il progetto “Beesafe”, in grado di progettare e realizzare soluzioni innovative per arnie prevedendo il monitoraggio dei valori di temperatura e umidità, analizzando la produzione del miele attraverso la rilevazione del peso e garantendo sicurezza all’arnia grazie al sistema di antifurto con localizzatore GPS. Infine, Gianluca Bianchi, Mattia De Maddalena, Lorenzo De Martino, Mirsad Hysenaj e Ludovico Savelli dell’Isis “Newton” di Varese hanno ideato un sensore di colore per la selezione di oggetti, un inseguitore solare per ottimizzare la captazione dei raggi luminosi, un nastro trasportatore comandato da sensore di colore e dimensionale e gestito in maniera ottimale gli accessi di un parcheggio.
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PROSPETTIVE DIGITALI IN ITALIA Come l’e-commerce B2B LQFUHPHQWD O̾HIͤFLHQ]D D]LHQGDOH Le opportunità digitali per le 5 milioni di aziende italiane sono molto piÚ ampie di quanto si possa pensare. I numeri raccontano che dei 2.2000 miliardi di euro fatturati a livello B2B (business to business), ovvero tutte le vendite WUD VROH D]LHQGH QHFHVVDULH SHU OD WUDQVD]LRQH ͤQDOH WUD azienda e consumatore (B2C, business to consumer), solo il 15% (335 miliardi) si realizza con strumenti di e-commerce. Un dato coerente con il nostro 25° posto in Europa per digitalizzazione, ma che segnala un vasto spazio di crescita nel quale il ritorno sull’investimento è decisamente elevato. Tale percentuale è infatti molto disomogenea: sono principalmente le grandi aziende, che si rivolgono ai mercati esteri, e pochi settori, come quello automotive, ad adottare l’e-commerce B2B. Invece, quando si parla di PMI, l’ossatura della nostra economia, il tasso di utilizzo precipita al 2,6%.
3HU HYLWDUH FKH OĚľRQGD GLJLWDOH VL WUDPXWL LQ XQR WVXQDPL OH D]LHQGH QRQ SRVVRQR FKH LQWUDSUHQGHUH XQ SHUFRUVR GL GLJLWDOL]]D]LRQH DOOĚľLQWHUQR GHO TXDOH OĚľH FRPPHUFH % % KD XQ UXROR SULPDULR
Nonostante gli strumenti di e-commerce B2B esistano da anni, recentemente sono stati colonizzati dai modelli B2C: piattaforme come eBay e Amazon si sono affermate SHU VHPSOLFLW¢ G̾XVR H DVSHWWR JUDͤFR 4XHVWD HYROX]LRQH ha spinto le aziende a concentrarsi sulla qualità dei contenuti con cui vengono presentati i prodotti: non ci si può piÚ limitare a un codice e una descrizione, ma va fornita una variegata gamma di informazioni dettagliate, anche visivamente, con tanto di prodotti correlati e consigliati. Un sistema di e-commerce B2B ben implementato riesce a stupire positivamente i propri acquirenti, con conseguente incremento di acquisti e maggiore propensione a mostrare fedeltà verso l’azienda. L’e-commerce B2B può dischiudere enormi opportunità , ma solo con un’ampia strategia di digitalizzazione si può rilanciare la propria impresa. Da anni Weblink sostiene gli sforzi di chi vuole abbracciare una visione a lungo termine, perchÊ solo con la qualità si possono affrontare OH VͤGH GHO GRPDQL
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UNIVERSITÀ
Imprese familiari: pregiudizi e falsi miti da sfatare Sono tante le etichette che il family business, fin troppo spesso, si ritrova a dover fronteggiare. A spiegare, invece, l’importanza di puntare l’attenzione su questa tipologia di imprese è un corso della LIUC – Università Cattaneo rio della Scuola di Economia e Management della LIUC, esperto
Paola Provenzano di Family Business, Strategia e Performance aziendali. Il percorso
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on restano sempre piccole, sono spesso redditizie e soprattutto longeve: parliamo delle impese familiari, alle quali la LIUC – Università Cattaneo dedica, a partire dal prossimo anno accademico, un percorso della laurea triennale in Economia Aziendale. A spiegare l’importanza di puntare l’attenzione su queste imprese è Salvatore Sciascia, Professore Ordina-
in Family Business Management, un’offerta unica nel panorama internazionale, mira allo sviluppo di capacità specifiche con l’obiettivo di fornire risorse e competenze non solo alle nuove generazioni della famiglia, ma anche a manager esterni e consulenti. Eccellenze e strategie Secondo i dati AIDAF (Associazione Italiana delle Aziende Fa-
Il professor Salvatore Sciascia
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UNIVERSITÀ
miliari) i family business in Europa rappresentano l’85% del totale delle imprese, producono il 70% del Pil e assorbono il 60% degli occupati: percentuali analoghe – e a volte anche più alte – si registrano in America, Asia e Medio Oriente. “Eppure – commenta Sciascia – esistono molti pregiudizi e falsi miti che sarebbe bene sfatare per sgomberare il campo dai dubbi e capire bene di cosa stiamo parlando”. A cominciare proprio dal fatto che non è vero, come spesso si crede, che le imprese familiari siano piccole e non crescano. Negli Stati Uniti il 37% delle Fortune 500 (ovvero le 500 imprese più grandi in termini di fatturato) è costituito da imprese familiari. Cosa succede nel nostro Paese? Basta citare alcuni nomi per comprendere che questo gruppo di imprese rappresenta anche nel nostro caso l’eccellenza: Brembo, Amplifon, Lavazza, Campari, ma anche Prada e Armani. Sono solo alcuni dei nomi che si possono citare per dare un’idea di quanto si sia lontani dal vero quando si pensa alle imprese familiari come a realtà piccole e poco performanti.
Il percorso in Family Business Management mira allo sviluppo di capacità specifiche con l’obiettivo di fornire risorse e competenze non solo alle nuove generazioni della famiglia, ma anche a manager esterni e consulenti Anche la convinzione che il family business sia sempre a rischio nel momento della successione, non è corretta. La successione è più spesso un’opportunità di rinnovamento, tant’è che le imprese familiari risultano mediamente più longeve di quelle non familiari. “Basti pensare a nomi come FIAT, la cui nascita è datata 1908, oppure a Riso Gallo che è stata fondata nel 1856. E anche in questo caso gli esempi famosi e meno famosi sono tantissimi. Certo, stiamo parlando di eccellenze, e naturalmente non tutte le imprese di famiglia sono necessariamente di successo”. A fare la differenza sono le strategie messe in campo, ma anche le decisioni organizzative che riguardano la valorizzazione dei talenti, sia interni che esterni. “Le imprese di famiglia che ce la fanno – spiega
I family business in Europa, secondo dati AIDAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari), rappresentano l’85% del totale delle imprese, producono il 70% del Pil e assorbono il 60% degli occupati 28
Sciascia – hanno in comune alcuni aspetti: hanno una strategia chiara, sono vocate all’export e alla diversificazione dei mercati geografici, sono in grado di innovare e di diversificare la propria offerta in modo sinergico”. A ciò si devono aggiungere altri tasselli, che riguardano specificamente l’ambito dell’impresa familiare. “Occorre ad esempio – spiega Sciascia – prevenire e gestire i conflitti intra-familiari attraverso sistemi di governance, sviluppare la cultura del merito, implementare piani di successione, gestire le relazioni impresa-famiglia attraverso accordi scritti, aprire il management e il Cda a figure esterne, quando non ne sono presenti in famiglia”. Si tratta di attenzioni peculiari e particolari che non vanno sottovalutate e che possono fare la differenza tra il successo e l’insuccesso di un’impresa.
“Le imprese di famiglia che ce la fanno hanno in comune alcuni aspetti: hanno una strategia chiara, sono vocate all’export e alla diversificazione dei mercati geografici, sono in grado di innovare e di diversificare la propria offerta in modo sinergico” Quali prospettive per le imprese di famiglia? Per poter raggiungere questi obiettivi occorre una preparazione specifica che può essere utile tanto ai talenti interni quanto a quelli esterni. “Spesso in famiglia ci sono talenti innati – spiega Sciascia – che si sviluppano frequentando l’ambiente imprenditoriale fin da giovanissimi, quando avviene una trasmissione di conoscenze tacite che un esterno acquisisce più difficilmente. A volte però anche questi talenti devono essere supportati con i giusti strumenti formativi al fine di farli emergere e di comprendere appieno cosa significhi continuare a occuparsi dell’impresa di famiglia”. Ma non solo. “Altre volte è necessario che le imprese cerchino manager capaci e motivati al di fuori della famiglia senza rinunciare alla proprietà e al controllo familiare, come ha testimoniato Michele Bauli in occasione dell’ultima Assemblea Generale dell’Unione Industriali varesina. La successione infatti è un processo che può riguardare disgiuntamente la proprietà o il management”. Di sicuro, migliorare le performance delle imprese familiari, per un territorio come il nostro, rappresenta una sfida importante per la crescita del sistema produttivo locale. “A patto però – conclude Sciascia – che non si dimentichino le peculiarità della singola impresa: ogni realtà infatti rappresenta un caso a sé. Saper leggere e gestire questa complessità è un’altra importante competenza che questo corso di studi è in grado di assicurare”.
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UNIVERSITÀ
Trasformazione o metamorfosi digitale? La LIUC Business School organizza un master per aiutare le aziende alle prese con progetti di innovazione digitale, perchè investire sulle tecnologie non basta, bisogna puntare sulle persone provincia di Varese, come ha potuto verificare il professor Aure-
Matteo Fontana lio Ravarini, ricercatore confermato di Sistemi di Elaborazione
L’
innovazione e la trasformazione digitale, ma anche l’Industria 4.0., rischiano di essere oggi, per le imprese, soltanto delle belle ed abusate espressioni, che in realtà poi non trovano gli indispensabili riscontri nella concretezza della vita quotidiana e nell’attività produttiva dell’azienda. Non perché manchino la volontà, gli investimenti, oppure le competenze; è piuttosto una questione di mentalità e soprattutto di formazione. Una situazione che riguarda ovviamente anche le imprese della
dell’Informazione alla LIUC – Università Cattaneo di Castellanza, dove è coordinatore dei Percorsi in Business Services e in Digital Consulting alla Scuola di Ingegneria Industriale, il quale si è interfacciato direttamente con la realtà di alcune aziende del nostro territorio impegnate e in difficoltà con la trasformazione digitale. Un caso emblematico è quello di un’impresa varesina alle prese con il paradigma dell’Internet of Things (IoT), a cui non mancano né budget né competenze, che ha acquistato un sistema di
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UNIVERSITÀ
Il professor Aurelio Ravarini
“Lo scopo è formare dei digital leader, in grado di guidare il processo di trasformazione digitale in aziende di diversi settori e in team interfunzionali”
“La metamorfosi è propria degli organismi viventi, mentre trasformazione è un termine neutro che potrebbe essere applicato anche a una macchina; noi vogliamo parlare alle persone che utilizzano le tecnologie, altrimenti è inutile parlare di cambiamento” tracciabilità dei carrelli dei reparti della logistica e che lo ha tenuto fermo tre anni senza utilizzarlo. L’investimento insomma è stato fatto, ma l’azienda non era pronta per poterlo sfruttare, perché i dati del magazzino e quelli elaborati dai carrelli non riuscivano a interagire tra loro. L’IoT non è insomma la soluzione a tutti i problemi, se non si mettono insieme tutti i pezzi del puzzle. Un altro esempio di empasse davanti alle nuove tecnologie, che il professor Ravarini ha potuto sperimentare direttamente, è quello di un’azienda varesina di medie dimensioni che ha deciso di fare un investimento importante, acquistando un software Erp di ultima generazione, da utilizzare per la pianificazione delle risorse dell’impresa. Nonostante il nuovo software sia stato installato e sia perfettamente funzionante, il personale ha continuato ad utilizzare il sistema precedente. “Questi due casi pratici – commenta il professor Ravarini – dimostrano come la tecnologia da sola non basti a risolvere i problemi; ci sono tanti fattori complementari di cui bisogna tenere conto, come ad esempio la resistenza al cam30
biamento o la mancanza delle giuste competenze”. Se non si tengono in adeguata considerazione tutti questi fattori, il rischio concreto è che la tecnologia, da possibile soluzione possa trasformarsi in problema. Le parole chiave sono competenze complementari, che devono essere sviluppate all’interno di un’azienda alle prese con l’applicazione delle nuove tecnologie, non solo nel sistema produttivo, ma anche gestionale dell’impresa.
Davanti a questi problemi concreti che le aziende, che stanno affrontando la trasformazione digitale, si trovano ad affrontare, è nata l’idea di organizzare un master excutive alla LIUC Business School, che sarà diretto dallo stesso professor Ravarini, pensato per supportare le imprese nei loro progetti legati all’innovazione digitale. Un master rivolto a quelle aziende consapevoli della necessità di intraprendere con un nuovo approccio i progetti di trasformazione digitale, sviluppando al proprio interno le competenze necessarie. Già dal titolo scelto, “Digital Metamorphosis” e non un semplice “Digital Transformation”, si intuisce come, davanti alle tecnologie digitali, occorra un cambiamento di mentalità. “La metamorfosi è propria degli organismi viventi – spiega Ravarini – mentre trasformazione è un termine neutro che potrebbe essere applicato anche a una macchina; noi vogliamo parlare alle persone che utilizzano le tecnologie, altrimenti è inutile parlare di cambiamento”. Competenza e mentalità agile devono procedere di pari passo. Il master della LIUC Business School inizierà nel prossimo mese di ottobre e si concluderà a marzo del 2020, per un totale di 320 ore d’aula e 420 dedicate al progetto in azienda, secondo le linee guida condivise e discusse in aula con gli esperti dell’università. “Sarà un master lungo e che andrà in profondità nei contenuti, puntando sulle caratteristiche individuali delle imprese partecipanti” sottolinea il direttore del “Digital Metamorphosis”; lo scopo è formare dei digital leader, in grado di guidare il processo di trasformazione digitale in aziende di diversi settori e in team interfunzionali. Le imprese che si iscriveranno al master potranno portare in aula fino a tre collaboratori, proprio perché sono le persone a dover crescere, per poter portare a compimento l’innovazione digitale all’interno dell’azienda. “L’obiettivo – conclude il professor Ravarini – è rendere le persone protagoniste del cambiamento”. Soggetti attivi e non passivi, sviluppando le proprie competenze per essere leader dei processi di innovazione, per diffondere a tutti i livelli dell’impresa una cultura favorevole alla metamorfosi digitale.
