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Speciale dedicato al Natale
Fondato nel 1960
Modena dicembre 2021 • Numero 20 • Anno LXI (XXXIX della nuova serie) • Direttore responsabile Maurizio Guerzoni Proprietà: Editrice Modena Flash - Modena • Tel. 335.58.13.418 - Tel. 059.35.55.23 • margue@tsc4.com Stampa: Grafiche Rebecchi •Via Campagna, 4 - Cogneneto (Modena) -Tel. 328.2751355 • Aut. delTribunale Modena numero 712 del 20/1/83
Anche il passaggio di consegne 2021/2022 è carico di ansie
Le ombre di Natale 2021: eppure, c’è luce e Luce Speravamo tutti in un Natale migliore, rispetto a quello di un anno fa che risultò quasi l’ora d’aria durante la carcerazione. La quale reclusione, ci assicuravano i detentori del potere e i presunti detentori del sapere, combinata coi vaccini in arrivo ci avrebbe garantito la definitiva uscita dal tunnel, e l’avverarsi della promessa che “andrà tutto bene”. Infatti, da gennaio in avanti, l’inizio delle vaccinazioni, e con la buona stagione anche la naturale attenuazione del virus, avevano decisamente spostato verso scenari meno drammatici i numeri dei colpiti e dei deceduti. Ma, come ammoniva Amleto, ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la filosofia, cioè – attualizzando – la scienza dei medici e
dei Comitati scientifici e delle Cabine di regia: che, quanto a vaccini, avevano puntato la maggior parte delle loro fiches su Astra-Zeneca, malgrado una efficacia dichiarata del 59,5%, una asserita pericolosità o scarsa efficacia per gli over 55 (poi ridotti ai soli over 65); virando poi sul divieto di somministrazione alle donne e agli under 60, che significò infine la totale sparizione del preparato, a favore di quelli più costosi e validi. Cosicché, se gli ultrasessantenni chiamati alla seconda inoculazione tra giugno e luglio, nella nostra regione si vedevano affibbiare solo AstraZeneca (malgrado il Su-
permario Premier avesse garantito che a richiesta potessero ottenere qualunque tipo), a fine ottobre, delle 140mila dosi già acquistate dall’EmiliaRomagna, 131mila sono finite non “in cavalleria”, come si diceva un tempo, ma più precisamente al Generale degli Alpini. Magari ci faremo belli
arcon L’ARCON – C.L.A.A.I. e le strutture collaterali esplicano la loro attività principalmente a favore di piccole e medie imprese e di professionisti. Oltre alla organizzazione sindacale a livello provinciale, regionale e nazionale, forniscono i seguenti servizi: - Consulenza del lavoro per aziende, professionisti e datori di lavoro di ogni genere compresi quelli di lavoro domestico (COLF e BADANTI) e tutti gli annessi adempimenti in materia di collocamento, sostituti d’imposta, ispettorato del lavoro, I.N.P.S., I.N.A.I.L., Istituti previdenziali diversi, vertenze ed assistenza lavoro - Iscrizioni, cessazioni, variazioni C.C.I.A.A. - Enti locali, questura, SIAE, per licenze ed autorizzazioni varie - Incombenze societarie - Credito e finanziamenti - Contratti e registrazione - Informativa fiscale con apposito settore per lo studio e l’elaborazione delle dichiarazioni dei redditi I.M.U. - Vertenze sindacali e contenzioso - Affitti - Informativa contabile ed amministrativa con relativo settore specializzato nella tenuta della contabilità semplificata e minimi, contabilità ordinaria, dichiarazioni I.V.A., bilanci fiscali e gestionali, rapporti con le banche. - Si avvalgono inoltre della collaborazione di professionisti esterni al fine di prestare agli associati tutta l’assistenza di cui necessitano. Successioni.
