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VARESEFOCUS 1/2022 - FEBBRAIO

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dello sport


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EDITORIALE

L’IMPRESA

dello sport Roberto Grassi

‘‘L

e Olimpiadi invernali di Milano-Cortina rappresenteranno un’opportunità storica e un palcoscenico esclusivo non solo per il nostro sport ma anche per il Made in Italy, di cui le imprese e i territori lombardi sono portabandiera. L’industria lombarda avrà la possibilità di apportare il proprio contributo al successo della manifestazione sportiva beneficiando di una vetrina globale”. Così si è espresso il Presidente di Confindustria Lombardia, Francesco Buzzella, durante un recente incontro che tutti i Presidenti delle Associazioni Territoriali del Sistema Confindustriale lombardo hanno avuto coi rappresentanti di Fondazione Milano Cortina 2026. Proprio a questo tema e, più in generale, al valore dello sport per la manifattura, l’occupazione e l’attrattività del nostro territorio è dedicato il primo numero del 2022 di Varesefocus. Un’edizione quasi monografica che vuole dare una doppia chiave di interpretazione. Da una parte spiegare quale può essere il valore che lo sport è in grado di garantire al nostro territorio, non solo in termini di successi sui campi di gara, ma anche di sviluppo industriale, turistico e occupazionale. Dall’altro, in una logica inversa, ma simmetrica, capire quale sia invece il valore che le imprese

possono apportare al movimento sportivo del Paese e alla capacità dello stesso di organizzare grandi eventi, come appunto le Olimpiadi invernali che Lombardia e Veneto ospiteranno insieme tra quattro anni. Ne emerge un quadro che, come spesso avviene, ci restituisce una visione sorprendente di ciò che è la provincia di Varese. Abbiamo dei primati che sottovalutiamo, ma che sono tratti caratteristici di una narrazione che fatichiamo ad affermare. È un misto di incapacità di autorappresentazione e di mancanza di consapevolezza e conoscenza. Eppure, Varese, come testimoniano studi qualificati, è la prima provincia in termini di sportività, grazie ai risultati dei nostri campioni e campionesse, alle opportunità offerte nelle discipline paraolimpiche, alla qualità delle strutture e ai numeri dei tesserati. Abbiamo centinaia di imprese con migliaia di addetti che si inseriscono a pieno titolo nella filiera dell’industria sportiva. Qui hanno sede importanti aziende di tessuti tecnici. Qui sono stati inventati e vengono prodotti i paletti snodabili delle gare da sci e le barriere protettive delle più importanti manifestazioni internazionali. Qui hanno sede marchi conosciuti in tutto il mondo legati alla montagna e al nuoto, solo per fare due esempi. Qui ha sede il secondo distretto industriale dell’occhialeria in Italia, con le sue implicazioni per la protezione degli occhi di nuotatori e sciatori e atleti di altre discipline. Siamo tra i pochi territori a poter vantare un ateneo,

la LIUC–Università Cattaneo, che gestisce un corso di laurea triennale per manager dello sport. Un’offerta formativa arricchita dalla presenza di ben dieci licei sportivi tra strutture pubbliche e paritarie. Negli ultimi anni siamo stati in grado di attrarre grandi eventi internazionali e nazionali legati al canottaggio e al ciclismo e molto altro possiamo fare per ulteriori specialità in futuro. Siamo in grado di creare straordinari progetti di inclusione, come dimostrano i 40 anni compiuti dalla polisportiva varesina per disabili Polha che anche a Tokyo ha fatto incetta di medaglie. Grazie alla presenza nel Varesotto della gran parte delle imprese del Lombardia Aerospace Cluster, siamo i custodi delle competenze e delle tecnologie per trasformare un appuntamento come le Olimpiadi del 2026 in un’occasione per ridisegnare la mobilità in chiave futuristica e verticale con la Advanced Air Mobility. Questa è la Varese dello sport e per lo sport che raccontiamo in queste pagine. Uno spaccato da tenere bene in considerazione in una fase in cui ogni territorio è chiamato a giocare le proprie carte sul tavolo della competitività e dell’attrattività delle migliori risorse umane e degli investimenti. Una Varese messa sempre più sotto pressione dalle forze centrifughe della “gabbia salariale e fiscale” svizzera, da una parte, e dalla dinamicità dell’area milanese, dall’altra, può trovare nello sport e nel suo indotto, se non proprio un’identità, sicuramente una propria importante vocazione. Che ancora una volta passa dalle imprese.

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sione e settore. Non a caso il segmento NLT è risultato essere il best performer del 2021 ed al contempo anche il miglior canale per i veicoli commerciali leggeri. La recente esplosione di questo settore è legata sia alla tipologia di servizio offerto, in grado di essere letteralmente “cucito” intorno alle esigenze specifiche del cliente, sia allo scenario post-Covid, laddove questa soluzione di mobilità si è rivelata tra le più efficaci grazie alla sua estrema flessibilità.

genze”. La vettura può essere scelta in tutta la gamma di marche e modelli disponibili sul mercato e configurata fino negli ultimi dettagli, accessori ed optional: il veicolo risulta in questo modo disegnato intorno alle proprie esigenze, ma non vi è necessità tuttavia di doverlo acquistare né dover impiegare temCome funziona il po, denaro e risorse Noleggio auto per la sua gestione e a Lungo Termine manutenzione. Non solo la vettura risulta Il Noleggio auto a completamente taylor Lungo Termine è una made, ma si possono formula di mobilità scegliere ampissime semplice, dai costi possibilità di durata fissi e contenuti che, del contratto, chilomea fronte di un canone traggio incluso e sermensile, consente di vizi addizionali. Forte scegliere e utilizzare di questa flessibilità a sul lavoro un qualun360° il Noleggio a Lunque veicolo “complego Termine si è ultimatamente disegnato intorno alle proprie esi- mente smarcato dalla

connotazione che lo relegava ad essere strumento di eccellenza di flotte aziendali molto ampie e, con le nuove soluzioni introdotte nei più recenti anni, è divenuto una realtà in velocissima espansione anche per tutte le Partite IVA: dal libero professionista alla piccola impresa, dallo studio professionale all’artigiano. Peculiarità del Noleggio a Lungo Termine Scelta vettura La scelta dell’auto da noleggiare a lungo termine è un elemento fondamentale nella fase preliminare del contratto: la consulenza di una agenzia di consolidata esperienza quale Executi-


veLease è condizione imprescindibile per la scelta della giusta vettura, non solo basata su marca e modello, ma anche sui tempi realistici di consegna delle vetture e sulla loro affidabilità meccanica; dati che solo una società esperta può fornire. • Durata del contratto La durata del contratto è variabile: le opzioni più richieste spaziano dai 24 fino ai 48 mesi ma è possibile scegliere anche noleggi più lunghi, in base alle esigenze dell’azienda. • Costo mensile Il costo mensile è strettamente correlato al modello scelto e proporzionale ai servizi ad esso abbinati ed alla percorrenza prevista. Una volta definito il pacchetto, non ci sono più costi da sostenere, salvo il carburante. • Servizi a valore aggiunto: Nel contratto di noleggio di norma, e dunque nel canone mensile, è inclusa una

gamma di servizi, sia ASSICURATIVI COMPLETI (assicurazione RCA con rinuncia alla rivalsa, Carta Verde assicurazione e Furto ed Incendio, CASCO e assicurazione personale) sia GESTIONALI (assistenza telefonica e soccorso stradale in caso di incidente, gestione dei sinistri, riparazioni qualificate, manutenzione totale, tagliandi, riparazioni, cambio pneumatici, equilibratura e convergenza…) A questi è possibile aggiungere ulteriori servizi addizionali, come pneumatici invernali o un’auto sostitutiva sempre disponibile in caso di fermo del veicolo. • Mai più brutte sorprese in fattura Con il noleggio non esistono costi nascosti o brutte sorprese: l’importo è contabilizzato in un’ unica fattura mensile. • Termine del contratto Al termine del contratto è possibile scegliere se tenere la propria auto, prorogandola,

restituirla o cambiarla con un nuovo modello, senza alcun vincolo, in assoluta libertà. La soluzione perfetta in tempi dove i cambiamenti sociali ed economici sono all’ordine del giorno. Il confronto con Leasing e Acquisto Il Noleggio a Lungo Termine è quindi un modello operativo flessibile, che elimina i rischi di svalutazione, oneri amministrativi, manutenzione o “sorprese” per il budget. E riguardo agli aspetti fiscali, il Noleggio a Lungo Termine presenta le stesse caratteristiche di Leasing e Acquisto, perché il legislatore non fa differenze. Le differenze tra Leasing, Acquisto e Noleggio a Lungo Termine, sono riepilogabili in pochi e chiari punti Con il Noleggio a lungo termine scompaiono una serie di voci di gestione della vettura quali:

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FEB • 2022

SOMMARIO FOCUS

IL VALORE

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Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono alle porte

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L’occasione per rivoluzionare la mobilità

dello sport NUMERO 1 • ANNO XXIII Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO/VA

Illustrazione di copertina: Paola Formica

Roberto Grassi Silvia Pagani Davide Cionfrini Piazza Monte Grappa, 5 21100 Varese T. 0332 251.000 - F. 0332 285.565 M. info@varesefocus.it reg. n. 618 del 16/11/1991 - Trib. Varese

Roto3 srl Via per Turbigo 11/B - 20025 Castano Primo (Mi) T. 0331 889.601 Univa Servizi srl Via Vittorio Veneto, 8/E 21013 Gallarate (VA) - T. 0331 774.345 Univa Servizi srl M. commerciale@univaservizi.it T. 0331 774.345 ­­ ­ Questa testata è associata a

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Strategie per un turismo sostenibile

SCIENZA&TECNOLOGIA 49

Il volo sostenibile decolla da Somma Lombardo

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Se c’è neve c’è SPM

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La sportivissima Varese non ha rivali

RUBRICHE SU

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I numeri dell’industria sportiva

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Le storie di Simone

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Il valore dello sport nella “Terra dei laghi”

58

Quando la consulenza fa bene al territorio

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Come si diventa manager dello sport

60

Storie di avanguardia industriale

64

I nuovi modi di “vivere” l’arte

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Le farfalle tornano a Villa Mirabello

70

Il sentiero del Parco Pineta riprende vita

INCHIESTA Paolo Marchetti

UNIVERSITÀ

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La crescita fermata dalla crisi energetica

ECONOMIA

LUOGHI E BELLEZZA

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I cofanetti dal lusso green di Pusterla

73

35

Non chiamatelo più welfare aziendale

Come si fotografa un bosco

76

38

Il mattone è ancora un investimento?

La Polha compie quarant’anni

40

Il nuovo Houellebecq è stampato a Varese

FORMAZIONE 44

Il banco di scuola scende in campo

RUBRICHE SU

CULTURA E DIGITALE 86

Terza pagina

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In libreria

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Dal web

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#ImpresediVarese


FOCUS

Verso LE OLIMPIADI 2026 Quale sarà l’impatto economico e sociale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina sul territorio? Come questo grande evento sarà abilitatore di nuove forme di mobilità, anche e soprattutto aerea? Quali opportunità si aprono per le imprese come, ad esempio, la SPM Spa di Brissago Valtravaglia, da sempre sinonimo di sci e montagna? Più in generale, quale è il valore della filiera dell’industria dello sport a livello nazionale e locale? E quali carte ha da giocare Varese in termini di attrattività, anche alla luce dei primati raggiunti nelle classifiche di sportività? Il punto della situazione in una provincia tra le poche a vantare anche un ateneo, la LIUC–Università Cattaneo, in grado di formare i manager di un settore dalle grandi potenzialità di crescita

La foto di questa pagina e tutti gli scatti sui campi da sci del Focus sono tratti dall’archivio SPM Spa


FOCUS

Le Olimpiadi

DI MILANO-CORTINA SONO ALLE PORTE

Davide Cionfrini

Più di 4,3 miliardi di euro di impatto economico. 36mila nuovi posti di lavoro. 600 milioni di euro di introiti fiscali stimati. Più di 1 miliardo di risorse pubbliche nazionali e regionali già stanziate. 2 milioni di visitatori attesi durante le sole settimane di gare. Non solo sport. I Giochi del 2026 saranno un’occasione di rilancio economico, per cambiare il volto infrastrutturale e della mobilità del territorio. La sfida è già partita. Dopo Pechino, tocca a noi. Intervista al campione olimpico e Sottosegretario di Regione Lombardia, Antonio Rossi

‘‘U

n impatto economico di circa 4,3 miliardi di euro e la creazione di 36mila posti di lavoro nelle due regioni, Lombardia e Veneto”. Sono queste le previsioni sui benefici economici e sociali che l’organizzazione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernati 2026 di Milano-Cortina avranno sul territorio. L’appuntamento è ormai dietro l’angolo. Chiusa l’edizione di quest’anno in Cina, a Pechino, poi toccherà a noi. “C’è molto da fare, per trasformare quest’evento anche in un’opportunità di crescita”, spiega a Varesefocus il campione olimpico Antonio Rossi, Sottosegretario di Regione Lombardia con delega allo

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Sport, Olimpiadi 2026 e Grandi eventi. I numeri, d’altronde, sono importanti. Non ci sono solo le proiezioni degli studi commissionati dal comitato di candidatura alle Università Bocconi e Ca’ Foscari, che hanno individuato in 4,3 miliardi di euro l’impatto che i giochi potranno avere sulle economie lombarda e veneta. Uno studio è stato commissionato anche dal Governo all’Università La Sapienza di Roma per capire i benefici per le casse

dello Stato. Risultato: gli introiti fiscali stimati dovrebbero arrivare a toccare i 600 milioni di euro. Il tutto per un valore aggiunto di 2 miliardi di euro. Una stima, però, quest’ultima, Antonio che, precisa il Rossi Sottosegretario Rossi, “con i nuovi investimenti previsti da Regione Lombardia e dal Governo, deve certamente essere rivista al rialzo”. L’attesa per le presenze è nell’ordine di 100mila turisti al giorno, per un totale di 2 milioni di visitatori nelle


sole due settimane olimpiche. Per metà italiani e l’altro 50% garantito dagli stranieri. Sul piatto ci sono già i finanziamenti nazionali, regionali e privati per sostenere due macrocategorie di opere. Da una parte, quelle relative alle strutture sportive nei luoghi di gara, ossia le piste, i palazzetti, gli impianti. Dall’altra, le infrastrutture per la mobilità: strade, svincoli, gallerie e opere ferroviarie. Già la Legge di Bilancio del 2019 aveva stanziato un miliardo di euro, di cui 473 milioni solo per la Lombardia. Risorse statali a cui si sono poi aggiunti i 145 milioni previsti dalla Finanziaria 2021, di cui 80 milioni con destinazione la Lombardia che, su indicazione del Sottosegretario allo Sport, li utilizzerà per le opere strettamente sportive nelle sedi di gara: Bormio, Livigno, Valdidentro, Milano. Dove si interverrà sugli impianti di risalita e di innevamento, le piste, le aree di arrivo. Altri 57,5 milioni di euro sono stati stanziati da Regione Lombardia per integrare le risorse garantite dal Governo per l’adeguamento delle sedi di gara. Altri finanziamenti regionali, invece, andranno a garantire i necessari interventi infrastrutturali tra cui: l’acquisizione di nuovi treni per il potenziamento del servizio Milano-Tirano e il collegamento tra il capoluogo e gli aeroporti, il potenziamento dei vari svincoli e varianti, l’eliminazione dei passaggi a livello lungo la Statale della Valtellina, il completamento della Tangenziale di Bormio. A tutto ciò si aggiungono le opere a finanziamento privato. In primis il Villaggio Olimpico di Porta Romana a Milano (il cui masterplan è già stato presentato) e il Pala Italia nel quartiere milanese Santa Giulia, destinato a diventare uno dei luoghi simbolo dei giochi e a ospitarne le partite di hockey maschile. Per l’organizzazione dei Giochi il Comitato Organizzatore utilizzerà, invece, risorse private per 1,3 miliardi

di euro provenienti dal Comitato Olimpico, dagli sponsor e dalla vendita dei biglietti (sperando che la pandemia per allora sia solo un lontano ricordo). Queste le risorse in campo. Sottosegretario Rossi, come le Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026 cambieranno il volto della Lombardia? Più che il volto cambierà la percezione che nel mondo si ha della nostra regione. Non solo laboriosa, non solo all’avanguardia tecnologicamente, non solo simbolo della migliore eccellenza europea nella ricerca e nella sperimentazione ma anche un posto splendido da visitare per turismo, per sport, per esperienze culturali e, certamente, da scegliere per viverci. I Giochi permetteranno di mettere in evidenza la bellezza dei nostri paesaggi, delle nostre tradizioni, della nostra storia. Per molti giorni avremo gli occhi del mondo puntati addosso e dovremo trarne il maggior beneficio possibile. Prima, però, c’è molto da fare, per trasformare quest’evento anche in un’opportunità di crescita per tutti noi. A cominciare dallo sviluppo di una cultura sportiva che possa avvicinare soprattutto i giovani a praticare innanzitutto le discipline olimpiche e paralimpiche. La sostenibilità, l’ambiente, il benessere, la qualità della vita. I temi sono davvero tanti. Insomma, le Olimpiadi di Milano-Cortina

2026 rappresentano un’incredibile occasione di valorizzazione del territorio e dell’economia lombarda. Solo qualche anno fa ci fu, anche nel nostro Paese, una divisione tra Guelfi e Ghibellini su come valutare un’Olimpiade. Da una parte, chi la interpreta come una grande occasione di riscatto e rilancio di una regione e di un territorio. Dall’altra chi si sofferma solo sui rischi, soprattutto in termini di bilancio per le casse pubbliche. Pensiamo ad Atene e alla Grecia. Pensiamo a Roma, quando l’Amministrazione decise di ritirare la propria candidatura con l’arrivo della Sindaca Raggi. Perché le Olimpiadi 2026 saranno un’occasione di sviluppo per il territorio? Perché Regione Lombardia ha convintamente sostenuto il progetto? Gli investimenti e l’accelerazione dei processi di riqualificazione già in atto sul territorio porteranno benefici alla regione, a chi ci vive ma anche al Paese intero per i prossimi decenni. I collegamenti con la Valtellina ne beneficeranno, ma saranno migliorati tutti i principali snodi regionali. Quello che costruiremo resterà a disposizione dei lombardi, con influssi positivi per il futuro. E tutto senza sprechi. Saranno, infatti, le Olimpiadi più a basso costo di sempre. Il masterplan è stato costruito seguendo il principio della sostenibilità ambientale ed

QUANDO E DOVE SI TERRANNO LE OLIMPIADI I Giochi Olimpici di Milano-Cortina si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio 2026. Seguiranno i Giochi Paralimpici dal 6 al 15 marzo. In Lombardia le gare saranno ospitate a Milano, Bormio e Livigno. Nelle stesse località saranno realizzati i villaggi

olimpici. Per la precisione, a Milano verrà realizzato un villaggio ex novo nell’area di Porta Romana. A Bormio e Livigno ci si appoggerà a strutture alberghiere. La cerimonia di apertura si terrà a Milano.

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FOCUS

OLIMPIADI INVERNALI 2026

economica. Gli studi fatti stimano un impatto economico di circa 4,3 miliardi di euro, con la creazione di circa 36 mila posti di lavoro tra Lombardia e Veneto. Come riuscirete a fare delle Olimpiadi un’occasione di modernizzazione del territorio per il prossimo decennio? State già progettando il post-evento? E come? La tecnologia, l’inventiva e il ‘saper fare’ lombardo permetteranno di collegare al meglio il nostro territorio. Penso per esempio alle infrastrutture digitali ancor prima che a quelle stradali. Gli impianti sportivi rimarranno per diventare eccellenze dello sport regionale e nazionale per una o più discipline. Anche Milano troverà nuova linfa per ripresentarsi al mondo più frizzante che mai. Ci sarà la riqualificazione dello scalo di Porta Romana, con il Villaggio Olimpico che ospiterà 1.300 atleti. Ci saranno aree intere della città che verranno messe a lustro. Lei stesso nelle sue ultime uscite ha puntato molto sul tema della sostenibilità. La montagna è un ambiente di per sé delicato. Le Olimpiadi muoveranno milioni di persone con un inevitabile impatto umano sull’ambiente. Quali sono i

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progetti per rendere questo grande evento sostenibile? Ci sarà grande attenzione all’utilizzo dell’elettrico e dell’idrogeno per gli spostamenti su rotaia e su gomma. Regione Lombardia ha acquistato 46 nuovi treni per potenziare le linee e assicurare spostamenti rapidi e puntuali all’afflusso di turisti e sportivi che si muoveranno nel territorio. Il nostro impegno è notevole, ci aspettiamo, però, che anche Rfi (Rete Ferroviaria Italiana, ndr.) faccia la sua parte, nel rendere più efficienti le linee e il servizio, diminuendo i disagi per i viaggiatori. Come territori lombardi non direttamente coinvolti nell’evento potranno, a suo giudizio, trarre vantaggio dalle Olimpiadi 2026? Pensiamo per esempio a Varese. Varese con i suoi laghi ha un fascino unico. L’amore per lo sport, poi, è sempre stata una cifra distintiva della città: dalla pallacanestro al ciclismo, dal canottaggio alla canoa. Le possibilità di creare in queste zone meravigliosi occasioni di richiamo per atleti, appassionati e turisti sono davvero tante. Se si considera, poi, che è vicinissima all’aeroporto di Malpensa su cui graviteranno decine di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo

non resta che l’imbarazzo della scelta. Volgiamo lo sguardo oltre le Olimpiadi e guardiamo più in generale allo stato di salute del mondo sportivo lombardo. Come lo definirebbe? Quali i punti di pregio? Quali quelli deboli? Le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Tokyo hanno confermato come la Lombardia sia il fiore all’occhiello dello sport italiano: con sedici medagliati siamo la Regione che in Giappone ha raccolto più trofei in assoluto. È stato un premio meritato a tanti sforzi compiuti dai nostri atleti, dalle società sportive del nostro territorio ma anche da Regione Lombardia che ha sostenuto l’intero movimento regionale nei momenti più duri della pandemia con iniziative di vario genere: dai tamponi gratuiti per le realtà più piccole a corto di denaro al sostegno economico con finanziamenti per la riqualificazione di impianti e l’organizzazione di eventi sportivi. Come riuscire a rendere lo sport ancora di più un volano di sviluppo economico e sociale per tutto il territorio? Ci sono altri importanti progetti a cui la Regione sta lavorando oltre le Olimpiadi? Puntiamo a far crescere il movimento sportivo con misure ad ampio raggio che spaziano dal sostegno economico alle famiglie per far fare sport ai loro giovani, come con dote sport e skipass gratis, al supporto diretto all’organizzazione di grandi eventi. Nel 2024, per esempio, ospiteremo la quarta edizione dei World Winter Master Games, i master degli atleti ‘over 30’, in programma a Ponte di Legno, Tonale, all’Aprica, in Valchiavenna e a Bormio, oltre che in due siti in Trentino. Sono attesi 3.700 atleti dai 30 ai 90 anni. Un evento incredibile che avrà un impatto positivo in termini di ricettività alberghiera, ristorazione e filiera economica complessiva per tutta la regione.


