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Passeggiando per Ghemme

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Roggia Mora

INFO

COMUNE DI GHEMME

Via Roma, 21 - 28074 - Ghemme (NO) - Tel. 0163.840101 ufficioprotocollo@comune.ghemme.novara.it www.comune.ghemme.novara.it

UFFICIO TURISTICO ghemme.turismo@gmail.com

ATL AGENZIA TURISTICA LOCALE

TERRE DELL’ALTO PIEMONTE

BIELLA NOVARA VALSESIA VERCELLI

Sede operativa di Novara

Piazza Martiri della Libertà, 3 - Interno Castello - Novara Tel. 0321.394059 - infonovara@terrealtopiemonte.it www.turismonovara.it

@atlnovara

Roggia Canturina

La roggia Canturina è la progenitrice della roggia Mora. Lungo il canale, in passato, vi erano tre mulini e molti lavatoi pubblici dove si svolgeva gran parte della vita sociale del borgo.

Nel 1893 sul corso è stata installata la prima centrale elettrica che alimentava l’illuminazione del paese con 40 lampadine in sostituzione dei lampioni a petrolio.

Lungo Mora Inferiore

Nel centro abitato di Ghemme scorre la roggia Mora affiancata dalle vie Lungo Mora superiore ed inferiore; tale via corrisponde all’antica via di collegamento tra Novara e la Valsesia.

L’origine della roggia Mora è molto antica: il primo tratto, denominato roggia Nova o Novarese, fu realizzato dal comune di Novara nel XII secolo, per sfruttare a scopo irriguo le acque del fiume Sesia. Assunse ufficialmente

l’attuale denominazione alla fine del XV secolo quando Ludovico il Moro ne prolungò il corso fino a Vigevano.

Tra il 1481 ed il 1488 il canale fu prolungato fino ad interconnettersi con il Terdoppio e da lì fino alla tenuta sforzesca, a sud di Vigevano. Lungo il percorso, in passato, si potevano trovare lavatoi ed abbeveratoi.

Alla fine del XIX secolo furono attivate alcune prese idrauliche e canali per l’alimentazione di turbine con lo scopo di azionare i primi opifici industriali e in seguito utilizzate per le centrali idroelettriche.

Nel 1888 fu realizzato il progetto di questa particolare presa con scolmatori a “doppia M” che favoriscono il deflusso dell’acqua in eccesso visibili lungo la via Lungo Mora Inferiore.

producevano in quell’area. Tra il 1680 e il 1682 l’antica cappella fu trasformata in un piccolo oratorio con due finestre “ad orandum” in facciata. Uno dei motivi per cui Ghemme è stato inserito tra i siti cluniacensi è la conservazione di questa cappella con l’antico affresco originario databile alla fine del ‘400 o inizio ‘500. Esso raffigura Gesù in croce con due angeli che raccolgono i fiotti di sangue che escono dalle ferite delle mani e dal costato. A destra vi è San Giovanni Evangelista e a sinistra la Madonna; ai loro lati rispettivamente San Fabiano, cui è dedicato l’oratorio, e San Cristoforo, patrono dei viandanti, col Bambino che reca un cartiglio: EGO SUM LUX MUNDI VIA VERITAS ET VITA.

La chiesa di San Pietro e le colline del vino

Nella zona dell’odierna Via Monte Montebello sorgeva la chiesa di San Pietro oggi andata perduta. Recenti studi testimoniano che la chiesa fu eretta dai monaci borgognoni di Cluny fin dal medioevo antesignani di un’oculata viticoltura che li rese, tra i primi in Europa, maestri nella ricerca della qualità dei vini.

Dal 2012 Ghemme è stato riconosciuto, insieme a Carpignano Sesia e Castelletto Cervo, come sito cluniacense ed iscritto alla FESC (Federazione Europea Dei Siti Cluniacensi).

Per l’elenco delle cantine, visita il sito www.turismonovara.it

Chiesa di San Fabiano

A Ghemme esisteva, ai piedi della collina, fin dal ‘400 una piccola cappella aperta sul davanti e con tetto a capanna dedicata a San Fabiano. Qui gli abitanti di Ghemme potevano fermarsi per una preghiera prima di recarsi al lavoro nelle vigne o nei campi. La cappella si trovava sul limitare della proprietà viticola appartenente agli abati di Cluny, che avevano acquistato terreni conoscendo la qualità dei vini che già all’epoca si

Scurolo della Beata Panacea
Comune di Ghemme

Scavi archeologici effettuati nel territorio hanno individuato tracce di un paesaggio agrario appartenente al PAGUS (gruppo di villaggi) degli AGAMINI, la cui esistenza è documentata da un’epigrafe proveniente dalla chiesa di San Vittore a Sizzano. L’abitato, VICUS (villaggio), fu edificato all’inizio del I secolo d. C. mantenendo floridezza economica per tutto il periodo imperiale romano fino al VI secolo.

