Verbeno Cortinzi - Tamaro Mervicci
Billi & Cocco poema epico in quattro canti e un epilogo
L’imbuto
Billi & Cocco poema epico writed in 1999 by Tamaro Mervicci e Verbeno Cortinzi (id RV e MV) © 1999 - L’imbuto Indipendent publications reprinted in 2021
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Verbeno Cortinzi - Tamaro Mervicci
Billi & Cocco poema epico in quattro canti e un epilogo
L’imbuto - Edizioni Indipendenti
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INDICE
Pròtasi pag. 7 Canto primo
pag. 9
Canto secondo
pag. 23
Canto terzo
pag. 39
Canto quarto pag. 55 Epilogo pag. 77
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PROTASI
N
Ma il narrar è assai fatica
elle mani d’ogni uomo (Hitler, Gandhi, Perry Como) sta nascosta una potenza una perla di sapienza: quando invero questa vita le tue balle un poco trita puoi subire, bestemmiare e nel gioco puoi restare.
se la luce non ti è amica e pertanto ti preghiamo oh foglietta di quel ramo oh aromatica Maria dacci forza e leggiadrìa fa’ che questa narrazione doni gioia ed emozione stacci accanto col profumo chè di te farem consumo sorgeran parole liete sprazzi, fulmini, comete per gli amabili lettori che con noi staranno fuori.
Ma se trovi una cartina e un po’ d’erba sopraffina abbi il modo e l’occasione per fumarti un bel cannone. Non sta bene, lo si sa ma se hai tempo a volontà compierai, quando sei fuori il più ameno degli errori.
Dei Mervicci son Tamaro e mi piace il fumo raro dei Cortinzi son Verbeno e mi canno senza freno e per voi, cari lettori, un racconto cacciam fuori: una torta con la panna per il popol della canna.
E veniamo a questa storia che peschiam dalla memoria di due baldi cavalieri che fumavan volentieri e fumando, (non è strano) arrivarono lontano oltre oceani, monti, laghi di avventure giammai paghi in un viaggio nauseabondo fino al cul di questo mondo ricercando un erba lieta la migliore del pianeta.
Ed a questa gente amica
dedichiam questa fatica affinché di questa storia non si perda la memoria e in un mondo che disprezza ogni via per la saggezza questa storia di squilibrio possa dare gran ludibrio.
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che abitando a Borzonasca già starà sotto una frasca e nel fresco del giardino ci faremo un bello spino. “Ma i chilometri son trenta! questo viaggio mi spaventa. Preferisco qui alla foce già levarmi questa croce.” Ed estratta una velina si rullò la svaporina. Così, verso mezzogiorno, arrivarono a Spotorno e seduti in riva al mare si rimisero a fumare. Or diciam che Billi e Cocco eran stati nel Marocco e tornando da quel viaggio (difettandogli il coraggio di passare la frontiera) si fumaron di carriera oltre un etto di pongoso in un giorno molto afoso. Lo fumarono a Meknés tutti chiusi dentro un cess e poi anche a Tetouan sopra il tetto di un pullmàn e, finito quel pezzetto, se ne andaron sul traghetto. Da quel giorno quei due fessi più non furono gli stessi perchè quel tiaccacì li sminchiava tutto il dì ed ancor per molti mesi scemi poi li avrebbe resi. Ma gli ignari cannabisti si dicevano: “Resisti!”
CANTO PRIMO
Qui parliam di Billi e Cocco grandi amici da un bel tocco che intrapresero un bel viaggio proprio il ventitre di maggio. Agitato era il buon Billi tutto salti e tutto strilli mentre Cocco assai depresso era cupo come un cesso. Ma il buon Billi calmo stava se le canne si rollava mentre Cocco migliorava se le canne si fumava. Così fu che Billi e Cocco acquistarono un bel tocco e partendo quel mattino si rollarono un cannino ma già dopo colazione si rollarono un cannone e pertanto, in pochi metri, eran verdi come vetri. “Non fa niente” disse Billi arriviamo fin da Milli
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“Qui in Toscana son più buone” disse tosto quel gondone del Battista che, bagnato, si spalmava sopra il prato. Lo mollaron Billi e Cocco (ma rubandogliene un blocco che da sotto ad una frasca si nascoser nella tasca) e partiti in gran carriera chiusi dentro una corriera, ci impiegarono un’inezia per tornarsene alla Spezia e decisero all’istante di rullare un bel fumante ma frugando nei vestiti si trovarono puliti e accusandosi a vicenda della triste lor vicenda si picchiaronr come fabbri cazzottandosi sui labbri quando proprio sul più bello -non si sa se questo o quelloritrovarono il panetto di quel fumo benedetto che finì in un baleno proprio in fumo (fatto ameno!). L’ora s’era fatta tarda Billi disse a Cocco: “Guarda, se non dormo per un anno i miei occhi ce la fanno ce la fanno a malapena a veder che mi fai pena mi fai pena e compassione fatto come un copertone su, mangiamoci un panino e schiacciamo in pisolino
e di farsi quel bismuto non mollarono un minuto. E la sorte a volte aiuta chi non fa la scelta astuta e sentendosi ora al top arrischiaron l’autostop. Li raccolse un tal Battista spacciator professionista che portandoli a Carrara gli donò una specie rara di quel magico marrone che ti stende nel portone. Cocco senza ringraziare diede subito da fare all’amico suo, più in tono di quel fumo un gran bel cono. e così nella vettura senza neanche una fessura non vedendo un accidente lor successe un incidente: il Battista un po’ stonato fissò gli occhi sul selciato e non vide un autotreno non toccò il pedal del freno e nel fare la frittata disse:”cazzo, che stangata!”. e poi, dopo la gran botta, toccò loro cambiar rotta e finiron nel Cinquale eludendo la Stradale. Quel bel bagno nell’acquetta li rimise in tutta fretta nello stato che è assai giusto per riprenderci un po’ gusto e così, strizzando maglie si rollarono tre paglie.
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sopressata di cinghiale olivette e poi caviale e ruttando sempre (oibò) a ogni sorso di Clicò. e allor Billi: disse “uè! vuoi tener tutto per te? lascia un po’ di quel candito al tuo amico preferito!” e tuffandosi nel piatto Billi prese quatto quatto a fiondarsi nella gola litri tre di cocacola nove fette di tacchino dei canditi al maraschino la canarda con l’arancia fino a esplodersi la pancia, cioccolato, panettone innaffiati all’amarone al brunel di montalcino poi un cannone ed uno spino e pensò: “non c’è il caffé ma vabè, vabè, vabè...” Poi, aprendo una sportina Billi disse: “Cocaina! sarà forse più di un etto su, facciamoci un tiretto!!” ma il buon Cocco, con un rutto gli rispose: “questo é brutto! noi non siam per questa manna vieni, e rollati una canna la cocò non fa per noi (se vuoi farla cazzi tuoi) lascia ai ricchi questi vizi noi togliamoci gli sfizi allo schizzo del cervello preferisco lo spinello
troveremo una pensione dove farci un bel cannone che ci aiuti a prender sonno altrimenti mi smadonno!” Disse Cocco “ son daccordo, ma potremmo andare a bordo delle barche dei ricconi, tanto son senza padroni! dai, andiamo sul pontile a ricaricar le pile sopra quei ferri da stiro che mi sembran di un emiro”. E cagandosi un po’ sotto si trovaron nel salotto di un lussuoso cabinato tutto nuovo, mai usato disse Billi “’porcoddio qui c’è ogni ben di dio!” (ho rimato verbi uguali come fece un tal de’ tali che in un libro molto strano ha scoperto l’italiano ma lo fece sol con “dio” e così l’ho fatto anch’io) Cocco disse: “Spazzatura! non mi frega la cultura me mi frega solo farmi; te ne prego, non stressarmi” ed aperto un poco il frigo della barca di quel figo si rempì tutta la bocca con un aspic di albicocca, una fetta di salmone un acciuga, un gamberone, un patè di foia grassa un budino, una melassa
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fece eco il Billi mesto mentre usciva lesto lesto e, calatosi i calzoni, tosto espulse due stronzoni. Stando sempre molto allerta gli cagò sulla coperta mentre Cocco, più corretto, gli cagò sul copriletto; con le tende di ferrè poi si fece un bel bidè. Alla fine, molto stanchi, i due amici resi bianchi dallo sforzo sovrumano si rollarono un banano e tornando tristi in porto con lo stomaco ritorto Billi e Cocco quasi in coma si sedettero su un boma ormai vinti dal malore si assopirono due ore. La mattina, al risveglio ecco, stavano un po’ meglio proprio appena quanto serve per trovare un po di verve con i visceri in cantina rirovaron la cartina il tabacco, ed il pezzetto del marocco prediletto e con l’animo supino si fumarono uno spino e partiron (scelta vana) alla volta di Sarzana ma sbagliarono il pulmàn e dicendo “porco can ci troviamo, porca terra proprio dentro l’entroterra.
il fedele e lieto spino distensivo, genuino che ti piega le ginocchia e ti stronca senza spocchia” Disse Billi “c’hai ragione sono stato un berluscone ma non farmi la morale o ti mando all’ospedale!” Senza fare alcun tiretto si buttarono sul letto e in un quarto di secondo furon già nel girotondo di chi beve e dopo fuma e si sente dentro un puma vorticante nel cervello che ti assale sul più bello e ti rende verde in faccia che vuol dire: qui si caccia! Ma che grande delusione tutta quella colazione tutto quanto il ben di dio vomitato in un fottio di poltame verdolino sui tapis del brigantino! di rigurgito un ruscello sulle frau di quel vascello! quelle sete, quei pellami quegli ottoni, quei legnami malamente devastati da rigurgiti malati! “questa barca mi ripugna rivestita dalla sugna!” disse Cocco bianco in faccia rigettando la merdaccia “su cerchiamo un altro loco per poter dormire un poco”
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ed a Padova per prova si fumaron erba nuova a Verona si son stesi (son rimasti lì dei mesi) Son andati poi a Scansano a fumar nel grossetano ma la canna da sultano se la son fatta a Milano ed un’altra, più da coma, se la son tirata a Roma. Non sappiamo se a Cremona poi trovaron l’erba buona e neanche se a Pescara si fumaron merce rara. Di una cosa siam sicuri che i ragazzi son due duri e fumando come pazzi lor viaggiaron come razzi e non stettero un minuto senza farsi un bell’imbuto una canna, un Joint, un vuoto, in che modo non ci é noto. Quei due giovani canditi sono andati, son spariti e nel tempo di quel viaggio ritrovarono il coraggio di seguir le inclinazioni lor dettate dai cannoni; Fu così che la saggezza data sempre dall’ebbrezza li raggiunse in grande stile proprio dentro ad un fienile dove fatto un sonnellino affrontarono uno spino che gli diede la risposta per chi fuma senza sosta.
Vagolarono per giorni dentro strade come forni in paesi sconosciuti sempre tristi, sempre muti C’è chi giura sulla figlia: “se ne andarono in Emilia!” (forse a Modena, a Piacenza non poteron stare senza) Poi a Rimini, Riccione grandi patrie del cannone quel che è certo è che a Molfetta si son fatti una cannetta c’è chi giura sui suoi cari che li ha visti un giorno a Bari, qualcun altro, un po’ più strano li ha notati ad Oristano. E viaggiaron senza freno sulle coste del tirreno forse uno prese moglie in un borgo delle Eolie; una donna assai sincera poi li vide giù a Matera Forse all’Hotel Moderno pernottarono a Salerno poi a Napoli, a Forcella a mangiare mozzarella; La più strana che ci sia ce li da a Pantelleria l’altra dice: “no, ma scusa guarda che era Lampedusa” Sta di fatto che per poco ci è sfuggito il loro gioco ma è certo e non c’è dubbio che passarono da Gubbio cosi come che ad Arezzo se ne fecero un bel pezzo
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deve essere il mio karma che mi spinge verso Parma” “Deve essere lo spino che abbiam fatto a Fiumicino e poi verso il grossetano ci siam fatti il gran banano; a Firenze, alle cascine ci siam fatti tre cartine per non dire di quel rollo che ci siam tirati a Follo quel ridente paesello dove regna lo spinello!” disse Cocco: “Porca troia! son piegato come un boia! se mi arrotoli il filtrino ti rifaccio un cannoncino e arriviamo a Reggio Emilia freschi come una bottiglia” ma il buon Billi era sbiellato coricato, collassato era bianco come un morto vomitava dentro un orto. Cocco, valutando il caso disse: “falla dentro un vaso che se poi ci viene fame calmeremoci le brame e col gastrico rigetto imbastiamo un bel pranzetto” disse Billi: “dammi un tiro” e facendo un bel respiro vomitò sopra la canna gli agnolotti con la panna. “Fuma bene, fuma sano fuma solo pakistano” disse Billi “il cioccolato questa volta mi ha sminchiato”
(ma, a dir la verità la domanda non si sa la risposta non si dice e così sarai felice...) “Non è chiaro” disse Billi emettendo cinque strilli “Non capisco” disse Cocco sfarinandone un bel tocco ed è proprio questo il gusto di chi fuma in modo giusto né risposte né domande né Appennini e neanche Ande altro dirvi io non so che saperlo non si può. Ritroviamo i nostri amici ormai molto più felici senza grilli per la testa con la voglia di far festa con la voglia di chiavare senza star troppo a pensare Eran nuovi Billi e Cocco che venivan dal marocco e che tanto avevan visto da incontrare l’ anticristo (l’anticristo era per loro stare senza le marlboro le cartine e la sostanza che ti dona la speranza) Billi disse in val di Taro: “qui mi faccio o mi sparo!” Cocco disse: “si mio bello ci facciamo uno spinello, ci facciamo il cioccolato che ci stende sul selciato” disse Billi “quale manna! (già rollandosi una canna)
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la Luana benedetta che scoppiava la maglietta mi ricorda quella troia che con tutta la sua foia dopo fatto una spinello satinato mi ha l’uccello” “e la bionda” disse Cocco sembra quella che in Marocco col suo grosso narghilè si faceva anche il bidè. Me la feci a Casablanca coricato su una panca me la feci anche a Meknés rovesciandola sul cess me la feci a Marrakech proprio dopo un grande flesh me la feci ad Agadir (ce l’avevo come un tir) me la feci a Ouarzazate che ghe davo come un matt me la feci a Darbaidà proprio in piedi sul sofà me la feci anche a Tangeri che mi sembra l’altro ieri. La chiamavano Maria e la dava troppo via si fumava più cannoni che io peli sui coglioni” Billi fece:” abbi pazienza, se sei tanto in confidenza ci accodiamo alle sbarbine, forse c’hanno le cartine....” Ma Maria (detta la Meri) che chiavava volentieri già veniva a grandi passi verso i giovani luassi:
“Se fumassi la Colomba già sarei dentro la tomba” disse Cocco sulla ghiaia vomitando una mugnaia. Billi disse “Porcoddio! che sapore di stantio! per rimetterci davvero qui ci vuole un po di nero se passiamo da Voghera ce l’avremo per stasera” e con aria assai provetta ruppe una sigaretta... “nel frattempo un bel cannone già farà la sua funzione; lo facciam col libanese che ci limita le spese” “Porca merda, caro amico sono molle come un fico” disse Cocco ormai brasato all’altezza di Brugnato “ho fumato due mattine son finite le cartine!” esclamò l’amico Billi con i soliti suoi strilli “per fumarci un altro spino tocca farci lo svuotino” S’era fatto un poco scuro. Billi e Cocco, contro il muro si facevan sull’istante quella caccola restante quando a un tratto (che figata) ferme nella carreggiata due fighette tutte in tiro stanno andando a fare un giro Billi disse: “quella strana mi ricorda la Luana
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Poi partiron per Torino a cercare un marocchino che tornato dal paese avea fatto grandi spese sulla strada per Santhià Meri disse “altolà non c’è più la marijuana che teneva la Luana!!!!!! ve la siete fatta in due brutta troia e brutto bue! ve la siete fatta insieme non lasciando neanche un seme se non esce, ve lo giuro io vi inchiodo contro il muro!” mentre la Luana e Cocco ne scioglievano un bel blocco le dicevan;” che ti credi? che la fumo con i piedi? non l’ho vista, non l’ho presa, toccheracci far la spesa forza, usciamo a Moncalieri che la vendon volentieri.” Alla fine del travaglio si svuotarono il bagaglio e mettendo bene insieme fogliolina dopo seme pacchettino e scatoletta busta, sigaro, borsetta ritrovato il sacchettino due pacchetti, qualche spino l’etto preso a Moncalieri tutti i resti di avantieri e alla fine quel gran gnocco dell’amico del Marocco il quartetto ben sapeva che poteva andare a Ceva
“Se ci avete anche un carretto ci togliamo dal paesetto e si torna verso il mare che c’ho voglia di sguazzare” “Noi il carro ce l’abbiamo però senza fumo stiamo; per un po di marijuana io ti porto anche all’Avana” Meri disse:”Caro, senti che, c’hai preso per dementi? né la Meri né Luana restan senza la banana! se muovete le chiappette ci facciamo due cimette due cimette del balcone che ti sembrano un tifone!” e cannoni su cannoni tra le curve ed i burroni con la testa in una teglia arrivarono a Moneglia mentre Cocco alla Luana sollevava la sottana e facendosi un cannone presentava il suo bastone e il buon Billi dietro a Meri già strusciava volentieri e facendosi uno spino sfoderava il suo belino. Poi ci fu una mareggiata e alla fin della nottata quello splendido quartetto s’era fatto un bel mezz’etto. Nella foia, dentro il letto Billi perse anche il sacchetto con la paglia colombiana che teneva la Luana.
