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La Saga di Carne (versione integrale)

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AA. VV.

L A S AG A D I

CARNE OPERA OMNIA

(VERSIONE INTEGRALE COMPRENSIVA DELLE APPENDICI APOCRIFE)

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AA. VV.

L A S AG A D I

CARNE OPERA OMNIA

VERSIONE INTEGRALE FINOGGI INEDITA LA QUALE COMPRENSIVA DELLE APPENDICI APOCRIFE CONSISTENTI NE’DUE LIBRI D’AGNIZIONE E NE’ FRAMMENTI DEL DIARIO DI CARNE

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La Saga di Carne La trilogia: CARNE DI CULO (libro I) CARNET DE CULO (libro II) FOREVER CARNE (libro III) Oltre la fine: SHIT GENERATION (libro IV) CARNIVAL OUTRAGE (libro V) ©2009 Ondestorte Publications Flashback: L’AGNIZIONE 1 (libro VI) L’AGNIZIONE 2 (libro VII) ©2011 L’Imbuto/Ondestorte Publications Reperti: DIARI DI CARNE PRIMA EDIZIONE INTEGRALE ©2022 L’Imbuto/Ondestorte Publications all rights reserved Autori: Myr, Derek, Flack, Klaus, Ketamina et al. grafica di Colin Improta foto di copertina: Cotoletta Strage/Outlook divieto di riproduzione in Italia L’operazione di riprodurre file tratti da un social network e ripubblicarli ex novo al di fuori di esso, configura a tutti gli effetti la “riproduzione” di un’opera nei termini in cui è descritta dall’articolo 12 della legge n. 633 del 1941. In relazione ad essa, dunque, valgono pienamente i vincoli e i limiti previsti dalla normativa in materia di diritto d’autore.

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INDICE:

Prefazione ..............................................................

pagina 7

La trilogia:

CARNE DI CULO (libro I) ...................................

pagina 11

CARNET DE CULO (libro II)..............................

pagina 49

FOREVER CARNE (libro III) ..............................

pagina 115

Oltre la fine:

SHIT GENERATION (libro IV)............................

pagina 187

CARNIVAL OUTRAGE (libro V)........................

pagina 255

Flashback:

L’AGNIZIONE 1 (libro VI) .................................

pagina 325

L’AGNIZIONE 2 (libro VII) .................................

pagina 375

Reperti:

DIARI DI CARNE.......................................... ......

pagina 385

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Prefazione all’edizione 2022

Iniziata domenica 10 dicembre 10, 2006 e terminata lunedì 27 luglio 2009, la Saga di Carne è senza dubbio l’evento letterario più rilevante del terzo millennio. In questa impaginazione occupa poco meno di quattrocento pagine, che tradotto in un libro di normali dimensioni significa circa 700 pagine. Non è poco, e dobbiamo ringraziare i solerti neo laureati (storici, legali e letterati) dell’Università di Cambridge che hanno risposto all’appello della Carne Foundation, la quale ha messo a disposizione oltre 120 milioni di dollari per raccogliere l’intero corpus delle opere carniane e fornirne una versione il più possibile corretta e conforme all’originale. Come si noterà, in questa edizione sono stati inseriti tutti i materiali reperiti sulla Saga di Carne, e quindi questa edizione del dicembre 2021, aggiornata ed accurata nelle trascrizioni, contiene anche i due fondamentali libri dell’Aginzione usciti quasi contemporaneamente alla pubblicazione su carta della Saga nella sua versione per così dire “classica” avvenuta in tiratura limitata nel 2010; l’ultimo testo de l’Agnizione risale a lunedì 7 marzo 2011. Si potrebbe quasi definire “contemporaneo” agli epiloghi della Saga se non fossimo ormai sufficientemente scaltriti sull’uso dello spaziotempo nella Saga Carniana. Per la circolarità dell’Opera e per i diversi piani narrativi, quasi ogni punto potrebbe essere l’inizio oppure la fine di Carne, oppure dei due oscuri vecchietti (uno dei quali è quasi certamente suo padre) che sembrano ordire la vicenda da una specie di “stanza dei bottoni” che è poi la celebre villotta nello Yorkshire.Non dimentichiamo poi che gli autori ad un certo punto hanno cominciato più stesure parallele del romanzo, così ciò che è contemporaneo, tradotto in libro diviene sequenziale. Questo è un grave limite filologico per Carne, meta-romanzo pieno di metalinguaggi, di letture gerarchizzate, di testi sottotraccia e di paradossi esistenziali. Nondimento si è cercato, pur nella fissità della stampa, di riportare con la massima correttezza e soprattutto senza nessuna omissione tutto il corpus carniano. Se poi si aggiunge che il presente volume si avvale anche della testuale traduzione dei Diari di Carne, fuori di alcun dubbio è la prima ed unica pubblicazione di Carne a ritenersi degna di fregiarsi del titolo di “versione integrale”. Il romanzo tocca più generi letterari: dalla classica narrativa romanzesca alla fantascienza, dal giallo alla saggistica, passando per la filosofia, la strategia bellica, l’ars amatoria, l’alta finanza, le considerazioni 7


ontologiche e non trascurando di coinvolgere il lettore, se davvero paziente, in numerose storie parallele, osservate da altre storie che appaiono fuori dal romanzo anche se talvolta vi si intrecciano direttamente. Le momentanee considerazioni sui diversi livelli ontologici, e più in generale i saggi e i contenuti critici non sono stati inseriti all’inizio, ma lasciati nel testo nell’ordine cronologico in cui gli Autori li hanno inseriti, e questo, è ovviamente un ulteriore tributo di questa pubblicazione al rigore filologico. Per renderli più identificabili e più facilmente reperibili sono stati stampati in rosso. Il rigore filologico si applica qui anche in relazione agli autori, che sono molteplici negli elenchi, ma che si riducono a meno di cinque se vogliamo parlare di autori come pilastri dell’intera Saga. Li si troverà in calce ad ogni post, in modo che ogni frammento possa essere meglio identificato ed ogni singolo autore meglio compreso. Rigore filologico, in questo caso, è stato anche quello di inserire un reperto rinvenuto negli archivi di Carne durante il lockdown del 2020, ovvero l’unico reperto rimasto dei così chiamati “Diari di Carne”, riportati nell’ultima sezione del presente volume, non in quanto ultimi in ordine cronologico ( i diari di Carne potrebbero addirittura essere un prologo) ma poiché ultimi in ordine di reperimento. Come richiesto da Martin Putilatta ed altri cattedratici di chiara fama, inseriamo quindi in questo volume le due appendici cosiddette dell’Agnizione e i Diari. Le due “Stagioni” furono ritenute in un primo tempo versioni generate dall’editore a scopo meramente economico, ma sono state di recente riconosciute dagli Autori come autografe e quindi accreditate pienamente e aggiunte a completamento della ormai celeberrima “Saga di Carne”, constante delle classica “Trilogia” (Carne di Culo, Carnet de Culo e Forever Carne) e dei due volumi “ermeneutici” definiti dagli autori quelli “oltre la fine” (Shit Generation e Carnival Outrage). Per la sua struttura nascosta, per la sua circolarità, per l’armonia stocastica che lo attraversa, la Saga sembrava così un’opera saldamente compiuta. Ma ecco che, in perfetto stile carniano, compaiono gli ultimi due volumi: la prima e la seconda Stagione dell’Agnizione. Non appendici, dunque, ma volumi-chiave per comprendere il senso dell’intera Opera Carniana, la relazione che i Delegati alla Scrittura hanno tra loro e con i personaggi dell’opera. Di come, pure essi stessi che generano l’opera, vengano continuamente messi in discussione da altri personaggi (L’Editore, per esempio) che generano essi stessi. Mawphthorpe Lindgbeeij sostiene che tutto l’impianto carniano sia una metafora delle relazioni tra gli scriventi “sostanziali” della saga, che sono tre, con specifici ruoli e funzioni: Myr, il costruttore/distruttore, il fuoco e l’antagonista; Flack (a volte Klaus) l’elemento stabilizzante e inclusivo che quando provocato da Myr diviene anch’egli imprevedibile e Derek, ovvero il fondatore, che interviene quando la dialettica si inceppa o quando il plot tende a diventare fossile. Giustamente il critico Tougherty ha paragonato Derek allo skandalon, che presso i greci era l’asticella che faceva scattare la trappola. E tale pare la presenza del Fondatore; tra gli scriventi il più geniale a gettare la palla nella roulette per poi disinteressarsi addirittura , almeno in apparenza, del risultato. Ma eccolo intervenire nei modi più surretizi, quasi divertito nel lasciare il compito ai due muratori: quello che continua ad aggiungere camere (Myr) e quello che cerca disperatamente il modo di collegarle tutte (Klaus). Dal punto di vista narrativo, la vicenda è abbastanza nota: Carne a poco più di trent’anni, alla morte della madre, scopre di avere un gemello. Per ragioni molto particolari i due sono stati separati alla nascita e tenuti all’oscuro l’uno dell’altro. Carne indaga e scopre che la zia, che crede morta e di cui ha un vago ricordo, aveva perso un figlio poco prima della sua nascita. Nati i due gemelli, la madre affida lui bambino alla sorella; successivamente tra le due si aprirà un contrasto insanabile, ma il gemello resta con la madre, poi c’è stata separazione e lontananza. Carne, che da sempre si sente incompleto e ha sempre desiderato un fratello, parte alla ricerca. 8


La moglie di Carne lo scongiura di non riaprire una ferita, di lasciare le cose come sono a garanzia di un equilibrio che sembra essere garantito unicamente dalla distanza. In base ai diari qui riportati, Carne scopre il fratello e comincia ad osservarne l’esistenza, scoprendolo assai diverso da lui. E’ Carnet, il gemello, che si fa vivo per primo. Al contrario di Carne lui conosce la storia e ha sempre rispettato il divieto, più per disinteresse e inedia che per ottemperanza e ubbidienza. Per raggiungere il suo obiettivo, Carnet (guidato da Lady Cophetua Hinshelwood) ricontatta la madre di Carne la quale si era finta morta solo per agevolare l’incontro tra i gemelli e che – inconsapevolmente ed ingenuamente – lo informa sulle intenzioni di Carne. Carnet cerca di trarre vantaggi, Carne vuole solo integrare la sua personalità. Carnet ottiene delle informazioni utili su Carne ed altri tipi di indicazioni più materiali, come l’ubicazione di un tesoro o di una mappa. Carnet cerca di ottenere la fiducia de Carne per prendere possesso dei suoi averi. Cerca di coinvolgere Carne nella sua vita con un secondo fine; Carne entra nella vita di Carnet per salvarlo e per ristabilire l’amore fraterno totale. Carnet sfrutta la somiglianza per commettere atti malvagi. Carne viene catturato al posto di Carnet. Carnet ruba un agente magico importante che Kate, che è un membro un un membro della famiglia Fuller, rivendica come patrimonio di famiglia: la ricetta della famosa Salsa Pea& Lerrins. Carne si rende conto che gli manca qualcosa, che ha il desiderio da realizzare il sogno di Kate da giovane, a cui il bisnonno Timothy Graham Fuller aveva rivelato in gran segreto l’ingrediente misterioso per la salsa. All’interno della famiglia dell’eroe e in seno alla comunità viene identificato un senso di mancanza, di perdita, l’ingrediente della Salsa diventa desiderabile per ragioni commerciali, generando una ricchezza che salverà tutti quanti. Il danno o la mancanza si palesano; Carne viene ora a conoscenza delle azioni dell’antagonista Carnet e prende atto della mancanza del padre in uno stato di angoscia e disgrazia. Infatti Colui che era comunemente ritenuto suo padre si rivela essere un falso padre. Le accuse provengono da un detrattore, Colui il Cui Nome Non Può Essere Pronunciato, il quale si rivela essere il vero padre. Sull’autenticità delle sue rivelazioni sussistono sospetti. Carne decide, o forse semplicemente accetta di ribellarsi, trovando l’ingrediente segreto della Salsa, cerca di salvare coloro che sono stati catturati ed a sconfiggere Carnet, o in alternativa a trovare un compromesso.. È un momento di definizione per lui, poiché la sua decisione diventa parte attiva della vicenda e detta (o sembra dettare) il corso delle azioni future e farà sì che una persona precedentemente ordinaria finisca per indossare il mantello dell’eroe. Carne quindi lascia la sua abitazione, viene messo alla prova, attaccato, sfidato. Ma reagisce alle azioni del donatore (una indistinta figura paterna) e supera o fallisce continuamente la prova in una irrilevanza di prospettive. Dopo aver superato la prova, Carne viene condotto nel luogo in cui si trova l’oggetto delle sue ricerche ed acquisisce potere. I due fratelli tuttavia non combattono mai direttamente. A Carne viene impresso un marchio: viene ferito, ma l’antagonista Carnet perde: viene umiliato, esiliato, poi reintegrato. Viene posto rimedio al danno iniziale e si risolve la mancanza dell’ingrediente segreto. La ricetta della Salsa viene consegnata, l’incantesimo spezzato. Carne ha una dimora, finalmente, ma è perseguitato da qualcuno che attenta alla sua vita o al suo status. Stanz, Venkmann e soprattutto Jason Spengler perseguitano Carne sul piano quotidiano, mentre in altre realtà (probabilmente un videogioco oppure una semplice fantasia di Carne) vi sono persecutori come 9


Santanico Pandemonium e tutti i personaggi appartenenti al mondo di Carnet. In un modo o nell’altro Carne comunque si salva: si nasconde o viene nascosto, si trasforma in maniera irriconoscibile, viene salvato da un attentato alla sua vita traslandosi (o venendo traslato) in altri livelli di realtà. Potrebbe anche darsi che degli ostacoli indipendenti dalla sua volontà rallentino il suo nemico, ma Carne è comunque un perdente, anche quando vince. Alla fine torna alla casa paterna, dove un falso eroe cerca di prendere il suo posto. Carnet non verrà mai smascherato pubblicamente e spesso si ha il dubbio che sia lui a salvare la situazione. Carne ottiene la ricompensa finale, che consiste nella possibilità di sposare Kate, la donna che ama. Ma ormai è noto che le vicende, in tutta l’opera Carniana, non sono che pretesti per relazioni.

Klaus Koriza Biarritz, 29 dicembre 2021

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LIBRO I

CARNE DI CULO

LIBRO I CARNE DI CULO

Carne di culo 1

Carne di Culo aveva fame. “Andiamo”, disse. E andarono. Cinque erano le cicatrici che portava su di se’, e cinque i lunghi consunti vessilli delle sue dure prove. “Dammi da mangiare”, disse Carne di Culo. “Sì” disse lei, e aprì la grande credenza. “Un uovo, Carne di Culo, un uovo per te” disse lei, e i suoi occhi brillavano come stelle lontane “quando tornerai ancora?” Il silenzio d’intorno era rotto solo dal fischio del vento tra le dune cosparse di cespugli secchi. Il mare in distanza alzava piccole gelide onde rabbiose. “Sono stato tuo” disse Carne di Culo. “Lo so” disse lei. (Derek)

Carne di Culo 2

Uscirono. Dal fondo della valle saliva una nebbia densa e grigia, come un alito millenario.

Lei andò verso il lago, Carne la seguì. “Un giorno questo fiume sarà un mare” disse. Ma lui guardava lontano, forse indietro, verso i bastioni del passato. “... e i nostri nipoti giocheranno con le onde, gli gnu torneranno all’ovile e la cutrettola tornerà fare il nido in soffitta”. “Un giorno, forse.” disse lui. (flack)

Carne di Culo 3

“Stanno arrivando.” Dalla piccola apertura giungeva, insieme al sibilo del vento, il loro odore, confuso con l’umidità salmastra. “Sì” disse Carne di Culo “doveva accadere”. Tutto era pronto. Tutto si sarebbe svolto in pochi minuti. Il calcio del pesante shitgun da campagna, premuto contro la spalla incrinata, gli procurava un dolore sordo, presente. Si assestò meglio sul grosso intrusore anale aprendo la valvola della merda. “Ne avranno quanto basta” disse lei. “Taci”, e allungò la destra a sfiorare lo sparammerda caricato a stronzi duri “Mettiti in posizione”. 11


Lei si piantò rapidamente nel culo il bocchettone di alimentazione del leggero shitgun da combattimento ravvicinato, un gesto ormai abituale da quando Carne di Culo, rallentato dalle ferite alle gambe non poteva più fare uscite a sorpresa. Ma le copriva le spalle, e questo contava per lei, con l’arma pesante. “Eccoli, vai!” disse Carne di Culo. (Derek)

Carne di Culo 4

Per la prima volta si sorprese a pensare a lei con una sorta di affetto. “Cagavi bene” disse tra sé mentre col piede rivoltava quello che restava di quel corpo. “Ma sei stata stupida. Non dovevi inciamparti nel tubo di alimentazione della merda. Li abbiamo verniciati, almeno”. Recuperò lo shitgun di lei e prese a ovest, verso le colline grige, mentre il secondo piccolo sole di Schit iniziava la sua velocissima parabola nel cielo marrone. Le erano stati addosso in un attimo: nemmeno un grido, solo il rumore delle brevi, secche scorregge, e il fetore insopportabile di N°5. Guardò ancora una volta indietro, per un attimo, mentre per non lasciare tracce teneva alto sulla testa il pesante shitgun. “Ci sarò in tre giorni di Schit”. Cominciava a piovere. (Derek)

Le erano stati addosso in un attimo: nemmeno un grido, solo il rumore delle brevi, secche scorregge, e il fetore insopportabile di N°5... e cadde, come corpo morto cade... (Myr)

Carne di culo 5

Dalla cima della collina alla sua destra, il Cluster 17 cominciava a rumoreggiare. Cluster 17. Solo a nominarlo, uno schizzo marrone gli colava giù dalla pesante tutta in shitprotex. Era il più grande deposito di merda galattica. Quasi ottanta trilioni di tonnellate di liquame radioattivo proveniente da 22 pianeti, erano stivati là dentro dalla Corporazione Occidentale fin dal lontano 2009.

E adesso lui e la ragazza avevano sistemato le cariche. “Cazzo, tre giorni di Schit sono troppi pensò.- Le cariche sono a tempo, ma funzionano con la fisica quantistica, cioé a cazzo di cane. Potrebbero esplodere da un momento all’altro”. Prese il convertitore spaziotemporale e se lo infilò nel culo. Era doloroso, specialmente la ghiera diamantata in vanadio. Schiacciò un tasto. Il culo parlante olografico si materializzò lì davanti e disse: “Problemi?” “Devo lasciare il pianeta al più presto” rispose Carne cercando di rifilargli un inutile calcio, che si perse nel vuoto. (flack)

Carne di Culo 6

La luce schermata del fornello a protoni disegnava fredde sfumature sul mento rotondo e paffuto, diviso in due da una profonda fossetta. Carne di Culo taceva mentre la breve notte di Schit calava gelida sulla brughiera. Echi bizzarri nel crepuscolo, lontani e improvvisamente vicini. Improvvisi fruscii e suoni simili a canti di bambini. “Pirañas anali” mormorò sputando. Si accinse a fare il punto astronomico. C’era sempre un certo margine di errore, dato il magnetismo apparente di Schit, dovuto alla enorme massa di merda localizzata nell’emisfero sud, ma questa volta il rilevatore non poteva sbagliare di tanto. Si strappò rabbiosamente il sestante sonda dal culo. “Carne, stavolta sei nella merda” si disse. (Derek)

Carne di culo - 6bis (amarcord)

“Carne, stavolta sei nella merda”. Non era la prima volta che mi ero trovato a pronunciare la stessa frase ma ogni volta le cose erano andate per il meglio. Quella volta, per esempio, che a Londra stavo contrabbandando flaconi di CagaPlus e scivolai su una buccia di merda mentre stava arrivando un convoglio della metro... meglio non pensare alla figura di merda! I flaconi con l’urto esplosero, i viaggiatori in attesa furono colpiti dalla deflagrazione e, tutti per un motivo diverso, si cagarono addosso 12


all’istante producendo una tale quantità di merda che rallentò e successivamente attutì l’urto col convoglio in arrivo. La stazione venne subito circondata dalla polizia e io mi finsi una delle vittime dell’attentato che venne poi attribuito a due camerieri di un ristorante di specialità calabresi. Ma anche quella volta me le cavai. (Myr)

Carne di culo 7

L’orizzonte era lontano e il futuro più che mai incerto. Si caricò sulle spalle tutti i suoi attrezzi, si mise un filtro per respirare meglio in quell’atmosfera schifosa, si dimenticò del passato, intonò la canzone preferita di Rossella O’Hara, e si incamminò verso il proprio destino. Il pallido sole di Schit a tratti illuminò il sentiero fradicio di viscidi liquami schiacciati dalla gravità e Carne con fatica raggiunse il culmine della collina che stava scalando.I gemiti, pigolii, fruscii alle sue spalle continuavano ma Carne non se ne preoccupava, erano nemici di poco conto rispetto a quelli che si era trovato ad affrontare in passato. Ancora pochi passi e la collina era vinta. Ancora pochi passi e un’insegna corrosa da fetide esalazioni solforose cominciò ad apparire... Era stata senza dubbio l’insegna di un ristorante, la scritta food era ancora leggibile, così come ..festyle e come ..ek vissa.. Carne cominciò a sentirsi a casa e, proprio per questo ricominciò a dirsi: “Carne, stavolta sei nella merda”. (Myr)

Carne di Culo 8

“Maggiore Di Culo...” Il viso scolpito del generale Smerdley era immobile, ma gli occhi di un azzurro glaciale tradivano una interna emozione “...dal rapporto della Confederazione debbo arguire che voi avete agito in ispregio di ogni regola e contro tutte le convenzioni. Ci sono stati dei decessi non necessari, vedo che la vostra condotta ha causato la distruzione di ingenti quantità di materiale di proprietà del governo... ma... sono costretto a complimentarmi con voi. La riuscita della missione Cluster 17 su Schit non poteva

essere più completa. Grazie al vostro intervento la Corporazione Occidentale ha subito un colpo durissimo. Ottanta trilioni di tonnellate di merda stanno viaggiando nell’iperspazio alla volta della nostra nuova base orbitante. Cucù Channel finirà sotto processo insieme con i suoi”. Scattò in piedi tendendo la destra a Carne di Culo “Grazie... ehm.. Colonnello Di Culo”. “Chiamami pure Carne, Jack.” Il Colonnello Di Culo si diresse verso la porta. Zoppicava ancora leggermente. Si voltò e sorrise “Addio”. Ora si sentiva davvero più leggero, aveva firmato il congedo, 75 miliardi di Crediti della Confederazione aspettavano solo di essere spesi. Fuori, nell’aria primaverile, un delizioso profumo di merda annunciava la brezza della sera. Le prime stelle ammiccavano. Guardò in alto, e la costellazione del Galuscio brillò per un attimo nei suoi occhi.

Fine (Derek)

Carne di culo 9

...Fine. Quella odiosa parolina comparve sul display della sua playstation. Fanculo, disse Carne sputando sul joystick. Era la venticinquesima volta che tentava un trasferimento spaziotemporale e si schiantava sempre al terzo livello. Prima la ragazza glassata di merda, poi il Cluster, alla fine l’encomio del colonnello e la promozione. Per la venticinquesima volta. Fine. Adesso era lì, sul ponte, e avrebbe voluto tentare ancora, ma lo sputo era colato dentro e il joystick non funzionava più: cazzo, fermo al terzo livello. Di solito, dietro la curva arrivava il mostro sparamerda, lui non riusciva a evitare il getto di diarrea rovente e compariva la parolina fottuta: fine. Ma adesso non c’era nessuno: Dietro la curva... nessuno. Tirò su il bavero di quel vecchio blazer di feltro blu: Infilò le mani in tasca. Trovò un Havana: Aromatizzato alla merda, ovviamente. Lò accese, aspirò due boccate e si 13


mise in cammino. Mancava meno di un miglio a Trojuz, e lui era pur sempre un colonnello della Confederazione. Aspirando un’altra boccata disse tra sè: “Carne, stanotte ti meriti un cesso a cinque stelle”. (flack)

Carne di culo bis (sliding doors) - 8

Seth e Richard Gecko erano lì sulla porta ad aspettarlo. Carne ebbe la sensazione di un deja vu. I due fratelli non erano facce nuove ma la cosa più inquietante era la presenza, alle loro spalle, di Kate Fuller e di Santanico Pandemonium. Carne attivò immediatamente un congelatore temporale e chiamò tre dei suoi più cari amici (Venkman, Stantz e Spengler) per un consiglio sul da farsi. Fatti i cazzi tuoi fu la prima risposta ma appena ripetè il nome di Santanico la risposta cambiò subito in sono cazzi! e dopo poco continuò con tuoi! il che significava che la cavalleria non sarebbe arrivata. Carne si ripetè tre volte “Carne, stavolta sei nella merda”. Alla terza merda iniziò il casino. I due fratelli cominciarono a sparare verso i pirana anali che stavano giungendo a frotte, i due vampiri alle loro spalle rientrarono con un balzo nel vecchio ristorante “.. ek vissa..” e si rintanarono nelle loro bare... Carne si ricordò che tutto si sarebbe svolto in pochi minuti. Il calcio del pesante shitgun da campagna, premuto contro la spalla incrinata, gli procurava un dolore sordo, presente. Si assestò meglio sul grosso intrusore anale aprendo la valvola della merda. “Ne avranno quanto basta” disse. E anche questo gli parve un deja vu.

giudizio insindacabile dello Staff Dei Grandi Scrittori vedrete pubblicati i vostri contributi a Carne di Culo - The Book. Non vale copiare. Non vale scopiazzare da Urania etc. pena l’introduzione di un intrusore al cromo molibdeno con valvola al Polonio 210. E non so se mi spiego. Vostro Derek che vi ama tutti indistintamente come figli e che santa Brigidozza da Montespertoli vi protegga. (Derek)

Carne di culo - numero imprecisato,<10

Fu un attimo. Una esplosione magnetica marrone, un odore intenso di merda acida, una deflagrazione fosforescente. Richard Gecko era l’unico rimasto in piedi. Carne l’aveva sottovalutato. Adesso stava lì, con un sorriso sarcastico e con il suo shitgun da passeggio puntato su Carne. Dal fondo della strada spuntò il mostro sparamerda. Il getto arrivò immediato e centrò in pieno Gecko, che si accasciò glassato. “Grazie, amico” dise carne di Culo, mettendosi al riparo. “Adesso mi sono tolto dai coglioni tutti quegli stronzi. Devo assolutamente darmi un obiettivo sensato, prima che quei cretini prendano in mano questa faccenda e la farciscano di entropia”, Passò vicino al ponte Emrys con le sue sliding doors e sparò un colpo di shitgun radendo tutto al suolo. Passò davanti al ristorante con l’insegna cancellata “...ek vissa...”: un altro colpo di Shitgun. “Cazzo, il Ministero delle demolizioni dovrebbe farmi un monumento”, pensò. (flack)

Carne di Culo - Flashback

“Carne-di-Culo! Carne-di-Culo! Car-ne di Cuulooo!” Le grida degli altri bambini lo stavano facendo impazzire. Vestito da marinaretto, con le gote rotonde e paffute, divise da una profonda NB: Le storie si dividono da Carne di culo 7 fossetta, stava in piedi in mezzo al cortile della (Myr) scuola, come inebetito. Provava dentro di sé una sorta di disprezzo per Carne di Culo quei suoi compagni così aggressivi, “Una specie The interactive ShitBook di branco di pirañas anali” pensò, e sputò per Lettori amatissimi di ONDESTORTE BLOGORREA, terra. (e ora anche di Carnediculo) contribuite alla La maestra Mizzi aveva cercato di difenderlo, ma narrazione di Carne di Culo! appena fuori della classe i ragazzi cominciavano Postate i vostri testi (brevi, please) nei commenti: a

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a spintonarlo e a prendersi gioco di lui, loro, che erano brutti e dovevano coprirsi il culo coi pantaloni. “Siete nella merda, ragazzi” mormorò Carne, “Siete proprio nella merda”. Raccolse in silenzio le sue cose, sparse per il cortile, e si allontanò seguito dalle grida e dalle risate. *** Non mancava molto. A notte alta, nel garage ingombro di pezzi meccanici, tubi, flaconi e centraline elettroniche Carne stava lavorando con infinita pazienza. Il grosso apparecchio, dotato di un lungo tubo, troneggiava al centro del locale. “ShitGun!” esclamò Carne, “ShitGun”. (Derek)

Carne di culo <10 + 1

Un cumulo di macerie. All’apparenza quantomeno. Ma all’appello mancavano Kate Fuller e Santanico Pandemonium, spariti all’improvviso all’inizio dell’ultimo casino. Pericolosi, lo avevano fatto intuire anche Venkman, Stantz e Spengler. Per annientare un nemico bisogna sapere tutto di lui. Carne spulciò il suo who’s who e trovò quello che cercava. Un’antica leggenda che si trova nei Testi delle Piramidi racconta che Osiride, dopo essere morto, ebbe un’erezione. Iside, che passava di lì, si disse “Perchè non approfittarne?”. E fu così che Osiride, primo vampiro conosciuto dell’era moderna, non solo le regalò un figlio ma le fece anche un gran succhiotto sul collo. Il figlio nacque, già adulto, poche settimane dopo il necrocoito. Non solo adulto ma soprattutto cattivo, tanto cattivo da castrare suo zio Seth. Carne stava già pensando cosa cazzo c’entrava tutto questo con la sua storia quando, dando un’occhiata alla discendenza di questa bestia, vide in nome di Pandemonium. Tale antenato, tale discendente. Per un attimo gli sembrò di nuovo di essere vestito da marinaretto, con le gote rotonde e paffute, divise da una profonda fossetta, in piedi in mezzo al cortile della scuola... Ma ora sapeva cosa fare! (NdE): Horus, figlio di Iside e Osiride, evirò Seth ed

ebbe come discendente Santanico Pandemonium. La fase della storia che vi stiamo raccontando si svolge al Titty Twister, della catena Derek Vissani. Seth è anche il nome del maggiore dei fratelli Gecko. Questa storia si complica sempre di più! (Myr)

Carne di culo 10

Era chiaro. Il marinaretto... il cortile della scuola... quel bambino era Pandemonium, che sapeva prendere la forma dei ricordi. Mentre il collimatore dello shitgun inquadrava nei suoi registri fluorescenti il cranio del marinaretto, Carne ebbe per la prima volta un attimo di pietà. In fin dei conti suo padre si chiamava Ra, ed era un lontano parente di Osiride. Gli vennero in mente varie cazzate, del tipo che Pandemonium potesse essere il suo alterego al negativo. Puttanate da guerre stellari, il bene e il male, roba simile. “Affanculo tutto” disse Carne tra i denti premendo il tasto rosso dello shitgun. Ma il getto passò attraverso Pandemonium, lasciandolo intatto. Quell’essere adesso aveva assunto l’aspetto di un grosso maiale transgenico, e si avvicinava grufolando. Sembrava innocuo. Quando fu a due passi, parlò: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... culi da combattimento in fiamme al largo dei diverticoli di Orione. E ho visto le scoregge B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come stronzi nella fogna. È tempo di cagare...” Detto questo, si girò con il culo verso Carne e mormorò: “bye bye, Carne della mia carne”. (flack)

Carne di culo 11

... Detto questo, si girò con il culo verso Carne e mormorò: “bye bye, Carne della mia carne”.... Non avrebbe dovuto permetterlo, non finchè Kate Fuller non fosse comparsa. Carne sapeva che lei era ancora viva... ricordava la sua grazia, le sue piccole tettine da adolescente.. no non poteva finire così, eliminato da un maiale*...

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* un maiale trasformista, un bambino prima, una granfica poi (“The mistress of the macabre, the epitome of evil, the most sinister woman to crawl on the face of the Earth.”), un maiale poi.. d’altra parte Horus, il suo antenato, era rappresentato come un falcone... una famiglia geneticamente strana! (Myr)

Carne di Culo Flashback - 12

Si dice che Jenner per dimostrare la sua teoria, “vaccinò” il figlio di otto anni con siero proveniente da pustole di vaiolo vaccino e poi lo infettò con il vaiolo umano, verificandone l’immunità. Carne di Culo a otto anni stava per compiere la stessa eroica azione su se stesso. Verificare l’efficacia del suo “ShitGun” creando un loop spazio-temporale con aumento improvviso di entropia del culo e conseguente ricaduta di particelle subatomiche di merda a temperature prossime a 0°Kelvin. I neutrini prodotti sarebbero stati in grado di penetrare qualunque corpo solido con conseguenze devastanti. Questo era l’effetto reale dello ShitGun, oltre a quello solo esteriore di verniciare di merda l’obiettivo. Estrasse dal loro cofanetto raffreddato a elio liquido 12 bocchette da culo di dimensioni crescenti e cominciò il proprio training anale per raggiungere la misura dello spaventoso bocchettone di alimentazione dello ShitGun. “Me la pagherete, razza di fistole anali!” mormorò tra i denti, mentre il volto congestionato dal dolore assumeva un colore paonazzo “domani a scuola vedrete che bella esercitazione di Applicazioni Tecniche...” Si impose la calma: la vendetta è un piatto che si mangia freddo, come la merda. Dopo alcune ore di dilatazione progressiva Carne passò al bocchettone , che chiamava amichevolmente Cicci. “Me ne batto il cazzo. Sia quel che deve essere!” e girò la valvola della merda. L’arma prese vita con un gorgoglìo e cominciò a vibrare. Carne perse i sensi per qualche istante, ma grazie alla tuta anti risucchio confezionata da sua madre la sua pressione tornò normale in pochi istanti. Gli strumenti del grosso prototipo (oggi lo ShitGun ingegnerizzato

dalla SterylMerda è molto più maneggevole) segnavano Full in tutte le sezioni: Carne puntò col mirino a collimazione verso la casetta degli attrezzi da giardino. Azionò il rudimentale grilletto e il fiotto di plasma marrone scaturì violento per alcuni secondi. Il rinculo gli spezzò di netto la clavicola, che gli avrebbe poi dato noie per il resto della vita. Restarono intatti solo un rastrello e due sottovasi pieni di letame. “Qualche piccola messa a punto e ci siamo” bofonchiò. Preparò la cartella e la scatola per il suo esercizio di applicazioni tecniche e andò a mangiare i suoi cereali. Continua (flack)

Carne di culo - 13

Azionò istintivamente il pulsante del time defecator. Una strana letargia invase il suo cervello, sicuramente il tempo di riferimento era cambiato e lui stava invecchiando di un giorno al minuto ma tutto si muoveva intorno a lui ad un ritmo lentissimo, anche le cannonate di merda che Pandemonium gli stava tirando. Le sue dita, lontanissime, stavano cercando il comando dello scudo, se lo avesse attivato avrebbe potuto fermare l’attacco del maiale e la sua vecchiaia precoce. Indescrivibili attimi precedettero l’obiettivo ma ci riuscì. Tutto cominciò a divenire evanescente, uno degli ultimi ricordi fu un filo d’erba che stava crescendo a vista d’occhio tra le macerie ricoperte di merda e lui sorrise. La vita stava ricominciando. (Myr)

Carne di culo - 14

Carne si svegliò, la luce filtrava dalle tende, un nuovo giorno era sicuramente cominciato. Si stropicciò, tirò un paio di scoregge e aprì gli occhi. Era in una camera d’albergo, grande letto, mobili antichi, quadri d’autore alle pareti... e Kate Fuller di fianco a lui. “Mi vuoi sposare?” chiese lei. “Ho già una moglie” rispose Carne senza nemmeno sapere se stava dicendo la verità.

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Flashback 75 miliardi di Crediti della Confederazione aspettavano solo di essere spesi e VSS (Venkman, Stantz e Spengler) l’avevano saputo. Su un piatto della bilancia c’era Pandemonium (che già una volta era stata prossima ad una fellatio a Stanz, sventata dai due soci) ma sull’altro c’era davvero un bel gruzzolo. Testa o testa? Testa. Decisero di affrontare la situazione. Raccolsero tutti i paletti di legno e tutti i chidi d’argento in loro possesso, digitarono Ipso Facto Titty Twister sul loro navigatore intergalattico e intonando andiam, andiam, andiam a lavorare si trasferirono all’istante, come da richiesta. La scena era per loro abituale. Macerie, merda, merda macerie. Qualche brandello di corpo di etnia indefinita qua e là. Vivi pochi: Carne (lo riconobbero subito, era il loro ricco bottino), il Maiale, lo riconobbero subito perchè conoscevano i maiali, e da qualche parte, forse sotto le macerie, lo spirito di una vergine (lo riconobbero subito, del tutto estraneo quindi vero). Priorità: salvare Carne e il suo denaro. Seconda priorità: trovare e salvare la vergine (per vederne almeno una durante la loro vita). Terza e ultima priorità: fottere il maiale. La storia a quel punto è confusa ma di certo si sa che Carne venne alleggerito di 37,5 miliardi di crediti e che Kate Fuller prenotò una suite all’Hotel Colon di Madeira Beach, Florida, US, Terra. (Myr)

Carne di culo: level 0

“Prronto?...Pronto?...Signorina, è caduta la linea!” Il sole filtrava obliquo nella pensione Bevedere. Era autunno inoltrato, e la signora Improta stava sorseggiando un Amaro 18 Isolabella nella saletta della televisione. Trapezi di luce sul vecchio tappeto davano alla stanza un aspetto sinistro, almeno per chi proveniva dall’entrata. Destro, invece, per chi proveniva dalla parte opposta del corridoio. Il Commendator Breviglieri scuoteva la cornetta del telefono a muro come se fosse stata uno shaker, sperando di riprendere la comunicazione interrurbana. Funzionò.

“Marisa! Pronto?...Sì?... Stai bene?” La signora Improta corse anche lei vicino al telefono, cercando di origliare. “E’ maschio o femmina?...” Poi, girato verso la signora Improta: “dice che è un maschio”. “E come lo chiamate?” . La signora Improta, sempre più impaziente, tentava di strappare la cornetta dalle mani del Commendatore: “Chiamatelo Carne, Carne di culo!” riuscì a farfugliare. Era il 24 novembre. Sulle spiagge deserte cominciava a piovere. Il Commendatore uscì dalla pensione e salì sulla 1100. Si accese una Turmac Blu. Sulla prima pagina della Gazzetta del Popolo c’èra Tambroni che attaccava Fanfani per le sue simpatie socialiste, ma cosa importava? Era l’anno del boom economico. E Carne di Culo era un nome promettente. Frugò nelle tasche del suo Wattro marrone che puzzava di morchia: Infilò la chiave, tirò la leva. Sul parabreeze sparì la pubblicità adesiva dell’antigelo e comparve la scritta “Start”. Mosse il mouse, ma un contatto gelido sulla nuca lo fermò. Guardò nel retrovisore. Era la pistola di Santanico Pandemonium. E attaccato alla pistola, lui, Santanico in persona. Il suo compagno d’armi.”E’ meglio se non la giochi, questa partita, Commendatore” disse sibilando. Poi sparò nel parabreeze. “E’ solo la richiesta di un vecchio amico” disse sarcastico prima di scendere. Quando se ne fu andato, il Commendatore si girò: sul sedile dietro era rimasta una macchia di merda orribile. (flack)

Carne di culo x→15

Ma dov’erano Venkman, Stantz e Spengler? Quei tre bastardi non c’erano mai, quando servivano. “Allora, ricapitoliamo...” disse Grande Merda. “Priorità: salvare Carne e il suo denaro. Seconda priorità: trovare e salvare la vergine (per vederne almeno una durante una qualunque vita). Terza e ultima priorità: fottere il maiale”. Sì fottere il maiale, perché Pandemonim non era certo uno che si lasciava annientare da una carica di Shitgun. O meglio, il suo lasciarsi annientare 17


era una delle sue strategie più efficaci. Dopo annientato, infatti, agiva in modo ancora più pervicace, più obliquo, più ambiguo, più sinistro, almeno per chi proveniva dall’entrata. Il Commendatore arrivò sulla scena: Lei si piantò rapidamente nel culo il bocchettone di alimentazione del leggero shitgun da combattimento ravvicinato, un gesto ormai abituale da quando Carne di Culo, rallentato dalle ferite alle gambe non poteva più fare uscite a sorpresa. Ma le copriva le spalle, e questo contava per lei, con l’arma pesante. “Eccoli, vai!” disse Carne di Culo. Per la prima volta si sorprese a pensare a lei con una sorta di affetto. “Cagavi bene - disse tra sé mentre col piede rivoltava quello che restava di quel corpo - ma sei stata stupida. Non dovevi inciamparti nel tubo di alimentazione della merda. Li abbiamo verniciati, almeno”. Il Commendatore lasciò che Carne si allontanasse, poi si avvicinò alla ragazza e disse: “Signorina Fuller... ehm...Kate!... si alzi! ...se n’è andato” (flack)

Carne di culo 15,5

Quando riprese conoscenza Carne si ritrovò in una stanza asettica, i pavimenti e i muri, completamenti puliti suggerivano l’infermeria del comando supremo. Un click metallico sblocco la serratura della porta e colui, il cui nome non può essere pronunciato, fece il suo ingresso. “Non sei messo troppo male Carne… I miei collaboratori hanno esagerato.” “No signore, ho visto momenti peggiori.” “E ne vedrai ancora temo.” “Sono in pensione.” “Queste sono stronzate, quelli come noi non vanno in pensione, perché credi abbia fatto in modo che ti alleggerissero un po’ le tasche?” “Quindi sarei di nuovo in missione?” “Come al solito Carne, come al solito. Ci è giunta notizia dal quadrante ovest di un carico di bario contrabbandato dai Vegetariani…”

“Vegetariani, è da un po’ che non sentivo parlare di loro.” “Già, se ne sono stati tranquilli per un po’ dopo che gli abbiamo seppellito nella merda le coltivazioni di cavolfiore, ma adesso si stanno muovendo, ed è inutile dire che se riuscissero a inquinare gli acquedotti col bario i nostri Shitgun ci esploderebbero nel culo…” “Capisco, ma con Pademonium come la mettiamo, quel bastardo non mi lascerà in pace e le nostre armi non hanno effetto su di lui.” “Proprio per questo abbiamo salvato la vergine, un’esemplare stupendo, diciotto, massimo vent’anni e, cosa favolosa, mai un attacco di diarrea…” “Vorrebbe eliminare Pandemonium tramite la ragazza, mi perdoni, ma non credo che sia una passeggiata convincerla a inserirsi l’intrusore dello Shitgun.” “Questo Carne, per fortuna non è compito mio.” Aprendo gli occhi Carne credette di aver sognato, Vegetariani, bario, che razza di storia. Si rigirò un poco tra le lenzuola marroni notando uno strano avvallamento nel cuscino accanto, pensando che forse, l’idea della vergine, non era per niente malvagia, prima, però, doveva cercare di rimettersi in sesto. (Ketamina)

Carne di culo - 15

“Io me ne vado in Messico” disse all’improvviso Carne senza preoccuparsi di dirlo a qualcuno. “Messico? - chiese Kate (sempre vergine pur avendo dormito nello stesso letto di Carne) - Cosa c’è in Messico?” “Messicani.” Rispose Carne. Kate non disse nulla. Una idea le frullava nella testa. Messicani, aveva detto, non messicane.Pazienza, sarebbe andata meglio un’altra volta. Carne in realtà non pensava nè a femmine nè tantomeno a maschi, voleva solo riprendersi dallo sconquassamento del suo cervello che dopo l’attivazione del time defecator non si era ancora riallineato. Voleva solo sdraiarsi sulle rive del Río Atoyac e sorseggiare tè di Oaxaca e cercare di nuovo tra i suoi ricordi Lei, possibilmente il suo nome 18


e forse ancora quello che c’era stato tra di loro. Cercava risposte. Ma gli mancava una domanda: qualcuno aveva fottuto il maiale? E svenne. (Myr)

Carne di culo - 16

Da quando aveva visto Bellafica del Titty Twister trasformarsi in maiale, Carne non si fidava più delle donne, soprattutto di quelle belle. Pandemonium poteva essere ovunque anche se per fortuna di donne belle ce ne erano poche. L’unica di cui si fidava, anche se vergine, era Kate. Tosta o scema, non l’aveva ancora capito. Tosta per essere sopravvissuta al casino del Titty Twister, scema per avergli chiesto di sposarla senza sapere nulla di lui. In ogni caso l’idea del suo capo Cicn Npep (Colui il cui nome Non può essere pronunciato) era geniale, sfruttare una miniera intatta anche se (sic) non sarebbe stata una passeggiata convincerla ad inserirsi l’intrusore dello Shitgun. Scientifico, logico, rigoroso, sistematico, funzionale come sempre Carne decise di fare una passeggiata per sapere cosa non sarebbe stato. (Myr)

Carne di culo - 17

Carne si sedette sullo sgabello del chiosco di Merdoso Beach e ordinò un Merdarita, era da tempo che non si concedeva un drink. Stava ciucciando un piccolo scopino da cesso che in quel posto usavano per guarnire i cocktail quando uno zoppo con la barba sfatta da tre giorni gli si sedette accanto. Con tutti gli sgabelli liberi proprio qui doveva mettersi, pensò Carne che aveva bisogno di privacy. “Ho avuto una giornata veramente terribile.” disse lo zoppo ingoiando una misteriosa pillola, senz’acqua, da professionista. “Già.” Rispose Carne senza sbilanciarsi. “Hey amico, che ne diresti di offrirmi un giro, ho appena perso il lavoro.” “E chi ti dice che io ne abbia uno?” “Bevi cocktail con lo scopino, quindi non sei uno del posto, sennò sapresti che quelli sono i cotton fioc del barman, hai l’aria cupa e pensierosa,

quindi sei finito qui per riordinare le idee e prendere una decisione importante, e di sicuro niente a che fare coi soldi. Probabilmente hai paura di ricaderci, per questo il Messico, devi essere già stato innamorato, e non devi esserne uscito bene, correggimi se sbaglio… ” “E tu chi saresti, l’indovino del luogo?” “No, mi chiamo Mouse, dottor Mouse, ero il primario del merdosario del luogo, un nome simpatico per indicare la clinica in cui lavoravo, mi hanno sospeso.” “Lasciami indovinare, la macchina della TAC ti ha fritto qualche riccastro?” “Niente affatto, ero il migliore io,” disse ingollando un’altra pastiglia, “sono sparite cinque tonnellate di bario e quattro di bromuro, mi hanno messo in mezzo.” Caspita, pensò Carne, bario e bromuro, ma allora non poteva essere un sogno. Le cose stavano iniziando a prendere una piega strana. “Hey barman,” disse Carne, “dai da bere al mio ospite, e senza scopino…” (Ketamina)

Carne di Culo 18 (15,5+1+x)

“Ritorna al livello 15”, disse il monitor olografico del Merdoso Beach. “A quando avevi l’intenzione di andare in Messico e sei svenuto. Rifletti bene... secondo la logica, al tuo risveglio avresti dovuto trovare Venkman, Stantz e Spengler. Brutta faccenda, perdere i sensi in una storia come questa!”. Il dottor Mouse si passò una mano grinzosa tra i peli della barba. “Non dar retta a queste cazzate, ragazzo. Io ci sono già passato, in storie come queste. E l’importante è andare, finchè non sarai arrivato. Mi pare che lo dicesse anche un mandarino sudamericano, un certo Jack Kerouac, che faceva il pilota di serpenti anatomici nel distretto di Culgarden. Piuttosto, mi accompagni alla rewindbank, qua dietro? Sai, con tutta la roba che mi faccio, la memoria si e fatta corta, e allora...” “Avete ancora delle rewindbank in questo distretto?” chiese Carne stupito. “Sì, lo so, la Confederazione le ha messe fuori 19


“Queste puttane americane vengono a profanare i nostri templi” disse Micerinos al dio Seth, che stava in piedi dietro di lui. “Per esempio, come si chiama quella puttanella?” “Si chiama Kate Fuller” rispose la voce sinistra del dio. Sinistra, almeno per chi guardava dalla stessa parte di Micerinos. “Seth, tu che sei una bella testa di sciacallo, potresti trasformare anche lei in una sciacalla?” “Ne farò una capra” disse Seth.

“Sei in due posti contemporaneamente, una parte di te è qui davanti al sottoscritto e un’altra sperduta chissà dove, una delle due è materia, l’altra spirito… a seconda di quella che ho davanti potrei essere nei guai… lo spirito di solito non offre da bere e il barista del chiosco non è per nulla socievole.” “Tu prendi troppe pillole, abbiamo lasciato il chiosco e ho già saldato il conto, se non te ne fossi accorto.” “Già, ma tutta questa potrebbe essere un illusione, il monitor olografico ti ha messo in guardia proiettando uno spaccato della tua psiche, tu sai già tutto quello c’è da sapere. Anch’io, e mi duole dirlo, potrei essere solo frutto della tua mente. Tutto ciò è piuttosto svilente.” “Ah sì, e come mai la mia mente materializzerebbe un medico zoppo e tossicomane, quando mai ne avrò incontrato uno?” “E io che ne so, comunque non sono tossicomane, questi sono confetti Falqui,” disse agitando il flacone, “sono stitico da due generazioni, una mina vagante, da piccolo non riuscivo a evacuare, sprigionavo solo gas letali. Per questo mi sono rifugiato in Messico, la cucina sturabudella del posto mi ha sempre regolarizzato un minimo, ma la faccenda del bario mi ha rimesso l’intestino sottosopra” concluse mollando una sonora scoreggia. “È a salve vero?” “Lo spero, altrimenti chiusi in questa rewindbank non avremmo scampo.”

(flack)

(Ketamina)

Carne di culo - 18+1

Carne di culo 19

legge un paio di anni fa, ma qui in Messico c’è una certa...tolleranza. Basta allungare qualche mancia.” Mentre il dottor Mouse cercava di recuperare la data del suo ultimo appuntamento con l’urologo, e penosamente rivedeva nel monitor la sua ultima intrusione anale, Carne scorreva con gli occhi l’archivio tridimensionale. Voleva qualche memoria porno, così cercò “Fucking”, ma gli cadde l’occhio su “Fuller”. C’erano cierca 37000 Kate Fuller registrate. Restrinse un po’ il campo sui connotati, la razza, l’età. La trovò. “Adesso vediamo se dicevi la verità, bambina, e vediamo dove sei finita, a meno che non ti abbiano fatta fuori”. C’erano migliaia di files e più dell’80% erano scaricabili gratuitamente. Gli altri a pagamento. Tra quelli a pagamento ce n’erano alcuni intitolati Kate+pandemonium/anal, Kate+pandemonium/ public, oppure Kate+pandemonium/bondage. Riguardavano fino a 10-12 reincarnazioni. Carne scelse il file più antico. Era gratuito.

“Non vorrai spararti quel file in testa proprio adesso?” chiese Mouse. “Non credo siano fatti tuoi.” sbottò Carne pensando che era parecchio che non minava uno sfintere e quello del dottore si stava prestando magnificamente, “Sei andato indietro di molte generazioni, non puoi farti quel file ora, si vede lontano un miglio che sei vittima di un balzo quantico.” “Balzo quantico?!”

Il convoglio transiberiano sfrecciava nella notte della steppa come un ago ghiacciato nella vena di un morto. Far sparire cinque tonnellate di bario non è uno scherzo, e passati i bastioni della Confederazione occidentale la storia si faceva ancora più tosta. Il bario era nascosto sotto seicento tonnellate di merda, e questo rientrava tra i normali scambi tra le Confederazioni. Corrompere i doganieri era stato uno scherzo, ma adesso... 20


E’ vero, c’erano i Vegetariani a proteggere il convoglio, ma il territorio era occupato dai Figli di Nessuno, gente senza scrupoli che per vendere un etto di bario ai Vegetariani avrebbe regalato la propria sorella ai contrabbandieri. Venkman guidava il convoglio. Stantz stava due carrozze indietro e Spengler vigilava in fondo al treno. Non erano tranquilli. Grande Merda passò distrattamente una mano sul monitor olografico e si materializzò davanti a tutti e tre. “Ragazzi... vi avevo detto: Salvare Carne e il suo denaro. Vi avevo detto: Trovare la vergine. Fottere il maiale. E voi non avete fatto nessuna di queste cose, e in più state portando via cinque tonnellate di bario. Non vi sembra che ci sia un po’ di conflitto d’interessi? Avete fatto male a cercare di fottere Grande Merda. Quando arriverete a Walfangurbjan avrete mie notizie, sacchi di cibo non digerito!” (flack)

niente e stava cercando di ricomporre il puzzle. “Continui pure così, tanto non capisce un cazzo” continuò Pandemonium toccandosi i capezzoli “ma la prossima volta me lo tolgo dai coglioni per sempre!”. (Myr)

Carne di culo - 514

Nevicava. Kate stava guardando i fiocchi, dorati, bruciaticci, asciutti, che ballonzolavano leggeri nell’aria. Al di là dei fiocchi c’era il volto evanescente di Carne, non spariva mai, si sottoponeva a qualsiasi cosa Kate stesse guardando. Ma Kate non voleva finire come Ofelia, era disturbata dalle storie tragiche che aveva vissuto, voleva solo che Carne diventasse suo. Chissà! Lo aveva visto lottare con il maiale, difendersi, accasciarsi sfinito mentre il maiale gli sparava addosso quintali di merda contaminata. Poi arrivarono Venkman, Stantz e Spengler per fottere il maiale ma riuscirono solo a salvare Carne, anche se a caro prezzo (per lui). Era ora di smetterla di pensare a Carne, Carne non l’avrebbe mai amata, soprattutto ora, ricoperta di un vello strano, con due protuberanze sulla fronte che si facevano ogni giorno più evidenti, con due mammelle gonfie di latte...

A questo punto del romanzo cambia - inspiegabilmente - la numerazione dei capitoli “scattando” dal cap. 19 al cap. 513. Questo ci fa ipotizzare un atto assolutamente idiota e privo di senso da parte degli autori, fatto che avviene assai frequentemente nello scritto; un’altra ipotesi è però (Myr) che sia un fatto intenzionale, volto a sottolineare l’omissione di un infinito numero di dettagli o una Carne di culo - 515 alterazione spazio-temporale (NdE). Era il momento di riprendere le redini in mano. Cicn Npep, il suo grandecapo, gli aveva spiegato Carne di culo - 513 che se i Vegetariani fossero riusciti a inquinare gli Pandemonium non aveva quasi mai avuto acquedotti col bario gli Shitgun sarebbero esplosi problemi seri. Quelle poche volte che ne aveva uno dopo l’altro nei nostri culi e la cosa avrebbe incontrati se l’era sempre cavata. “Ora però c’è avuto dei riflessi del tutto sgradevoli. Bisognava una strana atmosfera, divinità antiche, cacciatori trattare con i Vegetariani prima che un intrusore di vampiri, vergini intatte, agenti dei servizi venisse piantato nel culo di Kate. Nel frattempo segreti ma soprattutto Carne, quel deficiente in treno carico di bario si allontanava sempre di che non si è accontentato di un bel gruzzolo più nei territori di levante e di Pandemonium non che gli ho fatto consegnare dal suo capo. Forse se ne sapeva un cazzo. Era ora di agire. Carne ho esagerato al Twister quando trasformato per prima cosa attivò la comunicazione remota, in maiale gli ho scaricato addosso tonnellate chiamò la mamma per dirle che non poteva essere di merda fermentata con funghi allucinogeni, a casa per il suo compleanno e che non sarebbe non prima però di lasciargli attivare il suo time rientrato per qualche giorno. defecator per ridurne l’efficacia” disse ad alta “Sempre a puttane, bastardo!” voce Pandemonium. Carne non aveva capito 21


La voce nell’auricolare lo infastidì e interruppe immediatamente la conversazione incazzato con sè stesso per avere ceduto alla debolezza, cercava una coccola e quella brutta troia di sua madre lo trattava come uno dei suoi clienti. Amareggiato, iniziò ad analizzare la situazione. (Myr)

Carne di culo - 20/512

Come avrete notato nei nostri archivi mancano i file dal 20 al 512. Un mucchio di cose sono successe anche se in tempi compressi. La storia del Messico non ci convinceva e abbiamo cercato di scavare tra gli indizi. Carne voleva andare in Messico. Ai perchè dava risposte evasive, troppo evasive per essere vere. Facciamo un passo indietro. Al Titty Twister Carne era sommerso da merda contaminata da funghi allucinogeni. Abituato omeopaticamente com’era alla merda approfittò del contorno, tutt’altro che male. Prima deduzione: fungo=Messico. Secondo indizio: 37,5 miliardi di crediti da spendere. La terra in Messico costava poco, e soldi ce ne erano in abbondanza. Cosa fare della terra? 25 razze diverse di fagioli crescevano rigogliose da 7000 anni nel sud ovest del paese. Secondo indizio: collegamenti vari (fagioli, flatulenza, proteine per vegetariani, possibile scambio con trenocavolfiori-bario, accumulo di minerali vari tra cui fosforo e potassio, utili per bombemerda e per il potenziamento degli Shitgun). Carne aveva l’occasione per diventare non solo ricco, ma soprattutto potente. (Myr)

Carne di culo - 21/516

Il dottor Mouse si era appena sbrodolato il pastrano bevendo troppo velocemente uno skunk. Era alcol puro, additivato con succo di prugne cotte transgeniche. Una vera scopa. “Speriamo che non faccia effetto nelle prossime due ore”, pensò. Poi uscì. Arrivò fino alla periferia di Oaxaca, dove la spiaggia cominciava a cambiare colore e a passare dal rossiccio degli Yaqi e dei Toltechi al grigio della Versilia. Passò sotto il cartello con scritto “Viareggio”. La pensione

Belvedere si ergeva solitaria su un litorale ancora poco urbanizzato, tra palmizi giovani e una bella siepe di ligustro. Mouse raccolse da terra un volantino: un concerto di Louis Armstrong alla Bussola. “A occhi e croce da queste parti siamo intorno alla metà del XX secolo...” “Nel 1960, esattamente. In pieno inverno.” disse il Commendatore ad alta voce, attraversando la litoranea. “Come sta, Commendator Breviglieri?” “Francamente, se vuole che glie lo dica, ho un po’ di difficoltà a seguire questa faccenda...” “Capisco” rispose laconico Mouse. “Non la prenda male, dottore, ma da queste parti noi abbiamo poca dimestichezza con salti quantici e identità multiple...” “La ragazza sta bene?” “Si, sta bene, ma... per quello che le ho detto... insomma... non possiamo più tenerla qui a Viareggio”. “Le ha dato delle noie?” “No, ma... ha dei comportamenti che... e poi, quei tre... mi fanno paura - disse il Commendatore sottolineando la frase con una scarica di diarrea Sono passati anche una settimana fa. Per fortuna il loro marchingegno del tempo ha funzionato male e credevano che fosse l’altro ieri. Hanno cercato dappertutto, ma non l’hanno trovata, ovviamente. Non era ancora arrivata”. “Quei tre hanno vita breve” “Manderete Carne, a farli fuori?” “Ci sta già pensando il loro principale, Grande Merda. Comunque Carne dovrà andare lo stesso laggiù, a Walfangurbjan, a recuperare il carico. “Povero cristo” disse il commendatore accendendosi una Turmac Blu. Continuava a nevicare. Kate, nella stanza numero quattro della pensione Belvedere continuava a vedere il volto di Carne comparire evanescente tra i fiocchi dorati, bruciaticci, asciutti, che ballonzolavano leggeri nell’aria. (flack)

Carne di culo - 517

Le voci si facevano sempre più insistenti. La sua destinazione era Walfangurbjan, il suo 22


obiettivo recuperare il carico, nessun compagno nè compagna, da solo, come spesso da solo aveva dovuto affrontare su altri mondi nemici sconosciuti. Era il suo lavoro. Era il suo lavoro anche se i suoi affari in Messico andavano a gonfie vele. Quella dei fagioli era stata davvero una grande idea soprattutto perchè se ne potevano accumulare, una volta secchi, enormi quantità. Senza che nessuno ne sapesse niente Carne possedeva scorte sufficienti per seminare un pianeta intero o per corrompere tutti i vegetariani della terra e questo gli sarebbe servito molto per recuperare il bario quando avrebbe raggiunto Walfangurbjan. I Vegetariani non avrebbero rappresentato un problema, gli Shitgun non sarebbero esplosi e il culo di Kate sarebbe stato salvo (e lui sarebbe ritornato da vincitore, se il crano avesse fatto i cerchi ma anche i raggi). Si bardò, si mosse e lo sguardo finì su un branco di gufi grigi che pascolavano lì vicino. (Myr)

Carne di culo - 518

Gufi, persò Carne, non è un buon presagio, anche se dovette ammettere che gli dispiacque un poco pralinarli con una rapida scarica. Sembravano orsacchiotti sconvolti, almeno fin che riuscirono a mantenersi aggrappati al ramo, una volta a terra, glassati, sembravano grossi stronzi con occhi imploranti di non tirare lo sciacquone. Carne non lo fece, la pralinatura gli avrebbe immobilizzati qualche tempo, proteggendoli da freddo, e a primavera, nati per una seconda volta, avrebbero potuto migrare al nord, con uno sbrano tale che persino i pterodattili avrebbero fatto meglio a cedergli il passo. Anche Carne aveva fame, ma la prima Cronotaverna si trovava a quindici Parsec temporali. Certo una capatina alla Locanda del Tempo Perduto avrebbe addolcito parecchio Carne, a cui colava una piccola bava marrone ai lati della bocca, visto che si potevano gustare dei Petite Merdaleine che erano la fine del mondo, ma l’ultima volta che c’era stato avevo perso la nozione del tempo ed era uscito di lì dopo l’equivalente di quindici anni terrestri. Un rumore metallico precedette l’apparizione del

monitor olografico e Grande Merda disse: “hai la bava alla bocca Carne, o stai pensando di farti un dolcetto o hai mangiato uno stronzo. Non vorrai cazzeggiare spero, siamo in ritardo.” (Ketamina)

Carne di culo - 519

Il convoglio si allontanava, Carne aveva fame, Grande Merda come sempre rompeva i coglioni. Tutti quei libri americani sull’aumento dell’efficienza gli avevano tolto quel po’ di buon senso che possedeva quando in tempi velocissimi aveva scalato i vertici della gerarchia. Ora era giunto alla fase del dogma e non c’era niente da pare. Secondo lui Carne doveva partire ma Carne lo stava già facendo e questo lo irritava molto perchè non glielo aveva ancora imposto. Anche Carne era molto irritato, aveva già tarato il localizzatore ubicazionale e il trasferitore Ipso Facto per superare in un solo balzo il convoglio e Grande Merda gli impediva di farsi un dolcetto! Roba da sindacati! Ma era il suo lavoro... Chiuse i suoi bagagli non prima di avere fatto scorte di preservativi da culo (attivi e passivi), indossò il trasferitore nella versione tuta mimetica e non appena ebbe premuto l’ultimo bottone automatico si trovò nei pressi di Shitjuku, un tempo uno dei territori più fertili del pianeta, oggi landa oscura e abbandonata, un vero posto di merda. (Myr)

NOTA DELL’EDITORE - IL BARIO

Perchè non sottovalutiate i rischi che sta correndo Carne vi forniamo una informazione sintetica sul bario, le sue proprietà e i rischi per l’umanità. Il bario è un elemento metallico chimicamente simile al calcio, di un bianco argenteo somigliante alla superficie dei Petite Merdaleine, quando d’estate seccano. Viene utilizzato, come ricoprimento dei catodi negli intrusori anali, sotto forma di ossido assieme agli ossidi di stronzo mentre il suo carbonato è un ottimo derattizzante, utilizzato ampiamente contro i piranas anali. Tutti i composti del bario solubili in acqua sono estremamente velenosi (il timore di Grande Merda): il solfato di bario non si scioglie e non viene assorbito dall’intestino e viene eliminato completamente dall’apparato digerente con le feci (e questo potrebbe essere un vantaggio per Carne). Il bario si ossida

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rapidamente all’aria, perciò deve essere conservato immerso in idrocarburi liquidi come il kerosene o altri fluidi privi di ossigeno e in grado di tenerlo separato dall’aria (e qui non si parla di merda).

E’ arrivata l’ultima età dell’oracolo sciamano: il grande ordine dei secoli nasce di nuovo. E già ritorna la vergine, ritornano il regno di Horus, già la nuova progenie discende dall’alto del cielo.

(Myr)

Carne di culo - 520

Carne aspettava il convoglio nei pressi di Shitjuku, un tempo uno dei territori più fertili del pianeta, oggi landa oscura e abbandonata, un vero posto di merda. Consultò il suo who’s who per cercare Carl Scheisse, lo scopritore del bario. Voleva saperne di più perchè Grande Merda sembrava terrorizzato. Ma quando arrivò alla voce “bario” si tranquillizzò. Sotto la merda gran parte del bario si sarebbe ossidato mentre una piccola parte (e sarebbe stato un disastro se fosse finita negli acquedotti) si sarebbe conservata protetta da quella piccola parte di alcool generata dalla fermentazione del liquame. Elaborò così una strategia minima basata sul bluff. Venkman, Stantz e Spengler presidiavan o il convoglio ma a loro interessava solo il profitto. Bisognava convincere i Vegetariani. I loro cavolfiori erano marciti sotto le gettate di merda e sarebbero stati risarciti in fagioli secchi (che poi sarebbero stati regolarmente fatturati alla Confederazione con cospicui guadagni per Carne). Come convincere i Vegetariani? Semplicemente dicendo loro che il loro bario si era ossidato lungo il percorso e che l’ossido poteva essere utile solo alla Confederazione come ricoprimento dei catodi negli intrusori anali. Avrebbero accettato, salvando così la faccia, avrebbero avuto cibo e non sarebbero passati alla storia come terroristi. A Venkman, Stantz e Spengler ci si sarebbe pensato poi. Nel frattempo il convoglio si avvicinava... (Myr)

Il ritorno della vergine Oh antiche Muse, alziamo un poco il tono del canto: non a tutti piacciono umili tamerici sommerse di merda; se cantiamo le selve, le selve siano degne di Pandemonium.

Buco-coliche, E-blog Cdc IV (Myr)

Carne di culo - 521

Quel branco di gufi era stato davvero utile, pensò Pandemonium. Prima che di essere glassati avevano trasmesso all’eletto volante (uno dei pochi rimasti) e poi a Pandemonium stesso tutto quello che l’ologramma di Grande Merda e Carne si erano detti. Ora sapeva dove Carne sarebbe andato, cosa avrebbe cercato di fare, una missione impossibile, che nemmeno Tom Cruise avrebbe portato a termine con successo. Non solo il carico era scortato da una torma di Vegetariani animati da uno sfrenato sentimento di vendetta ma lo stesso era protetto dal Trio, che aveva tutto l’interesse di portare a termine la consegna perchè solo a missione conclusa avrebbe ricevuto il lauto compenso. Non c’era quindi niente di cui preoccuparsi e per giunta Carne, ne era convinto, non capiva un cazzo. Pandemonium poteva così aspettare con calma lo svolgersi degli eventi mentre osservava le mammelle della capra vergine che continuavano a gonfiarsi. (Myr)

Carne di culo - 522

Kate si sente sfinita dalla nausea degli ultimi giorni (affaticata dal peso delle nuove grandi mammelle, accaldata dal nuovo vello, fitto e riccioloso, stanca per la tensione dei polpacci dovuta ai nuovi zoccoli) mentre il dolore sulla fronte per fortuna si sta attenuando. Si stende per terra, si assopisce e si immerge nel suo sogno preferito, quello in cui lei, come la vergine cacciatrice Atalanta, uccide con le sue frecce il maiale. Ed ecco che l’amato Carne, nelle vesti di Meleagro, le dedica la testa dell’animale 24


scatenando l’ira di Venkman, Stantz e Spengler (trio di maschilisti che non vogliono che i trofei siano donati ad una femmina) e lui è costretto ad eliminarne un paio e a far fuggire il terzo. E’ il giorno del ringraziamento e lei offre a Carne il suo latte... Proprio in quel momento riemerge dal torpore e cerca di ricordare la data delle ultime mestruazioni. (Myr)

Carne di culo - 523

Nel frattempo il convoglio si avvicinava... Mentre si preparava avvertì un insolito sapore di latte di capra in bocca, tiepido e affettuoso e, fatto magico, i crampi della fame svanirono. Non era più solo. Cominciò a prepararsi. Il calcio del pesante shitgun da campagna, premuto contro la spalla incrinata, gli procurava come sempre un dolore sordo. Si assestò meglio sul grosso intrusore anale aprendo la valvola della merda. Lo avrebbero visto e lo avrebbero visto in tenuta da battaglia, questo era quello che voleva vedessero. In realtà nella sua ventiquattro ore aveva già i contratti per lo scambio bario/ fagioli pronti per la firma e, a portata di mano, il pulsante del time defecator che già una volta, al Titty Twister, gli aveva salvato la vita. Gli parve di sentire un belato mentre in lontananza, nella landa scura e desolata, comparivano le luci del convoglio. Un tremito sordo arrivò sul terreno ghiacciato fino a lui. (Myr)

Carne di culo - 524

Ormai era una capra, in tutto e per tutto. Per giunta era una capra gravida, almeno dai sintomi. Gravida e vergine, tutto sommato una situazione abbastanza normale tenendo conto che non aveva fatto sesso con Carne. Il ventre si gonfiava a vista d’occhio e Kate era curiosa, non sapeva cosa avrebbe sfornato, prima o poi. Anche Pandemonium (che la teneva d’occhio senza sosta perchè sentiva che Carne, se fosse sopravvissuto alle missioni del cazzo che gli affidavano, prima o poi sarebbe tornato da lei) era stupito non tanto dalla metamorfosi in progress quanto dalla

gravidanza che sperava nessuno gli attribuisse. Sapeva di Seth e di Horus e sapeva anche che Horus si incazzava sempre quando nasceva un bastardo da un maiale e una capra. (Myr)

Carne di culo - 525

Non fu affatto difficile. Spengler era appostato ad un finestrino, e aveva assunto dosi sovrumane di merdalina, l’allucinogeno con cui era impossibile passare le frontiere, per via della puzza. Quindi Spengler aveva dovuto farsela tutta prima di uscire dai Bastioni della Confederazione, ed era intrippato da una settimana. Appena vide da lontano Carne, ai lati del binario, caricò in silenzio il suo shitgun a grappolo che sparava meda ed emorroidi. Il collimatore autobasculante con sistema di puntamento geotermico inquadrava la fronte di quel povero imbecille. Sengler odiava Carne, e tutti quelli come lui, convinti di essere dalla parte del bene, e di guadagnarci, anche. Non fu difficile. Bastò sfiorare il piccolo bottone rosso. Ciao, Carne. Il Commendator Breviglieri arrivò a Walfangurbjan con mezz’ora di ritardo. La sua vecchia millecento aveva dovuto fermarsi a Budapest per aprire il radiatore. Quando vide il cadavere di Carne, ancora caldo sui binari, rimase lì, nella steppa ghiacciata, senza sapere bene cosa fare. (flack)

Carne di culo - 526 (525)

La pelle del suo ventre era tesa come le corde di un tamburo, si accorse subito che il grande momento stava per arrivare. Non ebbe bisogno di pensare, afferrò il trasferitore Ipsofacto Home Edition, localizzò le cordinate e il tempo di Carne e si materializzò di fianco a lui. Belò, per attirare la sua attenzione. Carne era infatti talmente concentrato sull’arrivo del convoglio che non si era neppure accorto della capra gravida che scodinzolava di fianco a lui. Istintivamente si chinò e la baciò. Come succede 25


nelle favole lei allargò subito le gambe e spinse con tutta la forza che aveva. Ovviamente cagò. Ma contemporaneamente si ruppero le acque e qualcosa cominciò ad uscire... una ragazza vergine, già formata, con un bel paio di tette, con un viso molto familiare ad entrambi, praticamente Kate. Kate capra aveva generato sè stessa, Kate vergine (una storia da sottoporre alla Froideiung Ltd). Seth e Horus, invecchiando, avevano perso la loro battaglia, i loro incantesimi duravano quel tanto che duravano! La metamorfosi si era conclusa, Kate Fuller era diventata Kate Fuller, un po’ come il rospo era diventato principe. Carne, per la seconda volta, si sorprese a pensare a lei con una sorta di affetto. “Cagherai bene” disse tra sé mentre col piede rivoltava l’involucro a forma di capra che l’aveva ricoperta. (Myr)

Carne di culo - 527

Il convoglio non accennò a rallentare, Carne non si spostò. Il convoglio era sempre più vicino e più veloce. Carne non voleva cagarsi addosso per non sprecare nemmeno un grammo delle sue munizioni e non si mosse di un dito. Il convoglio lo attraversò, senza produrre la frittata che chiunque si sarebbe aspettato. Carne si girò e lo vide sparire nella scura landa desolata. Kate si mise a ridere e tirò a sè l’intrusore anale. Carne si sentì preso per il culo. Pandemonium avrebbe detto: “Ve lo avevo detto io che non capiva un cazzo!”. Cosa ci faceva infatti Carne a Shitjuku a farsi investire da un ologramma mentre avrebbe dovuto essere a Walfangurbjan? E chi c’era al suo posto a Walfangurbjan a correre i rischi che avrebbe dovuto correre lui? (Myr)

Carne di culo - 528 Flashback.

A Grande Merda il fatto che Carne avesse accettato l’incarico troppo in fretta aveva generato qualche sospetto. Perchè un pensionato

pluridecorato avrebbe dovuto accettare una missione suicida non riusciva proprio a capirlo. Bisognava indagare. Indaga qua, indaga là, e complice un guasto ai depositi sottomarini del Mar dei Sargassi, la verità venne a galla, sotto forma di enormi contenitori sottovuoto di fagioli secchi, tutti etichettati, pronti ad essere venduti o scambiati. Fu facile risalire a Carne e alle sue vere intenzioni. L’impatto narcisisticonutrizionale delle etichette (“Meglio i fagioli di Carne della carne”) permise a Grande Merda di risalire alla proprietà; disse poi al suo attendente che era giunto il momento di.guadagnarsi dei galloni di whisky e lo spedì al fronte (a Walfangurbjan), dotandolo di uno shitgun pesante da campagna. Il resto è storia. (Myr)

Carne di culo - 529

Quando vide il cadavere di Carne, ancora caldo sui binari, Breviglieri rimase lì, nella steppa ghiacciata, senza sapere bene cosa fare. La landa era scura e desolata e la serata volgeva alla notte. Quell’imbecille intrippato di Spengler aveva spappolato il viso di Carne rendendolo simile ad una tartare. Ci mancava un rosso d’uovo e la similitudine sarebbe stata perfetta. Quell’imbecille intrippato di Spengler aveva eliminato Carne senza nemmeno chiedersi cosa ci faceva lì, da solo, pur sapendo che si sarebbe dovuto scontrare con il Trio e con tutta la scorta dei Vegetariani. Quell’imbecille di Spengler stava diventando un problema soprattutto da quando continuava a far fuori gente al grido di “Carne, bastardo, è giunta la tua ora!”. (Myr)

Carne di culo - 530

Il Commendatore sentì gracchiare la radio dalla porta della sua millecento, che era rimasta aperta. Corse verso la macchina. La radio trasmetteva “Tutto il calcio minuto per minuto”, ma nella voce di Afredo Provenzali, il Commendatore riconobbe l’inconfondibile inflessione di colui-chenon-può-essere-nominato. Tra una finta di Boniperti e una girata al volo di Sivori CCN PEN riuscì a 26


far pervenire al Commendatore l’informazione essenziale: “Carne è vivo” “Sia lodato il cielo, anche se mi sono cagato addosso, e non ho neanche un cambio di biancheria” disse il Commendatore pensando che Grande Merda era davvero una merda. A Shitjuku intanto Carne stava ricoprendo la ragazza con il suo giaccone, dal momento che come tutti era nata nuda. Prima di vestirla Carne le diede un’occhiata abbastanza doviziosa. “Se non fosse che io sono a corto di Viagra e che tu devi rimanere vergine (non so per quale cazzo di motivo), una bella ripassatina non te la leverebbe nessuno, figliola” “Chiamami Kate” disse Kate “Vedi Kate - disse Carne stappando una lattina di birra di guano fermentato - di solito, in queste storie, a questo punto, l’eroe tromba la ragazza. Ma il problema, qui, non ha una soluzione così semplice e biologica. Sembra che per recuperare il bario il tuo imene debba rimanere intatto. E’ davvero incomprensibile”. Nel frattempo continuava a pensare a chi avesse preso il suo posto a Walfangurbjan correndo i rischi che sarebbero stati suoi. Il sole calava obliquo nel Distretto Orientale. Cinquantadue fusi orari più avanti, in un bar di Schit, Pandemonium, sorseggiando il suo Velvet Ass, cominciò ad avere il dubbio che Carne fosse più furbo del previsto e che la capra non fosse nè capra nè incinta.

non sapevano più cosa fare. Scaricare il bario negli acquedotti era la loro minaccia ma era anche il loro bluff. A cosa sarebbe dunque servito fare saltare il culo di Kate, sempre che Kate non avesse fiutato il pericolo? Bel risultato, la fame di tutti in cambio del culo di Kate! Grande Merda non avrebbe avuto dubbi: meglio il sacrificio del culo di Kate, che Kate fosse d’accordo oppure no. (Myr)

Carne di culo - 532

Carne aveva perso la sua lucidità abituale. Per la prima volta oppure no, quando il convoglio gli stava piombando addosso senza rallentare, si era cagato addosso anche se non avrebbe voluto, per non sprecare nemmeno un grammo di munizioni. Kate, che si copriva a malapena la sua nudità con il giaccone, era sempre più sexy ma Carne sembrava non accorgersene anzi, si stava incazzando sempre di più per via di quel sorrisino sarcastico che non abbandonava le labbra carnose della ragazzina. Il suo pensiero andava ai suoi fagioli, allo scambio che avrebbe potuto fare con i Vegetariani, ai miliardi di crediti che avrebbe potuto fatturare alla Confederazione. Doveva elaborare una strategia minima per trovare una soluzione. Kate giocherellava con il trasferitore che l’aveva condotta accanto a Carne, ma Carne non la degnava di uno sguardo, anzi la evitava. Kate digitò Shitjuku--->Walfangurbjan e poi lifeis-now + enter. (Myr)

Carne di culo - 533

Ipsofacto Home Edition lavorava come i petali di una margherita (mi ama non mi ama forse mi ama forse non mi ama fottiti bastardo riavvia). Dopo Carne di culo - 531 una decina di tentativi funzionò sulla modalità Spengler aveva combinato un bel casino. Con pressapoco ma questo si rivelò un bene. Carne il suo odio per Carne gli aveva sparato subito e Kate si materializzarono a circa un barile di in testa, senza avvertimenti di qualsiasi genere mignoli dal convoglio. Le turbine tossicchiavano del tipo “Polizia di Los Angeles, mani in alto!”. ma il convoglio era fermo. I Vegetariani, tutti Questo era il risultato di portarsi dietro dei mentecatti intrippati, convinti di salvare il mondo. in cerchio, stavano facendo il tifo per Venkman e Stantz che stavano pigliando a calci nel culo Merda! Il convoglio era fermo, i cuscini d’aria Spengler. Approfittando della confusione e erano al minimo, le turbine scaricavano verso il basso il minimo della loro potenza e i Vegetariani muovendosi senza essere sentito grazie alle urla (flack)

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del calcinculato, Carne raggiunse il corpo senza vita dell’attendente di Grande Merda, lo nascose velocemente con un rapido spruzzo di merda, si mise in posizione da James Bond e sparò un colpo in aria. Il silenzio calò (perfino Spengler si azzittì). Le luci del convoglio illuminarono Carne. (brusio sommesso di sorpresa 5.1). “Calma, signori, calma!” disse Carne con voce sicura “Uccidermi non serve a niente, nè a voi nè a me, lo avete appena visto. Io sono qui per proporvi un affare, un grande affare. Siete d’accordo con me che con questa premessa vale la pena perdere qualche minuto?” Venkman e Stantz pensarono subito alla loro provvigione ma prima di accettare volevano sapere come avrebbero reagito i Vegetariani. “Sì.” risposero all’unisono i Vegetariani, grati per l’inaspettata scappatoia dalla situazione di stallo in cui Spengler li aveva relegati. (Myr)

Carne di culo - 534

Kate si avvicinò a Venkman e Stantz e sussurrò: “10%”. “50” rispose Venkman automaticamente ma grazie anche ad una istantanea erezione si corresse subito: “25!” “Ne devo parlare con Carne ma penso che al 15 potremo arrivarci” rispose Kate che, per non essersi mai occupata di affari, si accorse di essere bravetta. “20 e stiamo dalla vostra parte” disse Stanz. “E Spengler? Vogliamo forse che continui a sparare addosso a Carne?” Venkman si girò, guardò negli occhi Spengler a lungo, come per chiedergli scusa, e gli sparò in un occhio con una vecchia magnum 457. “Spengler non è un problema, lo terremo a bada noi.” (Myr)

Carne di culo - 535

Un colpo di pistola echeggiò nell’aria mentre Carne stava aprendo la sua ventiquattro ore per estrarre i contratti che aveva diligentemente preparato. Cercò di capire cosa era successo ma

non doveva essere una cosa importante perchè l’eco venne subito coperto dagli applausi dei Vegetariani. Forse qualcuno aveva lanciato un petardo per festeggiare lo scampato pericolo. Guardò nella direzione del convoglio e vide Kate che veniva ancheggiando verso di lui, stagliata controluce tra i vapori della tundra, un po’ come l’omonima Kate in Babushka, sorridente. “Possibile che questa rida sempre - pensò Carne - prima o poi devo spiegarle che c’è il tempo del vino e il tempo delle rose e che gli affari sono affari” Ma non sapeva ancora che, ad affare concluso, avrebbe dovuto ringraziare le tette di Kate perchè i Vegetariani, prima di dare la loro approvazione, avevano chiesto un tacito parere a Venkman che come tutta risposta aveva loro indicato i residui della recente erezione. I Vegetariani avevano capito. “Sì” avevano così risposto alla richiesta di Carne. (Myr)

Carne di culo - 536

“Dovevi proprio ammazzarlo?” chiese Stantz “L’affare è grosso - rispose Venkman ancora eccitato sperando che Stantz non pensasse solo all’evidente doppio senso - e il 20 è divisibile solo per due, per quattro, per cinque, per dieci, per venti ma non per tre. Non potendo essere in quattro, in cinque, in dieci, in venti, non potevamo che essere in due. Chiaro?” Stantz non capì bene quale corrente di pensiero stesse seguendo Venkman salvo il fatto che forse intendeva che la metà era di più di un terzo. “Ho capito” rispose. (Myr)

Carne di culo - 537

Stava cominciando a piovere quando Carne stava per concludere la trattativa con il decano dei Vegetariani. Era tutto pronto, mancava solo la firma che avrebbe sancito il passaggio del convoglio di bario in cambio di una fornitura ventennale di fagioli secchi e l’impegno di non coprire più di merda le coltivazioni di cavolfiori. Gran parte del bario, ormai ossidato e privo 28


dunque di pericoli, sarebbe poi finito a caro prezzo alla Confederazione che ne aveva assoluto bisogno per ricoprire i catodi degli intrusori anali, ma Carne non poteva dimenticare che una parte del bario si era sicuramente conservata, protetta da quella piccola quantità di alcool generata dalla fermentazione del liquame. Sarebbe stato davvero un disastro se questa piccola quantità fosse finita negli acquedotti. Ormai pioveva a dirotto. Carne firmò le due copie e porse la penna al decano. Fu proprio in quel momento che l’ultimo vagone del convoglio esplose. (Myr)

Carne di culo 538-539

Nello Yorkshire cominciava a nevicare. La casa era veramente bella: una villotta vittoriana con un lungo viale d’accesso e dei grandi finestroni bianchi. Da lontano, nel crepuscolo bluastro, si vedevano distintamente le luci calde del piano terra. Nel caminetto scoppiettava il fuoco, ma i due signori erano concentrati sui loro bicchieri di shisky. Autentico fermentato di feci scozzesi. Dopo l’arrivo della macchina del tempo, trovare roba invecchiata quarant’anni era un gioco da ragazzi. “Questa storia del bario sta cominciando a rompermi i coglioni” disse Colui-Il-Cui-NomeNon-può-essere-Pronunciato. “Hai perfettamente ragione, Colui” rispose Grande Merda. “Bisogna che mandiamo Pandemonium a cambiare un po’ le regole del gioco” “Facciamo schiattare qualcuno, dai” disse eccitato Grande Merda fregandosi le mani. “Vedo che fai onore al tuo nome di battaglia, Professor Mouse” “che vuoi farci, c’è chi non può essere nominato e chi è nominato in più modi” rispose Grande Merda-Mouse “Allora, mandiamo Pandemonium?” “Affare fatto”. “Buonanotte, Grande.” “’Notte, Colui.” ***

“Scusa, Colui, ho un vuoto di memoria” disse Grande Merda tirando una scoreggia sulla porta della camera da letto. “Dimmi, caro, come posso aiutarti?” rispose Colui un po’ sospettoso. “Ma... Pandemonium è dei tuoi o dei miei?” “E’ un freelance. Sul suo curriculum c’è scritto che è l’uomo del destino” (flack)

Carne di culo - 540

Carne fu sbalzato dall’onda d’urto ad una decina di metri, detriti volavano nell’aria come anatre bruciate, l’esplosione rimbombava tra gli scrosci d’acqua... vide Kate a pochi metri da lui, attonita, incredula, incapace di muoversi. Carne si gettò su Kate per proteggerla col suo corpo, il giaccone fu spazzato via e Carne si trovò disteso, sopra di lei, sopra di lei nuda. Una luce nuova nacque nei suoi occhi, la sfiorò a lungo con una mano, l’unica che gli era rimasta intatta, la guardò teneramente e le disse: “Ti amo”. (Myr)

Carne di culo - 541

“Anch’io ti amo, ti ho sempre amato, ma non mi sembra questo il momento adatto per perdere la verginità. - disse Kate pensando con rimpianto al gruzzolo che avrebbe guadagnato intascando il 20% che avrebbe promesso a Venkman e Stantz e che non avrebbe mai loro dato - Il testosterone ti sta rincoglionendo mentre tutto quanto sta andando a puttane!” Di malavoglia Carne si staccò da lei e guardò il suo affare che stava sfumando. Tra i fumi vide una cosa che non gli piacque. Un mezzo corazzato stava sparando acqua sui vagoni sopravvissuti all’esplosione. Poteva sembrare un intervento dei pompieri ma non era così. Alla guida del mezzo c’era Pandemonium, che del bario sapeva tutto e sapeva anche del bario intatto (immerso nell’alcool generato dai liquami putrefatti) pronto ad esplodere a contatto dell’acqua. Brutto figlio di troia. E pensare che uno degli obiettivi di Spengler, Venkman e Statz 29


era proprio quello di fottersi quel maiale e quegli avidi dilettanti non ci erano riusciti. Possibile dovere fare tutto da solo ancora una volta? (Myr)

dai suoi compagni di viaggio, verso la villotta, il cui piano terra era illuminato morbidamente. Stava per tirare la maniglia del campanaccio quando sentì delle voci. (Myr)

Nel testo originale, da qui viene modificata la siglatura dei post da “Carne di culo” a “CDC” CDC 544 (NdE) Due erano le voci, gentili nei toni.

CDC 542

Il Commendator Breviglieri, a circa cinquanta piedi da loro, urlava nel turbine del fallout dopo quella tremenda esplosione. “Svelti, salite in macchina!” “Non mi piace scopare in macchina” disse Carne “Non è per... salite, vi spiegherò dopo!” La millecento ripartì sgommando sulla merda incenerita da quell’esplosione che aveva ricoperto tutto il paesaggio di lava marrone. “Figliuolo, sai come funziona questo convertitore spaziotemporale?” Carne guardò incuriosito il vecchio oggetto di bakelite, con quegli enormi pulsanti rotondi che facevano click quando li premevi. “Roba anti diluviomerdiana” disse. “Bah, che ne so” Rispose il Commendatore. Carne premette due tasti a caso, ma siccome il caso non esiste, almeno in questa storia, la millecento si ritrovò in un vialletto dello Yorkshire. I fari iluminavano le querce innevate. In fondo al viale, una villotta vittoriana. (flack)

CDC 543

La mano ferita ciondolava lungo il fianco di Carne che, per scendere si aiutò con l’altra, rallentato dalle antiche ferite alle gambe. Come un vero gentleman aprì la portiera posteriore e tese il suo braccio a Kate che rabbrividì non appena i suoi piedi nudi sfiorarono il selciato coperto di neve. L’aria fredda le fece inturgidire i capezzoli, i piccoli muscoli sotto la pelle si contrassero per trattenere l’aria calda e sollevarono la sua sottile peluria e come se camminasse sui carboni ardenti si diresse, seguita

“Per proteggere un segreto a volte basta chiedere a chi lo custodisce di non rivelarlo, a volte però è meglio ucciderlo” disse Voce Uno. “Sei davvero cinico - disse Voce Due - uccideresti anche tua madre?” “Sto proprio parlando di mia madre perchè - disse Voce Uno - lei sa chi sono”. “Con questa logica uccideresti anche me?” “No. Tu non sai chi sono io.” “Silenzio tutti - disse Carne dopo avere sfondato la porta - che ora il signorino ci dice chi è!” “Tuo padre, testa di cazzo! Sono tuo padre.” Carne lo guardò meglio. Di fianco a lui c’era Grande Merda, molto preoccupato perchè da quel momento la custodia del segreto era finita anche sul suo groppone, con i capelli scuri tirati indietro col gel che accentuavano un naso prominente a forma di freccia che divideva le sopracciglia sporgenti, precedendolo come la prua di una nave da guerra. Cicn Npep (detto familiarmente Colui) si era alzato e stava andando incontro a Carne. Nonostante i sostegni ortopedici alle gambe, si muoveva con una dignità flessibile e verticale che sembrava più il retaggio di un’antica nobiltà che non il frutto di uno sforzo consapevole. (Myr)

CDC 545

Come aveva fatto quest’uomo dall’incedere elegante, con i segni di un’antica nobiltà, a fare un figlio con quella vecchia troia di sua madre? Ci pensò ma non trovò alcuna risposta soddisfacente. Eppure ce ne era una che non poteva essere trascurata. “Scopandola” suggerì sottovoce Kate che ormai interpretava ogni mutamento dell’espressione 30


del volto di Carne e ne deduceva il pensiero corrispondente. L’ingenuo Carne capì così, una volta per tutte, che anche le vecchie troie sono state giovani troie. Colui, colui che poco prima aveva dichiarato di essere pronto ad uccidere chiunque fosse a conoscenza del suo segreto, era per la prima volta indeciso sul da farsi. (Myr)

CDC 546

Ora non nevicava più, la temperatura si era alzata, la neve si era sciolta, la luce era ritornata ma in casa il Commendator Breviglieri si sentiva come un pesce fuor d’acqua. I suoi lustri di militanza a contatto con i corpi diplomatici di mezzo universo non gli avevano insegnato niente di utile per situazioni del genere, forse la sua defunta moglie, telespettatrice fedele di antiche schifezze (carramba che, sorpresa, c’è posta anonima, il tarocco inteso come imbarco...) ebbene lei sicuramente se la sarebbe cavata bene. Ma lui no. Con la scusa di andare a vedere come stava la sua millecento modello centotre, chiese i l permesso di uscire, una richiesta solo formale perchè sapeva già che nessuno lo avrebbe cagato. A Walfangurbjan la millecento era ripartita sgommando sulla merda incenerita da quell’esplosione che aveva ricoperto tutto il paesaggio di lava marrone. Reduce da un siffatto disastro portava sulla sua pelle i segni delle ingiurie che aveva subito. Ora mendicava aiuto. Aveva visto giorni migliori. (Myr)

CDCC 547

Colui, colui che poco prima aveva dichiarato di essere pronto ad uccidere chiunque fosse a conoscenza del suo segreto, era per la prima volta indeciso sul da farsi... Carne di culo finalmente aveva un cognome! Da piccolo Qualcuno lo aveva chiamato, come era corretto, Carne di culo Figlio di troia ma la cosa

non era andata avanti molto perchè Qualcuno venne trovato nell’immondizia col cranio sfasciato. Da allora tutti lo chiamarono Carne di culo Soltanto. Ma anche Soltanto dopo poco venne dichiarato superfluo e il suo nome rimase quello che noi tutti conosciamo. Ma da oggi avrebbe avuto un cognome, finalmente! Carne di culo Colui, si sarebbe chiamato, sempre che Colui fosse il suo vero padre! E anche suo figlio avrebbe avuto un cognome! “Quale figlio?” gli chiese sussurrando Kate che ormai interpretava ogni mutamento dell’espressione del volto di Carne e ne deduceva il pensiero corrispondente. Legenda: i testi in corsivo sono ripresi, per una migliore comprensione degli eventi, da capitoli precedenti. (Myr)

Nota a CDCC 547 In realtà Carne era noto negli ambienti militari come Maggiore Di Culo, poi Colonnello. Come Carne Di Culo Soltanto fu noto solo nel periodo tra gli otto e i quattordici anni. Il patronimico Colui è da considerarsi spurio, come si vedrà. Di Culo è cognome diffuso in modo trasversale a tutte le latitudini. Vi sono parecchi Faccia Di Culo, Andata Di Culo, Godo Solo Di Culo, e così via a Sondrio come a Santa Maria di Leuca, a Terracina, a Trapani e a Forlì. Un Brontolio Di Culo ricoperse importanti cariche nel governo della Repubblica Cisalpina, mentre una Puzza Di Culo fu madre badessa a Celle Ligure. Carne prese questo nome dalla consistenza e forma delle proprie guance, divise da una profonda fossetta. I Di Culo hanno ramificazioni in Nuova Zelanda e nell’Alto Volta dove il loro cognome suona rispettivamente O’Buttocks e MwemboyeMwemboye Nyamiye. (Derek)

Entracte - Il prelievo

Ora procederò alla pulizia del pene. Lei stia rilassato Commendator Breviglieri. Finiremo in un attimo - disse Kate con fare professionale. Dopo avere infilato i guanti di lattice cosparse alcune gocce di una soluzione di clorexidina 31


sopra una garza e procedette nel lavare il membro. Frizionò la parte prossimale della verga, accanto alla radice, usando molta delicatezza. Si spostò con le dita sullo scroto e notò un colorito molto più scuro del pene. Un piccolo neo faceva mostra di sé sul testicolo di destra. Cosparse di sapone la zona attorno all’ano avvolgendo di schiuma i testicoli. Un fremito percorse le gambe del commendatore, avvisaglia della sua irrequietezza. Kate afferrò il pene con la sinistra mentre con l’altra frizionava il glande servendosi di una garza. Il delicato movimento fece aumentare a dismisura le dimensioni del membro. I corpi cavernosi, riempiti di sangue, pulsavano in maniera insistente. Kate era in grado di percepire il martellare delle arterie nel palmo della mano. Portò a termine questa fase del lavoro e asportò il sapone depositato sulla verga. Per farlo adoperò delle garze imbevute d’acqua tiepida che cambiò più di una volta. “Ora commendatore andrò a eseguire la parte più delicata. Quando avrà la percezione che sta per eiaculare mi avverta per tempo, mi premurerò di avvicinare il contenitore sterile al pene, dopodiché farò defluire lo sperma. Va bene?” “Sì... sì... certo”. Il respiro di Kate, già affannoso, si fece ingombrante. Aveva le tette gonfie e le punte dei capezzoli sembravano voler penetrare il tessuto dela sottile tuta. Afferrò il membro e iniziò a masturbarlo. I movimenti della sua mano erano lenti, ma decisi. Si posizionò di fianco al commendatore, voltandogli le spalle, in modo che vedesse il suo viso solo parzialmente così da non sentirsi imbarazzata per il suo sguardo. Era eccitata. La saliva le scorse copiosa nella bocca. Iniziò a deglutirla, ma aveva le cosce impregnate del liquido che le scendeva copioso dalla vulva. Non riuscì a dominare l’eccitazione. Accelerò sempre più il movimento della mano. Voleva disfarsi dei guanti, gettarli dal finestrino, afferrare con le mani nude quel gioiello della natura, succhiarlo, e ingoiarlo fino alla radice. Per facilitare l’eiaculazione toccò con la mano libera i testicoli diventati tondi e compatti. Il membro del

commendator Breviglieri raggiunse il massimo vigore, il glande viola per l’eccitazione. “Vengo... vengo...Neh!” gridò con forza l’uomo. Kate fece appena in tempo ad afferrare il barattolo. Breviglieri, dopo i primi fremiti di piacere, iniziò a eiaculare. Lo sperma, molto liquido, scese copioso dall’orifizio uretrale depositandosi nel contenitore. Kate aveva voglia d’ingoiare tutto quel bendiddio. A stento riuscì a dominarsi. Terminata la pratica asciugò il membro, coprì l’addome dell’uomo col giubbino catarifrangente e rimirò il barattolo che stava appoggiato sul cruscotto della Millecento. Conteneva all’incirca 5-6 centimetri cubi di sperma. Kate si tolse i guanti di lattice e si girò verso il commendatore. - Ciao! - sussurrò. (Derek)

CDC 548

Marisa rientrò nel suo appartamento, un seminterrato al secondo piano nobile ammezzato di Rue Laforet, a Montparnasse. Viveva lì dal 1979. Prima stava a Viareggio. Dopo aver scodellato Carne e esserselo visto sottrarre dal quel dio con la testa di sciacallo, Marisa aveva cominciato a bere, a uscire di sera, a frequentare la Bussola e la Capannina. Aveva scoperto che nei luoghi opportuni si può guadagnare senza fare un vero lavoro, anche se lo chiamano il lavoro più antico del mondo. Poi aveva fatto il grande passo. A Parigi, per girare dei film porno e per esibirsi Au Lapin Rouge. Le era andata bene. Adesso si faceva chiamare Isa di Culo, aveva circa dodici ragazze che lavoravano per lei, e un compagno egiziano, ex ballerino, ex mercenario, ex maestro di yoga, che ora si dedicava al sexy shop di Avenue Royale. Il telefono suonava. “Hello” disse Marisa “Marisa, nostro figlio è tornato” “Colui, brutto sacco di merda! Sono anni che non ti fai sentire!” “Carne è qui! Ed è a pezzi” “Allora potete chiamarlo Hamburgher, o 32


spezzatino” “Non è il momento di scherzare. Il ragazzo ha ancora bisogno della sua... famiglia. Vieni subito:” (flack)

CDC 548bis

Marisa si preparò. Colui le aveva chiesto di andare, era la prima volta che le chiedeva qualcosa e lei non poteva rifiutare. Certo che, come la defunta moglie del Commendator Breviglieri, avrebbe fatto meglio a iniettarsi qualche centinaio d’ore al mese di TV per capire come era la vita reale, con le sue sorprese e i suoi incantesimi. Certo, l’imbarazzo c’era, sapeva bene che se fosse venuta fuori la verità una tribù di topi morti si sarebbe annidata nel cervello di Carne. E la verità poteva venire fuori: Lei aveva usato Carne e Carne non lo aveva mai saputo. Lo aveva usato soprattutto prima che nascesse. Lo aveva utilizzato come metodo anticoncezionale, incinta di lui poteva fare tutto il sesso che il suo lavoro esigeva senza il rischio di nuove gravidanze. Con questa strategia fece in modo che la sua attesa durasse una decina d’anni finchè un bel giorno, stanca del suo enorme pancione, decise di sgravarsi. Andò tutto bene e Carne non ne seppe mai nulla. Ora c’era un rischio... (Myr)

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Col mento abbandonato sui pugni Carne osservava il passeggio dal suo tavolino ai Deux Magots. Boul’Mich sfavillava. Accanto a lui stava accovacciato Crozzo, l’alano di razza purissima. Il collare di Crozzo, tempestato di diamanti emanava bagliori che rimbalzavano sulla spilla fermacravatte di Carne. Il cane sbadigliò. “Ancora due bourriches di Fines de Claire triplo zero per la mia bestia” “Bien sûr, Monsieur!” “E per me altro Krug, con una vaschetta di Petrossian”. “Naturellement, Monsieur” Carne si era rotto il cazzo di fare una vita

di merda nel giro di Caprakate, insieme con Breviglieri, con quel pirla di Colui, con Spengler Venkman e Statz, quei tre coglioni straccioni. Basta, con tutti i soldi che aveva. Aveva finto di essere a pezzi per non offenderli, e aveva fatto in modo che sua madre lo ospitasse per un po’ a Parigi. “Mamma” mormorò. Isa Di Culo era ancora una bellissima donna. Il vestito da sera di Worth la fasciava mettendo in risalto le sue forme mature. Il décolleté ancora fresco era sottolineato da due semplici giri di topazi chiari, sfaccettati a cabochon e ripresi da un pavé delle stesse pietre sui due bracciali a fascia, che portava con grandissima disinvoltura. Estrasse dalla borsetta filigranata di platino il bocchino di lacca cinese e una Balkan Sobranie verde acqua. “Fammi accendere, Carne” disse allungando al figlio il Dupont vintage incrostato di zaffiri pallidi e madreperla. (Derek)

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Carne era leggermente agitato, sapeva che ormai era giunta mezzanotte ed era il compleanno di Flack, il vecchio amico di scuola che lo aveva aiutato a gettare il corpo di Qualcuno nell’immondizia. Non voleva lasciare sola Marisa perchè sapeva che lei non avrebbe saputo resistere alla tentazione di mollarla al primo venuto. Contemporaneamente non voleva perdere l’occasione di festeggiare con Flack. Dalla sua postazione, ai Deux Magots, a due passi dal campanile di Saint Germain des Prés, vedeva le luci e l’animazione della Brasserie Lipp che si stava svuotando. Prenotò immediatamente la saletta del primo piano, ordinò del Cristal Roederer e prese una decisione, chiamò Flack e gli disse dove si sarebbero incontrati. “Vado a cagare da Lipp, dove cagava Hemingway, l’ho sempre desiderato sin da quando ero bambino “ disse a Marisa. “Fai con comodo” rispose lei pregustando la possibilità di farsi il cameriere antillano. (Myr)

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CDC 551

Carne fece un salto da Lipp. Aspettò cinque minuti. Flack non si fece vivo. Carne non aveva tempo. Prenotò una camera per Flack all’Hotel Recamier lì vicino, in Place Saint Sulpice, un due stelle grazioso (conosceva i gusti di Flack, si sarebbe trovato a disagio al Crillon o al Ritz). Gli fece portare sei casse di Cristal, gli augurò tacitamente una giornata felice e ritornò da Marisa. (Myr)

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“Andiamo, mamma” Carne raccolse le sue cose sul tavolino e lasciò il vecchio Daytona come mancia. L’autista della limousine, una Rolls Royce carrozzata Park Ward del 1939, aprì le portiere e Crozzo si scagliò dentro sbavando sui sedili di cuoio Connolly. “Bestiaccia! Cara, bella bestiaccina mia...” “Non dovresti viziarlo così, Carne, è pur sempre un cane...” “Lui è Crozzo, mamma.” “Dove stiamo andando?” “Vedrai”. Col finestrino aperto Carne respirava l’aria tiepida della primavera parigina. Il leggerissimo ronfo del dodici cilindri faceva da sfondo ai suoni della vita della grande città. Le sospensioni a balestre rivestite di cuoio ingrassato filtravano le asperità del pavé. “Siamo quasi arrivati, mamma” Svoltarono in Rue de la Paix e la vettura si fermò davanti al numero 5. “Aspettami un minuto, mammina”. Carne scese. Il suo passo era di nuovo elastico, dopo le cure nella beauty farm del Trianon Palace a Versailles. Il leggero gessato di Kilgour’s, non troppo stiff ma senza concessioni alla Ozwald Boateng correggeva mirabilmente l’appiombo del fondoschiena, mutato dal frequente uso dell’intrusore. Isa lo guardò entrare da Van Cleef & Arpels. “Figlio mio, bambino mio...” sussurrò.

“Bonjour monsieur Di Culo, la vostra broche è pronta. La prego di seguirmi.” Il direttore fece strada e entrarono in uno di salottini riservati. Un attaché dispose sul velluto di colore neutro il cofanetto in pelle di culo di ornitorinco e lo aprì. “Va bene, ora va bene” disse Carne con voce piatta. “Ecco lo chèque” aggiunse, strappando dal carnet un assegno profumato al patchouli, in bianco. “Eccomi, mamma cara, ciao Crozzo, bello mio, a casa, Olivier!” Nel pied-à-terre di avenue Foch Carne desiderava che le luci fossero sempre accese e che vi fosse sempre pronto qualche cosa per rifocillarsi. Ebbero un leggero spuntino a base di carni fredde, quaglie ripiene, un sapido chiaretto delle nuove tenute di Saint-Emilion e piccola pasticceria appena sfornata. “Che cosa hai ritirato da Van Cleef, Carne?” Gli occhi di Isa brillavano di curiosità femminile. “Questo. E’ per te, mamma” Isa soppesò il pacchetto, come era solita fare nei camerini dei teatri di rivista, e lo giudicò buono. “Aprilo, mamma” “Carne! Carne, piccolo furfante!” gorgogliò lei . “Carne mio, piccolo mio” continuò, arruffandogli i peli della profonda fossetta che gli segnava le guance. “Sapevo che sei un ragazzo generoso, ma...” “...Ma tu sei la mia mamma. Mammina mia...” Sul tavolino da centro Louis XVI rivestito in marocchino il cofanetto dischiuso emanava un caldo bagliore bruno. La spilla a forma di merda, cesellata in lega di spuma d’oro marrone pareva vivere di vita propria. Migliaia di piccolissimi topazi marroni, ciascuno incastonato a Serty Mystérieux formavano una meravigliosa superficie vellutata. L’elegante voluta e il capriccioso ricciolo terminale la facevano apparire come una vera merda.

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“Non ho le parole per dirti grazie, figlio mio” “Andiamo a dormire, adesso, tu sei stanca”. Carne andò alla finestra. L’Arc de Triomphe e in distanza Les Invalides e la tour Eiffel. Spense la luce, e la costellazione del Galuscio brillò per un attimo sul suo fermacravatta. (Derek)

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Sola in camera sua Isa si mise più comoda. Una leggerissima camicia da notte in voile di seta birmana fattale su misura dalle Sorelle Spagnoli, con le spalline incrostate di piccoli rubini a testa rotonda, per non irritare la pelle serica e ancora tonica, e una semplice vestaglietta corta in cashmere color marroncino, recante le sue iniziali a ricamo in oro giallo, bianco e rosso. Ai piedi due pantofoline in tinta, tacco 7, ornate di pelo di antilope a formare un ciuffo intrigante. Uno spruzzo leggero di N°5... Si avvicinò alla toilette direttorio e azionò un bottone nascosto. Lo specchio prese vita. “Contatto. Contatto. Isa da posizione 12. Rapporto numero 7.” “Ti sentiamo e ti vediamo, vai avanti”. “Ho la Spilla”, disse.

Isa, pensando alla reazione che stava producendo, si stava eccitando e cominciò ad accarezzarsi non noncuranza, simulando un vezzo infantile. “Cosa stai facendo, maiale?” disse una voce alle spalle di Voce. “Maiale? - pensò Isa senza preoccuparsi di quello che stava facendo la Voce - Pandemonium si è rifatto vivo!” Ora cominciava ad avere le idee più chiare. La broche avrebbe aiutato Pandemonium a identificare, e poi a raggiungere, Colui (Colui il cui nome non può essere pronunciato) di cui solo lei conosceva l’identità, (l’uomo che, nonostante i sostegni ortopedici alle gambe - un regalo della polio che aveva avuto da piccolo - si muoveva con una dignità flessibile e verticale che sembrava più il retaggio di un’antica nobiltà che non il frutto di uno sforzo consapevole, Sir Leigh Teabing). Ma lei non sapeva che Pandemonium era un birbante al soldo di due padroni. Il che significa, per noi che vediamo le cose con distacco: a) Grande Merda voleva saperne di più; b) Colui non si fidava di lei. (Myr)

(Derek)

Riassunto dei primi 555 capitoli

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La vita è come un film. Io però entro sempre durante il

Intanto Lupescu era entrato in questo momento. Prima di rendersi conto di cosa succedeva, sentì una cosa lunga, sibilante e soda che tentava di intrudersi nel suo ano. “Ohibò -disse- ma che cazzo di posto è questo ? posted by Lupescu

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“Ho la Spilla”, disse. “Van Cleef è dei nostri, e sicuramente avrà fatto un bel lavoro” disse la Voce. “Lo spero” disse Isa lasciando scivolare la spallina della camicia da notte. Sapeva che la Voce, allo spuntare del capezzolo, avrebbe distolto lo sguardo dalla spilla. Malgrado l’età

secondo tempo e non ci capisco mai un cazzo. (Altan)

Per chi si fosse messo a leggere solo ora riassumiamo quello che è successo sinora. Carne di culo (carne nome, di culo cognome finchè non ne avrà un altro) nasce dopo una gravidanza di una decina d’anni da una prostituta (così pare anche se poi si scoprirà dell’altro) e da un innominabile nobile inglese. Superata la fase turbolenta dell’adolescenza diviene portiere di una squadra di calcio (questa è una novità di cui nessuno ha mai parlato) e poi viene spedito in altri mondi a fare delle cose di cui non frega un cazzo a nessuno. Di certo c’è che torna, in qualche modo, con l’unica sopravvissuta di un gran casino, bella, giovane, inspiegabilmente 35


vergine e con un sacco di miliardi di crediti in tasca (non conoscendo il cambio credito/euro non sappiamo se siano tanti o tantissimi). Non fa in tempo a riprendersi dalle fatiche appena tornate a termine che lo sbattono subito in una landa oscura e desolata a cercare di bloccare un atto terroristico. Ci va con la speranza di fare degli affari ma tutto va a puttane. Mentre sta per fare del sesso con la vergine viene portato in una villotta dello Yorkshire dove i due capi delle due fazioni avverse stanno chiacchierando amorevolmente. Uno dei due è suo padre, ma Carne non lo sa. Con una mossa alla Raffaella Carrà la verità viene a galla. A questo punto entra il ballo la madre troia/extroia/forsenulladituttociò. Carne cambia vita. Si traferisce a Parigi con la mamma, si immerge nel lusso più sfrenato ma.... Il Fondatore ha detto: “Isa si è spruzzata di N°5!!! Viene da Schit? E’ una di Loro?” NdE: La fama di Carne di culo è certamente legata al suo

personaggio principale che rappresenta, anche secondo la nozione comune, l’uomo moderno. Una caratteristica di Carne è certamente la tradizionale καλοσκαγαθία eroica, l’essere di bell’aspetto ed eticamente virtuoso, cui aggiunge uno straordinario senso pratico e una grande curiosità. (Myr)

La recensione di Aldo Magro

Chaos apparente in un procedere sempre logico. Pause assenti in una continua contaminatio plautiana. Personaggi metabolizzati riprendono vita e vitalità nelle cornici che completano il progredire dei momenti della vita del protagonista. Il passato si mescola con il futuro e ritorna spesso al presente in luoghi del mito. Le dotte citazioni che accompagnano i diversi passaggi non nascondono l’alto livello culturale dei diversi autori. L’intelligenza che pervade ogni riga del testo è trasparente ma genera una domanda che non ha bisogno di risposta e quindi non ha nemmeno bisogno di essere pronunciata. Un capolavoro assoluto che ha unico limite: la qualità dei suoi lettori. posted by aldomagro@monarchiaalternativa.it -Dec 15, 2006

Come sappiamo Aldo Magro non è mai tenero nei suoi giudizi sui lettori. Per la verità in tutte le sue recensioni elogia gli autori sperando di potere cambiare cognome grazie ai contributi degli editori. Lo ringraziamo comunque per avere, per primo, recensito Carne di culo.

CDC 556

“Monsieur Carnet De Cul?” La voce era flautata, con l’accento strascicato di Rouen. “Est ce que vous cherchez moi, monsieur? Mais peut etre que vous etes en faute. Mon nom est Carne Di Culo, pour vous servir”. “Oh, non, monsieur! Vous v’appellez Carnet, j’en suis sur. J’ai vu votre photo sur la première page du Canard Enchainé.... “Allez affancul, alors! Piès de mèrd. Allez à rompre les coglions à quelcun autre. Je m’appelle CAR-NE-DI-CU-LO, compris?” Questa conversazione in codice altro scopo non aveva se non di ottenere la piena sicurezza che Carne potesse riconoscere l’emissario del Governo. “O.K. allora, Carne. Formalità espletata, andiamo”. Carne aveva dovuto imparare 128 conversazioni criptocoprolaliche a memoria. Farsi raggingere dalla persona sbagliata, nel momento sbagliato poteva voler dire una glassatura di merda al cortisone, con la morte come effetto collaterale. “Un attimo. Devo parlare con la servitù per dare alcune disposizioni. Ho potuto trovare loro solo una modesta sistemazione. La mia fille de chambre e il cuoco alloggiano al Crillon nella suite presidenziale. Il giardiniere sta al Meurice con gli autisti perché non abbiamo trovato di meglio. E poi questo pied-à-terre è piccolo e non voglio averli qui di sera. Crozzo, Crozzo! Vieni rattin che papà Carnino tuo ti porta fuori con questo bel signore...” (Derek)

CDC 557

Carne era certo di avere riconosciuto l’emissario del Governo soprattutto quando, 36


come conclusione del riconoscimento aveva pronunciato la vera parola d’ordine: “O.K. allora, Carne. Formalità espletata, andiamo” che non voleva dire che dovevano andare da qualche parte. Carne ogni tanto non capiva un cazzo (aveva in questo ragione Pandemonium) e questa era una di quelle volte. Ciò nonostante ebbe qualche dubbio sul da farsi e prese tempo con la scusa di dovere dare istruzioni alla servitù. Chi altri sapeva le parole d’ordine oltre a lui? Sicuramente qualcuno altrimenti il contatto non avrebbe potuto avvenire. E per giunta ci voleva un terzo, che fornisse ai primi due le chiavi di riconoscimento reciproco. Un segreto condiviso almeno da tre persone quindi, eseguendo una facile sottrazione, ne rimanevano due. Era possibile che questo individuo dalla voce flautata, con l’accento strascicato di Rouen, fosse uno dei due o uno dei tanti impostori nei quali era inciampato? Crozzo, su suo ordine, lo stava leccando facendo finta di dimostrargli affetto. Ma Crozzo non era quell’angioletto giocherellone che sembrava. Nel suo DNA c’era tutto l’addestramento che i suoi avi avevano ricevuto durante il secolo precedente nei canili del KGB ed era stato affiancato a Carne per aiutarlo nei momenti più delicati. Crozzo scodinzolando andò nel suo bagno personale e mentre faceva finta di lavarsi le mani attivò il suo kit Scoprilaspia, ci sputò dentro e aspettò il risultato. Non ci sarebbe voluto molto. Scoprilaspia avrebbe confrontato il sudore della voce flautata con i dati delle 2322 ghiandole sudoripare catalogate, tutte di spie dell’una o delle altre parti. Ancora pochi attimi e avrebbe saputo se andiamo voleva dire davvero andiamo. Onorificienza sul campo concessa dal Fondatore: “Pezzo di bravura. Chapeau.” (Myr)

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“Fifty fifty” rispose Scoprilaspia dopo qualche attimo il che significava che, come tutte le altre volte, non aveva certezze. Crozzo, come tutte le altre volte, seppe cosa fare, il suo DNA parlava

chiaro. Azzannò Voce Flautata alla gola, lo trascinò al tritarifiuti e dopo pochi secondi di lui si era persa ogni traccia. A posteriori Crozzo si disse che aveva fatto bene per due motivi: a) se Voce Flautata era una spia non c’era altro da fare; b) se non lo era, ne avrebbero mandato un altro. “Crozzo, andiamo - la voce di Carne lo raggiunse mentre stava resettando il tritarifiuti per eliminare tracce dell’accaduto - Voce Flautata ci aspetta da qualche parte.” “Questo deficiente non capisce davvero un cazzo!” pensò Crozzo raggiungendo Carne. (Myr)

CDC 559

Crozzo seguì Carne fino alla limousine che li aspettava nel parcheggio sotterraneo. Si sistemò come al solito di fianco a Carne sbavando sul sedile di alcantara. “Dove andiamo, signore?” disse a quel punto la voce flautata dell’autista, con un accento strascicato di Rouen Crozzo sbatacchiò le orecchie, non credendo loro, ma poi, guardando per la prima volta l’autista, riconobbe le fattezze di Voce Flautata. O si trattava del fratello gemello di quello che aveva appena eliminato (stessa voce, stesso abito grigio, stessi occhiali neri) o erano piombati all’improvviso dentro Matrix. E Carne, che non ne sapeva niente, era convinto di trovarsi insieme all’emissario del governo! Mentre Crozzo pensava di avere fatto bene e triturare Voce Flautata Uno l’autista parlò di nuovo: “Mio fratello non viene con noi, signore?” “No, verrà più tardi” rispose Carne in modo evasivo*, senza capire il senso della domanda. Crozzo pensò che talvolta, casualmente, Carne era un genio. * Watzlawick, what you say it is (Myr)

CDC 560

La cattedrale di Rouen era avviluppata da una pioggia torrenziale. Tonnellate di guano si stavano sciogliendo e colavano lungo le facciate, 37


dando alla chiesa l’aspetto di una candela sulla bottiglia di un bistrot. La limousine parcheggiò sul retro. “Perché avete scelto proprio una cattedrale?” chiese Carne “Perché stare seduti su uno stupa sarebbe stato più scomodo, anche se forse più adeguato” rispose il dottor Mouse. “Ok, ma perché proprio una chiesa?” “Bisognava trovare un luogo che potesse introdurre nel nostro racconto le molteplici dimensioni dell’esistenza” disse Pandemonium dondolando i piedi, seduto sul tabernacolo. “Quali dimensioni? Quale esistenza?” Chiese Carne preoccupato. “Massì, tutte quelle cose sul fatto che la vita è apparenza, e c’è qualcos’altro dopo, o dietro, o sotto, o sopra...”. Stavolta, a parlare era stato il Commendator Breviglieri, che stava bevendo una Chinamartini seduto su un bancone della navata principale. “E allora?” disse Carne. “E allora, abbiamo provato a modificare un po’ le cose nella tua vita - disse il Dottor Mouse - ma ci siamo resi conto che queste cose non si possono fare senza la tua collaborazione. Abbiamo disegnato una mappa, e tu ti ci sei mosso dentro. Eri libero, completamente libero di andare dove volevi, eppure hai seguito la mappa. Sei un coglione”. Carne stentava a riconoscere nel dottor Mouse la figura amichevole di colui che era stato suo padre in tempi migliori. E stentava anche a rioconoscere in quell’omino saccente e insinuante il grande operatore culturale noto al gossip mondiale con lo pseudonimo di Grande Merda. “libero arbitrio, eh?” disse Carne. “almeno a parole” disse sarcastico Pandemonium, che poi prese a camminare per la chiesa recitando ispirato alcuni versi: Meraviglia di lontano o sogno portai ai confini della mia terra e attesi finché il destino trovò il nome nella sua sorgente

meraviglia o sogno potei allora afferrare consistente e forte ed ora fiorisce e splende per tutta la contrada un giorno giunsi alla fonte dopo un felice viaggio con un gioiello prezioso e fine la dea del destino cercò a lungo e alla fine mi disse “Qui nulla di uguale dorme sul fondo” Ed allora il gioiello sfuggì dalla mia mano e mai più la mia terra ebbe il tesoro così io appresi la triste rinuncia: nessuna cosa è dove la parola manca.

“Ah - disse Carne - e chi mi assicura che anche ciò che stiamo vivendo adesso non sia altro che un racconto? Chi mi dice che anche voi, qui, non siate un altro livello di questo cazzo di videogame. Un livello che definisce e detrmina il livello precedente, per sesempio? “ “Non esagerare... lo interpreta, semplicemente. Si usa così, anche nella vita quotidiana...” disse Grande Merda, cercando di stemperare i toni. “Chi mi dice che non abbiate nascosto il bario proprio qui, nei seminterrati della chiesa?” incalzò Carne, mostrando con questa frase che, come al solito, non aveva capito un cazzo. Ad un tratto, dal pulpito, si fece vivo Colui (CICNNPEP): “Per capirlo non c’è che il silenzio”. (flack)

CDC/RESET 1 Uscì dalla Cattedrale. Non c’era più niente, neanche l’orizzonte. Una specie di buio bianco lo avvolgeva e lo teneva sospeso. Si girò: Niente più cattedrale. Niente più niente. Ad un tratto però sentì una presenza alla sua destra, un leggero calore. Era lei, Kate, più nuda che mai, e più bella che mai. Entrambi erano nudi, e non ne provavano vergogna, anche se la ragazza riusciva a coprirsi un po’ il pube con la pagina di un vocabolario. Ne diede una anche a Carne, che non riuscì ad utilizzarla per via di 38


un’erezione litica. Carne di Culo aveva fame. “Andiamo”, disse. E andarono. Cinque erano le cicatrici che portava su di se’, e cinque i lunghi consunti vessilli delle sue dure prove. “Dammi da mangiare”, disse Carne di Culo. “Sì” disse lei, e lì a fianco comparve una grande credenza. “Un uovo, Carne di Culo, un uovo per te” disse lei, e i suoi occhi brillavano come stelle lontane “quando tornerai ancora?” Il silenzio d’intorno era rotto solo dal fischio del vento tra le pagine del vocabolario che volteggiavano. Il mare in distanza alzava piccole gelide onde rabbiose. “Sono stato tuo?” chiese Carne di Culo. “Non lo so” disse lei. (flack)

Nota del Fondatore: “A questo punto o è finito oppure ci vogliono un paio di templari e un’escursione in qualche mondo bidimensionale. “

CDC 561

If Groundhog Day is bright and clear, there’ll be two winters in the year. Era il 2 febbraio e si celebrava il giorno della marmotta. “Porca puttana, qui tutto ricomincia da capo!” si disse Carne. Qualche stronzo, sicuramente uno dei poteri occulti, aveva resettato tutto. Non solo era sparita la cattedrale, della quale non è che gliene importasse molto, ma non c’era più la sua Rolls Royce carrozzata Park Ward del 1939, la sua accogliente suite, se ne erano andati i pomeriggi nei caffè parigini, persino il suo fido Crozzo stava in quel momento sbavando da qualche altra parte. Per fortuna non c’era il sole e l’inverno sarebbe durato sei settimane di meno, il che significava che la primavera era prossima. A meno che. A meno che l’indomani mattina non ci fosse un nuovo reset con una nuova erezione. “Sono stato tuo?” avrebbe chiesto di nuovo Carne

di Culo. “Non lo so” avrebbe risposto Kate. Era proprio questa risposta quella che Carne non avrebbe sopportato a lungo. “Dopotutto, domani è un altro giorno!” Sperò con tutte le sue forze che il 3 febbraio sarebbe giunto presto. (Myr)

CDC/RESET 3 Rossella: So solo che ti amo. Rhett: Questa è la tua disgrazia. Rossella: Aspetta, Rhett... Rhett... Se te ne vai, che sarà di me, che farò? Rhett: Francamente me ne infischio. Carne: Lui sì che è un vero uomo! Kate: Un vero bastardo figlio di puttana. Tutto era sparito col reset tranne alcuni ricordi. Su Schit, poco prima di essere attaccati, stavano litigando al centro di una riproduzione olografica di un vecchio film. “Un vero bastardo figlio di puttana - ripetè Kate come questi che stanno arrivando.” Dalla piccola apertura giungeva, insieme al sibilo del vento, il loro odore, confuso con l’umidità salmastra. “Sì” disse Carne di Culo “doveva accadere”. (Myr)

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“Non vorrai per caso riproporre tutta la storia un’altra volta?” disse Grande a Mouse, sorseggiando un full prof di Cloa Ca Ila “Io ormai mi sono rotto i coglioni.” “La gente dimentica, lo sai, e quindi ogni volta è come se fosse la prima volta... Chi vuoi che torni indietro più di 500 puntate per controllare se le cose sono già successe? Pensi forse che qualcuno si ricordi che ho avuto la polio?” rispose Mouse facendo un salto mortale da fermo. “E poi ci sono le piccole varianti che ci aiutano. Prendi Kate. E’ comparsa la prima volta al 39


Titty Twister, ora invece è la copro-tagonista sin dall’inizio, e poi è nuda il che aumenterà ovviamente il numero di lettori. Tra qualche capitolo li faremo anche scopare... “ continuò Mouse che stava pensando a come tutto ciò avrebbe contribuito a prolungare il suo contratto. “Sì” disse impotente Grande “ ma ora tiriamoli fuori di lì altrimenti il giorno della marmotta segnerà la fine di tutto.” “Faremo in modo che domani sia il 3 di febbraio.” aggiunse laconicamente Mouse. (Myr)

CDC 563/RESET4 2 febbraio, verso mezzanotte “I casi sono due - disse Carne - O cerchiamo di recuperare qualche brandello della storia precedente, o andiamo avanti, e cerchiamo di riscrivere questa storia in modo più decente. Per esempio tu potresti cercare di non inciampare nel tubo di alimentazione della merda. Tutto sarebbe diverso”. “ i casi non sono due. Sono... esattamente.... seimilioni novecentotrentaquattromila elevato alla meno dodici” disse Kate Fuller consultanto il suo probabilly culografico. “Non sapevo che tu fossi una determinista” rispose Carne guardandola in tralice e sbirciando sotto la pagina del vocabolario. “Se non credi a questa teoria, puoi chiedere a uno dei nostri autori, un tale Sheckloaca che adesso potrebbe risolvere il nostro caso. Ma purtroppo è latitante, forse in Romania. Dovrai fidarti di me”. “Bene bene. - disse Carne di Culo - ma tra tutte queste possibilità, abbiamo scelta?” “Ancora con questa palla del libero arbitrio?” disse la ragazza sbuffando “No, vorrei semplicemente una storia in cui tu non devi rimanere vergine”. Carne era spazientito. La ragazza sorrise. Per la prima volta guardò Carne negli occhi, a lungo. “ A questo livello c’è una certa libertà di movimenti” sussurrò, senza smettere di guardarlo.

Carne allungò una mano, prese delicatamente un lembo della pagina di vocabolario che copriva la ragazza. Lei abbassò gli occhi e con la mano nascose il suo sorriso, sempre più marcato. Carne prese tempo: Guardò la pagina e lesse la prima parola che gli capitò... poi chiuse gli occhi e si addormentò. (flack)

CDC 564

Si svegliò. Kate non era vicino a lui. Buon segno, forse il giorno della marmotta era un sogno lontano, forse il 3 febbraio era arrivato. Casualmente aveva ragione. “Questa storia deve finire” disse tra sè e sè avvicinandosi a Kate con la solita erezione che lo perseguitava ormai da tempo. Raggiunse Kate e le disse, col solito tono maschilista: “Questa è la volta buona!” Kate sperava di perdere la verginità nel modo giusto e nel momento giusto ma considerando che il momento era arrivato, questo significava che quel momento era quello giusto e che la volta era buona. Carne si sbrigò in pochi secondi grazie anche ad una eiaculazione semiprecoce senza preoccuparsi dell’indice di gradimento che aveva riscosso. Stava pensando al secondo passo quando la fortuna fu benigna. Comparvero in quell’istante due Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis, due Templari insomma, gli stessi due invocati dal Fondatore, uno dietro l’altro come in una minima fila indiana. “Questa storia deve finire” ripetè a se stesso e guardò il primo negli occhi. “Ezechiele, 25:17. Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei 40


fratelli. E voi saprete che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di voi!” Non seppe mai chi gli aveva suggerito queste parole ma seppe cosa fare quando l’enfasi raggiunse l’acme. Con la vecchia 457 sparò un solo colpo nella fronte del primo. Caddero entrambi. E anche questa era fatta. Ma poichè questa storia doveva finire, la storia non finisce qui. (Myr)

CDC 565

“La storia ci sfugge di mano, stiamo perdendo il controllo di Carne” disse preoccupato Grande. “Era ora.” rispose Mouse aggiungendo “Adesso cominciamo a divertirci!” (Myr)

CDC 566

Carne era profondamente grato al Fondatore. Senza di lui non sarebbe esistito, non avrebbe avuto un nome, non avrebbe avuto una madre (poco di buono) e un padre (il mistero in persona), non avrebbe vissuto una vita avventurosa intervallata da momenti di esaltante edonismo. Sapeva tutto questo ma lui sentiva che il Fondatore era in debito nei suoi confronti, gli doveva una piccola cosa ma gliela doveva. Un incontro. Ci doveva essere un incontro riservato perchè Carne voleva sapere da dove veniva e dove sarebbe andato e questo solo il Fondatore poteva saperlo. Lui era potente, suggeriva: “due templari” e due templari apparivano e questo era un segno del suo potere. Voleva parlare con lui e poi se ne sarebbe andato per il suo destino. (Myr)

CDC 567

“E se Derek accettasse?” chiese Grande. Mouse non rispose, fingendo di pensare. “Sarebbe la fine?” azzardò Grande. Mouse non rispose neppure questa volta. Stava per incazzarsi. Possibile che Grande, con tutta la sua malvagia e la sua esperienza, non sapesse altro che fare delle domande? Non poteva

aspettare e vedere quello che sarebbe successo? “No.” Ma non era la risposta alla seconda domanda di Grande, era solo una negazione, un asettico metaoperatore di base, una gratuita operazione unaria fine a se stessa, forse semplicemente la verità, niente di più. (Myr)

CDC/INTERPRETAZIONI Tre le storie che presentano decise analogie sul piano dell’interpretazione: Carne di Culo, Matrix, Truman Show. Forti elementi di teologia e ontologia sono presenti nelle tre storie sopra indicate. Alcuni ritengono che esse derivino i loro temi principali dalla corrente dello gnosticismo, secondo la quale il mondo in cui viviamo è essenzialmente falso, ed è il risultato del processo di creazione che un Dio crudele, il Fondatore, ha ideato e realizzato. Un altro paragone religioso potrebbe essere connesso ai temi del Libro di Giobbe, in cui vengono imposte a Carne/Neo/Truman una serie di dure prove per vedere se rinunceranno alla loro missione. Un’altra allegoria religiosa potrebbe rifarsi al Giardino dell’Eden, da cui Adamo (Carne/Neo/Truman), avendo mangiato dall’albero della conoscenza (aver scoperto dove sta vivendo), se ne vuole andare (i tre vogliono farla finita con la storia in cui sono costretti a muoversi). La teoria dei cristiani anarchici crede che le tre storie siano analogie con il cammino individuale verso l’illuminazione, verso la ricerca della verità e della libertà da qualsiasi potere terrestre (il Fondatore). Dopo aver scoperto che il mondo in cui vivono è un’illusione, dove ogni cosa succede seguendo un ordine perfetto, un copione predeterminato, Carne/Neo/Truman sono costretti a superare le loro paure e insicurezze per riuscire a scappare. posted on Dec 16, 2006 by Froidiung Ass.

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Dal Fondatore a Carne Di Culo Msnak Carne ghiothera ‘ndlo. Ammaflandroe? Hlik! Rugam-blastash phuìnncs ml-leka, Carne. ‘Ndlo hos mermei troem, ‘ndlo h-sis tloan. Hin, enton droe ShitGun, hoi misat droe, ggsah nin? Hanoé Di Culo gh-ovanà: molah tjour te-romb (assa-kor). Phuìn Grande Merda knoà! Phuìn Spengler. Glo-’ndlo N°5 hlik-leka CICN NPEP. Mlah, en-droe Bisazza. Sho-’tla thin. Yours sincerelu Fundador V.P.: K-nlì ota romb, ota ‘n-dlo te-romb! (Derek) (trattasi di materiale pseudoentropico, NdE)

CDC 568 “No” aveva detto Mouse, non sarebbe stata la fine se Derek avesse risposto e la prova erà lì, nero su bianco. Con l’astuzia abituale che lo contraddistingueva, il Fondatore aveva tracheggiato ricorrendo alla sindrome di Babilonia. C’era un rischio, lo stallo. Se Carne avesse cercato di usare il cervello si sarebbe trovato di fronte ad un muro, non avrebbe avuto scappatoie. “E’ la fine?” chiese Grande che non vedeva soluzioni. “Dipende da Derek dipende da Carne” disse in tono conclusivo Mouse che una volta di più non riusciva a sopportare le ansie di Grande. (Myr)

CDC 569

Il Fondatore aveva risposto e la risposta era lì, nero su bianco. C’erano tre possibilità: a) il Fondatore, per pigrizia, aveva risposto nella sua lingua; b) Il Fondatore era ubriaco; c) aveva risposto nella sua lingua mentre era ubriaco. Carne, come spesso diceva Pandemonium, non

capiva un cazzo e questo lo aiutò moltissimo a decifrare il messaggio. Dopo avere riletto più volte la traduzione ne fu deluso perchè non trovò risposta ai suoi quesiti di carattere esistenziale. Il Fondatore non gli era stato utile. Ma forse, una volta smaltita la sbornia...

La traduzione secondo Carne Msnak Carne ghiothera ‘ndlo, Mio caro piccolo Carne, Ammaflandroe? Hlik! Volevi più risposte? Eccole! Rugam-blastash phuìnncs ml-leka, Carne. Non chiedermi troppo Carne, io sono ancora vivo.. ‘Ndlo hos mermei troem, ‘ndlo h-sis tloan. Tu hai avuto poco di quello che volevi, perchè poco hai fatto. Hin, enton droe ShitGun, hoi misat droe, ggsah nin? Sì, perchè con lo Shitgun potevi fare di più, molto di più, non trovi? Hanoé Di Culo gh-ovanà: molah tjour te-romb (assa-kor). Hai anche trascurato la famiglia Di Culo, ti consiglio di ricordartelo (assa-kor) Phuìn Grande Merda knoà! Phuìn Spengler. Grande Merda non ancora morto, Spengler sì. Glo-’ndlo N°5 hlik-leka CICN NPEP. Chiedi a CICN NPEP un po’ di scorte di N° 5 Mlah, en-droe Bisazza. Sho-’tla thin. Mio amico, stai attento a Bisazza che ne ha di più. Cerca di eliminarlo. Yours sincerelu Fundador Il Fondatore ti saluta V.P.: K-nlì ota romb, ota ‘n-dlo te-romb. V.P.: Ricorda quello che ti ho detto, ricordatene almeno una parte! Termini ricorrenti assa: merda droe: di più hin: affermazione 42


knoà: negazione kor: faccia leka: chiedere ‘ndlo: un po’, poco, una parte, piccolo nin: negazione phuin: morto romb: ricordare (Myr)

CDC 570

Per ore Carne studiò la traduzione poi cominciò a prendere appunti, analizzando ogni singola frase del messaggio del Fondatore. Mio caro piccolo Carne, Mi vuole ancora bene. Volevi più risposte? Eccole! Il Fondatore è disponibile. Non chiedermi troppo Carne, io sono ancora vivo.. Io non ho detto niente, non capisco questa frase. Tu hai avuto poco di quello che volevi, perchè poco hai fatto. Ecco che mi rimprovera, cosa cazzo ne sa delle fatiche che ho fatto? Sì, perchè con lo Shitgun potevi fare di più, molto di più, non trovi? Cosa dovevo fare, riempire di merda Schit come un bignè? Hai anche trascurato la famiglia Di Culo, ti consiglio di ricordartelo (assa-kor) Cosa cazzo sta dicendo? Non sapevo neppure di avere un padre e mia madre... lasciamo perdere! Grande Merda non ancora morto, Spengler sì. Finalmente un messaggio utile. Spengler ce lo siamo tolti dai coglioni. Per quanto riguarda Grande Merda dovrò indagare sul significato di non ancora.

Chiedi a CICN NPEP un po’ di scorte di N° 5 Il che significa che lo posso chiedere a CICN NPEP, non sapevo che fosse ancora dalla mia parte. Mio amico, stai attento a Bisazza che ne ha di più. Cerca di eliminarlo. Lo eliminerei volentieri, se sapessi il perchè e soprattutto chi è. Il Fondatore ti saluta Bella fatica! Poteva dire qualcosa di più carino. V.P.: Ricorda quello che ti ho detto, ricordatene almeno una parte! Ho il sospetto che il Fondatore pensi che io sia coglione. Messi i suoi appunti su carta, cominciò a riflettere e ne evidenziò tre: a) Grande Merda non ancora morto, bisogna sapere cosa significa l’intera frase; b) chi cazzo è Bisazza, perchè lo dovrei eliminare?; c) c’è qualcuno che pensa che io sia un coglione, e se fosse vero? Carne aveva sempre risolto i problemi che aveva dovuto affrontare o i problemi si erano risolti da soli, quindi si concentrò sul terzo. (Myr)

CDC 571 Carne aprì il pdf della sua storia, lo rilesse con attenzione e, a parte le considerazioni di Pandemonium delle quali non gliene fregava nulla, arrivò al capitolo 560 che gli chiarì alcuni aspetti quantomeno dubbi. “E allora, abbiamo provato a modificare un po’ le cose nella tua vita - disse il Dottor Mouse - ma ci siamo resi conto che queste cose non si possono fare senza la tua collaborazione. Abbiamo disegnato una mappa, e tu ti ci sei mosso dentro. Eri libero, completamente libero di andare dove volevi, eppure hai seguito la mappa. Sei un coglione”. 43


Questo era scritto, questo aveva detto Mouse e, se questo lo aveva detto suo padre, la cosa era seria. Non certo il fatto che lui era un coglione, ma tutto il resto. Tanto per cominciare quei maledetti bastardi lo avevano controllato sin dall’inizio e avevano trascritto tutte le sue mosse... ma nel capitolo 560 non avevano ancora visto cosa avrebbe fatto al capitolo 564 e ne avrebbero poi parlato solo nel capitolo successivo. (Myr)

Considerazioni di Carne sul Fondatore Oh, mentore delle mie gesta, che poi sono le tue, rispondi. Abbi pietà di ciò che fagociti. Davvero, come l’Altro Fondatore anche tu hai lanciato una pietra e poi hai forse soltanto assistito al propagarsi del tuo fiat. Davvero, come l’Altro Fondatore mostri di non essere più presente, e come Lui, interrogato, non rispondi, o se rispondi, sempre ammesso che sia tu a rispondere, rispondi in lingue a me sconosciute, tali per cui ho dovuto ricorrere ad improbabili aruspici, che non sono iscritti all’albo e non rilasciano neanche fattura. Ed ora mi lasci in questo vuoto in cui c’é solo questo persistente profumo di Chanel n.ro 5, e poco altro? E questo scegliere tra il nulla e una mappa già pefissata, lo chiami libero arbitrio? Ma sei poi tu che lo chiami libero arbitrio? (flack)

Riassunto dell’ultima parte

mendica dal Fondatore che lo manda a fanculo. Come fanno in molti Carne intravvede nella risposta del Fondatore l’affetto che gli manca e ne deduce consigli per la sua vita futura. Anche quando capisce che il Fondatore gli sta dando del coglione, lui lo considera uno stimolo per liberarsi dal giogo... (Myr)

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Spengler era morto, Grande Merda non ancora. Interpretando vecchie scritture in suo possesso capì cosa intendeva il Fondatore: “Non mangerà il panettone” è come se avesse detto. Traducendo in altre parole per Grande Merda c’erano solo due possibilità [-a) Grande Merda si faceva fuori da solo prima di Natale; -b) lo faceva fuori qualcuno prima] di Natale il che le restringeva ad una sola. Carne sperava nella possibiltà a) ma se nel frattempo qualcuno si fosse assunto la responsabilità b) questo non gli sarebbe dispiaciuto. Doveva prepararsi ma poichè il medium è il messaggio, anche l’abito doveva fare il monaco. Non era la prima volta ma questa era una volta speciale, avrebbe dovuto eliminare uno dei personaggi della storia e così la storia si sarebbe avvicinata alla fine (che poi avrebbe coinciso con il suo premio, la libertà). Era indeciso su come abbigliarsi e scelse la modalità Lee Marvin in Cat Ballou (NdE: un ben meritato Premio Oscar), nel momento che precede il duello con il fratello bastardo, dopo avere scartato camicia di seta nera di Nico, troppo semplice per un’occasione di tale importanza. Dalla sua panoplia scelse una Colt 45 Peace Maker Black e un cinturone di pelle da 24 pallottole. A quel punto fu pronto. Non aveva bisogno d’altro. Si diresse, deciso come non mai, verso la villotta dello Yorkshire.

Fino al capitolo 563 Carne ha vissuto un’aria da tempo sospeso, come se per lui non esistessero nè passato nè futuro. Senza sapere nulla del libero arbitrio nel capitolo 564 prende una decisione: “Questa storia deve finire” a cui fa seguito la clamorosa premessa al sesso con Kate: “Questa è la volta buona”. Il dado è tratto. Già che c’è (Myr) elimina i due templari suggeriti dal fondatore, li fa secchi con un solo colpo. Senza saperlo sta Risposta del Fondatore a Carne diventando onnipotente (Grande Merda comincia Tu sei Io sei Tu a preoccuparsi, Mouse, forse più merda ancora, (Comunque: Bisazza) a divertirsi) ma gli manca ancora l’autostima. La (Derek) 44


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era convinto di essere il padre dello stesso) che Mentre avanzava verso la villotta il suo ricevitore era una cosa giusta. Inutile continuare, qualsiasi scelta della sua vita era degna del suo nome. Ma interstellare gli segnalò un messaggio in arrivo. ora la fine si stava avvicinando e il suo timore era Era del Fondatore! “Tu sei Io sei tu”. Non si preoccupò di capire e decrittò immediatamente il quello di non essere stato stronzo a sufficienza messaggio: “0106 8-136010 (in ogni caso Bisazza (un rammarico che come vedremo non lo avrebbe accompagnato a lungo). è da eliminare)”. Il Fondatore, per aiutarlo una Aveva le lacrime agli occhi quando gli sfuggì una volta ancora, gli aveva inviato il numero di frase: “E’ finita” telefono della villotta per poterla contattare (se “Sì” disse Mouse (come affermazione del Grande Merda fosse già stato eliminato avrebbe conseguente) e un decimo di secondo dopo gli rinunciato al viaggio). fracassò la testa con grande la base di marmo di una piccola scultura di Chiparus, il pezzo della Decrittazione sua collezione al quale era più affezionato. In Tu: 010 quel momento squillò il telefono. sei: 6 (Myr) I: 8 0: 13 (Myr)

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Grande Merda era in ansia da parecchio tempo, sentiva che chi di qualcosa ferisce dello stesso qualcosa perisce, una maga gli aveva predetto che non avrebbe mangiato il panettone e solo ora, che si stava avvicinando Natale, cominciava a capire. Ripensò alla propria vita perchè in situazioni del genere bisogna farlo. Nome: Anocleto, proprio così. Nome e cognome: Anocleto Bisazza, proprio così e non era un segreto assoluto, perchè il Fondatore, che ce l’aveva con lui, lo sapeva e stava cercando di farlo capire a Carne. Con un nome così e con un certo numero di stronzate che aveva fatto da piccolo e da grande (di cui poi si parlerà tra poco) di lì a guadagnarsi il titolo di Grande Merda il passo fu breve. Fu davvero una grande merda quando mise incinta Isa Di Culo (una ragazza dell’alta borghesia) spacciandosi per un tale Dottor Mouse, fu altrettanto una grande merda quando convinse il Dottor Mouse che l’ultima prostituta con cui aveva fatto del sesso era rimasta incinta, fu una grande merda quando disse al Dottor Mouse che la prostituta si chiamava Isa Di Culo, fu una grande merda quando si mise d’accordo per inviare Pandemonium a fare schiattare Carne (suo figlio naturale) convincendo Mouse (che

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“Risponde la segreteria telefonica del numero 010 68136010. In questo momento non c’è nessuno. Lasciate un messaggio dopo il segnale acustico”. Il segnale fu ovviamente di cattivo gusto, ma ormai Mouse, malgrado il suo lignaggio, si era dovuto abituare al mondo degradato che lo circondava e ai suoi segni. “Sono Carne, ho bisogno di sapere se Grande Merda è ancora vivo” disse, con un tono decisamente tranquillo, la voce. Mouse, per la prima volta, ebbe dei dubbi sul fatto che Carne fosse coglione. Doveva rispondere oppure no? Grande era morto oppure non ancora, come aveva detto a suo tempo l’oracolo? Il reality, per una incredibile magia, si era rovesciato e Carne stava dirigendo l’orchestra? “Sono Carne, se c’è qualcuno mi risponda, per favore!” disse ancora la voce aggiungendo, con un tono che a Mouse parve minaccioso: “Sto venendo lì.” (Myr)

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“Sto venendo lì” aveva detto Carne. In quel momento Mouse sentì bussare alla porta. “Carne è arrivato!” si disse come se avesse avuto un presentimento. 45


stato io (bastardo, lui era davvero una grande merda) ne sono stato felice perchè compresi che Carne entrò. Mouse gli indicò il corpo steso sul Grande, della mia impotenza, non ne sapeva pavimento allargando le braccia come per dire nulla. Se non lo sapeva lui non lo avrebbe saputo “E’ successo”. nessun altro. Lui non avrebbe potuto sputtanarmi Grande Merda non era più non ancora morto. e la verità non sarebbe venuta a galla. Per giunta Infatti era morto. Il cranio era fracassato ed era steso a terra in posizione innaturale. Era normale più volte gli avevo ripetuto un concetto: Per proteggere un segreto a volte basta chiedere a che lo fosse. Ve lo immaginate uno morto con chi lo custodisce di non rivelarlo, a volte però è il cranio fracassato steso a terra in posizione meglio ucciderlo. E lui non si è mai tradito, non naturale? mi ha mai tradito, e io non l’ho mai ucciso” Un rigonfio innaturale, quello sì, sul fianco del panciotto attirò l’attenzione di Carne. Cucito nella “Ma ora lo hai fatto.” “Sì, stava per cedere.” fodera c’era un poderoso portafoglio, curvato Bella storia! Stava per finire e Carne scopriva che dal contatto prolungato con la scatola toracica, l’uomo che ormai considerava suo padre aveva un po’ sudaticcio. Lo aprì. Non c’era denaro ma ucciso suo padre. Bel casino! Ma per fortuna la molti foglietti d’appunti, alcune fotografie ormai storia stava per finire. ingiallite e un vecchio documento sgualcito intestato a tale Anocleto Bisazza. Le foto (Myr) ritraevano una giovane donna dai lineamenti familiari, poi la stessa donna con un bimbo molto CDC 578 piccolo, anche lui dai lineamenti familiari, poi Carne stava pensando al suo futuro e cominciava la stessa donna, più avanti negli anni, in abito a vergognarsi. Se avesse ritrovato Kate (sentiva di grande sartoria. Carne Sussultò. Era Isa, Isa il dovere di riparare dopo la rapida deflorazione) Di Culo, sua madre! Riguardò la foto del bimbo l’avrebbe sposata. ed ebbe un nuovo sussulto, quel bimbo era lui! “Vuoi tu Colonello Carne Bisazza Di Culo Prima ancora di compiacersi per non essere stato prendere per sposa Caterina Comesichiama...” lui ad ammazzare Grande Merda si chiese: ecco come il celebrante avrebbe iniziato la “Cosa ci fa lì quasi tutta la mia famiglia, ben cerimonia tra le risa degli invitati. celata, forse per mantenere un grande segreto?” Bisazza, che cazzo di cognome per uno che aveva sparso merda per mezzo universo! E che (Myr) cazzo di cervello poteva avere il Fondatore per avere architettato una storia simile? Quantomeno CDC 577 avrebbe dovuto scusarsi con lui. Ma questo “Cosa ci fa lì quasi tutta la mia famiglia, ben sarebbe successo in futuro quindi era meglio celata, forse per mantenere un grande segreto?” pensare al presente dove tutto filava nel rispetto “Sì” disse Mouse, con un forte senso di colpa per avere ammazzato Grande Merda dopo averne della risposta del Fondatore. Padre o non padre Grande Merda Bisazza doveva morire ed era esclusa la possibilità durante la loro ultima successo. E adesso? conversazione. “Un gran segreto anche se Grande pensava di (Myr) esserne l’unico a conoscenza. Io sapevo.” “Tu sapevi?” la meraviglia di Carne non aveva CDC 579 confini “Tu sapevi e mi hai detto di essere mio padre?” “Adesso basta!” disse il Fondatore. “Sapevo, sapevo, non potevo non sapere. Io sono impotente, sono sempre stato impotente. Quando Finito di scrivere Grande mi ha detto che Isa era incinta e che ero il 19 dicembre 2006 46


CDC - Postfazione

Quali sono le cose che ci aspettavamo da questa storia? Semplicemente quelle che distinguono una storia divertente dai soliti polpettoni decisi dal marketing delle società editrici, il realismo, la morale, lo stile. Il realismo di Carne di culo non si discosta dalle altri tipi di correnti realiste anche se in questo caso è rappresentata solo una parte della classe lavoratrice pur non dimenticando i suoi reali problemi quotidiani, la sopravvivenza, il denaro, il sesso, la famiglia. Il protagonista ha un forte senso morale: pur dovendo ricorrere alla forza, sa che il mondo è violenza e che la violenza non ha mai un senso e finchè può se ne tiene lontano conscio della fragilità propria ed altrui. Chi ha scritto Carne di culo ha preteso il meglio di sè e questo ne fa un’opera che merita rispetto, lo stesso rispetto che il lettore riscontra nei confronti di sè stesso durante la lettura di ogni nuova pagina. Questo liber interruptus ci fa sperare che la pianta, pur incompleta, generi dei semi che generino un’altra pianta... A quando Carne di culo 2? (Myr)

CDC 580 Messaggio per i lettori: Riprendere in loop dal capitolo 9 cliccando qui (frase con link, nel testo originale) per scaricare il pdf (frase con link, nel testo originale) per continuare la lettura dal capitolo 9, cliccate qui (frase con link, nel testo originale) (flack)

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Carne di Culo - Le armi L’intrusore anale era un’arma segreta ma la voce che esistesse era giunta sino ai mezzi di informazione. I Cavalieri della Tavola Rotonda, così amavano definirsi le eminenze grige della Confederazione occidentale, decisero di sviare l’attenzione mettendo in commercio un attrezzo che avrebbe distratto, con le sue caratteristiche, anche il segugio più attento. Lo chiamarono Anal Intruder, la traduzione letterale del nome in codice dell’arma segreta. La descrizione era chiara:”Anal Intruder Kit: six different attachments on a multi-speed vibrator. Butt plug, anal probe and rectal screw are standard options with a studded sleeve, ribbed tip and deep anal explorer thrown in for good measure. You’ll sample each style of anal stimulation, returning to your favorites for special all-anal orgies.” Il prezzo, definito in US$ 1,99, favorì la diffusione e l’attrezzo erotico divenne l’Anal Intruder per antonomasia facendo così dimenticare le voci sull’arma segreta. (Myr)

pausa..... (flack)

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LIBRO II

CARNET DE CULO

LIBRO II CARNET DE CULO

CARNET DE CULO - Preface

Premesse: Da più parti si sentiva una vaga, pallida ma insistente necessità di ricominciare. La latitanza del Fondatore e l’ambiguità delle sue sporadiche risposte avevano accreditato sempre di più le prospettive solipsiste. Al pari dei destini dell’uomo dopo l’illuminismo, anche gli orizzonti di Carne si erano progressivamente allontanati dalle dimensioni ultraterrene della sua vicenda. Molti, tra cui il Pontefice, sostenevano che il male del secolo fosse il relativismo, generato dall’aver riposto un’assoluta fede nella ragione per poi aver dovuto ammettere che la verità oggettiva, al pari della realtà oggettiva, erano solo vane e mutevoli utopie, generate dai molteplici sistemi di rappresentazione. Il Fondatore allora, si sarebbe ritratto vedendo l’abuso che Carne avrebbe fatto del libero arbitrio. Carne aveva le prove del contrario: il libero arbitrio sopravviene quando il

Fondatore si sottrae. Carne, ora, non credeva più a nessun fondatore, ed era nella piena convinzione di essersi autodeterminato. (flack)

CARNET DE CULO Chapter 1, The Smart Set Alle undici di mattina Carnet de Culo se ne stava nella vasca da bagno, mollemente abbandonato nell’acqua leggermente profumata di patchouli. Titillava pigramente le corde del piccolo ukulele, ricordo del suo ultimo viaggio nelle isole del Pacifico, traendone i caratteristici suoni limpidi e lamentosi, secondo una semplice melodia insegnatagli dalla sua vahine nelle chiare notti del tropico. Di quando in quando una breve scoreggia saliva a galla creando graziose bollicine. “Amor... Amor... ti stringo al cuor... ti parlo ancooor... d’amor...” Che noia. A mezzogiorno lo attendeva il consueto appuntamento del giovedì con la giovane Lady Gwendaline, e insieme si sarebbero recati a colazione da Lady Cophetua Hinshelwood. 49


La piccola Gwendaline! Si conoscevano fin da bambini, fin da quando era solito passare le vacanze estive nella casa di campagna di zia Ethelred, nella tenuta del Carnarvonshire. Lo zio Wulfstan, conte di Glamorgan, veniva a prenderlo alla stazione di Huddersfield con la Bentley guidata dal vecchio Winnie, autista e giardiniere nonché stalliere di famiglia. Li accompagnava Gwen, figlia della cuoca Jemima e del maggiordomo, il signor Hichens. Già allora Gwendaline aveva un culo spropositato e lui la chiamava Chiappona. Lei sembrava offendersi, ma in realtà, non si sa come, era fiera di portarsi attorno quelle immense natiche tremolanti, e celiava. Ma ora? Ne era passata di acqua sotto i ponti! Gwendaline era riuscita a sposare in prime nozze il figlio del reverendo Higgins. Quando il poveretto morì improvvisamente non passò molto tempo che si fidanzasse con Tobia Peacock, un giovane e facoltoso uomo d’affari di Leeds. Alla sua morte, sopravvenuta inaspettatamente un mese dopo le nozze, Gwendaline si trasferì a Londra, prendendo alloggio in una graziosa palazzina di Pimlico. Ella era ormai dotata di cospicui mezzi di fortuna, e conduceva una vita agiata. Fu poco dopo il suo arrivo nella capitale che si incontrarono nuovamente: Lady Hinshelwood, che amava contornarsi di giovani rampolli, era solita invitare ai suoi ambìti ricevimenti le giovani più in vista del momento, e a Gwendaline in virtù delle proporzioni del suo olimpico culo era stato facile accedere al salotto della signora. Ebbe così modo di conoscere il giovane conte di Culloden upon Bigelow, che sposò dopo un brevissimo fidanzamento. Purtroppo il matrimonio ebbe vita breve: Culloden morì improvvisamente pochi mesi dopo che si erano stabiliti nelle nuova magione di Chelsea. Carnet de Culo si trovava ora in un certo imbarazzo. Lady Cophetua non gli aveva nascosto che avrebbe molto gradito che frequentasse più assiduamente Gwendaline, e lui non poteva rifiutarsi visto l’aiuto che aveva ricevuto dalla signora la volta che aveva perso 3500 sterline al giuoco del backgammon, l’altra

volta che un uomo era morto mentre lui stava guidando da ubriaco la sua automobile sportiva in Hyde Park e quando una donna era scomparsa dopo una di quelle festicciole. Di certo Lady Hinshelwood aveva validi motivi per favorire questa frequentazione: il suo defunto marito era stato socio del padre del giovane Culloden nella fabbrica della Salsa Pea & Lerrins, “La Salsa Che Fa Bruciare Il Culo” dalla formula segreta. Ma il vecchio conte, ucciso da una pallina vagante durante una partita di golf, aveva lasciato aperte molte grosse posizioni debitorie con la società di cui lei era ora titolare e che il figlio non aveva voluto onorare. Favorendo un’unione tra l’erede Gwendaline e Carnet, che dipendeva da lei, avrebbe potuto rientrare in possesso di una grossa somma di denaro, oltre a terreni, fabbricati e certificati azionari, e forse anche della formula della Salsa. Mentre si avvolgeva nell’accappatoio tiepido, Carnet si accorse di avere paura. (Derek)

CARNET DE CULO Chapter 2 The Reasons of the Ass

My Ass

By Gwendoline Hichens I have a large ass that goes in and out with me, And what can be the use of him is more than I can see. He is very, very like me from the thighs up to the waist; And I see him jump behind me, when I jump into my bed. The funniest thing about him is the way he likes to grow: Not at all like heavy pumpkin, which is always very slow; For he sometimes shoots up fatter like an india-rubber ball, And he sometimes goes so swollen that there’s only of him at all. He hasn’t got a notion of how people ought to play, And can only make a fool of me in every sort of way. He stays so close behind me, he’s a coward you can see; I’d think shame to stick to nursie as that arse sticks to me! One morning, very early, before the sun was up, I rose and found the shining dew on every buttercup; But my lazy fattie ass, like an arrant sleepy-head, Had stayed at home behind me and was fast asleep in bed.

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Questo poemetto, scritto in giovanissima età da Gwendoline Hichens, fu da lei conservato per alcuni anni in una cassettina di legno profumato nella sua camera. Allorquando, alle soglie della pubertà, ella iniziò a sentire i primi rivolgimenti ormonali, ne fece dono in copia a Carnet De Culo, in occasione di un suo soggiorno estivo a Glamorgan. Carnet ne fu profondamente scosso, tanto da volersi disfare del manoscritto. La frequentazione dei due, fino ad allora improntata a infantile cameratismo, subì una brusca interruzione, tanto che Carnet pretese di ritornare a Londra con la scusa di dover sostenere gli esami di riparazione per quanto quell’anno fosse stato promosso. L’originale, conservato da Gwendoline, la seguì dapprima in casa Higgins e poi a Leeds quando divenne la signora Peacock. Nel trasloco a Londra, dopo la morte di Tobia Peacock, l’originale del poemetto andò smarrito. Ma in seguito, all’insediamento di Gwendoline nella magione di Chelsea, la cassettina di legno profumato fu ritrovata in un baule che conteneva vecchi cappelli e indumenti intimi femminili, oltre a un misterioso oggetto oblungo dalle fattezze di un cannocchiale, ma con una estremità perfettamente arrotondata... Piegato in 16 Lady Gwendoline volle che il foglietto fosse inserito nella controcassa di un orologio a meccanismo erotico da panciotto, una “montre libertine à automates lubriques”, fabbricato da Jason Rigby di Londra, di cui ella era intenzionata a fare dono a Carnet De Culo dal momento che si erano nuovamente incontrati. Un dono che non sapeva se sarebbe stato gradito, anzi... (Derek)

CARNET DE CULO Chapter 4 Mesmeric dance La tre litri avanzava lentamente lungo Tottenham Court. La luce fioca dei lampioni e i rari passanti davano alla strada un aspetto spettrale. Sullo sfondo, il Covent Garden avvolto nella nebbia si stemperava verso l’alto in una fuliggine scura ed evanescente. Il vecchio Winnie procedeva guardingo, forse borbottando qualcosa sotto

i baffi, ma Carne non poteva sentire perchè aveva chiuso il cristallo scorrevole. Non era assolutamente antidemocratico, teneva chiuso il cristallo per poter scoreggiare a suo piacimento senza dar noia al vecchio autista. Lasciandosi alle spalle Bloomsbury, passando il Tamigi, la città si faceva più squallida, meno vivace. Oltre Walworth Road, le basse case dell’East End avevano perso quasi definitivamente il loro decoro, anche se a lato della strada ogni tanto qualche lunga cancellata lasciava supporre che dietro quei platani e quegli olmi sonnecchiassero antiche dimore nelle quali il fasto era ormai solo un ricordo. La Bentley rallentò, curvò e si fermò davanti ad una enorme cancellata in ferro battuto. Il vecchio Winnie scese e tirò energicamente il campanello a saliscendi, poi risalì in macchina. Dopo qualche minuto qualcuno venne ad aprire. Si trattava in verità di un personaggio assai inconsueto: un uomo di razza indiana, con un grosso turbante turchino ed una lunga veste bianca con colletto alla coreana. “Lord Di Culo, Madame Shalikhan vi attende. Da questa parte, prego” disse l’uomo con un tono cortese ma molto distaccato. Malgrado la pochissima luce, proveniente da una lucerna ottomana, si intuiva che l’atrio della casa era straordinariamente arredato da una collezione di samovar, accuratamente disposti su alcune grosse mensole di fattura orientale. Anche la boiserie della stanza era intagliata a motivi arabeschi. Sul pavimento, numerosi tappeti si sovrapponevano gli uni agli altri. Entrarono in un salotto, dove il vecchio Winnie fu fatto accomodare. Carne fu introdotto nello studio di Madame Shalikan: Un piccolo ambiente in cui aleggiava un forte odore di mirra ed altri aromi d’oriente. Tutte le pareti erano coperte di quadri, specchi, appliques, piccoli bassorilievi, maschere africane, armi primitive, simboli magici, lucerne e bambole di ogni tipo e fattura. Le finestre erano nascoste da numerosi tendaggi. Il numero di tappeti era così elevato da rendere il pavimento pieno di dislivelli e di veri e propri gradini. Una unica lampada, sulla scrivania, ne illuminava 51


il piano, completamente sommerso di oggetti. Madame Shalikan non c’era, o almeno così sembrò a Carnet, finchè non la udì alle sue spalle. “Mi aparite... perocupato, n’est pas?” disse la voce di Madame. Carne si rese conto allora che nella stanza c’era un paravento. Madame ne uscì con un’aria orrenda. Una vecchia vestaglia di seta dorata, macchiata e consunta, avvolgeva a stento un decollété vizzo e grinzoso, coperto a malapena da uno jabotche forse, un tempo, poteva essere stato bianco. Un enorme cammeo di giada lo teneva legato alla meglio. Sopra a tutto, uno scialle nella lavorazione tipica di Alessandropoli, di colore nero, turchino e sangue cotto. Ma l’aspetto più impressionante di Madame Shalikan erano gli occhi: due topazi giallastri e fiammeggianti, incorniciati da palpebre simili al cuoio consunto nella parte superiore, e da enormi borse cascanti, simili allo scroto del demonio, nella parte inferiore. Questo orrendo panorama aveva come orizzonte una enorme riga nera di kajal, stesa forse qualche settimana prima. “E’ per vostro sogno, vero, Monsieur De Culo?” “Sì, madame. Un sogno che mi ossessiona ogni notte” “Io prego lei non dire niente più!” Madame aprì un vecchio secretaire e ne estrasse quello che a prima vista sarebbe sembrato un cannocchiale, se non fosse stato per una delle due estremità, che era perfettamente arrotondata. “Prego, lei toglierà suoi pantaloni et coulottes” “Devo proprio?” chiese Carnet, visibilmente in apprensione. “Non si può sapere cosa è davanti se prima non si sa cosa è dietro” disse risoluta madame. (flack)

CARNET DE CULO Chapter 5 Tagging after Era ormai Natale. La mezzanotte era passata da poche ore. La macchina di Carnet era sfrecciata oltre la stazione di Elephant and Castle e si era fermata dopo un centinaio di metri davanti alla

Castle Brasserie (NdE: cucina del Bangladesh, chiusura alle 22, quindi già chiusa). Poco dopo era ripartita verso Camberwell, un sobborgo della parte meridionale della città noto per le sue origini medioevali, per la chiesa di St. Giles e per il fatto che Brian Ferry aveva vissuto lì. Ma non era certo per tutto questo che Carnet era venuto da queste parti, per giunta nella notte di Natale. Chi l’aveva visto poche ore prima aveva notato in lui segni di preoccupazione misti ad ansia e chi l’aveva visto così diverso dal solito era John Caruso. John Caruso aveva seguito Carnet per tutta la serata, in maniera discreta, lontano sufficientemente per non farsi scorgere, vicino a sufficienza per non perderlo di vista. Lo aveva seguito senza riuscire a capire perchè Lord De Culo a notte fonda, si aggirasse per le vie di un sobborgo abitato in prevalenza da caraibici e da mediorentali. Carnet si era fermato a Camberwell Green* davanti ad una enorme cancellata in ferro battuto di fianco ad una casa di riposo. Poco dopo venne accolto da un personaggio assai inconsueto: un uomo di razza indiana, con un grosso turbante turchino ed una lunga veste bianca con colletto alla coreana. Il cancello si richiuse alle sue spalle. John si preparò ad una lunga attesa cercando di capire perchè Carnet si fosse fermato nei pressi di un ristorante chiuso e sperando il freddo umido della notte non favorisse uno dei suoi soliti attacchi di colite. * Sulla sinistra un progetto di Hughes Minet Esq. di una fattoria a Camberwell Green per Thomas Greensteed. Fu realizzata nel 1789 ma poi venne demolita nel 1819 per fare spazio alla Camberwell New Road (che poteva passare da un’altra parte!). Il terreno venne acquistato dall’assemblea parrocchiale alla fine del 1800 per proteggerlo (questa la dichiarazione ufficiale) dalla speculazione edilizia. Ma quale fu il vero motivo? (ma questa è un’altra storia anche se Carnet De Culo in questo momento si trova proprio lì, nel soggiorno di Madame Shalikhan, proprio nel punto in cui sorgeva la fattoria due secoli prima). (Myr)

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CARNET DE CULO Chapter 6 John, who’s this man?

John Caruso, breve storia di famiglia. John era nato da una relazione tra il bellissimo Carmine Caruso e la benestante Ellen Peacock. George Peacock si incazzò moltissimo quando seppe che la sua amata figliola Ellen, madre di tre figli, dopo 11 anni di tranquillo tran tran aveva lasciato casa e famiglia per mollarla all’autista. Si incazzò molto di più quando gli giunse la notizia che l’adorata figlia stava per sfornare un piccolo italiano. Si incazzò a tal punto che ebbe un colpo e ne morì non prima di avere chiamato avvocati e notai e di avere spiegato loro che, anche violando la legge, tutto il suo patrimonio avrebbe dovuto essere trasferito al fratello minore Alphonzo. Al, microbiologo da anni emigrato in Inghilterra, era titolare di cattedra nella famosa Leeds School of Medicine, sposo fedele di una simpatica donna grassoccia e padre felice di Tobia, un ragazzo assennato. John, dal canto suo, era cresciuto senza sapere nulla di tutto ciò finchè il giorno del suo trentesimo compleanno Carmine, dopo abbondanti libagioni, alzò il calice. “Finalmente è morto!” disse, con aria soddisfatta. “Morto? Chi?” chiese John con meraviglia, considerando il fatto che si stava festeggiando il suo compleanno. “Quel bastardo di tuo nonno! E’ morto ieri, a novantanni suonati.” Ellen guardava Carmine con rassegnazione. Si erano promessi solennemente di non rivelare mai la verità a John ma forse era meglio così, John poteva continuare a lavare le macchine nel garage del padre ma doveva sapere da dove veniva perchè sapesse, prima o poi, dove andare. John si fece raccontare tutto, seppe che suo nonno non era morto in un incidente d’auto prima che lui nascesse e che aveva trasferito tutti i suoi beni, con la complicità dei suoi avvocati, al fratello scienziato. Ora che sapeva da dove veniva sapeva anche dove andare. A Leeds. (Myr)

CARNET DE CULO Chapter 7 In pursuit Leeds. Il luogo dove la ricerca del Pavone, pardon, del Peacock, doveva finire. O doveva cominciare. L’Airbus A-330 proveniente da Amsterdam atterrò al Leeds Bradford senza problemi. Le ruote accarezzarono il cemento della pista appena coperto da uno strato di leggero nevischio, l’aereo rallentò, invertì la marcia e si diresse verso il terminal della KLM. Un tapis roulant lo trasportò, senza alcuno sforzo, attraverso il tunnel fino alle scale mobili e agli ascensori verso il ritiro bagagli e al controllo passaporti, un percorso di pochi minuti che gli fece subito capire che non sarebbe stato facile trovare il bandolo della matassa. Già, perchè le pareti lungo il percorso verso l’uscita, come succede in tutti gli aeroporti, erano piene di pubblicità: Peacock & Jones, Peacock and Smithson, Peacock & Mc Carthy, Peacock & Lea, Peacock & Jackson... Peacock dappertutto! Alberghi, supermercati, consulenti finanziari, una banca, un produttore di ombrelli... Peacock dappertutto! Non sarebbe stato facile trovare il Peacock giusto. Era pronto a scegliere l’Airlink757, il pullman per il centro città, ma all’ultimo minuto, pensando che un’auto avrebbe potuto essergli utile, scelse una Ford Ka all’autonoleggio low cost e la prenotò per 3 giorni. Pagò le 63,81 sterline richieste e partì verso il Peacock & Turner Hotel nel centro di Leeds. Una volta sistemato scese nella hall e chiese ad un impiegato di potere parlare con il direttore. Pochi minuti più tardi entrò in un piccolo ufficio, una vera bomboniera, accogliente, illuminato con sapienza, legno e tappezzerie vittoriane, appliques di fine ottocento, stampe antiche e, dietro colui che sicuramente dirigeva la baracca, un quadro, sicuramente una riproduzione, che a John era molto familiare: si trattava di un dipinto di Tobia Stranover (NdE: Peacock, Peahen and Poultry - in italiano: Pavone, Pavonessa e Pollame) che era appeso da sempre sopra il letto dei suoi genitori. Ora ne 53


capiva il perchè! Un quadro di famiglia, una sorta di stemma! Il direttore molto cortesemente rispose alle sue domande e gli raccontò come il signor J.D. Jackson, attuale proprietario dell’hotel, lo aveva acquistato dalla vedova Lady Peacock pochi giorni dopo la triste dipartita di Tobia Peacock, il precedente proprietario. Una condizione contrattuale, prevista dal defunto in caso di cessione dei suoi beni anche da parte dei suoi eredi, era che il suo cognome venisse mantenuto nella nuova denominazione. Ora John, ripensando a tutte le pubblicità viste, capì cosa era successo ai beni del defunto cugino di sua madre. Lady Gwendalyne si era sbarazzata di tutto in pochi giorni. Strano! Anzi, sospetto!

vergognosamente rapidi il saggio (e ricco) Tobia Peacock che, come il suo predecessore, non durò a lungo. In tempi vergognosamente rapidi la giovane bivedova trasformò i beni del marito in denaro liquido e partì per Londra dove voci riferiscono che acquistò una piccola villa nei pressi della Tate Gallery... Mentre il barbiere continuava a parlare John stava già pagando il conto dell’albergo. Quello che aveva sentito era più che sufficiente per farlo salire sulla Ka e partire per Londra. Avrebbe risparmiato del tempo se avesse avuto la pazienza di ascoltare quello che il barbiere aveva ancora da dire su Gwendalyne.

Imbocco la M1, passò di fianco all’aeroporto di Luton e dopo un cinquantina di chilometri (Myr) entrò in Londra e si diresse verso Westminster, 3 ore e ventotto minuti dopo essere partito era CARNET DE CULO Chapter 8 davanti alla villa di Gwendalyne (l’unica in The pursuit goes on mezzo a decine di bassi condomini, a pochi metri Il sospetto si era fatto strada rapidamente. Perchè dall’angolo posteriore sinistro della Tate). Il portiere in divisa da grande ammiraglio fu molto la vedova dell’uomo più ricco della contea si era gentile, gli spiegò che la villa era ormai da tempo, sbarazzata in pochi giorni di tutti i suoi beni? da quando Lady Gwendalyne l’aveva venduta John aveva bisogno di sapere ma anche, dopo il prima di sposarsi col giovane conte di Culloden lungo viaggio, di radersi. Il barbiere dell’hotel, upon Bigelow, un residence di lusso, abitato da non appena ebbe sentito il nome di Gwendalyne parlamentari del nord del paese. Peacock, non si fece pregare e cominciò subito a spifferare un mucchio di storie curiose. La vedova “Il Conte è ancora vivo?” chiese senza pensarci non era una ragazza inesperta, come d’altra parte John. “No” rispose laconicamente l’ammiraglio “il il suo grosso culo e le insistenti voci sulla scarsa matrimonio gli è stato fatale.” moralità della madre lasciavano intendere. “Non c’è due senza tre” pensò John, ricordando “Cu’ è figghiu ’i jatta, surci ha’ pigghiari” pensò John, ripetendo un proverbio che lo zio Salvatore le bestemmie di suo padre quando riparando una macchina era convinto di avere risolto i primi ripeteva spesso. Il barbiere, mentre lo stava insaponando, continuava il suo racconto felice di due problemi e poi, ricordandosi di essere in Inghilterra aggiunse ad alta voce: “It never rains avere un ascoltatore attento. but it pours”. Prima di sposare Tobia Peacock era stata la “Vivevano a Chelsea, in Dovehouse Street moglie e successivamente la vedova del figlio vicino alla Chiesa di San Luca, nella bella casa del Reverendo Higgins, uomo di poche parole londinese del Conte, dove la vedova risiede ma di discreti mezzi finanziari. La sua famiglia ancora”. era originaria di un sobborgo di Londra, da “La trivedova è mia!” pensò John “Questa volta cui arrivavano delle buone rendite grazie alla non mi scappa.” ma non sapeva ancora che a locazione di un immobile d’epoca. Dopo la Londra c’era Lady Hinshelwood. E non sapeva prematura scomparsa del giovane Higgins la ancora che Lady Hinshelwood aveva un progetto: grossa vedova non perse tempo e sposò in tempi 54


favorire un’unione tra l’erede Gwendaline e Carnet, (Carnet dipendeva da lei) per rientrare in possesso di una grossa somma di denaro, oltre a terreni, fabbricati e certificati azionari, e forse anche della formula della Salsa. Ma John avrebbe saputo tutto questo presto.

di CARNET DE CULO - The Shit and Ass Brotherhood (The Anal Club)

Nella sontuosa casa di Chelsea non c’era nessuno salvo la cuoca (originaria dell’isola di Islay gli dissero al Builder Arms, il pub di Britten Street situato proprio dietro la villa). Fu sufficiente una bottiglia di Caol Ila per fare venire le lacrime agli occhi della cuoca e per farle spifferare tutto quello che sapeva, compresa la storia di Carnet, assistito e ricattato dalla vecchia astuta Lady Hinshelwood. Carnet Abitava in Bedford Square, di fianco al British Museum, e si muoveva abitualmente con una Bentley guidata dal suo autista. Ci volle una mezz’ora per raggiungere la sua destinazione. Ormai era tardi, anche le luci natalizie dei negozi di elettronica di Tottenham Court Road erano ormai spente. Alcuni sensi vietati gli fecero perdere un po’ di tempo ma poi, passando da Great Russel Street arrivò sotto casa di Carnet. La riconobbe perchè la Bentley era lì, con il motore acceso, autista al volante pronto per assecondare le richieste del suo padrone. John proseguì per alcune decine di metri, fece inversione di marcia, si fermò e spense i fari. L’attesa durò poco.

