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FOTO BY ADRIANNA FAVERO
PER INFORMAZIONI, NUMERO VERDE 800-922259.
LIBRE, THE EAU DE PARFUM & THE NEW EAU DE TOILETTE
SEMPRE ACCESSIBILE AGGIORNATO E COMPLETO! DUA LIPA
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CONTENTS
DESIGN 40 L’artista contemporaneo Pietro Ruffo ci racconta le sue collaborazioni con l’alta moda 48 Investire nel Green a Milano è possibile. Isola Verde il complesso residenziale ecosostenibile 50 Intervista Riccardo Capuzzo Un tuffo nella creatività sottomarina del designer 56 8408 Hillside Un sogno made in Los Angeles 64 New Home Experience l nuovo luxury building residenziale Garofalo Paisiello porta la firma di Mario Cucinella Architects 70 Starry Night Frank O. Gehry trasla in uno spettacolare edificio “La notte stellata di Van Gogh” 74 Light On New York Lantern House, new luxury architecture di New York ideata dall’acclamato Thomas Heatherwick BEAUTY 107
Le essenze perfette
110 Helena Rubinstein Nasce la prima crema notte rigeneratrice anti-età, dalla texture “effetto bendaggio” 112 Francesca Chillemi Ci racconta il suo nuovo ‘Lifestyle’ e il progetto targato Filorga di cui è madrina 116 La Prairie Pure Gold Ritual ridefinisce il concetto di splendore HOSPITALITY 122 Puglia Katherine Price Mondadori racconta Masseria Lamacoppa 128 Luxury Penthouse Le ville private e le presidential suite appena rinnovate in Italia 134 Fortevillage Le serate top al resort pluripremiato 140 Patriapalace Bari e Lecce, nuovi “place to be” per Ho Hotels Collection 146 Augustus L’Hotel diffuso ante litteram 152 Hotel Mazzaro La nuova filosofia del retreat sulla Baia di Mazzarò 154 La Plage Resort di Taormina Il cinque stelle che inaugura un’ospitalità più sostenibile
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EDITORIAL DIRECTOR Enrico Cammarota enrico.cammarota@uniquemedia.it
EDITOR IN CHIEF Luisa Micaletti luisa.micaletti@uniquemedia.it
COORDINATOR Marzia Ciccola
GRAPHIC DESIGN Stefania Di Bello
COLLABORATORS Maurizio Bertera, Marinella Cammarota, Anna Casotti, Rebecca Del Vita, Alessandra Fanari, Alessandro Iacolucci, Lavinia Elizabeth Landi, Antonella Tereo, Marco Torcasio, Alessio Jacona, Alfonso Rizzo, Camilla Rizzolo
DISTRIBUTION Posh è distribuito in Italia e nei seguenti paesi: Australia, Belgio, Brasile, Corea del Sud, Emirati Arabi, Finlandia, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong, Israele, Lituania, Malta, Olanda, Portogallo, Singapore, Taiwan, Ungheria
UNIQUE MEDIA SRL Viale Sabotino 19/2 - 20135 Milano Tel. 02 49540591
STAMPA Arti Grafiche Boccia Spa
DISTRIBUTION SO.DI.P. “Angelo Patuzzi Spa” Via Bettola, 18–20092 Cinisello Balsamo Posh è una pubblicazione bimestrale di Unique Media Srl Registrazione Tribunale di Milano n.1 del 7/01/2003. ©Unique Media srl. Tutti i diritti riservati. Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si restituiscono. è vietata la riproduzione, seppur parziale, di testi e fotografie.
Photography Raffaele Marone Model Valentine Charasse Fashion Camilla Rizzolo Make up and hair Silvia Acquapendente Shorts and belt Chanel
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EDITORIAL'S LETTER
IL FUTURO A UN PASSO di Enrico Cammarota
©RELATED COMPANIES - LANTERN HOUSE
Cresce all’improvviso, forte, dirompente la necessità del cambiamento. Dettato spesso dal mondo che varia, ma anche da rinnovate energie interne che ci spingono a guardare altre prospettive e a metterci alla prova su nuove strade che già affascinano per il solo poterle percorrere. Questo editoriale è l’annuncio di una nuova vita per Posh che dal prossimo numero cambierà, festeggiando i suoi 18 anni con un nuovo look ma soprattutto con una nuova ispirazione. Saranno tre le linee guida delle edizioni a venire: sostenibilità, approfondimento, realtà aumentata. Cambierà anche il formato - siamo Posh - quindi non potrà che essere più grande. Nuovi collaboratori internazionali, team interno rinnovato e arricchito da giovani talenti, argomenti, interviste e articoli sempre più selezionati perché Posh sia la casa dell’eccellenza filtrata da ogni forzatura. Insomma godetevi questo numero di Posh che rappresenta un passaggio, nel quale troverete tanti suggerimenti, e seguiteci nel nuovo viaggio che partirà da metà giugno. Buona lettura a tutti
enrico.cammarota@uniquemedia.it
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Il prolifico corpus di opere di Gio Ponti è un ensemble creativo complesso e affascinante. Sintesi di più arti, le sue creazioni definiscono uno stile iconico che racconta al contempo la grandezza e la leggerezza italiana. La sua rara capacità di muoversi con disinvoltura tra mondi differenti gli ha permesso di avvicinarsi al design di un cucchiaino con la stessa convinzione impiegata nella progettazione di un’intera città. Architetto, designer, editore, poeta, ma soprattutto uomo, Gio Ponti è tuttora un punto di riferimento inamovibile del modernismo italiano. Alle grandi opere architettoniche che portano la sua inconfondibile firma, si affianca poi una vasta produzione nel settore dell’arredo, come testimoniano anche le sue tre abitazioni milanesi: quella in via Randaccio (1925), Casa Laporte (1926) in via Brin e l’ultima in via Dezza (1957), “manifesto” del suo design domestico. Taschen gli dedica oggi un nuovo libro, “Gio Ponti. Art Edition”, che rappresenta il resoconto più completo del suo lavoro, senza precedenti per dimensioni e portata. Il volume è accompagnato dal “Planchart Coffee Table”, un’esclusiva riproduzione in formato quadrato del famoso tavolino Arlecchino. Il racconto visivo si arricchisce inoltre di un ricco supporto testuale costituito da un saggio biografico di Stefano Casciani, prodotto in stretta collaborazione con l’Archivio Gio Ponti e il suo fondatore Salvatore Licitra.
Gio Ponti. Art Edition Edition of 1,000 Salvatore Licitra, Stefano Casciani, Lisa Licitra Ponti, Brian Kish, Fabio Marino, Karl Kolbitz Taschen © 2021
NEW TOYS
I SOGNI DI CRISTALLO DI GIO PONTI “Gio Ponti. Art Edition” Uno speciale volume in edizione numerata di sole mille copie che celebra la creatività senza limiti del visionario genio milanese
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MAGNIFICENT JEWELS Combinazioni di pietre e materiali preziosi irradiano luce ed energia regalando visioni da nuove prospettive, nella Duomo Collection di Rubeus Le esclusive creazioni di Alta Gioielleria nate dalla maestria di Rubeus Atelier raccontano un lusso che è emanazione del sogno. Oggi il brand ideato dalla designer russa Nataliya Bondarenko, con la collezione Duomo, celebra l’importanza di alcune tra le più belle chiese monumento d’Italia nel mondo. La collezione, che prende ispirazione dai disegni di Giorgio Vasari per il Duomo di Firenze, rappresenta il dialogo tra la visione estetica del brand e la bellezza delle pietre preziose e dell’oro. Questo dialogo invita a scoprire gioielli poliedrici che richiamano i motivi geometrici delle chiese più famose d’Italia. La combinazione delle pietre colorate, dei diamanti e del metallo prezioso sfaccettato irradia luce ed energia con un risultato tridimensionale che regala nuove visioni da ogni prospettiva. Anelli, orecchini, bracciali e collane sono formati da lunette in oro giallo, rosa o bianco e pietre preziose. Il motivo geometrico allude alle finestre in stile gotico degli edifici, trasformate in elementi che muovono la superficie del gioiello. In alcuni pezzi, le lunette contengono un diamante taglio brillante, oppure zaffiri, smeraldi, rubini. In altri casi, la stessa forma è adottata per dare forma a pietre semipreziose, come il diaspro, lo spinello, la tormalina, il turchese o l’ametista.
Nella foto, Rose Gold Duomo, Full Pavè Set
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New Toys
L’ESCLUSIVITÀ, UNA FORMA D’ARTE L’ultima creazione di Patek Philippe vede protagonisti 2.839 brillanti taglio diamante
La novità assoluta nell’universo degli orologi femminili di Patek Philippe è il nuovo Nautilus Ladies in oro rosa con 2553 brillanti taglio diamante su cassa e bracciale e altri 286 sul quadrante a onde. Contraddistinto dal movimento automatico, il nuovo orologio costa 324.246,00 euro. Una meraviglia e vera icona della gioielleria. La sua forma ottagonale arrotondata della lunetta, l’ingegnosa architettura a oblò della cassa e il quadrante con motivo orizzontale a rilievo, lo rendono emblema di eleganza sin dal 1976. Un modello davvero singolare che è stato realizzato con la rarissima tecnica della montatura a neve, che consiste nell’incastonare diamanti di diverse dimensioni con l’obiettivo di ridurre al minimo l’esposizione di metalli preziosi tra le singole pietre.
Patek Philippe Nautilus Ladies
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(1) Studi clinici - 30 volontari - applicazione due volte al giorno per 7 giorni. * Fondato nel 1978.
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MY FAVORITE N.5 Chanel ha unito oro e diamanti per tracciare i contorni del numero fortunato di Mademoiselle Il 2021 è l’anno di Coco Chanel. Si festeggiano infatti i primi 100 anni della sua creazione forse più celebre: il profumo Chanel N°5. Una fragranza-icona, il cui mito passa anche dal design del suo flacone: quando si pensa allo Chanel Nº5 è impossibile non richiamare alla mente le linee minimaliste della sua bottiglietta. Ispirato ai volumi smussati dei flaconi da toilette Charvet, attraversa le decadi con inconfondibile modernità. Definito dalla maison Chanel come “l’essenza dell’eternità in un numero portafortuna”, il numero cinque è ormai globalmente considerato allegoria di felicità e bellezza. Quale migliore ricorrenza, se non quella del centenario della sua nascita, per celebrarne il successo attraverso un’esclusiva linea di gioielli? Et voilà la collezione fine jewelry “N°5” è forse il tributo più prezioso realizzato dalla maison fin qui. Il pendente Eternal N°5 in oro bianco 18 ct, si mostra in tutto lo splendore di un numero cinque e una goccia di profumo con diamanti incastonati. La collana in oro bianco 18 ct è una cascata di diamanti, le ultime pietre in particolare ricordano una goccia di profumo. E ancora gli orecchini in oro bianco 18 ct e diamanti. Il primo si presenta a forma di numero cinque, l’altro a forma di goccia può essere indossato in versione lunga o corta. Infine un anello in oro bianco 18 ct e diamanti che tracciano i contorni del numero emblematico.
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GIORGIO ARMANI è impegnato in un nuovo progetto per la realizzazione del motor yacht all’avanguardia Admiral da 72 metri che sarà consegnato nel 2024. Ancora top secret i dettagli ma è possibile immaginare linee raffinate, eleganti e ricercate per uno yacht extralusso dall’animo discreto, in cui eccellenza dei materiali e design saranno i protagonisti assoluti. Del resto l’annuncio di questo, che si appresta a essere il nuovo capolavoro del mare, è stato fatto da due eccellenze del Made in Italy. Da un lato Giorgio Armani firma della moda e del lusso tra i leader del settore e dall’altro The Italian Sea Group operatore globale della nautica di lusso, attivo nella costruzione e refit di motoryacht e navi fino a 100 metri. L’azienda, che fa capo all’imprenditore italiano Giovanni Costantino, opera con i brand Admiral, rinomato per i prestigiosi ed eleganti yacht, e Tecnomar, conosciuto per la sportività, il design all’avanguardia e le alte performance delle sue imbarcazioni. In più vanta una business unit che gestisce il servizio di riparazioni e refit con focus su yacht di oltre 60 metri.
Teaser Admiral 72 metri Giorgio Armani e The Italian Sea Group
NEW TOYS
ELEGANZA SUL MARE Giorgio Armani e The Italian Sea Group collaborano per un nuovo super yacht
LUXURY SAFES
MILAN | LONDON | MOSCOW | SHANGHAI www.agresti.com
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Giotto Calendoli Sono uno spirito libero, sempre in continua evoluzione. Mi piace scoprire il mondo, non amo barriere e restrizioni. Ho vissuto a Londra, a Lisbona, in Australia. La mia prima esperienza nella moda è stata in showroom da Alexander McQueen, ho avuto anche il piacere di conoscerlo. Oggi il mio carattere si rispecchia nel mio brand “Handle with Freedom”. Un marchio semi artigianale, impostato sulla filosofia “zero sprechi”. Giro il mondo alla continua ricerca di tessuti speciali, di riutilizzo. Tutto si basa sull’idea di “leaving second chances”. Realizzo capi e accessori con i tessuti derivati per esempio dagli scarti dell’aviazione o della marina. A settembre andrò in Nepal per fare ricerca su nuovi tessuti naturali. Ho da poco lanciato un nuovo progetto inclusivo, attivando una collaborazione per la realizzazione di bandane e borse con le detenute del carcere di Pozzuoli. Donne che hanno alle spalle un brutto passato, ma che vogliono riscattarsi. A cura di Enrico Cammarota
Photography Raffaele Marone Make up and hair Assia Caiazzo Total looks by LOUIS VUITTON
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“Handle with Freedom” parla di me, delle mie passioni, della mia persona. C’è il mio gusto e c’è il mio occhio. Non seguo i trend. La mia è una consapevolezza diversa, vengo dal mondo della moda e del digitale, ma non voglio seguire l’onda. Voglio vivere la mia vita in equilibrio. Il brand è distribuito in Giappone e in store premium come LuisaViaRoma.
IG @giottocalendoli Founder of @handlewithfreedom handlewithfreedom.com
La mia più grande passione è la ricerca. Amo le sfide, assorbire il vissuto delle altre persone che possono aiutarmi a trasformare qualcosa di brutto in bello e unico. L’arte ovviamente è per me fondamentale. Amo in particolare i murales, nei miei disegni c’è sempre la figura ricorrente di un bimbo, uno “scugnizzo” come si dice dalle mie parti. Amo i murales perché penso che l’arte debba vivere al di fuori delle gallerie… A breve sarò a Bari per la realizzazione di un nuovo disegno. Poi tra gli ultimi progetti ho lanciato una mail che si chiama “We Create” attraverso la quale le persone che hanno voglia di realizzare un progetto creativo possono mettersi in contatto con me, condividere con me le loro idee e vedere cosa si può fare insieme… Con uno scambio alla pari che può aiutare tutti, motivando alla creazione.
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ART
Pietro Ruffo, Tidal Wave, 2020. Galleria Lorcan’O Neill. Foto di Giorgio Bennie.
