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UniCamillus Magazine - Primavera 2022

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Primavera P 2022

UNICAMILLUS Magazine - Primavera 2022

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CONTENUTI SOMMARIO 4 INFORMA STUDENTI

7 “DOVREMO IMPARARE A CONVIVERE COL COVID” Intervista al sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri

12 UCRAINA, IL MALE CHE DIVIENE BANALE

14 “IL CAMBIAMENTO IN RUSSIA PUÒ VENIRE SOLO DALL’INTERNO” Colloquio con il giornalista Jacopo Iacoboni

23 “IN UCRAINA SOFFERENZE MILITARMENTE INUTILI” Intervista al vicepresidente della Croce Rossa, Rosario Valastro

29 “I NOSTRI VOLONTARI SONO SENTINELLE DELLE NECESSITÀ” Intervista al Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio

33 PROCREAZIONE ASSISTITA, L’IMPATTO SULLA COPPIA

41 TECNICO DI RADIOLOGIA, DAI RAGGI X AL FUTURO

47 FISIOTERAPIA, PROFESSIONE FLESSIBILE E MULTIDISCIPLINARE

53 IGIENE ORALE, CONCLUSO IL PRIMO PROGETTO TERRITORIALE

61 UMA: ECCO IL MASTER DEI DIRETTORI DEL PERSONALE

68 NEWS/NOTE

72 RICERCHE

EDITORIALE Le Università non sono torri d’avorio di Gianni Profita Rettore

Il concetto di “eccellenza” nella ricerca scientifica, il perseguimento dell’innovazione, la didattica con tecnologie e metodologie avanzate sono parole d’ordine che ormai caratterizzano l’agire quotidiano delle nostre università. Questi aspetti, però, potrebbero sempre più far sembrare gli atenei avamposti della società proiettati nel futuro, allontanandoli allo stesso tempo dalla realtà sociale ed economica del territorio in cui si trovano. I due anni di pandemia hanno acuito questo distanziamento, con lezioni on line e aule vuote che hanno reso il paradigma delle università ancora più etereo, come se ben potessero esistere e svilupparsi senza un indirizzo fisico. All’uscita dal tunnel del Covid, invece, UniCamillus ha pensato di tornare quanto più possibile con i piedi per terra, anzi ben piantati nel quartiere in cui si trova, pur non dimenticando la sua dimensione internazionale fatta di studenti provenienti da più di cinquanta Paesi che studiano in lingua inglese. È stato così varato un progetto semplice di prevenzione e monitoraggio della salute orale in una scuola primaria e secondaria, il complesso scolastico Belforte del Chienti, di San Basilio - quartiere che non di rado la cronaca descrive come molto problematico- a poche centinaia di metri dalla sede dell’Università. L’idea molto basic era di coniugare le esigenze didattiche del secondo anno del Corso di Laurea di Odontoiatria e Protesi dentaria con la necessità di sensibilizzare i bambini in età scolare alla salute orale, attraverso controlli gratuiti effettuati dagli operatori del nostro Corso di Laurea con il desiderio di coinvolgere le scuole del territorio in un progetto concreto dal valore etico e sociale. Quasi 300 bambini dai 6 ai 14 anni sono stati visitati dai nostri docenti di Odontoiatria Preventiva e di Comunità, affiancati dagli studenti in un percorso formativo altamente professionalizzante. Per tre mesi la scuola di San Basilio ha aperto le porte al gruppo docente e studentesco, con entusiasmo e collaborazione anche da parte delle famiglie. I genitori, infatti, hanno preso parte attiva all’iniziativa compilando un questionario anamnestico volto ad inquadrare condizioni di malessere preesistenti ed eventuali abitudini viziate tipiche del bambino in età evolutiva, come respirazione orale e suzione del dito. Tutti venivano accolti dopo aver studiato il questionario e poi visitati per individuare la presenza delle più comuni malattie del cavo orale come carie, anomalie dentarie e malocclusioni. Dopo il monitoraggio della salute orale veniva dedicato del tempo per spiegare al bambino o adolescente come effettuare le manovre di igiene orale in maniera corretta, con particolare attenzione al raggiungimento di una gestione autonoma e adeguata di abitudini alimentari e di prevenzione. Un kit per l’igiene orale domiciliare è stato consegnato ad ogni piccolo paziente con l’obiettivo di rafforzare anche a casa l’importanza della prevenzione e all’interno del quale veniva rilasciato un report diagnostico con le eventuali necessità di trattamento specifiche. Gli studenti di Odontoiatria, da parte loro, hanno potuto giovarsi di un’esperienza formativa unica, con osservazione diretta di come si esercita la professione e venendo a contatto con un gruppo di pazienti in età evolutiva ampio e stratificato per età. Durante le visite i docenti seguivano un percorso diagnostico guidato step by step, spiegando agli studenti le diverse condizioni cliniche e i principali meccanismi di crescita e sviluppo. Niente torri, dunque, ma porte aperte alla città. Anzi, al quartiere.

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ACADEMIC LIFE Informa Studenti

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Le prime cerimonie di Laurea Alla presenza dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, il rettore Gianni Profita ha consegnato i primi Diplomi di Laurea

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o scorso 19 maggio, nell’Aula Magna dell’Ateneo, si è svolta la cerimonia di consegna dei Diplomi di Laurea per 54 studenti, moltissimi stranieri, i primi a completare il ciclo di studi in Professioni sanitarie. Toga e tocco rossi, emozione e foto ricordo con parenti e amici: di fronte all’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, è stato il rettore di UniCamillus, Gianni Profita, a consegnare a ciascun neo dottore la pergamena che ne certifica la conclusione del corso di studi. Prima della sfilata degli studenti a ritirare i diplomi, l’assessore D’Amato ha tenuto una lectio magistralis spiegando come il Covid abbia avuto un impatto sulla nostra Regione non solo in valore assoluto ma anche in relazione allo stato sociale, cultura e reddito delle persone. In sostanza, attraverso uno studio epidemiologico condotto dalla Regione, il Covid ha avuto un impatto maggiore sulle persone con un reddito

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meno alto e una preparazione scolastica di livello più elementare. Alla cerimonia, ha preso parte Emmanuel Charles, incaricato d’affari dell’Ambasciata di Haiti a Roma, che - insieme al dottor Andrea Lenza, presidente della Commissione d’Albo dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (TSRM e PSTRP) - con un discorso improntato all’amore per la propria terra, ha premiato il dottor Jehrry Jules Camille, nato ad Haiti, per la miglior tesi di laurea in tecniche di radiologia medica. Subito dopo gli indirizzi di saluto del rettore Profita, il professor Gianfranco Peluso ha tenuto una prolusione su “Biodiversità, ecosistemi e malattie emergenti”. Nel corso del suo intervento il professor Peluso ha spiegato come: “quando si abbattono alberi, si danneggia la biodiversità, si aprono le porte a cambiamenti che possono trasformarsi in nuove malattie”. Ha aggiunto Peluso,


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come dato numerico, che oggi si stima che vi sia “un milione e 700 mila virus nascosti fra mammiferi e uccelli e metà di essi può essere pericolosa per l’uomo”. In sintesi, l’alterazione degli ecosistemi dovuti alla eliminazione delle biodiversità, come alla deforestazione o comunque a cambiamenti di così grande impatto, finisce per determinare la cancellazione di quelle specie intermedie fra uomo e

maggio copertura vaccinale. Attraverso uno studio condotto dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione, dal Servizio regionale di controllo sulle Malattie infettive e dall’Istituto Nazionale Lazzaro Spallanzani, abbiamo analizzato eventuali differenze sull’accesso alla campagna vaccinale secondo le condizioni socioeconomiche dei pazienti. A parità di sesso, età e altre variabili, chi vive nella

animali incubatori primari delle malattie. Il risultato finale si manifesta con un incremento sensibile delle malattie, anche pandemiche, di cui il Covid-19 è solo l’ultimo esempio. “Esiste un nesso evidente fra malattie infettive, mutamenti climatici, crisi ambientali e differenze socio economiche ha esordito D’Amato nella sua lectio - il Lazio è una regione che ha gli stessi abitanti di uno stato medio europeo come la Danimarca. Qui, il 29 gennaio 2020, furono intercettati i primi casi di Covid19: erano i due cittadini cinesi, provenienti dalla provincia di Whuan, che furono immediatamente isolati”. Ad isolarli all’INMI Lazzaro Spallanzani fu l’équipe medica guidata dalla professoressa Capobianco. “Non avevamo nessun manuale operativo cui attenerci ma solo le esperienze pregresse con la Sars e con la Mers. E abbiamo una comunità scientifica straordinaria. La nostra regione è una delle aree in europa a

aree censuarie ad alto livello di deprivazione sociale ha il 30% di probabilità in più di chi vive in aree geografiche non deprivate di non essersi vaccinato. Così come chi ha un livello di istruzione basso ha il 44% di probabilità in più di chi è laureato di non vaccinarsi. E chi proviene da un Paese a forte pressione migratoria ha 4 volte le probabilità di non essere vaccinato rispetto ai residenti in aree più forti economicamente. E c’è una differenziazione anche fra uomini e donne con queste ultime che hanno un 6% di chance in più di non vaccinarsi rispetto agli uomini. L’impatto delle campagne di disinformazione antivax, novax, che vi sono state fortemente anche nella nostra regione e che hanno mirato a discreditare l’importanza del vaccino abbiano avuto maggior impatto su fasce di popolazione più deboli: ancora oggi, nella nostra Regione, contiamo circa 400mila cittadini che non si sono sottoposti alla vaccinazione”.

EDITORIAL Universities are not ivory towers by Gianni Profita, rector The idea of “excellence” in scientific research, the teaching with advanced technologies and methodologies are keywords that characterize the activities of our universities. These aspects, however, might make universities appear as outposts of society and distancing them from the social and economic reality of their territory. Two years of pandemic have increased this distance. Out of the woods post-Covid, however, UniCamillus wished to return with its feet on the ground, that is firmly planted in the area where it is located, while not forgetting its international dimension, made of students coming from more than 50 countries, studying in English. A simple project on prevention and monitoring of oral health was launched in a primary and secondary school, the school complex Belforte del Chienti, in San Basilio, a few hundred meters from the University campus. The idea was to combine the educational needs of the second year of the Degree Course in Dentistry and Dental Prosthetics with the need to raise the awareness of school-age children for oral health, through free check-ups carried out by the operators of our Degree Course with the purpose to involve the schools of the territory in a solid project with a strong ethical and social value. Approximately 300 children ranging from 6 to 14 years of age have been examined by our professors of Preventive and Community Dentistry, supported by the students in a highly professionalizing educational path. For three months the school in San Basilio has welcomed professors and students, with enthusiasm also on the side of the families. Parents, in fact, have taken an active part in the project, filling in a medical history questionnaire aimed at identifying pre-existing conditions of malaise and any incorrect habits, typical of the developing child, such as mouth breathing and finger sucking. After the study of the questionnaire, all patients were received and later examined in order to detect the presence of the most common illnesses of the oral cavity. After the monitoring of oral health, the child and/or adolescent learned how to perform correctly oral hygien and prevention, receiving also a kit for the oral hygiene at home. For their part, Dentistry students could benefit from a unique learning experience, with direct observation of how to perform practice, and coming into contact with a group of patients in childhood and adolescence, wide and stratified. During the examinations the professors followed a step-by-step diagnostic process, explaining to the students the different clinical conditions and the main mechanisms of growth and development. No towers, therefore, but doors open to the city. That is, to the territory.

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“DOVREMO IMPARARE A CONVIVERE CON IL COVID” Intervista al sottosegretario al Ministero della Salute, Pierpaolo Sileri

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a fase acuta della pandemia Covid19, i bollettini drammatici, le mascherine obbligatorie, le limitazioni alla vita quotidiana appaiono un ricordo. Alcune settimane fa, il Governo ha sostanzialmente rimosso gran parte delle limitazioni. E, fatti salvi alcuni casi, come i cinema o i teatri, la vita sembra tornare a scorrere come prima del febbraio 2020. Ne parliamo con il professor Pierpaolo Sileri, sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, chirurgo e docente universitario. Niente più mascherine obbligatorie, via il green pass, restrizioni quasi azzerate. Siamo davvero usciti dalla pandemia? “La fase più difficile è certamente alle nostre spalle e la situazione sta rapidamente migliorando. La stragrande maggioranza della popolazione italiana ha già “incontrato” il virus: nella sua forma naturale, contraendo l’infezione, o nella sua forma artificiale, con il vaccino. Abbiamo così costruito un solido muro immunitario collettivo che ci difende dalle forme gravi della malattia. Grazie a questa difesa, nonostante il virus continui a circolare, le infezioni si risolvono generalmente in pochi giorni e con sintomi lievi, e i casi che hanno bisogno di una attenzione ospedaliera sono pochissimi. Non dobbiamo abbassare la guardia, è possibile che soprattutto dopo l’estate si verifichi una ripresa della circolazione virale, ma possiamo certamente dire che siamo usciti dalla fase pandemica emergenziale e stiamo entrando nella fase endemica, nel corso della quale dovremo progressivamente abituarci alla convivenza con questo nuovo virus come abbiamo fatto con altri patogeni, per esempio l’influenza”.

Cosa è cambiato in questi due anni nella gestione sanitaria nazionale? “Sono cambiate tantissime cose. Potrei limitarmi a dire che nel 2019 il Fondo Sanitario Nazionale ammontava a 114 miliardi, mentre oggi è salito a 124 miliardi e salirà ancora sino a 128 miliardi nel 2024. Potrei aggiungere che i finanziamenti aggiuntivi legati al PNRR ci permetteranno di ridisegnare un Servizio Sanitario e di renderlo più a misura di un paese che è cambiato, con una popolazione la cui età media sta aumentando e che ha sempre più bisogno di servizi a bassa intensità di cura e di una “sanità a casa”, il più vicina possibile al domicilio del paziente. Ma forse la cosa più importante è che è cambiata la percezione del Servizio Sanitario Nazionale, della cui fondamentale importanza finalmente ci siamo resi pienamente conto: un insostituibile strumento di coesione e di solidarietà sociale, forse il più importante presidio democratico del nostro paese insieme alla scuola ed al sistema previdenziale pubblico”. Ci sono state molte polemiche sui piani di emergenza pandemica e sulla dichiarazione di stato di emergenza. è cambiato qualcosa? “Due anni fa non eravamo preparati, come non lo era nessun altro paese al mondo, in più fummo i primi ad essere colpiti dal virus dopo la Cina. Certo, col senno di poi è possibile individuare errori e cose che si sarebbero potute fare meglio, ma mi sento di dire che nel complesso l’Italia ha superato la prova, grazie alle scelte anche difficili fatte dal Governo ma soprattutto per merito della disciplina e della fiducia degli italiani: disciplina nell’aderire alle misure di contenimento prese soprattutto nella prima fase dell’epidemia, e fiducia nei vaccini, come dimostra l’elevatissima copertura vaccinale del nostro Paese che oggi ci permette di UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022

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eliminare le restrizioni e di tornare alla nostra vita normale”. Il Covid ormai non è più pandemia globale, ma endemico nel mondo. dobbiamo ancora preoccuparci? “Il SARS-CoV-2 ormai è con noi, è entrato nei libri di medicina e ci accompagnerà per tanto tempo come altre malattie, come l’influenza. Si tratta di un virus che è “saltato” sull’uomo da un animale, quindi si sta adattando all’uomo, da qui l’emergere progressivo di varianti, e a sua volta l’uomo si sta adattando ad esso, costruendo progressivamente le proprie difese immunitarie. Grazie ai vaccini abbiamo accelerato questo processo di adattamento, che altrimenti avrebbe richiesto molto più tempo e molti più decessi. La ragionevole speranza, supportata dall’esperienza del passato, è che questo processo prosegua facendo del Covid una patologia lieve, con manifestazioni

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cliniche simili a quelle causate dagli altro quattro coronavirus umani endemici o dell’influenza stagionale”. In Cina si è tornati al lockdown: anche l’Italia rischia di ritrovarsi al chiuso e divisa tra zone colorate? C’è il rischio che l’autunno porti nuovi picchi sono concreti? Cosa si sta predisponendo per i prossimi mesi? “In Cina è stata adottata, sin dall’inizio della pandemia, una strategia “zero covid”, con lockdown aggressivi e test di massa, che oggi è diventata impossibile da sostenere, visto che è dominante una variante, Omicron, enormemente più contagiosa del virus originario. Aggiungerei che i vaccini utilizzati in Cina sono probabilmente meno efficaci di quelli che abbiamo utilizzato nei paesi occidentali, e che la copertura vaccinale tra gli over 70 è molto più bassa rispetto alla nostra, così come la percentuale di terze dosi somministrate. Direi


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quindi che la possibilità che in Italia si verifichi quanto sta succedendo in Cina, e che si torni a quanto abbiamo vissuto nel passato, è francamente remota: dopo l’estate vi sarà con ogni probabilità una ripresa della circolazione virale, ma con numeri certamente inferiori a quelli visti negli ultimi due anni soprattutto per quanto riguarda l’impatto sugli ospedali e sui reparti di terapia intensiva. Dovremo verificare, ce lo dirà la scienza, se e in quali fasce di età servirà un richiamo vaccinale per aumentare i livelli di protezione per coloro che sono più a rischio. Mi sento di dire però che sarà un autunno nel segno della gestione ordinaria e non emergenziale”. Le aziende farmaceutiche hanno sviluppato e stanno sviluppando non solo nuovi vaccini ma anche farmaci adatti alla cura della malattia. A che punto sono e quale è il loro livello di efficacia? “I vaccini tuttora in uso, che utilizzano come bersaglio le proteine del virus originario di Wuhan, sono ancora altamente efficaci contro le forme gravi della malattia. In una prospettiva di endemizzazione del virus è probabile che i futuri vaccini contro il SARSCoV-2 conterranno vari ceppi, così come avviene per i vaccini antinfluenzali. Sono inoltre in corso sperimentazioni avanzate di vaccini “pan-coronavirus”, efficaci cioè contro differenti varianti del coronavirus e persino contro altri coronavirus. Anche sui farmaci sono stati fatti grandi passi avanti, passando dalle cure sintomatiche agli anticorpi monoclonali da somministrare via endovena, sino agli antivirali orali che è possibile assumere a casa. L’impegno della comunità scientifica e dell’industria nel contrasto alla pandemia in questi due anni è stato enorme, e i suoi benefici li vedremo nel futuro anche in altri campi della ricerca biomedica, così come avvenuto con la

ricerca sull’HIV a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso”. Cosa ha insegnato la pandemia e come ci stiamo preparando per il futuro? “Per quanto mi riguarda, da medico prestato alla politica che si è trovato ad avere responsabilità di governo in uno dei momenti più critici della nostra storia, l’insegnamento più importante è che non bisogna mai dare per scontato quello che abbiamo ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduto: nello specifico, un sistema sanitario gratuito e ad accesso universale. Il nostro compito è quello di preservare questo patrimonio e di consegnarlo intatto e se possibile migliorato alle generazioni che verranno dopo di noi. Sotto questo aspetto, sono felice di aver fatto parte di due governi che hanno invertito il trend di sottofinanziamento della nostra Sanità pubblica, tornando ad investire nel nostro Servizio Nazionale e contribuendo, grazie anche alle risorse aggiuntive garantite dal PNRR, a ridisegnarlo per adeguarlo alle esigenze di una società che sta cambiando”. Come mai, secondo il suo parere di medico prima che di politico, i vaccini anticovid hanno creato tanto dibattito? E perché i dati emersi a distanza di tempo dalle somministrazioni, che certificano la sicurezza di questi preparati, continuano a non convincere parte della popolazione? “La diffidenza nei confronti dei vaccini non è un fenomeno nato con il Covid-19. Sin dagli ultimi anni del secolo scorso si sono diffuse sui vaccini falsità e teorie cospirazioniste, come quella dei vaccini che causano l’autismo, che hanno contribuito a ridurre significativamente i livelli di copertura vaccinale anche nel nostro Paese. Ma nel complesso direi che si tratta di posizioni assolutamente minoritarie, che hanno avuto più eco sui media e UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022

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sui social network che nella società reale, come dimostra il fatto che in Italia più del 90% della popolazione ha scelto con fiducia di vaccinarsi contro il Covid-19”. Quale è l’impegno italiano da un punto di vista sanitario nella crisi ucraina? “L’aspetto sanitario è stato prioritario sin dall’inizio nella gestione dei flussi di profughi provenienti dall’Ucraina, soprattutto in considerazione del fatto che gran parte di essi è costituito da donne, bambini e anziani, e del fatto che la copertura vaccinale della popolazione ucraina è generalmente piuttosto bassa, sia per quanto riguarda il Covid

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che per quel che concerne le vaccinazioni pediatriche. Una volta giunti in Italia, i profughi sono stati sottoposti a controlli sanitari, tra cui il tampone, quindi avviati alla destinazione finale, dove sono stati presi in carico dalle aziende sanitarie territorialmente competenti, che hanno assegnato a ciascuno di essi un codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) che permette loro l’accesso a tutte le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale. La più grande speranza, però, è che essi possano rientrare al più presto nel loro Paese, perché vorrebbe dire che l’emergenza è rientrata”.