John si era preparato ad una lunga attesa ma la noia fece la sua comparsa in maniera violenta. John prese allora il suo notebook e trovò subito una rete disponibile. Diede un’occhiata alla posta, cancellò subito tutti i messaggi relativi al potenziamento e all’indurimento del suo pene e subito dopo si mise alla ricerca di informazioni su luogo dove si trovava. Uno strano posto. Un piccolo sobborgo a sud est del centro di Londra dove avevano vissuto e dove erano morti personaggi famosi, attori, pittori, musicisti e molta povera gente senza nome. Nei pressi della villa dove Carnet era entrato sorgeva infatti la Peckam House, un manicomio, chiuso nel 1955, dove, per un motivo o per l’altro, veniva rinchiusa gente lunatica o più semplicemente scomoda, un posto malsano, umido e degradato dove la permanenza media, prima del decesso, era di soli 18 mesi. Ma tra il dicembre del 1845 e il gennaio dell’anno successivo la situazione precipitò. Una terribile dissenteria si diffuse tra tutti gli ospiti dell’Asylum. Le autorità intervennero subito modificando la dieta, aggiungendo grandi quantità di birra che prolungarono la produzione di escrementi e abbondanti dosi di riso che li solidificarono. Alla fine di gennaio tutt’intono al manicomio si innalzavano montagne di merda; il tempo insolitamente secco le conservò e limitò il tanfo ma il problema andava risolto. Il cognato dell’assessore alla sanità, proprietario di una azienda di scavi, trovò la soluzione. This asylum, known as Camberwell House, with its surrounding pleasure and garden grounds, occupies a space of some twenty acres, part of which is laid out in a park-like manner, the remainder being kept for the use of the patients who take an interest in garden pursuits. I venti acri della proprietà vennero trasformati in un formicaio, profondi pozzi lasciarono

(Myr)

CARNET DE CULO Chapter 9 The Shit and Ass Brotherhood (The Anal Club) Quali misteri occulta la Confraternita del Culo e della Merda? Quali innominabili pratiche della Conventicola Anale hanno sedotto gli annoiati rampolli delle migliori famiglie di Londra? Quali oscuri abominii si celano dietro le imposte sempre chiuse della vecchia palazzina di Maida Vale? Presto lo sapremo, leggendo il Chapter 9

(Derek)

CARNET DE CULO Chapter 10 Upon or in the Shit?

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praticamente intatta la bellezza del parco mentre le gallerie orizzontali presto si prestarono ad essere riempite. Il terreno sarebbe stato fertilissimo e gli ospiti sopravvissuti avrebbero potuto dedicarsi alla cura dei giardini***. “Carnet è sopra la merda!” pensò John dopo avere letto con attenzione le notizie del sito che aveva trovato casualmente senza sapere che, pur avendo formalmente ragione, la preposizione corretta non era sopra ma nella. Carnet era infatti nella merda. ***Si disse poi che le piante del parco crescevano

molto velocemente, belle, rigogliose ma con un piccolo difetto: dai rami spezzati usciva un liquame scuro e puzzolente. Timothy Lovejoy Higgins, il naturalista della Regina Vittoria, dopo avere analizzato più volte il succo della pianta e avere chiesto scusa alla sua sovrana, non trovò per l’insolito vegetale un nome migliore di Arbor Sterci, volgare: Shit Tree, i.e. Albero della Merda. Si disse anche che T.L. Higgins riuscì a fare fermentare con ottimi risultati i campioni raccolti e a vendere poi il prodotto, caratterizzato da un forte sapore di acido fenico, alle distillerie di Islay. (Myr)

CARNET DE CULO Chapter 11 The Shitting Goodbye Il vecchio Timothy Graham Fuller chiese un po’ d’acqua. Nella penombra della stanza, i suoi novantasette anni gli stavano scorrendo rapidamente davanti, come immagini di lanterna magica: il vecchio Culloden che pone la prima pietra della fabbrica della Salsa Pea & Lerrins, la sua prima notte nello stabilimento, il giorno in cui il vecchio conte gli rivelò la formula segreta, poco prima di essere ucciso da una pallina da golf, mentre chiacchierava con Meredith Jackobson al Willerby Garden. Per anni aveva continuato quel rituale in segreto, ma adesso stava tirando le cuoia, e doveva rivelare la formula della famosa salsa a qualcuno. C’era, ovviamente, una formula depositata, ma mancava di un ingrediente, quello che la rendeva inimitabile, e che garantiva quel caratteristico

bruciore al culo che era diventato uno status symbol. “Mandatemi... Katherine” disse il vecchio, ormai alla frutta. Kate entrò nella stanza. Gli occhi le luccicavano di commozione. Il suo vecchio nonno, Granfa Timmy, il grande vecchio, stava per andarsene. “Nonno...” sussurrò “Non c’è tempo per le smancerie, piccola. Come sai, di grano te ne lascio poco: seicento sterline nel materasso, e un po’ di azioni della Pea & Lerrins. Non un granchè. Ma ti dico una cosa che vale oro: per fare la salsa ci vuole una pianta che cresce solo a Londra. Si chiama ... Shit Tree. Quando ...la spezzi, dai rami esce un liquame scuro e puzzolente. Quell’imbecille di Timothy Lovejoy Higgins, il naturalista, ci studiò ... per anni, ma riuscì solo a tirarci fuori un alcolico per gallesi, al sapore di acido fenico... Invece....” Il vecchio era alle ultime battute, le parole uscivano ormai come flebili rantoli. “Le troverai... nel parco.....” “Quale parco, nonno? Quale?” Il vecchio allungò una mano verso la finestra, come per indicare una direzione. La mano rimase per un po’ tremante e sospesa... poi cadde sul lenzuolo, come un pavone abbattuto mentre tentava l’ultima ruota. Mentre spirava, dal culo del vecchio uscì una flebile scoreggia. Forse era un’indicazione, ma Kate non se ne accorse. (flack)

CARNET DE CULO Chapter 12 Kate and the city “Quale parco? Quale?” Le disposizioni che il novantasettenne nonno le aveva lasciato andavano rispettate anche se Kate non sapeva quali fossero. Ecolalicamente ripetè un sospiro, molto simile all’ultima flebile scoreggia inodore del vecchio Timothy. Kate effettuò rapide associazioni e dedusse. Quella flatulenza altro non era se non metacomunicazione: “Cerca Carne, lui sa affrontare tutte le situazioni di merda, ci ha 56


vissuto per anni, è l’unico che ti possa aiutare. Addio, mia cara!” Straordinario il vecchio! Anche in una situazione estrema era riuscito, col minimo sforzo, ad indicare una via d’uscita. Carne. Se lo ricordava bene! Lo aveva amato ma quando lei stava sperando di perdere la verginità nel modo giusto e nel momento giusto il bastardo si sbrigò invece in pochi secondi senza romanticismi. Ma the hurried bitch makes blind sons (traduzione: ormai non lo amava più). Sì, era un bastardo, ma se l’era cavata in mille situazioni disperate e per giunta, fattore determinante, aveva culo. Non perse tempo. Trovò subito il suo indirizzo di Londra, Bedford Square. Fu facile arrivarci: dalla stazione di Euston Road prese Gower Street e arrivò direttamente a Bedford Square. Non ci volle molto per identificare la casa di Carne anche se le case eranto tutte uguali, color merda, ciascuna con quattro gradini verso l’entrata... tutte uguali tranne una, verniciata, senza apparente ragione, di bianco. Kate sentì che quella era la casa giusta, Carne era stato troppo tempo a contatto con la merda per non desiderare di starne lontano per un po’. L’ora era tarda, ormai erano le prime ore di Natale, ma lei aveva bisogno di Carne e non era il momento dele formalità. Suonò il campanello. (Myr)

CARNET DE CULO Chapter 13 The Christmas Three O meglio, stava per farlo, quando una mano maschile con le dita lunghe e aguzze fermò il suo gesto. Ci sono uomini con la forfora, gente dell’Irlanda o della Cornovaglia con i capelli crespi e la pelle secca, un po’ rossastri. Poi ci sono quelli con i capelli unti, italiani o francesi, in genere, che temperano il difetto con la lucentezza e la pettinabilità. Nessuna di queste due caratteristiche è piacevole, ma nessuna di questi due tipologie di individui può essere definita schifosa tout-court. Ma se unite queste due caratteristiche - forfora

e capelli unti - otterrete un individuo quasi certamente ripugnante. Jason Spengler aveva lunghi capelli neri, con un ciuffo oleoso che riavviava continuamente con la mano. Una mano al tempo stesso flaccida e ossuta, di colore cereo, con le dita lunghe e aguzze, che terminavano in unghie assai più piccole del necessario. La sua giacca, sempre rigorosamente blu, portava perennemente sulle spalle quello che poteva sembrare ciò che resta in un sacchetto di patatine fritte dopo essere stato trasportato in una cartella per documenti. Il giovane Jason, fondatore della Venkman, Stantz & Spengler, era fidanzato con Kate ormai da due anni. Quella notte lei non se n’era accorta, ma lui l’aveva seguita. “Kate, non puoi farlo” disse, riavviandosi il ciuffo. “Lasciami, Jason!” “Perchè lo cerchi di nuovo? Lo ami... ancora?” “Posso spiegarti tutto, Jason. Ma non ora, ti prego...” “Dovrei salutarti e lasciare che tu passassi il Natale con quell’uomo?” “Dammi un’ora, Jason. Un’ora, e sarò da te” “Ma cosa devi dirgli di così importante?” “Niente di importante o di segreto” disse la donna, mentendo. Jason era schifoso, ma non del tutto idiota. inoltre conosceva le donne. “Allora glielo diremo insieme. Pensa che bello: Un Noel-à-trois!” “The Christmas Three” sussurrò rassegnata Kate suonando finalmente il campanello. (flack)

CARNET DE CULO Chapter 14 Doctor Phineas Enema, a charlatan A question: did you know that Mr. Pea of Pea & Lerrins comes from Leeds? Interesting, isn’t it? Chapter Fourteen is coming soon: Doctor Ph. Enema, the Charlatan, will administer the 57


e entrò nella biblioteca per prima sentendo lo sguardo di Carne accarezzarle le chiappe. “Cazzo, Kate! Io con queste storie ho chiuso, sono finalmente tranquillo, soldi ne ho a (Derek) sufficienza per vivere in un relativo lusso, sono diventato pigro, anche grasso. E tu arrivi qui CARNET DE CULO Chapter 15 con un fidanzato che, senza offesa, non è adatto L’improvvisa comparsa di Jason non era piaciuta assolutamente al suo ruolo e mi porti solo delle a Kate. La riservatezza della sua missione poteva deduzioni basate sull’interpretazione di una venire compromessa e per giunta c’erano cose del flebile scoreggia?” suo passato che era meglio non venissero a galla. “Non ci capisco un cazzo” pensò Jason. “Peccato che mio fratello sia uscito poco fa.” Ma ormai... continuò Carne “Molto probabilmente lui ti Premette il pulsante del campanello. Attese. Attese ancora. Vide una luce filtrare sotto la porta, avrebbe dato retta. Non ha mai fatto un cazzo in vita sua, ha sperperato denaro in grandi quantità sentì dei passi, la porta si socchiuse e spuntò un viso familiare, più rilassato di come lo ricordava. con il gioco e con le donne, è sempre alla ricerca di nuove emozioni per vincere la noia. Una storia La porta si aperse del tutto e apparve Carne, un po’ ingrassato rispetto all’ultima volta, fasciato in come la tua sicuramente, grazie anche al tuo bel culo, lo avrebbe affascinato.” una morbida vestaglia. “Se va avanti così gli spacco il muso” pensò “Buona sera” disse “in cosa posso esservi utile’” Jason. “Carne, sono Kate!” “Tuo fratello? Hai un fratello? Da quando?” “Kate chi?” (Jason si tranquillizzò, forse le cose “Da sempre. E’ il mio gemello. Si chiama non stavano come lui aveva pensato) Carnet.” “Kate Fuller! Possibile che tu sia così Il silenzio nella bella casa vittoriana si sovrappose rincoglionito?” a quello della notte di Natale in Bedford Square. Kate. Ora si ricordava di lei, delle tempeste ormonali che il suo fresco corpo aveva scatenato (Myr) in lui, di quel rapido accoppiamento che aveva preceduto la fine di due templari e della storia Carnet, Chapter 16 precedente... Ma questa Kate era diversa, era una The Velvet Funnel donna, le tette avevano un’altra forma e il volto cominciava ad avere le tracce del tempo. E quella Carnet stava affrontando una delle giornate più spazzatura d’uomo che aveva vicino chi era? Uno noiose della sua vita. Leggendo pigramente spacciatore, un lenone, o ancora peggio? una copia del Croydon Guardian guardava “e questo è il mio fidanzato, Jason. Ho bisogno di le macchine passare, seduto dentro un locale parlarti” continuò Kate. abbastanza anonimo del South Bank. Erano “Accomodatevi” disse Carne, con la sensazione le dieci, e avrebbe dovuto passare da Lady che il passato stesse tornando per giunta proprio Cophetua a portarle i lukùm che ogni anno nella notte di Natale. faceva arrivare per lei dalla Turchia. Avrebbe Le appliques di ottone dell’ingresso illuminavano sicuramente ritirato la solita bottiglia di Talisker, dall’alto alcuni quadri, tutti paesaggi dello fasciata come ogni anno nella carta dorata di Yorkshire, tutti di Constable. Uno di questi Bloomfield. Poi avrebbe dovuto prelevare la attrasse l’attenzione di Kate che riconobbe l’ansa vecchia e accompagnarla al pranzo di Natale del fiume e la struttura della costruzione rurale, a casa della sorella, Lady Alethea Larrins oggi trasformata in una villotta di campagna. Ma Hinshelwood. non era lì per ammirare una collezione di dipinti Rectal Syringe to relieve constipation and fecal impaction by bowel stimulation. Who’ll be the first?

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Ovvio che ci sarebbe stata anche Gwendaline. Quelle due vecchie troie se lo sarebbero sbranato, ed era chiaro che vedevano Gwendaline come un prolungamento della loro ormai inservibile vagina. Ma quelle due carampane gli garantivano le migliori frequentazioni di Londra, l’ingresso nei migliori salotti...e un aiuto nei momenti difficili. Adesso lui sapeva che gli avrebbero chiesto qualcosa in cambio. Contrariamente a quanto pensava, però, la richiesta non avvenne nei modi amichevoli e con il solito tono di suggerimento materno. Stavolta Lady Cophetua fu molto chiara: “Lord De Culo, come vanno le vostre finanze?” chiese la vecchia senza mezzi termini “Beh, madame, se alludete al nostro vecchio debito...” “Non dite sciocchezze, mylord, sapete bene che non affronterei mai un tema del genere” “Allora, di che si tratta, Lady Cophetua?” “Beh, si tratta ancora della cara Gwendaline...” “Ah” sussurrò Carnet “Lei ha molto bisogno di un aiuto, in questo momento. E voi, potreste essere la persona giusta. Inoltre indubbiamente voi adesso avete un buon tenore di vita, ma sapete che per questo dovete ringraziare più che altro vostro fratello, e i suoi lavoretti ambigui. E sapete anche che comunque non potreste continuare per molti anni a mantenervi una casa in Bedford Square, un’altra a Brighton, più quella strana villotta nello Yorkshire. Tutta la servitù, la tessera del Willerby Garden, i viaggi in Italia, le cene da Harrington’s... Se non sbaglio mangiate lì quasi tutte le sere, no?” “Non mi piace quel che cucina la mia cuoca” rispose evasivo Carnet “Comunque, la piccola Gwendy può contare, oggi che le cose vanno male, su un appannaggio che supera il milione di sterline l’anno, e se qualcuno si occupasse dei suoi affari, tutto potrebbe migliorare. Credo che un milione di sterline non vi darebbero le coliche, vero Milord?” “Di che ha bisogno miss Gwendaline?” “E’ venuto a mancare il vecchio Fuller. L’uomo

che conosceva il segreto di quella odiosa salsa. Gwendaline è certa che qualcuno conosca il segreto. Qualcuno che è ancora vivo, logicamente. Le scorte sono in esaurimento, e se non si trova la formula, la fabbrica è destinata alla rovina. Lo capite questo, Lord Di Culo? E capite anche che una povera vedova, ancorché bella e avvenente, non può certo mettersi a cercare da sola un segreto industriale! La aiuti, la frequenti, la affianchi e... vedrà che ne scoprirà doti inaspettate! E, comunque vada, se troverà la formula, Miss Gwendaline saprà esservi... molto grata.” La Bentley parcheggiò in un bel cortile di Cheltenham. Il portiere corse ad aprire la portiera a Lady Cophetua. I finestroni di casa Hinshelwood erano tutti illuminati e la Jaguar di Gwendaline era già nel cortile. Nell’atrio, Carnet notò qualcosa che gli procurò un dejavù: una statua egiziana, raffigurante il dio Seth, ochieggiava nella penombra di una nicchia del loggiato. (flack)

CARNET DE CULO Chapter 17 Il vecchio Winnie aveva la saggia abitudine di comunicare dove si trovava, soprattutto dopo quella volta che Carnet aveva preteso di guidare e, ubriaco, aveva ammazzato un passante (questione risolta senza conseguenze da Lady Hinshelwood). Decine di volte Carne, sapendo dove Winnie l’aveva accompagnato, riuscì a salvare le chiappe al fratello, un vero specialista nel ficcarsi nei guai. Anche ora sapeva come raggiungere Carnet. Kate gli sarebbe piaciuta e la sua storia l’avrebbe sicuramente incuriosito. Jason continuava a non piacergli, gli ricordava un po’ troppo nei modi di fare quei tre balordi che più volte avevano cercato di liberarsi di lui. Jason però era appiccicato a Kate e sarebbe stato molto scortese chiedergli di portare via le chiappe. In altri momenti non ci avrebbe pensato su, l’avrebbe messo fuori combattimento ma, poichè stavano per andare in un luogo a dir poco strano, forse era meglio portarselo dietro. 59


Winnie aveva preso la Bentley quindi non rimaneva che la vecchia Jaguar MK II 3,8 del 63 col cambio manuale con il quale Carne non aveva confidenza. Le strade erano vuote e poco meno di 6 minuti furono sufficienti a coprire i sette chilometri che li separavano da Camberwell Green. La Bentley era posteggiata davanti ad una enorme cancellata in ferro battuto, al posto di guida il non c’era nessuno (Winnie lo aveva avvertito che lo avevano fatto accomodare all’interno della villa). Carne drizzò le antenne. Sull’altro lato della strada un uomo, dentro una minuscola Ford, stava armeggiando con un notebook. Superò entrambe le macchine, girò a sinistra e si fermò in Artichoke Place, a pochi metri dal luogo dove Carnet era sicuramente in procinto di fare una delle sue cazzate. Mentre si dirigeva verso la piccola Ford sapeva che Jason, anche se gli stava sulle balle, gli avrebbe coperto le spalle. (Myr)

CARNET, Chapter 18 What Madame Shalikhan saw Lo studio di Madame Shalikhan era avvolto in un fumo bluastro. Madame era in preda a una delle sue crisi.Gli occhi fuori dalle orbite, la bizzarra culomante stava seduta a gambe larghe sul tappeto, le chiome scarmigliate e le vesti lacere. Urlava, smaniava, chiamava a perdifiato Punjab, il suo fido assistente. L’uomo apparve alla porta, serafico. Come al solito indossava il suo turbante turchino, perfettamente annodato alla maniera dei sikh. “Punjab, dobbiamo avere quel segreto!” “Di quale segreto state parlando, Madame?” “Quell’uomo... Lord De Culo... Come lui arrivato fino a noi?” “Ha avuto il Vostro nominativo da Lady Hinshelwood.” “Mmh. Quell’uomo... ha culo... criptico!” “Cosa intendete dire, Madame?” “Che lui molti lati oscuri. Il che, trattandosi di un culo, non dovrebbe suscitare troppe sorprese. Ma Lord De Culo ha troppe zone illeggibili,

anche con mio culoscopio, regalato me da Bahnadistar Rivtiwara, bodishattwa dei culi, a Benares. Prima di tutto lui schizofrenico. Crede avere un fratello gemello. Si capisce che ha avuto una vita dura, e che adesso gode di esistenza agiata, eppure... “Eppure, Madame?” “Eppure quell’uomo sta seduto su bella montagna di sterline, anche se ancora lui non sa” “Bene, Madame. Un punto a nostro favore, direi” “Purtroppo no, Punjab. Perchè ho visto sterline, ma non visto come farà a procurarsele. Non visto cosa che vale così tanto. Una cosa che lui sa... Lui, e una donna. In culoscopio io visto chiaramente donna che gli rivelava un segreto. Ma non ho sentito di cosa si tratta.” “Vuole che me ne occupi io, vero, Madame?” “Esatto, mia tigre del Tamil Nadu. Questo è lavoro per te. Ma... ho visto anche pericolo... stai attento a un’altro uomo... un italiano. Si chiama Caruso”. (flack)

CARNET, Chapter 19 Double trouble Nessuno avrebbe potuto vederlo. Alla luce della luna, il turbante turchino pareva un fuoco fatuo che serpeggiava tra i tetti di Londra. Punjab compariva e scompariva tra i comignoli con l’agilità di un gatto, la fluidità di un serpe, la determinazione di uno sparviero in picchiata. Sul retro del palazzo, la facciata presentava parecchie sporgenze. L’agile sagoma scura dell’asiatico scese lungo una lesena. Entrò nella stanza forzando una finestra senza alcuna fatica. Era la prima volta che entrava nello studio di uno psicanalista. Era molto diverso dallo studio di Madame. Una chais longue di quell’arrogante architetto francese, una scrivania molto antica, una bergère con la tela consumata, un tappeto. Alle pareti un solo quadro: un bozzetto preparatorio dell’Isola dei morti di Arnold Boeklyn. Nient’altro. Il professor Jirolam Salajdarian, il più famoso psicanalista di Londra, 60


aveva uno studio straordinariamente vuoto, cosa che avrebbe reso assai più semplice il compito di Punjab. Infatti l’uomo, dopo un breve sguardo alla scrivania e ai suoi cassetti, passò alla piccola biblioteca, nella stanza a fianco. Le cartelle dei pazienti erano tutte in bell’ordine, chiuse a chiave in una vetrinetta. In tutto erano una trentina. La serratura fece un rumore secco. Punjab le prese tutte e sparì. Tornato in Camberwell Green, l’indiano presentò il bottino a Madame. Sapeva che avrebbe usato quasi tutte le informazioni contenute nelle diverse cartelle. Era in questo modo che Madame si proponeva come medium e culomante: prendendo informazioni su persone in difficoltà o psichicamente deboli, ma sempre facoltose. Poi fingeva di incontrarle occasionalmente, dopo averle a lungo studiate. In quegli incontri faceva sfoggio di grandi capacità divinatorie, rivelando ai malcapitati i segreti più nascosti delle loro vita. Ma stavolta, quello che le interessava era Lord De Culo, o meglio, Carne di Culo, ex combattente, ora dandy, amicizie influenti a Londra. Padre: persona influente, ora decaduta. La madre prostituta a Parigi. Infanzia in Italia, nella Versilia eccetera eccetera. Gli appunti del dottor Salajdarian scorrevano tra le mani di Madame Shalikan come carte nelle mani di un croupier. Sindrome di sdoppiamento della personalità... archetipi junghiani: il guerriero, il puer aeternum... paura di una poesia... scritta da Lady Gwendaline. Un sogno ricorrente: dover fermare un carico di bario diretto verso l’oriente... paura... Il dio egizio Seth terrorizza il paziente... Poi passò alle sedute: data per data. L’ultima conteneva poche note. Il paziente è ansioso, dice che per stare bene deve diventare l’altro, il fratello cattivo. Dice di essersi rivolto a una famosa culomante. Paura immotivata di dover sposare Gwendaline. Il giorno di Natale, incontrata una vecchia fiamma. Kate Fuller. Sensi di colpa per averle tolto la verginità senza averle mai dato piacere. Madame si tolse gli occhiali e schioccò le labbra.

“Ne abbiamo abbastanza, n’est pas?” (flack)

CARNET DE CULO Chapter 20 Carne returns! Carne raggiunse la Ka con passi leggeri. John si accorse di lui solo quando vide la portiera aprirsi e una mano minacciosa entrare nell’auto . “Attento al portatile, sta per cadere.” riuscì a dire prima che Carne lo estraesse per il collo dalla vettura. Il portatile, anzichè cadere, scivolò sul tappetino destro, senza alcun danno. “Ma tu non eri dentro la villa?” riuscì a dire con voce letteralmente soffocata John. Carne lo osservava con attenzione, confrontandolo con i ricordi che via via scorrevano. “Non ti conosco. Rispondi subito a tre domande e vincerai un premio. Chi sei? Cosa fai qui? Chi ti ha mandato?” “Sono John Caruso o, meglio, John Peacock Caruso. Sto cercando di recuperare i miei soldi. Nessuno mi ha mandato.” Sembrava sincero. Carne gli assegnò il premio promesso, la vita. Allentò la stretta sul collo anche perchè non aveva alcuna intenzione di ricominciare a far fuori della gente senza motivo e parlò: “No, sono qui, non sono mai entrato in quella villa. Nessun personaggio assai inconsueto di razza indiana, con un grosso turbante turchino ed una lunga veste bianca con colletto alla coreana, mi ha aperto il cancello.” “Ti ho visto. Ti ho seguito sin qui da Bedford Square. Sei sceso dalla macchina e sei entrato nella villa.” “Ti ho detto di no.” Carne non voleva ancora svelare le sue carte, voleva sapere prima in quale tipo di casino si fossi infilato suo fratello. John si rassegnò. Forse non conveniva fare irritare quell’energumeno. “Per il momento ti ho graziato. Adesso dimmi qualcosa di più, cioè tutto.” John non ebbe dubbi. Sapeva che doveva 61


accontentarlo. Cominciò a raccontare tutto, saltando gli episodi dell’infanzia e cominciando dal giorno del suo trentesimo compleanno quando aveva saputo la verità sulle sue origini. Carne lo ascoltò con attenzione. Troppe erano le coincidenze, dalla trivedovanza della chiappona alla ricerca collettiva dell’ingrediente misterioso dell salsa. Prima di fare il primo passo c’era bisogno di organizzare le risorse. Fece un cenno a Kate e Jason che si avvicinarono alla Ka. “E’ uno dei nostri” disse Carne senza accorgersi del sospiro di sollievo di John, un suono molto simile ad una flebile scoreggia che ricordò a Kate gli ultimi attimi di vita del nonno. Due grosse lacrime fecero capolino tra le sue palpedre ma lei fu lesta a ricacciarle indietro.Non era lì per piangere ma per trovare chi l’avrebbe aiutata a localizzare almeno un esemplare di Shit Tree, una pianta che quando ...la spezzi, dai rami esce un liquame scuro e puzzolente, l’ingrediente segreto della Salsa, quello che la rendeva inimitabile, e che garantiva quel caratteristico bruciore al culo che era diventato uno status symbol. “Andiamo!” disse Carne. E andarono. Cinque erano le cicatrici che portava su di se’, e cinque i lunghi consunti vessilli delle sue dure prove, ma il lungo riposo nella bella casa di Bedford Square gli aveva ridato le forze. Al buio Carne ricordò di essere già stato nei paraggi. Dove sorgeva il vecchio manicomio di Peckam House, ormai chiuso dal 1955, c’era infatti lo studio del vecchio psicoanalista che lui e suo fratello si divertivano a prendere per il culo, spacciandosi ogni volta l’uno per l’altro, creando nel vecchio dottore la certezza di trovarsi davanti ad un caso lampante di schizofrenia. “Andiamo!” disse Carne rimpiangendo di non avere un intrusore anale e uno shitgun. (Myr)

CARNET DI CULO Characters Perchè voi lettori possiate avere le idee chiare

qui di seguito vi ricordiamo i vari personaggi che animano questa storia: (fuori della casa) Carne cerca suo fratello (non importa perchè). Kate cerca aiuto per trovare la pianta liquamosa. John cerca la strada per avere parte della sua eredità. Jason cerca di non diventare cornuto. (dentro la casa) Madame Shalikhan (che obbedisce a Lady Cophetua) Punjab (che obbedisce a Madame Shalikhan) Carnet (che obbedisce a Lady Cophetua) Winnie (che obbedisce a Carnet) (altrove) Lady Cophetua Hinselwood (a Londra) Lady Gwendalyne (a Londra) Domestici vari (a Londra) Isa di Culo (a Parigi) Dr. Mouse (nello Yorkshire, vicino a Leeds) Carmine e Ellen Caruso (ormai lontani) e forse qualcun altro... (Myr)

Carnet, chapter 21 Insight flashback “Carnet-de-Culo! Carnet-de-Culo! Car-net de Cuu-looo!” Le grida degli altri bambini lo stavano facendo impazzire. Vestito da marinaretto, con le gote rotonde e paffute, divise da una profonda fossetta, stava in piedi in mezzo al cortile della scuola, come inebetito. Provava dentro di sé una sorta di disprezzo per quei suoi compagni così aggressivi, “Una specie di branco di pirañas anali” pensò, e sputò per terra. La maestra Mizzi aveva cercato di difenderlo, ma appena fuori della classe i ragazzi cominciavano a spintonarlo e a prendersi gioco di lui, loro, che erano brutti e dovevano coprirsi il culo coi pantaloni. “Siete nella merda, ragazzi” mormorò Carnet, “Siete proprio nella merda”. Raccolse in silenzio le sue cose, sparse per il cortile, e si allontanò 62


seguito dalle grida e dalle risate. Quando fece ritorno, con il suo shitgun in mano, gli altri bambini si fecero di colpo silenti. “Da oggi chiamatemi Carne” sussurrò, prima di premere il grilletto. (flack)

Carnet, chapter 22 Insight flashback bis Il professor Jirolam Salajdarian, il migliore psicoanalista di Londra, aveva sentito più di una volta questa storia, quella di Carnet bambino che, spintonato e deriso dai bambini della sua scuola, decideva all’improvviso di essere diverso. Diverso lo era davvero al suo ritorno, come diverso voleva che fosse il suo nome. “Già da piccolo dimostra segni di sdoppiamento della personalità” pensò il vecchio Professor Jirolam non sapendo che doppia non era la personalità ma la persona. Fin da piccoli infatti i due monelli si prendevano gioco di lui, ripetendo nei dettagli la stessa storia, non sapendo però che sano non era nessuno dei due (come d’altra parte le nostre storie dimostrano). (Myr)

Carnet, chapter 23 Action! Un calcio alla porta, alla vecchia maniera. Poco importavano le buone maniere, poco importava quello che Lady Cophetua avrebbe pensato di lui e di suo fratello. D’altra parte Carnet era là dentro ed era nella merda, come al solito. E lui come al solito lo stava salvando. Esattamente come avveniva da piccoli, nel vecchio cortile dell’Ecole Beranger, nel terzo arrondissement. Poco importava ciò che dicevano gli insegnanti. Poco importavano i soldi di Gwendaline. Poco importava anche che Kate si fosse ferita con una pianta del giardino, e che dal ramo uscisse una poltiglia maleodorante. Poco importavano i consigli del Professor Salajdarian, quel vecchio babbeo che credeva che lui e Carnet fossero la stessa persona.

L’unica cosa veramente importante era salvare il suo fratellino. Entrò nello studio di Madame. Inutilmente Winnie aveva tentato di fermarlo. Non ci era riuscito neanche Punjab, che si era beccato un calcio in faccia. C’erano numerosi fogli sparsi sul pavimento, ma soprattutto c’era il cadavere di Madame Shalikan, orrendamente glassato di merda. La finestra era aperta. Quel figlio di puttana di Carnet era sparito. (flack)

(il capitolo 24 manca nell’originale - NdE)

Carnet Chapter 25 - Death by shit

Carne ebbe un attimo di compassione per la culomante; non perchè fosse morta ma per il modo in cui era morta, con la sua esperienza non lo avrebbe mai augurato a nessuno. Tolse il primo strato, poi il secondo e via così fino a scoprire il petto, vizzo e grinzoso, coperto a malapena da uno jabotche che forse, un tempo, prima della glassatura poteva essere stato bianco. Piano piano risalì verso il viso finchè scoprì gli occhi, sbarrati: due topazi giallastri e fiammeggianti, incorniciati da palpebre simili al cuoio consunto nella parte superiore, e da enormi borse cascanti, simili allo scroto del demonio, nella parte inferiore. Punjab, in un angolo della stanza, piangeva a dirotto. L’aveva amata, ancora prima di accoppiarsi con lei nelle cantine del vicino manicomio dove lui lavorava come infermiere e dove lei risiedeva come ospite. Aveva continuato ad amarla anche durante la sua relazione omosessuale con Lady Hinshelwood, non aveva smesso di amarla anche quando lei lo aveva trasformato in un ladro, l’amava anche in quel momento, anche se era coperta di merda. La sua vita non aveva pià senso senza di lei. Ne era certo. Nessuno prestò attenzione a quello che stava per fare. Nessuno prestò attenzione a quello che fece finchè i lamenti di Punjab divennero insopportabili. Il kriss aveva fatto il suo dovere, la ferita non era rimarginabile e solo il pugnale che l’aveva prodotta fermava a stento la fuoriuscita di sangue. Carne era seccato 63


dell’imprevisto perchè, nell’attesa che Punjab morisse, avrebbero perso una decina di minuti, ma si trovavano in Inghilterra e quella era la prassi. “Carne, mi sta bruciando il culo” disse sottovoce Kate per non farsi sentire da Jason. “Stai diventando volgare” rispose Carne, cercando di capire quale tipo di seduzione la ragazza stesse mettendo in atto. “Non dire cazzate, scemo! Il bruciore è iniziato poco fa, mentre attraversavo il giardino.” Carne praticamente non la sentì, intento come era ad osservare l’enorme cammeo di giada che troneggiava sul petto avvizzito dell’ex Madame Shalikhan. Ne aveva visto uno simile, anzi uguale, a Parigi nel pied-à-terre di avenue Foch, in un cofanetto portagioie d’epoca nella suite di Isa. Se lo ricordava bene, con il coperchio leggermente bombato, con decorazione sui quattro lati in oro zecchino e con la riserva centrale decorata da una pianta con un ramo spezzato. C’era anche una sigla, a mo’ di firma. Kate sobbalzò quando sentì Carne mormorare: “T.G.F.?” Erano le iniziali di suo nonno, Timothy Graham Fuller. Temendo di non riuscire a tramandare il segreto della Salsa aveva sparso indizi dappertutto sicuramente sapendo che (ai tempi del convoglio di bario) la nipote prediletta era con Carne. Aveva quindi donato un portagioie a Isa, sapendo che: a) non lo avrebbe rifiutato perchè Isa non rifiutava mai niente; b) prima o poi Carne, suo figlio, lo avrebbe notato per deformazione professionale; c) prima o poi Carne e Kate si sarebbero lasciati e ritrovati e al momento giusto ne avrebbero parlato. La ferita sul braccio di Kate cominciava a bruciare quanto il suo culo e Jason cominciava a credere che non esistesse un fratello gemello. (Myr)

Carnet, chapter 26 - Basic thinking

Prima che arrivasse la polizia, Carne e Kate erano già in macchina. Si erano lasciati alle spalle John Caruso, piangente, che inseguiva la

Jaguar. Si erano lasciati alle spalle anche Winnie, a cui Carne aveva elargito un’amichevole pacca sulla spalla prima di dileguarsi dicendogli: “Mi raccomando, Winnie, rimetti tutto a posto”. Non si erano lasciati alle spalle Jason, che era scivolato nella vettura prima che Carne potesse allungargli un calcio nei coglioni. Ma ormai Carne si sentiva di nuovo con le redini in mano, per cui decise di parlar chiaro: “Abbiamo scoperto l’ingrediente segreto, e sappiamo anche dove si trova. Sappiamo che il terreno su cui si trova l’albero della merda è di Lady Gwendaline. Il gioco è fatto. Obbligherò quel cicisbeo di mio fratello a sposare quella culona di Gwendy, e tutto sarà risolto. L’assassinio di Madame Shalikan sarà spiegato come un delitto passionale di Punjab, che poi si è suicidato. Winnie penserà a portare sul luogo del delitto uno shitgun, e a metterlo al posto giusto con le impronte di quell’indiano. Dobbiamo solo toglierci dai coglioni questo bellimbusto con la forfora, e poi saremo felici, vero, bambina?” (flack)

FENOMENOLOGIA DELLE CARNIFICAZIONI A partire dall’assunto fondamentale in cui “il verbo si fa carne” , l’intera enunciazione della saga carniana si declina come un’autonarrazione, cosa che diviene assai più evidente,se non lapalissiana, nella seconda parte dell’opera, in cui “carne” diviene (o torna ad essere), carnet, ovvero strumento mediatico per antonomasia. La vicenda qui assume a tratti l’aspetto di una vera narrazione, ma è evidente che da qualche parte aleggia la traslucenza di scenari altri, rivendicando il valore della narrazione (consapevole, nel nostro caso) come fatto emblematico ed epifanico del dipanarsi del modo come volontà e come rappresentazione, legittimando tuttavia anche una lettura che insegue una realtà dei fatti, a condizione che si assuma la visione del narrante come veritiera. In altre parole, non vi è altro modo di leggere “Carne di culo” se non condividendo la psicosi 64


del suo protagonista. Una volta superato questo scoglio, peraltro assolutamente inconsistente, in quanto postulato da me in questo momento, resta da definire l’autenticità della propria identificazione, e l’area specifica, scelta nella poliedrica e vestibolare attività di Carne, in cui questa identificazione è scattata, se è scattata. E’ chiaro infatti che Carne e Carnet non hanno lo stesso statuto ontologico; nondimeno, l’improprio ascriverli ad un medesimo livello di realtà, è la condizione necessaria per poter effettuare quelle digressioni nel campo semantico, che si impongono come unica chiave di lettura dell’intero contesto. Non capita spesso di confrontarsi con il verbo che si fa carne, durante questa mutazione, che l’opra mostra anche nel suo processo inverso. In questa personalissima trasposizione di istanze, mediata da una ricerca espressiva che non poteva non approdare al nichilismo, gli autori ce ne danno una fugace ma intensa occasione. In tutta l’opera dei giovani talenti, come in questo caso, appare chiara la sfrontata sfida all’ineluttabile divergenza tra necessario e possibile, tra opera e ludus, configurando l’intervento artistico non tanto come protagonista della storia ma come testimone , catalizzatore e scena, della diatriba tra purezza ideologica e necessità, esattamentocosì come è il rivus nella favola, il cui intorbidarsi non è che un paradosso dettato da una logica insostenibile, prevaricante e per questo, controcorrente. Ed è proprio nel paradosso che si concreta l’impossibilità di determinare i canoni dell’assenza.Viene qui prospettata una inversione di tendenza rispetto a lle concettualizzazioni dettate dalle ‘istanze di oltrepassamento dei ritmi metafisici, dove i il tentativo è condotto ancora ad un livello ontologico, qui si vuol far trasparire la necessità di depotenziare il flusso di espressioni consapevoli che ambisce a scancire il milieu culturale della vacuità. Carne di Culo è un congedo dal nulla metafisico privo di nostalgie idealistiche, e può spargere i suoi semi solo attraverso un approccio ontico - esistentivo orientato verso una riappropriazione del dominio

segnico e fenomenico, cui assegnare il compito di una lenta destrutturazione di sè, che coincide in alcune opere con la ricerca di un’ermeneutica negativa, anabolizzante e in certi casi perfino assente. Qui gli autori esprimono in tutta la sua virilità il gesto platonico, un gesto che non trova spazio e si concreta appunto in una atopia, una metafora sottaciuta delle ipotesi rappresentative che si contrappone ad altre manifestazioni segniche delogicizzandole e contestualizzandone via via le diverse performatività private, nel loro tragitto attraverso il mondo sensibile, della tracotanza ostentativa. Pozioni ridotte a mere sillogi autarchiche, microscopiche epifanie capaci di sviluppare uno specifico di contenziosi effimeri, che pur nella loro esilità traspirano di un turgore venefico se paragonati alla risibile incomprensibilità del reale. Non sbaglia chi ha definito Myrddin un esploratore del sottonaturale, Flacca un viandante delle riletture speculative che vibrano in risonanza con il percepito e che ancora non sono percepibili ma solamente intuite e Derek, il Fondatore, come l’emblema dell’atopia, che si concreta nel manifestare il sottrarsi. Non vi è, neppure per caso, il minimo accenno alla mìmesi, nè indulgenza nella celebrazione, ma semplicemente una redenzione constativa che esprime, attraverso una serie interminabile di anàbasi, la sua defeticizzazione, diradata , derisa e resa metaideologica da un eriosmo ripescato nel magma del rimosso, del sepolto, di ciò che insomma è veramente storico. Un eroismo o forse un titanismo, quello di Carne, perpetrato da epigoni degli idolatrati protervi acrobati delle epopee e che, date le contingenze, non vuole e non può avere testimoni, ma solo spettatori. Accade in tutta l’opera che la semanticità venga sopraffatta dalla propensione alla prassi, che lo sguardo inquieto e lancinante delle avanguardie rimbalzi contro l’apoftegma del verosimile: un tacito ed oscuro campo di afferenze inqualificabili, forse ineffabili che partecipano in qualità di sineddochi ad un ultima e pigolante mitizzazione dell’archetipo che non può e non vuole diventare prototipo. Giova osservare Carne di Culo con sguardo distratto. Non occorrono 65


occhi capaci di legittimare parabole della visione, sono sufficienti quelli di coloro che dall’evento visivo trovano redenzione senza averla cercata. In questo sta l’etimo della flagranza che è anche accidentalmente parvenza o, se si preferisce, apparenza per coloro che dalla visione sanno generare, per partenogenesi, una effettuva”di”visione e riescono a far oscillare la sinusoide della sensorialità tra il suo aspetto canonico ed un altro, ad esso speculare, e da esso precisamente scisso. In questo e solo in questo si può definire quest’arte schizogena: nella sua capacita di porre rimedio a se stessa e di creare quindi un ponte tra una visione senza significato ed un significante senza proposizione etica. Tutto sommato, l’operazione può essere assimilata ad una negazione: il rifiuto della sintonica aderenza ai canoni comportamentali che sempre si associano alle dicotomie. Ma come nelle migliori sintesi perche di vera synthesis si tratta- l’atto più pregnante è quello che impone di definire le opzioni teoriche che orientano l’attività verso il mondo della prossimità, intesa come riabilitazione della dimensione astrattrice dell’ esistenza al di là del discredito in cui l’esercizio materialistia ha mantenuto il mondo dell’ apparenza. Alla luce di poche riflessioni il percorso dell’artista appare chiaro, rivelato da una trasparenza,come si è gia detto, traslucida, nella quale fluttuano, inacciuffabili, gli oggetti interni della personalità di Carne, che nella loro cinesi, entrano in collisione/collusione con i loro rispettivi antigeni, generando assenze. Aprendo, cioé, porte su un preciso scenario: quello abusato, logoro, oltrempodo conosciuto e, perfino quotidiano, dove le cose potrebbero accadere, dove si dovrebbe verificare l’evento, ma che necessariamente deve essere catturato nell’attimo che prelude al fenomeno. Un attimo che può essere compresso, dilatato o diluito, un attimo universale, segmento dell’immobilismo cosmico, lacerante urlo di chi da secoli interroga gli spazi insondabili e non riceve altra risposta che il silenzio. In quzesto, e soprattutto in questo è contenuta la rivelazione di queste opere. Nel sadico abbandonare la visione alla distonia del

silenzio. Un obbligo a confrontarsi con cio che non è, un vaccuum così insondabile da non suscitare più neppure “orrore”, ma soltanto il cocente irresistibile desiderio di distogliere lo sguardo e di confrontarsi colo con le melmorie che ha saputo di se generare; Ed in questo sta la sua capacità di manipolare e convogliare nella desolazione ogni sorta di proiezione e di interlocuzione. E in questa azione che è generalizzante, volutamente massimalista e che annulla ciò che il poeta delle agavi definì “il diverso nell’identico”, si contiene e si conserva ciò che è stato da altri definito “banalizzazione”. Ma se la banalizzazione presuppone un atteggiamento manipolativo allora qui si è di fronte a ben altro: non viè intervento di trasformazione, ma solo scelta di ciò che è già banale e come tale viene riproposto, nella sua sempiterna, deludente e sfiancante scandalosità, cioé quella di reiterare e duplicare all’infinito proprio quegli aspetti che non possono destare pathos e non sanno rimandare ad altro , tenui prolegomeni di una catarsi invereconda, oscenamente rivelata, estratta dalla penombra che ne limitava fino a ieri l’ossessionante carica di rassegnazione. E forse siamo per questo di fronte ad un linguaggio che è erotico proprio per questo lento smascheramento del tabù che rende tollerabile l’ acquiescente ridondanza della ripetitività dell’agire che caratterizza le società cosiddette organizzate. Privata del suo velo, quella che un tempo fu la vereconda scansione del tempo, Carne di Culo diviene aritmia nel vago tichettio dell’orologio, piccola ma inequivocabile frattura nella continuità di un eterno presente collettivo che non può avere accidenti, poiche ciò che è accidentale riguarda sempre ed esclusivamente l’individuale. L’esperienza degli autori determina l’inesperienza del protagonista di fronte al noumeno, la sua autorità lo riporta ad essere chiunque ed in questa ricollocazione di ruolo si articola lal sostanziale defenomenologizzazione cui assistiamo attoniti, colti da un ricordo amniotico, riconosciuto ma non decodificato e men che meno interpretato. E’ in questa rivelazione che viene ricreato un nuovo 66


codice per la memoria. Un codice che ci spinge ad abbandonare il nostro incessante desiderio di scindere gli opposti e di collocarli in contrasto tra loro. Ma una cosa Carne di Culo non può fare: non può permettersi il lusso della dialettica. Accade infatti che vi sia a tratti coincidenza tra visione e divisione; accade che gli effetti della decontestualizzazione praticata dgli autori ci facciano smarrire le coordinate della nostra abitudine al percepire e di quel certo modo di percepire che ci condiziona incessantemente, costringendoci a osservarci nell’atto di osservare. Carne di Culo è uno dei rarissimi casi in cui ciò accade. (flack)

Helleborus Foetidus Mutans, i.e. Shit Tree

Timothy Lovejoy Higgins aveva studiato a lungo quella strana mutazione. Si trattava certamente di un Helleborus Foetidus ma il modo in cui cresceva lo lasciava perplesso: tutti gli esemplari che lui aveva studiato, quando lavorava come capo giardiniere ai Kew Gardens, difficilmente superavano il metro di altezza e l’odore sgradevole proveniva dalle piccole ghiandole sparse sulle brattee e sui peduncoli. Più di una volta aveva prelevato delle piccole piante a Camberwell Green, le aveva trapiantate nel giardino di casa, le aveva concimate, innaffiate, coccolate ma non c’era stato niente da fare, crescevano regolarmente, rispettavano le regole della loro razza. Solo quelli di Camberwell Green erano alte, forti, anche se i rami si spezzavano con una certa facilità. Si rassegnò quindi, ogni volta che doveva raccogliere un po’ del prezioso liquame, a recarsi nel parco della vecchia villa. (Myr)

CARNET DE CULO Chapter 27 Carne dovette rallentare: un mezzo della nettezza urbana ostruiva uno dei sottopassaggi nei pressi della stazione di London Bridge. Approfittando della sosta il tenace John li raggiunse: “Grazie per avermi aspettato” disse salendo

sull’auto. Nessuno gli rispose e nessuno si chiese se si trattava di cortesia o di sarcasmo. “Cazzo, ho dimenticato la macchina!” disse subito dopo John. “Andiamo” disse Carne come al solito. Non era un atto di cortesia. Prima o poi sarebbe arrivata la polizia, avrebbe trovato la piccola Ford, avrebbe scoperto chi l’aveva noleggiata e sarebbero risaliti a John che, ne era sicuro, avrebbe spifferato tutto. Poi solo Lady Hinshelwood avrebbe potuto mettere a tacere la questione e avrebbe cominciato, come suo costume, a ricattare anche lui. Più tardi, quando fuori le prime luci dell’alba di Natale cominciavano a stemperare il buio, si trovavano tutti e quattro nella biblioteca della bella casa di Bedford Square. “Tra tutti questi libri ce ne sarà uno che ci può dire qualcosa sulla ville della culomante?” chiese Kate. Carne sonnecchiava e forse non sentì la domanda ma sentì bene quello che stava dicendo John. “So tutto io” cominciò il giovane Caruso e continuò parlando del manicomio e della diarrea (un posto malsano, umido e degradato... tra il dicembre del 1845 e il gennaio dell’anno successivo la situazione precipitò. Una terribile dissenteria si diffuse tra tutti gli ospiti dell’Asylum... alla fine di gennaio tutt’intorno al manicomio si innalzavano montagne di merda... I venti acri della proprietà vennero trasformati in un formicaio, profondi pozzi lasciarono praticamente intatta la bellezza del parco mentre le gallerie orizzontali presto si prestarono ad essere riempite. Il terreno sarebbe stato fertilissimo...) Carne, ormai sveglio, emise un sorriso sornione. Solo Kate lo notò. “Tuo nonno la sapeva lunga!” sussurrò Carne. Anche Kate la sapeva lunga. Proprio per questo aveva cercato l’aiuto di Carne: “John, sai anche come si chiama la pianta che ha ferito Kate?” “Certo, è un Helleborus Foetidus, lo avevo notato mentre aspettavo che tuo fratello...” 67


“Grazie.” lo interruppe Carne, con insolita cortesia e sincerità. Ora sapeva cosa fare. (Myr)

CARNET DE CULO Chapter 28 Erano le sette passate da poco. Carne entrò nell’appartamento di Winnie, sfogliò la sua rubrica telefonica e trovò subito il numero che cercava, quello del fratello di Winnie che aveva lavorato per più di quarantanni nei vivai di Kew Gardens. “E’ successo qualcosa a Winnie?” rispose la voce. “No, stai tranquillo, Winnie sta bene, l’ho visto poco fa” rispose Carne, con parziale sincerità. “Mi servono alcune piante di Helleborus Foetidus, ma nessun fioraio le tiene, puoi aiutarmi tu?” “Quando Le servono, Signore?” chiese il vecchio giardiniere. “Possibilmente entro mezzogiorno.” Carne aveva già pronto un piano. “Farò il possibile, Signore.” e riattaccò. Erano passate poche ore da quando Kate aveva suonato il campanello e in quel breve lasso di tempo tante cose erano successe. L’adrenalina dimenticata tornava a fare il suo lavoro. Carne era eccitato. Jason dormiva. Kate no. Ma non era quello il momento. Ora era tempo di pensare ma prima voleva essere certo che Winnie se la fosse cavata. “Tutto a posto, signore, non ho fatto in tempo a creare la messinscena ma ho trovato un’altra soluzione. Ho dato fuoco alla casa. Tra poco sarò a casa, Signore.” Perfetto. Ora si trattava di far sapere a Lady Hinshelwood che l’ingrediente era prodotto dall’ Helleborus Foetidus Mutans, Lady Cophetua sarebe andata a prelevare le piante nel parco, Carnet sarebbe stato temporaneamente salvo. Temporaneamente. Infatti l’Helleborus, trapiantato, avrebbe presto smesso di produrre il prezioso liquame e questo avrebbe fatto molto incazzare la vecchia, che peraltro non avrebbe mai saputo nè capito perchè solo nel parco... Nel

frattempo a Camberwell Green, dopo l’incendio, sarebbero cominciati i lavori per costruire un parcheggio sotterraneo e durante gli scavi tutto il deposito di merda, con i suoi effetti benefici sull’Helleborus, sarebbe sparito. Con l’aiuto del fratello di Winnie, l’Helleborus era facile da trovare e Carne sapeva dove c’erano altri depositi di merda! (Myr)

CARNET DE CULO chapter 29 Durante il tragitto Jason chiese una breve deviazione. Appena fuori Londra, in un vasto piazzale sterrato, sorgeva una enorme fabbrica. Una interminabile serie di capannoni in mattoni rosso scuro con una lunga fila di ciminiere. Carne era convinto di trovarsi sul set fotografico per una copertina dei Pink Floyd. La Venkman, Stantz & Spengler si stagliava austera e silenziosa come una cattedrale nella campagna inglese. La più grande fabbrica di bario del mondo era presidiata da agenti governativi, che vigilavano accuratamente perchè non ci fossero irregolarità nel manipolare un materiale così prezioso. Jason camminava veloce per i corridoi rispondendo seccamente al saluto dei numerosi dipendenti all’opera. “Buorngiorno, Mister Spangler!” “’ngiorno, Daisy. Convochi immediatamente una riunione con Mr. Stanz e Mr. Venkman” “Subito, signore” Tra le mura della fabbrica Jason appariva assai diverso dal flaccido forforoso, dall’imbelle ignavo che tutti ormai erano abituati a vedere. Si vedeva chiaramente la sua attitudine al comando, e si intuiva che pur detenendo solo il 33,3 periodico dell’azienda, ne era sicuramente il rappresentante più influente. La sala riunioni si presentò assai diversa da quello che si poteva immaginare. Carne, Kate e John furno condotti nei seminterrati, da lì furono fatti entrare in una stanza non più grande del cesso di un autogrill. Dentro c’erano Venkman e Stanz. Carne e John vennero incatenati a due 68


grandi radiatori, Kate fu spogliata e legata ad una vecchia stufa. Furono alimentati con abbonante minestra di fagioli con passato di verdura. Mentre mangiavano, ci fu un un lungo silenzio. Poi Spangler parlò. “Come saprà sicuramente, signor Di Culo, la Venkman, Stantz & Spengler risponde alle logiche del marketing più moderno. Sa perchè vendiamo tonnellate di bario tutti i giorni? Perchè è il più diffuso antidiarroico al mondo. Un solo milligrammo di bario puro, può inchiodare l’intestino di un amebico all’ultimo stadio. E sa perchè è così richiesto? Perchè al mondo ci sono milioni di persone con la diarrea. E sa perchè hanno la diarrea? Perchè la produciamo noi. La Venkman, Stantz e Spengler detiene il brevetto di oltre 4000 tipologie di colibatteri, e li immette regolarmente negli acquedotti. Più diarrea, più bario. Creare problemi, creare soluzioni. Semplice, no?” “Spengler, maledetto figlio di un cane!” disse Carne, guadagnandosi un colpo dato con il calcio dello shitgun da Stanz. Spengler si riavviò il ciuffo e riprese a parlare. “Quando stamattina ho sentito Kate che raccontava quella stupida storia delle piante... lì per lì non ci ho fatto caso. Ma poi, mettendo insieme una frase con un’altra, mi sono detto: Jason, quà c’è del lavoro per te.” “Non capisco, Jason” disse Venkman. “Già, povero Venkman. Ma per fortuna c’è il tuo amico Jason, che capisce per te. Ragiona, Venky... Le piante nascono sulla merda. Un po’ meno bario, e il mondo sarà sommerso dalla merda. Brevettiamo la pianta, e avremo coltivazioni grandi come nazioni”. “E soldi a palate!” aggiunse Venkman, che fingeva di aver capito. “Una storia interessante” disse Carne. “Già. - rispose Jason - Peccato che non la racconterete a nessuno”. (flack)

CARNET DE CULO Chapter 30

Furono lasciati soli. Carne guardava Kate e si rammaricava di non

averla ripassata a dovere in tempi migliori. Ad un tratto, qualcosa attrasse la sua attenzione. “Kate, quella a cui sei legata non è una vecchia stufa, come sembra. In realtà si tratta di una bomba-culo, un sofisticato congegno che esplode ad ogni minima scoreggia, anche silenziosa. E con tutti i fagioli che ci hanno dato...” “E’ finita!” disse Kate singhiozzando “Se penso che quel bastardo di mio fratello sta godendosi il pranzo di Natale a casa di Lady Alethea Larrins Hinshelwood, magari facendo il cascamorto con quella culona del cazzo...” (flack)

CARNET DE CULO Chapter 31 The truth Jason non gli era piaciuto sin dall’inizio, il suo viso e i suoi modi gli ricordavano quei tre balordi che più volte avevano cercato di liberarsi di lui... ma che arrivasse fino al punto di eliminare anche Kate, questo non riusciva a capirlo. “E’ una tara genetica,” disse Kate “Jason è figlio dello Spengler del trio. Hanno sempre cercato di farti fuori ma non ci riusciranno neanche questa volta. Ho ancora una carta da giocare.” “Jason!” gridò Kate. Jason la stava osservando da una vetrata del piano superiore. La sentì. “Ho delle cose da dirti. Cose che non sai. Non le sa nemmeno Carne. Siamo solo in tre a conoscere la verità sulla morte di tuo padre.” Jason disinnescò la bomba. Poteva aspettare un po’.” “Tu ci liberi e io ti dico tutto. Anzi ti dico tutto e ti aiuto.” Jason annuì. La morte del padre non lo aveva colpito più di tanto. Se lo apettava, con la vita che faceva prima o poi sarebbe successo. Ricordava ancora il giorno in cui Venkman e Stantz tornarono con la notizia che Carne era riuscito a farlo fuori. Lo stesso giorno si era promesso di pareggiare i conti. Adesso poteva sapere i dettagli che nel vago racconto di Venkman e Stantz mancavano del tutto.

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“Venkman” disse Kate “”è stato Venkman.” e continuò con i dettagli “Avevamo fatto un patto, loro tre avrebbero avuto il 20% di tutto l’affare ma tuo padre non voleva, lui voleva uccidere Carne. Fu allora che Venkman si girò, guardò negli occhi Spengler a lungo, come per chiedergli scusa, e gli sparò in un occhio con una vecchia magnum 457. Questa è la verità.” “E Stantz?” “Dovevi proprio ammazzarlo?” chiese Stantz a Venkman (Kate ricordava il dialogo parola per parola) “L’affare è grosso - queste erano state le parole di Venkman - e il 20 è divisibile solo per due, per quattro, per cinque, per dieci, per venti ma non per tre. Non potendo essere in quattro, in cinque, in dieci, in venti, non potevamo che essere in due. Chiaro?” “Ho capito” rispose Stantz (aveva capito che la metà era più di un terzo). “E nient’altro?” “In quel momento il treno stava per esplodere e abbiamo accettato un passaggio su una vecchia millecento... è tutto quello che so.” Jason, che da tempo aveva dei sospetti sull’onestà dei suoi soci, si convinse che Kate stava dicendo la verità e neutralizzò la bomba. “Tu vieni con me. Andiamo a trovare quei due figli di puttana.” “Senza Carne non vengo.” Carne sorrise. Fin dal primo capitolo quando lui diceva: “Andiamo.” Kate lo seguiva senza storie. (Myr)

About dualism in Carne(t) A proposito dell’apparente divergenza comportamentale, e dei conseguenti profili esistenziali tra Carne e suo fratello Carnet, vale la penna sottolineare come essa riporti alle categorie fondamentali del dualismo che caratterizza tutta la filosofia occidentale, riproponendosi in forma paradigmatica ogni qualvolta si tenti di trascenderlo. L’ipotesi - peraltro teorica - di una sintesi del dualismo, infatti, lo ripropone in chiave antitetica tra il già realizzato e l’ancora

da realizzarsi. Ma la dicotomia si espande in ben altre dimensioni. Se è vero infatti che ci troviamo di fornte ad un Carne-Eros opposto ad un Carnet-Tanathos, è anche vero che la dualità sottostante può essere riproosta anche in termini di Carne-corpo e Carnet-mente, includendo nella categorizzazione anche le due figure femminili di riferimento Kate e Gwendaline. Dalle possibili intersezioni tra le due coppie si dipana un esegetico determinismo possibile, che attinge al calcolo delle permutazioni come all’entropia. Deriva dal discorso fatto fin quì l’interesse verso la ricerca delle tracce che la concezione antropologica carniana ha depositato nella cultura italiana di questo ultimo mese, ovvero da quando è uscita, in Italia, la prima pagina di “Carne di Culo”. E a titolo di significativo esempio, in rapporto specifico ad autori che, pur non avendo in comune alcuna impronta di appartenenza, hanno sentito, ognuno in modo diverso, la necessità di assumere un paradigma antropologico altro da quello che ha connotato e connota tuttora la riflessione filosofica occidentale. Più precisamente faremo un breve cenno ai richiami a Myrddin contenuti in alcuni lavori di Sergio Moravia, Francesco Remotti, Pietro Barcellona, Paolo Flores D’Arcais e Umberto Galimberti. Richiami che, anche se a volte quasi incidentali, sono certo rivelatori, a parere di chi scrive, di un impegno, e di sensibilità nuove e importanti, in direzione dell’acquisizione della dimensione bioantropologica duale di Carne e Carnet all’interno del pensiero filosofico e della riflessione culturale in genere. Derek Vissani, in “CARNET DE CULO Chapter 9 - The Shit and Ass Brotherhood (The Anal Club)” si chiede quali misteri e quali innominabili pratiche abbiano sedotto gli annoiati rampolli delle migliori famiglie di Londra e quali oscuri abominii si celino dietro le imposte sempre chiuse della vecchia palazzina di Maida Vale. E’ evidente che la domanda va posta in relazione a un discorso riguardante la costituzione psicoantropologica del soggetto Carne, azione che tratteggia brevemente l’urgenza di oltrepassare gli schemi che hanno contrassegnato un tale soggetto 70


“uscito dal rigido controllo degli unitari e unificanti categoremi classici, cartesiano-kantiani non meno che aristotelici-scolastici.” E inserisce un pertinente riferimento all’antropologia filosofica tedesca e al concetto gehleniano di “mancanza”, di cui coglie il carattere di “molla, dinamica dell’essere\agire umano”, pur se non va a indagarne ulteriormente le connessioni con la dimensione bioantropologica. Lamentando poi la scarsa conoscenza in Italia di Flacca, Vissani precisa: “L’essere umano si costituisce come tale proprio affrancandosi dagli istinti, distanziandosi dalla naturalità immediata, progettando e realizzando universi culturali (...) L’uomo è quell’ente che attraverso un sistema di segni dotato di significati lato sensu storici (...) assegna ordine e valori all’esperienza che lo circonda. In questo senso Carne e Carnet si rivelano come elementi dialettici di un medesimo organismo che aspira ad affrancarsi dalla vicenda e dal suo prevedibile determinismo, comunque vada” (Vissani, “The Carnet”) Klaus Koriza, invece, nel suo “The Shitting Goodbye”, in una lettura etnoantropologica che egli collega, in particolare, a Myrddin, (ma ovviamente potrebbe esserlo a Vissani e alla sua Scuola), pur non richiamandosi esplicitamente all’antropologia filosofica di Myrddin, deriva correttamente, e proprio attraverso una ottica bioantropologica, la “irrinunciabilità” dell’identità dalla “incopletezza biologica” di Carne: “Nel momento in cui l’essere umano ha da uscire dalla precarietà e dall’incompletezza -afferma- affronta il problema dell’identità: di una sua specifica identità culturale. L’identità si presenta perciò come irrinunciabile (...) Sullo sfondo della teoria dell’incompletezza si comprende come per gli esseri umani il tema dell’identità divenga non solo irrinunciabile, ma pure centrale e decisivo.” E quindi, in quanto centro di una nuova concezione antropologica, indica il bisogno d’identità quale motivazione umana primaria, e cita efficacemente Ketamina (“Relational concepts in Delyrium. An Integration.”, Cambidge, 1988): “Alcuni teorici relazionali considerano l’instaurarsi e il

mantenersi di un senso di identità e di sè come la motivazione umana primaria e basilare. Carne rinuncia a questa unicità per autorivelarsi nel divenire di una vicenda.” Potrebbe osservarsi che Myrddin e Koriza, malgrado le loro aperture al dualismo fenomenico di Carne di Culo, non tematizzano se il bisogno d’identità e la costitutività del rapporto con l’altro abbiano origine, attraverso il dispositivo biologico-evolutivo dell’emozionalità (quale primordiale apparato di segnalazionericonoscimento del si alla vita e del no), dalla dinamica emozionale della gioia-angoscia e del vissuto valoriale di questi sentimenti primari, costituito dai valori a favore della vita e dai valori contro di essa (anche per tali temi e per l’impronta filogenetica delle “cure parentali” è valido il richiamo fatto sopra). Non è pertanto senza motivo che qui di seguito si segnali la rilettura attentissima dei primi sei capitoli di Carne di Culo. Klaus Koriza, nella sua introduttiva esortazione a prendere congedo dal dubbio tra la ipotesi di un Carne schizofrenico (Flacca) o di Due fratelli Di Culo (Myrddin) “in tutti i suoi travestimenti e metamorfosi”, svolgendo la proposta di “un’etica del finito” (solo lessicalmente analoga alla “neopagana” etica del culo di Derek Vissani) e scrive in palese riferimento all’antropologia carniana: “Ogni specie animale affida il suo comportamento alla certezza dell’istinto. Carne si sottrae, non ne è più costituzionalmente capace (...) La plasticità dei comportamenti, che assicurerà il successo della scimmia nuda malgrado la sua inferiorità animale, fa si che debba surrogare la univocità dell’istinto con la norma. (...) Il dover essere è perciò il primo e l’ineludibile dell’esistenza. La morale è ontologia.” Flacca tornerà su queste tesi anche nel suo ultimo “Carnet de Culo” del e nelle sue note private scriverà con forza: “Nella specie biologica Carne non esistono cromosomi morali, ma solo l’impossibilità di fare a meno di norme che surroghino il perduto automatismo degli istinti.” Mentre nelle prime pagine affronterà invece, da un punto di vista bioantropologico, il tema del bisogno di senso: “Fare senso è il nostro mestiere 71


di esseri umani. Che si possa fare a meno del senso è irrealismo. Metafisica, e della peggiore. Il bisogno di senso è un bisogno materiale primario dell’animale uomo.” Flacca si riferisce all’antropologia di Vissani (specie attraverso gli studi Carnianii), in diversi suoi lavori e ci limitiamo a ripotare questo passo dell’ultimo “Il declino di Carne” del 1998. “Non appare convincente il tentativo di ricondurre la tecnica a un progetto della natura secondo l’impostazione di Vissani –scrive- Per Vissani, Carne è un essere mancante, privo di un codice istintuale (…) Questa mancanza originaria determina la necessità di creare un antigene edonista, il fratello, o alterego Carnet, gaudente rampollo della Londra-bene, imbelle ma capace di concedersi il senso dell’esistenza, a partire da un sistema di selezione che trasformi lentamente il mondo delle pulsioni in azioni intenzionali e progressivamente abituali (…) Là dove c’erano le pulsioni debbono subentrare le abitudini, debbono subentrare le regole, gli ordinamenti, l’istituzione. La tecnica appartiene a questo processo: è ciò che consente di rendere quasi automatico il funzionamento della ragione strumentale (..) la strutturazione di un calcolo che si traduce in una macchina automatica capace di sostituire Carne a Carnet, e Carnet a Carne, in un avvicendarsi che è un perpetuare il mito di Giano, riproposto però a partire dalla dualità fondamentale che caratterizza l’eidos carniano nella sua essenza.” (flack)

CARNET DE CULO Chapter 32 The new world Jason aveva cercato e trovato Stantz. “Perchè l’avete fatto?” Stantz era rincoglionito ma non al punto di non capire di cosa Jason stava parlando. “Mi ha detto che la metà era di più di un terzo. Io ho fatto due conti e ho capito che aveva ragione.” “Deduzione incontestabile. E Stantz più coglione di quanto pensassi. A lui penserò più tardi.” pensò Jason chiedendo: “Hai notizie di Venkman?”

“Mi sembra che sia andato in bagno” rispose tranquillamente Stantz senza nemmeno ricordare di avere confessato a Jason di avere partecipato all’uccisine del padre. Non ci volle molto. Venkman fu trovato senza vita sul pavimento del bagno qualche ora dopo. Sicuramente un attacco di colite lo aveva colto prima che raggiungesse la tazza e questo era deducibile (dai verbali della polizia) dal fatto che il pavimento fosse interamente coperto di merda sulla quale Venkman era ovviamente scivolato, la sua testa aveva sbattuto violentemente sul pavimento e nel tentativo di riportarsi in piedi, dopo avere respirato abbondantemente i liquami prodotti mentre era disteso, era scivolato una seconda volta ferendosi definitivamente al volto con la caduta di parecchi denti e con l’enucleazione di un bulbo oculare. Nella dichiarazione ufficiale (il che significava che Lady Hinselwood era intervenuta anche questa volta) vennero trascurati alcuni dettagli di minore importanza: un braccio amputato, i due piedi inchiodati al pavimento, la bocca sigillata col bostik. “Andate pure, questa storia è chiarita”. Jason si sentiva meglio, aveva mantenuto due promesse. “Andiamo.” Le cose erano andate per il meglio. Ora erano di nuovo liberi. Kate lo seguì, come sempre aveva fatto, senza battere ciglio, ma con un pensiero da tempo le frullava in testa. Carne non aveva più parlato di Carnet e per giunta lei non li aveva mai visti insieme... Le coltivazioni di fagioli avevano bisogno di lui. “Andiamo a New York” disse, poi avrebbe proseguito per il Messico. Il Carlyle non era l’albergo preferito di Carne quando i suoi affari lo portavano a New York, ma questa volta non c’erano solo gli affari. A due passi dal Central Park avrebbe potuto rilassarsi, dimenticare, fare passeggiate nel parco... come in tutti i film romantici che aveva visto. “Ho una prenotazione. Mi chiamo Kent, Clark Kent.” (Myr)

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Carne’s people Carne di Culo Eroe e protagonista della saga. Combattente e militare, caratterizzato da un forte pragmatismo e da una scarsa tendenza all’interpretazione, si caratterizza per la primarietà dei suoi bisiogni, costantemente disattesi. Al suo esordio, Carne di Culo aveva fame. “Andiamo”, disse... (Derek, CDC, cap. 1) Kate Fuller Protagonista femminile della vicenda: Personaggio ambiguo e poliedrico, si mostra all’inizio conme la più percorribile via di soddisfazione dei bisogni di Carne (“Sì” disse lei, e aprì la grande credenza, CDC, cap. 1) nel cap. 18 si scopre che ha girato dei video porno con Pandemonium (v), eppure è vergine. Viene trasformata in una capra dal dio egizio Seth (“Queste puttane americane vengono a profanare i nostri templi” disse Micerinos al dio Seth, che stava in piedi dietro di lui. “Per esempio, come si chiama quella puttanella?” “Si chiama Kate Fuller” rispose la voce sinistra del dio. Sinistra, almeno per chi guardava dalla stessa parte di Micerinos. “Seth, tu che sei una bella testa di sciacallo, potresti trasformare anche lei in una sciacalla?” “Ne farò una capra” disse Seth., CDC, Flac, cap. 18) nel cap 524 è “una capra in tutto e per tutto” (Myrddin) ma nel cap. 526 genera se stessa, vergine. Nel cap 563/reset 4, Carne ha la possibilità di trombarla, ma se ne infischia. Si ripresenta in CTDC come fidanzata di Jason Spengler (v) Generale Smerdley Militare della Confederazione, che promuove Carne al grado di Maggiore dopo le imprese compiute sul pianeta Shit. (“Maggiore Di Culo... dal rapporto della Confederazione debbo arguire che voi avete agito in ispregio di ogni regola e contro tutte le convenzioni... Derek, CDC, cap.8)

Seth Figlio di Ra, lontano parente di Osiride. Divinità egizia reincarnata ai tempi della vicenda principale, come nemico di Carne Richard Gecko Fratello di Seth, muore nel cap. numero imprecisato minore di 10 Santanico Pandemonium. Nemico giurato di Carne. Uomo, o semidio con poteri occulti. Horus, figlio di Iside e Osiride, evirò Seth ed ebbe Santanico come discendente. (Myrddin, cap.minore di 10 più 1) Venkman uno dei nemici-amici di Carne. Venkman uccide Spengler (v) nel cap. 534 ( “Dovevi proprio ammazzarlo?” chiese Stantz “L’affare è grosso - rispose Venkman ancora eccitato sperando che Stantz non pensasse solo all’evidente doppio senso - e il 20 è divisibile solo per due, per quattro, per cinque, per dieci, per venti ma non per tre. Myr, CDC, 536) Stantz altro amico-nemico di Carne. Sicuramente il meno perspicace (Stantz era rincoglionito ma non al punto di non capire di cosa Jason stava parlando. “Mi ha detto che la metà era di più di un terzo. Io ho fatto due conti e ho capito che aveva ragione.” Myr, CTDC, 32) Spengler Altro amico-nemico di Carne, è convinto di aver ucciso Carne nel cap 525, invece spara al suo ologramma Quell’imbecille di Spengler stava diventando un problema soprattutto da quando continuava a far fuori gente al grido di “Carne, bastardo, è giunta la tua ora!” (cap.529) Spengler muore, ucciso da Venkman. Nel cap 572 se ne da l’annuncio ufficiale Maestra Mizzi Insegnante di Carne da piccolo 73


Commendator Breviglieri Testimone della Nascita di Carne, vi assiste per telefono (“Marisa! Pronto?...Sì?... Stai bene?”,Viareggio 1960 CDC, cap Level 0). Viene fatto oggetto di un prelievo di liquido seminale da parte di Kate Fuller (cap Entracte) La signora Improta Figura marginale, che però propone di chiamare il bambino Carne di Culo Colui Il Cui Nome Non Può Essere Pronunciato Viene il dubbio che possa essere sovrapposto al Fondatore (v). Si rivela sempre preoccupato per Carne (“Non sei messo troppo male Carne… I miei collaboratori hanno esagerato.”, CDC, cap 14). Dottor Mouse-Grande Merda Padre di Carne. Si presenta sotto mentite spoglie( “Ho avuto una giornata veramente terribile.” cap. 17, Merdoso Beach) Come Grande Merda veglia su Carne “Ragazzi... vi avevo detto: Salvare Carne e il suo denaro. Vi avevo detto: Trovare la vergine. Fottere il maiale. (cap 19) ma la sua schizofrenia e i frequenyti dialoghi con se stesso ne tradiscono scopi poco solari (“La storia ci sfugge di mano, stiamo perdendo il controllo di Carne” disse preoccupato Grande. “Era ora.” rispose Mouse aggiungendo “Adesso cominciamo a divertirci!”, Flac, CDC, cap 565) Viene ucciso da Carne nel cap. 576 conme Grande Merda: A indicare il cadavere a Carne, che sopravviene dopo, sul luogo del delitto, solo dopo averlo assassinato, è dottor Mouse: “”Tuo padre, testa di cazzo! Sono tuo padre.” (cap. 544) I suo ruolo decisionale sui destini di Carne è evidente: (“Questa storia del bario sta cominciando a rompermi i coglioni” disse Coluiche-non-può-essere-nominato. “Hai perfettamente ragione, Colui” rispose Grande Merda.

“Bisogna che mandiamo Pandemonium a cambiare un po’ le regole del gioco” “Facciamo schiattare qualcuno, dai” disse eccitato Grande Merda fregandosi le mani. “Vedo che fai onore al tuo nome di battaglia, Professor Mouse” “che vuoi farci, c’è chi non può essere nominato e chi è nominato in più modi” rispose Grande Merda-Mouse “Allora, mandiamo Pandemonium?” (cap 538539) Marisa Di Culo, detta Isa Madre di Carne, inizia a fare la vita in Versilia per poi trasferirsi a Parigi, dove si dedica al porno. Vive in un seminterrato al secondo piano nobile ammezzato di Rue Laforet, a Montparnassedal 1979. (CDC, cap. 548) Flack amico di carne, che compare solo il giorno del suo compleanno (15 dicembre) nel cap 550 Crozzo cane di carne, cap 552 e seguenti Carnet de Culo Fratello o alterego di Carne, vive a Londra, dove conduce una vita agiata e senza rischi. Viene spesso scambiato per il fratello (“Monsieur Carnet De Cul?” La voce era flautata, con l’accento strascicato di Rouen. “Est ce que vous cherchez moi, monsieur? Mais peut etre que vous etes en faute. Mon nom est Carne Di Culo, pour vous servir”. “Oh, non, monsieur! Vous v’appellez Carnet, j’en suis sur. J’ai vu votre photo sur la première page du Canard Enchainé.... “Allez affancul, alors! Piès de mèrd. Allez à rompre les coglions à quelcun autre. Je m’appelle CAR-NE-DI-CU-LO, compris?, Derek, CDC 556” Voce Flautata ompare come emissario del Governo nel cap.556, muore nel cap 558, sbranato da Crozzo 74


Fratello di Voce Flautata compare in sostituzione del fratello nel cap. 559 Derek, o Il Fondatore Il creatore di Carne. Figura ambigua e latitante, nel cap “Dal Fondatore a Carne di Culo” rilascia un’epigrafe cifrata, che cviene decodificata da Carne nel cap,569 Lady Cophetua Hinshelwood Attempata nobildonna londinese Lady Gwendaline amica di infanzia di Carne, ritrovata a Parigi in età adulta, sarebbe la sposa ideale per Carne secondo Lady Cophetua Hinshelwood. Carne è restio per le molte vedovanze di lei (in prime nozze ha sposato il figlio del reverendo Higgins che morì improvvisamente; Tobia Peacock, un giovane e facoltoso uomo d’affari di Leeds muore inaspettatamente un mese dopo le nozze. Gwendaline si trasfersce a Londra dove incontra nuovamente Lady Hinshelwoodche le presenta il giovane conte di Culloden upon Bigelow. Si sposano, ma Culloden morì improvvisamente pochi mesi dopo che si erano stabiliti nelle nuova magione di Chelsea. Derek, CTDC, 1)

Cap 7, si chiama Peacock & Turner Hotel :J.D. Jackson, attuale proprietario dell’hotel, lo aveva acquistato dalla vedova Lady Peacock pochi giorni dopo la triste dipartita di Tobia Peacock, il precedente proprietario. Timothy Graham Fuller nonno di Kate. In CTDC rivela alla nipote il segreto della salsa Pea & Lerrins Jason Spengler Il giovane Jason, fondatore della Venkman, Stantz & Spengler, era fidanzato con Kate ormai da due anni, figlio di Spengler uno dei tre amici-nemici di Carne Lady Alethea Larrins Hinshelwood sorella di Lady Cophetua (CTDC, cap. 16,) Professor Jirolam Salajdarian il migliore psicoanalista di Londra, convinto assertore della schizofrenia di Carnet e della sua doppia personalità Mr, Stanz e Mr Venkman soci di Jason Spengler, figli o cloni di quei Stanz e Venkman che insieme a Spengler furono gli amici-nemici di Carne durante la sua epopea. Venkman, a prolungare una tradizione di famiglia, viene ucciso da Carne in CTDC cap. 32

Winnie autista di Carnet

(flack)

Punjab Assistente della culomante Madame Shalikan

Carnet, Chapter 100 Some Stocastic kiss

Madame Shalikan Culomante e indovina, vive estorcendo denaro alla Londra bene. Viene uccisa da Carne in CTDC cap. 23

Nella villotta dello Yorkshire, Grande Merda, ovviamente nei panni del Dottor Mouse, carezzava il suo Shitdale Terrier accoccolato ai piedi della poltrona. Travestito da perfetto inglese, fumava la pipa e leggeva un libro di Woodehouse accanto al caminetto scoppiettante. Sdraiato sul tappeto, Colui il cui Nome non può Essere Pronunciato mangiava alcuni umeboshi succhiandosi le dita. La neve cadeva silenziosa, la vecchia pendola tichettava dando un ritmo al crepitio della brace.

John Caruso Nato da una relazione tra il bellissimo Carmine Caruso e la benestante Ellen Peacock. John rivendica i suoi diritti e i suoi beni, ceduti dal padre al fratello minore Alphonzo (Myr, CTDC, cap. 6) L’hotel in cui John scende a Leeds CTDC,

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Lunghi silenzi. “Certo, a questo punto ci vorrebbe un’idea geniale” disse Colui. “Facciamolo morire, e non se ne parli più” disse Mouse. “Non sono d’accordo. Comunque non prima di avergli fatto ciulare la ragazza a dovere” rispose Colui “Almeno facciamo morire il fratello. Questo, se i lettori propendessero per la tesi della schizofrenia, potrebbe essere interpretata come una guarigione: E io avrei il mio morto!” “Ma perchè voi padri volete sempre ammazzare i figli?” “E’ per via di Abramo, credo, ma non divaghiamo” insistè Mouse “Non abbiamo idee sufficienti, e quel boia del Fondatore non si fa sentire...” “... E l’America? L’America è un posto ideale per morire.” (flack)

CARNET DE CULO Chapter 101 misunderstanding “Ho una prenotazione. Il mio nome è Kent, Clark Kent.” Kate era distratta ma un riflesso ecolalico la riportò alla realtà. “Questa novità mi mancava!” pensò Kate facendo finta anche questa volta di non battere ciglio. Era stato Carne a pronunciare quella frase? Era una nuova identità per una nuova missione? Si avvicinò in silenzio e si nascose dietro una colonna. Non vedeva nulla ma poteva sentire benissimo quello che diceva il portiere: “Bentornato Mister Kent! Mi permetta di congratularmi con lei per l’ultimo articolo. Mi sembra di leggere di nuovo quello che scriveva suo padre, Clark Kent Sr!” e aggiunse “Posso chiederLe come sta suo padre?” “E’ tornato da poco, ma è parecchio che non ci sentiamo, davvero parecchio... da quando è nato Jason... no ancora da prima, da quando lasciò la signorina Lois Lane...” “Sì, ricordo. La Signorina Lane poi sposò Mr

Spengler, e poche settimane dopo nacque il bimbo... ne parlarono tutti in città, il Daily Star dedicò tutta la prima pagina all’avvenimento... mi scusi se l’ho trattenuta con le mie chiacchiere. Buona permanenza, Signore!” Il facchino comparve dal nulla e fece strada. “Andiamo.” Disse Clark. Kate apparve da dietro la colonna e lo seguì. Carne, che aspettava il suo turno e che non aveva avuto modo di parlare, vide Kate seguire lo sconosciuto che fino a quel momento aveva conversato con il portiere e la chiamò: “Dove stai andando?” “Ho sentito dire andiamo e sono andata.” La giustificò; poi si rivolse al portiere. “Ho una prenotazione. Mi chiamo De Culo, Carnet de Culo.” Kate battè ciglio. (Myr)

CARNET DE CULO Chapter 102 Clark Kent Jr aveva permesso al portiere di chiacchierare abbastanza a lungo. Voleva capire esattamente (per quanto possibile) chi fosse la persona che stava aspettando pazientemente dietro di lui. Percepiva chiaramente la complessità dell’individuo e la sua potenzialità, anche se la sua autocoscienza era abbastanza assopita. Una anomalia del sistema uomo che andava analizzata a fondo. Decise che se ne sarebbe occupato di persona, non voleva che l’onnipotenza, come era successo a suo padre, prendesse in futuro il sopravvento. L’uomo, seguito dalla donna, stava entrando nel suo appartamento. Carne entrò nell’appartamento. “Strana sensazione. Ho l’impressione di essere seguito” e non si riferiva a Kate. Kate non rispose. Dopo che aveva seguito l’altra voce si sentiva in colpa, un po’ come se avesse tradito Carne. (Myr)

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CARNET DE CULO - Intermezzo The High Tea Carnet sedeva solo nella sala da tè del Claridge’s. Aveva prenotato direttamente il suo tavolo d’angolo, da cui poteva osservare tutta la sala. Il vecchio Bascomb lo serviva, come di consueto. Gli era assolutamente necessario un high tea di quando in quando, in solitudine. Scelse una miscela di delicato Darjeeling e Ceylon, un tè più aromatico che forte, essendo quella sera più incline a intime riflessioni che all’azione. In breve Bascomb arrivò col carrello e gli servì la prima tazza. Sulla piccola étagère a tre piani era disposta una selezione di piccoli sandwiches al cetriolo, al salmone affumicato e alla mayonnaise con crescione. Diverse tartelettes aux fruits erano finemente disposte su di un vassoio d’argento, mentre i tradizionali scones e crumpets, accompagnati dalla consueta marmellata di fragole, erano sapientemente arrangiati su un piatto di Limoges. “Grazie, Bascomb.” “Signore...” Carnet cominciò in assoluto silenzio il suo rito, seguendo i suoi pensieri. ...Ogni tazza di tè rappresenta un viaggio immaginario... ...Il tè benché ridicolizzato da coloro che sono naturalmente rozzi quanto a sensibilità, sarà sempre la bevanda preferita dell’intellettuale... ...In nulla il genio inglese per la gioia delle cose semplici è più dichiarato che in questa festa che è il tè. Il solo tinnire della tazza e del bricco invita la mente a un felice rilassamento... Era passata all’incirca un’ora e Carnet non aveva lasciato nulla di avanzato. “Grazie, Bascomb.” “Signore...” “Ah, Bascomb...” “Signore?” “Il Darjeeling sapeva leggermente di merda.” “Certo, signore.”

“E... Bascomb...” “Sì, signore?” “I sandwiches sapevano leggermente di merda.” “Naturalmente, signore.” “Anche gli scones e i crumpets sapevano leggermente di merda” “Sì, signore.” “Grazie, Bascomb.” “Signore...” Carnet uscì. Voleva arrivare da Henry Poole a piedi, per la terza prova del suo gessato. Nel cielo insolitamente terso brillava la costellazione del Galuscio. (Derek)

CARNET DE CULO Chapter 103 Kate sonnecchiava, il viaggio era stato lungo e lo champagne della prima classe non aveva ancora finito di farle effetto. Carne ne approfittò per aprire la busta con le istruzioni che aveva ricevuto prima di salire sull’aereo. Certo, ora erano liberi ma non era bastata la spiata di Kate a convincere Jason a lasciarli andare. Il bastardo voleva che Carne portasse a termine una piccola commissione, prendere o lasciare. Carne prese. Si trattava di fare una piccola vacanza a New York, risolvere un piccolo problema e poi tornarsene a casa senza debiti morali. Kate sonnecchiava e Carne sfogliò il dossier. Una lunga storia. Kal-el arriva sulla terra. Viene adottato col nome di Clark dai coniugi Kent del West Yorkshire i quali, per non complicare la vita del ragazzo, muoiono presto. Le assicurazioni sulla vita permettono al giovane Kent una vita agiata, una laurea in giornalismo, amici di scuola con padri influenti e una rapida carriera al Daily Star. Di tutti i suoi superpoteri è inutile parlare, lo sanno tutti... ci hanno fatto anche un film. Si innamora di una sua collega, Lois Lane, fanno del sesso, lei rimane incinta e lui scompare. A quel punto l’incinta decide di accettare la proposta di 77


matrimonio di Spengler. Dopo poche settimane nasce un bimbo, viene chiamato Jason Vellodoro (col tempo rimarrà solo Jason). Mentre il ragazzo cresce il padre naturale adotta, come pensa sia d’uso sulla terra, un ragazzo sveglio e lo chiama Clark Jr.

se ne uscì sconsolato dall’ Old Bell, quando una vecchia Rover, sfrecciando in contromano in Fleet Street, gli passò accanto, e rallentò. Un uomo, alla guida dell’auto, gli disse: “Mister Flack? Una busta per voi”. E gettato il plico sul marciapiede, si allontanò sgommando. Flack aprì la busta. Anonima. Poteva essere Grande Merda, oppure Colui, o addirittura il Fondatore, che aveva avuto pena di lui. Lesse le istruzioni:

Questa la premessa. Ora la missione: eliminare il tizio. Motivo: l’ingiustizia. Clark Jr sarà infatti erede di tutti i beni e di tutti i segreti di Clark Sr, detto Superman. Ma Superman è il vero padre di Jason e, se un erede deve esserci, quello è proprio “La vicenda deve proseguire secondo le seguenti indicazioni: Jason. L’ostacolo va quindi rimosso. 10 missione per provvedere a una sciagura “Quel bastardo! Una piccola commissione, aveva 11 partenza dell’eroe 12 eroe messo alla prova dal donatore amico detto!” Parlò a voce alta e Kate si svegliò. 13 reazione dell’eroe “Dobbiamo andare?” chiese. 14 fornitura del mezzo magico (Myr) 15 trasferimento dell’eroe 16 lotta tra eroe e antagonista CARNET DE CULO Chapter 104 17 eroe marchiato 18 vittoria sull’antagonista Flack e il Fondatore si incontrarono casualmente 19 rimozione della sciagura iniziale in The Old Bell, un piccolo pub di Fleet Street. 20 ritorno dell’eroe Il Fondatore fu secco e deciso. Disse a Flack di 21 sua persecuzione aiutare assolutamente Carne a portare a termine 22 l’eroe si salva la sua missione, non trascurando però di dare un certo spessore alla vicenda. Il Maggiore Myrddin 23 l’eroe torna in incognito 24 pretese del falso eroe aveva indubbiamente forgiato Carne alle più 25 all’eroe è imposto un compito difficile dure battaglie, ma forse non gli aveva insegnato 26 esecuzione del compito i valori della mollezza e del buon vivere, sedi 27 riconoscimento dell’eroe di ogni dotta e ignava dissertazione e di acute 28 smascheramento del falso eroe quanto inutili riflessioni. Flack, dal canto suo, 29 trasfigurazione dell’eroe aggiunse che la vicenda di Carne gli rompeva i 30 punizione dell’antagonista coglioni, e che inoltre Carne non era un suo vero 31 nozze dell’eroe amico, ma un conoscente da cui aveva ricevuto “qualche favore”. Disse inoltre di non sapere la esorto, signor Flack, a vigilare affinchè non come fare a star dietro a Carne, ormai proiettato venga trascurato nessun punto di questa richiesta. in un rififi d’azione, vicenda per la quale Flack Cordiali saluti.” non si sentiva affatto versato, essendo un longilineo astenico e abbastanza cagionevole. (flack) Per tutta risposta il Fondatore gli diete un sonoro ceffone, affermando che anche il Maggore Carnet Chapter 105 Myrddin era un longilineo astenico, ma era più Missio interruptus coriaceo delle selle dei gauchos e, in quanto ad azione, ancora oggi avrebbe potuto battere tre “Cazzo! Ti danno il libero arbitrio e poi ti dicono guerrieri armati di shitgun a culo nudo. Flack cosa devi fare” pensò Carne dopo avere letto il 78


dossier di Jason. “Qui bisogna portare a termine la missione per provvedere a una sciagura.” disse a voce alta, rivolto a Kate. “Quale sciagura?” “Non fare domande sceme. Chiediti invece cosa vuole dire provvedere a. Io intendo scongiurarla, la sciagura. L’ho sempre fatto e lo farò anche ora.” “E la missione?” “La missione, già!” Doveva dirlo o non dirlo che avrebbe dovuto trovare un certo Kent ed eliminarlo? “Non è proprio una missione, è una piccola commissione che devo fare per conto di Jason, una cosetta che posso fare anche da solo. Dovrei cercare, trovare, il figlio di Superman...” “Ed eliminarlo...” aggiunse Kate. “Come fai a saperlo?” “Dimentichi che sono stata fidanzata due anni col forforoso? Vuoi che a letto non mi abbia detto un sacco di cose?” “E che altro sai?” “Che alloggia in questo albergo. Che Jason ha prenotato qui perchè lo sapeva. Che si chiama Clark Jr e ha parlato col portiere a lungo mentre tu pensavi ai cazzi tuoi. Che è un bravo ragazzo che non farebbe male ad una mosca. Che non dobbiamo ammazzarlo perchè altrimenti la sciagura incomberà su tutti noi. Concludendo: se per caso pensi anche soltanto di torcegli un capello, io ti taglio le balle.” Così disse Kate con un linguaggio che Carne non conosceva. “E Jason?” “Si fotta!” concluse Kate, andando a cagare. “E la missione?” pensò Carne. “Si fotta anche quella.” Disse Kate mente si sedeva sulla tazza. “... missione per provvedere a una sciagura... non significava necessariamente portarla a termine... Jason si sarebbe incazzato ma di Jason ne aveva incontrati parecchi mentre di fondatore ce ne è uno solo!” Clark Jr sentiva che la cosa sarebbe finita così e uscì per fare quattro passi nel parco. Mentre attraversava la strada fu investito da una millecento d’epoca. Suo padre, ormai rallentato

dagli anni, arrivò con qualche secondo di ritardo. Il mondo stava cambiando. (Myr)

CARNET 106 Squillò il telefono: Era Jason. “Carne, ti ricordo che hai un compituccio” “L’ho appena fatto, il compituccio” “Ah sì, e come hai fatto?” “L’ho stirato con la macchina” “mmh... e come fai a rispondere dalla stanza dell’hotel?” “Jason, non rompere i coglioni e lasciami lavorare. Ti ho detto che l’ho steso” “Verificherò se è vero” e riattaccò. Il giorno dopo Carne, dalla sua suite del Caryle verificò che sul suo conto erano stati accreditati quattrocentomila dollari. Era meno della metà di quanto aveva chiesto, ma significava che Jason non avrebbe più interrotto la loro vacanza. Il Carlyle non era l’albergo preferito di Carne quando i suoi affari lo portavano a New York ma questa volta non c’erano solo gli affari. A due passi dal Central Park avrebbe potuto rilassarsi, dimenticare, fare passeggiate nel parco... come in tutti i film romantici che aveva visto. In più, adesso aveva anche un po’ di argent de poche per togliersi qualche voglia. Erano le unici di mattina, e il cameriere portò la colazione e due o tre quotidiani. Il croissant farcito alla merde de canard gli si fermò in gola. Tutte le prime pagine avevano titoli cubitali, e la sciagura era imminente. (flack)

CARNET 107 La sciagura era imminente. Ma allora... non era servito a niente avere rinunciato ad eliminare Clark Kent Jr? Non era quella la causa che avrebbe scatenato come effetto la sciagura? Come al solito in queste situazioni Carne non ci capiva un cazzo anche se poi ci arrivava, spesso per culo. Rianalizzò le ultime frasi scambiate con 79


Kate, soprattutto la prima: “Qui bisogna portare a termine la missione per provvedere a una sciagura.”

semel in anno diventano cicale]... Il governo ha trascurato sino ad oggi la potenzialità della merda perchè la produzione quotidiana è stata sinora sufficiente per il fabbisogno interno e non c’è mai stato bisogno di scorte per i periodi di Se le istruzioni fossero state meno ermetiche si carestia.... ora la sovrapproduzione del periodo sarebbe risparmiato un bel po’ di tempo. Ora, festivo sarebbe stata messa in vendita sottocosto, se aveva capito male, l’unica interpretazione possibile era quella di contribuire ad una sciagura. sul modello delle catene alimentari occidentali...” Se avesse potuto parlare con il fondatore avrebbe “Devo aiutare Wall Street a trascinare le altre potuto avere delle certezze. Se se ne fosse stato con le mani in mano e la sciagura fosse avvenuta borse nel panico?” si chiese Carne. senza il suo intervento l’indicazione del fondatore (Myr) sarebbe stata ignorata e lui ne avrebbe subito le conseguenze. CARNET 108 Ma i giornali parlavano chiaro, si prevedeva un disastro ma per fortuna il disastro non era ancora avvenuto e lui avrebbe ancora potuto fare la sua parte. C’erano tutte le premesse: a Wall Street l’indice dei prodotti fecali aveva subito un forte ribasso e le previsioni erano nere. La causa, come al solito durante gli ultimi anni, era nellle politiche commerciali cinesi. Carne continuò a leggere l’articolo: “... il capodanno cinese, Hsin Nien, che dura quattro giorni, cade in coincidenza della prima luna nuova dopo l’entrata del Sole nel segno dell’Acquario, ossia nel momento in cui inizia il mese numero 1. Per questa ragione può verificarsi tra il 21 gennaio e il 19 febbraio del calendario gregoriano. A ridosso del Nuovo anno lunare o Capodanno Cinese tutto si ferma, le aziende chiudono per settimane e le città sono deserte a causa dei movimenti di masse di persone dal Nord verso Sud e viceversa. Un quinto della popolazione mondiale approfitta di una settimana di vacanza per raggiungere la propria famiglia con cui trascorrere questa festività millenaria. Durante questi giorni 350 milioni di persone affollano e congestionano le strade , le biglietterie affannandosi per un qualsiasi posto in un treno o aereo per raggiungere il paese natale dove per una settimana non fanno altro che mangiare e cagare, mangiare e cagare... [omissis sulle considerazioni dell’autore a proposito delle formiche che

“Vendi tutto!” “Chi è lei?” “Flack, tutti coglioni se li sceglie Myrrdin! Sono Carne, nome in codice Biserni. Tu invece sei Flack, il mio agente di borsa, quello a cui ho fatto qualche piccolo favore... Hai capito chi sono? In ogni caso devi vendere tutto!” “Tutto?” “Tutto.” “I tuoi shitgun rimarranno senza munizioni..” “Fatti i cazzi tuoi e vendi.” “Non pensi al domani?” “Sì,” disse Carne “ci penso.” sapendo che all’indomani avrebbe potuto ricomprare le sue azioni con quattro spiccioli, una speculazione che aveva fatto altre volte. Il Dow Jones stava perdendo altri dieci punti. Un corpo cadde da uno dei piani superiori. Dopo pochi minuti un altro. Sembrava di essere nel 1929. Persino Sterylmerda, il colosso multinazionale, cominciava a traballare. Un effetto valanga che Carne aveva contribuito ad accelerare mantenendo fede alle indicazioni del fondatore. Persino i cinesi avrebbero dovuto ritoccare i prezzi al ribasso procedendo verso la nuova fase del sottocosto: i saldi per chiusura dell’attività. Per compensare le perdite sui profitti previsti gli arroganti capitalisti cinesi avrebbero concesso più cibo e ferie più lunghe per le feste del capodanno ma non sarebbe servito a nulla, 80


anzi: 350 milioni di cinesi moltiplicato due chili al giorno moltiplicato sette giorni significavano circa 5 miliardi di chili di merda, 5 milioni di tonnellate che, immessi sul mercato senza diluizione, avrebbero ulteriormente massacrato in borsa il settore dei prodotti fecali. A quel punto Carne avrebbe ricomprato. Ora poteva partire come da indicazione #11 del fondatore. Non appena avesse pronunciato il fatidico ordine: “Andiamo” Kate lo avrebbe seguito senza chiedere, per fortuna, dove sarebbero andati. Per fortuna, perchè questa volta Carne non avrebbe saputo risponderle. Prese tempo, prese in mano uno dei giornali del giorno prima e lo sfogliò. Ora sapeva dove andare, sarebbe tornato in Inghilterra, a Felixstowe, a est della capitale.. “Cosa cazzo andiamo a fare in un paesino?” La castità non si addiceva più a Kate che diventava ogni giorno sempre più nervosa. “Kate, ti ho chiesto io di parlare?” Carne non capiva quello che Kate gli stava dicendo tra le righe. Sulla via del ritorno Carne ritrovò sui giornali dell’aereo, con maggiori dettagli, la stessa informazione: c’era uno stato in vendita, Sealand, a circa 5 miglia dalla costa del Suffolk. Il prezzo richiesto rientrava nei limiti della ragionevolezza, qualche milione di euro che tra breve non sarebbero stati un problema. (Myr)

inserto economico: LA CRISI DELLA MERDA Imperversa una crisi internazionale tra le più violente e complesse degli ultimi decenni. Essa si intreccia con una crisi economica che a sua volta preoccupa gli ambienti politici gestori del sistema per la sua tendenziale espansione mondiale. Ciò crea un corto circuito tra la diffusione mondiale del comando capitalistico e la sua crisi interna.

In particolare, la crisi economica trova la sua massima e più dirompente componente dell’ultimo tracollo del mercato della merda, svalutata sui mercati internazionali e caratterizzata da una riduzione progressiva delle plusvalenze per gli investitori occidentali, sorpresi da una “doccia calda”, come l’ha definita The Guardian. Potranno i maggiori organismi internazionali – il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale – porvi qualche rimedio e agevolarne la soluzione? La tendenziale diffusione mondiale della crisi economica deriva fondamentalmente dalla stagnazione o addirittura contrazione della domanda aggregata nei principali paesi capitalistici – negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone. Naturalmente cruciale è ciò che accade nell’;economia americana, dove la cessione di azioni fa impallidire il 29. Inoltre, tenuto conto che in Europa, a causa principalmente dei severi vincoli alle politiche fiscali nazionali imposti dal Trattato di Maastricht e dal Patto di Stabilit, quel poco di crescita nella produzione di merda che si è avuto negli anni scorsi è stato trainato dalle esportazioni, sostenute appunto dalla crescita dell’;economia americana. La mostruosa irruzione della gigantesca ondata di offerta dall’est (Cina, Corea, Malaysia), sostenendo le sue esportazioni, aiutata dal Giappone mediante la svalutazione dello yen.Ora il fatto è che negli Stati Uniti il boom degli investimenti sulla merda degli anni Novanta aveva già portato ad un eccesso di capacità produttiva disponibile, eccesso che stava scoraggiando gli investimenti correnti; inoltre, l’elevato indebitamento delle famiglie per dotarsi di sistemi di autoproduzione o di ricorrere al poiiccolo azionariato, in presenza di quotazioni di borsa calanti, minacciava di ripercuotersi molto negativamente sulla loro propensione al consumo. Tutto sarebbe tuttavia rimasto contenuto nei limiti di una delle normali crisi dei mercati occidentali, ma i fatti recenti hanno trasformato un andamento tendenziale negativo in un crollo in caduta libera. Il Fondo Monetario Internazionale, ha rilasciato una dichiarazione in cui si afferma che quanto sta accadendo può essere assolutamente definito come una delle più grandi sciagure del 81


dopoguerra, e accusa i molti investitori occidentali che con la loro rapida e improvvida fuga hanno indubbiamente provveduto ad accentuarne la velocità e la drammaticità. (flack)

CARNET 109 - Mission to Sealand Shitair aveva base a Stansted, a nord est del centro di Londra e fu lì che in perfetto orario atterrò l’aereo che riportava a casa Carne e Kate. Non avevano bagagli, con tutti i soldi che la piccola commissione svolta per Jason avrebbero potuto rifarsi centinaia di guardaroba. Uscirono quindi prima degli altri dai grandi cubi dell’aeroporto, mimetizzati in mezzo alle folle dei viaggi lowcost. Tra poco più di un’ora, con l’auto che stavano per prendere a noleggio, sarebbero arrivati a Felixstowe per avere informazioni sull’acquisto del Principato di Sealand. Gli uffici della ShitCar erano chiusi. Erano state sufficienti le poche ore di volo perchè la compagnia di autonoleggio chiudesse i battenti, travolta dalla crisi. “Carne! Kate!” disse una voce alle loro spalle. Era John Caruso che stava cercando di riconsegnare la piccola autovettura presa a noleggio il pomeriggio della vigilia di Natale. “John, cosa fai qui?” chiese Kate mentre Carne aveva la costante sensazione di essere seguito, ovunque andasse. “Sto partendo. Sto tornando a casa. La mia ricerca è finita. Ho scoperto la verità, ho ricattato Lady Gwendalyne e ho riavuto parte dei soldi che erano miei. A questo punto non mi resta che andarmene a lavare un po’ di macchine nel garage di mio padre.” “A lavare macchine?” “Era una questione di principio, non di soldi.” Carne gli spiegò brevemente cosa stava succedendo a New York, la borsa, la crisi, i suicidi, la merda e poi il suo progetto sulle coste del Suffalk. Era sicuramente meglio rimanere in Inghilterra, un’isola - si sa - è isolata, risente meno delle sciagure del resto del mondo, dei continenti. Meglio dunque rimanere insieme

in attesa di... (il fondatore prima o poi avrebbe fornito loro degli indizi). A Carne interessava l’auto, tutto il resto molto meno e John, che da parte sua non aveva poi tanta voglia di tornare a lavare auto, accettò la proposta. Partirono quasi subito per Felixstowe ed ebbero più di un’ora per analizzare il progetto: acquistare il Principato, divenirne il Principe con tutti i privilegi del suo rango, trovare Carnet e convincerlo, con sostanziosi argomenti economici, a sostituirlo ogni tanto per fornirgli un alibi durante le sue missioni segrete. Non si potevano però fare i conti senza l’oste. Il principe Paddy Roy Bates, l’ex pirata che aveva occupato l’isola, aveva ormai 85 anni ma il figlio Michael molti meno e sarebbe stato un osso duro. Ora era necessario trovare chi si nascondeva dietro l’ermetico indirizzo che Carne aveva trovato sui giornali: Bureau for External Affairs SEALAND 1001 Sealand Post Bag, FELIXSTOWE IP11 9SZ, UNITED KINGDOM. (Myr)

CARNET 110 - crossing over Il natale cinese era finito, con un brusco calo nella produzione di merda, che era stata praticamente svenduta sui mercati occidentali arricchendo solo pochi mafiosi cinesi già ricchissimi. Inoltre, i governi occidentali innalzarono una barriera protezionistica, imponendo un dazio sulla merda cinese. Numerosi organismi di certificazione dichiararono la non conformità della merda cinese agli standard occidentali. In breve, si rese evidente che anche la crisi della merda era un’azione pilotata da una cordata di finanzieri. Il risultato fu che la merda occidentale aveva adesso un’impennata nelle borse. Dal culo dei bianchi puliti e ricchi usciva una merda top, e una nuova era di ricchezza sembrava prospettarsi all’orizzonte, anche se, come al solito, appena il business della merda si fosse di nuovo imposto tra i mercati in ascesa, lo avrebbero fatto nuovamente precipitare. 82


Comunque era successo che Flack, dopo aver ricevuto da parte di Carne l’ordine di vendere tutto, non trovando acquirenti, ed essendo completamente coglione, aveva comprato tutte le azioni di tasca sua. Adesso le azioni della Western Merdner raddoppiavano di ora in ora. “Pronto, Biserni...ehm...Carne? Sono Flack, nome in codice Vimercati” “Cosa vuoi?” “Sei ricco, Carne: Molto molto ricco.” “Mi devo essere perso qualcosa” disse Carne. Flack gli spiegò di aver comprato le azioni invendibili ad un prezzo da fame. Adesso valevano milioni di dollari, che comunque, anche se valgono meno, fanno sempre più effetto di “milioni di euro”. “Allora SEI ricco” disse Carne. “Eh, no, mi dispiace. Il Maggiore Myrddin non ci avrà insegnato un cazzo, ma roba di questo genere per lui sono bazzecole. Ridammi i 1200 euro, che è il prezzo a cui ho comprato le azioni e tieniti i restanti mmm... ecento milioni che restano. Li ho già versati sul tuo conto criptato in Bangla Desh. Nome in codice: Pregliasco. Ciao, Buona fortuna”. Nella villotta dello Yorkshire il camino scoppiettava lento. “Che inizio anno noioso...” disse Colui giocando a backgammon sul tappeto. Grande Merda era sprofondato nella poltrona, immerso nella lettura di”Essere e tempo” di Martin Heidegger. Indossava una vestaglia di broccato leggero e pantofole di marocchino, all’insegna di uno stile «naturale, leggero e disimpegnato» La scelta di tessuti raffinati, l’abbinamento di materiali diversi e il crossdressing libero e disinibito ma senza mai indulgere alla trascuratezza, rivelavano la massima libertà di accostamenti di Grande Merda, per dare spazio all’espressione di una individualità senza limiti. “C’è sempre Carne, con le sue peripezie...” rispose.

“Già... Carne. Con tanti soldi, l’isola Sealand in vista, la ragazza, e un sacco di libero arbitrio... adesso vedremo davvero come se la cava...” disse Colui un po’ distratto. “ Ma c’è sempre quel pirata...Il principe Paddy Roy Bates, con quella testa di cazzo del figlio... e poi - aggiunse grande Merda con un sorrisetto sarcastico - ci sono le indicazioni”. “Già ... che inizio anno noioso”. (flack)

Sealand, see a land see and ... (Abstract from National Geographics)

NOTIZIE GENERALI Sealand è situata all’interno dell’Area marina Protetta di Shitisland istituita nel 1997 per preservare il tratto di litorale antistante la costa del Suffolk, dalla quale dista 5 miglia. Con la ragguardevole altezza di 565m sul livello del mare Sealand si erge maestosa di fronte al paese di St.Shitson per un’estensione di 85 Km quadrati ed è visibile dalla sommita dell’Assy Mountain così come dalla vicina isola di Sealind. Il suo aspetto ed il suo colore marrone richiamano le feci umane, con il caratteristico colore bruno chiaro dei massicci calcarei, simili a diarrea depositata su merda indurita; si può osservare che la vicina isola di Sealind e ed il tratto di costa che si affaccia di fronte all’isola, tranne Cape Fart, non presentano le stesse caratteristiche. Raggiungere l’Isola di Sealand con mezzi pubblici è impossibile. STORIA L’origine dell’isola è oscura, dal momento che la composizione dei minerali che la compongono non è direttamente attribuibile a nessuna delle presenze mineralogiche che caratterizzano la zona. Secondo il geografo Thelonious Martinez, Sealink sarebbe nata da un enorme agglomerato di deiezioni fluttuante nel mare e poi solidificatosi a causa delle macchie solari. Abitata nell’antichità da oscuri popoli che idolatravano divinità simili a quelle egizie di Seth e Ra, Sealink fu abbandonata in epoca cristiana e 83


rimase una terra desolata fino alla fine del ‘700, meta di pellegrini o asceti. Nei primi anni del 1800 ad opera del governo centrale si favorì un opera di urbanizzazione delle coste del Suffolk, fino ad allora pressochè disabitate: Fu in quel periodo che Jeremiah Pandemonium Bates proveniente dalla natia Inghilterra, si stabili nell’isola di Sealand impossessandosene. Negli anni a seguire il Principe Arsenio Carmel De Culo (1798-1849) si recò nel Suffolk, li conobbe Santanico Cornelius Pandemonium Bates (figlio di Jeremiah); tra i due nacque un’antipatia che sfociò nell’odio feroce che condusse i due al tragico Duello di Fart Mountain. In qualità di re, Crotalus Pandemonium Bates, figlio di Arsenio, ebbe diritto di proprietà su tutta l’isola di Sealand. Tempo dopo una nave della Marina Reale Inglese si recò a Sealand su istruzioni della Regina Vittoria d’Inghilterra (1819-1901), appose all’isola i sigilli Reali, sconfiggendo le resistenze della famiglia Bates che rivendicava il Ducato di Sealand. La foto della resa dei Bates è oggi affissa nella residenza ufficiale del sovrano del Regno Unito, Buckingham Palace, con l’ironica dicitura “Il più piccolo regno del mondo”. La Regina Vittoria in persona delegò Lord Archibald De Culo al controllo della giurisdizione. De Culo stabilì la sua residenza a Sealand nel 1909, riuscendo a convivere più o meno pacificamente con gli eredi Bates che restavano comunque i più grandi proprietari terrieri dell’isola e rivendicavano continuamente il rettorato della contrada attraverso diverse proposte e formule, che andavano dalla richiesta di un titolo alla proposta obtorto collo di assumere il ruolo affidato a Lord De Culo. In epoca vittoriana, e fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Isola di Sealand ha avuto un’amministrazione autonoma con il Rettorato del Messo della Regina. Dal dopoguerra, Sealand si è progressivamente spopolata , rivivendo un breve periodo di popolarità alla fine degli anni ‘60, allorquando divenne meta di freackettoni e figli dei fiori, che giungevano a Sealand per vivere in comuni

depravate dove venivano usate droghe e venivano praticati il nudismo e il sesso libero. Recentemente è stata dichiarata terra vendibile all’incanto, in virtù del Regio Decreto sulle Cessioni Demaiali : Inspiegabilmente, forse per incuria o nodi burocratici, Sealand continua a mantenere le sue caratteristiche di paradiso fiscale, oasi ecologica, patrimonio dell’umanità, oltre ad avere notevoli risorse autonome (ribes, melassa, corno, mastice). CURIOSITA’ Secondo gli esoteristi Sealand nasconderebbe la porta al mitico continente sotterraneo di Shitwana e sarebbe collegata con l’oscura saga di ShitGate, una realtà che i recenti riscontri sembrano attribuire più alla storia che al mito. Nel Tractatus de Humana Defecatio in Insulam Pulcherrimam, Constantinus Basiliscus Baschiano (1332-1367) asserisce qui si toverebbero “tutte le spiegazioni della saga” e che “Sealandia” si troverebbe all’intersezione tra la sezione aurea del triangolo delle Bermuda e la tangente alla cosinusoide corrispondente all’emissione vibratoria di Atlantide. L’energia del luogo è sorprendente. L’antropologo Jeronimus Melquiades Kerofonte (1902-1996) afferma di essere riuscito a cagare oltre 10 kg di merda al giorno dopo aver rinvenuto sull’isola alcuni manufatti assai raffinati, di difficile attribuzione culturale, realizzati probabilmente intorno al III secolo a.C., utilizzati per oscuri riti propiziatori che prevedevano l’intrusione anale di idoli in pietra o in merda indurita. Nel 1500 Sealand fu patria di numerosi alchimisti convinti di poter derivare la pietra filosofale dalla merda. FAUNA Naturalisti, biologi e zoologi da ogni parte del mondo si sono dedicati allo studio e alla sistematica della fauna di Sealand. L’isola ospita piccoli mammiferi, molte specie di uccelli, anche migratori, alcuni anfibi e una discreta quantità di esemplari di invertebrati, tra molluschi, artropodi e insetti. Naturalmente la fauna marina ha una grossa rilevanza perchè, nelle acque 84


intorno all’isola di Sealand, c’è una fauna ricca e diversificata e si possono osservare mammiferi, pesci, rettili, invertebrati. Nell’isola sono numerose le colonie di uccelli marini (merdano reale, merdano bizzoso, cormorano, merda minore, merda maggiore, merdone dal ciuffo). Persino la Merdesca reale ha trovato riparo negli anfratti dell’isola di Sealand, vi è stanziata una coppia che si riproduce abitualmente.Vi sono anche fagiani, pernici, coturnici e starne dal ciuffo. Fino al 1953 nell’isola di Sealand erano presenti anche il galluccio marino e il maiale di scogliera. Vi è poi sulla terraferma una colonia di capre inselvatichite discendenti di quelle abbandonate dagli abitanti dell’isola che negli anni 60 si trasferirono sulla terraferma. La Lucertola Merdata appartiene alla breve lista di rettili che popolano l’isola di Sealand. Essa ha la caratteristica singolare di avere le squame di colore marrone e vive esclusivamente sui Faraglioni e sullo scoglio di Shit Marble. È un caso di mimetismo ed evidentemente questa colorazione le conferisce una scarsa appetibilità o la rende meno visibile ai predatori. Studi zoologici hanno dimostrato che la Lucertola Azzurra è identica, tranne che per il colore, alla lucertola verde. Il falco merdino è un rapace con sua forma compatta, pettinata, levigata e con coda corta. Attualmente a Sealand ci sono poche coppie di questi rapaci. Tra gli invertebrati marini è doveroso ricordare i Merdani, la cui pesca impegna con passione le notti estive dei pochi Sealandesi rimasti e le cui carni sono alla base dei piatti tipici dell’Isola. I Merdani sono cefalopodi appartenenti alla famiglia Omnastrephidae, simili ai calamari si differenziano da questi per la diversa forma delle pinne. Oltre al Merdano comune esistono Merdani volatori, Illex coindetii, che utilizzano questa caratteristica per scappare dai predatori saltando nel culo degli aggressori. FLORA

Esistono numerese specie endemiche tra cui val la pena ricordare la Merdilla (Merdylla Putrescens) dalle caratteristiche inflorescenze brune e giallastre, il Merduccio Aromatico (Strunticulus aulentis), dal forte profumo di escremento, ma soprattutto occorre segnalare una specie rarissima, di difficile se non impossibile esportabilità: il celebre Shit Tree o Albero della Merda (arbor sterci) le cui piante crescono molto velocemente, belle, rigogliose ma con un piccolo difetto: dai rami spezzati escea un liquame scuro e puzzolente. Timothy Lovejoy Higgins, il naturalista della Regina Vittoria, dopo avere analizzato più volte il succo della pianta e avere chiesto scusa alla sua sovrana non trovò per l’insolito vegetale un nome migliore. Si disse anche che T.L. Higgins riuscì a fare fermentare con ottimi risultati i campioni raccolti e a vendere poi il prodotto, caratterizzato da un forte sapore di acido fenico, alle distillerie di Islay.

Malintesi

C’era stato un malinteso, la Sealand in vendita era poco più di una chiatta arrugginita. La Sealand che Carne voleva comprare era un’isola che con una ragguardevole altezza di 565m sul livello del mare si erge maestosa di fronte al paese di St.James per un’estensione di 85 Km quadrati, visibile dalla sommita dell’Assy Mountain... descritta nei dettagli su National Geographics, dichiarata terra vendibile all’incanto, in virtù del Regio Decreto sulle Cessioni Demaiali. Vendibile significava che avendo i soldi diventava acquistabile. E i soldi c’erano, grazie a Flack, d’ora in poi Flack il Donatore (richiesta #12 del fondatore). Anche Paddy Roy e Michael Bates non c’entravano più anche se c’erano molte analogie tra la loro e la nostra storia. Nella villa dello Yorkshire Grande Merda, che indossava una vestaglia di broccato leggero e pantofole di marocchino all’insegna di uno stile «naturale, leggero e disimpegnato» stava riflettendo sul fatto che prima o poi avrebbe dovuto dichiararsi a Colui, doveva solo scegliere il momento giusto. La sua continua, attenta, 85


generosa ospitalità poteva essere un segno di disponibilità ma il timore di un rifiuto non gli permetteva di affrontare in modo diretto la questione anche se si erano sparse voci che persino il Principe Carlo si fosse coricato con un valletto. Però, pensava, essere gay era una cosa mentre cercare di coinvolgere Colui in una storia sentimentale era un’altra, sia che la cosa fosse andata a buon fine che in caso contrario. Doveva pensarci ancora un po’. Lady Gwendalyne era ricca. Ricchissima. Amava ancora i suoi tre mariti. Li amava ancora e ne aveva ben ragione: nessuno dei tre aveva mai fatto accenno al suo elefantiaco culo, anzi tutti e tre ne erano particolarmente attratti, costantemente eccitati. Con loro tre il sesso non aveva pause, alba, mattino, pomeriggio, sera, notte, tutti i giorni. Con abbondanti dosi di viagra superavano i momenti difficili ma storie così non potevano continuare a lungo. E infatti, una dopo l’altra, finirono. Con immenso dolore Lady Gwendalyne era diventata sempre più ricca. Ma un giorno un certo John Caruso, dopo avere chiesto un appuntamento, le disse che sapeva tutto e che se ne sarebbe andato solo con un bel gruzzolo. Glielo diede. Non poteva permettere che nella swinging london si conoscesse la frequenza delle sue masturbazioni come peraltro era successo a Leeds da dove, per le voci che giravano, se ne era dovuta andare. Immaginava già che il suo soprannome non sarebbe più stato Culona. John se ne andò, certo che avesse ucciso i suoi tre mariti. (Myr)

CARNET 111

“...Senti, Colui...” Colui era sdraiato sul tappeto, con un negligée di crepes de chine che gli lasciava scoperta buona parte del torace. Succhiava un pezzo del backgammon e dondolava una gamba accavallata. “Che c’è, Mouse?” “Mmm... non mi piace quando mi chiami mouse...” “Scusa, Grande”

“Senti, Colui... che ne diresti se noi due.... il saliscendi della porta a vetri suonò. Si sentirono nel corridoio i passi felpati di Constantin che andava ad aprire. Poco dopo il maggiordomo bussò alla porta dov’erano Colui e Grande Merda. “Che c’è, Costas?” chiese Colui con voce stridula “Signore, Lady Cophetua Hinshelwood chiede di vedervi con urgenza...” (flack)

CARNET 112 Colui non si preoccupò minimamente del suo abbigliamento, una vecchia lesbica non ci avrebbe fatto caso, anzi. La conosceva bene. Lady Hinshelwood, che amava contornarsi di giovani rampolli (un alibi da quando aveva iniziato la sua relazione con la ormai defunta Madame Shalikan), era solita invitare ai suoi ambìti ricevimenti le giovani più in vista del momento (sperando di convertirle ai suoi costumi), e in particolare Gwendaline che, in virtù delle proporzioni del suo olimpico culo, aveva avuto facile al salotto della signora che non disdegnava tale abbondanza. Non si era ancora ripresa dalla morte violenta della culomante, la Salsa che fa Bruciare il Culo (senza l’ingrediente misterioso, quello che la rendeva inimitabile, e che garantiva quel caratteristico bruciore al culo che era diventato uno status symbol) stava per finire negli hard discount, Carnet (che spesso serviva da zerbino ai desideri della attempata lady) era latitante, i suoi piccoli investimenti si erano liquefatti, tutto le stava andando male ma la sua dignità era fuori discussione. Non era certo lì per mendicare un aiuto, probabilmente si sarebbe discusso di uno scambio di favori. Si trattava di sapere quali e del perchè di tanta urgenza. Lady Cophetua la sapeva lunga, ebbe subito il sospetto di essere arrivata nel momento meno opportuno, ma non si pose alcun problema perchè 86


non era la prima volta che si trovava in una situazione simile. “Sono felice di vederti” mentì Grande. “Erano anni che non venivi in questa casa.” aggiunse Colui. “Non c’è tempo da perdere!” disse Lady Hinshelwood tralasciando i convenevoli. (Myr)

CARNET 113 Per la verità Grande Merda era un po’ sorpreso. Non era consuetudine che un personaggio appartenente al racconto interagisse con coloro che tenevano le redini del gioco. Sempre ammesso che lui e Colui avessero davvero quel ruolo. Una volta era toccato anche a lui muoversi dallo Yorkshire e andare in Italia a prendere accordi con il Commendator Breviglieri. E un’altra volta aveva dovuto andare fino in Messico, fingersi uno zoppo con la barba sfatta da tre giorni, andare al Merdoso Beach e con tutti gli sgabelli liberi, sedersì proprio lì, accanto a Carne. Ma si trattava di suo figlio... Adesso invece, quella vecchia baldraccona imbellettata pretendeva di venire a interferire direttamente nella storia, probabilmente per tutelare qualche suo interesse. Il fuoco scoppiettava. “Buon giorno, Lord Di Culo” disse l’anziana signora, mostrando che sapeva chiaramente chi aveva davanti, anche se il padre di Carne si era sempre nascosto dietro diversi pseudonimi. “Milady,” disse laconicamente Grande. “Ti fa piacere una tazza di the, Coffy?” disse svogliatamente Colui “Preferirei un goccetto di whisky di malto” rispose lady Cophetua, un po’ ansiosa. “Costas, ti prego, caro, porta un Glen Shitlarson a Lady Cophetua... liscio, vero?” “... e doppio” aggiunse la nobildonna. “A ma il solito the verde, e a Grande uno yogurth al mango” Grande incassò silenzioso. Odiava lo yogurth al mango. Passi felpati di Constantin sul bukara, scoppiettio della brace. La neve cadeva silenziosa.

La vecchia pendola scandì le cinque del pomeriggio. “Veniamo al dunque, signori... - cominciò accorata Lady Cophetua - come senz’altro saprete, a Londra io godo di una certa influenza. E come certo immaginerete le informazioni mi arrivano da più fonti. Inoltre ho a cuore il destino di Mister Carne, perchè è il fratello del mio povero Carnet, ed è l’unico che può garantirgli di continuare a vivere in modo agiato. Ho saputo che Carne adesso è molto ricco, mentre Carnet... beh, diciamo che spende troppo, povero cuore”. “Milady, sapete che noi non potremmo...” obbiettò Grande Merda, ostacolando come sempre qualcuno che aveva intenzione di aiutare suo figlio. “Basta con queste stronzate, Milord. Che cos’è, un gioco di ruolo? Parliamoci per una volta come persone autentiche, senza pensare a chi siamo e ai ruoli che ci hanno assegnati” “Ebbene?” chiese Colui “Ebbene - aggiunse Lady Cophetua - ho saputo anche che ci sono delle tappe obbligatorie... dei capitoli prescritti. Non è forse vero?” “Come l’hai saputo?” chiese Colui “Ha, sono una vecchia signora, ma ho amici nei Servizi Segreti... Numero 12: eroe messo alla prova dal donatore amico... Numero 13: reazione dell’eroe...” “Vi prego, Milady...” disse Grande Merda stridulo. Nello Yorkshire cominciava a imbrunire. La neve si faceva azzurra per le ombre della sera. Colui si alzò, prese un ciocco di castagno e lo pose nel camino. “Vorrei essere io la donatrice amica. Vorrei mettere alla prova Carne.” disse la vecchia con sguardo lubrico. “Ma il donatore c’è già. Si chiama Flack.” “Allora dovremo eliminare questo Flack” disse Lady Cophetua. “Non si potrebbero cambiare i destini prescritti... Ma perchè ci tieni tanto?” chiese Colui, sorseggiando il the verde. 87


“Deve rivelarmi un segreto” “Quale segreto?” “Madame Shalikhan mi è apparsa durante una seduta spiritica, e mi ha detto che Carne conosce il segreto della Salsa Pea & Lerrins. Se non scopriamo quel segreto, La fortuna di Miss Gwendaline si assottiglierà giorno dopo giorno!” “Ah, un vero problema” disse sarcastico Grande Merda “Si, milord, un problema, perche in CARNET DE CULO Chapter 28, sta scritto: “Ora si trattava di far sapere a Lady Hinshelwood che l’ingrediente era prodotto dall’ Helleborus Foetidus Mutans, Lady Cophetua sarebe andata a prelevare le piante nel parco, Carnet sarebbe stato temporaneamente salvo”. “Non capisco dove sta il problema” disse Colui un po’ stizzito. il fuoco scoppiettava nuovamente. “Il problema è che nessuno ha dato seguito a quella frase. Carne è partito, quindi a rigor di logica io non so nulla” “Mio Dio - pensò Grande Merda - questa vecchia nevrotica è qui per una svista nel racconto... Con tutti i problemi che abbiamo. E’pazzesco!” “Non è pazzesco, Milord - disse Lady Cophetua leggendogli nel pensiero - è solo che a me piacciono le cose ben fatte. Tutto qua”. (flack)

CARNET114 Carnet guardava triste gli alberi spogli. Dal salotto si vedevano molti alberi tristi. Per consolarsi un po’ Carnet dovette guardare fuori attraverso un vaso di Lalique vagamente rosato. La servitù era tutta via, tranne una giovane apprendista cuoca, Christine. Una rozza ragazzotta della Cornovaglia, tornita come un fuso e dalla pelle di pesca. Il pranzo era servito, erano le otto e mezza di sera, e tutti erano in libera uscita. Il fidanzato di Christine la attendeva giù, in Bedford Square. “Signore... se non ha più bisogno di me...” “Che c’è per cena?” chiese Carnet senza distogliere lo sguardo dalla finestra

“Involtini e pollo al curry, signore. Con verdure e formaggi.” “... Christine, giusto?” “Sì, Milord” “Apprendista cuoca, vero, Christine?” “Sì, Signore. Grazie ai buoni uffici di Lady Hinshelwood, Dio l’abbia in gloria... Grazie, e buonasera, signore.” “E... che cos’hai imparato, come apprendista, Christine?” “Apparecchio tavola, sminuzzo le verdure, pulisco i pesci e la cacciagione. Ed ora Miss Cougherty mi ha permesso di preparare anche qualche intingolo sotto la sua riverita sorveglianza” Carnet rimase in silenzio. La ragazza era in forte imbarazzo. “Nient’altro?” “Beh... tante piccole cose, Milord. Si va per gradi...” “Vieni con me in cucina, Christine” disse Carne prendendola per mano “Voglio insegnarti una ricetta che farà di te una cuoca”. “Ma Signore, veramente... se potessimo rimandare...” Ma Carnet aveva già acceso le luci della grande cucina, e si apprestava solerte a preparare alcuni ingredienti. Inoltre Christine non era nella posizione di potersi opporre. Ottenere un posto come Lord Kitchener’s Valet a casa De Culo non era certo una cosa che capitava tutti i giorni. Carnet preparò una sfoglia. “Vieni qua, non stare lì imbambolata. Vieni, impasta...” Mentre lavoravano la pasta, le mani di Carnet si intrecciavano con quelle di Christine. Carnet era vicinissimo alla ragazza. “Devi stendere la pasta con il mattarello su un piano di lavoro infarinato. - disse - Poi ritagli 4 quadrati di circa 8 cm di lato, usando un coltello molto affilato. Prepari quindi otto “cornici”, sempre di 8 cm di lato ma vuote all’interno. . Le mani di Carnet accarezzavanole braccia e le spalle di Christine, ormai pronta alla resa. 88


“Sistemi i 4 quadrati su una teglia coperta con carta da forno e bucherelli la pasta in più punti con una forchetta. Spennelli i lati con un po’ di acqua e ci metti una cornice. Che buon profumo, che hai - disse Carnet affondando il naso nel collo della ragazza. - Procedi nello stesso modo con un altra cornice. Sbatti un tuorlo con un cucchiaino di acqua e spennellie soltanto la cornice superiore dei cestini, badando a non spennellare i lati”. Carnet aveva passato le mani infarinate intorno alla vita di Christine. Accendi il forno a 200° - disse, appoggiandole il pube sul coccige - e riponi la teglia in frigo finché il forno non avrà raggiunto la giusta temperatura. Poi cuoci i cestini finché saranno ben gonfi e dorati. Ci vogliono circa 12.” Carnet estrasse il suo membro turgido e spinse il viso della ragazza verso il basso. “Toglili dal forno e lasciali raffreddare su una griglia” disse all’improvviso. “Monda gli asparagi e togli le punte che tagliamo in due per il lungo. Taglia tutta la parte tenera degli asparagi a pezzi di circa 2 cm e lessali in acqua salata. Passarono alcuni minuti. Mentre cuocevano gli asparagi, Carnet tolse accuratamente tutti i vestiti alla ragazza. Le sue mai la toccavano dappertutto, sapientemente. “Sono cotti - disse - Prelevali con un mestolo forato e tuffa le punte nell’acqua bollente per 5 minuti, quindi scolale e tienile da parte. Lascia scolare bene gli asparagi e frullali, non le punte, in modo da ottenere un puré. Trasferisci il puré in un pentolino e unitsci il tuorlo intero e quello che hei usato per spennellare la pasta sfoglia. Unisci il formaggio, sale, pepe e mescola bene”. Il membro di carne era tutto dentro la ragazza. Pochi movimenti, poi si staccò. “Pulisci bene le capesante. Se sono grosse, taglia la noce, la parte bianca, in due fette orizzontali. Scalda il burro in un padellino e fai cuocere le capesante, circa 2 minuti per lato a fuoco vivo. Sala, impepa, sfuma con il vino e spegni la fiamma quando questo si sarà ridotto di metà. “ Il membro era di nuovo dentro, e stavolta si muoveva furiosamente mentre la ragazza era ai

fornelli. “Scola le capesante e unisci il loro liquido di cottura al puré di asparagi. Riscalda brevemente i cestini in forno. Metti il pentolino su fuoco basso e fai ispessire la crema di asparagi, mescolando sempre. Distribuisci la crema nei cestini e deponici sopra le capesante e le punte di asparagi.” Appena dopo un molteplice orgasmo sincrono carpiato, stapparono una bottiglia di Chateau Lafitte di un anno particolarmente fortunato, e si apprestarono a mangiare i Cestini di capesante e asparagi. (flack)

CARNET 115 Forgotten details “Cazzo - disse improvvisamente John - ci siamo dimenticati di far sapere a Lady Hinshelwood dove avrebbe potuto trovare l’ingrediente per la Salsa!” Sfogliando, si fa per dire, i suoi appunti sul suo inseparabile portatile mostrò a Carne la trascrizione degli avvenimenti, parola per parola: Ora si trattava di far sapere a Lady Hinshelwood che l’ingrediente era prodotto dall’ Helleborus Foetidus Mutans, Lady Cophetua sarebe andata a prelevare le piante nel parco, Carnet sarebbe stato temporaneamente salvo. Non sapeva cosa voleva dire temporaneamente in Inghilterra ma ne conosceva il significato nel suo paese: per un po’. Ma in entrambi i casi si trattava di un tempo soggettivo, non determinabile a priori. In ogni caso era preoccupato per Carnet e quindi per Carne. “Non me ne frega un cazzo. Mi sono rotto i coglioni. Di mio fratello e di quella brutta troia di Cophetua e di tutti gli intrallazzi che li legano. Vogliono dei soldi, La vecchia vede solo il denaro, Carnet vede solo le cose che può permettersi con il denaro. Vogliono denaro? glielo darò, ormai sono ricco anzi, che dico?, ricchissimo.” “E i lettori che vogliono sapere come va a finire 89


la storia dell’Helleborus?” “Si fottano anche loro!” e se ne andò con l’incedere tipico dei nuovi ricchi. (Myr)

CARNET 116 The song remains the same A questo punto i lettori, sempre ammesso che ve ne siano, si chiederanno cha cosa stia succedendo a Carne. Quali oscure vicende stia attraversando e che cosa si profili al suo orizzonte. Lo abbiamo lasciato in viaggio, con forti disponibilità economiche e deciso a comprare un’isola, di cui ci siamo peritati di fornire tutte le indicazioni. Qualcuno ipotizza tuttavia che Sealand sia un po’ peggiore di come la descrive il National Geographics. Dicevamo, dunque, che i lettori, sempre ammesso che ve ne siano, saranno ansiosi di sapere come si evolve la vicenda del nostro eroe, ed avranno indubbiamente percepito questa ultima lenta digressione su altri personaggi come una inutile perdita di tempo. In particolare, avranno trovato assolutamente insensata la visita di Lady Cophetua ai due signori nello Yorkshire, e forse divertente - ma non certo pertinente l’intrattenimento che si è riservato Carnet con una delle fantesche. Ma l’arte imita la vita, e anche nella vita, di quando in quando, accadono cose che sembrano non avere pertinenza con ciò che stiamo facendo. In genere le chiamiamo “rotture di coglioni”, e come ogni sfaccettatura della nostra vita, anche questo romanzo non ne è scevro. Tuttavia, occorre dire che tutto, ma proprio tutto, nella vicenda che stiamo attraversando, ha una sua precisa ragion d’essere. Infatti, non sarà sfuggito ai lettori più accorti, sempre ammesso che ve ne siano, che la richiesta di Lady Cophetua impone comunque nuovamente la crisi dialettica sul libero arbitrio che attraversa tutto il racconto. Analogamente, l’affermazione maschile di Carnet, commista ad una certa lascivia e ad un inequivocabile edonismo epicureo, riporta al dubbio sulla doppia identità di Carne, e taluni paventano che l’ultima

vicenda nelle cucine di casa De Culo abbia come protagonista Carne stesso, accreditando la tesi della schizofrenia. La debosciata convivenza dei due presunti registi della vicenda, che sta per sfociare in un rapporto apertamente omosessuale, simboleggia l’imminente fusione delle due figure paterne che i due anziani rappresentano: il padre un po’ assente, ma comunque logico e giusto, anche se fondamentalmente disinteressato, e il padre competitivo edipicamente invidioso del pene (e del culo) del figlio e per questo costantemente disposto ad imporgli difficoltà e punizioni, non già per forgiarlo, ma proprio per indurlo alla completa sfiducia in se stesso. Con questo fardello di contingenze, al quale non possiamo tralasciare di aggiungere la presenza di una madre troia, Carne viaggia verso il suo destino, o quello che lui ritiene il suo destino. Ma torniamo alla vicenda. A ciò che accadde al nostro eroe. Usci insieme a Kate prima degli altri dai grandi cubi dell’aeroporto di Stansted, mimetizzati in mezzo alle folle dei viaggi lowcost. Dopo poco più di un’ora arrivarono a Felixstowe per compiere un’azione d’impulso: l’acquisto del Principato di Sealand. Partirono immediatamente, viaggiando a folle velocità per una scura landa desolata, con alte scogliere a picco sul mare. Un cielo plumbeo, un temporale imminente. La Jaguar di Carne, un luminoso puntino bianco in un panorama color merda. La radio trasmetteva “the song remains the same” dei Led Zeppelin. Squillò il telefono. “Pronto, Biserni?” “Sei tu Flack?” “Massì, fanculo i nomi in codice, fanculo tutto” “Che c’è?” “Carne, volevo dire... non avrai creduto a quella storia delle azioni, spero...” “Cosa stai cercando di dirmi?” “Che ti ho fatto uno scherzo...” “Cazzo” disse Carne “Che c’è?” “Ieri ho comprato un’isola” 90


“Beh, allora... niente di nuovo...” “in che senso?” “Sei nella merda.” (flack)

CARNET 117 Assholes Carne era nella merda. Flack (d’ora in poi detto Asshole One) anche, se Carne fosse riuscito a prenderlo. Ma per il momento c’erano altre priorità, il contratto andava rispettato altrimenti Carne avrebbe perso il deposito cauzionale che aveva versato e quel denaro (372.000 dollari, i 400.00 di Jason meno le spese di New York) era tutto quello che aveva. Non era la prima volta che Carne si trovava nella merda, gli era successo spesso sia letteralmente che metaforicamente. Tornò da John. “Tu cosa suggerisci?” “A che proposito?” “Dell’Helleborus, della vecchia Lady Hinshelwood, di Carnet” “Ormai sei ricco, da’ loro quello che vogliono, del denaro, e togliteli dalle balle” *** “No John, come disse Flack io stavo scherzando. Non è questione di soldi, è una questione di principio.” “Ti capisco, è successo anche a me con Lady Gwendalyne. Ho preso dei soldi per una questione di principio.” “Già. A proposito di quella storia, quanto ti ha dato?” “Quello che mi ha offerto e che io ho preso, dieci milioni di sterline, 19.491.949 dollari, ho ancora il suo assegno al portatore, non sapevo cosa farmene.” Come al solito Carne aveva culo. “19,491,949 più 372.000 uguale a 19.863.949. Mancavano solo 136.051 dollari. Il vecchio Winnie ha dei risparmi, li chiederò a lui, non farà domande.” pensò Carne, ormai convinto di avere risolto i suoi problemi, senza sapere che Lady Gwendalyne (in questo caso Asshole Two), profonda conoscitrice di uomini, aveva capito che per John era solo una questione di principio. L’assegno era tratto su un conto privo

di copertura. Carne era nella merda. *** nde: vedi CARNET 115 (Myr)

CARNET118 Lady Cophetua aveva ottenuto quello che voleva. Non era stato facile, ma lei sapeva come ottenere ciò che voleva. Aveva dovuto prostituirsi con Colui il cui Nome non può Essere Pronunciato, e con il Dootr Mouse, alias Grande Merda, alias Lord Carneade Di Culo. D’altra parte, non era la prima volta nella sua vita. Aveva dovuto prostituirsi la prima volta nel 1939, con il Principe di Edimburgo, per ottenere alcuni favori a Corte. Lo aveva fatto anche con Sir Winston Churchill, alla fine della guerra, per ottenere alcuni favori in parlamento. Un odioso grassottello che scopava con il sigaro in bocca e che faceva il segno di vittoria con le dita ad ogni orgasmo che Lady Cophetua simulava per compiacerlo. Soddisfare quei due vecchi non era altro che un’altra, penosa giornata dedicata a raggiungere i suoi scopi. A convincerli, oltre alle prestazioni orali ed anali della nobildonna, erano state anche le sue surretizie argomentazioni: voleva che la storia avesse un filo più logico. Certamente non sarebbero stati così accondiscendenti se avessero saputo il vero scopo per cui Lady Cophetua volevva essere la fornitrice del mezzo magico, la donatrice amica, colei che mette alla prova Carne. Ma ora aveva in mano le redini del gioco. Era stata lei a suggerire a Gwendaline l’idea dell’assegno a vuoto. Era stata lei a comprare le azioni di Carne, che adesso valevano milioni. Sollevò il ricevitore e compose il numero. “Mister Di Culo? Sono Cophetua Hinshelwood. Ho qui un assegno di venti milioni di dollari per voi” “Immagino che si tratti di un lavoro grosso, vero Milady?” “Niente che non sia alla vostra altezza”. (flack)

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CARNET 119 - Winnie Winnie ringraziò in cuor suo Lady Gwendalyne. Carne gli aveva chiesto un prestito e lui avrebbe acconsentito volentieri malgrado qualche piccola preoccupazione per come si stavano mettendo le cose. L’assegno scoperto aveva costretto Carne a dirgli, a mo’ di Flack: “Scherzavo, Winnie. Grazie lo stesso, volevo solo vedere come avresti reagito.” Winnie aveva visto crescere il piccolo Di Culo, era lui ad accompagnarlo a scuola, era lui che andava a riprenderlo, lo guardava ammirato quando prendeva lezioni di scherma, era il primo ad applaudire ad una stoccata vincente durante i suoi primi tornei, era il suo discreto autista mentre, nel sedile posteriore della Jaguar, avvenivano i primi approcci sessuali, gli aveva personalmente stirato la prima divisa dell’accademia. Con sofferenza lo aveva visto allontanarsi, sparire per lunghi periodi, ritornare per curarsi le ferite per poi allontanarsi di nuovo. Le parole non servivano, Winnie intuiva sempre i gradi del malessere del padroncino e cercava sempre di essere al posto giusto quando ci sarebbe stato bisogno di lui. Ora si trovava in un ambiente poco familiare, lontano dalle comodità della bella casa vittoriana di Bedford Square. Il cielo era plumbeo e sopra di lui una coppia di falchi merdini stava danzando nel vento, sotto di lui il suolo marrone simile alle feci umane, con il caratteristico colore bruno chiaro dei massicci calcarei, simili a diarrea depositata su merda indurita. “Terribilis est locum iste. Cosa ci faccio qui?” si chiese. “Lo so, questo luogo oscuro mi attendeva” si rispose. Si ricordava bene di quando al seguito di Euston Meruris, maestro d’occultismo e al contempo agente dei servizi segreti inglesi, alla fine della seconda guerra mondiale aveva aderito alla Brown Gate – una derivazione della Società Esoterica Gallese – e poi fondato una sezione inglese dell’Ordo Merdiensis. La Brown Gate è a sua volta collegata con associazioni tedesche

connesse alla dottrina segreta della russa madame Варианты замены– fondatrice a New York, nel 1946, della Società Iperfecale – e all’antroposofia del curato Higgins. Da allora era rimasto in sonno per poco più di sessantanni. Ora Winnie si era svegliato per portare a termine il suo compito. (Myr)

CARNET 120 - Shitgate Winnie era nato nel 1625, lo stesso giorno della morte di Giacomo I. 24 anni dopo era sul patibolo nelle vesti di giovane curato anglicano per fornire assistenza morale a Carlo I (impasto delle qualità di una donna, di un prete e di un ragazzo smarrito e delicato, non completamente sviluppato) negli attimi che precedettero la sua esecuzione. Oliver Cromwell, dopo avere sponsorizzato la sua nomina a vescovo di Felixstowe, gli trasmise parte dei segreti della vicina Sealand e lo nominò Guardiano della Porta, un incarico che avrebbe dovuto mantenere fino alla morte. In quegli anni parecchie volte Duncan McCloud lo aiutò a mantenere inviolato il passaggio che nasconderebbe la porta al mitico continente sotterraneo di Shitwana e sarebbe collegata con l’oscura saga di ShitGate, una realtà che i recenti riscontri sembrano attribuire più alla storia che al mito. Nel corso dei secoli più volte Winnie e Duncan dovettero cambiare identità e ogni volta le loro strade ebbero modo di incontrarsi per discutere sui fondamenti di ciò che viene vissuto come buono, giusto o moralmente corretto, in contrapposizione a ciò che è male o è sbagliato. Condivisero alla fine l’idea che attraverso l’etica si potesse procedere alla ricerca di una gestione adeguata della libertà mentre sul libero arbitrio continarono ad avere idee divergenti. Spesso la noia invase i loro spazi ma entrambi sapevano aspettare. La Porta. Winnie non sapeva dove portava ma ogni tanto si trovava ad odiarla. Gli altri 92


vescovi passeggiavano lungo le rive del Tamigi, erano ospiti delle famiglie nobili della capitale, dedicavano il tempo a futili attività ben protetti, ben pasciuti, ben ricompensati della loro inutile partecipazione alla vita sociale. Lui invece, per colpa di questa porta di merda, era confinato su questa isola interdetta ai comuni mortali. Fu in quei giorni che iniziò a chiamarla Porta di Merda. Shitgate ne divenne quindi il nome ufficiale così come Sealand divenne Shitland anche su alcune carte nautiche. (Myr)

CARNET 121 Toward the challenge Il mare si stava ingrossando, ma l’imbarcazione solcava le onde della Manica come un pattino nel ghiaccio. Sullo scafo, una bizzarra riproduzione di una divinità egizia: un dio con la testa di sciacallo. Complice la notte, il motoscafo era partito da Boulogne-sur-Mer, evitando il traffico di Calais e viaggiava a folle velocità nel mare scuro per raggiungere Weymouth nel più breve tempo possibile. “Dobbiamo arrivare a Shitland domattina all’alba” disse Santanico Pandemonium. “Sto facendo del mio meglio” risponse Venkman, alla guida del motoscafo. “Non è abbastanza!” gli urlò Pandemonium allontanandosi. Sotto coperta, mollemente adagiata su un divanetto color cremisi, Madame Shalikan sorseggiava un bicchiere di maraschino. Si rivolse a Pandemonium in modo assai confidenziale: “Io detto te che era meglio passare DI SOTTO, oui?” “Non c’è tempo per i ripensamenti” disse Pandemonium guardando fuori, verso il cielo scuro. (flack)

CARNET 122 Shitgate keeper In quattro secoli nessuno aveva cercato di forzare la porta, nemmeno i fricchettoni della fine degli anni sessanta che avevano ben altro per la testa. Le feroci lotte per il possesso dell’isola non davano spazio alla ricerca, gli effetti dell’oscuro mondo sottostante non vennero nemmeno notati dalle varie generazioni che vissero sull’isola, tutte impegnate per la sopravvivenza. Questa calma intorno alla porta avrebbe rilassato chiunque, ma non Winnie. Oliver Cromwell*** non era un coglione (nel passato millennio era stato l’unico a introdurre una pausa nel sistema monarchico) e per giunta aveva accesso agli archivi della Tavola Rotonda dove erano conservate le Chiavi dei Misteri: se il Severo Cromwell gli aveva dato l’incarico di proteggere la Porta al di là di essa non potevano che esserci grandi pericoli°°° per l’Inghilterra (da buon inglese dei pericoli per il resto del mondo non gliene fregava nulla). Winnie sentiva che prima o poi - presto - sarebbe arrivato il nemico ed era pronto. Da solo non ce l’avrebbe fatta anche se aveva dalla sua il grande vantaggio di sembrare molto vecchio e molto debole; per giunta aveva dedicato gli ultimi decenni alla cura di Carne, lo aveva spinto verso grandi pericoli per temprarne il carattere con la complicità dei due Grandi Vecchi, gli aveva messo di fianco un debole Carnet, per formare nel suo protetto la tolleranza e l’altruismo, una seducente Kate perchè lui potesse, per quanto possibile, resistere alle tentazioni. Ora si stava avvicinando il momento della verifica del suo lavoro. Nel buio della notte, guardando il mare verso sud, gli sembrò di vedere una lama bianca tagliare la nera superficie del mare. ***dalla

biografia di O.C. (1599-1658)

In 1630 Cromwell suffered what we would today term a mental breakdown. At the same time he underwent a powerful religious conversion to the Puritan cause. He afterwards said that he felt as though he was waiting for God to give him a mission: he had to preserve the

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Gate from evil devils... ... Cromwell himself took up the reigns as Lord Protector, head of an executive council. Several efforts were made to have him named king, but this Cromwell resisted firmly. He had to protect the Gate.

(che sta sviluppando una forte cacosmia).

°°°O.C. (post mortem - 3 years later) In 1661 Oliver Cromwell’s body was exhumed from its grave and hung at Tyburn. Then his head was cut off and put on public display for nearly 20 years outside Westminster Hall. (Nde: le forze del male stavano prevalendo ma il segreto per il momento era salvo e la Porta aveva un nuovo guardiano, sconosciuto. Le forze del male per l’incazzatura fecero scempio dei resti di OC)

CARNET 123 The gate

(Myr)

Disclaimer

Abbiamo notato dei tentativi di intrusione da parte di alcuni hackers. Abbiamo sventato il loro progetto di modificare testi e immagini di questo blog mentre non siamo riusciti a bloccare la vendita non autorizzata delle due storie condotta con metodi sleali: per battere la concorrenza dei nostri pdf gratuiti vi consegnano 14 euro per ogni copia acquistata. Vi consigliamo in ogni caso di non acquistarle poichè sono state spruzzate con dosi massicce di estratto di Helleborus Foetidus Mutans, con tutte le sgradevoli conseguenze. (Myr)

The boat of the Living Dead

Il nosto lettore non deve stupirsi del ritorno, in questa storia, di Pandemonium, Venkmann, Madame Shalikan. In fin dei conti erano, sinora, morti solo una volta: il primo nell’esplosione del treno, il secondo giustiziato da Jason Spengler, la terza massacrata nella sua casa di Camberwell Green. Non dimentichiamo poi la piega che sta prendendo la nostra storia e non mi meraviglierei, anch’io che sto partecipando a scriverla, se prima o poi ci trovassimo di nuovo al Titty Twister, luogo prediletto dei Living Dead. Abbiate pazienza e tutti insieme lo sapremo. Nel frattempo state molto attenti a Winnie (che negli ultimi minuti è cresciuto circa cinque centimetri ed ha strappato la sua patente di guida) e a Carne

(Myr)

(from family album, a photo of miss Gwen walking naked on the beach)

Nessuno aveva visto la Porta ma Winnie sapeva di poterla riconoscere nel momento in cui essa si sarebbe presentata a lui. Lo avrebbe fatto, perchè lui era il suo guardiano discreto, fedele da quasi quattro secoli, simile ad una bella signora che permette al suo vecchio domestico, per una volta, di guardare le sue grazie, la sua nudità. E come le donne sono più o meno tutte uguali, anche le porte non sono di molto diverse. Sono i dettagli che contano. Nel corso dei secoli Winnie aveva immaginato, ritoccato, cancellato, immaginato di nuovo i dettagli della porta. Ora sapeva come era fatta, lo sapeva nello stesso modo con cui il vecchio domestico, col passare degli anni, pensando al seno della sua padrona, se lo immagina prima eretto poi piano piano più gonfio, più morbido, poi più pesante... finchè col tempo il seno fantastico diventa perfettamente sovrapponibile a quello che più tardi gli viene mostrato. Winnie vedeva davanti a sè, come un ologramma, la porta, sovrastata da una decorazione in pietra con una iscrizione in lingua latina: IANUAM

TRANANDO RECLUDENS IASON OBTINET

(oltrepassando la porta, Jason ottenne il ricco vello di Medea). Altre incisioni comparivano sull’arrchitrave e sui montanti. La più visibile era: HORTI

LOCUPLES VELLUS MEDEAE

MAGICI INGRESSUM HESPERIUS CUSTODIT

DRACO ET/ SINE CARNE COLCHIAS DELICIAS

(Un drago custodisce l’ingresso del giardino magico delle Esperidi, e senza Carne Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide***). La data che accompagnava queste frasi, 1680, coincideva con i primi anni del suo assiduo servizio. Il fatto che le scritte fossero in latino non lo stupiva più di

NON GUSTASSET IASON

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decorazione in pietra con una iscrizione in lingua latina: IANUAM TRANANDO RECLUDENS IASON OBTINET LOCUPLES VELLUS MEDEAE. “strano - disse Madame - miei antichi trattati de culomanzia dicono che iscrizione dovrebbe essere acrostico, le cui iniziali dovrebbero essere L’aria cominciava a vibrare. Il metano, anagramma di VITRIOL, il nome con cui gli solitamente una parte su due milioni, stava alchimisti chamavano il distillato di helleborus aumentando velocemente, presto miliardi di phoetidus. VITRIOL è anche questo parola un molecole sostituirono completamente l’argon e acrostico, ricavato avec le iniziali di: Visita cominciarono a danzare sempre più vicine fino a prendere una forma familiare... la vecchia signora Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem. Funziona quasi tutto, ma in porta c’è finalmente stava mostrando il seno al vecchio una M in più”. domestico. Le rughe di Winnie cominciarono a “Dobbiamo far fuori questa Medea” disse distendersi, i muscoli a gonfiarsi, l’adrenalina e Venkman, che non aveva capito un cazzo. il testosterone a rifluire, la lunga attesa faceva “Non dire stronzate” rispose sibilando Santanico ormai parte del passato. Il Guardiano stava Pandemonium diventando il Difensore. “No, vero problema è che io non so aprire porta Nota da SOPRA. Io detto voi che era meglio passare di Per fortuna di tutti, e soprattutto di Winnie, il trio dei Living sotto. Ma io per fortuna ho mandato Punjab”. tanto - si trattava di indicazioni chiare, anche se espresse in forma di metafora - mentre i costanti riferimenti a Jason erano preoccupanti, di lui non ci si poteva fidare. L’accenno a Carne era invece l’altro lato della medaglia, la buona notizia.

Dead stava passando DI SOPRA, nessuno aveva pensato di difendere la Porta dall’altra parte, DI SOTTO.

Improvvisamente una nebbiolina scura rese opalescente la sfera di cristallo. L’aria cominciava ***La Colchide a vibrare. Il metano, solitamente una parte su According to the Greek mythology, Colchis was a due milioni, stava aumentando velocemente, fabulously wealthy land situated on the mysterious mentre l’imbarcazione era ormai in vista periphery of the heroic world. Here in the sacred grove of dell’isola. Durante la manovra di ormeggio the war god Ares, King Aeetes hung the Golden Fleece until la terra cominciò a risuonare. Una vibrazione it was seized by Jason and the Argonauts. Colchis was also profonda come una memoria millennaria; miliardi the land where the mythological Prometheus was punished di molecole sostituirono completamente l’argon by being chained to a mountain while an eagle ate at his e cominciarono a danzare sempre più vicine liver for revealing to humanity the secret of fire. Amazons fino a prendere una forma incomprensibile per also were said to be of Scythian origin from Colchis. The Madame Shalikan. Evidentemente c’era una main mythical characters from Colchis are Aeetes, Medea, Apsyrtus, Chalciope, Circe, Eidyia, Pasiphaë. manipolazione. Allora riconobbe Winneghan (Myr) Archibaldus Shitterbridge, quello che tutti avevano fino a ieri creduto un vecchio autista. CARNET 124 Lo vide ergersi davanti a quella sagoma The gate incomprensibile, lì dove avrebbe dovuto esserci la porta... Lei sapeva di avere di fronte il Detentore Madame Shalikan guardava la sfera di cristallo, della Tradizione, il Custode. infilata per metà nel culo di Pandemonium. “Per far fuori Carne, dovremo passare su cadavre In questo modo, la culomante aveva accesso di quell’uomo...” anche alla realtà DI SOPRA, quella con cui “Far fuori quel vecchio? Un gioco da ragazzi” avrebbero dovuto confrontarsi. Nella sfera si disse Venkman. vedeva chiaramente la porta, sovrastata da una (flack) 95


CARNET 125 La porta “Mio Dio! E’ il segnale!” disse il Commendator Breviglieri gurdando il vecchio aleph che teneva sulla credenza e che ormai - dopo anni - era diventato un soprammobile. “Non mi sarei mai immaginato che sarebbe successo... eppure mi avevano preannunciato che prima o poi mi avrebbero chiamato”. Il povero vecchio preparava la valigia con un’ansia terribile. Insieme ai calzini e alle mutande di lana buttava dentro alla rinfusa “Iside svelata” di Madame Blavatsky e “il Cocchio trionfale dell’Antimonio” di Basilio Valentino, non trascurando i dodici volumi del Codex Hermeticum del Trismegisto, ma soprattutto il Tractatus Merdabilis di Mastro Salamandro Vituperio Helleborferens . “Quel povero vecchio non può farcela da solo - ripeteva tra sè e sè. -In fin dei conti lui è solo il custode Nord Occidentale, e io sono quello Sud Orientale, anche se ormai ho perso un po’ l’allenamento. E poi... io sono per certo uno dei pochi personaggi sicuramente buoni in questa vicenda. Se voglio che trionfino le forze del bene mi dovrò recare a Parigi a prelevare Marisa, e poi a Londra, e da lì raggiungere l’isola di Sealand o Shitland prima del duello. Ho pochissimo tempo!”. Scese in garage, ci mise quasi venti minuti a far partire la Millecento, poi imboccò il litorale. L’uscita di Viareggio era bloccata per lavori. “Accidenti, non ce la farò mai. Vorrà dire che passerò DI SOTTO”. Fece inversione, parcheggiò davanti alla Pensione Mirafiori, entrò e scese nello scantinato. Circa dodici secondi dopo era anche lui avvolto dal pulviscolo di Shitland. Man mano che la vibrazione aumentava, Breviglieri si ingigantiva e si ergeva. Niente più gotta, o dolori alla prostata, come quando Kate lo aveva masturbato. Adesso gli era tutto chiaro. Salutò Winnie secondo le convenzioni. Chi avesse visto quei due vegliardi troneggiare

come i Propilei al lati della Porta, avrebbe giurato di vedere due statue dell’eternità farsi beffe del divenire nella tempesta della storia. (flack)

CARNET 126 Crepitìo dei tizzoni nel caminetto. Neve. Grande Merda, alla finestra, con una guepière blu cobalto, fumava la sua pipa. “Sbaglio, o la situazione sta precipitando?” “Sta semplicemente andando dove deve andare” disse Colui, dadogli un bacio sul collo e cingendolo amorevolemente da dietro. “... Non so...è come se... avessi uno strano presentimento...” disse Grande “Sciocchina, non puoi rimanere incinta!” “Mmmh, voi uomini non avete sensibilità... non è per noi.... e per Carne!” “Qualche ripensamento?” “No, ho solo paura che se la cavi!” I due scoppiarono in una grassa risata (flack)

CARNET 127 Down in the shit “Un’isola intera, una vera isola... ed è mia!” Carne non si capacitava ancora di essere riuscito, anche se all’ultimo momento e anche se era l’unico acquirente, ad aggiudicarsi l’asta. D’ora in poi avrebbe dovuto rinunciare ai lussi di Londra e alle piacevolezze di Parigi ma in cambio si sarebbe sentito sicuro. Anche l’impegno di eliminare Pandemonium, per il quale Lady Cophetua gli aveva allungato un acconto di venti milioni di dollari, non era nè tra le priorità nè tra gli impegni di quel momento. Ora voleva sapere dove era arrivato e perchè, gli sembrava troppo semplice essere lì perchè sull’aereo da New York aveva letto due righe di un articolo. Gli stava venendo il sospetto che l’isola fosse qualsiasi cosa meno che un’isola. Ora che era lì doveva saperne di più. Senza sapere cosa stava succedendo sull’altra costa e senza avere la 96


minima idea di chi fosse in realtà il suo fedele maggiordomo e di cosa stesse preparandosi Carne si incamminò sul terreno merdoso seguendo un piccolo ruscello le cui acque scorrevano insinuandosi nel suolo, fino a sparire del tutto precipitando in un pulo (Nde: una depressione carsica, una dolina di crollo, originata cioè dal collasso della volta di una grande cavità sotterranea). Carne osservò le pareti verticali del pulo, costituite da sterco del cretaceo, mentre verso il fondo della dolina le pareti erano ricoperte da spessi strati di materiale fecale apparentemente di epoca più recente (forse residui del soggiorno dei fricchettoni della fine degli anni ‘60) accumulatosi sia per i fenomeni di crollo e di distacco dalle pareti sia per il dilavamento dei terreni circostanti ad opera delle acque meteoriche. “Un’isola di merda! Bell’affare.” Era il suo destino. Con grande fatica si calò nel pulo per una trentina di metri aggrappato a quanto di solido riusciva a trovare finchè, come un dilettante, le sue dita mollarono la presa. Precipitò rimbalzando sulle pareti che via via si facevano più scivolose finchè il diametro del pozzo si allargò improvvisamente. Il suolo era sotto di lui, a circa venti metri di distanza. Pensò che fosse finita, chiuse gli occhi in attesa dell’impatto che ineluttabilmente avvenne. Non il suolo ma una superficie budinosa lo aspettava, lo ricoprì, Carne, anche senza aprire gli occhi, capì subito che era finito in una lago di merda, continuò a sprofondare per inerzia finchè fu il momento, se voleva sopravvivere, di cambiare direzione. La viscosità del mezzo ostacolava la sua risalita ma dopo una ventina di minuti si trovò a galleggiare. Guardò verso l’alto. Una luce proveniva dal soffitto, dal punto da cui era caduto. Una piccola spiaggia bianca distava solo pochi metri. Carne la raggiunse. Si stese per riposare e per riprendere fiato. La luce che proveniva dall’alto illuminò il suo giaciglio. Non era sabbia, era madreperla. Carne ne riconobbe l’origine: come ai giorni nostri

la merda veniva trattata sui mercati mondiali e abbondanza o carenza potevano provocare crisi o scongiurarle (o viceversa) così in tempi non remoti lo stesso succedeva alle conchiglie, in particolare alle cipree***. A scuola gli avevano parlato del naufragio del brigantino Glendowra avvenuto nel 1873, che riversò lungo le coste del Suffolk ingenti quantitativi di cipree, un vero tesoro a quell’epoca, quando venivano utilizzate come moneta... Mentre osservava la perfezione e la rotondità di una ciprea l’aria si agitò, le molecole si riunirono e si rarefecero per poi riunirsi di nuovo, quasi a formare una forma umana, quasi familiare, che salì velocemente verso l’alto. Anche la scia di metano che lasciò nella sua rapida apparizione gli ricordò un puzzo familiare, che più volte aveva dovuto sopportare in una vecchia millecento, le scoregge del Commendator Breviglieri... tutti ricordi di un passato lontano. Ora era però meglio pensare al presente. ***Un oggetto, per assumere il ruolo di moneta, deve

poter soddisfare alcuni requisiti basilari: essere facilmente reperibile, avere dimensioni contenute e costanti, essere difficilmente contraffattibile, non alterarsi in seguito a ripetute manipolazioni e avere infine un impatto emozionale “positivo” verso chi lo usa. Le conchiglie in generale e le cipree in particolare posseggono indubbiamente tutti questi requisiti e non desta pertanto alcun stupore il fatto che nel mondo antico, come pure tra le popolazioni native che vivono al di fuori dei comuni cicli commerciali, le piccole, tonde cipree rappresentino in assoluto la materia prima più universalmente diffusa, dopo i metalli, per ottenere monete. Le principali zone di raccolta erano inizialmente l’Africa orientale, le Maldive, le Filippine e la Malesia. Dopo il 1800 gli inglesi ne prelevavano grandi quantità nelle Indie orientali, per poi usarle come moneta di scambio nelle regioni dell’Africa occidentale. In alcune regioni, come il Nord America e la Nuova Guinea, le conchiglie acquistavano valore come moneta solo dopo aver subito dei processi di elaborazione assimilabili in un certo senso al conio. (Myr)

CARNET 128 The living island La vibrazione dell’aria e la successiva zaffata di metano lasciarono il posto ad un’altra, più 97


preoccupante, presenza: un enorme necator americanus scivolò per un attimo sulla superficie. Lo riconobbe subito per la sua ampia capsula buccale e le due lamine chitinose a forma di uncino. Aveva già avuto modo di incontrane uno su Shit, l’unico pianeta vivente tra i 22 che aveva dovuto frequentare. Solitamente questi mostri non avevano fretta, si accontentavano di succhiare la linfa delle loro vittime senza produrre effetti a breve termine. Per raggiungere le cavità interne del territorio che avevano scelto cercavano pozzi, gallerie, terreni carsici in cui potersi infilare e poi, con tutto il tempo a disposizione, eliminavano tutto il ferro esistente per indebolire l’ospite. Il Necator (l’assassino) doveva essere lì da tempo, sia per le inusuali dimensioni che per il fatto che Carne nulla aveva fino a quel momento visto se non merda. La bestia si dunque succhiata tutto quello che da succhiare c’era su Shitland ma se era ancora in vita doveva avere da qualche parte delle scorte o si accontentava degli zuccheri disciolti nelle feci. “L’Helleborus Phoetidus!” Sull’isola sarebbe cresciuto rigoglioso come a Camberwell Green, avrebbe risucchiato tutti i liquami del sottosuolo, eliminato il Necator appena visto e tutti gli altri che sicuramente prosperavano nei grandi canali che si diramavano dal lago e, prima o poi, avrebbe permesso a carne di trovare il grande deposito di ferro. Lo avrebbe ceduto alla Cina che ne era affamata in cambio di grandi quantità della Merda di Capodanno che, ricca di proteine, avrebbe alimentato la sua coltivazione di Helleborus. Poi, dolo la grande ristrutturazione del sottosuolo, la vita sarebbe ritornata sull’isola. Poi avrebbe provveduto ad eliminare Pandemonium per rispettare il patto con la vecchia troia. (Myr)

CARNET 129 Shitland/Shipland/Shitship

pensò Venkmann, indeciso se ficcarle due dita negli occhi o darle semplicemente uno schiaffone. Mentre stava decidendo sul da farsi, si ricordò che forse sarebbe stato meglio legare bene la barca. Percorse i pochi metri che lo separavano dall’ormeggio e rimase a fissare il mare che, nei pressi dell’isola, sembrava ingrossarsi ad ogni istante. Poco più in là sembrava invece calmo. Salì sulla barca e decise di approfondire la cosa. Mollò la cima. Prima che accendesse i motori la barca si allontanò immediatamente dall’isola, a gran velocità. I motori rombarono, Venkmann pigiò sulla manetta dell’acceleratore in direzione dell’isola. Si avvicinò molto lentamente anche se la velocità era sui 30 nodi. Ci vollero alcuni minuti per capire che anche l’isola stava viaggiando, un po’ più lenta di lui, ad almeno 20 nodi, praticamente quanto una nave mercantile. Si preparava all’arrembaggio per potere avvertire gli altri. (Myr)

Carnet 130 In the Yorkshit Dal caminetto un tizzone schizzò sul Kashan Mohtasem, ma si spense subito. Quel tappeto era lì dal XIX secolo e aveva sfidato ben altro che lapilli incandescenti. Grande Merda, seduto al piano, accennò svogliato alcune note della “Suite bergamasque” di Debussy. L’aria era intrisa di cinismo e perplessità. Colui-il-Cui-Nome-non-può-Essere-Nominato, in demi-tight, era rientrato da poco. Sdraiato su un’aggrippina modernista dalla bizzarra forma a cigno, teneva in mano in mano una scatola di Khalisma Lukumia e guardava annoiato il soffitto succhiandosi le dita, tutte imbrattate di zucchero a velo. La neve cadeva lenta.

“E cominciata la deriva dell’isola” disse Colui. “Chi cazzo credere di essere? Per il fatto di sapere “Mmh.” rispose l’altro, senza distogliere le mani dal pianoforte. leggere il culo pensa forse di essere il capo?” 98


“La collisione dovrebbe esserci tra...” Colui estrasse dal panciotto il suo Roskopf Chemin de fer. Un piccolo segno di understatement ci stava proprio bene. “Tra un paio d’ore...” “Se non trovano la porta ci sarà una carneficina” disse sorridendo Grande Merda. “Già... Carne...ficina!” Un’altra sonora risata. (note per la traduzione inglese: tradurre “carneficina” con “Howler” e la battuta finale con “Yes, an... Ass...howler!”) (flack)

Carnet 131 Towards South Shitland si dirigeva verso sud. Lasciate le acque di Felixstowe superò le due Porte, Mar Gate e Rams Gate, superò Dover e si diresse verso la costa francese sfiorando il tunnel sotto la Manica, senza sapere che i due vecchi speravano nella collisione. Costeggiò la riva di Boulogne e rallentò la sua corsa nelle vicinanze di Dieppe, a causa del basso fondale sabbioso. Shitland sapeva di dovere andare verso sud ma non sapeva che nel suo viaggio avrebbe incontrato la terraferma. Doveva pensare. Ricordava bene le parole del Faraone Nemathap alla figlia: “l’Egitto , come ti dissi, affondò e solo le Piramidi rimasero in piedi. Altri mutamenti avvennero sul pianeta. Le terre che univano l’Egitto al Marocco e all’Algeria scomparvero e i due paesi rimasero come isole, bagnate dal Mediterraneo e dal Mare del Sahara...”, procedendo verso sud avrebbe dovuto trovarle ma ora c’era di mezzo questa terra! Forse doveva mantenere la costa sulla sinistra e continuare come si fa per uscire da un labirinto o come fanno i tonni quando incontrano nuove terre. Nel frattempo i mille pedalatori nel suo ventre avrebbero potuto riposare, la traversata era stata compiuta a tempo di record. Il metabolismo di Shitland era a dir poco insolito.

Il necator americanus che vagava per le sue viscere riusciva ad isolare il ferro necessario a ricoprire i piedi palmati degli schiavi che, come i rematori delle galere, producevano la spinta per mantenere la velocità necessaria. Il ferro si ossidava velocemente e si scioglieva nell’acqua ma il grande verme ne isolava dell’altro che, per un principio di galvanoplastica, andava a depositarsi nuovamente sulle estremità degli schiavi che sopportavano bene fatiche prolungate, discendenti come erano dei costruttori di piramidi. Tutto questo rientrava nel loro DNA. L’unico ad accorgersi che l’isola viaggiava ad alta velocità fu Venkmann che però non poteva fare nulla. I suoi motori, spinti al massimo, non gli permettevano di raggiungere l’isola nemmeno cavalcando la scia. (Myr)

CARNET 132 Migliaia di cipree sfrigolavano sotto i piedi di Carne. Sulla piccola spiaggia bianca le onde aumentavano. L’eroe guardò la costa, e la vide scorrere via lentamente. “O è la deriva dei continenti o ci stiamo muovendo” pensò. Rientrò nella caverna, e immediatamente, dietro di lui, la roccia - che non era altro che escremento pietrificato - si richiuse con un sordo fragore. Adesso Carne era nell’oscurità più fitta, illuminata a mala pena dall’insegna del Titty Twister sul fondo di una prospettiva. “Carne!.... Carne!...” la voce di Kate, da qualche parte, nell’oscurità, lo stava chiamando. Avanzò nel buio. Dall’altra parte dell’isola, Santanico Pandemonium si aggirava senza sapere cosa fare. Sapeva che Carne era sull’isola, e sapeva di doverlo far fuori. Lady Cophetua la previdente lo aveva incaricato del delicato compito, con un ingaggio miliardario. Ma non sapeva come entrare. Vide Venkmann sbracciarsi sulla barca, e andare alla deriva. “Sei sempre stato un imbecille, bye Venk.” disse tra i denti. 99


Madame Shalikan non era un’esoterista da strapazzo. Alla fine venne a capo del quesito che l’angustiava. Osservava incuriosita quella grande iscrizione latina: IANUAM TRANANDO RECLUDENS IASON OBTINET LOCUPLES VELLUS MEDEAE. Acrostico di ITRIOLVM. Dunque VITRIOL con una M in più. Le sapeva che nello Sepher Yetzirè le lettere dell’alfabeto vengono descritte per ciò che realmente sono, e sapeva che Mem era una delle tre lettere madri della Kabbalah. Mem, il simbolo del mare, della madre e dell’acqua. Ecco il suggerimento. Ecco qual’era la Rectifica necessaria alla Visita Interiora Terrae. Ecco come avrebbero trovato l’Occultum Lapidem. Diede una spinta a Pandemonium facendolo cadere in acqua, poi si tuffò. Un vortice sotterraneo li avvolse e li assorbì. Presto si trovarono all’asciutto, nella totale oscurità: L’odore di merda era insopportabile.