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disse Luana la maliarda sventolando la bernarda. Così giunsero alla stadio e portaron dell’armadio un intero gran cassetto contenente più di un etto ma alle porte del concerto constataron con sconcerto che la pula presidiava quegli ingressi (ma che brava). Si decisero all’istante di fumarsi tutte quante (aspettando lì davanti) le cannette derivanti e si fecero quel masso riducendosi al collasso. Li trovaron surgelati tutti quanti accartocciati e col piede nella fossa li salvò la crocerossa. Per smaltire la bombarda la Luana disse “guarda per rimetterci un po’ in strada qui ci vuole della biada comperiamo da fumare e torniamocene al mare.” ma il buon Cocco disse “che? sei strinata più di me! con il fumo dell’armadio tu riempir ci puoi lo stadio su, torniamocene a casa da quel pane che ci brasa e rempita la cavagna ce ne andiamo giù a Lavagna dove di quel ricco fumo noi faremo un gran consumo”
a brasarsi per un anno e passarlo senza danno e partendo per lo stadio ne riempirono un armadio. E già Cocco assai contento li esortava al movimento per andare al gran concerto e fumarselo all’aperto. “Se mi porti dai Pin Floi faccio quello che tu vuoi” disse Meri, già arrapata con la ciornia insaponata “Se Cocò perde il concerto si riduce come Umberto che in cinque settimane sprofondato é nel letame per aver perso in cantina qualche film di Cicciolina e così tirò le cuoia tra le gambe di una troia” “Mi hai chiamata?” disse Meri coi collanti tutti neri che con l’aria assai lasciva di mutande era priva. “No, parlavo di un fratello che per farsi uno spinello si vendette in dei momenti anche capsule dei denti e una volta, per un etto, fece farsi anche il carretto. Disse Meri “che ci vuole? l’ho imparato nelle scuole per un etto, la mia figa, la darei fino a Cossiga!” “Fosse nero pakistano la darei perfino a un nano”
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o magari Jimmy Brown che c’aveva un brutto down, se l’ha preso quell’inglese fuma gratis per un mese se l’ha preso lo spagnolo non può farselo da solo” E con queste congetture già crescevan le paure del quartetto derubato di quel tossico sufflato. Ma la Meri disse “strano” coricata sul divano “sto pensando a chi ho lasciato delle chiavi il duplicato, e per quanto mi scervelli velo giuro, miei fratelli quella chiave (questa è strana) ce l’ha solo la Luana. Spero proprio di sbagliare su, facciamola cantare!” La Luana rossa in faccia e sentendosi merdaccia s’alzò subito di lì e si chiuse nel WC. Ma da fuori della porta Meri disse “ora sei morta brutta troia, maledetta se non esci la limetta delle unghie ti introduco proprio dentro quel tuo buco! sei bagascia, sei puttana maledetta carampana se non esci rompo il vetro e ti infilo nel didietro le piastrelle di quel cesso dove tu ti trovi adesso
Ma i meschini al lor ritorno proprio verso mezzogiorno nell’armadio loro amico non trovarono un bel fico nell’armadio (uè, la peppa!) non trovarono una ceppa e strappandosi le vesti deliranti, mesti mesti iniziarono un gran pianto che riporto tutto quanto: “ Oh gran fumo benedetto da fumarsi con diletto! Oh marocco sacro e santo da fumarsi tutto quanto dimmi dove sei finito o sostanza per il rito!! sei sparito, sei lontano nelle tasche di un marrano tra le labbra di un merdone che si fuma il mio cannone! quintessenza dell’ebbrezza che mi doni leggerezza torna presto, te ne prego così dopo io mi piego, torna lesto alla mia bocca che la canna ora non tocca riempi questa vita mia torna presto. E così sia.” “L’avrà preso il portinaio per fumarselo in solaio o l’amica di Luana per fumarlo alla fontana, l’avrà preso il buon Pachito che di canne s’é sfinito o Juan detto ‘El Tornado” che sta siempre colocado
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e, passate alle bambine quattro magiche cartine di quel nettare ripiene proponendo cose amene si gonfiarono i basani (con l’aiuto delle mani). Alla vista delle stecche (chè quei due non eran checche) arrapate dalla sbornia Meri e Luana, con la ciornia (guardo, tocco, mangio e bevo) loro diedero sollievo. Ritornata l’armonia quella bella compagnia coricata sulla branda fece ben più d’una ghianda. per due giorni e per due notti andò avanti il fotti fotti: fu versata tanta sborra come a Sodoma (o a Gomorra); Fu versato tanto sperma da farcire un pachiderma. Verso il fine settimana la patata di Luana per l’abuso di quel gioco era rossa come fuoco i testicoli di Cocco eran duri come un blocco del buon Billi la cappella era come mozzarella e la Meri sulla potta già ci avea la pelle cotta; così i quattro svelti svelti dal chiavare assai divelti con di fumo una cavagna se ne andarono in campagna
e poi, quando son finite, io t’infilo le matite le stoviglie ed i divani te li infilo con le mani mentre per scoppiarti il cuore voglio usare un compressore”. Billi e Cocco i due portenti assistevano impotenti alla lite furibonda della Meri, che la sonda di quell’aria a tre atmosfere volea metter nel sedere di Luana che, nel mentre, si tappava il bassoventre per paura che l’amica le sfiatasse nella fica. Alla fine, dalla porta quella brutta gatta morta buttò fuori una valigia che di fumo era ben pigia conteneva, ad occhi e croce, giudicando il peso atroce qualche chilo di involtini libanesi e marocchini ed in più una bella sporta di quell’erba che ti storta. “...E squagliare ti volevi? Brutta vacca, adesso bevi!!! e la Meri molto lesta volea mettere la testa dell’amica dentro il cesso per punirla. (quale eccesso!) Billi e Cocco, moderati, s’eran tosto ritirati e rollando, dal tinello s’indurivano l’uccello
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“In quel campo, in fondo in fondo ci sta un grande vaso tondo io vi posi una semente giuntami da strana gente che arrivò con gran mistero qui, dal Continente Nero. Ivi nacquero tre piante femminelle tutte quante di una ganja straordinaria che il cervello spara in aria. Ora è un anno, e quelle cime (ma che noia queste rime!) io raccolsi qui in famiglia e pressai in una bottiglia. Così verdi, appena colte dalla pianta presto tolte dentro il vetro sigillate e in cantina sistemate con quell’olio, col fermento danno luogo ad un portento che si compie in molti mesi. Oggi è il dì: ci siamo arresi alla grande meraviglia che dormì nella bottiglia e che spacco volentieri per Luana e per la Meri e per Billi, anche per Cocco che ne assageranno un tocco e per Tito” (che all’istante fece un gran chiloum fumante). Quel che accadde quella notte da parole galeotte non può essere descritto ve lo dico a buon diritto: si smarrirono i contatti con la vita, e quei matti
a trovare degli amici che vivevano felici senza affanni cittadini proprio ai pié degli appennini in un luogo assai ridente che ci andava poca gente. Si chiamavan Tito ed Anna ed amavano la canna e iniziando la mattina con un erba genuina a piegarsi a più non posso si buttavano in un fosso fatto per l’irrigazione della lor coltivazione perchè lor col cannabìs ci facevano il bisnìs ne tenevan venti acri di quegli alberelli sacri e tenevano lì sotto sempre un chilo di prodotto per riempir di marijuana ogni pausa quotidiana. E così con quegli sfizi si facevan di stravizi Luana, Billi , Cocco e Meri molto, molto volentieri. Quel fogliame favorito era a tutti assai gradito ma un bel pomeriggio Anna arricciandosi una canna diete tosto ai suoi compari dei consigli molto rari circa un’erba che, in conserva, rivelavasi proterva e che dentro una banana avea forza sovrumana:
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ed in groppa a quel bovino affrontarono il divino gattopardo, dalla pelle tutta quanta fatta a stelle. Billi intanto, sottoterra combatteva una sua guerra con la moglie di un pirata di purè e di marmellata che con fare cattivello gli volea mangiar l’uccello. Meri sempre più divelta come sedia s’era scelta tutta quanta una fontana dalla quale, cosa strana, pur togliendosi la gonna si sentiva la madonna e osservando le sue mani che sparavan raggi strani le rivolse ai suoi amici che gridavan: “Benedici oh Madonna dei Cannoni questi poveri minchioni!” La Luana tutta assorta con la testa in una sporta era ferma come un chiodo e nuotava dentro il brodo che, assai simile all’albume terminava in un gran fiume dalle rive assai lontane dove donne molto strane si mangiavano un cancello di quel tiepido ruscello. Nel ruscello c’era Tito che nuotava con un dito e, cocciuto come un mulo si faceva a fette il culo
che provaron quell’essenza deformaron la coscienza a tal punto che la vita parve loro una partita fatta a scacchi col demonio (ma....fumarono stramonio?) e la casa di Anna e Tito sembrò loro l’impiantito di una cattedrale immensa tutta avvolta in una densa e impalpabile melassa trasformata in una cassa dove un feretro di pane inculava un pescecane. Ma quel pesce poverino che frignò come un bambino disse loro “Oh animali non sarete più normali!!! questo vortice ancestrale vi fa fare un viaggio astrale un Grand Tour senza ritorno senza notte e senza giorno! Ed è inutile lottare con il nume tutelare che governa i vostri sogni ed annulla anche i bisogni su, mollate quella scorza a una vera droga. Forza! non dovrete più arrancare ma lasciarvi scivolare nell’abisso che è il più ameno su, lasciate andare il freno.” Cocco uno e Cocco due catturarono un gran bue perche Cocco si era scisso proprio al bordo dell’abisso
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essi videro dei calli trasformarsi in pappagalli e perfino sottilette diventar delle saette delle sedie farsi muli delle fiche farsi culi lampadine farsi suore ed i giorni farsi ore e mutar ore in minuti campanili farsi imbuti farsi mare la campagna farsi mondo una cavagna. Così fu, questa è la storia di una notte di baldoria di sei giovani coatti che fumaron come matti che fumarono in un botto quasi un chilo di prodotto.
con la lama di un rasoio tutto fatto in vero cuoio. Anna ch’era la più saggia si trovava sulla spiaggia per cercare quell’errore di novantaquattro suore otto vigili, un lenone quattro ottici e un caprone... mentre più lontano un ghiro si faceva il fer da stiro e li accanto una faina si faceva una latrina e più indietro, una marmotta foderavasi la potta dando prova di coraggio con un Cristo di formaggio. Furon vortici e visioni lampi ed allucinazioni
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li convinse ad inseguire un sentiero all’imbrunire. Furon lieti Billi e Cocco che venivan dal Marocco di seguire quel sentiero consigliato dal sincero e fraterno amico Tito che nessuno ha mai tradito. Camminaron come ossessi per contrade, piazze, cessi boschi, campi, fiumi e laghi e alla fine furon paghi si trovaron verso sera in un’ampia selva nera con al centro una radura ben ripiena di verdura e (la vita, com’é strana) era tutta marijuana. Prendi, Tito, prendi, Billi con quegli urli e quegli strilli questi nostri giovanotti si riempivano i giubbotti fin la calza e la mutanda di quell’erba veneranda delle care pianticelle segnalate dalle stelle. Ma ad un tratto (che sciagura) proprio dietro la radura una voce grida urlante: “giù le mani dalle piante!!!” e all’istante i tre leoni già rullandosi i cannoni ben s’acquattano nel folto di quel verde, che aman molto. E da dentro la verdura vedon quello che li cura
CANTO SECONDO
Se la storia non vi tedia qui continua la commedia Se vi piace questa storia vi racconto della gloria che toccò in sorte agli amici e li rese assai felici: Or dovete ben sapere che durante quelle sere nella quiete campagnola senza grane e senza scuola quei virtuosi giovinastri osservavan sempre gli astri coricati sul selciato o cannandosi nel prato così avvenne che il buon Tito con la canna fatta a dito osservava con ardore l’Orsa che chiaman maggiore e seguendo dei richiami molto atavici e lontani arrullandosi un cannone lui trovò una direzione e convinti i suoi compari della scelta senza pari
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che t’ho alzato giù a Volterra eravate sottoterra”. “E va bene” disse Tito ora che tutto è finito e passata é l’emozione su, facciamoci un cannone!” E a proposito di pula è successo a questo ciula di finire in para nera non son balle: è storia vera al buon Billi mano lesta a momenti fan la festa” Ed il Matto, incuriosito: “Su, racconta, pervertito!” Ed allor Cocco un po’ tonto incomincia un bel racconto: ( mentre con il pollicione sta rollando un gran cannone ed invece il mignolino va rullando un bel filtrino ) “...proprio come il temporale che finisce molto male e ti fa sentir maiale quando sguazzi nel canale, all’amico Billi, un giorno, s’era fatto il vuoto attorno. Quella notte, come lama è piombata la madama è arrivata nel mattino senza fare un gridolino mentre Billi era da poco che dormiva come in gioco fatto come un capannone arrazzato e in erezione. Alle quattro del mattino, Billi sente un gran casino
e allor Cocco dice a un tratto: “guarda un pò...ma quello è il Matto lo conosco molto bene e ho un’idea che ci conviene” E da dentro a quel fogliame grida forte a quel salame: “Rossi Ugo detto il Matto questa volta ti ho beccatto e dichiaroti in arresto. Appuntato, fate presto!!!” Ed il Matto tosto grida: “Non facciamo la corrida! vengo avanti buono buono confidando nel condono” “ mani in alto, mezza sega! se ti arrendi non ci frega questa volta ho fatto centro, per vent’anni tu stai dentro!” “Maresciallo, per pietà io lo faccio per campà e se anche non ci crede vendo solo a chi mi chiede e soltanto l’erba o il fumo. Vendo quel che io consumo!!!” Non vi dico quando il Matto (ch’era entrato di soppiatto dentro quella piantagione che ospitava la tenzone) vide in faccia quei tre frilli detti Cocco, Tito e Billi. “Mi rubate l’erba mia vi fingete polizia mi causate un cardiopalma che tra poco sono salma Se non fosse, caro Cocco per quel chilo di marocco
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Billi pensa “ Porcoddio questo qua è il momento mio pensa all’etto di marrone che sta dentro il cassettone a quel poco di maria che c’é lì, in lavanderia ventitre grammi di nero sono chiusi (per davvero) nel barattolo del té proprio assieme al Karkadè e poi c’era, che sbadato, anche un po’ di cioccolato un mezz’etto o forse più proprio dietro la tivù qualche scorta nel toboga non parliamo, no, di droga. Gran casino e confusione... scatta la perquisizione come dicono gli agenti qui si tratta di tangenti... ed a Billi salta il cuore è sicuro, c’è un errore per il fumo lui temeva non sapeva che faceva ma tangenti mai ne ha date e nemmeno ne ha beccate ed il nome - dio beato l’hanno scritto giù sbagliato non é il suo ( e meno male) quello scritto sul verbale. Questo il Billi fa notare per fermare il mal di mare e il tenente già si scusa e ritira ogni accusa chiede a Billi per piacere di voler soprassedere
“apri presto quella porta o stavolta ti va storta” gridan fuori i poliziotti e nel legno dan cazzotti e sull’uscio del buon Billi tiran calci come brilli. S’alza Billi scoreggiando per lui il mondo sta ballando e gli girano i maroni vorticando le opinioni. Billi vola dentro il cesso e si sente come lesso ha la testa troppo lenta tutto il cosmo si rallenta ed attacca a vomitare come fosse in mezzo al mare. Dalla porta, la madama lo tempesta e lo richiama “Apri, brutto fricchettone se no ti facciam marrone e marrone dalle botte (questo è chiaro) che ci fotte?” Il buon Billi ora si sciacqua schizza intorno un mare d’acqua e si avvia verso la porta con un’aria troppo smorta. Apre con un gran sorriso e lo legnano sul viso apre con un sorrisone e gli dan ‘no sganassone Billi in coma cade a terra e si sente proprio in guerra mentre lesti come gatti i pulotti quatti quatti entran tutti quant’in casa. La cucina è piena rasa.