L’OCCASIONE PER RIVOLUZIONARE

la mobilità Francesca Cisotto

Droni, guida assistita, aerotaxi, l’uso degli elicotteri sulle tratte brevi, velivoli di nuova generazione volti alla sostenibilità e nuovi comandi di volo. I Giochi Olimpici di Milano-Cortina lanciano la sfida di dar vita sul territorio a un sistema innovativo di Urban Air Mobility. A raccoglierla è il Lombardia Aerospace Cluster con tutte le sue progettualità studiate nell’ambito della collaborazione avviata con la Regione e allargata anche ad altri cluster della mobilità, dell’energia e delle smart cities

‘‘Q

ui esiste uno scrigno di competenze e tecnologie necessarie per dare vita alla mobilità del futuro e a nuovi sistemi di collegamento”. È così che definisce l’insieme delle imprese del territorio, attive nel settore dell’aerospazio, Angelo Vallerani, Presidente del Lombardia Aerospace Cluster. Quella di cui parla è la Urban Air Mobility; una nuova mobilità, più sostenibile, intelligente e interconnessa. Droni, guida assistita, aerotaxi, velivoli di nuova generazione volti alla sostenibilità e nuovi comandi di volo. È questa, oggi, la nuova sfida del settore aerospaziale lombardo. Metterà alla prova gli strumenti, la tecnica e le potenzialità del Lombardia

Aerospace Cluster, il momento delle Olimpiadi invernali del 2026 di Milano-Cortina. Lo spiega così il Presidente Vallerani: “Le imprese lombarde sono pronte ad affrontare tutte le sfide che lo sviluppo del volo pone sui più diversi fronti. Un trampolino di lancio Angelo Vallerani saranno proprio i giochi olimpici invernali del 2026 perché costituiscono un punto fermo con un traguardo definito e una scadenza in cui dobbiamo concretizzare le progettualità del

Cluster studiate in collaborazione con Regione Lombardia. Si tratta di un progetto molto ampio che spazia in diversi ambiti, dalla sicurezza degli eventi al monitoraggio dei territori, fino alle nuove modalità di trasporto merci e persone. Quelle che andremo a mettere a punto non vogliono essere idee effimere, ma vogliono portare a un cambiamento. Le Olimpiadi sono quindi l’occasione per capire come trasformare le nostre aziende e quali tecnologie e prodotti mettere 13


FOCUS

URBAN AIR MOBILITY

in gioco nel futuro. Una delle sfide più interessanti è quella della mobilità aerea, che si declina in due linee d’azione”. Quelle di cui parla Vallerani sono le progettualità dedicate allo spostamento in volo di nuova generazione. Da un lato, l’applicazione Alan delle innovative Christian tecnologie sugli Rizzi elicotteri già in utilizzo per poter consentire ai mezzi esistenti di volare in qualsiasi condizione meteorologica. Dall’altro, lo sviluppo dei vertiporti, ovvero le infrastrutture per gestire gli eVTOL, i nuovi velivoli totalmente elettrici e carbon free, a decollo e atterraggio verticale, per il trasporto non solo delle persone ma anche del cargo. Un progetto in cantiere, quest’ultimo, che prende forma dalla partnership siglata tra SEA Milan Airports, la società che gestisce gli aeroporti milanesi di Linate e Malpensa, e Skyports, leader mondiale nella progettazione e gestione di vertiporti, per sviluppare e gestire un network di queste nuove strutture in Italia a partire da Milano. “Le Olimpiadi saranno il trampolino di lancio per vedere operativo il sistema di trasporto merci attraverso i droni e per testare qualche eVTOL. Questi sono i primi passi per la progettazione di velivoli totalmente privi di pilota. In un futuro non troppo lontano vedremo anche questo – aggiunge Vallerani –. È così che, soprattutto durante i giochi olimpici, si potrebbe riuscire a decongestionare il traffico su qualche arteria importante del Paese. Per riuscire nell’intento, altro fronte d’impegno del nostro Cluster è il potenziamento dell’uso degli elicotteri per gli spostamenti su tratte brevi e l’utilizzo del convertiplano, 14

un mezzo innovativo sviluppato sul territorio da Leonardo che unisce la versatilità del decollo verticale dell’elicottero con il comfort e la velocità di crociera dell’aeroplano, che lo rendono impareggiabile sulle tratte medio-lunghe. Anche su questo le Olimpiadi possono essere un banco di prova perfetto per la sperimentazione di una nuova mobilità elicotteristica”. Si tratta dell’ennesima sfida del distretto aerospaziale lombardo. Un tessuto produttivo capace di generare 5,8 miliardi di fatturato annuo; con una quota di quasi il 30% sul totale dell’export nazionale del settore. Una novantina, invece, le imprese che si riconoscono e collaborano nel Lombardia Aerospace Cluster il cui ruolo è quello di mettere in sinergia tra loro le più elevate competenze al mondo che il sistema industriale del territorio già possiede e applica nello sviluppo dello spostamento di merci e persone via aerea. Quest’ultimi, civile e cargo, sono i due pilastri che posizionano l’intera filiera sull’onda di un sapere diffuso e di fronte a nuove sfide: nuove forme di mobilità. Non altre e diverse in sostituzione a quelle odierne, ma aggiuntive. “L’obiettivo è quello di lavorare perché le Olimpiadi invernali del 2026 possano essere l’occasione per il lancio di progetti in grado di cambiare la nostra quotidianità su più fronti, non ultimo quello di una nuova mobilità – conferma Alan Christian Rizzi, Sottosegretario di Regione Lombardia con delega ai rapporti con le delegazioni internazionali –. Per la prima volta abbiamo un territorio molto vasto sul quale organizzare le Olimpiadi:

da Milano a Cortina. Con lo sviluppo delle infrastrutture che stiamo realizzando per l’occasione, possiamo dare slancio anche a nuove forme di turismo. Per collegare le due città, oggi ci vogliono almeno quattro ore e mezza di macchina; per questo motivo il primo obiettivo della collaborazione riguarda la mobilità e l’abbattimento dei tempi di percorrenza. Ad esempio, in elicottero, ci si impiega un’ora. Allora perché non pensare al trasporto su questo mezzo di attrezzature sportive, atleti e turisti? La Regione sta scommettendo molto su questo comparto perché le potenzialità di crescita sono enormi”. Più in generale sono tutti i Giochi Olimpici a muovere risorse senza precedenti per far cambiare volto al territorio: ammontano a oltre un miliardo di euro i fondi messi in campo per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. “Il Governo impegna 473 milioni di euro, mentre Regione Lombardia, con il ‘Piano Lombardia’, ne mette a disposizione 574. Di questi, 134 milioni sono destinati alle opere prioritarie del territorio. E ben 55 milioni sono già disponibili” precisa il Sottosegretario Rizzi. Per la sfida di cambiare la mobilità Regione Lombardia e il Lombardia Aerospace Cluster possono contare sulla competenza di 220 imprese per 19.300

Per la sfida di rivoluzionare la mobilità Regione Lombardia e il Lombardia Aerospace Cluster possono contare sulla competenza di 220 imprese per 19.300 addetti. Questi i numeri del settore aerospaziale sul territorio lombardo


addetti. Questi i numeri del settore aerospaziale sul territorio lombardo. Una sfida in cui, come ha sottolineato il Sottosegretario Rizzi, “il Cluster aerospaziale e il suo Presidente Vallerani, sono certamente protagonisti”. Ma sono diverse le forze in campo nella realizzazione della progettualità dei Giochi Olimpici: “Abbiamo coinvolto altri cluster industriali lombardi di imprese, come quelli della mobilità, dell’energia e delle smart cities, in modo da creare una sorta di filiera d’intelligenza che metta insieme imprese, centri di ricerca e università. L’occasione di un palcoscenico internazionale come quello delle Olimpiadi ci mette nelle condizioni di poter presentare al mondo le ambizioni di crescita e modernità di un territorio e la capacità di progettazioni

avveniristiche”. Le potenzialità delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non si esauriscono qui; possono essere anche un’occasione di riposizionamento dell’economia lombarda sullo scenario internazionale. “Storicamente è sempre stato così: i grandi eventi rappresentano un acceleratore di innovazione e sviluppo – sottolinea il Sottosegretario Rizzi –. Come spesso capita quando si ospitano grandi rassegne sportive internazionali, si creano le migliori opportunità per applicare tecnologie e progetti pilota in grado poi di offrire un valore aggiunto al territorio e spingere sempre più la Lombardia tra le regioni maggiormente innovative a livello europeo. Il lavoro che stiamo facendo non si esaurirà

con le Olimpiadi, ma i suoi effetti rimarranno sul territorio. La ripartenza di una Regione o di un territorio, soprattutto a seguito di eventi emergenziali, è dettata dalla capacità delle aziende di saper innovare e di investire in ricerca. Si tratta del famoso ‘ruolo sociale’ delle imprese. La Lombardia esprime cultura, tecnologia e innovazione con competenze e profili di altissimo livello che ci vengono riconosciuti dall’intera comunità mondiale. Le Olimpiadi e questa inedita collaborazione tra Cluster può favorire il compito di scoprire talenti e formare competenze. Sarà una kermesse internazionale vincente se, oltre a produrre un indotto per i territori e consolidare la nostra immagine internazionale, sarà anche orientata ad attrarre futuri talenti nel settore”.

Il Convertiplano AW609 di Leonardo

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FOCUS

SE C’È NEVE

Ascolta il podcast

c’è SPM Silvia Giovannini

Non solo sport: le Olimpiadi come occasione unica anche per le imprese del territorio. Prima fra tutte la SPM di Brissago Valtravaglia, che da anni rifornisce le strutture di protezione, le pettorine e i paletti snodabili per le competizioni invernali più importanti del mondo. Tra queste le ultime tre edizioni dei Giochi Olimpici, i Mondiali e le finali di Coppa del Mondo

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e Olimpiadi di MilanoCortina 2026 rappresentano un’occasione eccezionale e irripetibile per promuovere gli sport della neve e, in generale, l’offerta turistica e culturale italiana, in quanto saranno coinvolte sia località di montagna che città d’arte.” Le parole sono quelle di Giovanni Berutti, Presidente della SPM di Brissago Valtravaglia, un nome che nel mondo è ormai sinonimo di sport invernali. Nata come Sigilli in Plastica e Metallo nel 1954, l’impresa è oggi un riferimento nel mercato, con la divisione Sports Equipment, che si affianca alle altre due anime aziendali, quella dell’automotive, che rappresenta il

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60% del fatturato, con la realizzazione dei loghi per le più importanti case europee e il comparto moda, con marchi di garanzia, etichette tessute in pelle e placchette per gli abiti. La storia d’amore con lo sport racconta di un’irresistibile passione di famiglia per lo sci accompagnata da una vocazione alla sicurezza e all’innovazione, che caratterizzano ogni singolo progetto da sempre. E sono anche gli ingredienti alla base della rivoluzionaria invenzione da parte di Gianpiero, fondatore dell’azienda e padre di Giovanni, del palo snodato che ha letteralmente trasformato il mondo delle competizioni invernali. Realizzato nel ‘78, grazie alla collaborazione con Oreste Peccedi - che i tifosi ricorderanno allenatore della Valanga

Azzurra ai tempi di Gustav Thoni - e testato l’anno successivo sulla Gran Risa dallo sciatore svedese Ingemar Stenmark, è oggi elemento imprescindibile in tutte le gare. Quella che consideriamo una presenza scontata, ha in realtà cambiato la storia della tecnica dello sci, rendendo le competizioni più sicure, regolari e spettacolari, sia che si tratti di gare per i più piccoli, che olimpiche. Una storia affascinante, che, però, non “si ferma al palo”. L’equipaggiamento per le gare di sci alpino, fondo, biathlon, snowboard, freestyle è decisamente variegato. L’azienda di Brissago ha già al suo attivo dal 1984 la partecipazione a 6 Olimpiadi, 12 Mondiali di Sci Alpino e numerose Finali di Coppa del Mondo, con la fornitura di strutture in ferro, reti di protezione e di delimitazione, materassi di protezione e pali da slalom. Vale la pena di dire: se c’è neve, c’è SPM. “Lo sport è la parte più appassionante del nostro lavoro” racconta Giovanni Berutti. “Si tratta però di un settore che va conosciuto bene. In azienda lavorano 8 istruttori di sci, in grado di comprendere e anticipare le richieste dei clienti, sia che si tratti di competizioni, che di strumenti didattici per insegnare ai bambini a mettere gli sci. E i nostri materiali vengono utilizzati anche


Reti SPM in Val Gardena

dove non c’è neve, ad esempio per le gare motociclistiche”. Per dare un’idea dei numeri, ai Mondiali di Cortina 2021 SPM si è occupata della sicurezza della nuova pista Vertigine con 1 chilometro di reti di protezione. Prima ancora, oltre 80 chilometri di reti, 2.200 metri di materassi di protezione, 3 chilometri di transenne e 24.000 pettorali partirono da Varese verso le Olimpiadi di Pyeongchang. Agli attuali Giochi di Beijing ci sono 10 chilometri di reti di protezione, 230 strutture in ferro, 15 chilometri di reti, 107 materassi di protezione ad aria, 1.500 pali da slalom e molto altro ancora made in Brissago. Prossima tappa sono i Mondiali di Sci Alpino di Courchevel Meribel per i quali SPM

ha vinto due bandi importanti per la messa in sicurezza delle piste. Anche in questo caso, numeri non da poco: 1,5 chilometri di reti di protezione “fissa”, 70 strutture in ferro, 2 chilometri di reti B, 1,5 chilometri di reti di delimitazione e 30 materassi di protezione. Ora gli occhi della SPM sono puntati sull’appuntamento dei Giochi di Milano-Cortina. “Il culmine sarà ovviamente il 2026, ma le occasioni di promozione saranno tante durante tutto il percorso di avvicinamento all’evento” spiega Berutti. “Oltre all’aspetto turistico si avrà la possibilità di migliorare l’accesso alle località di montagna, di aggiornare gli impianti sportivi esistenti e di costruirne di nuovi, di migliorare

la fruibilità e la sicurezza. Infine, ci si aspetta un fortissimo effetto di trascinamento, soprattutto se gli atleti italiani sapranno essere protagonisti, che porterà molte persone ad avvicinarsi per la prima volta agli sport della neve”. Ma come si arriva a diventare i fornitori di una competizione di livello mondiale? Il sistema è quello dei bandi pubblici. “Per arrivare a fornire le Olimpiadi bisogna essere conosciuti e dimostrare di avere la qualità e l’attenzione che il settore richiede. In particolare, ci interessa contribuire alla sicurezza degli atleti. La nostra prima volta ai Giochi è stata a Sarajevo: da allora l’evoluzione è stata pazzesca. Si è passati dalle balle di fieno ai lati delle piste a materassi protettivi in grado di assorbire, in un metro e 20 cm, la caduta di un atleta di 100 kg che viaggia ad una velocità di oltre 100 km orari. Siamo quindi pronti a partecipare ai bandi che verranno emessi per la fornitura delle attrezzature per l’allestimento delle gare di ogni disciplina olimpica. C’è da dire che, rispetto alle ultime 3 edizioni (Sochi 2014, Pyeongchang 2018 e Beijing 2022), dove sono state costruite località per le discipline alpine partendo letteralmente da un foglio bianco e si è pertanto costruito tutto da zero, le località italiane ospitano da sempre le gare di Coppa del Mondo, sono già ben attrezzate e avranno probabilmente necessità di quantità limitate di nuove attrezzature. In ogni caso, le Olimpiadi rappresentano anche per noi una vetrina importante e cercheremo di essere protagonisti come lo siamo stati nelle edizioni precedenti”.

Le imprese verso Milano Cortina La tua impresa sarà coinvolta nell’organizzazione delle Olimpiadi invernali del 2026? Se vuoi raccontarci la tua storia, scrivi a info@varesefocus.it

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FOCUS

LA SPORTIVISSIMA VARESE

non ha rivali Paola Provenzano

I podi (soprattutto delle atlete) alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi di Tokyo, la capacità di attrarre i grandi eventi nazionali e internazionali, i numeri di tesserati e di enti di promozione, le opportunità per i disabili, la qualità delle strutture. Ecco i parametri che fanno del Varesotto la prima provincia in Italia per indice di sportività. Parola de Il Sole 24 Ore e PtsClas

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a provincia di Varese nel 2021 è salita sul gradino più alto del podio in fatto di sportività, primeggiando nel confronto tra tutte le province d’Italia: un traguardo ancora più ricco di significato in un anno come quello che si è appena concluso, che ha visto il nostro Paese al centro dell’attenzione in fatto di sport in tantissime discipline a livello mondiale. Sono mille i punti che hanno fatto primeggiare il Varesotto, assegnati da PtsClas (soggetto che da 15 anni redige annualmente questa particolare classifica pubblicata da Il Sole 24 Ore) basandosi su 36 indicatori suddivisi all’interno di quattro categorie. Al vaglio sono stati passati macro temi come struttura sportiva, sport di squadra, sport individuali e il capitolo sport e società. Se, in estrema sintesi, possiamo dire

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che a far “guadagnare punti” sono state soprattutto le medaglie di Tokyo targate Varese, sia in ambito femminile che nelle Paralimpiadi, ci sono anche tanti altri spunti contenuti nel rapporto che ci aiutano a capire meglio cosa ha determinato il titolo di territorio “sportivissmo” per il Varesotto, che nel 2020 era al quattordicesimo posto di questa classifica. Come anticipato le ultime Olimpiadi hanno avuto un peso non indifferente per il successo sportivo del nostro territorio e quindi vale la pena cominciare proprio da qui. Varese si piazza in prima posizione per medaglie a Tokyo per quanto riguarda i risultati femminili con le medaglie d’oro di Federica Cesarini nel canottaggio e l’argento di Giorgia Bordignon nel sollevamento pesi. Stesso piazzamento per i risultati ottenuti sempre in Giappone alle Paralimpiadi dove

gli atleti della Polha (polisportiva dilettantistica per disabili con 40 anni di vita alle spalle) hanno portato a casa 10 medaglie delle 39 totali conquistate dagli azzurri in acqua. Sempre a proposito di Tokyo 2020 non va inoltre trascurata l’ottava posizione per medaglie maschili, grazie ai due bronzi di Nicolò Martinenghi. Ma non è solo l’effetto Olimpiadi di Tokyo quello che ha spinto in cima alla classifica il nostro territorio: sui 36 indicatori utilizzati per costruire il punteggio, infatti, per ben 12 volte Varese si colloca nella top ten e solo per due volte finisce nella seconda metà della graduatoria. Varese è al vertice per il macrocapitolo “struttura sportiva” intesa come un mix dei punteggi che riguardano atleti tesserati (nona posizione), dirigenti e tecnici (trentunesima posizione), enti di promozione sportiva e tasso di praticabilità sportiva (quattordicesima posizione) e attrattività degli eventi sportivi (decima posizione). Per quanto riguarda il capitolo dello “sport di squadra” la ventiquattresima posizione del Varesotto è dovuta a un ottimo piazzamento per il rapporto squadre e territorio, dove occupiamo la terza posizione. In questo caso occorre applaudire al grande impegno e alle lunghe tradizioni sportive che si basano su di una capillare diffusione di associazioni dilettantistiche (1.800 in tutto quelle censite) e sulla presenza di centri di eccellenza. Una buona posizione è anche quella


ottenuta per un altro macro-capitolo, quello intitolato “sport e società” dove siamo all’undicesimo posto. In questo caso sono determinanti i punteggi ottenuti per quanto riguarda sport al femminile e sport paralimpico, la nostra provincia è rispettivamente in terza posizione in fatto di squadre, atlete e risultati e quarta per numero di società e risultati nell’ambito della disabilità. Anche il capitolo sport e bambini (nona posizione per Varese) contribuisce a tenere alto il piazzamento e permette di guardare al futuro con speranza, non solo per i risultati sportivi, ma anche per una sana cultura in fatto di abitudini di vita e valori. Certo, tra tante eccellenze non può comunque mancare anche qualche neo e come per ogni medaglia che si rispetti anche in questo caso esiste un suo rovescio: il tallone d’Achille per Varese risulta il calcio professionistico dove si scivola alla posizione numero 69. C’è da dire che, però, il posizionamento non certo idilliaco deve essere comunque contestualizzato guardando alla parte alta della classifica, dove svettano città come Bergamo, Milano e Torino. Piazze calcistiche che chiaramente hanno ben differenti tradizioni e conseguenti assetti societari. Ma per chi è nato, cresciuto o anche solo ha respirato l’aria del Varesotto, al di là di numeri, parametri e punteggi, restano dei punti fermi che rimandano a tradizioni e a una vocazione naturale per le attività sportive. La mente corre per tutti alla Pallacanestro Varese degli anni 60-70 e allo scudetto della Stella di fine anni Novanta, del secolo scorso, a campioni delle due ruote da Ganna a Ivan Basso, ma anche al Lago di Varese le cui acque sono considerate tra le migliori per praticare il canottaggio e non a caso ospitano competizioni di alto livello e squadre in allenamento da tutto il mondo. Passato, presente e futuro si mischiano in un quadro che fa dello sport una vera e propria vocazione del territorio. Volando di sviluppo e attrattività.

Dall’alto: F Giorgia Bo Nicolò Mar

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FOCUS

I numeri

DELL’INDUSTRIA SPORTIVA Alessia Lazzarin

In provincia di Varese la filiera dello sport occupa un posto importante. Sono oltre 4.000 le imprese che fanno parte di questo comparto e più di 11.000 le persone impiegate. I dati elaborati da Cerved Group parlano di un’attività che ha portato, nel 2019, ad un fatturato annuo di 1,7 miliardi di euro. A dare una panoramica nazionale e locale del settore, tra obiettivi raggiunti, prospettive e sfide future è Anna Ferrino, Presidente di Assosport

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febbraio di un anno fa. Periodo ideale per gli amanti della neve e delle montagne. I Mondiali di sci alpino vengono ospitati a Cortina d’Ampezzo. 15 giorni di sport, 13 gare, 419 atleti provenienti da 68 diverse Nazioni. 39 medaglie assegnate. Un evento internazionale che ha il sapore della speranza e della ripartenza dopo un lungo periodo d’arresto legato all’emergenza sanitaria. Migliaia di spettatori, davanti alla tv, ammirano i campioni scendere dalle piste a velocità folle. Sci ben attaccati agli scarponi, racchette, caschetto, tuta, intimo termico, guanti e maschera. Tutti accessori altamente performanti che gli atleti scelgono accuratamente di indossare nelle loro gare più importanti. Spesso puntando su prodotti made in Italy. “L’anno scorso siamo saliti sul podio con

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ben 24 medaglie delle 39 assegnate sfilate per le case di alta moda: un nella rassegna iridata, nove delle palcoscenico dove i grandi campioni quali sono state medaglie d’oro. fanno da testimonial gareggiando e Trofei conquistati da sportivi salendo sul podio vestendo che vestivano prodotti materiale tecnico fatto in delle nostre aziende Italia. associate” afferma “Per i produttori di Anna Ferrino, articoli sportivi Presidente di la pandemia Assosport, ha picchiato l’associazione duro - racconta nazionale Ferrino -. Se del Sistema alcuni settori Confindustria come bicicletta, che raggruppa i mondo outdoor e Anna Ferrino produttori italiani home fitness negli di articoli sportivi. ultimi mesi hanno In quel caso era stato registrato un’impennata lo sci a fare da vetrina alla della domanda, per altri filiera italiana dell’industria del comparti, come piscine e palestre, settore. Ma lo stesso vale anche per sport di gruppo e sport invernali, il nuoto, il ciclismo e il fitness. Più le perdite da chiusure prolungate in generale per tutte le discipline. I imposte dal Governo si sono avvertite grandi eventi sportivi, per l’industria forti e chiare. Negozi e impianti del settore, sono come delle grandi sono rimasti chiusi, le vendite


si sono arrestate e le merci sono rimaste ferme in magazzino”. Sono piccole, medie e grandi imprese. Sono produttori di maglieria intima e costumi, abbigliamento tecnico, calzature e articoli sportivi di ogni genere. Aziende, come sottolinea Ferrino, “abituate a guardare alle sfide come a nuove opportunità e ai limiti come ostacoli da superare per uscirne più forti”. Nonostante la grande crisi che negli ultimi due anni ha travolto, con la forza di una valanga, il mondo dello sport, gli imprenditori hanno continuato ad investire, ad innovarsi e a valorizzare la ricerca e lo sviluppo con un unico obiettivo: realizzare prodotti sempre migliori, performanti e sostenibili. I dati elaborati da Cerved Group per Assosport parlano chiaro. La filiera dello sport produce grande ricchezza. Nel 2019 ha generato 91,5 miliardi di euro rispetto ai 2.410 prodotti dal totale dell’economia italiana. Poi, nel 2020, un calo fisiologico del 21% legato alle restrizioni e alle misure anti-contagio. Una chiusura positiva si è registrata, invece, a fine 2021, anno in cui il settore ha superato gli 80 miliardi di euro. La prospettiva per il 2022 fa ben sperare: il comparto potrebbe crescere ancora. “Insomma, il peggio sembra passato e le aziende guardano con fiducia ai mesi che verranno - sostiene Ferrino -. Le aspettative sulla ripartenza sono alte e la voglia di sport che si respira nell’aria va proprio in questa direzione”. La provincia di Varese in questo mosaico non fa certo eccezione. Sempre secondo i dati elaborati da Cerved per Assosport le imprese del territorio, che fanno parte della filiera, sono oltre 4.000 per più di 11.000 addetti impiegati. Un’attività che ha portato, nel 2019, ad un fatturato annuo di 1,7 miliardi di euro. Che lo sport sia una sorta di istituzione nel Varesotto lo dimostra anche il fatto che, a fare la storia dell’alpinismo italiano fu proprio

Nel 2019 l’industria sportiva ha generato 91,5 miliardi di euro rispetto ai 2.410 prodotti dal totale dell’economia italiana. Poi, nel 2020, un calo fisiologico del 21% legato alle restrizioni e alle misure anticontagio. Una chiusura positiva si è registrata, invece, a fine 2021, anno in cui il settore ha superato gli 80 miliardi di euro un varesino: Vitale Bramani, che della sua passione ha fatto una vera e propria impresa, la Vibram di Matteo Bramani Albizzate, famosa in tutto il mondo per la produzione di suole in gomma. Suo nipote, Matteo Bramani, è oggi Vicepresidente di Assosport. Il suo impegno è trasversale: “La sostenibilità, intesa come qualità e quindi durabilità del prodotto, è un concetto da sempre molto vicino al mondo dell’industria sportiva italiana. Diverse aziende che operano nel settore dello sport, outdoor, ma non solo, hanno intrapreso nel nostro Paese un percorso

duraturo verso la circolarità, sviluppando strumenti concreti che possano guidare in modo efficace la transizione”. Gli imprenditori sportivi sono molto attivi su questo fronte: un’indagine di Assosport, svolta insieme all’Università di Padova, mostra che oltre il 60% degli intervistati investe più del 10% in progetti di economia circolare. Una percentuale che è destinata a crescere in maniera sostanziale in futuro. Nei prossimi tre anni si stima che gli investimenti aumenteranno in media del 5%. “Un’altra grande sfida, che non riguarda solo il comparto sport industry, è poi quella che interessa le figure professionali adatte a sviluppare il percorso verso la transizione verde e che vede gli imprenditori impegnati tra aggiornamento delle risorse interne e acquisizione di nuove figure professionali specializzate” chiosa Bramani.

