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Stefano Priarone
Nerd Power
C’è uno sfigato in tutti noi e sta raschiando per uscire
Le virgole. Argomenti 5
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I edizione febbraio 2006 Copyright © Tunué Srl
ISBN-13 EAN 978-88-98613-14-6
Diritti di traduzione, riproduzione e adattamento riservati per tutti i Paesi.
Stampa e legatura: Tipografia Monti Srl Via Appia Km 56,149 04012 Cisterna di Latina (LT) Italy
Via degli Ernici 30 04100 Latina – Italy info@tunue.com www.tunue.com
ISBN: 88-89613-14-9
Progetto grafico e copertina: Daniele Inchingoli
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Indice
Introduzione Vivono fra noi I.
Nella quale si spiega l’oggetto e lo scopo del presente lavoro (chi sono i nerd?) e perché s’è deciso di fare un saggio su di loro.
C’È NERD E NERD
Nel quale sono visti i vari tipi di nerd: appassionati di fumetti, di fantasy, di giochi di ruolo, di Star Trek, di fumetti. Sono simili (e molti hanno più di una passione, ad esempio amano sia Star Trek che l’arte sequenziale), ma anche diversi. Senza ovviamente trascurare i geek e gli otaku.
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II. NERD FICTION
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III. MONDO NERD
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Nel quale si osserva la rappresentazione dei nerd nella fiction, dai fumetti alle serie televisive, dai film ai romanzi.
Nel quale si parla dei posti dove potete trovare i nerd. Convention assortite, negozi di fumetti e di giochi e soprattutto internet, che sembra il paradiso dei nerd: forum, newsgroup nei quali si parla degli
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argomenti più vari (meglio Alan Moore o Frank Miller? meglio la serie classica di Star Trek o The Next Generation? meglio Akira o gli shojo manga?).
IV. LA RIVINCITA DEI NERD
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Conclusioni
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Nel quale si osserva che adesso, però, i nerd sono al potere: l’industria dell’intrattenimento sforna prodotti per loro (film da fumetti, videogiochi, le follie per Guerre stellari e per Il signore degli anelli), molti produttori e autori sono essi stessi dei nerd (basti pensare a Joss Whedon di Buffy o al Re dei nerd, Bill Gates). Inoltre, che differenza c’è fra discutere se è più forte Hulk o la Cosa o se Capello è meglio di Lippi? Anche gli appassionati di calcio e di serie televisive sono nerd, pur se sono socialmente più accettati. E il potere dei nerd si vede anche dal fatto che qualcuno ha pensato che valesse la pena pubblicare questo libro…
Nerd Test Guida bibliografica
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NERD POWER A quelli della mailing list «Iaphiles» (alla quale ovviamente appartengo anch’io), il più geniale coacervo di nerd di questo e di altri mondi! Dei veri metanerd
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Introduzione
Vivono fra noi
Un grassone che gestisce un negozio di fumetti. Sulla sua maglietta è scritto: «Nerds Do It Rarely» (‘i nerd lo fanno di rado’). È una chiara citazione della famosa frase sulla maglietta di Madonna nel video di Like a Virgin: «Italians Do It Better» (‘gli italiani lo fanno meglio’) e il tizio, un comprimario della famosa serie televisiva I Simpson, segue la classica iconografia del nerd. Ma chi sono i nerd? Darne una definizione non è semplicissimo: lo stesso grassone succitato per alcuni non sarebbe un nerd, ma un geek – vedrò poi di chiarire anche questa definizione. Nerd non è realmente traducibile in italiano, visto che l’Italia è, per molti versi, meno classista degli States: un nerd è spesso considerato uno «sfigato» ma si può essere sfigati e non nerd. Secondo le teorie maggiormente accettate, il filosofo Timothy Charles Paul Fuller adottò il termine nerd (per le varie teorie sull’origine del termine rimando al Capitolo I) alla metà degli anni Sessanta per descrivere lo stereotipo dell’uomo intelligente ma con poche capacità sociali, che quindi diveniva spesso lo zimbello dei suoi conoscenti.
