ANNO XX · N.2
MARZO 2019
VARESEFOCUS
20 ANNI di Varesefocus Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA
L’arte messa al muro
EDITORIALE
Il racconto di un territorio Riccardo Comerio
V
aresefocus compie 20 anni. Era il marzo 2000. Sulla copertina, dedicata al tema dell’energia, per la prima volta il logo dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese veniva affiancato ad una testata giornalistica che da subito dichiarava il suo principale interesse per l’economia, ma che era allo stesso tempo generalista nei propri intenti e negli argomenti che avrebbe trattato da lì in avanti. Varesefocus non è mai stato un house organ, ossia una rivista che si limita a parlare solamente a e per conto dell’impresa del territorio. In questi due decenni abbiamo raccontato ovviamente, per nostra natura e vocazione, soprattutto il territorio a partire dal mondo delle aziende. Ma abbiamo anche descritto e indagato le trasformazioni della società, il nostro patrimonio artistico e naturale, lo sport, le persone, anche quelle che non hanno un profilo pubblico, ma che nel silenzio della propria quotidianità hanno cambiato e stanno cambiando la provincia di Varese. Abbiamo, probabilmente per primi, creduto nella bellezza e nelle potenzialità dei nostri luoghi suggerendo gite e la riscoperta di angoli del Varesotto sconosciuti alla gran parte delle persone, avviando quell’opera di valorizzazione del marketing territoriale sentito oggi da molte imprese e istituzioni come patrimonio comune e condiviso. Nel portare avanti questa linea editoriale abbiamo precorso i tempi. Oggi, con l’avvento del digitale, che molte imprese e associazioni di rappresentanza datoriali si siano trasformate anche in media company produttrici di un’informazione che va oltre il perimetro dei propri stretti interessi e vocazioni è un dato di fatto. Il mondo delle aziende è pieno di casi di successo di questo fenomeno di “brand journalism”. Ma 20 anni fa, quella di Varesefocus era un’avventura pioneristica. Il tempo ci ha dato ragione. E oggi possiamo definire Varesefocus un patrimonio del territorio. Per molto tempo abbiamo discusso al nostro interno se il logo dell’Unione Industriali andasse mantenuto o tolto. Alla fine, non ce la siamo mai sentita di uscire in copertina senza il nostro brand, come gesto, prima di tutto, di onestà intellettuale. Varesefocus è un modo di vedere il mondo e il territorio. È un punto di vista. Quello dell’impresa. Ma un punto di vista nel quale pensiamo che gran parte della nostra società si possa riconoscere anche se non appartiene alla realtà dell’imprenditoria locale. Numero dopo
numero, anno dopo anno, abbiamo sempre lavorato per questo: per diventare un punto di riferimento per un pubblico allargato di lettori. Al quale poter spiegare l’evoluzione dell’industria e dell’impresa, ma al quale ricordare e illustrare, allo stesso tempo, il fermento che permea la provincia di Varese in ogni aspetto della vita economica, sociale, turistica e culturale. Lo facciamo anche in questo numero che non è stato pensato per essere autocelebrativo, ma semmai per fare il punto su quei tempi ai quali abbiamo più dedicato il nostro impegno giornalistico: Malpensa, energia, infrastrutture, marketing territoriali. Da lì partimmo 20 anni fa. Da lì ripartiamo oggi. A dimostrazione di quanto Varesefocus cerchi sempre di evitare l’autoreferenzialità, anche quando parliamo della stessa vita associativa dell’Unione Industriali. Permetteteci, però, una doverosa eccezione che ci concediamo per ricordare chi più di ogni altro ha lavorato negli anni perché Varesefocus arrivasse ad essere quello che è oggi. Non è possibile, infatti, aprire questa edizione senza citare l’impegno, la dedizione e la preparazione con cui Mauro Luoni ha interpretato per anni il ruolo di vera e propria anima, prima ancora che di direttore responsabile, della nostra rivista. Nel festeggiare i nostri primi 20 anni il nostro pensiero non può che andare a lui.
■
1
UPTOWN, IL TUO MIGLIOR INVESTIMENTO A MILANO 4DFHMJ EJ WJWFSF NFHMJP -F OVPWF SFTJEFO[F &"45 61508/ UJ BTQFUUBOP
4DFHMJFSF 61508/ TJHOJĂDB TDFHMJFSF JM primo vero Smart District d’Italia: un quartiere in fortissima espansione, direttamente collegato con il Mind (Milano Innovation District - il Parco della scienza, del sapere e dell’innovazione che sorge sull’ex area EXPO e ha già attratto investimenti privati per 1,8 miliardi) e con le prossime sedi di Human Technopole JM QPMP UFDOP TDJFOUJĂDP EJ SJDFSDB
sul genoma specializzato in tecnologie che migliorino la qualità della vita), dell’Ospedale Galeazzi (struttura d’eccellenza nazionale per diagnostica, chirurgia, degenza e pronto soccorso), della Clinica Sant’Ambrogio e delle GBDPMU™ TDJFOUJĂDIF EFMMŠUniversità Statale, oltre ad aziende private legate al mondo della ricerca TDJFOUJĂDB NFEJDB F GBSNBDFVUJDB
Per questo investire oggi su EAST UPTOWN TJHOJĂDB JOWFTUJSF TVM GVUVSP EFMMB QSPQSJB GBNJHMJB HPEFOEP B QJFOP EJ UVUUJ J TFSWJ[J F EFMMB RVBMJU™ EFMMB WJUB EFMMP 4NBSU %JTUSJDU Le nuove residenze di EAST UPTOWN sono immerse nella quiete di in uno spazio progettato per farti vivere al meglio. Scegli di abitare nel primo smart district di Milano, sicuro ed esclusivo, dove i giochi d’acqua al centro della piazza, il grande boulevard alberato ed i servizi su misura per i residenti ti aspettano per migliorare la tua vita sotto ogni aspetto. La progettazione di EAST UPTOWN ha seguito gli obbiettivi della Smart City, per questo è nata già perfettamente collegata ai principali punti strategici di Milano, alle principali arterie stradali extra urbane ed ai principali aeroporti nazionali ed internazionali, oltre che alle linee ferroviarie regionali e Alta Velocità . TUTTE LE STRADE PORTANO AD UPTOWN
6ƋDJP 7FOEJUF: via Pier Paolo Pasolini 3, Milano Orari di apertura 09.30-13.00 / 14.30-19.00
Online: uptown-milano.it
ANNO XX · N.2
MARZO 2019
VARESEFOCUS
20 ANNI di Varesefocus Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA
Periodico di economia, politica, società, costume, arte e natura in provincia di Varese.
S O M 6
Presidente Riccardo Comerio Direttore editoriale Vittorio Gandini Direttore responsabile Davide Cionfrini Direzione, redazione, amministrazione Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese
Richiedi il tuo abbonamento gratuito online collegandoti al sito
www.varesefocus.it Progetto grafico e impaginazione Paolo Marchetti Fotolito e stampa Roto3 srl Via per Turbigo 11/B 20025 Castano Primo (Mi) T. 0331 889.601 Gestione editoriale Univa Servizi srl Via Vittorio Veneto, 8/E 21013 Gallarate (VA) - T. 0331 774.345
PUBBLICITÀ Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 Questo numero è stato chiuso il 18 gennaio 2019. Il prossimo numero sarà in edicola con Ilsole24Ore il 6 maggio 2019. “Varesefocus” ospita articoli e opinioni che possono anche non coincidere con le posizioni ufficiali dell’Unione Industriali della Provincia di Varese. Valore di abbonamento annuo Euro 20,00 (nell’ambito dei servizi istituzionali dell’Editore).
FOCUS 6 8 10 12
20 anni di Varesefocus 20 anni di Malpensa 20 anni di Energia 20 anni di infrastrutture 14 20 anni di marketing territoriale
20 Stanley Black&Decker investe su Varese
INCHIESTA 22 Export in recupero per l’aerospazio lombardo 26 Da fornitori a partner La trasformazione della filiera
ECONOMIA FORMAZIONE 16 Sei priorità per ripartire
28 L’alternanza scuola
Interventi e contributi di: Roberto Accolla, professore; Maria Carla Cebrelli, giornalista; Mario Chiodetti, giornalista; Andrea Della Bella, giornalista; Francesco Mazzoleni, giornalista; Luisa Negri, giornalista; Paola Provenzano, giornalista; Sergio Redaelli, giornalista; Alessandra Toni, giornalista. In redazione: Cristina Cannarozzo, Davide Cionfrini, Silvia Giovannini, Paola Margnini, Chiara Mazzetti, Maria Postiglione. Segreteria di redazione: Barbara Brambilla, Viviana Maccecchini. Fotografie di: Archivio Reuters, Davide Cionfrini, Mauro Luoni, Chiara Mazzetti. In copertina la vignetta di Tiziano Riverso.
M A R I O lavoro cambia look 30 Alternando esperienze 32 Quando uno scarto diventa un’idea
UNIVERSITÀ 36 In 20 anni di Varesefocus ecco come è cambiata la LIUC
TERRITORIO 48 La “Casa degli Scarabocchi” 50 La voce barocca di Varese nel mondo
68 Antonello da Messina, l’artista europeo 70 Mostre e appuntamenti ▶ Sport 72 Varese terra di arcieri
RUBRICHE ▶ Provincia da scoprire 52 Luino ha il vento in poppa
72
VITA ASSOCIATIVA 38 CONNEXTing people
▶ Gita a... 56 La scuola delle zucche giganti
38 56 40 È già tempo di pensare al WMF 2019
▶ Storia 61 La battaglia (dimenticata) di Cheren
▶ Motori 75 Nuova 911 Porsche, icona senza tempo ▶ In libreria 77 Pagine di vetro e altre storie
77
SCIENZA 45 I vaccini, questi conosciuti
▶ Arte 64 Tra ceramica e architettura
▶ Dal Web 80 L’Europa spiegata bene
FOCUS
di Varesefocus Malpensa, energia, infrastrutture, valorizzazione del territorio: in due decenni di Varesefocus, che celebriamo con questo numero, abbiamo raccontato la provincia di Varese in ogni suo aspetto. Economico, sociale, artistico, sportivo.
6
FOCUS
Ma ci sono dei temi che piÚ di altri abbiamo indagato, caratterizzando il nostro modo di rappresentare la realtà che ci circonda. Abbiamo voluto riprenderli nel focus che segue per festeggiare questo nostro importante compleanno non tanto con un’autocelebrazione, ma facendo come sempre il nostro lavoro di inchiesta, riprendendo gli argomenti a noi piÚ cari, su cui ancora oggi, si gioca gran parte del futuro del Varesotto
9 7
FOCUS
di Malpensa Varesefocus ha scritto e indagato di pochi altri temi come quello dell’aeroporto della brughiera. In ognuna delle sue numerose sfaccettature. Ma il dato più importante oggi è che l’infrastruttura ha mantenuto la propria promessa: quella di diventare la più importante impresa produttrice di lavoro del territorio. Con numeri in crescita di bagagli e merci. Vettori aerei, bar, ristoranti, spedizionieri, tanto
Davide Cionfrini per fare qualche esempio. Parliamo di circa 540 imprese che da
L
o si può definire come luogo, infrastruttura, impresa, industria del lavoro. Qualcuno l’ha anche chiamato provocatoriamente cattedrale nel deserto, salvo poi essere smentito dalla realtà dei fatti e dai numeri, oggi in grande crescita. Chiamatelo insomma come volete. Sta di fatto che su pochi altri argomenti Varesefocus in questi suoi primi 20 anni di vita ha indagato e scritto più che dell’aeroporto Malpensa. Sotto ogni sua più svariata sfaccettatura. Fin dal primo numero abbiamo cercato di dare una risposta alla domanda fatidica: come Malpensa 2000 cambierà le sorti del territorio? Ora il verdetto è chiaro: Malpensa, tra le sue varie peculiarità, ha sicuramente quella di essere il primo bacino occupazionale della provincia di Varese. La prima azienda per capacità di creare lavoro. I numeri sono contenuti nello stesso bilancio sociale di Sea, la società che gestisce l’aeroporto della brughiera. Tabelle e numeri creano un quadro che sembra ritrarre un sasso lanciato in uno stagno e che, per cerchi concentrici, espande dal centro i suoi effetti con onde crescenti di imprese e addetti. C’è infatti un primo effetto diretto che è dato dalle attività economiche che operano all’interno dell’aeroporto e che forniscono i servizi ai passeggeri e la movimentazione
8
sole danno lavoro a più di 19mila persone, per un valore della produzione di 5 miliardi di euro. Ma l’impatto positivo sull’economia locale non si ferma a queste attività core legate all’aeroporto. C’è anche un effetto indiretto dato dalle imprese fornitrici di quelle che operano all’interno del sedime aeroportuale: altri 11.700 posti di lavoro per un’ulteriore produzione di ricchezza di altri 1,7
di abbandonare Malpensa come hub sono stati ormai raggiunti e superati. Il +11,5%, messo a segno nel 2018 rispetto al 2017, ha portato Malpensa a quota 24,6 milioni di passeggeri trasportati, un record storico, superiore ai 23,7 milioni del 2007. “Nel 2019 – annuncia il Responsabile Aviation di Sea – supereremo la soglia dei 25 milioni, il che inserirà di diritto Malpensa nella Champions League degli aeroporti europei. Un risultato importantissimo e non scontato, tanto più che siamo tra i pochi aeroporti ad agguantarlo senza poter far leva su un hub carrier di riferimento”. Non c’è una Air France come per Parigi, o una Lufthansa come per Francoforte, o un’Iberia come per Madrid. Malpensa si sta sviluppando perché diverse compagnie aeree credono in essa. “Malpensa - spiega Tucci - a livello mondiale è il sesto aeroporto per numero di Paesi collegati”. Un elemento in più che permette al manager di Sea di affermate che “Malpensa non solo cresce, ma cresce bene ed anche in maniera ordinata”. Ossia con un impatto sul territorio minore rispetto a quello che sarebbe stato lecito aspettarsi fino a qualche anno fa. Questo perché, spiega Tucci, “ci stiamo sviluppando facendo leva sull’evoluzione dell’industria di aeromobili, sempre più grandi ed efficienti, il che ci permette oggi di avere un numero di passeggeri superiore a quello del 2007, ma con il 30% in meno di movimenti aerei rispetto ad allora. Dunque, con meno rumore e meno inquinamento”. Ma sulle capacità di crescita future di Malpensa la domanda che ricorre ciclicamente è sempre la stessa, da 20 anni: servirà prima o poi la terza pista? L’evoluzione dell’aviazione, è la risposta di Andrea Tucci, ha spostato più in là nel tempo la decisione: “Sea sta sfruttando e sfrutterà tutte le possibili opzioni per aumentare l’efficienza della struttura attuale. Miglioreremo il sistema di rotte, investiremo in una migliore movimentazione degli aeromobili. Spazi per aumentare le performance ne abbiamo”. Poi si vedrà.
FOCUS
miliardi di euro. E poi ancora, c’è l’effetto indotto, scatenato grazie al lavoro e alla produzione che vengono creati dalla domanda generata dai salari e dagli stipendi delle migliaia di persone che lavorano nell’aeroporto. Un effetto traino sull’economia reale locale misurabile in altri 8.900 posti di lavoro e una produzione di altri 2,3 miliardi di euro. Non è finita qui. L’ultimo cerchio nello stagno occupazionale è composto dagli addetti e dal valore aggiunto che Malpensa riesce a favorire sul territorio grazie all’impatto che un aeroporto internazionale riesce ad avere su tre fronti: il traino sull’export delle imprese manifatturiere grazie ai collegamenti aerei sui mercati esteri, il turismo favorito dall’arrivo e dalla permanenza dei viaggiatori, l’attrazione degli investimenti: basti pensare a quante imprese abbiano deciso negli ultimi anni di stabilire sul territorio delle sedi, proprio per la vicinanza a Malpensa. Tutti questi tre casi generano un effetto, detto catalitico, stimato secondo Sea intorno ai 255.500 posti di lavoro che generano una produzione di 26,1 miliardi di euro. Il calcolo è, dunque, presto fatto. Basta una semplice somma. Tra effetto diretto, indiretto, indotto e catalitico Malpensa genera sul territorio un’occupazione di 295.200 posti di lavoro per un valore della produzione di 35,1 miliardi di euro. Tanto per dare un termine di paragone l’ultima Manovra finanziaria del Governo ha avuto un valore di circa 37 miliardi. “Il territorio serve all’aeroporto e l’aeroporto serve al territorio”, chiosa i numeri in una frase Andrea Tucci, Responsabile Aviation di Sea. Ragionando solo sull’effetto diretto, spiega a Varesefocus il manager, “Malpensa è in grado di soddisfare l’80% della necessaria richiesta di lavoratori con persone residenti all’interno dei Comuni del Cuv (Consorzio Urbanistico Volontario ndr). Per il restante 20% dobbiamo rivolgerci ad una fascia di territorio ancora più ampia”. La conclusione è chiara: “Malpensa oggi crea sul territorio circostante un effetto di piena occupazione”. Come una sorta, dunque, “di fattore sociale fondamentale in un momento economico che rimane, a livello generale, ancora difficile”. Malpensa è, in sostanza, un cuscinetto economico dal grande valore. Un ammortizzatore sociale nei fatti. D’altronde i numeri sono in grande crescita. “Con tassi a doppia cifra - spiega Andrea Tucci - che negli ultimi tre anni sono stati al di sopra della media del settore”. Il momento più difficile di questi ultimi 20 anni, quello del de-hubbing di Alitalia avvenuto nel 2007, raccontato in lungo e in largo anche da Varesefocus, è ormai alle spalle. I livelli passeggeri prima della scelta di Alitalia
■
Tra effetto diretto, indiretto, indotto e catalitico Malpensa genera sul territorio un’occupazione di 295.200 posti di lavoro per un valore della produzione di 35,1 miliardi di euro 9
FOCUS
di Energia Perché le bollette di luce e gas in Italia sono più alte che negli altri Paesi? Varesefocus lo ha spiegato fin dalla sua nascita, sin dalla sua prima copertina del marzo 2000. Il ventennale della nostra rivista è il pretesto per tornare ad analizzare il gap energetico italiano. Tra vecchi e nuovi problemi Chiara Mazzetti
‘‘È
la Direttiva 96/92 dell’Unione Europea che traccia le linee guida per realizzare un libero mercato comune dell’energia. In verità, la Direttiva comunitaria aveva stabilito una gradualità nel processo di libera-
10
lizzazione, consentendo inizialmente solo alle grandi utenze industriali di usufruirne. Se si fosse accettata tale imposizione, l’industria italiana – formata da imprese in larga prevalenza di piccola dimensione – avrebbe potuto beneficiare dei vantaggi della liberalizzazione con ritardo rispetto ai grandi gruppi industriali presenti in Europa. L’Unione Industriali della Provincia di Varese, trovando in questo il pieno appoggio di Confindu-
stria, si è battuta nei confronti dell’Unione Europea, del Ministero dell’Industria e del Governo perché, nella regolamentazione prima europea e poi italiana, fossero parificati alle grandi imprese i consorzi tra imprese di piccola e media dimensione. Un risultato di grande rilievo che è stato acquisito: l’Italia, infatti, è l’unico Paese europeo ad aver previsto anche per i consorzi d’acquisto la possibilità di diventare ‘clienti idonei’ per l’acquisto dell’energia elettrica”. Questo si leggeva in apertura dell’articolo intitolato “Il mercato dell’energia elettrica”, apparso nel primo numero di Varesefocus del marzo 2000, la cui copertina era proprio dedicata al tema dell’energia. Nel corso degli ultimi 20 anni l’Unione Industriali di Varese ha portato avanti una costante attività di informazione e formazione per le imprese sui temi dell’energia e del risparmio energetico, nonché sui rischi e le opportunità presenti nel mercato libero. Questo anche grazie al Consorzio di acquisto di fonti energetiche Energi.Va, creato dall’Unione Industriali con lo scopo di favorire un rapido e sicuro accesso al mercato da parte delle pmi. Energi.Va, che ancora oggi rappresenta una delle maggiori aggregazioni di piccoli e medi consumatori energetici del sistema Confindustria, è attualmente formato da oltre 240 imprese per un consumo totale di elettricità di circa 400 milioni di kilowattora e oltre 50 milioni di metri cubi di gas metano. Il Consorzio e l’area energia di Univa Servizi, che affianca Energi.Va nello svolgimento delle proprie attività, sono gli strumenti che l’Unione Industriali mette a disposizione delle aziende per acquistare energia elettrica e gas metano sul mercato libero, con la certezza di poter contare su prezzi competitivi, trasparenza delle condizioni contrattuali e un qualificato servizio di assistenza. Ma dopo due decenni, in cui il tema dell’energia è stato al centro dell’attenzione a più riprese, è necessario fare il punto della situazione e chiedersi com’è cambiato il mercato. A fare una panoramica è il professor Giuseppe Gatti, Partner Energy Advisors Srl: “Gli ultimi 20 anni sono stati segnati dal processo di liberalizzazione dei mercati energetici, che in Italia è iniziato nei primi anni ‘90 con il superamento dei prezzi amministrati dei prodotti petroliferi e l’introduzione della concorrenza nella distribuzione dei carburanti. In seguito alle due direttive europee del 1996 e del 1998, sul mercato interno dell’energia elettrica e
FOCUS
Giuseppe Gatti, Partner Energy Advisors: “Il nostro apparato industriale presenta indici di intensità energetica migliori di tutti i nostri concorrenti: proprio perché l’energia in Italia è sempre stata cara, abbiamo imparato ad usarla meglio”
del gas abbiamo avuto lo smantellamento dei rigidi monopoli statali che imprigionavano il mercato ed ora abbiamo prezzi e non più tariffe, con un’ampia libertà di scelta per il consumatore in mercati fortemente concorrenziali. Nel primo decennio, questo cambiamento si è tradotto in un significativo risparmio, che poi via via è stato eroso dal costo dell’incentivazione delle rinnovabili. Oggi per le imprese il problema è riuscire ad orientarsi in mercati oggettivamente complessi e individuare la migliore offerta, che non è più limitata alla sola commodity energia (elettrica o gas), ma insieme alla sua gestione, per la rilevanza che ha assunto il tema dell’efficienza energetica”. E in questo scenario, come può l’Italia diventare più competitiva sui mercati internazionali? “La produzione di energia elettrica in Italia è strutturalmente più cara che negli altri Paesi europei: non abbiamo il nucleare come la Francia e usiamo poco carbone, a differenza della Germania. Il nostro parco di generazione si basa quindi solo sulle rinnovabili e sulle centrali a gas, cioè sulle fonti più costose. C’è così un gap inevitabile, tra i 10 e i 15 €/MWh con i nostri competitor europei. Quanto al gas dipendiamo per oltre il 90% dalle importazioni e il Governo ha deciso di bloccare anche l’esplorazione e la ricerca di nuovi giacimenti nelle acque italiane (mentre Slovenia, Croazia, Montenegro e Grecia stanno sfruttando le riserve dell’Adriatico). L’unica strada percorribile per ridurre questo gap nei costi energetici che compromette la competitività della manifattura italiana è giocare sull’efficienza. Già oggi il nostro apparato industriale presenta indici di intensità energetica migliori di tutti i nostri concorrenti: proprio perché l’energia in Italia è sempre stata cara, almeno dal 1960 in poi, abbiamo imparato ad usarla meglio. Dobbiamo proseguire su questa strada, perché un più alto grado di efficienza è l’unica carta che possiamo giocare”, spiega di nuovo Gatti. Anche l’imprenditore Gianluigi Casati, che è stato per anni Presidente del Consorzio Energi.Va, punta sul fattore efficienza: “Nelle fatture dell’energia elettrica sono presenti, oltre ai servizi di vendita e di rete, altri oneri generali di sistema, il cui gettito, di natura parafiscale, è finalizzato alla copertura di costi relativi ad attività di interesse generale, derivati da impegni assunti dal Paese, quali, ad esempio, il sostegno alle fonti rinnovabili e il bonus elettrico. Si tratta di una somma complessiva di circa 13/14 miliardi di euro, sulla quale gravano anche le posizioni di morosità dell’utenza. Gli Oneri generali di sistema ed in particolare la componete a copertura dei costi dell’incentivazione delle rinnovabili, hanno un elevato impatto sul costo finale (fino ad oltre 1/3) e negli anni questa incidenza è aumentata enormemente erodendo la possibilità di incidere significativamente sul costo finale attraverso l’ottimazione dei contratti di acquisto. A maggior ragione quindi, avendo limitate possibilità di impattare sul costo, è quanto mai necessario portare la massima attenzione sull’efficienza che consente di ridurre i consumi con positive ricadute anche a livello ambientale e di sostenibilità”. Oggi, come 20 anni fa, l’unica strada per risparmiare è consumare meno.
