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Touring 07/08 2021 italiano

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LA RIVISTA PIÙ LETTA DELLA SVIZZERA

FORD MUSTANG MACH-E

#7/8 # 7/8 | LUG/AGO 2021 | FR. 4.50

3

vizzeri castelli s ire r da scop

Il nostro test

INCITARE NON PUNIRE Il dopo votazione legge CO2

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SOMMARIO

32

Città: noleggio di furgoni elettrici

11

40

Adrenalina cercasi a vari livelli ed età

Test della Ford Mustang Mach-E

EDITORIALE

LA RIVISTA PIÙ LETTA DELLA SVIZZERA

dossier La Svizzera mecca dell’outdoor, ieri come oggi

15 Volo in tandem

l turismo d’avventura è approdato in Svizzera intorno al 1800. I primi a conquistare le vette nostrane furono alpinisti britannici facoltosi, che si facevano accompagnare in quota da scalatori locali profondi conoscitori dei posti. La crescente richiesta portò alla professionalizzazione delle guide di montagna. Ben presto gli appassionati di attività sportive all’aperto non si limitarono più a salire sulle cime ma scoprirono le forre, dove vivere esperienze eccitanti fra le rocce e le acque selvagge, ma anche nell’aria. È così che nacquero nuove discipline come il torrentismo e il rafting, oppure il parapendio in tandem. Queste attività in piena natura sono accessibili anche ai meno esperti, grazie ad accompagnatori specializzati. In questo numero vi proponiamo uscite avvincenti per tutti, informazioni ed approfondimenti nonché racconti e incontri con il brivido.

19 Psicologo in intervista

I

Per sconfiggere la vecchia paura del salto nel vuoto Perché e chi va a caccia di emozioni superando ogni limite

22 Assicurati per l’outdoor Precauzioni da prendere per lo sport d’avventura

mobilità 32 Shared Micro Cargo La logistica dell’ultimo miglio si fa con furgoncini elettrici

35 DAB+ e sicurezza futura Assenza di annunci di pericolo per automobilisti con radio FM

36 Canale d’Entreroches La via d’acqua Nord-Sud: gita lungo i resti di un sogno infranto

24 Specialità vallesana I bisses da importanti canali d’irrigazione a meta per gite

In moto con gli assistenti di guida

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Felix Maurhofer caporedattore Copertina: Juliane Lutz e Dominik Wicki in parapendio sopra Interlaken Foto: Dominik Wicki

luglio / agosto 2021 | touring

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SOMMARIO

49

DS 9: spazio e comfort

61

Mini roulotte a noleggio

Primo contatto per i soci con i veicoli elettrici

Tre castelli svizzeri poco conosciuti

69

I miei vantaggi club 39 PubliBike e TCS Benefits 63 Offerta speciale 125 anni TCS 78 Concorso Tourolino 82 Tre occasioni di vincita

56

tecnica 40 Test Ford Mustang La Mach-E, la familiare elettrica con dotazione completa

46 Versioni ricaricabili Paragone tra PHEV: Kia Sorento e Mitsubishi Eclipse Cross

49 Renault Kangoo La multispazio che corteggia il popolo delle monovolumi

svago 56 Tre castelli svizzeri Scopriamo gli edifici fortificati di Romont, Waldegg e Heidegg

61 Mini roulotte retrò A noleggio per percorrere le strade della Svizzera orientale

64 Alpi bernesi in e-bike Il percorso circolare 452 attorno al massiccio Hohgant

Touring n. 9

club

TCS Sezione Ticino

69 Mobilità elettrica A Neuchâtel è iniziato il tour eMobility Days in varie città

72 Al TCS Contact Center Un collaboratore longevo e le più svariate richieste dei soci

74 Cinema Drive-in Dove e quali film posso vedere in auto e anche… in bicicletta

84 85 86 88 89 90

Scruengo si rinnova! SPA dell’automobile: ampliata l’offerta! Alla scoperta del mondo in bicicletta Novità per famiglie Mobilità a 360° sulla pista TCS di Rivera Telepass

rubriche 31 Il punto 33 Il consulente 53/75 L’esperto TCS 77 Forum 77 Impressum 78 Tourolino 80 In giro con 82 Gioca & vinci

Divertirsi a Berna con Tourolino

78

Temi trattati nella prossima edizione della rivista: prepararsi al rientro scolastico, visita ad una start-up che ricicla batterie, test comparativo di 4 veicoli elettrici, a spasso per il canton San Gallo, campagna pubblicitaria con la famiglia Tourini Data di pubblicazione: 12.08.2021

luglio / agosto 2021 | touring

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Voi avete l’auto – noi gli esperti! Test occasione TCS Il test dell‘auto usata più completo della Svizzera! Ottenete certezza sulla vostra auto. Idealmente prima dell‘acquisto, al più tardi subito dopo.

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ATTUALITÀ CLUB

Vincere una delle 50 notti in albergo

«Molto consigliato» Il TCS offre solo i prodotti di qualità controllata.

In festa per il grande giubileo, il TCS mette in palio, fra gli altri fantastici premi, 50 notti con colazione per due persone a Crans-Montana. Da fruire in autunno, quando la famosa località turistica adagiata nello stupendo paesaggio delle Alpi vallesane si presenterà nei suoi colori più belli. Il concorso è aperto fino al 31.7.2021. Partecipare su tcs125.ch

Ovetti per neonato adesso a noleggio presso il TCS Nel quadro di un progetto pilota il TCS fornisce seggiolini auto, da noleggiare o acquistare. Un aiuto rivolto alle giovani famiglie.

I

l TCS è un esperto qualificato in fatto di sistemi per il trasporto di bambini in auto. Da oltre cinquant’anni realizza regolarmente dei test di prodotto sui marchi più diffusi, facilitando così la scelta del seggiolino più sicuro ed adatto ai piccoli passeggeri.

Sperimentazione nei cantoni TI, FR e AG Il seggiolino non è certo l’unica spesa che i novelli genitori dovranno affrontare. Da qui il bisogno di poter noleggiare il materiale di cui il bimbo necessiterà soltanto per un periodo limitato, soprattutto nelle prime fasi. Il TCS risponde a questo desiderio speri-

mentando un nuovo servizio: da subito i soci possono noleggiare ovetti Joie presso i punti di contatto delle sezioni Ticino, Friburgo ed Argovia al prezzo agevolato di 39 franchi al mese o 99 l’anno. Inoltre, seggiolini per tutti i gruppi di età possono essere acquistati con sconto soci. Ma i soci risparmiano non solo sul costo bensì beneficiano anche di una consulenza personalizzata per l’acquisto e l’installazione. Tutti i dispositivi sono stati sottoposti a rigorose prove, ottenendo il voto «molto consigliato» dagli specialisti del TCS.

No al limite di 50 km/h FOTO TCS, OLIVIER MAIRE, ALD

TCS Mastercard: nuovi vantaggi Ora i titolari di TCS Mastercard godono di uno sconto del 20% sui parcheggi che pagano tramite «TCS Park & Pay» nell’app TCS (fino a fine anno). Inoltre risparmiano il 10 percento sulle riparazioni affidate alle carrozzerie auto Five Star e Repanet Suisse. Più vantaggi su tcs.ch/mastercard

Di più su tcs.ch/servizio-seggiolini

SCRIVEVAMO «TOURING» 1976

La proposta di abbassare il limite di velocità a 50 incontra grosse resistenze, molti soci del TCS, arrivati a ben 871 058, la rifiutano categoricamente. Si sono appena conclusi gli scavi per il traforo stradale del San Gottardo che viene lanciata l’iniziativa per l’introduzione del contrassegno. Gli

Crans-Montana è situata su un altopiano nella valle del Rodano.

esperti del club testano estintori portatili per auto, oltre alle cinture di sicurezza in vista dell’imminente legge che le renderà obbligatorie. Il TCS distribuisce tappeti per l’educazione stradale negli asili. Desta scalpore la serie di furti di camion.

Raccontaci la tua storia con il TCS! Il Club raccontato dai soci: per un nuovo libro stiamo raccogliendo le esperienze vissute dai soci con il loro TCS. Sulle strade, in viaggio o campeggio, durante i corsi di guida, esperienze buffe, drammatiche o spettacolari. Gradite foto a corredo. e-mail a: touring@tcs.ch, riferimento: «My Story»

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Sicurezza TP 2020 Il numero di incidenti è rimasto nel campo di variazione degli anni precedenti. Se confrontata con altri Paesi europei, in quanto a sicurezza la Svizzera raggiunge un’ottima posizione. Lo scorso anno i passeggeri dei mezzi di trasporto pubblici (TP) svizzeri hanno di nuovo viaggiato in piena sicurezza. Il numero di incidenti è rimasto nel campo di variazione degli anni precedenti. Gli effetti della pandemia Covid-19 sull’evoluzione della sicurezza sono difficilmente stimabili. Lo si legge nel rapporto sulla sicurezza 2020 dell’Ufficio federale dei trasporti (UFT).

178 incidenti gravi Dopo un temporaneo aumento nel 2019, nel 2020 il numero di incidenti e di feriti gravi è nuovamente sceso: all’Ufficio federale dei trasporti sono stati notificati in totale 178 incidenti gravi, nei quali 27 persone hanno perso la vita e 122 sono rimaste gravemente ferite. Tra le vittime perite tre viaggiavano su un mezzo di trasporto pubblico, 14 si trova-

vano abusivamente sulla sede ferroviaria, otto hanno perso la vita a seguito di incidenti con veicoli dei trasporti pubblici. Mentre si segnala che nei ranghi delle imprese dei trasporti pubblici sono periti due collaboratori nel corso di incidenti sul lavoro.

Forte riduzione dei TP Durante il «confinamento», stabilito dal Consiglio federale dal mese di marzo a maggio 2020 come misura di lotta contro la pandemia di coronavirus, i servizi di trasporto pubblico sono stati notevolmente ridotti. Di conseguenza, sono diminuiti considerevolmente anche i passeggeri e i chilometri percorsi che sono poi nuovamente aumentati finito il periodo di «confinamento», rimanendo comunque al di sotto dei valori degli ultimi anni.

Meno si viaggia meno incidenti si verificano sulla rete pubblica.

Viaggi all’estero – il TCS informa Secondo l’ultimo barometro dei viaggi del TCS, quest’anno il 47 percento dei nostri connazionali intende trascorrere le vacanze fuori dalla Svizzera. Ma la destinazione desiderata è aperta al turismo e a quali condizioni? È per facilitare i viaggi all’estero che il TCS mette online una mappa d’Europa costantemente aggiornata in base alle misure anti Covid-19 valevoli oltreconfine. Indicando, fra l’altro, quali test sono richiesti per l’ingresso nei diversi paesi e 8 touring | luglio / agosto 2021

in quali ambiti è (tuttora) obbligatorio indossare la mascherina. I dati sono stati raccolti e verificati dal TCS in collaborazione con partner europei e tenendo conto delle raccomandazioni dell’UFSP e del DFAE. Coloro che resteranno in Svizzera vi possono trovare le disposizioni applicabili nei singoli cantoni. Inoltre il TCS predispone ulteriori informazioni utili sulle sue pagine, ad es. in tema di salute in viaggio. tcs.ch/info-turistiche

LA CIFRA

15,8 milioni di franchi, tanto costerà il restauro completo del «Rhône», piroscafo con più chilometri navigati in Svizzera (26 000 km). Il fiore all’occhiello della flotta Belle Epoque del Lago Lemano è anche l’ultimo battello a pale che è stato interamente costruito in Svizzera (Winterthur, 1927). Dopo il varo in maggio e il rinnovo degli interni sarà inaugurato in novembre.

LA FOTO

La lunga marcia degli elefanti asiatici è iniziata circa mezzo anno fa al confine fra la Birmania e il Laos. Fuggiti dalla riserva naturale nella provincia cinese dello Yunnan, il branco ha già superato la distanza di oltre 500 km arrivando in giugno alle porte di Kunming, area fittamente abitata. Finora gli scienziati non riescono a spiegarsi i motivi che hanno indotto i pachidermi a mettersi in cammino.

LA PAROLA

I fuochi di Sant’Elmo si verificano prima dei temporali, sono scariche elettriche continue sulle cime dei monti, sui tralicci, sugli alberi maestri, sulle torri ecc. Quando è buio, sono percepibili come bagliori di luce bluastra, di giorno solo come crepitii o sibili. Il termine deriva probabilmente da Sant’Elmo (o Sant’Erasmo), il santo patrono dei marinai.


ATTUALITÀ

Biogas per Vivi Kola

Scatta l’AVAS

Nel 2010 Christian Forrer ha rilanciato con grande successo la bibita cult svizzera che era finita nel dimenticatoio. Assieme al suo team si sforza di produrre la Vivi Kola al 100% in Svizzera e soprattutto nel modo più sostenibile possibile. Tant’è che ora viene trasportata fino al cliente con un proprio camion a CNG, a zero CO2.

Da luglio 2021 tutte le auto elettriche, ibride e a idrogeno nuove destinate all’UE e quindi anche alla Svizzera dovranno montare un «Acoustic Vehicle Alerting System». Lo strumento emette un suono artificiale quando la vettura transita fino a 20 km/h e in retromarcia per avvertire gli utenti a rischio o più lenti del sopraggiungere del mezzo.

FOTO KEYSTONE, BERNMOBIL, VOLVO, ALD

Un tuffo in Ticino Chi non conoscesse ancora gli angoli più belli dove immergersi nelle calde giornate estive si potrà ispirare alla guida «Un tuffo in Ticino – Fiumi, cascate e laghi dove fare il bagno e rinfrescarsi». Dopo la versione italiana (ed. Casagrande) e in tedesco, si sono aggiunte la francese e inglese (ed. Salamander, 39.90 fr.). Un regalo per tutti gli amici dell’acqua e dei luoghi naturali per far il bagno.

La Ferrari mette il lusso addosso Durante una sfilata nello stabilimento di Maranello, la casa del cavallino rampante ha presentato la sua prima collezione alta moda. Pensandone gran parte genderless, la Ferrari punta sulla diversità. La nuova linea sarà distribuita in esclusive boutique che vengono ad aggiungersi ai rivenditori ufficiali.

Cercasi: partecipanti a nuovo sondaggio Da sempre impegnato per la sicurezza degli utenti della circolazione, il TCS, assieme a Mobilità pedonale Svizzera, sta impostando un’indagine finalizzata a testare nuovi approcci alla prevenzione stradale. Cerchiamo persone interessate a partecipare ad un sondaggio condotto online contro un piccolo omaggio. Prego iscriversi su tcs.ch/studio

Controllo adattivo della velocità Dal 2024 tutte le nuove autovetture vendute nell’UE dovranno essere dotate di regolatore elettronico della velocità, tecnologia simile al tempomat adattivo (ACC). luglio / agosto 2021 | touring

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Protezione viaggi ETI: copertura COVID inclusa!

Anche in questi tempi incerti, il TCS Le offre la migliore protezione viaggi. Infatti, il nostro TCS Libretto ETI copre anche casi legati al coronavirus. Si tuteli ora per viaggiare all’insegna della sicurezza. Informazioni e sottoscrizione tcs.ch/eti

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DOSSIER

Proposta adatta a

Famiglie

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Coppie

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Scosse di adrenalina Chiunque sia già andato sulle montagne russe conosce la sensazione prodotta dall’ormone del rendimento e dell’attivazione che viene rilasciato in risposta a situazioni eccitanti, minacciose o di stress ed aiuta il corpo a reagire più rapidamente.

Avventure fuoriporta per tutti La Svizzera è il paradiso dell’outdoor. Gli amanti degli sport avventurosi trovano pane per i loro denti in ogni angolo del paese. Ecco una selezione di uscite guidate.

FOTO ISTOCK, ADOBE STOCK

TESTO FELIX MAURHOFER

C

hi desidera trascorrere una giornata all’insegna dell’avventura non ha che l’imbarazzo della scelta. Ce n’è per tutti i gusti: passeggiate fra gli alberi, trekking sul ghiaccio oppure un salto nel vuoto. Queste esperienze in piena natura richiedono una buona condizione fisica e coraggio, ma sono anche adatte ai neofiti. Tutte le uscite proposte sono a basso rischio e prevedono l’accompagnamento di guide professioniste. I principali centri soft adventure sono l’Oberland bernese (Interlaken), la Svizzera centrale, il Ticino e il Vallese. luglio / agosto 2021 | touring

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→


Parco avventura Berna Il Parco avventura ai margini del bosco bernese Dählhölzli invita grandi e piccoli ad imitare Tarzan e Jane. Sette percorsi con vari gradi di difficoltà a 4 fino a 23 metri dal suolo offrono una suggestiva vista sul tetto di foglie e ostacoli avvincenti da superare in sicurezza. 120 piattaforme collegate da passerelle, corde, ponti e carrucole per 3000 metri di itinerari sospesi ne fanno uno dei più grandi della Svizzera. Per gli ospiti dai 4 ai 9 anni sono disponibili 3 percorsi per bambini muniti di sistema con linea vita continua. Prezzo: da 28 fr., con sconto famiglia ropetech.ch Altri parchi avventura: seilparks.ch

Jetboat sul Lago di Brienz Godetevi un giro in motoscafo di una cinquantina di minuti che combina natura e azione. Scalfite lo specchio d’acqua turchese sfrecciando con lo jetboat, con tanto di virate mozzafiato a 360 gradi, immersi nello stupendo panorama montano dell’Oberland bernese. L’uscita include una sosta ai piedi delle tumultuose cascate di Giessbach. Prezzo: da 99 franchi jetboat.ch

Come James Bond: è battezzato 007 Golden Eye Bungee Jumping il salto dall’alto dei 220 metri della diga di Contra in Val Verzasca dove è stata girata la scena originale dell’omonimo film con il più famoso agente di Sua Maestà, entrata nella storia del cinema. Prezzo: da 195 franchi trekking.ch

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FOTO TREKKING.CH, JETBOAT.CH, ISTOCK

Salto di 007 Val Verzasca


DOSSIER

Tandem Skydive Locarno Un tuffo nel cielo sopra il piano di Magadino da quota 4000 metri assieme all’istruttore, per poi volare tranquilli fino a toccare dolcemente terra. Ogni passeggero deve dapprima assolvere un test sportivo e viene accuratamente istruito sullo svolgimento del lancio e la posizione da mantenere durante la caduta libera, che dura quasi un minuto. Prezzo: da 425 franchi paracentro.ch Altri operatori: passagierflug.ch, adventurebase.ch

Trekking sull’Aletsch Tour di due giorni dallo Jungfraujoch nel cuore di ghiaccio delle Alpi. Prima tappa il rifugio storico Konkordiahütte situato sul Konkordiaplatz, punto in cui l’Aletsch confluisce con altri tre ghiacciai. L’indomani si prosegue fino al Fiescheralp. Per camminatori allenati e dal passo sicuro. Requisito: buona condizione fisica. Attrezzatura noleggiabile presso il centro escursionistico. Prezzo: da 445 franchi bergundtal.ch, grindelwaldsports.ch

FOTO MAURITIUS IMAGES / ANDI DUFF / ALAMY, FELIX MAURHOFER

Canyoning La Salanfe La Salanfe è un torrente di montagna che scorre fra pareti scoscese nei pressi di Vernayaz (VS). Il percorso lungo la forra è perfetto per un’escursione ludica in famiglia ma offre una bella palestra naturale pure ad arrampicatori provetti che potranno divertirsi con salti, magnifici scivoli ed una zipline da urlo sopra una cascata scrosciante. Prezzo: da 120 franchi nolimitscanyon.ch Altri operatori: alpinzentrum.ch, swissraft.ch, outdoor-interlaken.ch

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Rafting nella gola del Reno Affrontare le incredibili acque selvagge del Reno in gommone è un’esperienza ultimativa, da condividere. Nel «Grand Canyon» della Svizzera i pagaiatori dovranno dar prova di spirito di gruppo per superare le rapide spumeggianti sfruttando i tratti più tranquilli per ammirare le bizzarre formazioni rocciose. Prezzo: da 55 franchi kanuschule.ch, wasserchraft.ch

Spedizione speleologica nell’Hölloch Visita alle grotte di Hölloch nel canton Svitto. Guide esperte condurranno gli escursionisti nelle viscere della terra, lungo gallerie ricche di stalattiti e stalagmiti millenarie alla scoperta di un mondo di mistero.

FOTO TREKKING.CH, KANUSCHULE.CH

Prezzo: da 58 franchi trekking.ch

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DOSSIER

Volteggiare a 1600 metri per vincere la paura Interlaken è uno dei punti caldi del parapendio in Svizzera. Per molti turisti, un’avventura nell’aria è garanzia di una vacanza riuscita. La redattrice di «Touring» Juliane Lutz ha approfittato di un volo libero in tandem per superare la sua paura di saltare nel vuoto. TESTO JULIANE LUTZ | FOTO FELIX MAURHOFER, DOMINIK WICKI

P

er decenni ho fatto un sogno in cui cadevo e cadevo. Era chiaro che sarei morta non appena avessi toccato terra, perché la caduta sembrava essere da una grande altezza. Ma invece atterravo ogni volta dolcemente e illesa come se fossi saltata da una sedia. Con i ragni, anche grandi esemplari, nessun problema. Posso fare un discorso di fronte a centinaia di persone o viaggiare per il mondo da sola. Anche la paura di volare in aereo è un concetto estraneo per me. Ma l’idea di saltare o cadere nel vuoto è puro orrore. Probabilmente l’ultima volta che ho saltato in acqua da un trampolino di tre metri è stato alle elementari su richiesta del mio insegnante di educazione fisica. E il solo pensare al bungee jumping mi fa venire la nausea.

Quello che sembra uno strano uccello è il pilota con la passeggera, più bassa, in tandem.

Ma non è forse meglio affrontare le proprie paure? Spesso capita di leggere la testimonianza di avventurieri e persone di grande successo che lo fanno continuamente e che ciò li aiuta a progredire. Per esempio, il famoso velista svizzero Alan Roura in questa edizione di «Touring» sostiene che le paure e i dubbi sono fatti per essere superati. E ciò ti rende mentalmente più forte.

Il coraggio di saltare Voglio tentare anch’io, con l’aiuto di un volo tandem in parapendio. Si decolla saltando nel vuoto, ma poi si fluttua più o meno dolcemente sino a toccare terra. Secondo la Federazione Svizzera di Volo Libero, ci sono quasi 20mila persone che fanno parapendio. Se possono farlo loro, io dovrei essere in grado di affrontare almeno un volo assistita da un pilota esperto. Il mercoledì mattina, la giornata in cui ho deciso di spiccare il volo, poco prima delle 9 e mezza un gruppetto di persone → sono riunite al Paragliding Interlaluglio / agosto 2021 | touring

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ken. Un uomo dall’Ucraina, una coppia dagli Stati Uniti e due ragazzi silenziosi. Non appena espletate alcune formalità, si parte in autobus per Beatenberg, nell’Oberland bernese. A bordo si trovano anche i piloti. Decolleremo a 1600 metri di altezza. Sarei ancora in tempo per cambiare idea… «Salve, sono Domi», si presenta il mio pilota. L’uomo sulla trentina è calmo, appare molto affidabile e si comporta come se avesse sempre tutto sotto controllo. Mi sento immediatamente molto più rilassata, perché tra pochi minuti affiderò la mia vita a quest’uomo. Quando mi dice che ha già compiuto 12mila voli, mi sento ancora più a mio agio. Arrivati al punto di partenza, Domi mi indica una stretta striscia di tessuto rosso attaccata ad un bastone che sbuca nel prato: serve a indicare la direzione del vento. Ma oggi non si muove affatto. Non c’è vento. Tra me e me penso che per il mio primo volo è un’ottima notizia. Domi ha già steso i 42 metri quadrati di tessuto giallo-rosso e i cordini. Mi aiuta a indossare l’imbracatura, mi passa il casco, i guanti e una giacca a vento contro il freddo. Intorno a noi, gli altri piloti e i loro ospiti stanno già decollando.