Tutto era pronto. Tutto si sarebbe svolto in pochi minuti. Il calcio del pesante shitgun da campagna, premuto contro la spalla incrinata, gli procurava un dolore sordo, presente. Si assestò meglio sul grosso intrusore anale aprendo la valvola della merda. “Ne avranno quanto basta” disse lei. “Taci”, e allungò la destra a sfiorare lo sparammerda caricato a stronzi duri “Mettiti in posizione”. Lei si piantò rapidamente nel culo il bocchettone di alimentazione del leggero shitgun da combattimento ravvicinato, un gesto ormai abituale da quando Carne di Culo, rallentato dalle ferite alle gambe non poteva più fare uscite a sorpresa. Ma le copriva le spalle, e questo contava per lei, con l’arma pesante. “Eccoli, vai!” disse Carne di Culo.

Winnie e il Commendator Breviglieri si scambiarono una rapida occhiata. “Sono tutti dentro” disse Breviglieri “Non ci resta che vigilare” rispose Winnie.

CARNET 134

(flack)

La vibrazione cessò, la porta si richiuse, e con essa tutti gli accessi all’Isola DI SOTTO. (flack)

CARNET 133 The big loooop Carne aveva trovato Kate, e insieme procedevano nell’oscurità. Lei lo seguiva solo per il fatto che lui le aveva detto “Andiamo”. Durante la caduta, Carne si era ferito alle gambe e a una spalla, e zoppicava. Giunsero vicino ad una apertura nella roccia compatta. “Stanno arrivando.” disse Kate. Dalla piccola apertura giungeva, insieme al sibilo del vento, il loro odore, confuso con l’umidità salmastra. “Sì” disse Carne di Culo “doveva accadere”.

Madame di Culo stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza in Cornovaglia, nel punto più ad occidente di tutta l’Inghilterra, a Land’s End. Era ospite del Moor Manor Tree, un accogliente cottage di granito, con una spettacolare vista su tutta la costa, di proprietà di una grassa vedova londinese. Passava delle ore sul terrazzo, coperta da una morbidissima coperta di Lama Pacos color avorio, ad osservare le grandi onde che l’atlantico spingeva verso di lei frangersi contro lo scoglio del Culo di Kettle e poco più in là, a circa un miglio, contro le Longships (tre isolette, Carne Bras, Tal-y-Maen e Meinek). Isa non si stupiva mai di nulla. Anche quando vide una delle tre isolette, la prima a sinistra, allontanarsi dalle altre, non battè ciglio: in fin dei conti manteneva fede al suo nome. Dopo alcuni minuti, approfittando di un bisogno corporale, si alzò dalla chaise longue di mogano. Quando uscì dal bagno telefonò a Colui. (Myr)

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CARNET 135 Towards the bottom Shitland fu obbligata a virare verso occidente per evitare di insabbiarsi nei pressi di Dieppe. Sfiorò le navi alla fonda del porto di Le Havre ma si mantenne a distanza di sicurezza dalla costa anche quando fu obbligata a risalire la costa orientale della Normandia, poi ridiscese all’interno delle isole di Guernsey e di Jersey ma sbagliò tutto poco dopo: la bassa marea risucchiò Shitland verso Mont Saint Michel. L’acqua spariva infatti risucchiata dal fondo del mare che cominciava ad emergere. I mille pedalatori per evitare di rimanere impantanati nelle sabbie mobili, tentarono l’ultima carta virando verso uno dei canali naturali che stavano scavando il loro letto, ma l’isola era troppo larga. Rimase sospesa per qualche minuto tra le due sponde mentre l’acqua dolce del fiume See scorreva tra i duemila piedi palmati. Poi cominciò ad affondare. Winnie e Brevi erano decisi a non mollare, il capitano affonda con la sua nave. La Porta doveva rimanere SOPRA, non poteva finire SOTTO. La soluzione c’era, ma i due guardiani non sapevano come passare dalla teoria alla pratica. Si trattava di scaricare parte dei liquami e sostituirli con aria o aumentare la produzione di gas nei canali fecali che Carne aveva scoperto: questo avrebbe ridotto il peso specifico di Shitland. e le avrebbe permesso di galleggiare (anche se carne difficilmente sarebbe sopravvissuto). John Caruso, col suo portatile, avrebbe potuto occuparsene. Ma il tempo stringeva. Giunsero vicino ad una apertura nella roccia compatta. “Stanno arrivando.” disse Kate. Dalla piccola apertura giungeva, insieme al sibilo del vento, il loro odore, confuso con l’umidità salmastra. “Sì” disse Carne di Culo “doveva accadere”. Tutto era pronto. Tutto si sarebbe svolto in pochi minuti. Il calcio del pesante shitgun da campagna,

premuto contro la spalla incrinata, gli procurava un dolore sordo, presente. Si assestò meglio sul grosso intrusore anale aprendo la valvola della merda. “Ne avranno quanto basta” disse lei. “Taci. Aspetta. Decido io.” E fece bene ad aspettare perchè dall’apertura nella roccia compatta uscirono cinque uomini, dall’aspetto mite, con abiti logori e segni della fatica sui volti pallidi. Uno dopo l’altro si presentarono: Cyrus Smith, Gideon Spilett, Nebuchadnezzar detto Nab, Pencroff, e Harbert Brown, tutti americani, giunti su Shitland col panfilo Duncan di Lord Glenarvan e tutti ancora in attesa di aiuto dopo la Grande Tempesta che si era portata via sia il Lord che il ketch. Loro dovevano la salvezza al fatto di avere trovato un passaggio nel suolo carsico. Il passaggio si era però richiuso e loro avevano continuato a vagare tra i misteri del SOTTO, tra presenze e visioni inquietanti. (Myr)

CARNET 136 The sister Nella redazione di Shitmaker c’era un fermento nervoso. Il magazine aveva da poco superato i sei milioni di copie, tradotto in sei lingue e distribuito in un sacco di paesi. Bisognava non tradire i lettori, interessarli, sedurli, eccitarli. Blandirli ogni volta ricercando i loro desideri più primordiali con notizie quasi sempre false o drogate. Ma stavolta quello che non mancava era la notizia. Un’isola che di punto in bianco si mette a viaggiare per il mere non è cosa da tutti i giorni. Se poi ci si aggiunge che è un’isola di merda, la notizia acquisisce una unicità e una rilevanza tali da mandare un inviato con urgenza a fare un sopralluogo. Carmen De Culo, la direttrice, sedeva in fondo al tavolo da riunioni e guardava con aria desolata i collaboratori pronti a partire. Chi mandare? Quel ciccione azzimato di Rufus Larton? Quella nevortica di Glenda Palantine? Quel profittatore infido e bugiardo di Sasha Mayer? No, forse

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l’unico era il vecchio Barnaby Watson. Ma ce l’avrebbe fatta? Troppo vecchio. Anche se... la sua morte a Shitland, sul campo, sarebbe stata un’uscita di scena alla grande. Una bella foto di Watson morto in copertina, mezzo imbrattato dalla merda di Shitland. Immaginati che vendite... Ma poi, i lettori le avrebbero perdonato la morte di un decano del giornalismo, mandato a crepare in un’isola di merda per fare un servizio? Peccato, niente Watson. Premette il pulsante sul tavolo e chiamò la sua segretaria. “Sharon? Faccia preparare il Cessna immediatamente. Vado io”. (flack)

CARNET 137 Lo Shitmaker aveva sede, come ogni giornale che si rispetti, in Fleet Street, e il Cessna era al London City Airport. La direttrice ci andava spesso perchè aveva una tresca con uno dei facchini (socialmente inferiore ma molto dotato) e sapeva che ci volevano tra i 24 e i 25 minuti per arrivarci. L’aereo sarebbe stato pronto in un’ora quindi c’era il tempo per farsi un bicchiere nel vicino wine bar El Vino, dove parecchie volte aveva rimorchiato giornalisti della concorrenza ai quali aveva sottratto, con la complicità dell’alcol e del sesso, dei veri e propri scoop. Il locale era vuoto quindi era inutile bere. Salì su un tradizionale black cab. Le piaceva molto il grande spazio che questo Austin vecchio modello concedeva al viaggiatore, era ampio a sufficienza per farci del sesso senza troppe contorsioni o per mostrare, nel retrovisore, le cosce all’autista (cosa che decise di fare anche durante quel trasferimento per non annoiarsi troppo). Non c’era fretta, prima o poi la macchina sarebbe finita, lo sapeva perchè era già successo, in un autolavaggio automatico dove nella decina di minuti necessari per un ciclo completo ci sarebbe stato anche il tempo per una sveltina. In caso contrario sarebbe arrivata all’aeroporto con un anticipo sufficiente per farsi dare due colpi dal facchino, sempre disponibile ad esibire la sua

potenza. The Prick, questo era il suo soprannome, avrebbe potuto fare dell’altro: era infatti laureato in egittologia con una tesi sulla contesa tra Horo e Seth e diplomato al conservatorio con una finale straordinaria performance del Rach3. Ma The Prick (singolare crasi tra priapus e cock) aveva un altro vizio, la cleptomania, un disturbo della personalità che, grazie al suo lavoro nel trasferimento dei bagagli, poteva avere ampie possibilità di svilupparsi. L’autista del taxi era gay e il pilota del Cessna aveva svolto le pratiche con solerte celerità. Carmen, maestra di tattiche, non voleva rinunciare ai suoi propositi: convinse Prick a portarle il bagaglio sull’aereo non senza avere dato ordine di partire immediatamente il che si tradusse in un decollo talmente veloce da fare rovinare l’uno sull’altro i due passeggeri. L’aereo prese quota velocemente. “Potete slacciare le cinture” disse una voce educata attraverso l’altoparlante. Lo avevano già fatto e stavano riallacciandosele. Come avrete capito anche la direttrice aveva un disturbo della personalità, diagnosticato in tenera età dal professor professor Jirolam Salajdarian, il più famoso psicoanalista di Londra, che le consigliò subito una serie di sedute. Carmen non se lo fece dire due volte e si sedette immediatamente sul posto sbagliato, fatto che, dopo un paio di orgasmi, suggerì al professore che sarebbe stato meglio interrompere la terapia, cosa che avvenne qualche mese più tardi quando affiorò il rischio di una gravidanza. Il Cessna volava verso sud verso la sua destinazione, l’aeroporto di Grèves du Mont Saint Michel. Carmen chiese al pilota di sorvolare la zona: là dove avrebbe dovuto esserci il famoso isolotto (Mons Sancti Michaeli in periculo mari) praticamente ce ne erano due, di pari altezza, praticamente gemelli. (Myr)

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CARNET 138 Bshit Ltd Lady Hinshelwood, come al solito, teneva il piede in più di una scarpa, un artificio che le aveva permesso, anche nei momenti più duri, di sopravvivere mantenendo il suo stile di vita. Cophetua era un genio e amava il rischio, un mix che la rendeva spesso vincente e sempre meno amata. L’idea di mettere ancora una volta Pandemonium e Carne l’uno contro l’altro, sfruttando le loro contingenti necessità di denaro, non era stato un semplice capriccio ma un tassello fondamentale della sua strategia. Il progetto era ormai definito nei dettagli e le prime fasi erano già state completate: la Bshit, società di scommesse, era già stata costituita, la rete di bookmakers organizzata, i comunicati stampa già pronti. Bastava ora una soffiata allo Shitmaker (era sufficiente che uno dei suoi succubi arrivasse a portata di mano della direttrice e il gioco sarebbe stato fatto) e la notizia dello scontro mortale si sarebbe diffusa a macchia d’olio. Le scommesse sarebbero state una conseguenza fisiologica e nelle tasche della vecchia troia sarebbero finiti milioni di sterline. Madame Shalikan, sua vecchia complice in altri misfatti, le avrebbe fornito informazioni di prima mano per modificare le quote a proprio vantaggio. (Myr)

CARNET 139 The ass in the blossoming “Che belli i cigni neri!” disse Gwendaline battendo le mani. Carnet la seguiva a pochi passi, con aria svogliata. “Vi prego, Miss Gwendaline, non avvicinatevi troppo allo stagno” Ma niente. Gwendaline portava in giro gioiosamente il suo olimpico culo, saltellando tra le aiuole. “Guardate! Lobelie! e... laggiù, guardate! mughetti e ireos! Non è un incanto?” “Assolutamente incantevole. Ma perchè ci venite

così poco nella vostra casa di Twin Oaks?” chiese Carnet, giusto per rispondere. Ma la grassa gentildonna era già sfarfalleggiata via, senza ascoltare. E adesso occhieggiava dietro ad un gazebo, tra un cespuglio di begonie ed un traliccio di glicine, leggiadra, come una libellula con il corpo di una lampadina. “Oh, Lord De Culo... temo di essermi procurata una storta...” Lui avrebbe avuto voglia di dirle: per forza, brutta imbecille, le vostre caviglie non possono reggere tutti quelle libbre di lardo. Invece si contenne, comme il faut: Noblesse oblige. “Lasciatemi vedere... “ disse soccorrevole. “Oh, non è nulla, non temete”, ma non fece a tempo a finire la frase. Lei si avvinghiò a lui, appoggiando il viso sulla ruvida giacca di harris tweed. “Che buon profumo avete, milord...” disse lei, fissandolo negli occhi. “E’ neroli. Uno dei pochi fiori occidentali utilizzato anche nell’ayurveda”. “Neroli.... - disse lei - che nome inebriante....” Fu allora che lui notò per la prima volta quella deliziosa boccuccia da bambola, quegli occhi maliziosi, per nulla tristi nonostante le molte vedovanze, quelle guance turgide e rosee. Ma soprattutto notò quel naso vagamente suino, che preludeva ad una certa dimestichezza con le avventure del talamo ed ad una viva inclinazione alla carnalità. Sì, fu il naso, prevalentemente. La fissò a lungo: Le sue labbra erano a pochi centimetri. “Gwen... posso chiamarvi così, vero?” “Oh, milord... avreste già dovuto farlo da molto tempo” “Gwen... io vorrei... vorrei essere sincero...” “Oh, siatelo, milord, vi prego” “Davvero me lo permettete?” “Vi obbligo!” disse lei fingendo un broncio da bambina “Ebbene... io vorrei penetrarvi da dietro”. Ci fu una lunga pausa “Ma... milord! Neppure i miei precedenti mariti avevano mai osato tanto...” “Mi avete chiesto voi, di essere sincero” “E sia. Ma ad una condizione...” disse Gwen

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irrigidendosi un pochino “Tutto quello che volete” rispose Carnet “Che non vi limitiate a quello!” rispose Gwendaline esplodendo in una sonora risata. (flack)

CARNET 140 The brooch La prima delle tre Longships, Carne Bras, aveva raggiunto la velocità di crociera. Per raggiungere la sua meta ci sarebbero volute una decina di ore. La rotta era semplice, doveva passare esattamente al centro tra le punte estreme della Bretagna e della Normandia e poi procedere nella stessa direzione fino alle sabbie mobili di Mont Saint Michel. Questi erano gli ordini. Isa di Culo aveva invece seguito i consigli di Colui: “Non perdere tempo, raggiungi l’isola, montaci sopra e non fare nient’altro.” Isa non aveva chiesto spiegazioni e aveva ubbidito. Aveva raggiunto l’isola su una sicura pilotina danese, solitamente utilizzata come barca d’appoggio durante la Fastnet. La traversata sarebbe stata lunga, le comodità assenti e il clima troppo rigido per una signora ormai di una certa età. Cercò la protezione di cui aveva bisogno alla base di un colonnato di rocce basaltiche, si avvolse nella sua coperta di alpaca color avorio e cominciò a pensare. Non era la prima volta che affrontava un viaggio senza sapere cosa la stava aspettando, ma questa volta le novità cominciavano ad essere troppe e una insolita ansia la stava assalendo. “Ho la Spilla” pensò e fu subito rassicurata. (Myr)

CARNET 141 The heir Christine era preoccupata. Certo, da quando faceva la fantesca in casa De Culo la sua vita era cambiata in meglio. Una bella casa, cibo abbondante e libertà a sufficienza. Inoltre, dopo

avere avuto i favori di Lord De Culo le sue condizioni erno ancora migliorate, grazie alle direttive di quel gran nobiluomo. Ma adesso, con quel ritardo mestruale, con il test positivo, cominciava a fare qualche ipotesi sul suo futuro, e non tutte erano rosee. Pensò di liberarsi della gravidanza, ma poi cambiò idea. E così, per incuorarsi, copminciò a immaginarsi madre, e si sognò per un attimo come Mistress De Culo. Ma sapeva che era solo un sogno. Era certa che sarebbe stato un maschio. “Sarà già una fortuna se ci terranno in casa. disse, parlando al nascituro - Comunque io ti voglio e ti terrò, costi quel che costi”. Poi pensò alla sua famiglia, a suo padre a suo nonno, e pensò che ora toccava a lei portare avanti quella stirpe. “Ti chiamerò Santanico, come tuo nonno” mormorò. (flack)

CARNET 142 Colui stava ascoltando il coro di voci bianche nel Saint Nicolas di Benjamin Britten. “Hai deciso di non fare niente, di aspettare anche questa volta!” C’era una sorta di critica nella frase di Grande Merda. “Abbiamo già fatto abbastanza.” rispose Colui, infastidito. “Troppo, direi, ma non è il caso di litigare, auguriamoci solo che questa storia finisca presto anche se mi dispiace per Carne.” “ Carne ha culo. Vedrai che ce la farà anche questa volta.” “Scommettiamo?” “Non ora. Ci sono delle novità.” “Isa?” Grande aveva sentito l’inizio della telefonata. “Isa. E’ salita su un’isola e sta viaggiando verso sud est.” “Ha con sè la Spilla?” “Sì.” (Myr)

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CARNET 143 The magnificent seven Ora erano in sette: oltre a Kate e Carne c’erano Cyrus Smith, Gideon Spilett, Nebuchadnezzar detto Nab, Pencroff, e Harbert Brown. Carne non si avvide degli sguardi che Kate e Nab si stavano scambiando (sembrava che si conoscessero o che si volessero conoscere meglio) perchè stava pensando a come uscire di lì. I suoi nuovi compagni sicuramente ne sapevano più di lui e erano arrivati al momento giusto. Cyrus, un vero americano del nord magro, ossuto, allampanato, di circa quarantacinque anni, con capelli corti e folti baffi già ingialliti era un brillante ingegnere e scienziato originario del Massachusetts. Gideon invece era un reporter del New York Herald, il miglior inviato che il suo giornale stipendiasse; avvezzo alle corrispondenze di guerra si batteva in prima fila “revolver in una mano e taccuino nell’altra”. Era alto. Non aveva più di quarant’anni. Dei favoriti biondi tendenti al rosso gli incorniciavano il volto. Il suo sguardo era calmo, acuto, mobile. Pencroff era un marinaio ed era accompagnato da un ragazzo, Harbert Brown, orfano del suo comandante. Harbert, quindicenne, amava dilettarsi studiando trattati di scienze naturali ed inoltre era stato educato a vivere in mare. Nab si presentò per ultimo, era da parecchi anni al servizio di Cyrus e gli era molto affezionato. Tutti si erano presentati, stavano per farlo anche Carne e Kate (anche se non avrebbero saputo definirsi) quando un necator strisciò vicino alla spiaggia di cipree e vomitò brandelli di uno scialle nella lavorazione tipica di Alessandropoli, di colore nero, turchino e sangue cotto. “Madame Shalikan!” mormorò Carne che ben ricordava il cadavere straziato della Culomante e il suo abbigliamento. Madame Shalikan era morta (Winnie aveva detto di avere dato fuoco alla villa di Camberwell Green per eliminare le tracce che potevano condurre la polizia a Carnet, e di Winnie ci si poteva fidare) e ora Madame

Shalikan era, o era stata, su Shitland. Carne cominciava ad avere il sospetto ci fosse qualcosa di strano. (Myr)

A view of Shitland from mainland (photo)

CARNET 144 The rule of seven “Sono in sette, il ciclo dei prescelti è concluso. Adesso non ci resta che informare Carne della sua missione” disse Winnie. Dette queste parole, assunse nuovamente le sembianze del vecchio chaffeur e si presentò davanti al Gruppo e rivolgendosi a Carne disse: “Signore, vi rammento che siete qui per una missione” “Sì, lo so - disse Carne - quella vecchia troia inglese vuole che io faccia fuori quell’arrogante egiziano”. “Sì, signore, ma la sua missione va ben oltre l’incarico datole da quella vecc... ehm, da Lady Cophetua. Desidero informarla che Mister Santanico Pandemonium è il Detenore del Sacro Vincolo della Negatività di Sotto, nonché gran Cerimoniere del Rito di Osiride che prelude al sacrificio delle migliaia di persone che sono DI SOTTO!” “Winnie, d’accordo che adesso non devi guidare, ma mi sembra che tu abbia esagerato con il Four Roses” (Winnie beveva solo bourbon, e lo sceglieva tra quelli più economici). “In qualità di Custode Nord Occidentale della Porta Ancestrale dell’Isola di Sealand, per l’eredità spirituale conferitami da Sir Oliver Cromwell in persona, Dio l’abbia uin gloria, Noi nominiamo Voi, Messer Carne Di Culo, Alfiere del Mondo Di Sopra, e vi diamo la Nostra benedizione affinché le Forze di Sopra guidino la vostra mano, il vostro cuore e i vostri pensieri!” Carne rimase incantato, nel vedere con quanta dignità e con quanta enfasi quel vecchio rincoglionito aveva proferito quelle parole; invero, non si poteva negare che Winnie in quegli 105


istanti, trasudasse una dignità ed un carisma ben superiori al consueto. Pencroff si inchinò e disse: “Maestro, mi avevano informato...” Carne era sempre più incredulo, allora Winnie, che nel frattempo era stato raggiunto dal Commendator Breviglieri, parlò nuovamente: “Vogliate avere la compiacenza di leggere questa pergamena”. Carne svolse il rotolo. Si trattava di un antico manoscritto in carattere onciale, con capilettera miniati raffiguranti diverse scene di defecazioni. Nella parte superiore del foglio stava scritto: “Lamento della gente di sotto”* * (la traduzione del manoscritto compare per gentile

concessione della Oliver Cromwell Spiritual Heirs Foundation) (flack)

UNDERSOIL PEOPLE’S LAMENTATION Noi che da secoli viviamo sotto i vostri piedi, sotto le strade e le case, nelle profondità oscure di cunicoli sotterranei, noi che scaviamo per vivere e per vivere strisciamo, che abbiamo fatto nascere i nostri figli al calore di sulfuree caldaie e li abbiamo visti crescere nel buio di ombre millenarie, avvolti dalla loro pelle cerea come il ventre degli anfibi, noi, che incessantemente lavoriamo al di sotto del frastuono di strantuffi giganteschi, imbruniti di idrocarburi e morchie nere del petrolio e della merda, noi che inaliamo anidridi e metano e ci nutriamo di anemiche radici, divorate nella bruna terra, da sotto, una condanna che assegna al nostro vivere una corrispondenza di morte per ciò che è sopra di noi, noi che ci abbeveriamo all’acqua torbida delle condotte interrate sfruttando le dispersioni come sorgenti,

e che cerchiamo pace scavando ancora di più, di modo che da noi non vi è tendenza ad ascendere, ma a inabissarsi, ed inalberarsi per noi significa radicalmente fuggire nel basso, intrufolati sempre più nel nero humus del sottosuolo, ebbene, noi che conosciamo solo le fondamenta e le abissali profondità di carbonati corrotti, di metalli ossidati, di cascami e liquami mille volte rifermentati e disciolti, di sbriciolevoli pance ruggini di cisterne vetuste, dove si allocano putrescenti rimasugli di liquidi oleosi ed oscuri e putrefazione tossica di decomposizione e di meccanici cascami di inorganiche presenze e scorie di rifiuti dispersi e cancellati per sempre alla vostra vista dalla sepoltura, noi procediamo a tentoni nel nero che ci accoglie, e sgraniamo inutili occhi senza sguardo a un nulla da vedere, e identifichiamo questo nulla con tutto ciò che è a nostra disposizione: un corpo denso e magmatico, da perforare raschiando con le unghie la saturnale compattezza del nero che ci circonda, nel quale ogni direzione è identica, come un’amniotica morte reiterata per sempre nell’oblio di esistenze mancate, di pensieri abortiti o asfissiati, di sospiri che ingoiano terra, di stomaci che digeriscono voragini di scarti come grotte che si introflettono dentro se stesse, noi viviamo questa morte come un’esistenza, e da questa traiamo ingenuamente linfa per procrastinare questo plumbeo dileguarsi 106


nella notte del mondo che è il nostro procedere. Noi chiamiamo paradiso ciò che voi chiamate luce del sole. (flack)

CARNET 145 8 is better than 7 Carnet voleva bene a Winnie. Era la figura nonnerna che ogni bimbo vorrebbe, che ogni adolescente sogna di avere vicino, che ogni adulto rimpiange di non avere avuto. Anche Winnie voleva bene a Carne anche se spesso aveva dovuto dissimulare l’affetto che provava per lui non solo perchè il suo ruolo non glielo permetteva ma soprattutto per non ingelosire Carnet. I due gemelli erano le due facce di una stessa medaglia, l’una opposto dell’altra. Il pre diletto era anche il pre destinato, il post diletto era solo il destinato, destinato ad una vita oziosa, densa di irresponsabilità; Carnet non aveva mai tremato nè esultato, nè assaporato il sapore della paura o della gioia, l’adrenalina non aveva mai scorso a fiumi nelle sue vene. Dal canto suo Carne troppo spesso agiva senza pensare ma il ragazzo - come più di una volta aveva detto Colui - aveva culo, riusciva a cavarsela anche nelle situazioni disperate. Ogni volta che Carne era convinto di essere nella merda proprio in quei momenti succedeva qualcosa che lo toglieva dai pasticci. C’era un disegno misterioso in tutto ciò, ma solo ora Winnie ne stava comprendendo la complessità. Capì che era giunto il momento di cedere una parte dei suoi privilegi, che durante i secoli aveva accumulato dopo la nomina a Guardiano della Porta e dopo la decapitazione dei resti di Cromwell, proprio a Carne, nominandolo Alfiere del Mondo di Sopra. Winnie intuiva che Carne difficilmente avrebbe rinunciato all’immagine di Winnie/chaffeur per sostituirla con quella di Winnie/Maestro. Ci voleva un effetto speciale per convincerlo. Non ce ne fu bisogno. Una scossa, improvvisa

e violenta quanto un fulmine a ciel sereno, fece tremare tutta l’isola sebbene gran parte di essa fosse immersa nelle sabbie mobili di MSM. Una delle spesse pareti di sterco sedimentato della grande grotta crollò e la luce abbagliante entrò incontrastata insieme alla prua di una strana nave, fatta di rocce di basalto. L’eco dell’urto si propagò lungo i canali fecali, rimbalzò contro le loro pareti... piano piano si attenuò finchè tutto fu silenzio. Fu proprio durante i primi attimi di silenzio tutti credettero di sentire una molteplicità di sussurri, un misto di panico e di flebili richieste di aiuto. Un colonnato di rocce basaltiche cadde e si dispose orizzontalmente sulla spiaggia di cipree. In questa nuova posizione le colonne esagonali formarono una scala che permise a Isa di scendere agevolmente dalla nave di pietra. “Un fetore insopportabile! Come fate a rimanere qui?” chiese Madame di Culo mentre si copriva bocca e naso con la sua coperta di alpaca. (Myr)

CARNET 145bis Details Isa era scesa dalla scala di basalto con la grazia della giovane prima soubrette del Lido che era stata. Pierre Rambert, il direttore artistico, e Philippe Lacroix, il grande cuoco, si ricordavano ancora della sua grande interpretazione in Bonheur (il viaggio di una donna, alla ricerca della felicità, cherivela i suoi aspetti più femminili), malgrado fossero trascorsi parecchi lustri. Un applauso l’accolse quando si fermò sul penultimo gradino (un piccolo trucco perchè il suo ristretto pubblico la guardasse dal basso verso l’alto). “Un fetore insopportabile! Come fate a rimanere qui?” chiese, snobbando l’applauso, mentre si copriva bocca e naso con la sua coperta di alpaca e, mentre stava per aggiungere dell’altro, fu costretta a rinunciare... (Myr)

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CARNET 146, One step beyond

“Stronzate!” ringhiò Pandemonium “Non vi sarà d’auspicio rinnegare così le tradizioni” disse Breviglieri con una certa soddisfazione.

“Lo so, è spiacevole, ma non durerà molto, madame”.

(flack)

Tutti si girarono per capire chi avesse pronunciato quella frase con un tono tanto scarcastico e minaccioso. Da un cunicolo che proveniva da sud est, illuminato dall’apertura, Santanico Pandemonium teneva tutti sotto tiro con un potente shitgun ad effetto deflagrante. Dietro di lui, Madame Shalikan e Venkmann, che nel frattempo erano stati raggiunti da Erostratus Maiden, Ismail Kandroth, Vercingetorix Almeda e Shara Mahè. “Sono in sette anche da questa parte - disse Breviglieri, comparso anch’egli all’improvviso - adesso anche questo ciclo dei prescelti è concluso. Non ci resta che informare Sir Pandemonium della sua missione”. “Risparmia il fiato, vecchio. So gia tutto.” sibilò Pandemonium. “Tuttavia mi corre l’obbligo di proferire la frase rituale” “Allora sbrigati” Il vecchio commendatore si infilò gli occhiali ed estrasse un block notes e sbuffò. Era evidente che aveva accettato il ruolo di padrino di Pandemonium solo perchè lo imponeva la tradizione della Porta, ma avrebbe scambiato volentieri la sua parte con quella di Winnie. Comunque tutto sarebbe andato secondo la Regola. Dopo aver sfogliato alcune pagine, Breviglieri parlò: “In qualità di Custode Sud Orientale della Porta Ancestrale dell’Isola di Sealand, per l’eredità spirituale conferitami da Salāh al-Dīn ibn Ayyūb , fondatore della dinastia ayyubide in Egitto, messosi in luce al servizio di Nūr al-Dīn ibn Zankī, Noi nominiamo Voi, Messer Santanico Seth Pandemonium, Alfiere del Mondo Di Sotto, e vi diamo la Nostra benedizione affinché le Forze di Sotto guidino il vostro piede, il vostro culo e le vostre emozioni!”

CARNET 147 Grande Merda si alzò dalla poltrona e aprì un piccolo cassetto di un grazioso sécretaire in bois de rose. Ne estrasse una vecchia foto. La guardò a lungo. Fuori, tanto per cambiare, nevicava. Dentro, il caminio scoppiettava tranquillo. Va sempre così, nello Yorkshire. Almeno in questa storia. Andò in cucina, aprì il frigo, bevve un uovo. Tornò nel soggiorno. Colui era sdraiato come al solito su un tappeto e tentava di costruire un castello di carte utilizzando però i bastoncini dell’ I-ching, sperando di avere un responso. Grande merda tornò a guardare la foto. “Ripensamenti?” chiese Colui “Al contrario! Fra qualche giorno sarà tutto finito. Carne sarà morto e Carnet erediterà il mio enorme patrimonio. Caro, piccolo Carnet. Carnet della mia Carnet.” “Isa è d’accordo?” “No, credo che sia andata a Shitland per salvare il salvabile. Tanto peggio per lei.” “Ma ha con se la spilla!” disse Colui, con una punta di sadismo. “Le hai permesso di portare la spilla sull’isola?” “Mmm, già”. A Colui piaceva rovinare i progetti di Grande Merda. “Sei veramente un... un... Non ci sono parole per definirti!” L’uomo si lasciò andare ad una risata sincera e senza pudori: “Non per niente mi chiamano Colui il cui Nome non può Essere Pronunciato!” (flack)

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CARNET 148 Re-death Arrogante Pandemonium, determinato Carne, entrambi decisi a rispettare l’impegno con Lady Hinshelwood, il primo per vendicare la disfatta al Twitty Twister, il secondo per continuare a guadagnarsi la stima di Winnie, di Kate e di Isa. Non avrebbero indietreggiato di fronte al rischio. Madame Shalikan si appartò per comunicare a Lady Hinshelwood che il momento era giunto. “Fermali! - disse Cophetua - Carmen non è ancora arrivata, lo Shitmaker non ha ancora diffuso la notizia, le quote non sono state definite, i bookmakers non hanno ancora raccolto le scommesse... non mandiamo tutto a puttane! Fai quello che vuoi ma fermali.” C’era poco tempo. Scelse Gideon Spillet. Si avvicinò al giornalista, gli strappò il taccuino dalla mano sinistra, gli mise una mano tra le gambe e cominciò ad accarezzarlo dimenticando che questa volta non c’erano le informazioni del professor Jirolam Salajdarian ad aiutarla. Gideon non amava essere toccato ed era per questo che nell’altra mano teneva sempre pronto il revolver. Esplose un solo colpo, al cuore, e Madame Shalikan morì una seconda volta. Una tacita tregua fu il risultato. “Brava, Shalli! Sei un vero genio” pensò Cophetua, utilizzando il presente sapendo che presto la Culomante si sarebbe rifatta viva, come peraltro era già successo dopo l’incendio di Camberwell Green, per almeno altre cinque volte, per un totale di sette, se le fosse capitato di trovarsi nuovamente in situazioni simili.

Carne guardò Pandemonium che rispose con un cenno che fu scambiato erroneamente per un assenso. La prima scarica partì non appena Carne ebbe girato le spalle ma non fece in tempo a raggiungere l’obiettivo: Pencroff, temendo per il piccolo Harbert, si lanciò per proteggerlo prendendosi il colpo in pieno petto. (Myr)

(photo) the original snapshot of the De Culo twins, as taken in Jedburgh, Scotland borders, 1970

CARNET 149 Pink shares A lungo andare il non morire diventava noioso. Poche ore prima di morire, senza che nessuno se ne accorgesse, era già stata ingoiata da un necator: Punjab la stava aiutando ad attraversare uno dei canali, si era disposto a mo’ di ponte tra le due rive e Madame stava camminando su di lui quando il grande verme li afferrò entrambi, trascinandoli sotto la superficie dei liquami. Se ne sarebbe stata tranquilla per un po’ ma la una scarica di shitgun la riportò agli impegni che aveva assunto con la sua vecchia amante. Le rimanevano ormai solo quattro vite ed era meglio cominciare a risparmiarle o a venderle a caro prezzo. La voce che sentì era quella di Isa di Culo: “Vogliamo andarcene da questo posto di merda prima che io cominci a vomitare?”. “Non ha torto” pensò la Culomante cercando di riparare il danno prodotto dal revolver di Gideon Spillet.

Carmen era in ritardo al suo appuntamento con la storia ma, essendo l’unica giornalista europea La prima a reagire all’imprevisto fu Lady di Culo. ad essere nei paraggi, aveva preferito appartarsi nella piccola toilette dell’aeroclub di Grèves “Vogliamo andarcene da questo posto di merda (utilizzata nel 1937 per ben due volte anche prima che io cominci a vomitare?” Se fossero da Antoine de Saint-Exupéry per fini meno usciti all’aperto il lampeggiare della Spilla non erotici) con il pilota del Cessna per dedicarsi sarebbe stato notato da nessuno, avrebbe potuto al suo hobby preferito, la fellatio (s. femm.), essere scambiato per un riflesso del sole. ricambiato nei minuti successivi da un prolungato 109


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cunnilingus (s. masch.) che la convinse di avere fatto una buona scelta nel decidere di occuparsi in prima persona di questa storia. Carmen, da grande professionista, sapeva che non c’è rosa senza spine; proprio per questo faceva sesso prima di affrontare le sue missioni. Un professore della Royal Sex University, dopo una settimana di grandi orgasmi, le aveva parlato delle proprietà di un importante ormone del sesso, la prolatina, che ci difende dallo stress e ci rilassa, migliora la sensibilità dei nervi e la percettibilità, rendendoci più attenti ai pericoli. Ora il pericolo c’era, quindi aveva fatto bene a fare scorta di sesso.

Lady Cophetua era in agitazione. Non riusciva a capire perchè Carme/Carmen non si era ancora fatta viva e non sapeva come fare a trattenere Pandemonium. Forse Shally avrebbe potuto sacrificarsi ancora una volta anche se c’era del disinteresse verso il suo continuo morire, ormai ci avevano fatto il callo. L’aveva detto, andavano fermati altrimenti tutto sarebbe andato a puttane. E pensare che il piano era suo ma anche un piano perfetto ha sempre almeno una falla. Forse la sua visita in quella piccola villa dello Yorkshire era stata un errore, anche la scusa dell’ingrediente per la Salsa non era gran che... L’ansia si abbatteva su di lei con grandi ondate.

A proposito di ondate il tempo sull’isola stava peggiorando, le nuvole minacciose stavano scaricando fiumi d’acqua sul suolo stercoso di Shitland, rendendolo viscido come era stato originariamente, i canali interni si stavano gonfiando, il liquame stava per sommergere la spiaggia di cipree mentre il necator, in un ultimo sussulto, vomitò: avere inghiottito Punjab e Madame Shalikan aveva richiesto uno sforzo immane e il suo cuore non aveva resistito. Punjab si scrollò come un labrador appena uscito dal mare e migliaia di piccole gocce di acidi gastrici ammorbarono l’aria già fetida per conto proprio.

L’irritazione di Isa stava aumentando a dismisura. Lei non era abituata a chiedere ma, vista la situazione lo fece una terza volta:
“Non mi sento bene. Cosa ne direste se ci accomodassimo fuori di qui?”
Finalmente, grazie al tono cortese, la sua richiesta fu ascoltata.

Si mise al volante, raggiunse dopo una trentina di chilometri Pontorson e lì girò a destra, verso i due isolotti. La strada, che in passato veniva coperta dalle acque durante l’alta marea, era libera, non era il momento del turismo. Prima di scendere dall’auto indossò un giubbotto antiproiettile, posizionò la Digishitcam (un modello sperimentale che Prick aveva sottratto da una valigia diplomatica) dietro la lente sinistra dei suoi occhiali, indossò un paio di stivaletti Gronell, ben rodati. La seconda isola faceva da sfondo a Mont Saint Michel e, dietro ancora, delle nuvole scure minacciose. Mentre si incamminava verso questa nuova tappa pensò che non aveva ancora fatto colazione. “Non c’è fretta - pensò Carme - L’isola ormai si è fermata” ed entrò da La Mere Poulard***, un ristorante che conosceva bene: un forforoso impotente inglese di cui ricordava persino il nome, Jason Spengler, proprio lì le aveva dato della ninfomane.

(Myr)

*** Pubblicità Annette Poulard, célèbre fondatrice de CARNET 151

l’auberge de La Mère Poulard en 1888, puise le secret de son éternelle jeunesse dans son amour pour le Mont Saint-Michel et sa passion de Mère cuisinière. Michel Bruneau, chef de cuisine de La Mère Poulard et fondateur de La Bourride (2 étoiles Michelin), consacre sa vie au service du terroir et de la création culinaire française. Une cuisine pleine de goûts et de saveurs à déguster dans le cadre exceptionnel et inoubliable de nos deux restaurants. (Myr)

Si trovarono immediatamente in un grazioso giardino innevato. Alle loro spalle, una villotta in sile vittoriano con le luci del pianoterra accese. Due figure li osservavano dalle finestra. Cane non ebbe difficoltà a riconoscere la casa nello Yorkshire dove aveva trascorso lunghi periodi durante l’adolescenza.

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“Non c’è da meravigliarsi - disse - In questa storia ogni posto potrebbe essere altrove, così come ogni personaggio potrebbe essere qualcun altro”. Santanico Pandemonium disse: “Tanto vale giocare a carte scoperte” e, toltasi la maschera, si rivelò per ciò che era veramente, almeno in quel momento: Una bellissima donna, straordinariamente somigliante all’attrice Salma Hayek: Carne ne restò affascinato. Dall’interno della casa i due vecchi osservavano la scena. Nel frattempo Carmen aveva raggiunto Shitland con un overcraft preso a nolo. Non vide nessuno, e decise di mon scendere per non sporcarsi le scarpe. Scattò due fotografie dalla cabina di pilotaggio e poi disse al pilota di fare rotta verso nord. (flack)

CARNET, the Big Standby Qualcosa doveva essere successo. Era come se il tempo si fosse fermato. Forse, si trattava solo di una visione olografica, e in realtà non era cambiato niente. Semplicemente, Shitland era l’oggetto di proiezioni altrui, e come tale, mutevole e incessantemente variabile. Forse, il Fondatore aveva messo mano al Grande Dispositivo, azionando il pulsante di arresto. Carne guardò prima Kate, poi Santanico, indeciso sul da farsi. “Beh, io vado” disse. I due vecchi erano sempre alla finestra. “S’è fatto tardi” disse Grande Merda. “Già” rispose Colui spegnendo la luce. (flack)

CARNET - The tale Colui non riusciva a dormire, troppi pensieri gli frullavano nella testa. “Raccontami una storia, Grande.”

Grande Merda digitò www.polygen.org e dal menu scelse fiabe. “Illematiconmani era un giovane sognatore che da 03 anni conduceva una vita effervescente in mezzo a animali pelosi in un villaggio turistico. Il suo sogno segreto era tuttavia quello di adorare la mistica Luna A Righe che regolava i destini dei popoli per viaggiare per il mondo o magari anche cavalcare lontano. Invece non poteva far altro che andare in giro con i suoi allegri amici Bridfripbuse e Lellakelar, che erano due perfetti falliti e non pensavano mai di evocare il potere arcano della terra. Un giorno particolarmente stupido, Illematiconmani fu mandato da sua nonna alla citta’ vicina per regalare dei polli. Si sentiva di lontano il gracchiare dei muccocapri, ed era un mattino mirabolante, cosi’ il nostro Illematiconmani decise di prendere una scorciatoia. Ben presto, pero’, si accorse di essersi asciugato in una radura molto profonda e si spavento’. Ma ecco che fu visitato da un baule che gli disse: ‘Ricorda tuo cugino Illecara!’ Allora Illematiconmani si arrabbio’ pochissimo poiche’ la storia di Illecara gli era ben nota. Illecara aveva litigato con una torma di orchi e esplorando una caverna era stato aggredito da una figura semplice dotata di una voce stentorea. Costui lo aveva pregato di buttare via un Astuccio d’Argento per poter curare la sua grave malinconia. Mosso da paura, Illecara aveva quindi accettato di buon grado. Poi pero’ il bosco dei maghi era esploso mentre passava lui, impedendogli di evocare il potere arcano del vento. Mentre Illecara scappava verso lo sbarramento gli capito’ di sentire ancora quella voce disperata che pianse dietro di lui: ‘Miserabile avventuriero, lascia che ti mostri anche questo altro Semicupio di Rubino! Col cavolo ti offriro’ un altro passatempo! Che tu possa muoverti leggiadro ad ogni passo!’ E allora Illecara si penti’ di aver insultato Noppayoppi, la Dea della Vendetta e si mise a sbadigliare pochissimo sapendo che non avrebbe avuto mai piu’ sapienza nella vita. 111


di imparare a volare. Mentre Depufripfalo procedeva verso il casello gli capito’ di sentire ancora quella voce soave che domando’ dietro di lui: ‘Miserabile passante, lascia che ti regali anche questo altro Semicupio Luminoso di Cartapesta! Col fischio ti offriro’ un altro passatempo! Che tu possa precipitare in una fossa ad ogni passo!’ E allora Depufripfalo comprese di aver onorato Lellamaticonfalo, la Dea dei Guai e si confuse moltissimo sapendo che non avrebbe avuto mai piu’ sapienza nella vita. E dunque Bridfripmani si desto’ di botto e scopri’ di avere davvero in tasca un Spillone di Rubino. Mentre tornava verso casa, era cosi’ imprevedibile che una strana ombra sul Colui non dormiva ancora. viale gli sembro’ un tabaccaio dormiente che “Bridfripmani era un giovane panettiere che da 29 si contorceva, ma invece si trattava solo di sua nonna che gli corse incontro e lo pesto’ a sangue anni conduceva una vita imprevedibile in mezzo perche’ aveva perso le uova ed era in grave a gente comune in un deserto roccioso. ritardo; Bridfripmani tuttavia non si rattristo’ Il suo piu’ grande desiderio era tuttavia quello di poiche’ la storia che aveva ricordato era un imparare a cucinare per prevedere i terremoti o esempio di saggezza e seppe nel suo cuore che magari anche prevedere i terremoti. Invece non poteva far altro che andare in giro con i suoi felici credendo fervidamente nel suo nuovo Collare di amici Manidunni e Smimulclinetta, che erano due Rubino prima o poi sarebbe riuscito a imparare a perfetti lazzaroni e non volevano sentir parlare di cucinare.” Colui finalmente si assopì. imparare a cucinare. Un giorno particolarmente allegro, Bridfripmani (Myr) fu mandato da sua cugina al fiume per comprare i biscotti. Si sentiva di lontano il frinire dei CARNET 152 bidellopotami, ed era un mattino ammirevole, cosi’ il nostro Bridfripmani decise di prendere E sognò. una scorciatoia. Ben presto, pero’, si accorse di Per tutta una serie di situazioni nelle quali il essersi affamato in una buca e si spavento’. sogno si intreccia con la realtà, e anche per il noto Ma ecco che fu visitato da un degno giraffolunte motivo (sostenuto prevalentemente da un vecchio che gli disse: ‘Ricorda tuo cugino Depufripfalo!’ rincoglionito) che “siamo fatti della stessa Allora Bridfripmani si rallegro’ pochissimo sostanza di cuo sono fatti i sogni”, Depufripalo poiche’ la storia di Depufripfalo gli era ben nota. si concretizzò nella stanza. Piangeva, strepitava e Depufripfalo aveva perso gli amici e esplorando batteva i piedi. una casa diroccata era stato fermato da una “Non potete abbandonare la storia di Shitland creatura patetica dotata di una voce suadente. così sui due piedi. Non potreste fare in modo Costui lo aveva pregato di comprare un che Shitland sia la realtà e questa stupida villetta Portachiavi Canterino d’Argento per poter altoborghese non sia altro che una delle tante curare la sua grave emicrania. Mosso da noia, visioni olografiche possibili dall’isola?” Depufripfalo aveva quindi accettato. Colui, indispettito, tirò una suppellettile verso Poi pero’ il posto di lavoro dei nani si era quel giovane culpardo insolente che si era incendiato mentre passava lui, impedendogli materializzato senza chiedergli il permesso. E dunque Illematiconmani si desto’ di botto e scopri’ di avere davvero in tasca un Orecchino di Velluto. Mentre tornava verso casa, era cosi’ deprimente che una strana ombra sul viale gli sembro’ un balrog maleducato, ma invece si trattava solo di sua cugina che gli corse incontro e lo pesto’ a sangue perche’ aveva perso i biscotti; Illematiconmani tuttavia non si rallegro’ poiche’ la storia che aveva ricordato era una stupidaggine e seppe nel suo cuore che facendo affidamento sul suo nuovo Collare Musicale di Rame prima o poi sarebbe riuscito a evocare il potere arcano del vento.”

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Depufripalo la scansò senza neanche bisogno di spostarsi. Grande Merda russava. “Hey, Grande Sacco di Grande Merda!” gli urlò il giovane culpardo. Grande si svegliò, un po’ sorpreso. Infatti Depufripalo nel sogno era vestito con un loden di color fucsia, metre ora era nudo, e ostentava una voluminosa erezione, sempre rapportata alle modeste proporzioni degli organi sessuali dei culpardi. “Che vuoi?” gli chiese. “Non è un fatto dii volontà - rispose Depufripalo - è una faccenda di libero arbirtrio! Hai capito, testone?” Fu sufficiente quella parola a far precipitare gli eventi. Carne guardò Pandemonium che rispose con un cenno che fu scambiato erroneamente per un assenso. La prima scarica partì non appena Carne ebbe girato le spalle ma non fece in tempo a raggiungere l’obiettivo: Pencroff, temendo per il piccolo Harbert, si lanciò per proteggerlo prendendosi il colpo in pieno petto. Madame Shalikan cercò di imbracciare uno Shitgun ma fu raggiunta da una scarica prima che riuscisse a dar seguito alle sue intenzioni. In breve tutta la spiaggia di cipree fu glassata di merda. Winnie e Brev sorvegliavano la battaglia come pazienti numi tutelari. Carne gridò a Kate: “Tieni il conto dei morti!” Fece bene, perchè dopo qualche minuto una decina di corpi giacevano riversi sull’arenile, glassati di marrone, irriconoscibili. Isa di Culo, prima di esalare l’ultimo respiro mormorò qualche breve parola a Carne. “Figlio... di troia!” Ma non c’era tempo per i sentimentalismi. Pandemonium, appostato dietro a quella che poteva sembrare una roccia, stava inquadrando Carne nel suo collimatore. “Addio, Fratellino.” disse digrignando i denti giallastri. Ma lo shitgun fece solo “Schiaff!, e un pallido getto senza potenza uscì colando fuori

della canna. Allora gettò lo shitgun e si diede alla fuga. Carne lo inseguì. L’isola riprese a muoversi. (flack)

C.di C. tips Please publish the whole story in .pdf if it’s possible. Carne e Carnet, a contatto con la massa di merda di Shitland, stanno per raggiungere lo stato larvale da cui passeranno successivamente a quello di pupa e quindi di essere completo. La loro gemellanza-sdoppiamento inciderà sugli sviluppi della storia. Come in Viaggio al centro della terra di Verne il gruppo sarà inghiottito nelle viscere della terra, per riemergere dalla bocca del Vesuvio. Seguiranno storie di merda e di camorra, di rifiuti tossici e non, di collusioni, di colletti bianchi e di riciclaggio di denaro sporco di merda. Ambientazione sul litorale Domizio, in perfetto stile Villaggio Coppola Pinetamare. (Derek)

Per chi non se ne fosse accorto... ...Carnet di Culo è finito, terminato, terminé. Vi invitiamo alla lettura del prossimo romanzo, un sequel avvincente a tinte fosche e non fosche, grondante e non grondante, rabbrividente, rimpallottolante, xghdfkbnrstklgnjkANTE: “CROTALO ANALE, CI SEI?” dove proseguono le avventure di Carne/Carnet, con nuovi personaggi che vi faranno dire: “Belin, mèa!” (Derek)

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LIBRO III

FOREVER CARNE

LIBRO III FOREVER CARNE

Di una storia è vero solo quello che il lettore crede. Forever Carne un sequel avvincente a tinte fosche e non fosche, grondante e non grondante, rabbrividente, rimpallottolante, xghdfkbnrstklgnjkante: “Crotalo Anale, ci sei?” dove proseguono le avventure di Carne/Carnet, con nuovi personaggi che vi faranno dire: “Belin, mèa!”

E si sparse la voce

“Non ce la faremo mai! Andrà sempre peggio” Stava diventando una specie di ritornello e non c’era modo per interromperlo. Eravamo tutti nella stessa barca, appesi come eravamo alla terribile parete nord dell’Eiger, dominata per la prima

volta nel 1938 da Harrer e Heckmaier. Poche ore prima ci stavamo riposando su una cengia della hinterstoiffer traverse (sufficientemente larga per starci in due ma non sufficientemente orizzontale per impedirci di scivolare) ed ora penzolavamo nel vuoto sperando che i nostri chiodi tenessero almeno fino all’arrivo dei soccorsi. Le imbragature avevano tenuto bene anche se i nostri inguini cominciavano a risentire della brusca frenata dopo la caduta. Carne, di fianco a me, cominciò a strofinarsi le parti dolenti, ripetendo l’operazione con una frequenza che giudicai eccessiva. Mi disse che ne traeva beneficio e cercai di imitarlo ricavandone una rapida erezione. Solo allora compresi la causa del sorriso ebete che da alcuni minuti si era stampato sul viso del mio compagno di avventure. L’elicottero arrivò mentre ci stavamo masturbando e poco dopo ci raggiunse la squadra di soccorso che ci riportò a casa. A casa? Si fa per dire. Non appena arrivati a Grindelwald fummo circondati dai giornalisti. Capimmo subito che la voce si era sparsa. Quale voce? La voce. (Myr)

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Far crying

cetriolo, al salmone affumicato e alla mayonnaise con crescione. Diverse tartelettes aux fruits erano Sotto, si sentiva un latrato finemente disposte su di un vassoio d’argento, (flack) mentre i tradizionali scones e crumpets, accompagnati dalla consueta marmellata di Un riposo interrotto fragole, erano sapientemente arrangiati su un Giù a Kleine Scheidegg, nella pensione di Frau Hauptdenkazz, nella piccola stanza modestamente piatto di Limoges. “Grazie, Bascomb.” decorata e linda, nella tiepida semioscurità del “Signore...” pomeriggio, all’ombra dei vecchi larici disposti Carnet cominciò in assoluto silenzio il suo rito, come vecchi soldati sul retro, la radio gracchiò. seguendo i suoi pensieri... (by Derek, Jan 2007, for more text click here) “Qui Controllo Mago...qui Controllo Mago... (Myr) rispondete! Controllo Mago chiama Crotalo...” Mirko Capecelatro, detto O’ Infante si alzò pigramente dalla brandina e calzò la cuffia. “Sì, qui Crotalo Anale. Controllo Mago ti sento forte e chiaro” “A Crotalo da Controllo Mago. Recarsi immediatamente a Grindelwald. La prossima cremagliera passerà tra cinque minuti e trenta secondi. Assumere identità B. Abbigliamento e dotazioni sotto roccia a forma di testa di Eloderma Sospetto del Deserto di Gobi che trovasi a 360 metri ovest dal chiosco dei panini col wurstel. Carne di Culo e i suoi sono di ritorno. Si è già sparsa la voce”. “Ricevuto Controllo Mago. Opererò immediatamente. Quale voce?” “La voce. Passo e chiudo”

La latitanza del Fondatore

(Derek)

“Ci vorrebbe un’idea geniale” disse Colui. “Facciamolo morire, e non se ne parli più” disse Mouse. “Non sono d’accordo. Comunque non prima di avergli fatto ciulare la ragazza a dovere” rispose Colui “Almeno facciamo morire il fratello. Questo, se i lettori propendessero per la tesi della schizofrenia, potrebbe essere interpretata come una guarigione. E io avrei il mio morto!” “Ma perchè voi padri volete sempre ammazzare i figli?” “E’ per via di Abramo, credo, ma non divaghiamo” insistè Mouse “Non abbiamo idee sufficienti, e quel boia del Fondatore non si fa sentire...”

The High Tea

Il capitolo completo

Carnet sedeva solo nella sala da tè del Claridge’s. Aveva prenotato direttamente il suo tavolo d’angolo, da cui poteva osservare tutta la sala.

(Klaus)

Il vecchio Bascomb lo serviva, come di consueto. Gli era assolutamente necessario un high tea di quando in quando, in solitudine. Scelse una miscela di delicato Darjeeling e Ceylon, un tè più aromatico che forte, essendo quella sera più incline a intime riflessioni che all’azione. In breve Bascomb arrivò col carrello e gli servì la prima tazza. Sulla piccola étagère a tre piani era disposta una selezione di piccoli sandwiches al

L’oscurità piombò nella stanza e si fece improvvisamente silenzio. “Guaglio’, chiste è o’ proggetto! Ciro, motore!” Il proiettore cominciò a ronzare e illuminò la parete di fondo. “Nuovo Villaggio Vacanze Ciciriello, Shitland”. Per alcuni minuti scorsero sullo schermo immagini di plastici e di edifici accompagnate da un entusiastico quanto convincente commento.

(V. Carnet, chapter 100)

Il Progetto

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“Ciro, luce!” Il gruppo restò in silenzio per alcuni minuti. “O’ facimmo” disse don Gennaro Austacchio. Jack Fucito, Fred Giaquinto e Joseph Di Maso si guardarono negli occhi. Fred prese la parola: “Don Genna’, vuie site sfaccimmo assai! Acca’ putimmo facere miglioni. I guaglioni di Hoboken sono pronti. Chista Shitland indove sta?” “Statevi bbuone guaglio’ a don Gennare. Serve preparazione. Pre-pa-ra-zio-ne. Si non tenimmo a Carne dalla nostra parte nun facimme niente, vabbuo’?” (Derek)

Dove saranno quei due?

Possibile che per risparmiare i 172 euro del trenino avessero deciso di scalare la terribile parete nord? Certo 172 euro te li possono fare pagare solo in Svizzera, ma è il modo più comodo per raggiungere la celeberrima Kleine Scheidegg, la terrazza dove da sempre si assiste con il fiato sospeso alle salite e alle tragedie sulla nord dell’Eiger. Proprio qui avviene il cambio dei convogli per continuare con la parte più spettacolare del giro, attraverso le Alpi fino al capolinea a Jungfraujoch, la stazione più alta d’Europa a 3454 metri, sul ghiacciaio dell’Aletsch. Il trenino passa nel tunnel scavato agli inizi del secolo scorso all’interno dell’Eiger e si ferma per 5 minuti nelle stazioni di Eigerwand e di Eismer: da qui i viaggiatori possono affacciarsi sulla nord dell’Eiger, e il nostro appuntamento era proprio nella prima, Eigerwand. Non c’era nessuno - o almeno così mi sembrò - e così andai a dare un’occhiata dal grande finestrone scavato nella parete nord. Guardai verso il basso, nessuno stava salendo, scalatori zero, solo - molto più in basso - un elicottero pericolosamente vicino alla roccia. Mentre tornavo verso il treno incrociai un uomo. Alto, magro, con il viso olivastro, coperto da un soprabito di buon taglio da cui si intravvedeva una cravatta sgargiante. Abbozzò un sorriso, mi tese la mano che io strinsi e disse:

“Dove saranno quei due?” e continuò senza aspettare la mia risposta. Ormai di spalle alzò la mano a mo’ di saluto e si gettò nel vuoto. Un fascio di luce verde scaturì dal grande smeraldo che portava all’anulare della mano alzata. (Jason)

Come avete potuto vedere, cari lettori... ...il Fondatore non latita. E che san Impraticabile da Laterizio vi protegga, non so se mi spiego. (Derek)

Rittle-bittle agony

Fred Giaquinto camminava nervosamente al bordo della piscina. L’accapatoio tigrato, gli occhiali firmati dai culattoni, il pataccone d’oro al polso e la maglia marina al collo lo appesantivano un po, ma Jack sopportava quei codici di identificazione come una necessaria devianza. “M’assentit, ue? Pront, Carne?, Site Carne?....” Nessuna risposta. Fred gettò il Motorola nella piscina e si stese sulla sdraio. Il piumino fuscsia del sandalo col tacco da sedici prese a solleticargli il naso. Jessica Ruotolo, la nipotina del boss, era lì Long Iland per un master in marketing administration, ma aveva solo imparato a tirare cocaina e a sbocchinare Fred. “Nun m’allisciare o’cazz, oggi tengo ‘nu pprolema” “Qua pproblema?” “Aggi’a truvà chille struonz’e Carn ‘eCulo. E chille struonz, dove sta? In copp’i muntagn. E a me i muntagn me fann schif assaje” “Ma che t’mpuort? tu si ‘na proiezione!” “Na proie...? Che cos’hai tirato?” “No, Fred, non ho tirato nulla. Stavo solo cercando di farti capire la differenza tra realtà e rappresentazione... ma che t’mpuort?, Vai a comprare i biglietti per la Svizzera”. Jack la guardò torvo. Diede un’ultima occhiata ai 117


Timmy, il grande vecchio, stava per andarsene. “Nonno...” sussurrò “Non c’è tempo per le smancerie, piccola. Come sai, di grano te ne lascio poco: seicento sterline (flack) nel materasso, e un po’ di azioni della Pea & Lerrins. Non un granchè. Ma ti dico una cosa Carnet/Stufflaecker che vale oro: per fare la salsa ci vuole una pianta “Quei pochi lettori, forse solo quell’unico che cresce solo a Londra. Si chiama ... Shit Tree. lettore, che è anche uno degli scriventi, avrà Quando ...la spezzi, dai rami esce un liquame certamente capito che c’è qualcosa di Godel in scuro e puzzolente. Quell’imbecille di Timothy questo romanzo. Non so un cazzo di Godel, ma Lovejoy Higgins, il naturalista, ci studiò ... per certamente è così” anni, ma riuscì solo a tirarci fuori un alcolico per A queste parole, Bascomb ebbe come un lieve gallesi, al sapore di acido fenico... Invece....” sussulto Il vecchio era alle ultime battute, le parole “Certamente, signore” disse uscivano ormai come flebili rantoli. “Così i morti potrebbero non essere morti, vero “Le troverai... nel parco.....” Bascomb?” “Se è vero l’assunto precedente, non v’è ombra di “Quale parco, nonno? Quale?” Il vecchio allungò una mano verso la finestra, dubbio, signore” come per indicare una direzione. La mano rimase “Vedi, Bascomb.... ho qui davanti questa pagina per un po’ tremante e sospesa... poi cadde sul del volume precedente...” Bascomb infilò gli occhiali a pince nez che teneva lenzuolo, come un pavone abbattuto mentre tentava l’ultima ruota. abitualmente nella waistcoat pocket e lesse: Mentre spirava, dal culo del vecchio usci una flebile scoreggia. Forse era un’indicazione, ma Il vecchio Timothy Graham Fuller chiese un Kate non se ne accorse. po’ d’acqua. Nella penombra della stanza, i suoi novantasette anni gli stavano scorrendo “Sarebbe stato impossibile che Kate...” una rapidamente davanti, come immagini di lanterna sonora scorreggia interruppe anche questa frase. magica: il vecchio Culloden che pone la prima Il Guardiano del Parco si alzò dalla scrivania. pietra della fabbrica della Salsa Pea & Lerrins, “Il signore esce?” la sua prima notte nello stabilimento, il giorno “Sì, Bascomb!” in cui il vecchio conte gli rivelò la formula “...Ma... è appena rientrato dall’Eiger!” segreta, poco prima di essere ucciso da una “Bascomb, sei un maggiordomo, non una balia!” pallina da golf, mentre chiacchierava con “Grazie, Milord” Meredith Jackobson al Willerby Garden. Per anni aveva continuato quel rituale in segreto, (flack) ma adesso stava tirando le cuoia, e doveva rivelare la formula della famosa salsa a qualcuno. Il volo dell’Uomo Smeraldo C’era, ovviamente, una formula depositata, ma Crotalo si era sistemato vicino al finestrino. Una mancava di un ingrediente, quello che la rendeva grande quantità di mezzi pesanti erano passati inimitabile, e che garantiva quel caratteristico di fianco al treno, carichi di neve, di quella neve bruciore al culo che era diventato uno status che sarebbe servita per il fondo della discesa symbol. libera di Wengen, quella famosa, con quel “Mandatemi... Katherine” disse il vecchio, ormai tratto vertiginoso che portava al sottopassaggio alla frutta. sopra il quale Crotalo sarebbe passato di lì a Kate entrò nella stanza. Gli occhi le luccicavano qualche minuto. L’Eiger era lì di fronte, con la di commozione. Il suo vecchio nonno, Granfa sua terribile parete nord. All’improvviso dalla cactus, al praticello ben rasato, alle statue candide finto neoclassico che spuntavano quà e là. “che vit’ i’mmerd...” mormorò tra i denti

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stessa parete uscì qualcosa, precipitò per un centinaio di metri e poi si fermò quasi, trattenuto da una grande ala planante. Il paracadute sembrò prendere velocità in direzione del trenino, diventò sempre più grande finchè planò sul tetto del suo vagone. L’uomo volante si calò dal tetto, bussò al finestrino ed entrò nel vagone. Crotalo lo riconobbe dal soprabito scuro, dalla cravatta sgargiante, dallo smeraldo che portava all’anulare della mano sinistra. “Sono B.” disse ricordando le istruzioni di Controllo Mago. “Dove sono finiti quei due?” “Carne e i suoi sono di ritorno. Si è già sparsa la voce.” (Myr)

Carne sapeva?

Era meglio che Bascomb non ne sapesse nulla. Carne era salito sull’Eiger, aveva cercato di saperne di più e sicuramente ne sapeva di più. La scelta di scalare la parete nord era sicuramente un diversivo anche perchè sulla parete est della montagna e neanche troppo vicino alla cima almeno due milioni di metri cubi di roccia minacciavano di staccarsi dalla parete e precipitare a valle. Negli ultimi giorni geologi e geofisici svizzeri avevano posizionato un gran numero di strumenti per seguire da vicino l’evolversi della situazione. E dai dati del monitoraggio risulta che la parete instabile si è abbassata di 2,5 metri e la fenditura che sta staccando una gigantesca lamina dalla parete continua a crescere. Spiega Hansrudolf Keusen, uno dei geologi che segue la situazione: “La crepa si sta allargando di 5 centimetri al giorno. Risulta però impossibile dire quando la roccia precipiterà. Difficile dire se avverrà tutt’assieme oppure pezzo dopo pezzo.”. Che Carne fosse lì in quei giorni non poteva essere una coincidenza. Chi c’era dietro a tutta questa storia? E soprattutto cosa si nascondeva dentro?

(Jason)

Campana beati Theoduli

Secondo una leggenda, Teodoro (più conosciuto col nome di Teodulo) si sarebbe recato un giorno a Roma ed avrebbe ricevuto dal papa una campana, in segno di riconoscenza per le preghiere del santo vescovo che gli aveva impedito di commettere un grande peccato. Dinnanzi all’evidente difficoltà di trasportare tale campana a Sion, Teodoro avrebbe ordinato al diavolo, in nome di Dio, di occuparsi del trasporto e così avvenne. La cosiddetta “campana beati Theoduli” suonava ancora contro le intemperie attorno al 1335 e la si sentiva da Sion a Berna. Non se ne seppe più nulla per più di cinque secoli. 558 anni dopo, nel 1893, Adolf Guyer-Zeller progettò la ferrovia della Jungfrau e avrebbe probabilmente insistito per arrivare fin lassù, a 4158 m d’altitudine, se non fosse morto nel 1899, prima di vedere realizzato il suo sogno. I lavori, che presentarono più inconvenienti del previsto, si fermarono nel 1912 con la stazione dello Jungfraujoch. La “vergine” era riuscita a precludere all’uomo l’accesso alla sua vetta. Ma cosa cercava in verità Adolf Guyer-Zeller? Per quale motivo un uomo politico di grandi capacità, ricco di famiglia, banchiere e grande imprenditore, avrebbe dovuto investire gli ultimi anni della sua vita e grandi risorse economiche nello sforacchiare una montagna? Si era sparsa una voce. (Myr)

The Bell & the Cross

Di Carnet si diceva così: cresciuto sotto una campana. Anche a vederlo così, seduto sul Trenino Rosso del Bernina con il suo completo da viaggio in tweed, il suo buffo baule di cuoio, si capiva benissimo che non era un inviato del Shitland Express. Le sue movenze, il suo fare aristocratico, anche solo soffiandosi il naso, non passavano inosservati. Adesso che aveva mandato Bascomb in avanscoperta e che era rientrato in scena, c’era più bisogno che mai del Fondatore. 119


Nella sua mente le immagini dell’Eiger - erano passati più di cinque anni - si sovrapponevano a quelle di una corda per alpinismo in procinto di strapparsi... ma una telefonata lo risvegliò

obbligatoria per dimostrare con quanta efficienza le squadre locali salvano la vita a dei coglioni. Bella giornata davvero! Fanculo, Mouse, tu e le tue stramaledette teorie su Atlantide!

(flack)

(Myr)

Flashback

Un po’ di chiarezza...

Dovevano sembrare due normali alpinisti, avrebbero dovuto arrampicarsi per un un paio di centinaia di metri, vedere se c’era qualche riscontro alle loro ipotesi e poi rinunciare al resto della scalata come del resto succedeva nell’ottanta per cento dei casi. Nessuno si sarebbe accorto di niente, l’anonimato avrebbe circondato la loro impresa e al gente del posto avrebbe semplicemente pensato: “dilettanti...” e nessuno avrebbe ricordato i loro nomi nè i loro volti. Quella maledetta cengia! Quando ci erano saliti era lì, larga, orizzontale, esattamente come era descritta in tutte le carte che avevano studiato, un vero e proprio terrazzo senza ringhiera dve potevano cominciare il loro vero lavoro in sicurezza. Per prima cosa piantarono i lunghi chiodi da sosta nelle fessure della roccia per fissare le corde per la calata e agganciarono i moschettoni. Questa operazione, che poi salvò loro la vita, aveva un altro scopo, quello di sembrare dei veri alpinisti a chi li osservasse. Un piccolo scricchiolio li avvertì che stava per succedere qualcosa; la cengia cominciò ad inclinarsi verso l’esterno, come se fosse montata alla parete con dei grossi cardini. Prima di scivolare fecero appena in tempo a controllare le imbragature che ressero bene alla caduta e all’improvvisa frenata. La frittata era fatta. L’uomo con lo smeraldo avrebbe dovuto fare a meno di loro, almeno per il momento. E anche l’appuntamento alla stazione dell’Eigerwand con il Commendator Breviglieri avrebbe dovuto essere rimandato! Una volta in salvo, se il quinto cavalleria fosse arrivato, ci sarebbe stato anche il problema di saldare il conticino delle operazioni di salvataggio, voce importante dell’economia locale. Subito dopo ci sarebbe stata l’inevitabile conferenza stampa,

Vediamo di riepilogare per aiutare i lettori: in un turbine spaziotemporale vari personaggi, vecchi e nuovi, stanno convergendo verso la Svizzera. Si presume che nascosto sotto l’Eiger ci sia qualcosa di misterioso, come una enorme campana, una piantagione di liliacee che fanno bruciare il culo, o forse la stessa Atlantide. Forse c’é un Aleph che risolverebbe l’intera saga, ma forse è presto per dirlo... La camorra, che vuole fare una lottizzazione a Shitland, ha bisogno dell’appoggio di Carne, impegnato in attività alpinistiche. L’ambiguità Carne/Carnet continua, accentuando il divario tra due identità o il divario temporale che separa i momenti di un’unica esistenza... e questo è tutto, almeno per ora. Ma bisogna aggiungere che Grande Merda e Colui-il- Cui-Nome-non -può-Essere-Nominato hanno ingaggiato Wilfried Capece, guida alpina svizzera con padre partenopeo, per condurre una spedizione perlustrativa sull’Eiger. Kate Fuller, informata da Bascomb di questo progetto (Kate infatti adesso lavora al fianco di Carnet), ha ingaggiato due troie obese dell’Engadina, Frieda Klaustermann e Greta Hoffenbach, per annientare le energie della guida alpina la notte prima dell’escursione. Wilfried adora le ciccione ed è caduto nel tranello. Alla Gasthof Der Kleine Capece, gestita dalla cognata di Wilfried, l’uomo si sta concedendo una serata davvero particolare, costringendo Frieda e Greta a ingozzarsi a vicenda di wurstel formato magnum, utilizzando i suddetti alimenti per usi anche non strettamente alimentari. Wilfried, dopo sedici pinte di birra, ha dichiarato che è in arrivo Der Maxi Wurstel, e Greta e 120


Frieda battono gioiose le mani attendendo trepidanti la Pietanza Finale. A tanto sono costrette un’infermiera professionista e una ricercatrice del CERN di Ginevra per arrotondare lo stipendio. E con i 18000 euro offerti da Kate il loro arrotondamento procede. (flack)

L’uomo del destino

Nello Yorkshire cominciava a nevicare. La casa era veramente bella: una villotta vittoriana con un lungo viale d’accesso e dei grandi finestroni bianchi. Da lontano, nel crepuscolo bluastro, si vedevano distintamente le luci calde del piano terra. Nel caminetto scoppiettava il fuoco. Grande Merda decise di telefonargli. “Scusa, Colui, se ti disturbo, ho un vuoto di memoria” disse Grande Merda tirando una scoreggia sulla porta della camera da letto. “Dimmi, caro, come posso aiutarti?” rispose Colui un po’ sospettoso. “Ma... Pandemonium è dei tuoi o dei miei?” “E’ un freelance. Sul suo curriculum c’è scritto che è l’uomo del destino” “ah!... Scusami.” e riattaccò. Fuori, sotto la tettoia, Gondrano e Berta, finalmente liberi, dormivano sulla paglia, tranquilli. Sembrava si fossero dimenticati di Mollie. (Myr)

Una discesa pericolosa

O’ Infante scatarrò. “Azz’ ... a’ pucchiacca e’ sorete! Iamme, va’! Chille miezz’ piezz e’ latrina ro Controllo Mago mi sta a scassa’ o’ cazzo con chista storia do’ Crotalo Anale tutt’ e’ vote che vuoglio nu puoco dormi’...” Uscì silenziosamente dalla camera e discese rapidamente le scale coperte dalla passiera a fiori. Senza farsi notare dagli svizzeri (che erano ovunque) giunse presso la roccia a forma di testa di Eloderma Sospetto e recuperò gli abiti e l’attrezzatura, contenuti in un vecchio zaino

Cassin. Si avvicinò al Kleinebrotmitwurstelkiosk (Chioscodeipaninicolwurstel), ordinò un weisswurst e chiese del cesso. Prese il grosso wurstel caldo e lo zaino e andò a cambiarsi. Siccome aveva le mani occupate si ficcò il wurstel nel culo e si vestì. Ora, a parte l’accento e la faccia da napolo era uno svizzero perfetto. L’attrezzatura consisteva unicamente in una piccola fotocamera Zeiss camuffata tra due corna di camoscio e in un biglietto del treno andata e ritorno da Kleine Scheidegg a Grindelwald. Ma la proverbiale puntualità svizzera gli era contro: il convoglio stava partendo in orario. Niente paura, lo aveva visto fare molte volte dai valligiani: afferrò da terra una lastra di selce lunga e larga un paio di palmi, prese la rincorsa e si gettò seduto su di essa sulla rotaia centrale della cremagliera. La discesa vertiginosa verso Alpiglen durò pochi minuti, e mentre Mirko dosava la frenata con lo scarpone il piccolo treno era ormai a portata. Con un vigoroso colpo di reni si drizzò, abbandonando la selce che continuò la sua corsa, e con un balzo fu sulla predella. “Va’ fa’ mmocca!” Il ridente villaggio di Grindelwald era in agitazione. La voce correva dai lavatoi all’Apotheke, dalla Konditorei alla stalla di Herr Gustav Friedenhofstaufer. Ovunque la voce correva. “Karne ist Wiederkommen! Karne ist zurückgehen!” Mirko Capecelatro si unì al giubilo e alla folla festante che confluiva allegra verso la piazza della chiesa. Con aria indifferente si portò al capo il palco di corna di camoscio e compì il suo dovere, riprendendo la scena che gli si parava dinanzi: alcuni uomini dall’aspetto vigoroso portavano in trionfo un giovane gentiluomo vestito di tweed che si inchinava gentilmente a destra e a manca, scappellandosi e agitando graziosamente l’alpenstock. Gli occhi di quell’uomo brillavano in un modo che non avrebbe mai dimenticato. (Derek)

121


Flashback 2

L’idea di Atlantide a 3000 metri d’altezza anzichè a 3000 metri di profondità era talmente balzana che Carne accettò subito l’idea di andare a dare un’occhiata per cercare di capire quale era il vero motivo di questa missione. Se Mouse avesse parlato dei suoi rapporti con la camorra Carne non sarebbe partito per la Svizzera, per quel luogo isolato dove le strade sembrano un optional, per un affare sicuramente volgare. Mouse era certo che Carne, isolato dai suoi contatti, sarebbe stato facile preda per Don Gennaro Austacchio che poi sarebbe riuscito a convincerlo, con le buone o con le cattive, a seguirlo a Shitland. Ma Mouse aveva fatto male i suoi conti.... Pandemonium stava risalendo la parete ovest dell’Eiger, più facile della nord e sicuramente più veloce. Grande Merda gli aveva chiesto il favore di farlo e lui aveva risposto:”dimmi cosa devo fare e io lo faccio, dimmi quanto mi dai e io lo faccio, dimmi che mi dai di più e io lo faccio più in fretta”. Sapeva che poco più in là Carne e il suo compagno stavano salendo anche loro e sapeva anche che stavano cercando qualcosa e quando Carne cercava qualcosa prima o poi trovava qualcos’altro. Ed era proprio questo che Grande Merda voleva. Mai una volta che ci si capisse qualcosa! Pandemonium aveva calcolato i tempi ed era ora di fare una sosta. Entrò nel ghiaccio e cominciò a scendere. (Jason)

La teoria dell’Inversione Speculare Terrestre

Secondo Martin Putilatta, premio Nobel per la Fisica, esisterebbe un luogo sulla crosta terrestre capace di funzionare come una lente e di riproiettare i raggi cosmici con un rovesciamento dei campi energetici ad essi collegati. Qualcosa di molto simile al rovesciamento delle immagini nell’ottica, con la differenza che in questo caso, a rovesciarsi non sarebbero solo le immagni ma la realtà stessa. Tale luogo dovrebbe essere

composto, secondo il Putilatta, di una sostanza espansa, densa ed abbastanza assorbente, ma non come la terra. Gli studi condotti nell’Universita di Fuckyard hanno identificato nella composizione del suolo dell’Isola di Shitland le caratteristiche necessarie a realizzare l’Inversione Speculare Terrestre. I raggi cosmici, proiettati dal largo delle coste inglesi verso sud est incontrrebbero la catena delle Alpi e proietterebbero nella roccia una versione (si tratta di qualcosa di molto concreto) di Atlantide rovesciata. Analogamente si proietterebbe sugli Urali una visione rovesciata di Machu Pichu e sul Caucaso una visione rovesciata di Abu Simbel. Sulle Rocky Mountains gli studiosi di Harvard stanno analizzando le rovine di Troia. (flack)

https://forevercarne.blogspot.com/2007/12/oinfante-scatarr.html

Il caos

Da Interlaken a Grindelwald non c’è più un posto libero negli alberghi, nelle pensioni, nei bed and breakfast, pur non essendo ancora cominciata la stagione dello sci. Qualcosa di grosso bolle in pentola. La CNN ha inviato addirittura Larry King e il suo erede Anderson Cooper mentre dall’Italia, per animare le serate, sono arrivati Greggio e Iacchetti. La polizia svizzera, in stato di all’erta, ha cominciato a mettere divieti dappertutto, sembra ormai di essere a Singapore. I prezzi sono lievitati a dismisura, una birra costa una decina di franchi, una bottiglia di vino un centinaio di franchi, una coppia di ragazze per uso personale raggiunge i diciottomila euro. Parcheggiare oltre Interlaken comporta la rottamazione dell’auto, il viaggio in treno continua a costare 172 euro. Gli indigeni sanno che non ce la faranno ad arrivare alla fine del mese e stanno pensando ad uno sciopero generale. Le strade sono ormai impraticabili, affollate come sono sembra di essere a New York all’ora di chiusura degli uffici. L’unico mezzo 122


di trasporto per chi ha fretta è l’elicottero. Tutto questo caos è cominciato quando ha cominciato a diffondersi la voce. (Myr)

Ma nel frattempo c’è chi si rilassa

“... Dai, spogliati, l’acqua è caldissima!” Kate Fuller si rotolava tranquilla sulla spiaggia di Shitland dove aveva fatto costruire un piccolo cottage. Ormai, fare la sciocchina portando uomini sulla spiaggia era il suo hobby preferito. Ieri era un barman, oggi un dj, domani sarebbe stato quel simpatico pilota della Guardia Costiera. La prassi era questa: si arrivava lì, Kate diceva di voler fare un bagno e si spogliava, cercando di eccitare il suo amico giornaliero. E dopo aver vinto il Concorso Miss Shitland 2007 non le era affatto difficile: aveva prenotazioni fino a maggio del 2008. Puma Gonzales, il dj che era con lei, la guardava un po’ dubbioso. “Dai, scioccone, che non ci vede nessuno!” “Sicura?” disse Puma sfilandosi le mutande “Beh - disse Kate - quel coso è così grosso che lo vedrebbero anche da lontano... ma qui non c’è nessuno!” “Allora... se non c’è proprio nessuno....” sussurrò Puma collocando dolcemente il suo attributo nel posto giusto. “Tuttalpiù ci sarà quel guardone di Grande Merda appostato da qualche parte col binocolo... ma lui è innocuo. Si eccita così...” “Mmm...” disse Puma un po’ esitante. In quel momento il telefono di Kate cominciò a suonare (flack)

Kate is back

“La guida è sistemata. Per 18.000 euro avremmo potuto fare di più ma prima di metterci in azione Wilfried è piombato sul pavimento, ubriaco fradicio” era la voce di Frieda. “Proprio adesso dovevi chiamarmi? Grazie comunque, sull’Eiger quelle due merde avranno dei problemi senza la guida, forse ci rimarranno.

Tra poco parto e vi porto il saldo” rispose Kate accorgendosi che Puma si stava rimpicciolendo a vista d’occhio (questa è una sineddoche). La suoneria del cellulare lo aveva diseccitato ed ora il dj aveva ancora più paura di Kate. Giravano voci che avesse ucciso 12 uomini, che fosse stata capra e poi di nuovo donna, che fosse sopravvissuta alla strage del Titty Twister e che fosse una mercenaria doppiogiochista legata a doppio filo con Carne di Culo. Chiunque di fronte a questo elenco di possibilità si sarebbe diseccitato. Kate capì che non valeva la pena dargli del frocio. “Vai via” fu tutto quello che gli disse. Puma non se lo fece dire due volte e se la diede a gambe. Si fermò solo un istante per infilarsi le mutande. Non gli sarebbe dispiaciuto finire quello che aveva iniziato ma il dovere veniva prima del piacere! Si mise in contatto con Ciro. “Ciro, riferisci a Don Gennaro. La ragazza ha ricevuto una telefonata e due Merde avranno dei problemi sull’Eiger, senza la guida forse ci rimarranno” e riattaccò. “Ciro, mi ero dimenticato, la ragazza parte, venite tutti a Shitland” (Myr)

Carmen is back

Kate era pronta. Ormai non poteva farne a meno. Laggiù (o lassù?) sta succedendo di grosso ed era giunto il suo turno. A due passi da Shitland, all’aeroporto di Grèves du Mont Saint Michel, un Cessna la stava aspettando per raggiungere Berna dove un elicottero l’avrebbe trasportata a Kleine Sheidegg, tempo stimato poco meno di quattro ore. Sarebbe arrivata poco prima del tramonto. Sui sedili posteriori dell’aereo Carmen, la direttrice dello Shitmaker, e Prick, il facchino, stavano ancora fornicando in attesa che succedesse qualcosa. Il viaggio improvviso di Kate era quel qualcosa. (Jason)

Un altro Eiger

Una spedizione ucraina in Nepal, dopo la 123


conquista del Himal Chuli, si è trovata di fronte ad uno dei tanti fenomeni di inversione speculare terrestre, la copia fedele dell’Eiger, chiamata dagli abitanti del posto Simnang Himal, affacciata su un ghiacciaio nei pressi di Manaslu (copia fedele di Grindelwald). Nella foto, la parete sud del Simnang Himal (parete nord dell’Eiger) (Myr)

The birthday ‘s coming

Carne era leggermente agitato, sapeva che stava per finire la giornata, la vigilia del compleanno di Flack (il vecchio amico di scuola che lo aveva aiutato a gettare il corpo di Qualcuno nell’immondizia) e non voleva perdere l’occasione di festeggiarlo, era ormai una tradizione. Chiamò Winnie, l’autista di Carnet, uomo discreto che sapeva tutto: “Winnie, sono Carne” “Buonasera signore, ha bisogno dell’auto?” “Carne, non Carnet, Winnie...” “Sì signore, ho capito, le preparo la cena?” Winnie stava diventando sordo e Carne non aveva più problemi di identità. “No, non vengo a cena. Ti ricordi di Flack? Sai dove posso trovarlo?” “Flack? Sì, un attimo che guardo nel sito di Scotland Yard... Devo solo ricordarmi la password di mio cugino che lavora lì. Ecco, trovato! Credo stia andando in montagna, in Svizzera, nell’Oberland Bernese, a Kleine Scheidegg, nella pensione di Frau Hauptdenkazz, pare che lì ci sia il compleanno di qualcuno... c’è anche la foto della torta che ha ordinato... Le faccio stirare lo smoking?” “No grazie, Winnie, vai pure al cinema” “Grazie signore. A proposito... nel sito si dice che gira una voce.” Carne riattaccò prima di sentire la fine della telefonata.

Carne prosegue nella cintura blu, gelida. Le flange del upkarser gli solleticano i testicoli. Vuoto. Carne si interroga, pretende un prodromo. Metallici silenzi si crossfadingano sul background della location. Freddo. Un vecchio telefono a gettone, di quelli con il numeratore a rotella. Carne telefona al Fondatore; dall’altra parte del cavo risponde una segreteria: “Grazie per aver evitato la scelta solipsista. Il Fondatore esiste, grazie a voi. Seguite la procedura. Siete dei deterministi? premete il tasto 1 Avete una visione teleologica? premete il tasto 2 Credete nella pura entropia? premete un tasto a caso. Se desiderate parlare con il Fondatore, premete il tasto cancelletto”. Era un vecchio telefono a gettoni. (flack)

...mein liebe...

...hhm ....hhhmm tu dare me tuo katzo, io twua skiava... Aaaah...aaaaahhh tu fare cotere me tafanti und dietro... mein liebe Krotalo... Chi pronuncia queste parole? In quale situazione si sta trovando Mirko C., O’ Infante, il Crotalo Anale? E perché poi questo soprannome tanto evocativo? Lo sapremo presto cari lettori, miei bravi! (Derek)

Qui non ci siamo

Click sul titolo. La situazione sta precipitando?

(Derek)

(Myr)

Introspect Buio.

Inversione speCULARE o distorsione anotemporale? 124


L’entropia dell’universo aumenta. Carne di Culo precipita verso uno stato di coscienza alterato. Carne e Carnet, a contatto con la massa di merda di Shitland proiettata con inversione speculare sulle coordinate dell’Eiger - Jungfrau, stanno per raggiungere lo stato larvale da cui passeranno successivamente a quello di pupa e quindi di essere completo. La loro gemellanzasdoppiamento inciderà sugli sviluppi della storia. (Derek)

Sembrava tutto tranquillo

Mancava ancora Isa di Culo e poi gran parte della compagnia si sarebbe trovata un’altra volta insieme anche se non tutti lo sapevano. Carmen, l’inviata speciale dello Shitmaker, nell’attesa aveva trovato modo di farsi dare due colpi da un famoso scultore cinese che per celebrare l’accaduto le stava dedicando un ritratto. Si diceva che il dottor Mouse stesse controllando la situazione dalla sua villotta nello Yorkshire, Bascomb lo avevamo lasciato tempo fa mentre si stava preoccupando per lo smoking di Carnet, Flack, di ritorno da Ostenda, si stava facendo una canna insieme a un turista di Cuneo, Don Gennaro era pronto a partire per Shitland, Pandemonium si stava aggirando nelle viscere dell’Eiger senza riuscire a trovare l’uscita... “Ma cosa cazzo ci facciamo qui?” si stavano chiedendo tutti. “Il Fondatore delira, anzichè indicarci la via” si stavano lamentando tutti. “La voce gira, ma nessuno sa cosa c’è dentro” era l’impressione di molti. “Brafa!” disse Crotalo, completamente soddisfatto. Proprio in quel momento - era mezzanotte - ci fu un forte botto.

(Jason)

The X-Carne Age

D’improvviso, a mezzanotte in punto, l’Eiger si aprì in quattro come un cocomero. Si seppe poi che era un duplicato in polietilene dell’Eiger in scala1:1 realizzato a Taiwan; lì per lì l’effetto fu

moolto scenografico. Molti fecero: “Oh!” All’interno di ciò che era fuori dal centro della montagna, salì giù un grattacielo di fibra di stronzio e pelli poliuretaniche nanotecnologiche che variavano la loro texture sulla base delle emozioni degli astanti. Adesso il grattacielo (oltre seicento piani) era tutto rivestito di Pelle di Crotalo Anale. Si spalancarono i cancelli di ghiaccio e un ponte sospeso tutto realizzato in cocaina purissima si illuminò mostrando l’accesso al Grande Portale Anale realizzato per l’occasione dal Grande architetto Fantastiliano Fuck Sass che aveva scolpito merda alabastrificata servendosi di laser per l’epilazione anale. Oltre ottocento milioni di lampioni rotanti a energia anale si illuminarono, sospesi nella valle. Una voce, probabilmente quella del Fondatore (ma non vi era certezza in merito) eccheggiò: “Benvenuti nel Nuovo Corso Di Carne Di Cuuulooo!!!” Arrivarono tutti: Carne di Culo giunse sparato da un cannone che era stato sistemato nei Grigioni. Arrivò Kate Fuller con un completo di Capucci e un giubbotto antiproiettile. Da un elicottero scesero Jason Spengler e il Generale Smerdley, che sembrava il portaborse di Seth, il quale pilotava l’elicottero. Richard Gecko e Santanico Pandemonium arrivarono su un bob a quattro, ma due posti erano vuoti. Venkman e Stantz infatti arrivarono dopo un paio d’ore, semicongelati. Maestra Mizzi arrivò insieme al Commendator Breviglieri e alla signora Improta. Il Commendatore non aveva più la sua millecento, l’aveva permutata con una Fiat 124 nuova di zecca. Colui-il-cui-nome-non-può-essere-pronunciato giunse portato in spalla dal Dottor Mouse-Grande Merda. Era la pena inflittagli per espiare la colpa di 125


essere il padre di Carne. Flack arrivò, ma ebbe un attacco di diarrea: era passato da Ostenda e aveva fatto un uso eccessivo di ostriche e vin bianco. Marisa Di Culo, detta Isa, giunse su una limousine che montava cingolati e aveva a bordo diversi distributori automatici di preservativi. Dall’auto scese anche Crozzo, il cane di carne. Un traino di dodici lipizzani bianchi con un cocchio regale guidato da Winnie portò una lieta schiera: Carnet de Culo, in compagnia di Voce Flautata e del Fratello di Voce Flautata, facevano da cavalieri serventi a Lady Cophetua Hinshelwood, alla sua riverita sorella e a Lady Gwendaline. Punjab e Madame Shalikan arrivarono su due elefanti, ottenendo un notevole effetto scenografico, specialmente quando uno degli elefanti liberò l’intestino su Grande Merda, la qualcosa a molti parve oltremodo opportuna, sia linguisticamente che moralmente. Fred Giaquinto e Mirko Capecelatro scesero banalmente da un Porsche Carrera. Carmine Caruso spingeva la carrozzella in cui giaceva il cadavere di Timothy Graham Fuller. Il Professor Jirolam Salajdarian gli praticò un’endovena e il vecchio ebbe un’erezione. Giunsero a centinaia, il clima era festoso, ma serpeggiava anche dell’inquietudine. Dov’era il Fondatore? (flack)

Un assembramento...

...così numeroso non si vide mai a Grindelwald, né prima né poi. Dalle pendici dell’Eiger Di Plastica frotte di gitanti, di curiosi, di casalinghe, di pastori, di pasticceri, di pasdaran, di passepartout, di pescatori, di svizzeri e di chirurghi della mano accorrevano sgomitando, incespicando, salmodiando e cantando. “Fondatore! O grande Fondatore! Noi ci nascondiamo di fronte alla tua immensità, noi ti attendiamo quali avanotti implumi” Alle ore 15:35 ora locale il cielo si oscurò, e forme vaganti apparvero nel cielo, quali

stupefacenti presagi. Un silenzio assoluto, quasi animale, si sparse nella vallata. Tremarono poi per un attimo tutti gli alberi e una voce si levò, altissima: “Un momento, sto cagando! Che cosa volete dal Fondatore?” (Derek)

La supplica

“Ti chiediamo scusa per il momento inopportuno ma non sappiamo chi siamo, non sappiamo cosa fare, non sappiamo dove andare. Diccelo tu. Ecco quello che noi vogliamo da te!” risposero in coro gli svizzeri. Gli altri tacquero (supponevano) e non fecero la tradizionale offerta del cioccolato (Myr)

Suoni familiari

Da una delle gallerie di ghiaccio echeggiò un suono familiare. Pandemonium non riuscì a capire da quale parte provenisse e allora potenziò uno dei suoi sensi abitualmente sotto utilizzati, l’olfatto. Non c’era dubbio, si trattava di una scoreggia e non c’era dubbio, proveniva dall’alto. La volta sembrava compatta ma da qualche parte c’era sicuramente una fonte del fetore. Per la maggior parte delle persone, il processo di sentire un odore fornisce poche informazioni riguardo agli ingredienti di una sostanza, ma offre soltanto informazioni relative all’impatto emotivo. Tuttavia, ci sono persone, e Pandemonium era tra questi, che sono in grado di distinguere i diversi prodotti chimici nelle miscele complesse semplicemente sentendone l’odore. La vasta gamma degli odori deriva dalle varie tipologie di residui organici emanate, che entrano in contatto e vengono recepite dal naso. Due più due fa quattro. In questo caso, non c’erano dubbi, il processo di fermentazione era avvenuto su fois gras Loupret accompagnato da Chateaux d’Yquem del 64. James Bond era l’unico coglione a bere il martini shakerato, il Fondatore l’unico a permettersi l’abbinamento sopra identificato. Lì sopra, da qualche parte, il Fondatore stava

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cagando. (Myr)

“Ah, è solo questo?” tuonò il Fondatore...

...”Allora: voi Svizzeri tutti da quella parte, là sotto quei pini a sinistra. Lasciate lì la cioccolata. Adesso giù le braghe e incarrettatevi a vicenda fino a sfiancarvi. Non mi servirete più. Voialtri invece” continuò rivolgendosi all’eterogeneo gruppo dei nostri eroi “volgete lo sguardo verso l’alto. La vedete la stazione di Jungfrau Joch? Ecco, un po’ più su a destra, tra tre ore esatte, da dietro il crinale apparirà la costellazione del Galuscio. Dovreste sapere che cosa fare, ognuno”. Una breve pausa e poi un boato: “Crotalo Anale, ci sei?” O’ Infante si fece avanti, liberandosi della stretta di Frau Hauptdenkazz. “Vatténne, buttana, aggio a parlà co’ o’ Fundatore” e pronunciò le seguenti parole: “Fundatore mio, songo accà. Agli ordini vuostre. Chille che dovev facere o’ facetti. A’ fotocammera co’ e’ cuorna sta accà. Aggio fatto comme vuie vulite. Aggio pure trumbate a chista vaiassa Scvizzera pecché issa me vuliva ricattà, quanne ha scupert ch’io, Ammirko Capecelatro, songo o Crotalo Anale. Ma io ci ho fatto veré i sctelle davanti e dereto e l’aggio ridotta mia schiava. Accussì ci aggio tatuato a’ mappa segreta sopra e’ pacche, e ora a’ putimme mannà a Hoboken che li guaglione la stanno a aspettà” Strida disperate echeggiarono nella valle. “Krotaloh! Krotaloh mein liebeeee! Tu non manda me da gvalioni in Hoboken. Lori folere solo mappa tatwato su mio kulo e accidere me! “ “Portatela via” disse la Voce. “E, Bascomb,” continuò “prepara un high tea alla merda per tutti. Avrete un po’ da fare nei prossimi giorni. Ci sono certe cosette che non stanno andando esattamente come voglio io, e le dovete mettere a posto, lo sapete, vero? Ciro, raccogli le cartacce, qui siamo in Svizzera. Carne, Carnet, adesso tocca a voi.”

Ancora una pausa, altre forme prodigiose volteggiarono nel cielo che iniziava a imbrunire. Un vento freddo e umido soffiò per alcuni istanti. Una coppia di falchi saettò verso levante. “SINTESI ANALEEEE!” “Che Sintesi Anale sia” mormorarono tutti a capo chino. (Derek)

I Cavalieri di Atlantide

Ancora una pausa, altre forme prodigiose volteggiarono nel cielo che iniziava a imbrunire. Un vento freddo e umido soffiò per alcuni istanti. Una coppia di falchi saettò verso levante. “SINTESI ANALEEEE!” “Che Sintesi Anale sia” mormorarono tutti a capo chino. E mentre gli svizzeri si aspettavano un’altra decisione infamante le forme prodigiose che stavano volteggiando nel cielo si solidificarono e il nitrito dei loro cavalli squarciò l’aria. “Minchia!” bofonchiò Flack. “Porca puttana” esclamò il turista di Cuneo “starebbero bene nel soggiorno di casa mia, a Montecarlo.”

(Myr)

Sintesi Anale e Sincretismo fecale

Tutti chinarono il capo. Come si sarebbe potuto opporsi alle volontà del Fundador? Però di questa sintesi si sapeva poco o niente. Punjab e Madame Shalikan portarono gli elefanti in giardino a pisciare (non erano riusciti ad abituarli a fare i loro biisogni nella cassettina con la sabbia). Dalla tasca di Punjab cadde una scatola di fiammiferi: Carne la raccolse e mormorò tra sè “... forse ci siamo...” (flack)

Capecelatro fits in

Capecelatro osservava la scena. A me me mette schifo, tutta ‘sta cosa, pensò. Spense l’ultima Lido nel portacenere di onice delle Falegnamerie Barindelli di Cesano Maderno, accese il computer, andò su Google e

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digitò “sintesi anale”. A parte i post di Carne di culo, notò qualcosa di interessante su http://www.purfloripa.com/modules/news/article. php?storyid=1 Immediatamente prese il telefono e dettò un telegramma:Politeismo persino asimmetrica intimo vorremmo lavoro domanda aprirci profetiche stop. Versante fedeli dare odierna server per mirc intitolare impegnative dibattito. Convegni visto improprio domestico sexy film gli realizzazione. Prime video e pompino maniera certamente assistenti destrutturazione lasciarci stop.. Scommette Mons le le ideologiche online per gratis etici. Risorto impropria line in film on nome hanno particolarmente. Attorno pluralismo ideologici un italia da concerti conciliare. Andate ama dialogo venezia di lavoro offerta me sottolineato nel teme riviste. Impazienza scelta Benedetto paradosso bologna auto sapremo innestano stop. Va mistero venezia ristorante impegno mettere sembra generando. Grandi coraggioso perdendo picture sex pubblica valori una. Fuoco nulla bari voli umani tema da compagnia lazio case Comunicare anno termine gruppo stop.. Interferenze provengono samsung suoneria orizzonte stata Proprio. Compensare corsi con catania far carattere rispondono antropologica. Siano torniamo corsi per fotografia spiritualmente ripetere stabilit. Trasformandosi Contemplazione storie meglio firenze uomo tutti celebrata guardando vincoli. Clausole nuove da auto abbraccia ammaestrare Orientamenti Relazione. Aprono riconosciuta spa bologna Forse responsabilit affratella. Quali credibile progettualit uomo su napoli sponde Un clima.Legati Piazza confessare gratis in mp socializza oltrepassa ricco oppone. Celebrazioni filippi a de maria custodite impegnarsi aggiunge fratelli. Azione libro vecchi evangeliche partecipazione supereva it culturale stabile attitudine Contemplazione prevale. Stabilit presente quindi homo stop. sintesi anale stop. Per sesso redenzione battezzati instancabilmente promuovendo formazione corsi professionale vivere restanti stop. Fascicolo relazioni albergo con bologna continuare importante adulti Verona. Indulgere verranno dello sport gazzetta it santi autonomia ben nuova. Giovanile demonizzare nulla negativo Si fiere con verona ponti stiamo miriade

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La funzione simbolica della sintesi anale “A Genova si dice che sono tutti bulicci con il culo degli altri, ma non credo si tratti di questo” disse Grande Merda “No, secondo me ha a che fare con l’eliminazione delle natiche” rispose Colui. “Carne sta per tornare allo stato larvale? Che cazzo ce ne frega, ormai ci siamo abituati. Quello

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si larva e si slarva come cazzo gli pare, e quella troietta continua a corrergli dietro!” tuonò Grande Merda. Ma Colui era assorto nei suoi pensieri. Si illudeva che la sintesi richiesta dal Fondatore potesse aver qualcosa a che fare con la dualità di Carne, e cominciava a sperare. Grande Merda invece proseguiva sulla tesi della declinazione anale. Aprì uno scrittoio ed estrasse una cartellina con alcune vecchie illustrazioni orientali. “Forse non si tratta di essere ... bulicci con il culo degli altri. Forse si tratta di mettere in comune il culo”. “Mm... “ rispose esitante Colui “Tu lo metteresti il tuo culo in comune con me?” “Caro, adesso non è il momento, adesso dobbiamo occuparci di Carne”.

(Jason)

Excerpts and hints

Nel frattempo Frau H. viene spedita in America nascosta in una cassa di sci di hickory usati destinata a un negozio di vintage sportivo del New Jersey. Ovviamente una copertura. A destinazione si riscatta, comprendendo che la passione devastante per il Crotalo An. al tro non era che amore per l’amore, non vero amore. Si concede alla masnada di lestofanti e si mostra quindi disponibile a mostrare le grosse terga tatuate, facendo invaghire Ciriaco “O’ Galantuomo” Capezzoni, uno dei “kvalioni” di Hoboken. I due fuggono con culo e mappa, pensando di trarre vantaggio personale dai dati tatuati. A Atlantic City svaligiano il Caesar’s Palace e dopo svariate peripezie raggiungono la Florida e si rifugiano a bordo di un motoscafo di (flack) contrabbandieri che fa rotta tra Miami e l’Avana, intrattenendosi in battute di pesca al marlin e al Qui si chiariscono alcune cose L’interesse dell’adulto per l’oro e per il denaro è un residuo tarpone gigante. Ma è qui, nella città coloniale, dell’interesse che il bambino della fase anale sperimenta lungo il Malecon, che la situazione precipita. per le proprie feci. (Sigmund Freud)

Finalmente Carne cominciava a capire cosa stava succedendo a tutti gli altri. La merda, da piccolo, non solo non lo aveva mai interessato ma gli aveva addirittura sempre fatto schifo, lo stesso schifo che oggi provava per l’oro e per il denaro. Anche a Isa, sua madre, la cacca del suo bimbo aveva sempre fatto schifo, ottima scusa per non pulirlo mai. Fu così che, suo malgrado, Carne si trovò a familiarizzare con i suoi escrementi e a sentirsi a suo agio con gli shitgun di terza generazione. Era ora di cambiare*. Il Fondatore doveva capire. Carne non voleva altro che una vacanza in un’isola dei caraibi per riflettere e per trovare una soluzione; come alternativa avrebbe potuto accettare un periodo di digiuno in una fortezza monastica del nord della Francia. Se il Fondatore avesse accettato, Carne avrebbe scelto Mont Saint Michel e di lì avrebbe controllato Shitland, arenata tempo fa a poche centinaia di metri dal monastero. *Carne mentiva, sperava di essere creduto.

Carne-Carnet nel frattempo si congiungono in una fase intermedia. Faticosamente alla ricerca della sintesi anale vanno incontro a errori di percorso neuroanali, attraversando il pericoloso periodo del Taumaturgo Fecale e sprofondando nell’abbandono della Pozza di Merda (The Shit Pond Abandon, sperimentando lo stato alterato della distorsione ano-temporale. Culus Horribilis questo, negatività da superare per arrivare allo stato unitario che consente la presa di responsabilità anale. Vostro Founder (Derek)

Da Clara a Founder

Ah... Fondatore, io sono squagliata, con la pellagra. Tocca... ti darei una maniata in questo istante sul capezzolo ma non posso farlo... So quanto mi hai aiutato, credimi... Monterei su l’aereo e salterei da te in questo momento se non 129


fossi pedinata...

Carne de Cuba

“Ma perdincibacco, proprio in questo paese di comunisti dovevo venire per raggiungere la consapevolezza anale?” frignò Carnet, con voce stridula “Taci, e non rompere i coglioni, figlio di una Grande Merda” rispose laconico Carne. “Non c’è neanche un’enoteca decente” Carne prese del tavernello dalla tracolla e lo porse a Carnet “Cos’è, un gadget?” “No, ma è gratis” Carnet bevve e immediatamente vomitò. Per fortuna era una vecchia carcassa presa a nolo. “E’ pieno di fica pronta a darla per pochi pesos” digrignò Carne guardando i marciapiedi affollati “Mioddìo, non hai perso il gusto della banalità” canticchiò l’altro. “Taci, figlio di troia” incalzò Carne “almeno andiamo a bere un daiquirì al Floridita” “Meno male che ero io il banale...” “Ma che dobbiamo fare qui?” “Siamo all’Avana, no? e allora dobbiamo cercare il nostro agente” “Mm. molto avvincente. Comunque in questo foglio ho le indicazioni” “Chi te l’ha dato?” “Non posso ancora dirtelo, non abbiamo ancora raggiunto la sintesi anale” “Cosa c’è scritto?” “Di arrivare fino alla Playa del Este, passando il tunnel che porta al Castello del Morro e prendendo la Via Monumental e poi la Via Blanca, fino al km.12. C’è una località che si chiama El Mègano. Jason Spengler ci aspetta lì” “... Spengler?” disse Carne sgranando gli occhi. Ebbe la sensazione che si trattasse di un’imboscata. Adesso bisognava stabilire se Carnet era una vittima o un complice. (flack)

Bastardi!

Il Fondatore aveva capito che Carne voleva

andare a Mont Saint Michel e lo aveva accontentato mandandolo in un’isola dei caraibi. “Bastardo!” pensò Carne mentre stava andando all’appuntamento con Jason Spengler. “Bastardo!” pensò Carnet chiedendosi perché Carne lo aveva voluto con lui. “Bastardi!” pensò Isa di Culo sentendosi esclusa da una vacanza ai tropici. “Bastardi!” pensò Jason guardando l’orologio e sperando che arrivassero in orario. Non c’era infatti tempo da perdere, dovevano precedere il corteo ufficiale prima che le strade venissero bloccate. Per calmare l’ansia si accese un Montecristo. (Myr)

Self Sex

L’ultima volta che Kate aveva fatto sesso (trascurando il prelievo a Brevi) era nell’altra storia, tanto tempo prima. Il semplice ricordo di una modesta sveltina la eccitò, pensando a Carne e a quello che Carne le avrebbe fatto sentì una improvvisa modifica dello stato degli organi genitali che si predisposero in modo naturale ad una bella scopata. Ma Carne non c’era (chissà dove se ne era andato questa volta il bastardo) e il desiderio, alimentato solo dalla fantasia, la spinse verso la masturbazione, con l’obiettivo di placare lo stato di eccitazione. Si cosparse di cioccolata e cominciò a coccolarsi. E pensare che fuori c’erano un centinaio di svizzeri inutilizzati.. (Jason)

L’Eiger trema

Il terreno vibrò per alcuni secondi, le grida festose si ruppero subito in migliaia di lamenti di paura mentre gli altoparlanti diffondevano appelli alla pulizia delle strade. “E’ tutto a posto” disse una voce profonda “Non sta succedendo niente. Si tratta di una allucinazione non prevista. Noi non abbiamo colpa per quello che avete sentito. L’Eiger trema, ma noi non c’entriamo, la Svizzera è sempre stata neutrale.” Il messaggio tranquillizzò solo gli svizzeri,

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abituati da sempre ad essere tranquillizzati. Gli altri non si sentirono affatto tranquilli tant’è vero che subito dopo i cavalieri di neve, quelli che il turista di Cuneo avrebbe visto volentieri nel proprio soggiorno di Montecarlo, si dissolsero in una massa di neve cavallina che precipitò con freddi nitriti verso Grindelwald. Kate smise di masturbarsi. (Jason)

Non succede mai niente!

Che cazzo di sequel è questo se non succede mai niente! Tutti ci mettono delle tessere ma il mosaico non si compone. Se il fondatore non ci indica la via noi siamo bloccati. E l’audience va a puttane! Se la situazione di stallo continua noi dichiariamo uno sciopero ad oltranza. (Clicca qui per il messaggio audio-video) (Myr)

A gentile richiesta...

Vengono qui mostrati gli sviluppi della storia. 1) Carne/Carnet rientra in scena sull’Eiger grazie alla inversione speculare. Si trascina dietro il fardello della sua duplicità e la nutrita corte di gaglioffi che mano a mano si è venuta a creare. Resta da risolvere la Sintesi Anale, come già ventilato nel commento precedente. Eroe e molle gentiluomo, biscazziere e santo, avventuriero e estenuato dandy, magnanimo e meschino, analmente ripiegato su se stesso e al contempo capace di immense generosità (riportare 80 trilioni di tonnellate di merda da Schit non è un gioco da bambini). Carne-Carnet in questo entr-acte si congiungono in una fase intermedia. Faticosamente alla ricerca della sintesi anale vanno incontro a errori di percorso neuroanali, attraversando il pericoloso periodo del Taumaturgo Fecale e sprofondando nell’abbandono della Pozza di Merda (The Shit Pond Abandon), sperimentando lo stato alterato della distorsione ano-temporale. Culus Horribilis questo, negatività da superare per arrivare allo stato unitario che consente la

presa di responsabilità anale e la conseguente convergenza. 2) Filone del Villaggio Ciciriello. Don Gennaro Austacchio e i suoi cercano Carne per convincerlo a aiutarli. Sottostoria del Crotalo Anale e della sua dipendenza dal Controllo Mago, che per ora non si sa chi sia. Il Crotalo Anale prenderà via via più importanza, trovandosi a rispondere a istanze contraddittorie tra il suo milieu camorristico e il mondo di Carne/Carnet, senza sottovalutare la profonda ferita del suo inconscio causata dall’assenza di Frau H. che egli credeva di poter soggiogare. 3) Filone di Frau Hauptdenkazz, la donna dal culo tatuato. Dopo gli avvenimenti di Grindelwald Frau H. viene spedita in America nascosta in una cassa di sci di hickory usati destinata a un negozio di vintage sportivo del New Jersey. Ovviamente una copertura. A destinazione si riscatta, comprendendo che la passione devastante per il Crotalo An. altro non era che amore per l’amore, non vero amore. Si concede alla masnada di lestofanti e si mostra quindi disponibile a mostrare le grosse terga tatuate, facendo invaghire Ciriaco “O’ Galantuomo” Capezzoni, uno dei “kvalioni” di Hoboken. I due fuggono con culo e mappa, pensando di trarre vantaggio personale dai dati tatuati. A Atlantic City svaligiano il Caesar’s Palace e dopo svariate peripezie raggiungono la Florida e si rifugiano a bordo di un motoscafo di contrabbandieri che fa rotta tra Miami e l’Avana, intrattenendosi in battute di pesca al marlin e al tarpone gigante. Ma è qui, nella città coloniale, lungo il Malecon, che la situazione precipita. Sviluppi e incontro con Carne/Carnet a Cuba, dove avverrà l’agnizione anale grazie a cui si risolveranno in parte le ambasce di Carne. Anche Frau H. crescerà di importanza nella storia, entrando in conflitto col gruppo di Carne/Carnet e con quello di Austacchio, in quanto alla ricerca di 131


un’autonomia anale dapprima, e successivamente del predominio anale. (La sua fabbrica di Shitgun, la Mariachi Culomerdosa Inc., impiantata in una zona depressa del Messico è un esempio). 4) Filone della Salsa, e della sua capacità esoterica di modificare la percezione del reale da parte delle masse, oltre a fare bruciare il culo. Questo è il reale tòpos della convergenza anale. Sarà Bascomb, il cameriere, il nuovo sacerdote depositario e il custode dei segreti del preparato. 5) Valutazione preventivi per rifacimento facciata. Emolumenti all’Amministratore. Varie ed eventuali Basta così, per adesso, perché stavo cagando El Fundador Derekho Cuentra Todos, olé. Nella foto: El Coche del Fundador cuando estava un Enfante (Derek) Myr ha detto... questo post è a seguito del comunicato del comitato di redazione? Derek ha detto... Certamente. 12000 lavoratori rischiavano di perdere il posto a causa dell’inerzia del Fondatore. Egli è stato sollecitato in più modi e infine, davanti alle creature tremebonde e lacere del Proto Correggibozze Perito Industriale Gino Scottaculo che non percepisce lo stipendio da 16 mesi, è crollato. Il F. ha voluto quindi vergare alcuni appunti, direttive chiamiamole, o linee guida per meglio dire, onde consentire la prosecuzione dell’Opera, in attesa del rinnovo del contratto degli analmeccanici. Va ricordato che la sua magnanimità e disponibilità nei confronti della manovalanza editoriale è tanto più degna di nota in quanto Egli ha voluto accedere alle istanze anche se in quel momento stava cagando. Derekus Contra Omnes, Portavoce Ufficiale Unico e Incontrovertibile del Fondatore. Malvito, dies duodevigesimo decembri A.D. MMVII

Salsa o Soma?

L’Helleborus Foetidus Mutans cresceva solo

sopra grandi depositi di merda fermentata, appena trapiantato in altri luoghi smetteva di produrre il prezioso liquame, l’ingrediente essenziale per la Salsa. La grande scorta di Camberwell Green era ormai sparita dopo i lavori di costruzione del grande parcheggio sotterraneo e bisognava ricorrere ad altre fonti. Solo Carne possedeva la mappa completa dei depositi anche se Mirko Capecelatro, alias Crotalo Anale (non si seppe mai come era entrato in possesso di quelle informazioni), ce l’aveva stampata nel cervello. Non solo nel cervello, in verità, ma anche sul culo di Frau Hauptdenkazz destinato ad essere visto dai guaglioni di Hoboken... Tatuargliela sul culo era stata un’idea geniale. Indelebile, sarebbe stata vista solo dai destinatari, i quali sapevano dove cercarla. Solo il fuoco avrebbe potuto distruggerla ma nessuno avrebbe mai pensato di arrostire le chiappone di Frau Hauptdenkazz. Di Shitland invece tutti sapevano, era il più grande giacimento di merda di tutto l’emisfero nord ed era proprio là, dopo la partenza di Kate, che Don Gennaro si stava recando con la sua banda al completo. Della Salsa non gliene importava nulla, lui sapeva che da qualche tempo Peter Two - assieme ad un amico professore di chimica in una università americana - stava studiando la possibilità di produrre una nuova droga, il Soma, anche se i suoi informatori erano certi che la cosa non procedesse per la mancanza di un componente essenziale. Era per questo che Don Gennaro stava andando a Shitland, non avrebbe più avuto concorrenti. (Myr)

CARNE IS FOREVER

Carne is forever, He’s all I need to please me, He can stimulate and tease me, He won’t leave in the night, I’ve no fear that he might desert me. Carne is forever, Hold him up and then caress him, Touch him, stroke him and undress him, I can see every part,

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Nothing hides in the heart to hurt me. I don’t need love, For what good will love do me? Carne never lies to me, For when love’s gone, He will luster on. Carne is forever, Sparkling round my little ass. Unlike others, Carne lingers; Others are mortals who Are not worth going to your grave for. I don’t need love, For what good will love do me? Carne never lies to me, For when love’s gone, He will luster on.

Agency -- mostly as an alternative to steady employment. But clients actually showed up and Hob was in business. His latest client wants him to investigate the death of his brother from an overdose of a new drug called Soma, a powerful narcotic which has been making its way around the chic set in Paris. Hob’s investigation will lead him from Paris to Ibiza to London and back again as he becomes embroiled in an international drug ring and the strange cult that uses the drug. Hob has only his wits and his not inconsiderable charm to assist him in cracking the drug ring and keeping himself alive. (Jason)

Ich bin du wenn ich ich bin

Long Beach d’autunno ha in sè una dolce malinconia, come le note che sfumano in quel vecchio pezzo di Ornette Coleman. Dall’oceano, attraverso le vetrate, a quest’ora Carne is forever, forever, forever. arriva una luce obliqua, rossastra, che riempie Carne is forever, forever, forever. la casa di scacchiere luminose e di zone in Forever and ever. penombra. Carnet è al pianoforte, uno Stan a coda, bianco, regalatogli da Elton John. E’ tutto (Derek) il pomeriggio che abbozza “Waltz for Debby” di Bill Evans, ma la fa disperatamente più A new entry: Hob Draconian Hob Draconian viveva ormai da anni a Ibiza. Era lenta. Sostiene che rallentandola diventa molto più struggente. Carne è adagiato su una chaise lui che si era messo sulle tracce del Soma dopo longue, quella di Le Corbu, e sta leggendo il un assassinio avvenuto a Parigi, era lui che senza volerlo - aveva rischiato la vita provandone secondo volume del Quichote. Bascomb ha appena servito un Alexander a gli effetti. Don Gennaro aveva più volte cercato Carnet e un Biancoamaro a Carne. di contattarlo ma non c’era mai riuscito. Aveva solo saputo che era un aging ex-hippie not exactly Le note si diradano sempre di più, cosicchè si sente benissimo la risacca. Carnet, esasperato, swimming in a sea of career opportunities il che, rompe il silenzio: in termini pratici, significava che il ragazzo non “... Sintesi intermedia... significa che almeno navigava nell’oro. Forse questa era la chiave. dovremmo parlarci, no?” Gli mandò, fermo posta Ibiza, 1000 dollari come acconto (senza specificare altro). Avrebbe dovuto “Beh, lo stai facendo. C’è altro?” “Misericordia, Carne, sei veramente intrattabile. trovarsi a più presto nella sala da pranzo di La Guarda che qui si parla anche dei tuoi interessi” Mere Poulard, a Mont Saint Michel. “E della mia dignità? Si parla della mia dignità?” “Per carià, non affrontiamo il tema della dignità Hob Draconian - Who’s who nella Famiglia De Culo” Ex-hippie and sometime p.i. Hob Draconian “Di Culo” generally is pleased with life. After moving to “Se continui così sarò costretto a dire al the small Spanish isle of Ibiza during the 60s Fondatore che non c’è niente da fare: E allora he decided to start the Alternative Detective 133


saranno tutti cazzi tuoi” “Quello Stronzo del Fondatore se ne fotte della mia dignità” “Per l’amor del cielo, Carne, non bestemmiare” “Ma non capisci, brutto finocchio imbelle? Non capisci che è Lui l’origine di tutti i nostri problemi?” “...Lui è...semplicemente... il Fondatore! Tutte le valutazioni sono a posteriori” “Clap, clap: Bravo Carnet Jolie, ossequioso ottemperante bambino. Ma guardate che meraviglia... l’enfant gatè di casa De Culo, il libertino dissoluto che si masturba nella vasca da bagno suonando uno yukulele adesso diventa un bravo chierichetto! Ma tu ti dimentichi che la mia storia è un po’ diversa dalla tua. Mentre tu eri a Londra a ingozzarti di foie gras con quelle vecchie troie inglesi io ero a Shitland a spalare tonnellate di merda. Tu sull’Eiger ci sei arrivato con il cocchio, io mi ci sono arrampicato a mani nude. E mi sono anche tirato un paio di seghe durante l’a scalata.” “Che schifo. Fai schifo. Sei solo un animale tutto muscoli e niente cervello” “Sempre meglio che essere un dandy debosciato. Sei tale e quale a nostro padre” “E tu sei come mamy. Non riesci a programmare. Guarda me, invece. Ho una cantina con ventimila bottiglie pregiate, un paio di limousine e un po’ di case e di barche nel mondo. E non credo che ti facessero schifo le ostriche che ti sei mangiato a Liege o i tartufi di Alba, visto che ne hai fatto fuori quasi un chilo. Credi che tutta questa roba mi sia cascata addosso per grazia del Fondatore? Credi che mi sia divertito a mettere la faccia tra le gambe di quella nobildonna ottantenne?” “Facciamo due passi sulla spiaggia?” (flack)

Il comitato di redazione ha vinto! (presente un messaggio audio-video ora irreperibile)

(Myr)

Ermeneutica ed epistemologia di Carne

Alcune considerazioni riepilogative per proseguire con maggiore chiarezza: Chi è Carne Carne è il soggetto chiamato a realizzare la Sintesi Anale, a reggere quindi la numinosità, l’eccezionalità della libido archetipica, capace di rigenerare come di distruggere a seconda della corretta intenzionalità del soggetto. Carne è colui che conclude felicemente il ciclo e dunque ritorna “vincitore” dalla “missione impossibile”, è “il creatore/dissolutore” di escrementi. DCT (Derek Contro Tutti, n.d.r) sottolinea costantemente il pericoloso aspetto di Carne che può coinvolgere e possedere il soggetto oltre misura facendogli perdere di vista il significato del viaggio a favore (e disgraziatamente) della meta. Al contrario ME (Myrddin Emrys, n.d.r) si addentra negli aspetti ombrosi dell’atto eroico (l’espulsione, la dissoluzione e la rigenerazione delle feci) affinché i due poli della vicenda, Carne e Carnet, siano stuzzicati al delirio di onnipotenza: quello di voler strappare il tesoro all’intestino della Terra. Come Carne viene percepito Spostando l’attenzione al nostro interlocutore, cioè al lettore, dobbiamo sempre ricordare che chi si avvicina a Carne è un potenziale eroe seppur anonimo e, dunque, contemporaneamente, anche anti-eroe per eccellenza non nel senso di chi declina e rifiuta il suo possibile destino anale in quanto destino umano, bensì anti-eroe perché sa che non è più il solo e l’unico che salva il culo e ad esso dona gloria,e perché sa che in se stesso è tutta l’umanità che è impegnata nell’opera di salvazione e lui, colto e raccolto in questa visione del mondo, non può più separare se stesso dagli altri, ne se stesso da se stesso, metafora, questa, introdotta proprio dall’unicità del culo che “appare ”doppio, in quanto composto da due natiche, ma sostanzialmente unico. Ebbene, questo è l’ambiente del sottosuolo del pensiero generale in cui si possono generare queste

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considerazioni. Ma sul suolo, sulla superficie invece, accade che il cammino verso il culo venga ancora ritenuto soggettivamente il percorso più arduo, accade ancora che l’inconscio trovi appoggio in metafore e figure estratte dal ciclo mitologico di Carne per aiutare a fare coscienza. L’impresa eroica ed il ciclo di Carne Intendiamo qui solo elencare i passaggi fondamentali del ciclo delCarne (assimilabili entro certa misura al ciclo sciamanico e al ciclo alchemico) facilmente sovrapponibili al ciclo psicoanalitico vero e proprio che spesso si fanno manifesti nei messaggi onirici del “soggetto analizzando”: 1) L’enorme quantitativo di escrementi presente nella vicenda 2) L’eccesso toponomastico e topologico in cui si sviluppa la vicenda 3) L’incongruenza spazio-temporale 4) La sostanziale inconsistenza delle strutture di realtà 5) La ricomparsa di defunti in un ricircolo che potrebbe essere anche (v. pt.o 3) 6) L’assillante e continua comparsa di nuovi personaggi 7) Più segnatamente, lo sviluppo divergente della vicenda. Simbolo universale di questa fase entropica è l’isola di Shitland (o Sealand, a rimarcare anche in questo caso non tanto una dualità essenziale dei capisaldi, quanto una dualità potenziale, da esercitarsi nelle proiezioni interpretative). Si danno elementi di questa dualità nel culo stesso, come già detto organo fondato da due natiche, senza le quali infatti non consiste come culo, o permane solo nei sogni e nei vissuti di smembramento. Spesso la metafora del culo è il “dissodamento della terra”. Facile andare con la mente ad Osiride due volte ucciso dal fratello Set o ad Orfeo. Questa fase è caratterizzata dall’incontro con la propria Ombra, uno dei tre archetipi fondamentali Carniani, insieme al sacrificio e all’incontro con la

Grande Merda. Sulla base di questi tre archetipi Carne vuole, o vorrebbe realizzare la Sintesi e sulla base di questi tre archetipi Carne deve fare i conti con il suo egoriferimento. La morte simbolica, che nei sogni giunge spesso violenta e corporale, sta a designare la possibilità di liberarsi con il culo (o tramite il culo) di ciò che produce la sofferenza, la percezione deforme del transeunte, del provvisorio, che in quanto tale - che dal nulla emerge e al nulla ritornerebbe - produce la falsa convinzione della mortalità e la sconvolgente insanabile angoscia dell’io il quale, pur di rifuggire da tale “certezza” di mortalità, dà inizio alle più bizzarre, stupende e terribili opere, istituzioni e costruzioni, compresa quella di un’isola che consiste integralmente di merda, o di una montagna di poliuretano. E non solo: nella loro vacuità questi elementi risultano anche spazialmente riproiettatti ed invertiti, introducendo il tema dell’omosessualità carnesca, che è tutto ciò verso cui l’eroe si deve liberare morendo all’identità che essa sorreggeva. Il sacrificio dell’io di Carne Carne sa di essere votato al martirio, ma continuamente gli vengono offerte seduzioni . Ma Carne che sacrifica il proprio io può attraversare i mondi vietati agli altri comuni mortali e che sono protetti dai mostri. In ciò risiede il suo potere di salvare: poiché il suo passaggio al di là dei confini ed il suo ritorno dimostrano che attraverso tutti gli opposti fenomenici l’Increato Indistruttibile permane eterno, e non vi è nulla da temere”. E’ per questo dunque che Carne infierisce, universalmente, simbolicamente contro il proprio corpo, disperde le proprie feci per il rinnovamento del mondo ovvero per il rinnovamento della visione del mondo. Ciò che, dunque, per prima cosa Carne incontra è la propria Ombra, il proprio egoriferimento ed è ciò di cui deve assolutamente disfarsi se vuole proseguire il viaggio. Ma attenzione: l’Ombra non è Carnet: Carne e Carnet, insieme, affrontano le loro relative ombre, tappa indispensabile per realizzare la Sintesi Anale richiesta dal Fondatore.

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L’incontro con l’archetipo della Grande Merda del Mondo Nella saga carniana, la Merda, grembo e tomba, vita e morte, è il Padre Omosessuale e quindi il Padre/Madre personale e universale che è anche l’incontro con il culo, che simboleggia il completo dominio della vita da parte di Carne; In effetti, le tante prove che egli ha dovuto superare sono altrettanti simboli delle crisi trasformative attraverso cui egli è dovuto passare per ampliare la propria conoscenza e giungere al totale possesso del Culo-Distruttore rappresentato fantasmaticamente da Santanico Pandemonium. E’ il nemico che ha preso il posto del padre e si è legittimato l’incesto. L’aspetto, dunque, che esprime la contraddittorietà della vita, la sua caoticità, è portato dal cosiddetto culo; l’aspetto della Legge che cerca di sancire, di controllare e di sottrarre al disordine la sua visione è il cosiddetto maschile-femminile, il padremadre o, se volete, il culofica non più di un Carne/Carnet ma addirittura di un Carne/Kate Fuller. L’apoteosi è il tempo della sintesi anale, la catabasi storica dell’uomo-Carne integrato alla sua natura originaria: maschio e femmina come Iddio lo creò. Egli torna ad essere la sua reale immagine. Egli incarna l’unione dei contrari. Di tutti i contrari. E’ la fine dell’inimicizia eraclitea. E’ Carne e Pesce. Ma è anche la liberazione di Carne dall’eroismo coatto (e di Carnet dalla coatta frivolezza). Il dono della Sintesi Anale Consiste nella liberazione dallo sforzo continuo all’eroismo spirituale. La libertà da se stessi ma anche dal Culo e dalla Grande Merda. Dal particolare e dall’universale. E’ poter vivere l’esperienza del Culo oltre ogni sessualità, ogni analità e oltre ogni cosmico divenire. E dopo l’esperienza della pienezza attraverso l’immersione nella Merda, è duro

pensare al ritorno. Ma Carne è tale perché torna, perché non tiene per sé il tesoro. Se Carne riesce a superare la fisiologica resistenza a rientrare nella dimensione “ordinaria” dell’esistenza, deve fare i conti con le leggi di questo mondo che insistono ancora nella divisione. Ma chi sopravvive all’urto del mondo si fa signore dei due mondi: quello del tempo e quello dell’eternità e suo compito sarà proprio quello di portare l’uno nell’altro e viceversa. Egli è maestro e viaggia nei due sensi proprio come lo sciamano che viaggia tra cielo e terra. Con distacco opererà in qualsiasi ambiente la vita lo metterà. Scopo del mito è la riconciliazione della coscienza individuale col volere universale. E per questo suo aspetto di essente eterno necessariamente va approfondito e divulgato il mito di Carne, assorbito e superato dalla sintesi Anale ha che fare col mondo del divenire relativo, col necessario ricambio di configurazioni. Paradossalmente il mito di Carne si svela essere una grande figura di appoggio all’ego, alla sua “solitudine mancante” nel prevalente mondo del principio di non contraddizione. Mantenendo saldo il mito di Carne, si mantiene l’eccezionalità dell’esperire la coniunctio degli opposti. Carne vive nel mondo coscienziale e collettivo segnato dalla netta separazione tra particolare e universale. Nel suo primo e concreto apparire storico, il tempo di Carne è il tempo pre-storico, eppure la storia ha già tutto un pregresso che ha portato Carne ad essere in una situazione di bisogno: (Carne di Culo aveva fame. “Andiamo”, disse.E andarono.), ma anche di dolore: Cinque erano le cicatrici che portava su di se’, e cinque i lunghi consunti vessilli delle sue dure prove. “Dammi da mangiare”, disse Carne di Culo. “Sì” disse lei, e aprì la grande credenza. Da subito è la presenza di una non ancora definita Kate Fuller, che morirà, resusciterà e trasmuterà più volte, passando da momenti di specchiata moralità ad altri di bieca lascivia e di corrotta etica. Fatto straordinario, l’edipo è già alle spalle

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prima che la storia cominci (“Sono stato tuo” disse Carne di Culo. “Lo so” disse lei). Nella figura di Carne si afferma comunque il principio della umanissima possibilità di esperire gli opposti non solo nella lacerazione della propria identità ma anche nella resurrezione, ovvero nell’apparire della nuova visione. Molti sono gli eroi, arcaici e più recenti, presenti nella saga. Ma tutti sono Carne stesso, come categoria universale, che è libero “ab antiquo” perché da sempre ha depositato il suo tesoro nel Soggetto Universale che in ogni essere umano alberga. Il tempo per nuovi eroi è finito. Tutto questo perché la scissione, fondamento della logica carnista, basata sul rapporto soggetto-oggetto come legge universale, può essere superata in un’altra percezione, quella che solo gli eroi e per tempo limitatissimo possono privilegiare nell’apparire, sul proscenio anale del gruppo che designa la concreta possibilità che l’essere si sta offrendo di sperimentare consapevolmente l’unione dei contrari: l’individuo e il culo. (flack)

Il dono del Fondatore

In occasione delle festività di fine anno il Fondatore si degna di formulare i voti di prammatica e offre il prezioso dono della DISPENSA ANALE, onde lenire gli affanni del suo popolo. Pertanto: VISTO il decreto 27 agosto 1999, n.257 “Regolamento recante norme in materia di dilatazione anale e di connesse attività di defecazione”, così come modificato dal decreto 8 giugno 2000, n.312 e in particolare l’articolo 3; VISTO il decreto 23 ottobre 2004 n. 280 “Modifiche al regolamento recante norme concernenti l’autonomia del culo”, approvato con decreto del Consiglio Superiore del Culo e della Merda, 3 novembre 1999, n.569; (Omissis) VISTA la vigente normativa fecale; VISTA la vigente normativa anale;

VISTA la vigente normativa del culo Viene in data odierna introdotta con riserva la dispensa anale, e pertanto è concesso al Fondatore (*) di esprimere la volontà di concedere detta dispensa. P.Q.M. Aderendo il Fondatore all’esercizio di questa facoltà, viene dal Fondatore concessa la dispensa anale a tutti coloro i quali, previa presentazione della documentazione richiesta in calce entro nove giorni dalla pubblicazione del presente avviso, abbiano subordinato, nei due mesi precedenti la presentazione della richiesta, qualsiasi altra attività, diurna e notturna, ai soli atti del cagare e dello scoreggiare. ----------E’ necessario per la presentazione e l’accoglimento della domanda di dispensa anale il conferimento presso la sede del Consiglio Superiore del Culo e della Merda o presso le sue delegazioni di almeno due dei seguenti gruppi di documenti: 1) Quattro paia di mutande tipo “jockey” in cotone recanti frenata all’interno della lunghezza di almeno cm 12; 2) Uno scibale la somma delle cui dimensioni (lunghezza + circonferenza) non sia inferiore a cm 96, accompagnato da indicazione sul suo peso che non dovrà essere inferiore a chilogrammi 6,2; 3) La registrazione sonora su supporto informatico di una scoreggia la cui durata non sia inferiore a 96 secondi, corredata da spettrografia dei gas con metodo Plucker. (*) Anche se nella letteratura specialistica si può

trovare un’incertezza percettibile riguardante il fatto che il Fondatore sia competente o meno, nella sua propria sfera giuridica, a concedere dispense. (Derek)

Ma di chi è Shitland?

L’ufficio era semplice, ma molto decoroso e 137


soprattutto pulitissimo. Ernani Clorez era il più vecchio notaio di Ibiza, e ci teneva al suo ufficio in stile modernista. Il palazzo era in Avenida Santa Eulària des Riu, e dalle due belle finestre si vedeva quasi tutto il porto. “Oggi, addì 22 dicembre 2007, dinanzi a me, Ernani Porfirio Clorez Vargas y Mendoza, notaio in Ibiza, compaiono i signori Capecelatro Mirko detto O’Infante e Draconian Hobbes detto Hob, delle cui identità mi sono accertato personalmente... Ha scritto, Pilar?” “Si, Signor Notaio” “...nalmente, per costituire una società immobiliare denominata... Shitland International Real Estate... esatto, signori?” I due fecero un cenno di assenso. (flack)

The second island in the British navy

Winnie, nella sua qualità di Alfiere del Mondo di Sopra, aveva delle amicizie altolocate. Non ci impiegò molto a farsi ricevere dal contrammiraglio responsabile del Registro Navale inglese. “Devo iscrivere, con estrema urgenza, un’isola” non voleva perdere tempo in ciance e soprattutto non sopportava più i convenevoli sul tempo e sulla prossima fioritura delle viole cremisi. “Maestro, la sua richesta è insolita, temo che ci vorrà un po’ di tempo” rispose il commodoro, cercando di non lasciare trasparire la sua irritazione per la violazione di antiche tradizioni “mentre mi illustra la sua richiesta gradisce un bicchiere di sherry?” “No grazie, voglio sbrigare questa vicenda velocemente, ho delle strane sensazioni...” Il commodoro, con aria rassegnata si preparò a trascrivere la richiesta, riflettendo sulle condizioni mentali del Maestro. “Immagino cosa sta pensando, ma non si preoccupi, c’è un precedente. C’è già un’isola iscritta al registro navale inglese, in Martinica, nelle French West Indies. E’ di fronte al paesino di Le Diamant, si chiama Le Rocher*... può controllare!” Il commodoro se ne ricordò immediatamente

dandosi del coglione per avere fatto una brutta figura. “Se desidera le fornisco tutti i dettagli, ma sarebbe una perdita di tempo per entrambi” disse Winnie firmando la richiesta, sapendo che Carnet ne aveva tutti i diritti e forte delle procure che Carnet stesso aveva messo a sua disposizione. “Assolutamente no, conosco il Suo ruolo e il Suo pieno diritto” disse il commodoro premendo il suo sigillo sulla colata di ceralacca. “Fatto!” “Ora facciano quello che vogliono, ne vedremo delle belle” mormorò tra sè e sè Winnie, sapendo che il suo amico notaio Ernani Porfirio Clorez Vargas y Mendoza aveva inserito nell’atto di costituzione della Shitland International Real Estate un errore formale che avrebbe invalidato l’atto stesso. Il 21 dicembre aveva formalizzato un atto datandolo 22 dicembre! *back in 1804 the british navy cheekily registered this as

the unsinkable ‘HMS Diamond rock’ and used it to attack passing french ships (Myr)

Back to the Land of Make Believe

“...Ma tu hai davvero tutto quel coraggio?” “Ma quale coraggio, Carnet... mi conosci abbastanza. Tutte le volte mi cago addosso. E’ quello, che mi spinge ad azioni pericolose e imprese straordinarie. Quel sottile piacere che deriva da quella colata calda, rassicurante dentro i pantaloni. Ero zeppo di merda a Shit, lo ero nella steppa sovietica, lo ero nella battaglia di Shitland e lo ero sull’Eiger. Una libidine unica.” “Mmm... non ci trovo niente di straordinario” “Dovresti provare. Quand’è l’ultima volta che ti sei cagato addosso?” “A Marienbad, l’estate scorsa. Avevo mangiato una dose esagerata di choucroute et noix de Saints-Jacques en brochette: c’est une merveille!... un petit peu de choucroute, 24 noix de St Jacques, du beurre, des carottes, huile, persil haché, le miel et... voyons... ah! volià! sauce de soja et...baies de genièvre, avec...”

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Non fece in tempo a terminare la ricetta. Carne gli aveva assestato un pugno sui denti. “Ti ho già detto mille volte di non parlarmi in francese, detesto quella lingua da culattoni o da arredatori” “As you like” rispose Carnet asciugando con la fiandre un piccolo rivolo di sangue che scendeva dalla sua boccuccia ben formata. “... quindi... non sei coraggioso? E allora, quella volta? Quella volta del serpente nel cortile della scuola, quando la Maestra Mizzy disse:mi serve un volontario” “Si, è vero, alzai la mano e gridai: Vado io. Ma lo feci per coprire una scoreggia che mi era partita proprio in quel momento”. “Non mi dire, fratellino” “Beh, però il serpente lo catturai”. “Di piùttosto che lo immobilizzasti sotto una scarica di diarrea” “In effetti quella scoreggia era stata un’avvisaglia” “Ma è incredibile, anche sopra il tuo culo c’è un cuore che batte”. Ci fu una lunga pausa in cui Carne si scaccolò e Carnet succhiò alcune Pastilles Archibuge che tirava fuori da un grazioso porta-sigari d’argento. “Dobbiamo partire, adesso” disse Carne guardando lontano. “Per andare dove?” “A Shitland. Breviglieri mi ha informato del fatto che la camorra sta cercando di fare una lottizzazione. E ci sono diversi gruppi finanziari interessati all’isola. Bisogna capire cosa c’è sotto” “Ancora merda, immagino” (flack)

Intercettazione

“L’Eiger è dunque un diversivo?” “Sì e no” rispose Grande Merda prima di riagganciare. “Tutto qui quello che hai registrato?” chiese Fauchon, il commissario capo della polizia

parigina a Hob. “Il mio tecnico ibicenco voleva essere pagato e senza soldi mi ha dato solo le ultime due battute” “Fai in fretta a portarmi il resto altrimenti questa volta ti ritiro davvero la licenza” e riagganciò. Hob sapeva che Fauchon non scherzava mai. Non riusciva a capirci nulla. Un giovanotto italiano, sicuramente meridionale, gli aveva offerto una birra e lui aveva accettato. Avevano chiacchierato a lungo di donne, di vini, di cibo, poi avevano bevuto di nuovo e poi ancora di nuovo. Dopo avere bevuto ancora erano praticamente diventati fratelli anzi addirittura soci. Soci, perchè ad un certo punto Mirko, così disse di chiamarsi, propose a Hob di costituire una società; non doveva preoccuparsi per i soldi, lui ne aveva a vagoni. Hob non ne aveva del tutto e di conseguenza il rischio era nullo. Il notaio Ernani Porfirio Clorez Vargas y Mendoza stilò l’atto e lo sottopose ai soci per la firma. Hob, in cambio del 5% delle azioni e di 500 dollari al mese, venne nominato amministratore. O’ Infante era raggiante, la SIRENA (Shitland International Real Estate - National Agency) era una realtà e tutta la responsabilità era sulle spalle di uno sconosciuto americano. Non sapeva però che Hob era controllato dalla polizia parigina.... (Myr)

Alcune delle licenze rilasciate a Shitland Carnet era entusiasta. Si era fatto portare un grazioso sécretaire in bois de rose Luigi XVI sulla spiaggia. Vestito con un completo di lino bianco e una lunga sciarpa di crêpe de chine, col suo panama beige e il bastone di canna, era felicemente seduto e guardava il mare. Sul piccolo scrittoio, solo un timbro, un calamaio, una penna e un secchiello del ghiaccio con dentro due o tre bottiglie di Perrier Jouet Belle Epoque. Un piccolo grammofono a manovella suonava a pochi passi da lui un vecchio vinile di Nat King Cole. 139


In un baule di cuoio alla sua destra c’erano moltissimi documenti. Carnet, canticchiando in coro con the King, timbrava e firmava a tutto spiano. Non si era accorto che Carne lo aveva raggiunto sulla spiaggia e lo stava osservando da dietro. “Cosa stai facendo?” “Non vedi? Sto diventando ricco” “Di piuttosto che stai regalando Shitland” “Stamattina ho gia firmato concessioni per quasi 120 milioni di euro. Non mi sembra proprio di regalare... in fondo si tratta pur sempre di un’isola di merda, no?” Carne non rispose. Prese alcuni documenti e cominciò a leggere: prot. n 634 licenziatario: Winnicott Willaby, detto Winnie concessione dello sfruttamento di 120 ettari per coltivazione di Helleborus Foetidus Mutans, i.e. Shit Tree prot. n 656 licenziatari: Austacchio Gennaro. Fucito Jack, Giaquinto Fred e Di Maso Joseph concessione edilizia per n.2 lottizzazioni denominate Villaggio Coppola Pinetamare Shitland (primo lotto 60.000 mq) Villaggio Vacanze Ciciriello, Shitland (primo lotto 120.000 mq) prot. n 761 licenziatari Capecelatro Mirko e Draconian Hobbes concessione per la costituzione di una Società per Azioni denominata SIRENA (Shitland International Real Estate - National Agency) prot. n 823 licenziataria: Fuller Katherine concessione per lo sfruttamento del sottosuolo in località Goldshit tramite l’apertura di una cava di merda entro i limiti previsti dal PUS Protocollo

sull’Utilizzo di Shitland prot. n. 225 licenziatari: Merda Grande e Il Cui Nome Non Può Essere Pronunciato Colui delega governativa sulla riscossione dei tributi nel territorio di Shitland entro i limiti previsti dal PUS Protocollo sull’Utilizzo di Shitland prot. n 854 licenziatario: Breviglieri Armando concessione per l’edificazione e la gestione di un hotel denominato “Pensione Belvedere” prot. n. 936 licenziatario Spengler Jason concessione per l’apertura di una fabbrica di salsa (st prevista 10000 mq) entro i limiti previsti dal PUS Protocollo sull’Utilizzo di Shitland prot. n. 665 licenziatario: Pandemonium Santanico concessione per la costruzione di un centro polivalente autosalone/casino/beautyfarm/ noleggio dvd/enoteca/solarium, denominato Palamerda Shitland in località Brown Bay (st prevista 35000 mq) con annessa concessione di costruire un porticciolo privato annesso al suddetto Palamerda... (flack)

We’re famous, indeed...

Carne, Carnet e Shitland su: http://www.uncyclopedia.org/wiki/Shitland

Winnie’s Strategy L’avvocato inglese Lewis Gordon Pugh, ben noto per avere nuotato per 20 minuti nelle gelide acque del polo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul global warming, era da tempo a conoscenza che a due bracciate dall’Inghilterra, poco più a sud 140


possiamo fare praticamente quello che vogliamo” rispose rassicurante Colui. Crepitìo della legna nel camino. Fuori, nel giardino, l’immancabile neve natalizia dello Yorkshire. “Com’è bella Carlton Fields a Natale...” disse Coui a bassa voce, guardando fuori. Riempì un altro bicchierino di elisir di Ratafià. “Sarà più bella a Gennaio, quando cominceranno ad arrivare i dollaroni da Shitland” rispose Grande Merda mangiando un altro marron glacé. “Ricordati che perchè tutto funzioni deve ralizzarsi questa benedetta Sintesi Anale. C’eri anche tu, no?” “beh, sì, ma non mi è sembrata una cosa così urgente” “Per te non c’è mai niente di urgente” “Non finchè non avrò finito i marron glacé e il Talisker” “Saresti perfetto in un Ministero Italiano” sibilò con disprezzo Colui.

dell’isola di Jersey stava succedendo qualcosa di insolito. Troppa gente stava arrivando a Mont Sant Michel senza alcun motivo apparente. Chiamò Winnie, di cui conosceva storia e meriti, e gli chiese se ne sapeva qualcosa. “Apparentemente c’è un gran casino ma in realtà le cose sono più semplici di quanto non sembri. Tutto ruota intorno al denaro. Se riusciamo ad eliminare il denaro, tutto si risolve in tempi rapidi.” “Un’utopia!” rispose Lewis. “Niente affatto! Non intendevo dire di eliminare il denaro nel mondo. Volevo solo dire che se impediamo a questa gente di trarre grandi profitti (se riusciamo a farli fallire ancora meglio!), si ritireranno da soli. Intuendo la situazione ho già registrato un atto che ne annullerà altri.” “Chiaro... non concederemo il nulla osta ad alcune richieste,,, vediamo: prot. n 634 licenziatario: Winnicott Willaby, detto Winnie - concessione dello sfruttamento di 120 ettari per coltivazione di Helleborus Foetidus Mutans, i.e. Shit Tree Beh, questa cerchiamo di farla approvare!” “Passi alle altre, avvocato!.. prima facciamo meglio è... anche per il suo global warming “ “ah, dimenticavo, veda di fare passare anche il prot. n 823 - licenziataria: Fuller Katherine concessione per lo sfruttamento del sottosuolo in località Goldshit tramite l’apertura di una cava di merda entro i limiti previsti dal PUS Protocollo sull’Utilizzo di Shitland, sostituendo alla parola sottosuolo la parola stiva” “Stiva?” “Stiva!”

(flack)

Chi son io?

Ma ancor di più, chi ero? Remember? ...The funniest thing about him is the way he likes to grow.... (Derek)

100%

(Myr)

Vigilia di Natale a Carlton Fields

“Cosa pensi, si potrà gestire tutto da qui, oppure... Non ci toccherà mica trasferirci in quell’isola di merda?” Formulando questa domanda Grande Merda appariva appena un po’ ansioso. Una goccia di tabasco gli schizzò sullo jabeau. “Non dimenticarti che noi siamo gli interlocutori più diretti del Fondatore, quindi in questa vicenda

La nave viaggiava tranquilla. Il tempo era buono, il mare calmo. Frau Hauptdenkazz era coricata a pancia in giù su una delle sdraio sistemate a prua. Il tanga, un po’ troppo ridotto per la verità, metteva in mostra l’intera mappa, ad esclusione del punto centrale, dove si allocava il maggiore giacimento terrestre, o almeno dell’emisfero boreale: l’isola di Shitland. Nella sdraio accanto a lei, Ciriaco “O’ Galantuomo” Capezzoni, uno dei “kvalioni” di Hoboken, sorseggiava un Berlucchi Rosè. Adesso era diventato il suo uomo. Frau Hauptdenkazz portava ancora sul corpo qualche livido per aver viaggiato dall’Europa agli Stati Uniti nascosta in una cassa di sci di hickory usati destinata a un negozio di vintage sportivo

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del New Jersey, e una piccola ferita subita durante la rapina al Caesar’s Palace. Ma scoppiava di salute. E soprattutto era orgogliosa di quanto era riuscita a fare di sè in poco più di due anni: un corretto apprendimento della lingua tedesca, qualche ritocco plastico per assumere lineamenti più teutonici, una tintura ai capelli. Nessun ritocco, invece, al giro-natiche. Eppure, a tratti, si potevano ancora scorgere in lei i tratti una giovane apprendista cuoca, una rozza ragazzotta della Cornovaglia, tornita come un fuso e dalla pelle di pesca (Carnet 114). “Ciriaco, sei l’unico a sapere il mio segreto. E tu sarai l’unico ad aiutarmi a prendere tutto ciò che mi spetta”. “Sì, andremo lì, tireremo fuori le pistole e ci prenderemo tutto quanto: case da gioco, droga, prostituzione... tutto il business” “Ma no, Ciricao, cos’hai capito? Prenderemo tutto legalmente”. “Legalmente? che cazzo vuoi dire?” “Che io ho l’asso piglia tutto. Mio figlio, Santanico Hauptdenkazz***, presto dovrà chiamarsi con il suo vero nome, e cioè Santanico De Culo. E’ il figlio di Milord... cioè di quel pezzo di merda di Carnet De Culo”. “Ti sei fatta ingravidare?” chiese Ciriaco. “Quel che è successo è successo. Ma ho tutte le carte per rivendicare il 50% di Shitland... e se tu... mi dessi una mano a eliminare l’altro 50%...” Ciriaco alzò la mano sinistra, contò le dita dicendo: dieci, venti, trenta... poi alzò la mano destra, ultimò il conto fino a cento. Restò un po’ lì, poi un sorriso ebete si scolpì sul suo volto. ***”Ti chiamerò Santanico, come tuo nonno” mormorò (Carnet 141). (flack)

Never believe in women

Frau Hauptdenkazz adesso era rimasta sola. Ciriaco aveva ostentato una vistosa erezione, ma lei non si era data disponibile, così l’uomo era anndato alla toilette a risolvere il problema in solitudine. Il suo sguardo viaggiava lontano, verso Shitland.

Aveva rivelato solo una parte del segreto, ovviamente. E si godeva il suo progetto. O meglio, il progetto elaborato da lei e da Lady Cophetua. O meglio, il progetto elaborato da Lady Cophetua e da lei. O meglio, il progetto elaborato da Lady Cophetua. Cominciò a canticchiare: I have a large ass that goes in and out with me, And what can be the use of him is more than I can see... mmmm....mmmmm...... the thighs up to the waist; And I see him jump behind me, when I jump into my bed. Nessuno avrebbe sospettato in Gwendaline una tale vitalità. Nessuno l’avrebbe creduta capace di rapine, di cambi di identità, di trasformismi così incredibili. E men che meno la capacità di fingersi una fantesca. Ma con la fama che aveva, e quell’interminabile fila di mariti morti, l’unico modo che aveva trovato per farsi mettere incinta da Carnet era stato quello di sostituirsi a una delle sue cameriere. Nei panni di Gwendaline gli aveva concesso sempre e soltanto l’intimità posteriore. Quella sera di due anni prima Carnet era così obnubilato dal Borgogna che non la riconobbe, nella penombra della grande cucina di Bedford Square. Ed era così preso da se stesso che non la riconobbe mai. Ma quel figlio... quel figlio avrebbe dovuto riconoscerlo. Una volta che il piccolo Santanico fosse diventato l’erede, Carnet poteva essere eliminato. Era questa la solita regola di Lady Cophetua Hinselwood: prendere accordi con entrrambi i contendenti, e poi metterli l’uno contro l’altro. Adesso toccava a Ciriaco eliminare Carnet, ma Gwendaline sapeva che lady Cophetua avrebbe chiesto a Carnet di eliminare Ciriaco. Comunque fosse andata, lei avrebbe vinto. (flack)

Un’altro enigmatico personaggio, vero? Quasi tutte le donne, prima o poi, ci riservano 142


una sorpresa. Gwen ce ne riserva più di una. La piccola Gwendaline! Lei e Carne si conoscevano fin da bambini, fin da quando era solito passare le vacanze estive nella casa di campagna di zia Ethelred, nella tenuta del Carnarvonshire. Lo zio Wulfstan, conte di Glamorgan, veniva a prenderlo alla stazione di Huddersfield con la Bentley guidata dal vecchio Winnie, autista e giardiniere nonché stalliere di famiglia. Li accompagnava Gwen, figlia della cuoca Jemima e del maggiordomo, il signor Hichens. Ma chi era DAVVERO questo signor Hichens? Ai lettori più esperti non sarà sfuggito il riferimento di Gwen (nei panni di Christine) alla sua appartenenza alla stirpe dei Pandemonium. Lei, sola in una stanza, parlando al nascituro, gli dice di volerlo chiamare Santanico, come il nonno. E quindi palmare che il signor Hichens altri non è che Santanico Pandemonium*, altro personaggio estremamente ambiguo della saga carniana. Uomo/donna, umano/bestiale/divino, diretto discendente da una stirpe di divinità egizie, Santanico Pandemonium non è un cattivo come gli altri, è un cattivo senza morale, con un’ancestrale odio per gli ariani e un millenario desiderio di vendetta. Ha voluto inserire i suoi geni in un personaggio che potesse presidiare il periodo londinese della nostra saga. La molteplice e variegata identità di Gwendaline/Christine/ Frau Hauptdenkazz la pone ferquentemente al centro delle nostre scene e - come richiesto dal Fondatore - con un ruolo di crescente importanza nella vicenda. *Santanico Pandemonium (translated page from Wikipedia): Vampire regina e di attrazione principale al Titty Twister. Ha scintille al largo della vamps’ alimentazione frenesia quando si uccide Richie Gecko e uno stimolo-of-themomento ondata di bloodlust, scatenate da sanguinamento sua mano. Egli è il più rilevante dei due caratteri si uccide nel film. L’altro è che mostriamo nella Deleted Scenes sezione del Laserdisc e DVD dove Santanico (forma umana) si siede sul giro di un dazed e feriti biker (suonato da Gregory Nicotero Effetti della KNB). Holding il suo sguardo per un istante una seconda bocca (simile ad un mostruoso serpente) erutta dalla sua bocca e si morde la testa fuori. Ella è ucciso quando lei è impaled da un lampadario che viene abbattuto da Seth. Ella è svolto da Salma Hayek.

(flack)

Un contendente dimenticato

Da quando (grazie a Winnie) Shitland aveva preso il nome di HMS Shitland nel registro navale, sui porti della Manica fervevano grandi manovre. I Royal Marines avevano l’ordine di abbordare l’isola, prenderne il comando e trasferirlo al commodoro Theo Peacock, di Leeds. (Jason)

Royal Geological Institute Bulletin

Il bollettino diffuso dai ricercatori del Royal Geological Institute era allarmante: in vista della flotta inglese, l’Isola di Shitland (che da oltre un anno faceva già impazzire cartografi, fiscalisti e geologi) ripiegava su se stessa e sembrava ritornare sui suoi passi. Ma nel frattempo la sua massa era aumentata. Adesso il rischio di collisione con l’eurotunnel era quasi una certezza. (flack)

Che dire?

Sono a letto con la febbre, e ci sto bene perché è bellissima! E’ bello essere a letto con la febbre, dovrebbero provarlo tutti, almeno una volta nella vita. L’unico neo, è che non si riesce a copulare, ma a questo si può ovviare in maniera autarchica, una volta che il ragno buca l’aperitivo. E squadretta l’alma negletta, surrogando il volo pindarico. Auguri di buon anno.

(Claudio Fraudolento)

Shitland’s final trip

Il giorno dell’ultimo dell’anno, verso l’imbrunire, l’isola di Shitland ormai in navigazione da giorni, aumentò mostruosamente le sue dimensioni e risalì verso la Manica. Un enorme onda melmosa si avvicinò paurosamente alle coste, occupando lo spazio di mare tra Calais e Dover. L’impatto con il tunnel sotterraneo non fu violento, ma le stutture del sottopassaggio, che fortunatamente in quel momento era deserto, vennero inglobate nell’isola e riempite di liquame. A mezzanotte in punto l’enorme massa fecale si incastrò esattamente tra le coste, come una diga. Non

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appena questo avvenne, la sostanza di cui era composta l’isola, come per una oscura reazione chimica, prese a solidificarsi rapidamente. Il Regno Unito adesso era una penisola e il Principato di Shitland era diventato l’unico collegamento tra la terra ferma e le terre britanniche. Un collegamento di merda, ovviamente, anche se estremamente indurita. D’altra parte, di che cosa poteva essere fatto un collegamento tra i due popoli più avidi e presuntuosi d’Europa? Quesi nessuno dei contendenti al possesso di Shitland immaginava che adesso la posta in gioco era diventata altissima. (flack)

Un altro passo verso il raggiungimento della sintesi anale

Alla luce dei fatti e degli accadimenti è a questo punto necessario prendere atto di un aspetto per così dire scientifico della questione. La traslazione di Shitland, con le conseguenti implicazioni politiche, l’azione apparentemente convulsa e disordinata dei personaggi di questa storia, la sofferenza profonda di Carne/Carnet, agnello sacrificale e insieme demiurgo portatore e cercatore di conoscenza, possono in qualche modo essere spiegate positivisticamente e laicamente.

In tutta semplicità va considerata l’essenza della merda. Fondamentalmente la merda non è una fonte di energia primaria come ad esempio, il petrolio, il carbone o il metano. La merda è un vettore energetico, vale a dire, la merda non esiste libera in natura, ancorché sia molto abbondante, ma va prodotta. Questa verità giace nell’inconscio dell’uomo dai primordi, ma è solo attraverso la comparsa messianica di Carne di Culo che di recente ne è avvenuta l’epifania.

Ancorché ciascuna delle “personae” della nostra storia, homo homini lupus, cerchi di trarre più o meno debito vantaggio dalla merda, sta di fatto che tutti altro non sono che pedine di un grande disegno, di cui Carne è il testimone vivente, il destinato a mostrare la sintesi. La sua duplicità attiene alla duplicità delle pulsioni: un Carne di Culo aperto alla maturazione, all’impollinazione riproduttiva e un Carnet ancora legato alla fase anale dei possessi, del denaro e dei piaceri autoriferiti. Ma è la presa di coscienza col conflitto che ne segue, a dare pieno significato alla ricerca della sintesi anale: da qui tutti i comportamenti dei personaggi prendono luce. Ognuno con le proprie debolezze e i propri fini, ma da ora con la consapevolezza che un cesso di forma quadrata come la serie Conca della Ideal Standard non dovrà esistere mai più. Così, semplicemente, si può assumere per vera l’affermazione: “Un momento, sto cagando! Che cosa volete dal Fondatore?” (Derek)

Prologo Scritto nell’antica lingua di Shitland, il Prologo (Prataskjsh nell’originale) usato qui dagli autori come introduzione all’opera epica Carne di Culo (intesa con questo titolo l’intera trilogia Carniana) è la fedele trascrizione dell’unico reperto archeologico dell’isola: una tavoletta in merda essiccata risalente al 3 secolo a.C. e attualmente conservata al British Museum. Per molti anni l’iscrizione, quantunque scritta con caratteri romani, è rimasta indecifrabile. Ai Yskrementaj nimpha magnut ka su ittru mannkis domnut stangey mankut ascul suplicy trid! mastruz natìk globul inti-litrid Cipe suplicy tus manky pugnàk! 144


spake superby iro Kul-a-Cargnàk vit ise wuttka sre serpicularj Mannkis prughenji duto inghra-arj! Upra meis actis vide etr uga meis aklù neis rataplj ank neis va chulaklù ant meis swishittlj velama preomenisk meit ameikus it runt affy carpisk tiki scrufekis iste meis lukklamy tiki deflùss mellsy meis wuttkamy genis Adjamul swertis cum’nkè Lissa Burtàan Tei werta menjekè Neiss sbugjerd induwin ahmanihr! leis dika meis trunphy dehrrir! Meis kul rinse aik fur strukaperrez ashmen-is tak eis entem barrez Letty veirs bucha bucha an olhis am nank olta koltàs em kul welfis Figazur spargy neis almer caghjur em kul intruk kerras dem fljur! Meir weirr gudak ank intril entuyl trel actis ubra leis muf Teis Devuyl cus le gudàz trafulgry mad infruk littsa am Gudda ir skalpekta kuk!

La sua interpretazione, peraltro lacunosa e passibile di molte critiche, si deve a Sir Euston Meruris, maestro d’occultismo e al contempo agente dei servizi segreti inglesi che alla fine della seconda guerra mondiale aveva aderito alla Brown Gate – una derivazione della Società Esoterica Gallese – e poi fondato una sezione inglese dell’Ordo Merdiensis, tra le cui attività ci fu anche quella di decrittare il “lapis fecalis” rinvenuto a Shitland.

Oh Grande Musa Escrementa che troneggi sul Posteriore Umano

accogli la supplica di questo Membro Virile! offri le tue natiche ai miei Emisferi Cerebrali Accogli la supplica di questo indomito uomo! chi ti parla è Carne di Culo l’eroe sublime colui che vuole coi tuoi auspici riscattare l’indegno compito della Stirpe Umana! Vigila sulle mie gesta e guida il mio sfintere nelle battaglie come nel talamo Metti sul mio cammino scivoloso validi amici e solidi appigli per procedere A te dedicherò ogni mia conquista! a te devolverò il frutto delle mie gesta! affinchè il destino della Stirpe d’Adamo sia illuminata dalla Tua Luce Marrone Deh non smentire gli aruspici che mi narrano come il vincitore! Abbi pietà e dài forza al mio Culo preservalo da ogni attacco o tentazione Concedi le tue amorevoli grazie alfine a colui che l’intera vita ha votato al Culo Non esitare nel dispensare fortuna a chi porta confitto dietro il tuo vessillo! Possa tu a lungo sospirare di estasi per le gesta di questo Tuo Devoto al pari del piacere che provi nell’elargire agli dei il tuo indomito coccige! (traduzione di Klaus Koriza) (flack)

Dal carnet di Carnet

pro-memoria cose urgenti: mandare delegazione a Bruxelles per riconoscimento Stato di Shitland decidere se entrare in Eurolandia decidere bandiera decidere moneta, nome, grafica, cambio ecc decidere quota pedaggi da e verso Europa 145


ecologica dove albergano numerose specie protette. L’isola di Shitland, attualmente registrata anche come natante nel Registro Navale Britannico, è un rarissimo caso di terra migrante: partita alcuni mesi orsono dalle coste del Sussex, ha navigato (flack) parecchio prima di assumere la sua configurazione attuale. Accese sono le contese per il possesso dell’isola, Ancora un passo verso la S.A. rivendicata dalla Famiglia De Culo che ne Intervista mostra un regolare atto d’acquisto siglato nel -Professore, che massa stima possa avere 2007. Indubbiamente vi è un problema politicoShitland? giurisdizionale che mai si è presentato prima -Non meno di ottanta trilioni di tonnellate, d’ora, problema accentuato dall’oscuro destino ritengo. di questa terra che fino al 2005 era registrata al -Grazie. catasto inglese come un principato semideserto -Prego. che non interessava a nessuno per via delle sue -Si figuri coste maleodoranti e per la cattiva fama che -Ma si immagini. aleggia sulla sua storia. Quello che si sa per certo Un breve silenzio è che la Regina Vittoria delegò Lord Archibald -Ah, giovanotto, lei si rende conto che E = mc2 ? De Culo al controllo della giurisdizione che però -Sarebbe a dire, Professore? visse una vita di contese con gli eredi del Pirata -Sarebbe a dire che l’energia totale è pari alla Bates, i più grandi proprietari terrieri dell’isola massa della merda per il culo al quadrato. che rivendicavano continuamente il possesso e il rettorato della contrada. NON SO SE MI SPIEGO L’ultimo dei Bates, Romanoprody Bates, ridotto (Derek) all’indigenza dal una vita dissoluta e dall’uso di droghe allucinogene, ha alienato il bene che gli era Shitland Overbooking stato finalmente riconosciuto dalla Regina quando (dal Times, january 3rd, 2008) Aumentano in progressione geometrica le era ricoverato al St. Archibald Hospital di Reading, prenotazioni per le Terre della Merda, The pochi giorni prima della sua morte, avvenuta per Shitlands cantate dai nostri gandi poeti...”my l’esplosione di una sonda per rettoscopia. heart’s in the Shitlands, my heart is not here...”. (flack) Gitanti, escursionisti, windsurfers, trakkers, avventurieri, turisti, imprenditori e finanzieri sono Già una volta era successo... in coda agli sportelli dell’Ufficio Immigrazione di Nelle Cronache Anglosassoni, grande raccolta di Shitland per ottenere un permesso di accesso. annali che coprono la storia di quel popolo dal Mrs. Katherine Fuller, Ministro degli Esteri del 445 al 1150, troviamo la seguente annotazione: nascente stato di Shitland ha dichiaratoin una “Nell’anno 990 Sigerico fu consacrato conferenza stampa che per il momento sono arcivescovo; nello stesso anno, si recò a Roma bloccate tutte domande per ottenere licenze di per il palio”. sfruttamento di Shitland. Il WWF ha diramato un Il resoconto è un documento di straordinario allarme che mette in risalto i rischi di una possibile interesse, in quanto l’unico itinerario completo speculazione selvaggia su quello che, allo stato in nostro possesso di un pellegrino anglosassone attuale, è l’unico territorio completamente a Roma. Roma è sulla via di Gerusalemme, e fin incontaminato di tutta l’Europa, una veri oasi dal IV secolo, i pellegrini transitano numerosi rivedere licenze (le abbiamo già spedite???) verificare quote azionarie di Shitland assumere un commercialista angelico per paradiso fiscale varie

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lungo la direttrice romea per compiere il lungo e arduo viaggio. Nel 640, quando Gerusalemme cade sotto l’Islam, il flusso di devoti viandanti diretti in Terra Santa si arresta, per riprendere in pieno nel tardo Medioevo, e solo a intervalli durante le Crociate. Roma diventerà per diversi secoli l’unica meta di pellegrinaggio. Ma nel 990, secondo i diari segreti del viaggio di Sigerico poi riportati in parte nel 1136 nell’Historia regum Britanniae, conservati dall’Alfiere del Mondo di Sopra, avvenne un altro fatto straordinario: una lingua di terra marrone (proprio quella che permise il pellegrinaggio via terra) unì l’Inghilterra alla Francia. Il fenomeno non durò a lungo, tant’è che gran parte dei pellegrini che accompagnavano Sigerico nel viaggio di ritorno perirono nello storico naufragio dell’anno 1000 durante la traversata della Manica. Se due più due fa quattro significa che la lingua di terra marrone non c’era più e che anche i bretoni se ne dovevano rimanere in Bretagna. Ma cosa successe tra il 990 e il 1000? Perchè le cronache del tempo furono così parche di informazioni? Perchè solo nell’antologia di racconti Mabinogion (XII secolo) se ne parlò riferendo che un discendente del re inglese Uther Pendragon fu nominato principe della Brownland? E Perchè solo Winnie sa che questo principe fu inghiottito dalla sua nuova terra e non fu mai ritrovato? Kate Fuller, nella odierna conferenza stampa, ha preannunciato una commissione di inchiesta che non solo dovrà indagare su questi misteri ma soprattutto, sulla base delle precedenti sentenze delle cause promosse contro gli USA dagli Indiani d’America, rivendicare eventuali diritti di proprietà sulle coste dei due paesi confinanti. Con un po’ di commozione ha ricordato anche il centosedicesimo anniversario della nascita di John Ronald Reuel Tolkien, grande amico di suo nonno. Post Scriptum La terra d’origine di Pendragon sarebbe,

secondo il Lebor Gabála Érenn, nella Scizia (connessione questa che troverebbe conferma nel nome latino di scoti, attribuito a tali popoli): il tragitto compiuto dalla Russia alle isole britanniche avrebbe toccato l’Egitto (!), la Spagna e le coste del Mediterraneo. (Myr)

Dal satellite...

Grida di allarme dalla comunità scientifica dopo la solidificazione di Shitland: “I venti del nord est non riusciranno più a raffreddare a sufficienza il mare e dunque non si attiverà il meccanismo che porta al rimescolamento dei vari strati dell’ex canale della Manica. Le acque resteranno troppo calde per potersi inabissare dando vita alla corrente fredda di ritorno verso Sud che costituisce il motore del ricambio, il respiro che mantiene vivo il mare. E, come sempre avviene negli ecosistemi, il danno trascina un altro danno. La mancata risalita dei nutrienti dai fondali, causata dal blocco delle correnti ascensionali, provocherà un crollo delle microalghe, la base della catena alimentare. Non è finita. Meno cibo e più caldo vuol dire minore capacità di assorbimento di anidride carbonica. Cioè un ulteriore danno, un fattore che andrà ad aggravare l’accelerazione dell’effetto serra che è la causa del problema. Si calcola che ogni ciclo di scompenso dell’ex canale farà accumulare in cielo l’anidride carbonica che si libera quando bruciano 5 mila ettari di bosco.” A seguito di questo allarme Kate Fuller (Ministro dell’Ambiente ad interim) ha convocato in serata una conferenza stampa presentando agli ambientalisti il progetto di un canale destinato a ripristinare il flusso della corrente del golfo. Sgombrato il campo da queste preoccupazioni (nella sua veste di Ministro dei Lavori Pubblici ad interim) ha sunito iniziato ad analizzare il business plan dell’opera. Il pedaggio di migliaia di navi dirette ai porti del nord Europa (aggiunto a quello del traffico stradale tra Francia e Inghilterra) avrebbe fatto di Shitland una vera e propria potenza economica.

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PS: siamo in attesa che il cartografo ci fornisca una mappa dettagliata. (Myr)

Era già successo...

Antiche leggende parlavano di un’isola che si era staccata dal continente ed aveva viaggiato verso nord (era quello il natante che aveva trasportato i celti giunti dall’Egitto sulle coste settentrionali della Francia). La terra aveva cercato di allungarsi fino a toccare le coste inglesi ma una terribile tempesta lo aveva impedito generando così jersey, guersney e wight... (Jason)

The Big Cake

Lady Cophetua Hinshelwood scese frettolosamente dal taxi. Non veniva in Baker Street dal 1960. Suonò al 221B e come di consueto venne ad aprirle la governante, Mrs Hudson. La vecchia doveva avere più di duecento anni, ma saliva le scale agevolmente. Lady Cophetua fu introdotta nello studio. “Immagino vorrà scusarmi se non mi alzo” disse l’investigatore con una punta di ironia. Infatti, malgrado il pesante plaid che gli copriva le gambe non era difficile scorgere una sedia per disabili. “... La prego, si accomodi su quella poltrona”. Rimasero per un po’ in silenzio. Malgrado l’uomo fosse decrepito, il suo sguardo era ancora acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino, anche se molto raggrinzito, conferiva ancora alla sua espressione un’aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell’uomo d’azione. Le mani, ormai ossute e tremebonde, erano invariabilmente macchiate d’inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, e possedevano ancora un tocco straordinariamente delicato. “Madame, quello che mi avete chiesto esula dai miei normali compiti. Io mi sono sempre occupato di smascherare assassini, ladri... non di spionaggio politico o industriale...” “Mr Holmes, non tiratela per le lunghe. Cosa volete dirmi, che non avete scoperto nulla?”

“Niente affatto, Milady. Volevo solo dirle che questa... ricerca, le costerà un bel po’ di quattrini. Sa, non è tanto per il mio onorario, ma è per il Dottor Watson. Quel povero vecchio ha dovuto girare mezza Europa prima di darmi modo di tirare le fila di questa matassa!” “Parlate, Mr Holmes. Avrete tutto ciò che vi serve” “Bene, ma dovrete prevedere anche un discreto stanziamento di mezzi per la vostra difesa, poichè immagino che entro due giorni alcune persone tenteranno di uccidervi” “Chi? Ditemi chi.” “Praticamente tutti coloro che vantano qualche diritto sull’Isola di Shitland, oggi terraferma. Quando si saprà che voi state per entrare in possesso dell’intero territorio in oggetto, molti si arrabbieranno.” “Che s’arrabbino pure, non è la prima volta che mi faccio dei nemici” “Non si tratta di nemici normali. In primo luogo il Regno Unito e la Repubblica francese. Entrambi stanno rivendicandone la territorialità, ed entrambe hanno una montagna di scartoffie, tutte utilissime.” “Tutto qua?” “No, Milady... C’è mister Di Culo, che a rigor di logica è il legittimo proprietario di Shitland. Ha poche carte, ma sono carte determinanti. E il giorno che scoprirà che voi avete... spinto miss Gwendaline tra le braccia del fratello, e che adesso Miss Gwendaline alleva un giovane De Culo... Non dimenticate che Mis Gwendaline vi ha nominato curatrice di tutti i suoi beni e quelli della sua famiglia, e questa cosa a Mr Di Culo non farà certo piacere”. “C’è altro?” “Una lunga lista, Madame. C’è Miss Fuller, che forse sta concupendo Mr Di Culo. C’è anche una organizzazione criminale italiana, che ha già ottenuto molte licenze edilizie, e forse ha fatto un accordo con Mr Carne, o con il fratello...” “Quell’imbelle!” sibilò Lady Cophetua. “Poi c’è di mezzo questa donna, o transessuale egiziano, credo. Mr Pandemonium... mi sembra che si chiami... Santanico.”

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“E’ il nonno del bambino, non c’è alcun problema” “Ma con lui c’è il signor Jason Spengler, che accampa qualche vincolo d’eredità...” Lady Cophetua sospirò. “A questi dobbiamo aggiungere Mr. Capecelatro, detto O’Infante, che ha fondato una società, anche se non sembra che abbia tutti i permessi...” “Mr Holmes, mi state annoiando...” L’anziano investigatore accese una delle sue pipe ricurve e si aggiustò il plaid sulle gambe ossute. “Madame, c’è un’altra cosa che dovete temere...” “Mr Holmes, mi volete proprio spaventare” disse la nobildonna con una risata. “No, Madame, non scherzate. C’è un uomo molto misterioso, in questa vicenda.” “Gli uomini misteriosi in genere sono imbecilli” “Vi consiglio di tenere d’occhio Winnie, il vecchio chaffeur” “Winnie? Non dite sciocchezze, Mr Holmes” “Quello che voi credete un autista è un mago potentissimo. Un uomo che nel dopoguerra ha aderito alla Brown Gate – una derivazione della Società Esoterica Gallese – e poi fondato una sezione inglese dell’Ordo Merdiensis. Pare che sia uno dei due Custodi delle Porte, un ruolo di assoluto vertice in una delle più accreditate congregazioni esoteriche di tutti i tempi! E Shitland è un luogo segnalato in tutti i manuali di esoterismo come “il luogo della sintesi anale”. “Dovrò cercarmi un portafortuna” mormorò Lady Cophetua. (flack)

Oh, Winnie...

