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Inverno 2021
UNICAMILLUS Magazine - Inverno 2021
UNI UNICAMILL UNICAMILLUS CAMILLUS Magazine
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Direttore Responsabile: Gianni Profita Redazione a cura di: Gianandrea Sapio Immagini: Federica Alota Ansa/Croce Rossa Italiana Ansa/Claudio Peri Ansa/Ettore Ferrari Stampa: Tipografia Miligraf Srl Chiuso in redazione: febbraio 2022 Copia Gratuita www.unicamillus.org
CONTENUTI SOMMARIO 4
INFORMA STUDENTI 7
“DISABILITÀ, NON RESTIAMO INDIETRO” Intervista al Ministro, Erika Stefani 13
MATERNITÀ E SCLEROSI MULTIPLA
EDITORIALE
EDITORIAL
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di Gianni Profita Rettore
by Gianni Profita Rector
40 mila esseri umani in 14 ore il bilancio dei morti della battaglia di Solferino. Il 24 giugno del 1859 si fronteggiarono da una parte 83 mila Francesi e 35 mila Piemontesi e, dall’altra, 126 mila Austria-ci. I feriti furono stimati in 60 mila e, considerate le condizioni della sanità dell’epoca, molti non sarebbero sopravvissuti. I combattimenti, infatti, erano spesso corpo a corpo e nelle ferite delle ba-ionette il tetano trovava terreno fertile. Sul teatro di battaglia, all’alba del giorno dopo, accorsero gli abitanti dei paesi vicini per cercare di portare soccorso. Tra di essi vi erano dei religiosi camilliani che pro-venivano dall’ospedale della vicina Castiglione delle Stiviere dove nei primi 3 giorni accolsero circa 9 mila feriti. Lì si trovava anche lo svizzero Jean Henry Dunant che comprese come il massacro bellico fosse aggravato dall’inesistenza di una sanità militare. Da qui la sua intuizione di creare delle squadre di infermieri volontari e allo stesso tempo preparati che potessero operare nelle situazioni di guerra secondo un principio di neutralità dei feriti: in altre parole, l’assistenza e la cura universale andava estesa anche ai nemici. Le sue idee si tradussero nel libro “Un Souvenir de Solferino”, di grande impatto emozionale, destina-to ad avere grande successo e ad essere tradotto in decine di lingue. Di lì a poco si formò un Comita-to che portò al Convegno di Ginevra dell’ottobre 1863 dove vennero alla luce le varie società nazio-nali della Croce Rossa. In queste settimane l’Europa torna ad essere insan-guinata da battaglie fratricide come a Solferino, e la Croce Rossa, anche nelle sue declinazioni di cri-stallo e mezzaluna rossa, è ancora in prima linea sul teatro di guerra ucraino. Non vi è alcuna certezza storica sull’origine del simbolo voluto da Dunant, ma è un fatto che sul petto dei camilliani, da lui osservati mentre si ado-peravano tra i feriti di Solferino, era ricamata la grande croce rossa che oltre tre secoli prima era stata scelta da Camillo de Lellis -al quale si ispira la nostra Università- per contraddistinguere i suoi confratelli consacrati alla cura dei malati. La follia dell’uomo si ripete, ma fortunatamente per cercare di porvi rimedio, anche se inevitabilmente parziale, si ripete pure la generosità di chi si aggira sui campi di battaglia per curare i feriti e sostenere gli inermi.
40,000 human beings in 14 hours was the de-ath toll in Solferino battle. On June 24th 1859 83,000 French men and 35,000 from Piedmont confronted 126,000 Austrian soldiers. Out of the estimated 60,000 injured, considering the heal-thcare conditions at the time, many would not have survived. In the battle, in fact, fighting was often hand-to-hand, and in the bayonet injuries tetanus found a fertile ground. At dawn the fol-lowing day, people from the neighbouring towns rushed to the battlefield to bring help. Among them were Camillian clerics, who came from the hospital of Castiglione delle Stiviere, where in the first 3 days approximately 9,000 injured were admitted. There was also a Swiss man named Jean Henry Dunant, who understood how the military massacre was worsened by the lack of a military healthcare. Hence his intuition to create teams of volunteer and skilled nurses, who could operate in war situations following a principle of neutrality of the injured: in other words, the universal assistance and treatment were to be extended also to the enemies. His ideas translated into the book “Un Souvenir de Solferino”, of high emotional impact, destined to gain great success and to be translated into many languages. Shortly after a Committee was created, that led to the Geneva Convention of October 1863, from which the various national societies of the Red Cross were born. In these weeks Europe is once again bloodied by fratricidal battles, just as in Solferino. The Red Cross, also in its crystal and red crescent variations, is once again on the frontline of the Ukrainian theatre of war. There is no historical certain-ty on the origin of the symbol wanted by Dunant, but it is a fact that the Camillian clerics he obser-ved while they strived in helping the injured of Solferino, had on their chest the big red cross that over three centuries before had been chosen by Camillo de Lellis -who inspired our University- to identify his brothers dedicated to the treatment of the wounded. Human madness repeats itself, but luckily, to remedy that, even if partially, the generosity of those who go through the battlefields to treat the wounded and support those who are defenceless, repeats itself as well.
UNICAMILLUS, TRA I GRANDI DELLA CHIRURGIA DI SPALLA 25
IL TECNICO DI LABORATORIO BIOMEDICO 31
PROFESSIONE INFERMIERISTICA 37
COVID, IL RACCONTO DEI RIANIMATORI 43
RICERCA SCIENTIFICA: LA RIVOLUZIONE DEL WEB 49
GINOCCHIO, L’ARTICOLAZIONE E LE SUE LESIONI 55
LA CONOSCENZA POST-LAUREA 60
NEWS 62
NOTE 64 RICERCHE
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ACADEMIC LIFE Informa Studenti
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Invecchiamento e qualità della vita Il progetto di ricerca europeo per sviluppare un nuovo modello di assistenza UniCamillus partner italiano di TEC MED L’Italia è uno dei paesi più longevi al mondo: secondo dati World Bank l’aspettativa di vita alla nascita è in media di 83 anni e i cittadini con età superiore ai 65 anni costituiscono circa il 23% della popolazione nazionale, parliamo di 5 anziani per ogni bambino. L’aumento esponenziale della popolazione anziana produce un incremento della domanda assistenziale socio-sanitaria e della spesa pubblica, che nel 2018 ha raggiunto il 34,3% (dati Istat, gennaio 2020). Quasi il triplo della spesa in sanità. Una tendenza, quella dell’invecchiamento della popolazione, che si registra in tutto il mondo ed è fortemente influenzata dai progressi in campo medico, dalla diffusione di strutture sanitarie che hanno allungato l’aspettativa di vita e dal calo dei tassi di natalità. Attualmente il 12% della popolazione mondiale ha superato i 60 anni e nei prossimi 30 anni questa percentuale è destinata a raddoppiare (dati OMS, 2020), accentuando l’urgenza di politiche sociali in grado di garantire la qualità della vita delle persone anziane spesso affette da malattie croniche, povertà o a rischio esclusione sociale. In questo contesto si inserisce il progetto di ricerca europeo TEC-MED, che si pone l’obiettivo di sviluppare un modello socio-etico-assistenziale per le persone più anziane ed emarginate nei Paesi del Mediterraneo e al quale l’Università Medica Internazionale di Roma UniCamillus partecipa come unico rappresentante dell’Italia al fianco di prestigiose Università e Organizzazioni di Spagna, Grecia, Egitto, Libano e Tunisia. Il progetto TEC-MED è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Mediterranean Sea Basin Programme ENI CBC MED 2014-2020, la
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più grande iniziativa di cooperazione transfronta-liera (Cross-Border Cooperation) attuata dall’UE nell’ambito dell’European Neighborhood Instrument. Il bando ENI CBC MED finanzia progetti di cooperazione rivolti ai 14 paesi del Mediterraneo per uno sviluppo più competitivo, innovativo, inclusivo e sostenibile. I paesi del Mediterraneo, infatti, mostrano tendenze comuni in termini di diminuzione del sostegno sociale e necessità di modelli socio-etico-assistenziali innovativi e sostenibili. La partnership tra Spagna, Grecia, Italia, Egitto, Libano e Tunisia mira dunque a migliorare le politiche di assistenza sociale e affrontare il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione attraverso la costruzione di un quadro di intervento, definizione di una struttura organizzativa e formazione dei professionisti che si occupano dell’assistenza. Il claim del progetto di ricerca recita Ethical care. Dignified aging, worldwide per evidenziare l’attenzione alla dimensione etica, sociale e transculturale. Il modello TEC-MED promuove la centralità del soggetto di cura, persone con età superiore a 65 anni a rischio di esclusione sociale, permanentemente prive di autonomia a causa dell’età, della malattia o della disabilità. Si tratta di una prospettiva di tipo olistico che include la persona nel processo di cura e offre un’assistenza sociale e sanitaria di tipo integrato. Il modello prevede tre livelli di azione: il piano macro degli attori governativi e istituzionali che si occupano di assistenza socio-sanitaria; il piano meso degli attori locali che forniscono servizi di assistenza e cura, quali ospedali, case di cura, RSA; il piano micro della dimensione individuale dell’anziano e del caregiver, dunque il familiare oppure l’operatore socio-
sanitario che si occupa dell’assistenza e della cura. Grazie alla propria specializzazione in campo medico e sanitario e alla propria vocazione umanitaria, UniCamillus vuole dare il proprio contributo alla validazione del modello TEC-MED creando sinergie tra le Pubbliche Istituzioni, l’ambiente accademico e gli attori sociali. Il progetto di ricerca è coordinato dal Prof. Fabio D’Agostino, Scientific Manager e dalla Dott.ssa Valentina Foscoli, Project Coordinator e vede la partecipazione del team scientifico UniCamillus - Prof.ssa Maria Concetta Pellicciari e Prof. Fausto Ciccacci - e del team tecnico - Dott.ssa Rosa Ferlisi alla gestione finanziaria, Dott.ssa Sara Veltri e Dott.ssa Giulia Francini alla comunicazione del progetto. L’Ateneo ha completato la prima fase del progetto di ricerca che prevedeva una serie di interviste e workshop con gli stakeholder, per validare il modello TECMED e creare un piano d’azione con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti: i beneficiari finali, i loro caregiver, la Comunità Accademica, i rappresentanti delle Istituzioni (ASL Roma 6, ASL Roma 2, UNEBA Lazio - Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale, Nomentana Hospital) e le Cooperative e RSA ope-ranti a Roma (ADA - Associazione per i diritti degli anziani, La Sponda Onlus, LUSAN, Cooperativa Sociale Domicilia). In questa fase è stato realizzato anche il piano di capacitazione basato sull’identificazione di bisogni rilevanti e sulla proposta di strategie concrete riguardo l’empowerment degli anziani e delle famiglie, la creazione di pro-grammi di formazione adeguati per i fornitori di servizi sanitari, il rafforzamento delle cure di qualità, la promozione e la prevenzione proattiva della salute, l’importanza di una governan-ce della qualità, i finanziamenti e l’uso dell’intervento sociale digitale. La seconda fase è stata avviata a marzo 2022 e prevede la formazione di 8 training agents ovvero operatori sociosanitari della Cooperativa Sociale Domicilia (7 infermieri ed un fisioterapista) che lavoreranno allo studio pilota su 4.700 anziani e caregiver. Ciascun agente visiterà
gli anziani e i loro caregiver una volta ogni 3 mesi, per un totale di 9 mesi, definendo un piano d’intervento individuale di tipo educativo su tematiche quali il miglioramento della cura, l’utilizzo l’attivazione dei servizi esistenti, il potenziamento della socializzazione e la responsabilità del caregiver nei confronti dell’anziano. I professionisti coinvolti, una volta terminata la formazione, avranno a loro volta il ruolo di formare gli attori che si occupano dell’assistenza agli anziani all’interno di istituzioni pubbliche e private quali municipi, centri anziani, servizi di assistenza territoriale, case di cura, RSA e assistenza domiciliare, nonché orga-nizzazioni non-profit e religiose. UniCamillus, come partner italiano del progetto TEC-MED, sta validando un modello che vuole essere un esempio da diffondere anche agli altri Paesi UE poiché in grado di generare un impatto sociale positivo e ottenere, si stima, un aumento del 70% delle attività di vita quotidiana degli anziani nonché un miglioramento della qualità di vita a lungo termine e dell’inclusione sociale. Si prevede infine una riduzione del 5% dei costi sanitari e la creazione di nuove opportunità professionali per gli attori coinvolti.
WHATS NEW UniCamillus Sport, il Basket nell’Ateneo medico internazionale Lo sport come strumento di formazione e promozione della salute, di stili di vita sani, di sviluppo di relazioni sociali e integrazione interculutrale. Non solo: Lo sport come sistema di divulgazione di valori ed etica, dell’importanza del lavoro di squadra: sono tutti questi i motivi che animano il progetto UniCamillus Sport, che ha per protagonista il Basket e che vede i giovani atleti, che vestono la maglia dell’Università Medica Internazionale di Roma, militare nel campionato di pallacanestro di serie D. Accanto alla squadra impegnata nel campionato, anche una squadra amatoriale, aperta agli studenti appassionati che vogliono sperimentarsi in questa disciplina. Il sodalizio tra sport, università e medicina, rappresenta un connubio perfetto per costruire una società migliore, basata non solo sui plusvalori delle singole discipline ma anche sull’integrazione delle stesse: disciplina, valori sani e capacità di fare gruppo. Al momento il campionato, in pieno svolgimento, fa registrare un andamento in crescita della squadra, ed una vittoria nel ‘derby’ universitario contro i giovani della Luiss. Il definitivo di 59 a 72 rappresenta una prestazione convincente, e un’incoraggiamento per nuove future vittorie.
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“DISABILITÀ, NON RESTIAMO INDIETRO” Intervista al Ministro per le Politiche della Disabilità, Erika Stefani
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l nostro Paese non resti indietro rispetto a quel progetto di vita individuale e personalizzato per le persone con disabilità”. È un impegno concreto, quello assunto da Erika Stefani, a tutela delle fragilità. Avvocato vicentino, entrata in politica alle amministrative del 1999 come Consigliere comunale di Trissino, è approdata in parlamento nel 2013. Nel giugno 2018 è stata nominata ministro per gli Affari regionali e le Autonomie del governo Conte. Oggi ricopre il ruolo di Ministro per le politiche della Disabilità nel governo Draghi, carica istituita grazie allo spacchettamento dei compiti con il ministero della Famiglia e che ha guardato, sin dal momento dell’insediamento, nel febbraio 2021, all’”inclusione, ascolto, e alla concertazione”. Ed in nemmeno un anno di lavoro, la Legge delega sulle disabilità è diventata un atto concreto. Si tratta di un traguardo importante. Cosa cambierà rispetto al passato? “L’approvazione unanime da parte del Parlamento della Legge delega sulle disabilità è stato un grande passo, che ha messo nero su bianco un impegno comune per una società inclusiva, senza distinzioni politiche. Stiamo concretizzando tali impegni attraverso una Commissione che abbiamo istituito per elaborare i decreti attuativi, composta da esperti, compresi i rappresentanti delle associazioni che conoscono molto bene la realtà quotidiana delle persone con disabilità”. Come stanno procedendo i lavori della Commissione? “Tutti stanno offrendo il loro contributo alla stesura di testi che rispondano alle esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Dentro ci sono
numerose misure che applicano la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, partendo da un principio: la persona con disabilità e tutti gli aspetti della sua vita quotidiana siano al centro dell’azione legislativa per la realizzazione di un progetto di vita personalizzato e partecipato”. La disabilità è un tema percepito spesso come ai margini dell’azione politica. Con Draghi c’è stato un cambio di passo. L’attenzione rimarrà alta anche nel futuro? “Il Presidente Mario Draghi ha posto molta attenzione al tema delle disabilità e, così come aveva ribadito alla Conferenza nazionale sulle disabilità, continuerà l’impegno dell’esecutivo in questo senso. Al governo, noi della Lega, abbiamo voluto la figura del Ministro per le Disabilità proprio per poter garantire una struttura che abbia la funzione di coordinamento tra le azioni dei vari Ministeri: ora possiamo contare su uno sguardo d’insieme, possibile attraverso il confronto con le altre Amministrazioni dello Stato, al fine di perseguire un progetto comune. Questo Ufficio poi è diventato un punto di riferimento importante per l’esterno, per tutte le associazioni che rappresentano le istanze per il miglioramento delle politiche per la disabilità”. Quali sono le ulteriori misure allo studio sul tema disabilità? “È nostro obiettivo, come dicevamo a proposito della Legge delega, agire affinché il nostro Paese non resti indietro rispetto a quel progetto di vita individuale e personalizzato per le persone con disabilità, previsto dalla Convenzione Onu. È necessario tenere presente sempre l’ambiente col quale la persona interagisce nel suo quotidiano, che deve essere accessibile a tutti, il che significa eliminare tutte le barriere, non solo quelle architettoniche”. UNICAMILLUS INVERNO 2021
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In che modo? “Lo abbiamo fatto, per esempio, con una misura fondamentale, quale il riconoscimento ufficiale della Lis, la Lingua italiana dei segni, come identità linguistica, prevedendo un Fondo apposito che dia la possibilità agli enti pubblici di offrire tale servizio. È stato un momento storico, che ha colmato un vuoto legislativo nel nostro Paese e porterà alla piena inclusione delle persone sorde, attraverso la rimozione delle barriere comunicative. Inoltre attualmente, di concerto con il Mims, stiamo lavorando al CUDE (Contrassegno unico disabili europeo): abbiamo avviato il processo per la realizzazione di una piattaforma nazionale che raccolga le targhe associate al contrassegno per consentire alle persone con disabilità di entrare liberamente nelle zone a traffico limitato, in modo tale che sia valido su tutto il territorio nazionale, evitando anche qui una lunga trafila burocratica che costringeva i cittadini a dover presentare una serie di documenti cartacei per segnalare uno spostamento dal proprio Comune di residenza”
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Quali invece le misure per le persone non autosufficienti? “Sin dall’insediamento abbiamo dato molta attenzione alle politiche in tema di non autosufficienza incrementando il Fondo per la non autosufficienza nel decreto Sostegni bis, in modo che le Regioni – cui questi fondi sono destinati – possano potenziare i servizi relativi ai progetti di vita indipendente per le persone con disabilità e non autosufficienti. Il Fondo necessita costantemente di nuove risorse per far fronte a esigenze crescenti e per corrispondere adeguatamente alle esigenze di migliaia di famiglie e per questa ragione è stato ulteriormente implementato in Legge di Bilancio”. Un segnale chiaro. “L’aumento del fondo conferma l’attenzione verso i temi della non autosufficienza e si inserisce nel più ampio quadro di sviluppo delle politiche sociali, a cui tutto il Governo sta lavorando per un ulteriore incremento strutturale. Presso il Ministero delle politiche sociali, è stato infatti istituito un gruppo di lavoro ad hoc sulla non autosufficienza, e costante è il mio confronto con il Ministro Orlando sui temi della disabilità: dai percorsi di vita indipendente all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, oggetto delle recenti Linee Guida per il collocamento mirato”. Quali le misure in materia di accessibilità, inclusione e inserimento lavorativo? “È notizia di questi giorni proprio l’adozione da parte del Ministero del Lavoro delle Linee guida per il collocamento mirato delle persone con disabilità. Le linee guida hanno posto le basi per un percorso di inclusione lavorativa delle persone con disabilità, partendo da una nuova idea di lavoro, che valorizzi la persona stessa”. Come, esattamente? “Ciò è possibile accompagnando la persona nel percorso, grazie alla figura di un tutor qualificato, che supporti anche le aziende per individuare il potenziale del lavoratore, dando un valore in più all’azienda stessa. Attraverso l’uso di una Banca dati sarà, inoltre, possibile creare un incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. È un punto di partenza, ma sarà importante creare un percorso condiviso da tutte le realtà coinvolte, dagli enti locali alle associazioni, coinvolgendo le stesse persone con disabilità”. Quale è stato il significato della Conferenza sulle disabilità? “Abbiamo promosso la Conferenza nazionale per le disabilità, dopo anni in cui non era stata indetta, per fare il punto sul nostro programma: quello che è stato fatto, cosa c’è da fare, quali soluzioni ai problemi in tema di disabilità. La Conferenza è
stata preceduta da una Consultazione pubblica “Verso un piena inclusione delle persone con disabilità”, con il fine di creare una società sempre più inclusiva in linea con i principi della Convenzione ONU alla quale sono state inviate oltre 300 proposte da parte di cittadini e associazioni”. Cosa ha prodotto questo appuntamento? “I risultati sono il frutto di un lavoro di squadra e ha visto una grande partecipazione: tutti hanno contribuito a evidenziare non solo le problematiche in tema di disabilità, ma anche e principalmente a individuare proposte e soluzioni ai problemi esistenti”. Disability card: come cambierà la vita delle persone con disabilità? “La Disability card è ora realtà, frutto di un lungo percorso che ha portato alla creazione di una carta fruibile da una platea di circa 4 mln di persone con disabilità, che hanno a disposizione un nuovo strumento per attestare la propria condizione con più facilità, anche negli altri Paesi dell’Unione Europea. Da una parte i beneficiari possono accedere ai servizi pubblici dimenticando la burocrazia che un tempo li costringeva a portare con sé tutti i verbali cartacei”. Praticamente un sistema per facilitare la vita dei disabili e delle loro famiglie. “Potenzialmente le persone beneficiarie potranno avere accesso a una serie di agevolazioni, sconti e convenzioni, riconosciute da enti pubblici o privati qualora si stipulino convenzioni con gli stessi. La Disability Card è il futuro e ci vede tra gli apripista in Europa nell’utilizzo di questa misura, che ha lo scopo di inclusione e semplificazione della vita per le persone disabili”. Il 2 aprile sarà la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo “Vogliamo pensare al futuro delle persone con il disturbo dello spettro autistico e, a tal scopo, dobbiamo perseguire l’obiettivo di creare, anche per loro, un progetto di vita personalizzato, come previsto dalla Convenzione Onu. L’attenzione per queste realtà è stata oggetto di due interventi specifici nell’ultima Legge di Bilancio. Il primo con un incremento di 27 milioni di euro del Fondo per i soggetti con disturbo
dello spettro autistico presso il Ministero della Salute, per favorire iniziative e progetti di carattere socioassistenziale e abilitativo. Abbiamo poi rifinanziato per 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023 il Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità, che permetterà di avere a disposizione risorse anche per progetti rivolti alle persone con disturbo dello spettro autistico” In manovra sono state destinate risorse imponenti per le disabilità. Come pensate di spenderli? “Con la manovra abbiamo stanziato circa un miliardo di euro aggiuntivi, istituendo nuovi fondi specifici, e la Legge delega potrà disporre di una dote importante per portare avanti i progetti di cui parlavamo prima. È istituito presso il Mef un fondo da 100 milioni annui per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità – fondo raddoppiato nell’ultimo decreto legge proroghe termini - per i quali sono stati investiti quasi 500 milioni di euro, su base pluriennale, relativi al trasporto scolastico. Inoltre, per l’abbattimento delle barriere architettoniche un finanziamento specifico di 200 milioni di euro per più anni. Così come è stato avviato anche un primo pacchetto di risorse specifico per l’accessibilità turistica delle persone con disabilità. Infine, il Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità, istituito lo scorso anno con risorse per 100 milioni di euro, è stato rifinanziato per il 2022 ed il 2023 per 50 milioni di euro l’anno e, come dicevo prima, è stato esteso anche a progetti per le persone con disturbo dello spettro autistico”. Come è stato utilizzato il Fondo dello scorso anno? “I 100 milioni di euro utilizzati per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità e agevolare la loro inclusione sociale, attraverso progetti per la realizzazione di infrastrutture e servizi accessibili sono stati già oggetto di due decreti” Quali? “Il primo decreto di 30 milioni, è quello del Fondo disabilità per lo sviluppo del turismo accessibile e inclusivo, volto ad agevolare la presenza di turisti con disabilità e dei loro accompagnatori: è stato adottato lo scorso anno ed è stato già pubblicato
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l’avviso per il finanziamento di progetti per il turismo accessibile e inclusivo per le persone con disabilità da parte delle Regioni e delle Province autonome, che scadrà il prossimo 11 aprile. Un investimento a sostegno del miglioramento della qualità della vita e anche un’occasione per potenziare l’offerta turistica, sviluppando così servizi accessibili per tutti. Inoltre le Regioni – destinatarie di tali contributi – sono chiamate a fare la loro parte nel cofinanziamento e nel presentare progetti sul turismo accessibile”. Il secondo, invece? “Ha stanziato risorse per 60 milioni di euro da destinare alle Regioni e alle Province autonome per la promozione di attività ludico-sportive; la riqualificazione di strutture semiresidenziali; i servizi in ambito sportivo a favore delle persone con disabilità, come l’acquisto di attrezzature, ausili e mezzi di trasporto. Risorse importanti per realizzare progetti che nascono con l’obiettivo di abbattere ogni barriera e favorire la piena partecipazione delle persone con disabilità nella vita quotidiana senza discriminazioni di nessun tipo. Infatti, tra l’altro, i progetti dovranno essere privi di barriere, non solo architettoniche, ma anche
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sensoriali, e prevedere la realizzazione di laboratori, perché l’attività lavorativa e formativa è un grande strumento di inclusione“ Pensa possa essere utile coinvolgere il mondo universitario nell’azione del suo Ministero? Che contributo pensa possa dare l’università alle tematiche della disabilità? “È importante la collaborazione con le Università in materie di nostra competenza. Pensiamo al contributo di ricerca fondamentale che hanno offerto nel confronto con l’Osservatorio nazionale per le persone con disabilità. Allo stesso tempo, gli atenei, come luogo che le persone con disabilità frequentano per il loro percorso di studi, dimostrano costantemente grande attenzione alle tematiche della disabilità: da una parte con iniziative per l’abbattimento delle barriere, sia architettoniche che comunicative, dall’altra attraverso l’arricchimento della loro offerta formativa, con l’inserimento di corsi specifici in materia. Sono ottimi segnali, perché ci confermano che le realtà universitarie sono al nostro fianco in un percorso culturale fondamentale per la nostra società, che persegua l’obiettivo della piena inclusione”.
