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Un Empio Presepio Per Esempio

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Un Empio Presepio Per Esempio UNA STORIA DI ONDESTORTE

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Un Empio Presepio Per Esempio © 2021 - Ondestorte Edizioni vietata la riproduzione senza autorizzazione Testi di Oronzo Magma Fotografie di Alterco Bistonati cura editoriale di Cotoletta Strage © USA 2021 Licensee for the American edition: Mangiamerda Publishing Enterprise - including images all rights reserved for the American market


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SOMMARIO

L’ANTEFATTO PAG.7 IL PARTO PAG.13 L’ARRIVO DEI MAGI PAG.29 IL RITORNO DI ERODE PAG. 37 L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA PAG. 48 CREDITS PAG.53

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L’ ANTEFATTO

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’è una antica leggenda della Liguria che per certi versi somiglia ad una storia ben più famosa, accaduta più di duemila anni fa dalle parti del Medio Oriente, in una terra oggi quasi scomparsa che un tempo si chiamava Palestina. La leggenda tuttavia è qualcosa in più di una semplice vulgata: c’è la concreta possibilità che i fatti qui narrati siano veramente accaduti, come dimostrerebbero alcune fotografie rinvenute sul Monte Sinai che presentiamo in questo libro, rigorosamente senza tagli né correzioni fotodigitali. Le immagini e la stessa leggenda si riferiscono alle vicende di una coppia di genovesi, svoltesi durante i primi, freddi mesi del 1981 d.C. La coppia era formata da un anziano falegname di nome Giuseppe Pittaluga e della sua giovane moglie Maria Parodi. I due si erano sposati nel 1979 ma non avevano ancora avuto la benedizione di un figlio poiché il Parodi, oltre ad essere anziano, era una partita IVA e quindi era stressato per la burocrazia, per

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x i magri guadagni, per il mutuo del furgone ed era fiaccato per l’uso eccessivo della pialla, della sgorbia e della sega. Nel corso del 1980, mentre Giuseppe Parodi era al lavoro nel suo laboratorio di falegnameria, Maria ricevette una raccomandata, portata da un giovane ed aitante portalettere di nome Angelo Gabrielli. Nella raccomandata si annunciava che la giovane donna sarebbe rimasta incinta. Un paio di settimane dopo Maria fece il test di gravidanza, che risultò positivo. Per un po’ Maria cercò di tenere nascosto la faccenda al marito ma, quando il fatto divenne visibile, il Parodi chiese alla moglie maggiori delucidazioni. Così Maria mostrò la raccomandata al marito, il quale dovette arrendersi all’evidenza. A quel tempo la coppia alloggiava a Sampierdarena, in un trilocale in affitto, al secondo piano di uno stabile umido e fatiscente di via Buranello. Ma siccome i due erano morosi da diversi mesi, verso il dicembre del 1980 essi ricevettero lo sfratto esecutivo. Il fatto era vieppiù increscioso se si teneva conto che Maria aveva quasi ultimato la gravidanza. Ma il loro padrone di casa, il feroce e insensibile Commendator Erode Canepa, aveva detto che se non avevano i soldi per pagare l’affitto non avrebbero di certo potuto permettersi un figlio. Si spinse addirittura a chiedere a Maria di abortire. Se non l’avesse fatto, li avrebbe sbattuti fuori all’istante.