ri durante le pause pubblicitarie dei talkshow) prorogavano allegramente il cosiddetto Greenpass dai 6 mesi iniziali a 9 e perfino 12, si scopriva che dopo 5 mesi l’efficacia dei vaccini scendeva sotto il 40%, e che il Greenpass continuava a essere posseduto ed esibito anche da chi Foto Teida Seghedoni nel frattempo si era ammalato, ma cedendole al terzo mon- poteva beatamente affoldo per cifre simboliche, o lare bar e ristoranti, dove gratis; nel frattempo, gli l’allegria alcoolica aiuta a altri vaccini (con prefe- diffondere nell’aria le mirenza accordata a quelli cidiali goccioline emesse che non contengono il da bocche spalancate. virus, ma semplicemente Ma dobbiamo adeguarci, ‘istruiscono’ le nostre cel- e anche da queste colonlule a respingerlo) fanno ne rivolgiamo agli scettici il loro mestiere, che però l’invito accorato a vaccinon è più quello concla- narsi: non è il toccasana, mato dal Giornale Unico conta meno di quanto della Vaccinazione sei millanti la propaganda mesi fa, di impedire la di regime (tacitando e malattia, ma solo quello minacciando chiunque si di attenuarla, di ridurre sieda “dalla parte del Tor(non eliminare!) i ricoveri to, perché gli scranni delin terapia intensiva, pur- la Ragione sono già tutti ché però non si attenuino occupati”), ma è sempre le altre misure precauzio- un piutòst che gnint. La nali, le stesse di un anno Natura, talora matrigna fa. come diceva Leopardi, E mentre i politici (istrui- escogita a volte scherzi ti dagli specialisti, maga- da prete, cui i sacerdoti
della Scienza devono onestamente porre rimedio – ammettendo, se del caso, anche di non sapere, altroché oscillare da “è poco più che un’influenza” a “ci saranno altri 150mila morti”. Come se non bastasse, all’emergenza sanitaria è correlata quella economica: al momento nascosta dalla droga dei finanziamenti europei (come lo era il virus, dai caldi estivi), ma che “all’apparir del vero” (sempre citando Leopardi), cioè al momento di fare i conti, restituire i debiti, ridurre lo spaventoso deficit si ripresenterà più forte e bisognosa di vaccini e sieri da somministrare a fiale intere, non divise per sei come fanno ai centri vaccinali. Fabio Marri Segue a pagina 5
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Speciale Natale 2021
Dicembre 2021
Serene F este
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Speciale Natale 2021
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Anche quest’anno le foto di Teida Seghedoni accendono il nostro Natale
Luci sulla città, simbolo di una speranza che non viene meno
Le notti più lunghe e buie dell’anno sono, come sempre, rischiarate nei centri urbani da uno scintillio allegro di luminarie: luci che incorniciano gli edifici storici, che pendono dai soffitti dei portici, che allacciano le case sui lati contrapposti della via, che rendono più vivi gli alberi di Natale, e che in questo passaggio d’anno riusciranno di nuovo a vigilare sui ragazzi pattinatori di fronte al Palazzo Ducale. Nell’attesa che il Gesù Bambino e i Re Magi ci regalino un 2022 finalmente illuminato nei nostri cuori.
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Speciale Natale 2021
Dicembre 2021
Speciale Natale 2021
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Memorie vecchie e nuove per la Festa delle feste
A Carpi, il Natale di oggi e di una volta Con sano realismo, e spirito profetico, il cardinale Zuppi, vescovo di Bologna, ha constatato che “La Chiesa rischia di essere irrilevante…la cristianità è finita. Le chiese si stanno svuotando: dopo ‘la chiesa dell’obbligo’, battesimo, comunione e cresima, i giovani spariscono. Molti adulti scelgono strade alternative, costruendosi spiritualità personali che non coincidono più con la religione cattolica. Siamo in un’epoca postcristiana”. Le sue parole fanno venire in mente quelle di altri vescovi e papi, conservate nel dolente eppure scanzonato diario di un grande giornalista carpigiano, Gianfranco Imbeni
Foto Teida Seghedoni
(1938-2018), ora riproposto a cura dell’amico Florio Magnanini nella raccolta Di penna e di parole (Carpi, Vocelibri, 2020). Addirittura apocalittiche le frasi del Vescovo dei Vescovi, Benedetto XVI Ratzinger, “papa pessimista” che nel 2005 deplorava il “processo progressivo di decadenza”
I tradizionali addobbi in centro e tanto altro
A Sassuolo, si sono accese le luci
