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UniCamillus Magazine - Autunno 2021

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Autunno 2021

UNICAMILLUS Magazine - Autunno 2021

UNICAMILL UNI UNICAMILLUS CAMILLUS Magazine


Direttore Responsabile: Gianni Profita Redazione a cura di: Gianandrea Sapio Immagini: Igor Todisco, Pierre-Louis Laguerre Stampa: Tipografia Miligraf Srl Chiuso in redazione: dicembre 2021 Copia Gratuita www.unicamillus.org


CONTENUTI SOMMARIO 4

EDITORIALE

INFORMA STUDENTI

Papa Francesco: “Povera Haiti, una dopo l’altra”

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Gianni Profita Rettore

“CON DRAGHI LA GIUSTA SINTESI CONTRO IL COVID” Intervista al sottosegretario, On. Costa 13

PROFESSIONE NUTRIZIONISTA 19

LA MALATTIA SILENZIOSA 25

MEDITERRANEAN HEALTH FOUNDATION Intervista al presidente, prof. Vaia 31

A BOCCA APERTA 37

UMA - UNICAMILLUS MANAGEMENT ACADEMY 43

L’OCCUPABILITà DEI LAUREATI STRANIERI 49

HAITI, PASSA IL TESTIMONE 55

IL LATTE, PRIMO ALIMENTO 60

NEWS 62

NOTE 64

RICERCHE

La scena che si è presentata ai primi soccorritori deve essere stata apocalittica. Decine di persone completamente avvolte dal fuoco che cercavano inutilmente aiuto, morti e feriti scagliati a decine di metri e la disperazione di volontari e di semplici passanti accorsi a mani nude senza alcuna possibilità di portare aiuto. Pochi giorni prima dell’ultimo Natale un’autocisterna si è ribaltata a Cap-Haitien, la seconda città più grande di Haiti. Nel Paese il carburante scarseggia da anni. È merce preziosissima e l’occasione era ghiotta. E così con secchi e contenitori di fortuna centinaia di persone si sono affollate attorno al veicolo nella speranza di portar via qualche litro di cherosene per riscaldare la propria casa o per venderlo al mercato nero. L’esplosione è giunta all’improvviso. Quando è stato possibile fare il bilancio sono stati contati 75 morti, oltre a tanti dispersi che probabilmente non si troveranno più. Un palo della luce di ferro poco distante si è completamente liquefatto per l’alta temperatura. Riferendosi a questo episodio Papa Francesco, al termine dell’udienza generale del 15 dicembre scorso, con la sua consueta spontaneità ha esclamato “Povera Haiti… una dopo l’altra!” Haiti è un paese dal clima dolce nel cuore dei Caraibi. Fa parte insieme alla Repubblica dominicana dell’isola di Hispaniola dove approdò Cristoforo Colombo. Ha subito per secoli la colonizzazione della Francia dalla quale si dichiarò indipendente all’indomani della rivoluzione francese. È stato il primo paese al mondo a vietare la schiavitù. Nell’ultimo secolo ad Haiti si sono susseguiti una invasione da parte degli USA, un paio di dittature sanguinarie, vari colpi di stato e un intervento dei caschi blu dell’ONU durato tredici anni. Uno studio pubblicato su Conversation -rivista promossa dall’University of Birmingham e dalla Queen’s University - dal titolo eloquente “Incinta per poche monete – 265 storie di bambini haitiani abbandonati dai padri dell’ONU“ ha individuato ragazze di appena 11 anni abusate sessualmente dalle forze di pace e poi lasciate in miseria a crescere i loro figli, i cui padri venivano rimpatriati dai superiori che venivano a conoscenza delle gravidanze.Nel 2010 un fortissimo terremoto distrusse gran parte della capitale e il numero dei morti, sicuramente superiore a duecentomila, non si è mai saputo con esattezza. Seguì una epidemia di colera, probabilmente portata dai soccorritori, con altre migliaia di morti. Nel 2016 l’uragano Michel fece poi la sua parte radendo al suolo migliaia di abitazioni e causando circa tremila morti. Il 14 agosto 2021 un terremoto ha devastato la parte sud di Haiti con circa tremila morti, tredicimila feriti e 50.000 case distrutte. E due giorni dopo la tempesta Grace ha inondato la stessa area con frane e ulteriori distruzioni: 80 strutture sanitarie sono state messe fuori uso. Negli stessi giorni veniva assassinato il Presidente della Repubblica Jovenel Moise, di notte a casa sua, da un commando che è entrato e uscito indisturbato. Il 2 gennaio 2022 il primo ministro Ariel Henry stava uscendo da una chiesa dove aveva celebrato l’anniversario dell’indipendenza ed è stato attaccato da un commando che ha causato un morto e vari feriti. Lo stesso giorno un tentativo di evasione dal carcere di Croix-des-Bouquets si concludeva con una decina di morti. Bilancio meno grave dell’evasione di massa dell’anno precedente quando 400 detenuti erano riusciti a fuggire e almeno 25 persone erano morte compreso il direttore del carcere. Haiti è sicuramente il Paese più povero delle Americhe. Una recente inchiesta dell’Economist stima che il 60% della popolazione disponga di meno di 2 dollari al giorno. La popolazione vaccinata per il Covid con due dosi è dello 0,67 % (in Italia siamo al 75,30%). La mortalità infantile è elevatissima e per i giovani tra le opzioni “professionali” più attraenti vi è quella di darsi all’industria dei sequestri, una delle più fiorenti nell’isola, considerata la quasi assenza di ordine pubblico. Non è necessario essere ricchi per essere rapiti: il prezzo del riscatto può anche essere un sacco di riso. UniCamillus fin dalla sua istituzione ha guardato ad Haiti con particolare attenzione umanitaria attraverso borse di studio, prestiti di onore e altre forme di aiuto. Al momento sono immatricolati 128 studenti haitiani di cui 43 Tecnici di Radiologia, 24 di Laboratorio Biomedico, 18 di Ostetricia, 1 di Medicina, 22 di Infermieristica e 20 di Fisioterapia. Nei giorni scorsi ci sono stati i primi orgogliosi laureati ritratti nell’immagine di copertina di questo numero del Magazine. Cercheremo di aiutarli a ritornare nel loro Paese da professionisti della salute. Siamo comunque certi che, come gli italiani che nella prima metà del secolo scorso, attraverso le loro rimesse, aiutarono l’Italia a crescere, questi ragazzi allo stesso modo faranno la loro parte. Uno studente -lo abbiamo saputo per caso nei giorni scorsi- ha mandato a casa ad Haiti la metà della borsa di studio che aveva ricevuto per vivere in Italia: “a Port-au-Prince con poche decine di euro al mese la mia famiglia sopravvive” ha confidato ad un compagno di banco.

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ACADEMIC LIFE Informa Studenti

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Borse di Studio UniCamillus L’Università premia il merito e la motivazione degli studenti, e li sostiene nel loro percorso di formazione accademica.

U

niCamillus offre numerose di borse di studio, a copertura parziale o totale della retta, destinate a studenti motivati e meritevoli che si trovano in maggiore difficoltà economica, nella convinzione che debbano essere sostenuti nel perseguire le proprie aspirazioni accademiche e professionali. Grazie a queste agevolazioni, infatti, gli studenti che non dispongono di risorse economiche proprie sufficienti, hanno la possibilità di frequentare uno dei corsi di laurea erogati dall’Università. Concorrono al finanziamento delle borse di studio organismi nazionali e internazionali, impegnati in attività umanitarie o che ritengono utile sostenere futuri medici, infermieri, ostetriche e tecnici che si occuperanno di affrontare le emergenze sanitarie che affliggono ancora una parte considerevole del mondo. Per l’anno accademico 2022/2023, UniCamillus mette a disposizione, per gli studenti comunitari, delle borse di studio a copertura parziale per gli immatricolati nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Gli studenti comunitari immatricolati nel corso di Medicina e Chirurgia hanno la possibilità di ricevere una borsa di studio dell’importo di 7.000 euro. I requisiti per l’ottenimento di tale agevolazione sono due: ISEE Diritto allo studio in corso di validità non superiore a 55.000 euro e posizionamento tra i primi 20 posti nella graduatoria generale stilata a seguito del test di ammissione. Per il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, invece, gli studenti comunitari possono concorrere all’assegnazione di una borsa di studio pari a 5.000 euro attraverso lo svolgimento di specifici quesiti al termine del test di ammissione. Ad ogni candidato verrà, infatti, richiesto di sviluppare con brevi argomentazioni tre ulteriori tracce aperte su tematiche riguardanti le potenzialità umanitarie della professione di odontoiatra a favore di popolazioni o fasce di popolazione meno fortunate.

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Anche gli studenti non comunitari hanno la possibilità di richiedere una borsa di studio parziale o totale attraverso una procedura specifica basata sulla valutazione dei requisiti economici, di merito e regolarità negli studi. Per l’anno accademico 2022/2023 la domanda dovrà essere presentata, completa di specifica documentazione (relativa alla propria situazione accademica ed economica). Più dettagliatamente, per gli studenti non comunitari, UniCamillus mette a disposizione 18 borse di studio per il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria e 50 borse di studio per il corso di laurea in Medicina e Protesi Dentaria. L’importo di tali borse va da un minimo di 6.000 euro a un massimo di 10.500 euro. Per quanto riguarda le Professioni Sanitarie, invece, sono a disposizione 10 borse di studio per ciascun corso di laurea e l’importo va da un minimo di 750 euro a un massimo di 2.750 euro. Più precisamente: • Fisioterapia: da un minimo di 1.650 euro fino ad un massimo di 2.750 euro; • Ostetricia: da un minimo di 1.200 euro fino ad un massimo di 2.000 euro; • Infermieristica: da un minimo di 750 euro fino ad un massimo di 1.250 euro; • Tecniche di Laboratorio Biomedico: da un minimo di 900 euro fino ad un massimo di 1.500 euro; • Tecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia: da un minimo di 900 euro fino ad un massimo di 1.500 euro. La formula utilizzata per la borsa di studio totale, invece, è il “prestito d’onore” che viene completamente estinto se dopo la laurea il professionista ritorna a esercitare nel proprio Paese o in Paese analogo per un periodo non inferiore a tre anni. Per assicurare l’equanimità e la correttezza delle procedure per l’assegnazione delle borse di studio/ Prestiti d’onore, UniCamillus nominerà una Commissione con sensibilità umanitaria ed esperienza nella formazione.


Infine, la Fondazione Progetto Salute, ente promotore di UniCamillus, ha istituito una borsa di studio per gli studenti provenienti dal Ghana in memoria di Suor Grace Foligah, studentessa UniCamillus del terzo anno di infermieristica, scomparsa all’inizio del 2021 a causa della pandemia. Grace era nata a Kpando nel sud est del Ghana, al confine col Togo, aveva deciso di diventare infermiera perché aveva incontrato molte persone alle quali non bastava il conforto religioso, ma avevano bisogno di cure essenziali che un’infermiera ben avrebbe potuto dare. Grace interpretava perfettamente la missione di UniCamillus perché voleva mettere “più cuore nelle mani” ed è per questo che, affinché il suo ricordo non svanisca mai, è stata istituita una borsa di studio permanente a lei intitolata. Possono concorrere all’ottenimento di questa borsa di studio gli studenti con cittadinanza ghanese iscritti a uno dei corsi di laurea nelle Professioni Sanitarie. A tutti i vincitori di una borsa di studio/ prestito d’onore, l’agevolazione potrà essere rinnovata annualmente se in possesso di determinati requisiti, come una media del punteggio conseguito agli esami dell’anno accademico precedente pari o superiore a

26/30, il conseguimento di un numero specifico di crediti e permanenza della situazione economico patrimoniale del nucleo familiare dello studente dichiarata al momento della prima assegnazione o suo peggioramento. In aggiunta, gli studenti UniCamillus residenti in Italia possono contare su un sostegno economico studiato da Intesa SanPaolo. Le misure messe a disposizione sono: - “Fondo StudioSì”. È il finanziamento a tasso zero messo a disposizione dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Si rivolge a studenti che risiedono o studiano nel Mezzogiorno, non richiede alcuna garanzia ed è destinato solo a studenti che frequentano o frequenteranno gli ultimi due anni di laurea a ciclo unico, i corsi di laurea magistrale, master e scuole di specializzazione. - “Per Merito”. È un prestito che ogni studente residente in Italia può ottenere alla sola condizione di essere in regola con il percorso di studi prescelto. Il tasso è fisso e definito al momento della sottoscrizione e non è necessaria alcuna garanzia. La restituzione avviene in un periodo massimo di 30 anni; in caso di estinzione anticipata non ci sono costi aggiuntivi.

WHATS NEW UniCamillus, primo Ateneo in Italia per studenti stranieri iscritti “Se consideriamo l’anno accademico 2020/21 l’ateneo con più studenti stranieri iscritti per la prima volta all’università rispetto al totale degli immatricolati è quello di Roma Saint Camillus con un 40,7% di persone straniere. Segue al secondo posto da Perugia Stranieri con il 39,9% e al terzo Humanitas University con il 30,7%”. Così l’Osservatorio Talent Ventures fotografa la condizione dell’internazionalizzazione degli studenti universitari in Italia in una analisi ripresa anche da Il Sole 24 Ore, lo scorso 18 ottobre - articolo fruibile scasionando il codice qui accanto - . “Gli studenti stranieri che frequentano un ateneo italiano sono pochi - si legge nella nota di Talent Ventures - secondo l’ultimo report “Education at a glance” pubblicato dall’OCSE nel 2019 erano circa 55 mila, numero che corrisponde al solo 3% degli studenti universitari totali. La quota maggiore di questa componente universitaria straniera è costituita da studenti provenienti dalla Cina. Se consideriamo 100 il numero degli studenti italiani iscritti ad un ciclo di istruzione terziaria, in Italia o all’estero, gli studenti stranieri in Italia sono solamente 2,79. Ciò significa che, in proporzione alla nostra base nazionale di studenti, gli atenei italiani attraggono pochissimi studenti internazionali sul nostro territorio. Tra i paesi OCSE, solo i paesi del Sud America (Cile, Colombia e Messico) e la Turchia presentano dati peggiori”. Paragonando le iscrizioni di studenti internazionali nell’anno accademico 2016/2017 a quelle più recenti del 2020/21, prosegue ancora l’analisi, “capiamo quali atenei sono riusciti ad incrementare la loro quota di internazionalizzazione. In questa classifica sono stati inseriti solo gli atenei che hanno visto crescere il totale degli immatricolati (stranieri e italiani) per evitare che la crescita della quota di immatricolati stranieri fosse dovuta solamente ad una diminuzione degli immatricolati italiani”. Al primo posto troviamo l’ateneo di Cassino con una crescita di 13,5 punti percentuali (pp.). Il podio è completato da Milano San Raffaele (+ 7,6 pp.) e dall’università di Messina con un incremento di 5,8 punti percentuali. “Il processo di internazionalizzazione nel contesto attuale globalizzato ricopre un ruolo di importanza strategica nella creazione di capitale umano e nel contribuire alla ricchezza culturale ed economica - conclude la nota - In questo senso è necessario occuparsi, da una parte, dell’imponente fenomeno di abbandono dei talenti italiani che preferiscono emigrare all’estero per ragioni di studio o di lavoro, ma allo stesso tempo è opportuno comprendere perché nonostante l’eccellenza di alcune università e il rinomato fascino culturale dell’Italia, i nostri atenei risultano ancora poco attrattivi per gli studenti stranieri”.

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“CON DRAGHI LA GIUSTA SINTESI CONTRO IL COVID Intervista al Sottosegretario alla Salute, On. Andrea Costa

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Il Governo Draghi ha voluto tracciare una linea di discontinuità netta con l’esecutivo precedente nella gestione della Pandemia: nelle persone, nei tempi e nelle azioni”. Non ha dubbi a riguardo il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. Spezzino, classe 1970, è stato nominato dal Governo Draghi e il Ministro della Salute Roberto Speranza lo ha delegato alla trattazione e alla firma degli atti relativi a medicina sportiva, igiene e sicurezza alimenti, sanità e ambiente, prevenzione e monitoraggio delle dipendenze e investimenti in edilizia sanitaria. A due anni di distanza dall’inizio di una pandemia globale che ha riscritto la quotidianità di ciascuno di noi, le istituzioni sono chiamate quotidianamente a gestire una emergenza che non sembra fermarsi mai, operare scelte che siano in grado di tutelare la salute collettiva. È ormai saldamente nella memoria collettiva il lockdown del 2020, le comunicazioni del Governo sulle nuove misure di contrasto alla diffusione del Covid, la poca familiarità nei confronti di termini relegati ad alte specializzazioni mediche che giorno dopo giorno entravano nel vocabolario quotidiano. Oggi, si combatte contro una nuova variante, con un elevatissimo numero di contagi, ma con tassi di ospedalizzazione sensibilmente più bassi rispetto a tutte le altre ondate del virus. Siamo partiti dall’essere colti di sorpresa al riuscire a gestire ondate di contagio. Quali sono state le iniziative vincenti? La nomina del Generale Figliuolo come Commissario straordinario dell’emergenza Covid è senza dubbio stata una delle iniziative più vincenti. Il Commissario Figliuolo già dal suo insediamento ha imposto un radicale cambio di passo alla campagna vaccinale predisponendo un piano strategico che permettesse

alle Regioni di uniformarsi e superare la situazione a macchia di leopardo che aveva caratterizzato il Paese nelle prime fasi della vaccinazione. Sono poi state individuate le categorie prioritarie che avrebbero dovuto ricevere la dose, dagli anziani, ai fragili, fino ai soggetti con disabilità. Uno dei primi atti è stato il superamento delle Primule di Arcuri. Una scelta che ha permesso la valorizzazione di spazi e strutture già a disposizione del Paese. Penso alle scuole, alle aziende, ai locali della Cei, alle caserme, alle palestre, ai grandi centri congressi, dove sono stati organizzati in poche settimane centinaia di hub vaccinali che potessero coprire capillarmente tutto il territorio nazionale. Si è ricercato un coordinamento europeo nella gestione e nell’invio delle dosi, che garantisse un approvvigionamento quotidiano e non lasciasse alcuna regione scoperta. Oggi in Italia sono state somministrate oltre 110 milioni di dosi ed è stato vaccinato l’80% della popolazione. Per la somministrazione dei vaccini sono stati coinvolti medici di medicina generale, infermieri, biologi, ostetriche, odontoiatri, farmacie, medici specializzandi, pediatri di libera scelta, volontari: una squadra competente e numerosa al servizio della Comunità. Gradualità e progressività sono state le direttrici che hanno guidato le scelte del Governo Draghi in questi mesi e che ci hanno permesso di affrontare la fase di recrudescenza del virus in maniera differente rispetto ad altri Paesi europei. Le misure adottate sono concretamente efficaci per controllare la diffusione del virus? Le misure e gli strumenti individuati (green pass, green pass rafforzato, obbligo vaccinale per alcune categorie di lavoratori o per alcune fasce d’età), si UNICAMILLUS AUTUNNO 2021

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sono dimostrati efficaci, consentendoci di anticipare e gestire al meglio il possibile innalzamento della curva dei contagi, e scongiurando nuove chiusure delle attività economiche. Non a caso il nostro Paese è stato preso a modello dagli altri Stati nella strategia e nelle azioni per arginare l’incedere della pandemia. Tra l’inizio della pandemia e oggi in Italia il quadro politico è cambiato. È cambiato anche l’approccio alla gestione della crisi? L’ampia maggioranza che ha scelto di sostenere Draghi – di cui fa orgogliosamente parte anche il mio partito, Noi con l’Italia – e il suo programma di riforme, si è mostrata compatta quando si è trattato di prendere decisioni estremamente complicate e delicate, in tempi rapidi, impegnandosi per il bene del Paese, con l’obiettivo di uscire al più presto possibile dalla pandemia, favorendo, al contempo, la rinascita del Paese. Pur essendoci sensibilità diverse, il premier Mario Draghi ha saputo sempre trovare una sintesi tra le diverse legittime posizioni. Una sintesi forte, visto che l’orientamento del Governo è pressochè unitario sul tema. Un’unità dimostrata dal fatto che fino ad oggi tutti i provvedimenti emanati dall’Esecutivo sono stati votati all’unanimità da tutte le componenti, ricercando il giusto equilibrio tra la gestione dell’emergenza sanitaria e la ripresa economica. Un deciso cambio di passo rispetto alle prime fasi della pandemia. Questo Governo, come specificato dallo stesso Premier nella conferenza di fine anno, è stato in grado di raggiungere tutti gli obiettivi che si era prefissata a marzo, tra cui i 51 previsti entro l’anno dal Piano nazionale di ripresa e Resilienza. Tempestività, rischio ragionato, prudenza e dialogo sono state e sono alla base di tutta l’azione di Governo. Sin dal nostro insediamento abbiamo ricercato una comunicazione costante con gli enti territoriali allo scopo di poter individuare linee guida e provvedimenti tanto condivisi quanto rispondenti alle diverse aree e esigenze del nostro ter8

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ritorio. Il Parlamento è tornato centrale, abbiamo abbandonato il ricorso ossessivo ai dpcm in favore di decreti legge che potessero poi essere perfezionati e approvati dalle Camere. C’è stato un cambio di passo anche nella comunicazione alla popolazione? Notevoli cambiamenti: non più conferenze fiume a ridosso dell’emanazione dei decreti, ma una strategia che punta a comunicare in maniera più sobria e contenuta, sulla base di un principio semplice e concreto: poche informazioni chiare al posto di una infodemia che aveva causato significativi problemi. Prova ne è che oggi esistono linee guida chiare e definite per tutte le venti Regioni nella somministrazione dei vaccini. Non più criteri autonomamente individuati dagli enti locali ma obiettivi precisi e definiti. Da subito dunque, si è cercato di riportare ordine tra la comunicazione del Governo centrale e quella regionale. In letteratura si riscontra la circolazione di nuove varianti del virus: l’esperienza acquisita quanto fa la differenza nell’ipotetica gestione di una nuova ondata? L’ultima in ordine di tempo è la Omicron, di cui però conosciamo ancora molto poco. Ciò che al momento sappiamo, anche in base all’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità è che questa variante si diffonde più facilmente rispetto alla Delta, è fortemente contagiosa, ma, fortunatamente, risulterebbe essere associata a un minore rischio di ricovero e di sviluppo della malattia grave, soprattutto per coloro che hanno ricevuto il vaccino, ancor più per chi ha avuto il booster. Quindi i vaccini riescono a resistere a questa variante? Sappiamo che con la terza dose la prevenzione dal contagio è pari al 76,7% mentre la difesa dalla malattia severa arriva al 93,3%. Le evidenze scientifiche poi confermano il rischio molto maggiore sia di infezione che di malattia severa e decesso dei no vax rispetto ai vaccinati. Basti pensare che il non vaccinato rischia di morire ben 16,6 volte di più di chi invece ha ricevuto anche la dose di richiamo.


