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Ieri le banche oggi le fabbriche L'Italia si fa precaria

Cominciaora Chi? La crisi. Crolla la produzione, cassa integrazione a manetta, non si vende piĂš. Tre mesi dopo la crisi finanziaria, arriva quella industriale. Altro che immigrati e non immigrati: qua si va a fondo tutti. In questo numero: Giovani ricercatori/ Riparte l'Onda Trasporti/ Chi ci sta affondando i bus Licenziamenti/ CosĂŹ hanno spazzato via mio figlio Giornali/ Che nomi si possono fare e che nomi no Sindacati/ Baciamano alla Confindustria || 31 gennaio 2009 || anno 2 n.28 || www.ucuntu.org ||


Università

Ricercatori precari: riparte l'Onda Dall'autunno caldo a SoS Ricerca, non è affatto finito il movimento dell'Onda. Stavolta sono i ricercatori a rimettersi in moto, con un'assemblea generale... in mezzo al mare, fra Vila San Giovanni e Messina. Un modo per dire che bisogna fare la spola fra piùà sponde, essere collegati dappertutto. Ed anche che se non la salviamo noi cittadini, qua in Italia la ricerca affonda...

Cambio di stagione Non c'è dubbio: per il mondo dell'università e della scuola l'autunno appena trascorso è stato un autunno caldo, anzi caldissimo. Le manifestazioni e i cortei hanno coinvolto milioni di persone in tutte le città. 30.000 solo a Catania il 30 Ottobre 2008. Non si dimentica la percezione, appiccicosa anziché no, di quel corteo dall’interno: tutti insieme dentro la città, i nostri alunni e i nostri studenti, i nostri professori e i nostri insegnanti, le nostre madri e i nostri figli, e noi tra loro dietro uno striscione, nostro, “Non tagliateci le gambe. Salviamo la ricerca” e con un nome, scelto in fretta, niente di più originale di Coordinamento. E poiché c’eravamo, tra coordinatori e coordinati, abbiamo studiato, discusso, scritto, organizzato, proposto. Abbiamo messo in campo tutte le energie disponibili. E come noi tantissimi altri in tutti gli atenei. Lo sappiamo perché siamo in contatto, allacciati gli uni agli altri nella rete dove le iniziative si inseguono sui blog,

sui forum, sui groups, dove anche le ‘mozioni’ si fa la prova a votarle online. Il governo è rimasto sordo alle denunce, alle rivendicazioni e ha proseguito sulla strada del “prima i tagli, poi arrangiatevi”, aggravando la situazione già difficile della maggior parte degli atenei italiani e varando una serie di provvedimenti che sono del tutto inadeguati a risolvere i problemi legati alla trasparenza dei processi di reclutamento o all’efficienza della gestione delle risorse. Tra grembiulini di ritorno e strenne natalizie sui numeri del turn-over, in ogni modo si è, poi, evitato di affrontare il grande nodo del precariato universitario. Non c’è dubbio: queste dopo la conversione in legge del decreto Gelmini sono le settimane più fredde dell’anno. L'autunno caldo Durante quest'autunno si è avviata una profonda riflessione collettiva sul sistema della formazione e della ricerca, una riflessione spesso travisata dai media che hanno offerto all’opinione pubblica una visione

distorta di ciò che stava accadendo, deformando la realtà a misura di scoop e producendo una serie di fastidiosi cliché su forme e contenuti della mobilitazione: la difesa dello status quo, i precari dalla stessa parte dei baroni, la caccia al ‘nipote’, niente soldi agli atenei spreconi, la fabbrica delle illusioni, più trasparenza nei concorsi, etc. Insieme agli studenti i precari sono stati al centro del dibattito. Né fantocci, né eroi i ricercatori precari, adesso lo sappiamo, sono prima di tutto lavoratori. E, se volete, dei lavoratori un po’ speciali -“producono sapere”che hanno un ruolo centrale in questo percorso di progressiva reazione collettiva alle deformazioni del sistema università: se da un lato sono l'anello debole della catena, al contempo possono essere un punto di forza, la leva attraverso la quale il nostro paese può aprirsi una via, quella della scommessa su innovazione e ricambio generazionale, diversa dal declino.