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VITA ASSOCIATIVA
BenEssere d’impresa “Occorre una nuova Cultura d’impresa che punti sul benessere”. Lo sostengono i Giovani Imprenditori che hanno portato il tema al centro dell’Assemblea annuale. Un’Assise che ha visto l’elezione di Giorgia Munari, nuova Presidente del Gruppo
Il nuovo Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani Imprenditori
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“Un’azienda che promuove salute – ha spiegato Raffaele Pacchet-
Silvia Giovannini ti dell’ATS Insubria, referente del Programma WHP – si impegna
a costruire, attraverso un processo di partecipazione, che coinvolge tutte le parti, in maniera libera e volontaria, un contesto che favorisce comportamenti e scelte positive per la salute e nell’interesse dei lavoratori”. Come perseguono le imprese questo ambizioso obiettivo? Ciascuna secondo le proprie specificità e attitudini e con percorsi, anche formativi, ad hoc. “In primo luogo fare cultura secondo un programma specifico, come quello pensato dall’ATS, permette di non cadere nel paternalismo”, ha sottolineato Giuseppe Boggio di Lavorazione Sistemi Lasi, aprendo una tavola rotonda dedicata ai casi di best practice d’impresa. “Per noi è fondamentale che in azienda ci sia un buon clima e posso affermare con una punta di orgoglio che è una soddisfazione sentire dire da un giovane ‘È bello lavorare in Lasi!’ ” Alessandra Caraffini di Ilma Plastica ha, invece, messo in evidenza una necessità: quella di far uscire le persone dalla zona di comfort. “Abbiamo riscontrato in azienda un problema di comunicazione – ha sottolineato – e questo non genera benessere. Abbiamo quindi avviato un percorso per superare questo gap, guidati da uno psicologo e strutturato con molte attività di tipo diverso, partendo curiosamente da una sorta di show cooking. Crediamo molto in questo percorso che dà i suoi frutti. È sempre costante poi l’attenzione alle diversità e a superare le barriere: tutte le persone da noi sono ugualmente importanti in azienda. La positività è alla base di ogni nostra iniziativa”. Sulla stessa linea, Andrea Crespi di Eurojersey, che aggiunge: “Ci siamo resi conto che, per le persone, contano più la cura e i benefit che garantiscono una buona qualità della vita (come semplicemente la presenza di una palestra in azienda) piuttosto che lo stipendio e questo ci ha permesso
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enEssere non significa, o non significa solo, stare bene in azienda. È qualcosa di più profondo e importante che tocca la vita di chi lavora in un contesto, ma che esce da questo contesto per portare valore e generare appunto benEssere in tutte le famiglie e nella società in generale”. Lo ha spiegato alla platea del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali, riunito in assemblea, Mauro Vitiello, nella sua relazione di fine mandato da Presidente del Gruppo. Un tema quello dello stare bene in azienda, scelto come cuore dell’Assise annuale per un motivo chiaro, esplicitato dall’imprenditore: “Nelle nostre imprese e nella nostra società occorre una nuova cultura. Si parla sempre di innovazione, ma questa non è solo tecnologia, digitalizzazione, Industria 4.0: significa, soprattutto, nuove relazioni, nuovi stili di vita e l’obiettivo altissimo del benEssere di tutti. Significa, in concreto, favorire lo sviluppo di iniziative legate a welfare, inclusione, ecosostenibilità, salute e sicurezza, conciliazione lavoro-famiglia, introduzione di comportamenti sani e soddisfacenti. Ma chi può e deve essere motore di questo cambiamento? Ovviamente i giovani, che si assumono un ruolo sempre più strategico nelle organizzazioni, in cui nuove sensibilità e competenze sono richieste per l’evoluzione degli ambienti di lavoro. Come motori del cambiamento, sono proprio loro ad avere la responsabilità di promuovere contesti orientati al benessere di tutti”. Ma come creare queste condizioni? Un esempio condiviso in assemblea è il Programma WHP – Workplace Health Promotion, che vede l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese in prima linea dal 2013. Un progetto realizzato in collaborazione con ATS Insubria e i responsabili dei Dipartimenti Salute e Sicurezza di Cgil, Cisl e Uil Varese, che ha l’obiettivo di andare oltre la mera applicazione della normativa sulla sicurezza, per coinvolgere il maggior numero possibile di persone in attività volte al miglioramento degli stili di vita. In pratica, le imprese, che aderiscono volontariamente all’iniziativa, scelgono di impegnarsi in una serie di progetti in tema di corretta alimentazione, contrasto al fumo, alcolismo, droghe e dipendenze da gioco, promozione di attività fisica, benessere personale e sociale, sicurezza stradale e mobilità sostenibile. La domanda da porsi, per usare le parole di Roberto Moretti responsabile del Servizio Promozione salute di ATS Bergamo dovrebbe essere “Cosa serve per essere felici sul luogo di lavoro?” La risposta va perseguita e declinata in ogni impresa.
Mauro Vitiello
Mauro Vitiello: “Sono i giovani ad avere la responsabilità di promuovere contesti orientati al benessere di tutti” 33
VITA ASSOCIATIVA
Giorgia Munari alla guida dei Giovani Industriali È Giorgia Munari la nuova Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali. Classe ‘85, laureata in Relazioni Pubbliche e Pubblicità, Munari ha poi seguito un master in Marketing alla U.C. Berkeley negli Usa per concludere il percorso di studi con laurea magistrale Bocconi in Marketing Management. Nel 2013 è entrata nell’azienda di famiglia, La Termoplastic F.B.M. Srl, leader mondiale nel design e nella produzione di manici, maniglie, pomoli e accessori per pentolame come Marketing Manager. Iscritta al Gruppo Giovani Imprenditori di Varese dal 2014, è stata Componente del Consiglio Direttivo dal 2015 e Vice Presidente dal 2017 con delega al Marketing. Sempre dal 2017 è componente del Consiglio Generale dell’Unione. Ad eleggerla, insieme al nuovo direttivo, è stata l’Assemblea del Gruppo che si è tenuta a maggio, l’ultima presieduta dal Presidente uscente, Mauro Vitiello, giunto al termine del mandato. “Noi giovani – ha sottolineato la neo Presidente nel suo saluto di insediamento – abbiamo una grandissima responsabilità, che gli altri ci riconoscono ma di cui noi stessi dobbiamo essere consapevoli: siamo noi i protagonisti della crescita, i generatori del cambiamento, i motori della nuova Cultura d’impresa”.
di strutturare attività mirate. Abbiamo avviato, in particolare, un percorso di flessibilità e smart working che è andato molto bene. Basti dire che il tasso di assenteismo in azienda è ben sotto alla media”. A tirare le conclusioni della riflessione, Lara Botta Vice Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria: “Gli anni che ci aspettano – ha sottolineato – sono di grande cambiamento ma non dobbiamo lasciarci spaventare. Come imprenditori dobbiamo anticipare i tempi e cercare nuove possibilità: vedere opportunità dove gli altri vedono problemi”.
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Lara Botta: “Come imprenditori dobbiamo anticipare i tempi e cercare nuove possibilità, il che significa vedere opportunità dove gli altri vedono problemi”
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FOTO DAL MONDO
REUTERS/Yves Herman
FOTO DAL MONDO
Un tappeto di campanule selvatiche, che fioriscono intorno alla metà di aprile, nella cosiddetta “Blue Forest” vicino ad Halle, in Belgio.
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SCIENZA
Un insetto per combattere l’ambrosia La “scoperta” di un funzionario del Comune di Castellanza stellanza può dare una svolta decisiva per contrastare naturalmente la pianta infestante che causa tante allergie Luigi Bignami
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na volta tanto una specie “aliena” potrebbe essere la soluzione ad un problema non indifferente per migliaia di persone allergiche all’ambrosia. La specie aliena (sono chiamate aliene quelle specie che si diffondono in aree diverse dal loro habitat naturale) è la Ophraella communa, un insetto originario del Canada, degli Stati Uniti e del Messico e che sembra l’arma ideale per combattere la diffusione della pianta che causa tante allergie, anch’essa “aliena”, perchè arrivata dagli Stati Uniti.
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Fino ad oggi la lotta contro questa specie era ed è combattuta cercando di interrompere il ciclo riproduttivo della pianta Ma facciamo un passo indietro e vediamo innanzitutto cos’è l’ambrosia artemisifolia, che generalmente chiamiamo ambrosia. È una pianta ariosa e leggera la cui altezza è molto variabile in rapporto alla
Per le persone sensibili, le reazioni allergiche compaiono durante il periodo della fioritura dell’ambrosia, il quale dura da metà luglio fino a inizio ottobre natura del suolo e all’ambiente dove cresce; una pianta fiorita può variare tra i 10 e i 180 centimetri. Lo stelo è molto caratteristico in quanto tende al rossiccio ed è peloso con numerosi rami. Le foglie possono arrivare ai 15 centimetri di lunghezza e sono attaccate al ramo attraverso un lungo picciolo. In Europa è arrivata in seguito al commercio navale. I primi incontri sul territorio europeo iniziarono circa 160 anni fa ed ebbe un forte impulso durante la Seconda Guerra Mondiale, quando gli americani importarono in Europa grandi quantità di alimenti per animali fortemente contaminati da semi della pianta. L’allergia che colpisce le persone è causata dal polline che è molto allergenico. La sua diffusione può causare forti raffreddori se non addirittura asma. Per le persone sensibili, le reazioni allergiche compaiono durante il periodo della fioritura dell’ambrosia, il quale dura da metà luglio fino a inizio ottobre. Purtroppo, le forme di allergia al polline sono notevolmente aumentate negli ultimi anni in molte regioni d’Europa. In Ungheria, ad esempio, tra il 60 e il 90% delle persone che soffrono di allergia è sensibile all’ambrosia. Nell’area di Milano e dintorni, una percentuale compresa tra il 13 e il 18% della popolazione soffre
SCIENZA
di un’allergia all’ambrosia. E questo solo per fare alcuni esempi. Fino ad oggi la lotta contro questa specie era ed è combattuta cercando di interrompere il ciclo riproduttivo della pianta e questo può dare buoni risultati visto che al momento la diffusione dell’ambrosia è ancora concentrata in aree relativamente ristrette e non si è diffusa in modo radicale su tutto il territorio italiano. Ma ora ecco che potrebbe esserci una nuova strada per combattere la sua diffusione, forse addirittura per estirparla totalmente. La lotta richiede l’alleanza con l’Ophraella, un insetto che negli anni Novanta arrivò accidentalmente in Cina, Corea, Giappone per poi sbarcare in Europa. Si tratta di un insetto oligofaga, ossia che si nutre di una ristretta varietà di alimenti e tra questi predilige proprio l’ambrosia. Ebbene alcuni mesi or sono Fabio Spadoni, responsabile dell’Ufficio Ecologia del Comune di Castellanza aveva notato, durante alcuni sopralluoghi effettuati nel suo Comune, alcune aree dove le piante di ambrosia apparivano rinsecchite senza alcun intervento umano e questo lo spinse ad osservare da vicino la situazione. Sugli arbusti vide una grande abbondanza di insetti. Ne prelevò alcuni e li portò al Laboratorio tifopatologico del Servizio fitosanitario regionale, a Vertemate con Minoprio, nel Comasco, dove le analisi permisero di classificare gli insetti come Ophraella communa. A questo punto è partita un’indagine che ha permesso di verificare la presenza di questo insetto in diverse aree delle Province di Varese, Como e Milano, dove effettivamente lo si è poi trovato. Questo ha reso ancor più interessante la ricerca che ha dato come risultato il fatto che, anche in altre aree, la presenza dell’Ophraella determina una riduzione della diffusione dell’ambrosia e naturalmente una riduzione nella diffusione dei pollini. Le femmine della specie depongono le uova in inverno per proliferare in primavera ed estate attaccando la pianta a gruppi di venti o trenta alla volta. L’insetto, grande come una coccinella, dà vita a più generazioni all’anno direttamente sulla parte aerea della pianta, così che larve e adulti si alimentino quasi unicamente delle foglie di ambrosia sulle quali vengono deposte le uova. La loro azione sulla specie infestante è tale da essere paragonata a quella di un diserbante. Il fatto che il piccolo insetto potesse essere una carta vincente contro l’ambrosia non è una scoperta recente, tant’è che già in Australia, negli Anni Novanta, venne usato come agente per un controllo biologico e in Cina venne addirittura allevato artificialmente per poi essere liberato nelle aree infestate dalla pianta. Prima di cantare vittoria contro la diffusione dell’ambrosia bisognerà tuttavia attendere ancora un po’ di tempo e verificare cosa succederà nei prossimi anni, pur partendo da una situazione molto promettente. L’aspetto importante è valutare gli impatti ecologici e verificare se la sua diffusione non causi a sua volta problemi ad altre specie vegetali o animali. E sarà anche importante capire se Ophraella sarà in grado di adattarsi in ambienti diversi. Se i risultati non daranno riscontri negativi sarà allora utile favorire la sua azione per contenere o, se possibile, eliminare la diffusione dell’ambrosia.