PIETRO RUFFO, LE MIE COSTELLAZIONI CREATIVE
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Tra carte geografiche, decorazioni artigianali e un immenso lavoro di ricerca prende forma una poetica che sposa arte e haute couture. L’artista contemporaneo Pietro Ruffo ci racconta le sue collaborazioni con l’alta moda nate da un’intesa speciale con Maria Grazia Chiuri, creative director del womenswear Dior di Marco Torcasio
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art
Affascinato dalle carte geografiche e attraverso lo strumento del disegno, utilizzato per sublimare idee e concetti, Pietro Ruffo realizza opere su disparati supporti, con acquerelli, inchiostri, pittura, collage, mediante le quali analizza tematiche politiche contemporanee, mettendo in dialogo riferimenti del passato con la più stringente attualità. Nato a Roma nel 1978, già durante il corso di laurea in architettura Pietro si dedica al disegno e con le prime mostre e progetti intraprende la strada delle arti visive. Con una cura certosina, realizza le sue straordinarie composizioni attraverso ritagli di carta che, montati con spilli su mappe geografiche, diventano costellazioni stratificate e vibranti. La sua ricerca mira a descrivere nuove idee di libertà, in un dialogo incessante tra le differenze, che hanno conquistato anche il mondo dell’alta moda. Quali sentimenti ed emozioni comunichi con le tue opere? In realtà il lavoro che faccio mi piace pensarlo come il lavoro di un ricercatore che inizia ad aprire mille volumi su un tema di suo interesse e prende appunti. I miei non sono scritti ma visivi e possono dar vita a una mostra o a una serie di quadri. Spesso i miei lavori hanno a che fare con la storia e la società e questo mi consente di poter fare un passo indietro come persona per non far trasparire in maniera chiara i sentimenti che provo. Le mia opere però non vogliono essere degli statement, ma più che altro dei punti interrogativi. C’è un immaginario di riferimento che ti contraddistingue? Sono architetto di formazione. La facoltà di Architettura mi ha fornito molti strumenti, i due principali sono il disegno (come strumento d’indagine e non di rappresentazione) e l’uso della carta, per disegnare ma anche come supporto, le carte geografiche, le mappature. Dalla carta nasce un’atmosfera su cui poi il mio lavoro prende forma. I miei progetti non sono mai avulsi dal luogo in cui devono essere inseriti. Nascono dalle curve del terreno, dai palazzi attorno, come accade ai fiori. In che modo fai ricerca? Le ricerche che faccio nascono da passioni. In questo momento particolare mi appassiona molto il tempo dell’Antropocene (con essa si indica, letteralmente, “l’era dell’uomo”, ovvero una fase caratterizzata dall’impronta dell’essere umano sull’ecosistema globale, ndr). Ho iniziato a documentarmi con libri o saggi e man mano stanno iniziando a materializzarsi le prime immagini nella mia mente. È come fare un ricamo all’uncinetto. Mi definisco un artista politico perché mi interessa la polis e l’humanitas, ma non ho bandiere da veicolare, soltanto spunti di riflessione. Tra linee, tratti e disegni a matita, che importanza ha il colore? Mio nonno si chiamava Francesco del Drago ed era un pittore astratto che ha vissuto e lavorato a Parigi gran parte della sua vita. Dopo aver conosciuto artisti come Édouard Pignon il tema del colore divenne fondamentale nella sua ricerca. A lui ho dedicato una
Le due foto in questa pagina, Dior Haute Couture SS 2021 © ELINA KECHICHEVA
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chiese di farle visita nella sede centrale della casa di moda, in Piazza Mignanelli. Mi portò nel suo ufficio, da cui si vede tutta la meraviglia di Piazza di Spagna e mi disse: “Vogliamo sfilare con l’alta moda a Roma. Ci piacerebbe fare una scenografia importante per l’occasione, solitamente lavoriamo con Dante Ferretti ma vorremmo che te ne occupassi tu. Sarà una piazza nella piazza”. Il tema quindi era quello della stratificazione, centrale per Valentino, ma anche per la città di Roma. Dopo varie tribolazioni interne, ho portato a compimento il progetto. La sfilata fu inserita in una tre giorni intitolata Mirabilia Romae, con una mostra diffusa, l’inaugurazione di un nuovo negozio in piazza di Spagna e la presentazione di un libro, dal titolo omonimo. Cosa ti ha affascinato di quel mondo fatato? Della moda mi ha affascinato la cosiddetta “craftsmanship”, ovvero l’artigianalità ad altissimi livelli. Ho riscontrato molte affinità con il mio lavoro d’artista, perché nella haute couture i vestiti sono opere d’arte, realizzate a mano con grande maestria da sarti operosi.
retrospettiva al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese. Conosco così nel profondo l’importanza del colore che ho quasi timore a utilizzarlo nelle mie opere. Da ragazzino quando ho iniziato a dipingere per alcuni anni mi sono mosso nel solco della ricerca tracciata da mio nonno. E poi è come se mi fossi distaccato passando al disegno. I colori che inserisco adesso sono più delle atmosfere che vorrei dare. Tra i tuoi lavori recenti balzano all’occhio quelli realizzati per il mondo dell’alta moda. Com’è nato questo feeling? È nato tutto nel 2015 con una telefonata di Maria Grazia Chiuri, al tempo Direttrice Artistica insieme a Pier Piccioli di Maison Valentino. Avevo realizzato un aeroplano in scala 1:1 per la Galleria Nazionale di Arte Moderna. Un autentico aereo della Prima Guerra Mondiale ricostruito completamente e rivestito con un camouflage di carta. Il camouflage in quegli anni era anche al centro della poetica Valentino quindi entrambi i designer rimasero molto colpiti dalla mia opera. Maria Grazia mi chiamò per parlami. Qui a Roma quando si riceve una telefonata del genere non necessariamente accade qualcosa subito dopo. La Chiuri, invece, dopo due ore era già nel mio studio per parlarmi della sua esperienza da Valentino. Mi
DELLA MODA MI HA AFFASCINATO LA COSIDDETTA “CRAFTSMANSHIP”, OVVERO L’ARTIGIANALITÀ AD ALTISSIMI LIVELLI
La sintonia nata con Maria Grazia Chiuri persiste nel tempo? Il mio rapporto con il mondo della moda si sostanzia nel rapporto con Maria Grazia. Quando è arrivata da Dior abbiamo collaborato alla realizzazione di una sfilata celebrativa dei 70 anni del brand a Les Invalides. Poi esattamente un anno fa M.G.C. mi ha chiesto di lavorare nuovamente a stretto contatto per per la Collezione Cruise 2021 portata in scena a Lecce. Per quel progetto ho realizzato più di 250 disegni da cui sono stati poi sviluppati circa 400 capi. La sfilata è stata un successo grazie alla compresenza di moltissime maestranze. Dagli studi di Ernesto De Martino, antropologo che ha indagato l’acrasi tra religione, vestizione e magia in Puglia, fino all’arte della Pizzica. Il mio contributo ha concorso a mettere in evidenza come dietro una stoffa a fiori possano esserci in realtà idee ben più stratificate. Questo concetto è stato particolarmente esplicitato nella Collezione Haute Couture SS21 costruitta attorno al grande mondo dei tarocchi, a cui Christian Dior era notoriamente legato. Ho reinterpretato gli arcani maggiori e minori e Maria Grazia li ha trasformati in abiti meravigliosi. Matteo Garrone ha sugellatto tutto firmando un film di 15 minuti, una vera e propria poesia in cui anche i miei disegni hanno assunto sfumature oniriche. Perché sei stato definito l’“artista della libertà”? Ho lavorato molti anni sul tema specifico della libertà. Son partito dallo studio di alcuni filosofi che hanno affrontato l’argomento e sono arrivato a vincere una borsa di ricerca presso la Columbia University di New York, ampliando così i miei studi sui filosofi liberali negli Stati Uniti. Il tema della libertà è centrale nel mio lavoro, ma è un concetto che non possediamo mai veramente. Ci rendiamo conto dell’importanza della libertà solo quando questa ci viene negata, quando ci sono dei nemici da combattere. Non so se noi artisti possiamo aiutare davvero gli altri a sentirsi più liberi, ma sicuramente possono aiutare a incuriosire.
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FASHION
LA STAGIONE DELLE SUPER TOP MODEL
Vittoria Ceretti e He Cong x Bulgari, Irina Shayk x Moschino, Sharon Alexie x Jimmy Choo, Toni Garrn x BOSS. L’eyewear della SS21 punta su testimonial d’eccezione per interpretare collezioni che giocano con una femminilità cosmopolita e nomade
HE CONG, VITTORIA CERETTI @heconghc - @vittoria Per catturare le sue ultime trasformazioni, Bvlgari ha convocato una coppia eccezionale di donne carismatiche: Vittoria Ceretti, una delle modelle italiane più famose nel mondo, e He Cong, giovane musa che ha conquistato le passerelle internazionali con la sua bellezza ipnotica. Entrambe immortalate dal fotografo Johan Sandberg e dal regista Nicolò Terraneo per la campagna occhiali 2021. Le modelle indossano le ultime creazioni della collezione “Serpenti True Colours” in entrambe le varianti: con montatura metallica ultraleggera rotonda o esagonale; rifiniti da un decoro smaltato a forma di scaglia, in una combinazione perfetta tra geometrie accattivanti e colori luminosi.
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IRINA SHAYK @irinashayk La campagna PE 2021 “No Strings Attached” di Moschino porta la firma del fotografo Steven Meisel con la direzione creativa di Jeremy Scott, in collaborazione con Jim Henson, l’inventore dei Muppet. La supermodella Irina Shayk si trasforma in delicata marionetta indossando abiti voluminosi che ricordando le bambole del Théâtre de la Mode che i sarti utilizzavano per mostrare i loro modelli ai clienti durante il dopoguerra. Gli occhiali da sole presentano una shape cat-eye a cuore, dal design ultra-contemporaneo, illuminata da settanta scintillanti cristalli di diverse dimensioni sul frontale.
@flammedepigalle Jimmy Choo celebra il glamour ispirando la PE 2021 a un’icona della moda e della musica: Grace Jones, simbolo di sicurezza, forza e creatività. La collezione unisce materiali naturali a tessuti tecnici, in un vibrante scontro di colori, per il daywear. I look chic anni ‘90 esprimono movimento ed energia, così come gli occhiali da sole da indossare con determinazione. L’occhiale DANY/S presenta una costruzione in acciaio a lente doppia, illuminata da 34 cristalli applicati a mano su ogni lente, che aggiungono una nota giocosa al classico design squadrato in metallo.
SHARON ALEXIE
TONI GARRN @tonigarrn La top model e attrice tedesca Toni Garrn è il volto femminile di BOSS Eyewear per la PE 2021. La nuova campagna, scattata a Milano da Marcus Ohlsson, rappresenta lo spirito raffinato, elegante e contemporaneo della donna BOSS. Il carattere che pervade la nuova collezione si rispecchia in scatti dall’estetica “clean” che trasmettono un forte focus sul prodotto: i nuovi occhiali da sole sono catturati da diversi punti di vista con primi piani affascinanti, sottolineati da tenui contrasti cromatici e da una brillante luce estiva.
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Interiors
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A cura di Enrico Cammarota
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design
INVESTIRE NEL GREEN? A MILANO È POSSIBILE ISOLA VERDE, IL COMPLESSO RESIDENZIALE ECOSOSTENIBILE
Sviluppato nel pieno rispetto dell’ambiente, Isola Verde presenta soluzioni abitative e architettoniche pensate per ospitare una “comunità autonoma”, con servizi come palestra, sauna, area co-working di 40 posti e ampi spazi verdi che offrono ai residenti la possibilità di vivere, lavorare e trascorrere il tempo libero in un unico complesso, a seconda delle diverse esigenze. Undici appartamenti in vendita, disponibili in esclusiva da Italy Sotheby’s International Realty. Isola Verde - curato dallo Studio Florulli - è situato nell’omonimo quartiere, precisamente in Via Porro Lambertenghi, nasce dalla completa riqualificazione di un ex complesso industriale di inizio ‘900. Le soluzioni abitative, su un unico piano o su più livelli variano dai 66 a 182 mq. Le singole unità (a partire da 470.000 euro) giocano con i volumi architettonici e godono
di spazi verdi privati, con giardini che dialogano con l’interno grazie ad ampie vetrate, giardini pensili e terrazzi. L’obiettivo principale del progetto è quello di tutelare l’ambiente, dando vita a una piccola comunità in un contesto estremamente curato dove vivere nel rispetto dei principi di ecosostenibilità. Tra i vantaggi di queste abitazioni ci sono le ridotte emissioni di anidride carbonica grazie a sistemi di riscaldamento geotermici e pannelli solari, oltre a un sistema di recupero dell’acqua piovana per l’irrigazione. Grande attenzione all’autonomia energetica e alla tutela del silenzio, possibile grazie all’isolamento acustico. Particolare attenzione, infine, è stata data agli spazi per il ricovero di mezzi di trasporto sostenibili, sempre più scelti per gli spostamenti in città, e ad aree per la ricarica di auto elettriche.
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design
IL FASCINO DELL’OCEANO TRA ARTE, FIABA E DESIGN
Dalla creatività del designer Riccardo Capuzzo nasce un visionario progetto che conferisce mistero e fascino al mondo sottomarino e ai personaggi che lo abitano. Un’intuizione lo ha portato a sviluppare un variegato immaginario fatto di balene, tartarughe, granchi e altre fantastiche creature in tutto il loro splendido potere evocativo di Marco Torcasio
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“HO SCELTO DI DESTINARE UNA PERCENTUALE DEL PROFITTO A WDC PERCHÉ È LA PIÙ GRANDE ASSOCIAZIONE IMPEGNATA PER LA SALVAGUARDIA DI BALENE, DELFINI E ORCHE”
Nato a Milano, dopo gli studi presso la Scuola Politecnica di Design, Riccardo ha subito intrapreso un viaggio, sia fisico che spirituale, alla ricerca della propria identità, che lo ha visto protagonista per alcuni anni nella veste di visual designer tra Chicago e Istanbul, e quindi in Germania in un’azienda leader nel settore della decorazione personalizzata. Oggi vive a Riga, capitale dinamica protagonista di un grande fermento culturale. Dopo aver approfondito le conoscenze in design, logistica, produzione e comunicazione, ha scelto di realizzare il progetto Aquatic Creatures per raccontare la sua personale visione del mare e delle creature che nel suo immaginario lo popolano, una visione estetica, ma anche fortemente etica. Aquatic Creatures è un progetto in equilibrio tra design e illustrazione che, attraverso oggetti decorativi, affresca fiabesche storie sottomarine e trasmette un messaggio importante di conservazione e tutela del mondo acquatico. Mai come in questo momento è evidente quanto sia importante avere a disposizione ambienti della casa sempre più fluidi e ibridi, e in linea con il mutare rapido delle abitudini di lavoro e di vita delle persone. Si tratta di luoghi che hanno subito una radicale trasformazione e che devono dimostrare la flessibilità e la capacità di assorbire tante e diverse funzioni, disegnando anche nuovi scenari per il futuro. Spazi sempre più adattabili e accoglienti, dove l’elemento fondamentale resti il calore domestico dato dai materiali, dai decori, dai rivestimenti. Lo sa bene Riccardo che ce ne parla con straordinaria passione.
ISPIRAZIONI Aquatic Creatures di Riccardo Capuzzo è un progetto in equilibrio tra design e illustrazione che, attraverso oggetti decorativi, affresca fiabesche storie sottomarine
e trasmette un messaggio importante di conservazione e tutela del mondo acquatico. Nato dopo un viaggio, sia fisico che spirituale, alla ricerca della propria identità.
Come hai trasformato l’intuizione in vero e proprio progetto di interior design? L’idea di fondo è nata dal celebre “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche. Secondo il filosofo tedesco l’uomo, nella sua incessante ricerca di mondi nuovi, compie un viaggio per auto-liberarsi dalle credenze che gli vengono imposte. Mi affascinava molto l’idea di poterli disegnare questi mondi nuovi, traslandoli all’interno di un progetto di design. Per circa un intero anno ne ho immaginato i personaggi, con le loro caratteristiche e il loro comportamento. E per chi, come me, è alla ricerca di atmosfere magiche è facile trovare l’ispirazione nell’oceano. Non ho un legame personale particolare con il mare, ma ne sono affascinato da sempre. Come dalle fiabe e dalle atmosfere alla Tim Burton, non totalmente confortanti come quelle di Walt Disney, ma comunque provviste di un certo umorismo. Il mare non è soltanto la casa di bellissimi delfini, ma è anche paura, mistero, lotta per la sopravvivenza…
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Accanto alla collezione di piatti, notebook, stampe acriliche e carte da parati, Aquatic Creatures propone nel proprio assortimento le Artworks Decals, innovative decalcomanie per l’interior design.
Hai dei codici estetici di riferimento? Il bianco e nero, i tatuaggi da marinaio e l’inkart, una tecnica a inchiostro antichissima che, applicata alle creature del mondo marino, rappresenta un’iperbole dell’immaginazione. Quali sono le declinazioni del progetto Aquatic Creatures? Accanto alla collezione di piatti, notebook, stampe acriliche e carte da parati, Aquatic Creatures propone nel proprio assortimento le Artworks Decals, innovative decalcomanie per l’interior design. Un prodotto creativo e versatile che permette di personalizzare, rendendole uniche, le superfici della propria abitazione. “Stickers d’autore” di diverse forme e dimensioni che, posizionati su mobili, piastrelle, specchi, oggetti e superfici,
personalizzano l’ambiente creando un forte impatto visivo e un ricercato effetto stilistico. Voglio trasmettere un messaggio importante: un mondo etico è ancora possibile. Com’è nata la collaborazione con l’organizzazione no-profit WDC - Whale and Dolphin Conservation? Mi interessava capire meglio il problema della conservazione e della tutela del mondo acquatico. Ho quindi scelto di destinare una percentuale del profitto a WDC perché è la più grande associazione impegnata per la salvaguardia di balene, delfini e orche. Ma il mio impegno guarda al benessere del Pianeta a tuttotondo. Per la realizzazione degli Artworks Decals, ad esempio, ho scelto produzioni a basso impatto ambientale
su film adesivo in vinile fuso di altissima qualità, stampati utilizzando inchiostro da cartucce rigenerate a bassissimo contenuto di solventi. Gli adesivi sono confezionati in cellophane biodegradabile all’interno di una busta eco-friendly in cartoncino riciclato, imbottito, impermeabile e riciclabile. Da cosa è scaturita questa tua sensibilità? Semplicemente penso che in un futuro prossimo i governi dovranno porsi delle domande: “Che cos’è un animale?”, “È nostro diritto disporre della vita degli animali perché siamo presumibilmente più intelligenti?”. Non ho risposte a questi interrogativi, ma credo che il problema della conservazione della specie animale meriti di essere indagato più a fondo.
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GRAFICHE Il mare non è soltanto la casa di bellissimi delfini, ma è anche paura, mistero, lotta per la sopravvivenza.
Abiti a Riga da sei anni. La città, in qualche misura, ha cambiato la tua visione delle cose? In parte sì. Riga è una città molto bella. Vanta la più grande concentrazione al mondo di edifici Art Nouveau, è sicura, a misura d’uomo e con tanto verde. Vivere qui mi dà la possibilità di raggiungere una vera e propria foresta in pochi minuti con un semplice tram, una grandissima ricchezza che oggi riesco ad apprezzare veramente. Avevo già una conoscenza della città perché frequentavo la Riga Fashion Week, ma nel tempo ho potuto conoscerne meglio le caratteristiche. Il Teatro dell’Opera Nazionale, ad esempio, ha un programma molto ricco, tantissimi giovani frequentano il conservatorio e io stesso da due anni studio pianoforte. Ho deciso di dedicare una parte della mia vita alla musica, che mi accompagna sin da quando ascoltavo i Rolling Stones e i Dire Straits, e ho imparato anche a leggere uno spartito, dividere il tempo, comprendere l’architettura di un pezzo di Beethoven per poterlo suonare. Cose che a Milano, probabilmente, non avrei fatto… L’amore per la musica emerge anche in Aquatic Creatures? Per ampliare i confini dell’esperienza, stampe e piatti sono affiancati da una playlist di pianoforte realizzata appositamente per creare un coinvolgimento che superi l’oggetto fisico. In occasione del lancio di ArtWorks Decals ho presentato VOLUME 2, secondo album di composizioni pianistiche realizzate ad hoc per rendere ancora più speciale la decorazione dei propri spazi.