“DISABILITY, DON’T FALL BEHIND” Interview with the Minister for Disability Policies, Erika Stefani “Our country doesn’t have to lag behind concerning individual and customized life projects for people with disabilities”. Erika Stefani, Minister for Disability Policies, strongly claims it. Stefani is a lawyer, she has been working in the Italian Parliament since 2013, performing her duties as Minister for Regional Affairs. The enabling Law on disabilities became a concrete act. This is an important milestone. What will change compared to the past? “The unanimous approval by the Italian Parliament of the enabling Law on disabilities represents a great implementation, which clearly states a common commitment to an inclusive society, without political distinctions. We are making these commitments real through a Commission, set up to develop the implementing decrees. This Commission is composed by experts and representatives of associations who deeply know the daily reality of people with disabilities”. What further measures are being considered on the disability topic? “As we said about the enabling Law, our aim is to act so that our country does not fall behind individual and customized life projects for people with disabilities, included in the UN Convention. It is necessary to always keep in mind the environment which people interacts with in their daily life. This environment must be accessible to everybody, meaning the elimination of all kinds of barriers, not only the architectural ones”. What are the measures for non self-sufficient people? “Since we took office we have been focusing on non self-sufficiency by increasing the Fund for non self-sufficient people in the “Sostegni bis” decree. As a consequence, Regions - the beneficiaries of these funds - can strengthen the services connected to projects regarding independent living for people with disabilities and non self-sufficient people”. This is a clear signal. “Increasing the fund confirms the attention to non self-sufficiency and is part of the broader framework of social policies development, which the Italian Government is working on for a further structural increase”. What are the measures regarding accessibility, inclusion and job placement? “Recently the Ministry of Labor adopted the Guidelines for targeted placement of people with disabilities. These Guidelines have been laying the foundations for inclusion of people with disabilities, starting from a new concept of work with the aim of enhancing people themselves”. Disability card: how will the lives of people with disability change? “The Disability card is now a reality. It is the result of a long process ended with the creation of a card available to about 4 million people with disability. They have a new tool to easily certify their condition, also in other European Union’s countries. Beneficiaries can access public services, forgetting the bureaucracy which used to force people to have all their documents with them ”. Do you think it might be useful to involve universities in the activity of your Ministry? “Collaboration with universities focused on our competences is important. Let’s think about the fundamental research contribution they offered in the debate with the National Observatory for People with Disabilities. Universities are at our side in a fundamental cultural journey for our society, pursuing the goal of total inclusion”.
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MATERNITÀ E SCLEROSI MULTIPLA di Sofia Colaceci Ricercatrice - UniCamillus
e Francesca Nazzarri Ostetrica, Università degli Studi di Milano
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na delle sfide più ardue che i professionisti sanitari devono affrontare durante il loro lavoro è saper rispondere adeguatamente ai bisogni assistenziali dei pazienti. Per fare questo, è indispensabile in primis identificare quali sono quei bisogni, tenendo conto sia del quadro clinico sia delle caratteristiche individuali di quel paziente e, in secundis, scegliere come rispondere in modo efficiente ed ottimale ad ogni bisogno rilevato e/o espresso dal paziente. La situazione diventa ancor più complessa in presenza di situazioni ‘stra’-ordinarie - fuori dall’ordinario come nel caso di donne in gravidanza (evento fisiologico) affette da una patologia cronica (evento patologico). La commistione tra la fisiologia e la patologia pone non poche sfide, sia per i medici specialisti, abituati a trattare di patologia, sia per ginecologi e ostetriche, prevalentemente abituati ad assistere donne sane. In questo contributo prenderemo come guida il caso della sclerosi multipla (SM). Si tratta di una patologia neurodegenerativa caratterizzata da aree diffuse di demielinizzazione a livello encefalico e midollare. La manifestazione clinica della SM è caratterizzata dalla comparsa di deficit a carico del sistema nervoso centrale e presenta un’elevata frequenza di remissioni e riacutizzazioni. In base all’entità e alla sede delle lesioni possono insorgere sintomi molto diversi tra loro. Quelli più frequenti consistono in anomalie visive ed oculomotorie, parestesie, astenia, spasticità e sintomi cognitivi (apatia, deficit d’attenzione, labilità emotiva, depressione). L’evoluzione nel tempo della malattia varia da individuo a individuo, anche in base alla forma clinica di SM cui si è affetti. La SM coinvolge circa 2,5 milioni di persone in tutto il mondo, può esordire ad ogni età ma è più comu-
nemente diagnosticata tra i 20 e i 40 anni. Le donne sono colpite più frequentemente rispetto agli uomini con un rapporto di 3:1. L’insorgenza della SM generalmente si manifesta in età fertile e impatta su molti aspetti legati alla ricerca della gravidanza e alla maternità. Per lungo tempo alle donne con SM è stata sconsigliata la ricerca di una gravidanza. Al contrario, oggigiorno le evidenze scientifiche dimostrano che le donne affette da SM possono portare a termine gravidanze prive di complicazioni sia per la madre che per il feto. In letteratura è stato infatti dimostrato che la SM nella donna in gravidanza non espone ad un aumento di malformazioni fetali, né determina un aumentato rischio di aborto e di mortalità neonatale. Per questo motivo, la gravidanza di una donna con SM non dovrebbe essere automaticamente considerata ad alto rischio, ma potrebbe solamente necessitare di un’adeguata gestione e pianificazione. Anzi, la gravidanza ha addirittura un ruolo protettivo sul rischio di ricadute, imputabile ai cambiamenti ormonali tipici della gestazione: l’incremento dei livelli di estrogeni, progesterone e prolattina svolgono infatti una funzione protettiva nei confronti dello stato infiammatorio correlato alla SM. Il ruolo protettivo che lo stato gravidico ha sulla patologia tende però ad annullarsi dopo il parto poiché si verifica una brusca caduta dei livelli ormonali. Proprio per questo, nei casi di malattia altamente attiva prima della gravidanza, è consigliato riprendere il prima possibile il trattamento farmacologico con una terapia modificante il decorso della malattia. Molti dei farmaci attualmente impiegati per la gestione della SM sono sicuri sia in gravidanza che in allattamento. Dalla letteratura emerge inoltre che l’allattamento risulta essere un fattore protettivo contro le ricadute della malattia e andrebbe pertanto favorito e promosso. UNICAMILLUS INVERNO 2021 13
Ad oggi l’attenzione alle difficoltà, alle sfide e alle pre- più recentemente. In questo caso le donne tendono occupazioni delle donne affette da SM durante la a manifestare maggiori preoccupazioni legate alla gravidanza è ancora limitata. Questo implica che i propria salute fisica e una maggiore dipendenza professionisti sanitari potrebbero ignorare, mini- dai professionisti sanitari. mizzare o sottostimare i bisogni informativi ed as- Talvolta lo stigma sociale, l’emarginazione, la mansistenziali delle donne con SM. L’esplorazione di canza di comprensione o anche gli atteggiamenti questi aspetti è essenziale per migliorare la gestione di compassione portano alcune donne ad omettere del percorso nascita e per soddisfare il processo di la loro condizione di salute. Questo atteggiamento salute delle donne secondo un approccio bio-psi- prevale nei casi meno gravi caratterizzati da sintomi lievi e/o moderati proprio perco-sociale. ché le donne non si consideUno dei metodi maggiormente rano malate e, pertanto, non utilizzati per esplorare fenomeni vogliono essere trattate come poco o per nulla indagati in tali dalla società. Il restringiletteratura è l’approccio qualimento dell’identità personale tativo che, partendo dai vissuti al ruolo di “malata cronica” e dalle testimonianze dirette e/o “disabile” sembra emergere fornite dai soggetti coinvolti, solo quando si manifesta una permette di descrivere il fenodisabilità motoria e funzionale. meno oggetto di studio. Sono Per riuscire a mantenere sotto state pertanto condotte una recontrollo la malattia e gestire visione bibliografica e un’inla minaccia intrapsichica asdagine qualitativa per esplorare sociata alla SM, le donne sono le esperienze personali, le aspetconsapevoli dell’importanza tative e i vissuti delle donne di saper riconoscere i segnali affette da SM durante la graviSofia Colaceci del proprio corpo, mantenere danza, il parto e il puerperio. una condizione di benessere Di seguito sono sintetizzati i generale e adottare strategie principali risultati e sono ridi distrazione ed evitamento. portati alcuni verbatim originali riferiti dalle donne con SM PERCEZIONI SULLA FERTILITÀ coinvolte nell’indagine. Tra le donne con SM sono anCONVIVERE CON LA SM cora radicate errate convinzioni La comunicazione della diarispetto all’impatto della magnosi di malattia è definita dalle lattia sulla fertilità e sulla posdonne come un momento sibilità di affrontare una grastressante e delicato che si acvidanza. Nonostante le donne compagna a sentimenti che con SM presentino una norspaziano dalla ‘tragedia di non male fertilità, è stato osservato poter vivere una vita normale’ che il numero di figli per donna alla ‘resilienza’, ovvero la capacità affetta è inferiore a quello della Francesca Nazzarri di accettare la malattia, convipopolazione generale. In alcuni verci e affrontare la vita positivamente. Il sostegno casi, le donne sostengono che la SM ha influenzato del partner e dei genitori è considerato indispensabile negativamente la loro fertilità provocando numerose sia nel processo di accettazione della malattia sia alterazioni del ciclo mestruale (oligomenorrea, nel modo di viverla. Questo permette anche di amenorrea, irregolarità) rendendo quindi estrerafforzare i legami affettivi. mamente difficoltosa la ricerca di una gravidanza. All’aumentare degli anni in cui è stata fatta la Le evidenze attuali mostrano che la SM non dediagnosi (> 10), tende ad aumentare anche la mo- termina un aumentato rischio di complicanze dubilitazione di risorse relazionali e vitali che portano rante la gravidanza, né condiziona il tipo di parto, ad un miglior adattamento e rafforzamento della né rappresenta una controindicazione alla partocapacità di convivenza con l’imprevedibilità della analgesia. La maggior parte delle donne, infatti, SM. Al contrario, il desiderio di maternità e la pro- anche se con qualche difficoltà dovuta alla malattia, gettualità di vita vengono percepiti come densi di partorisce per via vaginale e questo è per loro un incognite da coloro che hanno ricevuto la diagnosi motivo di grande soddisfazione. 14 UNICAMILLUS INVERNO 2021
L’esperienza personale delle donne con SM sembra essere caratterizzata da una generale difficoltà a coniugare gli aspetti legati ai percorsi medico-terapeutici e i progetti di vita personale. Allo stesso tempo, il ruolo di madre si configura come possibilità di riscatto per l’‘ingiustizia’ inflitta dalla patologia.Alcune donne pensano di non rispecchiare gli standard della “buona madre” e temono di non essere in grado di prendersi cura dei figli a breve e lungo termine a causa della disabilità e delle limitazioni dovute alla SM nel presente e/o nel futuro. Tuttavia, diversi studi e testimonianze evidenziano che nonostante le difficoltà (dolori, limitazioni fisiche e nello svolgimento delle attività quotidiane, scarsa energia, etc.), le donne con SM tendono a svolgere i normali compiti legati alla maternità. Vi è inoltre una certa tendenza a ‘sacrificare’ i propri bisogni per privilegiare quelli dei figli in modo da permettergli di vivere una buona infanzia. Il periodo del post parto merita particolare attenzione perché a seguito della rapida caduta ormonale aumenta il rischio di riacutizzazione. Per questo motivo è raccomandata un’adeguata sorveglianza neurologica e una tempestiva ripresa del trattamento terapeutico con farmaci che, nella maggior parte dei casi, sono sicuri in allattamento. Tuttavia, la scarsità di dati e le difficoltà di accesso alle informazioni aumentano il senso di frustrazione, portando talvolta le donne ad interrompere l’allattamento qualora i professionisti sanitari non consultino fonti di informazione autorevoli e aggiornate.
La principale criticità espressa dalle donne con SM è il senso di ‘abbandono’ (essere lasciate a se stesse) durante il percorso nascita (assistenza prenatale, intraparto e post-parto) dovuto soprattutto alla mancanza di un’assistenza continua e condivisa da parte dei diversi specialisti coinvolti. Le donne con SM in età fertile dovrebbero ricevere assistenza da un team multidisciplinare che comprenda neurologi, ginecologi, ostetriche, psicologi, specialisti della fertilità per promuovere un’adeguata consapevolezza e un processo decisionale condiviso. I professionisti sanitari hanno un ruolo rilevante nell’accompagnare le donne con SM nel percorso che va dal concepimento al post-parto e nel trasmettere informazioni basate sulle evidenze scientifiche. Le capacità comunicative, di counselling e una formazione specifica sul tema sono pertanto altrettanto indispensabili. Questo rappresenta il primo passo da compiere per poter intervenire sulle percezioni distorte e sulle errate convinzioni che le donne con SM possono avere rispetto all’impatto della malattia sulla fertilità e sulla possibilità di affrontare una gravidanza. Oggigiorno a seguito dell’implementazione della patient-centred care, noi professionisti sanitari siamo consapevoli che conoscere l’eziopatogenesi e le manifestazioni cliniche di una patologia, qualsiasi essa sia, non è più sufficiente. Conoscere anche le paure, i dubbi, le emozioni, i vissuti e i punti di forza delle persone che convivono con la patologia, è un valore aggiunto alla nostra capacità di individuare i loro bisogni e di rispondervi in modo efficace.
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VERBATIM Diagnosi di SM e modo di vivere la patologia “P7: L’ho vissuta tranquillamente perché non sapevo neanche di cosa si trattasse. Avevo appena compiuto 18 anni, ero molto piccola. Non è cambiata molto la mia vita”. “PT: Malissimo! Una tragedia (ride) sono stata a piangere penso 10 - 20 giorni. Poi cercavo su internet, su google e là… già mi vedevo sulla sedia a rotelle.”
Partner, famiglia e figli Comunicazione della diagnosi e rapporto
“P14: Al centro di sclerosi multipla ci sono andata 2-3 volte… io la chiamavo la giornata della Madonna di Medjougorie... c’era quello che non ci vedeva, quello sulla sedia a rotelle… ma io non stavo in quelle condizioni, non mi sono mai voluta rapportare con gli altri malati di sclerosi multipla perché non volevo farmi condizionare.”
“P8: Era liberissimo di potersene andare e invece mi è sempre stato vicino. Mio marito mi aiuta, usciamo con la stampella senza vergogna, quando andiamo al centro commerciale prendiamo anche la sedia a rotelle.”
Resilienza
“PGRAV: Mi è stato molto accanto, mi ha sostenuta, una roccia veramente… questo fino a che io non ce la facevo, poi quando mi riprendevo crollava lui.”
“P8: Ho preso anche la patente, la nuova patente perché ho modificato la macchina per poter guidare con le mani, non usando più le gambe e quindi riesco ad andare anche a lavoro da sola”. “P14: devi riuscire a plasmarti con questa malattia, devi accettarla e vedi che se tu non ti contrapponi ma cerchi di plasmarti… vedi che tu tutto sommato le cose le puoi comunque fare, in maniera diversa a come le facevi prima.”
Supporto
“P8: mia madre dice sempre ‘ci stiamo noi’, pure mi suocera, c’è mio marito”. “P9: mia madre e la madre di mio marito ci hanno contrastato molto... mi trattano come una persona invalida...
“PGRAV: sapere la diagnosi mi ha fatto toccare il fondo, però da lì puoi solo che risalire e quindi ho fatto un percorso terapeutico dalla psicologa che mi ha aiutato tanto, non solo nell’approccio alla malattia ma anche nell’affrontare la vita”
Gravidanza “P1: La mia gravidanza è stata meravigliosa, sono stata molto bene; sono andata in piscina fino all’ultimo giorno praticamente”.
Parto “PGRAV: avere la sclerosi multipla e rimanere incinta è la cosa più bella in assoluto: ti dà una carica, una forza e un’energia che, abituata con la malattia, non mi ricordavo di poter avere” “P9: c’è la duplice paura della gravidanza e della patologia, quindi è pesante insomma il fardello a livello psicologico.”
“P1: Sono uscita dalla sala parto che sarei riuscita anche a fare una corsa, ero piena di forza, ero veramente energica e questa cosa è durata per due giorni” “P6: nel secondo parto mi sentivo un po’ meno forte rispetto al primo nel dare le spinte”.
“P1: La mia paura era di trovarmi mamma con un bimbo piccolo e la paura, dall’oggi al domani, di non riuscire a seguire mio figlio, di non riuscire a corrergli dietro.”
Percorso assistenziale Aspetti negativi (Senso di abbandono/mancanza o disomogeneità di informazioni)
“P1: L’importante è essere seguita e non essere lasciata da sola perché poi uno si affida ad Internet, inizia a leggere notizie preoccupanti, sembra che devi morire da un giorno all’altro” “P15: mi sento abbandonata a me stessa perché vorrei avere un altro figlio ma non riesco e non so con chi parlare, i tempi di attesa per una visita neurologica sono lunghissimi anche solo per parlare e se ho un dubbio non so chi chiamare, me lo faccio passare da sola perché sono infermiera ma non è giusto per chi non è medico e infermiera.”