Grandiosa vista a volo d’uccello «All’inizio devi solo correre velocemente fino a quando i tuoi piedi sono in aria», mi spiega Domi, che aspetta un attimo finché si alza un filo di vento e: «uno, due, tre», partiamo! Quando le mie gambe sono già sospese in aria, il pilota – molto più alto di me – sta ancora correndo. Decolliamo e voliamo sopra alberi, rocce e prati punteggiati da mucche al pascolo. Succede tutto così in fretta che non ho nemmeno il tempo di avere paura. La vista è fantastica in questa giornata di maggio leggermente nuvolosa: Eiger, Mönch e Jungfrau sono visibili sulla sinistra e il Lago di Thun sulla destra. Interlaken è piccola e molto al di sotto di noi. Questo panorama deve essere un’esperienza da film per tutti i coreani, cinesi, americani e australiani che nel periodo prima del coronavirus costituivano la gran parte dei clienti di questo sport d’avventura. In tempi normali, ogni giorno Domi volava sino a nove volte, ma ora le uscite si sono ridotte a quattro o cinque. Ha ini→ ziato a praticare il parapendio da 16 touring | luglio / agosto 2021

Decollo sul Beatenberg, con di fronte il Breithorn, a 1600 metri di altezza.


DOSSIER La gioia nel godersi il magnifico panorama con il Lago di Thun sullo sfondo non lascia spazio alla paura.

Tutto sotto controllo La calma del pilota mi infonde sicurezza.

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Il pilota esperto fa un atterraggio perfetto nel parco Höhematte a Interlaken.

adolescente e poi è diventato pilota per guadagnare qualche soldo in più durante i suoi studi di design industriale e dopo la laurea si era prefisso di volare ancora solo per una stagione. Invece è andato avanti per 16 anni e nel frattempo gestisce il centro Paragliding Interlaken insieme ad altri piloti.

L’avventura è terminata. Il pilota deve compiere il prossimo volo, mentre la passeggera deve elaborare l’esperienza.

La sensazione di galleggiare nell’aria è bella e strana allo stesso tempo. All’inizio si fluttua a mille metri dal suolo. Un adorabile volteggio. A parte l’imbracatura, non c’è molto che mi impedisca di cadere… E se… Scaccio via subito questi pensieri prima ancora che possano prendere forma e mi concentro sul panorama. Domi sterza un po’ a sinistra verso le rocce. Passiamo davanti all’attrazione turistica Harder Kulm e il Lago di Brienz si mostra ora in tutto il suo splendore blu.

Atterraggio da sogno «Che ne dici, voliamo in modo più selvaggio?», mi chiede il pilota. Al mio cenno affermativo con la testa, fa alcuni wingover, ossia ci fa oscillare verso l’alto, per poi compiere una virata verso il basso. Il mio stomaco è sottosopra. Urlo «no!» e Domi riporta rapidamente il parapendio in modalità tranquilla. Mentre Interlaken si avvicina sempre di più, mi dice di mettermi in posizione eretta e di correre con lui quando si tocca terra. Ma Domi atterra così precisamente nel parco Höhematte che non dobbiamo correre perché riusciamo a stare subito in piedi come se fossimo saltati da una sedia… Come nel mio sogno. Questa esperienza mi ha permesso di cominciare ad affrontare la paura di cadere. Resta da vedere se mi rende anche più forte mentalmente. Almeno la sensazione di euforia dopo il volo dura tutto il giorno. ◆ Il reportage è stato realizzato grazie al sostegno del centro Paragliding Interlaken GmbH paragliding-interlaken.ch

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DOSSIER Il brivido di osare sempre di più, andando più giù, più veloci, più lontano.

Cacciatori di emozioni ISTOCK

Gli amanti di sport estremi dichiarano di sentirsi più vivi affrontando esperienze fuori dall‘ordinario. A colloquio con Nicolas Cazenave, ricercatore di psicologia clinica ed esperto in materia, per cercare di capire chi sono e cosa li motiva a spingersi oltre il limite. → INTERVISTA PASCALE STEHLIN

luglio / agosto 2021 | touring

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Come si spiega l’attrazione esercitata dalle discipline più rischiose su certe persone?

Nicolas Cazenave: Lo sport è considerato una pratica fondamentalmente benefica. Permette di mettersi alla prova e migliorare le proprie capacità fisiche. Porta vantaggi a breve e lungo termine quali una migliore fiducia in sé stessi e conoscenza del proprio corpo. Per la società ha connotati perlopiù positivi; i rischi incorsi sono spesso legati al contesto competitivo e alla particolare tipologia di attività e nascono dalla logica inerente agli sport: la sfida viene vissuta come confronto con sé stessi e l’avversario che spinge a volersi superare (motocross, downhill), mentre l’impegno fisico e le chance di fallire sono determinati dai luoghi scelti e dall’imponderabilità (alpinismo, paracadutismo). Gli sport estremi creano un legame privilegiato tra l’uomo e la natura e si nutrono di un misto di antagonismo e armonia. Chi li pratica è motivato dalla voglia di infrangere i limiti del possibile e compiere imprese sempre più strabilianti. Tutto il mondo diventa allora terreno d’avventura dove andare sempre più in alto (alpinismo), in profondità (immersioni in apnea), lontano (spedizioni polari), più veloce (giro del mondo), generalmente in solitaria. Ad accomunare gli atleti è la passione che li sprona. 20 touring | luglio / agosto 2021

Probabilmente non rincorrono il rischio per il puro gusto del rischio ma piuttosto per sperimentare emozioni più intense. Per loro, il quotidiano non offre sensazioni abbastanza forti. D’altronde si è riscontrato che soggetti inclini a sentire emozioni negative tendono ad adottare comportamenti più spericolati. Con il loro approccio provocatorio e trasgressivo all’ambiente fisico e sociale sembrano volersi rassicurare costantemente sul valore della propria esistenza: invece di interrogarsi, in modo magari brutale e sofferto, sul senso della vita, preferiscono buttarsi nell’azione. Non è quindi per sfidare la morte quanto piuttosto il desiderio di sentirsi pienamente vivi che si espongono al pericolo. Non è, in altre parole, il pericolo a motivarli quanto le sensazioni che ne ricavano. Oggi viviamo in un mondo molto sicuro. Forse l’uomo ha bisogno di uscire dalla sua zona di comfort?

Le attività fisiche e sportive a rischio fanno parte della società contemporanea, che le accetta. Potrebbe sembrare paradossale, pervasa com’è dalla sicurezza. Ma la sicurezza impone un rigidismo che ormai condiziona profondamente i nostri rapporti psico-affettivi, a scapito della spontaneità e della libera espressione. Al tempo stesso e quale reazione al conformismo imperante, più il pericolo viene codificato e l’imprevisto eliminato dall’esistenza umana, più il rischio diventa chiave di sensazioni forti per sfuggire ad una normalità che percepiscono come piatta. Alcuni vogliono evadere da una vita professionale e sociale poco gratificante lanciandosi in sport estremi. Il pericolo affascina e il base jumping o il free climbing e l’apnea libera seducono non solo per i loro aspetti più spettacolari ma anche per i valori intrinsechi che rappresentano.

Nicolas Cazenave, ricercatore di psicologia clinica e psicologo della salute

La pratica di sport estremi non può creare dipendenza?

Nonostante si possano individuare, in teoria, funzioni di evitamento negli uni e di compensazione negli altri sport ad alto rischio, nella maggior parte i comportamenti a rischio sono ambivalenti nel senso che assecondano entrambe queste funzioni, ora contemporaneamente, ora ad intermittenza. Non è peraltro possibile stabilire se il coinvolgimento in tali attività serva alla regolazione dei propri stati affettivi, negativi o positivi, oppure se il limite venga vissuto non come traguardo ma punto di partenza di un cammino di crescita, esplorazione o costruzione della propria identità psico-emotiva. Si suppone che alcune caratteristiche individuali come la brama di sensazioni o la disregolazione affettiva possano spingere a sfide fisiche estreme e, tramite il rinforzo, favorire l’insorgere di comportamenti dipendenti. Stimoli analoghi sono alla base dei giochi pericolosi, dove possiamo osservare quattro fasi all’interno del ciclo di dipendenza: presa di rischio, ricerca di emozioni forti, perdita di coscienza nonché risveglio e guarigione. I giocatori compulsivi presentano una sintomatologia depressiva più severa rispetto a chi non vi è dedito. Se certi disturbi dell’umore possono essere pregressi, altri vengono invece indotti dal gioco e rafforzano la dipendenza emotiva e comportamentale. Il pericolo potrebbe agire, similmente alle sostanze tossiche, da catalizzatore ed adempiere una funzione di regolazione affettivo-comportamentale con il rischio che l’eccitazione finisca per autoalimentarsi.

ISTOCK

Perché alcune persone sono pronte a tutto pur di godere sensazioni forti, incuranti del pericolo per la propria incolumità, talora a costo della vita?

«Per loro la vita quotidiana non offre sensazioni abbastanza forti»


DOSSIER

Stiamo assistendo ad una sorta di esaltazione che incoraggia sfide sempre più pazze?

Gli amanti del brivido vogliono andare sempre più oltre per provare sensazioni nuove?

Toccare il fondo Un momento inebriante per l’apneista.

La motivazione principale per praticare sport estremi è la sensazione travolgente di piacere che regalano. Ma per viverla si devono prima sconfiggere le proprie paure (vertigini, incidenti, velocità…). La gioia e il sollievo sono emozioni che subentrano solo in un secondo tempo dopo aver rilasciato la tensione spasmodica e scaricato l’energia (a valenza positiva o negativa). Il principio delle emozioni opposte (rabbia-gioia, timore-sollievo) e della loro reversibilità è fondamentale nell’insorgere di comportamenti ripetitivi. Ciò spiega perché certe persone si allenano con crescente intensità e aumentando i rischi, adottando comportamenti sempre più offlimits per sperimentare sensazioni ancora più forti fino allo sballo. Parallelamente viene innalzata la soglia di tolleranza al dolore. Ci sono degli indizi che lasciano presumere una situazione critica laddove l’attività viene esercitata in maniera eccessiva tanto da invadere completamente la sfera psichica e la persona si sottrae ai contatti sociali, trascurando la famiglia, la scuola ecc. Sono questi i segnali che possono tradire una dipendenza da brivido che lo psicologo o studioso è chiamato a riconoscere ed indagare.

Sulla scia dei social media il fenomeno ha acquisito una nuova componente narcisistica, che prima mancava. In passato, gli sport ad alto rischio erano riservati ad una ristretta cerchia di iniziati. Oggi, ci si misura a colpi di video che mostrano prodezze sempre più folli. Appena realizzate, vengono diffuse sulla rete ed incitano altri a compiere azioni ancora più spettacolari e rischiose. Apparentemente i protagonisti inseguono un ideale di autodeterminazione, realizzazione di sé ed onnipotenza e il fatto di vincere la paura dà loro l’illusione di essere padroni della propria vita. Il senso di controllo è ancora più forte se le prestazioni vengono filmate e condivise. L’esagerazione mira ad eccitare ed affascinare, conquistare l’attenzione e l’ammirazione dei seguaci facendo presa sulle loro paure e trepidazioni. Pur di impressionare la propria community si è preparati a tutto. Questo bisogno narcisistico di riconoscimento potrebbe essere la molla che li porta ad affrontare delle scommesse sempre più estreme. Il gioco con il rischio è, in fondo, un modo per affermare l’io, enfatizzando la propria attrattività e il proprio potere. Gli uomini sono più attratti dagli sport estremi delle donne?

Oggi il termine «estremo» viene usato per glorificare le attività spericolate. Si celebra così il mito dell’eroe impavido, figura radicata nell’immaginario collettivo e che ispira comportamenti tipicamente maschili. Il culto della performance lascia poco spazio alle donne, tradizionalmente precluse da pratiche reputate non consone al loro ruolo. I rari studi svolti al riguardo suggeriscono che per le donne la motivazione a dedicarsi ad attività a rischio è un’altra. Mentre gli uomini sono animati primariamente dalla sete di sensazioni inedite e intense, nel gentil sesso la propensione al rischio sembra correlata piuttosto alla noia e all’anedonia. • luglio / agosto 2021 | touring

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DOSSIER

Sono appeso ad un albero, e adesso? A volte lo sport d’avventura, anche se non estremo, può giocare brutti scherzi. Chi paga in caso di incidente? Quali regole devono rispettare le agenzie e come è la situazione all’estero? Ecco le risposte. TESTO DOMINIC GRAF

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li sport d’avventura nella loro declinazione più soft sono considerati innocui, eppure possono capitare degli incidenti. Secondo l’Ufficio prevenzione infortuni (upi), ogni anno l’attività con il parapendio causa circa 860 incidenti in Svizzera. Per la propria sicurezza si può già fare molto scegliendo l’agenzia, la guida nonché l’istruttore. Si dovrebbe quindi considerare solo aziende o persone qualificate. In Svizzera l’offerta commerciale delle cosiddette «attività a rischio» – che comprendono anche le avventure soft – è chiaramente regolata dalla legge e deve essere certificata dall’Ufficio federale dello sport (UFSPO). Chi vuole avere informazioni su misura, può contattare direttamente l’UFSPO, per esempio, o la Swiss Outdoor Association (SOA), un’associazione di organizzatori di eventi specializzati nel settore dell’outdoor e dell’avventura.

L’assicurazione contro gli infortuni non copre tutto Anche se la maggior parte degli incidenti si concludono senza problemi, si pone la questione dell’assicurazione. Chi, per esempio, copre i costi dopo l’atterraggio su un albero? In questo caso, l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni copre il salvataggio e il recupero del pilota, ma non il recupero del velivolo. Se non 22 touring | luglio / agosto 2021

avete l’assicurazione complementare appropriata, dovete sostenere voi stessi i costi. E può costarvi caro. Secondo la Federazione Svizzera di Volo Libero (FSVL), il recupero del materiale può costare fino a 2500 franchi o di più se, per esempio, il parapendio deve essere recuperato in elicottero. Inoltre l’assicuratore può ridurre la prestazione in denaro della metà o addirittura rifiutarla del tutto, nel caso seguente: «se l’assicurato si espone ad un pericolo particolarmente grave senza prendere o poter prendere le precauzioni per limitare il rischio a proporzioni ragionevoli». Si tratta dell’articolo 50 dell’Ordinanza sull’assicurazione contro gli infortuni (OAINF) sugli «atti temerari». Per esempio, chi inizia a fare parapendio nonostante le condizioni meteorologiche molto sfavorevoli, in caso di incidente riceverà solo il 50 percento delle prestazioni. Lo stesso vale per gli sport sulla neve al di fuori delle piste segnalate o per l’alpinismo e l’arrampicata con attrezzature inadeguate, mancanza di esperienza o in caso di maltempo.

All’estero si raccomanda un’assicurazione viaggi Se ci si trova coinvolti in un incidente all’estero, nei paesi dell’UE e dell’AELS dalla propria assicurazione si ricevono le stesse presta-


zioni contro gli infortuni come se si fosse assicurati nel paese in questione. In tutti gli altri paesi, l’importo massimo pagato è il doppio delle spese che sarebbero state sostenute se ci si fosse curati in Svizzera. Tuttavia, soprattutto nei paesi con costi sanitari molto elevati, come ad esempio gli Stati Uniti, il Canada, gli Emirati Arabi Uniti e il Giappone, spesso questo importo non risulta essere sufficiente. Se le vittime di incidenti sono assicurate in modo inadeguato, le conseguenze finanziarie possono essere dunque molto pesanti. La Suva raccomanda quindi di «stipulare un’assicurazione per le vacanze e i viaggi prima di partire all’estero». La piattaforma online Comparis raccomanda un’assicurazione di viaggio anche per un’altra ragione: «In genere il rimpatrio in Svizzera non è coperto dall’assicurazione di base. Le buone assicurazioni complementari si fanno carico della copertura completa in caso di necessità di rimpatrio». A questo punto, vale la pena menzionare la protezione viaggi del TCS: il Libretto ETI. Con questa copertura di viaggio, i soci del TCS, quando sono all’estero, possono contare sull’esperienza e sulla competenza di un team di professionisti e di medici oltre che di traduttori, sia dopo un incidente di rafting che dopo una malattia dovuta al coronavirus. •

FOTO ISTOCK POLIZIA CANTONALE SVITTO

Circa 860 incidenti di parapendio avvengono ogni anno in Svizzera.

Il recupero di pilota e attrezzatura di volo dopo un atterraggio su un albero può essere complesso e costoso.

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Le canalizzazioni sono aggrappate alle rocce scoscese lungo il Grand Bisse d’Ayent.

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DOSSIER

Sensazioni forti lungo l’acqua delle cime Per diversi secoli i vallesani hanno portato l’acqua dei ghiacciai e dei torrenti d’altitudine verso i loro prati e le coltivazioni tramite i cosiddetti «bisses». Questi canali, dal tracciato talvolta audace, costituiscono una vasta rete aperta alle escursioni, alcune delle quali suscitano emozioni indimenticabili. Spiegazioni e consigli. TESTO JÉRÔME LATHION

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Il Grand Bisse d’Ayent, sulle nuove banconote da 100 franchi della BNS.

Sfidando un clima piuttosto secco e utilizzando con inventiva e audacia i rilievi del loro territorio, i vallesani hanno creato e curato questa rete unica sin dalla colonizzazione dei loro pendii per assicurare la loro sopravvivenza per più secoli (leggere il riquadro accanto). Attualmente sono ancora in funzione circa 300 canali, ossia la metà dei circa 600 che erano attivi all’apice di questo sistema, alla fine del 19° secolo. Il loro interesse turistico è innegabile, poiché offrono agli escursionisti oltre 1000 km praticabili nelle Alpi. Di conseguenza, sono oggetto di costanti lavori di conservazione e restauro grazie a diversi attori – comuni, associazioni, enti turistici, privati –, con il sostegno finanziario del Servizio della mobilità e del Servizio agricolo cantonale, se l’installazione risponde ancora alla sua missione iniziale d’irrigazione. → luglio / agosto 2021 | touring

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FOTO ©MUSÉE VALAISAN DES BISSES, KEYSTONE

enza forse accorgersene, gli svizzeri dedicano un culto discreto ad una specificità vallesana quando mettono mano al loro portamonete: un dettaglio del Grand Bisse d’Ayent – in realtà lungo 18 km, secondo l’Inventario cantonale dei bisses – figura sul retro delle nuove banconote da 100 franchi, emesse dalla Banca nazionale svizzera (BNS). Riverenza finanziaria ad un sistema d’irrigazione tipico del Vallese, tanto ingegnoso quanto ancestrale, che canalizza l’acqua di fusione delle alture fino ai vigneti, alle praterie e alle coltivazioni.


Domanda crescente Ciò che a volte è fonte di conflitto. «Va trovato un equilibrio talvolta delicato tra funzionalità e rispetto del patrimonio», riassume Sébastien Rappaz, da 3 anni responsabile della sezione Sentieri pedestri del Vallese romando presso Valrando, a Sion, nonché accompagnatore d’escursionismo. «Ma il cantone è ben consapevole che si tratta di un patrimonio da valorizzare e sostenere». Mentre per ciò che riguarda la domanda turistica, la qualifica «da stabile a crescente»: «Le persone si interessano al tema dell’acqua e tanti bisses sono accessibili alle famiglie». Il trentaduenne Sébastien Rappaz, geografo di formazione, insiste sull’importanza dell’acqua. Come pure sull’accessibilità, un altro criterio di selezione fondamentale nella scelta d’ogni escursione. Ed avverte subito gli amanti di sensazioni forti in altitudine che l’elemento liquido non sempre è presente: «Certi canali vertiginosi sono spesso senza o con poca acqua, poiché la manutenzione sarebbe troppo difficile oggi». Un esempio? Il Bisse des Sarrasins nella Val d’Anniviers, lungo 10 km, che collega Pinsec a Vercorin: «Un bisse magnifico con passerelle esposte, scavi nelle rocce su più chilometri, ma totalmente asciutto».

FOTO ©CRANS-MONTANA TOURISME, NO LIMITS EXPERIENCE

Non per chi soffre di vertigini Alcune costruzioni riservano comunque un’acqua limpida e – o in assenza d’essa – delle emozioni forti. Oltre al Grand Bisse d’Ayent, irrorato sulla totalità del suo percorso o quasi, va pure menzionato il Bisse du Rho, che collega Crans-Montana alla diga del Rawyl (circa 10 km), intagliato nella roccia nel 15° secolo e caduto in disuso dopo la Seconda guerra mondiale. Il percorso ripristinato, che a tratti costeggia delle pareti a picco, è arricchito da pannelli didattici. Il clou della passeggiata è a metà percorso: una lunga passerella, che dà sul vuoto e offre pure un ampio panorama, inaugurata nella primavera 2020. «Un’escursione di media difficoltà, però sconsigliata a chi soffre di vertigini», commenta Sébastien Rappaz. Pure raccomandato, il Bisse du TorrentNeuf o Bisse de Savièse (ca. 5,5 → 26 touring | luglio / agosto 2021

Un passaggio sistemato lungo il Bisse du Rho, a Crans-Montana.

Il Bisse des Sarrasins è da percorrere con guide esperte, come lo propone No Limits Experience.


DOSSIER Vista sulle Alpi del Vallese centrale dal Bisse du Rho.

La passerella inaugurata nel 2020, sconsigliata a chi soffre di vertigini…

«Le persone si interessano al tema dell’acqua e tanti bisses sono accessibili alle famiglie»

FOTO ©CRANS-MONTANA TOURISME, RITRATTO NICOLAS HUG

Sébastien Rappaz Valrando, Sion

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DOSSIER La Maison Peinte aspetta a Botyre i visitatori desiderosi di saperne di più.

Testimoni della perseveranza e dell’ingegnosità della popolazione vallesana nel corso dei secoli, i bisses hanno un luogo culturale dedicato alla loro memoria e rivalorizzazione. Nel villaggio di Botyre (Ayent), un edificio storico del 17° secolo, la Maison Peinte, ospita il Museo vallesano dei bisses. Su 4 piani e una superficie espositiva di 270 m2, presenta centinaia d’oggetti e non meno di 1000 documenti che spiegano il ruolo fondamentale avuto da questi canali d’irrigazione nella storia del Vallese, cantone caratterizzato dall’allevamento e le coltivazioni, prima del suo tardivo sviluppo industriale. Se alcune vestigia risalgono all’epoca romana, i bisses sono ben documentati dal Medioevo, soprattutto nel 15° secolo. Un universo da scoprire in famiglia, grazie ad animazioni interattive aperte al giovane pubblico. Senza dimenticare il Sentiero del museo. Museo riaperto dal 24 aprile e che accoglierà i visitatori fino al 6 novembre 2021. Presentazione e informazioni sugli orari: musee-des-bisses.ch

km), costruito tra il 1430 e il 1448, in attività fino al 1934. Sostituito poi da un tunnel scavato nella montagna, il canale aggrappato alle pareti del Prabé, a lungo abbandonato, è tornato a vivere nel 2005 grazie all’Associazione per la salvaguardia del Torrent-Neuf e il comune di Savièse. «Un percorso suggestivo di media difficoltà, con passaggi al di sopra del vuoto. È ben frequentato perché comprende una buvette a inizio e a metà percorso. Alla gente piace associare emozioni e conforto», ci dice con un sorriso il responsabile.

Preferiti dal professionista Da parte sua, il nostro interlocutore confessa di privilegiare altri percorsi e ci svela i suoi due colpi di fulmine. Innanzi tutto il Bisse du Trient. Interessante secondo lui perché il Basso Vallese, meglio servito in ambito di pluviometria, ne conta meno che il resto del cantone. «È facilmente accessibile, può essere percorso in due ore da un’estremità all’altra, include un sentiero didattico, una buvette e offre una vista splendida sul ghiacciaio del Trient». Nel Vallese tedescofono, Sébastien Rappaz privilegia il Bisse Heido – o Bisse dei Pagani –, sopra Visperterminen (ca. 17 km). Attestato dal 1305, è uno dei più vecchi se non il più vecchio bisse del Vallese. «Non ci son ponti né passerelle, ma il tracciato, a oltre 2000 metri d’altitudine, evita la foresta e anche qui offre la vista su un ghiacciaio lungo tutto il percorso». • Informazioni valrando.ch; valais.ch/bisses

Testimoni del 19° secolo, quando questo sistema d’irrigazione era all’apice del suo utilizzo.

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Letture selezionate: Johannes Gerber, Bisses de légende, Ed. Monographic SA, Sierre Johannes Gerber et Jean-Henry Papilloud, Les bisses du Valais, Ed. Monographic SA, Sierre

FOTO MUSÉE VALAISAN DES BISSES

I «BISSES» E IL LORO MUSEO


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IL PUNTO

Rifiuto della legge sul CO2, e adesso? Il popolo ha deciso. A prima vista, il suo messaggio è chiaro: la riduzione delle emissioni di CO2 non deve toccare il portamonete. Tuttavia il no l’ha spuntata di misura. Non è quindi giusto limitare la lettura di questo voto all’aspetto finanziario. La Svizzera ha ratificato gli Accordi di Parigi e gli obiettivi di riduzione del CO2 restano immutati. Dimenticarsene sarebbe come negarlo. Non considerarlo sarebbe irresponsabile.

