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UniCamillus Magazine - Inverno 2023

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UNICAMILLUS Magazine - Inverno 2023

Inverno 2023

UNICAMILL UNI CAMILLUS Magazine


CONTENUTI SOMMARIO 2 STUDENTI PER LA RICERCA, TAVAZZI: “SERVE ALLENARE ANCHE LA RAZIONALITÀ DEI RAGIONAMENTI PER STUDIARE MEDICINA” a cura di Tommaso Fefè 9 CAMBIAMENTO CLIMATICO, IL PROF. DI GIOVANNI SPIEGA: “LE CATASTROFI DI 50 ANNI FA OGGI SONO EVENTI ORDINARI” a cura di Tommaso Fefè 13 INQUINAMENTO AMBIENTALE E FERTILITÀ di Ermanno Greco

19 ECOSISTEMI IN TRASFORMAZIONE: COME IL CAMBIAMENTO CLIMATICO STA RISCRIVENDO LA SALUTE IN AFRICA di Fausto Ciccacci

29 IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE: L’IMPATTO SULLE VIE RESPIRATORIE di Angelo Coppola

35 COME IL CAMBIAMENTO CLIMATICO IMPATTA SULLE CARATTERISTICHE DI OLI, VINI E ALTRI PRODOTTI. INTERVISTAS AL PROF. CICHELLI a cura di Tommaso Fefè

40 UNICAMILLUS, WHITE COAT CEREMONY: OSPITI DAL MONDO DELLA SCIENZA, DELLA POLITICA E DELLO SPETTACOLO di Giorgia Martino

46 GHJ - THE LAW THAT NO ONE READS 48 L’ATTIVITÀ DI UNICAMILLUS NELLA FORMAZIONE DEI DOCENTI DI SOSTENGO. INTERVISTA AL PROF. DOMENICI a cura di Valentina Salzillo

50 IL NUMERO PROGRAMMATO AL CORSO DI LAUREA IN MEDICINA E CHIRURGIA: UN’ANALISI DEI PRO E DEI CONTRO di Antonio Maturo e Veronica Moretti

59 TERZA MISSIONE - ORIZZONTI DELLA MEDICINA, DOVE LA SCIENZA INCONTRA LA SOCIETÀ: CICLO DI CONFERNEZE PER APPROFONDIRE L’IMPATTO SOCIALE DELLE SCIENZE MEDICHE a cura di Donatella Padua

68 ECCO UNIHALL E AUDITORIUM: I NUOVI EDIFICI DI UNICAMILLUS HANNO ACCOLTO I PRIMI STUDENTI FOTOREPORTAGE

EDITORIALE di Gianni Profita Rettore Apriamo questo numero invernale con un annuncio importante: UniCamillus inaugura una sede satellite a Venezia per ospitare un nuovo Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. È un grande passo avanti nella crescita del nostro Ateneo, che si espande così anche in un’altra importante realtà italiana. Dopo cinque anni di attività a Roma, durante i quali ha visto sviluppare il proprio campus con edifici all’avanguardia, l’Università Medica Internazionale di Roma ha deciso di portare nella Città lagunare la propria missione accademica. Le lezioni iniziano a dicembre 2023, presso la sede dell’IRCSS San Camillo a Venezia Lido. Ci vorrà del tempo per avere i primi laureati, ma attraverso questo percorso di continua crescita UniCamillus punta a dare un proprio significativo contributo, in misura sempre maggiore, per contrastare anche a livello nazionale il problema della carenza dei medici. A riguardo, pubblichiamo tra l’altro in queste pagine uno studio - condotto dal Prof. Antonio Maturo, Ordinario di Sociologia della salute e dalla ricercatrice Veronica Moretti, dell’Università di Bologna - che esplora le potenziali implicazioni di interventi radicali sul numero programmato per i corsi di studio in Medicina e Chirurgia. La possibilità di studiare Medicina a Venezia rappresenta ad ogni modo una novità storica per lo stesso capoluogo veneto, che tra i suoi canali e le sue calli ha da sempre ospitato un crogiolo culturale e di saperi in ambiti letterari, tecnico-scientifici e giurisprudenziali. La medicina però, nella millenaria storia della Serenissima, è rimasta quasi sempre apparentemente in disparte, mentre adesso potrà aggiungersi a pieno titolo tra le eccellenze universitarie che la città lagunare ha da offrire. Unicità artistiche e architettoniche, che però si accompagnano anche a quelle peculiari fragilità e delicatezze che la rendono così affascinante. Per sua natura legata all’acqua, Venezia è infatti una di quelle meraviglie seriamente in pericolo a causa dell’aumento della temperatura del pianeta. E l’occasione ci è sembrata comunque giusta per parlare di cambiamento climatico e, nel nostro campo, dell’impatto che esso ha sulla salute. D’altronde, come ha dichiarato a settembre scorso Samantha Burgess, viceresponsabile del servizio Global Monitoring for Enviroment and Security, dell’Agenzia Spaziale Europea: “È probabile che il 2023 sarà l’anno più caldo che l’umanità abbia mai conosciuto”. Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha sancito che: “Il collasso climatico è iniziato”. Sono solo gli ultimi di una lunga serie di allarmi lanciati in tempi recenti sul tema della tutela dell’ambiente e del clima, permeato ormai definitivamente nel nostro vivere quotidiano. I dati scientifici dimostrano in maniera incontrovertibile che i pericoli per l’umanità sono enormi. L’ottava edizione del rapporto Lancet Countdown 2023 chiosa provocatoriamente che non è il pianeta ad essere in pericolo; siamo noi ad esserlo. Inquinamento, desertificazione, alluvioni, aumento delle temperature sono per lo più conseguenze dell’azione antropica che si ripercuotono essenzialmente sulla salute e sulla vita degli esseri umani stessi. Intere zone dell’Africa subsahariana stanno diventando invivibili per milioni di persone, costrette a migrare per non patire la fame a causa della siccità. Un fenomeno quest’ultimo che in Italia viviamo per la sua conseguenza più evidente degli sbarchi a Lampedusa. I numeri raccolti dall’OMS e dall’Organizzazione meteorologica mondiale spiegano che negli ultimi 10 anni la percentuale di terreni colpiti da siccità estrema in tutto il globo ha raggiunto il 47%, con conseguenze a cascata sulla produzione agroalimentare e sulla salute umana. Come se non bastasse, i prodotti agricoli, a causa del mutamento del clima, vedono alterare le proprie caratteristiche organolettiche, nutrizionali e diventano persino veicolo di diffusione di agenti patogeni, che si sviluppano proprio per le temperature eccessive. Un condensato di disastri per i quali sembra utile insistere per un’opera di instancabile sensibilizzazione collettiva, come proviamo a fare anche noi attraverso il nostro Magazine. Spiegando e mostrando i rischi che stiamo correndo, vogliamo provare a rafforzare quella spinta dal basso che mira a convincere chi ha in mano gli strumenti per fare la differenza ad agire e a farlo alla svelta.

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EDITORIAL by Gianni Profita Rector We open this winter edition with an important announcement: UniCamillus is opening a satellite campus in Venice to host a new MSc programme in Medicine and Surgery. It is an important step in the growth of our University, which is expanding into another important Italian reality. After five years of activity in Rome, during which it has developed its campus with state-of-the-art buildings, UniCamillus has decided to bring its academic mission to the lagoon city. Courses will begin in December 2023 at the IRCCS San Camillo campus in Venezia Lido. It will take some time to see the first graduates, but UniCamillus aims to make a significant contribution to the national problem of the shortage of doctors through this path of continuous growth. In this context, we publish in these pages a study carried out by Professor Antonio Maturo, Full Professor of Sociology of Health, and Veronica Moretti, researcher at the University of Bologna - which examines the possible impact of radical interventions on the planned number of courses in Medicine and Surgery. The possibility of studying medicine in Venice is a historical novelty for the city itself, which, amid its canals and alleys, has always been a cultural melting pot of literary, technical-scientific, and legal knowledge. Throughout the millennia of the Serenissima history, however, medicine has almost always seemed to be relegated to the sidelines, but now it can rightfully join the university excellence that the lagoon city has to offer. A city of artistic and architectural uniqueness, but also of those peculiar fragilities and delicacies that make it so fascinating. Intrinsically linked to water, Venice is in fact one of the wonders seriously threatened by the rising temperature of the planet. We thought it would be a good time to talk about climate change and, in our field, its impact on health. As Samantha Burgess, deputy head of the European Space Agency Global Monitoring for Environment and Security (GMES) programme, stated last September: “It is likely that 2023 will be the hottest year humanity has ever experienced”. United Nations Secretary-General Antonio Guterres has also confirmed: “Climate collapse has begun”. These are just the latest in a long line of alarms that have been sounded recently about the environment and the climate, and which are now firmly ingrained in our daily lives. The scientific evidence is incontrovertible: the dangers to humanity are immense. The eighth edition of the Lancet Countdown 2023 Report provocatively concludes that it is not the planet that is in danger, it is us. Pollution, desertification, floods, and rising temperatures are mostly the result of human actions that are fundamentally affecting the health and lives of people themselves. Whole regions of sub-Saharan Africa are becoming uninhabitable for millions of people, who are forced to migrate to avoid starvation due to drought. This phenomenon, the most obvious consequence of which we experience in Italy through the landings in Lampedusa. Figures collected by the World Health Organization (WHO) and the World Meteorological Organization (WMO) show that in the last 10 years the percentage of the world's land area affected by extreme drought has reached 47%, with cascading effects on food production and human health. As if that were not enough, agricultural products are experiencing changes in their organoleptic and nutritional characteristics as a result of climate change and are even becoming vehicles for the spread of pathogens that develop precisely because of excessive temperatures. This is a long list of catastrophes for which it would be useful to insist on a constant collective effort to raise awareness, as we are trying to do with our Magazine. By explaining and illustrating the risks we are facing, we want to strengthen that drive that aims to convince those who have the means to make a difference to act, and act quickly.

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UniCamillus sbarca a Venezia UniCamillus, Università Medica Internazionale di Roma, apre una sede distaccata a Venezia. La Città Lagunare potrà così annoverare tra le proprie offerte universitarie anche un Corso di Laurea in Medicina. A dicembre 2023 si sono tenuti i test di ammissione e subito dopo sono partite le lezioni, tutte in lingua italiana, presso la sede dell’IRCSS San Camillo, a Venezia Lido. Grande soddisfazione per questa importante occasione di crescita dell’Università è stata espressa dal Rettore di UniCamillus, Gianni Profita: «Negli ultimi mesi abbiamo lavorato tutti alacremente per realizzare e portare a compimento questo progetto di ampliamento. Per il nostro Ateneo è un motivo di enorme orgoglio poter dire di essere attivi in due città come Roma e Venezia, così importanti storicamente e culturalmente per il nostro Paese. Già dai tempi della Serenissima il capoluogo veneto ha rappresentato un punto di riferimento per la diffusione del sapere globale. Grazie agli scambi continui tra Oriente e Occidente, portati avanti attraverso i secoli, la Repubblica aveva fondato la sua grandezza sul saper creare tra i propri canali un’autentica realtà cosmopolita”. Con questa nuova apertura quindi UniCamillus - che ha nell’inclusività e nella multiculturalità il fondamento della propria missione accademica -intende inserirsi in questo contesto accademico che, insieme alle unicità artistiche e architettoniche, ha reso Venezia famosa in tutto il mondo, ma focalizzandosi su un ambito storicamente rimasto appannaggio di altre realtà al di fuori della Laguna, come le scienze mediche. L’obiettivo è quello di dare un proprio contributo per risolvere il problema della carenza di medici. “Una situazione che rischia di diventare drammatica per l’intero sistema sanitario nazionale - ha dichiarato ancora il Rettore Profita, che poi ha aggiunto - UniCamillus permetterà perciò alla città di ottenere un rilievo socioeconomico altamente professionalizzante anche nell’ambito medico-scientifico”.

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ACADEMIC Studenti per la ricerca, Tavazzi: “Serve allenare anche la razionalità dei LIFE ragionamenti per studiare medicina” Informa Studenti

Intervista alla Professoressa Barbara Tavazzi, docente di Biochimica in UniCamillus, nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Ostetricia e nel Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana. Insieme al Professor Piero Cascone , direttore del Master di Primo Livello di UniCamillus in Riabilitazione Maxillo-facciale, promuove il progetto Studenti per la Ricerca, che punta ad introdurre nel mondo della ricerca accademica i laurenadi in Medicina già durante i loro primi anni di studi. a cura di Tommaso Fefè

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rofessoressa, come è nata que- La nostra intenzione in ogni caso è sta idea di avvicinare gli stu- quella di far capire, cosa significhi denti alla ricerca già durante fare ricerca in medicina. Da quella di il corso di laurea? base, fino alla ricerca clinica”. “I ragazzi, soprattutto nell’ambito della medicina, non sono di solito imme- Qual è l’obiettivo che immaginate diatamente orientati verso la ricerca. I possano raggiungere i ragazzi partemedici che fanno ricerca cipando a questo progetto? sono molto pochi, se non “Oltre che ampliare le in un secondo momenloro competenze, in to della loro carriera questo modo è pose attività professiosibile che gli stunale. I ragazzi handenti si appassiono, sì, dei corsi nino al lavoro di dedicati anche ricerca, orientansolo per imparare dovisi fin da subia scrivere la tesi, to. Per come evolper capire come e vono oggi le cose, cosa cercare sulle chi aspira a fare un banche dati, ma non certo tipo di carriera è la stessa cosa che apuniversitaria in ambito procciare ad una materia medico-scientifico ha per con metodo scientifico. L’idea La Professoressa forza bisogno di attività clinica, è proprio questa: avvicinare i Barbara Tavazzi scientifica e di pubblicazioni. ragazzi a un approccio più di Da anni, nel nostro campo, il ricerca. Questo può peraltro risultare Ministero ha istituito l’ASN, l’Abilitacomunque utile per la tesi, anche se zione Scientifica Nazionale e in essa molto dipende dall’ambito che si sta per tutti noi professori, anche se con studiando e da chi sia il relatore con anni e anni di didattica alle spalle, cui si sta facendo la tesi stessa. viene considerata più che altro la va-

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lenza scientifica del nostro lavoro. E con quella possiamo assumere idoneità a ricoprire ruoli di prima o seconda fascia a seconda dei casi. Si punta molto quindi sull’aspetto scientifico e se i ragazzi non imparano da subito che cosa significa questo, in una ipotetica carriera universitaria si trovano inevitabilmente in difficoltà. E comunque si tratta di apprendere una metodologia di approccio al lavoro di ricerca che potrà servire per qualunque attività i ragazzi dovessero poi scegliere di andare a fare una volta laureati”. Dal punto di vista formativo personale, qual è l’aspetto didattico principale per i partecipanti? “A mio avviso, con questa iniziativa in qualche modo si riesce a recuperare quella che un tempo era l’attività pri-

mordiale dei medici. Grandi passi avanti nella medicina del passato sono stati fatti in passato solo grazie alla ricerca e sperimentazione sul campo. Oggi certo non ci sono più i cerusici del medioevo che imparavano l’anatomia sezionando cadaveri trovati per strada e sperimentando i risultati dei loro studi direttamente sui pazienti, ma la logica alla base è la stessa. Agli aspetti teorici della medicina vengono affiancate le attività sperimentali, di ricerca e di analisi, oggi peraltro rese ancora più all’avanguardia dalla possibilità di usare nuove tecnologie, realtà au-

Il Professor Piero Cascone Studenti UniCamillus impegnati in una ricerca informatica durante una lezione

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ACADEMIC LIFE Informa Studenti

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mentata, riproduzioni virtuali e pro- ai numeri di posti disponibili e a valugrammi informatici. Questo però da tazioni di reale interesse. In genere i solo non basta. Il virtuale è un valore gruppi sono da 3-4 persone, non di in più che ti permette di vedere e più. Non c’è però un vincolo di proficapire nel dettaglio alcuni aspetti, ma cuità nei vari esami”. lo stimolo ad andare avanti, ad approfondire, seguendo una logica di Come si svolge il lavoro degli studenti una ricerca, lo si può fare solo mettendo in questo progetto? in pratica il lavoro. Nella medicina “La prima parte del lavoro che viene c’è un filo logico che tiene insieme i richiesta è un’attività di ricerca bibliografica. Il docente dà tanti diversi aspetti, e non lo si può trovare solo at- “Il rapporto tra docenti e le indicazioni su come traverso gli strumenti tec- studenti evolve, creando svolgerla, dopo di che, nici, per quanto ormai una sinergia che pone imparato il metodo, gli avanzatissimi e dalle po- tutti sullo stesso livello studenti perfezionano da sé quelli che sono i punti tenzialità strepitose. Serve di confronto e meritevoli di attenzione. allenare anche la razioresponsabilizza i nalità dei ragionamenti e ragazzi nel mettere in A volte, dopo la ricerca del materiale, possono applicare ciò che si stupratica la loro essere anche gli stessi radia. La ricerca è applicapreparazione” gazzi a proporre tematizione. Inoltre, questo proche su cui orientarsi. Si getto mira anche a riavvicinare le nuove generazioni di medici crea una sinergia tra studente e riceralla dimensione più umana della pro- catori, che pone tutti di fatto sul mefessione che andranno a svolgere. Vo- desimo livello professionale. C’è un gliamo metterli in condizione di poter confronto aperto per mettere in pratica approcciare un argomento - affiancati la loro preparazione, quindi le coma un tutor, che detta la linea di ricerca petenze teoriche che hanno acquisito sui libri, in un campo (ex novo o già avanzata) “La selezione dei che non sia meramente - su cui poi gli studenti svilupperanno il loro in- ragazzi avviene su base mnemonico. Questo reteresse, mettendo in pra- volontaria, tramite una sponsabilizza i ragazzi in tica quello che hanno semplice chat: Si chiede merito al loro operato e studiato sui manuali, ma la disponibilità e i primi in diversi casi poi possoche rispondono no arrivare a vedere anin un’ottica diversa da vengono presi. Non c’è che il loro nome compaquella della sola sala opeun vincolo di proficuità” rire su delle pubblicazioratoria”. ni. In ogni caso, come Come vengono selezionati gli studenti detto, si tratta di acquisire una metodologia di lavoro che potrà servire partecipanti? “La selezione dei ragazzi e l’abbina- per il futuro, indipendentemente dal mento con un particolare argomento tipo di carriera che svilupperanno. avviene su base volontaria, tramite Potrebbero doversi trovare a scrivere una semplice chat. Si chiede la dispo- un progetto di ricerca, esporre un loro nibilità e i primi che rispondono ven- lavoro durante un congresso o fare un gono presi. Chiaramente un minimo intervento in un convegno. Ma saranno di filtro viene fatto, soprattutto in base preparati a farlo, perché quando si fa

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ricerca si viene a creare un rapporto quasi intimo con ciò che si sta analizzando: l’argomento diventa molto più specifico e non si esaurisce solo nel momento in cui lo si sta studiando. Inoltre all’interno del loro percorso di laurea, questa attività permette agli studenti di accumulare crediti, sotto forma di premialità, che alla fine si vanno a sommare, concorrendo alla definizione della votazione finale di Laurea”.

Siamo partiti ad aprile scorso e immediatamente dopo siamo stati contattati da altri atenei importanti, come quello di Udine, interessati a imitare questo medesimo progetto. Al momento da noi i partecipanti attivi a questa iniziativa sono una decina e i risultati di un primo progetto sono stati anche già pubblicati. Contiamo a breve di ampliare ulteriormente la platea di riferimento”.

Una lezione della Professoressa Tavazzi

Trovandosi a lavorare fianco a fianco su un progetto di ricerca cambia anche sensibilmente il rapporto umano che si viene a creare tra professori e studenti? “Certamente. Migliora anche il rapporto tra docente e studente, perché in questo modo il titolare della cattedra diventa anche responsabile scientifico e quindi gli studenti lo vedono in altre vesti e non solo come colui che insegna. I ragazzi apprendono quindi anche i motivi che hanno portato alla nascita di quel determinato filone di ricerca”. UniCamillus può essere un’apripista tra le Università in Italia per iniziative come questa, che invoglino i giovani a scegliere di fare ricerca? “Assolutamente sì. In Italia non mi risulta ci siano altre università che propongano un qualcosa di simile. Il Prof. Cascone aveva presentato questa iniziativa anche altrove, ma non aveva mai avuto particolari riscontri di interesse. Invece quando ne ha parlato qui in UniCamillus abbiamo subito capito la potenzialità dell’idea. È tutto molto stimolante dal punto di vista didattico per i partecipanti a questo progetto. Tant’è che sin da subito c’è stato un arrembaggio per prenotarsi ai vari lavori che venivano proposti. UNICAMILLUS INVERNO 2023

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CAMBIAMENTO CLIMATICO

IL PROF. DI GIOVANNI SPIEGA: “LE CATASTROFI DI 50 ANNI FA OGGI SONO EVENTI ORDINARI” a cura di Tommaso Fefè Il Professor Di Giovanni è docente UniCamillus di Statistica Medica nei Corsi di Laurea in Ostetricia, Infermieristica e Fisioterapia

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l cambiamento climatico è una delle Professore, quali sono le principali migrandi sfide che l’umanità deve im- nacce legate al cambiamento climatico parare ad affrontare nel presente e che incombono sulla vita e la salute nell’immediato futuro. Questo però delle persone? non significa solo fronteggiare alluvioni, Bisogna fare un distinguo tra tipologie siccità, scioglimento dei ghiacci e inon- diverse di pericoli. Le minacce dirette dazioni. Lo sconvolgimento degli equi- sono gli eventi climatici avversi estremi, come le alluvioni, le siccità, gli libri della natura comporta anche uragani. Sono tutti eventi il cui l’insorgenza di nuovi pericoli, spesso sempre più frequente verificarsi è invisibili, ma i cui effetti possono strettamente legato al cambiamento comunque rivelarsi devastanti per climatico, ma con le quali l’umanità la vita umana. Dello studio di ha sempre fatto i conti. Poi ci come affrontare minacce di sono le minacce indirette, che questo tipo si occupa da diderivano invece dal verificarsi versi anni il Professor Dadegli eventi catastrofici e niele Di Giovanni, docente comportano delle ricadute UniCamillus, specializzato di vario tipo: dagli aspetti in Ingegneria per l’Ameconomici, a quelli medibiente. Il Professor Di GioIl professor co-sanitari senza dimenticare vanni ha all’attivo svariate pubblicazioni sul tema della Daniele Di Giovanni i danni a tutta la filiera agroalimentare. protezione dagli eventi CBRN, cioè i disastri di natura Chimica, Le azioni, le programmazioni e gli scenari Biologica, Radiologica e Nucleare, ed della vita sociale umana si fondano però è anche fondatore dell’Associazione sulla gestione ordinaria dei problemi. Se HESAR (Health Safety Environmental in una zona che abitualmente è soggetta Research Association Rome): una no- ad alluvioni devo per esempio progettare profit che ha lo scopo di aumentare la il solaio di un magazzino, lo faccio in tutela ambientale e la sicurezza del un determinato modo. Idem dicasi per singolo e della collettività, di migliorare tutte le altre infrastrutture e, uscendo dal le condizioni dell’ambiente di vita, di campo ingegneristico, per tutte le attività. lavoro e quelle ecologiche del sistema, Sapendo che si dovranno affrontare dee di promuovere iniziative di informa- terminate situazioni durante le stagioni zione, formazione, aggiornamento, stu- ci si premunisce di conseguenza, in dio, ricerca, sviluppo, innovazione a base ai cicli meteorologici ordinari. Se però questo schema cambia repentinariguardo. UNICAMILLUS INVERNO 2023