“ADESSO CHE TRASCORRIAMO PIÙ TEMPO NELL’AMBIENTE DOMESTICO È IMPORTANTE CHE GLI OGGETTI, ANCHE SE INANIMATI, DIANO DELLE EMOZIONI”
L’interior design può quindi stimolare esperienze tattili, visive e persino uditive rassicuranti? La scelta di determinate componenti, come tessuti, carte da parati, nuance, stimola la percezione visiva e intellettiva. Adesso che trascorriamo più tempo nell’ambiente domestico è importante che gli oggetti, anche se inanimati, diano delle emozioni. Possono rappresentare dei contenitori di ricordi o rievocare associazioni di idee. Mi piace l’idea che una carta da parati possa integrarsi con la musica e inizio a immaginare possibili evoluzioni animate delle Aquatic Creatures, ho già in mente possibili scene di un film…
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Per la realizzazione delle grafiche ti sei avvalso delle creatività di alcuni artisti e illustratori, come li hai selezionati? Possiamo menzionarne qualcuno? Fanno parte del team di illustratori Vasilisa Afanasieva, Emilija Mihajlov, Irina Samoilovskaia, ad esempio. Sono partito dal loro portfolio, ma ho valutato principalmente l’entusiasmo nei confronti del progetto. Sei nato a Milano. Come la vivi adesso che non ci abiti più? Torno spesso a Milano per lavoro e sono grato alla città perché nascere qui mi ha fornito importanti strumenti che altrove non avrei avuto. Credo ci sia anche una componente importante di fortuna nel successo di una persona, ma in fondo condivido quanto affermava l’astrofisico Stephen William Hawking: il libero arbitrio è un’illusione poiché i dadi sono già stati già lanciati
all’epoca del Big Bang e il resto ne consegue. Certo, è una teoria da non cogliere in senso assolutistico, ma oltre a essere molto affascinante potrebbe mettere un argine all’arroganza degli uomini. A Milano ho frequentato la Scuola Politecnica di Design, una grande palestra per me, e sono tuttora molto legato al Rettore Antonello Fusetti. Milano mi manca, quando sono a casa indosso con orgoglio e un pizzico di nostalgia la mia maglietta di Giannasi, e quando torno mi piace percorrere la città a piedi. Palazzo Reale e Gallerie d’Italia sono tappe fisse. La cortesia delle persone, che è possibile cogliere semplicemente da come viene servito un caffè, è autentica e non stucchevole come quella che potremmo trovare a Dubai, ad esempio. Chi vive a Milano assorbe per osmosi una certa sensibilità estetica che dura tutta la vita. Anche quando si parte per altre destinazioni, Milano non si lascia mai.
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UN SOGNO MADE IN L.A. I giochi di luce e i delicati incanti dei tappeti contemporanei di G.T.Design, firmati dalla designer Deanna Comellini, sono stati scelti per arredare gli spazi di 8408 Hillside, un’esclusiva villa di Los Angeles progettata dallo studio d’architettura Saota in collaborazione con Woods + Dangaran A cura di Enrico Cammarota
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GLI INTERNI Creazioni, dominate dal contrasto tra le tonalità color platino e le nuances più fredde, si impongono
allo sguardo con il loro linguaggio caldo e sensuale, capace di comunicare morbidezza e linearità in un solo istante.
G.T.DESIGN HA SCELTO UNA LAVORAZIONE MANUALE, DANDO VITA A UN PRODOTTO DI ALTISSIMA QUALITÀ IN CUI LA SENSUALITÀ DIALOGA GRAZIOSAMENTE CON LA PUREZZA ESTETICA DEL DESIGN
I tappeti contemporanei della linea In-Canto di G.T.Design, contraddistinti da una lavorazione realizzata a mano con una luminosa viscosa di bambù, sono stati selezionati per arredare gli interni della tenuta 8408 Hillside di Beverly Hills, situata a pochi passi dalla celebre Stahl House, un’icona del design degli anni ’60 progettata da Pierre Koening. Queste creazioni, dominate dal contrasto tra le tonalità color platino e le nuances più fredde, si impongono allo sguardo con il loro linguaggio caldo e sensuale, capace di comunicare morbidezza e linearità in un solo istante. Per esaltare le caratteristiche naturali della viscosa di bambù di In-Canto, nota anche come seta di bambù, G.T.Design ha scelto di affidarsi a una lavorazione manuale, dando vita a un prodotto d’altissima qualità in cui la sensualità dialoga graziosamente con la purezza
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estetica del design. Con la linearità degli elementi in acciaio, cemento e vetro, gli interni della villa sono in grado di integrarsi alla perfezione con l’ambiente circostante, con la natura, in particolare grazie all’armoniosità delle terrazze esterne circondate da una piscina e da una vegetazione lussureggiante. In-Canto, scelto appositamente per arricchire una struttura così prestigiosa, rappresenta il frutto dello studio e della ricerca continua di G.T.Design sulle fibre tessili, specialmente per quel che riguarda l’utilizzo della viscosa, un approccio altamente innovativo che ha già portato alla creazione di collezioni rivoluzionarie come il best-seller Kama, realizzato con una viscosa d’alta qualità e Tencel ecologico, e che ha sensibilmente modificato la percezione del tappeto contemporaneo, trasformandolo in un elemento essenziale dell’interior design.
UN APPROCCIO ALTAMENTE INNOVATIVO CHE HA GIÀ PORTATO ALLA CREAZIONE DI COLLEZIONI RIVOLUZIONARIE COME IL BEST-SELLER KAMA
ALL PHOTOS BY SIMON BERLYN
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GLI INTERNI la villa è in grado di integrarsi alla perfezione con l’ambiente circostante, con la natura, in particolare
grazie all’armoniosità delle terrazze esterne circondate da una piscina e da una vegetazione lussureggiante.
Un entusiasmante progetto immobiliare è destinato a segnare lo scenario dell’abitare contemporaneo. Il nuovo luxury building residenziale GarofaloPaisiello porta la firma di Mario Cucinella Architects e Milano Contract District, facendosi portavoce di uno stile di vita che incarna il nuovo way of living a Milano: volumi completamente vetrati galleggiano sopra la città circondati da ampi terrazzi panoramici
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A cura di Enrico Cammarota
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Mario Cucinella comincia a farsi strada nel mondo dell’architettura a partire dalla fine degli anni ’80 iniziando a lavorare nello studio di Renzo Piano, intraprendendo così un percorso a fianco di uno dei più affermati architetti al mondo. Seguendo le orme di Piano, Mario Cucinella nel giro pochi anni fonda il suo studio a Parigi e successivamente a Bologna: Mario Cucinella Architects (MCA). Lo studio oggi vanta oltre novanta collaboratori ed è composto da architetti, ingegneri e figure specializzate nella sostenibilità ambientale. La carriera dell’architetto è sin da subito un successo confermato da un’escalation di riconoscimenti, come la conquista del prestigioso premio MIPIM nella categoria green building con il Centre for Sustainable Energy Technologies. Oggi il suo studio firma un intervento di rigenerazione urbana, nel cuore di Milano, con vocazione internazionale. Un progetto residenziale di pregio in cui estetica e sostenibilità trovano la loro sintesi nella scelta dei materiali, tra vetrate che compongono disegni dinamici, riflessi, trasparenze e la lucentezza smeraldina del rivestimento ceramico. Ambienti ricercati, dettagli curati e soluzioni moderne. Sono queste le caratteristiche che rendono GarofaloPaisiello un progetto unico. Tutte le soluzioni abitative sono state oggetto di un accurato processo di ottimizzazione di spazi e distribuzioni, per assicurare il benessere di chi l’abiterà. Partner esclusivo per i prodotti e i servizi legati all’Interior Design è Milano Contract District, innovativa piattaforma di design fondata da Lorenzo Pascucci, che integra sotto un’unica regia il processo arredativo e di fit-out con quello costruttivo.
UN PROGETTO RESIDENZIALE DI PREGIO IN CUI CONVIVONO ESTETICA E SOSTENIBILITÀ
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GLI INTERNI il progetto residenziale GarofaloPaisiello porta la firma di Mario Cucinella Architects e vede la scesa in campo di Milano Contract District per i
servizi e i prodotti legati all’interior design con proposte inedite di home solutions e arredi dinamici firmati More+Space.
LUXURY HOUSES RESIDENZIALI NATE DA UNA CRESCENTE DOMANDA SEMPRE PIÙ SELETTIVA ED ESIGENTE
Aria e luce sono sinonimo di vita: per questo gli appartamenti sono luminosissimi con doppio affaccio e con grandi finestre a tutta altezza, per regalare l’emozione di ambienti sempre aperti e luminosi. Il progetto GarofaloPaisiello si inserisce infatti nel trend che vede il segmento delle luxury house residenziali registrare una stabilità della domanda nonostante le problematicità dello scenario pandemico. Nello specifico, secondo indagini di settore recenti, le riflessioni di milioni di famiglie, costrette tra le mura di casa per il lockdown, hanno portato a generare una domanda di prodotto residenziale ancora più selettiva ed esigente, con un’attenzione crescente allo sfruttamento degli spazi, al layout e alle destinazioni d’uso sia degli interni che degli ambienti comuni.
Nell’incantevole cittadina del Sud della Francia, uno spettacolare edificio immaginato da Frank O. Gehry trasla una delle più celebri opere di Van Gogh: “La notte stellata” si svela attraverso la torsione di volumi geometrici che si innalzano verso il cielo, fulcro del nuovo campus di LUMA Foundation al Parc des Ateliers. In apertura il 26 giugno
STARRY NIGHT
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di Anna Casotti
TOUR LUMA ©ADRIAN DEWEERDT
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Una torre lucente ispirata a uno dei capolavori di Vincent Van Gogh, ideata da Frank O. Gehry e rivestita da oltre 11.000 pannelli in acciaio riflette la leggendaria luce della cittadina provenzale tanto amata dall’artista olandese. L’architettura poetica e narrativa del Pritzker Architecture Prize voluta da LUMA - associazione filantropica fondata nel 2004 dalla collezionista d’arte Maja Hoffmann e dedicata alle arti, alla cultura e alla sperimentazione - appare come un totem scultoreo che si torce su stesso e si innalza verso il cielo. Voluta dalla Fondazione per ospitate gallerie espositive, laboratori per la ricerca, spazi per seminari e l’archivio di LUMA Arles, la torre visionaria dal 26 giugno 2021 diventerà il fulcro e il simbolo di un progetto più ambizioso promosso da Maja Hoffmann: il campus LUMA al Parc des Ateliers guidato da un team internazionale di curatori tra cui Tom Eccles, Liam Gillick, Hans Ulrich Obrist, Philippe Parreno e Beatrix Ruf. Estesa su 11 ettari, la new art destination al Parc des Ateliers di Arles è concepita come un’autentica cittadella delle arti visive, dello spettacolo e performative, nata dalla riconversione di capannoni ferroviari e fabbriche dismesse in atelier, residenze per artisti, gallerie espositive, laboratori. Edifici di archeologia industriale, cinque dei quali trasformati in modo sapiente da Annabelle Selldorf, Principal dell’omonimo studio di architettura americano. «Durante la mia prima visita al sito di LUMA Arles - racconta Annabelle - ho capito immediatamente il potere del sito e dei suoi edifici risalenti al XIX secolo: un complesso di ex-fabbriche di produzione ferroviaria notevolmente abbassato rispetto all’Avenue Victor Hugo che conduce al centro storico di Arles. Una location perfetta per creare un
LUMA Arles by LUMA Foundation Parc des Ateliers, Arles - Francia Architetto: Frank O. Gehry Opening: 26 giugno 2021 www.luma-arles.org
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TOUR LUMA ©ADRIAN DEWEERDT
Nella foto Maja-Hoffmann e Frank-Gehry ph.©Annie-Leibovitz
ABBIAMO VOLUTO EVOCARE I SIMBOLI DI ARLES: DALLA TELA DI VAN GOGH STARRY NIGHT AI MASSICCI ROCCIOSI CHE SCANDISCONO LA PROVENZA AL MAGNIFICO ANFITEATRO ROMANO NEL CUORE DELLA CITTÀ... FRANK O. GEHRY
nuovo tipo di centro culturale: da un lato utilizzando le strutture di archeologia industriale come location per mostre, laboratori, atelier e dall’altra creando una connessione con la nuova architettura di Frank O. Gehry. Dando vita a un parco in cui è possibile ogni tipo di scoperta...». Un complesso dal fascino ancestrale, avvolto nei colori e nell’intensità della luce provenzale, dove i volumi dinamici di Gehry svettano tra giardini e public gardens immaginati dal landscape architect Bas Smets. «Esiste una metafora-guida per il campus LUMA al Parc des Ateliers - racconta la fondatrice e presidente Maja Hoffmann - ed è quella di un organismo vivente. In quanto tale, l’equilibrio tra forma e funzione determina la sua vitalità. Si tratta di comporre una partitura polifonica in cui tutto è ordinato, ma dove tutto è possibile... Là où, toujours, quelque part quelque chose se passe...».
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LIGHT ON NEW YORK
Lantern House, new luxury architecture di New York ideata dall’acclamato Thomas Heatherwick. Affacciate sull’High Line, la promenade dell’architettura di Manhattan, le innovative torri residenziali dal nome evocativo - Lantern House - si immergono in una morfologia inedita caratterizzata da ampie vetrate che traslano le eleganti forme delle lanterne. In una mise en scène di pura magia di Anna Casotti
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Interpretazione contemporanea degli antichi magazzini marittimi che caratterizzano la zona di West Chelsea affacciata sull’Hudson River, l’architettura innovativa di Thomas Heatherwick appare come un artefatto di duchampiana memoria, scandito da elementi di uso quotidiano reinventati in una differente funzione. Traslando la morfologia delle lanterne, le ampie vetrate aggettanti - rivisitazione moderna dei tradizionali bow window - si susseguono nei 22 piani della torre ovest e nei 10 livelli della torre est, costituendo l’essenza stessa di Lantern House. «Il progetto - racconta Heatherwick, l’architetto che a New York ha realizzato Vessel in Hudson Yards e Little Island, pionieristico parco “sospeso” sull’Hudson nasce dall’osservazione degli edifici esistenti della città e dall’idea di creare nuove architetture in cui vivere e non solo da guardare!». Una new destination luxury dedicata ai New Yorkers che svela nelle sue 181 private residences un interior design sofisticato ideato da March&White Design (MAWD), studio fondato a Londra da Elliot March e James White. Focalizzate su un’idea del living esperenziale, le dimore di Lantern House sono un inno all’eleganza e all’unicità narrate attraverso materiali naturali, finiture custom, elementi artigianali e tecnologie di ultima generazione. Mobili in rovere made in England, realizzati a mano dai maitre artisans, si combinano ai marmi, alle porte in legno massello e ai dettagli in bronzo, in una sapiente armonia tra interno ed esterno che trasforma ogni unità abitativa in uno scrigno high-end. «Il design olistico - spiegano March&White Design - crea una sintesi tra una facciata distintiva e un interior design caratterizzato da un particolare heritage. E Lantern House ne è la perfetta espressione». In un’esaltazione del sublime, le Penthouse - dotate di ampie terrazze private, camini a gas ventilati, marmi Emperador e pavimenti in rovere - sono autentiche oasi sospese nel cielo, avvolte da magnifici panorami su una New
Lantern House 515 West 18th Street West Chelsea, New York Opening: 2021 Architect: Thomas Heatherwick Interior Design: MAWD March&White Design Landscape design: Hollander Design Prezzi: da $ 1,95 milioni
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UNA NEW DESTINATION LUXURY DEDICATA AI NEW YORKERS CHE SVELA NELLE SUE 181 PRIVATE RESIDENCES UN INTERIOR DESIGN SOFISTICATO IDEATO DA MARCH&WHITE DESIGN (MAWD)
York in continuo divenire. In un’accurata attenzione al bien vivre, le amenities traducono il luxury lifestyle contemporaneo: dalla Spa alle saune, dalla piscina con acqua salata al fitness center, dalla game room dotata di cinema alla biblioteca, dal rooftop fino al Garden progettato da Hollander Design, un vibrante spazio “sociale” in cui ritrovare uno stretto legame con la natura, immerso tra alberi di Magnolia. All’orizzonte, lo scorrere lento del fiume Hudson, gli incantevoli moli trasformati in lussureggianti giardini, la vegetazione dell’High-Line, il fascino dell’archeologia industriale e l’avanguardia delle architetture che costeggiano l’antica linea ferroviaria di Chelsea illuminata dalle “lanterne” di Heatherwick che si accendono al tramonto. Suggestive “fiammelle” sospese nel cuore di Manhattan.
