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Oltre il dato, verso una manutenzione davvero intelligente

Cari lettori e lettrici di Manutenzione & Asset Management, la digitalizzazione sta trasformando profondamente il mondo della manutenzione industriale, modificando approcci, strumenti e modelli decisionali. Negli ultimi anni la manutenzione ha vissuto un’evoluzione significativa: da funzione prevalentemente operativa e correttiva, orientata al ripristino del guasto, ad un approccio sempre più data-driven, integrato e predittivo. I sistemi CMMS (Computerized Maintenance Management System) ed EAM (Enterprise Asset Management), orientati alla gestione integrata dell’intero ciclo di vita degli asset aziendali, rappresentano oggi una componente essenziale di questa evoluzione. Tuttavia, il loro potenziale va ben oltre la mera gestione amministrativa degli interventi. Quando integrati con tecnologie di condition monitoring e strumenti di intelligenza artificiale, questi sistemi diventano veri e propri attuatori di una manutenzione “smart”, nella quale proprio l’intelligenza artificiale rappresenta oggi uno degli elementi più innovativi: non si tratta più soltanto di automatizzare processi o raccogliere dati, ma di utilizzare le informazioni generate dagli impianti per costruire modelli capaci di interpretare il comportamento degli asset, anticiparne le criticità e supportare decisioni sempre più rapide ed efficaci.

Ma quanto sono realmente pronte le organizzazioni industriali a valorizzare il patrimonio informativo generato dagli impianti? E quanto potrà incidere, nei prossimi anni, la capacità di integrare strumenti digitali avanzati all’interno dei processi manutentivi quotidiani?

La risposta dipenderà dalla capacità delle organizzazioni di trasformare la digitalizzazione da semplice investimento tecnologico a reale cambiamento culturale e organizzativo. Molte realtà industriali dispongono già oggi di enormi quantità di dati provenienti dagli impianti, ma non sempre riescono a convertirli in informazioni realmente utili per orientare decisioni operative e strategiche. Il vero valore, infatti, non risiede soltanto nella disponibilità del dato, ma nella capacità di interpretarlo, integrarlo e utilizzarlo in modo efficace all’interno dei processi manutentivi. La sfida non riguarda quindi l’introduzione di nuove piattaforme digitali o soluzioni di intelligenza artificiale, ma soprattutto la capacità di costruire una cultura aziendale orientata alla condivisione delle informazioni, alla collaborazione tra funzioni e all’utilizzo strategico dei dati. Nei prossimi anni, proprio il livello di integrazione tra tecnologie digitali, competenze e modelli decisionali rappresenterà uno degli elementi distintivi tra le organizzazioni capaci di evolvere verso una manutenzione realmente intelligente e quelle che continueranno a utilizzare la digitalizzazione soltanto come supporto operativo. In questo scenario, la manutenzione è destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle strategie industriali, diventando non soltanto una funzione tecnica, ma un elemento chiave per garantire resilienza, competitività e sostenibilità dei sistemi produttivi.

La vera sfida, dunque, non consiste soltanto nell’introdurre nuove tecnologie, ma nel riuscire a integrarle efficacemente nei processi organizzativi e decisionali. La digitalizzazione della manutenzione richiede infatti una visione sistemica, capace di coniugare innovazione tecnologica, gestione dei dati e strategie di asset management in un approccio che garantisca continuità operativa, competitività e sviluppo sostenibile delle imprese.

Auguro a tutti una buona lettura.

SOMMARIO

In questo numero

A.I.MAN. INFORMA

6. Partner Sostenitori

7. Organigramma

8. Notiziario dell’Associazione

10. SII-Maintenance 2026: la Manutenzione approda a Verona il 16 e 17 Giugno

11. A .I.MAN. Opening Day 2026: la Manutenzione traccia la rotta del Futuro

12. A .I.MAN. Opening Day Highlights

PILLOLE DI MANUTENZIONE

18. “Pillole di Manutenzione”: la voce diretta dei professionisti del settore nell’analisi dei temi più attuali - video a oltre un milione di views

MANUTENZIONE & DIGITALIZZAZIONE

EDITORIALE

Informativa ai sensi dell’art. 13. d.lgs 196/2003 I dati sono trattati, con modalità anche informatiche per l’invio della rivista e per svolgere le attività a ciò connesse. Titolare del trattamento è TIMGlobal Media Srl con Socio Unico - Via San Bovio 3 - Segreen Business Park, Building K - Segrate (MI). Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti alla registrazione, modifica, elaborazione dati e loro stampa, al confezionamento e spedizione delle riviste, al call center e alla gestione amministrativa e contabile. Ai sensi dell’art. 13. d.lgs 196/2003 è possibile esercitare i relativi diritti fra cui consultare, modificare, aggiornare e cancellare i dati nonché richiedere elenco completo ed aggiornato dei responsabili, rivolgendosi al titolare al succitato indirizzo.

Informativa dell’editore al pubblico ai sensi ai sensi dell’art. 13. d lgs196/2003

Ad sensi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n° 196 e dell’art. 2, comma 2 del codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, TIMGlobal Media Srl con Socio Unico - Via San Bovio 3 - Segreen Business Park, Building K - Segrate (MI) - titolare del trattamento, rende noto che presso propri locali siti in Segrate, Centro Commerciale San Felice, 86 vengono conservati gli archivi di dati personali e di immagini fotografiche cui i giornalisti, praticanti, pubblicisti e altri soggetti (che occasionalmente redigono articoli o saggi) che collaborano con il predetto titolare attingono nello svolgimento della propria attività giornalistica per le finalità di informazione connesse allo svolgimento della stessa. I soggetti che possono conoscere i predetti dati sono esclusivamente i predetti professionisti nonché gli addetti preposti alla stampa ed alla realizzazione editoriale della testata. Ai sensi dell’art. 13. d.lgs 196/2003 si possono esercitare i relativi diritti, tra cui consultare, modificare, cancellare i dati od opporsi al loro utilizzo, rivolgendosi al predetto titolare. Si ricorda che ai sensi dell’art. 138, del d.lgs 196/2003, non è esercitabile il diritto di conoscere l’origine dei dati personali ai sensi dell’art. 7, comma 2, lettera a), d.lgs 196/2003, in virtù delle norme sul segreto professionale, limitatamente alla fonte dello notizia.

21. Dalla digitalizzazione alla gestione cognitiva degli asset

Maurizio Ricci, Segretario Generale, A.I.MAN.

27. Le nuove sfide dell’era tecnologica

Rinaldo Monforte, Consigliere, A.I.MAN

28. L’evoluzione della manutenzione nelle centrali idroelettriche

Antonino Sannolo, Responsabile Divisione Ingegneria Elettromeccanica –Direzione Operativa, CVA

MANUTENZIONE & SERVICE

30. Dal modello gerarchico alla gestione del rischio: evoluzione del TCO negli asset complessi

Donatella Fochesato, Responsabile Asset Management, RFI, Gruppo FS

Lorenzo Di Pasquale, Asset Management, RFI, Gruppo FS

Emanuele Dovere, Vice Direttore, Master MeGMI

Giovanni Ruggeri, Collaboratore CELS, Università degli studi di Bergamo

Mattia Galimberti, Collaboratore CELS, Università degli studi di Bergamo

Enrico Cagnoni, Collaboratore CELS, Università degli studi di Bergamo

Roberto Pinto, Professore, Università degli studi di Bergamo

MANUTENZIONE& CERTIFICAZIONE

35. Dalla manutenzione all’Asset Management: il percorso di Uniacque per certificarsi ISO 55001

Giovanni Ruggeri, Gruppo di ricerca CELS, Università degli studi di Bergamo

Enrico Cagnoni, Gruppo di ricerca CELS, Università degli studi di Bergamo

Daniele Angelo Bressan, Responsabile sistemi, compliance e sostenibilità, Uniacque S.p.a.

SOMMARIO

MANUTENZIONE IN FUM…ETTO

38. Manutenzione & Digitalizzazione

40. MANUTENZIONE…IN PILLOLE

MANUTENZIONE OGGI

45. Tutto per l’automazione

MANUTENZIONE & SICUREZZA

46. È nato prima l’elmetto o il manutentore?

Fabio Calzavara, Responsabile Sezione Manutenzione & Sicurezza, A.I.MAN.

INTERVISTA ESCLUSIVA

51. Verso un nuovo “Umanesimo del lavoro”: il ruolo strategico delle Alte Professionalità nell’era dell’IA

Gabriella Ancora, Presidente Nazionale, CIU-Unionquadri

TOP MAINTENANCE SOLUTIONS

54. Misura di livello con sensori radar: come Döhler risparmia tempo e denaro grazie alla tecnologia di misura di VEGA

56. L’Eccellenza Schaeffler nella Metallurgia: Soluzioni ad Alte Prestazioni per Sfide Estreme

57. Illuminazione personalizzata degli ambienti

58. Qualità e tecnologia uniscono tomografia e scanner laser per controlli più completi

64. Caldo in cantiere: come lavorare in sicurezza sotto il sole

65. L’energia cambia volto e RS Italia è pronta

66. Sistemi Salerno riduce le perdite con le soluzioni EcoStruxure di Schneider Electric

67. Aff rontare insieme le nuove sfide della manutenzione

60. PRODOTTI DI MANUTENZIONE

68. INDUSTRY WORLD

APPUNTI DI MANUTENZIONE

71. Digitalizzare non è capire

Maurizio Cattaneo, Amministratore, Global Service & Maintenance

74. Elenco Aziende

Orhan Erenberk, Presidente Cristian Son, Amministratore Delegato Francesco Facchini, Direttore Responsabile REDAZIONE

Marco Marangoni, Direttore Editoriale m.marangoni@tim-europe.com

Martina Matteucci, Redazione

COMITATO TECNICO – SCIENTIFICO

Bruno Sasso, Coordinatore Giuseppe Adriani, Federico Adrodegari, Andrea Bottazzi, Fabio Calzavara, Antonio Caputo, Damiana Chinese, Francesco Facchini, Marco Frosolini, Marco Macchi, Marcello Moresco, Vittorio Pavone, Antonella Petrillo, Marcello Pintus, Maurizio Ricci Aree Tematiche di riferimento: Competenze in Manutenzione, Gestione del Ciclo di Vita degli Asset, Ingegneria di Affidabilità e di Manutenzione, Manutenzione e Business, Manutenzione e Industria 4.0, Processi di Manutenzione

MARKETING

Marco Prinari, Marketing Group Coordinator m.prinari@tim-europe.com

PUBBLICITÀ

Giovanni Cappella, Sales Executive g.cappella@tim-europe.com

Valentina Razzini, G.A. & Production v.razzini@tim-europe.com

Eugenia Greco, Production DIREZIONE, REDAZIONE, PUBBLICITÀ E AMMINISTRAZIONE

Via San Bovio 3 - Segreen Business Park, Building K I-20054 Segrate, MI www.manutenzione-online.com manutenzione@manutenzione-online.com

La Direzione non assume responsabilità per le opinioni espresse dagli autori nei testi redazionali e pubblicitari. Società soggetta all’attività di Direzione e Coordinamento da parte di TIM Global Media BV PRODUZIONE

Stampa: Logo srl - Borgoricco (PD) La riproduzione, non preventivamente autorizzata dall’Editore, di tutto o in parte del contenuto di questo periodico costituisce reato, penalmente perseguibile ai sensi dell’articolo 171 della legge 22 aprile 1941, numero 633.

© 2026 TIMGlobal Media Srl con Socio Unico MANUTENZIONE & Asset Management Registrata presso il Tribunale di Milano n° 76 del 12 febbraio 1994. Printed in Italy. Per abbonamenti rivolgersi ad A.I.MAN.: aiman@aiman.com – 02 76020445

Costo singola copia ¤ 5,20

PARTNER SOSTENITORI A.I.MAN.

Oltre alla possibilità di avere il loro logo sul sito A.I.MAN. e nella Rivista Manutenzione & Asset Management, i Partner Sostenitori potranno utilizzare il logo personalizzato A.I.MAN.-Azienda Partner Sostenitore nelle comunicazioni e canali media preferiti per tutto

Aesseal aesseal.com

CICPND cicpnd.it

HIKMICRO hikmicrotech.co

Ricam group ricamgroup.it

SEW-EURODRIVE Italia sew-eurodrive.it

SULZER sulzer.com

aiman@aiman.com

il 2025 ed avranno un post istituzionale linkedin dedicato; nella quota è inoltre compresa una pagina di pubblicità sulla Rivista Manutenzione & Asset Management. Per ulteriori informazioni aiman@aiman.com

AMARÙ amaru.it

CONRAD conrad.it

I.S.M.E. ismesrl.com

SCHAEFFLER schaeffler.it

SKF skf.com

Camozzi it.camozzigroup.com

DARK WAVE darkwavethermo.com

Rendelin rendelin.it

Schneider Electric se.com

SONATRACH sonatrachitalia.it

Tecnosar tecnosar.com

Aggiornato il 6 maggio 2026

QUOTA ASSOCIATIVA

Organigramma 2026 - 2028

Cristian Son

Responsabile Marketing & Relazioni Esterne Delegato EFNMS email: cristian.son@aiman.com

Marco Marangoni

Coordinatore Comunicazione & Soci Direttore Editoriale "Manutenzione & Asset Management" email: marco.marangoni@aiman.com

Valentina Razzini Office Manager email: aiman@aiman.com

Riccardo Baldelli Vice Presidente
Stefano Dolci Vice Presidente
Riccardo Baldelli Vice Presidente
Stefano Dolci Vice Presidente
Comitato Esecutivo
Cristian Son Responsabile Marketing & Relazioni Esterne A.I.MAN.
Maurizio Ricci Segretario Generale
Segretario Generale
Maurizio Ricci
Consigliere
Giuseppe Adriani Consigliere
Matteo Diani
Consigliere
Rinaldo Monforte Ferrario
Consigliere
Marcello Pintus
Consigliere
Gabriele Guzzetti Consigliere
Lorenzo Ganzerla Consigliere
Fabio Fresi Consigliere
Alberto Fassio
Consigliere Gioacchino Mugnieco
Consigliere Fausto Villa Consigliere
Alessandro Spadini

A.I.MAN. INFORMA

Successo a Cagliari per il Workshop

A.I.MAN.

A.L.E.R.T. firmato

e IGS

Bilancio estremamente positivo per “A.L.E.R.T. – Asset Life, Efficiency & Reliability Technology”, l’evento specialistico tenutosi a Cagliari il 16 Aprile e organizzato da A.I.MAN. in stretta collaborazione con IGS - Integrated Global Services. La giornata, focalizzata sulle frontiere tecnologiche per l’efficienza e la durata degli asset industriali, ha visto una partecipazione numerosa e qualificata. Sotto la moderazione di Marcello Pintus e Marzia Mastino, i lavori hanno stimolato un dibattito vivace, confermando l’importanza del confronto tecnico tra esperti del settore. Il workshop non è stato solo un momento formativo, ma una vera piattaforma di networking, dove professionisti e aziende hanno potuto scambiare best practice e soluzioni innovative. Un ringraziamento particolare va a IGS per la sinergia organizzativa e a tutti gli sponsor che, con il loro prezioso supporto, hanno reso possibile l’iniziativa. L’appuntamento di Cagliari ribadisce il ruolo centrale di A.I.MAN. nel promuovere la cultura della manutenzione e dell’affidabilità in Italia.

A.I.MAN. e Cogne Acciai Speciali: la Manutenzione incontra i giovani

Il giorno 24 Aprile una delegazione A.I.MAN. ha fatto visita a Cogne Acciai Speciali per una giornata dedicata agli studenti del quinto anno dell’Istituto “Salesiani Don Bosco” di Châtillon. L’incontro ha permesso ai ragazzi di scoprire un’eccellenza nazionale e approfondire le opportunità professionali nel settore della manutenzione. L’iniziativa, promossa dal Consigliere Matteo Diani (Head of Group Investments & Strategic Maintenance di Cogne), ha visto la partecipazione del Presidente A.I. MAN. Giorgio Beato e del Responsabile Relazioni Esterne Cristian Son Al centro del dibattito, l’importanza di trasmettere a possibili futuri manutentori i valori di un’Associazione che, da 67 anni, promuove una cultura della manutenzione sicura, sostenibile e affidabile. Grazie a Cogne Acciai Speciali per l’accoglienza e per aver favorito questo fondamentale momento di condivisione e orientamento per le nuove generazioni.