Puerperio Allattamento “P6: 3-4 mesi di allattamento al seno si possono fare, è un’esperienza che la mamma deve potersi vivere, a meno che scelga lei di non farlo e il medico non deve terrorizzarla”. “P3: ho allattato per 18 mesi. In ospedale mi hanno dato delle informazioni sull’allattamento molto dettagliate”. “P15: ho voluto allattare per almeno sei mesi anche se al quarto mese di allattamento ho avuto una ricaduta. ovvero offuscamento della vista, però ho continuato ad allattare facendo anche il cortisone endovena e saltavo la poppata più vicino alla somministrazione. In questo caso ho sentito il neurologo del centro di P****** dove sono seguita” “P14: Io contrariamente a quello che mi aveva consigliato il neurologo ho voluto allattare. Ho allattato 40 giorni e poi mi è venuto un mega-attacco e quindi ho dovuto interrompere. Però ero soddisfatta perché iI primo latte gliel’avevo dato”
“P15: Avevo fatto la vista con l’anestesista, durante la quale il neurologo aveva detto per via telefonica che non c’era nessuna controindicazione per l’epidurale. Al momento del parto c’era un altro anestesista e non ha seguito le indicazioni che erano state lasciate.” Aspetti positivi
“P3: Poi di supporto io ne ho avuto tanto, con il mio neurologo… se io gli scrivo lui mi risponde tranquillamente”. “P6: Il fatto che loro sapessero che io avevo la sclerosi, anche durante i controlli, faceva in modo che ricevessi un’attenzione diversa”. Suggerimenti Rete integrata assistenziale multiprofessionale
“P8: deve essere una gravidanza seguita sia a livello ginecologico che neurologico e psicologico”. “P15: Se voglio avere un figlio… non so se mi devo riferire a un ginecologo esperto in neurologia o a un neurologo esperto in ginecologia, non c’è un team e quindi creando un percorso per le mamme o per le future mamme con SM… Sarebbe da migliorare questo aspetto o la coesione tra ginecologi e neurologi…” Maggiore attenzione alle prospettive della donna
“P6: i neurologi e dell’equipe in generale è, quando hanno davanti una persona giovane o meno, di chiedere sempre se si vogliono avere figli, perché è importante capire qual è la prospettiva di una donna”.
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MATERNITY AND MULTIPLE SCLEROSIS One of the most difficult challenges healthcare professionals face in their work is how to respond adequately to the care needs of patients. It is even more complicated in case of ‘extra-ordinary’ situations - out of the ordinary - as for pregnant women (physiological event) suffering from a chronic disease (pathological event). The mixture between physiology and pathology presents many challenges, both for specialist doctors and for gynecologists and obstetricians. The first group is used to deal with pathology and the second mainly focus on assisting healthy women. In this paper we will consider the case of multiple sclerosis (MS). It is a neurodegenerative disease with diffuse areas of demyelination in the brain and marrow. The clinical manifestation of MS can be distinguished by the appearance of deficits in the central nervous system and has a high frequency of remissions and exacerbations. Depending on the extent and location of the lesions, different symptoms may occur. MS affects approximately 2.5 million people worldwide. It can appear at any age but most commonly it may be diagnosed in the age range of 20 and 40. Women are more frequently affected by MS than men, with a 3:1 ratio. The onset of MS generally occurs in childbearing age and impacts a lot of aspects related to seeking pregnancy and motherhood. Scholars demonstrated that MS in pregnant women does not expose to an increase in fetal malformations, nor it causes an increased risk of abortion and neonatal mortality. This is the reason why pregnancy of women with MS should not automatically be considered high-risk pregnancy, but it may only need proper management and planning. Indeed, pregnancy even has a protective role concerning relapses because of the typical hormonal changes of gestation. Increasing levels of estrogen, progesterone and prolactin play a protective function against the MS-related inflammatory condition. Current evidence shows that MS does not lead to an increased risk of complications during pregnancy, nor does it affect the type of delivery, nor it represents a contraindication to birth analgesia. As a matter of fact, most women give birth vaginally, even if with some difficulty due to the disease. This is a reason for great satisfaction for them. The personal experience of women with MS seems can be distinguished by a general difficulty in combining aspects related to medical-therapeutic paths and personal life projects. At the same time, the role of mother appears as a possibility of redemption for the ‘injustice’ inflicted by the disease.
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UNICAMILLUS, TRA I GRANDI DELLA CHIRURGIA DI SPALLA di Francesco Franceschi Professore Associato Ortopedia e Traumatologia UniCamillus Primario Unità Operativa Ortopedia e Traumatologia Ospedale Villa San Pietro - Fatebenefratelli
e Edoardo Giovannetti de Sanctis Centre Orthopédique Santy - Lyon
D
al 20 al 22 gennaio nell’affascinante Cliff Lodge Resort a Snowbird, Utah si è tenuto il più importante congresso, l’ASAP - Advanced Shoulder Arthroplasty, di chirurgia protesica di spalla del Nord America. Situato a circa un’ora di macchina dalla capitale Salt Lake City, questa località è immersa tra le colline innevate della catena delle Montagne Rocciose. Trenta circa i chirurghi di fama mondiale invitati a parlare, selezionati per la loro esperienza chirurgica e clinica in ambito protesico. Tra questi, i professori di Harvard (Boston), Mayo Clinic (Rochester), Columbia (New York) e Cornell (Ithaca), solo per citare alcune tra le più prestigiose università presenti all’evento. La qualità e la costanza nella produzione scientifica del nostro gruppo di lavoro, ha permesso all’Università UniCamillus, di poter entrare tra i grandi della chirurgia protesica di spalla e rappresentare l’italia nel mondo. Sei i contributi, tra relazioni orali e discussioni a cui abbiamo partecipato. Le tre relazioni dal titolo : “TSA after instability surgery: Bankart, Latarjet, Bristow, Putti‐Platt”, “Why I Like Onlay”, “Revision Failed TSA to RSA with Glenoid Defect Grafting Using BIORSA Technique” ci han permesso di mostrare i nostri risultati clinici e nuove proposte di trattamento , frutto di anni di intensa e rigorosa attività clinica e scientifica. L’interesse nei confronti dei dati presentati dal nostro gruppo è stato significativo e ciò ha permesso di aumentare considerevolmente la popolarità dell’Università UniCamillus nel mondo. L’evento ha inoltre permesso al nostro ateneo di
gettare le basi per future collaborazioni con le più importanti università estere, facilitando così l’organizzazione per i nostri studenti di fellowships cliniche e chirurgiche. Il programma dell’evento è stato suddiviso in 3 giorni, ciascuno con un tema centrale: la protesi anatomica, la protesi inversa e la revisione di protesi di spalla. Un breve riassunto delle indicazioni e dei design protesici a disposizione permetterà una migliore comprensione dei temi trattati nel corso del congresso e delle prospettive future. La spalla o articolazione glenomerale è composta principalmente da due ossa: la testa dell’omero (a forma di sfera) e la superficie glenoidea (concava). Le superfici articolari sono ricoperte da cartilagine, una sostanza liscia che protegge le ossa e consente loro di muoversi con facilità; mentre la stabilità ed il movimento è garantita da muscoli, tendini e legamenti che circondano la spalla stessa. L’intervento chirurgico consiste nella sostituzione delle superfici cartilaginee danneggiate con componenti artificiali, chiamate protesi. Le principali indicazioni ad intervento di sostituzione protesica di spalla sono: • osteoartrosi, progressivo assottigliamento della cartilagine articolare dovuto all’usura • artrite reumatoide, malattia a carattere reumatologico • artrite postraumatica, con insorgenza a seguito di gravi infortuni alla spalla) • frattura articolare trattata in modo scorretto, • necrosi avascolare, prodotta dall’interruzione dell’apporto sanguigno all’osso • fallimento di precedente intervento di sostituzione articolare, causato soprattutto da infezione o dislocazione dell’impianto. UNICAMILLUS INVERNO 2021 19
Tra i sintomi più frequentemente presenti con le diverse alterazioni patologiche elencate precedentemente ed a cui viene spesso raccomandata la sostituzione protesica della articolazione glenomerale vi sono: grave dolore alla spalla che interferisce con le attività quotidiane e con il sonno, perdita dell’arco di movimento e debolezza della spalla e mancato miglioramento della sintomatologia con i trattamenti conservativi (farmaci antinfiammatori, infiltrazioni intrarticolari e terapia fisica e/o riabilitativa). Esistono tre tipi di design protesici, in relazione al numero delle superfici sostituite ed all’anatomia dell’impianto, proposti e modificati nel corso dei decenni: • endoprotesi • protesi totale anatomica • protesi totale inversa. L’endoprotesi sostituisce solamente la testa omerale con una componente protesica metallica senza modificare l’anatomia della spalla. Molto limitate
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sono le indicazioni all’impianto di questo design protesico (pazienti giovani con testa omerale gravemente degenerata associata ad una non alterata superficie glenoidea). La protesi totale di spalla invece sostituisce entrambi le superfici articolari degenerate con elementi protesici in metallo e polietilene. A seconda che l’impianto mantenga o meno l’anatomia di una spalla fisiologica si differenziano in: protesi totale anatomica e protesi totale inversa. La protesi inversa di spalla è indicata in pazienti che oltre ad una degenerazione di entrambi le superfici articolari abbiano anche la cuffia dei rotatori gravemente lesionata con perdita di forza e mobilità articolare. In questo tipo di design protesico, le convessità e le concavità articolari vengono invertite, mediante l’impianto di una emisfera di metallo e di una superifice concava rispettivamente sulla superficie glenoide ed in corrispondenza della testa omerale.
La chirurgia protesica di spalla è una “chirurgia giovane” se comparata alla chirurgia protesica di anca e ginocchio. I numerosi tentativi effettuati tra la fine del XIX secolo e il secondo dopoguerra avevano portato a risultati deludenti. Solo con l’intuizione del Dr.Charles Neer prima e del Dr. Paul Grammont poi, comincia l’era moderna nella protesica di spalla. Nel corso del degli ultimi 20 anni la chirurgia protesica di spalla ha assistito allo sviluppo di un notevole progresso scientifico e tecnologico, che ha comportato evidenti miglioramenti sia nello sviluppo di nuovi materiali protesici da utilizzare in ortopedia che nella tecnica chirurgica stessa. Tra i fattori determinanti nel progresso clinico e chirurgico vi è la trasmissione del sapere scientifico. L’ASAP, ha perciò un ruolo determinante, riuscendo più efficacemente di altri, a facilitare la divulgazione delle tendenze del momento e stimolare una riflessione sugli sviluppi futuri indirizzando gli studi biomeccanici e clinici negli anni a venire. Tra le novità più importanti nell’ultimissimo periodo sicuramente: nuovi software che permettono una pianificazione più efficace dell’intervento chirurgico e l’utilizzo della navigazione o della realtà virtuale, come elementi per facilitare l’intervento chirurgico, aumentandone la precisione.
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Attraverso una semplice TAC della spalla del paziente è possibile ottenere unariproduzione tridimensionale dell’articolazione da trattare; ciò permette di conoscere, precedentemente all’esecuzione del gesto chirurgico, la precisa anatomia articolare. Inoltre il software permette in maniera virtuale d’impiantare la protesi e trovare la posizione, rotazione ed inclinazione ideale per raggiungere il migliore risultato clinico. Al chirurgo rimane il compito di riprodurre ciò che è stato precedentemente pianificato, riducendo errori e complicanze chirurgiche. A differenza dei software di pianificazione, la navigazione e la realtà virtuale, attraverso rispettivamente un computer connesso a dei sensori impiantati temporaneamente nelle ossa del paziente ed degli occhiali 3D virtuali, accompagnano il chirurgo durante l’intervento stesso, permettendo di riprodurre la pianificazione preoperatoria con una precisione al millimetro, impedendo perciò di commettere errori. Questa edizione si è conclusa però senza nessuna novità in merito ad un’eventuale uscita in commercio di un robot come ausilio in chirurgia di spalla; ci auguriamo che dei segnali incoraggianti o addirittura comunicati ufficiali arrivino già dalla prossima edizione.
UNICAMILLUS AMONG THE MOST RELEVANT INSTITUTIONS IN SHOULDER SURGERY From January 20th to 22th, at the enchanting Cliff Lodge Resort in Snowbird in Utah, the most important conference on shoulder prosthetic surgery in North America, ASAP - Advanced Shoulder Arthroplasty, took place. One hour driving from the capital Salt Lake City, this location is nestled in the snow-capped hills of the Rocky Mountains. About thirty world-renowned surgeons were invited to make their speech. They were selected for their surgical and clinical experience in the prosthetic field. To mention some of the most prestigious universities, professors from Harvard (Boston), Mayo Clinic (Rochester), Columbia (New York) and Cornell (Ithaca) attended the event. The quality and the regularity in scientific production by our working group allowed the UniCamillus University to join the most relevant institutions in shoulder prosthetic surgery and represent Italy worldwide. The interest in the data presented by our group was significant and it allowed to considerably increase the popularity of UniCamillus worldwide. The event also allowed our university to lay the foundations for future collaborations with the most important foreign universities, facilitating the organization of clinical and surgical fellowships for our students. The shoulder or glenohumeral joint is mainly composed by two bones: the humeral head (sphere-shaped) and the glenoid surface (concave). The joint surfaces are covered with cartilage, a smooth substance that protects bones and allows them to move easily; whereas stability and movement are guaranteed by muscles, tendons and ligaments surrounding the shoulder itself. The surgery consists of replacing the damaged cartilage surfaces with artificial components, called prostheses. There are three types of prosthetic designs, suggested and modified over the decades. In relation to the number of surfaces replaced and the anatomy of the implant we can find: endoprosthesis, total anatomical prosthesis, total inverse prosthesis. Shoulder prosthetic surgery is a “recent surgery” when compared to the hip and knee ones. Over the last 20 years, shoulder prosthetic surgery has witnessed the development of considerable scientific and technological progress, which has resulted in clear improvements both in the development of new prosthetic materials for orthopedic use and in the surgical technique. Therefore ASAP has a decisive role since it can facilitate the dissemination of current trends and stimulate reflection on future developments by directing biomechanical and clinical studies in the years ahead. Most recently, among the most important innovations we can find: new software that allows a more efficient surgery planning and the use of navigation or virtual reality as elements to ease surgeries and to increase its accuracy.
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IL TECNICO DI LABORATORIO BIOMEDICO Una figura chiave per la salute pubblica di Daniele Armenia Professore associato in Microbiologia e Microbiologia Clinica Presidente del Corso di Laurea in tecniche di Laboratorio biomedico UniCamillus
L’
evoluzione tecnologica legata alla diagnosi delle malattie, allo screening biologico, chimico e farmaceutico è in continuo progresso. Oggi grazie a tecnologie sempre più sofisticate siamo in grado di effettuare in pochissimo tempo test che permettono di valutare la presenza di infezioni, di caratterizzare organismi, di rilevare la presenza di contaminanti potenzialmente pericolosi, di verificare la presenza di anticorpi indotti da microorganismi. Tali tecnologie sono state affinate grazie alla ricerca scientifica e, metodiche di laboratorio che in passato avevano una scarsa utilità pratica a causa del dispendio di tempo, forza lavoro e costi necessari a eseguirle, oggi sono diventate routinarie nell’ambito clinico-sanitario, ambientale e farmaceutico. La disponibilità di nuove tecnologie di laboratorio ha spinto moltissimo l’evoluzione di figure lavorative nuove, in grado di utilizzare la tecnologia moderna in maniera efficiente e proficua. In questo contesto, la figura del tecnico di laboratorio risulta essere uno dei più importanti ruoli operativi in continua evoluzione e crescita. Difatti, le tecnologie diagnostiche moderne, essendo in continuo aggiornamento, di per sé non possono essere utilizzate senza un personale tecnico ben formato e in grado di recepire efficacemente le continue innovazioni. Ora più che mai, la pandemia da SARS-CoV-2 ha dimostrato quanto la diagnostica di laboratorio sia fondamentale per la nostra salute e ha evidenziato quanto sia cruciale una forza lavoro capace di reggere ritmi di lavoro emergenziali. La figura del tecnico di laboratorio è stata ed è ancora cruciale per la lotta alla pandemia; gli operatori con i loro sforzi sono riusciti a soddisfare un numero di richieste enorme, fronteggiando con resilienza l’iniziale impreparazione dovuta all’emergenza. La pandemia è stato un fulmine a ciel sereno
che da un lato ha cambiato le nostre vite, causando sofferenza e molte vittime, dall’altro però ci ha permesso di capire quanto sia fondamentale il lavoro degli operatori sanitari. Parole come “tampone antigenico”, “tampone molecolare”, “RNA virale”, un tempo legate a una terminologia prettamente sanitaria e scientifica, sono entrate nel nostro vocabolario quotidiano; le persone hanno iniziato a capire che dietro queste parole nuove e sconosciute c’erano persone che lavoravano duramente per tutelare la nostra salute mettendo a rischio la propria. Siamo ormai consapevoli che i tecnici di laboratorio insieme a virologi, infettivologi, medici e infermieri sono stati dei riferimenti per la lotta al COVID-19 e tali professioni devono essere valorizzate e tutelate. Questo concetto è molto importante poiché le pandemie sono fenomeni naturali e improvvisi che vanno gestiti prontamente, pertanto, necessitano di un sistema sanitario pronto e efficace. In base a queste considerazioni, l’obbiettivo del presente articolo mira a descrivere la figura che rimane alla base del processo di diagnosi e cura delle malattie: il tecnico di laboratorio. IL RUOLO DEL TECNICO DI LABORATORIO Il tecnico di laboratorio è una figura chiave che riceve, legge e comprende la richiesta del medico inviante, richiedendo se necessarie eventuali informazioni aggiuntive. È coinvolto nel percorso di diagnosi e cura del paziente. Oltre all’ambito medico, il tecnico di laboratorio può interagire con altre figure quali i veterinari, i biologi, i farmacologi e i chimici per soddisfare determinati quesiti non necessariamente legati alla salute umana, ma anche a quella animale e legata alle analisi ambientali. Una volta acquisito e compreso il quesito indicato, il tecnico di laboratorio individua la tecnica di analisi UNICAMILLUS INVERNO 2021 25
più idonea per effettuare l’esame richiesto, scegliendo tra i metodi e strumenti a sua disposizione quelli più idonei. A tal proposito, la figura del tecnico di laboratorio non è solo operativa, ma anche organizzativa; un’altra sua importante mansione è infatti legata alla gestione del laboratorio, ossia al controllo dei materiali (reagenti, plastiche) e degli strumenti presenti nel laboratorio. Tale attività è fortemente legata anche all’innovazione del laboratorio, difatti il tecnico può interagire con le strutture di appartenenza nell’organizzare eventuali acquisti e pianificare il lavoro per coordinare il personale e le attività in base al numero e tipo di esami richiesto. Tale attività è di grande responsabilità in quanto il tecnico deve avere delle conoscenze di base per gestire al meglio determinati tipi di campioni biologici che necessitano di particolari procedure di conservazione e stoccaggio. Esistono dei campioni gestiti in regime di urgenza (ad esempio i campioni di fluidi corporei potenzialmente infetti da microorganismi altamente virulenti associati a infezioni gravi), che se non appropriatamente stoccati o manipolati, potrebbero non essere correttamente analizzati, fornendo risultati errati con gravi conseguenze per la salute dei pazienti. Ovviamente, oltre al fine di analizzare e trattare adeguatamente i campioni biologici, la preparazione di base del tecnico di laboratorio è indispensabile anche per responsabilizzare e proteggere gli operatori stessi da eventuali rischi biologici/infettivi durante le operazioni di analisi. 26 UNICAMILLUS INVERNO 2021
Detto ciò, i tecnici di laboratorio devono lavorare con coscienza e professionalità per preparare al meglio i campioni da sottoporre ad analisi, predisporre i reagenti chimici, verificare il corretto funzionamento delle apparecchiature utilizzate e provvedere alla manutenzione ordinaria ed all’eventuale riallineamento degli strumenti. Una volta eseguito il test richiesto, il tecnico di laboratorio raccoglie i dati emersi, ne valuta l’esito in maniera critica verificando eventuali sviste o errori tecnici e valuta la corrispondenza delle prestazioni erogate a standard predefiniti. Una volta effettuate tali verifiche, il tecnico di laboratorio redige il referto e lo consegna al responsabile della struttura per la validazione e successivamente al medico inviante, rendendosi disponibile per eventuali chiarimenti rispetto al risultato del/i test. Nel caso di obsolescenza o problemi strumentali legati a determinate procedure, il tecnico di laboratorio è tenuto a mantenere aggiornata la propria conoscenza teorica e pratica per acquisire nuove abilità congiunte all’utilizzo di strumentazioni innovative partecipando periodicamente a corsi di formazione e aggiornamento utili ad un miglioramento continuo del proprio lavoro. STRUTTURE RICETTIVE PER I TECNICI DI LABORATORIO La figura del tecnico di laboratorio è richiesta in numerosi ambiti pubblici e privati. Riguardo le strutture pubbliche, gli ospedali e le aziende sanitarie regionali reclutano tecnici di laboratorio per svolgere
