Le Avventure di Luther Arkwright v Cuore dell’Impero Traduzione di Fabio Gadducci e Mirko Tavosanis
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Le Avventure di Luther Arkwright v Cuore dell’Impero Traduzione di Fabio Gadducci e Mirko Tavosanis
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Luther Arkwright Le avventure di Luther Arkwright Cuore dell’Impero Collana «Prospero’s Books Extra» n. 94 I edizione: novembre 2026
Dello stesso autore:
Testi e disegni: Bryan Talbot Illustrazione di copertina: Bryan Talbot Grafica di copertina: Sebastiano Barcaroli Traduzione: Fabio Gadducci, Mirko Tavosanis Impaginazione: Tunué Lettering: Gianluca Grasso Edizione originale: Arkwright Integral First published in 2014 by Dark Horse Copyright © Bryan Talbot 2026 Bryan Talbot has asserted his right to be identified as the author of this Work in accordance with the Copyright, Designs and Patents Act 1988. No part of this book may be used or reproduced in any manner for the purpose of training artificial intelligence technologies or systems. This work is reserved from text and data mining (Article 4(3) Directive (EU) 2019/790). Per l’edizione italiana © 2026 Tunué S.r.l. Direzione editoriale: Massimiliano Clemente Tunué Via degli Ernici 30 – 04100 Latina – Italia tel. 0773 661760 | fax 0773 1875156 info@tunue.com | www.tunue.com Stampato in Cina
Scansiona il codice QR e lasciati sorprendere! Gli ultimi titoli della collana «Prospero’s Books Extra»: 93 - L’Attraversaspecchi. Il graphic novel. Volume 1. Fidanzati dell’inverno 92 - GreenWood. Volume 5. Il segreto del lago 91 - GreenWood. Volume 4. Il mistero dello stagno 90 - Il grimorio di Elfie. Volume 1. La libreria itinerante 89 - Le sorelle Grémillet. La villa dei misteri 88 - Hoka Hey! 87 - Sky Doll. Integrale voll. 1-4 86 - Le sorelle Grémillet. I tre desideri 85 - La voce dei luoghi 84 - Metamorfosi verde 83 - Insectopolis. Il pianeta degli insetti 82 - GreenWood. Volume 3. Il club del sabato 81 - Dirt. Volume 3. Last Show
INDICE LE AVVENTURE DI LUTHER ARKWRIGHT Prefazione di Michael Moorcock . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8 Le Avventure di Luther Arkwright . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13 Galleria I . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 223 L’intervista su Arkwright . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 243 CUORE DELL’IMPERO: L’EREDITÀ DI LUTHER ARKWRIGHT Notizie sull’Autore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 256 Dramatis Personae . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 260 Cuore dell’Impero: L’Eredità di Luther Arkwright . . . . . 261 Galleria II . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 546 Ringraziamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 556 Postfazione di Warren Ellis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 557 Bryan Talbot . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 559 Nota dei traduttori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 560
Le avventure di
Luther Arkwright
Introduzione di Michael Moorcock
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cognome come Arkwright ha un che di solido, U nqualcosa che rimanda all’Inghilterra del nord. Fa pensare a un uomo con i piedi per terra, pronto a guardare in faccia la situazione e, se necessario, a fare qualcosa per risolverla. Il nome Luther, invece, suona straniero, e ha connotazioni perfino esotiche e un po’ visionarie che un tempo avrebbero anche potuto inquietare i tipici abitanti delle città industriali del Lancashire. Oggi, naturalmente, le vecchie città del tessile, che hanno plasmato il paesaggio dell’Inghilterra del Nord, non corrispondono più a quell’immagine stereotipata. Gli operai con coperte e zoccoli che all’alba arrancavano sul selciato, per raggiungere i cancelli delle fabbriche, erano l’epitome degli schiavi salariati e furono le principali vittime degli “affamati anni Trenta”. Oggi, quando riescono ad avere un lavoro, gli operai sono molto più esotici. Forse sono ancora l’epitome della schiavitù salariale, ma indossano sari e turbanti e molti hanno come madrelingua il bengalese. Persino il signor Gradgrind, il proprietario della fabbrica, probabilmente ora si chiama signora Patel. L’abitante medio delle città industriali frequenta probabilmente una moschea o un tempio induista e pensa ancora al subcontinente indiano come alla madrepatria. L’Impero britannico, in miniatura, è arrivato fin qua. Da centro dell’impero più grande ed esteso che il mondo avesse mai conosciuto, la Gran Bretagna è divenuta uno staterello affollato che, quasi da un giorno all’altro, si è ritrovato multietnico. Per molti autoctoni, questo è stato uno shock. Il rapido smantellamento dell’Impero, attuato con rigore ideologico dal primo governo socialista dopo il 1946, coincise con la carenza di manodopera causata dalla Seconda guerra mondiale. I cittadini del Commonwealth britannico, per lo più provenienti dalle Indie occidentali e orientali, furono incoraggiati a emigrare nel Regno Unito per occupare le migliaia di posti di lavoro – la maggior parte dei quali a bassa retribuzione – che andavano urgentemente ricoperti. Dopo l’uscita del Sudafrica dal Commonwealth per la questione dell’Apartheid, arrivarono anche molti sudafricani, oltre a nigeriani e ghanesi. Tutti loro, spesso portatori di un’immagine idealizzata della “madrepatria”, trovarono pregiudizi, un crudele sfruttamento, povertà e un clima che può consumare l’anima a chi non ci è abituato dalla nascita. L’assorbimento di queste nuove culture in quella ospitante non è stato così drammatico come alcuni avevano previsto (Enoch
Powell, il “fascista intellettuale” del Partito Tory, aveva dichiarato che il conflitto razziale avrebbe fatto scorrere “fiumi di sangue” in Gran Bretagna). Fin dall’inizio c’erano persone dedite alla causa della giustizia sociale, tra cui anche il sottoscritto, che alla fine hanno visto parte del loro idealismo venir formalizzato nel Race Relations Act, la legge che ha vietato il “pregiudizio attivo”, gli insulti razziali e simili. Leggi del genere, da sole, non sono mai state sufficienti a trasformare la società, e anche questa non è riuscita a cambiare le idee degli skinhead e dei criptonazisti. Tuttavia, ha esplicitato lo standard al quale la società aspira. La legge dice che l’espressione attiva del pregiudizio razziale è inaccettabile in un paese civile. In un periodo nel quale i ricordi degli anni di Goebbels erano molto più vivi, mostrava anche una sana preoccupazione verso le parole e le immagini. Riconosceva che queste potevano uccidere. In Inghilterra, ciò non ha impedito a molte persone prive di ogni barlume di umanità di insultare e aggredire donne e bambini pakistani, di picchiare anziani neri o di ammazzare un ragazzo a calci, ma ha dato alle vittime un mezzo per ottenere dei risarcimenti e ha detto loro che potevano ricorrere legalmente alla giustizia. Naturalmente ciò non ha impedito ai poliziotti razzisti di ignorare i reati denunciati (o addirittura di crearne di nuovi!); non ha impedito che la vita reale, con tutte le sue sfumature e variazioni, andasse avanti; né ha impedito che molte persone venissero umiliate, insultate e aggredite. Ma almeno ha stabilito uno standard. Un obiettivo. La Gran Bretagna aveva bisogno di obiettivi. Aveva bisogno, in effetti, di un futuro completamente nuovo. Mentre cercava di reinventarsi, passando dall’immagine di madre gravata dal peso di mille terre a quella di nazione europea che non aveva mai accettato di essere, si verificarono molti altri sconvolgimenti sociali. I fantasmi dell’Impero continuarono a perseguitarla. Il problema dell’Irlanda, con la popolazione protestante che desiderava rimanere all’interno del Regno Unito e quella cattolica che aveva il desiderio opposto, fu acuito per un po’ dal “reverendo” Paisley, l’avventuriero unionista. La follia delle Falkland, che non avrebbe mai dovuto essere risolta con la violenza e con bandiere sventolate a buon mercato, riassume molto bene la situazione. Se mai due politici sono stati profondamente grati per la possibilità di andare in guerra e rafforzarsi spendendo vite umane, questi sono Margaret Thatcher e George Bush. Ora la prima è impazzita e gira per l’America fin-