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EMANUEL FREUDIGER

l 13 giugno scorso, non appena sono stati comunicati i risultati, il Consiglio federale ha ricordato gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 che la Svizzera s’è posta entro il 2030. Quindi, bisogna agire in fretta e meglio. In fretta, poiché la Svizzera non è un cattivo allievo e sa tenere i propri impegni. In fretta, perché il nostro Paese non è abituato a restare immobile. Meglio, poiché la soluzione proposta al popolo era poco leggibile, per non dire complicata. Meglio, perché è urgente ricreare un consenso attorno a un tema cruciale per il nostro Paese. Per agire rapidamente ed efficacemente, sarà necessario concentrare i nostri sforzi verso degli obiettivi semplici e precisi. Utilizzare maggiormente l’incitamento e non la punizione. La mobilità individuale continuerà ad assumere le proprie responsabilità. Vive una transizione storica e i fatti non si possono ignorare: le auto diventano sempre più efficienti grazie ai notevoli investimenti dei costruttori. La vendita di veicoli elettrici esplode. Quest’evoluzione va sostenuta con delle condizioni quadro favorevoli e va stimolata grazie a degli incentivi e a una vera politica d’innovazione. Nell’attesa dello sviluppo di nuove tecnologie, «andare a fare il pieno» cambierà significato nel corso del prossimo decennio. Le stazioni di ricarica pubbliche hanno un ruolo fondamentale; purtroppo, il loro numero è ancora insufficiente per assorbire la domanda futura e devono essere

sviluppate, anche nelle città, dove numerosi inquilini sono oggigiorno esclusi dalla mobilità elettrica. Inoltre, l’installazione di stazioni di ricarica private, negli immobili da affittare, nelle proprietà per piani e sui posti di lavoro si scontra ancora con esigenze e barriere troppo importanti, sia nelle campagne sia in città. Bisogna lanciare un’offensiva a livello comunale, cantonale e federale. Il finanziamento di quest’offensiva, necessaria, andrà fatto in modo trasparente e soprattutto coerente. Prendere a qualcuno per dare a qualcun’altro è una ricetta che non funziona e il risultato del 13 giugno ce lo ricorda. Gli utenti della strada contribuiscono da sempre agli sforzi collettivi, allo sviluppo del nostro Paese. Accetteranno di continuare a farlo, a condizione che si lasci loro la libera scelta del mezzo di trasporto. Questo implica, in particolare, che si dovrà attingere ancor di più dai fondi già sin d’ora alimentati dagli automobilisti, al posto d’aumentare la fattura. Per ridurre le nostre emissioni di CO2, bisognerà anche tener conto degli interessi degli attori della mobilità individuale e associarli alla sfida climatica. Le nostre autorità devono prenderne coscienza il più presto possibile. La Consigliera federale Sommaruga intende riu--

nire rapidamente tutti gli attori della mobilità per rispondere a tali cambiamenti. È un passo nella giusta direzione. Da 125 anni il TCS partecipa a tutte le grandi evoluzioni della società. Ancora una volta risponderà presente! •

«La mobilità individuale continuerà ad assumere le proprie responsabilità» Peter Goetschi, presidente centrale Touring Club Svizzero

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MOBILITÀ Furgoncino offresi Il Goupil G4 è ora disponibile a Basilea, Berna e Losanna per effettuare consegne, traslocare e quant’altro.

Il trasporto merci urbano si fa più verde e collaborativo I furgoni tradizionali potrebbero sparire presto dalle città grazie ai servizi di condivisione che già oggi forniscono risposte smart ed economiche ai bisogni di trasporto. Soluzioni, queste, capaci di rivoluzionare la logistica dell’ultimo miglio.

le consegne a domicilio e il trasporto degli acquisti, specie se voluminosi e pesanti, il trasporto rifiuti o la logistica eventi. La sperimentazione del servizio durerà un anno.

TESTO DINO NODARI | FOTO EMANUEL FREUDIGER

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a trasformazione in atto da alcuni anni nella mobilità urbana va accelerandosi. A spingere l’innovazione, le moderne offerte di condivisione veicoli che beneficiano a loro volta dell’intenso dibattito sull’ambiente e della richiesta di alternative flessibili ai mezzi e modalità tradizionali. Per quanto riguarda il futuro dei trasporti urbani, lo sharing sarebbe venuto per restare – questa, in sintesi la conclusione di una ricerca sulla mobilità collaborativa nelle città europee svolta dall’Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW).

Più merci in movimento La pandemia di coronavirus ha aggiunto un’ulteriore componente alle problematiche ambientali, legata alla forte crescita delle vendite tramite internet. Un sondaggio sull’e-commerce 2020 realizzato dalla ZHAW School of Management and Law rileva che: «In Svizzera circa la metà dei negozi online ha registrato un balzo delle ordinazioni, cresciute di oltre il 20 percento rispetto all’esercizio 32 touring | luglio / agosto 2021

precedente in almeno un assortimento di prodotti venduti». Prodotti che devono arrivare a casa del cliente. Non stupisce che il boom di consegne abbia ulteriormente congestionato le città e aggravato l’inquinamento a scapito della qualità di vita dei residenti. Quest’aumento della circolazione crea grandi sfide per la gestione dei trasporti urbani. Non solo sono richiesti veicoli più adatti al tessuto viario cittadino e modelli alternativi di delivery, ma soprattutto occorre un nuovo approccio alla mobilità e al consumo.

Furgoncini a noleggio È qui che viene ad inserirsi Smargo (acronimo di Shared Micro Cargo), progetto lanciato di recente dall’Accademia della mobilità del TCS in collaborazione con le città di Berna, Basilea e Losanna. Si tratta di un’innovativa proposta di condivisione di furgoncini e veicoli elettrici adibiti al trasporto merci che possono essere noleggiati a ore. L’offerta si rivolge sia agli operatori commerciali sia ai privati che possono servirsene per

«Ci vogliono veicoli a misura di città, concetti moderni di traffico e dobbiamo ripensare la mobilità in chiave collaborativa» ha ribadito la direttrice finanze e mobilità Florence Germond in occasione del lancio del progetto a Losanna lo scorso mese di maggio. Analoga la situazione a Berna: «L’obiettivo di mobilità urbana ecologica richiede un sistema efficace di trasporto merci e materiali capace di garantire i flussi di approvvigionamento e smaltimento nel lungo periodo. Affinché la nostra città rimanga vivibile anche domani dobbiamo incanalare il traffico in direzioni opportune. Il ricorso a veicoli condivisi ed elettrici rappresenta un passo promettente», dichiara il municipale Reto Nause.

Si parte già con 8 franchi I veicoli possono essere prenotati su www.carvelo2go.ch. Tramite questa piattaforma l’Accademia della mobilità del TCS offre già da sei anni il noleggio a ore di bici cargo elettriche in tutta la Svizzera. La flotta usata nelle tre città che partecipano al progetto Smargo comprende un furgoncino elettrico per


IL CONSULENTE MOBILITÀ

Traino veicolo in avaria, le norme da seguire In caso di guasto al veicolo i soci del TCS vengono soccorsi sul posto. Chi volesse chiamare un amico o un parente per farsi trainare deve osservare una serie di regole per non rischiare sanzioni. TESTO URS-PETER INDERBITZIN

In risciò si possono trasportare fino a 200 chili.

le consegne, uno scooter elettrico a tre ruote, nonché un risciò da trasporto (quest’ultimo non è però disponibile nella città di Losanna). Il costo include la tassa di prenotazione di 5 franchi e una tariffa oraria modica a partire da 3 franchi, che non viene prelevata nella fascia notturna tra le ore 22.00 e le 8.00. Gli utenti devono essere in possesso naturalmente di licenza di condurre della categoria B (automobili). I veicoli riservati via sito web o app carvelo2go possono essere quindi ritirati presso una stazione ospitante (cosiddetti «host», ad esempio panetterie, alberghi o parcheggi). «Smargo dà un’idea dell’attuale gamma di veicoli per la micromobilità condivisa e permette di testarli in maniera semplice per il trasporto merci in città a zero CO2» spiega il capo progetto Jonas Schmid dell’Accademia della mobilità TCS. Gli fa eco il direttore Jörg Beckmann, secondo cui: «Smargo non costituisce soltanto un complemento intelligente all’offerta carvelo2go già ben collaudata bensì apre una vetrina per promuovere l’elettromobilità urbana. È un progetto faro per una logistica dell’ultimo miglio sostenibile». • smargo.ch

Utile tuttofare Lo scooter a tre ruote Kyburz DXS.

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n via di principio è permesso rimorchiare un’auto fra privati, laddove il veicolo trainato non pesi più del veicolo trainante, il quale deve essere abbastanza potente ed essere dotato di buoni freni. I due veicoli devono essere agganciati solidamente mediante barra rigida, cavo o fune, ma non con catene. Le barre – usate soprattutto per trainare camion – non devono essere più lunghe di cinque metri, le funi non superare gli otto. È autorizzato il traino con fune solo se la vettura in avaria ha freni, sterzo e luci funzionanti. Il collegamento deve essere segnalato nel centro così da essere facilmente percepibile dagli altri utenti della strada. Inoltre il triangolo di panne deve essere posizionato in maniera ben visibile sulla parte posteriore dell’auto trainata. L’omessa presenza del triangolo è punibile con multa di 40 franchi.

Soltanto fino alla prossima uscita Su tutte le strade la velocità massima per il traino è di 40 km/h, anche in autostrada. Non è permesso entrare in autostrada con un’auto al traino. Se il guasto avviene in autostrada o semiautostrada il veicolo può essere rimorchiato solo fino alla prossima uscita, e procedendo tassativamente sulla destra. È ammesso occupare la corsia d’emergenza solo per accelerare o in prossimità dell’uscita. In caso di panne in autostrada si consiglia di affidarsi a servizi professionali di soccorso dati i rischi dell’operazione, specie in condizioni di traffico intenso e che scorre veloce. Chi continua a trainare l’auto su autostrada o semiautostrada anche dopo

aver superato un’uscita incorre in una multa di 140 franchi. Su autostrade e semiautostrade, oltre ad esporre il triangolo, il veicolo trainato deve mantenere azionate le quattro frecce lampeggianti. Sulle altre strade la freccia serve per indicare un cambio di direzione.

Responsabilità per danni da traino Per i danni che si verificassero durante il traino trova applicazione l’articolo 69 della Legge sulla circolazione stradale (LCStr) che statuisce: «Il detentore del veicolo a motore trainante è civilmente responsabile del danno cagionato dal rimorchio o dal veicolo rimorchiato; tuttavia, se il veicolo rimorchiato è guidato da un conducente, il suo detentore e quello del veicolo trainante sono solidalmente responsabili. È permesso rimorchiare un veicolo non immatricolato, ovvero senza targhe, purché idoneo alla circolazione. Le auto elettriche o con cambio automatico non devono essere trainate ma trasportate su carro attrezzi. I motocicli guasti possono essere trainati con l’ausilio di fune (non catena) da un altro motociclista. Il conducente della moto trainata deve essere in grado di staccarla in caso di necessità. Da notare che in determinati paesi europei, quali l’Italia e la Spagna, il codice prevede un generico divieto del traino fai da te. •

URS-PETER INDERBITZIN consulente giuridico luglio / agosto 2021 | touring

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MOBILITÀ

Fine anticipata della radio FM: a rischio la sicurezza stradale REDAZIONE TOURING

I

n Svizzera gli automobilisti sono abituati a ricevere informazioni sul traffico da stazioni radio pubbliche e private. Con queste notizie vengono segnalati in modo rapido ed efficiente pericoli come gli ingorghi o possibili percorsi alternativi. Con il passaggio al sistema DAB+, per molti utenti non sarà più possibile ascoltare questi annunci, come avverte Peter Schilliger, consigliere nazionale PLR/LU e presidente del Comitato politico del TCS.

ALD

Ha rivolto un’interpellanza al Consiglio federale riguardante una modifica del sistema radiofonico. Non è un po’ esagerato?

NIENTE PIÙ FRUSCII

Digitalizzazione Non tutte le auto dispongono ancora di DAB+.

Peter Schilliger: Assolutamente no, perché ne va della Non nego in alcun modo l’utisicurezza stradale. Ogni lità di questa tecnologia, anno, Viasuisse trasmette piuttosto metto quasi 2600 coin discussione municazioni la transizione urgenti, che ripianificata così guardano periin fretta. Da coli rilevanti agosto 2022, come condule stazioni racenti controdio pubbliche mano o pedoni della SSR cese ciclisti finiti seranno le traper sbaglio in smissioni in autostrada. FM e l’anno Sono in gioco dopo lo fadelle vite ranno anche le umane e non «Gran parte delle radio private. possiamo scen- automobili non Secondo i nodere a comproè ancora dotata stri dati, nel messi quando si di ricevitore DAB+» 2020 il 58 pertratta di sicuPeter Schilliger, cento degli aurezza della circonsigliere nazionale PLR colazione. e presidente del Comitato tomobilisti non politico del TCS disponeva di La tecnologia DAB+ e poteva DAB+ è molto promettente ricevere solo onde FM. Non e gli esperti confermano bisogna quindi agire troppo che le informazioni in fretta ma, prima di passaranno di qualità migliore. sare al DAB+, aspettare finNon è una battaglia persa ché ne disponga la grande in partenza? maggioranza degli automobi-

listi, tanto più se si sa che molti turisti esteri viaggiano con veicoli che non ricevono il DAB+. Mi sembra assolutamente logico. Tutti i veicoli nuovi sono equipaggiati di DAB+ e la transizione è già stata annunciata da tanto tempo. Dov’è il problema?

Va considerato che gran parte delle automobili non è ancora dotata di ricevitore DAB+ e che gli automobilisti che, ad esempio, si trovano su un’autostrada con un veicolo in contromano, non saranno dunque più avvisati. Semplicemente, dobbiamo rimanere pragmatici e riconoscere che questo passaggio avviene troppo in fretta, anche se tutti i nuovi veicoli venduti in Svizzera ne sono equipaggiati. Ho quindi chiesto al Consiglio federale una stima esatta di quanti automobilisti non potranno ancora ricevere il DAB+ dal

Ad agosto 2022, la SSR dovrebbe spegnere i suoi trasmettitori FM e le radio private al più tardi un anno dopo. Da quel momento, la diffusione dei programmi radio avverrà solo in digitale via DAB+. Così è stato deciso in un accordo tra la SSR e l’80 percento delle radio private, che ha ricevuto il nullaosta del Consiglio federale. La qualità di trasmissione migliorerà sensibilmente… ma la sicurezza stradale?

mese di agosto 2022 e agosto 2023. Cosa sollecita in modo particolare?

Chiederò solo che la data di transizione sia posticipata fino a quando la grande maggioranza degli automobilisti disporrà di un ricevitore DAB+. Immagino che anche il Consiglio federale sarà favorevole: già nel 2017 aveva confermato che si potrebbe rinviare la fine delle trasmissioni FM. • luglio / agosto 2021 | touring

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Un grande sogno si dissolve nel nulla Una via d’acqua dal Mare del Nord al Mediterraneo: uno dei grandi progetti del 17° secolo. Anche il Canale d’Entreroches avrebbe dovuto contribuire alla sua realizzazione. In una passeggiata tra Bavois ed Eclépens nel Canton Vaud, si possono ancora vedere i resti di questo sogno infranto. TESTO MARKUS FÄSSLER

D

ue piattaforme, un ponte, dei parcheggi e nulla più. Sembra di essere in una terra di nessuno. La stazione ferroviaria di Bavois nel Canton Vaud è un luogo poco appariscente. Ma non lontano da qui, quasi 400 anni fa, è bene ricordare che è fallito un progetto epico per il suo tempo: il Canale d’Entreroches. Avrebbe dovuto costituire una parte di una via d’acqua che permetteva alle navi da trasporto di fare

il loro percorso dal Mare del Nord fino al Mediterraneo. Il problema: il tratto da Yverdon-les-Bains al Lago di Ginevra era impraticabile per le navi.

Fondi insufficienti Un uomo volle cambiare le cose: il bretone Elie du Plessis-Gouret nel 1635 presentò al Governo di Berna l’idea di un canale che doveva passare attraverso il fiume Aare, il Lago di Bienne, il Lago di Neuchâtel e poi quello di Gi-

nevra e collegare così il Rodano e il Reno. In effetti, gli fu dato il via libera, e tra il 1638 e il 1648 furono completati grandi tratti del canale: 17 chilometri tra Yverdon-les-Bains ed Entreroches, e i successivi 8,4 chilometri fino a Cossonay. In seguito, però, i problemi finanziari, già esistenti sin dall’inizio del progetto faraonico, divennero insormontabili e gli ultimi 12 chilometri fino al Lago di Ginevra non furono mai completati.

Tuttavia, il canale fu utilizzato per la navigazione mercantile tra Cossonay e Yverdon per ben 200 anni fino al 1829. L’85% delle merci trasportate era vino. Per trasportarlo a destinazione ci volevano molte braccia. Le chiatte dovevano essere tirate lungo il canale da due uomini che erano a terra, e un terzo uomo guidava l’imbarcazione. Dal loro aspetto e comportamento si capiva che i tre attingevano al contenuto delle bottiglie, ma la

Sembra impossibile, ma sino al 1829 qui circolavano delle chiatte.

36 touring | luglio / agosto 2021


MOBILITÀ

Sulla pianura fiorita dell’Orbe si possono ancora trovare i resti del canale.

Ricordi: la casa per gestire il porto che non… c’è.

merce è comunque sempre arrivata a destinazione.

Quel porto mai costruito Probabilmente la navigazione sarebbe stata altrettanto spensierata se avesse attraversato la pianura dell’Orbe, dove campi di torba neri come la pece, tappeti di colza gialla e prati verdi si alternano creando un impressionante gioco di co-

Il progetto faraonico era piuttosto concreto come dimostrano manifesti e piani di costruzione.

lori. Le navi avrebbero dovuto circolare anche su questo tratto, non lontano dalla stazione di Bavois. A testimoniarlo si trovano ancora parti del canale. Da questo punto si scorge un possente tiglio centenario. Visibile da lontano, è un simbolo del dominio bernese. Venne piantato nel giardino della casa costruita per l’amministrazione del porto del Canale d’Entreroches. Mancano però il

porto, l’acqua e le navi. Tra questo edificio e due platani colpiti da un fulmine la via conduce verso la gola di Entreroches. Un tempo qui dominava il rumore del cantiere con gli operai che scavavano e facevano saltare le rocce, oggi invece si sente soltanto il canto degli uccelli. Improvvisamente due occhi neri ti guardano: si tratta del doppio tunnel che attraversa il monte Mormont. Pochi se-

condi dopo, un convoglio delle FFS passa di corsa. La linea ferroviaria tra Yverdon e Morges, costruita tra il 1852 e il 1855, ha letteralmente tagliato in due il Canal d’Entreroches.

Un luogo per grandi sogni Una volta arrivati alla gola sono evidenti i resti del progetto pionieristico. Muri a secco alti sette metri rico- → luglio / agosto 2021 | touring

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MOBILITÀ

Da visitare vicino al Canale d’Entreroches Castello di La Sarraz

Dallo scorso mese di aprile, il Castello di La Sarraz ha riaperto le sue porte dopo circa due anni e mezzo di lavori di ristrutturazione. Nell’edificio risalente al 1049 vi aspetta un tour interattivo della storia e delle collezioni del castello. Nell’area si trova anche il Musée du Cheval (Museo del cavallo), cui potete accedere con il biglietto per il Castello di La Sarraz. chateau-lasarraz.ch Nella gola di Entreroches i muri a secco del canale scompaiono nel terreno.

Yverdon-les-Bains

DA SAPERE I resti più visibili del Canal d’Entreroches si trovano nella gola di Entreroches, con altre tracce del canale nella pianura dell’Orbe. Per l’escursione di circa un’ora e mezza è possibile partire da Bavois o da Eclépens. Coloro che desiderano aggiungere il tratto da o verso La Sarraz devono mettere in conto circa due ore di cammino.

La città è ricca di attrazioni, tra cui il Castello di Yverdon e il grazioso centro storico, dove sembra di essere su una piazza mediterranea. Si può anche partire alla scoperta di Yverdon-les-Bains in sella ad una bicicletta. A disposizione c’è la rete di bici self-service Donkey Republic. yverdonlesbainsregion.ch

Morges

Lago di Neuchâtel Yverdon

FRANCIA Orbe

Bavois La Sarraz Cossonay

Eclépens

S

V

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Z

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canale pianificato Morges

Lago Lemano 10 km

Morges emana un fascino particolare grazie al suo quai del Lago Lemano e la vista sul Monte Bianco. In primavera, la città è famosa per il suo festival dei tulipani, e in estate, le dalie ornano il lungolago. Quando si passeggia per la Grand-Rue, che è fiancheggiata da negozi e ristoranti, di tanto in tanto si dovrebbe anche guardare in alto: le facciate delle case sono sempre ricche di decorazioni sorprendenti. morges-tourisme.ch

38 touring | luglio / agosto 2021

FOTO MARKUS FÄSSLER, RICHESSES PATRIMONIALES, MORGES RÉGION TOURISME, ADOBESTOCK, CARTA KEYSTONE

perti di muschio – le pareti del canale – si ergono a sinistra e a destra di un rigagnolo. È difficile immaginare che un tempo vi abbiano potuto circolare delle imbarcazioni che trasportavano merci. Qualche centinaio di metri più in là, il Canale d’Entreroches viene inghiottito dal terreno. Da tempo la natura ha ripreso le redini della selvaggia e romantica zona paludosa. E invece di immaginarci su una chiatta carica di botti di buon vino, ci sembra di essere in una mistica foresta incantata. ◆


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Bikesharing Un’aggiunta intelligente ai mezzi di trasporto privati e pubblici.

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P

ubliBike conta fra le pioniere del bikesharing in Svizzera. Dalla fondazione nel 2011 si è costantemente sviluppata tanto che la società, oggi un’affiliata della Posta Svizzera, opera su tutto il territorio con postazioni a Berna, Friburgo, Losanna-Morges, Lugano-Malcantone, Mendrisiotto-Basso Ceresio, nell’area di Nyon, Sierre-Sion e Zurigo. Con più di 160 000 utenti e già 800 000 noleggi nel primo semestre 2021, PubliBike fornisce un contributo determinante ad una mobilità sostenibile, flessibile e sana nei centri urbani. La chiave del successo sta nelle modalità d’uso semplici.

Infatti, dopo la registrazione sul sito o nell’app, la bici può essere cercata e sbloccata con lo smart phone e riconsegnata liberamente presso qualsiasi stazione ospitante.

B-Flex, B-Fit, B-More A seconda delle necessità individuali si consiglia di prendere in considerazione un abbonamento che riduce in maniera notevolmente il costo delle singole corse. Il cliente ha tre opzioni: l’abbonamento mensile B-Flex da 9 franchi è ideale per chi si serve della bici per uscite occasionali e spontanee. Coloro che ne fanno un uso regolare, ad esempio per compiere il tragitto casa-lavoro, sceglie-

ranno B-Fit da 99 franchi all’anno. Infine B-More, l’abbonamento pensato per gli appassionati di bikesharing che desiderano alternare bici tradizionale ed elettrica e goderne al massimo. Al costo di 179 franchi si pedala per un anno intero.

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luglio / agosto 2021 | touring

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TECNICA

E W autonomia: 383 km peso: V k 2399 kg (modello del test) P5,1 s da 0 a 100 km/h L68 940 fr. 2 motori sincroni, 346 CV

23,0 kWh/100 km (media del test), etichetta energia A

Universo digitale tinto di sportività con un immenso schermo.

FORD MUSTANG MACH-E AWD

Si rinnova la moda

Mach

Ford Mustang e muro del suono di nuovo a braccetto. Da Mach 1, passa a Mach-E. Una transizione elettrica che tale nuova generazione, che muta in crossover, effettua a tambur battente, sia per prestazioni che autonomia.

Familiare elettrica credibile Autonomia adeguata Accelerazioni toniche Grande abitabilità/pratici bagagliai Dotazione di serie completa

TESTO MARC-OLIVIER HERREN | FOTO EMANUEL FREUDIGER

Sistemi di assistenza Comportamento rassicurante

40 touring | luglio / agosto 2021


F Stiva di 81 l compartimentata e plastificata dotata di drenaggio.