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«WE WILL HAVE TO LEARN TO LIVE WITH COVID» Interview with the Under-Secretary of Health, Pierpaolo Sileri The most difficult phase of the pandemic is certainly behind us and the situation is improving quickly. The vast majority of the Italian population has already “met” the virus: in its natural form, contracting the infection, or in its artificial form, with the vaccination. We have therefore built a strong collective immunity wall that protects us from the most serious forms of the illness. SARS-CoV-2 is now with us, it has entered the medical books and will be with us for a long time just like other illnesses, such as the flu. It is a virus that “jumped” from animal to human, therefore it is adapting to the human organism; hence the emergence of variants, and, in turn, the human organism is adapting to the virus, gradually building his immune system. Thanks to the vaccines we have accelerated this process of adaptation, that otherwise would have required much more time and caused many more deaths. The vaccines that are still in use, that target the proteins of the virus originating from Wuhan, are still highly efficient against the serious forms of the illness. In the prospect of an “endemization” of the virus, it is probable that the future vaccines against SARS-CoV-2 will contain different strains, as it is for the flu vaccines. Advanced experimentations on “pan-coronavirus” vaccines are also undergoing: these are vaccines that are efficient against different variants of coronavirus and even against other coronaviruses. We must not let our guard down, it is a possibility that especially after the summer an upsurge of the virus circulation might occur, but we can safely say that we are out of the emergency pandemic phase and we are entering the endemic phase, during which we will have to gradually get used to the coexistence with this new virus, as we have done with other pathogens, like the flu. On the whole Italy has passed the test, thanks to the sometimes difficult choices made by the Government but especially thanks to the discipline and the trust of the Italian citizens: discipline in complying with the containment measures adopted especially in the first phases of the epidemic, and trust in the vaccines, as shown by the extremely high coverage of our Country, that today allows us to remove the restrictions and get back to our normal life.

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UCRAINA, IL MALE CHE DIVIENE BANALE di Fernando Magliaro

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craina, Russia, Bielorussia. E poi, Polonia, Romania, le tre Repubbliche Baltiche – Estonia, Lettonia e Lituania – Svezia e Finlandia: il passo iniziato il 22 febbraio scorso da Mosca con un attacco su larga scala contro l’Ucraina sta totalmente ridisegnando equilibri internazionali e politiche interne. Aumentano le spese per la difesa, Paesi da sempre neutrali, Svezia e Finlandia, che in poche settimane aderiscono alla Nato. Le Repubbliche Baltiche che si sentono già il prossimo obiettivo del Cremlino se la Russia dovesse vincere la guerra con Kiev. Da un punto di vista militare, il conflitto pare aver avuto un andamento duplice: la prime settimane, l’obiettivo di Putin sembrava essere la conquista di Kiev e lo sfondamento dal Mar Nero fino al confine con la Moldavia, con le due repubbliche satelliti di Mosca, Donbass e Luahansk, come base arretrata. Fallito l’assalto a Kiev, la Russia ha spostato le proprie forze proprio in Donbass e Luhansk, tentando di completare l’assalto a sud. L’affondamento della fregata Moskva e i danni inflitti ad altre due navi da battaglia hanno reso, per ora, difficile la presa di Odessa. Nelle 12 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022

ultime ore, però, dopo settimane di resistenza, Mosca è riuscita nella conquista totale di Mariupol, nodo chiave del fronte sud: la resa del battaglione Azov asserragliato dentro l’acciaieria Azovstal ha reso disponibili forze, prima impegnate, per condurre a termine l’offensiva su Severodonetsk ormai in conclusione dopo l’annuncio di Kiev del ritiro delle proprie truppePoliticamente, le democrazie occidentali – in testa Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia, in coda la Germania – hanno dovuto riadattare le priorità nelle spese militari. La Nato, una specie di gigante addormentato dalla fine del Patto di Varsavia, ha ripreso forza. Da sottolineare come uno degli elementi che più di tutti stanno avendo peso nelle scelte politiche è la forte dipendenza dell’Occidente – Germania, Italia, Ungheria, paesi Mittleuropei – dal gas e dal petrolio russi, arma a doppio taglio, però: se è vero che Mosca può chiudere i rubinetti è anche vero che se non vende gas e petrolio non arrivano soldi per finanziare la guerra. Cina e India sono sedute sulla riva del fiume e attendono di vedere chi vincerà, mantenendo una neutralità interessata.


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A corredo di un quadro di politica internazionale, politica economica ed energetica e politica militare, arrivano le notizie di stragi e atrocità. Che si sono sempre accompagnate a qualunque guerra, sin dall’epoca di Sumeri e Babilonesi. E che noi, uomini del ventesimo e ventunesimo secolo, ci illudevamo di aver relegato ai libri di storia: purtroppo, quando si entra in guerra, si ha un unico obiettivo: vincere con qualunque mezzo e il terrore sui civili che si accompagna agli eventi strettamente bellici è un’altra arma di guerra. I massacri delle popolazioni civili a Bucha, Mariupol, Irpin, Izyum, Kharkiv sono atti atroci, che segneranno per sempre non solo i diretti responsabili materiali e morali, ma che lasceranno nuovamente aperto quell’interrogativo che il mondo si pose dopo Auschwitz, Birkenau, Buchewald: come è stato possibile? A differenza dei massacri di Varsavia o di quelli dei ghetti delle regioni cadute una a una sotto il dominio nazista per le quali vi sono racconti ma non immagini; a differenza anche di Corea e Vietnam che pure ebbero qualche scatto simbolo, della guerra in Afghanistan dell’Armata Rossa e delle truppe Usa; a differenza

anche del conflitto in Iraq, più simile a un videogame che alla realtà oggi abbiamo telecamere ovunque, satelliti, droni e cellulari che riprendono tutto. Abbiamo ogni genere di immagine: dai carri armati o dai blindati che fanno fuoco su auto civili o su persone in bicicletta, alle esplosioni dovute a missili; da soldati che sparano alle spalle di anziani disarmati o che armi puntate, portano civili in fila indiana verso la morte, alle bombe che cadono e distribuiscono morte su soldati e mezzi corazzati e cannoni; da cacciabombardieri che sganciano bombe, a elicotteri abbattuti dalla contraerea. Tutto sembra trasformato in un action movie hollywoodiano: il sangue, però, non è un colorante. Il rischio è quello di confondere i piani, sfocare la realtà e non provare più quell’orrore che si provò allora e si prova tutt’ora quando si vedono quelle immagini sgranate, in bianco e nero, di bambini che mostrano un tatuaggio sul braccio, il marchio dell’infamia cui può giungere un uomo. Se tutto diventa ordinario, anche l’orrore, siamo alla realizzazione pratica del titolo simbolo di Hannah Arendt: il male che è divenuto davvero banale. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 13


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“IL CAMBIAMENTO IN RUSSIA PUò VENIRE SOLO DALL’INTERNO” Colloquio con Jacopo Iacoboni, La Stampa di Fernando Magliaro


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onbass e Luhansk, sono un casus belli che dura da otto anni? “Sì, possiamo dire che, alla base del conflitto attuale, ci sia un casus belli lungo otto anni. Ma non possiamo dimenticare quanto avvenuto nel 2014, con l‘invasione del Donbass, l’invasione e l’annessione della Crimea, a seguito di un finto referendum. Di fatto è un conflitto che non si è mai interrotto e che sta andando avanti dal 2014”. La Guerra in Ucraina, fra Kiev e Mosca, fra il presidente russo, Vladimir Putin, e quello ucraino, Volodymyr Zelenskyj, segna un brusco ritorno alla realtà dei conflitti sul suolo europeo, conflitti che – salvo la parentesi molto locale, della crisi successiva alla dissoluzione della ex Jugoslavia e i conseguenti conflitti etnici fra Serbia, Bosnia-Erzegovina, Croazia e Kosovo – sembravano relegati ai libri di storia, parti di pagine di un passato “medievale”. Il conflitto di oggi ha radici profonde, che si perdono davvero nella storia medievale di quella parte di mondo, che attraversano l’epoca degli Zar, di Pietro e Caterina, fino a quella dell’Unione Sovietica, tanto durante la Seconda Guerra Mondiale, quanto dopo, con i “regni” di Krusciov e Brezniev. Per orientarci in questo intricato labirinto, ne abbiamo parlato con Jacopo Iacoboni, giornalista di punta del quotidiano La Stampa, saggista e acuto osservatore della politica russa e dei suoi rapporti con l’Italia. Per limitarsi però agli ultimi anni, l’ultimo inizio risale appunto al 2014. Uno stato di guerra vera e guerra fredda andato avanti otto anni, fino al 24 febbraio scorso, data di inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Tornando a quel 2014, Iacoboni prosegue a spiegare: “Nel 2014 c’è un’aggressione che porta l’Amministrazione Obama a varare delle sanzioni anche importanti ma con una linea sostanzialmente di non interventismo, di disimpegno degli Stati Uniti un po’ dal mondo”. Un prezzo “da poco”, lo definisce Iacoboni che aggiunge: “Da lì è partita l’escalation che va avanti da 8 anni”. Otto anni durante i quali si verificano enormi cambiamenti: si chiude l’era Obama e inizia quella di Donald Trump alla Casa Bianca. “Intanto – chiarisce Iacoboni – da Mosca viene compiuta un’operazione di pesantissima interferenza nelle elezioni americane che porta all’elezione di Trump”. Vero che non ci sono elementi di prova, almeno

stando alle inchieste Usa. “Quello che le indagini non sono riuscite a dimostrare, è la collusione fra Trump e i russi. Non c’è la pistola fumante che potesse consentire una messa in stato d’accusa. Ma i rapporti fra l’entourage stretto Trump e il mondo degli oligarchi legati a Putin sono tanti e fortissimi. Oltre il capitolo dei condizionamenti politici nelle elezioni americane, c’è quello delle morti, degli avvelenamenti di oppositori in tutta Europa: sono di fatto operazioni belliche. Esempi sono l’avvelenamento di russi in Inghilterra; un ribelle ceceno assassinato nel pieno centro di Berlino; avvelenato due volte un mercante d’armi in Bulgaria, ritenuto dai russi un venditore di armi agli Ucraini; finanziato un fallito colpo di Stato in Montenegro; viene condotta un’operazione di fortissimo condizionamento dell’opinione pubblica in Italia all’epoca del referendum del 2016 e delle elezioni del 2018. Ci sono fonti di intelligence che riferiscono di una crescita esponenziale di spie russe in Italia nel periodo del populismo: di agenti operativi ne sono stati censiti 87 ma ovviamente saranno molti di più”. Nelle ultime settimane, in Italia, il dibattito televisivo si è incentrato sostanzialmente su una specie di divisione fra quelli che una parte etichetta più o meno come i “guerrafondai” e l’altra parte, a sua volta marchiata come “putiniana”. Insomma, due curve di tifosi anche fra gli opinionisti televisivi. “Esaminiamo la questione delle operazioni di disinformazione dell’opinione pubblica italiana, ora all’esame del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir): anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, si è spazientito”. Nelle settimane di maggio, grandi polemiche per la doppia presenza, quasi in contemporanea, di due “voci” del Governo russo, Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, ospite su Rete4, e di Vladimir Soloviev, giornalista propagandista, in onda su La7. “Con questo uno-due, credo che molti campanelli siano suonati su problemi di sicurezza nazionale. Da parte russa, sono operazioni di disinformazione organizzata”. La questione diviene quindi non tanto la pressione e la disinformazione organizzata che la Russia esercita nei confronti di altri Paesi: è una attività che, più o meno, effettuano tutti i Governi. Il nodo diventa comprendere se il Sistema Italia ha delle responsabilità, se si è opposto, usando ogni particella di potere, per impedire questa capillare penetrazione russa. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 15


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Il presidente russo, Vladimir Putin

“Ovviamente, ci sono molti Paesi che compiono rapporto fra imprese ma quando hai rapporti comoperazioni di interferenza e condizionamento – merciali con la Russia, tu non stai facendo affari spiega ancora Iacoboni - specialmente le dittature. con aziende russe ma con aziende che sono solo Io posso parlare per quel che ho approfondito e stu- tutte una facciata di comodo del Cremlino. Quindi, diato, cioè i russi. Sinceramente, era abbastanza tu non lavori con aziende, ma con il Cremlino che evidente che i russi hanno trovato complicità molto diventa a quel punto una centrale di operazioni. forti, schematizzabili in alcuni filoni. Complicità Ad esempio, pochi giorni prima dell’inizio delle politiche: non entriamo nella questione dei soldi, se ostilità, Putin ha convocato in una videoconferenza quel partito o quell’altro abbia o meno ricevuto tutta una serie di aziende italiane. Dovevano parsoldi che magari potrebbero non essere mai trovati. tecipare Enel, Snam, Eni, Pirelli, Marcegaglia. Alla È evidente che c’è stata una fortissima penetrazione fine, Eni e Snam decidono di non andare. Ma Enel, del Cremlino nei due partiti usciti vincitori dalle ad esempio, partecipa con il suo Ad. La domanda elezioni politiche, Lega e Movimento 5Stelle con è: cosa avviene a sette giorni dell’inizio della guerra? decine di esempi che attestano questa penetrazione. Questo è business o siamo nella sfera dell’interferenza Storicamente, l’Italia è un Paese che ha sempre estera?”. avuto una tradizione di grande amicizia con Mosca Tre elementi da analizzare: Vaticano, Bielorussia e Moldavia. che, qualche volta è sfociata Nelle scorse settimane il Sanin complicità, dalla Real Politik to Padre, Papa Francesco, ha andreottiana con l’Italia come tentato una via diplomatica. ponte fra Est e Ovest, fino a “Non sono un vaticanista, Berlusconi e alla diplomazia perciò la vedo solo dal punto degli affari. Più, sottinteso, il di vista esterno. Io penso che più grande Partito Comunista il Santo Padre si sia mosso del mondo occidentale finansul piano umanitario della ziato da Mosca. Questo è il vicenda. Ho notato che ha retroterra politico-culturale. tentato di aprire un canale Non nutro indulgenze partidiplomatico con Mosca ma colari verso Berlusconi e il senza successo. Qualcuno poberlusconismo, ma, con sguartrebbe aver letto l’iniziativa do retrospettivo, devo dire andel Pontefice come una posiche la stagione con Berlusconi zione fredda nei confronti a Palazzo Chigi e la diplodell’Ucraina, ma credo che mazia degli affari con Mosca nella sostanza non ci sia certo non aveva mai messo in diIl patriarca ortodosso stata confusione nelle posizioni scussione alleanze, schieradella Chiesa russa, Kirill del Papa fra aggredito e agmenti e ruoli. Benché, soprattutto nel 2010, il Dipartimento di Stato americano fosse preoccupato che i rapporti di Berlusconi con Mosca, specialmente sul gas, potessero far deragliare la politica estera italiana. Poi è arrivata la stagione del populismo, specialmente durante i due Governi Conte e ci sono stai alcuni episodi in cui si è andati molto vicini al deragliamento: rapporti con la Russia, rapporti con Trump, memorandum con la Cina”. Spesso, però, sentiamo accuse contraddittorie nei confronti della Presidenza Conte: chi lo accusa di aver “appaltato” il Paese ai Russi. E chi agli americani. “Sbagliano perché non è “agli americani” ma a Trump. Che, con i russi è, per certi aspetti, una cosa sola geopoliticamente parlando. Ma, se è vero che “business is business” e che quando si fanno affari non si guarda in faccia a nessuno, in questo caso dobbiamo considerare che non è più un

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gressore. Una confusione che, in qualche caso, si ravvisa, ad esempio, nel mondo pacifista. Mi sembra che il Vaticano semplicemente non sia riuscito ad incidere. Al contrario della Chiesa Ortodossa che sotto il patriarca Kirill è totalmente parte integrante del regime di Putin. Va compresa una cosa: probabilmente il sogno di Putin è quello di far tornare la Russia di oggi ai confini della vecchia Unione Sovietica. Per questa operazione – i cui ideologi sono oggi Aleksandr Dugin e, prima, anche se ora è un po’ caduto in disgrazia, Vladislav Surkov, il vero intellettuale del Cremlino – assistiamo alla creazione di un mix di nazionalismo russo, ortodossia nella fede e imperialismo di stampo sovietico”. La Bielorussia sembra tenersi molto in disparte, un po’ nello stile della Spagna di Francisco Franco durante la Seconda Guerra Mondiale. “Aljaksandr Lukashenko, il presidente bielorusso, ha incassato


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la copertura di Putin nella repressione interna degli marchiani da parte del comando russo: la lunultimi anni che, però, è stata pagata: non esiste più ghissima, 60 km, colonna di mezzi corazzati in una Bielorussia come attore sovrano in politica marcia verso Kiev nei primi giorni di guerra e anesterna. Più che una “provincia” della Russia mi nientata dall’artiglieria e dai droni ucraini è forse pare diventata più una specie di piattaforma logistica il più gigantesco errore. Che fa apparire la tattica di Mosca. Ci sono delle speculazioni sulla parteci- usata dai russi molto ottocentesca. “Mi ha colpito pazione diretta di forze bielorusse alla guerra con l’assenza per tutto un lungo periodo di una chiara l’Ucraina ma in realtà è sufficiente a comprendere i catena di comando. Per un lungo periodo di tempo rapporti di forza fra Minsk e Mosca il fatto che Lu- sono stati alla condotta della guerra Putin in kashenko abbia consentito a Putin di schierare persona, poi il ministro della Difesa, il generale oltre 100mila uomini in Bielorussia per condurre Sergei Shoigu, e l’attuale capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Valerij Gerasimov. Tutti a gli attacchi iniziali all’Ucraina”. Da come era iniziata questa guerra, la sensazione Mosca. Non c’era un comando unificato. Questo ha fra gli analisti militari era che, caduta l’Ucraina, la fatto sì che con questo decentramento ci sia stato Russia avrebbe potuto iniziare un’operazione un gran numero di generali uccisi, una decina di analoga al Donbass con la Transnistria, provincia Major General uccisi è una cosa incredibile anche perché non sono figure che si di confine sotto sovranità rimpiazzano facilmente. Per della Moldavia. un esercito, l’uccisione di un “Questo è un tema interesgenerale è una catastrofe. Poi sante. Che le mire di Putin c’è una questione legata al possano includere anche il morale, sempre più basso. possesso della Transnistria Probabilmente erano stati income completamento ideale viati lì credendo che sarebbero della fascia che va da Mastati dei liberatori. Sono stati riupol a Odessa, è forse un ricevuti come oppressori e insogno e magari non si realizvasori. Il morale, quindi, è zerà. Anche perché, almeno crollato sempre di più. Mentre fino ad ora, appare evidente il morale degli ucraini è molto la difficoltà dell’esercito russo più alto, appaiono molto più di ottenere e mantenere un motivate. Ho notato poi delle controllo effettivo anche sulle cose: Putin ha avuto una dedue province, Donbass e Lucina di anni per armarsi, hansk. Non hanno preso Mysfruttando i soldi incassati kolaiv. Odessa è ancora libera. Il presidente Bielorusso, dall’Europa da gas e petrolio. Kherson è sempre a rischio. Aljaksandr Lukashenko E ha una forte artiglieria traAlla fine, l’operazione Moldavia che fosse prevista, è stata resa impossibile dai fatti. Poi magari la prossima settimana cambiano le cose”. Uno degli elementi che, almeno fino ad ora, stanno sorprendendo è la debolezza dell’esercito russo. Più di qualche analista riteneva che in tre o quattro giorni la Russia avrebbe preso totalmente il controllo dell’Ucraina. Siamo a tre mesi dall’inizio del conflitto e, prima Kiev, poi Kharkiv sono state totalmente liberate dall’esercito ucraino. E se è arrivata la conquista totale da parte di Mosca di Mariupol con la resa del Battaglione Azov asserragliato da giorni nell’acciaieria Azovstal, sono arrivati anche l’affondamento della fregata Moskv e, la perdita di altre navi dalla prima linea. Negli ultimi giorni i combattimenti si stanno intensificando nel Donbass, con tentativi russi di accerchiare le difese ucraine a Severodonetsk ma con successi pagati a caro prezzo. Ci sono stati, per altro, errori

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskyj

dizionale e missili. Che infatti sono un elemento di grande peso sui teatri bellici. Però, poi, carri armati vecchissimi, difese antiaeree carenti. E ora iniziano ad arrivare i mezzi occidentali all’Ucraina. Inoltre, questo conflitto ha spinto Svezia e Finlandia ad entrare nella Nato, una Nato che, prima di questi eventi, era decisamente molto debole e che ora si è ricompattata”. Insomma, per la Russia militarmente tutt’altro che un successo cristallino, politicamente un disastro. Resta da capire come se ne esce: spesso si sentono i vertici russi agitare lo spettro dell’olocausto nucleare. “Però, quando Putin mise le forze russe in stato di preallerta nucleare, la Nato e l’Occidente non lo hanno seguito. Va aggiunto anche che l’Occidente sta cercando con successo di non rimanere direttamente coinvolto in un conflitto diretto con la Russia. Poi, si può discutere come vada inteso l’invio di armi all’Ucraina. Alla fine, non c’è stata la UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 17


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Jacopo Iacoboni È una delle firme di punta del quotidiano La Stampa. Classe 1972, laureato in Filosofia teoretica, è un attento osservatore della realtà politica italiana e internazionale. Autore di svariate inchieste, è considerato uno dei massimi esperti della realtà del Movimento 5Stelle e della Lega. Autore di svariati saggi politici – L’Esperimento e L’Esecuzione, sulla nascita e i retroscena del Movimento 5Stelle; Oligarchi, sugli stretti rapporti fra la Russia e M5S e Lega – è un esperto di Russia e degli stretti rapporti con il mondo degli Stati Uniti legato a Donald Trump e alla sua presidenza e di Mosca con i partiti italiani populisti.

