FOTO LAURA PIETRA
MARTEDÌ 29 MAGGIO 2018
Noi possiamo quel che sappiamo
Dal discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione dell’Anno accademico 2016/17, Aula magna Università di Bergamo, 30 novembre 2016
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L’ECO DI BERGAMO MARTEDÌ 29 MAGGIO 2018
UniBg 1968-2018
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L’Università oggi
DOCENTI. I professori sono 227 (1a e 2a fascia). Con i 110 ricercatori, si arriva a un totale di 337
18.790
STUDENTI. Gli iscritti all’anno accademico 2017/18 sono 18.790, di cui 6.119 al primo anno
«La nuova missione: ambasciata culturale per tutto il territorio» Il rettore. Le celebrazioni del cinquantesimo portano l’ateneo nelle piazze Morzenti Pellegrini: «Ora la sfida è affiancare le imprese nell’ultimo miglio»
234 nali, e gli studenti ci ripagano. Bergamo non è scelta solo per la vicinanza a casa, come accadeva ai miei tempi. Oggi i giovani individuano per prima cosa il corso di laurea. Per questo motivo uno studente su due arriva nel nostro ateneo da fuori provincia e in molti casi anche da fuori regione. Qui trovano una città accogliente, servizi collaterali, spazi più che dignitosi e un’offerta formativa al passo con i tempi, come certificato dal Times higher education».
stata meno e sarebbe già disponibile. Invece abbiamo fatto un’altra scelta».
Come è nata la scelta di rafforzare l’apertura internazionale?
I prossimi passi?
«È stata dettata da una necessità e da una precisa idea di Stefano Paleari, subito condivisa dalla governance. L’intento non era tanto quello di sprovincializzarci ma la convinzione che l’apertura internazionale ci avrebbe consentito di avviare rapporti nell’ambito della ricerca. Negli ultimi dieci anni l’ateneo ha vissuto le fasi del consolidamento, della crescita degli studenti, dell’ingresso in un panorama nazionale e internazionale e dell’acquisizione di nuovi spazi. Oggi il mio compito è consolidare l’eccellenza». Sette dipartimenti su più sedi tra Bergamo, Alta e bassa, e Dalmine. Tornasse indietro farebbe una scelta diversa?
«Se avessimo avuto vent’anni fa le risorse e questa massa critica la soluzione di un campus unico sarebbe stata vincente. Ricordo però che il trasloco dell’ospedale dagli ex Riuniti al Papa Giovanni è avvenuto alla fine del 2012 e che noi avremmo dovuto attendere una vita per trasferirci in largo Barozzi. È andata bene così. Merito di Alberto Castoldi che nel 1999 ha scommesso sulla sede di via dei Caniana e ha fortemente voluto il complesso di Sant’Agostino». Città Alta deve molto all’Università. Condivide?
Il rettore dell’Università di Bergamo, Remo Morzenti Pellegrini, nel chiostro di Sant’Agostino FOTO LAURA PIETRA CAMILLA BIANCHI
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on vogliamo festeggiare i nostri primi 50 anni e i successi ottenuti con un’autocelebrazione fine a se stessa. Abbiamo scelto, invece, di promuovere occasioni di dialogo e di ascolto per ricordare la nostra storia e dimostrare che l’Università di Bergamo è un’ambasciata culturale a disposizione del territorio». L’ateneo, spiega il rettore Remo Morzenti Pellegrini, si apre alla città. Porta i docenti a far lezione in parchi e piazze, organizza tour alla scoperta dei luoghi meno noti di Bergamo, ospita in Aula magna conferenze, concerti e proiezioni cinematografiche sino a fine anno. Ripensa al suo passato guardando al futuro.
Professor Morzenti Pellegrini, lei è stato studente di questo ateneo, poi docente e ora anche rettore. Come l’ha visto cambiare negli anni?
«L’ateneo che ho conosciuto da studente era l’Università dei bergamaschi, un ateneo locale con un abbozzo di apertura internazionale; penso al debutto di Erasmus e all’Associazione Amici dell’Università di Bergamo, promotrice delle prime borse di studio per l’estero. Un’università generalista e di provincia, caratteristiche che oggi, associate alla dimensione internazionale e al numero degli iscritti, sono diventate un plus in una regione che conta 14 atenei e nella quale la competizione è molto forte». Oggi gli iscritti sono quasi 19 mila. Era prevedibile?
«I rettori che mi hanno prece-
duto (parlo dei tre che ho conosciuto: Ferri, Castoldi e Paleari) hanno reso questo ateneo fortemente attrattivo, e nessuno di loro, me compreso, si aspettava che raggiungesse le attuali dimensioni. Merito di un’offerta formativa distintiva sul piano lombardo e nazionale, di eccellenza e dal taglio internazionale». Gli studenti da fuori Bergamo sono in costante crescita. Come lo spiega?
«Negli ultimi anni abbiamo rivisto gli assi fondamentali della nostra offerta, ricalibrandoli anno dopo anno. Caratteristica non così frequente negli atenei italiani. Abbiamo deciso, con una scelta coraggiosa, di modificare costantemente le nostre proposte adeguandole alle richieste del territorio ma anche a quelle nazionali e internazio-
n n La Montelungo
è il consolidamento dell’Università, l’anello mancante della residenzialità»
n n C’è un “caso
Bergamo” da affrontare: qui la carenza di personale più alta d’Italia»
AMMINISTRATIVI. Il personale dell’ateneo è composto anche da 234 amministrativi
«Iniziamo col dire che l’Università non risente della stagionalità. È una presenza viva, commercianti ed esercenti lo possono testimoniare. Noi abbiamo recuperato intere aree della città. Pensi a via Pignolo, al flusso continuo tra Salvecchio e Rosate. Piazza Vecchia è luogo d’incontro e di scambio per gli studenti, per non parlare di Sant’Agostino. E poi c’è il polo di via dei Caniana e quello di Dalmine, che mi chiedo cosa sarebbe senza i 5.000 studenti di Ingegneria. Il Centro universitario sportivo fa 8.000 presenze annue, e solo 2.000 sono nostri iscritti». Con il recupero della Montelungo nascerà un altro polo in città.
«La Montelungo rappresenta il vero consolidamento dell’ateneo. L’anello mancante sulla residenzialità. Quello che oggi gli studenti ci chiedono non è modificare l’offerta formativa o abbassare ulteriormente le tasse, che sono in media le più basse tra gli atenei lombardi, ma di rimanere in città. Avremmo potuto costruire una residenza nell’hinterland, ci sarebbe co-
La nuova frontiera è la cosiddetta «terza missione». Come pensate di intensificare la presenza dell’ateneo sul territorio?
«Gli amministratori pubblici ci chiedono di essere più presenti con iniziative culturali. Gli eventi per il cinquantesimo vanno in questa direzione, aprire l’ateneo ai bergamaschi e coinvolgere il territorio. Ma non ci limiteremo alla cultura». «Ora la sfida sono le imprese. Affiancarle nell’ultimo miglio, lavorare sul trasferimento tecnologico dai laboratori dell’Università alla realizzazione di un brevetto. La terza missione è iniziata con un coinvolgimento di tipo divulgativo, il prossimo obiettivo sarà condividere le attività di ricerca attraverso il trasferimento tecnologico». Come sta rispondendo il mondo economico bergamasco?
«Intanto va detto che noi nel 2009 non avevamo le risorse per avviare l’internazionalizzazione e che le abbiamo ottenute grazie alla ricettività del sistema delle imprese, parlo di fondi e di condivisione del processo. Abbiamo dimostrato che la fiducia nell’ateneo è stata ben riposta, abbiamo sette corsi di laurea in lingua inglese, rapporti con atenei e centri di ricerca in tutto il mondo. Oggi l’obiettivo è condividere progetti di ricerca con le imprese del territorio e non solo». E come sono i rapporti con le Istituzioni?
«All’Università viene spesso chiesto di svolgere un ruolo diverso e per la prima volta siamo stati chiamati a condividere una strategia ai tavoli Ocse. Non c’è ancora un’intesa strategica a livello territoriale tra Istituzioni e associazioni, che hanno ruoli e responsabilità differenti. L’ateneo continuerà a rendersi disponibile, non abdicando al suo ruolo culturale di riferimento ma senza rinunciare al suo essere istituzione». A 50 anni dalla nascita di UniBg risorse economiche e spazi non sono più un problema. Servono invece più docenti e personale tecnicoamministrativo.
«Sto aspettando che la legislatura inizi e ci sia un assetto di governo per chiedere ai parlamentari bergamaschi di ogni schieramento di affrontare il “caso Bergamo”. Siamo l’ateneo più sottodimensionato d’Italia. Ci servono almeno 130 docenti in più e 90 unità di personale Ata per avere le stesse possibilità degli altri atenei delle nostre dimensioni. Abbiamo bene in mente quel che resta da fare: completare il percorso di internazionalizzazione avviato nel 2009, riequilibrare entro un anno il sottodimensionamento, e far capire alla città che la nostra è un’ambasciata culturale a disposizione del territorio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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GLI AMMINISTRATIVI
«Cresce anche l’organizzazione e noi ci siamo»
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a sua presenza è strategica, «perché negli anni, soprattutto in quelli più recenti, l’impegno organizzativo e burocratico quotidiano è aumentato tanto». Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario gio-
ca un ruolo sempre più importante all’interno dell’ateneo. «Negli ultimi anni – dice Vera Foresti, referente per la comunicazione in Ateneo – l’Università ha fatto scelte importanti e significative, come la maggiore internazionalizzazione e
l’inaugurazione di percorsi sempre più specifici. Anche il personale ha seguito questo cambiamento, sempre più evidente: ci si è attrezzati attraverso continui corsi di aggiornamento e cercando di caratterizzare meglio la tipologia di lavo-
ro. In ateneo non esistono praticamente più impiegati generici, ma c’è una grande professionalità, soprattutto in alcuni uffici». Una grande preparazione del personale che è un valore aggiunto per l’intera Università.
L’Università verso quota 20mila Iscritti dal 1968 ad oggi 1968/69
Immatricolati al primo anno dal 2008 in base alla provenienza
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«Borse di studio e merito: offerta invidiabile» La voce degli studenti «Un’Università in continua crescita che ha saputo mantenere gli studenti al centro»: parola di Andrea Saccogna, presidente della Consulta studentesca universitaria, che negli ultimi due anni si è occupato in prima persona delle questioni d’ateneo, toccando con mano l’attenzione e gli sforzi dell’Università degli Studi di Bergamo per valorizzare i propri studenti. «L’importanza dell’ateneo – dice –, a livello nazionale e internazionale, è sempre più evidente: i numeri degli iscritti aumentano di anno in anno, e contemporaneamente aumenta la percentuale di coloro che arrivano qui da fuori provincia, da fuori regione, o addirittura dall’estero. Sono sempre più convinto che l’Università debba essere un mezzo attraverso cui Bergamo si possa far conoscere al mondo, ma che sia, allo stesso tempo, qualcosa che possa con-
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Andrea Saccogna
tribuire a rendere più bella e viva la città attraverso le opere e le iniziative che promuove». L’Università negli ultimi anni è cresciuta molto, sia nei numeri che nell’offerta. «Con accordi internazionali – dice Saccogna –, percorsi nuovi e molto innovativi, ma contemporaneamente in un’alleanza con il territorio che è davvero importante. Nonostante la crescita di cui è protagonista, l’ateneo è riuscito a rimanere una struttura organizzata e poco dispersiva, come invece potrebbero essere gli
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atenei delle città metropolitane. Anche dal punto di vista dell’ingresso nel mondo del lavoro si stanno facendo grandi sforzi perché possano aumentare le possibilità di tirocini e stage, sia prima che dopo la laurea». Un fiore all’occhiello della struttura rimane quello che riguarda il diritto allo studio. «Abbiamo – spiega – un piano di diritto allo studio invidiabile, difficilmente paragonabile a quello di altre università. Si riesce a coprire tutte le richieste di diritto allo studio e, inoltre, si mantiene anche un programma di premialità del merito che stimola anche gli studenti a dare il meglio di sé». Borse di studio, percorsi particolari, convenzioni con le aziende di trasporti: l’università che cresce rimane a misura di studente, «anche nel rapporto con i docenti – conclude Saccogna –, che è buono e molto stretto. Il livello della didattica è buono ma i percorsi non sono immobili, anzi vengono ritoccati o aggiustati dove ci si accorge che ci possono essere delle carenze. Credo che Bergamo sia stata in passato una scelta sottovalutata da chi si approccia al mondo accademico, ma sono convinto che pian piano le cose stiano cambiando, e che la nostra università sia sempre più apprezzata». Alice Bassanesi ©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Qui ci vedete come diamanti e non rotelle» Il fuori sede Aveva l’imbarazzo della scelta. A parità di distanza, chilometro più, chilometro meno, poteva scegliere tra sei diverse città universitarie dove trovare l’ateneo giusto per la propria formazione. Lorenzo, di Crema, ha voluto iscriversi all’Università degli Studi di Bergamo, seguendo un’idea e un’aspirazione ben precisa. «Semplicemente – racconta Lorenzo Scagnelli, 20 anni, che a Bergamo frequenta il secondo anno di Economia aziendale, curriculum direzione d’impresa – ho scelto questo ateneo perché quando uscirò dall’Università vorrei essere il capo di me stesso. Se avessi voluto lavorare nei rami bancario o finanziario avrei scelto un’università a Milano, città sede di grandi aziende e di grandi banche». Le sue aspirazione invece sono molto diverse. «Dopo il percorso universita-
Pro Universitate sostiene ricerca e stage Luberg casa dei laureati: 40 mila in 50 anni Luberg e Pro Universitate Bergomensi sono le due associazioni nate per sostenere, su fronti diversi, l’ateneo. La Pro Universitate, istituita nel 1993 e da allora presieduta da Emilio Zanetti, da poche settimane ha una nuova guida: Cristina Bombassei. «Ringrazio il presidente Zanetti per il prezioso apporto di idee ed energie dato all’associazione fin dalla sua costituzione – ha dichiarato la neo presidente nel giorno
Bergamo
della sua nomina –. Continueremo a far sentire la nostra vicinanza all’ateneo, nella consapevolezza del ruolo fondamentale dell’Università per sostenere lo sviluppo del territorio bergamasco». L’associazione punta a favorire lo sviluppo dell’ateneo sostenendo economicamente le attività di ricerca e di internazionalizzazione, stage e prestiti d’onore. Ne fanno parte la Camera di commercio, le principali associazioni imprendito-
riali, Sacbo e Banca Popolare di Bergamo Ubi Banca. Compito di Luberg è invece rappresentare i laureati dell’ateneo, oltre quarantamila in 50 anni. Presidente onorario è Domenico Bosatelli. «Ad accomunare i soci e gli amici Luberg che in questi anni hanno partecipato alla vita dell’associazione è innanzitutto il riconoscimento del nostro ateneo come luogo fondante dell’identità stessa delle decine di migliaia di
Domenico Bosatelli
Lorenzo Scagnelli
rio – dice – vorrei aprire un’attività mia o lavorare in un ambiente ristretto e di qualità. Aspetti che, credo, si possano ritrovare nel contesto territoriale in cui l’Università di Bergamo è inserita: aziende piccole o medie che sviluppano progetti di altissima qualità, cercando di valorizzare anche i giovani. Realtà con cui l’ateneo si interfaccia ogni giorno: in questo modo gli studenti vengono considerati come piccoli diamanti nella zona e non come piccole rotelle di un sistema».