SCHEDA TECNICA VEICOLO PROVATO Ford Mustang Mach-E AWD: 5 porte, 5 posti; 68 940 fr. (veicolo del test: 73 470 fr.) Gamma: dalla Standard Range, 269 CV, batteria 76 kWh (49 560 fr.) alla Extended Range AWD, 346 CV (68 940 fr.) Opzioni: vernice metallizzata (1130 fr.), pack 1: audio B&O, portellone elettrico, aiuto parcheggio, telecamera 360° ecc. (2200 fr.), pack 2: pack 1 + tetto panoramico, cuoio sintetico traforato (3400 fr.) Garanzia: 3 anni/100 000 km; sistema ibrido: 8 anni/160 000 km; anticorrosione: 12 anni Importatore: Ford Motor Company (Switzerland), ford.ch DATI TECNICI Motore: sincroni anteriore e posteriore, 346 CV, 580 Nm; monorapporto, trazione integrale. Batteria ioni di litio 99 kWh. Peso: 2399 kg (veicolo test), tot. ammissibile 2690 kg, carico rimorchiabile 750 kg

Mach-E vs Mach 1 1969 o la transizione da muscle car coupé V8 a crossover elettrica. 80%

Sospensione tendente a saltellare 162 cm

Pesantezza nelle curve Sterzo poco comunicativo Digitalizzazione estrema Pochi optional a scelta Visibilità posteriore ridotta/sterzata Carico rimorchiabile modesto, 750 kg

passo 298 cm lunghezza 473 cm larghezza 188 cm bagagliai: 81/402–1420 litri pneumatici: 225/55R19, min. 225/60R18

ord si riappropria dell’appellativo Mach, sinonimo di velocità alla fine degli anni Sessanta, al pari del leggendario logo Mustang, per lanciare la sua rivoluzione elettrica. Nessuna coupé in questo caso né V8 rombanti: la Mustang Mach-E è una crossover familiare che tuttavia conserva il dinamismo delle sue illustri antenate. L’imponente schermo tattile da 15,5 pollici è il simbolo di questa transizione energetica. Quasi un sapore di Tesla, anche in fatto di autonomia. Perché se è vero che è un po’ meno efficiente della sua rivale californiana, la Mach-E approfitta della sua enorme batteria agli ioni di litio da 99 kWh (capacità lorda) per offrire un raggio d’azione all’altezza. La media di 383 km del test lo conferma. E il sistema da 150 kW promette ricariche sufficientemente veloci alle colonne di ricarica rapida. Il pilota di questa crossover dal telaio leggermente rialzato ha la scelta fra 3 parametrizzazioni di guida e può inserire, via schermo tattile, la funzione one pedal drive o frenata rigenerativa. Di base sceglieremo la modalità Active, che fornisce buone risposte del motore senza gravare troppo la batteria, ma che registra una consistenza aleatoria dello sterzo. La modalità Untamed gli restituisce questa comunicativa e imbastardisce i 346 CV, accompagnandoli anche da rombi artificiali fortunatamente non troppo invasivi. I due motori sincroni – uno per asse – liberano tutto il potenziale di questa integrale che, da buona Mustang, tollera leggeri sbandamenti del posteriore presto repressi dall’ESP, dato che la coppia dei due motori è gestita autonomamente.

Velocità e massa Malgrado le accelerazioni prepotenti, non si vuole veramente sportiva. La massa di 2399 kg ce lo ricorda nelle curve strette. Figlia del suo tempo, la Mach-E è a suo agio nel traffico urbano e in autostrada. Peccato che la sospensione irrigidita le imprime una tendenza a saltellare. Ma il comfort del vasto abitacolo con accogliente cuoio sintetico non ne risente troppo. Per giunta, la Mustang offre tutti gli equipaggiamenti se si acquistano i pacchetti opzionali a prezzi moderati. Vale la pena approfittare dell’eccellente suono B&O e dell’apertura digitale delle portiere. Quasi un gadget, ma significativa del cambiamento subito dall’emblematico pony. • luglio / agosto 2021 | touring

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→


TECNICA

CHECK-UP TCS

TCS MoBe: Andrea Scuderi

DINAMICA DI COMPORTAMENTO

COSTI DEI SERVIZI

Accelerazione (0–100 km/h) (dati di fabbrica): 5,1 s Diametro di sterzata: 12,8 m Numero giri volante: 2,5 Frenata (100–0 km/h): — Insonorizzazione: 60 km/h: 56 dBA 80 km/h: 59 dBA 120 km/h: 63 dBA

(km/mese) ore mano d’opera (fr.) 30 000/24 1,6 318.– 60 000/48 1,6 318.– Manutenzione per 180 000 km: 15 000 km/anno 9,6 1908.– 1

1

incl. materiale

COSTI D’ESERCIZIO km/anno ct./km

fr./mese fissi variabili 15 000 93 818.– 343.– 30 000 60 818.– 686.– Tariffa oraria per il calcolo TCS: 145 fr. (UFS) TCS ASSICURAZIONE AUTO premio annuo2:

983.–

esempio di offerta per un socio TCS 36enne, domiciliato a Berna, responsabilità civile e casco totale, chilometraggio annuo 10 000 km, garage coperto, premio annuo senza spese.

Mustang Mach-E in dettaglio CARROZZERIA Col suo tetto sfuggente e le larghe spalle, la Mustang Mach-E ha tutto della crossover. Dietro viene proposto un importante spazio per le gambe e sedili confortevoli, ad esclusione per il passeggero centrale. Di capacità media, il bagagliaio cubico è di accesso molto pratico. Al pari del vano anteriore suddivisibile, che contiene i due cavi per la ricarica. ABITACOLO L’universo totalmente digitalizzato comporta un immenso schermo tattile da 15,5” e una strumentazione minimalista. Questi 2 elementi si armonizzano bene con la plancia di bordo guarnita di cuciture rosse e rivestita di stoffa e inserti in carbonio. Il funzionamento è globalmente intuitivo, ma un po’ lento. La qualità percepita dell’insieme è corretta.

Volume medio, ma apertura molto ampia.

CONSUMO AL BANCO DI PROVA ciclo misto fabbrica WLTP 18,7 kWh/100 km 0 g/km Emissioni di CO2 169 g/km Media svizzera di CO2 Etichetta energia (A–G): A CONSUMO DEL TEST 23,0 kWh/100 km autonomia 383 km Batteria: 99 kWh (88 kWh netti) il video del test

Spazioso divano da crossover familiare.

Spalle larghe e fari posteriori a tre bande tipicamente Mustang.

tcs.ch/ portale-video

COMFORT I sedili comodi in pelle sintetica e il basso grado di rumorosità sono apprezzabili in autostrada. L’ammortizzamento un filo rigido induce tuttavia ad un accenno di saltellamento delle sospensioni. PREZZO-PRESTAZIONI Il prezzo corretto delle versioni d’entrata include un’ampia dotazione di serie (navigatore, climatizzatore a due zone, accesso senza chiavi, telecamera retromarcia). Gli optional si riassumono a due pacchetti di dotazioni abbordabili (impianti hi-fi d’alta gamma, portellone elettrico, telecamera 360°, tetto panoramico). Costi di manutenzione vantaggiosi. COMPORTAMENTO Malgrado un’altezza da terra di 15 cm, affronta le curve incollata a terra. Rassicurante, anche se il peso si fa sentire e lo sterzo non è molto comunicativo. La modalità Untamed lo rende più consistente e accentua le risposte del motore. MOTORE E TRASMISSIONE I due motori sincroni totalizzanti 346 CV e una coppia di 580 Nm erogano accelerazioni massicce e progressive. L’ideale per i sorpassi. Il tutto è ben gestito dalla trazione integrale, anche se la Mustang conserva geni da trazione posteriore. CONSUMO L’immensa batteria agli ioni di litio da 88 kWh netti assicura un’autonomia di 383 km, vicina ad un’auto termica. I consumi medi del test si sono fissati a 23,0 kWh/100 km. SICUREZZA Il regolatore adattivo intelligente, l’allerta per l’angolo cieco e l’allerta per il traffico posteriore sono di serie. Peccato che il display head-up non sia disponibile.

42 touring | luglio / agosto 2021

CREDITS: la Ford Mustang Mach 1 del 1969 è stata gentilmente messa a disposizione da Oldtimer Galerie International di Toffen (BE), specialista di auto da collezione. oldtimergalerie.ch

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TECNICA

FORD MUSTANG MACH 1

Indicibile gusto dei «Settanta» Spettacolare Linea da coupé e fari riposizionati nella calandra.

Passare da una Ford Mustang Mach-E elettrica a una venerabile Mach 1 del 1969 costituisce un istruttivo tuffo nella storia recente dell’automobile ed una riscoperta delle sensazioni di altri tempi. TESTO MARC-OLIVIER HERREN | FOTO EMANUEL FREUDIGER

Q

uando la nostra Mach 1 appare nella sua livrea nera recentemente riverniciata, comprendiamo meglio perché oltre 72 000 appassionati di sensazioni forti sono stati sedotti da questa muscle car prodotta dal 1969. Un colpo da maestro firmato Ford la cui Mustang apparsa nel 1964 era superata dalle Chevrolet Camaro e Pontiac Firebird stragonfiate. Sull’onda dei furiosi inseguimenti del mitico Steve McQueen, nei panni di Bullitt, al volante della sua Mustang nel 1968, l’accorta pony car si trasforma in muscle car. Le linee si fanno più nette e aderiscono meglio allo spirito degli Anni Settanta. Ma l’essenziale avviene sotto il lunghissimo cofano. La Mustang Mach 1 sarà declinata in 6 motorizzazioni, evidentemente tutte V8, con l’apoteosi di un big block da 7 litri. Giu-

sto per confermare il suo successo, la prima edizione sarà presto oggetto di profonde e successive rivisitazioni stilistiche fino all’apparizione della seconda generazione nel 1974. Altre Mach 1 seguiranno, senza però bissare l’ottimo risultato iniziale.

Ritorno al futuro Mezzo secolo più tardi, la nostra Mustang Mach 1 millesimo 1969 non ha perso nulla della sua superbia. Le linee tese e sobrie di questa coupé 2+2 costituiscono sempre un invito a divorare l’asfalto. Un filo ruvide, le portiere ricordano l’età dell’auto, che la sua vernice placcata e gli sticker arancioni tendevano a far dimenticare. Il pannello di bordo e i quattro contatori rivestiti in finto legno rassicurano pienamente i conducenti contemporanei, ormai sommersi dall’ondata di strumentazioni digitali. Giriamo l’esile chiave di contatto e il

V8 si sveglia con un rombo sordo. Un buon vecchio atmosferico da 5766 cm3, erogante 253 cavalli SAE. Una cavalleria dalla foga ponderata che incita a viaggiare rilassati, come si impone ad un’auto che ha dieci lustri. Tuttavia, i rapporti del cambio manuale a 5 marce – non originale – si innestano con facilità e le cambiate sono piacevolmente precise. Anche se è senz’altro possibile maltrattarla, l’auto predilige una guida preventiva, non fosse che per lasciare il tempo ai tamburi posteriori di operare e allo sterzo di seguire la traiettoria desiderata. In 50 anni sono cambiate molte cose. All’insegna dello sterzo non assistito – i servosterzi americani dell’epoca erano troppo leggeri per le muscle car – che richiede braccia da camionista per le manovre. Prima di fare esibizioni davanti a una terrazza piena di gente, bisognerà

La parte posteriore più sfuggente dà il tono.

Il logo che fa tutta la differenza.

quindi far bene i propri calcoli. In effetti, l’appeal della Mustang Mach 1 e delle sue sontuose linee epurate è più forte che mai. Così come, all’epoca, il prezzo di 24 000 fr., un buon affare per una simile potenza. Come è facile immaginare, ora questa muscle car inossidabile si negozia a prezzi ben più cari. Restaurato e con lo statuto di veterano, il modello presente era esposto a 78 000 fr. Non di più, in fondo, di un veicolo elettrico ben motorizzato. ◆ oldtimergalerie.ch

luglio / agosto 2021 | touring

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Le moto recenti sono dotate di una panoplia di sistemi di assistenza. Un vero progresso per la sicurezza.

Assistenti per moto dalle virtù salvatrici Come per le auto, i sistemi di assistenza alla guida investono il mondo delle moto. Un test comparativo del TCS realizzato con tre moto di ultima generazione dimostra che questi dispositivi sono affidabili. Un vero atout per affrontare gli imprevisti della guida su due ruote. TESTO MARC-OLIVIER HERREN | TECNICA ELIA LIMARZO | FOTO EMANUEL FREUDIGER

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a tendenza alla moltiplicazione dei sistemi di aiuto alla guida contagia decisamente l’universo delle motociclette, in ritardo rispetto alle auto. Questa evoluzione è evidente dopo l’obbligo di equipaggiare le due ruote con un sistema di frenata antibloccaggio (ABS) introdotto nel 2017, mentre per le automobili nell’Unione europea era già stato sancito nel 2004. Per valutare l’efficacia di alcuni di questi sistemi che ora equi44 touring | luglio / agosto 2021

paggiano le moto, la Consulenza mobilità del TCS ha testato, in collaborazione con l’upi, tre mezzi di ultima generazione: la supersportiva Kawasaki Ninja 1000 SX così come le due maxi enduro Ducati Multistrada V4S e Honda Africa Twin CRF1100.

Regolatore ACC La Ducati ha la particolarità di essere la prima moto ad impiegare il regolatore di velocità adattivo (ACC), subito seguita dalla BMW. Come su

un’auto, sensori radar scandagliano le vicinanze del mezzo e il sistema mantiene automaticamente una distanza definita dai veicoli che precedono. Questo dispositivo d’uso intuitivo si è rivelato convincente. Anche con una regolazione minima, garantisce uno spazio sempre sufficiente ad effettuare un arresto in sicurezza. Una soluzione di un problema ricorrente per i motociclisti in autostrada. Tuttavia, se i veicoli che precedono frenano fino a

fermarsi, il motociclista deve azionare la frizione. Altro dispositivo inaugurato da Ducati, l’allerta per l’angolo cieco utilizza sensori radar posteriori per rilevare veicoli in avvicinamento. Il pilota che vuole cambiare corsia è avvisato tramite un simbolo che appare sul retrovisore. Permanentemente attivo, il sistema funziona davvero bene. Di fatto, sia l’allerta per l’angolo cieco sia l’ACC hanno un potenziale di sicurezza davvero importante.

Frenare in curva Se l’introduzione dell’ABS fornisce un apporto considerevole, la frenata resta un’operazione delicata in curva. Le tre moto erano dotate di sistemi ABS per la curva, che tengono in considerazione l’inclinazione del mezzo e si attivano di conseguenza. Prestazionali, tali dispositivi hanno permesso di arrestare


TECNICA

L’allerta per l’angolo cieco è prezioso nella guida autostradale.

ritorno di informazioni affidabile. Sulla Honda, sono disponibili quattro livelli di regolazione. Vista la potenza crescente delle moto attuali, il TCS considera il controllo della trazione pressoché indispensabile e ritiene che debba essere disattivato solo in situazioni eccezionali.

Impennate più o meno sotto controllo

il video del test tcs.ch/ portale-video

ASSISTENTI DA DOMARE Se i nuovi sistemi di assistenza alla guida rappresentano un concreto progresso per la sicurezza, è vivamente consigliato familiarizzarsi con il loro funzionamento. A cominciare dalla lettura delle istruzioni d’uso prima della prima uscita. Ma ancora meglio è farsi spiegare bene i dettagli dal rivenditore al momento dell’acquisto. È essenziale sapere come funzionano e reagiscono questi dispositivi. L’ideale poi sarebbe frequentare corsi di guida per imparare a reagire correttamente in caso di emergenza.

tutte le moto con una frenata d’emergenza, in curva, a velocità e angolazioni variabili. Il tutto senza perdere la traiettoria. Questa tecnologia, che costituisce un forte progresso in termini di sicurezza, non può tuttavia prescindere dalle leggi della fisica. Contraltare dell’ABS, il controllo della trazione previene il pattinamento della ruota posteriore. Sulle tre moto, questo dispositivo funziona discretamente e fornisce un

I pareri sono invece mitigati per quanto riguarda il wheelie control, anche se opera in maniera convincente su tutte e tre le due ruote. Funzionante tramite la gestione del motore, riduce la potenza non appena la ruota anteriore perde aderenza. Sulle moto del test, diversi gradi di intensità permettono di modulare il grado di sollevamento della ruota. Il TCS è dell’avviso che questi sistemi possono incitare a fare delle impennate, ciò che non è in accordo con la ricerca di sicurezza voluta. All’opposto, il sistema stoppie control impedisce il sollevamento della

L’ABS per le curve per frenate d’emergenza sicure.

ruota posteriore durante le frenate d’emergenza. Questo sistema dal grande potenziale di sicurezza è invece costantemente inserito.

Modalità di guida parametrizzabili Le tre moto dispongono di diverse modalità di guida regolabili. Queste ultime gestiscono la risposta del gas, il freno motore e la taratura delle sospensioni. Le accelerazioni sono pertanto più dirette in modalità Sport, mentre la potenza è ridotta nella modalità Pioggia. In modalità Enduro, l’ammortizzamento ammorbidito facilita il contatto con il suolo e i sistemi di assistenza intervengono con un po’ di ritardo. L’unico neo riguarda la selezione della modalità desiderata attraverso lo schermo centrale, che non è molto intuitiva su nessuna delle tre motociclette. Morale: l’affidabilità e il contributo spesso convincente dei sistemi di assistenza non deve indurre all’imprudenza in sella. •

Controllo dell’impennata: aiuto di guida o gadget?

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Il duo ricaricabile TESTI E FOTO MARC-OLIVIER HERREN

MITSUBISHI ECLIPSE CROSS PHEV DIAMOND

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copriamo con ancora maggior piacere questa versione ibrida ricaricabile, dopo che da poco Mitsubishi aveva annunciato il suo ritiro dal mercato europeo. Profondamente rimaneggiata rispetto al vecchio modello 1,5 l a benzina, questa SUV diventa una grande compatta che si allunga di 14 cm. L’Eclipse Cross PHEV utilizza infatti la tecnologia del range extender. Il 4 cilindri 2,4 l alimenta principalmente il generatore che ricarica la batteria di trazione. Esso interviene infatti in modo diretto soltanto a partire dai 135 km/h. D’un tratto, la propulsione è garantita quasi esclusivamente dai motori elettrici anteriore e posteriore. Le sensazioni di guida sono pertanto quelle di un veicolo elettrico. Nel traffico urbano, questa SUV che viaggia di default in modalità ibrida, avanza nel silenzio dei suoi propulsori elettrici. Il 2,4 l entra in azione appena è richiesta una maggiore potenza, ma senza eccessi sonori. Anche Comfort di guida Consumi senza carica moderati Ricarica rapida (50 kW) possibile Telaio rassicurante/4×4 Ricca dotazione di serie

se schiacciamo il pedale del gas, il livello sonoro non è affatto invasivo. Apprezzabile in autostrada. Evidentemente, il divario tra sonorità del motore e accelerazioni non ha nulla di eccitante. A maggior ragione perché ci si chiede dove si nascondano i 188 CV della potenza cumulata. Il fatto è che questo veicolo cura molto il suo bilancio ecologico. L’autonomia elettrica massima avvicina i 40 km. Fatto poco comune per un’auto plug-in, la batteria agli ioni di litio può essere ricaricata rapidamente alle colonne da 50 kW. Frugale sulle medie distanze, i suoi consumi non sono eccessivi quando la batteria è scarica. Questa integrale ben

poggiata sulla carreggiata dispone di diverse modalità tra le quali una parametrizzazione sportiva che conferisce più consistenza allo sterzo. Ad ogni modo, questa Mitsubishi Eclipse Cross è meglio adatta ad una guida fluida. A parte una certa rigidezza in città, offre un buon comfort di marcia. Degno di nota il raggio di sterzata ridotto, ma anche il suo peso rimorchiabile è rispettabile (1500 kg). Gli occupanti godono di un’abitabilità nella norma e di un divano con gli schienali regolabili. Al contrario, la capacità del bagagliaio soffre la presenza del motore posteriore. La dotazione molto completa include la maggior parte dei sistemi di assistenza oltre ad un display head-up. • Marca/modello Categoria Lunghezza/Larghezza/Altezza Volume del bagagliaio Motori elettrici/coppia massima Motore benzina/potenza accumulata Cambio/trazione Accelerazioni da 0 a 100 km/h (fabbrica) Capacità batteria agli ioni di litio Consumo tragitto pendolare Consumo autostrada (senza carico) Autonomia elettrica Potenza ricarica massimale Prezzo

Prestazioni di garanzia Accelerazioni/188 CV evanescenti Filtraggio sospensioni rigido (città) Capacità del bagagliaio penalizzata Schermo tattile obsoleto Ricarica rapida Oltre alle prese tipo 2, è pure possibile allacciare l’auto a prese CHAdeMo da 50 kW di potenza (a destra).

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Restilizzata e allungata l’Eclipse esibisce un muso con una firma luminosa più trendy.


TECNICA

Con il declino del diesel, numerose SUV fanno onorevolmente ammenda convertendosi alla tecnologia ibrida ricaricabile. Piacevole sorpresa, i due modelli in prova hanno registrato consumi ragionevoli in modalità termica. Un punto spesso criticato, a giusto titolo, sulle ibride plug-in. KIA SORENTO PHEV 1.6 T-GDI STYLE

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l prezzo può spaventare. Ma sarebbe un errore, perché la Sorento di 4a generazione, ricca di qualità, non ha nulla a che fare con la rusticità del modello iniziale che aveva reso popolare Kia nel 2002. Questa prestante SUV, allungata e allargata di 10 cm, esibisce una tecnologia di ultimo grido. All’insegna dell’allarme per l’angolo cieco che proietta il traffico laterale sulla strumentazione digitale. Innovativo e ben utile. Ma tale modello ibrido ricaricabile al vertice della gamma multivettore di Kia, brilla soprattutto per il comfort generalizzato e i consumi. Senza gravare sulla generosa abitabilità del modello 7 posti, la batteria impian-

tata nella parte anteriore del pavimento permette di percorrere oltre 50 km in modalità elettrica. E a velocità autostradale! Pertanto, la Sorento si rivela molto frugale nel traffico pendolare. Anche con la batteria scarica – una carica minima del 13% è sempre presente –, questa grossa ibrida si sforza di preservare fasi di mobilità elettrica, recuperando prontamente l’energia in discesa e in frenata. Le ricariche con il sistema di bordo da 3,7 kW sono per contro relativamente lente. E il cavo di tipo 2 è opzionale. In autostrada, con la batteria scarica, i consumi si sono fissati a 8,2 l/100 km, un valore assolutamente accettabile per una pesante SUV che supera le 2 tonnellate.

Mitsubishi Eclipse Cross PHEV

Kia Sorento PHEV

SUV compatta 4,55 / 1,81/ 1,68 m 359 – 1108 l 82 CV (ant.) 95 CV (post.), 195 Nm 4 cil. 2,4 l 98 CV/188 CV monorapport o/ 4×4 10,9 s 13,8 kWh 4,9 l + 11,3 kWh / 100 km 7,5 l/100 km ca. da 30 a 42 km CHAdeMO 50 kW 49 950 fr. (Diamond)

SUV familiare 4,81 / 1,90/1,70 m 175–821 – 1998 l 91 CV, 304 Nm 1,6 l turbo 180 CV /265 CV aut. 6 rapporti/4×4 8,7 s 13,8 kWh 4,1 l + 13,7 kWh / 100 km 8,2 l/100 km ca. da 34 a 54 km presa tipo 2 70 450 fr. (Style 7 posti)

Prestanza Con più carattere, la Sorento attira gli sguardi. Lavorazione interna ben curata.

La moda delle mode Ad eccezione di un accenno di rumori percussivi sulle piccole irregolarità, la Sorento offre un buon comfort. Il cambio automatico opera con morbidezza. E gli interventi del 4 cilindri da 180 CV, non privo di carattere, avvengono senza intoppi né rumore eccessivo. Senza essere sportiva, questa SUV eroga solide accelerazioni. Visto il peso, il comportamento è tendenzialmente placido, restando rassicurante. Polivalente, dispone di una modalità off-road elaborata e di uno stabilizzatore della velocità in discesa. Il peso rimorchiabile (1500 kg) non rivaleggia con i diesel. Questa familiare dall’allestimento moderno si distingue anche per il divano posteriore scorrevole molto spazioso. E anche i 2 passeggeri della 3a fila non sono messi male. Infine, il gigantesco bagagliaio è senz’altro una referenza. Non scontato, la Sorento PHEV è equipaggiata come un’auto d’alta gamma. • Comfort di marcia/prestazioni Autonomia elettrica/consumi Abitabilità/modularità/baule enorme Dotazione/livello tecnologico Trazione 4×4/gamma multivettore Garanzia 7 anni/150 000 km Prezzi in conseguente ascesa Cavo tipo 2 opzionale (380 fr.) Comportamento equilibrato ma pesante Mantenimento della corsia nervoso Abitacolo a 7 posti modulabile Gli occupanti della terza fila dispongono di uno spazio sufficiente e di bocchette di ventilazione regolabili.