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Più in generale, si indica con il termine nerd tutti coloro che hanno passioni «socialmente poco accettate» come i fumetti, i giochi di ruolo, il fantasy, Star Trek,1 che preferiscono interagire con i computer che con gli esseri umani, anche perché la loro vita sociale è inesistente. Tradizionalmente, i nerd sono infatti ignorati dalle ragazze, e si suppone che si riproducano per via non sessuale. O magari la nerGrasso, rintanato nel suo mondo (i fumetti, dosità è un carattere Star Trek, il fantasy) diverso da quello reale, pseudointellettuale, gestore di un negozio di recessivo, e ci sono non fumetti, il comic book guy dei Simpson (qui nerd che ne sono portanel disegno di Phil Ortiz e Tim Bavington) tori sani e lo trasmettoracchiude in sé alcuni tipici stereotipi del no quindi ai figli. nerd. In Italia, il termine © Bongo Entertainment Inc. arriva con il film La rivincita dei nerds del 1984 e a poco a poco si diffonde, anche se non arriva mai alla diffusione di massa che ha negli States. E a volte i nerd sono anche rinnegati dall’oggetto del loro amore. In uno sketch del 1986 del Saturday Night Live, il celebre show comico statunitense, siamo in una convention di Star Trek. Arriva William Shatner, l’attore che interpreta il celebre capitano Kirk della serie classica degli anni Sessanta e dei primi sette film, attorniato dai suoi fan, molti dei quali 10
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portano l’uniforme della Federazione Unita dei Pianeti, di cui fa parte Kirk. Lo amano, è il loro capitano ma lui dice ai trekkie (o trekker):2 «Get a life!» (‘fatevi una vita!’). E dire che senza di loro Shatner sarebbe solo un attore canadese molto scarso, grasso e pelato. C’è sempre l’idea che chi è un nerd non viva veramente, e che quindi siano i «fighetti» a vivere davvero, non chi vive di passioni prese dalla televisione o dai fumetti. Essere un nerd è sia una etichetta sociale, sia un topos narrativo, visto che i nerd popolano l’immaginario narrativo, soprattutto statunitense. Essere un nerd è l’opposto di essere «popolare», qualità fondamentale nel sistema di caste delle high school (le scuole superiori nordamericane): un altro opposto a «popolare» è pathetic, ma pathetic è più comune, chiunque in certe occasioni può esserlo, e comunque ci si può riscattare, e non esserlo più, mentre è impossibile non essere più un nerd. Come ben esemplifica la serie televisiva Popular (1999), in una scuola superiore statunitense i ruoli sociali sono più fissi che nell’Alto Medioevo. Ci Locandina del film diretto da Jeff Kanew rivincita dei nerds (1984), che ha rilansono i «potenti» (le che- La ciato l’immagine dei nerd e li ha fatti erleader, i giocatori di conoscere in Italia. football), ci sono i loro © Interscope Communications 11
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«vassalli» e, in fondo all’ordine gerarchico, ci sono i nerd, una sorta di paria. Alcuni di loro sono però utili durante in compiti in classe, visto che il loro rendimento scolastico è nettamente superiore rispetto alla media (non avendo interazione sociale, si concentrano sullo studio), anche se questa non è affatto una regola: si può benissimo essere nerd e scarsi a scuola. Essere un nerd è in genere considerato un’infamia e non è quindi un caso che non ve ne siano fra concorrenti dei vari reality show, che sembrano tutti privi di passioni particolari. I protagonisti di questo tipo di programmi televisivi devono essere degli everymen, con i quali la maggior parte degli spettatori si può identificare, oppure (come capita più spesso), rispetto a cui si può sentire superiore. Se uno dei personaggi è semianalfabeta, i telespettatori si possono sentire gratificati (sono molto più colti di lui), mentre se ha gusti, bellezza e aspirazioni medie, l’identificazione è molto facile. I personaggi devono essere semplici, immediati, appellarsi alle emozioni viscerali del pubblico. Nessuno nei reality parla in maniera approfondita di libri, film, fumetti, tecnologia, nessuno manifesta interessi specifici, e infatti il livello della conversazione è J.R.R. Tolkien visto da Gianmauro spesso molto basso. Un Cozzi. Il suo Il signore degli anelli ha reality è una fiction, ma influenzato più generazioni di nerd, molto diversa rispetto alle come George Lucas e Peter Jackson. solite fiction: se infatti le © Gianmauro Cozzi 12