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corsa della Nato a fare una “controguerra” alla Russia ma c’è stato il tempo di organizzare delle reazioni pesanti come sanzioni, pur con tutti i problemi di gestione. Ora, con l’avanzata della Russia nell’area di Severodonetsk, ottenuta con l’artiglieria, la domanda chiave diventa: l’Occidnte invierà armi a sufficienza, compresi missili a lungo raggio all’Ucraina? Dipende tutto da questo. Se l’Occidente lo fa, l’Ucraina può vincere, e anche ricacciare indietro i russi dal Donbass. Se non lo fa, la forza della war of attrition gioca a favore della grande massa di attrezzatura russa, per quanto vecchia. Può sembrare cinico ma se vogliamo davvero evitare un conflitto aperto Nato-Russia, l’unico modo sia aiutare l’Ucraina a resistere. La dimensione della difficoltà del quadro politico attuale la rende il bombardamento di Kiev nel momento in cui vi si trova il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Questo mi fa pensare che il quadro generale non potrà cambiare per eventi esterni. Non sto parlando di un colpo di stato in Russia ma penso che una grave sconfitta militare e una grave crisi economica possano spingere Mosca a cambiare le cose. Altre strade, non ne vedo”.


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«POLITICAL CHANGE IN RUSSIA CAN ONLY COME FROM INSIDE» The more ancient roots of the war between Russia and Ukraine add up to the most recent ones that start in 2014. The deterioration of the tensions between Moscow and Kiev occurred in conjunction with the US non-interventionism, first of the Obama administration, and then with the proximity of the Trump administration with the Kremlin. In Italy, in the last few weeks, the debate was settled in two factions of supporters: warmongers against pro-Putin. The season of populist governments (Conte I and Conte II) marked, according to the Italian intelligence, an increase in the number of Russian spies in Italy. Our country has always had a tradition of great friendship with Moscow: the Real Politik of Andreotti’s origin with Italy as a bridge between east and west, until Berlusconi and the diplomacy of business. As well as the largest Communist Party of the Western world financed by Moscow. During the season of berlusconism, in spite of the close personal relationships between Berlusconi and Putin, Italy’s alliances and roles were never questioned. With the season of populism, however, a few episodes indicated that a derailment was near. A few days from the beginning of the war, Moscow summoned in a videoconference a long list of Italian companies: is this business or are we in the sphere of foreign interference?”. The Holy Father, Pope Francis, took steps on a humanitarian point of view. Some might have interpreted the Pope’s initiative as a somehow detached stance towards Ukraine, but I believe that basically there was no uncertainty in the Pope’s position between the aggressor and the assaulted. An uncertainty that, in some cases, is found for example in the pacifist world. Maybe Putin’s dream is to bring back todays’ Russia to the borders of the former Soviet Union. For this operation we witness the creation of a mix of Russian nationalism, orthodoxy of faith and soviet-style imperialism. Belarus had Putin’s support in the internal repression of the last years that, however, was dearly paid for: Belarus as sovereign actor in foreign politics does not exist anymore. The lack of a unified military command has meant for Russia major mistakes, that it paid a heavy price for, with the loss of thousands of soldiers lives, and an extremely high number of victims among the generals, difficult to replace. The international effect of this war was to push two historically neutral countries like Sweden and Finland to join NATO. The situation for Russia is disappointing from a military point of view and a political disaster. The Picture can change only for an internal drive: only a major military defeat and a severe economic crisis can urge Moscow to change things.

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Giorno 92 di guerra: Un uomo anziano pulisce l’appartamento di suo figlio che è stato ucciso durante i bombardamenti alla periferia di Kharkiv, in Ucraina, il 25 maggio 2022. La seconda città più grande dell’Ucraina, Kharkiv, e i suoi dintorni sono stati testimoni di ripetuti attacchi aerei da parte delle forze russe. Il 24 febbraio le truppe russe hanno invaso il territorio ucraino dando inizio a un conflitto che ha provocato distruzione e una crisi umanitaria. Secondo l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), oltre 6,5 milioni di rifugiati sono fuggiti dall’Ucraina e da allora altri 7,7 milioni di persone sono state sfollate all’interno dell’Ucraina. 20 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022


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“IN UCRAINA SOFFERENZE MILITARMENTE INUTILI” di Gianandrea Sapio Il vicepresidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, racconta l’’esperienza di questi mesi drammatici in Ucraina in soccorso delle popolazioni civili

È

forse, il simbolo per eccellenza: quella Croce Rossa su campo bianco rappresenta la pietà e il soccorso quando gli uomini uccidono. È la Croce Rossa e Mezzaluna rossa, l’organizzazione internazionale che custodisce le Convenzioni di Ginevra sul trattamento di civili e prigionieri di guerra, che, con le sue diramazioni nazionali, è sempre la prima a muoversi per portare soccorso. L’Ucraina non fa eccezione: “Il primo obiettivo durante un qualsiasi conflitto è assicurarsi che vengano garantiti i corridoi umanitari e che siano pienamente rispettate le protezioni previste dalle Convenzioni di Ginevra, cioè che non si verifichino attacchi postazioni mediche, sanitarie e umanitarie. Una cosa che dovrebbe essere scontata ma pare che non lo sia”. Rosario Valastro è il vicepresidente della Croce Rossa Italiana e spiega a UniCamillus Magazine quali sono le modalità di intervento della CRI nella guerra in Ucraina. “Noi interveniamo fondamentalmente in due modi in ogni conflitto: in primo luogo, organizziamo la fornitura di viveri, beni di prima necessità, medicinali e presidi igienici secondo quanto ci viene richiesto dalle nostre consorelle, quindi, ora, dalla Croce Rossa Ucraina. Muovendoci all’interno del Movimento di Croce Rossa e Mezzaluna rossa, abbiamo la prerogativa di avere occhi ovunque e quindi di sapere direttamente dalla nostra consorella quali erano le necessità del territorio sotto il profilo medico sanitario”. E la seconda modalità? “Ci siamo immediatamente occupati di trasportare in Italia, su segnalazione del Governo di Kiev, più di un centinaio di persone estremamente

vulnerabili presenti in ospizi o case protette per persone mentalmente più fragili. A causa del conflitto, queste persone non potevano più essere assistite in Ucraina e, per mancanza di adeguate cure e assistenza, erano ridotte in condizioni. Le abbiamo accolte all’interno dei nostri centri che utilizziamo come per preparare i volontari alle emergenze”. Si può prevedere che, quando il conflitto terminerà, queste persone tornino in Ucraina? “Non possiamo fare nessuna previsione. Non è solo questione di quando finirà il conflitto, né, tanto, di chi sarà il vincitore, ma il nodo è che dipende dalle condizioni che Paese al termine dell’intervento armato. Se dovessero essere favorevoli, con queste strutture protette adeguate e funzionanti, allora potrebbero anche tornare. Ma realisticamente non è una cosa ipotizzabile neanche a medio termine”. Nella crisi Ucraina, quante persone della Croce Rossa Italiana sono state coinvolte? “Potenzialmente tutti i 160mila volontario: tutti si sono adoperati per diffondere all’esterno l’operato della Croce Rossa Italiana sollecitando ad esempio donazioni. Se parliamo dal punto di vista di azione effettiva, allora siamo a qualche centinaio di persone che sono state attivate per recarsi dentro i confini Ucraini sia a Suceava, in Romania, dove la Croce Rossa Italiana ha costruito questo centro logistico avanzato che è proprio la base avazata per tutti gli operatori umanitari che si recano in Ucraina e per tutti coloro quei profughi che sono stati poi portati in Italia. Questo numero è poi molto riduttivo. Dovrebbero esservi aggiunti tutte quelle migliaia di volontarie e volontari che sul territorio e nei vari comitati di Croce Rossa si sono dati da UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 23


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fare per aiutare anche gli enti locali nelle operazioni di assistenza agli oltre 120mila ucraini che in questo momento ospitati in Italia” Anziani, donne e bambini. “Sì anche perché gli uomini sono chiamati tutti alle armi e quindi hanno il divieto di espatriare. Donne, anziani, bambini sono arrivati chi alla spicciolata chi in piccoli gruppi. Sono stati inseriti in progetti che le regioni hanno delegato ai comuni e a questi progetti i comitati di Croce Rossa partecipano in maniera omogenea con raccolta viveri, vestiario, inserimento. Abbiamo coinvolto persone ucraine che sono in Italia da anni e che parlano italiano per poter fare da intermediari nella comunicazione con i profughi. E questa è stata un’iniziativa particolarmente apprezzata. Sottolineo poi che, mentre quando si parla di raccolta fondi, con l’impegno d’onore della Croce Rossa di rendicontare ogni singolo centesimo, quando si tratta di assistere persone sul nostro territorio, i comitati si muovono a 360 gradi. Faccio un esempio: chi è fuggito dal conflitto, se

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va bene con uno zaino o una valigia, è partito in pieno inverno e non si è certo portato dietro il guardaroba. Ora, da noi c’è il sole e noi ci stiamo preoccupando di fornire un vestiario adeguato”. Come procederà l’ulteriore impegno della Croce Rossa Italiana? “Intanto, è ovvio che si prosegue sulla scorta di quello che stiamo già facendo ma noi ci muoviamo in base alle necessità che ci vengono rappresentate giornalmente dalla Croce Rossa Ucraina. Quindi la nostra risposta varia al mutare delle condizioni, dei flussi di profughi. Chiarito questo, noi abbiamo un progetto che è quello di lavorare alla costruzione di tutta una serie di moduli abitativi. Le abitazioni distrutte sono migliaia, come sono centinaia di migliaia le persone che non hanno più un tetto sulla testa, che vivono nei tunnel della metropolitana o che sono fuggiti in Polonia, o in Romania o in qualche altro paese limitrofo o sono andati più lontani. Da parte loro c’è fame di normalità, di pace, di casa. Dovremo agire in base alle leggi ucraine, ma l’idea ambiziosa è quella di ricostruire partendo da questi moduli”.


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Avete già in mente un modello di base? “In questo momento è tutto in divenire. Quello che ci immaginiamo è qualcosa che sia dignitoso, adeguato allo scopo, che possa costituire una base quanto meno momentanea per le persone che non hanno un tetto sulla testa. Poi è evidente che l’idea finale non dipenderà da noi, ma da talmente tanti fatti, tanti governi… Poi, bisognerà facilitare la ricostruzione. Senza ricostruzione non ci può essere pace”. Come detto, la Croce Rossa Internazionale è depositaria delle Convenzioni di Ginevra. Gli accordi sul trattamento di civili e dei prigionieri di guerra sono stati rispettati? “La Croce Rossa internazionale è custode delle Convenzioni di Ginevra che hanno dato il via alla tradizione giuridica che costituisce il diritto internazionale umanitario. Ma quello che è accaduto in questi mesi è stata una prova assolutamente amara. Sembra davvero che questi oltre 150 anni di tradizione giuridica non siano esistiti. Non spetta alla Croce Rossa giudicare le violazioni che poi saranno evidentemente oggetto di indagini

e pronunce della Corte Penale Internazionale ma è evidente che nel momento in cui sono bombardate sedi di Croce Rossa, presidi sanitari o altro le ipotesi sono due: o che chi ha bombardato ha evidentemente ignorato la Convenzione di Ginevra o che chi è stato vittima ha utilizzato le postazioni mediche in modo subdolo, facendovi affluire delle armi. Non so dove sia la verità. Trovo che tutto sia veramente riprovevole perché vedere bombardate postazioni sanitarie non ha fatto altro che aumentare in maniera esponenziale il numero delle vittime che avrebbero potuto salvarsi con un intervento medico adeguato. Lo stesso si può dire per l’attacco su civili, assolutamente vietato: la popolazione civile gode di una protezione pressoché totale. Il trattamento dei prigionieri di guerra deve seguire delle regole chiare. Tutte queste cose le ho viste cadere una dopo l’altra. Come ho visto cadere i finti corridoi umanitari. Quando si diceva che c’erano corridoi umanitari questi non erano frutto di accordi fra le parti ma di abboccamenti fra i sindaci e i capi delle milizie locali, accordi che poi venivano imUNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 25


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Rosario Valastro Classe 1974, è Vicepresidente e consigliere nazionale della Croce Rossa Italiana. Laureato in Giurisprudenza e specializzato in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni, inizia il suo percorso in Croce Rossa Italiana come volontario nel 1993. Già iscritto all’Albo degli Avvocati di Catania e cassazionista, oggi è analista di processo e responsabile di posizione organizzativa nella Pubblica Amministrazione, e divide la sua vita tra famiglia, professione e Croce Rossa Italiana. In CRI, Valastro parte dal gradino più basso, salendo via via in cima fino ad avere incarichi europei e internazionali. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, fra i quali spicca la Medaglia d’Oro al Merito della Croce Rossa Italiana e il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

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mediatamente violati. Questo credo che abbia davvero provocato tutta una serie di sofferenze inutili e disumane che pensavamo di esserci lasciati alle spalle da decenni e che nulla hanno poi dato in termini di strategia militare ma che hanno solo provocato lutti e disperazione”. Come funziona il coordinamento internazionale di Croce Rossa? Come si interviene in un teatro bellico? “Il movimento internazionale di Croce Rossa conta al suo interno alcune componenti ben definite: le 192 società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa costituite in altrettanti stati. Poi c’è il Comitato Internazionale che è il custode delle Convenzioni internazionali. Infine, la Federazione che è quell’organizzazione che fa lavorare assieme, soprattutto nei casi di emergenza le società nazionali di Croce Rossa. Quindi, in questi mesi, la collaborazione è avvenuta con accordi di carattere bilaterale fra la Croce Rossa Italiana e le consorelle di Ucraina, Polonia, Ungheria, Romania. Poi la Federazione che ha cercato coordinare un supporto adeguato. In ultimo, il Comitato invece ha cercato di agire sulle due parti in conflitto per provare a metterle intorno a un tavolo almeno per i corridoi umanitari, attività che fino a oggi si è rivelata piuttosto complessa”.


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«IN UKRAINE MILITARILY UNNECESSARY SUFFERING» Rosario Valastro, vice president of the Italian Red Cross, talks about the CRI intervention in Ukraine The International Red Cross is the guardian of the Geneva Conventions, that launched the juridical tradition that constitutes the humanitarian international laws. But what occurred during the last months was a really painful test. It really appears as more than 150 years of juridical tradition never existed. It is not a responsibility of the Red Cross to judge the violations that will be investigated and judged by the International Criminal Court; but it is clear that since Red Cross offices, health facilities or similar have been bombed, there are two possible assumptions: either the attacker has clearly ignored the Geneva Convention or the victims have used the medical facilities underhandedly, allowing the storage of weapons. I don’t know where the truth lies. I find everything most reprehensible, because the bombing of medical facilities has done nothing but exponentially increasing the number of the victims that might have been saved with an appropriate medical treatment. The same can be said for the attack on civilians, absolutely forbidden: civilians enjoy a nearly full protection. The treatment of war prisoners must follow clear rules. All these things, I saw failing, one after the other. Just as the fake humanitarian corridors have failed. The humanitarian corridors that were mentioned were not the result of agreements between the parties, but of negotiations between the mayors and the heads of local militias, agreements that were immediately breached. I believe this has caused pointless and inhuman suffering, that we thought we had left behind for decades and that produced nothing in terms of military strategy, but that only caused losses and despair. Upon notification of Kiev government, we have transferred to Italy more than a hundred people extremely vulnerable, from hospices or safe houses for mentally fragile individuals.

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“I NOSTRI VOLONTARI SONO SENTINELLE DELLE NECESSITà” di Claudia Romano Il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, spiega a UniCamillus come si muove l’Italia nella gestione dell’emergenza Ucraina

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a crisi in Ucraina vede uomini e donne del Dipartimento della Protezione civile in prima linea nella gestione dell’emergenza. Cosa sta facendo il Dipartimento e cosa pianifica di fare? “Sono oltre 130.000 gli ucraini fuggiti dal proprio Paese e giunti in Italia. Per questo l’attività del Dipartimento è orientata all’assistenza di questa popolazione, provata e bisognosa di accoglienza. A tal fine è stato attivato un sistema che prevede diverse forme di supporto, nelle quali sono coinvolte - ciascuno per propria competenza - le componenti del Servizio nazionale di protezione civile, con il coordinamento del Dipartimento”. “Il flusso dei cittadini in fuga è monitorato e gestito dalla Polizia di frontiera. I nostri volontari presenti in Polonia e Slovacchia, vere e proprie “sentinelle delle necessità”, cercano di individuare i gruppi in partenza per l’Italia e segnalano eventuali bisogni particolari. Una volta entrati nel nostro Paese, possono usufruire della soluzione offerta dal Ministero dell’Interno che, attraverso le Prefetture, ha messo i Cas - Centri di accoglienza Straordinaria - e SAI - Sistema di accoglienza e Integrazione. Accanto a questa proposta abbiamo la cosiddetta accoglienza diffusa, che conta sulle strutture del Terzo Settore e del Privato Sociale, che hanno aderito alla manifestazione di interesse pubblicata sul sito del Dipartimento, mostrando una grande disponibilità per la quale siamo davvero grati. Infine c’è il contributo di sostentamento, pari a 300 euro mensili, per un massimo di tre mesi, al quale possono accedere i cittadini ucraini titolari di protezione temporanea, che abbiano trovato autonoma sistemazione. Ai minori di 18 anni è invece riconosciuto un contributo di 150

euro mensili, corrisposto comunque all’adulto titolare della tutela legale o affidatario. Anche in questo caso la domanda può essere presentata accedendo al sito del Dipartimento che ha creato una piattaforma dedicata”. Quando è stata avviata la macchina di protezione civile e quale è il tipo di intervento che il DPC è in grado di dare in un contesto del genere? “Le attività del Servizio Nazionale hanno preso il via a seguito della dichiarazione di stato d’emergenza all’estero, decretata lo scorso 25 febbraio dal Consiglio dei Ministri. La scelta dell’Esecutivo e l’attivazione del Meccanismo di Protezione civile europeo richiesta dall’Ucraina e dagli stati limitrofi, ha portato all’invio dei primi aiuti umanitari verso i Paesi che si sono trovati ad affrontare un esodo massivo di persone. In Polonia, Moldavia, Romania e Slovacchia abbiamo inviato tende, ospedali, cucine da campo, beni di prima necessità, medicinali, ambulanze, gruppi elettrogeni e mezzi antincendio. Fondamentale, poi, è l’attività di trasporto dei pazienti che necessitano di ricovero ospedaliero: sono oltre 180 i pazienti provenienti dall’Ucraina che hanno trovato assistenza nelle strutture ospedaliere italiane, Per consentire questa assistenza il Dipartimento ha attivato la CROSS, Centrale Remota per le Operazioni di Soccorso Sanitario, che provvede, in raccordo con i referenti sanitari regionali, alla ricognizione dei posti letto disponibili e all’organizzazione del trasferimento dei pazienti tramite MEDEVAC - Medical Evacuation. Gli operatori di protezione civile sono abituati a lavorare in situazioni di emergenza”. Come si formano uomini e donne del dipartimento per lavorare a un passo da un teatro di UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 29


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guerra, e il sistema di protezione civile cosa richiede, in termini di preparazione, alle risorse di cui si avvale? “Sebbene il contesto nel quale stiamo operando non sia quello usuale, la nostra azione si sta tra-

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ducendo nell’assistenza alla popolazione, un intervento umanitario che è proprio della nostra missione. Ad ogni modo non esiste un’emergenza uguale ad un’altra, ogni situazione è a se stante: quello che non cambia sono le competenze, la dedizione e la volontà di fare bene che sempre caratterizzano il nostro lavoro e quello di tutte le componenti del Sistema. Da un’emergenza a un’altra si impara sempre qualcosa in più, nell’ottica di migliorarci, ma resta il fatto che sia a livello nazionale che europeo mettiamo a fattor comune le competenze e le risorse. La Commissione europea – DG ECHO ha istituito, fin dal lontano 2004, un programma di formazione per migliorare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle catastrofi, che si propone di potenziare la compatibilità e la complementarità tra le squadre d’intervento e migliorare la competenza degli esperti coinvolti. Il Dipartimento della Protezione Civile è il focal point per la candidatura


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degli esperti italiani alle opportunità offerte da questo programma di formazione. L’offerta conta su una vasta gamma di corsi, un sistema di scambio di esperti, ed esercitazioni. I corsi sono rivolti a esperti di protezione civile e di gestione delle emergenze dei Paesi Membri e Partecipanti al Meccanismo, e anche dei Paesi Terzi, che, una volta acquisite le conoscenze per poter partecipare agli interventi di assistenza del Meccanismo, potranno far parte di un team di protezione civile dell’Unione Europea. Inoltre è in fase di attivazione una formazione ad hoc relativa ai bisogni emergenti, oltre a corsi specializzati congiunti Commissione europea-Organizzazione delle Nazioni Unite, progettati per preparare i partecipanti a impieghi specifici come le missioni di emergenza ambientale o medica. Quindi esperienza e formazione procedono di pari passo per offrire un servizio sempre più efficace ed efficiente”. Dopo due mesi dall’inizio dello scontro il conflitto non accenna a volgere verso un cessate il fuoco: il continuare degli scontri prolungherà il vostro impegno? “Come detto l’impegno del Dipartimento nel nostro Paese è centrato sull’accoglienza alla popolazione. Il flusso in entrata di queste persone è strettamente connesso con l’andamento del conflitto. Va da sé che ci adatteremo e seguiremo questo flusso grazie ad un sistema di accoglienza che è stato pensato in modo modulare per un fenomeno che per sua natura è dinamico”.