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TERRITORIO
TerraLUNA: dove nessuno viene lasciato solo Nasce a Gallarate, nell’edificio dell’ex Istituto scolastico Bonomelli, un Centro Autismo dedicato interamente a bambini affetti da questa patologia. Per accompagnarli attraverso ogni fase della vita, verso l’autosufficienza rilevato (sulla base di dati regionali) un incremento medio an-
Chiara Mazzetti nuo di utenti territoriali del 5,7%, tra il 2010 e il 2016. Il che si-
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ispondere ad una crescente necessità del territorio, prendendosi cura di bambini e famiglie in difficoltà, in un ambiente nuovo e creato appositamente: questo lo scopo del progetto TerraLUNA, che si propone di creare un Centro Autismo, vero e proprio polo di riferimento territoriale, da collocare nello stabile dell’ex Istituto scolastico Bonomelli di Gallarate. L’edificio di 5 piani, che occupa un totale di 10.000 metri quadri contando anche l’ampio terreno circostante, è stato acquisito dalla Fondazione Bellora (realtà che gestisce due Residenze Sanitarie per Anziani ed e un Centro Diurno Integrato) dall’Arcidiocesi di Milano dopo essere rimasto in disuso per 15 anni ed ora è pronto per un nuovo capitolo della sua storia. “Fondazione Bellora è da sempre attenta alle problematiche e alle richieste del territorio. Ci siamo sempre occupati di anziani, ma quando c’è stata la possibilità di acquistare questo stabile, non ci siamo lasciati sfuggire una simile occasione – spiega Enrico Colombo, Presidente della Fondazione –. Ci siamo immediatamente chiesti cosa poter fare di un edificio simile e, indagando sulle emergenze sociosanitarie del Varesotto, si è scoperto un forte disagio legato alla sindrome autistica”. I disturbi dello spettro autistico, caratterizzati da deficit persistenti della comunicazione sociale e dell’interazione interpersonale, attualmente si attestano sull’1% della popolazione italiana e le diagnosi, negli ultimi anni, hanno rivelato un trend in costante aumento. L’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) territoriale dell’A SST Valle Olona-Presidio di Gallarate, parte integrante del progetto TerraLUNA in quanto deputata alla diagnosi e cura del disturbo autistico, ha
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gnifica, dati alla mano, che solamente 1 utente su 3 attualmente riceve risposte appropriate alle proprie necessità. Ma per quale motivo questo avviene? “La UONPIA assolve alla richiesta di diagnosi precoce di autismo in tempi contenuti – spiega ancora il Presidente di Fondazione Bellora –. Il problema vero si presenta dopo la diagnosi, ovvero nel momento in cui dovrebbe avvenire la presa in carico
Il progetto TerraLUNA nasce con lo scopo di rispondere ad una crescente e sempre più importante necessità del territorio: la presa in carico di bambini affetti da disturbi autistici
continuum esterno-interno. Per integrarci perfettamente nella comunità gallaratese, non mancheranno zone verdi e specchi d’acqua, fondamentali nella terapia dell’autismo. Intendiamo realizzare un luogo confortevole in cui sperimentare legami forti e relazioni solidali, allontanando il timore dell’abbandono. Piscine per la riabilitazione, laboratori di cucina, progetti di avvicinamento al lavoro: TerraLUNA è un progetto a 360 gradi”, conclude Enrico Colombo. I soggetti coinvolti sono Fondazione Bellora, in collaborazione con l’A ssociazione delle Famiglie dei bambini autistici “Officina 025” in raccordo con il Servizio Sanitario pubblico ASST Valle Olona attraverso l’UONPIA di Gallarate, l’Istituzione di riferimento territoriale ATS Insubria e la rete sociale comprendente
bambini autistici e delle loro famiglie”, precisa Colombo. E come? “Con un’offerta integrata e completa di supporti sociosanitari e sociali che sostengano le persone affette da autismo in tutte le fasi, con una sorta di intervento totalizzante in grado di coprire tutti gli aspetti della vita di questi soggetti. Insomma, l’idea è quella di seguire tutta la famiglia, non solo il bambino a cui è stato diagnosticato un disturbo autistico, partendo dalla prediagnosi fino al ‘Dopo di noi’, ovvero al momento in cui questi bambini, ormai adulti, si troveranno a non avere più i genitori al loro fianco”. Al momento è prevista una presa in carico graduale di bambini in età precoce, che hanno ricevuto la diagnosi e sono in attesa di trattamento al Centro Autismo, la cui inaugurazione è prevista per giugno 2020. Ovviamente a condizione che i lavori di ristrutturazione vengano completati, anche grazie alla generosità di chi vorrà contribuire alla causa. “Abbiamo in progetto di ristrutturare lo stabile attraverso un vero e proprio recupero urbano: infatti l’edificio non verrà abbattuto, ma rimodernato per fare spazio ad un habitat in linea con lo spirito progettuale e con il tessuto urbanistico in un
Comuni e Servizi Sociali, Associazioni, Scuola, Enti formativi, famiglie, imprese e i medici di base pediatri con la rete del SSN territoriale. IRCCS Eugenio Medea - Associazione La Nostra Famiglia, collabora alla sperimentazione mettendo a disposizione, a titolo gratuito, metodologie e competenze, così come Rotary Distretto 2042 Gruppo Olona e Ascom Gallarate. Inoltre, sono coinvolti Iescum per la formazione e Ma*GA per la realizzazione di laboratori creativi.
TERRITORIO
terapeutico-riabilitativa dei bambini affetti da disturbi autistici. Purtroppo, non tutte le richieste riescono ad essere accolte e si formano, così, lunghe liste d’attesa di 12 mesi poco rispondenti ai reali bisogni delle famiglie”. Quando, invece, una presa in carico tempestiva della patologia è in grado di migliorare sensibilmente la qualità della vita della persona che ne è affetta. L’autismo si connota, infatti, come una condizione cronica, che accompagna il soggetto e la famiglia per tutto l’arco di vita, richiedendo interventi multi-specialistici e multidisciplinari considerevoli. “Non si guarisce da questa malattia, ma è possibile migliorare la prognosi e in alcune situazioni arrivare all’autonomia e all’autosufficienza. TerraLUNA nasce proprio con questo obiettivo: migliorare l’offerta di servizi nel territorio a favore dei
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L’inaugurazione del Centro Autismo è prevista per giugno 2020, a condizione che i lavori di ristrutturazione vengano completati, anche grazie alla generosità di chi vorrà contribuire alla causa 41
LE SCELTE DI OGGI POSSONO INCIDERE SULLA VITA DI DOMANI Individuare e valutare l’impatto degli imprevisti consente di accrescere la serenità propria e dei nostri cari. La tutela assicurativa è alla base di ogni pianificazione finanziaria e contribuisce a costruire un futuro stabile Preoccupare, dal latino praeoccupare, «occupare prima, prevenire». Responsabile, «che risponde, che è garante di qualche cosa o per qualche persona». Sono queste le definizioni che il dizionario usa per descrivere due aspetti che attraversano e permeano la vita adulta di ciascuno. Le responsabilità e preoccupazioni più sentite riguardano il benessere della propria famiglia. Si lavora sodo per garantire un buon tenore di vita ai propri cari. Si programma per i figli il percorso formativo migliore, più adatto a loro, con un occhio al loro futuro. Infine ci si occupa dei propri genitori che, invecchiando, necessitano di essere maggiormente accuditi sia a livello sociale che sanitario. Tanti sono i pensieri per cui preoccuparsi, o meglio, di cui “occuparsi prima”. Perché tutte le migliori intenzioni e i progetti più ambiziosi possono interrompersi o subire deviazioni importanti se gli imprevisti piombano all’improvviso e ci colgono impreparati. Per non lasciare la propria famiglia fragile difronte alle avversità della vita, piccole o grandi che siano, occorrono mezzi efficaci per proteggerla e fortificarla. CHECK UP ASSICURATIVO Come pre-occuparsi per tempo? Per prima cosa occorre un check up assicurativo, condizione necessaria per individuare possibili rischi per la famiglia, l’abitazione e i beni contenuti e ne valuti l’eventuale impatto economico che ne può conseguire. È pacifico che il bene più prezioso per una famiglia riguardi la salute dei propri componenti, in
primis del capofamiglia e la sua capacità di produrre reddito fino all’età pensionabile. Nel nostro Paese l’Istat ha calcolato che il “capitale umano” ha mediamente un valore pari a 342mila euro (fonte: ISTAT, il valore monetario dello stock di capitale umano in Italia. Anni 1998-2008, 18 febbraio 2014). Si tratta, in altre parole, del danno finanziario che peserebbe sulla famiglia nel caso in cui il capofamiglia non fosse più in grado di generare reddito. IL VALORE DELLA PROTEZIONE Secondo una recente ricerca, il 37% delle famiglie italiane, con un patrimonio superiore ai 25mila euro, lascia sul conto corrente della liquidità in eccesso proprio per far fronte agli imprevisti (*fonte: IPSOS- Prometeia del Wealth Insights 2019). Trasferire il rischio di un evento inaspettato a una compagnia assicurativa mette nella condizione di maggiore serenità. E uno stato d’animo sereno porta a liberare le risorse finanziarie lasciate liquide per il «non si sa mai» e a dirottarle verso forme di investimento adattate ai propri obiettivi e al proprio profilo di rischio. SPECIALISTI DELLA PROTEZIONE L’idea della «banca costruita intorno a te» nasce da un incontro tra il fondatore, Ennio Doris, e un artigiano che, nel consegnare il proprio denaro in gestione, confessa che la sua famiglia non può permettersi che lui si ammali. Da questo episodio Doris comprende che le esigenze dei clienti
PUBBLICITÀ vanno messe al centro e che i servizi assicurativi, bancari e finanziari ne sono al servizio. Ancora oggi Banca Mediolanum vuole portare la massima attenzione, dove l’attenzione massima è dovuta, ovvero la famiglia.
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TERRITORIO
Varese Passione Moto Non solo un mezzo di trasporto e una realtà economica importante, ma anche una vera e propria miniera di interessi, di amicizie, di collaborazioni. Il mondo delle due ruote è questo e molto altro per la Città Giardino promosse e organizzate da Cafe Racer Varese, un gruppo creato-
Damiano Franzetti si proprio con la passione per le due ruote a motore e divenuto
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ei primi mesi del 2019, in una sala di un ristorante varesino (lo Spitz), sono andate in scena alcune serate ricche di ospiti, accomunati dalla passione per le moto e per la cultura che accompagna il mondo delle due ruote. Al microfono si sono alternati, tra gli altri, personaggi come il dakariano Renato Zocchi, il tecnico di lungo corso Fiorenzo Fanali, i portacolori del rinato Team Paton fino al mitico Renato Pozzetto, grande amante dei motori a due e quattro ruote. E ancora, sono stati raccolti fondi per il progetto “Le favole del motociclista”, portato avanti da Ernest Pozzali e dedicato, in quella circostanza, ai progetti del Comitato Maria Letizia Verga. Le iniziative in questione sono state
poi un punto di riferimento per tutto il mondo, che comprende numerosi aspetti culturali e turistici, legato al motociclismo. Un piccolo-grande esempio del significato che ha la motocicletta per la Città Giardino: non solo un mezzo di trasporto e non solo una realtà economica importante, ma anche una vera e propria miniera di interessi, di amicizie, di collaborazioni. Le varie anime della moto, in provincia, sono ben rappresentate da un progetto che è nato ufficialmente proprio con intenti legati alla promozione delle due ruote ma che non sarebbe mai decollato senza la giusta dose di amore e passione per questo mondo. “Varese Terra di Moto” però, oggi, è una realtà sempre più interessante: il seme fu gettato più di due anni fa, quando gli imprenditori varesotti del settore, stufi di andare ciascuno per conto proprio alle fiere
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di settore, cominciarono a ragionare intorno a un progetto comune. “Io e Marco Belli siamo amici da sempre e siamo accomunati dall’essere alla terza generazione della propria impresa familiare. Tempo fa notammo che l’eccellenza varesina legata al comparto motociclistico è poco percepita al di fuori del nostro territorio, così ci venne l’idea di fare quadrato e darci una maggiore identità per non disperdere questa cultura delle due ruote a motore. E anche per spiegare alle nuove generazioni, che non hanno vissuto le epopee sportive del passato, quel che ha rappresentato e rappre-
“Le fiabe dei motociclisti” Tra le tante iniziative legate al motociclismo e nate sul nostro territorio, una particolarmente bella ed efficace è quella inventata dalla fantasia di Ernest Pozzali, motociclista legnanese che ha pensato di mettere a disposizione la sua passione per aiutare i bambini costretti a lunghi ricoveri in ospedale. Ernest ha dato vita al progetto “Le fiabe dei motociclisti”: ha scritto libri (tre, fino a ora, illustrati da Giorgio Serra “Matitaccia”) per bambini in cui i protagonisti delle storie sono ispirati chiaramente ai personaggi del mondo dei motori. Tra essi anche Claudio Castiglioni, Peppino Pattoni o Hubert Auriol con la sua Cagiva. Con i ricavi delle vendite dei volumi, Ernest e i suoi collaboratori hanno acquistato nel corso degli anni un gran numero di console per videogiochi, poi distribuite all’interno dei reparti di pediatria o degli ospedali per bambini. Sono già oltre 20 le strutture coinvolte da questo progetto, in tutto il Nord Italia. Quella dei videogiochi è una scelta “calibrata”: “In molti casi i bimbi devono restare ricoverati per lungo tempo e le loro condizioni non permettono di svolgere attività ‘fisiche’. In quel caso le console sono di grande aiuto e consentono anche ai bimbi malati di giocare insieme ai genitori o ai fratellini”. Il progetto non si ferma qui: grazie ai motori elettrici, alcune motociclette sono state portate direttamente in corsia per far provare l’ebbrezza di stare in sella anche a quei bambini che per mesi non possono uscire dai propri reparti. (D.F.)