Omicron non farà rallentare la campagna vaccinale? Il vaccino resta indispensabile per ridurre il rischio di malattia grave e morte. Occorre dunque aumentare le coperture vaccinali il più rapidamente possibile sia con il completamento del ciclo primario sia con le dosi di richiamo per chi ha completato il ciclo primario o per chi è guarito da più di quattro mesi. Parallelamente poi bisogna implementare tutte le attività di cooperazione internazionale necessarie a mettere i Paesi poveri nelle condizioni di aumentare le vaccinazioni per proteggere la più ampia fascia di popolazione. Quanto emerso dalla riunione dei ministri della Salute del G7 conferma infatti la necessità e l’urgenza di accrescere gli sforzi a tutela dei Paesi più fragili. Quest’ultima variante, sviluppatasi originariamente in un Paese come il Sudafrica dove il tasso di vaccinazione si aggira sotto il 30% e dove c’è un numero elevato di immunodepressi, dimostra, infatti, con forza che per uscire dalla pandemia occorre vaccinare tutto il mondo, per evitare che il virus circoli ancora e sviluppi nuove varianti. Covax, in questo senso, assume una rilevanza strategica anche per la tutela della salute dei Paesi occidentali? Non basta mettere al sicuro il proprio continente. Il primo passo è senza dubbio donare dosi. In questa direzione va l’impegno preso durante il G20: vaccinare almeno il 70% della popolazione mondiale entro la prima metà del 2022. Con il progetto Covax sono state donate già dall’Europa oltre 250 milioni di dosi. Ma la vera sfida è supportare concretamente chi non ha servizi sanitari strutturati e capillari come i nostri. Bisogna essere certi che i vaccini consegnati vengano effettivamente somministrati e per farlo nei Paesi più in difficoltà ci sarà bisogno del ruolo di coordinamento di ONU e OMS. È facile che a breve si inizi a parlare del Covid come una malattia endemica più che di un outbreak pandemico: quali misure il Governo intende assumere sul lungo periodo? Dovremo imparare a convivere con questo virus anche nei prossimi anni. Ma ciò che conta di più è fare in modo che nessuno si ammali gravemente o muoia più di Covid. Tale passaggio fondamentale dalla fase pandemica alla fase endemica è possibile solo grazie ai vaccini. Ed è per questo che dobbiamo procedere spediti con le vaccinazioni, non tralasciando chiaramente i comportamenti attenti e responsabili e proseguendo nel rispetto di quelle regole che oramai fanno parte della nostra quotidianità: mascherine, distanziamento, igienizzazione. Dall’inizio della campagna di vaccinazione i vaccini anti COVID continuano a svolgere un ruolo essenziale

nell’evitare casi gravi di malattia, ospedalizzazione e morte. Lo dimostra il fatto che nei Paesi ad alta copertura vaccinale, i ricoveri e i decessi sono significativamente ridotti. Le persone che sono completamente vaccinate hanno un rischio di gran lunga inferiore di sviluppare una forma di malattia grave o di avere la necessità di ricovero in ospedale, rispetto alle persone non vaccinate. L’accelerazione sulla campagna vaccinale quanto ha contribuito al contrasto delle ondate pandemiche? I vaccini sono stati fondamentali per contrastare l’evoluzione tragica della pandemia. I dati parlano chiaro e sono inequivocabili. Un anno fa, quando la campagna di vaccinazione non era ancora entrata nel vivo, i ricoverati in terapia intensiva erano più del doppio di oggi, così come i morti giornalieri che erano quattro volte di più di quelli che purtroppo registriamo negli ultimi giorni. In quei mesi cruciali dello scorso anno poi eravamo da settimane in zona rossa e con lockdown. Ora l’Italia si divide tra la zona bianca e la zona gialla, ma con pressochè tutte le attività del Paese riaperte, in primis le scuole. Il numero di contagi, però, resta preoccupantemente alto. Il numero elevati dei contagi che si registrano in questi giorni può spaventare ma deve essere parametrato alla pressione che questi hanno sugli ospedali: al momento, grazie ai vaccini, non vi è un incremento esponenziale dei contagi, come invece accadeva lo scorso anno, che possa mettere in crisi i nostri nosocomi. Occorre poi sottolineare come i 2/3 dei pazienti in terapia intensiva e il 50% dei pazienti ricoverati in area medica non sia vaccinato. Un gesto egoista e irresponsabile che non solo mette a dura prova il nostro servizio sanitario sotto sforzo da quasi due anni, ma impedisce il ritorno all’attività ordinaria dei nostri ospedali, riconvertendo molti reparti in reparti covid e spostando e rinviando operazioni e screening delle altre patologie, non potendo quindi garantire ai cittadini cure essenziali. Alla fine della pandemia ci renderemo conto che gli effetti di questo dramma potranno essere altrettanto devastanti. Se ad oggi tutti si fossero vaccinati il nostro Paese sarebbe in zona bianca, con una bassa pressione sugli ospedali e con tutte le attività economiche riaperte a pieno regime. La pandemia ha accentuato l’esigenza di aumentare la capacità delle strutture sanitarie, evidenziato la carenza di personale: come correre ai ripari? Purtroppo paghiamo 20 anni di scelte sbagliate e eccessivamente drastiche nell’ambito sanitario. La stagione dei tagli è però definitivamente conclusa. UNICAMILLUS AUTUNNO 2021

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La forza del nostro Servizio Sanitario Nazionale è la premessa per la ripartenza dell’Italia. Numerose infatti sono le iniziative con effetti a breve e lungo periodo che abbiamo adottato per renderlo più forte. Una fra tutte l’aumento del Fondo Sanitario Nazionale di 2 miliardi nel 2021 e di altri sei miliardi nei prossimi 3 anni. Si passerà dagli attuali 122 ai 128 miliardi nel 2024. Un concreto e significativo passo in avanti rispetto alle gestioni precedenti. Nel 2020 il finanziamento ammontava a circa 120 miliardi, nel 2019 invece il Fondo era fermo a 114 miliardi. L’impegno del Governo è quindi quello di rimettere al centro della propria agenda Sanità e pazienti? La sanità e il paziente tornano di nuovo al centro con la rinnovata consapevolezza che la salute non è un costo ma un investimento soprattutto per le generazioni future. Pilastri fondamentali del nostro SSN sono e saranno gli uomini e le donne che lo compongono. Dovere del governo è valorizzare la loro competenza, passione e professionalità, tra le prime al mondo. A questo proposito abbiamo finanziato 17.400 borse di specializzazione in medicina per l’anno accademico 2020/2021, passando dalle 5.000 nell’anno 2014/2015 alle 13.400 del 2019/2020. Una parte, oltre 4mila, sono finanziate dal Pnrr. Grazie al Pnrr avremo inoltre 900 borse in più all’anno per i Medici di Medicina Generale. In tutto

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saranno più di 2 mila. (Quasi il doppio rispetto a un paio di anni fa). Tra il 2014 e il 2017, la media annuale di borse finanziate per la medicina generale è stata di poco superiore a 1000: nel 2020-2023, questa cifra è salita a 1.332 borse. Nell’ultima legge di Bilancio invece abbiamo previsto un incremento per le borse di studio per gli specializzandi in medicina, portate in via permanente a 12.000 l’anno. Con questo stanziamento permanente saremo in grado di colmare gap della mancanza di medici nei prossimi anni. Quali altre iniziative sono o saranno, dunque, assunte, a sostegno di questo fondamentale comparto? Sempre nella legge di Bilancio è previsto che gli enti del Servizio Sanitario Nazionale vengono autorizzati a stabilizzare il personale assunto a tempo determinato durante l’emergenza. La Federazione aziende sanitarie e ospedaliere ha quantificato 48mila assunzioni a tempo indeterminato. Sono stati anche stanziati 90 milioni di incentivi (27 ai medici e 63 agli altri operatori) per chi lavora nei servizi di pronto soccorso. Con il Decreto sostegni Bis (convertito in Legge a luglio) abbiamo previsto, tra le misure: 500 milioni per il recupero delle liste di attesa per prestazioni di specialistica ambulatoriale e ricoveri non erogati nel 2020 a causa dell’emergenza sanitaria, 58 milioni per esentare per due anni dal pagamento del ticket, per le visite ed esami di controllo, i


pazienti che hanno avuto il Covid in maniera severa, 69 milioni per la riorganizzazione della rete dei laboratori del Ssn, 8 milioni per i servizi territoriali e ospedalieri di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza. A queste risorse si aggiungeranno, i circa 20 miliardi del Pnrr che serviranno a ridisegnare la sanità del futuro (assistenza domiciliare, telemedicina, digitalizzazione, prossimità, formazione). L’assistenza territoriale è una delle azioni prioritarie del PNRR con un forte investimento di 7 miliardi di euro. I servizi di telemedicina rappresentano un formidabile mezzo per contribuire a ridurre i divari geografici e territoriali armonizzando gli standard di assistenza, garantire una migliore esperienza di cura per i pazienti e migliorare i livelli di efficienza dei sistemi sanitari regionali. Quale è il contributo che le università possono dare al sistema Paese, prendendo questa esperienza a modello di crescita? Le università italiane sono un’eccellenza internazionale. Realtà come la vostra dell’UniCamillus,

con una forte vocazione internazionale, rappresentano poi un’opportunità ulteriore che accoglie e forma ragazzi e ragazze provenienti da molte parti del mondo, soprattutto dai Paesi in via di Sviluppo. Questi studenti hanno la possibilità di costruirsi una professionalità e un futuro per provare a dare una speranza anche ai propri Paesi d’origine. Una grande opportunità che viene offerta a medici e al personale sanitario di domani. Le nostre università devono essere al centro degli obiettivi e portatrici di elementi chiave per il destino del Paese. Non è possibile ipotizzare riforme senza misurarsi con l’università. Nello specifico sono le università in ambito medico e sanitario che hanno il compito di formare e preparare i medici, gli infermieri, gli operatori e tutto il personale sanitario del futuro in grado di affrontare le nuove sfide e rendere il nostro Servizio Sanitario efficiente e pronto a prendersi cura dei cittadini. Una sfida che, come dimostra la candidatura al Premio Nobel per la Pace, possiamo vincere.

“WITH DRAGHI THE RIGHT SYNTHESIS AGAINST COVID” Interview with Health Undersecretary, Hon. Andrea Costa “Draghi Government has drawn a line of clear discontinuity with the former government in the management of the pandemic, for what concerns people, timing and action”. Health Undersecretary M. Andrea Costa, born in La Spezia in 1970, has no doubts about it. Q: We went from being blindsided to being able to manage waves of contagion. Which were the successful choices? A: The appointment of General Figliuolo as Extraordinary Commissioner for Covid Emergency was undoubtedly one of the most successful initiatives. Commissioner Figliuolo, right off from his assignment imposed a radical change of pace of the vaccination campaign, drawing up a strategic plan allowing the Regions to align and overcome the discrepancies which had characterized the country in the first stages of vaccination. The priority categories to be vaccinated were identified: the elderly, the vulnerable individuals, people with disability. Q: From the beginning of the pandemic to today the Italian political situation has changed. Has the approach to the crisis management changed as well? A: The large majority that has supported Draghi – which my party, Noi con l’Italia, is proudly part of – and its reform programme, presented a united front when extremely complex and delicate decisions had to be taken quickly, pledging for the country’s sake, with the aim of getting through the pandemic as soon as possible, promoting, at the same time, the country’s recovery. Despite different sensibilities, premier Draghi has always been able to find a middle ground among the rightful points of view. Q: Literature reveals the circulation of new variants: how important is the experience gained in the management of a new wave? A: The last variant is the Omicron, still basically unknown. What we do know at present, based on the latest report of the Istituto Superiore di Sanità, is that this variant spreads more easily compared to the variant Delta, it is highly contagious, but luckily it seems associated to a lower risk of hospitalization and development of a serious form of the disease, especially for those who are vaccinated and even more for those who have received the booster dose. Q: Will Omicron delay the vaccination campaign? A: The vaccine remains essential to reduce the risk of serious disease. It is therefore necessary increasing the vaccination coverage as quickly as possible, with the conclusion of the primary cycle and with the booster doses for those who have completed the primary cycle or have recovered for more than four months. Q: Soon we might start talking about Covid as an endemic disease: what are the Government long-term initiatives? A: We need to learn to live with this virus for the next few years. But what is really important is ensuring that nobody falls seriously ill or dies from Covid. This crucial transition from the pandemic stage to the endemic stage can be possible only because of the vaccine. And this is why we must proceed quickly with the vaccination, clearly without neglecting correct and responsible conducts. Q: How can Universities contribute to the country system, taking this experience as a growth model? A: Italian Universities represent an international excellence. Institutions such as UniCamillus, with a strong international vocation, represent a further opportunity that welcomes and trains young students coming from many parts of the world, especially from the developing countries. These students can acquire professional expertise and build their future, and therefore also give hope to their mother countries. It is a great opportunity to offer tomorrow’s physician and healthcare professionals.

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PROFESSIONE NUTRIZIONISTA L’attività, gli obiettivi, il futuro professionale di Salvatore Maria Corsello Professore ordinario di Endocrinologia - Unicamillus

e Greta Lattanzi Biologo Nutrizionista

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l nutrizionista è il professionista sanitario competente per la valutazione dello stato e del fabbisogno nutrizionale ed energetico di individui sani o con patologie diagnosticate dal medico-chirurgo. Tale figura professionale, però, si caratterizza per la trasversalità delle competenze che riguardano non solo le strette tematiche nutrizionali. Infatti, il nutrizionista può operare e collaborare sia a tutti i livelli di ricerca, di sviluppo e di mercato degli alimenti funzionali, degli alimenti a fini medici speciali, degli integratori alimentari e dei nutraceutici che nella consulenza, formazione e divulgazione nell’ambito della ristorazione collettiva, della nutrizione delle comunità e della grande distribuzione. A tal fine, il nutrizionista deve acquisire adeguate conoscenze nelle materie attinenti la professione. Gli ambiti di interesse del nutrizionista riguardano: la composizione chimica degli alimenti, le proprietà strutturali e funzionali dei nutrienti e dei nonnutrienti, le modificazioni nutrizionali determinate dai processi alimentari produttivi e tecnologici; i meccanismi biochimici e fisiologici della digestione, dell’assorbimento e dei processi metabolici che coinvolgono i nutrienti e gli anti-nutrienti e gli effetti metabolici della malnutrizione e/o di un’alimentazione sbilanciata; i segni identificativi e le conseguenze della malnutrizione sulla salute dell’individuo; la regolazione ormonale degli stimoli di fame e sazietà e le risposte ormonali indotte dall’alimentazione. Non solo: il professionista deve poter conoscere e comprendere i meccanismi di interazione tra genetica/genomica e nutrizione; le tecniche e i metodi per la valutazione della composizione corporea e del dispendio energetico; le principali tecniche per la valutazione dello stato di nutrizione e l’interpre-

tazione dei risultati; la biodisponibilità e le funzioni degli integratori alimentari. Il nutrizionista, però, deve avere anche dimestichezza di ambiti professionali che esulano dal contesto biomedico, come avere competenza della legislazione alimentare e sanitaria nazionale e comunitaria per quanto riguarda la commercializzazione e il controllo degli alimenti, degli ingredienti, degli additivi e degli integratori alimentari; delle principali tecnologie industriali applicate alla preparazione degli alimenti, di integratori alimentari e di alimenti per particolari esigenze nutrizionali; della definizione della qualità nutrizionale e l’apporto energetico dei singoli alimenti e dei fattori che influenzano la biodisponibilità dei macro e dei micronutrienti; l’influenza degli alimenti sul benessere, sulla tutela della salute e sulla prevenzione. E ancora: i livelli di sicurezza, in relazione a dosi giornaliere accettabili, il rischio valutabile nell’assunzione di sostanze contenute o veicolate dalla dieta; documenti di riferimento nazionali ed internazionali relativi alle raccomandazioni nutrizionali per la popolazione sana; le linee guida, nutrizionali, approvate dal Ministero della Salute e/o da società scientifiche accreditate, per la prevenzione e il trattamento delle principali patologie cronico-degenerative o per specifiche popolazioni (età evolutiva, età geriatrica, gravidanza e allattamento, vegani, sportivi etc.); le tecniche di rilevamento dei consumi alimentari e le strategie di sorveglianza nutrizionale; le politiche alimentari nazionali ed internazionali. Le materie che costituiscono i Corsi di Laurea Triennali e Magistrali in Scienze della Alimentazione e della Nutrizione Umana, infatti, sono direttamente mutuate da tali ambiti e pertanto sono in grado di fornire agli studenti una solida formazione tecnico-scientifica interdisciplinare riguardo alla nutrizione UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 13


di base ed applicata nonché ad aree disciplinari complementari. Considerata la molteplicità delle conoscenze e delle competenze in possesso del nutrizionista, altrettante sono le aree di operatività. Il nutrizionista, infatti, nello svolgimento della propria attività professionale in piena autonomia decisionale può determinare ed elaborare diete nei confronti di soggetti sani al fine di favorire un miglioramento dello stato di salute della persona cui è rivolta la prestazione o prevenire eventuali patologie o per accertate condizioni patologiche; gestire, di concerto con un team multi disciplinare, piani dietoterapici per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Collabora, ad esempio, con il logopedista, dal quale acquisisce informazioni in relazione alle capacità di masticazione e di deglutizione del paziente, essenziali per la definizione delle consistenze dei profili nutrizionali, così come partecipa alla progettazione, analisi, organizzazione e sviluppo di programmi e progetti di ricerca in collaborazione con l’area clinica e le divisioni scientifiche promuoventi. È il professionista che si occupa di redigere il piano alimentare corretto per le mense aziendali, ad esempio, o per i gruppi sportivi, ospedali e nosocomi verificando la qualità nutrizionale dei pasti forniti e fornendo consulenza sui capitolati per i servizi di ristorazione. Ha contezza e quindi può consigliare integratori alimentari qualora la dieta non fosse sufficiente a soddisfare i fabbisogni energetici e nutrizionali. E, soprattutto, ha la possibilità di contribuire e attuare programmi di educazione alimentare, svolgere attività didattiche e di informazione finalizzate alla diffusione dei principi dell’alimentazione corretta tale da consentire il mantenimento o il recupero di un buono stato di salute del paziente. Ancora una volta, e proprio in virtù della trasversalità già citata della vocazione specifica di questa professione, è il nutrizionista che collabora alle procedure di accreditamento e di sorveglianza di laboratori e strutture sanitarie, per quanto riguarda la preparazione, conservazione e distribuzione degli alimenti e se in possesso della qualifica di consulente HACCP, effettuare controlli per la verifica del piano HACCP presso i locali destinati alla preparazione e sommi14 UNICAMILLUS AUTUNNO 2021

nistrazione dei pasti secondo la norma vigente. Cosi come ha facoltà di compilare i test di screening MUST/MNA/FAACT/PG-SGA. In particolare, nell’ambito dell’elaborazione dei piani dietoterapici personalizzati, il nutrizionista esegue una preliminare attività di anamnesi fisiologica, patologica e nutrizionale con la quale acquisisce puntuali indicazioni relative alle condizioni di salute, alla eventuale presenza di patologie certificate dal medico ed all’assunzione di eventuali farmaci, allo stile di vita ed alle abitudini alimentari del paziente nonché alle sue preferenze e dettami socio-culturali. Per pianificare un programma alimentare personalizzato è consentita e consigliata al nutrizionista la valutazione degli esami ematochimici senza in alcun modo configurare diagnosi di patologia. In presenza di patologie riferite dal paziente e quindi in assenza di referti o anamnesi fisio-patologica del medico che ne comprovino la diagnosi, costituisce prassi corretta che il nutrizionista richieda la collaborazione del medico competente, direttamente ovvero per il tramite dell’utente, al fine di ottenere una valutazione appropriata sullo stato di salute del paziente stesso. In attesa, è comunque raccomandata l’attività di educazione alimentare. La consulenza nutrizionale prevede, inoltre, il rilevamento dei parametri antropometrici (peso, altezza, circonferenze corporee) che hanno valore clinico, il calcolo dell’indice di massa corporea (BMI) e la valutazione della composizione corporea e del dispendio energetico a riposo. È opportuno sottolineare che anche la valutazione della componente psicologica costituisce un fattore preponderante nella elaborazione dello schema alimentare. Pertanto, è necessario che il nutrizionista possieda buone capacità di ascolto e di gestione del colloquio individuale e/o di gruppo. L’impostazione di una relazione empatica e di una comunicazione assertiva con il paziente, in relazione alle sue esigenze e alle sue eventuali problematiche di salute, costituisce la base per l’instaurarsi di una efficace alleanza terapeutica. A tale scopo, il nutrizionista può avvalersi anche della documentazione fornita da altri professionisti (es. medico, psicologo) e del sostegno da parte di eventuali familiari implicati nella presa in carico del paziente.


Poichè le esigenze nutrizionali sono comunque soggette a variazioni nel tempo dettate dal peso corporeo, dalle analisi cliniche, dal trattamento farmacologico quando presente, il piano dietoterapico deve essere periodicamente adattato ed il controllo nutrizionale riveste un ruolo importante associato anche alla rivalutazione della componente psicologica. In considerazione delle attività previste durante la consulenza nutrizionale, è fatto divieto di svolgere l’attività professionale in campo nutrizionale secondo modalità online sebbene tale divieto abbia evidentemente subìto sospensione dovuta all’emergenza epidemiologica da Covid-19 ad opera dell’Ordine Nazionale dei Biologi. Il professionista ha comunque il dovere di accertare l’identità della persona che chiede la sua consulenza e verificare che l’intervento richiesto sia riferito direttamente al soggetto che lo richiede, al fine di scongiurare il rischio che venga utilizzato per altri soggetti o con finalità improprie. Il carattere personale del trattamento esige una precisa e diretta attività di anamnesi, la conoscenza dello stato di salute, delle abitudini generali e quindi dell’assunzione di nutrienti del soggetto stesso nonché una accurata valutazione dei bisogni energetici e nutritivi individuali attraverso l’utilizzo di strumentazioni e metodiche specifiche e validate scientificamente. Tali attività non possono che avvenire in presenza della persona e nel pieno rispetto della privacy in modo da garantire l’instaurarsi di un rapporto di fiducia indispensabile per l’efficacia stessa del percorso nutrizionale che si intende iniziare. Viceversa, le attività di trasmissione della dieta, eventuali chiarimenti e/o suggerimenti potranno essere forniti anche attraverso l’ausilio delle tecnologie informatiche. Tra i divieti ed i limiti dell’esercizio della professione del nutrizionista vi è il divieto di effettuare diagnosi,

prescrivere o consigliare terapie farmacologiche, prescrivere analisi cliniche, eseguire esami diagnostici nel proprio studio professionale, vendere prodotti, utilizzare apparecchiature invasive e/o estranee all’attività professionale ed utilizzare denominazioni professionali improprie. PROSPETTIVE PROFESSIONALI Il ruolo del nutrizionista incontra sempre maggiore consenso nella società di oggi, divenendo un punto di riferimento per individui che vogliono migliorare lo stato di salute e di benessere o trovare nel corretto piano dietoterapico il supporto nutrizionale fondamentale adeguato a numerose patologie. Tale consenso si traduce anche in moltissime richieste da parte di aziende o imprese pubbliche o private che trovano nel professionista della nutrizione le dovute e necessarie competenze per il settore della ristorazione collettiva commerciale o istituzionale, per campagne di informazione ed educazione alimentare, per attività di promozione alla salute votate al cambiamento degli stili di vita, non tralasciando la rilevante presenza in molti centri, studi, cliniche e servizi afferenti al settore sanitario. Nello specifico, gli ambiti occupazionali del nutrizionista sono: • svolgimento della libera professione presso il proprio studio o altre strutture private; • occupazione presso aziende di produzione, trasformazione e conservazione degli alimenti con compiti di ricerca, produzione, controllo, marketing, nutrivigilanza, regolatorio; • occupazione presso aziende della produzione di prodotti per la salute quali integratori, novel foods e nutraceutici; • occupazione presso aziende del mondo della ristorazione collettiva e di dietetica delle comunità; UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 15


• occupazione nella grande distribuzione organizzata; • collaborazione presso istituzioni nazionali e internazionali, governative e non governative, che operano a difesa della produzione alimentare nazionale; • occupazione presso aziende che operano nel campo del controllo e della analisi di alimenti e prodotti per la salute; • consulenza, formazione e divulgazione nel settore dell’alimentazione umana; • coinvolgimento in attività di ricerca e di laboratorio presso enti di ricerca. OBBLIGHI E COMPETENZE DEL NUTRIZIONISTA L’esercizio dell’attività del nutrizionista richiede, oltre al conseguimento del titolo di Laurea Magistrale dedicato, l’abilitazione alla professione e l’iscrizione alla sezione A dell’Albo dei Biologi. L’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi conferisce il titolo giuridico per svolgere la professione. Il possesso del Dottorato di Ricerca, di Master universitari e corsi di formazione costituiscono ulteriori titoli curriculari. Il possesso del diploma universitario di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione, invece, costituisce requisito di accesso ai concorsi per il Sistema Sanitario Nazionale.