A.I.MAN. Lab Osservatorio 2026: Manutenzione & Digitalizzazione

Il 25 maggio iniziano i lavori dell’A.I.MAN. Lab Osservatorio, quest’anno focalizzato sul binomio Manutenzione & Digitalizzazione. Il progetto è guidato dal Team Leader Gabriele Guzzetti, Consigliere A.I.MAN. e Direttore Operations di Galbusera. L’obiettivo è la creazione di un Booklet esclusivo che analizzerà i trend del settore, grazie al confronto tra un team di end user e un gruppo di prestigiosi solution provider. Partecipano attivamente: Camozzi Automation, Hitachi, Ricam Group, Schaeffler, Schneider Electric e SKF. L’iniziativa sarà un punto di riferimento strategico per definire le linee guida della manutenzione 4.0 e dell’intelligenza artificiale, unendo competenze tecniche e soluzioni tecnologiche d’avanguardia per l’industria moderna.

Innovazione e manutenzione: ecco IFS Connect Italia 2026

A.I.MAN. parteciperà a IFS Connect Italia 2026, in programma il 13 maggio a Milano presso Magna Pars – L’Hotel à Parfum. L’evento riunirà leader e decision maker dei settori industriali per confrontarsi sull’evoluzione di manutenzione, asset management e operations in un contesto sempre più guidato da dati, intelligenza artificiale e nuove normative. Il contributo dell’Associazione sarà affidato al Presidente Giorgio Beato e ai consiglieri Alberto Fassio e Rinaldo Monforte Ferrario, che porteranno una visione strategica sull’innovazione nel settore manutentivo. La partecipazione offrirà insight concreti su manutenzione evoluta, affidabilità degli asset e trasformazione digitale, confermando il ruolo centrale della manutenzione come leva di competitività per le imprese.

A.I.MAN. protagonista all’NTN

Distribution Business Day presso Ducati

Il 7 maggio, la prestigiosa sede Ducati a Borgo Panigale ha ospitato la seconda edizione dell’NTN Distribution Business Day. Un appuntamento strategico che ha visto la partecipazione attiva di A.I.MAN., a conferma del forte legame tra l’Associazione ed NTN Italia. L’intervento istituzionale è stato affidato a Cristian Son, Responsabile Relazioni Esterne di A.I.MAN., che ha approfondito il valore della cultura della manutenzione nelle filiere tecnologiche. Grazie al network dell’Associazione, l’evento ha beneficiato anche del contributo di UNIGRA. Il programma ha incluso la visita allo stabilimento e al Museo Ducati, oltre a un focus sulla strategia NTN 2024-2030, consolidando una sinergia volta all’efficienza e all’affidabilità.

Manutenzione ed Etica nelle Infrastrutture: A.I.MAN. protagonista a Montesilvano con il contributo di Martino Vergata

Il Coordinatore Regionale per la Calabria tra i curatori scientifici del volume “Oltre la Rete” presentato al Convegno Nazionale promosso da Sapet Orsa Ferrovie

Montesilvano (PE), 20 aprile 2026 – La manutenzione d’eccellenza e la cultura della sicurezza tornano al centro del dibattito nazionale. A.I.MAN. (Associazione Italiana Manutenzione) partecipa attivamente al confronto scientifico in occasione del convegno “Manutenzione, Innovazione, Competenze e Cultura della Sicurezza nelle Infrastrutture – L’Etica come bussola della Governance”, svoltosi il 20 Aprile scorso a Montesilvano. L’evento, che prosegue il percorso istituzionale avviato lo scorso ottobre presso il Senato della Repubblica, ha visto tra i suoi principali animatori e organizzatori Martino Vergata, socio A.I.MAN. e attuale Coordinatore Regionale A.I.MAN. per la Sezione Calabria.

Tra i relatori di alto profilo che hanno preso parte ai lavori si segnalano gli interventi di Valter Quercioli, Presidente Nazionale Federmanager, e Giovanni Taveri, Vice Presidente Nazionale AIAS, che hanno offerto prospettive fondamentali sul tema della governance e della sicurezza.

Il contributo scientifico di A.I.MAN.

La presenza di A.I.MAN. all’interno di questo prestigioso tavolo tecnico sottolinea l’importanza delle competenze specialistiche nella gestione delle reti complesse. Martino Vergata, in qualità di organizzatore e curatore scientifico, ha portato l’esperienza e la visione dell’Associazione nel cuore del progetto editoriale presentato durante il pomeriggio: il volume istituzionale “Oltre la Rete”, opera promossa dal sindacato SAPET/ ORSA Ferrovie, che ha affidato la curatela scientifica a Lorenzo Dorato, Martino Vergata e Pasquale Felice.

Il volume si avvale del contributo di autorevoli esponenti del mondo accademico, tecnico e istituzionale, tra cui Christian Wolmar, Salvatore Matteo Parisi, Pasquale Felice, Bogdan Fratini, Alessio Merola, Alberto Cossu, Martino Vergata e Lorenzo Dorato.

L’opera si inserisce nel solco del percorso istituzionale avviato presso il Senato della Repubblica e si arricchisce del sostegno della VIII Commissione (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica), con contributi del Presidente Sen. Claudio Fazzone e della Sen. Gabriella Di Girolamo, a conferma della rilevanza nazionale dei temi trattati.

Nella foto sono presenti da sinistra verso destra: Giovanni Taveri (Vice Presidente AIAS), Domizia Di Fazio (Sindacato Orsa), Salvatore Parisi (Segretario Nazionale Sapet Orsa), Valter Quercioli (Presidente Nazionale Federmanager), Martino Vergata (Coordinatore Regionale A.I.MAN. Calabria), Pasquale Felice (Sapet Orsa)

Nel corso dei lavori, è emerso con forza come la manutenzione evoluta non sia solo una necessità tecnica, ma un imperativo etico. Per A.I.MAN., il rafforzamento del know-how, l’etica dei manager di manutenzione e la formazione continua — temi cari all’Associazione — rappresentano l’unico argine possibile contro il degrado infrastrutturale e la garanzia per la tutela del capitale umano.

L’Associazione ringrazia gli organizzatori per l’invito, in primis il Segretario Nazionale del Sindacato SAPET/ORSA Ferrovie Salvatore Matteo Parisi per la pregevole iniziativa culturale. Comunicazione A.I.MAN.

BE RE ADY FOR 2026!

16 - 17 Giugno 2026

Veronafiere

Esposizione di prodotti e servizi

Le ultime novità del settore dai

più importanti fornitori nazionali e internazionali

Casi di successo

Esperienze di aziende che hanno implementato strategie di manutenzione innovative

Networking

Incontri con esperti del settore e colleghi per creare nuove opportunità di business in Italia e all’estero

Conferenze e workshop

Approfondimenti su tematiche attuali come Manutenzione predittiva, Digitalizzazione, Sostenibilità, Servitization e Sicurezza

COMUNICATO STAMPA A.I.MAN.

A.I.MAN. Opening Day 2026: la Manutenzione traccia la rotta del Futuro

Varese – Bilancio estremamente positivo per “A.I.MAN. Opening Day 2026”, l’appuntamento annuale con cui l’Associazione Italiana Manutenzione apre ufficialmente le sue attività e lancia i grandi appuntamenti che seguiranno nei mesi successivi. L’evento, intitolato “La manutenzione incontra il Futuro”, ha registrato la partecipazione di 100 professionisti del settore che hanno accolto con grande soddisfazione i contenuti tecnici e strategici esposti, scoprendo novità e appuntamenti in arrivo grazie ad A.I.MAN.

L’ecosistema A.I.MAN.: Formazione, Sostenibilità e Visione

Sotto la moderazione di Cristian Son, Responsabile Relazioni Esterne, i lavori sono stati aperti dal Presidente Giorgio Beato. Il cuore del dibattito ha visto protagonista l’intero ecosistema dell’Associazione Italiana Manutenzione: dalla A.I.MAN. Academy, con il suo focus cruciale sulle competenze e il legame dell’Associazione con il mondo delle scuole, fino all’attività dell’A.I.MAN Lab Osservatorio e degli A.I.MAN. Lab Days. Sono stati presentati i Position Paper 2025 dedicati ai settori Petrolchimico e Alimentare, oltre al documento originale “Manutenzione & Sostenibilità”. Grande curiosità ha accompagnato il lancio ufficiale dell’Osservatorio 2026 “Manutenzione

& Digitalizzazione” e l’apertura delle iscrizioni per SII - Maintenance 2026, la mostra della Manutenzione in programma il 16-17 Giugno presso Veronafiere durante ECNDT, la Conferenza Europea sulle Prove non Distruttive.

Eccellenze a confronto: i casi Lindt & Sprüngli e Carlsberg Italia

Il palco ha ospitato testimonianze di altissimo profilo, come quella di Klodian Farruku (Maintenance Manager di Lindt & Sprüngli), che ha illustrato il percorso d’eccellenza verso la WCM attraverso la manutenzione predittiva. Di pari rilievo l’intervento di Edoardo Cedro per Carlsberg Italia (Birrificio Angelo Poretti), che ha analizzato l’evoluzione dei modelli manutentivi all’interno di un Birrificio, sottolineando come il lavoro di squadra e il rapporto umano siano ancor oggi fondamentali. Nel finale di mattinata, con un momento a sorpresa, grazie alle parole di Luca Rota, Head of Facility

Management di Arena di Milano, il pubblico ha assaporato anche cosa vuol dire vivere un’Olimpiade dal punto di vista manutentivo e gestionale.

Tecnologie e Innovazione: il contributo degli Specialisti

La giornata è stata arricchita dai contributi tecnici dei leader di mercato, i nostri “Specialisti di Manutenzione”. NTN Italia ha approfondito le tecnologie di lubrificazione solida, mentre Carl Software ha mostrato l’efficacia dell’integrazione tra IoT e SAP S/4HANA. Gli esperti di Schaeffler e SKF hanno invece delineato i nuovi standard di efficienza e affidabilità necessari per la produzione moderna. Infine, l’intervento di Emanuele Mascherpa ha ribadito l’importanza della lubrificazione come pilastro per la sicurezza e la continuità produttiva. L’evento si è concluso con le apprezzatissime visite allo Stabilimento Lindt & Sprungli e al Birrificio Angelo Poretti

I ringraziamenti a tutti i presenti, a chi ha aperto le porte del proprio stabilimento, a tutti i relatori, ai già citati Specialisti di Manutenzione (a cui si aggiungono ISE e Ronchi ILS), ai Partner dell’A.I. MAN. Lab Osservatorio (Camozzi Automation, Ricam Group, Schaeffler, Schneider Electric ed SKF). L’appuntamento è ora di quelli da non perdere: SII-Maintenance, Veronafiere, 16-17 Giugno. □

Comunicazione A.I.MAN.

Quarant’anni e più di storia aziendale caratterizzati da crescita continua

Nata nei primi anni Ottanta come azienda commerciale, nel 1984

Faro Bearings si fonde con un’altra società del settore per produrre cuscinetti speciali trasformandosi in S.p.A. ma è nel 1989 che inizia l’espansione, grazie alla gestione di nuovi soci e all’aumento di capitale.

Negli anni a venire la filosofia dei nuovi dirigenti è stata quella di reinvestire i profitti sia in nuove macchine di produzione che in attrezzature di controllo, e principalmente in risorse umane.

Le incalzanti richieste del mercato hanno favorito l’integrazione con un’altra impresa qualificata nella tecnologia dei processi produttivi, permettendo di raddoppiare il fatturato.

Nel frattempo, è stato avviato un programma di rinnovamento totale del parco macchine inserendo equipaggiamenti sempre più moderni.

Nel 1997 è stato raddoppiato il capitale per autofinanziare il trasferimento nel nuovo stabilimento, che ha costituito la premessa per aumentare ancora di

più la capacità produttiva e un servizio ai clienti sempre più efficiente. Attenta alle problematiche ambientali, l’azienda si è impegnata concretamente nel minimizzare l’impatto ambientale di processi, prodotti e servizi e attestare l’affidabilità del sistema di gestione ambientale così applicato, ottenendo nel 2005 la certificazione ISO 14001.

Successivamente Faro Bearings ha ottenuto la certificazione del sistema di Gestione per la Qualità ISO 9001:2015

Innovazioni in faro bearings

Inoltre, Faro Bearings, nell’ottica del continuo miglioramento, nel 2019, ha investito su un nuovo laboratorio metrologico; Stiamo parlando di un laboratorio di 100 mq realizzato all’interno dello stabilimento dell’azienda a Calendasco (PC), in struttura isolata con camere a temperatura controllata di 20°C classe 1 (con variabilità ammes-

FARO Industriale S.r.l

Via Torino 19 - 29010 Calendasco (Pc) – Italy

Tel: +39 0523 769849

Fax: +39 0523 760315

Sales@faro-spa.it

sa di 0,5°C/ora, 0,5°C/ giorno e 0,5°C/ metro), separate da camera di ambientamento.

Il laboratorio ospita due macchine di misura tridimensionali Zeiss le quali, con caratteristiche differenti, hanno permesso di aumentare le capacità di controllo dimensionale arrivando ad un diametro di 2.000 mm e di perfezionare il controllo di forma di cuscinetti particolarmente pesanti. Quest’ultima opportunità è garantita in Faro dalla nuova Zeiss Prismo Ultra, dotata di tavola rotante, e prima arrivata in Italia.

Macchina di misura a ponte realizzata in materiali compositi di fibra di carbonio e ceramica, utilizza correzioni guidate da computer di tutte le influenze dinamiche sulla macchina. In questo modo si ottimizza la precisione durante la scansione ad alta velocità.

La macchina, inoltre, permette di effettuare misure con precisione del decimo di micron. Dotata di una tavola rotante integrata appoggiata su cuscinetti ad aria, abbina un perfetto movimento ad un’accuratissima rilevazione dei valori di forma, ed estende la possibilità di controllo fino ad un diametro di 1.000 mm.

Sempre con struttura a ponte è la Zeiss Accura 2000, macchina realizzata in acciaio e in alluminio con campo di controllo esteso alle dimensioni massime pari a 2.000 x 2.400 x 1.000 mm, provvista di una testa di misura fissa attiva di elevata precisione e stabilità.

A.I.MAN. VI INVITA NELLA SUA CASA…

LA CASA DELLA MANUTENZIONE

Analizziamo il mercato della manutenzione grazie al tuo contributo.

DIGITALIZZAZIONE

Qual è stato il cambiamento più evidente che la digitalizzazione ha portato nella manutenzione del suo impianto?

SOSTENIBILITÀ

Cosa significa fare manutenzione sostenibile oggi nel suo stabilimento?

Video-selfie di massimo 2 minuti

Puoi inviare anche più contributi

FORMAZIONE

Come viene affrontato nel suo stabilimento il tema sempre più attuale della formazione dei tecnici, in un periodo storico come quello che stiamo vivendo?

SICUREZZA

Manutenzione & Sicurezza: a che punto siamo realmente secondo lei?

Diffusione attraverso i nostri social media e le analisi di settore

manutenzione@manutenzione-online.com

“Pillole di Manutenzione”: la voce diretta dei professionisti del settore nell’analisi dei temi più attualivideo a oltre un milione di views

Continua con grande successo l’iniziativa editoriale targata Manutenzione & Asset Management, la rivista ufficiale di A.I.MAN. – Associazione Italiana Manutenzione. I contributi video hanno già superato le 700.000 visualizzazioni, a testimonianza della forza del network A.I.MAN. e della capacità del progetto di catalizzare attenzione e partecipazione all’interno della community della manutenzione. Si tratta delle “Pillole di Manutenzione”, una rubrica innovativa, dinamica e partecipativa, pensata per dare voce ai protagonisti del mondo della manutenzione, raccogliendo riflessioni, esperienze e visioni sul presente e sul futuro del settore.

La rubrica è nata con un obiettivo preciso: creare uno spazio di confronto autentico e diretto e lo fa partendo da quattro temi chiave che rappresentano oggi le principali sfide e opportunità del settore, nonché quattro sezioni tematiche della nostra Associazione:

■ Digitalizzazione

■ Formazione

■ Sicurezza

■ Sostenibilità

Temi trasversali, strategici, che interessano ogni comparto e ogni figura professionale coinvolta nella manutenzione industriale e dei servizi. E soprattutto spunti di partenza: “Pillole di Manutenzione” vuole essere aperta a tutti gli interventi legati al mondo della Manutenzione. Infatti, già in questi mesi le tematiche sono andate anche verso altri argomenti centrali

come quelle dei trasporti e delle infrastrutture. A raccontare sono proprio i professionisti, attraverso brevi video selfie della durata massima di tre minuti, in cui condividono la propria esperienza, il proprio punto di vista o un semplice spunto di riflessione. Le pillole sono poi diffuse sui canali media ufficiali di Manutenzione & Asset Management e di A.I.MAN., amplificando il valore di ciascun contributo e costruendo, settimana dopo settimana, una narrazione corale che unisce il territorio, le aziende, i tecnici e i manager. Il progetto – promosso e curato dalla redazione della rivista con l’Associazione – si fonda su un’idea semplice ma potente: chi vive la manutenzione ogni giorno ha molto da dire, e lo sa dire bene, se gli si dà lo spazio e il linguaggio giusto.