gendo di essere la Regina, mentre il secondo guarda con invidia il suo predecessore che ha forti possibilità, nel giudizio della storia, di cavarsela per ragioni mediche. Ma una cosa è certa: entrambi avranno sempre le mani sporche di sangue. Le ambizioni di avidi bruti di questo tipo riempiono le pagine di Luther Arkwright, ma le sue avventure includono anche la ricerca di alternative, di un modo migliore per fare le cose. In quegli anni d’oro, che non erano un’illusione, prima che i ricchi riuscissero a riorganizzarsi contro di noi, la prosperità generale aumentò in modo significativo. Per un po’, anche il potere politico fu distribuito meglio; i poveri diventarono più ricchi e i ricchi non erano più così tanto ricchi come prima. La Gran Bretagna degli anni Sessanta era swinging nel contesto internazionale, e lo straordinario e vitale miscuglio di culture l’aveva resa probabilmente il paese più creativo del mondo. L’Irlanda, così come l’America africana e il Lancashire, ci ha dato i Beatles e tutti quei musicisti dallo straordinario talento che hanno cambiato per sempre le aspirazioni e le capacità della musica popolare. Tutte le arti fiorirono. La diffusione della ricchezza portò a una conseguente diffusione della giustizia sociale. Il Partito Tory di Macmillan non osò né si preoccupò di smantellare i programmi sociali introdotti dai suoi predecessori, e quando i laburisti tornarono al governo negli anni Sessanta, altre leggi illuminate ci diedero per un po’ di tempo probabilmente il miglior servizio sanitario e il miglior sistema educativo disponibili al mondo, l’accesso gratuito al sistema legale e molto altro. Anche se c’erano ancora tante altre cose da sistemare e cominciavamo a capire gli svantaggi di qualsiasi ortodossia, liberale o meno, sembrava che fossimo in rotta verso l’utopia. Cominciammo perfino a discutere su cosa avremmo dovuto fare con tutta quella disponibilità di tempo libero, ricchezza ed equità… Thatcher e Reagan rappresentavano interessi molto diversi dai nostri. In effetti, erano da più punti di vista dei prestanome: eseguivano le indicazioni dei portatori di grandi interessi economici e offrivano legittimazione retorica per una straordinaria riappro-
priazione del potere da parte del capitale privato, nei confronti del pubblico. La cosa era stata pianificata da tempo. Già quando lavoravo a Fleet Street, nei primi anni Sessanta, li sentivo riflettere su come “espandersi nel settore pubblico”. I principi di base del nostro diritto comune – per esempio, che ciò che riguarda tutti deve essere deciso da tutti – erano ignorati, o persino ridicolizzati. Questa potente minoranza, che possedeva già la maggior parte di tutto, non aveva alcun rispetto per noi. Le istituzioni e i servizi pubblici, progettati per creare una società più equa, erano i loro principali bersagli. Loro hanno corrotto la retorica del dibattito pubblico, e si sono messi a sostenere che i servizi gestiti dal pubblico non “funzionavano”, cioè fornivano un servizio, non un profitto. Diversi politici si sono fatti, quindi, portatori degli interessi delle grandi imprese e hanno sostenuto una filosofia di deregolamentazione mondiale, basata sul libero mercato, ancora più folle del comunismo che cercava di sconfiggere: una panacea universale in qualche modo basata sulla totale concorrenza interna. Così, ci hanno fornito una serie di “soluzioni” antiquate e scadenti che hanno reso i loro amici e clienti molto ricchi e il resto di noi più povero. Hanno fatto virtù dell’avidità e della disarmonia. La menzogna è diventata uno strumento normale nella gestione dei rapporti sociali, nel governo, negli affari e, alla fine, in tutta la società. Inoltre, ha inevitabilmente introdotto nel nostro mondo incertezze e miserie che si sono presto trasformate in violenza e cinismo, erodendo la qualità della vita di milioni di persone e continuando a distruggerla ancora oggi. Si trattava di un cambiamento piuttosto radicale – forse più in Gran Bretagna che in America – e non era facile da gestire per la persona mediamente pensante. In mezzo a tutte queste esperienze e rapidi cambiamenti, proprio alla vigilia della trasformazione radicale con la quale abbiamo smesso di essere una comunità di cittadini e siamo stati incoraggiati a diventare una sfilacciata confederazione di consumatori indipendenti, gli artisti stavano vivendo un momento difficile.
L’esplosione culturale britannica, esemplificata in una prima fase dal fenomenale successo dei Beatles e di altri gruppi rock, oltre che di film, fumetti e letteratura, fu il risultato di tutte queste diverse esperienze e tensioni sociali. Di fronte alla necessità di trasformare le loro esperienze e preoccupazioni in un lavoro concreto, molti creativi di talento presero in esame le forme convenzionali – quelle legittime e rispettabili – e le trovarono incapaci di descrivere queste realtà quotidiane. Anzi, se si fosse cercato di usarle, avrebbero distorto ciò che uno voleva dire. Io mi ero guadagnato da vivere scrivendo fumetti commerciali negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, e le tecniche che avevo imparato mi furono molto utili quando iniziai a scrivere le storie di Jerry Cornelius. Queste ultime furono il mio primo vero tentativo di far corrispondere ciò che scrivevo con ciò che osservavo e sperimentavo nel mondo in rapida evoluzione degli anni Sessanta, ovvero i primi anni dell’era del computer. Cercavo di descrivere, se così si può dire, un mondo “post-moderno” oltre che post-bellico, utilizzando tecniche di scrittura che in qualche modo mi riuscivano meglio di quelle più ortodosse. La maggior parte della fantascienza e della musica popolare dell’epoca era spazzatura, ma offriva tecniche e immagini molto utili. In quel periodo molti talenti, che in altre epoche si sarebbero dedicati a generi convenzionali, si misero alla ricerca di modi migliori di esprimersi. I primi artisti “pop” – Paolozzi e Hamilton in Inghilterra, Kitai, Warhol e tanti altri negli Stati Uniti – attinsero ai fumetti e alla fantascienza per le loro immagini e, per un certo periodo, diedero una specie di rispettabilità intellettuale a quei generi. Ma in un certo senso si trattava ancora della risposta di artisti “alti” alla disperata ricerca di un soggetto, di qualcosa che ringiovanisse le forme esistenti. Le persone che, a mio avviso, stavano apportando innovazioni autentiche lavoravano, per lo più, senza essere riconosciute e senza essere accreditate dall’establishment (il che a sua volta era quasi una credenziale), e lavoravano dall’interno. Da questo movimento generale, che ci ha dato una vasta gamma di espressioni diverse, sono nate la rivista New Worlds, di cui sono stato direttore, e la cosiddetta New Wave della fantascienza, quando scrittori come Ballard, Ellison e Sladek hanno iniziato a lanciare alcune efficaci bombe letterarie. In Inghilterra il movimento coincise e si sposò con quello del rock sperimentale e con movimenti simili in poesia, pittura e cinematografia. Da questa vivace miscela emersero nuovi scrittori e disegnatori di fumetti come Alan Moore, Neil Gaiman e Bryan Talbot. A ispirarli c’erano i dinamismi del fumetto americano di autori come Jack Kirby e Stan Lee, i fumettisti di generazioni precedenti come Mac Raboy e Bob
Kane, gli elevati standard qualitativi di personaggi come Frank Hampson, Don Lawrence e i fratelli Embleton, i prodotti del famigerato e leggendario studio di Mick Anglo (nel quale avevo lavorato) e la nuova fantascienza. Tutti questi artisti condividevano con gli scrittori della New Wave l’insofferenza per il genere nel quale operavano. Volevano che il fumetto facesse qualcosa di più. Volevano che dicesse cose importanti. Volevano che esprimesse la loro esperienza. Tra tutti questi talenti raffinati e impazienti, Bryan Talbot cominciò presto a distinguersi. Già alla fine degli anni Settanta si era fatto una reputazione di narratore originale, uno dei pochi artisti grafici (altri esempi sono Moebius, Chaykin e Simonson) in grado di raccontare una storia, oltre che di disegnarla. A quell’epoca spiccava per l’ambiziosità delle sue opere, oltre che per la sua abilità tecnica. Si trattava di qualcosa di molto più originale e idiosincratico di ciò che era stato tentato prima: in sostanza era un modo per descrivere ciò che stava accadendo non solo all’Inghilterra, ma anche al mondo intero, del quale il Regno Unito rispecchiava spesso i problemi. Era una storia alternativa dei tempi moderni. E, naturalmente, poiché Talbot utilizzava una forma popolare, era anche un ottimo racconto: romantico, ricco di immaginazione e dal ritmo incalzante. Gli artisti della Pop Art, che pochi anni prima avevano preso in prestito molte cose dai fumetti e dalla fantascienza, in pratica si erano limitati alle componenti superficiali, che erano state isolate e introdotte in opere spesso molto accademiche (Warhol ne è un buon esempio). Il risultato era per certi versi simile all’arte accademica decadente della Francia del XIX secolo, ove le idee estetiche e le loro raffinatezze diventano più importanti e spesso più interessanti del soggetto. Agli artisti popolari, invece, non sono concessi tali lussi. Il pubblico esige sostanza, storia e stupore. Non si può convincerlo a comprare ciò che non gli piace. Il sostentamento di un artista popolare non dipende dal convincere un’istituzione del fatto che ciò che produce sarà pagato milioni alle aste, ma dalla sua capacità di intrattenere, e a lungo, il pubblico. L’artista popolare deve padroneggiare tecniche fondamentali che l’artista pop può anche imitare, ma che raramente comprende (per esempio, per quanto riguarda la loro reale funzione narrativa). La narrazione è molto importante nei fumetti. Infatti, oltre all’estetica, bisogna considerare anche le dinamiche di ogni tipo. Per esempio, le stupende tavole in bianco e nero di Dudley Watkins, capolavori di equilibrio e dal design intelligente e non appariscente, quasi certamente basate su Beardsley e i Robinson, hanno ispirato molti artisti britannici. Lo stesso vale per il disegno classico e il meticoloso lavoro a colori di