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Tuttavia, non essendo ancora ben chiaro quali siano le differenze esistenti tra le professioni assimilabili a quelle del nutrizionista, ad esempio la figura del dietista, appare necessario sottolinearne i diversi ambiti di competenza ed autonomia in modo da identificarne e chiarirne i reciproci confini nel campo della nutrizione umana. Seppure anche i dietisti rientrano nel novero delle professioni sanitarie ad opera della legge 3/2018, la normativa vigente attribuisce a ciascuna di esse competenze specifiche, talvolta integrabili nel più ampio contesto dell’assistenza sanitaria, e che tra esse possono esservi differenze ontologiche, che possono riguardare anche il grado di autonomia che la legge accorda a ciascuna. Considerando il ruolo dei nutrizionisti nel Sistema Sanitario Nazionale, gli specialisti in Scienze dell’Alimentazione sono inquadrati come dirigenti sanitari, con l’applicazione del relativo contratto della dirigenza, mentre i dietisti sono inquadrati nel comparto nell’area sanitaria tecnica. Dal quadro normativo ne risulta che il nutrizionista è un dirigente che svolge la propria attività professionale in piena autonomia decisionale; differenza di rilievo rispetto al dietista che al contrario non può operare in autonomia. Il Consiglio Superiore della Sanità ha espressamente stabilito che: “a) Mentre il medico-chirurgo può, ovviamente,


prescrivere diete a soggetti sani e a soggetti malati, è corretto ritenere che il biologo nutrizionista possa elaborare e determinare diete nei confronti sia di soggetti sani, sia di soggetti cui è stata diagnosticata una patologia, solo previo accertamento delle condizioni fisio-patologiche effettuate dal medico-chirurgo. b) Il biologo nutrizionista può autonomamente elaborare profili nutrizionali al fine di proporre alla persona che ne fa richiesta un miglioramento del proprio ‘benessere’, quale orientamento nutrizionale finalizzato al miglioramento della salute. In tale ambito può suggerire o consigliare integratori alimentari, stabilendone o indicandone anche le modalità di assunzione. c) Il dietista, profilo professionale dell’area tecnico-sanitaria, individuato dal D.M. 14 settembre 1994, n. 744, ex art. 6, comma 3, del D. Lgs. 502/92, ‘svolge la sua attività professionale in strutture pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero professionale’ e, in particolare, in collaborazione con il medico ai fini della formulazione delle diete su prescrizione medica.”

THE NUTRITION PROFESSIONAL The nutritionist is the health professional competent for the assessment of nutritional and energy state and requirements of both healthy individuals and individuals who have been diagnosed with pathologies. This professional figure, though, is characterized by the transversality of its skills, that are not only limited to the nutritional issues. It can operate and cooperate at all levels of research, development and marketing of functional food, food for specific medical purposes, dietary supplements and nutraceutics, as well as in the consulting, education and dissemination in the area of collective catering, public nutrition and large distribution. This figure must also be familiar with professional environments beyond the biomedical field, such as national and European laws on nutrition and healthcare, with regard to control and marketing of food, ingredients, additives and food supplements; to the main industrial technologies applied to the preparation of food, supplements and food for special nutritional needs; to the nutritional quality and energy supply of individual foods and the factors that affect the bioavailability of macro and micronutrients; to the effect of food on wellbeing, health protection and prevention. In the course of its professional life, the nutritionist can, in full autonomy, define and draw up diets for healthy individuals in order to improve one’s state of health or prevent certain pathologies or for certified pathological conditions. He can cooperate, for example, with the speech therapist, from whom he gathers information on the chewing and deglutition skills of the patient, essential for the definition of the nutritional profiles consistency; he also contributes to the design, analysis, organization and development of research projects and programs, in agreement with the clinical area and the promoting scientific departments. More specifically, in the development of the customised dietotherapic plans, the nutritionist carries out a preliminary activity of physiological, pathological and nutritional medical history, through which he gathers precise information on health conditions, possible presence of medically certified pathologies and any medication intake, on lifestyle and eating habits of the patient, as well as his preferences and socio-cultural dictates. In order to plan a customised nutrition program, the nutritionist can and is recommended to perform the blood tests evaluation, without making any diagnosis. The role of the nutritionist is getting increasingly popular in today’s society, becoming a point of reference for people seeking to improve their state of health and wellbeing or to find, through a proper dietotherapic plan, the essential nutritional support appropriate for several pathologies. This consensus also results in many requests from businesses or public and private companies, that find in the nutrition professional the expected and necessary skills for the area of commercial or institutional collective catering, for information and nutrition education campaigns, for health promotion activities aimed for lifestyle changes, not overlooking the significant presence in many centers, offices, clinics and services related to the health sector.

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LA MALATTIA SILENZIOSA I disturbi alimentari, malattie che non conoscono genere di Maria Carolina Rusconi Rizzi Psicologa Psicoterapeuta Founding Partner del Centro Psicanalitico Le Quattro Stagioni

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a avuto la medesima portata di un’onda di tsunami, la pandemia da Covid-19. In un lasso di tempo minimo, ha travolto il Sistema Sanitario Nazionale, i suoi operatori, l’intera popolazione, la quotidianità, le abitudini e le libertà personali. Ha generato incertezza, paura, diffidenza, incapacità di reazione. In poco più di un mese, tutti i Paesi si sono trovati a fare i conti con una situazione straordinaria e diffusa, cui fare fronte nella mancanza di informazioni certe, soprattutto nelle prime fasi della pandemia. Gli ospedali si sono trasformati da luoghi di accoglienza di tutti i malati ad avamposti da campo della guerra al virus, inavvicinabili ai familiari dei ricoverati, a chi avrebbe richiesto assistenza sanitaria anche per patologie non correlate al Covid. E la situazione di stress, di ansia diffusa, è diventata terreno fertile per lo sviluppo di disagio psicologico. Il Journal of Eating Disorser ha sintetizzato, in maniera molto chiara il cuore del problema: “gli eventi traumatici hanno un impatto sulla salute mentale delle persone. La paura del contagio e della morte dei familiari ha creato grande incertezza. L’isolamento porta ansia, tristezza, rabbia e solitudine. Il distanziamento sociale e la “quarantena” sono contro la natura umana”. Effetti emotivi negativi che rischiano di essere un ulteriore fattore di rischio scatenante o accentuante per molti malati di disturbi alimentari che sono già isolati sia emotivamente che fisicamente. Chi infatti patisce, combatte e gestisce un simile disturbo si trova a dover fare fronte ad una complessa relazione con il cibo, che in un contesto

palesemente ansiogeno non può che essere rafforzata e resa più difficoltosa. I primi effetti si ravvisano già ora, anche se ancora a ridosso della parte acuta della pandemia e con dati che devono essere ancora approfonditi e contestualizzati. L’Istat, nel Rapporto annuale presentato lo scorso Luglio, ha parlato di “shock da pandemia”, legato a molteplici fattori: dall’effetto drammatico sulla mortalità, non solo per i decessi causati direttamente, ma anche quelli causati dall’acuirsi delle condizioni di fragilità e della rinuncia delle prestazioni sanitarie finalizzate alla cura di patologie in fase acuta o preventive; all’impatto avuto dalle restrizioni sul nucleo familiare e su bambini e ragazzi. “La sospensione della didattica in presenza - si legge nel Rapporto - si associa non solo a ritardi nell’apprendimento ma anche a forti difficoltà emotivo/comportamentali. Per uno studente su quattro è stato dichiarato un abbassamento del rendimento scolastico e per quasi uno su tre irritabilità o nervosismo. Un bambino su dieci, ha presentato disturbi alimentari, o anche del sonno e la paura del contagio. Nel complesso, quattro su dieci hanno avuto almeno uno dei problemi appena elencati”. Allo stesso modo, una ricerca condotta da Ircss Gaslini di Genova riporta un aumento di irritabilità, disturbi del sonno e di ansia per i bambini sotto i 6 anni, mentre nella fascia di età 6-18 anni i disturbi più frequenti si sono espressi sotto forma di disturbi d’ansia e somatoformi, come la sensazione di mancanza d’aria o i disturbi del sonno. Nel recente passato, è stato possibile riscontrare una relazione tra sintomatologie neuropsichiatriche e le epidemie di Sars, Mers ed Ebola. UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 19


Sempre il Journal of Eating Disorder evidenzia “somiglianze tra questi focolai passati e la pandemia di Covid-19 in quanto tali epidemie hanno provocato un senso sempre crescente di presentimento e paura, nonché elevati sentimenti di ansia e panico e sintomi associati al disturbo da stress post-traumatico”. In pratica il Covid rischia di trasformarsi in un trigger per i disturbi alimentari latenti, soprattutto in quei soggetti che già patiscono gli effetti di un’immagine corporea dismorfica, ed esacerbare la patologia conclamata negli altri pazienti. É tuttavia un fatto che i ragazzi e le ragazze con diagnosi di disturbo della nutrizione e dell’alimentazione presentino una serie di condizioni correlate alle loro patologie che li espongono agli effetti del virus: la fragilità prodotta dall’anoressia nervosa, gli squilibri elettrolitici della bulimia nervosa, il rischio cardiovascolare nel disturbo dell’alimentazione incontrollata, ma anche lo stress psicologico dovuto alle restrizioni di movimento, il disagio dell’incertezza, la diminuzione del trattamento abituale sono tutti elementi che destano preoccupazione e che meritano un’assistenza prioritaria, utile ad evitare interventi in emergenza sanitaria. L’American Psychiatric Association (APA) a maggio del 2013 ha pubblicato la quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), introducendo numerose novità per cercare di migliorare la descrizione dei sintomi e dei comportamenti delle persone che soffrono di disturbi della nutrizione e del-

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l’alimentazione nel corso della loro vita. I principali cambiamenti riguardano l’aver raggruppato in un’unica categoria diagnostica i disturbi della nutrizione caratteristici dell’infanzia ed i disturbi dell’alimentazione; aver fornito una nuova definizione dei disturbi al suo interno; aver incluso nuove categorie diagnostiche ed aver modificato alcuni criteri diagnostici. Infatti, va ricordato che il DSM-IV non aveva fornito una definizione di disturbo alimentare, generando numerosi problemi nello stabilire il confine diagnostico dei disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati, i quali non avevano criteri diagnostici positivi come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa. Il DSM-5 fornisce la seguente definizione dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione: “sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale” ed include le seguenti categorie diagnostiche: • Pica (disturbo della nutrizione dell’infanzia), la cui caratteristica essenziale è l’ingerire uno più sostanze non nutritive e non alimentari per un periodo di almeno un mese; le sostanze tipicamente ingerite variano in base all’età ed alla disponibilità, non fanno parte di una tradizione culturale e, tipicamente, il bambino non presenta avversione nei confronti del cibo in generale.


• Disturbo di ruminazione (non è più classificato nei disturbi della nutrizione dell’infanzia), è caratterizzato da almeno un mese di rigurgito di cibo dopo il consumo, che può essere rimasticato, deglutito nuovamente o sputato. • Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (diagnosi che sostituisce ed estende la diagnosi del DSM-IV di disturbo della nutrizione dell’infanzia), inizia tipicamente durante l’infanzia, ma può svilupparsi a qualsiasi età. È un disturbo caratterizzato dal limitare l’assunzione di cibo, ma non è presente la preoccupazione per il peso e la forma del corpo. • Anoressia nervosa, è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da un’incessante ricerca di magrezza (anche se si è già sottopeso), immagine distorta del corpo, paura estrema dell’obesità e limitazione del consumo di cibo, che portano ad un peso corporeo significativamente basso. Le persone con questa diagnosi sono assillate dal pensiero del cibo e possono negare fermamente di avere un problema con esso, non si lamentano per la perdita di peso e solitamente rifiutano ogni genere di cura. • Bulimia nervosa, è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione rapida, incontrollata e ripetuta di notevoli quantità di cibo (abbuffata compulsiva), seguita dal tentativo da parte dell’individuo di contrastare gli effetti del cibo in eccesso mettendo in atto una serie di condotte compensatorie inappropriate (vomito autoindotto, assunzione di lassativi o diuretici, diete, digiuni, eccessivo esercizio fisico). Diversamente dall’anoressia nervosa, il peso corporeo in questo caso tende a fluttuare intorno a valori normali ed i soggetti con tale diagnosi tendono ad essere maggiormente consapevoli del loro comportamento, avvertendo più rimorsi e sensi di colpa. • Disturbo da binge-eating è un disturbo caratterizzato dal consumo di ampie quantità di cibo in un breve periodo, associato ad una sensazione di perdita di controllo sull’assunzione degli alimenti ed a sentimenti di autodenigrazione. Gli episodi di abbuffate non sono seguiti dall’utilizzo di comportamenti compensatori e le persone che ne sono affette mostrano un’intensa preoccupazione riguardo al proprio com-

portamento, sia per la sensazione di perdita di controllo provata che per le implicazioni che le abbuffate possono avere sul peso corporeo e sulla salute. • Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con altra specificazione, categoria che si applica a quadri sindromici che non soddisfano tutti i criteri necessari per qualsiasi altro disturbo della classe diagnostica dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, i cui sintomi causano un significativo disagio o un danno nel funzionamento sociale ed occupazionale dell’individuo. I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione si associano ad una grave sofferenza psicologica ed emotiva; pertanto, necessitano di un tempestivo intervento specialistico multidisciplinare, allo scopo di poter avere una prognosi positiva e prevenire danni sullo sviluppo e sulla crescita. Si è a lungo discusso su quali fattori possono predisporre all’insorgenza di un disturbo alimentare. Non esiste un’unica causa, ma una concomitanza di fattori che, interagendo fra loro, possono favorire il manifestarsi ed il perpetuarsi del disturbo e ciò ci orienta sul comprendere come mai alcuni individui hanno una maggiore predisposizione rispetto ad altri a sviluppare il quadro sindromico alimentare, nonostante siamo tutti sottoposti ai medesimi condizionamenti socio-culturali. I principali segnali, dal punto di vista medico, per riuscire a riconoscere tempestivamente un disturbo del comportamento alimentare sono: • Restrizione alimentare (mettersi a dieta, modificare il proprio stile alimentare eliminando determinati gruppi di cibi o variando il tipo di dieta fino a quel momento seguita, saltare i pasti, calcolare le calorie degli alimenti e/o bere grandi quantità di liquidi e bibite dietetiche) associata ad un’intensa paura di ingrassare nonostante si stia perdendo peso e/o si sia raggiunto un grave sottopeso. • Episodi di abbuffata (assumere grandi quantità di cibo in un periodo definito di tempo, significativamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo ed in circostanze simili) durante i quali l’individuo ha la sensazione di perdere il controllo. UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 21


• Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie allo scopo di perdere peso o prevenirne l’aumento (esercizio fisico eccessivo; vomito autoindotto; uso improprio di diuretici, lassativi o altri farmaci). • Perdita del ciclo mestruale (amenorrea nutrizionale) sintomo conseguente al sottopeso e specifico dell’anoressia nervosa; il suddetto sintomo è stato abolito come criterio necessario per fare diagnosi in quanto non può essere applicato agli uomini, alle donne in menopausa, premenarcali e in coloro che assumono estroprogestinici. Altresì esistono alcuni sintomi psicologici che possono accompagnare i sintomi sopradescritti, utili per intercettare l’esordio di un disturbo del comportamento alimentare, che spesso sono accentuati dallo stato di malnutrizione: • Eccessiva preoccupazione per la propria immagine corporea (desiderio di magrezza, controllo frequente del peso e della forma del proprio corpo). L’alterazione dell’immagine corporea è il tratto maggiormente presente nelle persone che soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione; infatti, sembra che, la percezione che l’individuo ha del proprio aspetto fisico possa influenzare la sua vita più della sua immagine reale. • Lento e progressivo ritiro sociale, inizialmente questo riguarda tutte quelle attività che coinvolgono il cibo fino ad estendersi all’evitamento di tutte quelle attività che precedentemente venivano svolte con interesse ed entusiasmo. • Tono dell’umore instabile, rabbia elevata, senso di tristezza e stati ansiosi. Un pattern depressivo è osservato più frequentemente nelle persone che ricorrono ad episodi di abbuffata, stati ansiosi e sintomi ossessivi invece accompagnano i pazienti con restrizione alimentare. Infine, ritroviamo alcuni fattori sociali, come l’enfasi e idealizzazione della magrezza, della perfezione e del successo; gli stereotipi di bellezza irreali, irrealizzabili ed irraggiungibili; la pro22 UNICAMILLUS AUTUNNO 2021

paganda di messaggi insidiosi dell’industria della dieta e del benessere, la proposta di modelli alimentari restrittivi e che tendono a suddividere il cibo in due categorie, “buono” o “cattivo”. I messaggi veicolati dai mass media e/o dai canali social sono via via diventati sempre più insostenibili, pervasivi e pericolosi laddove oggigiorno esiste una tensione crescente, soprattutto da parte dei giovani, di conformarsi e aderire a ciò che viene loro proposto essendo alla spasmodica ricerca di conferme ed accettazione. A questo si aggiunge una società percepita come estremamente richiedente e giudicante, che non tollera né il fallimento né tratti di fragilità, tanto nella sfera sociale quanto in quella privata. Il corpo è il luogo dove facciamo esperienza delle nostre emozioni e attraverso il quale viviamo il mondo ed instauriamo relazioni con le altre persone; esso è la sede in cui vengono memorizzate le nostre esperienze ed all’interno del quale trovano spazio i nostri desideri e sentimenti. L’adolescenza è quella fase dello sviluppo, attraverso cui ognuno di noi passa, caratterizzata da grandi e profondi cambiamenti fisici, intellettivi, affettivi e sociali che spesso sono associati a crisi, senso di insicurezza ed inadeguatezza, paura del giudizio altrui e continua ricerca di rassicurazioni. Ed è proprio durante questo passaggio obbligato che sarebbe importante poter spiegare ai ragazzi che il proprio corpo va sì apprezzato e valorizzato, ma senza portarlo all’estremo dell’idealizzazione perché non esiste un corpo giusto o sbagliato, bensì è fondamentale poter raggiungere un’armonia tra mente e corpo così da potersi esprimere pienamente e liberamente. In quest’ottica un corpo che si riempie e/o si svuota, che si definisce allo stremo delle proprie forze o al contrario che si trascura si trasforma in uno strumento attraverso cui dare voce al proprio dolore e vuoto interno e, solo prendendosi cura di queste ferite, possiamo ridare al corpo dignità e permettere alla persona di riprendere il cammino nel mondo.


THE SILENT ILLNESS The impact of Covid-19 has been as disruptive as a tsunami. In just over a month, all countries had to come to terms with an extraordinary and widespread situation, to be faced without reliable information, especially in the early stages of the pandemic. Hospitals were transformed from admission sites for all sick people to battlefield outposts in the fight against the virus, inaccessible even for the relatives of those admitted, or for those needing medical care for non-Covid related pathologies. This situation of stress and widespread anxiety has become fertile ground for the development of psychological distress. The Journal of Eating Disorser has clearly summarised the core of the problem: “Traumatic events affect mental health. The fear of contagion and of the death of family members generated great uncertainty. Isolation leads to anxiety, sadness, anger and loneliness. Social distancing and “quarantine” are against human nature”. The American Psychiatric Association (APA) in May 2013 published the fifth edition of Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), introducing many new features in order to better define the description of symptoms and behaviours of people suffering from food related disorders throughout their lifetime. The DSM-5 provides for the following definition of Food related Disorders: “They are characterized by a persistent eating disorder or by food associated behaviours that cause alterations in the consumption or assimilation of food and that significantly damage physical health and/or the psycho-social functioning”. From a medical point of view, the main signs that can help recognizing promptly a food related disorder are: food restriction, binge eating episodes, frequent and inappropriate compensatory behaviours with the purpose of losing weight or preventing its increase, interruption of menstrual cycle. Other psychological symptoms can help to detect the onset of an eating disorder; they are often emphasized by malnutrition, like the excessive worry for one own’s body image, a slow and gradual social withdrawal, unstable moods, anger, sadness and anxiety. Binge eating episodes are often associated with a depressive pattern, while anxiety and obsessive thoughts are typical of the patients with food restriction. Our body is where we experience our emotions and the mean through which we live the world and establish relations with other people. The adolescence is that phase of development characterized by important and deep physical, emotional, intellectual and social changes, that often are associated with crisis, feelings of uncertainty and inadequacy, fear of others’ judgement and constant search of reassurances. During this unavoidable phase it should be important to explain the teenagers that one’s own body must be loved and valued, but without taking it to the extreme of the idealization, since there is no right or wrong body; rather, it is essential for reaching an harmony between mind and body, allowing a full and free self-expression. From this perspective a body that is filled and/or emptied, defining itself at the limit of its endurance or, on the contrary, neglected, becomes an instrument through which internal pain and emptiness can be expressed; only taking care of these wounds, can we return the body its dignity and allow the person to resume his journey in the world.