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li han cercati per tre giorni, li han cercati nei dintorni e nessuno li ha trovati ma nessuno li ha scordati e son diventati un mito un orgoglio di partito e nessuno mai saprà cos’han fatto, quelli là dopo che quel beverone gli ha strinato il cervellone” “E’ una storia proprio bella che somiglia un poco a quella che successe a DonAntonio celebrando un matrimonio” dice il Matto “Che credete? si può stendere anche un prete! Ed infatti per diletto quando ero chierichetto io mettevo (che scompenso) fumo al posto dell’incenso. Ed il povero curato un bel giorno sul sagrato celebrando la funzione snuffiò peggio di un cannone e salendo sull’altare tosto prese a scoreggiare ma il fatto più faceto e che sempre, ad ogni peto, sghignazzava furibondo dimenando il culo tondo ed alzando la vestaglia puntualmente, ad ogni quaglia. Ma il più bello viene adesso che credendosi sul cesso quel meschino d’un curato la domenica ha cagato
“ Se vuoi far pace con me devi offirmi anche un buon tè” chiede adesso quel tenente ritornato sorridente ed il Billi va in cucina mette su la pentolina ma, stronato come un nano fa un errore grossolano e nell’acqua calda invero va a buttare tutto il nero che confonde con il té mescolato al karkadè scioglie quindi piano piano venti grammi (puro afghano!) e li serve poi al tenente ed a tutta la sua gente. Leggerà Billi domani certi fatti proprio strani scritti sopra un quotidiano sotto “cronaca Milano” che due auto poliziotte ne hanno fatte crude e cotte han guidato contromano, inculato un egiziano chi ha palpato una puttana chi ha snudato la banana e c’è chi, dal belvedere, ha mostrato anche il sedere chi ha pisciato (culo rotto!) sulle auto dal viadotto. Le due auto di pulotti intronati e fatti cotti son partiti verso sera sulla strada per Voghera dove mai son arrivati e la notte li han cercati
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Un gran posto ben gestito da un’amica del buon Tito che nel retro del locale fa cannoni da ospedale. E’ una tipa assai procace è simpatica e verace è una tipa assai carina con la faccia da bambina così Tito le racconta della voglia furibonda che hanno tutti di ciulare ma non prima di mangiare. E raccontan alla Pina (che bel nome, la bambina) “stiam per fare un’ammucchiata ci vuoi metter la patata?” “buco tuo buco mio un bel gioco, vengo anch’io” già risponde la bambina la facciamo qui in cucina quando chiudo l’esercizio e vi apro l’orifizio queste quattro belle potte le sbattete a tarda notte le sbattete là, in cucina, fino a che viene mattina facciam tutto, niente escluso tanto poi domani è chiuso se vi sembra troppo poco vado a dirglielo anche al cuoco che è simpatico, cordiale ed ha un bigolo imperiale ve lo giuro, amiche mie, nella ciornia fa follie ce l’ha sempre così dritto che gli va fin in soffitto
con gran furia dissennata dentro l’Ostia consacrata” E così tra lazzi e frilli Matto, Cocco, Tito e Billi si finiscon la giornata con quell’erba non seccata si salutan quei gondoni con un gran scambio di doni: a te un chiloum, a me un tocco che grifagno, che pitocco! un bracciale, un portafumo e finiscono il consumo con un collo di bottiglia per un joint tipo famiglia. Ritornando alle magioni quella ridda di coglioni trovan tutte le sbarbine fatte come naftaline e pensando di sfruttare quelle menti poco chiare si propongono un’orgetta nella mitica villetta ma la Meri già lo mena: “scopo solo a pancia piena” la Luana non ci sta: “prima mangio, poi si fa..” anche Anna già si nega: “Tuttalpiù vi fo una sega se volete anche chiavare io mi devo alimentare” E così, seduta stante se ne vanno al ristorante che lo sa anche un salame che le canne metton fame. Così vanno a fare il pieno all’ostaia “Paglia e Fieno”
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quelle musse bene oliate la farina, le portate le pignatte ed i cetrioli... (lo capite già da soli) posso dirvi col sorriso che fu un grande paradiso. Quella notte il “Paglia e fieno” era proprio un luogo ameno con la musica a manetta e l’eterna sigaretta calibrata con pongoso che mandò tutti al riposo. L’indomani tutti quanti si risvegliano pimpanti ché lo sfogo sessuale non ti manda all’ospedale ti migliora l’appetito se col fumo è ben condito Così, dopo la lussuria se ne tornano in Liguria a cercar nella Superba una nuova scorta d’erba “Su, fermatevi un momento devo fare un movimento” Cocco salta giù veloce ma finisce presto in croce. E’ sconvolto, il poveretto e ha sbagliato il vicoletto. Lui pensava di incontrare in quel vicolo sul mare un amico spacciatore vero pusher, ma di cuore e pensava di acquistare senza farsi raggirare di buon fumo almeno un etto da riporre in un cassetto
ce l’ha sempre così grosso che negargliela non posso e mi tromba con ardore: gli ho giurato eterno amore ma so esser generosa e vi giuro che “la cosa” nella notte, prima o poi la dividerò con voi. Billi, Cocco, ed anche Tito misurandolo col dito chiedon tosto lì per lì: “E’ più lungo di così?” E sentendo molto tosta della Pina la risposta che gli dice: “i vostri tre contro quello di Pepé sono lunghi come un pelo in confronto a un grattacielo”. ma i ragazzi con coraggio dicon “siamo di passaggio e speriamo che quel mostro non si faccia il culo nostro e che, prese dallo sfizio, voi non ci prendiate il vizio”. Quando l’ultimo cliente si allontana lentamente il Pepé nelle cucine ha già pronte le cartine e abbassata la serranda già si sfila la mutanda sfoderando nel locale il suo gran scettro reale sbandierando per le scale il suo ceppo da animale. Non vi posso far menzione di quei cazzi in erezione
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già qualcuno, con la mano, gli sollazza il deretano e gli dice: “non temere, qui c’è solo da godere” e qualcuno che è carponi si è slacciato i pantaloni. Cocco pensa:”Son fottuto addio cul, tutto è perduto. I demòni l’han voluto: d’ora in poi resterò muto”. Ma improvviso, qual torrente, giù nel vicolo entra gente sono Billi, Luana e Meri i suoi amici più sinceri. Non vedendolo tornare da quel vicolo sul mare han sclerato preoccupati nella via si son fiondati. Billi ha in mano un gran pipone con mezz’etto di marrone, la Luana - cosa stranafuma buccia di banana e la Meri ci ha una canna come un gran cono di panna. Tutto il fumo si diffonde come il mare con le onde tutto il vicolo si oscura ed ai froci fa paura, profittando del vapore c’è chi molla dell’odore. Luana e Meri piano piano prendon Cocco per la mano mentre Billi col pipone crea così una diversione e ai bulicci grassi e sciocchi soffia fumo dentro gli occhi.
e divider con gli amici per sballare poi felici. Non si accorge dello sbaglio e continua nel suo abbaglio, chiede a tizio, chiede a caio si ritrova dentro un guaio. Gli risponde il più cazzuto “Caro amico, sei fottuto. Non le senti quelle voci? sei nel vicolo dei froci. Ti daremo noi una mano a sfondarti il deretano, ti faremo anche un bocchino con un gusto sopraffino. Senza fare poi una piega ti faremo anche una sega. Se dal vicolo uscirai, più lo stesso non sarai. Che ti sia quindi a commento il famoso ammonimento che riguarda, poveretti tutti i mozzi, i chierichetti tamburin di reggimento di portare a salvamento il culetto che gli avanza è ben poca la speranza. Detto questo, piano piano con la man snuda il banano ed il gruppo di frocioni si avvicina già carponi “forza, mettiti a carretto ti facciamo il servizietto!” gridan quelli. Cocco sbianca e il coraggio già gli manca; sono sempre più vicini più pressanti e birichini
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“non c’è dubbio, sono in casa! Quando il Cico ben si brasa e Simona si spippazza lor non sentono una mazza. Forza, entriamo, che il fumento va carpito sul momento! Se quei due si stan stroiando come fan di quando in quando non vorran negarne un tocco agli amici Billi e Cocco.” E sospinto quel portale coricata sulle scale tosto videro la coppia: “Quando è troppo, il troppo stroppia!” Le due anime gemelle ridon troppo, a crepapelle sghignazzando senza fiato si contorcon sul selciato e tenendosi la panza rotolando nella stanza riprendendo fiato a stento striscian sopra il pavimento e poi, sempre sbellicando un’altra canna van rullando. “Benvenuti cari amici, qui sarete assai felici chè l’erbetta di quest’anno molti la ricorderanno: “hulk” l’abbiamo battezzata così verde e profumata con ‘ste pianticelle storte ridi sempre, ridi forte ridi anche se perfino ti han tagliato via il belino” Billi e Cocco, messi in tondo, alle cime danno fondo
“Su, scappiam come levrieri via da questi culattieri” e gli amici volan via buonanotte, e così sia. Volan verso Arma di Taggia a cercare quella spiaggia dove stan Cico e Simona che coltivan l’erba buona. Il buon Cico, laureato, ora è ben qualificato. Ci ha un gran paio di coglioni nelle comunicazioni. Col computer può parlare col comando militare con le scuole, gli ospedali, i musei, gl’industriali, con le banche, coi bordelli e con altri suoi fratelli. E speriam che la Simona (quella splendida figona) gran maestra nella scienza di far crescere l’essenza grande esperta in coltura di quell’erba -la più puraabbia fatto il suo dovere nel vicino suo podere e abbia preso quelle cime di quell’erba -la sublimesu, tra poco siamo in vista di quell’ottima provvista. Quando, giunti alla casetta della mitica copietta vi bussarono alla porta, quella casa parve morta se non per un profumino che impregnava lo zerbino
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quel sestetto di sconnessi come matti, come ossessi. E ridendo a strappacuore già passavano le ore dal gran ridere, di notte, essi avevan le ossa rotte e la pancia assai dolente per le risa assai violente. Fu così che un bel mattino con quel fumo sopraffino un bel thè presero a ber accendendo il computér. La bevanda assai sublime era fatta con le cime di quell’erba di maria che si fuma in compagnia e sconvolti come matti navigaron quatti quatti e percorsero con strazio quel che chiaman cyberspazio. (Anche il fumo, se permet, fa viaggiare in Internet). Incontraron videoutenti, banche dati, bastimenti, commercianti e mascalzoni bimbi, puerpere, baroni digitando a tutt’andare del computer nel gran mare non usavan troppo i guanti: “vaffanculo” a tutti quanti finché a un tratto - meravigliaquella tossica famiglia scopre strani dialoganti: son dei narcotrafficanti che si danno informazioni dai pontili e dai gommoni
con Luana e con la Meri che non fumano da ieri. Già alle prime due o tre note han le teste tutte vuote quando a un tratto, in quella reggia, Cocco tira una scureggia e il rumore sordo e immondo fa scoppiare il finimondo. Cari amici che, pazienti, leggerete questi stenti e sudati e usati versi (non avendoli ancor persi) ben sappiate: non v’è nulla (alla tomba dalla culla) che vi porti l’allegria come l’aria che va via come l’aria che dall’ano fuoriesce in modo strano e, vibrando, l’orifizio vi procura quello sfizio quello sfogo intestinale che, ancorché pestilenziale, è d’aiuto alla salute e vi fa tremar la cute vi sballonzola le chiappa e le braghe a volte strappa ma che sempre, in fede mia reca luce ed allegria e portando il buonumore vi riscalda molto il cuore dona gioia, amenità e scatena ilarità. E così, a quella sparata fece eco una risata quella quaglia rumorosa fece rider senza posa
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e li debbono incastrare molto prima di quel mare dove noi siamo acquattati a rubar droga ai pirati.” Disse Billi: “Tu sei fesso! qui qualcun finisce lesso!” Disse Cocco:”Sei coglione! qui ci portano in prigione!” E Simona: “Là in quel porto qualchedun finisce morto!” Disse Meri: sulla spiaggia l’inculata vien selvaggia!” E Luana: “Già mi sento con i piedi nel cemento!” “State calmi o cacasotto! io non voglio il culo rotto! ma l’affare è troppo grosso lasciar perdere non posso!” Il buon Cico fiducioso di quel fumo vaporoso si vedeva già in possesso e fremeva quale ossesso. “Col gommone lesto lesto alla spiaggia io mi appresto e mi vesto con la muta proprio all’ora convenuta. Le ragazze a quegli squali dagli scogli fan segnali Mentre Billi ed anche Cocco ai basisti fanno il blocco. Su, non siate pessimisti chè non son professionisti! Sono solo dei marrani con del fumo per le mani ma ci serve dell’aiuto. Altri due. Il mio piano è astuto.
pare debban scaricare tanto fumo da stronare un’intera guarnigione di seguaci del cannone per un anno, un anno intero (ve lo dico per davvero). E spontaneo sorge un piano nella testa del marrano che gli amici chiaman Cico: “Ecco il piano, ve lo dico: Loro scarican i fusti (specialmente quelli giusti) nella baia convenuta sotto il passo della Ruta. Mollan giu, tutto in un botto due quintali di prodotto e li mollan (gioco astuto) al segnale convenuto. Il segnale per di più è un lampeggio a luce blu. Poi, per esser più sicuri quel manipolo di duri si faran (da nave a costa) una botta e una risposta. or cerchiamo di captare quello che dovremo fare...” e nel monitor (portento!) nello spazio d’un momento vengon fuor le indicazioni: luoghi, orari, imbarcazioni. Non ci resta che bloccare quei che devon ritirare quella merce preferita e abbiam vinto la partita. Qui bisogna che gli sbirri accalappino i cacirri
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dicon Cocco ed anche Billi lamentandosi con strilli: “Noi affrontiamo quella gente mentre tu non rischi niente!” “Non temete, perchè là, c’è nascosto Zappalà per salvar la vostra vita se servisse, ve li trita, li riduce a una polpetta. Ma partiamo, che c’è fretta! E’ previsto per stanotte fate presto, teste cotte! carichiamo su il gommone e partiam per la missione passo a prendere giù al porto Zappalà e l’amico Storto e partiamo con le mogli alla volta di Camogli!” E fervevano i lavori di quei matti fumatori e speravan, gli animali, in quel paio di quintali. Fu così che a notte fonda il buon Cico dalla sponda con lo storto sul gommone si faceva già un cannone e Simona, Luana e Meri si cannavan volentieri ben nascoste sulla riva con quell’erba assai giuliva e giù, al porto di Camogli acquattati negli scogli si facevan Billi e Cocco un gran pezzo di marocco (più lontano, Zappalà, si faceva a sazietà)
Uno serve sul gommone per tirare su il marrone ed un altro sta acquattato giù nel luogo dell’agguato dove Billi ed anche Cocco ai buzzurri fanno il blocco. Se qualcosa lì non va interviene Zappalà Zappalà è un amico mio che cartona come un dio per un chilo di maria picchierebbe anche sua zia per un chilo di pongoso si farebbe fare il coso. Sul gommone invece porto Giacomin detto ‘lo Storto’ ha il diploma di bagnino e ha più forza di un bovino. Quei buzzurri a quegli scogli van dal porto di Camogli non abbiamo da temer me l’ha detto il computèr; quindi il gioco è presto fatto (sono furbo come un gatto): non appena i malviventi se ne partono contenti stan nascosti tra i barconi i due giovani leoni il buon Billi viaggia a sbafo e si attacca a quello scafo praticandogli una falla tanto che non stia più a galla e il buon Cocco con gli aggeggi li imbottiglia tra gli ormeggi con catene, cime e rande. “Me la fo nelle mutande!!”