E finalmente ci siamo arrivati. Winnie possiede una vecchia Morris, che tiene nella vecchia rimessa della ditta Pride & Clarke, 158 Stockwell Road, abbastanza vicino alla Battersea Power Station, quella che sembra un tavolino impero rovesciato. La macchina, verdolina, è appoggiata sui tacchi, ed è tenuta in perfetta efficienza. All’interno un apparecchio CB Lafayette abbondantemente modificato, sintonizzato sul canale 40. La stazione Controllo Mago.

An interesting coincidence... The Michelangelo Antonioni’s Blow-Up Filming locations. The first scene (with the mimes acting) was filmed on the Plaza of The Economist Building (Piccadilly, London, 1959-64, project by Alison and Peter Smithson). The park scenes were filmed at Maryon Park, Charlton, southeast London, and the park is little changed since the making of the film. The street with the many maroon-coloured shop fronts is Stockwell Road, and the shops belonged to motorcycle dealer Pride & Clarke . The scene where Thomas sees the mysterious woman from his car, then proceeds to follow her, was shot in Regent Street, London. He stops at Heddon Street, where the cover shot of David Bowie’s Ziggy Stardust LP was later photographed. (Derek)

Timori

Kate stava studiando le carte che i consulenti di economia internazionale le avevano sottoposto. Nessun problema sembrava ostacolasse i piani finanziari della nuova nazione ma. Ma Kate sapeva che. La sua esperienza le suggeriva di non sottovalutare tutti gli altri problemi... Francia e Inghilterra, con la loro burocrazia, avrebbero impiegato mesi ad intervenire ma. Ma quello che la preoccupava erano i poteri forti e lei sapeva da chi erano orchestrati. Carne et Carnet erano gemelli e, pur diversi nei confronti delle avversità, erano simili, entrambi soggetti alle seduzioni del mondo e facili da eliminare dalla scena (per loro era predeterminato un diverso destino). Dottor Mouse e Colui non si sapeva bene da che parte stessero, ma per il momento non sembravano pronti ad intervenire. La preoccupazione maggiore, e lei lo sapeva bene, veniva da Londra anche se la criminalità organizzata italiana non era da sottovalutare. Per fortuna c’era Winnie, sicuramente dalla sua parte.

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Bisognava trovare un alleato. Nella sua funzione di Ministro degli Esteri chiamò subito il Foreign and Commonwealth Office. Sapeva infatti che il documento strategico del 2 dicembre del 2003 elencava una serie di priorità: 1. Garantire la sicurezza globale dal terrorismo e dalle armi di distruzione di massa 2. Proteggere il Regno Unito da immigrazione illegale, traffico di droga e dalle organizzazioni criminali internazionali. 3. Un sistema internazionale basato sul rispetto delle leggi, per prevenire e risolvere conflitti e dispute territoriali. 4. Promuovere un’effettiva politica di sicurezza europea di vicinato. Per il Regno Unito Shitland avrebbe potuto essere un buon alleato, almeno su questi punti. La misero subito in contatto con un solerte funzionario del SISBO (nipote del commodoro Peacock, ci tenne a dire) che con estrema cortesia le rammentò che non esistevano raporti diplomatici tra UK e SL ma che sarebbe stato lieto di conversare con lei durante la settimana successiva poichè la giornata volgeva al termine ed anche la settimana lavorativa. “Cazzo!” pensò Kate “il mondo va a puttane e questo coglione deve pensare al suo giardino!” (Myr)

Ci serve una casa

“Ci serve una casa. - disse Carnet - Non possiamo tutte le sere tornare a dormire a Calais o a Dover. E poi ci serve una sede dove ricevere le delegazioni. Pensavo a qualcosa di decoroso, senza esagerare con il lusso. Potremmo ingaggiare qualche architetto e dirgli di copiare qualche palazzo reale francese... li trovo molto chic.” Carne aveva ben altri pensieri per la testa, ma una casa poteva essergli comoda. Se avesse avuto una stanza con un letto tutta per lui, avrebbe potuto tentare di scopare Kate come si deve, senza fretta e senza urgenze.

“Ok, chiama pure un architetto, ma non francese per favore. Hai una vera fissazione, con questi francesi...” “Ho imparato le bon vivre quando vivevo con mamma a Pigalle”. Carne telefonò a Kate per darle la buona notizia, ma Kate aveva staccato il telefono. Dopo il rifiuto di quell’imbecille degli esteri inglese, aveva provato con i francesi, e il sottosegretario agli esteri gallico aveva subito raccolto l’invito, sperando di portarsela a letto la sera stessa. Adesso Kate stava cenando com Monsieur Taffery a la Sole Meuniére, un grazioso ristorantino di Calais. (flack)

E’ andata bene UNITED NATIONS ORGANIZATION EUROPEAN COMUNITY The International Court of Justice Shitland’s State Foundation Territorial and Maritime Dispute (France v. United Kingdom) Treaty established by the Charter of the United Nations, which provides that all Member States of the United Nations are ipso facto parties to the Court’s Statute. 1. On 6 January 2008 is founded the State of Shitland (hereinafter “Shitland”) filed in the Registry of the Court (and in Royal Marine Register) an Application instituting proceedings against the Republic of France and the United Kimgdom in respect of a dispute consisting of “a group of related legal issues subsisting” between the two States “concerning title to territory and maritime delimitation in the area between the two states” the new land allocated in the sea crossing from Dover (in Kent, England) to Calais (in Normandie, France). Acctually is the shortest route from the UK to northern France, across the sea called the English Channel. (for the geographical context of the case, see sketch-map below).

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2. In its Application, Shitland must found the jurisdiction of the Court of Shitland on the provisions of Article XXXI of the American Treaty on Pacific Settlement signed on 30 April 1948, officially designated, according to Article LX thereof, as the “Pact of Shitland” (hereinafter referred to as such) as well as on the declarations made by the Parties under Article 36 of the Statute of the Permanent Court of International Justice, which are deemed, for the period which they still have to run, to be acceptances of the compulsory jurisdiction of the present Court pursuant to Article 36, paragraph 5, of its Statute. 3. Pursuant to Article 40, paragraph 2, of the Statute of the Court, the Registrar immediately communicated the Application to the Government of Shitland; and, pursuant to paragraph 3 of that Article, all other States entitled to appear before the Court were notified of the Application. 4. Pursuant to the instructions of the Court under Article 43 of the Rules of Court, the Registrar addressed to States parties to the Pact of Shitland the notifications provided for in Article 63, paragraph 1, of the Statute of the Court. In accordance with the provisions of Article 69, paragraph 3, of the Rules of Court, the Registrar moreover addressed to the Organization of Shitland State (hereinafter the “SH”) the notification provided for in Article 34, paragraph 3, of the Statute. 5. The Registrar subsequently transmitted to that organization copies of the pleadings filed in the case and asked its Secretary-General to inform him whether or not it intended to present observations in writing within the meaning of Article 69, paragraph 3, of the Rules of Court. The SH indicated that it did not intend to submit any such observations. 5. By an Order dated 6 January 2008, the Court fixed 6 January 3008 as the time-limit for the rights of De Culo Family over Shitland. 6. Article I of the 1928 Treaty provided as follows: “The State of Shitland recognises the full and entire sovereignty of the European Comunity.

The Republic of France and the United Kingdom recognises the full and entire sovereignty of the State of Shitland over the islands of Saint Merda, Anal Providencia and Santa Clysteria and over the other small islands, islets and reefs forming part of the Shitland Archipelago. 7. The Court has noted that there are certain differences between the original text of the Treaty and the French and English translations prepared by the Secretariat of the League of Nations. In particular, the term “shit” in English, which appears in the first and second paragraphs of Article I of the Treaty, is translated as “chit” in French and “galuchos” in English rather than “galuches”. For the purposes of the present Judgment, the Court will, in quotations, use the translation prepared by the League of Nations. However, it will employ the word “shit” rather than “galuscios” when the Court itself refers to the first paragraph of Article I and will not use any geographical qualification when referring to merda, merde, galusci, stronzi, escrementi, diarrea, cacca, cache, culo, culaccio, ass, cule.features named in the second paragraph of Article I. This approach is without prejudice to the physical and legal characterization of these features. 8. The jurisdiction of the Court as regards the question of sovereignty over the Channel sea. The next question for the Court to answer is whether the issue of sovereignty of Shitland by the 2008 Treaty within the meaning of Article VI of the Pact of Shitland. Court issue the end of contending for that thee three maritime features (United Kingdom, France, Shitland) and establish the sovereignty of Shitland over Shitland Sea, determined in 120 marine miles in north and south direction fron Shitland Coasts . That provision is only explicable on the basis that it was necessary to put Shitland sovereignty over the Shitland Archipelago contained in the first paragraph of Article I. 9. European Comunity submits that by agreeing to the inclusion of the second paragraph of Article Done in French, in English and Italian, the French text being authoritative, at the Peace Palace, The Hague, this thirteenth day of December, two

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thousand and seven, in three copies, one of which will be placed in the archives of the Court and the others transmitted to the Government of the State of Sitland, the Government of the Republic of France, the Government of the United Kingdom respectively. (Signed) Rosalyn HIGGINS, President. (Signed) Philippe COUVREUR, Registrar. (Signed) Armando BREVIGLIERI Onu Observer

distribuite a pioggia sugli investitori francesi. Meglio di così non poteva andare!

Vice-President AL-KHASAWNEH appends a dissenting opinion to the Judgment of the Court; Judge RANJEVA appends a separate opinion to the Judgment of the Court; Judges PARRA-ARANGUREN, SIMMA and TOMKA append declarations to the Judgment of the Court; Judge ABRAHAM appends a separate opinion to the Judgment of the Court; Judge KEITH appends a declaration to the Judgment of the Court; Judge BENNOUNA appends a dissenting opinion to the Judgment of the Court; Judge ad hoc GAJA appends a declaration to the Judgment of the Court. (Initialled) R. H. (Initialled) Ph. C.

Le assicurazioni inglesi, alla notizia che un’isola mobile aveva inglobato il tunnel rendendolo del tutto inutilizzabile, stavano seriamente pensando a portare i libri in tribunale quando il riconoscimento ufficiale dello Stato di Shitland aprì un nuovo scenario: Shitland era giuridicamente responsabile del danno. La loro sopravvivenza non era più in dubbio. Meglio di così non poteva andare!

(flack)

E’ andata bene!

La stampa da tempo riportava articoli di questo stampo: “Un disastro economico senza precedenti La vera ragione per cui il tunnel sotto la Manica ha fatto e continua a fare parlare di sé non risiede nelle sue misure da record o nell’audacia di un progetto avveniristico, bensì nell’essersi rivelato un disastro economico senza precedenti, in grado di mettere sul lastrico i 741.000 piccoli investitori privati (in larga parte francesi)” La notizia che un’isola mobile aveva inglobato il tunnel rendendolo del tutto inutilizzabile aveva tranquillizzato il Ministero dell’Economia inglese. Questo imprevisto aveva tolto di mezzo una sanguisuga e le perdite sarebbero state

La notizia che un’isola mobile aveva inglobato il tunnel rendendolo del tutto inutilizzabile aveva tranquillizzato il Ministero dell’Economia francese. Questo imprevisto aveva tolto di mezzo una sanguisuga e i 741.000 investitori francesi che stavano per perdere tutto sarebbero stati risarciti dalle assicurazioni inglesi. Meglio di così non poteva andare!

Kate, analizzando costi e profitti del sistema di pedaggi stradali e marittimi, non aveva trascurato le conseguenze del riconoscimento ufficiale di Shitland, primo fra tutti l’indennizzo ai due stati confinanti per i danni inflitti ai due tratti di costa cancellati nel momento in cui Shitland si era arenata. Non andava nemmeno trascurato il danno prodotto al tunnel che avrebbe dovuto essere rimborsato. Il business plan che Kate stava analizzando la tranquillizzò: erano sufficienti 5 anni di pedaggi per raggiungere il pareggio. Meglio di così non poteva andare! (Jason)

Stava andando bene...

Il funzionario del SISBO non era così stupido come sembrava: rimandando, con la scusa del fine settimana, l’appuntamento con Kate aveva ben due-tre giorni per riuscire ad elaborare una strategia vincente. Non sapeva ancora che Shitland sarebbe stata riconosciuta dalla International Court of Justice ma nell’eventualità che ciò succedesse era sicuramente bene prendere tempo. Per avere un consiglio chiamò subito 152


suo zio, il commodoro Peacock, per riferirgli la richiesta di Kate. “Bravo!” “Ho fatto del mio meglio, zio.” “Chiamami commodoro e dammi del Lei, queste telefonate sono sempre intercettate. Non dire altro, so cosa fare.” “Cosa ha in mente, commodoro?” “Andrò a vedere giocare il Chelsea.” Gli intercettatori avrebbero pensato ad un linguaggio cifrato e lui avrebbe guadagnato un po’ di tempo per incontrare il nipote (il giovane Peacock sapeva che lui teneva per il Leeds e, se non era scemo come sembrava, sarebbe andato alla sede londinese del club). Chi desiderasse alcune informazioni sulla famiglia Peacock può cliccare qui. (link a CARNET DE CULO Chapter 7 - In pursuit) (Myr)

Visto l’assetto definitivo

Vista la configurazione definitiva assunta da Shitland, divengono chiare alcune cose: 1) La ragione del suo nome 2) Gli intrighi e i giochi di potere che ruotano intorno ad essa 3) La vasta presenza di figure di basso valore e scarsa moralità

(flack)

Tornano i Peacock

Da quando il Leeds era scivolato dalla Champions League alla Football League One (la serie C del campionato inglese) le sedi dei Local Clubs erano divenute sempre più modeste. Il commodoro Peacock uscì dal suo ufficio della Naval Intelligence mimetizzato nei fondi di Sant Martin in The Field, si incamminò lungo lo Strand, si fermò a leggere il menu di Simpson controllando di non essere seguito, attraversò la strada e imboccò una piccola via, la Tavistock, dove una volta c’erano gli uffici di Time Out, girò a destra (non c’era altra possibilità) e continuò a camminare, Raggiunse i cessi pubblici, situati

sul lato orientale del Jubilee Market. Non era il posto ideale per avere la sede del proprio club ma il costo per un affitto qualsiasi altro posto non rientrava nelle possibilità dell’associazione. Scese una scaletta e suonò. “Benvenuto, Commodoro! Speriamo che quest’anno sia migliore...” Erano anni che sentiva questa frase. Si toccò le balle e chiese: “Mio nipote è già arrivato’” “Sì, da circa un’ora ma ora non c’è, è la terza volta che va a pisciare, mi sembra nervoso” “E’ giovane...” si limitò a dire il commodoro sperando che la conversazione non finisse sul tempo e che non gli venisse chiesto di pagare la quota annuale. Proprio in quell’istante entrò il nipote. “Piacere di vederla, commodoro!” “Qui non ci intercetta nessuno, chiamami zio” “Sì, zio” “Ora non perdiamo tempo e raccontami tutto, dimmi come la pensi e concludi con quello che faresti” La situazione era davvero troppo complessa per ridurla a tre aride risposte. Come fare a spiegare allo zio, peraltro un po’ rincoglionito, che non si trattava solo di una faccenda di interesse nazionale. Non voleva peraltro essere scortese ricordando al commodoro che sua cugina, la bella Ellen (madre di tre figli) dopo 11 anni di tranquillo tran tran aveva lasciato casa e famiglia per mollarla all’autista. La fuga della ragazza col bellissimo Carmine Caruso aveva coinciso con l’esclusione della stessa dall’eredità e tutto era andato al fratello Tobia. Il coglione era poi finito tra le grinfie della Culona che, non era mai stato provato, non impiegò molto a sopprimerlo ereditando a sua volta tutto il patrimonio, comprese le fabbriche della Salsa. Qui entrava in ballo la famiglia Fuller, depositaria del segreto dell’Helleborus Foetidus, ingrediente essenziale senza il quale persino la salsa rubra della cirio avrebbe potuto diventare leader di mercato. Ora bisognava anche fare capire al vecchio che sarebbe stato meglio per entrambi pensare ad un futuro agiato, a spiagge esotiche dove trascorrere

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nel lusso il resto della vita piuttosto che lasciarsi intaccare le ossa dalla nebbia. Kate Fuller, della famiglia Fuller sopra citata, aveva bisogno di loro e loro avevano bisogno di lei per rientrare in possesso della parte perduta di eredità. Sapeva che il vecchio, prossimo alla pensione, sperava in una ultima azione militare che avrebbe aggiunto lustro alla sua carriera. Il vecchio, da parte sua, era meno rincoglionito di quanto sembrasse. Sapeva tutto della Culona, sapeva anche cosa lui aveva perso (e lei arraffato) quando il vecchio George Peacock escluse tutti dal suo testamento ad eccezione del figlio Tobia. Il grado che aveva raggiunto non aveva certo compensato il peso che avrebbe potuto avere nella società londinese se le cose fossero andate in maniera diversa. Non sapeva davvero cosa fare ma intuiva che qualcosa da fare c’era. E questo era già un passo avanti. E poi non era solo, i riservisti dei Royal Marines erano tutti dalla sua parte e una azione militare, l’ultima della sua carriera, non era da scartare...

semi desertico, prove di matrimonio. Era felice. Uscì a prendere aria. Lì c’era Bill. Il sogno romantico era diventato un incubo. Si svegliò, agitata, sudata, che significato aveva la scena del massacro nella cappella nuziale di El Paso? NdE (ricordando Carne di Culo, Chapter 12, Kate and the city): Lo aveva amato ma quando lei stava sperando di perdere la verginità nel modo giusto e nel momento giusto il bastardo si sbrigò invece in pochi secondi senza romanticismi. (Jason)

Ti ripeto che ci serve una casa

“Ti ripeto che ci serve una casa - squittì istericamente Carnet, esasperato dalla vita dura di Shitland - Come possiamo realizzare questa benedetta sintesi anale se viviamo come dei baraccati, pasteggiando a birra e mangiando polpa di granchio fredda?” “Io ci sto benissimo. Quando ero su Shit mi sono alimentato solo di proiettili dell’estrusore anale per più di un mese...” (Myr) “E’... terribile! Ma è vero?” “A volte nella vita noi hai alternative alla merda” Il sogno “Non è vero, c’è il Veuve Cliquot, che è peggio” Monsieur Taffery aveva ben chiaro l’ordine “Piantala” disse Carne delle priorità e Shitland era ormai al secondo “Comunque, per la casa ti ho accontentato: posto. La serata poteva concludersi a Parigi Niente architetti francesi. Ho dato l’incarico poi, all’indomani, si sarebbe potuto discutere di a un italiano che mi ha consigliato Winnie. lavoro. Raggiunsero la Rive Gauche, vicino al Museo del Louvre, ed entrarono a Le Bellechasse, Abbiamo scelto una cosa molto più creativa di quei palazzacci francesi. Una casa sull’isoletta di un lussuoso albergo di nuova tendenza dove il Anal Providencia, riservata. Come stile, avremmo francese espletava le sue priorità. deciso una via di mezzo tra il mediterraneo e Kate era pressocchè nuova a simili situazioni. A l’anglosassone, per rispettare le nostre origini. parte il breve soggiorno al Carlyle a New York non era mai entrata in un albergo e tantomeno con E’ un po’ kitsch, ma è graziosissima... e cè una un uomo. La cosa non le piaceva, ma era in ballo deliziosa stanzetta a strapiombo sul mare per te e il destino di Shitland. Subì l’intrusione di Taffery per la Fuller, sempre che lei ci stia”. “C’è già stata, se lo vuoi sapere” senza trarne piacere - con Carne la cosa era stata “Mmm, mi immagino come l’avrai chiavata! ben diversa - e fu davvero contenta quando lui tra una carica si shitgun e una pioggia di parlò: merda radioattiva... è un miracolo se hai avuto “Non mi era mai successo, deve essere stato lo un’erezione!” champagne...” “Sì, beh... l’erezione c’è stata, ma... forse sono “Non preoccuparti, ci vediamo domani...” stato un po’ veloce...” Kate si addormentò subito e sognò. Sognò “E’ tipico degli uomini d’azione. Ma con la calma Carne, una piccola cappella in un paesaggio 154


tutto andrà meglio” “Dici?” “Certo, ma della casa, cosa dici?” Ma Carne aveva ormai lo sguardo distante. Forse la casa un giorno o l’altro avrebbe potuto interessargli, ma non ora. Ora era ancora nel pieno delle forze, e sentiva che il suo compito non era ancora finito. Non sapeva di preciso quale fosse il suo compito, perchè il Fondatore aveva ormai orientato tutti verso la sintesi, ma lui sapeva che prima che tutto si potesse compiere, nell’aria avrebbero dovuto eccheggiare altri colpi di shitgun, la terra di Shitland avrebbe dovuto essere teatro di sfide, forse del Duello Finale. Il cielo di Shitland cominciava a imbrunire. Il primo cavaliere errante della storia con un complesso di eiaculazione precoce e con una bassissima autostima, si accingeva a consumare il suo ennesimo pasto frugale, a trascorrere la sua ennesima notte tormentata, con continui dolori al basso ventre, e soverchie flatulenze che lo rendevano praticamente invulnerabile. In questo periodo la sua vita era tranquilla, ma gli eventi intorno a lui stavano precipitando, e lui ne era ignaro. I preparativi, militari e non, dei Peacock, l’arrivo imminente di Gwendaline/Frau Hauptdenkazz con il figlio di suo fratello, Pandemonium ingaggiato da Lady Cophetua per farlo fuori, un probabile ritornio sulla scena di Jason Spengler... e di sua sorella Carmen... (flack)

Ma intanto...

“Nuovo Villaggio Vacanze Ciciriello2, Shitland”. “Don Gennà, però voi tenete una capa tanta! V’aggie ritt che a Scitlànd nu ce sta nu cazz a faciere!” Per alcuni minuti scorsero sullo schermo immagini di plastici e di edifici accompagnate da qualche pallido commento. “Ciro, luce!” disse don Gennaro. Il gruppo restò in silenzio per alcuni minuti. “Chist’ so miliarde e miliarde di euro: O’ capite o no?” Jack Fucito, Fred Giaquinto e Joseph Di Maso si guardarono negli occhi.

Don Gennaro si versò un bicchierino di passito di Pantelleria e mangiò un babà intero in un solo boccone. “Nu me venite a dicere che vi mancano... i mezzi di persuasione! ... Ca ce stanno tre biglietti per chill’isol’i’mmerda. O Carne dice vabbuò, e allora simmo soci, o non dice vabbuò, e allora gli fate un bell’hamburgher di piombo” (flack)

Conflitto di interessi

Il Commodoro Peacock era in piedi, con la cartina di Shitland alle spalle. “La terra è praticamente disabitata. Credetemi, un’azione militare sarebbe la strada migliore. Una guerra-lampo, con pochissime perdite da ambo le parti”. Gli altri membri della Famiglia Peacock - i pochi rimasti - ascoltavano in silenzio. “Ho invitato a questa riunione un mio amico, il Generale Smerdley, eroe della Confederazione ed esperto stratega militare. Mi dica, Generale, ritiene fattibile un attacco a Shitland?” Il Generale si alzò e osservò in silenzio la cartina per alcuni secondi. “Direi addirittura auspicabile. Un gioco da ragazzi che può fruttare una fortuna! Naturalmente affermando i valori del bene e della civiltà occidentale contro i terroristi, beninteso...” “... lasciamo da parte le pur giustissime questioni ideologiche - incalzò il Commodoro - ma lei, come procederebbe, sul piano operativo? Non possiamo certo dichiarare guerra a Shitland per un motivo pretestuoso, giusto?” “Certo, quella tecnica è fuori moda. Adesso si fa così: si fa scoppiare un’emergenza a Shitland... Un colpo di stato, un atto terroristico, un’emergenza ambientale... o tutte insieme, lascio alla vostra creatività la scelta. Poi si chiede alla Francia un corridoio umanitario per intervenire. Con una trentina di tank e un paio di incrociatori penso che dovremmo cavarcela in una settimana; entriamo, radiamo al suolo quel poco che c’è da radere, poi lasciamo una forza di 155


pace che controlla le libere elezioni in cui faremo eleggere Presidente il nostro Commodoro”. “Ci sono domande?” disse il Commodoro. Dopo un breve silenzio tutti batterono le mani inneggiando ai valori dell’occidente. “... E, mi dica, Generale: secondo lei a chi potremmo affidare la missione?” chiese speranzoso il giovane Peacock. “Se volete risolvere il tutto rapidamente, con una guerra... chirurgica, non c’è che un uomo a cui affidare la missione, e quell’uomo è il Colonnello Di Culo”. “... Ma Generale! Quell’uomo è anche il padrone di Shitland!” “Bene, allora si vedrà di che pasta è fatto, ma io non ho dubbi. E’ pur vero che il Maggiore ha spesso agito in ispregio di ogni regola e contro tutte le convenzioni, ma è pur sempre un eroe, della cui fedeltà sono certo come della mia stessa. E’ un militare, e di fronte a un ordine ha una sola opzione, che è quella di obbedire. Lasciamo al dopoguerra le domande e le perplessità, Mister Peacock”. (flack)

I colpi di scena si sprecano

Mentre Kate Fuller era seduta sulla tazza del cesso della stanza n. 16 dell’hotel Le Bellechasse il cellulare di Mosierur Taffery comincio a trillare dolcemente. Monsieur Taffery rispose con voce tranquilla: “Qui controllo Mago. Parlate” Una voce dall’altro capo dell’apparecchio informò Taffery di tutti i movimenti internazionali relativi a Shitland. Kate aprì i rubinetti della doccia per non destare sospetti, poi si mise all’ascolto della conversazione. Taffery sussurrava, ma ebbe ugualmente modo di capire che a parlare era un funzionario del SISBO e a giudicare dal tono di voce che ogni tanto gracchiava dall’apparecchio, avrebbe giurato che si trattava del nipote del Commodoro Peacock. L’aveva incontrato e un party a favore delle vedove di Shitland, ed era rimasta colpita dalla sua voce inconfondibile. Dalle risate e dai commenti di Taffery capì

qualcosa delle minacce che incombevano su Shitland. Compose il numero di Carne, e sussurrò: “Carne, sei nella merda”. (flack)

Cazzo, mi tocca fare tutto da solo!

“Cazzo, mi tocca fare tutto da solo!” disse Carne chiudendo la comunicazione. (flack)

Problemi di coppia

Kate non aveva potuto aggiungere nulla di più... Taffery aveva già dimostrato la sua impazienza nel perseguire per la seconda volta la sua prima priorità e Kate sperava, almeno questa volta, di fare di necessità virtù (il che tradotto in termini pratici significava che si augurava che non facesse cilecca anche questa volta). Avrebbe voluto spiegare a Carne il perchè della sua affermazione. Sapeva che Carne, con la sua solita sindrome di abbandono, avrebbe pensato di essere lasciato solo anche questa volta per poi passare, subito dopo, alla sua sindrome di onnipotenza fonte abituale delle sue solite cazzate. Avrebbe voluto spiegare a Carne cosa stava succedendo. Lui non avrebbe capito ma lei avrebbe avuto la coscienza a posto. Possibile che il rapporto tra di loro fosse sempre così complicato? Non sarebbe stato forse meglio per loro un impiego in banca, una casetta nella campagna inglese con un paio di marmocchi da allevare? “No” pensò Kate “forse un po’ di sesso sarebbe sufficiente.” “Hai finito?” chiese Taffery dopo avere bussato ripetutanente. “Sì” rispose Kate, premendo il pulsante dello sciacquone. (Jason)

L’appuntamento

La promozione a colonnello, sebbene ratificata, non influenzò minimamente il titolo di Maggiore che Carne aveva strameritato prima della 156


missione Cluster 17. Avrebbe potuto raggiungere i 100 anni, essere nominato baronetto dalla Regina, rincoglionire totalmente, ma nessuno lo avrebbe chiamato in un modo diverso. Anche ora che veniva proposto come commissario straordinario per l’emergenza, dotato di pieni poteri, comandante in capo delle forze di attacco contro sè stesso, in un mondo pieno di generali e di capi di stato maggiore, anche il quell’occasione sarebbe stato l’insostituibile Maggiore Di Culo. “Ora però è il momento di dirglielo...” “Accetterà?” “Non abbiamo dubbio” “E perchè dovrebbe accettare?” “Lui lo sa” “Vorrei saperlo anch’io” “Tutti vorremmo saperlo, ma non ce ne è bisogno” Qualcuno urtò una tazza e rovesciò il contenuto nel piatto dove una fetta di Dundee Fruitcake aspettava di essere gustata. Tutta questa scena si svolgeva nella saletta da tè, al piano terra di Fortnum & Mason, a Piccadilly. Jason Spengler, travestito da cameriere, aveva origliato ma - pur conoscendo i personaggi riuniti al tavolo - non sapeva di chi stessero parlando. Bisognava agire d’astuzia. Si avvicinò al tavolo, con la scusa di cambiare tovaglia, tazze e dolce. “Io lo so” sussurrò al primo dei gentiluomini seduti al tavolo. “Dio sia lodato, cominciavo ad essere curioso” rispose il Primo Gentiluomo, alzandosi ed avviandosi all’uscita, dribblando le ordinate cataste di confezioni di tè. Jason, che si aspettava ben altra risposta, rimase indeciso sul da farsi ma si riprese nel giro di pochi secondi. “Signore, ha dimenticato i suoi guanti” Il Primo Gentiluomo si fermò. Jason accelerò il passo e finse di inciampare, rovinandogli addosso.

“Stia attento, per cortesia!” “Mi ha mandato lui.” “Ne è certo?” “Certissimo.” “Ma come faceva il Maggiore a sapere che noi eravamo qui?” Il senso di deferenza dimostrato mentre veniva pronunciata la parola Maggiore illuminò Jason. La luce che i suoi occhi diffusero obbligò Il Primo Gentiluomo a dire sottovoce: “Giovanotto, lei è sopra di me, un mucchio di gente sta fingendo di non vedere quello che sta succedendo tra di noi... non potremmo continuare a casa mia?” “Smonto alle 17.30, sir, dove posso raggiungerla?” “E’ forse sordo, ragazzo? L’ho già detto... a casa mia.” c’era la possibilità che il Maggiore non si unisse a loro ma per il momento questo piacente giovanotto avrebbe potuto sostituirlo... (Jason)

Phillimore Walk, close to Holland Park

Jason non sapeva cosa sarebbe successo nella casa ma il sospetto che il gruppo di Fortnum & Mason non fosse altro che una banda di vecchie checche era molto di più di in sospetto. E se davvero le cose stavano così il maggiore non era il Maggiore ma un’altra checca in pensione. In ogni caso decise di andarci. lui sapeva dove. Il Primo Gentiluomo era ben conosciuto, un dignitario molto vicino alla casa reale, e tutti conoscevano la sua bella casa di Phillimore Walk, nei pressi di Holland Park, sorvegliata dai reparti speciali dei Royal Marines. Nessuno aveva dimenticato la sparizione di ottanta trilioni di tonnellate di merda e si supponeva che il Primo ne sapesse qualcosa. Le cariche piazzate sulla base orbitante non erano ancora scoppiate ma il timore che prima o poi potesse succedere manteneva un continuo stato di all’erta nonchè una grande ansia. Il contenuto radioattivo del deposito non era certo da sottovalutare. (Jason)

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Fermento a Buckingham Palace

dopo avere aspirato il fumo della prima boccata “il Capo la attende, passi pure, vada verso la villa La Regina aprì la busta con il dossier dei servizi segreti. Si infilò gli occhiali e scorse attentamente ma non entri, aspetti che la luce della serra si accenda, che l’impianto di irrigazione si attivi e la pagina intitolata “Summary”. poi, se non succede nulla, ritorni da me. In tale Winnie stava in piedi, in atteggiamento caso sceglieremo un’altra procedura”. dignitosamente ossequioso. Non sarebbe successo niente ma tale mossa “Brown è stato avvertito?” chiese. tattica, in tutti i casi sperimentati, aveva generato “No, Vostra Maestà” paranoia nei soggetti ospiti. “Benissimo” disse la Regina. Jason raggiunse la villa e prima che la luce si “... e qual’è a vostra opinione, Milord?” accendesse aveva già aperto il portone della casa “La mia opinione è che Shitland sia e debba ed era già entrato e si era già pulito la suola delle restare una terra inglese”. “Concordo con voi. Nomineremo questo Di Culo scarpe su un prezioso tappeto di William Morris recuperato dalla Oxford Union Library. Non Baronetto e poi lo convincermo all’annessione. fece volutamente caso alle armature medioevali Intanto manderemo qualche nave contro la (sicuramente altri agenti speciali le utilizzavano Confederazione, come abbiamo fatto alle Falkland. Tutti hanno paura degli inglesi, giusto?” come copertura) e si accinse a salire i gradini “Moltissimi, Vostra Maestà, ma non proprio tutti” dello scalone. Chiunque ci fosse nelle coarazze fece finta di non averlo visto (erano questi gli “Mh, da un seguace di Cromwell come voi non ordini). c’é che da aspettarsi il disprezzo per la nostra nobile terra” “Vieni su in fretta, ragazzo, dobbiamo parlare “No, Vostra Maestà, è che una guerra con la di molte cose” la voce era familiare ed era ben Confederazione sarebbe un disastro, soprattutto diversa da quella sentita da Fortnum & Mason. per Shitland” “Non capisco perché tenete tanto a quella Due piani più in alto comparve il Primo insignificante striscia di merda... Comunque vi darò ascolto per il rispetto che porto alla memoria Gentiluomo. Jason lo raggiunse mentre si stava allacciando una gonna scura a righe sottili... il suo di Sir Euston Meruris, e per il vostro ruolo sospetto si stava avverando.. pazienza! Mentre nell’Ordo Merdiensis. Ma vedete di sbrigarvi, e stava per rassegnarsi la trasformazione ebbe sappiate che se falliscono questi vostri tentativi inizio: il petto, libero da giacca e gilet, si gonfiò; diplomatici sparerò due cannonate anch’io. E checcazzo! Ma lo sapete, milord, che sono l’unica le mani rugose, libere dai guanti, mostrarono unghie laccate; i capelli si sciolsero sulle spalle; regina della storia d’Inghilterra che non abbia le mascelle si contrassero più volte e parte della dichiarato guerra a qualcuno?” maschera di lattice si staccò dal viso finchè, con (flack) un altro piccolo gesto, cadde del tutto.

Mission Impossible

Jason uscì dalla metropolitana in High Street Kensington. Holland Park era a due passi. “Gimme some fire, please!” Jason gli porse il suo Dunhill d’oro. Era stato l’ultimo regalo che lui aveva fatto a suo padre. L’accendino, prima di ritornare nelle sue mani, aveva trascorso parecchio tempo nelle tasche di Venkmann. “Lei è Jason Spengler” disse l’agente speciale,

“Vieni con me, ragazzo” disse Lady Cophetua Hinshelwood. Il maggiore molto probabilmente era il Maggiore, pensò Jason (Myr)

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E’ ovvio ormai...

E’ ovvio ormai che Lady C. ci condurrà per mano a una prima, fondamentale agnizione. FACTA Lady C. prende per mano il visitatore. Lady C. lo conduce attraverso più stanze. I due giungono nella sala da musica. Al centro della sala da musica una table habillée. Semioscurità, come è consueto in un ambiente vittoriano. Al centro della table habillée si erge indistinta una massa tondeggiante, circondata da trine e merletti. Intorno alla tavola rotonda, coi volti coperti da maschere, alcune figure impaludate in mantelli chiusi da spille a forma di merda. Su questa massa tondeggiante Lady C. fa convergere la luce di due lumi a petrolio posti nelle vicinanze. La massa tondeggiante illuminata manifesta la sua sostanza: si tratta di un enorme culo fremente, su cui è tracciato un complesso disegno. Si odono deboli gemiti soffocati e mugolii. “Ecco, ora ci siamo tutti”, sibila Lady C. (Derek)

Looking forward

Ma Carnet? Che cosa stava facendo? Che ruolo aveva in tutta questa vicenda? Informato dal fratello sui fatti, sul probabile imminente attacco a Shitland e sugli altri rischi imminenti (non tutti, ovviamente: Carne non sapeva nè dei piani camorristici ne degli intrighi di Lady Cophetua), prese anch’egli le sue decisioni. Indossato un panama beige, una sahariana e un paio di pantaloni alla zuava, fece preparare da Bascomb alcuni petits fours, un po’ di foie gras, due fette di pane al sesamo, una bottiglia di Meursault Puligny-Montrachet; imprecò perché era alla temperatura sbagliata. O meglio, la temperatura era giusta, ma avrebbe dovuto berlo subito. Invece Carnet si incamminò lungo la spiaggia con un cestino di vimini che conteneva il suo frugale pasto. Dopo circa mezz’ora che camminava in direzione

delle coste inglesi vide nei campi alcune giovani lavoranti del piccolo insediamento di Colon Channel. Si trattava di brava gente, che si era pagata a suon di bigliettoni una cittadinanza a Shitland con tutti i privilegi che ne derivavano, ma anche con il titolo di sudditi. Erano gente avventurosa. Come coloni dell’epopea americana, cominciavano a dissodare il terreno fertilissimo, a costruire graziose case in legno, ad allevare bestiame. Tra queste giovani lavoranti, Carnet ne notò una particolarmente avvenente. Una camicia semiaperta lasciava intravvedere un seno di straordinaria consistenza, i cui capezzoli sembravano voler perforare l’esile trama del sottile tessuto. Giunta ormai alla spiaggia, la ragazza si tolse le scarpe, sollevò la pesante gonna da lavoro tipica delle shitlanders, e scoprì due lunghe gambe perfettamente disegnate, dalla carnagione liscia e compatta. Carnet osservava la scena da una decina di metri. “Non è ancora stagione per il bagno!” disse. “Volevo solo bagnarmi un po’ i piedi... signor?” “Di Culo” “Oh, perdonate, Eccellenza, non vi avevo riconosciuto... nelle foto non siete mai così... elegante!” “Già, la vanità non è il mio forte - rispose Carnet sospirando e guardando l’orizzonte. - Gradite un petit four?” “Oh, grazie Eccellenza” “Chiamami pure Sire. E tu, come ti chiami?” “Mi chiamo Lola” “Lola? Ma è delizioso! Lola: E poi?” “Lola e basta, Sire. Non ho più un cognome. Qui a Shiland voglio avere un futuro. Il mio passato non mi interessa più” “Massì - disse Carnet aprendo la bottiglia di Meursault - scordiamoci chi siamo! Terra nuova vita nuova, no?” “Anche voi avete un passato da dimenticare, Sire?” “Gia fatto, Lola” rispose Carnet infilando in bocca alla ragazza una tartina au foie gras. Poi, distrattamente, chiacchierando, poggiò una

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mano suula gamba della ragazza. “Cielo! Ma sei gelata, ragazza mia!” incalzò, massaggiandole le gambe. “Non ti dispiace, vero, Lola?” “Niente affatto, Sire” In breve il massaggio divenne inguinale, e per poter proseguire più agevolmente Carnet sfilò le minuscole mutande alla ragazza, le appallottolò in una mano e le portò al naso. “Souvenir de Shitland!” disse. Tutti e due risero. “Cin cin” “Senti, Lola, stavo pensando... che potresti venire a lavorare a palazzo. Ti andrebbe?” “Non chiedo di meglio, Sire. Quando comincio?” “Subito. Per stanotte alloggerai nella mia stanza, ti aspetta una nottata di duro lavoro. Domani si vedrà” “ Però il contratto lo firmiamo stasera, vero, Sire?” “Domattina, Lola, domattina. Diciamo che stanotte facciamo un colloquio attitudinale” Mentre ritornavano verso il Palazzo del Parlamento a Carneville, Carnet ebbe modo di pensare a come è facile risolvere in un sol colpo tutti i problemi: bastano alcuni petit fours, una bottiglia di Meursault Puligny-Montrachet, ammesso che sia alla temperatura giusta, e una Lola da strapazzare un po’. Continuava a non capire perchè quel pirla di suo fratello si struggesse tanto per una terra di cui fino a un anno prima ignorava l’esistenza. E soprattutto continuava a non capire la preoccupazione di Winnie, ormai quasi sempre irreperibile, all’estero, con la scusa di svolgere missioni per Mister Carne. Ma adesso basta, i problemi erano risolti. Adesso l’unica battaglia da combattere era quella sul talamo, dove tutti vincono, con Lola-Lola, le sue gambette nervose e i suoi capezzoli appuntiti (flack)

Sotto/sopra

“L’Inghilterra è ormai incollata alla Francia, bisogna prenderne atto e rassegnarsi. Sarebbe successo in ogni caso, in fin dei conti il Canale

della Manica prima o poi si sarebbe prosciugato e dobbiamo ringraziare Shitland perchè, con il suo arrivo, ci sono state risparmiate critiche e accuse di incapacità. Questo è tutto.” Così concluse la sua conferenza stampa il portavoce del governo inglese ben sapendo che nessuno avrebbe creduto a quanto aveva appena finito di dire. Il giorno dopo tutti i giornali avrebbero dato un’interpretazione diversa del suo discorso, avrebbero suggerito ipotesi e forse una di queste avrebbe potuto fornire le indicazioni sufficienti per trovare la soluzione. Non era la prima volta che il governo utilizzava questo trucco, buttava un’esca e pescava un bel pescione. Mentre tutto questo (e tutto il resto) succedeva al di sopra del livello del mare al di sotto una strana macchina si muoveva lentamente pochi metri al di sopra del nuovo fondale alla ricerca del discendente di Uther Pendragon, inghiottito dall’isola un migliaio di anni prima. Con un occhio all’oblò e l’altro alla mappa batimetrica, Robin Hardhead spinse dolcemente la cloche verso il basso e penetrò nel primo strato di merda. Dopo il fortunato ritrovamento in Egitto di alcune sepolture costituite da pozzi funerari della XVIII dinastia, semplici e senza pitture parietali, il famoso archeologo cercava qualcosa di più, voleva entrare nella leggenda, divenire consulente per le nuove puntate di Indiana Jones ed assicurarsi un futuro agiato. Per questo era pronto a finire nella merda. Senza saperlo non solo finì nella merda ma soprattutto finì, senza onori. Il suo batiscafo aveva perforato una imprevista parete di metallo e la struttura non aveva resistito alla violenta e rapida esplosione che l’urto aveva provocato. Robin non sapeva che avrebbe incontrato uno dei duecento containers pieni di materiali tossici e/o esplosivi caduti in mare nel gennaio dell’anno precedente da una nave che stava per soccombere al tifone Kyrill. Shitland, nei suoi strati profondi, celava questo ed altri misteri. E pensare che sopra c’era uno spensierato che se la stava godendo! (Myr)

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Ipotesi e deduzioni

Quando la polenta cuoce alcune bolle salgono verso l’alto, gonfiano la superficie finchè non scoppia e una nuvoletta di vapore sale dal piccolo cratere verso l’alto. L’esplosione del container, soffocata dalla inconsistenza della massa di merda, null’altro aveva prodotto se non una piccola bolla di una decina di metri e un piccolo cratere che si era immediatamente richiuso come se non fosse successo alcunchè. Sulla superficie niente lasciava intuire quello che là sotto, da qualche parte, era successo. Persino la CIA, che da alcune settimane controllava la zona dai satelliti, pur avendo registrato l’evento e avendo informato immediatamente il Ministero degli Esteri di Shitland, lo attribuì alla naturale fermentazione del sottosuolo ricco come ben sappiamo di materiale organico. Kate era ancora a Parigi - e stava pensando di rimanerci ancora per un po’ dopo che in pochi giorni si era disintossicata dalle esalazioni di Shitland - e lì le fu recapitata la foto ad alta definizione dello scoppio della bolla. La CIA non aveta capito un cazzo, come al solito, del resto. Kate invece aveva visto qualcosa di simile all’inizio delle nostre storie, su Schit, e questo non era certo bello per il futuro della nuova nazione. Qualcosa, là sotto, bolliva in pentola. Si ricordò di quando alla guida dell’idrante mobile c’era Pandemonium, che del bario sapeva tutto e sapeva anche del bario intatto (immerso nell’alcool generato dai liquami putrefatti) pronto ad esplodere a contatto dell’acqua. Si ricordò del ciclone Kyrill e dei 200 containers di bario dispersi durante la tempesta nel canale della Manica... “Cazzo! perchè non sono andata in Nuova Zelanda?” gridò mentre si preparava a rientrare. (Jason)

Come Carne vinse la guerra

Kate era tornata. Carne era andato a prelevarla al confine con la Francia. Le prime pattuglie di incursori della Confederazione erano già

acquattate nelle paludi costiere. Le indicazioni del Commodoro erano chiare, e andavano ben oltre i consigli del Generale Smerdley: Carne avrebbe dovuto morire in battaglia, diventare un eroe, morto, ovviamente, e il Commodoro avrebbe impostato la sua campagna elettorale sulla continuità con l’eroe di Shitland, perito per difendere la sua terra. Ma Carne aveva un sesto senso, per queste cose. Al primo fruscio, lui e Kate si nascosero in un bunker sulla spiaggia. “Stanno arrivando.” Dalla piccola apertura giungeva, insieme al sibilo del vento, il loro odore, confuso con l’umidità salmastra. “Sì” disse Carne di Culo “doveva accadere”. Tutto era pronto. Tutto si sarebbe svolto in pochi minuti. Il calcio del pesante shitgun da campagna, premuto contro la spalla che un tempo era stata incrinata, gli procurava un dolore sordo, presente. Si assestò meglio sul grosso intrusore anale aprendo la valvola della merda. “Ne avranno quanto basta” disse lei. “Taci”, e allungò la destra a sfiorare lo sparammerda caricato a stronzi duri “Mettiti in posizione”. Lei si piantò rapidamente nel culo il bocchettone di alimentazione del leggero shitgun da combattimento ravvicinato, un gesto quasi dimenticato da quando Carne di Culo l’aveva nominata capo dei Servizi Segreti di Shitland. Ma le copriva le spalle, e questo contava per lei, con l’arma pesante. “Eccoli, vai!” disse Carne di Culo. Stavolta andò meglio: i dodici incursori furono colpiti in pieno dal getto e dovettero ripiegare verso il quartier generale, dove riferirono che “l’attacco via terra con mezzi leggeri era improponibile in quanto l’intera zona era presidiata da sentinelle armate”. Mentre stava per scattare l’opzione due, ossia l’attacco via mare, due o tre container pieni di esplosivo furono rimossi dalla macchina sottomarina di Robin Hardhead. Si trattava di mine galleggianti che salirono rapidamente in 161


superficie: ben otto di loro andarono a segno contemporaneamente, provocando gravi danni a due fregate, un incorociatore e una portaerei della Confederazione, tutte navi che incrociavano all’interno delle acque territoriali di Shitland. Il quartier generale della Confederazione era attonito: sulla grande cartina luminosa la battaglia appariva come una totale disfatta. A nord, alcuni volontari gerrafondai inglesi erano corsi con mezzi propri a difendere le coste con il silenzioassenso della Regina e l’intelligence della Confederazione aveva inviato un dispaccio che sottolineava “un ingente movimento di truppe a nord, area in cui è sconsigliabile un attacco diretto. La Confederazione cominciò a riconsiderare una via diplomatica, specialmente quando il Times mise in prima pagina una dichiarazione congiunta della Regina e di Gordon Brown: il Baronetto Di Culo aveva strenuamente difeso una naturale propaggine della terra d’inghilterra, meritando ora anche un titolo nobiliare di maggiore rilievo. Il protocollo avrebbe deciso quale. L’inghilterra attendeva a braccia aperte questa nuova terra promessa. (flack)

Non può finire così

“Non può finire così!” “Sono pienamente d’accordo con te, ma la cosa va ben oltre le nostre possibilità di intervento...” Pioveva da giorni e i due vecchi avevano preferito rimanere al calduccio nella villetta dello Yorkshire. “Non dimenticarti di Lady Cophetua, lei non se ne starà certo con le mani in mano” “Lady....? Ah, sì, forse hai ragione. Quella vecchia troia avrà bene un Asso nella Manica...” “Bara?” “Non ancora” rispose il Dottor Mouse, che non pensava davvero che fosse giunto il momento. Un tacito accordo di tanto tempo prima riguardava i loro funerali, il sopravvissuto avrebbe dovuto occuparsi delle esequie dell’altro ma perchè parlarne ora, nel mezzo della battaglia finale?

Questo dialogo si è svolto in inglese ed è stato ovviamente tradotto: il calembour*** era giocato sulle parole cheat (atto del barare) e cheat death (sfuggire alla morte). Nella versione italiana abbiamo forse esagerato introducendo nel testo la frase Asso nella Manica che non trova riscontro nel testo originale. I nostri lettori non ce ne vogliano. ***Il calembour è un termine preso a prestito dalla lingua

francese che indica un particolare gioco di parole, basato sull’omofonia di parole che si scrivono in maniera identica o simile ma hanno significato diverso. Si tratta di un tipo di comunicazione bidirezionale, perché, nel creare frasi equivoche ed allusioni, si vuole attirare l’attenzione del lettore o dell’ascoltatore attraverso una sua partecipazione interpretativa. Freud riteneva il calembour un’arguzia legata a un gioco di parole, ovvero un modo privilegiato di manifestarsi dell’inconscio. (Myr)

le rendez-vous de la table habillée

La sala da musica era poco illuminata, come è consueto in un ambiente vittoriano. La massa tondeggiante di Gwendaline era rimasta al centro della table habillée mentre Jason venne fatto accomodare. Lady Cophetua disse: “Mister Spengler, sappiamo che la sua azienda, La Venkman, Stantz & Spengler, è in gravi difficoltà, tanto che lei si è ridotto a fare il cameriere nella saletta da tè al piano terra di Fortnum & Mason, a Piccadilly”. “Milady, si trattava di un travestimento...” “Non faccia a me queste stupide puntualizzazioni. La mia era una battuta. So benissimo che lei era lì in qualità di agente del SISBO, e volevo dire proprio questo: che lei, per mantenere la leadership nel mercato del bario, si è venduto alle persone sbagliate”. “E secondo voi, Madame, questi figuri incappucciati sarebbero le persone giuste?” “Lei deve fidarsi di noi, non ha scelta”. “E perche mai dovrei, Madame?” “Perchè tra pochi giorni noi alloggeremo nella stanza dei bottoni del palazzo del Parlamento di 162


Shitland, e come lei sa, Shitland è potenzialmente la più grande riserva di bario dell’emisfero boreale. Se lei giura fedeltà al nostro progetto, avrà mille anni di leadership incontrastata, praticamente un regime di eterno monopolio”. “E se invece decidessi di non fidarmi?” “In tal caso Punjab si occuperà di lei, avendo cura di gettare il suo cadavere nel Tamigi dopo averlo privato delle falangi e delle arcate dentali”. Punjab emerse dall’ombra minacccioso, a torso nudo ma con il consueto turbante turchino. Tra le sue mani scintillava un kriss affilatissimo con il manico incastonato di corniole e sodaliti. “La vostra richiesta mi sembra assai convincente, Madame” disse Jason senza esitazioni. “Sapevo di trovare in voi un uomo di mondo, mister Spengler. Giurate voi dunque fedeltà al casato degli Hinshelwood e a questo comitato?” Fu portata una Bibbia. “Giuro” disse Jason “Caliamo pure le maschere, signori...” Le figure impaludate aprirono i loro mantelli facendo scattare le spille a forma di merda. Lady Cophetua fece gli onori di casa: “Mister Spengler, vi presento mia sorella, Lady Alethea Larrins Hinshelwood, la culomante Madame Shalikhan, il Dottor Jirolam Salajdarian, il... ehm... signor... Mirko Capecelatro, un amico italiano, il signor, o - se preferisce - la signora Santanico Pandemonium”. Poi additando la massa carnosa al centro della tavola: “Conosce già Miss Gwendaline Hichens, suppongo...” “Enchanté” disse Jason tendendo inutilmente la mano. “Ma adesso cosa dovrei fare?” chiese Jason “Per ora dovete semplicemente riprendere la vostra relazione con Miss Fuller, della quale sappiamo che siete stato fidanzato”. “Kate? Ma ora vive a Shitland” “Sappiamo tutto, mister Spengler. Abbiamo un agente segreto, a Shitland. Si tratta di Lola Hari, la pronipote della mia amica Mata, buonanima. E’ questo il suo contatto”. (flack)

Intrighi

Lola (Lola Hari, come abbiamo appena saputo, Dolores Zelle all’anagrafe) sapeva far fruttare il suo DNA, le sue gambette nervose e i suoi capezzoli turgidi ma non sapeva controllare del tutto le sue scariche ormonali. Proprio per la sua voglia inesauribile di sesso era stata scelta Lola e la sua missione era stata definita nei dettagli: non appena avesse visto Carne avrebbe dovuto iniziare con gesti seduttivi, provati e riprovati. Avrebbe dovuto lasciare intravvedere il seno, togliersi le scarpe, sollevare la pesante gonna da lavoro scoprendo le sue belle gambe... Carne si sarebbe indubbiamente eccitato, si sarebbe avvicinato, le avrebbe offerto da bere, le avrebbe messo una mano su una gamba, avrebbe cominciato a massaggiarla eccetera eccetera. Questa era la strategia. E le cose andarono proprio come previsto salvo un piccolo dettaglio. L’uomo non era Carne. Nessuno d’altra parte sapeva che Carnet sarebbe arrivato sulla ex-isola, tutti lo pensavano nella sua bella casa vittoriana di Bedford Square immerso in una delle tante giornate oziose che avevano costellato la sua vita. E per Lola e le sue voglie uno o l’altro sarebbe andato benissimo. Se avesse conosciuto i due gemelli avrebbe sicuramente scartato il misogino Carne, avrebbe preferito Carnet, viveur, cicisbeo, ganimede, donnaiolo, playboy, grande seduttore, tombeur de femmes, con lui si sarebbe certamente divertita di più. Avrebbe poi avuto un solo ramamrico, quello di non avere letto l’etichetta del vino, lì c’era un indizio.... Carnet, da parte sua, non era lì per caso! Possibile che tutti pensassero a lui come un inutile debosciato? Si erano forse dimenticati che lui era fratello gemello di carne, che erano cresciuti insieme e che insieme avevano preso per il culo il più famoso psicoanalista di Londra? La loro criptofasia durante gli anni dell’adolescenza aveva prodotto una impensabile vicinanza mentale che ora, in questa complessa situazione, era riaffiorata con prepotenza.

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Lola si stava crogiolando nel torpore post-coitale convinta, almeno questa volta, di avere unito l’utile al molto dilettevole, Carne (Carnet, ma lei non lo sapeva ancora) era stato davvero bravo e lei, stranamente, era davvero soddisfatta. Anche Carnet era molto soddisfatto ma ora (prima il piacere poi il dovere era il suo motto) doveva occuparsi di cose serie. “Cosa farebbe Carne in questa situazione?” si domandò. “Eliminerei la ragazza” si rispose. “Anche se è bella e se scopa bene?” “Soprattutto per questo! Che bisogno avrebbe avuto una come lei di venire in un posto di merda come questo? Va eliminata, te lo ripeto un’altra volta” “Pazienza!” disse Carnet ad alta voce mentre stava pensando se per caso il professor Jirolam Salajdarian non avesse avuto ragione nella sua prima diagnosi di schizofrenia. Avrebbe seguito il consiglio, avrebbe eliminato Lola, ma non era detto che avrebbe dovuto farlo subito... (Myr)

Fine della vacanza

A Wengen, a due passi dall’Eiger, gli sciatori avevano riempito tutti gli alberghi, non c’era più nessuno della vecchia compagnia. A Kleine Scheidegg, nella pensione di Frau Hauptdenkazz erano rimasti soltanto Carmen, la redattrice dello Shitmaker e Prick, il facchino. Copulando e copulando non si erano accorti del tempo che passava. “Domani vediamo la libera e poi ce ne torniamo a casa” disse Carmen, molto stancamente. Era infatti molto stanca e Londra, con i suoi intrighi, cominciava a mancarle. Se poi avesse avuto bisogno di Prick, avrebbe potuto chiamarlo. Alla fine della libera avrebbe cercato di farsi Bode Miller e poi sarebbe partita. (Jason)

En passant

Monsieur De Culo entretiens sa passion pour les Grand Crus (Derek)

Arriva troppa gente

Nel dicembre dell’anno precedente Babbo Natale arrivò in Inghilterra nelle vesti di Fabio Capello, scelto come commissario tecnico della nazionale inglese di football, esclusa dagli Europei del 2008. Capello, amante della musica classica, era ben noto per il suo carattere riservato, dolce ma deciso. Il suo inglese era definito poor, ma se Trapattoni ce l’aveva fatta in Germania, non c’era motivo di pensare che lui non ci sarebbe riuscito in Inghilterra. “Bisogna dare alla squadra dei segnali” disse Fabio a Italo (Italo Galbiati, allenatore in seconda). “Niente botte, questa volta” “Stai tranquillo, non ce ne è bisogno” Durante le vacanze di Natale si era documentato e sapeva dove avrebbe fatto il primo raduno. Per una squadra di merda ci voleva un posto di merda. I più furbi avrebbero capito con chi avevano a che fare. Ma anche lui avrebbe scoperto che talvolta la vita è dura, più dura che a Madrid. (Myr)

... ma allora, Carne dov’era?

Mentre era in corso questo affastellarsi di eventi, gli anfibi di Carne stavano solcando un vialetto innevato nello Yorkshire. La villotta vittoriana distava almeno cinquanta metri dal cancello. Le luci erano accese. Nel tragitto si diede una riavviata ai capelli e sistemò il pastrano. Tirò il saliscendi. Dovette attendere almeno dieci minuti prima che nella porta di rovere si aprisse un spioncino: “Ah, sei tu...” “So che non dovrei, ma assolutamente ne ho piene le tasche” “Vieni dentro, sbatti bene i piedi sullo zerbino, prima” disse Colui. “Mio padre c’è?” chiese Carne “E’ di là... Che c’è che ti contraria, ragazzo?” “Ah, me lo chiedi?” “Sai che noi non possiamo fare più di tanto...”

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disse Grande Merda uscendo in vestaglia dal bagno. “La camorra, le spie, le cordate economiche, le battaglie... Ne avete ancora?” “Cosa ti piacerebbe fare, figliolo?” chiese Grande. Carne restò in silenzio guardando suo padre con aria incredula: Davvero quell’uomo non riusciva a immaginare qualche prospettiva decente per suo figlio? Davvero era così idiota e insensibile da non capire che gli serviva solo un po’ di pace per risolvere quel suo problemino dell’eiaculazione precoce? “Tuo Fratello non sembra così scontento della sua vita... eppure non è messo meglio di te, ora che è padre!” incalzò Colui ridacchiando. “Adesso mi avete messo contro anche la Confederazione, ho praticamente dovuto vincere da solo una guerra contro tutta la Colalizione Occidentale” “.. E non ti è sembrato troppo facile, scioccone?” “Volete dire che voi... avete manipolato...?” “Diciamo che noi siamo gli esattori delle tasse di Shitland, e una guerra non ci avrebbe giovato. Quando c’è una guerra in genere si devono applicare degli sgravi fiscali...” “Ti ho già ammazzato una volta, non provocarmi” ringhiò Carne “Ti sei macchiato di un peccato orribile” “Adesso poi, mi fate arrivare anche Fabio Capello e i calciatori... No, grazie. Io chiedo un ingaggio e mi faccio mandare in missione su Fartomega oppure mi dedico alle mie coltivazioni di fagioli. Ne ho pieni i coglioni di questi casini, sono stanco” “Sei un baronetto e hai uno Stato. Ci sono un sacco di bambini negri che muoiono di fame, e tu disprezzi quello che hai avuto! Dovresti vergognarti!” “Fatemi almeno capire una cosa: voi siete in combutta con Lady Cophetua?” (flack)

Inizia il corteggiamento

Jason chiese il permesso di utilizzare uno dei computers presenti nella sala da musica.

“Ragazzo, non c’è bisogno di chiedere, fai quello che devi” disse Lady Cophetua. Sapeva che Marcus, il suo programmatore, avrebbe registrato tutte le mosse del giovane Spengler. “www.interflora.co.uk” Il riconoscimento vocale funzionava bene in inglese, cinese e giapponese e fu in inglese che Jason continuò, non senza avere digitato manualmente la password. “Plis send tuelv roses tu keit fuller, iusual address, scitland” “Please follow our advice, send Heavenly Rose Hand-tied Bouquet: 12 of the finest, largeheaded red Roses are nestled amongst luscious choice foliage to create this gift. Representing love and respect, red Roses are the perfect romantic gift. Your dozen Rose hand-tied will be beautifully finished with a complementary wrap and presented in a stylish Interflora gift bag. . If timing really matters, Interflora are able to offer a ‘within 3 hour’ delivery service. Please pay with credit card or by paypal £ 34,99 + £ 10,99 for shipping” fu la risposta vocale, seguita da una mail di conferma. “Nais, send dis buket! Plis add a text messag: uit lav gieson” Jason lasciò la tastiera e tornò al tavolo dove Lady Cophetua e i suoi ospiti stavano sicuramente complottando. “Fatto!” “Fatto? E’ stata una buona mossa ma sei solo all’inizio.” Marcus aveva già trasmesso a Lady Cophetua una relazione dettagliata sul messaggio di Jason, lo aveva decriptato ed aveva scoperto il reale contenuto: una richiesta di invio di 12 rose a Kate Fuller, destinazione Shitland. In queste cose Marcus era insostituibile. Tre ore dopo 77 rose erano giunte a destinazione. Anche in queste cose Marcus era insostituibile, sapeva bene che se si vuole dimostrare di essere innamorati pazzi, di essere arsi dal sacro fuoco della passione, bisogna puntare dritti sulle rose baccarat. Quegli steli lunghi e solenni, quei petali scarlatti, pagati a peso d’oro (comunque addebitati sulla carta di credito di Jason), avrebbero parlato direttamente al cuore di Kate, molto di più di un economico mazzolino di fiori.

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Così come il biglietto che le accompagnava che avrebbe sicuramente raggiunto l’effetto desiderato: sei l’unica che possa amare sotto qualsiasi cielo, sopra qualsiasi terra e dentro ogni dolore!

Prick. “E’ ora di andare”. Partirono subito per il nord della Francia.

Marcus era insostituibile ma non perfetto: si era dimenticato di firmare il messaggio.

Di fattura molto semplice, il manufatto riporta sul retro il testo latino arcaico Me-herdok med fhefhaked Kharnoi, il cui equivalente in latino classico sarebbe Merdotius me fecit Carni; abbiamo in questo caso il cosiddetto motivo dell’oggetto parlante: è la stessa spilla che parla, menzionando il “faber” che l’ha eseguita e la persona cui l’oggetto era destinato. Sono evidenti i riccioli iniziale e finale, e la superficie irregolare, ottenuta successivamente alla fusione con brevi colpi di bulino. Queste sole caratteristiche possono indurre a datare la spilla attorno al primo secolo A.C. D’altra parte, se l’iscrizione è autentica, in quel periodo la Britannia era già stata conquistata da Cesare e questo spiega come la lingua usata possa essere il latino. Mille domande si pongono a questo punto.

(Jason)

La antica spilla a forma di merda

(Myr)

Extracts

“And God created great Shitlands.” GENESIS. “Now the Lord had prepared a great ass to swallow up Jonah.” JONAH. “The great Ass that maketh the seas to seethe like boiling pan.” LORD BACON’S VERSION OF THE PSALMS. “Very like a shit.” HAMLET. ...”There Shitlands, Hugest of living creatures, in the deep Stretched like a promontory sleeps or swims, And seems a moving land; and at his gills Draws in, and at his breath spouts out a sea.” PARADISE LOST. “The mighty Shitlands which swim in a sea of water, and have a sea of shit swimming in them.” FULLER’S PROFANE AND HOLY STATE. (Derek)

Il premio

Bode Miller aveva vinto la libera di Wengen con una grandissima discesa. Carmen, come inviata dello Shitmaker, ebbe la fortuna di essere la prima ad intervistarlo. Lo invitò in un gabbiotto della seggiovia dicendogli che lì ci sarebbe stato una cosa speciale per lui. Non riuscì a dargliela. La tuta da gara sembrava incollata alla pelle. Con una piccola limetta da unghie cercò di forarla nei punti giusti ma tutto fu inutile. Delusa chiamò

(Derek)

Il codice di Flack

Flack, nome in codice VIMERCATI, si presentò alle 17 in punto . Forse sperava in un tè ma si dovette accontentare di un Cinzano col ghiaccio, una cosa da femmine... Dalla sua grande borsa nera estrasse un piccolo libro (lo aveva scritto lui mentre era sulle orme di qualcuno) e lo porse al suo ospite. Flack non sapeva bene cosa aveva scritto ma sperava di trovare qualcuno che glielo spiegasse... forse era questo il motivo della sua visita (anche se non ci sperava molto). Male che fosse andata all’indomani ci sarebbe stato un altro incontro, all’ombra di una vecchia torre inclinata al punto che il crollo sarebbe stato solo una questione di tempo (sperava che non avvenisse il giorno successivo). Il piccolo libro venne inserito nello scanner e ai testi, trasformati in stringhe di 60 caratteri, venne applicato l’algoritmo di Rijndael a chiave 166


Carne e poter pagare così la montagna di debiti che incombevano sull’ormai stremata famiglia De Culo, aveva un asso nella manica. Sapeva benissimo che il suo libretto era una cagata e che l’ospite non l’avrebbe mai letto. Gli aveva detto: “E’ fatto molto bene” e questo era stato il suo giudizio. Significava che si poteva investire, in linguaggio cifrato. Però, se scambiava un drago per un dinosauro era segno che la sua immaginazione aveva ormai raggiunto un limite, e non avrebbe potuto andare oltre. Era lui il responsabile dell’arrivo di Fabio Capello, di Hob Draconian, di uno sciatore vincente di cui Flack non conosceva neanche l’esistenza, di altri personaggi che infilava a cazzo di cane nella storia solo perchè erano stati nominati dalla televisione. Ma comunque l’ospite aveva risposto, aveva agito, aveva decodificato, quindi Flack era soddisfatto. Adesso non gli restava che avvertire Breviglieri.

simmetrica per decriptare i dati ed inserirli nei singoli pixel di una fototessera. Grande Merda era sprofondato nella poltrona, immerso nella lettura di ”Essere e tempo” di Martin Heidegger. Indossava una vestaglia di broccato leggero e pantofole di marocchino, all’insegna di uno stile «naturale, leggero e disimpegnato» La scelta di tessuti raffinati, l’abbinamento di materiali diversi e il crossdressing libero e disinibito ma senza mai indulgere alla trascuratezza, rivelavano la massima libertà di accostamenti di Grande Merda, per dare spazio all’espressione di una individualità senza limiti. “Stanno decriptando il diario di Flack, ora sapremo in che banca sono finiti tutti i soldi di Carne.” Via mail arrivò una fototessera. “Questo è Dino, che cazzo ce ne facciamo di una sua foto?” “Nulla avviene per caso” disse Colui, pur non volendo attribuire alla sua asserzione il valore di una risposta.

(flack)

Merdotius me fecit Carni

Merdozio mi fece per Carne (nel testo originale, un’immagine della spilla)

(Myr)

Shitland New Dimensions

(Derek)

In realtà l’ospite era senza occhiali, oltre al fatto di essere lievemente rincoglionito. Quello che lui aveva scambiato per la fotografia di un dinosauro (L’ospite aveva detto per scherzo “una foto tessera di Dino”) era in realtà la foto di un feto di drago rinvenuto da Robin Hardhead. Dopo il fortunato ritrovamento in Egitto di alcune sepolture costituite da pozzi funerari della XVIII dinastia, semplici e senza pitture parietali, il famoso archeologo cercava qualcosa di più, voleva entrare nella leggenda, e a Shitland, dopo diversi fallimenti era riuscito a individuare una piccolissima colonia di Versinadjel Khumaghurji, una rarissima specie di draghi, ritenuta fino ad allora una creatura mitologica o nei migliori casi una specie di sauro estintosi ner tardo pleistocene. Adesso Flack, che continuava a ricercare investimenti a Shitland per far fruttare i soldi di

Divinazione?

...e fu portato all’interno un teraphim... (Derek)

Versinadjel Khumaghurji

La notizia della presenza di draghi nelle terre shitlane fece il giro del mondo, scatenando un clamoroso interesse, che ben pilotato da Flack (che da giovane aveva fatto il pubblicitario), si tradusse in un’ondata planetaria di commozione e di consenso. “Save the Dreamland”, recitava la campagna pubblicitaria che richiedeva donazioni a fondo perduto per salvare “L’ultima, vera, terra del mito”. Arrivarono dapprima le offerte della Bayer, della Aventis, della Basf e della Monsanto, tutte interessate a brevettare biogeneticamente il drago; Poi arrivarono colossi commerciali con progetti

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più accessibili: volevano foto in esclusiva per le loro campagne pubblicitarie. Volevano impiantare coltivazioni biologiche a Shitland. La Nintendo offrì una ingente somma per avere una liberatoria sull’utilizzo del drago nei videogames. La Barilla chiese tre ettari per costruire un Mulino Marrone e lanciare un nuovo tipo di pasta scura, alla merda. Gli ambientalisti fecero un paio di social no global eco forum dove si disse che soldi non ce n’erano, ma Shitland doveva restare com’era e diventare un’oasi protetta. Il National Geographics era d’accordo, a patto che gli dessero l’esclusiva del coito e della schiusa delle uova. Investitori privati si proposero per fare di Shitland un unico resort con giurassic park annesso, sei piscine, due campi da golf, un aquafan, un’Europa in miniatura, tre teatri all’aperto, un cono, un parallelepipedo o una sbarra di Renzo Piano, più diverse boutiques e ristoranti dove si sarebbe cucinata carne di drago, però d’allevamento. Le offerte piovevano a centinaia, e Flack non sapeva cosa fare. Breviglieri era in viaggio, e ovviamente non possedeva un cellulare. E Winnie, l’unica altra persona di cui si sarebbe fidato, era introvabile. (flack)

Delendi sunt

Alla CIA c’era aria di festa (Shitland aveva occupato tutte le prime pagine dei giornali e tutti i canali televisivi, in tutto il mondo) e loro erano liberi di muoversi in tutte le direzioni senza che i soliti catastrofisti intervenissero dando a loro la colpa di tutte le nefandezze del mondo. Questa volta, almeno questa, loro non c’entravano o, per lo meno, era questo che avrebbero dichiarato nella successiva conferenza stampa. In realtà le cose non stavano proprio così e qualche ficcanaso avrebbe potuto capirlo dai capitoli 101 e 103 del testo base, quelli in cui, ad una lettura attenta, si evince che Jason è un

agente della CIA. Dopo averlo convinto di essere figlio del fu Superman Sr, Jason viene spinto a programmare (coinvolgendo Carne con un ricatto) l’eliminazione di Clark Kent per potere ereditare, da solo, tutti i beni dell’eroe. Jason, allettato dalla proposta, abboccò all’esca. La CIA aveva capito che Superman Jr altri non era se non un abile terrorista che stava creandosi l’immagine di eroe buono per poi colpire di sorpresa. Per eliminarlo ci voleva un capro espiatorio e un movente razionale. Poi, durante un week end a Parigi, Jason sarebbe stato eliminato durante una rapina. Anche se poi le cose non andarono così perchè Kate impedì a Carne di portare a termine la missione, Jason, Kate e Carne andavano eliminati perchè c’era la possibilità che sapessero. Il telefono squillò due volte nella villotta dello Yorkshire, poi altre due volte. “Cosa vorranno questa volta da noi?” “Nulla avviene per caso” disse Colui, pur non volendo attribuire alla sua asserzione il valore di una risposta. (Myr)

Le risorse di Lola Hari

Nove e trenta di mattina, nella grande cucina del Palazzo Presidenziale di Shitland. Carne e Carnet stanno facendo colazione. Carne sta mangiando alcune nastrine del Mulino Marrone, Carnet si è fatto spedire due lingue ungheresi dalla Fék Pàstizia di Győr. Non è che gli piacciano particolarmente, è solo uno sfizio. E’ Carne a rompere il silenzio. “L’hai ammazzata quella spia, dopo averla ciulata?” “No” “Male” “Vedi, Carne. E’ questo, quello che ci divide. A qualcuno potrebbe sembrare che io abbia un cuore e tu no, ma non è così. La verità è che io ho un cervello, e tu no”. “Però non hai i coglioni” “Preferirei che tu evitassi queste frasi da caserma

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della Confederazione, almeno quiando parli con me” “Pardonnez- moi, monsieur Carnet-la-finesse” “Come cazzo fai a non capire che una che fa la spia e anche la troia è comprabile? Le ho chiesto quanto guadagnava e le ho offerto il doppio. Et Voilà.” “Certa gente si fa comprare da tutti e così non si sa mai di chi è” “Beh, questa è nostra. Ho già avuto parecchie informazioni, tra le quali ce n’è una che mi rende pazzo di gioia!” Carne guardò il suo gemello con aria interrogativa. “Sono Padre... e tu... sei zio!” disse Carnet aprendo il frigo e tirando fuori una bottiglia. “Ha detto altro, quella troia?” “Si, sta preparando un dossier. Sembra che a volerci fottere ci sia una lobby di inglesi old style - praticamente le mie migliori frequentazioni londinesi - con in testa Lady Cophetua. Poi c’è la camorra, ma per fortuna sono italiani, ormai anche la loro delinquenza doc è stata surclassata nella globalizzazione. Non riescono mai a portare a termine i loro piani. Poi c’è di mezzo anche la Cia. Ma sembra che tutti ce l’abbiano con te, più che con me. Carne, scusa la parola, mais tu es dans la merde!” Carne si infilò il giubbotto antiproiettile. Prima di uscire chiese: “Ah, chi è la madre della creatura?” “Dicono che dovrebbe essere Gwen, ma è impossibile! L’ho sempre posseduta solo posteriormente... non mi sarei mai sognato di ingravidare una dell’alta società. Le uniche volte che mi consento queste piccole licenze è con gente della servitù oppure amiche occasionali che non sanno chi sono... Ma con Gwendaline... MAI!” “Figlio di troia” disse Carne tra i denti, mentre usciva. (flack)

Era ora!

In un angolo del suo studio, a pochi metri dalla sua scrivania, Kate aveva scelto un tavolo

rotondo per gli incontri riservati, quando era necessario essere lontani dalle posizioni formali obbligate della sala delle cerimonie. Kate girò più volte intorno al tavolo, sommerso da una cascata di rose scarlatte. Non sapeva cosa stava provando. Era stranita, stupefatta, sbalordita, sconcertata, per la prima volta si sentiva turbata, per la prima volta qualcuno le aveva mandato dei fiori. In una busta di cell0phan c’era un’altra busta, chiusa da un piccolo adesivo di Interflora che Kate staccò con attenzione (pensava si facesse così, era la prima volta!). Titubante aprì la busta, estrasse il biglietto e lesse: “sei l’unica che possa amare sotto qualsiasi cielo, sopra qualsiasi terra e dentro ogni dolore!” Non c’era firma, ma i riferimenti erano chiari. Si sentì mancare... Carne finalmente aveva capito come conquistarla, aveva deciso di uscire allo scoperto, forse era pronto ad abbandonare tutto per mettere su famiglia anche a costo di perdere i suoi privilegi... anche Isacco I di Bisanzio e Edoardo VIII del Regno Unito lo avevano fatto! Lei, dal canto suo, era pronta a fare di tutto, anche la donna delle pulizie! PS: sarebbe stato sufficiente che le fosse venuta voglia di andare a mangiare qualcosa nella cucina del palazzo presidenziale e lo avrebbe visto uscire, con l’aria incazzata di uno che ha appena finito di dire al fratello: “Figlio di troia” (Myr)

Love story

Ovviamente Kate, in quanto capo dei servizi Segreti di Shitland, aveva alle sue dipendenze Lola Hari, che a ragion di logica avrebbe dovuto informare lei, prima di tutti, di quanto sapeva. Ma le cose erano andate diversamente. Comunque proprio in quel momento, mentre stava ancora annusando una rosa, le venne consegnato il rapporto giornaliero del Sishi. Lo lesse con gli occhi sognanti, guardando fuori

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dalla finestra. Carne che le mandava delle rose! Forse un coinvolgimento sentimentale avrebbe potuto risolvere anche la sua eiaculazione precoce... e sarebbero stati felici. Proprio mentre Kate era assorta in questi pensieri vide atterrare un elicottero nel piazzale sotto le finestre. Vide scendere una figura inconfondibile: le pale dell’elicottero facevano svolazzare un ciuffo di capelli unti e forforosi, sopra un viso verdognolo e un po’ flaccido, ormai, malgrado un’eleganza abbastanza costosa e qualche ora passata in una beauty farm. Jason si riavviò il ciuffo e alzò la testa verso le finestre. Vide Kate dietro i vetri chiusi, le sorrise e si diede due o tre colpetti sul cuore con il pugno chiuso, poi, con la stessa mano, le inviò un bacio. (flack)

Love story 2

“Jason, brutta testa di cazzo, sono scherzi da fare?” Urlò Kate dalla finestra, che aveva finalmente capito chi fosse il mittente. “Kate, ti amo, ti amo ancora, non ho mai smesso di amarti...” “Ma non dire stronzate, imbecille! Dov’eri quando stavo per precipitare sull’Eiger? Dov’eri quando questa montagna di merda fluttuava per il mare? Dov’eri quando avrei avuto bisogno di te e non c’eri? Tornatene a Londra, sacco di merda”. Le cose non cominciavano nel migliore dei modi per Jason, che non sapeva neanche più bene se era lì in qualità di agente della CIA, di imprenditore, di infiltrato per conto di Lady Cophetua, oppure se amasse Kate veramente. “Ok - disse Jason - ma fammi almeno salire a pisciare! Me la sto facendo addosso!” “Solo il tempo di pisciare” disse Kate.

(flack)

Verso la fine

“A questo punto la storia è diventata troppo caotica. Se vogliamo che almeno un lettore ci rimanga, dobbiamo pensare a un epilogo”.

La voce proveniva dal sottoscala. “Non prima di aver dipanato tutti i bandoli di tutte le matasse!” “Merda! abbiamo finito il Lafitte!” “Ne ordineremo dell’altro” La neve si stava trasformando in pioggia. Niente di più triste dello Yorkshire sotto la pioggia. Per fortuna nel caminetto il fuoco scopiettava e alle due del pomeriggio Colui si era già scolato una bottiglia di Lepanto. In questo modo era molto più trattabile. Grande Merda contava su questa sua temporanea accondiscendeza per strappargli un consenso. Ovviamente Carne avrebbe dovuto schiattare, Carnet diventare padrone unico dell’isola, sposare Gwendaline e iniziare un millennio di tranquilla Dinastia De Culo. In questo modo, i Bisazza sarebbero finalmente assurti al rango di famiglia reale. E pensare che suo padre non era che un modesto impiegato all’economato nel Comune di Viareggio!. “Se vuoi risolvere la questione, dovrai indossare nuovamente i panni di Mouse” disse Colui. “Questi sono ricatti che non accetto!” “Allora si va avanti a modo mio” “Una bella esplosione nucleare in cui muoiono tutti?” “Banale, e comunque una scappatoia” “Ok, allora?” “Che ne dici di una bella happy end, dove Carne sposa Kate e vivono a lungo felici e contenti?” “Ah, questo è sicuramente un finale molto sorprendente e nuovo!” disse GM, non senza una punta di sarcasmo. “Allora chiamerò il Fondatore” (flack)

Non c’è gioia

L’ospite aveva studiato a fondo il diario di Flack. Nessuna indicazione per decifrarlo. Nessuna indicazione fino alla quintultima riga di pagina 58, dove alla parola piace era stata sostituita la parola pace. Finalmente! Finalmente un indizio.

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Si stava passando dalla fase edonistica a quella ideologica. “non c’è gioia” ripetè la vecchia lady. (Myr)

Il Fondatore si palesa

“Sono qui. Eccovi tutti riuniti amici miei. Guardatemi: sono visibilmente dimagrito, la mia salute è gravemente minata...” Il Fondatore fece una lunga pausa. “Diversamente da Dio, quantunque voi tutti mi abbiate arrecato grandi dolori e io abbia comunque voluto lasciarvi procedere, non vi posso perdonare. Mi è venuta l’ulcera per colpa vostra, quel Montrachet che ho dovuto assaggiare sapeva di tappo, tutto un casino. Ma insomma ragazzi, lo dico a tutti, siete cretini?” “Sono stanco” continuò, “sono apocalitticamente stanco. Credete forse che tentare di guidarvi sia stata una passeggiata? In qualche momento ho temuto che mi avreste preso la mano, ma ancora, vedo, vi ho sotto controllo. Comunque sono fiero di voi, vi voglio bene, oh yeah! Dammi il cinque... cough... cough...” Un brusio e il suono di alcuni cellulari si levarono dal gruppo. “Venite tutti qui intorno a me, figlioli. E’ stato bello, vero? Carne... chi di voi è Carne?... Avvicinati. Carnet, figliolo, vieni anche tu qui vicino a me... Cough...cough... Ecco... avvicinatevi... vi devo par... parlare, solo a voi... Dove hai messo le mie calze Marta? Maria aveva una pecorella... Chi sei tu? E tu chi sei?...” “Sono Carne/t, Fondatore...” risposero all’unisono i due. “Ecco, bene, venite vicino... cough... allora, ascoltate bene... Il tesoro è... il tesoro è... “Sì, Fondatore, sì, parla...” “Il tesoro è... è a 45 passi a destra, e poi ... 56 a sinistra a partire dall’albero di papaye più alto sulla spiaggia vicino... cough-h-hh...” “E’ morto”, disse Gwendoline, “andiamo.” Uscirono tutti, mentre il teraphim cominciava a parlare rilasciando l’oracolo della sintesi anale. La lamina d’oro sotto la sua lingua baluginava, ma nessuno sentì.

Fuori la neve dello Yorkshire scricchiolava sotto i loro passi. Fuori la merda di Shitland sciuccischiava sotto i loro passi Fuori la corta brughiera di Schit si piegava sotto i loro passi Fuori il selciato di Stockwell Road risuonava sotto i loro passi In uno squarcio tra le nubi brillò per un attimo la costellazione del Galuscio. (Derek)

nota:

Questo capitolo richiede una approfondita esegesi, ovviamente. Ancorché si possa considerarlo il finale del libro, dato che il F. scompare per lasciare liberi i nostri, la sua posizione non è necessariamente l’ultima. Sarà dunque ora il teraphim a parlare per noi? (Derek)

Prove di dipartita

Il Fondatore si era dissolto o aveva fatto finta di dissolversi, cosa molto probabile tenendo conto che il Fondatore era solo spirito. Nessuno lo aveva mai visto, nemmeno Mouse e Colui, forse l’unico ad averlo incontrato era Winnie ma Winnie, si sa, è molto riservato. Tutto quello che si dice sia successo nel capitolo precedente assomiglia molto ad una rappresentazione teatrale: il protagonista al centro, tutti gli altri intorno (in un silenzio pieno di brusio e suonerie di cellulari) alcuni afflitti, altri pieni di speranza in attesa di conoscere le sue ultime volontà. Le parole tesoro e mappa pronunciate flebilmente... e poi basta. Il pubblico (Gwendoline) si alza e dice “Andiamo” come avviene normalmente a teatro quando quello che hai visto non ti è piaciuto. Se il protagonista è morto, tanto meglio! prima di rialzarsi per ricevere gli applausi ti concede tutto il tempo necessario per svignartela. Nel nostro caso, quando il Fondatore si rialza, non trova più nessuno. “Bastardi!” è tutto quello che riesce a dire mentre gli altri spargono ai quattro venti la voce della sua dipartita “la prossima volta muoio davvero!”

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scelto per loro.

(Myr)

Messaggio di condoglianza

Ora che il Fondatore ha dato le dimissioni così almeno è sembrato a tutti noi - possiamo finalmente affrontare la verità, vuotare il sacco e dirvi come stanno davvero le cose, raccontarvi chi sono veramente i vari personaggi e quali scheletri nell’armadio conserva ciascuno di loro.

“Gli amici sono come le stelle, alcune continuano a brillare in eterno, altre si spengono... ed altre ancora cadono giù...” “Non è granchè come messaggio.” “Perchè non lo hai scritto tu?” “Io non lo conoscevo nemmeno” “Nemmeno io” “E allora perchè lo vuoi spedire?” “E’ una questione di forma, noi siamo nel suo testo” “E ti sembra una ragione sufficiente?” “Sì. Noi siamo qui grazie a lui” “Mi sembri diventato un leccaculo” “Fanculo, passami un’altra bottiglia di Lepanto” “Alla tua età dovresti smettere di bere..” “Sì, e poi di fumare, di andare a donne, di vivere... fanculo di nuovo!”

Disponendo (non si comincia mai una frase con un gerundio, ma per fortuna la censura è finita) ora di tempo e spazio sufficienti per tracciare un profilo oggettivo per ciascuno dei nostri personaggi iniziamo dal protagonista, da Carne.

Nulla era cambiato nella villotta dello Yorkshire dove i due vecchi continuavano a litigare come una vecchia coppia eterosessuale e dove la neve, all’esterno, scricchiolava sotto i passi dei passanti. (Myr)

Verità, finalmente!

Vera o falsa fosse la dipartita del Fondatore la sua messa in scena, vera o falsa che fosse, conteneva un segnale a tutti noi, gli autori: sentitevi liberi, il controllo è finito, niente più censura. La speranza che ciò succedesse non si era mai spenta ed oggi, finalmente, le nostre aspettative si stavano realizzando. Avremmo potuto arrivarci prima, scioperando come stanno facendo gli sceneggiatori di Hollywood, ma qui la situazione era molto più complessa, qui non ci sono interessi di casta, non chiediamo riconoscibilità professionale nè tantomeno un aumento del nostro compenso. Nel nostro caso, in questa trilogia, i personaggi sono nostri figli, li abbiamo fatti crescere, vogliamo proteggerli, non permettiamo a nessuno di modificare il destino che abbiamo

Carne Apparente eroe tutto d’un pezzo ma logorato dal problema della eiaculazione precoce. Preoccupazione del tutto inutile almeno per almeno tre motivi: (1) Carne non solo scopa pochissimo (se non vado errato una sola volta nella trilogia) ma (2) non vede nemmeno quale grande vantaggio (risparmio di tempo) viene prodotto da un simile disturbo del tutto comune perchè (3) il cazzo non vuole pensieri. Dalle sue battaglie su Schit alla scalata dell’Eiger non lo abbiamo mai perso di vista, anzi no. In realtà non lo abbiamo mai visto, abbiamo solo creduto a quello che abbiamo e che ci hanno raccontato. Nella colonna di sinistra, sotto il titolo Prefatio compare infatti la frase di una storia è vero solo quello che il lettore crede, ma se nessuno ci avesse - se non avessimo - raccontato la storia, nessuno avrebbe il problema di credere o meno. Riassumendo, Carne fa ormai parte della nostra famiglia ma noi non lo abbiamo mai visto. Un vero paradosso. Il progetto del Fondatore, nero su bianco, era intitolato Black & White. A noi autori non era stato detto nient’altro ma il nostro intuito e la nostra esperienza di decifratori di necessità inespresse ci avevano permesso di dedurre la verità: il Carne originale era nero, nato nero da genitori bianchi (per misteriosi mendeliani percorsi genetici) mentre il suo gemello era nato, ovviamente dagli stessi genitori, del tutto bianco. Incredibile una delle

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relazioni sulla diagnosi di schizofrenia del ragazzo stilate dal professor Jirolam Salajdarian dove si descrive la straordinaria abilità di trasformismo del giovane De Culo nel passare da bianco a nero, da una personalità all’altra, in tempi ristrettissimi.

Prima di parlare si voltò verso Carnet e gli disse piano: “Ma qui c’è scritto “noi”... Non vorrà mica dire che ci sei anche tu?” “No, è plurale maiestatis” “Cazzo è, una specie di blenorragia?” Chiese Carne Ma ormai l’applauso lo richiamava sulla grande ribalta del Salone delle Cerimonie. Salì sul podio e diede un piccolo colpetto con la mano sul microfono, per verificare che fosse acceso.

Ora che il colore della pelle di Carne non è più un segreto, a tutti voi sarà più facile capire perchè i due fratelli sono così diversi, per prima cosa perchè uno è nero e l’altro bianco ma anche perchè quello bianco, perchè bianco, è stato cresciuto diversamente. Come in Brave New World di Aldous Huxley a Carne pane e salame a Carnet dolci di Fortnum & Mason, a Carnet camicie di “Noi Carneade Di Culo Bisazza, Signore regnante di Shitland, riuniti in Consiglio Primario con seta a Carne vesti di tela... noi stessi, con la fermezza nel cuore e la saggia Ora che il colore della pelle di Carne non è più ponderatezza della mente, per grazia di Dio e con un segreto, a tutti voi sarà più facile capire perchè gli auspici del Destino, abbiamo deciso secondo in più di un anno gli viene permesso sesso solo coscienza le nomine per il primo governo della una volta, perchè non lo hanno ancora fatto Terra di Shitland, sposare con Kate, perchè lui non ha contatti con i personaggi della buona società londinese, perchè Nominiamo pertanto: tutti decidono che se deve morire qualcuno, quello L’On. Winnicott Willaby, detto Winnie Ministro è lui! degli Interni In tutta la storia non c’è solo razzismo nei suoi L’On. Commendator Armando Breviglieri, confronti c’è anche una buona dose di ipocrisia: Ministro degli Esteri finora nessuno gli ha mai detto in faccia: “zitto tu L’On. Jason Spengler, Ministro dell’Industria e del Commercio che sei negro”. L’On. Katherine Fuller detta Kate, Ministro della (Myr) Sicurezza A strike to the circle and a strike to the L’On. Isa Di Culo, Ministro della Cultura, del Turismo e dell’Ambiente tun L’On. Lady Cophetua Hinshelwood, Ministro Carne uscì dallo Studio Marrone con un po’ di delle Finanze imbarazzo. Era la prima volta in vita sua che L’On. Miss Gwendaline Hichens, Ministro indossava un frac, se si esclude quella volta che dell’Agricoltura e Risorse Naturali aveva fatto il ruolo di Louis Armstrong in un L’On. Carmen De Culo Ministro delle Poste e piccolo musical scolastico a New Orleans. delle Telecomunicazioni La sala era gremita, e c’era un’ansiosa L’On. Mirko Capecelatro, detto O’ Infante, trepidazione. Carne sapeva che se avesse Ministro dello Sviluppo sbagliato qualcosa c’era almeno una ventina di L’On. Bascomb Cougherthy Ministro del cecchini (tutti pagati da committenti diversi) Protocollo pronti a farlo fuori. Quindi aveva scritto un foglio e l’aveva fatto per sua espressa richiesta, nostro Fratello Sua controfirmare da tutti. Adesso doveva salvare la Altezza Eccellenza Carnet de Culo non ricoprirà pelle, poi avrebbe deciso il da farsi. 173


da tempo aveva studiato. Si trattava di utilizzare Carne come esca e loro sarebbero piombati come mosche sul miele.

cariche istituzionali pur potendo accedere ai bilanci e ai conti correnti e potendo prendere parte ai Consigli Governativi: Ciò è deciso. Dio benedica Voi tutti”. (flack)

Il compromesso

Aveva accontentato tutti e tutti gli interessi erano stati rispettati. Per il momento Carne aveva salvato la pelle. Nera o bianca era la sua e questo è quello che contava in quel momento. (Myr)

DE TERAPHIM DUPLICATIONE ALBUM AC NIGRUM FACTUM EST ORACULA DICENS (Derek)

Nero o bianco, Carne non si tocca!

Il Ministero della Sicurezza non era stato chiesto da nessuno anzi non era neanche previsto. Proprio per questo nessuno protestò quando l’incarico venne attribuito a Kate. Non era stato un caso, nè una scelta nepotistica, Carne era preoccupato per la sua pelle, soprattutto da quando il suo colore era cosa pubblica. Non poteva certo sottovalutare le nuove brigate del KKK, sempre più numerose nel nord europa da quando si era diffuso il sistema dei voli low-cost, che lo avrebbero volentieri fatto fuori - niente di personale - per il valore simbolico di una tale azione. I responsabili se la sarebbero cavata grazie alle protezioni di cui godevano, soprattutto da elementi di spicco della vecchia guardia. Vecchia guardia inglese, che era sopravvissuta nel paese più civile del mondo, lo stesso che permetteva alla gente di colore di guidare in esclusiva gli autobus nella capitale. Kate, che da parecchio tempo si era accorta che Carne non era bianco, si era preparata ad una tragica evenienza ma ora, nel suo nuovo incarico, poteva agire velocemente grazie alle ampie risorse su cui poteva contare. Non le ci volle molto a radunare tutti gli agenti speciali a sua disposizione e a spiegare loro la strategia che

Dove attirarli? Sulla Plage de Verger, un luogo appartato tra Cancale e Saint Malo che Kate conosceva bene, dove più di una volta si era accoppiata con Jason. Dopo che Shitland si era arenata nei pressi di Mont Saint Michel la spiaggia non era più quel piccolo angolo di paradiso citato su tutte le guide turistiche, le tracce melmose dell’isola avevano cancellato il blu del mare, la spiaggia era coperta da uno spesso strato di merda. Il Ministero della Sicurezza emise un comunicato stampa tranquillizzante. Il Governo si era insediato senza problemi, ogni ministro si era subito dedicato ai suoi affari e quindi Carne poteva finalmente concedersi una vacanza (i dettagli della destinazione, fatti trapelare ad arte, raggiunsero velocemente i destinatari). Il giorno successivo alcune decine di persone imboccarono la strada bianca verso la spiaggia senza alcun apparente motivo perchè la giornata era fredda e non c’era alcun bisogno di andare al mare. Dalle loro borse estrassero dei panni bianchi, delle tuniche con cappuccio che indossarono rapidamente pronti ad aspettare l’arrivo di Carne. Come tanti rambo, dalla melma marrone emersero invece gli agenti speciali mentre sulle alture laterali comparvero degli shitgun da campagna che iniziarono subito a sparare sui cappacappacappisti, imbrattandoli dapprima, continuando poi sino a coprirli del tutto. Non ci fu reazione. Arrivarono allora una decina di ruspe che in pochi minuti completarono l’opera e poi se ne andarono insieme ai gabbiani che avevano sperato inutilmente nella costruzione di una nuova discarica: Kate aveva diretto i lavori senza trascurare i dettagli più utili ai suoi fini. Le telecamere avevano ripreso ogni fase dell’azione, il risultato trasferito su Youtube. Il KKK era avvertito. Se ci avessero provato ancora sarebbero finiti nella merda. C’era la prova. (Myr)

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La rivincita

“In piedi, sorci, davanti a me!” disse con voce Non era la prima volta che Kate gli aveva salvato imperiosa. La sorpresa era sempre stata la sua arma migliore la vita ma la cosa cominciava ad innervosire ed anche questa volta aveva funzionato. La Carne. Ormai era circondato da troppi bastardi comunicazione era stata efficace, il mix era che miravano solo ad aumentare le proprie stato studiato perfettamente: il tono della sua ricchezze senza preoccuparsi del futuro di voce, l’enfasi e soprattutto l’utilizzo di un Shitland che, senza di lui, non sarebbe mai appellativo ingiurioso aveva ottenuto l’effetto esistita. Era ora di farla finita con vecchie troie, avide culone, piccoli camorristi, madri snaturate, previsto. I quattro ex-ministri si alzarono e i loro occhi mostrarono il disagio per una situazione padri egoisti, fratelli smidollati. Era ora di inaspettata, di fronte alla quale non avevano rimettere le cose a posto. risposta possibile. Davanti a loro c’era un uomo Kate riunì il governo con l’urgenza che la situazione richiedeva: Carne - ed era suo diritto - nuovo, non l’Ultimo Carne rammollito e un po’ rincoglionito ma il Primo Carne abituato al aveva deciso di assumere pieni poteri, si sarebbe comando e al pericolo. Il tempo della sorpresa assunto l’interim di tutti i ministeri, mandato a permise agli agenti speciali, appena tornati casa buona parte dei cialtroni che stavano per dall’azione contro i cappacappacappisti, dividersi la torta. di circondare - shitgun in pugno - i quattro Con una spavalderia che aveva dimenticato di possedere affrontò lo sguardo incredulo di Carnet. maneggioni. “No, non eliminateli” ordinò Carne “devono “Tornatene a casa, finchè sei in tempo!” inaugurare le nostre prigioni”. “Sei rincoglionito? sai cosa può succederti se...” “Fanculo, mezzasega, togliti dai coglioni!” ora lo “Bravo” mormorò Winnie “era ora!” (Myr) sguardo era diventato duro. Carnet rimpianse di non avere sfruttato i conti correnti ai quali aveva avuto accesso e capì che il Purtroppo... “E anche questa è fatta!” suo gemello stava facendo sul serio. “Sapevo che prima o poi saresti tornato!” “Ci vediamo a Londra, se ce la fai” “Tu la sai lunga, Winnie” “Ce la farò” Winnie, che lo osservava da lontano, mormorò un “Purtroppo sì” finalmente! tra i denti e gli inviò un sorriso prima “Purtroppo?” “Purtroppo.” che Carne entrasse nella sala delle cerimonie. Sul grande tavolo di mogano c’era ogni ben Cos’altro poteva succedere ora, che la banda di di dio e Gwendalyne si stava abbuffando di sorci era neutralizzata? Kate era al suo fianco tutto il commestibile presente. Lady Cophetua e questo gli dava sicurezza, la regina lo aveva stava borbottando qualcosa a Jason che stava decorato, il bario era sotto controllo, i due vecchi prendendo appunti con aria servile. Mirko, non gli avevano messo i bastoni tra le ruote... sdraiato su una chaise longue, guardava dalle tutto sembrava andare per il meglio ma Winnie ampie vetrate tutto quello che un giorno, anche gli era sembrato cassandresco. se gli altri non lo sapevano ancora, sarebbe Kate entrò con passi rapidi nel salone, sembrava diventato suo. molto preoccupata. Non parlò subito, non sapeva Nessuno di loro si era accorto dell’arrivo di Carne da dove cominciare. “Date un’occhiata a queste foto” eppure lui era lì, ad una decina di metri da loro. “Non ci capisco nulla” da alcuni minuti (il grande tappeto di nahavand aveva attutito i suoi passi). Li osservò ancora per “Te lo spiego subito. Monsieur Taffery, che ho conosciuto a Parigi nei giorni in cui il Peacock alcuni istanti e poi 175


“Ho fatto due calcoli. Sulla terra ci sono 6,6 miliardi di abitanti, più o meno. Mettiamo che ognuno faccia circa mezzo chilo di merda al giorno... è una media, a braccia. Bene, questo significa che ogni giorno vengono prodotte circa 4 milioni di tonnellate di merda umana. Non contiamo quella delle bestie, che comunque è enorme, basta pensare ad allevamenti, mandrie, zoo... Diciamo che ogni giorno il mondo dispone di almeno sette milioni di tonnellate di merda, quasi tre miliardi di tonnellate di merda all’anno, che si sedimentano su un milione di anni di merda, che corrispondono all’incirca alla presenza dell’uomo sulla terra...” “Ti prego!” squittì GM. “Beh, mi semba che ce ne sia abbastanza incalzò Colui - Tra breve tutta la Terra sarà solo merda, meglio risparmiare a Shitland questa A Cheriton, sulla costa inglese, e a Coquelles, omologazione finale” vicino a Calais (i due imbocchi del tunnel sotto “E Carne?” la Manica, inglobato da Shitland) due enormi “Eliminarlo sarebbe facile, e anche divertente, idrovore stavano lavorando a pieno regime se non fosse per quel vecchio autista e quel creando, con il materiale aspirato, due grandi commendatore italiano...” colline. Lady Cophetua aveva finanziato il progetto (male “Cosa intendi dire?” “Che loro sono due martfyer” che andasse il materiale estratto avrebbe coperto “... Come noi?” i costi dell’intera operazione) ed aveva affidato “Non fare domande idiote, hanno molto piu la direzione dei lavori a Pandemonium. Il suo credito di noi! Loro hanno lavorato, mentre noi premio, in caso di successo, sarebbe stato la rovina di Carne. Nemmeno loro avevano un’idea ci ingozzavamo di marron glacé inchiappettando giovani muratori o aspiranti fotomodelli” di quali sarebbero state le conseguenze. “E adesso?” (Jason) “Mi sa che adesso verranno tempi duri. Il Fondatore è morto, e non abbiamo più santi in Someboy up there loves me Sul pianeta Schit, in una perfetta rappresentazione paradiso” “Pensi che Carne ci troverà?” olografica dello Yorkshire, i due vegliardi “Anche se citrovasse non potrebbe farci niente. Ti sospesero la loro orgia con alcuni ragazzini sei già dimenticato quando ti ha fatto fuori?” extragalattici approdati sul pianeta in cerca No, certo... un caso da manuale!” di denaro facile. Il grande monitor olografico “Però sei vivo. E sai perchè? siamo a un altro mostrava un vortice molto visibile proprio sulla livello ontologico, rispetto a Carne” zona che noi sappiamo. “Davvero? Non me n’ero accorto” “Sta andando tutto a troie!” disse Grande Merda “Non essere ipocrita, è ora che riveliamo ai lettori “Mah, che vuoi che ti dica, caro... la faccenda la nostra vera identità” cominciava a stufarmi”. “Però è un peccato... quella bella lingua di terra (flack) tra Francia e Inghilterra poteva essere un bel trampolino di lancio...” del SISBO non mi ha ricevuto, per ringraziarmi di alcuni piccoli favori che gli ho fatto, mi ha mandato delle immagini satellitari riprese dai servizi segreti francesi. Il satellite controlla Shitland da parecchi giorni. Ha notato sulla superficie alcune anomalie che lasciano dedurre una preoccupante attività sotterranea” “Fenomeni naturali?” “Naturali o innaturali, non lo sanno ancora, di certo c’è che alcune zone di Shitland cominciano ad ingorgarsi.” “Previsioni?” “Shitland potrebbe venire risucchiata, biodegradabile come è potrebbe sparire in fretta senza lasciare traccia. Tutte il nostro lavoro finirebbe a puttane.”

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Inserto: i Martfyer

I Martfyer sono figure la cui denominazione è stata formalizzata dagli autori di questo blog, ma la cui presenza straborda in tutta la buona e la mediocre letteratura. Si tratta di figure intermedie, a metà strada tra lo scrittore (o gli scrittori) e i protagonisti dell’opera. Ecco quindi che si assiste a tre livelli ontologici, ovvero 1 - il livello di vita reale degli scriventi 2 - il livello metanarrativo dei martfyer 3 - il livello dei protagonisti della vicenda (livello che, nel, caso presente ne include molti altri, non ultimo questo presente, di osservazione dei tre livelli da un ulteriore livello “esterno”.Questo post quindi è a un livello ontologico suo proprio, che lo differenzia da tutti gli altri post e probabilmente da tutti i testi contenuti nel web pur essendo parte integrante del romanzo “Forever Carne”). Comunque, tornando ai Martfyer, va detto che essi hanno un ruolo di orientamento, oppure di manleva di responsabilità agli autori, o ancora la personificazione di istanze psicologiche, mentali o animiche che gli autori non vogliono inserire direttamente nella vicenda ma servirsene solo come inclinazioni od orientamenti. Winnie e Breviglieri erano già stati evidenziati come personaggi cui era afidato il ruolo di custodi di tutti quegli aspetti esoterici, nascosti, irrivelati della saga di Carne. Il loro ruolo di Martfyer era evidente. Ora si disvelano altri due figuri, dichiarandosi anch’essi ad un altro livello ontologico della vicenda. Tra l’altro questo livello viene collocato sul pianeta di Schit, luogo della protogenesi carniana, scenario di quelli che Derek ha definito “i frammenti” e antonomasia di una topologia mitica. E’ evidente che si cambia registro, tenendo sempre presente le ultime indicazioni del Fondatore, ovvero la sintesi anale, e - da ultimo - l’analogia Carne-CarnetForever Carne con la trilogia dell’Alighieri. Si impongono quindi i presupposti per un epilogo traslitterato, cosmico, celestiale, paradisiaco, ermeneuticamente rilevante, epistemologicamente significativo ed euristicamente appagante, che non trascuri i profondi significati che possono scaturire declinando la spirale ontologica che avviluppa il racconto.

(Mother Mary can bless you all) (flack)

commento:

Derek Contro Tutti ha detto...

...”non ultimo questo presente, di osservazione dei tre livelli da un ulteriore livello “esterno”...

Non a caso, in un recente post su di un altro blog appare un riferimento al principio di indeterminazione. Da un livello esterno, geometricamente improprio, leggiamo: O misura simultanea di due culi accoppiati, che come posizione e momento o energia e quantità di merda, non puoi essere compiuta senza un’ incertezza, ineliminabile! O coppia di galusci canonicamente coniugati! O culo quantistico, ricco di fluttuazioni! Ti amo, atomo di culo, ti amo neutrone di culo. Si impone quindi una rilettura dei facta?

E quindi si capisce che è tutt’altro che una quisquilia

Perchè in questa nuova prospettiva diviene chiaro anche lo sforzo di Carne come di un individuo che vuole emanciparsi e trascendere la propria natura. Come tutti gli eroi dei poemi epici tende a diventare immortale, non tanto a dimostrare, quanto a mostrare come un uomo comune possa varcare la soglia del mito, agire e guadagnarsi gloria in territori non abituali e avvicinarsi al suo Sè superiore “interno”. Avvicinamento che progredisce in ragione di quanto questo Sè si contrae nelle sue forme eteroreferenziate (il Fondatore). In effetti il problema della trascendenza in Carne e della metafisica delle trasformazioni contenute nella vicenda non è stata ancora affrontata, e direi che forse se ne avro voglia prima o poi lo tratterò. La presenza di un Fondatore latitante, apparentemente assente e distratto, che fornisce indicazioni criptiche e che impone soluzioni capricciose, è quanto mai simile alla visione che hanno del Creatore molte persone che si sono dissociate dalla catechesi pur non perdendo la dimensione spirituale. L’ulteriore notizia della morte del Fondatore non può non stimolarci un’associazione di idee con la Morte di Dio di cui parla Nietzsche,

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tant’è vero che Wittgenstein neppure pensa più di argomentarci sopra, il che suona come un consenso, anche se immagino che nè Emanuele Severino ne Heidegger sarebbero d’accordo. E’ una scelta obbligata, quindi, quella di affrontare il problema delle vere istanze, delle vere missioni. E’ il momento terribile di Shiva il distruttore, un momento in cui occorre calare le maschere ed offrire il volto a quella parte di verità che possiamo permetterci. E’ più che mai evidente che occorre spostare l’asse del racconto da un piano epistemologico ad uno ontologico, in cui il superuomo Carne taglierà tutti i ponti alle proprie spalle per decidere alfine qual’è la sua vera natura. IL RIFONDATORE (flack)

Parliamone

Non dobbiamo ricambiare le ingiustizie, né fare del male a nessuno, qualsiasi cosa gli altri facciano a noi Platone, dialogo con Critone “Possibile che questo ragazzo non abbia ancora capito?” “Non ha ancora capito, ma la colpa non è sua.” “Nostra?” “Nostra. Lo sai benissimo. Un giorno gli facciamo fare il sommozzatore, il giorno dopo il guerriero, poi lo confondiamo con lusinghe sessuali, poi ancora lo decoriamo per cose che non ha fatto... se non abbiamo le idee chiare noi come vuoi che le abbia lui?” “E’ possibile che ci si sempre la responsabilità di qualcuno? le cose succedono, punto e basta.” “Le cose succedono punto e basta? Ma sei rincoglionito? Le cose le abbiamo fatte succedere noi!” “Quindi secondo te se Carne non capisce la colpa è nostra!” “Nessun dubbio su questo.” “Non ti sopporto più. Era meglio quando c’era il

Fondatore.” “Nostalgia... non me lo aspettavo da te. In questa storia ci sono morti risorti. se proprio ne senti la mancanza fai tornare anche lui, le possibilità le hai.” “Bravo! Stiamo cercando di ridurre il numero dei personaggi e tu vuoi mantenere le cose come stanno... ho paura che questa storia non finirà mai.” “Non sarebbe male, questo ci garantirebbe una vita lunga.” “Si trattava di un accenno metaforico...” “Adesso spiegami cosa vuole dire accenno metaforico.” “Ignorante!” “Lo chiedevo per i nostri lettori che degli ultimi tre capitoli non ci hanno capito un cazzo.” “Fanculo! Nel prossimo capitolo cerco di eliminare anche te!” (Myr)

Dialoghi 2

“Cosa sta succedendo?” “Non chiederlo a me, non ci sto capendo niente.” “Ma noi ci siamo ancora in questa storia oppure no?” “Io suggerirei di fare le valigie.” “Per andare dove?” “In un altro posto o in un’altra storia. Un po’ come quando in uno studio stanno girando un film e in quello di fianco un altro. Tu esci dal primo ed entri nel secondo e passi da un film di fantascienza a una commedia e devi fare finta di essere pronto per una festa in maschera. Come alternativa te ne puoi tornare a casa.” “Il casino è che noi non abbiamo una casa...” “Dettaglio insignificante. Cerchiamone una.” “Dove?” “Lontano da qui.” “Ci troveranno.” “Impossibile. Non sanno neppure che esistiamo.” “Hai ragione, per giunta stavano per mettere tutti in cassa integrazione...” “Sei convinto?” “Adesso sì.”

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Il colloquio era stato registrato dai servizi francesi ma neppure loro sapevano a chi appartenevano le due voci. Kate chiese a Taffery di indagare ulteriormente. “Purtroppo bisogna eliminarli.” “Non c’è dubbio, altrimenti questa storia si complica ancora di più.” “Non sarebbe meglio prima sapere chi sono?” “No. Se lo sapessimo potremmo ripensarci.” “Ma questa è l’ultima volta, vero?” Carnet era stufo di sembrare un rammollito, la sua copertura aveva funzionato sempre e la sua doppia vita cominciava a pesare troppo sulle sue spalle. “Speriamo.” Nelle sue risposte GM era sempre sibillino. Non aveva mai parlato a Carnet dei suoi progetti per il gemello. (Jason)

3-3, per pareggiare i conti

“Ci serve un lasciapassare.” “Ci servirebbe.” “Ci servirebbe se.. invece ci serve perchè.. questa è la differenza.” “Tu vuoi che vada da lui, è l’unico che ci può aiutare.” “Non pensare più a quello che ti ha fatto, ora ci serve.” “Facile per te, avresti dovuto esserci tu al posto mio!” “Non avrei mai potuto, sono un uomo.” Lui era davvero un bastardo. Carne ricordava bene tutta la storia, di quando aveva trovato migliaia di files su Kate+pandemonium+porno... Ma ora lui controllava i due scarichi di Shitland: A Cheriton, sulla costa inglese, e a Coquelles, vicino a Calais (i due imbocchi del tunnel sotto la Manica, inglobato da Shitland) due enormi idrovore stavano lavorando a pieno regime creando, con il materiale aspirato, due grandi colline. Quelle erano ormai le uniche due vie di fuga ma la direzione dei lavori era stata affidata a Pandemonium e il suo premio, in caso di successo, sarebbe stato la rovina di Carne. Come avrebbero potuto convincerlo a rinunciare al premio?

Kate e Carne raggiunsero il gorgo più vicino e si lasciarono risucchiare. Le due idrovore erano tarate su uguali potenze così Kate andò da una parte e Carne dall’altra. Fu una fortuna per Carne finire su Merde (questo il nome della collina su terra francese) dove fu scambiato per un cameriere di colore del palazzo presidenziale, anzichè su Shit dove Pandemonium stava controllando i flussi. Erano di nuovo divisi dalla sorte. (Jason)

Keystone

Venkmann era un po’ in imbarazzo. Che lo cercasse proprio Pandemonium in persona, dopo che lui l’aveva abbandonato davanti al Titty Twister, e anche dopo la figuraccia d Wanfalgurbjan, gli sembrava strano. Lo fecero passare attraverso la grande sala controllo degli scarichi di Shitland. Un paio di tecnici ucraini controllavano pigramente il flusso incostante delle pompe merdovore. Pandemonium si era fatto allestire un piccolo ufficio a fianco della cabina di controllo. Dalle vetrate si poteva vedere un bel tratto di costa: ormai Shitland era tornata ad essere un isola, erosa ai lati con progressione inesorabile. “Siediti, Venk - disse Pandemonium in modo affabile - Un drink?” Pandemonium conosceva i gusti di Venkmann e mise sul tavolo una bottiglia di tequila senza bicchieri. Venkman svitò accuratamente il tappo e trangugiò una quindicina di sorsate, poi disse: “In cosa posso... ehm, servirti, Santanico?” “Devi prendermelo vivo, e portarlo qui” “Ancora Carne, vero? Ma cos’ha che ti interessa tanto, quell’uomo?” “Bisogna che non arrivi all’Helleborus. In tutta questa faccenda tutti si sono dimenticati di quella maledetta pianta, eppure è lì, tutta la chiave del marchingegno” “C’è da fare del grano?” chiese Venkmann con lo sguardo disabitato. “C’è molto di più. Dentro quella pianta c’è un enzima, il CDC69, che risolverebbe in un colpo un bel po’ di problematiche di questa storia” 179


Venkmann guardava Pandemonioum con lo sguardo sempre più vuoto. Lui non sapeva un cazzo delle problematiche di questa storia. Era morto già un paio di volte e si era ritrovato vivo. Tutto qua.Per la verità una volta era stato suo figlio, quando era socio di Jason, ma Venkmann è sempre Venkmann. “Morto o vivo, padre o figlio, se c’è da sparare e da fare del grano, sono qua” pensò. “...questo enzima, - continuò Pandemonium assunto per via anale agisce a livello genetico e trasforma i cromosomi razziali. Trasforma i neri in bianchi. Ci sono degli studi che dimostanoo che la razza umana in origine era nera. Siamo partiti tutti dall’Africa. Capisci, Venkmann? Un pianeta di fottuti negri. La cosiddetta razza bianca è venuta fuori nell’epoca lemurica, assumendo l’Helleborus. Hai capito?” Venkmann non aveva mai sentito parole come “enzima” o “cromosoma” e pensò che Pandemonium infilasse nel discorso delle parole straniere per incuriosirlo. Quanto ai neri che erano diventati bianchi pensò subito a Michael Jackson e si concentrò sulle parole di Dirty Diana. “Vai avanti, Santanico. Quanti sono questi negri a cui dobbiamo fare il culo?” “No, non si tratta di questo, maledetto idiota. Bisogna che Carne non metta le mani su quella pianta. La Fuller conosce il segreto, forse ha anche la spilla. Il giorno che Carne dovesse finalmente scopare quella donna, lei gli rivelerebbe tutto, lui prima o poi arriverebbe all’enzima, e diventerebbe identico a quel gagà di suo fratello. In pratica si realizzerebbe quella famosa sintesi anale”. Venkmann pensò che si trattasse di un giro di film porno in cui due gemelli facevano sesso anale con la Fuller. Non capiva cosa c’entravano le spille e le piante, ma sapeva che la gente ha ogni genere di perversione. Pensò alla Fuller che faceva sesso con una spilla e si eccitò, ma solo un po’. “Gran fica. Dobbiamo far fiuori anche lei?” disse Venk. Pandemonium ebbe come un moto di sconforto. Come avrebbe potuto spiegare a Venkmann che

l’Helleborus aveva anche la proprietà (scoperta dall’Ordo Merdiensis) di modificare il livello ontologico delle persone? Come avrebbe potuto dirgli che con l’Helleborus, o meglio con l’enzima CDC69 lo sesso Venkmann avrebbe potuto avere lo stesso statuto ontologico del Fondatore? Come avrebbe potuto spiegargli che lui, Pandemonium, sapeva quelle cose da oltre cinquemila anni, e che la aveva ascoltate direttamente dalla voce del dio Seth? “Li voglio vivi, vivi! Hai capito Venkmann?” “Tutto chiaro” disse Venkmann, che aveva capito che Pandemonium li voleva vivi. (flack)

Flashback

Il vecchio Timothy Graham Fuller aveva convinto sua nipote che per fare la salsa ci vuole una pianta che cresce solo a Londra... si chiama ... Shit Tree (Helleborus Foetidus, ndr)... quando la spezzi, dai rami esce un liquame scuro e puzzolente... In realtà non era ancora arrivato il momento di spiegarle che il suo interesse non doveva essere per la salsa e le azioni della Pea & Lerrins in suo possesso. Lui stava per andarsene e Kate avrebbe dovuto capire da sola quale era la misteriosa qualità della pianta e avrebbe dovuto imparare a servirsene nel momento giusto con la persona giusta. Il vecchio Timothy Graham Fuller aveva provato su sè stesso la pozione ed aveva deciso di portare nella tomba il segreto: le due nature del suo animo si erano scisse a tal punto che persino il suo aspetto ne era stato trasfigurato, la sua pelle aveva addirittura cambiato colore, il suo carattere caricato di un’aggressività spiacevole, i suoi stimoli erotici azzerati... Da uomo previdente aveva però messo a frutto la sua esperienza con le piante velenose di quando era capo giardiniere ai giardini di Kew e aveva preparato un antidoto. Al momento giusto lo aveva trangugiato e la sua parte più mite era ricomparsa ma con essa il desiderio di riappropriarsi di nuovo dell’altra parte, che a lungo andare avrebbe sopraffatto la prima. Fu proprio con quella certezza che

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decise di andarsene, con i suoi novantasette anni nessuno avrebbe pensato al suicidio. (Myr)

Confusione

Da tempo Carne utilizzava la pozione, l’aveva provata la prima volta a Camberwell Green, quando un ramo spezzato di H.F. aveva ferito Kate. Aveva assaggiato il liquame, poi aveva preso un goccio del miracoloso sciroppo che il vecchio Fuller aveva consegnato a Kate prima di andarsene. Da quel momento in poi aveva sempre utilizzato, all’insaputa di tutti, la linfa di H.F. poi lo sciroppo, poi la linfa e così via, una vera e propria dipendenza. Non capendo un cazzo (come al solito quando succedeva qualcosa di insolito) stava utilizzando l’antidoto come pozione e la linfa/pozione come antidoto. Il risultato, a lungo andare era lo stesso. Era nero, poi tornava bianco, poi nero di nuovo... e così via anche per l’aggressività, gli stimoli sessuali... Era anche per questo che pochi sapevano che lui era nero (nero, pensava lui di se stesso come colore originario senza sapere di essere bianco, modificato dalla dose di linfa che lui pensava essere l’antidoto...) Insomma, come abbiamo detto prima non ci capiva più un cazzo. Era anche per questo che anche chi lo conosceva bene era confuso, spesso lo confondeva con Carnet non solo per il suo aspetto esteriore (confusione che del resto aveva tratto in inganno anche il vecchio psicoanalista). Ai piedi della Colline de la Merde Carne aspettava uno spacciatore tunisino. Era rimasto senza linfa e ne aspettava un’altra, del tutto diversa ma - gli avevano assicurato - di ottima qualità. Non c’erano alternative, quindi bisognava provare anche questa. Inghiottì le ultime gocce dell’antidoto e ridivenne bianco un’altra volta. (Jason)

A Whiter Shade of Pale

Il problema, o almeno quello che sembrava un problema, era che non solo Carne stava diventando bianco, ma tutto intorno a lui assumeva gradatamente un biancore smagliante,

tanto che progressivamente scomparivano i contrasti e i confini tra le cose. Tutto bianco, come pagine ancora da scrivere. Per uno abittuato a vivere nella merda, la sensazione era paradisiaca, ma gli provocava una gioia quasi insopportabile, dolorosa, specialmente nella zona perianale che sembrava essere la sorgente della luminosità. Nel baglior freddo e asettico simile al mare di latte attraversato da Gordon Pym, Carne ebbe appena il tempo di vedere la faccia del tunisino trasfigurare, e trasformarsi nell’amichevole volto di Winnie, un attimo prima di dissolversi nell’albedo totale in cui tutto era immerso. La voce del Rifondatore, dal nulla, gli disse: “Quello che hai assunto è un concentrato di Helleborus con una concentrazione di CDC69 che supera di molto le soglie tollerabili. Praticamente un’overdose. Ti troverai a saltare di due o tre livelli ontologici... dipende da quanta te ne sei fatta. Stavolta, se ammazzassi tuo padre, morirebbe veramente, e senza appello. Potresti addirittura arrivare in casa di Myrddyn o di Derek e sparare un colppo di Shitgun a quegli stronzi. Adesso hai finito di giocare, adesso hai davvero il libero arbitrio. Carne, sei nella Merda”. (flack)

Cogito ergo.

Con gli occhi chiusi per sfuggire all’abbagliante bianco Carne non si accorse che tutto era diventato nero o forse sì, ma preferiva pensare il contrario. “Che schifezza mi ha dato questo tizio?” mormorò mentre pensava che difficilmente in vita sua aveva gustato una simile delizia. Questa alternanza di pensiero era frutto di quella sinusoidale varianza del suo aspetto e del suo carattere. Non fosse stato per quel posteggiatore abusivo che pretendeva di essere il rifondatore, per la sua voce cruda e rozza che gli trapanava i timpani con una massa di cazzate incomprensibili, ebbene, quella sarebbe stata un bella mattina. Non vedeva per quali motivi avrebbe dovuto sbarazzarsi di un certo Myrrdyn

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che, tra l’altro non conosceva nemmeno, e di un tale Derek che gli sembrava di avere conosciuto in un buon ristorante parigino di cui ora non ricordava il nome. Questi due non dovevano essere eliminati perchè la loro sopravvivenza era predeterminata prima della loro nascita, altro che libero arbitrio! Possibile che tutti quanti, compreso questa testa di cazzo di millantato rifondatore, cercassero di attribuirgli delle responsabilità quando il suo ruolo era stato deciso almeno 5000 anni prima? Fanculo! Aprì gli occhi. La collina aveva il suo colore, quella nuance di marrone che usualmente assume la merda dopo alcuni giorni di esposizione all’aria e alla luce. Le sue mani, e molto probabilmente anche le altri parti del suo corpo, erano bianche, quella tonalità di bianco che ha la pelle degli inglesi. Era bianco, anglosassone, protestante, un vero wasp, e come tale membro di diritto di uno dei gruppi più privilegiati e più influenti della società, ovvero un cittadino non appartenente a nessuna delle tradizionali minoranze, tantomeno a quella afro. Ora, doveva affrontare la realtà, sempre che da qualche parte ci fosse davvero perchè in prima istanza il concetto di realtà è intrinsecamente legato all’ontologia, cioè alla disciplina filosofica che si occupa di ciò che esiste. Un problema tipico dell’indagine ontologica può essere formulato come segue: cosa si intende quando si afferma che “una cosa esiste”? “Cartesio è il mio salvatore!” pensò subito dopo... (Myr)

Testa o croce?

Bisognava andare avanti. La prospettiva cartesiana ovviamente non durò che lo spazio d’un mattino. Pensò: “con quale diritto assumo il mio pensare come dimostrazione della mia esistenza? Il mio pensare potrebbe essere pura illusione, potrebbe essere una captazione di pensieri d’alri, una semplice risonanza, potrebbe benissimo non essere reale”. Neanche Shopenhauer si mostrava adatto all’uopo. “Se

il mondo è una mia rappresentazione - pensò Carne - devo assumere che l’occhio con cui lo rappresento è l’unico ente reale, dotato di uno statuto ontologico differente da tutto il resto... Che presunzione antropocentrica del cazzo! Gli sfuggivano, però, in quel momento, (in cui era proprio al bordo della prospettiva solipsista), tutte le considerazioni degli altri filosofi, gli sfuggiva la differenza tra le categorie aristoteliche di eidos e ulé , tra i kantiani noùmeno e fenomeno, per non parlare delle differenze tra essenza ed esistenza evidenziate da Heidegger. Come tutti i cretini moderni si era affezionato a Cartesio e a Laplace, gente capace di tirar fuori conigli dal cappello, con la peculiarità di averceli messi dentro poco prima... Comunque bisognava andare avanti. L’essenza di Carne era qualcosa di eterno, ma la sua esistenza dipendeva da da Myrddin, da Derek, Da Klaus, Dal Rifondatore, forse da Grande Merda e Colui (ma a un altro livello ontologico), forse da Pandemonium, del quale il livello ontologico non era chiaro. “Se almeno potessi dare una bella ripassata a Kate...” pensò,mentre procedeva in un paesaggio qualsiasi. (flack)

l’uomo dell’uovo

In sostanza Carne era solo, doveva porsi domande e darsi risposte alle quali avrebbe dovuto credere oppure no. La prospettiva non era delle migliori ma, malgrado alcune supposizioni, Carne aveva il grande vantaggio di non pensare e, nelle rare eccezioni, di farlo per tempi brevissimi. Uomo d’azione, aveva bisogno di obiettivi e, quando necessario, di filosofie semplici, di illusioni, di conigli estratti dal cilindro. In sostanza era poco più di un bambino, capiva solo quello che capiva, prediligeva mosse tattiche, senza sapere cosa fossero, a progetti strategici perchè il tempo delle attese, per lui, era tempo sprecato. Dovendo scegliere tra l’uovo certo ed una gallina possibile, non aveva dubbi. In termini di filosofia spicciola era sicuramente

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meglio attribuire agli oggetti del pensiero un’esistenza indipendente dal pensiero stesso... ma continuare su questa strada ci porterebbe lontano mentre tutto quello che stava avvenendo era lì vicino, a poche miglia marine c’era di nuovo la costa inglese. E non dimentichiamo che nel frattempo Shitland, anche se ormai non interessava più a nessuno, si stava sciogliendo mentre tutti i progetti che la riguardavano stavano andando in fumo. “Vuoi del fumo?” il tunisino era di nuovo lì, non se ne era mai andato. (Jason)

Tutti i colori della Merda

Mentre Carne stava seduto su una montagnola di merda, assorto nei pensieri filosofici di cui sopra, Carnet, spinto da un insolito impulso a agire entrava in una cartoleria di un quartiere periferico di Dunkerque. “Ha una scatola di Pongo?” disse” la vorrei con dodici colori” “Prego signore, ecco, sono 6 euro e 50” “Grazie...” “Lo scontrino, signore.” “Ah, sì, grazie... buona giornata.” “A lei, signore.” Carnet andò a sedersi in un piccolo caffè poco distante, ordinò un Ricard e cominciò a spacchettare il Pongo. “Io sono il marrone.” Prese tutti i candelotti e iniziò scaldandoli con le mani. Poi, lentamente, li incorporò uno nell’altro. Ogni tanto si annusava le dita, e antiche memorie parevano emergere. Impastò la massa per una mezz’ora, in uno stato di pace meditabonda. La palla aveva preso un colore grigio verdastro, era tiepida del suo tocco. “Io sono il marrone, e sono ancora qui dentro. Ecco il Caos, ecco la sintesi, ecco il Principio. Entropia... Carne!” chiamò col pensiero “Vieni, giochiamo a fare i vermi di Pongo” (Derek)

Sintesi, sintesi, e ancora sintesi “A quanto lo metti?”

“Otto al grammo” disse il tunisino guardandosi intorno circospetto “Cazzo, è caro!” “Ok, tieni, dammi quello che vuoi” Gli parve strano. Prese il pacchettino e mise una banconota da cinquanta nella mano del tunisino. Saranno stati quattro grammi. Il tunisino sparì rapidamente dietro a una montagnola marrone. Carne non aveva cartine, decise di fare uno svuotino con una Winston che gli era rimasta in tasca. Ma appena aprì l’involto si mise all’inseguimento del tunisino. Quel manigoldo lo aveva truffato: nell’involto c’era una pallina di Pongo. (flack)

Sulla via del ritorno

Carne sapeva che non tutto quello che luccicava era oro e quindi che tutto quello che sembrava pongo poteva non esserlo, infatti il marrone era ancora lì dentro o così almeno qualcuno pensava. Ora però doveva attraversare il canale. Prima di pensare doveva - come aveva detto un vecchio architetto molto tempo prima - osservare. con umiltà e senza dare niente per scontato, guardare con curiosità per scoprire ciò che si cerca, o semplicemente quello che accade. “Senza dare niente per scontato?” si chiese. Doveva attraversare il canale e ora aveva capito come fare. Si incamminò, leggero e veloce, senza nemmeno bagnarsi la suola delle scarpe. A Parigi, negli uffici della sicurezza nazionale, M. Taffery stava guardando trasecolato le immagini riprese in tempo reale dal satellite: un uomo stava attraversando a piedi il Canale della Manica. Cercò subito di contattare Kate ma il suo numero era occupato. Non appena ebbe riagganciato il telefono suonò. Era Kate. “Cosa succede?” “Dove?” “Il canale” “Ti stavo chiamando per lo stesso motivo” “E’ ghiacciato anche dalle tue parti?” “Non lo so, volevo solo dirti che c’è un uomo che sta attraversando la Manica a piedi.” “Avrà freddo...” 183


Carne aveva freddo ma sapeva che il freddo non lo avrebbe fermato. Il suo pensiero andò a quando la breve notte di Schit calò gelida sulla brughiera senza riuscire a bloccarlo. (Myr)

Sempre più dura

Carne aveva capito l’essenza del messaggio del vecchio architetto e con due più due aveva fatto quattro, un risultato solitamente straneo alle sue capacità di produzione di pensiero astratto. In qualsiasi modo ci fosse arrivato c’era arrivato. Il bario. L’acqua. Bario più acqua uguale a quasi quattro. Acqua? Fuochino. Acqua salata? Fuoco! I nitrati disciolti nell’acqua avevano innescato una forte reazione endotermica che aveva prosciugato l’intero Canale della Manica del suo calore trasformando tutta la superficie in una spessa lastra di ghiaccio, una specie di ponte tra le due coste. Carne aveva freddo e il freddo lo rallentava ma sapeva che il culo che aveva avuto non sarebbe durato a lungo, prima o poi il ghiaccio non sarebbe durato a lungo perchè la corrente del golfo, insolitamente calda per il periodo invernale, stava già sciogliendone la parte occidentale. La costa di Dover era davanti a lui ma senza punti di riferimento Carne non riusciva a valutarne la distanza. Socchiuse le palpebre per mettere a fuoco un puntino nero che sembrava muoversi... si muoveva... si stava avvicinando, velocemente. Una motoslitta! Era salvo... Salvo? Chi stava guidando? Uno dei suoi (pochi) o uno dei loro (tanti?). Gli svolazzanti capelli di Kate (li conosceva bene) lo tranquillizzarono, ora sapeva che ce l’avrebbe fatta. Questa sensazione non durò a lungo, la motoslitta lo superò e proseguì verso la costa francese. Era solo di nuovo, perchè? (Myr)

Nostos alghèia

Raccolse le sue forze e proseguì. Il ghiaccio si

stava sciogliendo. Durante il tragitto incontrò quello che restava di Shitland: un’isoletta di non più di un kilometro quadrato, con sopra un’ultima costruzione, una dependance del palazzo presidenziale. La terra era ormai esigua, ma quell’ultimo lembo non era più raggiungibile dalle pompe merdovore, e resisteva pervicacemente in mezzo al mare. Carne fece qualche passo sulla spiaggia, poi entrò. “Mi stavi aspettando?” “Da molto tempo” “Hai fame?” chiese Kate. Lui non rispose (era ancora incazzato con lei perchè non lo aveva fatto salire sulla motoslitta). Lei uscì, andò verso il mare, Carne la seguì. “Lo avevamo detto che questo fiume sarebbe diventato un mare” disse stringendosi a lui. Ma lui guardava lontano, forse indietro, verso i bastioni del passato. “... e i nostri nipoti giocheranno con le onde, gli gnu torneranno all’ovile e...” Un frullo d’ali interruppe la frase. Una cutrettola aveva nidificato in soffitta. FINE (musica: a watermelon in easter hay, Frank Zappa) (flack)

Yorkshire connection

“Rivoltante” disse Grande “Cinico!” gli rispose Colui “Mi avevi promesso che sarebbe morto” “un giorno o l’altro lo farà” “Ma forse io non ci sarò più, a gustarmi la scena!” “E’ nel ciclo delle cose, sei suo padre” “E da quando tu rispetti il ciclo delle cose?” “Mi sono convertito all’Ordo Merdiensis” “...Tu?” (flack)

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The Egg

“Allora, hai fame?” ripeté Kate. “Va bene, dammi da mangiare”, disse Carne di Culo. “Sì” disse lei, e aprì la grande credenza. “Un uovo, Carne di Culo, un uovo per te” disse lei, e i suoi occhi brillavano come stelle lontane. Il silenzio d’intorno era rotto solo dal fischio del vento tra le dune cosparse di cespugli secchi. Il mare in distanza alzava piccole gelide onde rabbiose. Carne prese l’uovo, si calò i calzoni e se lo ficcò nel culo. “Sono stato tuo, per tutto questo tempo” disse Carne di Culo. “Lo so” disse lei. “Restituisci a Carnet il portauovo d’argento”

FINE (Derek)

Continua... C’erano voci false che giravano su internet, sembrava - a creder loro - che la storia fosse ormai finita. La parola fine era stata detta alcune ore prima in Italia ma non sulle gelide acque della Manica.

In effetti...

... ForeverCarne è finito. Ma chi può dire che cosa sta succedendo sul piccolo circuito di Lydden Hill (Wootton Canterbury Kent CT4 6RX)? Quali piccoli segreti si nascondono tra le pieghe di una comunità apparentemente unita? Chi sta per sperimentare cosa? E dall’alto di una posizione ormai consolidata di saggio, chi gioca con la vita di altri, inconsapevoli marionette? Forse alcune risposte verranno, altre no, ma dopo la Trilogia si apre un nuovo scenario. Una nuova generazione preme per sapere, per partecipare, per fare le proprie esperienze, financo per sbagliare. E’ la SHIT GENERATION. Presto con un suo Blog! (Derek)

Fine?

“Non hai ancora capito? E’ finito, finito, finito.” “Avevo ancora un sacco di cose da fare...” “Potevi farle prima, perchè non le hai fatte?” “Perchè ne stavo facendo delle altre, non mi sono mai fermato un attimo.” “Così impari a individuare le priorità, senza sprecare il tuo tempo.” “Merda!” “Appunto! Potevi occuparti d’altro...” “E io ora cosa faccio?” “Puoi cominciare a scrivere le tue memorie...” “Come se fossi in pensione?” “Sì. Lo sei.” “Mi state buttando via.” “Esatto, non servi più.” “Per una frase del genere potrei suicidarmi...” 185


“Non male, potrebbe essere la soluzione.” “Fanculo.” “Strana coincidenza!” pensò Carne che cominciava a capire che era davvero la fine. “Tutto per colpa di quella testa di cazzo!” aggiunse tra sè e sè. (Myr)

La sentenza

Fine. L’ho scritto io, poi l’ha scritto Derek, poi l’ha scritto anche Myr, anche se col punto interrogativo, ma questo è contenuto nel suo dna, che ha appunto un cromosoma a punto interrogativo. Comunque in qualità di Rifondatore mi arrogo, dopo che l’hanno scritto tutti, di decretare la fine della saga carniana. Questo, solo per esigenze editoriali: New American Library a New York, Faber&Faber a Londra, Gallimard a Parigi, volevano assolutamente il manoscritto entro il 25 gennaio. Ecco dunque, ontologicamente parlando, la vera esigenza che ha determinato la fine. Ovviamente per i nostri lettori il diverimento continua su: Shit Generation, ovvero: I Figli di Carne (già pronto, su un nuovo blog) “forse non è finita” disse forse Carne

(flack)

Forse.

“Il Rifondatore ha scritto forse due volte. Ci sarà una improbabile possibilità?” pensò Carne. “ No!” tuonò la voce. (Myr)

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LIBRO IV

THE SHIT GENERATION

LIBRO IV THE SHIT GENERATION

Da qualche tempo la nostra vicenda ha subito un reset, declinandosi in una affascinante storia inglese. Riprendono i toni nebbiosi che hanno caratterizzato le pagine più belle della Saga di Carne: l’epopea londinese di Carnet. Ma chi volesse scorgere qualche riferimento a Conan Doyle o ad altri classici anglosassoni, spingendosi financo a Dickens o a Conrad, resterebbe deluso. I nostri narratori preferiscono non competere su territori ove altri hanno già dato il meglio!

Come va?

“Non va un tubo”, disse Larry. “non si riesce a fargli prendere giri, cioè, anzi, li prende ma poi si siede. No, cioè è un casino, da fermo va su regolare, andando si spegne.” “E’ magro di carburazione”. Jenny stava seduta sullo steccato e come al solito sentenziava. Ma se lei diceva che era magro di carburazione voleva dire che lo era, magro.

“Jenny la sa come il diavolo” disse Nigel tirando fuori la testa dal cofano “di più, come mia madre quando ti spiega la ricetta della torta di mele, accidempoli. Jenny, sei una pizza!” “Humpf!” fece lei tirando fuori dieci pollici di lingua, “affari vostri, ragazzi. Io vado a casa” Saltò giù dalla sbarra e si allontanò verso il parcheggio col mento per aria e i capelli indorati dall’ultimo sole del pomeriggio. (Derek)

Verso le tombe

Amy Doran, 23 anni, la direttrice del Lydden Hill, guardava da lontano il suo circuito. Guardava e sognava, sognava di essere nella terra dove la sua famiglia aveva radici profonde, l’Irlanda. In particolare ricordava la tomba di Knowth (in un prato della Doranland, a due passi da Newgrange) la cui particolare forma le ricordava una delle due colline gemelle che aveva visto a Dover e a Calais poco tempo prima. Sin da bambina le avevano detto di stare alla larga, di non avvicinarsi troppo all’imbocco 187


perchè... I perchè ogni volta erano diversi ma non ce ne era mai uno tranquillizzante. Avessero ragione o no, non c’era nessun bisogno di approfondire la sua curiosità. C’era sicuramente sotto qualcosa! ma ora ormai era una donna... “Vieni con me questo fine settimana?” “E il circuito?” “Piove a dirotto e abbiamo sospeso le corse” “Si potrebbe fare, dove hai intenzione di andare?” “In Irlanda, a Newgrange poi a Knowth, voglio vederci chiaro, questa volta...” “Ma non dovevi andarci per il solstizio di inverno?” “Stavo male, ma non aspetterò l’estate, vogli andarci subito” con Kate si sentiva più sicura. “Ok, andiamo.” (Myr)

Peggy è arrabbiata

Larry e Jenny stavano tornando a casa. Dal Jukebox di King Roy usciva la scatenata musica di Jerry Lee Lewis, i ragazzi sedevano nelle loro Chrysler 300D. “Peggy è arrabbiata” disse Jenny “Con me?” “Sei il solito egocentrico. Pensi che tutto il mondo giri intorno a te” “E allora con chi, è arrabbiata?” “E’ arrabbiata e basta. Siete voi uomini che dovete sempre essere arrabbiati con qualcuno. Le donne possono anche essere arrabbiate e basta”. “E’ per le mestruazioni?” “Sei... un idiota!” disse Jenny con gli occhi che le lacrimavano per la rabbia. Era il 9 settembre. Il Presidente Eisenhower aveva appena firmato la Risoluzione Unita 170 del Senato, promuovente il concetto di un’Unione Atlantica federale. Il sondaggista e tesoriere del Comitato dell’Unione Atlantica, Elmo Roper, successivamente aveva pronunciato un discorso, intitolato The Goal Is Government of All the World, nel quale dichiarava: “Per questo appare evidente che il primo passo verso il Governo Mondiale non potrà essere compiuto fino a quando non avremo progredito su quattro fronti: economico, militare, politico e

sociale.” (flack)

Autumn Departures

Era una bella sera d’autunno, di quelle limpide e ventose. I ragazzi parcheggiarono davanti all’Happy Hour. Il juke box sparava It’s Now Or Never, l’ultimo successo di Elvis. Tutti ordinarono una Pepsi e qualcuno volle anche una fetta di torta di mele. “E’ vero che parti, Peggy?” chiese Larry “Diciamo che mio padre mi spedisce fuori dalle palle” “E dove ti spedisce?” “In Italia... abbiamo dei parenti, credo” “Splendido! Degli zoticoni mafiosi che abitano in palazzi antichi con le lenzuola stese!” disse Nigel Tutti risero. “No, - disse Peggy - hanno un albergo in una piccola città di mare” “Allora troverai sicuramente un pescatore che ti porterà in barca e ti canterà Malaguena accompagnandosi con la chitarra” “Nigel, quelli di Malaguena sono spagnoli. In Italia cantano O’ sole mio” “Quanto stai laggiù?” chiese Larry “Ma quanto interessamento!” interruppe Jenny “Scrivetemi. l’indirizzo è... - cercò un biglietto nella borsetta - Pensione Belvedere, via Garibaldi 14 Viareggio, Italy” (flack)

Reality, Onions,Comics, Onthology

“Checazz... Che cosa diavolo stai cercando di fare?” “Semplicemente ricreando condizioni diverse al momento della SUA nascita” “E rifare tutto?” “Ma sarà tutto diverso... c’è questo circuito misterioso, ci sono dei giovani ragazzi americani nei roaring sixties, c’è questa Peggy e questo Larry...” “Mioddio!!! continui a riempire la nostra vita di stronzate per eludere i problemi fondamentali” “Che sarebbero?” “Maledetta vecchia checca bastarda! Non l’hai

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“Sì, me li ricordo bene!” “Come, te li ricordi?” “C’ero anch’io, sono andata anche a Woodstock...” “Nel 1969?” “Nel 1969, quasi 39 anni fa, in quel periodo avevo una storia con Richie Havens” “Quello di Freedom?” “Proprio lui, lo stesso di Motherless Child. Un grande successo che dedicò a mio figlio Carne” “Mia cara Isa, non me ne avevi mai parlato!” “Non me lo avevi mai chiesto. Comunque quelli erano altri tempi, c’era allora una grande generazione, menti migliori...” “Hai ragione, oggi c’è una generazione di merda...” “Anche allora, anche allora... avresti dovuto vedere cosa succedeva ai bordi di un piccolo circuito del Kent...”

ancora capito? Il problema è il nostro livello ontologico. Non siamo gli autori ma non siamo neanche dei personaggi della storia!” “Chi ti ha detto che non siamo gli autori?” “Davvero credi di essere l’autore?” “Semplicemente non mi pongo il problema. Stando ai tuoi desideri, dovremmo riempire le pagine di considerazioni ermeneutiche, io invece preferisco deliziare i nostri lettori. E tutto. Buonanotte” “Beh se ricreiamo la storia noi potremmo entrarci come super-eroi! Io vorrei avere una superminchia ed essere super-super fico e farmi tutti i più bei cazzi di Miami” “MI hai fatto venire un’idea. Negli anni sessanta andavano forte i fumetti, no?” “Allora potremmo lanciare un fumetto con le nostre figure, in modo da creare una specie di mitologia...” GM mangiò un rahat lukùmia, ingoiandolo praticamente intero. Evidentemente Colui doveva essere rincoglionito. A un problema ontologico rispondeva con un circuito di automobiline, a una prospettiva ermeneutica opponeva un fumetto... Ma nelle edicole le prime copie di The Martfyer, in cui due ambigui anziani tessevano le fila di storie impossibili, andavano a ruba. ( klaus)

“Mi perdoni, signora - chiese Amy - sta parlando di Lydden Hill?” La vecchia signora, quella che stava per finire la frase, con un po’ di fatica (la sua artrosi cervicale stava peggiorando) si girò verso la ragazza e rispose subito senza manifestare la sua irritazione per l’interruzione imprevista: “Sì cara, proprio di Lydden Hill” poi, senza preoccuparsi di sembrare maleducata, si girò di nuovo. Nei pochi attimi in cui la vecchia signora si era rivolta ad Amy, Kate riconobbe la Spilla. “Cazzo! - pensò sperando di sbagliarsi - Non ne posso più, qui ricomincia tutto da capo.”

Citazione

All’alba, armati di ardente pazienza, entreremo nelle città splendide. (Arthur Rimbaud) (Myr)

Motherless Child?

(Myr)

Il Boeing 737 della Ryanair stava per atterrare a Dublino. Amy e Kate stavano chiacchierando, una conversazione matematica, del più e del meno. Di fianco a loro, al di là del corridoio, due vecchie signore stavano chiacchierando. “Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti... incredibile, tutti insieme...” “Già...” “E poi subito dopo i Beatles, i Rolling Stones, i Traffic..”

Misteriose coincidenze

Il 737 atterrò molto dolcemente a Dublino. Prima di salire su un taxi (destinazione Newgrange, circa 20/25 minuti) Kate pensò bene di andare in bagno. Fece quello che doveva fare e poi decise di lavarsi le mani. Mentre stava per aprire il rubinetto diede un occhiata allo specchio. Un’auto con un vistoso numero 9 sul cofano sfrecciò alle sue spalle. Istintivamente si voltò. Non c’era nulla, solo una parete di piccole piastrelle di ceramica bianca. Fissò di nuovo

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lo specchio e l’auto passò di nuovo. Kate memorizzò i tempi del fenomeno, attese alcuni secondi e guardò di nuovo lo specchio. Ora voleva vedere chi stava guidando l’auto. Non ci riuscì perchè proprio nell’istante topico, un’altra auto superò la prima, sovrapponendosi ad essa. In queste situazioni Kate non si stupiva mai di nulla, si preoccupava solo di registrare dati e informazioni. “Finalmente!” disse Amy. “Scusami, ho avuto qualche problema...” “Mestruazioni?” “No, solo un contrattempo...” rispose Kate pensando allo studio di suo nonno Timothy. La macchina numero 9 c’era in almeno una dozzina di piccole cornici, appese disordinatamente sopra il caminetto. nelle altre c’era spesso il volto di sua zia Peggy. (Myr)

aveva costretto a vivere alla Pensione Belvedere di Viareggio. Non è difficile immaginare la felicità di Flack vedendo scendere dal taxi quella giovane americana. Era la prima novità da circa otto mesi. Ma quando vide che la ragazza aveva cucito sullo zaino lo stemma dell’Ordo Merdiensis capì che era giunto il momento. Non sapeva di cosa, ma era giunto il momento. Questa storia era ancora peggiore della precedente, se mai era possibile. Ma signigficava che Kate si era mossa. E se Kate si muoveva c’era un motivo. La ragazza entrò e andò al bureau. “Buongiorno, Mi chiamo Peggy Fuller. Ci dovrebbe essere una stanza...” (klaus)

La macchina del tempo?

“Come controlliamo questo continuo salto temporale?” Peggio di prima “Peggy parte da It’s Now or Never e arriva a Flack si trovò come al solito coinvolto in Viareggio dove c’è Robbie Williams con Let’s situazioni che non condivideva. Di solito compariva verso fine anno, nei giorni vicini al suo Swing Again... Hai ragione, il salto è di una compleanno, per fornire il rapporto annuale sugli cinquantina d’anni!” “Bei tempi, quelli... lasciamo che se ne occupino investimenti. Ma quella volta dovette farsi vivo in un momento inconsueto. Le azioni che gestiva gli autori” “Ma dimmi una cosa, di quella Peggy delle foto a avevano reso parecchio, superando indenni le casa del nonno di Kate ne sai qualcosa?” diverse crisi economiche. Che la merda fosse il maggiore bene-rifugio Flack lo sapeva da tempo, “Quella che guidava la Jaguar?” “Quale Jaguar?” ma non avrebbe mai immaginato che l’indice shittel avrebbe raggiunto i massimi storici proprio “Domanda contro domanda, vuoi smetterla prima o poi?” in quel momento di crisi internazionale. Le “Perchè?” richieste d’acquisto piovevano dai quattro punti “Fanculo!” cardinali. C’era tutta una generazione pronta a investire nello shit business, anche se la Banca (Myr) Centrale della Merda aveva frenato la corsa degli insider traders, cordate di piccoli cagatori che Anche in Irlanda l’Helleborus Mutans? speravano in un impossibile protagonismo. Amy diede 32 sterline al tassista e lo pregò di Aveva in mano un mercato, ma le sue mani erano ritornare entro due ore, il tempo necessario per legate. Non poteva prendere decisioni senza una fare riemergere i ricordi e forse qualcosa d’altro. opportuna delega. “Volete rimanere qui per due ore, con questo Flack viveva in assoluta povertà, lasciando fetore?” intatto il patrimonio. Ma da anni non aveva più “Torni fra due ore, per cortesia.” notizie di nessuno. Riceveva periodicamente il In realtà il tassista aveva ragione, il puzzo era suo appannaggio concordato, una miseria che lo quasi insopportabile. Non era così che ricordava 190


tanto dei salti temporali. Abbiamo mescolato livelli ontologici, possiamo benissimo mescolare epoche diverse. La realtà è più importante del tempo; ontologicamente, voglio dire” “Ipse dixit!” “Te lo ripeto: fanculo!”

quel luogo. Sin da bambina le avevano detto di stare alla larga da quel posto ma non le sembrava che fosse per il lezzo che la stava aggredendo. Cosa era successo? “Helleborus Foetidus***” disse Kate dopo avere dato un’occhiata alla vegetazione per essere sicura di quello che stava dicendo. “Non c’era quando ero piccola!” “Ora sì, ed ora vediamo se è come quello di Kew Gardens o come la variante H.F. Mutans di Camberwell Green” disse a bassa voce Kate, ricordando come e quando si era ferita ad un braccio col secondo, rischiando il colore della sua pelle d’alabastro. “E poi?” “Utilizzeremo la tecnica olandese. Porteremo in albergo le infiorescenze, le seccheremo con il phon e dopo averle spezzettate le immergeremo in una bacinella d’acqua e ghiaccio, ce le faremo frullare dal ragazzo del bar, e poi le filtreremo fino ad ottenere una polvere. Ci sarà utile.”

(flack)

“Questa ontologia mi ha rotto i coglioni!” “Peggio per te!” “Poteva andare peggio, poteva piovere!” A Knowth, nella contea di Meath, poco a nord di Dublino, stava cominciando a piovere... (Myr)

Il ricatto

Kate aveva una gran voglia di raccontare tutto a Amy ma, pur di comparire in Shit Generation, Kate aveva sottoscritto un patto di riservatezza su quanto era avvenuto nella trilogia. Non c’erano penali di ordine finanziario ma la sanzione, in caso di violazione del patto, era ben più grave: lei sarebbe stata eliminata, una sorte di morte bianca, dalla storia. Non sarebbe stata eliminata, semplicemente non sarebbe più comparsa... poi, col tempo, tutti si sarebbero dimenticati di lei. Sì, era una sorta di ricatto, ma non c’erano alternative, avrebbe dovuto tenere la bocca chiusa sul passato.

Dopo due ore esatte ricomparve il tassista. Non appena vide i grandi mazzi di fiori che le due ragazze avevano tra le braccia, ripartì immediatamente, rifiutandosi di farle salire. Stava per piovere e alle due donne non rimase alternativa ad entrare nella tomba. “Chi siete?” Chiese una voce che proveniva da dietro°°° le rocce di fronte a loro.

“Chi siete?” Chiese una voce che proveniva da dietro le rocce di fronte a loro. “Siamo entrate qui per la pioggia” rispose Amy. “Vi ho chiesto chi siete” “Sei un poliziotto?” chiese Kate. “No. Chi siete?” “Cazzo... sei proprio noioso!” “Noioso? Noiosa, tutt’al più” rispose la voce, °°° La struttura del tumulo, circondata da tumuli “satelliti” tipicamente maschile “Oggi sono travestito da minori, è complessa: contiene due lunghi e stretti corridoi donna” che partono agli opposti della collina e che, singolarmente, “Me ne occupo io” disse sottovoce Kate ad Amy non si congiungono nel mezzo ma rimangono separati da una spessa parete di rocce, attraverso la quale è tuttavia “questo posto deve avere un’altra entrata”. “Stai attenta!” possibile comunicare a voce. Note dell’Editore *** L’helleborus Foetidus è una pianta diffusa in luoghi sassosi e cespugliosi, dal fusto ramoso, foglie lungamente picciolate, con una decina di segmenti lanceolati dal margine seghettato, le brattee sono ovali e di colore verde pallido, i fiori campanulati, perndenti, sono di colore verdastro marginati di rosso-brunastro, la pianta emana un odore nauseabondo.

(Jason)

“... e comunque non capisco perchè ti preoccupi

Kate uscì senza preoccuparsi della pioggia. Lì 191


vicino, dall’altra parte della parete di roccia, il suo intuito le diceva che c’era sicuramente un piccolo produttore di CDC69, il concentrato di H.F.Mutans, l’ingrediente per la salsa ma anche - e soprattutto - una potentissima droga utilizzata per i salti di livello ontologico. Gli indizi c’erano... la coltivazione di H.F. ed il repentino salto uomo/donna che si era verificato poco prima... Ora si trattava di capire per chi lavorasse... e Amy non doveva accorgersi di nulla... Kate non voleva finire nell’oblio. (Myr)

Inserto: Breve storia della salsa Pea&Lerrins

La celeberrima salsa Pea&Lerrins, di cui tutti conoscono il travagliato percorso commerciale, alla fine della storia precedente subì un progressivo calo di produzione. Invano Gwendaline Hitchens e Lady Cophetua Hinshelwood cercarono l’ingrediente misterioso. Tovarono probabilmente qualche riferimento all’Helleborus Phoetidus, forse arrivarono anche in possesso di qualche piantina, ma non riuscirono più a riprodurre quel fantastico bruciore al culo che aveva fatto della salsa un must per le tavole più raffinate del mondo e di quel piccolo disagio nella zona perianale uno status symbol ostentato dai vip del jet set. Ma l’aspetto più degradante della progressiva sparizione dell’Helleborus, fu la progressiva incapacità da parte del genere umano di cambiare livello ontologico e anche l’incapacità di modificare strutturalmente la propria condizione umana. La mancanza di punti di riferimento, tipica dell’era moderna, il razzismo, il relativismo tanto esecrato (giustamente, per una volta) da Papa Benedetto XVI, erano tutte piaghe sociali derivanti unicamente dalla progressiva carenza di Helleborus e quindi, conseguentemente, di sempre minori assunzioni dell’enzima CDC69 da parte della razza umana, sempre più bloccata nello status quo, e ormai incapace di altruismi di qualsiasi tipo. Il colpo di grazia a questo processo di degrado, raggiunse il suo culmine quando la Tabasco Brand comprò i diritti della Salsa Pea & Lerrins e si mise a produrla in massicce quantità, trasformandola in un prodotto di massa. Un percorso molto simile a quello dell’aceto balsamico di Modena, un tempo

preparazione lenta e preziosa, ed oggi praticamente un insignificante caramello acidulo, reperibile anche nei centri commerciali più scadenti. In effetti la Tabasco cercò un elemento che producesse un effetto simile al celebre bruciore indotto dalla storica salsa. I suoi ricercatori misero a punto un componente chimico,lo sfinteril-metil-benzotoulene, che effettivamente produceva un arrossamento della zona perianale. E di questo la gente ignara si contentava, ormai convinta di aver rimesso le mani su un prodotto di nicchia destinato ai ricchi e di poterne disporre a suo piacimento. Tutti i parvenues di Brescia, i gestori di discoteche riminesi, i caciottari romani, i palazzinari della costiera amalfitana, avevano sulla tavola una bottiglietta in pvc con dispenser della celebre salsa. Ma la “Pilerry RED ASS” (così era stata rinominata la salsa dalla Young&Rubicam, l’agenzia che aveva curato il rilancio del prodotto) non produceva ovviamente salti ontologici, e men che meno mutazioni razziali.

Kate sapeva tutto questo, ed era l’unica detentrice di questo segreto, oltre a sapere esattamente tutte le condizioni per la perfetta coltura dell’Helleborus. Ora aveva una missione: doveva salvare il mondo dall’imbecillità e dal livellamento. Ma l’impresa non era semplice: aveva bisogno di un partner. (klaus)

Dove è Benedict? That which is not dead can eternal lie, And with strange aeons even death may die. Non è morto ciò che in eterno può attendere, e col passar di strane ere, anche la morte muore. Tutte le informazioni sul tumulo di Knowth comparvero sul palmare di Kate. Come già il nostro editore vi aveva anticipato con una nota a piè di pagina, wikipedia così recitava: La struttura del tumulo, circondata da tumuli “satelliti”

minori, è complessa: contiene due lunghi e stretti corridoi

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che partono agli opposti della collina e che, singolarmente, non si congiungono nel mezzo ma rimangono separati da una spessa parete di rocce, attraverso la quale è tuttavia possibile comunicare a voce.

Ora Kate sapeva dove si trovava l’uomo/donna. Fosse stata su Schit, da sola o con Carne, avrebbe saputo cosa fare, sarebbe stato sufficiente il suo shitgun portatile per ostruire l’altra uscita e bloccare lo/la sconosciuto/a all’interno. Poi avrebbe contrattato la libertà in cambio di informazioni. Ma questa volta c’era Amy e lei aveva firmato il patto di riservatezza... avrebbe dovuto agire con astuzia se voleva continuare ad esistere. Si ricordò di Last Action Hero e cominciò a capire, le serviva un Benedict*** , uno qualsiasi ad eccezione di quello di Necronomicon. *** Grazie ad un biglietto magico, il piccolo Benedict può entrare nel mondo del film del suo eroe preferito,

Slater. Quando Benedict e Slater sono nei guai, il biglietto viene utilizzato per il viaggio inverso: dalla finzione alla realtà. Ma qui le cose non vanno tanto bene per l’uomo

che, nel cinema, era un vero superman, e Slater decide di tornarsene nella dimensione dell’illusorio. (Myr)

E, nel frattempo, in Italia...

“Ti sei dimenticato di Peggy?” “Come potrei, dopo quello che c’è stato tra di noi...” “Sei proprio rincoglionito! possibile che tu pensi sempre al passato... sto parlando della giovane Peggy... poveraccia, a Viareggio con questo clima...” “Ah, sì, la giovane Fuller! hai ragione, sto rincoglionendo, me ne ero dimenticato del tutto... ma non è sola, c’è Flacca.” “Bella compagnia! Proprio una bella compagnia per un inverno nebbioso come questo!” “Chiamala, vedi come se la passa e se ha bisogno di qualcosa” “Perchè la devo chiamare io?” “Perchè sei tu ad essertene ricordato, se non ne hai voglia potevi anche tacere”

“Questa è la segreteria telefonica della Pensione Belvedere. In questo momento non c’è nessuno ma voi potete lasciare un messaggio dopo il bip. Sarete richiamati.” “Ho chiamato. C’era la segreteria telefonica.” “Hai lasciato un messaggio?” “Perchè?” “Non ricominciare con la solita storia.. io ti faccio una domanda e tu rispondi con una domanda..” “Non ho lasciato un messaggio, non rompere i coglioni.” “E così non sappiamo dove è Peggy” “Peggy è andata a Cerveteri con Flacca” “Come fai a saperlo?” “Non te lo dico” “Fanculo!” L’unico ospite della Pensione Belvedere era Peggy Fuller, giovane e carina. Flacca era in castità forzata da parecchio tempo. “La ragazza si sta annoiando, è questa l’occasione giusta!” pensò Flacca. “Cosa ne dici se prendiamo la macchina e andiamo a farci un bel giro?” “E la pensione?” “Chi vuoi che venga con questo tempo?” “Non lo so, da noi il tempo è sempre così ma la gente si muove lo stesso...” “Da noi no, o c’è il sole o la gente se ne sta a casa, per muoversi dovrebbero essere dei masochisti! Andiamo!” (Citazione dal Cap. 31 di CarneDiCulo: Carne sorrise. Fin dal primo capitolo quando lui diceva: “Andiamo.” Kate lo seguiva senza storie.)

Peggy lo seguì, senza sapere dove sarebbero andati e cosa avrebbero fatto. Flacca invece lo sapeva. Per non correre rischi scelse una destinazione sufficientemente lontana sperando che la vecchia millecento che il Commendator Breviglieri aveva posteggiato nel cortile ce la facesse a partire, ad arrivare a Cerveteri e, soprattutto, a tornare indietro. Da giorni aspettava questo momento per realizzare almeno una delle 193


infatti non era Peggy ad essere entrata. La donna che gli si stava avvicinando aveva un corpo più solido, più maturo. Fianchi e polpacci erano quelli di una vera donna, non di una ragazzina ancora acerba.

sue fantasie con la giovane ospite ma, scegliendo Cerveteri come destinazione aveva un altro scopo, andare a vedere da vicino un tumulo etrusco. lo aveva sognato più volte senza sapere dove fosse poi un giorno, su un libro scolastico che qualche ragazzo aveva dimenticato in una delle camere della Pensione, vide la foto. Era questa l’occasione giusta per unire l’utile al dilettevole. (Jason)

In cerca di risposte

La vecchia millecento aveva retto per più di trecento chilometri e questo era un buon segno. Flacca aveva posticipato la realizzazione delle sue fantasie sessuali, ora doveva trovare il tumulo della foto. Lo trovò grazie alla pagina che teneva, religiosamente piegata in quattro, nel suo portafoglio da un paio d’anni. Non si aspettava tutti quegli arbusti con brattee sono ovali e di colore verde pallido, i fiori campanulati, perndenti, sono di colore verdastro marginati di rosso-brunastro, ma soprattutto quello che lo colpì fu l’odore nauseabondo. “Io me ne andrei” disse Peggy non senza avere esitato. “Io no. Tu resta qui. Non entrare.” Peggy (era nel suo DNA) ubbidì, come avrebbe fatto Kate nella stessa situazione. Flacca entrò e sentì subito, al di là di una parete di roccia, in fondo la corridoio d’entrata, due voci femminili. “Chi siete?” “Siamo entrate qui per la pioggia” rispose una delle due. “Vi ho chiesto chi siete” “Sei un poliziotto?” chiese l’altra voce. “No. Chi siete?” “Cazzo... sei proprio noioso!” “Noioso? Noiosa, tutt’al più” rispose cercando di modificare il timbro della propria voce. “E’ meglio essere prudenti” pensò tra sè e sè e ritornò sui suoi passi. Controluce vide la silhouette di una figura femminile. Aveva detto a Peggy di non entrare e

“Che cazzo ci fai qui, Flack?” “Ci conosciamo?” “Sì” “Che cazzo ci fai qui, Kate?” “Dobbiamo metterci d’accordo su cosa intendiamo entrambi per qui, poi forse potremo risponderci a vicenda.” “Dovremo scomodare il Rifondatore, vedrai che lui ci darà la risposta che cerchiamo.” (Jason)

Sovrapposizioni

Prima che il Rifondatore si facesse vivo (non succedeva mai durante la serata del lunedì) il tumulo venne circondato. “Siete in arresto per avvenuta violazione del decreto 42 del 22 gennaio 2004 - Nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, secondo il quale nessuno può effettuare ricerche archeologiche senza autorizzazione del Ministero dei beni Culturali” Questa era una novità, soprattutto per Kate che di leggi, quando era insieme a Carne, ne aveva violate parecchie senza alcun intoppo, ma questa volta, per la prima volta, era in Italia. Si augurò che Peggy ce l’avesse fatta e che in un modo o nell’altro avrebbe potuto raggiungere il Consolato Inglese a Roma. Loro sarebbero intervenuti in forze. Sapevano chi era Kate. Nello stesso momento la polizia irlandese aveva bloccato l’entrata posteriore del tumulo di Knowth per arrestare Flack e Kate... Amy si era accorta di quello che stava succedendo e stava cercando di raggiungere il Consolato Inglese a Dublino. (Myr)

Doppia sintesi prossima

“Prima o poi sarebbe successo, ero pronto!” Non 194


era venerdì pomeriggio e il giovane Peacock non sembrava tanto scemo. Il SISBO era stato avvisato dell’arresto di Kate e di Flack quasi contemporaneamente dai consolati di Roma e di Dublino che, per fortuna, non si erano scambiati informazioni sull’accaduto. Le due polizie, quella irlandese e quella italiana, erano state ben felici di evitare una crisi diplomatica consegnando le due coppie senza fare troppe domande. “Mandiamo un aereo a prenderli” disse il commodoro. “Un aereo o due aerei?” “Già, non avevo pensato alle complicazioni...!” “Meglio due, così avremo un po’ di tempo per trovare una soluzione.” “D’accordo, due.” Gli aerei civetta decollarono subito dal London City Airport. Al più tardi sarebbero stati di ritorno prima dell’ora della colazione. Il giovane Peacock decise di non tornare a casa, ma di riposare qualche ora sul divano dell’ufficio. Alle pareti i marchi dei partners del dipartimento, primi fra tutti quelli del BAT (British American Tobacco) e della Shell. Ci sarebbe stato presto anche quello del CDC69? (Jason)

The flipping coin There are two sides to every story. Kate and Flack are about to live both of them .. “Che razza di casino!” “Era prevedibile.” Era davvero prevedibile: Martin Putilatta, Premio Nobel per la Fisica, aveva elaborato la teoria dell’inversione speculare terrestre secondo la quale esisterebbe un luogo sulla crosta terrestre capace di funzionare come una lente e di riproiettare i raggi cosmici con un rovesciamento dei campi energetici ad essi collegati. Qualcosa di molto simile al rovesciamento delle immagini

nell’ottica, con la differenza che in questo caso, a rovesciarsi non sarebbero solo le immagni ma la realtà stessa. “Ma non era solo una teoria?” “Era una teoria, ora non lo è più.” “Già, quello dell’Eiger sembrava solo un caso isolato... passi anche per i due tumuli identici che non possono fare danni ma ora ci sono di mezzo anche degli esseri viventi...” “Due dei quattro dovrebbero morire, almeno secondo le indicazioni di Peter Howitt, della Sliding Doors Ass.” “Quali dei due?” “Tu cosa ne dici?” “Ricominci con una domanda ad ogni mia domanda?” “Non sarebbe ora di smetterla con questo gioco cretino?” “Fanculo.” Una moneta stava per decidere la sopravvivenza di una delle due coppie, uno degli aerei avrebbe potuto avere un incidente o sparire nel Triangolo delle Bermude.. “Head or tails?” “Tails! Flip that coin!” “Head, of course!” Uscì testa, ma non se ne fece nulla perchè nessuno dei due aveva pensato di abbinare Roma e Dublino alle due facce della moneta. (Myr)

In assenza del rifondatore...

Il giovane Peacock, prima dell’arrivo dei due aerei, aveva contattato Peter Howitt, l’unico che si era occupato in tempi recenti di sdoppiamenti fisici e di bivii della realtà, e lo aveva pregato di recarsi al Sisbo nel più breve tempo possibile. Peter non si fece pregare, era talmente raro che la sua teoria si avverasse che per poterla verificare era pronto a pagare una fortuna. “Quanto?” chiese, pronto a contrattare il costo. “Ne possiamo parlare più tardi?” 195


“Preferirei saperlo prima.” “Se proprio è necessario... in questa fase preliminare non possiamo darle che un acconto di 100.000 sterline... sappiamo che non è molto ma se aspetta le decisioni di uno dei nostri partners, la BAT, potremmo salire di parecchio...” “D’accordo.” Una delle caratteristiche di Peter era, abituato a gestire sdoppiamenti, la velocità del suo pensiero. Quel Peter che accettava non era il Peter pronto a pagare e il cambiamento era avvenuto in un nanosecondo. Il giovane Peacock dedicò il quarto d’ora successivo a raccontare tutto quello che era successo senza dimenticare una rapida ma precisa descrizione del CDC69 e dei suoi possibili vantaggiosi utilizzi. Peter riflettè per alcuni minuti prima di parlare. “C’è un’incongruenza... ma non incide sulla... Peggy e Amy sono la stessa persona che è diventata Peggy per potere andare a Viareggio e Amy per potere andare in Irlanda. Non è detto che questa persona sia Amy o Peggy, potrebbe essere qualcun altro. Se è qualcun altro conosceva già la teoria dell’inversione e i suoi possibili effetti, qualcuno che era andato al di là delle teorie di Putilatta!” “Non indaghiamo subito su questa pista, passiamo ai doppi Kate e Flack che sono già negli uffici doganali del London City Airport.” “Creiamo un diversivo, incrociamoli.” “Prego?” “Creiamo due nuove coppie: la prima sia Flack di Cerveteri e Kate di Knowth, la seconda sia Flack di Knowth e Kate di Cerveteri. Avremo modo di conoscere i loro ricordi e di confrontarli con i dati in nostro possesso. Poi decideremo il da farsi.” (Jason)

Non ce la faccio...

Carne procedeva a grandi passi sulla collina di Annuradhapurha a Sri Lanka. Il Rifondatore lo seguiva ansimando. “Non ce la faccio... vai più piano” “Dobbiamo raggiungere il punto più stretto della clessidra. Dovrebbe essere da queste parti...” “Ma perchè ci andiamo a incasinare la vita?”

“Potevi startene nell’Olimpo come fa il Fondatore, invece di rompere i coglioni!” “Anche Dio se ne stava in cielo, poi ha mandato suo figlio. Ho dovuto sporcarmi le mani perchè il Fondatore se ne sbatteva il cazzo e ha fatto finta di morire per sottrarsi alle sue responsabilità” “Tutte le divinità lo fanno, è una loro caratteristica” “Beh, io cerco di dare una mano, ma non ce la faccio. Non capisco più nulla, e non ho neanche un’idea delle mie, di quelle che riescono a impolpettare un po’ tutto quanto insieme...” “Allora stai a casa!” “Se almeno riuscissi a parlare con quei due vecchi culattoni, forse...” “Lascia perdere...” Uscirono all’aperto. Non riuscivano a capire in quale livello ontologico fossero, in quale epoca, e neanche se loro fossero veramente loro, o non piuttosto dei volgari duplicati. Videro un edificio conosciuto; da una parte era la Pensione Belvedere, dall’altra la pensione di Frau Hauptdenkazz. Il telefono del Rifondatore suonò. “Sono Myrddin, penso di doverti delle scuse...” “A proposito di quel Burberrys che mi hai rubato?” “No, si tratta della storia presente” “Beh, che c’è che non va?” “Devi contattare Biserni”. (flack)

Biserni is back

“Biserni, Myr mi ha detto di chiamarti e io, facendo un’eccezione, l’ho fatto. Cosa vuoi?” “Piano, piano, cosa è tutta questa fretta?” “Non farmi perdere tempo, sono stanco, non so più cosa pensare di questa storia... parla!” “Ti ho sopravvalutato, non pensavo che ti saresti ridotto così” “Fanculo, Biserni! O mi dici quello che vuoi dirmi o riaggancio.” “Va bene, stavo leggendo un libro di Quine ed ho trovato alcuni concetti interessanti... Se hai un po’

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di tempo te ne parlo” “Sbrigati” il Rifondatore era incuriosito. «Che cosa esiste? Alla domanda più difficile – la domanda che definisce il punto di partenza di qualsiasi indagine ontologica – il filosofo W. V. O. Quine ha fornito la risposta più semplice: Tutto. Esiste tutto in quanto non può esservi qualcosa di inesistente, e chi la pensasse diversamente manifesterebbe non già un disaccordo ontologico quanto di aver travisato il concetto stesso di esistenza. Rispondere correttamente a una domanda non equivale tuttavia a rispondervi adeguatamente, e Quine lo sapeva bene. Dire Tutto equivale a dire nulla. Se chiediamo che giorno è non ci accontentiamo della risposta: Oggi. Se chiediamo a una persona chi è non ci accontentiamo della risposta: Sono io. Allo stesso modo, se chiediamo che cosa esiste non possiamo accontentarci della risposta di Quine: proprio in quanto sarebbe contraddittorio asserire che qualcosa non esiste, asserire che tutto esiste è tautologico. Vogliamo sapere in che cosa consiste questo tutto, vogliamo un elenco delle entità che vi rientrano, vogliamo una loro caratterizzazione e se possibile una caratterizzazione delle loro condizioni di identità e delle relazioni che legano le une alle altre. E da questo punto di vista la questione ontologica è tutt’altro che scontata. Per Quine, per esempio, il tutto si esauriva nel contenuto materiale dello spazio-tempo, con la sola integrazione di quelle entità astratte a cui rinvia la matematica su cui si reggono le scienze fisiche. Per altri filosofi il tutto include entità di altro genere, in aggiunta o in alternativa a quelle di Quine. Ed è appunto la scelta fra queste posizioni che può costituire, e di fatto ha costituito, motivo di profonda controversia filosofica.” “Biserni è ubriaco anche questa volta!” pensò il Rifondatore. “Penserai che io sia ubriaco, ma in quello che ti ho detto c’è la soluzione” “Quale soluzione?” “Dentro il tutto c’è anche la soluzione” “C’è anche la Pensione Belvedere?” “Sì e non solo, non dimenticare il circuito di

Lydden Hill” “E Peggy?” “Peggy no, non esiste e non è esistita” “Continuo a non capirci un cazzo...” “Non avevo dubbi in proposito, tutti coglioni gli amici di Myr!” “Amico? Ma se mi ha appena rubato un Burberrys!” “Avrà avuto i suoi motivi” “Bella serata, avrei fatto meglio a non chiamarti” “Lo hai fatto, avrai avuto i tuoi buoni motivi” “Speravo che tu mi aiutassi” “Non ne hai bisogno, hai solo avuto un calo di autostima” “Grazie, sei molto gentile” “Ora vai a dormire e vedrai che domani avrai le idee più chiare. Avrai presto un’idea delle tue, di quelle che riescono a impolpettare un po’ tutto quanto insieme...” “Lo spero... Buonanotte!” “Dormi bene! Nient’altro. E con il sonno calma i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede Carne!” Il Rifondatore ebbe l’impressione di avere già sentito, letto, l’ultima frase di Biserni. (Myr)

Spiegazione del tutto, tranne...