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FOCUS

Il valore

DELLO SPORT NELLA “TERRA DEI LAGHI” Francesca Cisotto

Ogni euro investito per costruire una ciclovia ne restituisce 3,5 al territorio. Ogni chilometro di percorso ciclabile genera un indotto annuo di 110mila euro per la zona attraversata. Solo i Mondiali di Granfondo svoltisi a Varese nel 2018 hanno creato un volume d’affari di 4,5 milioni di euro. Ma il ciclismo è solo uno dei tanti esempi. Le ricadute possono arrivare anche dal canottaggio, dal basket e altre discipline. Ecco perché la Camera di Commercio scommette su Varese Sport Commission, il progetto che vuole fare del Varesotto un’area in grado di attrarre, anche grazie ai grandi eventi, il turismo sportivo e creare nuove occasioni di sviluppo economico

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arese al primo posto con medaglie, tesserati e centri di eccellenza”. È così che Il Sole 24 Ore titolava l’articolo di fine settembre scorso con la classifica annuale dell’Indice di sportività. Una graduatoria che fa di Varese la provincia più sportiva d’Italia. Medaglia d’oro di un podio scalato a suon di numeri. Oltre ai risultati ottenuti dagli atleti a Tokyo, tra Olimpiadi e Paralimpiadi, il territorio varesino ha ottimi riscontri in termini di tesserati e società proprio nello sport paralimpico (4° posto) e in quello rosa (3° posto).

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Risulta nella top ten anche rispetto al numero di atleti associati Coni e per l’attrattività dei grandi eventi italiani e internazionali. Circa 2.000, poi, le associazioni sportive dilettantistiche presenti a Varese e 281 le sedi d’impresa iscritte al Registro Imprese in Ateco (attività economiche) come, ad esempio, la gestione di stadi e piscine; l’organizzazione e la promozione di eventi sportivi; e ancora, la guida alpina. Cifre che fanno del mondo sportivo, e di tutto il suo indotto, un’opportunità di crescita economica per il territorio. Come sottolinea lo stesso Fabio Lunghi, Presidente della Camera di Commercio di Varese,

“lo sport genera grandi interessi, ma soprattutto è passione. E alle passioni non si rinuncia. L’attività sportiva può diventare uno straordinario fattore d’attrattività e costituire uno degli elementi chiave nella politica di sviluppo turistico”. A dare ragione alle parole del Presidente dell’Ente camerale ci sono i dati. Nel 2012 uno studio del Parlamento Europeo indicava in 44 milioni di euro il valore del cicloturismo; cifre che dieci anni dopo risultano essere raddoppiate. Secondo la Fiab, la Federazione italiana delle associazioni ciclistiche, ogni euro investito per costruire una ciclovia ne restituisce 3,5 al


eventi internazionali ospitati sui laghi varesini negli ultimi anni o alla presenza dell’Australian Institute of Sport a Gavirate: qui, praticamente dall’altra parte del mondo rispetto alla loro madre patria, da qualche anno si stanno allenando gli atleti olimpici australiani. È così che sport e turismo risultano essere la combinazione vincente per un territorio come quello di Varese in grado di offrire una proposta varia e completa in termini turistici, sportivi e di sostenibilità. Non lo dicono solo le classifiche nazionali. Basti pensare all’indotto generato dall’edizione del 2018 dei Mondiali di Granfondo svoltisi a Varese. Ecco i numeri stimati: un giro d’affari di 4,5 milioni di euro; circa 2.500 persone

Oggi, lo sport rappresenta il 10% dell’industria turistica mondiale e, degli oltre 20 milioni di italiani che lo praticano, ben 11 milioni all’anno si spostano per cercare i luoghi più adatti alla propria passione. Per il nostro territorio, offrire al turista la possibilità di vivere un’esperienza sportiva è sempre di più una concreta opportunità di promozione”. Ad aggiungersi alla valorizzazione turistica attraverso l’attività sportiva nell’ambito di Sport Commission, c’è ora il progetto Varese #doyoubike? Una nuova iniziativa sulle due ruote con cui Camera di Commercio aggiunge un tassello alla promozione di un sistema cicloturistico e di mobilità sostenibile con il coinvolgimento di

in termini di attrazione turistica che prende spunto il progetto Varese Sport Commission. L’iniziativa nata nel 2016 per volere della Camera di Commercio, al fine di realizzare, sviluppare e favorire l’attrazione di eventi sportivi agonistici, ma anche amatoriali, di ogni genere. L’obiettivo è quello di avere delle ricadute turistiche all’interno della provincia e promuovere il territorio come destinazione perfetta per escursioni naturalistiche e culturali vicino a casa. A partire dalla bici, ma non solo. Un altro esempio è il canottaggio di cui Varese è, a tutti gli effetti, una delle capitali europee, se non mondiali, e che nel 2019 ha generato ben 50mila pernottamenti. Basti pensare agli

presenti e 5 giorni di permanenza media sul territorio varesino per visitatore. Il 50% ha pernottato in hotel; il 28% in strutture bed and breakfast; il 14% in aree attrezzate per camper e il restante 8% in case in affitto o da amici. Per non parlare della risonanza mediatica. Quella delle Tre Valli Varesine di ciclismo risulta essere ancora oggi una delle pochissime competizioni sportive che finisce sulla Tv generalista. Ecco perché la Camera di Commercio scommette su Sport Commission. “La nostra scelta di sei anni fa di puntare su questo segmento, attraverso il progetto Varese Sport Commission, si è rivelata strategica – sottolinea il Presidente Lunghi –.

imprese della filiera, associazioni di categoria e realtà territoriali. Come spiega Lunghi, “lo sport è anche un settore competitivo: occorre adottare scelte di territorio se si vuole che la strategia sia vincente. Ecco perché, insieme a enti locali e operatori, e sulla scia della crescente attenzione verso l’active & green, stiamo mettendo a punto un sistema diffuso di offerte e servizi integrati. Con Varese #doyoubike? vogliamo promuovere i percorsi di una terra che da sempre è tra i ‘luoghi eletti’ per gli appassionati delle due ruote; le iniziative per il cicloturismo e, in generale, il turismo slow che fin d’ora ci caratterizzano, ma che possono trovare ulteriore linfa vitale”.

Foto di Alberto Bortoluzzi

territorio e ogni Km di percorso ciclabile crea un indotto annuo di 110mila euro per la zona attraversata. Secondo il rapporto di Unioncamere e Legambiente, invece, nel 2019, in Italia, il cicloturismo ha generato circa 55 milioni di pernottamenti, il 6,1% di quelli totali, e una spesa che ammonta a 4,7 miliardi di euro. È con questi numeri che quello del cicloturismo risulta essere uno dei mercati che cresce di più; proponendosi non soltanto per ciclisti super appassionati, ma soprattutto come comparto che attira ospiti molto diversificati, dalle famiglie amanti del turismo di prossimità agli amatori dei pedali. È anche dalla fotografia di questo scenario e dalle potenzialità che lo sport può avere

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FOCUS

Come si diventa

MANAGER DELLO SPORT Alessia Lazzarin

Sono poche le Università in Italia che offrono un corso di laurea triennale in management dello sport e degli eventi sportivi. La LIUC di Castellanza è tra queste. Propone agli studenti un percorso di studio che ha come obiettivo quello di formare i futuri dirigenti di questo mondo, attraverso un metodo didattico innovativo, trasversale ed interattivo. Alle lezioni teoriche si affiancano periodi di stage nelle società e testimonianze di importanti esponenti in aula

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ome si diventa manager dello sport? Quali sono le competenze necessarie? Quali le opportunità lavorative? È il corso di laurea triennale proposto dalla LIUC–Università Cattaneo di Castellanza a rispondere a queste domande. Si tratta di un percorso formativo in Management dello sport e degli eventi sportivi, composto da quattro insegnamenti: due nel primo semestre e due nel secondo. Management delle società sportive, Management degli eventi e degli impianti sportivi, Governance dello sport e Profili giuridici e aspetti contrattuali dello sport sono i quattro moduli che permettono agli studenti di acquisire conoscenze e competenze in ambito economico, gestionale e giuridico. Competenze che oggi sono sempre più indispensabili per poter offrire una efficace ed efficiente

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gestione sia delle organizzazioni del mondo dello sport che operano sportive sia di enti ed imprese in società di rilievo e che svolgono che investono nel mercato. “La varie funzioni”. Negli ultimi mesi tra caratteristica principale gli ospiti ci sono stati dirigenti dei corsi proposti è la del Chiasso calcio, didattica interattiva della Pallacanestro - racconta Antonio Varese, dell’Inter e Palmieri, dell’Atalanta. professore In questo della LIUC e modo, secondo titolare dei corsi Palmieri, Management si crea un delle società network esteso sportive e di contatti. Governance dello Si costruisce sport -. Gli studenti una sinergia tra Antonio Palmieri vengo stimolati mondo universitario all’apprendimento e mondo sportivo. Un tramite un’attività pratica meccanismo che genera che si aggiunge ai contenuti teorici”. valore anche alle organizzazioni e Il metodo di insegnamento è alle aziende che entrano in contatto innovativo, e si basa su analisi di casi con studenti preparati e motivati. reali, esercitazioni e testimonianze in Gli universitari, una volta laureati, aula. “Invitiamo in ateneo personalità potranno trovare facilmente


occupazione come manager, dirigenti e responsabili di funzione in federazioni, leghe, società sportive professionistiche e dilettantistiche. Ma non solo. Anche nelle imprese che investono nello sport, come gli sponsor, e in altri enti territoriali che hanno come obiettivo quello di generare sviluppo sociale, economico e culturale attraverso, per esempio, l’organizzazione e la promozione di manifestazioni, fiere ed eventi. Oppure si può intraprendere la strada dell’imprenditorialità in senso più ampio o della consulenza. Le immatricolazioni per questo corso sono in continua crescita: “In media accogliamo 35 studenti all’anno, ma prevediamo un aumento delle iscrizioni nei prossimi anni” sottolinea il professore Palmieri, specificando quanto il percorso di studi sia attuale e ben inserito nel contesto del mercato. “Oggi, la società ha bisogno di manager capaci di guidare il cambiamento anche nello sport, un settore che sta acquisendo sempre più rilevanza”. Dall’attività strategica alla capacità di innovare. Dalla gestione degli aspetti organizzativi a quella

Il docente LIUC, Antonio Palmieri: “Gli universitari, una volta laureati, potranno trovare facilmente occupazione come manager, dirigenti e responsabili di funzione in federazioni, leghe, società sportive professionistiche e dilettantistiche.” di amministrazione e controllo. Sono queste alcune delle attività professionali che i neolaureati alla LIUC potranno svolgere una volta conseguita la laurea triennale. L’aspetto curioso, e anche un po’ insolito, riguarda l’offerta formativa sul territorio nazionale. In Italia sono davvero poche le Università che offrono un percorso di management sullo sport. Qualcuna che propone una laurea magistrale c’è. Ma per il percorso triennale, sono davvero

rare. La LIUC, però, è tra queste. L’ateneo di Castellanza è stato uno dei primi a credere nelle potenzialità del comparto sia per le opportunità economiche ed occupazionali che offre, sia per l’aspetto scientifico che sempre di più sta prendendo piede: i ricercatori fanno molte analisi per conoscere le tendenze future, le traiettorie guida e così via. La visione futura della LIUC è pragmatica. Tra le priorità, anticipa Palmieri, “c’è la voglia di offrire nuove opportunità, concrete, ai ragazzi. Ci adoperiamo per organizzare stage con alcune società sportive, che possano rappresentare ambienti ideali dove maturare le prime esperienze lavorative”. Il risultato che l’Università vuole raggiungere è quello di consolidare ancora di più questo metodo didattico e di ampliare la rete di contatti e relazioni. La LIUC ha tutte le carte in regola per poterlo fare. Lo testimonia la classifica Censis delle Università italiane in cui si posiziona al terzo posto della classifica per la didattica e i rapporti internazionali e al quarto posto per la riuscita negli studi universitari. Una dimostrazione tangibile, insomma, dell’impegno messo in campo.

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Consulenza Globale Certificata: i vantaggi dell’architettura aperta e della consulenza con gli ETF di Maurizio Macchi, Gian Paolo Bonsignori e Simone Filippini Consulenti Finanziari di Banca Widiba

quelli più patrimonializzati, con sempre più attenzione ai costi e alla trasparenza delle commissioni. In questo contesto, il modello della cosiddetta architettura aperta (modello in cui si offrono soluzioni di investimento di case terze) si sta affermando maggiormente nell’ambito del risparmio gestito, grazie alla possibilità di scegliere tra una pluralità di soluzioni ampie e diversificate.

Il mondo della consulenza finanziaria sta evolvendo in continuazione per stare al passo con le esigenze dei clienti, specialmente

Banca Widiba ha scelto un modello di consulenza di questo tipo, evitando il collocamento di strumenti propri e dando ai consulenti la possibilità di scegliere le soluzioni di investimento migliori al mondo. Banca Widiba, infatti, non ha prodotti di casa e ha la percentuale di prodotti di terzi in portafoglio più alta in assoluto rispetto ai competitor. Il modello di consulenza della banca è inoltre definito Globale, perché include tutti gli ambiti della pianificazione finanziaria, eco-


nomica e patrimoniale e permette di beneficiare dell’architettura aperta. È un modello certificato perché utilizza una piattaforma tecnologica certificata UNI ISO 11348:2018 insieme all’expertise dei consulenti finanziari certificati (UNI ISO 22222:2008). Una certificazione, quest’ultima, che richiede un percorso impegnativo di formazione e l’esame finale con un ente esterno indipendente. Scegliere questo tipo di consulenza significa anche poter accedere a strumenti finanziari come gli ETF, molto simili ai Fondi e alle Sicav ma che si differenziano essenzialmente per due aspetti: costi e stile di gestione. Gli ETF, rispetto ai loro competitor, hanno costi solitamente più bassi e uno stile di gestione principalmente “passivo” cioè di replica del benchmark di riferimento; al contrario i Fondi e le Sicav presentano uno stile di gestione maggiormente “attivo” ovvero un modello che ha come scopo la ricerca dell’extra rendimento (alpha).

In sintesi: da una parte un risparmio sui costi e dall’altra un miglioramento delle performance, in altre parole un efficientamento di portafoglio. Per questo possiamo affermare che una consulenza Globale di questo tipo mira esclusivamente al raggiungimento del risultato per chi investe, nel rispetto del suo profilo di rischio. La remunerazione per questo servizio è costituita da una percentuale definita e concordata sul patrimonio conferito in consulenza (parcella). In pratica la stessa cosa che accade per un commercialista, un avvocato o un medico, che viene remunerato per l’attività e non per lo strumento utilizzato. Un cliente, affidandosi a un consulente finanziario certificato di Banca Widiba, può usufruire del sistema di architettura aperta, utilizzare strumenti a basso costo come gli ETF, e avere la sicurezza di affidarsi a una realtà certificata da un ente esterno indipendente. Contattaci per partecipare ad incontri di approfondimento su questi temi.

La Consulenza Globale mette insieme le migliori soluzioni di investimento creando un bilanciamento adeguato tra ETF e una buona selezione di Sicav: un mix perfetto tra gestione passiva e la ricerca dell’alpha.

Ufficio della consulenza finanziaria di Varese, via V. Staureghi 11 Maurizio Macchi

Gian Paolo Bonsignori

Simone Filippini

mauriziomacchi.widiba.it 231 3472654378 107 maurizio.macchi@cfwidiba.it

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INFORMAZIONE PUBBLICITARIA


INCHIESTA

La crescita FERMATA DALLA CRISI ENERGETICA Davide Cionfrini

Quello che sta vivendo in questi mesi la Rialti Spa di Taino è lo specchio di ciò che sta avvenendo in molte imprese del territorio. Realtà con il portafoglio ordini pieno, in netta ripresa, con tutte le carte in regola per investire e assumere, ma frenate dall’impennata dei prezzi energetici che stanno arrivando a livelli tali da rendere diseconomico produrre

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iamo un’azienda in piena espansione. Stiamo crescendo. Da anni. Nel 2021 abbiamo fatto il nostro record storico di fatturato: 50 milioni di euro, grazie al grande momento favorevole vissuto nei primi 9 mesi. Ma da settembre è cambiato il mondo. A queste nuove condizioni produrre è diventato antieconomico. La bolletta energetica è troppo alta e ci costringe a chiudere a tempi alternati e con stop and go le linee produttive. Utilizzare il più possibile i giorni di ferie. Mettere le persone in cassa integrazione e, purtroppo, in alcuni casi non poter confermare dei contratti a termine che, se guardassimo semplicemente al portafoglio ordini, avrebbero potuto tranquillamente proseguire”. Massimo Dal Toso è seduto nella sala riunioni della Rialti Spa, azienda del settore plastica di Taino, di cui è il Ceo, che produce compound di polipropilene utilizzato soprattutto dall’industria

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dell’automotive per realizzare cofani, cruscotti, bocchette dell’aria, copricerchi, profili per i finestrini, solo per fare qualche esempio. Alle sue spalle c’è la foto dello stabilimento ripreso dall’alto. Ne indica l’attuale perimetro e il contorno di quello che verrà. L’ampliamento è

Stabilimento Rialti a Taino

in programma. Frutto di un progetto di crescita partito ormai nel 2007 e che non si è mai arrestato. “Nel 2015 ci siamo spostati in maniera definitiva e completa qui a Taino da Sesto Calende, sede storica dove siamo nati 40 anni fa”. Ora, però, la fase è difficile. Se non proprio di


stop, quanto meno interlocutoria. Nulla che non vada nel business o nel parco clienti: “Gli ordini li abbiamo, qualcosa si è fermato nell’automotive per via della congiuntura e della crisi delle materie prime, ma non è questo per noi il problema”. La vera emergenza per la Rialti è energetica. Il caso di questa azienda di Taino è esemplare e racconta quello che sta avvenendo in decine, centinaia di imprese della provincia di Varese e in migliaia nel Paese. “I rincari sui mercarti – spiega Dal Toso – ci stanno schiacciando. Se l’energia a inizio del 2021 rappresentava circa il 25% del nostro costo del lavoro, ora questa quota è salita al 60%”. La drammaticità del momento la si comprende bene guardando i dati delle bollette che la Rialti è costretta a pagare. A ottobre del 2019 il conto per il consumo di energia elettrica era stato pari a 160.556 euro. A settembre del 2020 si era più o meno sulla stessa soglia: 177.418. A febbraio 2021 la lenta risalita era arrivata a livelli quasi impercettibili di aumento: 181.558 euro. A maggio 2021 si è arrivati a 208.210 euro. Ma è a settembre che l’andamento sui mercati del PUN (Prezzo Unico Nazionale) ha cominciato a dare i primi scossoni: 339.163 euro. Più del doppio rispetto al punto di partenza di questo nostro raffronto, ossia l’inizio del 2019. Ma la valanga ha continuato. A ottobre la bolletta ha segnato sul totale netto da pagare la cifra di 406.009 euro. Ciò a fronte anche di un lieve calo del consumo. In pratica un’azienda come la Rialti a fine 2021 ha pagato, in termini di energia, il 361% in più rispetto al 2019 e il 323% in più rispetto al 2020. E le attese per il 2022 non sono, al momento, rosee. Dal Toso dopo l’intervista ci invia una tabella dove mette nero su bianco una previsione di una bolletta media mensile di oltre 587.000 euro. La chiosa non può che essere solo una: “A queste condizioni produrre non conviene”. Da qui la scelta di fermare in toto o in parte le quattro linee produttive

dell’azienda. “Si vive la giornata”, spiega Dal Toso. Il mercato dell’energia è impazzito. “Quello che vale oggi, domani potrebbe esser carta straccia. È impossibile anche fare un minimo di programmazione”. Ma la Rialti è, nonostante tutto, tra le aziende più fortunate. Anche se nell’industria la fortuna c’entra poco: “Noi rispetto ad altre realtà – spiega il Ceo dell’azienda – siamo nelle condizioni di fermare le linee e riprendere alla bisogna. Non abbiamo la necessità di fatturare ad ogni costo. E questo perché, grazie all’oculata crescita degli anni passati, abbiamo una finanza d’impresa in piena salute. Nessun debito con le banche”.