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x Giuseppe, dopo avere eloquentemente fornito al Canepa le indicazioni per recarsi in un paesino chiamato Fareinculo, disse immediatamente alla moglie di fare le valigie. Poi scesero in strada. Giuseppe si fece un bel cannone con il fondo di un sacchettino d’erba che aveva trovato in un cassetto all’ultimo momento. Pensò di far fare un tiro anche alla moglie, ma poi disse: te è meglio di no, che sei gravida. Quando fu pronto, Giuseppe accese la vespa e partì con Maria in direzione levante. Durante il viaggio Maria cominciò ad avere le doglie e Giuseppe girò la manopola dell’acceleratore a manetta. Nel rettilineo di Dinegro Maria sboccò un paio di volte, forse per il fondo stradale dissestato, forse per i due stenoli che aveva ingurgitato prima della partenza, ma non disse nulla a Giuseppe per non preoccuparlo. Superata Genova e le sue astanterie sempre affollate di tossici estratti dai tombini di Salita Santa Brigida oppure sfrittellati con il Malanca Testa Rossa nell’incrocio di via Barabino, i due sposi si trovarono a Sturla in un batter d’occhio, e imboccarono il litorale verso Nervi. Il modello della sanità lombarda a quei tempi non si era ancora affermato, e così Giuseppe e Maria speravano di trovare qualche pronto soccorso in qualche piccolo ospedale in cui poter partorire tranquillamente. Ma eravamo pur sempre in Italia, e quindi i Pronto Soccorso erano in sciopero e le cliniche private avevano

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dei cecchini appostati sui tetti che sparavano a tutti quelli che entravano dal cancello senza mostrare la carta di credito. Quindi Giuseppe proseguì verso la Riviera di Levante, nella speranza di trovare qualche pensioncina o tuttalpiù un piccolo hotel a due stelle dove poter far partorire la moglie. Ormai i due avevano superato abbondantemente Genova e quando furono dalle parti di Sori, Maria cominciò a diventare pallida, se non addirittura verde. Giuseppe si rese conto che non

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x sarebbero mai riusciti a superare la Ruta. Il suo obiettivo era far nascere il figlio in un posto fico, tipo Paraggi o San Michele di Pagana, o meglio ancora Portofino... ma dovette rinunciare e arrendersi all’evidenza. Poco prima di entrare in Recco, Giuseppe, come ispirato da una volontà superiore, svoltò a destra all’improvviso per Corso Garibaldi. Per poco non fece un frontale con una Fiat 124 che proveniva dal centro cittadino, e per poco Maria non rotolò giù dal precario veicolo. La strada fiancheggiava una scogliera lunga e frastagliata.

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IL PARTO

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d un tratto, sul marciapiede comparve una lucciola che si auto-abbagliava, tant’è vero che indossava occhiali da sole a gennaio. La lucciola venne presa prima per lanterna, poi per cometa. Essa mostrava un cartello stradale fatto a mano con una indicazione per la direzione di Betlemme. Ad un certo punto si materializzò sulla vespa anche Angelo Gabrielli che rassicurava Maria e Giuseppe sull’opportunità di una sosta. Seguendo le indicazioni (che in verità Giuseppe trovò un po’ strane, da quelle parti), proseguirono sul litorale e decisero infine di parcheggiare la fedele Vespa che da Sori aveva cominciato a sparare dalla marmitta a causa di alcuni topi morti finiti nel L’arrivo di Maria e Giuseppe a carburatore. Mulinetti. Angelo Gabrielli si è da poco materializzato. Una Stella Cometa Per rilassarsi rimasero ancora alindica la direzione opposta. cuni lunghi minuti seduti sulla vespa ormai stabile sul cavalletto.

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Ma quando scesero dalla Vespa cominciarono i problemi: Maria ululava in preda a spasmi assurdi. Giuseppe, pensando ad una colica renale, le diede un altro stenolo. La cosa non si rivelò una buona idea: la giovane donna infatti entrò in una fase di delirio catatonico, nonostante il marito e

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x Dopo aver confortato Maria con l’aiuto di Gabrieli, Giuseppe Pittaluga accompagna la giovane moglie alla ricerca di un giaciglio per poter sgravare.

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Angelo Gabrielli cercassero di confortarla in ogni modo. I due proseguirono a piedi e si avventurarono sulla scogliera. Maria era letteralmente avvinghiata alle spalle di Giuseppe e ululava talmente forte da coprire il rumore del mare che ruggiva sotto di loro.