Le “Pillole di Manutenzione” non sono quindi semplici testimonianze, ma contenuti di valore, capaci di ispirare, informare e orientare, raccontati in prima persona da chi la manutenzione la fa, la gestisce, la studia o la innova. L’entusiasmo riscontrato nei primi

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*dato aggiornato al 5//5/2026

contatti con operatori e stakeholder – conferma la bontà dell’iniziativa: c’è voglia di confronto, di racconto, di condivisione. E c’è soprattutto la consapevolezza che, oggi più che mai, il sapere manutentivo è un patrimonio collettivo da valorizzare.

“Pillole di Manutenzione” è un modo nuovo per fare cultura della manutenzione, valorizzando l’esperienza e il pensiero delle persone che la rendono possibile ogni giorno. Perché la manutenzione evolve, e con lei devono evolvere anche i modi di raccontarla. In queste settimane la rubrica sta ospitando la presentazione dei nuovi Consiglieri A.I.MAN., eletti a Dicembre 2025 per il triennio 2026-2028.□

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EDITORIALE

Dalla digitalizzazione alla gestione cognitiva degli asset

Integrare IT/OT, sicurezza e analisi del rischio per evolvere dalla manutenzione tradizionale a una gestione intelligente, distribuita e guidata dalla conoscenza

Introduzione

La gestione degli asset industriali rafforza e costantemente rende attuale il modello V.U.C.A., di origine militare, risalente agli anni Ottanta, più volte già richiamato da colleghi A.I.MAN. in convegni e articoli di settore, in varie declinazioni. Il modello si fonda su quattro elementi, da qui l’acronimo, che sono molto centrati per ciò che riguarda sul “come” fare manutenzione su sistemi sempre più complessi ma spesso anche complicati: “Volatility”, cioè situazioni instabili che possono variare in modo inaspettato e drastico; “Uncertainty”, ovvero mancanza di prevedibilità del futuro; “Complexity”, cioè presenza di numerosi fattori interconnessi che rendono difficile analizzare linearmente la situazione; “Ambiguity”, mancanza di chiarezza sul significato di un evento in cui le informazioni sono spesso incomplete o contraddittorie, portando a diverse interpretazioni della realtà. Negli ultimi anni, il modello V.U.C.A. è stato anche affiancato o sostituito dal modello B.A.N.I. (Brittle, Anxious, Non-linear, Incomprehensible), ritenuto più adatto a descrivere, ad esempio, fenomeni socioeconomici quali l’instabilità dell’era post-pandemica.

Per affrontare scenari V.U.C.A. o B.A.N.I., non bastano soluzioni puntuali; devono essere identificate e applicate risposte “sistemiche” che cambino il modo in cui l’organizzazione “pensa” e “reagisce”.

Le principali strategie sistemiche possono essere così riassunte. In primo luogo, occorre passare dalla ricerca della sola efficienza alla “Resilienza”: in un sistema fragile, ottimizzare ogni variabile al massimo genera fragilità, perché basta un intoppo per innescare la rottura. Ciò richiede “Ridondanza” strategica – non considerare le risorse di riserva come sprechi – e “Decentralizzazione”, ovvero distribuire il potere decisionale per ridurre i punti di fallimento singolo.

Occorre rispondere all’incertezza: visto che il futuro è imprevedibile, il sistema deve intervenire precocemente, imparare dal disordine, riducendo il tempo tra l’azione e l’analisi del risultato per correggere la rotta tempestivamente. Inoltre, la complessità non si risolve con procedure più complicate, ma con regole semplici. Se le regole diventano obsolete a causa del cambiamento, uno scopo condiviso guida le persone a prendere la decisione giusta senza bisogno di autorizzazioni formali, anche grazie a una comunicazione trasparente che riduca il rumore di fondo e garantisca la libera circolazione delle informazioni essenziali a tutti i livelli.

Il tutto, quindi, deve essere garantito da parte della componente umana, elemento cruciale, che deve essere preservata dall’ansia che blocca l’innovazione; il sistema deve contribuire a proteggerla, trasformando l’errore da colpa a dato informativo. Questo riduce l’ansia e accelera l’apprendimento, associato all’empatia e ai Soft Skills: occorre investire nell’intelli-

Maurizio Ricci, Segretario Generale, A.I.MAN

genza emotiva per gestire l’impatto psicologico della non-linearità e dell’incomprensibilità.

Il percorso verso il cambiamento

Come si sostanzia quindi il percorso? In primis semplificando la complessità: occorre trovare, se chiara, la relazione causa-effetto e applicare la Best Practice. Qualora non lo fosse, occorre testare le vari opzioni e affidarsi a più esperti a scalare, sino a, nelle situazioni peggiori, limitare le conseguenze.

Nella gestione degli asset industriali, la crescente disponibilità di dati dei vari sistemi OT (SCADA, DCS, PLC, e in generale di tutti i sottosistemi di fabbrica, sempre più diffusi, inclusi i sistemi diagnostici dedicati, i “Plant Digital Twin” …) sempre più integrati con i sistemi IT, in primis i sistemi tradizionali “legacy” (EAM, ERP), se sfruttata in modo ottimale, potrebbe far evolvere rapidamente le risposte nelle direzioni auspicate.

Allo stato attuale, nonostante questa potenziale crescente disponibilità di dati, la maggior parte delle decisioni restano ancora basate su analisi locali, su esperienza storica e soggettiva.

La vera sfida sta nel trasformare questi dati in “informazioni” sempre più complesse (nelle modalità di ottenerle), ma avendo ben chiara l’importanza del livello di affidabilità delle stesse: occorre superare la fase delle informazioni “basiche” – di tipo puramente descrittivo e/o di monitoraggio di semplici “performance” – per arrivare a informazioni capaci di supportare realmente e costantemente decisioni operative e strategiche.

A questa sfida informativa si aggiunge una seconda dimensione critica, spesso sottovalutata: la convergenza IT/OT apre inevitabilmente nuove superfici di attacco. Sistemi OT tradizionalmente isolati – SCADA, DCS, PLC – diventano accessibili attraverso reti condivise, esponendo impianti critici a rischi di cybersecurity che in passato erano semplicemente inesistenti. La gestione “cognitiva” degli asset non può prescindere da un approccio di “security by design” integrato fin dall’architettura: autenticazione dei flussi dati e segregazione delle reti OT, audit trail degli interventi automatici suggeriti dall’AI. In altri termini, l’intelligenza distribuita deve essere accompagnata da una governance distribuita della sicurezza, pena la trasformazione del vantaggio competitivo in vettore di vulnerabilità.

Infine, il percorso di vero cambiamento, può completarsi solo con l’introduzione di modelli avanzati di “analisi del rischio” inteso come varie metodologie sistemiche che abbiano

EDITORIALE

come output performance/indicatori che possano supportare decisioni sempre più complesse e dinamiche, quindi essenziali per valutare scelte operative o strategiche, che devono, in sostanza, essere sempre “Risk based”. Non esiste la scelta, di per sé, “corretta o giusta”, una scelta è sempre presa in funzione di un rischio che consideri tutte le facce del problema: sicurezza, ambiente, produttività, costo, immagine, ecc.

L’approccio tradizionale alla gestione del “Rischio” nasce, ed è ancora oggi, di tipo model-driven, basato su metodologie quali la Fault Tree Analysis (FTA), che descrivono le combinazioni di guasto che portano a eventi critici. A questo si affianca la System-Theoretic Process Analysis (STPA), che introduce una visione sistemica considerando interazioni, controlli e vincoli operativi. L’integrazione STPA–FTA consente di combinare l’analisi delle catene di guasto all’analisi delle dinamiche di controllo. Tali metodologie sono però caratterizzate da staticità; devono diventare “dinamiche” e, a quel punto, l’evoluzione verso modelli probabilistici condizionali (Bayesian Network) permette di introdurre aggiornamenti dinamici delle probabilità sempre più sofisticati in quanto tengono in considerazione variabili che aumentano e continuativamente nel tempo si modificano.

In conclusione, il Rischio deve diventare l’elemento fondamentale decisionale in ambienti critici, complessi, instabili (V.U.C.A. o B.A.N.I. docet), con tecnologie che associno la logica model-driven a quella data-driven, grazie alla diffusione dell’AI, che consentirà di abilitare una gestione sempre più consapevole, predittiva e integrata degli asset.

La sempre più rilevante diffusione della sensoristica affermerà sempre più il paradigma data-driven, ma già oggi questo sta passando a un approccio knowledge-driven, basato sull’integrazione di conoscenza esterna.

In questo contesto, i Digital Twin di impianto o di singolo asset svolgeranno un ruolo abilitante cruciale: possono costituire il substrato digitale su cui gli Agenti di AI (estensione dei modelli LLM) possono operare, fornendo una rappresentazione dinamica e aggiornata dello stato fisico dell’asset. Il Digital Twin non è semplicemente un modello 3D o uno storico di dati: è un oggetto computazionale che integra la fisica del sistema, i dati di processo in tempo reale e i modelli di degradazione, diventando la memoria condivisa dell’architettura multi-Agente. Senza questa base, gli Agenti opererebbero su snapshot discontinui; con essa, la transizione dal paradigma data-driven al knowledge-driven diventerà concretamente percorribile.

La crescita di architetture AI basate su Agenti specializzati consentirà di evolvere da sistemi di monitoraggio a sistemi sempre più decisionali. Ciascun Agente AI può coprire una funzione specifica: analisi dei segnali di vibrazione, temperatura, pressione, ecc. (Diagnosti-

EDITORIALE

co); stima della vita residua (RUL, Prognostico); integrazione di dati esterni quali failure database e letteratura tecnica (Knowledge); confronto dei KPI con asset simili (Benchmark); formulazione di azioni operative (Decision).

Gli Agenti AI possono operare in modo coordinato, condividendo informazioni e costruendo una visione integrata del sistema.

Un esempio applicativo su un compressore industriale in linea di processo dotato di: sensori di vibrazione, sensori di temperatura, valvola di sicurezza (PSV). Al rilevamento di un aumento anomalo delle vibrazioni, l’intervento coordinato degli Agenti si articola come segue:

• Il Diagnostic Agent identifica un pattern anomalo compatibile con disallineamento o usura cuscinetti;

• Il Prognostic Agent stima una riduzione della vita residua del 40%;

• Il Knowledge Agent rileva casi analoghi su compressori simili con failure prematura;

• Il Risk Agent aggiorna il rischio considerando possibile impatto su PSV;

• Il Benchmark Agent evidenzia prestazioni inferiori rispetto a standard di settore;

• Infine, il Decision Agent confronta gli scenari di manutenzione immediata, revamping, sostituzione fornendo come output la raccomandazione con valutazione rischio/costo.

Scenari e diffusione prevista

I numeri confermano che questa transizione non è teorica, ma già in corso con ritmi sostenuti. Il mercato globale dell’Enterprise Asset Management era stimato a 7,65 miliardi di dollari nel 2024 ed è proiettato a raggiungere 19,68 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto superiore al 17%.

Ancora più rilevante è il dato sugli Agenti AI in ambito Enterprise: il mercato degli AI Agent è atteso crescere da circa 15 miliardi di dollari nel 2025 a oltre 80–100 miliardi entro il 2030. Secondo Gartner, entro il 2028 il 40% delle interazioni con servizi di AI generativa utilizzerà Agenti autonomi per il completamento di task, e almeno il 15% delle decisioni operative in

ambito industriale verrà preso in modo autonomo da sistemi AI, rispetto a un valore prossimo allo zero nel 2024. Il 2026 sta emergendo come anno di svolta: i primi sistemi multi-Agente escono dalla fase pilota ed entrano in produzione, con protocolli di comunicazione inter-Agente (MCP, A2A) che si stanno stabilizzando sotto governance open source.

Le sfide dell’implementazione: dati, persone e governance

Le nuove architetture descritte presuppongono alcune condizioni abilitanti che meritano di essere esplicitate, perché costituiscono spesso il vero collo di bottiglia nei progetti reali. La prima è la qualità del dato: si opera sulla base di dati provenienti da sensori, storici guasti, work order, failure database. Se questi dati sono frammentati, non etichettati o di scarsa qualità – situazione molto diffusa nella realtà industriale – la capacità predittiva del sistema degrada rapidamente. Occorre investire anche in data governance

Che cosa è il Modello IRIS (Integrated Risk Index)

primo Brevetto EU verso la knowledgedriven

Metodologia basata sulla ingegneria della Resilienza, che consente di trattare il Rischio come vera e propria variabile di processo.

Si basa su:

• Approccio model-driven e data-driven

• Da Hazop - FTA e STPA → Bayesian Network

• integrazione dati digital twin, di processo e manutenzione

• modellazione barriere e componenti impianto (MAVT-Multi-Attribute Value Theory)

• integrazione fattore umano (CREAM-Cognitive Reliability and Error Analysis Method)

Output:

Indice di Rischio (multilivello – da stabilimento, linee, impianti, sistemi a singoli componenti) aggiornato dinamicamente in real-time. Risk Decision Support con percorsi di analisi diagnostica e prognostica degli eventi e processi di verifica e soluzione.

La seconda condizione è il change management: i manutentori e i responsabili di impianto devono potersi fidare delle raccomandazioni del Decision Agent, il che richiede “esplicitabilità” del ragionamento (explainability), tracciabilità delle decisioni e una fase di calibrazione congiunta uomo-macchina (item fondamentale).

Come già richiamato nella sezione sul fattore umano, l’errore del sistema deve essere trattato come dato informativo, non come segnale di rigetto della tecnologia. La terza condizione è la governance: sistemi autonomi che operano su asset critici richiedono regole chiare su quando un Agente AI può agire autonomamente e quando deve chiedere conferma all’operatore, con audit trail verificabili e meccanismi di override documentati. La tecnologia inizia a essere matura; la sfida è organizzativa.

Per concludere, a tutto ciò si affianca una dimensione emergente che non può essere ignorata: la sostenibilità. Le piattaforme EAM di nuova generazione stanno integrando il monitoraggio dell’impronta carbonica e dell’efficienza energetica a livello di singolo asset, in risposta a requisiti ESG sempre più stringenti da parte di investitori e regolatori europei. La gestione cognitiva degli asset diventa così anche strumento di rendicontazione ambientale: ogni decisione di manutenzione – riparare, revamping o sostituire – acquisisce una valenza che va oltre il puro calcolo rischio/costo, incorporando l’impatto sul ciclo di vita dell’apparecchiatura e sulla carbon footprint dell’impianto. Chi inizia oggi a strutturare questa capacità di tracciamento integrato avrà un vantaggio competitivo misurabile nei prossimi anni, sia in termini di compliance normativa sia di posizionamento nei confronti di clienti e partner industriali sempre più attenti alla sostenibilità operativa.

Conclusioni

L’evoluzione da modelli model-driven a data-driven fino ai sistemi knowledge-driven rappresenta il passaggio chiave per l’asset management. L’integrazione tra modelli quali ad esempio IRIS (vedi box), primo modello brevettato, approcci STPA–FTA e tecnologie AI consente di trasformare la manutenzione in una funzione decisionale strategica. □

ci piace girare in un mondo migliore.

sostenibile e affidabile.

I nostri prodotti e servizi riducono l’attrito, rendendo ogni movimento più fluido, sicuro ed efficiente. Con le nostre scelte produttive e le innovazioni tecnologiche ci assumiamo l’impegno di rendere più sostenibili le nostre attività. In tutto il mondo, nella vita di tutti i giorni.

MANUTENZIONE & DIGITALIZZAZIONE

Le nuove sfide dell’era tecnologica

Tra innovazione digitale e formazione tecnica, il percorso necessario per affrontare la transizione verso l’industria 5.0

Il panorama industriale contemporaneo è attraversato da un fermento tecnologico senza precedenti. La digitalizzazione non è più una prospettiva futura, ma un tema estremamente ricorrente che ormai permea ogni aspetto della nostra vita quotidiana, sia lavorativa che privata. Se fino a poco tempo fa il dibattito era concentrato sul paradigma dell’Industria 4.0, oggi ci troviamo già immersi in una realtà che guarda con decisione verso il mondo 5.0.