giovani, uomini e donne, che si sono formati sui suoi banchi», spiega il cavalier Bosatelli, ricordando seminari, corsi di formazione e concorsi promossi da Luberg e finalizzati a supportare i neolaureati nel proprio percorso professionale o imprenditoriale. « Per il futuro mi auguro che Luberg possa diventare sempre di più un riferimento per tutti i laureati, di ieri e di domani, per costruire la Bergamo del futuro. Diventa importante – continua il patron di Gewiss – che si possano creare iniziative sempre più condivise, perché l’ateneo è un ambito ricco di competenze culturali e di professionalità che possono essere messe a disposizione per la crescita del
Il valore aggiunto di Bergamo, per Lorenzo, è stato quindi il legame tra ateneo e territorio. «Un rapporto – sottolinea – che trovo incredibilmente utile. Ho trovato interessante anche la grande possibilità di scelta tra percorsi differenti che offre l’Università e la preparazione dei docenti. Mi sono trovato di fronte a professori molto preparati e motivati, che insegnano con professionalità e che non si limitano a raccontare la teoria delle cose ma cercano il più possibile di legare le nozioni alla vita reale. Questi aspetti mi hanno confermato di aver fatto la scelta giusta». Da fuori sede, Lorenzo ha trovato alloggio in una delle residenze universitarie, quella di Dalmine. «Grazie anche a un ottimo piano di diritto allo studio – conclude –. Vivere insieme ad altri studenti aumenta la possibilità di belle esperienze da fare, si creano reti e legami che vanno al di là del mero ambiente universitario. Anche lo studio ne risente positivamente: si è più stimolati a lavorare, ma se qualcuno ha qualche necessità particolare (anche in virtù dei percorsi diversi che frequentiamo) può contare sul supporto e sull’aiuto degli altri». Per una crescita completa della persona, che va oltre le pagine da studiare e i crediti da acquisire. Al. Ba. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
territorio, con iniziative aperte alla cittadinanza». Oggi Luberg può contare su una nuova sede, nel campus umanistico di via Pignolo, quindi più vicina agli studenti. «Contiamo di incentivare il numero dei nostri iscritti, per settembre stiamo pensando a una grande festa, – spiega la presidente Giovanna Ricuperati – ma vogliamo anche attivare progetti per aiutare i laureati a trovare un’occupazione e contribuire alle attività di orientamento dell’ateneo coinvolgendo gli ordini professionali. Continueremo poi a premiare l’eccellenza dei nostri laureati attraverso concorsi e riconoscimenti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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Idee e protagonisti
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osa rappresenta il logo dell’Università degli Studi di Bergamo? La veduta ideale della città tratta da una moneta coniata dalla zecca bergamasca nel XIII secolo: un grosso da sei denari d’argento
IL SIMBOLO
Nel logo la città tratta da un conio del XIII secolo
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Quel vuoto lasciato dalla Bocconi si colma in Città Alta
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I mandati di Szegö e Ferri Con la statizzazione arriva anche Ingegneria
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Alta. «Si parla con invidia dei campus americani, specialmente da parte di chi non li ha visti o non ci ha vissuto – dichiara il rettore –. Sono belli, funzionali ma spesso incredibilmente freddi e astratti, fuori dalla vita normale, avulsi dal tessuto sociale. Come dei ghetti. Noi dobbiamo invece trasformare i nostri centri storici in tante sedi di studio. Gli studenti apprenderanno proprio dall’ambiente stesso lezioni non meno utili di quelle impartite nelle aule». Il tema dell’edilizia universitaria vedrà in prima linea il successore del primo rettore, Serio Galeotti. Nel 1974 in via Salvecchio si insedia il corso di laurea in Economia e Commercio. Il Comune consegna all’ateneo il restaurato Palazzo Terzi, dove viene inaugurato un moderno laboratorio linguistico, Lingue trova nuovi spazi al Palazzo del Podestà e l’edificio di piazza Rosate entra a far parte del patrimonio immobiliare dell’ateneo.
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ni all’estero. E raccomanda la realizzazione di «un sistema di collegi universitari in cui possa vivere gran parte degli iscritti a contatto con docenti, lettori e studenti appartenenti a Paesi diversi». Scontata la nomina di Branca a rettore, che resterà in carica sino al 1972. Il tema degli spazi è da subito centrale. Aule e uffici ricavati nel Palazzo del Podestà non sono sufficienti. Serve una nuova sede in Città Alta. Si avvia un dibattito che andrà avanti per anni. Teatro Sociale, Sant’Agostino, lo stesso Palazzo del Podestà sono sedi ritenute via via praticabili. Il sindaco Pezzotta definisce l’Università un «motore per Città Alta», sia perché il centro storico ne costituisce «la sua naturale cornice, sia perché gli insediamenti universitari sono e rimangono l’unico valido sbocco per una rivitalizzazione culturale, economica e sociale del centro storico». Branca incalza: servono nuove facoltà, vanno allargati gli orizzonti culturali e tutto questo va realizzato a Bergamo
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11 dicembre 1968. Nasce il Libero istituto universitario Rettore è Branca, da Padova. Con Galeotti apre Economia L’11 dicembre 1968, su proposta del ministro della Pubblica istruzione, il bergamasco Giovanni Battista Scaglia, nasce il Libero istituto universitario di Lingue e letterature straniere di Bergamo. Non un’università privata né statale ma un ente autonomo guidato da un Consorzio costituito da Comune, Provincia e Camera di commercio (che concorrono alle spese di gestione per il 40% il primo e il 30% ciascuna le altre due realtà), chiamato a colmare il vuoto determinato dalla chiusura di Lingue in Bocconi. Il Comitato ordinatore dell’ateneo, costituito da cinque accademici di chiara fama e presieduto da Vittore Branca – ordinario di Lingua e letteratura italiana all’Università di Padova – indica le linee strategiche. Nella sua relazione il professor Branca sostiene la necessità di realizzare un istituto universitario i cui iscritti affrontino studi linguistici, letterari, storici e culturali, avvalendosi dei mezzi più efficaci e di soggior-
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Ispirazioni
battuto tra il 1260 e il 1265 durante il regno di Federico II. Il sigillo, di forma circolare, riproduce, dentro un ottagono, i colli su cui sorge Bergamo Alta, la cinta muraria (quattro archi di mura), un edificio a tre archi con un tetto a capanna,
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UniBg 1968-2018
studente, un bello spazio dove riuscimmo a organizzare anche convegni importanti».
Le risorse aumentano Giorgio Szegö, classe 1934, all’epoca ordinario di Matematica finanziaria, è stato rettore dell’Università di Bergamo dal 1975 al 1984. «Di quegli anni ricordo la battaglia per gli spazi – racconta da Roma –. Quando arrivai, scoprii che in città c’erano 70 mila metri quadri di edifici storici inutilizzati. Ogni due anni veniva commissionato un piano di utilizzo ma alla fine non ci veniva assegnato mai nulla. Una disperazione. Il problema non erano tanto i fondi, non rammento emergenze economiche, piuttosto i cosiddetti “contenitori” dove tenere lezioni e incontri. In piazza Rosate il mio predecessore Galeotti aveva realizzato la Casa dello
Gli accademici del Nobel
Giorgio Szegö FOTO D’ARCHIVIO
Pietro Enrico Ferri
Uno degli obiettivi del professor Szegö era far conoscere l’ateneo promuovendo iniziative internazionali. «Organizzammo il primo meeting italiano dell’Efa (European finance association), fu una bella iniziativa di cui vado orgoglioso. In un’altra occasione ospitammo gli accademici svedesi che assegnarono il Nobel a Modigliani». «Di Bergamo conservo un bel ricordo – confessa il professore – durante il mio incarico ebbi l’opportunità di incontrare persone illuminate come il sindaco Pezzotta e l’avvocato Simoncini».
A Szegö successe Pietro Enrico Ferri, docente di Economia politica, rettore dal 1984 al 1999 e oggi professore emerito. Nel corso del suo mandato avvenne la statizzazione dell’ateneo: il decreto del presidente della Repubblica è del 28 ottobre 1991. «Quando divenni rettore la situazione era piuttosto complessa, avevamo una sola facoltà, quella di Lingue, da cui dipendevano due corsi di laurea in Economia e Lingue straniere – racconta–. Una vera stranezza. Il mio obiettivo fu trasformare i due corsi in facoltà distinte. Fu un’operazione istituzionale lunga, e restava da risolvere il nodo finanziario. L’ateneo, che non era privato, val la pena ricordarlo, ma gestito da organi pubblici locali (Comune, Pro-
vincia e Camera di commercio) era sempre più oneroso da mantenere, servivano nuove risorse finanziarie che la statizzazione avrebbe assicurato». E così fu. Con la nascita dell’Università degli Studi di Bergamo, che coincise con l’istituzione della facoltà di Ingegneria, iniziarono ad arrivare fondi statali di altra portata. «Ma i problemi non finirono – racconta il professor Ferri –. Il personale dell’ateneo passò dal regime privatistico a quello statale con il risultato che molti andarono in pensione in anticipo e noi ci ritrovammo da un giorno con l’altro con il 30-40% del personale non docente in meno e con le assunzioni bloccate. Una situazione drammatica. Fummo costretti a fare i salti tripli, ci
salvammo facendo ricorso alle cooperative sino a quando lo Stato non ci consentì di assumere nuovo personale». Fu in quegli anni che il numero degli iscritti iniziò a crescere. «È stato avviato il processo di internazionalizzazione con le prime trasferte Erasmus degli studenti – spiega ancora Ferri –, abbiamo portato a Bergamo l’economista statunitense Minsky e avviato rapporti stabili con la Washington University». Cosa resta di quel mandato? «Molta soddisfazione – conclude l’ex rettore –. I semi che ho gettato hanno dato buoni frutti. Diciamo che ho indicato le linee guida e che i miei successori hanno continuato l’opera». Ca. Bi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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un rosone e due finestre (potrebbe trattarsi di Santa Maria Maggiore), quattro torri (due merlate e due a tetto) a rappresentare le torri che sorgevano nella Bergamo medievale. L’approvazione del sigillo, ideato da un gruppo di docenti guidati
dalla storica dell’arte Rossana Bossaglia, andò per le lunghe – pare mancasse la corretta documentazione storico-araldica – e solo nel 1976 arrivò il via libera tramite decreto di concessione vistato dalla presidenza del Consiglio dei mini-
stri. I primi schizzi per il sigillo risalgono al 1971 e sono dell’architetto Sandro Angelini, che aveva affiancato le lettere U e B alla sagoma del Campanone, cui fu poi preferito il sigillo che traeva spunto da un’ antica moneta.