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x Giunsero in una zona chiamata Ciappéa, che insieme alla Giudéa e alla Cananéa era nota fin dall’antichità per essere stata teatro di culti druidici. Maria vide sulla scogliera Angelo Gabrielli che suonava il flauto annunciando al mondo il lieto evento. La cosa fu interpretata come un auspicio favorevole e la coppia decise di fermarsi. Il Gabrieli, che credevano sparito, si era materializzato sulla scogliera, a bordo mare. Maria e Giuseppe notarono che aveva le ali, ma pensarono che forse le stavano solo immaginando, dal momento che entrambi avevano assunto un Simson per affrontare la faccenda-parto con maggiore lucidità. Con un flauto traverso Gabrieli suonava una struggente melodìa: qualcosa tra “Tornerò” dei Santo California e l’assolo di Jan Anderson in “Locomotive Breath”. Ad un tratto Angelo Gabrieli simise di suonare e così parlò: “Non siate in ansia: nostante abbiate lasciato il libretto della moto nel porta-oggetti, potete stare tranquilli. Vado io a mettere il bloccasterzo e a prendere i documenti. Voi intanto sedetevi qui su questo bello scoglio. Se vi viene freddo, chiederò aiuto ad alcuni animali da soma che ho visto seduti al dopolavoro di Recco. Dopo alcuni istanti si aprì uno squarcio di luce nel cielo e le doglie di Maria divennero insopportabili.

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Giuseppe conforta Maria durante il travaglio. Gli altri personaggi non sembrano eccessivamente preoccupati nonostante gli ululati di Maria si siano sentiti fino a Punta Vagno in direzione Ponente e fino a Punta Chiappa in direzione Levante.

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x La giovane donna vide il mare aprirsi in due. Chiese a Giuseppe: “Scusa, Giuse, ma io... sono Mosè?” Giuseppe, calmo come sempre, e ormai avvezzo alle bizzarrie e alle intemperanze della giovane moglie, le rispose: “Che cazzo c’entra adesso Mosè? Tu sei Maria! Non prendere più droga, almeno finché non hai partorito” E lei, di rimando: “Ok, ma se non sono Mosè, allora si sono rotte le acque”. Sopra di loro splendeva una stella cometa del Genoa. La scritta “Gloria in excelsis Deo” venne offerta dalla pro-loco, ma era in latino maccheronico e inoltre, per risparmiare inchiostro, venne portata da una ragazza di nome Gloria. Sopra di loro, Gabrieli si librava felice con un pigiama azzurro, un grembiule verde-pisello spento e una cuffia di gomma verde-turchese. Guardava con soddisfazione gli sviluppi della vicenda. La cometa, la ragazza mandata dalla pro-loco e lo stesso Gabrieli avevano una strana sensazione di deja vu, ma non sapevano esattamente a cosa riferirla. All’improvviso Maria dette un grido più lancinante di una punta vidiam diamantata e arroventata infilata nell’orecchio con un trapano a turbina col percussore. Scherzi a parte, il parto era alle porte e Maria era partita per la tangente.

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x Non fu un parto facile: il bambino era podalico, e per di più era già vestito. Giuseppe lo afferrò per le pinne e cercò di tirarlo fuori mentre Maria spingeva così forte che a un tratto pensò di aver cagato la spina dorsale. Gabrieli faceva il tifo, ma diceva: “Scusate, ma di ostetricia io non capisco un cazzo”. La Stella Cometa gridò “Forza Genoa” e poi continuò a brillare anche se non faceva una gran luce. Gloria, la ragazza mandata dalla Pro-Loco disse che aveva mal di schiena e che nelle ventimila lire che le davano non era compreso di fare la levatrice, ma solo di tenere il cartello. Alla fine tutto andò bene. Il bimbo venne alla luce e decisero di chiamarlo Gesino Bamboo. Non disponevano di un metro e neppure di una bilancia, ma a occhi e croce il bambino era alto più di un metro e novanta e pesava all’incirca un centinaio di chili. Nonostante il fisico abbastanza robusto per quell’età, il bambino disse di avere fame, freddo ed altri bisogni tipici dei neonati. Una pecorella che pascolava lì sulla scogliera venne ingaggiata affinché si recasse in farmacia a prendere un biberon e del Saridon perché a Giuseppe scoppiava la testa. La pecora (che per inciso era una pecora bretone-toscana di nome Renate in vacanza a Camogli) dichiarò che avrebbe preferito belare e sare lì come una normale pecora, ma acconsenti e si avviò verso il borgo borbottando e, belando, disse “Belandi”.