Il Rifondatore si era svegliato di buon mattino. La telefonata con Biserni lo aveva grandemente rincuorato. A questo bisognava aggiungere bche Biserni si era impegnato dietro un modestissimo consenso a recuperare il Burberrys. Ora era tutto chiaro: Lady Cophetua avrebbe dovuto acquisire la maggioranza azionaria della Tabasco non appena Mirko le avesse rivelato il segreto. Controllo Mago infatti aveva spostato temporaneamente la sede della camorra in Camberwell Road, dove non esiste il reato di associazione mafiosa. Mentre Taffery se ne stava bel bello a corteggiare Peggy nella pensione di Frau Hauptdencazz, sul circuito di Lydden Hill comparivano quà e là dei tumuli di Knowth... era tutto evidente. A Cerveteri, due vecchi culattoni erano imprigionati in una tomba etrusca

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e tentavano disperatamente di trovare l’uscita invocando l’aiuto del Dottor Salajdarian, mentre Punjab e Pandemonium si candidavano come successori al trono di Shitland (ovviamente per tutelare gli interessi del Commodoro, ma soprattutto del giovane Peacock, che poteva essere il fratello di Amy, il clone di Stanz o forse l’alterego maschile di Peggy, ma questi erano dettagli...) Tutto filava liscio, ma c’era un po’ di inquietudine dentro di lui... Le indicazioni del Fondatore (che ormai si tramandavano solo per tradizione orale) parlavano chiaro: dev’essere il romanzo di una generazione ignara, sempre più dimentica dei vissuti coprologici... Ci sarà una lenta riscoperta... Il tutto sarebbe terminato con la riemersione di Shitland e una successiva Età dell’Oro e della Merda, in cui le due coppie Kate/Carne e Gwendaline/Carnet avrebbero rappresentato i due poli d’attrazione di una generazione militarmente edonistica, schizzinosamente belligerante, promulgatrice di una nuova verità ontologica che non si pone solo il problema dell’esistenza ma anche di come raccontarla, problematica della quale la generazione precedente era ignara. Il Rifondatore era rinvigorito, anche se i livelli ontologici erano aumentati: adesso venivano chiamati in causa anche gli autori stessi, e per di più con referenti del loro passato comune. Era evidente che Biserni era un essere metaontologico. Ed era evidente che clandestinamente venivano smerciate ancora tonnellate di CDC69. Una sola cosa non era chiara: “Ma Colui e Grande, ontologicamente, stanno sopra o sotto di me?” (Klaus)

Due più due

“Ci ha chiamato culattoni!” “Chi è Culattoni? un creditore?” “Stai rincoglionendo ogni giorno di più. Culattoni, con la c minuscola come froci, bulicci, pederasti, ecco come ci ha definiti!” “Chi?” “Il successore del Fondatore, da quando gli hanno

fottuto il trench è incazzato con tutto il mondo.” “La so anch’io la storia del Burberrys, ti assicuro che non ne ha mai avuto uno... la sua memoria sta andando a puttane.” “Alzheimer?” “Una cosa del genere... credo sia colpa del CDC69... per che altro credi che abbia chiamato Biserni?” “Perchè glielo ha chiesto Myr” “Stai attento a Myr, rileggi i suoi testi, c’è sempre qualcosa di criptico... secondo me sta cercando di emarginarlo.” “Emarginarlo chi?” “Porca merda! E’ possibile che non ci arrivi mai alla prima?” “A parte la bestemmia, non riesco mai a capirti, parli sempre in un modo così complicato...” “Fanculo!” “Ero io che dicevo fanculo, stai cominciando a copiarmi.” “Fanculo l’ho sempre detto io, controlla domande e risposte e vedrai chi sono io” I due vecchi erano andati un po’ di culo, come si usa dire, ma su una cosa potevano avere ragione, il malessere del Rifondatore. Che fosse un ruolo che portava sfiga lo abbiamo già visto dalla fine del Fondatore, quello vero, il Primo, del quale vengono tramandate - solo oralmente - le istruzioni. Facciamo quindi conto che tutte le ultime dichiarazioni del Rifondatore siano da considerarsi nulle e quindi eliminate dalla nostra storia. I lettori sono pregati di non tenerne conto per due motivi: o esse sono del tutto false, generate da una mente confusa, oppure sono artatamente false, con lo scopo di generare una tale confusione da convincere chi legge a smettere di farlo. In quest’ultimo caso questa storia verrebbe ovviamente TERMINATA e il Rifondatore rimarrebbe incollato alla sua poltrona. La storia prosegue dunque dall’arrivo delle due doppie coppie a Londra, mano vincente in assenza di un piccolo tris. (Myr)

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Peacock scoperto

Flack di Cerveteri e Kate di Knowth e Flack di Knowth insieme a Kate di Cerveteri atterrarono quasi contemporaneamente a Londra. La distrazione di Pandemonium, presente sulla scena per rapire Kate, consentì loro lo scambio previsto. Amy e Peggy uscirono insieme dalle porte girevoli. Ad attenderle, fuori dall’aeroporto, c’era il giovane Peacock. Le ragazze salirono a bordo, dopo aver caricato i loro bagagli variopinti. Il giovane Peacock infilò un cd nel lettore (si trattava di un remix di Tommy degli Who) e partì sgommando. “Prima passeremo al Willerby Garden, devo ritirare alcune targhe” disse il rampollo. Appena uscirono dall’aeroporto Peggy tirò fuori uno shitgun da borsetta e lo piantò nella tempia del malcapitato. “Vai a Camberwell Green”. Il giovane Peacock ubbidì. Peggy disse a Amy: “Leggimi la scheda” Amy digitò qualcosa sul suo portatile, poi disse: “il vecchio George Peacock, un latifondista dello Yorkshire esclude tutti dal suo testamento ad eccezione del figlio Tobia. Ecco... Tobia Peacock, giovane e facoltoso uomo d’affari di Leeds muore inaspettatamente un mese dopo le nozze Sua sorella Ellen ha una relazione con il bellissimo Carmine Caruso, dalla quale nasce John, figlio della colpa. John rivendica i suoi diritti e i suoi beni, ceduti dal padre al fratello minore Alphonzo. Di solito John scende a Leeds, al Peacock & Turner Hotel. Dobbiamo contattarlo, ricordiamocelo. Ci va perchè J.D. Jackson, attuale proprietario dell’hotel, lo ha acquistato dalla vedova Lady Peacock pochi giorni dopo la triste dipartita di Tobia Peacock, il precedente proprietario. La vedova di Tobia, una certa Gwendaline o Gwendoline, scrive un poema, che può interessarci.Lo scarico?” “Scaricalo” “L’originale, conservato da Gwendoline, la seguì dapprima in casa Higgins e poi a Leeds

quando divenne la signora Peacock. Nel trasloco a Londra, dopo la morte di Tobia Peacock, l’originale del poemetto andò smarrito. Poi ci sono altre notizie... I Royal Marines prendono il comando di un’isola e lo trasferirscono al commodoro Theo Peacock, fratello di Tobia..., di Leeds, il cui nipote è un solerte funzionario del SISBO”. “Ti basta, pezzo di merda?” gridò Peggy spingendo la canna dello shitgun contro la tempia del giovane Peacock. (flack)

Contaminatio

“Mi basta” disse Myr. “Ma ne hai letto solo una parte..” “I copioni sono tutti uguali” “Se fosse davvero così anche i film sarebbero tutti uguali” “Non è vero, con copioni uguali ci sono registi diversi” “E’ allora come quando si gioca a poker?” “Sì, chi è bravo perde poco con brutte carte, vince molto con carte buone” “Con una doppia alle donne te ne andresti?” “Sì, se pensassi che c’è in giro anche solo un piccolo tris” “Tornando alla storia, cosa ne dici dell’ultima parte di Klaus?” “Non è male, ma manca il guizzo di genio, ci sono alcune ridondanze... troppe citazioni del passato... ottimi trucchi per riempire cento pagine, minimo contrattuale” “E tu cosa avresti fatto?” “Lo vedrai, guarda qui sotto” “Il conto, per favore” “Subito, signore” disse il commesso, in tono un po’ troppo servile. Myr, tra i sette negozi londinesi di Penhaligon’s preferiva quello storico, al 41 di Wellington Street, strada purtroppo resa famosa nel 96 dallo scoppio di una bomba su un autobus. Gli piaceva l’atmosfera del vicino Covent Garden, la musica dei gruppi del Rock Garden, il modesto mercatino del Jubilee Market...

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“Tre saponette di Endymion al pepe, 20 sterline, Blenheim spray, 65 sterline, un blocco per note tascabile, 40 sterline. Totale 125 sterline. Come preferisce pagare, signore?” Myr pagò con la sua carta di credito (senza addebitare i suoi acquisti alla produzione) cercando di non fare vedere il suo disappunto. Era entrato per acquistare un bloc-notes e si era lasciato prendere la mano. Pazienza, avrebbe rinunciato a cercare e ad acquistare un Burberrys di seconda mano per il Rifondatore. Sul blocco iniziò a scrivere la parte di questa storia che ormai comprende anche lui. Myr, mani in tasca, ritornò sui suoi passi, riflettendo sul da farsi. Arrivò sullo Strand e si diresse verso Simpson, il ristorante del Savoy. Era in giacca e cravatta, quindi lo avrebbero fatto entrare e così andò. “Fumatori o non fumatori?” gli venne chiesto con tono cortese. “Fumatori grazie, e se possibile un tavolo vicino alla finestra, sto aspettando una persona” “Cazzo, come faccio ad avere le mani in tasca quando almeno in una dovrei avere il sacchetto di Penhaligon’s? Questa scena la devo modificare” pensò. Myr ritornò in albergo, riflettendo sul da farsi. Lasciò il sacchetto al portiere ed uscì di nuovo; si diresse verso Simpson, il ristorante del Savoy. Era in giacca e cravatta, quindi lo avrebbero fatto entrare e così andò. “Fumatori o non fumatori?” gli venne chiesto con tono cortese. “Fumatori, grazie e se possibile un tavolo vicino alla finestra, sto aspettando una persona” “E’ già arrivata.” “Va bene interferire con la storia, ma se la scrivo io dovrei sapere se la persona che aspetto è arrivata oppure no. Questo mi inquieta, c’è qualcuno che riesce a precedere la mia fantasia

e a modificarla. Ora riscrivo tutto e vediamo se anche questa volta...” Strappò i due fogli, li appallottolò e li gettò in un cestino dei rifiuti, poi ricominciò a scrivere. Myr ritornò in albergo, riflettendo sul da farsi. Lasciò il sacchetto al portiere ed uscì di nuovo; raggiunse a piedi Leicester Square dove entrò all’Odeon. Prenotò un posto in galleria per la proiezione successiva di No Country for Old Men dei fratelli Coen. Un uomo lo urtò. Myr era preparato ad un incontro con uno sconosciuto ma aspettava la parola d’ordine. “Sorry!” fu tutto quello che sentì. Era quello l’uomo ed era quello il codice. “Non si preoccupi” rispose in italiano. L’altro avrebbe capito e si sarebbero trovati più tardi vicini, su due poltrone attigue. Ora poteva andare a mangiare qualcosa da macdonald, di fronte alla Swiss House. Aveva appetito anche al di fuori della storia quindi andò nello stesso macdonald della storia che stava scrivendo, non ne conosceva altri e la storia, in questo caso, gli era stata utile. Un uomo lo urtò e disse sottovoce “Sorry” “Non si preoccupi” rispose in italiano. “Ci vediamo più tardi, al cinema, poi faremo un salto a Camberwell Green” “Camberwell Green?” “Ne hai parlato tu per primo, quindi non fare il finto tonto!” disse, con tono seccato. Myr sapeva che prima o poi le due storie si sarebbero fuse, ma non immaginava che succedesse così in fretta. Non era una buona notizia: lui pensava di gestire la storia a suo piacimento e ore si trovava costretto a subirla, of course ontologicamente. Non era nemmeno una brutta notizia: forse ci si stava avvicinando alla fine e lui avrebbe ripreso ad occuparsi della sua collezione di farfalle ontologiche. (Myr)

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Fine della discussione

“Lo sai benissimo che non c’è un prima e non c’è un dopo...” “E’ perchè le pagine del copione non sono numerate” “Comunque non sono io quello con cui devi parlare. Io sono solo un portavoce della donna. E’ lei che devi vedere a Camberwell Green” “Camberwell Green?” “Fanculo” Immediatamente tornò sui suoi passi. “Ah, dimenticavo... bello, questo Burberrys!” “Già. Peccato che sia un po’ corto di maniche” (flack)

Meno di un minuto di telefonata

Insomma, era una sfida, e il Rifondatore non se n’era accorto. Ma già il fatto di ammettere che fosse una sfida significava accettare implicitamente la visione che ne aveva Myr. “Che si fotta”. pensò Insomma, era una sfida, e il Rifondatore non se n’era accorto. Ma già il fatto di ammettere che fosse una sfida significava accettare implicitamente la visione che ne aveva Myr. “Le visioni di Myr sono sempre belle”. pensò Insomma, era una sfida, e il Rifondatore non se n’era accorto. Ma già il fatto di ammettere che fosse una sfida significava accettare implicitamente la visione che ne aveva Myr. “Con Myr è sempre così; hai sempre la sensazione che si potrebbe fare un capolavoro se solo la sua testa fosse meno ingrabugliata”. “Se fosse meno ingarbugliata non produrrebbe quelle magnifiche prospettive, coglione!” disse Biserni. Si era reso conto di pensare ad alta voce, al telefono. Rimase silenzioso.

“Ma tutti coglioni, proprio...” Disse Biserni riattacando. (flack)

La resa dei conti

Myr arrivò a Camberwell Green in taxi, nel tardo pomeriggio. Dove un tempo c’era la cancellata, adesso c’era una jaguar parcheggiata con il motore acceso. I fari lampeggiarono. Myr scese dal taxi, pagò, e si incamminò. Il taxi ripartì. “Sali, Popi” disse Kate “Siamo arrivati a questo livello di sputtanamento?” “Con me te lo puoi permettere. Mi hai creata tu, ma io ti conosco come nessun’altra, fin dai tempi della Modulo” “Devo essere rincoglionito, perchè non mi ricordo di te” “Infatti, sei rincoglionito. Ma non abbastanza per lasciare tranquillo quel pover’uomo” “Stai parlando di Carne, vero?” “Basta, Myr. Questi giochetti li potrai fare con lui, ma non con me” “Cosa avrei fatto, di sbagliato?” “Troppa entropia, non ce la fa, non ce la può fare” “Ma se mi sono perfino assoggettato a tutte quelle cazzate ontologiche pur di compiacerlo!” “No, tu vuoi batterlo. Ma ti sei dimenticato che lui è solo un sostituto. Tu sei in lotta con l’autorità, da sempre, ma adesso ti stai accanendo con la persona sbagliata. Lui non è il Fondatore” “Ok, gli restituirò il Burberrys” (flack)

La Jaguar viaggiava tranquilla sulla Wellington Road “Che facciamo, nel tragitto?” “Dipende da quanto dura” “Circa tre ore e trentun minuti, dice Google maps” “Ma che cazzo ci andiamo a fare, nello Yorkshire?” (flack)

giovedì 31 gennaio 2008 201


(image)

Ritratto di Kate Fuller da piccola (flack)

Yorkshire (un’altra volta nello)

“Se ci disinteressassimo della cosa?” “Quale cosa?” “L’unica cosa che ci riguarda” “Come al solito non ti capisco mai quando parli” “Un giorno o l’altro me ne vado, non ti sopporto più” “Ora passi alle minacce. Cosa ti ho fatto?” “No. Non cosa ti ho fatto, cosa mi fai!” “Come al solito non ti capisco mai quando parli” “Ricominci?” “Che cosa?” “Fanculo!” Nel vialetto della villotta c’era una jaguar, col motore ancora acceso. Stava per posteggiare sull’aiuola dei giacinti quando un cane guaì. “Abbiamo visite” “A quest’ora?” “Che ore sono?” “Non lo so, ma mi sembra tardi per una visita” “Se c’è Myr, mi sembra anche troppo presto. E’ appena entrato in questa storia ed è già dappertutto” “Avrà delle raccomandazioni” “Sì, soprattutto la sua” “Anche se è un raccomandato se la cava bene, hai visto il trucco per mischiare i due livelli?” “Non dargli troppi meriti, il trucco l’ha imparato da Trans Europe Express di Alain Robbe Grillet” “Non l’ho visto, io avrei pensato a Come si distrugge la reputazione..., quello con Belmondo...” Fuori, nel giardino, un uomo e una donna stavano soccorrendo Crozzo che, in segno di riconoscenza, stava leccando le mani di entrambi. (Jason)

Myr si presenta

Crozzo sembrava stare meglio, forse la zampa

posteriore destra non era rotta anche se finire sotto una jaguar non doveva essere stato piacevole. Myr aveva comunque disinfettato la ferita con il whisky della sua fiaschetta d’argento, un full proof Ardbeg single cask di 25 anni che Crozzo dimostrò di gradire spostando la sua lingua dalle mani dei soccorritori alla zampa ferita. Cominciava a nevicare. La casa era veramente bella: una villotta vittoriana con grandi finestroni bianchi. Si vedevano distintamente le luci calde del piano terra. Nel caminetto scoppiettava il fuoco, ma i due signori erano concentrati sulla loro conversazione. Myr salì i pochi gradini che portavano all’ingresso della villotta, premette il pulsante del videocitofono e sentì il tintinnio di una campanella. Sentì i due vecchi discutere animatamente su chi dei due dovesse muovere il culo. “Fanculo” disse uno dei due, molto probabilmente quello destinato ad aprire la porta. Myr sapeva chi stava per incontrare ma non li aveva mai visti, per quanto ne sapeva lui avrebbero potuto essere negri anche se il suo istinto giudicava questa possibilità altamente improbabile. (Jason)

Dal diario di Myr

“Dei due vecchi - racconterà poi Myr nel suo diario - uno venne ad aprire. Fu la prima sorpresa della serata. Canuto, rugoso, con gli occhi cisposi, la pelle ingiallita dalla bile, ecco davanti a me il cinquanta per cento dei poteri occulti della trilogia. La vestaglia di seta, una volta di mirabile tessuto, era lisa in più parti, il foulard scolorito, le ciabatte sformate, un brutto vedere... ma quello che mi colpì ancora di più fu il mix di odori pesanti che mi investì non appena la porta venne aperta, sudore, tabacco, orina, muffa... un tanfo inimmaginabile. Troppo incredibile per essere vero! O si trattava ancora una volta di una grande 202


prova di capacità mimetica messa in atto dai due grandi strateghi? Non appena fui entrato nella stanza del caminetto mi convinsi del contrario: il secondo vecchio, venendomi incontro, scivolò su un logoro tappeto ed immediatamente una chiazza liquida si sparse sul pavimento all’altezza del suo bacino. Una situazione imbarazzante. In quel momento pensai che forse sarebbe stato meglio riscrivere quella parte della storia per risparmiare ai due vecchi una grande umiliazione. Avrei potuto raccontare come erano periti nell’incendio della loro villa cercando di salvarsi a vicenda o di come erano annegati nel tentativo di salvare i cuccioli di Crozzo che erano finiti nel laghetto vicino... Non lo feci. La loro passata malvagità, della quale non sembrava esistesse più nemmeno l’ombra, non poteva essere perdonata. Dovevo lasciarli vivere ancora un po’ perchè espiassero, almeno in parte, le loro colpe. A proposito di colpe, devo trovare un Burberrys, ho promesso che lo avrei restituito.” (Jason)

Ritirata

“Buona sera, spero di non disturbare, sono M.F. Myrrdin” “E’ un po’ tardi per le visite!” “Ha perfettamente ragione, forse sarei dovuto venire prima che la trilogia si concludesse” “Criptico! Lo avevo sentito dire...” “Se fossi intervenuto un paio di mesi fa questo mio disturbo non avrebbe ragione d’essere” “Cosa è successo due mesi fa?” “L’autunno” “Taci, sto parlando con Myr” “Perchè non posso mai parlare?” “Parla quanto vuoi ma prima avvertimi, così io me ne vado” “Ricominci con le minacce?” si alzò bellicoso ma immediatamente scivolò sull’antichissimo Kashan Mohtasem trascinando con sè il flacone di sciroppo che si ruppe sotto di lui sparpagliando il liquido sotto il bacino. “Non vedi che abbiamo un ospite?” “Certo che lo vedo, pensi che sia cieco?”

“Non è un ospite qualsiasi, da lui dipende il nostro futuro” “E’ venuto a portarci del denaro?” “No, per il momento ci mantiene in vita” “Ha detto davvero che ci mantiene?” “Lo perdoni, Myr, sta rincoglionendo...” “Succede, non si preoccupi... Piuttosto, cosa sono venuto qui a fare?” “Non sa cosa è venuto a fare?” “Kate mi ha prelevato a Camberwell Green e mi ha detto che saremmo venuti qui, ma io non so altro...” “Quindi noi siamo ancora utili! - pensò tra sè e sè - Se io non gli dico cosa è venuto a fare (tanto non lo so) lui non può eliminarci!” “Comunque se lo sapete, bene, altrimenti mi trovo costretto a riscrivere questa parte della storia, vi faccio eliminare da una coppia di ladri prezzolati o morire assiderati in una notte di tormenta” “Mi avevano detto che lei è una brava persona” “Si sbagliavano” Sotto la vestaglia di seta sgualcita batteva il cuore di un guerriero e ad un guerriero puoi togliere tutto, anche la vita, ma non l’onore. E, mentre la vestaglia cadeva a terra, Myr vide il grande cuore di un guerriero battere e capì che la storia non dipendeva più da lui. (Jason)

Ultimo venne Carne

“Deluso?” chiese, rialzandosi dal tappeto “Dopo quattro romanzi zeppi di merda, non sarà certo un po’ di orina a impressionarmi” “Ma forse... è un bene che lei sia qui” disse l’altro vecchio “In che senso?” “In senso ontologico” La porta d’ingresso si fracassò all’improvviso. Carne aveva i vestiti laceri, come nei tempi migliori. Uno scitgun arrugginito ciondolava trattenuto a stento dal suo braccio destro. “Aaaah, figli di puttana!” gridò. Il suo colore scuro, quasi etiope, riveòlava una lunga astinenza 203


dall’Helleborus “Come fai a essere qui?” chiese Grande Ma Carne strepitava, non sentiva ragioni, minacciava con lo shitgun spianato “Non puoi rompere i coglioni proprio adesso, testa di cazzo!” gli disse Myr in tono pacato ma fermo. “Razzista!” sibilò Carne “No. Tu sei una testa di cazzo. Poi, caso mai, sei anche negro, ma questo è irrilevante” spiegò Myr Carne non era preparato ad un’argomentazione indiretta, ci sarebbe voluto Carnet. Tenendo sotto tiro Myr sfilò il bocchettone dell’intrusore e se lo infilò nel culo. “Dove abita il Rifondatore?” chiese minaccioso “Fanculo” disse Myr “In Italia, a Genova...-si affrettò a dire uno dei due vecchi - l’indirizzo ce l’ho sull’agenda” “Fermo! - gridò Carne - Ti ho già sparato una volta, ma c’era quella cazzo di ontologia che ti ha parato il culo. Adesso è finita” “Non farlo!” gridò Kate alle sue spalle “Dammi almeno una buona ragione” “Non ti ha ancora dato l’indirizzo del Rifondatore” (flack)

Pronto?

“Sono Biserni, devi far qualcosa” “Ma che cazzo è venuto in mente a Myr? Delirio di onnipotenza?” “Ma se sei tu che ce l’hai messo, nella merda” “Adesso non posso far finire la storia. Myr ci lascerebbe le piume” “Allora devi rassegnarti al fatto che prima o poi verrà anche da te” “Diamo una chance a Kate” “Certo che...” “Cosa?” “No, stavo pensando...” “A cosa?” “Se i due vecchi morissero, la casa resterebbe libera” “E allora?”

“Potremmo prenderla noi?” “Noi chi?” “Ormai abbiamo un certo potere, in questa storia. Specie nelle ultime fasi. E non siamo più giovanissimi. Da quella villotta si potrebbe gestire tutto comodamente” “Tipo Cortina Alta?” “Meglio” “E Myr?” “Cos’hai capito? Ma tutti coglioni li sceglie Myr? Quando dico NOI, intendo io e Myr. Ti eri fatto delle illusioni?” “Fanculo” (flack)

Un incastro quasi perfetto

“La realtà avrebbe potuto sdoppiarsi, Robbe Grillet si sarebbe fatto una sega dalla gioia!” “Invece i due post, anche se contemporanei, sono sembrati sequenziali” “Che cosa può significare?” “Culo” “Anzi, Carne di Culo” “Li hai lasciati vivere, sei diventato un uomo” “L’ho capito soltanto ora. Culo vuol dire fortuna. Io sono la fortuna incarnata”. “Non potrai più combattere” “Non ha senso combattere” “La violenza genera altra violenza” “Scopiamo?” “Finalmente me l’hai chiesto” rispose Kate. Nella tasca del giaccone teneva le dita incrociate, sperando che stavolta durasse almeno un quarto d’ora. ( klaus)

Bisognerebbe fare delle scelte

Come si è visto negli ultimi post, l’analisi dell’opposizione realismo-antirealismo ha portato la discussione a focalizzarsi sul senso delle implicazioni ontologiche soggiacenti al racconto. In una prospettiva più ampia, il Rifondatore si chiede allora come andrà inteso il rapporto stesso tra epistemologia ed ontologia ed indica 204


un’opzione a suo avviso non mediabile: “L’eterna disputa tra realisti da una parte e antirealisti dall’altra è riconducibile a quella tra coloro che scelgono di accordare un primato all’ontologia (come il sottoscritto) oppure all’epistemologia (come Myr), per cui il succo della questione, insomma, sarebbe: per il realista viene prima l’ontologia, per l’antirealista l’epistemologia? A parte il fatto che si potrebbero benissimo rovesciare i termini e sostenere pacificamente che ci sono tanti realisti che vanno pazzi per l’epistemologia (Quaglia padre) e antirealisti che flirtano con l’ontologia (Ratzinger), la mia opinione è che la contrapposizione ontologia/ epistemologia sia una ripercussione del parto gemellare di Isa di Culo. Si tratta di una falsa opposizione: da una parte l’ontologia-Carne, dall’altra l’epistemologiaCarnet, (o viceversa). In realtà, se proprio si volesse tracciare una linea di demarcazione, questa dovrebbe permettere di distinguere tra coloro che accordano il primato ontologico (perché è di questo che si tratta) all’esperienza oppure all’epistemologia. Laddove per primato ontologico intendo la risposta alla domanda: che cosa c’è? Vediamo da vicino queste due opzioni. A) Ontologia=esperienza. Cosa si intende per esperienza? L’esperienza è per lo più ciò che accade. Lo so, detta così è banale, ma attenzione non è detto che l’esperienza non lo sia. L’esperienza è esperienza del mondo reale, ossia di quello in cui viviamo fatto di cose che vediamo, tocchiamo, annusiamo, ecc. e nel quale le cose appaiono come (=sono) belle o brutte, leggere o pesanti, profumate e colorate, veloci o lente, rassicuranti o paurose. Dell’esperienza fa parte (in essa rientra) la cera che è ora calda e molle ora fredda e dura - e non la cera “pensata” che non è nè calda né fredda né molle né dura, tanto per alludere al celebre esempio cartesiano. Se il reale, inteso come esperienza delle cose incontrate, è l’oggetto dell’ontologia, Frosinone fa parte del mondo reale, Gotham City no (volendo

e avendone i mezzi posso andare a Frosinone. A Gotham City no). L’esperienza ci dice (è) ciò che ha realtà effettiva e l’ontologia ne è la scienza. B) Ontologia=epistemologia. Vediamo ora che succede quando si identifica l’oggetto dell’ontologia con l’epistemologia. Identificare ontologia ed epistemologia significa affermare che è la fisica che ci dice ciò che c’è, che la scienza (pensate a Kant) viene prima dell’esperienza in quanto i suoi principi non derivano da essa ma la rendono possibile. C’è poi tutta una casistica ricorrente lungo la storia della filosofia, perlomeno da Cartesio ad Ayer, circa la svalutazione dei nostri sensi in favore di ciò che è epistemico (bastoncini immersi nell’acqua, torri quadrate che da lontano appaiono tonde, illusioni ottiche e così via). L’oggetto dell’ontologia non sono i tavoli, le rose o Frosinone; ma gli atomi, le particelle subatomiche, le forze, gli stimoli e così via. Insomma, non le cose quali concretamente si offrono a noi nell’esperienza, ma concezioni, spiegazioni causali, costruzioni logiche e chi più ne abbia più ne metta, insomma tutto l’armamentario che genericamente rientra nella cassetta degli attrezzi dello scienziato e che gli permette di oggettivare la realtà (nel significato A) per i suoi scopi. L’aut-aut io lo vedo per questi motivi tra (A) e (B): posso affermare la realtà effettiva dell’uno o dell’altro, di Frosinone o delle particelle subatomiche ma tertium non datur. Il grado di realtà dell’uno sarà inversamente proporzionale a quello dell’altro. Un’ultima cosa: Chi ci dice che non esista una realtà indipendente da quella che noi percepiamo? Bella domanda. Può darsi che, per usare una terminologia carniana, esista da qualche parte un CDC69... E’ evidente che queste due opzioni sono entrambe completamente fallimentari (flack)

Lo scontro finale

“Avete un tavolo da ping pong?” “Cosa c’entra adesso un tavolo da ping pong?”

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“Di solito nelle vecchie ville di campagna da qualche parte c’è sempre un tavolo da ping pong” “Potrebbe essercene uno, smontato, in fondo al garage, ma è parecchio che non c’entriamo, sa, non guidando più... Sì, sì, mi pare di ricordare, dietro la vecchia Anglia grigio militare... proviamo ad andare a vedere...” Myr non avrebbe voluto ridurre tutto ad uno scontro simbolico ma non c’era altra strada da percorrere. Lo scontro ideologico poteva mietere troppe vittime, soprattutto tra i lettori che ci avrebbero capito sempre meno. Era da solo, e il gioco doveva essere individuale. Lo spazio era limitato e non si poteva certo giocare a tennis, il biliardo non c’era e quindi... non rimaneva che il ping pong. La sua forma non era certo straordinaria ma il suo servizio tagliato era ancora velenoso. Quello era il terreno su cui avrebbe potuto battere Klaus, pardon... il Rifondatore. Il tavolo c’era, venne montato. La rete anche, vennero stretti i morsetti. La pallina? Quella no, non c’era. Ecco! Ora bisognava concordare, raggiungere un compromesso. Bisognava trovare una cosa che potesse sostituire la pallina e diventare la pallina, sia ontologicamente che epistemologicamente. La Nuova Pallina, frutto del pensiero astratto, non avrebbe potuto essere di celluloide, frutto ovviamente del pensiero concreto. C’era di nuovo il rischio di stallo. Senza una soluzione geniale lo scontro sul tavolo di ping pong sarebbe stato inutile. “Si potrebbe giocare senza palla” “Sì, visto che siamo onesti!” “Ma, come disse Socrate, la moglie (sua) non solo deve essere onesta, lo deve anche sembrare” “C’è una soluzione. Noi giochiamo onestamente, poi degli altri ce ne fottiamo....” “D’accordo!” Cominciarono a giocare. Solo loro due sapevano chi aveva vinto un punto o chi lo aveva perso. “Chi vince?” chiese Carne uscendo dal cesso. “Il Rifondatore” “Come sono?” “16422 a 16180”

“A quanto vanno?” “Non lo hanno detto” (Jason)

The show must go in

“A chi tocca battere?” “E’ lo stesso” “Batti tu, allora” “Ok” “Chi arbitra?” “A ragion di logica dovrebbe essere il Fondatore” “Ma non c’è” “E’ lo stesso” “Quanto stiamo adesso?” “16496 a 16492” “Per chi?” “E’ lo stesso” “Tic” “Tac” “Ah, a proposito, l’ho poi trovato, il Burberrys. L’avevo dimenticato in Camberwell Green.” “Fanculo” “Ah, allora non è lo stesso, eh?” “Fanculo. 16496 a 16493”. (klaus)

E ora?

“Ormai se ne sono andati tutti... dobbiamo proprio continuare a giocare?” “Se uno di noi due vince, si decide una via unica per tutti...” “Ma se tu perdessi, cambieresti idea?” “Nemmeno per sogno!” “Quindi vuoi continuare...” “Non lo so, forse hai ragione tu, stiamo sprecando il nostro tempo...” “Come facciamo a dirlo agli altri?” “Diciamo loro che il tempo è scaduto e che non c’è stato un vincitore” “Come è ora il punteggio? “16499 pari” “Ottimo. Smettiamo” Crozzo, praticamente invisibile, addestrato nei canili del KGB, aveva riferito tutta la conversazione ai due vecchi.

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gli avrebbe dato della checca o, ancora peggio, si sarebbe limitata a pensarlo. Era per questo che aveva fatto entrare in ballo Carnet, il quale non avrebbe potuto ritirarsi. M. Taffery non solo aveva acquistato da lady Cophetua il credito di 3500 sterline prestate al giovanotto dopo una perdita a backgammon ma anche le prove del suo coinvolgimento in due brutte storie: un uomo era morto mentre lui stava guidando da ubriaco la sua automobile sportiva in Hyde Park e una donna era scomparsa dopo una di quelle festicciole, una tale Peggy di Lydden Hill.

“Bastardi, si sono messi d’accordo” “Io speravo vincesse Myr” “Io speravo perdesse” “Mai una volta che la pensiamo nello stesso modo...” “Rassegnati, è ormai tardi per cambiare!” “Mai dire mai” “Vivi e lascia morire” “La morte può attendere” “Fanculo James Bond” “Fanculo chi?” “Fanculo”

(Jason)

Crozzo, allevato nei canili del KGB, seguendo la regola che è sempre meglio tenere un piede in due scarpe, aveva registrato la conversazione anche per Kate. “Mobbing, Mirano alla delegittimazione dei due vecchi e alla loro estromissione dai processi decisionali riguardanti questa storia. La depressione è dietro l’angolo. presto potremo dire loro addio” pensò Kate, ritenendosi inconsciamente indispensabile. “Temo di sì” pensò Crozzo riavvolgendo il nastro mentre sgranocchiava il compenso, un amaretto di Voltaggio.

Uno dei misteri irrisolti

(Jason)

Il ricatto

M. Taffery era convinto che Kate fosse l’anello mancante della catena che lo avrebbe portato al vecchio Greg e ai segreti di Kew Gardens, era uno dei pochi a sapere che persino Jack lo Squartatore più di un secolo prima aveva cercato rifugio nella Dutch House, la nursery dei rampolli della famiglia reale, dove poi era stato trovato il corpo di una donna con un profondo taglio alla gola. M. Taffery avrebbe potuto chiamare Kate con una scusa qualsiasi (in fin dei conti seppur breve, anzi troppo breve, una relazione tra loro c’era stata) e procedere col suo piano ma c’era un ma: l’aver fatto cilecca per ben due volte - non gli era mai successo, lo aveva detto a Kate - lo riempiva ancora di vergogna. Non se la sentiva di chiamarla, aveva paura della sua paura, Kate

“Avrei un’idea” “Parlatene!” “Invece di andare a teatro potremmo fare un giro in macchina... ho una villa in campagna...” “Niente in contrario, posso sapere dove?” “Certamente, poco più a sud di Canterbury, verso Dover...” “Sta scherzando, immagino!” “Perchè dovrei scherzare?” “Non è di lì che siamo venuti?” “Cosa importa?” “La vogliamo smettere di risponderci con delle domande?” “Perchè?” “Fanculo” e dopo avere pronunciato la parola magica finalmente Kate passò al tu, una forma familiare più adatta alle circostanze. Se costui voleva fare del sesso la stava prendendo troppo da lontano... che non ci fosse qualcosa sotto? “Va bene, prendi questa cazzo di macchina e andiamo dove vuoi” “Andiamo!” Kate lo seguì, esattamente come aveva seguito Carne tutte le volte che lui aveva detto andiamo! Non ci volle molto ad arrivare a destinazione, col traffico scarso dell’ora di cena. La destinazione (Kate riconobbe subito il luogo) era nei pressi del circuito di Lydden Hill, la casa una delle due ville speculari.

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caso. Decise di consolarsi entrando a bere qualcosa da E and O. Ordinò una stout e si mise a pensare. “Ha un’aria... preoccupata?” chiese l’uomo alla sua destra “Cosa glielo fa pensare”? chiese Mister C “Il fatto che lei guardi lontano con la fronte corrucciata, come se volesse pensare a una soluzione” Mister C. ebbe un sussulto, il ricordo di quella “Una prima soluzione potrebbe essere quella di sera tornò prepotentemente a galla. Ricordava bere da solo in pace” bene come era andata fino ad un certo punto ma “Sbaglia, a rifiutare la vita di relazioni” non era mai riuscito ad andare oltre. Avevano “Che cosa le fa pensare che io rifiuti la vita di bevuto fiumi di champagne, in qualche modo relazioni?” erano arrivati a Lydedn Hill ma, mentre lui era sceso dalla macchina per aprire la porta di casa lei “Risponde sempre a domande con altre domande?” era sparita. La portiera sinistra della sua Jaguar XK140 era aperta, pochi passi più in là un leggero “E lei?” foulard di seta ma nient’altro. L’aveva cercata per “Io ho delle risposte” “A che cosa?” ore senza esito. Ancora stordito dall’alcol si era “Ai suoi interrogativi, qualunque essi siano” buttato sul letto e la mattina dopo aveva pensato ad un brutto sogno. Pochi giorni più tardi, quando “Lei è un pusher?” la polizia lo rintracciò come ultimo ad avere visto “Vorrei presentarle un amico...” disse l’uomo alla destra compiendo un gesto con la mano guantata. la ragazza, se la cavò senza conseguenze grazie Il gesto indicava un altro uomo, assai anziano, alla falsa testimonianza di Lady Cophetua che dichiarò (durante un colloquio privato con il capo seduto a un tavolo in penombra, in fondo alla della polizia) che il giovane aveva dormito a casa sala. Vestito di scuro, con un ampio cappello, l’anziano sua. Le ben note abitudini di Lady Hinshelwood seduto sembrava dolorante, o forse era solo fecero sì che venisse creduta e lui lasciato in malandato. Fatto sta che sembrava dover cadere pace, anche se in debito con la vecchia. dalla sedia da un momento all’altro. Carne si avvicinò, ma l’anziano non alzò la testa. Stava cercando di scrollarsi di dosso il “Mister C, ha mai sentito parlare dell’Ordo turbamento che lo aveva pervaso quando sentì Merdiensis?” disse, tenendosi in penombra. Kate mormorare qualcosa. “Il nome ha qualcosa di familiare” disse Mister C “Chissà dove è finita?” “Forse è tempo che lei sia proposto al Consiglio” “Già!” si lasciò sfuggire Mister C. disse il vecchio “Cosa c’entra questo già’? pensò Kate. “Proposto per cosa?” (Myr) “Ah, sempre con queste domande - disse l’individuo alla destra accompagnandolo verso V 2.01 Strani incontri Mister C. arrivò all’appuntamento davanti Minus l’uscita - Colui il cui Nome non può Essere Nominato e che non Ama Essere Interrogato Zero con qualche minuto di ritardo. Il negozio era chiuso. La bella viaggiatrice non c’era più. Si è disturbato dalle domande! Venga, Mister C. incamminò a piedi per Blenheim Crescent, un po’ La accompagno all’hotel. Si faccia una bella dormita, così avrà tempo per rifletterci su...” desolato ma con la conferma che le donne sono creature fugaci. Si era stufata di aspettare o non (klaus) era venuta per niente? Che si fottesse, in ogni “Conosco questi luoghi, mia zia Peggy pilotava la mitica Lotus numero 9, mio nonno, nel suo studio aveva parecchie foto delle sue gare, era davvero straordinaria!” “Era?” “Era. E’ scomparsa una sera a Londra, nessuno ne ha più saputo nulla...”

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V 3.01

Mister C. era decisamente stanco. Poche ore prima, sul treno, aveva invitato una donna affascinante. L’appuntamento era previsto all’ora di cena in fondo a Portobello Road ma lui ormai non aveva più nè voglia nè intenzione di andarci. Non aveva voglia di guidare, non aveva voglia di ripetere la solita pantomima per poi arrivare a rotolarsi per un pò tra le lenzuola di casa sua per poi sperare che lei se ne andasse... per poi rifare il letto, cosa noiosissima... In fin dei conti non si era nemmeno presentato e poi molto probabilmente lei non sarebbe nemmeo andata all’appuntamento... aveva accettato troppo facilmente e lui sapeva che se una donna vuole una cosa davvero finge di rifiutarla. Non sarebbe andata, ne era certo. E allora perchè doveva andarci lui? Non ebbe il tempo di rispondersi. Qualcuno suonò il campanello. Malvolentieri si alzò dalla poltrona e si diresse verso la porta. Il campanello suonò di nuovo, più volte. “Qualcuno ha fretta” pensò. Il campanello suonò di nuovo. “Questo è davvero un rompicoglioni” pensò mentre stava aprendo. “Lei sa chi sono e perchè sono qui” disse l’uomo con un accento strascicato. “Sa anche che lei è in debito con me” continuò il visitatore inaspettato. “E non mi sembra che lei stia facendo quello che le è stato chiesto” concluse. “Cosa vuole, le mie scuse?” “Non ci ho nemmeno pensato, non saprei cosa risponderle” “Non facciamo giochi di parole, sono stanco, sto male” e svenne. “Cazzo, questo qui sta male davvero!” dissero all’unisono i due agenti dei servizi segreti francesi, pronti ad ogni evenienza alle spalle di M. Taffery. “E’ stato avvelenato” disse poi uno dei due. “Quando e da chi?” chiese il loro capo. “Sul treno, perchè da allora non l’abbiamo più perso di vista. Da chi? non lo sappiamo ma lo immaginiamo”

Kate era la sospettata numero uno, anche se nessuno lo aveva ancora detto. (Jason )

V 4.01

Mister C. aveva scelto un abbigliamento informale, jeans, una polo di cashmere, un barbour, Clarks ai piedi. Non si preoccupava minimamente di cosa avrebbe indossato Kate, sapeva che per un appuntamento in Blenheim Crescent anche lei avrebbe scelto un look sportivo. Andò proprio così, la vide all’angolo con Portobello Road, jeans e nike ai piedi, sotto l’insegna di Mike’s Cafe. Le andò incontro. “Non sta bene fare aspettare una signora!” “No, non sta bene ma io credo di essere in anticipo” “Se lei è arrivato dopo di me lei è comunque in ritardo” “Logica femminile!” “Diamo inizio ad una battaglia?” “Lasciamo perdere, vincerei io” “Presunzione maschile!” “A questo punto vada per la guerra!” “Finalmente un po’ di chiarezza!” “Ora possiamo andare a cena?” “Ora sì, però decido io” “Va bene, dove?” “Qui” ed entrò da Mike’s precedendo il giovanotto. La disinvoltura della ragazza era notevole, sembrava che avesse studiato il da farsi. Con l’indice e il medio alzati segnalò al proprietario che erano in due. Ricevette un vago segnale di risposta che poteva significare che potevamo scegliere il tavolo che volevamo. Kate scelse l’ultimo, e si sedette nell’angolo. Sembrava volesse controllare l’entrata. Cominciarono con una Menabrea, una grande birra italiana, senza parlare, entrambi in attesa che succedesse qualcosa. Qualcuno entrò nel locale, una coppia di vecchi malandati. Kate li guardò a lungo cercando di capire se fossero loro. Mister C. non li guardò 209


un pacchetto di Navy Cut dimenticato da anni e ne accese una. Il fumo aveva un sapore acre, stantio, ma generoso di ricordi: le sue prime feste, le prime trasgressioni, i primi amori, le prime malefatte, il primo incidente... i ricordi finirono lì perchè durante i sei mesi di ospedale “Vi posso servire qualcosa?” Chiese Mike ai due che ne seguirono smise di fumare. I ricordi vecchi. finirono anche perchè, in quel momento, vide “Una birra italiana andrebbe bene, avete la Kate scendere da un taxi. Pigiò un paio di volte Menabrea?” Kate ebbe la certezza che il suo intuito ancora una la pedivella della messa in moto, il motore fece sentire il suo battito regolare, la moto aspettava volta aveva colpito nel segno, Menabrea era la che venisse ingranata la prima quando tutto parola d’ordine. Si alzò con la scusa di andare in bagno e andò in bagno, aprì la finestra e saltò giù successe in un attimo. Un furgone nero comparve nel cortile posteriore dove due uomini ne stavano dal nulla in Blenheim Crescent, svoltò a destra in Portobello Road, sbandò e la portiera sinistra trattenendo un terzo. si spalancò, ruotò sui suoi cardini e mentre stava “Lasciatelo” ordinò. acquistando velocità per l’improvvisa rotazione, “M. Taffery, avete fatto cilecca anche questa colpì violentemente Kate, sbalzandola lontano. volta!” disse, con una punta di sarcasmo. “Dovevamo rapirla, non ucciderla, imbecille!” (Myr) fu tutto quello che Mister C. udì prima che il furgone si allontanasse in direzione del mercato V 5.01 delle pulci. C’era ancora un po’ di tempo prima dell’appuntamento, Mister C. cercava di rilassarsi Mister C., non nuovo a situazioni del genere, si con un bagno caldo, nell’acqua aveva sciolto allontanò in direzione contraria.... del sale marino e poche goccie di olii essenziali, una giusta cura non solo per il suo corpo ma (Myr) soprattutto per la sua anima travagliata. Era forse giusto divenire complice di una nefandezza V 5.02 interazione con V 4.02 per saldare un debito di 3500 sterline? Quante L’unico testimone dell’incidente fu un giovane altre volte sarebbe stato ricattato dal creditore transessuale, conosciuto nel quartiere (e anche di turno? Ne valeva davvero la pena? Sì, è altrove) come Blowjob Queen. Dall’angolo di vero, c’erano anche le due altre brutte storie, Talbot Road vide il furgone arrivare a velocità ma non sarebbe convenuto a nessuno parlarne, sostenuta da Blenheim Crescent, sbandare tantomeno a Lady Cophetua che, conoscendo M. mentre curvava in Portobello Road e colpire Taffery, sicuramente si era tenuta un asso nella violentemente, con la portiera sinistra, una manica. Per il momento avrebbe fatto finta di ragazza che era poco prima scesa da un taxi, assecondarlo... facendola finire lontano. Il trans corse verso il Si vestì con cura, come al solito, poi cambiò idea. corpo riverso, si dovette fermare un attimo perchè Si spogliò di nuovo, si rivestì con la sua tuta di uno dei tacchi si era frantumato impigliandosi in pelle, scese in garage e montò sulla sua vecchia un tombino e proseguì a piedi nudi. La ragazza BSA. Mentre si stava dirigendo verso Notthing alzò una mano per segnalare di essere viva, un Hill gli sembrò di essere tornato indietro nel po’ come fanno gli sciatori o i centauri dopo una tempo, agli anni spensierati della sua gioventù. caduta, e aprì gli occhi. Sentiva un forte dolore Aveva fatto bene e scegliere la moto, malgrado ad una spalla e un senso di spossatezza ma non il traffico arrivò davanti a Minus Zero puntuale. riusciva a capire cosa le fosse successo. Fu il La ragazza non c’era ancora. Si tolse dal taschino trans, con molta calma, a raccontarle l’accaduto. nemmeno, lui doveva portare a termine il suo incarico e la persona che lui aspettava non era ancora arrivata, nè sarebbe arrivata, ma lui non poteva saperlo.

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“Ora mi alzo” “Sei matta? prima chiamiamo una autoambulanza” “Non pensarci neppure, ne ho passate di ben peggio...” Il trans la capì. Sarebbe arrivata l’ambulanza e contemporaneamente la polizia e, da quello che era riuscita a capire, la ragazza era in un brutto giro, anche lui/lei, in una situazione simile, avrebbe preferito cavarsela da sola. “Ti aiuto ad alzarti” “Grazie” “ce la fai ad arrivare da Mike’s, quel bar lì all’angolo?” “Credo di sì” “Andiamo!” Kate la seguì fino alle vetrine illuminate del locale ma prima di entrare, per evitare un’altra brutta sorpresa, volle dare un’occhiata ai clienti presenti, una coppia di vecchi malandati e, nell’angolo, un uomo solo, dal volto familiare. “Mister C.! Avevo un appuntamento con lui, cercano di uccidermi e lui se ne sta tranquillo a a scolarsi una bottiglia di birra! Bastardo!” L’adrenalina scorreva a fiumi nelle sue vene quando varcò la porta del locale, seguita dalla sua samaritana. Si diresse verso l’uomo nell’angolo. “Avevamo un appuntamento!” lo aggredì ad alta voce. “E io l’ho rispettato!” “Sì, in un’altra storia, non in questa” era un modo di dire ma Kate non sapeva quanto vicina fosse alla realtà ed anche all’altra storia. I due vecchi la guardavano con lo stupore dipinto sul volto. “E voi due fatevi i cazzi vostri, come ve li siete fatti poco fa quando hanno cercato di uccidermi” “Quando, dove, chi?” fu il pensiero comune di tutti, che non avevano sentito nè visto alcunchè. “Non può essere stato M. Taffery, lui la vuole viva” pensò Mister C. “Non può essere stato M. Taffery, lo abbiamo preso noi” pensarono i due vecchi. In quel momento la porta del bagno si aprì e ne uscì Kate. Con le spalle alle due nuove clienti si

diresse verso l’uomo nell’angolo premurandosi di fare un rapido segno d’intesa ai due vecchi. “Scusami, ma ho dovuto rifarmi il trucco.” Il tono della voce, civettuolo avrebbe permesso all’uomo di capire il perchè della lunga sosta. “Bastardo! - pensò il trans - per poco non gli fanno fuori la donna e lui se la spassa già con un’altra!” “Bastardo! - pensò Kate - non si preoccupa nemmeno di giustificarsi!” Uscendo sbattè la porta. I due vecchi stavano cercando di capire cosa era successo. “Era Kate, vero?” “Chi volevi che fosse?” “Stiamo parlando della stessa? “Quale?” “Domande, domande, domande..non ne voglio più” “Certe volte non ti capisco” “Le rose e i violini stasera raccontale ad un’altra” “Al trans?” “Quale trans?” “Quello che era con Kate, non te ne sei accorto?” “Era un trans?” “Sì, quella con i piedi scalzi era un trans, e l’altra era Kate!” “Cazzo, è vero... ma Kate non era andata al cesso ad occuparsi di M. Taffery?” “Sì e quella era l’altra Kate, quella della versione 4.02” “E chi è il coglione che ha fatto un merge?” “Attenti... vi elimino dalla storia” disse la Voce “Merda, sempre ricatti!” dissero all’unisono i due vecchi. (Myr)

V 3.02 interazione con V 5.02

Non era certo la prima volta che Kate gironzolava a piedi da quelle parti, quando era una ragazzina aveva avuto una platonica storia con una sua amichetta che abitava in una villetta a due piani in Dunsworth Mews, proprio lì a due passi. Il 211


apriva la porta della cabina.

quartiere era tranquillo e lo era rimasto anche negli anni successivi quando Mike aveva aperto il suo bar. Tutti pensavano che sarebbe fallito in pochi mesi ed invece per la sua cortesia, qualche buon paitto, per abbondanti spremute di frutta e soprattutto per i prezzi modicissimi, era divenuto un’istituzione. Cliente fisso di Mike era Duncan, uno scozzese dai capelli folti, una vera enciclopedia della musica celtica. Per questa sua competenza era stato assunto dai proprietari di Minus Zero.

Nella casa vittoriana di Bedford Square colui che aveva parlato con Kate si rivolse al suo capo: “Ha abboccato, sta venendo qui, Mister C. ha fatto bene a morire visto che ci ha risolto il problema” “Non dire quattro se non ce l’hai nel sacco” mormorò M. Taffery, ricordando un motto della sua vecchia nonna bretone.

Kate vide Duncan, era in piedi vicino al bancone, con una birra in mano. Entrò a salutarlo, erano anni che non lo vedeva. “Sei fortunata, Kate!” “Sei sicuro?” “Non lo so, ma arrivi al momento giusto. Avevo fatto un salto in negozio, anche se oggi è lunedì, per mettere a posto un pacco di dischi che abbiamo comprato ieri a Camden Village quando è arrivata una telefonata per te.” “Da voi per me?” “Da noi per te, un uomo, gentile. Ha detto che sta male, che non riesce a rispettare l’appuntamento. Ha lasciato il suo numero. Ha detto se lo puoi richiamare.” “Tutte scuse, si fotta!” “Mi sembrava sincero, parlava a fatica” “Dammi il numero, appena mi passa l’incazzatura provo a chiamarlo... anzi... lo chiamo subito!” La cabina del telefono era situata nell’antibagno, ci andò subito. “Mister C.?” “Chi pavla?” rispose una voce con un marcato accento francese, tipico dei maggiordomi dei nuovi ricchi. “Sono Katherine Fuller, Mister C. mi ha lasciato un messaggio, mi ha detto di richiamarlo” “Ho anch’io un messaggio per lei, signorina Fuller, Mister C. ha lasciato detto di venire qui con urgenza... se vuole la mando a prendere” “Non ho bisogno dell’aiuto di nessuno, so dove è Bedford Square” disse Kate ad alta voce mentre

Kate uscì infuriata dal locale di Mike dimenticandosi di salutare Duncan, dimenticandosi di camminare sul marciapiede, dimenticandosi di guardare alle sue spalle... Fu così che un furgone proveniente ad alta velocità da Blenheim Crescent sbandò imboccando Portobello Road, la portiera sinistra si aprì e la colpì violentemente facendola finire riversa sul selciato. Prima di chiudere gli occhi sentì una voce dire dovevamo rapirla, non ucciderla, imbecille! mentre il furgone si allontanava in direzione del mercato delle pulci. Sentì anche dei tacchi a spillo correre verso di lei... poi svenne. (Jason)

Le nostre scuse ai nostri lettori

L’idea di fare scrivere questa storia da un programma automatico ci era venuta dopo avere visto su Amazon che più di 85.000 libri portavano la firma dello stesso autore, Philip Parker, docente in una scuola con sede in Francia e a Singapore. La produzione di una cotale massa di testi era resa possibile da una “macchina per scrivere libri”. Il funzionamento, almeno dal punto di vista teorico, è piuttosto semplice: bastano un ricco archivio di dati e un programma in grado di selezionarli e trasformarli in un libro. Il software di sua invenzione pesca informazioni su un argomento a scelta in un database e poi, con una serie di procedimenti, realizza direttamente il testo. Ci abbiamo provato ma purtroppo non abbiamo creduto ai ripetuti avvertimenti di Parker: il software non può scrivere romanzi. E’ così successo che una storia che aveva il suo filo conduttore nella ricerca del bene assoluto e

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nella progressiva purificazione dei personaggi principali si bloccasse in una piccola strada di Londra iniziando a ripetere senza sosta, con piccole varianti e molte interazioni, una vicenda nei pressi di un piccolo caffè, duplicando addirittura alcuni personaggi e creando confusione nella testa dei nostri lettori, abituati da sempre alla chiarezza espositiva dei nostri testi. Proprio per questo dobbiamo loro delle scuse. “E’ cominciato tutto con V 2.01” “Sì è proprio lì che c’è stato un bug” “Non può essere stato un virus?” “Sì, nel cervello dell’autore!” “E’ come se Burroughs l’avesse piantato nel culo a Tolkien” “E’ successo davvero?” “Hai mai sentito parlare di paradosso?” “A me era sembrata una similitudine” “Quindi pensi che Burroughs e Tolkien fossero omosessuali?” “Io?” “Mi era sembrato...” “Neanche per sogno, anche se Frodo è un po’ culo...” “Vedi come dialoghiamo con chiarezza senza quel fottuto software?”

(Jason)

Niente è stupefacente come la realtà

“Confesso che sarei tentato di continuare a tirarli scemi con queste sliding doors” “Un po’ come gli esercizi di stile di Queneau?” “Non dire stronzate, è esattamente il contrario. Là è la stessa storia raccontata in modi diversi, queste invece sono molte storie raccontate con un unico stile” “Il tuo” “Sei tu che non capisci un cazzo, sei tu che intorbidi le acque. Sei talmente propenso a pensare che io sia irrazionale che mi attribuisci delle irrazionalità anche quando non le commetto” “Quando l’avrrei fatto?” “Con la storia del V 2 e di tutte quelle poliedriche puttanate”

Il vecchio si pisciò nel pigiama, come ormai faceva abitualmente “Scusa, hai fatto ripartire la storia dalla scena dell’appuntamento mancato e io avevo pensato...” “Tu...” “Ti prego, risparmiami la battuta che non sono pagato per pensare. Neanche a te, ti pagano. E da quando abbiamo chiuso l’esattoria di Shitland non ce la passiamo granchè bene.” “Volevo solo dirti che nella mia testa mentre Kate era con Carnet, Carne giunge all’appuntamento e non la trova. Il fatto che Carnet fosse riuscito a convincere Kate ad entrare in macchina così agevolmente, dipendeva dal fatto che Carne e Carnet sono gemelli! Tutto qua.” “Dunque non si trattava di sliding doors?” “Fanculo. Adesso ci hai messi tutti in questa storia, anzi, in queste storie, e la gente vuole uno sviluppo coerente” “Coerente?” “Fanculo” (flack)

The show must go on

“Qui non si cava un ragno dal buco” “Quale buco” “E’ un detto popolare, come quando dopo una campagna elettorale si contano i voti e si scopre che c’è la parità assoluta, una situazione di stallo...” “E l’aereo cade” “Cosa c’entra l’aereo?” “Non avevi parlato di stallo?” “E tu non hai mai giocato a scacchi?” “E tu perchè non vai a fanculo?” “Incredibile, dopo fanculo non c’era mai stato il punto interrogativo!” “Hai ragione, rimettiamo le cose a posto. Fanculo.” Anche l’ultimo intervento delle Voci non era servito a nulla. Cosa gliene frega ai lettori di colte disquisizioni, di dialoghi sui massimi sistemi e di conflitti ideologici all’interno del gruppo creativo? Ai lettori non gliene frega un cazzo, 213


loro vogliono sudore, lacrime e sangue, un po’ di sesso e qualche notizia di calciomercato. Di tutto il resto se ne fottono. Perchè dunque non ci si attiene alle regole del mercato dando in pasto al mercato il prosieguo della storia, quella storia che prometteva bene con ossa sotto il fallo titanico, con una Peggy scomparsa dopo una festicciola, una droga naturale con effetti strabilianti, con i servizi segreti francesi impegnati sciovinisticamente a dare nazionalità francese alla Salsa, con misteriose apparizioni tra tumuli neolitici? Finchè gli autori non riusciranno a capire che la loro storia è stata declassata a reality show, il fallimento sarà sempre dietro l’angolo. “Dietro l’angolo?” “E’ una metafora, non lo hai capito?” “Se l’angolo è una metafora, dietro cos’è?” “Fanculo” “Da quale capitolo ricominciamo?” “Noi? Ricominciamo? “ “In che senso?” (Myr)

The show is going on

In una , almeno in una, delle due ville gemelle di Lydden Hill le luci del primo piano erano accese. Con la scusa degli abiti bagnati e della casa eccessivamente riscaldata, Kate indossava ormai la sola sottoveste, Carnet era in vestaglia. Lei era mollemente abbandonata su un grazioso divanetto bergére foderato in tessuto provenzale. Il fondo di una bottiglia di Puligny Montrachet De Culo millesimato attendeva di essere scolata per buttar giù gli ultimi due vole-au-vent. “Una cenetta frugale” aveva detto lui. Un vecchio grammofono trasmetteva le Danze Sacre di Gurdijeff. Ad un tratto lei si alzò in piedi e andò alla finestra. Lui si avvicinò, da dietro. La cinse con le braccia, lasciando che lei continuasse a guardare fuori. Avvicinò le sue labbra al suo orecchio. Lei lo lasciò fare. Fu così che Carnet prese a mormorare: “Il centrocampista Richarlyson ha deciso: niente Roma. Il giocatore ha deciso di stare a San Paolo per tutta la sua carriera. Da Dublino, dove ieri il

Brasile ha battuto l’Irlanda per 1-0, il nazionale verdeoro fa il punto sul suo futuro e dice di voler fare la storia del San Paolo...” “Interessante, ma che c’entra con il Montrachet e con le musiche esoteriche?” “Non c’entra nulla, ma i nostri autori hanno detto che per compiacere i lettori basta un po’ di calciomercato e un po’ di sesso. La pratica calciomercato l’abbiamo evasa. Adesso che si fa?” (Klaus)

The show is going back

La ragazza era distesa sul selciato. Mister C. corse verso di lei, le sollevò il capo. Un rivolo di sangue scorreva sull’asfalto bagnato. “Andiamo” disse lui, provando una formula collaudata. “No, Carne. Questa volta vai solo” “Kate... amore mio. Io non ti lascio” “Per me e finita. Sanno arrivando... Vai!” “No Kate: Io resto con te fino alla fine” “E che cazzo ne sai tu della fine?” “So solo che ti amo” “Questa è la tua disgrazia” “Beh, quand’è così... ciao” “Aspetta, Carne... Carne... Se te ne vai, che sarà di me, che farò?” “Francamente me ne infischio” (flack)

“Questa è la peggiore” “Ma il finale l’altra volta ti era piaciuto...” “Era diverso il contesto” “Che cazzo significa?” “Prova a mettere il gorgonzola in un sedano, e poi prova a metterlo su un creme caramel” “Stasera non ho fame, e men che meno ho voglia di stranezze alimentari” “Fanculo caro” “’nculo anche a te, a domani” (Klaus)

The show is sgjkla qwchuop dghiuty

Blowjob Queen era chino sulla ragazza Talbot Road. Il furgone sparito in fondo a Blenheim

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Crescent. Kate si rialzò e gli disse: “Sai se qualcuno mi può accompagnare in Bedford Square? Blowjob, che in raltà era un agente dei servizi segreti francesi si allontanò di qualche passo, si tolse la parrucca, accese l’auricolare e si rivolse al suo capo: “Ha abboccato, sta venendo lì, Mister C. ha fatto bene a morire visto che ci ha risolto il problema” “Non dire quattro se non ce l’hai nel sacco” mormorò M. Taffery, ricordando un motto della sua vecchia nonna bretone. “Con chi stai parlando?” chiesa Kate insospettita “E’ per te, un uomo, gentile. Ha detto che sta male, che non riesce a rispettare l’appuntamento. Ha lasciato il suo numero. Ha detto se lo puoi richiamare.” “Prima devo pisciare” disse Kate senza troppe smancerie. Entrò da Mike’s e si infilò subito nel bagno. La scena era un po’ confusa. Blowjob Queen si rivolse a qualcuno che stava alla sua sinistra, poi lo presentò ad altri due signori, più anziani... o forse era uno solo. Proprio mentre l’anziano stava dicendo all’uomo alla sinistra di Blowjob Queen qualcosa, la porta del bagno si aprì e ne uscì Kate. Con le spalle a due nuove clienti che erano lì si diresse verso l’uomo nell’angolo premurandosi di fare un rapido segno d’intesa ai due vecchi. “Scusami, ma ho dovuto rifarmi il trucco.” Il tono della voce, civettuolo avrebbe permesso all’uomo di capire il perché della lunga sosta”. Quali strategie aveva quella donna? Quante altre volte sarebbe stato ricattato dal creditore di turno? Ne valeva davvero la pena? Sì, è vero, c’erano anche le altre storie, ma non sarebbe convenuto a nessuno parlarne, tantomeno a Lady Cophetua che, conoscendo M. Taffery, sicuramente si era tenuta un asso nella manica. D’altra parte Kate non aveva rapporti diretti con Lady Cophetua. Per il momento avrebbe fatto finta di assecondare gli autori e si recò in Bedford Square Suonò il campanello più volte. “Qualcuno ha fretta” pensò l’uomo all’interno, che con buona probabilità era Mister C. Il campanello suonò di nuovo.

“Questo è davvero un rompicoglioni” pensò mentre stava aprendo. “Lei sa chi sono e perchè sono qui” disse Kate con un accento strascicato. “Sa anche che lei è in debito con me”. (Klaus)

Dialogo a notte fonda

“Resetta tutto, la storia sta andando a puttane!” “Perfetto!” “Perfetto un cazzo!” “Non sta esagerando...” “No ha solo fatto un copia e incolla qua e là, perfino i titoli sono privi di senso...” “Di chi era stata l’idea del ping pong? Chi è causa del suo mal pianga sè stesso, come diceva la nonna bresciana di Breviglieri” “E i lettori, la chiarezza di linguaggio, le aspettative di una storia chiara, filante?” “Pare che se ne fotta...” “Un bell’esempio per le nuove generazioni!” Pausa prolungata di entrambi. “E’ la prima volta che ti sento preoccupato per le nuove generazioni...” “Se noi sopravviviamo è proprio con loro che avremo a che fare e se tanto mi dà tanto... bel futuro ci aspetta!” “Non essere pessimista!” “Non fare casino, finora ha parlato la mia parte ottimista... quella pessimista è che più in basso di così non potremo mai finire” “E pensare che questa storia era già finita, c’erano già anche i titoli di coda..” “Tu cosa faresti?” “Rifisserei un punto di partenza, ce ne sono tantissimi di buoni” “Un esempio?” “Prendi Blowjob Queen, per esempio. Quello lì è davvero un trans, altro che segreto agente francese, è ben definito, pronto alla solidarietà... anche pieno di comprensione... ricordati di quando Kate gli ha detto che non voleva la polizia tra i piedi, quello lì è uno vero, uno che in questa storia, anche se per una parte marginale, ci sta a pieno titolo. Io voto per tenerlo!” “Guarda che il nostro voto non conta un cazzo,

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se decidono che è un agente segreto travestito da frocio, ebbene ce lo dobbiamo tenere!” “Bello schifo, ecco cosa succede a non avere un sindacato!” “Ripensandoci... teniamo pure l’agente segreto... la responsabilità di questa decisione non ce la becchiamo certo noi sulla schiena... se è una puttanata qualcuno ne pagherà le conseguenze!” “E come, ora che il Fondatore è sparito?” “Col biasimo dei lettori, fossimo in Giappone qualcuno farebbe harakiri” “Adesso ci spostiamo in Giappone?” “Cosa hai capito?” “Non sei tu che l’ha detto?” “Che cosa?” “E’ tardi. fanculo.” (Myr)

“Con tutto questo casino, qualcuno potrebbe dirmi dove sono ora rispettivamente Kate, Carnet, Carne, i due vecchi malandati e, come opzione non necessaria, quella Peggy che era sparita durante o dopo una festicciola?” (Myr)

“Chi è stato a formulare l’ultima domanda?” (Klaus)

“Chi cazzo vuoi che sia? Siamo solo in due!” (flack)

Fanculo. (Myr)

Metamorfosi

Carlito Beaufort Gonzales era nato da una famiglia agiata di San Paolo, aveva superato brillantemente gli esami finali del St. Paul, l’esclusiva scuola britannica frequentata dai rampolli delle buone famiglie inglesi. Era nato maschio ed aveva continuato ad esserlo finchè, come premio per la buona riuscita negli studi, venne spedito a Londra per perfezionare il suo inglese. Fu per lui un periodo straordinario, le ragazze cadevano ai suoi piedi, non aveva che da scegliere. Anche la sua auto, una rarissima

166 Mille Miglia, le attirava come mosche sul miele. Grazie ai suoi contatti era diventato uno degli ospiti più assidui di casa Hinshelwood negli anni in cui Lady Cophetua, avanti negli anni ma ancora piacente, catalogava le capacità amatorie dei ragazzi più belli della città per poi imporli a poco attraenti giovani abbienti pulzelle, ovviamente traendone benefici personali o informazioni molto preziose. Ecco chi era Carlito Gonzales, un giovane benestante della buona società brasiliana, bello, bene educato, ottimo amante, potenziale marito di una pollastra di razza. Ecco chi era allora, poichè le cose cambiarono radicalmente: una sera successe una cosa del tutto imprevedibile, incredibile, soprattutto per lui. Era una sera di primavera, Carlito era appena tornato a casa. Era solo, solo perchè voleva provare una nuova droga di cui si sentiva sussurrare da tempo ma nessuno del suo giro l’aveva mai provata. Si diceva che era potentissima e che produceva (o avrebbe potuto generare) salti di livello ontologico. Non sapeva quanta usarne e così la prese tutta, in fin dei conti era proprio poca quella contenuta nel flaconcino di cui si era appropriato a casa di Lady Cophetua. Svenne. Si risvegliò la mattina successiva con il cervello era intorpidito, la gambe molli e gli occhi gonfi, come di solito gli accadeva dopo una sonosra sbronza. Quando si vide allo specchio ebbe la prova che la sbronza continuava a produrre i suoi effetti: al di là dello specchio Carlito Gonzales, detto Peto, era diventato una bella ragazza. (Myr)

L’iniziazione

Carlito sapeva bene per esperienza personale cosa voleva un uomo da una donna così, quando divenne donna, sapeva che non avrebbe avuto bisogno di imparare nulla. In realtà le cose non andarono così, un maschio decisamente eterosessuale non si adatta in fretta ad un cambiamento così radicale. Ci aveva pensato molto, avrebbe potuto diventare lesbica ma proprio non se la sentiva, si sarebbe sentito un 216


una certa frequenza, gli amici che frequentava assiduamente cominciarono a chiamarla The Virgin, altri The Queen, i più volgari, grazie alla sua straordinaria abilità, Blowjob Queen ma Carlito, in questa sua condizione paradossale, continua a ritenersi un trans.

truffatore. E allora scelse la via che il destino aveva scritto per lui e cominciò a pensare come sarebbe stato il sesso con un uomo, che tipo di uomo avrebbe scelto per la sua prima volta, cosa avrebbe provato... Gli venne da vomitare poi vomita oggi, vomita domani, si trovò un giorno a non vomitare più. Proprio quel giorno conobbe un giovane, gentile, educato, bello, effeminato quanto bastava per non provare disgusto trovandoselo vicino, molto vicino. Ai baci seguirono le carezze, alle carezze i baci e, quando le mani del giovane cominciarono ad accarezzavargli le braccia e le spalle Carlito, ormai pronto alla resa, si rese conto che non aveva nessuna intenzione di farsi penetrare e non fece altro che quello che avevano fatto con lui decine di ragazze che non avevano voluto farsi penetrare.

Questo ritratto è necessario per par condicio rispetto a tutti gli altri personaggi sui quali sono stati scritti decine di capitoli. (Myr)

backonnection

Il respiro di Carlito, già affannoso, si fece ingombrante. Aveva le tette gonfie e le punte dei capezzoli sembravano voler penetrare il tessuto dela sottile tuta. Afferrò il membro del giovane e iniziò a masturbarlo. I movimenti della sua mano erano lenti, ma decisi. Si posizionò di fianco al ragazzo, voltandogli le spalle, in modo che vedesse il suo viso solo parzialmente così da non sentirsi imbarazzato per il suo sguardo. Era eccitato. La saliva le scorse copiosa nella bocca. Iniziò a deglutirla, ma aveva le cosce impregnate del liquido che le scendeva copioso dalla vulva. Non riuscì a dominare l’eccitazione. Accelerò sempre più il movimento della mano. Afferrò con le mani nude quel gioiello della natura, e cominciò succhiarlo, e ingoiarlo fino alla radice. Per facilitare l’eiaculazione toccò con la mano libera i testicoli diventati tondi e compatti. Il membro del giovane raggiunse il massimo vigore, il glande viola per l’eccitazione. “Grande!” “Anche tu!” “Sei stata fantastica, è la prima volta...” non riuscì a finire la frase perchè Carlito lo interruppe “Anche per me!” Da quel giorno la stessa storia si ripetè con

E’ sulla spinta di questa percezione che Carlito si lancia in esperienze diverse... fa il lavapiatti da Badge House, il ballerino di fila in qualche spettacolo del Joy Theatre, poi trova un posto come stalliere presso una famiglia dell’alta borghesia londinese. Thimoty e Gregory Fuller non avrebbero mai immaginato che quel giovane stalliere era un omosessuale. Non che avessero avversione per la categoria, il problema era che gli omosessuali si portano sempre dietro dei problemi. E problemi non ce ne volevano, proprio quando si era vicini al giorno della seconda fioritura del Fallo Titanico, anticipato da un leggero tanfo sulfureo. Tim e Greg non si aspettavano certo di trovare quello che si presentò ai loro occhi ai piedi della pianta, il cadavere del giovane stalliere, che conoscevano appena. Lo avevano visto in quei paraggi un paio di volte in compagnia di una ragazza ben vestita che ricordavano bene per via dell’enorme deretano. Avevano scambiato con loro solo un discreto saluto. In entrambe le situazioni li avevano sentiti parlottare vivacemente mentre si allontanavano. Ora il ragazzo era lì, senza vita, sotto la pianta pronta a coprire col suo fetore quello del corpo che presto avrebbe cominciato a decomporsi. Tim e Greg si guardarono. Se avessero chiamato la polizia i visitatori sarebbero accorsi in massa, la pianta sarebbe stata individuata, gli anni della loro attesa vanificati, la rara esperienza fottuta. Non dissero niente a nessuno, la pianta ebbe il tempo di

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fiorire, milioni di insetti arrivarono, del giovane rimasero poche ossa che la vegetazione ricoprì in pochi giorni. (klaus)

two voices

“Cazzo, hai ucciso un altro personaggio sul nascere” “E’ che sono esausto, non ce la faccio più” “E poi hai mescolato come al solito momenti e storie diverse. Hai fatto un altro copia-e-icolla da un pezzo vecchio!” “Ti prego, ho mal di capo...” “Ti arrendi, allora?” “L’intelligenza di Myr mi imbarazza” “Ma potresti ributtare il tutto sull’ontologia” “Minestra riscaldata” “Dai, non buttarti giù...” “Questa storia non può avere un finale, li abbiamo già sperimentati tutti, e la storia è continuata, malgrado i finali” Per forza, non è una storia col testo, è una storia sul testo” “Quindi?” “Quindi non ha un epilogo, ha solo una fine” “Che sarebbe?” “Quando si scrive fine” “L’abbiamo già scritto” “Allora è finito” “Ma noi siamo sempre qua” “Anche loro, sono là” “La dove?” “Fanculo” (flack)

il dubbio

Uno dei due vecchi era una vera carogna, non a caso gli era stato affibbiato un bel nome, l’altro era una vera carogna, e non aveva bisogno di un nome perchè nessuno lo chiamava. Una bella coppia davvero! Ma ormai sembrava non ragionassero più con chiarezza e in queste condizioni da loro c’era da aspettarsi di tutto. Penultimo dialogo

“Hai sentito la storia di quel trans?” “Non era un trans.”

“E chi era allora?” “Un pioniere del CDC69” “Ma non è negro...” “No, ma è donna...” “Non ti capisco...” “Non è la prima volta...” “E allora?” “Fai conto che non ti abbia detto niente” “Fanculo” “Come faceva Lady Cophetua ad averne un flacone?” “Per uso personale?” “No, nessuno aveva ancora provato il CDC69” “E poi dove lo aveva preso?” “..il vecchio conte gli diede la formula segreta, poco prima di essere ucciso da una pallina da golf..” “Cosa è questa storia?” “Una vecchia storia, non ne eri al corrente?” “Perchè non me ne hai parlato?” “Avrei voluto, ma non sapevo se tu avresti capito...” “Invece ho capito che tu pensi che io sia scemo” “Devo confessare che ogni tanto...” “Fanculo” Ultimo dialogo

“Cosa stai facendo con quella corda?” “Un cappio, non lo vedi?” “Hai intenzione di suicidarti?” “Non lo so, ma metti che me ne venga voglia...” “Così saresti pronto!” “Oppure metti che decida di suicidare te!” “Me?” “Sì, te! Non ti rendi conto di come mi stai trattando?” “Io? Come?” “Tu. Da stronzo.” “Ne sei sicuro?” “Forse no, ma sarebbe un bel colpo!” “Quale?” “Ucciderti!” “Te la senti di finire in galera?” “Galera? con l’infermità mentale non si va in

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galera!” “Finalmente cominci a renderti conto del tuo stato!” “Fanculo”

“I fanculo erano sempre per Taffery?” “Fanculo”

Queste conversazioni avvenivano da tempo, si ripetevano con una frequenza esasperante. Gli agenti segreti francesi, impegnati sciovinisticamente per rendere francese la Salsa, ne avevano registrate a centinaia alla ricerca di indizi utili. Cercando di capire se lo stavano prendendo per il culo, Taffery stava ascoltando la penultima registrazione. “Certo che ci stanno prendendo per il culo, due geni del male come loro non possono perdersi in discussioni così idiote come quelle che mi sono dovuto sorbire... Per giunta i due vecchi devono avere capito che li stiamo controllando... C’è anche la prova: il fanculo tutte le volte è diretto a me, è evidente... per giunta non è mai corso buon sangue tra inglesi e francesi e i due vecchi sicuramente si stanno divertendo alle mie spalle... ma io non sono un belga!” “Stanno cercando di confondere le acque” disse ai suoi agenti. “Ci stanno pigliando per il culo!” ripetè per quelli che non avevano capito, cioè tutti. Prima di prendere una decisione rianalizzò la penultima registrazione ed ebbe dei dubbi. “E se fossero davvero rincoglioniti?” pensò. “Andiamo a casa di Lady Hinshelwood!” ordinò.

“Vabbè, abbiamo raschiato il fondo del barile, no?” “Però ci vorrebbe un colpo di scena, un finale a sorpresa, una botta di genio che rende ragione di ogni cosa...” “Potremmo rivelare che siamo due pubblicitari che stanno cercando nuovi concept per la brand identity della Tabasco...” “Mi pare una cazzata” “Potremmo far arrivare il nostro dialogo a una rarefazione di tipo beckettiano...” “Tipo?” “Tipo che tu mi chiedi -che succede?- e io ti rispondo -qualcosa sta seguendo il suo corso-, roba simile...” “Mi sembra che siamo già andati oltre...” “Potremmo far andare Taffery dalla vecchia e continuare a divertirci!” “Te l’ho detto, sono esausto” “Non ti va mai bene niente” “Non mi vai bene tu” “Allora vattene” “Ti piacerebbe eh?” “Mi sembra l’unica soluzione” “E tu che faresti senza di me?” “Francamente me ne infischio”

(Myr)

End

(Myr)

(flack)

Il dubbio

“Domani è un altro giorno...”

“Se ne è accorto!” “Prima o poi sarebbe successo...” “Per fortuna è un francese!” “In che senso?” “Un francese non ci arriverà mai” “Lo penso anch’io” “Posso farti una domanda?” “E me lo chiedi?” “I fanculo erano sempre per Taffery?” “E me lo chiedi?” “I fanculo erano sempre per Taffery?” “E me lo chiedi?”

(Myr)

Titoli di coda

Kate Fuller si è sposata con John Miller. Prima del divorzio ha avuto due figlie. Oggi vive con Big Jimmy, proprietario di un pub a Greenwich, vicino al Cutty Sark. Ha un lavoro part time in una libreria antiquaria in Charing Cross Road. Ogni tanto, nel pomeriggio, si incontra in un piccolo appartamento di Soho con un uomo di mezza età.

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Lady Hinshelwood ormai non c’è più. Dopo il suo suicidio sono stati trovati pacchi di cambiali, ormai scadute, sottoscritte da giovani rampolli della buona società londinese che lei si dilettava a ricattare. I suoi creditori si sono dovuti accontentare dei pochi mobili rimasti e di qualche gioiello di poco conto.

“Basta giochi di parole... intendevo chiederti se sai chi è” “Non lo so. Aspettiamo che ce lo dicano” “Ma se è finito” “Non è detto”

I due vecchi continuano ad abitare nella loro villotta. Le due pensioni che ricevono grazie ad un piccolo favore fatto ad un funzionario permettono loro di condurre una vita dignitosa. Bronchiti e artrite sono ormai i soli argomenti delle loro conversazioni. La loro memoria va e viene, mentre ospiti non ne vengono più.

“Ci daranno un’altra possibilità?” “Con le nostre credenziali è il minimo che possano fare” “Per un attimo ho temuto che volessero farci fuori” “Non hai capito che hanno bisogno di noi?” “Lo credi veramente?” “Se rispondi ancora una volta a una domanda con un’altra domanda è la volta che me ne vado sul serio” “Non hai ancora imparato ad accettarmi” “Non ti ho scelto” “Però quando eravamo ricchi e potenti ti andava tutto bene, eh?” “Tutto tranne te” “Fin da allora? Potevi dirlo” “Te l’ho detto, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” “Comunque l’uomo è Jason Spengler” “Quale uomo?” “Sei rincoglionito”

Carne e Carnet? Meglio dire Carne o Carnet. E’ ricoverato da anni in una clinica nei pressi di Canterbury. Le sue condizioni sono stabili. Lady Gwendalyne, dopo avere letto il quinto e il sesto principio della dottrina di Osho Rajneesh è oggi fervente seguace del movimento arancione al quale ha devoluto tutto il suo patrimonio. E’ sempre più grassa. (Myr)

Voci fuori campo

“Come va oggi?” “Ho un dolore alla spalla... e tu? “Ho tossito tutta la notte, non sono riuscito a dormire” “Hai preso lo sciroppo ieri sera?” “me ne sono dimenticato... stavo leggendo i titoli di coda e mi sono addormentato” “Ma se mi hai appena detto che non sei riuscito a dormire!” “Ah, sì... ma parlavo di dopo, durante la notte” “Le solite balle!” “Fanculo” Pausa... “Ma quell’uomo di mezza età che si apparta con Kate in un appartamento?” “Se va in un appartamento è chiaro che si apparta”

(Myr)

Per un attimo ho temuto il peggio

(flack)

Una proposta

“E se ci facessimo un viaggetto?” “Con tutti gli acciacchi che abbiamo?” “Hai risposto con un’altra domanda, vado” “Vengo anch’io” “Ok, dove ti piacerebbe andare?” (flack)

Ritorna Carne?

Carne era stanco. Persino l’intenzione di vendicarsi, una volta fuori di lì, si stava affievolendo. Per esclusione aveva identificato il bastardo che, con prove false, lo aveva fatto rinchiudere nella clinica di Lydden Hill. Si trattava di una clinica privata, amministrata da un 220


“Sì, rosa, di seta, ricamate, taglio a calzoncino, svolazzanti sui lati, eccitanti!” “Complimenti ragazzo, quasi ottima memoria, ma hai dimenticato le tette” “Non ne ho parlato ma non vuol dire che le ho dimenticate” “Certo, a quei tempi se ne vedevano poche” “Non l’hai più vista?” “No, mi era giunta voce che fosse sparita...” “Io so dove è”

uomo di paglia che non conosceva i suoi padroni, che riceveva gli ordini sul da farsi via mail. Da qualche anno, ogni giorno, qualcuno gli poneva le stesse domande. Forse volevano farlo diventare matto davvero ma nessuno sembrava si ricordasse del suo addestramento, prima della missione su Schit. “Chi è Lei? -Come si chiama?” “Chi sono i suoi famigliari?” “Dove si trova adesso? - Che strada ha fatto per venire qua?” “Che anno è? - Che stagione è? - Che mese è?” “Adesso è mattina, pomeriggio o sera?”

Pausa.

Le risposte non erano sempre le stesse, ovviamente, e lui ogni volta rispondeva correttamente, pensava che prima o poi avrebbe vinto un premio. Conosceva il perchè delle domande, ne sapeva abbastanza sull’argomento per cui era convinto che non ce l’avrebbero mai fatta (anche se tra gemelli monozigoti il rischio di schizofrenia è molto alto) a convincerlo che lui non era solo Carne. Che qualche sintomo ci fosse, per esempio il disordine del pensiero, su questo non c’erano dubbi ma di lì a pensare che... ora si trattava di trovare il modo per andarsene, ormai le sue ferite erano guarite. (Myr)

Un piccola vacanza

“Cosa ne dici di andare a vedere cosa succede in quel piccolo circuito del Kent? Una decina d’anni fa...” “Non ricominciamo con i ricordi, ne ho a sufficienza” “No, non prendertela... stavo parlando di quella Peggy che guidava come un maschio” “Sembrava anche un maschio... ti ricordi come ti guardava?” “Adesso sei tu che ricominci con i ricordi!” “Sì, ricordo anche quando si è tolta la tuta...” “Parli della biancheria di seta?” “Biancheria? guarda che aveva solo un paio di mutande”

“Andiamo lì?” “Dove?” “A Lydden Hill, sei sordo?” “Cosa ci andiamo a fare?” “Non dovevamo andare a fare un viaggetto?” “Quando?” “Fanculo” (Myr)

Passavamo di qua per caso

La vecchia Rover procedeva a rilento sul viale che costeggia la clinica di Lydden Hill. “Stai attento a quel deficiente in mezzo alla strada” “Vuoi guidare tu?” “Sono stanco delle tue risposte polemiche” “Quel deficiente sta facendo segno di fermarsi” “Ha tutta l’aria di uno che è scappato dalla clinica” Carne, in pigiama, si era piantato in mezzo alla strada intenzionato a impossessarsi della prima auto che fosse passata, utilizzando la tecnica appresa negli incursori della Confederazione. “Qualche problema, giovanotto?” “... papà!” “Ehm.., scusi signore, dove è diretto? E’ sicuro di non essersi...perso?” disse Uno dei Due con un impercettibile risolino. Fu proprio quell’impercettibile risolino a risvegliare il Carne che tutti ricordano, il Carne belva umana, il Carne vendicatore implacabile.

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In breve i due vecchi si ritrovarono sull’asfalto. Ebbero solo il tempo di vedere la Rover sparire dietro ad una curva in fondo al viale. Nel rettilineo potevano scorgere il loro bagaglio, scagliato fuori dall’automobile con furia inaudita. (klaus)

On the road

“Bella gratitudine, dopo tutto quello che abbiamo fatto per lui” “Adesso siamo a piedi, e si è anche rotto il flacone dello sciroppo” “Conosci qualcuno a Lydden hill?” “L’unica che può darci una mano è Peggy” “E’ un’infermiera?” “Peggy Fuller... no, non è un’infermiera. E’ una giovane promettente, che ci può aiutare a ritrovare quel bastardo di tuo figlio” “Di TUO figlio” “E fargliela pagare” “Poteva chiederci un passaggio, non glie l’avremmo negato” “Ti ha chiamato papà” “Guarda che parlava con te...” “Non fare questi giochetti con me” “Fanculo, dove abita questa Peggy?” (flack)

Arrivo a Greenwich

Abituato alle rapide sequenze di domande della clinica ora si era posto la domanda “Ora cosa devo fare?” si diede una rapida sequenza di risposte “Devo trovare da vestirmi” “Devo raggiungere Londra” “Devo liberarmi della macchina perchè quei due vecchi, quando si ricorderanno chi sono, sono capaci di denunciarmi” “Devo trovare dei soldi” “Devo cercare Kate, lei mi aiuterà” Si diresse verso Greenwich. Nei pressi della stazione, nel magazzino dove veniva riposta gran parte della merce del mercatino della domenica, Greg McFlaherty aveva la sua piccola officina dove fingeva di riparare vecchie automobili. In

realtà era un ricettatore che lui aveva conosciuto al cinodromo di Walthamstow e dal quale dipendeva per piccoli prestiti ad alto interesse. Sarebbe andato lì e gli avrebbe dato la Rover in cambio di abito, camicia, biancheria, calze, scarpe e un sandwich e una birra e... basta, il vecchio debito poteva aspettare. Torno subito, diceva il cartello appeso alla porta dell’officina. Carne sapeva bene quanto Greg era bugiardo, anche quando scriveva... ne aveva le prove... sulle sue cambiali spesso il 100 tendeva a diventare 1000... poi ritornava 100 grazie ad una virgola accompagnata dalle solite scuse per l’errore commesso.... Torno subito significava quindi che Greg era a scolarsi un paio di pinte da Big Jimmy, nel suo pub vicino al Cutty Sark. Lasciò la Rover e continuò a piedi cercando di vedere i tre grandi alberi del famoso clipper. Non li vide da nessuna parte e fu costretto a chiedere indicazioni, come un turista, al primo passante che incontrò. “Non li vedrai più per un pezzo, ragazzo!” “Lo hanno spostato?” “Ma dove sei stato? Eri in galera quando hanno dato fuoco alla nave?” “Quando?” “L’anno scorso, il 21 maggio” “Di che anno?” “L’anno scorso, il 2007, sei ubriaco?” “No” “2007? - pensò - Ero convinto che fossimo nel 2006, e pensare che ho risposto centinaia di volte alle loro domande sbagliando la data... e loro non se ne sono accorti!” “Ubriaco o no, ti consiglio di metterti addosso qualcosa, fa abbastanza freddo e potresti beccarti un accidente” Solo allora Carne si rese conto di essere ancora in pigiama e che si era dimenticato della prima risposta. “Un’ultima domanda, signore” “Spara!” “Non mi sembra il caso!” “Dimmi pure, ragazzo” “E’ bruciato anche il pub di big Jimmy?” 222


“No, grazie a Dio!” Ora Carne doveva capire come fare ad arrivarci, senza dare troppo nell’occhio. Era senza orologio ma dell’ora era certo, era l’ora di Greenwich. (Myr)

Peggy, qualcosa che so su di lei

“Adesso ti racconto come è andata, poi ti dico dove è andata” “Chi?” “Peggy” “Tu lo sapevi?” “Sì” “Non me lo hai mai detto” “Non me lo hai mai chiesto” “Lo dici tu” “Non ha importanza, comincia!” “Per favore, si dice” “Per favore” “Una sera, tanto tempo fa, mentre passeggiavo lungo l’Holland Walk, ho visto una coppia, sicuramente due amanti, avevo la macchina fotografica e ho scattato delle foto. La donna se ne è accorta ed ha cercato disperatamente di rintracciarmi. Ha scoperto dove abitavo ed ha cercato di farsi dare la pellicola contenente le foto. Questo mi ha spinto ad indagare, ingrandendo le fotografie. Mi è sembrato di vederci un cadavere, ma per via dell’ingrandimento le immagini erano sempre più confuse. Ho continuato ad investigare, sono arrivato vicino alla verità ma proprio allora la donna è sparita” “E tu allora cosa hai fatto?” “Niente, mi avrebbero preso per matto” “E la donna?” “Non mi ha riconosciuto” “Tu la conoscevi?” “Era Peggy” (Myr)

L’incontro

Decine di operai, falegnami, carpentieri, mastri d’ascia stavano lavorando alla ricostruzione del clipper. Lo scafo della nave si era salvato

dall’incendio, non così il ponte superiore che era stato seriamente danneggiato. Probabilmente doloso, l’incendio - domato in poco più di 90 minuti - aveva eliminato una attrazione turistica della capitale ma soprattutto aveva ridotto le entrate del pub di Big Jimmy che ora doveva accontentarsi delle maestranze del restauro e solo durante l’intervallo del pranzo. Privato delle frotte di turisti che entravano dalla mattina alla sera il locale aveva un aspetto insolito, molto più simile a tutti gli altri pub dalle due e mezza del pomeriggio fino alle 7 di sera. Greg, una specie di enciclopedia di storie malandrine, non era sufficiente a rimpiazzare la confusione precedente. Questa era la situazione nella quale stava per inserirsi un uomo in pigiama. Quest’ultimo evento venne percepito da Big Jimmy come un ulteriore segno del progressivo degrado di tutta la sua vita, il pub stava andando a puttane, la sua compagna era costretta a lavorare in una libreria, l’unico cliente su cui poteva contare era un briccone, un piccolo lestofante troppo ciarliero... e ora l’unico altro cliente arriva in pigiama, cose da non credersi. La seta del pigiama brillava per la sua finezza, il tessuto era di grande qualità, i colori straordinari... il nuovo cliente poteva apparire bizzarro ma non andava sottovalutato. “Posso esserle utile, signore?” “Credo proprio di sì” “Immagino che le serva un abito...” “Perfetto, lei mi ha preceduto” “Greg, hai un abito per questo gentiluomo?” “Vuoi che non abbia un abito per il mio amico Carne?” “Un signore così, con un pigiama di Hermès può essere un amico di Greg?” si domandò stupito Jimmy. “Greg! Stavo cercando proprio te, ho una Rover davanti alla tua officina” “Oggi non ho voglia di lavorare” “Non voglio ripararla, voglio lasciartela” “Scotta?” “Non credo” 223


“Ricominciamo. E’ rubata?” “No, è di mio padre” “Allora è rubata” “La vuoi?” “Quanto?” “Niente... salvo qualcosa per vestirmi decentemente, scarpe, calze e tutto il resto, compresa una cravatta... e poi un sandwich e una birra, è da ieri che non mangio” “E il vecchio debito?” “Ti pago un’altra volta” “D’accordo, è talmente gratificante essere in credito con giovanotti della buona scocietà... me lo ha insegnato una vecchia troia che ho scopato tanto tempo fa. Nel momento del bisogno li puoi ricattare!” “Io sono nel momento del bisogno” “Perchè vorresti ricattarmi?” “Ho capito, ho capito male, stavi parlando di te” Greg uscì per andare a scegliere l’abbigliamento per Carne mentre Jimmy, senza preoccuparsi per il fatto che il nuovo cliente fosse senza un penny, preparò un sandwich caldo con del ceddar, spillò una stout, li mise su un vassoio e indicò a Carne un tavolo vicino all’entrata, dove il sole filtrava attraverso i vetri decorati ad acido. Carne lo ringraziò per la gentilezza e si sedette. Con coltello e forchetta si preparò a gustare il primo boccone quando entrò Kate. (Myr)

Di nuovo insieme

“Anche l’ultima volta che ti ho visto eri in pigiama. Non ti sei più cambiato?” disse lei “Non è esatto. Ho cambiato diversi abiti, ma erano tutti pigiami” “ Ti ci trovi bene?” “Beh, quelli di flanella non sono tanto confortevoli” “meglio la seta?” “meglio” “Per il resto?” “Sembra che mi abbiano rimesso in pista” “In pigiama?” “E’ temporaneo. E poi è un simbolo”

Arrivò Greg. Aveva rimediato solo un vecchio abito di vigogna grigia e un impermeabile. “L’abito è non è un granchè... ma l’impermeabile è un Burberrys, lo deve avere dimenticato qualcuno.” Big Jimmy guardava Kate. Da sempre sapeva che non sarebbe mai stata sua. Sapeva che un giorno, prima o poi, sarebbe arrivato qualcuno che le avrebbe detto “andiamo” e lei sarebbe andata. E sapeva che quel giorno era arrivato. (flack)

Ritorno a Londra

Carne, dopo avere indossato gli abiti che Greg gli aveva portato, aveva pronunciato il fatidico “Andiamo!” Kate non ebbe alcun dubbio sul da farsi. “Non andare via” “Devo” “So solo che ti amo” “Questa è la tua disgrazia” “Aspetta, Kate... Se te ne vai, che sarà di me, che farò?” “Francamente me ne infischio” Big Jimmy sapeva che non era vero, sapeva anche che Kate lo amava, sapeva che lei, andandosene, lo stava proteggendo, anche se non intuiva da cosa. Sorrise debolmente, rassegnato, e l’abbracciò teneramente. “Stai attenta!” le sussurrò, preoccupato. “Anche tu!” fu la risposta, minacciosa. Uscirono dal pub con passo sostenuto, lui davanti, lei dietro. “Era ora che tu arrivassi!” “Non ho potuto prima” “Non hai voluto” “Non ho potuto. Punto.” “Non ti credo” “Non credermi. Cosa ci facevi piuttosto in quel pub?” “Aspettavo te” “Non ti credo” “Adesso siamo uno pari” 224


“Andiamo ai rigori?” “Comincia tu” “Mi hanno rinchiuso in una clinica. Hanno cercato di farmi impazzire.” “Chi?” “So chi è stato. Jason Spengler.” “Jason?” Al rigore successivo la donna era pronta a raccontare tutto a Carne, sia la sua storia con Big Jimmy che il tradimento, nel piccolo appartamento di Soho, con Jason. Ora non poteva più farlo“Sì, quel bastardo! Ma ora tocca a me. Tu cosa hai fatto durante tutto questo tempo?” “Niente di particolare, ho lavorato in una libreria antiquaria, un lavoro come un altro aspettando il tuo ritorno.” “E ti sei accontentata di Big Jimmy?” “Cosa ne sai?” “Ho visto delle lacrime nei suoi occhi” “Non hai visto la rabbia nei miei” “Rabbia?” “Lascia perdere, un giorno te ne parlerò” Dopo dieci minuti raggiunsero la stazione di Greenwich e aspettarono il treno per London Bridge “Ci vuole il biglietto!” “Vado a farlo” Si mise in coda. Aspettando il suo turno infilò la mano nella tasca interna della giacca ed estrasse cinque banconote da venti sterline da una busta. Ne tenne una per pagare le 8 sterline dei due biglietti e ripose le altre ringraziando il cielo per avergli affibbiato come amico un malandrino generoso. Nell’altra tasca c’era il biglietto da visita: Gregory McFlaherty, Consulente. Su retro c’era una sola riga, scritta a mano: “Stai attento a Kate. Buona fortuna.” (Myr)

Nessuno risponde nello Yorkshire

“Non rispondono” “Ha provato sui cellulari, Milady?” “Io non uso quella robaccia, roba da gente che abita nell’east end!”

“Saranno usciti...” “Non escono da anni! E adesso spariscono dopo aver fatto questa bravata. Leggete qua, Gwendaline, leggete: Lady Hinshelwood ormai non c’è più. Dopo il suo suicidio sono stati trovati pacchi di cambiali, ormai scadute, sottoscritte da giovani rampolli della buona società londinese che lei si dilettava a ricattare. I suoi creditori si sono dovuti accontentare dei pochi mobili rimasti e di qualche gioiello di poco conto”. “Che due vecchi impudenti” “Di pure due maledetti figli di due grandissime troie” “Milady!” “Quei due dovranno versare lacrime e sangue, dovranno ammettere strisciando che sono viva e vegeta, ricca e potente. Trovali, Gwendaline! Trovali, e fammi sapere tutto di loro. Dove sono, cosa fanno, come vivono. Hanno cercato di mettermi fuori gioco, mai io concluderò i miei piani. Tu sposerai Monsieur Carnet e avrete l’esclusiva del CDC69. Ma quel che più mi preme... Voglio vedere quei due sacchi di vermi crepare in un ospizio!” (flack)

4’34”

La vecchia Aston Martin DB4 GTZ girava rabbiosamente tra le curve del circuito. Jason Spengler, vestito in un elegante completo di tweed, reggeva il cronometro. L’Aston Marin passò la linea del taguardo e si fermò vicino alla rinessa. Peggy scese e togliendosi il casco chiese a Jason: “Allora, come sono andata?” “4 e 34” “Potevo staccare un po’ più tardi nella curva di Pine Lodge. Comunque zio Martin nel ‘71 non faceva meno di 4 e 32” “Rientriamo, si sta facendo freddino” Fu allora che si accorsero dei due vecchietti che stavano applaudendo a circa dieci metri, al di là della staccionata. A vederli così, un po’ stanchi, con i loro bagagli e il loro abbigliamento un po’ démodé, facevano 225


tenerezza; sembravano solo due tranquilli pensionati un po’ bislacchi. Peggy si volse verso di loro con un sorriso “Buongiorno!” “Signorina, lei ha una guida splendida. Mi ricorda il vecchio Jackie Stewart!” “Che simpatici vecchietti” mormorò Peggy incamminandosi verso di loro. Jason tentò di trattenerla, come guidato da un presentimento. “Quella Aston è una bellezza!” disse Colui con un sorriso da Babbo Natale “Mi chiamo Peggy Fuller” “Ma non ci posso credere! - fece l’altro - Volete dirmi che siete la nipote del vecchio Martin?” (A volte basta carpire un nome ed usarlo opportunamente) “Conoscevate zio Martin?” “Eravamo amici, molti anni fa” rispose, apprendendo con sollievo che zio Martin doveva essere morto. “Ma vi prego, entrate per una tazza di the” “... non vorremmo disturbare, lei è in compagnia...” “Non lo dica neanche per scherzo, signor...” “Anocleto Bisazza, al vosto servizio” disse Grande Merda togliendosi un ciancicato cappello alla Ellery Queen L’altro disse semplicemente: “Enchanté” (flack)

Jason si scopava Kate in un piccolo appartamento di Soho e corteggiava sua zia Peggy, a Lydden Hill ma non sapeva ancora che Carne era fuggito dalla clinica e che presto sarebbe stato sulle sue tracce. Mancava poco e qualcuno glielo avrebbe detto. (Myr)

Twin set

Una volta entrati, i due ospiti furono lasciati per un attimo soli nella piccola saletta da the. “Non ti ha neanche riconosciuto” “Finge, di non riconoscermi...” “Figurati! Tutta quella storia delle mutandine con i volant, la tuta...

Tutte balle. Continui a raccontarmi le tue fantomatiche imprese amatorie di quando eri giovane, ma sono tutte balle” “C’eri anche tu, cazzone” “Io non mi ricordo” “Cazzone arteriosclerotico” “Fanculo” “Comunque ha ancora due belle tette, no?” “Non ti piaccio più?” “No” (flack)

Stai attento!

“Stai attento a Kate” diceva il messaggio di Greg. “Perchè dovrei diffidare di Kate dopo tutto quello che abbiamo affrontato insieme?” pensò Carne. “Perchè è una donna” gli avrebbero detto in molti. “Ma Kate è diversa” avrebbe risposto lui. “Dicono tutti così” avrebbero concluso i molti. “Destinazione, prego?” la voce del bigliettario lo distolse dai suoi pensieri. “London Bridge, grazie” “Otto sterline, prego” “Ecco a lei” e gli porse il biglietto da venti. “Glielo ha dato Greg?” sussurrò il bigliettario. “Sì, come fa a saperlo’” “Non si preoccupi” disse il bigliettario allungandogli, insieme ai biglietti, otto sterline di resto. “Solo otto?” “Si faccia bene i suoi conti e vedrà che il resto è giusto... quattro a testa” “Intende dire che a caval donato non si guarda in bocca?” “Più o meno... oppure prendere o lasciare” Comprese e prese. A fronte di un venti falso aveva ricevuto due biglietti per Londra e otto sterline, cosa poteva volere di più? Forse essere avvertito in anticipo ma Greg era fatto così, molto probabilmente in quel momento stava sghignazzando. In quel momento il treno entrò in stazione. Salirono e trovarono posto sulla destra, lato Tamigi. Arrivò una donna di colore, chiese loro i biglietti, li guardò e alzò gli occhi al cielo.

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“Ancora? Quel bastardo non la smetterà mai. Signore questi biglietti hanno la data di ieri, sono scaduti. Devo pregarla di farne altri due. Otto sterline, prego.” “Ecco a lei. Otto monete da una sterlina. Queste sono buone, vero?” “Dovrei assaggiarle per poterle rispondere” “Meglio lasciare perdere” pensò ad alta voce Carne ritirando i biglietti dalla macchinetta che la donna portava attaccata al collo. “Perdere? non è nel nostro DNA” mormorò Kate. Dopo 31 minuti entravano nella stazione di London Bridge. Carne era ancora turbato dall’avvertimento di Greg. (Myr)

Visita al museo

Uscirono dalla stazione e si diressero a piedi verso il centro, superarono l’oscuro sottopassaggio e svoltarono a sinistra in Tooley Street, verso il London Bridge. Carne aspettò Kate, la prese per mano e la spinse nel Dungeon, il museo della tortura dedicato al turismo spicciolo ricavato all’interno del muraglione della ferrovia. “Perchè qui?” “Ci stanno seguendo” “15,95 prego” “Siamo in due” “Due adulti, 31,90” “Grazie” allungò due biglietti da venti, sperando che non gli chiedessero se glieli aveva dati Greg. “You have been tried and sentenced, now you must accept your fate and let the hangman guide you to the end” disse l’uomo a Kate. “Non mi piace questo posto” “Non avevo scelta” “Chi ci seguiva?” “Nessuno” “E allora?” “Qui ho gli strumenti giusti per farti parlare” “Sei matto?” “Non provarci anche tu, a Lydden Hill ci hanno provato per anni” “Cosa vuoi sapere?”

“Chi sei’” “Sei matto?” “Non fare la furba... guarda che ti allungo un po’ con la ruota” “No, la ruota no! e poi non era per i maschi?” “C’è un precedente, ti sei dimenticata di Anne Askew, tu saresti la seconda, un bel record” “Cosa vuoi sapere?” “Chi sei?” “Me lo hai già chiesto” “Attenta... c’è la ruota!” disse alzando la voce. I turisti si fermarono un attimo a godersi la scena... era così realistica... “Hai vinto. Come hai fatto ad accorgertene?” Carne non rispose e non parlò del messaggio di Greg. Sarebbe apparso meno onnisciente. Kate cominciò a parlare. “Non sono Kate” fu la prima cosa che disse. (Myr)

Twins

Un fascio di luce illuminava fiocamente un cumulo di teschi e il terreno umido coperto di muschio. Kate aveva appena detto di non essere Kate. “Lo sapevo” “E hai aspettato finora a dirmelo?” “Speravo fossi tu a farlo” “Sono una donna” Già, era una donna, su questo non c’erano dubbi. Attraente per giunta, e questo complicava le cose. Comunque si poteva fare, cioè poteva cercare di farsela. Se li avessero sorpresi avrebbe potuto dire che quel luogo macabro li aveva eccitati, che non era colpa loro ma di Eros e Thanatos... poi loro gli avrebbero chiesto chi erano e lui avrebbe avuto difficoltà a spiegarlo... Ci pensò Kate a risolvere il problema. “Non pensarci nemmeno!” “Pazienza...” mormorò rassegnato Carne, abituato da anni alla castità forzata. “Chi sei?” ricominciò. “E’ una storia lunga” “Abbiamo tempo” “Bene. Cominciamo da quando tu sei sparito” “Da quando un bastardo figlio di puttana mi ha

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sulla carne liscia del braccio, salendo verso l’ascella. “Non pensarci nemmeno!” disse Kate, ma ormai Carne aveva raggiunto con la mano sinistra l’attaccatura del seno mentre con la destra stava giocherellando con il primo bottone della camicia. (Myr) “Ti ho detto di no!” “Attenta, uso la ruota!” Alla ricerca della prova I turisti si scambiavano opinioni sulla scena che C’era qualcosa in lei che non andava. Ora che sembrava loro molto realistica. sapeva parte della verità si accorse di avere “Fai quello che vuoi, tanto tra meno di un minuto percepito qualcosa ma di avere sottovalutato le avremo finito” sue sensazioni soprattutto quando Kate aveva “Allora sei Kate! Sapevo che prima o poi me lo salutato Big Jimmy, la fretta di andarsene, i suoi avresti rinfacciato” silenzi e la sua reticenza, la sua mancanza di emozioni nel rivederlo dopo anni di lontananza... “Me lo ha raccontato Kate, vuoi che due sorelle, per giunta gemelle, non si raccontino queste “Lei dice che non è Kate. Greg mi dice di stare attento a Kate. Ma Greg non conosce l’altra Kate, cose?” quindi chiama Kate l’unica Kate che conosce che “Brutte puttane!” pensò Carne senza accorgersi peraltro potrebbe essere l’unica Kate. Potrei farle che l’uso del plurale derivava dal fatto che stava delle domande su cose che abbiamo fatto insieme. cominciando a credere alla ragazza. Potrei chiederle di quella volta che abbiamo fatto (Myr) sesso. Lei direbbe che non c’è mai stato niente tra di noi anche se, nel caso sia Kate, le sarebbe “Va bene, quando avremo un po’ di tempo ti farò sufficiente negarlo per confondere le acque... rimangiare quello che hai detto. E se per caso hai prima di andare avanti ho bisogno di certezze” una sorella, anche a lei! Adesso parla.” Era ovvio Carne cercava un percorso logico per sapere chi che l’eccitazione era svanita, meglio così, non aveva davvero davanti. avrebbe corso altri rischi. “La piccola ferita di Camberwell Green!” pensò, “Tu sei sparito e Kate era disperata. Non sapeva certo di essere vicino alla verità. cosa fare. I due vecchi, gli unici che sapevano La prese per un braccio e cercò la cicatrice. sempre tutto, stavano rincoglionendo e non “Stai cercando la ferita dell’H.B. Mutans?” sapevano più niente (o almeno così cercavano di “Voglio sapere chi sei” fare credere. L’unico che su cui potè contare in “Te l’ho detto” quel periodo fu un ispettore di polizia, un caro “Non mi fido” ragazzo, tanto caro che un bel giorno se lo sposò. “Ecco, allora!” disse Kate (finchè non c’è la Pochi mesi più tardi nacquero due gemelle, una prova che non lo sia continueremo a chiamarla storia che a casa nostra si è ripetuta spesso.” Kate) scoprendosi il braccio. “Dove sono ora?” “Sei Kate!” disse Carne accarezzando la piccola “Te lo dirò più tardi” cicatrice. “John, il marito di Kate, aveva un’altra storia che “Scemo! Senza quella non saremmo identiche. andava avanti dal giorno del matrimonio e Kate Kate mi ha raccontato di quella sera, mi ha un giorno se ne accorse. Non ebbe dubbi sul da fatto vedere la piccola cicatrice e io mi sono farsi. Vestì le due bimbe e disse loro andiamo. subito procurata una piccola ferita. Il risultato è Avevano appena iniziato a camminare ma si identico” alzarono e la seguirono. Kate cercò lavoro e lo Carne continuava a fare scivolare il polpastrello trovò, scoprì che fare la cameriera in un pub non fatto rinchiudere” “Cominciamo da allora. Mia sorella era disperata...” “Tua sorella?” “Kate, mia sorella gemella, siamo identiche, come due gocce d’acqua”

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era poi così difficile. La parte più difficile venne quando il proprietario, sì quello grosso che hai visto a Greenwich, si innamorò di lei. Kate cercò di convincerlo che lei non lo amava, che stava aspettando un cavaliere su un destriero bianco che sarebbe arrivato presto a riprendersela... Contemporaneamente John Miller, l’ex-marito poliziotto, era sempre nei paraggi a chiedere scusa... e poi le mancava il tempo per andare a trovare le due bimbe... io sapevo tutto perchè Greg, un vero amico, mi raccontava tutto. A quel punto presi/prendemmo una decisione. Io avrei sostituito Kate. Col mio carattere, ben diverso da quello di mia sorella, avrei sistemato tutto e tutti, avrei rimesso le cose in ordine e poi sarei tornata alla mia vita di sempre...” “Mi stai pigliando per il culo?” “Ti sbagli” “Questa è la trama di una telenovela brasiliana che ho visto, quando ero a Lydden Hill, su Channel Four!” “Coincidenze!” “Coincidenze un cazzo! Ora dimmi la verità” (Myr)

Finalmente la verità

“D’accordo, così la finisci. Sono Kate.” “Non potevi dirmelo subito?” “No, non potevo. Non sapevo come avresti reagito.” “Come avrei dovuto reagire?” “Se ti avessi raccontato subito tutto ti saresti incazzato” “Tutto? non mi hai ancora raccontato niente” “Ora lo faccio, ma non incazzarti.” “Ci proverò” “Ho avuto un marito” “Io no” “Poi ho avuto una storia con Big Jimmy” “Lo avevo capito” “E contemporaneamente un’altra storia...” “Cazzo, non eri così una volta!” “E’ passato del tempo...” “Nessuno ti ha chiesto niente” “Sì, ma questa volta era amore!” “Dimmi anche che sei una donna e così completi

il quadro... e lo sfortunato di turno chi era?” “Giura che non ti incazzi” “Cercherò” “Jason” Carne, 195 centimetri di altezza per 112 chili, non avrebbe mai fatto male ad una mosca ma Kate non era una mosca. La stese con un violento pugno. “Allora mi ama!” mormorò Kate pulendosi col dorso della mano le labbra spaccate piene di sangue. (Myr)

Twin set

“Perchè non hai mai detto a Kate dove era Carne?” “Perchè non glielo hai detto tu?” “Non lo so, ma abbiamo messo in piedi un bel casino” “Speriamo bene” “Sei diventato fatalista?” “No, ma cosa possiamo fare noi due poveri vecchi?” “Mi stai pigliando per il culo?” “Scusami, spesso la parte che recitiamo mi prende la mano, mi ero dimenticato che siamo soli” “Soli? Guarda che siamo ospiti di Peggy e Peggy è una che non la conta giusta... è riuscita a far perdere le sue tracce per anni, non potrebbe essere una dei nostri?” “E se fosse una dei loro?” “E se ci ascoltassero?” “E se te ne andassi affanculo?” (Jason)

Aforismi

“Questa storia sarà un successo!” “Come fai a dirlo?” “Uno dei presupposti del successo è la mediocrità” (Jason)

Jason ora sa

Kate ormai glielo aveva detto. Sapeva quanto Carne era ossessivo quando ci si metteva ed ormai ci si era messo. Era solo questione di 229


tempo, non avrebbe resistito a lungo, prima o poi glielo avrebbe detto. Tanto valeva dirglielo e lo aveva fatto. Lei si era beccata un bel cazzotto sul muso ma a Jason sarebbe andata molto peggio, su questo non aveva dubbi. I due vecchi, per il timore di essere ascoltati, preferivano non parlare più... fecero finta di aspettare il tè. Entrambi però pensavano di raccontare perchè erano lì, a piedi, in mezzo alla campagna... la loro storia era talmente insolita che non avrebbero avuto difficoltà ad essere creduti. Sapevano che tra Jason e Carne non era mai corso buon sangue ma non sapevano che Jason si fosse scopato Kate mentre Carne era rinchiuso nella clinica e non sapevano nemmeno che fosse stato lo stesso Jason, con prove false di follia, a farlo internare. Se lo avessero saputo non avrebbero certo spifferato tutto. “Cazzo! Questa non ci voleva!” “Ti capiamo, persino noi, in passato, non siamo riusciti ad eliminarlo!” “Ma non è vostro figlio?” “Nostro, no. Suo.” “Sì, mio. E allora?” “Un bel figlio di puttana!” mormorò Jason “non sente nemmeno la necessità di giustificarsi!” “Prego? sono un po’ sordo” “Ho detto che è un grande figlio di puttana” “Sono d’accordo con te” “Peggy, devo andarmene, ho un impegno improvviso” “Torni presto?” la voce arrivava dalla cucina da cui arrivava un profumo di tè verde. “Non aspettarmi, forse faccio tardi” “Veniamo con te?” “No, sull’Aston Martin non c’è posto, se volete andarvene prendete il treno” il tono era sgarbato ma non dimenticò di dare loro una fotocopia con le indicazioni per raggiungere la stazione più vicina. “Jump off the West platform and walk out the small laneway. Turn right and ride for around 3/4 mile, turn left at big intersection and ride towards A2. Cross the A2 and you will run straight into

the circuit.” “Queste sono le istruzioni per venire qui” “Ma noi dobbiamo andare là” “E’ sufficiente leggere le istruzioni alla rovescia... no non così!” “Adesso ho capito” “Guarda che siamo soli, smettila di fare il coglione” “Non facevo il coglione” “Allora lo sei” “Fanculo” “Prego?” disse la voce dalla cucina. “No, niente, stavamo pensando di attraversare la A2, raggiungere l’incrocio, girare a destra...” “... e poi dopo poco più di un chilometro raggiungere la stazione di Shepherds Well... no, lasciate perdere, vi porto io... alla vostra età è meglio andarci in macchina. Andate a Dover o a Londra?” “Questa qui fa troppe domande?” “Ne ha fatta una sola” “A me sembravano due” “E invece era una, è come se avesse chiesto in quale direzione vogliamo andare” “Hai ragione ma a me sono sembrate due” “Allora, avete deciso in quale direzione volete andare?” “Hai ragione, era una sola” “E’ gentile, mi pare” “Stai pensando alle sue tette!” “Cosa le rispondiamo?” “Londra!” “Londra? ho capito bene?” “Sì, gentile signora, Londra” “Ho il timore che dovrete aspettare domani mattina, l’ultimo treno per Londra è passato poco fa. Non preoccupatevi vi preparo da dormire” “Perchè non le diciamo che ha capito male, che vogliamo andare a Dover?” “A fare cosa? “Perchè dovrebbe chiederlo” “Non hai capito, io ho chiesto a te cosa dovremmo andare a fare a Dover” “A Dover? Niente, cosa vuoi che abbiamo da fare a Dover?” 230


“Ricominciamo da capo. Noi-andiamo-a-Londra. A Londra temo che avremo da fare parecchio.” “Ho capito, non si va a Dover perchè a Dovernon-c’è-niente-da-fare” “Esatto.” Nella stanza degli ospiti Peggy stava togliendo quattro vecchie lenzuola di canapa da un cassettone di mogano. (Myr)

L’inchiesta

John Miller era sulle tracce del piromane che aveva dato fuoco al Cutty Sark e il suo lavoro lo aveva portato spesso nel pub di Big Jimmy. Sapeva che Kate ormai viveva là, sapeva anche che le sue visite potevano essere male interpretate, ma il suo lavoro andava fatto. Mesi di indagini non lo avevano portato ad alcuna conclusione e l’incarico stava per essergli sottratto. Un giorno, e quella volta per motivi personale, aveva deciso di seguire Kate. L’aveva vista entrare nella libreria di Charing Cross Road, parlare con i clienti, riporre dei libri, rispondere al telefono, indossare un soprabito, appendere un cartello sulla porta (Torno subito, diceva) incamminarsi verso Soho, fermarsi davanti ad un piccolo portone, guardarsi alle spalle, poi a destra e a sinistra, prima di entrare. Dopo pochi minuti stesso portone, stessa scena, ma questa volta si trattava di un uomo. John Miller aspettò. Non ci volle molto e Kate uscì. Non la seguì. Voleva saperne di più sull’uomo, spinto dalla curiosità più che dalla gelosia, sentimento che col passare del tempo si stava affievolendo. Gli ci volle una settimana per comporre tutti i tasselli del mosaico: quel giovanotto ben vestito, di bell’aspetto, era il mandante dell’incendio. Nella relazione per il suo capo inserì gli indizi ma soprattutto si concentrò sul movente. Big Jimmy era un bravuomo e le cose gli andavano bene, il suo pub era sempre pieno di turisti, la storia con Kate funzionava bene... ma durante una tiepida notte di primavera le fiamme si scatenarono trasformando il Cutty Sark in un brutto guscio annerito. Per qualche giorno i curiosi affollarono

la zona, poi rimasero solo i pochi visitatori del mercatino domenicale... il pub cominciò a sopravvivere a mala pena, l’umore di Big Jimmy cambiò bruscamente, Kate dovette trovarsi un lavoro. Il bastardo, che aveva programmato con lucidità tutta la sequenza di eventi, riuscì là dove in passato non era riuscito... Non c’erano le prove ma la storia stava in piedi. Quando presentò il suo rapporto ci tenne a specificare al suo capo che si trattava di deduzioni ma che gli elementi che aveva raccolto meritavano una proroga delle indagini. “Ottimo lavoro, Miller, ti farò sapere” “Grazie capo, mi chiami quando vuole” “Tranquillo, ti chiamerò” Non lo chiamò, ma dopo avere riflettuto fece un’altra telefonata. “Dovrei parlare con Lady Hinshelwood, per cortesia, sono il capo della polizia” “Gliela passo subito” la vecchia cameriera sapeva che alcuni personaggi dell’entourage della padrona non avevano bisogno di essere annunciati. “Ciao caro, cosa c’è di nuovo?” “Una chicca. So chi ha incendiato il Cutty Sark” “E io cosa c’entro?” “E’ uno dei tuoi rampolli o per lo meno mi sembra che lo sia stato. L’informazione potrebbe servirti” “Ma se la cosa diventa pubblica...” “Stai tranquilla, mi conosci da tempo, insabbio subito...” “Ti preparo qualcosa da bere, ti aspetto, così mi dirai chi è” (Myr)

Sliding Identities

“...Ma Monsieur Taffery non è uno dei miei rampolli!” “Ma infatti quello non è Taffery” Lady Hinshelwood e Archibald Peacock, capo della polizia, osservavano attentamente i filmati ripresi dalle telecamere piazzate intorno al Cutty Sark. “Taffery non esiste. Abbiamo fatto ricerche presso i servizi segreti francesi. E’ pur vero che

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dai servizi segreti in generale, e ancor più da quelli francesi non si possono avere risposte veritiere, ma Guy-Jean Lefevbre, uno dei massimi dirigenti, è un mio ottimo amico, e giura che non esiste nessun Taffery che lavora nei servizi segreti. E quella faccia, all’Eliseo non l’hanno mai vista. Inoltre quella persona è stata seguita, e le sue frequentazioni ci hanno portato a te, Cophetua. Ora io insabbierò tutto, ma quel giovanotto deve saltare fuori” “Chi è?” “Abbiamo sospetti, non certezze” “Non sapete niente, quindi” “Posso parlarti come un poliziotto?” “Sei un poliziotto, fai pure” “Dammi la testa del rampollo e ti salverai il culo” “E’ la prima volta in ottant’anni che qualcuno cerca di ricattarmi, questo lo sai, vero?” “Ha distrutto un orgoglio nazionale. Finché si pensava che fosse stato un francese, ci saremmo accontentati di farlo fuori. Ma da un inglese questa cosa è inaccettabile” “E’ la prima volta in ottant’anni che qualcuno cerca di ricattarmi, questo lo sai, vero?” “C’è sempre una prima volta” “Voi Peacock siete tutti uguali. Ma fai molto male a metterti contro di me, Archie” “Sei tu che ti stai mettendo contro di me” Lady Hinshelwood distolse lo sguardo dalla conversazione e chiamò un domestico: “Gustav, il Signor Peacock se ne va. Gli prenda il cappotto” (klaus)

Voices from the cellar

I letti erano comodi, le trapunte calde e morbide, le lenzuola piacevoli al tatto con il tessuto di canapa liscio, levigato da un secolo di bucati fatti bene, con acqua tiepida e saponi naturali. Vicino al bordo il monogramma (ricamato con seta greggia), probabilmente tratto dall’alfabeto di Kienerk. La lettera, una F, era inserita nel contorno di una foglia dall’aspetto familiare, una foglia di H.F. Mutans. Era parte di un corredo che i due fratelli Fuller avevano preparato per

la nonna di Peggy, avevano piantato il seme, fatto crescere la pianta, liberato le fibre dalla parte legnosa con le quali poi avevano tessuto personalmente i teli per le lenzuola. Avevano poi messo da parte i semi, per poterli utilizzare in seguito, e i fiori per alcuni amici letterati che li apprezzavano molto. “Spegni la luce, per favore?” “Non sarebbe meglio se uno di noi vegliasse?” “Veglia pure, io ho sonno” “Senza mangiare?” “Tè e pasticcini li chiami bere?” “Guarda che te li sei mangiati quasi tutti tu” “Erano buoni” “Io ho fame” “Io ho sonno” “Io vado a cercare qualcosa da mangiare” “Io dormo” “Io cerco” Accese una candela e in punta di piedi raggiunse la cucina, si avvicinò alla dispensa, prese delicatamente la scatola di latta serigrafata che conteneva i biscotti e la posò sul tavolo. Il coperchio fece una certa resistenza perchè le cerniere erano leggermente disassate. Lo posò vicino al centrotavola ricolmo di frutta secca e riprovò ad aprirlo quando sentì delle voci. Spense la candela e rimase immobile cercando di individuarne la provenienza. Una sottile lama di luce si fece strada nel buio della stanza, a lato della credenza. Non ci volle molto a capire che era montata su cardini; con una leggera trazione aumentò la fessura di quel tanto che gli bastò per sentire distintamente le voci e le parole. “Jason se ne è andato, puoi uscire” “Finalmente, non ce la facevo più a rimanere chiuso qui sotto” “Ne hai preso a sufficienza?” “Due flaconi, dovrebbero bastare” “Due flaconi interi? Se vengono se ne accorgeranno” “Stai tranquilla, ho aggiunto dell’acqua, il livello è rimasto identico” “Speriamo bene. Fai piano perchè abbiamo due ospiti”

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“Da quando in qua fai entrare degli estranei?” “Sono solo due poveri vecchi, domani mattina se ne vanno, prendono il primo treno per Londra” “Lo stesso che prendo io... E alla stazione come ci vanno’” “Li porto io in macchina” “E io?” “Tu vai a piedi” “Davvero gentile!” “Ho promesso di portarli, non voglio che facciate il viaggio insieme” “Potresti fare due viaggi” “Non ti sto facendo già troppi favori?” Stavano salendo le scale, era meglio tornarsene a letto. “Questi me li porto via” pensò prendendo la scatola dei biscotti. (Myr)

Nightshift

Aspettare mattina, con quei due vecchi in giro per casa... La sola frase “due vecchietti” lo aveva messo in allarme, ma non aveva dietto niente a Peggy. Ma decise che era meglio togliersi di mezzo, subito. John Miller era appostato come ogni notte nei paraggi del circuito. Soffriva d’insonnia, e aveva fatto come si suol dire di necessità virtù: Niente è meglio della notte per farsi i cazzi degli altri, era solito dire. Inutile spiegare qui tutte le concatenazioni che mettevano in relazione l’incendio con quel circuito, a cominciare dal fatto che il combustibile quasi certamente veniva da lì, fino ai collegamenti, per non dire le parentele della signora Fuller con il bellimbusto che aveva incendiato un pezzo della storia inglese. Lo vide uscire. Non sapeva chi era,ma un uomo con l’aria furtiva che esce a piedi alle cinque di notte era sicuramente uno che faceva qualcosa di poco chiaro. Il sospetto si incamminò a piedi verso la statale. Miller si mise a seguirlo a debita distanza. (flack)

Nightmare

L’ufficio del commodoro Theo Peacock era im perfetto stile navy, mobilia con gli angoli rinforzati, mappamondi e cartine, appliques provenienti dalla Queen Mary. Erano solo uno dei reperti provenienti da grandi imbarcazioni di cui il commodoro andava fiero: C’era un piccolo scrittoio proveniente dal Pelican, un pezzo di ringhiera del cassero della Golden Hind, alcune stoviglie del Seagull Major, ma il pezzo a cui teneva maggiormente era il timone del Cutty Sark. Ovviamente questo pezzo era nascosto dietro una riproduzione cartografica assai ingrandita dello stretto di Gibilterra, tratta dal settecentesco “Recueil des principaux plans des ports et rades de la Mer Méditerranée” di Joseph Roux. Il commodoro entrò e compose un numero di telefono. “Chi parla, a quest’ora di notte” “Sono Theo, ciao Archie” “Theo, che cosa ti prende a quest’ora di notte?” “L’avete preso?” “Lo stiamo prendendo” “Non l’avete preso. E sta scappando, immagino” “Lo lasciamo libero di muoversi, non è la stessa cosa” “Stronzate. Dovete prenderlo e basta” “Faremo il possibile” “Quella vecchia troia ti ha aiutato?” “Mmm, non ci siamo lasciati con un abbraccio, se lo vuoi sapere” “Ti sei messo contro la Hinshelwood? Sei un imbecille!” “Sono il capo della polizia, non porebbe essere altrimenti” (flack)

Nightknock

“Chi suona quest’ora di notte?” “Tendi l’orecchio, vedi se riesci a sentire qualcosa” “Se continui a parlare come faccio a sentire?” “Se tu mi avessi dato una risposta più breve avresti sprecato meno tempo” “Vuoi stare zitto?” 233


“Non fare la finta tonta, non ti avrebbero messo qui...” “Me lo hanno solo suggerito...” “Te lo hanno ordinato” “Prendo l’acqua ossigenata...” “Meglio un whisky” Dalla porta della camera da letto chiusa si “Te lo prendo subito... cazzo! manca la scatola sentirono i passi di Peggy scendere le scale. dei biscotti!” “Chi è?” “Ti ho chiesto da bere, non ho voglia di altro” “Apri, Peggy, sono Kate” “Non ci sono biscotti nella scatola dei biscotti, “Mio Dio, Kate! Quale guaio ti porta qui alle c’è ben altro!” cinque di mattina?” “Qualunque cosa sia, ora sei davvero nei guai... “Dove’è?” chi può essere stato?” “Parla piano, abbiamo visite” “Jason no, è andato via prima del tè, e la scatola “Visite?” c’era ancora” “Due vecchietti” “Come fai a saperlo?” Kate sbiancò. “Ho servito il tè con i biscotti ai due ospiti” “Due vecchietti come?” “Uno abbastanza secco, con un’aria aristocratica. “Ma hai appena detto che nella scatola non ci sono biscotti” L’altro piccolo e rotondo. Ha detto di chiamarsi “C’erano, prima che uno dei due se li facesse Bisazza” fuori tutti. Poi ho riportato la scatola in cucina e “Non sai chi ti sei messa in casa” l’ho usata per riporci...” “Quindi la scatola l’hai presa tu!” “Dobbiamo cercare di restare qui ancora un paio “Ma sei scema?” di giorni, succedono un sacco di cose...” “Volevo metterti sulla strada giusta. Se non l’hai “Chi è?” presa tu l’hanno presa loro a meno che in casa “La Fuller” non ci sia qualcun altro... non c’è nessun altro in “Quale delle due?” casa, vero?” “La smetti di fare domande? Perchè non provi a “Chi vuoi che ci sia? No non c’è nessun altro” capire qualcosa in prima persona?” rispose Peggy mentendo senza sapere che stava “Fanculo” dicendo la verità, perchè l’altro se ne era andato (flack) senza avvertirla. “E allora sono stati loro. E’ una deduzione e di Tin box solito la deduzione è la madre di tutte le cazzate “Una cosa per volta. Cominciamo da Jason. Mi hai chiesto dove è. Se ne è andato nel pomeriggio, ma in questo caso...” “In questo caso loro sanno tutto”” per una cosa urgente ha detto. Mi è sembrato “Sei mia zia, ma sei proprio una bella testa di turbato.” cazzo” “Lo credo bene, i due vecchi avranno spifferato “Mi era sembrata la cosa migliore” tutto” “Sì come quella volta che hai nascosto l’erba nel “Ora passamo alla seconda questione, chi sono forno!” questi due vecchi che mi sono messa in casa?” “Erano anni che nessuno lo usava...” “E’ una storia troppo lunga, prima o poi te lo “Lasciamo perdere! I due vecchi dove sono in dirò” questo momento?” “Passiamo avanti, sei finita sotto un treno?” “Non preoccuparti, stanno dormendo” “No, solo sotto un cazzotto di Carne” “Quelle due carogne non dormono mai!” “E chi è questo Carne?” “Non prima che tu abbia ammesso che parli almeno quanto me” “Ok, testa di cazzo, parlo quanto te. Adesso stiamo zitti?”

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Kate aveva ragione. “La smetti con quella scatola?” “Sto cercando di aprirla ma non ci riesco” “Dormi” “Ho fame” “Non è un problema mio!” “Fanculo” (Myr)

L’indagine prosegue

John Miller aveva ricevuto il suo addestramento nella nuova sede tra Victoria Street e St. James Park, di fronte all’Hotel St. Ermins. Ci si era trovato bene ed aveva familiarizzato con parecchi giornalisti televisivi che si piazzavano sul marciapiede opposto per essere ripresi con l’insegna girevole di Scotland Yard alle spalle. Spesso lo invitavano al bar dell’hotel per sentire da lui notizie di prima mano e in cambio, quando lui seguiva una pista, li chiamava per attingere ai loro archivi dove anche le notizie più insignificanti non venivano mai eliminate. Più di una volta aveva risolto dei casi sulla base di un pettegolezzo o di una foto innocente che non avrebbero trovato posto negli immensi database multimediali della sua struttura. Non gli ci volle molto per vedersi attribuite tutte le indagini più complesse; quella dell’incendio del Cutty Sark era l’incarico più recente e lui sapeva di essere sulla buona strada. Ricordava bene il colloquio con il suo capo: “Ottimo lavoro, Miller, ti farò sapere” “Grazie capo, mi chiami quando vuole” “Tranquillo, ti chiamerò” Ma di certo c’era che il capo non lo aveva chiamato. C’era sotto qualcosa e stranamente Kate c’entrava, direttamente o indirettamente. Un amico, poliziotto anche lui, lo aveva avvertito che la sua ex-moglie stava facendosi medicare al London Bridge Hospital, in Tooley Street, a due passi dal Dungeon, dove pareva che qualcuno, per rapinarla, l’avesse suonata come un tamburo, labbra rotte, sangue... “a parte questo, stava bene”.

Aspettò che uscisse e la seguì, prima verso sud, una sosta imprevista a Camberwell Green dove la vide uscire, fare due passi come se aspettasse qualcuno, poi risalire in macchina, prendere la A23 in direzione est e poi dirigersi verso Dover lungo la A2. John pensò che quella notte avrebbe aggiunto un altro tassello al suo mosaico. In realtà, dopo che ebbe raggiunto Lydden Hill, se ne trovò uno in più. Vide uscire qualcuno dalla legnaia della casa dove era entrata Kate. Non sapeva chi era, ma un uomo con l’aria furtiva che esce a piedi alle cinque di notte era sicuramente uno che faceva qualcosa di poco chiaro. Il sospetto si incamminò a piedi verso la statale. Aveva una borsa di tela dalla quale spuntavano due contenitori, sembravano due thermos di metallo. Miller si mise a seguirlo a debita distanza. (Myr)

Bow Bells

Le Bow Bells scoccavano la mezzanotte in punto. La chiesa di St. Mary-le-Bow, sede londinese dell’arcivescovo di Canterbury campeggiava tetra nella nebbia notturna, illuminata a stento da alcuni fiochi lampioni. La chiesa, fondata circa nel 1080, è di origine normanna ed ha subito numerose distruzioni, in particolare verso la fine del 1600. Tra il 1670 e il 1683 è stata rimaneggiata da Sir Cristopher Wren, che vi aggiunse un campanile alto 73 metri. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu nuovamente distrutta e il restauro si protrasse fino al 1964, quando la chiesa venne riconsacrata e restituita al culto. Pochi sanno che Marcus Peacock, uno degli architetti che si occupava del restauro, costruì un passaggio segreto che collega la cripta della chiesa con un gazebo in muratura vicino a una delle fontane del piccolo parco alle spalle dell’edificio, verso Fitzroy Park. E quasi nessuno sa che da quel gazebo, come dalla cripta, si può accedere ad un locale segreto, di forma circolare, che dai primi anni ‘70 ospita le riunioni di una oscura confraternita, nata in contrapposiziojne all’Ordo Merdiensis. Ovviamente la contrapposizione idologica con 235


l’Ordo è solo uno specchietto per le allodole. In realtà la confraternita ambisce a strappare all’Ordo Merdiensis il segreto dell’Helleborus, e soprattutto vuole creare su quella pianta un business mondiale. Inutile dire che i Peacock, e in primo luogo il commodoro che ne è il Gran Maestro, usano la confraternita in maniera quasi privatistica, e con la scusa di rendere “democratico” e “sociale” un bene “che deve appartenere a tutti”, sguinzagliano gli adepti a caccia della mitica pianta o dei suoi derivati, sperando di poter finalmente produrre l’Helleborus e trasformarlo in ricchezza. Una droga ontologica, di questi tempi, potrebbe essere veramente un business mondiale, e la confraternita l’aveva capito benissimo. L’intelligence della confraternita, da quando è guidata dal nipote del commodoro non ha fatto grandi progressi, ma quando a dirigerla c’era ancora Graham Peacock, suo padre, le cose andavano diversamente. Uomo di polso e incapace di mediazioni, ma abile nelle indagini, aveva scoperto che il Cutty Sark era uno dei magazzini di Helleborus, gestito dall’Ordo Merdiensis, probabilmente con il beneplacito della Regina. Dopo vari tentativi di furto, tutti falliti, Graham Peacock ordinò per ripicca la distruzione del Cutty Sark. La sua volontà però fu espressa in forma testamentaria, poichè Graham Peacock venne trovato morto nel suo studio un lunedì mattina della primavera del 1984. Tra le sue ultime volontà c’era quell’ordine che sarà eseguito più di vent’anni dopo, da mani ancora ignote. Ad uno ad uno, attraverso un piccolo cancelletto, i membri della confraternita entrarono. (flack)

Bow Bird

Quando lui le aveva dato quel cazzotto, lei gli aveva detto: “Vai a farti benedire” “Dove?” aveva chiesto lui. “A St. Mary-le-Bow” gli aveva risposto. La dritta era giusta. Si pentì di averle dato un cazzotto. Un

calcio nel culo sarebbe bastato, e non l’avrebbe mandata al pronto soccorso. Pazienza. Appostato sul campanile della chiesa, Carne osservava la scena. Vide arrivare Spengler, diversi componenti della famiglia Peacock, vide Taffery, o quello che si spacciava per Taffery, vide Peter Howitt, l’unico che si era occupato in tempi recenti di sdoppiamenti fisici e di bivii della realtà. “Almeno adesso cominciamo a capire chi sta da una parte e chi sta dall’altra” mormorò. (flack)

The other

Miller si fermò dietro una siepe. L’uomo con la borsa si era fermato nei pressi di una cabina telefonica. Il poliziotto era nascosto a pochi passi da lui, poteva sentirlo parlare. Miller stava per chiamare la centrale e dire la fatidica frase: “é il nostro uomo”, ma qualcosa lo fece desistere. Le movenze nobili e altezzose, l’incedere elegante, la parlata con un’inflessione vagamente francese... Non poteva essere LUI. La descrizione che glie ne avevano data era ben diversa. Ad un tratto dalla nebbia sbucò una Bentley scura, sembrava comparsa dal nulla. Alla guida c’era un vecchio chaffeur dall’aria irreprensibile. L’uomo con la borsa salì a bordo. Lo udì distintamente dire: “Buonasera Winnie, andiamo pure a casa” (flack)

The brooch

“Jimmy, mi dai un’altra pinta?” “Solita?” “Solita” “Hai già bevuto a sufficienza” “Sì mamma” “Lo dico per il tuo bene, Greg” “Lo dici per parlare, non lo fai più da quando Kate se ne è andata” “Stai infilando il dito nella piaga” “Lo faccio per il tuo bene” “Sì mamma”

236


“Dammene ancora una e poi smetto. Domani c’è il mercato delle pulci e devo andare a scegliere le cose da vendere” “Ormai sono passati circa 8 mesi, perchè non ti decidi a vendere il timone del Cutty Sark?” “Già fatto, l’ho venduto ad un tizio la settimana scorsa, mi ha detto che era per un suo amico ammiraglio” “E non hai altro?” “Una collezione di cartoline antiche, degli attrezzi da apicoltore, qualche macchina fotografica, un bel numero di tazze da caffè, un servizio di posate EPNS di Elkington... tutta roba che hanno anche gli altri... se va bene incasso una ventina di sterline! Bei tempi quando vendevo eliche d’aereo a David Hemmings! “ “Hai anche un pigiama di seta e forse nella Rover c’è rimasto qualcosa” “Non ci avevo pensato, appena ho finito la birra vado a vedere” “Vacci subito, poi la birra te la offro io” “Io vado, ma questo è un ricatto!” Il cassetto del cruscotto era chiuso a chiave ma Greg riuscì ad aprirlo, senza forzarlo, in 8 secondi e tre decimi, un tempo da dilettante ma le birre stavano facendo il loro effetto: era buio e questa poteva essere una giustificazione, solitamente non ci avrebbe impiegato più di cinque secondi. Infilò la mano destra e rovistò tra il contenuto, dietro un pacchetto di kleenex c’era una scatola cubica con i bordi smussati, al tatto sembrava di pelle. la portò alla luce, e la aprì sul cofano della Rover. Il cofanetto dischiuso emanava un caldo bagliore bruno. La spilla a forma di merda, cesellata in lega di spuma d’oro marrone pareva vivere di vita propria. Migliaia di piccolissimi topazi marroni, ciascuno incastonato a Serty Mystérieux formavano una meravigliosa superficie vellutata. L’elegante voluta e il capriccioso ricciolo terminale la facevano apparire come una vera merda. “Non so chi sia Van Cleef ma ha davvero fatto un buon lavoro!” pensò leggendo il nome inciso sulla scatola mentre tornava da Big Jimmy. “Questa spilla non la vendo certo domani a gente che arriva qui in cerca di cianfrusaglie”

“Per giunta non sai nemmeno quanto può valere...” “E allora cosa faccio, me la tengo?” “Potresti cercare questo Van Cleef...” “... e dirgli che l’ho trovata, se vale molto...” “... potrebbero darti un bel premio! di solito danno il dieci per cento, l’ho letto da qualche parte!” “E se il proprietario della Rover ha già fatto la denuncia mi beccherebbero subito” “Il proprietario? Carne non ti ha forse detto che la macchina è di suo padre?” “L’ha detto, ma credo che stesse scherzando, sono convinto che l’abbia rubata” “E se l’avesse rubata a suo padre?” “Potrebbe essere. In questo caso dovrei cercare suo padre”. Se fossero usciti all’aperto il lampeggiare della spilla non sarebbe stato notato da nessuno, avrebbe potuto essere scambiato per un riflesso del sole. (Myr)

The morning after

“Ci alziamo?” “In piena notte?” “E’ l’alba” “Quindi è notte!” “Ma non piena” “Sfumature verbali” “Ricordati che dobbiamo prendere un treno” “Non un treno, il treno” “D’accordo, il treno” “Ma io non ho dormito” “Nemmeno io” “Per forza, hai continuato a rompere i coglioni, ho fame, vado in cucina, la scatola dei biscotti non si apre... non sei stato zitto un attimo” “Certo, perchè avevo fame, perchè stavo andando in cucina, perchè la scatola dei biscotti non si apriva, ogni volta ti ho detto la verità” “No, si è trattato di una radiocronaca del tutto inutile” “Volevo che tu sapessi cosa stavo facendo, come mi sentivo...”

237


“Come se a me importasse. volevo dormire e non ci sono riuscito, questo è il risultato” “Ci alziamo?” “Alzati, vai in bagno e cerca di impiegarci parecchio, così forse riesco a schiacciare un sonnellino” “Un po’ di pazienza, prendo le mie cose dalla valigia e poi ti lascio in pace” “Hai messo le tue cose nella mia valigia?” “Ne abbiamo una sola...” mormorò mentre faceva scorrere la zip. “Stai attento alla spilla!” “Dove?” “Nella tasca interna” “Non c’è niente nella tasca interna” “Niente?” “Niente!” “Dove cazzo l’abbiamo messa?” “Dove cazzo l’hai messa tu?” “Eravamo insieme” “Ma la spilla l’avevi tu” “Hai ragione... sì! nel cassetto del cruscotto della Rover, l’ho messa lì, me ne ricordo perchè l’ho chiuso a chiave, cosa che non faccio mai” “Se se ne accorge ci fa un culo come una capanna” “Se se ne accorge chi?” “Prova a pensare, potrebbe essere un’esperienza nuova!”

sono riuscito ad aprirla...” “Ci credo, l’avevo sigillata con l’attack” “Qualcosa di prezioso?” “Lettere d’amore, preziose solo per me” mentì Peggy. “E i biscotti?” “Finiti” “Fanculo” “Prego?” “No, niente, pensavo ad alta voce” In realtà stava pensando a dove poteva essere la Rover. (Myr)

Who’s Greg?

Greg mise in tasca la spilla. Se fosse stato all’esterno il suo bagliore non avrebbe dato nell’occhio, poteva essere scambiato per un riflesso, ma qui, all’interno qualcuno avrebbe potuto notarla. E, a parte Jimmy, era meglio non fidarsi di nessuno. La reazione di Jimmy non aveva rivelato nessuna informazione particolare. Uscì dal locale per guardarla meglio. Doveva far finta di non riconoscerla, ma quella spilla lui l’aveva già vista, da qualche parte...Di fattura molto semplice, il manufatto riportava sul retro il testo latino arcaico Me-herdok med fhefhaked Kharnoi, il cui equivalente in latino classico sarebbe Merdotius me fecit Carni; si trattava del “Ho sentito che siete svegli, cosa ne direste di una cosiddetto motivo dell’oggetto parlante: era la bella colazione?” stessa spilla che parlava, menzionando il “faber” “Io la preferirei buona” che l’aveva eseguita e la persona cui l’oggetto era “Bene, vedo che avete già voglia di scherzare” destinato. Ma dove l’aveva vista? “Lui forse” “Qualche problema?” Fece qualche passo verso la Rover. La nebbia “Sì” era fitta, eppure tuonava. Il cielo era gonfio di pioggia. Alle spalle di Peggy comparve Kate. Greg... a cosa aveva dovuto ridursi un Membro “Voi qui?” dell’Impero Britannico per controllare i “Tu qui?” risposero all’unisono. movimenti di Kate. Fingersi un ladruncolo, “Fanculo” mormorò Kate tornando verso la uno che vive di espedienti. Tim e suo fratello cucina. Gregory avevano per anni custodito l’Helleborus; “Ecco la mia scatola” disse invece Peggy, avevano scelto assieme a Sir David Attenborough indicandola. i semi da conservare per i cento anni successivi, “Avevo fame, ho cercato dei biscotti, ma non insieme avevano sotterrato la sfera di vetro che 238


li conteneva e insieme avevano condiviso la speranza di salvare dall’estinzione parecchie delle piante che questi semi avrebbero generato. Quando Tim se ne era andato il fratello, sebbene da anni in pensione, aveva avuto libero accesso ai giardini di Kew e par anni aveva protetto il segreto. Ma dopo il rinvenimento del cadavere dello stalliere le cose avevano cominciato ad andare diversamente. Greg aveva cominciato a dedicarsi alle frequentazioni femminili a pagamento, e il parco era sempre meno oggetto delle sue attenzioni. Una mattina, durante una passeggiata, vide un piccolo scavo nel punto dove aveva sotterrato la sfera dell’Helleborus. Qualcuno l’aveva trafugata. Adesso Kate aveva incontrato Carne e si apriva di nuovo la prospettiva di recuperare i semi. Così lui, nonostante gli anni, si era messo sulle tracce di Kate. Adesso lei era sparita, e lui non riusciva a ricordare dove diavolo aveva già visto quella spilla... ... Ma certo! L’aveva vista più volte sul décolleté di Madame Isa Di Culo. E poi, quello strano simbolo a forma di merda aveva a che fare con qualche confratenita... Poteva essere un indizio per rimettere le mani sull’Helleborus. Bisognava scoprire chi era il proprietario della macchina e farlo parlare. Era davvero il padre di Carne? Meglio riportare la macchina a posto e prendere contatto con il proprietario. (klaus)

Peggy, near to get retired

“Non sono riusciti ad aprirla!” “Ci è andata bene...” “Per fortuna l’avevo sigillata con l’attack, vedi che non sono svanita come pensi?” “Io parlavo solo di quella volta dell’erba nel forno, non avevo intenzione di...” “Lo dici adesso” “Sai cosa c’è dentro?” “Ne ho letto una parte, la mappa non l’ho nemmeno aperta” “Hai fatto bene. Dammi la scatola, d’ora in poi la tengo io”

“Non sono questi gli ordini” “Ora basta. D’ora in poi gli ordini li prendi da me” “Non hai più rispetto per me...” “Zia, non prendertela, ma la situazione ti sta sfuggendo di mano. E’ meglio per te se d’ora in poi ti dedichi al tuo giardino” “Sono licenziata?” “No, sei in pensione” “Bella riconoscenza, dopo tutto quello che ho fatto per voi” “Lo hai fatto soprattutto per te” “E se raccontassi...” “Non pensarci nemmeno. Non ti converrebbe!” “E’ una minaccia?” “Può darsi. Ora occupiamoci delle due carogne” “Che intenzioni hai?” “Li chiudiamo giù in cantina. Li lasciamo lì qualche giorno finchè non risolvo alcuni problemi, poi li liberiamo” “Poveretti, in cantina no, c’è freddo, non ce la farebbero” disse Peggy, pensando a quello che c’era nelle piccole botti d’acciaio inossidabile, un segreto che pochi conoscevano. “Mettili allora dove vuoi, purchè non riescano a filarsela” “La porta della soffitta ha un lucchetto, potremmo metterli lì” “Bene. Subito dopo vattene a Brighton, ti ho già prenotato una camera vista mare al sesto piano del Grand Hotel, a nome di Peggy Hinshel vedova Wood.” “Non potevi sceglierne un altro?” “Nome o albergo?” “Albergo” “Perchè, preferivi una bettola?” “No, gli alberghi di lusso mi sono sempre piaciuti, ma non quelli che bruciano” “Cosa stai dicendo? Lo so che l’Ira ne ha bruciato un’ala, ma sono ormai passati quasi 25 anni!” “Sto parlando di ieri, ieri ha preso fuoco, un incendio che è partito proprio dal sesto piano!” “Troppe coincidenze!” pensò Kate “Ora mi tocca portarla con me” (Myr)

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The truth in the attic

“Siamo proprio rincoglioniti, ci siamo fatti inchiappettare dalle due fanciulle” “Chi poteva pensare che ci avrebbero portati qua sopra per chiuderci a chiave?” “Chiunque, con un po’ di cervello!” “Avremmo dovuto capirlo!” “Ci hanno fatto sperare” “La speranza è buona come prima colazione, ma è una pessima cena.” “Ermione Granger?” “Francis Bacon!” “E ora cosa facciamo?” “Parliamo” “Lo facciamo sempre” “Ora non possiamo fare altro” “D’accordo, comincia tu” “Non c’è bisogno di cominciare, lo stiamo già facendo” “Di cosa parliamo?” “Del più e del meno” “Niente filosofia!” “Era matematica” “Parliamo di Carne, non lo facciamo mai” “Non ne sono entusiasta ma di qualcosa dobbiamo parlare” “Di qualcuno, intendi” “Esatto, mi sono espresso male” “Cosa vuoi sapere” “Perchè non glielo hai mai detto?” “Non ce ne è mai stata l’occasione” “Nemmeno quando era piccolo?” “Non sapevo come l’avrebbe presa” “Sei stato un vigliacco!” “Sì, devo ammetterlo” “Prima o poi dovrai dirglielo, prima che lo scopra da solo” “Speravo succedesse” “Non è successo” “Se glielo dicessi, quale sarebbe la differenza?” “La verità, l’onestà...” “Concetti estranei” “Anche a me, ma il problema è tuo” “E’ mio perchè ne hai parlato” “E se non avessi parlato?” “Non avrei avuto il problema”

“E Carne?” “Capisco, ma come faccio a dirgli che non è mio figlio?” “Provaci, magari lui lo sa già” “Ma non è quello il vero problema” “Difficile dirgli che lo hai adottato?” “Nemmeno questo” “E allora?” “E allora dovrò spiegargli perchè l’ho dovuto fare” “Quello sarà davvero difficile!” “Nemmeno quello” “E allora?” “Mi preoccupa quello che dirà lui” “Lui chi?” “Lo sai, Tu Sai Chi” “Tu Sai Chi, il cinese?” “Fanculo” “E adesso, come facciamo con la Rover?” “Non infilare il dito nella piaga” “Quale dito?” “Hai delle piaghe?” “Non credo” “Allora non capisci un cazzo” “Ho capito invece, è meglio avere delle piaghe!” (Myr)

Trovati!

Greg la sapeva lunga, non gli ci volle più di mezz’ora e un paio di telefonate per rintracciare il garage dove avevano cambiato i tergicristalli della Rover e dove avevano fatto il rabbocco d’olio. A quell’ora non c’erano traghetti in partenza da Dover quindi la strada sarebbe stata sgombra e da Greenwich ci sarebbe voluta un’ora per percorrere i 105 chilometri fino a a Lydden Hill. Era alba fatta quando arrivò nei pressi del circuito. Spense il motore e si guardò in giro. Come sempre, d’inverno a quell’ora, il silenzio regnava sulla campagna del Kent. Non gli rimaneva altro che aspettare che il primo pub aprisse per poi chiacchierare, per poi dire che doveva riportare la Rover al proprietario ma che non sapeva dove abitasse eccetera eccetera... 240


Mentre stava pensando che questa era l’unica strada sentì delle voci provenire da una delle due ville del circuito... sembrava un litigio di una vecchia coppia... “E adesso, come facciamo con la Rover?” “Non infilare il dito nella piaga” “Quale dito?” “Hai delle piaghe?” “Non credo” “Allora non capisci un cazzo” “Ho capito invece, è meglio avere delle piaghe!” Rover. Non aveva capito il senso del resto ma aveva sentito bene! (Myr)

Earthquake shakes parts of Kent

Mentre la voce fuori campo stava leggendo: “An earthquake has shaken parts of Kent, damaging buildings and disrupting electricity supplies...” la telecamera iniziò a riprendere due vecchi appena usciti da una casa malconcia. “The whole place was shaking just after 6am, the TV was rocking backwards and forwards, alarms going off, lamps smashed onto the floor, and now the small cracks in the house have got a lot bigger” “Possiamo parlare in italiano?” “Pensavamo che la CNN...” “Non si preoccupi, nei telegiornali aggiungiamo i sottotitoli” “Avevamo appena sentito il motore di una Rover e stavamo per gridare aiuto quando abbiamo sentito un forte botto e poi la casa ha cominciato a tremare... la porta della soffitta si è scardinata e siamo riusciti a uscire di casa...” “Stavate per gridare aiuto prima del terremoto?” “C’è stato un terremoto?” “Sì, c’è stato un terremoto, con epicentro a Folkestone” “Meno male!” “In che senso?” “Pensavamo ci avessero trovati e che ce l’avessero con noi” “Per questo stavate per gridare aiuto?” “No quella è un’altra storia... ci avevano chiusi a

chiave” “Chi?” quella che avrebbe dovuto essere una breve intervista dopo un terremoto stava per trasformarsi in uno scoop... “Ci hanno fatto bere qualcosa, molto probabilmente ci hanno drogati e ci siamo ritrovati bloccati in soffitta. La porta era chiusa a chiave...” “Questo lo avete già detto!” “E si sono portati via anche la scatola dei biscotti” “Una scatola di biscotti?” “Sì, l’ho già detto, una scatola di biscotti, sigillata con l’attack” “Una cosa importante?” “Una cosa preziosa, mi ha detto la zia” “La zia di chi?” “La zia dell’altra donna” “C’era un’altra donna?” “Sì” “E ora dove è?” “Probabilmente assieme all’altra” “Spegni la telecamera, questi due sono rincoglioniti” “Sì, l’ho visto, ma hanno detto di avere chiamato aiuto prima del terremoto” “E tu ci credi?” “Mi sembravano sinceri” “Vuoi rischiare il posto?” “Non ci penso nemmeno” “Allora usa il pezzo fino a quando hanno detto che sono riusciti ad uscire di casa, cancella tutto il resto. Poi zuma su quel tizio, quello vicino alla Rover, poi torna sulla casa e sulle crepe, soprattutto quelle vicino alla legnaia crollata” (Myr)

Back to Lydden Hill Peggy guidava con la sua mitica abilità. Avevano evitato di proposito la A2, sulla quale avrebbero potuto incontrare dei problemi. Man mano che si avvicinavano a Londra il traffico aumentava, i villaggi che attraversavano erano ormai svegli. “Ti dispiace se accendo la radio?” 241


“Fai quello che vuoi” “Accendo, allora?” “Accendi” “”An earthquake has shaken parts of Kent, damaging buildings and disrupting electricity supplies...” la voce continuò parlando dell’epicentro, di Folkestone, di Dover, di Shepherds Well, non parlò di Lydden Hill ma le due Fuller sapevano che sicuramente era successo qualcosa anche lì. “Speriamo che non sia successo niente alla casa” disse Peggy pensando ai bidoni d’acciaio. “Speriamo sia crollata” disse Kate pensando ai due vecchi. “Torniamo indietro” “Non pensarci nemmeno!” “Non ti ho detto tutto” “Hai messo di nuovo dell’erba nel forno?” “Nel forno no, mi sono già scottata” “Cos’altro hai fatto?” “Te lo dico se torniamo indietro” “Ne vale la pena?” “Questa volta credo proprio di sì” “Comincia a raccontarmi tutto” (Myr)

Strane coincidenze

Winnie era ancora sveglio quando la piccola radio di bakelite che da sempre aveva sul comodino stava dando notizie sul terremoto del Kent. Winnie sapeva che i due flaconi di metallo che aveva sistemato con cura nella cassaforte nascosta nella base di un bronzo di Nazzaretto venivano proprio da là come gli altri due che la settimana precedente aveva spedito ad un ospite del Grand Hotel des Bains del Lido di Venezia e come quelli che aveva spedito al portiere del Grand Hotel di Brighton. Da poco aveva saputo degli incendi nei due alberghi e ora questa storia del terremoto! “Strane coincidenze!” pensò Winnie mentre si attingeva a svegliare Carnet. (Myr)

La confessione

“Comincia dalla scatola di biscotti”

“Niente di particolare, l’ho presa da Sainsbury’s” “Non farmi perdere tempo, dimmi cosa c’è dentro” “Lettere d’amore è la risposta giusta?” “Non farmi incazzare!” “Ci tengo la contabilità, devo renderne conto” “La contabilità di cosa?” “Vendite” “Vendite di cosa?” “Di quella cosa” “Prima o poi ti deciderai a dirmi di che cosa” “Prima o poi, ora ti dico solo chi, come, quando, dove” “C’è un tizio... viene da Londra... va in cantina... porta su delle cose... mi lascia una ricevuta... indica delle cifre... dei nomi... poi se ne va e non so mai quando torna. Io trascrivo la data, l’importo, il nome e l’indirizzo del cliente. Tutto qui.” “E ora vuoi tornare indietro per vedere se è tutto a posto” “Esatto” “E dei soldi cosa ne hai fatto?” “Quali soldi? I soldi se li tiene tutti lui” “E tu perchè lo fai?” “Devo proprio dirtelo?” “Lo immagino... ogni tanto vai in cantina...” “Sempre più spesso” “Effetti?” “Stupefacenti!” (Myr)

TV News

Carne stava camminando di buon mattino in Tottenham Court Road, a due passi dalla casa di Carnet in Bedford Square. La tentazione di andare a suonarne il campanello c’era, abbastanza forte, quando i televisori si accesero nella vetrina di uno dei tanti negozi di elettronica della strada. La notizia, moltiplicata sui dodici grandi LCD di marche diverse, era la stessa: il terremoto nel Kent, con epicentro poco al largo di Folkestone. “Terremoto? Proprio dove si è inabissata Shitland! Pensano che siamo tutti coglioni?” pensò Carne. E anche il bario se ne era andato. 242


(Myr)

L.H. live

“Lo abbiamo fottuto” “Chi” “Quello della televisione, pensa che siamo rincoglioniti” “e invece...” “Cosa intendi dire?” “Che potevi fare a meno di raccontargli la verità” “Una verità talmente inverosimile che...” “Tranne che per un dettaglio, il fatto che abbiamo gridato aiuto” “Chi non l’avrebbe fatto durante un terremoto?” “Chiunque l’avrebbe fatto durante o dopo, ma non prima” “Prima o dopo, che differenza fa, uno è sotto shock, un po’ di confusione è naturale” “Ma il cameraman se ne è accorto” “Sì ma lui è un tecnico, cosa vuoi che possa fare?” Il cameraman stava inquadrando quel tizio con la Rover, aveva l’aria confusa, sembrava molto turbato, in mano teneva qualcosa che lampeggiava, forse un cellulare... cercò di chiudere l’inquadratura sulla luce ma il campo venne coperto. Erano le schiene dei due vecchi che erano usciti di casa e si stavano dirigendo proprio verso la Rover. La luce lampeggiò ancora una volta in direzione dei volti dei due rincoglioniti... la messa a fuoco non era perfetta ma per un istante l’oggetto si mostrò nei suoi dettagli... poi di nuovo fu coperto dalle schiene dei due vecchi che erano usciti di casa. Entrambe le teste si mossero, come se stessero annuendo, entrambi i due corpi salirono sul sedile posteriore della Rover, uno da una parte, l’altro dall’altra, segno che rincoglioniti del tutto non lo erano. La macchina ripartì verso la A2. “Peccato!” mormorò il cameraman che pregustava uno scoop, un rapimento, storie di sesso e di droga, le uniche che attizzavano l’audience. Ma non sapeva di essere in diretta. (Myr)

TV News

“Madame, è l’ora della sveglia!” “Non aprire subito le tende, odio la luce” “Madame, non si preoccupi, non la vede nessuno” “Non essere sempre così servile, sei con me da un secolo, lo sai che le mie rughe sembrano i crepacci dell’Eiger! Accendi la TV, non so dove ho infilato il telecomando” “Meglio non saperlo” borbottò la vecchia cameriera. “An earthquake has shaken parts of Kent, damaging buildings and disrupting electricity supplies...”. Le notizie venivano ripetute ogni mezz’ora e la giornata di Isa, sebbene in ritardo di un paio d’ore rispetto all’evento, cominciava con una brutta notizia. nella zona di Dover aveva vecchi amici, sperava che non fosse successo nulla a loro e ai loro beni. Seguì il resoconto dettagliato dei danni inframmezzato da una serie di interviste a gente del luogo. Vide anche due volti che le apparvero familiari ma alla sua età spesso capita di sbagliarsi, non capì cosa dicevano. La sequenza successiva era alquanto confusa, mossa, a tratti sfuocata, in lontananza si vedeva un’auto, poi una zoomata su una luce lampeggiante... lo schermo oscurato per un attimo e poi un’immagine chiara, perfetta, anche se ri-oscurata di nuovo. Riconobbe subito l’oggetto, come poteva non riconoscerlo anche a distanza di anni? “La mia spilla...” sussurrò Isa, con malinconia. “No, madame, La Spilla!” disse la cameriera ad alta voce, sperando che madame ricordasse. “Aiutami a vestirmi, dobbiamo andare” “Forse le è tornata la memoria” pensò la cameriera mentre stava per aprire il cassetto della biancheria. “Non mettere le mani lì, te l’ho già detto un milione di volte! D’ora in poi lo chiuderò a chiave” “Vecchia stronza...” pensò la cameriera “E non dimenticarti di prenotarmi un taxi. Dovrebbe essere qui tra un paio d’ore, non di più” (Myr)

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Greg & The Elders

“Dove andiamo?” chiese Greg ai due ospiti della Rover, o era lui l’ospite? “Lei guida bene?” “Discretamente” “E’ disposto a lavorare per noi?” “Dipende dal ruolo” “Non dal denaro?” “Ne ho a sufficienza, recentemente ho fatto buoni affari” “Strano tipo, da dove viene?” “Non sono qui per un’intervista, mi sembra di avere in mano qualcosa che vi appartiene” “Beh, appartenere non proprio, diciamo che ci è stata affidata, un po’ come la coppa Davis o la coppa Rimet, di volta in volta, a seconda di chi vince, cambia l’affidamento” “Cioè l’avete vinta?” “In un certo senso” “Quanto può valere?” “Le potremmo dire soltanto quanto ci sarebbe costata se lei non l’avesse ritrovata...” “Quanto?” “Probabilmente la vita” “Quindi siete in debito con me” “Non sappiamo come ricambiarla... i soldi non le interessano...” “Non preoccupatevi, saprò dirvi come ma ora chi di voi due è il padre di Carne?” “Nessuno dei due” “La macchina è vostra?” “Sì” “Carne mi ha detto che è di suo padre, quindi...” “Ma lui non sa che...” “Smettila, vuoi che lo sappiano tutti?” “Qui siamo in tre, noi due lo sappiamo, se lo sa anche lui è uno in più e uno non è tutti!” “Ricominciamo con questi discorsi del cazzo?” “No, altrimenti so cosa diresti...” “Fanculo” “Ecco! “Vuoi spiegare a questo gentile signore che tu non sei suo padre, anche se lui lo crede, semplicemente perchè lo hai adottato?” “Se non sbaglio lo hai già fatto tu” “E il padre chi è allora?”

“Lo chieda a lui” “E il padre chi è allora?” “Lo chieda a lui” “Fanculo tutti e due! Lo sapete o non lo sapete?” “Lo sappiamo, purtroppo!” risposero all’unisono. Carne non lo sapeva ma sapeva benissimo che colui che lui pensava essere suo padre era una grandissima carogna. La verità non avrebbe certo peggiorato le cose! E invece... (Myr)

Where is Greg?

Quando era scappato dalla clinica dove era stato rinchiuso per anni Carne non era riuscito a portarsi via niente. Il suo diario segreto, sul quale aveva annotato con cura tutti i suoi ricordi, era là, nascosto tra le radici del grande olmo, una pianta che aveva cominciato casualmente ad apprezzare per la sua caratteristica di innalzare la soglia di sopportazione del dolore fisico, di generare una più lunga capacità lavorativa e maggior concentrazione. Poche foglie ogni giorno, masticate lentamente, gli avevano permesso di sopravvivere senza troppe conseguenze al lungo periodo di prigionia. “Jimmy, c’è Greg?” “No, se ne è andato con la Rover” “Ti ha lasciato detto qualcosa per me?” “No, deve essere andato dalle parti di Dover” “Sei sicuro?” “Sì, ha chiamato un garage di quei posti e poi è partito” “Grazie Jimmy” “Tratta bene Kate, altrimenti ti ammazzo” “Stai tranquillo!” e riattaccò, senza dirgli del poderoso cazzotto che le aveva stampato sul muso. Ora doveva trovare una macchina. (Myr)

Carnet leaves London

“Winnie, dove è la Bentley?” “Proprio davanti a casa, lo ricordo benissimo” “Sembrava anche a me, ma ora non c’è più. 244


Devono averla portata via da poco, il posto dove era posteggiata è asciutto, mentre tutto intorno l’asfalto è bagnato” “Chiamo la polizia” “Chiamala dopo, prima portami le chiavi della Jaguar” “Il signore ha deciso di uscire da solo?” “Questa volta sì, è una questione privata” “Come se tutte le altre volte...” pensò Winnie. “Le porto subito le chiavi” disse poi pregustando, grazie all’assenza di Carnet, un prolungato e meritato sonnellino. Al volante della Jaguar Carnet sperava che non fosse successo nulla ai bidoni nascosti nella cantina. (Myr)

Action

Archibald Peacock, capo della polizia, osservava attentamente i filmati ripresi dalle telecamere piazzate nella zona di Dover. Dalla Francia erano arrivati parecchi traghetti con ruspe, mezzi anfibi, autopompe... una sorta di azione paramilitare. “Questi francesi mi stanno sulle balle... per un terremoto da quattro mattoni su un marciapiede mi sembra esagerato tutto questo!” pensò con una punta di preoccupazione... Quel Taffery, chiunque fosse, doveva entrarci in qualche modo. E anche la vecchia non doveva essere estranea a quello che stava succedendo. “Chiama il Dottor Lefevbre” disse al suo aiutante. “A Parigi?” “Tu chiamalo, non mi interessa dove. Poi avverti i comandi di Dover, Folkestone e anche di Canterbury, dicendo loro di stare all’erta, si tratta di una emergenza nazionale. Poi dì al comandante dell’elicottero di prepararsi a decollare tra poco... Dimenticavo, fai controllare Lady Hinshelwood, se esce di casa non la devono perdere d’occhio” (Myr)

The same old story - Update

Jason stava riflettendo. Carne era scappato dalla clinica, prima o poi si sarebbe messo sulle sue tracce e, conoscendolo bene, prima o poi lo

avrebbe trovato. Questa volta aveva bisogno di aiuto. Altre volte, in altre situazioni, aveva sempre cercato di cavarsela da solo ma questa era una vera emergenza, solo un intervento diplomatico avrebbe potuto se non risolvere il problema, minimizzarne le conseguenze. Quello che stava per fare avrebbe ulteriormente compromesso la sua libertà d’azione ma Jason, con i suoi trascorsi, non aveva molte persone su cui appoggiarsi. Chiamare Lady Cophetua gli costava fatica ma non poteva, a quel punto, fare altro. “Sono Jason Spengler” “Lei cerca Lady Hinshelwood?” “Certo, non vorrà che io abbia chiamato per parlare con lei” “Ma non voleva parlare con lei?” “Ho capito il malinteso, sì vorrei parlare con lei, non con te!” “Mi dispiace, signore, si sta vestendo e ha detto che non vuole essere disturbata” “Per cortesia, faccia quello che le dico, torni da lei dicendo che Jason sta arrivando per andare, di tutta fretta, nella casa che lei sa, nel Kent” “La signora mi ha detto di chiederle che macchina ha” “E’ rincoglionita? Ci sono cose più importanti” “La signora non è rincoglionita, signore, ci sono due macchine della polizia davanti a casa, molto probabilmente la stanno cercando” “Solito malinteso possibile, stanno cercando me o lei?” “Dovrei darle del tu per farmi capire” “Vai. permesso accordato” “Ti stanno cercando” “Cazzo!” “Signore...” “Scusami” “Mi piacerebbe annullare il livello di confidenza che si è instaurato” “Mi scusi per il mio linguaggio” “Non si preoccupi, sono abituata a quello della signora!” “Ha un’idea?” “Chi io?”

245


“Vuoi che prendiamo il treno?” “No, corriamo dei rischi. Ho un’altra idea. Andiamo fino alla vecchia stazione di Camberwell Green, ora è diventata un’officina, lì possiamo cambiare macchina, lì c’è un amico..” “Lo conosci bene?” “Più che bene!” “Dai tempi di quella vecchia storia?” “Vecchia? Ma allora non hai capito un cazzo!”

“Era meglio rimanere lul livello di confidenza precedente” “Ho capito. Non lo so” “Chiedilo alla signora” “Forse non ce ne è bisogno, utilizziamo un vecchio trucco... ha funzionato altre volte” “Posso saperne di più?” “Appuntamento tra mezz’ora alla stazione di London Bridge, ultimo sportello a sinistra” “Grazie!”

(Myr)

Dieci minuti dopo questa telefonata Lady Hinshelwood uscì di casa e salì sul taxi che la stava aspettando. Indossava un tailleur di Chanel, un po’ troppo attillato per la sua età, e un cappellino con veletta, secondo la moda dei reali, di Philip Treacy. Nel salire la gonna, stretta sulle ginocchia, le creò una certa difficoltà ma solo per alcuni secondi. Una delle due macchine della polizia si mosse sulla scia del taxi. L’altra rimase, nel caso il ricercato si facesse vivo. Dopo qualche minuto la porta di casa Hinshelwood si aprì di nuovo e questa volta ad uscire fu la cameriera, col suo lungo abito scuro coperto da un leggero Husky, al braccio teneva una grande borsa per la spesa, ai piedi un paio di comode polacchine. Lo sguardo dei poliziotti la seguì fino alla fermata dell’autobus poi ritornò al portone di casa. “Jason Spengler!” “Cosa fai qui, la tua padrona dove è?” “Cosa è tutta questa confidenza?” “L’ultima volta eravamo tornati al livello di confidenza” “Con tua sorella, forse” “Non ho sorelle” “Lo so, era un modo di dire” “Rifaccio la domanda, la sua padrona dove è?” “Sono io la mia padrona, il trucco ha funzionato, la polizia sta controllando la mia cameriera da Fortnum & Mason” “Grande!” “Un trucco da bambini, che macchina hai?” “Una Aston Martin” “Una più comune no, vero? Vuoi proprio che ti trovino!”

... even Jimmy!

Jimmy stava sommando due più due. Lo aveva fatto diverse volte e il risultato era sempre quattro. Greg se ne era andato nel Kent. Carne lo aveva chiamato per sapere dove era Greg, quindi Carne stava andando nel Kent. Da quel poco che ne sapeva sarebbe bastato che Carne dicesse andiamo e Kate sarebbe andata. Quindi, se voleva rivedere Kate anche lui avrebbe dovuto andare nel Kent, così, se la deduzione era corretta, sarebbero stati in quattro, ottimisticamente Carne e Greg, lui e Kate. In tutto questo forse mancava un passaggio logico (in tal caso sarebbero stati in tre) ma valeva la pena di correre il rischio, tutt’al più avrebbe riassaporato il gusto dell’aria umida sul viso! Appese il cartello Torno Subito alla porta, la chiuse a chiave e andò nel magazzino, tolse la coperta che proteggeva la sua BSA del 68, accese il motore e partì, capelli al vento, verso il mare. (Myr)

le cose si complicano

I servizi segreti francesi erano talmente segreti che nemmeno uno dei capi, il dottor Lefevbre, conosceva parte dei propri agenti nè i loro informatori. Quando il suo amico Peacock lo aveva chiamato la prima volta gli aveva risposto, in totale buona fede, che non conosceva nessun Taffery. Ma dopo la telefonata dell’aiutante dell’ammiraglio pensò che forse era meglio saperne di più. Si mise subito in contatto con la contabilità, fornendo la sua password. “Controllate tutte le spese fatte in Inghilterra 246


durante l’ultima settimana” “Quale conto?” “Noir, ovviamente!” “Ho già la risposta” “Così velocemente?” “Qualcuno mi ha fatto la stessa richiesta pochi minuti fa” “Chi?” “Lei pensa che io possa dirglielo?” “Lasci stare, so quale è la procedura da quando è cambiato il presidente” “Le interessano i nomi o il dettaglio?” “Nomi e totali” “La linea è sicura?” “WAP” “Bene. Non si tratta di grandi cifre ma i totali sono consistenti, i nomi sono cifrati ma non dovrebbe essere un problema per lei! Le stampo l’elenco completo e vengo nel suo ufficio” “Meglio evitarlo, ci vediamo tra poco in Passage Verdeau, sui gradini a sinistra del museo delle cere, di fronte al negozio di libri usati” “Tra dieci minuti sono lì” Lefevbre chiamò subito il suo amico ammiraglio. “Archie, non ci vedo chiaro” “Cerca l’ammiraglio? Sono il suo aiutante. Posso fare qualcosa per lei?” “Parlare con l’ammiraglio!” “Può dire a me, provvedo io a riferire” “Giovanotto, so io cosa posso e non posso fare, cerchi di mettermi in contatto con l’ammiraglio, subito!” “Sissignore, non volevo mancarle di rispetto...” “Allora?” “Subito!” “Archie, non ci vedo chiaro” “Nemmeno io, tant’è vero che vado a vedere da vicino. Sono in elicottero, sto andando là” “Là dove?” “Vicino a Dover” “Cosa è successo?” “Non ne sai nulla?” “Parli del terremoto?” “No, quello non mi preoccupa, mentre il resto...”