Da una ventina di giorni si sono accese le luci in centro a Sassuolo; la splendida piazza Garibaldi ha già ospitato alcune manifestazioni, altre proseguiranno fino al 6 gennaio 2022. Addobbi, eventi ed emozioni, per riscoprire la storia della città, anche con le botteghe storiche, che presentano prodotti d’eccellenza, specialità e curiosità, il meglio di ogni categoria merceologica, nello splendore del centro storico vestito a festa! Questo il programma delle principali iniziative: Venerdì 24 dicembre: ‘Una foto con Babbo Natale a Palazzo Ducale’: si potranno scattare una foto insieme a Santa Klaus nel Salone delle Guardie del Palazzo Ducale di Sassuolo, dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. Nello stesso orario, sempre venerdì, nelle sale del piano nobile, gli allievi della Scuola di Musica Olinto Pistoni eseguiranno brani di repertorio classico intonati al clima natalizio. ci si può cimentare con i pattini. Con ‘Sassuolo on ice’ ci si può anche cimentare con i pattini tutti i giorni in piazzale della Rose, fino al 23 gennaio 2022. Inaugurata da alcuni giorni anche la mostra “Natale in Galleria” che resterà aperta fino al 6 gennaio 2022; si tratta della tradizionale ‘Collettiva di Natale’, allestita dagli associati del gruppo artistico; chiusa tutti i lunedì e i giorni 25-26-31 dicembre e il 1° gennaio. Altro interessante evento artistico è “Piaceri di vita, mostra di oggetti antichi”, a cura di Glauco Angeletti ed Oliviero Citton, presso la Paggeria Arte&Turismo. La rassegna resterà aperta fino al 27 febbraio. Per aggiornamenti al programma collegarsi al sito del Comune: www.facebook. com/comunesassuolo/ (margue)
della civiltà cristiana e della Chiesa stessa: “dove il presepe è motivo di contorno o merce d’asta” come rilevava Imbeni (pp. 343-6), rimpiangendo la sua Carpi degli “anni Cinquanta, quando ancora il Seminario vescovile era una popolosa officina di chierici ricolmi di ansia apostolica quanto di estri artistici”, e a Natale la chiesa seminariale esibiva presepi sempre nuovi e ricchi di significati spirituali. Come quelli (i significati, non solo i presepi) che il più grande dei preti e (osiamo dire) dei santi carpigiani, don Zeno, esponeva, con modi – fu detto – da tribuno della plebe, ma presentandosi “con la nera tonaca lunga fino ai piedi con tutti i bottoni allacciati”, per dire che nelle chiese “svolazzano anche i pipistrelli”, entrando dalle finestre rotte, e sussurrare sottovoce ai comunisti parole di orgoglio cristiano. “Ma purtroppo i comunisti non ci sono più”, commenta Imbeni. E anche i presepi diventano oggetto, più che di culto, di fugace ammirazione, poi, ben che vada, di collezione, come quella (oggi finita chissà dove) di monsignor Corrado Gamberini, altro prete carpigiano di una volta, che nel presepe vedeva scomparire la divisione dell’umanità per caste, e invece accomunati i re e i pastori e i mendicanti,
persino qualche storpio o guercio. E se un bar raffinato di Carpi allestisce il presepe sotto il bancone, “che cosa direbbe la gente se qualcuno ci portasse il nipotino a declamare di pastori, di neve che fiocca e di stelle comete”, tra avventori cui solo importano le vicende del calcio? (p. 145). Cosicché le luminarie natalizie (di cui Carpi è prodiga anche quest’anno) e le recite in piazza di gospel, diventano manifestazioni più pittoresche che spirituali, in un Occidente impaurito e sperduto sotto la copertura dell’allegria di naufragati, dando ragione a un altro vescovo di Carpi, monsignor Elio Tinti che (come ricorda ancora Imbeni a p. 99) al passaggio tra 2001 e 2002 insisteva sulla nostra fragilità, su “l’esigenza e il bisogno di essere salvati, di un’àncora di speranza e di certezza” che forse può appoggiarsi solo all’Infinito che ogni anno si fa uomo nel presepe. Mentre la triste finitezza di noi umani in questo nuovo Millennio appare da un altro Natale, questa volta del 2003 (pp. 146-7), dove Imbeni si richiama a un caro amico anche nostro che non c’è più, “un signore molto onesto che si chiama Giorgio Boschini”: il quale aveva raccontato in quei giorni del suicidio, clamoroso perché pubblico, “esibizionista” come le contemporanee seconde nozze di Pavarotti, di un immigrato che morso dalla fame e dalla disperazione si era fatto esplodere in piazza Mazzini, davanti alla sinagoga di Modena e all’albergo dove stazionavano i vip americani invitati al matrimonio, finendo in mille pezzi, lui e il suo carretto e tutto