■
11
FOCUS
di infrastrutture La necessità di collegare meglio il nord con il sud della provincia. La sfida di rendere più efficienti gli spostamenti “orizzontali” sul territorio. I nodi sempre aperti di una Pedemontana incompleta e dell’accesso a Malpensa. Il bilancio di Massimiliano Serati della LIUC Business School Silvia Giovannini
‘‘U
na provincia a 30 km l’ora”. Era il febbraio del 2002 e Varesefocus dedicava questo titolo in copertina e ampia parte del numero ad un tema che negli anni era già stato trattato e sarebbe stato in futuro uno dei più approfonditi. Fino ad oggi. Basti pensare all’attuale dibattito aperto sulla Tav e, in particolare, all’appello congiunto al Governo da parte delle imprese italiane che chiedono di vivere e lavorare in un Paese competitivo e di cui abbiamo parlato nel numero scorso. Sfogliando 20 anni della nostra rivista, saltano all’occhio questioni ancora aperte: resta un tallone di Achille, per una provincia caratterizzata da una forte vocazione all’imprenditoria e al manifatturiero, la mancanza di una rete di infrastrutture adeguata. Abbiamo chiesto a Massimiliano Serati, Direttore del Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei Settori della LIUC Business School, di aiutarci a tracciare un bilancio di quello che negli ultimi vent’anni è cambiato. O non è cambiato.
“Alzando lo sguardo, scopriamo che una parte della provincia, quella a Nord, è ancora collegata in modo pessimo con quella a Sud e viene da chiedersi se questo non sia un limite oggettivo alla sua reattività economica” 12
Professore, al nostro lettore potrebbe sembrare che sia cambiato ben poco negli ultimi vent’anni. Il che appare tanto più grave in un momento in cui si parla sì di infrastrutture materiali, ma anche digitali. Manteniamo artificiosamente la distinzione tra infrastrutture digitali e materiali. Premessa l’ovvia sinergia tra le due, quello delle infrastrutture digitali è in un certo senso un falso problema: le innovazioni digitali hanno acquistato un ruolo così essenziale nei processi produttivi come nella vita quotidiana che la loro diffusione è fortemente indotta, quasi imposta, dal traino della domanda. O rimani completamente fuori dal mondo o ci vivi dentro: è un dato di fatto. E fattori che prima producevano un effetto “divide” oggi agiscono sempre più in logica di inclusività. Alcuni territori ci arrivano prima, altri un po’ dopo, qualcuno è più preparato, qualcuno meno, ma abbiamo tutti gli strumenti per affrontare la questione. Per fare un esempio, gli ultimi dati Istat del 2018 ci raccontano di un paese nel quale la percentuale di famiglie che hanno accesso alla rete mobile 4G (98,7%) e a quella fissa a banda larga (87%) è superiore alla media Ue. E nel nord del paese la situazione è ai massimi livelli europei. Altro discorso è quello che riguarda le infrastrutture materiali. Qui non sembra che abbiamo tutti gli strumenti... È una questione di rilevante delicatezza e complessità. Partiamo da esempi pratici. La prossima estate, per qualche mese, chiuderà l’aeroporto di Linate e il traffico si riverserà su Malpensa. È una sorta di test: l’aeroporto ha tutta la “capacità produttiva” che serve per reggere, ma non è detto che sia altrettanto vero per le infrastrutture di contorno. Toccheremo con mano di nuovo e, con evidenza, problematiche irrisolte, in primis la saturazione di tutte le tratte di connessione lungo l’asse Gallarate - Milano. E non è scontato che i rimedi previsti per il medio-periodo siano sufficienti o adeguati. Il collegamento ferroviario tra Gallarate
FOCUS
progetto completo. Una Pedemontana che non arrivi a Bergamo, ma si fermi in Brianza, è per definizione un progetto monco e di respiro limitato. La verità è che le nostre infrastrutture non sono all’anno zero; non è più sufficiente, né auspicabile, “fare opere” di qualunque tipo e riempire vuoti per avere ricadute positive. Occorre ponderare con estrema cura e ragionare in stretta logica di fabbisogno territoriale e non in maniera decontestualizzata e astratta, piuttosto che sotto la pressione dell’emergenza. Altrimenti si rischia di perdere tempo e lasciare aperte questioni essenziali, come il divario tra Nord e Sud della provincia o la difficoltà a muoversi sul territorio in linea orizzontale. Quindi, la Pedemontana è un’opera da rimettere in discussione? No, ma nel realizzarla (più che nel progettarla) ci si è mossi seguendo logiche un po’ datate, che segmentavano le esigenze dei territori senza una visione alta. Pedemontana può diventare essenziale se completata e, a quel punto, lo “sfogo” su Bergamo cambierebbe le cose. Tutto può funzionare se si ragiona in ottica di fabbisogno reale. La verità è che ci sono pochi altri territori in Europa paragonabili al Sud della provincia di Varese, per indice di infrastrutturazione e che il nostro territorio (come confermato dagli indicatori di 100% Lombardia, piattaforma di statistiche territoriali prodotta da LIUC) è ai vertici delle statistiche lombarde: la logica deve essere quindi capire cosa ci manca. E ribadisco che ci mancano connessioni Nord Sud e la possibilità di poterci muovere meglio in maniera orizzontale. Il tema è anche quello di razionalizzare i servizi. Pensiamo ai treni. Ampliare la rete è costoso e difficile, ma migliorare il servizio e la qualità con più corse e più puntualità è doveroso. e il T1 di Malpensa che, sulla carta, dovrebbe essere un bypass, potrebbe al contrario indurre un incremento dei “passaggi” complessivi e sovraccaricare ulteriormente un traffico già al limite. Ciò non significa che nuove infrastrutture costituiscano un pericolo, tutt’altro, ma che la loro valutazione di utilità ed efficacia oggi è molto più complessa che in passato. Insomma, i problemi sono concentrati in quell’area? Quell’area è al centro dell’attenzione per la sua densità economica e produttiva, ma, alzando lo sguardo, scopriamo che una parte della provincia, quella a Nord, è ancora collegata in modo pessimo con quella a Sud e, viene da chiedersi se questo non sia un limite oggettivo alla sua reattività economica. Qualcosa si muove ma che cosa? Pensiamo alla tratta ferroviaria tra Arcisate e Stabio: i dati parlano oggi di 4000 passeggeri circa al giorno, un dato piuttosto confortante rispetto alle aspettative. Ma 2500 di questi sono transfrontalieri. Viene da supporre che l’opera abbia senza dubbio velocizzato i tempi di spostamento per questi lavoratori (e ridotto i costi “di sistema”, il che è apprezzabile) ma che l’impatto, tanto annunciato, sull’economia del territorio sia stato piuttosto debole. La questione è aperta. Un altro esempio riguarda la Pedemontana, oggi sottoutilizzata, forse per i costi di transito, ma sicuramente anche perché la validità di un’opera simile si esprime rispetto al
E a proposito della Tav? Il ragionamento qui è un altro. Impossibile giudicarla, se non la contestualizziamo all’interno della rete dei Corridoi Europei di collegamento per le merci: lasciare lì un “buco” che vanifica un’architettura europea non sarebbe positivo in assoluto e per l’immagine dell’Italia con i partner internazionali. Vanificare sforzi già fatti toglierebbe molte opportunità al Paese.
■
“La Pedemontana oggi è sottoutilizzata forse per i costi di transito, ma sicuramente anche perché la validità di un’opera simile si esprime rispetto al progetto completo. Una Pedemontana che non arrivi a Bergamo, ma si fermi in Brianza, è per definizione un progetto monco” 13
FOCUS
di marketing territoriale In questi anni il turismo varesino ne ha fatta di strada. Tanta o poca, qualcosa si è mosso grazie all’impegno di molti. Ed anche Varesefocus ha fatto la propria parte, essendo stata con la sua nascita una delle prime testate locali ad aver puntato su rubriche andate alla scoperta e riscoperta del patrimonio artistico e naturale della provincia
14
ness, oggi le cose stanno diversamente e si scommette sempre più
N
atura, arte, sport, quattro siti Unesco, sette laghi, bellezze liberty, rocche castelli e paesi dipinti: bastano queste poche indicazioni per dire che il Varesotto è un territorio “da promozione”. Una promozione che, oggi come venti anni fa, è definita marketing territoriale ed indica in generale la capacità che un territorio possiede di attrarre non solo turisti, ma anche nuovi residenti e investimenti.
Il turismo, un lungo e ricco capitolo Tra gli enti da sempre in prima linea rispetto alla promozione del territorio vi è la Camera di Commercio; accanto ad essa, in passato, un ruolo rilevante era anche giocato dalla Provincia di Varese che, negli ultimi anni a causa del ridimensionamento dell’Ente imposto dalla recente riforma, ha ridotto il suo ruolo, conservando comunque la tutela di un ingente patrimonio artistico culturale, che comprende beni come il Chiostro di Voltorre e l’Eremo di Santa Caterina, solo per citarne alcuni. “Nel programma pluriennale definito lo scorso anno dal Consiglio camerale - spiega Fabio Lunghi, Presidente dalla Camera di Commercio di Varese - una linea strategica è stata dedicata all’attrattività del territorio e quindi al marketing territoriale. Grazie alla sua posizione strategica, che la colloca tra Milano e la Svizzera, la provincia di Varese è il luogo ideale per attrarre turismo, residenzialità e investimenti. La Camera di Commercio, in stretta sinergia con le associazioni di categoria del territorio, intende promuovere un nuovo posizionamento strategico e originale per il nostro territorio”. Un asse di sviluppo in questo contesto è quello del turismo dei laghi e sportivo, green e legato al wellness: una scelta che appare in linea con la decisione, a livello nazionale, di dichiarare il 2019 “anno del turismo lento”. “Alla voce marketing turistico - spiega sempre Lunghi - per il 2019 sono stati messi a bilancio dall’ente camerale risorse per oltre 500mila euro, da investire in diverse azioni”. Quel che è evidente è come l’orizzonte a cui si guarda, rispetto a due decenni fa, sia diventato molto più ampio: se infatti un tempo il turismo targato Varese era quello prettamente busi-
Un possibile asse di sviluppo nel contesto locale è quello del turismo dei laghi e sportivo, green e legato al wellness: una scelta che appare in linea con la decisione, a livello nazionale, di dichiarare il 2019 “anno del turismo lento”
libero. Ecco allora che Camera di Commercio significa non solo sostegno alle imprese in ambito turistico, ma anche progettualità come l’Interreg Amalake (Active Holiday on the Lake Maggiore), progetto pluriennale di Cooperazione transfrontaliera Italo-Svizzera per la promozione del Lago Maggiore e delle sue sponde divise tra Piemonte, Svizzera e Lombardia. Impossibile non citare la Varese Sport Commission, ed il suo ruolo nel sostegno alla realizzazione di eventi sportivi sul territorio. Obiettivo? Sfruttare i punti di forza naturali del territorio, che vanno dai percorsi in bici al canottaggio, passando da golf, equitazione e trekking. Tra gli obiettivi dei prossimi anni vi è anche quello di dare una maggiore visibilità dell’offerta turistica, da realizzare attraverso un nuovo portale dell’offerta che renda più omogenee e fruibili notizie e informazioni per chi arriva.
FOCUS
Paola Provenzano su target differenti, a partire dal quello legato allo sport e al tempo
Un contesto dove “si vive bene” Allargando invece lo sguardo in generale agli altri aspetti del marketing territoriale, si devono aggiungere i capitoli specifici relativi alla attrattività in fatto di residenzialità e investimenti. Anche in questo contesto Camera di Commercio esercita un ruolo importante. “La Camera di Commercio - spiega Lunghi - intende rafforzare l’immagine di un territorio, il nostro, in cui si vive bene, valutare insieme ad altri Enti investimenti che rendano la provincia di Varese luogo elettivo ove risiedere, aggregare e potenziare i servizi connessi alla residenzialità che rinforzino il valore di scegliere questo territorio come luogo in cui abitare”.
Il ruolo di Varesefocus Il marketing territoriale nel suo complesso rappresenta oggi anche una nuova modalità di narrare il territorio che ha effetti non solo verso l’esterno. Basti pensare a come tutti noi negli anni siamo diventati più consapevoli delle bellezze del territorio e abbiamo approfittato delle occasioni di sport e svago che abbiamo appena fuori casa, per rendere più ricco il nostro tempo libero. Non a caso da venti anni in queste stesse pagine si racconta di una provincia da scoprire, di itinerari dove poter organizzare gite a chilometro zero e di arte e artisti del territorio. Un’attenzione che non è venuta meno con la nuova versione digitale della nostra rivista, con la rubrica che su www.varesefocus.it porta una dicitura che è un programma, oltre che una precisa linea editoriale: “Luoghi e Bellezze”. Che Varesefocus non terminerà mai di raccontare. Piste ciclabili, percorsi di trekking, sentieri, bellezze architettoniche e prodotti locali genuini sono a nostra disposizione anche senza intraprendere viaggi più o meno lunghi e più o meno avventurosi. Basta riscoprire un territorio che per molti anni è stato considerato solo un luogo in cui lavorare e vivere. Oggi siamo sempre più attenti a vivere meglio e - proprio grazie al marketing territoriale - ci siamo abituati ad alzare gli occhi per cogliere la bellezza che ci circonda. Varesefocus è nato 20 anni fa anche per questo.
■
15
ECONOMIA 30
Sei priorità per ripartire Infrastrutture, produttività, carico fiscale, formazione, semplificazione, Europa: ecco le voci sulle quali basare una politica economica di lungo periodo improntata alla crescita. A indicarle il Presidente degli industriali varesini, Riccardo Comerio: “Stiamo rallentando, occorre reagire”
Varese al centro dei principali corridoi europei per capirlo”, rincara
‘‘D
i fronte a uno scenario economico sempre meno brillante risulta difficile credere che l’obiettivo di una crescita del Pil nazionale dell’1,5%, auspicato anche durante l’ultimo World Economic Forum di gennaio a Davos dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, possa essere agguantato dal Paese. Di più: sembra ormai essere messo in discussione anche il più modesto +1% inserito in Legge di Bilancio, dopo le pressioni sul Governo da parte della Ue per scongiurare la procedura d’infrazione all’Italia”. Il rallentamento della produzione industriale nel Varesotto rispetto ai livelli di un anno fa, certificato dall’Ufficio Studi Univa, preoccupa non poco il Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Riccardo Comerio. Non è di consolazione che lo spaccato varesino rispecchi, anzi sia lievemente migliore dell’andamento nazionale. Gli occhi di Comerio sono più che altro fissi sulle previsioni quasi unanimi dei più importanti istituti internazionali che vedono la crescita del Pil italiano nel 2019 intorno allo 0,6%. Ne sono convinti sia in Bankitalia, sia all’Ocse, sia all’Fmi. “Tutte queste previsioni quasi unanimi non possono essere liquidate come una congiura internazionale”, avverte Comerio. “È più verosimile continua nel suo ragionamento il Presidente di Univa - che l’Italia debba fare i conti nei prossimi mesi con una congiuntura sempre più difficile che impone già oggi al Governo di cambiare la propria politica economica. Abbiamo più volte ribadito in questi mesi, sia prima dell’approvazione, sia dopo il varo in Parlamento della Legge di Bilancio che Quota 100 e Reddito di Cittadinanza non smuoveranno di una virgola le capacità di crescita del Paese”. Per questo Riccardo Comerio chiede al Governo di immergersi nei problemi dell’economia reale. La parola d’ordine, per gli industriali varesini, è tornare a crescere. E per farlo il Presidente dell’Unione Industriali ha indicato 6 priorità su cui lavorare. La prima è quella delle infrastrutture “Aprire nuovi cantieri e procedere su quelli già avviati - sostiene Comerio - è la via più breve e immediata per garantire un incremento del lavoro e dei livelli occupazionali. Ciò a partire dal completamento della Tav e della Pedemontana. Chi si oppone a queste opere si mette dalla parte sbagliata della storia”. Su questo non servono tanti studi costi/benefici, “basta la cartina geografica che pone l’Italia e
“Aprire nuovi cantieri e procedere su quelli già avviati è la via più breve e immediata per garantire un incremento del lavoro e dei livelli occupazionali. Tav e Pedemontana vanno terminate”
La seconda priorità si chiama produttività “Un tema poco popolare e poco elettorale”, riconosce Comerio, “ma è questo il vero problema che blocca il Paese ad una bassa crescita. Per invertire la tendenza occorre sostenere le imprese nel processo di dare maggiore valore al proprio prodotto e servizio, prevedendo una politica di sostegno agli investimenti. Il contrario di quanto avvenuto con il ridimensionamento del Piano Impresa 4.0 deciso in Legge di Bilancio”. Perché, è l’avvertimento, “non basta puntare ad una crescita generale dell’occupazione”. Non tutti i settori sono uguali. Non tutti sono in grado con la propria crescita di avere effetti benefici generali al di fuori del proprio perimetro. Per avere degli effetti traino “bisogna, invece, incentivare l’occupazione in quei settori dove più elevato è l’andamento della produttività. Ossia nell’industria che negli ultimi anni ha incrementato la propria produttività ad un tasso medio annuo dell’1,1%, in linea con il trend tedesco e ben al di sopra della media generale italiana che si ferma al +0,14%”, spiega Comerio.
ECONOMIA
Davide Cionfrini la dose il Presidente di Univa.
Terza voce su cui lavorare è quella del carico fiscale “Proprio per incrementare la produttività - continua il ragionamento il Presidente di Univa - occorre intervenire sulla leva fiscale non con interventi a pioggia, ma con una politica mirata ad abbattere il cuneo fiscale e detassando i premi di produttività”. Quarta azione deve essere quella che coinvolge la formazione Su questo fronte l’Unione Industriali indica 3 direttrici su cui lavorare: “Incontro domanda-offerta, attraverso percorsi di studio in linea con le esigenze delle imprese, collegando mondo della scuola e mondo del lavoro, grazie a strumenti come l’alternanza, l’apprendistato, gli ITS-Istruzione Tecnica Superiore e il monitoraggio dei risultati di placement degli studenti (in questo senso non ci è sembrato lungimirante il taglio di 50 milioni di euro apportato dalla Legge di Bilancio ai fondi per l’alternanza); cercare di rendere più efficiente il processo formativo riducendo la dispersione scolastica e l’abbandono dei percorsi di studio, i tassi di questo fenomeno sono ancora troppo alti, rischiamo di perdere capitale umano; puntare sulla formazione continua, da realizzare anche con il sostegno dei fondi interprofessionali”. Quinta spinta riformatrice deve essere quella verso la semplificazione “In questo senso - sostiene Comerio - occorre portare avanti la riforma delle autonomie cogliendo questa imperdibile occasione per una sburocratizzazione della vita delle persone e delle imprese. Putando su riforme a costo zero che però possano rendere più facile ai singoli territori attrarre investimenti, velocizzare i tempi dei permessi per ampliamenti e insediamenti produttivi, liberare forze per il sostegno alle capacità dei cluster tecnologici (tra cui l’aerospazio) di trainare tutta l’economia regionale”. 17
ECONOMIA 18
Sesta, ma non ultima, leva su cui agire si chiama Europa Qui Comerio rivendica il convinto europeismo degli imprenditori varesini: “Non è colpa della Ue, ma della stessa Italia e della propria classe politica e dirigente che opera a Bruxelles e a Strasburgo se gli interessi del Paese e della sua industria vengono spesso bistrattati in sede europea”. Non basta stare in Europa, è il concetto. Bisogna saperci stare. Come? Anche qui la proposta del Presidente di Univa è diretta e tocca tre punti: “Ogni forza politica deve responsabilizzarsi e raccogliere il consenso elettorale per le prossime elezioni europee, ormai alle porte, su temi europei e riguardanti il futuro della Ue e dell’Italia nella Ue, non su polemiche di cortile. Occorre poi creare seri e concreti percorsi in grado di dotare l’Italia di una classe dirigente e una classe politica che sappia stare in Europa ai giusti tavoli. Infine, bisogna battersi per l’introduzione degli Eurobond finalizzati al finanziamento di progetti comuni”. Oltre a quello riguardante l’andamento economico, il Presidente di Univa, Riccardo Comerio, vede all’orizzonte anche il rischio di un aggrovigliarsi del clima politico. Da qui l’appello rivolto indi-
“Per incrementare la produttività occorre intervenire sulla leva fiscale non con interventi a pioggia, ma con una politica mirata ad abbattere il cuneo fiscale e detassando i premi di produttività” stintamente a tutte le forze in campo, sia di maggioranza, sia di opposizione: “Non perdiamo forze cercando oggi i colpevoli dei momenti difficili che rischiamo di dover affrontare nei prossimi mesi o anni. Concentriamo, invece, le capacità del Paese in un impegno programmatico di lungo respiro che sappia avviare da subito un cammino di crescita basata su un aumento della nostra produttività. Questo significa sostenere la vocazione industriale dell’Italia e dei suoi territori più manifatturieri e internazionalizzati come Varese”.