Fabrizio Curcio È il capo del Dipartimento della Protezione civile italiana. Ingegnere, 56 anni, è dal 2007 in protezione civile con incarichi operativi. Ha preso parte ad alcuni degli eventi più significativi nella vita del Paese: le alluvioni di Messina, Liguria e Toscana; il terremoto dell’Aquila, il naufragio della nave Costa Concordia; poi il terremoto di Amatrice. Dopo essere stato nominato, nel 2015, Capo della Protezione civile, la lascia nel 2017 per motivi personali. Nel 2021 viene richiamato a guidarla e, tra le altre attività, ha lavorato prima alla campagna vaccinale contro il Covid e poi all’accoglienza dei profughi provenienti dall’Ucraina.

«OUR VOLUNTEERS ARE “SENTINELS OF NEEDS”» Fabrizio Curcio, director of the Italian Civil Protection Department talks about the work in the war between Russia and Ukraine More than 130.000 Ukrainians have reached Italy after having fled (or left?) their country. For this reason the activity of the Department of Civil Protection focuses on the assistance to the population, exhausted and seeking refuge. Our volunteers in Poland and Slovakia, real “sentries of necessity”, try to identify the groups heading for Italy and report any special requirements. Once in our country, they can avail themselves of the solution offered by the Ministry of Internal Affairs that, through the Prefetture, has made available the Cas - Centri di accoglienza Straordinaria – and SAI - Sistema di accoglienza e Integrazione. In addition to this proposal there is the so-called widespread reception, relying on the facilities of the Third Sector and the private social sector. There is the subsistence contribution, 300 euros per month, for a maximum of three months, available for Ukrainian citizens holders of temporary protection, who have autonomously found an accommodation. Minors are entitled to a contribution of 150 euros per month, anyway provided to the adult holder of legal guardianship or carer. In Poland, Moldavia, Rumania and Slovakia we have sent tents, hospitals, field kitchens, basic necessities, medicines, ambulances, generators and firefighting vehicles. Essential, then, is also the transportation of patients in need of hospitalization: more than 180 patients coming from Ukraine have found assistance in the Italian hospitals.

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PROCREAZIONE ASSISTITA, L’IMPATTO SULLA COPPIA di Alessia Greco Psicologa e psicoterapeuta

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infertilità è definita come l’incapacità di concepire un bambino dopo 12-24 mesi di rapporti sessuali frequenti non protetti o il verificarsi di gravidanze multiple, ognuna delle quali è terminata per un aborto spontaneo. L’infertilità può essere causata da un fattore femminile (circa 45-65% di tutti i casi), da un fattore maschile (circa 25-45%) o essere un problema di entrambi i partner (circa 10%) o senza causa, detta anche psicologica (circa 5%). Al giorno d’oggi sono sempre di più le coppie che hanno difficoltà a procreare naturalmente. La letteratura scientifica ha ampiamente documentato che l’infertilità porta entrambi i membri della coppia a sviluppare dei problemi psicologici ed interferisce sulla qualità della vita, poiché impone un ostacolo ad un importante obiettivo di vita: il raggiungimento della genitorialità. Avere un discendente è sicuramente uno dei compiti evolutivi chiave del periodo della prima età adulta, per questo l’infertilità porta a vivere una grave crisi emotiva connessa con una frustrazione del bisogno di genitorialità che riguarda entrambi i partner. Spesso le coppie, in seguito ad una diagnosi di infertilità, provano diverse emozioni: tristezza per la perdita di progetti di vita, del figlio desiderato, della propria capacità di procreare; paura di non riuscire ad avere un figlio; rabbia per aver subito un’ingiustizia; vergogna per la propria situazione di infertilità, pensando di essere inferiori agli altri, diversi e gli unici ad avere questo problema. Spesso la diagnosi di infertilità provoca le stesse reazioni del lutto, di una morte o di una malattia grave: si prova gelosia, senso di colpa, tristezza, ansia, paura e una ricerca disperata di una causa. La diagnosi di infertilità rappresenta un attentato all’immagine di sé, fa cadere in preda ad angosce di abbandono,

con sensazioni di inconsistenza, di aridità, di rabbia, di depressione e di inferiorità. Inoltre non sono rare le tensioni nei rapporti coniugali, sessuali e sociali. Le conseguenze emotive della diagnosi di infertilità sono state esaminate in diversi studi: la difficoltà nel concepire un bambino è stata descritta come un’esperienza che induce stress, ansia, depressione e disturbi psicologici nell’individuo e nella coppia. Gli individui considerano spesso l’infertilità ed il suo trattamento come una delle esperienze più stressanti della loro vita. Poiché le persone hanno tratti di personalità, sistemi di supporto e stili di vita unici, il tipo di problema sperimentato da ognuno di noi può essere diverso sotto molti aspetti e ognuno può esprimere le proprie esperienze in modo diverso. Diversi autori hanno mostrato l’esistenza di differenze di genere, ossia tra l’uomo e la donna, nella risposta alla diagnosi di infertilità, con le donne che presentano più alti livelli di stress, ansia e depressione rispetto ai loro partner di sesso maschile. Queste differenze potrebbero essere causate dalle diverse aspettative sociali riguardo i ruoli genitoriali. La società ricorda costantemente l’importanza della maternità e della paternità, soprattutto della maternità per le donne, alle quali viene spesso associato il ruolo di madre. La donna infatti se non diventa madre si sente difettosa ed inferiore e meno donna poiché non riesce a procreare. Diversi studi hanno dimostrato che anche gli uomini vivono con ansia l’infertilità soprattutto se ne sono la causa principale, poiché confondono la fertilità con la sessualità e la virilità. Possono sviluppare disfunzioni sessuali, una perdita dell’autostima e provano vergogna, infatti tendono a non parlarne con familiari ed amici. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 33


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Per quanto riguarda invece i vissuti della coppia, Per quanto riguarda l’uomo, un ruolo fondamentale la condizione d’infertilità, oltre ad ansia, depressione è assunto dal sentimento di perdita della propria e stress nel singolo individuo, può comportare virilità che lo porta a colpevolizzarsi e a provare delle complicazioni nella vita sessuale e affettiva forti sentimenti d’inferiorità. In diverse ricerche è delle coppie: l’intimità e la spontaneità sono sostituite emerso che gli uomini durante il trattamento preda tutta una serie di intrusioni e prescrizioni sentano depressione, disfunzione erettile e problemi mediche che portano ad un inevitabile calo del sessuali. desiderio, con un’alterazione del ritmo normale e Dunque, sia nell’uomo che nella donna, la conspontaneo della sessualità. Le coppie vivono la dizione di infertilità può portare a disfunzioni loro sessualità come “sterile”, ossia che non sfocia sessuali, come: calo del desiderio e dell’eccitazione; nella nascita di un bambino, si crea un legame tra disturbi dell’erezione; eiaculazione precoce; disturbi sessualità e procreazione ed i rapporti sessuali gli dell’orgasmo; minore soddisfazione sessuale. Secondo numerose ricerche la soddisfazione sessuale ricordano il loro problema. La ricerca spasmodica di un bambino comporta è necessaria per la solidità della vita coniugale. una visione della sessualità come esclusivamente Alcuni ricercatori ritengono che l’insoddisfazione sessuale rappresenta l’80% dei conflitti finalizzata alla riproduzione e non coniugali. Tuttavia, alcune ripiù come fonte di piacere. La cerche hanno dimostrato maggior parte delle coppie che in caso di coopevive la sessualità finarazione e di condilizzata esclusivamente visione delle realla procreazione, sponsabilità nella ad organizzare i coppia, le prorapporti sessuali cedure di tratdurante i giortamento posni fertili e con sono aumenil tempo il tare la loro inrapporto sestimità e misuale si è gliorare la svuotato della qualità della sua dimensioloro vita coniune di piacere, gale. Nonostante giocosità e desil’infertilità sia derio dell’altro e un’esperienza di vita viene vissuto con stressante, alcuni studi ansia e stress. Pertanto, hanno riportato che può la maggior parte degli ineffettivamente rafforzare il dividui infertili sperimenta rapporto di coppia e portarla ad la perdita del desiderio sessuale essere più unita. Dato che l’inferprima di aver trovato una soluzione Alessia Greco tilità è comunemente vissuta con al loro problema di infertilità. In uno studio sull’effetto della sterilità sulla sessualità, sintomi negativi, la constatazione che alcune sebbene le partecipanti femminili fossero soddisfatte coppie possono sperimentare un beneficio reladella loro vita coniugale, emerge che hanno speri- zionale è incoraggiante. Una ricerca sull’impatto mentato la perdita del desiderio durante le attività dell’infertilità e delle tecniche di riproduzione sessuali. In un altro studio sulle caratteristiche fi- assistita sulle relazioni coniugali e sulla sessualità, siologiche delle donne e degli uomini infertili è presenta che entrambi i partner mantengono un emerso che queste coppie provano un alto livello buon rapporto nella loro coppia e si sostengono di disagio psicologico, in particolare depressione e a vicenda. Dunque l’infertilità può avere effetti insoddisfazione sessuale. L’esperienza di problemi negativi sia sulla qualità della vita del singolo insessuali in questo periodo può minacciare in larga dividuo che sulla comunicazione, relazione e vita sessuale della coppia, ma non sempre, questo dimisura la salute psicologica delle coppie. Le donne possono avere un’immagine del loro pende dalle caratteristiche della coppia. corpo disturbata, sentire che il loro sistema ri- Dato che la percentuale di coppie infertili è in produttivo è inefficiente e si sentono per questo continua crescita e riguarda circa il 15% delle coppie in Italia e nel mondo circa il 10-12%, le inutili. 34 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022


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conseguenze psicosociali dell’infertilità e del suo trattamento sono diventate al centro dell’attenzione degli umanisti e degli psicologici. ASPEttI PSICoLoGICI DEI tRAttAmENtI DI PmA Quando le coppie iniziano a cercare dei trattamenti per l’infertilità, da una parte sono felici che la scienza e la medicina offrono questa opportunità, ma dall’altra parte vivono con sofferenza l’invadenza delle procedure mediche nella loro vita intima. Un trattamento di fecondazione in vitro comprende più passaggi, tra cui la stimolazione ovarica, il prelievo degli ovociti, la raccolta del liquido seminale, la fecondazione in vitro, la diagnosi genetica preimpianto dell’embrione per verificare che sia sano, il trasferimento di embrioni nell’ambiente uterino e l’attesa del risultato del test di gravidanza. Per le donne alcuni momenti del percorso di fecondazione assistita sono particolarmente pesanti: la decisione di iniziare il trattamento; la stimolazione ormonale, in cui molte donne riportano la paura degli aghi delle punture e degli effetti degli ormoni sulla propria salute; prima del prelievo degli ovociti; durante l’attesa del test di gravidanza, in cui vi è la paura di non riuscire ad avere un esito positivo al trattamento. Per quanto riguarda gli uomini, durante il trattamento solitamente mostrano livelli elevati di ansia e paura prima del prelievo degli spermatozoi, prima di un eventuale intervento di microchirurgia per prelevare gli spermatozoi dai testicoli e durante l’attesa dell’esito del trattamento. In generale la paura che il trattamento non vada buon fine permane per tutto il percorso. È ovviamente impossibile prevedere con certezza l’esito di un

trattamento e la coppia non può controllare tutte le variabili che vi sono in gioco durante il percorso. L’attesa del responso, lo stress relativo al tipo di esito e questo stato di incertezza associato sono ulteriori fattori che possono generare elevati livelli di ansia. Dunque, l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita è accompagnata da un carico emotivo, fisico ed economico, e da un alto livello di depressione e stress. C’è un sostanziale investimento emotivo per la coppia, in quanto questo trattamento è di solito l’ultima risorsa dopo anni estenuanti di ricerche per avere un figlio. Diversi studi hanno identificato la fase “dell’aspettare a casa”, ossia il periodo tra il trasferimento degli embrioni ed il test di gravidanza, come l’aspetto più stressante del trattamento. Questo momento è particolarmente stressante, poiché dopo questa fase si scoprirà se il trattamento ha portato ad una gravidanza. Nel corso dei diversi cicli di fecondazione in vitro, in media i livelli di ansia aumentano in entrambi i sessi, ma le donne segnalano come loro ansia principale il mancato raggiungimento di una gravidanza, mentre i loro partner di sesso maschile sono più preoccupati per i rischi per la salute che le donne possono avere a causa della stimolazione ovarica, e sono preoccupati che la donna possa avere un’emorragia o un’infezione dopo il prelievo degli ovociti. Le coppie hanno indicato inoltre che un’adeguata informazione, il contatto con l’équipe medica e un infermiere specifico responsabile per la loro assistenza, potrebbero giovarle durante questo periodo. Quantificare con precisione lo stress


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coinvolto nella fecondazione in vitro è difficile, dal momento che la coppia avrebbe sperimentato stress legato all’infertilità prima della decisione e dell’inizio della fecondazione in vitro. Altri ricercatori hanno scoperto che le reazioni comuni durante la fecondazione in vitro sono ansia e depressione, e dopo una fecondazione in vitro senza successo prevalgono sentimenti di tristezza, depressione e rabbia. Quando la fecondazione assistita porta ad una gravidanza le emozioni negative tendono a scomparire immediatamente, indicando che lo stress durante il trattamento è prevalentemente determinato dalla minaccia di fallimento. La storia di diversi anni di trattamenti e problemi d’infertilità rappresenta un fattore di stress cronico. All’inizio del trattamento non sono presenti alti livelli di ansia e depressione, poiché è probabile che le coppie inizialmente vedano il trattamento come il primo passo verso la soluzione dei loro problemi di infertilità, la possibilità di riprendere il controllo sulla realizzazione di un importante obiettivo di vita, che influenza positivamente la loro disposizione emotiva. La maggior parte delle donne valuta lo stress fisico, come le iniezioni e i monitoraggi dell’ovulazione, meno angosciante rispetto allo stress emotivo, come aspettare di scoprire quanti ovociti sono stati fecondati. Le coppie ritengono che sarebbe utile un sostegno psicologico in questo momento del percorso. Le donne solitamente sono eccessivamente ottimiste riguardo al loro primo tentativo di fecon-

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dazione in vitro ed il livello di ottimismo generalmente diminuisce con il numero di tentativi. noltre, la maggior parte degli individui sebbene ritenga che il percorso di fecondazione in vitro sia accettato dalla società, dichiara di non essere in grado di condividere la propria decisione di intraprendere un trattamento con familiari e amici e ritiene che sia difficile parlare di sterilità, poiché spesso si vergogna. Gli studi hanno dimostrato inoltre che la segretezza e la necessità di inventare scuse per l’assenteismo sul lavoro aumentavano lo stress del trattamento. A causa dell’elevata prevalenza dell’infertilità, dell’aumento della domanda di trattamento e della fornitura di cure di alta qualità, è necessario che gli operatori sanitari esplorino le aspettative e le esigenze delle coppie infertili. L’identificazione di questi bisogni può essere un prerequisito per pianificare efficaci interventi di supporto.I trattamenti di fecondazione assistita possono essere di fecondazione omologa, nei casi di una infertilità meno grave, in cui vengono utilizzati i gameti di entrambi i membri della coppia, e di fecondazione eterologa, in cui vengono utilizzati i gameti di un donatore, ossia sono esterni alla coppia. In quest’ultimo caso non solo si prova una sofferenza per la propria situazione di infertilità, ma si deve elaborare anche il lutto della perdita del patrimonio genetico di uno dei membri della coppia o di entrambi e la scelta di effettuare il trattamento diventa più complessa e vi è una maggiore necessità di ricorrere ad un supporto psicologico.


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ASPEttI PSICoLoGICI DELLA fECoNDAzIoNE ASSIStItA EtERoLoGA

La fecondazione assistita eterologa ha ricevuto una grande attenzione negli ultimi due decenni, poiché un numero crescente di individui e di coppie ricorre e ha fatto ricorso alla donazione dei gameti. Le persone che hanno intrapreso questo trattamento o che si apprestano ad intraprenderlo di solito devono affrontare diversi dilemmi, in particolare chi riceve il gamete esterno: se il bambino verrà sentito come proprio; in che cosa gli somiglierà e se è possibile trasmettergli qualcosa di sé; se è giusto o sbagliato rivelare al figlio le sue origini genetiche; se il donatore è sano mentalmente e fisicamente. La donazione dei gameti è una situazione complessa che richiede alla coppia non solo di elaborare il lutto per l’infertilità, ma anche di affrontare la presenza di un donatore esterno nella storia del concepimento del bambino. Accettare i gameti, sia maschili che femminili, non è la stessa cosa che accettare il donatore. Il suo posto nella vita del bambino dipende da come i suoi genitori hanno accettato la sua realtà immaginata oltre la sua persona reale. Capire le motivazioni dei donatori a donare e avere informazioni sulla sua salute può aiutare i genitori a interiorizzare questo concetto a tre. Le cliniche effettuano controlli rigorosi per la selezione dei donatori. Le procedure escludono la presenza di possibili patologie non solo del donante ma anche dei suoi avi. I controlli comprendono sia analisi mediche che indagini psicologiche. La preoccupazione principale della persona che riceve il gamete esterno alla coppia, è quella di potersi sentire non del tutto il genitore del bambino, di potersi comportare meno positivamente con lui per la mancanza del legame genetico e che questo possa avere un effetto negativo sul benessere psicologico del bambino. A volte in alcune coppie, anche il non ricevente il gamete esterno, può avere delle perplessità, ad esempio, a livello simbolico, può vivere la donazione dei gameti come fare un figlio con un altro uomo o un’altra donna, oppure può essere dispiaciuto che il proprio figlio non somigli al partner. Spesso le coppie riportano l’importanza del legame genetico rispetto a quello sociale e considerano il genitore genetico il genitore “reale”. Questa percezione è più forte nell’uomo che nella donna, poiché nella donna, essendo presente il legame gestazionale, portare il figlio in grembo lo farebbe sentire ancora più suo. Inoltre alcune coppie riportano anche l’importanza della somiglianza fisica e credono che rivedersi nel proprio figlio porterebbe a sentire il bambino ancora di più il proprio. Oltre la somiglianza

fisica come aumento del riconoscimento e del senso di appartenenza del bambino, devono elaborare la perdita di trasmettere le proprie caratteristiche fisiche di generazione in generazione. Le coppie manifestano anche altre paure ed insicurezze riguardo la relazione con il bambino, temono di poter avere con lui difficoltà nella relazione a causa dell’assenza di un collegamento genetico. Tuttavia alcuni studi sulla qualità della relazione genitori-figli in famiglie con donazione di gameti e famiglie adottive, mostrano che le relazioni sono diverse: le famiglie con donazione di gameti hanno scelto di crescere il bambino, lo hanno fatto fin dalla nascita ed il bambino è loro fin dall’inizio. Dunque, non si può presumere che la qualità del rapporto con il figlio sia uguale a quello delle altre famiglie adottive. I problemi psicologici riportati dai bambini adottati sono in gran parte associati ad un ritardo di collocamento nella famiglia adottiva ed a esperienze avverse nella prima infanzia. Quindi, gli studi sui bambini adottati non dovrebbero essere presi in considerazione per i bambini nati con donazione di gameti. Inoltre i risultati di numerose ricerche mostrano che l’assenza di un legame genetico e/o gestazionale tra i genitori ed il loro bambino non sembra compromettere lo sviluppo di relazioni familiari positive, sia nella donazione di gameti femminili che maschili. La fecondazione eterologa, per la maggior parte delle coppie, è un’opzione contemplata dopo averne escluse altre. Per quanto riguarda la donazione di ovociti, la decisione ad utilizzare ovociti donati può essere emotivamente difficile sia per la donna che per la coppia nel suo insieme. La coppia e la donna devono affrontare il dolore associato all’infertilità e alla perdita del contributo biologico per i loro figli, oltre all’incertezza sui problemi di comunicazione (dirlo o no al bambino). Nonostante queste preoccupazioni, le donne spesso esprimono sentimenti di gratitudine e riconoscenza verso questa opportunità per creare una famiglia. Per quanto riguarda la donazione di seme, questo tipo di trattamento porta l’uomo a riflettere sui suoi significati del contributo di un altro uomo, il donatore di seme, per creare una famiglia; sulla asimmetria della genitorialità (madre biologica e padre sociale); sulla sua capacità di legare con il bambino; sulla questione del se e come può comunicare al bambino l’uso del donatore esterno. La maggior parte delle donne, nel momento in cui il medico gli propone come trattamento una ovodonazione, ha risposto inizialmente: “Assolutamente no”; “No. Non io”; “Non è per me”. Altre donne rifeUNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 37