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l’armamentario alimentato a liquigas per friggere cibi da strada, unico sostegno di una vita ormai insoffribile. E i signori benpensanti della zona, oltre a rallegrarsi che il suicida per mancanza
di soldi non fosse riuscito a riempire la bombola, deploravano che qualcuno deponesse fiori sul luogo di chi, in fondo, se l’era cercata. Fabio Marri
Continua dalla prima pagina
Un passaggio di consegne carico d’ansie
Natale 2021: eppure, c’è luce e Luce
E verranno al pettine nodi irrisolti, anzi irresolubili con l’attuale cartello parlamentare che siede al governo, per i quali il Supermario si accorgerà che non stiamo assemblando i Lego o gingillandoci su temi pittoreschi come il cosiddetto gender, ma giocandoci il presente e il futuro. Il reddito di cittadinanza è usufruito a Bolzano da 8 famiglie ogni diecimila, a Belluno da 44; ma a Napoli da 587, a Palermo da 609, a Crotone da 630; nel frattempo, gli under 30 che non studiano né cercano lavoro sono l’11% a Ferrara, ma il 40% a Messina e il 48% a Crotone (dove gli occupati sono appena il 36% della popolazione attiva). Intanto, negozi e strutture ricettive espongono invano cartelli con ricerca di personale; le imprese edili hanno fame di idraulici ed elettricisti: ma bisognerebbe passare attraverso i navigator i quali invece si preoccupano soprattutto di mantenere lo stipendio proprio. Come se non bastasse, l’ambiente presenta, ogni mese che passa, conti da pagare: se l’ultima nevicata copiosa su Modena la ricordiamo personalmente nel lontano 13 dicembre di due anni fa, più nitide sono le immagini delle alluvioni di Panaro e Tiepido, delle piogge violente che rompono settimane e mesi di siccità assoluta e di caldo-record. Concordemente (quasi un Giornale Unico anche qui), il tutto è stato attribuito alle emissioni di carbonio, alle maledette automobili, perfino agli allegri caminetti col ciocco di Natale; e il tutto andrebbe a parare nella sommersione di Venezia o delle Hawaii. Chissà come andavano le cose nel secolo XVI, quando i pastori svizzeri e valdostani scorrazzavano con le vacche sul Plateau Rosa, o l’orso della val Badia si cibava di erba fresca a 2500 metri di altitudine: ma anche qui, dobbiamo attenerci a chi sa o può, e rassegnarci per esempio all’aumento del 50% o più dei prezzi del metano, che sembra un invito a usare auto elettriche. Senza pensare troppo al fatto che l’elettricità distribuita in Italia proviene solo per il 41% da fonti rinnovabili (soprattutto idroelettriche) e per il 59% da combustibili fossili, stante anche il rifiuto emotivo delle centrali nucleari (che invece nella confinante Francia danno i due terzi di tutto il prodotto). L’elettricità fornita da Hera viene per il 52% dal metano (che sul territorio nazionale contribuisce solo al 43%) e per un altro 10,5% dal carbone (8,5% nel complesso dell’Italia); in compenso, quasi alla chetichella, un 4% di energia nucleare contribuisce a far funzionare gli apparati elettrici dei modenesi. Complici anche gli sguardi sospettosi lanciati, da talune forze politiche, verso inceneritori e termovalorizzatori (capaci invece di risolvere, almeno per parecchi decenni, i nostri problemi sia del rifornimento energetico sia dello smaltimento rifiuti, anche a beneficio di regioni meno previdenti delle nostre), ci chiediamo quando gli specchi solari e i mulini a vento e le dighe (che non si costruiscono quasi più) saranno in grado di alimentare tutte le auto elettriche che dovrebbero colonizzarci, e soprattutto di portare alle temperature giuste gli altiforni e le ceramiche e il resto. “Ma noi non ci saremo”, cantano i più anziani, nostalgici dei Nomadi e di Guccini; e tuttavia, Colui che nasce in questi giorni ci ammonisce a stare sempre pronti, perché il Ladro viene quando non l’aspettiamo, e la luce che intravediamo in fondo al tunnel potrebbe essere anche un incendio rovinoso. Che ci confortino allora, almeno per Natale, le luci festose che infiorano città e paesi, ma soprattutto la Luce che da duemila anni non tramonta, e ci rassicura che non saremo mai abbandonati. Fabio Marri
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Speciale Natale 2021
Dicembre 2021
Speciale Natale 2021
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La preziosa funzione di controllo sulla purezza della nostra lingua svolta dall’Accademia della Crusca