Rimanere ferma a lungo, comunque, non può permetterselo nemmeno la Rialti: “Per questo viviamo momenti di stop & go alternati. Anche perché il mercato va presidiato. La fidelizzazione del cliente va coltivata, altrimenti se non rispondiamo alle esigenze il rischio è di interrompere le catene di fornitura e di vedere le aziende che di solito si rivolgono a noi, dirottarsi definitivamente verso i nostri concorrenti, anche esteri che hanno costi energetici decisamente inferiori ai nostri”. Poter produrre e non riuscire a farlo perché diseconomico. Poter crescere, anche a livello occupazionale, ma non poterlo fare perché l’energia costa troppo. Lo scenario è arrivato a queste

assurdità. I 50 milioni di euro fatturati dalla Rialti nel 2021 sono un record storico che supera anche i 40,2 milioni del pre-Covid raggiunti nel 2019. Nel 2010 l’azienda fatturava 22,1 milioni di euro, tanto per dare un’idea del percorso che la crisi energetica sta ora interrompendo. La soluzione per un’impresa energivora come la Rialti, che oggi impiega 85 addetti, non può passare certo dall’autoproduzione attraverso pannelli solari. Fronte sul quale, tra l’altro, l’azienda ha già ampiamente investito: “Siamo passati dai 200 kWp prodotti nel 2011 dal nostro impianto fotovoltaico, ai 450 del 2021”. Un raddoppio, dunque, che rappresenta però “una goccia nell’oceano del nostro consumo”. Basti pensare che per arrivare ad una produzione giornaliera di 4 Megawatt di picco continui con impianti fotovoltaici la Rialti, secondo le proprie stime, dovrebbe investire 8 milioni di euro per 20.000 metri quadrati di capannoni e 4 milioni di euro in pannelli. “Senza contare la crescita dell’Imu da versare e i limiti dell’energia solare in termini di ore di produzione: il fotovoltaico produce solo di giorno e nei mesi in cui il sole è presente per molte ore, e noi lavoriamo su tre turni, anche di notte”, precisa Dal Toso che ha fatto proprio della sostenibilità un marchio di fabbrica. Letteralmente. “Nessuno parli a noi di sostenibilità. Tutti oggi si riempiono la bocca di economia circolare, ma noi la facevamo prima ancora che se ne cominciasse anche solo a discuterne. È da 40 anni che i nostri compound sono fatti con materiale riciclato derivante da scarti di produzione o materia seconda post consumo: imballaggi industriali, alimentari, cruscotti e plance delle auto, filati tessili, dispositivi di protezione come le mascherine. Oggi il 90% di ciò che produciamo deriva da materia rigenerata. Solo il 10% proviene da materia vergine”. La crisi energetica sta frenando anche questo. Anche la transizione ecologica. 29


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ECONOMIA

di Pusterla

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ECONOMIA

PUSTERLA

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Il sigillo Tamper Evident Folding Box

permette di riconoscere se la scatola è stata manomessa e di eliminare così la cellofanatura esterna. “Si tratta di un risparmio sia in termini di costi che di plastica. È un brevetto usato nella farmaceutica da Igb (azienda di cartotecnica di Baraggia, Varese, ndr.) di cui noi abbiamo acquisito i diritti per poterlo usare nella cosmetica” specifica Massimiliano Nardelli, responsabile area Qualità, Sicurezza sul lavoro e Ambiente. La sostenibilità a cui guarda

Pusterla è poi anche economica. Negli ultimi anni il portafoglio del Gruppo si è allargato con delle acquisizioni importanti con l’obiettivo di avere le realtà migliori per la realizzazione di prodotti specifici. “Abbiamo rilevato Cavalieri & Amoretti, ad esempio, perché è la migliore produttrice di scatole tonde in Italia. Si tratta di una delle aziende con un’elevata capacità artigianale e un know-how specifico, che abbiamo rilevato per proporre

un’offerta più ampia al cliente. Non si può solo imparare a fare; in alcuni casi è meglio collaborare e acquisire le imprese che sono leader in quei settori di interesse”. Cartografica Pusterla, Coffrets Créations, Dacica Teca, Cartonnages Cazelles, Termoformages Tepor, London Fancy Box, Cristina transparent packaging, Virojanglor, Cavalieri & Amoretti, Adine, Pollard Boxes. Queste le realtà acquisite negli anni e che oggi si riuniscono tutte sotto il nome Pusterla 1880. Ecco come l’impresa “si distingue sul territorio – sottolinea il Presidente Luca Meana, alla guida aziendale al fianco del Ceo Roberto Marini –. Siamo un’azienda internazionalizzata capace di seguire dei grossi clienti che tendono ad avere sempre di più dei bisogni globali. Grazie alla costante crescita e ad una dimensione abbastanza rilevante abbiamo i mezzi per poter investire in nuove tecnologie, in ricerca e sviluppo e quindi di migliorare la nostra performance sia dal punto di vista economico, sia di sostenibilità, sia di innovazione”.

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ECONOMIA

NON CHIAMATELO PIÙ

welfare aziendale

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hi si accosta alle aziende high tech della Silicon Valley è spesso sorpreso da quanto l’attenzione a migliorare il contesto lavorativo (in senso lato) dei dipendenti sia tanto importante, se non addirittura di più, dell’impegno profuso nello sviluppo di prodotti e servizi per i clienti. “Noi siamo abituati a definire questa attenzione come welfare aziendale, ma non chiamatelo così negli Usa”, ci raccomanda Maurizio Gianola, manager e imprenditore varesino di lungo corso nella Valle e un volto noto anche per tutti i manager e titolari d’impresa che in questi anni hanno partecipato alle TechMission organizzate negli Usa (o virtualmente durante la pandemia) dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.

“Negli Stati Uniti - spiega Gianola strategico, ovvero attirare e mantenere la parola welfare è associata solo a un i talenti nell’ambiente ipercompetitivo concetto di assistenza sociale erogato della Valle; in secondo luogo dal governo per far sopravvivere gli incrementare la produttività (se i indigenti. È proprio dipendenti sono felici l’opposto del termine lavoreranno di più perks che invece qui e meglio); di qui ad si usa molto e che esempio la cura quasi potremmo tradurre maniacale della qualità come benefici aziendali”. del cibo fornito in Perks, dunque. Così si azienda per evitare che traduce oltre Atlantico il dipendente perda la nostra idea di welfare tempo andandolo a aziendale. cercare all’esterno, Perché i perks, favorendo così cioè tutto quello che anche momenti l’azienda dà in aggiunta informali di scambio Maurizio Gianola a stipendio, bonus, stock di informazioni e options e assicurazione sanitaria, sono maturazione di idee con i colleghi. tanto importanti nella Silicon Valley? Ma anche per rafforzare la cultura Con i perks l’azienda si propone aziendale mostrando quale valore di perseguire tre obiettivi: uno la leadership attribuisce ai suoi 35


ECONOMIA

SILICON VALLEY

dipendenti; appunto con l’attenzione alle loro necessità e desideri, anche quelli un po’ particolari come la possibilità di portare i propri animali in ufficio. Questi benefici sono diventati ormai standard, ma solo per le società high tech; di conseguenza creano forti disuguaglianze verso altri settori lavorativi. Il Covid è stato anche dal punto di vista dei perks un momento di discontinuità. Prima della pandemia quelli più comuni erano: orari estremamente flessibili, cibo gratuito in azienda (che non significa necessariamente mensa ma, soprattutto nelle piccole aziende, poteva essere una grossa cucina supportata da un catering di qualità), sala giochi, palestra in loco o abbonamento in strutture esterne, massaggi, celebration ovvero eventi musicali o artistici (ogni 4/6 mesi), lavaggio a secco (panni portati la 36

mattina e ritirati il giorno dopo), cambio olio auto ogni 3 mesi. Ma non solo: particolarmente diffuso era il congedo sabbatico, cioè la possibilità, dopo alcuni anni di servizio, di avere 3 mesi di vacanza pagati (molto utile se l’azienda chiede molto impegno e bisogna recuperare lo stress). Non si dimentichi che le ferie negli Usa sono normalmente di due settimane e se c’è bisogno di altri giorni bisogna ricorrere a permessi non pagati. Inoltre, c’erano, e per lo più ci sono ancora, erogazioni in denaro straordinarie: Facebook dà il “baby cash” di 4.000 dollari quando nasce un figlio e rimborsa fino a 10.000 dollari per l’adozione o per il congelamento degli ovuli. Microsoft dà un contributo annuo di 800 dollari che può essere usato per palestra o per terapie (soprattutto psicoterapia). Netflix riconosce un intero anno di aspettativa pagata quando nasce

un figlio (per mamma o papà). Si ricordi che negli USA la maternità è di 2 settimane, anche se qualche azienda comincia a riconoscerne fino a 6. Ovviamente queste diverse policy aziendali orientano la scelta del posto di lavoro in base alla situazione (anche prospettica) dei singoli lavoratori. Durante la pandemia alcuni perks sono diventati inutili (lavasecco, animali, mensa) e sono stati sostituiti da altri che tengono conto della situazione mutata e di nuove esigenze, come la difficoltà di fare uno zoom meeting aziendale perché i figli fanno rumore o hanno bisogno di essere aiutati nella Dad. Si passa quindi da benefici per lo più divertenti o ludici ad altri che soddisfano necessità più pratiche. Molte aziende, non potendo più assicurare al loro interno l’assistenza all’infanzia (child care dalle 9 alle 18) e sapendo quanto il


problema è sentito, sovvenzionano il relativo costo. Come pure il tutoring per aiutare i ragazzi che non riescono ad apprendere con la Dad. Amazon è particolarmente attiva in questo senso. C’è poi la possibilità del congedo retribuito straordinario: Facebook prevede fino a 10 settimane per dipendenti che devono accudire figli o genitori per malattie improvvise. Non vacanze ma una garanzia in caso di necessità. Google concede fino a 14 settimane, Microsoft fino a 12. Salesforce consente fino a 6 settimane retribuite per assistenza a genitori malati e un rimborso di 100 dollari al giorno fino a 5 giorni al mese per assistenza all’infanzia in caso di evenienze straordinarie. In genere c’è un budget aziendale apposito e calcolato con un algoritmo che tiene conto del numero di genitori e figli dei dipendenti. Non ci sono particolari controlli, tutto si basa sulla fiducia, ma se si scoprono abusi, i provvedimenti disciplinari sono molto pesanti. Normalmente ogni anno l’ufficio del personale manda a tutti i dipendenti l’employee handbook con tutte le regole e i processi aziendali in caso di problemi (anche per comportamenti scorretti ma soprattutto con le norme di accesso e protezione dei dati aziendali). Un libro voluminoso di cui tenere copia e da rimandare firmato. Questi cambiamenti spesso, però, generano conflitti fra i giovani che preferiscono lavorare in presenza, e i più anziani che lavorano in remoto e che sembrano esserne i maggiori beneficiari. Durante il lockdown la più grande difficoltà a cui hanno dovuto far fronte gli human resources manager aziendali ha riguardato la salute mentale dei dipendenti (well being) messa a durissima prova dall’isolamento e dalla mancanza delle relazioni sociali che si vivono in azienda. Probabilmente solo nel momento che queste ultime non sono state più possibili se ne è capito il valore e quanto sono indispensabili. Senza dimenticare che le relazioni

sociali di cui si parla non sono solo fra dipendenti, ma anche con stakeholders quali le banche, i fornitori e i clienti (in questo senso la criticità è rappresentata dal rapporto di fiducia in cui la “fisicità” resta ancora decisiva). Si sono improvvisate

Facebook, ma non solo, ha rimpiazzato il benefit della mensa con stanziamenti a fondo perduto nell’ordine dei 2.000/3.000 dollari, per migliorare, a scelta del dipendente, l’ambiente di vita e lavoro a casa: una lampada speciale da mettere a fianco della postazione di lavoro, una poltrona particolarmente comoda, o un contributo per cambiare abitazione quando troppo piccola

soluzioni un po’ grezze ma che possono evolvere in qualcosa di più serio e duraturo. Un esempio: poiché chi lavora nella Bay Area è abituato ad avere pranzo e cena gratis in azienda e ovviamente questo non è possibile se si lavora da casa, i responsabili delle risorse umane di Facebook, ma non solo, hanno rimpiazzato questo benefit con stanziamenti a fondo perduto normalmente dell’ordine dei 2.000/3.000 dollari, per migliorare, a scelta del dipendente, l’ambiente di vita e lavoro a casa (una lampada speciale da mettere a fianco della postazione di lavoro, una poltrona particolarmente comoda, o un contributo per cambiar casa quando troppo piccola). Gli HR manager vogliono pure migliorare il team work a distanza; Google ha previsto per piccoli gruppi che lavorano in team dei wine testing: mandano a casa confezioni di diversi vini e così possono fare un aperitivo insieme commentandone la qualità. In precedenza, lo avevano fatto con un kit per fare il cioccolato e un altro con il miele. Sicuri in questo modo di migliorare le relazioni interne al gruppo e non usare zoom solo per meeting di lavoro; insomma, tante idee to fill the gap (riempire lo spazio) per la mancanza della socialità del posto di lavoro. 37


ECONOMIA

Il mattone

È ANCORA UN INVESTIMENTO? Paola Provenzano

Solo qualche anno fa le proprietà immobiliari erano sinonimo di ricchezza. Un patrimonio da poter mettere a reddito facilmente con gli affitti e da cui trarre buone plusvalenze con compravendite anche veloci. Ma ora? È ancora così? Quali insidie si celano dietro l’eredità di una casa? Come gestire al meglio capannoni industriali o strutture commerciali? I consigli di Confabitare

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investimento nel mattone oggi è solido e resta sinonimo di investimento in un bene rifugio? Chi possiede uno o più appartamenti, locali commerciali o capannoni da mettere a reddito può trarne ancora vantaggio oppure ne ricava solo “gatte da pelare”? Si tratta di interrogativi non semplici e che necessitano risposte da chi è competente e, soprattutto, da chi ha una visione a 360 gradi su di una materia che si lega strettamente a una giurisprudenza in continua evoluzione. Ne sa decisamente qualcosa l’avvocato Luca Capodiferro, alla guida di Confabitare Varese (Associazione Proprietari Immobiliari, che a livello locale ha sede a Gallarate) e Presidente del Centro Studi del medesimo sodalizio a livello nazionale. Capodiferro fa anche parte del pool di esperti de “Il Sole 24 Ore” ed è autore del volume “Esci da casa mia” che, con

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taglio divulgativo e tono arguto, affronta il tema dello sfratto. Il suo mantra? “Prendere l’aspirina da 30 anni non fa di te un medico, così come affittare un immobile da decenni non ti rende un esperto e non ti evita di cadere in errori, difficoltà o di incappare addirittura in problemi con la giustizia”. Gatte da pelare: dove si nascondono i rischi? Oggi i rischi maggiori e le difficoltà più grandi per chi possiede un immobile sono legati al continuo cambiamento del quadro giurisprudenziale sia per le locazioni che per le compravendite, e questo vale per tutte le categorie di immobili. “La normativa di riferimento – spiega

Capodiferro – non è cambiata negli ultimi anni a parte la sottoscrizione degli accordi territoriali per le locazioni abitative a canone agevolato, quelle transitorie e per studenti Luca universitari, Capodiferro ma quello che cambia di continuo e anche velocemente è l’orientamento giurisprudenziale. Le sentenze in questo ambito possono avere orientamenti anche molto differenti e districarsi non è per nulla semplice. A maggior ragione, poi, in questo periodo di pandemia nel quale anche i giudici hanno dovuto rivedere molte loro precedenti posizioni”. Uno degli errori più frequenti? “Sopravvalutare gli aspetti fiscali legati ad esempio alle locazioni – risponde Capodiferro – pensando che la soluzione rispetto


a cedolare secca o applicazione di determinati regimi fiscali siano i soli o comunque i principali nodi da gestire, mentre la locazione è prima di tutto un contratto giuridico e come tale deve essere affrontato”. “Uno degli aspetti su cui come Confabitare insistiamo molto – dice Capodiferro – è l’informazione e la formazione e per questo ne proponiamo molta, a diversi livelli e con tagli specifici. Il proprietario dell’immobile deve avere le idee chiare, essere informato per evitare di incappare in errori che possono avere conseguenze pesanti come accade se si cambiano, ad esempio, le clausole di un contratto a regime vincolato, oppure se si firma un atto di compravendita che non preveda tutte le dovute tutele. Ad ogni passo occorre essere consapevoli di quello che la legge permette o meno, delle relative conseguenze giudiziarie e di quali siano gli strumenti da utilizzare per agire correttamente”. Aspetti, questi ultimi, su cui l’attenzione è stata molto alta negli ultimi due anni, complice la delicata situazione che si è creata durante la pandemia. Valore sì, valore no... dipende Altro tasto delicato oggi è quello della valorizzazione degli immobili: un tema sempre caldo per chi

ha investito o semplicemente ha ereditato un patrimonio immobiliare e, oggi, si trova a fare riflessioni e tirare somme alla luce di un contesto decisamente incerto. “Il Covid ha cambiato, a volte anche radicalmente, i parametri sui quali si determina il valore di un immobile, sia per gli immobili residenziali sia per quelli ad uso commerciale o industriale”. Nella sfera degli immobili industriali la tendenza è quella di una domanda crescente di locazioni o compravendite - in alcune zone strategiche dal punto di vista logistico. L’esplosione dell’e-commerce e l’evoluzione della logistica hanno portato alla crescita di valore per capannoni e magazzini che si trovano in posizione favorevole rispetto ai nodi logistici maggiori che si sono trovati a dover decentrare in snodi minori, a ridosso delle città, le merci da consegnare poi con mezzi più piccoli. Per gli immobili commerciali, invece, il periodo è di massima negativo con una lieve ripresa per i locali legati al food (bar e ristorazione); anche se, in questo ambito, la domanda appare al momento drogata dall’effetto post pandemia e dalla voglia di molti di tornare ad avere occasioni di svago e socialità. Per quanto concerne infine il

settore residenziale sono di maggior valore appartamenti che hanno buone metrature, un balcone o spazio esterno verde, la possibilità di una camera in più per la Dad o per lo smart working, in posizione centrale o comunque ben servita dai mezzi e – ancor più fondamentale – da una buona connessione Internet. Chi possiede un appartamento di questo tipo ha decisamente maggiori opportunità di trarne un buon reddito. Per quanto riguarda le tipologie di richieste oggi sono gli affitti brevi e le locazioni transitorie ad essere maggiormente richiesti e quindi a dare maggiore garanzia di reddito, a patto di seguire correttamente le complesse norme di legge e gli accordi territoriali che regolano i due distinti settori. “Tutto questo – commenta Capodiferro – ci fa dire che, dopo questo anno e mezzo di pandemia, i parametri sono cambiati e, fuori da questi, l’immobile può scendere di valore, a volte anche velocemente”. In definitiva quindi il mattone appare ancora un bene rifugio, a patto però che chi si trova a gestirlo sia informato e consapevole. Il fai da te, come quasi sempre accade, nasconde rischi e pericoli e affidarsi a chi ha esperienza e conoscenze rende tutto più semplice e più proficuo. Una veduta aerea di Varese

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ECONOMIA

a Varese

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UNIVERSITÀ

Strategie

PER UN TURISMO SOSTENIBILE Alessia Lazzarin

Il 14% dei rifiuti globali deriva dall’attività turistica. Da una ricerca svolta dalla LIUC – Università Cattaneo emerge quanto sia importante, se non indispensabile, investire, velocemente, nella sostenibilità anche in questo settore. Servono nuove idee. Distribuire i turisti durante tutto l’anno per evitare il sovraffollamento o puntare sui borghi per lo sviluppo di nuove attività culturali, per i ricercatori dell’ateneo di Castellanza, potrebbero essere dei buoni punti di partenza

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er un settore, come più grave è che, se non si interviene quello del turismo, che subito, il rischio di un danno rappresenta il pilastro ambientale irreversibile è molto economico di molti Paesi, elevato. Secondo Unep, la non ultimo l’Italia, United Nations Environment, presto o tardi, arriva il momento infatti, entro il 2050 si di fare il punto della situazione assisterà ad un aumento e di mettere sul piatto della del 154% del consumo bilancia effetti positivi ed effetti di energia, del 131% delle negativi. Soprattutto in una fase emissioni di gas serra, del storica in cui l’impegno 152% del consumo di verso la salvaguardia acqua e ben del 251% dell’ecosistema è dello smaltimento dei sempre più alto. Se da rifiuti solidi. La possibile, un lato, il comparto e ormai sempre più turistico, a livello obbligata, strada da globale, rappresenta percorrere è quella della il 10% del Pil, il 7% sostenibilità. “Se ben delle esportazioni progettato e gestito, il e dà lavoro ad una turismo può contribuire persona su dieci, a proteggere e preservare Niccolò Comerio dall’altro genera il patrimonio naturale e letteralmente una culturale da cui dipende; quantità industriale in caso contrario, un di rifiuti. Ma la cosa eccessivo numero di

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viaggiatori può rappresentare una minaccia per l’ecosistema” sostiene Niccolò Comerio, ricercatore della LIUC – Università Cattaneo che ha portato avanti, insieme al collega Fausto Pacicco e al professore Massimiliano Serati, una ricerca approfondita sul turismo e sulla gestione dei rifiuti, che ha visto anche la scrittura di un articolo scientifico dal titolo “Tourism and waste management: an analysis of municipal solid waste”, pubblicato dall’International Journal of Tourism Research. Il testo analizza la complessa interdipendenza tra la crescita dell’attività turistica e la generazione di rifiuti solidi urbani all’interno della prefettura giapponese di Wakayama. La scelta di analizzare questo territorio deriva dal fatto che, per un decennio, il Giappone ha investito fortemente nello sviluppo del settore turistico, nell’ottica delle Olimpiadi


Firenze, Uffizi

Tokyo, National Stadium

2020, slittate poi al 2021 causa pandemia. A questo si aggiunge la volontà di valorizzare le aree più rurali e meno frequentate dai turisti internazionali, come appunto la prefettura di Wakayama. “I principali risultati rivelano un effettivo aumento della quantità di scarti in risposta a una crescita dei flussi turistici, confermando così l’importanza di sviluppare una strategia più green ed equa possibile, soprattutto in tutte quelle destinazioni le cui economie ne sono fortemente dipendenti” continua Comerio. È indispensabile, per fare un esempio valido per tutti, allinearsi, il prima possibile, con gli obiettivi

stilati dall’Onu per lo sviluppo sostenibile, puntando sulla riduzione degli sprechi di cibo “visto che la metà dei rifiuti del settore turistico sono riconducibili proprio agli alimenti”, sottolinea il ricercatore della LIUC. È importante, poi, tenere bene a mente il target fissato dall’Unione Europea: entro il 2025 ci si prefigge un riciclo del 65% e del 70% entro il 2030. “Occorre monitorare la sostenibilità del settore turistico anche per non compromettere il raggiungimento di questi obiettivi”. Numerosi studi hanno esplorato alcuni dei possibili effetti negativi che sono soliti accompagnare una crescita eccessiva

delle attività turistiche: bolle nel settore immobiliare, rischi crescenti di deindustrializzazione in altri comparti, disturbi alla popolazione residente e problemi ambientali. Ma anche “overturismo”, un fenomeno che, prima della pandemia, ha messo in ginocchio alcune capitali italiane come Venezia, Roma e Firenze. La soluzione a questo problema va ricercata nella pratica del turismo sostenibile: “È diventato sempre più popolare e i costi connessi alla crescita di questo settore hanno attirato una crescente attenzione da parte dei ricercatori accademici. Tra le potenziali minacce all’ecosistema, la generazione di rifiuti solidi può essere considerata una di quelle attualmente meno studiate, sebbene essa rappresenti uno degli impatti più visibili delle strutture ricettive sull’ambiente” informa Comerio. Il 14% dei rifiuti di tutto il mondo deriva proprio dal turismo. È importante promuovere un’attività turistica sostenibile. Un’attività turistica che rispetti, in primo luogo, la popolazione locale, poi il territorio, messo a dura prova anche dalle costruzioni delle strutture ricettive che sottraggono suolo all’ambiente. “Serve investire maggiormente in questa direzione”. Per troppo tempo, secondo Comerio, “si è guardato solo all’aspetto economico. Alla presenza dei tanti turisti che portavano ricchezza e alla forza lavoro generata dal settore”. Per arginare questi effetti negativi, qualche soluzione arriva proprio dall’ateneo: è possibile ripartire il flusso turistico durante tutto l’anno, evitando i picchi nei mesi invernali ed estivi, che provocano sovraffollamento. Oppure, distribuire le attività culturali in più città. Gli Uffizi di Firenze hanno dislocato le opere artistiche nei borghi intorno al capoluogo toscano. Questo permette di conoscere luoghi sconosciuti ai più, favorendo quindi il turismo e riducendo, allo stesso tempo, l’enorme flusso di turisti in un unico luogo. 47