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Custodire gioielli, documenti e opere d’arte non sarà più un problema. Agresti, leader nella sicurezza delle abitazioni super lusso, ha pensato a una nuova idea di Panic Room. Una stanza personalizzabile, indipendente dal resto della propria abitazione in grado di garantire assoluta sicurezza senza trascendere lusso, raffinatezza e artigianalità. Una stanza blindata con marmo, legni pregiati, impianto stereo e tecnologia sofisticata. Assemblabile in qualsiasi edificio, nuovo o in costruzione, può essere customizzata nella dimensione e nei
New Toys
SECURITY HOME MADE IN ITALY Una moderna Panic Room. Rifugio sicuro, confortevole e iper connesso materiali. Le sue pareti in acciaio garantiscono protezione, il materiale fonoassorbente la isola dal rumore. La porta, finemente ricoperta di pelle pregiata, è comandata da un lettore biometrico con più impronte registrabili. In caso di coercizione, sarà sufficiente aprire con un dito diverso e, senza nessun segno apparente, saranno inviati numerosi allarmi a parenti, forze dell’ordine o istituti di vigilanza.
EFFICACE E ALL’AVANGUARDIA In caso di spiacevoli intrusioni, con un semplice tasto, può essere attivata la modalità Panic Room: ciò significa che la stanza progettata da Agresti sarà tecnicamente autonoma dal resto della casa. Viene, infatti, garantita la climatizzazione con adduzione dedicata, si attivano linee telefoniche, 4G (con Hotspot Mobility) e ponti radio separati dall’impianto domestico, con i quali richiedere immediato soccorso. Nel frattempo l’impianto interno a circuito chiuso, permette di monitorare i movimenti all’interno dell’abitazione e registrarli su disco remoto. Si possono comandare inoltre diffusori spray al peperoncino, montati all’esterno della stanza blindata. Un potente UPS garantisce l’alimentazione elettrica in caso di black-out o taglio dei cavi. In attesa di soccorsi, con la propria famiglia e i propri valori in totale sicurezza, è garantita anche l’autosufficienza alimentare, grazie alla presenza di bevande e cibo conservato nell’apposito refrigeratore e cantinetta. La completa installazione è curata dal personale qualificato di Agresti e la struttura viene consegnata al cliente nella formula “chiavi in mano”.
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LIGHTHOUSE GIRL PHOTOGRAPHY RAFFAELE MARONE
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Nella pagina a sinistra, top KHAITE NY In questa pagina, total look VERSACE
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Dress HERMÈS Shoes ZANOTTI
Nella pagina di sinistra, total look ALEXANDER MC QUEEN In questa pagina, top KHAITE NY
Nella pagina di destra, total look PRADA In questa pagina, short DSQUARED
Team credits: Model Valentine Charasse Fashion Camilla Rizzolo Make up and hair Silvia Acquapendente
ME MY SELF AND I PHOTO BY UMBERTO GORRA
Nella pagina a sinistra, Pants HERMÈS In questa pagina, Sunglasses TOM FORD
Nella pagina a sinistra, Pants HERMÈS Slip GUCCI Top ORSEUND IRIS Boots BOTTEGA VENETA Nella pagina a sinistra, Coat FENDI In questa pagina, Ring ARCHIVE
Nella pagina a sinistra, Blazer MCQUEEN In questa pagina, Total look FENDI Boots BOTTEGA VENETA
Team Credits: Model Andrea Lucrezia Perreca Creative Director Gianmarco Chianese Stylist Camilla Rizzolo Mua Giada Venturotti Hair Andrea Soriga
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ESSENZE PERFETTE Ogni formula è un unicum prezioso che racconta la storia di un luogo, di un momento, di una stagione. Ogni fragranza è l’odore puro di un ricordo. Desiderabili oggetti da collezione, pensati per chi celebra costantemente l’estetica anche nel proprio mondo privato
ODE AL FASCINO VULCANICO DI PANTELLERIA Pantelleria, con i suoi contrasti tra la luce mediterranea e le rocce vulcaniche, mostra la bellezza della natura più autentica, dove paesaggi incontaminati cancellano il confine tra terra e mare. Cyprès Pantelleria, eau de toilette della collezione Les Eaux by Giorgio Armani, evoca l’anima dell’isola fondendo freschi sentori di cipresso e schiuma di mare, sospinti da una brezza rigenerante. Il profumo coniuga la forza acquatica e l’elegante calore aromatico della flora pantesca.
Questa fragranza, pensata per essere carezzevole e ritemprante, racchiude la brezza marina del mattino che muove le fronde dei cipressi. Il profumo si apre con una luminosità pungente e abbagliante grazie all’armonia delle note agrumate di mandarino, bergamotto e cedro che si uniscono al neroli floreale. Il cuore è un’onda travolgente di freschezza marina, dove l’accordo acquatico si mescola con la moscatella e l’intensità balsamica dell’essenza di cipresso.
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ESALTANTE ESPERIENZA EMOTIVA Gucci inaugura una nuova storia di magia e immaginazione, attraverso la collezione The Alchemist’s Garden. Ispirandosi alla tradizione dell’alchimia, Alessandro Michele reimmagina l’arte della profumeria, creando una collezione preziosa composta da sette eau de parfum, quattro oli, tre acque profumate e una candela. «È l’idea che alcuni odori primari della profumeria, come le essenze dei fiori, o l’odore verde di alcune piante, si associno naturalmente alle atmosfere, in connessione diretta con i ricordi. Ed è l’idea che un profumo possa, attraverso un senso così forte e importante per l’uomo - l’olfatto - creare una magia
alchemica che trasporta, immediatamente, in un tempo e in uno spazio completamente diversi». Così Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, presenta la collezione The Alchemist’s Garden. La fragranza The Eyes of The Tiger, ad esempio, è un viaggio immaginifico nell’anima della tigre, che in Cina secondo la leggenda sprofonda nella terra per diventare pietra. Resina di benzoino e tonka ne evocano lo sguardo, con un’ombra più scura di vaniglia. Il profumo è arricchito con le note legnose e dolci della resina di cisto, che rappresentano la dualità costante e contrastata della tigre: pericolosa e sensibile, veloce e paziente.
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UNA SCIA INTRISA DI MEDITERRANEO L’hotel du Cap-Eden-Roc ha celebrato non molto tempo fa il suo 150° anniversario. Maison Christian Dior ha scelto di onorare questo leggendario hotel di lusso della Costa Azzurra con una nuova fragranza creata da François Demachy e brillantemente ispirata a questo paradiso del mediterraneo. Eden-Roc vanta un’apertura olfattiva che inizia con il mare e il suo odore potente e tonificante. Una nota salata in testa s’impone con forza. Poi, ecco che arriva un delicato
odore di dolce far niente. Aromi di olio solare e pelle scaldata dal sole si dispiegano grazie a una nota di gelsomino sublimata da un tocco di noce di cocco immediatamente riconoscibile. La passeggiata olfattiva continua con vivide e aromatiche note della macchia mediterranea: cisti ladaniferi ambrati e resinosi e lentischi dall’odore intenso, verde e vegetale. Effluvi generosi di fiori estivi donano infine alla scia di EdenRoc tutta la sua eleganza tipica della Costa Azzurra.
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MY AGE, MY PERFECTION
Tocco setoso sulla pelle, eccezionale expertise cosmetica, sintesi d’innovazione e sensorialità. Nasce la prima crema notte riparatrice anti-età di Helena Rubinstein, dalla texture “effetto bendaggio”, contro i segni marcati del tempo. A cura di Luisa Micaletti
Situata sulle Alpi Svizzere e affacciata sul lago di Ginevra con una vista spettacolare, LaclinicMontreux è una clinica esclusiva che vanta una clientela internazionale d’élite e offre trattamenti tra i più avanzati in medicina estetica e procedure cosmetiche. Fondata nel 2002 dal Dottor Michel Pfulg, chirurgo plastico di fama mondiale la cui expertise in lifting facciali mini invasivi attira pazienti provenienti da tutto il mondo. L’impegno de LaclinicMontreux oltre i confini dell’innovazione anti-età è condiviso con Helena Rubinstein grazie a una partnership che dura da più di dieci anni e che ha portato alla creazione di Re-Plasty, la linea skincare
Prezzo al pubblico consigliato: RE-PLASTY AGE RECOVERY CREMA NOTTE, 50ml: €378,00 RE-PLASTY AGE RECOVERY CREMA GIORNO, 50ml: €357,00
concepita per rispondere ai bisogni delle donne. Ispirata dai trattamenti svolti in clinica dall’expertise del Dr. Pfulg, Helena Rubinstein ha sviluppato RePlasty Age Recovery Night, un trattamento “effetto bendaggio” notturno per aiutare la pelle a riparare i segni dell’età. Con una concentrazione del 30%, l’ingrediente al cuore di Re-Plasty Age Recovery Night Cream è il Pro-Xylane TM, una molecola brevettata sviluppata dai laboratori di ricerca avanzata di L’Oréal dopo anni di ricerca. Un’innovazione che segna un traguardo significativo nella conoscenza della pelle, oggetto di dodici pubblicazioni scientifiche. Il Pro-XylaneTM è una molecola ibrida, composta da una parte proteica e una zuccherina derivata dello xilosio, uno zucchero di origine vegetale e quindi sostenibile. Il processo di estrazione di questo ingrediente chiave è infatti a tutti gli effetti una tecnologia “green”, calibrata per ridurre l’impatto ambientale. Grazie a questo potente ingrediente,
HELENA RUBINSTEIN HA SVILUPPATO RE-PLASTY AGE RECOVERY NIGHT, UN TRATTAMENTO “EFFETTO BENDAGGIO” NOTTURNO PER AIUTARE LA PELLE A RIPARARE I SEGNI DELL’ETÀ
formulato per aumentare la biodisponibilità degli attivi nella pelle, Re-Plasty Age Recovery Night ripara i segni dell’età e le rughe profonde, i danni da perdita di elasticità e anche le imperfezioni. Nello specifico il Pro-Xylane TM agisce su due fronti: sia come attivo, supportando l’abilità dell’epidermide a rigenerarsi più velocemente, sia come alleato anti-età a lungo termine per offrire alla pelle un aspetto più giovane. La formula, oltre a essere un concentrato di efficacia, regala al contempo un’esperienza luxury. La texture è un balsamo crema che avvolge la pelle in un velo di sottile di comfort, prima di trasformarsi in una crema vellutata e leggera, notte dopo notte. «Consigliamo di usare Re-Plasty Age Recovery Day e Night come trattamenti quotidiani. Ma naturalmente li consigliamo anche come trattamento post procedure, data l’efficacia nel determinare un recupero accelerato della pelle. Re-Plasty Age Recovery Night ha piuttosto un’azione di recupero e anti-età, mentre Re-Plasty Age Recovery Day esercita una benefica azione lenitiva durante il giorno, quando la pelle è più esposta alle aggressioni esterne» spiega il Dr. Michel Pfulg, fondatore de Laclinic-Montreux e chirurgo estetico.
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INTERVIEW
FRANCESCA CHILLEMI
“HO CAMBIATO IL MIO LIFESTYLE” In perfetta forma grazie ai benefici dello yoga, sempre bellissima e motivata da un nuovo cammino olistico, Francesca Chillemi è un condensato di esperienze che uniscono recitazione, moda, studio ed esperimenti social. L’abbiamo incontrata come madrina di un progetto speciale targato Filorga. E qui si racconta a partire da una ritrovata convinzione: la bellezza non è un privilegio per pochi, ma un bene diffuso, democratico e in continua evoluzione
Dopo aver mosso i primi passi come modella e aver indossato la corona della più bella d’Italia, Francesca Chillemi ritorna sulle orme della bellezza con il suo nuovo progetto digitale 752 Wellstar, un portale di benessere che guarda al beauty in una prospettiva olistica. Per i successi televisivi, come attrice e conduttrice, c’è ancora posto nella sua vita ma, dopo un’esperienza a New York che definisce #lifechanging, è tornata in Italia per intraprendere un nuovo cammino. Gli occhi grandi e neri non sono mai cambiati, ma oggi, oltre a essere una madre orgogliosa, è soprattutto una donna che investe sulle proprie risorse e vive seguendo le proprie intuizioni. Come racconta rispondendo alle nostre domande… con la grinta e il calore che da sempre la contraddistinguono. Nata sotto il segno del Leone, sei una donna forte ed entusiasta della vita. Quanto sono importanti per te umorismo e determinazione? Lo humor è l’antidoto per tutti i mali. Ci consente di alleggerire i momenti più difficili e ci salva dall’infelicità. L’umorismo mi ha consentito di non prendere troppo di petto alcune situazioni problematiche quindi credo che la vita vada edulcorata con qualche sana battuta divertente. La determinazione è una componente fondamentale del successo. Se prendiamo in considerazione ad esempio i grandi idoli del cinema o della musica, possiamo renderci facilmente conto
di Luisa Micaletti
di quanta importanza abbia avuto la determinazione nel loro percorso. Certo, bisogna lavorarci, ma credo che più grande sia la passione più forte sia la determinazione. Hai viaggiato molto scoprendo anche culture internazionali. Cosa ti hanno lasciato le città in cui hai vissuto? Sono nata e cresciuta in Sicilia fino ai diciotto anni. A Barcellona Pozzo di Gotto, per l’esattezza, un piccolo paese che ho molto amato ma che ha iniziato a starmi stretto già a quattordici anni. Amo le grandi città, dinamiche, iperattive persino, e piene di opportunità. Mossa da una grande curiosità e da un forte desiderio di scoperta, ho vissuto a New York per frequentare una scuola d’inglese e di recitazione. È stato un bel salto a livello personale perché NYC non è una città facile, ma mi ha dato la spinta necessaria a uscire dalla mia comfort zone e a rischiare. Mi è dispiaciuto poi andar via, ma tornare in Italia mi ha conferito quella giusta dose di concretezza che, mentre vivevo il sogno americano, forse mi mancava. Tre le attrici americane che più ami hai menzionato le iconiche Cate Blanchett e Meryl Streep. Quali sono invece i registi con cui ti piacerebbe lavorare? Sogno da sempre di poter lavorare con Quentin Tarantino. L’ho conosciuto proprio a New York e mi è sembrato timido e sensibile, quasi come se non sentisse l’onere della sua grandezza. Credo sia un genio, ermetico e naïf. In Italia invece amerei collaborare con Giuseppe Tornatore. Sono cresciuta con i suoi film e guardarli mi porta indietro nel tempo, alle mie origini, per via del particolare vincolo affettivo che mi lega al suo modo di raccontare la mia terra.
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Come stai vivendo questo periodo storico particolarmente confuso? Quali sono gli spazi che più ti stanno mancando? Sento molto la mancanza del contatto umano e della libertà di organizzare le cose con imprevedibilità. Mi manca viaggiare. Sono stata sul set anche per otto mesi consecutivi ma, mai prima d’ora, avevo percepito questa stanchezza mentale. Con la razionalità di una persona adulta riesco a far passare tutto questo in secondo piano, da mamma però mi duole un po’ non poter dare a mia figlia l’opportunità di crescere come vorrebbe, interagendo e giocando con gli altri bambini. Ci ha colpito una citazione di Yoko Ono che hai condiviso su Instagram, “Art is a way of survival”. Quale messaggio senti di voler trasmettere con questa frase? In ognuno di noi c’è una vena artistica che deve essere tirata fuori. Quando non abbiamo tutte le possibilità di esprimerci come vorremo l’arte riesce a far emergere la parte più creativa che c’è in noi. Ci sprona a dar spazio alle passioni e dona un senso alle cose che apparentemente paiono non averne. La Francesca che vediamo sui social network è la stessa Francesca di tutti i giorni? Fino a qualche anno fa i social per molte persone erano ancora un tabù. Oggi invece sono per tutti parte integrante della quotidianità. Da semplice vetrina, sono diventati contenitori di messaggi anche significativi quindi credo sia importante mantenere un certo stile comunicativo e un determinato tono di voce. Sul mio profilo Instagram mostro anche i miei difetti, ma cerco sempre di mantenere il giusto distacco dal mezzo. Dopo un amore un po’ fugace per la moda, è esplosa la tua passione per la cosmetica. Perché ne sei affascinata? Il mondo della moda corre troppo veloce. Il beauty, con i suoi tempi “slow” di cura e dedizione, è più affine al mio modo di essere. Da adolescente non facevo troppo caso alla mia beauty routine, commettevo spesso degli errori, seppur con leggerezza. Oggi invece amo prendermi cura della mia bellezza in prospettiva, preoccupandomi cioè del concetto di prevenzione.
La prova da attrice che porti nel cuore? Tengo molto a tutti i personaggi interpretati finora. Ho fatto particolarmente breccia nel cuore del pubblico con il ruolo di Azzurra Leonardi nella serie “Che Dio ci aiuti”. Insieme agli sceneggiatori abbiamo saputo trasformarla in un personaggio vincente, di primaria importanza nel filone narrativo della fiction, mettendo a nudo le sue debolezze e raccontando il suo processo di maturazione, da ragazza frivola a donna generosa e di buon cuore. Verso quali nuove strade vorresti proiettare la tua carriera e quali sono i progetti in cantiere? Come tutti gli attori, sono una buona scaramantica, quindi preferisco non svelare ancora nulla. Sicuramente, dopo aver lavorato molto sulla commedia, mi piacerebbe cimentarmi con dei ruoli drammatici, più forti.
Il tuo legame con il mondo della bellezza va oltre il semplice piacere personale, sei stata in prima linea con Filorga a sostegno delle donne. Raccontaci la campagna #LaBellezzadellaRicerca. Sono grata a Filorga per avermi coinvolta in quest’importante iniziativa. #LaBellezzadellaRicerca è un progetto di raccolta fondi online in collaborazione con Fondazione Francesca Rava N.P.H.Italia Onlus. Filorga si è impegnata a rendere possibile l’acquisto di un ecografo di ultima generazione per lo screening del tumore all’utero, da donare a uno dei centri d’eccellenza italiani nella diagnosi e nel trattamento di questa patologia: la Struttura Complessa di Ginecologia Chirurgica Oncologica dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. L’obiettivo è stato raggiunto con successo e grazie a questo crowdfunding è stato possibile donare la speranza di un futuro migliore a molte donne.