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serie televisive di ultima generazione sono spesso molto «colte», ricche di citazioni, visto che sono in genere scritte da nerd, che, grazie ai loro multiformi interessi, possono attingere alle fonti narrative più disparate, i reality sono la preistoria della narrazione, con personaggi semplici e storie semplicistiche. Eppure, anche se espulsi dai media di massa, i nerd stanno colonizzando il nostro immaginario, e per Peter Jackson (che qua forse fuma la un motivo molto semplice: leggendaria erba pipa) assomiglia fisicamente agli hobbit di perché lo stanno realizzan- anche Tolkien. do loro. Basti pensare ai © Peter Jackson vari George Lucas, Steven Spielberg, Peter Jackson, che altro non sono se non nerd passati ad arricchire l’immaginario che li ha creati, vedi ad esempio un George Lucas che nella trilogia di Guerre stellari fa una personale versione del da lui amatissimo Il signore degli anelli. Nel Capitolo I cercherò di dare una definizione più accurata di nerd, ma, in senso lato, basti qui dire che per nerd si intende chiunque coltivi una passione poco condivisa, o comunque non bene accetta dalla mentalità dominante. Infatti l’individuo standard non ha, o non dovrebbe avere, passioni totalizzanti, dovrebbe essere medio, non staccarsi dalla norma. È un nerd anche chi sa tutto di calcio, e al lunedì sera non si perde Il Processo di Biscardi (nel quale la maggior parte degli ospiti altro non sono se non dei nerd), 13
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ma questa è una passione maggiormente tollerata. Ecco perché abbiamo tanti laureati che non leggono libri e non hanno il minimo interesse culturale: hanno infatti studiato solo quel tanto che bastava per passare gli esami, e non sono in grado di parlare di film, fumetti, letteraNell’universo narrativo di Martin Mystère, tura se non a un livello il personaggio a fumetti creato da Alfredo molto superficiale. Castelli, molti fantascientifici progetti dello Anche grandi innoscienziato Nikola Tesla (1856-1943) sono stati realizzati in segreto dopo la sua morte. vatori scientifici, come Disegno di Rodolfo Torti dallo Speciale lo scienziato eterodosMartin Mystère n. 18 del 2001. so Nikola Tesla,3 pos© Sergio Bonelli Editore sono essere considerati dei nerd (o dei geek, più propriamente, spiegherò questo termine al Capitolo I). Il professor Gerald Sussman del MIT (Massachussetts Institute of Technology, il massimo ente universitario per la ricerca scientifica al mondo) aspira a instillare orgoglio nei nerd: «la mia idea è presentare ai bambini l’immagine che sia giusto essere intellettuali e di non preoccuparsi delle pari pressioni a non essere intellettuali. Voglio che ogni bambino diventi un nerd, dove questo significa qualcuno che preferisce studiare e imparare per competere nel predominio sociale».4 A partire dagli anni Cinquanta gli appassionati di cinema si sono messi a fare cinema, i lettori di fumetti hanno iniziato a fare fumetti, chi è cresciuto con un certo immaginario ha cominciato a crearlo. E, quindi, ha cominciato a cambiare l’immagine dei nerd nei 14
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media. Già Stan Lee e Steve Ditko, con Peter Parker alias l’Uomo Ragno, all’inizio degli anni Sessanta, avevano cominciato un riabilitazione dei nerd, anche se (come vedremo nel Capitolo II) Peter Parker non è propriamente un nerd bensì è un tipico eroe «oggettivista», secondo le teorie della pensatrice e romanziera Ayn Rand, cioè un eroe che si distingue dalla massa, che lo respinge e alla quale è fiero di non appartenere. A partire dal già citato film La rivincita dei nerds (Revenge of the Nerds, di Jeff Kanew, 1984) essere un nerd non è più considerato soltanto negativo: a volte essere marginalizzati è meglio che essere dei (supposti) leader. E anche nelle serie televisive (specialmente Buffy the Vampire Slayer di Joss Whedon, 1997-2003) il nerd ha cominciato ad avere un ruolo diverso rispetto a quello solito di macchietta. Essere un nerd non è più, almeno nell’accezione qui sposata, solo una «macchia» sociale, ma a poco a poco ci si rende conto che avere Tesla, la figlia di Tom Strong, è un’adolepassioni (letterarie, scente di sessant’anni: vero specchio di scientifiche, cinemato- molti lettori di fumetti, eterni adolescenti. di Chris Sprouse e Karl Story. grafiche) non è neces- Disegno © America’s Best Comics LLC e per l’Italia sariamente un male. Edizioni Magic Press 15
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Se, come si vede nel recente romanzo di Tom Wolfe Io sono Charlotte Simmons, ambientato in un college americano, le gerarchie del potere politico sono ancora in mano ai non nerd, le leve del potere economico stanno passando di mano, e lo dimostra il successo di un nerd dichiarato come Bill Gates.