Questa evoluzione, tuttavia, non è priva di criticità. È un passaggio che porta con sé una sfida importante: l’introduzione di nuovi strumenti e, in certi casi, il rischio di voler digitalizzare ogni processo. È fondamentale, invece, mantenere un approccio equilibrato: la digitalizzazione deve essere finalizzata alla necessità di rimanere in linea con i tempi e alla capacità di gestire gli asset in modo diverso e rigorosamente controllato.

Il valore del dato e la gestione degli asset

Il vero vantaggio competitivo risiede nella possibilità di acquisire il maggior numero di valori e informazioni. Questi dati, indispensabili per una manutenzione predittiva efficace, possono essere ottenuti unicamente attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali. Il monitoraggio costante e la capacità di analisi permettono di passare da una manutenzione “subita” a una manutenzione governata, dove l’asset viene gestito per massimizzarne la disponibilità e la vita utile del macchinario.

Le nuove competenze

L’implementazione tecnologica da sola non è sufficiente. Se è vero che le figure dei meccanici continuano a essere essenziali per il mon-

do della manutenzione, è altrettanto vero che oggi occorrono sempre più professionisti dotati delle abilità necessarie per approcciare le problematiche connesse al mondo digitale. Per questo lo sviluppo delle competenze degli operatori è un aspetto fondamentale. Le sfide tecniche sono diventate molto più articolate rispetto al passato. Oggi, chi opera sul campo deve confrontarsi con:

■ Gestione di software e programmi complessi;

■ Utilizzo di calcolatori avanzati;

■ Comprensione della trasmissione dei segnali elettrici.

Quello che un tempo poteva essere considerato semplice da comprendere, oggi richiede una preparazione specifica a causa della crescente complessità dei sistemi integrati.

Il ruolo cruciale della scuola

In questo scenario, la scuola diventa un punto di partenza fondamentale. È necessario che il sistema educativo sia allineato alle richieste di un mercato del lavoro in continua evoluzione, fornendo ai futuri tecnici le basi per affrontare le problematiche digitali già prima del loro ingresso in azienda. Solo attraverso una sinergia tra formazione scolastica e aggiornamento professionale continuo potremo disporre di tecnici preparati, in grado di padroneggiare la complessità del mondo digitale e di trasformarla in un valore aggiunto per la manutenzione.

La digitalizzazione non deve essere vista come un fine, ma come un potente mezzo che richiede una profonda revisione culturale e professionale. La sfida è quella di saper coniugare la maestria tecnica tradizionale con la padronanza delle nuove tecnologie, per guidare le aziende verso l’era 5.0. □

Rinaldo Monforte Ferrario, Consigliere A.I.MAN.

MANUTENZIONE & DIGITALIZZAZIONE

L’evoluzione della manutenzione nelle centrali idroelettriche

L’esperienza di CVA tra retrofit digitale, sensoristica avanzata e gestione centralizzata degli asset per superare le sfide di un territorio estremo

Divisione Ingegneria Elettromeccanica –Direzione Operativa, CVA

In un contesto energetico in rapida evoluzione, la Compagnia Valdostana delle Acque (CVA) rappresenta un’eccellenza nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Con una potenza installata che supera i 900 MW derivanti principalmente da 32 centrali idroelettriche, e un piano di espansione ambizioso verso l’eolico e il fotovoltaico, la sfida da affrontare quotidianamente non è solo produttiva, ma tecnologica e gestionale. Gestire asset distribuiti su un territorio montano di oltre 3.200 chilometri quadrati richiede un cambio di paradigma: passare dalla manutenzione tradizionale a una strategia basata sulla digitalizzazione e sul condition monitoring

La sfida geografica e l’importanza strategica degli asset

Le nostre centrali, alcune delle quali operative da quasi un secolo, sono situate in contesti morfologicamente complessi: dai bacini in alta quota come Place Moulin alle turbine

collocate in grotte scavate nel cuore della montagna. Un esempio è la centrale di Valpelline, fondamentale non solo per la Valle d’Aosta ma per l’intero sistema nazionale, essendo inserita nel piano di riaccensione della rete elettrica italiana in caso di black-out. In scenari simili, l’ispezione fisica costante diventa un collo di bottiglia logistico ed economico. Un guasto imprevisto su un generatore idroelettrico non rappresenta solo un costo di riparazione, ma una potenziale perdita economica rilevante e un rischio per la stabilità della rete. Per questo motivo, abbiamo intrapreso un percorso di standardizzazione dei sistemi di controllo per ridurre la necessità di interventi in loco e garantire la massima affidabilità.

Dal condition monitoring alla manutenzione predittiva

Il cuore della nostra strategia risiede nel monitoraggio costante dello stato di salute dei componenti rotanti. Attraverso il retrofit digi-

Antonino Sannolo, Responsabile

tale, abbiamo equipaggiato turbine e generatori con una rete capillare di sensori. Il monitoraggio non si limita alle vibrazioni assolute dei supporti, ma abbraccia l’intero ecosistema della macchina, rilevando anomalie strutturali, pressione, temperatura e flusso dei lubrificanti e dei refrigeranti per prevenire surriscaldamenti o perdite di efficienza.

L’intelligenza del dato

Raccogliere i dati è solo il primo passo, la vera sfida è l’analisi. CVA ha adottato la piattaforma IIoT moneo, che centralizza le informazioni provenienti dalle diverse centrali telecondotte. Grazie a questo sistema, i nostri tecnici possono analizzare le tendenze delle vibrazioni in tempo reale e ricevere allarmi automatici al superamento di soglie predefinite.

Il nostro nuovo metodo operativo consiste nel ridurre al minimo i controlli in loco, intervenendo solo quando i sistemi di monitoraggio online segnalano un malfunzionamento.

L’obiettivo a lungo termine è la manutenzione predittiva. Crediamo che l’integrazione tra l’intelligenza artificiale e la cronologia dei dati ci permetterà di prevedere i guasti con

un anticipo tale da ottimizzare completamente il ciclo di vita degli asset.

Sostenibilità, sicurezza e competenze

Per CVA, la digitalizzazione non è un fine, ma un mezzo per raggiungere standard di sicurezza elevati e una reale sostenibilità ambientale. Un impianto efficiente e monitorato minimizza il rischio di incidenti e l’impatto sul territorio alpino che ci ospita. Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. Crediamo fermamente nella formazione costante del nostro personale altamente specializzato. L’armonizzazione della sensoristica non ha solo alleggerito il budget e semplificato la gestione dei ricambi in magazzino, ma ha permesso ai nostri manutentori di operare su sistemi standardizzati, migliorando l’efficacia operativa. In conclusione, l’esperienza di CVA dimostra che anche impianti storici possono diventare protagonisti dell’Industria 4.0. La transizione verso una manutenzione basata sui dati è un percorso ambizioso, ma necessario per garantire un’energia pulita, affidabile e proiettata verso il futuro della rete elettrica europea.

Dal modello gerarchico alla gestione del rischio: evoluzione del TCO negli asset complessi

Il modello gerarchico

Per affrontare la sfida della stima del TCO di asset complessi composti da più sottosistemi interdipendenti, è utile adottare un modello gerarchico di calcolo del costo totale di proprietà. In questo modello, l’asset complesso viene rappresentato con una struttura ad albero (gerarchia) in cui ogni nodo della gerarchia è un asset o componente, e i nodi figli rappresentano le sue parti o sottosistemi (Figura 1). Il concetto chiave è che il TCO dell’asset “padre” può essere calcolato in modo ricorsivo sommando i TCO dei suoi componenti diretti più i costi aggiuntivi dovuti all’integrazione tra questi componenti.

Questa logica si estende a strutture più ampie: ogni sottosistema a sua volta può essere composto da componenti di livello ancora inferiore, e così via, fino ad arrivare ai componenti atomici (che non hanno ulteriori suddivisioni).

L’adozione di questo modello gerarchico consente di riutilizzare le analisi di costo dei sottosistemi: ad esempio, il TCO di un certo tipo di stazione di pompaggio, una volta calcolato, può essere impiegato ogni volta che quella stazione compare come parte di un impianto più grande, senza dover rifare i conti da zero. Ciò risulta estremamente utile per infrastrutture modulari o reti composte da elementi ripetuti.

Un ulteriore vantaggio è che questo approccio permette di modellare in dettaglio l’incertezza di ogni voce di costo e osservarne l’effetto sul totale. Nel modello classico per asset singoli, si possono distinguere costi deterministici (noti a priori, ad es. prezzo d’acquisto pattuito) e costi aleatori (stimati probabilisticamente, ad es. costi di guasto futuri). Nel modello gerarchico, la stessa distinzione vale a ogni livello: ogni componente avrà costi certi e costi variabili, questi ultimi descritti con distribuzioni di probabilità (ad esempio, un intervallo di possibili spese di manutenzione straordinaria basato su dati

Figura 1 - Vista gerarchica dell’asset complesso

Donatella Fochesato, Responsabile Asset Management, RFI , Gruppo FS
Lorenzo Di Pasquale, Asset Management, RFI, Gruppo FS

storici di affidabilità). Il TCO totale dell’asset complesso, essendo somma di variabili aleatorie, diventa anch’esso una variabile aleatoria. Possiamo dunque stimarne non solo il valore atteso (la media), ma anche la variabilità (varianza, deviazione standard) e altri indicatori di rischio. In altre parole, il risultato del calcolo non sarà un singolo valore puntuale di TCO, ma una distribuzione di possibili valori, ciascuno associato a una certa probabilità di accadimento. Questa distribuzione rappresenta l’incertezza intrinseca legata ai costi futuri dell’asset e consente di valutare scenari differenti, dalla situazione più favorevole (TCO minimo) a quella più critica (TCO massimo). Questo consente al management di rispondere a domande del tipo: “Con quale probabilità il costo totale supererà una certa soglia?” oppure “Qual è lo scenario pessimistico (worst case) da considerare per allocare un fondo di contingenza?” (Figura 2) Un aspetto critico da tenere presente è la correlazione tra costi. Nella vita reale, molte voci di costo non sono indipendenti l’una dall’altra. Per esempio, i prezzi di più componenti potrebbero dipendere dallo stesso fornitore (e quindi aumentare insieme), oppure l’andamento del costo dell’energia influenzerà contemporaneamente tutti gli impianti energivori, o ancora l’inflazione e i tassi di cambio possono far lievitare in parallelo i costi di materiali diversi. Dal punto di vista statistico, ciò significa introdurre covarianza nel calcolo: se i costi di due sottosistemi sono po-

sitivamente correlati (tendono ad aumentare o diminuire insieme), la varianza totale del TCO aumenta rispetto al caso in cui fossero indipendenti. Al contrario, in casi rari di correlazione negativa (quando un costo sale, l’altro scende), l’incertezza complessiva può ridursi leggermente. Ignorare le correlazioni porterebbe a valutare erroneamente il rischio: spesso i modelli semplici assumono indipendenza e quindi sottovalutano la probabilità di sforamenti (poiché sommano varianze senza considerare che le oscillazioni possono allinearsi tutte nello stesso verso sfavorevole). È quindi importante identificare e quantificare i principali fattori di correlazione tra costi: fornitori comuni, componenti condivisi, processi produttivi analoghi, esposizione alle stesse fluttuazioni di mercato (valute, inflazione, costo del lavoro o dell’energia, ecc.). Incorporando queste dipendenze nel modello gerarchico, si ottiene una stima del TCO più realistica sulla dispersione dei possibili esiti. Un interessante effetto derivante dal modello gerarchico è che, in presenza di molti componenti relativamente indipendenti, il costo totale aggregato tende ad essere più stabile e prevedibile grazie alla diversificazione. Per fare un paragone, è come avere un portafoglio di investimenti: se i rendimenti (in questo caso i costi) non sono correlati, le fluttuazioni tendono in parte a compensarsi. Di conseguenza, all’aumentare del numero di componenti indipendenti, la distribuzione del TCO si concentra maggiormente intor-

Giovanni Ruggeri, Collaboratore CELS, Università degli studi

Mattia Galimberti, Collaboratore CELS, Università degli studi di

Emanuele Dovere, Vice Direttore Master MeGMI
di Bergamo
Bergamo
Figura 2 - Scenari di TCO

no al valore medio atteso e la probabilità di deviazioni estreme diminuisce. Questo non significa che i rischi spariscano, ma che gli intervalli di variabilità diventano più delineati e stimabili, facilitando la pianificazione. Naturalmente, se invece molti costi si muovono insieme (correlazioni positive elevate), questo beneficio si riduce e rimane una notevole asimmetria verso l’alto nei possibili esborsi: in altre parole, è sempre più probabile avere extra-costi imprevisti piuttosto che risparmi inattesi, e tale asimmetria può essere accentuata dalle correlazioni. Questa consapevolezza aiuta i manager a non sottovalutare le riserve economiche necessarie per coprire gli imprevisti.

Un concetto derivato da questa impostazione è il “percorso critico di costo” (cost critical path). Analogamente al cammino critico di un progetto (dove si individuano le attività che determinano la durata minima del progetto), nel contesto del TCO si possono individuare i componenti la cui incertezza di costo incide maggiormente sulla variabilità complessiva. In pratica, attraverso analisi quantitative come quelle menzionate (contributo alla varianza, sensibilità, simulazioni Monte Carlo, ecc.), si mette in luce una catena di elementi critici dal punto di vista economico. Identificare il percorso critico dei costi significa sapere dove concentrare le azioni di mitigazione del rischio: ad esempio, se dal modello risulta che un particolare componente costoso e soggetto a forte incertezza domina la varianza totale, si potrà valutare di adottare strategie mirate su di esso. Tali strategie possono includere mitigazioni mirate (ridondanza o alternative per il componente critico, accordi di fornitura a prezzo fisso, hedge finanziari su materie prime), monitoraggio prioritario (controlli più frequenti e indicatori early warning per segnali di aumento costo su quella voce) e allocazione di riserve specifiche (budget di contingenza proporzionato al rischio associato a quel componente). In questo modo, il modello TCO gerarchico non solo quantifica i costi, ma informa attivamente la strategia di gestione, indicando dove è più efficace investire risorse per prevenire sforamenti e ottimizzare la spesa.

TCO tra sfide e maturità aziendale

L’adozione di un modello di TCO comporta indubbi vantaggi, ma richiede anche il superamento di alcune sfide operative che non vanno sottovalutate. Prima tra tutte, la dispo-

nibilità di dati consuntivi affidabili e sufficientemente granulari: stimare i costi lungo il ciclo di vita implica poter disporre di informazioni storiche accurate sui singoli asset, spesso suddivise per sottosistema o per centro di costo. Inoltre, per affrontare in modo credibile l’incertezza associata ai costi futuri, è necessario ricavare i parametri di input significativi per le simulazioni (ad esempio per l’approccio Monte Carlo), che derivano a loro volta da una conoscenza dettagliata di tutte le variabili che contribuiscono al calcolo delle singole categorie di costo. Un ulteriore aspetto riguarda la capacità di rappresentare e visualizzare efficacemente i risultati del modello, traducendo le simulazioni in informazioni leggibili per il management. In questo senso, l’attività di costruzione di un modello TCO può essere vista anche come un utile esercizio di self-assessment della propria maturità organizzativa: consente di verificare il livello di integrazione tra i sistemi aziendali (ERP, CMMS, sistemi di monitoraggio, ecc.), la qualità dei dati raccolti sul campo e la profondità della conoscenza interna rispetto agli asset gestiti. Non è raro che, nelle fasi iniziali, i benefici diretti siano difficili da quantificare; tuttavia, l’investimento in questa direzione contribuisce a creare una base dati strutturata e una cultura orientata al ciclo di vita, che nel tempo abilita decisioni sempre più consapevoli. I vantaggi diventano particolarmente evidenti quando il modello evolve fino a riflettere quanto più fedelmente la realtà operativa e diventa un supporto quotidiano alle scelte strategiche e operative

Implicazioni manageriali e conclusioni L’adozione di un modello TCO gerarchico per asset complessi porta con sé importanti benefici gestionali. In primo luogo, offre una visibilità completa e granulare sui costi: i manager possono vedere l’incidenza di ogni singolo fattore di costo nel quadro generale. Questo aiuto visivo e analitico rende più semplice giustificare investimenti o interventi di manutenzione, poiché si può mostrare quantitativamente come una certa spesa oggi (ad esempio una manutenzione preventiva extra) possa ridurre il costo totale futuro evitando fermate impreviste. In termini di decision making, disporre di un modello TCO dettagliato significa poter prendere decisioni basate su dati e scenari, anziché su intuizioni o approcci puramente contabi-

Enrico Cagnoni, Collaboratore CELS, Università degli studi di Bergamo
Roberto Pinto, Professore, Università degli studi di Bergamo

li. Si pensi alla pianificazione di budget pluriennali: con il TCO gerarchico, i responsabili finanziari e operativi possono stimare con maggiore affidabilità i fabbisogni di cassa anno per anno, identificando gli anni in cui sarà opportuno accantonare risorse extra (magari per overhaul di componenti critici giunti a fine vita) e quelli in cui il profilo di costo sarà più lieve.