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SCIENZA & TECNOLOGIA

Il volo sostenibile

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ualsiasi azienda nel mondo che voglia costruire un velivolo può andare solo da quattro o cinque operatori sul mercato in grado di progettare e produrre un sistema di gestione carburante completo. Uno di questi siamo noi”. L’ultima in ordine di tempo a rivolgersi alla Secondo Mona, dando prova di quanto dietro le parole d’orgoglio dell’Amministratore Delegato dell’impresa aeronautica di Somma Lombardo, Claudia Mona, ci sia sostanza, esperienza e affidabilità, oltre che tanta tecnologia e conoscenza, è stata la società degli Emirati Arabi Calidus. Il suo addestratore turboelica in fibra di carbonio B-250 monterà l’impianto combustibile della storica azienda varesina. Una commessa dal valore

di 4 milioni di euro per lo sviluppo iniziale di questo nuovo aereo che verrà utilizzato come addestratore intermedio e per missioni di attacco leggero diurno, missioni di sorveglianza e antiguerriglia. Ma una volta sul mercato, ogni nuovo velivolo che Calidus riuscirà a collocare potrebbe valere per Secondo Mona un aumento di fatturato tra i 150 e i 170mila euro. “L’accordo con Calidus – spiega Claudia Mona – è stato siglato durante il recente Dubai Air Show dove eravamo presenti nello stand Aiad-Ice insieme a tutto il Lombardia Aerospace Cluster e dimostra come Secondo Mona non sia solo un operatore di riferimento per il mercato italiano e il suo big player Leonardo, ma rappresenti ormai

da tempo una realtà in grado di presidiare tutti i più importanti programmi internazionali”. Anche in questo caso alle parole seguono i numeri: tipicamente solo il 30% del fatturato è legato al mercato italiano, il restante e preponderante 70% è costruito sull’export. Gli addestratori M-346 ed M-345 di Leonardo, così come tutti i suoi elicotteri, tra cui il campione di vendite AW139, nonché il convertiplano AW609; le Frecce Tricolori (MB-339); il caccia europeo Tornado; l’aereo da combattimento Eurofighter Typhoon; l’aereo da trasporto tattico C-27J. Questi sono solo alcuni dei velivoli, quelli più noti in Italia, su cui sono montati i sistemi della Secondo Mona. Ma già solo oltrepassando il confine con la Svizzera e guardando al comparto della business aviation, anche i principali e più recenti aerei della Pilatus, quali ad esempio Gruppo pompe combustibile per addestratore

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SCIENZA

SECONDO MONA

Stabilimenti Secondo Mona a Somma Lombardo

il PC-24 o il PC-12 NGX volano con prodotti della Secondo Mona. In Germania il dirigibile della storica azienda Zeppelin che porta i turisti in volo sopra al lago di Costanza è equipaggiato con tecnologie Secondo Mona. Prodotti all’avanguardia, che hanno fatto la storia anche recente del volo e che solcano i cieli di tutto il mondo. “Il nostro lavoro – spiega Claudia Mona – è quello di progettare, produrre e mantenere con un affiancamento post-vendita tutti quei sistemi ed equipaggiamenti che gestiscono il combustibile a bordo di un velivolo. E dunque: il rifornimento, l’alimentazione, la misurazione della quantità e la distribuzione. Parliamo di pompe, eiettori, valvole, sonde di misura e scatole elettroniche di controllo. Quello che riusciamo a fare è fornire ai costruttori il sistema con tutti i suoi equipaggiamenti chiavi in mano e pronti per essere installati sulla linea di montaggio del velivolo”. Un core business che, nel tempo, grazie 50

al know-how maturato, si è evoluto verso altri prodotti attualmente più di nicchia in termini di volumi sul fatturato dell’azienda. “Tra queste linee di prodotti che sviluppiamo a latere e sempre su richiesta specifica dei costruttori di velivoli ci sono, ad esempio, azionatori speciali di tipo elettromeccanico o idraulico per specifiche funzioni di bordo come quelli per far ripiegare la coda o le pale degli elicotteri da imbarcare sulle navi, o ancora quelli per i verricelli di recupero montati sugli elicotteri per le attività di ricerca e soccorso. Collaboriamo anche alla realizzazione di alcuni sottoassiemi dei grandi carrelli di atterraggio per gli aerei passeggeri come ganci o sottoassiemi retrattili”. Un’avventura, quest’ultima, partita quando la Boeing ha deciso di aprirsi a forniture anche fuori degli Stati Uniti e di allargare a livello globale il proprio parco fornitori per la realizzazione del suo nuovo e innovativo aereo a lungo raggio B787 Dreamliner: “I nostri equipaggiamenti

per i carrelli sono oggi installati sia sui B787, ma anche sui nuovi aerei commerciali di Airbus come l’A350 e l’A320”. Altro prodotto iconico che prende vita negli stabilimenti ormai centenari di Somma Lombardo è il sistema che gestisce i fumi delle Frecce Tricolori. Lo spettacolo del verde, bianco e rosso che colora i cieli durante le esibizioni della nostra pattuglia acrobatica è reso possibile proprio dalla tecnologia della Secondo Mona. E sono proprio le evoluzioni degli MB-339 dell’Aeronautica Militare Italiana che danno il senso della complessità del lavoro dell’azienda guidata dalla famiglia Mona. Un sistema di gestione del carburante di un aereo non è tecnologicamente proprio come un serbatoio di un’automobile. “Il nostro compito – spiega con parole comprensibili anche ai più profani il responsabile Business e Technology Development dell’azienda, Ermanno Fossa – è quello di permettere al velivolo di ‘raschiare


continuamente il fondo del barile’. Pensiamo proprio alle Frecce Tricolori e alle loro evoluzioni. Tutti movimenti che spostano il carburante stipato in ognuno dei vari serbatoi presenti sul velivolo. L’alimentazione al motore deve essere costante. E non devono rimanere residui non consumabili, se non minimi, nei serbatoi. Gli sprechi non sono ammessi. Anche da qui passa la sostenibilità”. Il volo sostenibile è proprio uno dei fronti su cui la Secondo Mona è impegnata: “Ridurre l’impatto sull’ambiente di aerei ed elicotteri vuol dire prima di tutto ridurre le emissioni. E per diminuire le emissioni bisogna rendere più efficiente il consumo di carburante per ore di volo e numeri di passeggeri. Prima ancora di sviluppare nuove tecnologie già allo studio come l’elettrico, l’ibrido o l’idrogeno, la vera sfida passa da qui”, chiarisce Claudia Mona. “Questo si concretizza - precisa Ermanno Fossa - anche con l’impiego, fin dalla progettazione, di materiali innovativi, più leggeri e che non necessitano di finiture impattanti sull’ambiente, come i tecnopolimeri con resistenze paragonabili a quelle delle leghe metalliche e anche con componenti virtualmente a vita infinita, progettati per operare senza Innovative pompe combustibile

­ manutenzione per tutta la durata del velivolo, piuttosto che con componenti completamente compatibili con i combustibili non di origine fossile, i cosiddetti Saf (Sustainability Aviation Fuels), ormai in uso nell’aviazione civile e che garantiscono una significativa riduzione di emissioni”. Proprio per questo la Secondo Mona è presente sui principali progetti di ricerca europei legati al programma Clean Sky 2 per lo sviluppo di tecnologie in grado di rendere più interconnessa digitalmente e più sostenibile l’attività di volo. Due, in particolare, quelli che vedono giocare un ruolo di primo piano dell’azienda di Somma Lombardo. Il primo è quello di Leonardo

chiamato “Next Generation Civil Tiltrotor” per progredire ulteriormente nello sviluppo di convertiplani per utilizzi civili, ossia i velivoli in grado di comportarsi sia come un aereo, sia come un elicottero. Il secondo programma è quello guidato da Airbus per lo sviluppo di un elicottero veloce: “Racer”. Due esempi che danno il senso dell’impegno della Secondo Mona per la sostenibilità nell’industria aerospaziale. Non finisce, però, qui. Negli stabilimenti sommesi dell’azienda, infatti, le menti sono già all’opera per contribuire ai progetti che stanno già oggi sviscerando lo sviluppo di sistemi ibridi e dell’idrogeno per alimentare gli aerei al posto degli idrocarburi. “La nostra non è solo un’attività meccanica”, spiega Ermanno Fossa: “Noi sviluppiamo anche i software per la gestione del carburante. Sistemi informatici che siamo chiamati ad adattare anche per l’alimentazione elettrica oppure ad idrogeno degli aerei e degli elicotteri del futuro”. Come dire: accettiamo il guanto di sfida che la modernità sta lanciando a tutto il settore. Ben sapendo, però, che la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche attaccamento alla comunità di riferimento. “Non abbiamo mai voluto delocalizzare”, sottolinea l’Ad Claudia Mona. “Oggi la Secondo Mona dà lavoro a 320 persone e nel 2020 abbiamo raggiunto il record di fatturato toccando i 50 milioni di euro, confermati anche quest’anno”. Risultati in termini di volume d’affari e occupazionali di cui si avvantaggia un intero indotto, precisa Claudia Mona: “Siamo il polmone produttivo per una rete allargata di officine meccaniche concentrate tra le province di Varese, Novara e il Verbano. Pmi di cui indirizziamo lo sviluppo tecnologico anche in termini di macchinari e sostenibilità di processo e prodotto”. Il volo del futuro si costruisce con i piedi ben piantati sul territorio. 51


RUBRICHE SU

LUOGHI E BELLEZZA

Le storie di Simone

Foto di Simone Raso

Avanguardia industriale

Le farfalle di Villa Mirabello


TERRITORIO

LE STORIE DI

Simone Silvia Giovannini Foto di Simone Raso

Un privilegio, prima che un mestiere. Il fotografo varesino Simone Raso ci racconta il suo senso della fotografia, in cui bello, etico e utile trovano il punto di incontro. Tra scatti per le imprese, lo sport, il mondo delle onlus impegnate in Africa e tradizioni millenarie come i cacciatori con le aquile della Mongolia

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on scatto fotografie. Racconto storie...” Sapete quando partono le prime note di una canzone inedita del vostro cantante preferito e la riconoscete al volo? Ecco, per un dipinto, un libro, persino un vestito di alta moda e tante altre forme d’arte è così: una firma di talento, si riconosce al volo. Non occorrono le didascalie a svelare l’autore. Ed è così per le foto di Simone Raso, fotografo varesino che del raccontare storie, vere, anche delicate, sicuramente ricche di umanità, ha fatto la sua firma distintiva. Varesino, classe ‘75, “cairolino” - una definizione un po’ snob ma che accomuna molti protagonisti della cultura del territorio - Simone ha una storia professionale che lui stesso definisce “strana”.

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Quali sono le tappe fondamentali di questo percorso? C’è sempre una storia che vale la pena raccontare. La mia, in particolare, è segnata da tre progetti. Il primo è quello legato a Slums dunk onlus nata nel 2014: un nome gioco di parole che piacerà ai cestisti, per un progetto voluto dai giocatori Bruno Cerella e Tommaso Marino per migliorare le condizioni


di vita dei bambini e dei ragazzi che vivono nelle aree economicamente e socialmente degradate dell’Africa. La onlus ha costruito il suo primo campo di pallacanestro nella baraccopoli di Mathare a Nairobi in Kenya dove il 50% della popolazione è composta da under 18 che risiedono in condizioni d’isolamento, con accessi limitati ai servizi primari come acqua, elettricità e servizi igienici. Slums Dunk ha usato lo sport come strumento sociale, attivando una scuola di minibasket, garantendo il libero accesso al campo e supportando l’educazione alle life skills in 10 scuole informali della baraccopoli con il coinvolgimento di circa 1.000 ragazzi. Attorno al campo è nata una vera e propria comunità. Il mio ruolo è stato quello di far vedere come il basket possa offrire una nuova possibilità attraverso il linguaggio della fotografia utile. Da lì sono nate altre idee: ho iniziato a guardare

attorno al villaggio e ne sono uscito per raccontare cosa si trovava al di fuori. Ho dovuto ovviamente cambiare linguaggio e tecnica ma anche approccio. Innanzitutto, mi sono fatto accompagnare da due guide, fixer, che già conoscevo. Non volevo raccontare stereotipi o atteggiarmi come se fossi un visitatore allo zoo: era importante, anche se difficile, far comprendere il progetto alle persone per entrare in sintonia, creare una interazione con i protagonisti. Il lato etico è estremamente importante per me: volevo ritratti, non scatti

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TERRITORIO

SIMONE RASO

rubati. Ho potuto quindi realizzare ritratti di persone, soprattutto bambini, realizzati con una luce flash che desse risalto al soggetto. Il tutto con strumenti di lavoro semplici, piccoli e discreti che non infastidissero le persone. Presentarsi in una baraccopoli con uno strumento vistoso sarebbe stato controproducente. Anche la seconda esperienza riguarda la fotografia utile? Il secondo progetto è legato ad un’altra onlus, Cuore Fratello, che raccoglie fondi per mandare medici, in particolare cardiochirurghi pediatrici, in svariate parti del mondo tra cui Shisong, in Camerun, dove è stato realizzato il primo Centro di Cardiochirurgia di tutta l’Africa Centro Occidentale. Una struttura che serve un bacino di utenza di 200 milioni di persone ed è dedicata prevalentemente ai bambini. Sono partito con i medici e lì ho realizzato un vero e proprio reportage per una campagna pubblicitaria destinata a raccogliere fondi per organizzare altre spedizioni. Se in Kenya il mio compito era divulgativo, in questo caso, il valore della fotografia, la sua utilità nel sociale, mi metteva una grande responsabilità: il racconto doveva muovere le coscienze e portare alla raccolta fondi per raggiungere altri risultati. Un’esperienza forte in ogni senso: una lotta contro il tempo per i medici, ma anche per realizzare gli scatti. Parte del racconto passa dalla difficoltà, dalla fatica, stanchezza e, a volte, disperazione dei medici fino alla gioia vera per Simone la guarigione di un bambino. Una di queste immagini è Raso stata tra le finaliste del Festival della fotografia etica di Lodi. Anche in questo caso, da un punto di vista tecnico, mi sono dovuto ingegnare: ad esempio, data la scarsa luminosità dell’ambiente ho usato, per rischiarare, la luce del cellulare. Si può dire che hai viaggiato parecchio... All’inizio della mia carriera per l’ente del Turismo del Sudafrica ho realizzato una campagna pubblicitaria che associava le immagini alle frasi pensate da persone comuni per un ipotetico diario di viaggio. È da lì che è nata una avventura professionale che mi ha permesso di viaggiare moltissimo. Ho avuto la possibilità di vivere esperienze che non tutti possono fare: dal volare in mongolfiera sul deserto del Kalahari a fotografare i gorilla in Uganda o l’aurora boreale, sdraiato sul ghiaccio, o a immergermi con lo squalo bianco. Turistico, ma certamente particolare, è il terzo progetto di cui parlavo, quello che mi ha portato ad uno scatto “fortunato” premiato al concorso “The Great Outdoors” organizzato dalla rivista statunitense PDN (Photo District News). Un racconto legato alla tradizione millenaria dei cacciatori con le aquile della Mongolia e del rapporto straordinario tra l’uomo nomade e l’animale. Sono state per me due settimane di viaggio fisicamente impegnative per incontrare piccolissime e affascinanti comunità di cinque, sei persone che vivono in tenda e raccontare il loro modo di vivere, entrando nelle loro “case”. Sei stato dappertutto ma la passione è nata “in casa”. All’inizio della mia carriera mi occupavo di tutt’altro: ero consulente IT. Mio padre, che molti ricorderanno come insegnante al Liceo Cairoli, era appassionato di fotografia aeronautica e mi portava a bordo pista. Oggi quell’esperienza è diventata lavoro: collaboro con la più importante e nota industria del settore aerospaziale nazionale, Leonardo, e le foto non le faccio più a bordo pista ma in volo! Collaboro poi con molte imprese 56

del territorio e non: Lindt e Harley Davidson sono nel mio portfolio, solo per dare un paio di nomi noti. Ma anche professionisti come Roberto Valbuzzi, per il quale ho realizzato le foto del libro. Senza dimenticare tutto il mio percorso legato allo sport. Dalle 4 stagioni con Pallacanestro Varese al docufilm “Parigi 1999 - Vent’anni dopo”, realizzato con Alessandro Mamoli, per citare due esperienze su tutte. Ovviamente, in ogni campo, non lavoro da solo: il team e le relazioni con i colleghi per me sono fondamentali. Visto che realizzi foto industriali, vorresti dare qualche suggerimento alle imprese e agli aspiranti fotografi in generale? Le persone oggi vogliono giustamente sapere, conoscere, formarsi. È per questo che, durante la pandemia, ho aperto l’Accademia on line di fotografia. Per dare un consiglio, però, parto dal mio stile. Il mio intento è realizzare un linguaggio fotografico che trasmetta la forza e la potenza, come per gli atleti in campo anche per tutti i tipi di fotografia. Nell’evento sportivo, se ci riflettete, emozione e delusione fanno la differenza rispetto al gesto atletico in sé e trasmettono qualcosa. L’obiettivo è quindi raccontare atmosfera, emozione e persone di un certo tipo. Il consiglio è sempre quello: raccontare una storia. Con un’attenzione. Il fotografo è un grande bugiardo: non deve alterare ma, come qualsiasi narratore offre un punto di vista. Decide che parte di realtà raccontare. Ma ovviamente c’è tanto altro. Per quanto riguarda la tecnica, invece, questa deve essere semplicemente funzionale al messaggio: così come nella baraccopoli non potevo portare una attrezzatura complessa, a volte lo scatto di uno smartphone può emozionare. Dipende da che tipo di obiettivo ci si pone. Poi una raccomandazione più pratica: stampare sempre le foto per toccare con mano quello che si è scattato. Ma, soprattutto, un consiglio più di ampio respiro: la fotografia oggi si consuma, invece può essere utile.

simoneraso.me


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TERRITORIO

QUANDO LA CONSULENZA

fa bene al territorio Redazione Varesefocus

Ambiente, inclusività, cultura, parità di genere, educazione, gestione delle emergenze. Questi i fronti che vedono impegnata Fondazione Deloitte. Una realtà che opera anche in provincia di Varese con il supporto all’iniziativa di Aias Busto Arsizio “Servizio Rete Neonato” (Se.re.ne)

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e sfide che ci attendono sono avvincenti. Vogliamo continuare a perseguire i principi fondanti che ci caratterizzano, guardando sempre di più al futuro, con attenzione particolare all’ambiente, all’inclusività, alla cultura, alla parità di genere, all’educazione e alla gestione delle emergenze. Abbiamo in corso e in programma molteplici iniziative di rilievo”. Anche in provincia di Varese. Deloitte non è solo uno dei più importanti gruppi internazionali di consulenza e revisione al mondo, una delle cosiddette “Big Four”. Deloitte è anche una Fondazione. Il Presidente di Fondazione Deloitte è da pochi mesi Guido Borsani che ha raccolto il testimone da Paolo Gibello. Per cinque anni alla guida di una realtà che, come spiega oggi Borsani, vuole sempre di più impegnarsi per i territori e le loro comunità di riferimento: “Nel 2021 siamo partiti con un’iniziativa congiunta tra Deloitte e Fondazione Deloitte: è nato Volunteer Hub, il primo progetto strutturato di volontariato aziendale di Deloitte in Italia. Grazie a questo progetto infatti tutte le nostre persone, durante l’orario di lavoro, potranno impiegare le proprie competenze per dare un contributo attivo alla comunità in cui viviamo e operiamo”. Non solo aziende, dunque. Qual è il rapporto di Fondazione Deloitte con il territorio del Varesotto? Deloitte è un network globale, presente in 150 Paesi al mondo, ma con una presenza capillare sul territorio e uno stretto rapporto con tutti gli interlocutori, dalle istituzioni fino ai cittadini. Questa caratteristica si riflette anche sull’operato di Fondazione Deloitte, in grado di mettere in campo

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molteplici iniziative su cultura, educazione, ricerca. Un valido esempio, per spiegare in concreto tutto questo, è rappresentato anche dal supporto di Fondazione Deloitte e Studio Tributario e Societario Deloitte al progetto Se.re.ne di Aias Busto Arsizio. Di cosa si tratta nello specifico? Il Servizio Rete Neonato (Se.re.ne) è Guido Borsani stato pensato come punto di riferimento per moltissime famiglie del territorio varesino. Lo slogan che accompagna l’iniziativa è molto significativo: ‘Ogni volta che nasce un bambino... nascono dei genitori’. Il progetto prevede due linee di intervento. La prima si concentra su incontri individuali in un contesto non medicalizzato, per famiglie con figli che non necessitano di intervento sanitario immediato, ma per i quali si ritiene utile un monitoraggio e un supporto nei primi mesi di vita; la seconda prevede incontri domiciliari mensili per neonati


infatti donato ulteriori 50.000 mila euro. La donazione complessiva è quindi di 100.000 euro. La risposta delle nostre persone a questa campagna è andata oltre le nostre aspettative e rispecchia la grande sensibilità collettiva nei confronti di una situazione così grave.

e bambini da 0 a 3 anni, con patologie complesse e/o disabilità, con conseguente presa in carico neuropsichiatrica. In certi momenti il supporto alle famiglie è fondamentale e l’iniziativa è stata ideata proprio per questo. L’headquarter Deloitte si trova ovviamente a Milano, ma è presente una sede anche a Varese? Perché? Sì, è stata inaugurata nel dicembre 2019 perché il tessuto imprenditoriale varesino, votato all’export e attento all’innovazione, rappresenta per noi un riferimento importante per portare avanti un percorso di crescita condiviso. Complessivamente le nostre sedi in Italia sono 24 e nello specifico a Varese lo Studio Tributario e Societario Deloitte e Deloitte Legal si pongono come interlocutori per un servizio globale di assistenza e consulenza fiscale, legale e societaria, come nel caso di problematiche legate al passaggio generazionale o a supporto delle aggregazioni imprenditoriali.

“Nel 2021 siamo partiti con un’iniziativa congiunta tra Deloitte e Fondazione Deloitte: è nato Volunteer Hub, il primo progetto strutturato di volontariato aziendale di Deloitte in Italia. Tutte le nostre persone, durante l’orario di lavoro, potranno impiegare le proprie competenze per dare un contributo attivo alla comunità in cui viviamo e operiamo”

Ha parlato di inclusione, parità di genere, valorizzazione, education. Su questi fronti, sempre più importanti anche per le imprese varesine, come vi state muovendo? A Milano, grazie al supporto del Comune, Andando oltre il territorio, in quali progetti di solidarietà internazionale Fondazione Deloitte è impegnata in un’iniziativa siete impegnati? che porterà alla realizzazione della prima Rispondendo con tempestività all’appello urgente lanciato da UNHCR scultura su suolo pubblico milanese dedicata a per l’Afghanistan, la Fondazione ha donato all’Agenzia ONU per i Rifugiati una donna della scienza. una somma iniziale di 50.000 euro. Questa somma è stata raddoppiata La figura che abbiamo scelto è Margherita grazie alla straordinaria generosità delle persone di Deloitte che hanno Hack, ricercatrice instancabile e pioniera nel suo campo, mossa dal desiderio di conoscere e di far conoscere agli altri attraverso un’intensa attività di divulgazione scientifica. Questa Cosa fa Fondazione Deloitte progettualità rientra appieno nell’attenzione che abbiamo rivolto al mondo STEM, ovvero quello Nata nel 2016, Fondazione Deloitte ha realizzato fino ad oggi 40 iniziative, di cui 17 grandi che fa riferimento alle discipline scientifiche, progetti nei campi della cultura, dell’educazione, della ricerca, della sostenibilità ambientale tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. e della parità di genere con il coinvolgimento di oltre 9.000 persone del network Deloitte Si tratta di competenze sempre più richieste e e un impegno condiviso con circa 9.500 clienti. Nell’esercizio fiscale 2021 (giugno 2020 che sono state al centro della prima edizione – maggio 2021), Fondazione Deloitte ha sostenuto e collaborato con realtà del calibro di dell’Osservatorio di Fondazione Deloitte, Fondazione Cometa, Mudec, l’Università di Tor Vergata, UNHCR, Politecnico di Milano, Pangea e Mus-e. Fondazione Deloitte ha un obiettivo che definisce “un sogno”: contribuire volto a promuovere proprio l’importanza a migliorare il mondo attraverso la bellezza, il progresso e il sostegno a chi è bisognoso. Tre dell’educazione e della formazione sulle materie tecnico-scientifiche come strada da seguire per gli ambiti in cui ha scelto di impegnarsi: cultura e beni culturali; educazione, istruzione e ricerca; emergenze, di carattere nazionale e internazionale. le nuove generazioni. 59


STORIA

industriale Maria Grazia Gasparini

La responsabilità sociale d’impresa della Poss. Il welfare aziendale della De AngeliFrua. La nascita come vera e propria startup in puro stile Silicon Valley della Fimi. Tre aziende che hanno fatto la storia della manifattura saronnese raccontate nel nuovo libro di Giuseppe Nigro, Direttore del Museo Mils. Tre imprese apripista che già agli inizi del Novecento posero le basi di dinamiche tipiche dell’industria moderna e dei suoi trend di sviluppo, soprattutto sociali

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icordare il passato fa bene alla nostra memoria e alla nostra coscienza, aiuta a riflettere sul modo di vivere delle generazioni passate e se ne possono trarre considerazioni e consigli per il futuro. È questa la lezione più grande che si evince dalla lettura del libro “Storie di impresa in Lombardia dall’800 al Secondo Dopoguerra” che il professor Giuseppe Nigro di Saronno, ha presentato alla fine di novembre al Mils - Museo delle Industrie e del Lavoro Saronnese, di cui è diventato da pochi mesi anche il direttore. Parla di tre grandi aziende: Poss, De Angeli-Frua e Fimi/Phonola, che hanno fatto parte della storia industriale del territorio. Un libro scritto in modo fluido, da leggere come fosse un romanzo. Questo è l’11esimo quaderno edito da questo

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piccolo ma interessantissimo Museo saronnese che racchiude nei suoi spazi, a ridosso dell’area delle Ferrovie Nord Milano, un concentrato della civiltà del lavoro del passato industriale di questo territorio. Uno scrigno di cultura industriale che mette in mostra la storia di realtà che hanno cambiato radicalmente il volto di alcuni paesi e il loro ambiente, le cui gesta rivivono per merito proprio del lavoro degli storici che ne ricordano le imprese, il lavoro e la socialità. Daniele Pozzi, docente della LIUC-Università Cattaneo, dove insegna storia economica, non ha dubbi nel commentare la pubblicazione: “La storia è un ponte che porta al futuro del lavoro”. Ed è proprio questa la chiave di lettura delle storie raccontate nel libro, tutte collegate da un’idea comune: la valorizzazione del lavoro attraverso l’industria. È il caso dei Poss, originari del Tirolo, che sono giunti a Milano e hanno messo radici nell’ambiente dell’alta Brianza in zone che allora erano dedite solo all’agricoltura, impiantando stabilimenti che hanno occupato tutte le persone in grado di lavorare. La responsabilità sociale dell’impresa De AngeliFrua può, invece, definirsi un modello all’avanguardia e di welfare aziendale. Non era paternalismo industriale ma un’idea innovativa e futurista che ha permesso un percorso di crescita sociale e umana. La Fimi/Phonola nacque, invece, con tutti i canoni di quella che oggi chiameremmo startup, con idee nuove e avanzate che


stravolsero il sistema allora in atto. Storie d’avanguardia manifatturiera che cedono oggi il testimone al presente. “La ricerca storica - è la convinzione di Giuseppe Nigro - potrebbe apparire, a prima vista, come una ricerca rivolta al passato. Non è così. Contrastare la perdita dell’identità della cultura industriale è un primo motivo di arricchimento da cui partire per costruire il nuovo futuro economico delle nostre comunità”.