In questo contesto io stesso, come abitudini e background culturale, posso essere definito un nerd: a sedici anni non avrei mai pensato a me stesso come a un nerd (anche se mi piacevano già i fumetti e Star Trek), ma, anche se La rivincita dei nerds era già uscito, essere un nerd era ancora un’etichetta umiliante e l’immagine dell’essere timidissimo senza vita sociale (caratteristiche del nerd di allora) era parecchio diversa da come mi vedevo. Adesso, invece, posso senz’altro fare il coming out (forse un giorno, quando i nerd saranno una lobby riconosciuta, ci sarà un Nerd Pride come c’è un Gay Pride) e affermare con orgoglio: io sono un nerd. Garantisco però di avere mantenuto la giusta distanza dall’oggetto della mia analisi. Oggetto quindi in parte sfuggente e più variegato di quanto non sembrerebbe a una prima impressione, e voi che mi leggete potreste scoprire di essere a vostra volta dei nerd. S.P. Ovada, febbraio 2006
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Extra special thanks
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I ringraziamenti nei libri, come ha scritto la critica cinematografica Mariarosa Mancuso sul Foglio, non si dovrebbero mai mettere e, vedendo le tre pagine di ringraziamenti di Alessandro Baricco nel suo ultimo romanzo, non ha poi tutti i torti. Ma, vista l’illimitata pazienza nell’aspettarmi e il grande supporto, non posso fare a meno di ringraziare Massimiliano Clemente, Emanuele Di Giorgi e Concetta Pianura di Tunué e il direttore di collana Marco Pellitteri. Li chiamo però extra special thanks: quindi, tecnicamente, ho seguito il consiglio della Mancuso. Note
1 A proposito della soglia fra legittimazione e non legittimazione culturale delle passioni, cfr. Luca Vanzella, Cosplay Culture. Fenomenologia dei costume players italiani, Latina, Tunué, 2005. 2 Per la differenza fra trekker e trekkie si rimanda al Capitolo I. 3 Scienziato americano di origine slava (1856-1943) autore di numerosi brevetti nel campo dell’elettronica (fra cui la lampada al neon), tanto geniale quanto bizzarro. Celebre la sua teoria sulle onde elf, che a suo dire eserciterebbero una serie di effetti sia sulla mente umana (trasportando i messaggi ESP) che sul tempo atmosferico. Una teoria brillante, anticonformista, tipicamente nerd. E Alan Moore, grande sceneggiatore di fumetti e, come quasi tutti gli autori dell’ultima generazione, un nerd (nell’accezione che abbiamo visto prima) ha chiamato Tesla la figlia di un suo personaggio, Tom Strong, per omaggiare il grande scienziato eterodosso. Il nerd è infatti spesso un lettore onnivoro, che spazia dai fumetti ai saggi di divulgazione scientifica e Alan Moore sa che il suo lettore-tipo sa cogliere i vari riferimenti culturali e si diverte a giocare con l’immmaginario. 4 Gerald Sussman, citato da Katie Hafner, New York Times del 29 agosto 1994.
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I. C’è nerd e nerd Cristina dixit
«Gli uomini si dividono in inaffidabili e in sfigati.» Così ha detto la giornalista Cristina Parodi in una intervista al settimanale Vanity Fair, la prima concessa dopo le voci sulla storia fra il marito produttore Giorgio Gori e la presentatrice televisiva Simona Ventura; e fra gli «sfigati», nella sua splendida frase che esemplifica molto bene un certo atteggiamento femminile il quale predilige i «simpatici bastardi» agli uomini affidabili, ci sono in primis i nerd. Nell’introduzione ho accennato alla teoria del filosofo Fuller sull’origine del termine. Ne esistono però altre: come capita per i vocaboli che non appaiono all’improvviso, ma prima si diffondono in circoli elitari e solo in seguito diventano noti al grande pubblico, ci sono varie origini per il nome. Secondo una prima teoria la parola apparve per la prima volta in If I Ran the Zoo, opera del Dr. Theodor Geisel Seuss, famoso autore di libri per bambini, pubblicata nel 1950, dove Nerd era semplicemente il nome di uno degli animali immaginari del libro. Un’altra teoria sostiene che nerd sia una versione di Mortimer Snerd, il nome del pupazzo da ventriloqui di Edgar Bergen, il noto attore radiofonico.