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riscono che la prima volta che avevano sentito le parole come ovociti donati e donatori, si sono molto turbate e gli veniva da piangere. Man mano che le opzioni diminuiscono, le coppie si ritrovano a rivalutare le convinzioni ed i pensieri precedenti. Con il passare del tempo hanno espresso i vantaggi nell’utilizzare gli ovociti donati e spesso le donne sono diventate aperte verso questa possibilità che prima non avrebbero mai pensato di accettare. Hanno trovato attraente l’opportunità di sperimentare la gravidanza in sé, poter nutrire il bambino e creare un legame con lui durante il periodo prenatale. Inoltre alcune donne, con età superiore ai 39 anni o più grandi, hanno trovato numerosi vantaggi nell’ovodonazione, tra cui quello di ridurre il rischio della trasmissione di anomalie cromosomiche al loro bambino. Lo svantaggio maggiormente espresso è la perdita della trasmissione del proprio patrimonio genetico. Anche gli uomini inizialmente manifestano le loro paure di non sentirsi totalmente il padre del bambino, l’insicurezza circa il loro ruolo genitoriale, ma con il tempo rivalutano le loro convinzioni e riflettono che il genitore non è solo genetico ma è anche sociale e che il bambino lo cresceranno loro. Uno studio che ha esaminato il significato attribuito alla somiglianza fisica prima della nascita del bambino e dopo, ha mostrato che questo significato sembra cambiare. Con il tempo, gli individui tendono a sottolineare l’importanza dei legami sociali e delle relazioni in famiglia. Prima della nascita la somiglianza fisica viene vissuta come molto importante e la coppia prova molte insicurezze e ansie, ad esempio si chiede: “Ci somiglierà il bambino? Sarà in sintonia con noi?”. Alla nascita sono presenti sensazioni di sollievo e i genitori si dicono: “Ovviamente è lui il nostro bambino e posso vedere me stesso in lui”. Le coppie riportano che, una volta che loro figlio è nato, il legame è più forte e ha a che fare con la sua personalità più che con il suo aspetto fisico, e che il desiderio di una somiglianza era solo per facilitare questo attaccamento. La maggior parte dei padri ha espresso di sentire immediatamente un legame con il bambino e solo la nascita ha alleviato le proprie paure ed insicurezze. Vi sono anche coppie che non danno rilievo alla somiglianza fisica tra sé ed il proprio figlio, poiché ritengono che il bambino avrà delle sue caratteristiche personali, che è un essere unico e non deve per forza rispecchiare i propri genitori. In questi casi la decisione di intraprendere una fecondazione eterologa è meno complessa. Sembra emergere dalle ricerche che il concepimento di un bambino mediante fecondazione assistita omologa ed eterologa non abbia un effetto negativo 38 UNICAMILLUS ESTATE 2021

né sulla genitorialità, né sulle relazioni genitorifigli, né sullo sviluppo nel corso del passaggio dall’infanzia all’adolescenza. IL RUoLo DELLA CoNSULENzA PSICoLoGICA NEI tRAttAmENtI DI fECoNDAzIoNE ASSIStItA

La legge 40/2004 che regola la PMA, prevede la presenza in ogni centro di medicina della riproduzione di uno psicologo che possa offrire supporto psicologico all’individuo e alla coppia qualora ne abbia la necessità e la consulenza psicologica deve essere resa accessibile in tutte le fasi del percorso diagnostico e terapeutico. L’attività di consulenza psicologica è un processo di comunicazione che riguarda tutti gli aspetti connessi all’infertilità e ai suoi trattamenti. È una azione di aiuto destinata a sostenere la coppia in un momento difficile della vita. L’obiettivo principale è quello fornire uno spazio di ascolto delle proprie preoccupazioni e timori, di comprendere la sofferenza soggettiva, fornire degli strumenti per la gestione dello stress, creando un clima accogliente e mettendo la coppia a proprio agio. Ci sono tre tipi di consulenza psicologica: quella decisionale, fatta prima di un possibile trattamento, che consente alle coppie di capire quale è la scelta più adatta alle loro esigenze, senza influenzarla e di comprendere i significati che il trattamento ha per loro, per gli eventuali figli e per loro famiglie; quella di supporto, finalizzata a fornire sostegno nei momenti di difficoltà e di stress; quella terapeutica, che ha come obiettivo quello di assistere le coppie e metterle nella condizione di acquisire strategie per affrontare i trattamenti. La consulenza psicologica con coppie riceventi gameti esterni ha altre implicazioni psicologiche, oltre a quelle incontrate nei programmi di fecondazione omologa, poiché le paure e i dilemmi sono differenti. L’aiuto di un esperto può aiutare la coppia a capire quale è la scelta migliore in base ai suoi bisogni, se la genitorialità è legata esclusivamente al legame genetico e ad acquisire delle conoscenze indispensabili per maturare una scelta consapevole. Vengono affrontate le preoccupazioni, i dubbi, le paure e i desideri, per fare in modo che, se la decisione è quella di andare avanti nel percorso, venga vissuto con serenità, senza il rischio di ripensamenti. Numerosi studi dimostrano che un accompagnamento psicologico durante il percorso, sia di fecondazione omologa che eterologa, possa migliorare il disagio psicologico delle coppie sottoposte ai trattamenti, alleviare l’ansia e lo stress.


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EFFECTS OF ASSISTED MEDICAL PROCREATION ON THE COUPLE Infertility is defined as the inability to conceive a child. It can be either caused by a female factor (about 45-65% of all cases), a male factor (about 25-45%) or be a problem of both partners (about 10%) or without a cause, also called psychological (about 5%). Infertility leads both members of the couple to develop psychological problems and affects their quality of life. The emotional consequences of the infertility diagnosis that have emerged are stress, anxiety, depression and psychological disorders in the individual and the couple. This can lead to sexual dysfunction, such as decreased desire and arousal, erection disorders, premature ejaculation, orgasm disorders and reduced sexual satisfaction. When couples start seeking infertility treatments, on the one hand they are happy that science and medicine offer this opportunity, but on the other hand they suffer from the intrusiveness of medical procedures in their intimate lives. The application of medically assisted reproduction techniques is accompanied by an emotional, physical and economic burden and a high level of depression and stress. There is a considerable emotional investment for the couple, as this treatment is usually a last recourse after exhausting years of trying to conceive a child. When assisted reproduction leads to pregnancy, negative emotions tend to disappear immediately, suggesting that stress during treatment is mainly triggered by the threat of failure. Assisted reproduction treatments can be homologous insemination, in cases of less severe infertility, in which the gametes of both members of the couple are involved, and heterologous insemination, in which the gametes of a donor are involved, i.e. outside the couple. In the latter case, not only does one experience suffering for one’s infertility situation, but one also has to grieve the loss of the genetic heritage of one or both members of the couple. In this case, the choice of treatment becomes more complex and there is a greater need for psychological support.

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TECNICO DI RADIOLOGIA, DAI RAGGI X AL FUTURO di Federico Santarelli Direttore del Corso di Laurea in Scienze e Tecniche di Radiologia medica, per Immagini e Radioterapia - UniCamillus

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l tecnico sanitario di radiologia medica (TSRM), è il professionista sanitario in possesso della Laurea triennale abilitante in Tecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia (TRSM) che opera nell’area tecnico-sanitaria in collaborazione con il medico specialista in radiodiagnostica, in radioterapia, in medicina nucleare o con altre figure mediche nell’ambito d’impiego di sorgenti di radiazioni ionizzanti, sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche e di risonanza magnetica nucleare nonché gli interventi per la protezionistica fisica o dosimetrica, e tutte le attività collegate (L. 25/1983). L’esercizio professionale oltre che a rispondere alle leggi dello stato e al decreto istitutivo la professione, è caratterizzato dal codice deontologico che ciascun professionista è tenuto a rispettare. Il TSRM è una figura riconosciuta in gran parte del mondo, con attribuzioni sovrapponibili al percorso italiano. In Italia, per l’esercizio della professione di Tecnico sanitario di radiologia medica è richiesta l’iscrizione al rispettivo albo professionale tenuto presso l’Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, competente per provincia, secondo l’attuale normativa vigente (L. 3/2018). Con questa regolamentazione lo Stato attua un censimento e un controllo sui professionisti che si occupano della salute dei cittadini, permettendo soltanto a chi è in possesso di autorizzazione per farlo, l’esercizio professionale, avendo conseguito, presso una Università il titolo abilitante (o titoli equipollenti e titoli definiti equivalenti con specifica procedura ministeriale). L’esercizio professionale in assenza di titolo e/o senza iscrizione si configura

quale abusivo e perseguibile penalmente. Il TSRM è fondamentale nell’ambito sanitario e nella medicina moderna. Le tecniche di diagnostica per immagini, di radioterapia e di medicina nucleare, sono infatti indispensabili per la diagnosi, la terapia ed il monitoraggio delle diverse malattie. Gli ambiti di applicazione sono rivolti sia al paziente malato sia a quello sano attraverso programmi di prevenzione o screening, produzione di imaging diagnostico, tecniche terapeutiche e procedure interventistiche, con lo svolgimento di differenti prestazioni che vanno dai più comuni e semplici esami standard di radiologia convenzionale (es. radiografia del torace o di una mano) a quelli realizzati attraverso l’impiego di apparecchiature più sofisticate, come l’esecuzione delle terapie radianti o di studio funzionale del corpo umano, avvalendosi di tecnologie come la risonanza magnetica nucleare, la PET/TC, l’acceleratore lineare, l’angiografo, la Tomografia computerizzata. Il TSRM, oltre ad assicurare un esame diagnostico e/o terapeutico adeguato, al fine di rispondere al quesito clinico richiesto dal medico curante, contribuisce a ottimizzare tutte quelle attività connesse alla buona pratica clinica, nel rispetto delle norme di radioprotezione. Norme emanate da organizzazioni internazionali come la International Commission on Radiological Protection (ICRP) e europee (EURATOM), recepite poi a livello nazionale attraverso l’emanazione della Legge 101/2020. Si occupa inoltre della gestione delle immagini (elaborazione, post-processing, archiviazione, riproduzione) e della loro trasmissione a distanza (Telemedicina). È sicuramente una delle professioni sanitarie che sperimenta e lavora più da vicino l’utilizzo delle tecnologie, dell’informatica e del digitale e di ogni scoperta scientifica a queste connesse. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 41


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dalla professione di tecnico sanitario di radiologia EvoLUzIoNE NoRmAtIvA DELLA PRofESSIoNE Le origini della professione del TSRM sono da medica (TSRM)”. ricercare fin dalla scoperta dei raggi X, quando a L’interesse intorno alla figura del tecnico sanitario seguito di alcuni esperimenti lo scienziato Wilhelm di radiologia medica è stato sempre crescente Conrad Röntgen, nel 1895 fu in grado di realizzare tanto che nel corso degli anni Novanta si registrano la prima radiografia medica della storia. In Italia altri due passaggi normativi fondamentali nelufficialmente la curva ascendente verso il rico- l’accrescimento della professione: noscimento professionale, inizia con il Regio de- •il primo è il passaggio da diploma professionale creto del 23 giugno del 1934 n.1264: “Disciplina a Diploma Universitario (tramite la legge 341/90) delle arti ausiliarie delle professioni non mediche” •il secondo passaggio e attualmente in vigore è che, riprendendo una norma antecedente del tramite il DM 509 del 1999 che trasforma il Diploma Universitario a 1927, istituisce la figura Corso di Laurea di pridel Tecnico di Radiomo livello. logia in qualità di assiAttualmente dopo il stente tecnico di laboconseguimento del tiratorio radiologico. In tolo triennale è possibile questo periodo non era accedere alla laurea maprevista nessuna pargistrale, ai master di ticolare formazione per perfezionamento di I e esercitare la professione, II livello, nonché ai dotse non quella pratica torati di ricerca. sul campo, nei “gabinetti” di radiologia, al seguito dei medici raLE CoNoSCENzE DEL diologi in qualità di aiutRSm tanti; dopo anni di espeIl percorso formativo rienza, venivano asseper il conseguimento gnati in modo permadel titolo abilitante alla nente allo svolgimento professione di Tecnico di tali mansioni. In quesanitario di radiologia gli anni inizia a matumedica è articolato in rare l’idea di strutturare 3 anni di corso e orgaquesta “arte ausiliaria” nizzato nel modo seattraverso dei corsi e guente: l’ausilio di testi. Ci vor• Il I anno: finalizzato Federico Santarelli ranno vent’anni perché attraverso il DPR n 1550 a fornire le fondamentali conoscenze fisicodel 29 settembre 1954, sia istituita la scuola prochimiche, anatomo fisiologiche, di patologia, fessionale per la tecnica radiologica. Il primo igiene e legislazione sanitaria e radio proteziocorso fu istituito presso l’istituto “E. De Amicis” nistiche oltre ai principi della disciplina prodi Roma, una scuola con finalità ed ordinamento fessionale quali requisiti per affrontare la prima speciale, denominato Istituto Professionale di esperienza di tirocinio, diretta all’acquisizione Stato per l’Industria e l’Artigianato (IPSIA). La delle competenze di base e all’orientamento prima vera regolamentazione giuridica dell’esercizio dello studente all’ambito professionale della dell’Arte ausiliaria di Tecnico di Radiologia Medica Radiodiagnostica. (TRM) avviene tramite la legge n. 1103 del 4 • Il II anno: rivolto all’approfondimento delle agosto del 1965. Con questa legge è istituito conoscenze in ambito Radiodiagnostico e foranche il “Collegio dei tecnici sanitari di radiologia mazione dell’immagine. Acquisizione delle comedica” (oggi Ordine TSRM e PSTRP), che noscenze medico nucleari e approfondimento serviva a vigilare per conto dello stato sull’esercizio nell’ambito delle specialità cliniche delle appliprofessionale. Dopo altri oltre 35 anni si arriva cazioni di Diagnostica per immagini come la alla legge n. 25 del 31 gennaio 1983 che rappresenta TC e la Risonanza Magnetica. Acquisizione di una pietra miliare di questa professione, è infatti conoscenze e competenze volte ad assicurare l’art 1: “In attesa dell’emanazione della legge la verifica della qualità delle prestazioni diaquadro sulle professioni sanitarie ausiliarie e della gnostiche. Approfondimento delle tematiche riforma della facoltà di medicina, l’arte ausiliaria relative alla gestione ed elaborazione delle imsanitaria di tecnico di radiologia medica è sostituita magini e dei sistemi di tele radiologia. 42 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022


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• Il III anno: acquisizione e approfondimento delle conoscenze di Radioterapia, Medicina nucleare e tecniche di Imaging avanzate. Acquisizione di conoscenze volte ad ottenere competenze specifiche nella gestione assistenziale dell’utente e di primo soccorso. Cenni di management sanitario, organizzazione e psicologia volti a migliorare la capacità di lavorare in team e in contesti organizzativi complessi. L’esperienza di tirocinio rappresenta il cuore della formazione, lo studente si trova a mettere in pratica quanto appreso durante la didattica frontale, acquisendo una graduale assunzione di autonomia e responsabilità professionale con la supervisione di tutor professionalizzanti. Questa logica curriculare si concretizza anche nella scelta dei crediti assegnati alle esperienze di tirocinio che aumentano gradualmente dal 1°al 3° anno.” IL tSRm E L’EmERGENzA PANDEmICA Durante la pandemia mondiale da Covid-19 (anni 2020-2021) e lo stato di emergenza si è potuto comprendere il complesso mondo della

sanità e dei professionisti in essa impegnati nel garantire il diritto alla salute dei cittadini, valore universale riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica italiana (art. 32). Le parole che il dottore. Alessandro Beux, Presidente della Federazione nazionale TSRM e PSTRP, ha pronunciato durante la Giornata nazionale degli operatori sanitari, celebrata nel febbraio 2021, sono un monito: “è stata necessaria un’emergenza pandemica per rendere evidente ai più il valore inestimabile delle professioni sanitarie, tutte, ognuna per quel che di esclusivo e di essenziale garantisce a favore della salute degli individui”. Proprio il TSRM è stata una delle figure sanitarie che nell’emergenza pandemica ha avuto un ruolo chiave e centrale perché il primo a vedere i segni della malattia e a seguirne il decorso attraverso l’esecuzione di esami di prima istanza quali radiografie e TC del torace. L’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate e la necessità di garantire rigorose misure di sicurezza e protezione, hanno profondamente modificato e valorizzato l’attività dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica all’interno del contesto sa-

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nitario pubblico e privato. Anche nel quadro del rafforzamento della sanità territoriale il TSRM ha avuto un ruolo cruciale; la radiologia “portata” al domicilio del paziente senza doverlo spostare, si è rivelata un valido strumento di supporto ai soggetti fragili e/o anziani, al fine di determinare la gravità dell’infezione polmonare in corso in presenza di casi sospetti o accertati di Covid-19. Così facendo, è stato possibile ridurre gli accessi al pronto soccorso da parte di soggetti contagiati o vettori di contagio. Ancora, ha aperto la strada a capire quanto la Telemedicina potesse funzionare sfruttando tecnologiche già diffuse da diversi anni nei nostri ospedali, aprendo finalmente le porte alla Telegestione, incrementando l’offerta di prestazioni diagnostiche anche in zone disagiate. ComE è CAmbIAto IL PRofILo NEGLI ANNI La professione del TRSM si è evoluta notevolmente nel corso degli anni, in quanto legata sia al progredire delle apparecchiature radiologiche sia al continuo aggiornamento dei percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali nonché alla ricerca scientifica (pensando all’implementazione di nuove diagnosi in malattie prima impensabili). La professione del Tecnico sanitario di radiologia è continuamente sollecita dall’evoluzione tecnologica che impone un continuo rimodellamento della formazione ed un costante aggiornamento professionale per la produzione di immagini diagnostiche di qualità, per la somministrazione efficace di terapie radianti e per la garanzia di un alto livello di radioprotezione al paziente e agli operatori. Le vecchie “pellicole radiogradiche” o volgarmente “lastre” che richiedevano lo sviluppo in camera oscura sono ormai sostituite da “plate” digitali che consentono lo sviluppo real time e l’invio diretto alla consolle di refertazione o l’archiviazione in sistemi cloud. Le moderne TC a cui è stata introdotta la V di Velocity perché 44 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022

consentono acquisizioni total body in un atto respiratorio unico; o anche in risonanza magnetica lo sviluppo di tecniche di acquisizione non solo morfologiche, ma anche funzionali come la spettroscopia protonica e la trattografia. Attualmente si registra anche lo sviluppo di apparecchiature ibride che combinano tecniche radiologiche differenti in strumentazioni uniche per fornire o diagnosi più efficaci, come la PETTC o PET-RM che uniscono l’imaging morfologico a quello funzionale, o garantire terapie più precise come la MRILinac che consente una migliore definizione del target in fase di trattamento radioterapico. Anche l’inquadramento del TSRM all’interno della struttura ospedaliera è cambiato, da semplice ausiliario del medico radiologo a vero e proprio professionista sanitario dotato di sua autonomia decisionale e responsabilità professionale che opera con il medico specialista ed è responsabile del corretto utilizzo dell’apparecchiatura e della conduzione tecnica secondo il rispetto di linee guida, procedure e letterature scientifiche. Lavora in equipe e in gruppi multidisciplinari ed è il diretto garante del principio di ottimizzazione (come previsto dal D. Lgs. 101/2020 e Direttiva Euratom 59/2013), secondo cui “tutte le dosi dovute a esposizioni mediche per scopi radiodiagnostici, di radiologia interventistica, di pianificazione, di guida e di verifica devono essere mantenute al livello più basso ragionevolmente ottenibile compatibili con l’ottenimento dell’informazione medica richiesta”. Inoltre, il percorso magistrale ha permesso l’accesso alla dirigenza e alla docenza universitaria, mentre i master professionalizzanti di I e II livello a diverse specializzazioni nell’area diagnostica, di radioterapia e di medicina nucleare nonché a specializzazioni complementari come l’amministratore di sistema o il consulente tecnico esperto nei casi di responsabilità sanitaria.


