
Roggia Mora

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Roggia Canturina
(VIA GAUDENZIO FERRARI)
La roggia Canturina è la progenitrice della roggia Mora. Lungo il canale, in passato, vi erano tre mulini e molti lavatoi pubblici dove si svolgeva gran parte della vita sociale del borgo.
Nel 1893 sul corso è stata installata la prima centrale elettrica che alimentava l’illuminazione del paese con 40 lampadine in sostituzione dei lampioni a petrolio.
Lungo Mora Inferiore
Nel centro abitato di Ghemme scorre la roggia Mora affiancata dalle vie Lungo Mora superiore ed inferiore; tale via corrisponde all’antica via di collegamento tra Novara e la Valsesia.
L’origine della roggia Mora è molto antica: il primo tratto, denominato roggia Nova o Novarese, fu realizzato dal comune di Novara nel XII secolo, per sfruttare a scopo irriguo le acque del fiume Sesia. Assunse ufficialmente
l’attuale denominazione alla fine del XV secolo quando Ludovico il Moro ne prolungò il corso fino a Vigevano.
Tra il 1481 ed il 1488 il canale fu prolungato fino ad interconnettersi con il Terdoppio e da lì fino alla tenuta sforzesca, a sud di Vigevano. Lungo il percorso, in passato, si potevano trovare lavatoi ed abbeveratoi.
Alla fine del XIX secolo furono attivate alcune prese idrauliche e canali per l’alimentazione di turbine con lo scopo di azionare i primi opifici industriali e in seguito utilizzate per le centrali idroelettriche.
Nel 1888 fu realizzato il progetto di questa particolare presa con scolmatori a “doppia M” che favoriscono il deflusso dell’acqua in eccesso visibili lungo la via Lungo Mora Inferiore.
producevano in quell’area. Tra il 1680 e il 1682 l’antica cappella fu trasformata in un piccolo oratorio con due finestre “ad orandum” in facciata. Uno dei motivi per cui Ghemme è stato inserito tra i siti cluniacensi è la conservazione di questa cappella con l’antico affresco originario databile alla fine del ‘400 o inizio ‘500. Esso raffigura Gesù in croce con due angeli che raccolgono i fiotti di sangue che escono dalle ferite delle mani e dal costato. A destra vi è San Giovanni Evangelista e a sinistra la Madonna; ai loro lati rispettivamente San Fabiano, cui è dedicato l’oratorio, e San Cristoforo, patrono dei viandanti, col Bambino che reca un cartiglio: EGO SUM LUX MUNDI VIA VERITAS ET VITA.
La chiesa di San Pietro e le colline del vino
Nella zona dell’odierna Via Monte Montebello sorgeva la chiesa di San Pietro oggi andata perduta. Recenti studi testimoniano che la chiesa fu eretta dai monaci borgognoni di Cluny fin dal medioevo antesignani di un’oculata viticoltura che li rese, tra i primi in Europa, maestri nella ricerca della qualità dei vini.
Dal 2012 Ghemme è stato riconosciuto, insieme a Carpignano Sesia e Castelletto Cervo, come sito cluniacense ed iscritto alla FESC (Federazione Europea Dei Siti Cluniacensi).
Per l’elenco delle cantine, visita il sito www.turismonovara.it
Chiesa di San Fabiano
A Ghemme esisteva, ai piedi della collina, fin dal ‘400 una piccola cappella aperta sul davanti e con tetto a capanna dedicata a San Fabiano. Qui gli abitanti di Ghemme potevano fermarsi per una preghiera prima di recarsi al lavoro nelle vigne o nei campi. La cappella si trovava sul limitare della proprietà viticola appartenente agli abati di Cluny, che avevano acquistato terreni conoscendo la qualità dei vini che già all’epoca si









Scavi archeologici effettuati nel territorio hanno individuato tracce di un paesaggio agrario appartenente al PAGUS (gruppo di villaggi) degli AGAMINI, la cui esistenza è documentata da un’epigrafe proveniente dalla chiesa di San Vittore a Sizzano. L’abitato, VICUS (villaggio), fu edificato all’inizio del I secolo d. C. mantenendo floridezza economica per tutto il periodo imperiale romano fino al VI secolo.
La chiesa parrocchiale
La Chiesa parrocchiale di Ghemme, è dedicata alla Madonna Assunta. L’attuale edificio fu costruito su una precedente chiesa di antica origine (la pieve di Ghemme è documentata fin dal 1013) a partire dal 1666. La facciata, in mattoni, fu realizzata intorno al 1720 su disegno dell’ingegnere milanese Carlo Federico Pietrasanta. Fu consacrata nel 1731, come ricorda la lapide di marmo nero sopra la bussola dell’entrata. L’edificio si presenta imponente a navata unica lungo la quale si trovano sei cappelle, tre per lato. A sinistra del transetto si trova lo scurolo della Beata Panacea realizzato tra il 1864 e il 1875 su progetto di Alessandro Antonelli. Al centro del transetto si può vedere ancora l’antico sepolcro della Beata.
Scurolo della Beata Panacea
Lo scurolo a pianta circolare è accessibile mediante due scale laterali ed ospita l’urna contenente le reliquie della Beata Panacea patrona di Ghemme e della Valsesia. La storia del martirio della Beata è narrata nelle vetrate policrome di Pompeo Bertini realizzate nel 1897.
Il campanile
Il campanile, seicentesco fino alle campane, fu completato con una cuspide eclettica tra il 1879 e il 1884 da don Ercole Marietti parroco di Ghemme. Da notare è il posizionamento arretrato rispetto alla facciata in quanto edificio preesistente rispetto alla chiesa.