■
ECONOMIA
Stanley Black&Decker investe su Varese Un nuovo e moderno Training Center, per effettuare prove prodotto e un ampliamento dello storico showroom: la multinazionale leader nella produzione e distribuzione di utensileria professionale punta sulla sede Usag di Monvalle per un progetto di formazione a 360 gradi
Inaugurazione Training Centre: taglio del nastro. A destra: Alberto Casati, VP & General Manager Southern Europe GTS e a sinistra Domenico Esposito, Commercial Training Manager
Chiara Mazzetti
La sede di Stanley Black&Decker Italia a Monvalle
Apre a Monvalle, storica sede del marchio Usag, un moderno Training Center dedicato alla formazione di addetti e clienti
ECONOMIA
E
ra il 1926 e a Gemonio, per volere dell’imprenditore Hermann Amos, veniva fondata l’Utensileria Società Anonima Gemonio, ovvero la Usag. È così che il marchio, ora noto in tutto il mondo, ha fatto il suo ingresso nel settore dell’attrezzistica professionale, cercando di trovare la sua strada e una precisa collocazione sul mercato. Nel 1991 Usag è entrata a far parte del Gruppo francese Facom Tools S.A., successivamente del Gruppo americano The Stanley Works e, dal marzo 2010, è parte della multinazionale Stanley Black&Decker. Un viaggio che, in oltre 90 anni di storia, ha portato Usag dal Varesotto fino alle cassette degli attrezzi dei professionisti di tutto il globo. “Oggi siamo un team unico e tutte le persone che lavorano con noi abbracciano tutti i nostri marchi: Black&Decker, Bostich, Dewalt, Expert By Facom, Facom, Irwin, Lenox, Stanley e, ovviamente, Usag. Ma quello di Monvalle, in provincia di Varese, è sicuramente l’headquarter più importante che abbiamo in Italia in termini di struttura”, spiega Alberto Casati, Vicepresident per il Southern Europe di Stanley Black&Decker. È, infatti, nella sede varesina che il gruppo multinazionale ha scelto di investire sulla formazione. “Qui c’erano gli spazi migliori – prosegue Casati –. Avevamo già un grande Showroom, che abbiamo allargato. Lo step successivo era costruire un nuovo e moderno Training Center, che ci permettesse di fare prove di prodotto all’interno, ma anche all’esterno. Stanley Black&Decker, da sempre, fa della formazione uno dei suoi principali asset strategici. Parliamo di formazione a 360 gradi, rivolta sia ai clienti che al personale aziendale. In entrambi i casi l’obiettivo è duplice ed è quello di fornire un’adeguata preparazione tecnica di prodotto e trasmettere i valori tipici della cultura aziendale e del brand”. Oltre 200 metri quadri attrezzati con elettroutensili e dispositivi laser, un’area esterna, la cosiddetta “zona verde”, utilizzata per le prove specifiche degli utensili dedicati al giardinaggio, una sala meeting di 100 posti, in cui i partecipanti potranno assistere alle presentazioni teoriche: queste le principali caratteristiche del Training Centre di Monvalle, che ospiterà clienti provenienti dall’Italia e dall’estero, non solo del mondo industriale, artigiano e dell’autoriparazione, ma anche dell’edilizia, del settore elettrico e della grande distribuzione. “Riteniamo che per poter collocare sul mercato prodotti con un know-how e una tecnicità così elevata, occorra formare tutti gli operatori commerciali che decidono di collaborare con noi”,
ribadisce il Vicepresident per il Southern Europe di Stanley Black&Decker, che in mente ha un obiettivo ben preciso. “Questa nuova location sarà interamente dedicata al tema dell’Education: lo scopo è arrivare a formare oltre 1.000 rivenditori nel corso di un anno, per un totale di quasi 100 giornate lavorative dedicate alla formazione. E come faremo a raggiungere questo ambizioso traguardo? Grazie a corsi e giornate formative che riguarderanno l’intera gamma di elettroutensili, utensili a mano e pneumatici di tutti i marchi dell’azienda”. Un’operazione che porterà nello stabilimento di Monvalle addetti ai lavori, esperti, buyer e commerciali di tutta Italia, per percorsi formativi di uno, due o tre giorni, pensati e creati per le specifiche esigenze di ogni diversa categoria. “Avere personale di vendita preparato e motivato, significa essere più competitivi ed in grado di cogliere le migliori opportunità. La formazione è fondamentale quando si vuole distribuire un prodotto ed evitare che l’unica leva di rivendita sia il prezzo. Se hai dei contenuti tecnologici e fai innovazione, hai anche automaticamente la necessità di spiegare perché è differente il tuo prodotto da quello dei tuoi competitor”, aggiunge ancora Alberto Casati. Ma perché il training è tanto importante per una multinazionale come Stanley Black&Decker? “Perché lo sviluppo della tecnologia dei nostri prodotti cresce sempre di più di giorno in giorno, insieme al numero di brand che dobbiamo distribuire sul mercato. Perciò se non spieghiamo tecnicismi e caratteristiche di ogni singolo utensile, in primis, a chi li vende, sarà ancora più complicato far capire all’utilizzatore finale perché dovrebbe scegliere i nostri brand tra i tanti disponibili sul mercato”. Casati, infine, chiosa ribadendo la scelta strategica di concentrare, in un solo luogo fisico, un asset di crescita così importante: “Formare le persone è un compito fondamentale, che va a supporto di tutto il team Marketing e Vendite, ma più in generale di tutta l’azienda: per questa ragione abbiamo deciso di accentrare tutte le nostre competenze a Monvalle, creando in provincia di Varese un vero e proprio headquarter per la specializzazione tecnica dei prodotti. E abbiamo fatto tutto questo perché abbiamo una visione ben precisa in mente: un’azienda che investe in formazione, è un’azienda che crede nel futuro”.
■
21
INCHIESTA
Export in recupero per l’aerospazio lombardo Il Presidente del Lombardia Aerospace Cluster, Angelo Vallerani: “Abbiamo una ricchezza di competenze che, in un momento di trasformazione così critico come l’attuale, dobbiamo saper salvaguardare investendo sul territorio e con una cabina di regia nazionale”
Il decennale del Lombardia Aeropsace Cluster a Palazzo Pirelli. Pagina a fianco, da sinistra Carmelo Cosentino, Angelo Vallerani, Giuseppe Orsi
22
INCHIESTA internazionali del settore: Farnborough, Le Bourget, Berlino, Se-
Paola Margnini (*) attle, Tolosa, Torino.
‘‘I
Le celebrazioni per i 10 anni del Lombardia Aerospace Cluster si sono tenute a fine febbraio durante un evento che ha avuto luogo a Milano, al 31esimo piano di Palazzo Pirelli e al quale hanno preso parte, oltre al Presidente Angelo Vallerani, l’Amministratore Delegato di Leonardo, Alessandro Profumo; il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con Delega all’Aerospazio, Giancarlo Giorgetti; il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana; il Vicepresidente di Regione Lombardia, Fabrizio Sala; il Presidente di AIAD (Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), Guido Crosetto. “Siamo una regione - ha affermato di fronte a queste autorità il Presidente del Lombardia Aerospace Cluster, Angelo Vallerani
n questi anni abbiamo dato vita ad un progetto senza precedenti nella centenaria storia che vanta sul nostro territorio l’industria aerospaziale. Abbiamo dato un’unica voce alle istanze delle imprese nei confronti delle istituzioni. Siamo riusciti a promuovere nei più importanti eventi internazionali del settore tutto il sistema lombardo con un’unica immagine, portando con noi numerose piccole e medie imprese che prima non avevano accesso alle più prestigiose vetrine mondiali. Abbiamo fatto da elemento di congiunzione tra le Pmi e i grandi operatori che hanno potuto confrontarsi su un piano tecnologico condiviso e su progetti di filiera e supply chain”. È con queste parole che, in qualità di Presidente, Angelo Vallerani riassume questi primi 10 anni di Lombardia Aerospace Cluster. Era il 23 febbraio del L’andamento positivo registrato 2009. Nacque quello che allora aveva la denominazione di Comitato Promotore del Distretto Aerospaziale Lombardo. Avvio di un negli ultimi mesi sui mercati percorso che ha fatto tappa negli anni nell’adesione all’EACP – esteri dalle imprese lombarde European Aerospace Cluster Partnership (giugno 2010), nell’accesso al Program Agreement di Regione Lombardia e MIUR rappresenta, solo l’inizio (dicembre 2010), nell’adesione al CTNA – Cluster Tecnologico di una risalita. Nazionale Aerospazio (settembre 2012), nella ri-denominazione I livelli rimangono ancora inferiori in Lombardia Aerospace Cluster con conseguente cambio della governance (ottobre 2014), nell’ottenimento della Bronze Label al triennio precedente e ben lontani del Cluster Management Excellence (ottobre 2014), nell’adesio- dai massimi storici ne all’European Cluster Collaboration Platform (2015-2016). In mezzo la partecipazione, anche grazie al contributo della Camera di Commercio di Varese, a tutti i più importanti eventi fieristici * Segretario Lombardia Aerospace Cluster
23
INCHIESTA
- che ha tracciato la storia dell’aerospazio in Italia e, almeno in parte, anche nel mondo. Siamo un caso industriale pressoché unico di territorio in cui convivono tutte e tre le piattaforme di volo (elicotteri, aerei e spazio). Abbiamo il più alto tasso di imprese centenarie. Ma questa ricchezza di competenze si trova ad un bivio, considerata la situazione competitiva internazionale. L’andamento del mercato lo testimonia. Dobbiamo tornare ad investire, subito, anche su territori che da analisi superficiali possano sembrare privi di particolari problematiche. E dobbiamo farlo immediatamente cercando di accompagnare la trasformazione tecnologica, dei prodotti e dei processi che le nostre imprese stanno vivendo. Dobbiamo accompagnare il nostro sistema durante questa transizione facendo in modo che si mantengano e vengano rinnovate le competenze. Gli altri territori lo stanno facendo, all’estero come in Italia. È ora di serrare i ranghi e tornare a costruire il futuro. Questo è un settore che non perdona: o ci sei quando partono i nuovi programmi oppure accumuli ritardi che ti bloccano per decenni. I gap non si recuperano: semplicemente non ci possiamo permettere che si aprano”.
“Non abbiamo solo bisogno di ottenere risorse regionali a sostegno dei processi di innovazione e di promozione sui mercati. Ciò è importante, certo, ma serve anche e soprattutto una politica nazionale di Paese per lo sviluppo del comparto”
Angelo Vallerani indica anche la strada per passare dagli intenti all’azione concreta: “Non abbiamo solo bisogno di ottenere risorse regionali a sostegno dei processi di innovazione e di promozione sui mercati. Ciò è importante, certo, ma serve anche e soprattutto una politica nazionale di Paese per lo sviluppo del comparto, al pari di quella su cui possono contare i nostri competitor per esempio in Francia e Germania. Torniamo dunque come Lombardia Aerospace Cluster a rilanciare la proposta di una cabina di regia nazionale per essere forti e uniti all’estero. Lo schema del Comitato Interministeriale nato per lo ‘Spazio’ pensiamo debba essere replicato anche al comparto della ‘Difesa’. Di fronte alle nuove dinamiche internazionali e alle alleanze che stanno nascendo occorre ovviamente mantenere un piede in Europa, ma serve anche allargare lo sguardo in maniera sempre più convinta agli Stati Uniti”. A livello congiunturale il settore lombardo dell’aerospazio registra un export in recupero rispetto ai cali osservati nel 2016 e nel 2017. Nei primi 9 mesi del 2018 le esportazioni aerospaziali lombarde hanno sfiorato il valore di 1,39 miliardi di euro, in crescita del 57% rispetto allo stesso periodo del 2017. Positiva anche la bilancia commerciale per 963,7 milioni di euro. In pratica la Lombardia rappresenta da sola il 33% dell’export nazionale del settore che, sempre tra gennaio e settembre 2018, è ammontato a 4,24 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto all’anno precedente. L’andamento positivo registrato in Lombardia, però, rappresenta solo l’inizio di una risalita. I livelli, infatti, rimangono ancora inferiori al triennio precedente e ben lontani dai massimi storici. Fin qui i dati dell’andamento sui mercati. A livello strutturale, invece, la Lombardia dell’aerospazio conta 220 imprese (di cui l’88% Pmi e il 12% grandi imprese), 16mila addetti (il 34% dei quali operanti nelle Pmi e il 66% nelle grandi imprese) e un giro d’affari generato sul territorio di 6 miliardi di euro.
■
le imprese che aderiscono da dieci anni al Lombardia Aerospace Cluster
24
TI PIACE IL CAFFÈ? GUARDA COSA ABBIAMO ARCHITETTATO...
C’è chi lo ama intenso, chi lo preferisce lungo, chi cremoso e chi ancora non può fare a meno di un bel caffè aromatico.
Ma solo con WEFOR puoi avere un’offerta very professional. % DI SCONTO 10 sul primo ordine
IN REGALO:
• MACCHINA DA CAFFÈ PROFESSIONALE in comodato d’uso
• ELEGANTE MIX BOX con 50 capsule in omaggio • TAPPETINO SALVAGOCCIA firmato WEFOR
• TUTTA LA QUALITÀ E LA VARIETÀ DEI GUSTI Nespresso Professional
CONTATTACI SUBITO! 800-162303
www.wefor.ch
INCHIESTA
Da fornitori a partner La trasformazione della filiera Leonardo e Pmi del Lombardia Aerospace Cluster a confronto sulle nuove sfide tecnologiche e organizzative che il mercato lancia alle supply chain del settore Angelo Vallerani
26
F
are il punto sulle principali evoluzioni del mercato aerospaziale, delle traiettorie tecnologiche e organizzative, ma soprattutto tirare le fila di tutta la catena di fornitura per coordinare le attività e la nascita di vere e proprie partnership all’interno della supply chain. Questi gli obiettivi dell’evento “Cluster Day – Traiettorie per il futuro” organizzato dal Lombardia Aerospace Cluster, in collaborazione con Leonardo. Da una parte i rappresentanti del prime contractor nazionale per eccellenza nel settore, dall’altra 130 esponenti delle piccole e medie imprese del distretto produttivo regionale: tutti riuniti nella sede di Vergiate (Va) della divisione Elicotteri di Leonardo per far il punto della situazione sui rapporti di fornitura e per impostare insieme nuove strategie partendo dalle competenze sul territorio. “Le imprese lombarde – spiega il Presidente del Lombardia Aerospace Cluster, Angelo Vallerani – rappresentano da sole circa un terzo dell’export generato dall’industria aerospaziale a livello nazionale. Un primato che siamo chiamati a tutelare di fronte ai profondi cambiamenti che impone oggi il mercato. Una ricchezza in termini di numeri, certo, ma anche di diversificazione tecnologica nei vari comparti. Non sono molte le regioni in Europa che, come la Lombardia, hanno sul proprio territorio la completa filiera produttiva delle tre catene del valore aerospaziale: l’ala fissa, l’ala rotante e lo spazio”. In un raggio di pochi chilometri la supply chain lombarda costituita da grandi, medie e piccole imprese, infatti, è in grado di realizzare dalla A alla Z sia aerei, sia elicotteri, sia satelliti e payloads scientifici. La piramide produttiva delle 220 imprese all’interno del distretto industriale lombardo dell’aerospazio, in termini di addetti, è così suddivisa: il 38,9% lavora nella parte alta e finale, con la realizzazione degli aerei, degli elicotteri e dei satelliti; il 31,1% nell’avionica, nei sistemi, negli equipaggiamenti e nella manutenzione; il 17,6% nei componenti meccanici e sotto-sistemi; l’1,8% nei materiali generici; l’11,6% nei servizi. “Questa è una varietà di tecnologie e competenze - spiega Angelo Vallerani - che dobbiamo preservare con l’aiuto e il sostegno del Sistema-Paese. Ma non dobbiamo aspettare solo le mosse delle istituzioni, dobbiamo essere come imprese protagoniste di un cambio di passo nel creare nuovi rapporti tra di noi ai vari stadi della catena di fornitura. Dobbiamo saper valorizzare le Pmi, certo, ma anche i centri di ricerca e le Università a cui dobbiamo avvicinare l’anima più produttiva delle nostre aziende”. Migliore qualità dei prodotti, tempi di consegna più brevi, aumento delle performance tecniche: sono questi i tre driver di crescita che vengono oggi imposti da un mercato giocoforza internazionale. In questo scenario mutevole le imprese, di qualsiasi taglia, sono messe alla prova con una forte pressione sull’abbassamento dei prezzi e con una sempre più alta richiesta di flessibilità. Si accorciano le tempistiche, aumenta la customizzazione. Una sfida che coinvolge capo-filiera e fornitori. Leonardo ne è consapevole. Per questo ha lanciato a luglio il programma LEAP2020 (“Leonardo Empowering Advances
Leonardo ha lanciato a luglio il programma LEAP2020 per una più efficiente gestione della supply chain e per contribuire alla crescita dimensionale e qualitativa del comparto Aerospazio, Difesa e Sicurezza nel lungo e nel breve periodo
INCHIESTA
Paola Margnini (*)
Partnership 2020”) per una più efficiente gestione della supply chain e per contribuire alla crescita dimensionale e qualitativa del comparto Aerospazio, Difesa e Sicurezza nel lungo e nel breve periodo. Il programma LEAP2020 è stato presentato nel dettaglio alle piccole e medie imprese lombarde da Marco Zoff, Direttore Procurement & Supply Chain di Leonardo. Una tappa obbligata quella in Lombardia dove è localizzato circa un quarto dei 4.000 fornitori che Leonardo conta in Italia. “Il programma LEAP2020 - ha spiegato Marco Zoff - è un pilastro del nostro piano industriale. Con la sua realizzazione puntiamo ad un rafforzamento e ad una crescita dimensionale dei nostri fornitori, alcuni dei quali vogliamo trasformare in veri e propri partner”. Il messaggio rivolto alle Pmi lombarde è stato: “Non tutti devono diventare per forza più grandi o raggiungere determinate masse critiche; esistono delle eccellenze di nicchia che è importante preservare, ma tutti devono essere o diventare più efficienti e più performanti per sopravvivere in un mercato sempre più globale e competitivo”. LEAP2020 creerà dei segmenti omogenei di fornitori con i quali Leonardo si relazionerà con approcci specifici in modo da far crescere e migliorare una supply chain oggi troppo parcellizzata e dispersiva. Le nuove collaborazioni non dovranno essere, però, solo verticali. “Perché non pensare – è una delle evoluzioni prospettate da Marco Zoff – a partnership anche orizzontali che mettano insieme le varie imprese sui fronti, per esempio, della formazione, degli acquisti delle materie prime, dell’energia, del trasporto e dello sviluppo congiunto del territorio. Con idee e proposte per iniziative tangibili che nascano da un dialogo costante. In tal modo stimoleremo la crescita e il miglioramento di tutti, compresa Leonardo”. Un assist subito raccolto dallo stesso Presidente del Lombardia Aerospace Cluster: “Il nostro Cluster – propone Angelo Vallerani – può e deve trasformarsi in un laboratorio, o, forse meglio, in un cantiere che sia in grado di costruire un nuovo modello di filiera produttiva, meno improntata a logiche di fornitura e più di partnership. Un ecosistema aperto dove grandi imprese e Pmi possano creare insieme modelli di attrattività di nuovi investimenti e investitori”.
■
(*) Segretario Lombardia Aerospace Cluster
27
FORMAZIONE
L’alternanza scuola-lavoro cambia look Non si tratta di un semplice maquillage legato al nuovo nome. Diminuiscono anche le ore che gli studenti dovranno passare in azienda. L’intenzione del Miur è di puntare su esperienze più brevi e di maggiore qualità. Ma l’idea a Confindustria non piace Maria Postiglione
C
on l’emanazione della Legge di Bilancio 2019 l’alternanza scuola-lavoro cambia look. Rimane l’obbligo per gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori di svolgere un periodo di alternanza, ovvero un’esperienza in un contesto lavorativo che abbia un valore didattico e di orientamento. I cambiamenti principali riguardano, però, due aspetti: il nome e il monte ore previsto. Già dal corrente anno scolastico la dicitura alternanza scuolalavoro lascerà il posto a “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”. Per quanto riguarda la durata, tali percorsi avranno un monte
28
Giovanni Brugnoli, Vicepresidente di Confindustria: “Si tratta di un’inaspettata marcia indietro che allontana il sistema educativo italiano dalle best practices europee” ore non inferiore a 210 per gli studenti degli istituti professionali, 150 invece sono quelle previste per gli istituti tecnici e 90 quelle per i percorsi liceali. Le scuole potranno comunque, nella loro autonomia, aumentare l’orario, in coerenza con i loro obiettivi formativi. Con una nota del 18 febbraio il Ministero dell’Istruzione, della Università e della Ricerca (Miur) ha confermato che le novità sono valide già a partire dall’anno scolastico in corso, 2018/2019: “La revisione delle ore minime dei percorsi permette alle istituzioni scolastiche in indirizzo, a partire dal corrente anno scolastico, di rimodulare la durata dei percorsi già progettati anche in un’ottica pluriennale, laddove, in coerenza con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa, gli Organi Collegiali preposti alla programmazione didattica ne ravvedano la necessità”.
scuola-lavoro ha rappresentato per l’Italia un esperimento riuscito. Il mondo delle aziende e quello delle scuole hanno collaborato per un fine comune. La stessa Confindustria ha appoggiato fin da subito il progetto, ma adesso che la presenza dei giovani in azienda era diventata un’abitudine, il dimezzamento delle ore di alternanza ci trova impreparati. Nelle aziende sono entrati ragazzi motivati, come anche i loro docenti consapevoli dell’importanza di far fare ai loro allievi esperienze in azienda”. A testimoniare quanto Confindustria creda nell’alternanza scuola-lavoro, spiega Brugnoli, c’è il fatto che “ha istituito un premio apposito denominato BAQ (Bollino per l’Alternanza di Qualità) per esprimere il proprio apprezzamento e ringraziamento per quelle aziende che si sono maggiormente impegnate in questo importante e strategico strumento per la costruzione del futuro dei nostri giovani e, allo stesso tempo, delle nostre aziende”.