«Avere spazi per avere futuro Così è nato il campus diffuso»
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Le viene riconosciuto il merito di aver avviato il progetto del «campus diffuso» in città.
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«In quegli anni si dava per scontato che l’ateneo si trasferisse in un’unica sede in un luogo da individuare. Poco dopo la mia elezione Via Borg le principali istituzioni bergamao Pa lazz sche , banche comprese, mi invitaResidenza universitaria o rono ad una riunione per discuteMontelungo re della necessità di realizzare una sede in Città bassa. Io feci presente che l’Università non aveva i soldi, nelle casse c’erano dieci miliarEx collegio di di lire, ne occorrevano almeno Baroni altri 50 per poter costruire un edificio idoneo. Feci una proposta: noi mettiamo 5 miliardi, voi ne mettete altrettanti ciascuno (eravamo in 12 attorno a quel tavolo) e facciamo la sede. Ma nessuno Sede universitaria volle investire e l’idea di una sede Via dei Caniana unica svanì. Non fu un dramma, non ero convinto che avremmo potuto raccogliere i fondi necessari e comunque ci avremmo messo Campus Ingegneria troppo tempo. Avevamo bisogno di spazi in tempi veloci, fummo Dalmine costretti a fare una scelta radicale. Decisi di acquisire la sede di via dei Caniana. Un’operazione da 30 miliardi tra acquisto e adeguamento degli immobili. Riuscii ad avere 10 miliardi dal ministero. Economia Laboratori ex a quel punto poteva finalmente centrale Dalmine svilupparsi, trasferimmo in Caniana anche l’amministrazione,
«Una gestione oculata per crescere con le nostre forze» Direttore amministrativo dal 1981 al 2001, Domenico Danisi UniBg l’ha vista crescere. «Venivo dal Provveditorato agli Studi – racconta – dov’ero funzionario, l’esperienza da amministratore statale mi fu utile quando l’ateneo venne statizzato». Quelli precedenti la statizzazione furono «anni difficili, in
lberto Castoldi ha guidato l’Università di Bergamo per dieci anni, dal 1999 al 2009. All’inizio del suo mandato ha rotto gli indugi e affrontato l’annosa questione degli spazi che non c’erano. «Se volevamo crescere era necessario trovare una soluzione – spiega il professore di Letteratura francese –, altrimenti non avremmo avuto un futuro».
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locali, anche per questo non è mai nata la Facoltà di Medicina. Nonostante ciò sono molto soddisfatto deirisultatiottenuti,èstatounvantaggiofareun’universitàdiffusasul territorio, un percorso culturale chedalcuorediCittàAltaarrivasse sino a Dalmine. I limiti non sono stati solo nel territorio ma soprattutto da parte dei governi che si sonosuccedutisinoaigiorninostri, totalmenteestraneialladimensione culturale del Paese. Tanto che oggi il problema maggiore resta la mancanza di docenti».
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Alberto Castoldi. Rettore per dieci anni, ha sviluppato via dei Caniana Poi i primi passi in Sant’Agostino. «Città faticosa, l’ateneo ha fatto da solo»
particolare per l’esiguità dei finanziamenti. Conciliare le esigenze accademiche con le risorse limitate fu un’impresa. Capimmo presto che per garantire lo sviluppo rimaneva percorribile una sola strada: rendere statale l’Università. E il rettore Ferri si impegnò con forza per raggiungere questo traguardo. Una
volta raggiunto, l’ateneo iniziò a crescere». Danisi si dice orgoglioso del lavoro fatto. «Oggi l’Università di Bergamo si è inserita a pieno titolo nel territorio, un fronte sul quale i rettori che si sono succeduti hanno lavorato molto – conclude –. E i risultati si vedono». Testimone – e in parte anche protagonista – della crescita immobiliare dell’ateneo è stato Giuseppe Giovanelli, nominato direttore generale nel 2001. «Siamo passati dagli spazi in affitto alle acquisizioni degli immobili – spiega –: gli edifici di via dei Caniana, il polo di Dalmine, il collegio Baroni sono entrati a far parte del patrimonio immobiliare attraverso la società con-
Oggi Bergamo ha capito che l’università è «un vantaggio competitivo per il territorio», come da lei sostenuto?
Castoldi consegna la laurea honoris causa a Bruno Bozzetto
liberando spazi in piazza Rosate per la facoltà di Lingue». Durante il suo mandato venne acquisito lo spazio di Sant’Agostino.
«Un’impresa che si è conclusa da poco con l’assegnazione dell’ex chiesa. Il complesso ci è stato dato un pezzetto per volta. La città non è mai stata favorevole, salvo negli ultimi tempi, alla presenza dell’Università. Ha subìto il suo sviluppo ma non vi ha partecipato attivamente. Sant’Agostino sarebbe dovuto diventare il Museo della città, un sogno inutile che fu accantonato. All’ateneo si assegnò inizialmente la parte delle casermette e gli spazi dell’attuale biblioteca.Lingue rimase in Città
n n C’è ancora strada da fare, ma oggi Bergamo ha capito che l’Università è fondamentale»
Domenico Danisi
Giuseppe Giovanelli
Alta, presidio dello stesso centro storico, e Lettere e Filosofia scesero in Sant’Agostino. Solo in tempi recenti sono stati acquisiti tutti gli spazi di Sant’Agostino. Una saggia decisione». Si parlò anche del Carmine.
«Un tema ricorrente. Ogni tanto c’era qualcuno che pensava che l’Università dovesse essere utilizzata per tappare i buchi. Uno spazio restava vuoto? Si proponeva all’ateneo. Come è accaduto con gli Ospedali Riuniti. Mi chiedo chi ci avrebbe messo i soldi, visto che nessuno si è mai detto disposto a investire. Abbiamo sempre dovuto fare da soli. Anche la riqualificazione della Montelungo, l’ultima in ordine di tempo, è a carico dell’ateneo». Lei ha spesso sollecitato l’apertura delle istituzioni verso UniBg. Con quali risultati?
«Bergamoèsemprestataunarealtà molto faticosa. L’Università è stata vista come invasiva, potenzialmentelimitativadelleiniziative
trollata Ateneo Bergamo Spa che si occupa della gestione dei beni immobili (Giovanelli ne è ancora l’amministratore nonostante abbia lasciato l’Università più di un anno fa, ndr)». Investimenti resi possibili da una gestione oculata dei bilanci e dalla creazione di «leve finanziarie che ci hanno permesso di svilupparci senza dover ricorrere a grandi indebitamenti». Di fatto l’ateneo si è autofinanziato – spiega l’ex direttore generale – realizzando tra il 2000 e il 2013 investimenti per oltre 100 milioni di euro. L’altro passo compiuto durante il mandato di Giovanelli è stata la riorganizzazione delle strutture amministrative, resa necessaria dalla crescita
«C’è ancora un po’ di strada da fare ma molto è avvenuto. Ormai la città ha capito che strutture come l’aeroporto, il nuovo ospedale e la stessa Università , che è la grande novità degli ultimi 30 anni, sono fondamentali per il territorio». Sua anche la scelta di far nascere i Centri di ricerca.
«Bergamo doveva vedersela con le grandi università milanesi. Sin dall’inizio è stata costretta a gareggiare in Formula Uno. Abbiamo dovuto fare cose straordinarie per essere competitivi. I centri di ricerca erano obbligatori per dare un’identità al nostro ateneo e farlo dialogare con un territorio molto attivo sul piano industriale». Stessa logica per le lauree honoris causa?
«Identica. Il tentativo era creare un dialogo con il territorio . Serviva a catalizzare, nella giornata inaugurale dell’anno accademico, l’attenzione dei media e del territorio sull’ateneo e i suoi problemi. Un’iniziativa che oggi non è più necessaria, visti i risultati raggiunti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
dei corsi di laurea e degli iscritti. Risolto il problema degli spazi, ora resta da incrementare il personale, docente e non. «Il rischio – avverte l’ex dg – è arrivare a 20 mila studenti senza essere strutturati per quei numeri». Ne è consapevole Marco Rucci, succeduto a Giovanelli il primo marzo 2017. «Sto vivendo un’esperienza molto positiva dal punto vista umano e professionale – dice –. L’ateneo è molto dinamico e in forte crescita, nonostante il sottofinanzamento e il sottodimensionamento. Ci auguriamo che il prossimo governo apra spiragli di rifinanziamento agli atenei con carenze di organico come il nostro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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L’ECO DI BERGAMO MARTEDÌ 29 MAGGIO 2018
UniBg 1968-2018
1968
Idee e protagonisti
VITTORE BRANCA Filologo a Padova, il primo rettore lascia nel ’72 per congedo studio
1972
«Sana incoscienza e gioco di squadra ci hanno resi più internazionali» Stefano Paleari. Con lui l’ateneo ha cambiato passo «La crisi ci ha costretti a fare meglio con meno risorse» «Oggi l’Italia ha un grande deficit nel sistema scolastico L’Università protagonista nel colmare questo bisogno»
SERIO GALEOTTI Ordinario a Pavia di Diritto costituzionale, guida l’ateneo per 3 anni
1975
GIORGIO SZEGÖ Ordinario di Matematica finanziaria, lascia per trasferirsi a La Sapienza
L’Università aperta al mondo
Georgia Tech McGill University
Indiana University
A.A. 2017/2018
Harvard University (USA)
1.100
Fairleigh Dickinson University Madison - New Jersey
iscritti di nazionalità straniera
Getulio Vargas Foundation
202
Accordi di mobilità degli studenti in 34 paesi
CAMILLA BIANCHI
A
Stefano Paleari l’Università di Bergamo deve molto. Un cambio di passo che l’ha portata ad essere più competitiva e internazionale grazie a un rettore giovane e particolarmente attivo, che nel corso del suo mandato (2009-2015) è stato anche presidente della Crui (la Conferenza dei rettori delle università italiane) ed esponente del consiglio dell’Eua (l’Associazione delle università europee). Professor Paleari, ci spieghi come è stato possibile rendere l’ateneo orobico più internazionale in pochi anni.
«La vocazione internazionale della nostra università c’era sin dalla nascita, essendo nata con la Facoltà di Lingue. Quando sono diventato rettore, ho dovuto far fronte a due elementi di grande novità: il calo importante delle risorse statali, per via delle grandi crisi del 2008 e 2009, e l’aumento della competizione in Lombardia, dove le università sono tante e di alto livello. Dovevamo trovare una via intelligente per rispondere costruttivamente a queste due difficoltà. Abbiamo approfittato del fatto che il contesto provinciale fosse sempre più globalizzato – la provincia di Bergamo ha un export molto vigoroso, quindi un terreno fertile che favorisce l’internazionalizzazione – e avessimo un aeroporto in crescita. L’Università è diventata luogo di sperimentazione di queste due opportunità. Abbiamo attivato corsi in inglese, una maggiore relazione con gli atenei fuori dall’Italia e uno scambio di studenti e professori reso possibile anche grazie alla presenza di uno scalo internazionale come Orio al Serio. In questo modo, usciti dalla crisi, ci siamo trovati più forti di prima e con 20 mila studenti alle porte». Come è vista all’estero l’Università di Bergamo?
367
studenti in uscita
193
315 ERASMUS
studenti in entrata
175 ERASMUS
CORSI DI LAUREA MAGISTRALE IN LINGUA INGLESE Scuola di Ingegneria: Engineering and management for health Management engineering Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere: Planning and management of tourism systems Ingegnere nucleare, oggi Paleari coordina lo Human Technopole
«Negli ultimi anni fuori dall’Italia hanno cominciato a vedere con maggiore intensità tanti dei nostri professori, a partire dal rettore, e hanno toccato con mano quel che sappiamo fare. Ho scoperto che all’estero spesso siamo visti meglio di come ci vediamo noi. Rimangono stupiti di come nel nostro Paese si riesca a fare molto con poco. Va poi distinta la ricerca dalla didattica. La nostra didattica è d’eccellenza perché è fondamentalmente legata alla qualità della docenza. La ricerca, invece, dipende anche dai mezzi a disposizione. E in questo ambito noi abbiamo tanta resa con poca spesa. Io credo che un grande evento, un po’ sottovalutato, sia stata l’introduzione dei “costi standard”, approvati quando ero presidente della Crui. Hanno ridotto in maniera importante il sottofinanziamento dell’Università, grazie ai nuovi fondi abbiamo potuto raggiungere gli obiettivi
n n All’estero spesso siamo visti meglio di come ci vediamo noi. Qui didattica d’eccellenza»
che ci eravamo dati». Il risultato di cui è più soddisfatto?