Hampson, di Lawrence e di Ron e Gerry Embleton (con i quali ho avuto il privilegio di lavorare). Per un illustratore grafico, l’estetica è l’ossatura nascosta, la spina dorsale e la vita del disegno, raramente messa in evidenza e mai coincidente con il soggetto. Inoltre, nel lavoro dell’artista popolare che nutre ambizioni prevale spesso una sorta di consapevolezza sociale, forse nella tradizione di Gilray e Hogarth. Questa consapevolezza, con il suo approccio diretto, può costituire un attacco molto efficace allo status quo e ai suoi mali. Il problema si presenta quando gli artisti grafici diventano famosi e autoindulgenti, pretendendo che il pubblico apprezzi le loro capacità piuttosto che la storia: conosciamo tutti bene alcuni tristi casi di questo tipo. Altri scrittori e disegnatori sono invece spinti dall’istinto e dal buon senso a chiedere sempre di più a loro stessi e ad apprendere nuove tecniche all’altezza di queste ambizioni. Di conseguenza, sono sempre alla ricerca di qualcosa in più, e ciò dà al loro lavoro almeno una parte della sua vitalità. Anche Talbot ha un simile atteggiamento, il che spiega la sua reputazione in costante crescita. Talbot segue chiaramente la raccomandazione di Stephen King: chi ha la fortuna di avere successo in qualcosa, ha anche il dovere di cercare di migliorare e ampliare le proprie ambizioni, per elevare il livello di tutti. Io penso che Luther Arkwright – che presenta una sorta di storia alternativa dell’Impero britannico e dei suoi effetti nel presente – migliori di continuo. È ancora oggi uno dei miei personaggi preferiti ed è uno dei più validi esempi di ciò che uno scrittore e disegnatore di talento può fare all’interno di un genere. Credo che la ragione per la quale la storia rimane così fresca e interessante sia che, al di là di tutte le straordinarie invenzioni e le folli avventure, i personaggi affascinanti e i macchinari esotici, Talbot si occupa di realtà fondamentali e mantiene un’austera autodisciplina. In sostanza, Talbot è interessato alla realtà. Ne è incuriosito. E, grazie a Dio, non ne ha paura. Il suo dialogo con il mondo reale è continuo. I suoi tentativi di inquadrare e comunicare la sua esperienza del reale diventano sempre più complessi e sofisticati. Ne abbiamo avuta la dimostrazione con l’uscita di
La storia del Topo Cattivo, un uso mirabilmente originale del mezzo e uno dei romanzi grafici più coerenti mai pubblicati. L’opera ha dimostrato non solo quanto Talbot fosse cresciuto, rispetto agli esordi, ma anche quanto il genere stesso potesse essere portato lontano. Non c’è nulla di leggero o accademico nei soggetti che Talbot è disposto ad affrontare! Il suo gusto per la realtà è forte quanto il suo talento per il fantastico. In fin dei conti, l’autore viene da una zona dell’Inghilterra che, pur essendo spesso selvaggia e bellissima, ha una storia più di sfruttamento industriale e di povertà di massa che di ricchezza diffusa; ha quindi potuto osservare i risultati spiacevoli delle terribili ed egoistiche politiche finanziarie e sociali della destra. Tuttavia, non è pessimista né particolarmente cinico. Il suo istinto visionario gli parla di un mondo migliore, forse un po’ più esotico, che un giorno potremmo persino raggiungere. In linea con ciò che mi suggerisce il nome di Luther Arkwright, i suoi piedi nordici sono saldamente piantati a terra, ma la sua testa visionaria è lassù a scrutare, a riferire dalle nuvole. E che bei resoconti ci arrivano! Non vedo l’ora di leggere il prossimo Luther Arkwright. La storia è ogni volta migliore. E lo stesso vale per Bryan Talbot. Godetevi questo meraviglioso racconto come meglio credete. Lo potrete sperimentare a molti livelli diversi, ma so che ne ricaverete almeno quanto ne ho ricavato io. E se poi lo leggete per la prima volta, avete tutta la mia invidia!
Michael Moorcock Port Sabatini, Texas Gennaio 1997
“Il mito si può accuratamente descrivere come il mantello di velluto della memoria popolare che copre le nude ossa della preistoria. Nel tentativo di decifrarlo, si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità che il narratore primitivo, nel raccontare queste storie, non si sia reso colpevole di un deliberato travisamento; e che piuttosto, a causa della sua incapacità di percepire il rapporto tra causa ed effetto, o di distinguere tra fatti e pregiudizi, ci presenti una serie di brandelli di storia visti attraverso una lente deformante. L’archeologo deve cercare diligentemente, con mezzi offerti dalla logica, di vagliare le prove, di squarciare il velo e di avvicinarsi così alla verità.” J. R. Montpellier Saggi scelti, 1897
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CIRCUITO COMUNICAZIONE COMPLETO 18
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7RUQD VXELWR D IDUH UDéRUWR 6HQ]D ULWDUGDUH SHU IDYRUH :27$1 KD OH WXH FèUGLQDWH
ÀLO GHVWLQR WL FKLDPD /XWKHU 1RQ LPSRUWD 9HGUDL SUHVWR XQ¾DOWUD PH 6WD¾ DìHQWRÆÁ
'HYR WRUQDUH VXELWR"
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&RPSUHQVLRQH LPSURîLVD KDçR DìLYDWR O¾RSDOH GL IXRFR 5LWRUQR LPSURîLVR DO OD VFRSHUWD GHO &RGH[ )XRFR JHORÆ SRL XQ GXHåRÆ LO H 2FWREULDQD Då¾RPEUD GHåD 6ÙQJHÆ GLHFL PLQXWL IDÆ XQ DÝRéLDPHQWR WDQWULFRÆ VXåH SHåLÝHÆ XQ¾LVWDQWDQHD GHO V IXWXURÆ FRQ LO YROWR ULYROWR DO FLHORÆ VDQJXLQDQWHÆ PRUWRÆ 5RVH VWD SDUODQGRÆ
$ SUHVWR 5RVH
19
Mappa della grande piramide di Giza che adempie a Isaia XIX-19 XIX-19:: situata al Confine Confine,, segna al contempo il Centro IJQ 'FöT *LNYYT
Estratti: Le Journal du Professeur J. R. Montpellier 8 gennaio 1913 (trad.) Proprietà dell’Académie de l’Histoire de la République
VEN 8 GEN 13 09:33 PARA 00.72.87 HELIOPOLIS
Ï4LLN ITUT XJYYJ RJXN IN XHF[N NSKWZYYZTXN YWF QJ WT[N÷ IJQ 9JRUNT IN 7F YWFXHñXN XJS_F TYYJ÷WJ WNXZQYFYN XNLSNKNHFYN[N MT KFYYT UJW UZWT HFXT HN¶ HMJ UTöT IJXHWN[JWJ XTQT HTRJ QF 8HTUJWYF &WHMJTQTLNHF IJQ 8JHTQTÓÐ
“Vicino all’obelisco che ho chiamato ‘L’Ago di Cleopatra’, XNRNQJ F VZJQQT IN 1Z]ñ HMJ TLLN FGGJQQNXHJ QF 5QFHJ IJ QF (TSHñIJ F 5FWNLN XN ¬ WN[JQFYF ZSF HFRJWF SFXHTXYF VZFSIT NQ YJôJST ¬ NRUWT[[NXFRJSYJ KWFSFYT XTYYT N UNJIN IN ZST IJN WFLF__N NSINLJSN HMJ QF[ñFST UJW STN Ð
ICONOCLASTA VITTIMA DI UN MISTERIOSO INCIDENTE
“Il professor J. R. Montpellier, l’archeologo poco brillante ma meticoloso che ha raggiunto la fama l’anno scorso grazie alla sua scoperta del leggendario Codex Fuoco-gelo, è stato trovato morto ieri mattina nella sua casa di Ypres. Apparentemente, il professore è caduto dalle scale, riportando la frattura del cranio e di diverse altre ossa. Nella sua mano sinistra era stretto un oggetto che gli esperti hanno )*æ3.94 :3 &2:1*94 )*. 48&(74(*Ű La tragedia segue di poco il furto del Codex dal Musée National di Parigi. ‘La polizia sta cercando due misteriosi individui vestiti di nero con i quali il professore è stato visto parlare prima della sua morte. Una notizia meno triste riguarda il monolite, noto come ‘Ago di Cleopatra’, che il professor Montpellier aveva portato in Francia: sarà infatti regalato al nostro alleato, il popolo inglese. È in corso anche la fusione di due 2&,3.æ(-* 8æ3,. .3 '743?4 (-* 8&7&334 collocate ai lati dell’obelisco sulla sponda del Tamigi a Londra.” Le Républicain 23 sett. 1914 (trad.)
21
NASTRO A INDUZIONE: KN23A OGGETTO: ARKWRIGHT L. DATA: 14.12.70 PERSONALE PRESENTE: WYLDE R. WASZYNKO K.
ESTRATTO 5:41
“Fu una risposta spontanea che mi rivelò un potere per me del tutto sconosciuto. In un attimo, riattraversai istintiva2*39* . 5&7&11*1. æ34 &1 (439.3::2 nel quale ero nato.”
“Mmm. E quale fu la tua prima reazione, dopo esserti materializzato?”
“All’inizio ero stordito… sommerso dalla nausea. Poi mi si schiarì la vista, e fu uno shock. Fino a quel punto ero vissuto in un ambiente del tutto &79.æ(.&1* * 1 .2574;;.84 contatto con la ‘realtà’ mi stordì. Sembrava una cosa del tutto aliena.” FINE
ESTRATTO 5:43 “Coperto da quel cappotto rubato, passai i primi quattro giorni a Londra in biblioteca, divorando informazioni sul mondo nel quale ero stato concepito. Per sopravvivere, dovevo assimilarne la storia, 1& ,*4,7&æ&ů .1 1.;*114 tecnologico e la struttura psicologica e politica.”
“Era la tua priorità.”
“Sapevo che sarebbero venuti a cercarmi. Sapevo che quelli che voi chiamate i Disgreganti godevano di un certo potere in quel continuum… i libri di storia mostravano (-.&7&2*39* 1& 1474 .3ç:*3?&Ű
“Ma poi, Luther, come sei riuscito a cavartela?”
“Dormivo per strada e rubavo roba da mangiare dalle bancarelle. A volte restavo a stomaco vuoto.”