■
Il cambiamento prevede un monte ore non inferiore a 210 per gli studenti degli istituti professionali, 150 per gli istituti tecnici e 90 per i percorsi liceali
FORMAZIONE
Il Miur emanerà poi, secondo quanto previsto dalla legge di bilancio, un decreto per definire le Linee Guida. Queste saranno applicate a partire dal prossimo anno scolastico, per i progetti che avranno inizio o saranno in corso, appunto, durante il 2019/2020. In attesa del decreto rimane invariata l’obbligatorietà dei nuovi percorsi, come anche il ruolo importante e strategico di tali esperienze che gli studenti potranno esporre alle commissioni di esame traendone anche qualche considerazione personale. Non c’è quindi un “rompete le righe”, bensì la volontà di rilanciare l’alternanza scuola-lavoro riducendo le ore minime per garantire, a detta del Miur, percorsi di maggiore qualità per tutti gli studenti. Per il ministro Marco Bussetti l’obiettivo è quello di puntare sulla qualità più che sulla quantità delle ore. Meno ore obbligatorie, ma svolte con maggiori opportunità di crescita per gli studenti che intraprendono un percorso didattico parallelo alle classiche ore di studio in classe. Giovanni Brugnoli, Vicepresidente di Confindustria per il Capitale Umano, osserva, invece, che “150 ore minime di alternanza scuola-lavoro per gli studenti degli istituti professionali rappresentano un periodo troppo breve per acquisire anche solo delle competenze trasversali. Si tratta di un’inaspettata marcia indietro che allontana il sistema educativo italiano dalle best practices europee”. Il cambiamento, insomma, a Confindustria e al mondo produttivo non piace. Brugnoli chiarisce il perché: “L’alternanza
FORMAZIONE
Alternando esperienze Studenti, docenti e imprese: ecco i tre elementi che entrano in contatto attraverso i percorsi di alternanza scuola-lavoro. Ma con quali risultati? Quali problemi da risolvere? Quali opportunità fino ad ora colte e perse? La parola ai protagonisti nizione legislativa di alternanza scuola-lavoro, quale “modalità di
Maria Postiglione realizzazione del percorso formativo”. É però nel 2015 con l’intro-
L’
alternanza scuola-lavoro nasce ufficialmente in Europa più di 20 anni fa, con l’avvio di un processo di unificazione dei sistemi di istruzione che aveva il dichiarato intento di consentire una maggiore integrazione tra istruzione e mercato del lavoro e una più semplice ricerca di occupazione oltre i confini degli Stati nazionali. In Italia il percorso è lungo, ma costante. Nel 2003 con la riforma Moratti vengono fissati i primi principi in materia, con una defi-
30
duzione della Legge 107, cosiddetta La Buona Scuola, che l’alternanza scuola-lavoro da opzionale diventa obbligatoria per tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori. E anche il corrente anno scolastico è scenario di alcuni cambiamenti: oltre al monte ore minimo, a cambiare è il nome in “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”, a sottolineare il valore formativo dell’esperienza che permette di raggiungere obiettivi e competenze formative, attraverso lo svolgimento di esperienze di lavoro coerenti, progettate ed incentrate sull’integrazione curriculare. Un’attenzione particolare nel sistema di alternanza scuolalavoro, è da sempre posta sugli aspetti legati all’occupabilità, ispirando il modello alternanza ad un modello di apprendimento favorito dall’integrazione tra il sapere e il saper fare. L’obiettivo da centrare è dunque l’acquisizione delle conoscenze, affiancando la tradizionale lezione in aula a un momento applicativo in un contesto lavorativo, secondo la logica del learning by doing, incontrando così maggiormente i bisogni individuali di formazione dello studente. Facile a dirsi ma più difficile a farsi. Gli ostacoli sul percorso non sono mancati. Una delle maggiori opposizioni alle esperienze “sul campo”
La studentessa: “Ho potuto, anche se per poco tempo, entrare nella mentalità del grande, complesso, ma anche affascinante mondo del lavoro, acquisendo una maggiore responsabilità ed autonomia personale”
FORMAZIONE
riguardavano eventuali ripercussioni negative sul profilo didattico legate a un maggiore impegno richiesto dalle attività di alternanza. Per Alessia Pallaro, studentessa del terzo anno del percorso in relazioni internazionali per il marketing all’Istituto Tecnico Economico Tosi di Busto Arsizio, il periodo svolto in un contesto lavorativo ha rappresentato un’importante esperienza formativa, che le ha permesso di collaborare a stretto contatto con dei professionisti: “Era per me un ambiente nuovo di cui non conoscevo le caratteristiche e ho potuto, anche se per poco tempo, entrare nella mentalità del grande, complesso, ma anche affascinante mondo del lavoro, acquisendo una maggiore responsabilità ed autonomia personale”. I soggetti coinvolti nei percorsi di alternanza sono anche i tutor scolastici e i tutor aziendali. I tutor scolastici sono i professori che supportano lo studente verificandone, in collaborazione con il tutor esterno, che il percorso proceda senza intoppi. Un impegno importante. Il professore tutor è figura cardine per gli studenti, è lui che segue tutto il processo, dalla progettazione alla realizzazione, monitorando costantemente l’andamento, e intervenendo, se necessario, con correzioni e valutando infine gli esiti dell’esperienza. E sull’aspetto progettuale è importante soffermarsi, in quanto ha introdotto una novità per il mondo della scuola, abituato spesso a progettare su indicazioni interne all’istituto. La collaborazione con il mondo del lavoro ha portato a una strutturazione progettuale che deve tenere conto delle particolarità e pratiche del mondo circostante, implicando per i professori coinvolti uno sforzo e un investimento formativo personali. Un percorso dunque non esente da diverse difficoltà. Per Cristi-
na Bardelli, responsabile dell’alternanza scuola-lavoro all’Istituto Gadda Rosselli di Gallarate “una delle maggiori difficoltà riscontrate dalle scuole è trovare enti ospitanti la cui attività sia coerente con il percorso scolastico degli studenti. Per alcuni indirizzi trovare un’esperienza attinente è davvero complicato. Quando si parla di alternanza si parla anche di interventi a scuola di formatori e esperti del mondo del lavoro, che possano preparare e aggiornare i ragazzi su temi attuali. Trovare dei professionisti a costi sostenibili non è sempre facile”. Infine spostiamo l’attenzione sul terzo soggetto coinvolto: il mondo del lavoro. “Guttadauro Computers & Software Srl ospita studenti in alternanza perché consapevole del fatto che un’impresa può continuare a rinnovarsi anche grazie alla presenza di giovani”. Per Donatella Pavan, Direttore Amministrativo dell’azienda “questi ragazzi, unendo l’emozione e la voglia di imparare, portano ‘una boccata di aria fresca’ in azienda e danno l’opportunità ai tutor di cogliere il loro potenziale per un’eventuale futura collaborazione. Nel momento in cui si decide di fare alternanza, è necessario considerare l’impiego di risorse e tempo del personale aziendale in affiancamento ai ragazzi, ma questo deve essere concepito come un investimento per contribuire alla formazione di giovani che sono imprescindibilmente il futuro delle imprese”. È chiaro quindi che l’alternanza scuola-lavoro si basa su un equilibrio di fattori educativi, di fabbisogni professionali, e di esigenze formative, rafforzando il legame e la conoscenza tra le aziende e i giovani: se per lo studente rappresenta un’occasione di crescita individuale, per le imprese il fattore chiave a essere in gioco è la competitività. È appunto investendo in competenze, in capitale umano, valorizzando e puntando sulle future generazioni che si gioca la sfida per innovare e rimanere competitivi in un mercato sempre più complesso e globale.
■
31
FORMAZIONE
Quando uno scarto diventa un’idea Ecco i lavori che hanno vinto il concorso organizzato in occasione del PMIday edizione 2018. Tema l’Economia Circolare. Obiettivo: produrre qualcosa di utile e concreto con gli scarti di lavorazione provenienti dalla aziende visitate
32
FORMAZIONE
È
una sfida non semplice quella che è stata lanciata ai giovani studenti che hanno partecipato alle visite aziendali del Pmiday2018: creare qualcosa con degli scarti. Il principio è quello mutuato dall’Economia Circolare, quando lo scarto di una produzione diventa la materia prima per un’altra e quest’anno gli oltre 4000 ragazzi di 3 media di 50 istituti scolastici della provincia di Varese oltre a una bella esperienza e una mattina diversa dal solito si sono portati a casa da molte aziende degli scarti... .e hanno iniziato ad elaborare la loro creazione! Moltissimi i lavori che hanno partecipato al concorso: alcuni hanno pensato più all’utilità del manufatto, altri si sono concentrati sull’aspetto artistico, tutti hanno corredato la foto del loro lavoro con una scheda esplicativa e alcuni anche con un video. L’attività di ideazione e creazione dei lavori per il concorso, si è rivelata un’ottima occasione per momenti di collaborazione tra componenti di diverse classi e di inclusione di studenti svantaggiati. Sono stati scelti e premiati, con attività didattiche esperienziali alla LIUC - Università Cattaneo (al Laboratorio di stampanti 3D, all’Ifab e alla Biblioteca), i seguenti lavori: “Orchestra trash” 3E dell’Istituto Comprensivo E. Crespi di Busto Arsizio “Desalinizzatore” 3B dell’Istituto Comprensivo E. Curti di Gemonio “Mediterraneo” 3E dell’Istituto Comprensivo B. Luini di Luino “RAOR (Robot Avec Objects Recyclables)” 3C dell’Istituto Comprensivo B. Passerini di Induno Olona “Orologio da parete” 3A e 3B dell’Istituto Comprensivo A. Moro di Solbiate Olona “Astuccio/Porta trucco” 3A e 3D dell’Istituto Comprensivo C. Carminati di Lonate Pozzolo “Portamatite/Porta documenti” classe 3B dell’Istituto Comprensivo S. D’Acquisto di Lonate Ceppino
A sinistra, “Orchestra Trash” 3E dell’Istituto Comprensivo E. Crespi di Busto arsizio In alto a destra, “Desalinizzatore”, 3B dell’Istituto Comprensivo E. Curti di Gemonio In basso a destra, “Mediterraneo” 3E dell’Istituto Comprensivo B. Luini di Luino
33
FORMAZIONE
“RAOR (Robot Avec Objects Recyclables)” 3C dell’Istituto Comprensivo B. Passerini di Induno Olona “Orologio da parete” 3A e 3B dell’Istituto Comprensivo A. Moro di Solbiate Olona
34
FORMAZIONE “Astuccio/Porta trucco” 3A e 3D dell’Istituto Comprensivo C. Carminati di Lonate Pozzolo “Portamatite/Porta documenti” classe 3B dell’Istituto Comprensivo S. D’Acquisto di Lonate Ceppino
35
UNIVERSITÀ
In 20 anni di Varesefocus ecco come è cambiata la LIUC
L’apertura internazionale, il lavoro sulle soft skills dei giovani, la stretta relazione col mondo imprenditoriale come stimolo all’innovazione didattica e nell’offerta formativa. Intervista al Presidente dell’Università Cattaneo, Michele Graglia Alessandra Toni
‘‘U
n’idea visionaria che ancora oggi vive e cresce grazie alla sua capacità di offrire stimoli e occasioni”. Sono passati 27 anni dal primo giorno di lezione alla LIUC - Università Cattaneo di Castellanza. Un ateneo di nicchia rispetto ad altre realtà accademiche storiche del Paese, ma, allo stesso tempo, estremamente vivace e che guarda al mondo imprenditoriale per trarre ispirazione e motivi e spunti di innovazione. In questi anni Varesefocus, probabilmente più di qualunque altra testata giornalistica, ha raccontato l’evoluzione di questo patrimonio culturale del territorio. Fin dal primo numero la LIUC è stata una delle protagoniste delle pagine di Università e non solo. Ed oggi è tempo di bilanci. “Le sfide sono cambiate in questi decenni - commenta Michele Graglia, da sei anni presidente dell’ateneo - ma sono sempre Michele Graglia alla base delle nostre scelte. Oggi la concorrenza è ampia e stimolante. Per rimanere attrattivi dobbiamo puntare su prodotti nuovi e mai banali. Offriamo qualità e particolarità, in un mondo dove i brand fanno spesso la differenza”. Con i suoi 2300 iscritti, LIUC si caratterizza per la profonda impronta imprenditoriale: “I nostri studenti - spiega il Presi-
36
dente Graglia - hanno una formazione accademica di qualità ma imparano anche ad affrontare il mondo del lavoro. Le ‘soft skills’ sono altrettanto importanti nella crescita personale per sapersi subito orientare in azienda. Un tempo l’uomo di cultura era onnisciente. Oggi c’è un’iperspecializzazione spinta. Ma questo non deve far dimenticare la persona, la sua capacità di relazionarsi e di agire in un ambiente allargato. È importante saper fare, ma anche saper stare in mezzo agli altri”. Saper attrarre e formare persone, oltre che specialisti, sono gli obiettivi di LIUC: “Il percorso ‘3+2’ ha di fatto disarticolato quello che era il cammino naturale di uno studente in ateneo. Oggi, dopo la triennale, i ragazzi cercano proposte in nuove sedi, pronti a cogliere l’idea di crescita più vicina alle proprie corde e ambizioni. Ed è anche in questo segmento che LIUC innova raccogliendo gli stimoli del mondo imprenditoriale che ha attorno”. In trent’anni, la società è profondamente mutata: le innovazioni ne hanno contaminato tutti gli aspetti. Anche il mondo accademico si adegua, pur con ritmi non proprio incalzanti: “È un problema culturale oltre che economico e sociale. Negli anni del boom e della crescita, la scuola era un motore importante perché metteva tutti in condizioni di rimboccarsi le mani e correre. Oggi la spinta di questo ascensore si è esaurita. Non per colpa dell’istituzione scolastica ma per un
UNIVERSITÀ approccio culturale del nostro paese, autoreferenziale, statico e portato a difendere l’orticello, al posto che aprirsi all’universo. È sotto gli occhi di tutti, però, che i nostri competitor sono veloci e scattanti, arrivano da altri contesti e reagiscono a diverse esigenze. Il punto è che gli europei si troveranno sempre di più a fare i conti con indiani, cinesi, africani affamati di successo. Sarebbe opportuno non sottovalutare la naturale evoluzione della società globale. Un consiglio che ci riguarda tutti, imprenditori compresi”. La qualità della scuola italiana non è diminuita, anzi. Il pericolo, quindi, è la sua staticità: “La LIUC è, sicuramente, una delle università che investono di più nell’internazionalizzazione. Noi crediamo nel valore dell’apertura al mondo, con gli stage anche in aziende estere. L’università italiana fa fatica ad attrarre studenti da altri paesi sia per un problema di brand, perché quelli
“La LIUC – Università Cattaneo è un’idea visionaria che ancora oggi vive e cresce grazie alla sua capacità di offrire stimoli e occasioni costanti a ragazzi e ragazze”
“Un tempo l’uomo di cultura era onnisciente. Oggi c’è un’iperspecializzazione spinta. Ma questo non deve far dimenticare la persona, la sua capacità di relazionarsi e di agire in un ambiente allargato” anglosassoni sono più quotati, sia per l’offerta meno altisonante, sia per i ranking che, ricordiamolo, si basano su parametri non sempre assoluti e oggettivi. Il mondo accademico, però, non deve temere le contaminazioni: le radici della cultura latina saranno sempre un punto fermo della nostra formazione. Ma poi occorrerà aprirsi e confrontarsi, conoscersi per migliorarsi. Senza dimenticare di lasciare spazio ai giovani: oggi, si reputa giovane un quarantenne. Una follia, tutta italiana. In LIUC noi vogliamo puntare su di loro. Abbiamo appena vinto quattro bandi Interreg con cui inseriremo ricercatori, giovani per davvero”. L’università di Castellanza ha deciso di puntare sul futuro e sulla qualità. Con un occhio attento al mondo intero.
■
37
VITA ASSOCIATIVA
CONNEXTing people Più di 450 imprese espositrici, oltre 2.500 incontri B2B, 7.500 utenti attivi sulla piattaforma digitale: la prima edizione dell’evento di partenariato industriale promosso da Confindustria si è conclusa con un bilancio positivo in termini di quantità, ma anche qualità. Ora l’appuntamento è per il 2020
MiCo, 500 imprese presenti nel marketplace digitale (che resterà
Silvia Giovannini attivo), 80 eventi nelle 10 sale, oltre 200 presentazioni aziendali, La carica dei 7.000. Si è conclusa con il successo dei numeri - anche quelli dei social - l’esperienza di Connext, il primo evento di partenariato industriale promosso da Confindustria e realizzato a febbraio al MiCo di Milano. In pratica, una due giorni di lavoro, che si è concentrata sulle opportunità di business e di crescita per il sistema produttivo. Un evento di portata unica e di taglio innovativo per il sistema delle imprese e per il quale, appunto, parlano i numeri: 450 imprese espositrici nei 18.000 metri quadrati del 38
più di 2.500 incontri B2B e 4.000 contatti per incontri futuri, oltre 7.500 utenti attivi sulla piattaforma tra il 7 e 8 febbraio e 40.000 utenti attivi da gennaio. Su Twitter l’hashtag #Connext2019 il 7 febbraio ha raggiunto la prima posizione nei trend topic nazionali, con oltre 5 milioni e mezzo di impressions. Su Facebook, le 7 dirette hanno raggiunto oltre 30mila visualizzazioni. Oltre 3.000 i post su Instagram. Una testimonianza concreta della forza vitale del sistema industriale. All’evento, realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo,
Umana, 4.Manager e Fondimpresa, in collaborazione con Assolombarda e Uninidustria Lazio, è stato presente tutto il mondo Confindustria dalla Luiss, alla LIUC - Università Cattaneo, a Fondirigenti a molte associazioni territoriali come la stessa Unione degli Industriali della Provincia di Varese con lo stand della propria società di servizi alle imprese Univa Servizi. Folta la presenza internazionale con oltre 50 imprese provenienti da Germania, Marocco, Romania, Bulgaria, Albania, Serbia, Macedonia e Bosnia Erzegovina. Presenti naturalmente anche le imprese associate all’Unione Industriali varesina con gli stand di: Edam Soluzioni Ambientali, Alfredo Grassi, Raelcon, Tiba Tricot, Weblink. Una massa critica che ha un maggior valore anche simbolico in questo momento storico.
VITA ASSOCIATIVA
Folta è stata la presenza internazionale con oltre 50 imprese provenienti da Germania, Marocco, Romania, Bulgaria, Albania, Serbia, Macedonia e Bosnia Erzegovina
“Se crescono le imprese cresce il Paese. Chi è contro l’industria è contro il Paese. Noi siamo qui per fare la nostra parte: imprenditrici e imprenditori insieme per ridare forza all’Italia”, ha sottolineato il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia inaugurando i lavori dell’evento. Da sottolineare sicuramente, oltre a quello quantitativo, il livello qualitativo di accordi e relazioni. Connext è stata l’occasione, tra le altre cose, per lanciare l’accordo tra Confindustria e Google per favorire l’internazionalizzazione delle imprese, lo sviluppo digitale e le vendite online e il protocollo di intesa tra Reti di Impresa e la rete nazionale dei DIH Digital Innovation Hub di Confindustria diffusi sul territorio, per favorire l’innovazione nelle Pmi. “Connext nasce come un esperimento che apre una nuova stagione del nostro mondo associativo - commentava il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia prima di iniziare i lavori. Un evento realizzato dalle imprese per le imprese, con l’obiettivo di disegnare un futuro per il mondo produttivo, per fare squadra e mettere a fattor comune eccellenze e conoscenze. Come Confindustria il nostro compito deve essere anche quello di aiutare e accompagnare la crescita delle imprese”. A esperimento riuscito, ora non ci si ferma, dunque: l’appuntamento, infatti, è per la seconda edizione di Connext. Le date sul calendario sono già state bloccate: 27e 28 febbraio 2020.
■
39
VITA ASSOCIATIVA
È già tempo di pensare al WMF 2019 Torna a settembre, a Cernobbio, il World Manufacturing Forum che riunisce intorno ad un unico tavolo i principali attori del settore manifatturiero internazionale. Alberto Ribolla, Presidente della fondazione organizzatrice, racconta il ruolo centrale che l’evento ricopre per il territorio lombardo e per tracciare le future traiettorie dell’economia Perché è importante la continuità, ovvero essere di
Chiara Mazzetti nuovo qui a parlare e ragionare del prossimo WMF che,
M
ancano ancora sei mesi, eppure sono già in pieno fermento i preparativi per il World Manufacturing Forum. Il 26 e 27 settembre andrà in scena a Villa D’Este di Cernobbio, l’edizione 2019 della kermesse internazionale, che nel 2018 ha smesso di essere itinerante per prendere stabilmente sede in Lombardia, radunando sulle sponde del Lago di Como più di 900 partecipanti e 40 speaker, di oltre 50 Paesi. Il risultato è stato l’evento clou del confronto internazionale sugli scenari manifatturieri. E l’appuntamento che avrà luogo tra qualche mese si prospetta ancora più di richiamo. Il World Manufacturing Forum mira a valorizzare e diffondere l’importanza della produzione industriale all’interno del sistema economico globale: scopo primario del WMF è, infatti, promuovere l’innovazione e lo sviluppo nel settore manifatturiero, per migliorare la competitività in tutte le nazioni attraverso il dialogo e la cooperazione tra i principali attori del settore. A tale scopo, tra le principali attività del World Manufacturing Forum c’è la pubblicazione di testi economico/scientifici, a partire dall’annuale “WMF Global Report”. Per le imprese e gli imprenditori della provincia di Varese si tratta di un’importante occasione per essere protagonisti del dibattito destinato a incidere sui trend futuri dell’economia reale internazionale. Una vetrina mondiale e un’importante opportunità di networking per quelle realtà interessate a diventare partner dell’evento. Alberto Ribolla, Presidente della World Manufacturing Forum Foundation nonché Past Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e di Confindustria Lombardia, spiega quale ruolo centrale ricopra il World Manufacturing Forum per il territorio lombardo e per tracciare le future traiettorie dell’economia.
40
dallo scorso anno, si tiene stabilmente a Cernobbio? Il World Manufacturing Forum, attraverso la Fondazione, si sta radicando sul territorio e sta allargando la propria piattaforma grazie al coinvolgimento di nuovi partner, locali e internazionali. Cernobbio col tempo diventerà sempre più un punto di riferimento: una delle ambizioni della Fondazione è da sempre quella di far diventare Cernobbio la Davos del manifatturiero e promuovere l’industria come fattore essenziale per la crescita dell’economia italiana ed europea. Il gap tra l’Europa e gli altri grandi player si sta allargando e il nostro Paese deve tornare ad essere uno dei centri di generazione di questa cultura. Poi, come da mission, le nostre attività sono diffuse, itineranti e globali. In questo periodo, ad esempio, saremo a Versailles per il bilaterale Italia-Francia organizzato da Medef e Confindustria, Alberto Ribolla a Lione per il Global industrie e poi Bruxelles, Costanza e Riad. Alla luce della partecipazione della scorsa edizione e del forte richiamo che la manifestazione ha avuto, cosa ci dobbiamo aspettare dal WMF 2019? Per l’edizione 2019 dell’Annual meeting contiamo di alzare l’asticella sia in termini di partecipanti che di contenuti. Dopo i numeri dello scorso anno sarà arduo fare meglio, ma abbiamo le potenzialità per farlo. Sui contenuti, l’intero Annual meeting 2019 sarà focalizzato sulle nuove competenze. Una tematica sulla quale abbiamo bisogno di tracciare una strada per orientare le imprese, ma soprattutto per formare i lavoratori del futuro e far sì che la domanda e l’offerta tornino ad incrociarsi. Questo è un aspetto fondamentale che si lega alla competitività: Cina, Stati
Da un confronto diretto con le imprese e gli imprenditori che hanno preso parte al World Manufacturing Forum 2018, cosa ne è uscito? Qual è il sentiment dei protagonisti, che in prima persona per due giorni sono stati al centro di un dibattito internazionale? Il feedback che abbiamo avuto dagli imprenditori è stato molto positivo, sia per i contenuti che per il contenitore. Proprio a seguito del successo dello scorso anno, stanno nascendo nuove collaborazioni, ad esempio stiamo ipotizzando di co-organizzare delle intere sessioni a partner come Confindustria e Unido. Sono anche in cantiere nuove sponsorship e collaborazioni. La scelta del focus sulle skills per l’edizione 2019 è uno dei risultati del confronto diretto con le imprese: il tema è più che mai attuale ed è necessario che anche gli imprenditori siano consapevoli fino in fondo della rivoluzione che è in atto nell’industria. Il Forum e la Fondazione devono essere quindi non solo dei generatori di cultura ma anche una vetrina sul palcoscenico mondiale, fatta di orgoglio e appartenenza.
In un momento in cui, nel mondo, è in atto un inasprimento della guerra commerciale a suon di dazi, qual è il valore di dar vita a un confronto internazionale sui temi dell’innovazione attraverso il World Manufacturing Forum? Nel Global Report sul manifatturiero presentato lo scorso anno, una delle 10 raccomandazioni individuate dal Comitato Scientifico per lo sviluppo del manifatturiero del futuro evidenzia come lo sviluppo di politiche efficaci a sostegno delle iniziative commerciali globali dovrebbe essere l’obiettivo principale per i responsabili politici. Un intervento dello Stato in direzione opposta sarebbe un ostacolo all’innovazione e alla crescita, oltre che allo sviluppo delle catene del valore che sempre più rendono interdipendenti e connessi mondi apparentemente lontani. Perché è importante per le imprese di Varese essere presenti a questo evento di portata mondiale, non solo come uditori, ma anche come partner? Il World Manufacturing Forum è una vetrina internazionale che consente alle aziende di confrontarsi e relazionarsi con i principali player globali del manifatturiero. Durante le due giornate dell’Annual meeting grandi e piccole imprese di successo racconteranno la propria esperienza globale o locale e insieme ci si confronterà sugli scenari delle politiche industriali del futuro. Partecipare come partner permette alle imprese varesine di presentarsi al mondo come attori protagonisti.
■
LE INFORMAZIONI SONO IMPORTANTI. DIFENDILE DA ORECCHIE INDISCRETE!
Utilizziamo le più moderne apparecchiature per le FSRMǻGLI HE QMGVSWTMI, telefoniche e telematiche, rinnoviamo costantemente la formazione dei nostri tecnici e ci dotiamo di strumenti idonei a fronteggiare un “nemico” sempre agguerrito ed aggiornatissimo. Operiamo su tutto il territorio nazionale WIQTVI I WSPS GSR RSWXVM XIGRMGM WIR^E QEM EǽHEVI E XIV^M M RSWXVM servizi garantendo il QEWWMQS HIPPE VMWIVZEXI^^E.