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e con tutte quelle botte alla fine han le ossa rotte. (poi verrà la Polizia e verrà a portarli via). I tre amici, nel bailamme, son fuggiti come fiamme quei tre furbi, in un momento son fuggiti come il vento e già stan sullo stradone a fumarsi un bel cannone. Ma là in fondo, in mezzo al mare c’é chi deve lavorare: il buon Cico, con lo Storto (che ora è bianco come un morto) vedon un catamarano arrembarsi piano piano Dalla riva, un po’ più in giù un lampeggio color blu sta avvisando i malviventi che i compari son presenti (in realtà son le ragazze: credon d’essere a Varazze). E per dar soddisfazione al lettore curiosone vi diciam dei personaggi che facevano quei viaggi: sopra il bel catamarano c’è un terzetto molto strano i padroni del veliero (ve lo dico per davvero) son due giovani beati dai marioli ricattati: per sei chili di marrone rischian anni di prigione. Sono il Checco e la Lulù ( dalla fifa ora son blu)
quando a un tratto dal pontile Zappalà, che non è un vile, ed è uno che ha pazienza vede i boia di partenza e correndo a più non posso alla barca salta addosso. Billi e Cocco spaventati gridan come forsennati: “Stan castrando il nostro amico questa volta te lo dico, qui ci tocca sul più bello sfoderare un po’ d’uccello e cacciare via metà di sto spino ch’è un babà!” E saltando giù dai moli tosto inseguono i marioli Dalle barche lì vicino (un vascello, un brigantino) escon fuori assai incazzati i riccastri risvegliati che vedendo quel bestiario prendon su l’armamentario e gridando “brutti pazzi!” sparan loro molti razzi. Billi, Cocco e Zappalà che han fumato (già si sa) quasi un etto di prodotto preparando quel casotto, con quei razzi e quel brillare giù si fiondano nel mare (e, poichè sconvolti e fatti dentro l’acqua stanno quatti) mentre gli altri, i birbaccioni, se li piglian nei coglioni stando ben dritti sul ponte se li piglian nella fronte
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“Non sparate per pietà noi non siamo quelli là! siamo solo dei turisti! Non vi abbiamo neanche visti! Ma Lulù risponde “Amici! ora siam molto felici! Il marrano aveter steso e ci avete tolto il peso! eravamo prigionieri di quei tre contrabbandieri Uno è questo, però gli altri che son furbi ed anche scaltri già saranno in questa zona a cercar la roba buona Noi ci abbiamo nella stiva una ricca refurtiva! Due quintali di marocco due quintali, mica un blocco! Se ci beccano i compari siamo morti, o miei somari!” Ma il buon Cico sul più bello si arrotonda uno spinello e risponde ai barcaioli: “State calmi, siete soli. Degli amici (che marpioni) han bloccato i birbaccioni li han bloccati, sono certo e nessuno ci ha scoperto. E’ finita la partita, e salvata vi ho la vita come gran ringraziamento io mi aspetto quel fumento!” E finiron sul gommone due quintali di pongone. Ma col cannabis, si sa, l’amicizia ben si fa
son tenuti sotto tiro di pistola, da un fachiro un merdone malvivente che non rischia quasi niente e costringe la coppietta (ostentando una doppietta) a far quelle operazioni dando in cambio due cannoni. Storto e Cico, affumicati già non pensan più ai pirati. con la barca alla deriva e di quel controllo priva vanno tosto a speronare l’altra barca in mezzo al mare. Con quell’urto non violento gli succede un bel portento: che il mafioso l’equilibrio perde con un gran ludibrio di Lulù e di quel Checco che ad un tratto dice “Ecco! Jack Camorra ha fatto il bagno questa volta ci guadagno! Con l’aiuto del mio remo posso renderlo più scemo. Con l’aiuto di quel boma gli cambiam lo psicosoma con l’aiuto di una cima noi starem meglio di prima e legando il malfattore proprio all’albero maggiore già si appresta alla manovra con le mosse di una piovra. Storto e Cico, con disgusto risvegliati dal trambusto vedon tutta la scenetta e specificano in fretta:
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che pervase quei maiali quando tutti i due quintali videro in esposizione ben disposti sul gommone!!!!. Ed allora, lesti lesti (perché in fondo eran onesti) se ne andaron sugli scogli a chiamar le loro mogli e a portar la buona nuova di chi due quintali trova. E nel giro di un’oretta eran già sulla barchetta a giocare in un fottio (buco tuo col buco mio). C’era Billi con la Meri che chiavavan come neri C’eran Cocco e la Luana che chiavavan a fontana mentre il Cico e la Simona ne facevano una buona Il buon Checco e la Lulù che trombavan sempre più (ma lo Storto e Zappalà coricati sul sofà stando senza relazione si facevano un trumone) Meri disse: “Poveretti! voi non siete dei negletti! allo Storto, poverino, voglio fare un bel pompino” e a Luana: “Vieni quà, dai sollievo a Zappalà con il culo o la bernarda... non lo vedi come guarda?” Poi, Simona e la Lulù ( che volevan far di più)
e facendo colazione si fumarono un cannone. Nel frattempo Billi e Cocco ne fumarono un bel blocco aiutando Zappalà a piegarsi in libertà e ignorando l’accaduto lì, nel posto convenuto aspettavan acquattati i restanti spinellati. Arrivaron le ragazze ululando come pazze e dicendo che fra i flutti succedevan fatti brutti mormoravan:”fra le onde son successe cose immonde! Storto e Cico son saliti sulla barca dei banditi! non capiamo che è successo qui finisce tutto in cesso!” Disse Cocco sul momento (rivelando l’ardimento) non possiamo più aspettare presto, andiamoli a salvare! e nuotando piano piano fino a quel catamarano aspettaron notte fonda ed armati con la fionda ci salirono felici per salvare i loro amici. Non vi dico, miei lettori quando i nostri assaltatori ci trovaron sul barcone quattro amici ed un cannone! non vi dico quale gioia (ve lo giuro, porca troia!)
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Ciò dimostra in verità che perfin la terza età può trovare giovamento dall’abuso del fumento e che l’uso del cannone all’anziano fa benone. Per l’arterio e la sclerosi niente è meglio di quei cosi; per la gotta e la flebite ci vorran canne imbottite; per la sciatica, al nonnino, molto bene fa uno spino. “Cara nonna, ti perdono questo fumo è troppo buono ma non prenderci la mano se no poi ti rompo l’ano” Si trovaron tutti quanti quegli eroi, quei naviganti nel baretto detto “il Muro” per decider del futuro disse Cocco: “un bel quintale lo vendiamo giù a Finale; mentre il resto, vero Iddio, me lo fumo tutto io!” disse Billi: “ date retta, non agiamo con la fretta, ma vendiamo piano piano un quintale di banano col ricavo (chi lo sa) qualche cosa si farà ed il resto, mondo boia, lo teniam per nostra gioia” Quella gaia società fu daccordo su metà: metà messo sul mercato ed il resto a uso privato.
ai due tristi segaioli regalaron i paioli. Trascorreva assai lasciva quella notte in comitiva quando a un tratto Cico disse: “qui finiamo come Ulisse che passò la vita a stare con la barca in mezzo al mare. Prima che si faccia giorno convien togliersi di torno e portare quel carburo in un posto più sicuro” E quel mucchio di pongoso molto presto venne ascoso nel solaio della nonna di Simona (santa donna). Questa nonna (Domitilla) era sveglia e molto arzilla e abitava con il Negro un vecchietto molto allegro. I nonnini, un poco strani frequentavan molti anziani e nel loro appartamento c’era del divertimento. Così avvenne che un bel dì che passarono di lì il buon Cico e la Simona, la trovarono in poltrona stesa come un tappetino (era steso anche il nonnino) e più in là sette otto vecchi che sembravan quasi secchi mentre sopra il tavolino dimostrava il marocchino che i vecchietti per diletto s’eran fatti più di un etto.
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ci sta un mucchio di persone e una gran coltivazione di quell’erba favorita da fumar tutta la vita. Con la terra che ci abbiamo in duecento ci mangiamo se ci avessimo due lire (ma si fa così per dire) a sto posto cambio viso e ne faccio un paradiso”. Nel frattempo Cocco e Billi e i restanti amici frilli della cifra che hanno preso di quel fum venduto a peso stan pensando cosa fare: “ci compriamo un casolare, con l’aiuto di Maria ci facciamo un’osteria dove poi verranno in molti: scemi, tossici, sconvolti deficienti cannabisti ma anche semplici turisti poi vicino alla casetta coltiviamo dell’erbetta e integriamo col ricavo di quel nettare. Son bravo?” disse Billi convincente arringando la sua gente. “Su facciamoci una canna e chiamiamo Tito e Anna ci daranno informazioni sulle case dei coloni” Disse Cocco in tutta fretta arrullando una trombetta. Quel che accadde, miei figlioli, lo capite già da soli
CANTO TERZO
Tito ed Anna stavan quieti a passare giorni lieti nell’ allegra lor campagna dove l’erba ci guadagna nell’amena cascinetta con quell’erba prediletta. Cinguettavan gli uccellini tra quei faggi, tra quei pini da quel fumo avviluppati cinguettavano beati “cip, cip, cip, che due coglioni! son passate tre stagioni non succede mai un cazzo stando qui divento pazzo” Così Tito mugugnava mentre Anna, un po’ più brava: “in ‘sto posto me la meno voglio viver senza freno!” “Ritornare giù in città?” “Vaffancul, per carità!!! Ci vorrebbero gli amici per passar giorni felici Porterebbero allegria Billi, Cocco e compagnia. Se volessero abitare giù nel vecchio casolare
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chi affittava un posto letto e fumava per diletto chi faceva colazione digerendo col cannone e chi in tenda canadese si stonava per un mese chi comprava un po’ di vino e accettava anche uno spino chi voleva una tisana fatta con la marijuana chi chiedeva anche una quiche preparata con l’hashìsh chi diceva “se consumo mi vendete un po’ di fumo?”. Tutti quanti (tanto o poco) se ne stavano a quel gioco e provando grande gioia si facevan come boia e mollavano ai compari un bel mucchio di denari. Tutto andava per il meglio in quel gruppo poco sveglio ma la sfiga, prima o dopo, tocca al gatto ed anche al topo così arriva (che scalogna) lì per lì una grossa rogna: sulla strada adesso avanza in gran fretta la Finanza!!!!!!! viene a fare perquisizioni in quel covo di coglioni. E la vide il grande Cocco che restò come un allocco e la vide il mesto Billi che lanciò dodici strilli ela vide Zappalà (anche stando sul sofà)
e quel giorno, là per là, si creò una società; emigrò la compagnia in campagna. E così sia. Cico, Tito e la Simona Zappalà con l’erba buona aggiustavan serramenti verniciavano contenti Billi e Anna con lo Storto si occupavano dell’orto Checco e Cocco quei maiali aggiustavano i locali la Luana con la Meri ripulivano i sentieri mentre intanto la Lulù se ne andava su e giù tutti davansi da fare sempre senza tralasciare di fumar - di quando in quando quel buon fumo venerando o quell’erba assai speciale che ti fa gli occhi a spirale. Così avvenne che in un mese (senza neanche troppe spese) quel vetusto cascinale era un posto niente male e arrivando il tempo bello tra una canna e uno spinello quegli allegri casinisti furon pieni di turisti. Chi voleva marmellata (da Luana avvantaggiata) chi faceva un acquerello sfumacchiando uno spinello e chi andava in passeggiata con la canna preparata
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non trovarono in cascina più nemmeno una piantina. Si fermarono due giorni a girare nei dintorni a cercar col lanternino: “Ma non c’è neanche uno spino!” Se ne andarono scontenti e dicendo: “State attenti vi teniamo sotto tiro e ogni dì faremo un giro!!” Ma tre curve, un po’più sotto dalle parti del viadotto, col gran carico di canne il buon Tito stava in panne inchiodato in quei dintorni stava in panne da due giorni con la batteria esaurita. Tito disse: “qui è finita” Arrivarono gli agenti e accostaron diligenti “Che succede, giovanotto? non si può star sul viadotto!” “Sono senza batteria, però l’auto non è mia!!” Disse Tito ormai alla frutta e vedendola assai brutta. “Che portate lì in vettura?” “Fieno, cavoli, verdura... sono un buon contadinello e coltivo un orticello” Ora, amici, può anche darsi che non vada bene farsi Che sia ingiusto sfumacchiare e cannoni arrotolare ma se c’è -come hanno detto(che nessuno, poi, è perfetto)
tutti vider, nella valle, arrivar le fiamme gialle. Furon presi da paura i nostri amici sull’altura ed allora, in pochi istanti, si sbatteron tutti quanti: “Non abbiam che tre minuti risolviamo, o siam fottuti! Buttiam via (prima che arrivi) tutto il fumo dai declivi buttiam giù dalla scarpata tutta l’erba più adorata tutto via, alla gran carriera o ci portano in galera!” “Ho un’idea più sostanziale” disse Tito, assai geniale. “Ne riempiamo una vettura e fuggiamo con premura!” Il salvabile salviamo e poi, tracce non lasciamo” Così fu che un’errequattro che tirava anche l’aratro fu riempita in tutta fretta col fumino e coll’erbetta. Nella macchina fu messo (non ricordo bene, adesso) un quintale di marocco e di libano un gran blocco circa un chilo di buon nero ed un cioccolato intero dieci o venti sacchi pieni di quell’erbe, di quei fieni e fuggì alla gran carriera Tito sulla polveriera. Quando giunsero i baffoni con le loro informazioni
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ed allora il reggimento mise su un festeggiamento per l’eroico e grande Tito un gran tavolo imbandito al campione dei campioni la gran scelta di cannoni! e alla fine, dopo cena Luana e Meri, con gran lena gli succhiarono il bastone con gran foia e devozione mentre Anna, la maliarda gli donava la bernarda e per contro la Simona si girò sulla poltrona e si fece inchiappettare dall’eroico suo compare e perfino la Lulù se lo fece metter su. Alla fine, a mezzanotte, dopo tutte quelle potte il gran Tito (con gran gusto) dormì il sonno che è del giusto (ma però, durante un sogno fece ancora un gran bisogno). Da quel giorno gli incoscienti furon sempre molto attenti e in un posto assai segreto (che chiamarono il canneto) ci nascosero il prodotto di cui il gruppo era assai ghiotto. Trascorreva assai tranquilla tra lamponi e camomilla una vita agriturista per il gruppo cannabista quando un giorno di bel sole mentre stavan tra le aiuole
il Signor degli ubriachi protettore dei macachi, c’è anche un dio (ed è una manna) di color che aman la canna e quel giorno (ma che festa) mise a Tito sulla testa una mano protettiva proprio mentre lui moriva. “ Se non deve andar lontano le daremo noi una mano in seconda e non in quinta le daremo noi una spinta!” E gli ignari finanzieri spingon via quei fondi neri Con la faccia tutta bianca, Tito, sì, la fece franca. Ma, accasciatosi in un fosso, per tre dì si cagò addosso; ritornato alla cascina cagò fino alla mattina e, levatosi la giacca, trentatrè chili di cacca andò a far dietro le mura per sfogare la paura che, essendo proprio molta, gli causò una bella sciolta, un quintale di diarrea come un fiume via scorrea via dal povero orifizio lui spruzzava a precipizio e sbrandando fuor del culo lui glassò un intero mulo espellendo in un momento un quintale di escremento. Il buon Tito si riprese quando fu passato un mese
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E col suo telefonino già chiamava un localino ben famoso sulla costa per la celebre aragosta. Ora voi, con gran ragione vi aspettate una reazione voi vorreste che il gruppetto conficcasse dentro il retto di quei tristi fascistelli per lo meno due spinelli. Ma però non fu così: e restaron tutti lì a osservare quei Carrera correr via nella brughiera a osservare quei Toyota pilotati da un idiota che sul far del mezzogiorno si levarono di torno. “A ‘sto punto tirar devo un sospiro di sollievo” sorridendo disse Anna. “Dai, facciamoci una canna” e fumando come cani a quei giovani baggiani venne subito un’idea concernente la diarrea: “Quando Tito stava male ha cagato sulle scale ma ha cagato anche parecchio la nell’orto dentro un secchio e ha cagato nel fienile rimpinzandone un barile. Se corriam coll’escremento più veloci ancor del vento per la vecchia mulattiera arriviamo in gran carriera
arrivò alla fattoria una triste compagnia: un gran gruppo di fighetti con gipponi ed occhialetti con Mercedes cabriolè e orologi Bommersié con camicie ben cifrate e scarpette strafirmate. Assistevan stupefatti i modesti amici matti al manipolo di ricchi che saliva lì, sui bricchi non sapendo se era giusto provar schifo, oppur disgusto. E guardarono impotenti tutti i lor divertimenti: chi faceva la gimkana tra le piante (che puttana!) chi correva poco accorto calpestando tutto l’orto chi accendeva tra le piante un gran fuoco (che ignorante!) chi giocava al tiro a segno con la porta (che è di legno). Billi disse al mesto Cocco: “Qui bisogna fare blocco! già mi gira un po’ la bela io non amo ‘sta clientela!” Quando un tratto un elegante con un’aria assai sprezzante camminando sul giardino grida:“Ho voglia di spuntino! Ce n’avete di salmone? Dobbiam fare colazione! Ce n’avete di caviale? No? ma andiamo proprio male!”
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Poi passarono in quel sito canne lunghe all’infinito e trascorser settimane senza affanni e senza grane. La Finanza sulla pista non si era mai più vista e tornata era la quiete sotto il larice e l’abete. Certo, é bella la letizia di abitare in amicizia coltivando la maria la più buona che ci sia. Coll’albergo e il ristorante guadagnare del contante e, fumando dietro il banco, intascare qualche franco. Billi Cocco, Luana e Meri son felici più di ieri, son felici nel mattino con in bocca un bel cannino, e già all’alba (che gli piglia?) fanno un collo di bottiglia mentre poi, per digerire fanno un chiloum da svenire e poi servono i clienti con la canna ben fra i denti riservando per la sera quell’erbetta non leggera che ti strona in un momento e ti balla il pavimento. Quando poi han chiuso il bar tiran fuori il samovar che contiene un etto intero del pongoso, amato nero che finisce in un baleno tutto intero, tutto pieno,
proprio sopra il gran curvone che c’è al fin dello stradone e ai fighetti un’imboscata noi facciam con la sbrandata. Gli faremo un gavettone con la squaquera marrone trenta chili di merdaccia gli fiondiamo sulla faccia! é con questa impudicizia che trionfa la giustizia! e speriam che questa merda via quei tangheri disperda!” Detto fatto in un baleno Billi e Cocco dentro il fieno ora estraggono il gran fusto (stan per fare quel che è giusto) e in un attimo al curvone sono pronti in postazione e già gridan: “state allerta! alla macchina scoperta scaricate con tempismo tutto quell’enteroclismo sbulaccate con premura! gli glassiamo la vettura!!!!” Cari amici, non nascondo che successe un finimondo A lanciar senza pietà era stato Zappalà: debbo dir che quel maiale fece un lancio magistrale e in un getto da campione verniciò ben sei persone con quell’orrida melassa fermentata e alquanto grassa. (con gli schizzi rimanenti farcì gli altri deficienti).