La storia della famiglia Poss

Da qui l’importanza di questo libro, in cui si evidenzia la realtà del “villaggio rurale industriale” che agli inizi del ‘900 trasformò rapidamente i borghi agricoli in paesi produttori. Emilio Poss aveva trovato in Saronno un terreno “vergine” ancora povero, perché l’agricoltura languiva e proprio questo contesto gli avrebbe permesso di costruire un’industria e far crescere l’impresa senza rivali. Nel 1879 le Ferrovie Nord Milano collegarono Milano con Saronno fino a Mendrisio e da lì nacquero nuove opportunità per il trasporto delle merci. Innovativa fu anche la costruzione della fabbrica, con un’estensione orizzontale degli spazi suddivisi nei diversi reparti con la novità del tetto “shed”, un tipo di copertura con il quale si riesce a ottenere un’illuminazione diurna molto uniforme. Nel 1894 si costituì a Milano la prima Associazione fra gli industriali cotonieri e Borsa cotoni. In quell’anno le aziende associate furono 68. Emilio Poss trasformò i contadini in operai. La Seconda guerra mondiale coinvolse quest’azienda e la ripresa fu lenta ma costante: negli anni ‘50 lo stabilimento saronnese occupava 9.000 metri quadrati tra coperti e scoperti con 100 telai di ultima generazione. Nei tre stabilimenti Poss (Uboldo e Cesate) lavoravano 1.500 persone. La storia si

ripete. Negli anni ’60 ci fu la crisi del settore quando dalla Cina di Mao, dalla Corea del Sud e dal Pakistan, arrivò la concorrenza dei prodotti a basso prezzo che invasero l’Europa. Con la terza generazione si esaurisce la storia della famiglia Poss in ambito industriale cotoniero.

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STORIA

AVANGUARDIA INDUSTRIALE A SARONNO

La De Angeli-Frua

La seconda storia del libro riguarda la ditta Zerbi, che stampava tessuti e che era attiva dal 1904. Prossimo al fallimento, Zerbi cedette l’attività a Giuseppe Frua che aveva sostituito Ernesto De Angeli nelle sue attività precedenti. Un personaggio di rilievo fu il barone Eugenio Cantoni che la rilevò e che scommise sul De Angeli, appena ventenne, mettendolo alla direzione dell’azienda. Accanto all’impegno politico, De Angeli aveva l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei suoi dipendenti. Promosse la Cassa previdenza per gli operai, costruì un intero villaggio con abitazioni decorose, l’asilo, la mensa e attività ludiche oltre ad un ambulatorio medico con prestazioni odontoiatriche. Insieme a Giuseppe Frua creò una scuola professionale per selezionare i migliori elementi. Era nata una cittadella del lavoro e la fabbrica fu recintata con un imponente muro che serviva a separare i capannoni dal centro abitato. L’azienda funzionava bene e, nel 1947, furono trasferiti dalle fabbriche di Milano parte dei 4.500 dipendenti. Si dotò anche di un corpo autonomo di pompieri per far fronte a eventuali incendi. Un modello di welfare aziendale che trovò a Saronno piena attuazione. La sirena della De Angeli Frua suonava 8 volte al giorno: 7.40 sveglia, 7.45 richiamo e alle 8 inizio del lavoro. Le altre scandivano i turni. Negli anni ‘90, la grande area della De Angeli-Frua, che fu conosciuta poi come Cantoni, chiuse i battenti. Dopo decenni di abbandono, l’area Cantoni, quella delimitata dal grande

muraglione, si sta in questi mesi trasformando e cambierà il volto di un intero quartiere.

La Fimi/Phonola

Terza storia del libro di Nigro è la Fimi. L’apertura nel 1923 della centrale elettrica di Vizzola Ticino fu l’impulso principale. Massimo Valentini, giovane meccanico, e Antonio Gasparini elettrotecnico, la fondarono con idee innovative ma fu Giannino Corbellini che la potenziò con nuovi capitali e con senso imprenditoriale avanzato. Tra una crisi economica e l’altra, frequenti anche in quegli anni, l’idea fu di produrre “la radio”. Agli inizi degli anni ’30 in Inghilterra c’erano 6 milioni di abbonati e in Italia poco più di 134.000. Ostacoli politici di tutti i generi non fecero desistere la Fimi che aumentò il proprio successo migliorando costantemente il prodotto e combattendo la concorrenza straniera, con l’evoluzione dello stesso. Un famoso manifesto ritraeva una sofisticata signora in ascolto, distesa su una chaise dormeuse. Il costume cambiava e nascevano nuove forme di pubblicità che si impadronivano dell’immagine femminile. Ritorna anche nella Fimi/Phonola il grande personaggio di Alessandro Poss - il cotoniero protagonista della storia del cotonificio - che ne divenne Presidente nel 1941 acquisendo di fatto l’azienda. Morirà nel 1957 all’età di 81 anni. La generazione dei Poss proseguì col figlio Emilio in sostituzione del padre mentre l’altro figlio restava nell’altra azienda di famiglia. Il mercato cambia e l’azienda si adegua rinnovando le produzioni. Emilio Poss fu presidente fino al giugno 1970 quando la Fimi/Phonola fu salvata con l’ingresso del gruppo Philips. Oggi producono monitor per la sanità ed è parte del gruppo multinazionale Barco. La storia continua.

Il Museo Mils di Saronno l Mils - Museo delle Industrie e del Lavoro Saronnese si trova in via don Griffanti n. 6 a Saronno. È aperto nei giorni di martedì (dalle ore 15 alle 17), di giovedì (14.20-16.30), di sabato (15-18) e di domenica (dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30). Per informazioni, email: milsmuseo@gmail.com; telefono: 02.9607459. Ingresso libero.

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ARTE

I nuovi modi

DI “VIVERE” L’ARTE Luisa Negri

Da una parte la realtà virtuale e aumentata. Dall’altra tecnologie di esperienza immersiva. Anche nei musei varesini la pandemia ha fatto da acceleratore di progetti già in cantiere che stanno cambiando radicalmente l’approccio alla fruizione di opere, collezioni, esposizioni e singoli quadri. Gli esempi di Villa Mirabello, del Museo Castiglioni di Villa Toeplitz, del Museo Baroffio e del Museo Pogliaghi al Sacro Monte Ologrammi durante una mostra al Museo Castiglioni

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ealtà virtuale, realtà aumentata o realtà immersiva? La distinzione tra le tre forme di fruizione multimediale, applicata a musei, teatri, eventi e spettacoli destinati al pubblico, la lasciamo agli addetti ai lavori. Ci interessa piuttosto la meraviglia di una tecnologia che, ovunque ci troviamo, consente di poter entrare ad esempio al Louvre, girando per le sale, ammirandone le opere e conoscendone la storia. Certo ricorderemo il Covid come una peste del XXI secolo: una sofferenza e una guerra che ha, almeno in parte, bruciato le speranze dei più giovani. Ma tutti penseremo sempre con gratitudine ai mezzi che hanno aiutato a confrontarci, informarci e sollevare il morale. Contribuendo anzi all’elevazione dei nostri animi nel farci immergere, come pellegrini in cerca di redenzione, nel lavacro dell’arte e della cultura. Un salto di qualità soprattutto nel nostro bel Paese. Tra i primi ad accorgersi di questa possibilità è stato il direttore dei Musei degli Uffizi, Eike Schmidt. Ha spalancato le porte delle meravigliose stanze fiorentine delle Gallerie e di Palazzo Pitti ai navigatori del web desiderosi di bellezza. Per venire al territorio varesino, dove le imprese multimediali sono all’avanguardia, possiamo dire di essere stati tra i primi a interessarci alle possibilità offerte dalla realtà virtuale, applicata al campo museale. Nel 2017 proprio la rete dei musei varesini ha creato un’intesa coi visitatori desiderosi della realtà aumentata. Fu un primo assaggio. Ma com’è andata? Al Museo di Villa Mirabello - racconta il direttore Daniele Cassinelli - già da prima si era lavorato sul quadro di Eleuterio Pagliano, pittore al seguito di Garibaldi nella guerra di Indipendenza, con un interessante video interattivo, ricco di informazioni e riferimenti aggiuntivi, destinato soprattutto alle scolaresche, e riguardante proprio lo sbarco dei garibaldini a Sesto Calende, nel 1859. L’opera interattiva è tutt’ora nel percorso espositivo della villa con gradimento soprattutto delle scolaresche. Non abbiamo avuto una risposta altrettanto convincente a Villa Mirabello e neppure al Castello di Masnago, con la proposta della realtà aumentata riguardante alcune opere. Ci sta dando invece un miglior riscontro la sala immersiva creata per la mostra in corso nel museo archeologico. “Fino al prossimo anno - racconta Cassinelli - abbiamo la rassegna ‘La civiltà delle palafitte dal 5600 al 900 a.C. L’Isolino Virginia e i laghi varesini’ con una sala immersiva, che ha permesso, è il caso di dirlo, d’immergerci nel mondo subacqueo dove sono custodite informazioni che non arrivano agli occhi e alla conoscenza dei non addetti ai lavori”. Ma non è neppure detto si debba sempre ricorrere alla realtà aumentata. “Se ammiro un Van Gogh - racconta ancora Cassinelli - meglio non essere distratto. Così come la mostra in parallelo ‘Giappone disegno e design’, visitabile fino al prossimo settembre nel castello di Masnago, deve essere raccontata guardando di persona i libri Meiji. Non c’è il timore del calo di visite, a proposito di queste rassegne. Certo la pandemia ha tenuto lontane le persone, ma siamo convinti che ne saremo ripagati. Vorrei dire infine che è ormai cosa acquisita la collaborazione telematica tra musei e fruitori. Si può prenotare a distanza, come si fa per andare al ristorante, e sapere se il museo è aperto, e avere altre eventuali informazioni in tempo reale. Tutto questo aiuta. Il museo diventa un luogo di formazione culturale più vivo e alla portata di tutti. E non ritengo che l’opportunità di poter vedere una mostra da casa tolga la voglia di visitarla in presenza. È vero il contrario”. È d’accordo sulla fondamentale necessità dell’esserci di persona in un museo e della godibilità che questo dà a chi vi si reca anche Marco Castiglioni, anima dell’omonimo museo ospitato nella villa Toeplitz di Varese. Innamorato del suo lavoro, figlio d’arte si potrebbe dire, ha ereditato da papà Angelo

Daniele Cassinelli (Villa Mirabello): “Il museo sta diventando un luogo di formazione culturale più vivo e alla portata di tutti. E non ritengo che l’opportunità di poter vedere una mostra da casa tolga la voglia di visitarla in presenza. È vero il contrario”

e dallo zio Alfredo, entrambi esploratori, la passione e la cocciuta voglia di far conoscere agli altri l’oggetto del loro amore per l’Africa. Oggi è lui, con papà Angelo, a occuparsi del museo e della collezione donata al Comune di Varese dalla famiglia: “Per aderire al progetto del 2017 furono presentati in realtà aumentata due interessanti graffiti, riguardanti rispettivamente la caccia della giraffa e le Volpi Fennec del deserto. Ma l’applicazione non è stata utilizzata come speravamo. È risultata molto più intrigante la realtà immersiva proposta nel percorso museale, nella sala dedicata alla tenda dei Tuareg, dove i reperti sono tanti. Per presentare il tutto in modo accattivante abbiamo pensato a una cornice suggestiva, nel buio della notte, a una voce narrante, tra luci e effetti sonori speciali. Il risultato è emozionante e coinvolgente, e racconta la meraviglia di tanta bellezza ritrovata. Va in questa direzione di rinnovamento anche la nostra attenzione alle scuole che, una volta convinte a inserire la visita, rispondono con meravigliosa partecipazione. I giovani hanno la possibilità di fare la caccia al tesoro all’interno del museo o di partecipare a un Master Chef partendo da quanto ascoltato dalla viva voce della guida sui cereali e sui cibi presenti in certi territori d’Africa”. Amico della tecnologia, il Museo Castiglioni (dove è in corso la suggestiva mostra “Contaminazioni” di Martina Tabacco) offre un sito ottimo e sempre aggiornato, e con smartphone è possibile consultare testi, immagini e video che ne raccontano le attività. Tra i progetti ambìti, una grande mostra sui Castiglioni e la realizzazione di un museo dedicato ai tanti esploratori varesini, a partire da Edvige Toeplitz. Marco Castiglioni crede 65


ARTE

I NUOVI MODI DI VIVERE L’ARTE

Dall’alto: Museo Castiglioni, Museo-Villa Pogliaghi, Villa Mirabello

che la missione assegnatagli dalla famiglia sia di portare a tutti la conoscenza del lavoro di ricerca e di scavo compiuto in anni di spedizioni. Documentato da una sconfinata collezione e da un altrettanto importante archivio che raccoglie filmati, libri, fotografie. Sono concordi anche Marina Albeni, responsabile del Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte, ed Elena Castiglioni, responsabile del Museo Pogliaghi per conto della Reverenda Biblioteca Ambrosiana di Milano. “Sicuramente - dicono - l’uso del digitale aiuta e avvicina. Virtual tour, incontri a distanza, anche legati alla pandemia, contribuiscono a mantenere e accrescere i contatti. Ciò vale anche per il centro espositivo ‘Monsignor Pasquale Macchi e Papa Paolo VI’. La realtà virtuale e aumentata comporta però un impegno maggiore dal punto di vista tecnologico e non tutti sono vogliosi o capaci di farne uso. Il progetto del 2017 ha comunque portato anche alla creazione di nuove guide museali cartacee. E grande è la soddisfazione di chi se ne va con il libretto sotto il braccio”. Intanto una nuova opera di Bisi, Altare di Santa Tecla, pervenuta di recente, si è aggiunta a una donazione del cosiddetto maestro della tela jeans, ‘La filatrice con due bambini’, associandosi a una già presente al museo Baroffio. Si lavora infine a progetti sul parco storico di Villa Pogliaghi che, per accogliere degnamente i visitatori, necessita di esser ripulito e di nuove piante come l’acanto, fiore ed elemento decorativo caro all’antico proprietario. Si è a metà dell’opera e c’è bisogno di poterne disporre nella sua completezza. I nostri luoghi e i nostri musei sono unici: vanno sostenuti, chiosa Marco Castiglioni. Varese è una miniera di meraviglie.

Marco Castiglioni: “La realtà immersiva ci ha permesso di arricchire il nostro percorso museale. Abbiamo pensato a una cornice suggestiva, nel buio della notte, a una voce narrante, tra luci e effetti sonori speciali. Il risultato è emozionante e coinvolgente” 66


ARTE

Villa Mirabello Luisa

Lepidotteri, coleotteri, emitteri e ditteri. Le collezioni, uniche nel loro genere, appartenute al famoso tenore Francesco Tamagno e allo studioso Mario Simondetti, vengono riproposte al pubblico, dopo un’opera di restauro, negli spazi museali varesini incastonati nei Giardini Estensi

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Villa Mirabello sono tornate, dopo un prezioso lavoro di restauro, le farfalle di Francesco Tamagno. Un’ampia sala è ora dedicata alle due collezioni di lepidotteri presenti nella raccolta museale, esposte per l’ultima volta nel 1990, appartenute al noto tenore e allo studioso torinese Mario Simondetti. Del primo sono 4.500 esemplari, tra lepidotteri, coleotteri, emitteri e ditteri, a costituire una collezione unica nel suo genere. Poiché è campionario della fauna, ormai estinta, che popolava un tempo le foreste lungo la costa atlantica del Brasile, la cosiddetta Mata Atlantica. Fu Simondetti (1896- 1962) a occuparsi dei lepidotteri collezionati dal tenore nell’America del Sud, mentre le sue personali ricerche si erano svolte per lo più in terra lombarda. Studioso attento e scrupoloso, collezionista a sua volta di farfalle e uccelli fin dall’età di quindici anni, già amico e collaboratore di Mario Bertolone per il Musei Varesini, Simondetti riversò sulla raccolta del famoso cantante, amico di Verdi, ogni interesse. E ne incoraggiò la presentazione al pubblico, dopo averne classificate e catalogate le farfalle, per la prima volta nel 1953. Ecco perché oggi le due collezioni sono esposte in un‘unica sala. Che scenograficamente ricorda la dimora dell’artista: basta osservarne i due mobili (restaurati per l’occasione), che le contenevano in parte e provenienti dalla casa varesina di Tamagno, e il lampadario di cristalli, che pende tra gli stucchi del soffitto. Si racconta che quando il tenore si esibiva al privilegiato pubblico della villa, i raffinati lampadari tintinnassero per i possenti acuti. Francesco Tamagno (1851-1905) era giunto a Varese, da giovane recluta, nel 1869 per svolgervi 68

Cinzia Monte al lavoro. Sotto, un esemplare di Urania sloanus

il servizio militare. Fu in una serata sul monte Chiusarella, durante un’esercitazione, che si lasciò andare al bel canto con la sua tonante voce. Scattò naturalmente subito la punizione prevista per esigenze superiori. Ma sarà poi lo stesso ufficiale che lo aveva richiamato a consigliargli di proseguire nello studio canoro, incoraggiandolo vivamente. Tamagno otterrà a suo tempo il successo, come previsto da chi ne capiva, sul palcoscenico dei maggiori teatri del mondo. Ebbe però sempre nel cuore Varese e vi tornò negli anni Ottanta per rimanervi con la figlia Margherita. Prese dimora in quel di Giubiano nella villa - cui si accedeva da un lungo viale - detta del Pero, poi villa Margherita. Ricorda Giovanni Bagaini in “l’Ospedale di Varese”, opera del 1931, che in quella casa, una volta l’anno, per la festa di Santa Elisabetta, quando nel nosocomio varesino venivano esposte le opere della ricca Quadreria dedicata ai benefattori dell’Ospedale, il tenore apriva anche i suoi


cancelli alla popolazione locale, offrendo gustosi banchetti. La dimora fu poi lasciata in eredità all’Ospedale cittadino e divenne nel tempo sede di ufficio. Per tornare alla bella sala museale di Villa Mirabello, sono ora accolti nelle teche migliaia di lepidotteri, appositamente restaurati, ricostruiti a volte in parte, e liberati da muffe e parassiti dopo un accurato lavoro. Le livree, spesso sfolgoranti, e le forme diverse delle ali ne raccontano la loro origine e vita. Nei piccoli corpi sono leggibili infinite informazioni, a noi profani di difficile interpretazione, ma che non sfuggono ai cultori della scienza. Così si può apprendere che le farfalle del tenore, dalle livree più sfolgoranti, ricalcano i colori delle terre calde da cui provengono. E dove Tamagno le collezionò. Mentre le farfalle di Simondetti, più pallide e meno sgargianti di colori, spesso bianche o gialle, con qualche eventuale macchia scura, sono quelle che anche a noi è dato a volte di vedere. Certo è che se il visitatore tipo si accontenta di bearsi del cromatismo acceso di certe farfalle, o magari tra sé e sé immagina accostamenti allusivi tra le farfalle di Tamagno e l’infelice storia pucciniana della madama Butterfly, per l’avveduto esperto le considerazioni sono più dotte. Gli ‘occhi’ dei lepidotteri, dipinti sulle ali, hanno in realtà ben precise motivazioni scientifiche. Per esempio servono di avvertimento contro eventuali predatori interessati. Così come i cromatismi sfolgoranti della livrea dipendono dalla presenza di certe sostanze piuttosto che di altre: a volte, e non di rado, si tratta

di sostanze tossiche assorbite dai lepidotteri. Tra gli esemplari più importanti della collezione spicca un Urania Sloanus (Kramer, 1779). È, tra i pochissimi della sua specie, ormai quasi certamente estinta, presenti in una collezione pubblica italiana. Riposta in una scatola dedicata, appartenente alla famiglia degli Uranidi, principalmente notturni, la farfalla costituisce un’eccezione tra gli Eterociri, a causa delle vistose colorazioni e per le insolite abitudini diurne. In occasione dell’opera di restauro conservativo dell’entomologa Cinzia Monte, sostenuto da Regione Lombardia, è stata realizzata anche un’interessante ed esaustiva pubblicazione della stessa studiosa.

Villa Mirabello, Museo archeologico Piazza della Motta 4, Varese Da martedì a domenica 9.30-12.30 14-18 museivarese.it/sedi/villa-mirabello/

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GITA A...

IL SENTIERO DEL PARCO PINETA

riprende vita Alessandra Favaro

Alla scoperta in anteprima dell’antico percorso riqualificato tra Appiano Gentile e Tradate, in località Fogoreggio. Una passeggiata tra pianure, boschi e torrenti, che sta rinascendo grazie ad un progetto ambizioso di valorizzazione di storia locale e natura portato avanti da Wwf Insubria, Parco Pineta e l’azienda Saati Spa

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ra Tradate e Appiano Gentile si snodano i sentieri tanto cari allo scrittore Carlo Linati, che in “Passeggiate Lariane” sconfinava nei boschi varesini e dedicava a questi luoghi pagine appassionate d’amore e affetto. Oggi quei sentieri, quel reticolato verde che unisce due province e apre alla scoperta di un magico universo verde, possono tornare ad essere percorsi in modo più agevole, grazie a un lavoro di recupero che ha messo insieme industria e associazionismo, privati ed enti. In questo caso, Wwf Insubria, Parco Pineta e Saati Spa, impresa di Appiano Gentile, impegnata nella creazione di tessuti tecnici di precisione, che ha finanziato l’opera. Un progetto ambizioso e in parte già percorribile: si tratta di sistemare e dare di nuovo vita e forma ai percorsi ma anche di ripristinare piante autoctone e installare nuova cartellonista per rendere il tutto fruibile alla popolazione. Il sentiero protagonista dei lavori di ripristino è appunto il numero 543 tra Appiano Gentile e Tradate, in località Fogoreggio. Il progetto è già entrato nel vivo con la ricostruzione del fondo del primo lotto del sentiero; ora i volontari del Wwf stanno proseguendo occupandosi della gestione delle piante esotiche e invasive in preparazione di piantumare vegetazione autoctona.