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senta la moto per Varese”. A parlare è Annalisa Mentasti, dirigente della Sandro Mentasti Srl di Bobbiate, azienda famosa soprattutto per il marchio “Ariete” con il quale griffa occhiali, manopole e altri accessori ben noti ai motociclisti. “Grazie all’intervento della Camera di Commercio, l’idea di ‘Varese Terra di Moto’ decollò due anni fa con un convegno alle Ville Ponti nel quale furono illustrati i risultati di due ricerche condotte dalla LIUC – Università Cattaneo. La prima ‘certificò’ il fatto che nel Varesotto è attiva una vera filiera legata alle motociclette, la seconda fece rilevare come in Italia ci siano ancora molti aspetti da migliorare nell’utilizzo della moto come mezzo di trasporto, almeno in confronto ad altri Paesi europei. Così, dopo aver fondato il nostro comitato, iniziammo a lavorare sia per far conoscere le tante realtà e possibilità motociclistiche sul territorio, sia per promuovere una serie di iniziative votate a migliorare la convivenza sulla strada di tutte le categorie coinvolte: pedoni, ciclisti, motociclisti e automobilisti. Abbiamo spinto per avere guard-rail di nuova generazione, abbiamo parlato del concetto di ‘guida difensiva’ promosso dalla testata specializzata ‘InSella’, aiutato a rinvigorire l’attività di alcuni motoclub. La collaborazione con Cafe Racer Varese ci ha permesso di realizzare le serate culturali che hanno mosso parecchie persone mentre alcune aziende come SWM hanno iniziato a proporre stage inseriti nel programma di alternanza scuola-lavoro, con cui
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i giovani possono fare esperienza pratica nel mondo dei motori”. E poi ci sono gli itinerari, quattro, studiati per dare agli appassionati del turismo motociclistico le giuste indicazioni per percorrere le strade varesotte toccando musei e ville storiche, paesaggi mozzafiato e aziende del settore. In attesa, sarà il prossimo passo, di stringere accordi con il comparto ricettivo. “Con l’evento ‘Motus’ di giugno abbiamo alzato ulteriormente l’asticella, portando le moto all’ippodromo delle Bettole ma anche nel centro cittadino”, prosegue Mentasti. Il giusto tributo alle circa cento aziende che si occupano direttamente di lavorare - del tutto o parzialmente - per questo settore, dando lavoro a circa 1.300 addetti. Numeri ai quali si devono aggiungere quelli dell’indotto che conta un centinaio di altre imprese coinvolte. All’orizzonte si profilano nuove sfide a partire dalla moto elettrica, che vanta un avamposto a Gallarate dove c’è la sede della Italian Volt e che potrebbe essere una strada per riportare in auge il marchio “Cagiva”, come ha detto di recente in un’intervista a “Motociclismo” Timur Sardarov, CEO di MV Agusta. “Pensate - conclude Mentasti - all’uso che si potrebbe fare della moto elettrica all’interno dei parchi, salvaguardando al massimo l’aspetto naturalistico, un altro dei campi a cui Varese Terra di Moto è molto attenta”. Non a caso, tra le iniziative del comitato c’è stata anche la pulizia dei boschi della Valsorda, tra Varese, Malnate e Cantello. Perché parlare di ecologia e motociclismo off-road non dev’essere considerata una contraddizione ma, anzi, deve diventare una regola.
Annalisa Mentasti: “Questa realtà nasce anche per spiegare alle nuove generazioni, che non hanno vissuto le epopee sportive del passato, quel che ha rappresentato e rappresenta la moto per Varese”
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Dal canto alla pittura: una vita dedicata all’arte La storia di Adele Cossi, mezzosoprano luinese, che dopo teatro e televisione e una vita senza compromessi ha deciso di tornare alla pittura, sua grande passione sin dall’infanzia Mario Chiodetti
Nelle foto, Adele Cossi nei panni de “La Carmen”
A
dele Cossi è donna di grande temperamento e vitalità, mossa da una inesauribile passione per l’arte e la bellezza, entusiasta della vita e trascinatrice di chi le sta accanto. La sua splendida carriera teatrale come mezzosoprano, il successo avuto in televisione in importanti trasmissioni, i riconoscimenti per la sua nuova attività di pittrice, non hanno mutato il suo carattere schietto né la semplicità affettuosa dei suoi modi. Diplomata in canto al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, allieva di Leyla Gencer, uno dei più grandi soprani del ‘900, Adele, donna di grande bellezza tanto da essere premiata nel 1981 dalla rivista “Amica” come sosia di Bo Derek, è stata anche un notissimo volto televisivo, grazie alla sua partecipazione alle trasmissioni di Rai 2 “Ci pensiamo lunedì”, “Forte Fortissimo” e “Casa Rai” di Giletti. Come è nata la passione per il canto? Aveva musicisti in famiglia? “Sin da bambina il mio sogno più grande era quello di diventare una cantante lirica; a sei sette anni mi arrampicavo sugli alberi per vedere il mondo dall’alto, come da un palcoscenico, per cantare inventando le melodie. I miei genitori non sono musicisti,
“Fin da bambina amavo dipingere, ma poi ho privilegiato la mia voce che subito mi ha dato enormi soddisfazioni” 48
ma hanno sempre avuto il gusto per l’arte e il buon ascolto. Poi iniziai a studiare pianoforte privatamente, ma dovetti attendere di dare la maturità per potermi iscrivere al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, sotto la guida del grande tenore Pier Miranda Ferraro. Nel contempo, coltivavo già l’altra mia passione, quella per la pittura, ma l’accademia di Brera è rimasta un sogno nel cassetto”.
Quali sono i suoi maestri e i cantanti a cui si è ispirata? “In conservatorio ebbi la fortuna di avere un insegnante, il maestro Ferraro, che oltre a insegnarmi la tecnica, seppe trasmettermi la capacità fondamentale di esprimere e interpretare ciò che cantavo. A ventun anni vinsi il concorso più importante, l’A slico, che mi aprì le porte dei più grandi teatri, come interprete protagonista. Durante il mio percorso iniziale ebbi anche la fortuna di entrare a far parte dei prescelti dal maestro Rodolfo Celletti, che mi aiutò ulteriormente nella formazione dei diversi aspetti della tecnica vocale, dello stile e dell’interpretazione del Belcanto italiano”.
TERRITORIO
“Dopo aver realizzato successi e calpestato palcoscenici, metto in discussione ancora me stessa nell’indagine psicologica che scaturisce dal colore e dal tratto”
Accanto alla lirica lei ha avuto una carriera televisiva: come la ricorda e quali soddisfazioni le ha dato? “Fui chiamata per un programma di varietà in prima serata, “Ci pensiamo lunedì”, in onda la domenica sera su Rai 2. Quattordici puntate, in cui uno spazio era dedicato all’operetta. Il successo fu eclatante; arrivarono richieste anche dal cinema. Il direttore di Rai 1 mi propose di condurre e presentare il varietà del sabato sera, dove avrei anche dovuto ballare oltre che naturalmente cantare. Ma l’emozione che mi dava il teatro era ineguagliabile, così rinunciai, per dare maggior spazio al palcoscenico, la passione della mia vita”. Oggi Adele si è trasformata in Eleda e dipinge: come mai questa scelta? Ha fatto studi artistici o è autodidatta? “Fin da bambina amavo dipingere, ma poi ho privilegiato la mia voce che subito mi ha dato enormi soddisfazioni. Ora, lasciato il palcoscenico per dedicarmi alla famiglia, ho pensato di riprendere i pennelli. Attraverso la pittura voglio catturare l’essenza del carattere, come facevo con le eroine che interpretavo sulla scena, per regalare, a chi osserva le mie tele, lampi di sentimento e guizzi di passione, con il colore che si muove come note musicali”.
Quali sono i ruoli a cui è più affezionata e i colleghi che più ha ammirato negli anni di teatro? “Il ruolo che più mi appassiona è quello di Carmen, in cui vocalità e temperamento sono in gioco costante. In ogni opera ho imparato qualcosa attraverso il lavoro in palcoscenico accanto ai colleghi: dettagli, sfumature, tenuta scenica, tutti particolari che mi hanno fatta crescere. È stato determinante lavorare accanto alla grande Raina Kabaivanska o all’elegante Renato Bruson”.
La scelta dei soggetti come avviene? Quali sono le tecniche che adopera? “Dopo aver realizzato successi e calpestato palcoscenici, metto in discussione ancora me stessa nell’indagine psicologica che scaturisce dal colore e dal tratto. La tecnica a olio è l’aspetto fisico delle mie creazioni. Amo i ritratti, in cui voglio cogliere l’essenza dell’anima rivelata dagli occhi, per far sì che ogni spettatore ne possa cogliere un proprio significato. Canto e pittura sono ormai due elementi vitali di ricerca artistica quotidiana”.
Quanto conta la bellezza nella vita e nella carriera di una cantante? “La bellezza è un’arma a doppio taglio, apre sicuramente molte più porte, ma poi devi metter bene in chiaro che non vuoi scendere a compromessi. Questo mio atteggiamento mi ha spesso fatto tagliare i ponti con teatri importanti”.
Lei è nata e cresciuta a Luino dove tuttora vive: come si trova? “L’amenità della natura che circonda Luino e l’energia che sento nel vedere il lago, ogni giorno aprendo gli occhi, sono la vitalità che ho dentro. È perciò che ogni giorno ringrazio il Signore per avermi fatto nascere in un posto come questo”.
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▶ PROVINCIA DA SCOPRIRE
La favola del bosco Fate, guardiani e streghe: questi i personaggi, scolpiti nel legno da Sergio Terni, che si possono incontrare lungo il sentiero 17 che da Cerro di Caldana sale al Forte di Orino in cima al Campo dei Fiori sul livello del mare) sale al Forte di Orino in cima al Campo dei
Sergio Redaelli Fiori (1.139 metri), seguendo il tracciato del sentiero 10A Velate-
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l paragone con i grandi del passato non lo turba. È giovane, scolpisce per divertimento nel polveroso laboratorio sotto casa o nel fitto del bosco popolato da cervi e cinghiali. Lavora esclusivamente il legno, di cedro, di castagno o di betulla che sia: “Sento più il legno della pietra e del marmo – confessa – il legno è morbido e caldo e al momento occupa i miei interessi”. Sergio Terni, 43 anni, nato a Cocquio Trevisago, di professione impiegato e gran camminatore in montagna, è uno scultore autodidatta. Ha imparato a intagliare frequentando le botteghe artigianali come si usava a Firenze ai tempi di Andrea del Verrocchio, maestro di Leonardo da Vinci. Ha donato alla chiesa di Cerro un crocefisso a mezzo busto. Ma l’opera che gli ha dato la notorietà è il “Popolo del bosco”: fate, guardiani e streghe con cui ha reso vivo il sentiero n. 17 nel tratto che da Cerro di Caldana, sulle alture di Cocquio (450 metri
Orino. È come entrare in una favola di Walt Disney. Ovunque si volga lo sguardo a destra e a sinistra, inoltrandosi tra faggi e conifere, penetrando tra felci e noccioli, appaiono i magici abitatori della selva. “Le mamme mi ringraziano perché i figli entrano volentieri nel bosco per vedere le mie sculture a contatto con la natura – spiega – e una volta tanto non stanno davanti al computer”. I bambini vengono con le famiglie in forma privata e in gita scolastica dall’asilo infantile di Caldana e dalle elementari e medie di Cocquio, Azzio, Cuvio e dintorni. Durante l’Ottobre Caldanese, la festa dei mestieri, si organizzano rappresentazioni teatrali lungo il “Sentiero delle fate” con attori amatoriali vestiti da fauni. Quasi tutte le opere risalgono al 2016, ma l’artista sta lavorando a nuovi personaggi (l’elfo, lo scoiattolo). Lo spettacolo inizia appena fuori dalle case di Cerro, in località La Colma, segnalato dalle apposite palette. Una pergamena in legno annuncia che “non puoi
Sergio Terni davanti a una sua scultura
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RUBRICHE La scultura che accoglie i visitatori nel bosco
vivere la favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco”. Ed ecco comparire la figura del guardiano, che accoglie il viandante facendo capolino dal tronco di un castagno, come il capocomico a teatro affacciandosi al proscenio. Ecco la dea Berta desunta da leggende celtiche, il gigantesco ragno in agguato sulla tela di alluminio, la realistica vipera strisciante, il gufo attento alle prede da ghermire, la strega brutta e sdentata, secondo tradizione, a cui qualcuno ha infilato al polso un braccialetto di perle. “Il successo mi ha sorpreso, non me lo aspettavo - ammette l’autore -. Scolpire non è facile. Devi trasmettere un’idea, un’emozione. E prima di usare lo scalpello trascorrono mesi di progettazione, di calcoli, percentuali, misure e studi dell’anatomia del corpo umano. Non è solo picchiare il legno con il mazzuolo. C’è lo studio, c’è la ricerca. Ho cominciato frequentando per tre anni il laboratorio
Sergio Terni è uno scultore autodidatta. Ha imparato a intagliare frequentando le botteghe artigianali come si usava a Firenze ai tempi di Andrea del Verrocchio, maestro di Leonardo da Vinci
La tela del ragno
di Luigi Pogliani a Brenta che mi ha insegnato a intagliare il legno, una tradizione che a Varese ha pochi cultori. Frequento corsi di scultura in Valle d’Aosta con il maestro Giuseppe Binel e ad Ortisei in Valgardena con Mattia Kostner. Le sculture fanno parte di me, io parlo con loro, do loro la mia anima e con la mia attività sogno di donare qualcosa di bello agli altri”. In primavera nel bosco non è raro imbattersi nei caprioli appena nati. Bisogna assolutamente evitare di toccarli, raccomandano gli esperti, se la madre non riconosce l’odore li abbandona. Il sentiero è zona di caccia. Quand’è stagione ospita battute anche notturne per il contenimento delle specie nocive, come cinghiali e nutrie. È zona di turismo domenicale e talvolta si verificano episodi di vandalismo. La vipera scolpita da Sergio Terni scivola sinuosa sopra un masso e appare all’improvviso a chi percorre il viottolo. Forse ha spaventato qualcuno e, in passato, l’hanno strappata e gettata tra i cespugli. Il sentiero 17 è anche una meravigliosa area di trekking, di recente colpita da violente tempeste che hanno rovesciato alberi di alto fusto mettendo a rischio le case. Per questo sono in corso abbattimenti preventivi e i taglialegna vanno e vengono con i trattori. Ma la favola del bosco conserva intatto il suo fascino. La materia prima sono i castagni morti che l’artista individua lungo il sentiero. “È il legno che resiste meglio all’usura del tempo, contiene il tannino e non marcisce. Ma tende ad aprirsi e va lavorato contro vena. Meglio del pino, in ogni caso, che tende a seccare”. 51
RUBRICHE
La Dea Berta
Se il bosco è incantato, il laboratorio di Sergio Terni nello scantinato della casa dove abita a Cocquio non è meno seducente. Ovunque cunei, mazzette, punzoni, martelli, mazzuoli, scalpelli, busti, teste e mezzibusti a metà lavorazione, cavalletti, seggiolini e disegni di tavole anatomiche appesi alle pareti. E poi colle, raspe per limare, sgorbie per scalpellare in un classico disordine d’artista. Nel laboratorio si coglie l’attrazione che l’arte sacra esercita su di lui. L’artista ci mostra il legno di cedro su cui sta realizzando il bassorilievo di S. Bernardo, una statua di oltre due metri per l’esterno della chiesa dell’Annunciazione a Cerro di Caldana. Raffigura il Santo che tiene a bada un diavoletto, in vernacolo il “ciapin”, rappresentato su una tela antica all’interno della chiesa: “Il cedro contiene la resina, è profumato e pastoso, ideale per l’esterno”. È attratto dalla figura di Cristo. Ci mostra le fotografie a colori dei modelli che stimolano la sua fantasia: “Il volto di Cristo è ricco di mistero – dice – e per raffigurarlo ci vuole umiltà”. Infine, un sogno da realizzare. “Mi piacerebbe collaborare con l’ente Campo dei Fiori – confessa –. Vorrei scolpire una grande figura di alpinista da porre al Forte di Orino, sulla sommità del Campo dei Fiori.