VITA ASSOCIATIVA
Uniti ma anche India e Russia stanno correndo in termini di innovazione del fattore umano, l’Europa sta rimanendo indietro. L’Eurostat ha certificato che nella sola Europa sono 3,8 milioni i posti di lavoro vacanti per i quali non si riescono a trovare le competenze adatte.
ASSOCIATA
Contattaci al numero 331 455 53 75 o visita il nostro sito.
Stopmicrospie.it è un brand della DDS Investigazioni
FOTO DAL MONDO 42
L’Aurora Boreale sopra l’Artic Snowhotel di Rovaniemi in Finlandia. REUTERS/Alexander Kuznetsov
43
FOTO DAL MONDO
ECONOMIA AZIENDALE INGEGNERIA GESTIONALE sabato 13 aprile - ore 9.00 /è8QLYHUVLW¢ GHL ĆJOL UDFFRQWDWD DL JHQLWRUL Un’occasione per condividere con i genitori degli studenti prossimi al diploma e alla scelta XQLYHUVLWDULD LQIRUPD]LRQL H ULćHVVLRQL VXOOèXQLYHUVLW¢ GL RJJL H VXOOH RSSRUWXQLW¢ RIIHUWH dalla LIUC.
JLRYHG® PDJJLR RUH Università aperta 3LDQL GL VWXGLR VHPLQDUL WHPDWLFL H LQIR SRLQW VX VHUYL]L H RSSRUWXQLW¢
Test di ammissione ECONOMIA AZIENDALE REEOLJDWRULR FRQ YRWR GL PDWXULW¢ LQIHULRUH D INGEGNERIA GESTIONALE Test obbligatorio per tutti > TOLC-I del circuito CISIA info.liuc.it orientamento@liuc.it
SCIENZA
I vaccini, questi conosciuti L’Università dell’Insubria ha iniziato una serie di incontri per fare luce, attraverso i fari della scienza, sul perché vaccinarsi faccia bene e sul perché ciò non possa essere messo in discussione. Ecco la risposta a 3 “credenze” no-vax da sfatare una volta per tutte
45
deriva dal fatto che alcuni vaccini contengono sali di alluminio
SCIENZA
Roberto Accolla (*) (allume) e tracce di formaldeide, un composto considerato can-
L
a scoperta dell’immunità e la possibilità di prevenire le malattie infettive tramite la vaccinazione, procedura che mima la risposta immunitaria dell’individuo all’agente infettivo senza provocare gli affetti devastanti del patogeno, ha permesso di salvare centinaia di milioni di individui. Nonostante le evidenze scientifiche schiaccianti dei benèfici effetti delle vaccinazioni esistono ancora in alcune frange della popolazione credenze false o per lo meno ingiustificate che contribuiscono a creare comportamenti dubbiosi, se non riluttanti o perfino opponenti alle procedure vaccinali. Il senso di spaesamento è spesso alimentato dalla rete, la cattiva rete, di cui molte persone si servono, senza alcuna autorità, per sventolare casi di effetti collaterali dannosi e persino invalidanti in bambini sottoposti a vaccinazione. Mai, a giustificazione di tali effetti dannosi, sono portate evidenze statistiche o lavori scientifici controllati che ne verifichino la validità. Prendiamo, ad esempio, tre casi molto citati di effetti dannosi della vaccinazione. “I vaccini provocano l’autismo?” – Falso! Il medico inglese Andrew Wakefield che aveva descritto nel 1998 su appena dodici bambini vaccinati con il trivalente morbilloparotite-rosolia (MPR) la comparsa di segni di spettro autistico, è stato successivamente radiato dall’Albo del General Medical Council con l’accusa di essere “disonesto, immorale e insensibile”, poiché artefice di una frode scientifica che mirava alla commercializzazione di un vaccino monodose contro il morbillo di cui deteneva i diritti commerciali. Ben 104 lavori scientifici successivi alla pubblicazione di Wakefield hanno dimostrato l’infondatezza delle sue affermazioni e la totale mancanza di correlazione tra autismo e vaccino. Da notare che 6 dei bimbi inclusi nel lavoro di Wakefield, prima della vaccinazione MPR avevano già segni di autismo e che tutti i genitori dei bimbi erano persone no-vax: inoltre si dimostrò che Wakefield aveva falsificato le cartelle cliniche dei bimbi. “I vaccini contengono sostanze tossiche e possono addirittura provocare il cancro?” – Due volte falso! Questa affermazione da parte degli oppositori alla vaccinazione
Il nostro patrimonio immunologico è formato da più di 100 miliardi di diversi anticorpi, ognuno prodotto da una singola cellula immunitaria. In pratica potremmo sopportare centinaia se non migliaia di vaccini allo stesso tempo 46
cerogeno. Per quanto riguarda l’allume, sostanza che facilita un lento assorbimento del principio attivo dei vaccini e quindi una più prolungata azione immunogena, bisogna sapere che nei vaccini sono contenuti da 0,25 ad un massimo di 2,5 milligrammi di allume. Con il cibo noi assumiamo da 5 a 25 milligrammi al giorno e non è che per questo ci ammaliamo di patologie neurologiche, come alcuni vogliono far credere essere la conseguenza per la somministrazione dei vaccini! Per quanto riguarda la formaldeide, sostanza che si usa nelle procedure di sterilizzazione del preparato vaccinale, alcuni vaccini ne possono contenere fino ad un massimo di 0,1 milligrammi. La formaldeide, che ad alte concentrazioni rappresenta sicuramente un fattore tossico per l’individuo, è tuttavia un composto fondamentale del nostro metabolismo per la produzione per esempio del materiale genetico. Un neonato di 5kg ha normalmente una concentrazione di formaldeide nel sangue di 1,06 milligrammi quindi 10 volte superiore a quella che è somministrata eventualmente con il vaccino. “10 vaccini sono troppi e possono danneggiare il sistema immunitario?” – Mille volte falso! Essendo un immunologo che lavora in questo campo da 40 anni posso rassicurare che il sistema immunitario può rispondere molto bene, come del resto fa ogni giorno contro la gran parte dei batteri e virus con cui veniamo a contatto, contro un numero molto più alto di vaccini. Si pensi che il nostro patrimonio immunologico è formato da più di 100 miliardi di diversi anticorpi, ognuno prodotto da una singola cellula immunitaria. In pratica potremmo rispondere contro centinaia se non migliaia di vaccini allo stesso tempo. Per venire alla realtà della nostra situazione sanitaria in campo di vaccinazioni, secondo le ultime stime dell’Istituto Superiore di Sanità, si può dire che il nostro Paese abbia una copertura abbastanza soddisfacente per proteggerci da eventuali epidemie di patogeni come i batteri della difterite, tetano, pertosse, hemophilus b, e il virus polio. Non abbiamo ancora sufficiente copertura contro i virus del morbillo, parotite, rosolia e varicella. Non bisogna quindi abbassare la guardia, pena la recrudescenza di epidemie mortali. Basti pensare a quanto successo nell’Unione Sovietica solo qualche decennio fa. Per gli sconvolgimenti economico-sociali conseguenti alla caduta del regime comunista, un numero sempre minore di bambini venne sottoposto a vaccinazione contro la difterite. La conseguenza è stata un’epidemia di circa 200.000 casi, con circa 6.000 morti. In conclusione, il successo delle vaccinazioni è un argomento inconfutabile. Proprio per questo la mancata percezione del rischio, dovuta al successo dei vaccini, ci deve sempre far ricordare che la decisione di non vaccinarsi “perché si sta bene”, può comportare la ricomparsa di epidemie debellate.
■
Professore Ordinario di Patologia Generale e Immunologia all’Università degli Studi dell’Insubria
DIFENDI i tuoi diritti:
tutela legale a 360° per le Imprese. Proteggi la tua Impresa ed il tuo Futuro Ogni Imprenditore sa che per quanto possano essere controllate e perfezionate, nè le linee di produzione, nè le procedure aziendali sono esenti dal rischio di causare danni a terze persone, per questo motivo ogni buon Imprenditore si dota di una polizza di ResponsabilitĂ Civile. E per il penale? Pensiamo ad esempio ai rischi di un’impresa edile collegati alle normative sulla sicurezza e all’esposizione del direttori lavori di un cantiere che si trova a rispondere in sede penale dell’infortunio di un suo operaio (dopo 40 giorni di infortunio l’avviso di garanzia è ormai previsto automaticaÂ?‡Â?–‡ǥ ƒÂ?…Ї ‹Â? ƒ••‡Â?œƒ †‹ “—‡”‡Žƒ †‡ŽŽƒ ’‡”•‘Â?ƒ Â‘ĆĄÂ‡Â•ÂƒČŒÇ¤ ancora le possibili sanzioni a cui un’azienda può andare incontro per violazioni o inadempimenti di norme di legge. Le imprese inoltre sottoscrivono frequentemente contratti con fornitori, dipendenti, o clienti e non è infrequente che insorga una causa di lavoro, una contestazione sulla merce ricevuta, o un cliente che non salda quanto dovuto.
La tutela legale è una tipologia di assistenza assicurativa che consente all’Imprenditore di †‹ˆ‡Â?†‡”‡ ‹ ’”‘’”‹ †‹”‹––‹, senza dover sostenere alcuna spesa, sia per ottenere il risarcimento di un danno subito, sia per resistere ad ingiuste richieste di risarcimento da parte di terzi. Ž‹ ƒÂ?„‹–‹ †‹ ƒ’’Ž‹…ƒœ‹‘Â?‡ •‘Â?‘ Â?‘Ž–‡’Ž‹…‹, dalla difesa in sede penale, al ricorso contro ingiuste sanzioni amministrative, a controversie di natura civile collegate a danni subiti per colpa di terzi o per mancato rispetto degli accordi contrattuali presi. ƒ –—–‡Žƒ އ‰ƒŽ‡ ° Â‘ĆĄÂ‡Â”Â–Âƒ ƒ “—ƒŽ—Â?“—‡ –‹’‘Ž‘‰‹ƒ †‹ ‹Â?Â’Â”Â‡Â•ÂƒÇĄ indipendentemente dall’attivitĂ svolta, assicurando tutti i soggetti che ne fanno parte (titolare, dirigenti, quadri, ‹Â?Â’Â‹Â‡Â‰ÂƒÂ–Â‹ÇĄ Â•Â–ÂƒÂ‰Â‹Â•Â–Â‹ÇĄ ˆƒÂ?‹‰Ž‹ƒ”‹ Â…Â‘ÂŽÂŽÂƒÂ„Â‘Â”ÂƒÂ–Â‘Â”Â‹ÇĄ Â‡Â–Â…ČŒ
La polizza consente inoltre di accedere ad un servizio esclusivo di consulenza legale telefonica tramite numero verde, per avere un primo confronto diretto con un Legale esperto nell’ambito delle materie in copertura. Di fronte ad un imprevisto di natura legale che coinvolge l’azienda assicurata, il ’ƒ”‡”‡ Â“Â—ÂƒÂŽÂ‹Ć¤Â…ÂƒÂ–Â‘ †‹ —Â? ˜˜‘…ƒ–‘ risulta ‹Â?†‹•’‡Â?•ƒ„‹Ž‡ ’‡” …ƒ’‹”‡ ‹Â?Â?‡†‹ƒ–ƒÂ?‡Â?–‡ …‘Â?‡ ÂƒĆĄÂ”Â‘Â?–ƒ”‡ la situazione e quale sia la normativa vigente in materia, conoscere i propri diritti e ricevere un consiglio professionale su eventuali misure cautelari da adottare.
˜‡”‡ —Â?ƒ ’‘Ž‹œœƒ †‹ –—–‡Žƒ އ‰ƒŽ‡ •‹‰Â?Â‹Ć¤Â…Âƒ ‰‡•–‹”‡ Žƒ propria attivitĂ con la serenitĂ di poter contare su un’assistenza legale specializzata sia nel caso in cui ci si debba difendere da ingiuste pretese di terzi, sia quando ci si debba attivare per far valere i propri diritti. Ǥ Ǥ Ǥ è il piĂš importante brand internazionale nelle assicurazioni di tutela legale. Appartiene al gruppo Generali e detiene la leadership di settore in Europ e Canada, con 12 milioni di Clienti in 17 Paesi. Sono giĂ piĂš di 60.000 le Aziende che hanno scelto DAS …‘Â?‡ ’ƒ”–Â?‡” ’‡” ÂƒĆĄÂ”Â‘Â?–ƒ”‡ އ …‘Â?–”‘˜‡”•‹‡ …Ї Žƒ ‰‡•–‹‘Â?‡ della loro attivitĂ imprenditoriale spesso comporta. Šƒ •…‡Ž–‘ †‹ …”‡ƒ”‡ —Â? ˜‡Â?–ƒ‰Ž‹‘ ƒÂ?’‹‘ ‡ Â?‘Ž–‘ •’‡…‹Ƥ…‘ †‡†‹…ƒ–‘ ƒŽŽ‡ †‹˜‡”•‡ –‹’‘Ž‘‰‹ƒ †‹ œ‹‡Â?Â†ÂƒÇĄ ƒŽ ƤÂ?‡ †‹ tutelare tutti i diversi rischi in cui l’imprenditore e la sua Impresa possono incappare. Un’assicurazione aziendale a tutto campo, declinata in diverse fattispecie, per andare incontro a tutte le esigenze Tue e della tua Azienda.
L’Agenzia Generale Saronno San Giuseppe è al tuofianco nella prevenzione dei rischi aziendali e nella tutela dell’Impresa contattaci info@generalisaronno.it tel. 02/96700365 www.enricocantuassicurazioni.it associata
INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
TERRITORIO
La “Casa degli Scarabocchi” A Ranco esiste dal 2015 uno spazio educativo dell’infanzia dove, più che a insegnare a disegnare, si cerca di fornire strumenti per preservare quella purezza artistica che è insita nella libertà espressiva e creativa di ogni bambino. Una capacità che si rischia di perdere nel tempo e che, invece, va difesa Maria Carla Cebrelli
‘‘A
quattro anni - sosteneva Picasso - dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. La purezza di un bimbo che si esprime in libertà è qualcosa di meraviglioso, un patrimonio da proteggere e valorizzare. In riva al Lago Maggiore, nel cuore del comune di Ranco, esiste un luogo dove questo avviene e dove i più piccoli possono avvicinarsi all’arte e coltivare la propria creatività attraverso l’esperienza, il divertimento e il metodo del fare. È la “Casa degli Scarabocchi” allestita al primo piano del vecchio palazzo comunale, l’edificio che in passato ospitava la scuola elementare del paese, la stessa scuola dove, intorno ai primi anni Quaranta, insegnò anche il giovane maestro Gianni Rodari. A distanza di decenni, accogliendo il testimone della fantasia, quello spazio è stato restituito all’infanzia grazie a un innovativo progetto di insegnamento, avviato nel 2015 da Paola D’Angelo, esperta e studiosa di storia dell’arte, in collaborazione e con il sostegno dell’amministrazione comunale e della locale Pro loco. L’aula che fu di Rodari è stata completamente rinnovata e appare oggi come uno spazio vivace e in movimento, un atelier a misura di piccole manine dove si dipinge e si disegna, si crea, ci si confronta, si sfogliano i libri, si collabora e si lavora con le mani. “Mi piace partire dal concetto di scarabocchio, qualcosa che è spesso inteso negativamente come un pasticcio o un disegno
48
fatto male, per esprimere invece il senso di libertà e la creatività che caratterizzano l’arte infantile - spiega l’insegnante -. Nella spontaneità di un segno fatto da un bambino esiste un approccio puro all’espressione. Qualcosa che ha affascinato e affascina anche molti celebri artisti e che, con il tempo e purtroppo anche con la scuola, rischia di perdersi”. La Casa degli Scarabocchi nasce proprio per salvaguardare quella freschezza: “È un percorso che educa attraverso l’arte, la creatività, la libera espressione - prosegue D’Angelo -. Spesso ai bambini si chiede di disegnare copiando qualcosa di già esistente, addirittura delle opere d’arte, oppure di colorare facendo ben attenzione a non uscire dagli spazi. Il mio approccio è esattamente l’opposto: si parte da un’opera per raccontarla e comprendere il processo che ha portato a originarla e, ispirandosi a quello spirito, a quel processo, a creare
Le attività proposte dalla Casa degli Scarabocchi sono diverse e spaziano dagli incontri dedicati ad artisti, storia dell’arte, tecniche e linguaggi ai laboratori di manualità creativa, dall’esperienze all’aria aperta al rapporto con la lettura
pensiero di alcuni maestri del metodo del fare come Roberto Pittarello, allievo del grande Bruno Munari. Alcuni docenti si sono accorti delle potenzialità di questo modo di lavorare con i bambini e stanno avviando nuovi percorsi di formazione che coinvolgono gli insegnanti e a volte anche i genitori”. “Oggi viviamo un grande paradosso - sottolinea Paola D’Angelo - siamo il Paese dell’arte e consideriamo il suo insegnamento come qualcosa di minore o addirittura frivolo. Eppure così non è, anzi l’arte è a sua volta uno strumento didattico, in grado di supportare la conoscenza e l’insegnamento anche di altre materie. Pensiamo a un bambino che fatica a capire un concetto e a come, attraverso il disegno o l’immagine possiamo aiutarlo ad arrivare a comprenderlo. Ma questo è solo un esempio, sono convinta che, in questo momento sia più che mai necessario un nuovo punto di vista, come già avviene all’estero. Ricordiamo che l’Italia è stata la patria di grandi pedagogisti, una fra tutti Maria Montessori, ma nonostante questo ancora fatica a raccogliere i suoi insegnamenti”. Oltre alla Casa degli Scarabocchi Paola D’Angelo realizza progetti per le scuole della provincia di Varese e si occupa anche di formazione : “L’entusiasmo dei bambini è per me lo stimolo più grande - rivela - ma allo stesso tempo ho incontrato anche molti insegnanti che hanno voglia di sperimentare e di rimettersi in discussione e questo è un segnale che fa ben sperare, ci sono cenni di cambiamento”.
■
ASSOCIATA
Con noi trovi risposte! Ci trovi anche su
Piazza Motta, 6 - Varese Tel. 0332 18 88 172
www.ddsinvestigazioni.it
TERRITORIO
qualcosa di proprio. I bambini non sono vincolati dal risultato finale e si possono esprimere come meglio credono e con maggiore serenità. Questo può avvenire grazie alla conoscenza degli strumenti e alla conoscenza del metodo. Nei nostri incontri proviamo inoltre a conoscere i più grandi artisti partendo da alcuni aspetti particolari delle loro vite, per esempio l’infanzia o il rapporto che hanno avuto con i figli, come nel caso di Paul Klee che realizzò dei burattini speciali per il figlio Felix”. Le attività proposte dalla Casa degli Scarabocchi sono diverse e spaziano dagli incontri dedicati ad artisti, storia dell’arte, tecniche e linguaggi ai laboratori di manualità creativa, dall’esperienze all’aria aperta al rapporto con la lettura. Ai corsi partecipano bambini, italiani e stranieri, dai 4 agli 11 anni in un’unica classe, un’esperienza tra “piccoli” e “grandi” che favorisce lo scambio e il confronto. “Le porte della Casa sono aperte anche alla collaborazione con altri professionisti, come è avvenuto con l’A ssociazione “LeArtipossibili” con la quale abbiamo collaborato, lavorando con materiali riciclati e realizzando con i bambini un tassello di carta che sarà parte di un’installazione collettiva in mostra a Milano il 25 marzo allo spazio Stecca 3.0”. “Sapere come fare per sapere cosa fare” è la filosofia alla base del metodo di insegnamento che l’ideatrice dalla Casa degli Scarabocchi ha portato anche in alcune scuole della provincia. “Personalmente mi ispiro a teorie pedagogiche precise e al
TERRITORIO
La voce barocca di Varese nel mondo Francesca Lombardi Mazzulli è una vera e propria stella del canto barocco a livello internazionale. Va in scena con le più acclamate star del genere. Una storia, la sua, partita da San Fermo, dal coro varesino “Josquin Despres” e costellata di tanti studi, tra cui quelli con Luciano Pavarotti Mario Chiodetti
A
lla vigilia di un concerto i cantanti di solito si ritirano in quarantena, non vogliono vedere nessuno, controllano ogni spiffero, rimangono muti e fanno gargarismi con l’erisimo. Francesca Lombardi Mazzulli invece ci riceve nella sua bella casa alla Rasa di Varese il giorno prima del suo recital monteverdiano al Salone Estense per la Stagione musicale comunale, con l’ensemble La Venexiana e il sassofonista Emanuele Cisi, chiacchiera amenamente per due ore, sicura di sé e dei suoi mezzi vocali, che l’hanno portata a diventare una stella del canto barocco nel mondo. Ha una volontà di ferro Francesca, partita da San Fermo giovanissima con la passione per la musica, tanto da cantare nel coro varesino “Josquin Despres” del maestro Francesco Miotti, suo primo insegnante assieme ad Alessandra Molinari, per poi diplomarsi al Conservatorio di Milano e perfezionarsi in quello di Ferrara con Mirella Freni, proseguire gli studi con Luciano Pavarotti e Sonia Prina e incominciare una carriera solistica che l’ha portata ai vertici del repertorio barocco, non senza qualche rinuncia. La sua è una voce del tutto particolare, “lirica ma con una testa barocca”, come ama definirla, e proprio questa unicità colpì un direttore come Ottavio Dantone, fondatore dell’Accademia Bizantina, che le consigliò di dedicarsi al repertorio barocco tralasciando l’opera lirica. Oggi Francesca Lombardi Mazzulli è tra le più acclamate interpreti del genere, e collabora con i migliori ensemble -dall’Accademia Bizantina a La Venexiana, da Europa Galante di Fabio Biondi a Les Talens Lyriques di Christophe 50
Rousset fino alla Cappella Neapolitana di Toni Florio - e con cantanti del calibro di Sonia Prina, Roberto Invernizzi e Vivica Genaux, la star americana con cui ha portato in scena la “Veremonda” di Francesco Cavalli a Charleston, negli Stati Uniti. “Vivica è una grande amica, oltre che una straordinaria collega. Studio con lei e con Fernando Cordero Opa, un ex tenore portoghese che insegna a Bologna e mi ha suggerito di virare dal repertorio barocco all’opera del Settecento. Il barocco mi dà tanto, mi ha fatto conoscere, ma non si va contro la natura, se la voce aumenta di spessore e volume, occorre indirizzarla verso un diverso repertorio. A 35 anni ho voglia di percorrere nuove strade, ma con molta cautela, il nostro è un mondo in cui non sono ammessi errori”, spiega Francesca, che nel 2012 ha cantato al Festival di Innsbruck ne “L’incoronazione di Poppea”, con Alan Curtis, e l’anno successivo la tournée a Timphu, nel Bhutan, dove per la prima volta è stata rappresentata un’opera occidentale, l’“Acis and Galathea” di Haendel, con gli studenti dell’università di El Paso diretto da Aaron Carpane e la regia italiana di Stefano Vizioli. “Due recenti incontri sono stati importanti per me: quello con Fabio Biondi e la sua Europa Galante, con cui nel 2016 ho inciso per Glossa il ‘Lucio Cornelio Silla’ di Haendel e quest’anno sarò al Festival di Bucarest, e il direttore tedesco Michael Hofstetter, con il quale è in atto una lunga e proficua collaborazione al Teatro di Giessen. Con lui ho cantato la trilogia mozartiana, ‘Don Giovanni’, ‘Così fan tutte’ e ‘Nozze di Figaro’, ruoli che dovrei fare in Italia se qualcuno mi chiamasse. Ora a Giessen sto cantando ‘La Resurrezione’ di Haendel, che porterò al teatro Massimo di Palermo il prossimo giugno, mentre a luglio sarò a Innsbruck con Ottavio
Dantone e l’Accademia Bizantina con la ‘Dori’ di Cesti e quindi a Bayreuth con l’’Antigone’ di Gluck». Tra una tournée e l’altra, il soprano riesce pure a incidere dischi, e la sua discografia è già molto ricca: tra i titoli di spicco, oltre al già citato “Lucio Cornelio Silla”, ci sono “La scuola dei gelosi” di Salieri per Deutsche Harmonia Mundi, “Et in Arcadia ego”, il “Marc’Antonio e Cleopatra” di Hasse, l’“Oberto” di Verdi per Ohems Classic, l’“Artemisia” di Francesco Cavalli per Glossa e l’“Adriano in Siria” di Pergolesi, uscito in dvd. A marzo Francesca registrerà per la Sony “La fiera di Venezia” di Antonio Salieri nel ruolo di Falsirena, molto acuto e difficile, con l’ensemble Arte del Mondo. “Ho ricordi indimenticabili tra i miei concerti, come quello legato alla residenza dei sovrani di Svezia a Drottningholm, vicino a Stoccolma, dove lo scorso agosto ho cantato nel teatro più antico del mondo, quello di corte, dove sono in funzione macchine teatrali settecentesche mosse da venti persone. Abbiamo messo in scena ‘I fratelli di Mantova’, di Salomone Rossi, musicista ebreo alla corte dei Gonzaga, e poi eseguito musiche di autori contemporanei, alla presenza di re e regina. Poi la tournée in Corea del Sud del 2017 con l’’Orlando finto pazzo’ di Vivaldi, in cui interpretavo Ersilla, la strega cattiva»” ricorda la cantante varesina, che nel 2015 ha sostenuto un’audizione al Metropolitan di New York. “Ero stata presa, ma ho detto di no, avrei fatto la cover, cioè la sostituta dei cantanti titolari, ho preferito continuare la carriera nella musica barocca, anche se non nego che con lo stipendio del Met avrei tranquillamente potuto comperare casa a New York. Ora non vedo l’ora di fare il mio vero debutto da protagonista, che avverrà al Teatro Real di Madrid nel 2020 con il ruolo di Deidamia nell’opera ‘Achille in Sciro’ di Francesco Scarlini diretta da Ivor Bolton».