“QUANDO NON ABBIAMO TUTTE LE POSSIBILITÀ DI ESPRIMERCI COME VORREMO L’ARTE RIESCE A FAR EMERGERE LA PARTE PIÙ CREATIVA CHE C’È IN NOI. CI SPRONA A DAR SPAZIO ALLE PASSIONI E DONA UN SENSO ALLE COSE CHE APPARENTEMENTE PAIONO NON AVERNE”
TIME-FILLER INTENSIVE Siero per viso e collo a effetto tensore istantaneo
Nella foto a fianco, Foto di Julian Hargreaves per Filorga Stylist: Paola De Cegli MakeUp&Hair: Manola Spaziani using Filorga Flash-Nude Fluid @simonebelli agency Assistant: Eleonora Mantovani Francesca indossa, Camicia Hermès, Pantalone Stella McCartney
Quali sono i prodotti della marca di cui non puoi fare a meno? Adoro Lift-Structure Radiance, un trattamento che agisce su perdita di luminosità e rilassamento cutaneo. La sua texture rosata, ricca di micro-particelle illuminanti, valorizza il mio colorito rendendolo sano e naturale. E poi mai più senza il siero Time-Filler Intensive che agisce efficacemente sulle rughe di viso e collo. Di recente hai inaugurato il progetto digitale 752 Wellstar. Di che cosa si tratta? È una piattaforma streaming dedicata a workout, fitness, yoga, pilates, nutrizione e beauty, in una parola: al benessere fisico e interiore a 360°. Il nome 752 deriva dal numero dei muscoli che compongono il nostro corpo. Quindi 752 muscoli da allenare per raggiungere il benessere psico-fisico, attraverso varie discipline di movimento e sensoriali. 752 è un nuovo lifestyle per corpo, mente
e spirito. Tra i coach virtuali che mi affiancano ci sono esperti del calibro di Alessandro Dal Monte, Lorenza Minola, Monia Furnari, Carlo Mea, la dottoressa Emilliana Giusti e il makeup artist Simone Belli. La piattaforma si rinnova mensilmente e migliora in base ai feedback ricevuti dall’utenza che ci consentono di elaborare protocolli di benessere ad hoc per diverse esigenze. Concludiamo in bellezza con un sogno da realizzare o un messaggio da comunicare? Spesso siamo pieni di idee che per paura non riusciamo a concretizzare. Siamo come bloccati. Invito invece a inseguire le proprie intuizioni, quella sana voglia di cambiare, senza aver paura di fallire o di scontrarsi con degli ostacoli che, nel bene e nel male, sono comunque parte del nostro percorso di vita.
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GOLDEN BRIGHTNESS ON THE SKIN Una nuova esperienza di bellezza ridefinisce il concetto di splendore. Con Pure Gold Ritual La Prairie offre alla pelle una ricostruzione immediata e a lungo termine, con tre formule distintive ideate per trasmettere la grazia della celebre “Golden Hour”… L’ora dorata che infonde lo stupore del paesaggio alpino A cura di Luisa Micaletti
Affascinanti e conturbanti, le maestose Alpi svizzere mettono in soggezione con la loro altezza. L’antica mineralità, il perenne manto nevoso e le nobili vette non possono che conquistare i cuori di chiunque abbia avuto il privilegio di vederle. Eppure, questa bellezza supera se stessa quando il sole inizia a calare verso l’orizzonte, allungando i suoi raggi oltre le pareti delle montagne. È un momento in cui la bellezza diventa protagonista indiscussa, un istante che emette uno splendore sottile, una radiosità senza eguali. Un’ora fugace in cui la bellezza si trasforma in grazia: la grazia della golden hour sulle vette delle Alpi. Traendo ispirazione da questo momento fugace, La Prairie aspira a pervadere la pelle di splendore, utilizzando un ingrediente prezioso e raro: l’oro, metallo nobile la cui lucentezza calda e seducente persiste e resiste al passaggio del tempo, donando radiosità alle vette luminose. L’oro possiede proprietà uniche che non si trovano in nessun altro minerale. Il suo colore inconfondibile è dovuto agli elettroni che assorbono la luce blu, ricca di energia, e riflettono la luce gialla, sua complementare, in una tonalità calda, simile a quella della pelle luminosa. Tuttavia, la lucentezza dell’oro non è solo riflettente. A livello submicroscopico, una considerevole frazione degli atomi d’oro è concentrata sulla superficie della particella, consentendo il legame con ingredienti attivi. Questi ingredienti attivi vengono poi rilasciati gradualmente dalle particelle d’oro quando esse interagiscono con la pelle, permettendo una diffusione costante di attivi particolarmente adatti alla pelle affaticata, fragile, sottile, secca, spenta e carente di nutrimento. Pure Gold Collection Per contrastare le problematiche della pelle affaticata, La Prairie ha sviluppato un nuovo ed esclusivo Pure Gold Diffusion System, progettato per prendersi cura
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LA PRAIRIE HA INVITATO CARLA CHAN, ARTISTA ORIGINARIA DI HONG KONG, A TRASCORRERE UN SOGGIORNO ARTISTICO ESCLUSIVO IMMERSO NEI PAESAGGI SVIZZERI INCONTAMINATI
della pelle in tre fasi. Nella fase iniziale, l’immediata deposizione di particelle d’oro sulla superficie della pelle offre una radiosità istantanea. Segue un’intensa infusione di ingredienti attivi rigeneranti. Al momento dell’applicazione essi penetrano immediatamente nella pelle e danno inizio al nutrimento e al processo di rinnovamento della pelle. Infine, un rilascio costante di ingredienti rigeneranti legati alle particelle d’oro submicroniche completa la sequenza. Una volta rilasciati, penetrano nella pelle lentamente per una ricostruzione prolungata a lungo termine. L’esperienza multisensoriale di Pure Gold Collection inizia con la formula iridescente di Pure Gold Radiance Concentrate. È un fluido ricco, che brilla goccia dopo goccia e assorbito facilmente dalla pelle, lasciando un sottile accenno di splendore d’oro puro. La candida opalescenza di Pure Gold Radiance Cream e Pure Gold Radiance Eye Cream ondeggia delicatamente, alludendo alla ricchezza contenuta nelle formule. Tutte le creazioni Pure Gold Collection sono caratterizzate da un delicato profumo, concepito per catturare la fragranza unica delle elevate cime svizzere al crepuscolo. Anticipare il cambiamento Con il lancio di Pure Gold Collection, La Prairie annuncia altresì un’importante pietra miliare nel suo impegno per la conservazione della natura. Con la sua moltitudine di vasti laghi e torrenti che scorrono, la Svizzera è una terra d’acqua sinonimo di purezza, qualità e bellezza. È anche la terra degli immensi ghiacciai alpini, che sono particolarmente colpiti dai cambiamenti climatici in quanto testimoni degli effetti dell’aumento della temperatura terrestre - e degli effetti del passare del tempo. Spinta dall’amore per l’ambiente del suo luogo di nascita e grata per l’ispirazione che fornisce, La Prairie ha scelto di diventare un sostenitore permanente della sezione di glaciologia dell’ETH di Zurigo per applicare una visione senza tempo al suo impegno a sostegno della ricerca sui ghiacciai, condotta presso l’Università scientifica numero uno dell’Europa continentale. La scienza è un prisma attraverso il quale La Prairie osserva il mondo. La ricerca scientifica costituisce il
primo passo per capire il mondo che ci circonda e rappresenta una pietra miliare per la conservazione della natura svizzera oggi e per le generazioni future. Bellezza e contemplazione artistica La Prairie ha invitato Carla Chan, artista originaria di Hong Kong, a trascorrere un soggiorno artistico esclusivo immerso nei paesaggi svizzeri incontaminati che si affacciano sul magnifico Cervino: il rifugio del Monte Rosa. Gioiello architettonico nel cuore delle Alpi svizzere, il rifugio ha accolto Carla per riflettere su questo maestoso ambiente, teatro di innumerevoli variazioni di paesaggi che vivono al ritmo della natura e dei cicli di luce. Chiamata “Rocca di Cristallo” per le sue pareti esterne in alluminio riflettente, il rifugio coniuga in modo impercettibile le sue linee moderniste con le cime alpine. Per La Prairie, l’artista
ha catturato e ricreato la golden hour: il momento che sancisce la fine della giornata, quando la luce trascende il paesaggio in una luminosa coreografia di colori. L’idea era quella di catturare il movimento del tempo, rivelato dalla curva della luce. Diventa dolce, rivelatrice, radiosa e onnicomprensiva, e si trasforma in un bagliore dorato appena prima del tramonto. Contemporaneamente, le ombre danzano e ridefiniscono lo spazio prima di scomparire. È in questo momento in cui tutte le linee sono trasfigurate dai fasci di luce dorati che Carla Chan mette in mostra nella sua installazione commissionata da La Prairie: lo spazio tra i bagliori della luce. Ricreando la “Golden Hour”, Carla Chan offre un momento di profonda bellezza che invita alla contemplazione. Tempo e spazio si fondono, dando il senso dell’eterno.
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A cura di Enrico Cammarota
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L’AMORE DI UN’AMERICANA PER LA PUGLIA
Katherine Price Mondadori ha trasferito nella cura di un’antica Masseria nei pressi di Ostuni il suo amore per l’Italia e la sua passione per la Puglia. di Lavinia Elizabeth Landi
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Bisogna conoscere Katherine, la sua gioia di vivere e il suo ottimismo molto americano per guardare con gli occhi giusti la meraviglia della Masseria Lamacoppa, casa della famiglia di Leonardo Mondadori da quasi mezzo secolo e oggi, dopo la morte di Leonardo, abitata da Katherine e dai suoi figli Filippo e Francesco. Katherine, con il suo italiano reso irresistibile dall’accento americano, racconta della sua passione per la Puglia come un vero colpo di fulmine. Da quando è di proprietà della famiglia Mondadori, la Masseria Lamacoppa ha accolto persone di tutti i tipi: intellettuali, fotografi, scrittori e scrittrici, artisti. Nel buio delle notti d’estate che rivela, senza l’inquinamento delle luci elettriche, il cielo trapunto di stelle, Lamacoppa è l’ambiente perfetto per conversare di arte e cultura, o anche per rimanere in silenzio. È ad uso privato principalmente, ora abitata da Katherine che ha lasciato Milano a causa della pandemia. D’estate viene affittata settimanalmente a ospiti fidati, “persone di cultura che amano il bello e che tornano ogni anno”, racconta Katherine. “Vengono dalle Filippine, dall’Australia, dall’Inghilterra, da tutto il mondo! Quando affitto rimane lo staff che mi segue durante l’anno e lascio nelle stanze tutte le mie cose
MASSERIA LAMACOPPA, CASA DELLA FAMIGLIA MONDADORI DA QUASI MEZZO SECOLO
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perché vorrei che gli ospiti si sentissero come a casa loro”. Katherine è molto bella, con gli occhi azzurri vivacissimi e un taglio di capelli semplice e moderno, camicia bianca che spunta da sotto il maglione blu, indossati sui jeans, mocassini o sneakers. Come molti americani è immune da qualsiasi forma di snobismo e la sua casa è aperta a tutti, con quella mescolanza tipica newyorkese che fa incontrare Candice Bergen alla giovane grafica di Ostuni che ha disegnato le
etichette del suo olio, Bianca Jagger all’assessore alla Cultura del Comune, Eleanor Kennedy al giovane social media manager che cura il sito della Masseria. Non sembra di essere in provincia perché, dice Katherine, “si può essere provinciali anche a New York, dipende dalla tua apertura mentale”. La casa è assai bella, Katherine ama circondarsi di libri, una serie invidiabile di grandi volumi illustrati sull’arte e la fotografia, accanto alle collezioni del New Yorker e
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LA PUGLIA È UNA TERRA MERAVIGLIOSA PERSONE FAMOSE DELLO SPETTACOLO, GRANDI TYCOON INTERNAZIONALI STANNO COMPRANDO DIMORE COME SE FOSSE L’ULTIMO POSTO AL MONDO
GLI INTERNI La Masseria fu costruita nel ‘700 come fattoria per gestire la campagna ma alla fine dell’800 fu trasformata in villa. Oggi ha dodici ambienti, sei camere da letto con sei bagni e bagni di servizio, un hammam,
un soggiorno con camino e varie altre stanze, una più bella dell’altra, arredate con il gusto di Katherine, rinomata tra i suoi amici per gli allestimenti delle sue tavole, apparecchiate sempre in modi diversi diversi .
del National Geographic che si trovano nelle librerie di tutti gli americani upper class. La cucina è il regno di Shirley, la signora filippina che è con Katherine da molti anni, bravissima a imparare dalle pugliesi doc che vengono nei fine settimana quando ci sono ospiti, i segreti della gastronomia locale. La giornata tipo di Katherine alla Masseria Lamacoppa comincia alle sei: “Mi alzo, passo un’ora e mezza in palestra con i cani che mi seguono, faccio una lunga passeggiata, sempre accompagnata da Lola, Valentino e George, poi vado a trovare gli asini e gli altri animali, abbiamo anche tre cavalli. Faccio quasi sempre la prima colazione all’aperto, il clima qui è mite anche d’inverno, sono americana e se non faccio un bel breakfast svengo! Poi seguo i lavori e i clienti. Siamo pieni di progetti: abbiamo in mente di fare un albergo, visto che abbiamo settanta ettari di terra: una specie di Club & Hotel estremamente esclusivo, idea di Filippo e Francesco.” Katherine descrive la Puglia come una terra meravigliosa che molti hanno scoperto solamente di recente: “Persone famose dello spettacolo, grandi tycoon internazionali stanno comprando in Puglia come se fosse l’ultimo posto al mondo”, dice un po’ ironica ma anche orgogliosa. La Masseria Lamacoppa si trova vicino a Ostuni, la città bianca, ed è immersa in settantatre ettari di olivi e di macchia disseminati di piccole costruzioni, le stalle per gli animali, molte delle quali ristrutturate da Katherine: una è diventata un cinema molto intimo e affascinante; lontano dalla casa c’è una vasca meravigliosamente grande e articolata, che sarebbe riduttivo definire “piscina”, ombreggiata da querce secolari, baciata dal sole e dal silenzio. All’ora di pranzo in estate, Shirley e le sue aiutanti arrivano con i cesti da picnic e apparecchiano il tavolo sotto gli alberi: dopo una nuotata le orecchiette, la tiella di riso patate e cozze, le brasciole, i panzerotti fritti sono ancora più buoni. Katherine racconta che dopo il 1850, la Masseria era “di tutti e di nessuno” perchè i signori delle contrade circostanti, non avendo nulla da fare d’inverno, si incontravano al bar e si giocavano il palazzo, che passava perciò di mano in mano. Gli anziani del paese le raccontano questi aneddoti, e di come la vita di un tempo, quella rurale, dei contadini, dei fattori, delle terre coltivate con fatica stia ormai scomparendo. L’obiettivo di Katherine è proprio quello di ridare la vita a certe tradizioni: “Ogni domenica alle dieci viene un sacerdote di Ostuni a dire la messa nella nostra piccola cappella e
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può partecipare chiunque, perché mi piace aprirla a tutte le persone del paese. Di solito chi viene porta qualcosa, come da tradizione, formaggi, frutta, verdura e altre cose di produzione propria. Ci sono ancora tre o quattro donne che vestono tutte di nero per venire a messa. Questa tradizione della domenica mi piace particolarmente perché incontro persone con le quali mi piace fermarmi a chiaccherare e dalle quali imparo moltissime cose che non sapevo”. Katherine non è mai sola, nemmeno la sera della domenica. Dopo una scampagnata al mare a mangiare i ricci, il suo “Sunday evening” è una “jamming session” a Locorotondo con un gruppo di amici, anche internazionali. Tra i suoi amici preferiti Alessandra Corso, “una donna di grande cultura, non c’è niente che lei non sappia fare, scrive e canta meravigliosamente”, ci tiene a raccontare. “La stagione più bella è l’estate - dice Katherine
- con il sonoro delle cicale che si finisce per non udire più, il caldo che le spesse mura della Masseria attenuano, accendo di rado l’aria condizionata, la possibilità di approfittare della piscina e di andare al mare, che è così vicino. Ma anche l’autunno è bellissimo a Lamacoppa: si fanno lunghe passeggiate nella proprietà che si estende per chilometri, si preparano le marmellate e le conserve di pomodori, poi a novembre c’è il rito della spremitura delle olive; in inverno fa buio presto ed è bellissimo rintanarsi in casa, vicino al camino, con un buon libro oppure ad ascoltare musica. D’inverno si va poi a Ostuni che a Natale diventa bellissima, piena di luci, si fa più vita di città, un salto in libreria, una visita dagli antiquari. A primavera fervono i preparativi per l’estate, si sistemano molte cose, si fanno lavori di ripristino. Non ci si annoia mai a Lamacoppa!”.