“Ricavai le informazioni delle quali avevo bisogno facendo qualche visita a Somerset House, al British Museum e agli archivi di Fleet Street…”
“Le trovai in diversi articoli di giornale datati 16 febbraio 1950, il giorno successivo &11& )&9& 7.5479&9& 8:1 (*79.æ(&94 ). 2479* di mio padre…”
“Non diedi loro un valore emotivo. Non possedevo il concetto di ‘famiglia’.”
“A quel punto compresi che dovevo nascondermi perché qualcuno mi stava dando la caccia. Fuggii in Europa…”
SAB 23 SET 84 02:58 8Q ÚXëR GL LæDJLQL VFRêHÆ XQD VXÝHëLRQH FRQWLQXD GL VHTXHQ]H YLGHR IXRUL VLQFURQR 9HUH R LQYHQWDWH PHQWH VEORÝDWD H UHFHëL GHåD EDQFD GHåD PHPRULD FKH VL URYHVFLDQR QHå¾REOLRÆ
0HQWUH FRQWLQXDQR LO UHFXSHUR H O¾DÝXPXOD]LRQH GL HQHUJLD SVLFKLFD SUHQGH IRUPD XQD VHTXHQ]D LQGLYL GXDELOHÆ DæHëR FKH FL¥ DÜLD LPSRUWDQ]D 0D O¾LR VWDWLFR H LQYDULDELOH UHVWD LQDOWHUDWR FRQ LO SDëDUH GHO WHPSRÆ
Æ FHUWR DQFRUD QRQ FRQR VFLDPR LO ORUR RELHìLYR ÙQDOH DæHëR FKH FH QH VLD XQR D SDUWH OD SXUD GLVWUX]LRQH 7XìDYLD OD IUHTXHQ]D GHL WXUEDPHQWL QHL SDUDåHOL DXPHQWD FRQWLQXDPHQWHÆ
LO WHPSR KD XQ VHQVR" 1HåD WUDQFH GHåD PHGLWD]LRQH LO WHPSR VL VÙODÝLD QHå¾LæHGLDWR DGHëR 0D GXH RUH SL¬ WDUGL LQ XQ DOWUR DGHëR VL VYROJH XQD ULXQLRQHÆ
KARL WASZYNKO, CAPOSEZIONE DELLA DIVISIONE STRATEGICA
LONDRA; PARA 00.00.00 SAB 23 SET 05:08
ROSE WYLDE: CAPOSEZIONE DELLE OPERAZIONI SUL CAMPO
7XìDYLD VDéLDPR GDîHUR SRFR VXO )XRFR JHOR H VXL VXRL HàHìL 3RëLDPR ODYRUDUH VROR VXåD WXD HVSHULHQ]D H VXåH SURLH]LRQL PDWHPDWLFKH GL :27$1
0D PROWH FRVH QRQ WRUQDQR *OL VTXLOLEUL VRQR GLàXVL 6H OD FDXVD IRëH O¾RSDOH JOL HàHìL GRYUHÜHUR SDUWLUH GDO SDUDåHOR QHO TXDOH VWDWR WURYDWR TXHO PDOHGHìR DáHáLR
'RYHWH SDUWLUH GDO SUHVXéRVWR FKH OH LQIRUPD]LRQL VLDQR DàLGDELOL 6H OR VRQR QRQ SRëRQR HëHUFL GXÜL LO )XRFR JHOR VWDWR DìLYDWR
7HPSRÆ OD QRìH VFRUVD PHQWUH LO 3DODòR GL &ULVWDåR EUXFLDYD D GXH PLJOLD GL GLVWDQ]D XQ¾DOWUD 5RVH :\OGH DëLHPH D PROWL DOWUL GHL VXRL LR DOWHUQDWLYL HPSDWLFL VHQWLYD VXåD SHåH YHåR GL SHåLÝLD H FDORUH XPLGRÆ ÀLO WHPSR VL FRQWRUFH FRPH XQD SXìDQDÁ FDQWDYD %RZLH H VHëDQWXQ DçL ID LO QRçR GL $UNZULJKW ½FDGHYD LQ FRPEDìLPHQWR¾ GXUDQWH XQD GHåH *UDQGL *XHêHÆ FKH LQ EXRQD SDUWH FRPH VL YLVWR HUDQR VWDWH DUFKLWHìDWH GD JUXéL GL 'LVJUHJDQWLÆ
%H¾ LQ TXHO FDVR VDUHÜH IDFLOH LQGLYL GXDUH LO FHQWUR RSH UDWLYR GHL 'LVJUHJDQWL H FRQWUDìDÝDUH 1R QRQ VRQR VWXSLGLÆ … solo IRåL
01:15
04:35
01:18
YPRES; PARA 00:30:22 SAB 28 GEN 17 21:04 PARSIFAL C. HACKENBUSH: SUPERVISORE DELLA PROGRAMMAZIONE DI WOTAN
‘La patria KD ELVRJQR GL WH¾Æ *HV
Æ LQ VHJXLWR VX PROWL SDUDåHOL +LWOHU GLYHçH XQ DJHQWH GHL 'LVJUH JDQWL H SURYRF¥ EXRQD SDUWH GHåH JXHêH PRQGLDOL LQ PRGR GD FRQVROLGDUH OH ORUR WHVWH GL SRQWHÆ LQ QXPHURVH YDULDQWL IXURQR OH SRWHQ]H GHå¾$ëH D YLQFHUHÆ
25
LONDRA; PARA 00.38.56 VEN 22 SET 84 10:56
Æ LHUL PDìLQD SULPD GHå¾DìDÝR FRO QDSDOP O¾$UDòR GL %D\HX[ XUODYD O¾XQLYHUVDOLW GHåD FUXGHOW XPDQDÆ XQ OLYHåR GL VRàHUHQ]D FRVWDQWH QHL VHFROLÆ GD XQ SDUDåHOR Då¾DOWURÆ LQ LçXPHUHYROL DOWHUQDWLYHÆ DOFXQH IDìH GL SXUR FDRVÆ DOWUH VROR GD GHWULWL DåD GHULYD QHåR VSD]LRÆ DOFXQL PRQGL ULGRìL D GHVHUWL UDGLRDìLYLÆ FRPH Æ VJUDGHYROL ULFRUGL GL SURJUDæD]LRQH PHQWDOHÆ DÞHVWUDPHQWR DåH DUPLÆ
%XRQJLRUQR /XWKHU
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21:08
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LêRPSH OD FULVL OD PLQDÝLD GHO )XRFR JHORÆ L 'LVJUHJDQWL VRQR LQJHJQRVL PD VWXSLGLÆ QRQRVWDQWH OD ORUR WHFQRORJLD IUDLQWHQGRQR OD QDWXUD GHå¾RSDOH FKH QRQ SX¥ HëHUH FRQWURåDWR R FRPDQGDWRÆ GLVLQWHJUD LO WHëXWR GHO PXOWLYHUVRÆ OHQWDPHQWH SHU RUDÆ PD OD YHORFLW DÝHOHUD LQ SURJUHëLRQH PDWHPDWLFD ÙQR D WUDVIRUPDUH LQ UHDOW OH DQWLFKH SURIH]LHÆ LO JLXGL]LR ÙQDOH H O¾DSRFDOLëH LO GHOLULR SDUDQRLGH H DåXFLQRJHQR GHå¾DSRVWROR *LRYDçL LO *©ìHUG æHUXQJ WHXWRQLFR R LO 5DJQDURN QRêHQR LO FUHSXVFROR GHJOL G LÆ LO .DOL <XJD LQGXLVWDÆ O¾+HOWHU 6NHOWHU GL &KDUOLH 0DQVRQÆ
05:12
26
CENTRO OPERATIVO WOTAN, WALHALLA NOVA
SCHERMO PER LA SORVEGLIANZA DEL CONTINUUM
DQFKH LO FRQWLQíP GD FXL SURYLHQH O¾RSDOH GL IXRFRÆ
3URSULR SHU OD VWHëD UDJLRQH HG HUD TXHåR FKH YROHYR DáLXQJHUH 7X KDL JL YLVWR OD VLWXD]LRQH VXO SRVWRÆ QHO GXUDQWH O¾LQFLGHQWH GHO )XRFR JHOR H QHåD SULPDYHUD GL TXHVW¾DçR /D GLYLVLRQH VWUDWHJLFD GL :27$1 KD PDQ GDWR O /XWKHU D SUHQGHUH L FRQWDìL QHFHëDUL DåR VYLOXéR GHO 3URJHìR Ragnarok.