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e racconta di un suo viaggio che ci vuole un gran coraggio. Prima in Messico è passata di peyote si è stronata, ha ripreso poi la via con l’aiuto di Maria e l’America Centrale con la nave sul canale e, scendendo sempre a sud, ha cambiato latitud arrivando in fondo al viaggio in un bosco assai selvaggio: d’Amazzonia or la foresta le rintrona nella testa. E non è stato per caso che l’Antò lì volse il naso: molta gente per il mondo che lei viaggia in largo e in fondo le ha parlato di un’erbetta che laggiù cresce perfetta, la più buona e la più forte che giammai toccò per sorte “Yerba Sol” viene chiamata e da tutti è ricercata di quell’erba ognuno sa che un segreto dentro ha: chi ne fuma il fumo nero può volare per davvero!! Quel che l’Anto raccontò non lo posso dire, ohibò, Billi ascolta a bocca aperta Cocco morde una coperta La Luana si trattiene mentre Meri, invece, viene. Ed ognuno ricordava d’altra gente che parlava
a riempir (caramba, olé!) un grandioso narghilè che Luana, Billi e Meri e anche Cocco, volentieri, ci si attaccano a ciucciare e poi vanno a riposare. Ogni tanto tra i clienti che lì passano contenti c’è qualcuno che domanda con la faccia come un bamba che cos’é quel profumino che si sente già al mattino; qualcun altro invece sa e domande non ne fa ed arriva già fornito d’erba e fumo preferito. Così insieme a quei clienti se la fumano contenti raccontando nelle sere fumo e viaggi: storie vere. Chi è tornato da Amsterdam fuma solo quando è in tram, chi nell’India a lungo è stato fuma solo accovacciato, chi è tornato dal Nepàl fuma e viaggia in modo astral, chi ha fumato colombiana non gli basta una banana, a Giacarta un altro è andato a fumar funghi nel prato, e l’amica Ludovica fa fumare anche la fica mentre Gionni di Milano fuma con il deretano; Antonella di Bolzano ha viaggiato più lontano
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“e da allora sei davvero proprio tu, quel tuo io vero.” Anche Cico ne ha parlato un bel giorno dentro un prato coltivato a cannabis per chi ama fare il bis. Di Simona la cugina c’era stata assai vicina e il fratel di Zappalà forse si è fermato là. Queste storie, ed altre ancora che ronzavano ogni ora fanno sì che i nostri amici più non sian tanto felici “Yerba Sol, oh Yerbabuona” è la voce che rintrona che rintrona nella mente e il presente rende assente. Anche se qualche sospetto gli rimane nel cassetto: mai nessun che ne ha fumato con gli amici ne ha parlato ma i racconti che han sentito sempre d’altri han riferito e perfino l’Antonella quell’amabile sorella che c’è andata fin laggiù l’ha annusata, e niente più. Ed rimane il dubbio nero che sia falso, oppure vero che sia tutta una leggenda una balla grossa e orrenda. Ma quel dubbio al nostro Cocco lo fa diventare sciocco mentre Billi, dal mattino, ci ha già fatto un pensierino.
di quest’erba prodigiosa che rinfresca la mucosa e la mente rende chiara di pensier per nulla avara e ti viene da volare come un’aquila sul mare mentre voli, voli bello sei più forte d’ogni uccello più veloce, più capace e ti vien l’occhio di brace. Tito un giorno ha raccontato che un parente suo c’è stato per un tempo illimitato più nessuno l’ha incontrato poi da quando è ritornato più lo stesso non è stato. Prima era un gran musone spaccacazzi e rompiglione ora è l’uomo più gentile che si veda nel cortile, e sorride sempre a tutti non s’incazza se gli rutti, ma t’invita a desinare per potere poi fumare ama tutti, tutto il mondo, casa sua sembra il Macondo. Anche il Matto aveva detto che suo zio Beppe Tiretto era stato in quelle terre e parlava sol con l’erre e sembvava tvasfovmato, da quell’evba angelicato. “Se una volta sol la fumi perdi tutti quanti i lumi” dice Beppe tutto rosso (lo capisci che è commosso)
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Te lo dico, buon Giovanni io mi piego da cent’anni mi sconvolgo come un ghiro non rifiuto mai un tiro dal chiloum o dalla canna o dal cono (senza panna) ma per quanto voglia farmi te ne prego, non cercarmi con la triste polverina buona sol per la latrina. E ti prego, la tua arte valla a far da un’altra parte.” E così rispose Billi Risoluto. Senza strilli. Dedicando la risposta a chi insiste senza sosta che se tu le canne suchi alla fine poi ti buchi. Pur sentendosi sul bordo, tutti furono d’accordo e incollate sei cartine per un cono senza fine ad un polline ben fresco pronti accesero l’innesco. La mattina successiva questa nostra comitiva con gran lena già si appresta “questa sera si fa festa! Suoni, canti, balli e danze e bevande con pietanze l’immancabile aerosol sesso & droga & rock & roll” Ma al risveglio dal riposo c’è lì un tipo assai curioso: pare un rasta giamaicano dall’aspetto alquanto strano
La Luana con la Meri fanno i piani già da ieri per partire, per cercare quell’erbetta d’oltremare. Parla oggi, e poi domani a lor bruciano le mani dalla voglia di partire ”Yerba Sol, sto per venire!” “Qui bisogna far qualcosa, la mia testa non riposa” disse Cocco alla Luana con l’ennesima banana E il gruppetto di sconvolti di progetti ne fa molti e per meglio organizzare non la smette di fumare Quando a un tratto tutti in cerchio un amico un po’soverchio (età: venticinque anni nome in codice: Giovanni) chiede senza troppi strilli al rullante amico Billi: “Perché in vece di quel nero non ti schizzi un po’ di ero? lascia stare l’erba strana quel gran viaggio ch’è una grana! per lontan che tu ti spinga niente è come la siringa!” “Quello schifo nauseabondo merda, rogna, sterco immondo? Quello spurgo dell’inferno che ti succhia dall’interno? Quell’avanzo della fogna può portare sol scalogna! Poi ti stroia, ti rimbomba e ti porta nella tomba.
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e con aria assai contenta al quel tipo si presenta. Il suo nome era Vertigo era grande, grosso e figo e con grandi occhi felici salutò tutti gli amici. “Non c’è trucco e non c’è inganno tutti quanti già lo sanno ho girato tutto il mondo amo fica e culo tondo amo femmine e anche maschi amo il primo che ci caschi amo gli alberi e gli uccelli pipe, chiloum e spinelli son cantante e chitarrista da trent’anni sono in pista sono mistico e veggente Molto faccio, chiedo niente mi ha portato qui in collina il mio karma, stamattina” “Se davvero canti bene trattenerti ti conviene! Questa sera, qui sul top ci sarà un concerto pop E’ una cosa un po’ alla buona brava gente, Billi suona (ci faremo delle risa è quattr’anni che non svisa) Lulù e Meri fanno il coro e Luana, voce d’oro farà un pezzo da solista. Ci saremo tutti, in pista Zappalà alla batteria mentre al piano, che follia ci son io, che me la spasso Checco invece suona il basso.
è lì nudo come un verme quasi assente, quasi inerme nel cortile accovacciato col sorriso rilassato e brandisce nella mano un cannone da sultano. Non ha più neppure un lato che non sia ben tatuato: Donne, sciabole, velieri cuori, sfingi e altri misteri la sua buccia (in fede mia) pare una tappezzeria ed al centro del torace (questo dirvelo mi piace) a grandezza sovrumana una foglia: marijuana. Per di più quel buon fratello tatuato avea l’uccello sulla stecca sempre eretta lui c’aveva una saetta mentre invece sui coglioni lui c’aveva due pistoni e per contro intorno al foro c’era il muso di un gran toro. Disse tosto la Simona “E’ una gran brava persona!” Disse Meri con Luana: “Quant’è grossa la banana!” Disse invece la Lulù: “ Farà bene il su e giù!” Poco dopo aggiunse Anna: “Che gran nerchia e che gran canna! l’una fotte, l’altra brasa... vado a far gl’onor di casa!!” e con passo assai deciso a quel rasta fa un sorriso
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ci saranno i “Coito Anale” con un pezzo: “Funerale” Perry Vomito & i Duodeni che faranno “Ho mal di reni” e “Le virgole al Cobalto” canteranno “ho fatto un salto” mentre i “Forcipi Dubbiosi” canteran “Tubercolosi” però i “Cosmic”, che peccato non verranno: han litigato.” Disse Cocco al buon Vertigo “con ‘ste storie, non t’intrigo?” Cominciava a venir gente con il fumo o senza niente tra una canna ed un cannone provan l’amplificazione: “c’abbiam cinquemila watt suoneremo come matt ne abbiam più di cinquemila per venir faran la fila!” Fervono i preparativi per la festa sui declivi e ciascun, nell’aspettar già si sente una rockstar e con questa fantasia si fan joint in compagnia. Verso sera all’imbrunire c’è una piena da impazzire c’è chi vomita sul prato chi non ha ancora fumato c’è chi fuma più di un etto e chi fa solo un tiretto c’è chi prova un poco d’oppio e chi invece vede doppio. C’è chi prova una pastiglia e chi invece c’ha famiglia
Cico suona le tastiere e Simona, col sedere, fa una danza afrocubana che t’arrizza la banana Anna poi alle percussioni nelle pause fa cannoni. Non farà nulla lo Storto che è piegato come un morto. Gli strumenti li han portati degli amici di Frascati musicisti per lavoro che qui cercano ristoro. Hanno un pacco di strumenti Korg, Yamaha e sacramenti quattro Fender con gli effetti una Gibson per gli eletti congas, cembali, kazoo anche flauti di bamboo. Quegli amici giu del Lazio hanno un gruppo: “Anemic Strazio” noi con boria un po’soverchia ci chiamiamo “Plastik Nerkia” altri gruppi dalla costa porteranno roba tosta: Ci verranno i “ Bangalore” (fanno reggae per due ore) ci saranno i “No petrol!” (fanno solo rock & roll) forse vengono gli “Shock” specialisti dell’hard rock ci saranno i Bumba Bumba (fanno fusion con la rumba) Ci saran gli “Step by step” (fanno sempre e solo rap) ci sarà Rufo Manazza che se svisano s’incazza,
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e gia spera che quel frutto lo sconvolga, ma di brutto “or mi aspetta la partenza salutatemi, pazienza” ma le sbarbe di quel loco dicon: “resta ancora un poco” chè non sembra a loro vero che quel grande cazzo nero se ne vada per un viaggio senza avercene un assaggio. E così con grande classe si fa tutte quelle nasse Prima Meri, la più troia poi Luana con la foia Poi è il turno di Lulù che ne vuol sempre di più poi Simona che lo anela Anna smorza la candela e alla fine quel fachiro ricomincia tutto il giro: Meri, Luana, la Lulù la Simona a testa in giù mentre l’Anna a gambe all’aria se la fa alla missionaria. I ragazzi sopra il tetto quell’orgasmico gruppetto guardan con indignazione (soprattutto l’erezione) “Ma l’hai vista quella stanga? E’ più lunga di una vanga!” “Ma l’hai visto quel salame? E’ più nero del catrame!” “Quello sembra proprio un treno é più duro del tungsteno!” “Ma la vedi quella fava? guarda, guarda come chiava!”
chi vuol libano, chi nero chi ne vuole un cono intero chi una caccola gli basta chi si mette accanto al rasta che ha esperienza ed erba buona e poi canta, balla e suona. E si alternano i complessi quelli furbi e quelli fessi c’è chi sleppa come un mago e chi suona con lo spago chi fa Gilmour, chi Jeff Beck chi confonde canna e jack c’è chi ama Jimmy Page e chi vuole la new age quelli sembrano i Nirvana ma son figli di puttana quelli copiano Malmsteen questi altri fanno i Queen c’è chi stona, c’è chi stecca c’è chi scopa e c’é chi lecca ch’é chi ascolta e c’é chi canta chi vuol vino, chi una fanta C’è chi parte e c’é chi resta chi sta triste, chi fa festa. Fino all’alba vanno avanti fatti, musici e cantanti finchè quelle teste cotte si addormentan. Buonanotte. Tardi, dopo mezzogiorno alle case fan ritorno gli sconvolti e i suonatori (sono ancora tutti fuori) e Vertigo, sempre ignudo sta mangiando un fungo crudo che ha trovato lì nel prato se lo mangia coricato
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Or va detto che lo Storto era un tipo poco accorto quel che disse ( è elementare) lo diceva per scherzare ma in un lampo, poveretto gli fu fatto un gran carretto dall’amico giamaicano che bramava perfin l’ano. Però, a quel frangente inquieto aggiungiamo un fine lieto: che lo Storto aveva un cruccio giusto un lieve difettuccio un accenno di scoliosi un’inezia, un po’ d’artrosi e per questo, un po’ malato proprio “Storto” era chiamato. Bene, al fin della tenzone quell’enorme budellone con due forti perticate quelle grane avea sanate e alla fine, il derelitto cambiò nome. Ora era “il Dritto”. ( e così, tornando giusto con il culo provò gusto) Alla fin della tenzone quella pia congregazione si distese sul bel prato per fumare il fumo amato ed insieme ricordando come stavan male quando abitavano in città (ora invece eran pascià): “Son lontani i tempi avari sempre a corto di denari quando quello che compravi (cinque grammi) ti bastava
“Ma l’hai visto quel tamango l’ha più grosso di un orango!” “Ma l’hai visto che bastone? sembra coda di leone! le ragazze l’han gustato l’han di certo misurato e con le misurazioni fanno odiosi paragoni. Questa cosa un po’ ci affanna qui ci vuole una gran canna!” Il Vertigo ringallato dalla fornica nel prato si rivolge ai fumatori che sul tetto stanno fuori e, restando sempre nudo, dice: “Quando chiavo, sudo or per darmi del diletto mi ci vuole un bel culetto un culetto un po’ peloso dentro cui affondare il coso e salendo sul pagliaio con l’aspetto molto gaio con in man l’armamentario dice: “abbiamo un volontario?” I ragazzi in un istante fuggon via da quell’idrante e scongiurano l’amico: “Noi capiamo che sei fico ma il carretto, questo mai è più grande di un tramvai!” “Tuttalpiù” disse lo Storto “se mi apparto dentro l’orto ti fo far quel che ti sazia ma ti prego, fai con grazia che il banano non disdegno basta che non sia di legno”
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Poi, seguì un lungo silenzio (forse bevvero l’assenzio) alla fine quel pantera (che un rasta poi non era già volevo dirlo prima ma serviva per la rima) si infilò addosso un paltò e alla fine, poi parlò; disse il rasta a voce roca: “Con quell’erba non si gioca non si gioca una partita lì, ti giochi la tua vita. Sono morti e sotterrati tutti quegli improvvisati che han fumato il fumo nero senza il salto del mistero lì, ci vuol preparazione per fumarsi quel cannone se volete far quel passo rassegnatevi a un salasso. Date retta, non c’è storia c’è da perder la memoria. Yerba Sol non è per tutti! lì, non sai dove ti butti. Però giuro su maria ve lo dico in fede mia che quei pochi che quel fusto han fumato in modo giusto hanno fatto in un secondo un gran flesh dell’altromondo. Non c’è nulla sul pianeta (e nemmen sulla cometa) non c’é nulla sulla terra (nè di pace nè di guerra) nè pasticca nè sostanza nè funghetto nè pietanza
a cercare in notti infrante quella caccola restante. Ora stiam nell’opulenza e giammai restiamo senza; tu puoi scegliere il tuo grog sembra d’essere al Bulldog c’é gran scelta di banani asiatici e africani in mattoni, in pani, in ciuffi tavolette o fiori buffi foglie, cime, mattonelle, in quadretti o in arbanelle; c’è ogni sorta di strumento per fumar bene quel vento e di certo, con pazienza, ci siam fatti un’esperienza e di noi si può star certi che di fumo siamo esperti però adesso al nostro rasta che si è visto, è pederasta, ma che in fatto di fumato si può dire laureato, una nobile questione dobbiam porre, sul cannone: “Tu che hai girato il mondo su per giù da cima a fondo hai sentito mai parlare di quell’erba d’oltremare che ti esplode nello scroto con la forza dell’ignoto? che una sola sigaretta là nel cosmo ti proietta? che se fumi il fumo scuro ti proietta nel futuro? Yerba Sol viene chiamata... Di, Vertigo, l’hai incontrata?.”