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IL DESIGN Dominano il rétro chic e le tinte neutre nelle penthouse e top suite che inaugurano la bella stagione: tra città d’arte e mete di assoluto relax, l’imperativo del nuovo concept resta la massima dedizione all’ospite che chiede spazi sempre più generosi
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THE ULTIMATE
Ideali per eventi esclusivi, sempre con visite mozzafiato, sulla laguna veneziana o sulle coste delle isole italiane: ecco le nuove Penthouse, le ville private e le presidential suite appena rinnovate in Italia, dove trionfano design e massima riservatezza di Antonella Tereo
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ITALIAN TOP
BAGLIONI RESORT SARDINIA, SAN TEODORO (SS) LE TRE SORELLE MAGGIORI
Nella costa orientale dell’isola lo stemma dei Baglioni Resorts campeggia già sulla suggestiva spiaggia bianca di Lu Impostu. Aperte le sue porte a giugno, ha svelato così le suite più prestigiose e fra queste quella che rende omaggio all’arcipelago è senza dubbio fra le più esclusive. Maddalena Suite ha infatti il pregio di godere di una terrazza e di una veranda esterna capaci di estendere la superficie dell’ampia camera
in un gioco di indoor-outdoor continuo e impagabile sull’area marina protetta della Tavolara. Da qui il nome anche della seconda suite, che come la prima propone gli stessi impareggiabili spazi esterni, mentre Suite San Pietro è la terza eletta per l’estate più esclusiva, comprensiva di terrazza esterna. Con due camere da letto e due bagni in ciascuna soluzione, l’arredo interno per sei ospiti al massimo delle tre “sorelle” più confortevoli della neostruttura ripercorre nuance delicate, legate al territorio.
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HILTON MOLINO STUCKY, VENEZIA
CALA DI VOLPE, PORTO CERVO (SS)
LA “FIRST LADY SUITE”
UNA CANTINA PRIVATA ALLA PENTHOUSE HARROD’S SUITE
Il general manager Antonio De Medici l’ha già ribattezzata First Lady Suite, ma forse non solo perché ha ospitato Michelle Obama. L’iconica Penthouse che svetta in cima al Molino Stucky, vocata quasi ad attrarre il gusto degli ospiti più glam, ha tutta l’aria di voler ospitare party esclusivi nella torre neogotica infatti. Il restyling a opera di Biagio Fiorino della storica e più esclusiva soluzione mantiene un filo conduttore fra i materiali, ben bilanciati tra loro, gli spazi e gli elementi di arredo, pur conservando ancora una superficie da guinness sulla laguna (300 mq). Le facilities come l’ingresso con ascensore privato e l’accesso diretto alla piscina panoramica restano le esclusività di sempre, come le due camere da letto, i quattro bagni, una kitchenette, un’area fitness con palestra e jacuzzi nella caratteristica torretta privata che domina la città dal punto più alto.
Non solo l’avvio della stagione con una proposta culinaria di alto livello che da quest’anno include l’inaugurazione del BeefBar (e il ritorno del ristorante Mizuhita), ma anche un restyling fresco della suite più celebre, “quella” per eccellenza che attende gli ospiti più fedeli del Cala di Volpe. La Harrods Suite, unica nel suo genere, impreziosita dall’artigianato d’eccellenza locale ed elementi unici di prestigio, quest’estate inaugura la sua nuova veste. La soluzione riserva quanto può essere ideale anche per party privati: cantina con una selezione di etichette pregiate, un’ampia living area, un cocktail bar. Nei dettagli interior, oltre a mosaici tagliati a mano e manufatti in vetro appositamente realizzati per l’hotel, spiccano decorazioni artigianali con finiture in oro 22 carati. Spettacolare resta la zona esterna della penthouse, caratterizzata da 250mq di terrazzo privato con piscina a sfioro.
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LE VILLE Interpretando l’esigenza di spazi ad ampio respiro, le nuove ville private del resort agrigentino rappresentano la nuova dimensione di ospitalità: dettagli unici locali, specchi
d’acqua privati, interior funzionali e luminosi giochi di interni ed esterni. Così si declina il soggiorno ideale, incastonando l’esperienza fra meraviglie italiane e panorami di assoluta bellezza.
PREZIOSE COME GIOIELLI, LE SOLUZIONI DI NUOVA CONCEZIONE APRONO A SPAZI E PERTINENZE CHE VALORIZZANO LUCE, ORIZZONTI E DETTAGLI ESCLUSIVI PER UNA NUOVA OSPITALITÀ
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VERDURA RESORT ROCCO FORTE, SCIACCA (AG) UN CORALLO PRIVATO
Le nuove ville private del resort portano nell’Agrigentino il lusso British e l’allure mediterranea. Sono 20 le soluzioni dai nomi preziosi - Agave, Smeraldo, Topazio e Corallo - frutto di un concept attualissimo e per la completa privacy. “Si tratta di vere e proprie residenze indipendenti” ci spiega Giacomo Battafarano, General Manager del Verdura Resort. “Ciascuna con la propria piscina privata nel giardino di pertinenza. Ognuna richiama lo stile del tipico baglio siciliano, impreziosito da elementi decorativi che vogliono
essere un riferimento all’unicità dell’arte siciliana, come la doratura dei mosaici della Cappella Palatina di Palermo e le inconfondibili geometrie dei pavimenti di Monreale. Individuarne una preferita è davvero difficile però posso dire che personalmente mi colpisce tanto la vista mozzafiato che si può apprezzare dalle Ville Corallo”. E in effetti sono le soluzioni più ambite: propongono vista mozzafiato e spazi immensi. Concepite su due piani, permettono una vista a perdita d’occhio sulla costa meridionale. Ulteriore plus la dépendance che ospita la quarta camera a disposizione degli ospiti con accesso autonomo per garantire sempre la miglior privacy possibile.
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VISTA DALL’ALTO Forte Village e la sua splendida spiaggia di Santa Margherita di Pula: domina una costa dalle acque cristalline offrendo soluzioni diffuse per una privacy totale
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A NEW SAFE PARADISE Berton, Beck e numerosi altri chef star firmano le grandi serate d’eccellenza nel pluripremiato resort, mentre arriva il sodalizio anche con Barbara Sturm nell’esclusiva Acquaforte Thalasso & Spa
SIGNATURE CUISINE Vero resort pieds dans l’eau in Sardegna, Forte Village propone i suoi otto eleganti hotel e tredici ville di assoluta privacy tra una spiaggia mozzafiato e cinquanta ettari di parco di pini secolari e piante tropicali. Con una grande attenzione alla clientela che viaggia in coppia o in famiglia, rinnova la sua offerta di academy sportive guidate da coach d’eccezione, la sua cucina d’autore nonché la pluripremiata Acquaforte Thalasso & Spa, concentrando sulla sicurezza ed il
benessere il suo primo impegno verso la clientela. Potenziato infatti il protocollo Covid Protection che ne fa una vera e propria enclave sicura per staff e ospiti, l’invito punta poi su un nuovo percorso enogastronomico di alto richiamo. Ben 21 ristoranti, 100 chef, 18 bar e una cantina con 600 etichette di origine italiana e internazionale sono i numeri che fanno intuire il concept gastronomico senza eguali del resort. Interprete esclusiva di tradizioni culinarie
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‘lontane’ o ‘a chilometro zero’ è la costellazione di stellati che ormai al Forte sono di casa, per una vera e propria experience sensoriale. Si parte con la new entry di Andrea Berton che dal 24 luglio al 16 agosto sarà tra gli special guest della stagione nel ristorante che porta il suo nome presso il Forte Bay. Al suo fianco, si riconfermano Heinz Beck, Rocco Iannone, Massimiliano Mascia ed altre eccellenze di casa nella struttura. Alla base delle proposte, i profumi e sapori delle tradizioni culinarie a chilometro zero e nel pieno rispetto delle materie prime. In contemporanea per gli ospiti poi, non solo le serate a tema ma anche la Cooking Academy (da fine giugno fino a fine agosto), con il prezioso supporto degli chef dei ristoranti del resort per coloro che vorranno conoscere da vicino le tecniche sopraffine ed i metodi dell’alta cucina italiana. C’è già grande attenzione a questo proposito per il corso di cucina vegana, dedicato a chi opera scelte attente utilizzando soprattutto le materie prime di altissima qualità provenienti dal grande orto biologico del resort. L’altra novità del 2021 è poi il Whisky Bar, luogo appena inaugurato e dagli interior vicini alle sfumature del pregiato spirit scozzese, un ritrovo pensato anche per percorsi degustativi esclusivi e maggiormente dedicati a veri intenditori.
TRATTAMENTI INNOVATIVI E L’EXPERTISE BY BARBARA STURM Il menu trattamenti della pluripremiata Acquaforte Thalasso & Spa, spazio di grande expertise per la salute e la bellezza degli ospiti del resort, quest’anno introduce lo speciale programma ImmunoBoost per rafforzare il sistema immunitario, una scelta che si aggiunge ai percorsi dagli effetti benefici del percorso di talassoterapia del centro unico a livello internazionale. Fra i trattamenti esclusivi poi - tra cui il Thalasso massage (un massaggio fatto in assenza di gravità) - è possibile trovare protocolli detox e weight loss ad hoc per ogni singolo ospite. Grande protagonista da questa stagione è la scelta
VISTA DALL’ALTO Forte Village Resort gode di ampi spazi tra il verde a ridosso della spiaggia: nella pagina a sinistra il percorso talassotarapico della Acquaforte. A destra in alto, la costa che abbraccia la proprietà sulla spiaggia. A destra in basso, il nuovo stile della Suite Reale nell’Hotel Castello, con boiserie, comodini e cassettoni in legno anticato con venaggio a vista di produzione locale.
PROTOCOLLI DI SICUREZZA UPGRADED, LE NUOVE SUITE PROIETTATE SUL MARE E LA PIÙ ALTA GAMMA DI SERVIZI A TUTTOTONDO
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INFINITY POOL Nella pagina accanto, l’esclusiva spiaggia del Forte Village Resort con la scenografica passerella sulle acque turchesi della costa. A destra in alto, una vista del pool deck e della piscina a sfioro fronte mare, per il relax degli ospiti in spiaggia. del sodalizio col brand austriaco Barbara Sturm con la rinomata eccellenza medica per la skincare antiaging (amata da celebrities, influencer e le più esigenti beauty addicted) finora riservata solo a un circuito di clienti habituée presso le proprietà del marchio.
IL NUOVO RESTYLING DELLA SUITE REALE
SPIAGGIA ESCLUSIVA, UN BEACH CONCIERGE DEDICATO E TUTTO L’AZZURRO DELLA COSTA
Aria nuova anche in alcune suite. In particolare, nell’Hotel Il Castello del resort è stata appena ultimata l’ultima veste della Reale. La sua posizione è davvero panoramica, proiettata sul mare e affacciata sul parco di Pini sul mare nella baia che spazia dal promontorio di Chia alla costa di Nora. Si potrà congiungere con altre due ampie junior suite per lasciare il massimo degli spazi, luminosi grazie alle enormi vetrate cieloterra degli ambienti. Curati poi gli interni di materiali naturali e chiari: produzioni locali per le boiserie, i comodini e i cassettoni in legno scarnificato sbiancato anticato con venature a vista e prevalgono nuance delicate anche nei marmi - come il Biancone di Orosei chiaro al parquet in rovere naturale - nel living come nei bagni, il tutto accompagnato da tessili e tappeti artigianali di Samugheo e Domusnovas nei tipici colori a base ecrù e colori ottenuti mediante la coloritura naturale delle lane. Alle scelte locali però si accostano poi complementi più contemporanei, firmati da brand nazionali come Kundalini, Flexform, Driade e molti altri.
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REAL SALENTO
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Posh HALL Un rigore sobrio che sposa il Barocco leccese, un tocco raffinato dato dalle maestranze locali per un’accoglienza oltre le aspettative di ciascun ospite. Così le cinque stelle del Patria Palace Hotel accendono la collezione di Ho Hotels in un progetto più ampio che valorizza il nuovo lusso nel Salento
Bari e Lecce, nuovi “place to be” per Ho Hotels Collection. Una dimora storica di charme, appena rinnovata, racconterà la scoperta del Salento più autentico di Antonella Tereo
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Il gruppo salentino vuole crescere e trovare dimore particolari per il futuro. Intanto, si prepara con le sue strutture a una stagione nel segno della differenza. La prospettiva è quella di riaprire il Patria Palace Hotel a Lecce, la punta di diamante luxury nella dimora storica del XVIII secolo del centro storico, ma anche le altre proprietà - Hotel Nicolaus e Hi Hotel a Bari e I Turchesi Club Village a Castellaneta Marina - per i segmenti business, bleisure e family. “Abbiamo da sempre creduto nella qualità e applicato standard di controllo altissimi, anche nei nostri hotel di Bari che restano i più cari della città - dichiara Mattia De Gennaro, Direttore Marketing del gruppo Ho Hotels Collection - molti brand internazionali stanno investendo sulla Puglia e
questo determinerà un vero e proprio cluster-lusso nella regione. Oggi non ci sono solo le masserie, come un tempo forse, ma anche nuovi territori di scoperta. Bari e Lecce restano due fulcri dove da sempre c’è vita”. Nel segmento poi, il Patria Palace Hotel del gruppo ne è un po’ l’emblema. “Abbiamo sfruttato un po’ il periodo per un’operazione di restyling che avremmo avuto difficoltà a fare con l’hotel aperto. Abbiamo dato il via a una serie di ritocchi, come la nuova hall, una nuova identità per il ristorante, il restyling di 45 camere sulle 70 totali: un’operazione di grande impatto che è stata resa possibile dal periodo di standby. Il tutto in un palazzo storico di fronte a Santa Croce. Stiamo puntando a un riposizionamento ancora più alto -
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LE SUITE Qui a sinistra, il nuovo stile delle suite del Patria Palace Hotel: pavimenti e materie prime sostenibili come la graniglia, prodotta con lavorazione artigianale ed ecocompatibile. Seguendo poi i principi del biophilic interior design, nel restyling si è dato spazio a piante selezionate per le loro naturali capacità di depurazione dell’aria. In basso, a facciata storica dell’hotel, nel cuore di Lecce.
“MOLTI BRAND INTERNAZIONALI STANNO INVESTENDO IN PUGLIA E QUESTO DETERMINERÀ UN VERO E PROPRIO CLUSTERLUSSO NELLA REGIONE”
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MIRKO VERDOGLIAK General Manager del Patria Palace Hotel. In basso la facciata del Nicolaus Hotel di Bari e, nell’altra pagina, il nuovo rooftop dell’hotel del capoluogo, su progetto dello studio di architettura XX03
ci riferisce De Gennaro - e questo restyling ne è già un segno tangibile. In piena pandemia avevamo iniziato a creare nuove suite e junior suite, riducendo un’area finora dedicata al congressuale, per fare più spazio e creando una nuova ala dedicata proprio alle nuove suite con ascensore privato. Le nostre suite di riferimento ora sono quelle che, tra i vari comfort, hanno anche una piscina privata con angolo Jacuzzi su una terrazza di 6570 metri quadrati.” Designer emergenti locali per la scelta degli interiors, i pavimenti di graniglie salentine che si mescolano con i decori del palazzo d’epoca, il classico più datato che incontra la pietra e i marmi pugliesi sono gli ingredienti più gustosi del nuovo hotel. Fra i brand che ricorrono tra le sale e i soffitti del Palazzo poi si trovano modelli più contemporanei, firmati Flos e Poliform che si accostano alle ceramiche di Enza Fasano di Grottaglie o sculture e utensili dell’artigianato più tradizionale. Scelte che privilegiano l’autenticità laddove possibile, senza false ricostruzioni e premiando invece l’eccellenza italiana nei piccoli dettagli. Mentre la ristorazione - come accennato - sicuramente avrà il suo tra i ruoli predominanti nel cambio di look. La scelta di predisporre solo una quindicina di coperti sulla terrazza dello storico palazzo privilegia quella selezionata clientela che potrà godere di uno splendido panorama sul centro barocco della città. La scelta in cucina si lega da sempre al territorio, ma sarà diversa dal passato e non solo prettamente salentina. Lo slancio ora sarà la valorizzazione di tutta la rinomata gamma gastronomica regionale, a disposizione degli ospiti. In abbinamento al nuovo spazio ristorativo più esclusivo, ci sarà anche un lounge bar sul rooftop, aperto per l’aperitivo - relax tipico dell’ora del tramonto. Ma c’è anche altro a caratterizzare il soggiorno dei prossimi ospiti del cinque stelle. “Mi auguro che si possano rispettare i piani e proseguire nel progetto anche di una nuova SPA per il prossimo anno” [a cui solo i clienti delle tre nuove suite avranno accesso diretto con ascensore privato, ndr] ci racconta Mirko Verdogliak, General Manager del Patria Palace. “Poi abbiamo creato una figura dedicata, un riferimento esperto e preparato per accompagnare l’ospite alla scoperta di piccole e medie realtà che sono uniche sul territorio”. Un profilo dedicato all’ospite che vuole selezionare le migliori realtà autentiche locali, fra cui i maggiori produttori di aloe naturale nella vicina Martano, ad esempio, che già concorrono alla creazione di amenities bio per l’hotel, o le Costantine, le donne che tessono in modo artigianale trame caratteristiche e che hanno realizzato anche alcune gonne sartoriali per la maison Dior. Manifatture di altissima qualità presso cui l’ospite può anche acquistare pezzi unici, creati apposta per lui. Sono soluzioni per chi non vuole ripercorrere luoghi comuni ma aprirsi a servizi ad hoc curati dalla struttura, a 360° (e anche il sito istituzionale testimonia questa ricerca
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di eccellenza locale, offrendo l’esperienza dello e-shopping verso tali attività esclusive che entrano poi a far parte del viaggio). Del resto, il tema su cui si concentra il gruppo alberghiero è quello di offrire non solo un hotel d’alta gamma ma anche un’attenzione di pari livello che segue l’ospite prima, durante e dopo il suo soggiorno. “Noi vorremmo essere fra i promotori di questa trasformazione che ad oggi, in tal senso, si trova magari sulla Costiera Amalfitana ma non ancora propriamente nel Salento - ci confida De Gennaro - abbiamo anche una serie di lidi che selezioniamo ogni anno per il servizio spiaggia e davanti ad acque paradisiache del Salento che non hanno nulla a che vedere con quelle della zona più a Nord della Puglia. Agli ospiti garantiamo transfer personalizzati anche perché
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Lecce è in una posizione privilegiata e, in base al vento, possiamo consigliare la costa migliore del momento fra Adriatico e Ionico che sono quasi equidistanti dall’hotel.” Anche l’Hotel Nicolaus di Bari è al centro di un rebranding e di un importante riposizionamento: l’accenno è quello di farne un hotel premium della città in un mercato che è sicuramente diverso da Lecce ma che sta salendo di livello, anche per la posizione strategica sulla stessa regione e anche oltre, definendosi preferenziale persino per chi visita Matera. La prospettiva di Ho Hotels Collection guarda poi verso ulteriori realtà di sviluppo su piccole strutture limitrofe, sempre caratterizzate da origini storiche, ma anche verso qualche altra città italiana e non necessariamente nel Sud. Si parla di boutique hotel piccoli e luxury sull’alta costa tirrenica...