TERRITORIO
Cosa vuol fare da grande Francesca ancora non lo sa: “Il repertorio barocco ha bloccato la drammaticità lirica della mia voce, perciò ora sto virando lentamente sull’opera del Settecento, mettendo in repertorio Mozart e Salieri. Rossini? Non è detto, in Italia però lo si canta con una vocalità troppo pesante. Non nego che mi piacerebbe interpretare Musetta nella ‘Bohème’ pucciniana, magari in un piccolo teatro, per mettermi alla prova, anche se Pavarotti quando mi dava lezione mi ripeteva ‘tu sarai Mimì!’. Luciano era un tesoro, le lezioni con lui sono state una splendida esperienza di vita. Affittava il teatro di Modena per vedere se la voce di noi allievi girava bene in palcoscenico: si metteva al centro e ci spiegava come muoverci. Dico però che il mio vero e unico maestro è stato ed è Francesco Miotti di Masnago, dal quale vado tuttora quando devo preparare un’opera nuova o ripassare una parte. È una persona straordinaria, umanamente e musicalmente”, afferma Francesca, che trova anche il tempo per insegnare al Liceo musicale di Varese. Oggi tutto fa spettacolo, così anche gli allestimenti teatrali sono spesso ostaggio di registi d’avanguardia che per stupire il pubblico inventano rappresentazioni al limite della volgarità: “Oggi tutto è molto fisico, in scena si recita e si canta e bisogna essere disponibili a qualsiasi cosa. Spesso si canta nudi o seminudi, io però non accetterò mai di scoprirmi completamente, la trovo una volgarità gratuita. Piuttosto cerco di trasformare il volgare in sottile erotismo. Le cantanti sono sempre più simili a modelle, e la cura del proprio corpo diventa fondamentale, la voce da sola non basta più, devi eccellere come cantante ma anche come attrice”.
■
“Il barocco mi dà tanto, mi ha fatto conoscere, ma non si va contro la natura, se la voce aumenta di spessore e volume, occorre indirizzarla verso un diverso repertorio. A 35 anni ho voglia di percorrere nuove strade” 51
RUBRICHE
▶ PROVINCIA DA SCOPRIRE
Luino ha il vento in poppa Puntare sulla vela per creare un circolo virtuoso di sviluppo locale basato sul turismo sportivo tra lago e montagna. L’Alto Verbano va alla riscoperta di se stesso e delle proprie potenzialità tramite il progetto del nuovo polo nautico
52
all’economia locale. La prima regata importante quest’anno
Francesco Mazzoleni sarà il 4 e 5 maggio. Si tratta del trofeo Pujan, dedicato alla classe dinghy 12 piedi, per il quale ci aspettiamo una trentina di barche; parteciperò anche io. Il Polo Nautico è stata una grande intuizione delle associazioni”. E le istituzioni andrebbero incontro a questo progetto anche in maniera concreta tramite una variante del Pgt. La cosiddet-
RUBRICHE
L
o sport fa da traino per il territorio e il territorio – non solo inteso come terraferma, in questo caso specifico il lago Maggiore – restituisce e offre soluzioni uniche allo sport e agli appassionati di vela. A Luino il legame tra sport e turismo si sta stringendo sempre di più, trovando uno nell’altro risorse per crescere e consolidare manifestazioni nel calendario velico italiano ed europeo. Un lavoro fondamentale in questa direzione lo stanno compiendo la Varese Sport Commission – organo della Camera di Commercio che ha lo scopo di mettere in contatto il mondo del turismo con quello sportivo – e l’Avav, l’A ssociazione Velica Alto Verbano. Non a caso uno principali slogan è stato #VareseDoYouLake? Il territorio varesino vive dei suoi sette laghi e il Maggiore è una risorsa immensa per sport e turismo; ancora meglio se questi due mondi entrano in contatto creando sinergie virtuose e che fanno il bene del territorio. Il fiore all’occhiello di questa unione di forze è stato la nascita del “Polo Nautico Alto Verbano”. Un progetto che raduna e consorzia le attività della Canottieri Luino, dell’A ssociazione Velica Alto Verbano, del Cai di Luino e del Salvamento Sub Alto Verbano, tutte inserite in un protocollo di intesa del quale fa parte anche il Comune di Luino. Saranno due gli obiettivi da centrare: dare seguito alle molte manifestazioni sportive relative al lago organizzate nella parte settentrionale della provincia e riproporre nel piccolo della realtà cittadina luinese il lavoro che la Varese Sport Commission compie a livello provinciale. Luino occupa una posizione unica sul Lago Maggiore, una nicchia naturale che ben si presta a una disciplina come la vela, che sta diventato un traino per tutto il mondo sportivo e quindi turistico del territorio dell’Alto Verbano. La realtà più coinvolta per questo traguardo sarà l’A ssociazione Velica Alto Verbano, che nel 2018 ha compiuto gli 80 anni di attività. Il primo cittadino di Luino, Andrea Pellicini, non nasconde la soddisfazione per un movimento molto attivo e che valorizza città e lago: “La vela a Luino ha una grandissima tradizione, come dimostrano gli 80 anni dell’A ssociazione Velica Alto Verbano. Il Circolo velico è un nostro orgoglio cittadino ed è premiato con Stella d’Oro del Coni, dimostrandosi uno dei più importanti d’Italia. È una scuola di grandissimi timonieri come Flavio Favini, Enrico Negri, Alberto Prestinoni, Luigi Ferrario e Giovanni Ferrari”. “Ogni regata organizzata dall’Avav – prosegue il sindaco Pellicini – ha una media di 200 persone da tutta Italia ed Europa, che si fermano mediamente a Luino per 3 notti e contribuiscono
ta “Area Ratti”, all’ingresso del paese arrivando dalla Valcuvia e nei pressi delle rive del lago, come lo stesso sindaco Pellicini aveva dichiarato nel corso della presentazione ufficiale in Camera di Commercio a metà gennaio: “Lì può nascere l’intero quartiere nautico con derivazioni anche per gli altri sport. Una zona che può contribuire in modo determinante al rilancio di tutta la zona. L’area Ratti dovrà integrarsi con quello che già è attivato come la sede della Canottieri, moderna e rinnovata, con il lungolago che negli ultimi anni è diventato un’attrattiva turistica importante ma anche con Palazzo Verbania, quindi il cuore culturale, che tra poco riapriremo con gli archivi di Chiara e Sereni”. Il coordinatore del neonato Polo Nautico è Angelo Ferloni, che con entusiasmo ha dato vita a questo progetto: “Il Polo Nautico nasce dalla visione comune che è quella di vivere il territorio tramite lo sport. Noi abbiamo un balcone naturale e un panorama che ci permettono di godere del lago tutti i giorni. A livello sportivo, per gli amanti dell’acqua, la vela ti dà la
Luino occupa una posizione unica sul Lago Maggiore, una nicchia naturale che ben si presta a una disciplina come la vela, che sta diventato un traino per tutto il mondo sportivo e quindi turistico del territorio dell’Alto Verbano 53
RUBRICHE
Il Sindaco Andrea Pellicini: “Ogni regata organizzata dall’Avav registra una media di 200 persone da tutta Italia ed Europa, che si fermano mediamente a Luino per 3 notti, contribuendo così al sostegno dell’economia locale” sensazione di volare. Rispetto a chi fa uno sport in ambienti chiusi, noi abbiamo un confronto con un’ancestralità che crea emozioni uniche. Il lago sa essere grande ma anche ristretto, noi abbiamo una grande passione per questo elemento e nel tempo è cresciuta la capacità delle associazioni di lavorare assieme organizzando eventi comuni”. “Vivere l’acqua e la montagna – prosegue Angelo Ferloni – è qualcosa di più, vuol dire apprezzare l’ambiente che ci circonda godendo anche delle piccole cose. L’acqua è una matrice comune che unisce le nostre passioni e ci ha fatto apprezzare il lavoro degli altri. Quello che siamo riusciti a concretizzare è un’idea nata qualche anno fa; ora i tempi erano maturi, c’era la voglia di lasciare una traccia sul territorio. L’aspetto più bello credo che sia stata la voglia di quattro associazioni storiche di Luino che spinte dell’entusiasmo vogliono fare qualcosa per il bene del territorio. L’emozionalità che hanno esposto quelli del Cai è stata molto carina; hanno capito e istintivamente si sono aggregati con grande passione, un cuore grande e l’amore per Luino”. In concreto il lavoro del Polo Nautico sarà quello di raccordo, come analizza nello specifico il coordinatore Angelo Ferloni: “Vogliamo fornire informazioni ai giovani, fare qualcosa di concreto per vivacizzare il turismo tramite lo sport. Le quattro 54
associazioni che compongono il Polo Nautico hanno la virtù di conoscere il territorio in modo completo, dall’acqua alla montagna. Lo straniero che viene da noi ha bisogno di attrazioni per ritornare e noi vogliamo rispondere a questa domanda. Ci siamo dati una traccia da seguire. I primi passi saranno quelli di organizzare eventi con l’A scom locale, un’esposizione nautica e un paio di progetti per l’estate. Vogliamo proporre offerte e manifestazioni differenziate ma allo stesso comuni, un’offerta ad ampio raggio per non essere monotematici, per questo è importante pensare anche ‘fuori dall’acqua’. Vogliamo essere concreti e realistici. Un ringraziamento alla Camera di Commercio; è bello lavorare con loro che sono stati molto disponibili, con un’energia vitale quasi palpabile”. Come annunciato anche dal coordinatore Angelo Ferloni, la Varese Sport Commission ha avuto un ruolo importante per la buona riuscita del progetto. Le parole di Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio di Varese, racchiudono perfettamente lo scopo di questa realtà appena nata ma già molto ambiziosa: “Mettere a fattor comune competenze, energie e risorse su un tema cruciale per lo sviluppo del nostro territorio quale il turismo sportivo: l’esempio che ci viene dall’Alto Verbano, frutto della sinergia di alcune tra le realtà più significative di quest’area geografica che conta su un ambiente di straordinario rilievo grazie al Lago Maggiore, può assurgere a vera e propria case history. Un modello cui, come Camera di Commercio e nell’ambito del nostro progetto Varese Sport Commission, guardiamo con grande interesse, convinti che il nuovo Polo Nautico dell’Alto Verbano possa offrire opportunità significative per una zona della provincia di Varese che, proprio nel turismo sportivo, può cogliere una sua nuova vocazione”. La vela quindi farà da traino a tutto un movimento che sta nascendo e che dovrà portare a Luino manifestazioni di valore che possano, tramite lo sport, fare innamorare i turisti del territorio. Da turisti sportivi ad amanti di Luino, tramite una vela, un filo di vento e una perfetta giornata di sole a filo d’acqua.
■
Da un antico cascinale lombardo dei primi del ‘900, immerso verdedeldel Parco AltonelMilanese, Da un antico cascinale lombardonel dei primi ‘900, immerso verde del Parco sorge Villa Sant’Uberto, Alto Milanese, sorge Villa Sant’Uberto, il luogo perfetto per concedersi luogo perfetto per concedersi momenti di relax momenti di il relax in assoluta riservatezza. in assoluta riservatezza BUSINESS LUNCH
A Villa Sant'Uberto è particolarmente piacevole il servizio ristorante, che viene ȅАǓȖȠȅ ȠȣȠȠǩ ǩ ǠǩȅȖǿǩॹ Ǐƺǹ ǹȣǿǓǏǯ ƺǹ ΚǓǿǓȖǏǯ ǏƺǹǹǓ ȅȖǓ ࢲࢳঀࢱࢱ ƺǹǹǓ ȅȖǓ ࢲࢵঀࢴࢱॹ ǩǿ ǹȣLj /ȅȣșǓ ȅ ǩǿ ΚǓȖƺǿǏƺঀ ^ljȅǿȠȅ ࢲࢶઔঀ
MEETING CENTRE
Villa Sant'Uberto è il luogo ideale per ogni evento aziendale. L'area meeting è composta da due ampie sale situate tra i due giardini interni e ǏȅȠƺȠǓ ǏǓǹǹǓ ȒǩȨ ǾȅǏǓȖǿǓ ȠǓljǿȅǹȅǠǩǓ ƺȣǏǩȅΚǩșǩΚǓ শtǩǏǓȅΛƺǹǹ ^ƺǾșȣǿǠ ࢴࢱࢱΠࢳࢱࢱষঀ Tutti gli spazi, sia interni che esterni, sono funzionali e modulabili a seconda delle necessità, con la possibilità, durante la stagione estiva, di richiedere allestimenti a bordo piscina. ^ljȅǿȠȅ ࢲࢶઔঀ
CONVENZIONE RISERVATA UNIVA XǓȖ ȣșȣǟȖȣǩȖǓ ǏǓǹǹƺ ljȅǿΚǓǿΦǩȅǿǓ ǚ șȣГljǩǓǿȠǓ ǓșǩLjǩȖǓ ǹƺ ǏǩljǦǩƺȖƺΦǩȅǿǓ Ǐǩ appartenenza all’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Per ulteriori ǩǿǟȅȖǾƺΦǩȅǿǩ ǚ ȒȅșșǩLjǩǹǓ ljȅǿȠƺȠȠƺȖǓ ǹƺ ȖǓǟǓȖǓǿȠǓ ^ǩǠঀȖƺ Xƺȅǹƺॹ ȠǓǹঀ ࢱࢴࢴࢲ ࢱࢸ ࢶࢺ ࢷࢱ ȅ inviare una mail all’indirizzo club@villasantuberto.eu.
CONTATTI tǩƺǹǓ eȅșljƺǿƺॹ ࢳࢱࢱ ࢳࢲࢱࢶࢳ ȣșȠȅ ȖșǩΦǩȅ শt [ ^ ষ www.villasantuberto.eu
ASSOCIATA
RUBRICHE
▶ GITA A
La scuola delle
zucche giganti Sono ormai centinaia i bambini che ogni anno vanno a “lezione” di cultura contadina nelle 11 fattorie didattiche varesine accreditate dalla Regione Lombardia. Un fenomeno sempre più diffuso che fa bene a tutti. Compresa l’economia
56
tica arte del ferro battuto, alla filatura della lana di alpaca e alla
Sergio Redaelli produzione dell’agri-gelato. Affidiamo ai pescatori il compito di
spiegare la flora e la fauna del lago e quand’è stagione portiamo i bambini alla vendemmia”.
Puledri e paludi Che differenza c’è tra paglia e fieno? Perché i cavalli hanno i ferri? Come si distingue l’asino dal mulo? In via Paludi 17 ad Angera, Rita Leo Verheyden gestisce otto ettari dedicati alla filiera del cavallo, dai puledri di pochi giorni agli animali adulti: “Alleviamo una sessantina di esemplari da sella con attitudine al salto ma anche asinelli, pecore e capre per gli scolari di Milano e Varese. I piccoli scoprono le attività del paddock e della scuderia. In queste paludi Alessandro Volta, scuotendo i canneti popolati da aironi, oche e gallinelle d’acqua scoprì le bollicine di gas metano che salivano in alto. È un mondo tutto da scoprire tra natura e scienza”.
Occhio alla volpe
RUBRICHE
C’
è chi punta sugli animali esotici, non i soliti maiali e galline ma struzzi, alpaca e cinghiali, chi fa assistere i bambini alla nascita dell’ape regina, chi li fa partecipare alla trasformazione delle patate in gnocchi, chi fa mungere le vacche, spiare le rane nello stagno o raccogliere castagne, noci e nocciole nel fitto del bosco. C’è un po’ di tutto nell’offerta delle 11 fattorie didattiche della provincia di Varese accreditate dalla Regione Lombardia. Per gli scolari - per lo più scuole materne, prime elementari e medie - è uno spettacolo con attrazioni campestri, prove di bravura e lezioni di cultura contadina. I pullman scaricano le scolaresche da tutta la regione e a fine anno i numeri sono di tutto riguardo. Sembra di vivere nel mondo di Tom Sawyer tra covoni di fieno, staccionate da verniciare e avventure nel bosco. Le aziende agricole offrono l’opportunità di conoscere l’attività dei campi e della stalla, il ciclo degli alimenti, la vita animale e vegetale, il territorio, i mestieri e il ruolo sociale degli agricoltori, educano al consumo consapevole e al rispetto dell’ambiente.
L’agriturismo Canale in via XXV Aprile 11 ad Azzate subì un incendio nel 2016 che provocò danni alle strutture interrompendo l’attività didattica. Ora è di nuovo aperto e funzionante: “Siamo arrivati ad ospitare fino a cinquanta classi per stagione - ricorda Liliana Canale -. Da noi i bambini fanno il pane e la marmellata, girano per le stalle, osservano la semina nei prati e i processi di lavorazione del latte, dalla mungitura alla cagliata al formaggio, dalla macinatura della farina al pane. Alleviamo mucche da carne, maiali, cavalli, asinelli, tori, vitelli e caprette. E stiamo attenti alle volpi che vanno a caccia di oche e galline”.
Tutti a piedi L’agriturismo di Wilma Tschang in via Pira Pianeggi 9 tra i boschi di Nasca (Castelveccana) ha problemi logistici: “Le scuole prediligono le aziende che si possono raggiungere in pullman, da noi invece devono fermarsi in piazza a Nasca e proseguire a piedi - dice la titolare -. Una volta il problema non esisteva, le guardie ecologiche volontarie assicuravano il servizio e strada facendo spiegavano il bosco ai bambini. Ma è stato soppresso. Teniamo lezioni sulle api, dal nomadismo al miele in vasetto e laboratori del pane, dal seme alla farina, assaggio e degustazione. Il sogno è sviluppare l’azienda con campus sportivi e piante officinali”.
Rane di stagno
A Cassano Valcuvia si fanno sentire i problemi sociali. “Mi è stato spiegato che alcune famiglie islamiche rinunciano a mandare i figli nel timore che consumino carne di maiale – dice Antonia Malerba della fattoria Al Cavallino Bianco in via per Ferrera 50 – altre non possono pagare la gita e gli insegnanti rinunciano se Pulcini nell’uovo “Insegniamo ai ragazzi a diventare piccoli mugnai e casari, li faccia- non hanno la disponibilità dell’intera scolaresca. Riceviamo 300mo assistere alla nascita dei pulcini e coccolare, nutrire e spazzolare 400 bambini a stagione, anche di due-tre anni, famiglie con figli, coniglietti, agnelli e caprette - spiega Paolo Janssen della Fattoria scuole private e disabili. I piccoli preparano il pane e le torte e li Pasqué in via 1° Maggio, 11 a Bernate di Casale Litta - Accogliamo più di cento scolaresche a stagione, asili e prime classi elementari. Arrivano con i pullman da Milano, Pavia, Como, Varese, talvolta Alla base della proposta educativa da Genova e Lugano. A quell’età i piccoli amano gli animali e noi delle fattorie didattiche ci sono abbiamo ciò che serve: cinghiali, cavalli, asini, daini e perfino lama. Siamo un’azienda zootecnica di 52 ettari con terreni da fieno e bo- i princìpi della pedagogia attiva, schivi, attrezzatissima e di lunga esperienza”. apprendere facendo.