analisi di sostanze biologiche, tessuti, ecc. per con- settore veterinario e zootecnico in cui vengono tribuire alla formulazione di diagnosi cliniche. Ad spesso richieste figure in grado di effettuare analisi esempio le analisi di biochimica clinica, microbiologia, di sostanze biologiche, tessuti, ecc. per contribuire anatomia patologica, necessitano di personale alla formulazione di diagnosi cliniche o per enti tecnico specializzato in grado di svolgere la routine privati che si occupano di prevenzione ambientale clinica ospedaliera. Oltre all’ambito sanitario pubblico, e di ricerca. la figura del tecnico di laboratorio è ricercata in laboratori di analisi e controllo delle Agenzie Regionali QUALI CONOSCENZE ACQUISISCE UN TECNICO DI LAdella Prevenzione e Protezione dell’ambiente (es. BORATORIO? ARPA e istituto per la zooprofilassi strumentale) Essendo una figura altamente specializzata, il tecnico in cui effettua l’analisi di acque, cibo o altre sostanze di laboratorio biomedico necessita in primis di aclegate alla salute della popolazione. Sempre nel quisire delle nozioni generali in grado di acquisire settore pubblico, un’altra area ricettiva è sicuramente conoscenza di base in quali chimica, biochimica, all’ interno delle Forze dell’Ordine in cui i tecnici di fisica, biologia e genetica propedeutiche a di diverse laboratorio possono essere impiegati nell’analisi di discipline specifiche e necessarie per comprendere sostanze o tessuti utili alle indagini di polizia scien- il funzionamento degli organismi, le metodiche di tifica. L’università è un altro ambito ricettivo per i rivelazione utilizzate nelle varie tecniche di laboratorio tecnici di laboratorio dove è possibile svolgere e le potenzialità della manipolazione genetica e dello studio degli acidi nucleici. Vista attività di ricerca e docenza. La ricerca la continua e cruciale interazione scientifica necessita di diverse ficon medici, biologi e sanitari, gure per lo svolgimento degli una robusta conoscenza esperimenti poiché spesso dell’anatomia del corpo la mole di lavoro speriumano, della struttura mentale è molto comdei tessuti, della fiplessa e dispendiosa. siologia (ossia del In tale contesto, oltre funzionamento) a ricercatori prepadell’organismo e rati e competitivi, della patologia, è le figure prettafondamentale per mente tecnico-opela comprensione dei rative sono fondaquesiti clinico-diamentali per poter efgnostici che il tecnico fettuare gli esperidovrà valutare durante menti e di conseguenza la professione. Difatti, fornire dati sperimentali una grande branca della in tempi utili per la ricerca medicina racchiude quella di e accelerare la stesura delle laboratorio in grado di diagnosticare pubblicazioni scientifiche. Inoltre, Daniele Armenia o escludere una patologia, valutare la prei tecnici di laboratorio coinvolti in progetti di ricerca, possono acquisire competenze sia nel- disposizione a determinate patologie, determinarne l’analisi critica dei dati, sia nella stesura dei lavori lo stadio di progresso, indagare su fenomeni tossiscientifici e nella didattica universitaria, proiettando cologici, ricavare dati di tipo biologico caratterizzanti la loro professione anche verso ruoli non meramente una popolazione o un soggetto, elaborare teorie o tecnico-operativi ma anche di creatività e formazione. pratiche protocollari per migliorare le regole e le Altri ampi sbocchi lavorativi sono possibili nell’ambito tecniche del laboratorio stesso sulla base di evidenza dei numerosissimi laboratori privati. I laboratori di statistica. Non meno importanti delle nozioni chimedicina clinica e centri di fecondazione assistita mico-biologiche di base elencate, sono le basi di ad esempio, possono offrire importanti mansioni matematica, statistica e informatica che risultano per analisi di laboratorio utili alla formulazione di fondamentali per l’analisi dei dati. I risultati di un diagnosi cliniche; nelle industrie farmaceutiche esperimento di laboratorio devono infatti essere invece, i tecnici specializzati possono svolgere man- supportati da una robusta statistica che garantisca sioni inerenti al controllo qualità, al controllo la ripetibilità delle tecniche e ne confronti i risultati purezza dei farmaci o nelle procedure biotecnologiche con dati già noti per validarne l’attendibilità. Le coutilizzate per la produzione di farmaci biologici. noscenze di informatica sono cruciali per collezionare Un altro importante settore privato è legato al e analizzare al meglio i dati ottenuti dagli esperimenti; UNICAMILLUS INVERNO 2021 27
inoltre, la robotizzazione di numerose procedure necessita di personale specializzato in grado di far funzionare al meglio i macchinari. Un altro importante aspetto da considerare è la capacità di interazione e comprensione anche in termini linguistici. La gran parte delle pubblicazioni e dei manuali tecnici è infatti in inglese che rimane la lingua universalmente utilizzata in campo scientifico/tecnologico; pertanto, la sua conoscenza non è un quid in più ma una necessità. Riguardo le conoscenze specialistiche, il tecnico deve acquisire padronanza nella comprensione delle diverse tecniche di laboratorio maggiormente utilizzati nella pratica comune. Le tecniche di isto-citopatologia per esempio, sono fondamentali per la preparazione e osservazione microscopica di preparati tissutali frequentemente richiesti nella pratica clinica. Un’altra area disciplinare importante è quella microbiologica: le infezioni batteriche, virali, fungine e protozoarie necessitano di test diagnostici ad hoc per la loro caratterizzazione e diagnosi. Oltre all’isolamento e alla caratterizzazione dei microorganismi nei campioni infetti spesso è necessario verificare se i microorganismi trovati risultano suscettibili ai farmaci per poter guidare al meglio la terapia antimicrobica (la scelta del miglior antibiotico, antifungino, antivirale antiprotozoario da utilizzare). Questo implica un grande sforzo di medicina di laboratorio per fronteggiare il gran numero di campioni legati a tali patogeni. Fortunatamente oggi la maggior parte di queste procedure sono automatizzate, ma ciò non toglie la necessità di avere il sufficiente personale per gestire i campioni e le macchine. La diagnostica microbiologica è importantissima per la tutela della salute di tutti noi. La caratterizzazione delle infezioni microbiche è cruciale e spesso necessità di lunghi monitoraggi. Per esempio, le infezioni come le epatiti virali croniche, l’infezione da HIV, il monitoraggio di numerosi virus pericolosi nei pazienti oncologici e immunodepressi è di comune pratica clinica nei grandi ospedali. Da non dimenticare anche la diagnostica virologica per il SARSCoV-2, che negli ultimi 2 anni ha urtato come uno tsunami tutto il sistema di medicina di laboratorio in tutto il mondo. Inoltre, esistono test microbiologici che spesso vengono eseguiti in regime di urgenza 28 UNICAMILLUS INVERNO 2021
nel caso di infezioni gravi come le sepsi e le infezioni celebrali e del sistema nervoso. Tutte queste procedure microbiologiche comportano quindi un grande dispendio di energie e confermano il ruolo cardine del tecnico di laboratorio che deve acquisire abilità nel processamento di un grande numero di campioni eterogenei e molto delicati.Oltre la citologia e la microbiologia, le tecniche di laboratorio biochimiche e genetiche sono altrettanto importanti; pensiamo a tutte le analisi di routine che vengono eseguite e test più specifici fondamentali per verificare l’insorgenza di malattie anche molto gravi (i marcatori dell’infarto, i marcatori tumorali ecc.). Negli ultimi anni le tecniche di mappatura genetica hanno fatto passi da gigante, per esempio nella diagnosi prenatale delle malattie genetiche, nel sequenziamento del genoma umano e microbico; tali tecnologie necessitano di personale specializzato, pertanto l’utilizzo di tali strumentazioni è annoverato tra le abilità specifiche della figura del tecnico di laboratorio. Non ultime e meno importanti, ulteriori abilità acquisite dai tecnici di laboratorio riguardano le buone pratiche di laboratorio, il management del laboratorio e nozioni di bioetica relazionate al processamento dei campioni. Vista la continua manipolazione di materiali biologici, i tecnici di laboratorio durante la loro formazione e professionalizzazione acquisiscono numerose abilità per effettuare in maniera corretta e secondo determinate condizioni di buona pratica di laboratorio tutti i processamenti. È molto importante ricordare che il contatto con campioni biologici può esporre a rischi l’operatore; l’accuratezza nelle procedure, ossia operare con precisione minimizzando gli errori e ponendo una costante attenzione alla qualità e al controllo dei risultati del lavoro, sono elementi cruciali per la buona riuscita dell’esperimento. Il tecnico di laboratorio deve quindi mostrare affidabilità, integrità e responsabilità; deve agire eticamente, essere irreprensibile e costruire intorno a sé un clima di fiducia ammettendo gli eventuali errori commessi e rispettando gli impegni assunti. Un’altra importante abilità tipica di chi lavora in campo medico-scientifico è la capacità di collaborazione e cooperazione; un buon tecnico di laboratorio lavora in modo costruttivo e in sinergia
per il raggiungimento degli obiettivi preposti, condividendo progetti, informazioni e risorse. Il tecnico di laboratorio non è un semplice operatore ma un professionista di grande responsabilità che necessita di un approccio non meccanico in grado di riconoscere modelli astratti o rapporti fra situazioni complesse, trovare soluzioni alternative o creare ex novo percorsi risolutivi.
tampone, un sequenziamento genetico, un’analisi di laboratorio, rendendo la professione del tecnico di laboratorio una figura nascosta. La pandemia da COVID-19 ha però scoperchiato questa grave carenza e sicuramente questa professione nel futuro prossimo sarà rivalutata e darà lavoro a molti giovani volenterosi.
LE FUTURE PROSPETTIVE PER I TECNICI DI LABORATORIO BIOMEDICO
Il futuro della sanità pubblica è proiettato verso il potenziamento territoriale della diagnostica point of care, ossia effettuare le analisi diagnostiche direttamente vicino al paziente, potenzialmente anche domiciliarmente. Per questo infermieri, fisioterapisti e altri professionisti sanitari tra cui il tecnico di laboratorio biomedico saranno tra i principali attori. Tuttavia, nonostante quest’ ultima figura professionale, sia cruciale per la tutela della salute pubblica e ambientale, è ancora oggi poco compresa e il personale operativo risulta essere insufficiente in molti ambiti. Molto spesso non si riesce a comprendere cosa ci sia dietro un
BIOMEDICAL LABORATORY TECHNICIANS Technological evolution linked to diseases diagnosis, biological, chemical and pharmaceutical screening is continuously progressing. Nowadays, thanks to more and more sophisticated technologies, we are able to perform tests in a very short time, allowing the evaluation of presence of infections, to typify organisms, to detect the presence of potentially dangerous contaminants, to verify the presence of microorganism-induced antibodies. The availability of new laboratory technologies allowed the evolution of new working figures. These last are able to use modern technology efficiently and profitably. Within this framework, the figure of the laboratory technician turns out to be one of the most important operational roles continuously evolving and growing. Now more than ever, the SARS-CoV-2 pandemic has demonstrated how crucial laboratory diagnostics is to our health and it highlighted the relevance of a workforce able of handling emergency workloads is. Laboratory technicians were and still are crucial for fighting the pandemic. Professionals have managed an enormous number of requests, facing with resilience the initial lack of preparation due to the emergency. The pandemic was a completely unforeseen event, which changed our lives, caused suffering and many victims. On the other hand, it allowed us to understand the importance of health workers and their job. Words such as “antigenic swab”, “molecular swab”, “viral RNA”, mainly linked to medical and scientific terminology in the past, have now entered our daily vocabulary. It started to be clear to everybody that these new and unknown words hide professionals who have been working hard to protect our health endangering their own lives. Laboratory technicians are key figures who receive, read and understand the physicians’ requests, requesting any additional information, if necessary. They are also involved in the patient’s diagnosis and treatment process. In addition to the medical sector, laboratory technicians can interact with other figures such as veterinarians, biologists, pharmacologists and chemists to meet specific questions not necessarily related to human health, but also to animal health or to environmental analysis. Being highly specialized figures, biomedical laboratory technicians need to acquire general notions in chemistry, biochemistry, physics, biology and genetics which are preparatory to specific disciplines and are necessary to understand organisms functioning, detection methods used in different laboratory techniques, the potentiality of genetic manipulation and the study of nucleic acids. The future of public health aims for territorial enhancement of point-of-care diagnostics, which means performing diagnostic tests near patients or even at home. This is the reason why nurses, physiotherapists and other health professionals including biomedical laboratory technicians will be relevant players. Despite the prominence of the aforementioned professional figure in terms of protection of public and environmental health, biomedical laboratory technicians are still poorly understood and the operational staff is insufficient in many sectors.
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PROFESSIONE INFERMIERISTICA Un’analisi del suo significato di Fabio D’Agostino Professore Associato UniCamillus
L’
infermiere è, come recita il codice deontologico degli infermieri, il professionista sanitario, iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche, che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile. Attualmente, quattro leggi (legge 42/1999, 251/2000, 1/2002 e 43/2006) e un Codice (Codice Deontologico delle professioni infermieristiche, aprile 2019) definiscono in maniera chiara ed univoca la figura stessa dell’infermiere. La professione infermieristica ha avuto un’evoluzione normativa che nel contesto italiano non ha avuto eguali. La società di oggi riconosce l’infermiere come un professionista sanitario, autonomo, intellettuale e formato al più alto livello. Possiamo sicuramente affermare che la professione infermieristica nasce ufficialmente in Italia nel 1994 con il decreto ministeriale del 14 settembre 1994, n. 739 con il ‘Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere’. Con tale decreto, finalmente, anche nel nostro paese l’infermiere entra a far parte ufficialmente del mondo delle professioni sanitarie, non è più un semplice esecutore di attività ma la sua, diventa a tutti gli effetti una professione intellettuale, ovvero, l’infermiere non viene più considerato come una figura ausiliare di altri professionisti ma ha una sua autonomia professionale normata proprio da un “codice deontologico” e da un “profilo professionale”. Al comma 1 dell’articolo 1 ‘è individuata la figura professionale dell’infermiere con il seguente profilo: l’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante (oggi laurea triennale) e dell’iscrizione all’albo professionale (oggi ordine delle professioni infermieristiche) è responsabile dell’assistenza generale infermieristica’. Nel comma 2 dell’articolo 1 vengono infatti dichiarati i caratteri dell’assistenza
infermieristica ‘L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria’. Vengono evidenziate le diverse aree in cui opera l’infermiere: prevenzione, cura/assistenza, cure palliative e riabilitative e viene inoltre precisato che l’assistenza infermieristica non è solo di natura tecnica ma anche relazionale ed educativa. Si dà quindi risalto ad uno degli aspetti più essenziali e caratterizzanti dell’assistenza infermieristica, ossia la relazione assistito-infermiere. L’infermieristica, infatti, è considerata anche come una scienza umana in cui è fondamentale la comprensione delle esperienze uniche degli assistiti/famigliari; la relazione risulta quindi essere un prerequisito necessario. Tra gli obiettivi dell’infermiere, troviamo quello di sviluppare relazioni con i propri assistiti. Lo sviluppo di relazioni di cura è stato considerato un aspetto determinante della prospettiva infermieristica da molti teorici nel corso di molti decenni. Un altro aspetto fondamentale dell’assistenza infermieristica è la funzione educativa, ovvero la competenza degli infermieri nell’educare gli assistiti e le loro famiglie a prendersi cura di sé stessi e ad aiutarli a sviluppare maggiori competenze nell’utilizzare le proprie risorse. Nel comma 3 sempre dell’articolo 1 del DM 739/1994 si afferma che “L’infermiere partecipa all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività; identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi obiettivi; pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico; garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche; agisce sia individualmente UNICAMILLUS INVERNO 2021 31
sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali; per l’espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto; svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale”. In questo comma viene identificata l’esclusività della professione infermieristica, poiché l’infermiere è colui che identifica i bisogni di assistenza e ne è quindi l’unico responsabile anche da un punto di vista legale, formula gli obiettivi, mette in atto l’intervento assistenziale e ne valuta la sua efficacia, viene quindi enfatizzato per la prima volta anche l’approccio sistematico/scientifico che l’infermiere metterà in atto per rispondere ai bisogni di assistenza dell’assistito. Inoltre, viene anche chiarito che l’infermiere utilizzerà dove lo riterrà necessario l’aiuto del personale di supporto, ossia l’infermiere ha da questo momento in poi una chiara autonomia decisionale nel far ricorso a figure di supporto per il raggiungimento degli obiettivi assistenziali. Infine, un altro punto importante da considerare sono i luoghi in cui l’infermiere può svolgere la sua attività professionale specialmente con il riferimento al regime di dipendenza o libero-professionale; l’opportunità di svolgere la libero-professione non era presente prima del DM del 1994. La professione infermieristica è riconosciuta come una professione autonoma con la legge del 10
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agosto 2000, n. 251 ‘Disciplina delle Professioni Sanitarie Infermieristiche, Tecniche, della Riabilitazione, della Prevenzione nonché della Professione Ostetrica’ in cui al primo comma dell’articolo 1 si dichiara che “gli operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche e della professione ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e alla salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonché dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza”. Tale legge viene anche ricordata come la legge della Dirigenza Infermieristica perché all’articolo 5 ‘Formazione Universitaria’ viene dichiarato nei comma 1 e 2 rispettivamente “Il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro della sanità, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, individua con uno o più decreti i criteri per la disciplina degli ordinamenti didattici di specifici corsi universitari ai quali possono accedere gli esercenti le professioni di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della presente legge, in possesso di diploma universitario o di titolo equipollente per legge. Le università nelle quali è attivata la scuola diretta a fini speciali per docenti e dirigenti di assistenza infermieristica sono autorizzate alla progressiva disattivazione della suddetta scuola contestualmente alla attivazione dei corsi universitari di cui al comma 1” dichiarando quindi la laurea specialistica (oggi magistrale), requisito necessario per svolgere la funzione di dirigente della professione infermieristica. L’infermieristica è riconosciuta come una professione intellettuale perché possiede i cinque tratti di una professione così come indicati da Greenwood (Attributes of a Profession, 1957) ossia l’abilità superiore, l’autorità professionale, l’autorizzazione da parte della comunità, un codice etico di regole e la cultura professionale. 1) L’abilità professionale fa riferimento al fatto che l’infermieristica si basa su solide teorie scientifiche al fine di assicurare il razionale e la conoscenza di base necessaria per la pratica professionale. 2) L’autorità professionale deriva dalle conoscenze che ha il professionista, il quale rappresenta un punto di riferimento per la persona assistita che non ha le competenze/abilità per poter rispondere ai propri bisogni e necessita quindi del supporto dell’infermiere. 3) L’autorizzazione da parte della comunità all’esercizio della professione, si ottiene attraverso il sistema dei titoli di studio universitari, come il rilascio di una licenza professionale, la richiesta di criteri minimi per ac-
cedere alla professione, il sistema di istruzione, l’esperienza necessaria e la formazione specifica. 4) Il possesso di un codice etico di regole come il Codice Deontologico degli Infermieri fa sì che ai professionisti venga richiesto un determinato tipo di comportamento: gli infermieri devono essere motivati meno dall’interesse personale e più dalla qualità per soddisfare al meglio i bisogni dell’assistito e della popolazione. Infine, 5) la cultura professionale si fonda sui valori, sulle norme e sui simboli dati: a) il valore sociale-ossia il servizio che un professionista infermiere offre alla società è così importante che è necessaria una regolamentazione specifica per impedire a persone non qualificate di svolgere il lavoro di infermiere; b) le norme-sono i modi corretti di comportarsi, per esempio, per fare progressi all’interno della professione, per garantire gli standard di assistenza agli assistiti, per utilizzare al meglio le risorse disponibili, per procurarsi assistiti (specialmente nel caso della libera professione); c) i simboli-sono tutte le insegne, gli emblemi, le divise distintive, la storia e il folklore della professione nonché l’uso di terminologie distintive della professione. L’infermieristica è una professione formata al più alto livello. Gli infermieri in tutto il mondo sono formati a vari livelli e ricevono lauree in infermieristica, diplomi associati, corsi/master di specializzazione, lauree specialistiche in infermieristica e dottorati di ricerca. In alcuni paesi del mondo gli infermieri hanno una formazione suppletiva per divenire infermieri di pratica avanzata (per esempio, advanced-practice nurses) attraverso corsi di dottorato in ambito clinico. Gli infermieri accademici (ricercatori, professori associati o ordinari) si formano con programmi di dottorato che pongono l’accento sull’apprendimento delle conoscenze e delle abilità necessarie per condurre studi scientifici rigorosi che aumentano la conoscenza scientifica e producono prove per guidare le migliori pratiche cliniche. In Italia l’infermiere ha una formazione universitaria completa con la laurea triennale in infermieristica, master di primo e secondo livello, laurea magistrale in scienze infermieristiche e il dottorato di ricerca in scienze infermieristiche. La laurea in infermieristica è di durata triennale, con un totale di 180 crediti universitari, e permette di conseguire il titolo di studio per esercitare la professione (sostituisce i precedenti titoli di Infermiere Professionale e il Diploma Universitario di Scienze Infermieristiche). La laurea magistrale in scienze infermieristiche è di durata biennale, un totale di 120 crediti universitari; la laurea magistrale ha l’obiettivo di fornire agli studenti un livello avanzato per praticare
attività molto complesse, è un post-laurea di base di livello avanzato per infermieri già laureati ed è inoltre il titolo obbligatorio per poter insegnare in ambito accademico. La laurea magistrale è inoltre il requisito obbligatorio per accedere ai ruoli di dirigenza nei servizi sanitari non solo infermieristici ma delle professioni sanitarie in generale, infine, è un requisito obbligatorio per poter accedere al dottorato di ricerca. Il master di primo livello è di durata annuale o biennale (ultimamente sono specialmente di durata annuale), un totale di 60 crediti universitari; il master di primo livello è un corso universitario di approfondimento scientifico e formazione permanente di alto livello e si concentra su aree specifiche per sviluppare specializzazioni in diverse aree di pratica assistenziale (per esempio, rianimazione, geriatria, pediatria, salute mentale, salute pubblica, coordinamento infermieristico, ecc.). È possibile accedere al master di primo livello solo se si è già in possesso della laurea in infermieristica. Alcuni esempi di corsi di specializzazione in infermieristica sono: i master di primo livello in infermieristica pediatrica, terapia intensiva/emergenza, cure geriatriche, cure palliative, counseling, terapia del dolore, infermieristica forense, gestione del rischio, coordinamento delle professioni sanitarie, infermiere di famiglia, gestione del caso, infermiere di sala operatoria, pratica basata sull’evidenza scientifica.