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LA DOLCE VITA Ai 70 anni di successo si affiancano nuove scelte e dettagli ecofriendly per l’iconico simbolo di hôtellerie diffusa in Versilia: ecco Augustus Hotel & Resort, emblema di una nuova idea di ospitalità
La generazione di Vittorio Maschietto, dopo patron Nino, apre lo sguardo al futuro di un simbolo della Versilia più bella. L’architetto urbanista, oggi proprietario degli Augustus Hotels, ci racconta come un modello storico di ospitalità italiana sia tornato attualissimo pur nella sua tradizione: per le sue soluzioni esclusive in un contesto naturalistico e botanico unico a Forte dei Marmi. E di bellezze, in famiglia, ci s’intende: era di decenni fa la gestione dello storico Caffè Margherita di Viareggio, icona liberty del litorale più glam. Poi, sul litorale più chic della Versilia è stato inaugurato il primo cinque stelle l’Augustus, che fino ad oggi conserva eccellenti e intatte le sue ville, perle architettoniche di cui ora apre riapre le porte, alla stagione e alla sua clientela. Forte dell’unicità delle sue strutture, Augustus Hotel & Resort 5 stelle composto da tre edifici principali e
sette ville, e Hermitage Hotel & Resort, family hotel 4 stelle S, la proprietà guarda a un capitolo nuovo della sua storia, fatto di soluzioni più personalizzate, capace di valorizzare agli occhi dell’ospite anche una nuova concezione del rispetto del territorio. Sono cambiate molte cose con la pandemia. Da urbanista, come vede un’accoglienza capace rispondere a nuovi criteri di socialità? Credo fermamente ci siano da cambiare alcuni criteri: probabilmente non si tornerà più indietro, ci sarà sempre bisogno di maggiore respiro, di un respiro nuovo che si percepisce attraverso gli spazi verdi - e noi ne abbiamo tantissimi - o dall’organizzazione della vita dell’ospite in camera. Le prossime suite in futuro dovranno essere progettate proprio su questo, sul principio che un’ospite voglia un’idea diversa di relax,
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BEACH CLUB nella foto le iconiche cabine dell’Augustus Beach Club
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GLI INTERNI, ora, secondo l’architetto Maschietto, devono essere pensati secondo un nuovo modo di vivere gli spazi. Qui a fianco, l’iconica facciata dell’ex Villa
Pesenti, antico cuore del progetto originale dell’Augustus Hotels: la struttura offre al suo interno 26 camere dallo stile classico.
fatta anche di imprevisti, come una vasca da bagno proiettata sulle chiome dei pini… Con una nuova idea di vivibilità degli spazi. Oggi quello che si cerca è la perfetta sintesi tra spazi verdi, charme ma anche sostenibilità… Siamo un hotel diffuso ante litteram, intorno a delle grandi ville storiche e dal grande passato è nato poi l’albergo che però non si è voluto sviluppare in ampiezza, ma ha mantenuto un equilibrio compatibile con il contesto ambientale. Noi siamo nel verde e questa è anche un po’ una missione: la scelta ad esempio che abbiamo fatto finora è stata quella di sfruttare la luce che abbiamo, grazie a pannelli fotovoltaici, adottati sia sul beach club che su alcuni degli edifici principali. Hanno costituito la nostra forza, la scelta di assicurarci in autonomia il nostro fabbisogno futuro. Così facendo, abbiamo scelto di escludere la nocività di un sistema energetico tradizionale sull’ambiente, senza nulla togliere a quello su cui eravamo e siamo ancora oggi forti, ovvero lo charme che da sempre caratterizza l’intera proprietà. La stessa ristrutturazione è stata volutamente attuata utilizzando materiali ecosostenibili e con grandissima attenzione al risparmio energetico, dotandoci persino di una stazione di ricarica per mezzi elettrici. Anche la cucina ha un nuovo concept, in linea con tale filosofia? Mi piace pensare che fiore all’occhiello di questo approccio green sia un progetto che abbiamo realizzato all’Hermitage Hotel & Resort: il suo grande orto biodinamico che riapre a giugno dopo lo stop della scorsa stagione imposto dall’emergenza. Luogo da sogno incastonato tra la finissima spiaggia, la pineta e lo scenario unico delle Alpi Apuane, l’Hermitage è un resort dall’atmosfera vintage che sorge all’interno di un parco smisurato, a due passi dal centro di Forte dei Marmi. Qui l’aria è rarefatta, il grande orto e l’assenza di stress trasformano in paradiso totalmente eco-friendly questa location. Il grande orto bio-dinamico fornisce alla cucina del ristorante prodotti a Km 0. Le tante piante da frutto, alternate da rose, dalie e fiori eduli, sono una nuova esperienza sensoriale, con colori, gusti e profumi di stagione, per le quali rispettiamo la fioritura naturale preservando così l’impollinazione naturale, un tema anche questo molto attuale e che abbiamo considerato attentamente. Tutto questo entra inevitabilmente ed arricchisce l’esperienza stessa del nuovo ospite, senza contare il relax nel verde completo e indisturbato della pineta che circonda la nostra proprietà. All’Augustus invece, le ville sono un plus d’estrema attualità, soluzioni che da sempre la tenuta di famiglia
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“SIAMO UN HOTEL DIFFUSO ANTE LITTERAM, INTORNO A DELLE GRANDI VILLE STORICHE”
ha la fortuna di poter offrire ai suoi ospiti. Ad oggi sono 7 le ville che rispondono all’estremo bisogno di privacy e rappresentano il 20% dell’offerta totale disponibile. I servizi al loro interno sono tutti personalizzati, a cominciare dal breakfast, ad esempio, che può essere “esteso” ossia accordato in location diverse della proprietà a seconda dei giorni, del meteo e delle preferenze, al di fuori del consueto spazio in villa. Abbiamo creato percorsi “nuovi” anche per un momento - diciamo così- tradizionale come la prima colazione, anche con l’ausilio di uno chef privato a disposizione, perché ogni nostra location lo consente e in questo ci aiuta molto. In più, abbiamo la storica Villa Agnelli con la spiaggia collegata dal celebre sottopasso. Anche l’esclusivo beach club ha qualche novità? Sicuramente è cambiato il numero di tende, ne abbiamo messe meno e più grandi, direi. Per via dell’emergenza abbiamo creato più privacy e riservatezza e aumentato lo spazio anche al loro interno, per ospitare comodamente anche una famiglia intera… Perché la tenda è un po’ la dimora diurna dei nostri ospiti, con un servizio dedicato anche per mangiare, senza spostarsi ma rilassandosi avendo ogni tipo di attenzione richiesta. Una riservatezza che
LA HALL dell’Augustus Hotel qui a destra con gli arredi originali di Osvaldo Borsani. Fra le novità, il beach club
già dall’anno scorso ovviamente era stata accentuata. L’offerta benessere propone una piscina centrale con acqua salata riscaldata e con idromassaggio. I nostri clienti di sempre - alcuni vengono da quattro generazioni - sono abituati a vivere tutto l’albergo, anche quelli che prendono puntualmente la stessa villa, quindi i trattamenti più esclusivi dedicati alla bellezza per gli ospiti non sono richiesti in spiaggia ma sempre all’interno della nostra DAY SPA. Sono trascorsi 70 anni di ospitalità, ma anche di forti passioni. Quali sono le sue? Io devo tutto a mio padre, ideatore di questa formula, allora non si chiamava albergo diffuso ma in fondo lo era già. Ha portato avanti lo sviluppo e io ero solo l’architetto che lo ha accompagnato in questo. Penso che questa nostra passione sia dovuta al fatto di ritrovare le stesse persone che tornano, una percentuale molto alta degli ospiti che poi negli anni diventano amici. La prima domanda che mi fanno quando tornano è “Che cosa hai cambiato quest’anno?” come se avessi il dovere di informarli su ogni dettaglio… Questo mi appassiona, mi spinge a creare qualcosa di diverso ogni anno, di nuovo, perché vedo la stessa voglia di incontrarci e rivederci, identica ogni volta.
propone tende più ampie per i membri della stessa famiglia ma più rarefatte fra loro, per una maggiore privacy.
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MEDITERRANEAN OASIS Ogni scelta dell’ospite si traduce in un servizio ad hoc: ecco la nuova filosofia del retreat sulla Baia di Mazzarò
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LA TERRAZZA principale per gli ospiti dell’hotel e il suo scenografico panorama: grazie agli ampi spazi dei diversi ambienti
sono ottime soluzioni ideali per un aperitivo al tramonto o per le prime colazioni open air.
Alla posizione privilegiata, tra la funicolare che lo collega al centro storico di Taormina e la baia esclusiva che lo caratterizza, si aggiunge una nuova accoglienza d’eccezione, sin dall’arrivo. Al Mazzarò Sea Palace, è il General Manager Roberto Oldano che ci introduce le prossime, raffinate attenzioni nel retreat cinque stelle della costa che conta solo 76 camere e suite. “The Unforgettable Welcome è un servizio nuovo: accoglie all’arrivo in aeroporto il nostro ospite per un transfer di lusso, deliziandolo con alcune specialità del nostro Pastry Chef Michele Cintorino” precisa Oldano. “Prima dell’arrivo, lo accompagnamo al porticciolo per offrirgli un breve tour da Giardini Naxos sino alla spiaggia privata del nostro hotel, facendogli visitare la baia sorseggiando dell’ottimo Champagne”.
LA SUITE MINI POOL SPICCA PER LA TERRAZZA CON PISCINA PRIVATA E VISTA SULLA SPIAGGIA
Un’accoglienza cui segue un check-in personalizzato, nella location che gradisce l’ospite, in spiaggia o in camera, ottimizzando tempi e formalità. Anche la scelta della location per la cena è un privilegio riservato all’ospite “In spiaggia, a pochi passi dal mare, su piattaforme vicino al mare, oppure sulle nostre spaziose terrazze che sovrastano la Baia di Mazzarò, dove riserviamo uno chef e un cameriere dedicato per cucinare e servire la cena, sempre in esclusiva”. Ma c’è dell’altro nella nuova offerta dell’hotel che guarda a una nuova concezione di ospitalità. “Abbiamo messo in atto diverse iniziative – ci racconta il general manager - nell’ambito del più ampio e generale programma sostenibilità di VOIhotels. L’attenzione alle forniture, alle persone e all’ambiente sono valori importanti che da anni teniamo in grande considerazione”. La struttura sceglie anche la sostenibilità di vari dettagli come gli impianti di energia di nuova generazione, opzione che ha portato negli ultimi tempi alla certificazione GSTC, Global Sustainable Tourism Council, un traguardo unico nell’area e che segna un altro primato per la struttura, a sostegno della scintillante bellezza della sua cornice.
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ESOTIC SICILY
Riprogettati i bungalow e gli spazi vista mare per gli ospiti nel cinque stelle che inaugura un’ospitalità più sostenibile sulla spiaggia dell’Isola Bella
Un’esperienza immersiva nella bellezza della costa antistante quella suggerita dal restyling del nuovo La Plage Resort di Taormina. Con l’arrivo del General Manager Marco Luzietti, si punta quest’anno sui bungalow a isola d’ispirazione quasi maldiviana, posti nella pineta secolare o lungo la caratteristica spiaggia della riserva dell’Isola Bella. Particolari per la loro forma cilindrica, queste soluzioni private (con copertura a tetto di forma conica) grazie all’architetto Gennaro Ottaviano - non nuovo nella collezione dei Ragosta Hotels - si rivestono di una filosofia nuova, capace di
creare condizioni di benessere psico-fisico per l’ospite che vuole spazi esclusivi nel verde. Completi di jacuzzi esterna e patio privato oltre che di spettacolari scorci sul mare, questi ambienti sono fra i più gettonati per la loro privacy. La scelta dei materiali degli interior poi - in stile contemporaneo e minimalista - cade solo su dettagli eco-compatibili, sulla riduzione dei consumi dei nuovi impianti, sul recupero di calore e sulla produzione di energia a pannelli solari, elementi che garantiscono un nuovo comfort amico dell’ambiente. LaPlageResort.com
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LE SUE 59 CAMERE E SUITE SONO IN PERFETTA ARMONIA CON LA NATURA CIRCOSTANTE E AL COSPETTO DI UNA RISERVA NATURALE
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WINE EXPERIENCE Il gruppo vinicolo abruzzese Fantini atterra in Castiglia: vigneti vecchi e impianti ad alberello in un altopiano con scarsa pioggia e forti escursioni termiche. Una viticoltura eroica: densità ridottissima e rese per ettaro minime. Ma la qualità è incredibile ed “El Maso” ne è la prova
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“Mi ci vorrebbe una vita per enumerare i vantaggi dell’alcol” diceva Luis Buñuel, che pare scegliesse gli esterni dei suoi film in base alla qualità dei Martini serviti in zona. E d’altra parte Woody Allen in Midnight in Paris lo immagina intento a discutere in un bar con Scott Fitzgerald, Picasso e Dalì, mentre ordina una bottiglia di vino rosso. Francese, in quel caso... Perché l’enologia spagnola è scoperta ben più recente. Buñuel era nato in Aragona, a Calanda, borgo circondato da una natura simile a quella che si può trovare superando di 200 km il confine della sua comunidad autónoma, verso Sud, il mare rimane sempre distante due ore, come a disegnare un semicerchio. Si arriva ad Almansa in CastigliaLa Mancha, provincia di Albacete. Terre difficili,
queste: un altopiano a 900 metri, nel quale i giorni sono caldi e le notti fredde. Piove poco. La gente vive d’agricoltura e anche di uva, quindi di vino. Le condizioni climatiche sono ideali, i vigneti - ad alberello, secolari, eroici, radi - rimangono bassi perché non c’è acqua, le radici succhiano quel poco che trovano, poi però sanno concentrarlo negli acini. Un miracolo della natura. Dagli stenti discende la forza: i grappoli sono strepitosi. Con il paradosso: mai da queste parti si è sviluppata un’enologia capace di controllare tale potenza. Proprio come a lungo è successo nel nostro Meridione, pareva più semplice usare tanta ricchezza indirizzandola al mercato dello sfuso o ai vini da taglio. Una bestemmia. Scriviamo queste note rigirando nel balloon di cristallo un El Maso del 2018 100% da uve Garnacha Tintorera, grande struttura e tannini vellutati. Sarebbe da tenere in cantina, perché è ben adatto all’invecchiamento. Ma già così esprime una personalità strepitosa: colore rosso granato, al palato è intenso e persistente,
EL MASO NEL 2020 S’È CONQUISTATO 95 PUNTI SULLA GUIDA DI LUCA MARONI E LA MEDAGLIA D’ORO DI MUNDUS VINI, PRESTIGIOSO GRAND INTERNATIONAL WINE AWARD
con note di ciliegia e ribes nero, erbe aromatiche, cannella, chiodi di garofano, cacao, liquirizia, poi sentori minerali, come direbbe un super-esperto. Per noi più semplicemente è una vera sorpresa. L’altra sorpresa è che El Maso è prodotto proprio nella dimenticata Almansa fuori dalle rotte delle più blasonate bottiglie iberiche; e da una cantina, Finca Fella, che è un mosaico di 1300-1400 ettari coltivati con passione, anzi amore, dai loro proprietari, tantissimi piccoli viticoltori che conoscono i filari a menadito, potrebbero persino chiamarli per nome. C’è anche un po’ d’Italia in questa storia. Dato che nessuno pareva interessarsi ad Almansa, allora ci ha pensato Fantini Group, giovane realtà vinicola col cuore in Abruzzo e che in pochi anni è diventata leader tra le aziende esportatrici del Sud Italia. Finca Fella è entrata a far parte del gruppo, che opera proprio così: lascia la terra ai suoi custodi di sempre, ma affianca loro una squadra di grandi enologi capaci di esaltarne gli sforzi. El Maso nel 2020 s’è conquistato 95 punti sulla guida di Luca Maroni e la Gran Medaglia d’Oro al Frankfurt International Wine Trophy 2021, prestigioso wine award. Il pulcino nero che diventa splendido cigno.Ci racconta Valentino Sciotti, fondatore e ceo di Fantini Group: «Seguivamo Finca Fella con interesse. A un certo punto abbiamo mandato in esplorazione il nostro enologo capo, Alberto Antonini, uno che ha grandi esperienze internazionali. È rimasto a bocca aperta. “Di più non si può chiedere”, ci ha confessato». Con questo rapporto qualità-prezzo, siamo d’accordo con lui.