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mente e l’intensità impatto sull’ambiente, va tutto a favore degli eventi clima- della collettività e quindi anche a proprio tici diventa inge- favore. Anche in maniera pragmatica, stibile, per quan- tenendo presente le necessità e le esigenze titativi e per tem- economiche dettate dal proprio portapistiche, le infra- foglio, si può essere utili con poco. strutture, il sistema Penso all’autoproduzione dell’energia economico, il tes- da fonti rinnovabili ha un beneficio suto sociale non prima di tutto per noi e poi per l’ambiente sono più in grado e per la collettività. L’impatto di un di assorbire tali singolo a volte penalizza tutti, ma vale eventi e resistere anche il contrario. La riduzione dei conin situazioni di sumi, o forse sarebbe meglio parlare di emergenza costanti. E lì può succedere riduzione degli sprechi, può certamente qualsiasi cosa. Focalizzando l’attenzione non essere semplice. Siamo abituati a sugli aspetti sanitari, difronte a determinati pensare ad esempio che un determinato effetti catastrofici del cambiamento cli- elettrodomestico debba essere utilizzato matico si assiste ad esempio al collasso a prescindere e sempre allo stesso modo, dei pronto soccorso degli ospedali, alla come fosse uno standard. E invece ci possibile diffusione di malattie, all’im- sono diverse soluzioni tecnologiche possibilità di portare cure e pronta assi- avanzate e accortezze che possono farci ottimizzare i consumi e stenza ai più fragili. quindi ridurli. Laddove i fenomeni cliNelle foto alcuni matici sono arrivati a forza momenti dell’alluvione Nei suoi studi ha avuto estrema, non più sopporin Emilia a maggio modo in diverse occasioni tabile, e penso al caso della 2023. Le pioggie di affrontare il tema della desertificazione di alcune torrenziali fuori zone del mondo, si assiste stagione, dopo lunghi protezione da minacce poi a fenomeni di massa periodi di siccità, sono CBRNE (Chimiche, Biologiche, Radioattive, Nucleacome le migrazioni, che uno degli effetti del sono difficilmente gestibili cambiamento climatico ri, Esplosive). Quando però i pericoli di questo tipo e aggravano a catena tutti che si osservano con arrivano direttamente da gli altri problemi. Il desempre maggiore madre natura, benché depauperamento dei tessuti frequenza. rivanti e influenzati cosociali legato ad un immunque dall’azione umaprovviso cambiamento delle condizioni di vita comporta fenomeni na, come ci si difende? Come si protegge mai affrontati prima dall’umanità in così la salute delle persone da simili eventi? Esistono misure di protezione e misure brevi lassi di tempo. di prevenzione. Le prime non cambiano, Da un punto di vista sanitario, in che indipendentemente che si tratti di mimodo si coniugano la tutela ambientale naccia di origine naturale o causata da e la sicurezza del singolo e della col- azione umana (ad esempio un’azione lettività? Quali azioni, dei singoli o bellica). Quando l’evento accade, ci collettive, possono aiutare a migliorare proteggiamo sempre allo stesso modo, le condizioni dell’ambiente di vita delle attivando la macchina dei soccorsi, della protezione civile, dei vigili del fuoco, persone? Non c’è un aspetto della vita che mette l’esercito e quant’altro. Gli operatori inmaggiormente in relazione azioni dei tervengono nel luogo del disastro, ne singoli e collettività come il campo am- comprendono l’entità e di che tipologia bientale. Quello che il singolo fa con at- di minaccia si tratta e poi viene a stabilirsi tenzione, cercando di ridurre il proprio un assetto di contrasto. 10 UNICAMILLUS INVERNO 2023


Riguardo la prevenzione invece le misure il carico di emiscambiano eccome, per mitigare i diversi sioni di CO2 e rischi che si possono presentare. Ci sono produzione di ricasi di errore umano, rispetto ai quali fiuti. Anche l’UE una progettazione accurata delle misure ha stabilito degli di sicurezza e di tutela della salute può obiettivi che tutti essere fondamentale. Quando invece si i paesi devono tratta di minacce naturali, se non sono raggiungere. preventivate con una predisposizione Certamente quaprecisa dell’emergenza possono innescare lunque azione si una serie di eventi concatenati. Ma qui faccia, da sola non torna in gioco il discorso sulla probabilità è sufficiente, né degli eventi. Tutte le progettazioni della per mitigare il prosicurezza delle infrastrutture, dei vari siti blema dell’impatto ambientale dell’uoindustriali o anche delle singole case, mo, né tanto meno per contrastare il sono state fatte basandosi su precedenti cambiamento climatico in corso o per minacce di questo tipo e sulla frequenza ridurre i danni già fatti dall’azione ancon cui si sono verificate. Oggi però tropica dell’uomo sugli ecosistemi. eventi come quello accaduto, per esem- Inutile piangere sul latte versato, inpio, in Emilia Romagna la scorsa pri- somma. A breve e a medio termine si mavera, sono sempre più frequenti. E può però lavorare combinando diversi infrastrutture progettate 50 anni fa per fattori, tra fonti di energia alternative ai resistere a determinate sollecitazioni, combustibili fossili, recupero dei rifiuti, che potevano anche essere considerate diminuzione delle emissioni e dei consumi. Cercando di fare il estreme allora, oggi non sono più in gradi di ri- In foto sopra: operatori più possibile, laddove è razionalmente possibile, spondere adeguatamente tecnici rilevano la si può iniziare a invertire a un’emergenza. Ancor presenza di agenti la rotta, in attesa che nuove più sapendo che non si chimici e biologici frontiere della scienza rentratta di casi eccezionali, potenzialmente ma di situazioni destinate pericolosi in una zona dano impiegabili nel quotidiano idee e soluzioni a ripetersi sempre di più di montagna. ad oggi prettamente teorie a intensità elevata. che o sperimentali. Penso La protezione in termini di sicurezza della salute oltre che, in ge- ad esempio alla tecnologia Carbon Capnerale, della vita delle persone, sta ture and Storage, che permetterebbe di proprio nel tener conto del drastico mu- incamerare l’anidride carbonica, stoctamento del modo in cui avvengono carla e utilizzarla nei processi dove è questi fenomeni, a causa del cambia- richiesta, come fosse una vera e propria mento climatico, progettando e ripen- risorsa. C’è poi in ballo la questione sando di conseguenza tutti i sistemi e le della fusione nucleare, un campo di rimisure per la gestione delle emergenze. cerca nel settore energetico che tiene impegnati gli scienziati da anni. ElimiA che punto è oggi l’avanzamento nerebbe moltissime problematiche, andella ricerca scientifica nelle tecnologie che legate alla sicurezza degli impianti che possono mitigare gli effetti del stessi, che oggi si riscontrano nel mondo cambiamento climatico sulla salute dove si sfrutta invece la fissione deldelle persone? Quante e quali di queste l’atomo nelle centrali nucleari. La ricerca innovazioni sono effettivamente ap- va avanti. Purtroppo non siamo vicinissimi a una soluzione ancora, nonostante plicate oggi al livello globale? Esistono diverse tecnologie che ci con- i grandi investimenti anche a livello sentono di alleggerire progressivamente europeo. UNICAMILLUS INVERNO 2023 11


“THE CATASTROPHES OF 50 YEARS AGO ARE ORDINARY EVENTS TODAY” Tommaso Fefè’s interview with Professor Daniele Di Giovanni Pino Donghi is a semioticist specialised in Science Communication and Cultural Design. Daniele Di Giovanni is a UniCamillus lecturer in Medical Statistics

What are the main climate change-related threats to human life and health? There are different types of hazards. The direct threats are extreme adverse climate events such as floods, droughts, and hurricanes. Then there are the indirect threats resulting from the occurrence of catastrophic events, which have a wide range of impacts: from economic to medical and health issues. However, the actions, plans and scenarios of human social life are based on the normal management of problems. If you know that you will have to deal with certain situations during the year, you prepare accordingly, based on normal meteorological cycles. But if this pattern changes suddenly and the intensity of such events becomes unmanageable in terms of both quantity and timing, then the infrastructure, economic system and social fabric are no longer able to absorb such events and withstand constant emergency situations. Anything can happen. In terms of health, some of the catastrophic effects of climate change include the collapse of hospital emergency departments, the potential spread of disease, and the inability to provide care and timely assistance to the most vulnerable. Where climate phenomena have reached extreme and intolerable levels, as is the case of desertification in some parts of the world, we are witnessing mass phenomena such as migration, which are difficult to manage and exacerbate all other problems in a chain reaction. The depletion of social structures due to a sudden change in living conditions is leading to events that humanity has never before experienced in such a short period of time. How do environmental protection and individual and collective security intersect? What actions, whether individual or collective, can help improve people’s living conditions? There is no aspect of life that links individual and collective action more than the environment. What an individual does with care, trying to reduce his or her impact on the environment, benefits all. Even in a pragmatic sense, considering the economic needs and demands dictated by one’s wallet, one can be useful with very little effort. An individual’s impact can sometimes have a negative effect on everyone, but it can also work the other way round. Reducing waste is certainly not easy. We are used to thinking, for example, that a certain household appliance should be used independently and always in the same way, as if it were a standard. However, there are various advanced technological solutions and precautions that can help us to optimise and reduce consumption. If CBRNE threats come directly from Mother Nature, albeit influenced by human actions, how do we defend ourselves? How do we protect human health from such events? There are protective as well as preventive measures. The former do not change, whether the threat is of natural origin or caused by human action. When the event occurs, we always protect ourselves in the same way by activating the emergency services. As far as prevention is concerned, the measures taken to mitigate the various risks that may arise are certainly changing. There are cases of human error where careful design of health and safety measures can be crucial. When it comes to natural hazards, if they are not properly prevented by precise contingency planning, they can trigger a series of interrelated events. But this is where the discussion of event probability comes into play. All security infrastructure have been designed on the basis of past threats of this kind and the frequency with which they have occurred. Today, however, events such as those that occurred in Emilia Romagna last spring are becoming more frequent. Infrastructures that were designed 50 years ago to withstand certain stresses, which may have been considered extreme at the time, are no longer capable of responding adequately to an emergency. The protection of human health and life in general depends on taking into account the drastic changes in the way these phenomena occur due to climate change, and on designing and rethinking all emergency management systems and policies accordingly. Where do we stand today in the development of scientific research into technologies that can mitigate the effects of climate change on human health? There are various technologies that allow us to gradually reduce the burden of CO2 emissions and waste production. In the short and medium term, however, we can work through a combination of factors, including alternative energy sources to fossil fuels, waste recycling, and reducing emissions and consumption. By doing as much as possible where it is rationally feasible, we can begin to change course while waiting for new scientific frontiers to make ideas and solutions that are currently purely theoretical or experimental usable in everyday life. I am thinking, for example, of Carbon Capture and Storage technology, which would allow carbon dioxide to be captured, stored and used as a valuable resource when needed. Then there's nuclear fusion, an area of energy research that has been on the minds of scientists for years. It would eliminate many of the problems, including those related to the safety of nuclear power plants, that currently exist in the world where nuclear fission is used in nuclear power plants. Research is ongoing. Unfortunately, despite considerable investment, even at European level, we are no closer to a solution.

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INQUINAMENTO AMBIENTALE E FERTILITÀ di Ermanno Greco Il Prof. Greco (foto a destra) è Professore straordinario in UniCamillus di Ginecologia e Ostetricia, nel corso di Laurea in Medicina e Chirurgia.

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a denatalità è in costante aumento nel nostro paese.Ciò è dovuto fondamentalmente a due ordini di fattori: 1) la diminuzione del numero delle donne in età riproduttiva ed il posticiparsi dell’età della maternità, con conseguente diminuzione della riserva ovarica e peggiore qualità degli ovociti; 2) aumento dell’ infertilità di coppia per i cambiamenti negli stili di vita. L’nfertilità viene definita come l’incapacità di concepire un bambino entro 12 mesi di rapporti sessuali non protetti; si stima che in tutto il mondo siano colpite tra i 45 e i 53 milioni di coppie. Molteplici studi hanno evidenziato che l’inquinamento atmosferico può compromettere sensibilmente la fertilità naturale sia maschile che femminile ed anche incidere sui tassi di successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA). Molteplici sono le sostanze implicate nell’inquinamento atmosferico. Tra queste il monossido di carbonio (CO), l’ossido nitrico (O3), il biossido di azoto (NO, NO2) e l’ anidride solforosa (SO2). Quasi tutte queste sostanze sono prodotte dagli scarichi di auto, camion e altri veicoli di trasporto (navi, treni) o macchinari che bruciano combustibili fossili, petrolio, gas e da UNICAMILLUS INVERNO 2023 13


centrali elettriche, caldaie industriali, matura. Può essere comunque difficile raffinerie, impianti chimici. Un ruolo distinguere tra esposizione acuta e molto importante è l’inquinamento cronica, poiché l’esposizione acuta determinato da polveri sottili. Esso all’inquinamento atmosferico è spesso può essere dovuto a PM10: particelle altamente correlata all’esposizione croinalabili, con diametri generalmente nica. Un’altra possibilità è il danno, pari o inferiori a 10 µm e PM2,5: par- compreso quello immuno-mediato, ticelle fini inalabili, con diametri ge- durante le fasi critiche dello sviluppo neralmente pari o inferiori a 2,5 µm. dell’embrione, in cui il trasferimento Alcune sono emesse direttamente da diretto di inquinanti attraverso la plauna fonte, come cantieri, strade non centa porta a un danno irreversibile delle cellule in divisione, asfaltate, campi, ciminiere con conseguente poteno incendi ma la maggior Le polveri sottili ziale aborto spontaneo. parte delle particelle si inducono alterazione A questo proposito, nelle forma nell’atmosfera in seguito a complesse rea- della morfologia degli donne esposte al CO spermatozoi nell’inquinamento atmozioni chimiche tra le varie sferico durante la gravisostanze inquinanti. I meccanismi biologici attraverso i quali danza è stato riscontrato un aumento l’inquinamento atmosferico può avere dei livelli di carbossiemoglobina e dei un impatto sulla fecondità dipendono globuli rossi nucleati circolanti, endalla finestra di esposizione che è cri- trambi marcatori di ipossia fetale. Altri tica per ciascun inquinante. Inquinanti ricercatori hanno anche descritto un’alcome le polveri sottili inducono pro- terazione del normale modello di secessi infiammatori e alterazioni ormo- gregazione delle prime due linee celnali, portando ad una alterazione della lulari, l’ICM e il trofoectoderma; infine, morfologia, concentrazione e motilità nelle donne che hanno avuto un aborto degli spermatozoi che può spiegare spontaneo sono state segnalate alteral’influenza acuta dell’esposizione al- zioni del comparto vascolare o dell’inquinamento atmosferico sulla fe- l’ambiente uterino in relazione all’incondità delle coppie per ciascun sin- quinamento atmosferico prima della golo ciclo riproduttivo. Al contrario, gravidanza. l’impatto degli inquinanti sulla riserva Oltre all’evidenza che gli inquinanti ambientali possono avere ovarica può spiegare il un impatto negativo sulla legame tra l’esposizione Altro ruolo fertilità naturale, molti ricronica agli inquinanti importantissimo nell’ cercatori hanno esamiatmosferici e la riduzione aumento dell’infertilità nato se l’esposizione agli della fecondità. L’espoviene costituito dai inquinanti ambientali absizione a lungo termine cosiddetti interferenti bia un impatto sugli esiti all’inquinamento atmoendocrini (EDC) della fecondazione in visferico (esposizione oltre tro. Nel complesso, molti un ciclo riproduttivo) aumenta anche il rischio di patologie studi supportano fortemente il concetto croniche come l’endometriosi e la sin- che gli inquinanti atmosferici comuni drome dell’ovaio policistico (PCOS), hanno un impatto negativo sugli esiti che sono a loro volta fattori di rischio della fecondazione in vitro sia in terdi una ridotta fecondità. I metalli mini di risposta alla stimolazione orpesanti contenuti nelle polveri sottili monale,sia con una diminuzione della sono stati associati all’ovotossicità con “pregnancy rate” ed un aumento delle conseguente riduzione del numero dei gravidanze biochimiche e di aborto follicoli antrali, che può determinare spontaneo. anche un’insufficienza ovarica pre- Altro ruolo importantissimo nell’au14 UNICAMILLUS INVERNO 2023


mento dell’infertilità viene costituito impatto negativo dai cosiddetti “interferenti endocrini sulla fertilità delle (EDC)”. Essi sono definiti come “una donne diminuensostanza chimica esogena, o una mi- do la riserva ovascela di sostanze chimiche, che può rica ed in partiinterferire con qualsiasi aspetto del- colare è responl’azione ormonale”. Si stima che esi- sabile della dimistano circa 1000 sostanze chimiche nuzione sia delle con proprietà di azione endocrina. concentrazioni Gli EDC comprendono pesticidi, fun- sieriche di AMH gicidi, sostanze chimiche industriali, (ormone anti-mülplastificanti, nonilfenoli, metalli, agenti leriano) che del farmaceutici e fitoestrogeni. L’esposi- numero dei follizione umana agli EDC avviene prin- coli antrali. Per quanto riguarda il macipalmente per ingestione e, in parte, schio si è visto che BPA porta ad una per inalazione ed assorbimento cuta- disregolazione del-l’espressione delle neo. La maggior parte degli EDC sono proteine secrete nelle cellule del Sertoli lipofili e si bioaccumulano nel tessuto durante la spermatogenesi, causando adiposo, quindi hanno un’emivita mol- citotossicità alle cellule del Sertoli. Il to lunga nell’organismo. È difficile va- BPA è stato inoltre associato all’azoolutare l’impatto completo dell’esposi- spermia non ostruttiva. Il BPA è sicuzione umana agli EDC perché gli effetti ramente uno degli interferenti endocrini più studiati ma ne avversi si sviluppano in esistono molti altri. Le somodo latente e si manifestano in età più avan- L’esposizione a micro e stanze per e polifluoronano plastiche alchiliche (PFAS) sono utizata, e in alcune persone interferisce con il lizzate in una varietà di possono addirittura non sistema endocrino prodotti di consumo (tapmanifestarsi. Anche il momento dell’esposizione è riproduttovo femminile peti e tappezzerie, abbigliamento impermeabile, importante. I feti ed i neonati in via di sviluppo sono i più vul- cere per pavimenti, pentole antiadenerabili alle alterazioni del sistema renti, imballaggi alimentari a prova di endocrino. Gli EDC possono interferire grasso) per rendere il prodotto non con la sintesi, l’azione e il metabolismo aderente, impermeabile o resistente degli ormoni steroidei sessuali, che a alle macchie. Sono tra le sostanze loro volta causano problemi di svi- chimiche di sintesi più diffuse al mondo luppo, infertilità e tumori ormono-sen- e si stima che il 98% delle persone sibili sia nelle donne che negli uomini. che vivono negli Stati Uniti abbiano Alcuni EDC esercitano anche effetti PFAS nel proprio corpo. Uno studio obesogeni che si traducono in disturbi recente ha concluso che gli PFAS sono dell’omeostasi energetica. Sono state associati negativamente ai livelli di infatti riscontrate interferenze con gli estradiolo e di estradiolo e di testosteassi ipotalamo-ipofisi-tiroide e surrene. rone totale in quanto alcuni PFAS hanIn particolare tra questi il bisfenolo A no un impatto negativo sulle cellule (BPA) è un interferente endocrino ben di Leydig. Un altro studio ha riscontrato noto. Il BPA è un composto industriale che gli uomini infertili presentano utilizzato nella produzione di polimeri livelli più elevati di inquinanti orgaplastici e presenta un’attività simile a noclorurati, ampiamente utilizzati come quella degli ormoni estrogeni. È pre- pesticidi e noti per interagire negatisente in oltre il 92% delle persone vamente con il sistema riproduttivo che vivono nei Paesi industrializzati. maschile. È stato dimostrato che il BPA ha un Anche per gli interferenti i endocrini

Spermatozoi visti al microscopio

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Il sistema di congelamento dei gameti.

è stato riscontrato un ruolo negativo sul tasso di successo dei programmi di fecondazione in vitro in termine di diminuzione della risposta ovarica alla stimolazione ormonale ed in termini di “pregnancy rate”. Le microplastiche (MP) e le nanoplastiche (NPs) sono nuovi materiali pericolosi e ubiquitari nell’ambiente. In base alle diverse fonti, le MP/NP pos-

Come appare un ovocita congelato. 16 UNICAMILLUS INVERNO 2023

sono essere distinte in primarie e secondarie. I MP/NP primari sono stati generati ed aggiunti ad una serie di beni di uso quotidiano per soddisfare scopi commerciali. I detriti di plastica rilasciati nell’ambiente si degradano ulteriormente come MP/NP secondari. I MP/NP possono essere trasferiti al corpo umano attraverso l’inalazione, l’ingestione e il contatto con la pelle, rappresentando una grave minaccia per la riproduzione femminile e la salute della prole. È stato dimostrato che l’esposizione ai MP/NP interferisce con il sistema endocrino riproduttivo femminile, inibendo gli ormoni gonadotropi e la steroidogenesi. Inoltre esse sono in grado di determinare una diminuzione dell’energia destinata alla riproduzione e di indurre stress ossidativo nel sistema riproduttivo femminile. Le MP/NP possono anche influenzare la riproduzione femminile attraverso il danno al DNA e alla regolazione epigenetica. Tutte le microplastiche indipendentemente dalle loro dimensioni sono in grado di causare


infertilità maschile in quanto sono capaci di accumularsi nei testicoli.Esse inducono stress ossidativo, influenzano l’espressione di geni legati all’apoptosi e all’infiammazione, e possono compromettere il metabolismo energetico ed il processo di capacitazione. Inoltre la microplastiche possono avere anche una tossicità intergenerazionale in quanto hanno il potenziale di infiltrarsi nel corion embrionale. Le MP/NP perturbano il delicato equilibrio immunitario sulla superficie materno-fetale e alterano la distribuzione e il profilo

delle cellule immunitarie nella prole. Inoltre le MP/NP hanno un impatto sulla funzione circolatoria e sull’angiogenesi del feto durante la gravidanza, inducendo danni cardiovascolari e uno stato di ipercoagulabilità. Tutti questi studi evidenziano come sia importantissimo un corretto sistema di monitoraggio dell’inquinamento ambientale,un adeguato stile di vita e la conseguenze utilizzazione di tempestivi sistemi preventivi fino ad arrivare in estremis al congelamento dei propri gameti (ovociti e spermatozoi).