“Quale resto?” “Tu lavori in un bagno turco?” “Che strana domanda... no, lo sai dove lavoro...” “Sì, ai servizi segreti... complimenti! State invadendo un tratto di costa inglese e tu non ne sai nulla!” “L’invasione dell’Inghilterra non era tra i programmi a breve termine! Mi faccio portare a Calais, vieni a prendermi con un hovercraft, riusciremo a parlare senza che ci possano sentire” “Portati un documento, se ti ferma un soldato ti potrebbe servire” Nella vetrina c’era in bella vista un libro di acquarelli di Peter Greenaway ma purtroppo il negozio era chiuso per la pausa pranzo. Si ripromise di tornarci in un altro momento quando il solerte funzionario della contabilità piombò alle sue spalle. “Le ho portato quello che le avevo promesso ma ho scoperto dell’altro...” “Da noi succede spesso” “Non ci sono solo uscite, ci sono anche entrate” “E’ la vita... c’è chi scende c’è chi sale” “Capisco la sua filosofia, ma qui ci sono di mezzo i cinesi!” “Quanti?” “Ha importanza?” “Se uno di loro si chiama Taffery, sì” “Taffery c’è, ma è nell’elenco delle spese... tutto è cominciato all’Hotel Bellechasse, sulla rive gauche, con un conto astronomico... insieme a lui c’era una signora inglese, una bella donna di nome Catherine Fuller...” “Bene, allora Taffery esiste. Lei venga con me, devo andare a Calais, mi dirà il resto lungo il viaggio...” “A Calais? E’ il compleanno di mia moglie, abbiamo prenotato...” “Festeggerà l’anno prossimo, se sarà ancora sposato!” (Myr)

On the road

Jimmy stava volando con la sua vecchia BSA sulla scia di una Jaguar. Non si preoccupava 247


dei limiti di velocità perchè non c’era traccia di polizia lungo la A2, tanto valeva fare vedere a quel signorino che lo precedeva quanto valeva la sua vecchia moto. “Ti saluto, ragazzo!” urlò affiancandosi, con la giusta esultazione di chi non guida da parecchio tempo e scopre che l’amore per il suo mezzo è rimasto inalterato. La sorpresa piombò su di lui mentre si girava verso il guidatore. “Hai rubato anche questa?” “Ci conosciamo?” “Sei ubriaco?” “Stamane no” “E’ forse meglio che ci fermiamo?” “Non ne vedo il motivo. Ora, se non le dispiace, gradirei non essere più disturbato...” A quel punto a Greg non rimase altro da fare che accelerare. “Avrà i suoi buoni motivi... forse la storia di Kate... a proposito Kate dov’era? che due più due non facesse quattro come avevo previsto?” questo ed altri pensieri si affollavano nella testa di Jimmy sferzata dall’aria umida della campagna del Kent. Accelerando, accelerando raggiunse una Bentley. “Tutte macchine da signori, questa mattina!” Stava superando anche questa quando sentì una voce familiare. “Jimmy, cosa ci fai da queste parti?” “Carne!?” “Non mi riconosci?” “Ma se ti ho appena sorpassato!” “Certo, lo vedo...” “No, eri su una Jaguar, ora sei su una Bentley, cosa sta succedendo?” “Sei ubriaco?” “Stamane no” “Se mi hai visto su una Jaguar, quello non ero io perchè io sono su una Bentley. Fino a qui ti è chiaro?” “Sì” “Se quello sulla Jaguar non sono io, sulla Jaguar c’è un altro. Chiaro?” “Continua a parlare senza perdere di vista la strada, hai già sbandato due volte” “Chiaro?”

“Sì” “Se quello che guida è un altro e l’hai scambiato per me, non può essere che una persona, mio fratello Carnet” “Siete come due goccie d’acqua” “Di champagne, direbbe lui” “Vi siete dati appuntamento?” “No, mai, non ci vediamo da parecchi anni” “E allora perchè siete qui?” “E tu?” “L’ho chiesto prima io” “Mi hai detto che Greg è da queste parti e sono venuto a cercarlo” Carne non aveva intenzione di parlare del diario. “E Greg perchè è venuto qui?” “Dovremmo chiederlo a lui” “Speriamo di trovarlo” “Ci sarà molta confusione più avanti, stai attento” “Confusione?” “E’ il minimo che possa succedere quando c’è stato un terremoto” “Un terremoto?” “Un terremoto” “Hai notizie di Kate?” “Ora ho capito perchè sei da queste parti!” “Ero preoccupato per lei” “E perchè pensavi che fosse da queste parti?” “Perchè due più due fa quattro” rispose Jimmy riacquistando fiducia nella matematica. “Io vado avanti, se la trovo ti avviso” “Speriamo che non la trovi subito!” mormorò Carne mentre la BSA era già lontanapensando al viso tumefatto della ragazza . (Myr)

Occasioni

La Rover mise la freccia, Greg disse di volere una birra. Il piazzale davanti al locale era deserto. Appena spense il motore un colpo secco gli esplose nel cranio. Niente spruzzi di sangue, solo un piccolo buco. “Avevi dimenticato la spilla ma avevi tenuto la Beretta 418!” “Mm” “Spostalo, dài, che dobbiamo ripartire” “Per andare dove?” 248


“Via di qua” “Risposte chiare, mai, eh?” “Ti sembra il momento? Hai appena ammazzato un uomo!” “Aveva la spilla” “Dovevamo trattare” “Guarda chi è, piuttosto...” “Urka, hai appena fatto fuori Gregory Fuller” “lo abbiamo fatto fuori, vorrai dire” “Lo abbiamo fatto fuori con le tue impronte sulla pistola” “A questo, sei arrivato?” “Era solo per fare un esempio” “Un esempio di cosa?” “Dai, nascondi il cadavere” “Nascondilo tu” “Fanculo” (flack)

Niente dialogo, questa volta!

Jimmy si stava avvicinando al mare, il profumo di salmastro si mescolava agli odori muffosi della terra che si stava risvegliando... aveva proprio fatto bene ad andarsene dal pub, con Kate o senza Kate stava ricominciando a vivere. Proprio in quel momento qualcuno aveva invece finito di vivere. Poco più avanti, poco prima di un piazzale, due persone coperte da lunghi pastrani stavano trasportando un corpo verso dei cespugli. Istintivamente rallentò ma decise di non fermarsi per evitare rischi, ormai quello che era successo era successo... e in quell momento frenò. Sul ciglio della strada c’era un taccuino di pelle, molto vissuto, probabilmente caduto dalla tasca del malcapitato. Finse di pisciare, poi di allacciarsi una scarpa, lo raccolse e se lo mise nel taschino della camicia. Si guardò alle spalle per assicurarsi che non lo avessero seguito, poi alzò lo sguardo. Una sola macchina era posteggiata nel piazzale, nessuno in vista. Stava decidendo di farsi una birra quando guardò meglio la macchina, una Rover, un vecchio modello, lo stesso di quella che il giorno prima era arrivata davanti al suo pub. Non solo lo stesso modello ma la stessa auto, con i tergicristalli nuovi e, se due più due fanno quattro, Greg doveva essere

nei paraggi. Anche questa volta la matematica stava dando ragione a Jimmy. (Myr)

Crash

L’incontro col quel rozzo motociclista lo aveva turbato. Anche l’approccio, con l’accusa di furto, non gli era piaciuto per niente, era la prima volta che lo scambiavano per un ladruncolo. L’uomo che lo stava precedendo aveva una vecchia moto, non gli sarebbe stato difficile raggiungerlo anche se ormai doveva avere un certo vantaggio. Eliminò l’overdrive e pigiò sull’acceleratore, la Jaguar fece un balzo in avanti e cominciò a rendere onore al suo nome. La strada era deserta quindi non ebbe alcuna difficoltà a raggiungere le 120 miglia. Davanti a lui ora c’era solo una grossa macchina nera. Il guidatore, forse distratto da qualcosa, si spostò improvvisamente verso il centro della strada. Non c’era più tempo per frenare. Anche Carnet si spostò sulla destra, sbandò col posteriore, controsterzò con le due ruote di destra sullo sterrato e, mentre si rallegrava con sè stesso per la sua abilità, da alcuni cespugli uscirono due persone. Non ci fu nulla da fare. Sentì solo un urlo, fanculo gli sembrò, poi l’impatto le scaraventò in aria, volarono per decine di metri e si spiaccicarono sull’asfalto come due insetti sul parabrezza. Quello che Carnet non vide fu un piccolo oggetto, brillante, lampeggiante, che rimbalzò più volte per poi fermarsi vicino alla chiazza di sangue che si stava allargando intorno alla testa di uno dei due. Non era la prima volta che una cosa del genere gli capitava e quindì preferì non fermarsi, in caso di necessità sarebbe intervenuta lady Cophetua... L’unico testimone di quanto era accaduto, prima e dopo, era Jimmy. “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!” mormorò certo del fatto che le vittime dell’incidente non fossero dei comuni innocenti. (Myr)

249


Il viale del tramonto

Il tassista era simpatico, parlava lentamente in un cockney che avrebbe potuto essere di Plaistow, un sobborgo della zona est, caratterizzato da una forte presenza di cattolici. Gli piaceva di più il papa precedente, ma in fin dei conti non toccava a lui emettere giudizi... Isa ascoltava senza intervenire. “Se disturbo, mi avverta” “Niente affatto, la ascolto volentieri” “D’altra parte il viaggio è lungo...” “Non si scusi, va bene così” “E’ un piacere servire clienti come lei” “Grazie” “C’è poco traffico, oggi” “Forse è per via del terremoto” “Terremoto? Dove?” “Dove stiamo andando noi” “Non me lo poteva dire prima?” “Lei non lo ha chiesto?” “Come facevo a chiederlo se non ne sapevo niente? Dovrei forse chiedere a tutti i clienti se c’è stato un terremoto là dove mi chiedono di andare?” “Io non faccio il tassista, sono affari suoi” “Non si approfitti di me, non sono il tipo da porgere l’altra guancia!” “Temo, giovanotto, che lei sia un po’ paranoico” “Forse è meglio che stiamo zitti” “Forse è meglio che lei faccia il suo lavoro e la smetta con questi discorsi del cazzo!” “Cara signora, lei è arrivata!” disse il tassista mentre rallentando ed avvicinandosi al ciglio della strada” “Ma lei è pazzo?” “Sì, signora, e lei è a piedi” disse mentre ripartiva sgommando. “Non si è nemmeno fatto pagare...” pensò Isa, che pur non avendo capito cosa era successo cominciò ad avviarsi mentre il tassista faceva inversione di marcia attarversando irregolarmente l’aiuola centrale. Poche decine di metri più in là un corpo straziato giaceva sull’asfalto. “Che disordine!” Isa era davvero arrabbiata, il

personale di servizio non conosceva più i propri doveri... le strade andavano pulite! “E questo cos’è? Buttano via anche cose così belle! Proprio strano questo posto, devo proprio parlare con il direttore... in ogni caso qui non ci torno più” e così dicendo raccolse la spilla e la guardò. “Questi cinesi fanno proprio di tutto” disse gettando la spilla nel canale che correva a lato della strada. “Il sangue mi ha sempre dato fastidio” disse poi pulendosi le suole delle scarpe sfregandole sul terriccio ai bordi dell’asfalto. Ricominciò a camminare proteggendosi gli occhi con la mano; il sole di mezzogiorno, ancora basso per via della stagione, la colpiva in pieno volto. (Myr)

Uno dopo l’altro...

Il sole la abbagliava mentre camminava sul ciglio della strada, ogni tanto inciampava su una zolla, i suoi tacchi non erano l’ideale per una passeggiata in campagna. “Maria!” “Maria!” “Bisognerebbe frustarla! Quando ti serve non c’è mai, mi arrangerò da sola, come al solito” Maria, una matura italiana di Pordenone, era stata al suo servizio cinquant’anni prima, subito prima che Isa si sposasse. Servizievole, mite di natura, l’aveva sempre seguita, aveva assecondato la sua indole, non aveva mai battuto ciglio di fronte ai suoi insulti o ai suoi capricci. Lo avrebbe fatto ancora ma purtroppo era morta 32 anni prima. Si era agitata e come ogni volta che si agitava sentiva una irresistibile necessità di pisciare. Si abbassò le mutande di lino, si accucciò e per evitare che la scarpa destra si bagnasse spostò il peso dall’altra parte. I muscoli del vecchio corpo, indeboliti dall’età e dalla inattività, non furono in grado di contrastare l’improvviso spostamento, Isa rotolò lungo la scarpata del canale, piombò nell’acqua, annaspò per qualche istante, affondò.

250


L’acqua, che scorreva lenta verso sud, restituì il corpo, che aveva urtato contro un pilone di un piccolo ponte, una trentina di metri più avanti. L’uomo appoggiato al parapetto stava fumando una sigaretta pensando a tutto quello che era successo in qugli ultimi minuti. Solo quando stava per gettare in acqua il mozzicone vide il cadavere di una vecchia signora galleggiare sotto il ponte, impigliata nei ferri arrugginiti che uscivano da uno dei piloni. (Myr)

Addio ammiraglio!

Lefevbre. prima di arrivare a Calais, aveva le idee chiare su quello che stava succedendo e quel Taffery, o in qualsiasi altro modo si chiamasse, andava eliminato. Bisognava farlo senza chiasso perchè le protezioni di cui godeva venivano dall’alto. Chiamò il suo assistente. Doveva chiamare l’ambasciata francese di Kabul, doveva chiedere con codice rosso tutte le informazioni che riguardavano la madre di Taffery, nata a Nangarhar e probabile fiancheggiatrice dei talebani. “Taffery? Ho controllato anch’io, sua madre è viva e abita a Carcassonne, fuori dalla porta sud, vicino all’Hotel Vicomte!” “Io parlo di un terrorista, tu parli di coperture!” “Ma i documenti...” “Sono serviti solo per infiltrarsi ma ora abbiamo scoperto la verità” “Laureato a Tolosa in scienze politiche dopo licenza a pieni voti al liceo cattolico MichelMontaigne di Bordeaux, scuole inferiori a Saint Jean de Luz, asilo a Biarritz dove è nato il...” “Hai guardato anche i miei documenti?” “No, non mi permetterei mai” “Guardali” “Lo farò” “Subito!” “Eccoli” “Leggi ad alta voce” “Sissignore! Laureato a Tolosa in scienze politiche dopo licenza a pieni voti al liceo cattolico Michel-Montaigne di Bordeaux, scuole

inferiori a Saint Jean de Luz, asilo a Biarritz dove è nato il...” “Ora leggi i tuoi” “Sissignore!... geometra, diplomato all’istituto tecnico di Montpellier, nato a Montpellier dove risiede... Signore, i miei dati sono falsi!” “Quindi anche gli altri sono falsi Ora sbrigati che dobbiamo eliminare quel traditore!” Gli dispiaceva dovere eliminare uno dei più brillanti agenti del suo servizio, ma questa volta l’aveva fatta grossa. Cercare di invadere da solo l’Inghilterra mandando a rotoli un progetto che era costato anni di lavoro e grandi investimenti... Doveva farlo, l’ammiraglio Peacock avrebbe potuto vantarsi, insieme al suo collega francese aveva sventato un attacco terroristico, l’ideatore, nato in una provincia afghana confinante con il Pakistan, era stato eliminato, nel suo covo erano stati trovati documenti di importanza strategica. A Calais lo aspettava l’ammiraglio Peacock a bordo dell’hovercraft. Partirono immediatamente per Dover. Quando erano a poche miglia dalla costa l’ultimo container di bario esplose sotto di loro. Il sogno del commodoro, quello di morire in mare, si era avverato, quello di Lefevbre, di andare in pensione in Martinica, nella sua bella casa sulla spiaggia, no. L’assistente di Lefevbre aveva trovato le informazioni richieste (la madre di Taffery era stata arrestata prima di un attentato assieme a due dei suoi figli) ma non riuscì a contattare il capo sul suo telefono satellitare. (Myr)

L’incidente

L’idea di Lady Hinshelwood non era male. Scesi dall’Aston Martin salirono su una Silver Shadow del 1960. Lui come autista, lei sull’ampio sedile posteriore, avrebbero ingannato chiunque, sarebbero sembrati due normali personaggi della borghesia inglese. La Rolls era in perfette condizioni, la vernice perfetta grazie ad un generoso strato di cera, il motore ticchettava come un orologio di marca. Per prudenza scelsero strade secondarie procedendo a velocità ridotta, 251


Marines erano tutti dalla loro parte e una azione militare non era da scartare... Dopo il buon fine dell’operazione avrebbe pensato a giustificarla, avrebbero potuto trovare armi ed esplosivi sui mezzi arrivati dalla Francia.

come si conviene ad una gita in campagna. Sapere di essere ricercato dalla polizia non lasciava certo tranquillo Jason ma la presenza di Lady Cophetua lo rassicurava, la vecchia aveva sempre la soluzione sotto mano e, quando non l’aveva, riusciva sempre a corrompere qualcun altro, quello che aveva la soluzione. Il risultato era lo stesso. La vecchia dormicchiava mentre si stavano avvicinando a Lydden Hill. Jason stava per imboccare la A2 quando sullo svincolo, contromano, arrivò a velocità sostenuta un taxi. La Rolls cercò scampo sulla sinistra ma rimbalzò sul robusto guard rail, si mise di traverso e fu centrata in pieno dal taxi che non aveva neppure accennato ad una frenata. L’urto fu così violento che i tre occupanti non ebbero modo di accorgersi che le due auto avevano preso fuoco. Il botto richiamò l’attenzione di un uomo appoggiato al parapetto di un ponte sul canale che costeggiava l’autostrada. (Myr)

Intervento diplomatico

L’assistente di Lefevbre doveva assolutamente comunicare a qualcuno le sue informazioni, era ormai consapevole che solo lui avrebbe potuto salvare il mondo. Se Taffery fosse riuscito nel suo proposito gli inglesi avrebbero dato la colpa ai francesi, il danno sarebbe stato irreparabile e le conseguenze disastrose. L’Ammiraglio Peacock era con Lefevbre, quindi anche lui irraggiungibile (molto di più di quanto non pensasse). Doveva contattare qualcun altro, uno di cui potersi fidare... trovato! Il nipote del commodoro poteva fare al suo caso. Telefonò al SISBO, il direttore Peacock era fuori sede ma le referenze diplomatiche ebbero il loro effetto. Non più tardi di 6 secondi dopo i due uomini stavano parlando. I l giovane Peacock ricordava bene la conversazione avuta con lo zio nei cessi pubblici di Covent Garden. Anche se in quel momento non c’era lo zio non era solo, i riservisti dei Royal

I riservisti aspettavano la chiamata da anni, erano sempre pronti all’azione. Entrò prima in azione la brigata del Kent. Identificarono l’obiettivo, ruspe, mezzi anfibi, autopompe, una vera colonna di mezzi militari ben mimetizzati, in Inghilterra con la scusa di un piccolo terremoto. I tiratori scelti circondarono l’ampio piazzale utilizzato come base, al comando di Oliver Rolling aprirono il fuoco, un colpo solo ciascuno, nello stesso istante, un colpo di frusta. I terroristi si afflosciarono tutti, nello stesso istante. Tutti tranne uno, era andato a pisciare. “Sono un cittadino francese” gridò alzando le mani. “Era meglio che non lo dicessi” disse Oliver, spuntando alle sue spalle con il suo coltello preferito nella mano destra, mano che utilizzò per tagliargli la gola. I riservisti salirono sui mezzi e li riportarono sui traghetti francesi con cui avevano attraversato la Manica. Come preda di guerra si tennero le armi e gli esplosivi. “Tutto fatto. Avvisa Archie che siamo sempre pronti” “Ben fatto, Generale. Lo zio ha grande stima di lei” “Come è andata?” “Bene, ora è un problema vostro” “Dei corpi cosa ne avete fatto?” “Sono dentro l’autopompa rossa” “Buon lavoro, Peacock!” “Altrettanto, giovanotto! Auguri per la sua promozione” “Promozione?” “Non appena il suo capo saprà quello che lei ha fatto” Il traghetto che trasportava l’autopompa rossa naufragò sulla via del ritorno. Tutti i membri

252


La fine del viaggio

dell’equipaggio vennero salvati da alcune navi della flotta francese che stavano facendo delle manovre nei dintorni. Da una delle colline circostanti un uomo aveva assistito all’accaduto. “Queste scene le fanno proprio bene! Sembra tutto vero... prima o poi questo film lo andrò a vedere” (Myr)

Sintesi?

La Jaguar affiancò la Bentley. Solo allora Carnet si accorse che era la sua Bentley e che al volante c’era lui. “Bella botta, eh?” “Cosa intendi?” “Il parabrezza” “Cosa ha il parabrezza?” “E’ a pezzi” “E allora?” “Allora ti ho visto” “Anch’io” “Ma io non ho investito nessuno” “Se ti riferisci a quella storia in Hyde Park, io non c’entravo” “No, parlo dei due vecchi che hai travolto mezz’ora fa” “Vecchi? Erano due volpi!” “Due vecchie volpi. Può essere” “Dove stai andando?” “Dove vai tu” “Ovvio!” “Ne hai ancora?” “Di cosa?” “Lo sai benissimo!” “Qui no, ma dovrebbe essercene in abbondanza a Lydden Hill” “E’ buona?” “Direi di sì, salti ontologici, sdoppiamento di personalità... però devi continuare a prenderla, l’effetto prima o poi finisce” “Lo temevo” Entrarono insieme nel posteggio del circuito. (Myr)

Peggy e Kate erano alla finestra della cucina quando due macchine, una Bentley e una Jaguar, entrarono nel parcheggio. “Presto! scendiamo in cantina!” “Cosa facciamo?” “Lo so io, tu aiutami a spostare i bidoni” “Dove?” “Lo sai dove siamo?” “Certo!” “No, non lo sai, siamo sul primo tumulo di Lydden Hill, abbiamo una via di uscita” “Dove?” “Tu devi solo dire Apriti e la via si spalancherà” “Ci seguiranno?” “Devi dare l’ordine!” “Apriti!” La roccia divenne una porta e si aprì. Uscirono. Dal fondo della valle saliva una nebbia densa e grigia, come un alito millenario.Lei andò verso il lago, Peggy la seguì. “Un giorno questo fiume sarà un mare” disse. Ma lei guardava lontano, forse indietro, verso i bastioni del passato. “... e i nostri nipoti giocheranno con le onde, gli gnu torneranno all’ovile e la cutrettola tornerà fare il nido in soffitta”. “Un giorno, forse.” “Dove siamo’” “Non lo so ancora, o a Knowth o a Cerveteri” disse Peggy facendo rotolare un bidone. “Preferirei Knowth” disse Kate spingendo l’altro. Peggy non aveva ancora detto a Kate che qualcuno aveva annacquato la roba. (Myr)

Fanculo

Avevano avuto il tempo di vedere Peggy e Kate affacciate alla finestra della cucina ma quando entrarono nella casa non c’erano più eppure non potevano essere uscite, le avrebbero incontrate. Chiusero a chiave la porta e ispezionarono tutta la casa guardando dappertutto, dentro gli armadi, sotto i letti, in soffitta... non rimaneva che la cantina, dove erano nascosti i due bidoni

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d’acciaio. Kate e Peggy non erano nemmeno lì e nemmeno i due bidoni. “L’effetto sta finendo” “E’ stato bello!” “Non sempre!” “Mezzo pieno!” “Mezzo vuoto!” “Fanculo”

“Ho paura di annoiarmi” “Un dito di Lepanto?” “Non starmi così addosso, non ti sopporto” “Sono cazzi tuoi” “Stai zitto” “...’nculo”.

(Myr)

(flack)

fine, veramente molto fine

Fanculo2

“Per un po’ di tempo potremmo andare a stabilirci nello Yorkshire, adesso la villotta dovrebbe essere libera...” “Io e te insieme?” “Perché, non ti va?” “Non rispondere a una domanda con un’altra domanda” “Potremmo concederci una vita agiata e tranquilla...” “... Già, e magari narrare le nostre gesta!” “Era una battuta sarcastica?” “E la tua domanda?” “Non cominciare” “Vai a dare via il culo” “Non rendermi la vita impossibile” “Non rompermi i coglioni” “Non essere aggressivo” “Non lamentarti sempre” “Potremmo assumere due pseudonimi: io vorrei uno pseudonimo che non riveli nessun nome, che lasci un’aura di indefinitezza intorno alla mia identità...” “Sì, meglio lasciarla indefinita...” “Tu potresti assumere uno pseudonimo che denota la tua enorme carogneria” “Fanculo”

Titoli di coda

Jimmy girovagò a lungo nelle campagne del Kent, la speranza di trovare Kate non lo abbandonò mai. Quando morì, dopo una notte di gelo, trovarono nel taschino della sua camicia un taccuino di pelle, dall’aspetto molto vissuto. Al suo interno c’erano annotazioni preziose. Kate e Peggy, in Irlanda, aspettavano pazientemente che l’aqua in eccesso evaporasse. Il giovane Peacock prese presto il posto che per anni era stato dello zio. Oliver Rolling gli giurò fedeltà. L’assistente di Lefevbre stava ancora aspettando che il suo capo ritornasse per avere la sua meritata promozione. Winnie, aspettando il nuovo parabrezza per la Jaguar, utilizzava la Bentley anche se ormai una delle due macchine era diventata inutile. (flack)

(flack)

Fanculo3

“Ti sta bene quella vecchia vestaglia!” “Non mi invecchia?” “Non più di quanto tu non sia” “Gradisci un rahat lukùm?”

Credits

Grazie ai lettori di Goito, Napoli, Fano, Sesto Fiorentino, Catania, Genova, Milano, Pescara, Bari... che stanno leggendo la storia. Queste informazioni ci sono state fornite dal contatore di Extreme Tracking. (Myr)

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LIBRO V

CARNIVAL OUTRAGE

LIBRO V CARNIVAL OUTRAGE

Lamento di Carne Io ne ho viste cose che voi umani non potete neanche immaginare. Schizzi di diarrea fiamme al largo dei bastioni di Shit, vecchie puttane inglesi scoreggiare come cavalli, piantagioni di Helleborus date alle fiamme; e ho visto isole di merda sommergersi e riemergere...E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo...come lacrime nel water. È tempo... di cagare. (flack)

Sollecito - quota di iscrizione annuale “Hai spedito i solleciti?” “Ce ne sono pochi” “E allora?” “Aspettavo ce ne fosse qualcuno di più, per fare

una spedizione unica” “Mai una volta che tu faccia le cose come voglio io. Comincia a spedire quelli che hai preparato, poi ci occuperemo degli altri” “Come vuoi tu... io pensavo che... okkei, facciamo come vuoi tu. Il capo ha sempre ragione” “Non ricominciare con la storia del mobbing, mi hai rotto i coglioni, testa di cazzo! Spedisci sti cazzo di solleciti che siamo senza un soldo!” “Sissignore” “E non fare il furbo, ti tengo d’occhio” Trenta minuti dopo le ventisette buste contenenti i solleciti erano pronte. Sulla prima spiccava un nome familiare, Carne di Culo, così come familiare era l’indirizzo che lo accompagnava: Bedford Square. Dentro c’era la tessera per il 2009, senza la quale tutti i vantaggi fiscali finivano a puttane... (Myr)

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SS - Shit Survivors, i reduci di Shit

Coordinate GPS

Grande Merda e Colui-il-cui-nome-non-puòessere-nominato erano sempre stati hand-inglove, culo e camicia. Fanculo era a turno il loro motto ma nessuno aveva mai preso sul serio l’invito dell’altro tranne quando il tema era il denaro, poco o tanto che fosse. Quando i riflettori si spensero sulle loro avventure non trovarono niente di meglio da fare che addentrarsi nei meandri del fisco inglese trascorrendo giorni, mesi anni alla ricerca della madre di tutti i vantaggi fiscali finchè trovarono quello che stavano cercando: un’associazione composta da reduci di una grande guerra, pochi onori ma grandi vantaggi fiscali e cospicue indennità di sopravvivenza. La gestazione di Shit Survivors non durò più di tre settimane, il tempo necessario a contattare i soci e a radunarli davanti ad un notaio. Gli unici che non firmarono furono i due marmocchi di Carne e di Kate (minorenni) e il Commendator Breviglieri, misteriosamente scomparso un paio d’anni prima mentre se ne stava andando verso il circolo polare artico alla guida della sua gloriosa millecento. Le quote una tantum e la prima quota annuale finirono subito sul conto cifrato GRACO (Grande e Colui) intestato a SS, Isola di Man.

Per i non addetti ai lavori individuiamo il luogo definito dalle coordinate GPS del paragrafo precedente. Si tratta di Malvito, in Calabria, provincia di Cosenza.

“Fanculo!” dissero all’unisono, alzando i loro bicchieri di marsala, brindando nella loro villetta nello Yorkshire alla riuscita dell’iniziativa che avrebbe assicurato loro un decoroso futuro. (Myr)

- kvis cibatur merda galuikon faktus est (...) - ke kelle terre per kelle fini ke ki contene -kuadraginta annos le possette Karnes Kuleos Per quanto considerata a lungo apocrifa, questa iscrizione, conservata oggi nel Museo della Merda di Carthage-Missouri, apre uno spiraglio sulla Storia. Come mai fu trovata a GPS: 39.599245, 16.05235? (Derek)

(Myr)

Riprendere i contatti Sopra il portale tardo-gotico della cattedrale spiccava un’insegna lampeggiante. L’insegna rappresentava un antico Blasone, quello degli Spengler, recante in alto una tartaruga, simbolo della proverbiale lentezza della famiglia nel prendere decisioni. Al centro dello scudo campeggiava un serpente attorcigliato ad un ramo di Hellleborus. Ad un lato dello scudo due muli rampanti si inchiappettavano furiosamente sotto lo sguardo benevolo di una colomba color bordeaux SaintEmilion Chateau Batailley del 1970. Roba buona per sciacquarsi i denti. “Che blasone idiota” pensò Carne suonando ad un unico campanello d’ottone senza nome incassato nel portale. L’incasso era stato realizzato prendendo a martellate un bassorilievo di porfido grigio di Barge, che fungeva da piccola lesena a fianco del portale. “Chi è?” “Apri, Jason, non fare il coglione” “... ma sono in vestaglia!” “Se non apri ti spacco il culo, testa di cazzo!” “Carne, forse è meglio se vai a prenderti un caffè” Spengler non riuscì neanche a finire la frase: la serratura esplose in mille pezzi e la porta venne aperta con un primo calcio. Il secondo finì dritto dritto nei coglioni di Spengler, che rotolò mugolando sul tappeto. “Dov’è?” chiese Carne. “Dov’è, chi?” Secondo calcio nei coglioni. “Spengler, sto alterandomi. Non vorrei farti male” “Non... lo so, te lo giuro” Terzo calcio nei coglioni. 256


Carne prese un bicchiere dal carrello e si versò due dita di un superalcolico a caso tra i molti presenti. Poi si sedette sul divano e si passò una mano sulla fronte. Era un gesto di disperazione. “Spengler, non voglio ammazzarti. E’ probabile che tu serva alla storia, ma se non mi dici dov’è Kate entro un minuto, penso che Grande Merda dovrà fare a meno di te e dei tuoi servizietti fiscali. Parliamoci chiaro, prima che cominci tutto quanto: Questa volta la devo trombare, quella donna. In quasi mille pagine, quegli stronzi non hanno trovato neanche lo spazio per una sveltina. Questa volta non sarà più così. Non lo accetto...”. Carne estrasse di tasca la pistola, tolse la sicura e la puntò alla tempia di Spengler. “Quindi dimmi dov’è” “Se mi fai fuori rischi di non saperlo mai più” (flack)

We need some new star “We need some new star” disse Grande sbadigliando alla finestra. Lo Sherry era rimasto così a lungo nel suo bicchiere senza essere toccato che era quasi evaporato. I Rahat Lukum invece erano finiti. Restava solo un po’ di zucchero a velo nell’incarto, ma grande lo stava raccogliendo tutto leccandosi le dita. “Non parlare in inglese, mi da fastidio” “Fanculo. Anzi: Fuck ya” “Ti faccio presente che i solleciti sono ancora in ingresso” “Ti faccio presente che la storia langue. Stasera non ha ancora postato nessuno”. “E’ ancora presto” “Comunque abbiamo bisogno di qualche new entry” “Non parlare in inglese” “Siamo nello Yorkshire. Come cazzo dovrei parlare?” “Come vuoi, ma non in inglese” “Sei d’accordo sulla n... nuova entrata?” “Diciamo che sono disposto ad assecondarti” “Come sei magnanimo” “Bisogna distogliere Carne”

“Chi chiamiamo?” “Greta” (flack)

La pietra di Malvito Carmine Caruso (who’s who su Carne’s People) prima di emigrare in America, aveva fatto il cameriere a Malvito, un piccolo paese della Calabria, in provincia di Cosenza. Un pomeriggio, poco prima di partire, curiosando qua e là nella necropoli di Pauciuri*, si imbattè in una lastra di marmo sulla quale c’era una strana iscrizione: - kvis cibatur merda galuikon faktus est(...) - ke kelle terre per kelle fini ke ki contene --kuadraginta annos le possette Karnes Kuleos. Senza sapere nè leggere nè scrivere (poi in America capì che l’essere bellissimo era più che sufficiente) non ci pensò su due volte e si portò via la pietra. Parecchi anni dopo sua moglie, la ricca Ellen Peacock, la regalò al Museo della Merda di Carthage-Missouri insieme ad una borsa di studio per le ricerche necessarie e definirne l’origine e il significato che fu vinta da un ragazzo inglese... *...a paleobiogical study on an Early Medieval human

group from Pauciuri cemetery (Malvito, Cosenza, Italy). Metrical, morphological, and discrete traits show a certain homogeneity in this population and skeletal markers due to working activities are mostly concentrated on upper limbs. However they show a different sex-related pattern so that it is highly probable that males and females perfomed different working activities. Children mortality rate is not particularly high (25%) and average life span in adults is 36 years for males and 34 for females. We want to stress that the number of children skeletons is probably underestimated because their tombs were emptied out and reused by Early medieval populations from Pauciuri... (Myr)

Greta La piccola Austin Healey-Sprite color malva sfrecciava per i viali pieni di fogliame. Non era mai stata nello Yorkshire. Le sembrava un posto di vecchi. A soli ventinove anni Greta Shalikan, dopo una laurea a Cambridge e un paio 257


di medaglie nella nazionale di atletica leggera, era stata ballerina classica, top model, pornostar, arredatrice di yatch e art director in un’agenzia pubblicitaria. Alcuni sostenevano che avesse le gambe più belle d’Europa, altri giuravano che fosse in grado di procurare un’erezione a cento metri di distanza. Per tre anni aveva vinto il Vip Contest Award come “Donna più desiderabile del mondo”. Era stata la fidanzata di un calciatore, poi di un tennista e infine di un pilota. Quantunque fosse sulla scena da soli cinque anni le sue fotografie campeggiavano su almeno cinquanta calendari. Momentaneamente era senza lavoro, e per mantenere il suo tenore di vita faceva l’amante di un ricco siberiano, in attesa di tempi migliori per lei, o di tempi peggiori per lui. Di padre circasso e madre danese, la giovane donna era cresciuta a Londra, ospite di una vecchia zia esperta in arti esoteriche, veggente e spesso impegolata con l’alta società inglese. Era stata proprio la zia - Madame, si faceva chiamare - a segnalarla a Colui. “La ragazza ha talento per ogni cosa, due grandi tette e una coscienza molto piccola” aveva detto Madame facendo l’occhiolino a Colui. (flack)

Carne rincoglionisce?

Soluzione “Ti ho già detto che se mi fai fuori, Kate te la dovrai scordare!” “E’ l’ultima volta che te lo chiedo: DOVE E’ KATE?” “Togli la pistola dalla mia testa e te lo dico!” Carne decise che era inutile sparargli in testa. Spostò la canna della pistola sulle balle di Jason. “Forse non hai capito... se vuoi che ti dica dove è Kate quella pistola devi infilartela nel culo!” “No. Non ci penso nemmeno.” “Ho capito, non hai capito. Intendo dire di non puntarmi addosso quell’arnese.” “Credevo che...” “Non avevi capito, ora hai capito. Mi hai chiesto dove è Kate.” “Dove è Kate?” “Dove pensi che sia?” “Fanculo!” “Appunto!” “Nello Yorkshire?” “Ora hai capito. Togliti dai coglioni, testa di cazzo.” Jason si sentì salvo, almeno per il momento. Myr)

Jason stava riflettendo. Carne stava cercando La Pietra, la Donna, il Club del Radon Kate. Carne voleva trombare Kate. Carne voleva trombare Kate perchè non c’era ancora riuscito. Baby baby, je je jeee Questo era quanto aveva farfugliato poco prima. Pupa pupa, je je jeee C’era qualcosa che non tornava. Ricordava Balla bella bambolina, benissimo quel 15 dicembre di sei anni prima balla bella je je jeee. quando, a malincuore, fu costretto a fare il testimone di nozze, le nozze tra Carne e Kate. Stelle stelle, je je jeee Fu anche costretto, a malicuore, a fare il padrino luna luna, je je jeee del loro primogenito e a partecipare alla festa del Guarda in alto bambolotto, primo compleanno della loro bellissima bimba, Guarda in alto, je je jeee. Joan. Ergo: Carne trombata l’aveva! (Derek) Cosa stava succedendo a Carne? Ma prima ancora di capirlo cosa poteva fare per togliere la pistola Lamento di Carne 2 dalle sue mani e soprattutto dalla sua tempia? (Myr) Dovreste provare. Dovreste provare ad avere 258


un fratello che si sostituisce a voi nei momenti più salienti della vita. Era lui a mangiare l’uovo in riva al mare. Era lui a vestire la mimetica sull’Eiger. Era lui, ad essere seduto di fianco a Kate nel giorno del mio matrimonio. In poche parole era lui. Lui è sempre stato al posto mio. O forse... molto più semplicemente IO NON SONO CARNE.

Carne era davvero in Tailandia, ce lo aveva fatto spedire Carnet. Ma non era su una spiaggia, era nella cella più sicura della prigione privata del proprietario di una catena di bordelli, intontito dall’oppio che gli veniva fornito in abbondanza.

Tutto è cominciato quando eravamo piccoli... lo obbligavo a fare la mia controfigura. Non è infrequente, tra gemelli. Lui era bravo in scherma, ed io ho vinto tre coppe senza aver mai dato una stoccata. Poi c’è stata quella storia del Radon. Pensavo di non cascarci. Dicevo: il Fondatore si diverte a provocarmi con l’entropia, sperando che io (avendo letto De Bono) riesca comunque a tirare le fila dalle sue cazzate alcoliche. Poi... devono essere state le radiazioni, o forse la presidenza del club affidata a Spengler... Spengler presidente del Club del Radon... roba da non crederci. E Carnet... Carnet che si è preso tutto...

Mentre guidava continuava a parlare, a porsi domande a e darsi le risposte anche se non aveva ancora capito chi stava cercando davvero e il perchè. In questa confusione l’oppio aveva molto probabilmente una sua precisa parte così come la castità forzata a cui era stato sottoposto durante gli ultimi sei anni, prima di essere liberato durante la rivolta delle prostitute. Si sentiva come il Re Sole nella Maschera di Ferro e un po’ anche come il Conte di Montecristo. Prima o poi avrebbe saputo chi era.

(flack)

The long way to Yorkshire “Cosa cazzo è andata a fare Kate da quei due vecchi sorci?” “L’avranno chiamata loro...” “La intorteranno di sicuro...” “Le parleranno male di me...” “Le chiederanno dei soldi...” “...” Ogni cinque minuti una nuova ipotesi sfiorava il suo stanco cervello. La sua storia con Carnet lo stava sfinendo... Carnet era l’autore di qualsiasi buona azione mentre a lui venivano attribuite le peggiori nefandezze... Persino il giorno del suo matrimonio Carnet lo aveva fatto sequestrare per prendere il suo posto, negli anni successivi era anche riuscito a fare figliare Kate un paio di volte! E quando Kate gli chiedeva che fine avesse fatto suo fratello lui rispondeva tranquillamente. “Conosci Carnet, sarà disteso al sole di una spiaggia tailandese... prima o poi si farà vivo.”

“Cherchez la femme. Se trovo Kate la matassa comincerà a dipanarsi”

“Quale matassa?” si chiese prima di addormentarsi convinto di parlare con il professor Jirolam Salajdarian. (Myr)

Il destino Carne si addormentò. La sua auto non se ne accorse e continuò senza rallentare per circa 500 metri. Poi rallentò di colpo, dopo avere tamponato una piccola Austin Healey-Sprite color malva, ferma sul bordo della strada. (Myr)

Historia mater justitiae La vecchia millecento arrancava per la stradina ai margini del paese. Dopo aver scartabellato tutti gli archivi parrocchiali di Santa Caterina Albanese, Fagnano Castello, Mottafollone, San Sosti, Sant’Agata di Esaro, San Marco Argentano (visita alla quale parteciparono anche gli allievi dell’Istituto di Istruzione Superiore Liceo Classico Statale “P. Candela), Mongrassano, Cervicati, San Donato di Ninea, Roggiano 259


Gravina (dove chiese collaborazione all’ Educandato Maria SS. Bambinae e al Parroco di Regina Paradisi, Don Carmelo Vissani), Cerzeto, San Martino di Finita, Acquaformosa, Altomonte, Torano Castello,Sartano e Chiodo sartanese (oltre, ovviamente, un’accuratissima ricerca a Malvito), era riuscito finalmente ad ottenere qualche informazione: a Chiodo Sartanese abitava uno storiografo di fama mondiale, malvitese ab antiquo e divenuto poi docente di cultura mediterranea ad Harvard. Adesso, il professor Salvatore Caruso era tornato a trascorre la vecchiaia nella vecchia casa di famiglia. Don Salvatore, come lo chiamavano a Chiodo, aveva fatto studi accurati sul passato medioevale di Malvito. Durante le sei ore in cui Don Salvatore gli illustrò la storia di Malvito, Breviglieri pregò che gli venisse un ictus per togliersi quella infinita rottura di coglioni. Alla fine tirò fuori una fotocopia della pietra. “Ah - disse Don Salvatore - il celebre Lapis Malvitensis! Sembrerebbe un atto di proprietà” “Sembrerebbe?” “Anche se lo fosse, è scaduto da secoli!” “A quali terre si riferisce?” “Non serve consultare la pietra, per saperlo! La Casata dei Kuleos governò saggiamente queste terre dalla fine della quarta crociata. Karnelmo Kuleos era un prediletto di papa Innocenzo III che lo voleva a capo della spedizione in Terrrasanta. Ma come certo saprà i francesi volevano invece il conte Teobaldo di Champagne, che però morì nel marzo 1201; Tutti pensavano che Karnelmo sarebbe partito alla testa delle truppe, ma invece fu Bonifacio I del Monferrato a prendere il suo posto. La crociata doveva essere diretta contro i musulmani in Terra santa, ma in realtà si risolse nel saccheggio di Costantinopoli da parte dell’esercito crociato, portando alla spartizione dell’Impero bizantino e alla costituzione da parte dei crociati dell’Impero Latino. Nella prima enciclica di Innocenzo III dell’agosto 1198 la liberazione di Gerusalemme è vista come necessaria, ma questo obiettivo non fu raggiunto, solo una piccola parte di crociati raggiunse la

Terrasanta. Karnelmo era tra loro, ma giunto a Gerusalemme venne prima inchiappettato e poi ucciso da dei predoni. Papa Innocenzo per farsi perdonare, donò le terre al figlio di Karnelmo, Karnes, il quale però era detito alla gozzoviglia, quindi le terre furono amministrate dal fratello minore Karnin.” (flack)

May be a spark? “Hey, ma dico! Che cos’è, ubriaco?” “Esatto. ho bevuto tre margarita proprio mezz’ora fa” “E guida?” “Adesso mi sono fermato” Carne non era ancora sceso dalla macchina, ma dall’interno poteva già vedere l’intera figura di Greta che era scesa dalla Austin tamponata e si ergeva minacciosa al bordo della Aberford road, a poche miglia da Garforth. Appena la mise a fuoco divenne improvvisamente gentile. (flack)

Chiodo scaccia chiodo Le gambe di Greta arrivavano oltre il finestrino e la sua minigonna ancora più su. Carne non ci mise molto a chiedere scusa. Lo fece da seduto perchè ne valeva davvero la pena, uno spettacolo così non gli era certo capitato spesso. Trovarsi di fronte ad una donna, sicuramente tra le più desiderabili del mondo, con un paio di gambe sicuramente tra le più belle d’Europa, gli provocò una violenta erezione. “Hai un’erezione?” “Come hai fatto a capirlo?” “Succede sempre a tutti quelli che incontro” “E tu come reagisci?” “Io? Non butto mai via niente!” disse infilandosi sul sedile posteriore della macchina. Carne non fece in tempo a capire se si trattava di un invito perchè, mentre lei da dietro armeggiava con la leva del sedile, svenne.

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O tempora, o mores!

Quando riaprì gli occhi la ragazza era seduta di fianco a lui, tranquilla, con un’aria soddisfatta. “Ora ce ne possiamo andare” disse lei. “E della mia erezione cosa ne facciamo?” mendicò lui “Un’altra?” Fu allora che Carne capì, quella era la donna della sua vita. “E Kate?” pensò. “Si fotta!” si rispose. (Myr)

In attesa “Dove è la ragazza?” “Quale ragazza?” “Stiamo aspettando qualcuno?” “Certo, Greta” “Greta è la ragazza di cui stavo parlando...” “Ah, già, Greta. Avrebbe dovuto essere già qui. Secondo te dove è?” “E’ esattamente quello che ho chiesto prima” “No, me lo ricordo benissimo, tu non hai parlato di Greta, hai chiesto solo dove è la ragazza” “Prova a pensare per un attimo che Greta sia la ragazza...” “Secondo te Greta non è una ragazza?” “Fanculo!” “Ricominci?” “Azzeriamo tutto e ricominciamo. Dove è la ragazza?” “Avrebbe dovuto essere già qui” “E’ proprio per questo che te l’ho chiesto” “E io come faccio a saperlo?” “Non pretendevo che tu lo sapessi” “E allora perchè me lo hai chiesto?” “Perchè mi sta assalendo una certa ansia...” “E hai voluto coinvolgermi...” “Sì, no, non lo so...” “Fanculo!” Le ruote di un’auto stavano facendo scricchiolare la ghiaia del vialetto.... (Myr)

“E’ arrivata?” “Non lo so” “Non hai sentito le ruote di una macchina sulla ghiaia del vialetto?” “Certo, pensi che sia sordo?” “Allora è arrivata!” “Se ne sei sicuro, perchè me lo hai chiesto?” “Cercavo una conferma...” “Da me?” “E da chi altro? C’è qualcun altro qui, oltre a te?” “Certo, ci sei tu” “Ma io non conto, sono io che ho fatto la domanda” “E io cosa devo rispondere?” “Se fossi un gentiluomo non dovresti fare altro che rispondere: potrebbe essere lei, ora dò un’occhiata dalla finestra...” “A questo ci siamo ridotti!” “Hai ragione, peggio di così... ma qui non suona nessuno?” “Devo andare a prendere il violino?” “Cazzo! Parlavo del campanello” “Vuoi che vada a suonarlo?” “Fanculo, fanculo, fanculo!” La piccola Sprite non era certo il massimo per farci del sesso ma Carne non aveva saputo resistere e Greta non aveva offerto la benchè minima resistenza. Era questa la ragione dell’ultimo ritardo... Nell’ultimo sussulto Carne continuò a pensare che quella era la donna della sua vita. Nello stesso istante Greta pensò che quel poveraccio, come tutti gli altri prima di lui, si sarebbe innamorato di lei. “Allora, chi è arrivato?” “Non vorrei sbagliarmi, ma Greta si è portata addosso qualcuno!” “Addosso?” “Addosso!” “Non capisco” “Alza la chiappe e vieni a vedere” “Devo proprio?”

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“O tempora, o mores!” pensarono all’unisono i due vecchi mentre Greta adocchiò gli zampilli della fontana e ci si diresse. Aveva davvero bisogno di una doccia e in ogni caso i due vecchi che l’avevano salvata avevano diritto ad un premio.

“Fai come vuoi” “Mi fido di te” “Da quando?” “Ti dico che mi fido e tu...” “Ti fidi solo perchè non vuoi scollare le chiappe dalla tua poltrona!” “E anche fosse?” “Prima o poi dovremmo pensare a separarci...” “A separarci? ma sei rincoglionito? Stiamo così bene insieme... Come va lì fuori?” “Vedo una schiena pelosa appiccicata al finestrino” “Pelosa? allora non è Greta!” “No, quello non è di sicuro Greta”

(Myr)

Quello infatti era Carne. Allo stremo ormai delle sue forze, si era di colpo addormentato intrappolando Greta sotto di lui. Non rimaneva che attendere. E invece non ce ne fu bisogno perchè la portiera venne aperta dall’esterno, qualcuno le afferrò un piede e cominciò a tirare. Fu davvero un bene che nella sua foga Carne avesse sudato abbondantemente, mentre veniva estratta dall’auto le sembrò di essere una saponetta sotto la doccia. Fu così che scivolò sul prato senza alcuna conseguenza se non una piccola botta alla nuca dopo avere sbattuto contro il bordo inferiore del varco della portiera. Era nuda. Guardò i due vecchi. I due vecchi la guardarono. La guardarono a lungo, in lungo e in largo, senza parlare. Non avevano mai visto in vita loro una donna così bella e per giunta così nuda. Per la prima volta in vita loro erano in imbarazzo. Entrambi si erano quasi dimenticati di cosa fosse un’erezione ed ecco che, improvvisamente, entrambi ne ebbero una. Greta se ne accorse ma, malgrado il suo principio fosse quello di non buttare mai via niente, fece finta di non accorgersene; per fortuna in quel momento dalla piccola Austin giunse un lamento, molto simile ad un grugnito. “Chi è?” chiesero all’unisono i due vecchi... “Non lo so” rispose la ragazza.

In tre riuscirono ad estrarlo dall’auto anche se non fu un impresa semplice, incastrato come era tra volante, leva del cambio e freno a mano. Nudo come un verme anche lui, ma questo non meravigliò nessuno, tantomeno Greta che sembrava avvezza a simili situazioni. “Come ha fatto?” “Proprio non lo so” “Eppure di Greta non ne sapeva niente nessuno...” “Eppure lui l’ha trovata!” “Ehi, giovanotti! C’è qualcosa che io non so?” intervenne Greta “Chi è?” “Davvero non lo sai?” “Non è una di noi, non rispondere ad una domanda con un’altra domanda. Dille chi è se non vuoi che questa volta sia lei a mandarti a fanculo...” “Greta, ti presento Carne, l’uomo che avremmo voluto farti incontrare” “Carne, l’eroe di Shit?” “Proprio lui...” “Quello che non è mai riuscito a scopare Kate?” “Proprio lui...” “Ora capisco...” pensò Greta ripensando alle ultime sei ore. Lo caricarono, svenuto come continuava ad essere, su una sedia a rotelle e lo portarono in casa. Lo stesero davanti al caminetto spento sul Kashan Mohtasem, un tappeto era lì dal XIX secolo e aveva sfidato ben altro che lapilli incandescenti. Grande Merda, in attesa del risveglio di Carne, accennò svogliato alcune note della “Suite bergamasque” di Debussy. L’aria era intrisa di cinismo e perplessità. Colui-ilCui-Nome-non-può-Essere-Nominato si sdraiò invece su un’agrippina modernista dalla bizzarra

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Carne aprì gli occhi. La prima cosa che vide fu il soffitto della stanza, la seconda fu una foto appoggiata sul caminetto. Si alzò di scatto, appoggiandosi sui gomiti. “Lapis Malvitensis!” disse con voce strozzata prima di ripiombare nel suo limbo.

non divulgare troppo la notizia, almeno presso gli investitori dell’estremo oriente. Anzi, da anni falsifichiamo i dati delle estrazioni e delle esportazioni di merda, mettendoci sempre un + 4,5%” “Siete nella merda” disse Carne tra i denti “Abbiamo firmato un accordo per cui pagheremo tutti gli interessi allo scadere del terzo anno di gestione, cioè tra un mese” “E da tre anni stiamo vendendo azioni a tutto spiano! Le bolle finanziarie sono tanto di moda!” aggiunse l’altro battendo le mani come un bimbo.

I due vecchi fecero finta di non avere sentito e prenotarono un tavolo per quattro al Watermill.

Ci fu una lunga pausa in cui Carne ingoiò due pastiglie e si fece portare un negroni a metà cena.

forma a cigno, tenendo in mano una scatola di Khalisma Lukumia e guardò annoiato il soffitto succhiandosi le dita, tutte imbrattate di zucchero a velo. Greta si stava invece godendo la vista del corpo muscoloso di Carne.

(Myr)

“Ora, caro Carne, non vogliamo che questo bel meccanismo si fracassi, vero?” un tavolo per quattro “Sì, io lo voglio, arrivederci” “NOI NON LO VOGLIAMO!” disse perentoria Fatte le presentazioni, andarono a cena al la ragazza accompagnando Carne al bagno. Watermill, dove i due vecchi erano abbastanza Con la tecnica del pompino interrotto, si fece conosciuti. promettere di essere ubbidiente. “Siamo lieti che ogni tanto ci porti a conoscere Quando tornarono nella salle à manger tutta le tue nuove conquiste” disse Grande in tono la rigidità ideologica di Carne si era trasferita materno. nel suo membro virile, cosicchè il suo cervello “Dici a me o alla ragazza?” rispose Carne divenne liquido e malleabile. Non parlò “Comunque non siamo qui per parlare della tua vita privata - tagliò corto Colui - siamo qui perchè nemmeno. Parlò Greta: “Diteci cosa dobbiamo fare” dobbiamo parlare di soldi. “Soldi? - chiese Carne - mi sono dimenticato cosa “Fare un viaggetto a Macao e convincere tre investitori a rinunciare agli utili” sono” “Beh, siamo qui per rinfrescarti la memoria” Tornati a casa, Carne chiese a Greta di riprendere A Greta brillavano gli occhi. il lavoro interrotto nella toilette del ristorante, “Quanti soldi?” chiese candidamente. ma lei, che dapprima sembrò cedere, disse ad un “Non molti, ma senza fatica - riprese Colui - Si tratto: tratta SOLO di qualche decina di milioni di “Eiaculerai a cose fatte”. sterline, ma si possono avere con un semplice viaggetto” (flack) “Grazie, non mi interessa” disse Carne alzandosi “Ma certo che CI interessa” disse la ragazza Yorkshire - Londra trattenendolo per i testicoli. “Le azioni per lo sfruttamento di Shitland stanno Dopo l’ultima drammatica esperienza Carne rendendo abbastanza” decise che non potevano andarsene su quel “Ma... Shitland non esiste più!” sbottò Carne microbo della Sprite, ci voleva un altro mezzo, “Ma questo è un aspetto irrilevante!” gridò meno riconoscibile. I vecchi, prima di piantare Grande Merda tutto eccitato “...siamo riusciti a radici nella villetta, avevano posseduto diverse 263


auto e diverse moto. Molto probabilmente nel garage c’era la possibilità di trovare quello che stava cercando. Scartò subito un’Anglia color verde lattiginoso e anche una Phantom VI, troppo appariscente. Rimaneva solo un vecchio taxi color malva con targa irlandese e, appesa al soffitto, in perfette condizioni, una Norton Commando Roadster Mk II, la più equilibrata, con freno anteriore a tamburo, il sogno di ogni collezionista. Non ebbe dubbi, con le carrucole ben oliate fece scendere la moto fino a toccare il cemento del pavimento, azionò il cavalletto e rimase alcuni secondi ad ammirarla. “E’ una moto da museo, sarebbe un peccato utilizzarla!” pensò Carne. Un attimo dopo, aiutato da Greta, riuscì ad infilare la moto nella parte poste riore del taxi, poi riusci ad infilarci anche Greta mentre lui si pose al posto di guida. Cercò le chiavi nel cassetto e le trovò, accanto ad una busta. L’aprì. Anche questa era una macchina da collezione, la firma di Fred Astaire al termine di un messaggio di ringraziamento al regista Yves Boisset lo comprovava. Non potendo caricare il taxi su un camion, decise di far finta di niente e di utlizzarlo per raggiungere Londra. “Quando partiamo per Macao?” chiese Greta. “Una cosa per volta, prima finiamo quello che abbiamo cominciato...” “Hai ragione” disse Greta, sapendo che, protetta dalla Norton e dal vetro di separazione, per il momento non sarebbe stato possibile. “Promesso?” “Promesso!” “Andiamo” disse Carne e all’improvviso gli sovvenne di Kate. Andiamo era una sorta di parola magica, ogni volta che lui la pronunciava Kate lo seguiva senza fare storie. Fu pervaso da una bella dose di nostalgia che, al pensiero di quello che lo aspettava, si dissolse presto. “Problemi?” chiese Greta guardandolo nello specchietto retrovisore. “Andiamo” fu tutto quello che riuscì a dire carne.

“Non posso fare altro che seguirti!” “Kate mi avrebbe seguito senza dire nulla” pensò Carne. Forse Greta non era la donna della sua vita, Kate non lo avrebbe ricattato così volgarmente. (Myr)

The Shitland Investors Quella mattina la città era come avvolta da una fitta rete di ragnatele: una nebbia biancastra imbrigliava Macao: era quasi mezzogiorno, doveva far presto. A Carnet Macao faceva schifo, ma per un po’ avrebbe dovuto trattenersi. Era la sede della sua società, la DCPS, e ogni tanto doveva farsi vedere da quelle parti. La DeCulo Pandemonium Spengler era un’immobiliare specializzata in compravendita e gestione di casino: a Macao i casino si comprano come i pop-corn. A mezzogiorno avrebbe dovuto pranzare come al solito al The Eight, l’unico posto tollerabile per un occidentale a modo. Aveva un appuntamento con Spengler. Ai turisti piaceva l’elegante nero degli arredi e il laghetto di ninfee nella sala da pranzo principale, ma Carnet ci andava solo per il dim sum, un supplizio tollerabile della cucina locale. Spengler arrivò puntuale. Sapeva che Carnet aspettava al massimo tre minuti. “Hai portato la pietra?” “Sei pazzo? E’ in un posto sicuro” “Scusa, Jason... ma cos’hai fatto all’occhio? Hai avuto un incidente?” “Si, ho fatto un frontale contro tuo fratello” “La pietra dov’è?” “Te l’ho detto, in un posto sicuro” “Hai fatto fare un preventivo?” “Sì, ci vorranno venti- venticinque milioni di euro, più o meno” “E questo sarebbe un preventivo?” “Senti, Carnet, non ho potuto farmi fare un preventivo scritto, te lo immagini? tot per l’installazione di basi missilistiche, tot per il genocidio delle popolazioni locali, tot per la perforazione della montagna... te lo immagini? 264


moglie” “Tua moglie?” “Lapsus, sua moglie.”

Magari con la partita iva del fornitore” “Quando vuoi essere ironico si vede che non hai studiato a Eaton, sei mercantile” “Stronzo altoborghese” “Quando arrivano i soldi della Shitland Corporation?” “A fine mese, è tutto a posto” “Spengler, Pandemonium non deve sapere della pietra, intesi?” “Certo. Soci, va bene, ma con certa gente, niente di più” “Quando partiamo per Plitvice?” “Domani”

Posteggiarono davanti alla casa. Si accese una luce e una figura comparve sulla porta. Carne lo riconobbe subito malgrado gli ultimi sei anni lo avessero segnato molto. Era il vecchio Winnie*.

(flack)

Goin’ to bed “Facessi un po’ di botulino, qui, ai lati della bocca?” “Ma figurati, basta un po’ di vacanza” “E’ la prima volta che sei gentile con me da tanto tempo” “Stai zitto. Adesso che l’hai detto mi è gia passata la voglia di esserlo” “Perchè?” “Perchè nella tua approvazione c’è una critica. E’ come se dicessi: non sei mai stato gentile tranne oggi” “Sei paranoico” “Perchè ci siamo ridotti così?” “Così come?” “Hai risposto un’altra volta con una domanda. La prossima volta ti ammazzo” “Fanculo” “Fanculo”. (flack)

Argo riconosce Ulisse “Dove stiamo andando?” chiese Greta attraverso la forcella della Norton. “A Londra, lo sai.” “Me lo hai detto, ma dove?” “Nella mia vecchia casa di Bedford Square” “Ci abita qualcuno?” “Immagino che ci stia mio fratello con mia

* Carne voleva bene a Winnie. Era la figura nonnerna che ogni bimbo vorrebbe, che ogni adolescente sogna di avere vicino, che ogni adulto rimpiange di non avere avuto. Anche Winnie voleva bene a Carne anche se spesso aveva dovuto dissimulare l’affetto che provava per lui non solo perchè il suo ruolo non glielo permetteva ma soprattutto per non ingelosire Carnet. I due gemelli erano le due facce di una stessa medaglia, l’una opposto dell’altra. Il pre diletto era anche il pre destinato, il post diletto era solo il destinato, destinato ad una vita oziosa, densa di irresponsabilità; Carnet non aveva mai tremato nè esultato, nè assaporato il sapore della paura o della gioia, l’adrenalina non aveva mai scorso a fiumi nelle sue vene. Dal canto suo Carne troppo spesso agiva senza pensare ma il ragazzo - come più di una volta aveva detto Colui - aveva culo, riusciva a cavarsela anche nelle situazioni disperate. Ogni volta che Carne era convinto di essere nella merda proprio in quei momenti succedeva qualcosa che lo toglieva dai pasticci. C’era un disegno misterioso in tutto ciò, ma Winnie ne aveva compreso la complessità. Anche Winnie lo riconobbe subito e saggiamente evitò di pronunciare il suo nome: Carnet aveva preso il suo posto ed era divenuto Carne agli occhi di tutti e soprattutto di Kate lui, Carne, non poteva in quel momento che essere Carnet. Winnie preferì non chiamarlo del tutto. “Bentornato, signore” fu tutto quello che disse, anche se i suoi occhi sprizzavano felicità. “Grazie, Winnie, sono davvero felice di vederti. C’è qualcuno in casa?” “C’è solo la signora, suo fratello è all’estero per

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“Caro Winnie, non ho fatto altro che pensare a questo momento...” senza però dire che i suoi pensieri erano stati sempre per Kate. “Ho dovuto stare al gioco, tu sei sparito, Kate avrebbe sofferto troppo se avesse saputo la verità” “Non sono sparito. Mi hanno fatto sparire.” “Lui?” “Lui!” “Un vero bastardo!” “E adesso dove è’” “E’ andato a Macao per affari...” “Mettiamo la moto in garage e torniamo in casa...”

affari” “Chi c’è, Winnie?” “Suo cognato, con una signora, milady” “Finalmente!” disse Kate apparendo sul portone di casa. “Per sei anni non ho fatto altro che pensare al suo corpo snello, ai suoi piccoli glutei muscolosi, al suo seno perfetto e ora mi trovo di fronte una donna grassa reduce da una doppia gravidanza, con grosse tette ed un enorme culo!” pensò Carne mentre era costretto ad essere nient’altro che un affettuoso cognato. “Mi conosci, Kate. Avrei voluto essere con voi il giorno del vostro matrimonio ma ero in giro per il mondo e mi sono perso da qualche parte. Sono felice di vederti, anche se sei diventata una cicciona!” “Sei il solito stronzo! Non cambierai mai... vuoi rimanere ancora qui fuori o preferisci entrare? E poi vuoi presentarmi la tua amica?” “Greta Shalikan, mia cognata” disse rivolto ad entrambe. “Greta, sei davvero uno splendore! come fai ad accontentarti di questo debosciato?” fu l’approccio di Kate. “Sei la solita stronza” tagliò corto Carne e continuò, rivolto a Greta: “Andiamo!” Kate, perplessa - un dèjà vu? - lo seguì immediatamente. Greta si accodò. Nessuno dei due nomi venne pronunciato sino a quel momento e questo facilitò le cose sia a Carne che a Winnie che, con la classe che lo aveva sempre distinto, si rivolse a Greta. “Signorina Greta, mi segua, le faccio vedere dove è la sua camera, avrà bisogno di rinfrescarsi.”

Kate era in cucina, stava preparando un apple pie per la colazione della mattina successiva. “Come fa ad avere un culo così grosso?” pensò mentre le diceva che andava di sopra a rinfrescarsi. Entrò nella sala da bagno; Greta si stava accarezzando immersa nell’acqua profumata eppure lui non ebbe l’erezione sperata. non ne fu felice ma ne apprezzò il lato positivo, Greta avrebbe smesso di ricattarlo con i suoi sordidi trucchi. Carnet era dunque a Macao. Strana coincidenza perchè sarebbe toccato a lui essere là. “Problemi?” chiese la ragazza, alludendo chiaramente all’assenza di segni di eccitazione. “Fatti i cazzi tuoi!” Greta se ne stette, anche se non era abituata ad essere trattata in quel modo, venticinque milioni di sterline erano sufficienti a tenerla calma. (Myr)

Mentre Greta scioglieva una manciata di Pure Pink Himalayan Salt nella vasca da bagno Winnie chiese a Carne, che non aspettava altro per potere rimanere solo con lui, se poteva aiutarlo ad estrarre la Norton dal taxi. La risposta fu ovviamente affermativa. “Bentornato, Carne!” Winnie voleva essere certo che il suo prediletto avesse capito che lui aveva capito.

La Cina è vicina Non si poteva assolutamente affermare che Carne fosse uno stratega ma la sua storia era lì a dimostrare che era maestro di tattiche. Era per questo che ogni volta che Carne era nella merda proprio in quei momenti sceglieva una via che lo toglieva dai pasticci. Ora stava pensando a Macao. Quei due vecchi infidi, per avere maggiori possibilità di successo, avevano dato

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lo stesso incarico a ciascuno dei due fratelli e il primo era già partito. Bisognava agire in fretta. Se Carnet avesse fallito, cosa molto probabile per la sua cronica incapacità, gli investitori avrebbero fiutato la truffa e il suo compito sarebbe divenuto a dir poco impossibile. “Vorrei prenotare due posti per Macao” “Grazie per avere scelto Virgin Atlantic. Quando desidera partire?” “Appena possibile!” “Domani mattina, volo 250 alle 13:00, da Heatrow, arrivo Pu Dong, alle 7:20, ripartenza con Air Macau alle 9:35 arrivo a Macao alle 12:25 andrebbe bene?” “Certo! I passeggeri sono Mr. C. di Culo e Miss Greta Shalikan” “C. di Culo?” “Esatto” “Come è possibile? Lei è già partito ieri mattina!” “E’ un caso di omonimia, non si preoccupi. Dimenticavo: prima classe!” “Ho anche una moto da spedire a Macao” “Questo è un po’ più complicato...” “Capisco ma guardi di fronte a lei, c’è un signore anziano che le deve consegnare una busta.” “Signorina, immagino che lei sia al telefono col mio padrone” disse Winnie con la solita cortesia. “Cosa c’è nella busta?” “Signorina, non mi permetterei mai di interessarmi delle cose del mio padrone, guardi lei” “Ha aperto la busta?” chiese Carne. “Mille sterline! Cosa dovrei farne?” “E’ un problema suo, ma solo se mi trova il modo di spedire la mia moto.” “Credo di poterci riuscire... ho un amico che...” “Fatti suoi, mi dica solo sì o no.” “Sì.” “Bene. Consegni i biglietti al mio autista, ha con sè denaro sufficiente per pagarli subito.” “Sarà fatto, signore. Mi chiamo Ellen, Ellen Bond... se avrà ancora bisogno mi cerchi pure!” Il lettore si chiederà perchè Carne aveva deciso di spedire la Norton a Macao. Un lettore più aggiornato sa invece cosa c’è a Macao, ogni

anno: in Cina, a due passi da Hong Kong, ogni anno si svolge una gara cittadina meno famosa del Tourist Trophy ma altrettanto affascinante. Si corre a Macao sul circuito totalmente cittadino di Guia; 6,2 chilometri, che quelli buoni percorrono ai 150 di media. Fra muri e guard rail, una sfida alla capacità di guida e di improvvisazione prima ancora che alla ragione. Portare lì una Norton come quella sottratta ai due vecchi, sarebbe stato un ottimo biglietto di ingresso e contemporaneamente l’alibi di cui aveva bisogno: non poteva certo giustificare la sua presenza agli investitori dicendo loro che era lì per caso.... (Myr)

Le cose si stanno mettendo bene! Il trucco delle mille sterline funzionò anche a Macao. Fu sufficiente parlare con il lift salendo verso il diciottesimo piano del Lisboa Hotel. “Sai cosa sono questi?” “Denaro, signore, mi sembrano sterline” “Sì, ma quante?” “Un centinaio?” “No, mille” “Perchè me le fa vedere?” “Avrei bisogno di un piccolo favore...” “Mi dispiace, non credo proprio di poterla accontentare... io certe cose non le faccio, nemmeno per mille sterline!” “Hai capito male, pensi che il mio amico sia frocio? Guardami...” disse Greta, sfiorandolo. “Cosa posso fare per voi?” Lo sguardo di Greta era stato più che sufficiente a convincerlo e, se non fosse bastato, ci avrebbe pensato l’immediata erezione provocatogli dalla vicinanza della ragazza. “Stiamo cercando tre signori, molto ricchi, che hanno investito un sacco di soldi in una miniera di merda.” “E se ve li trovo mi date mille sterline?” “Esatto!” “Potete già darmele, so di chi si tratta” Carne, nelle situazioni di difficoltà, aveva sempre culo. “Abitano in questo albergo”

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“Non fare il furbo!” disse con tono minaccioso Carne. “Abitano in questo albergo, vi dico, so cosa vi interessa. Ieri sono saliti due tizi, non li ho visti in faccia perchè l’ascensore era pieno ma ho sentito cosa dicevano, parlavano dei tre investitori, dicevano che era difficile arrivare all’ultimo piano dove abitano ma che nei prossimi giorni ci sarebbero riusciti. Hanno anche detto che sono tre coglioni...” “Queste sono le mille sterline” disse Carne “ora dimmi come posso fare, con altre mille sterline, a sistemare una moto da collezione al centro del bar” “Abbiamo molti clienti che arrivano qui per il Macao GP Trophy, il direttore dell’albergo non dovrebbe avere problemi ad accontentarla, molto probabilmente le ho fatto risparmiare mille sterline” “Le mille sterline le prendo io” disse Greta a Carne, infilando una mano nei pantaloni del lift. “Perchè?” chiese Carne “Perchè se lo merita” “No, io intendevo dire: perchè le mille sterline le prendi tu?” “Allora toccalo tu e le mille sterline te le tieni!” “Preferisco che ti tenga i soldi!” “Bacchettone!” “Non rompermi i coglioni!” “Dovrò trovarmi qualcun altro, qui ho l’impressione che di scopare non se ne parli neanche!” pensò Greta. “Cosa cazzo ci faceva la foto della pietra, del Lapis Malvitensis, sul caminetto della villetta?” pensò invece Carne. (Myr)

Peggy rapita “... ed è con vero piacere che io, Truman Mansfield, direttore del Museo della Merda di Carthage-Missouri, consegno la borsa di studio di quest’anno alla dottoressa Peggy Fuller, con un plauso per i suoi studi sulla ormai celebre Lapis Malvitensis ed altri manufatti trovati nel

sito di Malvito in Italia. Digraziatamente, come sappiamo, la pietra è stata recentemente trafugata dal nostro museo. Cia auguriamo che Peggy voglia impiegare un po’ delle risorse della borsa di studio per ritrovare quel prezioso reperto.” Nel folto pubblico che applaudiva, proprio in fiondo alla sala, Stantz e Venkman seguivano attentamente le mosse di Peggy. Aspettarono pazientemente la fine della premiazione. Quando Peggy uscì la seguirono e quando imboccò la statale 54 la superarono, la bloccarono e dopo averla narcotizzata la chiusero nel bagagliaio della loro macchina. Tutto andò liscio come l’olio. (flack)

The Bike Una svista dell’estensore attribuisce il freno anteriore a tamburo alla Norton Commando Roadster MKII. In realtà questo modello montava un monodisco Lockheed sullo stelo destro della forcella. Ce ne scusiamo con i lettori. (Derek)

Precisazione Gli estensori di Carnival Outrage sono molto attenti ai dettagli. La rarità della moto in questione è legata non solo alle condizioni eccellenti ma soprattutto al fatto che è una delle prime prodotte, nel 1971. Qui di seguito i dati ufficiali forniti dalla casa. Grazie in ogni caso per la segnalazione che mi ha permesso di comunicare ai lettori l’attenzione che nutriamo per i particolari! Front Brake (Disc) MKII (1972) Pad friction area 1.65 in. Pad Thickness (New with Backing) .38/ .37 in. Pad Minimum Thickness .0625 in. Disc Diameter 10.70 in.

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Disc Width .260/ .250 in. Brake Fluid Lockheed 329 Quality Front Brake (Drum) MKII (1971) Type Twin Leading Shoe Drum Diameter 8 in. Brake lining area Total 18.69 Sq. in. (Myr)

Dalla tattica alla strategia Fu facile convincere il direttore dell’albergo, un bell’uomo sulla cinquantina. Greta intascò altre mille sterline solo esibendo una profonda scollatura mentre Carne si stava accordando sui dettagli, ubicazione, supporto, cordone di protezione... “Davvero bella la sua moto, signore, sono davvero contento di esporla al centro della hall. Durante gli ultimi venti anni sono passati di qui i più grandi piloti inglesi e i più vecchi mi hanno parlato sempre della loro prima moto, la Norton Commando Roadster MKII. Tutti mi hanno parlato dell’efficienza del freno anteriore a disco, non sapevo che ci fosse anche una versione col freno a tamburo...” “Le hanno parlato della moto del 72, questa è del 71, ne hanno prodotto pochissime copie...” “Fino a quando può lasciarmela, mi piacerebbe averla ancora qui per il Macao Trophy, il che vuol dire qualche mese...” “Se le cose vanno come devono andare, può anche tenersela per sempre.” “Sta scherzando?” “No.” “Cosa devo fare per averla?” “Faccia in modo che io riesca a parlare con i tre signori che abitano all’ultimo piano” “Tutto qui?” “Tutto qui!” “Come devo affrontare la cosa?”

“Dica soltanto che ci sarà presto un nuovo circuito in Inghilterra e che la moto è parte del programma di promozione... Dopo le diatribe tra Mosley e Montezemolo, Lydden Hill potrebbe sostituire Silverstone e Donington, con tutto il giro di denaro conseguente...” “Non si faccia illusioni, quei tre non hanno una lira, hanno investito tutto in una miniera...” “... di merda” “Un pessimo investimento?” “No, no... merda. Uno investe in rame, un altro in petrolio, altri ancora in merda, c’è un florido mercato...” “Non lo avrei mai pensato...” “... e presto ci sarà la distribuzione dei dividendi...” “Ho capito tutto e per caso lei è qui...” “Esatto, lei mi dia una mano e...” “... e la moto è mia?” “Non solo la moto, avrei per lei anche una chicca, un taxi color malva.” “Come quello del film?” “Quello del film!” “Conti su di me, signor???” “Carne di Culo, ma mi presenti ai tre tizi come Mr. Flesh.” “Ha bisogno d’altro Mr. Flesh?” “No grazie. Anzi sì, potrebbe occuparsi lei della signorina Shalikan per almeno un paio d’ore?” “Sarà un piacere, signore” rispose il direttore cercando di nascondere i sintomi della sua eccitazione. Carne aveva almeno un paio d’ore anzi, tenendo conto della prolungata astinenza di Greta, almeno quattro per cercare di capire cosa stavano facendo suo fratello e quell’altro bastardo. Sarebbe stato un bel casino se fossero arrivati mentre lui stava per portare a termine il suo compito. (Myr)

Sempre la stessa musica “Andrà male” disse Grande Merda controllando le mosse di Carne al computer. Mentre dormiva gli avevano installato un microchip tracciante

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satellitare sotto pelle e ne potevano seguire le mosse. La ragazza non aveva accettato di farsi pungere. “Metterò il chip nel mio vibratore. Stare certi, non me ne separo mai” aveva detto. “Andrà male” ripetè Grande lanciando un’occhiata provocatoria a Colui. “Al contrario, andrà benissimo” “Sono stufo del tuo ottimismo” “E’ meglio essere ottimisti e avere torto che essere pessimisti e avere ragione” “Risparmiami la tua saggezza popolare” “Non capisci un cazzo” “Capisco quello che hai detto: che è meglio avere torto che avere ragione” “Dovresti essere contento: hai sempre torto” “Quindi?” “Quindi fanculo” (flack)

Old times are back Carne e la ragazza si incamminarono verso il roofgarden dell’hotel. Siccome c’era coda nella hall presero l’ascensore di servizio, appena dietro l’entrata. Quando arrivarono al piano delle centrali di controllo, sotto il roof garden, l’ascensore si fermò di colpo e si senti qualcuno che stava cercando di tagliare i cavi del montacarichi con una fiamma ossidrica. Carne riuscì a forzare le porte appena in tempo per balzare fuori tirandosi dietro Greta, poi l’ascensore precipitò al suolo. Carne capì immediatamente che doveva difendersi, nascondendosi osservò i movimenti intorno a sè e intuì che poteva trattarsi di tre o quattro uomini in tutto. Ma era disarmato. “Carne, sei nella merda” disse lei. Lui non rispose. Ad un tratto sentirono una voce famigliare alle loro spalle: “Immagino che il signore desideri il suo shitgun” disse Winnie. “Winnie! Come hai fatto?” “Mi sono permesso di seguire il signore e la signora, in caso fosse stato necessario un mio

intervento. Vedo che non mi sono sbagliato” “Winnie, sei impagabile” “Questo lo decideremo a cose fatte - rispose-. Comunque mi sono permesso di portare anche il nuovo modello di shitgun con convertitore nanotecnologico e ugello-propulsore per macromolecole di simil-merda” “Al diavolo queste modernità” diesse Carne infilandosi il bocchettone del vecchio shitgun nel culo. Fu un po’ doloroso, perchè da anni non sparava. Una volta armato, uscì allo scoperto gridando: “Hey, sacchi di vermi, fatevi sotto!” Appena ci fu un movimento impercettibile Carne azionò la leva. In un attimo la morte marrone si seminò tutt’intorno. Dopo qualche istante d’inferno Carne sfilò il bocchettone ansimando leggermente. “Santo cielo” disse Greta disgustata “Erano anni che un uomo non riusciva a stupirmi così... ma è terribile! Tutto questo è terribile!... Tutta quella merda!” “Lo so, le prime volte è molto brutto, ma poi ci fai il callo” disse Carne. “Winnie, come minimo ti devo una bevuta. (flack)

Il dubbio “Greta, qui non si sta giocando, lo hai visto. Scendi per le scale, vai dal direttore e tienilo occupato per almeno un paio d’ore, qui c’è bisogno di un liquidatore.” “Posso aiutarla io...” “No, Winnie, tu hai fatto anche troppo, non voglio farti correre altri rischi” “Grazie, ma non ho timori...” disse Winnie, ormai certo che Carne, durante gli ultimi sei anni, avesse cancellato parte della sua ram. In passato aveva ceduto una parte dei suoi privilegi, che durante i secoli aveva accumulato dopo la nomina a Guardiano della Porta e dopo la decapitazione dei resti di Cromwell, proprio a Carne, nominandolo Alfiere del Mondo di Sopra, ma di questo sembrava che non fosse rimasto nulla nella memoria del suo prediletto. Winnie 270


intuiva che per Carne era impossibile sostituire Winnie/chaffeur con Winnie/Maestro... ma questo aveva poca importanza, ci sarebbero state nuove occasioni. In quel momento salì al piano il secondo ascensore. “Ha bisogno di me, signore?” chiese il lift. “Arrivi proprio nel momento giusto, ho bisogno di fare un po’ di pulizia...” “Ho un paio di amici in lavanderia, se si assentano non se ne accorge nessuno, li chiamo subito... mille?” “Mille, come al solito!” Ci volle più di un’ora ma alla fine tutto tornò perfetto, sembrava non fosse mai successo niente. “Ora c’è un altro problema, l’ascensore. I freni lo hanno bloccato al dodicesimo piano, ho messo un cartello di fuori servizio ma prima o poi bisogna fare qualcosa... se si accorgono dei cavi tranciati può arrivare la polizia che da queste parti non scherza.” “Ecco altre mille. Chiama il tuo amico.” “Come fa a sapere..” “Chiamalo e non perdere tempo.” “Winnie, tu che sai sempre tutto, chi può avere interesse ad eliminarmi?” “Non ce l’avevano con lei, signore, l’obiettivo era la ragazza” “Greta?” “Greta.” “E perchè?” “Lei è convinto di averla incontrata per caso?” Un dubbio sfiorò la mente di Carne. Sapeva per esperienza che nulla avviene per caso. Anche questo lift che sa tutto, che arriva al momento opportuno, che ha sempre una soluzione... (Myr)

Rogozin, il ricco siberiano La migliore suite dell’Hotel Kupechesky di

Krasnojarsk, nella Siberia centrale era da anni occupata da Rogozin, un ricco possidente locale, molto conosciuto per essere il bisnipote di colui che aveva fatto il primo prestito a Dostoevskij, 500 rubli d’argento. La ricchezza della sua famiglia, molto consistente, derivava da un florido commercio di pelli pregiate (prevalentemente volpi polari e zibellini) che era continuato anche durante la lunga parentesi del comunismo grazie alla grande distanza da Mosca e sonore tangenti ai funzionari locali; grandi allevamenti di ovini e di suini avevano fatto il resto. Gas e di petrolio, di cui era molto ricca la zona, non lo avevano mai interessato e questo gli aveva permesso di evitare il rischio di finire avvelenato col plutonio o di essere ammazzato nel corso di una finta rapina. Era ricco, non ricchissimo, e si accontentava di quello che aveva, una vera eccezione nella ex unione sovietica. Tutto nella sua vita era filato liscio finchè non decise di acquistare una nuova barca e di affidare l’incarico di arredarla ad una splendida poliedrica ragazza, Greta Shali-Kan, scelta per il suo nome di famiglia... composto dai nomi di una città cecena e di un affluente del grande fiume Yenisei che passava vicino al suo albergo... Una scelta del tutto casuale che cambiò la sua vita. Appena la vide cercò di acquistarla, alzò l’offerta più volte ma Greta continuò a rifiutare la proposta anche mentre, pochi minuti dopo il suo arrivo, stavano scopando su un antichissimo Pazyryk, ritrovato nel 1947 al confine tra la Siberia e la Mongolia, sui monti Altai, in un tumulo kurgan apparternuto ad un capo sciita. Come tutti quelli che l’avevano conosciuta (salvo la nota eccezione costituita dal nostro eroe) Rogozin si innamorò di lei che colse al volo l’occasione di assicurarsi un futuro anche in tempi di vacche magre divenendo formalmente la sua amante, non in esclusiva. Fu così che potè contare su un appartamento dalle ampie vetrate in High Street Kensington e su un cospicuo vitalizio che sarebbe aumentato se avesse rinunciato all’ultima clausola. In teoria Rogozin avrebbe poco a che fare con

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la nostra storia se dietro il tentato rapimento di Greta al Lisboa Hotel non ci fosse stato il suo zampino. “Ora hai capito?” dopo avere raccontato questa storia chiese Winnie a Carne, dandogli sbadatamente del tu. “Come mai Winnie mi da del tu?” pensò Carne, tollerando comunque questo eccesso di confidenza grazie al profondo affetto che lo legava al vecchio. (Myr)

Parecchie ore prima... “Avrei un’idea!” “Devo cominciare a preoccuparmi?” “Perchè?” “Non lo sai perchè?” “No, e tu?” “Non sei stanco di fare domande?” “E tu cosa stai facendo?” “Fanculo, fanculo, fanculo!” “Perchè sei così nervoso?” “Non ricominciare, parlami della tua idea..” “Era ora! cosa ne diresti di eliminare Greta?” “Farla fuori?” “Non fisicamente, suggerirei di farla uscire da questa storia” “Ci potrebbe ancora servire...” “In tal caso la facciamo rientrare” “Quale sarebbe il vantaggio?” “Risparmieremmo, se Carne riesce nella missione, 25 milioni di sterline!” “Come?” “Greta ha convinto Carne ad andare a Macao il che significa che non ci è andato per i soldi. Greta è andata per i soldi. Carne è a Macao, quello che volevamo quindi Greta non ci serve più” “Sei un vero bastardo!” “Ho imparato da te!” “E come facciamo ad eliminare Greta?” “E’ semplicissimo, sappiamo dove è. Facciamolo sapere a Rogozin” “Rogozin?” “Rogozin, ti ricordi quello che aveva prestato 500 rubli d’argento a Dostojevsky?”

“Che quindi avrebbe circa 150 anni?” “Non sto parlando di quello ma del suo bisnipote, il ricco siberiano che mantiene Greta e che non desidera altro che riportarsela in Siberia” “Chiamalo subito, mi sembra un’ottima idea!” “Stai male?” “No, perchè?” “Hai mai approvato una mia idea prima d’oggi?” “Perchè, quando hai deciso di mandare anche Carnet ti ho messo forse i bastoni tra le ruote?” “... e in quell’occasione non ti ho forse promesso qualcosa?” “... e per caso la promessa l’hai mantenuta!” “Certo!” “Certo? Dove è la mia tunica di Etro?” “Sciocco, pensavi che me ne sarei dimenticato? “Quindi ci sei riuscito?” “Guarda dietro la tua poltrona...” Dietro la poltrona c’era un pacco regalo, con un biglietto rigido con bordo dorato... Per la mia cara nipotina, diceva la dedica. “E io sarei la tua cara nipotina?” “Cosa dovevo dire all’impiegato, Per il mio caro amico frocio?” “Fanculo!” (Myr)

Il contatto “Direttore, la desiderano i tre signori dell’ultimo piano” “Dica loro che tra un minuto sarò da loro” “Venga davvero tra un minuto, sto cercando di tenerli a bada, ma sono piuttosto incazzati, dicono che l’aria, nei loro appartamenti, è irrespirabile” “Dica loro che mi sto occupando di sistemare la moto nella hall e appena ho finito li raggiungo” Forse un taxi color malva stava per finire nella sua collezione. Bisognava forse solo risolvere un piccolo problema al sistema di areazione... un po’ di scuse... un piccolo omaggio da parte della direzione... poi spostare l’attenzione sulla moto e buttare qualche esca, cosa nella quale, con trent’anni di esperienza, era diventato un esperto.

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Prese il minuto promesso per ricordare esattamente quello che Mr Flesh gli aveva detto. “Buon giorno, signori, in cosa posso esservi utile?” “Nei nostri appartamenti c’è un insopportabile puzzo di merda!” disse uno dei tre, del tutto uguale agli altri due. “Dovreste esserci abituati!” pensò il direttore mentre sorridendo disse: “Non riesco a capire come sia possibile, possiamo andare su da voi a dare un’occhiata?” “Una annusata, vorrà dire!” disse il secondo dei tre, del tutto uguale a quello che aveva parlato per primo. Uno degli ascensori era fermo per manutenzione quindi attesero l’altro. “Ultimo piano?” chiese il lift “Sì!”

Dopo mezz’ora il puzzo si era attenuato (oppure loro si erano abituati). Dopo avere ispezionato tutto il piano (tutto era perfettamente a posto, come se fosse appena passata una squadra di pulizia) i tre concordarono una tregua ed accettarono le scuse del direttore e la sua proposta di scendere a bere qualcosa. “Tutto a posto, signore?” chiese il lift. “Tutto a posto come al solito!” rispose il direttore. Il lift sorrise. (Myr)

L’esca è lanciata

“Dovrei avere più te mpo, chissà cosa sta facendo Carnet... forse il lift... lui sa sempre tutto...” pensò Carne dirigendosi verso l’ascensore.

Quando superarono il penultimo piano un forte odore di merda invase la cabina. “Scendi di un piano” “Sìssignore” Le porte si aprirono. Il tanfo era davvero insopportabile, non c’era dubbio, era di fonte anale rinnovabile. “Sente?” “Sento e capisco il vostro disappunto, ma quello che per voi è difficile da sopportare è legato alla vostra tendenza ad analizzare solo le informazioni relative all’impatto emotivo. In fin dei conti si tratta solo di un forte odore di merda. Ci sono persone che collegano un odore ad una situazione sgradevole che, si sa, è difficile da dimenticare in un lampo e classificano l’odore come puzza insopportabile. Diamo comunque un’occhiata in giro e cerchiamone insieme la causa.” Nel frattempo il controllo dei suoi ricettori olfattivi gli aveva permesso di isolare e allontanare la tentazione di vomitare. “Ci prende per il culo?” “No, signori, non ne ho davvero alcuna intenzione, esprimevo solo considerazioni di carattere generale.”

Le porte si aprirono e uscirono dalla cabina in quattro. Uno era il direttore, gli altri tre, tutti uguali tra loro come gli smith di matrix. “Mr Flesh! Che piacere vederla. Viene a bere qualcosa con noi?” “La ringrazio, ma forse lei deve dedicarsi ai suoi ospiti...” “La prego, ne saranno lieti anche loro” “Si unisca a noi, sarà un piacere” disse uno degli smith, togliendosi gli occhiali scuri e mostrando due occhi azzurri, del tutto improbabili in un orientale. “Grazie, ma non potrò fermarmi a lungo, ho degli affari urgenti che mi aspettano” “Che tipo di affari, se posso permettermi?” “Mr Flesh si occupa di investimenti...” intervenne il direttore temendo che questo incontro imprevisto prendesse una piega diversa da quella programmata con il rischio di perdere il taxi. “Non si preoccupi per il taxi” Carne aveva percepito la preoccupazione. “Quale taxi?” dise un altro smith “Quello che aspetta Mr Flesh” “Non può mandarlo via?”

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“Non se ne parla nemmeno, il taxi deve rimanere lì dove è!” “Va bene così, le ho detto di non preoccuparsi. Ha sistemato la moto secondo gli accordi?” “La vedrà tra poco, è proprio al centro della hall” Avevano davvero fatto un buon lavoro. La moto era stata montata su un doppio piedistallo circondato da paletti di ottone che sostenevano un grosso cordone color amaranto. Faretti puntiformi facevano brillare le finiture della moto, ben lucidate. Era davvero uno spettacolo. “Tutta questa messinscena per una moto vecchia?” chiese il terzo degli smith. “Mi perdoni, ma ho la sensazione che lei non capisca un cazzo!” disse Carne. Sono senza una lira, aveva detto il lift e Mr Flesh si occupa di investimenti, aveva detto il direttore. Era certo che lo smith avrebbe incassato senza battere ciglio. Ci fu comunque un attimo di imbarazzo dopo il quale il direttore scelse una via diplomatica. “Mr Flesh intendeva dire che...” “Direttore, si faccia i cazzi suoi!” L’imbarazzo aumentò e Carne ne approfittò per andarsene. Se voleva quel taxi era quello il momento in cui avrebbe potuto guadagnarselo. Gli smith avrebbero cercato di capire da dove gli arrivava quell’eccesso di sicurezza e avrebbero dedotto che la provenienza era un eccesso di denaro. Lui stava giocando a poker e aveva fatto un bluff nel momento giusto, mentre gli altri avevano poche fiches e cercavano di risparmiarle.

che nasca un campionato mondiale alternativo e ci sono parecchi interessi che gravitano intorno alla cosa...” disse seguendo il copione concordato. “Un buon affare?” “Non me ne intendo molto, ma direi di sì” “Ora siamo un po’ a corto ma verso la fine del mese potremmo disporre di una grossa somma...” “Dipende da voi, io non posso certo partecipare, da quello che mi risulta le quote di ingresso sono abbastanza alte, si tratta di rilevare un circuito storico, aggiornarlo alle nuove esigenze, vie di fuga, asfato perfetto, ampie tribune... e quello sarebbe un costo fisso ma in compenso tutta la zona circostante, nei pressi di Canterbury, si rivaluterebbe molto. Non solo, poi ci sono tutti gli appalti per le infrastrutture, vie d’accesso, eliporto, non contando poi ristoranti, alberghi... si parla di un investimento globale di qualche miliardo di sterline!” “Cazzo!” dissero all’unisono i tre Smith. (Myr)

... e se si accorge che Macao è un diversivo?

“Molto scortese, questo suo cliente!” disse uno degli smith, uno a caso. “Purtroppo anche molto ricco e nel mio ruolo non posso fare altro che assecondarlo” “Anche mettendo nella hall la moto di suo nonno?” “Ho l’impressione che lei non sia un collezionista. Si tratta di un pezzo da museo.” “E cosa ci fa qui?” “Mr Flesh sta promuovendo un suo investimento, legato al mondo dei motori. Mosley, Ecclestone e Montezemolo sono ai ferri corti. C’è la possibilità

“... e se si accorge che Macao è un diversivo?” “Sai come opera Carne!” “E’ vero, quando ha un obiettivo si dimentica di tutto il resto..” “... per esempio si dimentica di Greta!” “Meglio così!” “Detto da te è come sentire l’oste declamare il suo vino..” “Non capisco,” “Lasciamo perdere.” “No, spiegati!” “Sei rincoglionito?” “Da che pulpito viene la predica!” “Fanculo.” “Ricominciamo dall’inizio: ... e se si accorge che Macao è un diversivo?” “E se i tre si accorgono che li stiamo fottendo?” “Non abbiamo mandato Carne per risolvere il problema?”

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“Sì, ma se lui si accorge che lo abbiamo mandato là per distoglierlo dalla pietra?” “Vuoi dire che il problema con i tre investitori non è risolto e che presto ci verranno a cercare?” “In teoria sì ma senza i soldi dei dividendi come faranno a recuperare la pietra?” “E’ nato prima l’uovo o la gallina?” (Myr)

Nightshift again La stanza dell’albergo non era troppo confortevole. L’idromassaggio aveva solo otto bocchette, il materasso non era in lattice, il profumo del bathing foam era dozzinale. Nonostante tutto Carne aveva preso sonno con facilità. Il risveglio però era stato brusco: non si era neanche accorto del passepartout che girava nella sua serratura e del rapido ingresso di due loschi figuri, due smith a caso. Uno dei due gli presentò una lama a un millimetro dalla carotide, mentre l’altro lo teneva sotto tiro. “Mister Di Culo, ci farai entrare nel tuo business, vero?” disse smith. “Maledetto ricco arrogante. E’ ora che anche i pesci piccoli entrino nei giri grossi!” ringhiò l’altro smith. “Se mi fate fuori che cosa ci guadagnate?” disse Carne “Ma noi non ti vogliamo fare fuori, vogliamo solo convincerti a firmare un compromesso per una cessione di quote del affare delle corse” “E... come pensate di convincermi?” “Trattenendo la tua amica Greta, che attualmente è nelle mani di mr smith”. Carne sapeva bluffare: “Non mi frega un cazzo della ragazza, ditemi piuttosto quanto potete metterci” disse un po’svagato, spostando con due dita la lama dal collo. Poi si alzò dal letto, andò al figo-bar e si versò da bere. “Bevete qualcosa anche voi?” Smith e smith rimasero stupiti dal suo fairplay.

Dopo qualche attimo di silenzio, smith balbettò: “... diciamo... cinquantacinque milioni di sterline” “Sarebbe meglio settanta. Se ce la fate, potreste avere le quote che avevo destinato alla General Motors e beccarvi il 38% dell’affare” continuò Carne I due si guardarono. Si sentivano dei poveracci, ma non volevano perdere l’occasione. “Possiamo chiedere a Rogozin...” disse smith. (flack)

Due conti “Ha chiesto 70 e secondo noi vuole 70, non una sterlina di meno” disse smith uno. “Anche secondo me non molla!” disse smith due. “Nessun problema, pensavamo di chiedere a Rogozin 55 per Greta, quello ne pagherà 70 e non cambierà nulla” “Tu dici?” “Il piano è semplice. Noi paghiamo con i dividendi di Shitland, 55 milioni, ci aggiungiamo 15 milioni che prendiamo dai 70 di Rogozin e a noi ne restano 55 in contanti più il 38% dell’operazione. Meglio di così non poteva andare” disse tre con un sorriso, del tutto eccezionale. Gli occhi azzurri dei tre smith brillavano nella penombra della camera. (Myr)

Tutto per il meglio? Carne era convinto di avercela fatta. Dopo l’incursione dei due smith si era congratulato con sè stesso per l’abilità con cui aveva trattato la cosa, era stato freddo e deciso, non aveva dato segni di paura o di debolezza, anzi. a quel punto cosa stesse facendo Carnet (molto probabilmente a un tavolo del casinò sottostante) non era più di alcun interesse. Carnet invece stava facendo le valige per Plitvice. Jason non aveva aperto bocca su dove fosse la pietra ma il viaggio che aveva imposto forniva ampi indizi, la Lapis Malvitensis non poteva che 275


essere da qualche del parco oppure lì, protetti dall’anonimato di cui godono i turisti, avrebbero potuto incontrare qualcuno... Le ipotesi quindi si restringevano a due. In realtà l’incontro avvenne prima, ma questa è un’altra storia di cui parleremo in seguito. Tutto stava andando per il meglio, sembrava che tutti non temessero l’oste con cui fare i conti: Carne era pronto per rientrare a Londra con tutti gli onori, il direttore stava già accarezzando l’idea di avere avuto un doppio colpo di fortuna, i tre smith presto si sarebbero divisi più di 18 milioni a testa, il lift, che aveva un amico ai tavoli, aveva moltiplicato le sue laute mance, Greta non sapeva niente del suo futuro ma questo, grazie al fisico che si ritrovava, non l’aveva mai preoccupata... l’unico che non si faceva prendere dall’entusiasmo era Winnie che era abituato a guardare in bocca ai cavalli che riceveva in dono. (Myr)

Incontro a sorpresa.... Jason era alla guida di una Opel Astra noleggiata all’aeroporto Pleso di Zagabria. Superata Karlovac (in direzione di Plitvice) raggiunsero Slunj, la famosa città dei Frangipani (non si tratta di piantagioni di plumeria ma dell’antica famiglia dei Frankopans) la superarono e, poco prima di raggiungere Rakovica, furono bloccati da due Hummer H1 corazzati, neri con i vetri scuri... mezzi abituali della CIA. “Perchè questo imprevisto, proprio ora?” disse Jason imprecando. “Qualcun altro sapeva di Plitvice?” “E tu cosa ne sai?” “Cosa dovrei sapere?” “E allora perchè ne hai parlato?” “Non sei tu che hai detto dove dovevamo andare?” “Continuerai a lungo a fare domande?” “E tu eviterai a lungo di darmi risposte?” “Hai frequentato a lungo i due vecchi?” “Perchè?” “Sai come si concludono questi dialoghi?” “Sì”

La Opel era circondata da sette uomini in tenuta standard, abito completo grigio, camicia bianca, cravatta scura, occhiali scuri, tutti armati. Con molta pazienza stavano aspettando che i due occupanti dell’auto terminassero il loro battibecco. Quando subentrò il silenzio dal secondo Hummer scese un altro uomo. Non lo riconobbero subito ma lo fecero quando si abbassò, picchiando con le nocche sul parabrezza. Era, o somigliava moltissimo, il lift del Lisboa Hotel di Macao. “Cosa è tutta questa storia? Cosa volete da noi?” “Provate ad indovinare. Vi suggerisco di indovinare bene e in fretta, non avete molte alternative.” “Cosa cazzo vogliono da noi?” chiese Jason. “Se non lo sai tu cosa vuoi ne sappia io?” “Non ricominciare con le domande!” “Allora ti rispondo: non lo so!” “Non avete molto tempo.” “Lei ci sembra molto scortese” azzardò Carnet che non possedeva l’intuito di suo fratello. “Scortese io? ma le pare!” disse il lift estraendo Carnet dal finestrino e mollandogli un sonoro ceffone. Fu così che Carnet decise che era meglio cominciare a parlare. Descrisse minuziosamente la missione affidatagli dai due vecchi, il suo viaggio a Macao, la marca dello champagne bevuto sull’aereo, la scarsa qualità del bagno schiuma dell’hotel... dettagli inutili questi ultimi che avevano però la funzione di fare apparire il tutto come vero. “Stai dicendo la verità ma non mi basta. Io voglio tutta la verità!” “Ma ho detto tutto!” “Tutto tranne una cosa...” “Cazzo, questo sa della pietra!” pensò Carnet “Quale cosa?” disse invece. “Smettiamola con questo giochino altrimenti qui si fa notte. Ora ti faccio la domanda e tu dovrai rispondere: DOVE E’ PEGGY?” (Myr)

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The Economist, pag. 3 La Borsa di Shangai, unico caso insieme a quella brasiliana, segna un andamento positivo da inizio anno con una crescita del 23% e scambi molto intensi che ieri hanno segnato il massimo degli ultimi tre anni e mezzo. A trainare questa impennata è stata la crescita di alcuni cartelli azionari, quello della Lydden Hill Corporation e quello della Shitland Isle, fino a ieri appannaggio di piccoli investitori ed oggi schizzati nell’occhio del ciclone della finanza, con un quartier generale che probabilmente da Macao passerà a Wall Street. Ma mentre i mercati internazionali di tutto il mondo perdono vistosamente terreno e l’economia globale è in recessione, gli investitori sembrano scommettere sulla tenuta della merda e delle corse automobilistiche, grazie anche all’efficacia del piano di stimoli messo in campo dal governo di Pechino a novembre, consorziatosi con una cordata di investitori occidentali, capeggiati dal magnate Antie Buckberry. La ripresa del mercato azionario mondiale sembra proprio una scommessa sulla merda e sulla velocità. La merda, (che nel 2008 aveva lasciato sul terreno il 50%) si accompagna a dati sui nuovi prestiti del sistema bancario diffusi oggi che a gennaio sono saliti a un tasso record dopo le pressioni del governo ad aprire i rubinetti del credito, in specie nel comparto fognario, nell’ambito del piano di stimolo dell’economia da 585 milioni di euro. Al contempo il governo americano ha annunciato una serie di nuove misure nel settore fognario e automobilistico. La crescita degli impieghi previsti tuttavia (si parla di 35 milioni di nuovi occupati), secondo gli analisti, non sarebbe sostenibile e rischia di creare problemi alla salute del comparto finanziario. Secondo un rapporto di Jp Morgan la crescita dei mercati azionari legati ai due temi in oggetto dovrebbe aiutare i consumi interni e stimolare nuovi mercati legati alla shit-quick economy. In base alle previsioni del Fondo monetario il

settore crescerà nel 2009 del 12,7% in totale controtendenza con i mercati tradizionali. (flack)

Non c’è campo... “Flack?” “Ah, è lei, signore! La sento... malissimo” “Che cazzo sta succedendo?” “Scusi, non la sento! La richiamo perché ora...” “Flack, ti faccio ammazzare!” “Certo...” “Cosa hai fatto?” “non... sono... è successo tutto così... è bastato un piccolo miraggio in un mare di merda! Ci hanno creduto tutti! Basta promettere un guadagno facile e ci credono tutti! Quache buona idea, e qualche amico compiacente... tutto qua. Mi sente?” “Vieni immediatamente nello Yorkshire a relazionarci, conti alla mano” “Non... la sento più, signore. Non c’è campo. Tuuuuuuuu.” Flack sentiva benissimo, ma non voleva rotture di coglioni. Era nell’idromassaggio del Lisboa con quattro prostitute di altissimo bordo: una biondina che sembrava la gemella di Jennifer Garner, una lentigginosa irlandese che era il ritratto vivente di Angie Everarth, una graziosa thailandese dai tratti somatici e fisici pressocchè identici a Shu Qi e una ashanti della Cote d’Ivoire che era la via di mezzo tra Naomi Campbell e Iman, la moglie di Bowie. Almeno dodici glacette di Petit Visir Hautvilliers del 76 e una cassa di ostriche erano sul tappeto insieme a diversi vassoi di tartine e vole-au-vent con mousse di aragosta e caviale del baltico. Lo stereo trasmetteva Visible Word di Jan Garbarek. Nel monitor un porno lesbian senza audio, ma molto elegante. Un delicato incensino Sandalwood e Zenzero copriva appena il fumo di un soffice libano rouge arrotolato in una OCB extralight slowfire che gli pendeva tra le labbra, lasciando ogni tanto cadere un po’ di cenere che veniva subito dissolta nella tiepida turbolenza della Jacuzzi. Fuori tuonava e diluviava, ma

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Flack in quel momento giudicava quel fortunale come qualcosa di assolutamente trascurabile. E se neanche una tempesta l’avrebbe turbato, nessuno, neanche Grande Merda, in quel momento poteva rompergli i coglioni. Dopo una vita passata a farsi le seghe pensando alla segretaria o alla vicina di casa, dopo una vita di hamburger del McDonald’s a mezzogiorno e di sofficini di pesce Findus alla sera, dopo una vita vissuta in un bilocale di Voghera con un conto in banca del colore del bitter campari, quella notte nessuno, proprio nessuno al mondo poteva rompergli i coglioni. (flack)

Ritorno a Lydden Hill Quando Peggy si riprese la yawl stava navigando nel buio, spinta da una forte brezza fredda. Sulla sinistra si vedevano le luci della costa quindi si stava andando nella direzione giusta, verso est. “Dove stiamo andando?” “E’ un lungo viaggio, devo raggiungere Winterhingam” “Winterhingam? vicino a Leeds?” “Conosci Brough e Wintergham?” “Mio nonno partecipava ogni anno alle gare di Stockton Farm nei pressi di Harewood, vicino a Leeds e poi mi portava allo Humber Yawl Club, dove aveva parecchi amici.” “Incredibile, è proprio lì che sto andando” “Ti ci vorrà almeno una settimana” “Più o meno... se tutto va bene... ci terremo compagnia!” “Temo di no. Io preferisco sbarcare prima, se tu potessi fermarti a Dover mi faresti un grosso favore.” “Perchè a Dover?” “Ho una casa lì vicino, a Lydden Hill” “Lydden Hill, dove c’è il circuito?” “Proprio lì, il circuito era della mia famiglia, fu costruito da mio nonno Martin...” “Ma ora lo stanno vendendo, la notizia è su tutti i giornali!” “E’ impossibile, una buona parte è mia e poi dentro il circuito c’è casa mia e non solo...” “Cos’altro c’è?”

“Questa è un’altra storia. Cerca di accelerare” “Non dipende da me, dobbiamo aspettare il vento...” “Allora mi lasci nel primo porto che incontriamo, poi me la cavo da sola... c’è il rischio che con questa bagnarola vedrei Dover tra un mese!” “Non mi sembri molto cortese!” “Hai ragione, scusami, ma mettiti nei miei panni... mi danno una borsa di studio, mi chiedono di ritrovare una pietra, esco dall’università in una città americana e mi sveglio infreddolita nel bagagliaio di un’auto sul molo di un porto inglese... non posso certo essere nelle condizioni migliori!” “Ho capito, ti lascio a Exmouth, ad una decina di chilometri dall’aeroporto di Exeter...” “Perfetto, potrei prendere un Piper e in poco più di due ore potrei arrivare a Lydden Hill...” “Senza soldi?” “Ho deetto prendere, non noleggiare!” “E l’aereo chi lo guida’” “Io, mio nonno Martin non mi ha insegnato solo a guidare le auto!” Avevano da poco superato la penisola di Torbay mentre stava albeggiando. Mancavano poche miglia alle secche dell’estuario dell’Exe, il fiume che aveva dato il nome a parecchi villaggi della zona. (Myr)

Qui serve un colpo di scena Il metabolismo di Shitland era a dir poco insolito. Il necator americanus che vagava per le sue viscere riusciva ad isolare il ferro necessario a ricoprire i piedi palmati degli schiavi che, come i rematori delle galere, producevano la spinta per mantenere la velocità necessaria. Il ferro si ossidava velocemente e si scioglieva nell’acqua ma il grande verme ne isolava dell’altro che, per un principio di galvanoplastica, andava a depositarsi nuovamente sulle estremità degli schiavi che sopportavano bene fatiche prolungate, discendenti come erano dei costruttori di piramidi. Tutto questo rientrava nel loro DNA. 278


ma sarebbe bastato un anno in più per vederlo nascere e altri trent’anni per vedere infrante le sue teorie.

L’unico ad accorgersi che l’isola viaggiava ad alta velocità fu Venkmann che però non poteva fare nulla. I suoi motori, spinti al massimo, non gli permettevano di raggiungere l’isola nemmeno cavalcando la scia. (cfr. La Trilogia di Carne, Carnet 131, Toward south)

Ma anche lo scienziato aveva i suoi problemi!

Toccò anche questa volta a lui vedere qualcosa che sobbolliva sotto la superficie delle acque (flack)

Panta rei Panta rei os potamòs (dal greco πάντα ῥεῖ), tradotto come Tutto scorre come un fiume è il celebre aforisma attribuito ad Eraclito, ma in realtà mai esplicitamente formulato in ciò che dei suoi scritti conosciamo, con cui la tradizione filosofica successiva ha voluto identificare sinteticamente il pensiero di Eraclito con il tema del divenire, in contrapposizione con la filosofia dell’Essere propria di Parmenide. L’espressione proviene da un frammento del trattato Sulla natura: « Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va. » In questo frammento Eraclito sottolinea come l’uomo non possa mai ripetere la stessa esperienza per due volte, giacché ogni ente, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge inesorabile del tempo. Altrove tuttavia Eraclito sottolinea che v’è un Logos, sottostante a questo continuo mutamento, un’armonia profonda che governa in modo oscuro e inconoscibile la perenne dialettica fra contrari, che provoca il divenire perpetuo delle enti sensibili.

(da Wikipedia) (flack)

Il pensiero obsoleto di Eraclito Eraclito non avrebbe potuto conoscere Martin Putilatta nemmeno se avesse vissuto duemila anni! Nemmeno se avesse vissuto 2432 anni

Martin Putilatta era stupefatto. Non aveva mai visto un caso di inversione speculare a così breve distanza. C’era un’accelerazione verso il ricongiungimento del reale con il doppio semivirtuale. Più le distanze diminuivano più la sua teoria correva il rischio di rimanere una meteora nel panorama scientifico. I calcoli, sino a ieri, gli avevano dato ragione, la sua legge frequentista pareva ben più di una speranza matematica ma non aveva tenuto conto della dipendenza stocastica sulla base della quale il verificarsi di un evento modifica la possibilità che l’altro si verifichi. E in questa storia, della quale Martin non sapeva nulla, di eventi se ne erano verificati a dozzine, sulla scacchiera ai cavalli si erano aggiunti serpenti, leoni, tigri, addirittura elefanti e i fanti, poveracci, erano stati terminati. Il re e la regina c’erano ancora ma erano rimasti, simbolicamente si intende, senza benzina. Non sapeva più cosa pensare e sì che il pensiero era il suo mestiere. (da Shit Generation) (Myr)

Ritorno a Lydden Hill Nessun radar notò un piccolo Piper che con volo radente si stava avvicinando a Dover eppure parecchia gente lo vide, soprattutto tra i passeggeri dei traghetti. Ad un paio di chilometri dalla costa prese leggermente quota per superare le bianche pareti di gesso, scompigliò un paio di greggi di pecore nei pressi di Temple Ewell (anticamente possedimento dei templari) e continuò verso nord-ovest, superò Lydden e si preparò a prendere terra. Peggy conosceva quei luoghi come le sue tasche e non fu difficile scegliere il prato giusto, proprio sulla sinistra del parcheggio, dietro gli alberi

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sotto i quali da bambina, nei pomeriggi d’estate ascoltava le fiabe che il nonno Martin creava per lei. C’era molta confusione, tutte le televisioni e tutti i quotidiani avevano i loro inviati, elicotteri andavano e venivano, molti curiosi... così nessuno notò la nuova arrivata. Non ci impiegò molto a raggiungere una delle due villette, sul primo tumulo di Lydden Hill, e cercò di ricordare dove era la via.” “Tu devi solo dire Apriti e la via si spalancherà” aveva detto Kate. “Ci seguiranno?” aveva chiesto Peggy “Devi dare l’ordine!” “Apriti!” La roccia divenne una porta e si aprì. Uscì. Dal fondo della valle saliva una nebbia densa e grigia, come un alito millenario. Lei andò verso il lago. “Un giorno questo fiume sarà un mare” disse. Ma lei guardava lontano, forse indietro, verso i bastioni del passato. “... e i nostri nipoti giocheranno con le onde, gli gnu torneranno all’ovile e la cutrettola tornerà fare il nido in soffitta”. “Un giorno, forse.” “Dove siamo? Non lo so ancora, o a Knowth o a Cerveteri” disse Peggy facendo rotolare un bidone. Se qualcuno avesse acquistato il circuito questa porta si sarebbe chiusa per sempre. (Myr)

Someone rings twice “C’è un regalo per te!” “Per me?” “Per te.” “La carta è quella della Pasticceria Bonomo! Me la ricordo... quando ero in Venezuela si chiamava Pasteleria Carabobo ma la decorazione era la stessa...” “Sì, poi è tornato nel 1960, a Modica, ed ha

aperto in Via Matteotti... non vuoi aprire il pacco?” “So già cosa c’è, pasta di mandorle, da diluire...” “Grazie non si dice,vero?” “C’è un altro regalo per te!” “Un altro?” “Prima mi ringrazi” “Senza sapere niente?” “Sì, prima hai saputo e non mi hai ringraziato, ora mi ringrazi e poi saprai” “Sei permaloso” “E allora?” “Allora il tuo regalo te lo tieni...” “Anche se ha a che fare con il latte di mandorla?” “Grazie, hai avuto un pensiero davvero gentile.” “Ora stai esagerando, bastava un grazie” “Ok, ritiro la seconda parte della frase ma ora fammi vedere il secondo regalo!” “Chiudi gli occhi.” “Fatto” “Ora aprili” “Una cassa di Speyside Glenlivet, la migliore acqua minerale del mondo! Credevo che finisse tutta nei migliori alberghi di Dubay... Come hai fatto a farla arrivare nello Yorkshire?” “Considera questa cassa come una prima dose. Se vuoi averne dell’altra per diluire la pasta di mandorle dovrai fare delle cose per me.” “Ci devo pensare” “Non ti ho ancora parlato di quello che mi serve” “E io ho cominciato a prendere tempo, non è così che si fa?” “Allora?” “Va bene!” “Le cose si complicano, non capiamo nulla di quello che sta succedendo, siamo due fossili inchiodati al pavimento di questa villa, se muoriamo non se ne accorge nessuno...” “... io però internet non lo voglio nemmeno sentire nominare...” “... e invece sì, ho già chiesto una adsl e un portatile...” “... no? allora niente Speyside!” “Devo pensarci!” “Ti dò trenta secondi...” 280


Il campanello suonò. “Ecco il tecnico, sì o no?” “Sì” con voce rassegnata. Il campanello suonò di nuovo. “Entri pure!” “Cosa dovrei fare, rimanermene fuori con questo freddo?” chiese Carne. (Myr)

Una conferma per il Club “Giurerebbe che è così?” “guardi, è evidente! Soleuk Senrak ettessop el sonna atnigardauk -- enetnoc ik ek inif ellek rep erret ellek ek (...) tse sutkaf nokiulag adrem rutabic sivk... ... non serve un esperto per capire che si tratta di egiziano antico!” “Ma gli egiziani non scrivevano usando occhi, ibis e gente di profilo?” “Si tratta di una traslitterazione in caratteri romani di una frase egizia, non ci sono dubbi. L’incisione potrebbe risalire al 1600, sicuramente non è anteriore al 1550. Il fatto che leggendo da sinistra a destra appaia come qualcosa che ricorda il latino medioevale è una pura coincidenza, oppure un abile lavoro di mistificazione e di crittografia.” “Me lo potrebbe giurare?” “sono pronta a metterci la mano sul fuoco” “E... cosa significherebbe questa frase?” “Si tratta di una nota profezia, attribuita al dio Seth. Più o meno dice: Quando gli scarti dell’uomo formeranno un continente (ancorchè piccolo) e quando questo continente emergerà, poi sparirà e poi riemergerà, verrà il tempo del respiro mortale” “E... che cosa sarebbe questo respiro mortale?” “Radon” “Ma, scusi, gli egizi conoscevano il radon?” “no, ma ne conoscevano gli effetti. Molte abitazioni dell’antico Egitto erano pervase di radon, e si verificarono molte morti misteriose” “Grazie, Professoressa Larkin”

“Non mi vorrà dire che Antimonium Parsifal Buckberry sa dire solo grazie” “Le sue competenze saranno liquidate dalla Fondazione Buckberry” (flack)

Hard times are coming Portrait of Contarda Mock Chisel Ferreggiano ved. Carraturo nata Buckberry (E quando si dice Carraturo...) Arriva il primo testo critico

OLTRAGGIO ALLA VERITA’ di Anentodio Friulzi detto Flack

Dopo il congruente numero di post, ci sembra necessario tracciare un ex-cursus di Carnival Outrage, surretizia e bustrofedica prosecuzione dell’ormai celeberrima saga carniana. La saga, sviluppatasi con la ormai storica trilogia (carne di Culo, Carnet De Culo, Forever Carne) e la voluminosa evoluzione delle vicende nella criptica e filosofica Shit Generation, mostra una cifra epistemologica nuova, tentando un’emancipazione dalle domande ontologiche poste dalla trilogia e alle quali Shit Generation ha elusivamente risposto spostando l’asse della vicenda su due semiassi semplificativi: da un lato, la proposizione dei differenti livelli di realtà presenti nella vicenda, dall’altro la riduzione ipotetica delle vicende ad un o squallido conflitto dialettico tra due vecchi omosessuali i quali a tratti paiono essere svincolati (e quindi ontologicamente diversi) dai fatti che si dibattono sui tetri orizzonti dell’eroe senza gloria che glorifica l’eroismo di orizzonti senza gloria. Comunque si tenti una valutazione dell’ormai immenso corpus carniano, resta costante sullo sfondo la ricerca, talvolta anche sarcasticamente derisa, di una verità, di un riscontro reale che porta perfino uno degli autori (Myrddin Emrys) ad entrare nella vicenda, recandosi personalmente sui luoghi dell’azione.

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Tutto questo anelito sparisce, o viene d’un battito di ciglia superato in Carnival Outrage, romanzo della menzogna e della falsità per definizione: false le entrate dei vecchi, risultanti da una bolla finanziaria, falsa (probabilmente) la pietra; falsa la riemersione di Shitland, notizia mistificata dai due vecchi per rendere più credibile (o nuovamente credibile) il loro potere e la relativa sostanza che lo alimenta. Falsi i rapimenti e le mosse dei vecchi e dei nuovi personaggi; falsi perfino i contributi sporadici del Fondatore. Ma Carnival Outrage è un’opera italiana, ed in sintonia con i profili culturali contemporanei di questa nazione, conferma che non serve affatto che una cosa sia vera perchè da essa derivino conseguenze desiderate e vere: è sufficiente fare tutto come se fosse vera, e per il pubblico l’impatto è più o meno identico. Unico anelito alla “vecchia” verità, (quella da prima repubblica) che attraversa la Trilogia, è nel titolo. Cosa significa, adunque, Carnival Outrage? Ciò che all’inizio dell’opera poteva essere un’annuncio di disvelamento, qui si rivela e conferma invece l’oltraggio perpetrato dal masceramento “carnevalesco” che tutti personaggi assumono nella nuova luce dell’Outrage Carniano. (flack)

Ladies Lady Cophetua aveva ottenuto quello che voleva. Non era stato facile, ma lei sapeva come ottenere ciò che voleva. Aveva dovuto prostituirsi con Colui il cui Nome non può Essere Nominato, e con il Dottor Mouse, alias Grande Merda, alias Lord Carneade Di Culo. D’altra parte, non era la prima volta nella sua vita. Aveva dovuto prostituirsi la prima volta nel 1939, con il Principe di Edimburgo, per ottenere alcuni favori a Corte. Lo aveva fatto anche con Sir Winston Churchill, alla fine della guerra, per ottenere alcuni favori in parlamento. Un odioso grassottello che scopava con il sigaro in bocca e che faceva il segno di vittoria con le dita ad ogni orgasmo che Lady Cophetua simulava per

compiacerlo. Soddisfare quei due vecchi non era altro che un’altra, penosa giornata dedicata a raggiungere i suoi scopi. A convincerli, oltre alle prestazioni orali ed anali della nobildonna, erano state anche le sue surretizie argomentazioni: voleva che la storia avesse un filo più logico. (Carnet,118) Adesso voleva, doveva rientrare in gioco. Ma era ormai bruciata, non poteva esporsi direttamente. Eppure nei circoli londinesi abbondavano le signore che si sarebbero buttate a capofitto in una avventura qualunque pur di sfuggire alle cene del circolo del golf o del cricket e le feste di beneficienza del pastore di St. James. Certo, una sarebbe andata alla perfezione, ma... chissà dove era finita? Contarda Buckberry sarebbe stata perfetta, ma poi, finita in Italia, sposa di quel... “Scusa, Alethea*...Come si chiama quell’italiano che sposò la più anziana delle Buckberry?” “Si chiamava Carraturo. E’ morto ammazzato, come quasi tutti gli italiani” “E quindi Contarda non vive più laggiù?” “In seconde nozze ha sposato un allevatore di pecore nello Yorkshire. Mi sembra che si chiami Jeremiah... Mock Chisel Ferreggiano” “Un altro italiano? Cos’ha? Una mania per i cazzi piccoli?” “Cophetua, ti ricordo che sei sempre una Hinshelwood, perdiana!” “Era un altro cazzo di italiano?” “No, si chiama Ferreggiano perchè è cittadino onorario di un paese della Calabria” “Come sai tutte queste cose?” “Dovresti saperle anche tu, cara. Questo Mock Chisel Ferreggiano alleva le sue pecore su un nostro terreno, ed esattamente la tenuta di Brown Mouth. E paga regolarmente un cospicuo affitto”. *Lady Alethea Larrins Hinshelwood ,sorella di Lady Cophetua (CTDC, cap. 16,) (flack)

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In attesa di risposte “Bene, eccovi qui!” “Dove altro avremmo potuto essere?” dissero all’unisono i due vecchi. “Non fatemi delle domande! Sono qui per delle risposte” “Come possiamo farlo se non ci chiedi qualcosa?” “Datemi un attimo... poi non ci sarà bisogno di domande” Si frugò in tasca. Prese qualcosa in mano e cominciò a giocherellarci come il Capitano Quegg nell’Ammutinamento del Caine. Non erano due biglie d’acciaio, erano sei occhi azzurri. “Hai fatto fuori gli smith?” “Sapete bene che io non uccido, tutt’al più smonto...” “Cosa intendi per smontare?” “Nel frattempo avete fatto dei corsi di analisi transazionale?” “Puoi spiegarti meglio?” “Vecchi rincoglioniti! Sto cercando di spiegarvi che ho capito tutto! Anzi, quasi tutto. Altrimenti non sarei qui.” “Hai capito... cosa?” “Siete voi che dovete rispondere, io sono qui per fare delle domande” “Sei qui per i soldi?” “Volete anche gli altri pezzi degli smith?” “Hai capito di cosa parla?” “Hai mai capito qualcosa?” “Non potresti essere meno aggressivo?” “Fanculo” “Ora parlatemi della pietra, degli smith ve ne parlo un’altra volta” (Myr)

Greta plagiarized “... Ma come funziona questo coso?” “Togliti le mutandine”

“Ok” “Anzi, togliti tutti i vestiti. Non serve a niente, ma mi garba così” “Va bene, come vuoi” “Adesso prendi la valvola e infilatela nel culo finche non senti che fa una specie di click” “Fatto” “Adesso prendi lo shitgun e sistemalo sulle spalle, come se fosse uno zaino” “D’accordo” “Bene. Prima di sparare devi ricordarti sempre di aprire la valvola della merda, sul pannello di comando, vicino al grilletto” “E’ questa?” “No, quello è l’estrusore dinamico. La valvola è quella rotella graduata nera” “Ah, ok” “Mettila sul 3. Non superare mai il 3, se non in casi gravissimi” “adesso imbraccia il cannone. Tienilo forte, eh!” “Così?” “No, il braccio sinistro più avanti, dove c’è la scanalatura” “Ho capito” “Bene, adesso seguimi, andiamo in giardino” La ragazza lo seguì docilmente “Ti fa male?” “Un po’, camminando” “Poi ti abitui” Arrivarono in un grazioso praticello, circondato da sei o sette platani e un po’ di cespugli di thuja. Tutta nuda con quel marchingegno sulle spalle, quel tubo che le usciva da dietro e quel cannone tra le braccia sembrava più uno strano insetto che una ex top model. “Sei pronta?” “Pronta” “Chi è il tuo padrone e salvatore?” “Sei tu” “Chi comanda?” “Tu” “Chi è il bastardo schifoso da far fuori?” “Carne” “Brava, Greta” disse Pandemonium infilandole in bocca un cioccolatino. “Adesso fai finta che quel cespuglio sia Carne” 283


“Sparo?” “Quando senti di dover sparare non chiedere mai il permesso a nessuno” Greta sfiorò appena il grilletto. Immediatamente un getto di merda ionizzata, compressa a 74 atmosfere e portata ad una temperatura di oltre 2500 gradi kelvin uscì dalla canna dello shitgun e colpì una panchina di marmo sistemata lì vicino. La panchina in un attimo diventò un mucchio di macerie carbonizzate e glassate di un sottile strato marrone, lucidissimo. “Brutta stronza! Devi mirare!!! Lo vedi quel cazzo di collimatore? Cosa credi che sia? Un ciondolo di bellezza?” Devi inquadrare l’obiettivo nel collimatore, cazzo!” “Inquadrare” disse Greta in tono impersonale. (flack)

Carnet “Bascomb, stasera abbiamo un’ospite. Che c’è di pronto?” “Niente di eccezionale, Mylord... Mi coglie un po’ alla sprovvista... foie gras con Armagnac, crevettes de Louisiane, mocetta di cinghiale...” “Niente Beluga? “Certo, Mylord. Il Beluga non manca mai.” “Poi?” “Escargots à la Bourguignonne, Huitres Rockefeller et Bienville in salsa di Orleans, Feuillantine de Crustacés Gratinée à l’Oignon, ed eventualmente aragosta e avocado” “... e se non le piace l’aragosta?” “Posso vedere se la cuoca riesce a preparare un paio di tournedos in salsa Choron” “Mmh... uova?” “Solo di quaglia, Milord” “Insomma, è meglio se la porto fuori?” “Se la... ehm.. signora, non ha troppo appetito, penso che ce la potremo cavare” “Speriamo bene. Va’ pure, Bascomb” “Milord...” “Che c’è, Bascomb?” “Posso chiederle chi abbiamo il piacere di ospitare?”

“Miss Terry Hinshelwood” “la nipotina americana di Lady Hinshelwood?” “Già” “Faccio preparare la camera degli ospiti?” “No, fai cambiare le lenzuola nel mio letto” “Ma... milord! vengono regolarmente cambiate ogni mattina!” “Lo so, ma voglio che tu faccia mettere quelle che mi ha regalato Lady Hinshelwood, quelle con lo stemma di casa Hinshelwood” “Capisco, milord” (flack)

In attesa di risposte 2 “Ora parlatemi della pietra, degli smith ve ne parlo un’altra volta” “Pietra? Quale pietra?” Carne cominciava a dare segni di nervosismo. Il labbro superiore, dalla parte destra, non riusciva a trattenere un tremolio costante che scopriva leggermente i denti. Grande Merda conosceva bene quel tremolio. “Calmati, ti prego. Chi ti aspetta in macchina?” “Lei” “Lei chi?” Il tremolìo non scemava. “Le domande le faccio io” “D’accordo, domanda pure” disse Colui accomodandosi la vestaglia. Fu allora che Carne li guardò. Uno leggermente spettinato, che mentre parlava spostava continuamente l’asse della dentiera. Evidentemente non usava adesivi. L’altro ingobbito, profumato di Yatagan, con una vestaglia di batik e delle pantofole di nappa turchina con ricamate le sue cifre in oro: C.I.C.N.N.P.E.N. Quella odiosa casa, piena di samovar, narghilé e stufe di ghisa, puzzolente di vecchi tappeti e argenterie ossidate. Capì che da quei due non avrebbe mai ottenuto niente. “Fanculo” disse tra i denti sbattendo la porta. “Hai visto? Lo dice anche lui!” “E’ proprio sangue del nostro sangue” (flack)

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Vacanza gastronomica a Venezia Rogozin, mentre ristrutturavano il Molino Stucky, aveva provocato un incendio. Certo, lui era solo il mandante, ma non lo aveva fatto solo per un capriccio. Durante i lavori di messa in sicurezza era riuscito a fare costruire una via di fuga alla quale si poteva accedere da una delle suite e dal fondo della piscina situata sul tetto. I suoi soldi facevano gola a molti ma c’erano altri motivi. Qualcuno lo voleva morto. Per questo, le poche volte che se ne andava dal suo rifugio dell’Hotel Kupechesky di Krasnojarsk, sceglieva Venezia, un posto molto controllabile, uno dei pochi dove si sentiva sicuro. Ci andava spesso verso la fine di aprile e all’inizio di novembre quando c’era la muta dei granchi che cambiavano persino il nome, moleche in veneziano. Fritte, dopo una preparazione crudele, erano una leccornia, un piatto raro, prelibato. Non fece in tempo nemmeno ad assaggiare la prima che la bottiglia di Ygrec esplose in mille pezzi. Rogozin era preparato ad una simile evenienza. Un attimo dopo stava già armeggiando sul fondo della piscina per aprire la botola della via di fuga. In pochi secondi l’acqua venne aspirata dalla camera stagna e Rogozin si lasciò risucchiare dallo bocca scivolo di acciaio inossidabile per finire dopo una lunga discesa in una caneva umida, dove era ormeggiato un vecchio taxi veneziano, ottimo per mimetizzarsi nei canali, in mezzo alle gondole, ai vaporetti, ai topi. 3 minuti dopo lo sparo stava già attraversando il canale della Giudecca con i motori al minimo. Raggiunse la riva opposta e la seguì fino al Rio San Trovaso, lo imboccò e rallentò nei pressi dello squero, subito dopo il Rio Ognissanti. Attivò il suo telefono satellitare. “Stavano per bollire il branzino, ma io vorrei una bistecca alla fiorentina” “Al sangue?” “Al sangue! Molto al sangue” La mattina successiva un cadavere con la gola

tagliata galleggiava sotto il pontile di Dorsoduro. Il soprabito di pelle nera, come tutto il resto dell’abbigliamento, era privo di etichette. (Myr)

Stigma Un rumore cigolante, come un dondolìo. Ripetitivo, continuo. Oscurità senza orizzonti, tenebroso sudario di primavere dimenticate. Palpitante, dal tempo inafferrabile emerge il palpito del Mondo di Sotto. Guai a coloro che non saranno interpreti della luce retrattile, del vello strappato al còccige della Terra. Riede al mondo il non luogo dei ricordi. Avanza irreale nella luce vetusta Shitland l’eterna, terra della doppia verità. (flack)

Another Fragment in the Wall Il pezzo precedente è una traduzione dall’originale scritto in caratteri runici e ritrovato a Mont Saint-Michel nel 1924, dopo una violenta mareggiata. Trattasi di Mitologia Anesica (ἀ privativo + νῆσος = isola), cioè mitologia nordica o mitologia vichinga basata su credenze religiose pre-cristiane e leggende di popoli Scandinavi. La tradizione mitologica dell’isola mitica ove sarebbero confluiti gli escrementi dei Druidi venne trasmessa oralmente, mentre a noi sono arrivati alcuni reperti, come quello proposto precedentememte, tutti attribuibili alle stirpi nordiche che abitarono le coste settentrionali della Francia alla fine del Pleistocene . In alcune aree le credenze scandinave sono ancora utilizzate, poiché sono state conservate per bene fino al XXI secolo attraverso l’Ásatrú o Odinismo. La mitologia vichinga dell’isola di escrementi si è conservata prevalentemente grazie ai celebri Frammenti di Shitland. Molti eruditi cristiani hanno recuperati e conservati frammenti della cultura norrena, due

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nomi importanti sono quelli di Don Satrapus Sturio che tradusse lo Stigma e il Locus Merdae; l’atro è il celebre Reverendo Cassius Dirkomber autore delle Gesta Fecalorum. Questi due autori hanno adottato una corrente evemeristica, per cui le divinità sono eroi umani o sovrani divinizzati. La formazione delle complesse metafore poetiche alla base della poesia scandinava, richiede una grande conoscenza della mitologia, che oggi è andata interamente perduta o è rimasta patrimonio di sette esoteriche segrete. (flack)

S.P.Q.R.

“Pronto, Kate?” “Si?” “Sono Peggy” “Peggy!” “Credo di averla trovata” “Che cosa?” “Come, che cosa! La pietra!” “Ah, sono contenta che tu stia bene!” “Non puoi parlare?” “Certo” “C’è lui, vicino a te?” “Giusto, anch’io spero di vederti presto!” “Ti richiamo” “Dove ti trovi?” “Sono a Roma” “Roma?” “Se puoi, raggiungimi” (flack)

Sempre più in alto

Monsignor Maurilio Casati-Mendes uscì molto preoccupato dal dialogo con Sua Santità. Come Responsabile degli Affari Speciali in Vaticano non aveva certo giornate senza impegni, ma quelle che si prospettavano sarebbero state di certo terribili. Sua Santità voleva assolutamente che le voci sulla riemersione di Shitland e tutte le vicende ad esse legate fossero azzerate, tacitate per sempre senza commenti. Disse chiaramente che potevano favorire una sorta di neo-paganesimo che già dava preoccupanti avvisaglie con tutte le nuove e false religioni che c’erano nel mondo. Intimò al

Cardinale di agire prontamente e senza indugi. Ma il monsignore era inquieto... tanto per cominciare i testi di Don Satrapus Sturio che tradusse lo Stigma e il Locus Merdae e del celebre Reverendo Cassius Dirkomber erano da secoli archiviati nella Biblioteca Palatina... Non poteva certo farli sparire! E poi c’erano le pressioni, neanche troppo cortesi che provenivano dall’Opus Dei e dall’APSA. Anche lo IOR si era fatto sentire, ma dopo la faccenda dell’uomo trovato morto sotto un ponte a Venezia, Sua Santità aveva detto che sarebbe stato meglio meglio che lo IOR ne rimanesse fuori, perchè - disse - portava sfiga. D’altra parte l’Istituto per le Opere di Religione (meglio noto con l’acronimo IOR e comunemente conosciuto come Banca Vaticana) è erroneamente considerato la banca centrale della Santa Sede, compito invece svolto dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, chiamato appunto APSA. Tutti questi enti avevano realizzato cospicui investimenti nella Lydden Hill Corporation e centinaia di azioni Shitland Majors erano nelle mani dei maggiori prelati. Nessuno sapeva come e perchè, ma ormai era chiaro che Lydden e Shitland facevano capo ad un unico gruppo finanziario e che i mercati azionari dei due titoli erano sinergici. Era chiaro che la riemersione di Shitland con tutto il battage mediatico avrebbe riportato la azioni alle stelle, e l’Opus Dei aveva già pronto un progetto per un tracciato di formula uno sull’isola di merda. Monsignor Casati-Mendes era veramente in un bel ginepraio, e fece l’errore di chiedere consiglio ad un capitano della Guardie Svizzere, tale Wilfred Wrubl, che lavorava per la Stasi prima della caduta del muro. Oltre a questo errore, Monsignor Maurilio CasatiMendes ne stava commettendo anche un altro, che era quello di sottovalutare la faccenda sotto il profilo esoterico. C’era qualcosa di diabolico e sinistro in ciò che stava accadendo, e Sua Santità lo sapeva (forse era il settimo o ottavo mistero di Fatima), ma non poteva rivelarlo. (flack)

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KKK Rights Offering

Gli uffici della KolossKoproKonsult erano in pieno fermento. La partecipazione alla gara d’appalto per una diga mobile tra Dover e Calais aveva rivitalizzato gli animi di tutti i dipendenti dell’azienda, in cassa integrazione ormai da più di sei anni e la mancanza di liquidità della KKK* non era più un problema da quando tutte le banche, fiutando l’enorme l’affare, avevano aperto il loro borsellini verso tutti gli interessati alla gara (uno di loro avrebbe comunque vinto e le banche avrebbero recuperato ampiamente anche il debito degli sconfitti). * La KKK è specializzata nel progetto di speciali cassoni d’acciaio, fatti galleggiare con l’aria compressa ed affondati riempendoli d’acqua marina mentre il passaggio centrale, previsto da capitolato, è articolato su dighe in gomma riempite di acqua marina. Altre tecnologie utilizzate dall’azienda sono state applicate Rotterdam e sul fiume Ems, ai confini fra i Paesi Bassi e la Germania. L’aumento di capitale fu il passo successivo e questo permise a tutti i soci di avere notizia di quello che stava succedendo. Fu così che a Flack giunse la notizia che, per facilitare la riemersione di Shitland, si stavano attuando grandi interventi, interventi che avevano già riscosso la fiducia di tutte le banche mondiali che avevano già provveduto all’emissione di grandi quantità di ShitBond. L’opportunità, riservata ai soci, era invece quella di partecipare direttamente al finanziamento con ottime prospettive di grandi profitti. “Ho lasciato intravvedere un piccolo miraggio e guarda che casino ne è venuto fuori” pensò Flack e ripensò: “... Il tutto sarebbe terminato con la riemersione di Shitland e una successiva Età dell’Oro e della Merda, in cui le due coppie Kate/Carne e Gwendaline/Carnet avrebbero rappresentato i due poli d’attrazione di una generazione militarmente edonistica, schizzinosamente belligerante,

promulgatrice di una nuova verità ontologica che non si pone solo il problema dell’esistenza ma anche di come raccontarla, problematica della quale la generazione precedente era ignara...” Se queste erano le premesse, bisognava aderire all’aumento di capitale. (Myr)

Ripensamenti

Carne stava ripensando al tempo trascorso a Macao, albergo di lusso, grande gnocca al seguito e sesso zero. Che c’entrasse Kate? Eppure l’aveva vista pochi giorni prima, grassa, sciatta, trascurata in tutto e per tutto. Ma Kate, quando lui diceva Andiamo, lo seguiva senza fare domande. E quando aveva un paio di decine di chili in meno era molto più eccitante della statuaria Greta. “Vorrei parlare con Miss Gwendaline, sono Carnet” pensando che già sei anni prima avrebbe voluto obbligare quel cicisbeo di suo fratello a sposare quella culona di Gwendy... Eccellente come al solito nelle tattiche aveva trovato la soluzione. Accoppiarsi con G. sarebbe stato un grosso sacrificio ma abbastanza semplice per la predisposizione della signorina alla cosa. Più difficile convincere Carnet a riprendere la relazione interrotta sei anni prima, liberando Kate dalla schiavitù domestica nella quale era precipitata. “Grande bastardo, cosa cazzo vuoi da me dopo tutto questo tempo?” “Vederti” “E basta?” “Hai sempre quel fantastico culo?” “Di più!” “Fantastico!” “Ora parla, cosa vuoi da me?” “Indovina!” “Indovinato. Quando ci vediamo?” “Presto, preparati” (Myr)

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Le delizie del talamo

Abbigliarsi alla maniera di Carnet era stato facile, con l’aiuto di Kate: una breve sosta in Bedford Square, giusto il tempo di recuperare un frescodilana Loro Piana, una camicia a caso, purchè di seta, e una cravatta di Givenchy. Le scarpe, ovviamente, erano un paio a caso tra la moltitudine di mocassini che Carnet ordinava a George Cleverley in Mayfair. Carne pensava che sarebbe bastato, ma Kate prese anche i boxer di popeline bianco e le calze blu di filo di scozia con relativa giarrettiera. Non dimenticò neppure il Vetiver di Guerlain... Carnet non sarebbe mai uscito senza, neanche per portare a pisciare il cane. Kate cercò disperatamente il Burberry’s senza successo: probabilmente Carnet lo aveva con sè. In compenso trovò un bellissimo San Giorgio, una prestigiosa marca italiana dalle finiture raffinate e con una fodera assai più discreta del concorrente inglese. “Andrà benissimo” pensò. Quando stava per tirare il saliscendi, Carne notò che la porta era aperta. Abituato com’era a entrare in case e trovarci gente massacrata, per un attimo temette per la vita di Gwen. Entrò, e dal piano di sopra sentì arrivare la musica suadente e allusiva di Cesària Evora che si dipanava nell’aria in un fado accorato e sensuale. Salì le scale, percorse un buon tratto di corridoio. Strano, non c’era servitù. Nella camera di Gwen la luce era accesa. La vide, sdraiata su un grande letto Luigi XVI, abbigliata soltanto con un négligé giallo limone ed un paio di pantofole verde mela con piumini di struzzo giallo limone anch’essi. Ancorchè flaccida, Gwen era l’immagine dell’opulenza e del rilassato benessere della Londra intoccabile. Appena vide Carne/Carnet recitò a memoria uno o due pezzi a caso di The Love song of J. Alfred Prufrock di T.S. Eliot, ripetendo più volte il passo che dice: “Time for you and time for me, and time yet for hundred indecisions...” Carne disse: “il tempo delle indecisioni è passato, ormai siamo grandi, Gwen”

Poi senza preavviso la penetrò ripetutamente. Dopo alcuni orgasmi subitanei, Gwen volle essere cavalcata sul pavimento e sculacciata, e questo per fortuna consentiva a Carne dei brevi breack in un continuo affastellarsi di richieste della donna, che fu sazia solo quando fu violata posteriormente. Richiesta che Gwendaline tenne per la fine della nottata, nella convinzione di concedere un piatto forte a lungo atteso. (flack)

“Mi hanno detto che Carnet è tornato a Londra...” “Chi te lo ha detto?” “E’ importante?” “Perchè te lo avrei chiesto se non lo fosse?” “Per farmi una domanda di troppo?” “O perchè voglio sapere chi frequenti?” “Anche geloso diventi?” “E se fosse?” “Fanculo... Carnet è andato a casa di Gwen” “A farsi prestare dei soldi?” “E che cazzo vuoi che ne sappia?” “E il tuo amichetto non poteva dirtelo?” “Che cosa?” “Fanculo tu, questa volta.” Molto più a sud, nel centro di Londra, Carne, nelle vesti di suo fratello, stava cercando di recuperare le forze mentre la culona ormai soddisfatta gemeva ancora, sottovoce. “Il più è fatto. Ora si tratta di trovare quel debosciato di mio fratello e di convincerlo allo scambio” pensò. “Carnet è nell’appartamento di Allen Street e ho l’impressione che si tratterrà a lungo” “Grazie Bascomb... siamo riusciti ad evitare che si trovassero qui entrambi... soprattutto per Kate” disse Winnie. “Ma c’è un piccolo problema... Carnet è qui con Peggy.” “Peggy no! Non in questo momento... Bascomb, per favore fai qualcosa, fai in modo che non succeda niente tra di loro!” “Farò il possibile, signore!” “Non è sufficiente, fai di più!” e Winnie riagganciò.

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Bascomb accese un fiammifero, prese una copia del Guardian, mise da parte la prima pagina perchè c’era un articolo che lo interessava e diede fuoco al resto. L’impianto antincendio fece il resto. La strategia di Carnet andò così a puttane. (Myr)

Contaminatio

Stavo uscendo dal Residence di Allen Street. Il portiere, dotato di un grande ombrello, mi stava accompagnando al taxi che mi stava aspettando all’angolo con High Street Kensington quando mi venne incontro una graziosa fanciulla. Andava di fretta ma rallentò quando incrociammo i nostri sguardi... quasi si fermò, con un’espressione perplessa. Sbattè le palpebre due o tre volte, scosse la testa e se ne andò con un sorriso appena accennato. Rimasi a guardarla, lei si voltò ancora e mi sorrise di nuovo. “Mister Emrys, il suo taxi l’aspetta!” “Sì, certo...” Le sirene preannunciavano l’arrivo di una squadra di vigili del fuoco. Da qualche parte qualcosa stava bruciando... (Myr)

Déjà vu

Giunta all’angolo di High Street Kensington Peggy girò a destra verso la stazione della metro. La perplessità era ancora dipinta sul suo volto... aveva cercato di scacciare il pensiero ma non riusciva a capacitarsi della presenza a Londra, addirittura in Allen Street, di uno degli autori... ammesso che fosse lui... Da ragazzina aveva visto una scena simile in Trans Europe Express di Alain Robbe-Grillet ma quello era un film! (Myr)

La storia si complica!

“Dove andiamo, signore?” “Bedford Square, please!” “Cercherò di arrivarci in fretta, signore” disse il tassista indiano, meravigliato per quel please. “Non è certo un inglese, questo qui. Così gentile deve essere un italiano” pensò successivamente. “Non ho fretta, faccia con comodo...” “E’ sicuramente italiano” pensò il tassista.

“Lei è italiano?” azzardò. “Le ho forse chiesto di parlare?” “Mi scusi, signore!” disse “E’ sicuramente italiano!” ripensò Attraversammo il centro, lentamente, in Oxford Street ci trovammo davanti un 7, e fummo costretti a seguirlo fino a destinazione. “Quale lato della piazza preferisce?” “Non lo so, quello con una casa bianca, l’unica bianca” “Chiaro!” “Dodici sterline e quattro scellini...” “Tenga il resto” dissi, porgendo un biglietto da dieci e uno da cinque. “Lei è italiano!” “Fatti i cazzi tuoi!” “E’ italiano” pensò il tassista mentre si allontanava. La casa bianca era esattamente come l’avevo descritta nel dodicesimo capitolo di Carnet de Culo; anche la Bentley era lì e un vecchio distinto (Winnie?) stava pulendo la maniglia della portiera posteriore sinistra. Senza perdere di vista la scena decisi di sedermi su una delle panchine ai bordi del piccolo parco. “Anche tu stai controllando la casa?” disse una voce alle mie spalle. “Non capisco...” “Non fare il furbo!” “Klaus?” dissi senza voltarmi. “E chi altri?” Durante l’ora successiva non successe nulla. “Non succede niente!” disse Klaus. “Se un autore sta seduto su una panchina senza fare niente, la storia non procede.” “Questo avviene di solito, ma tu sai benissimo che questa non è la solita storia...” “Non siamo su Ondestorte...” “Lo so, infatti siamo a Londra in Bedford Square e qualcosa sta per succedere...” “Hai fumato?” “Sì, ma questo cosa c’entra?” “Era buona?” 289


“No, ha poca importanza... una soluzione ci sarebbe... tipo Last Action Hero, Klaus che ne dici?”

“Che cosa?” “Non mi segui?” “Stai andando via?” “Dove vuoi che vada?” “Non hai detto di seguirti?” “Di metafore non hai mai sentito parlare?” “Allegoria, figura, traslato, allusione, parabola, preambolo, simbolo, similitudine, tropo, velame e anche: figurazione, immagine, translato, favola, discorso inutile, divagazione, giro di parole, metonimia, eufemismo, simbolismo, trasfigurazione, trasposizione, velo... ti basta tutto questo?” “E malgrado ciò non hai ancora capito?” “Sì, fanculo” disse uno di noi due, non ricordo chi.

(Myr)

A diversion at Collinge & Clark, 13 Leigh Street

When the guy with asthma finally came in from the fire escape, Parker rabbit-punched him and took his gun away. The asthmatic hit the carpet, but there’d been another one out there, and he landed on Parker’s back like a duffel bag with arms. Parker fell turning, so that the duffel bag would be on the bottom, but it didn’t quite work out that way. They landed sideways, joltingly, and the gun skittered away in the darkness. Fatti sotto, Parker

Continuava a non succedere niente. “Non succede niente!” disse Klaus. “Se un autore sta seduto su una panchina senza fare niente, la storia non procede, te l’ho già detto prima!” dissi, convinto di avere ragione. E invece mi sbagliavo, dalla casa bianca uscì Humphrey Bogart, con impermeabile e cappello, e si diresse verso di noi. “Possiamo fare qualcosa per lei?” “Forse sì. Da quando Raymond se ne è andato, cinquant’anni fa, sono alla ricerca di un autore. Sono Philip Marlowe.” “Ci vuoi prendere per il culo?” disse a quel punto Klaus, sferrandogli un cazzotto sul muso. “Ci sono abituato, prendo sempre un sacco di botte.”

Quando il tizio che soffiava come una foca emerse infine dalla scala di soccorso ed entrò nella camera, Parker gli sferrò un pugno e poi gli tolse la pistola. L’asmatico si accasciò sul tappeto, ma fuori ce n’era un altro che piombò addosso a Parker, dalle spalle, come un sacco da campeggio che avesse avuto due braccia. Parker si lasciò cadere, girandosi in modo da schiacciare sotto di sé l’avversario, ma non ci riuscì bene. Caddero fianco a fianco, dibattendosi, mentre l’arma volava lontano nell’oscurità. (Derek) mercoledì 15 luglio 2009 The Yellow Rolls Royce (Derek)

“Posso fare qualcosa per lei?” gli dissi, tamponando con un kleenex il sangue che gli usciva dal naso. “Scriva un nuovo giallo per me, da cinquant’anni rivivo ogni giorno le stesse storie, comincio a non farcela più... ci ha provato Osvaldo Soriano ma non siamo andati d’accordo... mi sembra di essere Phil in Groundhog Day” “Ha mai sentito parlare di Shitland?” “Hollywood?”

Now belonging to

Una imponente Rolls Royce Phaeton II si fermò al passaggio pedonale vicino alla panchina, per dare il passo a una signora con tailleur scarpe e borsetta color glicine e barboncino in tinta. Klaus e Myrddin si guardarono solo per un istante. “Ma è lui, allora...” “Direi proprio di sì.” “Humphrey, se sei disposto a cambiare stile tra poco ci sarà lavoro per te...”

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“Bei tempi quando lavavo la biancheria sporca degli altri, quando il pericolo più grande era la bocca della figlia del Generale Sternwood... e quando nulla diceva addio meglio di una pallottola!” Quesi tempi erano ormai passati e nemmeno Marlowe poteva tornare indietro.

Ondeggiando appena sulle balestre rivestite in cuoio ingrassato la Rolls gialla ripartì ronfando impercettibilmente. (Derek)

Again in action!

“Cosa dovrei fare?” “Tu fai delle cose, quello che vuoi, e poi noi scriviamo quello che hai fatto” “Io sono abituato a seguire un copione...” “Troppo facile!”

“Se non mi dò da fare io, di questa storia ne venderanno sì e no una mezza dozzina di copie.”

Klaus estrasse una penna USB dal taschino della sua giacca di seta grigia e lo porse a Philip. “Qui c’è tutto quello che devi sapere!” “In un portachiavi?” “Non è un portachiavi” “E se non è un portachiavi che cosa è?” “Hai per caso dei parenti nello Yorkshire?” “No, non credo” “E allora perchè fai tutte queste domande?” “Un investigatore fa domande, è il suo lavoro...” “Non è un portachiavi, è una memoria...” “Un ricordo’” “Fanculo, Philip! Ti faccio avere una copia stampata della Trilogia di Carne e di Shit Generation. Tu leggi tutto e poi trai le tue conclusioni.” “Se non lo faccio mi menate?” “Sì, ci puoi contare” “Allora lo faccio anche se, come ha detto Vivian Sternwood, non mi piace che voi pensiate di poter trattare le persone come foche ammaestrate!” “Di solito ci ubbidiscono.” (Myr)

Riflessioni di un investigatore

“Anche se non ci ho capito un cazzo, in confronto a questi due, Raymond, in quanto a fantasia, era un dilettante!” pensò Philip dopo avere sfogliato la Trilogia. “Pistole poche, sesso ancora di meno... a chi può interessare una storia di questo genere? Speravo di avere il mio solito ruolo ma qui mi sembra di essere retrocesso in una squadra di provincia... in ogni caso meglio che niente!”

Fu allora che decise di leggere anche i primi capitoli della storia in cui era piombato (e già che c’era sbirciò, violando le sue regole di correttezza, anche tra i successivi, per sapere cosa gli avrebbe il suo futuro) e cominciò a capire parte della verità. I due autori erano completamente rincoglioniti, strafatti o del tutto ubriachi. Questa fu la sua prima deduzione ma sapendo che la deduzione spesso è la madre di tutte le cazzate decise di accettare l’incarico. “25 dollari al giorno più le spese... e il 10% dei diritti d’autore della storia che scriverete” “25 dollari? Sono passati cinquant’anni!” “Possiamo aumentare ma non chiedo mai più di 40! e poi non ho ancora deciso se mi andate a genio.” “Va bene 40, pensi tu a darglierli, Klaus?” “E perchè io?” “Sei più giovane di me oppure mi sbaglio?” “E questo cosa c’entra?” “Volete darci un taglio?” “Philip, vuoi farti i cazzi tuoi?” “Non stavamo parlando di questo?... Ci capite qualcosa, voi?” disse Philip volgendosi verso gli spettatori. (Myr)

Prima visita di Marlowe

Erano quasi le undici di una mattina di mezzo ottobre, senza sole e con una minaccia di pioggia torrenziale nell’aria troppo tersa sopra le colline. Portava un completo azzurro polvere, con cravatta e fazzolettino blu scuro, scarpe

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nere e calze nere di lana, con un disegno a orologi blu scuro. Era ordinato, pulito, ben rasato e sobrio, e non gliene importava che la gente se ne accorgesse. Sembrava il figurino dell’investigatore privato elegante. Andava a far visita a svariati milioni di dollari. In quella villa dello Yorkshire c’era la chiave del mistero, o per lo meno una delle chiavi. I due vecchi sapevano sempre tutto, forse di più di quello che loro stessi pensavano di sapere, in ogni caso troppo. Philip era certo che sarebbe uscito da quella casa con alcune frecce in più al suo arco ma per il momento la priorità era quella di entrare. Nessuno infatti gli stava aprendo la porta. “Suonano, vai ad aprire?” “E perchè io?” “E perchè io?” “Non sarebbe ora che almeno una volta tu alzassi le tue flaccide chiappe?” “Perchè, le tue sono sode?” “Ti piacerebbe?” “Non puoi pensare ad altro?” “Non sarebbe meglio andare ad aprire?” “Ci voleva così tanto per chiederlo educatamente?” “Allora, vai o no?” “Fanculo. Vado” “Chi è?” “Una sorpresa!” “Una sorpresa?” “Un bel giovanotto, molto elegante, con un completo azzurro polvere, con cravatta e fazzoletto blu. Assomiglia a quell’investigatore privato del film The Big Sleep, ricordi?” “Saranno passati cinquant’anni, come pretendi che me ne ricordi? Fallo entrare, vuoi lasciarlo sulla porta?” “Non vi disturberò a lungo, voglio solo farvi alcune domande” “Non abbiamo fretta... non potremmo cominciare in modo diverso?” “Avete ragione. Amate le orchidee?” Marlowe

pensò di rompere il ghiaccio non parlando del tempo. “ Non particolarmente.” risposero all’unisono i due vecchi, soddisfatti perchè la cosa aveva preso la piega giusta. “Sono orribili. La loro carne assomiglia troppo a quella umana e il profumo ha la putrida dolcezza della corruzione. Bene, detto questo, passiamo alle domande.” “Lei è americano?” “Bando alle ciance. Ho bisogno di risposte.” “Se non se ne può fare a meno... spara.” “In giro non si fa che vedere un sacco di pistole, e niente cervello. Io non ne ho. “ “Cervello?” “Pistola!” Erano finiti in un vicolo cieco. “Parlatemi dell’ultima volta che avete visto insieme i due gemelli” “Quando è stato?” “Lo chiedi a me?” “Non avevi detto che uno era tuo figlio?” “Se fosse davvero mio figlio, l’altro di chi sarebbe?” “Cosa vuoi che ne sappia?” “Sai cosa vuol dire gemelli?” “In che senso?” “Hai presente quelle camicie col doppi polsini...?” “Che si chiudono con...?” Philip si tappò le orecchie e si dispiacque di non avere frecce. “Non si ferma a cena da noi, giovanotto?” “Fanculo!” gridò Philip mentre era già a metà del vialetto, sulla via del ritorno. “Acuto, quel ragazzo!” “Ma noi siamo stati bravi...” “Non abbiamo risposto alla sua domanda...” (Myr)

Poteva andare peggio

“Sono fuori allenamento... cinquant’anni fa avrei resistito di più... in ogni caso poteva andare 292


peggio... senza volerlo i due vecchi mi hanno risposto. Uno dei due gemelli è figlio di uno dei due vecchi quindi tenderei a pensare che sia figlio unico...” “E’ un dubbio che abbiamo anche noi da parecchio tempo” “Davvero avete questo dubbio? Non l’avete scritta voi la storia?” “Sì, l’abbiamo scritta noi ma poi ci ha preso la mano...” “Dilettanti... Raymond descriveva nei dettagli persino il disegno dei miei calzini!” “E adesso cosa pensi di fare?” “Vi ripeto che io ho bisogno di un copione...” “E noi ti abbiamo detto che questo fa parte del passato! Se vuoi guadagnarti i tuoi 25 dollari devi arrangiarti!” “40, abbiamo detto” “40” “Me ne vado a Parigi. Ho bisogno di un fondo spese.” “A Parigi?” “Mater certa est, pater numquam.”

personaggi, ed a una prima lettura risulta quasi incomprensibile, anche perché per sceneggiarla hanno fuso due storie diverse, intensificandone l’intreccio senza un attimo di sosta, quasi una metafora del caos che regna nel mondo metropolitano odierno” pensò Philip ricordando la trama de Il Grande Sonno. “Forse quei due non sono proprio dei dilettanti!”

Isa Di Culo era ancora una bellissima donna. Il vestito da sera di Worth la fasciava mettendo in risalto le sue forme mature. Il décolleté ancora fresco era sottolineato da due semplici giri di topazi chiari cabochon e ripresi da un pavé delle stesse pietre sui due bracciali a fascia, che portava con grandissima disinvoltura. Estrasse dalla borsetta filigranata di platino il bocchino di lacca cinese e una Balkan Sobranie verde acqua. “Mi fa accendere, giovanotto?” disse allungando a Philip il Dupont vintage incrostato di zaffiri pallidi e madreperla. “Lei mi ricorda qualcuno...” “Io sono qui per farle una domanda” “Lei è americano?” (Myr) “Oggi è una giornata splendida” disse subito Philip capendo l’antifona. Marlowe a Parigi “Non capita spesso, in questa stagione...” “Quanti figli ha avuto?” Marlowe, prima di arrivare a Parigi, aveva “Lei è americano!” consultato le carte in suo possesso. Vero o no “Non faccia come i due vecchi, mi risponda!” che fosse, Marisa abitava in Rue Laforet, a “Come vuole lei, pensavo fosse una visita di Montparnasse. Viveva lì dal 1979. Prima stava cortesia...” a Viareggio. Dopo esser diventata madre Marisa “Vuole rispondermi o sta prendendo tempo?” aveva cominciato a bere, a uscire di sera, a “Le rispondo: nessuno.” frequentare locali notturni. Aveva scoperto che nei luoghi opportuni si può guadagnare senza fare “E Carne?” un vero lavoro, anche se lo chiamano il lavoro più “Bastardo!” antico del mondo. Poi aveva fatto il grande passo. “Io?” “No!” A Parigi, per girare dei film porno e per esibirsi “Carne?” Au Lapin Rouge. Le era andata bene. Adesso si “Nemmeno, sto parlando di quel vecchio frocio!” faceva chiamare Isa di Culo, aveva circa dodici “Quale dei due?” ragazze che lavoravano per lei, e un compagno egiziano, ex ballerino, ex mercenario, ex maestro “Colui...” “Il padre?” di yoga, che ora si dedicava al sexy shop di “Macchè padre! Una gentildonna della alta Avenue Royale. società londinese, nubile, era andata a partorire una una villetta dello Yorkshire, lontano da “La storia è molto complessa, con numerosi 293


sguardi indiscreti, e poi se ne era tornata a casa come se nulla fosse successo. Il bimbo era rimasto lì. Un bimbo solo a casa di due vecchi froci avrebbe dato nell’occhio così, un po’ per denaro e un po’ per pietà, accettai di divenirne a tutti gli effetti la madre...” “E Carnet?” “Quella è un’altra storia, molto più complicata, ma è ora che la verità venga a galla!” Mentre Marlowe pregustava il successo due brutti ceffi si materializzarono davanti a lui e lo riempirono di botte. “Di nuovo?” fu tutto quello che riuscì a pensare prima di svenire. (Myr)

Una pausa “Sono sulla pista giusta... altrimenti non mi avrebbero menato come un tamburo!” Dopo avere elaborato questa conclusione aprì gli occhi, anzi uno solo perchè l’altro era gonfio come un bignè senza crema. Giaceva su un mucchio d’immondizia, umida, puzzolente. Le costole gli facevano male come se qualcuno lo avesse preso a calci. “Un po’ di botte le ho sempre sopportate, Raymond lo sapeva e non se ne è mai approfittato ma questi due hanno esagerato!” “Devo parlare con voi” “Non puoi” “Perchè” “Devi aspettare” “Cosa devo aspettare?” “Che torni Klaus” “Dove è andato?” “Non lo so nemmeno io” “E se manca Klaus questa storia non va avanti?” “Può andare avanti ma senza troppi strappi” “Per me andrebbe bene anche così” “Con tutte le botte che hai preso?” “Lo sai anche tu?” “Sì, ho letto il pezzo che ha scritto Klaus” “Sicuro che non lo avete scritto insieme?” “Ti ho detto che è stato Klaus... gli ho persino

detto di non esagerare, che un paio di calci nelle costole mentre eri svenuto non servivano... e lui mi ha risposto sarebbero serviti, al tuo risveglio, a ricordarti che 40 dollari al giorno te li devi guadagnare... forse, se non avessi insistito sul fatto che toccava a lui pagarti...” Ero certo che Marlowe non mi avrebbe mai picchiato ma era meglio ribaltare quel rischio su Klaus. Pensai anche che una pausa facesse bene a tutti, soprattutto a Klaus. (Myr)

Sono stato via alcuni giorni “Sono stato via alcuni giorni - disse Flack entrando in ufficio - che è successo?” la sua segretaria, Pomzie Tettona Swallow, masticando tre o quattro chewing-gum insieme, rispose distratta: “Le Shitland continuano a salire” “Come cazzo è possibile? Dovrò prendermi un paio d’ore per capire qualcosa della situazione” Pomzie Tettona Swallow disse: “Prenoto una stanza al Big Roy motel, come al solito, o preferisci che lo facciamo sul pavimento?” “No, grazie, Pommie. Intendevo dire che dovrò leggere queste carte. Vaffanculo, mai lasciare indietro del lavoro!” “Allora io posso andare?” (flack)

Un progetto criminale “Sono Isa, è stato qui un tizio...” “Lo sappiamo...” “Era convinto che tu fossi il padre...” “Glielo abbiamo fatto credere noi!” “Credevo gli aveste detto tutta la verità e io stavo per confermare quando sono entrati due brutti ceffi che gli hanno dato un sacco di botte...” “Lo sappiamo, li abbiamo mandati noi... tu stavi per spifferare tutto!” “Sono una donna... lui un bel ragazzo... me ne sarebbe stato grato...” “Non cambierai mai!” “Lo spero” 294


It’s okay with me

“Tutto qui?” “No, lui sembra molto astuto... presto troverà il collegamento con Breviglieri...” “Breviglieri gli dirà che Carne è tuo figlio... è il testimone che ci serve!” “Sì un testimone telefonico, il massimo della credibilità, dobbiamo sbarazzarcene prima che si incontrino!” “di Breviglieri? Uno dei nostri?” “No. Dobbiamo eliminare questo ficcanaso!”

“Le va un Talisker?” chiese Flack, prima di una nuova domanda. “Anche due, non ho problemi” “Può attendere un attimo, vado a prendere dell’acqua ghiacciata” “Ne potremmo fare a meno, io lo preferisco liscio” “Si fidi, vedrà come va bevuto per gustarlo davvero, le piacerà”

(Myr)

I dubbi di Marlowe “No, pupa, prima di andare annunciami al tuo capo” disse Marlowe entrando nell’ufficio “Chi devo dire?” “Un amico dallo Yorkshire” “Non ho amici, nello Yorkshire” urlò Flack dall’altra stanza, avvicinandosi. “Allora forse gliene serve uno... Mi chiamo Marlowe” “Che mi prenda un colpo, lei è il sosia sputato di Humphrey Bogart!” “E lei assomiglia vagamente a Clint Eastwood” “... e per di più si chiama Marlowe!” “Esatto. E vorrei farle un paio di domande, se non la disturbo” “Non mi dica che fa l’investigatore privato” “Se vuole non glielo dico” “Cosa vuol sapere?” “Lei risulta essere un amico del signor Carne Di Culo. E’ Esatto?” “Almeno quanto lei è amico di Terry Lennox nel Lungo addio” “Capisco” disse Marlowe “Ne sono lieto. C’è altro?” “Lei e Mister Di Culo, avete interessi in comune?” “Chi la paga, signor Marlowe?” “Conosce quel detto sui peccati e sui peccatori?” “No, ma vedo che anche lei ha il viziaccio di rispondere ad una domanda con un’altra domanda” A Marlowe venne un dubbio. (flack)

“C’è un tizio, ha lasciato intendere che lo avete mandato voi, fa delle domande su Carne...” “Come ha fatto a trovarti? Secondo noi avrebbe dovuto cercare Breviglieri... “ “Ma ormai è qui, cosa devo fare?” “Tira fuori tutte le bottiglie che hai, è uno che beve” “E poi trova qualcuno che gli dia un sacco di botte” aggiunse Colui. “Ci sentiamo dopo.” “Il Talisker va bene per cominciare, poi ho da farle assaggiare un Caol Ila, un single malt di Islay, straordinario” propose Flack senza dire che si trattava di un full proof con il sessantatre per cento di alcool. “It’s okay with me. Non ho fretta.” In fin dei conti quell’indagine era solo all’inizio. (Myr)

Una nuova identità per uno dei Custodi Varcato il Cunicolo Sensoriale (che non era altro che uno dei sette cunicoli per l’accesso alla Porta Ancestrale) entrò nella stanza delle trasformazioni. Per poter agire liberamente avrebbe avuto bisogno di una nuova identità. Pur essendo rigorosamente eterosessuale, vagheggiò per un attimo di assumere sembianti femminili. “Fate scorrere le maschere neurali!” ordinò l’inserviente. In qualità di Custode Sud Orientale della Porta Ancestrale dell’Isola di Sealand, per l’eredità spirituale conferitagli da SalÇh al-D¥n ibn Ayyhb

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, fondatore della dinastia ayyubide in Egitto, messosi in luce al servizio di Nor al-D¥n ibn Zank¥, Breviglieri aveva un potere pressochè assoluto, pari soltanto a quello di Winnie. (cfr. Carnet, 146) “Solo quelle femminili” disse Breviglieri “Molto astuto” disse l’inserviente. Cominciarono a passare come in un défilé, decine di ologrammi di corpi femminili deambulanti, tutti cloni di donne vissute realmente in epoche passate. Breviglieri osservava attento. Ad un certo punto irruppe sulla scena un ologramma molto elegante: si trattava di una bella donna sui trent’anni, con capelli rosso tiziano lasciati cadere sulle spalle, un grazioso tailleur verde scuro, un paio di labbra perfette e lo sguardo ammaliante. “Lauren Bacall?” chiese Breviglieri “Esatto, Eccellenza” “Andrà benissimo” (flack)

L’indizio Flack era completamente ubriaco. Marlowe sembrava un astemio dopo tre orzate. “Possiamo continuare a bere per altri tre giorni ma di qui non me ne vado se non mi dici quello che voglio sapere di Carne” “Carne?” “Bevi ancora!” “Non ce la faccio più, ho già vomitato tre volte...” “Parlami di Carne” “Ti posso dire una sola cosa, da me non caverai altro” “Parla!” “Uno non ci crede finchè ci crede” “Grazie, ora riposati, io me ne vado” “Finalmente un indizio!” Marlowe non aveva mai creduto nel sovrannaturale ma ora, se aveva capito bene, cominciava ad avere dei dubbi. “...terra nuda che si srotola in un’unica incredibile enorme massa... Jack Kerouac ne sapeva qualcosa altrimenti non avrebbe inteso il viaggio come

esplorazione, come avventura e come esposizione a un indefinito dispiegamento del paesaggio, non solo davanti e indietro, a destra e a sinistra, ma anche - pensiero innovativo! - sotto e sopra... Ecco la chiave! Mondi separati, ma non per tutti!” Aveva fatto finta di non essere ubriaco ma quest’ultima deduzione smentiva chiaramente le sue affermazioni. (Myr)

Vivian entra in scena.

Breviglieri (aspetto: Lauren Bacall - personaggio: Vivian Sternwood) doveva scegliere la porta di uscita, la porta di ingresso nel nostro tempo per trovare Marlowe (per lei avrebbe fatto tutto e in quei tempi bui tutto era il minimo). Abbandonò subito le scelte di Knowth e di Cerveteri, troppo distanti dai luoghi dell’azione e preferì il tumulo di Lydden Hill, quello preferito da Peggy. “Apriti!” La roccia divenne una porta e si aprì. Uscì. C’era molta confusione, tutte le televisioni e tutti i quotidiani avevano i loro inviati, elicotteri andavano e venivano, molti curiosi... così nessuno notò la nuova arrivata. (Myr)

The meeting Logicamente, anche Carne era a Lydden Hill. Travestito da ubriacone (la qual cosa gli riusciva particolarmente bene), con barba finta e cappellaccio di Harrys Tweed, sembrava uno dei tanti vecchietti che bazzicano i pub di campagna tra Buckland e Womenswold. Nel clamore generale, quasi nessuno fece caso a quella avvenente giovane signora con un grazioso tailleur verde che scendeva da una Fiat 1100. Breviglieri (aspetto: Lauren Bacall - personaggio: Vivian Sternwood) lo riconobbe in un attimo e gli si avvicinò. “Sono Breviglieri” sussurrò “E io sono Rita Rita Hayworth” rispose Carne. “Ho dovuto assumere queste sembianze per una missione” proseguì il commendatore.