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Il master di secondo livello è di durata annuale o biennale, un totale di 60 crediti universitari; è un corso di approfondimento scientifico e formazione permanente di alto livello e si concentra su aree specifiche. È possibile accedere al master di secondo livello solo se si è già in possesso di laurea magistrale in scienze infermieristiche. Alcuni esempi sono: i master di secondo livello in infermiere ricercatore, bioetica, comunicazione e management, management e innovazione in ambito sanitario. Il dottorato di ricerca in scienze infermieristiche è di durata triennale, un totale di 180 crediti universitari, fornisce le competenze necessarie per esercitare attività di ricerca e alta qualificazione in università, enti pubblici o privati. È possibile accedere al dottorato di ricerca in scienze infermieristiche solo se si è già in possesso della laurea magistrale in scienze infermieristiche. Ovviamente l’alto livello di formazione posseduto dagli infermieri apre le strade ad infinite possibilità di carriera per gli stessi. Non si sbaglia se si afferma che un infermiere durante la sua carriera avrà la possibilità di cambiare ruoli più e più volte. Esempi di queste opportunità di carriera includono gli infermieri esperti di pratica avanzata, gli infermieri di comunità e famiglia, gli infermieri ricercatori, gli infermieri docenti/professori accademici, gli infermieri nel risk management, gli infermieri che si occupano dei miglioramenti della qualità assi-
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stenziale, gli infermieri dirigenti, gli infermieri consulenti e persino gli infermieri imprenditori (es. strutture di assistenza e start-up) solo per citarne alcuni. Viene da sé che anche i luoghi di lavoro sono vari, in ambito di pratica assistenziale abbiamo ad esempio, la comunità, l’assistenza domiciliare, l’ospedale, le strutture intermedie come le strutture a gestione infermieristica, gli ambulatori infermieristici, le case di cura, i centri diurni, le navi da crociera ecc. Per quanto riguardo ambiti non assistenziali abbiamo i centri di studi, gli istituti nazionali, le università ecc. Alla luce dell’analisi condotta sulla professione infermieristica si può concludere senza ombra di dubbio che l’infermieristica rappresenta una professione intellettuale matura, con un percorso ben definito e con specifiche responsabilità nei confronti della popolazione. Non è un caso che la professione infermieristica sia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno dei pilastri del sistema sanitario per il raggiungimento dei grandi obiettivi di una copertura sanitaria universale e di sviluppo sostenibile. Infine, negli Stati Uniti, secondo la valutazione annuale della famosa società di sondaggi (Gallup, 2021) sull’onestà e l’etica delle varie professioni americane, la figura dell’infermiere è risultata essere, per il ventesimo anno consecutivo, la professione di cui i cittadini americani si fidano di più.
NURSING PROFESSION As stated in the code of ethics for nurses, nurses are the health professionals enrolled in the Order of Nursing Professions, who act in a conscious, autonomous and responsible way. Currently, four laws (Law 42/1999, 251/2000, 1/2002 and 43/2006) and one Code (Code of Ethics of Nursing Professions, April 2019) unambiguously and explicitly define the nurse figure. Nurses main functions are disease prevention, assistance for sick and disabled people of all ages and health education. The different areas in which nurses act are here highlighted: prevention, care / assistance, palliative and rehabilitative therapies together with the clarification about the nature of nursing care which is not only technical but also relational and educational. Thus, one of the most essential and characterizing aspects of nursing care is here emphasized: the patient-nurse relationship. Nursing is considered as a human science in which understanding the unique experiences of patient / family members is fundamental; the aforementioned relationship is therefore a necessary prerequisite. One of nurses’ goals is to develop relationships with their patients. Over the decades, many theorists have considered the development of caring relationships as a defining aspect of nursing. Another fundamental feature of nursing is the educational function, the ability of educating patients and their families in taking care of themselves and helping them in developing greater skills in exploiting their own resources. In Italy, nurses have a complete university education with a three-year degree in nursing, first and second level post graduates, master’s degrees and a PhD in nursing sciences. The bachelor’s degree in nursing lasts three years, with a total amount of 180 university credits, and allows students to get the qualification for profession practice (it replaces the previous titles of Professional Nurse and the University Diploma of Nursing Sciences). The master’s degree in nursing has a two-year duration and a total of 120 university credits. It aims at providing students with an advanced level in order to implement complex activities. It represents an advanced level post-graduate for nurses who already hold a degree and it is also the compulsory qualification in order to teach in the academic field. The master’s degree is also mandatory to access management roles in health services, not only in the nursing sector but in health professions in general. In the end, it represents a mandatory requirement for accessing nursing PhDs. We can certainly affirm that nursing represents an intellectually mature profession, with a well-defined path and specific responsibilities towards the population. As a matter of fact, the WHO recognized nursing as one of the pillars of the health system with the aim of achieving the great goals of universal health coverage and sustainable development. Lastly, in the United States, according to the annual evaluation by a famous survey company about honesty and ethics of the American professions, for the twentieth consecutive year, nurses are the professionals American people trust more on.
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COVID, IL RACCONTO DEI RIANIMATORI di Anselmo Caricato Anestesista e Rianimatore - Docente UniCamillus di Anestesiologia
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ercoledì 19 Febbraio 2020 un uomo di 38 anni si reca nel Pronto Soccorso dell’Ospedale di Codogno con una polmonite. Apparentemente un paziente come tanti, che viene ricoverato nel reparto di Medicina per essere sottoposto alle cure del caso. Nella notte le condizioni respiratorie peggiorarono e il medico di guardia chiama l’Anestesista Rianimatore per una valutazione. L’Anestesista non ha dubbi: la polmonite sta peggiorando, e il paziente deve essere ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva. La mattina dopo, la dr.ssa Malara è l’Anestesista Rianimatore di turno in Terapia Intensiva. Si accorge che la polmonite sta avendo un comportamento troppo grave, e diverso da quelle che era abituata a trattare. Sa ciò che sta succedendo a Wuhan in quei giorni e conosce le caratteristiche di questa polmonite; chiama la moglie del paziente, e le chiede se il marito avesse avuto rapporti con persone provenienti dalla Cina. Alla moglie viene in mente la cena con un collega. A quel punto il sospetto è troppo forte. La dr.ssa Malara è risoluta: forza i protocolli e chiede all’Azienda Sanitaria l’autorizzazione per il tampone. Alle 20.30 del 20 Febbraio a Codogno si fa diagnosi del primo caso di polmonite da SARS-CoV-2 in Italia. Il caso è noto a tutti, e sto solo ricordando ciò che ha aperto uno dei periodi più tristi della nostra storia recente. Quello che ha colpito qualcuno è che il medico che per primo ha avuto l’intuizione della diagnosi sia stato un Anestesista Rianimatore. Fra i non addetti ai lavori, questa specialità medica è legata esclusivamente all’attività di Anestesista in Sala Operatoria; a volte ci si dimentica che è l’Anestesista Rianimatore il medico che lavora nel Reparto di Rianimazione e Terapia Intensiva, e che viene
chiamato nei Pronto Soccorso o nei reparti di degenza dell’Ospedale per affrontare le situazioni più critiche legate all’insufficienza degli organi più importanti: l’insufficienza respiratoria, il coma, gli stati di shock. Nelle successive 24 ore i casi segnalati salirono a 36, e in 3 giorni i pazienti positivi diventarono a 132; quelli che ebbero necessità di ricorrere al reparto di Terapia Intensiva per l’insufficienza respiratoria furono 46. L’incremento dei casi continuò in modo esponenziale nei giorni successivi, e dopo 2 settimane i pazienti infetti furono 3420, e di questi 556, il 16%, ebbero necessità di essere ricoverati in Terapia Intensiva. L’emergenza era ormai chiara. La malattia risultava essere più aggressiva rispetto a quanto conoscevamo dai casi avvenuti in Cina, dove i malati che avevano bisogno di ricovero in Terapia Intensiva erano il 5% del totale, in confronto al nostro 16%. Inoltre la carenza di posti letto in Terapia Intensiva, già nota prima dell’epidemia, metteva in crisi profonda il nostro sistema di soccorso. La risposta del Sistema Sanitario Nazionale fu immediata. Nonostante tante difficoltà, i posti letto di Terapia Intensiva aumentarono rapidamente, convertendo posti letto dedicati ad altre attività e utilizzando le sale operatorie non più per l’attività chirurgica elettiva, ma come se fossero reparti di Rianimazione. E gli Anestesisti Rianimatori, già in cronica carenza di organico, si resero conto di essere indispensabili per la vita di tante persone, e si resero disponibili a turni lunghissimi, e fisicamente massacranti. Ma in cosa consiste l’attività dell’Anestesista Rianimatore nei pazienti affetti da Covid19? L’Anestesista Rianimatore viene coinvolto per il trattamento dell’insufficienza respiratoria conseguente alla polmonite da Covid 19, nel momento in cui la UNICAMILLUS INVERNO 2021 37
semplice somministrazione di Ossigeno in maschera facciale non è più sufficiente. Per far riferimento a dei criteri clinici semplici, ciò significa che ci troviamo di fronte ad una o più delle seguenti condizioni: la saturazione di Ossigeno nel sangue è minore del 92% , la fatica respiratoria non è più tollerata dal malato, la frequenza respiratoria aumenta al di sopra dei 28 atti al minuto. In queste condizioni l’Anestesista Rianimatore diventa il medico curante del paziente, ed insieme ad altri specialisti prescrive le terapie necessarie. Dopo aver rapidamente escluso altre cause di insufficienza respiratoria, generalmente basandosi su metodiche di rapido impiego al letto del malato quali l’ecografia o la lastra del torace, si deve immediatamente tentare di migliorare l’ossigenazione del paziente. In una prima fase ciò può essere effettuato tramite una metodica di assistenza respiratoria cosiddetta “non invasiva”. Nella ventilazione “non invasiva” il paziente viene aiutato a respirare tramite delle cannule nasali attraversate da alti flussi di ossigeno (High Flow Nasal Cannula, HFNC) , o si posiziona sul paziente una maschera o un casco, che viene connesso ad una macchina (ventilatore meccanico) in grado di aumentare la pressione dell’aria inspirata. Queste metodiche sono utilizzate nei pazienti con COVID-19 con frequenze diverse a seconda degli Ospedali, e un recente studio randomizzato effettuato nel Centro Covid del Policlinico “A. Gemelli” non sembra mostrare significative differenze in termini di mortalità fra impiego del casco o ventilazione con alti flussi di ossigeno. Durante l’ assistenza respiratoria “non invasiva” il paziente rimane vigile e collaborante, e se non c’è posto nel reparto di Rianimazione, può essere sottoposto a questo tipo di ventilazione anche in Pronto Soccorso, o nei reparti di degenza. Alcuni malati guariscono dopo ventilazione non invasiva. Ciò accade a seconda delle casistiche nel 40-70% dei casi. Nella restante popolazione è necessario ricorrere alla ventilazione cosiddetta “invasiva”. Cioè il paziente viene sedato e viene posi38 UNICAMILLUS INVERNO 2021
zionato un tubo direttamente in trachea, in modo da veicolare l’aria inspirata direttamente nei polmoni. Questa è la cosiddetta procedura di intubazione oro-tracheale, e costituisce un momento drammatico per l’intera equipe che si prende cura del paziente, e ovviamente per il malato ed i suoi familiari. Dobbiamo immaginare infatti che il paziente sia sostanzialmente solo, per la necessità di contenimento del contagio, in contatto con i familiari solo tramite sistemi di videotelefonata, e in grado di comunicare con loro in modo parziale a causa della ventilazione meccanica che sta ricevendo. Lo scambio di emozioni, sensazioni e di tutto ciò che fa parte della comunicazione non verbale che esiste fra familiari è in gran parte impossibile. Tutto ciò accade in un momento di grave difficoltà, nel quale il paziente si rende conto che la malattia non sta guarendo, fa fatica a respirare, e può provare sensazioni di angoscia, paura, a volte dolore. L’Anestesista Rianimatore, insieme con l’equipe infermieristica, costituiscono il riferimento più importante per il paziente; sono loro che gli spiegheranno quello che sta succedendo, che dovranno trasmettergli fiducia nei trattamenti e la speranza di una guarigione completa, facendo sempre attenzione a non mostrare, per quanto possibile, eccessivi coinvolgimenti emotivi. Almeno di fronte al malato. La ventilazione invasiva nel paziente con ARDS (Adult Respiratory Distress Syndrome) , cioè con edema polmonare non causato da malattie cardiache, come nel caso della polmonite causata dal COVID-19, costituisce una pratica estremamente specialistica. Il paziente deve essere sedato, in alcuni casi la sua attività muscolare deve essere completamente abolita, e deve essere ricoverato in un reparto di Rianimazione con un attento monitoraggio dei parametri cardiorespiratori. Infatti il polmone malato è un organo estremamente delicato, e la ventilazione meccanica, se mal condotta, può non solo ostacolare la guarigione, ma addirittura aggravare il danno polmonare peggiorando significativamente la mortalità. Studi ormai ampiamente validati e
numerose evidenze di letteratura ci mostrano che in caso di ARDS il polmone deve essere ventilato in maniera molto delicata, con volumi piccoli e generando basse pressioni negli alveoli, in modo da non sottoporli ad uno stress meccanico eccessivo, attuando ciò che viene comunemente identificata come strategia ventilatoria “protettiva”. Se nonostante queste attenzioni la polmonite non guarisce, il malato può essere sottoposto per alcune ore al giorno alla procedura di pronazione, cioè viene ruotato dalla posizione supina posizionandolo prono, con l’addome ed il torace rivolto verso il basso. Ciò permette una migliore diffusione dell’aria inspirata nel polmone, e un miglioramento degli scambi gassosi di ossigeno e anidride carbonica. Numerosi studi hanno mostrato l’efficacia di questa procedura nei pazienti con ARDS, e alcuni autori mostrano che gli stessi effetti favorevoli sono presenti anche nell’ARDS causato dal COVID-19. In questi studi la pronazione è alternata con la posizione supina, e attualmente si raccomanda di mantenere la posizione prona per almeno 16 ore al giorno. Questo trattamento non è particolarmente complesso in linea teorica, ma lo diventa in un paziente con numerosi presidi che devono rimanere immobili
senza sposizionarsi per nessun motivo. Si pensi in particolare al tubo endotracheale, al sondino nasogastrico, al catetere vescicale, alle tante linee di infusione endovenosa, alla linea di monitoraggio arterioso. In caso di fallimento di questa strategia, l’ultima risorsa è il ricorso ad una circolazione extracorporea (ECMO, Extra Corporeal Membrane Oxygenator). Essa consiste nel prelevare il sangue del paziente attraverso il posizionamento di una larga cannula venosa, generalmente in una vena femorale. Il sangue viene quindi trasportato ad un ossigenatore a membrane, e poi riimmesso in una vena più prossimale, generalmente in prossimità dell’atrio destro tramite una cannula posizionata in vena giugulare interna. In questa maniera la funzione polmonare viene sostituita da un sistema extracorporeo attraverso il quale viene eliminata l’anidride carbonica e il sangue viene ossigenato. (ECMO VV; Ecmo veno-venoso). Nel caso in cui il problema non sia solo polmonare, ma sia necessario sostenere una anche funzione cardiaca insufficiente, la cannula per la riimmissione del sangue non viene posizionata all’ingresso del sangue venoso nel cuore (atrio destro), ma in una arteria, generalmente la arteria
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femorale, in modo da aiutare la contrazione del cuore tramite la pompa del sistema di circolazione extracorporea (ECMO VA; Ecmo veno-arterioso). Come si può intuire, l’impiego dell’ECMO, sia esso venoso che arterioso è complesso, richiede alte dosi di anticoagulanti per impedire la coagulazione del circuito, e si associa a tanti effetti collaterali. Tuttavia in casi selezionati è una strategia applicabile, e numerosi studi hanno mostrato che può migliorare la mortalità in caso di fallimento delle terapie convenzionali di ventilazione meccanica.(9). È ragionevole pertanto che, in condizioni analoghe, possa essere impiegata in pazienti con COVID19, anche se i dati di efficacia sono ancora limitati(10). Queste sono le tecniche principali di ventilazione meccanica invasiva. In questi casi, il paziente si trova sotto l’effetto di sedativi, e come si è detto, a volte anche di farmaci che aboliscono l’attività muscolare. completamente dipendente dalle cure dell’Anestesista Rianimatore e del personale infermieristico, che dovranno provvedere alle funzioni di base indispensabili per la vita. Mi riferisco all’alimentazione, all’idratazione, alla prevenzione delle complicanze dell’immobilità quali lesioni da decubito e trombosi vascolari, alla prevenzione delle infezioni. L’avanzamento delle moderne tecniche di Terapia Intensiva consentono di ridurre notevolmente i rischi connessi a questo stato di totale dipendenza, ma come è facile immaginare non è possibile eliminarli completamente. Per questo motivo l’attenzione dell’equipe rianimativa deve essere elevatissima, e devono essere messi in atto tutti gli sforzi possibili per ridurre al minimo la necessità di tale dipendenza. Oltre a queste terapie “ventilatorie”, la ricerca scientifica ha individuato alcuni provvedimenti medici, in grado di ridurre la mortalità di questi malati. Alcuni studi hanno mostrato che nei pazienti con necessità di ossigenoterapia l’impiego di desametasone è in grado di aumentare il tasso di guarigione. Le attuali raccomandazioni delle Società Scientifiche suggeriscono la possibile utilità di farmaci antivirali, antiinfiammatori, immunomodulatori, che attualmente costituiscono l’armamen40 UNICAMILLUS INVERNO 2021
tario farmacologico a disposizione dell’equipe medica per trattare le complicanze dell’infezione da COVID-19. A questi aspetti tecnici si aggiunge nell’epidemia COVID-19 un ulteriore elemento di difficoltà, che è legato al rischio di contagio. Ènoto a tutti che i medici sono state e sono tuttora le prime vittime della pandemia, con un elenco che aumenta tristemente in modo continuo e che ad oggi riporta 365 caduti sul lavoro, fra cui 21 Anestesisti Rianimatori. La consapevolezza di questo rischio impone la stretta osservanza dei principi di prevenzione del contagio, che significa impiego corretto dei dispositivi di protezione individuale, attenzione nelle procedure di vestizione e svestizione, nell’impiego di stanze con pressione negativa, ben sapendo che un calo di concentrazione, dovuto alla stanchezza, all’urgenza di soccorrere un malato in difficoltà, o una svista anche banale nel rispetto di una procedura può essere causa di infezione, malattia e rischio di morte. Un recente studio svolto in Veneto nelle prime fasi della pandemia mostra che l’incidenza di patologie stress-relate negli operatori sanitari risultava essere del 46.5%, con una maggiore incidenza nei medici in formazione e nel personale con precedenti problemi psicologici. In conclusione vi ho riportato solo alcuni dei problemi che si presentano all’Anestesista Rianimatore nel trattamento di questi pazienti. Come avete visto non ci sono solo aspetti di terapia, ma tanti elementi umani, che forse costituiscono l’aspetto più complesso da trattare, e che hanno segnato in modo indelebile l’esperienza di chi ha affrontato questa pandemia dalla parte dell’equipe sanitaria. L’emergenza non è risolta, tuttavia abbiamo oggi qualche arma in più per poterla affrontare. Il Sistema Sanitario Nazionale è stato messo in crisi profonda, ma ha saputo reagire, e ha mostrato quanto sia importante sostenerlo con risorse adeguate, senza considerarlo solo un elemento di spesa da dover razionalizzare. I medici che hanno affrontato l’emergenza e stanno continuando a lottare contro il COVID-19 sono i primi a rendersene conto.
COVID, THE TALE OF THE RESUSCITATORS On February 19th 2020 a 38-year old man went to the Emergency Room in Codogno Hospital with pneumonia. At first glance a patient like any other, he is admitted in the medical ward to undergo the necessary treatments. During the night his respiratory conditions took a turn for the worse and the physician on call sent for the Anesthesiologist Resuscitator for a consultation. The Anaesthesiologist has no doubts: the pneumonia is worsening, and the patient must be admitted in the Intensive Care unit. The case is known by everyone, and I am just reminding the beginning of one of the saddest periods of our recent history. What was for some unexpected was that the doctor who, first, had the intuition of the diagnosis was an Anesthesiologist Resuscitator. For those unfamiliar with the medical world, this specialty is connected exclusively with the activity of the Anesthesiologist in the Operating Room; sometimes people forget that the Anesthesiologist Resuscitator is the physician who works in the Intensive Care Unit, and who is called in the Emergency Room or to the inpatient wards of the Hospital to deal with the most critical situations related to the failure of the most important organs: the respiratory failure, coma, shock states. The response of the Health National Service was immediate. Despite these difficulties, Intensive Care beds were quickly increased, converting hospital beds designated for other activities and using the operating theatres not for the usual surgical activity anymore, but as they were Intensive Care units. And the Anaesthesiologists Resuscitators, already chronically understaffed, realised they were indispensable for the life of many people, and they made themselves available for incredibly long and physically exhausting shifts. The Anesthesiologist Resuscitator is called for the treatment of the respiratory failure caused by Covid 19 pneumonia, when the mere administration of oxygen through oxygen mask is no longer sufficient. To refer to simple clinical criteria, this means that we are facing one or more of the following conditions: blood oxygen saturation is lower than 92%, the respiratory distress is no longer tolerated by the patient, the respiratory rate increases above 28 breaths per minute. In these conditions the Anaesthesiologist Resuscitator becomes the medical practitioner of the patient, and together with other specialists prescribes the necessary treatments. The National Health Service has been thrown into a deep crisis, but it has been able to react, and it has proven how important it is that it is supported with adequate resources, without considering it only an item of expenditure to rationalize. The medical staff who has faced the emergency and is keeping on fighting COVID-19 are the first to realise this.