Æ H OH PLWLFKH FUHDWXUH VHPL XPDQH LPSUHëH QHåD PHPRULD UDòLDOHÆ WUDPDQGDWH DìUDYHUVR OH OHáHQGH H LO IRONORUHÆ RUFKL H JLJDQWLÆ GHPRQL H FUHDWXUH GHåD QRìHÆ JOL G L GHåD FDVWD JXHêLHUD HURL GL LQFUHGLELOH SRWHQ]DÆ 8)2Æ IDQWDVPLÆ WXìH FRVH LQWUDYLVWH VX DOWUL SDUDåHOL &RPH OH WUXéH GHL 'LVJUHJDQWLÆ L ORUR VXSHU VROGDWLÆ FRQ FDVFKL ULGLFROL H DUPDWXUH QHUHÆ Æ SURJHìDWL SHU WHêRULòDUH L FRQWDGLQLÆ
0L VRQR JXDGDJQDWR OD ÙGXFLD GL UH &DUOR H KR LQFRQWUDWR OR ]DU XQ SDLR GL YROWH 3RëR FDYDUPHODÆ
Æ OL YHGR DQFKH TXDQGR FKLXGR JOL RÝKLÆ PL JXDUGDQR +DçR RÝKL VHQ]D YLWD *OL RÝKL VHQ]D YLWD GL TXHL FDGD YHUL QHåD WHêD GL QHëXQRÆ
21:08
27
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21:10
1RVWUDGDPXV DYHYD SUHGHìR OH *UDQGL JXHêHÆ PD L JHQHUDOL QRQ HUDQR ULXVFLWL D SUHGLUH QXåD VL ULFRUGDYDQR VROR GL :DWHUOè H %DODFODYDÆ SRL JOL DëDOWL LQ PDëD GHåD IDQWHULD DYHYDQR WUDVIRUPDWR LO IURQWH RÝLGHQWDOH LQ XQ WULWDFDUQH PD FRPH GLFHYD YRQ 0ROWNH ÀOD JXHêD SDUWH GHå¾RUGLQH QDWXUDOH VWDELOLWR GD 'LRÁ H RJQL VRàHUHQ]D HUD JLXVWLÙFDWDÆ O¾$UDòR GL %D\HX[ OR PRVWUD FKLDUDPHQWH PD DQFKH RîLR GD &U F\ D ,ZR -LPDÆ /H RëHUYD]LRQL FRQGRìH SHU XQ OXQJR SHULRGR VRQR XQ EXRQ PRGR SHU LQGLYLGXDUH OH FDUDìHULVWLFKH DQLPDOLÆ XQD JXHêD FRQWLQXD LQ QRPH GL 'LR GHåD SDWULD GHå¾DYLGLW Æ XQ HWHUQR VFRQWUR WUD SHGLQHÆ PD WXìR FRQWLQXD D ULHTXLOLEUDUVLÆ FDXVD HG HàHìRÆ IRU]D SHU IHU PDUH OD IRU]DÆ QHXWUDOLW DUPDWDÆ $UPDJHÞRQ VHFRQGR JOL VFKHPLÆ V LQ DVWUDìR VL ULFRQFLOLDÆ
Regio Ministero della GZJôF 1TSIWF UU ZJôF 1TSIWF UU
SISTEMA DI RACCOLTA INFORMAZIONI WOTAN 05:15 ALLA
Æ 7XìDYLD LO PRWLYR SULQFLSDOH SHU XVDUH LO FOLPD SROLWLFR FKH LGHDOH SHU OD SUHSDUD]LRQH GHO 5DJQDURN
&DSLVFRÆ L 'LVJUHJDQWL FRQWURåDQR DOFXQL VWDWL PHQWUH DOWUL VRQR OLEHUL GDåD ORUR LQÚXHQ]D
FSHX 8NL WF * 1 &WP\WNLMY 1FSHFXYJW 1
&IITQñFYN HTRZSNHFWQJ HMJ XTQIFYT XHJQYT * 1 &WP\WNLMY IJN +ZHNQNJWN F HF[FQQT JXY HFIZYT NS HTRGFYYNRJSYT LJSSFNT Z X 1ñI 0NYHMJ÷W NS[NF XJSYNYJ HTSITLQNFS_J JôF ZJôF NSNXYJWT IJQQF GZ 8JLWJYJWNF IJQ 2NSNXYJWT IJQQF
LO SDUWLWR DO SRWHUH LQ LQJKLOWHêD VRìR LO FRPSOHWR FRQWURåR GHL 'LVJUHJDQWL
/¾XPDQLW SX¥ XQLUVLÆ =HUR ]HUR OR GLPRVWUDÆ PD DQFKH :27$1 DGHëR DêLYDWR FRQ OD ORJLFD D XQD VROX]LRQH PROWR XPDQDÆ O¾DìDÝR OD PLJOLRU GLIHVDÆ
/D ULFRQFLOLD]LRQH GHå¾LR HUD SL¬ GLàLFLOHÆ OR VFRQWUR WUD OD FRPSUHQVLRQH GHå¾LQVHQVDWHòD GHåD JXHêD H XQ FRUSR H XQD PHQWH SURJUDæDWL SHU LO FRPEDìLPHQWRÆ DëLHPH D VFHQH GL LQVHQVDWD HVDOWD]LRQH GHå¾DáUHëLRQH WHêLWRULDOHÆ
28
Æ SRL XQD FDUWD FKH ÚXìXD QHåR VSD]LRÆ XQD FDUWD GHJOL DUFDQL PDáLRUL GHL WDURÝKLÆ LO GLHFLÆ OD UXRWD GHåD IRUWXQD XQD GHåH LæDJLQL PHGLHYD OL SL¬ HàLFDFLÆ OD UXRWD GHO FDPELDPHQWRÆ XQ VLPEROR NDUPLFR GL PRUWH H ULQDVFLWD Æ OD SHUVRQLÙFD]LRQH GHO GHVWLQR ( /XWKHU $UNZULJKW LO ÙJOLR GHO GHVWLQRÆ 8QR VWUXPHQWR GHO IDWR FKH LQÚXHQ]D LO FRUVR GHåD VWRULDÆ VWDWR ULYHODWRÆ
/D VLWXD]LRQH VL SUHVWD DJOL RELHìLYL GL :27$1
6H ULXVFLUHPR D FDXVDUH XQR VTXLOLEULR VXàLFLHQWH PHQWH IRUWH L 'LVJUHJDQWL QRQ ULXVFLUDçR D JHVWLUOR DìUD YHUVR L ORUR DJHQWL 'RYUDçR LQWHUYHQLUH GL SHUVRQD SHU PDQWHQHUH FL¥ FKH KDçR VX TXHO SDUDåHOR
05:16
5LYHODWRÆ TXDQGR" 'RSR *URVYHQRU 6TXDUH VL IDìR WXìR FRQIXVR PD HUD GL QRìH FRQ LO FHUYHåR VRæHUVR GDåR VWUDPRQLR QHO FLPLWHUR GL +LJKJDWHÆ QR Æ WURéH UHVSRQVDELOLW Æ H LO EXVWR GL .DUO 0DU[ VL IUDQWXP¥ LQ VFKHáH FKH VL SHUVHUR QHO EXLRÆ
4XLQGL FRP PHìHUHæR XQ DìR GL DáUHëLRQH"
&RPSDUH XQD ULFRêHQWH YLVLRQH GL PRUWHÆ LO YROWR ULYROWR DO FLHOR OH EUDÝLD DåDUJDWH FRPH LQ XQD FURFLÙëLRQHÆ GHVWLQR SHUVRQDOH" 3UHFRJQL]LRQH" 6HQVR GL FROSD" 8Q IUDæHQWR GHå¾À2ODQGHVH YRODQWHÁÆ FRPH GLFHYD +DUODQ (åLVRQ ÀLO GRORUH OD FRVD SL¬ LPSRUWDQWH GHå¾XQLYHUVRÁÆ XQ GXHåRÆ LO IXQHUDOH GL SDSD 3DRORÆ Æ $çHÆ OD SULQFLSHëD GHL ULEHåL PRQDUFKLFLÆ OD SULPDYHUD VFRUVDÆ LO ODELULQWRÆ PD ULPDQHYD OD FRQVDSHYROHòD GL FRPH IRU]H LQHVRUDELOL VWHëHUR SODVPDQGR JOL HYHQWL VWRULFL
1DWXUDOPHQWH DOFXQL PLQLVWUL GHO *RYHUQR PRQGLDOH QRQ DéUHòDQR O¾LQWHQ]LRQH GL LQWHUYHQLUH VX Æ VRSUDìXìR OD 'LYLVLRQH . 0D GRÜLDPR HëHUH QRL D PXRYHUFL SULPD GHåD SUHYLVWD FDWDVWURIH
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29
/D ULFRQFLOLD]LRQH DÝRPSDJQDWD GD LæDJLQL GL GLVWUX]LRQH GL PDëDÆ OH DUPL FKLPLFKH DWRPLFKH H EDìHULRORJLFKH LPSDåLGLVFRQR GL IURQWH DO SRWHUH GHO )XRFR JHOR H GL QXRYR O¾XOWLPD QRìH FRQ 5RVH QHJOL VSDVPL GHå¾RUJDVPRÆ DQVLWL H JHPLWL H FDUQH SDOSLWDQWHÆ TXHVWR IDFLOH GD LQWHUSUHWDUHÆ VHëR H PRUWH
08:26
Æ LO SHQVLHUR VDUHÜH WRUQDWR LQ VHJXLWR GXUDQWH OD SUHSDUD]LRQH GHL EDJDJOL SHU 8QD SLVWROD ODQFLDUDòL ½:HëH[¾ DG DOWD SRWHQ]DÆ VROIDWR GL DQIHWDPLQDÆ FRQWDQWL QHåD YDOXWD DéURSULDWDÆ OD SLVWROD D YLEURUDáL $UPVWURQJ 6LÞOH\ ½5R\DO $OEHUW¾
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08:40
( SRFR SL¬ WDUGLÆ /RQGUD H UH &DUORÆ H GL QXRYR OD SULQFLSHëDÆ 7XìR TXLÆ LO JUDQGH SLDQRÆ LVWLJDUH H PDQLSRODUH XQD JXHêD PRQGLDOH SHU UDáLXQJHUH XQ ÙQH SUHGHWHUPLQDWRÆ H DQFKH FRV QH VDU YDOVD OD SHQD" 6L WUDìD VROR GL XQ XOWLPR GLVSHUDWR WHQWDWLYR GL WURYDUH O¾RSDOH ( VH H TXDQGR OD 0DÝKLQD GHO *LRUQR GHO *LXGL]LR GRYHëH VDOWDU IXRUL VDU SRëLELOH GLVDìLYDUOD"
$O PRPHQWR VL WUDìD FRPXQTXH GL GR PDQGH WHRULFKHÆ LO SLDQR G¾D]LRQH EHQ GHÙQLWRÆ VDU SRUWDWR D WHUPLQHÆ GD SDUWH GL XQ JXHêLHUR JHQHWLFRÆ VXåD EDVH GHO '1$ 2áL LO VHìHPEUHÆ HTXLQR]LR G¾DXWXçRÆ H OD PHGLWD]LRQH SURVHJXH ULFRVWLWXHQGR OH ULVHUYH GL HQHUJLD SVLFKLFD FKH VRQR VWDWH FRQVXPDWHÆ