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TECNICA

PRIMO CONTATTO: DS 9

Più matura Ad immagine delle spalle posteriori, le linee della Kangoo sono più elaborate.

Il ritorno dell’opulenza transalpina Da novembre il blasone della berlina DS 9 tornerà a svettare tra l’alta gamma francese. Un’auto a cavallo tra due segmenti.

A N4,49 m; bagagliaio: 775-3500 l E100/130 CV, diesel 75/95 CV; 6 marce; da 0 a 100 km/h da 12,9 s; consumo: da 5,4 l/100 km, CO da 141 g/km Lda 27 300 a 33 400 fr. 2

RENAULT KANGOO

La multispazio adula i fan delle monovolume Con il declino delle monovolume compatte, le multispazio crescono di gamma e prezzo. Vedi la 3a versione della Kangoo ben più raffinata. TESTI MARC-OLIVIER HERREN

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FOTO ALD

l muso che abbandona l’espressione infantile per adottare l’identità visiva di Renault è sintomatico del cambiamento che tocca questa emblematica multispazio. Un tempo derivato rustico dei furgoncini, oggi la Kangoo poggia sulla piattaforma della monovolume Scenic. La salita di gamma si vede anche dall’adozione di fari interamente LED. Stessa costatazione nell’abitacolo dove una larga fascia in finto legno spazzolato e diverse modanature pregiate fanno dimenticare l’austerità di un tempo.

La Kangoo cura a fondo anche l’abitabilità. Vi si accede attraverso portiere che si aprono a 90° davanti e le ampie porte scorrevoli dietro. La ventina di centimetri guadagnati in lunghezza lasciano molto spazio alle gambe e il divano (⅔, ⅓) conta tre posti

completi, di cui due con agganci Isofix. Per quanto riguarda il bagagliaio, segnaliamo l’ampio portellone e il pratico ribaltamento del sedile che libera una stiva dal fondo quasi piatto. Da notare anche la mensola flottante da 19 l posta davanti. La clientela svizzera privilegerà il 4 cilindri a benzina. La versione da 130 CV si rivela docile e offre una buona andatura. Al pari del telaio la cui tenuta e comfort non hanno nulla a che fare con un veicolo commerciale. Un cambio a doppia frizione arriverà in autunno. Ben equipaggiata e dotata di sistemi di assistenza, come il mantenimento della corsia, la Kangoo vede crescere il prezzo. Quanto al modello Electric 100 CV (autonomia di 265 km), potrà essere acquistato dai privati solo a fine 2022. •

nche se la moda delle grandi berline è passata, la possente DS 9 sedurrà gli amanti degli interni spaziosi e confortevoli. A maggior ragione perché quest’auto, sebbene prodotta in Cina, viene a colmare una lunga assenza nell’alta gamma transalpina. Del resto i geni dell’eleganza francese sono salvaguardati, come dimostra la fascia in metallo arabescato che percorre il cofano. Stesso discorso per l’abitacolo che riprende la strumentazione digitale PSA, aggiungendovi però una rifinitura di livello. Il rivestimento in schiuma delle versioni base culmina con una copertura totalmente in cuoio cucito a mano al vertice della gamma. Ben inteso, questa berlina che si avvicina ai 5 m offre ampio spazio per le gambe. Il tutto valorizzato da sedili ventilati e massaggianti. Per

giunta la sospensione attiva, che scansiona la carreggiata, filtra preventivamente le ineguaglianze del fondo. I modelli di entrata sono mossi da un 1,6 turbo da 225 CV che dimostra vivacità. Il conducente che desidera più morbidezza preferirà la versione ibrida 225 CV che associa lo stesso motore ma ridotto a 180 CV e un motore elettrico da 110 CV. Dotato di un caricatore di bordo da 7,4 kW, questa trazione anteriore dovrebbe percorrere un po’ meno di 50 km in modalità elettrica. Il top della gamma è rappresentato dal modello da 360 CV di potenza cumulata che passa alla trazione integrale grazie al motore sincrono posteriore da 113 CV. Per gestire tutta la potenza, la carreggiata è stata ampliata e i freni rinforzati. In fatto di prezzi, la grande DS 9 si situa piuttosto nel segmento delle familiari. •

N4,93 m; bagagliaio: 510 l Ebenzina/ibrida 225/360 CV; automatico 8 rap., traz. ant./4×4; batteria (ibrida): 11,9 kWh; autonomia elettrica: 48 km Lda 62 200 a 80 900 fr.

Lusso franco-cinese La longilinea DS 9 segue le orme delle sue illustri antenate.

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TECNICA

ALD

Le curve di Lignières non hanno maltrattato troppo la possente Audi e-tron RS.

N4,99 m; bagagliaio: 405 l E598 CV (overboost 646 CV), 830 Nm; cambio aut. a 2 rap., 4×4; da 0 a 100 km/h in 3,3 s; batteria 93 kWh; autonomia (WLTP): 487 km L149 900 fr. AUDI RS E-TRON GT

Sprint istruttivi L’Audi più potente di tutti i tempi ha regalato sorprese sul circuito del TCS a Lignières. TESTO MARC-OLIVIER HERREN

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n misura del 41% le loro componenti sono identiche. Ma, logicamente, l’Audi e-tron GT e la Porsche Taycan hanno posizionamenti di-

versi. Tuttavia non tanto come farebbe pensare la linea elegante e più consensuale dell’Audi. Perché nella sua versione estrema RS,

questa coupé 4 posti è dotata di prestazioni tonitruanti. Al punto di sentirsi stretti durante una prova sul sinuoso circuito neocastellano. Il luogo è tuttavia ideale per effettuare accelerazioni da fermo a 100 km/h, anche se dobbiamo rinunciare allo 0–200 km/h che ci propone il cronometro di bordo. A guisa di antipasto, partiamo dalla

modalità Efficiency. Risultato: sprint effettuato in 3,7 s. Normale perché la partenza avviene in seconda. Passiamo al Comfort, che parte anch’essa in 2a, ma che scala in 1a appena l’elettronica rileva il piede a tavoletta. Risultato: 3,1 s, ossia quasi lo stesso tempo registrato in modalità Dynamic con partenza in 1a. Un dettaglio piccante: siamo già sotto i 3,3 s indicati di fabbrica e ci avviciniamo ai 2,8 s della Taycan Turbo S. Il massimo piacere arriva grazie a un furioso launch control, quando con l’acceleratore a fondo, l’Audi è catapultata avanti nel silenzio assoluto. I decimi di secondo fondono come neve al sole e gli istruttori confessano, sornioni, che il miglior tempo ottenuto a Lignières è stato di 2,6 s. Apparentemente, l’elettronica si fa beffa della supremazia riservata alla Porsche. •


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L’ESPERTO TCS

KEYSTONE

Chi impara presto, viaggia sereno. Abituate il cucciolo a viaggiare in auto.

Viaggi tranquilli con il cane REDAZIONE TOURING

Chi intende partire per qualche settimana o più a lungo assieme a Fido fa bene ad organizzarsi per tempo e pianificare attentamente la vacanza a scanso di problemi e stress – non solo all’animale ma anche a sé stessi e agli altri compagni di viaggio. Quali norme vanno osservate per il trasporto di animali?

La legge sulla protezione degli animali si applica in prima linea al trasporto di animali da allevamento ma le relative prescrizioni e regole valgono pure per gli animali domestici (vedi riquadro). Per il trasporto cani in auto fa stato il codice della strada che li considera come carico. Ciò significa che devono essere sistemati nel veicolo così da non creare pericolo né intralciare o distrarre gli altri occupanti. Ciò vale in particolare per chi sta guidando e che deve sempre prestare la piena attenzione alla circolazione. A cosa occorre badare prima e durante il viaggio in auto?

Un’accurata preparazione è essenziale. Il cane deve essere abituato al trasporto in automobile fin da cucciolo.

Ad esempio insegnategli ad accucciarsi nella gabbia che monterete nel veicolo già a casa, in tutta calma. Si consiglia poi di partire evitando le ore più calde e trafficate per non rischiare di rimanere imbottigliati. È importante spegnere gli altoparlanti vicini al box per non disturbare l’animale, e ripararlo dal sole diretto e dalle correnti d’aria. Fermatevi ad intervalli regolari per permettergli di bere, muoversi e fare i suoi bisogni. Una pausa ogni due o tre ore sarà gradita da tutti i viaggiatori, bipedi e a quattro zampe. Ove possibile posteggiare all’ombra. Per ragioni di sicurezza e per evitare il pericolo di surriscaldamento non lasciare assolutamente l’animale da solo nell’auto.

mente delle disposizioni valevoli in loco. Ad esempio in Italia sui trasporti pubblici il cane deve indossare sia la museruola sia il guinzaglio. Come per l’utilizzo del box da trasporto ricordiamo che l’animale va abituato a portare la museruola, il che richiede pazienza e tempo. Mentre in Svizzera le compagnie di navigazione ammettono cani a bordo, all’estero sono, di regola, vietati sulle navi da crociera. Sui traghetti possono non essere accettati o soltanto a condizioni molto severe. •

DA SAPERE Come trasportare cani in auto, treno o battello: ▪ usare box spaziosi ▪

evitare disagi o ferite

all’animale ▪

predisporre abbastanza acqua per dissetarlo

▪

proteggerlo dal caldo e freddo, dall’umidità e da correnti d’aria

▪

pensare al comfort dell’animale, risparmiargli lunghe attese

▪

soste frequenti per permettergli di muoversi e fare il bisognino

▪ viaggi all’estero: consul consul-

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E sui mezzi pubblici?

In Svizzera i cani possono viaggiare sui mezzi di trasporto pubblico con una persona che ne è responsabile. Attenzione però: la legislazione cantonale può prevedere l’obbligo di tenerli al guinzaglio o di munirli di museruola. Per i viaggi all’estero è imperativo informarsi previa-

SASCHA GRUNDER Funzione: responsabile Ambiente e Support Professione: Dipl. Scienze dell’ambiente ETH Contatto:

tcs.ch/esperto

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Muoversi in sicurezza grazie a un udito naturale

La mobilità è importante per tutti noi. Ma chi può fare affidamento sul proprio udito, procede con più sicurezza e senza difficoltà nella vita.

sere importante per percepire l’avvicinarsi di un veicolo, un tram o un autobus, un’ambulanza a sirene spiegate per creare una corsia d’emergenza o un ciclista che si avvicina praticamente senza fare rumore.

•

Una riduzione dell’udito comporta tanti ostacoli perché i contesti sonori sono dinamici, complessi e imprevedibili. Quando si è in movimento, l’udito è particolarmente sollecitato perché si deve adattare costantemente e con rapidità a nuove situazioni uditive.

Perdita dell’udito e guida dell’auto

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L’udito cambia Il nostro udito è un organo delicato e complesso, Sempre in funzione! Cambia nel tempo, e spesso ciò avviene lentamente e in modo quasi impercettibile. Se l’udito cala e gli importanti codici neuronali non possono più essere trasmessi al cervello, il centro uditivo è meno stimolato e sollecitato e si perdono importanti strutture neuronali. Agire in fretta è quindi essenziale, perché quanto prima viene rilevato un calo dell’udito, tanto più è facile aumentare nuovamente le capacità uditive.

Perché è particolarmente importante sentire bene nel traffico? Gli aiuti principali per affrontare in sicurezza il traffico sono i sensi. L’udito svolge un ruolo significativo nel valutare le diverse situazioni di traffico. È infatti in grado di rilevare le situazioni sonore che ci circondano senza che ce ne rendiamo neanche conto. Ogni rumore da qualsiasi direzione può es-

I forti rumori circostanti e condizioni sonore sfavorevoli rendono l’auto un luogo impegnativo dal punto di vista acustico. Rumori e suoni che non possono essere localizzati e classificati, o quanto meno non tempestivamente, rappresentano inutili fattori di rischio. Situazioni di traffico non chiare sono una sfida anche per chi sente normalmente. Se si aggiunge un calo dell’udito, questo può causare stress aggiuntivo e rischi inutili.

Perdita dell’udito in autobus e in treno

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È probabile che non si percepisca l’arrivo di treni e bus, il che rappresenta un pericolo. È più difficile capire gli annunci sulla banchina e altri non vengono sentiti. I tanti rumori secondari rappresentano inoltre un disturbo fastidioso, che rende impossibile focalizzare l’ascolto.

Perdita dell’udito come pedoni

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È facile non sentire i segnali acustici (ad es. clacson). Ci si fissa sulla vista in modo forte e unilaterale (ad es. segnali visivi ai semafori).

L’arrivo di auto, bici, autobus e tram rappresenta un pericolo.

Perdita dell’udito come ciclisti (anche di e-bike)

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I veicoli non vengono percepiti o è difficile localizzarli. Ci si accorge troppo tardi di ciclisti in avvicinamento o campanelli di biciclette. I rumori di disturbo, ad esempio il vento, peggiorano la propria concentrazione.

Se in caso di calo dell’udito un apparecchio acustico è in grado di rilevare con equilibrio l’intero ambiente sonoro sempre e da ogni direzione, si garantisce il necessario sostegno. L’apparecchio acustico alleggerisce anche il lavoro degli occhi e aiuta a muoversi, rimanere mobili e divertirsi quando si è in giro.


Buono Cosa dicono i clienti Audika di Oticon More™?

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Ho sentito il suono in modo notevolmente diverso, molto più chiaro, più netto e naturale. Sylvia B. / Chiasso

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Maurice M. / Bellinzona

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Prima avevo problemi a orientarmi nel traffico, avevo difficoltà a valutare quanto fosse lontano da me un veicolo e da quale direzione stesse arrivando. Con Oticon More™ è facilissimo.

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Tre castelli di cui innamorarsi Il suolo svizzero è decorato con un migliaio di castelli, palazzi e rovine antiche. Tra la settantina di castelli con musei aperti al pubblico, si trovano numerosi gioiellini sorprendentemente poco conosciuti. Abbiamo incontrato tre direttori e chiesto loro perché valga la pena visitare proprio la loro costruzione. INTERVISTE JULIANE LUTZ

D F Basilea

Berna

V

I

Z

Lucerna

Z

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Romont 40 km

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R

A

FOTO FABIAN HUGO, CARTA KEYSTONE

Gelfingen

Soletta

S

Zurigo


SVAGO

Come in un film storico Romont con il suo castello medievale, sede del Vitromusée Romont.

Castello di Romont Cosa distingue il suo castello dagli altri?

Francine Giese: Costruito tra il 1241 e il 1265, il Castello di Romont è arroccato su una collina e, insieme alla chiesa collegiata, la cortina muraria e le vecchie case, definisce il paesaggio urbano medievale di Romont. Dal 1981, è la cornice straordinaria del Vitromusée Romont, il Museo svizzero delle vetrate e dell’arte vetraria. Cosa è d’obbligo durante una visita?

La vista sulle Prealpi friburghesi e una passeggiata nel cortile del castello con la sua fontana cinquecentesca, la carrucola del pozzo, il cammino di ronda e gli alberi imponenti. Non si deve poi mancare la visita anche al Vitromusée. Con le sue collezioni, copre tutte le sfaccettature dell’arte del vetro dall’antichità ai giorni nostri. Dove le piace passare il suo tempo?

Nell’Orangerie, costruita nel 2006 come parte dell’ampliamento del museo, dove sono esposte pitture su vetro contemporanee. Ha un aneddoto preferito sul castello?

Il conte Jacques, che viveva nel castello di Romont, aveva al suo servizio la bella Pierrette. Tutti gli uomini della città la desideravano, ma lei amava solo Pierre. La ragazza lavorava in cucina e andava nel cortile del castello solo per prendere l’acqua. Dei giovanotti la aspettavano sempre per aiutarla ad attingere l’acqua dal pozzo salendo sulla ruota e arrampicandosi come scoiattoli per farla girare. Un giorno la contessa vide anche suo marito salire sulla ruota e allora pretese che Pierrette scegliesse un uomo da sposare. Fu organizzato un torneo per vedere chi era lo «scoiattolo» più veloce: il giovane che avesse portato una brocca d’acqua dal pozzo nel più breve tempo avrebbe sposato Pierrette. La ragazza sapeva che il suo amato Pierre avrebbe vinto, e infatti fu così. I due si sposarono e gli altri giovani dovettero stare lontani dal cortile del castello. Da qui nacque la leggenda degli «scoiattoli» di Romont. Francine Giese davanti all’opera «Incandescence bleue» di Michel Guével nell’Orangerie del Vitromusée Romont, uno dei suoi luoghi preferiti.

Francine Giese è la direttrice del Vitromusée al Castello di Romont, Romont (FR).

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Castello di Waldegg

Il Waldegg (SO) con i suoi giardini e viali forma una sintesi barocca delle arti.

Cosa distingue il suo castello dagli altri?

Andreas Affolter: Waldegg è uno dei più bei castelli barocchi della Svizzera. Il magnifico edificio della fine del 17° secolo impressiona con la sua prestigiosa facciata e gli interni magnificamente decorati. Gran parte dell’interno è stato conservato nel suo stato originale. Il fascino speciale è creato dai vari spazi verdi: a sud il giardino barocco con aiuole e obelischi, a ovest l’Orangerie con alberi di agrumi e a nord l’orto. Particolare è anche la posizione nell’idilliaca zona ricreativa della città di Soletta con la vicina Gola della Verena. E con il bel tempo, dal caffè del castello i visitatori possono godersi la vista dal Mittelland alle Alpi bernesi. Cosa è d’obbligo durante una visita?

La passeggiata attraverso il viale di tigli lungo 500 metri, che trasforma l’arrivo al castello in un’esperienza da fiaba. Consiglio inoltre di visitare i nostri giardini. Un altro punto culminante è la straordinaria mostra nei bellissimi spazi interni dedicata a re, capi mercenari, patrizi e ambasciatori. Dove le piace passare il suo tempo?

Mi piace molto l’Orangerie, dove i numerosi alberi di limone e calamondini diffondono nell’aria un profumo meraviglioso che fa sognare il sud. Ci si sente immediatamente lontani dal trambusto e dal rumore della città. Ha un aneddoto preferito sul castello?

Andreas Affolter è il direttore del Castello di Waldegg vicino a Soletta.

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FOTO EMANUEL FREUDIGER

Per Andreas Affolter, sostare anche brevemente all’Orangerie ricarica le batterie.

Si dice che Johann Viktor von Besenval fece costruire per sé un palazzo estivo così magnifico come Waldegg perché sperava che Luigi XIV un giorno lo avrebbe visitato. Sebbene quest’ultimo abbia effettivamente detto alla morte di Besenval di aver perso uno dei suoi migliori amici, una visita di un re francese ad un patrizio di Soletta era ovviamente impensabile. Ma l’idea che il Waldegg sia stato costruito per una visita del Re Sole è comunque affascinante.


SVAGO

Castello di Heidegg

Le origini del Castello di Heidegg nella regione della Seetal risalgono al 1192.

Cosa distingue il suo castello dagli altri?

Dieter Ruckstuhl: Il Castello di Heidegg è una costruzione per tutta la famiglia, con una vista unica e rilassante sulla regione della Seetal nelle Alpi. Il più antico edificio residenziale del Canton Lucerna è nascosto nella torre, e si può anche trascorrere la notte nel palazzo residenziale, circondato da viti e rose. Cosa è d’obbligo durante una visita?

Le storie audio da ascoltare nella cantina nella torre del castello, che ha più di 800 anni, gli alloggi dell’ultima famiglia proprietaria Pfyffer, il sottotetto con la sua pista per biglie e il roseto con più di cento varietà diverse. Dove le piace passare il suo tempo?

In estate, mi piace sostare sulla terrazza sotto i castagni. Adoro la vista attraverso le merlature sul Lago di Baldegg e sul Pilatus. Allo stesso tempo, le vicine mura del castello mi danno una sensazione di protezione e sicurezza. Ha un aneddoto preferito sul castello?

Quando il primo cancelliere tedesco Konrad Adenauer era in vacanza sul Bürgenstock nell’agosto 1951, il direttore dell’hotel di allora, Charles Fichard, gli raccomandò di visitare il Castello di Heidegg. Fichard era nato lì, figlio del cocchiere e della cuoca del castello. Adenauer si recò al castello il 7 agosto 1951, accompagnato dal Governo di Lucerna. Quando il cancelliere e amante delle rose vide il vecchio orto, esclamò: «Qui dovrebbero fiorire delle rose». Già in inverno, vennero disegnati i piani per il roseto e dal 1952 Heidegg è un castello di rose conosciuto a livello nazionale. Dieter Ruckstuhl è direttore e curatore del castello di Heidegg, Gelfingen.

Dieter Ruckstuhl in estate apprezza la terrazza ombreggiata dai castagni e, naturalmente, la vista.

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SVAGO

In viaggio con «Paula» e «Gustav» La moda del campeggio ha sempre più proseliti in Svizzera. Chiunque voglia provare una piccola roulotte retrò può noleggiarla a Wittenbach, veicolo di traino compreso. «Touring» è partito all’avventura con il cosiddetto «Uovo di Düben» sulle strade della Svizzera orientale. Un ambiente molto signorile per una roulotte della DDR nel parco dell’hotel al Castello di Wartegg. TESTO JULIANE LUTZ | FOTO EMANUEL FREUDIGER

P

resumibilmente, la «Würdig 301» classe 1989 ha fatto i suoi primi viaggi trainata da una Trabant. Nella DDR questa roulotte veniva popolarmente chiamata «Dübener Ei», l’«Uovo di Düben» per la sua forma e per il luogo di

produzione: Bad Düben, in Sassonia. Il modello originale era di un solo colore: bianco. È stato Gerold Huber a conferirgli l’allegra tinta gialla. L’insegnante e giornalista affitta a Wittenbach, vicino a San Gallo, mini roulotte storiche con i relativi

piccoli veicoli da traino. La maggior parte delle roulotte della sua ditta di noleggio – Rosita: The Rolling Vintage Hotel – provengono dall’ex DDR, alcune dall’Italia. La passione del 64enne per le roulotte risale ai tempi in cui insegnava l’arte circense ai

bambini. Per tre anni, ha anche girato la Svizzera con il suo piccolo circo.

Una bella coppia Il nostro viaggio attraverso San Gallo e l’Appenzello, viene affidato alla coppia «Paula» e «Gustav», una Fiat luglio / agosto 2021 | touring

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500 cabriolet lei e l’«Uovo di Düben» lui. Gerold Huber dà un nome a tutte le sue roulotte e ai suoi veicoli da traino. «Dato che alla fine sono sempre le donne che tirano il carro fuori dal fango, le auto hanno nomi femminili e le roulotte maschili», spiega facendo l’occhiolino.

Davanti al castello

Al volante si mette Emanuel, il fotografo di «Touring». La prima tappa è il quasi cinquecentenario Castello di Dottenwil, appoggiato su una collina vicino a Wittenbach. Coraggiosamente, la Fiat traina la piccola roulotte di 350 chili su per la salita. Il luogo ideale per un picnic con vista sul Lago di Costanza e il massiccio roccioso dell’Alpstein. Sopra di noi volteggia un nibbio reale nella speranza che rimanga qualcosa anche per lui.

Dopo un’escursione lungo il fiume Sitter, è già il momento di dirigersi verso il luogo dove trascorreremo la notte: il Castello di Wartegg a Rorschacherberg. Mentre la maggior parte dei clienti di Gerold Huber passano la notte in un campeggio, noi abbiamo il permesso di parcheggiare la roulotte nel parco del castello. Il direttore dell’hotel era un amico di Gerold Huber ai tempi degli studi e probabilmente condividono dei bei ricordi. Gli ospiti sulla terrazza si stupi-

La coppia con le ruote ha attraversato Teufen e altre località dell’Appenzello Esterno.

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Circondata da campi e fattorie si trova la Cappella «Maria zum Siege» a Ruggisberg. Venne fatta costruire da una donna alla fine del 17° secolo come ringraziamento per il ritorno del fidanzato dalla battaglia contro i turchi.