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Carne era incuriosito “Ma... - disse guardando nella scollatura quando uno assume una nuova identità, come per esempio in questo caso, la vecchia identità non c’è più, vero?” “C’è negli intenti” “Beh, ma gli intenti non fanno parte del sesso, no?” “Cosa intendi dire?” “Che potremmo passare la notte insieme” “Non dire puttanate, ti ho detto che sono qui per una missione” “Già, è vero, in missione non si tromba mai. Ne so qualcosa” “Figliolo, lascia stare il trombare, per un attimo” “Un attimo che dura da quasi mille pagine e quattro libri. Non le sembra un po’ troppo, commendatore?” “Chiamami Vivian, idiota” “Che fai stasera, Vivian?” “Sai cosa ti risponderei se fossi uno dei due vecchi?” (flack)

che gli procurò un deja-vù: una statua egiziana, raffigurante il dio Seth, occhieggiava nella penombra di una nicchia del loggiato. (cfr. Carnet, Chapter 16 - The Velvet Funnel).Questi viziosi europei forse sono anche dei maledetti pagani, dediti a stregonerie ed altre perversioni. Si sentiva fuori posto. Suonò. Arrivò un domestico. “Mi chiamo Marlowe, vorrei sapere se Lady Cophetua Hinshelwood può ricevermi” “A quale titolo, signore?” “Le dica che porto notizie dallo Yorkshire” Non sapeva perchè aveva detto quella frase, ma sentiva che la parola “Yorkshire” era una specie di catalizzatore che scatenava sempre reazioni strane. Inoltre ci abitavano quei due ambigui vegliardi. Il domestico ricomparve dopo alcuni minuti. “Lady Hinshelwood la attende in biblioteca. Mi segua, prego” (flack)

La faccenda si complica

A London view at sunset

Marlowe uscì da quella chiacchierata con la testa che stava per esplodere. Era certo di non essere un idiota, e non si poteva certo dire che avesse Marlowe intanto procedeva a rilento per le vie di alle spalle dei casi irrisolti, eppure sentiva che Londra. L’ufficio di Flack era in Southwark, e in stavolta era diverso. Certo i due spilungoni non quella fottuta città le strade erano un po’ diverse erano all’altezza di Raymond, ma c’era di più. da quelle di Los Angeles. Pensava che solo dei viziosi come gli europei potevano concepire spazi Il domestico lo accompagnò alla porta, e Marlowe tentò l’ultima carta. Prese un paio di tanto irrazionali. Sul suo taccuino l’elenco dei banconote da cinquanta sterline e tenendole tra le nomi era molto lungo: Hinshelwood, Shalikan, Salajdarian, Wenkman, Fuller, De Culo... una lista mani disse al domestico: smisurata per risolvere un enigma... Ma qual’era, “Potrei fare qualche domanda anche a lei, signor...” veramente, l’enigma? Era sempre più convinto “Justin” disse il domestico che i due vecchi fossero i veri responsabili della “Ok Justin, ho intuito che sei un uomo di faccenda... Ma anche quei due sordidi individui che l’avevano ingaggiato... due spilungoni magri, mondo...” disse Marlowe allungando un po’ le dalle facce poco affidabili, specie quello coi baffi. banconote. “non vorrei che avessero un fottuto secondo fine” “Di mondo, signore, certo. Sono un uomo di mondo” rispose Justin senza capire che cazzo pensò. volesse dire quell’americano. Intanto aveva finalmente raggiunto Wifred “Beh, che mi dici della vecchia, Justin?” chiese Street. I finestroni di casa Hinshelwood erano Marlowe porgendogli le banconote tutti illuminati e c’era una Jaguar parcheggiata Justin fu fulmineo. Afferrò le banconote e nel cortile. Nell’atrio, Marlowe notò qualcosa 297


rispose: “Una datrice di lavoro perfetta. Grazie, buonasera signore” Marlowe si trovò fuori dal portone senza neanche accorgersene. Il compenso dei suoi primi giorni di lavoro se n’era andato. Era senza un soldo, in giro per le vie di Londra. Nella sua testa si affastellavano isole di merda che emergono dal mare, salse che fanno bruciare il culo, divinità egiziane e antichi riti esoterici, gemelli diversi, uno astronuta e Colonnello della Confederazione, l’altro viveur e membro del jet set. Poi guadagni miliardari in borsa, circuiti automobilistici e antiche iscrizioni ... Di tutto quel fracasso nella testa di Marlowe rimaneva solo un cocktail con gli ingredienti sbagliati. Uscì da Londra e si diresse verso Lydden Hill. (flack)

Marlowe non è più solo I due autori ci misero poco più di mezz’ora a trovargli la macchina che voleva, una Pontiac Super Streamliner 8 Sedan, A quell’ora non c’erano traghetti in partenza da Dover quindi la strada sarebbe stata sgombra e da Greenwich ci sarebbero volute un paio d’ore per percorrere i 105 chilometri fino a a Lydden Hill. Era alba fatta quando Marlowe arrivò nei pressi del circuito. Spense il motore e si guardò in giro. Come sempre, d’autunno a quell’ora, il silenzio regnava sulla campagna del Kent. Non gli rimaneva altro che aspettare che il primo pub aprisse per poi chiacchierare, per poi dire che doveva portare un auto da collezione al proprietario ma che non sapeva dove abitasse eccetera eccetera... così avrebbe cominciato a buttare qua e là delle domande.. Mentre stava pensando che questa era l’unica strada sentì delle voci provenire da una delle due ville vicine al centro del circuito... sembrava un litigio di una coppia... si avvicinò. “Il problema non è attraversare quella porta, perchè potrebbe non esserci. La soluzione è

attraversarla anche quando non c’è.” disse la voce della donna. “Vuoi dire che anche questa volta devo fare quello che vuoi?” disse la voce dell’uomo. “Devi fare quello che devi, lo hai sempre fatto e lo farai anche questa volta” disse la donna. “Mi hai davvero rotto i coglioni!” “I tuoi modi non mi piacciono!” disse la donna. “E lui ora risponderà: I tuoi non mi entusiasmano, e sei tu che ha voluto vedermi. Non m’importa se i miei modi non ti piacciono. In confidenza, non piacciono neanche a me: ci piango su spesso, specialmente durante le lunghe sere d’inverno.” pensò Marlowe dopo avere riconosciuto la voce della donna. “Scrivete un nuovo giallo per me, da cinquant’anni rivivo ogni giorno le stesse storie, comincio a non farcela più...” aveva chiesto lui. “Tu fai delle cose, quello che vuoi, e poi noi scriviamo quello che hai fatto” avevano detto loro. “Quindi quello che sta succedendo non è ancora stato scritto. Il futuro influenza il presente quanto il passato” Stava riflettendo sulla frase di Nietzsche quando si accorse troppo tardi di un cazzotto che sembrava diretto al suo naso. Non riuscì a schivarlo e mentre cadeva sentì la voce dell’uomo: “Perchè non ti fai i cazzi tuoi, guardone?” e subito dopo la voce della donna: “Potevi farne a meno, io sono qui per lui!” “Vivian...” mormorò Philip, prima di svenire. (Myr)

Nella casa editrice “Non dovevo andarmene in vacanza! Quei due hanno deciso di farci fallire, a loro l’edizione rilegata della Trilogia non ha insegnato niente! Mi hanno chiesto se ero scemo quando ne ho fatto stampare solo 3000 copie... Il Codice da Vinci a noi ci fa una sega, dicevano... e ora 298


non solo hanno dato il via ad una nuova storia ma sono andati addirittura a seguirla in diretta, hanno deciso di fare i cronisti lasciando liberi i personaggi di fare quello che vogliono, di andare e venire a loro piacimento sulla scia di altre storie... hanno addirittura assoldato un investigatore privato per cercare di capire quello che hanno scritto finora...” disse a voce alta Quattro, in modo che lo potessero sentire tutti. In realtà Quattro, pur nelle vesti di direttore editoriale, non poteva fare niente per bloccarli, per limitare i danni poteva solo avvertire il consiglio di amministrazione, spostare il problema su Uno, Due e Tre. Ci avrebbero pensato loro a proteggere il Guardiano della Porta. Più di una volta era riuscito a evitare che la sua identità fosse svelata... per questo era riuscito a boicottare la Trilogia, a stamparne poche copie, a zittire i critici anche quando stava per uscire Shitgeneration... ma questa volta quei due avevano superato ogni limite. “Perchè non si decidono a scrivere dei libri per l’infanzia?” pensò sconsolato. Pubblicato da Cinque

Up where we belong Quella mattina (mattina sulla Terra, beninteso, perchè lì dove ci si trovava, sempre ammesso che si potesse parlare di un dove, il tempo non esisteva) in Paradiso c’era poco traffico. Ormai sulla Terra erano tutti dei fottuti cazzoni che si inculavano a vicenda, quindi lì non arrivava quasi più nessuno. L’ultima era stata una certa Maria Teresa Calcutta, o Madre Teresa Costagiutta... boh... Dio non si ricordava neanche più come si chiamava quella vecchietta albanese. Che poi, se era albanese, che cazzo c’entrava con Calcutta? Comunque Dio girava per gli uffici senza avere un granchè da fare. A Lydden Hill erano quasi le dieci di mattina, e Dio aveva già fatto due pause caffè, un giretto in internet, poi era sceso al bar a comprare le sigarette e si era fermato a parlare con Pietro per una buona mezz’ora. Il telefono non suonava, non arrivava nessuno. Teresa D’Avila, la sua segretaria, aveva chiesto

una mezza giornata di permesso ma avrebbe potuto anche starsene a casa tutta la settimana senza creare problemi. Nel Cosmo tutto girava a meraviglia, a parte quel cesso di pianeta. L’amministrazione sulla Terra, dai costi esagerati, era divetata insostenibile per l’Amministrazione Celeste. Dio aveva dovuto lasciare a casa oltre 60 milioni di cherubini che adesso erano precari nel Limbo e lavoravano gratis nei call center per smistare tutte le richieste di abbonamento ai Benefit Paradisiaci. La Terra era stata data in appalto a dei privati. La società si chiamava Inferno Srl, di un tal Lucifero, una terribile testa di cazzo che faceva solo i suoi interessi, e che avrebbbe dovuto ridurre i costi di gestione della Terra del 32% in soli 2 milioni di annni. Invece cosa aveva fatto? Aveva fatto il padrone, anzichè l’amministratore, e aveva riempito la Terra di uomini del suo partito che mangiavano a dismisura. Dio cominciava a pensare che era necessario un ribaltone, come lo chiamavano i cazzoni laggiù. Allora cominciò a dare un’occhiata alle gerarchie, per individuare un possibile leader a cui affidare i finanziamenti per una rivoluzione. Logicamente, come criterio di scelta, si servì dell’ontologia. Era una cosa antipatica, per lui che vedeva le cose dall’alto, ma tra tutti i criteri inventati da quei cazzoni, gli sembrava il più coerente con i suoi principi. Gli altri criteri (quello delle gerarchie sociali che si erano instaurate, o quello del Q.I. erano proprio delle puttanate degne di pianetucoli come Shit o per la costellazione di Deneb, dove gli abitanti avevano corpo e anima, ma non avevano spirito) Restava anche il criterio della Forza Bruta. Mettere a capo della Terra quello che avrebbbe menato tutti gli altri. Ci aveva già provato con Schwarzenegger in California, ma non aveva funzionato. Insomma, dopo un po’ di considerazioni, guardò i Tabulati Ontologici. C’erano almeno un migliaio di religioni che prevedevano diversi piani ontologici, tutti uno sopra l’altro, in buon ordine... ma i religiosi in genere erano gente poco affidabile: si convincevano di essere suoi portavoce e poi facevano le peggiori cazzate: 299


conquistavano nazioni, si facevano saltare in aria con la dinamite, facevano eleggere i direttori degli ospedali e delle banche, bruciavano le donne, inchiappettavano i bambini, obbligavano gente ad agonizzare per anni... No, meglio lasciar perdere le religioni. C’erano anche molte teorie filosofiche, un’altra mania dei cazzoni. Ma non c’era un solo filosofo che sapesse piantare un chiodo, cambiare una gomma, o fare sesso in modo decente, quindi per i filosofi alcuni piani ontologici non erano realmente disponibili. Tra l’altro vide che tra i filosofi c’era parecchia gente che remava contro. Dio restò colpito da un piccolo romanzo scritto da alcuni cazzoni in un blog. Nessun’altra cosa sulla terra aveva così tanti piani ontologici, e tutti intersecati tra di loro. Nel tabulato, la vicenda di Carne di Culo appariva come un meraviglioso gomitolo di frattali ingarbugliati in cinque o sei dimensioni. Il tutto era molto diverso dalla banale tridimensionalità della Terra. “... ma guarda questi...” mormorò Chiamò Sant’Agostino, sicuramente il più adatto a fornire indicazioni, ma dopo un po’ anche il cartaginese gettò la spugna. Scartato il piano ontologico della vicenda, che era ovviamente falso come tutta la realtà delle cose tangibili, c’era il piano ontologico dei due vecchi, che sembravano collocarsi “sopra” i fatti in corso. Ma poi c’era il piano del Mondo di Sopra e del Mondo di Sotto: una realtà che sembrava essere ontologicamente superiore anche ai due vecchi, i quali però erano usciti avvantaggiati da tutti i sovvertimenti esoterici dei due Mondi. In quel caso avrebbe dovuto interloquire con Winnie e Breviglieri, o forse direttamente con Seth, che lavorava nel palazzo a fianco. Ma ad un tratto sembrava che quelli della casa editrice del romanzo potessero addirittura vigilare sull’incolumità del Guardiano della Porta... Poi, salendo ancora più su (si fa per dire) c’era il piano ontologico degli autori. Sembrava tutto ok, come in altri romanzi, ma qui succedeva poi che gli autori te li ritrovavi nel piano più basso, vittime anch’essi della vicenda, e addirittura, forse, in balìa degli eventi. Si convinse che gli

autori non erano gli autori. C’erano poi altri piani, come quello del Fondatore. Un geniale arrogante presuntuoso, che in tutta la storia si credeva un suo sostituto, ed era convinto che bastasse un fiat qualunque perche gli uomini si facessero il culo per milleni senza che lui dovesse più preoccuparsi di niente. L’aveva pensato anche un certo Agnelli, e invero per un po’ gli era andata bene. Ma quel Fondatore era un po’ troppo latitante. Agnelli almeno andava in ufficio. Alla fine fu Sant’Anselmo a dargli un’idea decente. Disse che la sua famosa prova* poteva essere applicata anche alla vicenda in oggetto, e che secondo lui, alla fin fine,in quel grande garbuglio, quello di cui non si poteva pensare il maggiore, era Carne stesso. Quantunque a Dio quella prova non fosse mai piaciuta un granché, (poiché necessitava di una sua mentalizzazione, mentre lui avrebbe preferito che la gente gli volesse bene e basta, senza stare a perder tempo sulle prove) decise di provare ad assecondare quel bizzarro santo valdostano che puzzava di grolla e di fontina. “E sia” disse. In quel momento la Forza Astrale Superiore venne convogliata tutta nel diaframma di Carne. Da lì si espanse in tutto il suo corpo risanandolo di ogni ferita, di ogni nefandezza e di ogni turpitudine. Carne divenne l’uomo più potente del mondo. L’unica condizione avversa (ma necessaria per l’applicazione delle teorie di Sant’Anselmo, che altroimenti sarebbero diventate tautologie) era che non avrebbe dovuto esserne consapevole. *LA PROVA ONTOLOGICA DI SANT’ANSELMO DA AOSTA

È un’argomentazione dell’esistenza di Dio che parte dalla nozione stessa di Dio, nel famoso enunciato: Dio è ciò di cui non si può pensare il maggiore. In latino: Id quod magis cogitare non potest (d’ora in poi IQM). È stata definita in età contemporanea, con un anacronismo, “argomento ontologico”. Questa argomentazione si trova nel secondo libro del “Proslogion” di Anselmo. Il ragionamento di Anselmo si può dividere in due parti. La prima è un’istanza

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logica riguardo alla nozione di IQM, da cui segue l’esistenza necessaria dell’IQM stesso; la seconda, invece, è un’istanza teologica, che identifica l’IQM con il Dio cristiano. Anselmo dice che quando l’ateo dice che Dio non esiste, con il termine Dio intende “ciò di cui non si può pensare il maggiore”, ovvero l’IQM. Tuttavia, per negarne l’esistenza, l’”insipiens” (ovvero il non credente) deve avere almeno nell’intelletto la nozione di IQM. Ma l’IQM non può esistere solo nell’intelletto, perché altrimenti sarebbe possibile qualcosa di “più grande” dell’IQM, ovvero questo stesso IQM dotato di esistenza reale, contraddicendone la definizione di partenza. In definitiva, se l’IQM esistesse solo nella mente e non nella realtà, non sarebbe l’IQM e quindi ci staremmo contraddicendo. Da questo segue che l’IQM esiste necessariamente. (da Wikipedia) (flack)

E Dio disse:

“Carne, sei nella merda” (flack)

Vivian e Carne... “L’ho appena toccato!” “La devi smettere!” “Mi vieni a dire che devo ricominciare... per sei anni sono stato in galera... non mi lasci nemmeno il tempo di riprendermi... vorrai mica che sia contento!” “Ti capisco ma non era il caso di rompergli il naso” “Ci stava spiando” “Tu stavi gridando e lui stava ascoltando” “Non doveva” “Nemmeno se sta indagando?” “Su cosa?” “Su chi, vorrai dire” “Su chi?” “Su di te” “E perchè?” “Vuol sapere chi sei” “E lo ha già scoperto?” “Non ancora” “Chi vuole sapere delle cose su di me?”

“Gli autori” “E non lo sanno?” “Suppongo di no” “Non ci posso credere, stanno scrivendo senza un canovaccio!” “Forse loro non sono gli autori...” “E chi allora?” “Dobbiamo scoprirlo” “Tu almeno sai chi sono io?” “Non del tutto” Marlowe continuava a fare finta di essere svenuto e ascoltava con attenzione. “Cosa c’entra Vivian? E da quando va avanti questa storia con Carne?” (Myr)

Conferenza stampa “Un autore scrive un libro. Comincia con un canovaccio, ci lavora sopra, cura i dettagli, caratterizza i personaggi... il tutto con una cura maniacale. Il libro arriva in libreria e non si vende... Altre volte uno scrittore viene pervaso dal fuoco sacro, inizia, non si ferma un attimo, continua a scrivere anche mentre dorme, non rilegge nemmeno i suoi scritti, li pubblica e tutti si mettono in coda per acquistare il libro. Noi abbiamo scritto un capolavoro, le transenne erano già pronte per contenere le folle... non ne abbiamo venduto una copia. Non c’è una spiegazione che regga?.... No, una spiegazione c’è, il complotto. Nixon ha preso dei soldi da Howard Hughes... il libro che conteneva i particolari di questa storia è stato bruciato sulle pubbliche piazze. La Trilogia non raggiunge nemmeno questa prima e unica tappa, viene fatto sparire ancora prima... Abbiamo convocato questa conferenza stampa per comunicarvi che abbiamo dato incarico ad una nota agenzia di investigazioni di individuare i responsabili e che non saremo certo teneri con loro.” “Mi scusi, può dirci chi conduce le indagini? “Philip Marlowe, immagino che ne abbiate 301


sentito parlare...” “Uno pseudonimo?” “Niente affatto!” (Myr)

Double trouble

“Non trovi che la storia ci stia sfuggendo di mano?” “quale storia?” “Non lo sai?” “Se lo sapessi perchè te l’avrei chiesto?” “Per irritarmi?” “Non ti viene il dubbio che sia reciproco?” “cosa?” “Non lo sai?” “Non faresti prima a rispondermi?” “Perchè non provi a darti delle risposte da solo?” “Fanculo” “Tu” (flack)

Nuovi personaggi cercano di inserirsi nella nostra storia “Hai un’idea?” “Di che genere?” “Vuoi che questa storia vada avanti?” “Hai qualcosa in contrario?” “Ho forse detto questo?” “Ricominci?” “Bisognerebbe eliminare qualcuno” “Quando ci hai provato non ti è andata bene” “Sì ma allora c’era poca gente, adesso ogni cinque minuti arriva uno nuovo!” “Non ti è mai piaciuta la confusione, vero?” “Una volta, forse... ma adesso no davvero.”

“Sai fare troppe cose, a noi ne basta una sola...” “... e sarebbe?” “Devi eliminare qualcuno” “Non era proprio quello il lavoro a cui pensavo ma potremmo discuterne” “Marlowe, Philip Marlowe” “So chi è, l’ho visto in diversi film” “Ora è qui, devi eliminarlo” “Avrei un’idea” “Sputa” “Non sta bene” “Parla” “Potremmo cancellare i sei capitoli in cui si parla di lui...” “Sette, c’è anche questo!” “No, questo non voglio farlo” “Possiamo sapere il perchè?” “Provate ad indovinare” “Lo sappiamo... spariresti anche tu!” “E questo non fa parte dei piani...” “...degli autori, noi sappiamo tutto. Comunque ci hai dato un’idea piglieremo due piccioni con una fava” “Non penserete per caso...” “Ci dispiace giovanotto, ma qui non c’è alcun lavoro per lei, arrivederci!” (Myr)

Nuovi accordi con la casa editrice

“Siamo in un bel casino. Quei due fulminati hanno utilizzato Philip Marlowe senza chiedergli una liberatoria e la MGM ci ha minacciato di farci causa se pubblichiamo questa storia.” “Che culo!” pensò Quattro “E’ un’ottima scusa per bloccare anche questo...” “E i nostri avvocati cosa ne dicono?” chiese Qualcuno suonò il campanello. Quattro cercando di sembrare preoccupato. “Che non c’è altra soluzione...” “Vai tu, per favore” “Rinunciamo” “Sono Max Rockatansky,detto Mad Max, sto “Ma abbiamo già impaginato un centinaio di cercando lavoro” capitoli...” “Arrivi proprio al momento giusto!” “Non tutte le ciambelle escono col buco!” “Sono disposto a fare qualsiasi lavoro, l’idraulico, “Peccato, perchè la storia non era male...” l’imbianchino, l’elettricista, sono abbastanza “Sì, era davvero una bella storia. Distruggete tutti bravo a cucinare, a tenere in ordine il giardino...” i files... Dimenticavo, mandate una raccomandata 302


agli autori, voglio che ci restituiscano tutti gli anticipi...” disse Quattro subito prima di comunicare la bella notizia a Uno, Due e Tre. Quattro non sapeva però che la storia era stata clonata e viaggiava indisturbata sul web grazie ai feed. I feed? Si tratta di file generati automaticamente. Attraverso l’uso e la memorizzazione di questi file è possibile sapere quando un file viene aggiornato... eccetera eccetera. Klaus e Myrddin sapevano che prima o poi Quattro avrebbe cercato di licenziarli. Avevano previsto tutto e chiunque avrebbe potuto leggere la storia. “Se ora stoppate la storia ognuno può continuarla a proprio piacimento...” “Non possiamo permetterlo... poi c’è la minaccia della MGM” “Diritti d’autore scaduti... ci hanno provato.” “E ora cosa facciamo?” “Ci mettiamo d’accordo. Noi scriviamo quello che volete e in cambio voi ci pubblicate il libro. Tiratura iniziale 100.000 copie e 10% di royalty.” “Siamo sicuri che scriverete quello che vogliamo?” “Potete contarci, anzi se volete potete scrivere voi i prossimi capitoli, per noi sarebbe meglio, cominciamo ad averne le balle piene...” (Myr)

Una serpe in seno Avevo ascoltato la telefonata. Era l’occasione che aspettavo da anni, da quando avevo fatto domanda di assunzione, da quando ero stato assunto come Quindici (ora ero arrivato al massimo delle possibilità di carriera, Cinque, assistente di Quattro). Avevo scelto di lavorare in una casa editrice con la speranza di pubblicare qualcosa di mio... forse quel giorno era arrivato. “Cosa hai sotto il braccio?” chiese Quattro “Una cosina che sto scrivendo da un po’ di tempo...” “Tu scrivi?”

“Puttosto bene, direi” “Non me lo mai detto...” “Non avrei voluto che lei pensasse...” “Puoi farmi leggere qualche pagina?” “E’ fatta. Continuare questa storia è un gioco da ragazzi... Ho corretto tutte le bozze della Trilogia e ne so abbastanza...” Pubblicato da Cinque

Niente da fare “Dovevo immaginarmelo!” disse Dio. “Un affare così imbrogliato, con così tanti livelli ontologici... neanch’io riesco a farci un granché.” “Forse è colpa degli autori...” insinuò San Tommaso d’Acquino “Quali autori? Gli spilungoni?” “Sembrerebbe così” Dio sembrò ignorare il consiglio di Tommaso. Non si faceva convinto che esistessero realmente degli autori. Era un po’ come il dibattito tra creazonismo ed evoluzionismo. Finchè si parlava di lui, di Dio, il creazionismo andava benissimo; ma qui, più che una creazione sembrava proprio la crescita incontrollata di piante lasciae andare a caso in un terrazzo... “La regola del chi vince vince?” chiese Tommaso leggendogli nel pensiero. “Già” rispose Dio meditabondo... “Una crudeltà entropica!” disse il santo “Se è per questo lo faccio anch’io” “Beh, dovrebbe vincere Carne, no?” “Non ne sono sicuro... Non è bastato neanche dare a un uomo il potere assoluto, che è quello che loro vorrebbero. Dare a un uomo la possibilità di cambiare tutto... Niente, neanche questo gli va bene!” “Maestà, Vi ricordo che con il libero arbitrio ci avete già provato circa un milione di annni fa, e non è andata tanto bene...” “Eppure questo Carne sembrava il tipo giusto. Veniva bene anche lo slogan: il Verbo si fece Carne... Suona bene, ha appeal...” “Si, ma... gli autori...” tornò a ribadire Tommaso. “Cos’hanno che non va?” 303


“Non sono veri scrittori, sono dei copywriters, scrivono al massimo cinque righe, se le fanno pagare milioni, e poi scrivono sempre frasi banali, tipo dove c’è barilla c’è casa, oppure sensing the difference. E poi, diamine, c’è n’è uno che sembra proprio che voglia incasinare le acque, continua ad aggiungere personaggi, adesso non gli da più neppure un nome, li numera e basta, Vi sembra normale?” “Se è per questo lo faccio anch’io” “Maestà, non è che quei miscredenti si credono onnipotenti?” “Se è per questo lo faccio anch’io” (flack)

Chi è Cinque? “Hai un’idea di chi è questo Cinque che vuole scrivere il prosieguo della nostra storia?” “Non lo so proprio. In ogni caso è un coglione. Ha scritto il suo primo pezzo dimenticandosi del fatto che sarebbe stato subito clonato e che noi lo avremmo letto.” “Forse lo ha fatto apposta.” “Cerchiamo di sapere chi è” “Non sarà facile, sai come ragionano nella casa editrice, sembra che siano nostri nemici. Poi non dimenticare che Cinque è l’assistente di Quattro che nella gerarchia è subito al di sotto della triade.” “Un’idea ce l’avrei...” “Marlowe?” “Sì, proprio lui, ma questa volta i 40 dollari glieli dai tu!” “Pazienza!” (Myr)

Battaglia a distanza

“Questi due imbecilli mi hanno dato del coglione. Credono che io non sappia che quello che scrivo viene letto anche da loro. E loro mi insultano sapendo che io posso leggere quello che loro scrivono. Questa è il poker più difficile della mia vita. Nessuno di noi sta bluffando. Oppure uno di noi lo sta facendo. Oppure lo stiamo facendo entrambi.”

Una riflessione, a questo punto era d’obbligo. “Se stanno bluffando bisogna cercare di capire cosa c’è di vero e di falso in ciò che hanno detto. Riparto dall’inizio: o sanno già chi sono io oppure non lo sanno davvero. Se non lo sanno ci sono due possibilità: o si rivolgono a Marlowe come hanno detto o cercano qualcun altro. Se cercano Marlowe, gli faccio dare un sacco di botte e lo metto fuori gioco per un po’, il tempo sufficiente per scrivere una decina di capitoli come voglio io. Se cercano qualcun altro la faccenda si complica ulteriormente e qui mi trovo d’accordo con i due vecchi, bisogna cominciare ad eliminare un po’ di personaggi perchè prima o poi bisognerà arrivare al dunque. Se invece sanno chi sono chiederò aiuto a mio padre Horus, è ora che anche lui faccia qualcosa. Pubblicato da Cinque

Battaglia a distanza “Bluffa!” “Cerca di intimorirci” “E se fosse vero?” “Pandemonium infiltrato in una casa editrice?” “E perchè no?” “Già! è possibile...” “E se mettesse davvero in moto Horus?” “Quale Horus?” “In che senso?” “Non hai letto The Historical Jesus and The Mythical Christ?” “Una specie di Codice da Vinci?” “I massoni sono dappertutto...” “E quindi c’è anche un Horus buono?” “Ma il guaio è che Pandemonium è convinto di essere figlio di quello cattivo...” “E invece?” “E invece potrebbe avere ragione!” (Myr)

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Paranoia “Bastardi! Far nascere un dubbio nelle mie certezze! Anziché farlo scaturire dalla verità, dovrò cercare la verità che scaturirà dal dubbio. E se fosse quello buono? Se fosse quello cattivo non ci sarebbe nessun problema, lui sarebbe orgoglioso di me ma se fosse quello buono, che delusione! Prima di agire devo saperne di più, forse mi stanno prendendo per il culo, forse è così: Horus è rappresentato da un falco, non da una colomba... Il falco, un rapace. Non può essere buono. Eppure a Kharga ci sono più di tremila falchi mummificati... se fossero stati cattivi non li avrebbero conservati, addirittura adorati... Il falco... fu identificato con il sole, divenne il simbolo della nobiltà, archetipo dei faraoni. Horus, il falco divino, divenne quindi il dio del cielo, che aveva il sole come occhio destro e la luna come occhio sinistro. La sua natura comprendeva una chiaroveggenza che gli consentiva di vedere ogni cosa, una capacità visiva molto acuta e una sviluppata consapevolezza. I quattro elementi naturali, terra, aria, fuoco e acqua erano al suo comando... E la colomba? Molto probabilmente si adatta al suo caso il vecchio detto: fatti un nome, piscia a letto e diranno che hai sudato *. Qualcuno ha associato la sua immagine alla bontà, alla purezza, alla pace e tutti, come pecoroni, non si sono presi la briga di dire che è semplicemente la femmina del piccione... uno schifoso pennuto che produce dodici chili all’anno di guano, che diffonde malattie... Devo risolvere questo dilemma in fretta, prima che Carne...” In quel momento Quattro entrò nel mio ufficio, senza bussare come suo solito. “Qualcosa non va?” mi chiese. “No, tutto bene, stavo pensando...” “Lascia perdere, devi cominciare a scrivere. Prima però devi parlare con Uno, Due e Tre. ti aspettano” “Io ho già cominciato a scrivere... come fanno

a non saperlo? Oppure lo sanno e...” ormai la paranoia stava facendo il suo sporco lavoro... *(cfr. Giancarlo Brogi) Pubblicato da Cinque

Horus, Horus... (IMAGE OF THE HORUS ROOM) (Derek)

Consigli per gli acquisti “Stiamo perdendo il controllo della situazione” “Da un po’ di tempo!” “Hai dato un’occhiata all’ultimo intervento?” “Non ancora” “Tra un capitolo e l’altro hanno cominciato a mettere la pubblicità” “No!” “Sì!” “Di cosa?” “Fumetti, almeno per questa prima volta...” “Soggetto?” “Horus” “Ho capito, funziona come adwords di google... c’è un robot che indicizza le parole che noi utilizziamo e poi inserisce una pubblicità che è stata proposta con le stesse keywords...” “Sì, ma nel nostro caso è il Fondatore che utilizza il nostro spazio...” “Ora capisco...” “Ha aspettato che una delle storie funzionasse per sfruttarne il successo...” “... il che significa che stiamo avendo successo...” “No significa che chiunque continuerà la nostra storia avrà successo!” “Cinque?” “Temo di sì. La triade lo ha convocato...” (Myr)

Take Four Quattro uscì di buon mattino. Aveva preso un piccolo appartamento in affitto nel quartiere latino, nella convinzione di poter rivivere 305


qualcosa di simile della vita dei bohemiens. Ma Parigi era ormai diventata uguale a tutte le altre capitali, anche se un contratto da Gallimard non poteva avere teatro migliore di Parigi. Abitava al 44 di Rue Racine, a pochi passi dall’Odeon. Come al solito passò al pub Saint Germain, in Rue Ancienne Comédie, per un croissant e un café-au-lait. Mentre trangugiava il caffè dava un’occhiata alla prima pagina di Le Figaro. Fu allora che sentì quella voce (conosciuta?) alla sua destra. “Mai una volta che in prima pagina ci sia una buona notizia...” Era chiaro che il signore con quel trench stropicciato e il vestito blu aveva voglia di chiacchierare. “Già. Al lunedì poi...” rispose Quattro, solo per cortesia “Come sono i croissant?” “Passabili” Marlowe ordinò un croissant. “Lei è americano, vero?” “Spero che non le dipiaccia” “Affatto, signor...” “Marlowe. Philip Marlowe” A Quattro quel nome non disse niente. Era uno dei massimi responsabili di una casa editrice, ma aveva ottenuto quel posto così importante grazie all’appartenenza a una loggia massonica, e non certo per la sua cultura. “Molto lieto. Quattro De Culo” Marlowe sentì di essere sulla buona strada e rilanciò: “Mm... Conoscevo un Di Culo. E’vostro parente?” “Di Culo è il ramo italiano della mia famiglia. Ho uno zio, Colonnello della Confederazione, che si chiama Di Culo” “Per caso, di nome fa Carne?” “Esatto, monsieur. Lo conoscete?” “Siamo solo amici su Facebook” rispose Marlowe, che aveva sentito dire quella frase sul metro, senza sapere cosa volesse dire. “Si trattiene molto a Parigi, signor Marlowe?” “Giusto il tempo di sbrigare alcune faccende, poi dovrò andare in Normandia”

“La saluto, monsieur. Devo scappare, se non voglio perdere il metro” “Arrivederla signor De Culo” (flack)

Quatre chiama Quattro “Posso fare una telefonata, per cortesia?” “Vicino alla toilette...” “Ciao, Quattro!” “Chi sei?” “Quattro!” “Ciao, cugino, è tanto che non ci sentiamo” l’accento francese e il tono effeminato del suo omonimo cugino era inconfondibile “come ti va la vita?” “Direi bene, soprattutto da quando sono diventato dg della Galimard, pieni poteri, subordinato solo al consiglio di amministrazione...” “Un, Deux, Trois... e tu sei diventato Quatre... e il tuo assistente si fa chiamare Cinq e magari sogna di fare lo scrittore...” “Come fai a sapere tutte queste cose?” “Una intuizione...” “Incredibile, le cose stanno davvero così!” “Ora spiegami perchè mi hai chiamato, di solito mi cercavi quando volevi sapere qualcosa” “Ho incontrato un tizio, un americano, ha detto di conoscere un Di Culo...” “Riassumiamo: c’è un tizio a Parigi, incontra un altro tizio (che per caso si chiama De Culo) e gli dice di conoscere un Di Culo! Trovi tutto questo normale? Non hai avuto dei sospetti? Pensi che si sia trattato di un caso?” “Stavo bevendo un caffè e di fianco a me c’era un tizio. mi sono accorto di lui solo quando ha aperto bocca per dire mai una volta che in prima pagina ci sia una buona notizia...” “E tu hai abboccato?” “Ho risposto per cortesia che soprattutto di lunedì...” “Sì e poi gli hai parlato della famiglia...” “Perchè non avrei dovuto farlo?” “Perchè è Philip Marlowe, un investigatore assunto per svelare i segreti di Carne...” 306


“Il nome mi era familiare, adesso ho capito chi è!” “Ti ha detto qualcosa?” “Sì, che deve sbrigare ancora delle faccende qui a Parigi e che poi deve andare in Normandia...” “E’ sulla pista giusta, il bastardo! Non perderlo di vista!” “Ancora qui?” chiese Marlowe. “Ho telefonato a casa per dire che non vado a pranzo. Ho anch’io delle faccende a sbrigare.” “Bene, allora possiamo bere qualcosa...” “Volentieri, il metro può aspettare, io inizio sempre la giornata con un Zaza” “Un Zaza?” “Due terzi di gin, un terzo di Dubonnet rosso, una scorza di limone...” “Io preferisco qualcosa di più maschio, direi un Wild Turkey, con un po’ di soda” “De gustibus...” pensò Quatre cercando di dimenticare quel rozzo accenno alla sua omosessualità ed evitando con cura di raccontare che Zaza era il cocktai preferito della regina Elisabetta... “A chi avrà telefonato...” pensò Marlowe “... tra un paio di bicchieri lo saprò e poi proverò a buttare lì la parola magica, Yorkshire... questi europei farebbero bene a bere di meno!” (Myr)

Greta met the Power Cinque accese il suo Mac e lanciò InDesign. Gli piaceva scrivere, e vedere il testo subito impaginato, senza aspettare che qualche arrogantello del reparto grafico gli facesse aspettare le bozze perchè chattava invece di lavorare. Dunque, cominciò a scrivere, anzi, a pensare... tutti i Salmi finiscono in gloria, ma come cominciano? Se finiscono tutti nello stesso modo, è probabile che abbiano tutti un inizio analogo; quindi scrisse: Carne di Culo aveva fame. “Andiamo”, disse. E andarono. Cinque erano le cicatrici che portava su di se’, e cinque i lunghi consunti vessilli delle sue dure

prove. “Dammi da mangiare”, disse Carne di Culo. “Sì” disse lei, e aprì la grande credenza. “Un uovo, Carne di Culo, un uovo per te” disse lei, e i suoi occhi brillavano come stelle lontane. Ma, al posto dell’uovo, Greta dalla credenza estrasse un Kalashnikov Ak 47 nuovo fiammante. “Sei fottuto” disse, spianando l’arma. Ma una voce da fuori intimò: “Miss Shalikan, se fossi in lei ci penserei due volte prima di sparare” Greta si arrestò, gli occhi sbarrati. “Mi manda il vostro...ehm tutore, Mister Pandemonium. Dice che è tutto ok, non dovete più portare a termine la missione”. “Carne... cattivo.... Greta... uccidere” mormorò ancora “Ok, Carne cattivo, ma Greta non fare niente. Anzi, preparare qualcosa da bere per investigatore stanco.” disse Marlowe sfilandole il Kalashnikow dalle braccia. “Che cazz...?” disse Carne “Mi perdoni Colonnello Di Culo. Mi chiamo Marlowe... Ci siamo già incontrati?” “A me pare di conoscerla da sempre” disse Carne stranito. “Gli autori del romanzo mi pagano per proteggerla” “La pagano o la pagheranno?” “Dipende tutto da come andrà il romanzo” “Andiamo bene! Come mi ha trovato?” “Ha presente Laureen Bacall? Beh, è stata mia moglie. E una moglie è una moglie, anche se temporaneamente presta il corpo a qualcun’altro. Beh, mia moglie conosce molto bene uno degli autori. Non è stato difficile” “Ma... chi sono gli autori?” Marlowe era un uomo di mondo. Sapeva dove cominciava e dove finiva il lavoro di un investigatore. E sapeva che a volte bisogna parlare e a volte bisogna tacere, come quella volta che gli Atlanta Hawks stroncarono i Los Angeles Buccaneers. “Yorkshire” rispose Marlowe. Anche questa volta quella parola funzionò. (flack)

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All’attacco di Cinque “Hai letto cosa ha scritto quella testa di cazzo di Cinque?” “Sì, quello stronzo non sa nemmeno copiare!” “Forse non sa nemmeno leggere, ha infilato Marlowe in una scena improbabile mentre lui sta bevendo un Wild Turkey a Parigi...” “E per giunta deve essere un po’ checca...” “Chiunque, parlando di Greta, ne avrebbe descritto le forme, avrebbe parlato della sua sensualità, le avrebbe fatto fare o proporre delle cose, quella non ha bisogno di un fucile per ottenere quello che vuole...” “... e per giunta ha fatto casino tra Marlowe e Bogart, Bogart è quello di Casablanca, Marlowe è quello del Grande Sonno...” “Guarda che quello di Casablanca è Rick Paine...” “... che assomiglia a Bogart...” “Ho l’impressione che tu non abbia capito nemmeno quello che hai scritto...” “Stiamo assomigliando sempre di più ai due vecchi?” “Purtroppo sì, ma almeno non siamo negri...*” “Ma almeno non siamo checche, volevi dire...” “Torniamo a questa testa di cazzo di Cinque...” “Già, bisogna fare qualcosa...” “Senti questa se va bene: Greta è l’amante di Quattro, noi lo diciamo alla moglie e facciamo sapere a Quattro che è stato Cinque...” “Fragile... e poi sai quanto siano contrari all’introduzione di nuovi personaggi...” “Quattro potrebbe eliminare sia sua moglie che Cinque e questa parte del problema sarebbe risolta” “A quel punto si incazzerebbe Tre, che è il vero amante della moglie di Quattro, artefice della scalata del marito da Quindici alla posizione attuale...” “Pensiamo ad un’altra soluzione” “E’ una talpa, passa informazioni riservate alla Galimard...” “In effetti a Parigi hanno copiato la stessa struttura aziendale...” “Troppo poco...”

“Ruba” “Dovremmo dimostrarlo” “Inventiamo le prove” “Pensi di esserne capace?” “Cosa altro potremmo fare” “Un virus nel suo Mac?” “Virus nel Mac? Dove vivi?” “Si chiama AppleScript-THT e sfrutta una falla nel Desktop Remoto, consente agli aggressori di registrare tutto quello che viene digitato sui Mac infetti, di scattare immagini tramite la telecamera integrata, di catturare schermate, di farsi mandare le password degli utenti e di attivare la condivisione dei file. Apre alcune porte nel firewall di Mac OS X e disattiva i log di sistema nel tentativo di non farsi trovare...” “Ma lui dovrà scaricare un file virale!” “A questo ci penso io, gli mando la password per scaricare gratuitamente un paio di film porno girati da Greta...” “E il virus?” “Il virus sarà la password!” * Frase detta da Ray Charles a Stevie Wonder: “Siamo nati poveri, abbiamo avuto una vita dura, le droghe... ma almeno non siamo negri”

(Myr)

La verità su Carne, finalmente! Mentre si trova a Istambul per una conferenza sugli egizi Richard Gecko riceve una chiamata da parte di ‘Ngoro Linux, presidente del museo di Parigi: Hansrudolf Keusen, uno dei geologi che aveva partecipato alla spedizione sull’Eiger, è stato trovato sgozzato. Il corpo e’ stato posizionato maniera tale da ricordare “La merda” di Manzoni, o per lo meno si suppone, per evitare di aprire la scatoletta. Sophie Oliveti, affascinante artista nonche’ figlia adottiva di Hansrudolf, si offre di aiutare Richard nell’indagine affidatagli da ‘Ngoro Linux. In quel preciso istante l’assassino di Keusen, un orribile mongolo, racconta l’accaduto al suo mandante, una figura in ombra nota soltanto con il soprannome di. Sbigottito per l’assenza totale del soprannome, Richard si reca a Parigi

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per scoprire la verita’ dietro “La merda” di Gray, che secondo il professore era un gran maestro del Polygen. Esaminando attentamente “Il Porco delle rocce” di Fuller, Sophie Oliveti scopre che il naso del leone si interseca con la sigaretta dell’ermellino formando una croce: la confraternita degli Illuminati di Baviera aveva lasciato indizi sul fatto che Flack era stato fermato a trentacinquemila euro sulla domanda della capitale dell’ Azerbagian. Impaurito per la traumatica situazione, il nostro eroe si reca a Pontorson per scoprire i messaggi segreti nascosti dietro “La merda delle rocce” di Voce Flautata, che secondo il Richard era un membro onorato delle Bande dei Bambini Amorali. Esaminando “La merda del porco” Richard nota che la carrucola di Gesu’ indica ad est: incredibile, la fratellanza del Priorato di Sion aveva seminato in giro indizi sul fatto che l’autore aveva scoperto la pubblicita’ del “Cavallo Goloso”. In quel preciso istante nelle grotte vaticane l’arcivescovo Tiburon, di fronte al conclave, descrive la sua incertezza per la scomparsa de “La Pieta’ del serraglio” di Michelangelo dalla chiesa di Crespellano. Grazie all’ultimo indizio trovato Richard si reca alla basilica di Westminster dove lo attende l’orribile mongolo. Dopo una atroce collutazione Gecko neutralizza l’enorme mongolo, che si lascia sfuggire una importante rivelazione: Il Gran Maestro, il suo capo, e’ in realta’ il cardinale Tiburon. Durante il confronto con Richard, rendendosi conto della sconfitta, il cardinale Tiburon diventa improvvisamente buono. Il mondo e’ nuovamente salvo e anche la Chiesa che pero’ deve meditare sui suoi errori. Il nostro eroe e Sophie Oliveti si baciano teneramente. Ma nessuno si ricorda del fatto che Richard è fratello di Seth. Pubblicato da Cinque

Chi di virus ferisce...

“Era ubriaco?” “Perchè, noi siamo sobri quando scriviamo?” “Non sei tu quello che beve?” “Intendi dire che ti stavo coinvolgendo nelle mie cose?” “Non mi stavi dando pubblicamente dell’ubriacone?” “Ti è sembrato?” “Possiamo ricominciare?” “Ho letto il nuovo testo di Cinque” “Non potevi rispondere subito?” “No, stavo cercando di capire chi di noi due avrebbe detto...” “... fanculo?” “Possiamo eliminare la parte che abbiamo appena scritto?” “No, mezza pagina in più ci torna comoda...” “E del testo di Cinque cosa ne dici?” “Era ubriaco!” “Si può scrivere una bella cosa anche da ubriachi” “Non ho dubbi, lo facciamo abitualmente” “No, sei tu a farlo abitualmente” “Unicuique suum!” “Ora che abbiamo messo le cose in chiaro, vuoi dirmi cosa ne pensi di quello che ha scritto Cinque?” “Non riesco a capirci un cazzo. Ha mescolato un sacco di cose, di nomi, è persino andato a ripescare dei dettagli da Forever Carne... se ha deciso di continuare la nostra storia in questo modo è bello che fottuto! Gli daranno un calcio nel culo...” “Esattamente quello che volevo sentire. Il testo non lo ha scritto lui.” “E chi allora?” “Prova a indovinare” “Il virus?” “Il virus...” “E se infetta anche i nostri testi?” “Cazzo! Non ci avevo pensato.” “E per giunta nessuno si accorgerà che ha citato Seth.” (Myr)

“Hai letto il nuovo testo di Cinque?” 309


Una prova d’orgoglio

“Falso, è un falso... io non lo ho mai scritto!” “Mi hai detto che sapevi scrivere e ho visto che lo sai fare” “Ma io non ho scritto La verità su Carne, glielo giuro” “Se è vero quello che dici, chi lo ha scritto?” “Non lo so davvero, io ho salvato un altro testo” “In ogni caso non preoccuparti, è scritto piuttosto bene, e poi crea un sacco di confusione, proprio quello che ci serve in questo momento. Puoi andare avanti così, bravo!” “Porca puttana! Ma lei davvero non capisce un cazzo? le ripeto che sotto questa storia c’è qualcosa di grave... non può lasciar perdere tutto come sta facendo lei!” “Controlla il tuo linguaggio e cambia atteggiamento! Ricordati chi sei e ricordati chi sono io...” “... una testa di cazzo, ecco chi è lei! E non si prenda la briga di licenziarmi, lo faccio da solo.” A quel punto me ne sono andato. Era l’unica cosa da fare. Per pentirmene avrei avuto tutto il tempo! Pubblicato da Cinque

Cinque? Eliminato!

“Hai letto l’ultimo testo di Cinque?” “Il più recente?” “Sai cosa significa ultimo?” “Spesso è disambiguo” “In questo caso no” “Sì, l’ho letto... ma l’ha scritto lui oppure è stato il virus?” “L’ha scritto lui... credo... ma anche fosse stato il virus il risultato sarebbe lo stesso. Quattro non si fa dare della testa di cazzo da un leccaculo come Cinque...” “Quindi ora la storia dipende di nuovo soltanto da noi?” “Per il momento. Da noi e da Marlowe, gli abbiamo chiesto di fare quello che vuole per poi raccontare quello che lui...” “Un bel rischio!” “Se non ce la sentiamo, potremmo richiamare Hob Draconian!” (Myr)

Meno Quatre, fuori anche lui! Hob era già stato a Parigi. Di solito passeggiava per il quartiere latino alla ricerca di qualcuno che gli venesse un po’ di roba, possibilmente del pakistano nero. Quando era in America quello era un bene di lusso, più che un po’ di erba domestica non si riusciva ad avere. Camminando senza meta si trovò danti al Saint Germain, in Rue Ancienne Comédie. “Ciao, Philip!” “Ciao Hob, sempre fattissimo?” “Unicuique suum!” “L’ho già sentita, questa” “No, l’hai letta, a nessuno verrebbe in mente di pronunciarla” “Sembrerebbe una esibizione” “Già! In compenso a te l’alcool non manca mai...” “La mia droga è legale!” “Il che significa che fa bene?” “Ora mi dici cosa fai qui?” “E tu?” “Da quello che ho capito qui tutti facciamo la stessa cosa” “Cosa?” “Si aspetta” “Cosa?” “Si aspetta” “No, intendevo chiedere cosa stiamo aspettando?” “Vorrai dire chi stiamo aspettando?” “Prima di tutto che mi arrivino i 40 dollari di oggi e poi...” “Ti fai pagare sempre così poco?” “Era la mia richiesta massima...” “Sì, ma sono passati 50 anni!” “Se chiedo di più temo di perdere il lavoro” “Non sei più quello che ho conosciuto ad Ibiza!” “Gli anni passano per tutti” “Per me di meno” “Fatto come sei sempre, probabilmente non te ne accorgi!” “Sei diventato un bacchettone!” “Lo sono sempre stato, ho sempre offerto l’altra guancia” “Ora possiamo parlare di cose serie?”

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“Qui, in questa storia, difficilmente” “Mi presenti al tuo amico?” “Non è mio amico” “Anche se state bevendo insieme?” “E tu saresti un detective?” “Ho capito, stai seguendo una traccia...” “Finalmente!” “Avrei dovuto capirlo subito, non ti ho mai visto bere con una checca” “Checca io?” chiese Quatre, adombrato per essere stato dimenticato durante il dialogo. “Checca tu” dissero all’unisono i due americani. “Io me ne vado, sparisco da questa storia! Si fottano tutti, anche Un, Deux, Trois. E’ l’ultima volta che mi vedete... adesso sarei diventato una checca...” “Quattro aveva chiesto di ridurre i personaggi, ci stiamo riuscendo...” “E se eliminassimo anche lui?” “Non male come idea, dobbiamo tornare alle origini!” (Myr)

Le migliori se ne vanno... “Non si disturbi, so già cosa voglio acquistare, Chevaux de Neptune...” “Davvero un buon gusto signora...?” chiese l’impiegato di Van Cleef & Arpels. “Greta Rogozin” “... non è la prima volta che si serve di noi...” il Grace, un diamante da 10 carati e 33, era troppo visibile per non parlarne. “... non sono mai venuta da voi, solitamente ai regali ci pensano i miei amanti ... mentre questa volta il mio futuro marito, Rogozin, mi ha lasciato libera di scegliere...” “Desidera che consegnamo il suo regalo presso il suo hotel?” “Grazie, per queste cose sono come una bambina che..., preferisco indossarlo subito” “Mi permetta un consiglio, non sia imprudente, Parigi non è una città sicura” “Non si preoccupi, mi so proteggere” disse Greta allargando le gambe e spostando la gonna verso

l’alto “Non si senta in imbarazzo, non voglio sedurla. Dia un’occhiata!” Nella parte interna della coscia sinistra, applicata ad una giarrettiera di colore scarlatto c’era una fondina, dentro di essa una piccola e leggera Glock in polimero, un vero gioiello... “Come vuole lei...” disse l’impiegato convinto dalla perfetta epilazione. Solo più tardi seppe che avrebbe dovuto insistere. Il cadavere di Greta venne trovato nel quartiere latino, nel piccolo giardino Place Saint André des Arts. Pendente, brillante e pistola ovviamente non c’erano più. “Bene, abbiamo eliminato anche Greta” “Peccato, ci sarebbe servita per le scene sexy!” “Ne faremo a meno” “Stai diventando una checca anche tu?” “No, stai tranquillo. E’ per mia moglie, lei dice che le scene di sesso che scrivo sono di gran lunga meglio...” “... delle vostre? non preoccuparti, è sempre così!” (Myr)

Il mosaico non si compone Hob e Marlowe seguirono le auto della polizia... lì vicino doveva essere successo qualcosa... Marlowe fece in tempo a vedere il volto della ragazza prima che ne coprissero il corpo. Era certo di averla già vista, ma non ricordava dove. “Se tu bevessi di meno...” “Zitto, strafatto, sto pensando...” “Di recente?” “Non lo so, non cercare di aiutarmi, sto provandoci io” “Prova con qualche magia” “Per esempio?” “Butta una moneta per aria, se non torna giù...” “Salgo io per andarla a cercare... forse hai ragione, la strada è questa, pronuncio una parola magica e trovo quello che cerco... Trovato... Yorkshire!” 311


Sul caminetto dell villa c’era una cornice liberty, lavorata finemente. Sotto il vetro una foto con i due vecchi e, in mezzo a loro, una stupenda ragazza, la stessa che ora giaceva sotto il lenzuolo. Le tessere erano sempre più numerose ma il mosaico non si componeva. “Forse ha ragione Hob, dovrei bere di meno...” pensò Marlowe dirigendosi verso la seconda delle due isole. In Rue Saint Louis en l’Ile, da Berthillon, avrebbe potuto trovare consolazione con il migliore sorbetto della città prima di congedarsi da Parigi. (Myr)

Tutto chiaro? Marlowe adesso era seduto davanti alla scrivania (per la verità più che una scrivania era una montagna di periferiche, ciabatte, hd esterni, lettori e spinotti di ogni passo) di Tixo Warpole. Non aveva voluto neanche una lira. Aveva semplicemente chiesto, a cose fatte, di poter ricevere un pompino da Lauren Bacall, con la possibilità di filmarlo e di metterlo in rete. Marlowe aveva dovuto penare parecchio per convincerla, e aveva ottenuto solo un “ni”. Trovare l’intero testo di tutta la vicenda non era stato facile: i pdf disponibili in rete erano incompleti (va ricordato), d’altra parte quei due spilungoni erano sempre fatti o ubriachi, non ci si poteva aspettare niente di buono. Ma Tixo era entrato nei pc e aveva catturato le versioni originali, poi aveva messo tutto in sequenza cronologica e poi aveva cominciato ad analizzare i file. Marlowe continuava a non capire un cazzo. Non riusciva ad afferrare neanche il concetto di “testo in formato digitale”, comunque aveva capito che al giorno d’oggi esistono delle specie di congelatori che trattengono tutto il testo scritto da una macchina da scrivere. Poi bastava mettere un tubicino nel congelatore e il testo si scioglieva e si trasferiva in un’altra macchina da scrivere, che lo riscriveva lì per lì. Tixo provò il vaglio di almeno 34 codici militari, compreso quello di Al-Qaeda ma non ne vennne

fuori niente. Passò il testo con tutti gli antivirus che aveva. Niente. Sembrava solo un’enorme ammasso di cazzate, senza una logica e con una complessità crescente. Qualcosa tipo i modelli matematici di evoluzione deterministici e probabilistici. Provò la validazione col modello di Malthus deterministico discreto e continuo. Provò quello di Luria e Delbruck sulla mutazione di popolazioni batteriche... niente Andò a mangiare un fishburger, poi fece il vaglio sul modello deterministico per le mutazioni genetiche, sul Modello di Malthus con coefficiente di crescita stocastico, l’esempio della strategia di “bet-hedging” con i relativi processi di ramificazione. “Fanculo” disse, telepaticamente. Non funzionava neanche con l’evoluzione con crescita limitata e men che meno con modelli logistici continui. Passò allora i modelli e fitting dei dati sperimentali. Modello logistico per la speciazione Modelli di evoluzione di popolazioni conviventi: (a) predatore-preda o di Volterra- Lotka; (b) diffusione epidemie; (c) competizione; (d) cooperazione Modello logistico per la selezione naturale, Modello per la migrazione, Modello stocastico per la deriva genetica. Il più adatto sembrava il caos deterministico e il modello logistico discreto di May, ma alla fine, quando il caso sembrava risolto, provava a rigenerare il testo sul modello di May e il computer si inchiodava. “Fanculo”, disse di nuovo. Alla fine gli vennne in mente l’uovo do Colombo... E se il testo fosse stato scrittto con un Mac? Si mise a guardare attentamente lo script di AppleScript-THT. Sapeva bene che il virus sfrutta una falla nel Desktop Remoto, consente agli aggressori di registrare tutto quello che viene digitato sui Mac infetti, di scattare immagini tramite la telecamera integrata, di catturare schermate, di farsi mandare le password degli utenti e di attivare la condivisione dei file. Apre alcune porte nel firewall di Mac OS X e disattiva 312


i log di sistema nel tentativo di non farsi trovare. Quello che non sapeva era come poteva essere stato inviato. Copiò il testo su un portatile Mac, staccato da tutto il resto. Si collegò con i pc di Myrddin, di Klaus e del Fondatore (perchè risultava tra i contributors) Non fu difficile trovare la password. Fu un pò più complesso scoprire che la password non abilitava il virus solo al login, ma anche mentre veniva digitata nel testo corrente. “Password” era una parola che Marlowe capiva, come Abracadabra. “Qual’è questa fottuta password?” chiese “SETH” rispose Tixo. Nel listato html la parola SETH si vedeva adesso evidenziata. “Ho capito” disse Tixo. Questa parola abilita sdelle variazioni incontrollabili, gli scritttori non c’entrano niente. Il testo si modifica dopo che loro hannno scritto. Tanto non rilerggono mai. Tuttalpiù ricopiano dei pezzi di testo vecchi senza verificare se se lo ricordano. Copiano, incollano e riscrivono. Ma non si sono accorti che la parola SETH ha cambiato il loro banale romanzo di avventure in una babele letteraria... Sarebbe piaciuta a Borges, questa cosa. Dunque, vediamo... la parola SETH compare per la prima volta in Carne di culo bis (sliding doors) - 8, quando recita: “Seth e Richard Gecko erano lì sulla porta ad aspettarlo”. Poi ricompare in Carne di culo <10 + 1, dove si dice: “Non solo adulto ma soprattutto cattivo, tanto cattivo da castrare suo zio Seth”. Poi in Carne di Culo 18 (15,5+1+x): “disse Micerinos al dio Seth, che stava in piedi dietro di lui”. Di nuovo, qui in Carne di culo - 522, dice:”Sapeva di Seth e di Horus e sapeva anche che Horus si incazzava sempre...”, poi al capitolo 526: “Seth e Horus, invecchiando, avevano perso la loro battaglia”. Eccolo ancora in CARNET DE CULO Chapter 16: “Carnet notò qualcosa che gli procurò un deja-vù: una statua egiziana, raffigurante il dio Seth, ochieggiava nella penombra di una nicchia del loggiato”. “Che mi prenda un colpo!” disse Marlowe

“Che succede?” Chiese Tixo “Ma quella frase... ho come un dejà-vu...” “Vale a dire?” “Quella frase è un pezzo della storia dove ci sono anch’io, solo che al posto del mio nome c’è quel francese...” “Mi sa che ti sei beccato il virus” disse Tixo “Come sarebbe a dire? Sto benissimo” “Marlowe... cioè, Humphrey... non so se te ne sei reso conto, ma tu sei morto a Hollywood il 14 gennaio 1957...” “E se fossi morto che me ne importerebbe del virus?” “E’ un virus informatico. Tu sei vivo grazie all’informatica, ma in quel mondo ti sei preso un virus” Marlowe era convinto che Tixo fosse un ciarlatano, oppure che il tutto fosse una faccenda di sedute spiritiche, roba da perversi europei” “E’ questa parola a far cambiare tutto, nel romanzo - disse Tixo per distoglierlo dai suoi pensieri - Tutte quelle faccende di cambi di realtà, incongruenze, persone che piombano nella vicenda da dimensioni sconosciute...” “E’ il virus!” disse Marlowe, senza capire “Già” disse Tixo soddisfatto “Capisci, Humphrey? Tutte quelle minchiate sull’Helleborus, sull’isola di merda, sui due vecchi, sul gemello negro...” “E’ il virus!” ripetè Marlowe, senza capire “Già già” disse Tixo, sempre più soddisfatto. Poi chiese ansiosamente: “chiamiamo Lauren?” (flack)

Yorkshire/Genova Centro “Hai tenuto il testo originale?” chiese Myr-il-CuiNome-Non-Può-Essere-Nominato “No, perché?” rispose Grande klaus “Puoi rispondermi e basta?” “Devo rispondere come vuoi tu, o come voglio io?” “Pare che un virus abbia mandato in merda tutto quello che abbiamo scritto” “E tu non hai tenuto un originale?”

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bacinella di ferro smaltato (bianca con il bordo blu interrotto da un monogramma molto elaborato elaborato) che era appartenuta addirittura alla sua bisnonna. La riempì di acqua calda e come al solito preferì il bicarbonato al sale da cucina ed evitò con cura di aggiungere altri sali profumati, una scelta troppo effeminata per i suoi gusti. Prima di bagnarsi i piedi prese la borsa di pelle marrone che era appoggiata sul bracciolo della sua poltrona da riposo. L’aveva trovata la sera precedente su una panchina di fronte al prortone di casa; si era ripromesso di portarla al Met, ufficio oggetti smarriti, ma gli era mancato il tempo. La curiosità ebbe il sopravvento sulla prudenza e si accinse ad aprirla non prima di avere immerso i piedi nella benefica soluzione. Il senso di benessere che lo pervase fu subito azzerato da quello che vide nella borsa.

“Te l’ho chiesto prima io. Secondo te perchè te l’ho chiesto?” “Perchè TU non l’hai tenuto” “Fanculo, eh” “Sì, sì, fanculo” (flack)

Forse... “Può darsi...” “Cosa?” “Salvato no ma...” “Cosa stai dicendo?” “Da qualche parte...” “Vuoi spiegarti?” “Dovrebbe esserci una stampa...” “Certo, anche appesa al muro ho una piccola incisione di Durer!” “Non fare dello spirito... ne avevo stampato una copia...” “Perchè?” “Perchè non mi fido di Quattro” “... e... “ “... e volevo vedere se un altro editore...” “Dove l’hai messa?” “L’avevo in borsa quando abbiamo incontrato Marlowe la prima volta” “No. Quella è la storia modificata. Noi siamo qui. Marlowe era a Londra, in Bedford Square” “No. Marlowe è un personaggio fantastico... non è ne qui nè a Londra nè in nessun altro luogo” “L’avevo nella borsa, te lo assicuro” “E ora la borsa dove è?” “bella domanda!”

(Myr)

Winnie’s hamletic doubts

(Myr)

Lost and Found Winnie controllò che tutte le luci della casa fossero spente, che le finestre fossero chiuse e che il gas in cucina fosse ben chiuso poi salì verso le sue stanze cercando di non fare scricchiolare i gradini. Si mosse piano verso la luce di cortesia che rimaneva sempre accesa, si sedette sul letto e si tolse le scarpe. I suoi piedi erano gonfi, come tutte le sere. nel suo bagno personale c’era una

Winnie, in qualità di Guardiano della Porta di Sopra, aveva capito tutto, o quasi. Capiva il suo ruolo nella faccenda, e ne intravedeva lo statuto ontologico. Sapeva benissimo di essere un personaggio del racconto, e sapeva addirittura che non era stato collocato gerarchicamente dove la sua statura spirituale avrebbe imposto. Nondimeno, accettava questo ruolo con la dignità che gli era innata, la stessa dignità con cui per anni aveva dovuto impersonato il ruolo di chaffeur in una casa di gente quantomeno ambigua. Sapeva perfettamente di essere simpatico agli autori (probabilmente il più simpatico) ed era chiaro che Myr, rimettendo la borsa nelle sue mani, gli assegnava il compito di sviluppare la faccenda oppure di farla morire. Il bicarbonato cominciava a fare effetto, e i piedi di Winnie vivevano il loro momento quotidiano di ristoro. Il problema dei piedi era risolto. A fianco della poltrona, per non doversi alzare con i piedi bagnati, teneva sempre una bottiglia di Legavulin 16 anni. Gli piaceva, ma non era il suo preferito (Winnie

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beveva solo bourbon, e lo sceglieva tra quelli più economici). Il motivo della scelta era un promemoria: la distilleria che lo produce è situata in una piccola valle nella costa sud dell’isola di Islay, ed è particolarmente vicina alle rovine del Castello di Dunyveg. Era da quelle contrade che 1000 uomini erano partiti per combattere insieme a Robert the Bruce nella battaglia di Bannockburn nel 1314. In quella battaglia il suo avo Sir Warldo Winnicott Willaby (detto The Web) si era distinto gloriosamente. Robert the Bruce, non potendogli assegnare un casato, nel 1318 lo condusse nel Castello di Dunyveg e gli consegnò una delle chiavi per il Mondo di Sotto. Se fosse stato necessario, quell’accesso era sempre disponibile, ma la memoria di Winnie cominciava a perdere qualche colpo ed ecco quindi il motivo del Legavulin. Winnie guardò il Lapis malvitensis che era contenuto nella borsa. Lo aveva visto una prima volta nel 1734, poi lo aveva personalmente ritrovato ad Annuradapurha, nello Sri Lanka, nel 1881, lo aveva riportato in Italia, e risotterrato a Malvito. Poi sapeva che era stato portato in un museo americano e successivamente trafugato. E ora, le Potenze di sotto lo avevano recapitato direttamentye a casa sua. Tutto questo aveva un senso, ma Winnie non riusciva a trovarcelo, specie dopo il terzo bicchiere di Legavulin. “Strano...- disse - nella borsa avrebbe dovuto esserci la versione originale del racconto...” Suonarono alla porta. Winnie detestava che suonassero alla porta quando aveva i piedi a bagno. (flack)

Five o’clock Il tichettio della pendola Smith-Enfield sistemata sull’architrave del caminetto faceva da contrappunto al tintinnio dei cucchiaini nelle vecchie tazze Royal Doulton con i disegni di caccia alla volpe. Nelle tazze, l’infuso di Lapsang Souchoung Fukien appena addolcito con una punta di miele di zagara e neroli. Nella casa,

un profumo di cera d’api misto alla lavanda dei cassetti. Un vecchio grammofono, con il volume al minimo, faceva uscire flebilmente Le Petit Negre di Debussy. Fuori, in giardino, lo Yorkshire era sempre lo Yorkshire, con le sue foglie di olmo nei viali, le folate di vento improvvise e i muri a secco in pietra scura nelle campagne. Il cielo grigio, con fugaci sprazzi d’azzurro tra nembi scuri, forieri di piovaschi. La pendola Smith-Enfield scandì le 17. Il trillo del telefono turbò una quiete che sembrava millennaria. “Si?” “Sono Tixo” “Mm” “E’ passato un certo Marlowe. Un sosia di Humphrey Bogart che fa il poliziotto privato” “Ti ha minacciato?” “Neanche per sogno” “Cosa gli hai detto?” “Gli ho inventato una pantomima, gli ho detto che era tutta colpa del computer” “Quindi quella storia della password...” “Hey, ma voi come fate a sapere della password?” “Non preoccuparti di questo. Piuttosto, se l’è bevuta?” “Non credo, non mi ha pagato” (flack)

Le copertine A Dodici piaceva la tre, a Uno piaceva la 5, all’editor, che si chimava Trentasei, piaceva la due, a Tre non ne piaceva nessuna. “Ma perchè pensiamo alla copertina? Non abbiamo ancora il testo!” disse Ventiquattro. (flack)

A due piaceva la due a Tre piaceva la 5. “Ma il testo dov’è” chiese Tre (flack)

Dubbi...

“Stanno decidendo la grafica della copertina?” “Non mi pare, credo che non abbiano un cazzo da fare e fanno finta di lavorare...” 315


“A me piace la 5” “Non cadere nella stessa trappola! Non è così che si decide una copertina, si chiama un grafico, gli si dice di leggere il testo e di arrangiarsi seguendo la linea della stessa collana...” “Ho capito. Mi ricordo di una volta che persino la donna delle pulizie...” “... aveva detto che non le piaceva e non se ne è fatto nulla....” “Sì, le cose andavano così... il grafico rifaceva il lavoro in due versioni, una brutta e una bella... così la scelta la faceva lui...” “...tranne quando il cliente sceglieva quella brutta!” “Pagava lo stesso?” “Non sempre!” “E perchè uno faceva il grafico?” “Meglio che non te lo dica!” “Ho capito lo stesso” “Ora cerchiamo di capire cosa sta succedendo. Ecco cosa penso: gli editori sanno la storia dei testi modificati ed hanno loro la copia che hai perso.” “Come fai a dirlo?” “Deduzione. Vedi traccia della pietra di Malvito nei disegni della copertina?” “No” “Se ne parla all’inizio, tutti la vogliono, poi se ne riparla al 135esimo, quando Winnie la trova nella borsa. Non è un elemento marginale, è il nocciolo stesso della storia, io l’avrei utilizzata almeno come elemento decorativo...” “Sempre che nella storia originale ci sia una Pietra di Malvito...” “Che ne dici?” “Se fossi un giapponese a questo punto l’harakiri sarebbe d’obbligo... Avere scritto un libro e non sapere nulla della storia che c’è dentro!” “Potremmo separarci, ognuno potrebbe scriverne una parte senza leggere quello che l’altro sta scrivendo o ha scritto... sarebbe la stessa cosa...” “La prossima volta scrivo delle favole per bambini” “Come se fosse più semplice... e poi cosa sucederebbe se ti cambiassero i testi anche lì? Prova a pensare se una gita in un giardino pieno

di fiori si trasformasse in un horror sadomaso?” (Myr)

Contrordine “Buttate via tutti i layout, l’autore ha detto che la copertina deve mostrare assolutamente la Pietra di Malvito” disse Otto. “Ma che cazzo chiamano un grafico, se sanno tutto loro?” disse Novantasei. “Non rompere sempre i coglioni! Ci vogliono quella cazzo di pietra? E tu metticela e facciamola finita” “E tutto il lavoro fatto prima? Chi me lo paga?” “Erano prove, eravamo stati chiari. Si paga la copertina approvata” “Sì? E se questi per un anno mi fanno fare e disfare?” “Vabbè, nella prossima riunione vedo di chiarirci un po’ le idee...” “Vengo anch’io alla riunione?” “Per carità, lascia stare!” “Ma allora, se non conto un cazzo, perchè mi avete fatto leggere tutta quella merda di romanzo?” “L’hanno chiesto gli autori. Uno ha detto: si chiama un grafico, gli si dice di leggere il testo e di arrangiarsi seguendo la linea della stessa collana...” “E io ho fatto così, come mai adesso non va più bene?” “Sei un rompicoglioni, però, eh!” “E’ un innato senso della giustezza, pardon, della giustizia!” “Sarà, però sei un rompicoglioni” “Cosa ne faccio della stampata?” “Buttala, tanto ce l’abbiamo nel server” (flack)

Who’s ringing? Winnie si asciugò i piedi nell’asciugamano di fiandra, infilò le pantofole e andò alla porta. Prima però ripose accuratamente la Pietra in un piccolo sécretaire. “Chi è?”

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“Sono Carnet De Culo, Winnie” “Buonasera, signore. Mi scusi se la ricevo in déshabillé, a quest’ora faccio il pediluvio” “Winnie, - tagliò Corto Carnet - cos’è questa storia del romanzo che s’è perso?” “Non saprei, monsieur. So solo che si è perso. Era previsto dal canovaccio iniziale che io ritrovassi il manoscritto in questa borsa - disse, indicando la cartella appoggiata vicino alla poltrona...” “Invece?” “Invece non c’era” “ E cosa c’era nella cartella?” “Quella copia del Sunday Times” disse Winnie indicando il portariviste. Carnet si avventò sul giornale, sfogliandolo spasmodicamente. Fu allora che Winnie notò che Monsieur De Culo era visibilmente nervoso. “Qualcosa non va, signore?” “E me lo chiedi?” “Avrei preferito una sua risposta, ma se preferisce, ebbene sì, signore, glielo chiedo” “Mi chiedi cosa?” “Le chiedo se qualcosa non va” “Sono rovinato, ecco tutto” “Economicamente?” “E socialmente. Ro-vi-na-to. Fine della storia” “Nella vita è veramente nostro solo ciò che possiamo tenere con noi durante un naufragio” rispose Winnie guardando fuori dalla finestra. “Winnie, un’altra di queste battute e finisci a fare il pony-express” “Come si è... ehm... rovinato, signore?” “Ma non ci arrivi da solo, maledetto scozzese testa di cazzo? Tutte le mie conoscenze, i miei redditi, le case, le auto... Tutte quelle graziose puttanelle che mia madre mi manda periodicamente da Pigalle... I vol-au-vent au fois-gràs, le capesante, lo Chateau Margot... Non capisci?” “Capisco, signore, ma si può sempre ricominciare... Suo fratello l’ha fatto più volte!” “Non mi parlare di quel bastardo bianco. Io sono nero! Non sai cosa vuol dire! E proprio adesso che c’è Obama, io avrei potuto diventare London Major! E invece tutto sparisce! In quelle pagine ci sono tutte le prove, i miei privilegi, c’è la

certificazione della mia appartenenza! Del mio lignaggio, porca troia puttana!” “Capisco, è un guaio, signore” “Domattina mi condurrete da Lady Cophetua e vedremo di trovare una soluzione! C’è di mezzo anche lei, in fondo. Se necessario la convincerò a parlare con il Principe Carlo in persona”. “Sta bene” disse Winnie “Domattina alle dieci. Con la Rolls. Lucidata a puntino”. “Non credo che sua signoria possegga una Rolls” “Ah sì? E chi l’ha detto? Dove sta scritto?” “Capisco, signore” “Alla dieci. Con la MIA Rolls. Buonanotte”. (flack)

Come Jason Spengler venne in possesso del manoscritto Come capo reparto ai grandi Magazzini LaFayette, Chaliza non se la cavava male. Ma il tenore di vita che aveva derivava da ben altro. Da ragazza aveva conosciuto un orrendo giovanotto: aveva lunghi capelli neri, con un ciuffo oleoso che riavviava continuamente con la mano. Una mano al tempo stesso flaccida e ossuta, di colore cereo, con le dita lunghe e aguzze, che terminavano in unghie assai più piccole del necessario. La sua giacca, sempre rigorosamente blu, portava perennemente sulle spalle quello che poteva sembrare ciò che resta in un sacchetto di patatine fritte dopo essere stato trasportato in una cartella per documenti. Il giovane Jason, fondatore della Venkman, Stantz & Spengler, era fidanzato con una certa Kate Fuller ormai da due anni, ma si concedeva sempre delle puntatine nei quartieri più animosi, dove abbondano non solo le prostitute, ma anche tante ragazze povere (cameriere, d’albergo, shampiste, cassiere o commesse) in cerca di amanti che possano regalare loro un anno, un mese o anche solo una serata di vero benessere. Quand’era giovane Chaliza Mahlijt era molto carina: di origini turche, aveva pelle scura e occhi ammalianti. Faceva la cartomante. Dopo aver letto la mano a Jason si convinse che avrebbe

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hai fatto altro che ...” “E quindi’” “Quindi hai deciso che era necessario riportare le cose sul piano razionale. Tanto vale che ci mettiamo a scrivere un romanzo tradizionale... si tratta solo di scegliere il genere.” “Ci dobbiamo preparare ad una nuova vita solo perchè ho introdotto un paio di personaggi per giustificare il fatto che Jason ha lo script originale...?” “Se devi dare una parvenza di credibilità a tutto quello che succede, che è successo e che succederà in questa storia tra poco dovremo introdurre un migliaio di nuovi personaggi... Prova a pensare cosa abbiamo dovuto fare nei dintorni dell’Eiger! Addirittura abbiamo dato vita a Wilfred, un falegname che si trombava la padrona della pensione... come se fosse importante il fatto che la vecchia si facesse dare qualche colpo da qualcuno!” “Intanto si chiamava Wilfried e non Wilfred...” “E poi, già che c’era, ce lo siamo tenuto per quattro capitoli, uno dei quali semi porno!” “Già che c’era, perchè non utilizzarlo?”

potuto manipolare quel giovane rampollo. Invece Jason la mise incinta e sparì. Fu lei a ritrovarlo , poco prima di partorire, e mettendolo sotto minaccia di una causa si fece passare un appannaggio mensile, senza però che il figlio fosse riconosciuto. Tuttavia Jason ebbe qualche ingerenza nella vita del giovane, a coninciare dal nome: lui avrebbe voluto chiamarlo Sessantanove, in onore della prtatica sessuale da lui preferita, ma per errore il curato di SainMartin lo registro come Novantasei. Novantasei Spengler era cresciuto a Gagny, nella grande periferia di Parigi. Aveva fatto per un po’ il dj in una radio, poi aveva provato a fare il pittore ma alla fine per sopravvivere aveva scelto di fare il grafico. Era un giovane riottoso e taciturno, che apriva la bocca solo per polemizzare e per rivendicare i suoi diritti. Jason non se n’era mai preoccupato, ma negli ultimi tempi le visite di quel bastardo erano diventate più frequenti... (flack)

La sospensione dell’incredulità “Cazzo, ho appena eliminato due personaggi per tornare al cast originale e tu ne fai comparire degli altri!” “La madre di Novantasei serve perchè altrimenti Novantasei ritorna ad essere solo un numero” “Ammesso che tu abbia ragione potevi fare a meno di darle un nome e un cognome, di parlare di lei per mezzo capitolo... Ora, con un nome e un cognome, l’hai fatta diventare un personaggio. Poi le hai fatto fare un figlio che serve solo per giustificare il fatto che Jason ha lo script originale...” “Quindi ho reso credibile ...” “Da quando in qua questa storia deve essere credibile? Hai mai sentito parlare della sospensione dell’incredulità? E’ un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un’opera di fantasia. Da quando hai cominciato a scrivere non

(Myr)

Nuove opportunità “Se l’immortalità fosse fuori legge, solo i criminali sarebbero immortali” “Vuoi spiegarti meglio?” “Sembrerebbe un’aforisma, invece è solo la trascrizione di una frase da Eleventh Hour, di cose così potremmo scriverne migliaia” “E’ un suggerimento?” “Potrebbe essere. Da una parte ci sono i libri, dall’altra, con aumenti esponenziali, i telefilm. Perchè non passiamo alle sceneggiature?” “Non so di cosa parli” “Dimenticavo, tu non guardi la TV. E’ un peccato!” “Unicuique suum!” “Lost, 4000, Heroes, 24, Bionic Woman, Alias, Nikita, Monk, Invasion, Jarod, Leverage, Moonlight, Life on Mars, Numb3rs, Prison Break, Six Feet Under, Dead Zone, Starter Wife,

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Ugly Betty, Vanished... ne ho scelti pochi, ne hai mai visto almeno uno?” “Può darsi...” “Il che significa che non hai visto nemmeno le nuove vie del cinema, i corti. Prova con Entity Nine oppure con Evelyn the cutest dead girl, dei capolavori!” “E noi cosa dovremmo fare?” “Prima documentati, poi ne parliamo” “E la storia di Carne?” “Con tutto quello che abbiamo scritto chiunque può portarla avanti... non c’è più bisogno di noi” (Myr)

Comunicazione di servizio Si comunica che le seguenti richieste di nuovi personaggi sono state rifiutate ( a fianco del nome il numero di voti contrari): - 1x Funk Reil, cercatore di tempeste - 1x Ethel, elementale stella marina - 1x Ala Sonica - 1x Rom, visir delle liane - 3x Mist rias, custode sonico - 1x Timore sacro - 1x Syforce, elementale dell’aurora - 1x Vampata solare - 2x Laura giga, custode celeste - 2x Toel, visir della speranza - 1x Hanusa, elementale radiante - 1x Aeris, elementale aereo - 1x erba a spirale - 3x sprazzo di chiardiluna - 2x erba smeraldina - 2x raggio solare - 1x Ballas, visir degli elettroni - 2x Ra vu, cercatore della folgore - 4x Miele, visir della folgore - 1x Fonch, l’oracolo - 3x Gulan Rias, custode piè veloce - 1x Albero rasoiospino - 1x Milieus, alfiere del mattino - 1x albero di giada senatine - 1x reso pacos, custode dei cieli tersi - 1x Iere, visir delle pallottole

- 1x Rodi gaele, guardiano della notte - 1x Lok, visir della caccia (flack)

Dormiamoci sopra “Vuoi smettere di scrivere? Pensavo di conoscerti...” “Non ce ne è bisogno, tu devi solo credere alla mia versione!” “Bella questa battuta!” “Non è mia, è di Boston Legal” “Sono bravi questi sceneggiatori!” “Nemmeno noi siamo male!” “Proprio per questo potremmo provare... abbiamo un sacco di materiale pronto” “Dove?” “Pensa a tutte le altre storie” “Costerebbe troppo metterle in scena” “Non è detto. Se scegliamo i dialoghi più belli poi possiamo adattarli ad altre situazioni” “Fammi un esempio...” “Non essere pigro, rileggiti un po’ di testi e poi dammi una risposta” “Comandi tu, ora?” “Hai capito cosa ti ho detto?” “Di nuovo?” “Di nuovo cosa?” “Ho capito, dormiamoci sopra!” (Myr)

Just before the deadline Carne scese alla stazione di Genova Brignole. Ebbe subito la sensazione di una città latina: musica di salsa e merengue usciva ad alto volume da un chiostro sistemato in un viale. Aiuole piene di bottiglie di plastica e cartacce, rumori di cantieri e un sacco di straccioni e ragazze grasse e scure in minigonna di jeans. Molti vecchi. Aveva con sè gli un’agenda piena di indirizzi. Marlowe non si era lasciato convincere e così era stato necessario farlo fuori e frugare tra le sue carte. Non sappiamo di preciso quali siano stati i suoi 319


incontri in questa città. Sappiamo che, uscito dalla stazione ha percorso due direzioni: una che va verso mare, l’altra verso il centro della città. Ma nel primo caso non ha raggiunto il mare e nel secondo non ha raggiunto il centro; ha seguito le strade indicate nella cartina, e sappiamo che si è trattenuto a lungo in tre edifici, entrando in due abitazioni private e nella redazione di una radio. Sappiamo che ha preso un caffè al bar Crippa sotto i portici di Corso Buenos Aires. Ha poi aspettato un 15 in direzione levante ed è sparito al nostro controllo. Siamo però certi, grazie alle intercettazioni ambientali e al decreto sicurezza, che ha avuto un incontro con il Fondatore. “Avevo detto che non volevo coinvolgimenti eccessivi, e questo francamente...” disse il Fondatore “Anch’io ne ho pieni i coglioni di coinvolgimenti” “Prenditi un po’ di ferie” “Vorrei proprio ritirarmi, per la verità” “Hai parlato con quei due?” “Sono d’accordo, vogliono mettersi a scrivere sceneggiature di ragazzine con l’apparecchio o di gente sperduta in un’isola” “Tipo l’isola dei famosi?” “No, tipo Lost” “Se loro sono d’accordo, di cos’altro hai bisogno?” “Solo tu puoi chiudere questa faccenda” “Mi attribuisci un potere eccessivo...” “Ma tu sei il Fondatore!.. Sai cosa significa? Carne aveva fame, e tutto il resto che ne è derivato. Parte tutto da lì, non so se capisci... “Pensi che sia scemo?” “No, penso che dovresiti darmi una mano” “Secondo te cosa dovrei fare?” “Prenderti l’incarico di fare il prossimo post e di scriverci semplicemente la parola “fine”

“Hmm, cosa? Hai fame?” “Hmm...” “Fai una bella cosa, mangiati quest’uovo sodo, l’avevo portato per me” “Mi accudisci sempre” “E già” “Non ce n’hai sale?” “No, ho solo un blisterino di Pea & Lerrins” “OK, va bene lo stesso” Stettero un minuto in silenzio mentre Carne masticava lentamente l’uovo. “Cosa è quella specie di stele con la stella?” “Tra mezz’ora lo saprai... dovresti immaginarlo, però” Il mare continuava a frangere. Passarono due gabbiani, e poi altri ancora. A quasi buio la prima stella della sera apparve fulgida. “Ecco” disse il Fondatore “Merdelgeuse! La costellazione del Galuscio!...” “Sì” “Andiamo” disse Carne.

FINE (Derek)

(flack)

Toward the Unknown “Dove siamo?” chiese Carne “Zona Levante, a Quarto” rispose il Fondatore. “Hmm” 320


Postfazione Il mitologema è il modello archetipo che, arricchito da elementi propri di una cultura, dà origine al mito. L’abbandono di un figlio che sopravvive, e divenuto grande, è causa di profonde trasformazioni è un mitologema; La storia di Mosè, di Paride e di Romolo sono i miti da esso originati. I mitologemi sarebbero cioè il materiale mitico che secondo la nota teoria di Vladimir Propp avrebbe dato origine alle fiabe, unitamente a reminiscenze storiche. Carnival Outrage è un mitologema. Per mitologema, secondo la definizione di Károly Kerényi, si intende un complesso di materiale mitico che viene continuamente rivisitato, plasmato e riorganizzato. E’ per questo che la parola Fine è un termine disambiguo. Chi vuole intendere intenda. E questa è la premessa. Ora vediamo di concludere questo libro (?) valutando la parte finale (?). Il complesso di materiale mitico qui prodotto, continuamente rivisitato, plasmato e riorganizzato, subisce una violenta quanto improvvisa interruzione. Nasce di conseguenza il dubbio della complicità tra uno degli autori, che probabilmente vuole andare in vacanza, e il fondatore che altri compiti non ha se non quello di fondare e poi af-fondare la storia. Se così fosse uno scisma potrebbe essere dietro l’angolo, Klaus e Myrrdin potrebbero chiudere il loro sodalizio. Persino queste righe corrono il rischio di non vedere la luce perchè il pdf definitivo è già stato realizzato senza aspettare un eventuale altro testo. Temo quindi di non avere altre occasioni per raccontarvi cosa è successo a tutti i personaggi di questa storia dopo la fine prematura annunciata dal fondatore. I miei saluti più cari. (Myr)

Approccio teoretico o approccio sistemico? di Anentodio Friulzi detto Flacca Le valutazioni espresse da Myr (cfr: Myrddin Emrys, Carnival Outrage “posfazione”) riguardo l’epilogo e l’enunciato “fine” (che si collocano in un punto qualunque della saga carniana, e cioè nell’ultimo capitolo), lasciano intendere che lo stesso Myrddin affronta la questione con un approccio teoretico, ovvero presupponendo che ruoli, compiti e impostazioni canoniche del romanzo in oggetto vengano alla fine rispettati. Stupisce questo atteggiamento, e il primo motivo è che un’epistemologia di carattere teoretico venga proprio da Myrddin, il quale non ha esitato più volte ad uscire di casa e ad avventurarsi nei meandri della narrazione, non dispensando la sua presenza in molti dei livelli topologicamente babelici della vicenda di Carne. Il suo rammarico e le scuse ai lettori sono solo un prevedibile effetto di questo approccio? Così parrebbe, ma noi siamo più propensi a pensare ad un’ennesima menzogna del più gaglioffo e infido scrittore del nuovo secolo, il quale statutariamente si è fatto beffe non soltanto dei lettori ma anche degli editori e dello stesso Marlowe, coinvolto da lui personalmente nella vicenda con un compito che solo ai più ingenui è potuto apparire come unh tentativo di soluzione dell’ingarbugliata narrazione (a questo proposito ricordio a Myr che dovrà corrispondere il 50% degli onorari del signor Marlowe, + il 24% della restante cifra, essendo stata sua la decisione di ingaggiarlo). Sorprende altresì, perché Myrddin si è sempre fatto promotore di approcci sistemici, il cui propellente pragmatico e fattivamente adattativo (“dimenticare le regole della nostra formazione per accettare quello che siamo divenuti, nel mondo al quale siamo giunti. C’è chi ce la fa, dimenticando i fantasmi del passato, e che è pronto a sopportare il pensiero che la nostra società stia per finire. Senza traumi, perché il discorso è il solito: una vita è lunga una vita, e alternative ad una vita in un 321


Colpi di coda

determinato momento non ce ne sono”) sono stati determinanti in tutto lo sviluppo di Carne e derivati, legittimando incongruenze, fornendo un costante contributo euristico al racconto e in definitiva emancipando Carne e la sua storia dal rischio di una banalizzazione (appunto teoretica), che le povere energie di Klaus non avrebbero potuto evitare. Sorprende infine il presunto rammarico, di fronte ad inequivocabili segni di cedimento e trasparenti intenzioni di voler desertificare il campo della vicenda (una serie di omicidi ingiustificati, ma soprattutto il fatidico “dormiamoci su”, inaccettabile da un mago, che proprio nell’area tra sonno e veglia agisce e conduce gli sparuti ma tenaci lettori).

“Non ha parlato di noi” “Meglio” “Ha citato Winnie, Breviglieri... perfino Jason! Tutti personaggi più marginali di noi” “Noi non siamo personaggi” “No?” “No” “Cosa saremmo, secondo te?” “Non lo so. Però la storia è finita e noi siamo ancora qui. Qualcosa vorrà dire, no?” “Sei sempre così ottimista!” “E’ meglio essere...” “L’hai già detto” “Vado in cantina a prendere una bottiglia di Calvados” “Come sopravviveremo?” “Ce la faremo” “Ci annoieremo” “Aspetteremo” “Ma siamo vecchi!” “E allora moriremo” “Prima tu, prego”

(flack)

Le aspettative di Myr

Per lo psicologo Muzafer Sherif un sistema di aspettative è indispensabile per l’esistenza stessa di un gruppo sociale. Questa, in sintesi, potrebbe essere la mia risposta al dotto intervento di Flacca.

(flack)

Avevo delle aspettative. La parola Fine le ha cancellate. Le conseguenze più dirette: la fine temporanea (?) dell’esistenza del gruppo sociale Klaus/Myr e soprattutto la mancata nascita del figlio di Kate e Carne, che avrebbe dato origine ad una nuova dinastia che avrebbe avuto il compito di presidiare l’Ultima Porta. Al primo figlio ne sarebbero seguiti altri tre. In quattro sarebbero diventati i Guardiani dei Quattro Punti Cardinali e durante la grande inondazione, Sobek, il dio coccodrillo, li avrebbe salvati (su ordine di Ra) e Breviglieri e Winnie avrebbero ripreso il loro ruolo. Marlowe poi sarebbe sparito dopo avere visto The Big Sleep, Jason... ma è inutile che vada avanti. Questo è solo il canovaccio che era stato preparato prima della parola Fine. (Myr)

Cominciava a imbrunire. Una leggera foschia esalava dal prato, dalle pietre muschiose, dal cespuglio di rose Chinensis Viridiflora, orgoglio dei due vecchi. La notte scendeva alle finestre come un sipario blu. Accesero le luci. Quell’odore di gas che avevano percepito poco prima, ma sconfitto dai profumi del giardino, aveva una ragione precisa. Ci fu un grande botto, una forte luce. I due vecchi vennero scagliati fuori dalla finestra, ebbero il tempo di scambiarsi un’ultimo sguardo e piombarono, lontano, oltre la siepe di confine. L’urto fu appena avvertito, il terreno sembrò accoglierli, sostenerli, ma poi li risucchiò. Scivolarono in un tunnel vischioso, maleodorante, sempre più lentamente finchè... “Hai capito perchè non ci siamo mai mossi di qui?” “Parli di questo antro?” “E di cos’altro potrei parlare?”

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“Vuoi dirmi qualcosa del gas che hai lasciato aperto?” “Io?” “Chi altri?” “Lasciamo perdere?” “Lasciamo perdere” “Non hai paura?” “Non si ha mai paura quando si è certi di compiere il proprio destino” Continuavano a scivolare, sempre più lentamente... (Myr) iniziato domenica, dicembre 10, 2006 terminato lunedì 27 luglio 2009

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LIBRO VI

FLASHBACK

L’AGNIZIONE THE FIRST SEASON

LIBRO VI L’AGNIZIONE

THE FIRST SEASON

Il nuovo romanzo della Saga di Carne Epilogo degli epiloghi, o inizio di una nuova epopea, che ha al centro l’agnizione di Carne, Fleshback (rezma-tarijn, ovvero “carne tornante” nell’antica lingua di Shitland) intende dimostrare che salvezza e perdizione non sono che due facce della stessa medaglia. E’ necessario sottolineare che l’accreditamento di questi ultimi due libri (Prima e seconda stagione) è assai controverso. Molti, tra i critici più autorevoli, sostengono che si tratti di falsi, prodotti dall’Editore a solo scopo di lucro pagando dei copywriters professionisti che avrebbero simulato con una certa capacità (non priva di audacia) il lessico e lo sviluppo apparentemente incongruente che caratterizza l’intera saga carniana. Interpellati sull’autenticità dello scritto, gli autori

dei primi 5 libri non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. A suffragio della tesi che vedrebbe il testo come apocrifo, c’è il fatto che il Fondatore non compaia tra gli autori, anche se, invero, è sostenibile che il Fondatore, per definizione, sia stato indispensabile solo nelle fasi esegetiche e quindi la sua latitanza (peraltro manifestatasi ampiamente anche nei primi cinque libri) non debba necessariamente essere interpretata come una prova di apocrifia. Per correttezza filologica, è necessario dichiarare che, tra gli autori dei primi cinque libri, uno soltanto (Cinque) ha richiesto un accertamento periziale del testo per ottenere una dichiarazione ufficiale di apocrifia. Ma la cosa no ha avuto seguito poiché la redazione ha sollevato infiniti problemi relativi allo statuto ontologico di Cinque. cfr: Carnival Outrage, “Chi è cinque?” In cui la trattazione lascia aperti molti dubbi (“Non lo so proprio. In ogni caso è un coglione. Ha scritto il suo primo pezzo dimenticandosi del fatto che sarebbe stato subito clonato e che noi 325


lo avremmo letto.” “Forse lo ha fatto apposta.” “Cerchiamo di sapere chi è” “Non sarà facile, sai come ragionano nella casa editrice, sembra che siano nostri nemici. Poi non dimenticare che Cinque è l’assistente di Quattro che nella gerarchia è subito al di sotto della triade.”) arrivando ad avanzare l’ipotesi che sotto il nome di Cinque si celi l’investigatore privato Philp Marlowe. Questa ipotesi viene sostenuta dagli autori, dimentichi del fatto che sono stati loro stessi ad introdurre il personaggio di Marlowe nella trattazione come mero espediente letterario.

->> conclude ira “Un rebus? Prima o poi ci capirò qualcosa” pensò e immediatamente, per lo sforzo compiuto, ebbe un attacco di nausea. Riuscì a non vomitare per rispetto della vecchia Bentley che lo aveva servito onorevolmente da quando, ancora bimbo, lo accompagnava dal professor Jirolam Salajdarian, il migliore psicoanalista di Londra (cfr:http://carnediculo.blogspot.com/search?q=carnet+137).

Il suo alito acido stava invadendo l’auto, decise di aprire il finestrino. “Qualcosa non va?” disse con la solita premura Winnie. Chapter 000 Era digiuno da tempo, dunque aveva ancora fame. “Tutto bene, non preoccuparti... mi ha cercato qualcuno?” (Myr) “Sì” “Bene!” Chapter 001 “Cosa hai risposto?” Cercò di allungare la mano verso la credenza, “Come l’ultima volta.” dove l’uovo appariva come un piccolo ventre umano. La giornata era uggiosa e l’umidità aveva “Grazie, Winnie!” Ricominciò a pensare, pronto ad un nuovo attacco arrugginito gli ingranaggi della sua sedia a rotelle, ferma ormai da tempo. Non cera modo di rag- di nausea, alle quattro righe. “Roccia nel nu... uccide la nor.. lucca nor... ordine giungere l’uovo. Decise allora di uscire. Chiamò lucca ... lucca dinero...” Winnie e si fece trasportare in macchina. Winnie “Lucca, Viareggio, Breviglieri, i soldi e la spalo adagiò sul sedile posteriore, con una grazia da...” i ricordi cominciavano a riaffiorare “...e asciutta e dignitosa. Kate!” (Myr)

Chapter 002

“Winnie...” “Sì?” “Winnie, tu sai cosa sta succedendo?” “Sì. Lo so.” “Grazie al cielo!” “Hai notizie della signorina?” “Si.” Fame. L’ultima volta che aveva usato la Bentley nel minifrigo, di fianco ad una demi di Roederer, c’era un sacchetto di mandorle salate. Lo aprì. Di mandorle nemmeno l’ombra. Al loro posto una busta, piatta come una sogliola, piatta, piatta. Dentro un solo foglio con quattro righe: ->> ci credo, luna ->> don cruciale ->> cercando lui

(Myr)

Yorkshire. Chapter 99.

Interno. Luci biancastre dall’esterno. Un’abat jour accesa. Scoppiettìo del camino, nel quale covava polemicamente della brace. Il Kashan Mohtashem sempre più spelacchiato e sfilacciato nelle frange. Due calici di Lalique, uno dei quali abbattuto, recavano ancora tracce di Lepanto rinsecchite. Una scatola di Rahat Lukum, che doveva essere stata aperta istericamente, era rovesciata sul pavimento. Lo zucchero a velo e i dolci erano sparsi sotto il pianoforte. Non uno Stanway, ma un Blüthner del 1854, appartenuto per un breve periodo ad Artur Rubinstein. I due anziani uomini che abitavano la casa si sentivano agire in altre stanze, ognuno in una stanza diversa. Qualcuno al cancello doveva aver tirato il saliscendi, perchè la 326


casa venne traversata da un morbido scampanìo bitonale. Il primo uomo era al piano superiore. “Hanno suonato!” disse. “Ho sentito benissimo, non c’è bisogno che mi informi!” rispose l’altro, vicinissino all’entrata. “Non apri?” “Perchè proprio io?” “Hai risposto a una domanda con un’altra domanda!” “Va bene, allora ti rispondo così: apri tu” “Ma tu sei più vicino” “Già, ma non ho nessuna voglia di aprire” il campanello suonò di nuovo. (klaus)

Yorkshire. Chapter 99bis

“Aspetti qualcuno?” “Vai ad aprire, ti ho detto” “Bella figura che ci facciamo con tutto questo disordine” “Potevi pensarci prima!” “Io?” “Io?” “Ho capito, io sono il tuo servo!” “Finalmente hai capito”

(klaus)

Chapter following the previous two

“Vecchi lo sono, un po’ rincoglioniti lo sono sempre stati, sordi lo saranno diventati” pensò Winnie premendo di nuovo il campanello, questa volta a lungo. “Arrivo, arrivo, cosa è tutta questa fretta?” “Vostro figlio sta male, sono molto preoccupato” disse Winnie a chi stava aprendo il portoncino. (Myr)

Chapter following the previous one

“... sta... male?” disse Grande Merda mettendosi le mani nei radi capelli. “Male come?” disse accorrendo Colui il Cui Nome Non Può Essere Nominato. “Credevamo fosse.... morto!” dissero in coro i due vecchi preoccupati. Il vecchio autista si sfilò un guanto, poi l’altro. Parlò con una voce calma e determinata, senza accaloramenti. Nella sua voce c’era un’autorevo-

lezza e una dignità ignota ai due vecchi: “Non è morto. Non ancora, almeno. Ma è diventato pazzo; assolutamente psicopatico. Non sa chi è, rifiuta la sua identità; e ogni volta che io provo a rammentargli qualcosa del suo passato, in genere, mi malmena. L’ultima volta mi ha frantumato la protesi... circa duemila sterline. Ma non sono qui per i soldi. Sono qui per lasciarvelo. “Mioddio!!!” esclamò il vecchio più laido, Grande Merda Colui andò a versarsi due dita di Lepanto ed ebbe poi una scarica di diarrea. Nessuno dei due disse a Winnie di entrare. “L’ho seguito quando era convinto di essere un rampollo, l’ho seguito nella steppa quando ha sgominato dei trafficanti di bario, l’ho seguito alla conquista di Shitland e alla ricerca dell’Helleborus... ho fatto tutto, come si conviene a un subalterno fedele. Ma ora basta. Io sono vecchio, e Mister Di Culo è uscito fuori del seminato. Se non lo volete ricevere, lo lascerò nel vialetto. Buon pomeriggio, signori”.

I due vecchi, dietro le finestre e con la porta ben chiusa, continuavano a guardare quella sagoma scura accasciata nel vialetto. Cominciava ad imbrunire, e gennaio nello Yorkshire è spesso inclemente. “Non sembra neanche lui, sembra un sacco di stracci...” “Non si muove...” “Che facciamo?” “Tu che faresti?” “Ti ringrazio per la delega, ma ti faccio presente che per un’ennesima volta hai risposto ad una domanda con un’altra domanda. Inoltre, mi sembra veramente strano che tu chieda il mio parere. Sarà forse perche è una situazione di merda e tu come al solito non sai che cazzo fare?” “Hai risposto con una domanda anche tu” “Era una domanda retorica, coglione!” “Sempre domanda era, comunque” “fanculo, fanculo e poi fanculo, vecchio frocio bastardo!”

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“ero etero, prima di conoscerti” “eri gay e non lo sapevi, e questo era il tuo unico lato bello” “Che fossi gay, o che non lo sapessi?” “dammi un bacio” “sei impazzito?” “fanculo, fanculo e fanculo, vecchia carogna di un frocio bastardo!” (klaus)

Awakening

Il tremore era passato, l’adrenalina stava cominciando a fare il suo effetto, il torpore stava abbandonando il suo corpo, le palpebre - ancora pesanti - stavano per aprirsi, le voci stavano facendosi strada forzando il cerume, il soleo destro cominciò a contrarsi e iniziò l’effetto domino, una sorta di primavera dopo un inverno durissimo. “Sono vivo” fu il primo pensiero. “Bella scoperta!” fu il secondo “E tu chi sei?” fu il terzo “E me lo domandi?” fu il quarto “No, sto solo cercando di capire” fu il quinto “Non sarà facile” fu il sesto “Comincio ad averne il sospetto” fu il settimo pensiero subito prima di aprire gli occhi. (Myr)

Chapter 009

“Adesso verrà qui, e vorrà sapere tutto!” “Tutto cosa?” “La verità, la verità sul fratello, sulla madre...” “E tu digliela, questa maledetta verità” disse Colui un po’ spazientito. Ci fu poi una pausa silenziosa. Grande Merda andò verso il piano. Restando in piedi e usando solo la mano sinistra (nella destra teneva un Rahat Lukùm), fece risuonare le prime battute della Sonata per violino e pianoforte di Grieg. “... non è facile...” “é abituato al peggio” “Non è lui, il problema... Di lui non me ne frega niente” “Allora... il problema sono io?” “C’è una cosa che non sai.” “E tu dimmela!”

“Perchè usi il punto esclamativo?” “Lo uso sempre, quando impongo qualcosa.” “Beh...” “Coraggio, Dottor Mouse*” “Beh... fu una delle prime volte che mi penetrasti...” “Che accadde?” “Cominciai ad avere delle strane sensazioni... come... aerofagia...” “E poi?” “Cominciai a ingrassare!” (questa frase fu detta con un lungo sospiro e uno sguardo sognante) “Fu quando andasti ad abitare a Parigi!” “Già, nello stesso stabile di quella baldracca...” “... credo di... capire...” “A Parigi mi feci visitare. Alla fine il mio medico, il dottor Taffery, mi consigliò di rivolgermi a un’ostetrica...” “Quindi, quel... è mio figlio!” “Adesso lo sai” “Cazzo” * Doctor Mouse, follow this link (klaus)

Chapter 010

Tre violenti colpi fecero vibrare la porta. (klaus)

Indicazioni per i lettori

Già dalle prime battute di questa nuova ouverture dell’importante Opera Carniana si impongono alcune riflessioni, dettate precipuamente dalla necessitante conoscenza pregressa per il lettore; conoscenza però che non aiuta in alcun modo a chiarire le prime incognite che emergono nell’enunciazione, solo apparentemente lineare. Si impone quindi una specifica modalità di lettura “ad usum Carnis”. Lettura intesa quindi non come attività di semplice ricezione passiva ma piuttosto sviluppo della capacità di de-costruzione (decodifica) e ri-costruzione del testo, in tutti i suoi aspetti: linguistici, sintattici e contenutistici: individuare quindi la struttura sulla quale l’Opera Carniana si regge, e capire quelle regole e convenzioni che devono essere condivise tra l’autore ed 328


i lettori perché il testo funzioni realmente come forma di ‘discorso letterario’. In quanto tale, il testo dovrà continuamente essere interrogato da noi, e le risposte che ne ricaveremo, desunte dal testo stesso, ci aiuteranno a comprendere i significati più nascosti. Si partirà dal titolo Fleshback, che può sintetizzare l’opera e determinare già in parte delle attese nel lettore. Equivoca è invece, per definizione, la figura del narratore (o dei narratori), voci parlanti del testo ma anche presenti come personaggi nell’azione (omodiegetici) oppure assenti (eterodiegetici) e non necessariamente coincidenti con gli autori, persone in carne e ossa che scrivono il romanzo. I personaggi, spesso posti sullo stesso piano ontologico dei narratori, sono prevalentemente “flat characters”: esseri piatti come delle fotografie, sempre identici a se stessi, mai modificati dagli eventi, neppure dai più nefasti, come la loro morte. La questione della lettura dei testi narrativi in cui la narrazione assorbe e fagocita sia la vicenda che i personaggi pone alcune delle problematiche che la lettura di un testo complesso produce; conduce cioè alle motivazioni ed alle finalità della lettura. In questa continua ricerca, Flashback può diventare proprio il migliore manuale narrativo, che ci parla e ci permette, superando la barriera dell’incredulità, di liberarci da tutte le costrizioni che ci impone una qualunque visione della realtà, dopo averci convinto che la realtà è solo un mutevole campo semantico. L’ Opera Carniana è quindi un assoluto capolavoro, al quale Fleshback non può che aggiungere fulgore; è una scrittura definibile come “il testo di pregnanza totale”, il mezzo d’elezione per comunicare l’incomunicabile, anche se in effetti si tratta di una comunicazione temporalmente “ritardata”, dove sta a noi scoprire il messaggio carniano, anche se sempre, costantemente questo messaggio può risultare apparentemente oscuro. Questo significa imparare ad interagire con il testo, ponendoci non passivamente di fronte ad esso, come sempre più spesso mezzi di comunicazione di massa, come la televisione, ci impongono di fare, ma imparare invece ad affrontare un testo letterario convinti non solo di poter ricevere qualcosa dal testo ma anche di essere in grado di dare qualcosa

noi ad esso, magari una nuova interpretazione. Ma attenzione! Molto spesso i grandi romanzi tendono ad affrontare enigmi fondamentali o a meditare su interrogativi importanti. L’Opera Carniana non ha nessuno di questi obiettivi. E’ forse il primo romanzo della storia che non si propone alcunchè, e in questa totale e assoluta libertà è già contenuta la sua totale e assoluta supremazia linguistica, retorica e semantica, di cui Fleshback sarà il punto di non-ritorno. La Saga di Carne di Culo è l’unica opera la cui completa vacuità tocca il sublime monismo del significante senza significato. Dell’accadente senza accaduto. E soprattutto, e ancor di più, dell’assoluta mancanza di effetti. E’ finalmente giunta l’ora di affermare risolutamente che il segno più rimarchevole della grande letteratura, e la cifra elettiva dei capolavori di questo millennio, consisterà nel permettere ai problemi di rimanere tali, senza alcuna pretesa di lenirli o peggio di porvi rimedio. Anentodio Friulzi (klaus)

Chapter 011

Tre violenti colpi fecero vibrare la porta ma se ne accorse solo Carne. Tre colpi violenti che lo sprofondarono nel panico e lo obbligarono a rintanarsi di nuovo in sé stesso retrocedendo nei meandri del cervello. Soffriva mentre si riattivavano antichi ricordi. “Carne-di-Culo! Carne-di-Culo! Car-ne di Cuu-looo!” Le grida degli altri bambini lo stavano facendo impazzire. Vestito da marinaretto, con le gote rotonde e paffute, divise da una profonda fossetta, stava in piedi in mezzo al cortile della scuola, come inebetito. Provava dentro di sé una sorta di disprezzo per quei suoi compagni così aggressivi, “Una specie di branco di pirañas anali” pensò, e sputò per terra. La maestra Mizzi aveva cercato di difenderlo, ma appena fuori della classe i ragazzi cominciavano a spintonarlo e a prendersi gioco di lui, loro, che erano brutti e dovevano coprirsi il culo coi pantaloni.

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“Siete nella merda, ragazzi” mormorò Carne, “Siete proprio nella merda”. Raccolse in silenzio le sue cose, sparse per il cortile, e si allontanò seguito dalle grida e dalle risate. Altri tre violenti colpi lo riportarono in vita. “Siete proprio nella merda” mormorò “Chi?” si disse “Loro” si rispose “Loro chi?” si ridisse “Loro, tutti, voi, noi” concluse aprendo la porta dirigendosi verso la porta. (Myr)

Chapter 011 - The Phlegma inside

“Non penserai mica di cavartela riciclando pezzi dei vecchi romanzi!?” “Cosa ci sarebbe di male?” “Saremmo pagati due volte per lo stesso lavoro.” “Ripeto la domanda: e cosa ci sarebbe di male?” “si avvalorerebbe l’idea che gli epiloghi sono già scritti...” “forse è davvero così” Carne non riusciva a capire se questo dialogo stesse avvenendo nella sua testa, nella sua memoria, o se invece non stesse provenendo da quella stanza calda e accogliente - anche se invero un po’ polverosa - che si trovava al di là di quella porta di rovere, i cui fregi di carattere vittoriano lo irritavano, mostrandogli inequivocabilmente tutta la sussiegosa indifferenza che quell’Inghilterra, che pure lui amava, in quel momento opponeva al suo apparentemente perentorio, ma in realtà quasi disperato richiamo. Pensò per un attimo che forse aveva sviluppato un pensiero troppo articolato: i lettori contemporanei non possono letteralmente sostenere un periodo che si protragga per più di due righe, e nel quale compaiano degli incisi che interrompono un rassicurante flusso neuronale, abilitato da un costrutto lineare. Si consolò fugacemente pensando che vi era uno scrittore italiano che lo faceva. (klaus)

Visitors

Si accorse di essere malfermo sulle gambe ma riuscì ad arrivare alla porta prima che qualcuno si decidesse a buttarla giù. I ricordi riaffiorarono un’altra volta, ora sapeva di essere un guerriero, di avere lottato e vinto su altri mondi, sapeva anche che non era quello il momento in cui avere paura. Aprì la porta, pronto alla lotta. “Noi crediamo nel dono delle lingue, della profezia, della rivelazione, delle visioni, della guarigione, della interpretazione delle lingue. Siamo qui per aiutarti” dissero all’unisono due giovanotti, camicia bianca, maniche corte, capelli a spazzola, cravatta nera. “Mormoni!” esclamò incredulo Carne. “Cosa cazzo ci fanno qui?” si disse. “E lo chiedi a me?” si rispose. “Chiediamolo ai due vecchi” si ri-disse “Sono occupati” “Stanno ancora litigando?” “E quando mai hanno smesso?” I due giovanotti stavano aspettando di essere invitati ad entrare ma non osavano interrompere quello strano monologo. “Cosa volete?” disse infine Carne. “Lo abbiamo già detto, aiutarti. Noi siamo i buoni, anzi i più buoni come dice la parola mor-mon in antica lingua egizia.” “Cosa vogliono da me?” si disse “Non lo hai ancora capito?” si rispose “Io no. E tu?” “Facciamoli entrare!” “Per me va bene ma la responsabilità è tua!” “Entrate, ragazzi. Vi concedo dieci minuti poi, se non mi spiegate cosa ci fate qui, vi caccio a calci nel culo!” (Myr)

Chapter 013 - Minor details

La ragazza continuava a farsi scivolare la schiuma sul seno e a sbattere le ciglia. Chissà dove diavolo aveva imparato quei comportamenti così sciocchi. Forse pensava di compiacerlo, di rendersi carina. Ma quando lui aveva chiesto alla modella di nudo dell’École Nationale supérieure des Beaux-Arts di passare una serata 330


con lui, pensava che si sarebbe trovato di fronte una tipetta alla Amélie, con il basco, la sciarpa, le calze color pistacchio e un sacco di manie strane. L’avrebbe portata in un bistrot a Montmartre, e per una sera avrebbe finto di essere un turista d’altri tempi, in una Parigi d’altri tempi. Si sarebbero baciati in Place du Tertre con lo sfondo dei quadri, lei si sarebbe innamorata di lui, lui forse anche un po’ di lei, poi le avrebbe rivelato di essere ricco, ricchissimo, e l’avrebbe fatta felice. Per una notte, per una settimana, chissà... Invece le cose erano andate diversamente. Appena salita in macchina, la ragazza si era tolte le mutandine (peraltro microscopiche, e trasparenti), aveva estratto dalla borsetta uno specchietto e aveva subito preparato due striscie, tirandone una con una velocità fulminea e offrendo l’altra a lui. Poi, senza neanche guardarlo, aveva chiesto di andare al Ritz, dove c’erano delle suite “molto confortevoli”. Aveva detto di costare 500 euro, più la coca, che si sarebbe quantificata a cose fatte. Carnet non aveva detto niente. Aveva solo avviato la macchina verso il Ritz. E’ vero, da una parte c’era lo sgretolamento delle sue aspettative, ma dall’altra ci sarebbe stata una serata da solo, a guardare la tv mangiando la solita gelatina di cedro. Dalla finestra, i rumori un po’ ovattati di Place Vendôme si confondevano con il turbolìo sommesso della Jacuzzi. La ragazza era entrata nella vasca dopo essersi scolata una bottiglia e mezza di Laurent Perrier Grand Siecle e una ventina di tartine al foie gras. Carnet era rimasto in vestaglia, stagliato nel chiarore della finestra, con lo sguardo distante. “Vuoi che chiami qualche mia amica per ravvivare la serata?” aveva chiesto lei. Carnet stava per risponderle: “voglio che tu ti rivesta e te ne vada, ti do il doppio di quello che mi hai chiesto, ma sparisci”, quando gli venne un’idea. “Vieni, ti voglio presentare alcuni amici” La ragazza, così, nuda e insaponata, venne condotta nella stanza. Sgocciolò un po’ di bagno-

schiuma sul Kashan Mohtashem e senza alcun pudore prese un Lukum dalla scatola, se lo infilò in bocca e sorrise. Certo, farsi i due vecchi comportava una certa fatica (sapeva solo lei quanta), ma i due giovani incravattati non le avrebbero dato grandi problemi. Ad occhi e croce in una giornata di lavoro avrebbe dovuta cavarsela. Avrebbe chiesto tremila: tutto considerato, un prezzo equo. (klaus)

Chapter 014 - Something’s goin’ wrong

“Come vi chiamate, figliola?” chiese Colui. “Mi chiamo Katherine Fuller, per gli amici Kate” ( klaus)

Gnôthi seautón

“Conoscevamo una Kate?” “Forse più d’una!” “Intendevo proprio una Kate Fuller!” “Parli di quell’attrice porno?” “Vuoi dire quell’attore?” “Perchè annoiare tutti con questi dettagli?” “Perchè qui ci sono due giovani mormoni e non dobbiamo mentire” “Due giovani mormoni?” “Non ti sei accorto che Carne li ha fatti entrare?” “Cosa vogliono?” “Chiedilo a Carne, dice che lo vogliono aiutare” “Speriamo bene, ne avrebbe bisogno” “Parli proprio tu, che lo volevi uccidere...” “Sì, ma quella è un’altra storia” “E di questa storia cosa ne dici?” “Per il momento niente di interessante” “Non sono d’accordo. Arriva Winnie. Arriva Carne. Ora arriva anche Kate, sempre che non sia un attore porno” “Hai dimenticato i due mormoni...” “Sì hai ragione, sicuramente gli autori li avranno mandati per evitare i nostri soliti eccessi” “Per controllarci?” “Più o meno” “Io caccerei tutti fuori di casa” “Chiediamo prima a Carne” “Sì, così lui lo chiede a se stesso e poi si risponde e poi si risponde di nuovo...” 331


“Povero ragazzo, prima o poi dovrà capire chi è” “Io non glielo dico” “Io nemmeno” “Mandiamolo a Delfi!”

Per conoscere se stesso, per risolversi e addivenire alla totale risoluzione di questa tormentata epopea dovrà alla fine scoprire la dimensione de suo Io latente. L’Io latente è l’insieme di quelle caratteristi(Myr) che che ognuno di noi possiede ma non conosce. L’esortazione “conosci te stesso” è un motto gre- Nell’antichità si credeva che risiedesse nei visceri. co (Γνῶθι σεαυτόν), iscritto sul tempio dell’Ora- Anonimo colo di Delfi e può ben riassumere l’insegnamento di Socrate, in quanto esortazione a trovare la veri- Chapter 017 tà dentro di sé anziché nel mondo delle apparenze. Carne e Kate scesero all’Apollonia. Il depliant Tuttavia, nel mondo moderno questa indicazione diceva: Hotel Apollonia is situated in the modern si trasforma nel problema radicale posto alla do- city of Delphi at an ideal location, with majestic manda “Chi sono io?”. Nel nostro caso, Carne viewto the Corinthian gulf. Built in local tradipoterebbe ottenere la conoscenza oggettiva di sé tional style, combines uniquely wood and stoallorquando si trovasse in grado di percepire re- ne. The magnificent rooms and modern facilities alisticamente le varie componenti del suo Io, cioè of all areas ensure a pleasant and luxury stay. At a di riconoscersi nella totalità del suo essere che va distance of only 500m from the archaeological sidall’Io manifesto all’ideale istituzionale voluto tes of ancient Delphi, 25Km from the Parnassus dai suoi autori. mountain ski center and 20Km from the beaches Nessuno come lui ha sperimentato la sensazione Itea and Galaxidi, combines ideally the winter confusa di essere giudicato e valutato dagli altri. and summer sports such as ski and swimming, Carne vive la sua identità sul piano psicologico and the visit to the unique archaeological sites. attraverso una o più immagini di se stesso, ed è se- Carne non sapeva perchè era a Delfi. Kate ci era condo queste immagini che egli si percepisce “fe- andata per 20.000 euro, con la promessa di darsi rito”. Sentirsi ferito o distrutto nella propria im- da fare affinchè carne conoscesse se stesso. magine costituisce una forma di morte psicologica Per il momento nello Yorkshire era tornata la che porta all’annullamento della propria identità tranquillità. e all’impossibilità di proseguire nella conoscenza (klaus) di se stessi. L’immagine è una complessa struttura interiore che riassume relazioni, comportamenti, Chapter without number: stati d’animo, giudizi di valore, attraverso i quali bye bye Delphi la coscienza si concretizza e su questa concretizza- Carne dormiva. Del resto dormiva sempre. Kate zione si organizza ed agisce. uscì dall’hotel. Una lurida topaia per i suoi gusti, Carne non possiede, dal punto di vista psicologi- ma d’altra parte a Delfi non c’era molto di meco, una sua integrità e unità interiore per cui ha glio. Anche 20.000 euro erano una miseria, tutto un’unica immagine di sé, che non è statica, ma è sommato, ma a Delfi ci vuole un po’ di creatività sempre modificabile e di conseguenza può mutare perfino per spendere 20.000 euro in poche ore e sdoppiarsi secondo le circostanze e le situazioni. e poi filarsela. Considerando che il biglietto di Questi sdoppiamenti non riguardano solo il com- ritorno ce l’aveva già, meglio filarsela subito portamento esterno, ma si verificano nella com- e rimandare ad Atene o addirittura a Londra il plessità della struttura dell’Io. problema. In Carne esiste l’istinto di conservazione e l’ equi- Quindi Kate salì su un auto a nolo e si fece portalibrio che ha raggiunto tende a fissare le sue azio- re ad Atene. Quando l’auto arrivò nella cittadina ni in comportamenti stereotipati e fissazione nei di Aliartos il guidatore chiese a Kate il permesso propri ruoli. di andare a fare un po d’acqua e di scolarsi un 332


“Potrebbe essere, impossibile che Colui e Grande Merda siano così rincoglioniti!” “Cosa facciamo?” “Carne se ne è andato, se l’avessimo seguito la nostra copertura sarebbe saltata” “Chiamiamo Venkmann?” “Per dirgli che abbiamo fallito?” “Allora andiamo a Delfi anche noi” “Andiamo” Se ne andarono lasciando i due vecchi al loro battibecco.

ouzo. Kate rimase nel sedile posteriore della vecchia Peugeot e si mise a giocare con il suo IPhone. Dopo circa un quarto d’ora il guidatore non era ancora tornato. Kate andò nel locale dove lo aveva visto entrare, ma dell’uomo non c’era più traccia. Quando ritornò nel piazzale, dove era parcheggiata la macchina a nolo, dovette constatare che anche l’auto era sparita. Non era certo una persona che si faceva sorprendere dalle difficoltà: prima di diventare una prostituta, Kate Fuller era stata un militare, un ministro, una spia, un’archeologa, perfino una capra. Certo, tenendo conto che tutto il bagaglio - ed anche il beauty case con dentro i 20.000 euro - erano rimasti nell’auto, la sua permanenza ad Aliartos non si prospettava molto confortevole. Non c’erano hotel né pensioni; nessun mezzo di trasporto pubblico in partenza; niente taxi. La cittadina sembrava isolata dal resto del mondo.

“Se ne sono andati!” “Ho visto” “La cosa puzzava” “Quale cosa?” “Non fare domande idiote. Non erano mormoni” “Come fai a saperlo?” “Si sono mangiati tutti i lukum e avevano Marlboro nel taschino della camicia” “Quindi non erano mormoni!” “No, spie. Sanno chi siamo. Sanno chi siamo stati. Ora vogliono sapere chi è Carne.” “Ma ora lo hanno visto e sanno dove è” “Ne hanno visto solo l’involucro”

(Klaus)

Chapter 018

“Dove hai preso i 20.000 che hai dato a Kate?” “Perchè?” “Dove li hai presi?” “Dai miei risparmi” “Da quando hai dei risparmi, tuoi?” “Dai nostri risparmi” “Mi hai chiesto il permesso?” “Da quando devo chiederti il permesso?” “Hai finito con domande cretine?” “Perchè mi tratti sempre male?” “Perchè sei una vecchia checca permalosa...” “E di Carne non ti importa?” “Cosa c’entra Carne?” “Qualcuno lo doveva accompagnare” “E li hai dati a Kate! Per 20.000 euro lo accompagnavo io...” ..... I due mormoni non riuscivano a capire di cosa stavano parlano. “Parlano in codice” disse il primo

(Myr)

Business is business

I am a Despatch Rider on duty. Please feel free to contact me should you have any questions about the services that I offer. Call Casey c/o The Busy Bee Cafe ( Derek)

Chapter 027, nello Yorkshire

“Ha sette vite come un gatto!” “Mi sembra che la storia cominci a piacerti” “Devo confessare che ha preso una piega interessante” “Ha simulato la sua morte” “E ora incontrerà sè stesso, in fondo al pozzo” “Mandiamo qualcuno a prelevarlo” “A prelevarli?” “No, uno solo, quello che ha chiamato il Busy Bee Café, l’altro mi sembra che sia in grado di cavarsela da solo”

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“Da quando hai degli amici?” si rispose.

“OK! C’è ancora un goccio di Lepanto?” “No.” “Merda!” (Myr)

Ennesimo lamento di Carne

Oh, deliziosi giorni del tempo passato, oh ingegnosi strattagemmi per concupire giovani fanciulle, oh deliziosi petit-fours al paté di spigola, annaffiati da Sassicaia, in barba a tutte le convenzioni! Dov’è finito quel MIO tempo, in cui io fui altro da me... tempo glorioso, in cui il solo frusciare di un foulard di Liberty mi provocava un’erezione, la quale veniva solitamente meravigliosamente esaudita su maglifici copriletti di seta De Liso, su broccati di Chauvetn, su velluti di Fasgard... e ad esaudirla erano sempre (quasi sempre) giovani fanciulle appena maggiorenni, con lingerie di crêpe de chine e chiome fluenti che emanavano esotiche fragranze! Tutto intorno a me brillava, visto attraverso la rilucenza traslucida di un flute, disturbata un po’ dai perlage meglio distribuiti del mondo. Ah, tempi mirabolanti di Bedford Square, di accappatoi morbidissimi, di centinaia di calzini d’ogni tonalità schierati come militari pronti al sacrificio in un antico cassetto! Tornerà mai quel tempo felice, quel se promener dans l’existence che ci redime da ogni sofferenza?

(Anonimo)

Homecoming

Sul fondo del pozzo giunse il rumore sordo di un HU.Mk5, l’ultimo e più diffuso dei Wessex, elicotteri realizzati in un centinaio di esemplari per la Royal Navy. Nel momento in cui raggiunse lo zenit del pozzo quattro Royal Marine Commandos, tutti vestiti di nero, con passamontagna neri, si calarono velocemente fino alla base del pozzo, raggiunsero il loro obiettivo, lo imbragarono e mentre lo stavano facendo risalire controllarono, armi spiegate, che non arrivassero sorprese dal tunnel orizzontale. I verricelli recuperarono i militari poco prima dell’arrivo di Carne. “Amici o nemici?” si chiese

Come qualcuno aveva previsto nello Yorkshire, fu in grado di cavarsela da solo, almeno durante la risalita. Raggiunse la costa ovest dell’isoletta poco prima che calasse il sole, si tuffò. Si riposò per un attimo su uno scoglio piatto a circa cento metri dalla terraferma che raggiunse poi in poco più di un minuto. Trovò presto un passaggio per Patrasso, e subito dopo un peschereccio lo portò a Vathy, praticamente a casa di Ulisse. “E ora occupiamoci dei Proci!” “Quelli dello Yorkshire?” “Ma sei scemo?” “Era una battuta!” Un vecchio cane semicieco lo raggiunse ed iniziò a scodinzolare. (Myr)

Intermezzo, nello Yorkshire

“Lo hanno recuperato. L’elicottero è già sulla Ark Royal” “E l’altro?” “L’altro sta bene... ma non ti eri rotto i coglioni di questa storia?” “Va bene, hai ragione, ma cerchiamo di finirla in fretta” “E come?” “Uno se ne torna in Bedford Square a scoparsi le cameriere (v. Carnet, 114) e l’altro lo mandiamo su qualche pianeta di merda, poi mi cerco una casa a Londra e tu te ne vai a fanculo!” “Non mi sembra una cattiva idea, soprattutto la seconda parte. Lo hai detto tu ma avrei dovuto pensarci prima io. Vuoi che ti aiuti a fare le valige?” “A quest’ora di notte?” “Chiamo Winnie. Ti verrà a prendere. La camera degli ospiti è sempre pronta.” “E tu cosa farai?” “Chiedilo a Kae” “Kae, chi è Kae?” (Myr)

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Truth-seeking

Quella cosa che era sembrata Kate stava riflettendo sul fatto che presto sarebbe diventata otto e che, per tornare a Londra, sarebbe servito un intero charter. I quattro si infilarono nella prima toilette. Poco più tardi ne uscì solo una ragazza. “Londra Gatwick, per favore, ho un biglietto a mio nome” “Suo nome?” “Fuller, Kate Fuller” La vera Kate Fuller era in tutt’altro posto, era nei vecchi depositi dei grandi giardini a ovest del centro. Da tempo aveva il sospetto che l’Helleborus Foetidus che serviva per la Salsa fosse una mutazione programmata a tavolino. Timothy Lovejoy Higgins aveva studiato per anni il caso. Si trattava certamente di un Helleborus Foetidus ma il modo in cui cresceva lo lasciava perplesso: tutti gli esemplari che lui aveva analizzato, quando lavorava come capo giardiniere ai Kew Gardens, difficilmente superavano il metro di altezza e l’odore sgradevole proveniva dalle piccole ghiandole sparse sulle brattee e sui peduncoli. Più di una volta aveva prelevato delle piccole piante a Camberwell Green, le aveva trapiantate nel giardino di casa, le aveva concimate, innaffiate, coccolate ma non c’era stato niente da fare, crescevano regolarmente, rispettavano le regole della loro razza. Solo quelli di Camberwell Green erano alte, forti, anche se i rami si spezzavano con una certa facilità. Si rassegnò quindi, ogni volta che doveva raccogliere un po’ del prezioso liquame, a recarsi nel parco della vecchia villa. TK (True Kate), chiamiamola così per differenziarla da quella cosa che stava per arrivare a Gatwick, stava frugando tra le carte ingiallite del vecchio capo giardiniere sperando di trovare degli indizi, anche solo un appunto che la aiutasse a capire cosa era successo e soprattutto chi ci fosse dietro quella storia prima che le scorte di Salsa si esaurissero. A circa 50 chilometri di distanza stava atterrando

un Airbus A319.100 della Olympic Air. A bordo c’era un solo passeggero, anzi una sola passeggera. “Sono stati previdenti... non sapevano in quanti saremmo saliti sull’aereo e mi hanno fatto trovare 128 biglietti, avrei potuto dividermi sette volte ma forse non sapevano che stavo finendo le mie dosi di Salsa. “ “Speriamo che almeno Stanz sia venuto a prendermi” Stanz la stava aspettando con due biglietti del Gatwick Express. “In treno?” pensò per un attimo di colpirlo in mezzo alla fronte. “L’unico mezzo per arrivare a Victoria in mezz’ora... in macchina ci avremmo messo il triplo” “Hai portato una dose?” “Non ne ho trovato” “Coglione!” “Venkmann mi aveva detto che se sarebbe occupato lui...” “E se ora mi raddoppio e se subito dopo mi quadruplico, come la mettiamo? Andiamo a dire a Venkmann che subito dopo mi serviranno sedici dosi? E che se non le trova tutti vedranno cosa c’è dentro di noi, le nostre vere spoglie?” TK trovò un foglio stropicciato con due nomi, Colui e Grande, e sotto, sottolineata, una breve frase: loro sanno. (Myr)

Drugshift

“Sarebbe ore di dirlo” “Dire cosa?” “Che Carne non esiste, che è solo una mutevole proiezione di due vecchi rincoglioniti! “Scusa, hai parlato di due vecchi rincoglioniti: uno sei tu, l’altro chi sarebbe?” “Dài, piantala, non ho voglia di litigare” “Allora mettiti al lavoro, e vedi di tirare fuori dalla merda tuo figlio!” “Vorrai dire nostro figlio” “fra un po’ arriverà qui quella donna, e saranno cazzi” “Ma non l’avevamo pagata perchè stesse dalla

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nostra parte?” “Credevamo fosse lei, e invece era un’altra” “Uffa, non mi tirare dentro queste storie. Non arriverà nessuna donna, perchè stiamo inventando tutto noi!... è tutto materiale che proviene dalle nostre menti malate! Adesso spegneremo la luce, io mi laverò i denti, tu metterai la dentiera nel bicchiere, e poi dormiremo sereni. Non arriverà nessuna Kate, ne vera né falsa” “... dici?” “Per una volta non polemizzi con quello che ho detto, e questo mi sembra strano...” “Ma va?” “Beh, buonanotte” Il tonfo fu breve e delicato. Kate aveva forzato una finestra al piano di sopra ed era entrata. Aveva sceso fulmineamente le scale e adesso era davanti alla porta con uno shitgun spianato. Parlò con voce calma, quasi esausta, come se quel dover rivendicare qualcosa l’avesse ormai logorata. Parlò con pazienza, spiegandosi bene, in modo che i due vecchi non avessero dubbi: “Voglio la ricetta della salsa e voglio uscire fuori da questa vicenda. Oppure entrarci dentro definitivamente. Quando ho firmato il contratto, mi hanno detto che questa vicenda avrebbe avuto un lieto fine. Io pensavo che dopo una decina d’anni di merda, sparatorie, viaggi e sesso scadente avrei trovato un buon marito, uno dei due, non importa quale... avrei messo su casa, magari... in questa bella villetta, e avrei scodellato un paio di pargoli, da accompagnare alla scuola con una station wagon. Avrei fatto torte di mele e marmellate di mirtilli...” “Miss Fuller...- disse Colui - nessuno al mondo sa più di lei sulla salsa. Le ricordo che suo nonno in punto di morte le passò il segreto. Quindi lei non ha rivali, se si esclude ovviamente l’ultimo erede di Lord Culloden, l’uomo che fondò la Pea & Lerrins e inventò “La Salsa Che Fa Bruciare Il Culo” dalla formula segreta”. “Basta! - disse Kate con fermezza - tutte queste stronzate sulle varie dinastie e i passaggi di consegne non mi interessano. L’Helleborus è una pianta qualunque, voglio il nome dell’ingrediente segreto. Perfino il Fonda-

tore ha parlato della capacità esoterica della salsa di modificare la percezione del reale da parte delle masse, oltre a fare bruciare il culo. Questo è il reale tòpos della convergenza anale, la pietra filosofale. Preferite fornirmi la formula seduta stante, oppure morire?” (Klaus)

Diagrams of reality / Sliding doors

H. test N.1 Carne arranca nell’atmosfera fosforescente del pianeta Kwert. Sa lontano giungono le urla terrificanti dei weghijn. Kate è a milioni di chilometri di distanza, mollemente abbandonata su un divano di Bedford Square. Carnet le sta sfilando il vestito. H. test N.2 Carne 1 e Carne 2 si riunificano e riprendono la conquista di Shitland. Ritorno di Monsieur Taffery come corteggiatore di Kate. Fine orrenda per Carnet ad opera di lady Cophetua. H test N.4 Carne ripudia Kate per infedeltà. Winnie diventa presidente degli Stati Uniti e Carnet si redime divenendo un monaco delle Meteore. Kate ritorna definitivamente capra. H test N.5 Kate è in realtà la figlia illegittima di Breviglieri. I due vengono catapultati a Menfi all’epoca della IV dinastia. Il dio Seth li divora, ma solo dopo avere conferito a Carne l’immortalità e condannato Santanico Pandemonium a vagare in eterno alla ricerca dell’Helleborus. H test n. 6 Carne è un impiegato della General Insurance nella Philadelphia del 1958. Reduce dalla guerra, pluridecorato per lo sbarco in Normandia, ha una bella villetta in periferia dove Kate lo attende canticchiando Young Love di Tab Hunter. Hanno un bambino lentigginoso che si chiama Timmy, e un’altro in arrivo.

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H test n. 7 Tutto riparte dalla cattedrale di Rouen. Carne scopa Kate e insieme ricostruiscono un mondo di giustizia e di verità partendo dal nulla. (Klaus)

E ne rimase una sola

“Preferite fornirmi la formula seduta stante, oppure morire?” Un suono prolungato del campanello fu l’unica risposta alla sua dichiarazione di guerra. “Vai ad aprire” “Perchè non ci vai tu?” “L’ho detto prima io” “E allora?” “E allora ci vai e la smetti di rompere!” “Se la metti così...” Non ci fu bisogno di aprire la porta perchè fu la porta ad aprirsi. La CosaKate l’aveva sfondata con un colpo secco in mezzo agli occhi. “Vecchi stronzi! Voglio la Salsa, me l’avevate promessa” “E questa chi è?” riuscì a dire TK Kate, vedendo il suo clone. “E’ una lunga storia” “Gliela racconti dopo, Vecchio Stronzo!” “No, io sono Colui” “No tu sei stronzo e vecchio e devi sbrigarti a...” Non finì la frase perchè TK Kate, superata la sorprese, le aveva spaccato la testa con la bottiglia di Lepanto. Dalla ferita non uscì sangue ma quella schifosa poltiglia verde che Kate e Carne erano abituati a vedere tutte le volte che ad un alieno avevano tagliato un braccio o la gola. Terminò l’opera con l’aspirapolvere, rimosse il sacchetto e lo gettò nel camino. Ripiegò con calma quel che era rimasto della ragazza, un ‘involucro vuoto, e lo ripose nello zaino. “Allora, ve lo ripeto, preferite fornirmi la formula seduta stante, oppure morire?” “Cazzo!” “Hai visto cosa ha fatto?” “Senza battere ciglio!” “Gliela diamo?” “Sarà meglio!”

“Allora fallo!” “Non mi ricordo dove l’abbiamo messa...” “Solito rincoglionito!” “E allora dagliela tu” “Non me lo ricordo nemmeno io” Kate stava perdendo la pazienza. Bussarono alla porta. (Myr)

Together, again (2)

Carne si era informato. Per tornare a Londra doveva raggiungere Corfù, salire su un aereo e sperare che ce la facesse a decollare. Quella pista che sembrava galleggiare sulla piccola baia di Kanoni non gli era mai piaciuta. Questa era una soluzione. L’altra più comoda ma sempre piena di imprevisti era quella di aspettare che uno dei due vecchi lo immaginasse in un altro posto, poi in un altro e poi in un altro ancora. Prima o poi lo avrebbero immaginato a Londra e lì lui avrebbe proseguito in totale autonomia. A Itaca si stava bene e soprattutto non si sentiva solo da quando il vecchio cane lo aveva salutato scodinzolando. “Sto bene con te” gli disse il vecchio cane “ti aspettavo da anni, non pensavo che saresti ritornato” “Ho avuto da fare, sono stato via” “Nessuno mi ha detto niente, nemmeno quella là che non si è mai mossa dal telaio” “Forse sperava che fossi morto” “Lei no, ma tutti gli altri sì” “Lo so, e non sono i soli!” “In compenso non ci sono riusciti” “Non è detto” “Ho fame” “Anch’io” Non era molto, ma queste chiacchierate lo facevano sentire vivo anche se, come aveva detto al cane, non era certo di esserlo. Ordinò moussaka per sé e una ciotola di souvlaki per il suo amico. (Myr)

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Our novel is now a film!

Guy Ritchie, che nel 2002 si è aggiudicato il Razzie Award per il peggior regista dell’anno, ha fatto un film ispirandosi al personaggio di Carne. Il titolo avrebbe dovuto essere Shitgun ma il suo direttore marketing lo ha cambiato in Revolver adducendo la motivazione che altrimenti ci sarebbe stato il rischio di richiamarsi a Shogun, rivista-contenitore di manga pubblicata dalla Play Press. ...i segni occulti disseminati lungo il film sono tutti elementi di una struttura espressiva che replica l’equivoco della realtà, ovvero l’ingannevolezza delle apparenze... (da MyMovies.it) (Myr)

Home sweet home

Affidare il ruolo di Penelope a Greta lì per lì era parso loro un po’ improbabile. Tra l’altro la ragazza, pur essendo di un’avvenenza stratosferica, con Carne non aveva mai sortito i fuochi artificiali agognati dagli sceneggiatori. Ma il contratto di Greta scadeva a fine 2011, ed era gia stata pagata. Inoltre, forse, Carne l’avrebbe riconosciuta, l’avrebbe identificata come “viso già noto”, e forse questo l’avrebbe aiutato ad identificarla come moglie o ex-moglie. Quando Carne la vide (la ragazza era di spalle, seminuda, e si stava pettinando) ebbe un leggero tremito alla mascella. Forse ebbe anche un leggero formicolio al basso ventre, ma lo attribuì al lungo digiuno alimentare. Greta-Penelope non gli diede molto tempo per riassettare le idee. Dopo un breve bacio, troppo breve per essere il bacio appassionato di una consorte logorata da un’interminabile attesa, passò subito a metterlo al corrente dei problemi: Stanz, Venkmann e Spengler si erano insediati in città, e falsificando alcune licenze avevano cominciato ad accampare diritti sulle loro proprietà. Era il caso che Carne si desse da fare per smascherare quei tre profittatori e riprendere in mano la situazione. Aggiunse che Spengler ci aveva anche provato un paio di volte, con lei. Si era presentato quasi ogni sera in casa con un paio di bottiglie di champagne, e sembrava convinto che sarebbero bastate per

indurla ad assumere comportamenti lascivi. Non come quell’altro, Stanz, che una sera in ascensore aveva estratto il pene eretto e mettendole una pistola alla tempia, senza troppe preghiere o strategie, aveva preteso che lei se ne occupasse tra il secondo e il dodicesimo piano, senza premere il pulsante “alt”. Carne ascoltava attonito le parole di Greta-Penelope, la quale tra l’altro assumeva un atteggiamento vagamente ricattatorio, alludendo a presunte relazioni che Carne avrebbe avuto durante il viaggio che l’aveva trattenuto a lungo in giro per il mondo. Parlò di una sciacquetta altoborghese, una tale Nausicaa, che aveva telefonato diverse volte cercando di lui. Alluse poi ad una giovane promessa della tv, Calipso Culloden, che gli aveva chiesto l’amicizia su facebook. Gli chiese inoltre chi diavolo fosse questa Circe che mandava contuinuamente sms sul cellulare di Carne. Aggiunse che aveva cercato in internet e questa Circe pareva essere una ex pornodiva che aveva poi aperto una casa di produzione per video hard a sfondo mitologico nell’isola di Eea. Carne riuscì solo a bofonchiare delle scuse confuse di fronte a una moglie che non sapeva di avere, per delle relazioni extraconiugali che non aveva avuto. Promise che si sarebbe occupato di nemici che non sapeva di avere, per tutelare delle proprietà e degli interessi di cui non sapeva nulla. (Klaus)

Breve excursus nella terra di nessuno

“Tale mi penso, tale sono” disse Voce 1. “Autodeterminazione?” rispose Voce 2. “No, semplicemente programmazione neurolinguistica” “Ho fame...” Comparve un uovo. “Dunque, siamo quello che pensiamo?” disse Voce 2 “Già... siamo dei! creiamo a tutto spiano!” “Le strade si fabbricano sotto i nostri piedi man mano che camminiamo!” disse Voce 2 battendo le mani in modo infantile. Voce 1 si irritò un po’. “Abbiamo letteralmente rovesciato Descartes” disse Voce 1 scuotendo la testa. 338


no di primavera! Ma lui doveva correre! Erano mesi che Gwen non lo chiamava, che gli teneva il broncio, e a un invito così esplicito (vieni a passarono alcune immagini di Camberwell Green. infilarmi in bocca i quadratini di Domori tutti interi, gli aveva detto lei) non poteva sottrarsi. Riallacciare con Gwen avrebbe significato soprat“io ne ho, di certezze!” tutto una cosa: riaccreditarsi agli occhi di Lady “Ah sì? E quali sarebbero?” Cophetua, che dopo le vicende di Shitland, con il “il Lepanto..., i Lukum, il latte di mandorla” fondato sospetto che lui fosse uscito dalla fac“beh, in tal caso, ho anch’io una certezza...” cenda assai arricchito, aveva distolto lo sguardo “Mm...?” altrove, riammettendo a casa sua uno degli eredi “Quella di dividere i miei giorni con una emerita Culloden, il quale, (a parte avere una figlia che testa di cazzo” portava l’improbabile nome di Calypso e che “Fanculo!” disdicevolmente lavorava in televisione) era un “Fanculo!”. uomo rispettabile, e c’era anche il rischio che, (Klaus) frugando in qualche vecchio cassetto, questo Culloden avrebbe potuto trovare l’ingrediente segreto E Argo disse: della Salsa. “Carne, sei nella merda” Lady Cophetua Hinshelwood era uscita mal(Klaus) concia dalla vicenda di Shitland: in soli due anni aveva dovuto sborsare più di sei milioni di Linden And Oak sterline per uscire dignitosamente dall’ecatombe Nella sua vecchia casa di Twin Oaks Gwendalyn finanziaria di quell’isola di merda. Carnet invece stava sgranocchiando, mollemente distesa sul divano, cubetti di Domori fondente. Non sempre aveva comperato anche la casa a fianco della sua, riusciva a trovarlo da Fortnum & Mason quindi se in Bedford Square. Correva voce che l’avesse pagata il doppio del suo prezzo, pur di snidare i lo centellinava alternandolo con cioccolata calda che arrivava direttamente da Parigi, Rue de Rivo- proprietari, la cui famiglia viveva in quello stabile li, dove era la stessa Angelina, la fondatrice della fin dai tempi della Regina Vittoria. E poi aveva aumentato il suo parco macchine, le giacche di maison, a prepararla per lei. Sulla BBC c’era cachemire, le visite da Tiffany per “tenere in casa un servizio su Filemone e Bauci. C’era qualcosempre qualche cadeau”, che veniva poi donato a sa di familiare in quella storia, anche se non era compagne di una sera. ambientata nello Yorkshire... e solo ora capiva Quando suonò il campanello fu sorpreso dal fatto perchè i due vecchi da tempo avevano cercato a che ad aprire fosse proprio Gwen. La servitù era Carrara lo scultore giusto per realizzare il loro monumento funebre, una quercia e un tiglio uniti tutta in libera uscita, e Gwen ostentava un negligé di seta nero e rosa, dentro il quale il suo giganteper il tronco. Il tiglio, si sa, è il simbolo della sco culo oscillava frusciando morbidamente... femminilità mentre la quercia lo è della virilità. “Chi è il tiglio e chi la quercia?” si chiese Gwen- (Klaus) dalyn, senza pensare che non si può avere coscienza del bianco senza conoscere il nero. Kate did it (Myr) Kate era uscita dalla casa un po’ incredula. I due vecchi avevano giurato e stragiurato che l’ingrediente era quello... e d’altronde non c’era modo Sweet London di saperlo finchè le piante non fossero cresciute. Quel dannato foulard di Givenchy era troppo Cominciava a imbrunire. Una leggera foschia setoso... svolazzava... dannata idea di scoprire esalava dal prato, dalle pietre muschiose, dal cela vecchia Austin tre litri in quel ventoso gior“Non è poi un gran danno!” “La mancanza di certezze non è un danno?”

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spuglio di rose Chinensis Viridiflora, orgoglio dei due vecchi. Chi l’avrebbe immaginato? L’ingrediente segreto era sempre stato lì in quel vecchio giardino, sotto gli occhi di tutti. Kate aveva quasi strappato il cespuglio, rabbiosamente. Quei due vecchi erano veramente odiosi, avrebbe voluto strappare loro i coglioni, ma aveva supposto che sarebbe riuscita ad estirpare solo dei lembi di pelle avvizzita e prolassata. I due antipatici vegliardi avevano comunque ostentato una inaspettata cultura botanica. Le avevano rammentato come nella cultura contadina, quella dell’innesto fosse considerata non tanto una tecnica, quanto una vera e propria arte, come ben esprimevano le parole di Archibald Culloden, autore del trattato About Grafting in Bothanic Gardens (1939), sul significato biologico dell’innesto: “L’arte è semplice, ma il mistero è grande: fondere due vite in una sola ... sembra che intercedano rapporti d’influssi e personali rispondenze nascoste d’amore e simpatia, fra le due piante che si giungono; sembra (e qui gli ortodossi forse rideranno) che ci siano mani felici, di fortunati curatori vegetali, specie per gli innesti!”. Dunque, l’innesto con la tecnica toscana della marza si doveva eseguire in febbraio, asportando un rametto o una parte gemmifera dalla Chinensis Viridiflora e mettendola poi a contatto con la parte interna della corteccia dell’Helleborus Phoetidus che doveva servire da soggetto o portainnesto; la marza doveva essere presa dalle rose in una notte di plenilunio, bisognava prendere una porzione di corteccia a forma di scudo che avrebbe dovuto essere inserita sotto la corteccia dell’Helleborus in cui bisognava praticare un’incisione a C e sollevare il lembo tagliato per inserire lo scudo e poi riporre il lembo in posizione dopo l’inserimento. Per favorire l’attecchimento, dopo l’innestatura, si sarebbero dovuti usare solo legacci di rafia somala; quindi, per evitare la penetrazione di umidità e di eventuali parassiti attraverso le ferite, si sarebbe dovuta coprire la zona dell’innesto con un apposito mastice a base di sego, cera gialla, pece, trementina e ovviamente merda. Dopo 10-15 giorni dall’esecuzione, e in seguito una volta a settimana, l’innesto avrebbe dovuto essere

controllato fino allo sviluppo delle prime gemme: se fossero risultate scure e puzzolenti, a forma di piccolo scibale, sarebbe stato il segno della perfetta realizzazione delle Helleborus Phoetidus Mutans, praticamente indistinguibile dal normale Helleborus, ma contenente il principio attivo del Penta-Hydro-Merdabinolo 51, altrimenti noto come “la droga ontologica”, sostanza capace di creare, separare e sovrapporre livelli di realtà e di interscambiarli tra loro, coinvolgendo negli effetti non solo chi assume la sostanza ma anche tutti coloro che, direttamente o indirettamente, interagiscono con chi la assume. (Klaus)

Carne e Cane

“Sei nella merda, hai sentito?” “Non è la prima volta” rispose al cane. “Fai in modo che non sia l’ultima” “Perchè invece di parlare non abbai, come fanno gli altri cani?” “Sei diventato permaloso?” “Da chi hai imparato a rispondere con una domanda?” “Sai di che razza sono?” “Cosa c’entra questa domanda?” “Hai mai sentito parlare di Springer Spaniel?” “Nel senso di Cane?” “Cane. Allevamento. John e Margaret White. Foggathorpe, Yorkshire. E’ lì che ci siamo conosciuti... credevo mi avessi riconosciuto, ho scodinzolato, tre a destra due a sinistra, due a destra... Era un codice, lo abbiamo usato decine di volte...” “Non ricordo nulla di tutto questo” “Ti credo. Tutto quello che ti sto dicendo è contenuto nella prossima storia” “Chi sei? E in questa storia tu cosa c’entri?” “Centro” “Hai dimenticato un apostrofo” “No, hai fatto la domanda giusta” “La prima o la seconda?” “La prima, mi hai chiesto chi sono” “Chi sei?” “Lo devi decidere tu” “Se resto qui divento pazzo” si disse

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La ragazza rise. “...eee... come mai girate con un aidoru?” (Carne sapeva barare) (Myr) “Beh, ve lo confesso, Mister Carne. L’incontro non era affatto inaspettato. Mi hanno mandata qui Ithaki beach due anziani inglesi... Credevo di dover fare un L’uomo e il cane andavano così ragionando, e passeggiavano per le stradine di Itaca sofferman- provino per una fiction da girare qui, in Grecia, ma poi mi hanno dato ventimila sterline assedosi di tanto in tanto per ragionare meglio. Poco gnandomi il compito di riportarvi a casa. Dicono importava se, talvolta, i loro dialoghi venissero di essere stati derubati da una certa Miss Fuller, e ad assomigliare considerevolmente all’eloquio logorante dei due vecchi. In quel momento erano reclamano il vostro aiuto”. “Che si fottano” disse Carne felici: un vecchio lupo di mare, reduce da tante battaglie, e il suo fedele cane ritrovato. Al diavolo “Naturalmente mi aspettavo questa risposta. Quindi ho una serie di strumenti per... convincertutte le ipotesi, le possibili variazioni riguardanti lo statuto ontologico di questa o di quell’altra vi- vi” “Non provate a dirmi di scopare, non funzionecenda! Al diavolo le gerarchie su chi comandava rebbe” chi nell’intricata vicenda! Percorrendo Drak Georgiou l’uomo e il cane arrivarono alla spiaggia, e “Beh, voi state citando solo uno dei miei strucome sempre accade, l’uomo raccolse un legno e menti. Uno “buono”. I due signori dello Yorkshire, mi hanno detto di provare con le buone, ma mi lo tirò. Il cane corse a prenderlo e glielo riportò. hanno anche detto che in caso di vostra reticenza “Vercingetorige! Vercingetorige!” quella graziosa avrei dovuto usare le cattive”. mammina in vacanza a Itaca rincorreva disperata- “Sono terrorizzato” disse Carne cercando con lo sguardo il cane mentre cercava disperatamente di mente il suo piccolo, che correva dietro ad Argo. Carne la riconobbe subito, erano due mesi che te- sorseggiare il fondo di un caffè greco. neva nel portafoglio una sua foto: Calypso Cullo- Fu allora che scorse una piccola folla sulla spiagden, giovane star della tv. L’aveva incontrata, ma gia. La folla era urlante, le donne si mettevano le mani nei capelli. Carne andò a vedere cos’era non ricordava quando. Dietro la foto, la giovane successo. donna aveva scritto il suo nome e il numero del Il piccolo Vercingetorige giaceva morto sulla cellulare, ma Carne aveva preferito vagheggiare e trasognare un’avventura con un andamento otti- spiaggia, con un coltello che gli squarciava la gola. Era il coltello di Carne. mo piuttosto che imbarcarsi in un rapporto reale, che sicuramente l’avrebbe catapultato in situazio- Calypso arrivò urlando. Carne non capiva cosa stesse urlando... è ahai atto! ehè hai hatto!!! erni disastrose. Ma ora la ragazza era lì, a pochi passi da lui, e per chè hai aaaaattttoooo! Perchè l’hai fatto? Ecco, Calypso stava gridando PERCHE’ L’HAI di più con quel microscopico costume da bagno. FATTO, e lo stava gridando proprio a lui. “Che ci fate a Itaca, miss Calypso?” Ci volle molto impegno delle forze dell’ordine “Carne! Che incontro inaspettato!” esclamo la per strappare Carne dalle mani della folla ingiovane star, con evidente falsità. ferocita. Mentre lo portavano via ammanettato “Aspettate, chiamo Argo, vedrete che il bambino riconobbe molte facce conosciute nella folla che tornerà...” “Oh, non preoccupatevi per lui, è solo un aidoru!” lo insultava e gli sputava addosso. Vide Spengler Carne non sapeva esattamente cosa fosse un aido- che gridava “A morte quel bastardo!”. Vide Stanz ru. Lo capì quando la donna estrasse un marchin- e Venkmann che tiravano piccole pietre e urlavano “Assassino!”. Vide Greta-Penelope, anche gegno e il bambino scomparve. lei furente. Gridava “Ti ho atteso anni e anni per “Non provate a farlo col mio cane!” disse Carne. “Diventi?” si rispose “Fanculo!”

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ellenistica, sia per quanto riguarda i riferimenti al sanscrito agni (fuoco). Ma pur volendo rimanere nelle banali letture contemporanee, l’agnizione (dal latino agnitio = riconoscimento) resta pur sempre un topos delle opere narrative o drammatiche, consistente nell’improvviso e inaspettato (Klaus) riconoscimento dell’identità di un personaggio, che determina una svolta decisiva nella vicenda Soliloquy quando non addirittura il suo definitivo epilogo. “Questa variante della storia non mi dispiace” si Nella vicenda di cui si va ragionando, che ultidisse mamente Myrddin ha opportunamente associato “Sei scemo?” si rispose “Mi hanno incastrato. E’ l’unico modo che hanno all’opera omerica, il tutto richiama, parallelamente, le commedie di Plauto*. In queste storie camper riportarmi a casa” peggiano equivoci, scambi di persone, frainten“Per portarti in prigione, vorrai dire” “No, se accetto di tornare verrà fuori un testimone dimenti; le trame si ingarbugliano a tal punto che occorre inequivocabilmente scomodare il famoso e dirà che non era un bimbo ma un ologramma, che i testimoni sono tutti spariti e il mio avvocato deus ex machina, cioè una divinità, che scendendo nel mondo umano provoca una agnizione, un chiederà i danni al governo greco per l’ingiusta totale chiarimento dell’identità di ciascuno e di detenzione” tutto il resto. Questo espediente letterario pare “E malgrado questo tu sei contento?” l’unico in grado di sanare tutti i malintesi e di “Sì. Loro hanno bisogno di me e il coltello per il rimettere tutto a posto senza che alcuno abbia da manico ce l’ho io” eccepire alcunché. “No, al momento ce lo ha la polizia” L’impianto plautiano è oggi più che mai evi“Non ti rispondo nemmeno, idiota!” dente, soprattutto se si inquadra la vicenda nelle “C’è dell’altro?” sue tipologie narrative, che sembrano riprese “Sì, Credevo fossero più potenti. In passato mi spostavano dove volevano, era sufficiente che mi interamente ed acriticamente dal commediografo latino. Va ricordato infatti che l’opera plautiana pensassero da qualche parte e io ero là” viene convenzionalmente suddivisa in alcune ca“Quindi?” tegorie narrative: le commedie dei sosia, riguar“Quindi accetto. E loro non sapranno che io ho danti gli scambi di persona e i temi dello specchio capito” e del doppio; “E del cane cosa ne fai?” le commedie dell’agnizione il cui epilogo prevede “Il suo lavoro è aspettarmi” un riconoscimento improvviso ed imprevedibile “E lui è d’accordo?” dell’identità di un personaggio;le commedie della (Myr) beffa, organizzate in scherzi e beffe, bonari o meno; quelle del romanzesco, dove compaiono i Alma Mater temi dell’ avventura e del viaggio e le commedie Mai come a questo punto nello sviluppo caotico dell’odissea carniana si pongono i prologhi per un dei Caratteri, contenenti una rappresentazione iperbolica ed esagerata di un personaggio. necessario disvelamento delle identità e dei reciproci rapporti che tra esse intercorrono. Paiono da La commedia composita infine, (categoria nella quale si vorrebbe includere l’epopea carniana) ogni parte porsi gli epigoni di un percorso agniracchiude al suo interno uno o più elementi delle tivo. Termine, questo, assai controverso e spesso sopraccitate tipologie. interpretato sbrigativamente, tralasciando le sue profonde prospettive etimologiche sia per quanto * Tito Maccio Plauto (255 – 184 a.C.) è stato un si riferisce alla gnosis (conoscenza) della cultura vedere questo scempio!”. Vide infine Calypso in lacrime salire su un’auto con un plaid sulle spalle. Poco prima di salire sull’auto della Polizia, gli parve di sentire il fedele Argo sussurrare: “Carne, sei nella merda”.

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commediografo romano. Di origini umbre, venne in gioventù a contatto con il genere dell’atellana. Giunto a Roma, divenne autore e attore di commedie palliatae, e fu il primo tra gli autori drammatici latini a specializzarsi nel solo genere comico. (Klaus)

Animal Magnetism

Argo accese il computer e scrisse una mail al wwf. Comunicò che volevano sopprimere un cane senza giustificati motivi. Ma ad un tratto Argo capì di essere Crozzo. Aveva capito che in una storia come questa basta cambiare nome per sopravvivere, e anche per comparire in altri contesti. Quindi, quando stava per inviare la mail, si fermò. Costruì un’identità finta su Google (user id: crozzo456; pw: fleshback). Con la stessa identità creò una casella di posta gratuita su orange. co.uk, per sicurezza creò anche una identità su facebook con il nome di Crozzo De Culo e dichiarò di risiedere a Londra. Alla fine mandò la mail con la nuova identità. Non passarono che alcuni minuti... poi arrivò Winnie con il guinzaglio e lo portò a pisciare in Bedford Square.

(Klaus)

Back to London Le cose non andarono come aveva previsto Carne. Nella sua cella si presentò infatti un avvocato inglese. “Ho chiesto l’estradizione immediata per reati sessuali accertati in Inghilterra. L’hanno concessa subito grazie anche ad una telefonata del Guardiano della Porta al suo accolito greco” “Winnie!” “Esatto.” “Prepari le sue cose che ce ne andiamo prima che i suoi amici assaltino la prigione” “Non ho nulla con me” “Tanto meglio” Pochi secondi più tardi si trovava su un taxi in Great Russell Street, a due passi dal British Museum. “Grazie, Winnie” “Di nulla signore. Dove desidera andare?” “Tu lo sai meglio di me.”

“Più tardi. Ora dovrei portare il cane a pisciare” “Andiamo!” Kate li seguì, come era solita fare quando Carne pronunciava il fatidico comando. Nessuno se ne accorse. (Myr)

Un problema più grave del previsto

Nella cultura giapponese contemporanea, il termine aidoru (アイドル ) descrive generalmente una giovane rockstar o un eroe delle culture giovanili. Data la forte componente mediatica di questi personaggi, è accaduto talvolta che qualche aidoru fosse una creatura virtuale, come nel caso della cantante Hatsune. Non sarà sfuggita ai lettori più accorti l’assonanza tra il giapponese aidoru e il termine “idolo”, il quale si richiama algreco είδος (=aspetto), ed είδωλον (=ritratto). Risulta evidente che il ragazzino ucciso sulla spiaggia greca sia ben più di un semplice ologrammma. Si tratta infatti di una divinità greca (è noto infatti che le divinità greche condividono con gli aidoru la caratteristica di poter morire e rinascere, di poter scomparire e comparire a loro piacimento). In particolare si tratta di Imenéo, figlio di Dioniso e di Afrodite. Va ricordato che, indipendentemente dalla sua genealogia, questo dio svolgeva un ruolo importante nella vita umana della tradizione ellenistica: camminava alla testa di ogni corteo nuziale, e proteggeva il rito del matrimonio. (Anonimo)

Coppie in crisi “Devi confessarmi qualcosa?” “Cosa vuoi dire?” “A una domanda, come si dovrebbe rispondere?” “Se lo sai, perchè me lo chiedi?” “Perchè non provi a darti una risposta da sola?” Il dialogo tra Carne e Kate avveniva a pochi passi da Winnie, che passeggiava con Argocrozzo davanti a loro. “Hai rubato l’ingrediente segreto ai miei?” “Se lo sai, perchè me lo chiedi?” “Perchè se fosse così, me ne andrei dalla faccenda. Avrei un conflitto di interessi. Dovrei tornare 343


a Itaca a farmi processare per aver ucciso un aidoru”. “... ma non capisci che con quell’ingrediente segreto si potrebbe alla fine porre fine a questa storia? Noi potremmo vivere di rendita, comprare (o ristrutturare) una villotta nello Yorkshire, fare un paio di figli e invecchiare sereni” “Francamente me ne infischio” “Cosa?” “No, scusa, dev’essermi partiti un control-c + control-v” “Non vuoi invecchiare sereno?” “Dovrei prima capire chi sarebbe questo tipo che dovrebbe invecchiare sereno...” “... ma sei tu, SEI TU, caro...” disse Kate accarezzandogli il dorso della mano. “Quando dici ‘tu’ sembra che tu stia dicendo ‘noi’” “... e ti dispiacerebbe tanto?” “No, è che la parola noi mi fa paura” “hai fatto bene!” disse Carne 1 “non sono stato io!” disse Carne 2 “potevi almeno portartela a letto, è tanto che lo desideri!” “sei tu, che la desideri” “io la voglio. E’ diverso” “... e te la prenderai!” “No!” “Fanculo!”

(Klaus)

Contributi esterni Per una più efficace lettura dei futuri capitoli, riproduciamo qui di seguito la traduzione automatica (e senza ‘a capo’) della poesia The Flesh And The Spirit di Anne Bradstreet: Nel luogo segreto dove una volta mi stava accanto da parte delle Banche di alluvione Lacrim, ho sentito due sorelle ragione sulle cose che sono passati e le cose a venire. Una Carne era call’d, che aveva il suo occhio sulla ricchezza e la vanità mondana, l’altra Spirito, che ha fatto parte posteriore suoi

pensieri verso una sfera più alta. “Sorella”, disse Carne “, quello che tu liv’st sul nulla, ma la meditazione? Forse che ti feed Contemplazione così Regardlessly di lasciare andare la terra? La speculazione può soddisfare Notion senza Realtà? Dost sogno di cose al di là della Luna e tu speranza di abitare lì presto? Hai tesori ivi menzionate nel negozio che tutti nel mondo count’st th ‘tu, ma poveri? Sot-Art fantasia malata o turn’da Per catturare le ombre che non sono? Vieni, vieni. Io mostrerò il tuo senso, l’industria ha la sua ricompensa. Che cosa puoi desiderare, ma maist vedrai vera sostanza di varietà? Dost onore come? Acquisire la stessa, come alcuni di loro immortale fama; nome e trofei per il tuo erigere Che tempo che indossa è mai deject. Per le ricchezze tu lungo termine con pieno forte? Ecco, basta memorizzare preziosi. Terra d’argento ha di più, perle e oro che gli occhi possono vedere o mani può contenere. Influisce piacere tu? Prendi la tua riempimento. Terra ha abbastanza di quello che volete. Allora non mollare quello che tu maist trovato per cose sconosciute solo nella mente. “Spirito. «Taci, tu non rigenerato parte, non disturbare più il mio cuore costante, poiché ho vow’d (e così farà) Te come un nemico ancora da perseguire, e combattere con te sarà e dovrà Finchè non vedo te in cui th ‘ polvere. Sorella siamo, siamo gemelli sì essere, ma ti twixt faida mortale ‘e me, da un padre che non sono. Tu da vecchio Adamo generò fosti, Ma il mio è derivare dall’alto, Da dove mio caro padre amo. Tu mi speak’st fiera ma hat’st me dolente. shews tuo flatt’ring mi fiderò mai più. Quante volte hai il tuo schiavo mi ha fatto Quando ho creduta quello che hai detto e non aveva mai più causa di dolore che quando fui fatto quello che tu bad’st fare. Mi fermerò miei orecchi a questi charms tuo e le considero per il mio danni mortali. Tua piaceri peccaminosi io odio, Le tue ricchezze sono a me non esca. Tua fare gli onori, né io amo, per la mia ambizione si trova sopra. Il mio più grande onore deve essere Quando mi vincitore su di te, e il trionfo è, con la testa di alloro, Quando tu sarai il mio essere portato in cattività. Come faccio a vivere, need’st tu non fanno beffe, perché io ho tu sai di carne non di. La Manna nascosta faccio

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mangiare, la parola di vita, è la mia carne. I miei pensieri non mi resa più contenuti di quanto possa tue ore trascorse a piacere. Né sono ombre che mi cattura, né fantasie vane a cui ho strappare Ma arrivare a cose che sono così in alto, oltre la tua capacità noiosa. eterna sostanza mi si vede con quale inriched sarei. Il mio occhio doth bucare la heav’ns e vedere ciò che è invisibile a te. I miei abiti non sono di seta, né oro, né come spazzatura, come in possesso di doth Terra, ma Royal Robes avrò su, più gloriosa dei glist’ring Dom Il mio non Crown diamanti, perle, oro, ma come Angels ‘teste infold. La città dove spero di abitare, Non c’è nessuno sulla Terra può parallelo. Le mura imponenti alte e Trong Sono fatti di pietra preziosa Jasper, The Gates of Pearl, ricca e chiara, e gli angeli sono lì per i facchini. La strada per il loro oro trasparenti come nessun occhio ha fatto ecco e’re. Un fiume di cristallo ci eseguito doth Quale doth procedere dal trono dell’Agnello. Di vita, ci sono le acque sicuro che resterà per sempre puro. Né Sole né Luna che non hanno bisogno di doth gloria da Dio procedere. No Candela lì, né ancora la luce della torcia, perché non vi sarà più notte tenebrosa. Da malattia e infermità Forevermore essi sono liberi. Né l’età appassimento è e’re venire lì, ma la bellezza è luminosa e chiara. Questo puro City non è per te, per cose immonde non ci sarà. Se mi Heav’n di avere le mie soddisfazioni, Prendi tu il mondo, e tutto ciò che sarà. “

vecchi depositi di carbone del Museo, in disuso da circa un secolo. Winnie sapeva ma li lasciava fare perchè sapeva che un giorno questa conoscenza dei luoghi e dei percorsi sarebbe stata utile a Carne. “Argocrozzo non ha ancora finito, perchè non ve ne andate per un po’?” augurandosi che il fastidio del loro battibecco si attenuasse. “Andiamo!” E Kate, come al solito, ubbidì.

Anche nel buio non gli ci volle molto per sbucare nel giardino e per trovare lo scivolo. Una volta dentro staccò dal muro un vecchio lume a petrolio che tanti anni prima gli era servito per aggirarsi nei fondi del museo. Lo accese e si diresse verso la prima porta di ferro. Dal giorno in cui era riuscito a rompere i cardini arrugginiti nessuno si era più preoccupato di rimetterla in sesto. Risalì le scale per il seminterrato, riconoscendo di volta in volta tutti i reperti mai utilizzati nelle grandi sale dei piani superiori, sapendo che stava cercando qualcosa di preciso, altrimenti qualcuno non lo avrebbe immaginato lì. Erano cambiate molte cose, il museo aveva subito, durante l’ultima ristrutturazione, grandi cambiamenti e anche la sicurezza era subentrata in misura massiccia. Il passaggio che lo portava alla grande cupola era sbarrato da una porta d’acciaio, solo con il riconoscimento delle impronte si poteva aprire. Carne appoggiò il palmo della mano sul lettore. versione originale Online text “Bentornato, Guardiano della Porta” disse una https://www.poemhunter.com/poem/the-flesh- voce digitale. “Winnie è davvero potente!” and-the-spirit/ “Come hai fatto?” chiese Kate, dietro di lui © 1998-2011 Poetry X. All rights reserved. “Ho fatto!” From Several Poems | 1678 Prima di raggiungere il suo obiettivo si fermò (Klaus) ad ammirare la testa di arenaria bianca dipinta di Montuhotep II, il suo pezzo preferito, vecchio Journey through the afterlife di 4000 anni. Raggiunse poi la grande cupola trasformata in un luogo magico, un percorso Fin da quando erano piccoli sgusciavano, attraconcentrico dalla morte alla vita eterna, la porta verso un passaggio che avevano scovato nelle di ingresso verso l’aldilá. C’era dell’animazione cantine del bianco palazzotto di Bedford Square, e questo sorprese Carne abituato, a quell’ora, al nei giardini posteriori del British Museum. Mai nessuno li aveva sorpresi mentre scivolavano nei vuoto e al silenzio. 345


Al centro, punto d’arrivo delle due grandi scale che scendono dalla torre circolare, Anubi, signore degli inferi, stava pesando un cuore sotto lo sguardo di Osiride. “E’ pesante” dice Anubi pulendosi le mani insanguinate sulla veste di Osiride “Buttalo al divoratore” “Grazie” disse allora una creatura con testa di coccodrillo, corpo di leone e zampe posteriori di ippopotamo. “Hai visto?” Chiese Carne a Kate “Che cosa?” “Sei anche cieca?” “Anche?” Poteva essere un ologramma (parte degli elementi multimediali dellla mostra sul libro dei morti che finisce all’inizio di marzo) ma le macchie di sangue erano ben visibili.. Durarono poco. “Tutte le volte la stessa storia!” disse Upuaut dopo avere leccato il pavimento di marmo. (Myr)

Coppie in crisi 2 “Accidenti! divinità greche, egizie, sacrifici umani... ma che dico, umani! Sacrifici divini! E poi viaggi, spostamenti... e i conti di Downing Street! Non stiamo badando a spese, eh?” “Lascia fare, è un investimento” “Ne sei convinto?” “L’altra volta non ci è andata male, no?” “Salvo il fatto che alla fine della vicenda siamo sprofondati in una voragine di merda! Non mi sembra un fatto trascurabile” “Però adesso siamo ancora qui!” “Purtroppo” “Se ti fa tanto schifo puoi tornare laggiù” “Il fatto che un calcio nei coglioni sia doloroso non implica necessariamente che uno debba preferire farsi camminare addosso da un autotreno” “Comunque siamo qui, e a giudicare dai lukum che hai ingozzato da stamattina, dalle tre tavolette di cioccolato di Modica fulminate e dalla bottiglia di Lepanto sparita, direi che non te la passi tanto

male...” “Già... a dispetto delle tue frasi apodittiche e apocalittiche circa il fatto che non si dovrebbe mai avere paura quando si è certi di compiere il proprio destino! Ci avevo creduto! Avevo creduto per un attimo che tu sapessi morire da eroe, e ivece sei solo un idiota.” “Idiota sei tu, che hai pensato che il nostro destino fosse quello di finire nella merda. Io non l’ho mai pensato, per questo non avevo paura.” “Vogliamo parlare di Carne?” “Mm...” “Cosa gli facciamo fare?” “... adesso c’è un bel po’ di carne al fuoco... esoterismo, l’Helleborus, quel dio bambino morto. Possiamo stare tranquilli, sarà molto impegnato. Lasciamolo fare da solo” “Come l’altra volta? E’ stato un disastro. Perdevamo lettori a botte di due-trecento al giorno!” “Ci vorrebbe una governance” “Super-partes!” “Scriviamo al Fondatore?” “Non risponde” “Come fai a saperlo?” “Cosa te ne frega?” “Gli hai gia scritto?” “E se anche fosse?” “Senza dirmelo?” “Me l’hai chiesto?” (il resto, come sempre) (Klaus)

I topi non avevano nipoti

11022011, today is a palindrome! (Myr)

Variante di crisi di coppia “Vuoi che torniamo a casa?” “Ad annoiarci come al solito?” “C’è mai stato un solito tra di noi?” “Non vuoi che ci sia, prima o poi, la naturale noia che avvolge una coppia?” “Senza preliminari?” “Pensi che ce ne sia bisogno?” “Andiamo!”

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Questa volta Kate non lo seguì, Anubi le stava accarezzando violentemente la tetta sinistra e a lei la cosa non dispiaceva affatto. Osiride, dal canto suo, si godeva la scena, il divoratore aspettava il suo premio. aSarebbe andata davvero male se anche questa volta Winnie non fosse intervenuto, immaginandoli al di qua della porta di acciaio. “Hai visto?” chiese Kate a Carne. “Che cosa?” “Sei anche cieco?” “Anche?” “Anche. Non ti sei ancora accorto che sei completamente rincoglionito? Siamo in una situazione di stallo e tu non fai un cazzo. Sempre tattica e mai strategia! Sei davvero l’ombra di te stesso, fai davvero schifo, un mollusco ha più spina dorsale di te... cosa cazzo ci faccio io qui... mia madre me l’aveva detto... e poi sono almeno due anni che non si scopa... non mi ami più!” la logorrea di Kate venne interrotta da un pianto dirotto. (Myr)

la maledizione di Imeneo La madre di Kate, nel primo bancone della cattedrale, singhiozzava rumorosamente, tanto che l’arcivescovo Mergeant Peacock dovette interrompersi per un attimo. “Vuoi tu, Katerine Fuller, prendere il qui presente Carne Di Culo...” La chiesa era letteralmente strabordante di gente. Carne si girò per un attimo a guardarsi le spalle. Era un’abitudine. Vide Lady Cophetua, Madame Shalikan, il dottor Sarajdarian... vide Gwen e suo fratello Carnet, vide Mirco Capecelatro e Tobia Peacock. Individuò sua sorella Carmen che sorreggeva leggermente il Commendator Breviglieri. Nel secondo banco, oltre Monsieur Taffery riuscì a scorgere perfino i due vecchi, anche se facevano di tutto per passare inosservati. Vide Flack, che faceva ok con la mano, vide Biserni sbarbato e vestito a festa. Tutto sembrava tranquillo ma ad un tratto, in fondo alla chiesa vide... “Vuoi tu, Katerine Fuller...” “Scusa, Kate...” sussurrò Carne “... ma proprio adesso?”