Me lo immagino ritto in piedi in un luogo panoramico, affacciato sul precipizio a scrutare l’orizzonte. Per dare a chi guarda un senso di libertà e di infinito”.
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“Scolpire non è facile. Devi trasmettere un’idea, un’emozione. E prima di usare lo scalpello trascorrono mesi di progettazione, di calcoli, percentuali, misure e studi dell’anatomia del corpo umano” Il Gufo
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L’IMPORTANZA DI VIAGGIARE IN PIENA SICUREZZA In viaggio per lavoro? Ecco perché conviene partire assicurati
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Gavirate vince la scommessa dell’accoglienza turistica Continua a crescere il numero di camperisti che fanno tappa nella struttura sul lungolago: un trend positivo che premia e valorizza la capacità attrattiva del territorio
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Complice la vicina pista ciclabile, la struttura per camperisti di Gavirate si è ritagliata, progressivamente, la fama di area sosta perfetta per un weekend fuoriporta
area camper sul lungolago di Gavirate ha compiuto undici anni nell’aprile scorso, anche se in realtà, la struttura, prima dei lavori di ampliamento e modernizzazione, realizzati in occasione dei Mondiali di Ciclismo del 2008, risale già al 2005. Una trentina di piazzole, tutte attrezzate con area per scarico e carico dell’acqua e corrente elettrica, completamente automatizzate. La gestione è affidata alla Pro Loco che ne mantiene l’efficienza e la pulizia, ottenendo il giudizio positivo di molti camperisti alla ricerca di un’area tranquilla dove riposare e godere delle bellezze turistico ambientali che caratterizzano la zona, a partire dalle sponde del lago di Varese. Il Varesotto è tradizionalmente un’area di passaggio per molti turisti, soprattutto stranieri, provenienti dal Nord Europa, in viaggio verso le stazioni balneari italiane. Con l’apertura dell’area camper di Gavirate, il flusso normalmente in transito dal Sempione, abituato a sostare
gia di turismo che arriva nella nostra zona, riuscendo ad attirare persone da tutt’Italia e anche dall’Europa”. Anche i numeri delle presenze, tenuti costantemente monitorati dalla Pro Loco gaviratese, dimostrano come l’area camper sul lungolago non sia una “cattedrale del deserto”, come purtroppo a volte capita finito l’evento per la quale era stata concepita in origine, in questo caso i Mondiali di Ciclismo del 2008, che si corsero a Varese. Complice la vicina pista ciclabile, la struttura per camperisti di Gavirate si è
sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, si è allargato fino al territorio della provincia di Varese. L’opera di promozione affidata alla Pro Loco ha permesso, negli anni, di convincere una fetta sempre più ampia di turisti, intercettando anche chi è alla ricerca di nuove zone da conoscere ed esplorare. Prima area di sosta camper in provincia di Varese, venne aperta grazie a un’intuizione. “Avevamo un campeggio che ormai ospitava solo delle roulotte stanziali - spiega Claudio Ossola, responsabile dell’Ufficio IAT di Gavirate - Decidemmo di chiuderlo e di cambiare l’offerta di accoglienza. Poi, grazie ai fondi legati al Mondiale di Ciclismo di Varese del 2008, realizzammo quest’area camper, completamente automatizzata. Posso dire oggi, a distanza di qualche anno, che fu un’ottima intuizione, perché siamo riusciti a cambiare la tipolo-
ritagliata, progressivamente, la fama di area sosta perfetta per un weekend fuoriporta, immersa nella natura, dove trascorrere qualche giorno in pieno relax, con tutti i servizi necessari a portata di mano. Le presenze di turisti italiani sono in costante crescita: dalle 327 del 2005 siamo arrivati, nel 2018, alle 1045, mentre quest’anno, nei primi quattro mesi del 2019, i camper italiani di passaggio sul lungolago gaviratese sono stati già 383. “La gestione di quest’area non comporta grossi problemi - racconta Susanna Mascetti dell’ufficio IAT gaviratese - Qualche difficoltà si registra durante i weekend della bella stagione quando è un po’ congestionata. Molti camperesti arrivano per il fine settimana e la capienza penalizza un po’ il turismo plein air. Se potessimo allargarci risolveremmo tutte le criticità ma, quando si trattò di progettarla, potevamo
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Alessandra Toni
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scegliere se fare piazzole grandi ma limitare il numero a dieci, oppure ridurre gli spazi per moltiplicare l’offerta. Credo che, alla fine, la scelta fatta sia stata giusta perché il flusso è costante durante tutto l’anno, vuol dire che il servizio è apprezzato”. Se d’estate il flusso di camperisti è ovviamente maggiore, anche nei mesi freddi, l’area camper sul lungolago di Gavirate resta comunque un punto di riferimento e di approdo per gli appassionati di questo tipo di turismo. È raro, anche d’inverno, vedere la struttura deserta, soprattutto al sabato e alla domenica. Gli anni d’oro dell’area camper sono stati a cavallo della prima decade del nuovo millennio quando transitavano quasi 3000 mezzi all’anno, tra gli anni 2009 e 2013. Poi un calo progressivo, che non intacca comunque la bontà dell’idea iniziale: lo scorso anno sono state 2100 le presenze totali, nel 2017 hanno raggiunto l’area 2380 camper, mentre nel 2016 gli accessi sono stati in totale 2668. La percentuale di stranieri rimane elevata con i tedeschi a guidare la classifica dei turisti in arrivo da Paesi esteri, seguiti da Francia, Svizzera e Gran Bretagna. Proprio dalla flotta proveniente dalla Germania si registra la contrazione più cospicua con un calo di presenze; dagli 850 passaggi del 2016 ai 591 dello scorso anno.
Prima area di sosta camper in provincia di Varese, venne aperta grazie a un’intuizione Leggera flessione anche per i camperisti francesi, scesi dai 259 equipaggi del 2016 ai 277 dello scorso anno. Dalla Gran Bretagna arrivano, invece, piacevoli conferme: gli equipaggi inglesi arrivati a Gavirate lo scorso anno sono stati 43 mentre l’anno precedente 27 e nel 2016, 32. Tra i turisti approdati nella struttura sul lungolago di Gavirate troviamo camper provenienti anche da Slovenia, Croazia, Danimarca, Lussemburgo e Portogallo, con numeri certamente non elevati, ma significativi della fama che la struttura attrezzata si è conquistata in questa fetta particolare di turismo itinerante. Gavirate, quindi, è entrata di diritto nei circuiti di riferimento, merito sicuramente del passaparola e dei giudizi on line dei siti specializzati, ma anche dalla promozione che la Pro Loco ha sviluppato attorno all’area, grazie alla presenza dell’Ufficio IAT, che garantisce il servizio di accoglienza, informazione ed assistenza, distribuendo anche materiale informativo prodotto negli anni dal Varesotto. Gavirate si colloca in una posizione comoda e centrale per raggiungere da una parte Varese e dall’altra il Lago Maggiore. La presenza della linea
ferroviaria delle Nord, raggiungibile abbastanza facilmente dall’area camper, garantisce inoltre ai turisti la possibilità di visite e gite sul territorio, spaziando sino a Milano. A livello locale, in aggiunta, Gavirate offre attrattive speciali, che vanno dalla pista ciclo pedonale attorno al lago, un anello di 28 chilometri molto apprezzata dai turisti del fine settimana, sino agli itinerari naturalistici all’interno del vicino parco del Campo dei Fiori, piuttosto che le bellezze storiche architettoniche come il Chiostro di Voltorre, sede di manifestazioni e mostre. “Durante la settimana, arrivano soprattutto turisti stranieri che si fermano uno o due giorni e visitano le bellezze del Varesotto grazie ai collegamenti che Gavirate offre - spiega ancora Claudio Ossola - Il fine settimana, invece, è quasi esclusivamente per gli italiani che arrivano sul lungolago per la classica gita fuoriporta, approfittando della pista ciclabile, delle escursioni e della manifestazioni che la Pro Loco o altre associazioni promuovono in paese”. Anche il giudizio del sindaco di Gavirate Silvana Alberio è positivo: “L’area camper – commenta la prima cittadina - è sicuramente un plus del nostro territorio per i turisti che vogliono venire a conoscere il Varesotto. È un luogo tranquillo, ma comodo per raggiungere le principali località. Credo sia un ottimo esempio di accoglienza anche per un turismo itinerante che, comunque, porta valore”.
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L’opera di promozione affidata alla Pro Loco ha permesso, negli anni, di convincere una fetta sempre più ampia di turisti
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Sean Scully: il cielo e le gabbie della vita A Villa Panza la luce dell’artista di origini irlandesi che attraverso dipinti, sculture, fotografie, installazioni e video trasporta i visitatori in un mondo di poetica espressiva e minimalista per Villa Panza. Ha portato qui un’ottantina di opere, dagli anni
Luisa Negri Settanta ad oggi. Sono dipinti, sculture, fotografie, installazioni, vi-
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ean Scully (Dublino, 1945), artista dalla poetica espressiva e minimalista allo stesso tempo, è a Varese e resterà fino al prossimo gennaio. Ci accompagnerà per tutta l’estate e ben oltre con la mostra “Long Light”, curata da Anna Bernardini
deo che ripercorrono il cammino dell’artista americano di radici irlandesi, membro della Royal Academy of Arts di Londra, che dal 1975 vive a New York. La sua labirintica e dotta - come documenta l’importante biografia - ma anche divertente e poetica arte, abituata a giocare con le strisce (orizzontali e verticali) e i loro infiniti intrecci e colori, ha leggiadramente invaso le sale di Villa Panza, dalle scuderie al piano nobile, allo studio di Giuseppe Panza, alla serra del grande parco. Qui le colorate lamine in pasta di vetro, da lui create appositamente per “Looking Outward” - un omaggio all’Ospite - accendono di rossi e di gialli, di verdi e di blu, le pareti trasparenti messe a difesa delle piante accolte nella storica “gabbia” per vegetali. Il motivo della finestra - motivo fondamentale e dominante che si rincorre nelle sue opere, così come quello della gabbia, non necessariamente nato come tale, ma introiettato dall’artista per esempio nelle sue stampe e nelle foto, veri e propri taccuini da viaggio in cui fissa i momenti della sua vita, occhieggia e ammicca ovunque nell’arte di Scully e dunque anche nel percorso espositivo dell’antica dimora. Perché ovunque vada, sia Londra o il Nord America o il Messico, siano le spiagge delle Bahamas o i muri a secco dell’Irlanda, siano i templi dorici della Grecia o la nostra emozionante Assisi, Scully spalanca le finestre della sua arte e da quelle finestre osserva e “spia” il mondo e se stesso immerso tra cieli e terre. La prima volta fu da piccolo profugo irlandese, correva lontano dalla paura e dal disagio, correva su di un pullman e un traghetto con sua madre non sapendo se e dove la corsa Araby, 1981, olio su tela, 243,8x198 cm ©Sean Scully. Courtesy of the artist
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doveva essere in mostra e purtroppo non è arrivata, che a sua volta trae ispirazione dalla luce di Assisi: una “luce lunga”, osservata guardando dall’alto di una finestra il luminoso paesaggio sottostante la città di Francesco su cui si perdeva infinita la vista. Se c’è una cosa fondamentale che Scully ci consegna, aldilà dei tecnicismi, della sua ricerca di materiali - adesivi dalle tonalità forti, legno o lino, ma anche il metallo sul quale distribuire con una resa sempre più brillante, spesso con generosità, il colore - è questo sguardo luminoso e mobile sul mondo, come se la vita, sua, ma di tutti noi, dovesse sempre essere un interminabile viaggio. In questa mostra c’è tutto l’andare, forse anche un po’ frenetico, di Scully - testimoniato dalle tante fotografie e dai video - che ci sfila sotto gli occhi, ma ci siamo soprattutto noi che stiamo al di qua, che cerchiamo di intrufolarci nelle finestre e nelle gabbie (si veda la bella serie delle Super-griglie con Backcloth) della sua vita, che spesso restano fisicamente chiuse. Gabbie magiche e allettanti di colore, ma sempre gabbie per noi che guardiamo: lui è dentro che ci aspetta, che vorrebbe farci da guida, che cerca e stuzzica: perché dentro c’è il gio-
Sean Scully è a Varese e ci resterà fino al prossimo gennaio, con la mostra “Long Light”, curata da Anna Bernardini per Villa Panza. Esposte un’ottantina di opere, dagli anni Settanta ad oggi
RUBRICHE
sarebbe finita. Troverete in mostra, al piano nobile della villa, delle bellissime opere dai colori caldi nel cui intreccio, tra elementi verticali e orizzontali, si profilano nette delle finestrelle color bianco o ocra. Questa è la riproposizione che Scully fa, nella serie “Passenger”, di quel momento: e i colori sono caldi, rassicuranti, quasi a testimoniare che dietro la corsa verso l’ignoto c’era tutto un mondo che gli avrebbe spalancato le braccia, concedendogli fama e onori. La sua arte avrebbe poi saputo restituire e raccontare ogni particolare di quel momento di vita, riabilitando in positivo un destino ancora tutto da capire e inventare. Lo stesso titolo della mostra prende nome da un’opera, che
Backs and Fronts, 1981, olio su lino e tela, 243,8x609,6 cm ©Sean Scully. Courtesy of the artist
co da ragazzi - con la memoria sopita dell’infanzia - l’ebbrezza degli anni giovani e la nostalgia, quella della maturità che cede al velo dei ricordi. E c’è anche quell’uso del colore che, a un certo punto del cammino, rifiuta il lino della tela, preferendogli il metallo, perché è Sean stesso che rifiuta la superficialità della superficie che si beve il colore. E vuole che il colore ci venga incontro, si faccia volume e sostanza, quasi sangue e corpo di quel corpo palpitante di creatura che è ogni vera opera d’arte. Soffermatevi in proposito sulle opere esposte nelle rimesse delle carrozze della villa, gli oli su alluminio di “Wall of Light” e ancor più sulle opere inedite e recenti della serie “Madonna” (2019), dove l’artista passa dall’informale alla figurazione. Con leggerezza di illustratore, l’impegno artistico non è però da meno, ci racconta la sua particolare “preghiera”: quella davanti a una Madonna che è la madre di suo figlio. E che è forse anche rimpianto di quella madre con cui era iniziato il viaggio della sua vita. Nulla di celebrativo o ieratico però. La scena è riproposizione radiosa di un momento vissuto, della famigliola sulla spiaggia di un’isola delle Bahamas, sospesa tra mare e cielo: il bambino, 59
Long Light_Sean Scully a Villa Panza_Courtesy Magonza, Photo Michele Alberto Sereni
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il piccolo Oisìn, ha occhiali da sole e un buffo copricapo forse di paglia, la donna lo tiene a sé stringendolo tra le braccia. Di queste opere Scully ci svela fotografie e progetti preparatori, e poi, nei video, la stesura dell’intero lavoro, le linee scure e sottili del disegno, della serpentina e del cerchio e il colore forte che dà profondità e consistenza al tutto. C’è una gioia di vivere che parla di un oggi dove strisce e gabbie sembrano infine libere di galleggiare nel cielo, come nuvole disperse agganciate al treno del passato. E dove sfolgora il sole largo sul mare, in un abbraccio circolare, in una esultanza matissiana in cui tutto sembra ricomporsi e nessuna ombra, né dolore, ha più diritto d’accesso.