SAB 23 SET 02:58
DOM 30 MAR 1975 PARA 00.39.21
HYDE PARK, LONDRA 07:00
ARMA: PISTOLA A VIBRORAGGI ARMSTRONG-SIDDLEY ‘ROYAL ALBERT’
31
$ÞLR $UNZUL
8âQÆ $UNZULJKW FRà FRà
%DVWDUGL FRà 0HQWLYDQRÆ GRYHYR YLQFHUH LR FRà FRà Æ GRYHYDQR GLVWUDUWL %RPEDUGDUWL FRQ RQGH GL HQHUJLD SVLFKLFDÆ
2K O¾KDçR IDìR DOWULPHQWL WL DYUHL XÝLVR VXO FROSRÆ
0D L WXRL SDGURQL QRQ SLDQJHUDçR OD WXD PRUWH 7XìL JOL DJHQWL GHL 'LVJUH JDQWL VRQR SHGLQH 6HL VWDWR XVDWRÆ
'RYUHVWL VDSHUOR
LO WHQWDWLYR HUD UDJLRQHYROH LQ SXQWR GL PRUWH O¾DJHQWH DYUHÜH IRUVH ULYHODWR LQIRUPD]LRQL FKH LO VRQGDáLR PHQWDOH QRQ VDUHÜH PDL ULXVFLWR D UHFXSHUDUHÆ LQIRUPD]LRQL GL VROLWR WHQXWH DO ULSDUR GL VFXGL PHQWDOL FUHDWL GDåH PDÝKLQH GHL 'LVJUHJDQWL $UNZULJKW SURY¥ D LQVHULUH XQ SHQVLHURÆ
Æ EDVWDYD XQD PLQLPD VRåHFLWD]LRQHÆ
/L ULSDJKHU¥ con la loro VWHëD PRQHWDÆ FRà LO )XRFR JHORÆ FRà /¾RSDOHÆ OD SLUDPLGH GL &KHRSHÆ DêLYHUDçR GRPDQLÆ FRà FRà
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Æ H L PLHL VHFRQGLÆ LQ UHDOW QRQ VRQR VHSDUDWLVWL GHåH 0ROXÝKH RÝLGHQWDOLÆ VRQR DQFKH ORUR DJHQWL GHL 'LVJUHJDQWL /R VR
ARMA; AUTOMATICA SONICA VICKERS
FRà FRà
33
T: KWRIGH. R A A D GIO ETO MESSAIZGIONE BLU. RIPOCO-GELO /87. U F D CON IZIONE BLU. INUUM 00/72NA. COND UATO CONT E OCTOBRIA RE. FINE. INDIVIDTTARE AGENT O. DODICI O CONTA NAZIONE CAIR ASSEG
MAR 7 NOV 64 PARA 00.30.22 BIBLIOTECA HOLBORN, LONDRA 6LJQRULQD %HQWKDP &KL HUDQR" (KPÆ SROL]LD LO &L' FUHGR
6L ULFRUGD GL TXHO UDJDòLQR FKH VWDWR TXL WXìR LO WHPSR OD VHìLPDQD VFRUVD" 0D FHUWR 4XHåR FKH VL VIRJOLDWR WXìD O¾(QFLFORSHGLD %ULWDçLFD LQ XQ JLRUQR" 8Q SR¾ PDìRÆ
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0L VHPEUDYD FKH IRëH XQ SR¾ VWUDQR
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NASTRO A INDUZIONE: KN 23A OGGETTO: ARKWRIGHT L. REGISTRAZIONE: 14.12.70 PERSONALE PRESENTE: WASZYNKO K. WYLDE R.
ESTRATTO 7:16 “Quando decisi di andare in Tibet per la prima volta, mi convinsi che era una scelta logica. Per nascondersi, quale posto può essere più adatto delle remote immensità dell’Himalaya?”
“Tuttavia, avvicinandomi, compresi che ero attratto là da un potente richiamo psichico…” FINE.
ESTRATTO 7:23 “La lamaseria - poiché tale mi sembrava – sfavillava come un miraggio… divenne più solida man mano che mi avvicinavo.”
“Al di là del cancello, il clima divenne tropicale. *7&34 æ47. ). .3(7*).'.1* '*11*??& * (*85:,1. .3 5.*3& æ47.9:7&Ű
“I Cinque mi aspettavano. Li avevo già visti nella visione che aveva preceduto la mia fuga. Mi salutarono, comunicando telepaticamente… ero atteso.”
“Tutta l’esperienza si svolse come un sogno. Cronologicamente, mi fermai per un anno. Dal punto di vista soggettivo, il tempo non aveva 8.,3.æ(&94V &;7*''* 549:94 essere un giorno o vent’anni. Ero in una stasi perpetua. Non mangiai né dormii. æ47. 7.2&8*74 .3&19*7&9.Ű
“Le creature che percepivo come monaci buddisti mi istruirono nel controllo del prana. La forza vitale… l’energia che lega l’universo… il potere psichico. Le mie capacità naturali vennero educate.”
11& æ3*ů 2. +: )*994 (-* 5*7 2* *7& &77.;&94 il tempo di partire. Nei villaggi vicini erano stati notati degli stranieri vestiti di nero.”
7.89*ů 1&8(.&. 6:*1 5&(.æ(4 rifugio, vagamente consapevole del fatto che ero stato preparato per qualche compito futuro. Ai piedi della valle mi voltai indietro per guardare un’ultima volta il mio rifugio…”
“Era scomparso. Decisi di tornare in Inghilterra”. FINE
.
VEN 29 SET PARA 00.72.87 SAN PIETROBURGO 10:35
%H¾ OD 'LYLVLRQH . QRQ O¾DYUHÜH DéUHòDWR PD O¾HTXD]LRQH 5DJQDURN HQWU¥ LQ D]LRQH D PHòRJLRUQR RUD GL *UßQZLFK
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( DGHëR OD IHVWD GL 6DQ 0LFKHOH H XQ YHQWR IUHÞR VSDòD OD 1HYH PHQWUH $UNZULJKW ROWUHSDëD OD FRORçD GL $OHëDQGUR FKH FRæHPRUD OD YLìRULD GHO GLUHìR DO TXDUWLHU JHQHUDOH GHåR 6WDWR PDáLRUH UXëR
8QD YHORFH VFDQVLRQH PHQWDOH ULYHOD GXH JUXéL GL RëHUYDWRUL QDVFRVWL SUREDELOPHQWH IUDQFHVL H FLQHVL
36
GOLFO DI FINLANDIA 11:13
0L VFXVL VLJQRUH VWLDPR SHU UDáLXQ JHUH OD FRVWD UXëD $K EHQH 2UGLQL L SUHSDUDWLYL SHU OR VEDUFRÆ
Æ H LQIRUPL LO .DLVHU
LONDRA; PARA 00.00.00 11:00 (9:00 GMT, GREENWICH MEAN TIME) 'XQTXH" +DçR DÝHìDWR LO UDJLRQDPHQWR GLHWUR 5DJQDURN"
1RQ DYHYDQR VFHOWDÆ 9HGL LO SRWHUH GHO )XRFR JHOR RUPDL QRQ SL¬ VROR WHRULFR
LONDRA; PARA 00.72.87 9:00 GMT
6 PLORUG O¾HGLÙFLR VRìR RëHUYD]LRQHÆ 6WD VXÝHGHQGR TXDOFRVDÆ TXDOFRVD GL LPSRUWDQWH À%HQLëLPR 0DQWHQHWH OD VRUYHJOLDQ]DÆ 5LIHULWH TXDOXQTXH DìLYLW VRVSHìD +DLO &URPZHå Á +DLO &URPZHå
SAN PIETROBURGO 11:03 7XìL L SUHVHQWL KDçR XQ QXåD RVWD GHåD VLFXUHòD" 6 LQFOXVL L PHPEUL GHå¾RUFKHVWUD 0D DQFKH VH L JRYHUQL EULWDçLFR R IUDQFHVH VFRSULëHUR TXDOFRVD QRQ IDUHÜH GLàHUHQ]D /L VFKLDÝHUHPR FRPH LQVHìL
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37
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LR VRQR VROR XQR VWUXPHQWR SHU UHDOLòDUH OD YRORQW GLYLQD 3XULÙFKHU¥ LO PRQGR GDÆ &RV¾ TXHVWR UXPRUH" 6L VWD DîLFLQDQGRÆ
L JXHêLJOLHUL PRQDUFKLFL VRQR VHQ]¾DOWUR PDO HTXLSDáLDWL ]DU 1LFROD