L’arcivescovo si fermò di nuovo. “... Vuoi tu...” “... ma l’hai invitato tu Jason Spengler?” “sei scemo?” “e allora che cosa ci fanno lui, Stanz e Venkmann in fondo alla chiesa?” “cazz...” (Anonimo)

E anche questa volta... C’erano tutti... quasi tutti... mancava sua madre. “Vuoi rivedere tua madre viva?” disse Jason avanzando con piglio arrogante tra i banchi affollati. “Possiamo parlarne tra due minuti?” “No. Sarebbe troppo tardi” “Proprio adesso che avevo scelto l’opzione 6!” si disse Carne “Si vede che non era destino” si rispose laconicamente. (Myr)

A New Entry to muddle up the cards and changing some rule Sulla pagina culturale del Times c’era un enorme articolo dedicato a Giacomo Bastoni, il grande tenore italiano, definito the steel voice per il suo timbro senza incrinature e per la potenza inaudita dei suoi do di petto. Il Covent Garden aveva esaurito i posti già da due mesi per il recital dell’uomo che era il nuovo alfiere del bel canto, ambasciatore del Bel Paese nel mondo, impegnato più che mai a rinfocolare nei quattro angoli del pianeta qell’immagine dell’italiano tanto cara a tutti, gran mangiatore di pizza, gran scopatore (ma sempre dopo una serenata al chiaro di luna), un po’ mariuolo e capace di trovare doppi sensi riguardanti il sesso praticamente in tutte le occasioni. Naturalmente questo aveva alimentato la sua fama di amatore: i giornali scandalistici avevano diffuso la notizia che Bastoni fosse indomabile, nel talamo; capace di dieci-quindici prestazioni

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in una sola notte, divoratore di aspiranti soprani e di prime ballerine. Le sue love story, tutte rigorosamente riprese dai paparazzi del gossip, si svolgevano sempre nella sua casa in Toscana, un piccolo reame circondato da fotocellule e recinzioni elettrificate. Con chi sarebbe sceso dalla limousine? Qual’era la ninfa di turno? Queste erano le domande che attanagliavano i londinesi in quel sabato sera. Quando l’usciere del Ritz aprì la porta, centinaia di flash iniziarono a mitragliare riflettendosi come fuochi fatui mercuriali sull’asfalto bagnato. Tutti si aspettavano una giovane donna; qualche fotografo aveva anche piazzato la fotocamera in basso per cogliere l’eventuale assenza di intimo... così restarono tutti un po’ sorpresi quando videro scendere dall’auto una signora di una certa età, sicuramente vistosa, abbigliata con eccesso di gusto e con un profumo esageratamente arrogante. Sul révert del suo blazer spiccava una spilla. Giacomo Bastoni e Isa Di Culo entrarono nell’hotel. (Klaus)

Manezzi per non maritare un figlio Jason sapeva che Isa dovendo scegliere tra un matrimonio e una prima al Covent Garden avrebbe scelto quest’ultima opzione. Non era stato difficile convincere il tenore toscano ad invitare una vecchia signora come compagna di una serata importante: era stato sufficiente assoldare la BCV PR, specializzata in gossip, per diffondere la voce che Bastoni sarebbe arrivato con la sua nuova fidanzata dodicenne, incinta di sei mesi per concentrare in Bow Street tutta la crema degli spacciatori di pettegolezzi della città. Isa, all’oscuro di tutte questi maneggi, era stata ben felice di accettare, con Carne si sarebbe poi scusata dicendo che si era dimenticata del matrimonio. Stava per uscire quando si ricordò della spilla. Sul tavolino da centro Louis XVI rivestito in marocchino il cofanetto dischiuso emanava un caldo bagliore bruno. La spilla a forma di merda, cesellata in lega di spuma d’oro marrone pareva vivere di vita propria. Migliaia di piccolissimi topazi

marroni, ciascuno incastonato a Serty Mystérieux formavano una meravigliosa superficie vellutata. L’elegante voluta e il capriccioso ricciolo terminale la facevano apparire come una vera merda. Si avvicinò alla toilette direttorio e azionò un bottone nascosto. Lo specchio prese vita. “Contatto. Contatto. Isa da posizione 12. Rapporto numero 7.” “Ti sentiamo e ti vediamo, vai avanti” “Ho la Spilla” disse “Ne avrai bisogno” Ad un paio di chilometri di distanza Carne cedette al ricatto. Pensava di salvare sua madre mentre stava rinunciando a Kate... (Myr)

Some problem pertaining to the branch of metaphysics which is concerned with existence and the nature of being, about some characters of the tale Per controllare meglio la faccenda, Jason aveva fissato la camera n.164 del Ritz, proprio a fianco della 165, prenotata da Bastoni. Mentre Isa De Culo e Bastoni salivano in ascensore, Stanz e Venkmann, entrambi coricati sul letto matrimoniale della 165, discutevano della faccenda. “Allora d’accordo? Tu spari a Bastoni e io prendo la donna” “No, si era detto che IO prendevo la donna” “Si era detto? Chi l’ha detto?” “Non ti ricordi?” “Perchè rispondi a una domanda con un’altra domanda?” “... e tu non hai fatto lo stesso?” “Fanculo, Venkmann!” “Fanculo tu”. Intanto, nella 164 Jason Spengler controllava nei piccoli monitor del computer l’andamento della vicenda. Grazie ad alcune microcamere installate da una cameriera compiacente, poteva osservare l’evolversi degli eventi e intervenire in caso di necessità. Se invece fosse andato tutto liscio, lui se ne sarebbe rimasto tranquillamente in camera fino a cose finite, lasciando a quei due cretini tutti

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i rischi legati al rapimento, al trasporto e all’occultamento di Mrs. De Culo. Non sarebbe stato facile trasportare la donna fino in Italia, nella tenuta di Bastoni. L’area era stata identificata come luogo perfetto per nascondere l’ostaggio e farne un quartier generale dove condurre la trattativa per il riscatto. Restava da decidere quale fosse la richiesta da formulare... lui aveva qualche idea, ma comunque sarebbero stati cazzi degli sceneggiatori. Mentre osservava l’evolversi dei fatti, Spengler venne colto da improvvisi stimoli intestinali. Comprese che si trattava di un fatto rilevante, perché, comunque andasse la faccenda, la merda era pur sempre uno dei pilastri su cui si reggeva l’intera architettura narrativa, era un materiale assai presente in tutta la storia, e quindi un improvvisa impellenza a defecare non poteva essere liquidata come una semplice e sigenza corporale. Il suo basso ventre ebbe due o tre contrazioni violente, dovette precipitarsi sul water. Perfino per scrittori abili come noi, capaci di descrivere le più ineffabili sfumature delle vicende e abili nel prospettare al lettore l’intensità a le molteplici sfaccettature che caratterizzano ogni singolo accadimento, risulta difficile descrivere ciò che avvenne nel bagno della stanza n. 164 del Ritz quel sabato sera. C’è forse nel nostro inconscio una sorta di defecazione archetipica, una sorta di estrusione perfetta di escrementi, durante la quale la deiezione diviene un fatto altamente gratificante. La fisiologia trascende se stessa e l’atto appare come metafisico, risolutore di ben altri conflitti, oltre a quello che ci pone di fronte al dilemma anale, all’alternativa tra il cedere e il trattenere. C’è quel piacevole senso di svuotamento totale, durante il quale l’escremento ha le dimensioni e la consistenza perfette; la sua coesione è sufficiente a farne un corpo unico, solido e ben formato, pronto ad uscire fluidamente dall’orifizio anale lasdciandolo perfettamente pulito, tanto che quasi non sarebbe necessaria alcuna pulitura successiva. La quantità e la qualità dell’escremento sono armonicamente commisurate al nostro bisogno di libertà intestinale. Ebbene, Spengler in quel momento stava vivendo

la cagata perfetta, cioè la realizzazione della pratica estrusiva portata alla sua sublime e canonica realizzazione, totalmente appagante e risolutiva. Certo di scrivere una delle più belle pagine di questa nostra vicenda, Spengler compì tutto ciò in silente devozione, emetttendo soltanto qualche flebile ...mmhaahh... all’uscita di ogni scibale. Terminata la faccenda, come talvolta i defecatori usano fare, si girò per contemplare il risultato concreto di tanto magnificiente scarico, pronto a deliziarsi come di fronte ad una scultura di Moore o di Nazzaretto, pronto ad ammirare estatico come si guarda un aurora boreale o un arcobaleno. Ma purtroppo avvenne una cosa inspiegabile. Quando Jason Spengler guardò nel water, ESSO ERA VUOTO. Perfettamente pulito, profumato e intonso, con l’acqua trasparente e leggermente azzurrina, profumata di lisoformio e lavanda come l’aveva lasciato la solerte cameriera, la stessa che aveva piazzato le microspie in giro per l’albergo. Non vi era alcuna possibilità che gli escrementi fossero defluiti nelle tubature senza lasciare alcuna traccia. Per una volta, Jason fece una considerazione giusta: “forse non esisto”, pensò. (Klaus)

Previous problems “Mister Di Culo, la dichiaro in arresto. Su di lei pende un mandato di cattura internazionale”. Ernest Trumann, capo dell’Interpol a Londra, era affiancato in quell’operazione dal commissario Wassilij Betsos della Polizia greca. “Di cosa sono accusato?” disse Carne, fingendo di non sapere. “Dell’assassino della divinità greca Imenèo, figlio di Dioniso ed Afrodite, avvenuto nell’isola di Itaca il 4 febbraio 2011. Ci segua, prego” “Andiamo” disse Carne consegnandosi agli agenti. Kate lo seguì. (Klaus)

Disappearance “Bisogna fare in fretta” pensò Jason.

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“Quanto cazzo ci mette?” pensò Jason. “Spengler, sbrigati!” gridò Jason. “Spengler!!!!!!!!!!!!” Urlò Jason “ora vengo a tirarti fuori dal cesso, qui c’è ancora da fare” Nessuna rsposta. Jason aprì la porta del bagno intenzionato a pigliare Spengler a calci nel culo. Non ci riuscì. Nel bagno non c’era nessuno, l’asse del water era sigillato, la carta igienica pendeva terminando con la solita piega a V. Richiuse la porta e la riaprì. Lo fece parecchie volte sperando che la situazione cambiasse. Spengler era sparito. “Un sacco di volte mi ha detto che quando veniva il bello del cagare non c’era più merda. Questa volta ha esagerato!” “Ci siamo riusciti?” “Tu cosa ne dici?” “Pensi che possiamo rifarlo?” “Perchè no?” “Da chi cominciamo?” “Tu sei disponibile?” “Ma sei scemo?” “Non si può nemmeno scherzare?” “Perchè non scherzi con tua sorella?” “Quale?” Continuarono così per una decina di minuti, prima di riprendere i loro esperimenti di spaziotempo. (Myr)

Ostensible Death, Real Default, Apocryphal Attendance... “Telefoniamo a Spengler?” disse Stanz “E chi cazzo è Spengler?” rispose Venkmann La sparizione di un personaggio non aveva per tutti gli stessi effetti. Per alcuni non era mai esistito, per altri la sparizione era un notizia in arrivo, riguardante qualcuno che conoscevano da tempo. Questo ovviamente succede solo nei romanzi ontologici, dove l’estrema complicazione dei livelli di realtà può generare qualche piccolo bug.

(Klaus)

Nowhere man Jason non aveva trovato se stesso nel cesso. Questo lo aveva turbato molto. Eppure lui era certo di esserci andato, ricordava con chiarezza le grandi sensazioni durante la cagata perfetta, ricordava di essersi dato tutto il tempo necessario prima di chiamarlo, di essere andato a cercarlo e di non essersi trovato. In quel momento ebbe la sensazione che qualcuno stesse per telefonargli per poi, un attimo dopo, rinunciare. Rientrò nella stanza ed ebbe la seconda sorpresa... lui non era più lì e nemmeno la stanza. Il corridoio che aveva davanti a sé aveva una porta dietro l’altra. Provò ad aprirne una. Un locomotiva sbuffante cercò di travolgerlo ma lui fece in tempo ad evitarla chiudendo in tempo la porta. Più avanti per poco non fu sotterrato da una carica di elefanti ma anche questa volta ce la fece, avendo imparato il trucco. “He’s a real nowhere man, Sitting in his nowhere land, Making all his nowhere plans For nobody” “Non succede mai niente!” disse sconsolato dopo avere smesso di canticchiare. Aveva una gran voglia di sparire. Non aveva più voglia di suonare la batteria con quei tre deficienti. (Myr)

Precisazioni La recente vicenda occorsa a Jason Spengler fornisce qualche ulteriore agevolazione ai lettori del nostro testo, e segnatamente a coloro che hanno letto tutto, fin dall’inizio. A proposito del dualismo presente nella saga, si è già espresso ampiamente il Friulzi (CdC, 16-17), analizzandone gli aspetti paradigmatici. Ma il fatto accaduto evidenzia come il defecare possa essere visto come un atto simbolico equivalente alla negazione esistenziale. In una logica ormai chiara, il culo appare come lo strumento di morte, in quanto è l’organo preposto all’estrusione della merda. Vengono così d affermarsi due nuove categorie: la prima, (Carne=cibo=vita) costantemente polarizzata all’altra (Culo=merda=morte). Ma il culo è di carne, e la 350


carne di cui si tratta è carne di culo. Quindi il protagonista della vicenda è irredimibile da questa antinomia, in quanto reca entrambe le categorie nella sua essenza (secondo Heidegger il nome infonde lo statuto ontologico agli enti). Carne di Culo è quindi un essere-teatro dell’eterno conflitto tra vita e morte, nel quale anzichè combattere, le due entità sembrano negarsi reciprocamente: il culo di carne e la carne di culo sono anche, e soprattutto la vita della morte e la morte della vita. Non possiamo definire senza il minimo dubbio le probabili avversità che si scaglieranno nell’anzitempo avvenire. Pur essendo la vicenda da tempo conclusa, e pur essendo tutte le risposte già contenute nelle storie precedenti, non abbiamo fonti crittografate e non abbiamo alcun mezzo di informazione residente originariamente nei capitoli pregressi. Tuttavia possiamo vagheggiare con quasi il massimo delle nostre incertezze, seguendo anni di studio delle probabilità, che i due punti “Vita” e “Morte” incidenti nella retta, possono interrompere il continuo flusso andante della retta stessa per via di un terzo. Perciò le dissertazioni lasciano il tempo che trovano: Carne è incompleto nella sua meccanica serialità di stampo posterettile o al massimo euteronomico. Il suo pensiero nel campo, basato su esperienze personali, è un mitologema autarchico che non può risolversi perchè vive nella dialettica e sopravvive in quanto dialettico. Carne è uno schema, e nessuno schema può trascendere se stesso, come nessuna realtà può essere spiegata facendo riferimento esclusivamente agli elementi presenti all’interno di quella determinata realtà. E’ impossibile, perfino per esperti flilosofi e versati umanisti come i sottoscritti, includere in uno schema ciò che fonda lo schema. Si invitano quindi i lettori all’ascolto devoto e alla sospensione dei giudizi critici, almeno fino al momento in cui essi non abbiano individuato l’elemento (presente fin dall’inizio) capace di perpetrare l’interpretazione senza il riflesso della comprensione. Risulta evidente che una visione dialettica del nostro racconto non potrebbe far altro che reiterarne lo schema, e quindi prolungarne l’irrisolubilità.

(Klaus)

Nowhere Man (a different meaning) Cinque e Sei continuavano a rileggere il manoscritto. Ma perchè quei cazzoni non avevano numerato le pagine? Ecco, l’ultima è questa: Nowhere Man. Che strano, nella copia di Cinque c’era scritto No where Man; nella copia di sei lo stesso refuso (uno spazio vuoto partito per errore all’interno di una parola) era spostato: Now here. Jason Spengler apparve immediatamente davanti a Sei. “Rivoglio il mio ruolo nella vicenda!” urlò, con lo shitgun spianato “S..si calmi...” Cinque osservava Sei: non capiva perchè fosse in preda al terrore, con gli occhi sgranati e supplichevoli verso un punto all’infinito. Non capiva con chi stesse parlando. “Avanti!” gridò Spengler “Non ... io non... posso” disse Sei piangendo. Cinque lo vide cadere al suolo con il ventre crivellato di merda. (Klaus)

Mission impossible Carne si arrese volentieri al suo destino. Nessuno avrebbe toccato sua madre. Kate avrebbe finalmente trovato pace con l’opzione H. test N.1 mentre per lui sarebbe stata decisa la deportazione su Kwert, pianeta dall’atmosfera fosforescente. Da anni stava sperando che qualcosa succedesse. Era stanco di essere destinato a risolvere tutte le cagate che quei due vecchi del cazzo architettavano per lui, non avendo altro da fare. “Ho ucciso Imeneo?” si disse “No. Cercano di incastrarti!” si rispose “Non è vero, ho ucciso Imeneo, sua madre, suo padre, i suoi nonni e, se me lo chiedono, anche un sacco di altra gente. Così mi condanneranno a spalare merda su Kwert , ma almeno non dovrò più preoccuparmi...”

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“Contento tu..” e, come al solito, le cose andarono diversamente. Trumann e Betsos si stavano stringendo la mano “E’ andata bene!” “Come previsto...” “D’altra parte non poteva andare diversamente, abbiamo copiato una puntata di Mission Impossible” disse John Caruso togliendosi la maschera di lattice. “Ben fatto ragazzo!” rispose il Generale Smerdley. “Generale, non sarebbe ora di...” “No, la maschera me la tengo, così mi piaccio di più!” Poco più in là le luci di un vecchio taxi lampeggiarono. Era una vecchia macchina italiana, una Fiat 1100. Salirono tutti e quattro stringendosi sul sedile posteriore. “Vieni avanti..” disse l’autista a Kate “starai più comoda!” Kate ubbidì, come era solita fare. “Avvicinati a me, mentre guido, la tua presenza mi fa bene!” Kate ubbidì. Non appena lo riconobbe capì il senso di quella frase. Arrossì violentemente. (Myr)

Livelli, Soglie, Guardiani. Mentre da una parte le cose andavano - più o meno - secondo i piani di Carne (nessuno avrebbe toccato sua madre, lui avrebbe arrancato nell’atmosfera fosforescente del pianeta Kwert, qualora vesse detto “andiamo”, Kate sarebbe venuta), da un’altra parte del racconto (e su un altro piano di possibilità) le vicende procedevano in modo ordinario. “Dobbiamo affrettarci e arrivare a Viareggio il più presto possibile” disse Breviglieri “Con questo macinino sarà difficile arrivare a Dover!” disse Kate, ancora vagamente arrossita. “Perchè tutta questa fretta?” chiese John Peacock

Caruso “Stanz e Venkmann hanno rapito Isa De Culo” “... e Spengler li manovra” aggiunse il Generale Smerdley “... e chi cazzo è Spengler?” chiese Kate. “Non ti ricordi? E’ stato anche un tuo spasimante... siete stati a un passo dal matrimonio!” incalzò Breviglieri Kate non ricordava nessuno Spengler che fosse mai comparso nella sua vita, a parte la “Watson & Spengler Confectionery” di Lydden Hill, dove sua zia Peggy le comprava i toffees quando era piccola. Breviglieri si rese conto immediatamente che da quel punto (cioè da questo preciso punto in cui siamo ora), il racconto sarebbe diventato doppio, cioè si sarebbe evoluto contemporaneamente su due piani. Ognuno dei due piani aveva una sua soglia; ogni soglia un suo guardiano. Era necessario tenere d’occhio entrambi i regni, ma lui in questo momento, disgraziatamente, si trovava completamente immerso in questa parte di vicenda. “Qualcuno di voi ha una di quelle diaviolerie moderne con cui si può telefonare dall’auto?” Kate gli passò il cellulare, ma lui impose: “Componi tu il numero: 000-000000!” “Come mai il punto esclamativo?” “Lo uso sempre, quando impongo qualcosa”. “Breviglieri?” disse la voce dall’altra parte del cavo (secondo Breviglieri). “Attenda, le passo il Commendatore” disse Kate passando il telefono al vecchio. “Salve Winnicott. E’ accaduto.” “Ricevuto. Mi metto subito in azione” rispose Winnie. Klaus)

Cause finali “Bellissimo, una grande idea! Si scrivono due storie parallele. In pratica tu ti fai i cazzi tuoi e io i miei” disse euforico Grande Merda “E quale sarebbe la novità?... e... prima di rispondere ti pregherei di non farlo con un’altra domanda”

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“Altrimenti?” Colui per un’attimo accarezzò l’idea di far fuori quella vecchia checca. Aprì il cassetto che conteneva la vecchia Adams Five Shot, sfiorò la carta oleata che avvolgeva la vecchia arma che aveva risolto tanti inconvenienti quando loro erano giovani... “... e poi cosa farai da solo?” chiese Grande Merda “Andrò da Carne e gli dirò tutto” “Tutto cosa?” “Tutto. Che noi non c’entriamo. Che i due personaggi nobili della storia - Winnie e quel vecchio italiano... come si chiama?” “Non mi ricordo!” “Lo fai apposta!” “Fanculo!” “Beh, gli direi che ordiscono tutto tre persone, da Genova. Anzi, due, prevalentemente. L’altro è il loro terapeuta” “Guarda che Carne sa già tutto! E’ già stato a Genova, ha parlato con Frizziero e con Vimercati, poi è andato a Quarto, ha visto la Costellazione. C’era il Fondatore, lì vicino. Poi c’era scritto fine” “ Ma non lo sa ancora! Tutta quella roba è la fine del racconto, deve ancora venire” “Ma l’abbiamo già scritta!” “Non l’abbiamo scritta noi!” “Sì!” “No!” “Eravamo fuori dello spaziotempo!” “Noi siamo personaggi del racconto, come tutti gli altri” “E’ la fine della borghesia?” “Molto di più: l’alba di un nuovo giorno si leva sulla Terra. Quest’ora non è una corrente, ma un vortice. Ogni mondo personale riflette il cielo in fiamme, per il Fuoco che divora le vecchie forme” “Bello! E’ roba tua?” “No, E’ Agni Yoga... Maestro Morya... ma tanto cosa te lo dico a fare?” “Comunque mi stai dicendo che noi non contiamo un cazzo e che la storia è già finita da un pezzo?” “Nessuna storia mai finisce”

“Però l’epilogo ce l’abbiamo già, no? Non dobbiamo più scriverlo” “E dài! Ti ho detto che non abbiamo mai scritto niente” “Non ti seguo” “Non mi hai mai seguito” “Ah no? E chi c’era con te a Lydden Hill? Chi ti portava le tisane quando eri depresso?” “Era una metafora” “E adesso?” “Da qui in avanti sarà teleologia pura” “Mi è sempre stata sul cazzo, la teleologia” “Dovrai rassegnarti” “... e se riscrivessimo il finale?” “Ma allora proprio non vuoi capire!” “Sei tu che ti rassegni troppo presto!” “Non mi rassegno, sono realista” “... Ah! E io cosa sarei?” “Un pirla” “Fanculo”. (Klaus)

Accelerazione Winnie prese le chiavi della Bentley pensando che un auto pù comoda e più veloce sarebbe stata utile per arrivare a Viareggio. “E’ accaduto” gli avevano appena comunicato. Winnie lo aveva previsto. Avevano scelto Viareggio. Tutto sarebbe cominciato di lì, prima sarebbero spariti i pini marittimi e poi, nell’interno, i cipressi. Spariti, risucchiati. Più tardi la stessa sorte sarebbe toccata agli ulivi di Reggello e alle viti del Chianti. Tutta la regione si preparava a divenire una enorme discarica. C’erano affari enormi in vista. Tutto il patrimonio artistico della regione sarebbe stato smontato con cura e catalogato per poi essere rivenduto all’asta a ricchi russi, indiani e cinesi. Non che fosse un male, sappiamo tutti che le cose cambiano, ma Winnie preferiva che non avvenissero cambiamenti così radicali e, soprattutto, che nessuno si avvicinasse alla Porta di cui lui era Guardiano. (Myr)

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Work in progress Nel salone del Palazzetto della Jole, in Urbino, una bellissima bimba stava muovendo con estrema grazia i passi di danza che il suo maestro Guglielmo Ebreo, ribattezzato Giovanni Ambrogio, le aveva insegnato. (I genitori l’avevano mandata a scuola da Guglielmo dopo avere saputo che Hippolyta, duchessa di Calabria, doveva gran parte della sua notorietà in giovane età era dovuto alla sua abilità nella danza). Camilla era il suo nome, Del Lante la sua famiglia. Ci fu un discreto applauso e la bimba, sorpresa, commise un unico errore, sbilanciandosi in avanti. La mano di Federico di Montefeltro la sorresse prima della caduta per poi complimentarsi con lei per la sua grazia e augurandole un radioso futuro. Il ricordo di quel pomeriggio riaffiorò durante un pomeriggio di inizio estate del 1495 quando, sul Lungarno di Pisa, mentre stava per entrare nel Palazzo Giuli inciampò e corse il rischio di cadere. Anche questa volta ci fu una mano pronta a sorreggerla, quella di un capitano francese (Ernesto d’Entragues), un aiuto che incise sulla storia della città per quasi tre lustri. Non ci volle infatti molto prima che... Il capitano si innamora di lei... Carlo VIII gli ordina di restituire Pisa ai fiorentini ma lui disobbedisce... Ma torniamo ai giorni nostri. L’ufficio tecnico del comune di Pisa aveva ricevuto una richiesta di demolizione del Palazzetto della Jole mentre l’assessorato alla cultura stava esaminando una strana richiesta della Lego che coinvolgeva Duomo, Torre e Battistero. Erano anche giunte voci del calo del livello dell’acqua nel lago di Massaciuccoli e la sparizione degli ontani nel Parco di San Rossore. Stava succedendo qualcosa di strano e qualcuno doveva avvertire Breviglieri, lo aveva chiesto espressamente suo fratello. “Sta accadendo!” fu la telefonata sintetica che ne seguì. “Lo so!” fu la risposta.

Nel frattempo le dune del litorale stavano cominciano a muoversi verso le zone palustri dove erano sparite tutte le osmunde e il canale Burlamacca era ormai asciutto. (Myr)

La Profezia diceva:

“Là dove la madre dell’Eroe sarà segregata, ivi riemergerà l’isola eterna. Essa è il Vero Mondo, mutevole sempre, sommerso talvolta, affiorante quando occorre”. La Tenuta del tenore Bastoni era situata nella piana retrostante Albinia, sul litorale tirrenico. Percorrendo la statale 74, passata la Marsiliana, la Maremma comincia a farsi più boscosa e lievemente collinare. In località Sgrillozzo un lungo sterrato conduceva alla tenuta “La Tosca”, il cui nome non lasciava dubbi sulla proprietà. “La possiamo anche torturare?” chiese Stanz “Dovremmo chiederlo prima a Spengler” rispose Venkmann “... e chi cazzo è Spengler?” Le fondamenta della casa cominciarono a vibrare. Le volte di tufo e i davanzali di peperino di Viterbo cominciarono a sgretolarsi. L’Elba, con tutta probabilità si sarebbe appoggiata alla Corsica. Era previsto che il colle d’Orano si sarebbe incastrato nell’Etan di Biguglia. Sull’Argentario non si avevano grandi certezze; con tutta probabilità la punta del promontorio e l’isola del Giglio avrtebbero potuto contenere gli smottamenti. La Capraia forse sarebbe rimasta fuori dai problemi, ma per Pianosa e Montecristo sembrava proprio che fiosse scoccata l’ultima ora. I rischi più elevati incombevano su Piombino, Follonica e Grosseto. Non si sapeva se sarebbero state spinte verso l’interno o se invece non sarebbero state innalzate da una specie di eruzione sotterranea... in tal caso il loro livello sul mare poteva salire di oltre dieci metri. L’acqua del Tirreno cominciò a ribollire e ad assumere una ambigua colorazione marrone. (Klaus)

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Noblesse oblige Il raso del divano sapeva ancora di patchouly. Profumo tipico delle servette, come era appunto la giovane Calypso. Calì, la chiamava lui, e a ragion veduta. La ragazza nel talamo sembrava avere sei mani (e un identico numero di lingue) come la dea. Sembrava impossibile che una cameriera di Southampton di soli vent’anni sapesse tutti quei sortilegi sessuali, conoscesse tutti i sotterfugi e gli stratagemmi per rendere un uomo degno di sentirsi tale, in un’epoca in cui la virilità sembrava essere un valore ambiguo. Altro che dea Khali! questa era una divinità arcaica, una dea primeva del sesso ancestrale. Lui le aveva regalato un bracciale comprato al mercato delle pulci, ma l’aveva estratto da un cassetto e le aveva detto che era appartenuto ai bisnonni di Sarah Ferguson, e lei ne fu deliziata. Avevano consumato il solito pasto frugale: le ormai odiose petoncles et nymphes, un pochino d’aigo saou de maules a l’aioli, alcune perles de caviar au blinis a la ciboulette, giusto una fettina di filet de lapereau sauvage panee au noisette. La bottiglia era un De Culo millesimato del 2009, una delle 12.000 che Carnet aveva “salvato” dal disastro di Shitland. Carnet venne quasi preso da una crisi di nervi quando vide che la cuoca s’era dimenticata il dolce. Calypso per fortuna imbastì uno zabaione. Mentre lo porgeva a Carnet, disse: “tenete Milord, questo vi farà...bene” ... e in quella leggera pausa guardò Carnet con gli occhi scintillanti e lascivi. Cavoli, quella donna aveva classe, era charmant. Carnet era un vero democratico, non vi era ceto sociale a cui avesse lesinato incursioni che terminavano inevitabilmente nell’osservazione della Celebre Collezione di Farfalle che, come lui specificava apertamente, era situata nella sua camera da letto, e i pannelli con le farfalle erano accroché au plafond, dimodoché per osservarli era necessario coricarsi. A cose fattte la ragazza stava rivestendosi, per tornare al piano della servitù, ma Carnet ebbe un’altra erezione. Forse lo zabaione, forse le grazie di Calì... Decise in ogni caso di fermare la

ragazza perche per lui era urgente. Fu enormemente stizzito quando Winnie bussò alla porta. “Milord, dobbiamo andare” “Winnie, ti prego, dammi ancora una ventina di minuti” “Milord... vi ricordo che l’altra volta mi avete fatto giurare che se Shitland fosse riemersa io avrei dovuto condurvi là a forza, anche contro la vostra volontà” “Davvero?” chiese sbigottito Carnet “Ve lo giuro sul mio onore”. (Klaus)

Kwert 01 “Atmosfera fosforescente, spugne giganti, ontodattili che pascolano nei giardini pubblici...tutte minchiate pubblicitarie” pensò Carne. Kwert alla fin fine era un pianeta come tutti gli altri, pieno zeppo di facce da culo arroganti, traffico, scorie radioattive e sesso a basso prezzo. Certo che per farsi una kwertiana ci voleva un bello stomaco... Ma lui era qui per un’altra delle fottute missioni, non sapeva neanche più quale. La Confederazione si era fatta ciulare da qualche alieno ribelle un carico di merda o di bario... non importava. Il copione era sempre lo stesso, e bisognava portarlo a termine: doveva andare insieme a lei da qualche parte; giunti là, lei avrebbe detto: “Stanno arrivando.” Ci sarebbe stata una qualche piccola apertura dalla quale sarebbe giunto, insieme al sibilo del vento, il loro odore, confuso con l’umidità salmastra. “Sì” avrebbe detto lui “doveva accadere”. Tutto si sarebbe svolto in pochi minuti. Il calcio del pesante shitgun da campagna, premuto contro la spalla incrinata, gli avrebbe procurato un dolore sordo, presente. Si sarebbe assestato meglio sul grosso intrusore anale aprendo la valvola della merda. “Ne avranno quanto basta” avrebbe detto lei. ... insomma, come al solito: lei sarebbe morta e lui sarebbe tornato vincitore, trovando come al solito i suoi parenti e i suoi amici che tentavano

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di spartirsi le sue fortune, o presunte tali. Era davvero quella, la vita che voleva? Fare il mercenario su pianeti di merda, mangiando hamburger di Cibo Generico Galattico in motel di terza categoria? Pensò per un attimo a Carnet. Agli anni del collegio, alle fantesche che li allevarono, alle loro grida di bambini nella biblioteca di casa De Culo, alle scorregge per i corridoi, irriverenti dei grandi ovali settecenteschi con gli antenati che li guardavano minacciosi e sembravano dire: “Attento! Sei un De Culo. Renditi degno d’un tale nome”. Carnet aveva seguito alla lettera gli insegnamenti di famiglia. Cenava nei migliori ristoranti del mondo, case, donne e frequentazioni che non provocavano ansia, grosse disponibilità finanziarie e l’ultimo sforzo che aveva fatto era stato quello di spingere un po’ quando ebbe una settimana di stitichezza, nel ‘79. “Stanno arrivando” disse Kate. Si sentiva l’odore, anche se un po’ confuso con l’umidità salmastra. Lei aspettava che lui lo dicesse, ma lui non lo disse. “Che facciamo?” chiese Kate “Si torna a casa” “E le trentasei tonnellate di bario?” “Telefonerò al Generale Smerdley di mandare qualcun’altro. E poi... che si fottano!” Kate stava per chiedergli “dove andiamo”, ma lui la anticipò e disse semplicemente “Andiamo”. (Klaus)

La conversione di Stanz “Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta

sopra di te.” “Pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli. Ma pochi giorni fa è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Jason è entrato nel cesso. Nessuno l’ha visto visto uscire: Era sparito, era sparito come gli ontani del parco di San Rossore, gli ulivi di Reggello, i vigneti del Chianti, le dune del litorale. Dobbiamo imparare ad amarci prima che sia troppo tardi,” “Stanz, cosa è questa storia, chi è Jason, cosa hai fumato?” disse Venkmann “Pentiti, prima che sia troppo tardi!” Un piatto di Delft si staccò dalla parete, un tubo si ruppe e l’acqua si dileguò nelle crepe del pavimento. “Ci pentiamo dopo, ora portiamo via le balle!” “E Isa?” “E’ in cantina, legata come un salame” “La vuoi lasciare qui?” “Ho un’idea migliore, perchè non vai a prenderla tu?” “La lasciamo qui” (Myr)

Biblic Bunga “Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.” “Pensavo che fosse una stronzata da dire a sangue freddo a un figlio di puttana prima di sparargli. Ma pochi giorni fa è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Quando laggiù succede qualcosa, io non ci sono mai. Rischio di morire senza essere mai stato, neppure per un attimo, testimone della

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mia esistenza. E questo vale anche per altri miilioni di persone. Dobbiamo imparare ad amarci prima che sia troppo tardi”. Kate pensò: “E’ la volta buona”. Si stesero su una pensilina della stazione di partenza planetaria di Kwert, si spogliarono e incominciarono ad amoreggiare tra il viavai della gente. A Kwert il sesso e le pratiche corporali non sono un tabù, mentre invece lo è il mangiare. Scopavano come matti tra la folla incurante. Qualcuno addirittura si sedette lì a fianco a fare un pisolino. Se avessero provato a mangiare un hamburger o a bere una Coca srebbero arrivati immediatamente gli agenti della Buon Costume Kwertiana e li avrebbero arrestati. Nonostante l’attività si stesse protraendo, Kate aveva qualche difficoltà a raggiungere l’orgasmo. Carne invece stava facendo ogni sforzo per prolungare la sua prestazione: quando si sentiva prossimo al piacere estremo, gli bastava pensare ai due vecchi per allontanare da lui ogni eccitazione. C’era addirittura il rischio di far finire l’erezione in nulla. Quindi si limitò a pensare a Breviglieri. “Rilassati!” le impose “E’ tutta questa gente!... Non ci sono abituata!” “Mai fatto orge?” “Certo, ma con gente più educata, che mi dedicava qualche attenzione!” “Vuoi che chiami qualcun’altro a darmi manforte?” “Ti resterebbe il dubbio di non farcela da solo” “Ha ragione!” disse Carne a se stesso “Allora togliti dai coglioni” si rispose

Fieldwork

La ragazza era sempre troppo presente, non si fidava di lui, era evidente. E in particolare dopo l’ultima botta e risposta. Ad un tratto gli venne un’idea: quella famosa parola che la rendeva arrendevoloe e gestibile. Lui le diceva di seguirlo e lei veniva docilmente, veniva sempre. “Andiamo” le disse.

primi evidenti segni di agnizione (*)

Fu una grande scopata. (Klaus)

Il professor Jirolam Salajdarian, il migliore psicoanalista di Londra, convinto assertore della schizofrenia di Carnet e della sua doppia personalità, era certo che la chiave di tutto potesse essere sull’isola di Islay e precisamente nei pressi della Croce di Kidalton. Le date coincidevano. Nel nono secolo la Porta si era chiusa per l’ultima vosta e da quel momento i Guardiani avevano retto le sorti del mondo, nel bene e nel male. A loro era stato affidato il compito di istruire i discepoli destinati a continuare la loro opera fino ad arrivare a Winnie, che avrebbe dovuto scegliere come proprio successore uno dei due fratelli. In realtà il professore era certo che la scelta avrebbe dovuto ricadere non su una delle due persone fisiche (ammesso e non concesso che davvero esistessero) ma su una delle due personalità e, se avesse dovuto scommettere, quella sarebbe stata Carne, la parte più spirituale, quella meno animale. Se avesse saputo cosa stava avvenendo in quel momento su un pianeta lontano, avrebbe anche potuto cambiare idea. Se avesse saputo interpretare le capacità di Carnet, abile seduttore sia di di serve che di nobildonne, buon conoscitore del male o del bene, avrebbe anche potuto cambiare idea. Ma il professore - malgrado la sua professione richiedesse un angolo di visone estremamente ampio - era, più che un bacchettone, un vero puritano da sempre ammiratore dell’opera di Oliviero Cromwell e faceva il tifo per Carne. (Myr)

(Myr)

secondi evidenti segni di agnizione (*) (Myr)

(*)

(a questo punto viene generato dagli autori una narrazione parallela attraverso un altro blog. Le due frasi “primi evidenti segni di agnizione” e “secondi evidenti segni di agnizione” rimandano al nuovo racconto “Flashback - New Season”, riportato al termine del presente testo NdE)

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Rendezvous La guida di Winnie era prudente, come al solito. “Il viaggio è lungo, ti va di sentire una storia?” “Sarà un piacere ascoltarla” disse Carnet, come sempre molto educato e formale. “Grazie. Posso cominciare?” “Quando vuoi” “Galgano Guidotti, figlio di Guido e Dionisa, nacque nel 1148 a Chiusdino in provincia di Siena , un piccolo borgo che sorge su un’altura non lontano dall’abbazia, in quella parte del medioevo colma di violenze, soprusi e stupri vissuti anche in modo ludico, come manifestazione di vigore e vitalità, ma sempre tesi ad affermare la propria forza e ad ampliare la propria sfera di dominio. Anche Galgano, come gli altri cavalieri era fiero e prepotente e la sua giovinezza spensierata e frivola. Con il passar del tempo Galgano cominciò a rendersi conto dell’inutilità del suo modo di vivere provando il tormento di non avere uno scopo nella vita....” “Credo di capire dove vuoi andare a finire...” “Contavo sulla tua intelligenza” “Bene. Ora vieni al dunque” “Gli anni passano e tu sai che prima o poi dovrò scegliere chi mi succeda.” “Winnie, tu sai che quel giorno è ancora molto lontano” “Tutto è soggettivo” “Non potresti scegliere qualcun altro?” “Forse lo farò, ma non vorrei essere costretto a scegliere tra uno solo” “Qualcuno che hai già in mente?” “Forse sì, ma preferirei avere almeno una alternativa” “Lo sai come sono fatto... sono immaturo, non accetto responsabilità, faccio un sacco di cazzate...” “Ottima inizio di autocritica, ma non pensare che io sia stupido! Tu sei uno dei candidati e dalla tua hai una serie di esperienze che l’altro non ha...” “E io non ho le sue, come potrai scegliere?” “Semplice, testa o croce!” “Dove siete?” “Al confine di Ventimiglia, stiamo per entrare in

Italia, tra circa tre ore dovremmo essere lì” “Lì non ci siamo più e nemmeno Viareggio è più lì. E’ possibile che ci sia ancora, ma di sicuro non in questo spazio tempo. E’ sparita circa tre ore fa. Ora potrebbe essere su un altro blog.” “Dove ci vediamo?” “Sulle colline senesi, per il momento il luogo è sicuro” “Puoi essere più preciso? “San Galgano, là dove c’è la spada nella roccia” “Proprio lì? L’ultima volta che ci siamo stati sono spariti tetto e pavimento...” “E’ stato divertente, non ho mai capito come hai fatto!” “Lo sai che non sono stato io..” “Prima o poi mi dirai cosa stavi cercando lì sotto...” “Smettila di parlare di queste cose al telefono...” “Hai ragione, me ne ero dimenticato..” “Ci vediamo!” “Lo spero” “E adesso? Carne e Carnet nello stesso luogo?” pensò tra sè e sè Winnie. (Myr)

Lydden Hill some years later “E’ strepitoso! E’ successo tutto in un attimo” gridò il Vecchio Le cose stavano cambiando... anzi, erano già cambiate “E’ orribile, noon ce la faremo mai!” “Tu e chi altro non ce la farete?” “Non fare lo stronzo, non ce la faremo!” “A fare che?” “A intrecciare il racconto su tre blog che si chiamano con lo stesso nome e che si linkano reciprocamente in continuazione!” “Perchè no? Assomiglierà ancora di più alla realtà: un guazzabuglio sistemico di stronzate che interferiscono tra loro” “Ma non si capirà più nulla! Non ci leggerà più nessuno!” “Sarebbe sublime. In ogni caso ti ricordo che non

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Coincidenze

siamo noi, a scrivere” “Tu hai voluto aggiungere un altro blog!” “Ti fa schifo?” “Sì!” “E allora casa hai fatto? Ne hai fatto un altro!” “Era solo per scherzare” “Beh, comunque qual’è il problema?” “Avrei voluto trascrivere tutto come al solito... qui non sarà più possibile!” stridì Grande Merda “Cazzi tuoi e della tua analità” “Ti manderei a fanculo, ma lo farò in un altro livello di realtà”

“Questo mese è arrivata?” “Non puoi fare domande più precise?” “Non ti sembra che io sia stato chiaro?” “Perchè non rileggi la prima riga, prima di parlare?” “E’ arrivata, sì o no?” “Sì, è arrivata, non te lo avevo detto?” “E dove l’hai messa?” “Insieme all’altra, non l’hai vista?” “Sullo stesso conto?” “Ma di cosa stiamo parlando?” “Della mia pensione, di che altro?” “No, non è arrivata. Non potevi dirlo subito? “ “L’ho detto ma...” “Fanculo, fanculo, fanculo” “Perchè volevi saperlo?” “Come facciamo a fare il nostro viaggio senza soldi?” “Non ti sembra di averne abbastanza?” “Non vorrai mica toccare i miei risparmi?” “I tuoi cosa?” “I nostri?” “I nostri” “Prenota il viaggio” “Io?” “Tu!”

(Klaus)

Ritorno a casa “Ce l’abbiamo fatta!” “Culo! Avremmo potuto finire su un blog di ricette di cucina” “Siamo tornati, non ti basta?” “Per il momento sì anche se adesso sono stanco come una bestia” “Dove siamo?” “Prima dobbiamo leggere gli ultimi post, poi lo sapremo” (Myr)

Preparativi Un gruppo di incappucciati stava disponendo lumi lungo le tre navate appendendoli ai sedici pilastri per illuminare gli otto varchi per lato. Un leggio di legno alto venne sistemato al centro dell’abside quadrata. Sopra venne messo un grande libro con rilegatura antropodermica il che lo faceva risalire al 1600 quando la pratica di rilegare i libri importanti con pelle umana (solitamente di malviventi) era d’uso comune. Winnie era l’unico che avrebbe potuto sfogliarlo e, se lo avesse deciso, era l’unico a poterlo leggere ad alta voce. Winnie era anche l’unico che sapeva che le pagine di cartapecora erano intonse, il loro contenuto era improvvisamente scomparso durante la sua ultima visita. (Myr)

Un pop-up comparve sul sito di Ryanair: I VOLI PER L’AEROPORTO DI PISA ITALY SONO ANNULLATI. Qualcosa di grave doveva essere successo. Accesero la TV. Riprese aeree. Desolazione lungo la costa tirrenica... uno tsunami? L’isola d’Elba si stava allontanando visibilmente in direzione della Corsica lasciando una scia di melma schiumeggiante mentre Pianosa si era sollevata di un centinaio di metri e cascate d’acqua scendevano lungo le nuove pareti di roccia. “Te lo avevo detto io che dovevamo partire prima!” “Non avevo dubbi che l’avresti detto” “E ora?” “E ora ce ne stiamo a casa” “Così ci perdiamo l’incontro tra Carne e Carnet?”

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“Quale incontro? Lo sai che è impossibile” “Lo abbiamo sempre pensato, ma ora sono vicini e tra poco saranno insieme” “Scommettiamo?” Nello stesso istante da una strada laterale uscì un trattore proprio mentre stava arrivando la Bentley. L’urto fu inevitabile. “Non può essere un caso” pensò Winnie prima di svenire. (Myr)

Preparativi II L’impiantito, che in un primo tempo si era creduto quello di San Galgano, si inarcò, come se la schiena di un enorme mostro sotterraneo spingesse dal sottosuolo. “Terrà?” chiese Breviglieri “Terrà.” asserì Winnie. Il gruppo di incappucciati aveva ultimato la disposizione dei lumi lungo le tre navate appendendoli ai sedici pilastri per illuminare gli otto varchi per lato. Il leggio di legno alto, ormai sistemato al centro dell’abside quadrata, fu asperso con essenze di merda arcaica. Winnie si avvicinò al grande libro con rilegatura antropodermica. Se avesse deciso di sfogliarlo, si sapeva che l’avrebbe letto ad alta voce. Winnie disse a Breviglieri che le pagine di cartapecora erano intonse, il loro contenuto era improvvisamente scomparso durante la sua ultima visita. Il libro era l’ultimo di una biblioteca di 32 volumi recanti l’intero corpo di conoscenza dell’Ordo Merdiensis; i primi tre volumi erano dedicati alla storia antica dell’Ordine, fondato da Seth in persona, anzi, in dio. I successivi dodici contenevano le dissertazioni filosofiche: dieci erano le famose “Animadversiones De Rerum Merdae”, ovvero tutte le considerazioni filosofiche sull’ermeneutica, sull’ontologia, sull’epistemologia dell’Ordine; i due restanti erano la Lex Merdaria, ovvero la Assoluta e Incontrovertibile Verità circa la Realtà, L’Essere e il Non Essere. I volumi dal 16° al 30° contenevano le biografie dei Guardiani delle Soglie. Il 31° volume conteneva una breve ma efficace confutazione dei

precedenti 30. Il trentaduesimo volume si intitolava “L’Eroe Designato”, ma veniva chiamato da tutti il Rex Merdarum. L’ultima volta che Winnie l’aveva aperto c’erano scritte tutte le gesta di Carne di Culo L’Eletto, l’Uomo che avrebbe finalmente realizzato la Sintesi Anale e avrebbe sciolto l’Ordo Merdiensis, depositario fin dall’inizio dei tempi della Dialettica e del Dualismo. Ma l’era della dialettica e della contrapposizione era finita. Il numero di clic sugli abbracci per strada a Sondrio negli ultimi quindici giorni era passato da poche migliaia a oltre 45 milioni. Il counter di YouTube era scoppiato. Quello era il Segno: la Fine della Fine e l’Inizio dell’Inizio. Sarebbe seguita per la Terra un’epoca di Monismo e Prosperità Assoluta dove un unico Dittatore Santo avrebbe traghettato il pianeta con equità e rettitudine verso la Grande Era del Bene Assoluto. (Klaus)

Synthesis is withdrawing In breve tempo tutte le coste della Toscana da Livorno a Orbetello si spostarono verso ovest. Livorno si trovo affacciato verso nord. Il suo spostamento fu in pratica una rotazione. Come previsto, L’Elba si incastrò nella Corsica. Orbetello venne atrovarsi a circa 50 miglia da Ghisonaccia, circa la stessa distanza che c’era tra Piombino e Portoferraio. Quello che poi si sarebbe chiamato il Canale di Shitlandia (ora Shitland era italiana) era una stretta lingua di mare tra la corsica e l’alta Maremma. All’interno, la situazione fu relativamente più indolore, ma adesso tra Colle Val d’Elsa e Siena c’erano circa centoventi chilometri. A estendersi enormemente fu la zona di Montalcino. Adesso il Brunello aveva a disposizione ben più degli 85 Km quadrati che ebbe Sitland nella Prima Emersione. “... Allora leggi tu?” chese Breviglieri a Winnie “Perchè me lo chiedi?” “Un buon Guardiano non dovrebbe mai rispondere a una domanda con un’altra domanda” “Fanculo” disse seccamente Winnie.

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Dopo aver borbottato alcuni improperi, Breviglieri parlò:

pezzi dal nostro?” “Chiuso?”

“In qualità di Custode Sud Orientale della Porta Ancestrale dell’Isola di Sealand, per l’eredità spirituale conferitami da Saleh al-Dyn ibn Ayyab , fondatore della dinastia ayyubide in Egitto, messosi in luce al servizio di Nyr al-Dyn ibn Zanky, Noi Ordiniamo l’Agnizione e il Disvelamento nonchè la Sintesi anale!” Winnie, un po’ stizzito rispose: “In qualità di Custode Nord Occidentale della Porta Ancestrale dell’Isola di Sealand, per l’eredità spirituale conferitami da Sir Oliver Cromwell, Noi Accordiamo l’Agnizione e il Disvelamento nonchè la Sintesi anale!” Pensò che dal momento che la cosa avveniva in Italia, forse Breviglieri ci avesse tenuto a non far brutta figura: oltre trecento viareggini osservavano da fuori con gli occhi sgranati. Caddero le maschere. Al posto di Winnie apparve Carne. Al posto di Breviglieri apparve Carnet. I due si guardarono in cagnesco. “Che sia la SINTESI!” gridò il Fondatore

“Non lo hai visto? Clicca e vedrai cosa è successo. Dato che non ci vedi un cazzo quando arrivi sull’altro blog clicca di nuovo sull’immagine...” “E poi?” “E poi bisogna che qualcuno scriva un finale diverso, non avevi sotto mano un poeta?” “Certo, ma un poeta scrive poesie” “E se gli chiediamo di scrivere qualcosa di diverso cosa fa? Si rivolge al sindacato?” “Intendi dire che stai ripensando a quando o te la davano o dovevano scendere?” “La metafora calza, se vuole stare con noi le sue poesie le scrive durante il weekend.” “Sei davvero una merda!” “Sì” “E se poi scrive un altro finale che non ci piace?” “Lo licenziamo, ovvio!”

“Nooooooooooo!!!!!!!” Urlò una voce dal fondo della chiesa. Jason Spengler stava venendo avanti. Era imbottito di tritolo. In una mano teneva la spoletta, nell’altra uno Shitgun Sensor Excel 41 a puntamento termico. (Klaus)

Not everything turns out as it should “Cosa ne dici di questo finale?” “Non potevi dargli un titolo in italiano?” “Perchè non lo chiedi a chi l’ha scritto?” “E se mi dice che lo ha copiato da Mission Impossible?” “Non vorrai mica denunciarlo?” “Vorrai mica che ci becchiamo cinque anni di prigione?” “Cinque anni?” “Cinque anni. Non lo sai che hanno chiuso uno degli altri due blog perchè stavano copiando dei

(Myr)

The end? “Continuiamo così?” “Così come?” “Linkando” “Dove?” “Leggi la quinta riga di questo testo!” (Klaus)

The end?... “ e perchè non questo?”

Prima o dopo la fine “Hai deciso di concludere questa storia?” “Perchè no?” “Lo sai che non è la prima volta?” “E quando lo avrei fatto?” “Proprio non lo ricordi?” “Dovrei?” “Devi!” “Prima o poi doveva succedere” “Non avremmo dovuto deciderlo insieme?” 361


“Perchè? Non hai sempre detto che ami le sorprese?” “E questa la chiami una sorpresa?” “Sì, più o meno come quando o me la davano o dovevano scendere” “Avresti dovuto usare il punto esclamativo” “Con loro lo facevo” “Anche questa è una metafora?” “Non me ne ricordo” “Allora?” “Allora cosa?” “Chiudiamo bottega?” “Posso pensarci?” (Myr)

Hundredth chapter “Siamo già arrivati al centesimo post...” “... e magari è l’ultimo!” “Per forza, c’è gente che non ha voglia di fare un cazzo” “Non è vero, se uno non c’è, non c’è.” “E perchè non me lo ha detto?” “A me lo ha detto, giovedì 17 sono a Bologna” “Adesso ho capito perchè il 16 ha cercato di finire la storia” “Dici che dobbiamo andarcene?” “Non è detto!” “Hai un coniglio nel cilindro?” “Sì” “Sputa” “Kate è incinta” “E con questo?” “Se la storia finisce, che fine fa il bambino?” (Myr)

Negoziazione “Dato che nessuno ha concluso questa storia, il bambino lo faccio!” pensò Kate convinta che nessuno capisse le sue intenzioni: “Brava, poi gli dai anche un cellulare e lo fai chiamare Telefono Azzurro!” “Chi ha parlato?” sussurrò Kate. “Noi” “Ancora voi?”

“Dato che nessuno ha concluso questa storia, noi ci rimaniamo aggrappati con le unghie” “Datemi allora un consiglio, lo faccio o dico a tutti che era una gravidanza isterica?” “Bisognerebbe fare un salto al Monastero di Brno” “Sono stanca di viaggiare” “Lo capiamo, sei incinta...” “Sono stanca, al centesimo post non si riesce a capire un cazzo... non si sa perchè siamo qui, cosa ci facciamo, cosa vogliamo... tutto nel vago. Qui sparisce tutto, anche le persone, a Londra compaiono divinità egizie che mi preferiscono nelle vesti di capra... ecco perchè sono stanca... e poi cosa dovremmo andare a fare a Brno?” “Un po’ di cultura non ti farebbe male, ragazza! Gregor Mendel ti dice qualcosa?” “Certo! Mio nonno aveva tutti i suoi appunti... non penserete che la mutazione dell’Helleborus sia avvenuta per caso?” “Appunti? di Mendel? e non ce ne hai mai parlato?” “E voi mi avete chiesto mai qualcosa? Non avete fatto altro che sbirciare dal buco della serratura... anche quando sono andata a risollevare l’umore di Breviglieri...” “Appunti? di Mendel? e dove sono?” “Mio nonno era amico del capo giardiniere dei Kew Gardens (Timothy Lovejoy Higgins) che da giovane aveva lavorato nei giardini del Monastero di Brno. E’ con lui che si recava a Camberwell Green a coccolare lo Shit Tree e a raccoglierne il liquame, è da lui che ha avuto...” “Li hai ancora?” “Certo!” “Quanto chiedi?” “Non quanto, cosa.” “Cosa chiedi?” “Che la storia continui, così il mio bimbo potrà nascere!” (Myr)

Millesimo dialogo “E’ tornato?” “E’ tornato?” 362


“Ecolalico di merda!” “Tu lo hai chiesto a me, io l’ho chiesto a te!” “Io ho fatto una domanda, tu dovevi rispondere” “Chi è tornato?” “Vedi, stai migliorando, questa non è solo una domanda, è anche una risposta. Mi stai dicendo che non sai a chi mi sto riferendo” “E adesso mi dai anche un voto?” “Cosa ne diresti invece di un calcio nel culo?” “Non so se è tornato, avrebbe già dovuto essere qui” “Ci voleva tanto a rispondere correttamente?” “Perchè volevi saperlo?” “Perchè è sempre lui che finisce le storie” “Chi lo ha deciso?” “Pare che ormai sia una consuetudine” “E il Fondatore non gli dice mai niente?” “Il Fondatore è sparito!” “Anche lui?” “Hai presente Ponzio Pilato?” “E tu hai presente Erode?” “Cosa cazzo centra Erode?” “Il bambino di Kate...” “Non esageriamo!” “Hai ragione, non facciamolo” (Myr)

ou-topos - eu-topos Ci volle un po’ di tempo ma, in attesa che uno degli autori si rifacesse vivo e in previsione, nel caso di conclusione definitiva della storia, del ritorno su Shitland, tra tutti i personaggi venne concordato un primo documento non vincolante . Sull’isola la proprietà privata è vietata per legge e il suolo deve invece essere coltivato, a turni di due anni, da ciascun cittadino, nessuno escluso: tutti hanno un lavoro, di 6 ore al giorno; nel tempo libero, tutti i cittadini possono altresì dedicarsi alle proprie passioni e professioni abituali, ma un posto fondamentale è occupato dallo studio delle scienze e della filosofia. La famiglia rappresenta un nucleo fondamentale per il popolo dell’isola: un tipo di famiglia allargata e monogamica. L’uomo si può sposare all’età di 22 anni e la donna a 18 anni. Il divorzio è consentito, l’adulterio è se-

veramente punito: l’individuo che ne è reo viene incarcerato e incatenato. Per quanto riguarda la religione, nell’isola deve essere prevista la più larga tolleranza religiosa, fermo restando però l’obbligo di credere nella Provvidenza di Dio e nell’immortalità dell’anima. Chi infrange le regole viene scacciato dall’isola. Tutti hanno diritto a una vita pacifica, il cui fine è il benessere. Ci fu un solo voto contrario, Kate. “Io su quell’isola di merda non ci torno, tantomeno con un figlio!” aveva dichiarato. (Myr)

Waiting for L’impiantito, che in un primo tempo si era creduto quello di San Galgano, si inarcò, come se la schiena di un enorme mostro sotterraneo spingesse dal sottosuolo. “Terrà?” chiese Breviglieri “Terrà.” asserì Winnie. Eccesso di ottimismo o scaramanzia? Non tenne. Breviglieri e Winnie non caddero, rimasero sospesi sul vuoto che si era appena formato. “Te lo aspettavi?” “Succedono cose strane da queste parti, e cadere sarebbe stato troppo ovvio!” “E ora come ne usciamo?” “Con le nostre gambe, camminando” “E’ tutta un’illusione?” “E’ tutto un’illusione!” Circa 1500 chilometri più a nord l’Helleborus Foetidus cominciava a germogliare sull’isola. Un fenomeno precoce, favorito dalla corrente del golfo. (Myr)

Partenza per Londra “Cosa ne dici di fare un salto a Londra?” “Si potrebbe fare, è parecchio che non ci andiamo, potremmo andarcene da Simpson...” “Non pensare a mangiare, abbiamo dell’altro da 363


fare” “Dove?” “Kew Gardens... non ricordi cosa ci ha detto Kate di suo nonno?” “Ero distratto, credevo mi raccontasse delle balle per metterci fuori strada” “E invece io le ho creduto. Lo sai che proprio lì fu coltivato per la prima volta, fuori dal suo ambiente naturale, l’albero della gomma? Il successo del tentativo assicurò a Tim Higgins la carica di Capo Giardiniere e soprattutto tutti i mezzi necessari per altri esperimenti. Fu allora che assunse il nonno di Kate. Ti dice qualcosa tutto questo?” “Ero convinto che ormai tu fossi rincoglionito...” “E invece?” “E invece di andare da Simpson ce ne andiamo a Richmond” “Guidi tu? “Non ricordo nemmeno come si fa” “Chiama un taxi” “Perchè non lo chiami tu?” “Ricominciamo da capo?” “Prima o poi questa storia finirà...” (Myr)

The dawning of a new life Kate aveva conservato un piccolo diario del nonno. In una delle pagine più consumate si poteva ancora leggere una strana osservazione (il testo era accompagnato da una piccola immagine di Gula (The Great One), dea della medicina dell’antica Mesopotamia, raffigurata con un cane): Un caso interessante è rappresentato dalla formazione di una strana sostanza nei reni del cane di Tim (Ndr. Thimothy Higgins). Si reputa che il processo chimico sia innescato dai batteri. Questo meccanismo rappresenta un interessante collegamento fra processi su grande scala tipici della geologia e processi su scala ridotta tipici della microbiologia.Tim ha verificato più volte che la semina in un terreno fertilizzato con lo sterco del cane e irrigato regolarmente con le sue orine diluite in modeste quantità di acqua produce delle piante mutanti. L’esperimento era già riuscito una

volta con l’albero della gomma e stava per essere ripetuto in grande scala con l’helleborus foetidus con l’obiettivo di creare una nuova specie la cui infiorescenza fosse priva di quel forte odore di putrefazione tanto gradito dagli insetti che poi ne avrebbero garantito la riproduzione ma del tutto sgradevole per gli umani. “Comincio a sperare che questa storia finisca così me ne andrò su Shitland, ma questa volta con un Cane, non più con Carne!” pensò a quel punto Kate accarezzando il monile che portava al collo e dimenticando che anche lei, quando era ancora una piccolissima bimba, aveva spesso camminato a piedi nudi nei prati destinati agli esperimenti del vecchio Tim. Era convinta di conoscere il segreto, ora poteva bruciare gli appunti del nonno prima che qualcuno cercasse di impadronirsene. (Myr)

During Monday’s afternoon.. “Quello lì sta creando aspettative nei lettori” “No, lui sta solo aspettando, sta menando il can per l’aia” “Cosa sta aspettando?” “Vorrai dire chi!” “Chi?” “L’altro” “L’altro è sparito” “Era a Viareggio?’” “No, l’ultima volta era a Bologna” “Sì, quattro giorni fa, ma poi?” “Lo sa dio” “Ti avverto che se non torna questa storia può andare avanti all’infinito!” “Speriamo di no. Non sarebbe meglio allora andarlo a cercare?” “Hai ragione. Oggi è lunedì?” “Si” “Allora stasera alle 10 lo troviamo!” (Myr)

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Twins Again L’ecografista del King’s College Hospital passò accuratamente il manipolo avanti e indietro sulla pancia di Kate. “Bene, molto bene...” disse Kate aveva scelto quell’ospedale per la sua vicinanza a Camberwell Green. “Bene, bene...” il dottore sembrava soddisfatto. “... allora è tutto ok?” “certo, mia cara” “Quando nascerà?” “Quando nasceranno, vorrete dire”

“E quelle di Kate guariscono in poche ore, l’ho visto succedere a Camberwell Green, si era ferita rompendo un ramo di Helleborus e poco dopo non aveva nemmeno una piccola cicatrice...” “Hai dell’altro?” “Sì, ma non vorrei che tu pensassi che la bottiglia di Lepanto l’abbia scolata io...” “Continua, la cosa mi interessa” “Kate...” “Kate???” “Kate...” “Kate?????” “Kate è vergine.”

(Klaus)

the twists and turns of the plot “Ti sembra normale?” “Chi?” “Kate, chi altro?” “Perchè me lo chiedi?” “Ha passato troppo tempo con suo nonno...” “Se è per questo, ha passato troppo tempo anche con Carne!” “Hai ragione, se lo avesse fatto oggi sarebbe un po’ meno incinta!” “Vuoi che risponda alla prima domanda?” “Perchè l’avrei fatta?” “Ovvio, per avere una risposta!” “E ti servivano cinque minuti per farlo?” “Mi lasci parlare?” “Vai!” “C’è qualcosa di strano in quella ragazza... anni fa Carnet ha ordinato per lei tre paia di Louboutin... le ha buttate nella spazzatura...” “E basta questo per definirla strana?” “No, c’è dell’altro, ma preferivo non parlarne” “Dell’altro che io non so?” “Non lo so, non ne abbiamo mai parlato” “Le sue ferite si rimarginano troppo presto, per dirne una” “Ha un carattere forte...” “Parlavo di ferite ferite, quelle che generano sangue, che prima di cicatrizzare talvolta si riempiono di pus...” “E quelle di Kate...”

(Myr)

Alteruter ab una? “Abbiamo avuto numerosi casi di partenogenesi... sapete tutto sugli esseri di natutra elementare... non serve certo rammentare a lor signori che la partenogenesi e’ una strategia riproduttiva che presentano molte specie animali e vegetali... c’è semplicemente uno sviluppo di uova non fecondate. Alcuni biologi considerano un tale processo nell’ambito della riproduzione asessuale in quanto non comporta fecondazione... e’ evidente, tuttavia, che in questo caso si limita il concetto di sessualita’ all’insieme dei meccanismi riproduttivi che comportano l’incontro di due partners sessuali... “ Il Professor Jirolam Salajdarian si avvicinò alla finestra e guardò lontano. Le sue conferenze riempivano sempre l’aula magna dell’Heythrop College. Quando smetteva di parlare, con quel suo accento vagamente armeno, si creava una suspence. Gli spettatori attendevano a bocca aperta la prosecuzione. Quel giorno, poi, c’era buona parte della comunità scientifica inglese. Quasi il 50% dell’intelligencija anglosassone era lì, con il fiato sospeso. “... ma attualmente la maggior parte degli autori sono invece concordi nel vedere la partenogenesi come un particolare caso di riproduzione sessua365


le, in quanto quasi sempre essa implica un processo meiotico e conseguente sviluppo di unita’ riproduttive aploidi. In particolare alcuni autori definiscono la partenogenesi come “riproduzione unisessuale” in quanto, evidentemente, al processo partecipa un solo sesso, quello femminile. Vi stupirà forse sapere che nei nostri laboratori... abbiamo ottenuto partenogenesi non solo da lobrichi ma anche da carpe, cerbiatti, conigli e perfino da Kate, la nostra simpatica scimpanzè , che proprio di recente ha dato alla luce Flish & Flesh, due graziosi cuccioli maschi...” Entrò un’assistente biancovestita che portava in braccio i due cuccioli, entrambi con un buffo pannolone, anch’esso candido. Brusio nell’aula, subito interrotto da una presa di respiro del professore. “Logicamente tutto questo è stato reso possibile grazie alla masturbazione e ad un enzima sperimentale, di origine vegetale, che stiamo studiando...” I presenti erano sbigottiti, sapevano che stavano condividendo un momento epocale nella storia dell’umanità. Ci furono diversi flash dei fotografi ufficiali di Science e di National Geographics. Il brusìo cresceva. Il Professor Salajdarian pensò che fosse il caso di stemperare un po’ la tensione con una battuta.

(Myr)

“Bene, le signore presenti, ed anche quelle a casa, potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo... non è difficile intuire che se le nostre ipotesi fossero vere, fra qualche anno il genere maschile potrebbe anche diventare... come dire?...Pleonastico?” (Klaus)

Non era la prima volta... “Te lo avevo detto io!” “Sembri la mia prima moglie!” “E quando mai ti sei sposato? e con chi?”

“Dovresti saperlo, era la tua fidanzata” “Te lo avevo detto io che Kate non era normale!” “Perchè, una vergine non è normale?” “Una vergine non solo non fa due marmocchi, non ne fa nemmeno uno!” “Questo lo dici tu! Ora ti racconto una bella storia...” “Purchè sia breve!” “Sarò sintetico e salterò i preliminari...” “Ne so qualcosa, purtroppo!” “Basta cazzate! lasciami continuare. Senza indagare troppo sui motivi della sua incazzatura un certo giorno Crono si masturbò su due uova, le affidò a Era spiegandole che presto si sarebbero aperte per dare alla luce un demone (nel progetto originario avrebbe poi dovuto dare un calcio nel culo a Giove), il cui nome sarebbe stato Tifone, nella lingua dell’epoca nientemeno che Fumo Stupefacente...” “... che da noi non si chiama certo Tifone...” “Cosa?” “Il fumo” “Non hai capito un cazzo! Tutta questa storia te l’ho raccontata per farti capire che possono nascere dei marmocchi anche senza scopare” “Sì e poi nascere capra, diventare donna e poi essere percepita come uno scimpanzè, quel Tifone devono esserselo fumato tutti!”

I sondaggi sono fuorvianti e provocano confusione Riceviamo e pubblichiamo: “I sondaggi in generale non sono un male. Possono essere utili come veloce indicatore delle opinioni. Il problema è che spesso (e soprattutto in questo caso) le persone (gli autori in questo caso) considerano il risultato di un sondaggio come un mandato a fare qualcosa in base ai numeri usciti dal sondaggio stesso — e questo mandato loro non ce l’hanno”. GULA - Gruppo Unico Lettori Autonomi (Myr)

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“Già... ma è parecchio che non ne sentiamo parlare...” “Eppure era con noi..” “Dobbiamo chiedere agli autori, loro fanno quello che vogliono, chissà dove l’hanno messo...”

Commento al sondaggio Ai sensi del D.M. 574/34 comma 5 del Trattato di Shitland chi vota “assolutamente no” è un imbecille.

(Myr)

(Klaus)

Commento al commento

Pump Up the Reality

“Potrebbe anche non essere un imbecille!” “chi?” “quello che vota no” “ma sei scemo? se vincono i no ci mandano a casa tutti...” “modello lingotto? ma no, è solo un bluff!” “e tu rischieresti?” “io non voto” “e vecchioni non vince...” “non ce la faccio più, quasi quasi voto, voto per la quarta opzione...” “il voto è un diritto, non sprecarlo!” “il che significa che dovrei votare sì” “bravo, hai capito!” “hai ragione, chi vota no è un imbecille!”

“Allora, tu ti fai la De Culo e io mi faccio Lady Cophetua?” chiese Winnie a Breviglieri “Quelle due tardone dovrebbero ancora essere in grado di dire la loro!” rispose il Commendatore “Le ingravidiamo e fanculo alla partenogenesi!” “Bravo Winnie, fanculo a tutto!” “Dammi un cinque, cazzo!” seguiva il rumore di due mani che schiccavano l’una sull’altra.

(Myr)

Emergenza L’elleboro continuava a crescere sotto gli occhi delle tre teste di Cerbero, ciascuna delle quali simbolo di distruzione del passato, del presente e del futuro. Il suo compito su Shitland era, come al solito, quello di impedire ai vivi di entrare ed ai morti di tornare indietro, soprattutto a suo padre. Tifone, nel difendersi da Giove aveva sollevato l’intera isola per scagliarla contro il re dell’olimpo ma un ultimo potentissimo fulmine lo colpì in pieno e l’isola gli crollò addosso, schiacciandolo. La notizia che Cerbero si fosse appropriato di Shitland era giunta alle orecchie del Generale Smerdley. “Dobbiamo cacciar via quello squatter” disse “Non sarà semplice” rispose John Caruso “Ci vorrebbe Carne”

Greta Shalikan, la famosa nipotina di Madame Shalikan stava riascoltando alcune intercettazioni telefoniche, e sperava di rientrare nella storia ricattando i Guardiani. “Non ti fare troppe illusioni” disse Voce 1 “Non sono dialoghi reali” disse Voce 2 “Che significa?” chiese Greta “Sono solo bozze cestinate, dialoghi non pubblicati, rimasti nell’hard disk” disse Voce 1 “Non hanno lo stesso statuto ontologico delle frasi scritte in precedenza. Non puoi usarle contro di loro perche non le hanno dette” disse Voce 2 “Volete dirmi che nell’unico romanzo dove tutto è possibile, io non posso usare due intercettazioni quasi vere? State scherzando, spero” “Non possiamo sputtanare anche gli unici personaggi veramente positivi di tutta la storia. I lettori perderebbero ogni punto di riferimento!” disse Voce 1 “E se anche fosse?” disse Voce 2. Greta era contenta. Era riuscita a metterli l’uno contro l’altro. E tra i due litiganti... Kate cominciò ad avere le doglie. (Klaus)

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A Small Corner of Sophisticated and Sober Elegance

seme maschile. E quel seme doveva avere una sola griffe: De Culo.

Avvertiva in quel momento tutta una serie di piccoli disagi. il pelo di chinchilla che foderava l’interno delle pantofole era decisamente troppo caldo. Le cuciture della vestaglia di seta si incagliavano di tanto in tanto nella peluria del suo pigiama d’angora. La vecchia bergère che l’aveva sempre accolto amorevolmente non gli era mai sembrata così piena di rigonfiamenti e di punti cedevoli. Il fuoco nel camino non scoppiettava in modo rassicurante. Perfino le ostriche di Malden Rock, allevate appositamente per lui da Mr. Glockenshmild sembravano delle normalissime ostriche di Ostenda. Il Talisker aveva un sentore di peperone marcio... La turbolenza della Jacuzzi gli era sembrata meno gaia e la sua eiaculazione di pochi istanti prima, proprio nella Jacuzzi, dove Greta si era prodigata amorevolmente, adesso gli sembrava già uno sbiadito ricordo, segno evidente che quella sera non aveva saputo godersi la vita. “Numi del Cielo! Se mai mi vedesse il mio bisnonno Casper De Culo! Se scoprisse che ho trasformato l’art de vivre in bannale edonismo, mi incenerirebbe!” stridì Carnet scagliando il flute di Lalique contro la boiserie. I cocci finirono sul fois gras. Era tutta colpa di quella notizia data alla tv. Tutto il medioriente in rivolta non bastava, ora riemergeva anche quella maledetta isola, e lui sapeva che non poteva starsene lì, in Bedford Square. Carnet aveva capito che la stirpe dei De Culo poteva rappresentare la fine del genere maschile. Era evidente: Carne l’Eroe, l’uomo capace di fare tutto, il conquistatore dei Mondi, il difensore della Giustizia, era affetto da impotenza generandi. Sull’impotenza coeundi v’era ancora un velo di mistero, ma comunque era impotente. Toccava a lui, all’imbelle, al Dandy, all’Enfant Gaté de la Famille De Culo, all’Uomo-che-nonsi-era-mai-sporcato-le-mani, affermare il valore e il peso della virilità e rivelare che una Nuova Generazione di Eroi (la cosiddetta Shit Generation) per affermarsi, avrebbe avuto bisogno del

(Klaus)

Alla ricerca dello scoop Il Cessna volava verso sud verso la sua destinazione, l’aeroporto di Grèves du Mont Saint Michel. Carmen chiese al pilota di sorvolare la zona: là dove avrebbe dovuto esserci il famoso isolotto (Mons Sancti Michaeli in periculo mari) praticamente ce ne erano di nuovo due, di pari altezza, praticamente gemelli. L’informazione giunta allo Shitmaker era dunque corretta. L’ultima volta che li aveva visti, grazie alla soffiata di Lady Hinshelwood e prima che uno dei due si inabissasse, erano teatro dello scontro mortale che sarebbe avvenuto su Shitland, allora nient’altro che un grande mucchio di merda. Allora, perchè nel frattempo il suolo aveva un diverso colore, guardandolo dall’alto sembrava che una sorta di peluria verdastra l’avesse ricoperto interamente. Non avrebbe potuto giurarlo ma a Carmen de Culo sembrò di vedere una creatura mitologica aggirarsi lungo la costa meridionale. Più tardi Carmen raggiunse Shitland con un overcraft preso a nolo. Non vide nessuno, e decise di mon scendere per non sporcarsi le scarpe. Scattò due fotografie dalla cabina di comando e poi disse al pilota di fare rotta verso nord. (Myr)

Together Again Come avessa fatto Jason Spengler a trovarsi nel Monstero di Brno, davvero nessuno sarebbe riuscito a capirlo. Certamente Spengler doveva essersi recato a Bologna alla Libreria Feltrinelli, e lì, con tutta probabilità, doveva avere offerto qualcosa a qualcuno in cambio del suo rientro in gioco. Non era stato assorbito dal sagrato della Cattedrale, inarcatosi come la schiena d’un dinosauro prima di riportare alla luce Shitland. Non era stato nel grossetano a seguire le vicen-

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de legate al riscatto di Isa De Culo. Venkmann e Stanz lo stavano aspettando a Ibiza, come d’accordo. Isa De Culo era rientrata a Parigi, grazie ai buoni uffici di qualcuno. Ma nessuno aveva parlato a Spengler di Brno... anche se... forse il tutto era più semplice del previsto. Spengler aveva semplicemente seguito la vicenda su Fleshback, traendone alcune giuste conclusioni, e mettendo in pratica la sua strategia. Aveva negoziato la sua rentrée: in caso di estinzione del genere maschile, lui aveva tanto diritto quanto Carne di essere colui che avrebbe inoculato l’ultimo spermatozoo. Anzi, accampava un diritto maggiore affermando che mentre Carne e il fratello non avevano alcun merito per il ruolo che occupavano, essendo già dall’inizio stabiliti come protagonisti, lui invece aveva saputo scalare le gerarchie della storia, pagina dopo pagina, diventando un personaggio rilevante nonostante la forfora e i capelli molto unti. Quando Kate, ormai quasi sul punto di rompere le acque, bussò alla porta del monastero dopo un estenuante viaggio, se lo trovò davanti. ( Anonimo)

Tea for two “Perchè ridi?” “Ho pensato che se noi non numerassimo le pagine...” “Beh?” “E isolassimo ogni brano con il suo titolo in un singolo foglio di carta, fin dall’inizio della storia...” “Ah... e poi?” “Metti che si mescolassero tutti, e che un filologo volesse rimetter tutto in sequenza!” “Avrebbe i suoi cazzi” “Lo facciamo?” “Un libro circolare” “Un cerchio di parole” “Sarebbe quasi un’opera perfetta” “Cosa le mancherebbe per essere perfetta?” “Un centro” “allora facciamolo” “ok”

questo post verrà d’ora in poi convenzionalmente identificato come il post centrale (Anonimo)

One night is all that stands between them and freedom. But it’s going to be a hell of a night Quello che Carmen non vide mentre l’aereo virava per il piccolo aeroporto della Normandia fu la figura metà uomo e metà bestia che emerse dalla superficie di Shitland e quello che non sentì fu il terribile urlo che accompagnò l’evento. “Cerbero!!!!!!!!!!! So che sei qui, bastardo!” gridò Pan certo che la sua voce raggiungesse ogni angolo e antro dell’isola. “Ho aiutato Giove ad annientare tuo padre ma il piacere di uccidere te e i tuoi tre disgraziati fratelli l’ho riservato per me!” aggiunse mentre, come suo solito, si stava masturbando eccitato dal ricordo della sua ultima scopata con una giovane capra. Poco più in là, sulla spianata di sterco secco priva della lanugine verde che stava ricoprendo tutta l’isola, si intravvedeva una scritta: A TERRIFYING EVIL HAS BEEN UNLEASHED. AND FOUR STRANGERS ARE OUR ONLY HOPE TO STOP IT. Uno dei quattro era sicuramente Pan, ma gli altri tre? e chi aveva inciso quella frase? c’erano dei sopravvissuti sull’isola? (Myr)

A new poll “Ora ci si mette di mezzo anche il debosciato?” “Un po’ di ragioni le ha, parlano di lui solo quando si fa qualche cameriera...” “Non è uno dei motivi per cui resiste in questa storia?” “Perchè non assumiamo Rocco Siffredi per la prossima?” “Pensi che i lettori gradirebbero?” “Già... qui mancano le immagini...” 369


“Torniamo al deboscita, ora vorrebbe mettere su famiglia?” “Non lo hai letto?” “Sì, ma pensavo che scherzasse” “Dovremmo fare entrare una nuova figura femminile” “Non ne abbiamo a sufficienza?” “Non ce ne è una che va bene” “Nemmeno Kate?” “Prima dovremmo aspettare che si sgravi...” “E allora?” “Io avrei un’idea...” “Sputa” “Belen Rodriguez” “E perchè non Charlize Theron?” “Mi sembra più adatta la venezuelana...” “Era una battuta, scemo!” “Non sarebbe meglio chiedere a lui?” “Tempo perso, a lui vanno bene tutte” “Chiediamo ai lettori?” “Un altro sondaggio? chiediamo anche chi vogliono eliminare?” “Provaci” “Perchè io?” “La prossima volta userò il punto esclamativo”

Sakhainsk nel mare di Othotsk e all’isola de la Reunion nell’oceano indiano. Le erinni tornarono da Zeus esauste, dopo la missione. I loro occhi imploravano un’approvazione. L’ordine di Zeus era stato: “vendicateci e redimete il mondo dal monoteismo e dall’abbandono del paganesimo, l’unica vera religione rivelata, in cui noi dei ci siamo sporcati le mani e abbiamo interferito con la vita degli uomini. Può darsi che talvolta questa nostra ingerenza sia stata dannosa, ma che me ne importa? Ciò che conta è che noi eravamo veri, ed eravamo disponibili. Hanno preferito credere ad un’entità molto più lontana che con la scusa del libero arbitrio non si è mai fatta ne sentire nè vedere, tant’è che ormai non ci crede quasi più nessuno... ergo, è il momento buono: andate! puniteli! e fate in modo che il vostro agire si percepisca con chiarezza, in modo che anche gli scettici possano credere!” Dopodichè aveva lanciato alcuni strali: uno era cascato a Mont St. Michel, l’altro a Lydden Hill, l’altro sulle coste toscane. Un altro a Creta, un altro ancora a Ostrov Sakhainsk e l’ultimo sul Madagascar, ma Zeus aveva sbagliato mira, anche se di poche centinaia di miglia.

(Myr)

(Klaus)

Forse qui si capisce chi c’è dietro tutta questa storia

Inevitabile conclusione del capitolo

Wassilij Betsos osservava il professor Spiros compiere l’ennesimo prelievo di terra dalle pendici del Nisos Kriti. “A che servono tutti questi prelievi? - pensava tra sè - è evidente che si tratta di merda, o per lo meno di terra che si sta progressivamente trasformando in merda”. Da Kissamos a Itanos, l’intera isola di Creta pullulava di scienziati, ricercatori e fotografi del National Geographics (sempre loro!) per indagare, testimoniare, documentare e tentare di spiegare quello strano fenomeno che alcuni chiamavano geokalàsmatomorfosi. La terra diventava merda in tutta l’isola, e il fenomeno avveniva con una rapidità sorprendente. Analoghi fenomeni (almeno da voci non ufficiali) si stavano verificando sull’isola di Ostrov

Al di là delle colonne d’Ercole persino Lanzarote si stava trasformando. Il clima secco l’aveva resa un vero e proprio deserto di merda liofilizzata. Le crepe della superficie lasciavano evaporare i liquidi della parte sottostante il cui fetore stava uccidendo ogni forma di vita. “Anche Lanzarote!” “Se non facciamo qualcosa lo stesso destino toccherà a tutte le isole...” “A tutte?” “A tutte!” “Anche all’Inghilterra?” “Anche, i bookmakers non accettano più le scommesse” “E i Lloyd?” “ma che ti frega? Perchè non fai la domanda 370


giusta?” “Quale?” “Noi che fine faremo?” “Fine? non dovevano deciderla i lettori?” Dalle crepe della superficie cominciarono ad emergere le prime tre teste di Idra che vennero rapidamente rasate dalla spada a cinque lame di Ercole, preavvertito da Pan e dal fetore dell’alito della sorella di Cerbero. Di lì in poi fu un gioco a rimpiattino, una nuova testa compariva per poi scomparire e lasciare posto alle nuove due nate dal follicolo della prina tagliata... ma Ercole era Ercole e doveva fare in fretta perchè altre cinque fatiche lo aspettavano. Per accelerare la conclusione dell’affare chiamò suo nipote Iolao, esperto nella cauterizzazione di teste tagliate a mostri mitologici. Quando rimase l’ultima testa, quella immortale, non rimase che trasportarla nella vicina isola di Tenerife e gettarla nel Teide dove sarebbe sì sopravvissuta, ma troppo bruciacchiata per mostrarsi in giro per il mondo senza vergognarsi. “Bastardo!!!!!!” urlò Pan “ora ne rimangono solo due, oltre a te” ma su Shitland continuò a regnare il silenzio, i vivi non potevano scendere, i morti non potevano salire, Cerbero stava controllando la situazione. Eppure, da qualche parte, quasi sicuramente nella caverna, qualcuno (almeno uno tra Cyrus Smith, Gideon Spilett, Nebuchadnezzar detto Nab, Pencroff, e Harbert Brown) doveva essere sopravvissuto. “C’è pieno di mostri...” “Sì, ma stiamo vincendo noi, Ercole ha già fatto fuori Idra” “Noi? noi stiamo vincendo?” “Io sto dalla parte dei buoni!” “No, tu stai dalla parte di chi vince! Poi, quando Pan ucciderà Cerbero e qualcun altro ucciderà qualcun altro, noi che fine faremo?” “Semplice, faremo fuori Ercole e Pan e qualcun altro per colpire Zeus e per affermare il nostro monoteismo...”

“Quindi, a quel punto faremo fuori i buoni?” “No, a quel punto gli unici buoni saremo noi” “Fanculo” (Myr)

Agnizione “Sono davvero un artista!” si disse Carne nel sottosuolo di San Galgano. “Non ho mai avuto dubbi!” si rispose. “Francis Scott Fitzgerald durante un pomeriggio del 1932, nella sua casa di St. Paul, scrisse che un artista pensa contemporaneamente due cose del tutto opposte e nello stesso tempo crede ad entrambe. Avrebbe dovuto incontrare me per capire davvero che cosa è un artista!” “E cioè?” “Lo sai, io penso e creo tutte le varianti di questa storia, tutte contemporaneamente!” “E secondo te gli autori non contano un cazzo?” “Gli autori?” “Sì, gli autori” “Nemmeno loro sono reali, loro sono parte del mio progetto e della successiva realizzazione” “E io?” “Tu? Ti faccio sparire quando voglio” “Come hai fatto con Carnet?” “Esatto, ogni tanto lo faccio comparire... per esempio quando ho voglia di scopare...” “E quando è il mio turno?” “Quando ho voglia di parlare con qualcuno” “E la storia di Pan, Cerbero, Idra...” “Ogni tanto mi faccio una dozzina di spinelli e loro arrivano, devo ancora capire come” “Un genio come te dovrebbe averlo capito!” “Se cominci a fare il furbo ti faccio sparire...” “Adesso cominci ad assomigliare a Carnet...” “Adesso sono Carnet!!” (Myr)

Who’s who “Non la farai franca!” gridò Spengler dal fondo del sagrato. “... e questo? anche questo è un prodotto della tua volontà?” si chiese Carne. 371


“Io non ho volontà, ho solo desideri” si rispose Carnet, ormai definitivamente trasformato in se stesso. Ebbene sì, cari amici. L’agnizione c’è sicuramente stata. Anche il sottoscritto è una creatura di Carne, a confermare le teorie di Blessing-Kreutz il quale sostiene che i protagonisti dei romanzi esistono prima di essere scritti, e si servono degli autori per manifestarsi. In pratica, l’autore diviene un semplice strumento cui è affidato il compito di modificare lo statuto ontologico del personaggio. Ma disgraziatamente viviamo in un universo polarizzato, cosicchè tutti i casi di autarchia, di monismo, di partenogenesi e di monoteismo, ovvero le visioni che vorrebbero ricondurre l’inizio delle cose ad un’unica sorgente principiale, debbono necessariamente, per evolversi, (o per evolvere la loro creatura), confrontarsi con un “altro da sè” con il quale, e attraverso il quale, avviare l’infinito processo di sviluppo garantito dalla dialettica hegeliana, la quale descrive meglio di ogni altra cosa il nostro paradigma evolutivo. Spengler veniva avanti minaccioso; così minaccioso che Carnet dovette per un attimo tornare Carne e caricare lo shitgun. “Allora che fai?” si chiese “lo faccio fuori” “sarebbe il primo omicidio vero di tutto il romanzo” “che me ne importa?” “Ti arresteranno” “Ci arresteranno, vorrai dire” “da quando siamo soci?” “si dice complici” “me ne vado” “vengo anch’io” “... e Spengler?” “Che si fotta! Bastiamo noi due per qualunque operazione dialettica!” “Quindi?” “Quindi fine” “E gli autori?”

“Chi sono gli autori?” “Quei due vecchi...” “Che si fottano anche loro” “Andando avanti di questo passo te la prenderai anche con me” “Cerca di rispondere alle domande con delle risposte, e vedrai che non accadrà nulla. Ti fidi di me?” “Secondo te dovrei?” (Klaus)

Solita conclusione, questa volta preziosa “Hai letto l’ultimo capitolo?” “Se quello è l’ultimo, questo cosa è?” “E’ uno dei tanti, serve solo ad interrompere la linearità del racconto” “E come lo inseriamo nel contesto?” “Voci fuori campo” “Analisi transazionale?” “Che cazzo è?” “Le basi empiriche e fenomenologiche, insieme ad una impalcatura epistemologica sostenuta dal pragmatismo filosofico, ne fanno non solo una teoria della personalità, ma anche una teoria dello sviluppo e delle comunicazioni relazionali, estendendo soprattutto su questo versante la teoria freudiana, legata ad una visione meccanicistica del funzionamento della psiche, basata su una dinamica “idraulica” dell’apparato mentale, secondo il modello medico dell’Ottocento positivista.” “No, niente di tutto questo! Semplicemente un trucco imparato dai radicali, devi continuare a parlare anche se qualcuno ti sta dicendo che stanno scorrendo i titoli di coda” “Nel senso che ci stanno oscurando?” “Più o meno, ma non possono farlo mentre stiamo parlando, qualcuno ci deve togliere i microfoni” “Vuoi dire che siamo in onda?” “Sai cosa è una metafora?” “Una similitudine accorciata?” “Bravo!” “Cosa ho vinto?” “Un fanculo d’oro.” (Myr)

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La fine? “Dimenticatemi, se potete!” pregò a voce alta Carnet. “Facile, quando la nave affonda i topi scappano...” “Anche questa è una metafora?” “Di sicuro non è una metonimia nè una sineddoche...” “Ci facciamo un bicchiere di Lepanto?” “Bravo, hai capito!” “Non si beve?” “Credevo avessi capito” “Cosa?” “Dimentica tutto!” “Anche di lui?” “Lui chi?” “Non hai sentito l’invocazione?” “Me ne ero già dimenticato” “Quindi lo hai accontentato?” “Chi?” “Forse è meglio che qualcuno usi il telecomando e cambi canale!” “Hai ragione, fallo!” “Cosa?” “Cambia canale!” “E’ rischioso...” “... se finiamo in un’altra storia?” “... dalla padella nella brace?” “... sempre meglio che restare qui!” “... e tutti gli altri che fine faranno?” “E’ già stato detto, si fottano!”

“Non volevo dirtelo” “Per quanto ce ne hai ancora?” “Poco...” “Cosa posso fare per te?” “Clicca un paio di volte sulla prima opzione del sondaggio...” “E se invece cliccassi sulla seconda?” “Si chiamerebbe eutanasia...” (Myr)

Free! War is the father of us all, King of all. Some it makes gods, some it makes men, some it makes slaves, some free Heraclitus of Ephesus Carne ormai era libero, per la prima volta in vita sua. Il percorso verso la libertà era stato duro, irto di ostacoli, ma tutto era andato secondo i suoi piani. Avrebbe potuto liberarsi di Carnet un migliaio di volte ma aveva preferito aspettare il momento giusto, quello in cui sarebbe stato lo stesso Carnet a prendere la decisione finale liberandolo anche dalla responsabilità di un simile passo. Ora finalmente, per la prima volta in vita sua, era libero. (Myr)

FINE

(Myr)

L’utilità dei sondaggi

(Klaus - domenica 27 febbraio 2011)

“Mi sono dimenticato di chiederti una cosa” “Dimmi” “E i lettori?” “Devo ripetermi? Si fottano anche loro” “Non hai visto i sondaggi? Il 70% vuole che la storia continui” “Hai mai visto un sondaggio veritiero?” “Il campione questa volta era buono...” “Hai mai visto un campione essere cattivo?” “Stai peggiorando” 373


Altre voci fuori campo

Fleshback2011, Second Season

“Chi è che ha scritto fine?” “Uno di loro” “Quale?” “Fa differenza?” “Ti ho fatto una domanda” “Fanculo”

Volete sapere come andrà a finire questa storia? Trasferitevi nel nuovo blog(*)! (Myr)

(*) riportato nelle pagine a seguire, NdE

(pausa) “... però...” “cosa?” “... i sondaggi...” “dicono di continuare!” “Senza Carne?” “Liberi anche noi!” “Su un’altro blog?” “Perchè no” “... e se poi lui torna?” “Lui chi?” (Klaus)

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LIBRO VII

FLASHBACK

L’AGNIZIONE THE SECOND SEASON

LIBRO SETTIMO AGNIZIONE THE 2ND SEASON

“E se mi comprassi una televisione?” Non si rispose. (Myr)

Retired?

Il passato non si può cancellare

Carne ormai era libero, per la prima volta in vita sua. Il percorso verso la libertà era stato duro, irto di ostacoli, ma tutto era andato secondo i suoi piani. Avrebbe potuto liberarsi di Carnet un migliaio di volte ma aveva preferito aspettare il momento giusto, quello in cui sarebbe stato lo stesso Carnet a prendere la decisione finale liberandolo anche dalla responsabilità di un simile passo. Ora finalmente, per la prima volta in vita sua, era libero. “E adesso che cazzo faccio?” Essere libero non rientrava nel suo DNA. Per giunta aveva smesso di parlare con sè stesso, di farsi delle domande e di darsi delle risposte... era ormai un vecchio pensionato.

Nel biancosilenzio dell’inveterata acquiescenza, le sillogi riguardanti il mesmerico passato si dissipavano in prospettive surretizie. Lui le guardava, esse svanivano. Il vuoto diradava le tignose permanenze della memoria, essa stessa ormai immemore, dileguata oltre il confine in cui l’inconoscibile assorbe gradatamente il precesso... Così, sonnecchiante sul baratro dell’ineffabilità, ormai rassegnato al non potersi più affrancare ad alcunchè (né da alcunchè), gli parve di sollevare il velacro che l’aveva soverchiato ab antiquo. Giacque, si riebbe e rigiacque. Talora gli sovvenne l’immagine sbiadita di lei, la sua voce ottenebrata dalla distanza, ma ancora rimbombante e percepibile... 375


“... Carne! ...Carne! Maledetto figlio di puttana! Da quando abbandoni delle donne incinte? Fottuto stronzo! Ho partorito e tu non c’eri!” (Klaus)

CdC - Critical Interview 01

http://fleshback2111.blogspot.com/2011/02/ cdc-critical-interview-01.html domenica 27 febbraio 2011

CdC - Critical Intervew 02 (Casting) http://fleshback2111.blogspot.com/2011/02/ cdc-critical-intervew-02-casting.html

The calm before the storm

“Finalmente ho una casa, una casa tutta per me” pensò Carne senza aspettare risposta. Non era certo la lussuosa abitazione di Londra ma era una casa, modesta ma accogliente. La finestra del soggiorno guardava il mare, la spiaggia sotto casa, di madreperla sottile, ospitava un piccolo chiosco dove, quando ne aveva voglia, poteva trovare qualcosa da mangiare all’ombra di una tettoia di canne ricoperta da una vite americana. Dolmàdes e Pitàkia erano il suo cibo preferito che lui amava innaffiare con il Kokkineli, meno resinato del Retsina. In quei giorni Carne era l’unico cliente e Natsika, la giovane e morbida cameriera, spesso gli teneva compagnia. Spesso cercava di provocarlo, sfiorandolo con le sue grosse tette o accarezzandogli i capelli, ma ogni suo tentativo sembrava destinato al fallimento. Carne non reagiva. “Sei gay?” chiese la ragazza “No, solo due, che io sappia” rispose Carne trovando la risposta nel suo passato (del quale peraltro ricordava pochissimo) e lasciando perplessa la giovane greca. La sua risposta lo rese inquieto. Stava per succedere qualcosa che aveva a che fare con i due vecchi... altrimenti quella risposta non avrebbe avuto senso. “C’è posta per lei!” La voce di Lukas arrivò da lontano, accompagnata dal profumo di mandorle dei Kourambiédes.

Già leggendo il proprio nome riconobbe la calligrafia e, lacerando la busta, si preparò al peggio. Ora sei nella padella ma vedrai che presto, quando tornerai qui, finirai nella brace! L’inizio della missiva aveva un tono minaccioso, una forte ansia - che non provava da tempo - lo assalì. “Lukas, chi ti ha dato questa busta?” “Un vecchio gentiluomo inglese, dai modi gentili” “Era solo?” “No, era con un altro gentiluomo inglese, da modi gentili...” “Ti hanno fatto delle domande?” “Mi hanno chiesto di te...” “nessun altra domanda?” “Molte, ma se le sono fatte a vicenda...” “E hanno concluso dicendo fanculo?” “Proprio così, tant’è vero che stavo per menarli...” “Non ce l’avevano con te!” “Me lo hanno spiegato, si sono scusati per il misunderstanding...” “Cosa cazzo ci fanno qui?” “Non lo so” “Scusami Lukas, anche questo era un misunderstanding..” “Come fanculo?” “Come fanculo” concluse addentando uno dei tre Kourambiédes ancora tiepidi senza preoccuparsi se il vecchio greco avesse compreso il senso della sua risposta. “Kate ha davvero partorito e io non c’ero, non è dunque stata una allucinazione!” pensò leggendo il resto della lettera... “Perchè lo dicono a me, io non c’entro o perlomeno non me ne ricordo...” (Myr)

Blackmail “E’ una vera cagata!” “L’ouzo?” “Non lo so, sto parlando di questa schifezza...” “L’ouzo... lo hai bevuto liscio, dovevi aggiungere

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acqua e ghiaccio... “ “Tanto valeva ordinare un aranciata...” “Paesi che vai, costumi che trovi...” “Saggezza popolare?” “Esame di realtà” “Chiama la ragazza!” “Perchè io?” “Cerchiamo di smetterla con queste pantomime, chiama la ragazza” “Signorina Natsika....” “Eccomi” fu la pronta risposta della ragazza dalle grandi tette. “Può portare un Lepanto al mio amico?” “Lepanto?” “Hai capito bene, Lepanto, brandy, invecchiato...” “Ho capito, vi porto subito una bottiglia di Metaxa” “Metaxa?” “Ha capito bene, Metaxa, brandy, invecchiato, con petali di rosa..” “Bene, soprattutto i petali di rosa piaceranno molto al mio amico... “ “Lukas, non ti sembra strano che i due vecchi non abbiano fatto domande?” “Chi non domanda, sa... oppure no” “Saggezza popolare?” “Calcolo delle probabilità, cinquanta e cinquanta!” “E se lo trovano?” “E’ ben nascosto” “Speriamo bene, è un bel ragazzo ma non mi sembra molto furbo...” “Avresti potuto insistere” “Ci proverò di nuovo” “Speriamo bene, tu lo sai bene quanto vale!” “Sono arrivati! Come avranno fatto a trovarmi? Avranno scoperto anche questo blog?” pensò Carne, raggomitolato tra le casse di fichi e di uva secca. “Ci deve essere una spia” sussurrò qualcuno vicino a lui “Cosa ci fai qui?” disse Carne riconoscendo l’odore emanato dal corpo di Natsika “Per prendere uva secca e noci per il Metaxa ma non solo” “Non solo?”

“Non solo” rispose la ragazza, sfiorandogli la schiena con le sue grosse tette e accarezzandogli il petto “Non è questo il momento” mormorò Carne bloccando la mano che stava prendendo una strada pericolosa. “Con te non è mai il momento, meglio che torni di sopra dai vecchi a raccontare loro un po’ di cose” “E’ un ricatto?” “Decidi tu” (Myr)

Way out “Vuoi assaggiarlo?” “Pensi che ne valga la pena?” “Senti dei profumi?” “Aroma di tabacco, un tocco di vaniglia, dovrebbe avere un invecchiamento di dodici anni...” “Tutto questo senza assaggiarlo?” “Sì, ci vedo bene... è scritto tutto sull’etichetta” “Mi stavi prendendo per il culo?” “Come al solito” “Fanculo” “Non chiudere così” “Così come?” “Così come al solito” “Di che altro vuoi parlare?” “Non ti ricordi il motivo per cui siamo qui?” “Carne?” “Carne” “Cosa vuoi sapere?” “Quanto hai dato a Lukas?” “Sono affari tuoi?” “Se usi i nostri soldi, direi di si!” “Vuoi una risposta?” “Perchè altrimenti te lo avrei domandato?” “Poco” “Bene, e a Natsika?” “Di più” “Di più quanto?” “Abbastanza” “Sarebbe meglio definirlo questo quanto” “Quello che importa è il risultato” “Dici che Natsika ce la farà?”

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“Dico che Natsika ce la sta facendo, mezz’ora fa era andata a prendere uva secca e noci e non è ancora tornata” Natsika ce la stava facendo davvero, aveva già raggiunto il terzo orgasmo e Carne non dava segni di cedimento. Cominciava a preoccuparsi e ne aveva ben donde... di lì a poco fu sopraffatta da una nuova ondata di piacere, talmente forte che svenne. “Non avevo dubbi che sarebbe andata a finire così, avevo capito subito che non era una professionista, una professionista avrebbe retto ben altro...” pensò Carne cercando una via d’uscita tra le casse di frutta secca. (Myr)

Verso nuove avventure “Dai, assaggiane un sorso” “non mi va” “dovresti” “Perchè?” “Bene, vedo che cominci a farti delle domande” “veramente l’ho fatta a te” “assaggia” “Aroma di tabacco, un tocco di vaniglia, dovrebbe avere un invecchiamento di dodici anni...” “Lepanto” “Beh?” “Non ti sei mai chiesto perchè compare con così tanta frequenza nel racconto?” “Perchè ti piace?” “L’hanno scritto gli autori, è un’indicazione” “sei sicuro?” “niente è sicuro, in questa storia. E’ il bello della diretta” “Muoviamoci” “Verso dove?” “Ma verso il golfo di Corinto!” (Klaus)

Verso nuove avventure, ma da un’altra parte

Carne aveva rubato una macchina e aveva detto “andiamo”. Kate e la bambina l’avevano seguito. Certo, nei piani di Breviglieri e di Winnie non era contemplata la nascita di una femmina... ma ormai tutto era alle spalle. “Dove andiamo?” aveva chiesto lei, una volta salita in macchina “In Spagna, a Jerez de la Fontera” “Ah, dove producono il Lepanto!” La bambina non piangeva mai, e aveva strani occhi indagatori. (Klaus)

Le strade sono divise... per il momento “E’ cambiato lo sfondo!” “E’ anche questa una metafora?” “Potrebbe essere metalinguaggio” “Nel senso che...?” “Nel senso che qualcuno ti dice una cosa ma in realtà te ne sta dicendo un’altra...” “Perchè pensi che io sia scemo?” “Non lo sei?” “Cosa cazzo c’entrano questi discorsi con il cambiamento di sfondo?” “Non sei tu che hai detto Corinto?” “Dove è il problema?” “Perchè non hai detto Lepanto?” “Golfo di Lepanto invece di Golfo di Corinto?” “Lepanto al posto di Metaxa! La vaniglia c’è in entrambi ma è l’aroma di tabacco fa la differenza...” “Lo sai che io non bevo!” “Avresti potuto leggere l’etichetta!” “L’ho fatto, te l’ho detto” “Hai letto l’etichetta di Metaxa...” “Sì, e non era 36 gradi” “Nord?” “Fanculo, fanculo, fanculo!” “La Grecia ti fa male” “ho sempre preferito la Spagna” “L’ha detto anche Cervantes quando ha perso una mano nella battaglia di Lepanto...” “Ancora Lepanto?” “E’ una costante della nostra storia, rispunta sem-

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pre quando meno te lo aspetti!” “Basta dunque aspettarselo e non rispunta mai?” “Non farlo, ho bisogno di bere!” “Crisi di astinenza?” “Semplice dipendenza...” “Sì, da cinquant’anni...” “Trovami una bottiglia...” “Non siamo a Jerez!” “Jerez, Andalusia, Spagna?” “Esatto” “Ne parli per via del monastero?” “Anche” “Anche?” “Non ti ricordi perchè siamo venuti a Itaca?” “Carne?” “Ti sei domandato dove è finito?” “Era con Natsika” “Era, poi se ne è andato” “Qui sotto non c’era, quindi...” “Quindi se ne è andato, l’ho già detto prima” “Dove?” “Meglio bere, hai ragione... Natsika!!!!!!!!! Porta una bottiglia di Metaxa!” “Non ne abbiamo più, posso portavi una bottiglia di Lepanto? A parte qualche grado in meno, assomiglia molto, costa solo un po’ di più, una trentina di euro” disse la ragazza dalle grandi tette ancora frastornata dal recente incontro con Carne. “Trenta euro? Brutta scema, la bottiglia la paghi tu... dovevi consegnarci il ragazzo e lo hai lasciato scappare... non dovevo pagarti in anticipo!” “Brutta scema a me? Fanculo a te, paliomalaka!” “Paliomalaka?” “Ti ha detto vecchia checca!” “Solo a me?” “Stiamo perdendo tempo!” Nello stesso istante l’auto di Carne stava parcheggiando a circa un chilometro dal circuito di Jerez. Avevano scelto la Casa de Viña de Alcantara, protetta da un giardino rigoglioso di palme, lentischio, mirto, alloro e cipressi, un luogo dove difficilmente avrebbero potuto essere rintracciati. Mentre attendevano la sopa de ajos, piatto forte della casa, Kate stava cercando di allattare la bimba.

Strane dinamiche

(Myr)

(Myr)

“Perchè mi cercano?” “La bambina non vuole il latte...” “Comincio ad essere stanco...” “Mi guarda, non fa altro che guardarmi...” “Dovrebbero lasciarmi in pace dopo tutto quello che ho fatto per loro...” “Se solo riuscissi a capire quello che vuole...” “Non posso continuare a nascondermi...” “Potremmo portarla da un dottore...” “Ho l’impressione che tu non mi ascolti....” “Potresti darmi un consiglio...” “La zuppa non era male, ti sei fatta dare la ricetta?” “Abbiamo scelto un bel posto, non ti troveranno mai!” “Dovremmo cercare un dottore per la bambina!” “Sei stanco, hai bisogno di riposarti” “Pensiamo prima alla bimba” Lontano, molto più a ovest, altri personaggi di questa storia... “Allora, cosa aspettiamo?” “Sono ubriaco, non lo vedi?” “Stiamo perdendo tempo!” “Chi beve bene dorme bene, chi dorme bene non pecca, chi non pecca va in cielo, quindi chi beve bene va in cielo!” “Questo è un paralogismo e poi noi non dobbiamo andare in cielo, dobbiamo andare alla ricerca di Carne e della sua strana bambina” “Ho bisogno di un litro di caffè” “Turco?” chiese Natsika. “Sì, è quello che ci vuole per trovare Carne...” “Ti ricordi ancora come si leggono i fondi del caffè?” “Madame Shalikan lo faceva spesso, prima che Carnet la uccidesse” “Ma tu non sei Madame Shalikan” “Potrei provarci lo stesso, non abbiamo altre vie...!” “Tranne Lepanto!” “Brandy? ne ho a sufficienza” “No, Lepanto, indizio fornitoci gratuitamente dagli autori!”

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Critical essay from The Village Voice

Original article

Traduzione Nel romanzo vi è il gusto della narrazione in una continua esuberanza di fantasia e linguaggio che lega le numerosissime storie in una unità complessa. I protagonisti, incuriositi dai vari personaggi che incontrano, ascoltano i molteplici racconti di vite avventurose e strane e il romanzo è percorso dall’impazienza di tutti di raccontare la propria storia che, muovendosi dall’interno, confluisce nell’unione definitiva tra Carne e Kate Nell’opera il tema religioso non è trattato pur emergendo di quando in quando tra la molteplicità degli avvenimenti. Molte sono state e sono le interpretazioni date al romanzo, certo che preminente è nella Saga di Carne il valore di narrazione in sé e che accanto al motivo allegorico esiste il fascino del puro fiabesco, il desiderio di evadere da modelli letterari del tutto obsoleti e il gusto della molteplicità. Di certo c’è che essa rappresenta un elogio dell’inutilità delle azioni dell’uomo, non solo da parte di chi le compie ma soprattutto da parte di chi le scrive. I personaggi scelti dagli autori assomigliano molto a giocatori d’azzardo per i quali il gioco è lo strumento perfetto per raggiungere in fretta il loro vero obiettivo, la sconfitta. Chi infatti, dopo un’attenta lettura del testo, potrebbe definire Carne l’Eroe quando è evidente sin dall’inizio la sua vera essenza di sfigato? E che dire di Kate, la cui immagine perde costantemente colpi fino alla sua condizione impreparata alle prime difficoltà di madre? Un ultimo pensiero pietoso vorremmo dedicarlo ai lettori, a quelli fedeli, che continuano a sperare in lampi di creatività degli autori che tardano ad arrivare. Sono finiti i tempi dei treni che trasportavano bario, di isole che se ne andavano in giro sui mari del nord e di piante mutanti generatrici di linfe misteriose. Se la cosa continua così presto troveremo Carne impiegato delle poste spagnole sotto falso nome che non vede l’ora di tornare a casa dalla sua mogliettina per aiutarla a pulire il culo della loro straordinaria bambina!

In the novel there is the taste of a continuous narrative exuberance of imagination and language that ties the many stories in a complex unit. The protagonist, intrigued by the various characters they encounter, listen to the many tales of adventure and strange lives and the novel is crossed by the impatience of all to tell their own story, moving from the inside, finally joins the union between Carne and Kate The religious theme in the work was not yet emerging from time to time between the multiplicity of events. Many have been and are the interpretations given to the novel, of course is paramount in the Saga of Carne value of storytelling in itself and that there exists an allegorical plea to the charm of pure fairy tale, the desire to escape from literary models completely obsolete and taste for variety. What is certain is that it is a eulogy of the futility of human actions, not only by those who make them, but especially by those who write them. The characters chosen by the authors look very much like gamblers for whom the game is the perfect tool to quickly reach their real objective, the defeat. For who, after a careful reading of the text, the Hero could be Carne when it is obvious from the outset the very essence of loser? And what about Kate, whose image constantly loses shots until her condition unprepared at the first set of motherhood? One last thought we would dedicate merciful to the readers, to those faithful who continue to hope for flashes of creativity of the authors who are slow in coming? Gone are the days of trains carrying barium, islands that were going around the seas of the north and mutant plants generating mysterious lymph . If the story ‘ll continue you will soon find Carne as a postman (under an assumed name) who wishes to return home and his wife to help her clean the ass of their extraordinary girl! (Myr)

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New entry, Alonso Gonzalez Gabriel Gonzales aveva lavorato per anni nella distilleria Eduard Pernod di Tarragona imparando tutti i segreti del mestiere. Piano piano aveva portato dei ritocchi all’assenzio su cui lavorava, rendendolo più morbido e riducendo l’aggressività del legno delle botti in cui veniva invecchiato. Controllava spesso le reazioni che le sue modifiche producevano sulla velocità del louche cercando di renderne l’evoluzione lenta (caratteristica di tutti i grandi assenzi) in attesa che diventasse cremoso e opalescente come doveva. Da quando sua moglie era scappata con un marinaio marsigliese Gabriel aveva dovuto occuparsi dell’unico figlio, Alonso, che lo seguiva dappertutto, soprattutto nelle fasi della scelta dei baccelli di vaniglia. Gabriel voleva per il figlio un futuro diverso e lo mandò a studiare nella Certosa di Jerez dove il ragazzo, divenuto un ottimo cavallerizzo, fece amicizia con Jeremy Bass, figlio di un grande commerciante inglese di vino. Nelle loro chiacchierate serali misero a punto il progetto che li avrebbe tenuti insieme per tutta la vita e anche dopo, una distilleria tutta loro. Tanti anni più tardi, quando ormai il loro nome era famoso in tutto il mondo, Alonso continuò a seguire le orme del padre studiando e sperimentando nuovi mix di erbe e di aromi, aumentando e diminuendo la gradazione dei suoi liquori raggiungendo, con il Lepanto, uno dei suoi più grandi successi. Anni prima, in uno dei suoi frequenti viaggi a Londra, era stato ospitato nella casa di città di una attempata nobildonna, Lady Hinshelwood. Noto per le sue ricerche, aveva espresso il desiderio di trovare un nuovo ingrediente per rendere ancora più raro il liquore su cui, ormai ottantenne, stava ancora lavorando. “Forse ho io quello che lei sta cercando” disse a quel punto Cophetua (questo era il nome della sua ospite). Si alzò, si diresse verso lo scrittoio di mogano, pigiò (senza farsi vedere dall’ospite) un piccolo tasto e il piano di pelle verde scivolò verso di lei permettendole di estrarre da un cassettino segreto un piccolo vasetto di Lalique. La capacità di Alonso di analizzare gli odori era

pari a quella dei più grandi nasi della profumeria e per la sua memoria olfattiva era pari a Pico della Mirandola ma non si era mai trovato di fronte ad una tale fragranza. Sì, avrebbe potuto essere quello che da anni stava cercando! (Myr)

Arrivo imprevisto I fanaloni di una BMW XK 150 illuminarono il viale della Casa de Viña de Alcantara, la ghiaia scricchiolò al suo passaggio. Carne, sempre all’erta anche durante il dormiveglia, si affacciò e vide una vecchia signora scendere con l’aiuto del giovane autista. “Cazzo!” fu l’unico pensiero cosciente dopo che ebbe riconosciuto la donna. “Kate, svegliati!” “Mi sono addormentata da poco, occupati tu della bimba” “La bimba è tranquilla anche troppo... come al solito!” “Sesso?” “Non ci penso nemmeno!” “Come al solito, buonanotte!” “Kate!!!!!!!!!!” “Fai piano, svegli la bimba!” “E’ sempre sveglia, lo sai... c’è dell’altro...” “Un quarto d’ora per dirmi quello che succede?” “Sei sempre più noiosa!” “Allora?” “C’è Cophetua” “Hinshelwood?” “Conosciamo altre donne con un nome così strampalato?” “E cosa ci fa qui?” “Vuoi che vada a chiederglielo?” “Ti sembra una buona idea?” “Hai mai sentito parlare di pleonasmo?” “So solo con cosa fa rima” “Bentornata, Lady Hinshelwood! Vuole che avverta il signor Gonzales?” “No, grazie, preferisco che non sappia ancora che sono arrivata, desidero fargli una sorpresa”

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Alonso Gonzales, sebbene fosse notte inoltrata, era ancora sveglio. C’era qualcosa che lo turbava, una senzazione di pericolo che in vita sua non aveva mai provato. La bimba, ancora priva di nome, stava aspettando che anche Carne si assopisse per scgranocchiare un panino che aveva trafugato dalla borsa della madre nel pomeriggio. Era nata da poco più di un mese ma cominciava a sospettare che le cose non fossero proprio come se le era aspettate durante il suo soggiorno nella pancia di Kate così come aveva la certezza che, se davvero aveva un padre, quello non era Carne. Kate stava rimpiangendo la prima volta, quando aveva seguito Carne dopo che lui aveva pronunciato il fatidico andiamo! ((Myr)

tesero all’improvviso e il controllo automatico dei motori dei tre scafi intervenne. La meta era raggiunta, missione compiuta esattamente in piena notte come era stato progettato. Le prime luci del giorno successivo avrebbero illuminato la folta vegetazione dell’isola. (Myr)

Agnizione seconda “Kate!!!!!” “Sono sveglia, non gridare!” “Hai visto la bimba?” “Pensi che sia scappata?” “No, ma l’hai guardata bene?” “Cosa c’è da guardare?” “Non mi crederesti” “Qualcosa di strano?” “Meglio che sia tu a dirmelo!”

Missione compiuta

Accesero la luce. La bimba smise di sgranocchiare il panino e li guardò con aria interrogativa. “Cosa c’è di strano? Avevo fame!” “A che punto sarà Alonso?” pensò Cophetua pri“Ma hai un solo mese!” ma di coricarsi. “Lasciatemi capire. Sono piccola e quindi non “Domani avrà una bella sorpresa!” pensò non dovrei mangiare pur avendo fame?” appena si fu coricata. “I bambini di un mese non mangiano i panini...” “Speriamo che tutto vada bene!” pensò prima di “E le bambine?” addormentarsi. “Nemmeno le bambine...” “E quindi nè bambini nè bambine hanno la possiI tre rimorchiatori d’alto mare abilitati alle traversate atlantiche avevano trainato Shitland verso bilità di sopravvivere!” “Chi te lo ha detto?” sud, erano quasi arrivati. Grazie alle condizioni “E’ io che lo sta dicendo a me... ma non preocfavorevoli, dopo avere costeggiato la costa setcupatevi, non vi siete nemmeno accorti che sto tentrionale della Bretagna fino a Brest, avevano parlando...” attraversato il Golfo di Guascogna e, in anticipo “... e che hai tutti i denti!” sui tempi, avevano fatto sosta a La Coruna per “Ora che abbiamo fatto amicizia, perchè non paruna verifica alle grotte dell’isola. Averle allagaliamo di cose serie?” te era stata una buona idea, il peso specifico era diminuito e Archimede aveva dato loro una mano. “E cioè?” “Cosa ci fa qui la vecchia troia?” Di lì in poi raggiungere Cadice era stato stato un “Sei troppo piccola per dire parolacce!” gioco da ragazzi. Lady Hinshelwood aveva richiesto che l’isola si trovasse all’imboccatura del “Non fate gli stronzi! Da voi ne ho sentite di peggio, quando non ero ancora nata” porto esattamente il 5 marzo, non più tardi delle 10 di mattina, ora in cui la gentildonna si sarebbe “Ma noi siamo grandi...” “Ne siete convinti?” disse la bimba comprimensvegliata a pochi chilometri di distanza. La chiglia dell’isola strisciò sul fondo sabbioso, i cavi si dosi il ventre con le mani. 382


“Stai male?” “No, mestruazioni...” “Sarebbe ora di darle un nome!” disse Carne “Credo anch’io!” rispose Kate.

dove si racconta come durante una delle cruente azioni del nostro protagonista Kate si fosse ferita ad un braccio urtando uno ramo di Helelborus Foetidus Mutans nel giardino di Camberwell Green...

(Myr)

(Myr)

L’inizio della Fine?

Il piano diabolico di Lady Cophetua

Colui stava ascoltando musica profano barocca cantata dal coro di Tyrnavos “Hai deciso di non fare niente, di aspettare anche questa volta!” “Abbiamo già fatto abbastanza.” rispose Colui, scolandosi l’ultimo goccio di Metaxa. “Troppo, direi, ma non è il caso di litigare, auguriamoci solo che questa storia finisca presto anche se mi dispiace per Carne.” “ Carne ha culo. Vedrai che ce la farà anche questa volta.” “Scommettiamo?” “Non ora. Mi ha appena chiamato il pediatra” “Da quando vai dal pediatra?” “Non fare lo scemo. si tratta della bimba” “Problemi?” “Forse sì, ha avuto i risultati delle analisi... le tavole dei percentili sono sballate ma non solo...” “Che altro?” “Il menarca...” “Impossibile, ha solo un mese!” “Sì, ha solo un mese e potrebbe rimanere incinta!” “Non credo. Secondo il pediatra il cambiamento nei periodi di comparsa del menarca può essere un segnale degli effetti negativi dell’ambiente sulla fertilità umana e sulla capacità degli uomini e delle donne a riprodursi. Se ha ragione lui, è la fine!” “Una mutazione!” “Bravo! Sai anche dirmi quale potrebbe essere la causa?” “Temo di sì” “Anch’io”

Lady Hinshelwood si accertò che la Spilla, così ormai chiamavano tutti l’enorme cammeo di giada che una volta troneggiava sul petto avvizzito di Madame Shalikhan, fosse al suo posto. Ora era necessario trovare il gemello, quello che Isa di Culo esibiva nelle grandi occasioni. Cophetua aveva letto con attenzione gli appunti del nonno di Kate e ricordava due righe importanti: l’antidoto alla mutazione funziona come una colla bicomponente, i due principi contenuti nelle Spille devono essere miscelati per avviare la reazione chimica necessaria a bloccare il cambiamento e addirittura a provocarne la regressione.. Il suo progetto aveva preso forma quando Alonso Gonzales le aveva parlato della sua ricerca per creare un prodotto nuovo, che avrebbe invaso il mondo. Per i primi risultati sarebbe stato sufficiente un piccolo quantitativo di Salsa ma poi, per la produzione in larga scala, ce ne sarebbero volute tonnellate. Era dunque ora di fare fruttare Shitland - proprio ora che le piantine avevano attecchito e stavano crescendo bene - spostandola a Cadice, a pochi chilometri dal laboratorio di Jerez. Il nuovo liquore avrebbe provocato le mutazioni, il suo antidoto l’avrebbe resa ricchissima. Peccato che nessuno sapesse dove si era ficcata Isa e che l’antidoto non ci fosse ancora! (Myr)

Missing in writing

“Dove è finito uno degli autori?” “Quale?” NdAA: Tutti coloro che invece non avessero letto “Quello che ogni tanto parla di filosofia...” con attenzione tutto quello che è successo in passato “La storia continua?” possono leggere il Capitolo 25 della Saga di Carne, “Pare di sì” 383


“E non ti basta?” “Per il momento sì, ma...” “Io so cosa è successo” “Davvero?” “Ognuno di loro scrive un pezzo e poi, per aumentare la confusione, li firma uno solo di loro” “E perchè Myr?” “Hanno fatto testa o croce” (Myr)

Alla ricerca di Isa “Sai se hanno pagato il riscatto?” “Chi?” “Qualcuno...” “Non ho capito, Qualcuno doveva pagare un riscatto?” “Sì, ma non si chiama Qualcuno!” “E come si chiama?” “Cerca di non farmi incazzare!” “E allora spiegati meglio!” “Qualcuno, che non è lo stesso Qualcuno che ho citato prima, ha rapito Isa, ti ricordi Isa? Sì proprio quella lì... Ora volevo solo sapere se qualcuno ha pagato il riscatto” “Non credo proprio, gli sceneggiatori non hanno fatto richieste” “Perchè, secondo te la hanno rapita loro?” “Non posso escluderlo ma mi sembra improbabile, l’ho letto...” “E tu credi a quello che scrivono?” “Già, qui custodiet custodes?” “Dobbiamo occuparcene noi?” “Temo di sì” “Peccato, su quest’isola cominciavo a starci bene” “Non potrebbe occuparsene Winnie?” “Chiamalo!” “Perchè io?” “Perchè l’idea è stata tua” “Fanculo!” L’avevano lasciata legata come un salame e se ne erano andati senza sapere che senza la sua Spilla l’intera umanità avrebbe corso il rischio di estinguersi.

Ten Years After “Sei stata davvero brava!” “Tutto merito di mio nonno...” “sembra di essere in paradiso, non ci manca niente ...” “Ci mancherebbe altro, dove lo troveremmo, ci siamo solo noi al mondo...” “Solo noi e i nostri bimbi” “Sì, noi e i nostri bimbi, dopo che la bimba se ne è andata prima ancora che potessimo darle un nome” “E’ naturale che non ci sia più, era vecchissima!” “Una vecchia di sei mesi!” “Una vecchia mutante” “Lei sì, i bimbi no. Perchè?” “Ti ho sempre amato soprattutto perchè non capisci un cazzo!” “Cosa non avrei capito, questa volta?” “Di chi era figlia la bimba?” “Nostra?” “No” “Tua?’” “Sì” “E di chi altro?” “Indovina” “Jason?” “Come hai fatto ad indovinare?” “Testa o croce” “Hai avuto culo, ci sarebbe voluto una moneta con cento facce!” “E i bimbi?” “Nostri, immuni” “Si salveranno?” “Sono già salvi” “Possiamo dare loro un nome” “Caino e Abele?” “Non esageriamo!” (Myr) ultimo post: lunedì 7 marzo 2011 h 13:33

(Myr)

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APPENDICE

DIARIO DI CARNE TRASCRIZIONE TESTUALE

23 ottobre Fino all’altro ieri, mai e poi mai mi sarebbe venuto in mente di scrivere qualcosa sulla mia vita. Un diario, per la verità, che comincio a scrivere in questa temporalesca giornata estiva. Speriamo che il temporale non sia di malauspicio. Di certo è significativo, è una coincidenza significativa. Perché? Perché nella mia vita l’altro ieri è arrivato un temporale, uno di quei fortunali destinati a sconvolgerti l’esistenza, a far turbinare tutte le carte che ti eri messo a posto sulla scrivania. E magari anche a portare delle risposte, risposte inattese a domande mai fatte, ma che è come se risuonassero dentro di te da sempre, anche se non le hai mai formulate. Niente di tragico, intendiamoci, ma una notizia così, che ti arriva tra capo e collo, non può che lasciarti a bocca aperta. Funziona così: la notizia arriva, e si rimane lì, con la bocca aperta e gli occhi sgranati. E lì per lì non ti viene in mente niente da fare. Non puoi fare niente, puoi solo prenderne

atto. Non puoi neanche dire qualcosa... Puoi solo tacere, e stare lì a sentire con la bocca aperta. La notizia è lì, e da adesso in avanti ci sarà sempre, con i suoi effetti e con le sue conseguenze. 24 ottobre Stavo dicendo che fino all’’altro ieri non mi passava neanche per l’anticamera del cervello di tenere un diario. In effetti non è proprio vero. Da ragazzino ho sognato di tenere un diario. Conoscevo altri figli unici, che nella loro stanzetta di bambini solitari spalmavano i loro segreti e i loro struggimenti di adolescenti sulle pagine di un diario. Pensavo che fosse una bella cosa, così mi sono fatto regalare anch’io un almanacco, di quelli con il lucchetto. Per trovarne uno da uomo dovetti girare parecchio. Quasi tutti i diari erano da ragazzina, con le farfalle, i fiori o le bambole sulla copertina. Abbondavano i fiocchetti rosa. Come buona parte dei miei amici, anch’io ero terrorizzato dall’idea di poter essere omosessua-

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le. Alcuni miei compagni di scuola, riguardo al diario, mi avevano detto che era da finocchi. Io non mi sentivo finocchio, c’era anche una ragazzina con gli occhi nerissimi che mi faceva sentire in subbuglio ogni volta che la vedevo, ma forse un diario avrebbe potuto lentamente invertirmi, come si diceva all’epoca. Ricordo che mi arrabbiai, perchè mi sentivo di fronte a un bivio: o tenere un diario o essere un vero uomo. Decisi comunque di sfidare la sorte, forse volevo dimostrare che anche se non ero omosessuale avrei potuto tenere un diario. Ne trovai uno verdone scuro, di finto coccodrillo, con un lucchetto dorato e relativa coppia di chiavette. Al negozio dissi: “è un regalo per mia cugina”. Aspettai rigorosamente il primo gennaio, poi cominciai svogliatamente a descrivere quanto era accaduto nelle vacanze di Natale. Scrissi due facciate molto larghe, piene di cancellature. Non scrissi mai più nulla, però inspiegabilmente ho trovato i miei diari di fanciullo scritti per esteso, continuati là dove io avevo smesso di scrivere, e per di più con una grafìa simile alla mia, per non dire uguale. Questo fatto mi ha sempre suscitato un sospetto, ma ho sempre pensato che li avesse completati mia madre, nel tentativo di farmi sembrare un bambino zelante. Oggi questo enigma potrebbe avere un’altra spiegazione.

a Carlton Fields, dove mio padre prese in affitto una villotta da un signore inglese in Cui Nome però Non Poteva Essere Pronunciato. Questo, lo ricordo benissimo, era un dictat di mio padre. Ma nello Yorkshire le cose tra mio padre e mia madre andavano sempre peggio, così mio padre restò là e io tornai a Viareggio con mia madre.

24 ottobre D’altra parte, lo devo ammettere. Fino all’altro ieri la mia vita non ha avuto niente di ragguardevole da far registrare. La posso sintetizzare qui di seguito, in poche righe. Sono nato in Italia. Quando ero ancora molto piccolo, mio padre, che era un dirigente di una grande impresa, è stato mandato in Belgio, poi in Inghilterra, nello Yorkshire. Credo che lui adesso viva ancora là, ma non ne so quasi niente, perché lui di me se n’è sempre fregato, quando addirittura non ha maledetto il giorno in cui sono venuto al mondo. E’ come se mi avesse sempre confrontato con un fratello gemello ideale, il quale era sempre migliore di me: più pulito, più puntuale, più elegante e più bravo a scuola. Comunque quando ero piccolo siamo emigrati per un po’ nello Yorkshire,

27 ottobre E’ che io non voglio grane, non voglio imprevisti. Responsabilità, il meno possibile. Già quelle che ho mi soverchiano: il fatto di avere due figli, le tasse da pagare, i pochi risparmi da amministrare e per di più, dall’anno scorso, anche quella di essere vice-presidente dell’ Associazione anglo-italiana della mia città. Il bello è che in tutti gli inviti al posto del mio nome, “Carne”, loro scrivono “Carnet”. Chissà perché non correggono, l’ho già segnalato due volte. Comunque alle riunioni mica sempre ci vado. Ne ho fin sopra i capelli, tra un’assemblea di condominio, una pre-iscrizione scolastica, un fondo pensionistico da seguire. E tutto questo fuori dall’orario di lavoro, perché sul lavoro sono preciso e puntuale. Nessuno mi ha mai mosso delle critiche, sanno fin dove posso

25 ottobre In questo paese ho mosso i primi passi, mi sono laureato, ho preso moglie e ho fatto due figli, che adesso sono già abbastanza grandicelli. Nessuno dei due è un genio. D’altra parte io ho sposato Mrs. Kate Fuller, una inglese di intelligenza modesta che lavora come archeologa alla Soprintendenza delle Belle Arti. In quanto a intelligenza, a ben vedere neppure io sono particolarmente brillante. Mia moglie dice che è la nostra fortuna. Povera cara Kate, mi accetta così come sono. Le vado bene, mi digerisce. Forse ha ragione, nel senso che non sono troppo indigesto. Non sono esigente, non sono disordinato. Non passo serate fuori casa a bere con amici nottambuli. Non sono irascibile. In effetti lei non me ne ha mai dato motivo, almeno credo. Sul lavoro ho uno stipendio discreto, ma non ho fatto carriera. “E’ perché non sei un lèche-bottes, dice Kate. Ma io so che non è vero.

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arrivare e anche a loro vado bene così. Comunque in tutto questo can can mi sembrava non ci fosse spazio per altro, finche non è arrivata la notizia. 28 ottobre Prima di parlare di questa benedetta notizia voglio scrivere un po’ di considerazioni su questa mia ignavia, come dice mio padre. Mio padre mi ha sempre detto: non è vero che non sei intelligente, è che sei ignavo. Naturalmente, fin da ragazzino, sono andato a cercare la parola sul vocabolario. Beh, quello che viene fuori non è piacevole: mancanza di volontà e di forza morale, pigrizia, indolenza, viltà, accidia... e via di questo passo. E certe cose dette da un padre a un incerto adolescente finiscono per suonare come una sentenza. Se sei perfido ti possiamo raddrizzare, se sei immaturo crescerai, se sei esuberante ti calmerai, ma se sei ignavo, cioè se dentro di te non hai la forza per cambiare, ebbene, mio caro, resterai ignavo per sempre. E qui compariva il gemello di raffronto: lui era pieno di energie, propositivo, intraprendente… e senza scrupoli, come piaceva a mio padre. Ecco perché fino all’altro ieri non avrei scritto niente. Avrei dovuto inventarmi un titolo tipo : “Diario di un ignavo” oppure “La vita monotona di un accidioso”, seguito da un testo in cui le pagine sia assomiglierebbero tutte l’una all’altra in modo preoccupante... non sarebbe molto attraente, a mio parere. Ma siccome voglio mettere bene per iscritto il mio intento, che è quello della sincerità, voglio anche cercare di dire che spiegazione mi sono data per questa mia presunta ignavia. 29 ottobre Qui mi devo avventurare in una dimensione un po’ più ancestrale, non so se i miei poveri mezzi di scrittore saranno sufficienti. Voglio dire subito che ho dentro di me un vuoto. Lo dico adesso, senza troppi preamboli, tanto lo so benissimo, lo conosco benissimo. L’ho sempre sentito dentro di me, tra il cuore e la pancia, come una specie di languore, di mancanza, di nostalgia. Ecco vedi? Già mi passa la voglia di scrivere.

“Nostalgia” è una parola sbagliata. Anche “rimpianto”, anche tutte le altre... E un qualche cosa che si può esprimere solo con delle metafore. Come quando un lattante viene staccato repentinamente da un seno. Come quando un animale libero viene catturato e messo in una gabbia. Come quando un vecchio pensa alla sua gioventù e piange. Come quando vedi qualcuno soffrire. Come quando perdi qualcuno per sempre. Perché, chiariamo: io questo mio gemello ideale lo odiavo, lo detestavo. Ma quando non c’era ne sentivo la mancanza. Era come se il mio ispiratore, il modello da emulare, sparisse dalla mia visione, e io sentivo il vuoto. 30 ottobre Da dove mio arrivi questo vuoto non so dire, mi sembra di esserci nato. Perché dopo un po’ che siamo tornati a Viareggio mia mamma mi ha lasciato lì e se n’è andata in Francia, a Parigi. Io sono rimasto alla Pensione Belvedere di Viareggio, dove mi hanno cresciuto gli ospiti. Il vecchio Signor Breviglieri, prima di tutto. Che mi ha costretto a imparare a memoria il Secondo Coro dell’Adelchi e le tabelline, la formula del bario e alcune mosse di arti marziali. Ma a parte il povero Breviglieri, che è un uomo d’altri tempi, e che ha fatto quel che ha potuto, non ricordo nessuno che mi abbia dato una mano. Non ricordo un momento, un’età in cui il vuoto non ci sia stato; e neanche un periodo in cui si sia riempito. Forse è una condanna, forse è una mia caratteristica, punto e basta. Una volta un medico alternativo, un guru delle terapie naturali, mi ha detto : lei ha un centro freddo. Altra sentenza. Che devo fare? Mangi del peperoncino. Lì per lì mi sembrò una idiozia, il fatto di avere un centro freddo mi sembrava un problema cosmico, la chiave di volta della mia esistenza, la spiegazione alle mie manchevolezze... come poteva il peperoncino risolvere tutto ciò? Ma poi pensai alla farfalla che sbatte le ali in Cina, e da bravo ignavo ho preso a mangiare peperoncino. Eppure il mio centro è rimasto freddo, almeno fino all’altro ieri.

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31 ottobre La notizia mi ha sconvolto proprio perché forse viene a colmare questo vuoto, a creare combustione in questo centro freddo. La notizia non è banale, anche se è arrivata nel modo più banale, nella mia banale vita da ignavo. I fatti sono andati così: dopo la morte di mia madre, dopo parecchi mesi intendo, ho messo finalmente le mani nelle sue carte, quelle poche rimaste qui a Viareggio. Specialmente nella sua cartella di marocchino, quella proibita. Da bambino mi ricordo che quando la tirava fuori per guardare dei documenti, c’erano delle azioni di una ditta inglese, La Pea&Larrins, poi c’erano delle carte riguardanti delle proprietà su un’isola chiamata Shitland, ma forse era solo il nome di una finanziaria e l’isola era un’invenzione di marketing. Comunque poi mia madre rimetteva tutto in ordine con cura e la riponeva sempre in un cassetto chiuso a chiave. Mia madre se n’è andata senza potermi dire addio, senza poter dire nulla, lasciando dietro di sè i suoi misteri chiusi nella cartella di marocchino.

no mi inciuriosivano molto, e qualche volta mi angosciavano. Si passava da un parlottare basso e sommesso, con la mano davanti al ricevitore, come per non far sentire ciò che si dice, a frasi concitate e arrabbiate, dette ad alta voce, quasi gridate. Spesso una delle due interrompeva la comunicazione, riagganciando violentemente dopo uno scatto d’ira. 2 novembre La chiarezza non è mai stata il suo forte. Di mia madre, dico. Nella penultima lettera (se consideriamo ultima quella trovata dopo la morte), di circa cinque anni fa, diceva di andare a trovarla. Abito “in un seminterrato al secondo piano nobile ammezzato di Rue Laforet, a Montparnasse”, diceva. Dove pare che abbia avuto una “relazione” (una tra le altre) con un certo Timothy Graham Fuller. Strana coincidenza, ha lo stesso cognome di mia moglie Kate.

2 novembre Adesso… sono già passati dei giorni dalla notizia; devo decidermi, andare dalla zia Olga e farmi 2 novembre raccontare tutti i dettagli. Speriamo che non abbia Le ho voluto molto bene, ma se devo essere perso la memoria, speriamo che sia in grado. L’ho obiettivo e sincero, non è che avesse un buon carattere. Coi vicini di casa non si è mai scambia- sentita l’altro ieri per telefono, e non mi sembrava molto in forma. Forse è solo sorda, non capita più di un saluto. Con mio padre era rabbiosa, va ciò che dicevo, così non ho potuto chiederle litigiosa. D’altra parte mio padre era veramente un uomo capace di far incazzare chiunque, proba- niente. Le ho solo detto: “Ho avuto la notizia, ho trovato la lettera tra le carte della mamma”. Lei bilmente perfino San Francesco; figuriamoci mia madre, che era predisposta: nei negozi l’ho sentita non capiva, o forse fingeva di non capire. Diceva: ma quali calze della mamma? Che notizia? Le ho spesso questionare con i gestori, per strada con detto che andrò a trovarla. “Vieni con la mamgli automobilisti, negli uffici con i funzionari. ma?” mi ha risposto. Forse è rincoglionita comLe sue amicizie duravano poco, perché prima pletamente, non si ricorda neanche che la mamma o poi veniva sempre fuori un buon motivo per non vedere più questa o quell’altra persona. L’ho è morta. sentita spesso alzare la voce anche al telefono, 4 novembre con la zia Olga, l’unica parente che abbiamo e Fino all’altro ieri pensavo che fosse la nostra che non siamo mai andati a trovare, anche se era unica parente, l’ultima rimasta, sia in Italia che lei a darmi la zuppa quando la Pensione Belin Francia. Poi è arrivata la notizia, quindi devedere d’estate non aveva più neanche un letto libero. Ma neppure la zia Olga si è mai peritata di duco che ne devo avere altri, di parenti. Non so prendere un treno e andare a Parigi. Le telefonate dove, anche se molte cose portano a Londra, non so quanti, ma so che ci sono. Nella lettera c’era tra mia madre e la zia Olga quand’ero bambi388


scritto: “Caro Carne, avrei preferito non dirtelo mai, ma il dolore di dovermene andare senza poter abbracciare tuo fratello mi costringe a chiederti di abbracciarlo da parte mia. Hai un fratello gemello. Si chiama Carnet, e quando eravate piccoli eravate uguali come due gocce d’acqua. Per ragioni che non voglio spiegare e che dipendono quasi esclusivamente dai miei errori, non l’hai praticamente mai conosciuto. Io ritengo che sia stato bene così, e forse sarebbe bene che continuasse così. Ma forse è vero il contrario; forse non ho trovato il modo di fare un’altra scelta, ed è stato un errore. Se lo è stato, se pensi che lo sia stato, a te resta il tempo per rimediare. E speriamo che resti tempo per rimediare anche a quella Grande Merda di tuo padre e che, anche se è un essere abominevole, a tratti può essere utile. Ti abbraccia forte la tua mamma” 4 novembre, notte Ecco il perché della bocca aperta, e di tutte le altre cose che ho scritto. Sono rimasto lì, incredulo, con quel foglio in mano. Ed ecco il temporale: non sono un figlio unico, ho un gemello. Lo sospettavo, ma la conferma arriva a quarant’anni passati. E nel ritrovare mio fratello Carnet, il mio gemello, l’altro uguale a me in fondo a un cassetto, ho trovato anche tante ipotesi riguardo quel famoso vuoto. Perché quel vuoto a volte assumeva anche la fisionomia del ricordo: una lontanissima luce in un portico, io che vengo preso in braccio, ci sono altri bambini... c’è qualcuno a cui corro incontro e c’è la luce che filtra sotto un pergolato e si intreccia con i miei ricordi ormai trasfigurati dalla memoria di un bambino forse appena capace di camminare. Forse, ma dico forse, perché non so se è un ricordo, un sogno o un racconto che qualcuno mi ha fatto nell’infanzia, ma ricordo il cortile di una scuola - un college, probabilmente in cui altri bambini mi deridevano… 5 novembre Ricordi che mia madre ha sempre negato, dicendomi “te lo sei sognato”. Così come quel luogo che io ormai ero certo essere un luogo di sogno viene forse ad essere un luogo della memoria.

Forse quella luce è esistita veramente, quel pergolato c’è ancora, da qualche parte. Perché man mano che zia Olga apriva i vecchi cassetti, venivano fuori immagini sconosciute, come per esempio le vacanze estive nella casa di campagna di zia Ethelred, nella tenuta del Carnarvonshire. Ci sono foto in cui lo zio Wulfstan, conte di Glamorgan, veniva a prenderci alla stazione di Huddersfield con la Bentley guidata dal vecchio Winnie, autista e giardiniere nonché stalliere di famiglia. Li accompagnava Gwen, figlia della cuoca Jemima e del maggiordomo, il signor Hichens. Ma io non ho veri ricordi, e nelle fotografie la zia Olga dice: questo sei tu. Questo è Carnet. Raramente ci siamo tutti e due, e sempre da lontano. Per la verità ce n’è solo una che in effetti è abbastanza eloquente: mia madre a Londra, davanti all’entrata di Bedford Square, che da la mano a due bambini identici. Uno tiene la mano destra, l’altro la sinistra. E uno di loro, cioè entrambi, mi assomiglia terribilmente. Per il resto, nelle foto c’è quasi sempre lui; io non ci sono quasi mai. Ad ogni foto sussulto, perché mi vedo in un luogo che non ricordo, in situazioni che non ho vissuto. No, ma quello non sei tu. E’ Carnet, tuo fratello. 5 novembre Non è difficile immaginare come questa cosa mi abbia messo in subbuglio. Adesso, qui, nel mio ufficio, prende i tratti di questo temporale estivo. Poco fa era ancora sereno, poi all’improvviso sono arrivati da occidente dei nuvoloni neri e ha cominciato a piovere a goccioloni grandi e radi. Con tuoni, fulmini e vento. E’ una metafora della mia vita. E se guardo queste gocce d’acqua che il vento soffia sui vetri della finestra, ebbene anche queste sono una metafora: uguali come due gocce d’acqua, c’era scritto nella lettera di mia madre. Nei miei pensieri poco intelligenti ho salutato questa notizia come una spiegazione: forse quel vuoto che sento, che ho sempre sentito, dipende dal fatto che avevo un gemello, un altro me in cui rispecchiarmi, e la vita me l’ha portato via. Forse quella separazione dimenticata ha lasciato quell’inconsapevole vuoto, quella specie di

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ma, ma tutto sommato ha un viso rassicurante e perfino un po’ ieratico. Da giovane mi sembrava angelico, adesso il turgore serafico ha lasciato il passo ad una certa forma di rassegnazione misti6 novembre Non so come si tenga un diario. Da qualche parte ca, da martire o da monaca di clausura. Quell’eho letto che si scrive: caro diario. Non mi sembra spressione mi piace perchè sembra testimoniare che Kate non farà mai colpi di testa, che è una una buona idea. Comunque, caro diario, eccomi persona che non mi riserverà sorprese, che non ci qua anche oggi a cercare di mettere ordine tra le idee. E’ passato un altro giorno di lavoro. Mi resta sarà mai un mattino in cui si sveglierà e mi dirà che desidera un’altra vita. Ma quando compare ancora questo e poi mi sono preso venti giorni di permesso per andare a incontrare mio fratello. Ve- quella contrazione sulla sua fronte tutto nel suo derlo, conoscerlo, scoprire cos’abbiamo in comu- volto sembra cambiare, tutto si trasforma in una ne, com’è andata la sua vita in trent’anni , sentire dolorosa apprensione, quasi assistesse angosciata a un infausto presagio. E quell’espressione mi come ha affrontato e risolto i problemi... preoccupa e mi imbarazza così tanto che quasi Kate non è stata entusiasta. Le ho chiesto se voleva venire con me, ma a parte i suoi problemi sempre cambio idea o cambio decisione, pur di far sparire quella contrizione dalle sue sopraccidi lavoro mi ha detto che non le sembrava una glia. buona idea, che è una cosa mia, che devo fare io. Come ho già detto non è una donna molto intelligente, però ha il buonsenso della borghesia 8 novembre vallona. Così ha sentito il bisogno di dirmi anche Ma stavolta no. Kate ha assunto quell’espressione quando ha detto “potresti avere dei dispiaceri”, e “fossi in te ci penserei bene. Potresti avere dei la cosa ha avuto l’effetto desiderato, e cioè quello dispiaceri”. di aumentare a dismisura la mia ansia; ma in ogni Questo enunciato, detto alla maniera di Kate (e caso non riuscirà a tenermi a casa. L’ansia mi atcioè con una impercettibile corrugazione della traversa per intero, ma il desiderio di vedere mio fronte), trova terreno fertile nello spaventarmi, fratello è più forte, anche se è nello stesso tempo perchè in effetti sono ormai tre giorni che mi interrogo sul motivo di quel taglio così netto dato il motivo che scatena tutta la mia ambascia. Fino da mia madre a uno dei suoi figli. Ho fatto le ipo- a prima che arrivasse questa notizia la mia vita non mi interessava un granché, mentre questo mi tesi più pazzesche, non sto neanche a dirle, tanto è sembrato un salvifico segnale, un buon motivo mi vergognerei nel mostrare a Kate per quali assurde lambiccazioni la mia mente va a strologare. per continuare a vivere, un appuntamento con alcune importanti verità che riguardano la mia vita. Domani mattina di buon’ora partirò per Londra, 8 novembre dove noleggerò una macchina per l’ultima parte A proposito di quell’impercettibile contrazione del viaggio. Almeno fino a dove finiscono le indidei muscoli frontali sul viso di Kate, vorrei dire cazioni di zia Olga. E poi vedremo. che mi ha sempre impressionato moltissimo, quando eravamo fidanzati mi faceva addirittura 9 novembre trasalire. Kate non ha un volto molto espressivo, Stamattina all’aurora sembrava una pessima e in genere trasmette una neutra tranquillità, cui si sovrappone un’ombra di rassegnata stanchezza. giornata. Il cielo era incombente, livido. Il bianco Mille volte, forse di più, le avrò detto “andiamo”, degli aerei risultava smagliante. Io non sono riuscito a fare colazione, avevo lo stomaco chiuso. e per quanto mi sforzi non riesco a ricordare una sola volta in cui mi abbia detto no. Mi ha sempre Provenivo da una notte insonne, di quelle che non possono far altro che essere seguite da un’alba seguito, certe volte anche nettamente preceduto. compressa e sospesa, come prima degli esami Io mi sono fidato, perché cate sarà pure un enigattesa già delusa in partenza, come un’asola senza bottone.

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scolastici. Se devo descrivere la mia sensazione in due parole, direi che mi sentivo come un innocente che sta per essere processato. Logicamente ho le mie speranze di essere assolto, ma l’esito di un processo potrebbe anche essere infausto, non sarei il primo innocente condannato ingiustamente. Non so se riesco a rendere l’idea... vorrei restare, ma devo partire. Da una parte c’è la mia ignavia, quella specie di desiderio di tenere la testa ben seppellita nella mia rassicurante sabbia, dall’altra c’è quel vuoto interiore che chiede disperatamente di essere riempito. Ma mentre la prima è sotto gli occhi di tutti e ormai tutti intorno a me l’hanno accettata, il secondo, quel buco al centro del mio corpo, lo conosco solo io, solo io lo sento, lo vedo, addirittura; e ne subisco gli effetti. 9 novembre Dunque stavolta è andata un po’ diversamente dal solito. Sì, perché se avessi ascoltato la voce della mia coscienza abituale, che poi è quella che canta all’unisono con Kate, sarei rimasto a casa. Mi sarei detto: fino ad oggi è andato tutto bene, perchè scompaginare le carte? Perché andare a sollevare dei pietroni e scoprire magari che sono lapidi tombali dalle quali potrebbero emergere dei fantasmi? Si, caro diario: se avessi ascoltato a mia coscienza sarei rimasto a Charleroy, tra il tepore delle lenzuola che sanno di lavanda e che Kate cambia due volte la settimana, e la mia tranquilla scrivania con la foto dei miei figli sul desktop e le rassicuranti pratiche non urgenti da sbrigare. Ma dentro di me c’è qualcosa di più della coscienza. Non so se l’altra gente ne abbia un’immagine simile alla mia, ma a volte la mia coscienza mi appare come un personaggio grottesco che non sono io, un qualcosa di simile al giudice di Pinocchio: uno scimmione ottuso e moralista, molto più lento e più pauroso di me. 9 novembre Mi sono sentito in disaccordo con la mia coscienza numerose volte, ma ho sempre ascoltato lo scimmione. Francamente non saprei dire se ho fatto bene. Come quando una decina d’anni fa

venne a lavorare da noi la signorina Greta. Mi resi subito conto che le piacevo, e anche lei mi piaceva, mi turbava... e mi aveva fatto capire in ogni modo che non voleva implicazioni, che era una donna libera e che usciva spesso a divertirsi. Ho dato retta alla coscienza, ho lasciato spegnere quel fuocherello senza fare niente. Ma quando in questi anni ho passato intere mattinate a guardarle il fondoschiena e le gambe, a immaginare come sarebbe coi capelli sciolti, a fantasticare un suo orgasmo, penso che forse avrei fatto meglio ad andarci a letto. La stessa cosa vale per decine e decine di altre situazioni in cui avevo la sensazione che le mie istanze non coincidessero con i diktat della mia coscienza. Forse la mia ignavia e il mio vuoto interiore hanno girato per anni lì, attorno all’atto della rinuncia, nel tentativo di preservare una tranquillità che però alla fine toglie ogni colore alla vita. La mia ignavia mi faceva rinunciare, e così si creava sempre più vuoto. Mi sono giustificato per anni dicendo che odio avere sensi di colpa, e siccome si tratta di un malanno nel quale cado abbastanza facilmente, ho evitato accuratamente tutte le situazioni che potessero provocarmi un attacco. 10 novembre Fortunatamente appena l’aereo ha preso quota buona parte delle angosce sono rimaste a terra. Ho cercato di razionalizzare. Non trovavo nessun motivo sensato per avere sensi di colpa: sto andando a cercare mio fratello, un fratello che non sapevo di avere e che non ho mai visto. Non sto facendo niente di male, se si esclude ovviamente l’aver lasciato Kate e i ragazzi da soli a casa, cosa che non ho mai fatto prima d’oggi. La preoccupazione rimane, ma da qualche parte ho letto che fare delle ipotesi negative sugli eventi futuri non ci aiuta ad affrontarli. Voglio quindi pensare che riabbracciare mio fratello sarà una cosa bella e commovente, che anche lui come me troverà in quell’abbraccio una specie di calore per il suo centro freddo.

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10 novembre Arrvato a Londra. Sull’aereo avevo di fianco una bizzarra signora, Madame Shalikan. E’ una esperta di esoterismo, in effetta ha la faccia di una vecchia tigre, con gli occhi giallastri. Mi ha fatto uno strano discorso sui livelli della realtà… parlava di ontologia, una disciplina a me sconosciuta. Diceva che noi eravamo lì, ma che avremmo potuto essere in una situazione completamente diversa, e che quello che vivevamo lì non era che uno dei livelli della realtà. Affermava che probabilmente non era neanche il più reale. In teoria avremmo potuto essere solo i pensieri di uno scrittore, e in quel caso lo scrittore sarebbe ad un rivello di realtà “più reale” di noi qui sul treno. Ma a questo punto nessuno ci garantisce che anche lo scrittore non sia un pensiero pensato da qualcun altro, in un altrove che non possiamo neanche immaginare… Abita a Londra, mi ha detto di andarla a trovare, ma penso che non ci andrò, perché non mi piace avere la testa confusa da tutte quelle baggianate sui livelli di realtà. L’arrivo a Stansted mi ha sorpreso, come se il viaggio fosse durato venti minuti. 10 novembre Vorrei scrivere adesso del viaggio in auto, che man mano che mi avvicinavo alla città risvegliava in me delle colossali sensazioni di familiarità. Mio fratello ha mandato un’auto con l’autista. Si chiama Winnie, mi ricorda Breviglieri. E’ pur vero che nell’infanzia ci sono stato, ma è anche vero che sono stato portato altrove prima che la mia vita qui potesse archiviare dei ricordi precisi. Ma forse bastano quelli imprecisi, forse basta aver provato una volta da piccolo questa specie di accogliente vastità per non dimenticarla più, e risvegliarla ogni volta che si torna. Dovevo essere ospitato nella casa di Bedford Square, ma ho preferito scendere all’Hampton. In hotel mi sento più a mio agio. Tanto più che mio fratello stasera non è in casa. Mi ha detto Winnie che stasera lui è a cena da Lady Cophetua Hinshelwood e che rincaserà molto tardi. Non riesco a capire. Io non sto nella pelle… e lui la sera del mio arrivo va a cena fuori. Quanto alle indicazio-

ni di zia Olga, ricordo che mi ha detto: abita in Bedford Square, di fianco al British Museum, e si muove abitualmente con una Bentley guidata dal suo autista. Se non ti manda a prendere dallo chaffeur la casa la trovi facilmente, dalla stazione di Euston Road prendi Gower Street e arrivi direttamente a Bedford Square. Anche se le case sono tutte uguali, color merda, ciascuna con quattro gradini verso l’entrata... La casa di Carne è l’unica verniciata di bianco. Non puoi sbagliare. 10 novembre Ho telefonato a Flack, lui ha agganci dappertutto. Stando all’hotel non riuscivo a vedere il portone della casa di mio fratello. Così ho telefonato a Flack, quello che risolve i problemi. Gli ho detto: “Mi serve una casa a Londra, a Bedford Square, dalle cui finestre si possa vedere la casa marrone, quella a fianco del British Museum” “Come, no? E magari nel letto Sharon Stone assatanata, perché no? Serve altro?” “Ti ho chiesto solo una casa… una camera!” “Ma… a Bedford Square! Ti rendi conto? Cosa dovrei fare, secondo te? Andare a casa di qualche ministro o di qualche premio nobel che abita da quelle parti e dirgli, scusi le spiacerebbe togliersi dai coglioni per una ventina di giorni, che c’è qua un mio amico che vorrebbe guardarsi con calma l’entrata del British Museum??? Ma lo sai che Bedford è la piazza georgiana più bella e meglio conservata di Bloomsbury, realizzata dall’architetto Thomas Leverton nel 1775? Che le case color merda come dici tu, sono location per centinaia di film, teatro di romanzi, sono, sono… sono edifici storici” “Basta, cazzo!” “No, lasciami finire, edifici di mattoni su tre piani, con graziose porte arrotondate sormontate da eleganti finestre a mezzaluna e, al primo piano, balconi decorati da un frontone centrale in stucco. E il giardino della piazza è di proprietà privata delle case che gli stanno intorno? Roba tipo Colosseo, le piramidi e la Tour Eiffel, hai presente?” “Ne ho bisogno” “Fammi fare un paio di telefonate, ma non ti prometto niente”

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10 novembre Forse l’ho visto nelle pochissime foto di famiglia che mia madre aveva, tra le altre che mi ha dato zia Olga, forse in qualche immagine turistica, ma questo paesaggio mi appare amichevole e domestico, e anche se davvero non ricordo d’esserci mai stato, sembra essere la fonte della mia nostalgia. Adesso che ci penso, mi sembra che i racconti della mia famiglia fossero sempre un po’ troppo sbrigativi, elusivi. Le domande che da bambino facevo sulla mia prima infanzia, sui nonni, sulle nostre origini, ricevevano sempre risposte molto tranchant. A parte il fatto di Rivendicare il titolo dei Di Culo, ovviamente. Quando ho fatto le elementari, se confrontavo la mia vita con quella dei miei compagni, avevo una grande sensazione di vuoto. I loro racconti abbondavano di cuginetti, di nonni, di visite ai parenti e di cene di natale o di compleanno. A me sembrava di non avere un passato, e soprattutto di appartenere a un nucleo familiare microscopico, isolato dal mondo. 11 novembre mattina prestissimo “Carne? Sono Flack” “Novità?” “Poi dovrai baciarmi i piedi per vent’anni. Lo sai, questo, sì?” “Ok, ma lo faremo dopo. Adesso dimmi…” “C’è una ricca signora che ha un bell’appartamento su Bedford Square, il palazzo è in Adeline. La camera del figlio ha una bella finestra. Fai le valigie” “Ma cosa fa, la signora? Mi affitta la camera?” “No, le devi dire che sei il figlio” “Ma cosa dici? Sei pazzo?” “E’ rincoglionita, raccontale due stronzate come se tu fossi suo figlio” “E… suo figlio dov’è?” “Suo figlio è una specie di militare… è sempre in missione” “Ma siamo sicuri?” “Beh, diciamo al 75%. Vale la pena di provare, è l’unica possibilità che abbiamo. Cioè, che hai” “Dimmi almeno come si chiama la signora. Il nome del figlio!” “La signora si chiama Mary Spengler, e il figlio si

chiama Jason. Devo andare” “Aspetta…” 11 novembre Con la vecchia è andata bene. Non c’è stato bisogno. Appena le ho suonato alla porta lei mi ha buttato le braccia al collo dicendomi “Bentornato, Jason”, poi ha imprecato sulle regole militari che mi avrebbero imposto di tagliarmi il ciuffo, ma d’altra parte si sa, le regole sono regole. Così, quando le ho detto che per ragioni di sicurezza nazionale dovevo portare in casa un cannocchiale lei non ha avuto niente da obiettare. E’ veramente cerebrolesa, continua a parlare di questi due fantomatici Stanz e Venkman che dovrebbero venire a prendere me (cioè questo Jason) per una missione su un pianeta sconosciuto. Forse vede troppa tv, ma ho visto che ha anche parecchi videogame. 11 novembre A un tratto mi è venuta voglia di lasciar perdere questo diario, ma registrerò qui le mie emozioni, che ancora mi formicolano dentro mentre sto scrivendo. Innanzitutto la curiosità. Poi anche il rimpianto. Sì, perchè qui, in questa famiglia che guardo da una finestra, questa famiglia di cui faccio parte ma che non mi appartiene forse si è svolta una parte di vita in cui avrei dovuto esserci anch’io, una specie di copione teatrale in cui era prevista anche la mia parte, oltre che quella di mio fratello gemello, quella di mia madre e di mio padre… ma invece poi questi tre protagonisti se ne sono andati prima che io entrassi in scena. E poi sento anche una specie di rabbia, di rancore verso i miei che hanno conservato per anni questi segreti, mantenendomi all’oscuro di tutto e facendomi credere di essere una povera famiglia disgregata, isolata, senza parenti, senza un focolare in patria presso cui ritornare, se non una pensione di seconda categoria sul litorale toscano. Capisco che oggi parlare di “patria”, specie per un figlio di stranieri nato all’estero ha poco senso. Come probabilmente ha poco senso dire che io in questi luoghi sto trovando le mie origini, “le mie radici” come si usa dire talvolta, dimenticando che le radici per un essere umano sono talvolta un

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13 novembre grave handicap perché è altamente probabile che l’essere umano sia fatto per spostarsi velocemente Accanto a me c’è sempre lei, la scatola di scarpe piena di vecchie fotografie che mi ha dato Olga. da un luogo all’altro. Cerco di capire chi è tutta questa gente elegante, queste foto, alcune delle quali veramente incom12 novembre prensibili: Ce n’è una dove mio fratello (presumo E’ incredibile. Sto qui, appostato ad una finestra essere lui, è il mio alterego) è seduto su una pola guardare la vita di mio fratello. Quello a cui troncina su una spiaggia deserta, in un paesaggio la vita ha dato tanto, almeno da quanto sembra. veramente strano alle loro spalle: completamente Entra ed esce da quella casa principesca seduto brullo e costituito da cumuli scuri… mio fratello sul sedile posteriore di una Bentley con tanto di è vestito elegantemente di bianco, cammina lungo autista, oppure con una Jaguar MK II 3,8 del 63 la spiaggia con un cestino di vimini . Accanto a color bianco-latte quando va a giocare a golf. lui , una avvenente giovane donna dal tono equiNon mi dispiace stare qui seduto a spiare. Non voco, con la camicia semiaperta che lascia intravso se ho voglia di incontrarlo. Perché quello che vedere un seno di straordinaria consistenza, i cui dicevo ieri a proposito degli spostamenti veloci, ovviamente vale per una certa parte dell’umanità; capezzoli sembrano voler perforare l’esile trama del sottile tessuto. La ragazza ha due lunghe vale per gli esseri dinamici e pronti a tutto, che gambe perfettamente disegnate, dalla carnagione mentre stanno raggiungendo un luogo hanno già liscia e compatta. Dietro la foto c’è scritto al mio pianificato di raggiungerne un altro. Vale probaSire da Lola. bilmente per mio fratello Carnet, che stasera è a cena da Lady Cophetua Hinshelwood. Non vale invece per gli ignavi come me, che nella 13 novembre Notizie ancor più nebulose vengono invece dalla scoperta delle loro cosiddette radici riconoscono famiglia di mia madre. La prima è che mia madre una probabile risposta al loro innato desiderio ha origini nobili. Di cognome fa Fraschini , e il di quiete, di immobilità, di appartenenza a un mio bisnonno era un capostazione che durante contesto sociale che ti contiene e ti protegge. Mi un guasto ferroviario ebbe una storia d’amore rendo conto adesso che a Viareggio, dove vivo, con una nobildonna inglese, Demetra, la figlia ho cercato disperatamente di ricreare qualcosa del commodoro Theo Peacock, che appartenedi simile: ho lo stesso barbiere da anni; prendo va a una antica famiglia inglese, che era stato a sempre il caffè nella stessa caffetteria, ho alcune capo dell’Ordo Merdiensis e conosceva il segrefrequentazioni abbastanza assidue... ma vedendo to dell’Helleborus. Non chiedetemi di preciso come funzionano qui le relazioni tra mio fratello di cosa si tratti. Credo roba esoterica del secolo e le persone del mondo mi rendo conto che c’è scorso. Certo se aveva nobili origini mia madre le qualche cosa di arcaico e veritiero che spinge la scordò molto presto; quando tornammo da Lydgente a relazionarsi a Viareggio, mentre qui c’è solo una specie di commedia farsesca di continui den Hill a Viareggio lei cominciò ad uscire tutte le sere e a frequentare La Bussola e la Capannina, cambiamenti. Un divertimento disperato, uno stordirsi con gente sempre diversa. Tutta roba che a tornare a casa ubriaca alle cinque di mattina, quando tornava. io detesto. Non parliamo poi della casa e della vita famigliare. Fosse per me, non si farebbe venire in casa nessuno. Ero disgustato dal viavai Ecco qua, una fotografia tra quelle che mi ha dato zia Olga… la mamma qua è ancora una della Pensione Belvedere. Sognavo una casa in bellissima donna. Il vestito da sera di Worth la cui di notte poter sprangare la porta e un’entrata fascia mettendo in risalto le sue forme mature. in cui spegnere la luce. Poi un po’ chi ha pensato Il décolleté ancora fresco è sottolineato da due Kate, a rieducarmi. semplici giri di topazi chiari, sfaccettati a cabo394


lavori in casa e fuori casa, la cucina, la spesa e i figli… sì, anche i figli, e partire all’avventura lasciandosi le pentole e i pannolini alle spalle. Tentare di nuovo la fortuna, come all’inizio della vita. Era andata a Parigi, per girare dei film con piccoli ruoli e per esibirsi Au Lapin Rouge. Le era andata bene, a giudicare da questa foto, con il neon alle sue spalle con la scritta “Isa di Culo”, e dodici splendide ballerine in costume di scena.

chon e ripresi da un pavé delle stesse pietre sui due bracciali a fascia, che porta con grandissima disinvoltura mentre estrae dalla borsetta filigranata di platino un bocchino di lacca cinese nel quale infila una Balkan Sobranie . C’è qualcuno, lì a fianco, già pronto con il Dupont acceso. Un Dupont vintage incrostato di zaffiri pallidi e madreperla. 13 novembre A proposito di mia madre, ieri mi è arrivato qui un telegramma da Parigi. Qui, a casa di Mrs. Mary Spengler. Come fanno a sapere che sono qui? Chi è il mittente? Dice testualmente: “Sono viva. Solo che non trovato modo migliore per dirti di tuo fratello che fingere di morire. Perdonami. Venite a Parigi, tu e Carnet? Baci. Mamma”. Ecco, questa è mia madre, o almeno serve a farsi una prima idea del personaggio. A Parigi? Vedremo, dopo Londra. L’ultimo indirizzo che ho è di un ammezzato di Rue Laforet, a Montparnasse. Vive lì dal 1979. Zia Olga dice sempre: “su tua madre no comment. Ognuno è padrone della sua vita e amen: D’altra parte se ha fatto quello che ha fatto avrà avuto le sue ragioni, non sta a noi giudicare”. Cosa abbia fatto, a parte abbandonarmi alla Pensione Belvedere, davvero non saprei. 13 novembre Sempre a guardare la finestra, le fotografie e a mangiare rahat lukùm. C’è un corner di degustazione di prodotti turchi, giù nella hall. Così l’altro giorno ho comperato una scatola di questi rahat lukùm. Da non crederci, sono diventati una droga. Ne ho gà comprata una deina di scatole. L’altro giorno il ragazzo del banco mi ha chiesto: “Il signore ha già provato il nostro halva?” Gli ho risposto di no. “Allora mi permetta di regalargliene un barattolino per la degustazione, con gli omaggi della Ditta Soliman, importazione di specialità turche” Così guardo le foto di mia madre mangiando i lukùm, ma il sapore amaro non sparisce. Perché, come ha detto zia Olga, lei ha fatto “il grande passo”. Quello che tutte le donne almeno una volta nella vita hanno voluto fare: scaricare, marito,

14 novembre L’altro giorno sono arrivati qui due poliziotti. Non cercavano me, cercavano lui. Cioè, lui aveva detto a dei poliziotti che se lo cercavano potevano trovarlo nella camera del figlio della signora Spengler, che nel frattempo lui, cioè io, stava occupando abusivamente essendosi infilato in casa della Signora Spengler con un vergognoso raggiro, aggravato vieppiù dal fatto che la suddetta signora è affetta da deficit cognitivo? . Cioè, non so se è chiaro. Secondo lui avrei dovuto assecondare la sua tacita richiesta, fingere di essere lui. E lui, nel frattempo, dov’era? Probabilmente a fare qualcosa che la Polizia non deve sapere. E quindi mi usa come sponda. Questo significa anche che lui sa che sono qui a guardarlo? Di certo l’autista gli avrà detto che ho voluto scendere senza dire dove sarei andato. Credevo se ne fregasse, invece evidentemente ha preso informazioni. Sa che sono qui. La faccenda mi sta creando una certa confusione, come se fossi finito in un gioco più grande di me… 15 novembre Quindi con qualche indugio, nella certezza che quello che scrivo non riuscirà a ricostruire pienamente ciò che sto vivendo, vedo la saga della mia famiglia mancata, gli accadimenti di adesso e con le fotografie di zia Olga quelli che precedettero la nostra partenza all’estero e quelli che la determinarono. Mio padre, da giovane, era stato “un povero” in Inghilterra. Figlio unico di madre vedova, proveniente da una famiglia di ignoti profughi; erano poverissimi, ma sostenevano di discendere dalla casata dei De Culo, proprietari di diversi possedimenti nel Regno Unito, tra cui un

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intero palazzo in Bedford Square, proprio dove io mi sto recando. Mia nonna restò vedova quasi subito, perché mio nonno morì di malaria. Zia Olga dice che la salvarono i preti, che fecero studiare mio padre fino alla laurea. Fino ad un anno dopo la laurea la nonna visse grazie al Parroco che la prese come perpetua. Ma mio padre, Doctor Mouse De Culo (o se preferite Grande Merda, come lo chiamava mia madre) ad un solo anno dalla laurea era già Presidente del Circolo di Cheapside, campione di Golf e tra i maggiori azionisti del Times, l’aveva già trasferita in una elegante dimora di Southwark con un paio di domestici al suo servizio. 16 novembre Questa foto sembra il salotto della casa di Carlton Fields, dove abitavo da bambino. Ma l’arredamento è diverso, anche se riconosco il tappeto. Seduti su due diversi divani, ci sono due vecchi. Da quello che ho capito uno di loro dovrebbe essere mio padre, anche se zia Olga non è sicura. Ecco un’altra foto, dentro una busta… questo personaggio, Colui il Cui Nome Non Può Essere Pronunciato. Insieme alla foto, c’è un biglietto con alcune righe, scritte con una calligrafia nervosa e quasi certamente femminile: “davvero una grande merda, mettere incinta Isa Di Culo, lui sapeva benissimo che era una ragazza dell’alta borghesia. L’ha fatto senza scrupoli, spacciandosi per un tale Dottor Mouse che era stato forse uno dei pretendenti di Isa negli anni passati… e poi ha convinto il Dottor Mouse che l’ultima prostituta con cui aveva fatto del sesso era rimasta incinta, e che che la prostituta si chiamava Isa Di Culo. E’ stato una grande merda quando ha mandato Pandemonium a fare schiattare Carne (suo figlio naturale) convincendo Mouse (che era convinto di essere il padre dello stesso) che era una cosa giusta. Qualsiasi scelta della sua vita è degna del suo nome. 17 novembre E ormai una settimana intera che osservo la vita di mio fratello dalla finestra dell’hotel. Da qui si

vede benissimo la casa di Bedford Square e in prospettiva vedo anche la finestra del suo bagno privato. Prima di conoscerlo voglio studiarlo un po’. Lo vedo uscire verso le undici di mattina con la sua Jaguar col cambio manuale, non rientra quasi mai per il pranzo. Rientra a metà pomeriggio, sta nello studio per un po’, poi fa la doccia e scende. Verso le diciannove si capisce l’esito della serata. Se esce e va al Club, oppure è invitato da qualcuno. Se resta in casa può esserci una cena con tanti invitati, ma può anche accadere che arrivi una invitata sola. Diverse invitate sole. Insomma, si sarà capito che la vita di questo mio fratello è come un film, è la vita che tutti vorrebbero. Non certo come la mia, con Kate che ogni tanto invita colleghi a cena, e ogni tanto mi costringe anche a invitare i miei. E già mi sembra troppo. Le sere che viene gente a cena poi ci sono tante pentole e piatti da lavare. Io invito sempre Flack e la moglie. Lui mi aiuta a investire i miei pochi risparmi. Lo faccio per i figli: Carmine e Carneade. Comunque Flack e la moglie sono gli unici con cui mi diverto, perchè bevono parecchio, e dopo il terzo bicchiere diventano più spontanei, anche se poi, finita la prima bottiglia, diventano un po’ troppo chiassosi e difficili da mandare a casa. Comunque tutto ciò che accade laggiù nel mio ménage della Versilia, mi sembra un pallido simulacro di ciò che qui accade davvero. 17 novembre Dal viavai di donne che si vede dalla finestra direi che se la passa bene. La più ricorrente è una tipa con l’aria della nobilotta di campagna, ha un sedere enorme, veramente molto molto grande. Poi c’è quell’altra, quella che assomiglia un po’ a Kate. Ma non può essere lei perché arriva in bicicletta, mentre la mia Kate non sa andare in bicicletta. Poi c’è l’altra, quella veramente notevole. Arriva con una Austin Healey-Sprite color malva, suona il clacson e parcheggia davanti al portone. Sembra una top model o una attrice del cinema. Questa arriva prevalentemente la sera.

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18 novembre Oggi il vecchi autista di mio fratello mi ha bussato alla porta. Era stranamente gioviale e mi ha detto “come sono lieto di rivederla, signore!” come se io fossi il suo padrone. Comunque portava un biglietto da parte di mio fratello che diceva così: “Caro Carne, se dobbiamo o vogliamo vederci, direi di farlo prima che ci venga la demenza senile. Ti prego, smettila di osservami dalla finestra di Mrs. Spengler, ti darò io tutte le informazioni che vuoi. Sei invitato domani sera per un thè a casa mia. So che sai dov’è. Alle cinque in punto, mi raccomando. Tuo Carnet” “Mr. Carnet mi ha pregato di attendere la sua conferma” “La mia conferma? No, non confermo. Gli dica che beva pure il suo thè trenquillo. Io lo aspetto al Barley Mow in Horseferry Road alle otto. Ci mangeremo un hamburger e ci berremo una birra” “Posso andare, Mylord?” mi chiede il vecchio autista “Certo, Winnie” Il vecchio autista si è girato con uno sguardo compiaciuto, una specie di sorriso grato per essermi ricordato il suo nome. Ma io ero stupefatto. Da dove mi era uscito quel nome? Non ricordo che all’areoporto si fosse presentato. E’ strano, ma io sapevo come si chiamava. E mi sembrava perfino che avesse un’aria familiare.

“Te lo spiego strada facendo, adesso scusami ma non c’è tempo” “Ma… tempo per cosa? Kate, mi vuoi spiegare cosa sta succedendo?” “Dobbiamo partire, subito”

il diario è interrotto alla data del 17 novembre di un anno imprecisato, ma al quale sarà facile risalire con l’accurata lettura della Saga. (NdE)

19 novembre Adesso sono seduto al Barley Mow al 104 di Horseferry Road. Ho scelto questa terra di nessuno per incontrare Carnet. Sono già dieci minuti che aspetto con davanti una birra già bevuta a metà. A un certo punto… non credo ai miei occhi. E’ Kate. Kate? Ma cosa ci fai a Londra anche tu? E i ragazzi, a chi li hai lasciati? Ma è un’altra Kate. Ho uno sguardo da capra, gelido, senza sentimento. “Andiamo” mi dice “Andiamo dove?” “Carnet non può venire, probabilmente è nei guai” “Ma tu… tu cosa ne sai, di Carnet?” 397


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