La chiesa parrocchiale

La Chiesa parrocchiale di Ghemme, è dedicata alla Madonna Assunta. L’attuale edificio fu costruito su una precedente chiesa di antica origine (la pieve di Ghemme è documentata fin dal 1013) a partire dal 1666. La facciata, in mattoni, fu realizzata intorno al 1720 su disegno dell’ingegnere milanese Carlo Federico Pietrasanta. Fu consacrata nel 1731, come ricorda la lapide di marmo nero sopra la bussola dell’entrata. L’edificio si presenta imponente a navata unica lungo la quale si trovano sei cappelle, tre per lato. A sinistra del transetto si trova lo scurolo della Beata Panacea realizzato tra il 1864 e il 1875 su progetto di Alessandro Antonelli. Al centro del transetto si può vedere ancora l’antico sepolcro della Beata.

Scurolo della Beata Panacea

Lo scurolo a pianta circolare è accessibile mediante due scale laterali ed ospita l’urna contenente le reliquie della Beata Panacea patrona di Ghemme e della Valsesia. La storia del martirio della Beata è narrata nelle vetrate policrome di Pompeo Bertini realizzate nel 1897.

Il campanile

Il campanile, seicentesco fino alle campane, fu completato con una cuspide eclettica tra il 1879 e il 1884 da don Ercole Marietti parroco di Ghemme. Da notare è il posizionamento arretrato rispetto alla facciata in quanto edificio preesistente rispetto alla chiesa.

Castello-Ricetto

Il castello, che ricopre attualmente una superficie di 12000 mq, fu costruito probabilmente tra XI e XV secolo, con lo scopo di proteggere gli abitanti, i prodotti agricoli e gli animali nei momenti di difficoltà dovuti alle scorrerie degli eserciti francesi, svizzeri e spagnoli purtroppo molto frequenti nel territorio a causa della sua posizione di confine. Attorno al complesso c’era un fossato riempito con le acque della roggia Canturina che poi andava a gettarsi nella roggia Mora. Le mura erano un tempo concluse da merli ghibellini in cotto e lungo le stesse si trovava il torrione di accesso, unico, con ponte levatoio. Alte circa 4 metri dal piano della strada (che ha sostituito il fossato) e larghe 2, sono ancora oggi in parte visibili, così come una delle

Casa natale di Alessandro Antonelli

Lungo la via Novara al civico 8, si scorge una lapide in marmo che ricorda la nascita dell’illustre architetto Alessandro Antonelli avvenuta il 14 luglio 1798. La famiglia, originaria di Maggiora, abitò in questa casa fino al 1901 poiché il padre, Costanzo (1754-1816), ricopriva l’incarico di notaio.

Alessandro compì i primi studio presso il seminario di Orta San Giulio, frequentò poi l’accademia di Brera a Milano e si diplomò architetto civile a Torino nel 1824. In seguito, tra il 1826 e il 1831, studiò a Roma presso la Scuola degli ingegneri e l’Accademia di San Luca. L’attività professionale lo impegnò dal 1831. Oggi si possono ammirare le sue opere a Torino, Novara, Boca, Romagnano Sesia, Maggiora, Alessandria, Borgolavezzaro, Castellamonte e a Ghemme dove realizzò lo scurolo dalla Beata Panacea all’interno della chiesa parrocchiale. La casa e la tomba di famiglia si trovano a Maggiora. Antonelli morì a novant’anni a Torino il 18 ottobre 1888.

due torri cilindriche che sorgevano a ponente. Le case, che si dispongono intorno ad una strada centrale (oggi Via Interno Castello) sono in ciottoli disposti a spina di pesce ed intervallati da corsi di mattoni; oltre ai vani del piano terreno e del primo piano, hanno quasi tutte un sottotetto; molte presentano un camino e ciò dimostra la loro destinazione ad abitazione stabile. Al primo piano, adibito ad abitazione, si accedeva con scale di legno posticce; molte finestre erano decorate in cotto lombardo e su alcune facciate erano presenti meridiane. Nel 1467 vi risiedette Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano e padrone di queste terre, durante le trattative per la pace con i Savoia, la cosiddetta Pace di Ghemme.

Chiesa di San Rocco

La chiesa, che si trova di fronte a quello che era l’accesso del castello, era già ricordata in documenti del 1532; in origine era una cappella campestre di piccole dimensioni.

Il suo aspetto attuale è dovuto alla volontà degli abitanti di ottemperare ad un voto fatto dopo la peste del 1630, che fece molte vittime in paese. È ad aula unica, con due finestre “ad orandum” in facciata per pregare dall’esterno.

L’interno è decorato con affreschi che provengono da vari luoghi del paese e che sono stati portati qui per essere conservati: San Rocco del XV sec., la Madonna di Caravaggio del XVIII, l’Immacolata fra la Beata Panacea e San Giovanni Battista, sempre del XVII sec. e la Madonna in trono fra Sant’Antonio da Padova, San Francesco, Santa Lucia e Santa Rita con il committente, del XVI secolo.

Di fianco all’altare si trova una tela del pittore valsesiano Giovanni Battista Peracino raffigurante la Madonna col Bambino fra Santi francescani.

L’ancona dell’altare, con la statua del santo, è in radica di noce e proviene dal Convento francescano di Novara. In sacrestia si trova il tronetto processionale per la statua della Madonna del Rosario, disegnato dall’architetto ghemmese Alessandro Antonelli nel 1860.

Castello-Ricetto
Chiesa di San Rocco
Foto: Mariano Spinelli, Federico Barra, Paolo Migliavacca

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