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6ÙGDQGR OH OHáL GHå¾DHURGLQDPLFD OD QDYH DæLUDJOLD GHå¾LPSHUR SUXëLDQR 6LHJIULHG VFHQGH QHO FXRUH GL 6DQ 3LHWUREXUJR >SXQWR GL ULIHULPHQWR (. OD &KLHVD GHO 6DOYDWRUH VXO 6DQJXH YHUVDWR @ ÀLO SXQWR HVDìR QHO TXDOH $OHëDQGUR ,, IX IHULWR D PRUWH GDåH ERPEH GHL QLFKLOLVWL OR VWHëR JLRUQR LO PDU]R QHO TXDOH DYHYD ÙUPDWR XQ GHFUHWR GL ULIRUPD Á $ 7 =
6ROR L SUXëLDQL SRëRQR SHUPHW WHUVL XQ VLPLOH DéDUHÝKLR &RVWD WDQWR RUR TXDQWR SHVDÆ 0D EDVWD OD VXD FRPSDUVD D WHQHUH LQ ULJD VHUEL H SRODÝKL
3UHSDUDUVL Då¾DìHêDáLR $ÜDëDUH LO FDêHåR 0XRYHUVL
7LHQL G¾RÝKLR O¾DUFLGXFD *XJOLHOPR TXDQGR HQWUHU Æ DìDÝKHU VHQ]¾DOWUR FRQ OD VFHQD GHO ÀFDUR FRJQDWRÁ DQFKH VH VRQR GXH DçL FKH QRQ OR YHGR
*¬ *L¬ 2UD GXæNRSI
38
LONDRA; PARA 00.00.00 09:12 GMT
1R :27$1 VWD FRêHODQGR WXìL JOL HYHQWL H L IHQRPHQL LQ FRUVR FKH SRWUHÜHUR HëHUH FDXVDWL GDO )XRFR JHOR H KD VWDELOLWR FRPH VRJOLD GL ULJHìR LO Æ XQD SURYD GHFLVLYD
XQD VHìLPDQD FKH OH VWDWLVWLFKH VRQR LPSDòLWH QHåD PDáLRU SDUWH GHL SDUDåHOL :27$1 PRVWUD XQ LPSURY YLVR LQFUHPHQWR GL LQFXEL VXLFLGL FDVL GL SDòLD DìDÝKL FDUGLDFL FULPLQL H GLVWXUEL VRFLDOL DìLYLW GL SROWHUJHLVWÆ
7XìR LQVRæD
39
&¾ VWDWR XQ FDOR JHQHUDOH GHO GRåDUR GHO PDUFR WHGHVFR GHåR \HQ H GHåD VWHUOLQD ( DQFKH TXDOFKH OHáHUR HàHìR PDWHULDOH VRSUDìXìR DQRPDOLH PHWHRURORJLFKHÆ SLRáH GL PDWHULD RUJDQLFD H URED GHO JHQHUH
0D TXHVWR VROR O¾LQL]LR /H FRVH SHáLRUHUDçR QRWHYROPHQWH FRQ LO SUR JUHGLUH GHO FLFOR L FDOFROL SUREDELOLVWLFL GL :27$1 VXO IXWXUR LQGLFDQR /XWKHU FRPH OD QRVWUD XQLFD SRëLELOLW GL IHUPDUOR
3HQVR FKH /XWKHU D YROWH LQWUDYHGD OD YHULW Æ
11:25 0LR FDUR FRJQDWR
/H SULPH QRWH GHåD &DYDOFDWD GHéH YDOFKLULH VL GLàRQGRQR QHO VDORQH G¾LQJUHëR QRQ DéHQD DéDUH O¾$OWR FRPDQGR SUXV VLDQR JXLGDWR GDO O¾DUFLGXFD *XJOLHOPR GL 6DëRQLD HUHGH GHVLJQDWR GHO 6DFUR 3UXëLDQR LPSHURÆ
&Á TXDOFRVD FKH QRQ YD Æ $UNZULJKW HVDPLQD L FRPSRQHQWL GHåR VWDWR PDáLRUH FRQ XQ VRQGDáLR PHQWDOH GL URXWLQHÆ 2ELHìLYR OH FDUDìHULVWLFKH RQGH EHWD GHJOL DJHQWL GHL GLVJUHJDQWL
(UD RUD LO NDLVHU VHPSUH PDODWR"
SELEZIONE CASUALE DI DATI IN ARRIVO PARA 00.56.19 PARA 01.79.23 PARA 00.28.96 PARA 01.68.85
IRAN. ASSASSINATO LO SCIÀ. LONDRA. DISORDINI PER RADUNO FASCISTA. 27 MORTI. UGANDA. COLPO DI STATO MILITARE E INIZIO GUERRA CIVILE. FRANCIA. TORRE EIFFEL CROLLA PER ATTENTATO ANARCHICO. 42 MORTI.
-D LO QRçR FRQÙQDWR QHåD FDPHUD GD OHìR UHDOH VXO 6LHJIULHG 6HFRQGR L PHGLFL QRQ JOL UHVWD PROWR GD YLYHUH &RQRVFL LO UDéUHVHQWDQWH GL UH &DUOR"
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À9HGR FKH KDL DáLXQWR L *LJDQWL GL 3RWVGDP GHO NDLVHU DO WXR VHJXLWR SHUVRQDOHÆÁ À$O PRPHQWR D OXL QRQ VHUYRQR Á À)DçR LPSUHëLRQHÆ PD IRëL LQ WH OL WHêHL ORQWDQL GDåH *XDUGLH URëH PRQJROHÆÁ
40
À( DGHëR VLJQRUL VH YROHWH VFXVDUPL IDU¥ SDUWLUH L SUHSDUDWLYL SHU OD FHULPRQLD 6L WUDìD GL XQ¾RÝDVLRQH VWRULFD Á
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12:00
41
12:24 $GHëR VHJXLWR ROWUH OH FDìHGUDOL 7XìDYLD IDFLOH ODVFLDUVL GLHWUR LO SHGLQDWRUH XQ DPHULFDQR D JLXGLFDUH GDåH YLEUD]LRQL QHO YHÝKLR PHUFDWR GHO ÙHQR VXåD VWUDGD SHU LO TXDUWLHUH HEUDLFR ( O XQ UDSLGR VFDPELR FRQ XQ FRQWDìR XQ LQGLULòR VXëXêDWRÆ
/XWKHU 7L DVSHìDYR +DL IDìR DìHQ]LRQH" /D SROL]LD VHJUHWD GHåR ]DU GDéHUWXìR
À5LODëDWL Á
PARA 01.32.68 NORDAMERICA. VIOLENTI TREMORI LUNGO LA FAGLIA DI SAN ANDREAS.
$K /XWKHU SDëDWR FRV WDQWR WHPSRÆ 7UH DçL 'RE ELDPR SDUODUH 2FWREULDQD
42
&RQWLQXDQR D VXÝHGHUH FRVH VWUDQHÆ KDL VHQWLWR FKH LHUL QRìH PRUWR LO SDSD"
6L WUDìD VROR GL XQD PDQLIHVWD]LRQH SUHFRFH GHO SRWHUH GHO )XRFR JHOR 'D RUD LQ SRL VDU WXìR PROWR LQVWDELOH
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À0L GLFRQR FKH LQ TXHVWL FDVL VH QH ID XQ DOWUR Á
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8Q SUREOHPD GD ULVROYHUHÆ HOLPLQDUH XQ DJHQWH GHåH IRU]H GHL 'LVJUHJDQWL HYLWDQGR GL HëHUH FRLQYROWR H GL DìLUDUH IDVWLGLRVL VRVSHìL /D SRVL]LRQH SHUIHìD LçDQ]LWXìR RÝRêH LPSLDQWDUH XQ SHQVLHUR FKH PHìD D GLVDJLR OD *XDUGLD URëDÆ 1HUYRVLVPR SURQWR D VFDìDUHÆ H RUDÆ FRQWURåR PHQWDOH GLUHìRÆ
+D FDSLWRÆ UHVLVWH PHQWDOPHQWHÆ
QUARTIER GENERALE DELLO STATO MAGGIORE 14:14
43
1RÆ SL¬ WDUGL 'HYR PHGLWDUH
0HUGD
$GHëR RÝRêH DÜDQGRQDUH OD VWUHìD VXL SURFHëL PHQWDOLÆ GLVDUPDUH LO VRáHìRÆ VSLQJHUOR VXåD OLQHD GL IXRFRÆ HÆ
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44
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20:36 6L WUDìDWR GL XQ¾RSHUD]LRQH ULVFKLRVDÆ OR ]DU HëHQ]LDOH SHU L PLHL SURJHìL PD HPRÙOLDFRÆ H FRQ WXìH TXHåH VFKHáH GL YHWURÆ
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PALAZZO D’INVERNO 22:48
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Sì.
8QD VSOHQGLGD EDVH RSHUDWLYD /D )UDQFLD H OD 6SDJQD VDUDçR D SRUWDWD GL PDQRÆ
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PARA 00.84.59 GUYANA. SUICIDIO DI MASSA DI SETTA RELIGIOSA. 500 MORTI. PARA 02.73.71 LONDRA. PRIMO MINISTRO THORPE ASSASSINATO. PARA 00.81.33 BELFAST. AVVISTAMENTO COLLETTIVO DI UFO A MARCIA DI PROTESTA.
45
ESTRATTO 7:03 “Nel Sussex trovai il rifugio che cercavo, un piccolo monastero cistercense. Il priore era riluttante ad accettarmi e così, invece di discutere o implorare, mi servii del controllo mentale diretto.”
“Mi sentii anche più sicuro, sapendo che il blocco mentale che gli avevo impiantato gli impediva di allontanarmi o di rivelare la mia presenza.”
NASTRO A INDUZIONE: KN23A OGGETTO: ARKWRIGHT L. DATA: 14.12.70 PERSONALE PRESENTE: WYLDE R. WASZYNKO K.