|| 31 gennaio 2009 || pagina 02 || www.ucuntu.org ||


Università

La lotta per la definizione e il riconoscimento del proprio status, le rivendicazioni avanzate per una università migliore, pubblica e pluralista, l’unione con i movimenti studenteschi e le associazioni di insegnanti sono, dunque, i punti cardinali sui quali i coordinamenti di docenti e ricercatori precari, sorti in tutte le città d’Italia, hanno costruito le proprie piattaforme riportando alcune importanti vittorie: a Catania l’istituzione di una Commissione d’Ateneo sul precariato, in Italia l'avvio di una discussione di ampio respiro che metteva al centro di ogni riforma il ruolo cruciale della ricerca e dell'innovazione. La ricerca affonda, salviamola! Ma il decreto è legge e, dentro le università italiane, la ricerca “affonda” e lo fa ancora più rapidamente nelle regioni del Mezzogiorno, attanagliate da una crisi cronica che rende le prospettive di crescita economica e culturale sempre più incerte. In continuità con le attività precedenti e per contestare ancora una volta quei provvedimenti che sviliscono il sistema

universitario invece di valorizzarlo i coordinamenti dei precari della ricerca della Calabria e della Sicilia hanno organizzato per Sabato 31 Gennaio 2009 “SOS ricerca in mare”, un'assemblea itinerante sul traghetto Messina – Villa S. G.. Si discuterà di riconoscimento della condizione di lavoratori della ricerca, di diritti e di opportunità, di rinnovamento e di difesa dell’università pubblica, di autonomia e qualità della ricerca. “SOS ricerca in mare” è un progetto importante perchè è nato dentro la rete, on line, perché deriva direttamente dal contatto in tempo reale con altri ricercatori precari, perché ha un carattere volutamente simbolico – il richiamo al naufragio e al salvataggio – e un profilo comunque propositivo in quanto contenitore di dibattito. E’ un progetto importante poi perché, seppure con sue specifiche rivendicazioni, guardando direttamente al rifiuto della “politica dei tagli” e avanzando pretese di protagonismo sui piani per il futuro è figlio del ‘movimento’: l’Onda. Chiara Rizzia e Daniele Zito

APPUNTAMENTI Sabato 31 Gennaio 2009: “SOS ricerca in mare” Ore 10.00: bus dalla Stazione Centrale di Catania Ore 12.00: concentramento imbarcadero Stazione Marittima, Messina Ore 13.00: Assemblea pubblica sul traghetto Messina-Villa S.G. Ore 15.30: Assemblea dei Precari della Ricerca, sala Guernica, Messina

|| 31 gennaio 2009 || pagina 03 || www.ucuntu.org ||


Il costo del trasporto pubblico

Catania: passeggeri e fantasmi L’AMT è un pozzo senza fondo in cui si perdono decine di milioni di euro ogni anno. Molti passeggeri, secondo i documenti contabili dell’azienda, non esistono. Esiste un mercato dei biglietti falsi?

«Fate un passo avanti... in fondo all’autobus c’è più spazio!»: è normale sentire queste parole a bordo delle vetture dell’Azienda Municipale Trasporti di Catania, mentre l’autista si spazientisce in attesa di chiudere le porte e ripartire. Tutto si può dire dei mezzi pubblici catanesi, meno che non siano stracolmi. Eppure, per gli amministratori dell’azienda di trasporti, i mezzi viaggiano vuoti. È questa, infatti, la scusa che i responsabili dell’AMT ripeto-

no, anno dopo anno, nel tentativo di giustificare il continuo aumento delle perdite. Così, nel 2006, è stato dichiarato un passivo di 20 milioni di euro ed anche quest’anno il Consiglio Comunale sarà chiamato ad approvare un consuntivo, quello del 2007, con un disavanzo di 5 milioni e mezzo. Le cose, dunque, sembrerebbero andare meglio, peccato che bisogna aggiungerci i 21 milioni che il Comune dovrà pagare principalmente per il

“contributo di socialità”, mentre altri 2 milioni e mezzo, per gli abbonamenti ai disabili, lo stesso Comune li vuole addebitare alla Regione. Praticamente si tratta delle solite “alchimie”, che servono a rendere meno facili da leggere i conti aziendali. Difficile, in queste condizioni assolvere gli amministratori dell’AMT dalle accuse di incapacità gestionale. Guardando con un po' d’attenzione i dati contabili dell’azienda, si notano i 5.429.568 euro che, nel 2007, sarebbero l’importo incassato dalla vendita dei biglietti. Abbiamo provato a fare due conti ed abbiamo diviso questa cifra per 365 giorni e, poi, per le 2.675 corse quotidiane che avrebbero effettuato gli autobus. Secondo i nostri calcoli, su ogni autobus ci dovrebbero essere, in media, meno di sei viaggiatori paganti: impossibile, con questi numeri, giustificare l’affollamento a bordo dei mezzi della società, anche ipotizzando un paio di portoghesi ed un altro paio di abbonati. Secondo i dati dell’AMT si dovrebbe trovare sempre un posto a sedere. Noi abbiamo provato su diverse linee e a differenti orari ma siamo rimasti sempre in piedi.