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MEDITERRANEAN HEALTH FOUNDATION Intervista al presidente della Fondazione, Professor Francesco Vaia Direttore Sanitario dell’INMI L. Spallanzani

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ue anni di pandemia da Covid 19 hanno imposto una riflessione globale non solo sulle tematiche strettamente legate alla tutela sanitaria della popolazione, ma anche sull’approccio multilaterale alla condivisione di informazioni, studi, collaborazioni necessarie al contrasto di una malattia che ha stravolto, nel giro di poche settimane, il concetto di libertà personale, interrelazione sociale, tutela sanitaria. In Italia, a giocare da subito un ruolo cruciale per la lotta al virus è stato l’INMI Spallanzani. È stato proprio l’Istituto capitolino ad accogliere i primi pazienti Covid registrati nel Paese, nei suoi laboratori è stato sequenziato il virus. Alla guida di questa eccellenza della sanità, il professor Francesco Vaia, la cui esperienza, maturata in anni di direzioni sanitarie presso altre strutture capitoline, viene messa al servizio della Mediterranean Health Foundation, la Fondazione, che non ha scopo di lucro, che si propone, attraverso lo svolgimento di attività scientifiche e di sensibilizzazione socio-culturale nel campo della tutela della salute pubblica, di perseguire finalità umanitarie, solidaristiche e di utilità sociale e cooperazione internazionale. A due anni di distanza dall’inizio della pandemia da Covid 19 abbiamo imparato l’importanza della cooperazione tra nazioni e popolazioni. Quale è stato il risultato più importante e significativo in questo senso? L’emergere della SARS in Cina nel 2002 aveva stimolato una grande collaborazione internazionale tra gli organismi di sorveglianza epidemiologica, i centri di virologia, i centri clinici con un importante ruolo di leadership dell’OMS. Questo aveva fatto sperare che si stesse aprendo una nuova era di

cooperazione sanitaria nel campo del contrasto alle pandemie che superasse una pura logica di controllo della diffusione delle infezioni emergenti da nazione a nazione e che aprisse alla visione strategica veramente globale. Sfortunatamente, in particolare nel primo anno della pandemia la cooperazione internazionale ha mostrato molti limiti. In che modo? Alcuni paesi, anche tra i grandi paesi industrializzati, non hanno sostenuto gli sforzi globali dell’OMS. Altri hanno mostrato egoismi e reticenze sulla reale situazione locale. Le tendenze nazionaliste e l’illusione di poter affrontare e risolvere l’emergenza in un singolo paese sono state coltivate dalle classi politiche in varie aree del mondo. Anche nel campo della ricerca una mancanza di coordinamento ha portato ad una duplicazione degli sforzi che può aver generato rallentamenti nella produzione di evidenze solide. Ma ci sono anche storie di successo. Ad esempio la piattaforma di sperimentazioni cliniche dell’OMS “Solidarity Trial” è riuscita a coinvolgere oltre 2000 ricercatori in più di 600 ospedali in 52 paesi ed ha già fornito importanti contributi sull’utilizzo nella terapia di COVID-19 di farmaci cosiddetti “repurposed” cioè di farmaci originariamente sviluppati per altre indicazioni, di cui era stato ipotizzato un possibile impiego nell’infezione da SARS-CoV-2. È l’unico esempio di questo tipo di collaborazione? Un altro esempio di successo è GISAID, una collaborazione scientifica internazionale nata nel 2008 per raccogliere dati genomici sui ceppi influenzali isolati in varie parti del mondo. GISAID si è rapidamente caratterizzata come una piattaforma per lo scambio di informazioni genomiche su SARSCoV-2 e all’inizio di dicembre 2021 aveva raccolto e reso disponibile ai ricercatori di tutto il mondo UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 25


informazioni genomiche su oltre 6 milioni di isolati virali provenienti da più di 170 paesi. Inoltre esistono numerosi esempi di scambi internazionali sulle esperienze e le strategie di intervento per il controllo della pandemia. Questi scambi sono stati sia bilaterali sia realizzati attraverso iniziative collaborative come “COVID Health System Response Monitor”, creato dallo European Observatory on Health Systems and Policies, che raccoglie e dissemina informazioni sulle politiche adottate nei paesi della Regione Europea dell’OMS. L’interazione tra scienziati di diverse nazioni ha prodotto un’accelerazione nell’identificazione dei meccanismi di trasmissione e infezione del virus, così come nello studio dei vaccini: il dialogo e la cooperazione che ruolo hanno ricoperto? Lo sviluppo dei vaccini è una storia con molte facce. Da una parte la rapida circolazione delle informazioni su SARS-CoV 2 e sulle sue caratteristiche hanno messo in condizione i laboratori di ricerca di identificare il bersaglio, o i bersagli, per una 26 UNICAMILLUS AUTUNNO 2021

risposta vaccinale protettiva. Su queste basi i laboratori, soprattutto industriali, che in questi anni avevano sviluppato piattaforme vaccinali innovative come quelle basate su mRNA o vettori adenovirali hanno potuto mettere a punto e portare in sperimentazione sull’uomo candidati vaccini in tempi estremamente brevi, impensabili prima di questa pandemia. La disponibilità di vaccini efficaci a meno di un anno dall’inizio della pandemia è un successo senza precedenti della ricerca biomedica. Ma la storia dei vaccini è anche una storia di scontri tra grandi interessi finanziari e geopolitici che hanno limitato la possibilità di rendere questi successi un vero “bene comune” globale. Guardando le percentuali di vaccinazione, possiamo osservare come ci siano numeri divergenti tra i paesi più industrializzati e i paesi in via di sviluppo. Cosa bisognerebbe fare affinché non si abbiano scenari a due velocità quando si parla di politiche sanitarie globali e gestione delle emergenze sanitarie? L’immagine globale della campagna vaccinale


appare sconfortante, se pensiamo che in molti Paesi del Nord del mondo la percentuale di vaccinati ha superato l’80% della popolazione e a fine del 2021 sono partite campagne generalizzate di rivaccinazione mentre in moltissimi paesi con risorse limitate ci sono ancora percentuali di copertura vaccinale inferiori al 10%. È stato anche coniato un nuovo termine, “nazionalismo vaccinale”, per descrivere l’atteggiamento di molti paesi ricchi che si sono preoccupati unicamente di assicurare ai propri cittadini una quantità sufficiente di vaccini senza prendere minimamente in considerazione il fatto di entrare in competizione con il resto del mondo in presenza di limiti alle capacità produttive dell’industria. Un atteggiamento che sembra essere irrispettoso del diritto globale alla salute Ed è anche illusorio. Infatti, in un mondo globalizzato e con un alto volume di interscambi è illusorio pensare di poter proteggere il proprio paese mentre la pandemia corre indisturbata in vaste aree del mondo generando non solo malattie e lutti, ma anche consentendo al virus di evolversi e di far emergere varianti contro le quali i vaccini o la immunità acquisita da precedente infezione potrebbero rivelarsi in parte insufficienti. Quindi la prima cosa da fare è diffondere il convincimento che, in particolare quando si parla di malattie infettive, la salute di ogni popolazione è sempre legata alla salute globale. Intesa non solo come salute di tutte le popolazioni umane, ma anche come salute del mondo animale e dell’ambiente. E da questo deriva che investire sulla salute delle altre nazioni, in particolare di quelle svantaggiate, non è solo un atto di solidarietà umana, ma anche un atto egoistico, perché ogni euro che noi investiamo in salute globale ci ritorna anche in termini di salute della nostra popolazione. Un argomento su cui i governi più volte sono tornati, anche durante il recente G20 a Roma. I partecipanti al G20 organizzato dall’Italia hanno preso chiari impegni per una diffusione globale del vaccino per COVID-19. Ci auguriamo che questi impegni vengano onorati e si proiettino anche oltre

questa pandemia. Iniziative multilaterali come COVAX, che si propone di garantire l’accesso globale a tutti i vaccini, sono esempi da sostenere se vogliamo veramente promuovere un diritto globale alla salute. Lei, tra i diversi incarichi, presiede la Mediterranean Health Foundation. La Fondazione nasce dall’iniziativa dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS (INMI) e dell’Università Saint Camillus International University of Health Sciences (UniCamillus) con lo scopo di favorire iniziative umanitarie, solidaristiche e di utilità sociale e cooperazione internazionale, finalizzate alla tutela della salute pubblica globale. In particolare la Fondazione vuole realizzare attività scientifiche e di sensibilizzazione socio-culturale per favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori pratiche sanitarie e la cultura della resilienza e della preparedness come risposta alle pandemie e a tutte le emergenze sanitarie nei Paesi in via di sviluppo, con particolare riferimento a quelli che si affacciano sul bacino del Mar Mediterraneo e che a vario titolo in esso confluiscono, anche in ragione di flussi migratori. Un campo nel quale la Fondazione intende quindi impegnarsi è quello della ricerca, con la realizzazione di studi epidemiologici, clinico-sperimentali ed anche valutazioni di costo-efficacia e di sostenibilità economica su interventi, programmi e politiche sanitarie e di gestione delle emergenze sanitarie nei paesi sviluppati e meno sviluppati. Parallelamente si vuole favorire l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni professionali, manageriali e politiche che riguardano la salute delle persone, oltre che aiutare attraverso campagne informative e pubblicazioni scientifiche le scelte di cittadini e pazienti. Questo richiederà di interagire con gli organi politico-istituzionali, anche al fine di promuovere il diritto alla tutela della salute, ridurre iniquità e diseguaglianze, mettere la tutela della vita umana al centro di tutte le politiche di sviluppo economico sociale ed ambientale, ottenere il massimo ritorno di salute dalle risorse investite in sanità. Infine, la fondazione si impegnerà nel UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 27


campo dell’educazione, istruzione, formazione in particolare attraverso la progettazione e realizzazione di attività di promozione scientifica, conferenze, seminari, meeting, prodotti editoriali e digitali. Come mai si è ravvisata la necessità di costituire una simile fondazione? Come si accennava prima la pandemia COVID19 tra gli altri aspetti ha sottolineato l’importanza dell’implementazione di politiche sanitarie e socio assistenziali in un’ottica di sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale, integrazione socio-culturale, rispetto dei diritti umani e riduzione delle diseguaglianze. In questo ambito è necessario l’impegno di tutti gli attori coinvolti in questo processo e la Fondazione vuole essere un elemento di stimolo per favorire questa interazione. Spesso l’Italia viene vista come strategica all’interno del mediterraneo: ricopre il medesimo ruolo anche nell’ambito sanitario? Le potenzialità dell’Italia in questo settore sono molto alte, ma il ruolo finora svolto appare limitato. Esistono esempi virtuosi di collaborazione in ambito assistenziale, caratterizzati dalla presa in carico da parte del sistema sanitario italiano di particolari tipi di pazienti ad elevata complessità. Esistono poi numerosi esempi di collaborazione nella ricerca biomedica. Ma si tratta per lo più di iniziative di collaborazione bilaterali tra istituzioni sanitarie e di ricerca, mentre è difficile intravedere una strategia complessiva del nostro paese in questo settore. Tra i soggetti fondatori, troviamo UniCamillus e lo Spallanzani: quale è il contributo in termini di know how che tanto l’ateneo quanto l’Istituto possono portare all’interno della Fondazione? UniCamillus è un ateneo con una mission formativa primaria nell’ambito delle scienze mediche e sanitarie rivolta a giovani provenienti da paesi in via di sviluppo. Lo Spallanzani è l’unico Istituto Italiano completamente dedicato alle malattie infettive, che affronta in questo ambito gli aspetti di assistenza, 28 UNICAMILLUS AUTUNNO 2021

prevenzione e ricerca. E poiché le malattie infettive sono per loro natura un fenomeno globale, lo Spallanzani non può che avere una visione globale nella sua azione. Quindi direi che lo sguardo rivolto verso il mondo, in particolare la parte più svantaggiata, è il comune denominatore delle due istituzioni. Nell’azione della Fondazione le due istituzioni porteranno quindi le capacità di formazione, ricerca ed assistenza che sono le tre armi principali nella lotta globale alle malattie infettive. Si parla spesso di alfabetizzazione scientifica: è un fenomeno che si è ampliato soprattutto in questi mesi di confronto sui vaccini e sulle terapie anti covid. Quale è la ‘miglior cura’ per disinnescare la disinformazione? L’esperienza di Covid ha dimostrato molti problemi nella comunicazione dei dati scientifici e sanitari da parte delle istituzioni di moltissimi paesi. Certo fare una buona informazione scientifica non è facile, specie in situazioni di emergenza, ma io credo che si debba aderire ai principi che le principali agenzie che operano nel campo della salute e dell’ambiente hanno dettato in questi anni. Ricordiamoli brevemente. Bisogna in primo luogo coinvolgere la società nelle sue diverse componenti, ascoltare le preoccupazioni della popolazione, rispettarne i valori etici e culturali ed assumere un atteggiamento di rispetto, non paternalistico. La comunicazione scientifica va pianificata attentamente e ne va valutato bene l’impatto. Serve onestà e trasparenza e la capacità di comunicare le incertezze ed i progressi della scienza, evitando di presentare come definitivi dati che potrebbero in breve essere smentiti. Si devono includere nelle attività di comunicazione personalità ed istituzioni credibili che non si contraddicano e che non cedano alla tentazione del sensazionalismo. Ed infine bisogna sempre distinguere il ruolo della scienza, che è quello di fornire basi solide agli interventi sanitari, da quello della politica, che deve prendere decisioni a partire dalle basi scientifiche.


MEDITERRANEAN HEALTH FOUNDATION Interview with the President of the Foundation, Prof. Francesco Vaia Two years of Covid-19 pandemic have required a global appraisal not only on the issues strictly related to health protection of the population, but also on the multilateral approach to the sharing of information, studies, collaborations necessary to the fight against a disease that upset, in just a few weeks, the ideas of personal freedom, social interrelation, health protection. Q: Two years after the onset of the Covid 19 pandemic we have learnt the importance of the cooperation amongst nations and populations. In your opinion which was the main and most significant result to this effect? A: The onset of SARS in China in 2002 encouraged a significant international cooperation amongst the epidemiological monitoring authorities, virology centres, clinical centres, with an important leadership role played by the WHO. This had led to hope that a new era of medical cooperation in the area of the fight against the pandemics was beginning. Unfortunately, in particular during the first year of the pandemic, the international cooperation showed all its limits: some countries have not supported WHO’s global efforts. Others have revealed selfishness and reticence on their real local situation. Q: Among other roles, you are also chairman of the Mediterranean Health Foundation. A: The Foundation was born by initiative of the Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS (INMI) and of the Saint Camillus International University of Health Sciences (UniCamillus) with the purpose of promoting humanitarian, solidaristic and social utility initiatives and international cooperation, aimed at the protection of global public health. Specifically, the Foundation intends to promote scientific activities and initiatives of socio-cultural awareness, to encourage the dissemination and implementation of the best health practices and the culture of resilience and preparedness as response to the pandemics and all the health emergencies in the developing countries, particularly with regard to those bordering the Mediterranean basin and those that for various reasons are connected to it, also by reason of the migratory flows. Q: Why was the establishment of this Foundation deemed necessary? A: The COVID-19 pandemic, among other aspects, has drawn attention on the importance of the implementation of healthcare and socio-welfare policies in a perspective of sustainable development, international cooperation, social-cultural integration, respect of human rights and reduction of inequalities. In this regard, the commitment of all stakeholders involved in this process is necessary, and the Foundation is meant to be an incentive to foster this interaction. Q: How can UniCamillus and Spallanzani contribute to the Foundation in terms of know-how? A: A world-oriented view, especially with regards to the most disadvantaged areas, is the common denominator of both institutions. In the action of the Foundation both institutions will bring therefore training, research and care capacities that are the three main weapons in the global fight against infectious diseases.

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A BOCCA APERTA L’Articolazione Temporo Mandibolari e le sue patologie di Pietro Cascone Chirurgo Maxillo Facciale

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ermette di parlare e masticare; ha dimensioni ridotte, ma funzioni molto complesse. L’Articolazione Temporo-Mandibolare, o ATM, è una struttura bilaterale da cui dipendono funzioni fondamentali per la vita quotidiana dell’uomo. Fa parte dell’apparato stomatognatico insieme al sistema dento-paradontale, alle basi scheletriche (mascellare e mandibola), ai muscoli della masticazione, alla giunzione cranio-cervicale e ai nervi che controllano queste strutture. Per comprendere quanto sia importante, e quanto possa essere delicata l’ATM, è necessario un rapido excursus anatomo-fisiologico. Strutturalmente, il condilo dell’osso mandibolare si inserisce nella fossa glenoidea dell’osso temporale del cranio mediante l’interposizione di un piccolo disco fibrocartilagineo. A giocare un ruolo fondamentale per il corretto lavoro dell’ATM, fondamentali sono i legamenti, e gli innumerevoli muscoli che concorrono all’apertura e chiusura della mandibola, alla sua articolazione laterale, alla masticazione, alla mimica. Da sottolineare come la biomeccanica dell’articolazione sia bilaterale, quindi il movimento di un lato influenza anche quello opposto. Tutto questo rappresenta non solo la complessa e particolare bellezza di una struttura che ci permette di svolgere operazioni vitali per la nostra sopravvivenza quanto anche la delicatezza dell’ATM. Quando si parla di disturbi temporomandibolari ci si riferisce a un gruppo di condizioni muscoloscheletriche e neuromuscolari che coinvolgono l’ATM e tutte le strutture associate. Spesso si presentano con dolore alla mandibola, al viso, al collo, alla testa o all’orecchio. Sono associate ad una riduzione del movimento dell’articolazione stessa,

alle volte si genera uno ‘scatto’ rumoroso durante l’apertura. In ogni caso, per quanto l’origine di questa tipologia di disturbi sia multifattoriale - problemi ai muscoli masticatori, problemi ai legamenti, ipermobilità, oltre a traumatismi, sia maggiori che minori - si ritiene che i pazienti si rivolgano al chirurgo maxillofacciale nel momento in cui il dolore o la disfunzione siano gravi e avanzati, attardandosi in terapie incongrue anche in presenza di alterazioni morfostrutturali importanti. I quadri patologici che possono coinvolgere l’ATM sono eterogenei per eziologia, patogenesi e manifestazioni cliniche. Come ogni altra articolazione, l’ATM può essere colpita da patologie compromettenti l’unità anatomico-funzionale: patologie biomeccaniche (lussazione mandibolare, dislocazione riducibile e non riducibile del disco, osteoartrosi localizzata), traumi, malformazioni congenite e acquisite, patologie sistemiche e neoplasie. I quadri clinici di tali patologie sono complessi, spesso sovrapponibili tra loro e associabili a segni e sintomi tipici dei disordini temporo-mandibolari, rendendo non di rado difficile la diagnosi differenziale. Una corretta diagnosi rappresenta quindi un momento fondamentale, ed è considerato come un percorso articolato che conduca alla formulazione della corretta e completa diagnosi eziologica e alla comprensione del meccanismo patogenetico. Una volta formulata la diagnosi e compresa l’eziopatogenesi della condizione in questione, sarà possibile delineare l’iter terapeutico più consono. Per una corretta diagnosi è indispensabile un’analisi di tutte e cinque le componenti dell’apparato stomatognatico mediante un attento esame clinico seguito da esami strumentali di primo, secondo e terzo livello, permettendo di discriminare tra le UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 31


patologie morfostrutturali di competenza del chirurgo maxillo-facciale. PATOLOGIE BIOMECCANICHE Tra le incoordinazioni condilo-discali, patologie biomeccaniche dell’ATM caratterizzate da un’alterata posizione spaziale del disco articolare rispetto ai condili mandibolare, la condizione più frequente, che si manifesta con il segno clinico acustico del “click”, è la dislocazione riducibile del disco (click articolare), con alterazione dei rapporti fisiologici tra disco e condilo. Il click è prodotto dallo scavalcamento della parte posteriore del disco nel movimento di massima apertura. Questo rumore si ripeterà nel movimento di chiusura, quando il condilo scivola sulla banda posteriore. All’esame clinico si apprezzano un’alterazione della cinetica mandibolare caratterizzata una deviazione nei movimenti della mandibola e rumore articolare all’apertura e alla chiusura della bocca. La sintomatologia dolorosa non sempre è presente in fase iniziale. Può associarsi a cervicalgia, brachialgia, cefalea e acufeni. La dislocazione non riducibile del disco (closed lock) è invece una patologia caratterizzata dalla perdita permanente del rapporto condilo-disco con dislocazione antero-mediale completa, che si manifesta con l’impossibilità di massima apertura

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della bocca. La sintomatologia algica è notevolmente accentuata nelle forme acute, inoltre il dolore è sia spontaneo sia provocato. Nelle forme croniche l’intensità del dolore è ridotta, inoltre il dolore è prevalentemente provocato. Spesso è necessario ricorrere alla terapia chirurgica che ha l’obiettivo di ripristinare il rapporto morfofunzionale tra le strutture anatomiche coinvolte. Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso un trattamento conservativo o chirurgico volto a ottenere uno stato di benessere stabile. TRAUMI Come tutte le articolazioni, l’ATM può essere interessata dai traumi, in prevalenza fratture, ma non vanno sottovalutati i traumi contusivi e le lesioni capsulo-legamentose. Le fratture del condilo mandibolare costituiscono il 35-36% delle fratture mandibolari. Richiede una diagnosi precoce, al fine di poter impostare e attuare il programma terapeutico adeguato: all’esame extraorale si apprezza un’alterazione dei tratti somatici del volto: nella frattura di un solo condilo, si ha asimmetria del volto; nella frattura bicondilare si ha asimmetria sul piano sagittale per retrusione mandibolare. In questo tipo di lesione, il paziente tende a mantenere la bocca semiaperta e presenta importante salivazione. Anche in questo caso, il primo esame da eseguire è una Ortopanoramica (OPT). Maggiori informazioni sono fornite da una TC del massiccio facciale con ricostruzioni 3D, tecnica di imaging che consente di avere maggiori dettagli sulla lesione. Il trattamento chirurgico costituisce uno dei maggiori temi di controversia nella chirurgia maxillo-facciale. Le indicazioni al trattamento chirurgico si distinguono in “assolute” e “relative” e dipendono dal grado di dislocazione, dalla frammentazione e dell’età del paziente. La tecnica chirurgica utilizzata deve essere conservativa dal punto di vista estetico e funzionale, garantire l’integrità del nervo facciale, essere ripetibile, consentire, se necessario, un’agevole rimozione dei mezzi di sintesi e consentire un rapido recupero funzionale con una precoce e immediata mobilizzazione. La contusione dell’articolazione può causare una lesione del disco articolare, delle cartilagini articolari e delle componenti muscolo-legamentose. La diagnosi può essere formulata quando, in assenza di fratture, si rilevano dolore a riposo esacerbato dai movimenti; limitazione della cinetica mandibolare e contrattura muscolare riflessa a livello dei muscoli masticatori. Qualora il trauma determini una lesione delle componenti capsulolegamentose o muscolari, il quadro clinico varia in base alla presenza di versamento articolare. In


assenza di versamento, si apprezzano una riduzione della cinetica mandibolare nel movimento di massima apertura e una deviazione laterale in apertura sul lato dove è stato subito il trauma. L’iter diagnostico si completa con l’esecuzione di indagini radiologiche. Gli esami di primo livello sono la radiografia ortopanoramica (OPT), che consente di escludere la presenza di una frattura e l’esame elettrognatografico. Può risultare utile la risonanza magnetica nucleare (RMN) dell’ATM a bocca aperta e chiusa, per la valutazione di eventuali versamenti emorragici intrarticolari e di eventuali dislocazioni discali. Questo tipo di lesioni acute delle componenti dell’ATM causano edema, iperemia, contrattura riflessa muscolare, limitazione della cinetica mandibolare di grado variabile. Il primo passaggio è la prescrizione di riposo funzionale per 1-2 settimane, mantenendo l’articolazione a riposo, ma funzionalmente attiva e di seguire una dieta morbida semisolida. Qualora la funzione articolare non venga recuperata, si può ricorrere a terapie conservative con apparecchiature ortodontiche e alla fisioterapia. Nei casi in cui sia confermata la presenza di una lesione, sarà necessario intervenire chirurgicamente sottoponendo il paziente ad artroplastica funzionale. Più grave risulta essere l’anchilosi temporo-mandibolare, caratterizzata dalla fusione ossea o fibrosa delle componenti articolari con ipomobilità mono o bilaterale. L’eziopatogenesi dell’anchilosi temporo-mandibolare è principalmente traumatica: nelle fratture condilari può formarsi un ematoma intrarticolare che, se non diagnosticato, può riorganizzarsi in tessuto connettivo fibroso. Successivamente questo tessuto va incontro a metaplasia fibrosa e ossea con fusione completa dei capi articolari e conseguente limitazione funzionale. L’evoluzione e il trattamento della patologia si differenziano in base all’età. Nei soggetti in età di crescita il blocco funzionale determinato dall’anchilosi causa una più o meno grave complessa asimmetria del viso. La diagnosi si basa sull’anamnesi, l’esame clinico e specifici esami radiologici. Nell’anamnesi si ricerca un eventuale trauma pregresso a livello mandibolare, che nei pazienti in età di crescita molto spesso è misconosciuto. All’esame clinico si riscontrano limitazione funzionale, alterazioni della simmetria facciale e possibile malocclusione. Nei pazienti in età di crescita la limitazione funzionale è associata a una progressiva anomalia di sviluppo maxillomandibolare. Il gold standard per la diagnosi strumentale è costituito dalla TC. Attraverso questo esame è possibile evidenziare il blocco anchilotico e i rapporti anatomici che esso ha con le strutture

anatomiche vicine. La terapia, invece, si differenzia per l’età del paziente. Al termine della crescita, la valutazione sul trattamento chirurgico viene fatta in base all’estensione del blocco anchilotico, fondamentale per evitare una recidiva. L’intervento chirurgico è rappresentato dalla ricostruzione dell’articolazione temporo-mandibolare con protesi personalizzate. In età di crescita, il blocco anchilotico va asportato quanto prima possibile per evitare l’instaurarsi di danni secondari alla crescita del massiccio facciale. Tra le malformazioni congenite coinvolgenti l’ATM e il massiccio facciale esistono le patologie determinate da un alterato sviluppo del primo e secondo arco brachiale durante l’epoca gestazionale. La microsomia emifacciale rientra fra tali patologie. È una malattia rara, con un’incidenza di 1:4.000 e colpisce maggiormente il sesso femminile. L’eziopatogenesi non è nota ma sono state elaborate diverse teorie: alterato sviluppo mesodermico, deficit di irrorazione della zona colpita, cause teratogene. L’alterazione a livello mandibolare causa i dismorfismi caratteristici del terzo inferiore del volto. La regione più colpita è il condilo, e le sue alterazioni determinano anomalie nello sviluppo del mascellare. La diagnosi si fonda su un’attenta anamnesi personale e familiare, sull’esame clinico e su indagini radiologiche. Nelle forme severe questa patologia malformativa può essere diagnosticata in epoca prenatale

Totò, illustre esempio di paziente con iperplasia condilare mono-laterale verticale.