«Io ricordo con favore l’incoscienza. Andare a stipulare accordi con Harvard e con il Max Planck significava interloquire con i primi della classe. Contatti favoriti dai nostri ricercatori e non improvvisati, relazioni dei singoli che ho portato a sistema rendendole istituzionali. Ma voglio ricordare anche il clima di armonia che ho avuto la fortuna di vivere durante i miei sei anni di rettorato. Avevamo meno soldi degli altri ma abbiamo trovato la forza di lavorare tutti insieme». E ora quali sono le nuove frontiere per questo ateneo?
«Credo che l’Italia abbia un grande deficit dei sistemi educativi. E mi riferisco alla scuola, alla formazione dei professori, alla ricerca. Mi auguro che il nostro ateneo sia capace di essere protagonista nel colmare questo bisogno. Penso che l’Università nei prossimi dieci anni possa educare le persone. Sono felice che in Parlamento ci siano anche dei nostri studenti, mi auguro che, più di altri, si rendano interpreti del rinnovamento di cui il Paese ha tanto bisogno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dipartimento di Scienze aziendali, economiche e metodi quantitativi: Accounting, Accountability and governance Economics and Data Analysis International management, entrepreneurship and finance Management, finance and international business Dipartimento di Scienze Umane e Sociali: Clinical Psychology
«Volevamo un ateneo moderno e aperto al mondo: così è stato» «Il nostro obiettivo era creare un’università moderna, bergamasca e al tempo stesso aperta al mondo. Oggi possiamo dire che il risultato è stato raggiunto». Giancarlo Borra, medico, docente universitario e per sei anni anche parlamentare, è stato tra i principali sostenitori dell’ateneo orobico, che ha presieduto dal 1988 al 1991, e torna volentieri con la mente a quel periodo. «Anni in cui lavorammo duramente per lo sviluppo e la statizzazione dell’ateneo, con la collaborazione del ministro
all’Istruzione Ruberti e degli onorevoli Balzamo e Citaristi –ricorda –. Non tutti apprezzarono l’idea di finire sotto l’ombrello dello Stato, c’era chi temeva un’eccessiva burocratizzazione. Oggi invece la città ha compreso che quella fu la scelta giusta. Quando nacque, nel 1968, l’ateneo aveva un bilancio di 40 milioni; nel 1980 i milioni erano 800. Mi chiedo come avremmo potuto fare senza il sostegno dello Stato». Per crescere servivano nuovi spazi, che si cercarono dentro e fuori le Mura. «Sono convinto che per città
storiche come Bergamo – basta pensare ad Heidelberg e a Pavia – avere un’università inserita nel tessuto urbano e sociale sia fondamentale. Per questo mi attivai per ottenere la disponibilità di Sant’Agostino e della caserma Montelungo. Ci siamo arrivati, anche se è servito del tempo. Prima vennero le sedi di Dalmine e di via dei Caniana». Ha radici lontane anche l’apertura all’estero, spiega Borra: «Gli atenei sono centri di cultura, hanno necessità di aprirsi. I rettori Paleari e Morzenti Pellegrini hanno incen-
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L’ECO DI BERGAMO MARTEDÌ 29 MAGGIO 2018
1984
1999
PIETRO ENRICO FERRI Ordinario di Economia politica. Con lui Economia diventa Facoltà
University of Cambridge University of Dundee Anglia Ruskin University Ruhr-Universität Bochum Nižnij Novgorod School of Economics Justus Liebig University Giessen Max Planck Institute for the History of Science Universitat Trier
ALBERTO CASTOLDI Ordinario di Letteratura francese e preside della Facoltà di Lingue
2009
STEFANO PALEARI Ordinario di Analisi dei sistemi finanziari, resta alla guida fino al 2015
«Era un’avventura Si è rivelata una scelta molto lungimirante»
Universitaet Heidelberg Universität Stuttgart
Université de Lyon 2
La città ieri e oggi. Sestini: il seme ha germogliato bene Il dibattito fra chi puntava all’ex Neuropsichiatrico e chi voleva Sant’Agostino. La sfida della Montelungo
Paris IV Sorbonne
FRANCO CATTANEO
Universitat Politecnica de Catalunya
Tutti gli attori istituzionali concordano: Bergamo, sin dall’inizio, s’è mossa unita sull’Università,convotounanimedel Consiglio comunale, rivelandosi una decisione lungimirante. Nel ’68 sindaco era Giacomo Pezzotta e presidente della Provincia Giovanni Giavazzi. «Il seme è stato lanciato e possiamo dire che ha germogliato molto bene», riassume Roberto Sestini. Da ex presidente degli industriali e della Camera di commercio, ricorda soprattutto l’impegno per la nascita di Ingegneria, a Dalmine, e per la ristrutturazione del Collegio Baroni. Soddisfatto, Sestini, specie per l’offerta formativa e l’incontro con la domanda del mondo produttivo. Uno dei punti di svolta è stato Sant’Agostino e in questo capitolo ci introduce l’avvocato Cesare Zonca, per tre anni nel cda dell’ateneo: «Ad un certo punto è sorto un conflitto fra chi voleva collocare l’Università nell’area dell’ex Neuropsichiatrico e chi, come il sottoscritto, a Sant’Agostino, tanto più che la Popolare aveva fatto un’offerta di 5 miliardi di lire per ristrutturare l’ex convento. Per quanto mi competeva ho fatto tutto quello che ho potuto, riuscendoci». Ed è andata proprio così: Emilio Zanetti, allora presidente della Popolare, ne parla con il sindaco Giorgio Zaccarelli, subordinando l’impegno finanziario alla condizionechel’exmonasteroospitasse una Facoltà. «La sera che ho visto illuminatoSant’Agostinohoavuto un impeto di soddisfazione, in quanto ritenevo determinante l’intervento della banca», afferma Zanetti. L’azione del banchiere ha accompagnato lo sviluppo della cittadella del sapere anche attraverso le iniziative della Pro Universitate Bergomensi, di cui è stato presidente, per 25 anni, fino a qualche mese fa. Tanti i protagonisti della vita cittadina e Zonca sottolinea il ruolo giocato dal leaderDcepiùvolteministro,Filippo Maria Pandolfi: «Uno dei promotori più decisi di quella che allora era considerata un’avventura». Il socialista Carlo Salvioni era vice sindaco in una delle fasi più delicate: «Dal cilindro del rettore Serio Galeotti, che era anche consigliere comunale Dc ma soprattutto raffinato costituzionalista, uscì l’idea del corso di laurea in Economia nell’ambito della Facoltà di Lingue. Quanto alla statizzazione, portai il rettore Pietro
École Polytechnique Fédérale de Lausanne Università degli Studi di Milano Bicocca
Peking University
Xi'an Jiaotong Liverpool University
Universidad de Alcalà de Henares Université Mohammed VI Polytechnique
International Medical School Corso di laurea magistrale a ciclo unico in inglese - Medicine and surgery In collaborazione con Università degli Studi di Milano – Bicocca, University of Surrey e Asst Papa Giovanni XXIII Accordi di collaborazione scientifica e culturale Sono indicati solo alcuni fra i più prestigiosi GERMANIA Universitaet Heidelberg
GERMANIA Justus Liebig University Giessen
GERMANIA Max Planck Institute for the History of Science
USA Harvard University
USA Georgia Tech
USA Indiana University
CINA Xi'an Jiaotong Liverpool University
CINA Peking University
REGNO UNITO University of Cambridge
REGNO UNITO Anglia Ruskin University
SVIZZERA École Polytechnique Fédérale de Lausanne
FRANCIA Paris IV Sorbonne
RUSSIA Nižnij Novgorod School of Economics
SPAGNA Universidad de Alcalà de Henares
CANADA McGill University
GERMANIA Universität Stuttgart
MAROCCO Université Mohammed VI Polytechnique
D EM E P O RDEM ROGRE
SSO SO
BRASILE Getulio Vargas Foundation
Accordi per il doppio titolo FRANCIA Université de Lyon 2
GERMANIA Universität Trier - Trier
GERMANIA Ruhr-Universität Bochum
SPAGNA Universitat Politecnica de Catalunya
USA 2 con Fairleigh Dickinson University Madison New Jersey
REGNO UNITO University of Dundee
tivato l’internazionalizzazione ed è stato un bene per gli studenti e per l’intero territorio». Dopo Borra al vertice del cda arrivò Giampiero Pesenti, cui seguì, in tempi brevi, l’avvocato Pier Enzo Baruffi. «Fu per me una bella esperienza, benché la situazione fosse complicata. In quegli anni il problema era riuscire a garantire la sopravvivenza dell’ateneo», riconosce l’avvocato. «I tre enti che avevano dato vita all’Università (Comune, Provincia e Camera di commercio) avevano l’obbligo di ripianare i debiti ma l’ente camerale venne stoppato dal ministero di riferimento, con il rischio di compromettere seriamente lo sviluppo dell’ateneo. A quel punto ci rendemmo conto che la statizzazione era vitale, tutti ci siamo dati da
Giancarlo Borra
fare per raggiungere l’obiettvo. Bisogna riconoscere che gli equilibri politici cittadini aiutarono. Bergamo capì che la statizzazione dell’Università era un fatto che riguardava tutti. All’inizio la nascita dell’ateneo, sostenuta dalla Dc, non era vista di buon occhio da tutti. Poi l’ingresso del Psi in giunta aiutò. Diciamo che il sostegno all’ateneo divenne trasversale e il consenso crebbe. Credo che il risultato più importante raggiunto oggi dalla nostra Università sia il radicamento nel territorio e al tempo stesso l’apertura internazionale. Io e i miei colleghi di allora abbiamo messo un piccolo mattoncino alla base di questo ateneo. Mi fa molto piacere che sia cresciuto così bene». Ca. Bi.
Pier Enzo Baruffi FOTO D’ARCHIVIO
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il sindaco Giacomo Pezzotta con il primo rettore dell’Università Vittore Branca ARCHIVIO RETTORATO
Il cortile di via Salvecchio agli inizi, nel 1974 ARCHIVIO RETTORATO
Ferri dal sottosegretario alla Pubblica istruzione Luigi Covatta, che riuscì a chiudere quel lungo percorso. Ancora oggi mi onoro della medaglia ricevuta dall’Università 10 anni fa per questo mio impegno». La statizzazione segna una nuova fase, un prima e un dopo e, con il sindaco Franco Tentorio, siamo ormai alla fase espansiva: «Durante il mio mandato ho rilevato una positiva evoluzione del ruolo dell’Università, dall’essere un centro di studi pur prezioso per migliaia di giovani a parte integrante della città e dell’intera comunità bergamasca. Numerose iniziative fra Università e Comune, la partecipazione attiva e reciproca ai più importanti eventi, la partecipazione del rettore al Comitato per Bergamo città europea della cultura. Di particolare rilievo la collaborazione per la ristrutturazione dell’Aula magna a Sant’Agostino per farne il più importante luogo d’incontri e manifestazioni della città. Il tutto realizzato con la liquidità fornita dall’Università in conto canoni di lo-
cazione per un lungo numero di anni.Anchelaristrutturazionedel Collegio Baroni fatta dall’Ateneo ha consentito il recupero di un immobile prezioso e da tempo non utilizzato. Moltissimo merito di ciò va al rettore Stefano Paleari, intelligente e appassionato amico di Bergamo. Remo Morzenti Pellegrini ne è stato un degno successore, portando a termine tanti progetti». Ormai il futuro è qui, come illustra il sindaco Giorgio Gori: «Negli ultimi 4 anni abbiamo lavorato insieme al rilancio del comparto monumentale di Sant’Agostino e ora ci manca l’ultimo tassello, ma siamo già al lavoro per completare il recupero di parte degli affreschi dell’Aula magna e del chiostro piccolo. Pochi mesi fa abbiamo ceduto in via definitiva la sede di via Salvecchio all’Ateneo, a dimostrazione della priorità che riconosciamo al radicamento dell’Università in Città Alta». Infine, il progetto più ambizioso che sta prendendo forma: «In queste settimane termineranno i lavori di demolizione di parte dell’ex caserma Montelungo. Entro quest’anno cederemo l’edificio all’Università – un’operazione di circa 4 milioni di euro –, perché ne faccia sede del nuovo studentato, con 300 appartamenti per studenti e docenti. Un investimento di oltre 20 milioni di euro destinato a cambiare il volto dell’ultima area dismessa del centro cittadino. Con l’Università è nata una vera alleanza su tanti temi fondamentali, tant’è che l’Ateneo ha lavorato con noi alla candidatura Unesco delle Mura e al bando del centro piacentiniano. Cercheremo di migliorare ulteriormente questo rapporto, decisivo per lo sviluppo specie dopo la perdita degli storici asset economici su cui Bergamo ha costruito la propria fortuna. Buon compleanno». Un sentito «grazie» anche dal presidente della Provincia, Matteo Rossi: «È un momento per guardarci allo specchio come comunità e riscoprirci capaci di grandi cose quando sappiamo lavorare insieme. Il successo dell’Università è un intreccio di generazioni, di saperi e saper fare, di locale e globale. L’augurio migliore è che possa continuare a svolgere questa leadership dolce e collegiale, che affonda nella forza delle idee le radici della propria autorevolezza e della propria propensione a costruire il futuro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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L’ECO DI BERGAMO MARTEDÌ 29 MAGGIO 2018
UniBg 1968-2018 I RICONOSCIMENTI
Dodici lauree honoris causa in Economia
Gli ex allievi
I
l numero maggiore di lauree honoris causa conferite dall’Università degli studi di Bergamo è quello legato al Dipartimento di Economia e Commercio con dodici riconoscimenti assegnati dal 1978/79 a oggi. Tra gli insigniti
anche il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, che ricevette il riconoscimento nel corso dell’anno accademico 1988/89. Prima di lui, nel 1978/79, ricevettero la laurea honoris causa Franco Modigliani, Luigi Ciocca, Aldo Farina e Lorenzo Suar-
di. Nel 2000/01 le lauree vennero conferite a Giorgio Szegö e Harold Kuhn. Nell’anno successivo fu il turno di Emilio Zanetti, nel 2002/03 la laurea in Economia aziendale e direzione delle imprese andò a Tommaso Padoa Schioppa. Il
2003/04 è stato l’anno delle lauree in Economia a Joseph E. Stiglitz e a Emilio Lombardini mentre il 2008/09 fu l’anno di Gianfranco Bonacina. Una sola la laurea honoris causa in Scienze dell’educazione, assegnata nel 2002/2003 a Ed-
gar Morin, mentre nell’anno precedente, fu monsignor Andrea Spada, storico direttore de L’Eco di Bergamo, a ricevere la sola laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione assegnata dall’Università di Bergamo sino ad oggi.