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Il parto è più difficile del previsto ma Giuseppe non si fa scoraggiare e di buona lena comincia ad afferrare il bimbo per le pinne in modo da aiutare Maria ad estruderlo.

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x Un bove e un asinello si precipitarono ad alitare il loro caldo fiato per scaldare il bambino. Disgraziatamente l’asino (che era un geometra di Alessandria) la sera precedente aveva mangiato una pignatta di impepata di cozze e così alla prima espirazione Giuseppe ebbe una crisi epilettica e divenne strabico per alcuni minuti. Il bove aveva freddo anch’esso, così rubò la coperta al bambino affermando che se lui non avesse avuto freddo, avrebbe potuto scaldare meglio il fantolino. Più che un bue era un ladro di automobili che da anni sognava di rubare una McLaren, ma fino a quel giorno aveva rubato solo due Fiat 600 e una Lada Niva, più alcuni motorini e si era fermato nei paraggi per rubare la Vespa di Giuseppe. Un giullare di Dio venne mandato dal Parroco di San Rocco affinché avviasse una campagna elettorale per portare il neonato alla presidenza.

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Nonostante il parto podalico, il bambino sta bene ed ha già delle dimensioni ragguardevoli. Il gruppo si compatta soddisfatto per una foto-ricordo.

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Alla fine il neonato Gesino Bamboo venne sfamato e riscaldato a dovere. Tuttavia l’infante insoddisfatto reclamava un caffè e un amaro perconcludere degnamente il pasto. Purtroppo nessuno volle recarsi al bar per paura di non rimanere nella foto-ricordo. Infatti il gruppo venne immortalato da un’accalappiacani strabico che passava nei paraggi. Angelo Gabrielli suonava al flauto una versione Reggae di “Holy Night”; il Giullare di Dio disse che bisognava ciclostilare dei volantini da distribuire in giro per annunciare la Buona Novella; la ragazza mandata dalla Pro Loco mangiò un pacchetto di Tuc dicendo che le mettevano sete; la pecorella, dopo avere rifiutato le profferte amorose dell’asinello, si mise a belare nelle orecchie del bove il quale si era avvicinato a Maria per insegnarle le parole della canzone “Natale” di Pierangelo Bertoli. Giuseppe si era appena ripreso dal coma per l’alito pestilenziale dell’asinello che continuava a ragliare cercando di imitare il canto di Ian Gillan in “Child in time”. Gesino Bamboo strepitava a gran voce. Dichiarò di voler essere un paninaro, e chiese subito un paio di Timberland n.48 e un piumino Monclair, ma gli dissero di togliersi certe idee dalla testa, perché era destinato a diventare ben più di un semplice paninaro. Tuttavia il bambino continuava a urlare “Caffè! Liquorino dei Frati! Timberland! Monclair! Voleva anche un paio di Ray-Bahn.

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L’ARRIVO DEI MAGI

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e urla di Gesino Bamboo si sentivano fino a Punta Chiappa. Dalle contrade circostanti cominciarono ad arrivare alcuni curiosi. Da terre lontane giunsero infine tre personaggi che, dopo aver assunto acido lisergico a scopo ricreativo, erano in preda ad una allucinazione che faceva credere loro di essere tre Re Magi. Si chiamavano Gaspare Brambilla, Melchiorre Fusco e Baldassarre Vincenzi, il quale, essendo originario del Montenegro, era appunto un negro. Essi portavano doni al bambino: Brambilla portò due lattine di birra Moretti, Vincenzi portò una I tre personaggi , sedicenti Re Magi, che si presentarono poco prima dell’ora di pranzo confezione di varichina e in località Ciappéa. Fusco, non avendo trovato A contraddistingerli era lo sguardo vivido, intelligente, implacabile e allo stesso tempo niente, portò in regalo lo saggio e giusto, come di chi ha assunto stesso Vincenzi. ogni tipo di droga ed è andato oltre, sperimentando lo spappolamento cerebrale I Magi quindi portavono come esercizio perenne, una sorta di magia in dono cloro, Vincenzi e che può trasformare un idiota in un re. Da questo ipotetico Re appunto nacquero birra. almeno due dei tre Re Magi.

