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TESTA del MASCHIO - tra mogli, amanti e scopamiche -
Non è di moda oggi dirlo, si rischia di scatenare l’ira femminista, ma va detto chiaramente: nella testa dell’uomo non c’è la donna, ma le donne. L’uomo è poligamico per natura, magari in Arabia Saudita si fanno l’harem, da noi invece ci si inventa di tutto, l’importante è avere un’attività sessuale continua e variegata. Il motivo? C’è una fisiologia sessuale maschile irrefrenabile, dove regole ed educazione influenzano molto, ma non più di tanto. Una visione storica ed antropologica fa evincere un maschio tendenzialmente fissato col sesso genitale e molto meno col sesso sentimentale, l’esatto opposto deller femmine. Nessuno si arrabbi per partito preso, prima di tutto le donne. Però: ne parliamo?
L’antropologia ci indica una chiara correlazione tra i ruoli sociali nelle società semplici e la variabile sessuale: uomo e donna hanno sempre avuto compiti diversi tra loro, eppur complementari. Ad ogni latitudine e longitudine troveremo infatti una forte chiarezza tra ciò che è compito del maschio e ciò che invece spetta alla femmina: i compiti trasversali sembrano invece essere tipici dei soli tempi moderni, per cui sia uomini, sia donne sono chiamate ai medesimi lavori. Ma è un fatto davvero residuale nella lunga storia dell’umanità. Nel funzionamento umano c’è una parte determinante, acquisita dall’educazione, ma persiste un modello innato che deriva dagli schemi intergenerazionali: al pari degli animali, sebbene “addestrato ed educato”, abbiamo un imprinting primordiale che scatta in automatico non appena il contesto normativo sparisce. Parliamo davvero di istinto sessuale. La ripartizione dei ruoli storici tra maschio e femmina nell’antichità derivava da un adattamento alle necessità di sopravvivenza: la donna in caverna a bada del focolare e della prole e l’uomo in giro a procacciare cibo non è un costrutto sociale, bensì un compromesso tra le prerogative fisiologiche dei due sessi e le esigenze di resistere alla morte. La donna, col suo ciclo mestruale, con gravidanze e allattamenti, con la sua maggior fragilità allo sforzo della caccia, era più funzionale al governo della tana, dove tra l’altro supervisionava i più deboli (vecchi e bambini), teneva acceso il fuoco e preparava i cibi. Il maschio, invece, era un cacciatore, usciva e poteva anche non tornare più, sia per gli esiti della caccia, sia per probabili attacchi predatori dei suoi consimili, sia per sua decisione di costruirsi altre relazioni di coppia. In fatto di sessualità il maschio funzionava ad estro continuo, lui non conosceva cicli o fasi, il suo istinto di sopravvivenza lo portava a distribuire il proprio seme tra più donne
per aumentare le probabilità di prosecuzione della specie. L’attività di caccia richiedevano forti dosi di aggressività, il nomadismo necessario al suo lavoro lo spingeva sovente ben oltre il proprio territorio, finendo per accoppiarsi con altre femmine trovate lungo la strada: ciò per dire che il maschio era infedele per natura fisiologica e per condizioni ambientali. La femmina, al contrario, era costretta a conquistarsi di continuo la fedeltà del compagno per meri motivi di sopravvivenza: se il cacciatore non tornava alla base con la selvaggina, per la famiglia era morte certa. Quindi la sessualità agita a quei tempi era strumentale a bisogni vitali, in fin dei conti. Dev’essere stata una vera novità, allora, quella di scoprire le emozioni, ovvero ciò che dava valore l’uno all’altro al di là dell’interesse reciproco: in ciò ci siamo distinti dagli animali. Ed ecco la mia provocazione: ma siamo sicuri che oggi siamo così diversi da allora? Certo, è subentrata una forte educazione al rispetto delle regole, la fedeltà coniugale non è solo obbligo religioso o da codice civile, ma anche un meccanismo per cui “ognuno si tenga il suo” e non vada ad attingere alla altrui fonte. D’altra parte, visto che nel mondo siamo ancora al 50% tra maschi è femmine, è matematico il fatto che per ogni uomo ci sia una sola donna. In ciò la regola, che disciplina la monogamia come meccanismo di tenuta delle relazioni di coppia. Al di là, a mio modo di vedere, resta una fisiologia maschile che, nei fatti, non viene contenuta dalla regola e necessità spesso di azione extraconiugale. Ma ciò, negli ultimi tempi, sembra riguardare anche il gentil sesso. Il fenomeno che le statistiche ci mettono in evidenza è il fatto che uomini e donne sempre più difficilmente fondano coppie stabili: l’ISTAT da noi, coerentemente agli altri Paesi industrializzati, pone in rilievo il fenomeno dei single: vedovi, preti, militari e malati, certo, ma anche tante persone che “scelgono” di non stare in coppia. Al di là della “fuga