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Disse Cocco: “Che ci vuole? Spenderemo due parole. Chiederemo anche il permesso a quell’indio vecchio e fesso!” “Tu non far la faccia tosta senti bene la risposta che ti da quello sciamano se non vuoi lasciarci l’ano!” (disse il rasta risentito redarguendolo col dito) “Quando è stato il mio momento ero colto da spavento la risposta non ti esce resti muto come un pesce Se non parli allo sciamano e ti fumi quel banano resti secco là per là (questo ognuno ormai lo sa) neanche fossi un baccalà” “Orpo!” disse Zappalà. “Ma se siete intenzionati a quel viaggio da esaltati se davvero c’è l’intento di fumare quel portento per ridurvi quel disagio voglio farvi il mio presagio con le ossa giamaicane (vale sette settimane)” Ed estratti da una fibbia ulne, femori e una tibia quel veggente giamaicano muove l’osso con la mano e così con grande effetto tira fuori il suo verdetto: Se vorrete ritornare solo in due dovrete andare
che si può paragonare a quell’erba d’oltremare”. “E Luana esagitata: “Di, Vertigo, l’hai fumata?” “Non lo feci per paura. Quando fui nella radura con le mitiche piantine ed in mano le cartine vidi accanto il cimitero di color che il fumo nero in un tiro aveva spento e fui preso da spavento. Poi mi feci una banana con la ganja giamaicana ma ci avevo il fiato corto. Non c’è dubbio: sarei morto” Me lo dissero quegli indios me lo dissero anche i gringos senza il salto del mistero non puoi farti il fumo nero ma ‘sto salto per il rito cosa sia non l’ho capito. Non ho preso di quel bosco non ne ho preso, ma conosco nomi, fiumi e poi sentieri di quei luoghi forestieri. Là c’è un indio amico mio che vi mena per il rio fino al monte verdeggiante delle beneamate piante; state attenti a quel che dico: il suo nome è Guaranico ma per farsi quel cannone il permesso allo stregone voi dovrete domandare se vorrete ritornare”.
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quelle schegge, quei detriti. Della tibia un grande tocco toccò a Billi. Ed anche a Cocco. Per i giorni successivi non c’è pace tra gli ulivi Billi e Cocco son inquieti loro pensano ai segreti che laggiù, nel Mato Grosso si nascondono in un fosso fanno piani, e poi bagagli con cartine e con pendagli per raggiunger quell’erbetta che oltr’ il mare già li aspetta E così con gran coraggio si preparano al gran viaggio al cammino sulla strada per la mitica contrada.
Torneranno non divelti solamente i due prescelti di quest’osso avranno un lembo ben nascosto dentro il grembo; una scheggia di quest’osso troverete loro addosso. Sol per loro é l’avventura gli altri fuggan la sciagura. Ecco! sento già la scossa. Me lo dicono le ossa! Su, cercate nelle vesti state attenti, siate lesti! che il prodigio poco dura, forza, agite con premura! Non lasciate nulla intonso che ci occorre quel responso!” Tutti cercan nei vestiti
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Lulù e Checco con la canna e alla fine Tito ed Anna; tutti quanti all’arembaggio ora gridano: “buon viaggio! ricordate, o bestie sceme di tornare con il seme! Se tornate a mani vuote vi tagliamo le carote!” Con il jet van Cocco e Billi a cercare quei pistilli parton presto, la mattina per l’America Latina per un’altra grande meta in un’ora molto lieta. Son dei duri Billi e Cocco che venivan dal Marocco ma siccome han già fumato nell’attesa sul selciato più di un etto di pongoso, già si apprestano al riposo piomban come collassati sui sedili ribaltati di quel comodo aeroplano che li porta via lontano e partiti a Fiumicino alle cinque del mattino alla sera sono a Rio ancor fatti come un dio e girando per le strade state attenti a cosa accade ché i ragazzi, stando senza, hanno un poco d’astinenza: “Su, chiediamo ai brasiliani come fanno a far banani che col clima tropicale, la sostanza certo vale”
CANTO QUARTO
“Se viaggiam con la PanAm ci fermiamo ad Amsterdam” Disse Billi già contorto da una canna all’aeroporto. All’amico molto sciocco poi, così rispose Cocco: “Mi son fatto già uno spin poco prima del check in! Mi son fatto un gran cannone sceso giù dal torpedone! Lesto come una cometa voglio andar dritto alla meta! Fare tappe io non posso! voglio andare in Mato Grosso!” E così si avviano al varco delle sale per l’imbarco E gli amici cannabisti nel frangente molto tristi accompagnan Cocco e Billi con scoregge, pianti e strilli “Sentiremo la mancanza sarà vuota quella stanza!” Zappalà con la Luana Meri e Cico (con banana) la Simona con il Dritto (che però restava zitto)
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Caricati i due compari sopra un auto senza fari quell’ambiguo consulente li presenta a strana gente e fidandosi un po’ troppo già si cercano un intoppo, così van nella roulotte di un amico della notte dove a tempo della rumba stan facendo una macumba “Non ci frega della strega! Vogliam l’erba che ci piega!” “Non abbiate troppa fretta ché l’amata sigaretta si farà durante il rito. Ce la porta il buon Chiquito” Giusto verso mezzanotte molta gente arriva a frotte portan droghe, erbe, ragazze, van ballando per le piazze e con gli stupefacenti Billi e Cocco (deficienti) son già meno reticenti e si metton sull’attenti apprestandosi all’assaggio di quel fumo e quel massaggio. “Per chiavare senza danno e salvarsi dal malanno ci vorrebbe un bel gondone da infilare sul trombone; un bel guanto di caucciù per poi non pensarci più” Ma quel fumo maledetto gli prepara uno scherzetto: era fumo elaborato, col sonnifero tagliato.
Ed un tizio assai preciso gli risponde col sorriso, col sorriso di volpino e lo sguardo assai furbino: “Se qualcuno il fumo anela, deve andar nella favela che è chiamata Morte Negra là c’è solo gente allegra ma per farlo, in fede mia, vi consiglio compagnia. Io vi posso far da guida (che di me chi non si fida?) Se volete aver successo con la droga e con il sesso, io ben poco ci guadagno su, venite, vi accompagno! Se amate fumo e fica io ci ho qualche buona amica. Sono nuove, han sedicianni te le sbatti senza danni; anche senza il cappuccetto tu puoi far loro il carretto” Billi e Cocco, quei malvisti, non son certo moralisti ma a quel pusher ch’é pappone fan la considerazione: “Per chiavare, mai ho pagato (che ci sembra esagerato) non ci sembra molto fine poi sfruttare le bambine; ma quell’erba ci interessa. Si può fare senza fessa?” “Tutto quello che tu vuoi, lo puoi fare, caro boy! Nel Brasil tutto é permesso se i cruzeiros porti appresso!”
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“Forse allora l’ambasciata...” “No! ci sta un’altra inculata perché lor, bravi italiani, ci rimpatriano domani; Ma ci abbiamo una missione, siamo qui per un cannone (il più duro ed il più tosto) siamo appunto in questo posto. Non ci basta certo un giorno e io indietro non ritorno! Caro Billi, con coraggio proseguiamo il nostro viaggio” E trovati nel pattume due cuscini con le piume, con le federe, assai lesti, loro fabbrican due vesti e, vestiti da guanciali, quei due poveri animali si incamminan zitti zitti (sembran proprio derelitti) e parlandosi tra i denti i due dicono: “Accidenti! Questa qui è l’ultima spiaggia! Senza soldi non si viaggia.” E il buon Billi dice a Cocco un’idea contro quel blocco: “Se io troppo non ti urto, or mi accingo a fare un furto. Su, cerchiam qualche turista cui alzare la provvista! Se la sorte ci è nemica, (qui convien che te lo dica) senza andar per il sottile convien far l’azione vile!” E ad un tratto cosa accade? Proprio lì, per quelle strade
Piomba Billi come allocco, come morto piomba Cocco, in un sonno di narcosi in quei luoghi misteriosi. Al mattino sono inermi soli, e nudi come vermi. La favela Morte Negra sembra allora meno allegra. Dice Billi con un rutto: “Ci han fottuto proprio tutto! soldi, zaini, passaporti, rassegnamoci, siam morti” “Quel coglione brasiliano ci ha storditi col banano e ci ha alzato tutto quanto. Forse lo faranno santo.” “Siam perfin senza mutande su, copriamoci un po’ il glande e cerchiamoci una tenda per nasconder le pudenda. Poi faremo una denuncia.” Disse Cocco: “No! Rinuncia! In Brasil la polizia è più troia di tua zia quella zia che da bambino mentre stavi in passeggino con istinto d’assassino ti torceva il pistolino ti spegneva per diletto mozziconi sul culetto e poi - troia deficientedisse: “E’ stato un incidente!” Qui finisce che la pula nuovamente ci ri- incula su, copriamoci i paioli e arrangiamoci da soli”
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E partendo a gran carriera per quella foresta nera Billi e Cocco alla matura van narrando l’avventura e di come nel Brasile non ci sia gente gentile e di quando i disgraziati poi li abbian derubati, e la vecchia (nome: Ketty) dice tosto; “Poveretti! quando a Rio vi ho infinocchiati sembravate dei drogati! Voglio farmi perdonare su, fermiamoci a mangiare!” E allungati dei verdoni ai due giovani leoni compra scarpe, cibo e vesti ( e gli lascia pure i resti). Proseguendo per la strada dopo tutta quella biada beve whisky, quella tosta ed avanza una proposta: “Voi, miei cari giovinastri, vi trovate nei disastri mentre io, figlioli cari ci ho vettura e ci ho denari; In Brasile, tra briganti io non giro coi contanti ma ci ho tanti travel cheque ci ho un’industria nel Quebec ci ho una fabbrica di trench e nel Texas poi ci ho un ranch a New York gli appartamenti e poi vari appezzamenti nel Nebraska, in Arizona e nel Maine una villona
una vecchia carampana (è turista americana) sta arrancando per le scale col bagaglio colossale e ai ragazzi non par vero (debbo essere sincero) di trovare quel malloppo e risolvere l’intoppo. “May I help you, my dear lady? faccio quello che mi chiedi!” ma la vecchia (che è da sola) tira fuori una pistola e poi dice: “Deficiente! io ti leggo nella mente! Porta pure il peso orrendo, ma se fuggi io ti stendo!” Billi e Cocco per un’ora portan colli alla signora fino all’auto che la dritta per viaggiar bene si affitta. Caricati tutti quanti quei bagagli assai pesanti la vegliarda forte grida al buon Billi: “Adesso guida!” Ed a Cocco, molto stanco, dice: “Siediti di fianco!” E tenendo per quel giro i ragazzi sotto tiro ad un tratto dice: “Raus! Su, portatemi a Manaus!” Ma che culo! che fortuna! è cambiata gia la luna! “Pensa un po’, questa begonia vuole andare in Amazzonia e per fare quel gran viaggio proprio a noi chiede un passaggio”
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nel Brasile sconfinato Stanno Billi e Cocco a lato dietro poi la vecchia tosta che continua la proposta: “Se il bastone non s’arrizza io vi faccio anche la pizza (siete giovani italiani con due bei grossi banani) se non tira il pistolino io vi faccio anche un pompino e per darvi foia nera ve lo fo senza dentiera! Sono anziana, ma pazienza! non mi manca l’esperienza; Se col cazzo mi farcite giuro che non vi pentite Poi vedrete che bengodi! Vi farò spermare chiodi! Ma smettete di guidare chè non posso più aspettare. Dunque, amabili lettori che in attesa del satori il buon tempo dedicate a ‘ste righe malandate come ormai vi appare chiaro il decoro mi é assai caro. Io rispatto la decenza e perciò, con gran prudenza, io vi taccio quel frangente. Non aggiungo quasi niente, se non che la vecchia Ketty a quei due coi membri eretti ogni sorta d’esercizio fece far per quel suo vizio ed aggiungo, pei curiosi, che a quei giovani schifosi
e ci ho cento credit card e cio cinque bodyguard! Ma però son infelice (è la Ketty che lo dice) e per questo viaggio sola a cercar chi mi consola! Sono ricca, ma impazzita! Io non chiavo da una vita! Quando poi a Rio vi ho visti mezzi nudi e molto tristi mi é venuta una gran voglia (ed intanto già si spoglia) Se mi date quattro colpi siete furbi come volpi, che quei vostri bei minchioni li ricopro di verdoni! Se mi date quello scafo voi con me viaggiate a sbafo! Mi scopate questa sera? Io vi compro una Primera! Mi scopate questa notte? Io vi compro una roulotte! Mi chiavate anche domani, io vi pago gli aeroplani! Mi scopate quanto voglio? Vi regalo il Campidoglio!! (e ormai nuda, la vegliarda si smanetta la barnarda) Su, fidatevi, son sola! Vi consegno la pistola se mi uccidi non m’importa! senza cazzi, è meglio morta. Su, donatemi i bastoni! Vi trasformo in due ricconi” E veloce la vettura viaggia in mezzo alla pianura
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vanno verso il mezzogiorno con promessa di ritorno vanno in cerca di quel ramo di cui sentono il richiamo vanno fino che c’è strada a cercare quella biada vanno e van, per giorni e giorni a cercare quei dintorni e poi ancora all’avventura nella selva ch’è più oscura a cercare Guaranico di Vertigo grande amico a cercare con le grida per quel fumo quella guida fra scimmioni ed anaconde ragni blu e zanzare immonde nella jungla più intricata. C’è una fauna indiavolata chilometrici serpenti e mosconi con i denti poi gli iguana inculatori e altri vari predatori. Non c’è strada nè sentiero “Qui ci stiamo un anno intero!” disse Cocco, e Billi, dietro: “In un’ora si fa un metro! Forse prima dell’estate giungeremo alle cascate tra quegli indios molto quieti che conoscono i segreti e di lì, con la piroga, se viaggiamo con gran voga, arriviamo alle pendici di quei monti assai felici dove spero (ed anche bramo) fumeremo di quel ramo,
a quel punto parve giusto al dovere unire il gusto e che inver l’ultraottantenne le promesse poi mantenne. Alla fin della partita Ketty fu ringiovanita Billi e Cocco rivestiti, attrezzati e ben nutriti dormon dentro i cinquestelle e si fan grandi cannelle poi si scambian gli indirizzi aspettando che s’arrizzi e alla fin della giornata danno un’ultima trombata alla buona e vecchia Ketty che finanzia i lor progetti: Un gippone per il viaggio qualche chilo di foraggio un bel po’ di bigliettoni sciarpe, pedule, calzoni... “Però prima di partire ancor fatemi garrire perché io cosi contenta non son più dagli anni trenta e davvero quel bijou mi ha ridato gioventù” E alla vecchia mecenate Billi da due perticate, alla sponsor ch’è nonnina Cocco fa una pecorina mentre poi, per promozione le da un tiro di cannone e alla vecchia quel consiglio dona un vero visibilio. Da Manaus, levato l’osso vanno verso il Mato Grosso
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Vi trovate, o miei coglioni, nel villaggio dei Wahoni siam famosi in tutto il mondo perchè amiamo il culo tondo ai visitatori bianchi (che qui giungon molto stanchi) riserviamo per il dietro un batacchio nero e tetro pistonando il deretano con un tronco di banano. Preparate l’arsenale per il gran cerimoniale!!! lo Sciamano con la verga vi farà vibrar le terga!” Billi e Cocco (che pensate?) scappan via a gambe levate scappan via nella foresta per non farsi far la festa e quegli indios sghignazzanti se la ridon tutti quanti: “Quei bianchetti ci han creduto han paura per l’imbuto! pensan sempre - quei signori ai selvaggi inculatori quando invece, ormai è noto, come è vero questo scroto, sono i bianchi (è chiaro e tondo) a far culi in tutto il mondo!” Billi e Cocco disperati corron come forsennati su e giù per la foresta con il fiato che gli resta quando a un tratto, quasi illesi, si ritrovano sospesi e legati con liane. Sotto, cinque facce strane
fumeremo quei bocciuoli che risplendon come soli e saremo in un momento folgorati dal portento!” Quando a un tratto (é un miraggio?) nella jungla c’è un villaggio con capanne, con tamburi e zulù coi cazzi duri. “Guaranico abita qui? lo cerchiam da giovedì! Siam venuti dall’Europa per la pianta psicotròpa; siam venuti in armonia pigliam l’erba e andiamo via siam venuti in santa pace per snuffiare quella brace te ne prego, buon selvaggio ne vogliam solo un assaggio! Voglio prenderne una cima (che mi serve per la rima) voglio prenderne una foglia una sola, che ne ho voglia voglio solo un ramoscello che userò come spinello voglio farmela anche spenta e condirci la polenta me ne basta solo un seme questa cosa assai mi preme meno ancora, una radice e ritengomi felice” “Oh, miei poveri balordi siete fessi come tordi! Guaranico non c’è più ha cambiato la tribù ora abita coi Chaqua lungo il fiume, in riva all’acqua.