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RICERCA SCIENTIFICA: LA RIVOLUZIONE DEL WEB di Federica Wolf Docente UniCamillus - Patologia Generale e Cellulare
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icordo con curiosità e stupore gli esperimenti riportati nei libri di testo sui quali svariate diecine di anni fa studiai la Patologia generale: spennellature di catrame sull’orecchio del coniglio per studiare il processo di cancerogenesi, topoline gravide infettate con il virus di Rous per dimostrare il ruolo degli ormoni nella comparsa dei carcinomi della mammella, i vasi sanguigni nella sclera dell’occhio del coniglio dove erano stati iniettati estratti di cellule tumorali per studiare i meccanismi dell’angiogenesi. Ricordo che tutto ciò mi affascinava e pensavo che questi ricercatori fossero geniali, ma all’epoca non mi rendevo conto quanto studio ci fosse dietro queste intuizioni. In quell’epoca, al di fuori di “le Scienze”, versione italiana del rinomatissimo Scientific American, libri o riviste scientifiche si potevano consultare solo nelle biblioteche dell’Università. Ricordo il piano -1 della biblioteca del Gemelli dove venivano conservati i volumi degli ultimi decenni delle più importanti riviste scientifiche, l’odore di carta invecchiata, i pacchi di fotocopie o la delusione quando l’articolo oggetto della ricerca non era disponibile perché pubblicato in un volume in corso di rilegatura, e succedeva spesso che mancasse la disponibilità di quello che a noi sembrava essere l’articolo più importante della ricerca! In casi di estrema urgenza, l’ultima possibilità di successo era la biblioteca del CNR di Piazzale Aldo Moro, la più ricca d’Italia, dove si poteva accedere con una autorizzazione speciale che all’epoca sembrava un grande privilegio. Era emozionante: si entrava in religioso silenzio in un luogo sacro e segreto dove solo pochi eletti erano ammessi! Bei tempi, non solo perché eravamo giovani
spensierati, ma perché quei tempi erano caratterizzati da ritmi molto più “umani” rispetto ad oggi dove tutto dipende dalla “rete” e questa, paradossalmente, non è mai sufficientemente veloce nel rispondere alle nostre esigenze. Oggi chiunque può consultare la letteratura scientifica aprendo un pc, facendo una ricerca in Google, ed accedendo alle banche dati scientifiche specializzate. Tutto è lì, e quasi tutto a portata di mano. In effetti, la divulgazione globale è eticamente corretta poichè la ricerca è condivisione, e non solo con gli specialisti del settore. Il web ha quindi promosso e accelerato la divulgazione della ricerca scientifica e, grazie a questo mezzo, la letteratura scientifica è “open access”, disponibile a tutti. Infatti i maggiori organismi di finanziamento della ricerca, quali l’NIH americano (National Institute of Health), esige che i risultati delle ricerche da esso finanziate siano liberamente accessibili a chiunque, mentre molto spesso e soprattutto per le riviste più importanti, l’accesso da parte del lettore al singolo articolo o alla rivista è a pagamento. Di conseguenza, le cattedrali della letteratura scientifica come la biblioteca del CNR, sono diventate fantasmi o nella migliore delle ipotesi musei, e i meravigliosi volumi dalla carta ingiallita sono stati trasformati in agili documenti pdf leggibili on line, con importanti benefici per le foreste del pianeta. La scienza è frutto della ricerca, della osservazione, della intuizione, della dimostrazione e della conferma, cioè della riproducibilità. Oggi la disponibilità dei dati su web ha permesso un passo ulteriore che consiste nella metanalisi, cioè l’approfondita elaborazione di un gran numero di dati al fine di rinforzarne la validità. È praticamente la “ricerca della ricerca”, che racUNICAMILLUS INVERNO 2021 43
Scansiona il codice per i risultati dell’indagine
coglie i risultati di diversi studi, tra di loro congruenti per una serie di paramentri, per unire e rielaborare tutti i dati disponibili utilizzando approcci statistici più sofisticati. Da queste elaborazioni deriva la cosiddetta “Evidence Based Medicine”, la medicina dell’evidenza che in linea di principio è la più attendibile poiché deriva dalla valutazione di una grandissima quantità di dati raccolti dalla letteratura internazionale. A questo approccio si contrappone la cosiddetta “Medicina personalizzata” che focalizza l’attenzione verso le caratteristiche peculiari di ciascun individuo e la sua unicità nel rispondere alla patologia e alle terapie. La medicina personalizzata permette di costruire una mappatura più approfondita del singolo caso clinico, permette di selezionare il più adeguato intervento terapeutico, evitando inefficaci e molto spesso costosi tentativi e fornendo maggiori garanzie di successo. Per esempio, la scelta del protocollo terapeutico di un paziente oncologico può essere influenzata da analisi genetico-molecolari specifiche che consentano di individuare con più chiarezza i meccanismi patofisiologici di quello specifico tumore e conseguentemente utilizzare la terapia più efficace. Un altro aspetto ha profondamento modificato l’approccio alla ricerca: la tecnologia digitale e non solo, ha permesso analisi sofisticatissime a livello, per esempio della genetica, e ciò ha consentito la mappatura del genoma umano e la identificazione di tutte le sue sfumature fisiopatologiche. Nasce così la genomica, la proteomica, le cosiddette -omics in grado di raccogliere enormi quantità di dati selezionati a seconda delle specie in esame. Anche in questo caso per la interpretazione di questi dati sono necessari programmi in grado di analizzare e combinare una miriade di variabili. Nascono così la bioinformatica e la biostatistica, servizi sempre più indispensabili per la ricerca moderna. Chi pubblica sul web? Chiunque può pubblicare sulla rete, praticamente gratis. È oramai noto a tutti che il web sia infestato da notizie false di
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tutti i generi e in tutti i campi. Come salvarsi dalle “fake news”? Conoscendo le regole internazionali per la validazione dei risultati sperimentali: la letteratura scientifica ufficiale è garantita da un sistema di valutazione degli articoli che si definisce “peer review”, cioè revisioni tra esperti; inoltre la maggioranza delle riviste scientifiche ha un sito detto “home page” dove la rivista si presenta e definisce le proprie finalità (Aims and scope) e le procedure editoriali (policies) e pubblica versioni online degli articoli che sono stati valutati positivamente da esperti della materia. Si pensi che il tempo medio per la pubblicazione on line di un articolo scientifico è di circa un mese, rispetto ai 3-6 mesi dei tempi pre-digitale. Ma tanto più rapido è il tempo di pubblicazione tanto più breve è la vita media degli articoli poiché possono essere rapidamente superati da nuove pubblicazioni. Le banche dati ufficiali permettono inoltre di incrociare delle informazioni attraverso le parole chiave (Keywords) e questo consente con un “clic” di raggruppare tutta la letteratura su un dato argomento, oppure di ottenere tutta la produzione scientifica di un autore. Quindi il web consente oggi non solo di accedere ad articoli scientifici, ma di valutarne l’impatto in quella disciplina. Il parametro più significativo è il numero di citazioni, parametro che si può applicare ad una rivista, ad un articolo e ai suoi autori. Si tratta dei tanto discussi “indici bibliometrici” che permettono di stilare delle graduatorie di rilevanza (ranking) delle riviste scientifiche (il noto Impact factor) e di competenza degli Autori (il cosiddetto Hindex). Le banche dati possono quindi fornire ogni tipo di valutazione. È interessante per esempio valutare il numero di pubblicazioni scientifiche per ciascun paese, i fondi investiti ma soprattutto la rilevanza della ricerca calcolata in base al numero di citazioni della stessa. Con questi dati si può osservare come non sempre i risultati sono proporzionali ai capitali investiti e a volte, a fronte di un grande numero di pubblicazioni scientifiche, la rilevanza di questi ri-
sultati è modesta. Simili ricerche si possono eseguire per vari ambiti disciplinari. È importante sottolineare che l’Italia è tra i 10 paesi al mondo più produttivi nell’ambito scientifico e in particolare quello biomedico, e che l’impatto valutato con le citazioni medie è addirittura migliore rispetto a paesi con investimenti più importanti o numero maggiore di pubblicazioni. Negli ultimi 2 anni la pandemia causata dal virus SARS-Cov2 ha focalizzato l’attenzione di tutta la comunità scientifica internazionale. Ci siamo trovati di fronte a una malattia sconosciuta, terribile, che ha provocato un numero elevatissimo di vittime. Non sapevamo quasi nulla né del virus né delle sue caratteristiche patogenetiche. Abbiamo assistito a una catastrofe nella quale abbiamo dovuto capire, interpretare, curare e prendere provvedimenti immediati per arginare il contagio e la sua gravità. La letteratura scientifica 2-B!*"'%&$,>.'@B#
si è adeguata a questa emergenza velocizzando ulteriormente il procedimento di pubblicazione degli articoli soprattutto quelli riguardanti il Covid-19. Il numero delle pubblicazioni sull’argomento ha raggiunto quasi 250.000 (dato Pub-Med https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=covid-19). L’emergenza ha dimostrato che si possono sviluppare vaccini efficaci in mesi anziché in anni. Ci ha dimostrato che se si studia e si lavora insieme i risultati sono migliori. Ci ha anche costretti a comunicare virtualmente superando le barriere sociali e l’isolamento e tutti abbiamo fatto notevoli sforzi per adattarci ai mezzi virtuali. I ricercatori non hanno smesso di investigare, di ragionare, di proporre vie nuove e infatti le pubblicazioni scientifiche sono aumentate a ritmi inaspettati. Abbiamo acquisito l’abilità di lavorare in remoto che, se non ideale in tutte le circostanze, è comunque un valore 7>B)>B0 T%$U%BV'%W$?"& % T%$U%W'#B'?@%R>?$)' T%$U%7R2X % T%$U%R:YJG
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aggiunto e può essere applicata in maniera più loro gli strumenti per vivere in maniera consapevole idonea e consapevole. Questa esperienza che e attiva nella società moderna. La metodologia ha segnato la nostra vita e ha profondamente scientifica deve essere parte integrante dei proinfluenzato le nostre abitudini, ci ha consentito grammi di studio, per capire, interpretare, porsi di imparare a relazionarci in maniera diversa, e delle domande e trovare nell’oceano del web, le riquesto porterà dei vantaggi a lungo termine. Il sposte più attendibili e adeguate. Nel Regno Unito, web è infarcito di fake news, ma sono altresì di- per esempio, il corso di studi in medicina prevede sponibili moltissimi strumenti di grande utilità obbligatoriamente un intero semestre o addirittura per i docenti e i discenti: cartoon, rappresentazioni un anno dedicato esclusivamente allo svolgimento di meccanismi, esercizi, tutorials, corsi di aggior- di un progetto da parte dello studente (Intercalating namento o specialistici, molti dei quali sono uti- system). A livello europeo le associazioni studenlissimi, per esempio il corso sulle indispensabili tesche organizzano la giornata della ricerca dove norme di sicurezza del laboratorio biomedico. La gli studenti hanno la possibilità di presentare i disponibilità del web ha talmente rivoluzionato la risultati dei loro progetti scientifici. Anche nel formazione professionale che oggi il Docente oltre nostro sistema italiano, la tesi di laurea sperimentale che trasmettere nozioni essenziali, deve guidare lo è da sempre considerata la più prestigiosa. studente a saper selezionare le informazioni più D’altro canto, studiare ponendosi dei quesiti, come importanti disponibili online. Si insegna quindi insegna il metodo scientifico, guida a capire, a raun approccio alla ricerca delle informazioni che lo gionare, a fare proprie le nozioni imparate. L’apstudente potrà autonoprendimento attivo è stimamente trovare, trasformolante e più efficace ed mando quindi lo studio è alla base della pedagogia da passivo ad attivo. moderna. I giovani saL’impatto negativo che la ranno innanzi tutto i ritecnologia e lo sviluppo cercatori della propria esieconomico ha determistenza, saranno ricercatori nato sul nostro pianeta è in ambito professionale un argomento di cui si ogni qualvolta si aggiordiscute molto. Improvvineranno e cercheranno di samente sembra che tutti migliorare le proprie corealizzino quanti e quali noscenze. Forse qualcuno danni siano stati compiuti di loro sarà affascinato da e quanto presto si debba questa difficile sfida e dicorrere ai ripari prima che venterà un ricercatore sia troppo tardi. La ricerca scientifico, e forse, conin questo settore è inditribuirà a qualche imporspensabile e deve mirare tante scoperta. Noi Doalla identificazione di enercenti cercheremo di dare gie alternative non inquiloro tutti gli strumenti neFederica Wolf nanti, sostenibilità, micessari per sviluppare la cro- e nano-tecnologie che ci permettano di vivere capacità critica e speculativa necessaria ad affacciarsi meglio e danneggiare di meno. Il PNRR (Piano nel mondo della ricerca. La nostra giovane Nazionale di Ripresa e Resilienza) è mirato a Università si sta organizzando per offrire varie questo scopo e oggi rappresenta un investimento opportunità: innanzi tutto grazie all’eccellenza importante per contribuire alla ripresa di un Paese scientifica di molti docenti che lavorano in prestigiosi più sano. laboratori e istituzioni presenti sul territorio, gli Per concludere, è chiaro che nella formazione dei studenti avranno la possibilità di svolgere internati nostri giovani studenti non possiamo non valorizzare o il lavoro di tesi. A breve Unicamillus attrezzerà l’importanza della ricerca poiché questa è la chiave dei laboratori scientifici propri e la rete di collabodel futuro. Analizzare, studiare, risolvere i problemi razioni nazionali e internazionali permetterà di con un approccio adeguato ed etico è un diritto e offrire agli studenti molte opportunità. Infine, la un dovere dell’uomo moderno. I giovani devono organizzazione di eventi quali seminari di ricerca, essere consapevoli di questo aspetto e devono con- conferenze e congressi scientifici in sede, rappresenta tribuire allo sviluppo della società. È necessario un importante occasione per iniziare gli studenti insegnare loro il metodo scientifico e procurare all’affascinante mondo scientifico. 46 UNICAMILLUS INVERNO 2021
SCIENTIFIC RESEARCH: THE INTERNET REVOLUTION I remember with curiosity and astonishment the experiments on the general pathology textbooks I studied on, several decades ago. Tar brushing on the rabbit’s ears to examine the carcinogenesis process, pregnant mice infected with Rous virus to prove the role of hormones in the appearance of breast carcinomas, the blood vessels in rabbits eye sclera in which tumor cells extracts were injected to study the mechanisms of angiogenesis. Good old times. Nowadays anyone can consult the scientific literature just using a computer, Google searching, and accessing specialized scientific databases. People can find everything at their fingertips. Indeed, global disclosure is ethically correct since research is sharing, and not only confined to specialists. The internet has therefore promoted and quickened the disclosure of scientific research and, thanks to it, scientific literature is now “open access”, available to everyone. As a matter of fact, the major research funding organizations, such as NIH (National Institute of Health, an American Institute), require that research results, financed by NIH, have to be freely accessible to anyone. Whereas in some of the most important journals, access to single articles or to the magazine has to be paid by the reader. Science is the result of research, observation, intuition, demonstration and confirmation, that is reproducibility. Nowadays, data availability on the internet has allowed a further step resulting in meta-analysis. In other words, the latter represents the in-depth processing of a large number of data in order to strengthen its validity. Web availability has transformed professional education so much that today the Professor, besides imparting essential notions, must help the student in learning to select the most important pieces of information among those available online. The study is taught as an approach to the search of information that the student can autonomously find, transforming therefore the study from passive to active. The challenges we are called to face today are, on one hand, the Sars-Cov2 pandemic which has absorbed most of the biomedical research on the development of preventive (vaccine) and more effective treatments for the disease. We won the challenge, producing effective vaccines in months rather than years. The other challenge is to stop the irreversible damage to the planet and its ecosystem.Research in this field is essential and must aim at the identification of alternative non-polluting energies,sustainability, micro- and nano-technologies that can allow us to live better and minimize damage. The PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) is focused on this aim and today it represents an important investment in order to contribute to the recovery of a healthier country. In conclusion, it is clear that in the training of our young students we must enhance the importance of research since this is the key to the future. Analysing, studying, solving problems with an appropriate and ethical approach is a right and obligation of the modern man. Young people must be aware of this aspect and must contribute to the development of society. It is necessary to teach them the scientific method and provide them the tools to live consciously and actively in the modern society. The scientific methodology must be an integral part of the study plans, in order to understand, interpret, be inquisitive and find in the depths of the web, the most reliable and appropriate answers. Studying and asking yourself questions, as taught by the scientific method, leads to understanding, to reasoning, to assimilating the concepts learnt. Active learning is stimulating and more efficient and it is the core of modern pedagogy. Young people will be the researchers of their own existence, but we hope that they actively contribute to the development of a healthier world while respecting nature and society.
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GINOCCHIO, L’ARTICOLAZIONE E LE SUE LESIONI di Cosimo Tudisco Professore Ordinario Ortopedia e Traumatologia - UniCamillus
e di Edoardo Giovannetti de Sanctis Centre Orthopédique Santy - Lyon
I
l ginocchio è un’articolazione complessa sia dal punto di vista anatomico che biomeccanico. La sua funzione è particolarmente importante per la deambulazione ed è fondamentale nell’esecuzione di movimenti complessi, soprattutto nelle attività sportive. Il numero di praticanti dello sport è andato progressivamente aumentando negli ultimi anni. Secondo l’Istat nel 2019 la popolazione con più di 3 anni di età pratica almeno uno sport nel tempo libero, il 26,6% in maniera continuativa mentre l’8,4% saltuariamente, con un conseguente aumento di lesioni sportive dell’arto inferiore, soprattutto del ginocchio. La descrizione dell’anatomia di questa articolazione e le principali lesioni delle strutture articolari, è utile a comprendere la complessa patogenesi dei traumi capsulo-legamentosi del ginocchio.