“I miei mesi in monastero trascorsero tranquilli. Dando per scontato che i Disgreganti mi stessero cercando anche con mezzi psichici, oltre che con la loro rete di spionaggio, tenni la mia attività mentale al minimo.”
“Passavo buona parte del tempo in una meditazione profonda che richiedeva l’arresto totale dei processi mentali.”
“La mia presenza non attirava l’attenzione dei monaci. Osservavo con distacco . 1474 7.9. 6:49.).&3.ů æ3(-Ài
“Finché?” “Un giorno entrai per caso in chiesa durante la messa del mattino. L’aria era pesante, claustrofobica… l’odore d’incenso era fortissimo… mi sembrava che l’eco dei canti mi arrivasse da una grande distanza. Alzai lo sguardo nel momento in cui veniva spezzato .1 5&3* *ů 2*397* æ88&;4 1& ,7499*8(& immagine della morte di Cristo, una visione mi invase la mente… me stesso… più anziano di qualche anno… sanguinante… morto.”
“Scioccato, mi ritirai in uno stato di meditazione continua, simile a una trance.”
“Non avevi capito che…?”
“No. Non mi venne proprio in mente che avevo inviato nell’etere un potentissimo segnale psichico.”
“I killer arrivarono tre giorni dopo.”
“Mi accorsi subito della paura dei monaci di fronte a quell’intrusione nella loro comunità appartata.”
“Riuscii a fuggire prima che trovassero la mia cella.”
“Anche mentre correvo, compresi che ero tenuto d’occhio da una terza parte, sconosciuta…” FINE
23 GEN 81 PARA 00.72.87 GIZA 9:05
Æ H TXL F¾ OD FDPHUD GHåD UHJLQD /D GLVSRVL]LRQH GHåD SLUDPLGH VLPLOH D TXHåD FKH VL WURYD LQ DOWUL FRQWLQXD VLPLOL
'RÜLDPR LSRWLòDUH FKH FL VLDQR DOWUH FDPHUH DQFRUD QRQ LQGLYLGXDWH QHåH TXDOL FRåRFDWR LO )XRFR JHOR GL TXDOXQTXH FRVD VL WUDìL
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7XìD TXHVWD DJLWD]LRQH SHU XQD VFLRÝD IDYROD 0D FRPH SHU LO IROFORUH GHåD WXD 8FUDLQD DåD EDVH GHåD PLWRORJLD HJL]LDQD FL VRQR IDìL FRQFUHWLÆ FKH LQ EXRQD SDUWH GHULYDQR GDåD VWRULD WULEDOH LO SXQWR FKH TXHVWR O¾XQLFR SDUDåHOR FKH LQFOXGH WUD L VXRL PLWL FRPSOHëH OHáHQGH ULJXDUGR O¾ÀRSDOH GL IXRFR GL 6HWÁÆ ÀOD SLHWUD GL 7KDQDWRVÁ VHFRQGR L JUHFLÆ LO À)XRFR JHORÁ QHO FLFOR WHXWRQLFR
'D FDGXWR GDO FLHOR GRSR DYHU GLVWUXìR L YHÝKL G L 0D VL WUDìD FRPXQTXH VROR GL XQD IDYROD
6HPEUD FKH L 'LVJUHJDQWL QRQ OD SHQVLQR FRV $GHëR GRÜLDPR VROR DVSHìDUH
)DÝLDPR O¾DPRUH"
48
“Anche se il Signore del cielo e della terra fece in modo che il suo grande testimone di pietra venisse eretto più di quattromila anni fa, ha scelto di riservare al Giorno del Millennio, nel quale adesso ci troviamo, la comprensione del messaggio da esso recato. Come recita la Bibbia: ‘In quel giorno, in mezzo al paese d’Egitto, ci sarà un altare eretto al Signore; e presso la frontiera, una colonna consacrata al Signore. Sarà per il Signore degli eserciti un segno e una testimonianza nel paese d’Egitto; quando essi grideranno al Signore a motivo dei loro oppressori, egli manderà loro un salvatore e un difensore a liberarli’. (Isaia, 19, 19-20).
11:23 8QRÆ XQR VSRVWDPHQWRÆ OD VWUXìXUD VL VWD DOWHUDQGRÆ OR VHQWR 6L VWD IRUPDQGR XQ YRUWLFHÆ
2FWREULDQD
*HV¬ 4XDOFRVD VL VWD PDWHULDOLòDQGR
Ovviamente, molti ritengono che la Piramide di Cheope sia una tomba; e ciò perché senza dubbio le altre piramidi erano state progettate dai loro costruttori con questo scopo, visto che all’interno di diverse di esse sono state trovate mummie. Ma oggi sappiamo bene che colui cui è attribuita la realizzazione della piramide, Cheope, non venne sepolto nel suo grande monumento.
$QGLDPR
La tomba di Cheope, quella nella quale il faraone +: *++*99.;&2*39* 8*54194ů Á 89&9& .)*39.æ(&9& )&,1. egittologi in un pozzo sepolcrale profondo e scavato in modo elaborato, a circa trecento metri dalla piramide. Di conseguenza, Cheope non fece costruire la piramide 5*7 :8&71& (42* 942'&W &)).7.99:7&ů 8* ;4,1.&24 æ)&7(. di ragionevoli deduzioni basate sulle fonti storiche, né lui né i suoi sudditi sapevano quale dovesse essere 14 8(454 ). 6:*894 .22*384 *).æ(.4I J. R. Montpellier, 9:).4 8(.*39.æ(4 )*11& (48.))*99& .7&2.)* ). -*45*ů 1912.
L GXH RëHUYDQR LQ VLOHQ]LR PHQWUH L VROGDWL PXRYHQGRVL LQ SHUIHìD VLQWRQLD FRPH IRUPLFKH VPDQWHO ODQR L WXEL GL XQ PDÝKLQDULR HG HQWUDQR QHåD SLUDPLGH
LQFUHGLELOH
4XDOXQTXH WHFQR ORJLD VXàLFLHQWHPHQWH DYDQ]DWD LQGLVWLQJXL ELOH GDåD PDJLD
3UREOHPD PL DVSHìDYR DJHQWL UHFOXWDWL TXL VXO SRVWRÆ R DOPHQR LQ TXHVWR SDUDåHOR LQYHFH VHPEUD FKH DÜLDQR PDQGDWR L SHòL JURëL 1RQ VDSHYR FKH DYHV VHUR WUXéH G¾DëDOWR 4XHVWR XQR VYLOXéR LQDìHVR
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49
6L VRQR GLYLVL LQ GXH JUXéL
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Æ HQWUDPEL VL VRQR LQÙODWL LQ YLFROL FLHFKL
6HJXLPL &RPH"
LO EXLR SDëDáLR DìUDYHUVR DQWLFKL FRêLGRL H JDåHULH VHPEUD LQÙQLWR SHUÙQR D XQD JXHêLHUD WHPSUDWD FRPH 2FWREULDQDÆ
&RQ OD SVLFRPHWULD
11:57 $GHëR XQ¾DQWLFDPHUD UHVD SXWULGD GD PLåHçL GL GHFRPSRVL]LRQHÆ
50
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6FKLDYL 6RQR VWDWL XÝLVL SHU LPSHGLUH FKH SDUODëHUR
$UNZULJKW HQWUD L PXUL VRQR VFRëL GD XQ WUHPLWR YLROHQWR *OL HFKL VL DåRQWDQDQRÆ 4XHO UXPRUH &RPH XQ URPER GL WXRQR /XWKHUÆ"
/¾LQJUHëR VWDWR VLJLåDWR GD WRçHO ODWH GL JUDQLWR 8Q PHÝDQLVPR VFDìDWR FRQ O¾DSHUWXUD GHåD SRUWD
0D QRQ SUHRÝX SDUWL L 'LVJUHJDQWL VL DSULUDçR SUHVWR OD VWUDGD DìUDYHUVR le…
51
/¾RáHìR HPDQD XQ¾DXUD GL GLVWUX ]LRQHÆ XQ¾DWPRVIHUD GL FDRV H PRUWH FKH DìLUD $UNZULJKW H 2FWREULDQD FRQ LO VXR IDVFLQR IDWDOHÆ
Le Avventure di Luther Arkwright
Cuore dell’Impero
In un multiverso vorticoso di infinite possibilità e pericoli incalcolabili, forze maligne manipolano la Storia attraverso innumerevoli linee temporali, tramando per scatenare la distruzione totale. Ma il destino di queste infinite esistenze dipende da un solo uomo: un’anomalia che esiste in un unico universo, un essere dotato di immensi poteri psichici capace di viaggiare tra le realtà parallele... Luther Arkwright! Dalla penna di Bryan Talbot, pioniere pluripremiato del graphic novel, tornano in Italia i classici della fantascienza che hanno sconvolto il mondo del fumetto, ridefinendo i confini di audacia, ingegno e immaginazione. In un’epopea adulta e sconfinata, Le Avventure di Luther Arkwright e Cuore dell’Impero sono finalmente riuniti in una magnifica edizione; un volume arricchito da preziosi contenuti extra e una postfazione di Warren Ellis.
v «Come pietra miliare tra ciò che il fumetto era e ciò che è diventato oggi, Bryan merita la nostra gratitudine.»
Alan Moore «Un esempio perfetto non di fumetto per adulti, ma del fumetto che diventa adulto.»
ISBN 978-88-6790-682-6
Cover design: Sebastiano Barcaroli
tunué 9 788867 90682 6
Euro 45,00
Moebius
Cover art © Bryan Talbot