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attraverso un esame ecografico di primo livello, completato da una RMN fetale che individuerà eventuali malformazioni associate. La TC consente una valutazione tridimensionale e complessiva del caso. L’iter diagnostico si completa con l’esame elettrognatografico per lo studio della funzionalità mandibolare e lo studio dei modelli in gesso, oltre a esami neurologici e audiometrici se si sospetta un coinvolgimento del sistema nervoso e uditivo. La terapia prevede l’attivazione funzionale dell’articolazione colpita o la sua ricostruzione chirurgica. PATOLOGIE DISPLASICHE E NEOPLASTICHE La più comune delle patologie displastiche è l’iperplasia condilare o ipercondilia. Questa patologia è caratterizzata da una crescita incontrollata di un condilo mandibolare. Determina un’asimmetria del viso e una malocclusione. Può presentarsi in tutte le età ma è più frequente durante la pubertà. Ha un’evoluzione lenta con picchi di attività. La diagnosi viene fatta sulla base dell’esame clinico. Un viso che diventa lentamente asimmetrico deve far sospettare un’ipercondilia. La diagnosi viene confermata mediante gli esami radiografici e la sua attività mediante la scintigrafia ossea. La terapia è l’asportazione della parte condilare iperattiva che viene effettuata quanto prima, una volta fatta la diagnosi. Ci si avvale sempre della collaborazione ortodontica per stabilizzare l’occlusione dei pazienti. Esistono poi patologie neoplastiche, benigne o

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maligne; primitive, se l’ATM rappresenta la sede di origine; secondarie, se l’ATM è sede di disseminazione di tumori insorti in strutture limitrofe o lontane. L’incidenza è molto bassa e insorgono prevalentemente in età avanzata. I tumori dell’ATM sono caratterizzati da una lenta e progressiva alterazione fisiologica della funzione articolare con sintomatologia sovrapponibile a quella delle disfunzioni temporo-mandibolari e dell’ipercondilia. Poiché la sintomatologia iniziale è sovrapponibile alla patologia biomeccanica, è necessario rivalutare sempre i pazienti che non rispondono alla terapia biomeccanica e approfondire con metodiche diagnostiche più specifiche per escludere la presenza di una neoplasia. La diagnosi di tali patologie si basa su un percorso clinicostrumentale. Sono caratterizzate dalla comparsa graduale e lenta di una tumefazione periarticolare associata a laterodeviazione mandibolare, possibile morso aperto omolaterale e cross bite controlaterale. L’iter diagnostico si completa con imaging radiografico di base e avanzato (OPT; TC del massiccio facciale; RMN del massiccio facciale e del collo con e senza mezzo di contrasto). Il trattamento delle patologie neoplastiche, sia benigne sia maligne, è chirurgico e consiste nell’asportazione completa della lesione. In base all’istotipo tumorale può essere necessario associare un trattamento multimodale chemioradioterapico.


OPEN-MOUTHED The Temporomandibular Joint, or TMJ, is a bilateral structure from which key functions for the daily life depend. It belongs to the stomatognathic apparatus together with the dentoperiodontal system, to the skeletal structures (jaw and mandible), the muscles of mastication, the cranio-cervical junction and the nerves controlling these structures. Structurally, the condyle of the mandibular bone is inserted into the glenoid cavity of the skull temporal bone through the interposition of a small fibrocartilaginous disc. The pathologies that can interest the TMJ are heterogeneous in aetiology, pathogenesis and clinical symptoms. As for any other joint, the TMJ can be affected by diseases impacting the anatomical-functional unity: biomechanical pathologies (mandibular displacement, reducible and irreducible disc dislocation, localised osteoarthritis), traumas, congenital and acquired malformations, systemic diseases and neoplasms. The clinical pictures of these pathologies are complex, often overlapping, and ascribable to signs and symptoms typical of temporomandibular disorders, making a differential diagnosis difficult. A proper diagnosis requires an analysis of all five elements of the stomatognathic apparatus through a thorough clinical examination, followed by first, second and third level medical tests, allowing to discern among the morpho structural pathologies within the competence of the maxillofacial surgeon. Among the condyle-disc incoordinations, biomechanical pathologies of the TMJ characterized by an altered positioning of the joint disc against the mandibular condyles, the most frequent condition, that appears with an acoustic clinic sign (“click”), is the reducible dislocation of the disc (click of the joint), with alteration of the physiological relations between disc and condyle. The click is caused by the override of the back of the disc in the maximum opening movement. This noise will recur in the closing movement, when the condyle slides on the rear band. As for all the joints, the TMJ can be affected by traumas, mainly fractures, but contusions and capsule-ligament lesions should not be underestimated. The fractures of the mandibular condyle are 35-36% of the mandibular fractures. An early diagnosis is required in order to set up and perform a proper treatment program. Among the congenital malformations affecting the TMJ and the facial bones there are the pathologies caused by an altered development of the first and second brachial arch during gestation. Hemifacial microsomia is amongst these diseases. It is a rare illness, with a 1:4.000 incidence and it mainly affects women. The etiopathogenesis is not known but several theories have been developed: altered mesodermal development, deficit in the vascularization of the affected area, teratogenic causes. The mandibular alteration causes the dysmorphisms usual in the inferior third of the face. The most common of the dysplastic pathologies is the condylar hyperplasia or hypercondylie. This disease is characterised by an uncontrolled growth of a mandibular condyle. The tumours of the TMJ are characterized by a slow and progressive physiological alteration of the joint function with symptomatology overlapping that of the temporomandibular disfunctions and of the hypercondylie.

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UMA - UNICAMILLUS MANAGEMENT ACADEMY di Mario D’Ambrosio Professore - Direttore UMA - UniCamillus Management Academy

A

quattro anni dalla nascita, UniCamillus University ha deciso di istituire a novembre 2021 la sua Management Academy con la Missione di completare i percorsi formativi universitari con competenze direttamente connesse con il mondo del lavoro. Tali indispensabili skills consentono di comprendere ed operare nelle dinamiche degli attuali ambienti socio-produttivi, della gestione delle risorse umane e delle nuove tecnologie, in uno scenario di organizzazioni in continua trasformazione ed innovazione: apprendimento sostenuto da Ricerca e Confronto di idee e modelli nazionali ed internazionali. La UniCamillus Management Academy vuole, soprattutto, proporre un nuovo modello di elaborazione di Cultura lavorativa che, pur volto alla trasmissione di conoscenze e competenze necessarie a svolgere le attività dei ruoli cui si aspira per la piena soddisfazione professionale, ritiene assolutamente imprescindibile la capacità di pensiero critico e di visione sistemica dei percorsi organizzativi e di saper interpretare la propria Coscienza Sociale nel più elevato livello di “essere” Persona. In sostanza, Professionisti ma anche esseri umani che hanno una Missione Sociale da perseguire per il bene “comune” che si realizza attraverso modalità virtuose ed ideali che devono essere continuamente sottesi all’agire lavorativo ed ai rapporti interpersonali. Nel periodo delle festività di fine anno, pur fortemente condizionato dalla recrudescente pandemia che continua a sovvertire tutte le nostre consuetudini di vita che sembravano eterne, vengono proposti alcuni nuovi film ritenuti capaci di intrattenere il grande pubblico nei cinema, se possibile, o attraverso i canali televisivi commerciali, come SKY o Netflix. Uno di questi blockbuster, oltre ad offrire il consueto cast stellare, trasmette attraverso una storia che

potremmo definire del genere fantascienza catastrofica un messaggio che ci è utile per capire la natura di UMA. Infatti “Don’t Look Up” di Adam McKay ci illustra come grandi personalità che occupano posizioni pubbliche importanti e che dovrebbero guidare responsabilmente la società si occupano di fatto solo di se stessi e dei propri interessi particolari in modo assolutamente cieco e cinico. Insomma non riescono neanche ad alzare semplicemente gli occhi verso il cielo per rendersi conto che un enorme meteorite sta per colpire la Terra ed in breve spazzerà via tutto il genere umano di cui non resterà nulla, tantomeno i personaggi di grande fama né le astruse e meschine presunzioni personali: si continua a procedere miopi e indifferenti verso l’estinzione. UMA si propone l’esatto contrario, vuole soprattutto insegnare ai giovani e meno giovani ad essere sempre attenti ai grandi cambiamenti che ormai senza interruzione continuano a determinare lo sviluppo economico-produttivo ma soprattutto richiedono scelte sociali di grande connotazione umanistica verso inclusione e sostenibilità realizzativa per un futuro vincente. In sintesi, guardare in alto e dall’alto con occhi diversi capaci di mettere sempre tutto in discussione ad iniziare dalle proprie consolidate abitudini e convinzioni. Uno dei più grandi pensatori viventi, il filosofo e sociologo Edgar Morin, compie i suoi primi cento anni in questi giorni e nel suo ultimo saggio “Lezioni di un secolo di vita” ribadisce la sua convinzione che solo una forte consapevolezza della responsabilità personale, come radice della libertà collettiva, potrà portarci verso l’unica strada possibile per uscire dalla grave crisi in cui viviamo che consiste nel “perseguire sempre la Conoscenza”, cominciando UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 37


dai sistemi educativi dei giovani, mantenendo sempre vivo il senso critico e di curiosità intellettuale. Ed, inoltre, dobbiamo imparare a scendere a compromessi con l’incertezza che genera continua complessità che richiede continua riconversione mentale: la certezza dell’incertezza e come affrontarla. Proprio questo vuole essere UMA: fonte continua di conoscenza e di spirito critico che vuole affrontare l‘incessante sorgere di nuove complessità con l’individuazione di nuove soluzioni generate dallo studio e dalla ricerca condotti da intelligenze interagenti in ambito Accademico. Non solo formazione unidirezionale ma anche elaborazione comune di nuova conoscenza e nuove competenze. Per muoversi verso questi orizzonti innovativi, contrassegnati da formazione proattiva e laboratorio di scambio di idee e soluzioni, UMA vuole innanzitutto costituire una Comunità Culturale altamente qualificata che da un lato, fissa i criteri educativi e gli ambiti di conoscenza da perseguire mentre, dall’altro, si propone essa stessa come fonte primaria di attività didattica e di prezioso serbatoio di esperienze cui gli studenti possono attingere e riferirsi per consigli e chiarimenti utili per migliorarsi. Quindi, una vera e propria Academy che, come la prima fondata da Platone, si contraddistingue per un senso di appartenenza e di condivisione di Stimoli e Valori che vengono assimilati insieme alle Conoscenze trasmesse e rendono tutti i partecipanti consapevoli delle responsabilità organizzative, sociali e di apprendimento continuo che sono oggi richieste dal lavoro. I caratteri distintivi di UMA, Accademia di Alta Formazione e Ricerca di nuova concezione, sono: Agile, per la capacità dinamica, creativa e risolutiva di incontrare ed anticipare i nuovi e diversificati bisogni dei suoi stakeholders, in un contesto di lavoro fluido e ad elevata complessità: un gruppo di ricerca di Network universitari ed esperti internazionali partecipa all’individuazione delle soluzioni più efficaci e delle competenze del futuro in modo 38 UNICAMILLUS AUTUNNO 2021

incisivo, costante e tempestivo; Innovativa, grazie all’esperienza formativa offerta dalle tecnologie di ultima, e futura generazione, sostenute da un team di partners tecnologici di eccellenza in continua ricerca di nuovi modelli e performance capaci di configurare proposte originali e di piena soddisfazione realizzabili attraverso tecniche e strumenti sempre aggiornati; Sociale, per l’orientamento ad una formazione di alta qualità mai banale, che comprende dedizione, cura e sostegno formativo offerto alle Persone in condizioni di debolezza, disagio, marginalità. Il Sociale è un Valore al cuore della missione di UniCamillus che crede nella formazione come opportunità di vita per tutti e “la dignità della Persona Umana portatrice di una propria sensibilità”. Per UMA impegno Sociale significa anche Inclusione, Ambiente e Sostenibilità quali driver imprescindibili del proprio agire. Internazionale, innanzitutto, per il coinvolgimento di giovani non comunitari e comunitari, connotati da interesse umanitario, scientifico e professionale nei confronti delle tematiche organizzative, lavorative, sociali e dei Paesi in via di sviluppo. Inoltre, è intenzione di UMA favorire il confronto di idee e modelli provenienti da realtà produttive e contesti scientifici di tutto il mondo. UMA, pur avendo la priorità di rivolgersi ai nuovi manager sanitari di reparti, dipartimenti, ospedali, reti territoriali di assistenza, nel rispetto della vocazione sanitaria ed internazionale di UniCamillus, si pone come uno strumento agile ed indipendente capace di accrescere le più innovative competenze di governance, utili per fornire performance di elevata qualità e poter soddisfare la richiesta di qualificate doti manageriali e di leadership espressa dalle attuali Governance organizzative, pubbliche e private. L’Academy si propone come “booster”, insieme strategico e funzionale, per fornire, in modo molto specifico, continuamente aggiornato, fortemente flessibile (personalizzato) e visionario,


una risposta diretta e immediata a questi bisogni formativi. Si tratta di competenze manageriali la cui acquisizione viene realizzata attraverso ambienti, modalità e docenze mirati tanto nella loro definizione quanto nella corrispondente erogazione: UMA propone una dimensione innovativa, distintiva e fortemente focalizzata sulle esigenze dei propri “studenti” e “clienti”. Caratteristiche distintive costituenti l’essenza propria dell’Academy sono: a) la presenza di una Faculty integrata da Professori di elevata qualificazione e Manager aziendali di grande esperienza e capacità innovative, Direttori di Enti ed Istituzioni nonchè Professionisti di chiara fama; b) l’offerta di proposte formative studiate miratamente per ottenere il risultato voluto; c) le verifiche operative dell’apprendimento; d) la conoscenza fattiva ed esperienziale della formazione erogata. Le Aree strutturanti il sistema UMA sono costituite da tre grandi cluster insieme specifici e interagenti: • Area Sanitaria (Health) che costituisce la specifica vocazione di UniCamillus University; • Area Institutions, ricomprende tutto l’insieme dei Sistemi Organizzativi produttivi Pubblici e Privati, incluso il Terzo Settore nonché il mondo delle realtà Internazionali e Multinazionali; • Area Social Impact, direttamente connessa con la Missione di UniCamillus, che, in linea con il PNRR e l’Agenda 2030, vuole costituire un’area di Responsabilità Sociale attraverso un’offerta formativa volta prioritariamente: a) all’’inclusione

digitale’ di Persone deboli o svantaggiate a causa di condizioni socio-economiche, politiche e familiari; b) alla ‘cultura digitale’ volta all’empowerment della Persona attraverso le nuove tecnologie. Fortemente caratterizzante il modello UMA è l’Area Social Impact proprio per la sua rispondenza ai valori fondanti di UniCamillus ed alla “Missione” umanitaria di San Camillo che oggi vede soprattutto nella “cultura digitale” la principale opportunità di inclusione e di empowerment della persona nei sistemi lavorativi e sociali. Oggi, la pervasività del digitale e delle nuove tecnologie, può determinare grandi opportunità o ostacoli insormontabili per le persone. Non stiamo parlando solo di digital gap in termini di accesso a device (possedere un cellulare o un tablet) e non ci riferiamo solo alle infrastrutture di accesso alla rete ( godere di una copertura internet tramite la connettività), ma di una problematica ancora più profonda e non tangibile: l’acquisizione di una educazione al digitale che consenta un uso critico e consapevole del web, fornendo gli strumenti per ‘domare’ l’ondata travolgente delle tecnologie digitali salvaguardando il ruolo, il rispetto ed il valore sociale della Persona. Tre sono le aree di attività della Scuola di Cultura Digitale: Educazione, Formazione, Ricerca e Progetti speciali. Educazione: L’obiettivo dell’area è realizzare interventi

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di Inclusione digitale attraverso la realizzazione di un’offerta educativa e culturale rivolta ai giovani, alle Persone deboli, svantaggiate o al margine, a causa di condizioni socio-economiche, politiche, culturali e familiari ed agli anziani. Formazione: L’obiettivo dell’area è formare ad una Trasformazione culturale digitale fondata sui valori di sostenibilità digitale e responsabilità tecnologica attraverso Corsi di alta formazione rivolti ad Istituzioni e studenti post-lauream. Ricerca e progetti speciali: L’obiettivo dell’area è sviluppare Progetti di ricerca scientifica e Progetti speciali volti a promuovere e realizzare interventi di inclusione sociale attraverso il digitale in stretta connessione con l’area Education e Formazione.

reputazione e personali/intrusivi) e misure di sicurezza da intraprendere; interazione con il mezzo tecnologico (consapevolezza degli effetti fisici-cognitivi-relazionali) per realizzare quella ‘leadership di se stessi nell’ambiente digitale; utilizzo del digitale nei servizi pubblici (per contribuire all’attuazione della digitalizzazione della PA); la conoscenza delle tecnologie digitali ed il rapporto con l’essere umano, per inserire le proprie interazioni con il digitale entro un orizzonte più ampio e consapevole. Occorre, in buona sostanza, una nuova educazione civica digitale che formi l’individuo alla gestione di un rapporto sano ed equilibrato con la tecnologia, assolutamente critico e consapevole anche delle conseguenze sociali dei comportamenti.

Nello specifico: EDUCAZIONE Molteplici sono i temi oggetto dell’offerta educativa e culturale dell’area Education: ad esempio, alfabetizzazione digitale ed informatica (utilizzo di base dei media e delle tecnologie digitali) per accedere alle opportunità del mondo del lavoro ed acquisire la ‘cittadinanza globale’; conoscenza del ‘backstage’ della rete, quali i meccanismi di generazione delle informazioni sulla rete o di generazione del valore (modelli di business) per acquisire consapevolezza sugli attori economico-culturali reali; Consapevolezza dei rischi sulla rete (comportamentali, sessuali, di

FORMAZIONE La scuola si propone anche come incubatore di cultura digitale verso tutto il mondo delle Corporate le quali svolgono un ruolo propagatore potenziato di questa cultura, riversandola all’interno delle loro realtà e dei loro ecosistemi in trasformazione, ottenendo sia vantaggi di valore produttivo sia benefici sociali inclusivi. Cultura e mindset digitale, ruolo sociale coniugato al profitto per istituzioni ed organizzazioni, Responsabilità Tecnologica, ‘Cultura dei dati’, Trasformazione digitale sostenibile ne sono i presupposti concettuali ma così anche le più efficaci strategie di

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sostenibilità, responsabilità, innovazione sociale. In sintesi, un’offerta formativa che punta su modelli organizzativi e di business legati ai nuovi paradigmi del digitale, quali quelli espressi nel volume della Professoressa Donatella Padua “Digital Cultural Transformation. Building Strategic Mindsets via Digital Sociology”, Springer Nature 2021, che sarà direttamente coinvolta nella compagine scientifica dell’UMA. RICERCA La Scuola Digitale promuove progetti di ricerca scientifica in partnership con istituzioni accademiche, private e pubbliche per potenziare il raggiungimento degli obiettivi della propria missione e per stringere un rapporto più profondo con gli stakeholders del progetto. A tale fine, è rilevante evidenziare che essa contribuisce alla realizzazione di 4 su 5 delle Missioni del PNRR. La Cultura di Studio e Formazione UMA, secondo principi di collaborazione e partecipazione crossculturale e ‘peer-to-peer’ favorisce tutto il possibile coinvolgimento attivo di studenti, provenienti da contesti nazionali o internazionali, docenti e professionisti di organizzazioni, istituzioni ed imprese. Proprio per perseguire tutte le sopra descritte finalità istituzionali, infine, l’UMA svilupperà incontri di approfondimento e dibattito con Personalità ed

Esperti di eccellenza capaci di trattare sempre con spirito critico e visionario argomenti cosiddetti “di frontiera” nonchè Progetti di Ricerca di carattere scientifico in network con altri partner Accademici e Privati nonchè tutte le interazioni opportune e necessarie con Partner di elevato prestigio nazionale e internazionale costituendo Alleanze, Network e Centri di Ricerca sia a carattere temporaneo che di lungo periodo per esplorare di continuo i nuovi scenari organizzativi e lavorativi. Per chiudere in modo più storico ed internazionale la presentazione di UMA possiamo richiamarne tre accezioni etimologiche che ispirano positivamente il cammino della neonata Academy. In sanscrito UMA significa “luce della conoscenza pura” rappresentata dalla corrispondente divinità hindu Parvati; in accezione cinese Feng Shui UMA sta anche per “casa dove tutti si sentono bene e protetti” una casa con un’anima; ed infine nel mondo andino rappresenta la “potente energia della montagna” che dal sole va verso la terra e poi verso tutti gli esseri viventi. Benvenuta UniCamillus Management Academy e auguri per il tuo importante futuro di valori e conoscenze; riprendendo le parole di un amato cantautore-poeta americano ti auguriamo: “You do something and then everything conspires to make it better than you could’ve imagined” (Cat Stevens).

UMA-UNICAMILLUS MANAGEMENT ACADEMY Four years after its foundation, UniCamillus University decided to establish, in November 2021, its Management Academy, with the mission of integrating the university educational programs with labour market-related skills. UniCamillus Management Academy wishes to offer a new model for the creation of Work Culture aimed at the transmission of know-how and skills necessary to perform the activities of the role one aspires to for a full professional fulfilment; it also considers essential the skills of critical thinking and systemic vision of the organisational patterns, as well as being able to represent one’s own Social Conscience at the highest level of “being” a Person. Basically, professionals but also human beings, who have a Social Mission to pursue for the common “good”; a mission that is accomplished through the best practices that must constantly underlay the work practice and interpersonal relationships. This is what UMA aspires to be: a constant source of knowledge and critical thinking, dealing with the continuous emergence of new complex issues with the identification of new solutions, arising from analysis and research carried out by interacting expert professionals within the Academia. Not only unidirectional education, but also common development of new knowledge and new skills. In order to move towards these innovative scopes, marked by proactive training and exchange of ideas and solutions, UMA intends to be a highly qualified Cultural Community that, on one hand, establishes the educational criteria and the areas of knowledge to be pursued, while, on the other, aims to be itself a primary source of didactic activity and a valuable repository of experiences, which students can draw from and refer to for advice and useful clarification. There are three areas of activity in the School of Digital Culture: Education, Training, Research and Special Projects. Education: The purpose of this area is the creation of initiatives of digital inclusion through an educational and cultural offer intended for young people, for the elderly, for weak, disadvantaged or marginalized individuals for socio-economic, political or cultural reasons or for family conditions. Training: the purpose of this area is training for a Digital cultural Transformation, founded on values such as digital sustainability and technological responsibility, through high level Training courses meant for Institutions and post-graduate students. Research and special projects: the purpose of this area is the development of Scientific Research projects and special Projects aimed at promoting and implementing initiatives of social inclusion through digital technology, in cooperation with the area Education and Training. Welcome, UniCamillus Management Academy, and all the best for your important future of values and knowledge; echoing the words of a beloved American singer-songwriter, this is our wish: “You do something and then everything conspires to make it better than you could’ve imagined” (Cat Stevens)

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L’OCCUPABILITà DEI LAUREATI STRANIERI di Daniela Cundrò Dottoranda in Processi di internazionalizzazione della comunicazione presso l’Università per Stranieri di Perugia