Il viaggio con la roulotte «Dübener Ei» gialla è divertente.

scono quando vedono il nostro «uovo» giallo. Che contrasto: nel castello in cui nel 1919 l’ultima coppia imperiale dell’Austria-Ungheria trascorse un paio di mesi dopo essere stata detronizzata e mandata in esilio, la mini roulotte del defunto

Stato Socialista brilla al tramonto. Dei 2000-2200 esemplari originali, non ne sono rimasti molti, gli ultimi uscirono nel 1990 dalla fabbrica di Bad Düben, in Sassonia. Ci ritiriamo dopo una bella serata sulla terrazza dell’albergo con vista sul Lago di


SVAGO Costanza. Emanuel sistema il suo sacco a pelo sull’erba del parco. Ho la roulotte tutta per me. Gli interni in legno e cartone sono molto semplici. Un paio di armadietti e una cucinetta a gas. Standard DDR. Il letto è comodo e abbastanza grande, perché è stato pensato per due persone. Si presume che Max Würdig abbia progettato la roulotte nel 1936, perché non gli era permesso di pernottare in albergo con la sua ragazza senza un certificato di matrimonio. Il risultato è che la forma aerodinamica della «Würdig 301» ha caratterizzato il design delle roulotte per quasi mezzo secolo.

Suda sia l’auto che l’autista La mattina seguente avanziamo lentamente verso Heiden. Sulle piccole strade ri-

pide, che prendiamo per goderci il panorama, la Fiat arriva quasi ai suoi limiti. E quando dobbiamo fare manovra, anche l’esperto autista Emanuel comincia a sudare. Ci rendiamo conto ben presto che per un viaggio con una vecchia roulotte senza alcuna tecnologia è meglio avere una certa esperienza di guida trainando un rimorchio. Ma la ricompensa della fatica sono le morbide colline, le graziose fattorie e tutti i bei paesaggi che sembrano essere ritratti da un pittore di acquerelli. Heiden ci affascina con alcuni edifici signorili, Trogen con la piazza dove fino a pochi anni fa si svolgeva la Landsgemeinde e Teufen con le tradizionali «Schindelhäuser», case tipiche della regione tedesca dell’Allgovia nel Land del Baden-Württemberg. Ma

«Gustav» impressiona anche i passanti e strappa loro un sorriso. Viaggiare godendosi semplicemente il paesaggio lo si può fare particolarmente bene in Appenzello. A Niederteufen, la vista dell’acqua e delle montagne è così impressionante che ancora una volta togliamo gli sgabelli dal bagagliaio per ammirare il panorama. Ma ora è il momento di rientrare a Wittenbach. Non ce la facciamo più ad andare in Appenzello Interno. Una volta rientrati, mentre scarico i bagagli, con la mano sfioro la superficie della roulotte come per salutarla. «Gustav» ha fatto in fretta a conquistare il mio cuore. ◆ Il reportage è stato reso possibile grazie a Rosita.ch e al Castello Wartegg, Rorschacherberg.

Gerold Huber adora le roulotte avendo la passione per il circo.

DA SAPERE Rosita: noleggio di roulotte retrò con veicoli da traino (Smart: diesel o elettrica; Fiat 500: benzina) Costo: una notte nei giorni feriali 222 fr., una notte di finesettimana (ve–sa, sa– do, do–lu) 333 fr., la biancheria da letto può essere affittata per 33 franchi. Metà prezzo per il noleggio solo della roulotte, rosita.ch Consigli per una sosta: Schlosshotel Wartegg, Rorschacherberg, cucina biologica formidabile, vista sul Lago di Costanza. Ristorante Hirschen, Teufen, cibo ottimo, interni graziosi

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Con tanta energia intorno all’Hohgant Ampi pascoli alpini, foreste luminose e alte torbiere sono i paesaggi che si alternano lungo il tour in rampichino elettrico intorno all’Hohgant. Le salite sono moderate, le discese veloci. REPORTAGE FELIX MAURHOFER

I

nnereriz è un buon punto di partenza per il giro della catena montuosa dell’Hohgant in rampichino. Il collegamento con i trasporti pubblici è buono e anche i parcheggi per le auto sono sufficienti. Sul posto si trova anche una fattoria dove ci si può rifornirsi di specialità culinarie locali. Per immettersi nel percorso circolare 452, si prende la strada alpina fino a Drüschhubel e dopo una brusca svolta a sinistra, si può seguire il percorso per rampichino segnalato in giallo. Dopo aver percorso alcuni tratti in salita, il terreno diventa pianeggiante e si vedono tappeti di muschi (sulla cartina v. zona Rotmoos). Si tratta della torbiera alta di Eriz,

una zona umida di bellezza unica e d’importanza nazionale. Chi ha tempo di soffermarsi, può scoprire più di un centinaio di piante rare e molte specie di uccelli. Proseguendo attraverso l’Oberi Gemmi, a Bumbach, i ciclisti raggiungono la Emme, che ha la sorgente nella regione dell’Hohgant e sfocia nell’Aare dopo 82 chilometri. Il percorso continua lungo il torrente, che è largo solo pochi metri, fino al noto Kemmeribodenbad. L’antica locanda di campagna è famosa per le sue gigantesche meringhe. A questo punto sarebbe appropriata una pausa caffè, ma a causa della prossima salita di 633 metri è forse meglio rinunciare alla meringa, e rimettersi subito in sella.

Pascoli e stambecchi D’ora in poi, sono richieste la potenza muscolare oppure l’energia elettrica, perché il percorso diventa accidentato e di tanto in tanto la mountain bike deve essere pure spinta. Lungo il percorso si è ripagati dello sforzo con un bel paesaggio alpino dopo l’altro e si rimane stupiti dalla presenza di baite e capanne a volte imponenti. Sul lato destro della strada troneggiano le cime del Furggegütsch e in seguito dell’Hohgant. Da qui la strada è parzialmente asfaltata e non richiede alcuna abilità particolare. Una ragione in più per godersi il paesaggio con le sue torbiere alte, le foreste luminose e il maestoso panorama delle Alpi Bernesi. In Degli stambecchi accompagnano i ciclisti sul sentiero verso l’Augstmatthorn.

Molti fiori ornano l’ampia torbiera.

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SVAGO Percorrendo la zona palustre, della Lombachalp, in mezzo a bellezze naturali.

SCHEDA PERCORSO MOUNTAIN BIKE 452 Bumbach

men che non si dica si raggiunge la Lombachalp dove si può fare una pausa in un accogliente locale. Chi ha abbastanza tempo a disposizione può affrontare la salita dell’Augstmatthorn. Superare i 600 metri di dislivello fino alla cima vale assolutamente la pena per la vista mozzafiato che offre sul lago di Brienz e l’incontro con gli stambecchi sulla cresta.

CARTA KEYSTONE

In discesa fino al torrente Adesso segue la prima lunga discesa del percorso 452 fino a Habkern. Il percorso con un dislivello di 500 metri richiede che il ciclista sia sem-

pre pronto a frenare, perché la strada è tortuosa, stretta e viene spesso usata dalle mucche… per riscaldarsi al sole. Una breve salita nella direzione opposta porta al villaggio, dove al Gässli-Beck si possono comprare i migliori gipfel alle nocciole dell’intera regione. A questo punto i ciclisti pedalano in direzione del Grünenbergpass. Prima dell’inizio della salita, circa 200 metri dopo il poligono di tiro Habkern, si dirama un sentiero in discesa lungo il Troubach. Accanto a questo torrente si trova una zona grill dove si può fare picnic e rilassarsi dopo un bagno nelle acque fresche. Una

Rotmoos Hohgant

2 km

Hübeli

Drüschhubel

Grünenbergpass

Habkern

volta terminata la pausa, si riprende a pedalare per affrontare l’ultima salita del tour fino al passo di 1554 metri che porta nell’Emmental e separa l’Hohgant dal massiccio Sieben-Hengste. Non si deve sottovalutare la discesa sulla vecchia strada militare

Lunghezza: 41 km Asfalto: 31 km Fondo naturale: 10 km Single trail: 1 km Salita: 1450 m Discesa: 1450 m Tempo: 3 ore Forma fisica: difficile Difficoltà: S1 kemmeriboden.ch habkern.ch svizzeramobile.ch cilo-bikes.ch

perché le pietre e le radici nella parte superiore richiedono un’attenzione speciale e anche una certa abilità di guida. Nella parte inferiore, la via è meno ripida e si può così pedalare tranquillamente sino al punto di partenza a Innereriz. • luglio / agosto 2021 | touring

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ustera capitale della riforma protestante, oggi Ginevra è rinomata per le sue prestigiose collezioni d’arte. Decidiamo di fare un giro alla scoperta dell’urban art con TAXIBIKE che offre tour tematici con risciò in zona Plainpalais. Veniamo accolti dal contitolare Aubin Delavigne che ci affida a YGREK. Il tape-artist conosce la scena locale, sa chi si nasconde dietro i vari graffiti che spiccano sul cemento, riconosce la mano che ha realizzato il grattacielo su questa o quell’altra facciata o il bebé paffuto con gli enormi occhiali da sole. Ogni tanto lascia la sua «firma» apponendo nastri su pali e muri. Basta questa simpatica lezione per farci apprezzare meglio le opere di street art che prima avremmo forse degnato appena di uno sguardo distratto. Dopo il quartiere moderno di Plainpalais, ecco l’«Italia» a due passi: collegata a Ginevra dal ponte sul fiume Arve, Carouge ci sorprende con il suo fascino meridionale. Infatti, l’ex città reale savoiarda è stata progettata da architetti torinesi per ordine del Re di Piemonte e Sardegna nel XVIII secolo, ciò che traspare dal particolare assetto urbano. Nulla di meglio che farsi scortare dall’esperta dei luoghi Gianna Loredan, che si

Giro in bici Gideon ci fa scoprire i vigneti nei pressi della città.

Ginevra, città dai mille volti Centro commerciale, bancario ed universitario, oltre che sede di importanti organizzazioni internazionali, Ginevra si estende all’estremità sud-ovest del Lago Lemano. Val la pena esplorarne i dintorni, dal tocco mediterraneo e bohémien. A ritmo lento. TESTO JULIANE LUTZ Tape-Art L’artista YGREK lascia la sua firma su un lampione.

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Contro il grigiore del cemento, macchie di colore a Plainpalais.


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Vista da cartolina di Ginevra, la «più piccola metropoli del mondo».

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Hotel Royal****S, Ginevra: edificio elegante vicino al lago e alle principali attrazioni turistiche. Il ristorante l’Aparté (1 stella Michelin) e il Bistro offrono ottima cucina

Il mondo di ieri Carouge con la sua architettura neoclassica intatta.

FOTO JULIANE LUTZ, ALD

è stabilita nella «Vecchia città sarda» nel 1996. Passeggiando fra gli edifici e i cortili ombreggiati ci racconta che all’epoca tante case avevano al pianterreno botteghe di artigiani, tradizione tenuta viva ad esempio dal mastro orologiaio novantenne e dalle stiliste che espongono le loro creazioni nelle vetrine allestite con fantasia. Dopo il tuffo nel passato italiano chiuderemo il cerchio con una cena alla francese nel Café du Centre a Ginevra dove ci regaleremo una deliziosa cena a base di frutti di mare con un buon bicchiere di bianco. Evocando la città di Calvino, d’acchito si pensa alla Ginevra metropolitana. Ma il cantone copre una superficie agricola che è nella media nazionale. Così inforchiamo la bici e ci lasciamo guidare da Gideon Urbach fra i vigneti della Rive Droite che producono principalmente uve Chasselas, Gamay e Pinot Nero. Partiamo da Meyrin e tocchiamo i graziosi villaggi di Choully e Peissy. Tappa al Domaine les Perrières di Satigny per l’obbligata degustazione di vino. Tour Urban-Art, taxibike.ch; visite guidate a Carouge, illico-travel.ch; escursioni fra i vigneti, ebiketour.ch; info su Ginevra: geneve.com

Hotel Edelweiss***S, Ginevra: romantico albergo stile chalet, posizione centrale, cucina locale, ristorante con musica folcloristica dal vivo

Drake Longchamp Swiss Quality Hotel***, Ginevra: business hotel confortevole, centrale, in prossimità del lago e del Palazzo delle Nazioni, camere con angolo cottura

Lake Geneva Hotel***S, Versoix: albergo chic e moderno, cucina raffinata, terrazza del ristorante con vista stupenda sul lago e le alpi

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Il TCS elettrizza Neuchâtel La terza edizione dei TCS eMobility Days ha preso avvio a fine maggio, con una prima tappa a Neuchâtel. Il pubblico ha risposto presente, curioso di familiarizzarsi con la mobilità elettrica, testando diversi veicoli. Reportage. TESTO PASCALE STEHLIN | FOTO OLIVIER VOGELSANG

I

n quest’ultimo sabato del mese di maggio, la Place du Port, a Neuchâtel, s’è trasformata in un vero e proprio tempio dedicato alla mobilità elettrica. La città, situata sulle rive dell’omonimo lago, ha infatti accolto la prima tappa degli eMobility Days, organizzati dal TCS in tutta la Svizzera fino al mese di ottobre. Tempo splendido, addetti ai lavori cortesi e modelli scintillanti: tutti gli ingredienti erano riuniti per scoprire, in un ambiente piacevole, l’appassionante mondo della mobilità elettrica.

In totale, 16 vetture elettriche proposte da 10 marche differenti, dalla Fiat 500 elettrica alla Polestar 2, passando dalla Mazda MX-30, sono state messe a disposizione dai concessionari per delle prove gratuite durante tutta la giornata.

Testati e approvati Tra i visitatori, incontriamo Alessandro Suarez. Appassionato d’auto, il giovane è venuto apposta da La Chauxde-Fonds per partecipare all’evento. Non s’è fatto pregare per testare la Ford Mustang Mach-E, che gli strizzava l’occhiolino da lontano con il suo colore rosso vivo. Ha apprezzato particolarmente il design sobrio e il comfort dell’abitacolo: «Secondo me, questi veicoli rappresentano davvero il futuro. La prova odierna mi ha permesso di farmi un’idea più precisa del funzionamento di questo tipo di modelli elettrici».

Non si è mai troppo giovani per scoprire la mobilità di domani.

Il team del TCS era presente per rispondere a tutte le domande dei visitatori.

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Un altro visitatore, Dimitri Metzener, è socio del TCS da diversi anni e segue da vicino l’evoluzione della mobilità elettrica. Venuto da Les Brenets, era molto contento di questa giornata, che ha sfruttato pienamente testando tre modelli diversi. La sua preferenza è andata alla Polestar 2 del costruttore svedese. «Sono particolarmente colpito dal sistema monopedale, che è molto piacevole una volta che ci si abitua. Lo schermo tattile è pure un vero successo tecnologico». Al termine di questi test convincenti, approfitterà del resto della sua visita per raccogliere ulteriori informazioni sulle colonnine di ricarica, che rappresentano per lui l’ultimo freno ad un suo eventuale acquisto di un tale veicolo. Nel frattempo, il parco allestito per l’occasione sulla Place du Port è sempre pieno. Non appena arrivano, i veicoli ripartono in un gradito silenzio con al volante dei conducenti curiosi di scoprire le sensazioni offerte dalla guida in modalità elettrica. In totale sono state organizzate a Neuchâtel quasi 180 prove di una ventina di minuti.

Onorate anche le due ruote Anche le due ruote hanno costituito una delle principali attrazioni della giornata organizzata dal TCS. Due marche, Super Soco e Zero Motorcycles hanno infatti presentato agli interessati le loro moto e gli scooter 100% elettrici. Rispondendo pienamente alle attese dei cittadini in cerca di posteggi, gli scooter hanno avuto un bel successo in questo sabato di sole e… dolce vita. Ce n’erano per 70 touring | luglio / agosto 2021

tutti i gusti, da quello equipaggiato per le consegne al modello ultraleggero. Daniel von Allmen, responsabile delle vendite presso Super Soco per la Romandia e il Ticino, si dice molto soddisfatto della sua prima partecipazione agli eMobility Days: «L’interesse per i nostri scooter e le nostre moto è stato molto forte. Alcuni visitatori sono già dei conoscitori e quindi fanno delle domande molto specifiche sulla mobilità elettrica. Mentre per altri questa giornata è stata l’occasione di salire su uno scooter per la prima volta». Il suo modello preferito: il Super Soco CuX che pesa solamente 74 chili, batteria inclusa. «Questo modello è ideale, ad esempio, per essere trasportato con un camper e resta accessibile finanziariamente».

Alessandro Suarez, entusiasta di poter provare la Ford Mustang Mach-E.

Vero salone all’aperto La grande varietà dei veicoli proposti per delle prove ha entusiasmato i visitatori. In effetti, quasi 500 persone hanno approfittato di

Daniel von Allmen ha presentato vari scooter elettrici Super Soco.


CLUB Le moto e gli scooter elettrici hanno attirato numerosi interessati a Neuchâtel.

quest’occasione unica per immergersi nel mondo della mobilità elettrica, guidati dai professionisti del settore. Un successo totale per questa prima fermata degli eMobility Days in terra neocastellana, come sottolinea René Hug, capoprogetto al TCS: «Le reazioni dei partecipanti, ma anche dei vari partner dell’evento, sono state molto positive. La frequentazione è stata eccellente e conferma l’interesse crescente per questo tipo di mobilità». Stessa constatazione allo stand Ford. Uno dei responsabili, Paulo Lopes, con il sorriso e con pazienza risponde a ogni persona interessata: «Tutte le nostre prove sono state riservate e ne possiamo contare 34. Questa giornata ha superato le nostre attese».

La Polestar 2 ha conquistato Dimitri Metzener durante gli Edays.

Alcuni passanti approfittano degli ultimi raggi di sole bevendo un rinfresco ai tavolini esterni del bar accanto alla piazza e ammirano il va e vieni silenzioso e regolare dei diversi veicoli. Mentre altri s’avvicinano allo stand del TCS per saperne di più sui

EMOBILITY DAYS: DA AGENDARE 4 settembre 11 settembre 18 settembre 25 settembre 9 ottobre 16 ottobre 30 ottobre

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Una tournée in tutta la Svizzera Per gli ultimi visitatori è ormai tempo di lasciare la Place du Port condividendo le loro impressioni. Il sipario si chiude su Neuchâtel, ma gli eMobility Days proseguiranno in tutta la Svizzera. Ricordiamo che queste giornate sono gratuite e aperte a tutti. È però necessario iscriversi prima se si desidera riservare un giro di prova. La tournée terminerà in ottobre con, per la prima volta, una fermata ticinese a Rivera. È probabile che, dopo Neuchâtel, la febbre elettrica contagerà alcuni altri seguaci. • luglio / agosto 2021 | touring

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Giuseppe Stanganello lavora con passione al Contact Center del TCS dal 2010.

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CLUB

«Ogni telefonata è un’opportunità» Da oltre 11 anni, Giuseppe Stanganello risponde a domande nel Contact Center del TCS. Il 61enne racconta a «Touring» quali sono le qualità di un buon operatore di call center, con quali rituali si prepara e perché è molto fiero di appartenere alla famiglia TCS. INTERVISTA DOMINIC GRAF | FOTO EMANUEL FREUDIGER

Quante telefonate ha trattato nella sua carriera al TCS?

Quali qualità deve avere un buon operatore di call center?

Giuseppe Stanganello: Sono state circa 60 000, ossia una media di circa 500 telefonate al mese. Il numero può variare sensibilmente, ad esempio riceviamo molte più chiamate prima delle vacanze.

Empatia, naturalezza e calma sono molto importanti. E, naturalmente, deve avere molta familiarità con i prodotti e le prestazioni del datore di lavoro. Ma siamo pur sempre solo degli esseri umani e le nostre giornate non sono tutte ugualmente positive. Un buon operatore di call center riesce però a mettere in secondo piano i propri stati d’animo ed assistere in modo cordiale chi è all’altro capo della linea.

Quali sono i motivi per cui la gente chiama?

Sebbene ci siano anche domande insolite, per esempio sull’olio motore giusto, la maggior parte ha domande sulla propria affiliazione, sulla fattura o vogliono Ha un rituale con cui si prepara rassicurazioni su un certo prodotto del ad una telefonata? Libretto ETI o sulla TCS Mastercard, voQuando inizio a lavorare, gliono informarsi e farsi mi presento con addosso consigliare riguardo all’as- «Anche a me, un berretto da baseball sicurazione dell’auto o con la tesa rivolta all’indella bici oppure sulla pro- ogni tanto dietro. Un po’ come nel tezione giuridica. Inoltre, scappa film «Top gun». Questo sento spesso soci che si mi aiuta a concentrarmi e chiedono se hanno ancora una lacrima» Giuseppe Stanganello, mi fa sentire pronto ad afbisogno del soccorso strail dipendente più longevo dale del TCS. Quando del TCS Contact Center frontare il caso. spiego loro che il TCS copre sempre la persona e non unicamente Lei lavora al Contact Center TCS dal 2010, un periodo piuttosto lungo per il veicolo, come la maggior parte degli il settore. Che cosa le piace di più? altri servizi, arriva regolarmente un’eSemplicemente: il TCS. Nonostante il sclamazione di sorpresa. Ecco perché lavoro possa essere davvero intenso, ogni telefonata è un’opportunità, sia per sono un convintissimo sostenitore del noi che per il socio. TCS. Sia per quanto riguarda il suo conQuanto dura una telefonata? cetto di club aggregante e sociale sia per Fino a quando il socio è soddisfatto il trattamento equo dei suoi collabora(ride). In media una conversazione dura tori. Qui mi sento come in una grande tra i cinque e i dieci minuti, più circa tre famiglia e sono felice quando posso conminuti per l’elaborazione finale. tribuire al successo del club.

Le è rimasta impressa una telefonata in particolare durante tutto questo tempo?

Ce ne sono tante. Mi ha impressionato il colloquio con un uomo che era socio del TCS da 69 anni, che ha chiesto un adeguamento della sua affiliazione poiché non guidava più l’auto e non viaggiava più molto all’estero. Dopo avergli dato le informazioni, abbiamo parlato ancora un po’ come se fossimo due conoscenti che si incontrano per un caffè. Però mi sono rimasti in mente anche momenti tristi, come ad esempio quando una vedova voleva disdire l’adesione del marito morto di recente. Anche a me, ogni tanto scappa una lacrima. ◆

FILO DIRETTO CON I SOCI Il Contact Center è il servizio clienti del TCS e il filo diretto con l’esterno. Circa 140 collaboratori si occupano e rispondono alle istanze e alle domande dei soci e dei nuovi clienti in tedesco, francese o in italiano. Ogni anno vengono trattate circa 500 000 telefonate, oltre a ca. 250 000 richieste scritte e 1400 chat in diretta. Il TCS Contact Center è raggiungibile allo 0844 888 111.

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CLUB

TCS Drive-In Movies, ritorno alla grande

Sta per andare in scena la settima edizione dei TCS Drive-In Movies, appuntamento che celebra il cinema, la cucina e i motori. Per la prima volta la tournée viene inaugurata al centro guida di Derendingen. La sezione Vaud organizza di nuovo un proprio programma.

Spopolano le serate al cinema in auto organizzate dal 2015 da TCS Training & Events.

TESTO DOMINIC GRAF | FOTO EMANUEL FREUDIGER

I

l cinema su quattro ruote rivive. Chissà cosa direbbe Richard Milton Hollingshead se vedesse come il TCS ha fatto propria la sua idea di mostrare film a spettatori comodamente seduti nella propria vettura. L’ingegnoso venditore di autoricambi aprì il primo drive-in a Camden nel New Jersey nel giugno del 1933. I film erano in bianco e nero, il suono pessimo e come schermo ci si serviva di un semplice muro verniciato di bianco. Purtroppo Hollingshead dovette chiudere il suo «drive-in movie theatre» dopo appena tre anni ma la sua invenzione tornò in auge negli anni Cinquanta e Sessanta nelle periferie d’America, dove nel periodo d’oro si contavano circa 4000 «sale» cinematografiche all’aria aperta. Il TCS coltiva questa forma d’intrattenimento che regala grandi emozioni. Da sette anni invita gli amanti del cinema a 74 touring | luglio / agosto 2021

guardare film dall’auto, proprio come ai tempi, ma con sistemi molto più raffinati di quelli di cui poteva disporre Hollingshead: i film vengono proiettati su maxischermo LED ad alta risoluzione che garantisce immagini spettacolari, ed anche il suono, diffuso direttamente dall’impianto audio del veicolo, è di qualità eccezionale.