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“Guaranico, poverino è in vacanza a Portofino tornerà l’anno venturo. Nel frattempo io vi curo. Mi presento: son Taipì e mi scappa la pipì” ed estratto il grosso attrezzo Billi e Cocco con ribrezzo vedon quello che si appresta a pisciargli sulla testa. “Grande capo, buon Taipì su, non farla proprio lì. Anche se tu non ci credi noi la preferiam sui piedi” Taipì disse: “Sciagurati! non vi avessi mai incontrati! Qua da noi la piscia in testa è un segno di gran festa è un onor di sentimenti per gli amici ed i parenti! Rifiutate la mia piscia? Vi inculiamo con la biscia che chiamiamo tapauòro che vi morde nel piloro. E’ una morte triste e orrenda! E’ la fine più tremenda riservata ai forestieri (altri due son morti ieri).” Ora, a Billi un poco scoccia la pipì sulla capoccia e anche a Cocco, poveretto, quell’orina nel colletto pare proprio ‘na monnezza ma è questione di salvezza. E i ragazzi sottomessi sono usati come cessi.
che li osservano curiose e tra lor si dicon cose in un gergo sconosciuto. Billi pensa: “Son fottuto” Cocco dice “ Io non voglio! sarà meglio usare l’olio. Ungi il cul, e quel cinghiale farà certo meno male! Su, mettiamoci in ginocchio io mi sento già finocchio; io mi sento già nel retto il bastone del negretto! Se facciamo resistenza lor c’inculan con violenza! Siam ridotti come homeless siamo in mano a questi ossess!” Ma con grande meraviglia in quel grande parapiglia una voce in italiano gli risponde: “Qua la mano! Sono il capo di quei Chaqua che risiedono sull’acqua. Voi saprete con certezza che il culo ci ribrezza! Noi amiamo la famiglia babbo, mamma, figlio e figlia. Per il cul siam troppo stanchi, lo lasciamo fare ai bianchi”. Billi e Cocco, (nulla osta) danno al capo la risposta “Noi cerchiamo Guaranico ch’è l’amico di un amico dobbiam fare l’aerosol con la mitica Erba Sol. Guaranico ci accompagna a cercar sulla montagna”.
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Billi e Cocco massacrati nel tucul stanno sminchiati preoccupati e alquanto tesi pel timor dei culi lesi si scervellano con pena mentre vien l’ora di cena ed arriva Makawano con un brodo di kaimano in cui fluttuano sospesi vermi, insetti e anfibi obesi . Makawano è il gran dottore di quel mondo senza cuore dice loro: “bevi tutto e poi sparaci un bel rutto se non rutti chiaro e forte Gran Bazù ti da la morte ( gran Bazù è un pesce arcano con un vizio alquanto strano fa pompini con l’ingollo a color che stanno a mollo nell’ingollo - ueilà, cacchio!!lui ti stacca anche il batacchio e ti lascia fatto sotto proprio come un bambolotto) Ce ne stanno già un fottio che vi aspettano nel Rio!” grida in coro la tribù “Gran Bazù pensaci Tu!” Mentre, intanto, tutti i Chaqua già li spingon verso l’acqua. “Bevi tu, che bevo anch’io forza, Cocco, amico mio” e ingollato quel caciucco (che nel ventre appare stucco) trangugiato il beverone ecco, sparan un ruttone.
Lo subiscon su per giù poi da tutta la tribù, ma alla fine quella piscia gliela fa passare liscia: con l’orina sulla testa sono ammessi alla gran festa che quei Chaqua buoni buoni fanno a ritmo di cannoni. Loro fuman per lo più grandi canne di bambù e per farsi quel tiretto lor si metton dirimpetto l’uno all’altro, a due a due, come l’asino col bue e si insufflano a vicenda un’erbaccia ch’é tremenda. Billi e Cocco dopo un tiro stan già meglio di un emiro quando poi tiran di nuovo sono fatti come un uovo ed in meno di un secondo vedon già la fin del mondo. Loro sono collassati mentre gl’indios, esaltati, fanno il gioco della guerra e si rotolan per terra e lo sfogo più vivace (so che questo non vi piace) lo fan proprio a Cocco e Billi che son stesi come frilli perciò legnan quei due duri come fossero tamburi e gli gridan “brutti cani! state pronti per domani State pronti a cul in fuori che cominciano i dolori!”.
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E la veglia fu assai tosta : rumorini senza sosta strisci, strepiti, fruscii e tirar dei porcodii dei due poveri siddharta che ormai bianchi come carta vedon giungere il serpente dall’aspetto sconvolgente. Billi e Cocco da titani fuggon come degli alani ma la bestia li tallona e la fifa li rintrona. La paura e la brodazza della cena nella tazza fanno tosto in un istante un effetto strabiliante e dal culo - che portento!scoppia un tuono flatulento e un ondata di liquame spezza al rettile le squame. Si contorce e si dimena quella bestia che fa pena; sotto un getto di diarrea quella biscia non si bea! e si torce sopra e sotto in un chilo di prodotto che dal culo del buon Billi esce in forma di lapilli mentre invece l’altro, Cocco fuor del culo spara un blocco che il serpente al fine strazia e gli da il colpo di grazia.. Dal silenzio, piano piano sotto il baobab e il banano s’odon grida d’esultanza ed i Chaqua fan la danza
La tribù si ferma tutta ed ognun di loro rutta e con orridi lamenti si ritiran deferenti. Nell’insana situazione si presenta lo stregone si presenta a Cocco e Billi con gran strepiti e con strilli dice loro: “Ué, guaglioni meritate e’promuzioni int’a pruova do caimano site’bbuone! qua la mano! Ma le prove sono sette se vulite chill’erbette; Ora andate alla capanna e fumateve ‘na canna che dumane è dura assaje c’è na pruova ch’è nu guaje! ma me siente ‘ggenerose v’arregalo ‘sto pungose che col fumme, in ‘sti pustacc’ tiè luntane i ‘ppapatacc’.” Poi aggiunge sto fetente con la faccia da demente: “E la pruova pe’ stanotte sarà dura (che’mme fotte?) Oggi è ‘muorte Kamawano del villaggio era o’ guardiano era un cane coraggioso int’a nuotte l’hanno roso l’avrà roso quel serpente che int’a nuotte mangi’a ggente. Voi dovrete stare accuort’ o ‘dumane state muorti Forza, abbiatece o’curagge d’esser guardie d’o villagge.”
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dice Cocco mentre Billi (che non soffoca gli strilli) puccia il cazzo in una tazza di quell’orrida brodazza. Dura poco il refrigerio ed il gioco si fa serio quando arriva lo stregone e gli dice : “Ue’ guaglione dopo il nerbo di tapiro iatevenne a fa nu ‘ggiro: nella giungla in ‘sta staggione ce sta sempre nu scimmione un gorilla di tre metri che ci ha gli occhi come vetri Se vulite quell’erbetta entro sera in tutta fretta al ‘o gorilla ch’agge ritt’ voi dovete fa o’ carritt’”. “Ma mi scusi, gran sciamano quel che chiede e’ troppo strano! fare il culo a quella belva tutti soli nella selva?” “Si sta cosa nun ve piace ve cuocimm’ in copp’a ‘bbrace detto questo vi saluto miei guaglioni, aggio fornuto”. Questa qui è la terza prova ogni giorno ne ha una nuova quel coglione di veggente non fa che stressar la gente; ma purtroppo i due ribaldi in quei posti invero caldi non han scelta: o la tenzone o la fin dell’illusione e pertanto a culo stretto s’avventuran nel boschetto
“Il serpente non c’è più si fa seghe la tribù son felici anche i bambini e le donne fan pompini grazie a questi forestieri stiamo meglio oggi di ieri e la prova è superata su, venite all’ammucchiata dai, balliamo tutti nudi (pero il culo, è meglio, chiudi!) vi facciamo tamponare come premio d’esemplare per il vostro gran coraggio la più fica del villaggio!” Della notte tempestosa non dirò nessuna cosa ma non posso inver negare che in quel sito d’oltremare Billi e Cocco, con onore han difeso il tricolore. Al mattino, ai primi raggi presto arrivan i selvaggi che per sveglia ai due amiconi, dan vergate nei coglioni con un nerbo di tapiro che alle balle infligge un giro. E’ un usanza molto antica: chi di notte prende fica al mattino paga pegno con il nerbo o con il legno! “Porcocan, che fregatura il dolore qui perdura non c’è verso di star bene guarda qui com’é il mio pene! ci ho le palle tumefatte come due vecchie ciabatte”
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e gradisce ( questa è bella) degli amici la cappella. Di quel mostro nero e tetro fanno scempio nel didietro e lo inculano insolenti dieci volte (forse venti). Ma più in là, nella boscaglia ci sta tutta la marmaglia il villaggio al gran completo ora assiste al fatto lieto “Su, intoniamo un grande canto! lo scimmione ha il culo infranto gli europei sono tribali! se la fan con gli animali! Dai, torniamo giù al villaggio a quei cazzi diam massaggio dopo tal grande avventura han bisogno della cura! Gli faremo un bell’impacco con il mestruo e col tabacco gli darem la medicina di funghetti, sangue e orina gli daremo forza nuova per passar la quarta prova.” E tornati alle capanne arrullandosi due canne Billi e Cocco con coraggio già si arrendono al massaggio ma alla fine, che sorpresa, per risolver quell’impresa vengon scelte due pulzelle troppo troie e molto belle che massaggio e medicina glie li dan con la vagina e alla fine andando avanti danno sfogo a tutti quanti.
a cercare quel primate a cui dare due nerchiate ma con quale strattagemma? qui sta proprio il gran dilemma: non di certo con la forza (troppo dura è la sua scorza) mentre dorme, con furbizia? (se si sveglia...che delizia!) forse in gran velocità ci si riesce, chi lo sa? E si spremon le meningi “Son quesiti delle sfingi! ... e se il cazzo poi m’infrango inculando quell’orango?” Con il dubbio e la paura stanno lì in una radura nell’arcana situazione sfumacchiandosi un cannone e da dietro la boscaglia il bestione (che canaglia) osservando la faccenda pensa già di far merenda ma rimane affascinato dal profumo prelibato di quel buon pongoso ardente gran regalo del veggente ed uscito allo scoperto con un passo un poco incerto tende già le sue manone: vuole un tiro di cannone!! Billi e Cocco, abituati a passar le canne ai lati fanno spazio al nuovo amico per quel rito molto antico e così in quattro e quattr’otto lo scimmione è fatto cotto
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“Gli stranieri son astuti ma saranno anche cazzuti? questa prova ci dirà cumme sta la verità” Dice infatti antico detto: “Chi col cazzo bene eretto riesce a spingere un’anguria, nella vita avrà lussuria.” “Gli stranieri con la mano ora snudino il banano qua son pronti due meloni grossi come i miei coglioni da sospinger fino al fiume con il pirla in gran volume. Su, mettetevi carponi e, col cazzo ciondoloni, sospingete quella frutta e mettetecela tutta! Venti metri di sentiero con l’attrezzo bello intero e chi arriva primo all’acqua è un eroe, pei nostri Chaqua.” Billi e Cocco son già chini (giù le braghe e giù i calzini) ma il belino giace mollo come pelle di un gran pollo, non par quella l’occasione per destare un’erezione. Tutti i Chaqua stan ridendo la pazienza stan perdendo che quei morbidi fuscelli che hanno al posto degli uccelli, ed il bieco Tinkiappò tira fuori il suo Dodò dritto qual palo di legno quale esempio e quale segno
Tutta notte lì in famiglia tira avanti il parapiglia. Billi e Cocco ormai sfiniti si addormentano stecchiti li, però nella penombra un pensiero un pò li adombra poco prima di dormire quando il sole è all’imbrunire: “ Oh Luana, oh cara Meri vi giuriamo, siam sinceri dopo tutto questo viaggio queste prove di coraggio non c’è nulla sulla terra dalle Figi all’Inghilterra che ci piaccia poi alla fine quanto le vostre topine” E pensando al caldo nido all’orgasmo con il grido ai ragazzi il cuor si sbuccia; scende giù una lacrimuccia. Dice Cocco nel riposo: “Se ritorno, me la sposo!” Dice Billi tra le doglie: “se non muoio, prendo moglie” Si addormentano beati quei due giovani sfigati e sognando Luana e Meri si masturban volentieri. Al mattin, nella radura, è gia pronta un’avventura: “Che nessun di voi si muova ecco qua la quarta prova!” Lo stregone Iguanassù parla a tutta la tribù che arrivando con gran strilli si fa attorno a Cocco e Billi.
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succhian cazzi, leccan palle son del sesso le farfalle! e ad un tratto, all’improvviso, a quei due torna il sorriso: con i cazzi come arpioni inforchettano i meloni con un sol colpo di reni (son del tutto senza freni) fan volare via quei frutti che spariscono nei flutti. Ridon tutti i primitivi sono allegri, son giulivi questi giovani europei saran forse dei babbei ma col cazzo questi scemi non han certo dei problemi. E festeggian per tre ore quell’effetto del turgore: fuman tutti come cani e poi fanno gesti insani: chi dipinge le sue chiappe chi molesta un po’ le guappe chi si appende per lo scroto chi attraversa il fiume a nuoto chi inchiappetta un armadillo chi spompina un coccodrillo chi conversa con le piante e chi (ancor più delirante) arricciandosi le palle inchiappetta le farfalle. Tutti in preda a quella droga poi si mettono una toga e propongon ( questa è nuova) ai ragazzi un’altra prova. “Se vulite l’Erba Sole state attenti a ‘ste parole:
di disprezzo e di pietà per l’impossibilità che i due giovani orfanelli manifestan negli uccelli. Billi ci ha un’idea migliore la sostiene con fervore li vicin, dallo zainetto tira fuori un gran pacchetto: “Questa è pura colombiana che indurisce la banana la tenevo come scorta per un’ora troppo storta; su, facciamo un bombardone senza fare colazione ed ancora, mondo cacchio, smenazziamoci il batacchio!” Detto fatto, in una mano lor si stringon il basano e con l’altra (oh, che manna!) ciuccian forte la gran canna, e si dan così da fare che cominciano a sudare mezzi nudi a cazzo eretto alle negre fanno effetto fanno sangue e fanno pena a vederli in quella lena. Del villaggio la più figa corre a metter tutte in riga: son davanti a Cocco e Billi che hanno cazzi ( o son birilli?) Stappan tutte il perizoma scuoton tette e scuoton chioma vanno a Billi e Cocco appresso giusto in cerca dell’amplesso e si struscian con ardore e già sembrano in calore
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Così parton Billi e Cocco e si portan dietro un gnocco del pongoso preferito quel che mette un po’ appetito. “Se mi sfondano il sedere spero almeno di godere! Non son pochi, (non é strano) quelli che godon con l’ano” Dice Billi un poco inverso pel destino proprio avverso. Dice Cocco: “Non stressarmi spero ancora di salvarmi...” quando a un tratto, tutt’intorno proprio verso mezzogiorrno li circondano i Wahoni e gli gridano “Coglioni! che portate in quella cesta? che cosè, la nostra festa? o sperate con i doni di salvarvi quei culoni? Non c’è scampo per chi viene a sfidare il nostro pene è un destino alquanto tetro! vi rettifico il didietro!” E ciò detto, in un baleno quei selvaggi senza freno già si apprestano all’amplesso in quell’orrido recesso. Ma lettori, ben sapete (forse lo ricorderete) che i Wahoni son civili cauti, teneri, gentili e minaccian sodomie per paura delle spie ma nel vero quei selvaggi sempre onorano gli ostaggi
dopo ‘é pruove per lo scettro ci stan quelle p’o didietro se l’avete ancora intero (chista vota so ’sincero) porterete questi doni al villaggio dei Wahoni. E mostrando ai viaggiatori ogni sorta di tesori da donare a quella gente, dice in tono divertente: “ sono attratti, quei malvisti dalle chiappe dei turisti ma talvolta, quei gran mostri non disdegnan neanche i nostri per tenerli un poco buoni mandiam loro questi doni ma attenzione, non è detto che risparminovi il retto!! Si turnate tutt’interi e salvate gli sfinteri vui facite n’altro passo verso quel grande rilasso: l’erba ch’è color del sole e che ognun trovare vuole ma se il culo vi faranno dovrà poi passare un anno. Per fumar quel fumo nero vi ci vuole o’culo intero altrimenti int’a fessura entra tutta la paura e morite in chille fuosso mentre vi cagate addosso. Chista pruova è ddura assaje se v’inculano é nu ‘gguaje si passate pure questa ve facimme ‘na gran festa”
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Questa lunga passeggiata si conclude in inculata. Addio piante, addio Wahoni siamo qui senza calzoni a subire degli affronti per i qual non siamo pronti. siamo qui senza mutande a subir l’alieno glande ma la cosa ch’è piu triste è che il fato non ci assiste: se torniam col culo rotto da quei Chaqua là di sotto noi non superiam la prova e quell’erba non si trova.” Quando al fin di quel sonetto che piangeva il loro retto si passaron la nottata nella jungla sconfinata e correndo a perdifiato (Billi in testa e Cocco a lato) si trovaron con premura soli in mezzo a una radura lor si dissero stupiti: “Non mi piaccion questi riti! grazie a dio ritorna il sole ed il culo non ci duole! poco fa, quand’ero storto mi sembrava d’esser morto! ora invece ( e son due ore) più non sento alcun dolore” E tornarono al villaggio per subire il gran linciaggio di quel popolo faceto che conosce il gran segreto dell’erbetta meraviglia che ti spara e ti strabilia.
perchè al culo dell’Europa preferiscono la topa. Ma lo stesso, a poco a poco dei ragazzi si fan gioco e sfilatigli i calzoni li dispongono carponi e gli gridan: “State accorti! una mossa, e siete morti. Io non scherzo, sono serio qual’è il vostro desiderio?” “Ma che brutta situazione! possiam farci un gran cannone? ( che speriam che con l’imbuto il dolor sia meno acuto)” “Però l’erba, amico mio ce la voglio metter io” dice a Billi lo strgone arrullandosi un cannone di una pianta tropicale coltivata in un pitale che è capace in quelle alture di dar forma alle paure. Ai ragazzi quelle foglie provocaron molte doglie e sentirono una verga penetrargli nelle terga cosicchè con sentimento cominciarono un lamento: “O mio culo triste e infranto! che ti giunga il nostro pianto eri bello, ed eri intero liscio, morbido, sincero eri vergine ed intatto ma purtroppo il guaio è fatto traversammo tutto il mondo per cadere qui nel fondo!