ENVIRONMENTAL POLLUTION AND FERTILITY By Ermanno Greco Professor Ermanno Greco is Extraordinary Professor of Gynaecology and Obstetrics at UniCamillus University

The birth rate in our country is decreasing steadily. This is fundamentally due to two main factors: 1) a decrease in the number of women of reproductive age as well as a postponement of childbearing age, resulting in a decrease in ovarian reserve and poorer egg quality; 2) an increase in infertility in couples due to changes in lifestyle. Several studies have shown that air pollution can significantly affect natural fertility in both men and women, as well as the success rates of medically assisted reproductive techniques. These include carbon monoxide, nitric oxide, nitrogen dioxide and sulphur dioxide. Pollutants such as fine particles induce inflammatory processes and hormonal changes, leading to changes in the morphology, concentration, and motility of sperm, which can explain the acute influence of exposure to air pollution on the fertility of couples in each reproductive cycle. Conversely, the effect of pollutants on ovarian reserve can explain the link between chronic exposure to air pollutants and reduced fertility. Long-term exposure to air pollution also increases the risk of chronic diseases such as endometriosis and polycystic ovary syndrome, which are themselves risk factors for reduced fertility. Heavy metals in fine particles have been linked to oocyte toxicity, resulting in a reduction in the number of antral follicles, which can also lead to premature ovarian failure. Another very important role in the increase in infertility is played by so-called endocrine-disrupting chemicals (EDCs). These are defined as exogenous chemicals or mixtures of chemicals that can interfere with some aspect of hormone action. It is estimated that there are about 1,000 chemicals with endocrine disrupting properties. Human exposure to EDCs is mainly by ingestion and to some extent by inhalation or dermal absorption. Most EDCs are lipophilic and accumulate in the adipose tissue, so they have a very long half-life in the body. EDCs can interfere with the synthesis, action, and metabolism of sex steroid hormones, causing developmental problems, infertility and hormone-sensitive tumours in both women and men. Some EDCs also have obesogenic effects, leading to disturbances in energy homeostasis. Microplastics (MPs) and nanoplastics (NPs) are new hazardous and ubiquitous materials in the environment. Exposure to MPs or NPs has been shown to disrupt the female reproductive endocrine system, inhibiting gonadotropic hormones as well as steroidogenesis. They can also reduce the energy available for reproduction and induce oxidative stress in the female reproductive system. Both MPs and NPs may also affect female reproduction through DNA damage and epigenetic regulation. All microplastics, regardless of their size, are capable of causing male infertility as they can accumulate in the testes. They induce oxidative stress, affect the expression of genes related to apoptosis and inflammation, and can affect energy metabolism and the capacitation process. All these studies underline the importance of proper monitoring of environmental pollution, an appropriate lifestyle, and the consequent use of timely preventive measures, including the extreme option of freezing gametes (eggs and sperm). Traduzione curata da Xhoi Canko e Alessandro Rotatori, Centro Linguistico Ateneo, in data 23/11/2023. UNICAMILLUS INVERNO 2023 17


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ECOSISTEMI IN TRASFORMAZIONE:

COME IL CAMBIAMENTO CLIMATICO STA RISCRIVENDO LA SALUTE IN AFRICA di Fausto Ciccacci Il Professor Ciccacci è docente UniCamillus di Igiene Generale e Applicata nei Corsi di Laurea di Medicina, Odontoiatria, Fisioterapia, Infermieristica e Tecniche di Radiologia Medica.

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Nel secondo flash parlo con una elle mie esperienze personali in Africa, ho visto gli effetti di- donna che ha tra le braccia un neonato. retti dei cambiamenti ambien- È sempre marzo, ma questa volta del tali sulla salute. Vorrei iniziare 2019; siamo sempre in Africa, ma questa volta a Beira, in Mozamad esplorare questo enorbico. Il neonato era nato me tema descrivendo pochi giorni prima, esatdue scatti, due fotografie tamente nella notte tra il immaginarie. 14 e il 15 marzo, ed era Nella prima ci sono io stato una specie di miche stringo la mano ad racolo. Quella notte il alcuni tecnici di laborapiù forte ciclone a metorio guineani, molti promoria d’uomo si era abveniente dalla Guinea battuto nella città. Si trat“forestale”. Io avevo da tava del ciclone Idai. Il poco compiuto i 30 anni, ciclone si era originato ero entusiasta; era l’ultiqualche giorno prima nel mo giorno di un corso canale del Mozambico, di formazione su HIV e quella striscia di oceano tubercolosi organizzato Indiano che separa la in collaborazione con il Il Professor Fausto Ciccacci costa mozambicana dal Global Fund a Conakry. Madagascar, proprio di Era il marzo del 2014, un venerdì. Il corso era finito e stavamo fronte a Beira, la seconda città del Modando gli attestati ai partecipanti. Il po- zambico. Ero stato a Beira la prima volta meriggio stesso molti di loro sarebbero dieci anni prima, e la conoscevo come tornati alle loro città e ai loro villaggi. una città dignitosa, affascinante, ma Due giorni dopo, mentre io facevo ritorno anche segnata da grandi povertà. Ma in Italia, proprio nella Guinea forestale quei giorni di marzo del 2019 Beira cominciavano a segnalarsi i primi casi sembrava bombardata. Il 90% degli di Ebola, che presto si sarebbe espansa edifici della città erano stati danneggiati, alla capitale e all’intera regione, facendo l’ospedale centrale di Beira (il più imoltre 11.000 morti in circa due anni e portante di tutta la regione), situato mezzo. Oggi è impossibile dire quanti proprio a fianco alla bella spiaggia di di quei tecnici di laboratorio a cui strinsi Macuti, era distrutto in gran parte dei la mano quel venerdì di marzo del 2014 padiglioni. Ero in città per collaborare con la Comunità di Sant’Egidio, insieme siano ancora vivi. UNICAMILLUS INVERNO 2023 19


ad UNICEF e World Food Programme ai cambiamenti climatici. Tra il 2030 e il per dare assistenza alimentare agli sfollati, 2050, si prevede che i cambiamenti clifornire mezzi di potabilizzazione delle matici causeranno circa 250.000 morti acque e mettere su la campagna di vac- aggiuntive all’anno, a causa di sottonutrizione, malaria, diarrea e stress da cinazione anti-colera. calore. Inoltre, i costi diretti dei danni Cosa unisce questi due scatti? Questi eventi si collegano direttamente alla salute (esclusi i costi nei settori dealle questioni più ampie del cambiamento terminanti per la salute come agricoltura climatico e della salute pubblica in e acqua e sanità) sono stimati tra 2 e 4 miliardi di dollari all’anno Africa. Il legame tra le epientro il 2030. Le regioni demie di Ebola e fattori Il legame tra le con infrastrutture sanitarie ambientali come la defoepidemie di Ebola e deboli, soprattutto nei paesi restazione e il cambiamenfattori ambientali come in via di sviluppo, saranno to climatico è ben docuil cambiamento meno in grado di far fronte mentato. Studi hanno moclimatico è ben senza assistenza per prestrato come la deforestadocumentato. pararsi e rispondere. La rizione influenzi la diffusione duzione delle emissioni di del virus Ebola, alterando il comportamento delle specie reservoir. gas serra attraverso scelte migliori nel Il ritorno di Ebola nel 2021 è stata asso- trasporto, nell’alimentazione e nell’uso ciato, tra l’altro, a contatti con pipistrelli dell’energia può comportare grandi befrugivori, deforestazione. La crisi del nefici per la salute, in particolare attraverso 2014 è stata collegata a vulnerabilità la riduzione dell’inquinamento atmonella salute pubblica dovute a povertà sferico. Questi dati mettono in luce l’urestrema e deforestazione. Altri studi gente necessità di azioni per mitigare hanno anche esplorato come i cambia- l’impatto dei cambiamenti climatici sulla menti globali, inclusi quelli climatici, salute pubblica e sottolineano l’imporinfluenzino l’emergenza futura di Ebola, tanza di interventi mirati e politiche effie l’importanza della paura e della tra- caci per affrontare questa crescente sfida smissione ambientale nella dinamica globale. Il cambiamento climatico si sta della malattia. I cambiamenti climatici e rivelando una crescente preoccupazione gli eventi metereologici estremi, come i per la salute pubblica anche in Africa, cicloni, rappresentano una minaccia dove studi hanno evidenziato come le popolazioni vulnerabili siafondamentale per la salute no particolarmente a rischio umana, influenzando l’amRicerche dell’OMS di problemi di salute legati biente fisico così come tutti evidenziano che 3,6 a queste variazioni amgli aspetti dei sistemi namiliardi di persone bientali. In Sud Africa, ad turali e umani, inclusi le vivano in aree esempio, si sono identificati condizioni sociali ed economiche e il funzionamen- altamente suscettibili ai specifici esiti sanitari sento dei sistemi sanitari. Lo cambiamenti climatici. sibili al clima, tra cui diarrea, disturbi respiratori e studio di Petricola e colleghi esplora l’effetto dei disastri naturali cardiovascolari, e malattie infettive veisull’accessibilità alle strutture sanitarie colate da vettori, come la malaria. Seconcentrandosi sulle conseguenze del condo i ricercatori Ziervogel e colleghi, Ciclone Idai in Mozambico nel 2019. il Sud Africa ha già sperimentato un siDa questa analisi risulta di particolare gnificativo aumento delle temperature criticità l’accesso ai servizi sanitari durante medie annuali, superiore alla media glole emergenze in paesi già di base alta- bale, e un incremento della frequenza mente fragili.Ricerche dell’OMS eviden- di eventi climatici estremi, come intense ziano come 3,6 miliardi di persone piogge. Tali cambiamenti climatici rapvivano già in aree altamente suscettibili presentano una minaccia seria per le ri20 UNICAMILLUS INVERNO 2023


Nelle foto, le testimonianze del lavoro dell’ UNICEF nel contrasto all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, In Ruanda e in Uganda.

∏ UNICEFUN0335212Perret, UN Photo

∏ UNICEFUN0333485Wotton

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sorse idriche, la sicurezza alimentare, la salute e sul clima per creare salute, le infrastrutture, i servizi ecosi- connessioni scientifiche sistemici e la biodiversità del paese, ag- gnificative tra il cambiamento gravata dalla povertà e dalle disugua- climatico e la salute nella glianze preesistenti, rendendo gli impatti regione. Per descrivere come del cambiamento climatico particolar- gli scenari epidemiologici mente critici per lo sviluppo nazionale. stiano cambiano, non solo Edlyne Eze Anugwom ha sottolineato in Africa, un altro racconto l’importanza di includere le strategie di personale è esemplificativo. risposta al cambiamento climatico nella Un mio caro amico, a pochi sanità pubblica dell’Africa Subsahariana. giorni dal ritorno dalle vaSecondo l’autore nigeriano, è necessario canze insieme in montagna, intervenire sui sistemi sanitari africani e mi chiama: ha una febbre adottare un approccio sistemico e inter- molto alta, oltre i 39° e un forte mal di disciplinare per mitigare gli impatti sulla testa. Sia lui che la moglie. Pochi giorni salute. Altri ricercatori hanno posto l’at- dopo compaiono delle petecchie sulle tenzione sulle implicazioni del cambia- gambe, vanno all’ospedale e viene posta mento climatico per la sicurezza ali- diagnosi di Dengue. Era uno dei 72 casi mentare e l’agricoltura in Sud Africa. di Dengue autoctoni ad oggi (novembre Un articolo di Chemison e collaboratori 2023) confermati in Italia dall’inizio delesamina come il cambiamento climatico l’anno. Il caso della Dengue è di partie lo scioglimento della calotta glaciale colare rilevanza per il tema che stiamo trattando qui. Nell’anno in della Groenlandia potrebcorso abbiamo registrato bero influenzare la trasmisIl riscaldamento oltre 300 casi di Dengue sione della malaria in Afriglobale, influneza la nel nostro paese. Ma la ca. Usando modelli di malaria e simulazioni clima- diffusione di patogeni, gran parte di questi (234) vettori e ospiti, e la erano casi importati, quindi tiche, hanno trovato risultati nostra capacità di in persone che hanno acdiversi per le varie regioni prevenire e curare le quisito il virus all’estero e, africane: potenziale momalattie. una volta tornati in Italia, derazione del rischio di hanno accusato i sintomi. malaria nell’Africa orientale, riduzione significativa del rischio E già questo è un dato importante. Nel nell’Africa occidentale, e un aumento mondo l’incidenza della Dengue è aunell’Africa meridionale dovuto allo spo- mentata ovunque, dal Perù al Bangladesh stamento della cintura pluviale. Questi negli ultimi 4 mesi si sono rincorsi gli alstudi sottolineano la complessità delle larmi sull’aumento dei casi. Secondo interazioni ambientali che influenzano l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute. È stato anche evidenziato il vi è stato un aumento significativo dei ruolo chiave dei professionisti della salute casi di dengue a livello globale, un feambientale nell’aiutare le comunità ad nomeno attribuito principalmente al riadattarsi al cambiamento climatico, in scaldamento globale, caratterizzato da particolare nei gruppi di popolazione temperature medie più elevate, maggiori vulnerabili in Sud Africa. Nel complesso, precipitazioni e periodi più lunghi di questi studi sottolineano l’urgente ne- siccità. La sua incidenza è cresciuta in cessità di sforzi interdisciplinari e di po- modo significativo a livello mondiale litiche efficaci per affrontare le implica- nelle ultime decadi; dal 2000, i casi di zioni per la salute del cambiamento cli- dengue sono passati da circa mezzo mimatico in Africa, in particolare nelle po- lione a oltre 4,2 milioni nel 2022, mopolazioni vulnerabili. I risultati enfatizzano strando un incremento di otto volte. anche l’importanza di rafforzare la ca- Quindi più casi nel mondo significa pacità dei gruppi di ricerca africani sulla anche più possibilità di essere infettati

Carta geografica politica dell’Africa occidentale: gli stati colorati sono quelli maggiormente soggetti ai fenomeni di desertificazione

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Qui alcuni bambini giocano con una pompa d’acqua in Africa Occidentale. Il dramma della desertificazione e della siccità sempre più diffusa e prolungata, in particolare in alcune zone subsahariane, si sta però aggravando.

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Si stima che circa il 36% della popolazione in quelle aree non abbia accesso all’acqua potabile, con inevitabili conseguenze sulla diffusione di malattie e agenti patogeni.

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Operatori sanitari seppelliscono nelle fosse comuni il cadavere di una persona morta di Ebola.

quando ci si trova in zone tropicali. Quindi è naturale che in Italia avremo più casi di Dengue importata. Ma se a questo sommiamo il prolungamento delle alte temperature che abbiamo registrato in questo anno in Italia e quindi, la sopravvivenza delle zanzare per molti mesi, il rischio per una trasmissione locale della Dengue diventa molto più alto. È esattamente ciò che è successo al mio amico, a sua moglie, e ad altri 70 italiani nel 2023. Dengue è solo un esempio. Madeleine C. Thomson e Lawrence R. Stanberry, sul New England Journal of Medicine, esplorano l’impatto del cambiamento climatico sulle malattie trasmesse da vettori come zanzare e zecche. Gli autori evidenziano come il riscaldamento globale, aumentando le temperature medie, le precipitazioni e i periodi di siccità, influenzi la diffusione di patogeni, vettori e ospiti, così come la nostra capacità di prevenire e curare queste malattie. Secondo gli autori, malattie come la malaria, il dengue, la malattia di Lyme e l’infezione da virus del Nilo Occidentale, sono in netto aumento e sono destinate a crescere ulteriormente nei prossimi 80 anni se non verranno adottate misure di adattamento e rafforzate le strategie di controllo. Il cambiamento climatico impatta su vari aspetti delle malattie trasmesse da vettori, inclusi i cambiamenti nella distribuzione geografica e nella frequenza di vettori e malattie, nonché l’interazione tra temperatura, vettore e patogeno. In un interessante articolo pubblicato su International Journal of Health Geographics nel 2010, Lambin e colleghi introducono il concetto di “pathogenic landscape”. Gli autori identificano i principi generali che governano l’epidemiologia del paesaggio in diversi sistemi di malattie e regioni geografiche, isolando i fattori che collegano l’epidemiologia all’ambiente; in particolare fanno riferimento alle ca-

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ratteristiche del paesaggio, ai modelli spaziali, alla connettività degli habitat, alle vie di trasmissione del patogeno tra vettori e ospiti, alle questioni di scala, all’uso e proprietà del suolo e al comportamento umano associato ai cicli di trasmissione. Nei contesti delle malattie infettive, come le zoonosi, è fondamentale considerare i concetti di ecotoni e cronotoni. Gli ecotoni sono zone di transizione tra due ecosistemi differenti, come una foresta che incontra una prateria. Queste aree, ricche di biodiversità, possono essere teatro di eventi biologici unici. Tuttavia, gli ecotoni possono anche diventare punti di diffusione di malattie infettive, specialmente a causa di cambiamenti ambientali come l’urbanizzazione, che possono alterare l’equilibrio ecologico e aumentare il rischio di trasmissione di malattie. Un esempio è il modo in cui la deforestazione può creare nuovi ecotoni, influenzando la dinamica delle specie ospiti e dei vettori come zanzare. Accanto agli ecotoni, il concetto di cronotono, che si riferisce alla transizione temporale in un ambiente, è altrettanto importante. Introdotto da Bradley, il cronotono evidenzia come rapidi cambiamenti, come l’irrigazione o la deforestazione, possano trasformare un paesaggio in breve tempo. Questi cambiamenti possono influenzare la distribuzione dei vettori di malattie, modificando i modelli di trasmissione delle malattie stesse. Un esempio concreto di come gli ecotoni e i cronotoni influenzino la salute umana è l’incremento dei casi di malattia di Lyme nelle Alpi occidentali italiane, come osservato da Garcia-Vozmediano e colleghi. In questo caso, l’alterazione degli ecotoni tradizionali ha portato a un aumento della presenza di zecche a quote più elevate, con conseguente aumento dei casi di malattia. Questo esempio dimostra come le modifiche ambientali possono avere un impatto diretto sulla salute umana e sottolinea la necessità di una migliore comprensione dell’interazione tra ambiente, patogeni e ospiti. Per concludere, il cambiamento climatico non è un fenomeno


remoto, ma una realtà che tocca profondamente la vita umana. Da quella stretta di mano ai tecnici di laboratorio in Guinea, ignari dell’imminente crisi di Ebola, a quella notte di tempesta in Mozambico, dove un neonato è nato miracolosamente sotto il ciclone; uomini, donne e bambini saranno in qualche modo dagli effetti dei cambiamenti climatici. L’OMS stima tra il 2030 e il 205 oltre 250.000 morti all’anno in più solo a causa dei cambiamenti climatici. Questi dati e queste storie ci ricordano la nostra

fragilità di fronte alla natura e l’immensa responsabilità di proteggere la nostra casa comune e la salute di tutti i suoi abitanti. Se è vero che, come diceva Charles-Edward Amory Winslow, “la sanità pubblica è la scienza e l’arte di prevenire le malattie, prolungare la vita e promuovere la salute fisica e l’efficienza attraverso sforzi comunitari organizzati” i nostri sforzi comunitari oggi dovrebbero essere più che mai volti a comprendere e contenere gli effetti sulla salute dei cambiamenti climatici.

TRANSFORMING ECOSYSTEMS: HOW CLIMATE CHANGE IS RESHAPING HEALTH IN AFRICA By Fausto Ciccacci Professor Ciccacci is a UniCamillus lecturer in General and Applied Hygiene on the MSc in Medicine and Surgery, the MSc in Dentistry and Dental Prosthetics, the BSc in Physiotherapy, the BSc in Nursing and the BSc in Radiology, Diagnostic Imaging and Radiotherapy Techniques

The link between Ebola outbreaks and environmental factors such as deforestation and climate change is well documented. Studies have shown how deforestation affects the spread of the Ebola virus by changing the behaviour of reservoir species. The resurgence of Ebola in 2021 was linked to contact with fruit bat vectors and deforestation, among other factors. The 2014 crisis was linked to public health vulnerabilities caused by extreme poverty and deforestation. Other studies have examined how global changes, including climate change, affect the future emergence of Ebola, highlighting the role of fear and environmental transmission in disease dynamics. Climate change and extreme weather events such as cyclones pose a fundamental threat to human health, affecting the physical environment and all aspects of natural and human systems, including social and economic conditions and the functioning of health systems. WHO research shows that 3.6 billion people already live in areas highly vulnerable to climate change. Between 2030 and 2050, climate change is projected to cause an additional 250,000 deaths a year from malnutrition, malaria, diarrhoea, and heat stress. In addition, the direct costs of health damage — excluding costs in critical health sectors such as agriculture, water, and sanitation — are estimated to be between $2 billion and $4 billion annually by 2030. Regions with weak health infrastructure, particularly in developing countries, will be less able to cope without support for preparedness and response. Reducing greenhouse gas emissions through better choices in transport, food and energy use can bring significant health benefits, particularly by reducing air pollution. These data highlight the urgent need for action to reduce the impact of climate change on public health and underline the importance of targeted interventions and effective policies to address this growing global challenge. Climate change is also a growing public health concern in Africa, where studies have shown that vulnerable populations are particularly at risk of health problems related to these environmental changes. In South Africa, for example, specific climate-sensitive health outcomes have been identified, including diarrhoea, respiratory and cardiovascular diseases, and vector-borne infectious diseases such as malaria. According to researchers, South Africa has already experienced a significant increase in average annual temperatures, above the global average, and an increase in the frequency of extreme weather events, such as intense rainfall. These changes in weather patterns pose a serious threat to the country’s water resources, food security, health, infrastructure, ecosystem services and biodiversity, exacerbated by existing poverty and inequalities, making the impact of climate change particularly critical to national development. The key role of environmental health professionals in assisting communities to adapt to climate change, particularly among vulnerable populations in South Africa, has also been highlighted. Overall, these studies highlight the urgent need for interdisciplinary efforts and effective policies to address the health impacts of climate change in Africa, particularly among vulnerable populations. The findings also underline the importance of strengthening the capacity of African health and climate research groups to establish meaningful scientific links between climate change and health in the region. Traduzione curata da Alessandro Rotatori e Xhoi Canko del Centro Linguistico di Ateneo UNICAMILLUS INVERNO 2023 27


IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE: L’IMPATTO SULLE VIE RESPIRATORIE di Angelo Coppola Il Professor Coppola (in foto a centro pagina) è un docente di Unicamillus, dove insegna Malattie dell’Apparato Respiratorio nei corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e in Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia.a