L’AMBASCIATORE ALDO AMATI
«Il fascino russo respirato affacciati su Piazza Vecchia» FRANCO CATTANEO
A
ncora oggi, quando ha un attimo di tempo, Aldo Amati, ambasciatore d’Italia nella Repubblica Ceca, rilegge i grandi poeti e letterati russi del ’900: Majakovskij, Anna Achmatova, Esenin. Passione certo, ma molto l’illustre ex studente di Lingue lo deve alla celebre slavista Nina Kauchisvili, fondatrice dell’Istituto di Slavistica all’Università di Bergamo nato nel ’68 insieme all’ateneo, e al suo assistente Gian Piero Piretto. «Ci hanno fatto amare il russo», dice il diplomatico quasi con affetto, ricordando la docente di padre georgiano («Una forza trainante, donna di grande modernità e di straordinaria cultura»), e il giovane Piretto («Sapeva coinvolgere»). Amati è nato con la valigia in mano come standard esistenziale.
Abbandonata l’idea di studiare l’arabo a Venezia, s’è iscritto a Bergamo, laureandosi in russo e inglese. Una tesi dedicata alla comparazione della poetica dell’artista russo Esenin e del poeta gallese Dylan Thomas. Dopo la seconda laurea in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con una tesi sulla Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa del ’75 con prove di dialogo Usa-Urss sui diritti umani, è entrato in diplomazia nell’87. L’ambasciatore, quando s’era iscritto a Lingue, non aveva ancora le idee chiare sul suo futuro: «Il russo mi affascinava e pensavo che mi sarebbe servito un giorno a spasso per il mondo». La magia del mondo slavo, le atmosfere della Grande Madre Russia le ha conosciute in presa diretta da studente, inviato dalla Kauchisvili, per un paio di stage nella Mosca allora sovietica. E le ha ritrovate nel suo peregrinare nelle varie sedi diplomatiche, Praga compresa: «Da studente sono en-
Aldo Amati è ambasciatore a Praga dal 2014
trato in un mondo di grande fascino, che ti prende: quasi un frutto proibito. Quella di Mosca è stata un’esperienza indimenticabile, l’esito della passione creativa della nostra docente, che organizzava gli scambi formativi fra noi e gli studenti russi. Vedevi la grande povertà in termini di beni di consumo, ma in quelle biblioteche, grandi e molto curate, si respirava la grandezza storica della cultura russa». E poi i misteri di un idioma, in realtà meno problematico del previsto: «La lingua russa, a differenza di quella ceca, è più lineare e semplice. Mi è servita a penetrare l’animo slavo, a conoscere un mondo che mai avrei potuto avvicinare. Praga è Mitteleuropa, ma alla fine l’elemento slavo
lo senti: nel ceco stempera l’impronta tedesca, in quello russo conserva un sottofondo di nostalgia, di senso del tragico». Nel riavvolgere il nastro della memoria, l’ambasciatore non ricorda particolari problemi all’Università. «Eravamo in splendide aule che s’affacciavano su piazza Vecchia», spiega, riandando ai vecchi amici, come Marco Magrini, e al giorno della laurea. La tesi vissuta come punto di partenza di una nuova storia personale che, con la seconda laurea, approda allo studio delle grandi istituzioni internazionali, al dialogo, alla mediazione: l’indispensabile cassetta degli attrezzi del futuro ambasciatore Amati.
IL MANAGER ALESSANDRO ANTONELLO
«Bei tempi, oggi la mia sfida si chiama Inter»
N
e ha fatta di strada, Alessandro Antonello, laureatosi in Economia alla nostra Università e oggi amministratore delegato dell’Inter. Nella rincorsa fra passione (interista) e ragione (il mondo della finanza) i conti tornano per questomanager di 53 anni, sposato, una figlia nelle giovanili del Volley Bergamo. Nel viaggio a ritroso le parole ricorrenti sono: bei tempi. A cavallo fra gli ’80 e i ’90, quando l’economia macinava successi, l’ascensore sociale funzionava, le iscrizioni alla Facoltà schizzavano verso l’alto e il posto di lavoro era poi a portata di mano: «Bei tempi, davvero. C’era voglia di fare ed eravamo contenti. Economia era affollatissima. A certe lezioni si stava anche seduti sul pavimento e avvenivano ovunque: in via Salvecchio, al Seminarino e al Seminario, al Sarpi. Proble-
mi, certo, ma si risolvevano in un clima collaborativo». Antonello sceglie l’indirizzo aziendale con tesi in Diritto commerciale sulla disciplina giuridica delle attività di merchantbankingpredispostacon il supporto del correlatore Graziano Caldiani: «Ho avuto grandi professori come Imerio Facchinetti, Aldo Amaduzzi e l’avvocato Mario Caffi, ma erano tutti molto bravi. Il rapporto con i docenti era molto diretto e c’era la possibilità di un dialogoaperto».Stakanovistadello studio e, in contemporanea, del nuoto che ha praticato a livello agonistico per oltre 20 anni sotto la guida di Franco Ferrari: nazionale nei 200 e 400 misti, vicino alle qualificazioni Olimpiche e 5 anni nel Gruppo sportivo dei carabinieri. «Allora si trovava anche il tempo – aggiunge – di divertirsi. Si organizzavano feste universitarie. Uno dei promotori era Luigi Marchetti, mio carissimo amico, direttore generale di Creation Baumann Ita-
Pioniera di Erasmus «Esperienza utile anche per il lavoro» Alessandro Antonello, a sinistra, a.d. dell’Inter, con Javier Zanetti
lia». In massa gli universitari vanno ad applaudire l’Atalanta alla storica semifinale di Coppa delle Coppe contro il Malines (20 aprile ’88, oltre 43 mila spettatori: record mai più raggiunto). Finita la goliardia, arriva la stagione della grisaglia. Lediberg per un anno, una società di consulenza per 5 e poi in Lovable diventata Sara Lee Italia. Un lungo periodo alla società di Grassobbio, dove matura un robusto percorso professionale in campo finanziario. Nel 2012 passa in Puma Italia e diventa direttore generale. Ormai quella esperienza stava per concludersi. Antonello viene selezionato da una società londinese di «cacciatori di teste», destinazione Inter. Sbarca nel club nel 2015. Pri-
ma come direttore amministrazione, finanza e controllo, poi direttore operation e, dall’anno scorso, amministratore delegato: «Un progetto molto stimolante,chevivocongrande responsabilità. L’Inter è un’azienda che fattura circa 300 milioni di euro e dà lavoro a oltre 300 persone. Una società che va gestita per raggiungere gli obiettivi fissati insieme ai nostri azionisti cinesi». Bei tempi quelli dell’Università e bei tempi pure quelli attuali, fra emozioni e razionalità dei numeri.Unabiografiariassuntain quella nerazzurra: cuore e Champions. F. C.
Nell’anno accademico 1987/88 partirono in tre alla volta dell’Inghilterra. Tre studenti bergamaschi, veri e propri pionieri del progetto Erasmus che veniva proposto per la prima volta dall’Università di Bergamo. Laura Vavassori Bisutti è una di quei tre pionieri: allora 21enne, studente di Economia e Commercio. «Avevo saputo in ateneo – racconta – di questa possibilità e avevo deciso di non lasciarmela sfuggire: appena ne ero venuta a conoscenza ero andata a casa dai miei genitori per dir loro che mi sarebbe piaciuto partire. Si trattava di una possibilità a cui ambivano in tanti. Dei sette ragazzi che passarono le selezioni, in quattro ci
Laura Vavassori Bisutti
confidarono che pur di avere più possibilità di partecipare avevano nascosto i cartelli con l’informativa che erano stati esposti pubblicamente, per diminuire la concorrenza». L’organizzazione del progetto era differente da quella odier-
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L’ECO DI BERGAMO MARTEDÌ 29 MAGGIO 2018
I RICONOSCIMENTI
Olmi e Bozzetto dottori in Lettere e Teoria delle arti
C’
è anche Ermanno Olmi, il regista recentemente scomparso, tra coloro che hanno ricevuto una laurea honoris causa nella storia dell’Università degli Studi di Bergamo. Nel
2003/04 al regista de «L’albero degli zoccoli» venne conferita la laurea in Lettere. Ma nell’albo dei riconoscimenti dell’ateneo ci sono anche quattro lauree honoris causa in Lingue e letterature straniere. A partire dal 1972-73 quando il riconosci-
mento venne assegnato a Vittore Branca, e poi nel 1978/79 a Michail Borisovic Chrapcenko e a Guy Tosi, ma anche a François Cheng nell’anno accademico 2006/07. Sono tre i riconoscimenti nell’ambito dell’Ingegneria gestionale (a Miro Ra-
dici nel 2001/02, a Giampiero Pesenti nel 2004/05 e a Ilario Testa nel 2005/06), due in Ingegneria meccanica (Alberto Bombassei nel 2002/03 e Domenico Bosatelli nell’anno successivo), una laurea honoris causa in Teoria, tecniche e ge-
stione delle arti e dello spettacolo a Bruno Bozzetto nel 2006/07. Nel 2007/08 Andrew James Viterbi riceve la laurea in Ingegneria informatica, l’anno dopo ad Antonio Percassi andrà quella in Ingegneria edile.