Un altro aspetto cruciale è l’allineamento con la Manutenzione 4.0. Nell’era dell’Industria 4.0, la manutenzione degli impianti sta diventando sempre più predittiva e basata sui dati: sensori IoT forniscono in tempo reale informazioni sullo stato delle apparecchiature, piattaforme software analizzano questi dati per prevedere guasti e ottimizzare gli interventi, e l’intelligenza artificiale supporta i tecnici nel prendere decisioni. In questo contesto, il modello TCO gerarchico funge da struttura di riferimento in cui inserire tutte queste informazioni. Ad esempio, i dati raccolti dai sensori su utilizzo e usura di un componente possono essere inseriti nel modello per aggiornare in tempo quasi reale la stima dei costi di manutenzione attesi di quel componente. Man mano che il sistema “impara” dal campo (grazie ai big data raccolti), le distribuzioni di costo di ciascun sottosistema diventano più precise, e il TCO complessivo può essere ricalcolato per fornire un forecast aggiornato ai manager. Questo significa che il TCO diventa uno strumento vivo, che accompagna le attività operative: un cambiamento nello stato di salute di una macchina critica viene subito tradotto in un impatto previsto sui costi annuali, permettendo di attuare correttivi immediati (come ordinare per tempo ricambi o ridurre carichi di lavoro su quell’unità per estenderne la vita). In sintesi, l’integrazione del TCO con le tecnologie di Manutenzione 4.0 crea un circolo virtuoso: i dati sul campo alimentano il modello di costo, e il modello di costo orienta le decisioni sul campo.

Dal punto di vista organizzativo, abbracciare la logica del costo totale di proprietà per asset complessi promuove una maggiore collaborazione interdisciplinare. Le funzioni di ingegneria, manutenzione, operations e finanza condividono un linguaggio comune (quello dei costi lungo il ciclo di vita) e possono meglio allineare i propri obiettivi. Ad esempio, la manutenzione non viene più vista solo come un centro di costo da comprimere annualmente, ma come una leva per ridurre il TCO.

I dirigenti, dal canto loro, possono impostare strategie di asset management più robuste, supportando le decisioni con analisi what-if: “Cosa accade al TCO se estendiamo la vita operativa di questo impianto di 5 anni? E se invece anticipiamo la sua sostituzione con una tecnologia più moderna e efficiente energeticamente?”. Il TCO fornisce le cifre su cui basare queste valutazioni strategiche. In conclusione, il Total Cost of Ownership rappresenta oggi uno strumento imprescindibile per le aziende che gestiscono asset industriali e infrastrutturali di elevata complessità. Passare da un semplice calcolo aggregato a un modello gerarchico consente di catturare tutte le sfaccettature dei costi, dalle singole voci elementari alle sinergie (o diseconomie) dovute all’integrazione di sistema. Ciò si traduce in decisioni più consapevoli, minori sorprese sul fronte dei costi e una capacità migliorata di indirizzare gli investimenti dove generano il massimo valore lungo l’intero ciclo di vita dell’asset. In un’epoca in cui l’efficienza e la sostenibilità finanziaria delle infrastrutture sono sotto i riflettori, saper dominare il TCO degli asset complessi dà un vantaggio competitivo significativo: permette di ottimizzare la spesa senza compromettere affidabilità e prestazioni, creando le basi per una gestione davvero proattiva e orientata al futuro. □

MANUTENZIONE & CERTIFICAZIONE

Dalla manutenzione all’Asset Management: il percorso di Uniacque per certificarsi ISO 55001

Dalla manutenzione all’Asset Management: il percorso di Uniacque per certificarsi ISO 55001

Governare la complessità di una utility a rete

Uniacque S.p.A. è la società che gestisce il servizio idrico integrato della provincia di Bergamo. Opera su un territorio ampio e articolato, caratterizzato da reti estese, impianti tecnologicamente eterogenei e infrastrutture distribuite. La gestione integrata di acquedotti, sistemi fognari e impianti di depurazione implica necessariamente il presidio simultaneo sia di asset continui che asset diffusi, con livelli di criticità differenti e un’elevata esposizione a vincoli regolatori, ambientali e di servizio pubblico. È facile capire come in uno scenario di questo tipo, l’efficienza manutentiva, seppur essenziale, non è sufficiente a garantire la coerenza tra obiettivi strategici, pianificazione degli investimenti e gestione operativa: l’esigenza di assicurare affidabilità e continuità del servizio, sostenibilità e resilienza delle infrastrutture rende necessario adottare una visione più ampia e strutturata della gestione degli asset.

Dal sistema manutentivo all’Asset Management System

La certificazione ISO 55001, standard internazionale che definisce i requisiti per i sistemi di gestione degli asset, ha rappresentato per Uniacque il consolidamento di un percorso avviato da tempo e non un semplice riconoscimento formale. L’adeguamento ai requisiti della norma si inserisce in un contesto di

progressiva crescita organizzativa, maturata anche grazie alla collaborazione pluriennale con l’Università degli studi di Bergamo che ha contribuito dapprima alla strutturazione del sistema manutentivo aziendale e successivamente alla sua estensione verso una logica più ampia di Asset Management. Nei primi anni l’attenzione è stata concentrata sul rafforzamento della gestione manutentiva: definizione dei piani di manutenzione, introduzione di KPI per il monitoraggio delle performance, analisi sistematica dei guasti e, più in generale, sviluppo di metodologie dell’ingegneria di manutenzione. Parallelamente sono state introdotte strategie di manutenzione su condizione e predittiva, sono stati reingegnerizzati i processi e sono stati potenziati i sistemi informatici a supporto. Il primo obiettivo era dunque ridurre l’incidenza dei guasti e migliorare l’affidabilità degli impianti attraverso un approccio manutentivo meno reattivo e più pianificato. Con il tempo è maturata però la consapevolezza che intervenire esclusivamente sulla manutenzione non fosse sufficiente. Già a partire dalla prima pubblicazione degli standard ISO 5500X, il quadro internazionale suggeriva un’evoluzione verso una gestione integrata degli asset: è quindi emersa l’esigenza di non considerare solo gli asset produttivi ma di contemplare l’insieme delle risorse e dei processi aziendali, assicurando che anche questi fossero coperti da modalità di gestione avanzate.

Giovanni Ruggeri, Gruppo di ricerca CELS, Università degli studi di Bergamo

Enrico Cagnoni, Gruppo di ricerca CELS, Università degli studi di Bergamo

Daniele Angelo Bressan, Responsabile sistemi, compliance e sostenibilità, Uniacque S.p.a.

Le norme ISO 5500X come riferimento

Ad oggi, la serie di norme ISO 5500X può essere vista come il riferimento internazionale in materia di Asset Management. Le tre norme che la compongono svolgono funzioni complementari: la ISO 55000 introduce principi e terminologia, la ISO 55001 definisce i requisiti applicabili ai sistemi di gestione degli asset mentre la ISO 55002 fornisce indicazioni operative per tradurli in pratica.

Le norme definiscono “asset” qualsiasi oggetto o entità che ha valore per l’organizzazione, valore che può essere tangibile o intangibile, finanziario o non finanziario. Per una utility come Uniacque questo implica andare oltre la sola dimensione impiantistica e includere nel proprio asset portfolio anche risorse umane, competenze, dati, processi e sistemi informativi. Un Asset Management System è dunque l’insieme di elementi e processi interconnessi volti a definire una politica di gestione degli asset, stabilire obiettivi coerenti con quelli aziendali e attuare le azioni necessarie per raggiungerli. In questo quadro assume un ruolo centrale lo Strategic Asset Management Plan, un documento che descrive le strategie e gli approcci per i processi decisionali, per l’attuazione e l’allineamento del proprio sistema di gestione e che traduce gli obiettivi dell’organizzazione in obiettivi di Asset Management, orientando i piani operativi. È importante ricordare che gli standard ISO 5500X non sono pensati per uno specifico settore ma possono essere di supporto per qualunque organizzazione che voglia strutturare la gestione dei propri asset. Per Uniacque hanno rappresentato una guida concreta per consolidare quanto già sviluppato e orientare

in modo più consapevole l’evoluzione del proprio Asset Management System.

L’allineamento alla ISO 55001

Nel 2023 Uniacque ha presentato, nell’ambito del PNRR, un piano di intervento finalizzato alla gestione smart e al risanamento delle reti idriche della provincia, con l’obiettivo di incrementarne l’efficienza, ridurre le perdite e ottimizzarne il funzionamento e la gestione. In parallelo, è stata avviata con il supporto dell’Università degli studi di Bergamo un’attività di progressivo allineamento dell’Asset Management System aziendale ai requisiti della ISO 55001. L’intento era assicurare che gli interventi previsti dal PNRR si inserissero in un quadro maturo di gestione degli asset.

L’attività è stata strutturata al fine di analizzare tutti i principali ambiti che caratterizzano un Asset Management System, con l’obiettivo di valutarne il livello di maturità e verificarne la coerenza rispetto ai requisiti della ISO 55001. Tra i principali interventi vi è stata la definizione e il consolidamento dello Strategic Asset Management Plan, assicurando che i piani e le procedure aziendali risultassero allineati con questo importante documento e rafforzando il collegamento tra obiettivi organizzativi e obiettivi di Asset Management. Particolare rilievo è stato attribuito all’adozione di un approccio orientato al rischio, garantendo che la valutazione dei rischi diventasse un passaggio centrale nei processi decisionali. Il risk management è stato quindi integrato nei sistemi di supporto alle decisioni, definendo criteri espliciti per stabilire priorità di intervento, investimenti e allocazione delle risorse. Più in generale, l’allineamento ha riguardato

in modo trasversale i principali processi organizzativi e tutte le categorie di asset, volendo assicurare una gestione strutturata non soltanto degli asset produttivi, ma dell’intero asset portfolio aziendale, includendo asset tangibili e intangibili

Dal

focus manutentivo al lifecycle

thinking

Uno degli elementi più rilevanti in questo percorso di crescita è stato il consolidamento di un approccio orientato al ciclo di vita degli asset. Il “lifecycle thinking” pone l’attenzione su una gestione globale degli asset dalla fase di pianificazione e acquisizione, attraverso l’esercizio, fino alla dismissione. La manutenzione, pur rimanendo fondamentale, viene inquadrata come uno dei processi della cosiddetta Middle Of Life e integrata con tutti gli altri momenti decisionali della vita di un asset, al fine di assicurarne coerenza e visione d’insieme. Allo stesso tempo, l’orientamento al rischio, supportato da KPI coerenti con gli obiettivi di Asset Management, ha rafforzato la relazione tra strategia e operatività, rendendo più chiaro il legame tra decisioni tecniche e risultati attesi.

Benefici di un Asset Management System allineato alla ISO 55001

L’adozione di un Asset Management System conforme ai principi della ISO 55001 comporta benefici di diverso tipo e tutti di alto livello. Questo si deve al fatto che gli standard, suggerendo un approccio sistemico e integrato nella gestione degli asset lungo tutto il ciclo di vita, portano ad un efficientamento globale dei processi aziendali e delle relative performance. Tra i principali benefici si possono infatti evidenziare:

■ massimizzazione del valore degli asset lungo la loro vita utile;

■ miglioramento delle performance di pianificazione e gestione;

■ gestione più consapevole dei rischi e delle opportunità;

■ maggiore coerenza tra investimenti e operatività;

■ integrazione tra sostenibilità tecnica, economica e ambientale.

Elementi di successo dell’iter certificativo

L’esperienza maturata in Uniacque ha evidenziato alcuni fattori determinanti per il buon esito del percorso:

■ Commitment del Board e condivisione interna degli obiettivi, chiarendo cosa significhi adottare un Asset Management System e quali cambiamenti organizzativi comporti;

■ Costituzione di un team multidisciplinare dedicato, con risorse interne e il supporto dell’Università degli studi di Bergamo, per presidiare in modo continuativo le attività e l’iter certificativo;

■ Definizione chiara del perimetro della certificazione, includendo gli asset ritenuti critici e pianificando l’estensione progressiva agli altri ambiti dell’asset portfolio;

■ Redazione e consolidamento dello Strategic Asset Management Plan quale documento guida per garantire coerenza tra obiettivi aziendali e obiettivi di Asset Management;

■ Adozione di un approccio sistemico e progressivo all’iter certificativo, suddiviso in pre-audit, stage 1 e stage 2, valorizzando i feedback dell’ente certificatore fino al rilascio ufficiale della certificazione a settembre 2025.

Il percorso continua

La certificazione ottenuta da Uniacque, prima società certificata ISO 55001 nell’ambito del ciclo idrico integrato e quindicesima su tutto il territorio nazionale, non rappresenta un punto di arrivo ma una tappa fondamentale in un percorso che inevitabilmente continua. La vera sfida non è ottenere questo riconoscimento, seppur significativo, ma mantenere vivi i principi nella gestione quotidiana. L’impegno di Uniacque prosegue quindi con il consolidamento delle buone pratiche introdotte, con il miglioramento continuo dei processi e con l’allineamento costante rispetto all’evoluzione degli standard internazionali. □

MANUTENZIONE IN FUM…ETTO

Antonio Dusi, curatore dei testi, grafiche della rubrica “Manutenzione in fum… etto” qualche numero fa fece un fumetto sul tema “Manutenzione e Digitalizzazione”. Oggi ha pensato di riprendere tale tema visto che la digitalizzazione sta cambiando il modo di fare manutenzione. Avere dati disponibili, aggiornati e condivisi consente interventi più rapidi, decisioni più consapevoli e una migliore tracciabilità delle attività. Ma il vero punto non è solo “digitalizzare”, bensì farlo nel modo giusto.

Quando i software vengono progettati lontano dal campo, senza il coinvolgimento dei manutentori, il rischio è creare strumenti poco utilizzati o inefficaci. Al contrario, partire dall’esperienza di chi opera ogni giorno sugli impianti permette di sviluppare soluzioni semplici, utili e realmente integrate nel lavoro quotidiano.

In questo contesto si inserisce anche il tema dell’intelligenza artificiale. Le tecnologie possono supportare l’analisi dei dati e facilitare alcune attività, ma non possono sostituire le competenze distintive del manutentore: osservazione, manualità, capacità di diagnosi e ragionamento basato sull’esperienza.

La manutenzione resta un equilibrio tra dati e pratica. Il digitale è uno strumento potente, ma è il contributo umano a fare la differenza. Per questo, il futuro del settore passa dall’integrazione tra tecnologia e competenze, non dalla loro contrapposizione.

Ganassa detto anche SuperMan

Attrezzi da lavoro

Tentenna detto anche DoubtMan

Malizio detto anche DiaboMan

Fabbrichino detto anche PrOpe

Bla bla

OldMan detto anche Prudenzio

Speedy

ExtMan

AllegatoSic

Mister Lucchetto GrilloMan

Non ci resta quindi che leggere e gustare la storia e augurarvi buona lettura! □

Manutenzione & Digitalizzazione

La digitalizzazione nella manutenzione non è semplicemente una questione tecnologica, ma un cambiamento culturale.

Sempre più attività passano dal cartaceo al digitale.

Si digitalizza.

Coinvolgere i manutentori rende gli strumenti davvero utilizzabili.

Costruiamolo insieme.

Dal campo.

Nei dettagli.

I dati digitali aiutano a lavorare meglio ogni giorno

Dati subito.

Se fatti bene.

Il software calato dall’alto crea problemi a chi lavora sul campo.

Più precisi.

Deciso in ufficio!

Cresce il dubbio sul ruolo dell’intelligenza artificiale.

E l’AI?

Capire un guasto non è solo leggere dati.

Non solo dati.

Esperienza.

Logica.

Ci sostituisce.

La manutenzione richiede competenze pratiche e attenzione.

Manualità.

Digitale e competenze devono andare insieme.

Coinvolgi.