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Giunti da lontane contrade, i Magi si presentano al cospetto di Gesino Bamboo con la loro aria intelligente e il loro incedere regale.

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APPROFONDIMENTO: CHI ERANO I RE MAGI La scogliera di Mulinetti si anima della presenza dei Magi. Due di loro erano fuggiti da una comunità di recupero, mentre il terzo (Gaspare) era in realtà una assistente sociale tenuta in ostaggio. Si definivano “magi” in quanto capaci di divinazione. Essi sapevano infatti leggere le carte. Avevano cominciato con le carte di credito: avevano un lettore magnetico e avevano prosciugato una ventina di conti correnti. Avevano poi ripiegato sul furto di carte discount dei supermercati alle vecchiette: molto meno pericoloso e più divertente. L’assistente sociale si dichiarò prigioniera politica e si convertì poi al buddhismo tantrico, mentre i due Magi vennero poi assunti come pizzaioli alla pizzoteca “La Pantegana” di San Michele di Pagana.

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I Magi si accapigliavano tra loro: ognuno voleva essere il primo a vedrere il Gesino Bamboo. Mentre i magi si malmenavano e Gaspare, invidioso di Melchiorre che aveva la bicicletta, cercava di Cavalcare Baldassarre che aveva un accappatoio color cammello. Immediatamente Angelo Gabrielli, la Stella Cometa e il Giullare di Dio si unirono ai Magi aiutandoli nel cammino sull’impervia scogliera. Poco dopo si presentò anche un giovane ragioniere di Tribogna che essendo senza lavoro svolgeva

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funzioni di licantropo in una casa di riposo per anziani. Attratto dal licantropo un giovane centurione romano quasi certamente transessuale si unì al gruppo per festeggiare. La ragazza della Pro Loco camminava carponi mentre il Giullare faceva balzi a cazzo di cane. Vennero presentati i doni, ma per un disguido la birra venne usata per lavare i pannolini e il cloro venne usato per un brindisi. Miracolosamente nessuno se ne accorse.

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Dopo un lungo cammino, altri oscuri personaggi si aggregano al drappello. I Magi si prostrano dinanzi a Gesino Bamboo in quale si lamenta per l’esiguità dei doni.

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Invano Maria terrorizzata cerca di frapporsi tra il Canepa furente e l’ignaro Gesino Bamboo.

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IL RITORNO DI ERODE

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rode Canepa, il perfido proprietario dell’immobile di Sampierdarena, non si era rassegnato agli insulti di Giuseppe, e soprattutto voleva recuperare le mensilità di affitto evase da giuseppe e Maria. Nessuno se n’era accorto, ma Canepa, a bordo del suo Ercolino Guzzi, aveva seguito la coppia di sposi. Giunto a Recco, anch’egli era stato guidato sulla scogliera dal bagliore della Stella Cometa e da una diciassettina di Biancosarti che aveva bevuto al bar “Il Crotalo Euforico” sul litorale di questo ameno tratto di Liguria. Il progetto del Canepa era molto semplice, e durante il tragitto si era già preparato la frase intimidatoria con cui avrebbe costretto i due sposi a pagare gli affitti arretrati: “O mi date i soldi o taglio le balle al bambino”. Per incutere maggiore terrore, il Canepa si era armato di alabarde, pugnali, coltelli, fruste, manganelli, manici di scopa, pomi d’ottone, otto volanti, valvole, valve, vulve e un frustino da biscazziere. Indossava inoltre una parrucca e degli stivali da cavallerizzo che gli conferivano un’aria ambigua.

