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1060 Informazione cultura e tempo libero Anno XLIII n.3 | 15 febbraio 2024 | € 2,50
Dopo Vaia che è successo?
Fondato da Dario De Bastiani nel 1982
Paola Favero
Poste italiane spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. L.27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, CNS TV - Periodico di informazione, cultura e tempo libero - Anno XLIII n.3 - 15 febbraio 2024 - Euro 2,50 - Contiene I.P.
QUARTIER DEL PIAVE Recuperare la Storia e la Memoria
Il bilancio 2023 degli animali salvati dal CRAS. Sono 2.184 gli interventi effettuati
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CONEGLIANO Sono morto cinque volte. Ma sono qui
SOS animali
ISSN 2784-9716
VITTORIO VENETO Buon compleanno astrofili!
L’ABATE ASSASSINO
E altre storie di contrabbandieri, criminali e suicidi, di Pompeo Gherardo Molmenti
1 anno di Quindicinale
36,90€
Amanti delle storie oscure, dei delitti, dei tradimenti, dei complotti oltre la soglia di casa, degli avvelenamenti nel…brodetto, questo libro è per voi. Racconta infatti vicende truci ambientate nelle nostre terre, che hanno come protagonisti nomi noti: Marcantonio Brandolini (l’abate assassino), il conte Altan (che finì decapitato), la bella Vendramin (che si suicidò), l’uomo selvatico che mangiava solo erbe e che nessuno ha mai saputo se fosse un matto o un grande filosofo. Storie di secoli fa, vere e documentate che tengono col fiato sospeso, anche da un sorriso.
ESCURSIONI PER TUTTA LA FAMIGLIA SULLE DOLOMITI A cura di Eleonora Solero e Mattia Pizzoli
1 anno di Quindicinale
36,90€
Dolomiti, ed è subito meraviglia. Per i grandi, ma anche - forse soprattutto - per i piccoli. Due esperti escursionisti come Eleonora e Mattia hanno selezionato per tutti noi 45 tra le più belle escursioni da fare sulle Dolomiti. Per vivere la bellezza delle cime, dei pascoli, dei laghi, della natura d’alta quota in tutta sicurezza, senza rinunciare al piacere della sorpresa, dell’incanto, del bello di una flora e di una fauna uniche al mondo.
1 anno di Quindicinale
2024
41,90€
VAJONT. QUELLA NOTTE IO C’ERO
Racconti di chi è sopravvissuto di Paolo Munarin
PÈDO ‘L TACON DE ‘L BUS
Proverbi, modi di dire e soprannomi raccolti lungo il fiume Piave di Fulcio Bortot
1 anno di Quindicinale
41,90€
Anche il grande Umberto Eco, che non era veneto, a volte citava in dialetto l’espressione idiomatica che dà il titolo a questo libro. Pèdo ‘l tacon de ‘l bus è uno dei tanti modi di dire, autenticamente nostrani, che rimandano a una saggezza antica, ma ancora attualissima, a una filosofia del vivere che un po’ abbiamo perso per strada. Ma che riconosciamo come familiare. Un viaggio nei proverbi e nelle locuzioni de casada che ci fa sentire parte di una comunità sincera e che, con un sorriso, ci aiuta a cogliere la vera essenza della nostra vita.
A sessant’anni dalla catastrofe del Vajont - la più grave tragedia della nostra storia repubblicana per numero di vittime - una testimonianza condotta sul filo della memoria e dei racconti di chi si è salvato. A ricordare l’orrore del disastro che in quattro minuti di apocalisse spazzò via Longarone e tante frazioni contermini è uno dei longaronesi che miracolosamente si salvarono. Paolo Munarin il 9 ottobre 1963 non aveva nemmeno compiuto un anno. Ma l’eco dell’acqua, della luce irreale, il frastuono della distruzione echeggia ancora nel suo cuore.
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PRIMO PIANO
Da Vaia non abbiamo imparato nulla Boschi e foreste sono in pericolo, e poiché sono la culla della biodiversità che consente la vita sulla Terra, la loro sopravvivenza deve essere la nostra priorità. Guardiamo al nostro Cansiglio: i Veneziani sapevano meglio di noi come utilizzare il legname senza distruggere un patrimonio che - sfatiamo un luogo comune - non è affatto rinnovabile. Se non con la conoscenza e professionalità che abbiamo perduto a vantaggio di un profitto immediato
di Paola Favero*
S
ono passati ormai cinque anni da Vaia e di tanti propositi, promesse, impegni, non è rimasto quasi nulla. Vaia non solo non ci ha fatto cambiare, ma ha contribuito a peggiorare ulteriormente le cose. In modo naturale favorendo le infestazioni del bostrico (Ips typographus), un coleottero scolitide che sta distruggendo i boschi di abete rosso indeboliti dalla tempesta e
grazie anche al nostro contributo, per come abbiamo affrontato il problema negli anni successivi. Le montagne, già martoriate dalla tempesta, sono state infatti segnate da centinaia e centinaia di chilometri di strade e piste forestali, anche dove non sarebbe servito, creando nuove ferite e dissesti, mentre l’uso sempre più esteso di nuovi macchinari forestali, gli Harvester ed i Forworder, utilizzati per recuperare gli schianti, sta portando verso una selvicoltura sempre più meccanizzata e spesso devastante per il bosco ed il terreno . La nostra selvicoltura ha radici molto antiche e non temo nel definirla “la più bella del mondo”. Già i Veneziani avevano ben compreso che per ottenere i migliori alberi per le loro navi dovevano mantenere i boschi strutturati e forti, ricchi di piante mature e ben conformate, e avevano inventato il taglio saltuario per piede d’al-
bero, o taglio cadorino, che consentiva loro di prelevare una pianta qui, una pianta laggiù, senza compromettere la struttura della foresta. Così come in Cansiglio avevano vincolato la foresta a fustaia, senza mai ceduarla, per poter avere dei faggi alti e possenti dai quali poter ricavare i remi delle galere, che dovevano essere un unico pezzo lungo da 13 a 17 metri! La selvicoltura in Italia ha attraversato varie fasi: da un periodo in cui era prettamente produttivistica, con effetti negativi sull’assetto dei boschi e sulla biodiversità, ad anni più recenti in cui è stato coniato il termine selvicoltura naturalistica, che prevede di poter ricavare dal bosco il legname necessario seguendo l’esempio della natura, evitando in modo assoluto il taglio raso e favorendo i boschi misti e disetanei. Purtroppo l’eredità di Vaia, ma ancor più il sistema economi co che domina
Paola Favero
* Paola Favero, Forestale, già comandante del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Vittorio Veneto, GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna)
Giovedì 15 febbraio 2024 | 5 Il Quindicinale