S

econdo l’Organizzazione Metereologica Mondiale il clima è rappresentato dalle condizioni medie del tempo atmosferico in una determinata regione geografica rilevate in un arco di almeno 30 anni attraverso una sintesi statistica dei parametri atmosferici quali la temperatura, le precipitazioni, l’umidità, la pressione atmosferica ed i venti. A questo dobbiamo aggiungere le influenze legate alle radiazioni solari, le forze gravitazionali lunari, le interazioni elettromagnetiche e tutte quelle forze in grado di determinare dei fenomeni ambientali in modo più o meno diretto. In questa ottica possiamo considerare la Terra con le sue varee aree climatiche come un sistema chiuso in un universo infinito di relazioni che si influenzano reciprocamente. In particolare il clima e più in generale l’atmosfera, considerati all’interno di un sistema chiuso, influenzano e sono a loro volta influenzati dagli eventi legati alla vita biologica che essi stessi hanno reso possibili. Ripercorrendo la storia terrestre dalla sua formazione possiamo osservare come l’atmosfera e la vita biologica siano interconnessi come in una danza dove l’uno influenza l’altra, determinandone in modo più o meno diretto

dei mutamenti. Se immaginiamo il clima della terra originario è evidente come fosse profondamente diverso da quello che vediamo oggi, così come la vita biologica resa possibile da quelle condizioni climatiche fosse incredibilmente differente da quella che conosciamo. Eppure un fenomeno strettamente connesso alla vita biologica originaria ha radicalmente sconvolto e trasformato l’equilibrio ambientale terrestre. Circa 2 miliardi e mezzo di anni fa la vita sulla Terra si sviluppò in un ambiente complessivamente povero di ossigeno libero. Il progressivo sviluppo e predominio di forme di vita simili a quelli che noi attualmente conosciamo come cianobatteri ha prodotto una straordinaria rivoluzione atmosferica essendo questi microorganismi in grado di produrre attraverso reazioni di fotosintesi l’ossigeno come “prodotto di scarto”. Questo fenomeno è ritenuto alla base di una epocale crisi climatica, detta appunto crisi climatica dell’ossigeno che ha comportato un radicale sconvolgimento ambientale, climatico ed atmosferico che a sua volta ha radicalmente sconvolto la vita biologica terrestre, avviandola verso forme via via più simili a quelle che conosciamo oggi, ma a prezzo di una UNICAMILLUS INVERNO 2023 29


estinzione di massa. Questo episodio l’esasperato sfruttamento delle risorse rappresenta forse il più eclatante esem- naturali e dell’incontrollato incremento pio di come il clima, o più in generale delle attività antropiche. L’antropizzal’ambiente con i suoi equilibri, sia stret- zione terrestre ha da sempre prodotto tamente interconnesso con gli eventi delle conseguenze sulla natura e la biologici che consideriamo espressione questione climatica ha da sempre indella vita, anche quella umana ovvia- fluenzato, in modo più o meno comente. Partendo da queste considera- sciente, la storia umana. Quello che contraddistingue il tempo zioni appare evidente che stiamo vivendo è la come la vita umana non Questa instabilità rapidità con cui si stanno possa essere considerata atmosferica si traduce, verificando tali cambiaal di fuori del suo contesto da un punto di vista menti, come conseguenza ambientale, e questo è respiratorio, in un dell’intensità delle attività particolarmente vero anfattore di rischio e di antropiche impattanti sul che quando ci soffermiamo su aspetti più specifici danno per le vie aeree. clima. Nell’arco di 7 o 8 generazioni umane, vale di essa, quali appunto la a dire un tempo del tutto irrisorio e trasalute. Il cambiamento climatico rappresenta scurabile se confrontato con la storia una realtà che stiamo vivendo sulla del nostro pianeta e delle sue fasi clinostra pelle e sul nostro destino. I mu- matiche, si sono verificati dei cambiatamenti che si stanno susseguendo ad menti così significativi che anche la un ritmo e con una velocità mai osser- nostra biologia non è in grado di sopvata prima hanno dei profondi effetti portare. Il significativo e progressivo anche sulla nostra salute che in questo aumento delle temperature sta stravolspazio proveremo a ripercorrere con gendo ad esempio il calendario pollinico una particolare attenzione riservata alla e la fioritura delle specie arboree con la relativa distribuzione e disponibilità salute respiratoria. Non esiste l’essere umano al di fuori di acqua e nutrimenti. Inoltre assistiamo del suo contesto naturale. Il contesto ad un progressivo ed incontrollabile infatti ne determina non soltanto la fenomeno di alterazioni degli ambienti naturali, con aree in cui vita ma anche la salute e predomina la desertificaper molti aspetti anche il Quello che zione con la connessa difuturo. Dobbiamo approccontraddistingue il sidratazione dei suoli e ciare al problema seguentempo che stiamo dall’altra la tropicalizzado due rotte parallele che vivendo è la rapidità zione di aree temperate descrivono le criticità della con cui si stanno che diventano esposte a questione: da una parte verificando tali fenomeni alluvionali o gli effetti della crisi clicambiamenti, come tempestosi. Questa instamatica sul peggioramento conseguenza bilità atmosferica si tradella salute, in particolare dell’intensità delle duce, da un punto di vista quelle respiratoria, dalattività antropiche respiratorio, in un fattore l’altra l’aumento dei fattori di rischio e di danno per di rischio per lo sviluppo impattanti sul clima. le vie aeree. In particolare di patologie legate alle mutate condizioni ambientali. Il cam- gli stimoli ambientali pollinici e non biamento climatico e la crisi ad esso (es. polveri sottili, polveri inerti, gas connessa procedono lungo la direttrice etc) determinano una irritazione della segnata dal surriscaldamento globale e mucosa respiratoria con il conseguente l’aumento delle temperature terrestri, instaurarsi di processi infiammatori non riconducibili all’accumulo di gas serra necessariamente di tipo allergico. Imnell’atmosfera come conseguenza del- maginiamo ad esempio l’impatto del30 UNICAMILLUS INVERNO 2023


l’umidità sulla salute bronchiale o più in generale il danno prodotto dai rapidi mutamenti dovuti a violente tempeste che seguono lunghi periodi di siccità. L’instabilità climatica si traduce in una instabilità delle vie aeree particolarmente evidente nei soggetti asmatici o bronchitici cronici che possono manifestare un improvviso e spesso refrattario peggioramento della sintomatologia respiratoria legata a fenomeni di broncoostruzione, di riacutizzazione di malattia o di limitazione del flusso aereo. Il mutamento delle temperature e delle correnti atmosferiche ha anche prodotto fenomeni associati a violente perturbazioni in grado di sollevare e distribuire su scala vastissima delle enormi quantità di allergeni, inquinanti e polveri che possono aumentare la stimolazione e la sensibilizzazione dei soggetti in aree anche impreviste, determinando un peggioramento delle condizioni respiratorie degli abitanti di quei luoghi. Un altro aspetto da tenere strettamente in considerazione quando ci riferiamo al cambiamento climatico è quello legato al progressivo incremento dei flussi migratori di interi popoli o etnie che abitano in aree devastate da catastrofi climatiche che rendono le loro aree di origine ormai inadatte ad ospitare in

sicurezza delle comunità. Immaginiamo i popoli in fuga da aree devastate dalla siccità persistente o da fenomeni atmosferici estremi che si ripetono con insostenibile frequenza. Questi individui pagano sulla loro pelle e con la loro vita il prezzo di quanto prodotto globalmente in termini di inquinamento e di danno ambientale. Connesso ai fenomeni migratori vi è anche un mutamento delle condizioni di salute del popolo che si trova ad affrontare in profondo mutamento delle condizioni ambientali a cui era abituato e che produce negli individui il rischio di sensibilizzazione allergica o esposizione ad agenti microbiologici inusuali e contro i quali non Sindromi allergiche e possiede alcuna immunità. Legato a asmatiche sono nettamente quest’ultimo punto dobbiamo anche aumentate negli ultimi decenni. sottolineare come il progressivo ed inFoto sotto: lo smog che cessante riscaldamento globale che si aleggia su una città traduce in periodi di caldo estremo cui (Torino). possono seguire di converso brevi e

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repentine fasi di freddo produce delle e tessuti in diretto contatto con l’ambiente importanti alterazioni anche all’equili- esterno (es. apparato respiratorio, apbrio microbiologico ambientale. Il mu- parato tegumentario, apparato digerente) tamento delle condizioni ambientali oppure agiscono in modo indiretto su ha prodotto un alterato profilo di so- una quota vastissima di funzioni cellulari pravvivenza e proliferazione di agenti e metaboliche producendo degli effetti microbici. Inoltre l’alternarsi, spesso in a breve e lungo termine che possono modo drastico, di condizioni di umidità essere impressionanti e disastrosi. Ate siccità, di alte e basse temperature o tualmente l’inquinamento in senso gedi venti estremamente violenti produce nerale è uno dei principali fattori reun danno ai nostri sistemi di difesa, in sponsabili della riduzione della sopravparticolare a livello delle barriere mucose vivenza degli esseri umani, in tempi e che si trovano esposte a agenti esterni modi differenti a seconda dei diversi ambientali molto aggressivi. Nello spe- contesti. Per quanto riguarda l’apparato cifico, l’equilibrio delle vie aeree risente respiratorio, un danno particolarmente moltissimo delle condizioni ambientali grave è prodotto dal micro- e nanodell’ambiente esterno, in particolare particolato in grado di penetrare in profondità nelle vie aeree gedelle temperature, delnerando una stimolazione l’umidità e della concenNon è possibile trazione di particolato o immaginare un destino acuta e cronica nociva. Il di microorganismi. Le vie per l’uomo senza la sua particolato definito come aree reagiscono regolando madre Terra, viva ed in PM 10 nelle sue varie componenti è costituito la produzione di muco, il buona salute. da particelle altamente vocalibro, la produzione di latili prodotte da numeroproteine difensive o il reclutamento di cellule dell’immunità. sissime attività umane, in particolare Questi processi che vengono regolati dai processi di combustione. Il particolato finemente a livello polmonare possono PM 10 insieme all’ozono è in grado di risultare fortemente alterati in caso di stimolare processi infiammatori, danesposizione persistente ad eventi am- neggiare le barriere difensive, elicitare bientali estremi che ne alterano le ca- e mantenere stati infiammatori e produrre pacità di reazione e di adattamento. anche attraverso il danno da radicali liDobbiamo sempre considerare che que- beri degli effetti sul nostro patrimonio sti fenomeni risultano severamente più genetico con tutto quello che ne deriva aggressivi nei soggetti che già soffono anche in termini di cancerogenesi. di problematiche respiratorie come l’asma, la bronchite cronica, le bronchiectasie e le malattie Alla luce di quanto detto, la relazione interstiziali del polmone. Risulta pertanto tra ambiente e vita o tra clima e salute, d’obbligo anche riflettere sul primum dovrebbe spingere ciascuno di noi, movens di molti di questi eventi: l’in- sia come individuo che come parte di una collettività più o meno organizzata, quinamento ambientale. L’inquinamento ambientale costituisce a riflettere sulle conseguenze del muuna drammatica conseguenza dell’esa- tamento climatico in corso. sperata antropizzazione, in particolare Il nostro futuro, e di certo anche quello quella connessa alle attività produttive delle generazioni che seguiranno di tipo industriale ed al consumo di sarà profondamente influenzato e deenergia in senso lato. Gli agenti inqui- terminato dalla crisi ambientale in nanti agiscono in modo devastante at- corso, tenendo presente che non è traverso due principali meccanismi: possibile immaginare un destino per producono un danno diretto a tessuti o l’uomo senza la sua madre Terra, viva organi bersaglio, in primis tutti gli organi ed in buona salute. 32 UNICAMILLUS AUTUNNO 2023


CLIMATE CHANGE AND ITS IMPACT ON HEALTH: THE EFFECTS ON THE RESPIRATORY SYSTEM By Angelo Coppola Professor Angelo Coppola is a UniCamillus lecturer in Respiratory System Diseases on the MSc Medicine and Surgery

According to the World Meteorological Organization (WMO), climate is represented by the average atmospheric conditions in a given geographical region, recorded over a period of at least 30 years, through a statistical synthesis of atmospheric parameters. Climate in particular, and the atmosphere in general, influence and are influenced by events related to biological life, which they themselves have made possible. Climate change is a reality that we are experiencing first hand. The changes, which are occurring at an unprecedented rate and speed, are having a profound impact on our health. There is no human being outside of the natural context that determines not only his or her life, but also his or her health and, in many ways, his or her future. We need to address the problem along two parallel lines that describe the critical aspects of the problem: on the one hand, the impact of the climate crisis on the deterioration of health, particularly respiratory health; on the other hand, the increase in risk factors for the development of diseases linked to changing environmental conditions. Human activity on Earth has always had an impact on nature. What distinguishes the time in which we live is the speed with which changes are occurring as a result of the intensity of anthropogenic activity affecting the climate. In the space of 7 or 8 human generations, there have been changes so significant that even our biology cannot withstand them. For example, the significant and progressive increase in temperature is disrupting the pollen calendar and the flowering of tree species, along with the associated distribution and availability of water and nutrients. In addition, we are witnessing a progressive and uncontrollable phenomenon of changes in the natural environment, with areas affected by desertification leading to the dehydration of soils, on the one hand, and the tropicalisation of temperate areas exposed to floods or storms, on the other. From a respiratory point of view, this atmospheric instability is a risk and damage factor for the respiratory tract. In particular, environmental stimuli such as pollen or fine particles can cause irritation of the respiratory mucosa, leading to the onset of inflammatory processes, not necessarily of an allergic nature. Climate instability leads to airway instability, which is particularly evident in people with asthma or chronic bronchitis, who may experience a sudden worsening of respiratory symptoms related to bronchoconstriction, exacerbation, or airflow limitation. Changes in temperature and atmospheric currents have also given rise to phenomena associated with violent disturbances, which are capable of lifting and distributing enormous quantities of allergens, pollutants, and dust on a large scale, increasing the stimulation and sensitisation of people in unexpected areas and worsening the respiratory conditions of the inhabitants of these places. Another aspect that needs to be carefully considered when talking about climate change is the progressive increase in migratory flows of entire populations or ethnic groups living in areas devastated by climatic disasters that render their original areas no longer suitable for the safe hosting of communities. Imagine people fleeing areas devastated by prolonged drought or extreme atmospheric events that occur with intolerable frequency. These people pay with their skin and their lives for what the world has produced in terms of pollution and environmental damage. Migratory phenomena are also linked to changes in the health status of people who are confronted with profound changes in the environmental conditions to which they are accustomed, with the risk of allergic sensitisation or exposure to unusual microbiological agents to which they have no immunity. With regard to this last point, it must also be emphasised that the progressive and inexorable global warming, with periods of extreme heat followed by short and sudden periods of cold, is causing significant changes in the microbiological balance of the environment. The change in environmental conditions has led to an altered profile of survival and proliferation of microbial agents. In addition, the often-drastic alternation between wet and dry conditions, high and low temperatures or extremely violent winds damages our defence systems, particularly at the level of the mucosal barriers, which are exposed to very aggressive external environmental agents. In particular, the balance of the airways is strongly influenced by external environmental conditions, especially temperature, humidity and the concentration of particulate matter or microorganisms. The airways respond by regulating mucus production, calibre, production of defence proteins or recruitment of immune cells. These finely regulated processes at the pulmonary level can be severely altered by prolonged exposure to extreme environmental events that affect their ability to respond and adapt. It must always be borne in mind that these phenomena are much more aggressive in people who already suffer from respiratory problems. It is therefore essential to consider the driving force behind many of these events: environmental pollution. Environmental pollution is a dramatic consequence of increased h man activity. Pollutants act devastatingly through two main mechanisms: they cause direct damage to tissues or target organs, primarily all organs and tissues in direct contact with the external environment; or they act indirectly on a wide range of cellular and metabolic functions, producing short and long-term effects that can be catastrophic. At present, pollution in a general sense is one of the main factors responsible for reducing human survival, at different times and in different ways depending on the context. With regard to the respiratory system, particularly serious damage is caused by micro- and nanoparticles, which are capable of penetrating deep into the respiratory tract, causing acute and chronic harmful stimulation. Particulate matter, defined as PM10 in its various components, consists of highly volatile particles produced by numerous human activities, especially combustion processes. PM10, together with ozone, is capable of stimulating inflammatory processes, damaging defensive barriers, inducing and maintaining inflammatory states, and also having effects on our genetic heritage through free radical damage, with all the implications for carcinogenesis. In the light of what has been said, the relationship between climate and health should prompt each of us to reflect on the consequences of ongoing climate change. Our future will be profoundly influenced and determined by the environmental crisis, bearing in mind that it is impossible to imagine a destiny for humanity without its Mother Earth, alive and in good health. UNICAMILLUS INVERNO 2023 33


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COME IL CAMBIAMENTO CLIMATICO IMPATTA SULLE CARATTERISTICHE DI OLI, VINI E ALTRI PRODOTTI a cura di Tommaso Fefè Intervista al Professor Angelo Cichelli, docente UniCamillus di Tecnologia e Controllo della qualità degli Alimenti nel Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e Ordinario di Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università di Chieti-Pescara.

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rofessore, prima di tutto una questo c’è però una minoranza che sua opinione da uomo di scien- ritiene che i cambiamenti climatici za, oltre che da privato citta- siano invece frutto di naturali fenomeni dino: secondo lei c’è davvero geologici, come già avvenuto nelle un eccessivo allarmismo attorno al ere passate. Il problema è che questo tema del cambiamento climatico, cambiamento climatico sta avvenendo come qualcuno sostiene, o al contrario troppo repentinamente rispetto a quansi stanno ancora sottovalutando to il nostro pianeta ha già visto in troppo le conseguenze a passato. Per questo non poscui il mondo sta andanso non concordare con do incontro? chi pone l’accento Il mio approccio a sull’azione umana questo argomento è come causa, magari inevitabilmente lenon unica, ma sigato a un atteggiacuramente primamento scientifico e ria, di questo fenoper questo sposo meno. Limitare le totalmente la posiemissioni di gas serzione che il 90% dera è peraltro auspigli studiosi di queste cabile a prescindere materie, climatologi, fidalle questioni climatisici dell’atmosfera, soche, perché implichestengono. Tutti sono rebbe anche la riduIl Professor concordi nell’affermare zione dello spreco di Angelo Cichelli che il riscaldamento risorse e materie priglobale e il cambiame. mento climatico in corso sia dovuto essenzialmente agli agenti inquinanti Andando nello specifico della sua atdi natura antropica. La CO2 è aumen- tività di ricerca e professionale, può tata esponenzialmente dall’inzio del- spiegare in che modo gli eventi clil’era industriale, a fine ‘700 e questi matici influiscono sulle proprietà chisono dati indubbi. Il 2023 è stato uno miche degli alimenti e dei prodotti degli anni più caldi di sempre, secondo della terra? alcuni studi climatici. A fronte di tutto Si tratta in realtà di una domanda UNICAMILLUS INVERNO 2023 35


complessa. Difficile sintetizzare una concatenazione di effetti e di processi in poche parole. Di sicuro uno degli effetti più macroscopici dovuti ai mutamenti climatici, che si nota sui prodotti agricoli,

è la maturazione precoce. Cinquant’anni fa la vendemmia si faceva a ottobre. Oggi invece si inizia persino a d agosto. A fine settembre tutte le varietà sono già raccolte. Il che ha un impatto anche sulla resa effettiva dei prodotti. Ma l’aumento delle temperature, oltre che una maturazione precoce, comporta dei cambiamenti anche sulle proprietà del prodotto stesso. Faccio l’esempio delle olive, che ho studiato da vicino, nel mio campo di ricerca: se arrivano al frantoio ai primi di ottobre il prodotto finito, quindi l’olio, non avrà le stesse caratteristiche di uno lavorato invece alla fine del mese. Gli enzimi della componente aromatica infatti lavorano ottimamente fra i 18 e i 24 gradi. Se a fine settembre le olive vengono raccolte e spremute a 30 gradi verrà fuori inevitabilmente un olio poco aromatico, ma con anche proprietà nutrizionali alterate rispetto 36 UNICAMILLUS INVERNO 2023

allo standard. I composti fenolici ad esempio sono responsabili dell’amaro e del piccante; ma oltre una certa temperatura queste componenti diminuiscono fino a scomparire. Alcune colture orticole poi riportano danni incredibili anche in termini di deperibilità. Se a una siccità segue una pioggia di tipo tropicale piante e frutti marciscono o comunque subiscono danni che

ne alterano la consistenza e le caratteristiche. Molti prodotti naturali sono impiegati anche nella chimica-farmaceutica. La perdita di biodiversità a causa del cambiamento climatico può quindi essere una minaccia anche per questo settore produttivo e, di conseguenza, andare ad intaccare le possibilità di curare le persone? In realtà questo avviene in misura minore. La chimica farmaceutica permette di trovare soluzioni alternative con più facilità. Anche le possibilità economiche sono diverse, il che permette di spostare le produzioni di determinati prodotti in territori più favorevoli. Esiste ormai un’olicultura anche sulle sponde del lago di Garda, così come la coltivazione dello zafferano, che si sta diffondendo in numerose zone del mediterraneo. Le potenzialità dell’industria chimica e la logica industriale permettono di trovare soluzioni ad hoc, senza particolari ostacoli. Due dei migliori prodotti agricoli che contraddistinguono l’Italia nel mondo sono le eccellenze in ambito enologico e quelle oleiche. Oltre che sulla salute, c’è il rischio concreto che vini e oli prodotti nel nostro paese e, in generale, in tutta l’area mediterranea, subiscano un calo qualitativo a causa del cambiamento climatico?


Sì, il rischio è concreto e serio. Io, quando faccio lezione su tecnologie alimentari, parto sempre da uno schema che pone le caratteristiche igienico-sanitarie degli alimenti al primo posto. Esse possono cambiare o anche essere messe a rischio da condizioni climatiche caldo-umide eccessive, perché favoriscono la formazione funghi e parassiti che proliferando liberano microtossine e sostanze che possono risultare persino cancerogene. Il secondo aspetto, altrettanto importante, su cui pongo l’accento nello schema delle mie lezioni sono le caratteristiche nutrizionali. Esse non riguardano solo componenti come vitamine, sali e valori energetici, ma anche i cosiddetti antiossidanti naturali, di cui peraltro l’olio d’oliva è ricchissimo e di cui si parla sempre moltissimo anche sui media. Sono legati alle componenti fenoliche, da cui dipendono i gradi di amarezza e piccantezza dell’olio. Un olio che pizzica in gola fa molto bene. Ma se una determinata varietà di olive viene raccolta in ritardo, per colpa del mutamentoclimatico, componenti nutrizionali e fenoliche si abbassano. La scienza in passato ha fatto miracoli per migliorare le produzioni agricole. Negli anni ‘70 e ‘80 in particolare sono state studiate studiate soluzioni per il miglioramento della resa del grano e per rendere più resistenti le spighe contro le condizioni avverse del meteo. Si possono pensare soluzioni simili anche per altre produzioni, magari per adattarsi alla precocità delle raccolte, ma non tutto è risolvibile in questo modo. Difendere la biodiversità anche grazie alla tecnologia è importantissimo, ma delle oltre 900 varietà di ulivi che esistono nel mediterraneo, non tutte sono in grado di adattarsi a cambiamenti del genere e garantire la stessa resa raccogliendo a fine settembre invece che a fine ottobre. In alcune parti d’Italia ormai da qualche tempo gli agricoltori hanno adottato la tecnica di vendemmiare di notte, per sfruttare le ore più fresche e aiutare

la conservazione delle proprietà dell’uva. Per alcuni prodotti si può utilizzare la refrigerazione artificiale. Tutte soluzioni valide, ma che limitano solo i danni, non risolvono il problema. Sentiamo spesso dire che gli agenti inquinanti hanno effetti anche a lungo termine sugli alimenti, spesso dannosi per la nostra salute. Disastri naturali sempre più frequenti inoltre creano ingenti danni ai settori dell’agricoltura e dell’allevamento.