LA SPORTIVA DANIELA MASSERONI
«Dalla ginnastica alla Bosch grazie agli studi» MARIAGRAZIA MAZZOLENI
L’
università è stata un momento per vivere in modo più consapevole il passaggio dall’attività agonistica all’inserimento nel mondo «normale» e per poi trovare il collegamento giusto con il mondo del lavoro. Parola di Daniela Masseroni. L’ex ginnasta di Trescore Balneario, pluricampionessa mondiale di ginnastica ritmica, grazie anche alla sua tesi di laurea in Scienze dell’educazione oggi è a capo del progetto «Allenarsi per il futuro» per la multinazionale Bosch e l’agenzia di lavoro Randstad. In pratica è riuscitaaconiugarequantostudiato con la sua più grande passione, lo sport. Non un’impresa da tutti. Un percorso di studi non proprio ordinario il suo, «perché ho ripreso l’università a Bergamo – spiega Daniela che oggi ha 33 anni - dopo che ho
concluso la carriera di ginnasta. Per la verità alcuni esami li avevo svolti mentre facevo ancora attività sportiva agonistica». Ma l’impegno sul fronte sportivo con gli allenamenti quotidiani e i continui spostamenti non permetteva alla campionessabergamascadiportare avanti regolarmente gli studi. «Ho quindi deciso di riprenderli a 26 anni. Non ho vissuto una vita universitaria vera e propria perché nel frattempo lavoravo. Frequentavo i corsi per cui era richiesta la presenzaoquellipercuiloritenevo utile: per il resto mi arrangiavo con l’obiettivo di laurearmi nel minor tempo possibile». «Ho avuto la fortuna di incontrare professori, come il mio relatore Gianluca Bocchi e il correlatore Giuseppe Bertagna, preside di Scienze della formazione, che mi hanno sostenuto in quella che è stata una tesi di laurea un po’ fuori dagli schemi». Daniela Masseroni ha infatti approfondito il ruolo dello sport come sistema educativosianellaformazionesco-
Daniela Masseroni, pluricampionessa, guida un progetto per Bosch
lastica che in quella aziendale. «E il loro supporto nel riuscire a fare unatesichepermeeraimportante, mi ha dato poi la possibilità dell’aggancio lavorativo con il mondo Bosch». La tesi ha attirato infatti l’interesse di Roberto Zecchino, direttore delle risorse umane di Bosch, in occasione di un convegno in cui DanielaMasseronierastatainvitata a esporla. E oggi l’atleta di Trescore è responsabile di un progetto di orientamento all’alternanza scuola lavoro che sembra tagliato su misura per lei e i suoi studi. Si chiama «Allenarsi per il futuro» e Daniela ricopre la duplice veste di testimonial sportiva del progetto, responsabile del team di una quarantina di campioni testimonial come lei, e segue poi l’orientamen-
to vero e proprio con i ragazzi. «Attraverso la metafora dello sport lavoriamo sulle parti motivazionali e sulle competenze trasversali – sottolinea- Puntiamo molto su valori come l’allenamento, l’impegno, la passione che portano gli sportivi a raggiungere i loro obiettivi, per spiegare ai ragazzi che sono concetti da trasferire nella vita per raggiungere i traguardi e vincere le sfide sia in campo scolastico che lavorativo». «La mia è stata un’esperienza bella e fortunata. L’augurio che faccio all’università bergamasca per i prossimi cinquant’anni – conclude Daniela – è di essere sempre più allineata al mondo del lavoro».
L’INGEGNERE GIULIA SPAMPATTI STUDENTI IERI E OGGI. Giovani universitarie nel chiostro di Sant’Agostino, ultima tra le sedi aperte dall’ateneo FOTO MARIA ZANCHI
na: «Si facevano prima due settimane di corso intensivo di inglese, si tornava a casa e poi, successivamente, si tornava all’estero per frequentare un intero semestre. Noi abbiamo frequentato al Buckinghamshire College, il cui campus si trovava a Chalfont St. Giles, a metà strada tra Londra e Oxford. Di colpo siamo stati catapultati da Bergamo a una realtà internazionale, un vero e proprio campus con studenti spagnoli, tedeschi, francesi e ovviamente inglesi». Un’esperienza preziosa. «È importantissima - dice -, non solo per un eventuale inserimento nel curriculum di studi. Si impara ad adattarsi ad abitudini che sono fuori da quelle del proprio cerchio familiare, a confrontarsi con problemi che (seppur piccoli) sono reali, perché ci si responsabilizza e ci si confronta con mentalità differenti». Un percorso importante anche a livello professionale. «Anche se io poi non ho lavorato nel settore – spiega -, ricordo di aver sostenuto un esame che nel percor-
so di studi italiano ancora non esisteva, “Human resource management”: è sempre importante, anche se il nostro sistema universitario è eccellente, buttare un occhio al di fuori del contesto nazionale. Tutta l’esperienza, per quanto mi riguarda, è stata un confronto utilissimo, per il quale io sono grata tutt’oggi all’Università che mi ha permesso di mettermi in gioco». E se le maggiori difficoltà sono state quelle legate al cibo, ci sono anche tanti aspetti positivi che non hanno fatto sentire la lontananza da casa. «Sicuramente - conclude - i rapporti interpersonali con gli altri studenti, sia francesi che tedeschi. Con molti di loro siamo rimasti in contatto per anni, poi ci siamo un po’ persi. Anche se confesso che grazie a Facebook ho potuto capire, da lontano, che cosa è stato di loro. Per uno studente universitario, Erasmus è una possibilità da non lasciarsi sfuggire, bisogna saper cavalcare ogni opportunità che viene data». A. B.
«Dopo Sydney e Harvard ho preso il volo» ALICE BASSANESI
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a concluso il suo percorso accademico nei tempi giusti, l’ha arricchito con esperienze internazionali e, ancor prima della laurea, aveva già trovato lavoro in una società di consulenza strategica di importanza mondiale, l’americana McKinsey & Company. Giulia Spampatti, 25enne di Gazzaniga, oggi lavora nella società che dà supporto a multinazionali (e non solo) in settori diversi e su più funzioni: un servizio di supporto per fusioni, operazioni di marketing e riduzioni di costi. Ma deve molto di quello che è ora al suo percorso di formazione all’Università degli Studi di Bergamo, dove ha studiato nel corso di laurea in Ingegneria gestionale. «Già in quarta superiore – racconta – avevo le idee chiare sulla dire-
zionedadareaimieistudi,vistoche da sempre sono stata portata per le materie scientifiche. Ho scelto Ingegneria gestionale a Bergamo perché l’ho reputato da subito un buon corso in una buona università, forse più piccola di altre ma con professori, corsi e servizi di ottima qualità». Giulia ha seguito a Bergamo il corso triennale di Ingegneria gestionale e poi ha scelto di fermarsi anche per la specialistica. «In Management engineering – spiega –. Ho preso questa decisione perchémierotrovatabenenellaprima parte del percorso e anche perché Bergamo mi offriva la possibilità di fare esperienze all’estero di un certo tipo. Nel primo anno ho passato sei mesi a Sydney, un’esperienza indescrivibile ed estremamente formativa, mentre nel secondo ho fattoun’esperienzaErasmusaBarcellona. E nell’ultimo anno di specialistica ho preso parte anche a un progetto con l’Università di Harvard sulle “smart cities”. Credo che
Giulia Spampatti, 25 anni, ingegnere gestionale, lavora in McKinsey
l’UniversitàdiBergamo–continua Giulia – abbia molte potenzialità, non sopravvalutata come altre più grandi, ma con un’offerta formativa e internazionale che altri atenei non hanno. Bergamo mi ha dato opportunità di cui le sarò sempre grata». Un ateneo legato al territorio, tanto che trovare un impiego al termine degli studi «è più facile rispetto ad altri contesti – aggiunge – meno legati al territorio. L’Università mi ha insegnato ad affrontareiproblemi.Quandolavoroemi trovo di fronte a un problema di cui non conosco nulla, non mi faccio prendere dal panico: ho imparato ad analizzare la situazione e ad affrontare i problemi uno per volta, esattamente come facevo con gli
esami. Ovviamente, c’è anche la solida preparazione che mi è stata data sul piano didattico, le conoscenze che ho acquisito sono fondamentali per il mio lavoro, soprattutto quelle che mi hanno lasciato i due anni della specialistica. Diciamo che oltre alle nozioni nel corso della triennale ho imparato a ragionare in un modo diverso e più produttivo». Sono stati anni intensi quelli trascorsi in Università. «Bergamo mi ha dato tante cose - conclude Giulia -: conoscenze, esperienze, amicizie. Tante possibilità e allo stesso tempo mi ha sostenuto nel mio percorso. Consiglio questo ateneo a tutti».
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UniBg 1968-2018 LA SLAVISTA
Nina Kauchisvili aprì le porte alla cultura russa
I professori
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ina Kauchisvili, classe 1919, è stata la colonna portante dell’Istituto di Slavistica dell’Università di Bergamo, nato con lei. La professoressa russa, laureatasi all’Università Cat-
tolica di Milano e docente a Bari e Torino, fu chiamata a Bergamo da Vittore Branca proprio con l’intento di far nascere l’Istituto. Avviato con la collaborazione di due laureate, Rosanna Casari e Marialuisa Dodero, si imporrà in poco
Amaduzzi, il coraggio di lasciare Bologna per ripartire in salita L’economista. «Quando nel ’79 venni a Bergamo, mi chiesero se ero matto» Professore emerito, costruì le basi della facoltà di Economia e commercio CAMILLA BIANCHI
«Quando nel 1979 lasciai l’Università di Bologna per venire a Bergamo, mi chiesero se ero matto. In verità mi intrigava l’idea di partecipare alla costruzione di qualcosa di importante e poi di questa città mi ero innamorato a prima vista». Così il professor Antonio Amaduzzi, classe 1936, una carriera che l’aveva già portato a insegnare a Milano, Venezia, Pavia e Roma, si lasciò alle spalle uno degli atenei più prestigiosi d’Italia per scommettere su Bergamo e la sua giovane università. «Il mio primo ufficio, a Palazzo Terzi, era praticamente una cantina; un luogo più adatto a conservare vini che a ricevere colleghi e studenti. Le lezioni si tenevano in via Salvecchio e al Seminarino e il corso di laurea in Economia e commercio, frequentato da una cinquantina di iscritti, dipendeva dalla facoltà di Lingue. Insomma, una partenza in salita. Ma il clima era sereno, i colleghi motivati e i
Antonio Amaduzzi, professore emerito, ha passato 51 anni in cattedra, di cui 32 a Bergamo
ragazzi avevano voglia di imparare». Tanto bastava per proseguire l’avventura. «Ricordo che venni intervistato dal Corriere della Sera. Era inverno, mi avevano fotografato in mezzo alla neve e nell’articolo si parlava di
“un’ università dispersa in Città Alta”». A quell’epoca la sensazione – racconta il professore – era che Bergamo tenesse le distanze dal neonato ateneo. «Era come un elemento a sé stante, separato dalla città. La sfida fu
Gotti, il primo laureato poi diventato direttore «Fu un evento corale» Capita una sola volta nella vita e a lui è successo il 14 novembre 1972. Quel giorno Maurizio Gotti, diventando dottore in Lingue, ha conquistato un primato statistico: il primo laureato all’Università di Bergamo. «Bei tempi», dice, comunque più che soddisfatto pure di quelli attuali: se l’ateneo oggi ha il vento in poppa, il merito è anche suo, di questo architetto dell’internazionalizzazione dell’Università, dove insegna dal ‘96. Ma quel fatidico 14 novembre, quanto ad emozioni, non teme competitori: «Quella prima sessione con due laureandi è stata vissuta come un evento corale della città», dice, fissando la cornice di un fatto non di ordi-
naria amministrazione: la discussione della tesi nell’aula 15 in piazza Vecchia gremita di 100 persone, la sua famiglia, gli amici, cronisti e fotografi. La tesi riguardava la storia della lingua inglese, insieme la passione coltivata da sempre e una professione: ricercatore, associato a Brescia per 4 anni, ordinario a Pescara per 3, quindi il richiamo a Bergamo, dove dal 2012 è direttore del dipartimento di Lingue. L’Università era partita bene. Certo, i problemi erano tantissimi e seri, dalle aule che non c’erano, alla mensa e alle biblioteche che mancavano. Ma il Sessantotto, inteso come contestazione giovanile proprio nell’atto di nascita dell’Università, è stato
subito assorbito: «Vittore Branca, che era il primo rettore, fece una scelta saggia facendo partecipare gli studenti ai Consigli di Facoltà e d’amministrazione. L’impronta del coinvolgimento è stato un bene per tutti». Una logica seguita in mezzo secolo insieme all’apertura al mondo, che ha tolto l’Università dal guscio locale. Gotti è stato parte di questa piattaforma di lancio, perché prevalentemente ha lavorato a livello di ateneo: prorettore per gli affari internazionali, direttore del Centro linguistico di ateneo e della scuola di formazione per gli insegnanti. Una semina che ha redistribuito i suoi frutti: «L’evoluzione è stata davvero notevole, puntando
far capire ai bergamaschi l’importanza di avere un’università. Oggi, quarant’anni dopo, tutti l’hanno capito». Amaduzzi nel corso della sua carriera in terra orobica è stato preside della facoltà di Econo-
sulla qualità dei docenti e dell’offerta formativa. Eravamo poveri di mezzi, ma con pazienza abbiamo costruito una struttura virtuosa: sono arrivati più docenti, tutti di valore, il numero degli studenti è cresciuto a livelli record, sedi e locali sono stati trovati, le Facoltà si sono moltiplicate. Lingue già a suo tempo era fra le migliori in Italia, un blasone mantenuto e rafforzato proprio puntando sull’integrazione internazionale». È appunto lo sguardo sul mondo a segnare il cambio di passo: «È il tratto di questi anni e anch’io ho lavorato moltissimo su questo settore: progetto Erasmus, doppi diplomi, borse di studio, visiting professor, studenti esteri da noi e i nostri nelle Università del nostro circuito. Un grande impegno di tutta la comunità universitaria, ma anche delle istituzioni bergamasche: Comune, Provincia, Camera di commercio, banche e aziende si sono mostrate sensibili nel sostenerci». Il respiro globale è stato la scommessa vincente anche per il primo laureato. Da pioniere a veterano: missione compiuta. F. C.