Antiche strade, nuovi percorsi

L’intervento interessa la zona centrale del parco, tra antiche strade dette “della fame” e “bosascia”, un territorio di importanza naturalistica ma anche storica a livello locale. La conclusione dei lavori è prevista per la primavera 2022, con il secondo lotto di sentiero. Il progetto consente la riqualificazione di circa un chilometro della strada forestale-rurale esistente, che era stata seriamente compromessa a causa del naturale dilavamento sul tipico substrato geologico del territorio, costituito in parte da terre argillose e impermeabili. L’area di intervento comprende anche un guado sul torrente Bozzente, reso più sicuro, e interventi per limitare i 70

danni causati da episodi di forte maltempo. La rimessa in sesto del percorso con le opere previste consente infatti anche la riduzione del rischio idrogeologico sul lungo periodo. Un altro obiettivo è quello aumentare la biodiversità locale tipica, grazie all’eradicazione e alla sostituzione di vegetali esotici con vegetali autoctoni per far rivivere i microhabitat autentici della zona. Il sentiero avrà inoltre la funzione di taglia-fuoco e consentirà un miglior accesso per vigilanza ed emergenza in caso di incendio boschivo. Ma non solo: il percorso così ripristinato sarà più sicuro per tutti, avrà piccole aree di sosta e potrà essere utilizzato per future iniziative di divulgazione ambientale. “Si tratta di una felice esperienza di collaborazione tra industria, volontariato e istituzioni, che darà beneficio al territorio e a tutti coloro che amano frequentarlo”, afferma Matteo Colaone, referente locale di Wwf Insubria. “Ringraziamo il mondo industriale e imprenditoriale rappresentato da realtà come Saati per il coraggio innovativo dimostrato nel credere sin dal primo giorno al progetto, quando ancora era solo un’idea su carta. Fondamentale è stata anche l’esperienza del personale del Parco Pineta che ha coadiuvato il Wwf nel definire le precise linee-guida tecnicoscientifiche per la sua progettazione”.


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GITA A...

PARCO PINETA

Passeggiate indietro nel tempo...

La zona interessata dai lavori è un percorso che alterna vedute pittoresche, pianure, sentieri nel bosco, piccoli torrenti. Passeggiando, ci si immerge in un’atmosfera rurale che è la naturale prosecuzione di quello del vicino villaggio di San Bartolomeo, utilizzato a fini agricoli e di allevamento da tempi immemori. San Bartolomeo, già conosciuto come Vignate nel Medio Evo, fu comune autonomo fino al 1867 quando fu aggregato ad Appiano. La Cascina Fogoreggio, invece, è sempre appartenuta al territorio comunale di Tradate, di cui rappresenta il lembo più orientale. Un’ipotesi etimologica – non del tutto verificata – ha indicato che questo antico luogo tragga il suo nome da focus regium, poiché sede dei fuochi accesi durante le battute di caccia dei nobili. In età storiche, l’attraversamento dell’attuale Pineta era garantito dalla Strada Comasina, che in parte ricalca l’odierna viabilità asfaltata (Sp19 della Provincia di Varese e Sp22 della Provincia di Como). Nondimeno un percorso minore ma più diretto collegava Tradate con Appiano, l’attuale Sentiero 543, già rappresentato nelle carte settecentesche e popolarmente indicato come Strà dol Mercaa (“strada del mercato”): poiché Appiano era (ed è) sede di un mercato settimanale, l’itinerario era battuto da chi vi conduceva le merci. Provenendo dalla Villafranca, si incontra prima il ponte, moderno, sulla Valle di San Bartolomeo, che attraversa il torrente Muggiò in località Tomba. Il sentiero risale prendendo il nome di Strada de la Bosascia (“bozzaccia”), evidentemente per la presenza di ristagni d’acqua in seguito bonificati; superata la cascina Fogoreggio, il sentiero è detto Strada de la Fam, di

etimologia oscura (da fam, “fame” o da fà metta ossia “in direzione della meta”, come testimoniato in simili toponimi della zona). Il percorso scende poi rapidamente verso il guado sul torrente Bozzent, detta anticamente Vall dol Pòmm (“valle del melo”), risalendo poi fin verso la Cascina Fornace, dove è presente ancora lo stagno testimonianza dell’esaurita attività di estrazione dell’argilla.

Un sentiero tutto da vivere

Sono già state avviate le prime passeggiate conoscitive di sentiero e lavori a cura di Wwf Insubria e aperte ai dipendenti dell’impresa finanziatrice e alle loro famiglie, lungo l’antico sentiero forestale riqualificato. I visitatori hanno potuto conoscere sul campo criticità e status dell’intervento, vedere il nuovo sentiero riqualificato, le opere avviate per evitare l’erosione di alcuni passaggi a causa delle acque e le prossime operazioni da avviare, per favorire la crescita delle piantagioni autoctone ed arginare quelle infestanti non locali.

Le iniziative di Wwf Varese Insubria Wwf Varese Insubria è il nucleo nato in provincia di Varese del più ampio Wwf Insubria. Nato da circa un anno e mezzo, ha inaugurato una serie di attività coinvolgendo pubblico e privato. Dai video sulla sostenibilità in collaborazione con Upel, l’Unione Provinciale degli Enti Locali, alla mappatura del torrente Acqua Negra in una partnership con Alfa. Tra gli obiettivi della primavera 2022, la riqualificazione dell’Oasi dei Fontanili tra Cavaria con Premezzo e Jerago, in memoria di Lorenzo Scandroglio, poeta, scrittore e giornalista gallaratese. Scandroglio era stato il motore e l’ideatore di una futura riqualificazione dell’oasi e i volontari attuali vogliono realizzare l’opera in suo nome, in collaborazione con gli enti presenti sul territorio. Per contattare Wwf Varese Insubria: wwfvareseinsubria@gmail.com.

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COME SI FOTOGRAFA

un bosco Alberto Bortoluzzi Foto di Alberto Bortoluzzi

Spazio alla fantasia per immaginare di ritrarre presenze mitologiche o contorni umani tra radici e tronchi. Ma anche un’occasione per foto da reportage per documentare disastri naturali che sempre più frequentemente colpiscono anche il nostro territorio. O ancora occasioni per perdersi nei colori intensi e nei contrasti di luce. Continuano le passeggiate macchina fotografica al collo di Varesefocus. I consigli per scatti originali nei sentieri tra gli alberi del Campo dei Fiori, Brinzio e Bedero Valcuvia

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otografare in natura regala sempre forti emozioni, se poi si decide di farlo in un bosco queste sensazioni sono amplificate; un bosco è un mondo parallelo dove, se abbiamo la pazienza di entrare in sintonia con l’ambiente circostante, saremo in grado di vedere cose che mai ci saremmo aspettati di incontrare e impareremo ad osservare la natura in modo diverso, dando

importanza anche ad elementi all’apparenza insignificanti. Ma facciamo un passo indietro: cosa si intende per bosco? Meglio non dare nulla per scontato: “Dicasi bosco un’area di superficie terrestre con estensione minima di 0,2 ettari, formata da un’associazione vegetale di alberi selvatici di alto fusto ed arbusti e da un insieme di erbe che costituiscono il sottobosco, quando le estensioni sono maggiori prendono il nome di foresta”. Chiarito questo primo punto, dobbiamo ora decidere dove fare la nostra prima uscita, e in base a questo fare una scelta dell’attrezzatura da portarci appresso. Non avendo un’idea precisa di quello che fotograferemo, optiamo per un ampio spettro di lenti, con il quale poter fronteggiare una qualsiasi tipologia di immagine. Decidiamo per tre obiettivi: il primo è un grandangolo. Il grandangolo è quell’obiettivo che ci permette di descrivere un luogo. Il secondo è un teleobbiettivo. Con questa lente “metteremo a fuoco” quello che è il nostro soggetto; lo sceglieremo con una lunghezza focale tale da poter ancora essere utilizzato a mano 73


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GITA A...

FOTOGRAFARE I BOSCHI

libera. Infine, una lente di media focale, meglio ancora se macro, con la quale poter fotografare anche a distanza ravvicinata. Come accessori ne porteremo solo uno: un cavalletto fotografico. Se troveremo un soggetto che richiede un minimo di profondità di campo, e quindi tempi più lunghi, lo potremo utilizzare per evitare il rischio di fare immagini mosse. Partiamo. La prima destinazione è il Campo dei Fiori e precisamente il sentiero che porta dall’Osservatorio Astronomico al Forte d’Orino. La giornata è parzialmente nuvolosa, ma questa condizione, che ai più sembrerebbe avversa, a noi non dispiace; avremo una luce più diffusa, quindi una condizione perfetta per non doverci preoccupare dell’orientamento del sole, e di eventuali fastidiose ombre, che in molti casi potrebbero crearci dei problemi allo scatto. Arrivati all’inizio del sentiero l’amara sorpresa: quel luogo che ricordavamo come un bel bosco di abeti e larici, è diventato irriconoscibile. Un uragano, scatenatosi un paio di mesi fa, ha divelto migliaia di piante, dando a quello che un tempo era un luogo meraviglioso, un aspetto desolante. Ma non bisogna dimenticare che la fotografia è anche documentazione, così facciamo qualche scatto di reportage per mettere in evidenza questo disastro ambientale. Per dare una idea di insieme, la prima foto che facciamo è da lontano con un teleobiettivo. Non avendo la necessità di una particolare profondità di campo, possiamo lavorare a diaframma aperto, e lo facciamo con un tempo veloce e a mano libera. Per il secondo scatto utilizziamo un grandangolo, mostreremo una delle tante radici divelte che si trovano a mezz’aria. Espletato questo primo compito, decidiamo di cambiare area, non prima però di avere fatto un ulteriore scatto sulla via del ritorno: ci ha colpito una foglia le cui nervature si contrappongono agli anelli di un tronco sul quale si è posata. Ecco l’occasione che aspettavamo per poter utilizzare il nostro obiettivo macro, utilizzando il cavalletto. Facciamo la nostra foto chiudendo i diaframmi per aumentare la profondità di campo e per fare sì che siano a fuoco anche gli anelli del tronco. Dal piazzale dell’Osservatorio ci portiamo più in basso di alcune centinaia di metri, in direzione del Grand Hotel del Campo dei Fiori. Qui lo scenario cambia completamente, gli abeti e i larici lasciano lo spazio a un bosco di faggi. Il faggio è una pianta meravigliosa dalle sembianze quasi umane, ed è un piacere toccare la sua corteccia argentea. Qui cercheremo di fare una fotografia molto più intima, legata alla nostra capacità di immaginare e vedere nelle radici e nei tronchi i personaggi nascosti che popolano il bosco. Per chi non è abituato non è una cosa semplice, ma non bisogna demoralizzarsi se all’inizio non riusciamo a scorgere nulla, ci vuole un po’ di pazienza, poi se riusciamo ad entrare in questa nuova dimensione legata ai sensi, magicamente le creature del bosco appariranno ai nostri occhi. Neppure il tempo di cominciare a cercare, che abbiamo quasi la sensazione che qualcuno ci stia osservando alle nostre spalle; ci giriamo, e a una ventina di metri da noi, su di un albero, ecco apparirci un occhio che sembra fissarci. Siamo emozionati, è bellissimo, anche qui per una inquadratura precisa montiamo la macchina sul cavalletto. Utilizzeremo un diaframma abbastanza aperto per sfocare un po’ la vegetazione circostante e isolare il nostro soggetto. Dopo questo primo incontro fortunato, passerà un bel po’ di tempo prima della nostra seconda apparizione: poi magicamente ecco la figura di un uomo, è imprigionato dal terreno e sta facendo uno sforzo sovraumano per riuscire a liberarsi. Per mettere ancora più in evidenza il suo corpo e il suo movimento, cerchiamo di pulire la sua sagoma dalle foglie che lo circondano. Ma non sempre è la pulizia il

mezzo per mettere in evidenza un soggetto, a volte è l’esatto contrario: è il caso della nostra volpe, dove utilizziamo le foglie e il terriccio per metterne in evidenza la testa. E per oggi la nostra sessione fotografica si può considerare conclusa. Per la nostra seconda uscita, aspettiamo il bel tempo, vogliamo cercare un bosco con il quale poter esaltare i tipici colori dell’autunno e dell’inverno. Lo troviamo sulla strada che va da Brinzio a Bedero Valcuvia. Qui montato un grandangolo cerchiamo una foto accattivante sfruttando non solo i colori, ma anche la luce che filtra attraverso gli alberi. Ma può esistere un altro modo di fotografare un bosco, magari questa volta in modo più astratto? Noi pensiamo di sì, e ve lo vogliamo mostrare con delle immagini in bianco e nero dove utilizzeremo questa volta la pellicola. Cercheremo nel caos di rami e liane delle forme geometriche ancestrali. Successivamente sovrasvilupperemo il nostro rullo che abbiamo leggermente sottoesposto, per esaltare i contrasti e avere dei neri più profondi. Riteniamo il nostro lavoro concluso, ma quando improvvisamente alcuni giorni dopo cade la prima neve dell’anno, decidiamo di fare un’ultima uscita. Non cercheremo le solite foto classiche, ma anche qui qualcosa di particolare. Quello che troviamo è un insolito ramo di abete coperto di neve, e un intrigante groviglio di rami. Missione compiuta, possiamo considerare la nostra campagna fotografica sul bosco conclusa.

Per un’uscita fotografica in un bosco meglio dotarsi di un ampio spettro di obiettivi. Tre quelli suggeriti: un grandangolo, per descrivere un luogo; un teleobbiettivo, per “metteremo a fuoco” il nostro soggetto; una lente di media focale, meglio ancora se macro, con la quale poter fotografare anche a distanza ravvicinata 75


SPORT

La Polha

COMPIE QUARANT’ANNI Andrea Della Bella

L’associazione polisportiva varesina per disabili arriva a questo importante anniversario fresca dei podi da record a Tokyo. Ma non c’è tempo per prendere fiato. Attenzioni e sforzi si spostano sulle opportunità che si aprono ora per le discipline invernali

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a Polha c’è: da 40 anni. Un anniversario davvero straordinario, che l’associazione polisportiva varesina per disabili festeggia proprio all’indomani delle grandi soddisfazioni paralimpiche. Sono ancora vivi i ricordi dei campioni tesserati Polha sui podi giapponesi. Ma non c’è tempo di prendere fiato: da un lato l’attività quotidiana che, in tempi di Covid, è diventata una vera e propria impresa e, dall’altro, le speranze di poter essere presenti alle ormai prossime Paralimpiadi invernali di Pechino. In questo caso il condizionale è d’obbligo Riccardo Cardani

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(ed ha anche un valore scaramantico). Sono infatti due gli atleti tesserati Polha in odore di convocazione, ovvero Riccardo Cardani e Mirko Moro, impegnati nel Mondiale di snowboard a Lillehammer (gara decisiva per conquistare il lasciapassare per Pechino) proprio nel momento in cui questo numero di Varesefocus va in stampa.

Più forti del Covid

“La pandemia ha davvero cambiato tutto – racconta Daniela Colonna Preti, Presidente della Polha Varese –. Da quando c’è il Covid lavoriamo sempre in emergenza”. E tra le tantissime cose da fare, c’è anche da pensare al quarantesimo anno di fondazione della società e da tenere d’occhio i due atleti in lizza per le Paralimpiadi invernali di Pechino. “Arrivarci – dice Colonna Preti – sarebbe un risultato straordinario, perché come società non abbiamo molti atleti che praticano sport invernali. In più ora è tutto più complicato. Basti pensare all’hockey su ghiaccio: da più di un anno giochiamo all’Agorà di Milano e siamo riusciti ad allestire una squadra insieme a Torino”. Insomma, il mondo dello sport disabile è davvero complicato e questo dà ancor più valore alle imprese degli atleti. Soprattutto se si pensa che ogni progetto nasce con lo scopo principale di mettere in campo un’attività di avviamento allo sport. “Il nostro obiettivo – continua Colonna Preti – è quello di far praticare sport a più persone possibili, perché in tal modo si avvia un percorso importante sia sotto il profilo fisico che psicologico”. Non a caso la Polha è affiliata a 8 Federazioni sportive differenti. “Apriamo i settori in base alle richieste degli atleti – spiega la Presidente –. Il nuoto è certamente la nostra punta di diamante, anche perché come per l’atletica, è più semplice avere a disposizione le strutture sportive per praticarlo. Però non ci siamo mai sottratti dall’affrontare nuove sfide”.


Dalla vasca alla neve

Come accaduto con Riccardo Cardani, 29 anni, che a causa di un incidente in moto ha perso l’uso del braccio destro. Anno 2017: inizio di una nuova vita. Che, guarda a caso, parte dall’acqua di una piscina come atleta-nuotatore della Polha. “Dopo l’incidente – racconta Riccardo Cardani – ho vissuto un periodo durissimo. Mi sono praticamente trovato solo, perché in quegli anni l’inclusione era ancora solo una bella parola. Poi, giorno dopo giorno, ho reagito. E lo sport è stato una leva importante”. Prima come nuotatore e, poi, il richiamo del primo amore: “Prima dell’incidente praticavo snowboard, così a un certo punto mi sono detto perché non riprovare e grazie alla Polha nel giro di poco tempo ho raggiunto ottimi livelli fino ad arrivare al punto di giocarmi la qualificazione olimpica”.

Riccardo racconta la sua “seconda” vita dal Mondiale della Norvegia: “Quando ho ripreso a fare sport – rivela – non immaginavo che sarei tornato a fare ciò che facevo prima dell’incidente. Anzi, di più e sentendomi ancora più forte”. Insomma, quando Cardani ci parla, le chance di andare a Pechino sono ancora tutte intatte, ma indipendentemente da quale sarà il risultato, la sua vittoria più importante l’ha già conquistata. Di nuovo in equilibrio sul suo snowboard e indossando i colori della Polha.

La voce dello sport per disabili Quando lo sport disabile era “afono”, e i campioni vincevano comunque anche se non sotto i riflettori mediatici, Roberto Bof, giornalista varesino, dava voce a un mondo fatto di storie straordinarie, che arrivavano al cuore, ma difficilmente sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali. E ci sono voluti anni e due Paralimpiadi per vedere la narrazione di questo mondo sportivo da un punto di vista diverso, anzi, diciamolo, normale. Ed è proprio Bof a raccontare come da Londra in poi sia tutto cambiato. In tanti hanno impressi nella memoria e nel cuore i momenti delle serate al cinema Vela di Varese. I fedelissimi, però, sanno andare ancor più indietro nel tempo e custodiscono le emozioni vissute a Villa Cagnola. Perché la straordinaria narrazione delle storie di atleti con disabilità e dello straordinario lavoro quotidiano delle società sportive della provincia di Varese, parte proprio da Gazzada. “Ero a militare – racconta Bof – quando per una serie di circostanze ho avuto l’occasione di aiutare un ragazzo rimasto disabile a seguito di un incidente. Dopo di che ho iniziato a seguire un amico che praticava atletica ed è lì che mi si è aperto un mondo. Fatto di persone e storie incredibili”. Questo è ciò che pochi sanno. Solo dopo sono arrivati i giochi paralimpici. Che Bof, per quattro

edizioni, ha seguito sul campo per raccontarle. “La prima in assoluto fu Torino 2006 – racconta – poi Pechino nel 2008. Qui le cose iniziano a cambiare: scenografie pazzesche, stadi con tantissima gente. Ma lo spartiacque è stata l’edizione di Londra nel 2012. Per questi giochi è stato fatto un lavoro enorme sotto l’aspetto della comunicazione. L’Italia era l’unica nazione presente con ben due televisioni per raccontare l’evento”. Infine, Rio, anno 2016, che incorona regina Bebe Vio, amica di Roberto Bof da ben prima che diventasse la “Bebe nazionale”: “Sono andato a conoscerla di persona a casa sua quando non era ancora la campionessa che ora tutti conosciamo – continua Bof – è stata protagonista in una serata del Vela, ha disegnato una maglia per il Rugby Varese ed è tornata in città a presentare il suo libro. Con lei c’è un rapporto straordinario”. E ora che il muro del silenzio si è rotto? “Attenzione – ammonisce Roberto Bof – i Giochi paralimpici non hanno più il problema della visibilità. Ma resta tutto lo sport di base. Qui invece c’è ancora molto da fare. In questi due anni le nostre società non si sono mai fermate e per garantire la continuità sportiva ai ragazzi hanno fatto salti mortali. Anche economici. Eppure, i contribuiti pubblici non arrivano poiché ufficialmente l’attività sportiva è ferma”.

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sottoposta definisce la durata del test, che in genere va da un minimo di 5 giorni a un massimo di 20, e comunque è anche legato alla grandezza del componente in prova.

Dopo aver scoperto insieme la realtà BMB e aver approfondito alcuni dei suoi principali servizi di testing come HT e Cryo Test, in questo nuovo articolo ci dedicheremo al test PR2, una speciale prova con l’obiettivo di valutare nel complesso la meccanica della valvola e verificare la tenuta delle guarnizioni.

www.bmbvalve.it info@bmbvalve.it

Entrando subito nel vivo di PR2, possiamo innanzitutto dire che questo test punta a misurare eventuali perdite di pressione mentre la valvola viene “fatta ciclare”, ovvero viene sottoposta a dei cicli di apertura e chiusura subendo temperature diverse sia in positivo che in negativo. Il numero di cicli a cui la valvola viene

seguito riscaldato fino a 121°C per essere sottoposto a un nuovo ciclo. Una volta terminato lo stesso, la valvola viene riportata a temperatura ambiente. • Nell’ultima fase del test, denominata “ciclo termico”, la valvola viene infine ciclata alternando le due temperature in negativo e in positivo, rispettivamente -29°C e 121°C.

Nello specifico, il processo di verifica consiste nei seguenti passaggi: • Partendo da una temperatura ambiente, la valvola viene sottoposta a un numero X di cicli, secondo la tipicità del componente. • Successivamente, la valvola viene raffreddata fino a -29°C e sottoposta a nuovo ciclo di apertura e chiusura. • A questo punto, il componente viene riportato a temperatura ambiente, e in

Durante tutto il processo, le perdite della valvola vengono rilevate attraverso un trasduttore collegato a un apposito PC che permette di stabilire se il componente è conforme alla normativa di riferimento, ovvero API 6A.

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Una particolarità di questa prova, che differenzia PR2 da FET, il test di cui parleremo nel prossimo articolo, è l’utilizzo dell’azoto gassoso come alternativa all’elio, controllando però attentamente che nelle fasi di riscaldamento non si verifichi un eccessivo aumento di volume del gas, che comporterebbe il rischio di scoppio. Si può affermare che effettuare il test PR2 richieda un’approfondita conoscenza della procedura, che permette di stabilire la durata ideale dei cicli per evitare uno shock termico eccessivo, il quale danneggerebbe il componente. Infine, non si dimentichi, che per ottenere un test con risultato positivo l’esperienza è fondamentale, ma non può mancare un’adeguata attrezzatura per misurare la forza durante i cicli e in particolare Alkitronik, strumentazione per la quale BMB fa riferimento a fornitori eccellenti come Mapptools.