L’ape regina Al Vecchio Castagno in via Varesina 87 ad Angera capita di assistere alla nascita dell’ape regina nell’arnia di vetro trasparente con i telai per le covate. Ne è orgogliosa Mariagrazia Bodio: “Il mondo dell’alveare affascina i ragazzi di ogni età a partire dal nido fino alle scuole superiori di Milano, Varese, Gallarate e Busto. Mai meno di venticinque per visita. Teniamo molto all’an-
Con tutte le garanzie del caso. La rete accreditata si fregia di un marchio e rispetta la Carta di Qualità che prevede corsi di preparazione e di aggiornamento 57
RUBRICHE degustano, osservano le rane nello stagno, passeggiano nel bosco ventapasseri, la caccia al tesoro, le visite al granaio e al fienile, i laboratori del burro, del pane e del formaggio sono i pezzi forti dell’agriturismo di castagni e imparano a conoscere le erbe e le piante”. Ai Boschi in via per Cantalupo 56 a Origgio. “Da otto anni dedichiaVitelli biologici mo alle scuole primarie tre giorni alla settimana, martedì, mercoledì e Punta sul biologico l’azienda agricola Valticino in via Lungarno giovedì, da marzo a giugno – spiega Laura Turconi -. Ospitiamo anNord 65 a Lonate Pozzolo. Nata nel 1955, aderisce al marchio che cinquanta bambini al giorno. Una delle nostre specialità è la racParco del Ticino con bovini di razza piemontese in conversione colta, l’insaccatura e la lavorazione delle celebri patate rosse di questa biologica. “Nonno e papà furono pionieri dell’agricoltura in questa zona che gli scolari trasformano in gnocchi da mangiare”. zona industriale – spiega Alessandro Testa -. Alleviamo vacche da carne e vitelli color frumentino e crema-nocciola secondo il Libro Razza frisona genealogico dell’associazione nazionale della razza piemontese”. La Niente scuole, ma campus estivi per i bambini da tre a undici anni fattoria didattica, condotta da Katia Carraro, lavora con le primarie che frequentano la società agricola La Rondine in via dei Noccioli e secondarie di primo grado in collaborazione con Terra Nostra e 11 a Lonate Ceppino. L’azienda alleva duecento bovini da latte di razza frisona: “Teniamo i contatti direttamente con le famiglie Coldiretti. spiega Giacomo Sala -. Finite le scuole i ragazzi vengono a trascorrere la giornata o il weekend e si divertono nell’orto, accudiscono Zucche giganti Gigantesche zucche da 500 chili sono una delle attrazioni di Vivai gli animali nella stalla e fanno avventurose passeggiate nel bosco di Floralpe in via Provinciale a Cassano Valcuvia. L’azienda si prepara ad sera”. Non è al momento operativa l’azienda Kedo a Piero di Moninaugurare in aprile il parco Fior di Fiore, con dieci scuole materne ed teviasco in Val Veddasca, immersa nel selvaggio scenario di case di elementari già prenotate. “Siamo legati all’agricoltura e alla floricoltura – pietra e mulini ad acqua sul torrente Giona. spiega Alina Motti, moglie del titolare Massimo Cupertori -. Abbiamo Alla base della proposta educativa delle fattorie didattiche ci sono un garden di produzione e otto percorsi di visita tra cui gli insegnanti i princìpi della pedagogia attiva, apprendere facendo. Con tutte possono scegliere. Andando alla scoperta, con gli alunni, di ninfee, rane, le garanzie del caso. Molte aziende varesine svolgono attività culanatroccoli, lumache, bruchi, ricci, coccinelle, semi, farfalle, talpe, formi- turale e ricreativa, ma non a norma del regolamento regionale. La rete accreditata si fregia di un marchio e rispetta la Carta di Qualità che, api, funghi e tanti altri avventurosi ambienti naturali”. che prevede corsi di preparazione e di aggiornamento. Le norme di certificazione sono contenute nella delibera regionale n. X/6198 Patate rosse La fattoria degli animali, la raccolta delle more e degli ortaggi, lo spa- dell’8 febbraio 2017 (www.regione.lombardia.it).
■
58
Concessionaria per Varese e Provincia. Seguici su:
Il viaggio la leva di marketing
che arriva all’anima Le aziende sono fatte di persone. Ogni azienda, ogni giorno, senza nemmeno rendersene conto, affronta la più grande delle sfide: quella di creare motivazione al risultato, lavoro di squadra, senso di appartenenza. Solo se il clima aziendale è tale da rendere ciascun collaboratore consapevole della propria responsabilità si può esser certi che i risultati arriveranno. La voce “senso di appartenenza” non è contemplata in nessuna riga di bilancio eppure è grazie a questo coefficiente che i numeri prendono il volo e le decisioni diventano opportunità per grandi risvolti. Come lavorare su questo intangibile valore? Attivando leve del marketing trasversale affiancate alla formazione tradizionale; perché le persone sono mente e anima. Ed è più facile far vibrare le corde dell’anima in momenti e contesti fuori dalla quotidianità, anche quella lavorativa. Lo “stacco”, che sia di un giorno o di una settimana, è una potente leva di marketing con un valore percepito decisamente più elevato del valore reale. I vantaggi prodotti dall’enorme differenziale tra il valore percepito e il costo reale del viaggio non sono ancora abbastanza sfruttati dalle aziende; eppure è proprio il viaggio lo strumento che può segnare la svolta nelle relazioni coi nostri collaboratori, coi nostri clienti o con la rete commerciale. Ciascuna azienda, in funzione dei propri obiettivi e delle dimensioni, ha l’opportunità di pianificare un progetto usando il viaggio come volano.
LeMarmotte ha competenza e versatilità per lavorare affiancando l’azienda in tutte le fasi: dal confronto iniziale per comprendere le esigenze, alla selezione dell’iniziativa più adeguata fino alla gestione della stessa prima, durante e dopo la partenza. Trent’anni di esperienza significa conoscenza del mercato, comprensione delle esigenze dei clienti e scelta dei fornitori più affidabili. Quale tra i tanti fornitori in un mercato di cambiamenti come quello turistico? Eden Viaggi. Un Tour Operator da sempre al nostro fianco con il quale abbiamo spesso brindato insieme alle nostre aziende clienti.
Tra le esperienze meglio riuscite? Soggiorno mare all’Eden Village in Oman Al Fanar, city break a Dubai, fino alla gita sul trenino del Bernina. Incentive è una parola ridondante e riduttiva. Il viaggio non è solo incentivazione alla vendita, è molto di più. Ed è per tutte le aziende e per tutti i budget.
INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
Manuela Marazzini cell. 338 6072177 • manuela.marazzini@lemarmotte.it
associata
www.lemarmotte.it www.edenviaggi.it
▶ STORIA RUBRICHE
La battaglia (dimenticata) di Cheren Per l’Italia rappresenta una delle pagine più tragiche della Seconda Guerra Mondiale. Eppure nessuno ha memoria di questo confronto con le truppe inglesi che avrebbe potuto cambiare le sorti del conflitto, almeno in Africa e che il romanzo storico “P.O.W.” racconta con gli occhi di un varesotto di adozione: Guido Olivato, per anni prigioniero nei campi di concentramento di “Sua Maestà”
‘‘G
uido è morto. Dopo la messa, nella cappella stracolma di gente, le spoglie vengono portate sulle spalle dai colleghi che si muovono con passo cadenzato all’interno della Ugo Mara, la caserma dove Guido ha prestato servizio dal 1956 e dove ha abitato per sedici anni. Molti colleghi di Busto Arsizio partecipano al funerale per sincera ammirazione e per rispetto verso un sottufficiale che ha vissuto sempre il senso del dovere fino all’ultimo respiro. Ma anche per stare vicino alla moglie di 44 anni e ai quattro figli rispettivamente di 22, 19, 16 e 10 anni. È una giornata di lutto, anche il cielo è nero di pece. Il feretro attraversa il viale alberato della caserma, dove i pioppi, in questo giorno di autunno, al suo passaggio sembrano ritti sull’attenti”. Questo l’incipit del romanzo storico di Tito Olivato, figlio di Guido. Sottufficiale della Caserma di Solbiate Olona, la cui vita è segnata, prima di farsi
adottare dal Varesotto, da una vicenda dimenticata della Seconda Guerra Mondiale: la battaglia di Cheren, in Africa Orientale. Guido e gli altri militari come lui coinvolti e sopravvissuti al conflitto africano, si sono resi protagonisti di una pagina della storia andata perduta nella memoria del Paese nel corso degli anni, la cui eco è si è fermata nella valle di Cheren nel 1941 quando la battaglia tra inglesi e italiani impazzava in Eritrea. Prima dell’inizio del conflitto Guido parte volontario per Addis Abeba dove vive la serena quotidianità in una terra che fa parte dell’Impero d’Italia fino a quando, il 10 giugno 1940, Mussolini annuncia la dichiarazione di guerra. Da questo momento in poi la vita di Guido e dei venticinquemila militari italiani dislocati in Africa Orientale è contro gli inglesi e l’esistenza diventa dura, drammatica, al limite della sopportazione. Guido Olivato
61
POW RUBRICHE
Scritto dal figlio di Guido, Tito Olivato, il romanzo mette in luce lo sforzo e l’eroismo di molti italiani in uno degli episodi più drammatici della guerra, ma dimenticato dai libri scolastici: la battaglia di Cheren e i campi di concentramento inglesi.
Il momento peggiore e più significativo per gli schieramenti è a Cheren, dove migliaia di britannici continuano a bombardare le postazioni degli italiani superstiti che oppongono una strenua e quanto mai sofferta resistenza. Dopo molti scontri, anche corpo a corpo, giunge inesorabile la vittoria delle forze anglo-sudanesi. Guido e gli altri vengono deportati nei campi di concentramento prima in Africa e poi in India. Vivono in condizioni disumane, subiscono violenze, patiscono la fame e contragTito Olivato gono il colera che miete numerose vittime. La ferocia degli inglesi non ha limite e per i nostri tutto sembra ormai irrimediabilmente perduto. Ma il forte senso della patria ancora vivo nei cuori dei pochi superstiti, il valore della famiglia che ciascuno sente presente nel proprio animo e l’amore per la vita, si rivelano gli ingredienti per tenere duro e 62
sopravvivere anche con pochissimo cibo, anche sotto le frustate e i calci di fucile inflitti nel costato dalle guardie anglo-sudanesi all’interno del campo di concentramento. Sopravvivere oltre l’anonimato, quando viene cancellato il nome di battesimo per sostituirvi un numero, oltre il colera che impazza a Massaua e annienta decine di persone, oltre la solitudine e la distanza che rendono inumani gli uomini che vivono per cinque anni tra pidocchi e piattole, speranze e disperazioni. I campi di concentramento simili a tanti in quel periodo: terra battuta delimitata da filo spinato, agli angoli garitte presidiate dalle guardie pronte a far fuoco se i P.O.W. (prisoners of war) insorgessero. L’estate africana a Massaua, a Wad-Madani e a Ghinda, raggiunge temperature disumane, così come lo sono le condizioni di vita dei P.O.W. che devono camminare obbligatoriamente scalzi sulla sabbia ardente per centinaia di metri allineati e coperti, a raccogliere l’acqua del Nilo nei bidoni di latta della Shell. Acqua nella quale emergono carogne di animali vicino a molti militari che si stanno lavando. Quell’acqua servirà ai P.O.W. per abbeverarsi e per le attività di pulizia quotidiana all’interno del campo di concentramento. Con il sole cocente i prigionieri di guerra sono obbligati a stare fuori, quando piove, sono spinti con il calcio del fucile all’interno delle baracche sudicie e calde come un forno. Per i P.O.W. non c’è possibilità di ristoro. Guido è l’uomo che vede e subisce le violenze psico-fisiche degli inglesi e anche lui, come buona parte dei suoi compagni, contrae il colera e vede la morte in faccia. Il colera strazia i corpi già in parte ridotti a lumicino. Triste per la morte dei suoi amici e preoccupato per le proprie condizioni di salute, Guido, nel campo di concentramento, trova una pianta di limone selvatico e mangia tutto, foglie comprese. Progressivamente giorno
Dopo molti scontri, anche corpo a corpo, giunge inesorabile la vittoria delle forze anglo-sudanesi. Guido e gli altri vengono deportati nei campi di concentramento prima in Africa e poi in India
Le canzoni degli anni Trenta si espandono nella vallata di Cheren, così pensa l’Inghilterra, assegnando il compito alla BBC, sarà possibile fiaccare gli animi dei militari arroccati sulle cime
RUBRICHE
dopo giorno, le condizioni di Guido migliorano ma intorno a lui le fosse piene di liquami accolgono i militari defunti che vengono ricoperti con qualche badilata di terra. Latrine a cielo aperto che si trasformano in un cimitero. Ma il romanzo, come recita il sottotitolo, corre, corre senza sosta da un capitolo a un altro, da una situazione a un’altra senza una sosta. La lettura procede concitata, quasi in affanno, come se Guido avesse una telecamera sulla fronte e facesse vedere in presa diretta quello che vive. Tutto il romanzo tende rapidamente all’epilogo, quasi in modo spasmodico verso la vita, che è l’altra protagonista oltre a Guido che scrive riportando tutto ciò che vede e che sente su fogli di carta igienica che gli inglesi razionavano quotidianamente. La vita che lo fa resistere alle atrocità, alla solitudine, alla prigionia e gli parla di ritorno a casa dalla sua famiglia, la vera ancora di salvezza nella tempesta infernale dei campi di concentramento. La vita che ha visto rubata a molti giovani, che ha visto vilipesa e calpestata, quella stessa vita gli fa conservare un cuore ancora disposto ad amare e a unirsi a una giovane ragazza di Massa, con cui darà inizio a una sua famiglia. Si intrecciano anche quadri d’autore, personaggi, affetti e musiche. Le canzoni degli anni Trenta si espandono nella vallata di Cheren, così pensa l’Inghilterra, assegnando il compito alla BBC, sarà possibile fiaccare gli animi dei militari arroccati sulle cime Forcuta, Sanchil e Dologorodoc. Un attacco psicologico che si alterna a quello bellico tout court. Un romanzo che mette in luce lo sforzo e l’eroismo di molti italiani in uno degli episodi più drammatici e più dimenticati dai libri scolastici: la battaglia di Cheren e i campi di concentramento inglesi. Il libro contiene un’interessante e preziosa appendice tratta dal diario di guerra di Guido scritta con dell’inchiostro o del materiale di fortuna, pezzi di matita e di grafite, che dopo settantadue anni sono stati sottratti all’oblio e portati alla luce per fare memoria della nostra storia.
■
63
RUBRICHE
▶ ARTE
Tra ceramica e architettura Il Museo di Maccagno mette in mostra l’arte di Tino Sartori. Opere scultoree altamente significative della sua lunga attività di ceramista, con colori ed essenzialità, riportano ad un mondo atavico, abitato da volti e corpi antichi Luisa Negri
I
l Museo di Maccagno, fondato da Vittorio Parisi, è un bell’esempio di museo di arte contemporanea, nato vent’anni orsono dalla volontà e dal sogno di un artista. Nativo di Maccagno, uomo di grande cultura e interessi, Parisi se ne allontanò per coltivare la sua arte, ma ritornò poi, ormai affermato, continuando a dedicarsi all’attività di pittore e scultore. Soprattutto gli stava a cuore la realizzazione di questo originale progetto, che impiegò diversi anni, per la particolare caratteristica del sito scelto, e anche per ragioni finanziarie e burocratiche, a diventare realtà. Il sogno, mai abbandonato, fu coronato con la creazione nel 1988 della splendida struttura, progettata dall’architetto Maurizio Sacripanti, che fu anche premiata per l’originalità del progetto: sorto a cavallo delle acque del Giona, là dove il torrente, che scende dalla Valle Veddasca, confluisce nel Verbano. Parisi e la moglie donarono la loro preziosa collezione d’arte raffinate grafiche di artisti di fama nazionale e internazionale, pitture e sculture, comprese le opere di mano di Vittorio - e anche reperti archeologici appartenenti alla famiglia, alla Fondazione Parisi Valle legata al loro nome. La collezione è in gran parte pre-
Il binomio ceramica-architettura affascina Sartori fin dagli anni Novanta, quando scopre in Gaudì un punto di riferimento e di partenza per la sua ricerca 64
Sempre a Samarate, fondamentale nella biografia di Sartori, avviene il suo incontro con il maestro Luciano Morosi, pittore, scultore e ceramista vissuto per anni in Brasile. Seguendo l’esempio di Morosi, Sartori inizia la sua ricerca di viaggiatore: per un decennio visita l’America Latina, l’Africa e l’Oriente. Gli interessano la ceramica precolombiana incaica, in Perù, e quella marajoara del Brasile e del Nicaragua. E scartando i sentieri facili del turismo massificato si inoltra in luoghi impervi e incontaminati: in Congo e in Camerun si accosta e familiarizza con gli indigeni per apprendere i segreti delle antiche tecniche di lavorazione
della ceramica. Interessante è anche la motivazione sociale che spinge la ricerca di Sartori. Impegnato nella “cooperazione internazionale allo sviluppo” si specializza in “Architettura in terra”: il binomio ceramica-architettura lo affascina del resto fin dagli anni Novanta, quando scopre in Gaudì un punto di riferimento e di partenza per la sua ricerca. E anche qui, per dare risposta alle sue domande e attese, di artista e di uomo, si mette in viaggio verso Egitto, Marocco, Tunisia e Camerun. Nelle sale di Maccagno sono in mostra opere scultoree altamen-
RUBRICHE
sente all’interno delle sale del museo e in parte in deposito allo stesso. Chi non avesse ancora visitato questo originale luogo - ma verrebbe da dire tempio di arte -dovrebbe farlo, scegliendo se possibile una giornata di sole. Perché la bellezza del sito trova esaltazione anche dalla radiosità della giornata, quando la luce riflette per le sale, nell’azzurro del cielo e del lago, i bagliori dell’acqua. E varrebbe la pena di giungervi in concomitanza con le mostre, molte le abbiamo seguite negli anni proprio da queste pagine, dedicate periodicamente ad artisti contemporanei. Fino al 22 aprile è in corso un’interessante rassegna dell’arte ceramica di Tino Sartori, “Keramos: sospensione silenziosa di segni e simboli”, curata da Clara Castaldo, storica dell’arte e responsabile degli eventi di questo felice spazio. Architetto, artista e insegnante, Sartori, nato nel 1956 a Samarate, ha coltivato la sua passione per l’arte, oltre che attraverso gli studi e la professione (per anni si è occupato di restauro architettonico e pittorico), nel confronto con paesi e culture diversi, in soggiorni e lunghi viaggi. La mostra, come indicato dal suo titolo, si occupa di quella che è diventata nel tempo una delle passioni preminenti di Sartori: la ceramica. Tanto da avere l’artista anche fondato, nel suo paese di nascita, una scuola dedicata all’arte di modellare e decorare la terra.
Architetto, artista e insegnante, Sartori, nato nel 1956 a Samarate, ha coltivato la sua passione per l’arte, oltre che con gli studi e la professione, anche col confronto con paesi e culture diverse, in soggiorni e lunghi viaggi
te significative della sua lunga attività di ceramista: lavori e forme che hanno a volte il colore e l’essenzialità materica della terra, e conoscono la silente riflessione di un mondo atavico, abitato da volti e corpi antichi. Ma si incontrano anche sculture d’esito più sofisticato, più strutturate e insinuanti, più raccontate e “illustrate”, dove la brillantezza cromatica dei turchesi, rossi, gialli, verdi smeraldo rimanda a un complesso cammino di vita intinto nei colori dei paesi sognati e visitati. Perché se Sartori continua a guardare alle tecniche e agli esiti di culture “incontaminate” non disconosce certo le lezioni di 65
RUBRICHE
Sempre a Samarate, fondamentale nella biografia di Sartori, avviene il suo incontro con il maestro Luciano Morosi, pittore, scultore e ceramista vissuto per anni in Brasile artisti occidentali contemporanei: come Picasso, gran maestro di ceramica. Coesistono dunque in questa rassegna opere tra loro diverse, che rivelano la pluralità di interessi dell’artista: elementi verticali (Totem) con allusioni di forme e oggetti, per esempio di strumenti musicali - la chitarra - che parlano di echi picassiani, ed elementi orizzontali che ricordano gli antichi graffiti dispersi lungo gli asciutti wadi africani. Ma si intuisce anche la raffinatezza essenziale dell’Oriente, accanto al gusto mediterraneo, ispanico e italico, nei decori geometrici e, di nuovo, nei colori brillanti di alcuni
bassorilievi. Diverse le esposizioni tenute da Sartori in Italia e all’estero, così come gli interventi architettonici in edifici ad uso pubblico o privato. Sarebbe troppo lungo rammentare l’intero elenco. Facendo una scelta personale ricordiamo che motivo di grande soddisfazione sono stati per lui alcuni importanti lavori - pannelli - esposti dal 2004 a Paratì in Brasile, città patrimonio dell’Unesco. Mentre, per rimanere “in casa”, nel 2007, ha portato all’Aeroporto internazionale di Milano Malpensa diverse opere, nella mostra “Dalla terra alla forma”. Forse un pretesto d’artista per continuare a viaggiare, pur rimanendo in patria.
■
La terra tra le mani Tra le mani la terra prende la forma dell’emozione, attraverso una lento e curato gesto guidato dall’occhio che a volte acconsente entusiasta, altre sbadiglia annoiato e comanda il risveglio affinché l’atto creativo sia fresco ed anche audace. di Tino Sartori
KERAMOS: SOSPENSIONE SILENZIOSA DI SEGNI E SIMBOLI 16 febbraio - 22 aprile Civico Museo Parisi Valle Maccagno con Pino e Veddasca Via Leopoldo Giampaolo, 1 Venerdì dalle 14.30 alle 18.30 Sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 18.30 ingresso gratuito - tel.0332 561202 66
Una connessione veloce si vede dalla velocitĂ della sua assistenza.
Nasce EOLO Azienda e, grazie al servizio clienti dedicato EOLO People e all’assistenza immediata Next Business Day, porterai il tuo lavoro dove gli altri non arrivano. Chiama il numero 800.939.939 o scopri di piÚ su eolo.it/azienda
▶ ARTE RUBRICHE
Antonello da Messina, l’artista europeo Al Palazzo Reale di Milano l’opera di un genio della ritrattistica rinascimentale e della pittura universale dell’intera Europa. Antonello è l’uomo rinascimentale, pienamente
Luisa Negri europeo, proprio perché intensamente legato alle sue origini”.