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AUDI E-TRON GT L’auto più tecnologica della Casa di Ingoldstadt. Desing e strumentazioni all’avanguardia e due versioni disponibili. Costo: 99.800 euro e la versione RS 138.200 euro.
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AUDI E-TRON GT È la più potente vettura elettrica mai realizzata dalla Casa tedesca con 646 CV: due motori, trazione integrale, soluzioni inedite. Un concentrato di tecnologia, gestibile senza problemi. Ma soprattutto è già riferimento di stile per un segmento fatto di auto speciali. Per appassionati speciali. di Maurizio Bertera
Hanno chiesto a Marc Lichte, il responsabile del design Audi, se la nuova e-tron GT sia già una nuova icona. Domanda legittima, perché si possono preferire altri brand o non amare le vetture sportive ma è impossibile restare freddi di fronte alla debuttante con i quattro cerchi. «È l’auto più bella che abbia mai disegnato, ma il titolo di ‘icona di stile’ va conquistato non al tavolo da disegno, bensì su strada, in un contesto dove tutte le linee si confrontano con la realtà circostante, l’occhio risponde a molteplici stimoli e le forme di un modello
devono emergere dallo sfondo – ha risposto Lichte – in realtà, le icone di design hanno in comune una caratteristica: la chiarezza. Bastano tre tratti per abbozzare in maniera inconfondibile, ad esempio, la silhouette di un Volkswagen Maggiolino o di una Porsche 911. Un’icona è identitaria sin dal primo sguardo». È evidente che la e-tron GT non è una vettura sportiva come tutte le altre, perché in prima battuta rappresenta un nuovo, decisivo passo per l’Audi nel campo delle elettriche e diventa riferimento per una tipologia di auto che si possono consentire in
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pochi (costa 99.800 euro e la versione RS 138.200 euro) ma piacciono a tutti e fanno immagine. Sino alla GT, la Casa di Ingolstadt aveva presentato soltanto modelli a ruote alte sul fronte delle zero emissioni: questa non è solo una berlina, ma un gioiello che, nonostante la presenza delle batterie, riesce a essere sette cm più bassa della A7 Sportback, altro piccolo capolavoro di design. Una caratteristica che la rende una reinterpretazione più audace del concetto di Gran Turismo, perché unisce prestazioni da supercar a un corpo vettura con quattro porte e quattro posti, lungo quasi cinque metri. Utilizzando l’aerodinamica (il Cx di 0,24 è da primato) non solo come esercizio di stile ma per aumentare l’autonomia sino a 488 km. In effetti, sulla e-tron GT c’è un labile (e affascinante) confine tra la percezione del bello e la consapevolezza della sostanza. L’abito nasconde una tecnologia ormai collaudata dalle Suv di famiglia, che siano le sospensioni pneumatiche o gli Adas del Pre-Sense. Ma tutto si riconduce all’interazione tra uomo e macchina, come denota la progettazione degli interni, dove l’utilizzo di vari materiali di recupero conferma che Audi segue la sostenibilità non solo a parole. «La plancia è la più tridimensionale mai realizzata da noi. Su un’auto come questa, abbiamo voluto mettere al centro il guidatore: lo si capisce dall’impostazione complessiva che è prima di tutto ergonomica, raggiungibile e driver-oriented» aggiunge Lichte. E poi ci sono i cavalli: perché di auto sportiva si tratta. Tema semplice per Audi – considerando tra l’altro la recente esperienza in Formula E - ma qui si è dovuto ridefinire una filosofia, più o meno come ha fatto Porsche per Taycan. «L’obiettivo - illustra Siegfried Pint, responsabile dello sviluppo powertrain - era quello di creare una GT ad alte prestazioni che avesse il Dna Audi, dunque un comportamento dinamico controllato, preciso, uniforme. Quello che colpisce l’appassionato è logicamente la potenza di 476 Cv per la GT e 576 Cv per la RS che portano a prestazioni fantastiche. Ma in verità l’aspetto più entusiasmante della vettura è la naturalezza nel gestire ogni situazione. A me piace dire che ha l’agilità di un danzatore». Due tipi di sound. «Quello esterno ha essenzialmente funzione di avviso pedone e comunque sorprenderà il viaggiatore mentre quello interno cambia a seconda della modalità di guida. Così in Comfort è estremamente silenziosa, ma se si sceglie la modalità Dynamic ecco una combinazione inedita tra un sound che riecheggia quello di una sportiva classica ma con una potente componente futuristica». «Nella storia di Audi, ci sono modelli che hanno soddisfatto queste ambizioni. Per esempio, l’A2, emblema di efficienza. O la TT, il design che diventa sostanza. O ancora la R8, prestazioni senza compromessi – conclude Lichte - ma la passione conta e conterà sempre nell’auto: capita una volta nella vita di disegnare un modello così importante. E una Gran Turismo ha sempre qualcosa in più: quando ero piccolo e disegnavo una macchina, era comunque una sportiva. Oggi che per lavoro ne ho progettate più di cento, per me la GT sarà sempre un’auto speciale». Non sarà il solo, ne siamo sicuri.
UNA SUPER CAR DRIVER ORIENTED. AL CENTRO C’È IL GUIDATORE, LO SI CAPISCE DALL’IMPOSTAZIONE ERGONOMICA E RAGGIUNGIBILE
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PUGNO DI FERRO IN GUANTO DI VELLUTO Le granturismo, quelle vere, sanno coccolare gli amanti del viaggio nell’eleganza e nel comfort. Maserati MC20 è tutto questo e molto di più. Le prestazioni in pista sono da mozzare il fiato, tanto da farla sembrare un’altra auto. E questo senza scendere a compromessi di Alfonso Rizzo
PARTICOLARI La nuova Maserati MC2O è estrema per prestazioni e comfort. Arriverà sul mercato questa estate al prezzo di 216.000 euro.
Da oltre 110 anni, eleganza, stile, sportività ed un sound unico hanno fatto delle auto Maserati vere e proprie icone italiane dell’Automobile. La MC20 non fa eccezione. La coupé due posti secchi con le portiere che si aprono a farfalla, segna la rinascita del marchio modenese. La MC20 sfoggia una linea invidiabile con il nuovo logo bianco-blu che fa bella mostra sul lungo cofano basso. 467 centimetri di bellezza plastica che celano soluzioni tecniche funzionali a prestazioni mozzafiato. Merito di un telaio interamente in carbonio e materiali compositi per un peso complessivo di 1.470 kg, una meccanica sopraffina e del migliore motore V6 al mondo. Il Nettuno – così è stato battezzato in onore del Dio del mare che impugna il Tridente – è un capolavoro ingegneristico che spinge la MC20 oltre i confini delle granturismo, facendone di diritto una supercar. Zero-cento in meno di tre secondi e 325 km/h di velocità massima sono i dati più significativi della cifra tecnologica del V6 di 90° biturbo interamente sviluppato e prodotto a Modena. Il sistema di alimentazione con pre-camera di combustione e 2 candele per cilindro (brevettato, di derivazione dalla Formula 1) ha permesso di ottenere la potenza specifica più alta mai raggiunta per una vettura di serie: 210 cavalli/litro! La spinta dei 630 Cv del Nettuno è poderosa e costante fino al regime di potenza massima fissato a 7.500 giri grazie
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all’esuberante coppia massima di 730 Nm disponibile già a partire da 3.000 giri/min. Il cambio a doppia frizione in bagno d’olio a 8 rapporti è molto veloce, senza mai essere brutale, anche selezionando la modalità di guida “Corsa”, come abbiamo fatto in pista sul Green Circuit di Modena. Lo sterzo elettrico è stato tarato alla perfezione per regalare un feeling preciso e puntuale che permette un’inserimento in curva da formula, senza sottosterzo. Esagerando con la velocità di ingresso si può dosare la frenata fino alla corda per accompagnare le ruote nel disegno della curva perfetta con il retrotreno che sembra scorrere sui binari. Le accelerazioni laterali superano 1,2 G
senza che la vettura si scomponga minimamente, ma se si anticipa troppo l’uscita andando pesantemente sul gas, il sovrasterzo è progressivo e facilmente controllabile. Il telaio rigido e leggero, le sospensioni a quadrilateri sovrapposti e gli ammortizzatori a doppia camera mantengono l’assetto perfetto per andare forte con una colonna sonora che meriterebbe un teatro dell’opera. Compromesso tra sportività e granturismo? Nient’affatto. La MC20 è estrema per prestazioni e comfort: due auto in una. E che auto. Soltanto mettendosi al volante si possono apprezzarne le straordinarie qualità. L’attesa è quasi finita: MC20 arriverà quest’estate a 216.000 euro.
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FOTOGRAFIA COMPUTAZIONALE, LA RIVOLUZIONE IN TASCA
Grazie a un potente mix di tecnologia hardware e software, oggi i nostri smartphone ci consentono di fare foto incredibili con il minimo sforzo di Alessio Jacona
Siete in riva al mare di fronte a un formidabile tramonto. Come già mille altre volte, sfilate dalla tasca il vostro smartphone di ultima generazione, magari uno di quei top di gamma da almeno 3 fotocamere, e scattate una foto. Basta un solo click, e già potete apprezzare la bellezza dell’immagine appena scattata, quasi perfetta in ogni dettaglio sul display OLED dai colori nitidi e profondi. Un istante dopo, la state già condividendo sui social. Pochi, semplici gesti, ormai comuni, in cui risiedono il significato, la portata e l’essenza di ciò che chiamiamo fotografia computazionale: un potente mix tra sensori di ultima generazione, processori sempre più potenti, software in continua evoluzione e, soprattutto, intelligenza artificiale che ci consentono di fare foto incredibili con il minimo sforzo. Di fatto, riducendo il nostro ruolo a quello di semplice “cavalletto” che sostiene e punta la fotocamera, mentre quest’ultima fa tutto da sola. Semplificando molto, un sistema fotografico articola il proprio funzionamento in due fasi: la cattura della luce (che avviene grazie alla combinazione tra sistemi di lenti e sensore) e l’elaborazione dell’immagine. Nella prima fase, dove entrano in gioco elementi come la dimensione del sensore, la velocità dell’obiettivo e la lunghezza focale, la superiorità delle fotocamere tradizionali è (per ora) indiscussa. Nella seconda, invece, dove il software utilizza algoritmi sempre più complessi per elaborare le immagini, la situazione si ribalta. Google è stata forse l’azienda che per prima ha mostrato la vera efficacia della fotografia computazionale quando, nel 2016, ha lanciato gli smartphone Pixel e Pixel XL, dalle performance fotografiche incredibili a fronte di un hardware tutto sommato modesto. Era solo l’inizio: nel giro di pochi mesi hanno fatto la loro comparsa sugli smartphone di fascia alta le prime Neural Processing Unit, i microprocessori neurali progettati per l’accelerazione
dei calcoli dedicati a IA e Machine Learning. Quelli, per intenderci, che equipaggiavano chipset come gli A11 e A12 Bionic, cuore “pensante” degli iPhone di Apple. O, ancora, gli eccellenti chipset Kirin 970 e 980 utilizzati da Huawei sui suoi smartphone top di gamma (prima che il ban di Trump la mettesse fuori dal mercato). Nuovo e potente hardware che potenzia funzionalità come la comprensione del linguaggio naturale (utile a migliorare gli assistenti digitali), e soprattutto l’elaborazione delle immagini. Oggi, quattro anni dopo, i progressi fatti sono stati enormi: l’hardware delle fotocamere si è evoluto sia dal punto di vista dei sensori (tutti sviluppati da Sony, tranne poche eccezioni), sia degli obiettivi, anche grazie a collaborazioni con marchi storici come Leica e Hasselblad (che proprio a marzo ha annunciato una partnership con la cinese OnePlus). Mentre il software, con suoi algoritmi di machine learning spinti da una potenza di calcolo che spesso supera quella di molti PC, ha raggiunto livelli di complessità straordinaria. Per fare un esempio, ogni volta che scattiamo una foto, in realtà il sistema ne scatta velocissimo una serie (stacking) con tempi, esposizioni e lunghezze focali diverse, che poi analizza e sovrappone prendendo da ognuna i dettagli migliori per creare la foto finale. Succede con la funzionalità AutoHDR di Google, oppure con lo SmartHDR di Apple, che sull’iPhone 12 ha messo anche un radar Lidar (ovvero un sistema laser per rilevare la profondità). Insieme, tutte queste soluzioni tecnologiche hanno trasformato i nostri telefonini in fotocamere potentissime e autonome: la buona notizia è che oggi tutti possono condurre online la propria narrazione per immagini della realtà. Resta invece da vedere cosa ne sarà della Fotografia con la F maiuscola in un mondo dove tutti possono fare foto quasi perfette senza essere fotografi.
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Posh
TECHNOLOGY
LO SPETTACOLO TRA LE DITA
OPPO, Samsung, Apple, OnePlus e Xiaomi: i grandi costruttori di smartphone sono accomunati dalla stessa aspirazione a realizzare la fotocamera posteriore perfetta, proponendo soluzioni sempre più efficaci a partire dai loro modelli top di gamma. Eccone cinque, pensati per un pubblico che non accetta compromessi di Alessio Jacona
XIAOMI MI 11 ULTRA Presentato a fine marzo da Xiaomi come uno “studio cinematografico tascabile”, il nuovo Mi 11 Ultra basato su chipset snapdragon 888 è un flagship premium senza compromessi. La fotocamera principale utilizza l’ottimo sensore GN2 di Samsung da 50MP: coadiuvata nella messa fuoco da un sistema laser Time-of-Flight e dall’algoritmo per la fotografia notturna di Xiaomi, è in grado di catturare immagini luminose e dettagliate con appena 0,02 lux di luce.
SAMSUNG S21 ULTRA
ONEPLUS 9 PRO
Più che un telefono, un manifesto che riassume l’eccellenza tecnologica di Samsung a partire proprio dal comparto fotografico senza compromessi: la fotocamera principale monta un sensore da ben 108 megapixel con apertura ƒ/1.8 che può acquisire foto HDR a 12 bit, ed è affiancata da una grandangolare da 12 megapixel ƒ/2.2, con un autofocus che attiva automaticamente la funzione macro quando ci si avvicina molto agli oggetti. Sono presenti anche due teleobiettivi da 3X e 10X, entrambi con sensore da 10 megapixel, che tra l’altro lavorando in coppia consentono lo Space Zoom 100x.
Un nuovo top di gamma la cui fotocamera è ora impreziosita da un nuovo sistema di calibrazione del colore e da una modalità manuale, entrambe realizzate in collaborazione con la svedese Hasselblad. Premium per il “motore” basato sul consueto chipset Snapdragon 888, lo storage con 12 GB di ram e 128/256 GB di memoria interna, la connettività 5G e il display da 6,7 pollici con risoluzione QHD+ (1440 x 3216 pixel) e refresh rate fino 120 Hz. E per l’hardware del reparto fotografico: qui il sensore principale è un Sony IMX 789 da 48MP (con stabilizzazione ottica), mentre l’ultra-grandangolo ne monta uno da 50MP.
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IPHONE 12 PRO MAX
OPPO FIND X3 PRO 5G OPPO si mostra più in forma che mai lanciando l’ottimo Find X3 Pro 5G, top di gamma dal comparto fotografico eccellente. Basato su chipset Snapdragon 888, vanta 12 GB di RAM e 128/256 GB, connettività 5G dual SIM. Hardware di prim’ordine, necessario per “spingere” le prestazioni del reparto fotografico e del display: il primo consta di due obiettivi principali,
un grandangolare e un ultragrandangolare, entrambi da 50 Megapixel, cui si sommano un teleobiettivo 2X da 12 MP e un inedito (e divertente) microscopio 60X da 3 megapixel, con tanto di luce anulare; il secondo è uno splendido Fluid Display AMOLED da 6,7 pollici con risoluzione QHD+ (1440 x 3216 pixel) e refresh rate fino 120 Hz. Insieme riproducono fino a 1 miliardo di colori grazie al sistema full-path Colour Management a 10 bit.
Sotto l’ampio schermo dell’iPhone 12 Pro Max (un ottimo OLED da 6,7 pollici con supporto all’HDR nel formato Dolby Vision) batte quello che forse è il cuore più potente visto su uno smartphone: l’accoppiata tra il nuovo processore Apple A14 Bionic GPU quad core e 6 GB di RAM, che insieme spingono al massimo le prestazioni in ogni settore, reparto fotografico compreso. Quest’ultimo, vera punta di diamante della versione Pro Max, monta sempre 3 fotocamere da 12 megapixel potenziate da un sensore LiDAR (per una migliore lettura della profondità) come già avviene per l’iPhone 12 Pro, ma qui la fotocamera principale è stata migliorata con pixel più grandi e una nuova stabilizzazione del sensore. Tutto questo si traduce in tempi di scatto più rapidi per immagini più nitide e definite, anche quando c’è poca luce. L’audio è stereo mentre i video, registrabili anche in 4K a 60fps con la modalità HDR Dolby Vision, stupiscono come sempre per la qualità quasi cinematografica. Disponibile con tagli di memoria da 128, 256 e 512 GB, l’iPhone 12 Pro Max vanta anche il 5G.
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Posh
“Il viaggio scombussola le nostre certezze, mostra quanto poco sappiamo e quanto abbiamo da imparare”. - Beppe Severgnini -
Con questa bellissima frase abbandoniamo un porto sicuro per affrontare il futuro e nuove sfide con la stessa voglia di sempre di scoprire, imparare e raccontare.
Posh sarà completamente diverso e ci entusiasma sentirci proiettati nel futuro con la speranza di avervi sempre con noi come da oramai diciotto anni.
Alla prossima
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