N

el mese di novembre scorso, si sono tenute le prime lauree nella storia della giovane e innovativa International Medical University UniCamillus, con sede a Roma. Ben il 68,42% dei laureandi e laureande della classe di laurea 2021 di UniCamillus era di provenienza straniera, per un totale di 7 Paesi esteri (Benin, Ghana, Haiti, India, Nigeria, Ruanda, Svizzera). Questi dati non stupiscono se si pensa che, proprio nel 2021, UniCamillus si è classificata come prima Università in Italia per studenti stranieri iscritti, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Talent Ventures, a conferma della mission dell’Ateneo e dell’impegno di formazione e diffusione della scienza e della conoscenza medica rivolta all’intera comunità mondiale. Impegno che assume ancora più rilevanza in relazione agli indicatori di Ateneo ANVUR relativi alla ‘Soddisfazione e all’Occupabilità’ (in questo specifico caso in area medico-sanitaria) e alla percentuale di Laureati occupati a un anno dal conseguimento del Titolo. Una ricerca promossa nel 2014 dalla Commissione Europea, dal titolo e Erasmus Impact Study, ha infatti rivelato che il 64% dei datori di lavori pensa che l’esperienza internazionale del candidato sia importante per l’inserimento lavorativo nelle aziende. Inoltre, sempre il 64% dei datori di lavoro afferma che ai laureati con una formazione internazionale vengono assegnate più frequentemente maggiori responsabilità professionali. Recenti studi, infine, dimostrano che le università e i paesi che offrono un supporto all’occupabilità degli studenti internazionali e che riportano risultati positivi in questo campo, in termini di studenti internazionali che hanno trovato un

lavoro, otterranno un migliore posizionamento nel competitivo mercato degli studi all’estero. In questa prospettiva, riflettendo sugli studenti e studentesse straniere di UniCamillus che si sono formati in Italia e che hanno appena concluso il loro primo ciclo di studi, il primo quesito che ci si pone è il seguente: che percorso faranno ora questi laureati stranieri? Proseguiranno i propri studi in Italia o all’estero? O entreranno nel mondo del lavoro? E, se decideranno di lavorare, torneranno nel proprio Paese di origine o rimarranno in Italia o in un altro paese dell’Unione Europea, ricorrendo alle procedure di riconoscimento del proprio titolo di studio estero per un inserimento nel mercato del lavoro locale? Tali riflessioni evidenziano un altro importante tassello, relativo al fatto che la missione di un Ateneo come UniCamillus assume grande rilevanza anche nel percorso post-laurea dei laureati stranieri, soprattutto in relazione all’importanza della diversità culturale nelle organizzazioni. Durante la primavera del 2020, nell’ambito delle ricerche del mio percorso di dottorato nel settore dei processi di internazionalizzazione della comunicazione e in accordo con i vertici del dipartimento ENIC-NARIC dello Swedish Council for Higher Education (UHR), nelle sede centrale del Ministero svedese (che si trova a Stoccolma), ho realizzato delle interviste e un sondaggio indirizzati a tutto il personale della Divisione, al fine di capire come il Dipartimento svedese per il riconoscimento di titoli di studio stranieri utilizzasse la diversità culturale per apportare benefici organizzativi all’istituzione governativa. Il sondaggio ha evidenziato i vantaggi della creazione e gestione di team multiculturali e UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 43


Scansiona il codice per i risultati dell’indagine

specifiche interviste ad ex studenti internazionali e a persone con titoli di studio straniero hanno delineato alcuni potenziali scenari di incontro tra l’offerta di qualifiche professionali straniere e la domanda di competenze interculturali, che può essere presente specialmente all’interno di organizzazioni che operano con un mercato internazionale, come accade nel caso del dipartimento ENIC-NARIC, che lavora con la valutazione di titoli di studio provenienti da tutti gli angoli del mondo. I risultati di questa indagine sono stati pubblicati, nel mese di novembre 2020, sul sito web istituzionale dello Swedish Council for Higher Education, in lingua italiana e svedese (la versione inglese è disponibile alla pagina web https://www.uhr.se/en/start/recognition-of-foreign-qualifications/enic-naric-sweden/the-value-of-diversity). Quando le attività professionali di un ente abbracciano e coprono il mondo intero, le aziende hanno bisogno di pluralità nei contesti lavorativi per soddisfare le esigenze del mercato. I risultati di questa indagine dimostrano tale affermazione e danno importanti suggerimenti per le aziende che operano in un contesto globale. In questo caso specifico, cioè quello dell’ENIC-NARIC Sweden, la necessità di sviluppare un team multiculturale è emersa soprattutto a causa della crisi politica ed economica di altri paesi, in particolare Siria, ma anche altri, come Afghanistan, Bosnia Erzegovina, Eritrea, India, Iran, Iraq. Il tema della gestione della diversità è certamente non recente e gli autori Halverson e Tirmizi nel 2008 hanno sostenuto che “l’emergere di team multiculturali è evidente in una varietà di organizzazioni nei settori privato, pubblico e della società civile”. Ma quali sono gli elementi principali che rappresentano le cause generali della diversità culturale in un’azienda? Come ha scritto la professoressa Donatella Padua nel suo libro intitolato “Sociologia del diversity management. Il valore delle differenze culturali”, è possibile considerare almeno tre elementi:

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a) un primo aspetto risiede nell’evoluzione dei mercati e nella conseguente esigenza di flessibilità. Ciò determina la necessità di avere personale che presenti le competenze dettate dai progressi trasversali che si stanno sperimentando oggi. La diversità etnico-culturale di per sé offre competenze specifiche; b) in secondo luogo, è diventato un imperativo per le aziende produrre nuove idee. Il coordinamento tra competizione e produzione di nuove idee richiede molta creatività e talento, che non nascono da condizioni di omogeneità; c) infine, un altro aspetto relativo al tema trattato risiede nel fatto che il rapporto con il lavoro è cambiato. La persona è disposta a lavorare in condizioni economiche più svantaggiose ma non è disposta a rinunciare a soddisfazioni e gratificazioni. Ciò si riflette nella ricerca di un rapporto positivo con il lavoro. Flessibilità, creatività, soddisfazione e gratificazione sono le parole chiave per parlare delle cause generali della diversità culturale in un’azienda. Ma qual è il valore delle differenze culturali in un team multiculturale che lavora in uno scenario globale? E qual è il valore aggiunto per aziende che assumono personale di provenienza straniera nei propri team di lavoro? Partendo da queste domande, i seguenti sono i principali risultati dell’indagine che ho portato avanti in Svezia. I risultati dell’indagine svedese dimostrano che la diversità culturale non è solo un vantaggio per un team, ma anche una necessità quando un’autorità pubblica lavora in un ambiente internazionale, come nel caso delle attività svolte dal Dipartimento ENIC-NARIC presso l’UHR. La conoscenza di più lingue è molto utile, soprattutto nella ricerca di fonti autentiche nelle lingue originali nei siti istituzionali e universitari. Ma questa non è l’unica cosa positiva, in quanto un team multiculturale apre le porte alla possibilità di conoscere a fondo il sistema generale del Paese target, in termini di pubblica ammini-


strazione, sistema educativo, prevalenza della corruzione e altri rischi, utilizzando un approccio di conoscenza, competenza e informazione condivise su paesi specifici. Le stesse considerazioni possono essere fatte in ambito medico-sanitario, in particolar modo nel corso di una pandemia che ha superato le frontiere ma che, al contempo, ha evidenziato le differenze tra i vari Paesi nella gestione locale della crisi sanitaria globale, anche con forza ancora maggiore rispetto al passato. La diversità culturale e il patrimonio linguistico degli studenti internazionali può essere, dunque, un vantaggio per imprese e istituzioni che lavorano con l’estero. Con questo messaggio in mente, gli Atenei i cui studenti e studentesse sono soprattutto di origine straniera devono e possono operare al fine di favorire l’integrazione di laureati stranieri con qualifiche italiane nel mondo del lavoro, come previsto anche dagli obiettivi dello ‘Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore’, tra i quali vi sono quelli di sviluppare la dimensione sociale dell’istruzione superiore; di incoraggiare studenti e docenti a muoversi liberamente e di favorire l’occupabilità e l’apprendimento dei laureati. Le opportunità di carriera e l’occupabilità sono importanti per gli studenti sia europei, sia non europei e questi ultimi, dopo aver conseguito la laurea, possono cercare un lavoro nello stesso Paese in cui hanno studiato o anche in altri paesi, UE o extra-UE, oppure tornare nel proprio

paese di origine. Ciò che accomuna tutti gli studenti laureati, però, è la necessità di avere un riconoscimento del proprio titolo di studio in relazione al Paese nel quale andranno a lavorare. E la variabile dei tempi è fondamentale, perché gli studenti stranieri extra-UE, dopo il conseguimento del titolo, hanno solitamente un periodo di estensione del permesso di soggiorno che gli consente di cercare un lavoro, ma tale periodo, in linea generale, non è molto lungo. In ambito europeo e globale, il riconoscimento e la valutazione dei titoli stranieri posseduti dallo studente o dalla studentessa internazionale, inoltre, potrebbe rivelarsi utile sia per un colloquio di lavoro, sia per aiutare i datori di lavoro a capire a quale livello di istruzione equivale un determinato titolo accademico nel Paese in cui lo studente internazionale rientra dopo gli studi (se si parla del Paese di origine) o nel Paese che lo studente sceglie per andare a lavorare. L’occupabilità degli studenti è, dunque, una tematica da considerare con molta attenzione per il futuro professionale dei laureati. In particolare, per un’Università che opera in ambito internazionale tale attività può rappresentare anche un vantaggio competitivo e in questa prospettiva si rivela, dunque, particolarmente importante il supporto che gli Atenei internazionali offrono agli studenti stranieri per comprendere il passaggio dal campus alla carriera, soprattutto dopo la laurea.

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I risultati dell’Indagine: ‘L’efficacia di un team multiculturale’ • • • • •

Periodo: 04/04/2020 - 17/04/2020 Luogo: Swedish Council for Higher Education; Dipartimento ENIC-NARIC, Stoccolma (Svezia) Campione intervistati: 67 intervistati su 75 destinatari del questionario Risposte complete ottenute: 52 (che rappresenta il 77,6% degli intervistati) Privacy: gli intervistati hanno accettato le informative sulla privacy in base al GDPR, Regolamento 2016/679

PRINCIPALI RISULTATI OTTENUTI MULTILINGUISMO Presso il Dipartimento svedese di riconoscimento delle qualifiche estere vengono parlate e utilizzate nel lavoro quotidiano diverse lingue: inglese (100%), svedese (98,08%), arabo (28,85%), francese (26,92%), spagnolo (15,38%), farsi (7,69%), russo (5,77%). Tra le ‘altre’ lingue troviamo: tedesco (43,48%) e italiano (13,04%) e, in misura minore, bosniaco, serbo, croato, ucraino, cinese, giapponese, tigrino, amarico. Secondo gli intervistati, la conoscenza della lingua per il loro lavoro quotidiano è ‘importante o molto importante’ per oltre il 90% degli intervistati.

ISTRUZIONE Il livello di istruzione del team di lavoro è principalmente il livello Bachelor/Laurea di I livello (28 persone); poi il livello di Master/Laurea di II livello (21 persone). Per quanto riguarda lo studio all’estero, 22 dipendenti hanno studiato all’estero a livello Bachelor e 9 persone a livello Master, mentre 5 persone hanno frequentato le superiori all’estero. I paesi all’estero nei quali i dipendenti hanno studiato sono i seguenti: Austria, Cina, Egitto, Finlandia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Kurdistan, India, Iran, Iraq, Irlanda, Italia, Giappone, Libano, Russia, Spagna, Siria, Svizzera, Ucraina, USA.

PAESI E TARGET I principali paesi coi i quali lavorano i dipendenti sono: Europa e Nord America (42,86%), Stati arabi (38,78%), Asia e Pacifico (26,53%), Africa (20,41%), Regione mediterranea (20,41%). Essi collaborano anche con altri centri ENIC-NARIC (14,29%). Questa situazione può cambiare a seconda dei casi che arrivano in ufficio (e può cambiare abbastanza frequentemente, di conseguenza).È interessante notare che un’ampia percentuale del team multiculturale identifica nel target principale del proprio lavoro: cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno in Svezia e cittadini UE (69,39%), seguiti da datori di lavoro svedesi (42,86%), Università e agenzie (38,78%), altri ENIC-NARIC (24,49%), organizzazioni dell’UE (6,12%). Questo risultato non sorprende, perché è legato alla missione principale del centro svedese ENIC-NARIC, che è il riconoscimento della qualifica estera per l’integrazione di persone con credenziali straniere nel mercato del lavoro locale. Allo stesso tempo, alla domanda relativa ai principali stakeholders della produzione del proprio lavoro, il 92,16% dei dipendenti ha riconosciuto: individui desiderosi di lavorare o studiare in Svezia. In una visione a lungo termine, i dipendenti UHR vedono i propri clienti target come ‘migranti che vanno in Svezia per lavoro’ (76%), ‘persone con un background di stranieri regolarmente residenti in Svezia che desiderano studiare’ (50%), ‘studenti internazionali’ (30%). Tra gli altri, in futuro alcuni dipendenti vedono anche ‘cittadini dell’UE che vogliono lavorare in Svezia con una professione regolamentata’, ‘insegnanti di tutti i paesi’, ‘una nuova ondata di rifugiati’, ‘professionisti svedesi che vanno a lavorare all’estero’.Uno di questi scenari futuri potrebbe essere proprio quello che interessa una professione regolamentata in campo medico-sanitario, come accade per chi possiede un titolo di studio italiano acquisito in questo settore e vuole lavorare, ad esempio, in Unione Europea.

AMBIENTE INTERNAZIONALE Riguardo a ciò che ha attratto i dipendenti a far parte di questo dipartimento, l’83,67% ha risposto ‘la prospettiva internazionale’ e il 75,51% ha risposto ‘fare bene il mio lavoro’. ‘Colleghi da tutto il mondo’ è stata la risposta del 46,94% degli intervistati. È stato anche menzionato il valore sociale del lavoro di ENICNARIC, al quale viene attribuita ‘un’importante funzione nella società’ e che viene considerato ‘un aiuto per le persone’. I dipendenti sono inoltre particolarmente orgogliosi del ‘buon spirito tra loro’ (58,82%), ‘apertura sul posto di lavoro’ (43,14%) e ‘opportunità di conoscersi in una prospettiva interculturale’ (39,22%). Tra le principali abilità citate come più importanti nella conoscenza e comprensione delle questioni internazionali, le più importanti erano: ‘conoscenza dei sistemi educativi di altri paesi’; ‘comprendere l’interazione e il contatto nelle diverse culture’; ‘comprensione interculturale’; ‘flessibilità’; ‘multilingue’. Alcuni intervistati hanno sottolineato che la lingua è solo una delle competenze necessarie per lavorare in un ambiente internazionale: “Un ambiente multiculturale aiuta ad avere conoscenza di come il sistema (pubblica amministrazione, sistema educativo, prevalenza di corruzione e altri rischi, ecc.) sia impostato nel paese di destinazione”. E, ancora, “l’esperienza internazionale è un vantaggio, in quanto è solitamente il modo più efficiente per acquisire questo tipo di competenza”.

CONOSCENZA CONDIVISA Per quanto riguarda le attività che possono spingere a sviluppare una prospettiva internazionale e, di conseguenza, un approccio interculturale nel lavoro quotidiano, gli intervistati hanno sottolineato l’importanza di comprendere la natura e la cultura del paese specifico con cui hanno a che fare, soprattutto per quanto riguarda gli ‘stakeholder educativi’ degli altri paesi. Le differenze maggiori si riscontrano negli stessi documenti (‘gestione di documenti educativi di Paesi diversi’). Altre attività sono state collegate a periodi storici specifici, come la guerra in Siria, che ha portato a ‘un numero sempre crescente di richieste di valutazione di titoli di quel paese tra il 2015 e il 2018, ma anche l’aumento di richieste da altri paesi arabi”. Altri periodi storici citati sono stati ‘Brexit e migrazione di manodopera dall’India e dal Pakistan’. Un input particolarmente interessante per alcuni membri del team è stato quello di “seguire i mercati delle frodi su Facebook e altri canali di notizie per essere in grado di combattere le frodi. Seguire la situazione in Libia e Yemen per sapere come usarla sul lavoro, ad esempio la chiusura delle università e il cambiamento dei nomi delle università”. Tutte prospettive che evidenziano che le persone che “ogni giorno incontrano persone da tutto il mondo, scrivono alle università e alle parti interessate in molti paesi, e parlano più di tre lingue ogni giorno” possiedono delle caratteristiche che gli forniscono un valore aggiunto nella pratica del riconoscimento di titoli di studio stranieri e la predisposizione a svolgere questa attività.

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THE EMPLOYABILITY OF FOREIGN GRADUATES Last November, the first graduation ceremonies were held at the young and innovative UniCamillus International Medical University, based in Rome. As many as 68,42% of the graduate students in UniCamillus (class 2021) were of foreign origin, from a total of 7 foreign countries (Benin, Ghana, Haiti, India, Nigeria, Rwanda, Switzerland). These data are not surprising, considering that in 2021, UniCamillus ranked first among the Italian Universities for number of foreign students enrolled, according to the data of the Osservatorio Talent Ventures, in confirmation of the University mission and of its commitment to education and to the dissemination of medical knowledge and science addressed to the entire global community. During the spring 2020, researching for my doctorate, I carried out interviews and a survey addressed to all staff of the Division, to better understand how the Swedish Department for the recognition of foreign qualifications took advantage of the cultural diversity to bring organisational benefits to the government institution. The survey has revealed the advantages of the creation and management of multicultural teams; the interviews with former international students and people qualified abroad, have outlined some potential convergence points between the offer of foreign professional qualifications and the demand for intercultural skills, which can be found especially within organisations operating in an international market, as in the case of ENIC-NARIC Department, which deals with the evaluation of qualifications from all around the world. The outcome of the Swedish survey shows that cultural diversity is not only an advantage for a team, but also a necessity, when a public authority operates in an international environment, as in the case of the activities carried out by the ENIC-NARIC Department at the UHR. Knowledge of several languages is very useful, especially in the research of authentic sources in the original languages in the university and institutional sites. Moreover, a multicultural team allows a thorough knowledge of the general system of the target country, in terms of public administration, education system, corruption incidence and other risks, with an approach of knowledge, skill and information sharing on specific countries. Similar considerations apply to the medicalhealthcare field, especially during a pandemic that crossed all borders, but that, at the same time, has outlined and sometimes increased the differences between countries in the local management of the global health crisis. Cultural diversity and linguistic heritage of the international students can therefore be considered an advantage for companies and institutions engaged in business abroad. Career opportunities and employability are important for students both European and non-European; the latter, after acquiring their degree, can seek work in the same country where they studied, or in other countries, EU or non-EU, or return to their mother country. What all graduate students have in common, though, is the need to have their qualifications recognised in the country where they will work. Students’ employability is therefore an issue to carefully consider for the graduate’s professional future.

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HAITI, PASSA IL TESTIMONE Il saluto ai neo laureati e il benvenuto alle matricole negli interventi del Ministro Consigliere Emmanuel Charles e del Rettore Gianni Profita

L

a vocazione internazionale, la mission precipua di UniCamillus porta l’ateneo ad avere, sempre e da sempre, profonda attenzione agli studenti che, dal ‘sud del mondo’, scelgono Roma per apprendere la professione della tutela della salute. Tra questi, i giovani provenienti da Haiti che, nell’ambito della Cooperazione universitaria Italo-Haitiana, hanno potuto avere l’opportunità di apprendere la scienza medica. In una cerimonia, dall’elevato significato, i giovani neolaureati hanno passato il proprio testimone alle matricole del primo anno, che iniziano il loro percorso accademico nel solco dei colleghi che, da oggi, potranno scegliere di tornare nel proprio paese da professionisti, e portare le proprie competenze al servizio della propria popolazione. La cerimonia si è svolta alla presenza del Ministro Consigliere, Incaricato d’Affari dell’Ambasciata della Repubblica di Haiti in Italia, Emmanuel Charles, e del Rettore dell’Università, Gianni Profita. INTERVENTO DI S.E. EMMANUEL CHARLES “Onorevole Rettore dell’Università UniCamillus, Eccellenze, Illustri Ambasciatori, Onorevoli Professori, Illustri Ospiti, Signore e Signori, diplomatici assegnati all’Ambasciata di Haiti in Italia, Cari studenti, Consentitemi di osservare un minuto di raccoglimento in memoria dell’ex presidente Jovenel Moïse, vigliaccamente assassinato nella sua residenza privata nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2021. (Grazie) È un grandissimo piacere per me intervenire in occasione della cerimonia di laurea della prima

coorte di studenti di Haiti ad entrare a far parte di questo centro universitario internazionale di riferimento che è l’UniCamillus University. Questa solenne cerimonia che ci riunisce oggi è il frutto della collaborazione avviata da Sua Eccellenza Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana e da Jovenel Moïse durante la sua visita ufficiale a Roma dal 24 al 28 gennaio 2018. Infatti, questa collaborazione è stata attuata dal Rettore Gianni Profita e da me attraverso un programma di formazione per giovani haitiani di ambo i sessi che sono entrati a far parte della UniCamillus University nel 2018 nelle branche medica e paramedica. Al Rettore vada l’espressione della mia profonda gratitudine. Signore e signori, Provo un vero piacere e un legittimo orgoglio, tre anni dopo, nel partecipare alla laurea della classe “Toussaint Louverture” composta da 4 infermieri, 8 radiologi, 6 tecnici di laboratorio, 7 ostetriche e un fisioterapista. Vorrei, ancora una volta, ringraziare il Rettore per l’evidente desiderio di realizzare questo programma che abbiamo ideato insieme a beneficio dei diplomati haitiani che ne hanno più bisogno. Hanno potuto, grazie al grande umanista che è il Rettore, concludere gratuitamente l’intero ciclo di studi. A nome del Ministro degli Affari Esteri, Sua Eccellenza Jean Victor Géneus, dei Destinatari e a nome mio, ringrazio il Rettore per questa attenzione nei confronti della gioventù haitiana. Onorevole Rettore, Permettetemi di salutare la presenza degli Ambasciatori che hanno gentilmente accresciuto lo splendore di questa cerimonia di laurea. UNICAMILLUS AUTUNNO 2021 49


Signore e signori, Devo ringraziare in modo particolare i docenti dell’UniCamillus University per il loro senso di altruismo, spirito di sacrificio e rigore. L’insegnamento in quasi tutti i paesi è una vocazione. Come diceva bene l’eminente professore Iba Der iam, “l’insegnante ha sposato la povertà”, ma bisogna aggiungere anche che egli possiede una ricchezza. Non è altro che la sua indipendenza d’animo che gli permette di esprimersi con coraggio, sincerità e orgoglio davanti a qualsiasi autorità, perché è depositario della conoscenza. Possa il corpo docente sentirsi onorato di queste parole di ringraziamento perché stanno facendo un lavoro ingrato che voglio onorare qui; in nome della classe “Toussaint Louverture” come non ringraziare lo staff amministrativo e tecnico per la pazienza con i giovani haitiani che per la maggior parte si sono confrontati per la prima volta con una cultura diversa dalla loro. Infine, un ultimo ma grande ringraziamento va rivolto al governo della Repubblica Italiana che, nonostante la pandemia di coronavirus, ha concesso un’indennità abitativa agli studenti haitiani attraverso l’ente LazioDisco. Senza questo aiuto sostanziale, non potremmo riunirci questo pomeriggio per la celebrazione di questa cerimonia di laurea. Miei cari studenti, siete gli eroi di questa giornata. Perché terminare un corso di studi in un’università

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europea non è cosa facile. L’avete fatto molto bene in una lingua straniera. Mi congratulo con voi e chiedo al pubblico di applaudirvi. Questa cerimonia, miei cari figli, sta consacrando tre anni di duro lavoro durante i quali avete fatto enormi sacrifici per costruire il vostro futuro. Ma sappiate che il diploma è solo una tappa. State per entrare nell’università della vita, quella vera. È pieno di insidie e dovrete armarvi di coraggio per affrontare le sfide che vi si presenteranno. Ricordate che state per entrare nella vita professionale. Ciò richiede qualità come: onestà, umiltà, spirito di squadra, senso di successo nella vostra carriera ad Haiti. Sappiate che non esiste una ricetta a priori. Le circostanze, le personalità che incontrerete saranno tutti parametri che influenzeranno la vostra carriera. Ma se mostrate intelligenza, capacità di valutare le situazioni che vi si presenteranno, saprete cogliere la vostra occasione che secondo Louis Pasteur “favorisce solo gli spiriti preparati”. Per concludere il mio intervento, cari studenti, spero sinceramente che possiate sperimentare nella vita un clamoroso successo professionale. Così dimenticherete i sacrifici sopportati durante i tre anni di studio così come quelli sostenuti dai vostri genitori. Che Dio vi protegga e vi guidi sulla retta via durante tutto il vostro percorso professionale. Congratulazioni e buona fortuna a tutti”.