Oltre all’occhio, anche la bocca vuole la sua parte Il concetto gastronomico è un omaggio alle origini americane, a cominciare dal menù. Prima della proiezione si potrà cenare con succulenti hamburger serviti da una roulotte vintage Airstream, storico marchio di roulotte a stelle e strisce. Ma c’è anche uno squisito curry thailandese vegetariano. Quindi basterà accendere la radio e rilassarsi. Popcorn a portata di mano, ci si potrà godere il film quasi come nel salotto di casa.

L’epopea dei TCS Drive-In Movies è iniziata al nostro centro di sicurezza stradale Betzholz nel 2015. Da allora ogni estate i cinefili affluiscono numerosi a Hinwil (ZH) con le loro auto, di ogni taglia e marca: dal Maggiolino alla Fiat Cinquecento d’epoca passando per la Cadillac di lusso. Grazie all’attenta selezione dei film ve n’è per tutti i gusti, dalla commedia romantica al blockbuster adrenalinico (vedi box).

Non c’è due senza tre Nel 2020 i TCS Drive-In Movies sono andati in tournée per la prima volta: il successo riscosso ad Emmen e le esperienze positive raccolte nella Svizzera centrale hanno incoraggiato TCS Training & Events ad aggiungere un’ulteriore tappa al calendario TCS Drive-In Movies. Quest’estate, si parte dunque al centro guida di Derendingen nel canton Soletta, con sette proiezioni; segue Hinwil


L’ESPERTO TCS

PROGRAMMA TCS DRIVE-IN MOVIES 2021 Derendingen 28.7 Green Book 29.7 The Gentlemen 30.7 Tenet 31.7 Grease 1.8 Bohemian Rhapsody 7.8 Operation Portugal 8.8 Nightlife

Emmen Il programma sarà pubblicato prossimamente. I TCS Drive-In Movies si svolgeranno ad Emmen dall’11 al 21 settembre 2021. Informazioni dettagliate e biglietti d’ingresso per le tre sedi su driveinmovies.ch

TCS Ciné drive-in Cossonay La sezione TCS Vaud organizza anche quest’anno un proprio programma presso il centro di Cossonay. Novità: quest’anno anche per ciclisti. 12.8 Le Fondateur 13.8 Mystère à Saint-Tropez 14.8 Fast & Furious 9 Informazioni e biglietti: tcs-vd.ch/events

ed infine Emmen, dove il sipario si chiuderà verso la fine di settembre.

Ciné-in nel canton Vaud, su quattro o due ruote Gli appuntamenti organizzati da Training & Events nelle tre location citate non sono però gli unici. Già per la sesta volta la sezione vodese accoglie gli appassionati nel centro guida TCS di Cossonay con un programma a parte. La novità di quest’anno: gli spettatori sono benvenuti non solo in auto ma anche in bici. Da notare che con Ciné bike si fa qualcosa non solo per la propria salute, ma anche un atto di solidarietà. Gli incassi provenienti dai ciclisti saranno interamente devoluti a Zoé4life, fondazione a supporto delle famiglie con bambini affetti da tumore. •

SALUTE

Infortunio sportivo, chi garantisce la copertura?

«

Mi sono fatto male durante una competizione sportiva. Ora mi chiedo quale assicurazione interviene. Per legge il mio club ha l’obbligo di assicurarmi contro gli infortuni?»

MAURITIUS IMAGES

Hinwil 17.8 Operation Portugal 18.8 Me Before You 19.8 The Gentlemen 20.8 Don’t Breathe 21.8 Grease 22.8 Intouchables 24.8 Mission: Impossible – Fallout 27.8 Greenland 28.8 Wonder Woman 1984 29.8 Nightlife 31.8 Unhinged 1.9 Yesterday 4.9 Tenet 5.9 The War With Grandpa

TESTO VERA BEUTLER

Sì, se il club l’ha ingaggiato e le versa uno stipendio viene a configurarsi un contratto di lavoro. Nello sport amatoriale talora né il club né gli sportivi ne sono peraltro consapevoli.

un’altra attività professionale a titolo principale.

Norme speciali Se il suo club paga a tutti gli sportivi solamente somme «di poco conto», ovvero fino a 2300 franchi l’anno, essi sono coperti dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni. Se lei si ferisce senza che il club abbia stipulato un’apposita polizza contro gli infortuni per i suoi atleti, subentra automaticamente la cassa suppletiva LAINF per le prestazioni assicurative legali. In questo caso il club quale datore di lavoro è tenuto al pagamento retroattivo dei contributi alla cassa suppletiva per un periodo di massimo cinque anni. •

In genere gli sportivi dilettanti che svolgono una regolare attività lucrativa danno per scontato che possono notificare alla Suva un infortunio che si verifica durante una competizione come infortunio nel tempo libero. Infatti, l’azienda deve assicurare il collaboratore che lavora più di otto ore settimanali sia per gli infortuni professionali che non professionali ai sensi della LAINF. Tuttavia, se il club le paga premi per la partecipazione a gare oltre a delle indennità d’allenamento lei viene considerato anVera Beutler, che come dipendente del club che dr. iur. responsabile deve quindi accollarsi le conseInfo-Centro Diritto & Assicurazioni guenze finanziarie dell’infortunio sportivo da lei suLEX4YOU bito. Ciò è il caso laddove il club le «lex4you» è una piattaforma interattiva di consuversa dei compensi lenza giuridica per la vita al di là del semdi tutti giorni – comprenplice rimborso sibile, attuale e pratica. spese – indipenIl TCS è al vostro fianco per dentemente dal le questioni giuridiche. lex4you.ch fatto che lei svolga

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FORUM

touring impressum Rivista del Touring Club Svizzero Editore Touring Club Svizzero Casella postale 820, 1214 Vernier (GE) Caporedattore Felix Maurhofer Vice caporedattori Marc-Olivier Herren Dino Nodari Redazione Dominic Graf Jérôme Lathion Juliane Lutz Pascale Stehlin Art Director Alban Seeger Responsabile foto Emanuel Freudiger Layout Sara Bönzli Stephan Kneubühl Andreas Waber Mathias Wyssenbach Assistenti di redazione Michela Ferrari (I) Tania Folly (F) Susanne Troxler (T) Traduzioni Grazia Annen (I) Philippe Rawyler (F) Corrispondenza Redazione Touring Maulbeerstrasse 10 3001 Berna Tel +41 58 827 35 00 touring@tcs.ch Tiratura Edizione italiana: 71 538 Totale: 1 190 995 Edizione/Marketing Reto Kammermann Pubblicità: Cumi Karagülle Roger Müller Chantale Hofer, verlag@tcs.ch Vantaggi socio Marcel Zimmermann Abbonamento: compreso nella quota annua di socio. «Touring» è pubblicato 10 volte l’anno. Modifica indirizzo: con il numero di socio: TCS, Sede centrale, Casella postale 820, 1214 Vernier, Tel. 0844 888 111, info@tcs.ch Testi e foto sono protetti dai diritti di autore. Ogni riproduzione, anche parziale, richiede l’accordo scritto dell’editoria. Si declina ogni responsabilità per manoscritti e altri lavori non richiesti. Produzione Swissprinters SA Brühlstrasse 5, 4800 Zofingen Tel. 058 787 30 00

Scriveteci… Qui vale la regola: più breve è la lettera, maggiore è la probabilità che venga pubblicata. La mia amata auto mi fece incontrare Jo Siffert Avevo 23 anni, dopo gli studi, con un piccolo aiuto di mio papà, nel 1970 mi sono regalato questa stupenda Porsche Super 90 (modello 356 del 1963). Quante trasferte nella Svizzera Interna, allora non c’erano autostrade che dal Ticino andavano nel resto del nostro Paese e d’inverno si doveva transitare il San Gottardo attraverso la galleria ferroviaria sui vagoni appositi (treno navetta). Ogni volta si voleva battere il tempo record da casa ad Airolo, il traffico a quei tempi lo permetteva. Quanti ricordi al volante di questa stupenda vettura. Si andava pure agli autodromi di Monza ed Imola, lì con gli amici conoscemmo personalmente il mitico Jo Siffert grandissimo pilota Porsche, persona amabilissima e cordiale, poi tragicamente scomparso nel 1971 in Inghilterra. Purtroppo uno degli errori di gioventù, nel 1973 la cedetti ad

Svizzera all’estero Touring 3/2021

Il nome «Svizzera dell’Holstein» è documentato fin dal 18° secolo. Risale agli emigranti svizzeri che, per fuggire alla povertà, si stabilirono nella zona tedesca lavorando in proprio come mungitori casari. Il termine «svizzero» venne così ad indicare il mestiere e chi lo esercitava. L’ho trovato ancora in uso negli anni Settanta sull’isola Fehmarn e fra Lubecca e Kiel. Peter Demuth @ Retrofit di oldtimer Touring 4/2021

Ho letto con sgomento che in Svizzera si pagano 16 000 franchi per l’omologazione di un’automobile storica trasformata, cifra che qualificherei di proibitiva. Siamo fra i paesi più ritardatari nella promozione di veicoli puliti, senza incentivi per l’acquisto di un’autovettura elettrica o per l’installazione di colonnine di ricarica do-

L’amata Porsche provata anche agli autodromi di Monza e Imola.

un concessionario auto in cambio di una vettura inglese. Questa mi è sempre rimasta Marco L. Bosia nel cuore. Cerchiamo: foto scattate dai lettori @ Nessuno dimentica la prima auto e neanche tutto quello che ci ha fatto vivere. Allora ci racconti la sua curiosa, avventurosa o divertente storia. Da inviare con una fotografia a: touring@tcs.ch

mestica. Invece di limitarsi a tassare sempre più pesantemente i veicoli inquinanti sarebbe più coerente favorire al tempo stesso la transizione a tecnologie ecologiche. Arthur Brault @ Specchietti retrovisori digitali per camion

Con questi specchietti retrovisori digitali sui camion collegati ad una telecamera, solo il conducente può vedere cosa succede dietro. Sono spesso sulla strada privatamente con la mia auto e la mia moto. Quando sorpasso, cerco sempre il contatto visivo con il camionista. Se non riesco ad avere il contatto visivo con l’autista procedo con il sorpasso con ancor più cautela e a volte interrompo del tutto la mia manovra. Ancora più importante è se mi muovo su due ruote. Da un punto di vista

professionale, non sono a favore di questi specchietti: quando si fa retromarcia col camion, è necessaria una supervisione, dunque anche qui cerco il contatto visivo. Se questo manca, non so se sono visto veramente. A mio parere, questi specchietti con telecamera non sono adatti alla strada. R. Rosati @ Complimenti agli automobilisti

Sono io stesso un automobilista, ma mi sposto anche molto a piedi. Ora ho notato positivamente che attraversando le strade sulle strisce pedonali ogni conducente si ferma e mi fa passare. Trovo questo comportamento molto lodevole e vorrei così ringraziare ogni automobilista in Svizzera. Fa piacere vedere autisti disciplinati. Peter Häusler @

La redazione si riserva di apportare eventuali tagli e non tiene corrispondenza. È possibile inviare le lettere per e-mail (touring@tcs.ch). Le lettere sono pubblicate anche nella versione online di Touring (touring.ch).

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Caccia al tesoro a Berna «Tourolino» invita te e la tua famiglia a una caccia al tesoro a Berna. Tutto ciò di cui hai bisogno è di queste due pagine di «Touring», una cartina della città, un blocnotes, una matita e una buona capacità di osservazione. Partecipa entro la fine di settembre. TESTO SUSANNE TROXLER | ILLUSTRAZIONI ANDREA PETER

MISSIONE Dalla partenza al punto 1: Luogo di incontro ideale è il «Loeb-Egge» (angolo del Loeb) sotto alla tettoia fuori dalla stazione. Vicino alle fermate di bus e tram in direzione della città vecchia, su un pilastro dei portici ci sono tavole informative. Ora cammina sotto i portici fino alla Torre delle prigioni (Käfigturm), dove l’orso mascotte del carnevale di Berna va in letargo dall’11 novembre fino al carnevale. Prosegui sotto i portici fino a raggiungere la Torre dell’orologio (Zytglogge), che un tempo era il «punto zero» della rete stradale bernese. Lungo le principali strade cantonali, si incontrano ancora le cosiddette «pietre orarie» che indicano le ore di cammino necessarie per arrivare a Berna. Nel passaggio sotto la Torre dell’orologio vi sono varie scale di misura. Quante sono? Risposta =

=■

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Punto 2: Nel 1798 le truppe francesi invasero la Svizzera e occuparono Berna. Affinché i soldati potessero orientarsi, la città fu suddivisa in cinque settori, a ognuno dei quali fu assegnato un colore: rosso, verde, giallo, bianco e nero. Di che colore è il cartello viario della Postgasse? rosso = 1 verde = 2 giallo = 3 bianco = 4 nero = 5 Risposta =

=•

Punto 3: Dalla Postgasse scendi passeggiando lungo la via Nydeggstalden fino alla Matte. Sulla Läuferplatz c’è una casa sui cui muri si vedono ancora oggi le tracce di una palla di cannone della cosiddetta Guerra dei bastoni (Stecklikrieg). Che anno leggi? Ora

fai l’addizione delle cifre e annota il risultato della somma (a due cifre). Risposta =

=◆

Punto 4: Ora attraversa la zona della Matte e cammina lungo l’Aare fino al quartiere di Marzili, dove c’è un ostello della gioventù e la famosa piscina gratuita di Marzili. Da qui con la funicolare, o anche a piedi, risali nella parte alta della città. A ovest del Palazzo federale c’è il parco della Kleine Schanze. Sulla collinetta c’è un padiglione da dove puoi godere il panorama e risolvere gli ultimi compiti. Quante colonne ha questo padiglione? Risposta =

=▲

Arrivo: Ora restano soltanto altri due compiti prima di poter vedere il tesoro. 1. Converti la seguente serie di

numeri in lettere, considerando che l’alfabeto tedesco ne ha 26, quindi: 1 = A, 2 = B, 3 = C, …, 26 = Z: 12 1 21 16 5 14 19 20 18 1 19 19 5 Risposta = 2. Esegui questo calcolo con le risposte dei punti 1–4: ■+•–◆+2+▲–7=? Risposta =

a

Ora recati lì, cerca il simbolo del «Tourolino» e se vuoi firma il quaderno entro la fine di settembre 2021 (nel cortile interno, passaggio accanto al ristorante cinese aperto ogni giorno dalle 8 alle 21). E se vuoi cercare altri tesori del genere, li trovi nascosti in questo modo in tutto il mondo: geocaching.com


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Cosa significa questo cartello? • • •

A. «Vietati i salti allungati» B. «Vietato tuffarsi» C. «Divieto di balneazione»

Partecipa al concorso entro l’8.8.2021 collegandoti al nostro sito internet touring.ch. Buona fortuna!

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La risposta corretta del concorso n. 6 era C.

Possono partecipare tutti i giovani lettori e le giovani lettrici di Touring della Svizzera e del Liechtenstein, a eccezione dei collaboratori TCS e dei loro familiari. I giovani vincitori del concorso «Tourolino» saranno estratti a sorte e avvisati personalmente. Non viene tenuta alcuna corrispondenza in merito al concorso. Sono escluse le vie legali. I nomi dei vincitori verranno pubblicati sul sito internet di «Touring».

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IN GIRO CON

ALAN ROURA

Inseguendo la stella della libertà È stato il più giovane navigatore a partecipare alla Vendée Globe, la famosa circumnavigazione in solitaria considerata l’Everest dei mari. Si sta preparando al prossimo appuntamento, stavolta giocando fra i grandi. Incontro con un avventuriero nato.

mentalmente, impari a conoscerti meglio». Per l’impavido marinaio la vela è proprio questo: andare oltre i propri limiti, lottare senza tregua, non arrendersi mai.

TESTO PASCALE STEHLIN | FOTO OLIVIER VOGELSANG

La vita fra parentesi

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l ginevrino ci accoglie al club di vela di Versoix, che frequentava già da bambino, per parlarci dei suoi piani. È un volto noto e numerosi passanti si fermano per salutarlo e fargli i complimenti. Roura risponde a tutti con garbo e un sorriso gentile sulle labbra. Reduce da due Vendée Globe, il bretone d’adozione non intende riposarsi sugli allori. Lo attendono la Route du Rhum e la prossima Vendée Globe: intende vincerla, questa sfida e realizzare così un sogno accarezzato fin da piccolo. «Voglio mettere insieme un progetto vincente ed acquistare un nuovo monoscafo performante oppure trasformare una barca esistente».

Dopo la collaborazione con La Fabrique, è alla ricerca di un nuovo sponsor. Il giovane lupo di mare non resiste a lungo sulla terraferma, la voglia di salpare nuovamente è irrefrenabile. «La Vendée Globe è il Santo Graal dei velisti. Siamo appena 80 ad averla compiuta, allorché nello spazio sono andati 300 astronauti. Anche se richiede uno sforzo enorme, sia di tempo sia di denaro, affrontare l’oceano da soli dopo 4 anni d’intensa preparazione è un’esperienza per la quale viviamo e cui non rinunceremmo per nulla al mondo». Questo massacrante giro non stop intorno al mondo comporta innu80 touring | luglio / agosto 2021

merevoli pericoli ed incognite. In questi tre mesi può capitare di tutto, di ferirsi e vivere momenti di sfinimento o sconforto, avarie e addirittura naufragi. Ma cosa lo spinge a riprovarci? «Al timone sono io il capo. Tutto dipende da me. Nella vita di ogni giorno non è mai così. È proprio questa la libertà che cerco, quella di essere il capitano del mio destino». E continua, su un tono riflessivo: «Se fallisco e non ritornerò, sarà per colpa mia. Ma se taglierò il traguardo vittorioso, so che sarà merito mio, del mio impegno e della mia tenacia». Solo a bordo, lontano da tutti e senza appoggi, Alan Roura ha sperimentato bagni di emozioni sconvolgenti e sublimi: «In un batter d’occhio passi dal riso al pianto, vuoi perché hai le forze della natura contro, vuoi perché ti trovi indietro, in coda al piazzamento. A volte mi chiedo cosa ci sto facendo là fuori, con il mare impazzito fra le onde torreggianti, alte anche 10 metri». Ma poi l’istinto di sopravvivenza riprende il sopravvento. Da quando ha memoria, il 28enne si è sempre sentito attratto dal rischio: «Mi piace buttarmi, tentare l’impossibile. Le paure e i dubbi, anche se possono essere spiacevoli sul momento, sono lì per essere superati. Ne esci più forte

Da quando è diventato padre di una bambina qualche mese fa, Alan Roura affronta diversamente le lunghe assenze da casa. La vela è uno sport egoistico, ammette. «Quando prendo il largo vorrei fermare il tempo a terra, sospenderlo mentre sono via. Sento che mi sto perdendo degli attimi importanti ed irripetibili». Fortunatamente la moglie condivide la sua passione e lo sostiene. Lo skipper è consapevole che un giorno dovrà ammainare la vela: «Noi gente di mare invecchiamo precocemente e viviamo nell’incertezza costante circa il futuro. La mia vista è diminuita e dovrò portare gli occhiali, anche se faccio ancora fatica ad accettarlo». Il sole e il sale invecchiano la pelle, il fragore del vento e delle vele finisce per danneggiare l’udito. Eppure, per questo giovane il richiamo del mare aperto è più forte di tutto. ◆

«A volte mi chiedo cosa ci sto facendo là fuori, con il mare impazzito fra le onde torreggianti, alte anche 10 metri» Alan Roura vive con la sua famiglia a Lorient, in Bretagna

Il navigatore a Versoix, nel porto della sua infanzia.


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GIOCA & VINCI

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GRANDI OCCASIONI per vincere

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OCCASIONE 1 – GIOCO PER I LETTORI IN PALIO lo smartphone iPhone 12 mini 128 GB La denominazione «mini» del più piccolo iPhone di Apple si riferisce solo alle dimensioni (display da 5.4”): le sue prestazioni sono in gran parte equivalenti ai dispositivi più grandi. La visualizzazione di foto e video sullo schermo è semplicemente perfetta. La batteria dura fino a 10 ore. La qualità delle fotocamere è eccezionale e consente di scattare foto e girare video sempre impeccabili anche in

valore CHF 839.– condizioni di scarsa luminosità. Il «mini» è anche pronto per il 5G. Quanti chilometri è lungo il Grand Bisse d’Ayent in Vallese raffigurato pure sulle nuove banconote da 100 franchi della Banca nazionale svizzera? Inviate un SMS con tmi071 xx (xx = chilometri) al numero 5555.

OCCASIONE 2 – SUDOKU 1

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IN PALIO lo smartwatch Huawei GT 2 Pro Sport 46 mm

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valore CHF 299.–

Lo smartphone Oppo Reno 4 se la cava molto bene in tutti i test comparativi. Supporta la rete 5G, ha una batteria di lunga durata che si carica al 50% in 10 minuti e fotocamere che si distinguono per una varietà di impostazioni e la migliore qualità dell’immagine. Il Reno 4 è estremamente semplice da usare e può anche vantare un lettore di impronte digitali e il riconoscimento del volto.

Con la sua cassa in titanio e il cinturino sportivo e attraente, lo smartwatch di Huawei si presenta in modo estremamente pregiato. Il GT 2 Pro Sport è compatibile con numerosi sistemi operativi, compreso quello degli iPhone. È così possibile visualizzare anche i valori fitness di Apple Health, Google Fit e simili. La batteria, che si ricarica senza cavo, dura da 10 a 14 giorni.

Risolvete l’indovinello matematico e compilate le caselle rosse. Inviate un SMS con scritto tmi072 e le tre cifre al numero 5555.

Risolvete l’indovinello matematico e compilate le caselle verdi. Inviate un SMS con scritto tmi073 e le tre cifre al numero 5555.

Ogni SMS costa CHF 1.50 È possibile partecipare anche per posta, inviando la soluzione a TCS, Editoria Touring, Gioca & Vinci, Casella postale, 3024 Berna.

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Possono partecipare tutte le lettrici e tutti i lettori di Touring in Svizzera e Liechtenstein (che abbiano compiuto 16 anni di età). Non possono partecipare i collaboratori del TCS e i loro familiari. I vincitori e le vincitrici di «Gioca & vinci» saranno estratti a sorte tra tutti coloro che hanno risposto correttamente e avvertiti personalmente. I premi non possono essere cambiati né corrisposti in contanti. Non si tiene alcuna corrispondenza in merito ai concorsi e ai sorteggi. È escluso il ricorso alle vie legali.


TICINO Bollettino della Sezione Ticino

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Alla scoperta del mondo in bicicletta 67 Paesi attraversati pedalando per oltre 78 000 chilometri, l’intervista al cicloviaggiatore Dino Lanzaretti, a pagina 86


SEZIONE TICINO

Il Villaggio vacanza TCS di Scruengo si rinnova! La nostra infrastruttura turistica, situata in Leventina, è conosciuta ai più per essere la base operativa dei corsi di guida «Junior Driving», oltre ad un luogo che ospita ogni anno, numerose attività di gruppi, scuole e associazioni. Tra poco scoprirete che in realtà, il Villaggio vacanza di Scruengo offre molto di più! Durante l’inverno e la primavera appena trascorsi, la Sezione Ticino ha lavorato intensamente introducendo alcune importanti novità, per rendere la struttura ancora più accogliente, e soprattutto, aperta a tutti.

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l Villaggio di Vacanza TCS di Scruengo, operativo dal 1994, è un luogo ideale per trascorrere del tempo a contatto con la natura, rilassarsi e dedicarsi ad attività salutari come il trekking e il ciclismo. In poco più di venti anni, in occasione dei numerosi corsi organizzati in questa area ubicata nel verde, abbiamo visto nascere centinaia di amicizie e solide relazioni. Il nostro desiderio era quello di ricreare questi

Gli gnocchi dello chef al Villaggio vacanza di Scruengo

momenti conviviali, non solo per i gruppi, ma anche per coppie e famiglie. Siamo lieti di comunicarvi che il Villaggio di vacanza ha aperto le sue porte al pubblico, grazie a una rinnovata struttura che consente ora di ospitare sia il singolo che le comitive. Tra le principali novità, annunciamo la nuova gerenza del centro, che è passata a Kuki e Simona Zamberlani, conosciuti anche localmente per l’omonima enoteca. Ci teniamo a ringraziare colei, che in questo ventennio di attività, si è occupata con impegno e dedizione alla gestione dell’infrastruttura e che ora si godrà il meritato periodo di pensionamento, Katty Meloni. Una nuova sfida non solo per la nuova direzione del centro, ma anche per il reparto cucina. È infatti ora possibile, per chi non desiderasse trascorrere la notte in loco, pranzare e cenare – su riservazione - al Villaggio vacanza. Momenti di

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84 000 copie 10 volte all’anno Marco Colandrea Sara Bönzli (TCS)

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Uno scatto invernale al Villaggio vacanza di Scruengo

Maggiori informazioni e contatti Villaggio di vacanza TCS Scruengo, Via Piora, 6776 Piotta Email: scruengo@tcs-ticino.ch Tel.: 091 868 15 22

Punto di contatto via alla Chiesa 10, 6802 Rivera Societariato e prodotti TCS, corsi e scuola guida, collaudi e controlli tecnici.