Per questi motivi, c’è il rischio che in futuro vedremo sparire alcuni cibi dalle nostre tavole? E con quali conseguenze per la nostra salute? Il problema esiste, ma in questo senso l’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti è già in atto, grazie anche alle nuove tecniche agronomiche, soprattutto nei paesi più sviluppati. Si sta anche cercando di puntare sull’agroecologia, per diminuire l’impatto delle produzioni UNICAMILLUS INVERNO 2023 37


agricole, e in realtà anche degli alleva- servirebbe una vera e propria educazione menti degli animali, sull’ecosistema. A alla divulgazione dei lavori scientifici. questo si aggiungono i crescenti inve- Anche tra i ricercatori stessi sono pochi stimenti nel campo della genetica - che quelli che lo sanno fare bene. Per questo non significa aprire la strada agli OGM, dico che dovremmo insegnare agli stuattenzione - per sperimentare nuovi in- denti intanto come riconoscere quali siano le fonti attendibili. nesti. Spesso gli ostacoli Inuovi laureati dovrebbero alla diffusione di queste innovazioni derivano più La ricerca va avanti, ma avere la capacità di valuin Italia siamo troppo tare i risultati di una ricerca da questioni normative o tradizionalisti in certi in maniera critico-analiticommerciali, che non da vere problematiche relative ambiti e otteniamo gli ca, invece questo aspetto effetti opposti. viene curato troppo poco. alla qualità. Un esempio In secondo luogo servicalzante sono i cosiddetti vitigni resistenti, sperimentati soprattutto rebbe divulgare in maniera più originale nel Nord-Est italiano. Grazie ad alcuni i risultati delle proprie ricerche, inveincroci si sono venute a creare piante stendo anche di più nella Terza Missione di vite particolarmente resistenti ad delle università. Una divulgazione esaualcuni fattori climatici e alle devastanti stiva e competente però dovrebbe essere malattie che ne derivano per la pianta anche libera da tutti i vizi e le storture stessa. Il problema è che ai vini prodotti che legano le pubblicazioni alle carriere utilizzando queste uve non si può ap- accademiche. Il concetto “publish or plicare la stessa etichetta del prodotto perish”, cioè “o pubblichi o muori”, tradizionale. La ricerca nonostante tutto sminuisce quello che invece dovrebbe va avanti, ma in Italia siamo anche essere l’interesse cardine su cui si dotroppo tradizionalisti in certi ambiti e vrebbe fondare la ricerca universitaria, cioè dare risalto alla pasotteniamo gli effetti opposti sione che i ricercatori meta quelli che vorremmo ottenere tutelando le nostre Far valere i risultati di tono nel loro lavoro, per dare conto alla società, al unicità. una ricerca in un paese, dei risultati ottenuti. campo come quello Invece oggi la gara e solo Torniamo ai pareri perdella chimica degli sonali: secondo lei il mon- alimenti, dove esistono a chi pubblica più cose per avere la maggior visido accademico-scientifilobby produttive e co, cosa potrebbe e do- associazioni varie, non bilità e, quindi, vantaggi in termini di avanzamento vrebbe fare in più e meè affatto semplice. di carriera accademica. glio per sensibilizzare ulL’etica purtroppo viene teriormente le persone su questo tema, senza dare adito a meno difronte alla mera competizione polemiche strumentali o, peggio, pre- tra universirtà. Mi piace però sottolineare stare il fianco a strampalate teorie di che questa sensibilità della società verso le innovazioni, le ricerche è più immecomplotti? L’ideale prima di tutto sarebbe che diata ed efficace in alcuni settori rispetto come università, in maniera trasversale, ad altri. Il campo biomedico ha una unendo anche diverse materie, creassimo capacità pervasiva nella società maggiore dei corsi a parte per insegnare come si rispetto ad esempio al mio, legato alla fa una ricerca, come si trovano e ana- chimica e alla tecnologia degli alimenti. lizzano le fonti, i dati e come si valuta Far valere i risultati di una ricerca poi il valore effettivo di una pubblica- laddove esistono lobby produttive, aszione. Per limitare la diffusione di mes- sociazioni culturali, addirittura cuochi saggi travisati, quando non vere e proprie che ormai dicono cosa fa bene e cosa bufale camuffate da grandi scoperte, fa male, non è affatto semplice. 38 UNICAMILLUS INVERNO 2023


HOW CLIMATE CHANGE CAN AFFECT OIL, WINE AND OTHER PRODUCTS Interview by Tommaso Fefè Professor Angelo Cichelli is a UniCamillus lecturer in Food Technology and Quality on the MSc in Human Nutrition Sciences and Full Professor of Food Science and Technology at the University of Chieti-Pescara.

Do you think that there is too much alarmism surrounding climate change, or are the consequences being underestimated? As a scientist, I fully agree with the position supported by 90% of experts in the field, including climatologists and atmospheric physicists: global warming and ongoing climate change are due to anthropogenic pollutants. Climate change today is all too rapid compared to what our planet has experienced in the past. How do climate events affect the chemical properties of food and agricultural products? It’s a complex question. One of the most obvious effects of climate change is early ripening. Fifty years ago, the grape harvest took place in October, but now it starts as early as August. By the end of September, all varieties are harvested. This also has an impact on the actual yield. In addition to earlier ripening, the rise in temperature also changes the characteristics of the product itself. Take olives, for example: if they are harvested and pressed at 30 degrees Celsius at the end of September, the resulting oil will inevitably not only be less aromatic but will also have altered nutritional properties compared to the standard. Phenolic compounds, which are responsible for bitterness and pungency, decrease and disappear at a certain temperature. Some horticultural crops also suffer incredible damage, including perishability, due to a tropical rain that follows droughts, causing plants and fruits to rot or undergo changes that alter their consistency and characteristics. Two of the best agricultural products that make Italy stand out in the world are oil and wine. Apart from health, is there a real risk that the quality of these products will deteriorate as a result of climate change? Yes, the risk is real and serious - especially as far as the hygienic and sanitary characteristics of food are concerned. These can be altered or jeopardised by excessively hot and humid climate conditions, which favour the growth of fungi and parasites that release carcinogenic mycotoxins. Another equally important aspect is the nutritional properties and the socalled natural antioxidants, that olive oil is very rich in - something often discussed in the media. Antioxidants are linked to phenolic compounds, and when a particular variety of olive is harvested later due to climate change, these antioxidants decrease. Science worked wonders in the past to improve agricultural production. In the 70s and 80s, solutions were researched to improve wheat yields and make ears more resistant to adverse weather conditions. Similar solutions can be considered for other crops, perhaps to adapt to earlier harvests, but not everything can be solved in this way. Protecting biodiversity through technology is crucial, but not all of the more than 900 olive varieties in the Mediterranean can adapt to such changes. Pollutants have long-term effects on food and cause significant damage to the agricultural and livestock sectors. Is there a risk that some foods will disappear from our tables in the future? And what will the consequences be for our health? The problem is real, but agriculture is already adapting to the changes thanks to new agronomic techniques, especially in the more developed countries. In addition, there is increasing investment in the field of genetics to experiment with new grafts. Often the barriers to the diffusion of these innovations are regulatory or commercial rather than real quality concerns. A good example of this is the so-called resistant grape varieties that are being experimented with, particularly in north-eastern Italy. Some crosses have produced vines that are particularly resistant to certain climatic factors. The problem is that the wines produced with these grapes cannot be labelled in the same way as traditional products. What do you think the academic world should do to raise awareness on these issues? Ideally, universities should create separate courses, in a transversal way, combining different subjects, to teach how to do research, how to find and analyse sources and data, and how to evaluate the real value of publications. To limit the spread of distorted messages, if not outright hoaxes disguised as groundbreaking discoveries, there should be real education in the dissemination of scientific work. Even among researchers, very few know how to do this well. That’s why I say we should teach students how to recognise reliable sources. New graduates should be able to evaluate research results critically and analytically, but this aspect is often neglected. Secondly, it would be necessary to disseminate the results of one’s own research in a more original way. However, comprehensive, and competent dissemination should also be free from all the biases and distortions that tie publications to academic careers. Traduzione curata da Xhoi Canko e Alessandro Rotatori, CLA, in data 21/11/2023. UNICAMILLUS INVERNO 2023 39


ACADEMIC LIFE

UNICAMILLUS, WHITE COAT CEREMONY: OSPITI DAL MONDO DELLA SCIENZA, DELLA POLITICA E DELLO SPETTACOLO

WHITE COAT CEREMONY

di Giorgia Martino

La cerimonia è un momento simbolico in cui gli studenti del quarto anno di Medicina indossano il camice bianco, simbolo dei valori del medico.

I

l 16 e il 17 novembre si è tenuta, nell’Aula Magna di UniLabs, la celebrazione della White Coat Ceremony di UniCamillus. è stata un’occasione di grande valenza simbolica, durante la quale gli studenti del quarto anno del Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia sono stati investiti della facoltà di indossare il tanto desiderato camice bianco. Il momento segna idealmente il passaggio dalla teoria alla pratica, ossia dalle materie pre-cliniche alla possibilità di frequentare i tirocini nelle corsie degli ospedali. L’evento rappresenta un importante rito di passaggio nella formazione accademica degli studenti e ne sottolinea l’impegno verso la professione medica. Non è un caso che il momento culminante dell’evento sia stato quello in cui Dorlean Meisha Ayrine Yenah, studentessa del quinto anno proveniente dagli Stati Uniti, ha letto la Dichiarazione di Ginevra, codice etico per i medici risalente al 1948, che riflette gli ideali morali e professionali del ruolo del medico, di cui quel camice bianco è testimone. Le sessioni della cerimonia si sono aperte con i saluti istituzionali del Magnifico Rettore Gianni Profita e i commenti di Barbara Tavazzi, professoressa ordinaria di Biochimica e Presidente

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del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia di UniCamillus. Alla cerimonia, sono intervenuti personaggi provenienti dal mondo della politica, della medicina, della didattica e dello spettacolo, tra i quali anche la neo-eletta Miss Italia, Francesca Bergesio, da quest’anno studentessa di UniCamillus, apprezzata da tutto l’uditorio per la bravura e l’intelligenza nella partecipazione all’evento. Con il suo tocco di simpatica freschezza giovanile ha raccontato come intende, attraverso il suo ruolo di Miss portare avanti il suo impegno a favore della parità di genere e della sicurezza stradale dei giovani. Tra gli ospiti istituzionali, Giuseppe Ippolito, Direttore generale della ricerca e dell’innovazione del Ministero della Salute e Massimiliano Maselli, Assessore della Regione Lazio per Servizi Sociali, Disabilità, Terzo Settore e Servizi alla Persona, che ha dichiarato: “La scommessa per il futuro della sanità nel Lazio è puntare sull’assistenza sociale, territoriale e domestica per decongestionare i pronto soccorso e pianificare interventi personalizzati per ciascun paziente fragile”. Rocco Bellantone, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha posto l’accento sul fatto che “le malattie vanno curate rapportandole sempre con la persona che la sta com-


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battendo. Non c’è nulla di meno scientifico della medicina – Ha aggiunto iperbolicamente – Questa è una facoltà umanistica, per gli uomini e le donne: non ne esistono due perfettamente uguali”. Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, ha spiegato ai futuri nuovi medici che “la carenza dei camici bianchi sarà un enorme problema per il futuro. Ho già più volte lanciato l’allarme alle istituzioni che presto verranno a mancare oltre 40mila medici. Ma dopo la tempesta, viene sempre il bel tempo e questo può significare per i giovani una grande opportunità”. Tra i professori dell’Ateneo hanno partecipato Giacomo Lazzarino, professore associato di Biochimica; Gianfranco Peluso, professore ordinario di Scienze Tecniche Dietetiche Applicate; Giuseppe Sciamanna, professore associato di Anatomia Umana e Maria Rosaria Capobianchi, docente di Biologia Molecolare, che isolò per prima in Italia il coronavirus SARSCoV2 nel febbraio 2020 e che ha portato la sua testimonianza: “Dobbiamo imparare ad approcciare con umiltà a una realtà in perenne movimento, che riserva sorprese, come il Covid ci ha insegnato. I nuovi medici avranno in mano dei mezzi potenti grazie alle nuove tecnologie, ma anche la responsabilità di imparare ad usarli bene”. Importante anche il messaggio che Ermanno Greco, professore straordinario di ginecologia e ostetricia, ha voluto

lasciare in particolare alle future donne medico, in numero nettamente prevalente in questa cerimonia: “Medicina è un percorso lungo, considerando anche le specializzazioni, che può quindi portare la donna a una maternità più tardiva, ma non bisogna dimenticare che la maternità è più semplice prima dei 35 anni. Per questo raccomando sempre di sottoporsi per tempo a tutti gli screening, senza dimenticare che, grazie alle nuove tecnologie disponibili, c’è sempre la possibilità di ricorrere al congelamento degli ovuli”. “L’investitura del camice bianco non è solo un simbolo di competenza professionale, ma anche di responsabilità e compassione – sottolinea il Rettore Gianni Profita – Elemento, questo, ancora più importante in un ateneo come il nostro, che affonda le sue radici nella filosofia di Camillo De Lellis, l’uomo che rivoluzionò il sistema sanitario incentrandolo sul paziente”.

Nelle foto: a sinistra, in alto, Maria Rosaria Capobianchi, Professoressa di Biologia Molecolare, che isolò per prima in Italia il coronavirus SARS-CoV2 nel febbraio 2020; in basso , Francesca Bergesio, neoeletta Miss Italia e studentessa di UniCamillsu Qui sotto gli studenti che hanno appena ricevuto il camice bianco.

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ACADEMIC THE LAW THAT NO ONE editorial article by Gian Stefano Spoto, LIFE Summary of theEditor-in-Chief of UGHJ. WHITE COAT CEREMONY

“UGHJ is a sense of reality. The multilingual platform serves to make the concepts exposed part of everyone’s daily life, to combine science and so- ciety with the greatest possible concreteness”.

W

hen UGHJ was born, the primary idea was to face and analyze the obstacles that hin- der the right to health in the world. This would be possible not only by dealing with health policies, but above all by trying to understand, from time to time, which tools, with the aid of technology, could make up for dramatic shortages. [...] Stateless people in the world are another issue not sufficiently addressed: how many there are, how they live and who takes care of them? This fact opens the analysis of other problems, obviously not only of stateless persons. This analysis, indeed, revolves around the mirage of universal health coverage: WHO estimates predict, among other things, a deficit of eighteen million health workers, es- pecially in countries with low-middle income. Social networks have on occasion the merit of spread- ing sometimes semiunknown situations by making them public domain. This would indeed be commendable if the news weren’t often taken to ex- tremes, manipulated, enslaved to preconceived theses. Our journal is exactly the opposite: it is intended for those who want to contribute, in any area and measure, to the solution of problems, even if in this magnum sea the term solution already appears dreamlike. UGHJ’s dream is instead a network in which words are always followed by actions.

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A

ll’origine di UGHJ, l’idea principale era quella di affrontare le ragioni che ostacolano il diritto alla salute a livello globale. La realizzazione della nostra idea non si sarebbe concretizzata solo attraverso l’impegno nelle politiche sanitarie, ma soprattutto grazie alla comprensione, di volta in volta, degli strumenti che, con l’aiuto della tecnologia, potessero colmare diverse gravi lacune. [...] Un’altra tematica poco esplorata riguarda gli apolidi nel mondo: quanti sono, quali sono le loro condizioni di vita e chi si occupa di loro? Questo aspetto apre la strada all’analisi di altre problematiche non riguardanti esclusivamente gli apolidi. Tale analisi, come detto, ruota attorno all’ideale copertura sanitaria globale. Le stime dell’OMS, tra l’altro, evidenziano un deficit di diciotto milioni di operatori sanitari, soprattutto in paesi a basso e medio reddito. I social network hanno il merito di far luce talvolta su situazioni sconosciute. E questo sarebbe senz’altro apprezzabile, se le notizie non fossero spesso distorte o strumentalizzate per sostenere posizioni preconcette. La nostra rivista invece si rivolge a chiunque desideri contribuire, in qualsiasi forma alla ricerca di soluzioni ai problemi, sebbene il termine soluzione possa sembrare un sogno irrealizzabile in questo vasto panorama. Il sogno di UGHJ è invece quello di una rete in cui alle parole seguono sempre i fatti.


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ACADEMIC LIFE

IL PROF. DOMENICI, SPIEGA L’ATTIVITÀ DI UNICAMILLUS NELLA FORMAZIONE DEI DOCENTI a cura di Valentina Salzillo

INFORMA STUDENTI

La cerimonia è un momento simbolico in cui gli studenti del quarto anno di Medicina indossano il camice bianco, simbolo dei valori del medico.

L’

Università UniCamillus, considerata la carenza diffusa di docenti specializzati per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado, attiva percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità. Tale formazione è finalizzata a qualificare e valorizzare l’acquisizione di competenze disciplinari, psico-pedagogiche, metodologiche, didattiche, organizzative e relazionali, necessarie a far raggiungere agli allievi i risultati di apprendimento previsti dall’ordinamento vigente. Il direttore del Corso è il Professor Gaetano Dominici (in foto). Professore, prima di tutto spieghiamo che cosa sono i Tirocini Formativi Attivi, a chi si rivolgono e quale scopo hanno? Intanto iniziamo col dire che la dizione Tirocini Formativi Attivi è ormai abbastanza impropria. Semplificando molto, si può dire che questo corso universitario, dopo una serie di modifiche legislative, è stato trasformato in

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un corso di durata annuale (60 CFU), per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico degli alunni disabili ed giunto quest’anno all’ottavo ciclo. Si rivolgono quindi a coloro che provvisti di ben precisi requisiti – a cominciare, nella quasi generalità dei casi, dal possesso della laurea - desiderano diventare docenti di sostegno. Lo scopo principale è fornire a tali futuri docenti un repertorio culturale e scientifico-professionale all’altezza del difficile e delicato compito di rendere inclusiva principalmente l’esperienza formativa degli allievi con disabilità, ma anche dei loro compagni di classe. In che modo vengono svolte le attività di TFA in UniCamillus? Quali sono gli aspetti tecnici di cui l’università deve occuparsi per sviluppare corsi di questo tipo? Innanzitutto la prima selezione è quella dei docenti.Poi, della organizzazione della didattica, della messa a punto dei progetti dei tirocini diretti, nelle scuole, ma anche e soprattutto di quelli indiretti che, nel modello formale


da noi preso a riferimento, prevedono per i corsisti l’impiego di simulazioni di contesti utili a far ideare provare e valutare, in situazioni protette, specifici aspetti applicativi delle più diverse teorie interpretative dei processi educativi e di inclusione. L’Ateneo deve, ancora, occuparsi della organizzazione efficace del tempo e degli spazi formativi. Nel nostro caso di una organizzare modulare e flessibile, secondo canoni assai rigorosi, della didattica, per andare incontro alle esigenze di molti, collocando, per esempio il grosso delle attività in presenza nelle giornate di sabato, così da permettere ai soggetti che lavorano di frequentare più agevolmente il corso, e in altri giorni le attività di recupero individualizzato, prevalentemente on-line e di ampliamento dell’offerta formativa. Grazie ai criteri di selezione adottati e alla strategia didattica impiegata durante il processo formativo, la preparazione del corpo insegnante si è rivelata di altissima qualità. Parimenti si è potuta registrare una crescita progressiva dell’impegno, culturale e disposizionale dei corsisti. Ricerche compiute in questi tre anni di esperienza formativa nell’UniCamillus, i cui esiti sono stati peraltro pubblicati su prestigiosi Journal internazionali, hanno mostrato come la qualità dell’intervento formativo risulti tale da modificare in modo significativo gli atteggiamenti professionali e culturali dei corsisti. Quali riscontri positivi per l’Ateneo ci sono stati da parte dei partecipanti? E quali risultati positivi hanno poi raggiunto i frequentanti stessi? Tra i riscontri, oltre ai dati oggettivi prima indicati, si possono annoverare anche quelli assai soggettivi rappresentati da una frequente pluralità di episodi di riconoscimento, durante le stesse lezioni, da parte dei corsisti,

della qualità dei percorsi e dei risultati formativi, nonché del loro coinvolgimento socio-affettivo nelle attività di formazione e inoltre del supporto offerto nella soluzione di molti problemi pratico-procedurali che un corso così complesso comporta. Capita spesso, peraltro, non solo a me, di incontrare nei luoghi più disparati corsisti che esprimono lodi ai docenti e all’Ateneo per l’organizzazione e la qualità degli studi, e per il fatto che siamo riusciti a garantire una preparazione alta, anche e soprattutto di strumenti conoscitivi tali da permettere a tutti di apprendere autonomamente e di sostenere al meglio la prova finale. La strategia formativa adottata punta non a caso ad attivare e promuovere nei nostri iscritti i cosiddetti processi intellettuali superiori e a sviluppare un pensiero costruttivamente divergente. Con quale spirito vivono i corsisti questa esperienza formativa? Come si riesce a creare all’interno di questi particolari gruppi di studenti quel legame umano e professionale che stimoli la crescita personale e aiuti anche a vivere a pieno la vita accademica durante i corsi? I riscontri sono molto positivi proprio per questi aspetti appena descritti, relativamente alle strategie e ai processi valutativi adottati, e all’autonomia applicativa dei saperi acquisiti. In vero, si tratta di un contesto particolare, ossia di gruppi di studenti costituiti spesso da professionisti e insegnanti, magari già di ruolo, architetti. Sono perciò gruppi eterogenei, che riescono a creare dei legami umani e che stimolano la crescita professionale attraverso il confronto di idee ed esperienze e, in taluni casi anche di ricerca sul campo, nell’area dei processi di inclusione. UNICAMILLUS INVERNO 2023 47


ACADEMIC LIFE

IL NUMERO PROGRAMMATO AL CORSO DI LAUREA IN MEDICINA E CHIRURGIA: UN’ANALISI DEI PRO E DEI CONTRO

NEWS

di Antonio Maturo e Veronica Moretti Antonio Maturo è Professore Ordinario di Sociologia della salute nel Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia, presso l’Università di Bologna

S

ulla base delle nostre argomentazioni e dei dati riportati in queste pagine appare evidente come la modalità attuale di immatricolazione al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia garantisca la sostenibilità futura del Servizio Sanitario Nazionale in termini di offerta di forza medica. Chiaramente, restano alcuni problemi strutturali come la scarsa attrattività del SSN in termini di remunerazione (almeno per alcune specialità) e la conseguente crescita dell’emigrazione di medici italiani all’estero. Una perdita secca visto che si sono formati (costosamente) in Italia. Il primo motivo della crisi dei Pronto Soccorso – per fare l’esempio più eclatante – non è la mancanza di forza di lavoro, la bassa remunerazione, i turni faticosi e l’insicurezza percepita sul luogo di lavoro.