D
alla collaborazione tra il Comune di Milano e la Regione Sicilia è nata l’attesa rassegna dedicata ad Antonello da Messina, prodotta da Palazzo Reale e Mondo Mostre Skira, curata da Giovanni Federico Villa. Successiva a quella palermitana da poco tenutasi, amplia e completa la prima, creando un ponte d’arte e bellezza tra Sicilia e Lombardia e una cooperazione vicendevole, che avrà seguito nell’isola, di nuovo a Palermo. Un progetto del Museo del Novecento con Palazzo Abatellis, imperniato sul Ritratto di Eleonora di Aragona, opera di Francesco Laurana, ripercorrerà infatti in primavera le tappe fondamentali della ritrattistica italiana del XX secolo grazie a opere provenienti da Milano. La rassegna milanese in corso a Palazzo Reale presenta 19 delle 35 opere superstiti attribuite al maestro di Messina (1430-1479), considerato tra i massimi ritrattisti dell’arte italiana e un genio assoluto della pittura universale. Come evidenzia il Sindaco di Milano Giuseppe Sala “la bellezza senza pari della figurazione, del cromatismo e dello stile di Antonello è nata in Sicilia, si è sviluppata in dialogo fecondo con la pittura veneta e lombarda, ha assunto in sé il meglio dell’espressione fiamminga arrivando a parlare agli artisti
68
Delle opere di Antonello, che molto operò nelle chiese e nei palazzi di Sicilia diffondendo, attraverso le sue tavole, la personale, ottima conoscenza dell’arte, ispiratagli anche dai maestri fiamminghi come Jan Van Eyck, poche ne sono rimaste: se non disperse nel mondo, perché asportate da collezionisti o predatori dell’arte, andarono distrutte per le calamità naturali occorse alla città di Messina. Dalle alluvioni ai terremoti, fino a quello devastante del 1908. Un allestimento non facile da concretizzare dunque, quello di Palazzo Reale, data la limitatezza del corpus in esame, ma nato dalla volontà ferrea di chi voleva mettere assieme per la prima volta capolavori provenienti da prestigiosi musei nazionali e internazionali. La Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo ha inviato, accanto alla celeberrima Annunciata, sublime sintesi dell’arte di Antonello e icona della rassegna, anche il Sant’Agostino (1472-1473), il San Girolamo (1472-1473) e il San Gregorio Magno (1470-1475) forse parti del polittico dei Dottori della Chiesa. La Galleria degli Uffizi di Firenze ha a sua volta prestato lo splendido trittico con la Madonna con Bambino, il San Giovanni Battista, e il San Benedetto (acquistato nel 1995 dalla regione Lombardia e oggi in deposito al museo fiorentino). Il San Girolamo e il Cristo benedicente sono invece stati
Delle opere di Antonello ne sono rimaste poche, molte sono andate distrutte per le calamità naturali che nel tempo hanno colpito la città di Messina. Dalle alluvioni ai terremoti, fino a quello devastante del 1908
RUBRICHE
richiesti alla National Gallery di Londra. La dolcissima Madonna con Bambino (Benson) è stata inviata dalla National Gallery di Washington, il Cristo in pietà sorretto da tre angeli è invece arrivato dal Museo Correr di Venezia. La vocazione e ormai consolidata tradizione di Palazzo Reale, e della città di Milano, capitale europea per eccellenza della cultura, è quella di intrattenere legami forti con realtà museali nazionali e internazionali. E i numeri ottenuti ben ripagano gli impegni. Fin dai primi giorni di allestimento la rassegna ha registrato prenotazioni da capogiro. Il motivo di tanto interesse sta nell’ottimo risultato: la più completa e approfondita mostra fin qui allestita, seppur difficile da realizzare, su Antonello da Messina. A facilitarne il percorso è stata anche l’idea di raccontare l’artista attraverso gli appunti e la colta, precisa documentazione dello studioso d’arte Giovan Battista Cavalcaselle (Legnago, 1819), colui che per primo si mise seriamente ad inseguire Antonello per terra e per mare, riportando alla luce pezzi di vita fondamentali per ricostruirne vicende umane e artistiche. Curioso che questo figlio del XIX secolo fosse stato anche un patriota impegnatosi in prima persona nella lotta risorgimentale. Chi segue il percorso delle sale, che si snoda tra capolavoro e capolavoro, è accompagnato, dall’inizio alla fine, da quaderni di appunti, fogli, libretti e raffinati disegni esplicativi (ben leggibili e visibili) delle opere dell’artista, riprodotti dal suo innamorato studioso: a fare da guida ai visitatori è insomma proprio Cavalcaselle. Che ci racconta date e momenti fondamentali della vita di Antonello: luogo di nascita, attività di lavoro, cantieri, prestigiose richieste di prestazioni d’opera partite persino da Giangaleazzo Sforza, che lo avrebbe voluto a Milano a sostituire lo scomparso maestro di corte Zanetto Bugatto. Si dice si fosse innamorato di un ritratto, visto in casa del fratello, riproducente quest’ultimo. Rimase però deluso dalla risposta arrivatagli via terzi: l’artista era al momento impegnato a lavorare a qualcosa di importantissimo a Venezia: la Pala di San Cassiano. E Antonello a Milano non arrivò mai. Il percorso delle dodici sale è tra veri e propri capolavori, a volte di ridotte dimensioni - anche di miniatura - ma di raffinatissima esecuzione. Le espressioni dei volti, la gestualità delle mani, l’espressività degli sguardi, consegnano, a chi osserva, volto e anima dei soggetti dei suoi inarrivabili ritratti: come Il giovane uomo giunto dagli Staatliche Museen di Berlino o l’inquietante Ritratto d’uomo, dalla Fondazione Mandralisca di Cefalù, più conosciuto come Ritratto dell’Ignoto Marinaio. Mentre le luci contrastate dei polittici e delle tavole più grandi, inframezzate da sciabolate splendenti di oro, esaltano, sui fondi scuri dei dipinti, i colori perfetti: ottenuti con smalti o polveri illiquidite con olio di lino su tavole lignee di tiglio, di pioppo, di noce o di altri alberi da frutto. Antonello da Messina sarà mito per il grande Vasari, spiega il curatore Villa, come lo era per i signori di Milano. E anche oggi è mito universale per chiunque lo osservi. Ma il più commovente e alto ri-
conoscimento gli arriva dal figlio, Jacobello, a sua volta pittore. Con l’angoscia nel cuore il giovane artista completa il quadro del padre morto (presente anch’esso in mostra), una Madonna con bambino del 1480, ora all’Accademia Carrara di Bergamo, e vi scrive rendendogli l’ultimo, commosso omaggio, che si tratta d’opera di non umano, insomma di un artista divino. Proprio così. Antonello aveva sempre servito e glorificato nell’arte l’immagine di Dio, attraverso la bellezza del Mistero che lui sapeva intravedere - e leggere - nel volto di ogni umana creatura. In quell’Annunziata adorata da tutti - ma sola davanti alla luce dell’invisibile messaggero divino - in quei gesti delle mani di ispirata e dichiarata sottomissione, nell’umbratile, sospesa pensosità che s’allarga sul viso di donna, una giovane umile di veste e di tratti, Antonello fissa in eterno l’immagine riflessa della Suprema icona. È bastata quella sola opera a sconfiggere la morte di tanti suoi lavori. Dispersi per i capricci della natura, o per la cattiva volontà degli uomini in cui lui - pellegrino del mondo per ragioni d’arte, ma mediterraneo per fedeltà di nascita e d’amore - non aveva però mai smesso di credere.
■
Sopra, Antonello da Messina, Ritratto di giovane, 1478, olio su tavola di noce. Nell’altra pagina, Antonello da Messina, L’Annunciata, 14751476, olio e tempera su tavola
“ANTONELLO DA MESSINA” 16 febbraio - 22 aprile Palazzo Reale Milano, Piazza Duomo 12 21 febbraio - 2 giugno 2019 Lunedì 14.30 - 19.30 Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 - 19.30 Giovedì e sabato 9.30 - 22.30 Lunedi 22 aprile 9.30 - 22.30 Mercoledì 1° maggio 9.30 - 19.30 Catalogo Skira con testi critici e letterari www.mostrantonello.it 69
M O S T R E
E
A P P U N T A M E N T I a cura di Maria Postiglione
RUBRICHE
YOUGARDENER FLOWER SHOW Un percorso tra natura, colori e bellezza nella mostra-mercato di vivaisti specializzati. Sorprendenti ispirazioni per il giardinaggio, spettacolari colori primaverili, workshop e shopping in un ambiente magnifico oltre a laboratori per adulti e bambini. L’evento si terrà nell’elegante e storico complesso settecentesco di Villa Craven di Seyssel d’Aix, immerso nel parco concepito da Lord Walter Craven: oltre otto ettari di prati, alberi secolari e boschetti attraversati da viali e sentieri. Un giardino segreto nel cuore di Varese che apre le porte per questo appuntamento.
QUANDO: 11 e 12 maggio 2019 DOVE: Villa Craven - Via Silvestro Sanvito 27 - Varese Orari: dalle ore 10:00 alle ore 19:00 Biglietti: Dal giorno 01/03/2019 sarà disponibile la prevendita online. Ingresso intero (acquistabile in loco il giorno dell’evento): 8,00€ Ingresso con sconto prevendita: 6,00€ Gratis: fino ai 12 anni Ingresso famiglia (acquistabile in loco il giorno dell’evento): 15,00€ Ingresso famiglia con sconto prevendita: 10,00€ Informazioni: www.yougardener.com
«MULTIVERSO». MOSTRA PERSONALE DI STEFANO COMENSOLI E NICOLÒ COLCIAGO Multiverso è una mostra, un ambiente, un’installazione. Un luogo senza confini in cui quadri, sedute, sculture, luci, supporti e proiezioni vivono di continui rimandi. Dove elementi architettonici, materiali industriali e oggetti ritrovati diventano materia da plasmare. Universi possibili diventano tangenti e tangibili. Un binomio tra carica sensibile e utilizzo, in un dialogo aperto tra lo spazio e le proprie emozioni.
QUANDO: Fino al 27 marzo 2019 DOVE: Il Megazzino Via per Cesate 64 - Garbagnate Milanese Orari: mercoledì dalle ore 11:00 alle ore 20:00. Previo appuntamento gli altri giorni della settimana Informazioni: info@spazienne.it 70
M O S T R E
E
A P P U N T A M E N T I RUBRICHE
“DUE PARALLELE”. MOSTRA PERSONALE FOTOGRAFICA DI KARINA BIKBULATOVA La mostra monografica raccoglie le opere della vincitrice del Premio Riccardo Prina “un racconto fotografico” 2018. Fotografie che raccontano una storia di due vite che scorrono parallele e che non dovrebbero intersecarsi mai. Eppure, questo accade.
QUANDO: Dal 23 marzo al 5 maggio 2019 DOVE: Museo MAGA - Via Egidio de Magri - Gallarate Via De Magri, 1 - Gallarate (VA) Orari: lunedì chiuso, dal martedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 14:30 alle ore 18:30, sabato e domenica dalle ore 11:00 alle ore 19:00 Informazioni: www.museomaga.it
“SILENZIO METAFISICO”. MOSTRA DI GIORGIO DE CHIRICO Un percorso articolato nella vastità delle tematiche che contraddistinguono l’artista: cavalli, piazze d’Italia, miti greci, manichini, maschere, trovatori, interni metafisici, autoritratti, legami fraterni e amori tratti dall’Iliade, concludendo con l’Apocalisse. Un’esposizione carica di significati, enigmi e rivelazioni, di soggetti colorati a mano dall’artista e dalle tirature speciali.
QUANDO: Fino all’8 settembre 2019 DOVE: Historian Gallery - Via Tinella 3 - Oltrona di Gavirate Viale Varese 4 - Viggiù (VA) Orari: da martedì a venerdì 14.00 -18.30 e 16.00 - 18.30, sabato 9.30 -12.00, domenica 15.00 - 18.00. Informazioni: theholenonmuseo.jimdo.com
“DAL LUOGO PERDUTO AL RICHIAMO EPIFANICO”. MOSTRA DI PIERANTONIO VERGA Un excursus di oltre 40 opere che vanno dal 1968 al 2015, anno della scomparsa dell’artista.
QUANDO: Fino al 24 marzo 2019 DOVE: Sala Lucio Fontana, Via Garibaldi 560, Comabbio VA Orari: sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 12:30 e dalle ore 16:00 alle 18:30. Informazioni: salaluciofontana@comune.comabbio.va.it demografici@comune.comabbio.va.it tel. 0331 968572
71
▶ SPORT RUBRICHE
Varese terra di arcieri Il tiro con l’arco ha fatto centro anche all’Università dell’Insubria dove è nato un college per accogliere studenti appassionati di questa disciplina in cui il territorio esprime più di un rappresentante in nazionale con lo sguardo rivolto alle prossime Olimpiadi universitari provenienti da differenti parti d’Italia. Che qui a Varese hanno quanto di meglio può immaginare un giovane che è studente, ma anche atleta ad alto livello. Una dimora, poiché il Colleariangela Casartelli, presidente dell’Arcieri Varese, è una ge conta su 4 “isole” con spazi abitativi indipendenti e con cucina, donna di sport e con molte frecce nella sua faretra. Una un’università, un tutor che assiste gli arcieri e un campo di tiro. delle migliori, con la quale ha fatto centro, è certamente Per il momento indoor, perché per tirare all’aperto si va all’Arcieri quella lanciata cinque anni fa, quando, insieme a Walter Sinapi, ha avuto prima l’idea, e poi la forza, di dare vita, grazie alla collaboraUn arciere, in gara corta, ovvero zione dell’Università dell’Insubria e della Federazione, al College Cattaneo di tiro con l’arco. Una realtà partita con due soli arcieri, quella a 72 frecce, alla fine della Giorgio Cazzaniga e Alberto Fioroli, ai tempi studenti universitaprestazione, arriva a sviluppare uno ri e belle promesse dell’arco varesino e del panorama italiano. In questo momento il College conta 5 atleti di cui 4 nazionali, pronti sforzo pari a quello necessario per a giocarsi la partecipazione alle prossime Olimpiadi. sollevare 18 quintali Il College oggi non solo è un fiore all’occhiello nel panorama sportivo universitario e del territorio della provincia, ma rappresenta anche un esempio unico nell’Italia intera. Un punto di riferimento nazionale dove le giovani promesse che vogliono coniugare lo studio alla pratica di questa disciplina possono trovare nel Campus anche gli spazi per vivere il resto della giornata e poter così dare continuità a didattica e sport in maniera certamente più organica. “Tutto è nato con Cazzaniga e Fioroli – spiega Casartelli – erano studenti universitari e arcieri molto bravi e promettenti. E poi il progetto è partito subito sotto una buona stella, ovvero la medaglia di bronzo conquistata da Fioroli nel 2014 ai Campionati Europei”. Insomma, il buon giorno si è visto subito dal mattino, tanto che, anno dopo anno, il College si è consolidato ospitando arcieri
Andrea Della Bella
M
72
RUBRICHE
attive e ottime scuole di formazione per chi si dedica a questo sport, che può essere praticato a partire dai 9 anni di età. Lo sport è disciplina, formazione fisica e mentale, ma anche agonismo e perfino su questo fronte la provincia di Varese può essere considerata terra di arcieri: ogni anno vengono organizzate in media 25 gare. Insomma, un movimento che è vivo, attivo e capace di superare le tante difficoltà economiche e organizzative che caratterizzano gli sport considerati, a torto, minori, ma anche le barriere. Già perché da quest’anno il tiro con l’arco della provincia può fregiarsi anche di un nuovo progetto dove sport e inclusione vanno di pari passo. Dopo la sperimentazione avvenuta nella passata stagione l’Arcie-
La curiosità Atleti della Arcieri Tree Torri di Cardano al Campo ai Campionati italiani
Varese di Calcinate. “Anche se stiamo lavorando per crearne uno all’aperto proprio all’interno del Campus al fine di evitare i continui spostamenti. Realizzarlo è importante poiché così i ragazzi, nei momenti di pausa dello studio, possono dedicarsi ad arco e frecce senza perdere troppo tempo”. Gli arcieri universitari poi hanno a disposizione la palestra per la preparazione atletica. Aspetto questo fondamentale per chi tira con l’arco, “uno sport – come l’ha definito il professor Del Monte – di destrezza, che richiede impegno muscolare a scopo posturale e direzionale”. Insomma, non basta avere una buona mira, poiché occorrono: forza, rapidità, resistenza, resilienza e capacità coordinative. Oltre che una grande concentrazione. C’è un dato davvero curioso a tal proposito che ben fa comprendere quanto il tiro con l’arco sia disciplina complessa: un arciere, in gara corta, ovvero quella a 72 frecce, alla fine della prestazione, arriva a sviluppare uno sforzo pari a quello necessario per sollevare 18 quintali. Pesante, eppure leggero, proprio come la freccia che, una volta scoccata, viaggia rapida e sospesa nell’aria fino al paglione. Ma il tiro con l’arco in provincia di Varese non “frequenta” solo l’università. Il movimento, infatti, gode di buona salute su tutto il territorio. Può contare quasi 500 tesserati e ben 7 società, molto
Di padre in figlio e nipote. Per i Barigozzi di Olgiate Olona il tiro con l’arco è una questione di famiglia. E proprio nelle prossime settimane, su un campo di tiro, esordirà anche il più piccolo, figlio di Marco, nella sua prima gara ufficiale. L’amore tra i Barigozzi e questo sport scoppia circa trent’anni fa. Marco a seguito di un infortunio deve lasciare lo sport praticato e prende in mano arco e frecce. Insieme a lui anche il padre il Franco. Prima nella Cam di Gallarate e ora, da qualche anno, nella Tre Torri di Cardano al Campo, dove Franco si occupa della crescita dei giovani. Ma una freccia tira l’altra e anche il piccolo di famiglia, si è lasciato affascinare da questo sport che ha un grande potere evocativo, ma che richiede grande disciplina fisica e mentale.
ri Varese si doterà di due mirini tattili, che permetteranno anche agli atleti non vedenti di praticare il tiro con l’arco. “Il nostro è uno sport davvero per tutti – spiega Casartelli – non c’è una distinzione tra atleti e paratleti”.
■
In provincia di Varese il tiro con l’arco può contare quasi 500 tesserati e ben 7 società, molto attive e ottime scuole di formazione per chi si dedica a questo sport che può essere praticato a partire dai 9 anni di età 73
▶ MOTORI RUBRICHE
Nuova 911 Porsche, icona senza tempo La nuova 911 è la somma di tutte le sue antenate. Dal 1963 in Porsche si lavora ogni giorno per perfezionarla
M
ode, tendenze e stili vanno e vengono, spesso durano poco ma a volte invece lasciano il segno. La 911 è esattamente questo: un’icona tra le auto sportive, che in più di 50 anni non ha perso nulla del suo fascino. Dal 1963 in Porsche si lavora ogni giorno per perfezionarla. La nuova 911 è la somma di tutte le sue antenate: la silhouette è iconica, il design senza tempo, la tecnologia è ispirata alle grandi vittorie in gara. Con l’ottava generazione della 911, si continua a viaggiare in direzione futuro con un’auto sportiva che è diventata il punto fisso/ dinamico in un mondo in cui il cambiamento rappresenta la principale costante. Il linguaggio formale di questa vettura è nuovo ma familiare, lo stesso vale per le sue linee pronunciate. All’esterno e negli interni. L’ampio lunotto con la fascia di raccordo luminosa tra le luci posteriori accomuna tutti i modelli 911. Grande chiarezza anche nell’abitacolo, dove si incontrano la classica ergonomia di un’auto sportiva e le possibilità digitali di oggi. La nuova generazione di motori è ancora più potente ed efficiente. Il motore biturbo a 6 cilindri da 3 litri dei modelli 911 Carrera S genera ben 331 kW (450 CV). L’accelerazione è enorme. La 911
Carrera 4S con pacchetto Sport Chrono e Launch Control, ad esempio, passa da 0 a 100 km/h in soli 3,4 secondi. Velocità massima: 306 km/h. Una spinta propulsiva che il nuovo cambio a doppia frizione Porsche Doppelkupplung (PDK) a 8 rapporti trasferisce ancora più efficacemente sulla strada. Il Porsche Active Suspension Management (PASM), di nuova progettazione, aumenta la sportività
e il comfort della vettura. I sistemi di assistenza alla guida, come l’assistente al mantenimento di corsia, incluso riconoscimento dei segnali stradali e l’assistente di visione notturna, facilitano la guida. Restare al passo con i tempi e continuare a cambiare, rimanendo fedeli a se stessi. Nella concessionaria Delcar Centro Porsche Varese in Via Sanvito Silvestro, 81 da questo mese c’è l’auto del futuro.
■
75
“La musica dell’estate lontana vola intorno all’autunno cercando il suo nido perduto” (Tagore)
Di nidi e pranzi storici, libri per riscoprire nicchie dell’anima Silvia Giovannini
Angelo Puricelli, Alessandra Favarin VARESE: INVITO A PRANZO DALLA STORIA Sunrise Media, 2018 Un omaggio fotografico, inedito e affettuoso, a Varese. La nota coppia di foto-
IN LIBRERIA
Pagine di vetro e altre storie grafi racconta in emozioni per immagini i ristoranti storici cittadini. Una scelta insolita, quanto affascinante, che spiegano così in quarta di copertina: “Abbiamo provato a imboccare la via che porta in tutti quei luoghi che, attorno a un tavolo, hanno saputo tessere una trama in grado di contribuire, in modo significativo, anche se non sempre eclatante, alla storia di Varese. Il nostro lavoro è stato impiegato quindi nel tentativo di portare in luce i racconti e gli avvenimenti che risiedono dietro un’insegna, che abbia almeno 40 anni di vita. Ma è stato spinto anche dal forte desiderio di solleticare la curiosità e l’appetito”.
77
IN LIBRERIA Giuliana Arena IL NIDO DI VETRO Edizioni San Paolo, 2019 Una piccola storia d’amore. “Per chi mi segue non sarà difficile immaginare di cosa tratti il libro”, spiega la brillante e sensibile autrice, varesina trapiantata a Milano. “È la storia della prematurità del mio secondo bambino, ma anche, spero, il racconto di un mondo, quella Terapia Intensiva Neonatale, durissimo e straordinario al tempo stesso. Ho cercato di essere spietata con me stessa, in queste pagine, senza fare sconti alla mia storia, senza nascondere le fragilità e le debolezze che sempre accompagnano chi lotta per la vita insieme al proprio bambino”. Pagine di amore e di speranza, racchiusa soprattutto nelle storie delle donne incontrate e nell’impegno indefesso di medici e infermieri, che si prodigano ogni giorno per salvare tante, piccolissime vite. Senza dimenticare la 78
gratitudine verso le mamme che seguono dall’inizio il percorso di Giuliana da blogger di mammeamilano.it. Claudio Bollentini LA NOVALESA Pietro Macchione ed., 2019 Nihil sub sole novum. Il Chronicon novaliciense è una fonte storica, quasi misteriosa, di origine medievale: una “Cronaca” che ricostruisce la storia dei primi secoli di vita della abbazia benedettina della Novalesa in Piemonte. La storia si dipana come una matassa dalla fondazione del cenobio nel 726 fino al 1029, anno in cui il monaco Vittore da Cannobio decide di metter mano ad un proprio racconto, che all’inizio segue la falsariga dell’originario Chronicon, ma ben presto ne diventa ideale prosecuzione. Tante sono le storie, i miracoli, le visioni, le allegorie e le leggende che si susseguono pagina dopo pagina; tanti i personaggi che animano
il racconto, veri e verosimili, alcuni addirittura ispirati all’esperienza sabbatica in monastero fatta recentemente dall’autore, noto comunicatore varesino. Ernesto Masina Pietro Macchione L’ORO DI BRENO 2018 Breno e la Valle Camonica fanno da corpo e da anima all’avvincente trilogia dedicata dallo scrittore alla sua terra d’origine. A chi erano appartenuti i lingotti d’oro ritrovati in Bazena dai due manovali Bortolo e Giacomino nel corso di uno scavo? È quello che cercheranno di scoprire il Russì, confidente dei due, il Maresciallo Costamagna Comandante della Stazione dei Carabinieri, don Arlocchi, Coadiutore della Parrocchia e Bettino Pedersoli, il “pettegolo” del paese. Colpi di scena e finale a sorpresa per il terzo roman-
IN LIBRERIA
zo dell’autore che così ci scrive con semplicità: “Dopo aver tanto letto a 76 anni, stanco di imbattermi in romanzi con trame complicate, una infinità di personaggi difficili da ricordare e finali scontati, ho deciso di tentare di scrivere il romanzo che mi sarebbe piaciuto leggere”. Nascono così L’orto fascista, Gilberto Lunardon detto Il Limena e oggi l’oro di Breno. Laura Gladwin PROSECCO COCKTAIL Nomos, 2018 40 idee per ogni occasione con il re delle bollicine. Per festeggiare, per esaltare un buon piatto o semplicemente per brindare in compagnia. Un libro dedicato al Prosecco anche come base per i cocktail: idee stuzzicanti per andare oltre i classici Rossini, Bellini, Spritz e per scoprire nuove potenzialità di questa creazione italiana.
79
RUBRICHE
▶ DAL WEB
L’Europa spiegata bene Le ultime notizie sulle #ImpresediVarese dal web e dai social network
solo su
varesefocus.it L’Europa siamo noi Noi tifiamo Europa. Eppure, più della metà degli italiani non ha fiducia nell’Unione Europea. In vista delle elezioni di maggio, su Varesefocus.it uno speciale a puntate, per capire bene di cosa stiamo parlando. Perché se votare è un diritto, informarsi prima di votare è un dovere civico.
Al Dalla Chiesa si vola con Leonardo Lezioni speciali all’Istituto Istruzione Superiore Dalla Chiesa di Sesto Calende grazie alla collaborazione con Leonardo Spa: una trentina di studenti di terza hanno potuto partecipare a due giorni di lezione con uno dei più importanti operatori dell’industria aerospaziale mondiale. Svariati i temi trattati: dalla fisica del volo, all’elettronica applicata, passando per droni, applicazioni, sistemi di controllo.
Un 2019 giovane per Sodalitas I corsi di preparazione al mondo del lavoro per i giovani e in collaborazione con gli istituti scolastici del territorio, da una parte; dall’altra l’attività di consulenza manageriale per le Onlus e di imprenditorialità per i disoccupati. Il bilancio 2018 dei manager volontari di Soldalitas che lanciano un appello: “Abbiamo bisogno di risorse fresche, di persone che si mettano in gioco insieme a noi”.
80
dai social