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Un’altra ancora sostiene che sia l’acronimo di Northern Electric Research and Development, azienda in cui gli impiegati avevano dei pocket protector1 con l’acronimo N.E.R.D. stampato sopra. E un’altra ancora vede nerd come un derivato della parola drunk (ubriaco) invertita (knurd), usata per definire chi non beve durante i ritrovi sociali. Negli Stati Uniti il rapporto con l’alcol è complesso: da una parte è demonizzato (non a caso c’è stato il Proibizionismo), dall’altra se non si beve, specie se si è giovani si viene bollati negativamente dai propri coetanei. Scrive sui nerd l’enciclopedia on line Wikipedia (www.wikipedia.org): I nerd esprimono generalmente un interesse superiore alla norma per argomenti complessi e spesso sono dei pozzi di scienza in più materie. Argomenti che hanno a che fare con i computer e la tecnologia, i fumetti, i giochi di ruolo, la musica classica, l’intelligenza artificiale, gli anime, i film, la fantascienza e la letteratura fantasy sono diventati fortemente associati con i nerd. A causa di queste tendenze, qualcuno ha notato similitudini fra i comportamenti dei nerd e i disordini neurologici della Sindrome di Asperger. Nessuno studio ha dimostrato correlazione o relazione causale tra le due cose; solo la prova aneddotica (un concetto basato sull’acquisizione di un dato di fatto per abduzione senza che sia dimostrato scientificamente) suggerisce una connessione.
Se in un film, un fumetto, un episodio di una serie televisiva appare un tipo con grossi occhiali con la montatura nera, preferibilmente rotti e attaccati malamente con del nastro adesivo, e un pocket protector nel taschino per evitare che le numerose penne che tiene 20
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perdano inchiostro e rovinino le camicie, si capisce subito che ci si trova di fronte a un nerd. Ma non è l’unico look possibile per un nerd: un nerd può essere grasso, magro, vestito in maniera formale oppure informale: l’unica caratteristica che non cambia è il fatto non tanto di non essere cool, ma piuttosto di non cercare nemmeno di esserlo e di non conformarsi ai dettati che gli altri spesso seguono ciecamente. O, almeno, di metterli in discussione. I pregiudizi verso i nerd possono a volte mascherare un’inconscia ammirazione. Magari il non nerd invidia la cultura del nerd, ma lo detesta, visto che non è in grado, per pigrizia mentale e povertà di interessi, di arrivare al livello del nerd e per questo lo disprezza, in un esercizio rozzo di dissonanza cognitiva. Naturalmente, non sempre è così, a volte il non nerd che disprezza il nerd lo fa soltanto perché lo vede più debole di lui. E solo alcuni non nerd se la prendono con i nerd. Non necessariamente un nerd è consapevole di esserlo. C’è che chi lo è, ma non sa di esserlo, e vive tranquillo nel suo mondo, c’è magari chi è lontano dalla classica tipologia del nerd, ma si proclama tale, in un tentativo di «sdoganamento» del termine. Io stesso mi dichiaro un nerd, ma al tempo stesso vivo una vita abbastanza lontana dai classici stereotipi nerd. Donne e nerd
Non è un caso l’aver cominciato con una citazione di Cristina Parodi, recentemente diventata, grazie ad un cambiamento di look, molto più sexy dopo essere stata per anni il prototipo della brava ragazza sgobbona e prima della classe. Le donne, infatti, per lo più detesta21
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no i nerd, tradizionalmente considerati socialmente inetti, incapaci di avere interazioni sociali normali, che sanno solo parlare di fumetti, serie televisive, argomenti tecnico-scientifici. Il brillante sceneggiatore di fumetti Dan Slott, nella miniserie della Marvel Comics GLA Misassembled, disegnata da Paul Pelletier e Rick Magyar e con protagonista un gruppo di supereroi pasticcioni (i Vendicatori dei Grandi Laghi) scrive Secondo l’ironico sceneggiatore Dan Slott, gli che i lettori di fumetscrittori di fumetti metterebbero tante donne sexy e scene di stupri nella loro storie per sfo- ti, a volte chiamati gare le loro ossessioni erotiche (sono trenten- anche fanboy, termine ni che non hanno mai combinato nulla con le che è spesso un sinodonne). Disegno di Paul Pelletier e Rick Magyar da nimo di nerd, sono trentenni sovrappeso Great Lake Avengers n. 3 © Marvel Characters Inc. senza donne che vivono ancora con i loro genitori (se in Italia è piuttosto comune vivere ancora con i genitori a più di trent’anni, negli Stati Uniti è somma ingiuria). Ma Slott non colpisce solo il suo pubblico, ne ha anche per sé stesso e per i suoi colleghi. Più avanti nella serie afferma che gli scrittori di fumetti metterebbero tante donne sexy e scene di stupri nella 22