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Il motivo della finestra, motivo fondamentale e dominante, che si rincorre nelle sue opere, occhieggia e ammicca ovunque nell’arte di Scully e dunque anche nel percorso espositivo dell’antica dimora
LONG LIGHT Sean Scully a Villa e Collezione Panza, Varese Fino al 6 gennaio 2020 Piazza Litta, 1 Dalle ore 10:00 alle 18:00, tutti i giorni, esclusi i lunedì non festivi www.scullyforvillapanza.it tel.0332 283960
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▶ ARTE
Il ritorno di Guttuso A Varese una rassegna del maestro in omaggio al collezionista Francesco Pellin, nel decimo anniversario della sua scomparsa. Una mostra che vede al centro il tema della passione, capace di guidare mente e mano dell’artista nella composizione delle sue opere Luisa Negri
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on la rassegna “Renato Guttuso a Varese. Opere della Fondazione Pellin”, curata da Serena Contini, il pittore di Bagherìa è ritornato a Villa Mirabello. Molti ricorderanno, nella stessa sede, la mostra del giugno 1984, curatori Giovanni Testori e il direttore dei musei civici Silvano Colombo, che seguiva di poco l’assegnazione della cittadinanza a Renato Guttuso, avvenuta nel precedente mese di novembre. I varesini ebbero modo di ammirare la loro città in una nuova luce. Che non è un modo di dire. Era proprio un’altra luce quella che Guttuso immetteva nei suoi quadri, che gli si era rivelata fin dal lontano arrivo nella città, negli anni Cinquanta: a Velate, davanti al casino di caccia, dote della moglie Mimise, aveva osservato, guardando come solo un pittore sa fare, la luce di Varese. Non quella serena, mattutina e chiara dei suoi prati e dei pendii collinari, che tanto era piaciuta a Montanari, un altro figlio adottivo di questa terra, ma la luce che solo un siciliano di Bagherìa poteva cogliere appieno, al punto di farla così sua. La Varese di Guttuso era la città dei nostri famosi tramonti, che lui per primo aveva provato a descriverci. Ce l’avrebbe raccontata nei viola, nei rossi, nei blu e nelle aranciate cromie viste dai tetti sopra Velate, con l’antica torre sullo sfondo. E il Sacro Monte isolato, là in alto. Abbarbicato alla montagna come un figlio si stringe al collo della madre, sulla vetta dedicata alla madre di tutte le altre, la Madonna nera cara a Monsignor Macchi. Un altro personaggio che ha animato e “rifondato” la via Sacra, entrato con il proprio nome in quella grande storia - di architettura, fede, generosità e Chiaro di luna, 1985 olio su tela cm 160 x 250
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coraggio civico - partita dalla Controriforma e che ancora continua. E per la quale Guttuso lavorò a sua volta, nel notissimo affresco per la terza Cappella della “Fuga in Egitto”. Fu una sorpresa la mostra dell’‘84: erano proprio nostre quelle castagne brune e dorate, nostre quelle foglie di limone cosi vivide nel loro brillante verde, nostre quelle case accese di luce negli ultimi bagliori dei pomeriggi estivi striati di oro e di blu cobalto. Così le vedevamo per la prima volta perché il pittore siciliano proprio così ce le aveva mostrate: insegnandoci a scoprire quel lato, davvero un po’ focoso e meridionale, nascosto dietro la varesina riservatezza. Tanto gli era piaciuta da decidere di rimanersene appartato qui, nel tempo migliore dell’anno, piuttosto che negli studi di Roma o Bagherìa, quando il caldo rischiava di far saltare la sua indispensabile serenità d’artista. Al punto di fargli dire, che mai gli era capitato di dipingere felicemente come a Varese. Che cosa significa allora oggi questa nuova mostra, cui hanno collaborato anche gli archivi Guttuso e l’associazione Giovanni Testori?
Natura morta Barattoli Databile 1966, olio su tela cm 81 x 65
Intanto la conferma di un appuntamento rimandato da tempo, ma che non poteva non esserci. Perché Guttuso è rimasto tra noi - parte del nostro tessuto culturale, della nostra piccola storia - tra i grandi protagonisti: come i suoi amici artisti e intellettuali Tavernari, Chiara e Isella. O come i suoi amici collezionisti. E il più innamorato di questi fu Francesco Pellin, un imprenditore che tanto fece per avere sue opere da acquistarle all’estero, portarsele a casa e mostrarle poi al pittore in una serata “a sorpresa”. E questo è anche il motivo che fa da motore alla mostra, divisa in sezioni: un omaggio, a dieci anni dalla morte di Francesco, al maggior collezionista di Guttuso. Per l’occasione la Fondazione Pellin ha dato in comodato alla città ventuno opere, in gran parte mai esposte, più quattro in prestito (sezione Protagonisti): il ritratto di Pellin, quello della moglie Adriana, un autoritratto del maestro (L’Atelier) e “Paesaggio d’Ischia”, località in cui avvenne l’incontro tra l’artista e il suo collezionista. Altro obiettivo, e non certo secondario della rassegna, è quello di una rivalorizzazione della Villa Mirabello, da vedersi come polo espositivo di assoluto riguardo e da accomunare al polo d’arte di Villa Panza, gioiello del Fai e della Collezione Guggenheim, da visitarsi per questa occasione con un biglietto cumulativo valevole anche per la bella rassegna di Sean Scully. Risistemata nella sua struttura, Villa Mirabello è dunque incamminata verso un miglior utilizzo sia espositivo - con mostre dedicate ad artisti di primo piano - sia del tesoro museale, in primis quello archeologico, al quale da sempre si riferiscono studiosi di tutto il mondo.
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La Varese di Guttuso era la città dei nostri famosi tramonti, che lui per primo aveva provato a descriverci. Ce l’avrebbe raccontata nei viola, nei rossi, nei blu e nelle aranciate cromie viste dai tetti sopra Velate Intanto si vada a visitare questa prima, particolarissima mostra: rivela inediti pezzi di una collezione monotematica - in gran parte dalla collezione Pellin - che si può dire in buona sostanza dedicata al tema dell’amore, primo e unificante tema dell’arte guttusiana. La passione infatti guidava la mente e la mano di Guttuso: per l’arte, per le donne, per la politica, e l’amicizia il gioco lo sport. E la passione è infatti presente in mostra nella sua totalità. Nei corpi femminili innanzitutto - si vedano le sezioni “Il mondo delle donne”, “Il Nudo”, “L’Ultimo Eros” - sempre oggetto di attenzione primaria. Un’attenzione che il maestro del realismo condivide coi grandi della storia della pittura cui allude e si richiama: Caravaggio, Tiziano, Goya, Toulose-Lautrec, Van Gogh (sezione “L’Amore in vendita”), per citarne solo alcuni. Nelle partite a carte - dove si rievocano Durer e ancora Caravaggio - nelle competizioni ludiche (sezione “Sport”), dove la memoria giovanile del pallone o della box lo induce alla esaltazione dei corpi, è ancora passione. E, infine, la passione politica di Guttuso è rievocata da “Il sonno della ragione genera mostri”, dipinto dopo la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Chiude la rassegna il capolavoro “Spes contra Spem”, quasi un testamento, rappresentazione di tre età diverse della vita - e di tre donne amate - che potrebbero essere simbolicamente una sola donna: quella vista di spalle e senza veli, davanti alla finestra spalancata e affacciata nella liquidità luminosa ed eterea di un cielo varesino che prelude alla sera. Fotografie, disegni preparatori, carte e documenti, forniti dalla cerchia di amici, varesini e non, del maestro, completano il racconto espositivo. Il Comune di Varese lavora intanto affinché questa mostra possa portare a una grande rassegna su Guttuso, da realizzare con il Museo di Bagherìa e gli archivi di Palazzo del Grillo.
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RENATO GUTTUSO A VARESE VILLA MIRABELLO Fino al 6 gennaio 2020 Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00 Ingresso libero under 18 Biglietto intero: 5 euro per Musei Civici Villa Mirabello e Castello di Masnago Biglietto ridotto: 3 euro possessori biglietto sede FAI di Villa Panza 63
▶ ARTE RUBRICHE
L’arte di saper spiare l’Arte Negli spazi di Punto sull’Arte una collettiva internazionale estiva. Una rassegna che offre opere inedite, a partire da oli e acquerelli, marmi e tavole lignee, penne colorate alla resina, per arrivare a tele e carte lizzate in bronzo e corda, furono accolte dal pubblico con immediata
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Luisa Negri empatia, tanto da essere ancora oggi uno degli artisti più amati dai fre-
ome ogni anno la galleria varesina Punto sull’Arte, membro dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, conclude la stagione espositiva con un importante appuntamento che vede impegnati artisti italiani e stranieri. L’edizione del 2019, che comprende pittori e scultori con esperienze nazionali e internazionali, apertasi il 13 giugno, sarà visitabile fino al 4 agosto nella sede di Casbeno. Gli espositori sono Annalù, Carlo Cane, Anna Caruso, Valentina Ceci, Dario Brevi, Ottorino De Lucchi, Pino Deodato, Michael Gambino, Claudia Giraudo, Federico Infante, Alberto Magnani e Matteo Massagrande - due artisti questi di cui ci siamo già ampiamente occupati sulle pagine di Varesefocus -Sabrina Milazzo, Igor Molin, Sergio Padovani, Paolo Quaresima, Brian Keith Stephens, Giorgio Tentolini, Andrea Toniolo, Valeria Vaccaro. La novità di questa edizione è che la galleria fondata da Sofia Macchi nel 2011, inaugurata con una mostra che aveva come protagonisti lo sloveno Jernej Forbici e lo scultore svedese Johannes Nielsen, accanto al varesino Arcangelo Ciaurro, offre al pubblico altri 130 metri quadri di spazio espositivo al piano superiore, riservati a progetti, sperimentazioni e alla ricca raccolta di opere facenti parte della collezione di Punto sull’Arte. Imponendosi così come uno tra i più ampi spazi privati di arte aperti al pubblico e agli artisti in Varese. La nuova superficie va ad aggiungersi ai precedenti 170 metri quadri iniziali del piano terra e ai 130 del piano superiore del primo ampliamento nel 2013. Dall’apertura fino ad oggi vi si sono tenute 48 mostre. Racconta Sofia Macchi di aver inaugurato la prima personale nel 2015, con lo scultore Alex Pinna. Le sue figure esili e allungate, rea-
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quentatori dello spazio varesino. Il segreto del successo del lavoro di gallerista sta per Sofia nella “curiosità nei confronti di ciò che si muove nel mondo”, che spinge a viag-
Ampliamento piano superiore
giare e cercare. “L’obiettivo della nostra galleria è quello di sostenere pittori e scultori internazionali, e portare a Varese artisti affermati di fama internazionale. Siamo quindi sempre alla ricerca di artisti innovativi accomunati dall’altissima qualità”. Importante è quindi da sempre anche la partecipazione a fiere di settore tra cui ArtVerona, Artfiera Bologna, GrandArt Milano, Bergamo ArteFiera, ArteGenova e all’estero Art.Fair Colonia in Germania e St.Art a Strasburgo in Francia. Ma fondamentale per la crescita qualitativa dell’attività è anche la collaborazione con Gallerie straniere: tra le tante la Galerie an der Pinakotek der Modern di Barbara Reutz a Monaco, la Kelley Roy Gallery a Miami (esposte sculture di Mario Corrà), la galleria FO.VI a Strnisce in Slovenia, dove ha esposto nel 2018 la scultrice Paola Ravasio, ec-
RUBRICHE Nannini Nicola - Nowhere
La novità di questa edizione è che la galleria offre al pubblico altri 130 metri quadri di spazio espositivo al piano superiore, riservati alla ricca raccolta di opere facenti parte della collezione di Punto sull’Arte cellente esponente del territorio di Varese, con la quale ci eravamo già intrattenuti in un’ ampia intervista. Questa attenzione per il mondo di fuori non significa però che Punto sull’Arte non intrecci solidi rapporti anche con il territorio. “Nel 2018 - ricorda Sofia Macchi - abbiamo lanciato e seguito in collaborazione con WGArt e il Comune di Varese il progetto di decorazione delle cabine semaforiche della città. Le cabine semaforiche, da elementi anonimi all’interno dello spazio urbano, sono state elevate a temi di artisti urbani provenienti dalla città di Varese e non solo (alcuni sono arrivati da Biella, Torino, Rovigo, Ferrara). In seguito a una votazione online sono state raccolte più di 4.200 preferenze e nominati 3 vincitori poi protagonisti di una mostra finale che si è tenuta in galleria nel maggio 2018, con catalogo pubblicato illustrativo dell’intero progetto artistico. Sempre nel 2018 la galleria ha organizzato e sponsorizzato la realizzazione del grande murales “King Luis Segundo”, opera di due artisti
biellesi: Gioele Martin e Francesca Melina. Molte altre collaborazioni, a testimonianza dell’impegno di Punto sull’Arte, hanno da sempre accompagnato l’attività della stessa. Tra le tante: con il Festival di Arte Contemporanea Art Stays in Slovenia (Ptuj), con JRC Joint Research Centre di Ispra, con il Comune di Comerio e il Museo di Castelvecchio a Verona, con il Museo di Correggio a Reggio Emilia, con Palazzo Gromo Cosa e Palazzo Ferrero a Biella, alla Banca di Milano. La mostra ora in corso “< 20 15X15/20x20 Collezione Punto sull’Arte 2019”, alla sesta edizione, presenta 20 artisti stranieri e italiani, pittori e scultori con esperienze diverse in campo nazionale e internazionale. Tutti gli artisti hanno realizzato apposite opere per la collettiva, secondo le misure standard indicate dal titolo della rassegna. Ognuno si è liberamente espresso senza vincoli di temi o tecniche. La varietà è il risultato di una rassegna, ricca di buoni nomi, che offre opere inedite: si tratta di oli e acquerelli, marmi e tavole lignee, penne colorate alla resina, tele e carte e tanto altro ancora. Una festa insomma di idee e tecnica, di divertimento e riflessione, di confronto e armonia.