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|| 31 gennaio 2009|| pagina 04 || www.ucuntu.org ||


Lavoro e società

Mio figlio ingiustamente licenziato: chi lo aiuterà? Un dramma familiare, uno dei tanti: trent'anni, due figli a carico, una famiglia... e improvvisamente il licenziamento a capriccio, senza motivazioni . “Chi vorrà perorare la sua causa – scrive la mamma del licenziato – senza aver paura?”

Sicuramente, tolti dieci passeggeri, tutti gli altri sono fantasmi che, non avendo niente di meglio da fare, si divertono a scorrazzare per tutto il santo giorno a bordo dei mezzi del trasporto pubblico catanese, per il piacere sadico di rendere meno comodo il viaggio ai passeggeri regolari. Non si tratta, quindi, del “diminuito interesse per il mezzo pubblico” lamentato dai dirigenti per giustificare il cattivo andamento gestionale dell’azienda. Sarebbe più logico ipotizzare qualche stamperia clandestina di biglietti falsi che lucra su uno smercio truffaldino di “titoli di viaggio”, di cui tutti tacciono e con cui qualcuno intasca i milioni di euro. Quegli stessi milioni che, invece, i contribuenti catanesi sono chiamati a versare al Comune per ripianare i debiti aziendali. La nostra è solo un’ipotesi, ma ci viene difficile pensarne un’altra. Se, invece, gli amministratori dell’AMT ne hanno in mente una diversa, sarebbe meglio che descrivano in maniera più adeguata i dati contabili depositati in bilancio, oppure si decidano a recarsi in Procura a denunciare il tutto. Piero Cimaglia

Mio figlio lavorava presso un rappresentante della Ditta Munari Di Verona. Da pochi giorni è stato licenziato per un cavillo, una inerzia che ha portato al disatro della nostra casa. Erano due mesi che non percepiva stipendio e ha due figli microcefali e una convivente a carico in più la casa e le spese varie che ci vogliono per vivere civilmente. Ripetutamente mio figlio faceva presente che le sue trasferte mai pagate pesavano sul nostro bilancio eravamo sempre noi genitori a far si che lui potesse partire per lavorare nei posti dove veniva destinato da questo rappresentante molto caritatevole che sa solo sfoggiare l'arroganza e non dà i giusti diritti a un padre già provato dalla malattia dei figli ma non bisogna scendere sul patetico per capire lo stato psicologico di mio figlio, vessato schernito ora aspetta la liquidazione e i due mesi di stipendio. Anche mio marito è stipendiato e due mesi di aiuto a questo figlio ci hanno lasciato sul lastrico e pieni di

debiti e ancora per quanto cerchi i diritti maturati da giorni di trasferta nei vari centri a montare i tavolini della ditta che il rappresentante obbligava previo il licenziamento. E mio figlio con pochi spiccioli partiva alle 6 per Trapani e tornava la sera tardi e qualora non avesse fatto 14-16 ore lo rimproverava perché non ha mai considerato le ore dei viaggi col furgone della ditta ma le ore lavorative nell'assemblare i tavolini per televisori al plasma. Siamo andati alla Cisl ma l'addetto ai ricorsi ci ha ventilato di mettere a tacere ogni cosa se no il sedicente datore di lavoro non gli avrebbe pagato niente. Sono uscita amareggiata, delusa avevo voglia di gridare che mondo sporco che non tiene conto degli abusi su vittime impotenti e innocenti. Mio figlio ha 31 anni non è vecchio nè tanto giovane ma porta due fardelli, chi vorrà perorare la sua causa senza aver paura? Io mi chiamo Gaetana P. e abito a San Paolo.