INTRODUZIONE Il presente Rapporto di ricerca ha lo scopo di esplorare le potenziali conseguenze della cancellazione del numero programmato per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, a favore di una sua apertura totale e indiscriminata, giornalisticamente etichettata come “liberalizzazione all’accesso alla laurea in Medicina”. Lo stimolo che ha promosso questo studio riposa sulle numerose comunicazioni giornalistiche, politiche e, in alcuni casi, di ambito medico, che periodicamente invitano, spesso con toni enfatici, alla suddetta apertura in nome della maggiore opportunità di studio e della forte necessità di medici in Italia. Due motivazioni, a prima vista, difficilmente criticabili. La metodologia che ha guidato lo studio è scientifica, ovviamente. Le nostre argomentazioni si basano quindi su dati ed evidenze provenienti da fonti accreditate. Analiticamente, nel primo paragrafo, La mancanza di medici in Italia: una questione controversa e complessa, forniamo dei dati rispetto al numero di medici in Italia, anche prendendo in considerazione gli effetti del blocco del turn over (mancata

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sostituzione pensionati-giovani medici). Mostriamo inoltre come vi siano delle enormi differenze rispetto all’attrattività delle Specializzazioni, differenze che si ripercuotono in una sbilanciata produzione di specialisti. Sottolineiamo comunque che l’offerta formativa delle Scuole di specializzazione è stata progressivamente incrementata a partire dal 2018. Nel secondo paragrafo, La forza-lavoro medica: un confronto con l’estero, mostriamo alcuni dati rispetto alla forza medica in rapporto agli abitanti, in chiave internazionale. L’Italia non appare in una condizione critica, sebbene non sempre le comparazioni siano agevoli per difformità dell’organizzazione dei diversi sistemi sanitari. Nel terzo paragrafo, Le retribuzioni dei medici in Italia e all’estero, su dati OECD mettiamo in evidenza come i medici italiani siano tra i meno pagati al mondo, non solo in termini assoluti ma anche in rapporto al costo della vita. Il quarto paragrafo, più specifico, è dedicato a un fenomeno nuovo, ovvero L’irrompere delle cooperative e dei gettoni nei Pronto Soccorso. Essendo che le mancanze più evidenti di medici si verificano nei Pronto Soccorso mostriamo come la perversa dinamica dei gettoni spinga molti medici a licenziarsi dal SSN per lavorare per le cooperative. Nel quinto paragrafo, I numeri del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia negli anni, mostriamo come gli accessi a Medicina siano in progressivo aumento e come le percentuali di ammissione al Corso di Laurea, se lette in modo argomentato, non siano affatto basse. Nel sesto paragrafo, L’abolizione del “numero chiuso”: un forte argomento elettorale, forniamo alcune evidenze rispetto alle conseguenze nefaste che si accompagnerebbe alla liberalizzazione dell’accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. In termini di numeri, non è arduo mostrare come questa possibilità sia praticamente impossibile per i costi finanziari che comporterebbe e per la rivoluzione organizzativa che richiederebbe. Nel


settimo paragrafo, L’invocato modello francese, descriviamo la recente riforma dell’accesso a Medicina attuata in Francia. In questi tre anni di vita il nuovo modello non sembra essere stato all’altezza delle aspettative. Anche quello precedente aveva difetti enormi, comunque. Nell’ottavo e ultimo paragrafo, La denatalità italiana e le immatricolazioni universitarie, pur con alcune cautele, avanziamo l’ipotesi che a causa del calo del tasso di natalità in Italia, le immatricolazioni a Medicina possano diminuire progressivamente nei prossimi 20 anni. Sulla base dei dati e delle nostre argomentazioni, sosteniamo infine nelle Conclusioni, che la modalità attuale di immatricolazione al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia garantisce la sostenibilità futura del Servizio Sanitario Nazionale in termini di offerta di forza medica, pur con dei correttivi non derogabili. Il problema è nella scarsa attrattività di molti settori del SSN (es. Pronto Soccorso), non nel presunto basso numero di medici. 1. LA MANCANZA DI MEDICI IN ITALIA: UNA QUESTIONE CONTROVERSA E COMPLESSA Sui media, periodicamente, viene riportata con toni enfatici la notizia della mancanza di medici in Italia e dei conseguenti problemi (disservizi, ma anche episodi gravi) che ne conseguono, soprattutto per i cittadini. Certamente, vi è un problema di copertura della domanda di salute dei cittadini. I tempi di attesa, per menzionare un problema “cronico” del SSN, sono in molti casi spaventosi – e la pandemia ha accentuato il problema. Appare però opportuno indagare con attenzione questa presunta mancanza di medici. È sotto gli occhi di tutti che vi sono problemi sostanziosi per quanto riguarda i medici di Pronto Soccorso e i Medici di famiglia; mentre le altre Specialità la situazione è certamente meno drammatica.Uno dei motivi principali dei problemi di scarsità di personale medico in Italia deriva dall’effetto congiunto del blocco del turn over e della programmazione irrealistica rispetto all’accesso alle scuole di specializzazione. Il blocco del turn over tra pensionamenti e nuovi assunti è durato dal 2005 al 2019. Come media a livello nazionale su 100 medici andati in pensione, 10 non sono stati sostituiti; in Regioni come il Lazio, la Sicilia e la Campania il numero sale addirittura a 31. Negli ultimi anni, quindi, il numero di medici in servizio è costantemente diminuito. Un elaborato e recente studio dell’Agenas sull’argomento contraddice alcune generalizzazioni emerse a livello mediatico. In questo documento, pubblicato nell’ottobre 2022 e intitolato Il personale del Servizio Sanitario Nazionale, si presentano alcune analisi, basate su dati ed evidenze, di cui nel futuro dibattito dovrà essere tenuto conto. Analogamente, visto il ricambio bloccato, o per

lo meno rallentato, la forza medica è progressivamente invecchiata col risultato che la classe medica italiana è la più anziana del mondo, come si vede nella figura successiva, tratta dalle Health Statistics dell’OCSE. Nel Report Il personale del Servizio Sanitario Nazionale, risultano particolarmente pregnanti alcuni punti.Innanzitutto, la carenza di personale sanitario non è generalizzata: “Dal confronto con le medie EU emerge che attualmente il personale sanitario italiano rapportato alla popolazione è caratterizzato da un numero complessivo di medici congruo e da un numero di infermieri insufficiente”. Nello specifico: “Nell’ambito del personale medico risultano carenti alcune specializzazioni, in primis, i MMG che sebbene rapportati alla popolazione siano apparentemente sufficienti, risultano inferiori rispetto alle medie EU e non omogeneamente distribuiti sul territorio”. Come detto: “Il protrarsi del blocco delle assunzioni, interrompendo la regolare alimentazione dei ruoli, ha determinato l’innalzamento dell’età media del personale e il conseguente fenomeno della “gobba pensionistica”. Sulle specializzazioni mediche il discorso va approfondito. Mentre per alcune la domanda è decisamente superiore all’offerta, in altri casi, non pochi, vi sono numerosi posti che non vengono coperti per mancanza di candidati. Può sembrare sorprendente, ma vi sono scuole di specializzazione, anche di elevata consistenza numerica, nelle quali più della metà dei posti (e delle borse,

“Ricambio” pensionamenti/nuove assunzioni Medici specialisti 2015-2022. Fonte dati: Cineca 2022 rielaborati dall’Associazione Liberi Specializzandi per Data Room

“Ricambio” pensionamenti/nuove assunzioni Medici specialisti, anni 20222023. Fonte dati: Cineca 2022 rielaborati dall’Associazione Liberi Specializzandi per Data Room

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Configurazione per fasce di età dei medici di paesi OCSE. Fonte dati: OECD. Stat. Health Care Resources (Organization for Economic Cooperation and Development) 1 - La modalità di classificazione incide inoltre su alcune elaborazioni statistiche dando vita a esiti non uniformi. Per questo i ranking possono essere diversi. 2 - D’altra parte, anche la mancanza di infermieri in Italia è evidente. Nel solo 2023 ci sono state circa 6000 cancellazioni dall’albo nazionale degli infermieri in Italia (dato Fnopi - Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche che comprende chi ha scelto di andare all’estero, cessate attività e rinunce, escluse dunque le cancellazioni per decesso o pensionamento). Dal 2023 al 2036 ci saranno oltre 173.000 pensionamenti. Questi non saranno però compensati dai nuovi ingressi: per quanto riguarda le lauree in infermieristica, la media dei laureati all’anno dagli inizi degli anni 2000 a oggi è di 11.075 all’anno e rapportando questo numero al numero medio dei pensionamenti si ottiene, solo da questo punto di vista, una carenza di circa 18.200 persone nei prossimi anni (stime Fnopi).

quindi) non viene assegnato. Come si può notare dalla figura che mostra l’assegnazione dei posti nelle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia nel 2022, oltre un quarto delle borse di studio (da circa 1700 euro al mese) sul totale non è stato assegnato perché non si sono presentati abbastanza candidati. Nelle specialità che avrebbero maggiormente bisogno di iniezioni di personale, come il Pronto Soccorso, la percentuale di posti non assegnati è del 50% del totale. In Microbiologia e virologia è il 74% a non essere assegnato. E per Patologia clinica; Radioterapia; Farmacologia e Medicina di Comunità ci sono percentuali superiori al 50% di posti non assegnati. Per contro ci sono specializzazioni richiestissime come Oftalmologia; Dermatologia; Radiodiagnostica; Chirurgia plastica, Otorinolaringoiatria. Specialità che preludono, eventualmente, alla professione espletata nel settore privato. L’offerta formativa delle diverse scuole di specializzazione è stata sensibilmente incrementata a partire dal 2018. Gli effetti di tali incrementi saranno apprezzabili da cinque a sei anni dopo, quindi a partire proprio dal 2023. Per il quinquennio 2022-2027 l’offerta formativa delle varie scuole di specializzazione sarà in grado di assicurare, a legislazione costante, il numero di pensionamenti prevedibile per lo stesso periodo. Resta tuttavia il problema della estrema variabilità rispetto all’attrattività. Questi sbilanciamenti chiaramente si ripercuotono nell’esercizio concreto della professione, che vede una indubbia fuga dal pubblico per il privato o per l’estero. Non è difficile quindi sostenere che il problema non è il numero chiuso è l’attrattività del settore pubblico e i diversi pesi “monetari” delle specializzazioni.

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2. LA FORZA-LAVORO MEDICA: UN CONFRONTO CON L’ESTERO L’Italia non è uno dei paesi con i numeri di medici sul totale degli abitanti più bassi. È vero che, per certi aspetti, non è agevole svolgere comparazioni dal momento che, a seconda del sistema sanitario, vi possono essere sostanziali differenze nell’organizzazione dell’assistenza sanitaria1. Ad esempio, in Svezia, vi sono centri sanitari che assolvono funzioni di prima assistenza con personale infermieristico, alleggerendo così i PS e riducendo il fabbisogno di medici d’urgenza. Viene però da chiedersi se, con una differente organizzazione sanitaria e socio-sanitaria, maggiormente incentrata sul territorio e basata su un coinvolgimento pieno degli/delle infermieri e delle altre professioni sanitarie, il peso e le aspettative rivolte verso medici di famiglia e medicina d’urgenza non possano essere alleggerite2. Sono, queste ultime due, come abbiamo visto, le figure mediche di cui c’è maggiore necessità in Italia, oggi. Il PNRR con la sua focalizzazione verso l’assistenza territoriale (in primis Case della salute e Case della comunità, ma anche community hospital e strutture intermedie) rappresenta una formidabile opportunità per rivoluzionare l’assistenza sanitaria rendendola più aderente alle mutate e mutevoli esigenze dei cittadini. Rispetto alla discussione sulla mancanza dei medici, vale la pena segnalare la efficace provocazione di Francesco Medici: “Se prendiamo medici da Cuba, se vanno deserti i concorsi è perché mancano medici”. Risposta: “No, mancano specialisti”. La soluzione non è quella di più medici che saranno in grado di lavorare tra 11 anni, ma di formare più specialisti, o vista la cattivissima pro-


grammazione fatta dal nostro Stato, permettere di far partire il “Teaching hospital”, che permetterebbe di poter reclutare, seppure con un contratto formazione lavoro i medici appena laureati. 3. LE RETRIBUZIONI DEI MEDICI IN ITALIA E ALL’ESTERO In un’intervista rilasciata nel settembre del 2021, il presidente Omceo Mi, Roberto Carlo Rossi, ha segnalato che ogni anno, su 27mila iscritti, firma oltre 500 certificati “good standing” per consentire l’espatrio a medici italiani; a Roma, invece, nello stesso articolo, Antonio Magi, Presidente Sumai, dichiara di firmarne annualmente 1000 su 42 mila iscritti. I numeri sono quindi preoccupanti. Probabilmente le motivazioni per l’espatrio sono differenti. Ad ogni modo, è difficile negare che il driver economico non giochi un certo ruolo. Come è possibile rilevare dai dati comparati relativi ai paesi OCSE, in Italia i medici non hanno un riconoscimento economico adeguato (dati 2020). In media, infatti, guadagnano 110mila euro annui, contro i 195mila dei medici sud-coreani, i 190mila euro dei medici olandesi, i 187mila euro dei medici tedeschi e i 155mila euro degli inglesi. Ma anche in paesi dove il costo della vita è simile al nostro, i medici sono maggiormente ricompensati: in Cile guadagnano infatti 136mila euro annui, in Belgio 140mila, in Spagna quasi 112mila. Decisamente meno guadagnano in Grecia e in Ungheria, ma sappiamo anche che il costo della vita è molto più basso in questi due paesi. Se prendiamo invece in considerazione le remunerazioni dei medici in rapporto al costo della vita dei paesi nei quali esercitano, gli assetti non cambiano di molto. Con l’Italia che è nella parte bassa del ranking, superata comunque da tutti i paesi menzionati in precedenza. Marzio Bortoloni e Barbara Gobbi, due firme prestigiose in ambito sanitario, fanno un’annotazione tanto interessante quanto tragica su Il Sole24 Ore Salute: “Nessuno in Europa si avvicina a questo primato che tra l’altro segna un altro grande spreso per il nostro Paese: formare un medico specialista costa fino a 250mila euro. In pratica ogni anno regaliamo 350 milioni agli altri Paesi che ringraziano per i 1500 dottori già formati da assumere”. Un indicatore interessante è quello relativo alle domande per il test di Medicina per i Corsi di laurea in lingua inglese. Dal 2018 al 2022, le iscrizioni al test sono quasi raddoppiate: da 7660 a 13404, laddove gli iscritti al test in italiano sono aumenti di pochissimo in termini percentuali (da novantamila a novantatremila). Anche in questo caso le motivazioni possono essere le più diverse, tuttavia certamente questo trend indica che l’espatrio può diventare un’opzione più che solida per i futuri medici.

4. L’IRROMPERE DELLE COOPERATIVE E DEI GETTONI Il Corriere della sera il 1° ottobre 2022 ha pubblicato un ampio resoconto su “il sistema dei medici a gettone”, in gran parte basato su una ricerca svolta dalla Società italiana di medicina di emergenza e urgenza proprio per il Corriere della sera. Nel lungo e dettagliato articolo si descrive come funziona il meccanismo dei medici “a gettone”, ovvero le modalità di reclutamento temporaneo di migliaia di professionisti che ogni giorno entrano negli ospedali italiani, ingaggiati da cooperative esterne su affidamento delle aziende sanitarie, per coprire i buchi d’organico. Chiamata “a gettone” vuol dire essere pagati per un singolo turno (di solito 12 ore) in un campo sostanzialmente senza regole nel quale un medico può anche lavorare per 36 ore di fila. Il fenomeno è sempre più diffuso e sta cambiando radicalmente la fisionomia degli ospedali italiani “alle prese con organici ridotti all’osso” puntualizza la ricerca a causa dei tanti anni di blocco del turn over e le difficili condizioni di lavoro nei PS. Questo repentino mutamento del mercato del lavoro professionista rappresenta innanzitutto un dispendio per le casse dello Stato: per un gettone si arrivano a offrire alla cooperativa fino a 1.200 euro a turno per singolo medico, in sostanza più della metà della paga che uno specializzando prende in un mese intero. Sembra un paradosso, ma trovare un medico per le cooperative non è difficile. Le aziende ospedaliere, messe alle strette, concedono bandi remunerativi, con requisiti di accesso spesso bassi (e in ogni caso ben lontani da quelli che vengono richiesti per un medico interno, che dev’essere quanto meno specializzato). Viene riportato l’esempio dell’ospedale Papa Giovanni XXIII che ha uno dei Pronto soccorso più importanti della Lombardia, e il cui nome ha fatto il giro del mondo come uno dei primi avamposti della lotta contro il Covid. La gestione del PS è in gran parte in mano a una cooperativa. La determina è la numero 233 del 4 maggio 2022 dal titolo: «Affidamento del servizio di Guardia medica presso il Pronto soccorso della sede dell’Asst Papa Giovanni XXIII. Durata 7 mesi dal 01.05.2022 al 30.11.2022. Spesa complessiva presunta euro 183.382,50 Iva 5% compresa». La necessità è di coprire 175 turni, durata 12 ore ciascuno, compenso 998 euro a turno. Il criterio di scelta, come è possibile leggere testualmente, è «il minor prezzo». Il reclutamento avviene su piattaforme digitali a cui ci si può registrare solo se si è medici. I messaggi sono di questo tipo: «Qualcuno sarebbe interessato a coprire dei turni notturni codici minori in provincia di Vicenza? Compenso 65 euro l’ora». E si specifica, per chi non avesse inteso: «Facendo un semplice calcolo sono 4.680 euro per sei gettoni». Ci sono decine di offerte al giorno.

Remunerazioni dei medici ponderate per costo della vita del paese nel quale viene esercitata la professione Fonte: OECD.Stat. Health Care Resources (Organization for Economic Co-operation

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ACADEMIC LIFE

Gli orari dei turni non sembrano un problema. Una società inserisce l’annuncio per un posto di guardia diurna e notturna in una clinica riabilitativa di Arezzo: «Compenso 420 euro a turno, possibilità di fare 24 ore o 48 ore consecutive (consentito dalla clinica) e turni accorpati». Un altro ancora: «Cercasi medico da inserire in organico per la copertura di turni diurni e notturni e per la gestione dei codici minori del Pronto soccorso di Nuoro. Compenso 600 euro a turno di 12 ore più alloggio. Possibilità di accorpare turni per chi viene da fuori Regione». L’accorpamento dei turni è considerato un benefit: «Ci sono medici trasfertisti che si organizzano in pullman, prendono 3 o 4 gettoni consecutivi lavorando fino allo stremo e poi tornano a casa con un bottino di 45.000 euro che basta per tutto il mese», riferisce un primario lombardo al Corriere della sera. Ad esempio, l’ex direttore del Policlinico di Monza e poi viceprimario a Paderno, Riccardo Stracka, 44 anni, si è licenziato, lasciando il posto fisso, e si è messo a fare il gettonista per una cooperativa che si muove tra Lombardia, Piemonte e Veneto. Dice di guadagnare il 60-70% in più rispetto a prima e afferma che la qualità di vita gli è radicalmente cambiata in meglio. A livello sistemico si tratta di un meccanismo devastante: un circolo vizioso. I medici si licenziano e poi tornano a lavorare come “gettonisti”. La mancanza di organico di organico è quindi causa ed effetto di questa situazione. Un corto circuito nefasto. 5. IL TEST DI AMMISSIONE AL CORSO DI LAUREA IN MEDICINA E CHIRURGIA NEGLI ANNI Al test di ammissione al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia del 2023, per l’anno accademico 2023/2024, vi sono state 98000 domande (in aumento rispetto al 2022). La notizia, tuttavia, è che per il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia i posti sono saliti da 14740 nel 2022 a 18249 nel 2023. Si tratta di un aumento molto consistente. In una chiave storica, si può notare dalla tabella successiva che rispetto al 2018 in 5 anni i posti sono praticamente raddoppiati. (nel computo abbiamo tenuto fuori i posti di Odontoiatria, aumentati di poco). Nel 2023 le domande sono state 98000, il numero più alto di sempre. Tuttavia, il rapporto Domande/Posti disponibili è il più basso degli ultimi 20 anni, essendo a 5,4. Il che significa un posto ogni 5 domande (ed è importante sottolineare che le domande sono meno dei partecipanti effettivi). Come si può notare dalla tabella, dobbiamo risalire al 2003 per ritrovare un rapporto così favorevole. Per contro nel 2017 il rapporto era di 9,7 e quindi ne entrava quasi uno su dieci. Ovviamente il numero delle domande non coincide con gli effettivi partecipanti al test. Nei 98000 sopra citati sono inseriti coloro

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che hanno partecipato sia ai test delle università statali che a quelli delle università non statali. Queste ultime organizzano il test in periodi diversi da quelli in cui si tiene il TOLC (proposto per la prima volta quest’anno ed erogato in due prove, una ad Aprile e una a Luglio – viene preso in considerazione il punteggio più alto ottenuto nelle due prove). Dai dati riportati dal Cisia, infatti, si può desumere che sono circa 66700 i partecipanti unici e di quinta superiore ai TOLC. E’ quindi possibile, ed è anche più aderente alla realtà, formulare il rapporto tra partecipanti effettivi (66700) e posti disponibili (18249). Il rapporto è a questo punto a 3,6. Il che significa che entra il 28% dei candidati effettivi. E probabilmente qualcuno in più visto che non tutti si iscriveranno. 6. L’ABOLIZIONE DEL NUMERO CHIUSO: UN FORTE ARGOMENTO ELETTORALE Alcuni politici, di diversa estrazione, nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre 2022, hanno proposto, con vigore, l’“abolizione del numero chiuso”. A ben vedere ci si accorge che tale proposta ricorre a ogni elezione. Nella sua opera di fact checking rispetto alle proposte elettorali, l’autorevole Osservatorio GIMBE, nel suo report Report Osservatorio GIMBE 1/2022 Elezioni Politiche 2022 Monitoraggio indipendente dei programmi elettorali: sanità e ricerca biomedica, decostruisce in modo molto efficace i limiti di questa proposta. Di seguito, le argomentazioni del GIMBE. L’abolizione del “numero chiuso” a corsi di laurea in Medicina, che in realtà è un numero “programmato” rispetto a bisogni del SSN e risorse disponibili: 1. è difficilmente attuabile per capienza degli atenei e disponibilità di docenti, in particolare al primo anno nell’ipotesi dello sbarramento al secondo; 2. non risolve la carenza di personale ma espande l’imbuto formativo, senza incrementare ulteriormente le borse di studio per la specializzazione e dei contratti di formazione specifica in medicina generale; 3. alimenta il lavoro a basso costo e la fuga dei laureati verso l’estero. Anche Anaao Giovani ha fornito una dichiarazione rispetto al reclutamento dei medici. La presa di posizione prende spunto dal test di ammissione 2022 e le polemiche per la difficoltà delle domande, ma si allarga, criticamente, verso l’invocato modello francese di accesso a Medicina: “Questi dati [ovvero l’alto numero di domande per Medicina e i pochi idonei] a una politica poco attenta e lungimirante, potrebbero apparire un’ulteriore prova dell’inutilità del test di ammissione e suggerire l’adesione al cosiddetto “modello francese” che prevede l’accesso aperto al primo


anno di medicina e vari blocchi durante il corso di laurea”. “Tale proposta – commenta Giammaria Liuzzi, Responsabile Nazionale Anaao Giovani - oltre ad essere nociva per l’intero sistema universitario italiano, è utopistica: attualmente non vi sono le strutture per accogliere un tale numero di aspiranti e anche nel caso ci fossero, sarebbe un ingente spreco di risorse pubbliche per formare un superfluo numero di medici che andrebbero a creare una mastodontica pletora lavorativa. Il numero programmato, erroneamente e strumentalmente definito numero chiuso rappresenta invece un valido e indispensabile strumento per garantire quella programmazione sanitaria propria di tutti i paesi evoluti in cui l’erogazione delle cure è garantita mediante un Sistema Sanitario Nazionale pubblico e gratuito. Nel cosiddetto sistema francese, che gli stessi francesi hanno recentemente dichiarato di voler accantonare, virando verso il sistema italiano, gli sbarramenti consistono nella media dei voti conseguiti in ogni anno accademico per tutti coloro che vogliono iscriversi al corso di laurea in medicina. È bizzarro considerare che un sistema di valutazione non standardizzato come un esame universitario, con immense differenze procedurali tra le varie facoltà e dove è facile influenzare i professori esaminatori per concedere un punteggio eccellente, possa essere ritenuto più meritocratico di un test a crocette che viene svolto in maniera sincrona a livello nazionale. Andando oltre la questione di merito, vi è una non secondaria questione di metodo: tra le domande somministrate quest’anno al test di ammissione vi è la comprensione dell’Editto de Beneficiis del 1037, riguardante il sistema feudale del vassallaggio, di tale Corrado II il Salico, oltre a una domanda in cui si chiedeva di individuare la differenza tra il sonetto e il poema epico dopo una comprensione di un testo scritto. È quanto di più anti-meritocratico utilizzare tali domande per individuare l’attitudine di un giovane a diventare medico e non possiamo nemmeno immaginare la frustrazione di coloro che non sono riusciti ad essere tra i 13.152 vincitori di concorso a causa della loro non conoscenza di un editto del 1037. Pertanto il test di ammissione al primo anno può e deve essere ottimizzato mediante la somministrazione di sole domande attinenti all’ambito medico-scientifico e soprattutto i candidati devono avere a disposizione con largo anticipo una bibliografia di riferimento semplice, chiara e facilmente fruibile. Solo un test d’ammissione così ottimizzato può in maniera meritocratica e standardizzata individuare coloro che hanno predisposizione nella pratica clinica, nella gestione del paziente e nell’erogazione delle cure necessarie”. Inoltre, sempre Liuzzi fa notare un altro aspetto poco dibattuto. Nel 2022 si sono presentati 14.435 partecipanti al concorso per accedere ai poco più

dei 6.600 posti alle Scuole di specializzazione mediche. Il doppio di aspiranti rispetto ai posti, quindi. “L’ipotesi di abolizione del numero chiuso renderebbe ancora più stretto questo imbuto, creando una vera e propria pletora di medici abilitati, ma non specializzati, che non potrebbero esercitare la professione per la quale sono stati formati con enorme impiego di risorse da parte sia delle loro famiglie che dello Stato italiano. Destinati a sfogliare la margherita tra disoccupazione ed emigrazione. La formazione post-laurea dei medici ha bisogno di una riforma vera e non di demagogia”. In effetti, se anziché quindicimila, o forse anche ventimila, studenti di Medicina all’anno ne entrassero sessantamila, come si potrebbe dare loro una formazione specialistica adeguata, dopo i sei anni di Corso di Laurea? Come si può passare, nelle Specialità, da 6.600 posti a decine di migliaia? Se gli studenti di Medicina aumentassero di quattro volte, tale aumento dovrebbe infatti rispecchiarsi anche nelle successive ammissioni alle Specialità mediche. Non vi è solo una questione di riorganizzazione (verso il basso) della didattica, ma di vera e propria impossibilità logistica (spazi e tecnologie) e di organizzazione accademica (si aumenta di quattro volte il numero dei docenti e del personale amministrativo?). E ovviamente finanziaria (relativi