Chiamiamola ‘Italia’ e non ‘Nostro Paese’ No, il Covid pur con tutti i problemi che ci sta procurando questa volta non c’entra. La ragione dei malumori riguarda la lingua italiana, la nostra bella lingua. Da qualche tempo a questa parte, infatti, nel lessico corrente si è formata una “moda”: quella di sostituire alcune parole con altre, convinti che esse possano avere stessi significati e identici contenuti. “Italia”, per esempio. Chi la nomina spesso la sostituisce con il meno nobile termine di “Nostro Paese” ed è inquietante che “Nostro Paese” sia entrato a far parte nel linguaggio corrente di molti italiani, purtroppo anche di coloro che ci rappresentano in Parlamento. Per loro l’Italia si identifica con “Nostro Paese”, e ”Nostro Paese” sta prendendo sempre più piede invadendo la comunicazione nelle sue varie espressioni. Dante, è vero, parlò “Del Belpaese là dove ‘l sì suona” come pure Petrarca “Il Belpaese Ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe”, ma erano tempi (sono passati più di 700 anni) in cui non venivano utilizzati in contesti ironici, scherzosi o polemici come spesso accade ai nostri giorni. Il nome “Italia”, al pari di quello di qualunque altra nazione, richiama valori e
significati importanti che “Nostro Paese”, pur scritto con la lettera maiuscola, non ha: sono quelli di Patria, di Nazione, di Stato, vere essenze di un popolo. “Patria” sta a indicare un territorio con la sua storia più o meno illustre, una comunità nella quale non esistono differenze di ceto, di razza, di sesso, dove ciascuno sente di appartenervi per nascita, cultura e tradizioni, pronto a lottare e a sacrificarsi per essa. Immolarsi per la Patria, pur nel sacrificio della vita, rappresentava (e dovrebbe continuare a rappresentare) la conclusione di una esistenza capace di consegnare la memoria al ricordo perenne conferendole rispetto e ammirazione. Ne parlava già Macchiavelli nel 1527 in una delle sue lettere: “Amo la mia patria – scriveva – più della mia anima”. Ma “Italia” esprime anche l’idea di Nazione. Nella letteratura antica con essa si definiva una totalità di persone legate dalla stessa lingua, dalla medesima storia, dalla stessa civiltà, animate da interessi convergenti. Aldo Gabrielli nel suo dizionario la definisce “complesso di individui avente una stessa origine, con lingua, storia, religione, costumi spesso comuni”. E, infine, ancora
evoca l’immagine di Stato, vale e a dire di un tipo di organizzazione politica chiamata a governare. Contenuti importanti, dunque, che questo termine racchiude, che invece mancano in “Nostro Paese”. E allora, al di là di tali riflessioni, cerchiamo di riconsiderare l’italiano, di non avvilirlo, di non offenderlo, di arricchirlo anzi, se necessario, con termini nostri, capaci di soddisfare e rispondere alle esigenze di una comunicazione adeguata ai tempi. E allora, Viva l’Italia e non viva il “Nostro Paese”! Però per l’italiano, considerato non a torto una delle più belle lingue del mondo, esiste un’altra insidia. E’ rappresentata dal crescente inquinamento che, specie in questi ultimi tempi, subisce per l’uso indiscriminato dei numerosi neologismi che lo caratterizzano. Un’insidia strisciante che induce sempre più a limitarne l’uso. Vorremmo sperare che essa non venga soffocata, addirittura sepolta, dalla presenza di termini che non le appartengono. E allora sorge il timore che si tratti di un modo per indurre, soprattutto i giovani, a utilizzare sempre meno parole italiane con la scusa che esse non riescono più a rappresentare pienamente la nuova realtà. Una convinzione diffusa ma
A tutti col cuore, sentiti auguri
non vera, smentita dall’esistenza di termini che, in numerose occasioni, avrebbero potuto sostituire con ugual efficacia e con identica suggestione quelli stranieri, per la maggior parte inglesi. Così, è emblematica la miriade di comunicazioni giornalistiche, di dichiarazioni, di avvisi emessi dalle autorità impegnate nella lotta contro la pandemia arricchite (si fa per dire) da termini stranieri. Un esempio fra i tanti: in molte circolari emesse dalle autorità sanitarie è comparso, e compare, in maniera sempre più frequente, il termine “booster” che certo non rientra nella cultura linguistica comune. Ma viene usato ugualmente non curandosi di renderne noto il significato. “Booster”: ma “chi era costui?” si saranno chiesti gli ignari fruitori del vaccino, ricordando un interrogativo che si pose don Abbondio udendo il nome di Carneade. E visto che non siamo ai tempi del Manzoni, che la lingua italiana la conosceva molto bene, diventa necessario precisare che “booster”, in inglese, in campo medico, ha un significato tecnico ben preciso com’è spiegato nell’ “Oxford English Dictionary”. Si legge infatti: ”Dose di vaccino che accresce e rinnova gli effetti di un’inoculazione precedente”. Sorge allora spontanea una domanda: chi aveva stilato il testo di quella circolare non sapeva che nella letteratura medica italiana, fin dalla prima metà del secolo scorso, esisteva la parola “richiamo” con ugual significato? O non ne era a conoscenza, o evidentemente lo aveva dimenticato sopraffatto dalla smania di sfoggiare la propria cultura linguistica. “Richiamo”, infatti, era un termine, noto e familiare nell’uso medico, proprio in campo vaccinale. Ne fanno fede i “richiami” (e non i “booster”) somministrati per l’antitetanica, per il vaiolo, per l’antipolio... L’ennesima occasione persa,
dunque, per mettere in condizione i cittadini di intendere quel che viene loro comunicato. E si capisce come in tal modo si possano generare timori e con essi perplessità e resistenze. La realtà è che ormai la nostra lingua viene vandalizzata con anglicismi presenti in numero sempre maggiore. Lo dimostrano alcune cifre: quelli inglesi, sono oltre seimila, i francesi, quasi cinquemila, gli spagnoli, poco più di mille, i tedeschi, superano i seicento e adesso si sono aggiunti anche gli arabi che vantano quasi settecento termini. E allora ecco che il “riassunto-sommario” diventa “abstract”, “le esperienze passate” “background”, la “scadenza”, “deadline”, il “falso”, “fake”, l’”editor”, il “redattore”, la “hall”, l’”ingresso”… e così via. Come mai? Il fatto è che dal Duemila in avanti è aumentato in maniera esponenziale
il numero dei vocaboli ibridi, vale a dire di quelli che accostano un termine inglese a un altro italiano dando vita a combinazioni praticamente infinite (baby-criminale, cyber-attacco…e così via). Da tempo gli ultraottantenni sono diventati gli “over 80”, mentre la nazionale di calcio giovanile è quella degli “under 21”. Si tratta di un fenomeno in continua espansione, inarrestabile, che ha suscitato la preoccupazione e l’allarme dell’Accademia della Crusca, nata nel 1538 con lo scopo precipuo di mantenere la purezza della lingua fiorentina e di riflesso di quella italiana. Una sentinella, questa, che tranquillizza, attenta e pronta a correggere certe mode, sicura di potervi riuscire sapendo di agire in una realtà ricca di valori storici e culturali difficilissimi da cancellare, che solo l’Italia può vantare. Giovanni De Carlo
Il 23 dicembre un modo unico per farsi gli auguri
A Castelfranco tortellini... in coppa
Una decina di anni fa, alla San Nicola (associazione di volontariato di Castelfranco Emilia) è venuta l’idea di fare gli auguri a Natale in un modo tutto particolare, con una piccola degustazione, in una coppa tipo champagne, di tortellini tradizionali, prodotto iconico del territorio, naturalmente in brodo di cappone. L’iniziativa è piaciuta alla gente e alle autorità e così anche quest’anno giovedì 23, alle 18 in corso Martiri sotto il portico del museo civico, si farà il consueto brindisi degli auguri, con gli auspici di trascorrere tutti serenamente e in salute le feste natalizie. Un assaggio, con vendita straordinaria natalizia del tortellino prodotto dalle ‘Maestre Sfogline’ di Castelfranco. Ma, martedì 21 dicembre, vi sarà anche un’anteprima importante, ‘La San Nicola’ ringrazierà il personale Medico e infermieristico del ‘Centro Vaccinale di Castelfranco’, per il grande impegno profuso, per la salute di tutti. Il presidente della San Nicola, Giovanni De Angeli, vuole infine sottolineare: ‘Faremo un brindisi augurante con loro e saremo felici di omaggiarli con una confezione di tortellini e anche, naturalmente il brodo di cappone, potranno in tal modo gustarli a tavola il giorno di Natale. (margue)
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Speciale Natale 2021
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“Qualità della vita”: classifiche ambigue ma poco lusinghiere per la nostra provincia
Su Modena, ‘Sole’ calante e ‘Italia’ crescente: per chi vuole crederci...