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loro storie per sfogare le loro ossessioni erotiche, visto che si tratta in genere di trentenni che non hanno mai combinato nulla con le donne (ehi, lo dice lui, non certo io, io riporto solo la sua affermazione!). Slott è ironico e paradossale e non va preso alla lettera, ma è vero che molti lettori di fumetti sono così, soprattutto negli States, dove i comics sono venduti quasi soltanto nei negozi di fumetti e non più nelle edicole e sono quindi diventati molto di nicchia. E indubbiamente non attrae un certo tipo di donna sapere che uno legge fumetti o pratica giochi di ruolo. Nella serie televisiva The O.C. Summer (l’attrice Rachel Bilson) dice al suo ex Seth Cohen (un nerd evoluto, come vedremo nel Capitolo IV, interpretato da Adam Brody): «Bravo, continua a leggere fumetti, così non avrai mai ragazze!». Non è tanto il leggere fumetti a scacciare le donne, quanto piuttosto le conversazioni sui fumetti, come ad esempio il club di fan di comics creato da Seth. Del resto, la mancanza di attenzione alla moda è in genere una colpa gravissima per una donna. Al momento in cui scrivo sembra impossibile vedere una ragazza senza gli stivali, portati rigorosamente dentro i pantaloni, come due anni fa era impossibile vederne una senza le scarpe a punta. La moda è una sorta di religione per molte donne, e i nerd, che non la seguono o comunque seguono una propria moda, diversa dalle tendenze in voga, che sono, per certi versi, dei «ribelli», ma non ribelli in maniera codificata, come loro vorrebbero, non possono che essere ignorati (ci sono le consuete eccezioni, ma rimangono tali). E infatti ci sono ben poche ragazze nerd: un’eccezione, nella fiction, è Willow del serial televisivo Buffy the Vampire Slayer, come vedremo nel prossimo Capitolo. Forse le appassionate di chick-lit, cioè la letteratura per ragazze, una sorta di «rosa» postmoderno, di cui Il diario di Bridget Jones è l’emble23
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ma, possono avere dei tratti nerd, ma sono comunque più socialmente accettate. Le donne, anzi, riescono a coinvolgere gli uomini nelle loro passioni, molto di più di quanto non riescano a fare gli uomini. E infatti ci sono non pochi uomini genuinamente appassionati dei romanzi di Jane Austen o di serie televisive come Sex & the Il cast di Buffy the Vampire Stayer: il primo City, più di quanto personaggio da destra è Willow (l’attrice non ci siano donne letAlyson Hannigan), una tipica geek. trici di fumetti di © Mutant Enemy e Kuzui Enterprises supereroi. Peraltro, la stessa Summer in The O.C. con la sua storia con Seth ha dimostrato che i nerd possono essere attraenti, devono solo essere sé stessi, ma con più ironia. Visto che le donne reali vivono in un mondo spesso inaccessibile ai nerd, questi ultimi fantasticano sulle donne virtuali. Non tanto sulle star più note, quanto piuttosto sulle supereroine (da Wonder Woman a SheHulk, a Tempesta degli X-Men), o sulle interpreti dei serial fantastici da loro adorati. Jessica Alba, ad esempio, è davvero molto sexy, ed è amatissima dai nerd anche grazie alla serie di fantascienza Dark Angel da lei interpretata. E, visto che di recente è apparsa in film tratti dai fumetti, come Sin City e Fantastici Quattro, è ormai diventata un’icona nerd. Ci si potrebbe comunque chiedere: chi legge fumetti, 24
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I lettori di fumetti attuali secondo lo sceneggiatore Dan Slott: grassoni trentenni senza donne che vivono ancora con i loro genitori (cosa che in America è somma ingiuria). Disegno di Paul Pelletier e Rick Magyar da Great Lake Avengers n. 3 © Marvel Characters Inc.
