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STIMMUNG / stato d’animo 19 lavori su carta – 2016 Rifiuto totalmente la negatività che si attribuisce comunemente al colore nero. Penso che rappresenti, ancora più del bianco, uno spazio dove il gesto si libera da qualsiasi freno e inibizione e riempie, o svuota a seconda dei casi, la distanza che separa la realtà del mondo da quella dell’opera d’arte: è il passaggio dall’oscurità dell’oblio alla vita. Per questo non può non essere concepito come una forza positiva dopo il silenzio dell’anima. Per altro il silenzio è un passaggio fondamentale per raggiungere un altro livello di esperienza, entrare in un ambito concettuale sconfinato Il colore nero e' percepito come un cattivo presagio. E' collegato al lutto, al malaffare, al segreto, al sentimento di un lato oscuro, alla censura, al contrasto radicale e insuperabile. E' un tutto-assorbente, un passaggio senza echi. In realtà non è un colore diverso dagli altri, anzi, è il solo colore che consente di lavorare con le sue varie tinte, senza cadere in toni pastello. Più diretta del tono, la tinta e' più efficace sullo stesso colore, permette più incisività, più chiarezza e allo stesso tempo lascia scoprire nuove prospettiva. Consapevolezza di trovarsi a seguire un percorso che non ha un inizio o una fine. L'accogliere gli incidenti di percorso come elementi preziosi ed essenziali per la realizzazione di un progetto che non ha limiti di genere. Si tratta di composizioni basati interamente sull’uso di elementi primari: ci sono profondità audaci nella monocromia di un foglio di carta, aperture su fantastiche geografie sottili in cui ci si deve lasciare condurre dalla carta, guidati da una nuove rete di riferimenti, per poterne percepire l'estensione e intuire la vastità; il segno, la tinta, il fisicità del colore sono l’impalcatura su cui si appoggia il processo creativo che, sedimentando, porta alla completezza del lavoro. Togliere il colore dopo averlo steso e’ una sorta di processo di stampa rovesciato con una analogia di intenti e risultato. Lavorare sul pigmento con l’intento di lasciar parlare il colore che rimane ancorato alla carta o che se ne distacca. Il risultato di identificare la nuova dimensione che si concretizza nella traccia della tramatura e del gesto casuale lasciato dall’uomo nell’atto di fare. La mia pittura vuole eliminare ogni riferimento coloristico, far saltare la palette a favore di un solo colore, totalizzante e catalizzatore, il nero, che appare in una serie di tinte diverse solo in relazione alla quantità’ di pigmento che rimane sulla superficie di fondo e alla pressione che lo asporta o lo lascia, unica azione concreta. Il resto si sviluppa sul piano delle idee, esiste solo nel pensiero; In questo e’ un arte concettuale, una partitura di lucenon luce, pieno-non pieno, tempo senza tempo. La sua unicità e la coesistenza di due modelli di elaborazione: uno quasi scultoreo, togliere colore, uno quasi stampa, ripetizione il più possibile uguale dello stesso tema compositivo e formale. E’ una pittura puramente tragica, schiacciante, che non offre scampo. E’ il pugno di uno spazio pieno di un vuoto profondo, il prologo a una soluzione terribile. E’ una pausa oscura nel silenzio.
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La scelta di un supporto come la carta è essenziale per permettere al complesso dell’opera di ritrovare l’umiltà e la sincerità di uno scarabocchio lasciato velocemente per essere elaborato in seguito. Il cammino procede in tempi e modi diversi, e allo stesso tempo unici, come a rispecchiare le caratteristica di irripetibilità dell’esperienza umana. Ogni momento è unicum, non riaccade, non ritorna, è definitivo Ogni attimo si distingue per la sua completezza intrinseca: ogni momento si completo solo nell’ istante successivo. Di qui nasce il sentimento di nostalgia (rus: ностальгия) di un passato anche prossimo, di un luogo di certezza. Quindi la nostalgia di un colore che c’era e che non e’ più, di un vuoto che si è riempito, della libertà di un concetto perso nel suo divenire concreto. In questo sentimento di mancanza cresce uno stato d’animo che, se si limitasse a sancire la distanza dal passato, sarebbe il prologo alla fine. Se invece, attraverso distanza e passato, porta alla consapevolezza del presente, dilata lo spazio dell’opera; le permette di esistere in un tempo sospeso a cui ci viene chiesto di accedere per permetterle di irradiare il suo potere che ci metta in relazione con lei, che ci faccia trovare nuovi riferimenti che si sostituiscono a quelli che ci hanno guidato da sempre. Un potere che emana comunque, anche se non viene raccolto, Per cui il disprezzo per l’arte è, come l’apprezzamento, il simbolo della sua valenza, che agisce comunque sugli uomini, che a loro piaccia oppure no, accolta negativamente, o positivamente. L’emozione, che sia irritazione o piacere, è l’evidenza tangibile del lavoro dell’opera. Da questo punto certo partono interpretazioni di ogni tipo sull’opportunità di uno scopo dell’arte o della sua autonomia da un significato; il volere un arte significante soddisfa una necessità prerogativa dell’osservatore che non si concede al limbo concettuale dove ogni nota caratteristica diventa il suo contrario o presenta innumerevoli alternative. Il colore segue la carta e si lascia guidare nell’intrico della sua texture, il nero rende più incisivo il suo percorso. L’ombra scura esalta le asperità della superficie di fondo e ci obbliga a un volo radente che si insinua nello spazio sottile sedimentato fra campiture stese o rimosse. L’esperienza di un’opera d’arte è tutta nella disponibilità dell’osservatore a lasciarsi guidare alla scoperta di una nuova dimensione della percezione, a varcare quelle soglie che intravediamo ma che non osiamo attraversare. L’arte, qualunque tipo d’arte è la liberazione dalla sudditanza alla banalità della nostra quotidianità; banalità non più intesa come qualità negativa ma come parte essenziale di nostri stati d’animo.
Stimmung (K. Stockhausen, 1968) “Stimmung” (Intonazione) e’ una composizione per voci amplificate segnata da rigore matematico per quel che riguarda gli elementi musicali e assoluta libertà nella scelta del contenuto parlato. Ossia, mentre S. stabilisce con rigidità intonazione , gli armonici e i ritmi dei 51 momenti, i cantanti sono liberi di scegliere le parole che vogliono. Un po’ in 3
analogia al modo di Feldman che, mentre indica le tonalità da usare attraverso grafici più che partiture, lascia all’ esecutore la scelta della durata delle note, fino a che riesce a tenerle. In questo modo ogni esecuzione diventa un evento unico, irripetibile. Contrasti stridenti: quello fra la calma armonia primitiva della composizione con l’urlo rivoluzionario che viene lanciato dalle barricate in tutta Europa. Poi quello con il tema incombente della ripetizione seriale di un contenuto o di un gesto banale che irrompe prepotentemente nel fare artistico di quel periodo e che imprimerà una svolta fondamentale nel modo di concepire e vivere ogni percorso artistico moderno. © TOMMASO PANZERI
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