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La giovane coppia nel frattempo aveva preso alloggio in un monolocale sulla scogliera, ma al Canepa bastò seguire il Giullare che per fare uno scherzo a Maria e Giuseppe gli indicò la strada. Il Canepa era intenzionato a evirare il bambino per ottenere gli affitti arretrati. La famigliola fu così sorpresa da Erode nella pace domestica ma, approfittando di un attimo di distrazione, riuscì a fuggire nuovamente dulla scogliera. Ma il Canepa si buttò allinseguimento e in breve li raggiunse...

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Il Canepa piomba nel monolocale occupato abusivamente dai Parodi con l’intento di evirare il Gesino Bamboo. Fortunatamente le circostanze non gli saranno favorevoli

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Le drammatiche sequenze in cui Erode Canepa tenta di martoriare Gesino Bamboo, nonostante lo sguardo implorante di Maria e il raglio forsennato dell’asinello. Ci penserà per fortuna Angelo Gabrielli che vibra una legnata al Canepa il quale rinuncia al suo proposito.

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Qui continuarono le angherie e i soprusi di Erode che, brandendo un frustino, vagheggiava di cartelle esattoriali e preventivi caldaia. Alla fine, giunto a più miti consigli, disse che gli andava bene anche un assegno posdatato a trenta giorni. Ma il brindisi col cloro cominciava a fare effetto: Il Canepa venne preso a calci in culo da Giuseppe, che dal cloro aveva ricevuto una sferzata di prorompente vitalità. Maria lo insultava e gli faceva le corna mentre il Giullare di Dio, continuando ininterrottamente a saltare come un canguro di qua e di là, si faceva beffe del Canepa

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Due momenti epici della cacciata di Erode Canepa. Per la cronaca, dopo gli eventi, il Canepa ha chiesto un risarcimento per maltrattamenti e stalking ed ha ottenuto un bonus benzina valido 5 anni.

ormai sfinito dalle percosse, dagli sputi e dagli insulti di Maria che per l’occasione squadernò una serie di parolacce tali che perfino Giuseppe restò allibito, dicendole: “Eh, Madonna” Quante parole del gatto!”. Alla fine il Canepa, datosì al consumo di alcolici, si convinse per una proroga di sei mesi della locazione e la rinuncia agli arretrati.

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x Il miracolo era compiuto. La Droga Cosmica del Bene Universale aveva irrorato le menti di quel gruppo di persone trovatesi casualmente nella località chiamata Ciappèa in quel lontano inverno del secolo passato. Alla fine, folgorati dal Messaggio Celeste tendente al Verde-pisello spento, quelle donne e quegli uomini si convertirono a qualcosa che ancora dovevano conoscere ma che avrebbe cambiato per sempre le loro vite. Eppure questa storia, che quasi nessuno conosce, è stata spesso distorta, viaggiando di bocca in bocca, fino a trasformarsi in leggendaria, fantasmagorica allegoria della Frequenza Universale della Metafora della Demenza senza Violenza con cui il Mondo sarà salvato, in contiguità con un celeberrimo programma radiofonico denominato Ondestorte.

L’istantanea blocca un momento idilliaco: Giuseppe soccorrevole verso il neonato, un Re Magio che sta già tacchinando la ragazza della Pro Loco, il Giullare cerca di sciroppare il mantello a Gaspare. Sul bimbo soddisfatto vegliano il vispo asinello e l’intrepido bove. Il Centurione si converte e facendo outing dichiara di essere donna, Maria è catatonica e Erode tracanna la terza bottiglia di Mandarinetto Isolabella. Angelo Gabrieli osserva soddisfatto.

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L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA x

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L’esultanza dei partecipanti sfocia in une abbrezza orgiastica caratterizzata da spasimi alle articolazioni e visioni mistiche.

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a leggenda narra poi che il Gesino Bamboo venne festeggiato con balzi e salti, che il centurione romano era in realtà una gran gnocca e che l’asinello, Giuseppe, Gaspare, Melchiorre Angelo Gabrieli avevano fatto entrambi il Cassini e che la ragazza della pro-loco era sorella di primo grado della stessa Maria. Il Giullare di Dio era una commercialista di Ovada. Naturalmente tutte queste notizie sono solo racconti popolari.