Impressum Bollettino ufficiale dei Soci TCS, Sezione Ticino Tiratura Edizioni Redazione Layout

relax che si faranno apprezzare non solo per il panorama offerto, ma anche per l’esperienza gastronomica di alto livello dello chef, Simone Ciaranfi. Il pacchetto è arricchito dalla facilità di riservazione che ora è a portata di click, grazie a portali come Booking.com e Google. Disponiamo di oltre 80 posti letto e di tutto ciò di cui si può aver bisogno per trascorrere un soggiorno indimenticabile. Vi piace dedicarvi anche ad altri sport? Nessun problema, il campo da calcio e da volleyball, i tavoli da pingpong e i rampichini sono a disposizione per gli ospiti.

Inserzioni TCS Sezione Ticino CP 581, 6802 Rivera sezioneTI@tcs.ch Stampa

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Per il viaggio: ViaCard, Bollo ecologico (D), Telepass (I, F, E, P), Patente internazionale, Vignetta autostradale per CH e Austria, info e pagamenti Pedemontana Telefono 091 935 91 35, Fax 091 935 91 20 sezioneTI@tcs.ch, www.tcs-ticino.ch


SEZIONE TICINO

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Ampliata l’offerta del Centro tecnico TCS con il nuovo servizio «Pulizia FAP»

Anomalia al motore: cosa fare? È con grande piacere che, a seguito dell’introduzione – nel nostro Centro tecnico di Rivera – dei servizi di «Decarbonizzazione» e «Pulizia iniettori», vi presentiamo il nuovo trattamento di «Pulizia FAP», che si aggiunge alla già ampia offerta della nostra SPA dell’automobile. Scopriamolo insieme! Che cos’è e a chi si rivolge? Il filtro antiparticolato (FAP) è un componente installato sulla linea di scarico dei motori Diesel (talvolta anche a benzina) che consente di trattenere le polveri sottili, riducendo le emissioni inquinanti di particolato (PM10). Il trattamento è consigliato ai detentori di veicoli dotati di motore Diesel – siano essi automobili, furgoni o camper – che circolano prevalentemente in città. Il motivo è che spostandosi a basse velocità, per un lasso di tempo non sufficientemente lungo, il FAP non ha le condizioni per bruciare le particelle e la centralina del motore non riesce a effettuare correttamente il processo di «rigenerazione», favorendo, a lungo andare, ostruzione e intasamento del FAP. Come capire quando è necessario il trattamento? A differenza del servizio «Pulizia iniettori», il cui trattamento è particolarmente indicato anche a scopo preventivo, la «Pulizia FAP» è consigliata soprattutto a fini curativi. Tra i segnali più comuni che possono indicare un problema al veicolo troviamo: spia del motore o del FAP accesa, forte odore proveniente dal gas di scarico all’avvio del motore o potenza ridotta in fase di accelerazione.

Come funziona il servizio? I nostri tecnici verificano, dopo una consulenza e un test diagnosi, che il servizio richiesto sia quello più indicato per la risoluzione del problema. Il trattamento deve essere obbligatoriamente effettuato a motore freddo, motivo per il quale è richiesta la consegna anticipata del veicolo: la mattina per

Vantaggi • Estrema rapidità di intervento senza necessità di smontaggio di componenti • Procedura economica se comparata alla sostituzione del FAP • La pulizia può essere ripetuta più volte senza controindicazioni • Totale compatibilità con tutti i filtri

Condizioni Il prezzo del trattamento è di fr. 465.– per i Soci e di fr. 580.– per i non Soci.

il pomeriggio, e al pomeriggio per il giorno seguente. La durata della pulizia è di circa 4 ore, durante le quali i tecnici, puliscono a fondo con prodotti specifici a base amoniaca il filtro antiparticolato, andando a rimuovere la fuligine presente nel filtro. La durata totale del servizio è di una giornata.

Vi siete persi le ultime novità della SPA dell’automobile? Nessun problema!

Decarbonizzazione

Pulizia iniettori Novità 2021

Trattamento volto a rimuovere la calamina residua, creatasi nel corso del tempo, nei motori a combustione. Un servizio utile a prolungare lo stato di salute dell’auto. Servizio disponibile a fine preventivo o curativo. Prezzo: 270 franchi Prezzo Socio TCS: 180 franchi

Trattamento di pulizia al motore, rimuove i residui nocivi e carboniosi lasciati dai carburanti di derivazione fossile. Anche la vostra auto merita una vacanza! Prezzo: 380 franchi Prezzo Socio TCS: 300 franchi

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«Ho fatto del viaggiare la mia vita, del cielo il mio tetto e della terra la mia casa» Intervista a Dino Lanzaretti In questa edizione estiva della rivista, abbiamo il piacere di raccontarvi la storia di Dino Lanzaretti, un cicloviaggiatore che negli anni, con le sue avventure nel mondo, è riuscito a ispirare migliaia

Nella sua presentazione scrive che non ha mai avuto un’indole sportiva. Com’è nata la sua passione per la bicicletta? È nata grazie a un’altra mia passione, quella per il viaggio. Le mie prime trasferte le ho fatte a piedi con lo zaino in spalla, con la voglia di esplorare il mondo. Un giorno, mentre mi trovavo sulla splendida catena dell’Himalaya, ho cominciato ad appassionarmi e a dedicarmi all’alpinismo. Con il tempo però, ho capito che il mio desiderio andava oltre a quello di scalare vette, volevo conoscere persone appartenenti a culture diverse e amalgamarmi con esse. L’idea di viaggiare in bicicletta è maturata nel tempo, anche se forse, il momento di consapevolezza è arrivato durante il mio viaggio in India. In quell’occasione ho incontrato per la prima volta una ragazza che, carica di borse, viaggiava con questo fantastico mezzo. Da quel momento ho compreso che la bici sarebbe stata lo strumento ideale per percorrere lunghe tratte rasoterra, e che mi avrebbe permesso anche, di visitare molti più luoghi. Sono partito senza alcuna

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di persone. Nel 2001, durante una profonda crisi esistenziale, lascia il lavoro da impiegato e decide di partire, zaino in spalla, per il Messico. Folgorato da quella prima esperienza di viaggio, decide di non smettere più. Oggi, dopo aver pedalato per oltre 78’000 chilome-

tri, attraversato 67 Paesi nel mondo e affrontato ogni genere di difficoltà, ha fatto della sua passione un lavoro, mettendo la sua esperienza al servizio di altri cicloviaggiatori. Lo abbiamo intervistato per voi, alla scoperta dei luoghi più belli del pianeta.

preparazione con una bici da 50 euro e non sono più riuscito a farne a meno.

giorno, condividere spazi e tempo con un’altra persona, è un’esperienza che scalfirebbe chiunque, immaginate quanto un handicap fisico possa ulteriormente aumentare il grado di difficoltà. Pensate che dopo soli due giorni, avevamo deciso di abbandonare il viaggio di comune accordo, ma la parola data in precedenza è stata come un patto con l’orgoglio, che ci ha fatto in un qualche modo proseguire. Stremato emotivamente da quel viaggio, sono ripartito in solitaria dopo

Nella sua vita è riuscito a realizzare imprese incredibili, ma una ci ha particolarmente colpiti. Nel 2010 ha accompagnato, pedalando in tandem per 9’000 chilometri, un amico ipovedente dall’Italia all’Uzbekistan. Come ha vissuto questo viaggio e quali emozioni ha provato? È stata senza dubbio la sfida più difficile della mia vita, sfiancante psicologicamente e fisicamente, nonostante avessi già intrapreso viaggi con un certo grado di difficoltà. Stavo ultimando la preparazione del mio viaggio, quando Simone, ragazzo che all’epoca conoscevo appena, ha esclamato «sai che piacerebbe partire anche a me?». Prendendo una decisione un po’avventata, e sottovalutando la situazione, ci siamo cimentati in quell’ardua avventura in tandem. Fino a quel momento non avevo mai pensato di partire per accompagnare un’altra persona: dormire in tenda lungo la strada, pedalare per molti chilometri ogni

Dino e Simone in tandem dall’Italia all’Uzbekistan


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soli sette giorni per attraversare il Sud America. A distanza di anni, Simone ed io, siamo diventati grandi amici – oltre che soci di lavoro – e sappiamo quanto preziosa sia stata quell’esperienza, grazie alla quale siamo entrambi cresciuti. Tra i suoi viaggi estremi annovera l’attraversamento in solitaria da un estremo all’altro del Tibet, un’esperienza rischiosa a causa delle restrizioni del governo cinese. Ci può raccontare com’è andata? È stato un viaggio incredibile, anche perché a quel tempo, non avevo le nozioni tecniche che ho oggi. Ero già stato in montagna e sapevo scalare, allora ho pensato «perché non andarci in bici?». Sapevo che non era consentito attraversare il Tibet, e che per riuscirci, avrei dovuto aggirare ben 24 posti di blocco militari. Mi sono dunque preparato: con Google Earth, applicazione grazie alla quale riuscivo a controllare con immagini satellitari gli insediamenti; parlando con i camionisti e pochi abitanti del luogo ma anche facendo alcuni appostamenti. Per un certo periodo è stato angosciante viaggiare così, ma una volta capito come erano organizzati i militari cinesi mi spostavo con maggiore agio. Devo ammettere che in due occasioni mi è capitato di scappare: la prima volta da una finestra perché i poliziotti si erano accorti della mia presenza in un villaggio; la seconda volta, dopo un inseguimento, sono riuscito a fuggire grazie a un’improvvisa nevicata, percorrendo valichi secondari dove i mezzi a quattro ruote non riuscivano ad accedere. Al penultimo blocco ho invece fatto un errore di valutazione e sono stato fermato e arrestato. Non sapendo cosa fare di me, e non essendo abituati agli stranieri, i militari mi hanno rilasciato grazie al pagamento di una tangente di 20 dollari. Ricordo che nei sei mesi trascorsi in Tibet, durante la notte, mi capitava di avere degli incubi: mi svegliavo di soprassalto con il fiatone, terrorizzato dall’idea di svegliarmi nel letto di casa mia. Nonostante le bufere notturne ad alta quota, con la polizia che mi cercava, ero contento di essere lì, sentivo di essere nel posto giusto. Con l’intensificarsi dei controlli, nessuno è più riuscito ad attraversare il Tibet in bicicletta. Negli ultimi 20 anni ha girato in lungo e in largo il mondo, attraversando la quasi totalità dei continenti in bicicletta.

Uno scatto serale del viaggio in Tibet

C’è un luogo al quale si è affezionato più di altri? Mi piace pensare che il luogo più bello sarà sempre il prossimo, al contrario non avrebbe più senso viaggiare. Ci sarà sempre un’alba più bella, da assaporare come fosse la prima. Qual è stato il momento più felice e quale il più difficile incontrato durante un viaggio? Conservo un’infinita di ricordi, uno più bello dell’altro. Questi momenti sono per me, come amava definirli Tiziano Terzani, «folgorazioni d’immenso». Pedalare al tramonto con la giusta musica in cuffia in sottofondo, è qualcosa di impagabile, come lo è la gentilezza dei bambini che ti prendono per mano per accompagnarti al mercato, quello per il quale avevi chiesto indicazioni poco prima. Ricordo la grande ospitalità ricevuta in Iran, dove le persone fanno letteralmente a gara tra di loro per ospitarti, oppure il Sud America, dove le autorità locali, per accertarsi che tu stia bene, vengono addirittura a cercarti se non ti vedono rientrare al villaggio entro una certa ora. In ogni viaggio ho affrontato momenti difficili e di sconforto, ma sono niente se paragonati alle emozioni positive che ho vissuto. Attraversare la savana dormendo in tenda, consapevole della pericolosità di alcuni animali selvatici per l’uomo; pedalare in Siberia, dove a –60 gradi è sufficiente rompere un componente della bici per rimanere isolato e mettere a repentaglio la propria vita; nel deserto, dove il forte vento contrario può cambiare radicalmente il tempo di percorrenza pianificato e privarti così delle provviste di cibo. Questi momenti sono sempre stati ripagati di tutto, all’ ennesima potenza.

Una domanda molto frequente tra gli aspiranti viaggiatori è: come si guadagna da vivere un viaggiatore? Lavorando prima della partenza. L’idea di guadagnarsi da vivere facendo il «blogger» o video su YouTube è sicuramente allettante, ma è difficile se non si hanno grandi numeri. Io ho svolto ogni tipologia di mansione, dal cuoco all’operaio in fabbrica. Ho fatto molti sacrifici, ma non mi sono mai pesati perché rappresentavano il biglietto per la libertà. Come ha affrontato invece lei, che vive in viaggio, il periodo di pandemia? Non è stato facile, ma ho approfittato del tempo a disposizione per studiare e trasformare la mia passione in un lavoro. Ora organizzo, istruisco e accompagno i cicloviaggiatori nel mondo, proponendo i luoghi più belli che ho visitato, quelli durante i quali ho pianto di gioia: Pamir, Islanda, Patagonia, Deserto di Atacama, Bolivia, Cile e Italia. Il sorriso sul volto delle persone con le quali condivido questi momenti così intensi, mischiati ai panorami mozzafiato e alle endorfine rilasciate pedalando, è tutto ciò di cui ho bisogno per essere felice. Quale luogo le piacerebbe visitare in futuro? Mi piacerebbe tornare in Siberia, pedalare sulla Costa del Pacifico ma anche in Nord Europa, anche se a dire il vero, la lista delle destinazioni presenti nella mia mente è lunghissima. Potete seguire le avventure di Dino Lanzaretti su dinolanzaretti.it oppure sui suoi profili social: Instagram, Facebook e YouTube.

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TCS Noleggio e vendita seggiolini

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a sicurezza dei più giovani è una nostra priorità da oltre 50 anni, per questa ragione, ogni anno, il team di esperti TCS svolge una serie di test sui principali modelli di seggiolini auto in commercio, testandone l’efficacia in termini di sicurezza, maneggevolezza, ergonomia e contenuto di sostanze nocive. La nostra missione è quella di aumentare costantemente la sicurezza dei più piccoli in auto e, allo stesso tempo, comprendere e soddisfare i bisogni dei genitori, fornendo dei servizi al passo con i tempi. Da qui, la nascita del nuovo servizio TCS Noleggo e vendita seggiolini.

Quale seggiolino scegliere? Il nostro team di specialisti vi aiuterà, grazie a una consulenza gratuita, nella scelta del seggiolino più adatto alle vostre esigenze e a quelle dei vostri bimbi. Tutti i seggiolini esposti al Punto di contatto soci di Rivera, hanno ottenuto almeno 4 stelle su 5 nei test del TCS, con la menzione di «molto consigliato», ed hanno quindi superato con successo i rigidi criteri di qualità e sicurezza. Meglio noleggiare o acquistare un seggiolino? Vediamo insieme entrambe le possibilità.

Contatti TCS Sezione Ticino Via alla Chiesa 10, 6802 Rivera sezioneti@tcs.ch Telefono 091 935 91 35

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Novità

Come funziona il servizio di noleggio? Il noleggio è proposto solo sull’ovetto in quanto viene usato per un periodo di tempo molto limitato, solitamente dai 10 ai 14 mesi (40–85 cm). Noleggiarlo consente di evitare questo investimento, e allo stesso tempo di fare un gesto ecologico poiché il seggiolino sarà riutilizzato. Il noleggio su base mensile, CHF 39.- per i Soci, è vantaggioso per le famiglie che non possiedono un’auto, ma ne noleggiano una per le vacanze, o per i parenti che desiderano fare un viaggio occasionalmente con i

I seggiolini Joie in vendita

più piccoli. Si raccomanda di noleggiare sempre gli ovetti con la base Isofix, ove possibile. Per i Soci TCS desiderosi di un noleggio annuale, proponiamo una tariffa agevolata, pari a CHF 99.–. Il seggiolino disponibile per il noleggio è il Joie i-Gemm 2, con o senza accessorio I-Base Advance. Al termine del periodo di noleggio, ci occuperemo di consigliarvi una valida soluzione d’acquisto per il periodo che va oltre i 14 mesi di età.

I seggiolini in vendita Oltre a tutta la gamma dei seggiolini Cybex, abbiamo ora in assortimento anche i seggiolini della marca Joie, a partire da CHF 170.-. I modelli disponibili di quest’ultimo marchio, nelle diverse colorazioni, sono: i-Gemm 2, i-Venture Sitz e i-Traver Signature.


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Mobilità a 360° sulla pista TCS di Rivera Non solo corsi e collaudi, la pista del nostro centro di Rivera, con il passare degli anni, è divenuta un vero e proprio polo della mobilità a 360°. Sono infatti innumerevoli le attività, a due e quattro ruote, che ogni anno hanno luogo in questo spazio chiuso al traffico e immerso nel verde. Dalla mobilità lenta, a quella a propulsione elettrica, ma sempre strizzando l’occhio alla sicurezza. In questa edizione vi portiamo dietro le quinte del nostro piccolo circuito, per scoprire cosa è successo durante la primavera. Ciclismo giovanile

Sicurezza stradale con Roby Rolfo Nel mese di giugno, Roby Rolfo, pilota professionista e istruttore di guida TCS, ha partecipato in qualità di testimonial alla nuova campagna di sensibilizzazione per la sicurezza stradale organizzata da Strade Sicure. Un video, promosso anche sulle pagine social della Polizia cantonale, all’interno del quale Roby Rolfo ricorda le differenze tra strada e pista e come evitare i pericoli. L’obiettivo è incrementare la sicurezza sulle strade e prevenire gli incidenti con protagonisti i motociclisti. «Mettete in moto la vostra sicurezza!».

Porsche Experience Days Se alcuni di voi, circolando nel mese di giugno nei pressi del nostro centro, avessero visto un improvviso e ingente numero di bellissime auto sulle strade, è sicuramente a causa del Porsche

Lo sapevate che gli scolari del Velo Club Arbedo, ogni martedì sera dalle 17:45 alle ore 19:30, si allenano sulla pista del nostro centro di Rivera? Uno spazio ideale sul quale pedalare in sicurezza, divertirsi in compagnia ed esercitarsi in gymkhane ed esercizi specifici tra i coni.

Alex Fontana in pista con Tesla! Alex Fontana, noto pilota e commentatore automobilistico, sin da piccolo è abituato a sfrecciare su bolidi dotati di motore a combustione. In una calda giornata di metà maggio, il pilota nostrano con un passato tra le più importanti categorie internazionali di corse a quattro ruote, si è cimentato in un test drive per «Emotì elettromobilità». Sceso per un attimo dalla sua Lamborghini Huracan GT3 EVO, con la quale quest’anno è impegnato nella GT World Challenge Europe, ha affrontato le curve della pista TCS di Rivera a bordo di una Tesla. Chi volesse sapere com’è andata l’adrenalinica prova, può farlo visitando il sito web di Emotì.

Experience Days. Numerosi appassionati si sono alternati, guidati dagli istruttori, in esercizi e gymkhane, al volante delle più recenti vetture del marchio di Stoccarda. Un’emozionante esperienza, che dopo la prima edizione tenutasi nel 2020, si è ripetuta con successo in una calda e soleggiata giornata a Rivera.

E-bike e bici tradizionali, il test comparativo

Con l’avvento dell’emergenza sanitaria, il mercato della bicicletta - in particolare quello delle e-bike - è letteralmente esploso. Complice la crescita vertiginosa del settore a due ruote, nel 2020 sono aumentati anche gli incidenti tra i ciclisti a pedalata assistita. Secondo l’Ufficio federale delle strade (USTRA), nella maggior parte dei casi, si è trattato di «episodi di sbandamento o perdita di controllo del mezzo». La RSI ha di recente realizzato, con la nostra collaborazione, un servizio comparativo tra biciclette muscolari ed e-bike (25km/h e 45 km/h) che andrà in onda nel mese di settembre. Cogliamo l’occasione per ringraziare DOMEBIKE e GB MotoBikes per la fornitura delle biciclette. Curiosi di conoscere l’esito del test?

Celebriamo insieme importanti traguardi! Uno speciale ringraziamento al nostro socio Giuseppe Agustoni, che celebra, con una sua foto del 1961, i 60 anni di Societariato TCS. In foto, da sinistra: Giuseppe Agustoni, Franco Agustoni, Peppino Guscetti e una bellissima Vauxhall a tre marce, del 1958.

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• Con valvola universale, per biciclette e pneumatici • Pressione regolabile preventivamente con pulsante • Il gonfiaggio si interrompe automaticamente al raggiungimento della pressione desiderata • Sono inclusi il tubo flessibile dell’aria, il cavo di ricarica e una pratica borsa per il trasporto • Pressione massima dell’aria fino a 150 psi • Peso: 490 g • Dimensioni: 55 x 45 x 265 mm

Pompa a batteria ricaricabile N. art. 509.868 Misure 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46

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Indossi qualcosa di particolare del

leggendario DC-3

1969

1937

Edizione speciale Con una parte originale di un DC-3 La silhouette sul quadrante è ricavata dall’ala originale di un DC-3

Ogni orologio è un pezzo unico, numerato progressivamente L’orologio è numerato con un’incisione sul retro ed è in edizione limitata e distribuita in tutto il mondo Dettagli importanti: SCOPO DELLA CREAZIONE: in onore del leggen-

dario DC-3, che dal 1937 ha prestato servizio per la Swissair. CON LICENZA UFFICIALE: questo orologio da polso ha una licenza ufficiale. SPECIFICHE IMPORTANTI: il meccanismo meccanico dell’orologio e la parte originale di un DC-3 sul quadrante rendono questo orologio un pezzo unico da collezione molto

richiesto. La cassa è realizzata in pregiato acciaio inossidabile. Un elegante cinturino in pelle completa il raffinato design. Riceverà l’orologio da polso accompagnato dal Certificato di Autenticità numerato. Prezzo: Fr. 249.90 o 3 rate mensili di Fr. 83.30 (+ Fr. 11.90 spedizione e servizio) Numero del prodotto: 578-FAN32.01

Diametro: ca. 4 cm

BUONO D’ORDINE ESCLUSIVO Termine di ordinazione: 2 agosto 2021

No. di riferimento: 65460 / 578-FAN32.01

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„Il leggendario DC-3”

Desidero

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✃

Prodotto con licenza ufficiale

Porti al Suo polso un pezzo del leggendario DC-3! Questo aereo Douglas DC-3 è senza dubbio uno dei più famosi aerei della storia dell’aviazione. Tra il 1935 e il 1945 furono costruiti 13.000 DC-3, alcuni volano anche oggi. Anche la Swissair nel 1937 mise in servizio il primo DC-3, perché „Grand Old Lady” era un aereo molto speciale, dotato di un confort fino ad allora sconosciuto. Con l’orologio da polso meccanico „Il leggendario DC-3” rendiamo viva la memoria di questo aereo parecchi decenni dopo il suo primo volo. Un orologio da polso che mette in risalto l’epoca pionieristica della Swissair, in maniera davvero meravigliosa. Il meccanismo meccanico, una parte originale di un DC-3 sul quadrante e la numerazione progressiva, incisa su ogni esemplare, rendono questo esemplare un pezzo unico ed un oggetto da collezione molto richiesto. Il regalo ideale per tutti gli appassionati di aviazione!

Con Garanzia Soddisfatti o Rimborsati valida 120 giorni Telefono

Trattamento dei dati personali: Trova informazioni dettagliate sulla protezione dei dati alla pagina www.bradford.ch/datenschutz. La società The Bradford Exchange non Le invierà alcuna offerta per e-mail, telefono o sms. Può modificare sempre, in ogni momento, le Sue preferenze di contatto, mettendosi in comunicazione con noi all’indirizzo o al numero di telefono indicati a lato. Qualora non volesse più ricevere le nostre proposte neanche per lettera, La invitiamo a comunicarcelo via telefono, e-mail o tramite lettera.

Per ordinare online no. di riferimento: 65460

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