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DovE ESERCItA LA PRofESSIoNE? Il TRSM opera, in qualità di dipendente o di libero professionista, in qualsiasi ambito che prevede l’utilizzo di sorgenti radiologiche sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica nucleare, cioè nelle strutture ospedaliere ed extraospedaliere del Sistema Sanitario Nazionale e nelle analoghe strutture private ed istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; industrie di produzione e agenzie di vendita operanti nel settore della diagnostica per immagini e radioterapia; centri di ricerca universitaria ed extrauniversitaria nel settore biomedico; nonché svolgere attività libero professionale in diversi settori come ad esempio radiologia domiciliare, forense, archeologica, consulenze nell’ambito della Responsabilità sanitari o di amministratore di sistema dei sistemi RIS/PACS. La carriera è regolata da percorsi specialistici quali Master (I e II livello) e/o Laurea Magistrale (di II livello). Che consentono una crescita professionale nelle aree di: • Didattica: come tutor, docente o anche Direttore nei Corsi di Laurea in Tecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia.. • Dirigenziale: nell’organizzazione e gestione delle risorse umane e tecnologiche. • Ricerca: nell’area tecnico-scientifica e industriale attraverso dottorati di ricerca o scuole di specializzazione. Nell’ambito degli Organismi previsti dall’ Ordine TSRM e PSTRP può assumere cariche istituzionali nell’ambito del Consiglio di Ordine e della Commissione di albo istituita per la propria professione a tutti i livelli, secondo le regole democratiche interne stabilite.

QUALI PRoSPEttIvE fUtURE Sicuramente il TRSM continuerà la sua costante evoluzione modellando e sviluppando le sue competenze tecnologiche sulla base delle evidenze scientifiche e del best practice, alle quali contribuisce, non tralasciando certo la presa in carico del paziente e l’umanizzazione delle cure, secondo i principi del proprio Codice deontologico. Gli orizzonti futuri per il TSRM saranno naturalmente sempre aperti e sarà la stessa evoluzione tecnologica a suggerirceli. Alcuni esempi attuali sono l’ipotermia per i trattamenti oncologici, la stampa 3D per la ricostruzione di protesi, l’ambito della radiologia veterinaria, l’affermazione della radiologia domiciliare e della teleradiologia. Queste nuove specializzazioni andranno quindi implementate all’interno degli ordinamenti didattici triennali ove possibili o in master e corsi di alta formazione post laurea. Bisognerà anche valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) che a largo spettro avrà sulle professioni sanitarie tutte e in particolare sul TSRM che per natura è così legato alle apparecchiature; molto dipenderà dal modo in cui lo “strumento” IA sarà gestito (o non gestito). È vero che la tecnologia sta lentamente soppiantando il genere umano ma il TSRM è e resterà sempre un professionista pronto a tendere la mano ai pazienti, a portare un sorriso, a confortarli nei momenti di sconforto, a sostenerli nel percorso diagnostico, a guardarli negli occhi, ad operare con il cuore e non meccanicamente. Per sua natura sarà sempre quella figura “ponte” tra le esigenze dello specialista medico, il paziente e l’apparecchiatura.

MEDICAL RADIOLOGY TECHNOLOGIST, FROM X-RAY TO THE FUTURE The medical radiology technologist (MRT), is the health care professional, who has a qualifying Bachelor’s Degree, and works in the techinical-health area in collaboration with the medical specialist in: radiodiagnostics, radiotherapy, nuclear medicine or other medical figures in the field of using sources of ionizing radiation both artificial and natural, thermal, ultrasonic and nuclear magnetic resonance energies, as well as interventions of physical or dosimetric protection and all related activities. In Italy, in order to practice the profession, registration in the respective professional register is required. The MRT is a fundamental professional in health care and modern medicine: indeed, imaging, radiotherapy and nuclear medicine techniques are essential for the diagnosis, treatment and monitoring of various diseases. The application areas are addressed to both diseased and healthy patients. Here we are dealing with standard conventional radiology examinations (e.g., X-ray of the chest or a hand) and those performed through the use of more sophisticated equipment: radiation therapy, nuclear magnetic resonance, PET/CT, linear accelerator, angiograph, computed tomography, etc. Origins of the profession date back to the late 19th century. Nowadays, training is based on a three-year course. During the first year, fundamental physicochemical, anatomo-physiological, pathology, hygiene, and health and radiation protection legislation are gained. Within the second year, knowledge in Radiodiagnostics and imaging education is enhanced. And in the last, one devotes oneself to the knowledge of radiotherapy, nuclear medicine, and advanced imaging techniques. Combined with the lecture part, one faces the internship experience, the heart of the training.

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FISIOTERAPIA, PROFESSIONE FLESSIBILE E MULTIDISCIPLINARE di Alessandra Carlizza Direttrice del Corso di Laura in Fisioterapia UniCamillus

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er definire la figura del Fisioterapista occorre innanzitutto considerare quanto indicato nel Profilo Professionale (D.M. del Ministero della Sanità 741/94 e successive integrazioni e modificazioni), che recita: “Il Fisioterapista è un professionista della Sanità in possesso del Diploma di Laurea o titolo equipollente, che lavora, sia in collaborazione con il Medico e le altre figure sanitarie, sia autonomamente, in rapporto con la persona assistita, valutando e trattando le disfunzioni presenti nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.” La fisioterapia è quindi la disciplina sanitaria che opera nell’ambito della prevenzione, cura e riabilitazione dei pazienti affetti da patologie a varia eziologia. Il percorso formativo prevede il conseguimento della Laurea Triennale in Fisioterapia, afferente alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, abilitante l’esercizio della professione ai sensi dell’art. 2 della legge 10 agosto 2000, n. 251. Il conseguimento del titolo di Primo Livello permette l’accesso ad una formazione superiore, ovvero Master di Primo Livello non professionalizzanti, Corso di Laurea Magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie di durata biennale, Master di Secondo livello/Corsi di Perfezionamento professionalizzanti e Dottorato di Ricerca. Gli ambiti di intervento della Fisioterapia sono molteplici, anche se nel pensiero comune si è indotti a circoscriverla al recupero di patologie e traumi di interesse ortopedico e sportivo. I settori di interesse sono invece trasversali a

molte specialità medico-chirurgiche, di seguito vengono riportate le principali. fISIotERAPIA IN AmbIto oRtoPEDICo Il campo di applicazione della Fisioterapia Ortopedica è inerente tutte le problematiche dell’apparato locomotore (sia dell’adulto che del bambino) in fase acuta, sub-acuta e cronica, e riguarda pazienti affetti da disfunzioni congenite o acquisite. L’intervento riabilitativo viene attuato a seguito di interventi chirurgici, ad esempio, di artroscopia, impianti protesici, ricostruzioni legamentose, trattamento delle fratture; in ambito post-traumatico; per il trattamento di malattie cronico-degenerative quali l’artrosi o per eventi infiammatori quali tendiniti e contratture. Importante da menzionare è il trattamento di tutte le patologie della colonna vertebrale, da quelle evolutive in età pediatricaadolescenziale (scoliosi) a quelle infiammatorie (lombalgie, lombosciatalgie, cervicalgie, cervicobrachialgie). Gli obiettivi generici del trattamento sono il recupero della mobilità articolare, della forza muscolare e del contenimento del dolore, o la correzione dei difetti posturali per quanto riguarda la colonna vertebrale. Più genericamente l’intervento riabilitativo mira ad un recupero funzionale quanto più possibile sovrapponibile al periodo pre-patologico. fISIotERAPIA IN AmbIto SPoRtIvo Come facilmente si può dedurre, questo tipo di riabilitazione si occupa esclusivamente di soggetti che praticano attività sportiva ed il modus operandi è sostanzialmente diverso da quello adottato negli altri ambiti. Ad esempio, le sedute riabilitative sono molto più frequenti che nei pazienti non sportivi; pur trattandosi della stessa patologia i UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 47


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tempi di recupero di un paziente non allenato e di un soggetto sportivo sono differenti e il più delle volte i destinatari dei trattamenti sono pazienti giovani (under 40). I protocolli riabilitativi sono differenti anche in termini di intensità e qualità delle attività proposte perché l’obiettivo non è solamente il recupero della funzionalità motoria lesa, ma anche il recupero della performance sportiva pre-infortunio in tempi rapidi. fISIotERAPIA IN AmbIto NEURoLoGICo E NEURoChIRURGICo

La rieducazione neuro-motoria risulta essere di fondamentale importanza in tutti gli esiti patologici interessanti il Sistema Nervoso Centrale e Periferico. Emorragie cerebrali, ictus, rottura di aneurismi cerebrali, malattie demielinizzanti (sclerosi multipla), malattie degenerative (sclerosi laterale amiotrofica-SLA), disturbi del movimento (Morbo di Parkinson, Tremori, Coree, Distonie), neuropatie, malattie neuromuscolari (distrofia muscolare, miositi), postumi di interventi neurochirurgici sono un esempio di eventi patologici che determinano, in misura variabile, la perdita dell’autonomia della persona. I danni neurologici determinano spesso la necrosi delle cellule nervose che risulta essee alla base del deficit neuro-motorio. Vi sono soggetti che improvvisamente perdono la capacità di camminare, correre, parlare, vestirsi, svolgere anche le più semplici attività di vita quotidiana, da qui l’importanza di un trattamento riabilitativo precoce che mira al recupero delle funzioni perse. Tante sono le metodiche utilizzate dai professionisti della riabilitazione (Metodo Bobath, Metodo Kabat, Metodo Perfetti, e molti altri), ognuna 48 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022

delle quali utilizza diverse modalità di attivazione dei processi cognitivi quali la percezione, l’attenzione, la memoria, l’immagine motoria, il problem solving, per indurre modificazioni plastiche del sistema nervoso centrale. fISIotERAPIA IN AmbIto REUmAtoLoGICo Le patologie reumatiche sono tra le più comuni condizioni croniche che colpiscono la popolazione in ogni fascia di età. Esse hanno un impatto decisamente negativo sulla qualità della vita poiché si tratta di condizioni morbose, infiammatorie e non, che colpiscono principalmente le ossa, le articolazioni ed i tessuti molli (artrite, artrosi, osteoporosi, spondilite anchilosante, fibromialgia, sclerodermia, patologie autoimmuni, artropatie da cristalli). La presa in carico di questo tipo di patologie prevede l’utilizzo di tecniche manuali, da affiancare alla specifica terapia farmacologica, atte alla riduzione del dolore ed al mantenimento/miglioramento della mobilità. fISIotERAPIA IN AmbIto CARDIoLoGICo La riabilitazione cardiologica interviene nel recupero funzionale e psicologico di pazienti che hanno subito un evento cardiaco non letale o un intervento cardio-chiururgico. Essa contribuisce alla riduzione di nuovi eventi cardiovascolari e della mortalità attraverso il controllo dei fattori di rischio. Vengono inoltre stabiliti obiettivi a breve-medio-lungo termine che permettono, attraverso una presa in carico globale dei pazienti, di riportarli il più possibile allo stato di salute iniziale evitando, o limitando, la progressione della patologia cardiaca. fISIotERAPIA IN AmbIto PNEUmoLoGICo Gli interventi in ambito respiratorio prevedono l’esecuzione di tutta una serie di manovre esterne (percussione del torace, vibrazioni, drenaggio posturale) ed utilizzo di ausili (dispositivi a pressione positiva espiratoria, apparecchi a frequenza ultra bassa) che permettono una mobilizzazione delle secrezioni bronchiali raccomandata in tutti quei soggetti nella quale il fenomeno della tosse risulta inefficace. I pazienti che possono trarre giovamento da questo tipo di trattamenti sono quelli affetti da polmoniti, fibrosi cistica, broncopneumopatia cronico-ostruttiva (BPCO), bronchiectasie, malattie neuromuscolari. fISIotERAPIA IN AmbIto PEDIAtRICo L’intervento del Fisioterapista in età pediatrica si inserisce nelle differenti fasi di sviluppo evolutivo del bambino: neonato (primi 28 giorni di vita),


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lattante (primo anno di vita), prima infanzia (da 1 a 6 anni), seconda infanzia (da 6 a 12 anni), adolescenza (oltre i 12 anni). Le patologie maggiormente trattate sono il torcicollo posturale e miogeno, asimmetrie cranio-facciali e plagiocefalie, piede piatto o cavo, scoliosi ideopatica, fratture e patologie traumatiche, patologie congenite, patologie neurologiche e respiratorie pediatriche. Le attività riabilitative vengono proposte attraverso esercizi ludici che hanno lo scopo di stimolare le abilità psicomotorie già presenti e di favorire l’acquisizione di quelle non ancora sviluppate. In questa fascia di età vi è anche un altro operatore sanitario, il Neuropsicomotricista, con il quale è importantissimo collaborare, nel rispetto delle specifiche competenze, per promuovere lo sviluppo ed il recupero armonico del bambino-adolescente.

fISIotERAPIA IN AmbIto GERIAtRICo La Geriatria è la branca della medicina che si occupa delle problematiche tipiche dell’anziano. In questo ambito la Fisioterapia mette in atto sia interventi di tipo preventivo consistenti in percorsi di ricondizionamento fisico per ridurre principalmente il rischio di cadute, sia volti al recupero funzionale post traumatico o chirurgico. Fisioterapia in ambito uro-ginecologico Questo tipo di riabilitazione viene eseguita per intervenire sui disturbi del pavimento pelvico ed interessa sia gli uomini che le donne. Quando i muscoli del pavimento pelvico si presentano ipovalidi, iperattivi o con deficit di coordinazione si possono presentare problematiche quali l’incontinenza urinaria e fecale da sforzo, il prolasso degli organi pelvici, la ritenzione urinaria,

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la stipsi da dissenergia pubo-rettale, disfunzioni sessuali. In una fase iniziale è importante illustrare al paziente l’anatomia ed il funzionamento dei muscoli del pavimento pelvico, poiché durante le sedute riabilitative verrà richiesta l’attivazione di un’area anatomica poco conosciuta e rappresentata mentalmente. Solo in un secondo momento il fisioterapista richiederà al paziente l’esecuzione di specifici esercizi. Nei casi di ipovalidità muscolare (incontinenza) verranno proposti esercizi di rinforzo, in quelli di iperattività esercizi di riduzione del tono muscolare ed infine per l’incoordinazione esercizi che restituiscano la corretta sinergia contrattile. Fisioterapia in ambito stomatognatico Interviene nella valutazione e nel trattamento delle disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare. Attraverso tecniche di mobilizzazione cranio-cervicale ed oro-facciale si interviene nelle

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alterazioni della cinematica cranio-mandibolaosso ioide spesso responsabili di disturbi della deglutizione, emicrania, cefalea, alterazioni posturali, nevralgia del trigemino, problemi vestibolari e dell’oculomotricità. fisioterapia in ambito oncologico La riabilitazione oncologica si pone come obiettivo quello di limitare la disabilità fisica, cognitiva e psicologica nei pazienti affetti da patologie tumorali a varia eziologia, secondaria ad interventi chirurgici spesso demolitivi, terapia farmacologica e chemio/radioterapica. Gli interventi proposti dal Fisioterapista sono mirati al contenimento della specifica problematica e contribuiscono al miglioramento della capacità motoria residua, della resistenza e della forza fisica, oltre che ad incidere positivamente sull’aspetto emotivo del malato attraverso tecniche di gestione delle emozioni e dello stress.


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fISIotERAPIA IN AmbIto vASCoLARE E LINfAtICo In questo specifico ambito si attua la prevenzione, cura e riabilitazione di soggetti affetti o predisposti a patologie che interessano il sistema arterioso, venoso e linfatico (trombosi venosa, arteriopatie, insufficienza venosa, postumi di interventi chirurgici interessanti il sistema linfatico - es. mastectomia, e di interventi di chirurgia vascolare). Attraverso tecniche manuali (drenaggio linfatico), l’esecuzione di esercizi muscolari e l’applicazione di bendaggi si stimola il drenaggio dei liquidi, il riassorbimento degli edemi e la riattivazione della circolazione corporea. RIAbILItAzIoNE vEStIboLARE Questo tipo di riabilitazione viene adottato in tutti i casi di disturbi dell’equilibrio che determinano sensazioni vertiginose, capogiri, percezione di disequilibrio, responsabili di uno sgradevole senso di incertezza ed insicurezza che incide in modo significativo e negativo sull’autonomia e la qualità della vita delle persone. A determinare questo tipo di sintomatologia invalidate sono le malattie dell’orecchio interno (sindrome di Meniere, vertigini parossistiche posizionali, labirintite, neurite vestibolare), problematiche del rachide (cervicalgia, alterazioni muscolo-articolari della colonna), disturbi della vista e più raramente patologie a carico del Sistema Nervoso Centrale. Il trattamento generalmente proposto è di tipo farmacologico, e raramente chirurgico, ma spesso l’unico ad apportare significativi miglioramenti in termini di riduzione della sintomatologia è quello riabi-

litativo. Le strategie rieducative adottate coinvolgono i meccanismi di apprendimento, riprogrammazione e memorizzazione e consistono in esercizi che migliorano il controllo della postura e della visione durante il movimento. RIAbILItAzIoNE DELLA DISfAGIA Per disfagia si intende un disturbo della deglutizione secondario, in genere, a patologie neurologiche, oncologiche o ad interventi chirurgici. I pazienti che ne sono affetti presentano difficoltà nel nutrirsi con conseguente rischio di sviluppare grave malnutrizione, disidratazione o polmonite ab ingestis per involontaria introduzione di cibo nelle vie aeree. I primi segni da non sottovalutare per iniziare precocemente un iter riabilitativo finalizzato a minimizzare le conseguenze di questo tipo di deficit sono la fuoriuscita di acqua, saliva ed alimenti dalla cavità orale, tosse post deglutitoria, aumento della durata del pasto. L’intervento fisioterapico e/o logopedico ha come obiettivo il recupero di una deglutizione funzionale raggiungibile attraverso l’adozione di posture facilitanti l’atto deglutitorio, modifica della consistenza degli alimenti assunti, esecuzione di esercizi di rinforzo e coordinazione dei muscoli della cavità orale e della lingua. Con questa lunga carrellata si ha avuto modo di scoprire la variabilità e la molteplicità degli ambiti di applicazione della fisioterapia, ma pur nelle diverse discipline cliniche l’obiettivo comune rimane per tutti lo stesso: gestire ed accompagnare il paziente durante tutto il lungo e spesso faticoso percorso del recupero funzionale.

PHYSIOTHERAPIST, A FLEXIBLE MULTIDISCIPLINATY PROFESSION The Physiotherapist is a healthcare professional who works in the field of prevention, treatment and rehabilitation of patients suffering from diseases. The educational path involves the achievement of a three-year degree in Physiotherapy, which is part of the Faculty of Medicine and Surgery, qualifying the exercise of the profession. There are many fields of intervention of Physiotherapy, even if it is commonly thought to be limited to the recovery of diseases and injuries of orthopaedic and sport-related interest. Instead, the fields of interest are transversal to many medical and surgical specialities. In Orthopaedics, the physiotherapist deals with all problems relating to the musculoskeletal system in the acute, sub-acute and chronic phases, and concerns patients suffering from congenital or acquired dysfunctions, as well as post-surgery, post-traumatic, degenerative diseases. In the sports field, the physiotherapist deals exclusively with individuals who participate in sporting activities. Neuro-motor rehabilitation concerns all pathological outcomes affecting the Central and Peripheral Nervous System resulting from strokes, bleeding, degenerative or demyelinating diseases, and the after-effects of neurosurgery. The physiotherapist provides support for chronic rheumatological conditions, for the functional recovery of patients who have undergone cardiac events, or suffer from diseases related to the pulmonary field. He also intervenes in the paediatric age and in support of the geriatrician, in the oncological, stomatognathic, vascular, lymphatic, vestibular and uro-gynaecological fields.

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IGIENE ORALE, CONCLUSO IL PRIMO PROGETTO TERRITORIALE di Roberta Lione, Giuseppina Laganà, Silvia Fanelli, Alessia Balboni, Francesca Chiara De Razza, Paola Cozza Ecco il report sui risultati scientifcici ottenuti: qualità dell’igiene orale, malocclusioni, prevalenza della carie, abitudini viziate.