Esperienza.

Digitalizza.

Valorizza.

L’AI aiuta… …ma il manutentore resta insostituibile!

Meglio. No.
Tutto?
Non va.
Senza di noi?
Osservare.

Rubrica a cura di Ing. Davide Bolzan, Socio A.I.MAN. e Maintenance and Engineering Manager

CIVA

Il CIVA (Certificazione e Verifica Impianti e Apparecchi) è l’applicativo web di INAIL per la registrazione e la gestione delle verifiche periodiche degli impianti termici, di sollevamento, a pressione, montacarichi da cantiere, impianti di messa a terra e protezione atmosferiche. Sono presenti delle guide sul sito INAIL che spiegano le funzioni di delega per l’accesso e come vanno gestite le apparecchiature. I passi più importanti per una nuova apparecchiatura sono: Immatricolazione, Prima verifica, Verifica periodica.

Verifica quali apparecchiature devi registrare e tieni a portata di mano tutta la documentazione dell’apparecchio (certificati, calcoli, relazioni) insieme ai dati anagrafici della tua azienda, costruttore, installatore. Le prime volte fatti supportare da un consulente esperto. 73

CONSIGLIO

AUTOMAZIONE

Spesso gli impianti hanno delle fasi di funzionamento completamente automatico, perciò una volta dato un comando dall’operatore per eseguire un’operazione, l’impianto gestisce tutti gli automatismi per eseguirlo tramite una serie di segnali input (fotocellule, timer, misuratori, lettori, microinterruttori, prossimity, ecc.) e di output (elettrovalvole, motori, cilindri, indicatori, ecc). Tutto questo si definisce automazione e può essere gestita in logica elettromeccanica o pneumatica (i vari segnali di input e output degli apparecchi interagiscono direttamente tra loro) oppure in logica computerizzata PLC (i vari segnali di input vengono elaborati da un controllore elettronico programmabile che gestisce i segnali di output).

CONSIGLIO

Gli schemi dei quadri di automazione devono sempre essere disponibili per facilitare le ricerche guasto e le manutenzioni. Per i sistemi in logica PLC è fondamentale avere sempre copia dei programmi disponibili e avere un PC con i software di interfaccia per collegarsi al PLC ed eseguire una diagnostica per ricerca guasti o anomalie.

Rubrica a cura di Ing. Davide Bolzan, Socio A.I.MAN. e Maintenance

DOCUMENTAZIONE TECNICA

La documentazione è parte fondamentale e integrante degli impianti e delle macchine ed è obbligo di legge che venga prodotta dal costruttore. Nella documentazione vengono riportate le dichiarazioni di conformità alle norme tecniche, certificazioni specifiche (per esempio ATEX, PED) il manuale d’uso e manutenzione, disegni, schemi elettrici, lista ricambi, modalità di movimentazione e smaltimento. Deve essere archiviata in modo chiaro e accessibile, sia che sia cartacea che in formato digitale.

CONSIGLIO

Se hai necessità di avere documentazione per l’utilizzo operativo in campo (schemi elettrici e disegni) fai delle copie. In fase di acquisto impianti inserisci in ordine un nota specifica relativa alla consegna della documentazione. Una macchina è certificata per usi specifici con dei range di funzionamento, va sempre fatta una valutazione di sicurezza relativa al proprio uso.

TELELETTURA IMPIANTI

Visualizzare lo stato degli impianti da remoto o ricevere alert di anomalie consente di intervenire tempestivamente in caso di anomalie in momenti in cui la fabbrica è ferma o non è presente personale abilitato alla gestione dell’anomalia. Le moderne tecnologie consentono di visualizzare e ricevere notifiche attraverso applicazioni, browser, mail, sms. Gli impianti sotto monitoraggio possono essere: utilities, processo, monitoraggio energetico, antincendio, sorveglianza (se è video attenzione alla privacy). Le anomalie devono essere verificate in campo, non manovrare impianti da remoto senza che qualcuno abbia verificato fisicamente.

CONSIGLIO

Dai l’accesso a chi ha veramente necessità di visualizzare e può gestire la situazione. Controlla gli impianti da remoto se ritieni che dia del valore aggiunto. Se crei degli alert fallo per anomalie importanti, la tua vita privata è importante e deve essere disturbata solo se è necessario veramente.

Verzolla Gruppo: distribuzione industriale, tecnologia, capillarità e innovazione

Verzolla Gruppo è oggi una realtà di riferimento nella distribuzione industriale, capace di offrire soluzioni tecniche all’avanguardia e un servizio efficiente alle aziende su tutto il territorio nazionale.

Il cuore operativo è rappresentato dalla sede di Monza, in via Brembo, una struttura moderna di oltre 10.000 mq dove viene gestito un ampio stock di prodotti, con oltre 200.000 articoli disponibili anche attraverso l’ecommerce aziendale www.verzolla.com, uno strumento rapido e intuitivo per la consultazione e l’approvvigionamento e disponibilità .

Elemento distintivo del Gruppo è una distribuzione capillare, organizzata attraverso una rete di sedi strategiche e complementari: Orla Srl (Como e Civate), Amati Srl (Saronno),

Ape Automazione (Brugherio e Cornaredo) e l’officina meccanica ICMM di Vedano al Lambro, specializzata in lavorazioni a disegno. Un sistema integrato che consente rapidità di risposta e un elevato livello di servizio. L’offerta si articola su famiglie di prodotto fondamentali per l’industria:

■ Cuscinetti

■ Movimentazione lineare

■ Trasmissioni di potenza

■ Oleodinamica

■ Pneumatica

■ Utensileria

Implementando con servizi come il centro di taglio tubi e il centro di taglio guide lineari, per forniture personalizzate e pronte all’uso. Grazie a magazzini , a investimenti nella formazione del personale e alla collaborazione con i principali forni-

Verzolla Srl

Via Brembo, 13/15

20052 Monza (MB)

Tel 039 21661 Fax 039 210301

verzolla@verzolla.com www.verzolla.com

tori internazionali, il Gruppo è in grado di rispondere con tempestività anche alle esigenze più complesse. L’attenzione all’innovazione si traduce inoltre in servizi evoluti come la manutenzione predittiva e il monitoraggio degli impianti, contribuendo a migliorare l’efficienza produttiva dei clienti.

Competenza tecnica, organizzazione e presenza sul territorio rendono Verzolla Gruppo un partner affidabile per la distribuzione industriale contemporanea.

Per maggiori informazioni: www.verzolla.com

MANUTENZIONE OGGI

Tutto per l’automazione

Il settore si dà appuntamento a Parma per rendere ancora più efficiente la fornitura di soluzioni tecniche

Anche quest’anno Conrad Electronic sarà presente alla fiera SPS Italia, in programma dal 26 al 28 maggio a Parma. Il distributore europeo di tecnologia ed elettronica, attivo in Italia con una propria filiale dal 2013, presenterà alla principale fiera italiana dedicata all’automazione l’ampia offerta della sua piattaforma di approvvigionamento tecnico.

Piattaforma centrale per forniture tecniche

Attualmente, tramite conrad.it è possibile acquistare in modo semplice e rapido circa 1,5 milioni di prodotti da un unico interlocutore. Parte integrante della Conrad Sourcing Platform è il marketplace online, lanciato nel 2023: si tratta di una sezione esclusivamente B2B, specificamente progettata per soddisfare le necessità dei clienti aziendali. L’offerta è inoltre accuratamente selezionata, il che significa che vengono ammessi esclusivamente venditori verificati. Un ulteriore vantaggio sia per gli acquirenti che per i venditori: Conrad offre la possibilità di approvvigionamento cross-border. Ciò significa che i produttori italiani possono, ad esempio, offrire i propri prodotti in Germania e viceversa.

Risparmiare fino al 30% sui costi di processo con Conrad Un tema di grande attualità per amministratori delegati e responsabili acquisti: come ottimizzare l’approvvigionamento delle cosiddette “C-par-

ts”, ovvero i materiali a basso valore unitario e alta frequenza di acquisto, per rendere i processi più efficienti? “È proprio questo il filo conduttore della nostra presenza in fiera”, spiega Filippo Mattioli, Sales & Marketing Manager presso Conrad Electronic Italia. E aggiunge: “Insieme ai visitatori analizziamo le diverse possibilità disponibili per automatizzare i processi di acquisto, ad esempio tramite soluzioni di e-procurement, in modo da ottenere risparmi fino al 30% sui costi legati alla gestione degli acquisti di beni indiretti.”

Una nuova categoria di pinze amperometriche da scoprire dal vivo

Naturalmente, in una fiera dedicata all’automazione non poteva mancare la strumentazione di misura profes-

sionale. La nuova VC-771 PV è progettata per misurare correnti alternate fino a 1500 A e correnti continue fino a 2000 A, oltre a tensioni fino a 1000 V AC e 1500 V DC. Anche con le due nuove pinze amperometriche per corrente continua VC-513 e VC-515, Voltcraft raggiunge livelli finora ineguagliati: queste pinze assicurano infatti misurazioni di corrente continua fino a 10 volte più accurate rispetto ai modelli tradizionali, sono dotate di una testa di misura ottimizzata per risultati ancora più precisi e permettono inoltre di eseguire misurazioni DC in serie in tempi rapidi. Il team Conrad Electronic porterà inoltre con sé la serie di multimetri VC-900, un oscilloscopio portatile appositamente progettato per applicazioni mobili e la termocamera WB-430 con messa a fuoco manuale. □

MANUTENZIONE & SICUREZZA

È nato prima l’elmetto o il manutentore?

Quando penso alla figura del manutentore istintivamente mi compare l’immagine di una persona dotata dei due classici elementi: chiave (inglese) ed elmetto (sempre indossato)

A cura di Fabio Calzavara, Responsabile Sezione Manutenzione & Sicurezza, A.I.MAN.

L’elmetto è un elemento insostituibile, proprio perché la manutenzione nasce quasi sempre da una deviazione: un guasto, un’anomalia, una condizione non prevista. Il manutentore entra in sistemi che non sono progettati per essere “manutenuti” in quel momento, quindi le insidie sono inaspettate.

Questo significa:

■ lavorare in spazi ristretti o irregolari;

■ muoversi su impianti non sempre completamente svuotati o isolati;

■ assumere posture forzate;

■ operare sotto la pressione del ripristino rapido.

In queste condizioni, il rischio di urti, caduta di oggetti, perdita di equilibrio o impatti accidentali alla testa non è un’ipotesi remota, ma una possibilità concreta, quotidiana. Nel confronto con altre attività l’elmetto viene spesso percepito istintivamente come un DPI “bizzarro” mentre nelle attività manutentive la sua funzione diventa necessariamente un elemento di maggior valore

Quando l’elmetto protegge il lavoratore da eventi che possono avere conseguenze gravi o irreversibili –come la caduta di materiali, un urto violento o una perdita di equilibrio –anche se rimane classificato dei DPI di seconda categoria, con buonsen-

so andrebbe pensato come fosse “di terza categoria “. È una distinzione tutt’altro che teorica, perché implica un cambio di approccio:

■ l’elmetto non è solo da “indossare”;

■ va scelto, mantenuto e utilizzato in funzione dello scenario reale di lavoro;

■ richiede formazione e consapevolezza, non solo obbligo.

Questa piccola calotta protegge molto più di quanto riportato nei manuali. Non serve solo contro “oggetti che cadono dall’alto”, ma:

■ limita le conseguenze di un urto laterale in spazi angusti;

■ protegge durante una scivolata o una perdita di equilibrio;

■ riduce il rischio nelle situazioni impreviste, quando il lavoro devia dal piano iniziale.

Quindi per noi manutentori dove l’imprevisto è parte del mestiere, l’elmetto rappresenta una barriera residua fondamentale: non evita l’evento, ma può fare la differenza tra un incidente lieve e uno con esiti gravi. Il mercato è molto vario, le soluzioni disponibili permettono di rispondere meglio alla variabilità manutentiva:

■ sottogola multipunto per garantire stabilità anche in posizioni non verticali;

■ compatibilità con visiere, cuffie antirumore, illuminazione;

■ versioni specifiche per ambienti elettrici o condizioni estreme. Pensare che “un elmetto valga l’altro” è uno degli errori più frequenti nella gestione della sicurezza in manutenzione. Lo testimoniano molti infortuni gravi che coinvolgono elmetti:

■ non indossati correttamente;

■ degradati dal tempo;

■ inadatti al tipo di intervento. Troppo spesso attribuiamo questi eventi esclusivamente al comportamento del lavoratore ma in questo perdiamo il punto centrale: nella maggior parte dei casi il problema è organizzativo. Scelta inadeguata del DPI, mancata formazione, controlli insufficienti, scarsa integrazione tra sicurezza e manutenzione. Immaginare l’elmetto come DPI di terza categoria significa proprio questo: assumersene la responsabilità di sistema.

Quindi, cerchiamo di fare tesoro dall’esperienza di campo dove emergono alcune indicazioni semplici ma importanti:

■ Scegliere l’elmetto in funzione del lavoro reale, non della procedura scritta;

■ Verificare regolarmente lo stato del

DPI, senza aspettare la “scadenza formale”;

■ Garantire stabilità e compatibilità con gli altri DPI utilizzati in manutenzione;

■ Spiegare il perché dell’elmetto, non solo imporne l’uso;

■ Accettare che l’imprevisto esiste e progettare i DPI per quando qualcosa va storto.

E che dire dei colori? Esiste per gli elmetti un codice dei colori che assegna un preciso colore ad una definita attività?

Vediamo cosa dice la normativa:

■ D.Lgs. 81/08 e UNI EN 397 non impongono alcun colore specifico dell’elmetto in funzione del ruolo;

■ Le norme si concentrano sulle prestazioni di sicurezza (urto, penetrazione, stabilità del sottogola, proprietà elettriche, visibilità), non sulla cromia.

In altre parole un elmetto è conforme se protegge, non perché è giallo, bianco o blu, ma esiste un’eccezione limitata, spesso citata:

■ Nei lavori elettrici sotto tensione in Media Tensione, il vecchio DM 13/07/1990 n. 442 (oggi abrogato) prevedeva una distinzione dei ruoli anche tramite copricapo di colore diverso:

▶ rosso → preposto ai lavori

▶ giallo → operatore

▶ bianco → personale ausiliario

Questa impostazione non è oggi un obbligo generale, ma ha lasciato una forte eredità culturale.

Da dove nasce allora questa idea dei colori? Nasce dalla prassi consolidata di cantiere e impianto, utile per:

■ riconoscere rapidamente ruoli e responsabilità;

■ facilitare il coordinamento;

■ migliorare la gestione delle emergenze.

Secondo il seguente diseguaglianza

COLORE ELMETTO SIGNIFICATO PIÙ DIFFUSO

Bianco Direzione, ingegneri, responsabili, coordinatori

Giallo Operatori / maestranze

Blu Tecnici specializzati, manutentori, elettricisti

Verde HSE, primo soccorso, sicurezza

Rosso Emergenze, antincendio

Arancione Lavori stradali / alta visibilità

Grigio / rosa Visitatori

Prassi ≠ norma, possiamo dire che il colore è una scelta organizzativa del datore di lavoro, non un vincolo legislativo

Possiamo però notare delle consuetudini (vedi tabella).

Quello che davvero un manutentore deve osservare e avere cura è:

■ il tipo di rischio;

■ la stabilità del sottogola;

■ la compatibilità con altri DPI;

■ lo stato di conservazione;

■ la formazione all’uso corretto.

Il colore serve a organizzare le persone, non a proteggere la testa. L’unica cosa che possiamo concludere è che esiste, di certo, una responsabilità organizzativa nel decidere se e come usarli come linguaggio visivo, senza mai confondere la funzione comunicativa con la funzione di sicurezza. Fate attenzione ai carichi sospesi! □

Make the world move forward*

La soluzione di lubrificazione più efficiente e sicura

LUBSOLIDTM è il risultato della nostra impareggiabile competenza nello sviluppo della lubrificazione. Grazie a numerosi test condotti su cuscinetti nelle condizioni più severe, questa tecnologia francese rappresenta il metodo più efficace per combattere le cause di danneggiamento prematuro dei cuscinetti. La soluzione di lubrificazione solida è altamente raccomandata per molteplici settori industriali. È compatibile con la maggior parte dei cuscinetti e garantisce sicurezza e durata operativa.