o pratica giochi di ruolo, o ama Star Trek, lo fa soltanto perché non riesce a rimediare un appuntamento con una ragazza? Per alcuni può essere così, ma il vero nerd non potrebbe fare a meno di seguire le proprie passioni, anche se magari esse lo rendono socialmente negletto. Il vero nerd è un credente appassionato, che non abiura la propria fede (anche perché non è certo detto che, smettendo ad esempio di leggere fumetti, uno possa subito uscire con una ragazza del calibro di Elena Santarelli). Infatti Stan Lee, il co-creatore dell’Universo Marvel con i disegnatori Jack Kirby e Steve Ditko, chiamava i suoi lettori true believers.
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I nerd e i geek
Ho prima accennato ai geek, eccovene alcune definizioni, prese dall’impareggiabile Wikipedia. La parola nerd divenne di uso comune a partire dagli anni Cinquanta al momento in cui fu notato che diversi studenti non erano visti propriamente come dei «fighi» a scuola. Quindi nacque come dispregiativo, sebbene oggi sia considerata da alcuni un complimento, mentre geek divenne diffuso più tardi, negli anni Ottanta, e ha evitato molte delle sfumature di significato negative. Geek si può applicare come versione attenuata di nerd a una persona insignificante, mentre nerd si riferisce maggiormente a un inetto. Il termine probabilmente deriva dallo scozzese geck, che significa sciocco, oppure dal tedesco antico. Esistono diversi tipi di geek. Il geek informatico è il più noto, ma per estensione ogni campo di studi e molte realtà culturali hanno i loro geek. Per esempio esistono geek in politica, geografia, scienze naturali, musica, storia, linguistica, sport.
Può esistere una differenza nell’uso dei due termini a seconda delle zone degli USA. Alcuni affermano che sulla costa ovest sia preferito il termine geek a nerd, mentre sulla costa est è il contrario. Altri, della costa est, dissentono sostenendo di aver trovato esclusivamente ricorrenze dispregiative della parola nerd rispetto all’uso benevolo di geek. In Inghilterra si tende ad applicare quest’ultimo punto di vista: nerd ha una connotazione molto più offensiva di geek, che appare spesso usato affettuosamente dagli inglesi, con una valenza simile ad anorak, altro ter26
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mine slang usato per definire un innocuo eccentrico, generalmente fissato con un argomento futile.