INTERVENTO DEL RETTORE GIANNI PROFITA “Sua Eccellenza l’Ambasciatore di Haiti, Illustri ambasciatori, Gentili Autorità presenti, Diplomatici e Ospiti, Docenti e collaboratori di UniCamillus, Signore e signori e, soprattutto, miei amati studenti Vorrei cogliere questa occasione per sottolineare il mio tributo alla nazione haitiana a cui la nostra Università è ora legata da uno strettissimo rapporto. C’è una bella espressione nella lingua latina - che è anche la madre delle nostre lingue italiana e francese - per indicare un giorno speciale: “Dies signanda albo lapillo” Un giorno da segnare con un sassolino bianco. I romani infatti mettevano ogni sera in un vaso, secondo il corso della giornata, un sassolino bianco se era andata bene o un sassolino nero se le cose non erano andate per il verso giusto. Raramente, ma molto raramente, quando c’era stato un evento positivo straordinariamente eccezionale i romani dicevano “Dies aureo signanda lapillo” che letteralmente significa “Un giorno indimenticabile da segnare con una pepita d’oro”. Nella breve storia della nostra Università questo è un giorno che merita una pepita d’oro. Quando abbiamo pensato di fondare questa Uni-

versità avevamo l’ambizione di fare la differenza. Oggi abbiamo la prova che stiamo facendo la differenza. La missione di UniCamillus è di migliorare le condizioni della sanità dei Paesi meno avvantaggiati formando nuove generazioni di professionisti della salute. Oggi abbiamo qui i primi eccellenti professionisti della salute. Tre anni fa abbiamo accolto con entusiasmo il primo gruppo di studenti di Haiti nell’ambito di un accordo di collaborazione tra lo Stato italiano e la Repubblica di Haiti. Gli inizi non sono stati facili, ma la lungimiranza e l’assoluta perseveranza dell’Ambasciatore Emmanuel Charles hanno permesso al programma di svilupparsi e avere successo. Oggi vediamo i frutti. I giovani studenti di Haiti hanno ottenuto ottimi diplomi con voti altissimi. Hanno mantenuto l’impegno di studiare con passione per diventare protagonisti del cambiamento. I nostri eccellenti insegnanti li hanno supportati nel loro percorso di apprendimento. Nei nostri ospedali gli studenti sono stati accolti con generosità e hanno potuto esercitare sul campo imparando le professioni sanitarie. Il nostro Paese attraverso le sue istituzioni - MiUNICAMILLUS AUTUNNO 2021 51


nistero dell’Università, Regione Lazio, Comune di Roma, Istituto per il diritto allo studio LazioDisco, la Residenza Giovanni XXIII sostenuta dal Santo Padre che hanno tutte svolto un ruolo importante - è diventata una seconda casa per questi giovani. Tuttavia, non devono ringraziarci. Siamo noi che proviamo per loro profonda gratitudine. Questi giovani neo-laureati non sanno di averci dato molto più di quanto hanno ricevuto. Ci hanno dato il tuo entusiasmo, ci hanno fatto scoprire la loro cultura e, soprattutto, hanno dato un senso al nostro lavoro. Ragazzi, ora il vostro destino è nelle vostre mani. Sono sicuro che ne farete buon uso. Avete molte strade aperte davanti a voi e siete liberi di fare le vostre scelte. Avete quella libertà per la quale Toussaint Louverture si è sacrificato fino alla sua morte più di

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due secoli fa, l’eroe alla quale è dedicato il premio che riceverete. Avevo conosciuto la figura di Toussaint Louverture attraverso le pagine di Aimé Césaire, anche lui grande combattente anticolonialista. L’ispirazione di UniCamillus è figlia di tutti quei grandi uomini che hanno dedicato la loro vita all’affermazione della dignità e dell’uguaglianza. Siamo sicuri che il rapporto con Haiti sarà sempre più forte e - come ben sa l’Ambasciatore - abbiamo il sogno di collaborare allo sviluppo di un centro sanitario sull’isola. Sarebbe bellissimo se un giorno voi poteste mettere la vostra professione al servizio di un ospedale di Haiti coordinato da UniCamillus. Sarebbe il culmine dei nostri sogni. Buona fortuna a tutti! W UniCamillus, W Haiti, W l’Italia


HAITI, PASS THE BATON The speech of H. E. Emmanuel Charles

The speech of Gianni Profita

This solemn ceremony that gathers us today is the fruit of the collaboration established by His Excellency Sergio Mattarella, President of the Italian Republic, and by President Jovenel Moïse during his official visit in Rome from 24 to 28 January 2018. In fact, this cooperation was implemented y the Rector Gianni Profita and by myself through a training program for young Haitians, men and women, who have entered UniCamillus University in 2018 in the medical and paramedical field. I express to the Rector the senses of my deepest gratitude. My dear students, you are the heroes of this day. Because completing a course of study in a European university is no simple feat. You have done well, and in a foreign tongue. I offer you my congratulations and I ask the audience for an applause. This ceremony, my dear children, is celebrating three years of hard work, during which you have made huge sacrifices to build your future. But be aware that graduation is only a stage. You are about to enter the university of life, the real one. It is full of hidden dangers, and you will have to show courage to take on the challenges that you will face. Remember that you are entering the professional life. This requires qualities like honesty, humility, team spirit, determination for your career in Haiti. Be aware that there is no a priori recipe. Circumstances, the people that you will meet, they will all be parameters that will affect your career. But if you show intelligence, the capacity to evaluate the situations that will arise, you will be able to seize your opportunity that, according to Louis Pasteur “favours only the prepared minds”.

I wish to seize this opportunity to underline my tribute to the Haitian nation, which our University is related to by a very close connection. There is a nice saying in the Latin language – that is also mother to our languages, Italian and French – to mark a special day “Dies signanda albo lapillo”, a day to mark with a white pebble. The ancient Romans, in fact, every night used to put in a vase, depending on how the day had gone, a white pebble in case of a good day or a black pebble in case the day had gone wrong. In the rare case of an exceptional positive event, the Romans would say “Dies aureo signanda lapillo” literally meaning “An unforgettable day to mark with a gold nugget”. In the brief history of our University this is a day that deserves a gold nugget. The young students from Haiti have achieved their degrees with excellent grades. They have kept their commitment to study with passion, in order to become actors of change. Our excellent professors have supported them in their learning path. In our hospitals the students have been welcomed with generosity and have been able to practice the health professions on the field. These young new graduates do not know that they have given us more than they have received. They have given us their enthusiasm, they have made us discover their culture and, above all, they gave meaning to our work. Dear students, now your destiny is in your own hands. I am confident that you will make good use of it.

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IL LATTE, PRIMO ALIMENTO L’allattamento nel III Millennio di Sofia Colaceci Docente UniCamillus di Scienze Ostetriche - Ricercatrice in Scienze infermieristiche ostetrico ginecologiche

I

l primo alimento previsto dalla natura nel menù della vita mammifera è il latte materno. Che sia gatta, mucca, volpe o donna, la mammifera produce un liquido in grado di soddisfare per qualità e quantità i bisogni nutritivi della sua prole per il primo periodo di vita. L’allattamento è quindi per i mammiferi la norma biologica. Il latte fornisce ai/alle lattanti l’energia di cui hanno bisogno grazie ai grassi e al lattosio, mentre le proteine concorrono alla loro crescita. È opportuno evidenziare che il latte è un alimento specie-specifico: ha differenti componenti la cui quantità e tipologia possono variare sensibilmente da specie a specie. Ne consegue che il latte ideale per i gattini è il latte di ‘mamma gatta’, così come il latte ideale per le neonate e i neonati umani è il latte di donna, in particolare di colei che li ha messi al mondo. Ogni donna è infatti in grado di produrre il ‘miglior’ latte per ogni suo bambino o bambina, al punto che possiamo anche definirlo come un alimento individuo-specifico. Ad esempio, in caso di parto pretermine, la madre produrrà un latte differente rispetto a quello di una madre a termine, in particolare avrà un maggior contenuto proteico. CARATTERISTICHE DEL LATTE MATERNO E RACCOMANDAZIONI

L’allattamento si instaura grazie all’azione sinergica di due ormoni: la prolattina e l’ossitocina. La prolattina è l’ormone che stimola la produzione del latte da parte degli acini che costituiscono gli alveoli mammari, mentre l’ossitocina, legandosi ai recettori presenti sulle cellule mio-epiteliali e provocandone la contrazione, determina il passaggio del latte dagli alveoli all’interno dei dotti galattofori che terminano nei pori lattiferi, sui capezzoli.

Questi ormoni sono prodotti dall’ipofisi a seguito dell’attivazione degli impulsi sensoriali che partono dai capezzoli quando il bambino si attacca al seno. Ne consegue, che una delle regole fondamentali dell’allattamento è che più il neonato sarà attaccato al seno, più sarà stimolata la produzione di latte. Il colostro è il latte di cui si alimentano i neonati e le neonate nei primi giorni di vita. Inizia ad essere prodotto già durante la gravidanza e ha una tipica colorazione giallastra. Dopo qualche giorno, a seguito delle modificazioni ormonali post parto, si ha la cosiddetta ‘montata lattea’ e il colostro diventa latte maturo. La composizione del latte materno è variabile nel corso della poppata. Il primo latte (a inizio della poppata) è prodotto in quantità maggiori, è quasi trasparente e fornisce proteine, lattosio e altre sostanze nutritive. Il latte non solo nutre, ma disseta. Proprio perché i bambini assumono abbondanti quantità del primo latte, prendono tutta l’acqua di cui necessitano. Per questo motivo, nei primi sei mesi di vita non è necessario offrire loro alcun liquido o alimento in più, nemmeno l’acqua. Infatti, per ‘allattamento esclusivo’ si intende proprio alimentare i/le lattanti solo con il latte umano. L’ultimo latte (a termine della poppata) è ricco di grassi e quindi ha un colore tipicamente più bianco. Questi grassi forniscono gran parte dell’energia del latte materno, pertanto è importante lasciar poppare i bambini fino a quando lo desiderino, in modo che possano prendere l’ultimo latte in quantità sufficiente. È consigliato seguire un allattamento a richiesta, ossia attaccare i bambini e le bambine al seno ogni volta che lo richiedano. La madre deve pertanto prestare attenzione ai segnali precoci di fame, che tipicamente sono riasUNICAMILLUS AUTUNNO 2021 55


Stutture anatomico funzionali della mammella

sumibili nella seguente scena: il/la lattante è sveglio/a, inizia a girare la testa, a sporgere la lingua in cerca del seno e si mette le mani alla bocca tentando di succhiarle. Di fronte alla mancata offerta del seno e al senso di fame, molto probabilmente inizierà a piangere. Talvolta può essere difficile provare ad attaccare al seno un/una lattante nella fase di pianto ed è proprio per questo che si consiglia di rispondere precocemente e non tardivamente alla richiesta. Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’UNICEF propendono per un allattamento esclusivo fino al 6° mese completo di vita. Dopo i 6 mesi, il latte materno non è più sufficiente a soddisfare il fabbisogno del bambino, pertanto devono essere offerti alimenti complementari. L’allattamento non necessariamente deve essere interrotto, anzi, è raccomandata la sua prosecuzione fino ai due anni e oltre, o comunque fino a quando reciprocamente desiderato da madre e bambino/a. IMPORTANZA DEL LATTE MATERNO OLTRE LA NUTRIZIONE Oggigiorno è riduttivo considerare il latte umano solo da un punto di vista nutritivo. È infatti ormai noto che l’allattamento protegge la salute dei bambini e delle bambine in molti modi, a partire dagli anticorpi materni contenuti nel latte, così come altre sostanze anti-infettive in grado di coadiuvare il sistema immunitario del bambino. A conferma di ciò, gli studi dimostrano che i bambini non allattati hanno un maggior rischio di contrarre patologie infettive, ad esempio sono esposti al 100% di rischio in più di sviluppare otiti e a oltre il 250% di rischio in più di essere ospedalizzati nel primo anno di vita per infezioni respiratorie, rispetto ai bambini allattati. Il latte materno non è un liquido sterile, infatti contiene batteri che concorrono allo sviluppo del microbiota intestinale del lattante e alla regolazione della risposta immunitaria. Inoltre, contiene gli oligosaccaridi che, sebbene privi di una funzione nutritiva per l’essere umano, nutrono il microbiota intestinale del lattante. E ancora, il latte materno contiene la lipasi, un

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enzima che aiuta a digerire i grassi e che non è presente nei latti animali e nelle formule artificiali. Per questo motivo, i/le lattanti digeriscono meglio i grassi contenuti nel latte umano rispetto a quelli del latte vaccino e delle formule. Quando una donna non può allattare o decide di non farlo, chiaramente il bambino deve essere nutrito in qualche modo. Mentre in passato il baliatico era la soluzione a questo problema, oggigiorno la scelta più pratica e più frequente è l’uso di formule artificiali che possono essere a base di latti animali, latti di soia e latti i cui grassi derivano da oli vegetali. Le formule sono diverse dal latte umano, sebbene le quantità di nutrienti siano state corrette e seguano precise indicazioni fornite dalla Commissione Europea tramite specifiche direttive UE. In particolare, per le componenti raccomandate sono stabiliti il limite minimo e il limite massimo, mentre per le componenti opzionali sono indicati i valori orientativi. Le formule artificiali sono ovviamente prive di tutte quelle sostanze, precedentemente descritte, in grado di apportare innumerevoli vantaggi in termini di salute. In virtù di ciò possiamo affermare che il latte materno e la formula artificiale non sono - e non saranno mai - completamente intercambiabili. L’allattamento è importante anche per la salute delle donne, infatti apporta loro numerosi benefici a breve e a lungo termine. Ad esempio, allattare facilita il processo di involuzione uterina e la ripresa del peso pre-gravidico. Tra i vantaggi a lungo termine, l’allattamento riduce il rischio di cancro al seno e alle ovaie e il rischio di osteoporosi. Un ulteriore aspetto da non sottovalutare è che il latte materno è un alimento gratuito, a chilometro zero, sempre disponibile e pronto all’uso. Al contrario, le formule artificiali sono prodotti industriali che impattano sull’ambiente, sulla praticità d’uso e sul budget familiare. LE BUONE PRATICHE Il contatto pelle-a-pelle tra la madre e il/la bambino/a immediatamente dopo la nascita per almeno un’ora è una delle pratiche più efficaci nel facilitare l’avvio


dell’allattamento. All’inizio, l’istinto del bambino e della madre guidano l’allattamento e proprio per questo andrebbero lasciati agire in modo indisturbato, senza interferenze e interruzioni. Le neonate e i neonati posti nudi sul petto nudo della madre – quest’ultima preferibilmente in posizione semi-reclinata - avranno modo di attivare i loro riflessi innati. Tra quelli fondamentali ai fini dell’allattamento vi sono: il riflesso di ricerca che induce il bambino a ruotare la testa se stimolato all’angolo della bocca o sulla guancia, il riflesso di suzione per il quale tenderà a poppare se il palato viene sfiorato e il riflesso di deglutizione grazie al quale deglutisce se la bocca si riempie di latte. L’importanza della nudità durante il contatto pellea-pelle è insita nel richiamo dell’odore materno, nella colonizzazione della flora batterica materna, nella stabilizzazione della termoregolazione e dei livelli ematici di glucosio del bambino, riducendo lo stress e stimolando il rilascio di ossitocina. Un’altra pratica favorente l’allattamento è il cosiddetto rooming-in. Oggigiorno, infatti, è sempre più raro che gli ospedali siano dotati di un ‘nido’, ossia un reparto in cui ricoverare i neonati fisiologici per tenerli sotto stretta osservazione. Attualmente, è sempre più diffuso il concetto di ‘separazione zero’: se il bambino è sano, non sarà mai separato dalla madre, ma trascorrerà i giorni di degenza ospedaliera nella sua stessa stanza. Ciò consente alla diade madre-neonato di essere a stretto contatto e di imparare a conoscersi più velocemente.

Tra le altre buone pratiche favorenti l’allattamento, è opportuno citare la continuità assistenziale in puerperio che può realizzarsi attraverso i servizi pubblici del consultorio, cui la donna può ricorrere in caso di alcune difficoltà, ad esempio accedendo agli spazi-allattamento gestiti dalle ostetriche. Infine, ai fini dell’efficacia e della durata dell’allattamento è fondamentale anche il ruolo del padre che, se consapevole dell’importanza dell’allattamento, collaborerà con la partner per questo obiettivo comune, fornendo un adeguato supporto pratico ed emotivo. LA SITUAZIONE ITALIANA Numerose indagini regionali e nazionali condotte negli ultimi venti anni hanno evidenziato che oltre il 95% delle donne desidera allattare; tuttavia, i dati al riguardo si attestano su standard subottimali. Il Sistema Nazionale di Sorveglianza Bambini 02 anni dell’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato che l’allattamento esclusivo a 4-5 mesi interessa solo il 23,6% del campione arruolato nella sorveglianza. Questo dato è soggetto ad ampia variabilità regionale, fluttuando tra il 16,6% della Campania e il 44,7% della Provincia Autonoma di Trento. A 12-15 mesi, il 31,3% del campione assume latte materno. L’11,7% del campione non è mai stato allattato e anche in questo caso vi è ampia variabilità regionale (5,0% nelle Marche e 18,4% in Sicilia). Questa eterogeneità regionale è, almeno

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in parte, conseguenza di un diversa attuazione dei programmi di promozione dell’allattamento. Questo quadro nazionale, comunque analogo a quello di molti altri Paesi industrializzati, è spiegabile facendo riferimento al modello dell’OMS dei determinanti della scelta di allattamento. Secondo tale modello, la pratica dell’allattamento dipende sì dalla scelta materna, ma implica la combinazione di quest’ultima con la possibilità di attuare tale scelta, che a sua volta è condizionata da fattori sociali, fisici e organizzativi. Questi fattori sono in grado di impattare, favorevolmente o sfavorevolmente, sull’esperienza di allattamento. IL SIGNIFICATO ASESSUALE DELLA MAMMELLA AL LATTANTE E L’ALLATTAMENTO IN PUBBLICO

Il seno è stato ideato per assolvere una funzione nutritiva. La specie umana è stata tuttavia interessata da un progressivo processo di ‘sessualizzazione’ delle mammelle a cui ha contribuito anche l’acquisizione della stazione eretta. Al contrario delle altre mammifere, le cui mammelle sono sviluppate solo durante l’allattamento, in termini di aumento della componente ghiandolare e di allungamento dei capezzoli, involvendo subito dopo, nelle donne l’evoluzione ha favorito la duplice funzione nutritiva e sessuale del seno, a discapito della prima. Solo nella donna le mammelle sono ben visibili e fungono dunque da richiamo sessuale. L’evoluzione ha via via favorito donne con mammelle tonde e attraenti. Nelle altre specie, le mammelle sono tipicamente coniche e hanno un lungo capezzolo, caratteristiche queste che le rendono più funzionali all’allattamento. A seconda della lente ‘sessuale’ o ‘nutritiva’ con cui si guarda l’allattamento, le reazioni sono diverse. La visione di una donna che allatta in pubblico può essere oggetto di stupore o di vergogna se la si guarda con la lente ‘sessuale’. Se invece si guarda il seno come un organo nutritivo, non ci si focalizza sull’esibizione della mammella bensì sul suo uso. L’allattamento assume quindi il significato di un atto responsivo ad un bisogno primario, l’alimentazione, nel momento e nel luogo in cui il bambino lo manifesta. Come espresso dall’UNICEF nella Convenzione sui diritti dell’Infanzia, l’allattamento è un diritto fondamentale dei bambini e delle bambine perché consente loro di godere del miglior stato di salute possibile. Al contempo, le madri hanno il diritto di ricevere un adeguato supporto nella realizzazione del loro desiderio di allattare. Nel III millennio abbiamo bisogno di recuperare in toto la naturalità dell’allattamento e di rendere complementari e non contradditorie le due funzioni attribuite al seno. 58 UNICAMILLUS AUTUNNO 2021

I PROFESSIONISTI SANITARI A tal proposito, i professionisti sanitari giocano un ruolo fondamentale nell’accompagnare le donne e le famiglie nei processi decisionali relativi all’alimentazione infantile. La formazione dei professionisti sanitari sull’argomento dovrebbe essere quindi prevista e ben strutturata negli ordinamenti didattici universitari in ambito medico-sanitario, operando le dovute differenziazioni in termini di crediti formativi e di contenuti, sulla base dei diversi profili. L’allattamento non è materia esclusiva di pediatri, ostetriche, infermieri pediatrici, bensì tutti i professionisti della salute dovrebbero possedere un bagaglio minimo di conoscenze per non interferire con la pratica dell’allattamento se non strettamente necessario. Ad esempio, un odontoiatra che deve somministrare un anestetico per eseguire un trattamento su una donna in allattamento, potrebbe frettolosamente consigliarle di smettere di allattare, non sincerandosi se effettivamente quella molecola sia controindicata o meno durante la lattazione. L’eventuale scelta di sospendere l’allattamento o di non allattare non dovrebbe essere conseguenza della mancanza di sostegno o di formazione adeguata da parte dei professionisti sanitari. Consigliare con leggerezza a una donna di smettere di allattare senza un valido motivo basato su evidenze scientifiche “tanto può dargli la formula artificiale” o perché “tanto la bambina ormai ha 8 mesi” non è più ammissibile nella seconda decade del III millennio quando l’accessibilità alle informazioni e ai contenuti scientifici è alla portata di tutte e tutti. Le famiglie hanno bisogno di ricevere un supporto concreto ed efficace, basato sulle evidenze scientifiche e su conoscenze aggiornate di fisiologia dell’allattamento. CONCLUSIONI Negli ultimi anni si sta ponendo sempre più enfasi all’impatto che i primi mille giorni, quel periodo che va dal concepimento ai primi due anni di vita, hanno sulla salute dei bambini e delle bambine e degli adulti e delle adulte che diventeranno. La ricerca scientifica ci ha dimostrato che lo stato di salute e lo sviluppo infantile non dipendono solo dal patrimonio genetico trasmesso dai genitori, ma anche dai comportamenti adottati nei primi mille giorni. Tra questi, sicuramente gli stili di vita adottati in gravidanza e in puerperio, compresa l’alimentazione neonatale e infantile.


MILK, THE FIRST NOURISHMENT The first nourishment provided by nature in the menu of the mammal life is breast milk. Whether cat, cow, fox or woman, the female mammal produces a liquid capable of satisfying in quality and quantity the nutritional needs of its offspring for the first period of life. Breastfeeding is therefore the biological rule for mammals. Milk provides nurselings the energy they need thanks to the fat and lactose, while the proteins contribute to their growth. Nowadays considering breast milk only from a nutritional point of view can seem reductive. It is well known that breastfeeding protects childrens’ health in many ways, starting from the maternal antibodies contained within the milk, as well as other anti-infective substances, that can help the child’s immune system. To confirm this, research shows that non breastfed infants have higher risk of catching infectious diseases, for example they are exposed to 100% higher risk to develop ear infections and over 250% higher risk of being hospitalized in their first year of life due to respiratory infections, compared to breastfed children. Breast milk is not a sterile liquid, in fact it contains bacteria which contribute to the development of the gut microbiota of the nurseling and to the regulation of the immune response. Furthermore, it contains the oligosaccharides that, though lacking a nutritional function for the human being, nourish the gut microbiota of the nurseling. The skin-to-skin contact between mother and child immediately after the birth for at least an hour is one of the most effective practices for an easy initiation of breastfeeding. At the beginning, breastfeeding is guided by the instinct of mother and son, and for this reason they should be left to find their way unobtrusively, with no interferences or interruptions. New-borns placed naked on their mother’s naked chest – the mother preferably in semi-reclined position – will activate their innate reflexes. The education of healthcare professionals on this issue should be therefore planned and clearly structured in the medical university education systems, differentiating in terms of academic credits and contents, based on the different profiles. Breastfeeding is not exclusive competence of paediatricians, midwives, paediatric nurses, but rather all healthcare professionals should possess a minimum knowledge in order not to interfere with breastfeeding practice unless necessary. Light-heartedly suggesting a mother to stop breastfeeding without a sound reason based on scientific proof “she can feed him formula anyway” or because “at this point the child is already 8 months old” is not admissible in the second decade of the III millennium, when information and scientific insight is available for everyone. Families need to receive a real and effective support, based on scientific evidence and on updated knowledge on breastfeeding physiology.