|| 31 gennaio 2009|| pagina 05 || www.ucuntu.org ||


Cronaca di Catania

Ci salveranno le telecamere O forse no Il questore lascia Catania,proclama che la città adesso è più sicura (lasciamo andare...) e suggerisce: “Telecamere in massa per mantenere l'ordine in città”. Va bene, ma chi controlla le videocamere? Già i poliziotti sono pochi per le pattuglie, figuriamoci per decine e decine di monitor

Il questore catanese Capomacchia lascia il posto al collega Pinzello. E’ trionfante, dichiara: “Lascio una città dalle grandi potenzialità e più sicura”, parole che assomigliano a quelle dell’ex sindaco Scapagnini, quando volò per Roma mentre sotto le ali del suo volo di linea la spazzatura veniva rivoltata sana davanti alle porte del Comune. L’ex questore Capomacchia sottolinea, dati alla mano, che gli scippi e i borseggi sono diminuiti nel secondo semestre del 2008. La Confcommercio catanese applaude e si complimenta. Ma i dati forniti sono gli stessi del 23 dicembre 2008, in un articolone su La Sicilia intitolato: “Diminuiti i reati, aumentati gli arresti”, in cui era scritto che i reati denunciati sono diminuiti del ben 4% (non dunque quelli commessi), e del 6% gli arresti. Peccato che la delinquenza minorile sia aumentata del 33% (39 minorenni arrestati nel 2008 rispetto ai 26 del 2007) con tanto di secondo piazzamento di Catania nel ranking nazionale dei reati commessi da minori, subito dopo Napoli. Le chiamate arrivate al 113 per chiedere un pronto intervento sono state 310.000, 20.000 in più rispetto al 2007. Città più sicura? ***

Sempre il questore Capomacchia, prima di congedarsi, invita la città a dotarsi del sistema di vi deosorveglianza entro il 2009, altrimenti addio fondi regionali ed europei del PON sicurezza 2007-2013, da lui stesso curato. La città di Catania sarà così tappezzata di telecamerine dai software innovativi, che non lasceranno certo scampo ai malviventi: “Le telecamere riprenderanno tutti gli obiettivi sensibili e trasmetteranno le immagini nelle centrali operative di questura, carabinieri e vigili urbani…il tutto verrà gestito da uno speciale software, dotato di intelligenza artificiale, che individuerà le eventuali anomalie (?) e le girerà tempestivamente alle centrali operative di competenza”. Accanto all’intervista del questore Capomacchia, in un secondo riquadro della stessa pagina de La Sicilia risponde l’esperto Mario De Felice (titolare di una grossa azienda di vigilanza privata e di vendita di prodotti per la sicurezza privata e pubblica, compresa la videosorveglianza): “”Bisogna stabilire quali sono gli obiettivi sensibili”. Insomma, le telecamere dovrebbero essere installate ovunque. Purtroppo però le prime telecamere installate nella

catanese Villa Pacini nel giugno 2008 - e sempre coi soldi del PON citato dall’ex questore - sono state derubate già il giorno dopo, e le altre installate successivamente nei parchi cittadini non se ne sa più nulla (costo totale dell’operazione all’incirca 150.000 euro). Ma già a Londra la videosorveglianza sia stata un totale. fallimento. La polizia anglosassone aveva installato centinaia di telecamere per la metropoli inglese, subito dopo l’attentato terroristico del 2005, nella metropolitana. Nel 2008 però è dichiarata l’inutilità della videosorveglianza: troppi filmati da visionare, necessità di personale in più per il controllo dei video, personale annoiatissimo e dedito al voyeurismo delle donne, troppi schermi da guardare, delitti che sfuggono, incidenza sugli arresti decisamente insignificante. A Catania i vigli e i poliziotti sono già pochi. L’ex questore lo sa. Chi dovrebbe stare allora davanti ai nuovi ipertecnologici schermi? Giuseppe Scatà

|| 31 gennaio 2009|| pagina 06 || www.ucuntu.org ||


Cronaca di Catania

I nomi che si possono fare e quelli che è meglio di no Un incidente di macchina: si oscura il più possibile il nome dell'investitore (ricco, “di buona famiglia” e tutto il resto) e si dà in pasto il dolore della famiglia della vittima. E intanto si nasconde del tutto addirittura un incendio. Doloso, in un quartiere sequestrato, di proprietà di...