*Per NTN, l’efficienza si basa su un ciclo di vita sostenibile del prodotto

Tecnologia LubsolidTM SNR per tutti i mercati industriali

Grazie alla sua tecnologia di lubrificazione solida LUBSOLIDTM disponibile per tutti i settori industriali, NTN Europe estende la durata operativa dei cuscinetti. Nel corso degli anni, NTN ha sviluppato e perfezionato questa tecnologia di lubrificazione per consentire a molte aziende industriali, produttori e utenti, di affrontare le sfide quotidiane.

Tecnologia LUBSOLID™

Sviluppato negli anni ‘90 per l’industria tessile, LUBSOLID™ è un lubrificante solido che occupa tutto il volume libero all’interno del cuscinetto, composto da una matrice polimerica porosa che trattiene al suo interno una grande quantità di olio. La matrice polimerica funziona come una struttura che trattiene, distribuisce e riassorbe il lubrificante durante il funzionamento del cuscinetto. Sotto l’effetto dell’azione termica e meccanica, la matrice rilascia lentamente l’olio e la sua consistenza solida consente una lubrificazione permanente dei corpi volventi. L’olio viene poi riassorbito dalla matrice non appena il cuscinetto si ferma. Una lubrificazione affida bile prolunga la durata operativa dei cuscinetti senza necessità di ri-lubrificazione. Il 70% dei danneggiamenti dei cuscinetti è dovuto ad una lubrificazione inadeguata: troppo o troppo poco lubrificante, frequenze di lubrificazione non rispettate, scelta sbagliata del grasso o lubrificanti immiscibili.

contatto metallo-metallo) e dell’affidabilità dei macchinari;

■ maggiore protezione contro l’inquinamento ambientale grazie alla consistenza di LUBSOLIDTM;

■ incremento della pulizia della linea di produzione;

■ riduzione dei costi operativi e di manutenzione;

■ contributo allo sviluppo sostenibile e alla tutela dell’ambiente.

Tecnologia disponibile per tutti i mercati industriali

La maggior parte dei cuscinetti commercializzati con il marchio SNR sono idonei per LUBSOLID™, poiché è possibile riempire cuscinetti a sfere e cuscinetti-inserti, a rullini, orientabili a rulli e cilindri ci. La larghezza del cuscinetto deve essere inferiore o uguale a 65 mm e il diametro esterno compreso tra 20 e 110 mm. I team di NTN Europe possono an che effettuare uno studio speci fico per cuscinetti di dimensioni inferiori o più grandi.

I vantaggi di questa soluzione sono numerosi, quali:

■ aumento della durata operativa (fino a 20 volte grazie all’assenza di

NTN Italia s.p.a.

Via Riccardo Lombardi, 19/4 20153 Milano (MI)

Tel. +39.02.47 99 861

Fax +39.02.33 50 06 56

info-ntnsnritalia@ntn-snr.it http://www.ntn-europe.com

Ampliamento dell’utilizzo della tecnologia

Nella maggioranza dei casi, poiché non richiede una progettazione speciale del componente, questa tecnologia offre la possibilità di passare da un cuscinetto ingrassato ad un cuscinetto LUBSOLIDTM e può essere proposta ad un gran numero di produttori. Ampliando l’utilizzo di questa tecnologia a lotti di produzione più piccoli e nuovi mercati, la tecnologia LUBSOLIDTM è stata gradualmente adattata alle esigenze e alle aspettative di altri settori e viene ora utilizzata da altri protagonisti di vari settori, di cui l’industria agroalimentare, ciclistica, dei trasporti e delle macchine agricole, e nei settori del trattamento dei rifiuti e dell’imballaggio.

Oltre all’ampia gamma di prodotti standard, NTN Europe è in grado di offrire una serie di prodotti specifici, progettati in stretta collaborazione con gli operatori del mercato, prodotti che consentono di rispondere perfettamente ai fabbisogni di ogni macchinario e partner. Ogni sviluppo richiede un’analisi dei vincoli specifici per proporre cuscinetti capaci di soddisfare i severi requisiti delle varie applicazioni.

Link alla pagina web sulla lubrificazione solida: https://www.ntn-snr.com/it/lubrificazione-solida

Link alla relativa news NTN Europe sulla lubrificazione solida: https://ntn-europe.powerappsportals.com/lubsolid_it_2024/

Link al Sito web NTN Europe: https://www.ntn-snr.com/it

Change the pressure to change the future 4BAR factory

Flussostati

INTERVISTA ESCLUSIVA

Verso un nuovo “Umanesimo del lavoro”: il ruolo strategico delle Alte Professionalità nell’era dell’IA

Intervista a Gabriella Ancora, Presidente CIU Unionquadri, tra innovazione tecnologica, governance dell’intelligenza artificiale e nuove tutele per il lavoro qualificato

Il mondo del lavoro sta attraversando una stagione di mutamenti senza precedenti, dove i confini tra progresso tecnologico e capitale umano si fanno sempre più sottili. In questo scenario, la tutela delle Alte Professionalità non è più solo una questione di categoria, ma una necessità strategica per la tenuta del sistema-Paese e dell’intera Unione Europea. A guidare questa riflessione è Gabriella Ancora, Presidente Nazionale di CIU-Unionquadri, la confederazione che da cinquant’anni siede ai tavoli istituzionali più prestigiosi – dal CNEL al CESE – per dar voce a Quadri, ricercatori e Professionisti iper-specializzati. Con una visione che coniuga pragmatismo legislativo e sensibilità etica, la Presidente Ancora ci accompagna in un’analisi profonda sulle sfide della modernità: dal governo dell’Intelligenza Artificiale alla gestione delle infrastrutture critiche, fino alla necessità di un nuovo “patto di fiducia” per attrarre i talenti di domani.

la sua missione distintiva nel rappresentare le Alte Professionalità?

1. A 50 anni dalla nascita di CIU–Unionquadri, quale ritiene sia oggi

Celebrare i cinquant’anni di storia della CIU–Unionquadri non è solo un momento per fare un bilancio sul passato, ma rappresenta il trampolino di lancio verso le complesse sfide future del mondo del lavoro. Dal 1975 a oggi, e attraverso la nostra consolidata e riconosciuta presenza istituzionale al CNEL dal 1989 e al CESE dal 1994, la nostra missione è rimasta salda nei principi, ma si è profondamente evoluta per rispondere ai tempi: difendere, tutelare e valorizzare il capitale umano nella delicata transizione digitale ed economica

che stiamo vivendo. Oggi, la nostra missione distintiva è garantire che la voce dei Quadri, dei Professionisti, dei Ricercatori e delle lavoratrici e dei lavoratori altamente qualificati sia non solo ascoltata, ma tradotta in politiche concrete. Rappresentare le Alte Professionalità oggi significa ribadire la centralità delle competenze e del lavoro qualificato nelle scelte strategiche dell’Italia e dell’Unione Europea. Come ho avuto modo di evidenziare nei nostri incontri istituzionali, il benessere del lavoratore è da sempre il nostro punto di riferimento. Attualmente assistiamo all’emergere di figure iper-specializzate, fondamentali per le imprese, che spesso non sono ancora pienamente normate o tutelate. La missione della nostra Confederazione è colmare questo vuoto legislativo e contrattuale. Fungiamo da ponte tra le esigenze di chi possiede un know-how avanzato e le istituzioni governative, promuovendo proposte di legge concrete per un welfare moderno

che garantisca accesso, tutele e valorizzi l’insostituibile dignità del pensiero intellettuale.

2. Nella gestione di infrastrutture complesse, come quella ferroviaria, come si bilanciano esperienza umana e innovazione tecnologica?

La gestione di infrastrutture nevralgiche, articolate e ad alto rischio potenziale, come possono essere le grandi reti ferroviarie, pone delle sfide quotidiane che non possono essere risolte affidandosi esclusivamente all’infrastruttura tecnologica. L’innovazione – che si traduca in sistemi di automazione spinta, reti di comunicazione avanzate o sensori per la diagnostica e la manutenzione predittiva – è senza dubbio un alleato formidabile. Tuttavia, essa necessita di una “direzione d’orchestra” che solo l’esperienza e l’intuito umano possono garantire.

Come ho avuto modo di sottolineare in diverse occasioni analizzando l’impatto delle nuove tecnologie, la nuova idea di organizzazione deve essere più accessibile, più anticipante e, per questo motivo, più forte. L’obiettivo primario deve essere quello di governare la tecnologia senza subirla. Questo equilibrio si raggiunge esclusivamente mettendo l’Alta Professionalità al centro del processo di controllo e decisione. Le macchine

elaborano moli di dati impressionanti, ma è il professionista qualificato a saper interpretare le anomalie in contesti non standardizzati, a prendere decisioni critiche in frazioni di secondo e a gestire le imprevedibilità delle emergenze sul campo. Nelle infrastrutture ferroviarie, ad esempio, dove la sicurezza dei passeggeri e delle merci rappresenta la priorità assoluta, il capitale umano costituisce il vero fattore di resilienza del sistema. L’innovazione tecnologica deve essere concepita come un’estensione delle capacità del lavoratore, non come un suo sostituto, e per fare ciò è imprescindibile investire nella formazione continua delle nostre migliori risorse.

3. Nel dibattito attuale sull’Intelligenza Artificiale, si parla molto di efficienza: secondo voi, come cambia il ruolo dei Professionisti nei processi ad alta intensità tecnica?

L’intelligenza artificiale sta innescando una delle trasformazioni più profonde e radicali per il mondo delle professioni intellettuali. È un dato innegabile che l’IA porti con sé straordinari e misurabili incrementi di efficienza, accelerando l’elaborazione dei dati e ottimizzando interi processi ad alta intensità tecnica. Tuttavia, l’efficienza meccanica non deve mai tradursi in una dequalificazione

del lavoro umano, né tantomeno in un suo appiattimento. Come CIU Unionquadri, ribadiamo con forza che il ruolo del professionista in questo scenario non scompare affatto; al contrario, evolve verso una dimensione superiore di garanzia, etica e supervisione strategica.

In un contesto in cui gli algoritmi automatizzano le fasi esecutive, l’Alta Professionalità passa dall’esecuzione del mero calcolo tecnico alla validazione critica dei risultati prodotti. Il professionista diventa, a tutti gli effetti, l’arbitro insindacabile della qualità, della conformità e della sicurezza dell’intero processo. Abbiamo il dovere di saper riconoscere, anche nell’era dell’IA, l’insostituibile dignità dell’Uomo e del pensiero umano. La vera sfida per i Quadri direttivi e i Professionisti sarà quella di integrare l’Intelligenza Artificiale come strumento per elevare il valore aggiunto del proprio lavoro, gestendo in prima persona le delicatissime implicazioni sulla privacy e sull’etica. I processi complessi richiederanno un capitale umano capace di visioni trasversali, a dimostrazione che l’efficienza reale si ottiene solo quando la tecnologia è guidata da una solida intelligenza umana.

4. Nei settori critici, la sicurezza non è solo una questione normativa ma culturale: quale contributo possono dare le Alte Professionalità nel diffondere una cultura della sicurezza realmente efficace?

La sicurezza, con particolare riferimento ai settori più delicati ed esposti come i trasporti, la sanità o la gestione dei dati sensibili, è prima di tutto un fatto culturale; un approccio mentale e operativo che deve permeare ogni singolo livello aziendale. In questo scenario, le Alte Professionalità e i Quadri rappresentano la vera spina dorsale del cambiamento. Essi non sono semplici esecutori di direttive o burocrati della “compliance”, ma agiscono come veri e propri ambasciatori della sicurezza all’interno delle loro organizzazioni.

Prendiamo, a titolo di esempio, il ruo-

lo di chi gestisce la sicurezza dei dati, come i DPO (Data Protection Officer), o la Cyber Security in azienda: si tratta di figure che affrontano quotidianamente incarichi colmi di responsabilità e, spesso, di pericolose insidie. Le imprese si rivolgono sempre più spesso alle Alte Professionalità interne per presidiare questi ruoli cruciali. Il loro contributo fondamentale si esprime nella rara capacità di tradurre regole normative estremamente complesse in prassi operative quotidiane, chiare e condivise, guidando le squadre di lavoro attraverso l’esempio e la formazione. Come sottolineo spesso nel nostro lavoro all’interno del CNEL, dove presidiamo Comitati dedicati alla salute e ai giovani, il benessere del lavoratore è indissolubilmente legato a un ambiente di lavoro sicuro e consapevole. Affinché questo contributo sia pienamente efficace, è però vitale che queste figure non siano lasciate sole, ma ricevano il necessario riconoscimento normativo che permetta loro di operare con le giuste tutele.

5. In un momento in cui molte organizzazioni faticano ad attrarre competenze qualificate, come si possono rendere più attrattive le professioni tecniche?

La difficoltà sistemica di attrarre e, soprattutto, di trattenere competenze altamente qualificate è un’emergenza reale che rischia di minare la competitività delle nostre imprese e dell’intero ecosistema Paese. Per invertire questa pericolosa tendenza, non possiamo più limitarci a guardare esclusivamente all’aspetto retributivo, pur riconoscendone l’assoluta importanza. Dobbiamo avere il coraggio di ridisegnare l’intero panorama in cui operano le Alte Professionalità, garantendo loro tutele moderne, certezze normative e percorsi di crescita trasparenti. Oggi, molte figure tecniche di altissima specializzazione assumono sulle proprie spalle carichi immensi di responsabilità civile e penale senza godere, molto spesso, di un inquadramento normativo ed eco-

nomico proporzionato al rischio. Le aziende tendono a investire il Quadro o il Professionista di ruoli sempre più complessi, ma a questo affidamento fiduciario deve corrispondere un “patto” istituzionale chiaro. Per rendere realmente attrattive queste professioni, serve in primo luogo una forte tutela della qualità dell’occupazione: ciò significa riconoscere formalmente le nuove professioni emergenti, aggiornare i contratti e proporre leggi specifiche a loro tutela (un impegno che portiamo avanti con dedizione al CNEL). In secondo luogo, è imperativo garantire politiche di mobilità e di formazione continua di respiro europeo, valorizzando il lavoro al CESE. Le risorse più qualificate cercano oggi contesti che premino il merito e che assegnino loro un ruolo attivo nel governare le transizioni, non relegandoli al ruolo di meri esecutori. Restituire piena dignità e orizzonti al lavoro intellettuale è l’unica via per tornare ad attrarre i migliori talenti. □

Misura di livello con sensori radar: come Döhler risparmia tempo e denaro grazie alla tecnologia di misura di VEGA

Nei moderni processi di produzione, la misura di livello precisa è determinante per l’efficienza, il controllo dei costi e la sicurezza dei processi. Per questo, anche nell’industria delle bevande, in cui vengono lavorate grandi quantità di materie prime liquide, i procedimenti di misura affidabili sono cruciali. In questo ambito, affidarsi a metodi manuali e obsoleti significa rischiare non solo quantità errate e riempimenti eccessivi, ma anche notevoli perdite di tempo. Presso Döhler, un produttore internazionale di semilavorati per l’industria delle bevande, il passaggio a una moderna tecnologia di misura di livello è stato realizzato in maniera esemplare. Con l’introduzione di sensori di livello radar della serie BASIC di VEGA l’azienda è riuscita a ottimizzare in modo sostenibile i propri processi produttivi – un esempio emblematico di digitalizzazione e automazione nell’industria di processo.

La sfida: 105 serbatoi senza monitoraggio in tempo reale

Presso la sede di Oosterhout, nei Paesi Bassi, Döhler gestisce un ampio impianto di stoccaggio delle materie prime con 105 serbatoi per liquidi che molte note marche di bevande – dal supermercato alla ristorazione – utilizzano come base per le proprie ricette. I serbatoi hanno una capacità da 50 a 1000 metri cubi e contengo-

no concentrati di frutta, “Not from Concentrate” (NFC) e altre materie prime liquide. Fino a poco tempo fa, i livelli dei serbatoi venivano misurati manualmente, utilizzando un unico sensore radar portatile di VEGA che veniva piazzato sull’apertura del serbatoio. I valori dovevano essere inseriti manualmente in Excel e convertiti in volumi. Questo procedimento presentava diversi svantaggi.

■ Dispendio di tempo: le misurazioni sottraevano ore preziose al lavoro produttivo.

■ Imprecisione: non era possibile effettuare la misura in serbatoi privi di

piattaforma, i livelli venivano stimati. ■ Rischi di produzione: pianificazioni errate causavano riempimenti eccessivi o carenze e viaggi inutili delle autocisterne.

Niels van den Hooven, ingegnere progettista, illustra la situazione: “Talvolta pensavamo che nel serbatoio ci fossero 25 tonnellate, mentre in realtà ce n’erano solo 20, per cui dovevamo reagire in fretta. Al contrario, capitava anche di riempire eccessivamente i serbatoi poiché la quantità effettiva di materiale superava la stima. Questo succede quando non si ha il controllo completo delle scorte.”