tempo a livello internazionale anche grazie alla collaborazione con gli atenei di Zagabria, Budapest, Tartu e con l’Accademia russa delle Scienze. Alla professoressa Kauchisvili si devono anche convegni scientifici di primo piano come
quelli dedicati a Dostoevskij, Belyj e Florenskij. Nel 2004 alla docente,già preside della Facoltà di Lingue, è stata conferita la medaglia alla carriera per il contributo dato al rafforzamento dell’ateneo bergamasco.
mia per due mandati (una decina di anni in tutto), decano e professore emerito. Nel 2010 quest’ultimo titolo gli è stato conferito nel corso di una cerimonia presieduta dal rettore Stefano Paleari. «All’Università degli studi di Bergamo ho dedicato i migliori anni della mia vita», ha esordito con un velo di commozione il professore nella sua lectio magistralis. «Quando arrivai in Città Alta la gran parte dei miei colleghi erano linguisti, andava costruita l’ossatura per la nascente facoltà di Economia. Chiamai Gambarelli, Marida Bertocchi, Rusconi, feci crescere giovani assistenti nella convinzione che servisse una classe docente locale». Cinquantun anni in cattedra, trentadue dei quali trascorsi a Bergamo. «Ho visto quattro rettori all’opera. Szegö, uno dei fondatori di questo ateneo, che potè contare sulla collaborazione di bergamaschi illuminati come l’avvocato Rodari. Poi venne Ferri, che portò la statizzazione alla meta ma faticò a risolvere il problema degli spazi, impresa che riuscì invece a Castoldi. Coraggiosamente affrontò le questioni finanziarie che andavano risolte e prese decisioni importanti sulle infrastrutture». Il professore ricorda di essersi attivato personalmente per l’acquisizione del complesso di Sant’Agostino, proponendo un progetto di riqualificazione degli spazi per insediarvi la facoltà di Economia. Progetto che non andò in porto, come tanti altri legati all’utilizzo dei «contenitori» di Città Alta. Andò meglio con la sede di via dei Caniana («dove trovò posto anche Giurisprudenza, nata da una gemmazione di Economia») e con il campus di Ingegneria («un mio ex compagno di studi in Bocconi era diventato
amministratore delegato delle Dalmine, quel contatto ci fu utile per trovare la sede di Ingegneria»). Tra i bei ricordi degli anni passati la nascita dell’Erasmus all’ombra del Campanone. «Il professor Mirandola ed io abbiamo attivato il primo Erasmus d’Italia, tanto da venir premiati dalla Comunità europea. Avviammo una collaborazione con l’Università del Buckinghamshire. Da veri pionieri andavamo noi stessi con un pulmino a prendere gli studenti in
n I primi progetti
finiti in nulla per Sant’Agostino e la nascita del campus a Dalmine
n n Attivammo
il primo Erasmus d’Italia, portavamo gli studenti con un pulmino» aeroporto e li portavano al collegio dove soggiornavano». Oggi Antonio Amaduzzi, lasciato l’insegnamento, l’economia aziendale e la ragioneria, si dedica alla sua grande passione: la fotografia. «Mi accompagna da quando avevo quindici anni. Giusto oggi ho portato al mio amico e maestro Gianni Berengo Gardin un libricino che ho stampato in poche copie dedicato alle persone e ai luoghi della mia vita. Ne ho ritratti tanti, in bianconero, a cominciare da Città Alta. Un luogo che ho amato così tanto da comprarci una casa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Maurizio Gotti e Loredana Scudeletti Locatelli, i primi due neolaureati dell’Università di Bergamo, il 14 novembre 1972 FOTO FAUSTO ASPERTI ARCHIVIO SESTINI - MUSEO DELLE STORIE DI BERGAMO
Maurizio Gotti dirige il dipartimento di Lingue dal 2012
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IL GEOGRAFO
Pagani, paladino instancabile del territorio
L
elio Pagani, nato a Castelli Calepio nel 1943 e scomparso all’età di 63 anni, è stato tra i protagonisti della cultura bergamasca dell’ultimo quarantennio. Nel ricordarlo la professoressa Juanita Schiavini ne menzionava
«l’instancabile impegno sui fronti dell’insegnamento, della ricerca scientifica e delle istituzioni», essendo stato assessore in Provincia, presidente del Parco dei Colli e dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti, direttore del Dipartimento universitario di Lettere, Arti e
Mirandola sugli esordi «Avevamo due uscieri e tre impiegati E una stanza per i prof» Il francesista. Arrivò a 28 anni dopo la laurea a Torino «Dovevamo costruire un’avventura: questo era il bello» «Ai miei corsi un’ottantina di studenti, erano motivati» FRANCO CATTANEO
L’illustre francesista Giorgio Mirandola, in pensione da tre anni, parla dell’Università con l’affetto riservato a una creatura che ha visto crescere e alla quale è affezionato: due biografie che si specchiano. Ne ha titolo e merito perché, con 43 anni d’insegnamento alle spalle, è fra i docenti più anziano vivente. Un’avanguardia di coraggiosi quella degli esordi, dediti a un’avventura tutta da costruire: «Ma il bello era proprio questo, almeno per me che avevo 28 anni. Sono arrivato qui come incaricato, da Torino nel ’72, dove m’ero laureato in Lettere moderne. Lingue voleva dire francese, inglese, un po’ di spagnolo e di russo. Era veramente un ateneo piccolissimo, la Facoltà era unica, più tardi divisa fra Lingue ed Economia: io ero responsabile della prima e Pietro Ferri della seconda. C’erano
Giorgio Mirandola ha insegnato per 43 anni
solo tre impiegati: la signora Belotti, Locatelli e Calcaterra. Più due uscieri. Bravissimi, mandavano avanti tutto. Un ateneo che a inizi anni ’70 aveva dai 300 ai 400 studenti. Le lezioni un po’ nell’unica sede di piazza Vecchia e un po’ in qualche aula al Sarpi. Per noi professori semplicemente una stanza per tutti».
Eppure una stagione gratificante anche sul piano umano: «Ai miei corsi, un’ottantina di studenti, erano quasi tutte femmine. Ancora oggi mi fermano e mi salutano tante mie studentesse». Per poi aggiungere: «Erano ragazzi motivati, direi migliori rispetto agli attuali». Mirandola era stato chiamato da Vittore Branca, ma per un
Tancredi Bianchi ricorda «Quella prima lezione con il sindaco in aula» «Eravamo in una bella aula al primo piano, con vista su piazza Vecchia e il Palazzo della Ragione. Quel giorno ad assistere alla lezione c’era anche il sindaco di Bergamo, Giacomo Pezzotta. Alla fine gli studenti si lasciarono andare a un lungo applauso». Fu così che ebbe inizio l’avventura dell’Università di Bergamo. In cattedra per la prima lezione del nuovo nato ateneo, un giovane docente di Economia, Tancredi Bianchi, appena trasferito a Roma da Venezia. Era il 16 dicembre 1968, in aula circa 200 ragazzi. «Ricordo che dopo la lezione mi avvicinai al sindaco e gli dissi: “Oggi è andata bene, ci hanno battuto le mani, ma guarda che tra un mese, for-
Tancredi Bianchi
se, ci contesteranno”. Lui - racconta Tancredi Bianchi - sorrise e mi rispose: “Intanto iniziamo a prenderci gli applausi”». E aveva ragione, perché quello era davvero un salto epocale per Bergamo, in un periodo
nient’affatto semplice per la scuola e per l’università. «Il ’68 fu l’anno della rivoluzione – la definisce così Tancredi Bianchi - anche se qui non si avvertì molto; forse i bergamaschi avevano già capito che per imparare, nella vita, si deve studiare». Bianchi rispose alla chiamata della sua città, accompagnando l’università fino all’apertura della facoltà di Economia, guidata da Alberto Quadro Curzio, e all’insediamento del Consiglio di facoltà, che prese il posto del primo Comitato tecnico. «Fummo fortunati ad avere come presidente del Comitato Vittore Branca, illustre docente d’italiano, capace di portare a Bergamo un corpo insegnanti di grande livello. Al-
Multimedialità. Nel 2001 fu cofondatore con il rettore Castoldi del Centro Studi sul Territorio, di cui fu direttore, «perché l’Università potesse disporre di una struttura di ricerca pronta ad affrontare tutte le questioni legate al paesaggio, all’ambiente, alla pianifica-
gioco del destino il rettore (’68-’72) se ne va proprio il giorno in cui prende servizio il nuovo incaricato di Letteratura francese: «Branca era un signore straordinario, un grande docente ed esperto di Boccaccio». Tranne un anno vissuto a Udine, all’indomani della nomina a ordinario, Mirandola è sempre stato qui accompagnando schiere di studenti sui testi e sullo spirito del tempo di Balzac e Stendhal, quando ancora il francese manteneva una sua primazia, perché il declino a vantaggio dell’impaziente inglese in cerca di affermazione arriverà a metà anni ’80: «I miei assistenti insegnavano storia della letteratura francese, mentre io ogni anno illustravo un autore o un’epoca diversi». Il docente, autore di diverse pubblicazioni scientifiche, è stato testimone e protagonista dell’adolescenza e della maturità di quel piccolo mondo oggi senza confini: «C’è stato un momento di crisi con lo sblocco delle chiamate dei professori deciso dal ministero, per cui l’Università s’era svuotata di docenti. Il primo lancio è avvenuto con la seconda Facoltà, Economia, e quindi con lo sbarco a Bergamo dei numeri uno. Ne cito alcuni a memoria: Quadrio Curzio, Sacerdoti, Provasoli, Mazza, Tagi». Mirandola parla della facoltà di Economia con cognizione di causa, essendo buon amico dell’economista Giorgio Szegö, rettore dal ’75 all’84. Ma soprattutto perché è proprio in quello studio che conoscerà la futura moglie, Alessandra D’Amico Finardi, assistente dell’economista. Da tutti i punti di vista, quella del francesista è stata un’esperienza che ne è valsa la pena. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
lora i professori preferivano insegnare a Milano e anche io non ho mai voluto restare qui: il mio obiettivo era la Bocconi, dove arrivai nel 1978». Eppure quegli anni di insegnamento in città, e a Roma, li ricorda con affetto. «Allora in provincia c’erano solo 20 mila ragazzi che frequentavano le scuole superiori e già il primo anno, l’università ne contava circa 500. Fu una felice intuizione della classe dirigente di allora, che seppe sfruttare l’occasione del vuoto che si era creato a Milano, dove alla Statale non c’erano le facoltà di Lingue e di Economia. Tutti, in città, diedero una mano all’ateneo. L’architetto Sandro Angelini propose addirittura di ricavare nuove aule all’interno del Teatro Sociale, ma andammo in via Salvecchio e non se ne fece nulla. All’inizio – conclude Bianchi – per insediare il Consiglio di facoltà e proseguire autonomamente, servivano tre professori ordinari. Costavano come tre impiegati di banca. Ricordo che feci il giro delle banche della città, chiedendo loro di assumerne uno a testa». Sergio Cotti
zione, al recupero e rigenerazione delle aree compromesse, rispondendo ai bisogni delle istituzioni preposte al governo del territorio e ponendosi come interlocutore di tutte le realtà pubbliche e private interessate alla difesa e allo sviluppo della terra bergamasca».