Attrattività Scuole di specializzazione. Fonte: Anaao-Assomed https://www.anaao.it/cont ent.php?cont=35869

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ACADEMIC LIFE

Assegnazione contratti di specializzazione Fonte: Anaao Giovani, riprodotti su QS 3 ottobre 2023 https://www.quotidianosa nita.it/lavoro-eprofessioni/articolo.php?a rticolo_id=117341 3 - trad.: dobbiamo sostituire un sistema unico, che offre agli studenti una sola modalità di accesso e che li seleziona solo in base a un tipo di intelligenza, con un sistema ad accesso multiplo che permetta agli studenti eccellenti di aver successo.

costi). Ma soprattutto, vanno tenuti in conto altre due conseguenze irrisolvibili connesse all’apertura indiscriminata al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia: l’obbligo legale di assumere un numero totalmente irrealistico di altri docenti con un potenziale onere a carico dello Stato (e quindi del contribuente) paragonabile ad una manovra finanziaria e la necessità utopica di moltiplicare il numero di posti letti su cui gli studenti di medicina possono svolgere il tirocinio (anche questo un obbligo di legge). Più in specifico, è possibile ipotizzare una stima, anzitutto, partendo dalla supposizione ovvia che, che in considerazione delle domande di partecipazione ai test degli ultimi anni, si riverserebbero subito al primo anno non più le circa 15.000 matricole attuali, ma 60.000 matricole. A sensi del DM 1154 e successive modificazioni, a fronte di 60.000 studenti servirebbero 7.500 professori tra ordinari e associati e 6.000 ricercatori. Il DM prevede, infatti, che per ogni gruppo di 80 studenti devono esserci 10 professori strutturati e 8 Ricercatori. Attualmente sono 1.875 i professori e 1.500 i ricercatori che servono per il numero programmato. Il costo medio del professore strutturato (ordinario ed associato) è di circa 100.000 euro all’anno. Il costo medio del Ricercatore è di 50.000 euro all’anno. Ne deriva che per le attuali 15.000 matricole il costo è dei professori e dei ricercatori è di circa € 260 milioni. Ove si liberalizzasse l’accesso, il costo lieviterebbe a 1 miliardo di euro! Il differenziale è pertanto di circa 750 milioni di euro all’anno. Inoltre, secondo quanto previsto dal DPCM del 24 maggio del 2001, occorrerà prevedere per ciascun studente 3 posti letto per i tirocini. Tali posti letto comportano un aggravio in termini di incremento del DRG (quanto pagato dalle regioni ai policlinici universitari) del 8% circa. Sulla base di alcuni casi concreti è possibile stimare in circa 3 milioni di euro per ogni gruppo di 60 studenti. I 45 mila studenti in più - dovuti alla liberalizzazione comporterebbero pertanto un esborso supplementare di 2.250 milioni di euro. A queste cifre andrebbero sommati i costi per le strutture e i collaboratori necessari per accogliere 4 volte tanto gli studenti di Medicina (aule, uffici, laboratori, impiegati). Insomma, ai 3 miliardi di euro di immediato calcolo ne vanno aggiunti altri certamente onerosi. Fino al 1999 non c’era il numero chiuso e i laureati erano molti di meno di oggi. Immettendo senza alcuna selezione una gran massa di aspiranti medici - tra i quali inevi-

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tabilmente ce ne saranno molti non motivati e che poi abbandoneranno gli studi - è evidente che i sopra menzionati investimenti saranno in parte notevole inutili. Ma soprattutto se l’attrattività della professione medica presso il SSN rimane così bassa, almeno per alcune specializzazioni, una parte consistente dei nuovi laureati emigrerebbe all’estero. Così lo Stato italiano avrebbe investito sulla sua formazione, senza averne alcun beneficio. 7. IL MODELLO FRANCESE In Francia la modalità di ingresso alle facoltà sanitarie (Medicina, Farmacia, Odontoiatria e Ostetricia) ha subito di recente una profonda trasformazione con legge del 24 luglio 2019 (nello specifico i testi giuridici della riforma sono: article L. 631-1 du code de l’éducation; articles R. 6311.à R. 631-1-12 du code de l’éducation). La riforma è stata messa in atto dal Presidente Emmanuel Macron e dal Ministro de l’Enseignement supérieur, de la Recherche et de l’Innovation, Frédérique Vidal, il quale, il 12 febbraio 2019, aveva affermato a tal proposito: “Nous devons remplacer un système unique, qui ne propose aux étudiants qu’une voie d’accès et ne les recrute que sur un type d’intelligence, par un système d’accès multiple permettant à d’excellents étudiants de réussir”3. Di fatto le principali caratteristiche riguardano due punti principali: la soppressione a partire dall’anno accademico 2020 del cosiddetto numerus clausus (numero chiuso) e la fine del primo anno comune a tutte le facoltà mediche (PACES: première année commune aux études de santé) sostituito da tre possibilità di formazione che danno accesso, dopo il superamento di due prove, al secondo anno della facoltà sanitaria prescelta. Prima della riforma in Francia vigeva il sistema PACES, ovvero tutti gli studenti che volevano studiare medicina e altre lauree per le professioni sanitarie dovevano iscriversi ad un primo anno comune che prevedeva materie e insegnamenti uguali per tutti, al termine del quale c’era un test di selezione molto duro che permetteva l’avanzamento al secondo anno solo a un numero esiguo1. Molti studenti integravano gli insegnamenti di questo primo anno con lezioni prese da istituti privati molto costosi o addirittura frequentavano solo questi ultimi, visto che il primo anno pubblico era “caotico e disorganizzato” a detta di molti. Queste scuole private sono dette écuries, scuderie. L’iniquità era evidente: il test pubblico si passava in gran parte sulla base delle possibilità di frequentare costose scuole private. Ovviamente, con le dovute eccezioni. Alla luce anche di questo, lo scopo della riforma è stato quello di facilitare l’accesso; migliorare l’orientamento in caso lo studente non passi i test; adattare le competenze dei futuri professionisti alle esigenze


del sistema sanitario e decompartimentalizzare i settori sanitari. Nello specifico la riforma prevede che, una volta finito il liceo, lo studente che voglia intraprendere una carriera medica abbia tre possibilità per accedervi, ovvero possa scegliere tra tre tipi di formazione per il primo anno. In pratica ci si iscrive a un corso di laurea diverso da Medicina, ma che fornisce, in diversa misura, insegnamenti affini a Medicina. Detto rozzamente lo studente tiene i piedi in due paia di scarpe, alla fine del primo anno verrà deciso quali potrà calzare. Le tre possibilità sono: 1. PASS (Parcours Accès Spécifique Santé – percorso ad accesso specifico alla sanità) ovvero un corso di una facoltà in cui vi sono insegnamenti specifici sanitari e di una disciplina diversa “minore”. 2. L.AS (Licence Accès Santé – laurea con accesso alla sanità) ovvero una laurea che corrisponde agli interessi principali dello studente che esulano da medicina e in cui vi è almeno un insegnamento “salute”. 3. Formazione paramedica: si tratta di un corso per il diploma da ausiliare medico che dà accesso alle facoltà sanitarie (meno seguita). Alla fine del primo anno in uno di questi tre percorsi, lo studente deve superare il concorso di ammissione per Medicina, in caso non venga superato può continuare il primo corso scelto e ritentare l’anno successivo. Ogni università determina, in collaborazione con l’agenzia sanitaria regionale, il numero di studenti che ammette per ogni opzione sanitaria e distribuisce i posti tra le diverse vie d’accesso. Il concorso unico basato esclusivamente sulle domande a scelta multipla scompare. Gli studenti sono selezionati in base ai risultati ottenuti nel loro percorso formativo (L.AS, PASS o paramedical) e, in alcuni casi, su prove aggiuntive, anche orali. Ogni università decide quali test di ammissione desidera istituire (test scritti e orali, selezione sulla base di un dossier). Per accedere a un PASS o un LAS si prendono in considerazione i voti ottenuti negli ultimi due anni delle scuole superiori, “processati” insieme ad altri dati dalla piattaforma digitale Parcoursup, l’algoritmo che “classifica le ambizioni”. Ai PASS è più difficile accedere, ma con essi è molto più probabile riuscire a entrare a Medicina. La formazione che si riceve ai PASS è molto più affine al corso di Medicina e al test di accesso, in pratica si studia molta biologia e matematica e si accede se alle superiori si hanno avuti voti alti in queste discipline (la formazione scientifica in Francia è la più prestigiosa presso i licei). Al contrario, i giovani con formazione umanistica o tecnica si piazzeranno con più probabilità in un LAS. Quasi tutti i dipartimenti offrono i LAS (sono obbligati). In pratica, ti iscrivi ad esempio a Sociologia, ma allo stesso tempo

frequenti anche lezioni affini a Medicina (tipo epidemiologia o sociologia della salute). Se non si passa il test si continua a studiare Sociologia. Lo scopo della riforma è quello di rendere, in teoria, l’ingresso a Medicina maggiormente egalitario e di non fare perdere un anno di università agli aspiranti medici che non riescono a entrare. Di fatto l’accesso a Medicina è comunque fortemente condizionato dalla scuola superiore di provenienza, anzi, sarebbe interessante approfondire se questo nuovo percorso non amplifichi invece le differenze, visto che il PASS garantisce quasi la promozione, ma a sua volta vi si entra, nei fatti, sulla base del liceo di provenienza. L’implementazione di questa riforma ha sollevato alcune critiche che possiamo ritrovare nei maggiori giornali francesi. Nell’articolo comparso il 7 febbraio 2021 su Le Figaro: Réforme: les étudiants en médecine ne veulent pas être des cobayes (Riforma: gli studenti di medicina non vogliono essere delle cavie) si afferma che gli studenti post-riforma vivono una condizione disperata e ingiusta poiché nonostante la riforma si prefigga di diminuire il tasso di “fallimento”, gli studenti si ritrovano tuttavia a seguire un doppio corso (uno concentrato su materie mediche e l’altro su materie “minori” come diritto, economia, letteratura ecc.). Inoltre, in caso non passassero il concorso non hanno l’opportunità di ripresentarsi, bensì devono concludere il secondo anno e ritentare. Ancora su Le Figaro, nell’articolo del 21 gennaio 2022 dal titolo La nouvelle réforme des études de médecine est une catastrophe pour toute une génération d’étudiants (La nuova riforma degli studenti di medicina è una catastrofe per un’intera generazione di studenti) si parla della riforma come un enfer (inferno). La critica riguarda la selezione che viene compiuta alla fine del primo anno, che secondo l’articolo, penalizza in modo esagerato lo studente (senza la possibilità di una seconda scelta) essendo esageratamente discrezionale. Si legge nell’articolo che presso l’Université de Paris il test di 10 minuti sulle conoscenze trasversali contava per il 72% dl voto e le 15 ore di esame scritto su materie sanitarie hanno contato per il 28%. Un altro articolo da menzio-

Stima domanda/offerta forza medica 2022-2027. Fonte: Agenas per Data Room (il numero di coloro che escono dalle Scuole di specialità è al netto del 25% non disponibile a lavorare per il SSN e ovviamente del 10% che non completa il ciclo di studi). Le stime sono tuttavia piuttosto incerte perché i criteri del pensionamento nel pubblico impiego sono molto articolati: la variabilità è elevata e dipende da scelte personali, oltre che da vincoli.

Numero dei medici di base per 1000 abitanti: una comparazione tra Italia, Francia, UK e Germani. Fonte: nostra elaborazione da WHO Global Health Workforce statistics https://www.who.int/data/g ho/data/themes/topics/heal th-workforce

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ACADEMIC LIFE

Medici per 1000 persone nei paesi OECD (2017). Fonte: Moberly T. UK has fewer doctors per person than most other OECD countries BMJ 2017; 357: j2940

nare è quello di FigaroVox del 9 maggio 2022, La réforme des études de santé brise les rêves de centaines d’étudiants méritants (La riforma degli studi sanitari infrange i sogni di centinaia di studienti meritevoli). Alcuni studenti all’università di Parigi, riporta l’articolo, non sono stati ammessi al secondo anno vista la difficoltà di centinaia di studenti nel seguire le lezioni del primo anno ed essere poi in balia di una commissione che non valorizza a pieno le loro conoscenze. Su Le Monde nell’articolo del 22 febbraio 2022 Dans le labyrinthe de l’accès aux études de santé (Nel labirinto dell’accesso agli studi sulla salute) si descrive il periodo post-riforma come “confusionario” per le difficoltà nel compiere una scelta per lo studente appena uscito dal liceo: di fatto, si legge, è un periodo più complicato rispetto a prima. Nell’articolo datato 25 maggio 2021 Réforme des études de santé: course d’obstacles pour le passage en deuxième année (Riforma degli studi sanitari: corsa ad ostacoli per il passaggio al secondo anno), sempre su Le Monde, si parla della difficoltà della prova finale del primo anno in cui alcuni studenti sono stati bocciati nonostante abbiano passato la prova principale riguardante materie sanitarie ma non quella riguardante gli insegnamenti “minori”. In generale in Francia l’attuazione della riforma è anche molto eterogenea a seconda del territorio ed emerge una sensazione di disuguaglianza, ingiustizia e persino amarezza tra i giovani che aspirano alle professioni sanitarie. La modalità di accesso in vigore fino al 2019 metteva i docenti del primo anno in una situazione di fortissima responsabilità e tra gli studenti la competizione era fortissima, aspetti solo parzialmente mitigati con la riforma del 2019. La riforma del 2019, pur avendo alcuni meriti, appare come un’enorme operazione di maquillage politico ed accademico. Per concludere questa breve analisi riprendiamo un commento Francesco Medici: “Va usata una selezione alla Francese? Entrano tutti, ma al secondo anno passano solo i migliori 14.000. Peccato che le lezioni dei primi due anni siano, se vogliamo, quelle meno “predittive” per valutare un medico. E poi immaginate la pressione che dovrebbero avere quei docenti, quante le telefonate, quante le suppliche per non dire altro. Le nuove classi sarebbero composte da “competitor”: in una classe di 100 alunni solo 20 passerebbero. Aiuti od ostacoli il tuo compagno di banco? Lo inviti a cena o lo avveleni? Immaginate

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il clima di competizione! E poi dopo un anno di studi i non ammessi che fanno? Ritentano? Basti solo pensare che i Francesi voglio abbandonare questo tipo di selezione”. 8. LA DENATALITÀ ITALIANA E LE IMMATRICOLAZIONI UNIVERSITARIE L’osservatorio Talents Venture, sulla base dei dati Istat, ha svolto uno studio sugli effetti del calo demografico rispetto alle immatricolazioni universitarie. A fronte di una popolazione giovanile (18, 19 e 20enni) che è rimasta invariata nel periodo di analisi (2013-2019), sia il numero di diplomati che anche il numero immatricolati sono cresciuti, complice un aumento del livello di istruzione del Paese. Negli ultimi dieci anni il numero degli immatricolati è quindi complessivamente aumentato. Dopo il punto più basso (269.263) toccato nel 2013/2014, il numero di matricole è sempre cresciuto fino ad essere balzato a quota 309.158 nel 2019/2020. Tuttavia, la quota di immatricolati, rispetto al numero di diplomati, è rimasta più o meno costante nel tempo e vicina al 61%. Nel Rapporto si legge che nei prossimi vent’anni la popolazione giovanile tra i 18 e i 20 anni sarà pari all’85% dell’attuale. Il che significa che tra 2021 e 2040, complessivamente, ci saranno un milione e 600 mila giovani in meno rispetto a quelli del ventennio precedente (2001-2020). Rispetto all’anno base, il 2020, saranno 235.000 in meno, nel 2040. Gli immatricolati diciannovenni saranno, complessivamente, cioè sommando i cali annuali, 260.000 in meno. Considerando che la mediana dei neo iscritti a ogni ateneo è di 2.300 persone e che l’emorragia nei 12 mesi peggiori sarà di 39.000 diciannovenni, nell’anno da “profondo rosso” 16 atenei si ritroverebbero senza giovani immatricolati, rischiando così di scomparire nel giro di un ciclo di studi – conclude il Rapporto. Chiaramente, è auspicabile una ripresa della spinta demografica, così come è necessario attuare politiche che aumentino il numero delle immatricolazioni e che supportino studenti e studentesse lungo tutta la loro carriera universitaria, contrastando l’abbandono e il ritardo negli studi. Tuttavia, bisogna essere preparati anche al peggio, ovvero che la situazione rimanga quella attuale. Dunque, è possibile, anzi quasi probabile, che negli anni a venire, a causa del trend demografico, il numero complessivo delle matricole cali. Nell’anno accademico 2022/2023, per non andare tanto lontano, gli immatricolati sono calati del 3% rispetto all’anno precedente e i giornali hanno titolato: “Crollo delle iscrizioni”. In effetti, oltre alle considerazioni statistiche, va tenuto in conto che le iscrizioni ai Corsi di laurea possono oscillare in modo brusco e cambiare di segno nel corso degli anni. Difficile pensare che il boom di Medicina sia perenne.


Conclusioni: perché il SSN non ha bisogno della (apparente) liberalizzazione degli accessi al Corso di Laurea in Medicina Sulla base delle nostre argomentazioni e dei dati riportati in queste pagine appare evidente come la modalità attuale di immatricolazione al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia garantisca la sostenibilità futura del Servizio Sanitario Nazionale in termini di offerta di forza medica. Specialmente negli ultimi anni, il numero di ammessi al Corso è aumentato in modo corposo e l’ultima riforma, istituendo il Tolc, rende il test di ingresso meno arbitrario e più diluito nel tempo, abbandonando definitivamente la criticata logica del “one shot”. Infatti, nel 2022, sono stati ammessi nei Corsi di Laurea di Medicina e Chirurgia quasi un terzo dei candidati effettivi e oltre il 50% dei candidati idonei. Percentuali che indubbiamente non sono penalizzanti. Per contro, come abbiamo dimostrato, liberalizzare l’accesso al Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia avrebbe costi finanziari insostenibili per lo Stato in termini di assunzione di nuovi docenti (requisito di legge) e per adeguare le strutture universitarie (si pensi solo ai laboratori), insieme all’organizzazione della didattica e dei tirocini. Basta considerare che solo in termini di docenza uno studente che si iscrive ad un’università statale costa al cittadino € 18.000 per anno (per un corso di laurea di 6 anni come Medicina si arriva ad un totale di € 108.000. Vanno poi considerati a parte gli investimenti in laboratori, personale tecnico-amministrativo, strutture sanitarie e tutto ciò è funzionale alla riuscita soddisfacente del Corso di Laurea che possono essere stimati per singolo studente in 21.000 Euro Come esperimento mentale, si pensi a un numero quadruplo di studenti e quindi a un numero quadruplo di docenti (e di stipendi), oltre alle problematiche organizzative, per non parlare degli alloggi dei fuorisede. Da questo esercizio banale emerge che, se fossero stati ammessi senza alcuna selezione tutti coloro che si sono iscritti ai test di medicina nel 2023 il costo supplementare per lo Stato per gli ulteriori 52.175 studenti che non hanno superato i test (66.700 studenti aspiranti meno i 14.525 assegnati alle statali) sarebbe stato (a prescindere dalla quasi impossibilità di dotarsi in tempi accettabili di supplementari docenti, aule, laboratori, posti letto, ecc,) di circa € 6,7 miliardi di Euro. A questo poi occorrerà aggiungere le problematiche organizzative non contemplate in questi ragionamenti: si pensi agli alloggi dei fuorisede che non sono sufficienti per l’attuale numero degli studenti e, con i numeri che si genereranno, non è escluso che possa trasformarsi in una bomba sociale che lo Stato dovrà valutare prima di assumere qualunque decisione di liberalizzazione del numero programmato di Medicina. Chiaramente, dunque, restano i veri problemi strutturali. Senza un adeguamento sostanzioso nell’ambito della remunerazione dei Medici di urgenza, tanto

per fare uno degli esempi più evidenti, questo tipo di specialità rimarrà una seconda scelta o addirittura, come sta avvenendo, non viene scelta e la maggior parte dei posti rimangono vuoti. Appare inoltre preoccupante la decisione di numerosi medici di Pronto Soccorso di dimettersi per andare a lavorare a gettone per le cooperative. E, accanto alla Medicina di urgenza, l’altra criticità riguarda i medici di famiglia, anche questa una professione non più molto gratificante. Così come, appunto, è preoccupante e ingiusto nei confronti dei contribuenti l’emorragia di medici che vanno all’estero per stipendi molto più alti. L’emigrazione dei medici costa oggi allo Stato 350 milioni all’anno. Paradossalmente, liberalizzare l’accesso senza rendere maggiormente attrattive le condizioni di lavoro aumenterebbe in modo esponenziale il numero di medici italiani “migranti” con enormi perdite finanziarie per lo Stato e senza porre rimedio alla carenza dei medici in Italia. In sostanza si tradurrebbe in un enorme salasso a carico dell’erario italiano per fornire medici di altri Paesi che pagano meglio i medici e li valorizzano di più. Sono questi i motivi che spiegano la estrema variabilità di preferenze nella scelta della Specialità, dopo i sei anni di base. Si pensi ad esempio al fatto che nel 2022 a Medicina d’urgenza il 56,9% dei posti non è stato assegnato; a Microbiologia e virologia siamo all’ l’82% di posti non assegnati ea Medicina di comunità al 75%. Per ultimo, è possibile che per effetto del calo demografico si assista a un calo costante delle immatricolazioni universitarie nei prossimi 20 anni, anche quindi di coloro che vorrebbero iscriversi al Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia (le future matricole sono già nate).

Numero dei medici di base per 1000 abitanti Italia, Francia, UK e Germania.Fonte: nostra elaborazione da WHO Global Health Workforce statistics https://www.who.int/data/g ho/data/themes/topics/heal th-workforce

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ORIZZONTI DELLA MEDICINA, UniCamillus Terza DOVE LA SCIENZA INCONTRA LA SOCIETÀ Missione Ciclo di conferneze del progetto didattico-culturale per approfondire l’impatto sociale delle scienze mediche e stimolare la curiosità del più ampio pubblico possibile, aprendo a un’autoformazione consapevole. di Donatella Padua Professoressa Associata di Sociologia Generale in UniCamillus; Dottoressa di Ricerca in Scienze dell’Educazione.

Il 7 novembre si è aperto il Ciclo di Conferenze di Terza Missione UniCamillus: ORIZZONTI DELLA MEDICINA: DOVE LA SCIENZA INCONTRA LA SOCIETÀ. Una dimensione interdisciplinare per i professionisti sanitari del futuro.