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rganizzare un programma di salute e di igiene orale nelle scuole è sempre un impegno ed un’avventura. In questo report vengono presentati i principali e preliminari risultati ottenuti da una indagine epidemiologica condotta dall’Università Medica Internazionale di Roma “UniCamillus”. La ricerca è stata condotta su un gruppo di alunni della scuola primaria e secondaria dell’I.C. “Belforte del Chienti” di Roma, con l’intento di valutare la qualità di igiene orale, la prevalenza della carie, delle malocclusioni e delle abitudini viziate. L’assistenza sanitaria, intesa come tutela della salute e interesse della collettività, è un diritto fondamentale dei cittadini, il cui rispetto deve conseguire dall’analisi delle patologie che colpiscono la popolazione e dei possibili interventi sanitari risolutivi da parte della comunità scientifica. Un’accurata e mirata pianificazione dell’assistenza sanitaria necessita sempre più di fondamenta epidemiologiche al fine di poter stilare programmi sanitari, nazionali o regionali, che possano assicurare il massimo rendimento possibile in termini di qualità dell’assistenza erogata, di quantità di prestazioni effettuate e di ottimizzazione delle risorse pubbliche. In ambito odontoiatrico, più di ogni altro, è fondamentale monitorare le condizioni della salute orale della popolazione di un determinato territorio per confrontare i dati con la realtà, laddove siano state realizzate misure preventive e terapeutiche finalizzate al miglioramento della salute orale. Per poter individuare le caratteristiche e quantificare le dimensioni dei problemi sanitari, è

opportuno impostare ed attuare idonei programmi atti a valutare la necessità reale nella popolazione in crescita distribuita sul territorio, attraverso un’indagine sulla qualità dell’igiene orale, sull’incidenza della patologia cariosa nonché sulle malocclusioni dentali, al fine di permettere un’analisi del fenomeno più accurata possibile. Si ritiene, infatti, che il miglioramento del benessere dell’individuo e della sua qualità di vita possano essere conseguite soprattutto in una visione preventiva dell’intervento sanitario. Tale prospettiva è stata ulteriormente rafforzata dal notevole recente sviluppo della metodologia epidemiologica, che ha consentito l’acquisizione di elementi di conoscenza sull’eziologia delle malattie, fondamentali per la definizione di un programma preventivo scientificamente corretto, e di valutare adeguatamente il “bisogno” sanitario, quindi l’incidenza, la prevalenza e la gravità delle malattie, obiettivo del progetto preventivo nella popolazione in studio. Per quanto riguarda in particolare la tutela della salute del cavo orale, l’interesse maggiore deve essere rivolto alle patologie più frequenti che, attraverso un adeguato programma di controllo, possono essere completamente evitate o diagnosticate precocemente: malocclusioni e abitudini viziate sono evidenti già nelle prime fasi dello sviluppo di un bambino e generalmente possono essere prevenute o intercettate attraverso percorsi dedicati, evitando l’insorgenza di danni maggiori legati all’instaurarsi di vere e proprie disgnazie. La validità degli interventi preventivi, già dimostrata per la patologia cariosa (Banca dati odontostomatologici globali dell’OMS), potrà UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 53


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essere provata anche per le malocclusioni che rappresentano uno dei problemi odontostomatologici più frequenti in età infantile ed il cui trattamento è teso al raggiungimento di una corretta morfologia dento-maxillo-facciale mediante un riequilibrio occlusale e muscolare. Particolare attenzione deve essere rivolta alle principali abitudini viziate (respirazione orale, succhiamento, deglutizione atipica) poiché, inserendosi nel normale processo evolutivo, alterando l’equilibrio di crescita e comportando la realizzazione di dismorfismi dento-scheletrici di diversa gravità, sono considerate i fattori eziologici delle malocclusioni. Più in dettaglio, le ostruzioni naso-faringee, determinando un’alterata modalità respiratoria, influenzano la postura e l’atteggiamento del bambino; l’abitudine prolungata alla suzione (del dito o del ciuccio) oltre un periodo di tempo che si può definire fisiologico condiziona e modifica lo sviluppo del complesso cranio-maxillo-facciale; tra le abitudini viziate, la deglutizione atipica è quella che più di frequente si riscontra nella problematica delle malocclusioni. Anche le disfunzioni e parafunzioni (Disturbi Respiratori del Sonno, Bruxismo) sono fenomeni di frequente riscontro nell’età infantile. In particolare, i disturbi respiratori del sonno, causati da un’ostruzione parziale o completa delle vie aeree, si presentano con un ampio spettro di sintomi, dal russamento primario, la forma più lieve, fino alla più severa sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) spesso associata ad un’eccessiva sonnolenza diurna. Il bruxismo è un’attività parafunzionale, caratterizzata dal digrignamento dei denti. Sebbene sia generalmente ritenuto un fenomeno fisiologico nei soggetti in dentizione mista, recenti dati clinici hanno riportato come durante il periodo dell’emergenza sanitaria da Covid-19 ci sia stato un incremento degli episodi di bruxismo notturno nei soggetti in crescita. L’attuale situazione pandemica ha condizionato in maniera 54 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022

pervasiva la qualità della vita non solo degli adulti, ma in particolar modo dei bambini, come dimostra l’aumentato riscontro di questo fenomeno. Il momento ottimale per l’intervento epidemiologico di rilevamento delle suddette patologie oro-dentali coincide con il periodo in cui il bambino afferisce alla scuola primaria, sia perché in questo arco di tempo si realizzano e stabilizzano le patologie più frequenti, sia per la relativa facilità di raggiungimento e della possibilità di visita del bambino stesso. Considerando che si è indagata la presenza di patologie anche in pazienti che hanno completato la seconda fase di permuta dentaria, la popolazione oggetto di studio è rappresentata da bambini con età compresa fra 6 e 12 anni. Nel corso del 2022 l’Università Medica Internazionale di Roma “UniCamillus”, in collaborazione con la facoltà di Odontoiatria e Protesi Dentaria, ha coinvolto la scuola primaria e secondaria I.C. “Belforte del Chienti” di Roma ed i genitori e/o tutori in un percorso formativo, educativo e didattico rivolto alla prevenzione primaria, alla sensibilizzazione motivazionale ed al rinforzo positivo in materia di salute orale. Attraverso le visite nell’istituto scolastico è stato possibile stabilire un contatto diretto tra bambini, insegnanti, genitori ed operatori sanitari specialisti nel settore. Gli obiettivi del nostro progetto di prevenzione e promozione della salute orale nella scuola primaria e secondaria sono stati quelli di valutare le condizioni attuali e le esigenze future della popolazione in esame, raccogliere dei dati per l’elaborazione di programmi di prevenzione primaria e programmare una corretta assistenza odontoiatrica in larga scala per migliorare la salute orale. PIANo DI CAmPIoNAmENto La popolazione oggetto di studio è costituita da 247 alunni (118 F, 129 M; età media 8,9 ± 2,3 anni) frequentanti la scuola primaria e secondaria dell’istituto I.C. “Belforte del Chienti”


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di Roma, nell’anno scolastico 2021/2022; l’indagine è basata su un campione casuale di ragazzi. DEfINIzIoNE DELLA SChEDA PER IL RILEvAmENto DEI DAtI

L’indagine si è avvalsa di una scheda di rilevazione “guidata”, appositamente predisposta per l’osservazione delle patologie dento-scheletriche. La scheda si divide in due parti: • Un questionario distribuito preventivamente ai genitori e/o tutori dei bambini visitati, con domande a risposte aperte sull’anamnesi remota e sui comportamenti orali e abitudinari attuali del bambino; • Una cartella clinica compilata dagli operatori incaricati del rilevamento delle patologie durante la visita, costituita da quaranta voci a risposta chiusa e suddivisa in cinque parti (esame clinico extra-orale, esame clinico intra-orale, analisi dei tessuti molli, formula dentaria, esame clinico funzionale della deglutizione, della respirazione, della fonetica). oRGANIzzAzIoNE DEL LAvoRo Al fine di uniformare i criteri di valutazione e rilevazione dei dati, gli operatori incaricati alle visite odontoiatriche nelle scuole sono stati appositamente addestrati non solo attraverso uno studio critico e ragionato della cartella clinica, ma anche edotti per poter garantire un corretto approccio psicologico durante le visite e per influire positivamente sulle future esperienze odontoiatriche dei bambini. Da Marzo a Maggio 2022 gli operatori, con il supporto degli studenti del II anno del corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, hanno condotto le visite odontoiatriche presso l’istituto Belforte del Chienti visitando gli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria. I rilevamenti sono stati tutti eseguiti presso delle aree accoglienti ed accuratamente predisposte grazie al prezioso aiuto del personale scolastico. Durante le visite, ogni esaminatore ha analizzato un bambino per volta, avvalendosi per i rilevamenti di guanti monouso ed un calibro ortodontico. Al termine della visita medica, ogni esaminatore ha rilasciato al bambino un foglio informativo da presentare ai genitori per informarli riguardo le necessità di trattamento più idonee per il proprio figlio.

I dati raccolti sono stati memorizzati su dispositivo Personal Computer tramite il programma Microso Excel Versione 16.61.1 (foglio di lavoro di calcolo); il file di dati così ottenuto è stato elaborato. In seguito, sono state costruite delle tabelle relative alle variabili considerate. In ogni tabella è stata valutata la percentuale specifica per ciascuna variabile. Le variabili considerate sono: 1) Sesso; 2) Età; 3) Igiene orale: distinta in scarsa (o insufficiente) e buona; 4) Carie: distinta in carie su elementi decidui e carie su elementi permanenti; 5) Decalcificazioni: distinta in presente o assente; 6) Classe molare: valutata considerando la relazione in senso mesio-distale del primo molare superiore con il primo molare inferiore, secondo la classificazione di Angle; 7) Dentizione o dentatura: distinta in normale, diastemata o affollata; 8) Malocclusioni sul piano verticale: distinte in deep-bite e open-bite; 9) Malocclusioni sul piano trasversale: distinta in cross-bite monolaterale, cross-bite bilaterale, cross-bite anteriore e scissor-bite; 10) Abitudini viziate: distinte in suzione del dito, suzione del ciuccio, utilizzo del biberon, bruxisimo, respirazione orale, onicofagia.

ELAboRAzIoNE StAtIStICA DEI DAtI L’elaborazione statistica dei dati è stata affidata ad un gruppo di ricerca al fine di condurre l’indagine epidemiologica. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 55


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ANALISI DEI RISULtAtI CoNDIzIoNI DENtARIE GENERALI I risultati hanno dimostrato una buona qualità dell’igiene orale generale. È stato rilevato che il 46% dei bambini dimostra una scarsa igiene orale mentre il 54% evidenzia una buona qualità di igiene. Dall’osservazione dei dati ottenuti riguardo la patologia cariosa, è stato riscontrato che il 47% dei bambini della scuola primaria presenta carie (il 76% su denti decidui, 21% sui denti permanenti, 15% sia sui denti decidui che sui permanenti), mentre nella scuola secondaria solo il 23,1% dei bambini manifsta carie. Relativamente all’intero campione, un numero ridotto di bambini (pari al 4,8%) ha dimostrato decalcificazioni dello smalto. mALoCCLUSIoNI Per quanto riguarda le malocclusioni più frequentemente rilevate, il 68% dei bambini presenta una malocclusione di Classe I, il 30% una ma-

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locclusione di Classe II, mentre il 2% una malocclusione di Classe III. Tra i bambini che manifestano una malocclusione sul piano trasversale tipo cross-bite (o morso crociato), la maggior parte ha dimostrato un morso crociato monolaterale. Analizzando i dati di Overjet e Overbite, il 60% dei bambini presenta valori regolari. AbItUDINI vIzIAtE 227 questionari consegnati ai genitori sono stati successivamente riconsegnati agli operatori incaricati. Grazie all’eccellente collaborazione delle famiglie e dai dati raccolti è stato possibile riscontrare la presenza di interessanti risultati sulle abitudini viziate nel campione esaminato. Le più frequenti abitudini viziate dichiarate sono la suzione del ciuccio (pari al 44%) e del dito (pari al 39%). Inoltre, i genitori hanno evidenziato che il 23,7% dei bambini presenta respirazione orale e che il 23,3% digrigna i denti durante il sonno.


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NECESSItà fUtURE DI tRAttAmENto Al termine dell’esame clinico alla maggior parte dei bambini è stato consigliato di procedere con ulteriori visite specialistiche: il 68,2 % dei bambini è stato indirizzato verso delle sedute di Igiene orale ed Istruzioni di Igiene. Il 32,5% necessita di una visita odontoiatrica, il 55,5% di una visita odontoiatrica specialistica di tipo ortodontica mentre il 2,6% ed il 7,5% dei bambini necessita, rispettivamente, di una visita specialistica otorinolaringoiatrica e logopedica. Il 10,6% del totale dei bambini del campione esaminato non necessita di ulteriori visite.

narmente per ottenere il consenso dei genitori alla visita. È pertanto da considerare che i genitori e gli stessi bambini, sensibilizzati all’argomento, abbiano dimostrato una maggiore motivazione ed applicazione delle metodiche di controllo dell’igiene orale. 2) Il livello di carie nel collettivo in esame ha dimostrato una buona consapevolezza della salute orale generale, evidenziando una maggioranza di bambini con denti non cariati e solo una bassa percentuale di bambini (15%) con carie diffuse su denti decidui e permanenti.

DISCUSSIoNE Il rilevamento epidemiologico da noi effettuato ha evidenziato alcuni risultati molto interessanti: 1) Il dato relativo alla percentuale di igiene orale complessivamente accettabile (54%) del campione esaminato è sicuramente sovrastimato, poiché le classi che dovevano essere visitate sono state avvisate prelimi-

3) L’analisi relativa al tipo di malocclusione riscontrata ha evidenziato un’elevata presenza di malocclusione di Classe I con affollamento o di buona occlusione di Classe I (68%). Il campione esaminato presentava pazienti già in cura presso ambulatori odontoiatrici e/o ortodontici e che aveva di conseguenza ricevuto pregresse terapie ortodontiche. I risultati sono comunque concordi rispetto UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 57


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all’incidenza della malocclusione nella popolazione italiana. 4) In presenza di cross-bite monolaterale è stato consigliato ai genitori di procedere con ulteriori visite ortodontiche di approfondimento, poiché occorre riconoscere sin da subito tale malocclusione al fine di poter intervenire appena possibile ed interrompere l’adattamento verso un modello neuromuscolare riflesso anomalo e prevenire il futuro sviluppo asimmetrico delle arcate dentarie. 5) L’analisi dei valori di overbite ed overjet ha dimostrato risultati concordi rispetto all’incidenza di tali valori nella popolazione italiana (overjet ed overbite nella norma). 6) Lo studio dell’incidenza delle abitudini viziate ha dimostrato la presenza di differenti vizi di suzione riferiti dai genitori, tra questi il più comune la suzione del dito e del ciuccio. La consapevolezza dei genitori, la loro massima collaborazione ed il riscontro positivo in termini di salute orale e occlusale durante le visite fanno desumere una maggiore sensibilizzazione sulle abitudini viziate da parte della comunità.

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7) La necessità di trattamento più comune per il campione esaminato è stata quella di istruire i pazienti ad una migliore igiene orale e l’invio ad uno specialista per una igiene orale professionale. CoNCLUSIoNI Appare evidente dall’analisi dei dati emersi dall’indagine, come nel campione analizzato siano presenti delle criticità dal punto di vista della salute orale e quanto sia necessaria una opportuna azione di tipo preventivo su larga scala. Tale azione di prevenzione primaria si può attuare con estese campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte, in particolare modo, alle fasce di popolazione che dimostrano scarsa coscienza verso le problematiche dentali. Il contesto migliore per raggiungere questo scopo è senza dubbio quello scolastico, attraverso la prevenzione primaria e l’educazione alla salute orale. Coinvolgere la struttura scolastica significa motivare insegnanti e genitori, che rappresentano i modelli principali ai quali i bambini si ispirano. Un approccio educativo mirato alla sensibilizzazione motivazionale e al rinforzo individuale significa ottenere risultati positivi stimolando le corrette abitudini nei bambini.


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THE REPORT OF SCHOOL ORAL HEALTH AND HYGIEN PROGRAM IThe school oral health and hygien program has produced the report on the research conducted on a group of primary and secondary school students from I. C. “Belforte del Chienti” in Rome, with the aim of evaluating the quality of oral hygiene, prevalence of dental decay, malocclusions and vicious habits. Through the school visits, it was possible to establish contact directly with children, teachers, parents and health professionals specialized in the field. 247 students were given a “guided” survey form. Starting from March to May 2022, the operators, conducted the dental examinations with the support of 2nd year students of the Bachelor of Dentistry and Dental Prosthetics course. During the examinations, each examinator analyzed one child at a time using disposable gloves and an orthodontic gauge for the readings. At the end of the medical examination, each medical examiner issued an informative sheet for the child to submit to the parents in order to inform them about the most appropriate treatment needed for their child. Survey results showed generally high-quality oral hygiene (54% vs. 46% of children with low oral hygiene). Among the main items, the one on dental decay stands out: 47% of elementary school children have them, while in secondary school only 23.1% manifest them. On malocclusions, 68% of children have in Class I, 30% in Class II, and 2% in Class III. The most frequent reported vicious habits are pacifier sucking (accounting for 44%) and finger sucking (accounting for 39%). In addition, parents highlighted that 23.7% of children exhibit oral breathing and 23.3% grind their teeth during sleep. Clinical examination showed the necessity of professional care for oral hygiene (68.2%), dental examination (32.5%); orthodontic examination (55.5%); ENT visit (2.6%) and speech therapist (7.5%).