La mattina del 18 gennaio un incendio, di probabile natura dolosa secondo i vigili del fuoco, ha distrutto un grosso quantitativo di polistirolo custodito nel cantiere, sotto sequestro dall'estate scorsa, per la costruzione del parcheggio di piazza Europa. La nuvola di fumo creata era enorme, pareva l’11 settembre catanese. I vigili del fuoco hanno spento le fiamme in circa mezz'ora. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del comando provinciale. Ma nulla è trapelato dai notiziari catanesi e dal giornale di Mario Ciancio, La Sicilia. Solo due righe prive di foto sul sito lasiciliaweb, righe scomparse dopo pochi giorni. Probabilmente perché Ciancio è uno degli imprenditori, insieme a Virlinzi, del nuovo parcheggio di piazza Europa, che prevedeva un migliaio di posti auto e 7 botteghe. Il cantiere, su un progetto in project financing, è stato chiuso dalla Procura della Repubblica insieme ad altri tre parcheggi, posti sotto le piazze Ariosto, Verga e Lupo, perché i lavori non rispondevano al progetto depositato al Comune dopo l’aggiudicazione della gara. Su La Sicilia è invece apparso alcuni giorni dopo l’interrogazione parlamentare del senatore Fleres (Pdl) proprio sul parcheggio di piazza Europa. Il senatore trova scandaloso che il

salotto buono della città (piazza Europa, distrutta dai lavori del cantiere stesso) resti in tali condizioni, con grave danno patrimoniale della città di Catania, che ha bisogno di parcheggi e beni da vendere per risanare le vuote casse comunali. Questo è quanto accade quando l’ editore dell’unico quotidiano della città è pure uno dei più grossi imprenditori. *** Venerdì 23 dicembre muore a Catania una studentessa di 20 anni. Aveva appena dato una materia con ottimi voti e tornava da una festa con quattro amici. Sedeva nel sedile posteriore di una Ford Fiesta. Il cofano di una Mercedes classe A, che aveva appena forzato un posto di blocco facendo volare la paletta dell’Alt a un carabiniere, le si pianta nel fianco. Muore poco dopo. L’autista della Mercedes ha con un tasso alcolico tre volte superiore alla norma. I titoloni del quotidiano catanese sono tutti sull’alcool. Nulla viene scritto sull’assenza dei vigili urbani, sulla velocità delle automobili in centro. Solo colpa dell’alcol. I carabinieri non vogliono dare le generalità dell’investitore, per il diritto alla privacy. La Sicilia ci dice solo che è un giovane neopatentato, figlio di un noto professionista catanese. La madre della vittima urla il suo nome e cognome al giornalista pregando che il

nome venga pubblicato. Ma il giornalista scrive che ci sono delle norme da rispettare, “Il diritto alla privacy e il diritto sociale alla giustizia”. Chi firma il pezzo di cronaca, però, ci racconta tutto il pianto della madre e la follia del dolore, ci snocciola la biografia intera di Sonia Sicari, ripercorre nel dettaglio le sventure del padre, ex lavoratore della Cesame, disoccupato e doppiamente disperato. Particolari morbosi cui la cronaca, in barba alla privacy, non vuole rinunziare: le telenovelas del dramma familiare. Nulla sappiamo del padre dell'uccisore, ad eccezione del fatto che sia un professionista importante (non dunque un semplice disoccupato). Ogni giorno, nella cronaca de La Sicilia ci sono paginoni dedicati ad arresti di spacciatori, per lo più incensurata (come vuole la strategia mafiosa dello spaccio al dettaglio): sono tanti, ogni giorno, e hanno tutti un bella foto in primo piano, il nome e il cognome sotto. Ma loro non sono figli di noti professionisti. Il giorno dopo, 26 gennaio, il nome dell’investitore viene infine pubblicato, insieme a una foto della sua vittima tratta dalla sua pagina personale di facebook. Il titolo è “L’alcool che uccide”. E il giornalismo becero, invece, non uccide? g.s.

|| 31 gennaio 2009 || pagina 07 || www.ucuntu.org ||


Sindacato/ Una gaffe che si poteva evitare

“Signora Confindustria, bacio le mani...” Il baciamano non è più di moda, ma c'è chi lo fa ancora. Per esempio il segretario della Cisl Bonanni, che si fa fotografare mentre bacia galantemente la mano della cua controparte padronale, Emma Marcegaglia. Soldi all'estero, riforme negate, fondi neri ai politici, “no, no e no!” a tutto quanto... cos'altro dovrebbe fare, la signora Confindustria, per essere salutata - almeno dai sindacalisti - con un po' meno entusiasmo?