Anticipati come gli incontri calcistici del venerdì, concordi come i virologi e infettivologi che discettano in tv sull’efficacia dei vaccini, attendibili come le previsioni del tempo esibite sul piccolo schermo tra ammiccamenti e mossette (chi ha visto la grande nevicata annunciata su Modena tra il 10 e l’11 dicembre?), a partire dal 15 novembre per chiudere il 13 di questo mese sui due giornaloni economici “Italia oggi” (di Roma) e “Il Sole 24 ore” (di Milano) sono usciti i consuntivi sul benessere suddivisi per le 107 province: che in teoria dovrebbero riguardare l’anno non ancora concluso ma solitamente si basano su dati dell’anno prima, con una spolveratina del primo semestre 2021. Come sempre, le statistiche non concordano, e sembra quasi che ognuno dei due quotidiani copii il concorrente, invertendo i giudizi: come se nel 2020 uno magnificasse Astra-Zeneca e quest’anno portasse alle stelle Pfizer, esattamente al contrario di quello che fa l’altro. Così le prime del 2021 secondo “Italia Oggi” sono Parma, Trento e Bolzano, quasi a imitazione del “Sole” 2020, che
aveva innalzato al podio Bologna-Bolzano-Trento. Ma il “Sole” per il 2021 premia Trieste-MilanoTrento, manifestando se non altro una certa affinità di simpatie territoriali con “Italia oggi” di un anno fa, che assegnava le medaglie a Pordenone-Trento–Vicenza. Così succede per Modena: depressa un anno fa da “Italia oggi”, che la collocava solo al 34° posto, quest’anno risalirebbe al 15° (stesso piazzamento del 2019: corsi e ricorsi). A raffreddare gli entusiasmi però, dando fiato alle trombe delle opposizioni politiche, è arrivato un mese dopo il “Sole”, che nel 2020 ci metteva al 15° posto, ma adesso ci retrocede al 24°. E noi che ponevamo la statistica fra le scienze esatte, siamo serviti; e i leader politici possono sempre salvarsi in corner citando quello dei due giornali che tira l’acqua al loro mulino. “Ma vediamo in dettaglio le zone climatiche” (per continuare il parallelo coi meteo-astrologi televisivi), ovvero i nove “indicatori” di “Italia Oggi” e i sei (che poi diventano sette, grazie al me too del “Sole”, che fiutando l’aria dedica
Foto Teida Seghedoni
una classifica speciale alle donne: il cui “benessere” mette Modena al 20° posto assoluto, ma in regione dietro Ferrara Bologna e Ravenna). Indicatori talvolta all’insegna del famolo strano: ci eravamo compiaciuti un anno fa col “Sole” per l’abolizione degli indicatori climatici, che punivano le zone dove d’inverno fa molto più freddo che d’estate, e quest’anno il pentitismo ha spinto i confindustriali a ripristinare, nella sezione “Ambiente e servizi”, un “indice del clima” che tiene conto di “sole, piogge, ondate di calore”: graduatoria capeggiata da Imperia, con damigelle d’onore Catania, Pescara e Bari. Ditemi voi se preferite il clima di Bari o Catania a quello
La direzione di Vela porge Buone Feste augurando a tutti un 2022 migliore !
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di Novara (classificata terzultima in Italia: eppure la provincia comprende i laghi Maggiore e d’Orta, separati dal Mottarone, siamo sicuri che il clima sia così detestabile?). Un anno fa la “tappa” di “Ambiente e servizi” era una delle più favorevoli a Modena: decima assoluta in Italia, per il “Sole”. “Ci favella del tempo che fu”, invocherebbero quelli del Va pensiero; perché adesso Modena sprofonda al 36° posto, ultimo in EmiliaRomagna. Ma basta cambiare canale per trovare musiche più gradite: “Italia oggi” ci promuove al 6° posto (dal 17° dell’anno scorso), comunque dietro a Reggio (campione d’Italia) e Parma quarta. Eppure siamo al 92° posto per la concentrazione di biossido d’azoto, e al 93° per le microparticelle che svolazzano nell’aria; sia pure con un minimo miglioramento nell’anno. Ci salvano i km di piste ciclabili nel capoluogo, che secondo “Italia oggi” ci mettono al 6° posto nazionale. Curioso che Reggio sia decima per “Italia oggi” e prima per il “Sole” (con Modena non piazzata): però sarebbe ora di conteggiare non i km ma la qualità delle piste, perché quella di via Morane farà punti, ma certo non fa sicurezza per i ciclisti, con gli automobilisti spesso costretti a invadere l’altrui territorio perché nel loro non ci stanno. Ma per noi modenesi è più gratificante scorrazzare in altre sezioni, come gli “Affari e lavoro” dove a priori siamo ben messi o quasi. “Italia oggi” ci gratifica di una promozione dal 29° al 16° posto (sebbene solo 5° in regione); un po’ più giù, ventesimi, stiamo col “Sole”, che viceversa ci manda indietro di 5 caselle e non ci offre nessuna nomination fra le prime 5 in nessun parametro. Passiamo allora alla classifica “Ricchezza e consumi” per avere un contentino dal “Sole” che ci promuove dal 21° al 14° posto, regalandoci addirittura il primato quanto