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ACADEMIC LIFE NEWS

UniCamillus, le prime lauree Primi allori tra le aule dell’Ateneo con discussioni in streaming per permettere alle famiglie che non potevano essere presenti di poter partecipare

S

i sono svolte le prime discussioni di tesi di laurea presso l’Università Medica Internazionale di Roma UniCamillus dal momento della sua fondazione. Ancora troppo ‘giovane’ per laureare gli studenti di medicina che stanno frequentando sin dal momento della sua fondazione, l’Ateneo ha però celebrato gli allori conseguiti dagli studenti dei corsi di laurea magistrale triennale. A legare indissolubilmente il suo nome alla storia di UniCamillus, Federica Varone, che ha discusso la sua tesi in Ostetricia e che rappresenta la prima laureata della storia dell’Ateneo. “Le più profonde congratulazioni a Federica Varone, che oggi ha brillantemente conseguito la Laurea in Ostetricia cum laude. Questo suo successo personale resterà nel cuore di UniCamillus, poiché si tratta del primo titolo accademico

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che viene conseguito presso il nostro Ateneo dal momento della sua istituzione, tre anni fa”, ha dichiarato il Rettore Gianni Profita “Il percorso di UniCamillus, Università medica internazionale di Roma, è iniziato guardando alle discipline mediche non solo nel loro orientamento scientifico, ma soprattutto in quello umanitario. Ci siamo proposti di accogliere, oltre agli studenti italiani e comunitari, anche i giovani provenienti da tutto il mondo, soprattutto delle zone meno fortunate. Oggi UniCamillus è la prima Università in Italia quanto a presenza di studenti internazionali. La sua crescita è costante, l’offerta formativa completa, senza perdere di vista tanto gli studenti quanto la nostra mission. Oggi festeggiamo un traguardo importante. Congratulazioni Federica, congratulazioni UniCamillus”.


Con l’arrivo dei primi laureati, nasce anche UniCamillus Alumni, la comunità degli ex alunni dell’Università che si propone non solo di mantenere il senso di comunità che si è creato negli anni di studio accademico tra gli studenti, ma anche di creare una rete di contatto tra ex alunni e docenti, e un network di rapporti personali, professionali di opportunità da condividere.

Test, iscrizioni aperte: Tutto sui bandi di accesso alle Facoltà UniCamillus Ci sarà tempo fino al 9 febbraio 2022 per iscriversi ad una delle prove preselettive necessarie per accedere alle Facoltà UniCamillus. Anche quest’anno, considerate le circostanze non prevedibili legate all’andamento della pandemia e al fine di garantire a tutti la possibilità di partecipare ai test, è stato deciso di fare ricorso ad una modalità di somministrazione homebased ossia da remoto presso il domicilio o altro luogo scelto dal candidato. Una soluzione già adottata con successo nelle selzioni dell’anno accademico passato. Per i Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria è previsto un test di 60 domande, composto da 35 a carattere scientifico (10 biologia, 10 chimica,

10 fisica e 5 matematica), 15 domande di ragionamento logico e comprensione del testo, e 10 sulla specifica missione umanitaria di UniCamillus. Per i Corsi di Laurea in Professioni Sanitaria, i 60 quesiti del test sono suddivise in: 20 domande di ragionamento logico, 5 domande di cultura generale, 10 di chimica, 10 di fisica, 10 di biologia e 5 domande di matematica. UniCamillus organizza un corso di preparazione alle prove di accesso, per preparare al meglio gli studenti comunitari che intendono iscriversi ai test di ammissione di Medicina e Chirurgia e/o di Odontoiatria e Protesi Dentaria, che si terrà online da lunedì 31 gennaio a venerdì 4 febbraio 2022. Durante il corso verranno affrontati gli argomenti oggetto della prova. Per l’anno accedemico 2022/2023, UniCamillus metterà a disposizione: • 195 posti per il CdL in Medicina e Chirurgia • 75 posti per il CdL in Odontoiatria e Protesi Dentaria • 35 posti nel CdL in Infermieristica • 15 posti nel CdL in Fisioterapia • 10 posti nel CdL in Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia • 15 posti nel CdL in Ostetricia • 15 posti nel CdL in Tecniche di Laboratorio Biomedico. Ogni candidato al fine di perfezionare la propria iscrizione, dovrà collegarsi al sito https://unicamillus-admission.ilmiotest.it, registrarsi e indicare il Corso di Laurea per il quale intende concorrere, benintesa la facoltà di poter selezionare tutti i Corsi di Laurea offerti dall’Ateneo. Per approfondire al meglio l’argomento, è possibile visitare la pagina dedicata sul sito di UniCamillus.

CINQUE NOTIZIE OMICRON

La variante B.1.1.529, o variante Omicron, è una mutazione virale del Covid isolata per la prima volta in campioni provenienti da Botswana e Sud Africa. Al momento oggetto di studio, si sta valutando se la sua trasmissibilità sia maggiore rispetto alle altre varianti, se può causare infezioni più gravi, ma soprattutto è oggetto di studio la tenuta degli attuali vaccini.

RAFFORZATO Via libera, da parte

del Governo, al nuovo Green Pass rafforzato, che verrà rilasciato a tutti coloro che si sono sottoposti a vaccinazione antiCovid o che sono guariti dall’infezione. Con il nuovo certificato, anche in zona bianca, sarà possibile accedere a spettacoli, eventi sportivi, ristorazione, feste e discoteche, cerimonie pubbliche.

VACCINI 5-11

L’Agenzia europea per i medicinali (Ema), ha approvato l’estensione dell’uso del vaccino Covid-19 di BioNTech-Pfizer per i bambini di eta’ compresa tra 5 e 11 anni. “La dose di Comirnaty sarà inferiore a quella utilizzata nelle persone di età pari o superiore a 12 anni (10 microgrammi rispetto a 30 microgrammi)” spiega l’EMA in una nota. Invariata la modalità di somministrazione. Aifa si pronuncerà a riguardo i primi giorni di dicembre.

ABILITANTI Il

Senato ha approvato il Ddl sui titoli universitari abilitanti. Si semplifica la modalità di accesso alle professioni, rendendo l’esame di Laurea coincidente con l’esame di Stato. “L’approvazione della legge è il segno che l’attenzione verso i giovani sta davvero tornando protagonista nel Paese. Con questa norma -sottolinea il ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa.- permettiamo alle nostre studentesse e ai nostri studenti di accedere al mondo del lavoro subito” .

OSTEOPATIA

L’Osteopata diventa una Professione Sanitaria a tutti gli effetti. È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto che riecepisce quanto disposto nell’accordo Stato Regioni del 2020 e che descrive gli ambiti di attività, competenza e contesto operativo, definisce il campo di intervento, le attività di valutazione e le modalità operative del trattamento. Soprattutto, introduce la necessità del conseguimento di una laurea specifica per lo svolgimento di questa attività professionale.

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ACADEMIC LIFE NOTE

Randstad assume i neolaureati UniCamillus I primi infermieri, ostetrici e tecnici di laboratorio saranno assunti con contratto di somministrazione

M

lavorativo dei ragazzi, approfondire contenuti didattici e professionali di interesse congiunto, e valutare la progettazione di nuovi percorsi di formazione professionale rivolti a personale disoccupato.

Un importante investimento in capitale umano nel comparto sanitario che è frutto della collaborazione nata due anni fa fra Randstad e UniCamillus con l’obiettivo di promuovere l’inserimento

Una partnership che si caratterizza anche per l’attenzione alle politiche di sostenibilità sociale. UniCamillus è frequentata da studenti comunitari e non comunitari che dimostrino un particolare interesse scientifico e professionale per problematiche sanitarie presenti soprattutto in paesi in via di sviluppo. Molti dei ragazzi che si sono laureati provengono dai paesi del Sud del mondo e per questa ragione, dopo una prima fase di inserimento nelle strutture sanitarie per completare sul campo la propria formazione, Randstad favorirà la possibilità di svolgere un periodo di volontariato all’estero garantendo la conservazione

eno di un mese tra la cerimonia di laurea e l’assunzione. A novembre si sono laureati i primi 20 infermieri, ostetrici e tecnici di laboratorio della Saint Camillus International University of Health & Medical Sciences (UniCamillus), terza università privata medica di Roma nata nel 2017, e a partire dal mese di dicembre riceveranno una proposta di assunzione da Randstad Medical, la divisione specializzata nella ricerca e selezione di professionisti in ambito sanitario e socio-assistenziale di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, per lavorare in diversi ospedali sul territorio italiano.

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del posto di lavoro ai lavoratori che lo richiederanno. La multinazionale del lavoro, inoltre, ha istituito borse di studio per studenti meritevoli e un numero importante di prestiti d’onore è stato destinato agli studenti non comunitari che non dispongono di risorse economiche sufficienti. I prestiti saranno azzerati quando i laureati ritorneranno a lavorare nel proprio Paese di origine. “La pandemia ha dimostrato quanto sia importante formare e mettere a disposizione delle strutture sanitarie professionisti della salute dotati delle competenze di cui hanno bisogno per svolgere al meglio la propria funzione – afferma Simona Tansini Amministratore Delegato di Randstad Italia e COO Randstad Medical -. La partnership con UniCamillus, con cui condividiamo l’impegno nel mettere al centro del nostro lavoro le persone e la loro formazione, vuole essere un passo in questa direzione. L’assunzione dei primi laureati di UniCamillus è per noi un investimento in un settore fondamentale per il benessere delle persone e in giovani meri-

tevoli che aiuteremo a completare sul campo la propria formazione”. “UniCamillus è consapevole del fatto che accanto alla formazione universitaria - ha dichiarato il Rettore Gianni Profita - ve ne è un’altra, altrettanto importante, da fare sul campo. Un conto sono i tirocini, un conto è l’apprendimento continuo cui ciascuno, non solo in ambito sanitario, è chiamato sul posto di lavoro. In questo senso, pensiamo che la collaborazione con Randstad sia un valore aggiunto che l’Università offre ai propri laureati per entrare immediatamente nel mondo del lavoro e per continuare a formarsi. Ma l’ulteriore straordinarietà dell’apporto di Randstad, oltre al fatto che offre ai nostri ragazzi una concreta ed importante occupazione immediatamente dopo la Laurea, consiste nel profilo umanitario dell’offerta che comporta la possibilità di impegnarsi in volontariato nei Paesi in via di sviluppo conservando comunque la continuità occupazionale”

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RICERCHE/ABSTRACT <UH ZLSLaPVUL KLSSL YPJLYJOL WP YLJLU[P L PU[LYLZZHU[P JVUKV[[L KHP YPJLYJH[VYP <UP*HTPSS\Z ( KPZWVZPaPVUL S»HIZ[YHJ[ KLS SH]VYV 7LY JVUZ\S[HYL PS [LZ[V JVTWSL[V u ULJLZZHYPV PUX\HKYHYL PS YLSH[P]V 89 *VKL 3H MY\PaPVUL KLSSL YPJLYJOL u Z\IVYKPUH[H HK HIIVUHTLU[P V HMÄSPHaPVUP ZWLJPÄJOL HSSL WPH[[HMVYTL JOL JVU[LUNVUV PS SH]VYV LZ[LZV

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Watching the Effects of Gravity. Vestibular Cortex and the Neural Representation of “Visual” Gravity :LYNPV +LSSL 4VUHJOL 0VSL 0UKV]PUH 4`YRH AHNV ,SLUH +HWYH[P -YHUJLZJV 3HJX\HUP[P HUK .PHUMYHUJV )VZJV 740+! +60! OP]

The Effectiveness of Intervening on Social Isolation to Reduce Mortality during Heat Waves in Aged Population: A Retrospective Ecological Study :[LMHUV 6YSHUKV *SH\KPH 4VZJVUP *HYVSPUH +L :HU[V 3LVUHYKV ,TILY[P .PHSSVYL[P 4HYPH *OPHYH 0UaLYPSSP 6SNH 4HKHYV :HUKYV 4HUJPULSSP -H\Z[V *PJJHJJP 4HYPH *YPZ[PUH 4HYHaaP 3LVUHYKV 7HSVTIP HUK .P\ZLWWL 3PV[[H 740+! 74*0+! 74* +60! PQLYWO

Placental Dysfunction in Assisted Reproductive Pregnancies: Perinatal, Neonatal and Adult Life Outcomes *SH\KPV 4HUUH =HSLU[PUH 3HJJVUP .P\ZLWWL 9PaaV (U[VUPUV +L 3VYLUaV HUK 4PJVS 4HZZPTPHUP 0U[ 1 4VS :JP +60! O[[WZ! KVP VYN PQTZ

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Myocardial infarction with non-obstructive coronary artery disease )LY[PS 3PUKHOS" ;VTHZa )HYVU" 4HYPV (SILY[\JJP" -YHUJLZJV 7YH[P ,\YV0U[LY]LU[PVU " !L L +60! ,01 +

Dietary Magnesium Alleviates Experimental Murine Colitis through Modulation of Gut Microbiota -LKLYPJH +LS *OPLYPJV =HSLU[PUH ;YHWHUP =HSLU[PUH 7L[P[V :VÄH 9LKKLS .P\ZLWWL 7PL[YVWHVSV *YPZ[PUH .YHaPHUP 3L[PaPH 4HZP (U[VUPV .HZIHYYPUP 3VYLUaH 7\[PNUHUP -YHUJV :JHSKHMLYYP HUK -LKLYPJH 0 >VSM 5\[YPLU[Z " O[[WZ! KVP VYN U\

Differences in cysts characteristics and related influence on the anatomical response after dexamethasone implant in diabetic macular oedema 4HYPHJYPZ[PUH 7HYYH]HUV :LYLUH -YHNPV[[H ,SPHUH *VZ[HUaV +HUPLSH .PHUUPUP +HUPLSL +L .LYVUPTV 7HZX\HSL =PNNPHUV :HJJVUP 9PJJHYKV HUK .P\ZLWWL 8\LYX\LZ ,`L O[[WZ! KVP VYN Z

Let the data do the talking: the need to consider mosaicism during embryo selection 4HU\LS =PV[[P 9HQP] * 4J*V` +HYYLU 2 .YPMÄU -YHUJLZJH :WPULSSH ,YTHUUV .YLJV 4P[RV 4HKQ\URV] :]L[SHUH 4HKQ\URV]H *SPMMVYK 3 3PIYHJO (UKYLH 9 =PJ[VY -YHUR 3 )HYULZ HUK *OYPZ[V . AV\]LZ +60! O[[WZ! KVP VYN Q MLY[UZ[LY[

Viral resistance burden and APOBEC editing correlate with virological response in heavily treatment-experienced people living with multi-drug resistant HIV +HUPLSL (YTLUPH 4HYPH 4LYJLKLZ :HU[VYV 4HYPH *VUJL[[H )LSSVJJOP 3\JH *HYPV[P 3H\YH .HSSP (UKYLH .HSSP 9VZZHUH :J\[HYP ,SLVUVYH :HSZP *YPZ[PUH 4\ZZPUP .HL[HUH :[LYYHU[PUV 3LVUHYKV *HSaH )HYIHYH 9VZZL[[P 4H\YPaPV AHaaP (U[VULSSH *HZ[HNUH MVY [OL 79,:;0.06 9LNPZ[Y` :[\K` .YV\W 740+ +60 Q PQHU[PTPJHN

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EDITORIAL

EDITORIAL

Pope Francis: “Poor Haiti, one thing after another”

Pape François: “Pauvre Haïti, encore et encore”

by Gianni Profita (Rector)

par Gianni Profita (Recteur)

The scene appeared to the first rescuers must have been apocalyptic. Tens of people engulfed in flames crying for help, dead and wounded thrown meters away and the desperation of volunteers and passers-by, rushing empty handed with no possibilities of bringing relief. A few days before Christmas a tank truck overturned in Cap-Haitien, Haiti’s second largest city. In the country there has been a shortage of fuel for years, so it has become a very valuable commodity. So, hundreds of people crowded around the vehicle, hoping to grab a few litres of kerosene to heat their homes or to sell at the black market. The sudden explosion caused 75 casualties, as well as many missing, which will probably never be recovered. A close iron lamp post was liquefied by the high temperature. Mentioning this incident, Pope Francis, at end of December 15th general audience, spontaneously exclaimed: “Poor Haiti, one thing after another!” Haiti is a mild climate country in the heart of the Caribbean. It is part, together with the Dominican Republic, of the island Hispaniola, where Christopher Columbus made landfall. For centuries it has been subjected to the French colonization, from which it declared its independence following the French Revolution. It was the first nation in the world to abolish slavery. In the last century Haiti has experienced a US invasion, a couple of bloody dictatorships, several coups d’état and a thirteen-year long intervention of the UN Blue helmets. A study published on Conversation -magazine promoted by the University of Birmingham and the Queen’s University - titled “Pregnant for a few coins – 265 stories of Haitian children abandoned by UN fathers “, has identified young girls, some of them barely 11 years old, sexually abused by the peacekeeping forces and then left behind in poverty to raise their children, whose fathers were repatriated once the pregnancies were known. In 2010 a terrible earthquake devastated most of the capital city and the death toll, definitely higher than two hundred thousand, has never been ascertained. A cholera epidemic followed, probably transmitted by the rescuers, with further thousands of victims. In 2016 hurricane Michel levelled thousands of buildings, causing approximately three thousand deaths. On August 14th 2021 an earthquake devastated the south of Haiti with estimated three thousand deaths, 13.000 injured and 50.000 houses destroyed. And two days later the tropical storm Grace hit the same area with landslides and floods: 80 healthcare facilities were rendered inoperable. In the same days the President of the Republic Jovenel Moise was killed by a commando, at night, in his home. On January 2nd 2022 the Prime Minister Ariel Henry was leaving a church where he had celebrated the anniversary of independence and was attacked by a commando that left a victim and several wounded. On the same day, an escape attempt from the jail of Croix-des-Bouquets ended with ten casualties. That was surely a less serious toll compared to the mass escape of the previous year, when 400 inmates managed to flee and at least 25 people died, the prison director included. Haiti is undoubtedly the poorest country in the Americas. According to a recent survey from the Economist, an estimated 60% of the population lives with less than 2 dollars per day. Only 0,67% has received two doses of Covid vaccine (in Italy 75,30%). Child mortality is very high and for young Haitians an enticing “professional” prospect is the kidnapping industry, one of the most profitable on the island, considering the nearly complete absence of public order. There is no need to be rich to be kidnapped: the ransom can even be paid with a sack of rice. Since it was founded, UniCamillus has always looked at Haiti with humanitarian attention through scholarships, honour loans and other forms of support. At present, 128 Haitian students are enrolled in UniCamillus (43 in Radiology Techniques, 24 in Biomedical Laboratory Techniques, 18 in Midwifery, 1 in Medicine, 22 in Nursing and 20 in Physiotherapy). We recently celebrated our first proud graduates, portrayed in the cover picture of this issue of the Magazine. We will try and help them return to their country as health professionals. Just like the Italians in the first half of the last century who, with their remittances, helped Italy to grow, we are sure that these young men and women will similarly do their share. A student -we recently learned by chance- sent home in Haiti half of the scholarship he received for studying in Italy: “In Port-au-Prince my family survives with a few tens of euros a month” he confided to a classmate.

La scène observée par les premiers sauveteurs doit avoir été apocalyptique. Dizaines de personnes enveloppées par les flammes qui appelaient au secours, morts et blessés projetés à dizaines de mètres et le désespoir des volontaires et des passants accourus à la main sans possibilité d’apporter de l’aide. Quelques jours avant Noël un camion-citerne s’est renversé à Cap-Haitien, la deuxième plus grande ville d’Haïti. Dans le pays le carburant est rare depuis des années. Est un bien précieux, ainsi des centaines de personnes se sont pressées autour du véhicule dans l’espoir d’obtenir quelque litre de kérosène pour chauffer leur maison ou pour le vendre au marché noir. La soudaine explosion a fait 75 morts, ainsi que de nombreux disparus qui probablement ne seront pas recouvrés. Se référant à cet épisode, Pape François, à la fin de l’audience générale du 15 décembre, c’est exclamé “Pauvre Haïti, encore et encore!” Haïti est un pays avec un climat doux au cœur des Caraïbes. Elle fait partie avec la République Dominicaine de l’Ile Hispaniola, ou débarqua Cristoforo Colombo. Pendant siècles, Haïti a été colonisé par la France, dont se déclara indépendante après de la Révolution française. Haïti a été le premier pays au monde à interdire l’esclavage. Au cours du siècle dernier à Haïti se sont succédé une invasion par les Américains, quelques dictatures sanglantes, quelques coups d’état et une intervention dei casques bleus de l’ONU qui a pris treize années. Selon une étude publiée sur Conversation – magazine promu par l’Université de Birmingham et par la Queen’s University - intitulé “Enceinte pour quelque pièce de monnaie – 265 cas d’enfants haïtiens abandonnés par les pères de l’ONU“ a identifié jeunes filles d’à peine 11 ans abusées sexuellement par les forces de paix et abandonnées dans la pauvreté à élever leurs enfants, dont les pères étaient rapatriés dès que les grossesses étaient connues. Dans 2010 un violent séisme détruisit la plupart de la capitale et le nombre des morts, que certainement dépasse deux cent mille, on n’a jamais su exactement. Une épidémie de choléra a suivi, probablement transmise par les sauveteurs, avec autres milliers de victimes. Dans 2016 l’ouragan Michel a racé milliers d’habitations et a provoqué environ trois mil victimes. Le 14 août 2021 un tremblement de terre a ravagé la partie sud de Haïti avec environ trois mil morts, treize mil blessés et 50.000 maisons détruites. Deux jours plus tard la tempête Grace a touché la même région avec éboulements et d’autres ravages : 80 structures de santé ont été détruites. Les même jours un commando a assassiné le Président de la République Jovenel Moise, par nuit, chez lui. Le 2 janvier 2022 le Premier Ministre Ariel Henry sortait d’une église où il avait célébré l’anniversaire de l’Independence et il était agressé par un commando qui a causé une victime et plusieurs blessés. Le même jour une tentative d’évasion de la prison de Croixdes-Bouquets s’est achevée avec une dizaine de morts. C’est un nombre moins grave par rapport à l’évasion di masse de l’année précédente, quand 400 détenus avaient réussi à s’échapper et au moins 25 personnes étaient mortes compris le directeur de la prison. Haïti est certainement le Pays le plus pauvre des Amériques. Une enquête récente de l’Economist estime que le 60% de la population dispose de moins de deux dollars par jour. La population qui a reçu deux doses de vaccine Covid est 0,67 % (en Italie nous sommes au 75,30%). La mortalité infantile est très élevée, et les jeunes ont, parmi les prospectives de carrière les plus attrayantes, l’industrie des enlèvements, une des plus prospères dans l’île, compte tenu de l’absence d’ordre public. Il ne faut pas être riches pour être enlevés : le prix du rachat peut être aussi un sac de riz. Depuis sa création, UniCamillus a réservé à Haïti une particulière attention humanitaire, à travers des bourses d’étude, prêts d’honneur et autres formes d’aide. En ce moment sont immatriculés 128 étudiants haïtiens, dont 43 en Techniques de Radiologie, 24 en Techniques de Laboratoire Biomédical, 18 en Sage-femme, 1 en Médecine, 22 en Soins Infirmiers et 20 en Physiothérapie. Ces derniers jours on a eu les premières cérémonies de graduation ; les premiers fiers diplômés sont représentés dans l’image de couverture de ce numéro du Magazine. Nous essaierons de les aider à rentrer dans leur pays comme professionnels de la santé. Nous sommes de toute façon certains que, comme les Italiens qui pendant la première moitié du siècle dernier, avec leurs envois de fondes, aidèrent la croissance de l’Italie, ces jeunes de la même façon feront leur part. Un étudiant -nous avons appris par hasard ces jours derniers- a envoyé à la maison à Haïti la moitié de la bourse d’étude qui avait obtenu pour vivre en Italie: “A’ Port-au-Prince avec quelques dizaines d’euros par mois ma famille survit” il a confié à un camarade de classe.

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Direttore Responsabile: Gianni Profita Redazione a cura di: Gianandrea Sapio Immagini: Igor Todisco, Pierre-Louis Laguerre Stampa: Tipografia Miligraf Srl Chiuso in redazione: dicembre 2021 Copia Gratuita www.unicamillus.org


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