In cucina

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Motori

AUDI RS 3 SPORTBACK È UN MITO FUTURISTICO

A

udi ha iniziato nel 2020 un percorso di trasformazione verso una mobilità digitale. Il motto della casa automobilistica dei quattro anelli è: “Future is an attitude”. La nuova Audi RS 3 Sportback è la sintesi perfetta di questo concetto: una berlina ricca di fascino e sportività, capace di coniugare le emozioni che solo un modello RS può regalare. “RS 3 è un’auto unica: sicura, tecnologica, potente, velocissima e con una trazione incredibile. Guida pura allo stato puro. Un’auto che non ha competitor nel mercato. È una vettura da raccontare, da provare, da configurare in ogni dettaglio a seconda del cliente che desidera acquistarla. RS3 non è solo un’auto: è un’esperienza da vivere”, sostiene Mirko Monteforte della concessionaria Audi

Zentrum di Varese, vincitore per il quinto anno consecutivo del prestigioso Audi Sport Sales Award. Un riconoscimento che vale come titolo di miglior venditore Audi Sport del Paese, nonché unico vincitore italiano del premio, che esiste dal 2017. Già dalla sua silhouette si può cogliere nella RS 3 il carattere dell’auto sportiva. Il frontale è dominato dall’imponente Single Frame con griglia a nido d’ape in look nero e la cornice che si estende fin sotto ai proiettori anteriori, oltre che dalle ampie prese d’aria laterali che contribuiscono ad enfatizzare la marcata impronta a terra. Una peculiarità esclusiva è il debutto della tecnologia RS Torque Splitter: un’innovazione che distribuisce la forza motrice tra l’asse anteriore e le ruote posteriori in modo variabile, esaltando al massimo la guida

Audi Zentrum Varese Varese, Viale Belforte, 151 Solbiate Olona (VA), Via dei Combattenti, 1 wendecar.it informazione pubblicitaria

sportiva verso orizzonti inesplorati, grazie a un comportamento su strada sorprendente. RS 3 stupisce anche per il propulsore 5 cilindri turbo che massimizza le performance: uno scatto da 0 a 100 km/h in 3 decimi in meno rispetto alla precedente generazione e 10 km/h di velocità massima guadagnati. A testimoniare il carattere deciso dell’auto sportiva sono anche gli interni composti da un design muscoloso, sempre della gamma RS. Un mix che unisce ergonomia, infotainment e un’atmosfera tipica di un’auto da corsa, per mantenere un’impostazione che massimizza la driver centricity. Altre novità sono il layout RSRunway, che presenta una grafica ispirata direttamente alle piste di atterraggio degli aerei, e l’head-up display per completare un’offerta tecnologica appartenente alle vetture di categoria superiore.


CUPRA BORN, L’AUTO A PROVA DI FUTURO

C

ompletamente a zero emissioni e con un design sportivo e contemporaneo. Cupra Born vuole essere un nuovo paradigma di sostenibilità. In una fase in cui l’attenzione ambientale riveste una sempre maggiore importanza, la casa automobilistica spagnola allarga la propria offerta con una novità green che vuole diventare un punto di riferimento nel mondo dell’automotive nella connessione fra il guidatore e il mondo circostante. “Con sistemi di sicurezza e assistenza che supportano il guidatore, senza mai sostituirlo, Cupra Born si propone come vettura adatta alla vita di tutti i giorni dalla guida intuitiva e a prova di futuro”, spiega il Cupra Master di Belforte90 Cupra Garage concessionario ufficiale di Varese, dove è già disponibile una vettura per effettuare dei test drive. Una sintesi fra l’elettrificazione e la sportività fin dalla cassa esterna, caratterizzata dalle nervature laterali possenti, i profili aerodinamici, le

linee affilate e il frontale spiovente. I cerchi in lega, disponibili nelle diverse misure che vanno da 18’’ (di serie) a 20’’. L’infotainment panoramico, i sedili sportivi e avvolgenti, gli interni in tessuto ecosostenibile, il volante sportivo riscaldato, le modanature e cuciture in Copper Cupra; queste le dotazioni di serie che include Cupra Born. Più precisamente, gli interni sono realizzati in Seaqual Yarn®, un innovativo tessuto realizzato da Seaqual Initiave, una community di persone e organizzazioni dedita ad affrontare le problematiche dell’inquinamento marino da microplastiche. A casa, in viaggio o a destinazione, ricaricarla è semplicissimo ovunque. Basta installare un Cupra Charger a casa o utilizzare le stazioni di ricarica pubbliche. In soli 35 minuti è in grado di ricaricarsi fino all’80%. Una velocità che aiuta nei momenti di fretta: con 8 minuti di ricarica Cupra Born assicura 100 Km di autonomia; con un pieno di energia, invece, può percorrere fino a 393/424

Belforte90 Cupra Garage Viale Belforte 90, Varese wendecar.it informazione pubblicitaria

Km, in base ad alcune variabili come lo stile di guida, condizioni ambientali, quali clima e temperatura esterna ed eventuali optional presenti sulla vettura, che ottimizzano il consumo di energia. Al centro: il guidatore. Ogni dettaglio rappresenta la filosofia “driver oriented” e rende l’esperienza di guida autentica ed emozionante. Il Cupra virtual cockpit frontale gestisce le informazioni di marcia con una interfaccia semplice e personalizzabile, mentre il Media System con schermo da 12” è il vero centro multimediale e informativo attraverso il quale ogni comando viene impartito in maniera intuitiva e rapida. Un sistema di proiezione genera poi le informazioni di marcia e le notifiche direttamente sul parabrezza, consentendo al guidatore di essere sempre aggiornato senza mai distogliere lo sguardo dalla strada.


RUBRICHE SU

CULTURA E DIGITALE AGINA TERZA P

I musei zione a v o n n i ’ dell assato p l i o d n Qua orsa è una ris sa re per l’imp B DAL WE

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CULTURA E DIGITALE

Terza pagina

IDELL’ musei INNOVAZIONE

Scrigni di cultura scientifica, filosofica e artistica. Luoghi in grado di fare da sintesi di una conoscenza trasversale che incrocia l’ingegneria industriale, l’architettura, il design, la sociologia, l’economia, la comunicazione. Ha compiuto 20 anni Museimpresa, l’associazione che riunisce i musei e gli archivi di oltre cento grandi, piccole e medie aziende del Paese. Realtà che raccontano, guardando al futuro, il nostro “saper fare”

‘‘L’

Italia cresce più che mai”, sostiene entusiasta Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. “L’Italia paese dell’anno”, secondo “The Economist” che tributa “trumphal Museo Ducati

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honours” a chi è cambiato di più e meglio nel difficile 2021, sotto la guida del Presidente del Consiglio Mario Draghi. “Fare come l’Italia” nella battaglia contro la pandemia Covid-19 e per la ripresa economica, ha suggerito ai tedeschi Angela Merkel,

lasciando il suo lungo incarico da Cancelliera. Siamo un paradigma internazionale positivo, insomma, nonostante limiti, ombre,

Antonio Calabrò Presidente Museimpresa

contraddizioni. Se si guarda ai motivi della ripresa, si colgono alcuni elementi interessanti. Il buon governo e l’apprezzamento internazionale per il Premier Draghi e per il Presidente della Repubblica Mattarella, naturalmente. Ma anche il dinamismo delle imprese, quelle manifatturiere soprattutto, che dalla metà alla fine del decennio scorso, hanno molto investito in innovazione, utilizzando bene i finanziamenti per Industria 4.0 (come documenta la Fondazione Edison) e hanno così ampliato la propria presenza competitiva nelle nicchie a


maggior valore aggiunto sui mercati mondiali. Ecco un punto cardine su cui insistere: la competitività delle imprese e dunque dell’economia italiana si fonda su un’originale miscela fra memoria e innovazione, senso della bellezza e sofisticate tecnologie, capacità di lavoro su misura e qualità, efficienza e cura per gli aspetti di sostenibilità ambientale e sociale sia dei prodotti che dei processi di produzione. Il “bello e ben fatto” del miglior made in Italy. Di queste attitudini è testimone e protagonista anche Museimpresa, l’Associazione Italiana degli Archivi e dei Musei d’Impresa, fondata nel 2001, per iniziativa

di Assolombarda e Confindustria e che riunisce musei e archivi di oltre cento grandi, medie e piccole imprese italiane, accomunate dall’idea forte che le aziende, le fabbriche, le società di servizi siano luoghi dove il passato e il futuro s’incontrano e in cui la cultura d’impresa, tra testimonianza e innovazione, sia, appunto, un asset fondamentale di competitività. Negli archivi e nei musei delle nostre imprese, infatti, è custodito e raccontato il patrimonio della sapienza manifatturiera e della qualità dei servizi, ancora oggi motore di sviluppo sostenibile e cardine d’una diffusa cultura economica, sociale e civile. E sono

proprio gli archivi e i musei d’azienda a lavorare sulla custodia della memoria come leva di consapevolezza storica e di rilancio dei valori delle imprese quali attori sociali responsabili. C’è, nell’impresa italiana, un’attitudine paziente e costante al cambiamento, all’innovazione, al raggiungimento del migliore dei risultati possibili, capace di reggere le sfide della mutazione delle esigenze dei mercati e dell’evoluzione dei tempi. L’impresa lavora sull’innovazione, sulla qualità, sulla misura, su quel senso delle proporzioni e della bellezza di cui abbiamo detto e che nel corso della storia ha sempre caratterizzato il tessuto produttivo italiano. Stimolate dalle

trasformazioni sociali, economiche e ambientali, le imprese italiane mostrano una crescente capacità di evolversi, cambiando le proprie traiettorie industriali, costruendo inedite relazioni tra manifattura e servizi avanzati, conquistando nuovi spazi di competitività proprio nella stagione digitale, dell’Internet of Things e dell’Intelligenza Artificiale che interviene sui processi produttivi grazie a una straordinaria capacità di combinazione e lettura di miliardi di dati. In questa dimensione che guarda allo sviluppo, i musei e gli archivi d’impresa custodiscono i documenti della storia industriale e testimoniano come, nel corso del tempo,

Museo Amaro Lucano

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CULTURA E DIGITALE

TERZA PAGINA

“Negli archivi e nei musei delle nostre imprese è custodito e raccontato il patrimonio della sapienza manifatturiera e della qualità dei servizi, ancora oggi motore di sviluppo sostenibile e cardine d’una diffusa cultura economica, sociale e civile”

la nostra meccanica e la chimica, l’automobile e la gomma, l’elettronica, la grande edilizia, la finanza, l’abbigliamento, l’agroalimentare, la cantieristica e un po’ tutti i settori della manifattura e dei servizi abbiano avuto l’innovazione come motore competitivo. Una trasformazione migliorativa di prodotti e processi, un’innovazione che investe anche materiali, relazioni industriali, sistemi di governance. Musei e archivi sostengono marketing e comunicazione, rafforzano i valori d’appartenenza aziendale, stimolano nuove attività di ricerca, sono luoghi ponte tra passato e futuro, dove si incrociano competenze e conoscenze, si definiscono sistemi di relazione tra le persone, si crea innovazione, nascono nuovi materiali e nuovi brevetti. Gli archivi raccolgono documenti, foto, film, pubblicità, disegni tecnici, contratti e libretti di lavoro che testimoniano la dimensione tecnica, ma anche umana del lavorare. Qui sono custodite le culture delle relazioni industriali, le testimonianze dei rapporti e dei conflitti, l’evoluzione stessa dei nessi tra imprenditori, dirigenti, quadri e maestranze operaie, il vero e proprio capitale sociale che caratterizza ogni impresa e ne definisce la storia e 88

l’identità. Il ritratto mobile di una straordinaria umanità che ha contribuito a creare nel nostro Paese ricchezza e benessere. I nostri musei e archivi d’impresa sono, insomma, il risultato di una “cultura politecnica” come sintesi di culture diverse, trasversalmente incrociate e composte tra scienza, filosofia, arte: ingegneria industriale, architettura, design, sociologia, economia, comunicazione. Riguardano l’impresa, ma anche l’ambiente con cui l’impresa ha operato e opera e che ha comunque contribuito a trasformare. I musei e gli archivi aziendali trasmettono tutto questo insieme di valori e

Mudec di processi, si impegnano per fare passare nella coscienza comune del Paese la consapevolezza che fare impresa è un elemento di grande valenza

sia sociale, con un’idea positiva del cambiamento, sia morale, perché impresa è responsabilità. Con lo sguardo rivolto alle nuove generazioni.

Che cos’è Museimpresa Promuovere la politica culturale d’impresa attraverso la valorizzazione degli archivi e musei d’impresa: con questo obiettivo nel 2001 nasce a Milano Museimpresa - l’Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa - con il supporto di Assolombarda e Confindustria. È caduto, così, nel 2021 che ci siamo appena lasciati alle spalle, l’anniversario dei primi 20 anni di Museimpresa. L’Associazione, unica a livello europeo, opera con lo scopo di salvaguardare e valorizzare il patrimonio raccolto nei musei e negli archivi aziendali, che rappresenta una chiave di testimonianza unica per raccontare l’evoluzione sociale, economica e politica e la storia d’Italia. Della rete associativa, che conta oltre 110 soci, fanno parte musei e archivi di grandi, medie e piccole imprese italiane che riuniscono il patrimonio della storia produttiva e imprenditoriale del Paese. Dal Trentino-Alto Adige fino alla punta dello Stivale, gli associati e i sostenitori istituzionali di Museimpresa sono presenti in 16 regioni italiane. L’Associazione svolge attività di ricerca, formazione, sviluppo e approfondimento nel campo della museologia e dell’archivistica d’impresa in dialogo costante con istituzioni pubbliche, istituzioni private, enti culturali, tra i quali il Ministero della Cultura, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il Ministero per lo Sviluppo Economico. Museimpresa è protagonista della Settimana della Cultura d’Impresa, manifestazione organizzata in collaborazione con Confindustria. L’Associazione e la rete nazionale promuovono e organizzano seminari, convegni, momenti di studio e riflessione scientifica, eventi aperti al pubblico e digitali per condividere valori e idee e sviluppare progetti relativi alla Cultura d’Impresa.


Quando il passato È UNA RISORSA PER L’IMPRESA Da circa un decennio diversi studiosi di discipline aziendali si sono soffermati sull’importanza del “corporate heritage”, quel patrimonio irripetibile e dinamico, fatto di interpretazione della propria storia, che, come il Dna per l’essere umano, rende unica un’azienda Daniele Pozzi

Docente di Business Heritage LIUC – Università Cattaneo

O

gni impresa, come ogni persona, ha una vicenda storica, ma solo in alcuni casi questa

si trasforma in un’eredità trasmessa alle successive generazioni. Ancora più raro è trovare delle imprese che, pienamente consapevoli del potenziale della propria eredità, ne facciano una parte integrante della propria

strategia, presente e futura. Da circa un decennio, tuttavia, diversi studiosi di discipline aziendali si sono soffermati sull’importanza che il corporate heritage può avere nella vita di un’azienda. Questo patrimonio ha

infatti delle caratteristiche peculiari che lo rendono un asset rilevante e unico: in primo luogo, l’heritage è – come il Dna di ogni essere umano – qualcosa di unico e irripetibile, che distingue un’azienda dall’altra. Dato che nella vita economica il vantaggio competitivo discende proprio dalla capacità di un’impresa di distinguersi dai concorrenti, l’eredità storica può diventare

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CULTURA E DIGITALE

una componente della performance economica: è qualcosa che appartiene “naturalmente” all’impresa, che la rende unica e che, soprattutto, non può essere imitato dai competitors,

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perché è il frutto di una vicenda unica, che si snoda nel tempo e che non può essere quindi riprodotta artificialmente. Ma avere un’origine antica non significa,

necessariamente, avere un forte heritage: per essere efficace una strategia di valorizzazione della storia aziendale non può limitarsi a iniziative sporadiche e scollegate (la pubblicazione

di un libro, la celebrazione di un anniversario...) ma deve diventare un tratto permanente e distintivo dell’immagine dell’impresa e della sua stessa strategia. Il corporate heritage è

Officina Rancilio 1926 Parabiago (MI) • officinarancilio1926.com È un museo di proprietà della famiglia Rancilio, uno spazio culturale nato con lo scopo di far conoscere, conservare e valorizzare il patrimonio storico, la collezione e l’archivio fotografico dell’azienda e della famiglia. Il museo è nato nel 2010 ed è stato il primo museo italiano del settore delle macchine per caffè. Il patrimonio del museo oggi comprende: sessanta macchine storiche prodotte da Rancilio dal 1927 al 1980 e venti macinini vintage, un archivio storico di immagini e documenti che raccontano la storia della famiglia e dell’azienda Rancilio dal 1926 al 1980.

Museo Agusta Samarate (VA) • museoagusta.it Il forte desiderio di tramandare ai posteri la memoria storica di un’impresa e della famiglia che l’ha fondata: questo in estrema sintesi il principio che ha spinto il Gruppo Lavoratori Agusta Seniores, in accordo con l’allora amministratore delegato di Agusta, Amedeo Caporaletti, a credere nel progetto Museo. La scelta vincente fu quella di trovare nuovi spazi proprio adiacenti il sito industriale di Cascina Costa, dove ideare un percorso espositivo idealmente collegato all’azienda (oggi Leonardo Elicotteri), che portasse il visitatore a scoprire le varie anime di Agusta. Le moto MV e poi gli elicotteri, con la possibilità di toccare con mano una strepitosa evoluzione tecnologica da uno dei primissimi modelli, l’A103, al modernissimo AW139. 90


“Per essere efficace una strategia di valorizzazione della storia aziendale non può limitarsi a iniziative sporadiche, ma deve diventare un tratto permanente dell’immagine dell’impresa”

qualcosa diverso dalla storia, è una sua interpretazione, il modo in cui l’azienda vive oggi il proprio passato e come vuole tramandarlo. Ma questa costruzione dinamica, se vuole essere

forte e apparire autentica, deve avere delle basi salde nei documenti, nelle testimonianze, nei manufatti che sono stati conservati e leggerli comprendendo il contesto in cui sono stati

generati, senza appiattire tutto a un indistinto presente. Quindi diverse aziende hanno sviluppato competenze e strutture specializzate, che assolvono con continuità i compiti di fungere da tramite

tra la dimensione della conservazione e della ricerca storica e quello delle esigenze del business, traducendo le risorse del passato in energia in grado di vitalizzare il presente e il futuro.

Museo Fratelli Cozzi Legnano (MI) • museofratellicozzi.com Situato presso l’omonimo concessionario, il Museo Fratelli Cozzi è stato aperto a fine 2015 in uno spazio progettato dallo studio di architettura Buratti. La collezione nasce dalla passione di Pietro Cozzi per il marchio Alfa Romeo, passione che lo porta a raccogliere a partire dal 1955, anno di fondazione dell’omonima concessionaria, un esemplare per ogni modello prodotto dal Biscione, scelto tra l’allestimento più performante o interessante ai fini del collezionismo. Oggi il Museo raccoglie oltre 60 auto, comprendendo nella collezione 2 auto uniche al mondo ed alcuni modelli rarissimi.

Archivio del cinema industriale e della comunicazione d’impresa Castellanza (VA) • cinemaindustriale.liuc.it Avviato nel 1998, si tratta della prima iniziativa italiana dedicata in maniera esclusiva alla conservazione e valorizzazione dei filmati documentari prodotti dalle imprese. L’Archivio è un’associazione tra LIUC - Università Cattaneo e Confindustria e ha sede presso l’ateneo di Castellanza. L’Archivio conserva in copia digitale filmati raccolti dalla Cineteca di Confindustria a partire dagli anni del Boom economico fino alla fine del Ventesimo secolo (circa 2.000 titoli). A questo fondo principale si aggiungono altri materiali raccolti nel corso degli anni attraverso ricerche e lasciti.

Fanno parte della rete Museimpresa dell’area alto milanese anche il museo dedicato dalla Still al marchio OM (a Lainate) e quello con cui la CIFA celebra la propria storia aziendale (a Senago). 91


CULTURA E DIGITALE

In libreria

Silvia Giovannini

Tutti bravi genitori (con gli adolescenti degli altri)

La pulce nell’orecchio Ottavio Lurati Fontana edizioni, 2021

Mirko Pagani, Matteo Locatelli, Giuseppe Ciccomascolo Centro Leonardo Education, 2021

‘‘Q

uante, le cose che ci narrano i modi di dire!” spiega l’autore, noto linguista ticinese, per quasi trent’anni ordinario all’Università di Basilea. Un piacevole volume che indaga espressioni di uso comune (come far le corna, far le scarpe, far fiasco o battere la fiacca) fino ad espressioni più recenti come, ad esempio, leoni da tastiera. L’idea è che ogni lingua possieda un nucleo di espressioni considerate ormai “normali” dal parlante, le cui radici si perdono nella notte dei tempi. A cercare di ricostruirle è dedicato questo libro. Un viaggio tra le nazioni e le regioni, dal mondo del lavoro a quello degli affetti.

fontanaedizioni.ch 92

Anche Van Gogh mangiava le cozze Serena Colombo, Massimiliano Babila Cagelli 2021

‘‘P

iù che un ricettario, un viaggio culinario e un’esperienza artistica: ricette accompagnate da racconti, per offrire spunti per ricevere gli ospiti, tra arte, cucina e convivialità”. Così gli autori

presentano il concetto di un volume, che poi si ritrova anche nel loro nuovo ristorante Tavolo Unico di Busto Arsizio. 16 racconti, 16 menu, oltre 70 ricette con 5 di chef stellati (Negrini e Pisani, Salmoiraghi, Salvini, Possoni). Una narrazione pensata come il diario di un protagonista immaginario del 1851 per un progetto che mette insieme molti e preziosi ingredienti. Agli appassionati di nuoto non sfuggirà il celebre nome dello chef. lovelymoments.it

U

n tema serio trattato con irresistibile leggerezza. Consigli, pensieri e risate su tutto quello che di solito gli adulti non dicono. Tre pedagogisti esperti di adolescenza provano a spiegare al lettore perché e come usare la tecnologia, cosa vuol dire essere amici, il vero significato dell’andare e dello stare a scuola, l’amore e il sesso per i ragazzi di oggi. Si porta a casa qualche prezioso consiglio pratico e tante (utili) domande.

centroleonardo-education.it


Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. È bene che una volta ogni tanto si scottino le dita. Gandhi

Un’avventura lunga trent’anni

Il diavolo senza corna

CNSAS 2021

Stefano D’Adamo Delos, 2021

L

varietà: per risolvere pranzi e cene e per arricchire menu particolari. Senza rinunciare alla praticità! Non solo classiche crostate o quiches, ma torte particolari: da quella all’uva a quella al cioccolato e caramello, da quella al tonno con peperoni e limone confit a quella con cavolo riccio e barbabietola. L’autrice ha appeso la toga di avvocato al chiodo e fatto della passione culinaria un mestiere, aprendo la sua pasticceria.

l suo esordio con un ebook, l’autore bustocco presenta un lavoro originale, con un’ambientazione sospesa tra storia e fantasia. Un caporale tedesco muore nelle trincee della Prima guerra mondiale e un commissario bolscevico viene ucciso poco dopo per vendetta. Fatti ordinari in tempo di guerra? Certo, se non fosse che il campo è quello della storia alternativa, in cui l’autore entra a gamba decisamente tesa. A morire prima del loro tempo, sono infatti Hitler e Stalin. Il genere è quello della ucronia, una narrazione basata su una storia del mondo ipotetica.

nomosedizioni.it

delosstore.it

o scorso anno la Stazione di Varese della XIX Delegazione Lariana Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) ha festeggiato il trentesimo anniversario dalla fondazione. Per l’occasione, è stato realizzato un volume che ne ripercorre la storia e un ciclo di presentazioni coinvolgenti, come momenti per ricordare e onorare quanti hanno contribuito alla crescita di questa importante struttura e condividere progetti futuri. Un lavoro suggestivo anche per l’aparato iconografico e per l’affettuoso spazio dedicato al valore fondante: il “fattore gruppo”.

sasl.it

A

La fabbrica delle torte Catherine Kluger Nomos, 2021

S

ole 3 basi per creare oltre 50 diverse torte, dolci e salate. Sembrerebbe alla portata di tutti... L’autrice propone ricette di torte più alcune per zuppe, insalate e idee da gustare in accompagnamento. Un ventaglio di idee pensate in base alla stagionalità degli ingredienti e alla loro

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Comerio Ercole: nuova tecnologia per i DPI

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iconoscimento ufficiale con brevetto per il sistema che permette di produrre mascherine e camici gas-permeabili sicuri e confortevoli. Riccardo Comerio: “Siamo orgogliosi che questa tecnologia e le nostre calandre abbiano già contribuito, nella emergenza pandemica, a produrre dispositivi di protezione individuale ancora più performanti e protettivi”.

C2Mac Group si espande

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l gruppo italiano ha acquisito Mecaf di Rolo (Reggio Emilia). È l’ottava acquisizione da parte di una realtà tra le poche in Europa che presenta tutta la catena del valore in termini di processi fusori e componenti per i mercati dell’oleodinamica e della meccanica di precisione. Tra queste, la fonderia Perucchini di Omegna (VCO), eccellenza nella componentistica di alta precisione.

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