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x Della realtà si sa poco o nulla. I media dell’epoca non fecero menzione dell’evento, ad esclusione del La Gazzetta di Avegno che il 26 marzo 1981, e quindi con incomprensibile e colpevole ritardo, pubblicava un trafiletto di poche righe, titolando “Giovane moglie di un falegname partorisce sulla scogliera a Mulinetti” in cui si diceva che quando i servizi sociali erano intervenuti sulla scogliera non v’era più nessuno.

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Luigi Sarti e Mauro Cavallero collaudano i costumi e li sottopongono ai test di sicurezza prima di realizzare alcune scene d’azione

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x CREDITS La realizzazione di questo servizio fotografico ha richiesto il noleggio dell’intero litorale ligure per quindici giorni. Sono stati impiegati 6 elicotteri, una portaerei e tre lance della Guardia Costiera. Sul territorio erano installate 350 postazioni fotografiche con altrettanti fotografi, tutti rigiorosamente alcolisti o in subordine tossicodipendenti.

Le delicati fasi preparatorie in sala trucco, durate più di 15 ore

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x Le persone che compaiono in queste immagini sono tutti attori holliwoodiani professionisti. I loro compensi per questo servizio, all’epoca ammontavano a quindici miliardi di Lire. Tutto il servizio è stato realizzato a Los Angeles nei teatri della Unimerdal Pictures dove la location è stata ricostruita in scala 1:1 e poi distrutta da un uragano. L’idea di mettere in scena la Natività con un Presepio vivente non è originale, anche se le menti malate che partorirono questa idea (Luigi Sarti, Mauro Cavallero, Filippo Sari, Marco Vimercati) sostengono di essere stati i primi in assoluto nella storia a inscenare questa rappresentazione. Non è così: l’usanza, in origine prevalentemente italiana, ebbe origine all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da papa Onorio III.

Foto sopra: Da sinistra: Vincenzi, Cavallero, Vimercati, Inverardi, Milani si preparano per una scena ad alta pericolosità Foto sotto: Morra, Ghezzi, Milani e vincenzi osservano Inverardi indossare la parrucca da pecora, il tutto al cospetto di un Amadeo fumante seminascosto

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Sinistra: x Morra si Stuardi, Vimercati, accingono all’assunzione di droghe pesanti Destra: Vincenzi abbronzato sorregge un torbido e lascivo Cavallero; Ghezzi sorride e Vimercati scrive sul pavimento. Sotto: Amadeo con sigaretta scroccata commenta l’abbigliamento di Ghezzicenturione e Inverardipecora.

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Un Empio Presepio Per Esempio Destra: Scartato il perizoma e il topless, Morra opta per il drappo dorato, Stuardi osserva con perplessità.

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Sotto: Un indomabile Cavallero imartisce alcune indicazioni alle comparse

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x PERSONAGGI E INTERPRETI (in ordine di apparizione)

Giuseppe Pittaluga: Luigi Sarti Maria Parodi: Marco Vimercati Angelo Gabrieli: Filippo Sarti Stella Cometa: Valeria Stuardi Gloria in Excelsis Deo: Gloria Vimercati Gesù Bambino: Carlo Devoto Giullare di Dio: Anna Milani Pecorella: Renata Inverardi Bue: Stefano De Lorenzi Asinello: Mauro Cavallero 1° Re Magio (Gaspare) Patrizia Morra 2° Re Magio (Melchiorre) Corrado Annibali 3° Re Magio (Baldassarre) Roberto Vincenzi Centurione: Graziella Ghezzi Pastorello Licantropo: Gianni Arecco Erode Canepa: Beppe Amadeo

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Inverardi, Vimercati G. e Ghezzi vegliano sulla Madonna che si fa una canna. Sullo sfondo, bombati di stenolo ed esausti per le riprese, L’asinello-Cavallero e Gesino Bamboo- Devoto si rilassano al sole.

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ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NATALE

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