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“<20 15X15/20X20 COLLEZIONE PUNTO SULL’ARTE 2019” VI EDIZIONE 14 giugno - 3 agosto 2019 Galleria Punto sull’Arte Viale Sant’Antonio 59/6, Varese Da martedì a sabato: 10.00-13.00 e 15.00-19.00 info@puntosullarte.it 65
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A P P U N T A M E N T I
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PEI’S WORLD. A BRIEF HISTORY OF A CHINESE GALLERY IN ITALY Durante tutto il periodo della Biennale 2019 sarà possibile visitare un’esposizione collettiva con opere di sei artisti internazionali che mette in luce il progetto culturale curato da Luca Beatrice. Saranno in esposizione dipinti e installazioni site-specific di Afran, Jorge Cavelier, Huiming Hu, Tannaz Lahiji, Cong Ma, Giorgio Piccaia. Unico europeo è l’italiano Giorgio Piccaia che è descritto come l’artista meno tradizionale e più eclettico, costruito su solide basi culturali e profonde interrogazioni.
QUANDO: FINO AL 24 NOVEMBRE 2019 DOVE: Spazio Thetis, palazzina Modelli - Arsenale di Venezia - Sestiere di Castello. Fermata Vaporetto Arsenale Bacini 4.1 e 4.2, 5.1 e 5.2 Orari: da martedì a domenica, ore 11.00-18.00 Informazioni: info.milanart@gmail.com
MAGIE D’AFRICA. RELIGIONI, MISTERI E SIMBOLI La mostra ospita alcuni degli eccezionali reperti raccolti dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni nel corso delle loro missioni di ricerca etnologica ed antropologica nel continente africano, accanto alle più recenti acquisizioni della donazione dell’Ing. Francesco Lopalco. Il tema narrato dalla mostra è quello coinvolgente e misterioso della magia. Statue, maschere e oggetti di culto sono illustrati in un percorso che si articola in tre differenti aree tematiche.
QUANDO: FINO AL 24 NOVEMBRE 2019 DOVE: Museo Castiglioni - Viale Vico 46 - Varese Orari: : giovedì, venerdì, sabato, domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 Informazioni: Tel. +39 0332 1692429 - Cell. +39 334 9687111 - info@museocastiglioni.it - www.museocastiglioni.it
A MANO A MANO Samuele Arcangioli al Museo Bodini. Omaggio al Lamento sull’ucciso.
QUANDO: Fino al 4 agosto 2019 DOVE: Museo Civico Floriano Bodini Via Marsala, 11 - 21036 Gemonio (VA) Orari: sabato e domenica 10.30-12.30 / 15.00-18.00 Ingresso: 5/3 euro Informazioni: info@museobodini.it - www.museobodini.it
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A P P U N T A M E N T I a cura di Maria Postiglione RUBRICHE
MUSEO DEL PAESAGGIO DI VERBANIA LE MOSTRE DELL’ESTATE 2019 A Verbania, sul Lago Maggiore, sponda piemontese, c’è una meta turistico-culturale di grande pregio: il Museo del Paesaggio, una chicca incastonata a pochi chilometri dalla Svizzera, Stresa e le splendide Isole Borromee, sede tra gli altri della Gipsoteca Troubetzkoy e della collezione Arturo Martini, che si prepara ad accogliere i turisti della prossima estate con due eventi molto interessanti.
OMAGGIO A MARIO TOZZI Al pittore marchigiano (Fossombrone, 1895-Saint-Jean-Du-Gard, 1979) che a Suna, sul Lago Maggiore ha trascorso gran parte della sua vita, fondatore degli “Italiens de Paris” insieme a Massimo Campigli, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, René Paresce, Alberto Savinio e Gino Severin, il Museo del Paesaggio dedica una nuova sezione degli spazi di Palazzo Viani Dugnani, nel quarantesimo anniversario della scomparsa (1979-2019). Oltre trenta le opere esposte, che raccontano l’evoluzione dello stile dell’artista, a partire dagli anni Dieci del Novecento, fino alle ultime tele geometriche e stilizzate degli anni ‘60 e ‘70.
QUANDO: FINO AL 29 SETTEMBRE 2019 DOVE: Museo del Paesaggio - Palazzo Viani Dugnani, via Ruga 44, Verbania-Pallanza. Orari: :martedì e mercoledì dalle 10.00 alle 18.00. Giovedì dalle 15.00 alle 22.00. Venerdì dalle 10.00 alle 18.00. Sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00
THE RED ROAD PROJECT – UN PROGETTO DI CARLOTTA CARDANA E DANIELLE SEEWALKER Un viaggio fotografico tra le riserve indiane dei nativi americani del ventunesimo secolo. Il Museo del Paesaggio di Verbania presenta negli spazi di Villa Giulia a Verbania Pallanza, affacciati sul lago, “The Red Road Project”, un progetto della fotografa Carlotta Cardana e dell’artista Lakota Danielle SeeWalker. La mostra, curata e prodotta da Fonderia 20.9 di Verona, mette al centro il rapporto tra identità della comunità, cultura e paesaggio, nello specifico con una rilettura del complesso legame odierno dei nativi d’America con la loro terra e la cultura tradizionale. Circa 70 opere, tra immagini d’archivio e fotografie realizzate appositamente per il progetto, esplorano e documentano il rapporto tra la cultura tradizionale dei nativi americani e l’identità delle popolazioni tribali di oggi, in un viaggio tra diversi stati USA.
QUANDO: FINO AL 29 SETTEMBRE 2019 DOVE: Villa Giulia - Corso Zanitello, Verbania-Pallanza. Orari: dal mercoledì a sabato, dalle 15:00 alle 19:00. Domenica dalle 11:00 alle 19:00. Chiuso lunedì e martedì. Ingresso: 5€ intero, 3€ ridotto. Il biglietto di ingresso al museo permette di visitare l’esposizione dedicata a Mario Tozzi, la Pinacoteca e la Gipsoteca Troubetzkoy a Palazzo Viani Dugnani e la mostra fotografica “The red road project” a Villa Giulia. 67
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Una via verticale con destinazione il cielo
A Varese quando si pensa a corde, chiodi e moschettoni, il pensiero corre immediato verso il massiccio del Campo dei Fiori. Ma la provincia all’ombra delle Prealpi offre molto di più agli amanti dell’arrampicata una parola.
Andrea Della Bella E a Varese quando si pensa a corde, chiodi e moschettoni, il pensie-
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on è mai una sfida. Piuttosto una ricerca. Di una via verticale che porta un po’ più vicino al cielo oppure a scoprire la propria anima. Una parete di roccia, per chi arrampica, non è mai un avversario da sfidare, piuttosto un alleato muto da ascoltare, osservare, scalare. E che dice tutto senza pronunciare
ro, ma anche gli occhi corrono subito verso il massiccio del Campo dei Fiori, dove c’è la palestra di arrampicata del Cai. Un punto di riferimento per la sezione del Club alpino cittadino, ma anche per molte altre realtà della provincia e d’Italia. Certo nell’alto Varesotto esistono anche altre pareti di roccia, tutte naturali, ma questa è la “stella polare” riconosciuta da tutti.
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Una parete di roccia, per chi arrampica, non è mai un avversario da sfidare, piuttosto un alleato muto da ascoltare, osservare, scalare. E che dice tutto senza pronunciare una parola E a parlare di quella parete, ma anche della fervente attività che da anni il Cai di Varese porta avanti è Eligio Trombetta, Vicepresidente della sezione, ma anche istruttore Cai di alpinismo. Trombetta parte dalla sua grande passione per la montagna, quella che i genitori gli hanno trasmesso e che in lui si è radicata. Parla delle sue ascese e, tra queste, di quelle che più gli hanno regalato emozioni: l’Argentiére e lo Sperone del Brembo sul Monte Bianco. Spiega l’evoluzione che negli anni ha avuto l’alpinismo a livello di tecniche e materiali e di come oggi, più che dell’apertura di nuove vie, si va alla ricerca della perfezione del gesto tecnico. Eligio Trombetta trasmette in chi lo sta ad ascoltare il piacere che si prova quando ci si trova a vivere gli ambienti alpini e montani, ma anche a tramandare ai più giovani la passione e le regole per sentieri, rocce, pareti e ghiacciai. In poche parole: per divertirsi in alta montagna sempre con senso di responsabilità e consapevolezza dei propri limiti. “Il Cai di Varese organizza corsi di arrampicata su roccia e su ghiaccio – spiega Trombetta –. Abbiamo la fortuna di poter disporre di una palestra naturale, fatta di roccia calcarea, ma andiamo ad arrampicare anche sul granito”. Ma prima di indossare imbragature e piantare chiodi nella roccia, c’è un percorso formativo che è bene seguire. Del resto con la montagna c’è poco da scherzare: “Diciamo – spiega Trombetta – che per chi ama la montagna, ma non ha mai fatto nessuna attività tecnica c’è un primo livello formativo che insegna i principi e le tecniche di base per affrontare anche escursioni in alta montagna in totale sicurezza. Dopo di che c’è il corso di alpinismo. Qui si impara a muoversi sulla neve, sul ghiaccio e sulla roccia. Insegniamo come si sale e come si scende, come si mettono i chiodi, i nodi e le manovre necessarie. Anche quelle per recuperare eventualmente un alpinista in difficoltà”. In una parola: la sicurezza. “Il rischio non si può azzerare – dice il Vicepresidente del Cai –. Ma questo vale in qualsiasi attività sportiva e non solo nell’alpinismo. L’obiettivo è quello di insegnare a muoversi in totale sicurezza e quindi ridurre i margini di errore”. E qui entra in gioco il secondo concetto chiave per chi arrampica, ovvero la fiducia. “Bisogna fidarsi della propria attrezzatura, ma anche di ogni gesto che si compie quando si sta in montagna o in parete. Concentrazione e attenzione. Ai corsi noi insegniamo tutto ciò che è utile per vivere l’alpinismo in sicurezza”. E tutto l’ambito formativo ruota sull’importanza della preparazione, ovvero “la perfetta conoscenza dell’itinerario”; sull’attenzione, “cioè quando si va in montagna è bene sapere ciò che si deve fare dall’inizio alla fine dell’escursione” e sulla prudenza,
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che significa “mai sopravvalutare i propri mezzi e le proprie capacità e avere una grande consapevolezza di ciò che si è in grado di fare”. Principi che valgono anche per chi, anziché salire per avvicinarsi al cielo, preferisce scendere per scoprire cosa c’è sotto il terreno. La speleologia, infatti, è un po’ l’altra faccia dell’alpinismo e la differenza tra le due specialità, in sostanza, la spiega molto bene Eligio Trombetta in una frase, quando parla del suo amore per la montagna: “A me dà più emozione prima salire e poi scendere. Quando invece si affronta una grotta succede il contrario. Questo l’ho capito quando con i ragazzi del gruppo di speleologia ho provato ad andare in grotta per vedere l’effetto che fa”. Insomma, si ribalta tutto: cambiano i colori, i rumori, gli odori. Il cielo si allontana, anzi subito scompare. Nulla resta uguale, appena si incomincia la discesa. Tranne le regole. Che valgano sopra e sotto la crosta terrestre. E che il Cai di Varese insegna, poiché la speleologia, che in seno al Cai vanta un gruppo dal 1970, è una delle attività della sezione varesina. “Abbiamo la fortuna di avere un massiccio generoso anche sotto questo profilo – spiega il numero due del Club alpino – il reticolo di grotte del Campo dei Fiori è molto conosciuto, ma regala ancora sorprese e nuove scoperte. I nostri speleologi, infatti, a volte, trovano nuovo aperture e nuove vie da percorrere”.
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Software on demand: se il cliente lo sa immaginare noi lo sappiamo realizzare La richiesta di sviluppi software on demand abbraccia una vasta gamma di lavori che spaziano dalla realizzazione di un’applicazione web a quella di un sito internet, dallo sviluppo di interfacce per integrare diversi programmi già in uso - i più diffusi ed economici come i più blasonati - alla realizzazione di software “taylor made” per gestire l’intero ciclo di un’impresa. In Assi abbiamo perso il conto dei progetti software on demand realizzati dal 1997, anno di avvio della nostra attività, ad oggi. D’altra parte la passione per la programmazione è scritta nel nostro DNA aziendale, non a caso l’ERP distribuito da Assi è completamente progettato e implementato internamente dal team ISA srl che lavora in stretta e continua partnership con Assi. Riteniamo inoltre di avere acquisito una solida competenza nello sviluppo di software personalizzati, distinguendoci per l'alta specializzazione dei nostri Project Manager, analisti, programmatori e sistemisti che lavorano all'unisono per creare le soluzioni software che meglio si conformino con le richieste dei nostri clienti e tenendo sempre ben presente il rapporto costo-beneficio. Pensiamo quindi di potere fornire un buono strumento ad uso delle imprese, indicando le 4 caratteristiche per uno sviluppo di software on demand di qualità. Anzitutto, la selezione del partner deve essere fatta con estrema cura, per valutare la reale esperienza dell’interlocutore. Nel passato le aziende si affidavano a liberi professionisti o a software house generaliste o a figure tuttofare in ambito informatico. Oggi, con l’aumentare delle richieste di sviluppi e con il moltiplicarsi dei linguaggi e delle dotazioni hardware, la giusta tendenza sta nel ricercare un partner con un team strutturato e, soprattutto, con una competenza verticale sulle tecnologie di sviluppo. Il vantaggio non è solo quello di ottenere un prodotto realmente all’avanguardia, ma anche quello di garantirsi la continuità di presenza del partner nel tempo, in caso di upgrade o di semplice assistenza all’utilizzo del software rilasciato. Una volta selezionato il partner, è fondamentale avere la stessa cura strategica nella definizione dei referenti aziendali, perché siano più funzionali possibile alle varie fasi del progetto. In linea di massima, nella fase di ingaggio l’interlocutore ideale per definire gli obbiettivi da raggiungere è una figura manageriale, capace di spiegare gli obbiettivi specifici ma soprattutto di trasmettere la vision in cui la richiesta si inserisce. Nella fase di sviluppo, l’interfaccia ottimale per il partner informatico sono quelle figure direttamente interessate dallo sviluppo in corso, perché capaci di riscontri efficaci di natura operativa. Negli step di revisione dei rilasci e nella fase di test finale è bene che, a fare le valutazioni e la convalida finale del software, sia un team aziendale composto da tutti quelli che sono stati coinvolti nel corso del progetto.