omosessuale” che mette in evidenza una chiara discrasia di identità in parte della popolazione, prevale l’idea di definire se stessi secondo proprie prerogative, che sono di lavoro, di studio, di carriera: la coppia viene dopo, col rischio che il dopo diventi mai. Eccoli quindi i nostri single a quarant’anni ed oltre, realizzati sulla carriera, ma soli come cani ad affidarsi ad agenzie matrimoniali per trovare l’anima gemella, sempre più improbabile. L’incombente menopausa o problemi di sterilità complicano poi ogni progetto di famiglia, per cui, a cinquant’anni, la coppia diventa sovente una solitudine a due, in cui l’assenza dei figli è surrogata da cani e gatti. Torniamo ai single. Identificati col loro rampantismo e soli affettivamente, sono più facilmente vittime dei loro bisogni sessuali di base: l’uomo della caverna, cacciatore, prevale, insomma. Il mondo della prostituzione lo sa bene da millenni, il maschio solo ha bisogno di sesso e da ciò trae business. La prostituzione è quasi tutta femminile, ma i clienti non sono solo gli astinenti single, ma in buona parte pure gli sposati: probabilmente le prostitute erogano prestazioni che le mogli non concedono, oppure il maschio, semplicemente, ha bisogno di “distribuire il seme” come il suo antico progenitore cacciatore. La prostituzione sa bene di questo meccanismo irrefrenabile, quindi declina i prodotti in tante sottocategorie, più o meno “spinte”, comprese le prestazioni omosessuali. E’ un dato recente, quello di clienti alla ricerca non della femmina, ma del maschio, non solo per azioni attive, ma pure passive. I transessuali di strada sembra siano molto ricercati per entrambi i loro ruoli, attivi e passivi a seconda della richiesta. C’è però pure una prostituzione di alto bordo che sfugge alla criminalità, che è rappresentata da uomini e donne discrete e professioniste a servizio di chi “non vuole
problemi” per il ceto di appartenenza: gigolò per le donne e prostitute per gli uomini. Si tratta quasi sempre di clienti ben paganti che richiedono una semplice prestazione sessuale, senza alcuna complicazione sentimentale e con tutte le accortezze igieniche necessarie. Anche qui, tra questi clienti, troviamo non solo single, ma anche sposati/e alla ricerca di compensazione da frustrazione coniugale. E’ un mondo in cui vige la regola della “scissione” tra amore romantico (vietato) ed amore genitale (permesso), le emozioni non sono concesse, mentre col corpo tutto è permesso in base al tariffario. Le vecchie prostitute dei bordelli nostrani facevano di tutto, ma non baciavano mai: ciò appunto per evitare che l’amore genitale provocasse emozioni. Parliamo, ad ogni caso, di amore mercenario, dove il soldo regolava tutto, quindi anche l’interruzione di ogni scambio: il turnover delle vecchie prostitute serviva appunto ad evitare amori, invaghimenti o sentimenti tra prostitute e clienti. Torniamo al maschio: il suo status di cacciatore lo ha sempre spinto a distribuire il seme. Il cacciatore moderno è l’emigrato: lascia in patria moglie e figli e probabilmente si perde nel tempo tra le braccia di altre donne. Noi italiani in questo campo siamo sempre stati i primi, i fenomeni, in certe regioni, delle “vedove bianche” (spose rimaste senza marito per emigrazione) lo dimostrano grandemente: migliaia di italiani “spariti” (e dichiarati morti presunti dopo dieci anni) in Argentina, USA o Canada. Tutti morti? No, tutti accoppiati di sicuro! E chi non emigra? Astinenti modello? Macchè, tolti i clienti anzidetti, diversi si fanno la seconda donna: tra colleghe e segretarie la scelta è ampia. Si tratta di “storie clandestine” che vanno avanti per anni parallelamente al matrimonio: c’è ormai tutto un settore alberghiero (motel di autostrada, alberghi di provincia) che vive su questo fenomeno. Donne ed uomini, sposati o meno, che coltivano relazioni sessuali esterne al matrimonio per lungo periodo. Generalmente funziona tutto
bene fino a quando non subentra l’emozione e quindi l’innamoramento, per cui, in fin dei conti, si è costretti a scegliere tra l’amante e la moglie, con la fregatura che la prima aspira sempre a diventare, prima o poi, la seconda. Per igiente mentale si tratta di gestire “a tempo determinato” un rapporto, cosa assai facile nel maschio, un pò più difficile per la femmina, che invece coniuga affetto e genitalità, oltre all’interesse materiale e sociale. Ma scopriamo l’acqua calda? Il maschio ha sempre fornicato, tra i romani antichi era normale possedere le schiave sessualmente, nel medioevo era normale avere più donne, finanche il fascismo regolamentava con i bordelli questa “naturale” tendenza maschile. Se il nostro Codice Civile distingueva tra figli legittimi ed illegittimi ed ora li equipara sul piano dei diritti, ciò significa che l’avere figli da più donne è un fenomeno davvero diffuso. L’esplosione dei single, in buona parte per scelta e non disposti a fare coppia, eppure con bisogni meramente sessuali, ha fatto sorgere negli ultimi anni il fenomeno degli “scopamici”. Si tratta di coppie di amici (maschio-femmina) interessate ad avere saltuari rapporti sessuali senza coinvolgimento sentimentale. Complice internet, che ha creato veri e propri portali, ma basta anche vedere la prassi di “aggancio” sui socialnetwork, per capire come si stia diffondendo questa tendenza. Non si tratta solo di “tentativi di amicizia”, come era una volta, piuttosto di relazioni esclusivamente sessuali. Ma, come sappiamo, la genitalità è strettamente connessa al cuore….. Concludendo: stiamo assistendo ad una mutazione antropologica dell’essere umano? Il fatto che la famiglia perda sempre più legittimazione e che si affermino, nel frattempo,
variegate forme di convivenza, non ci riporta, forse, in meccanismi arcaici, in cui i tanti sigle si rapportavano tra loro senza regole preconcette? Non è che la nostra vera natura è la poligamia, al pari delle scimmie e di altri primati, da cui, in fin dei conti, discendiamo? Se dovessimo restare sul modello di “coppia fedele”, quali i percorsi da attivare, dall’educazione alla castità alla regolamentazione della prostituzione? Domande aperte, certo. Però questo maschio di uomo che ha bisogno continuo di sesso ci fa capire che, dai tempi della pietra, ben poco è cambiato. Almeno sappiamolo!
Ugo Albano