I

La Professoressa Donatella Padua

nnanzitutto, occorre illustrare perché questa iniziativa è inquadrata nell’ambito della Terza Missione di UniCamillus. La Terza Missione di una Università è caratterizzata dalla propensione delle strutture all’apertura verso il contesto socioeconomico. In altre parole, l’Ateneo non rimane chiuso e rivolto solo al mondo ed alle comunità accademiche e scientifiche, ma apre le porte alla società civile, al contesto economico, sociale, ambientale creando ‘scambio’ con l’esterno, valorizzando e trasferendo le conoscenze scientifiche, tecnologiche, culturali prodotte al suo interno. Questo processo rende l’Ateneo generatore di valore e crescita sociale, culturale ed economica del territorio a livello locale, nazionale ed internazionale. In questo quadro, il ciclo di conferenze “Orizzonti della Medicina: dove la Scienza incontra la Società”, che ha valore curricolare per tutti gli studenti partecipanti UniCamillus,

esplica la sua funzione di terza missione attraverso tre livelli: anzitutto, il Public Engagement, ossia, il coinvolgimento della società; secondariamente, attraverso la scelta delle tematiche che coniugano scienza e società, divulgazione e sapere scientifico; infine, attraverso un’innovativa funzione didattica della terza missione che crea contesti idonei allo sviluppo delle soft-skills per i medici del futuro. Il ciclo di conferenze di Terza Missione UniCamillus è stato inaugurato dal Ministro della Salute On. Orazio Schillaci che ha aperto il tema del primo incontro, intitolato ‘La Medicina del Futuro’, da una prospettiva istituzionale e anche attraverso la sensibilità e l’esperienza accademica relativa al precedente ruolo di Rettore dell’Università di Tor Vergata e di Docente. A tale vicinanza alla realtà vissuta quotidianamente dagli Studenti di medicina e delle professioni sanitarie e dai Docenti, confermata da un’ampia partecipazione, si è unita la partecipazione dell’Assessore al Personale, Polizia locale, Enti locali, Sicurezza urbana della Regione Lazio, Prof.ssa Luisa Regimenti. L’Assessore, che ha portato UNICAMILLUS INVERNO 2023 59


Terza Missione

Nelle foto, gli interventi della professoressa Wolf (sopra) e della professoressa Tavazzi (sotto)

i saluti del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, ha rappresentato il territorio più vicino ad UniCamillus, la Regione Lazio. La Professoressa Regimenti è medico, specializzata in medicina legale, Presidente dell’Associazione Nazionale medici legali - medicina contemporanea ma è anche un Docente universitario e, dal 2019, Parlamentare Europeo, occupandosi di tematiche internazionali, quali l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ma anche del digitale. La presenza del Ministro della Salute Schillaci ha anche evidenziato il valore del sostegno, nel precedente ruolo di Rettore, che l’Università Tor Vergata ha fornito al progetto iniziale UniCamillus, e la partecipazione dell’Assessore Regimenti, in rappresentanza della Regione Lazio, ha sottolineato i rapporti costruttivi dell’Ateneo con la Regione, concretizzati nella possibilità offerta agli studenti UniCamillus di poter svolgere i tirocini nelle strutture sanitarie del servizio sanitario regionale. Il Rettore di UniCamillus, Professore Gianni Profita, rappresentando l’Istituzione accademica nella sua dimensione internazionale, ha evidenziato il ruolo unificatore della salute, obiettivo principe di una università medica che accoglie studenti da oltre 60 paesi del mondo, formandoli non solo al futuro ruolo di medici e professionisti sanitari, ma anche quali ambasciatori dell’Italia nel mondo, grazie alla loro conoscenza del nostro Paese e dall’apprendimento della lingua italiana durante il loro percorso di studi. La ‘politica estera della salute’, svolta attraverso l’eccellenza scientifica che caratterizza l’Italia oggi, è anche politica della salute del territorio,

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che è anche locale e regionale, perché gli studenti UniCamillus sono fieri di svolgere i loro tirocini negli ospedali di Roma, di fare esperienza del servizio sanitario italiano, che viene comunque riconosciuto, da tutti gli studenti, dagli asiatici, agli africani ma anche dagli americani, nelle sue valenze di accesso e di sanità per tutti. La salute è riconosciuta, come un bene assoluto ed, in assoluto, da offrire a tutti. Il tema della medicina del futuro è stato arricchito dal determinante contributo della Professoressa Barbara Tavazzi, Preside della Facoltà Dipartimentale di Medicina UniCamillus e la Professoressa Federica Wolf, Delegato alla Pedagogia Medica UniCamillus, mentre l’introduzione e la conclusione dei lavori della giornata sono state formulate dalla Professoressa Donatella Padua, Docente di Sociologia e Delegato alla Terza Missione UniCamillus. Il dibattito sul tema della medicina del futuro è stato contrassegnato da molti aspetti che ne delineano luci ed ombre. Le sfide sono molteplici. Il tema dell’antibiotico resistenza, che già da alcuni anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito uno dei principali problemi su scala, prevedendo che entro il 2050 potrebbe essere responsabile di 10 milioni di decessi in più all’anno, pari al totale mondiale delle morti per cancro che si sono registrate nel 2020. La sfida, soprattutto nel mondo occidentale, del rapido invecchiamento della popolazione e del conseguente aumento dell’incidenza delle malattie croniche non trasmissibili, come quelle cardio vascolari, il diabete, la malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, i tumori e le malattie polmonari croniche ostruttive. E poi c’è il grande tema del cambiamento climatico, che purtroppo è destinato ad avere conseguenze sulla salute. Il tempo e il clima condizionano alcune determinanti chiave della salute umana cibo, aria e acqua. E non dimentichiamo che l’aumento delle temperature su cui grava l’inquinamento atmosferico, è già responsabile di circa 7 milioni di morti premature ogni anno ed è il quarto più grande killer per fattore rischio salute. Il futuro della medicina passa inevitabilmente


dalla necessità di affrontare queste sfide e di vincerle a livello globale. Nel contempo, vi sono molti altri aspetti che riguardano il nostro paese più da vicino, quali il tema dell’attrattività, della valorizzazione e della tutela della professione medica e sanitaria - pensiamo alle ignobili aggressioni al personale medico, triste attualità dell’oggi, all’interno delle strutture sanitarie - la riorganizzazione della sanità pubblica, l’assistenza equa ed universale, secondo i dettami di uguaglianza ed universalità del nostro servizio sanitario nazionale; l’impellenza di dare una prospettiva ai giovani, incentivandoli e guidandoli verso la sanità del terzo millennio. Occorre rimettere al centro i medici, gli infermieri, il personale sanitario che sono spesso stati trascurati negli ultimi anni, migliorando le condizioni di lavoro, l’organizzazione dentro gli ospedali e le strutture sanitarie, con particolare attenzione al settore delle emergenze ed urgenze. Medicina del futuro è anche mettere al centro del progetto di cura i cittadini, i pazienti, anche investire nella prevenzione, in una nazione come l’Italia, caratterizzata da una lunga aspettativa di vita e dalle patologie croniche non trasmissibili. Non può esserci futuro della medicina senza formazione secondo i modelli più avanzati, quale il modello Can-Med, un modello sviluppato negli anni 90 in Canada, che integra varie figure della professione medica, adeguando approcci e metodologie alle nuove istanze del paziente e dei modelli collaborativi di lavoro. Anche la ricerca deve consentire al personale medico di fronteggiare le sfide complesse, a partire dalla sfida pandemica ma anche dalle nuove tecnologie e dalla sanità digitale: intelligenza artificiale, big data, robotica sono strumenti di estrema utilità ma ma devono restare al servizio dell’uomo per garantire forme di cura migliori a tutti e per cercare di superare anche le tante diseguaglianze nell’offerta sanitaria che ci sono ancora oggi in Italia, non solo tra il nord ed il sud del paese ma anche tra centri piccoli e grandi. La sanità digitale ha anche questo compito: portare la sanità alla portata di tutti, seguendo i valori assoluti e non derogabili di San Camillo de Lellis, proposti cinque secoli fa.

TERZA MISSIONE E LE TEMATICHE DEL CICLO DI CONFERENZE In apertura dell’articolo abbiamo menzionato tre livelli in cui la terza missione si esplica nel ciclo di conferenze ‘Orizzonti della medicina’, che coniugano scienza e società. Il primo è il Public Engagement. Le conferenze sono aperte al pubblico esterno, non solo ad accademici, a studenti, ad esperti. Ciò ha determinato la necessità di esercitare l’indispensabile competenza che oggi l’Ateneo deve possedere: saper ‘parlare’, dialogare con la società civile. Per questo motivo, gli ‘orizzonti della medicina’, così centrali nella missione aperta ed internazionale di UniCamillus, si sono aperti alla società, creando occasioni ‘dove la scienza incontra la società’. Questa condizione, che costituisce il secondo livello di esplicazione della terza missione attraverso il ciclo di conferenze, ha determinato una scelta di contenuti tematici inediti per un mondo di studenti di medicina e chirurgia e per le professioni sanitarie. Dopo la Conferenza di apertura, tenuta il 7 novembre 2023, il calendario si presenta piuttosto ricco ed articolato, cercando di abbracciare tematiche a carattere scientifico ma anche divulgativo. Il secondo appuntamento, successivo all’apertura, ci accompagna in un viaggio esplorativo nello spazio, approfondendo le sfide uniche che gli astronauti devono affrontare in termini di salute e medicina durante le missioni spaziali. Scienziati ed esperti che operano all’interno e collaborano con l’Associazione Spaziale Italiana ASI, Associazione Spaziale Europea ESA e NASA,

Nelle foto, gli studenti UniCamillus in platea durante la conferenza. La nutrita partecipazione testimonia il grande interesse che l’argomento suscita in particolare tra i giovani.

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Terza Missione

Il tavolo dei relatori della conferenza. Il Rettore, al centro, parla con il Ministro della Salute Schillaci, alla sua sinistra. Accanto, l’Assessora al Personale, Polizia locale, Enti locali e Sicurezza urbana, Luisa Regimenti.

assieme ad accademici UniCamillus di esperienza illustrano, tramite video, dibattiti ed immagini, il futuro dell’astronautica e di come, oggi, vengono studiati aspetti della salute nei voli aerospaziali, quale l’acustica, le forme di adattamento, la malattia, attraverso le nanotecnologie, la diagnostica acustica, gli esperimenti, per comprendere quale futuro ci possa essere nello spazio per l’uomo. Il terzo appuntamento mette in connessione, invece, la medicina ed il mondo dello sport, con una particolare attenzione ai temi, di ampio interesse, quali il miglioramento delle prestazioni e la prevenzione degli infortuni negli atleti, il tema delle discipline paraolimpiche ed il loro valore sociale. L’appuntamento ospiterà due illustri sportivi, Daniele Masala, Campione Mondiale ed Olimpico di Penthatlon e la ciclista Vittoria Bussi, che recentemente ha conseguito il record mondiale dell’ora di ciclismo su pista, replicando, al femminile, il record mondiale già conquistato, per il maschile, da Filippo Ganna. Nonostante, oggi, l’Italia, possa vantare la donna e l’uomo più veloci del mondo, la platea a cui gli atleti parleranno avrà una corposa presenza di studenti UniCamillus che provengono da molti luoghi del mondo e siamo tutti consapevoli come lo sport unisca i mondi culturali diversi in una unica passione ed impegno. Il quarto appuntamento abbina il tema della medicina ad un fattore oggi pervasivo, che prepotentemente coinvolge anche l’ambito medico: il Digitale. La conferenza ‘Salute Digitale ed innovazione in Medicina: Rivoluzionare la cura del paziente’ è il titolo di questa conferenza che approfondisce gli ultimi progressi tecnologici nel settore sanitario, come la telemedicina, i dispositivi indossabili

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e l’intelligenza artificiale nella diagnostica. In questa occasione, rappresentanti istituzionali illustrano i ruoli delle istituzioni nell’innovazione tecnologica, nella prevenzione, nel mondo della salute. Alcune testimonianze di grandi aziende, invece, espongono casi di innovazione nella trasformazione digitale applicata alla medicina, nella salute e nella sanità, spiegando tecniche di formazione tramite tecnologie avanzate di simulazione ed approcci pionieristici nell’applicazione delle tecnologie digitali più avanzate quali IA, big data in molteplici settori, tra cui, la diagnostica. Inoltre, una start-up della telemedicina tratterà il delicato tema della relazione medico-paziente attraverso una piattaforma dedicata. Il quinto appuntamento, ad aprile 2024, vedrà il tema della formazione accademica del medico globale e i modelli di apprendimento in un quadro internazionale. Sarà un importante momento di confronto di rappresentanti di vertice di molteplici istituzioni accademiche internazionali impegnati nel delineare il profilo internazionalistico del medico del futuro ed il rapporto tra medico e paziente. Il sesto appuntamento, lasciato aperto alle proposte dei docenti UniCamillus, ha ricevuto molteplici proposte, tutte di estremo interesse ed attualità, che dimostrano l’interesse dei docenti verso queste occasioni di confronto e di dialogo. In questo primo ciclo di conferenze è stato scelto il tema della medicina di genere, con un focus sul tema del genere femminile, mentre le altre proposte, dato l’estremo rilievo, vengono riservate per il secondo ciclo di conferenze del prossimo anno accademico. I docenti sono stati anche coinvolti nella proposta di ospiti relatori per le conferenze già in calendario, realizzando un contributo di valore a molteplici appuntamenti tematici. La settima conferenza in programma, che si svolgerà a maggio 2024, tratta i dilemmi morali della Medicina. E’ l’occasione per formulare riflessioni etiche su argomenti relativi all’intelligenza artificiale e alla ricerca medica. Avremo con noi keynote speaker di alto livello, esperti di etica delle tecnologie, dell’intelligenza artificiale e del post-umano,


influencer di temi di etica, digitale e filosofia morale che dialogheranno con personaggi di ruolo istituzionale ed accademici di UniCamillus. Infine, chiude questa prima edizione de ‘gli orizzonti della medicina’ un tema oggi molto sentito ed alla ribalta delle cronache, ossia, la ’Salute mentale ed il benessere in sanità: la gestione dello stress e del burnout da parte degli operatori sanitari’. Molti sono gli aspetti di questo complesso tema, le cause, determinate dagli episodi di violenza negli ospedali, la sicurezza nella professione, la relazione con pazienti e colleghi, lo stress lavoro-correlato. Con l’illustrazione delle tematiche che integrano la dimensione scientifica a quella più divulgativa, attraverso la ‘collana di appuntamenti’, abbiamo descritto il secondo livello che spiega il senso della Terza Missione in questa attività di Ateneo. Tuttavia, occorre descrivere il terzo livello, non meno importante dei primi due, ossia, la relazione tra Terza Missione Didattica, come si esplica attraverso questo ciclo di incontri. Abbiamo detto che il ciclo di conferenze stimola la creazione di una dimensione interdisciplinare per i professionisti sanitari del futuro. Per comprendere questo aspetto, basti pensare che dagli studenti in professioni sanitarie agli studenti in medicina che si immatricolano oggi diventeranno professionisti sanitari e medici specializzati in un arco di tempo tra i tre e gli 11 anni. Tra 3 anni il mondo sarà già molto cambiato; immaginiamoci tra 11. La trasformazione digitale cresce a ritmi geometrici. Sarà premiata la mente aperta, l’approccio multidisciplinare, gli ampi orizzonti, appunto, come indicato nel titolo. L’apprendimento sta cambiando, la didattica sta cambiando, perché è la società che sta evolvendo, le generazioni hanno nuovi bisogni, nuovi comportamenti, i pazienti evolvono nelle loro richieste ed atteggiamenti. Ecco che la capacità di connettere conoscenze e competenze diverse, la capacità di accedere a fonti informative differenti, magari anche dal web, la competenza di saper filtrare, validare, analizzare con capacità critica necessitano innegabilmente dell’esercizio di due caratteristiche innate: la curiosità e l’esercizio

del dubbio. L’Università del futuro ha anche queste importanti competenze ‘soft’ da instillare nei giovani. Due competenze inedite che richiedono modelli di didattica innovativi. Èsu questa ispirazione che il Ciclo di Conferenze di Terza Missione è stato concepito.

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ACADEMIC LIFE INFORMA STUDENTI

ECCO UNIHALL E AUDITORIUM: I NUOVI EDIFICI DEL CAMPUS DI UNICAMILLUS HANNO ACCOLTO I PRIMI STUDENTI Fotoreportage a cura di Claudia Romano

I

l 16 ottobre scorso ha aperto ufficialmente al pubblico il nuovo edifico UniHall. Questa struttura va a sommarsi alle altre già presenti nel campus di UniCamillus. Prosegue così il percorso di crescita dell’Ateneo, che punta ad accogliere sempre più studenti, fornendo loro spazi e strumenti all’avanguardia e garantendo la miglior esperienza formativa possibile all’interno dell’Ateneo. Nuove aule studio e aree relax arricchiscono UniCamillus di ampi spazi comuni, dove vivere al meglio l’esprienza uni-

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versitaria. A disposizione dei frequentanti ci sono poi le nuove aule informatiche per un totale di 224 postazioni progettate su misura dall’ufficio logistica dell’Università. Contando anche le nuove aule didattiche sono circa 1000 i posti in più, pronti per l’inizio del nuovo anno accademico ad accogliere i frequentanti di tutti i Corsi di Laurea. Sin dai primi giorni, come si vede nelle immagini, gli studenti di UniCamillus hanno gremito UniHall usufruendo dei tanti spazi dove poter studiare o chiacchierare con i propri colleghi di corso.


CINQUE NOTIZIE VITILIGINE

Approvato a ottobre scorso dalla Commissione Europea il farmaco Ruxolitinib: si tratta di un crema per le terapie contro la vitiligine, in grado di ridurre stabilmente le macchie cutanee.

NUOVA MINACCIA PER L’AMBIENTE: I PFAS ULTRACORTI

Uno studio condotto dall’Univeristà di Schenzen, in Cina, mostra che in natura sono sempre più presenti sostanze fluorurate dette “a catena corta” (con meno di otto atomi di carbonio) che stanno soppiantando le PFAS tradizionali, con conseguenze deleterie per l’ambiente e la salute.

NUOVI FONDI PER IL COUNSELING NELLE UNIVERSITÀ

Il governo italiano ha stanziato per il 2024 oltre 77 milioni di euro per servizi a sostegno del benessere degli studenti nelle università. Sono infatti in costante aumento gli atenei che offrono attività di counseling. ascolto psicologico e anche assistenza nell’orientamento prima, durante e dopo gli studi.

ALTERNATIVE ALLA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI

L’Istituto Superiore di Sanità premia con un finanziamento da 70mila euro un progetto per mettere a punto un metodo alternativo alla sperimenazione sugli animali dei vaccini, inclusi quelli a mRNA.

ALZHEIMER, ESAME DEL SANGUE PER LA DIAGNOSI Foto della sala teatrale all'interno del nuovo Auditorium durante una delle conferenze del ciclo Orizzonti della Medicina.

In discussione negli USA nuove linee guida nella diagnosi dell’Alzheimer attraverso biomarcatori plasmatici ottenibili attraverso analisi del sangue. Efficaci e poco costosi, misurano i livelli anomali di proteina beta amiloide, il cui accumulo è un segnale caratteristico della malattia. UNICAMILLUS INVERNO 2023 65


L’ampia area verde antistante l’ingresso abbellisce ulteriormente l’edificio realizzato con moderne soluzioni architettoniche e ingegneristiche nel segno della sostenibilità, oltre che della comodità per rendere più gradevole possibile la vita accademica.

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A novembre poi ha aperto anche l’ultimo dei cinque edifici che compongono il campus di UniCamillus. Si tratta dell’Auditorium, che ospita al suo interno la nuova Aula Magna dell’Ateneo (da più di 300 posti) oltre ad un’aula multifunzionale (da circa 230 posti) per lo svolgimento di conferenze, ma anche di spettacoli, concerti e proiezioni multimediali. Tutti i nuovi ambienti, sia in UniHall, sia

nell’Auditorim sono dotati di impianti e attrezzature all’avanguardia per lo svolgimento di lezioni, esercitazioni e veriche. Si tratta dunque di strutture pensate per venire in contro alle esigenze di tutta la comunità accademica e dei suoi ospiti per vivere al meglio l’amiente universitario di UniCamillus.

Sopra: l’ingresso dell’Auditorium

Sotto: veduta della struttura di UniHall

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Qui lo spazio verde antistante l’ingresso prindipale di UniHall. A destra, alcuni studenti si apprestano ad entrare nell’edificio (simpaticamente ribattezzato “Pancia Rossa”), per andare a frequentare le lezioni.


RICERCHE/ABSTRACT &6) :-4-A176- ,-44- 91+-9+0- 81C 9-+-6;1 - 16;-9-::)6;1 +76,7;;- ,)1 91+-9+);791 &61 )5144<: A disposizione, l’abstract del lavoro. Per consultare il testo completo è necessario inquadrare il relativo QR Code. ) .9<1A176- ,-44- 91+-9+0- B :<*79,16);) ), )**76)5-6;1 7 ).E41)A1761 :8-+1E+0- )44- 81);;).795- che contengono il lavoro esteso.

Genetic Basis of ACTH-Secreting Adenomas

Locantore, P., Paragliola, R.M., Cera, G., Novizio, R., Maggio, E., Ramunno, V., Corsello, A., Corsello, S.M. 6;-96);176)4 7<96)4 7. 74-+<4)9 $+1-6+-: )9; 67 ! 125:

')++16- -.E+)+@ ,-61)4 /97>16/ +76+-96 )..-+;16/ 57,-96 :+1-6+- and impacting public health Signorini, L., Ceruso, F.M., Aiello, E., Zullo, M.J., De Vito, D. 6,7+916- -;)*741+ )6, 55<6- 1:79,-9: 9</ %)9/-;: 88

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Pyruvate dehydrogenase complex, metabolic enzymes, and energy deran/-5-6; 16 ;9)<5);1+ *9)16 162<9@

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Temporomandibular Joint Surgery: Open Discopexy and “Functional Arthroplasty” Cascone, P., Spallaccia, F., Vellone, V. ;4): 7. ;0- !9)4 )6, )?1447.)+1)4 $<9/-9@ 4161+: 7. 79;0 5-91+) 88

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SARS-CoV-2 IgG “heritage” in newborn: A credit of maternal natural infection Marchi, L., Vidiri, A., Fera, E.A., (...), Scambia, G., Cavaliere, A.F. -, '1974 $-8 25=

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'1;)516 -E+1-6+@ 16 ");1-6;: (1;0 +<;- @-471, -<3-51) Ottone T, Faraoni I, Fucci G, Divona M, Travaglini S, De Bellis E, Marchesi F, Angelini DF, Palmieri R, Gurnari C, Giansanti M, Nardozza AM, Montesano F, Fabiani E, Lindfors Rossi EL, Cerretti R, Cicconi L, De Bardi M, Catanoso ML, Battistini L, Massoud R, Venditti A, Voso MT. 976; !6+74 <6 ,71 .76+

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Direttore Responsabile: Gianni Profita Redazione a cura di: Tommaso Fefè Immagini: UniCamillus Media, AdobeStock, UNICEF, Protezione Civile, CRI Traduzioni a cura del Centro Linguistico d’Ateneo UniCamillus: Federica Alota, Giulia Francini, Damiano Giani, Ginevra Guidoni, Giorgia Martino, Simone Micarelli, Andrea Pisani, Claudia Romano, Valentina Salzillo. Stampa: Tipografia Miligraf Srl Chiuso in redazione: dicembre 2023 Copia Gratuita www.unicamillus.org


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