ANATOMIA DEL GINOCCHIO Il ginocchio è un complesso articolare che si colloca tra coscia e gamba. È di particolare interesse perché è tra le articolazioni più grandi del corpo umano ed anche tra le più suscettibili ad infortuni acuti e degenerazione artrosica. Si parla di complesso perché formato da due articolazioni differenti: articolazione femoro-tibiale e femoro-rotulea. Queste così come le altre articolazioni presenti nell’organismo sono costituite da porzioni ossee, rivestite da cartilagine, che interagiscono tra di loro. L’articolazione femoro-tibiale è costituita dal rapporto tra la porzione distale del femore (epifisi distale) e la porzione prossimale della tibia (epifisi prossimale) mentre l’articolazione femoro-rotulea è costituita dal rapporto tra la faccia anteriore della porzione distale del femore e la faccia posteriore della rotula. L’articolazione femoro-tibiale, distinta in interna ed
esterna (o mediale e laterale), è formata dai condili femorali che si articolano con il piatto tibiale, che rappresenta la porzione prossimale della tibia. A distinguere i due condili femorali vi è una scanalatura centrale che separa le due strutture, il cui nome è fossa intercondiloidea. Il piatto tibiale, presenta al centro la cosiddetta eminenza intercondiloidea, formata da due salienze ossee, chiamate spina tibiale anteriore e posteriore, che rappresentano il punto di inserzione di dei legamenti crociati anteriore e posteriore e dei due menischi. L’articolazione femoro-rotulea si forma dall’interazione tra la superficie rotulea del femore, la troclea e la superficie posteriore della rotula, rappresentata da due faccette articolari, divise longitudinalmente da una cresta. La cartilagine articolare, altrimenti conosciuta come cartilagine ialina, è un tipo particolare di tessuto connettivo che ricopre le superfici ossee di un’articolazione, facilitandone il movimento con il minimo attrito. Come detto, questa a livello del ginocchio, ricopre la superficie distale del femore (condili e troclea), la superficie posteriore della rotula e la superficie superiore del piatto tibiale. Il ginocchio è composto inoltre da una capsula articolare, principalmente costituita da tessuto connettivo fibroso, che conferisce la stabilità necessaria per la locomozione insieme ai menischi (componenti di natura fibrocartilaginea), alle strutture legamentose interne e periferiche ed alle strutture muscolotendinee. La capsula articolare, che si inserisce alla periferia della superficie cartilaginea, svolge un doppio ruolo: mantenere un legame tra le componenti ossee e produrre un fluido lubrificante, il liquido sinoviale, che riduce al minimo lo sfregamento tra le superfici articolari. UNICAMILLUS INVERNO 2021 49
Anatomia del ginocchio
Il ginocchio ha al suo interno due menischi, alloggiati superiormente alla superficie del piatto tibiale: il menisco mediale e laterale.Queste strutture fibrocartilaginee svolgono la funzione di cuscinetti di scivolamento, di ammorzatori e stabilizzatori articolari ed hanno una forma di mezzaluna (menisco interno) o a C (menisco esterno). Questi originano e si inseriscono rispettivamente nella regione anteriore e posteriore del piatto tibiale e sono suddivisi in 3 regioni: corno anteriore, corno posteriore e porzione intermedia o corpo. I menischi sono strutture fondamentali nella cinematica del ginocchio, in quanto permettono la flesso-estensione di questa articolazione, garantendo alle superfici contrapposte femoro-tibiali la congruità e stabilità articolare, oltre alla possibilità di scivolare. Nei movimenti traumatici che implicano oltre la flesso-estensione anche la rotazione del ginocchio, oltre i pochissimi gradi fisiologici, subiscono sollecitazioni tangenziali che sono responsabili delle principali lesioni dei menischi. I legamenti sono bande flessibili di tessuto connettivo, che insieme alla capsula articolare tengono saldamente unite le strutture ossee. Questi in occasione di traumi distorsivi, a seguito di sollecitazioni monoplanari o multiplanari a carico del ginocchio, possono facilmente subire delle lesioni, definite come parziali o totali. A livello del ginocchio vi sono 4 legamenti principali: il legamento crociato anteriore (LCA) e posteriore (LCP), il legamento collaterale mediale (LCM) e laterale (LCL). Il legamento crociato anteriore e posteriore, decorrono internamente all’articolazione femoro-tibiale, con un decorso latero-mediale per il LCA e medio-laterale per il LCP. Il ruolo principale del LCA e LCP è di impedire l’eccessiva traslazione rispettivamente anteriore e posteriore della tibia rispetto al femore nei movimenti articolari del ginocchio. I legamenti collaterale mediale e laterale si trovano invece rispettivamente sul lato interno ed esterno dell’articolazione femoro-tibiale. Questi evitano che forze eccessive riescano ad
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alterare l’allineamento frontale della tibia rispetto al femore. Queste forze sono dette in varo o valgo quando hanno come direzione rispettivamente il lato esterno o il lato interno del ginocchio. I tendini sono strutture di tessuto connettivo che collegano un muscolo ad una struttura ossea. Il tendine rotuleo è una resistente banda connettivale che prolunga il tendine quadricipitale e congiunge la porzione inferiore della rotula alla tibia, in corrispondenza di una prominenza ossea denominata tuberosità tibiale. Il suo ruolo principale è quello di stabilizzare la rotula mantenendola nella corretta posizione (centrata nella troclea) e supportare il muscolo quadricipite femorale durante l’azione di estensione del ginocchio. La rotula costituisce il punto di incontro tra l’inserzione del tendine quadricipitale e l’origine del tendine rotuleo, descritti frequentemente come in continuità, per la presenza di fibre connettivali tra le due strutture. È il più grande osso sesamoide del corpo umano (osso all’interno di un tendine). Oltre alle strutture appena descritte, vi è da segnalare la presenza di borse sinoviali e strutture fibroadipose, che hanno un ruolo importante nell’attenuare i traumi articolari. Tra queste il cuscinetto adiposo denominato corpo adiposo di Hoffa, situato posteriormente al tendine rotuleo, è sicuramente il più importante. MOVIMENTI ARTICOLARI DEL GINOCCHIO Per le caratteristiche anatomiche delle superfici articolari di cui sopra, il ginocchio ha libertà di movimento quasi esclusivamente sul piano sagittale, consentendo solamente la flessione e l’estensione. La flessione del ginocchio sul piano sagittale, in genere con un arco di movimento di circa 140°, porta ad una riduzione della distanza tra piede e porzione posteriore della coscia. I muscoli responsabili della flessione articolare decorrono nella regione posteriore della coscia e del ginocchio e sono: il bicipite femorale, il semimembranoso, il semitendinoso, il sartorio e il gracile. L’estensione è il movimento con direzione opposta alla flessione, con allontanamento del piede dalla porzione posteriore della coscia. Se non in rari casi, il ginocchio non ammette movimenti di iperestensione. In entrambi i casi a seconda che il piede sia o meno vincolato a terra, a muoversi può essere il femore sulla tibia (nel primo caso) o la tibia sul femore (nel secondo caso). Il principale muscolo estensore del ginocchio è il quadricipite femorale. In maniera limitata le due superfici articolari possono effettuare anche movimenti rotazionali sul piano assiale, con intra ed extrarotazione rispettivamente con punta del piede che guarda verso l’interno o
l’esterno. I principali muscoli coinvolti nell’intrarotazione sono il semimembranoso, semitendinoso, gracile e popliteo. I principali muscoli coinvolti nell’extrarotazione sono il bicipite femorale ed il tensore della fascia lata. LE LESIONI: CLINICA ED IMAGING In seguito ad un trauma distorsivo del ginocchio le strutture che più frequentemente risultano lesionate sono: il Legamento Crociato Anteriore (LCA), il Legamento Collaterale Mediale (LCM) ed uno od entrambi i menischi interno ed esterno (MI e ME). Più raramente ad essere lesionati sono il Legamento Crociato Posteriore e la capsula articolare. Frequentemente, più strutture tra quelle elencate vengono compromesse contemporaneamente, ed è perciò necessaria una corretta diagnosi per diminuire il rischio di recidive a seguito del trattamento proposto ed intrapreso. Conoscere il meccanismo alla base del trauma è un ausilio importante per effettuare una corretta diagnosi. Il trauma è caratterizzato da una forza che agisce sul ginocchio sui tre piani dello spazio: sagittale, assiale e frontale o coronale. A seconda che il trauma al ginocchio avvenga in flessione od estensione (piano sagittale), in varo, forza diretta verso l’esterno, o in valgo, forza diretta verso l’interno (piano coronale) e intra od extrarotazione (piano assiale), vi possono essere diversi tipi di lesioni. Il più comune meccanismo traumatico al ginocchio avviene con una forza in valgo, rotazione esterna e flessione. Questa generalmente porta ad una contemporanea lesione di LCA, LCM e menisco mediale (MI). Il dolore, il gonfiore e la contrazione muscolare insorgono dopo pochissimo tempo dall’evento traumatico. Questo provoca una difficoltà nella deambulazione senza ausili. Spesso al momento della lesione, i pazienti riferiscono di aver sentito un rumore interno al ginocchio, simile ad uno schiocco. La localizzazione della sintomatologia e la descrizione delle sensazioni percepite dal paziente durante l’evento traumatico sono un ausilio per riconoscere le diverse lesioni articolari. Le lesioni meniscali sono associate ad un dolore riferito in corrispondenza del piatto tibiale laterale o mediale, che si aggrava più frequentemente in flessione od in estensione, a seconda della localizzazione della lesione meniscale. Questo tipo di lesioni può essere spesso associato ad una limitazione del movimento attivo e passivo del ginocchio, riferito come un blocco articolare dal paziente. Una lesione del legamento collaterale mediale (LCM) o del legamento collaterale laterale (LCL) è associato
frequentemente ad una tumefazione dolorosa in corrispondenza del rispettivo legamento. La valutazione clinica è divisa in due parti: si valuta l’arco di movimento del paziente e successivamente vengono eseguiti dei test specifici per arrivare ad una più corretta diagnosi possibile, prima di effettuare gli esami diagnostici radiografici. Il test del ballottamento è eseguito per verificare la presenza di versamento articolare. L’esaminatore preme ripetutamente sulla rotula, che nei casi di versamento articolare rimbalzerà con direzione contraria alla pressione esercitata. I test per la valutazione legamentosa sono solitamente evocabili a distanza dal trauma. Il dolore inizialmente rende impossibile l’esecuzione degli stessi, inoltre il notevole edema intra-articolare e la contrattura muscolare di difesa possono rendere l’articolazione stabile, portando ad un falso negativo: per questa ragione è preferibile visitare i pazienti non immediatamente dopo l’evento traumatico. I vari test specifici per la valutazione legamentosa vengono eseguiti mobilizzando l’articolazione in modo tale da aumentare la tensione della struttura in esame, verificandone la tenuta. Un’aumentata traslazione dei capi articolari evidenzia una insufficienza di quello specifico legamento. In pazienti senza lesioni, il legamento testato impedirebbe un eccessivo movimento articolare. Il LCA viene valutato principalmente mediante due test specifici, che puntano a traslare anteriormente la tibia sul femore, il test di Lachman o Pivot shift e il test del cassetto anteriore: un eccessivo movimento passivo anteriore della tibia suggerisce una lesione legamentosa. La valutazione delle strutture meniscali avviene mediante diversi test che utilizzano la rotazione articolare e la compressione periferica sul piatto tibiale, sede di inserzione del menisco, per esacerbare il dolore dovuto ad una eventuale lesione meniscale (test di McMurray e test di Apley). A seguito della valutazione clinica vengono solitamente eseguiti esami strumentali per arrivare ad una diagnosi più corretta possibile, in modo tale da
Esame RM in proiezione sagittale di una lesione del LCA (freccia gialla)
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scegliere il trattamento più efficace. La radiografia viene eseguita solitamente nei pronti soccorsi per escludere fratture associate al trauma distorsivo. Nei casi dubbi di possibili lesioni ossee, può essere indicato un esame di tomografia computerizzata (TC). La risonanza magnetica (RM) viene eseguita a distanza di qualche giorno dall’evento traumatico nei casi di non risoluzione della sintomatologia. L’utilizzo della risonanza magnetica è determinante per la valutazione dei tessuti molli (cartilagine, menischi, strutture capsulo-legamentose e muscolo-tendinee). TRATTAMENTO CHIRURGICO Il trattamento iniziale a seguito di un trauma distorsivo consiste nell’acronimo PRICE (protezione, riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione). Il ginocchio può essere in alcuni casi immobilizzato con un tutore articolare e drenato qualora vi sia un grosso versamento intra-articolare. Frequentemente viene prescritto l’utilizzo di ausili alla deambulazione per ridurre il dolore e il gonfiore intrarticolare. La riabilitazione viene iniziata precocemente per recuperare l’intero arco di movimento riducendo il rischio di rigidità articolare. Nel caso di gravi lesioni ove sia necessaria la riparazione o ricostruzione chirurgica il paziente viene inviato al chirurgo ortopedico per valutare il trattamento più appropriato. La scelta del trattamento è strettamente
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correlata all’età, alla richiesta funzionale del paziente e al tipo di lesione legamentosa diagnosticata. Questa può avvenire per via artroscopica più frequentemente o aperta a seconda del tipo di lesione riscontrata. Le fratture ossee vengono generalmente riparate mediante riduzione e sintesi con placche e/o viti metalliche. Il trattamento delle lesioni meniscali avviene per via artroscopica mediante la rimozione o riparazione della stessa. La scelta del trattamento viene effettuata prendendo in considerazione vari fattori: età del paziente, morfologia e localizzazione della lesione e presenza di lesioni articolari associate. La riparazione meniscale (sutura), o in alcuni selezionati casi, la sostituzione meniscale, sono, ove possibile, le vie di trattamento preferite per mantenere all’interno dell’articolazione questa struttura fondamentale nella cinematica del ginocchio, per prevenire una conseguente degenerazione artrosica dell’articolazione sul lungo termine. Il legamento crociato anteriore quando lesionato irreversibilmente viene ricostruito: infatti per la sua peculiare vascolarizzazione, una volta lesionato, non è in grado di riparare autonomamente. Le tecniche descritte ed utilizzate sono numerose e la scelta è influenzata dal tipo di paziente, dall’attività sportiva generalmente praticata dallo stesso e dalla preferenza del chirurgo. Vengono prelevati solitamente in parte o in toto, uno o più tendini dal ginocchio omolaterale. I tendini più frequentemente utilizzati sono quelli dei muscoli gracile e/o semitendinoso, il tendine rotuleo e il tendine
quadricipitale. Queste strutture vengono preparate per andare a sostituire il legamento lesionato sotto controllo di un esame artroscopico, con risultati clinici post-operatori paragonabili tra le diverse tecniche descritte. La durata della riabilitazione post-operatoria e il ritorno allo sport varia significativamente a seconda delle lesioni trattate, della tecnica chirurgica utilizzata e dell’impegno post-chirurgico del paziente, da 2 a 6 mesi. Altre lesioni, meno frequenti durante la pratica sportiva rispetto alle lesioni meniscali o legamentose, sono rappresentate delle lesioni del tendine quadricipitale o rotuleo. La lesione del tendine quadricipitale o rotuleo, generalmente avviene per una contrazione eccentrica improvvisa, la cui forza supera la resistenza meccanica elastica del tendine stesso (es. un atterraggio da un salto); meno frequentemente avvengono a seguito di cadute, contusioni dirette sul tendine o per lacerazioni (tagli). Le lesione del tendine quadricipitale sono tipicamente associate a persone di mezza età (over 50), mentre le lesioni del tendine rotuleo tendono a verificarsi con maggior frequenza in una popolazione più giovane. Le lesioni possono essere parziali (il tendine conserva la sua integrità) o complete, che spesso avvengono su un tendine degenerato, fisiologicamente o per un so-
vraccarico ripetuto nel corso del tempo, che scompagina la struttura del tendine, rendendolo meno resistente. Il sintomo più tipico, oltre al dolore, è rappresentato dall’incapacità di estendere attivamente il ginocchio, dovuto all’interruzione dell’integrità dell’apparato estensore. Dal punto di vista radiografico, la lesione del tendine quadricipitale determinerà una rotula bassa, mentre quella del tendine rotuleo una rotula alta. Per quanto riguarda il trattamento dipende essenzialmente dal tipo di lesione, dall’età del paziente e livello di attività. Generalmente le lesioni parziali vengono trattate conservativamente con l’immobilizzazione (per far generare una cicatrice) e successiva riabilitazione. La maggior parte delle lesioni complete del tendine quadricipitale e rotuleo richiedono un intervento chirurgico d’urgenza per riparare il tendine rotto. La chirurgia può essere consigliata anche per persone affette da lesioni parziali associate a degenerazione del tendine. Al trattamento chirurgico segue un periodo di rieducazione motoria che, a seconda della gravità della lesione, varia dai 3 ai 6 mesi. La guarigione completa richiede almeno 4 mesi sebbene la maggior parte delle riparazioni chirurgiche guariscono in 6 mesi.
KNEE, JOINTS AND THEIR INJURIES Knees are complex joints from both an anatomical and a bio-mechanical point of view. Its purpose appears to be fundamental for walking and essential in executing complex motions, especially in sports. The number of people practicing sport has progressively increased in recent years. According to Istat, in 2019 the population over the age of 3 practices at least one sport in their free time; 26.6% plays sports continuously, while 8.4% occasionally, with a resulting increase in lower limbs injuries especially knees, while exercising. Structures most frequently damaged by distortion trauma are: the Anterior Cruciate Ligament (ACL), the Medial Collateral Ligament (MCL) and one or both of the medial and lateral menisci (MM and LM). Rarely, Posterior Cruciate Ligaments and joint capsules are injured. Frequently, several of the aforementioned structures are simultaneously damaged. A proper diagnosis is therefore necessary to reduce the risk of relapse following the suggested and adopted treatment. The most common knee traumatic mechanism occurs with a valgus force, external rotation and flexion. This generally leads to simultaneous ACL, MCL and medial meniscus (MM) injuries. This can cause complications in walking without support. When injuries occur, patients often report hearing an internal clicking noise within the knee. The symptoms location and the perceived feeling description during the traumatic event are a hint to recognize the several joint injuries. Meniscal injuries are connected with lateral or medial tibial plateau pain, which can worsens in flexion or extension, depending on the location of the meniscal lesion. This kind of injury is often related to limitation to active and passive knee movements, reported by patients as a joint block. A lesion of the Medial Collateral Ligament (MCL) or the Lateral Collateral Ligament (LCL) is frequently linked to a painful swelling on the related ligament. X-ray is usually performed in emergency rooms to exclude fractures associated with a sprain trauma. In doubtful case of possible bone injury, a computed tomography (CT) scan may be indicated. Magnetic resonance imaging (MRI) is performed a few days after the traumatic event in cases of non-resolution of symptoms. Using the MRI is crucial for soft tissues evaluation (cartilage, menisci, capsulo-ligamentous and musculo-tendinous structures). Following sprain injuries, the initial treatment is represented by PRICE (acronym of Protection, Rest, Ice, Compression and Elevation). In some cases, knees may immobilized with a joint brace and drained in case of intra-articular effusions. Walking aids are often prescribed to reduce pain and intra-articular swelling. Rehabilitation starts in the early stages in order to recover the whole range of motion and to reduce the risk of joint stiffness.
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LA CONOSCENZA POST-LAUREA Una leva strategica per il Successo Professionale di Mario D’Ambrosio Direttore UniCamillus Management Academy
L
a “Persona dell’Anno” del 2021 è stata per TIME il “zillionaire” Elon Musk che con la sua società “SpaceX” lancia la sua sfida al futuro firmando un contratto con la NASA per portare con i suoi rockets gli astronauti nello spazio e, dopo quarant’anni, nuovamente sulla Luna. Elon Musk, fondatore di Tesla, società di enorme valore economico che domina il crescente mercato delle auto elettriche, ha poi comunicato ai suoi 66 milioni di followers che entro cinque anni porterà una missione umana su Marte aprendo la possibilità di colonizzare un altro pianeta del nostro sistema solare. Elon crea il futuro che ha sognato. Impossibile non fare i conti con le grandi trasformazioni in divenire anche, e soprattutto, per chi deve contribuire alla preparazione culturale e professionale dei Managers che avranno l’onore e la responsabilità di lavorare in uno scenario quale mai avremmo potuto immaginare. Un nuovo mondo dove il digitale, il metaverso e la realtà aumentata costituiranno i cardini di un nuovo paradigma di conoscenze e metodologie formative imprescindibili per ottenere una preparazione professionale di eccellenza, capace di fare la differenza. Il 2022 ricorderà i cento anni dalla morte di Marcel Proust, l’autore del celebrato capolavoro composto di ben sette volumi, “Alla Ricerca del Tempo Perduto” che cattura il lettore con la sua incredibile, profonda leggerezza. Proust ci conduce in un percorso di presa di coscienza di noi stessi attraverso il diretto confronto con personaggi e situazioni, fino all’epilogo de “Il Tempo Ritrovato”, dove il cuore improvvisamente capisce quanto la realtà sia propria di ognuno di noi e delle nostre doti individuali di interpreti e autori, al contempo.