"Bacio le mani a vossia". È probabile che Raffaele Bonanni abbia sentito alcuni palermitani salutare in questo modo quando si trovava in Sicilia, dapprima segretario della Cisl cittadina, poi numero uno del sindacato regionale, grazie anche alla sua amicizia, lui abruzzese, col sicilianissimo Sergio D'Antoni. Nessuno, tuttavia, potrà certo insinuare che sia stato lo spirito contenuto in questa frase di "cortesia" a spingerlo a "cortesemente" baciare la mano del "padrone", nella fattispecie la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, come documenta una foto apparsa su La Stampa di Torino di martedì 27 gennaio. Nel suo solerte baciamano, sontuosamente accompagnato da un inchino e da un sorriso, non c'è devozione, ma soltanto un soddisfatto compiacimento. Tanto basta, dirà qualcuno, non senza ragione. Bonanni, in questo caso, potrebbe legittimamente difendersi dicendo che di pura e semplice galanteria si è trattato, ma altrettanto legittimamente quel qualcuno potrà ribattergli che tale gesto è stato, a dir poco, fuori luogo. Non per uno, ma per cento motivi. La didascalia dice che si tratta di una foto di repertorio. Precede dunque, come dimostra anche il cartello con la data del convegno alle spalle di Bonanni (Caserta, 26 settembre 2008), l'accordo sulla "riforma" del modello contrattuale firmata

nei giorni scorsi da Cisl, Uil e Confindustria, senza la Cgil. E precede anche il "vertice" di preparazione di questo accordo, svoltosi in novembre nell'abitazione romana di Berlusconi, con il governo e i medesimi soggetti di cui sopra, di nuovo senza la Cgil. Ora, se Bonanni fosse un arbitro di calcio potremmo dire che la foto in questione tradisce perlomeno una certa "sudditanza psicologica" nei confronti dei potenti (nel caso in questione la Confindustria della Marcegaglia), una sudditanza che presumibilmente ne mette a dura prova la serenità anche nei momenti in cui è al tavolo di una trattativa. Quello che ormai anche le gambe delle sedie sanno, infatti, è che Bonanni alla fine firmerà. Non importa se la Cgil gli farà notare che, se fosse stata applicata negli ultimi quattro anni, la riforma della contrattazione avrebbe fatto perdere ad ogni lavoratore 1.300 euro e regalato utili aggiuntivi alle imprese pari a 15 miliardi. Bonanni firmerà. Viene da dire, con Totò: "A prescindere!". Chissà se qualche iscritto alla Cisl ha sfogliato La Stampa il 27 gennaio? Se questo è accaduto potrebbe non essersi sentito, in quel momento, rappresentato appieno e nel migliore di modi da Bonanni. La Cisl ha una grande tradizione sindacale, spesso – soprattutto ai tempi di Carniti – ha scavalcato a sinistra la stessa Fiom. E non c'è

dubbio che Savino Pezzotta, il predecessore di Bonanni, non si sarebbe mai sognato di baciare la mano a Montezemolo. Né alla stessa Marcegaglia, beninteso. E non solo perché conosciuto come "l'orso bergamasco". Pezzotta, come molti altri ex segretari generali della Cisl, avrebbero probabilmente pensato non al baciamano, ma al morto in fabbrica in uno degli stabilimenti Marcegaglia proprio nel giorno del suo insediamento alla testa della Confindustria. Avrebbero pensato all'inchiesta della procura svizzera sui 17 conti "segreti" all'estero dei Marcegaglia, conti in cui transitavano somme in nero da trasformare in tangenti a politici e fuori busta ai manager del gruppo, intestati al padre Steno, al figlio Antonio e alla stessa Emma. Quattro di quei conti, peraltro, erano già stati oggetto ( Repubblica 11 novembre) dell'inchiesta Enipower, "una storia di tangenti pagate per accaparrarsi commesse milionarie" al termine della quale Antonio Marcegaglia ha patteggiato una pena di 11 mesi per corruzione e pagato sei milioni di euro. Questo avrebbero pensato. Ma Bonanni, forse, i quotidiani non li legge. Talvolta contengono notizie fastidiose, come l'annuncio di qualche sciopero, proclamato da altri, contro il governo o, peggio, contro l'adorata Emma. Riccardo De Gennaro

|| 31 gennaio 2009|| pagina 08 || www.ucuntu.org ||

Ucuntu n.28  

31 gennaio 2009

Ucuntu n.28  

31 gennaio 2009