alla spesa in beni durevoli (ma quest’anno abbiamo speso ‘solo’ 3082 euro, quasi 300 meno dell’anno prima), e il 4° posto per il valore aggiunto, cioè la nostra produzione procapite, addirittura 36mila euro: si precisa però che è una stima, aggiungiamo pure alquanto ottimistica rispetto ai 25300 euro accertati per il 2020. Siamo in ogni caso trattati meglio da “Italia oggi”, che ci promuove dall’ottavo al sesto posto assoluto. Miracolosamente, i due giornali concordano nello stabilire che lo stipendio medio è di 25750 euro l’anno, che per il “Sole” vale il quinto posto, per “Italia oggi” addirittura il quarto, grazie alla retrocessione di Monza (collocata al 14° posto mentre per il “Sole” è prima al pari di Milano). Stabile l’ammontare della “ricchezza patrimoniale”, 228 mila euro per modenese secondo “Italia oggi”, che ci vede terzi in Italia (più indietro secondo il “Sole”). Se diamo retta al “Sole”, la classifica che ci vede meglio sistemati è quella “Demografia società e salute”; a dire il vero piuttosto eterogenea se mette insieme il numero dei diplomati o laureati, gli immigrati e i casi di Covid: comunque, nessuna infamia e nessuna lode ci porta nel complesso alla piazza numero 11, seconda in regione dietro la sola Bologna, e con 19 posizioni guadagnate sul 2020. La corrispondente categoria “Popolazione” di “Italia oggi”, però, ci fa scivolare al 31° posto (meno 3 rispetto al 2020): ma è una classifica da prendere con le molle, perché a parte il primato di Bolzano, nelle prime 20 province ci sono solo zone del centro e soprattutto del profondo Sud. Certo, bisogna meditare su alcuni dati, come quello dei nati (soltanto 7 ogni 1000 residenti), ventisettesimo posto in Italia: e se (come recita la giustificazione corrente) le donne fanno pochi figli dove sono scarsi i servizi per l’infanzia e le famiglie, sarebbe da riflettere sulla sbandierata eccellenza di nidi e asili nella nostra regione. Va comunque molto peggio per gli altri parametri, a cominciare da un’altra eccellenza conclamata in regione, quella del “Sistema salute”: vistosamente smentita da “Italia oggi”, che ci assegna una misera piazza 69, penultimi in regione, appena davanti alla cenerentola Reggio. Malgrado i diuturni incensi sparsi dalla principale tv
modenese all’indirizzo del nostro apparato ospedaliero, per posti letto in terapia intensiva siamo solo in 42^ posizione (il “Sole” preferisce evitare i confronti, e come detto annega la salute nel capitolo-omnibus della demografia). Il numero 42 ci è assegnato da “Italia oggi” anche nella sezione “Tempo libero”, che mette insieme alberghi, bar, ristoranti con palestre, cinema e librerie: accorpamenti discutibili; ad esempio non ha senso dare i numeri delle librerie, se non si tiene conto delle dimensioni e del numero di libri disponibili (comunque Modena sarebbe 68^). Ma la situazione peggiora secondo il “Sole”, che per “Cultura e tempo libero” vede appena 44^ la nostra provincia, terzultima in regione (solo Piacenza e Reggio sarebbero più indietro): e d’altronde, se prendessimo un fattore che incide anche sul turismo, quello delle mostre d’arte, diventeremmo rossi dalla vergogna paragonando le iniziative modenesi con quelle di Ferrara, Parma, Forlì, Ravenna per non dire di Bologna. Da notare che Ferrara, recentemente strappata al duraturo governo delle sinistre, si colloca al secondo posto nazionale quanto a “spesa dei comuni per la cultura”, mentre Rimini è seconda sia per le librerie sia per l’”offerta culturale”. E non bisogna stare allegri nemmeno per il 48° posto (secondo “Italia oggi”) nelle “competenze alfabetiche”, il 41° per le “competenze numeriche” degli studenti, molto indietro rispetto a Trento, Lecco e quasi tutte le province emiliane. Ma queste sono rose e fiori, se passiamo alla graduatoria “Reati e sicurezza” di “Italia oggi”, che ci retrocede al 90° posto, dal 74° di un anno fa e dal 67° del 2019; appena meglio è la piazza 86 per la “Giustizia e sicurezza” del “Sole” (che almeno ci fa avanzare di 13 caselle): riguardo ai furti nelle abitazioni siamo i penultimi del Paese per “Italia oggi”, terzultimi per il “Sole”, che ci dichiara penultimi anche per il riciclaggio di denaro ‘sporco’ (troppi ristoranti cambiano di mano in breve tempo…). Ma il “Sole” attesta che le nostre carceri sono tra le meno affollate d’Italia (55 posti occupati ogni 100 disponibili); dunque non ci sarebbero scuse perché le pene fossero realmente scontate, e di conseguenza diminuissero i reati. Chissà… Fabio Marri