Otaku e «bampa»
La parola giapponese otaku nel contesto nipponico indica, per lo più, i giovani appassionati di fumetto, videogiochi, animazione che trascorrono la maggior parte del loro tempo in casa, coltivando questo loro interesse. In Europa il fenomeno si è segnalato molto presto e talvolta con una connotazione negativa. Invece, secondo Cristiano Martorella,2 il fenomeno otaku non sarebbe presente soltanto nella società giapponese, ma riguarderebbe l’intero globo e avrebbe alcuni aspetti positivi: Parlano una lingua composta di idiomi giapponesi e inglesi, si confrontano e discutono di mondi immaginari usando i più svariati mezzi di comunicazione, rappresentano una tendenza giovanile e anche se originari dell’Estremo Oriente sono multietnici e presenti a livello mondiale.3
Martorella afferma inoltre che «il mondo degli otaku influenza silenziosamente i gusti, i comportamenti, l’estetica e le arti, permeando invisibilmente diversi settori e contribuendo a definire la caotica società contemporanea». Tuttavia, esiste una differenza fra gli appassionati di fumetti tout court e i lettori di manga tipici. Il senso di lettura giapponese è diverso (da destra a sinistra, anziché da sinistra a destra) e così i fumetti si leggono in senso opposto rispetto al nostro. Le prime edizioni dei fumetti nipponici erano ribaltate, per consentire la lettura all’occidentale, in seguito, sia per 27
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20-02-2006
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NERD POWER. C’È UNO SFIGATO IN TUTTI NOI E STA RASCHIANDO PER USCIRE
direttive di certe case editrici, come la Kodansha, che non volevano il ribaltamento, sia per pigrizia degli editori italiani (ribaltare ha un costo), nella maggior parte delle edizioni nostrane si è conservato il senso di lettura alla giapponese. Per alcuni appassionati è una mossa filologicamente corretta, visto che così l’opera non sarebbe cambiata, ma per altri sarebbe corretto il ribaltamento, visto che la mente occidentale è L’edizione italiana di molti manga segue il abituata a leggere da senso di lettura giapponese (da destra a sini- sinistra a destra e, stra), rafforzando in alcuni lettori l’idea di anche se a furia di appartenere a una sorta di setta. Anche se fumetti come questo (Monster di Naoki leggere manga non Urasawa) sono, paradossalmente, molto “occi- ribaltati si pensa di dentali” nella storia e nella costruzione. essersi abituati al © Naoki Urasawa e per l’edizione italiana nuovo tipo di lettura, Panini Comics in realtà non è così. Un alfiere di questa teoria è il critico Moreno Roncucci, attivo nel newsgroup it.arti.fumetti, il «miglior critico a non aver mai scritto un libro» secondo la definizione di Gianluca Aicardi.4 Il non ribaltamento dei manga ha consolidato l’idea dei lettori di manga di appartenere a un mondo diverso 28
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Stefano Priarone
NERD POWER
C‘è uno sfigato in tutti noi e sta raschiando per uscire
e il tien ! C o n r d Te s t Ne NERD POWER
STEFANO PRIARONE (Ovada, 1971) si interessa di cultura pop in generale e di fumetti in particolare. È redattore del settimanale locale L’Ovadese e scrive, fra gli altri, per Urania, Matchpoint, Scuola di fumetto, IF, per la Collana Almanacchi della Sergio Bonelli Editore e per l’americano The Comics Journal. Ha scritto soggetti per la Bonelli (Zagor, Martin Mystère) e vari libri, come i tre Zagor Index (con Angelo Palumbo e Giampiero Belardinelli, editi da Ferriani), le due biografie critiche Mr. Fantasy. I mondi segreti di Tolkien (Passigli 2002) e Stephen King. L’Uomo vestito di incubi (Aliberti 2004), entrambe con Luca Crovi, e Fumettari (con Moreno Burattini), di prossima uscita per Sonda. È tra i fondatori della webzine di critica fumettistica Prospettiva Globale (www.prospettivaglobale.com), dove scrive con il nome di Sheovan, il suo alter ego demoniaco.
Stefano Priarone
O voi che leggete questa quarta di copertina, voi che passate i pomeriggi nei negozi di fumetti, voi che amate andare alle convention, che preferite parlare di libri e di serie televisive che non di motori e calciatori, voi che magari pensate di non avere una vita perché preferite spendere i vostri soldi in letture e visioni e non in abiti griffati, e che magari vi sentite in colpa perché diversi dagli altri: questo è il libro per voi! È la prima analisi esaustiva dei nerd: chi sono, cosa fanno, come vivono. Il libro grazie al quale scoprirete che essere un nerd non è un motivo di imbarazzo, bensì di orgoglio, perché i grandi registi (da Truffaut a Spielberg, da Fellini a Tarantino), i grandi scrittori (da Salgari a Umberto Eco, da Stephen King a Joe Lansdale), i grandi fumettisti (da Alan Moore a Brian M. Bendis, da Don Rosa a Romano Scarpa), i grandi giornalisti (da Giuliano Ferrara a Gad Lerner), sono tutti dei nerd. Persino papa Benedetto XVI può essere considerato un nerd. E non è affatto vero che essere nerd significhi necessariamente non avere un bel fisico ed essere ignorati dalle donne. Un nerd dichiarato e orgoglioso di esserlo come Stefano Priarone vi porta a fare un viaggio in un mondo che ben conoscete, ma che imparerete a vedere con occhi diversi. E anche voi sarete fieri di essere dei nerd. È il momento del Nerd Pride!
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