Insomma, una suggestione diversa ma molto simile al “sogno” di Musk. Ecco, dunque, che non possiamo prescindere dalla nostra capacità di vedere e agire il futuro. Come nelle sensazioni introspettive del Tempo Ritrovato, dobbiamo cogliere nella realtà fattuale i semi dello scenario in evoluzione per essere protagonisti del nostro stesso successo di Persone e Professionisti. Tutto questo non ci viene compiutamente trasmesso oggi dai percorsi formativi istituzionali ma richiede un ulteriore passaggio di completamento svolto da guide ed insegnanti consci degli scenari organizzativi e capaci di trasferire modelli ed esperienze in grado di assicurare l’apprendimento voluto e richiesto. Se chiediamo ad un neo-laureato cosa vuole raggiungere nel suo “sogno” di realizzazione nel lavoro la risposta, nella maggior parte dei casi, sarà: ‘il successo’. Ma cosa significa per un giovane il termine “successo nel lavoro”? Molti possono essere i significati: Successo Economico? Gratificazione? Riconoscimento personale? Tranquillità e Sicurezza? Equilibrio famiglia-lavoro? Benessere in generale? Nel tempo, tuttavia, le logiche e le filosofie organizzative hanno evoluto il concetto di Successo in una dimensione win-win, con un bilanciamento tra realizzazione degli obiettivi personali e quelli organizzativi, estendendone il principio al benessere organizzativo in una logica multidimensionale di sviluppo formativo di competenze distintive continuamente coltivate ed agite. UMA ha voluto cogliere fortemente e con convinzione questa grande sfida per dare una risposta ad un’esigenza di successo sia umano che di business, che comprende sia il giovane neolaureato UNICAMILLUS INVERNO 2021 55
che le organizzazioni ed il loro personale, in opportunità imprevedibili basate su AI, Cloud e ambito privato, pubblico e no-profit. Quantum Computing, Robotica e Geoingegneria. L’offerta formativa dei Master e Corsi UMA fa La convergenza tra tutte le tecnologie, tradizionali leva soprattutto sul ricco bacino di Docenti/Pro- ed innovative, cambierà i nostri schemi di pensiero, fessionisti dell’Academy, con un radicamento di studio e di lavoro. scientifico ed esperienziale di carattere formativo L’impatto di questa spinta trasformativa digitalee, nel contempo, con la capacità di intervenire analogica ha numerose implicazioni e genera un con successo nel mismatch tra domanda ed offerta cambiamento multidimensionale ancora più prodi lavoro. I master, ad oggi in fase avanzata di fondo, così come descritto dalla Prof. Donatella progettazione, coprono l’area dell’Organizzazione, Padua nel suo ultimo volume: Gestione delle Risor“[…] it has forced inse Umane (Master stitutions (public, priOGRU), l’area delle vate, NGOs) towards a Aziende sanitarie new ‘technological re(Master Organizzasponsibility’, concerning zione e Gestione the impact of technology, dell’Azienda Sanitaria of AI, and of big data OGAS), i nuovi sceon people and society; nari della Sostenibimoreover, it has turned lità Sociale e delle the need for data literacy frontiere del Digital into a need for data culMarketing, sempre ture; has changed digital più centrate sull’inskills and human abilitegrazione di Digitale ties, by turning them e Sociale. from a competition into UMA fa da interprete a complementarity; it alle esigenze del has changed model asmondo delle orgasumptions and the meanizzazioni aziendali ning of socio-economic ed istituzionali funphenomena such as gendo da raccordo work and education. In con il mondo accathis light, institutions Mario D’Ambrosio demico, integrando e mettendo a sistema le com- need to redefine their role, connecting technologies petenze offerte con quelle richieste, con una at- with humans in an ethical, sustainable way. A tenzione ad analizzare il contesto in rapida evo- new sustainable mindset driving an appropriate luzione e con una proiezione verso il futuro e le ‘digital culture’ appears, then, to be the most forceful sue istanze. Ed è direttamente dal contesto lavo- drive to source value from technological innovation. rativo più innovativo e più fortemente qualificato [...]. It is not just the kind of works that are che arriva la maggior parte della UMA Faculty. changing. It is the nature of work that changes. DiUn futuro sempre più complesso da interpretare sruptive technologies such as digitization, automation, e definire ma che può essere esplorato e anticipato and artificial intelligence unite with demographic attraverso l’approccio culturale di ricerca e studio. forces to continue transforming the nature of work, Siamo in un mondo connesso, fortemente volatile. how it gets done, and by whom. The resulting job L’incertezza è profonda e diffusa e le fonti dell’in- displacement could be massive – think to Industrial stabilità sono in costante evoluzione. All’ondata Revolutions – affecting as many as 800 million pandemica ‘disruptive’ della SARS Covid-19 che people globally by 2030 and requiring up to 375 ha agito da acceleratore della trasformazione di- million of them to switch occupational categories gitale, l’attuale condizione bellica rende lo scenario and learn new skills (McConnell & Schaninger, profondamente incerto, ponendo condizioni per 2019). Companies are ready to face the wave. In a nuovi equilibri geo-politici di cui non abbiamo recent McKinsey survey, 60 percent of global execontezza e che influenzeranno tutti gli ambiti e cutives expect that up to half of their organization’s settori, da quello agro-alimentare e bio-tecnologico workforce will need retraining or replacing within a quello educativo e sanitario. five years. […] Such a retraining has to include a Dalle nanotecnologie alle biotecnologie, all’inge- new culture and a new mindset, that I express as gneria genetica, le prossime tecnologie apriranno the Digital Transformation Social Mindset (DTSM), 56 UNICAMILLUS INVERNO 2021
originally defined as follows: ‘The DTSM is the social value of DT, aiming to generate a sustainable innovation and a new social role of institutions. It is a transformational mindset providing new visions, values, and abilities to dynamically analyse the context, to courageously challenge the status quo, generating innovation based on sociality by connecting people and technology to create a social value that is aware of the environment, of ethical values, of diversity and inclusion, and future generations’.” In questa prospettiva, dall’immediato al medio termine, il futuro diventa sconosciuto, e così i lavori e le competenze necessarie per operare nei contesti del futuro, sempre più inedite e complesse e sempre meno definibili teoricamente ma sempre più agibili sperimentalmente ed operativamente. Come preparare la nuova Classe Professionale in questa era di trasformazione che vede il digitale al cuore dei processi del cambiamento? In relazione a questo scenario, un’altra domanda si leva ancora più forte: quanto il Sistema Educativo, a cominciare da quello scolastico, da considerare in una filiera integrata con quello accademico,
riesce ad essere abile ed agile nel preparare i giovani alle competenze del futuro? A maggior ragione, se consideriamo che la trasformazione digitale richiede, poi, non solo competenze ma anche nuovi schemi mentali, nuove soft skills, in ambienti che integrano la dimensione fisica a quella digitale. Nello scenario appena disegnato UMA individua la sua ragion d’essere così come la individua nell’impegno verso il coniugare il successo professionale dell’attuale e della futura classe manageriale con l’indispensabile attenzione verso l’ecosistema che li circonda: ambiente e sociale. Il Progetto UMA vuole rispondere al forte disallineamento tra l’accelerazione dell’evoluzione dell’ambiente lavorativo organizzativo, tecnologico, sociale ed economico con i necessari lunghi tempi di evoluzione della filiera del sistema educativo nazionale ed internazionale. UMA vuole contribuire a colmare tale distacco impostando un nuovo modello di apprendimento fortemente caratterizzato da una formazione pratica ed immediatamente spendibile sul fronte lavorativo. In questo scenario, i risultati presentati dal Digital Economy and Society Index 2021 sviluppato dalla
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Commissione Europea che mostra la performance e la competitività digitale dei paesi dell’UE, colloca l’Italia al 20° posto fra i 27 Stati membri dell’UE davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria. Il punteggio italiano è di ben 9 punti inferiori alla media UE (43,6 vs 52,6). In tale andamento sfavorevole, nonostante una significativa responsabilità sia riconducibile a debolezze strutturali nell’area della connettività, il Capitale Umano, componente dell’indice relativo alle competenze digitali e trasversali, si colloca al 25° posto, con -12 punti dalla media europea. Questo risultato indica la necessità di uno sforzo specifico nell’area delle competenze e delle abilità intrapersonali e interpersonali per migliorare lo sviluppo individuale, coinvolgendo la dimensione cognitiva, emotiva e sociale. Il mondo dell’Alta Formazione Accademica punta ad un insieme comune di competenze fondamentali, assegnando uno spazio crescente per quelle necessarie a vivere e lavorare nell’economia e società digitali, a livello sia di base – trasversale a tutte le professioni – che specialistico. Inoltre, appare come fattore sempre più strategico per le Università intervenire con azioni di sistema utili a innalzare la qualità operativa e professionale della didattica, considerato uno dei canali principali per l’occupabilità degli studenti, e della ricerca, che della didattica deve essere elemento qualificante. In questo ambito, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritta il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, include 17 Obiettivi da raggiungere in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale entro il 2030. In particolare, l’obiettivo n. 4 “Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti” prevede espressamente al punto 4.4: “Entro il 2030, aumentare sostanzialmente il numero di giovani e adulti che abbiano le competenze necessarie, incluse le competenze tecniche e professionali, per l’occupazione, per lavori dignitosi e per la capacità imprenditoriale”. In questa ottica va altresì ricordato il ‘Comunicato di Roma del 2020’ di cui riportiamo questo passaggio: “[...]Swift up-dating of knowledge, skills and competences will be required to respond to the challenges and develop the opportunities that the new decade will bring. Higher education institutions will continue to diversify their learning offer and innovate in contents and modes of delivery in order to respond to growing needs for innovative and critical thinking, emotional intelligence, lea58 UNICAMILLUS INVERNO 2021
dership, teamwork and problem solving abilities, as well as enterprising attitudes. Flexible and open learning paths, part of the original inspiration for the Bologna Process, are important aspects of student-centred learning and are in increasing demand in our societies. In addition to full degree programmes, many higher education institutions offer or plan to offer smaller units of learning, which enable learners to develop or update their cultural, professional, and transversal skills and competences at various stages in their lives. We ask the BFUG to explore how and to what extent these smaller, flexible units, including those leading to microcredentials, can be defined, developed, implemented and recognised by our institutions using EHEA tools”. Pertanto, l’impegno di UMA per consentire ai giovani ed alle organizzazioni di giungere al Successo Professionale, risiede nel fornire una nuova concezione, nuove competenze e nuove abilità, quali strumenti agili e trasformativi per muoversi con abilità nell’ambiente volatile e trasformativo. Per competenze, in particolare, ci si riferisce a quelle legate non solo al digitale in senso stretto ma a tutte quelle competenze che derivano dall’impatto della trasformazione digitale e dall’evoluzione della cultura organizzativa diventata inesorabilmente frenetica e destinata ad accrescere velocità e complessità in modo esponenziale. Due date sono assolutamente indicative di questa descrizione: • Il 1927, quando General Motors fondava la propria Academy, la prima così riconosciuta, ovvero una propria struttura organizzativa dedicata a formare il Personale in modo specifico per integrare l’insegnamento Universitario ritenuto insufficiente a rispondere alle crescenti esigenze di competenze dell’azienda; • Il 1965, quando Gordon Moore, capo della divisione Ricerca e Sviluppo della Fairchild Semiconductors, elaborava la legge che porta il suo nome e che prevedeva che il numero di componenti presenti in un singolo semiconduttore sarebbe raddoppiato ogni anno così come avrebbe ugualmente moltiplicato esponenzialmente le conoscenze a ciò necessarie. Ecco, UMA vuole far tesoro di tutte le sopra riportate considerazioni e proporsi con ambiziosa determinazione quale Centro di Formazione di Alta Qualità capace di esprimere proposte di apprendimento innovative allineate con le continue innovazioni organizzative ed esigenze di nuove competenze.
POST-GRADUATE KNOWLEDGE Elon Musk creates the future he used to dream of. It is impossible to ignore the important ongoing transformations, also and especially for those who must contribute to the cultural and professional preparation of the Managers who will have the honour and the responsibility to work in a once unforeseeable scenario. A new world where the digital, the metaverse and the augmented reality will be the cornerstones of a new paradigm of knowledge and educational methods essential for an excellent professional preparation, capable of making a difference. 2022 will mark 100 years from the death of Marcel Proust, the author of the celebrated masterpiece composed of seven volumes, “Alla ricerca del tempo perduto” (In search of lost time), that captures the reader with its incredible, deep levity. Proust leads us on a path of self-awareness through the direct exchange with people and situations, up to the epilogue of “Il Tempo ritrovato” (Time Regained), where the heart suddenly understands how the reality is proper to each one of us and of our individual talents as interpreters or authors at the same time. Therefore, an idea different but very similar to Musk’s dream. Therefore we cannot ignore our capacity to see the future and act for it. Organization logics and philosophies have transformed the idea of Success in a win-win dimension, balancing between the achievement of personal goals and the attainment of organisational targets, extending the principle to the organisational well-being in a multi-dimensional logic of educational development of distinctive and nurtured skills. UMA has strongly seized this important challenge in order to satisfy the need of success, both on a human and business level, that includes the young graduate and the organisations with their staff, in public, private and non-profit fields. The educational offer of UMA Masters and Courses is based on the rich pool of Professors/Professionals of the Academy, with an educational scientific and experiential rooting and, at the same time, with the ability to successfully intervene in the mismatch between labour supply and demand. The world of Academic Higher Education aims at a common set of core skills, assigning increasing room to those necessary to live and work in the digital economy and society, both on a basic -transversal to all professions- and specialised level. Moreover, it appears that one of the most strategic factors for the Universities is the intervention with system actions useful to elevate the operational and professional quality of the didactic activity, considered one of the main channels for the employability of the students, and of the research, that must be one of the qualifying elements of the didactic activity. In this field, the 2030 Agenda for the Sustainable Development, signed on September 25th 2015 by the Governments of 193 Member States of the United Nations, includes 17 goals to reach on environmental, economic, social and institutional field by 2030.
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ACADEMIC LIFE NEWS
UniCamillus per la salute orale dei piccoli L’Ateneo, di concerto con l’Istituto Comprensivo Belforte del Chienti, dà il via a un progetto gratuito di prevenzione per gli studenti del plesso romano
L’
attenzione alla prevenzione orale insegnata da subito ai più piccoli, e la presa di coscenza del valore del prendersi cura. Sono questi gli obiettivi che si pone il ‘Progetto di valutazione della salute orale e di prevenzione delle malocclusioni’ rivolto ai bambini dell’istituto Conprensivo Belforte del Chienti e promosso dall’Università Medica Internazionale di Roma, UniCamillus. Il progetto prevede visite a titolo gratuito condotte da operatori odontoiatri presso i locali della scuola e sarà coordinato da docenti specializzati nel settore. Gli studenti del Corso di Laurea in Odontoiatria di UniCamillus, infatti, sotto la costante supervisione dei docenti, si spenderanno nelle visite di controllo delle bocche dei piccoli pazienti. “Oggi è una giornata bellissima per UniCamillus
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- ha dichiarato il Rettore dell’Ateneo, Gianni Profita - Si avvia un progetto prezioso, dall’elevato valore etico e sociale”. “La prima missione del nostro Ateneo è la didattica, la seconda è la ricerca. La terza è il radicamento sul territorio, e avere avviato una relazione con un plesso scolastico così importante per questo quadrante di Roma non solo va in questa direzione, ma fa auspicare anche che si crei una continuità che porterà i giovani studenti che oggi vivono queste classi a diventare, domani, matricole in UniCamillus. Per questo - ha concluso il Rettore - abbiamo deciso di predisporre delle borse di studio per tutti quei ragazzi e quelle ragazze che vorranno intraprendere studi medici dopo il loro diploma”. “Ben venga il lavoro di prevenzione che si vuole portare avanti - ha affermato il dirigente
scolastico Paolo Lozzi - soprattutto per l’alto valore etico e morale che rappresenta” “La nostra scuola vuole e deve essere aperta” soprattutto perchè “i ragazzi devono poter scegliere il loro futuro conoscendo le opportunità che hanno a loro disposizione”. “Abbiamo una grande rsponsabilità, nel portare sul territorio una attività di analisi della condizione orale dei più giovani - ha commentato Roberta Lione, docente UniCamillus, illustrando il progetto - non solo per il valore sanitario, ma anche per il messaggio che stiamo mandando: insegnare ai bambini ad avere cura di se stessi”. “Oggi avviamo un percorso virtuoso e di qualità che - ha concluso la professoressa - siamo sicuri, è solo l’inizio di un impegno sempre maggiore sul territorio”.
“Il cuore delle donne vince anche sulla pandemia” Workshop di cardiologia Un workshop totalmente orientato all’eliminazione di un gap di genere, quello tra donne e uomini, per quanto riguarda le malattie cardiovascolari e un confronto tra medici specialisti che parte da dati e analisti statistiche che hanno fotografato una nuova realtà. Le malattie cardiovascolari, che prima si riteneva colpissero maggiormente gli uomini, in realtà coinvolgono la popolazione femminile tanto da essere la prima causa di morte, anche più della pandemia da Covid 19. Prevenzione e gestione del rischio, declinati al femminile, sono stati i
punti di forza dell’incontro dal titolo “Il cuore delle donne vince anche sulla pandemia”, che si è svolto presso l’UniCongress Hall di UniCamillus. “Le malattie cardio vascolari nelle donne sono sotto diagnosticate, sotto stimate, e sotto trattate - ha commentato il prof. Francesco Romeo, promotore del workshop - e questo perchè molto spesso una serie di disturbi aspecifici nelle donne vengono subito etichettati come stati di ansia quando, invece, negli uomini rappresenterebbero un campanello di allarme”. Non solo ”il coinvolgimento delle donne nei grandi trial internazionali è ridotto e abbiamo meno dati” Per questo è importante “aumentare la consapevolezza delle donne stesse verso simili patologie, perchè le prime a non avere consapevolezza del rischio sono proprio le donne”. “Abbiamo la convinzione - ha affermato il Rettore di UniCamillus, Gianni Profita - che le differenze vadano contrastate con costanza, senza dimenticare gli aspetti che invece sono peculiari delle donne e degli uomini”. Serve una “quotidiana rivoluzione culturale, ricordando che UniCamillus, secondo un recente report sulla parità di genere negli atenei, vede una presenza femminile tra docenti, ricercatrici e collaboratrici di oltre il 70 per cento. Siamo felici del percorso che stiamo compiendo, della crescita che stiamo avendo, del messaggio che mandiamo e di come andiamo avanti nel nostro cammino come Università. Speriamo fra non molto di essere in grado di presentare la struttura assistenziale che UniCamillus vuole realizzare in uno dei paesi del sul del mondo, cui come Ateneo ci rivolgiamo, per realizzare in concreto la nostra missione umanitaria”.
CINQUE NOTIZIE UCRAINA
Profita: “La tragedia che si sta consumando in Ucraina, la follia di una guerra nel cuore dell’Europa, non può lasciare nessuno indifferente, anzi: oggi più che mai ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte. UniCamillus è pronta ad accogliere da subito 20 giovani ucraini, aspiranti studenti di discipline sanitarie, a sostenerli nel percorso accademico con borse di studio, e a garantire loro tutto il dovuto sostegno morale e psicologico”.
PSICOLOGO Le commissioni Affari
Costituzionali e Bilancio hanno approvato il bonus psicologo. La misura servirà a garantire l’accesso all’aiuto di un professionista per contrastare gli stati di “depressione, ansia, stress e fragilità psicologica” causati “dall’emergenza pandemica e della conseguente crisi socio-economica”.
BORSE DI STUDIO All’interno
dell’accordo di collaborazione istituito tra la Banca Intesa Sanpaolo e l’Università Medica Internazionale di Roma UniCamillus, sono state erogate 13 borse di studio a studenti meritevoli non comunitari, del valore di oltre 30mila euro. Risorse in grado di fare la differenza, per ragazzi arrivano da luoghi come Haiti, Rwanda, Kosovo o Benin: consentire a questi giovani, che altrimenti avrebbero difficoltà a frequentare un corso di Laurea e a formarsi adeguatamente nelle scienze mediche.
ALBANIA
Cooperare nel campo dell’istruzione e interconnettere le università: questo il tema dell’incontro tra Rettori del Lazio e i Rettori albanesi alla presenza, tra gli altri, del Primo Ministro albanese Edi Rama, e del Ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa. Per il premier Rami “c’è un potenziale enorme da sviluppare”. “Lavoriamo – ha aggiunto – per dare la possibilità ai ragazzi di studiare in Albania con programmi e qualità simili rispetto all’Italia”.
CAPOBIANCHI
Maria Rosaria Capobianchi, docente UniCamillus di biologia molecolare e fra le prime scienziate in Europa ad avere isolato il virus del Sars-Cov2 presso i laboratori dell’istituto Lazzaro Spallanzani, è stata nominata al Consiglio Superiore di Sanità. L’intera comunità Accademica le esprime le più vive felicitazioni”.
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ACADEMIC LIFE NOTE
Cosa vuol dire essere Medico Luca Weltert, cardiochirurgo, docente di UniCamillus spiega il significato di essere un medico ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera
S
ignore e Signori, cari studenti e, lasciatemi essere beneaugurante, cari futuri colleghi Benvenuti all’open day della San Camillus International University of Health Sciences che da qui in poi chiameremo semplicemente, come facciamo tutti, Unicamillus. Io mi chiamo Luca Weltert insegno statistica a medicina e nella vita di tutti i giorni faccio il cardiochirurgo Io sono da sempre innamorato della medicina; mi è successo quando all’Ospedale Molinette di Torino sono finalmente stato ammesso nella sala operatoria di cardiochirurgia. E al di là del telino ho visto questo cuore grigio, fermo in cui appena il chirurgo ha tolto la pinza dall’aorta è tornato il sangue, il cuore si è fatto rosa, ha tremato e improvvisamente ha ricominciato a battere e io nello stesso momento ho cominciato a piangere incontrollabilmente e ho capito che avrei dedicato ogni istante della mia vita a cercare
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di passare dall’altra parte del telino, ad essere io quel medico che poteva fare la differenza per quel malato. Formarsi per fare il medico o una delle professioni sanitarie e poi esercitarlo nella vita è una strada dura, ma mi teneva sulla via quella scintilla di vocazione per voler fare della mia vita una missione che avrebbe cambiato la vita degli altri che avrebbe potuto portare aiuto nel momento in cui gli altri ne avevano più bisogno; ma man mano che crescevo ed entravo negli ambienti accademici mi sentivo smarrito perché quella scintilla di vocazione ed entusiasmo faticavo davvero a vederla intorno a me, fino a quando ho incontrato quello che per me all’epoca era semplicemente Gianni e che oggi è il professor Profita, Magnifico Rettore della Unicamillus; ricordo ancora bene le sue parole, mi disse: ho un progetto, ho un sogno, fare un’università che
sia non un luogo di potere, ma un luogo di servizio, laico, ma con il seme di carità e umanità piantato nella storia proprio da San Camillo, aperta agli studenti di tutto il mondo, anche a chi viene da un paese dove una Università di Medicina non c’è, ma ci sono uomini che hanno bisogno di medici. È stato incredibilmente difficile fondare una nuova università, eppure oggi siamo qui, la Unicamillus ha arruolato le migliori eccellenze sul territorio per fornire una formazione tecnica e sanitaria al massimo livello ai suoi studenti, svolge attitvità didattica in aule informatizzate e ulttramoderne, con costante contatto, fisico o online con il docente, e ha convenzioni con le migliori strutture sanitarie per permettere ai suoi studenti di andare a vedere e imparare la medicina non solo sul libro, ma soprattutto al letto del malato, imparando dai grandi professionisti della Capitale, perché mi piace ricordare come diceva il cardiochirurgo italo-americano Giancarlo Rastelli “la prima carità al malato è la scienza”. Ma oltre a questa offerta formativa di primo
livello Unicamillus mette a disposizione qualcosa che è unico nel panorama delle università in Italia: nella mia ultima classe si contavano allievi di 16 diverse Nazioni. I ragazzi saranno cioè a contatto con persone di realtà diverse e acquisiranno fin da subito la consapevolezza che la pandemia di questi anni ci ha dolorosamente insegnato: questo pianeta e i suoi abitanti costituiscono un’unica comunità e chi fa una professione sanitaria è al servizio dell’Uomo, qualunque sia il suo colore della pelle, qualunque sia la sua provenienza geografica. Proprio per essere pronti ad andare in ogni punto del globo o a tornare nel proprio paese natale se si viene dall’estero tutte le lezioni di Unicamillus sono tenute in inglese, per dare una formazione davvero globale fin dal primo giorno. E insieme alla formazione scientifica non mancherà mai quella umana, per trasmettere davvero la consapevolezza che per il paziente è importante tanto la mano che tocca il suo cuore e lo ripara , quanto la mano che gli viene appoggiata sulla spalla e lo rassicura nel momento in cui si sente più debole.
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RICERCHE/ABSTRACT <UH ZLSLaPVUL KLSSL YPJLYJOL WP YLJLU[P L PU[LYLZZHU[P JVUKV[[L KHP YPJLYJH[VYP <UP*HTPSS\Z ( KPZWVZPaPVUL S»HIZ[YHJ[ KLS SH]VYV 7LY JVUZ\S[HYL PS [LZ[V JVTWSL[V u ULJLZZHYPV PUX\HKYHYL PS YLSH[P]V 89 *VKL 3H MY\PaPVUL KLSSL YPJLYJOL u Z\IVYKPUH[H HK HIIVUHTLU[P V HMÄSPHaPVUP ZWLJPÄJOL HSSL WPH[[HMVYTL JOL JVU[LUNVUV PS SH]VYV LZ[LZV
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The Emerging Role of Macrophages in Chronic Obstructive Pulmonary Disease: The Potential Impact of Oxidative Stress and Extracellular Vesicle on Macrophage Polarization and Function 4H\YV -PUPJLSSP -PSVTLUH (UUH +PNPSPV <TILY[V .HSKLYPZP .PHUMYHUJV 7LS\ZV (U[PV_PKHU[Z +60! O[[WZ! KVP VYN HU[PV_
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Direttore Responsabile: Gianni Profita Redazione a cura di: Gianandrea Sapio Immagini: Federica Alota Ansa/Croce Rossa Italiana Ansa/Claudio Peri Ansa/Ettore Ferrari Stampa: Tipografia Miligraf Srl Chiuso in redazione: febbraio 2022 Copia Gratuita www.unicamillus.org
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