Allo stesso modo, il partner informatico deve disporre di persone dedicate e con specifiche competenze per le fasi di valutazione e analisi e per la fase di attività tecnica, per la gestione di project management come di un referente commerciale dedicato alla gestione di tutti gli aspetti non tecnici ma a corredo del progetto. Sembra scontato, ma l’esperienza ci ha insegnato che così non è, quindi nel novero dei requisiti indichiamo che è fondamentale non solo individuare le persone con le giuste competenze, ma che poi queste siano fisicamente raggiungibili, solerti e costanti nel restituire riscontri perché la diluizione nel tempo del processo di scambio può compromettere il risultato finale. Ultimo consiglio è quello di considerare con la giusta dose di tolleranza il documento di analisi. Ritenere che l’analisi contenga elementi blindati è il presupposto per una serie di inutili frizioni tra cliente e fornitore oltre che di scarsa garanzia di effettiva qualità del lavoro finale. Infatti, ci sono numerosi elementi che inevitabilmente emergono in corso d’opera e deve stabilirsi sin dall’inizio una reciproca fiducia e flessibilità nel metterlo in conto. Detto questo, il documento di analisi resta la mappa che guida e disciplina le attività e i requisiti tecnici di un progetto e che determina una preventivazione dei costi quindi gli scostamenti per essere fisiologici devono essere sempre condivisi e nella giusta misura. Emanuele Bellini
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Rame addio Eolo annuncia l’arrivo della “vera” fibra ottica in 25 mila abitazioni di Varese e Busto Arsizio: numero che verrà raddoppiato nel giro di pochi anni po dell’e-commerce, supportare il sistema industriale e fluidificare
Michele Mancino gli scambi con l’Europa”.
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ric Véron, imprenditore cosmopolita che ha girato mezzo mondo, ha scritto un libro dal titolo inequivocabile: “Ho scelto l’Italia” (Reality Book). Per un francese, un po’ sciovinista, deve essere stato uno sforzo enorme, ma sembra che non ci fossero alternative perché, per sua stessa ammissione, “in Italia c’è tutto” o, meglio, quasi tutto. Intervenuto in un seminario sulla logistica, organizzato dalla Liuc Business School, Véron ha affermato che: “Il Bel Paese è strategico per gli investimenti logistici, ma deve migliorare le infrastrutture per accompagnare lo svilup-
Tra le infrastrutture da migliorare, se si parla di connettività, c’è sicuramente la vecchia rete. Le compagnie di telecomunicazioni in molti casi garantiscono sulla carta la fibra ottica fino a casa, poi nella realtà questa si ferma all’armadio telefonico sul ciglio della strada dove di solito si vedono armeggiare i loro operatori. E se la fibra ottica rimane a quello scatolone e lo sprint finale, come in una staffetta, viene affidato al rame, allora il risultato può essere deludente poiché il vecchio doppino influisce in modo significativo sulle prestazioni della linea, rendendola meno stabile, più esposta alle interferenze
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A differenza del rame, le reti in fibra ottica, essendo “ultra larghe”, fanno viaggiare le informazioni più velocemente causate dai campi elettromagnetici e alle influenze del clima, con ripercussioni negative sul volume dei dati in transizione. Insomma, non trattandosi di fibra ottica al cento per cento è meno performante, particolare che rappresenta un grande problema in vista dell’arrivo sul mercato del 5G. A differenza del rame, le reti in fibra ottica, essendo “ultra larghe”, fanno viaggiare le informazioni più velocemente perché è come se avessero a disposizione non una ma cento corsie. In Italia la sfida di costruire la Gigabit society è stata accolta da Open Fiber Spa, società di telecomunicazioni italiana partecipata pariteticamente da Enel spa e Cassa depositi e prestiti, che con il progetto FFTH - Fiber to the home, ovvero: fibra fino a casa - sta cablando la Penisola, da nord a sud, con la fibra ottica. Le abitazioni cablate all’interno potranno dunque disporre di una tecnologia fino a 1 Gigabit di velocità al secondo, il che significa potersi godere, con un’ottima definizione e senza interruzioni, i contenuti offerti per esempio da Netflix o Dazn sui vari device e con velocità di accesso sempre garantite. Con lo slogan “Addio rame. Benvenuta fibra”, Eolo, internet provider che ha fatto della lotta al digital divide la sua mission principale, ha annunciato che garantirà la fibra ottica fin dentro casa a Varese e Busto Arsizio. In tutto saranno 25mila unità abitative, numeri che, secondo il presidente di Eolo, Luca Spada, verranno raddoppiati in pochi mesi. “In tutti questi anni – sottolinea Spada – c’è stata molta confusione intorno alla fibra ottica che veniva venduta dagli ope-
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ratori come tale anche se non lo era completamente, perché all’interno dell’abitazione, arrivava un vecchio cavo di rame che comportava un decadimento significativo delle performance. Inoltre, possiamo raggiungere il cuore di territori che, a causa di impedimenti urbanistici, come la presenza di palazzi, non si possono connettere con il wireless”. L’obiettivo di Eolo non sono le metropoli, dove un’offerta adeguata già esiste, ma le città di piccole e medie dimensioni. Un’attenzione ai territori che l’azienda di Busto Arsizio ha già declinato nel progetto “Eolo missione Comune”, con il quale donerà un milione di euro all’anno per tre anni a 300 piccoli Comuni con meno di 5mila abitanti in Italia, selezionati tramite una piattaforma partecipativa, per bloccare il fenomeno dello spopolamento e favorire la digitalizzazione. Per il consumatore finale e per le aziende che acquisteranno il servizio, la cablatura realizzata da Open Fiber sarà identificabile da una effe di colore verde. Una sorta di bollino di qualità che garantirà la presenza di fibra ottica al cento per cento e sul cui rispetto vigilerà l’A gcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Eolo non avrà l’esclusiva sull’infrastruttura, ma tutti gli operatori potranno acquistarla da Open Fiber che per cablare l’intera Penisola, comprese le zone a fallimento di mercato, ha fatto un investimento di quasi tre miliardi e mezzo di euro. La società di telecomunicazioni di Busto Arsizio venderà la fibra ottica al consumatore finale a 34,90 euro al mese, un costo apparentemente caro se si conta che oggi quella “fasulla” viene venduta a 20 euro, ma un canone più che ragionevole e accessibile ai più se si considera la qualità del servizio garantita nel tempo. Ogni anno infatti l’utilizzo di banda aumenta dell’80 per cento e la fibra ottica consente una scalabilità duratura ed efficace. Nel canone è compreso anche il router, interamente progettato in Italia. Per le imprese, l’offerta di Eolo verrà fatta nei prossimi mesi. Un servizio molto atteso per quella che l’Unione degli Industriali della provincia di Varese ha già ribattezzato “La nostra Pedemontana digitale”.
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L’obiettivo di Eolo non sono le metropoli, dove un’offerta adeguata già esiste, ma le città di piccole e medie dimensioni
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“Quando si varca l’arco di ingresso al tempio dei sogni, lì, proprio lì, c’è il mare…” (Luis Sepulveda)
Per chi va e per chi resta, il consiglio quest’estate è: scegliete libri che fanno sognare! Silvia Giovannini Tom Percival SOFIA E IL MARE Nomos, 2019
“Sembrava il giorno perfetto fino a che…” Una storia deliziosa, scritta e disegnata da Tom Percival, illustratore e autore di libri per giovanissimi (e giovanissimi dentro). Sofia perde sulla spiaggia, durante un temporale improv-
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I segreti del mare
viso, il suo amato e insostituibile orsetto. Solo il mare, con la sua rassicurante e silenziosa presenza, la potrà aiutare. Un volume tradotto già in 10 lingue e che arriva anche in Italia per avvicinare i più piccoli al delicato tema della perdita, grazie alla bellezza delle immagini e al calore della storia. Commovente e di grande impatto emotivo, perfetto per trasmettere il valore della speranza e dell’attesa. “Nulla è mai perduto davvero se lo conservi nel tuo cuore”. Elisa Castiglioni IN PUNTA DI PIEDI SULL’ORIZZONTE Il Castoro, 2019 “Quando le cose finiscono spalancano lo spazio per un nuovo inizio”. Di perdite - come nel volume precedente - e di ritrovamenti. Anche di se stessi. La Castiglioni, autrice ormai varesina, penna raffinata e sensibile, accompagna un pubblico di giovanissimi (fascia scuole
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medie) in una storia in cui molti si si ritroveranno. Una storia di scoperta e crescita che farebbe bene anche a padri, madri ed insegnanti. Azul vive a Puerto Rico con i genitori. La sua è sempre stata una famiglia felice, ma ultimamente mamma e papà non vanno più d’accordo. Quando la sua peggiore paura si realizza e la sua famiglia va in pezzi, Azul fa l’impossibile per rimediare, finendo solo con il cacciarsi nei guai. La punizione è inevitabile quanto imprevista:
dovrà lavorare per una settimana nella bottega di Akeru, un’anziana giapponese scorbutica e originale. Ma Akeru custodisce più di un segreto e per Azul, forse, è arrivato il momento di capire che non sempre quello che si rompe è perso per sempre. Bisogna solo imparare a guardare.
LIBRIAMOCI CHI LEGGE VOLA ALTO IC Varese 5 Come da tradizione, una pubblicazione che vi segnaliamo a fine anno scolastico per ricordare ai lettori tutte quelle iniziative positive e di crescita che coinvolgono
razioni superficiali ed egoiste. Speranze, sogni e desideri si uniscono a coscienza sociale, umanitaria, ecologica, senso della cittadinanza e responsabilità civile. Vi pare poco? Vittorio Pieroni TERRA INCOGNITA TraccePerLaMeta, 2019 “Intrattenimenti intorno alla historia naturale et altre curiosità”. Un viag-
gio senza tempo per scoprire mondi inaspettati. Le storie dell’universo, della terra, dell’evoluzione sono viste e raccontate da un uomo di scienza e d’arte, capace di infondere cuore, pensiero, emozioni nei dati lungamente studiati e raccolti, nelle questioni più complesse che solo un paleontologo può conoscere. Un’opera unica e raffinata, impreziosita dalle immagini dipinte dall’autore, riconducibili ai codici miniati, incunaboli, bestiari medioevali, fiabe dell’antichità e alla contemporaneità, evidente soprattutto nella composizione libera della pagina attraverso un segno-scrittura di grande attualità. L’autore si occupa di paleontologia degli invertebrati ed è responsabile delle collezioni del Museo Scientifico Naturalistico “A. Stoppani” del Seminario Arcivescovile della Diocesi di Milano, in Venegono Inferiore da oltre un ventennio. Con la prefazione di Emma Zanella e Alberto Brambilla.
IN LIBRERIA
gli studenti di Varese. La pubblicazione, promossa dall’Istituto Comprensivo Varese 5, che coinvolge i ragazzi della media Dante e delle quinte elementari dell’IC, quest’anno è dedicata al tema “Vorrei… ma io posso!” rielaborato liberamente dai giovani autori. Sono 43 i testi narrativi e 20 i progetti artistici selezionati dalla giuria. Consigliamo la lettura: emerge, infatti, uno spaccato di Uomini e Donne in crescita molto lontano dai luoghi comuni che definiscono le ultime gene-
Matteo Goglio COME NELLA MUSICA Sonitus, 2019 Versi e musica. Un mix perfetto per l’estate di chi vuole rilassarsi e riflettere: un libro di poesie, un disco di chitarra classica e una raccolta di pensieri. L’autore, noto e amato insegnante di musica varesino da oltre vent’anni, è chitarrista e compositore, allievo di Marcos Vinicius, concertista solista e in varie formazioni di Jazz e Latin Jazz, protagonista di numerose rassegne italiane e svizzere e vanta pubblicazioni e collaborazioni illustri come quella con il trombettista Mauro Brunini. Il recente lavoro è la sua prima opera solista, che lo vede - oltre che in veste di chitarrista e compositore - anche in quella di poeta. Note intime in parole e musica per suggestioni che spingono a guardarsi dentro. Senza dimenticare la nota local: anche l’editore è di Monvalle. Un progetto volutamente Km Zero per un’anima che supera i confini. 79
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L’industria che vola Le ultime notizie sulle #ImpresediVarese dal web e dai social network
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varesefocus.it Vallerani riconfermato alla guida del Lombardia Aerospace Cluster Angelo Vallerani è stato confermato alla presidenza del Lombardia Aerospace Cluster per il triennio 2019-2021. Un Cluster, quello lombardo dell’industria aerospaziale, che da solo realizza un terzo di tutto l’export nazionale del settore, vantando competenze e tecnologie sia nel comparto elicotteristico, sia aeronautico, che dello spazio.
Torna il World Manufacturing Forum Sono aperte le registrazioni per partecipare al World Manufacturing Forum 2019: l’appuntamento sarà a Villa Erba di Cernobbio dal 25 al 27 settembre. Una II edizione che conferma la centralità della Lombardia e la porta nuovamente ad essere, per l’industria manifatturiera, quello che Davos rappresenta per l’economia: un punto di riferimento nel panorama internazionale.
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