Con Gambarelli poeta dei numeri i Nobel in città
Gianfranco Gambarelli con il Nobel John Nash in un incontro del 2009
Il matematico Se Bergamo dai primi anni ’80 è un punto di riferimento a livello internazionale per la Teoria dei Giochi (la scienza che ha prodotto undici Nobel per l’Economia in 21 anni) lo deve a Gianfranco Gambarelli, matematico geniale ed eclettico nonché vincitore di premi letterari e presidente, per un decennio, del Cenacolo Orobico di Poesia. Gambarelli ha insegnato Matematica a Brescia e a Bergamo (dove ha anche presieduto la Facoltà di Economia) ed è stato visiting professor un po’ dovunque: Argentina, Canada, Cina, Colombia, Stati Uniti e in molti Paesi europei. Oggi è uno dei sei professori nominati «emeriti» nel mezzo secolo di vita del nostro Ateneo e continua a lavorarvi per ricerca, tesi e interventi didattici. Nato, come ama ricordare, sul tavolo della cucina di via Fantoni 5, figlio di Mariella (una delle prime ragioniere bergamasche) e di Bruno (comandante partigiano e storica figura dello sport bergamasco), è stato molto affezionato anche a Benedetto De Beni, lo zio fra i Giusti d’Israele per avere salvato due bimbe ebree. Laureato in Matematica a Milano, alpino a Cuneo, inizia una brillante carriera nel settore informatico-organizzativo del Credito Bergamasco, ma dopo qualche anno arriva il «richiamo della foresta». Giorgio Szegö, suo relatore di tesi che già lo avrebbe voluto assistente a Venezia, si trasferisce a Bergamo (dove diventerà rettore) e lo contatta per qualche attività accademica fuori orario lavorativo. L’entusiasmo che ne consegue è tale, che Gianfranco si licenzia dalla banca dopo cinque anni di lavoro e diventa un precario in Università. Una carriera rapidissima lo porta ad essere il più giovane «prima fascia» italiano nel suo raggruppamento. Tempi eroici: «L’Università era sparpagliata a pelle di leopardo nel-
la città. Il grosso problema era costituito dagli spazi. Tra la fragranza dei croissant, “L’Eco” ogni mattina ci porgeva la novità: l’ateneo va a Sant’Agata, ad Alzano, ad Altino, al Carmine, al Circolino, alla Legler, alla Montelungo, alla Celadina, all’Ismes, all’Ospedale, al Manicomio. La realtà era semplice: mancava la volontà politica di risolvere la questione». Il primo punto di svolta arriva a inizio anni ’90, quando il rettore Pietro Ferri ottiene la statizzazione e la nascita di Ingegneria a Dalmine. Gambarelli funge da levatrice per la nuova Facoltà: «Ho ancora negli occhi quei 300 volti di studenti che mi guardavano, curiosi ed eccitati al primo giorno di lezione, in quel mattino di settembre …». Nel frattempo egli interagisce, a livello mondiale, con i più grandi matematici dell’epoca e con i cultori di Teoria dei Giochi che riceveranno il Nobel, portandone molti a Bergamo. Nasce in particolare la grande amicizia con John Nash («A Beautiful Mind») che tornerà molte volte a Bergamo, talora senza nemmeno la necessità di prolusioni ufficiali. Il livello d’insegnamento che ne consegue è altissimo ed entra in sinergia con quelli degli ottimi colleghi. Anche grazie a lui, la nostra Università è oggi consigliata per la qualità dell’offerta formativa, da cui seguono ottimi risultati occupazionali: «Posso testimoniare che, quanto ad Economia, chi si è laureato nella mia materia ha trovato un’occupazione in poco tempo. I cambiamenti nel mondo del lavoro sono estremamente rapidi e serve una buona preparazione di base unita a una mentalità molto elastica». Quanto a Gambarelli, attendiamo da lui ancora tanto: dalla Matematica ai Giochi, ai racconti, alla poesia, alle atmosfere che escono dalla sua penna come da un cappello a cilindro. F. C. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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UniBg 1968-2018 IL CALENDARIO
Musica, cinema e laboratori per i più piccoli
Programmi e scenari
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e iniziative per i 50 anni dell’ateneo proseguiranno durante l’estate per concludersi alla fine del 2018 con la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, in programma l’11 dicembre, il giorno in cui, nel 1968, nac-
que l’Università di Bergamo. Questi i principali eventi in calendario: il 31 maggio in Aula magna concerto del Coro dell’Università di Stoccarda. Il 21 giugno, in occasione della Festa europea della Musica, l’Università apre le porte ai visitatori, offrendo concerti di
diverso genere nelle proprie sedi. Il 30 giugno dal Campo Utili di via Baioni partiranno due percorsi «trail» e «urban trail» tra Bergamo e provincia da percorrere a piedi, uno per atleti, l’altro aperto a chiunque voglia trascorrere una giornata all’aria aperta. Festa per
gli studenti e tutti i giovani di Bergamo nel Parco di Sant’Agostino il 29 settembre con musica e aperitivo. Nella prima metà di ottobre, in data da definire, si terrà in Piazza Vecchia il Graduation Day, nel corso del quale avverrà la proclamazione dei laureati magistra-
li. Da maggio ad ottobre proseguiranno inoltre agli eventi di Uni.Kids (laboratori per i più piccoli), Uni.Explore ed Uni.Tour (visite guidate alla scoperta della città e dei luoghi universitari), e Uni.Movie (un film ogni primo martedì del mese in Aula magna).
Porte aperte alla città e docenti fuori dalle aule Le iniziative. Lezioni in parchi e piazze, visite guidate e conferenze Non solo eventi istituzionali per festeggiare il mezzo secolo dell’ateneo CAMILLA BIANCHI
Un fitto calendario di eventi per festeggiare i 50 anni dell’Università degli studi di Bergamo che apre le porte alla città proponendo conferenze, lezioni all’aperto, concerti, proiezioni cinematografiche, escursioni, visite guidate, laboratori per i più piccoli. Eventi per tutti e tutti gratuiti. Le iniziative, che hanno preso il via in marzo, proseguiranno sino alla fine dell’anno. Il programma completo è consultabile all’indirizzo online: www.50unibg.it. «Abbiamo voluto festeggiare questo anniversario cercando di abbattere le barriere fisiche e intangibili che separano l’ateneo dalla città, e aprendo le porte alla comunità – spiega il prorettore Paolo Buonanno, che ha curato il programma –. Una carrellata di eventi istituzionali e “fuorisalone” rivolti a tutte le fasce di età. Per gran parte dei quali sono gli stessi docenti a scendere in campo».
Paolo Buonanno
Due i principali momenti istituzionali. Il prossimo ottobre in Piazza Vecchia seicento laureati magistrali celebreranno la fine del loro corso di studi. Per la prima volta la proclamazione avverrà durante una cerimonia pubblica, in un luogo simbolo della città. Ospite d’onore sarà un protagonista della canzone d’autore italiana invitato a tenere una «lectio magistralis». L’11 dicembre prossimo – giorno del decreto isti-
Joel, da Kinshasa «Qui mi sento a casa e sono cresciuto» Gli stranieri in UniBg Una buona reputazione che ha valicato confini e attraversato continenti: il passaparola positivo che riguarda l’Università degli Studi di Bergamo è arrivato fino a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, persuadendo Joel a iscriversi all’ateneo bergamasco. «Avevo deciso – spiega Joel Ngalamulume Ngoie, 23 anni –, dopo la maturità, di trasferirmi all’estero per proseguire gli studi, anche per poter conoscere un’altra cultura e un’altra lingua oltre all’inglese e al francese che già conoscevo. Il mio sogno era inizialmente quello di studiare architettura, ma conoscevo due ragazze che si erano già trasferite a Bergamo per studiare Economia: erano alla fine del loro percorso e si erano trovate molto bene in Università». Ascoltando le loro parole Joel si è lasciato
Joel Ngalamulume Ngoie
affascinare dall’ateneo bergamasco. «Ho scelto di iscrivermi qui – spiega –, al corso in Economia aziendale, commercio estero e mercati finanziari. Subito il primo impatto è stato positivo. Ho trovato molta disponibilità verso gli studenti stranieri, sono stato aiutato nella compilazione delle iscrizioni ma ho trovato anche una grande disponibilità dei responsabili a chiarire tutti i miei dubbi. Questo ateneo è un luogo molto aperto alle “diversità”. Sono stato anche aiutato
tutivo dell’Università di Bergamo – si terrà la cerimonia di apertura dell’anno accademico alla quale sono stati eccezionalmente invitati tutti i rettori italiani e i colleghi degli atenei stranieri che hanno incrociato la loro storia con quella di UniBg. Spazio all’approfondimento, all’arte, alla musica, alla cultura e all’intrattenimento. Ogni primo martedì del mese, cinema in Aula magna, in Sant’Agostino, dove vengono proiettati film italiani di recente produzione. In ottobre, dopo il successo ottenuto in maggio, i professori dell’ateneo torneranno a tenere lezioni in locali pubblici, parchi e piazze, e per tre mesi accompagneranno i bergamaschi alla scoperta della città universitaria e dei paesaggi che la circondano. E ancora: letture dei classici della letteratura mondiale affidate ai docenti di Lettere e Lingue e promosse in collaborazione con la Biblioteca Mai,
da un gruppo di studenti, che mi sono stati presentati in ateneo, che conoscevano già la struttura e mi hanno aiutato a orientarmi nei primi tempi». Una volta partita con il piede giusto, l’esperienza accademica è stata (quasi) in discesa. «Gli studi stanno andando molto bene – dice Joel –. Mi è stata data la possibilità di partecipare attivamente alla vita d’ateneo e sono stato eletto nella commissione paritetica del mio dipartimento. Ormai Bergamo è diventata la mia seconda casa: due anni fa sono tornato a Kinshasa per le vacanze e dopo una settimana, sinceramente, Bergamo mi mancava». Giudizio positivo non solo sulla città e sui servizi dell’Università di Bergamo ma anche sulla didattica: «Vedo che i professori – conclude il giovane studente africano – hanno la volontà di aggiornarsi e aggiornare i propri insegnamenti rispetto alle ultime novità ma cercano anche di stare al passo con quello che succede nella realtà al di fuori del mondo accademico. Mi è piaciuto partecipare a progetti che hanno coinvolto atenei di altri Stati, è stato un modo per aprire ancora di più la mia mente e per crescere ulteriormente». Al. Ba.
l’Ateneo di Scienze, lettere e arti e la Libreria Incrocio Quarenghi; laboratori musicali teatrali e cinematografici per i bambini; percorsi guidati nei musei cittadini. Il 31 maggio in Aula magna si esibisce il Coro dell’Università di Stoccarda. Il 24 giugno, in occasione della Festa europea della musica, concerti nelle sedi universitarie della città e di Dalmine. A fine settembre studenti in festa con una caccia al tesoro in Città Alta, mentre il 30 giugno il Cus promuoverà due camminate aperte a tutti. «Indispensabile il sostegno degli sponsor – conclude Buonanno –, che è doveroso ringraziare. I main partner Ubi Banca, Gewiss, Pro Universitate Bergomensi, Siad e Italcementi; la co-partner Sacbo; i junior partner Fecs group, Smipack, Persico, Impresa Percassi, Tenaris, Bonaldi e i partner tecnici Bracca e Atb». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per festeggiare il 50° di fondazione, l’Università di Bergamo ha portato lezioni ed eventi nei parchi e nelle piazze della città
La comunicazione viaggia sui social con Igers Bergamo Community su Instagram Ha cinquant’anni e non rinuncia a stare al passo con i tempi, tanto da investire anche nei nuovi modi di utilizzare i social media: l’Università degli Studi di Bergamo ha firmato un protocollo con la community «Igers Bergamo», che opera attraverso Instagram (la piattaforma social attualmente più utilizzata dai giovani, che lavora attraverso le immagini), per comunicare con uno sguardo diverso le attività previste per il cinquantesimo compleanno dell’ateneo. «La comunicazione – sottolinea il rettore Remo Morzenti Pellegrini – per l’ateneo riveste un ruolo sempre più importante, a partire dalla costituzione di un gruppo di lavoro che opera non solo per valorizzare le eccellenze dell’ateneo ma per essere un soggetto aperto al dialogo istituzionale con gli studenti e tutto il territorio. La collaborazione con Igers Berga-
Colombo e Pagnoni
mo si inserisce in questa direzione, attraverso il coinvolgimento di una comunità attiva sul territorio che utilizza uno strumento centrale nella vita quotidiana dei giovani e in grado di raccontare le iniziative che organizziamo con un linguaggio contemporaneo, in modo semplice ed efficace». Il protocollo prevede la realizzazione di un «Instwalk», un tour nei luoghi storici dell’Università pensato proprio per gli Igers (coloro che utilizzano la piattaforma), ma anche sei «takeover» (la possi-
bilità di ospitare qualcuno sul proprio profilo, dando carta bianca per la pubblicazione di foto e testi) e la copertura attraverso lo specifico canale di determinati appuntamenti. «È per noi motivo di orgoglio – commentano Paolo Colombo e Alessandro Pagnoni, i due local managers di Igers Bergamo – poter affiancare l’Università nella comunicazione degli eventi del 50° anniversario, celebrazioni che crediamo possano promuovere la cultura e l’immagine di Bergamo attraverso il coinvolgimento degli stessi bergamaschi. Saranno proprio loro a essere parte attiva di alcune delle iniziative che Igers Bergamo ha in calendario per i prossimi mesi». Attualmente la community bergamasca è composta da oltre 4.000 utenti; quotidianamente la galleria del profilo si arricchisce di una fotografia, scelta dai local managers tra quelle pubblicate con l’hashtag #igersbergamo. La community organizza anche meeting, contest e corsi di formazione. «E se l’Università – concludono –, una delle più alte istituzioni del nostro territorio, orienta il proprio sguardo verso la comunicazione social, non può che stimolarci a rendere la community bergamasca ancor più ampia e rappresentativa». Alice Bassanesi