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UniCamillus Mangement Academy

Ecco il Master dei direttori del personale Dai Presidenti dell’Associazione italiana Direttori del Personale la proposta formativa più valida e autorevole di Mario D’Ambrosio Direttore UMA e Master OGRU

L

a UniCamillus Management Academy Ad ottobre 2023, dopo la discussione del Project ha scelto di aprire la sua Storia istitu- Work personale si terrà la Cerimonia di consegna zionale con la sua prima proposta for- dei Diplomi attestante il conseguimento del mativa dedicata all’Organizzazione e titolo legale e dei 60 CFU. Gestione delle Risorse Umane, una Professione Mentre scriviamo questo articolo la RAI trasmette dal fascino profondo, capace di dare alla scelta le immagini della sfilata per la Festa della Relavorativa dei giovani un senso molto importante pubblica del 2 giugno, momento che fa parte e di caratterizzarla con un Impegno verso gli della storia di ogni italiano. Insieme alle bellissime immagini dell’Altare della Patria e delle Frecce “Altri”. Il Master Universitario che chiamiamo OGRU, Tricolori, vi sono interviste e riflessioni sulla Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, situazione economica ed occupazionale che stanno vivendo l’Italia ed il Mondo voluto e progettato da ben tre Prenella Post-pandemia. sidenti Nazionali dell’AssociaEd è di immediata evidenza zione Italiana Direttori del la drammatica emergenza Personale (AIDP nata nel che in questi anni diffi1960, cui aderiscono cili dovremo affronoltre 3500 associati tare come Sistema su tutto il territorio Economico-Pronazionale divisi in duttivo e le grandi 17 Gruppi Regioproblematiche che nali) e la cui eccelle Donne e gli Uolenza è confermata mini della Direziodalla presenza nella ne del Personale ed Faculty di docenza i Professionisti imdi oltre trenta Diretpegnati in questo settori e Manager delle tore sono chiamati a geRisorse Umane delle più stire quotidianamente per importanti aziende naottenere i risultati voluti. zionali e multinazionali, apre I temi evocati dalle immagini le iscrizioni dal prossimo mese televisive vanno dalla Sicurezza del di luglio. Mario D’Ambrosio Lavoro alla carenza delle Competenze indispensabili per l’InnovaA NovEmbRE INIzIANo LE LEzIoNI Le lezioni verranno avviate dal mese di novembre zione Digitale (il grande Mismatch di cui il e dopo quasi 400 ore di aula, seminari, workshop, CNEL si sta occupando con forte determinasimulazioni, assestement e outdoor training si zione); dal Costo del Lavoro debordante con il concluderanno a maggio 2023 per dar luogo cuneo fiscale da ridurre alle qualifiche innovative all’esperienza di stage aziendale e, molto molto dei nuovi “mestieri” da gestire (dai Riders ai probabilmente, con l’inserimento occupazionale Call Centers); dal disagio degli ambienti e climi in una prestigiosa Direzione del Personale. lavorativi (è incredibile il fenomeno delle diUNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 61


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missioni senza nuova occupazione, la cosiddetta Big Resignation) alla Responsabilità Sociale che oggi ricomprende tematiche altamente sensibili quali la Diversity e Inclusion, le Pari Opportunità, la Sostenibilità. Solo per segnalarne alcuni. Ecco, quindi, che comincia a delinearsi più distintamente il ruolo di eccellenza di una professione che ha la responsabilità di gestire le Organizzazioni e le persone che ne fanno parte e che negli ultimi decenni è evoluta significativamente acquisendo nuove competenze e nuove aree di impegno operativo e conseguentemente sviluppando esigenze di conoscenze e preparazione prima non conosciute. Insomma, si tratta di un “mestiere” che richiede preparazione, competenza e passione infinite e, soprattutto, grandissima energia che deve essere trasmessa incessantemente ai propri collaboratori e deve contagiare tutte le risorse umane. Queste dovranno sentirsi tutelate, protette, coinvolte nella mission organizzativa ma anche formate e allineate con fermezza al cosiddetto “business” che possiamo, in modo più omnicomprensivo, definire la ragione ed il senso di esistere di ogni istituzione economica. PIù DI 30 mANAGER DoNNA Si tratta, inoltre, di un mestiere che vede crescere in modo esponenziale la sua componente femminile che è sempre più attratta e sempre più consapevole della propria attitudine allo svolgimento del ruolo e dei compiti previsti dall’Area Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane. Tanto che nella Faculty del Master sono presenti più di trenta Manager Donna dei quali ben 10 Direttori del Personale di grandi Aziende nazionali e multinazionali. Insomma, una professione sempre più aperta alle donne sia come inserimento lavorativo sia in termini di sviluppo di carriera, e che non risulta un “gender discriminatory compensation” da tenere in considerazione per questa scelta occupazionale di grande pregio. DA SAN CAmILLo DE LELLIS AI mANAGER moDERNI

Questo “mestiere” possiamo facilmente farlo risalire al nostro ispiratore vocazionale, secondo la leggenda storica, ossia, a San Camillo de 62 UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022

Lellis, colui che proprio per la gestione Organizzativa e del Personale dell’Ospedale San Giacomo degli Incurabili di Roma nel 1584 redasse le “Regole per ben Servire gli Infermi”. Queste indicazioni furono poi la base del trattato istitutivo dell’ordine dei Ministri degli Infermi da lui fondato nel 1591. A Roma, alla fine del ‘500, la situazione degli Ospedali era veramente pessima dopo decenni di epidemie, ed ancora di più dopo il Sacco di Roma del 1527, ad opera dei Lanzichenecchi di Carlo V. L’odierna Capitale, in quel momento storico, veniva definita “abbominevole, svolto da diavolata gente anormale che per una parola di mala satisfazione ti piantano o ti rubbano” e gli infermieri, in perenne ricambio, erano mercenari poco formati e poco rispettosi degli infermi. Proprio per ovviare a questa situazione insopportabile, San Camillo de Lellis, che era definito il ‘Maestro di Casa’ dell’Ospedale San Giacomo di Roma, che oggi chiameremmo appunto il Direttore Organizzazione e Personale, decise che era necessario emanare le Regole per ben servire gli Infermi e per riformare la gestione degli Ospedali. Le Sue disposizioni, in realtà, contemplano i due aspetti fondamentali dell’Organizzazione della Compagnia e del Comportamento lavorativo di quelli che lui definisce i Servi degli Infermi (Medici, Infermieri ecc.). Ecco perché San Camillo può essere definito l’originatore della bellissima professione di Manager dell’Organizzazione e delle Risorse Umane, da riconoscersi a pieno titolo. Dotato di grande autorevolezza, San Camillo è l’illuminato precursore di tutti quelli che oggi dedicano la propria vita professionale alle Persone ed alle dinamiche lavorative. Direi che se dovessimo rivolgerci ad un Santo protettore di tutti noi che operiamo ed abbiamo operato per la valorizzazione e la felicità delle Risorse Umane, potremmo rivolgerci proprio a Lui che sicuramente ci può trasmettere la giusta ispirazione e serenità. Ed ecco che, per tutti noi che abbiamo esercitato per anni la Professione di Direttore del Personale, nel trattare queste tematiche impegnative ed esaltanti al contempo, ci si sente prendere da


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un’ondata di nostalgia, quale quella chiaramente descritta nel bellissimo, omonimo, film di Mario Martone, interpretato da un sontuoso Pierfrancesco Favino. Quella nostalgia che arriva a travolgere con inaspettata potenza il protagonista, al ritorno dopo quarant’anni al suo Rione Sanità di Napoli fino a non lasciargli altra scelta che restare. Così come il protagonista del film si riscopre legato, con struggente amore e attrazione viscerale, alle sue origini, ai suoi valori ed alle persone del suo mondo, così sarà inevitabilmente per tutti coloro che sceglieranno di dedicare la propria vita professionale alle Risorse Umane. Dopo alcune, comunque utili, digressioni torniamo al nostro Master OGRU che può essere fonte di ulteriori considerazioni soprattutto

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rivolte verso i possibili studenti interessati a svolgere la propria carriera professionale in questo ambito aziendale. UNA PRofESSIoNE mULtIDISCIPLINARE Una significativa particolarità “costituzionale” che rende molto affascinante questa professione manageriale è sicuramente rappresentata dalla sua forte componente di conoscenza e impiego di molteplici discipline scientifiche e culturali tra loro integrate ed assolutamente interagenti. Per poter acquisire il ruolo di Manager delle Risorse Umane bisogna approfondire lo studio e l’agibilità pratica di ambiti tecnico-sociali quali Organizzazione Aziendale, Economia, Normativa del Lavoro e Previdenziale, Psicologia,


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Sociologia, Amministrazione Aziendale e del Personale, Sistemi Informativi e Cyber World, Responsabilità Sociale e Sicurezza del Lavoro, Diritto Internazionale, Scienze della Formazione e della Comunicazione ecc. IN CALENDARIo UN oUtDooR tRAINING Tutto questo scenario culturale contraddistingue ed orienta la progettazione didattica del Master OGRU. Dopo aver dedicato l’apertura del Master alla descrizione del percorso e del “purpose”, nonché al patto formativo che configura il grande obiettivo che dovrà essere conseguito dal partecipante al Master con un impegno continuo e appassionato, esso attiverà la più utile socializzazione possibile tra i partecipanti attraverso una giornata di outdoor training, completata da un

divertente debriefing e dalla serata conviviale. Si entra subito, poi, nel vivo delle lezioni che si svolgono da novembre 2022 a maggio 2023 attraverso sei moduli specialistici tutti completati da un ampio ventaglio di realtà aziendali e testimonianze volte a far vivere immediatamente agli studenti il clima operativo e la concretezza dell’apprendimento prodotto. I moDULI DEL mAStER I moduli previsti partono dal primo che affronta l’Organizzazione e Direzione del Personale attraverso i ruoli del sistema aperto e dei rapporti con gli stakeholders, nonché del Direttore delle risorse umane e degli attori pubblici e privati coinvolti.

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Il secondo modulo è interamente dedicato ai principali processi gestionali quali selezione, formazione, compensation, valutazioni, comunicazione e sviluppo organizzativo e delle carriere. A seguire, verranno trattate le tematiche ricomprese nella normativa del lavoro, inclusa la contrattualistica e la risoluzione del rapporto, lo Statuto dei Lavoratori e le relazioni sindacali, assieme al ruolo dell’Ispettorato del Lavoro. Il quarto modulo è dedicato all’Amministrazione ed alla contabilità del Personale, incluso il budget ed il costo del lavoro, partendo dall’applicazione del CCNL e dalla lettera di assunzione, proseguendo con le assenze ed il Codice Disciplinare. Completa il modulo la conoscenza degli istituti assistenziali e previdenziali; abbiamo, poi, l’ambito delle sicurezze aziendali che va dalla sicurezza del lavoro alla privacy, e dall’auditing svolto dalla funzione del Risk Management, anche in funzione della Legge 231/2007, alla Cyber Security. Il sesto modulo, infine, è interamente dedicato alle nuove frontiere della professione del manager

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delle risorse umane ed alle trasformazioni di scenario, affrontando i temi dell’innovazione digitale e Leadership, della diversity e gestione della mobilità internazionale, il project management e data analytics, le pari opportunità ed il work-life balance. Come anticipato, il Master si chiude con diversi seminari dedicati allo sviluppo delle so-skills personali quali la comunicazione ed il colloquio di selezione, la stesura del curriculum vitae ed il self-assessment, con il bilancio di competenze. L’ambito dei seminari ed il master si chiudono con un secondo outdoor training dedicato all’empowerment individuale seguito da debriefing e serata conviviale. tRE mESI DI StAGE Si apre, subito dopo, la fase degli stage che si svolgeranno per almeno tre mesi, a partire da giugno 2023, in una delle realtà aziendali, consulenziali e professionali che sono rappresentate dai docenti della Faculty del Master o nelle


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aziende appartenenti ai mondi associativi vicini alla Management Academy di Unicamillus quali AIDDA; AIDP; AIOP; Federmanagement; Manageritalia; OMCEO e così via. A ottobRE IL DIPLomA La cerimonia di consegna del Diploma accademico è prevista per il mese di ottobre 2023 e farà seguito alla discussione del project work individuale o di gruppo che sarà mirato, altresì, a verificare l’apprendimento ottenuto dallo studente. Non vi sono dubbi che al termine del proficuo percorso sopra descritto il cui svolgimento dovrà essere rigoroso e determinato saranno creati tutti i presupposti e le condizioni per un immediato inserimento lavorativo nella Direzione del Personale di importanti contesti aziendali. P EStALozzI : tEStA, CUoRE E mANo

A questo fine e a corollario del messaggio motivazionale, indispensabile per trasmettere la visione che deve accompagnare l’impegno vincente dello studente voglio riferirmi al pensiero del grande pedagogo e filosofo svizzero Johann Heinrich Pestalozzi che nella descrizione del suo Metodo Educativo pubblicato nel 1801 dichiara che ogni forma di conoscenza formativa utile per la vita deve avvenire attraverso: a. l’educazione della testa, con lo sviluppo delle capacità cognitive; b. del cuore, cioè del sentimento e dei valori etici; c. della mano, cioè delle capacità pratiche e tecniche.

Prenderei in toto questo messaggio educativo e prescrittivo proveniente da una visione pre-industriale ma illuminata, per farne lo slogan di base del Master OGRU, inscindibilmente legato all’intreccio virtuoso di queste tre modalità, alla base di un percorso di apprendimento vincente. A questa impostazione filosofica e scientifica unirei, come empito di entusiasmo e passione, che deve sempre accompagnare la nostra interpretazione della vita e della responsabilità sociale personale, l’urlo di Arthur Rimbaud, il poeta maledetto, folgorante nella sua rivoluzione intellettuale che rovescia i canoni della tradizione dichiarando che l’artista deve superare la superficialità e le scontate tradizioni per trasformarsi in un “Ladro di F u o c o” per poter esprimere al meglio la sua personalità. Insomma, cari giovani studenti che volete fare della vostra vita quel sogno che avete nel cuore realizzando voi stessi e interpretando un ruolo sociale prezioso e gratificante: diventate anche voi “ladri di fuoco” e se mettete la passione nel vostro percorso formativo e professionale, sicuramente nessuna sfida sarà impossibile e nessun traguardo vi sarà precluso. Solo chi sente dentro di sé il “Fuoco della Passione”, avendo vissuto per anni ed in mille frangenti le frontiere della Direzione del Personale può trasmettere l’insegnamento giusto e profondo per poter vivere il ruolo di Manager HR. Ecco perché questo è il Master dei Direttori del Personale, per i propri allievi ed eredi. UNICAMILLUS PRIMAVERA 2022 67


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ACADEMIC LIFE NEWS/NOTE

UniCamillus, una primavera di eventi L’incontro in Vaticano con il Santo Padre, le lauree, il progetto di prevenzione odontoiatrica sul territorio. L’Ateneo cresce, e corre.

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na primavera decisamente scoppiettante quella di UniCamillus: prima l’incontro in Vaticano fra Sua Sanità, Papa Francesco, e i rettori delle Università del Lazio. Poi la festa per la consegna dei primi Diplomi di Laurea per gli studenti delle Professioni Sanitarie di cui abbiamo reso conto alle pagine 4 e 5. Quindi la conclusione, con tanto di banda della scuola, per il primo progetto di prevenzione odontoiatrica sul territorio i cui risultati scientifici sono stati riferiti a pagina 51. Infine, per l’attività sportiva da sempre fiore all’occhiello dell’Ateneo, prima la premiazione dei vincitori della seconda edizione del torneo di calcetto UniCamillus, poi la grande partecipazione dell’Università alla manifestazione sportiva “Corri Casal Monastero”.

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PAPA FRANCESCO RICEVE I RETTORI DELLE UNIVERSITÀ DEL LAZIO

Nella Biblioteca privata del Palazzo Apostolico, il 15 maggio, il Santo Padre, Papa Francesco, ha ricevuto i Rettori dei 13 Atenei del Lazio che, insieme, accolgono circa 20mila studenti provenienti da tutto il mondo. La pace non si può costruire senza “il senso critico, la libertà, il sano confronto e il dialogo”, ha sottolineato il Pontefice che ha evidenziato come “Alle università, in questo particolare momento storico, sia affidato un compito di grande responsabilità. Gli anni della pandemia, il diffondersi in Europa della “terza guerra mondiale a pezzi”, la questione ambientale globale, la crescita delle diseguaglianze, ci sfidano in modo inedito e accelerato. Una sfida che ha una forte implicazione culturale, intellettuale e


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morale. Questo scenario sta davanti alle giovani generazioni, rischiando di generare un clima di scoramento e di smarrimento, di perdita di fiducia, peggio ancora di assuefazione”. “Ma i giovani non ci stanno – ha aggiunto il Papa – e ci richiamano alle nostre responsabilità. Allora è proprio questo il momento di un grande investimento educativo. Per questo si sta sviluppando il Global Compact on Education, ovvero un progetto di lavoro comune su scala globale, che coinvolge tanti interlocutori, dalle grandi religioni alle istituzioni internazionali, alle singole istituzioni educative. Firmando in questo spirito il documento sulla fratellanza umana ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019, abbiamo convenuto che ci sta a cuore una formazione integrale che si riassume nel conoscere sé stessi, il proprio fratello, il creato e il Trascendente”. “È dunque veramente importante – ha proseguito il Papa Francesco – il servizio che l’università può dare; che potete dare voi e gli Atenei che rappresentate, ciascuno con le proprie caratteristiche, per ripensare e adeguare i nostri modelli di sviluppo, facendo convergere le migliori energie intellettuali e mo-

rali. Gli studenti non si accontentano della mediocrità, di una mera riproposizione di dati, nemmeno di una formazione professionale senza orizzonte. Lo dimostra, ad esempio, la grande mobilitazione di tanti giovani dottorandi e ricercatori sull’economia, coordinati da docenti di vostre Università, proprio con l’obiettivo di costruire risposte nuove ed efficaci, superando vecchie incrostazioni legate a una sterile cultura della competizione di potere”. Il Coordinamento Regionale delle Università del Lazio si è rivolto al Santo Padre mettendo in evidenza le attività svolte in questa fase e le più importanti urgenze: “Il nostro impegno per l’accoglienza è quello per la pace. Le nostre aule sono l’esempio vivente di inclusione e tolleranza, pace e integrazione all’insegna della conoscenza e della cultura. Per questo continuiamo ad essere ottimisti per il futuro. Tra le iniziative svolte non possiamo non ricordare quella recente a favore delle studentesse e degli studenti, dei colleghi e delle colleghe ucraine, come nei mesi scorsi a favore dei rifugiati dall’Afghanistan e da altri paesi in guerra e in povertà.

CINQUE NOTIZIE MONKEYPOX

A metà giugno in Europa il conteggio riportava poco meno di mille casi registrati di Vaiolo delle Scimmie: Spagna, Portogallo, Germania e Gran Bretagna i Paesi più colpiti. Nessun decesso registrato ma l’Unione Europea ha dato il via libera all’acquisto di 110mila dosi di vaccino da fornire agli Stati membri a partire da inizio estate. In tutto il mondo i casi registrati sono giungi a poco meno di 1.500. “Questa è la prima volta che utilizziamo fondi UE per acquistare vaccini che possiamo poi distribuire agli Stati membri” ha chiarito Stella Kyriakides, commissaria europea alla Salute.

RICERCA

Roberta Lione, docente di Odontoiatria preventiva, ha ricevuto dall’azienda statunitense Align Technology due riconoscimenti per altrettanti progetti di ricerca sull’ortodonzia presentati quest’anno per il Research Award Program, premio istituito nel 2010 con l’obiettivo di supportare la ricerca internazionale clinica e scientifica ortodontica e dentale nelle Università ed i progetti sono esaminati da un comitato accademico indipendente.

BANDO DI STUDIO

Pubblicato sul sito LazioDisco, L’Ente regionale per il diritto allo studio e la promozione della conoscenza (DiSCo), il nuovo bando 2022/2023 relativo al Diritto allo Studio. Sono previste agevolazioni per gli studenti universitari capaci e privi di mezzi, posti alloggio per studenti fuorisede, contributi per la mobilità internazionale, premi di laurea.

EUROPA

Un rapporto dell’Osservatorio europeo su droghe e tossicodipendenze condotto analizzando le acque usate di 25 Paesi (23 dell’Uninone Europea più Turchia e Norvegia) ha rivelato un auimento della presenza di sostanze stupefacenti cannabinoidi, cocaina, anfetamine e metanfetamine - che tornano a un livello precedente alla pandemia Covid.

FUMO E ICTUS

Fumavano in media 23,1 sigarette al giorno e, dopo aver subito un ictus, hanno smesso di fumare come se non avessero mai acceso una sola sigaretta. Un fenomeno di remissione spontanea in un centinaio di persone è stato utilizzato dagli scienziati per studiare il circuito cerebrale coinvolto nella dipendenza da tabacco. Il lavoro, pubblicato su Nature Medicine, suggerisce che anche altre dipendenze, come l’alcool, potrebbero condividere la stessa mappa delle connessioni cerebrali.

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ACADEMIC LIFE NEWS/NOTE

Il nostro Comitato opera costantemente in un clima di dialogo e di cooperazione, concordi come siamo nell’impegno comune di facilitare l’accesso all’istruzione superiore e tutte le condizioni affinché il nostro sistema universitario permetta di offrire alle studentesse e agli studenti. Il prossimo Giubileo del 2025, che ha recentemente indetto, potrebbe rappresentare un traguardo per una serie di iniziative, per le quali fin da ora possiamo assicurare la nostra piena disponibilità”. UNICAMILLUS A “CORRI CASAL MONASTERO” Alla vigilia dell’estate, il 12 giugno scorso, si è svolta la quarta edizione della manifestazione sportiva “Corri Casal Monastero”: è una corsa competitiva su strada, di 10 km, all’interno del quartiere di Casal Monastero (IV Municipio), attraversando parte dell’insediamento urbanizzato e parte in campagna. Durante l’evento, i tirocinanti del Corso di Laurea in Infermieristica, coordinati dalla direttrice del Corso, Noemi Giannetta, hanno effettuato a tutti gli atleti la misurazione della pressione, la rilevazione della glicemia e la saturimetria.

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Un’opportunità per contribuire allo sviluppo sociale e culturale del territorio della città all’interno del quale si trova la sede dell’Ateneo. Insieme al progetto di prevenzione odontoiatrica sul territorio, e alla partecipazione, in occasione della Giornata nazionale dell’Infermiere a eventi di screening preventivo, con “Corri Casal Monastero” si conferma la grande vocazione di UniCamillus a lavorare a stretto contatto con la realtà cittadina. La sfida di quest’anno è stata quella di battere i tempi stabiliti nel 2019 attraverso l’istituzione di premi speciali. UniCamillus ha contribuito attivamente alla premiazione degli atleti finanziando i primi 3 premi per le associazioni sportive partecipanti. Alla manifestazione sportiva ha partecipato anche il rettore di UniCamillus, Gianni Profita. Nelle fotografie: sopra e sotto, alcuni momenti del lavoro dei tirocinanti in Infermieristica impegnati nella misurazione della pressione degli atleti. Il rettore, Gianni Profita, poco prima della partenza della corsa. Il podio dei tre primi classificati.


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RICERCHE/ABSTRACT

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Direttore Responsabile: Gianni Profita Redazione a cura di: Fernando M. Magliaro e Gianandrea Sapio Immagini: Croce Rossa Italiana Dipartimento nazionale Protezione civile Ansa Foto/Roman Pipley, Sergey Kozlov UniCamillus/Cynthia Achonu, Federica Alota, Claudia Bevini, Cristian Bondi, Simone Micarelli, Manuel Ventre Stampa: Tipografia Miligraf Srl Chiuso in redazione: giugno 2022 Copia Gratuita www.unicamillus.org


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Primavera P 2022

UNICAMILLUS Magazine - Primavera 2022

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