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e gli amici Cocco e Billi sono magri come spilli. Arrivato il terzo giorno si fa a loro il vuoto intorno s’ode un grido disumano che gli fa strizzare l’ano mentre il capo dei selvaggi s’avvicina ai lor paraggi urla, sbraita come un matto poi si siede quatto quatto: “Una prova adesso c’è che di voi più grande è. Nella giungla qui vicino c’è un campetto piccolino ed in questi bei dintorni ( or già sono alcuni giorni) lì ci atterran strani uccelli con le eliche e i rotelli con la scorza molto dura e un rumor da gran paura. Dentro quelle bestie strane gente con facce malsane scende a terra e dopo invoca il coltivator di coca. E’ uno stronzo di meticcio nano, gobbo e anche buliccio ha per nome Conte Alfonzo ma per noi resta uno stronzo uno stronzo che cammina dalla sera alla mattina nella giungla, nei paraggi e costringe dei selvaggi a far crescer questa coca che ti strina come un’oca. E’ una cosa che fa male e ti manda all’ospedale
Poi però, con gran sorpresa e con gioia assai inattesa il Gran Capo (ch’era calvo) disse: “avete il culo salvo! i Wahoni vi han graziati sia gran lode a Mahawati che protegge il culo tondo anche qui nel sud del mondo. Ma per essere più certo quando il cul vi avrò scoperto voglio fare un ispezione con solerzia ed attenzione e per farla io mi servo delle corna del Gran Cervo: se ci entran senza doglia siete rotti (dio non voglia) se s’infilan con dolore salveretevi l’onore”. E cio detto il Gran Salame prese a fare quell’esame: per effetto delle corna ai ragazzi il male torna e sentendoli gridare il Gran Capo dall’altare alla fin sparò il verdetto: “Nulla è entrato in questo retto! fate festa, fate fuochi canti, balli, fumo e giochi fate in modo che gli amici passin giorni assai felici e raccolgan forze nuove per le ultime due prove. Sono giorni di goduria cibo, canne e gran lussuria fica a stufo dal mattino alla sera un gran pompino
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c’è il gorilla che ha fumato prima d’esser inculato. Da quel giorno benedetto che l’abbiam fatto carretto, lo scimmione di nascosto ci vien dietro per il bosco. L’ho veduto pure ieri ci vien dietro volentieri; se fumiamo, lui sta attento e si mette sottovento se buttiamo via la cicca lui in bocca se la ficca. Ho un’idea sensazionale! Ora chiamo l’animale” Ed allora Billi lesto con la mano fa un gran gesto come a porgere il cannone a quel tossico scimmione. Il gorilla tosto arriva e si siedon sulla riva sulla riva di un ruscello a rollarsi uno spinello si fan canne per tre ore e il gorilla, ch’è un signore, tira fuori un po’ d’erbetta e si mangia una cimetta. A fumare piano piano con tre canne in ogni mano vanno avanti fino a sera ( e credetemi, che è vera) quando c’è la luna in cielo quel primate dal gran pelo quel gorilla arruvinato parla come un avvocato “Cari amici, quel erbetto lo mangiavo cuccioletto
(l’ospedale giù in missione dove poi ti fan cappone). Non troviamo, poi, civile minacciare col fucile quei selvaggi che son bravi e fatican come schiavi. E pertanto, amici buoni, liberateci i coglioni da sto Alfonzo stronzo e lercio dal suo lurido commercio.” Billi sbianca, Cocco suda mentre intanto quel gran giuda del gran capo, scorreggiando, s’allontana fischiettando. “Questa è dura da passare (dice Cocco in alto mare) qui dobbiamo farci avanti contro i narcotrafficanti contro gente colombiana (forse figli di puttana) gente svelta di coltello che ci mozzerà l’augello con le armi e con l’aereo ci faranno un culo stereo edi in guerra allo scoperto ci faranno il culo aperto!” Ma il buon Billi se ne freca, ad un tratto grida: “Eureka! cosa vuoi che combattiamo senza armi nella mano? All’Alfonzo finocchione noi daremo una lezione! Un amico noi l’abbiamo, là, nascosto in quel banano... se la vista non mi frilla, ecco, vedi? c’è il gorilla
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han la mente molto lesta e un’idea gli frulla in testa: a King Kong danno accendini carte, chiloum e cerini e poi, dopo un grande abbraccio se ne vanno sottobraccio. Lui scompare nella notte ridacchiando: “quì si fotte!”. Billi e Cocco l’areoporto della coca voglion morto e scavando nel terreno senza quiete, senza freno quella pista d’atterraggio fan venir come formaggio poi rimpinzano quei buchi lavorando come bruchi di arbusti e poi di paglia presa lì, nella boscaglia pronti a accendere quei cardi all’arrivo dei bastardi.. In due giorni di lavoro ben completano il traforo una trappola mortale che ti manda all’ospedale. Sono stanchi Billi e Cocco mentre fumano un bel tocco ed aspettano pazienti che l’aereo mostri i denti. Dalla giungla sottovento s’ode un grande movimento s’odon grida di goduria mentre impazza la lussuria tra l’Alfonzo e il gorillone che spompazza il batacchione “Non ti voglio lasciar più!!” grida Alfonzo a culo in su
ma giammai io l’ho fumata debbo a voi questa trovata! Sol col fumo portentoso a parlare io mi oso però il fuoco, oppur la brace maneggiar non son capace. Dalla giungla vi ho ascoltato e risposte vi ho portato: vi propongo un patto strano ( dopo ci darem la mano): se mi date dieci Bic io vi tolgo da ogni tic se mi date anche un pipone vi fo fare un figurone ed Alfonzo l’infamone toglierò dalla regione! Toglierò dalla ragione quella testa di minchione. E’ buliccio, lo san tutti vuole i belli ed anche i brutti ma un batacchio come il mio mai l’ha visto, porchiddio! ed allora quel giochetto di cacciarglielo nel retto gli farò con grande festa gli farò perder la testa! non farà mai più il padrone niente schiavi ne bastone diverrà, quel malfattore, il mio gran servo d’amore! più vedrà, state tranquilli, o miei cari Cocco e Billi, quegli uomini volanti a comprar coca in contanti. Billi e Cocco che han fumato di maria quasi un bel prato
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Il pilota ha già veduto tutto quanto l’accaduto vede i buchi sulla pista con la faccia alquanto trista, vede il fumo, vede il fuoco vede ben che non è un gioco che mai più potrà atterrare nella giungla a saccheggiare e il belino gli va mosc mentre tirà su la cloche e dicendo “Ave Maria!” tenta di volare via ma l’aero non riprende lui non sale, adesso scende e con mosse alquanto astute salta giu in paracadute sotto gli occhi di quei Chaqua lui finisce dentro l’acqua lui col braccio grida aiuto loro mandano un saluto gridan Cocco ed anche Billi: “Ci saluti i coccodrilli!” gridan Billi ed anche Cocco “Su, non faccia più lo sciocco! si rassegni al suo destino brutto figlio d’un pompino! e se arriva alle cascate ci farem grasse risate nel vedere che un pilota un po’ vola e un poco nuota!” Cocco e Billi stan gridando e di gioia stan saltando ed il fuoco ch’è di paglia non incendia la boscaglia ma i ragazzi spengon tutto e ci sparan sopra un rutto.
e il gorilla ch’è un gran furbo, lo pistona con il turbo lo stantuffa a più non posso come avesse il cazzo d’osso e l’Alfonzo ch’è invertito, mai così s’è divertito e del tutto innamorato si distende in mezzo a un prato. Anche lì nell’Amazzonia or trionfa l’Ifigonia: “ Pompa, pompa come un mulo fagli tremare le chiappe del culo! Daglielo duro, daglielo molle fagli tremare quel buco sì folle! Daglielo molle, daglielo duro fagli schiantare quel buco sì scuro!”. Della coca s’è scordato e gli schiavi ha già lasciato col gorilla sozzo addosso si dimena a più non posso e li han visti andare via con ‘na canna di maria con la mano nella mano a sfondarsi il deretano. Billi e Cocco, nel frattempo, senton l’altro movimento senton proprio un gran fragore come il rombo di un motore: e l’aereo dei coquero sta arrivando per davvero. “Forza, allora! il fuoco appiccia! fai bruciare quella miccia!” Billi e Cocco all’improvviso con sul volto un gran sorriso danno fuoco a quei falò per l’aereo dei cocò.
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A fumare quella malva ci portiam quel che si salva (che di solito, su cento, se ne salvan dieci a stento) Cosi strana è chista suorte di grattare o ‘culo a’ muorte; chi li ha accisi o’ gran terrore chi quell’acqua col fragore chi la notte, o bbuio pesto i kaimani han fatto il resto. Ma c’avite la fortuna de ‘sta bbella e grande luna che con nostro grande sfizio mette in luce o’ precipizio” Detto fatto, Cocco e Billi, con quegli indios molto arzilli vanno verso lo strapiombo dove l’acqua casca a rombo “ Su, mostrate a ‘sti sciacall’ che ci avete sott’ e’ pall’!! fatte un tuffo nelle schiume dove butto questo lume!” Lo stregone Iguanassù la sua torcia butta giù e quel lume vola fisso fino al centro dell’abisso impiegandoci un minuto a cadere in quell’imbuto. Billi e Cocco son piangenti treman, urlan, batton denti e ne provano una nuova: “Non ci faccia far la prova! per aver quei sette punti, non vogliamo esser defunti!” “Se ‘o destino dice o’ vero per fumare o’ fumm’ nero
“Dai, torniamo giù al villaggio” dice Cocco ch’è un gran saggio. “Forza, andiamo lì a dormire” dice Billi all’imbrunire e salutan la foresta mentre gl’indios gli fan festa. Finalmente i due fratelli se ne dormono bel belli e riposano la schiena. C’è una grande luna piena. Proprio al bordo di un gran fosso nel lontano Mato Grosso Billi e Cocco fan la nanna in un’umile capanna ma un rumor nella foresta con gran strepito li desta “ Su, portateli là in alto! prepariamoli al Gran Salto!! Per chi vuole Yerba Sol questa prova ora ci vuol!” Billi e Cocco vengon presi ci son torce, fuochi accesi... lo stregone si fa avanti e zittisce titti quanti: “Quel che dico è proprio buffo ma dovrete fare un tuffo un gran salto in un abisso vi darà lo sguardo fisso: è una prova di coraggio che diverte l’equipaggio cient’ metri e’ dislivello pe nu salt’ ch’è o cchiu ‘bbello proprio in copp’alle cascate questa note vi tuffate. Se vincete la paura vi portiam nella radura.
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Se ti salvi dal mistero, porta a Meri il fumo nero” dice Cocco al grande Billi (mentre gl’indios fanno strilli) “Se ti salvi dal torrente da’ a Luana la semente” dice Billi al grande Cocco (con il cuore ormai in un blocco) “Addio amico, addio fratello! costa caro ‘sto spinello ma con questa luna piena ne varrà forse la pena. certo, fifa ne abbiam molta e ci abbiamo anche la sciolta ora, insieme, io e te saltiam giù a farci il bidé” E dicendo addio a tutti si inabissano tra i flutti.
e per farvi quello spino voi c’avite o’ trampolino! Se v’inghiotte la cascata... non l’avete meritata.” Billi e Cocco sono adesso in quell’orrido recesso; sull’abisso (cento metri!) sono verdi come vetri e si dicono a vicenda: “Qui va male la faccenda dalla fifa son già calvo... forse uno ne esce salvo”. Poi con urli un po’ tribali già si scambiano i bracciali dell’abisso su quel bordo l’un con l’altro, per ricordo; con le pulsazioni a mille e le palpebre a scintille si sussurran: “Che mi dici? Beh, salutami gli amici!
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Or che son certo e sicuro che l’avete in vero duro e che avete anche o’coraggio per passare quel passaggio posso darvi il mio permesso per andare in quel recesso ma sappiate, cari figli, voglio darvi tre consigli: Scegli bene tra le fronde solo quel che ti risponde. Di quel fumo non fumare se non dopo il tramontare e per ultimo trasmetto il consiglio più perfetto: quando il fumo vi trasporta attraverso la gran porta per quel salto nell’ignoto beh...toccatevi lo scroto! Su, chiamate Guaranico quello alto, grande e fico che accompagni questi figli che non sono dei conigli all’amena collinetta di quell’erba ch’è perfetta. Guaranico, sua eccellenza, è una vecchia conoscenza certo, è alto, grande e figo non c’è dubbio: lui è Vertigo! “Cari amici, ben trovati! molto a lungo vi ho aspettati ma dovevo star nascosto e celarmi ad ogni costo che così vuole la Legge che la Yerba Sol protegge: Ve lo dissi già in Italia che quel fumo poi ti ammalia
EPILOGO
Con la merda nei calzoni i due giovani leoni sono al fondo dell’abisso con lo sguardo a stoccafisso con il cuore nei coglioni hanno mille pulsazioni e già gridano: “Siam vivi!” a quegli indios sui declivi. e le grida di gran festa suonan là, nella foresta. Ora anche Iguanassù nell’abisso salta giù quell’esperto cannabista salta e grida: “Pista! pista!” e raggiunge i due iniziati che ora son più rincuorati. “Miei guaglioni vui tenite i testiculi ‘e granite! Mo ci avite o’ passapuorto’ per entrare nel mio Orto. Senza prove, quella bomba vi trasporta nella tomba.
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Quel che vollero han trovato per il merito ed il fato: ora stan nella radura con coraggio e con paura stan davanti a quelle piante Cocco muto e Billi urlante in quel sito che l’ebbrezza mette accanto alla saggezza in quel posto che la noia può cambiare nella gioia in quell’habitat perfetto senza causa e senza effetto. Alla fin gli é chiaro il gioco e a quel fumo danno fuoco e del mondo fanno un giro prima ancor di fare un tiro.
e ti rende mentecatto se le prove non hai fatto! Sette prove molto dure per combatter le paure sette prove di presenza per fumare quell’essenza senza aiuti, senza amici per fumare e star felici.. Or vi svelerò il sentiero per trovare il fumo nero: sono solo pochi passi è laggiù oltre quei sassi: C’è un passaggio nella roccia dove un fiore rosso sboccia. All’uscita del pertugio proseguite senza indugio per la ripida stradina che va verso la collina. Sulla cima troverete quelle pianticelle liete Ma per farvi quel cannone ricordate lo stregone lo stregone e i suoi consigli (lui vi tratta come figli) Su, correte, è l’ora buona quando l’erba non rintrona e vi dice la per là la completa verità. Billi e Cocco corron lieti e nel cuore sono quieti che fra un po’ tutto sapranno senza trucco e senza inganno volan sopra quegli arbusti sono forti, sono giusti trepidanti e assai contenti ma più saggi e più sapienti.
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