Il sensore radar VEGAPULS C 23 collegato via cavo misura in tempo reale e in maniera affidabile i livelli in serbatoi con altezza superiore a 15 metri.

La soluzione: sensori di livello radar fissi di VEGA

Alla ricerca di un sistema di monitoraggio del livello affidabile ed efficiente, Döhler si è rivolto a VEGA, lo specialista in tecnologie di misura.

Grazie alle precedenti esperienze positive con un sensore portatile di VEGA, l’azienda ha deciso di installare sensori di livello radar fissi. Lode Simons, consulente di VEGA, ha lavorato a stretto contatto con Döhler per individuare la soluzione migliore per il cliente: “Innanzitutto chiariamo di cosa ha bisogno esattamente il cliente. Di che tipo di liquidi si tratta? Ci sono agitatori o altri fattori di disturbo? Com’è la viscosità? C’è formazione di schiuma?

Dopodiché assicuriamo che il radar misuri i livelli in maniera precisa e che i dati possano essere convertiti con precisione in volumi.”

La scelta è caduta su due modelli VEGAPULS della serie BASIC:

■ VEGAPULS C 23 – per campi di misura fino a 30 metri.

■ VEGAPULS 31 – per campi di misura fino a 20 metri.

Rispetto al sensore d’alta gamma VEGAPULS 6X, questi due strumenti della serie BASIC sono pensati per applicazioni meno complesse, ma offrono comunque la stessa precisione e affidabilità. Poiché nei serbatoi di Döhler non vi è formazione di schiuma, la superficie del liquido è stabile e gli agitatori sono installati sulle pareti, le condizioni sono perfette per l’impiego dei VEGAPULS della serie BASIC.

Serie VEGA BASIC: tecnologia radar per applicazioni standard

La serie VEGA BASIC è stata sviluppata appositamente per applicazioni in presenza di condizioni di processo moderate come quelle di Döhler. I sensori radar VEGAPULS effettuano misure ad alta precisione e combinano i vantaggi della tecnologia radar di ultima generazione con una struttura robusta ed economica, per cui sono praticamente esenti da manutenzione. Per questo sono ideali per l’impiego in numerosi settori e in particolare per i processi standard nell’industria alimentare e delle be-

vande che richiedono sensori di livello affidabili a un prezzo accessibile. Il tratti distintivi della serie BASIC:

■ Impiego della tecnologia radar a 80 GHz di ultima generazione.

■ Strumenti disponibili in configurazioni standard.

■ Integrazione flessibile nel sistema di controllo di processo con interfacce come 4–20 mA, Modbus o HART.

■ Interfaccia Bluetooth per configurazione e diagnostica particolarmente semplici.

■ Display integrato opzionale.

■ Integrazione con sensori di pressione e pressostati per un monitoraggio completo dei processi.

Installazione e integrazione: rapide, sicure e sostenibili

L’installazione dei primi 15 sensori si è svolta senza problemi: nel giro di soli tre giorni i sistemi erano operativi. Il cablaggio ha rappresentato la sfida più grande, poiché molti quadro elettrici sono installati in basso ed è stato necessario posare cavi lunghi fino al cielo del serbatoio. Tuttavia, con il supporto di esperti di VEGA per la calibrazione dei sensori e di appaltatori esterni per i lavori di saldatura e cablaggio, gli impianti hanno potuto essere integrati rapidamente e in modo affidabile.

Vantaggi:

■ Calibrazione semplice eseguita da VEGA.

■ Tool di trendwatching per il calcolo preciso dei volumi e la visualizzazione dei livelli in tempo reale.

■ Formazione del personale per risolvere autonomamente eventuali errori, individuare tempestivamente le situazioni che richiedono interventi e sfruttare al meglio i sensori.

Oggi Döhler dispone di un sistema di monitoraggio integrato che semplifica enormemente sia la pianificazione della produzione, sia la logistica

Panoramica dei vantaggi dei sensori di livello radar

Per Döhler, l’adozione dei sensori radar VEGAPULS della serie BASIC ha comportato numerosi vantaggi

per garantire gli standard produttivi odierni.

■ Trasparenza in tempo reale: tutti i serbatoi sono costantemente monitorabili in formato digitale.

■ Risparmio di tempo: non è più necessaria alcuna misura manuale da parte del personale.

■ Prevenzione di errori: valori di misura esatti impediscono riempimenti eccessivi ed errori di pianificazione.

■ Efficienza dei costi: minore dispendio di tempo, minori perdite di materiale, ottimizzazione dei trasporti con autocisterne.

■ Nessuna manutenzione i sensori sono robusti e praticamente esenti da manutenzione.

■ Sostenibilità futura: integrazione in sistemi digitali e strategie di Industria 4.0.

La misura di livello come chiave per l’incremento dell’efficienza L’adozione di sensori di livello radar fissi presso Döhler mostra in che misura la moderna tecnologia di misura di livello può incidere sui processi produttivi in relazione alla loro completa digitalizzazione. Con i sensori radar VEGAPULS della serie BASIC l’azienda non solo ha eliminato le operazioni di misura manuale e ridotto i costi operativi, ma ha anche migliorato in modo significativo la sicurezza dei processi, la pianificazione delle risorse, l’efficienza e la trasparenza.

In un’epoca in cui la digitalizzazione e l’automazione sono cruciali per la competitività, l’esempio di Döhler dimostra che la misura di livello con sensori radar non è un optional, ma un elemento centrale della moderna industria di processo.

In particolare nelle aziende dell’industria delle bevande – caratterizzate da una disponibilità variabile delle materie prime, da elevati requisiti di qualità e da tempi ristretti – ma anche in altri settori, investire oggi in sensori intelligenti significa creare le basi per un successo sostenibile nella produzione di domani. □

L’Eccellenza Schaeffler

nella Metallurgia: Soluzioni ad Alte Prestazioni per Sfide Estreme

Nel mondo della produzione e della lavorazione dei metalli, le macchine operano in un teatro di sfide costanti. Temperature elevate, contaminazione da polveri e scorie, getti d’acqua di raffreddamento e carichi d’urto massicci mettono a dura prova ogni singolo componente. In questo scenario, l’affidabilità non è solo un obiettivo, ma una necessità operativa per garantire la continuità del business.

Un Partner Strategico al Vostro Fianco

Grazie a una stretta collaborazione con i leader del settore, Schaeffler ha sviluppato una profonda comprensione delle dinamiche critiche che regolano l’industria metallurgica. Non siamo solo fornitori di componenti, ma partner di sviluppo che offrono soluzioni complete progettate per resistere dove altri falliscono.

I nostri cuscinetti di alta qualità sono il risultato di una progettazione mirata: dalla scelta di acciai speciali a trattamenti superficiali avanzati, ogni dettaglio è pensato per contrastare calore, sporcizia e sollecitazioni meccaniche estreme.

Focus

Tecnologico: Precisione sotto Carichi Estremi

Un esempio emblematico della nostra capacità ingegneristica è rappresentato dai cuscinetti assiali a rulli conici per vitoni di pressione. Progettati specificamente per i laminatoi, questi componenti sono in grado di:

■ Assorbire carichi assiali estremi tra

il mandrino di posizionamento e la guarnitura superiore.

■ Garantire la libertà di movimento angolare necessaria per il corretto assetto operativo.

■ Ridurre drasticamente l’attrito, ottimizzando le forze di pressione. Questa tecnologia si rivela particolarmente vantaggiosa nei processi produttivi caratterizzati da frequenti variazioni dello spessore del materiale laminato, assicurando una regolazione fluida e precisa.

Lifetime Solutions:

Oltre il Singolo Prodotto

L’innovazione di Schaeffler supporta i clienti durante l’intero ciclo di vita dell’asset con un portafoglio di prodotti innovativi:

■ Condition Monitoring: per prevedere i guasti prima che si verifichino.

■ Strumenti di montaggio: per interventi rapidi e sicuri.

■ Lubrificazione automatica: con lu-

brificanti premium per temperature estreme.

Perché scegliere Schaeffler: I Vantaggi Competitivi

■ Massima Sicurezza: Elevata stabilità operativa anche sotto carichi d’urto.

■ Efficienza Manutentiva: Intervalli di manutenzione prolungati e facilità di montaggio.

■ Resistenza Estrema: Materiali ottimizzati per ambienti ostili e contaminati.

Conclusione

Che si tratti di una colata continua, di una torretta rotante o di un laminatoio ad alta precisione, Schaeffler fornisce la tecnologia necessaria per trasformare le sfide operative in vantaggi competitivi.

Con decenni di esperienza e una qualità comprovata, continuiamo a far muovere l’industria metallurgica verso il futuro. □

Illuminazione personalizzata degli ambienti

Da Conrad combinazione innovativa di flessibilità, estetica e funzionalità

Che si tratti di una grande sala d’attesa, di una sinuosa area bar o di un lungo corridoio, i componenti modulari del sistema di canali luminosi Linion di Paulmann possono essere adattati individualmente a qualsiasi ambiente e condizione locale grazie a connettori invisibili. Linee rette, curve e moduli angolari possono essere utilizzati per creare forme personalizzate che possono essere montate a soffitto o sospese. Il nuovo sistema, ora disponibile tramite la Conrad Sourcing Platform, convince per la sua flessibilità pressoché illimitata e consente soluzioni di illuminazione personalizzate sia per grandi superfici che per corridoi stretti.

Massima efficienza luminosa con il minimo consumo energetico

Dove mettere la lampada da soffitto? E come illuminare la stanza in modo uniforme su tutta la superficie? La risposta trovata dal produttore Paulmann è in realtà molto semplice: la lampada da soffitto viene semplicemente adattata alla stanza in termini di forma e dimensioni. Questo perché il sistema di canali luminosi Linion è composto da moduli (linee rette, curve e angoli) che possono essere combinati a piacere. Nelle sale d’attesa o nelle aree di ricevimento, ad esempio, le lampade da soffitto possono essere progettate a partire da gran-

di rettangoli o cerchi, con angoli arrotondati o linee sinuose, come un concetto di illuminazione su misura e personalizzato. I singoli moduli offrono possibilità di progettazione pressoché infinite e generano un’atmosfera luminosa di luce bianca calda (3000 K) con soli 17 watt.

La luce passa anche oltre gli angoli?

L’azienda Paulmann risponde a questa domanda con un chiaro “Sì”! “Nei corridoi tortuosi, la soluzione di illuminazione segue semplicemente le specifiche architettoniche. Così, se il corridoio gira l’angolo, gli elementi di illuminazione lo seguono. A scelta con angoli a 90 gradi o con un elegante elemento curvo. I singoli moduli possono essere uniti tra loro fino a raggiungere una lunghezza complessiva di otto metri.

Semplice montaggio, semplice funzionamento, semplicemente intelligente Il montaggio dei moduli luminosi è estremamente semplice: è possibile collegare un’alimentazione esterna alla presa di corrente tramite una Power Box. Oppure è possibile collegare un cosiddetto Power Channel, un modulo luminoso con trasformatore integrato. Gli altri elementi vengono semplicemente collegati tra loro tramite i

connettori in dotazione. Il risultato sono sistemi di illuminazione eleganti in raffinato cromo opaco o in nero dall’eleganza senza tempo. In alternativa al montaggio a soffitto, tutti gli elementi possono essere installati anche a sospensione, ad esempio sopra bar, reception o tavoli da pranzo. Il sistema di canali luminosi Linion di Paulmann consente, in via opzionale, l’alimentazione nella rete ZigBee, il che aumenta la facilità d’uso. I componenti di illuminazione collegati possono quindi essere controllati e regolati tramite telecomando, assistente vocale o gateway Zigbee. □

Qualità e tecnologia uniscono tomografia e scanner laser per controlli più completi

La collaborazione tra Gilardoni ed Hexagon ha dato vita a una soluzione innovativa e integrata per la diagnostica industriale non distruttiva nel settore aerospaziale, integrando due sistemi di misura in un’unica macchina e ottimizzando l’analisi dei difetti

Il controllo di qualità nel settore aerospaziale

Nel settore aerospaziale, la precisione e l’affidabilità sono essenziali. I componenti critici, come quelli utilizzati in questo campo, devono rispettare tolleranze estremamente strette e una qualità elevatissima. Il controllo di qualità, in questo contesto prevede, oltre che il tradizionale controllo dimensionale esterno anche il rilevamento e l’analisi della qualità interna del componente. I difetti all’interno dei pezzi non sono ovviamente visibili dall’esterno ma la loro individuazione è fondamentale per garantire che il prodotto finale rispetti gli standard di sicurezza e affidabilità richiesti.

La macchina tomografica attraverso l’uso dei raggi X, da sola non è sufficiente a rilevare eventuali distorsioni geometriche presenti sulla superfice esterna. In tutti questi casi si deve sopperire alla mancanza di quest’informazione affiancando, al controllo attraverso i raggi X, una scansione effettuata tramite strumenti di metrologia. Fino ad oggi non era ancora disponibile un sistema integrato che combinasse la potenza della tomo-

grafia computerizzata (TC) con strumenti di misura 3D integrati nella stessa macchina.

Il fulcro di questa nuova soluzione è rappresentato dal PrimeScan Hexagon, uno scanner ottico di elevata potenza e precisione. Questo dispositivo utilizza una tecnologia a luce strutturata per ricostruire con accuratezza la forma esterna dei componenti. La sua funzionalità si integra perfettamente con l’analisi condotta tramite raggi X, che consente di penetrare nel materiale per esaminare gli aspetti interni del pezzo.

La complessità della lavorazione

È fondamentale durante l’esame radiologico tenere il componente analizzato ben fermo. Il prodotto realizzato da Gilardoni consente proprio di scansionare il pezzo mantenendolo sempre nella stessa posizione, in questo modo è possibile utilizzare lo stesso set di dati ed effettuare sia una scansione tomografica che una scansione ottica. “Tuttavia, implementare lo scanner all’interno della cabina radioscopica è stato un lavoro estremamente complesso”

– spiega Mauro Dell’Oro, Technical Manager – NDT Division . “Abbiamo dovuto integrare la possibilità di muovere il sensore su tre assi, poiché per scansionare pezzi complessi è necessario poter salire, scendere e inclinare il sensore al fine di catturare ogni dettaglio”.

“Inoltre, poiché il PrimeScan è collocato all’interno della cabina che sprigiona i raggi X, abbiamo affrontato un’altra sfida: i raggi X possono interferire con il funzionamento dello scanner e danneggiarlo. Per risolvere questo problema, abbiamo creato un box piombato all’interno della cabina. Una volta completata la scansione ottica il PrimeScan si posiziona e va per così dire a riposo all’interno di questo “sarcofago” piombato, in modo da proteggere lo strumento durante la scansione tomografica”.

Tutti i dati raccolti dalle scansioni effettuate con entrambe le tecnologie vengono analizzati attraverso il software Volume Graphics (VGStudio), che dal 2020 è parte integrante di Hexagon. Questo software è progettato per gestire l’intero flusso di lavoro, dalla ricostruzione precisa di

serie di dati volumetrici tridimensionali, utilizzando le immagini acquisite dallo scanner CT, fino alla visualizzazione in 3D e 2D e alla creazione di animazioni di grande impatto visivo. Dal punto di vista software il grande vantaggio è quello di avere in un unico ambiente, VG appunto, le informazioni provenienti da due sistemi di misura/acquisizione diversi, ma in questo caso complementari. Infatti, laddove le informazioni circa la superficie esterna sono mancanti o poco precise interviene lo scanner esterno. Entrambe le scansioni, già allineate, vengono così processate all’interno di VG come se provenissero da un unico sistema.

Risultati

Per dimostrare l’efficacia del progetto, Gilardoni ha condotto una serie di test, producendo report dettagliati inviati al cliente, che mettono in luce la netta superiorità delle analisi e delle misurazioni effettuate attraverso la ricostruzione tomografica associata alla scansione ottica rispetto all’esecuzione delle stesse analisi separatamente.

La macchina realizzata è già stata

consegnata al cliente ed è at tualmente operati va in uno stabilimen to del centro Italia.

“L’incidenza delle soluzioni tomogra fiche all’interno della nostra gamma produttiva è molto alta: circa il 70% degli impianti che realizziamo include la parte di tomografia” –precisa Alfredo Riva, Sales ManagerNDT Division. “Per noi la tomografia rappresenta un “plus”, un add-on: le nostre macchine potrebbero essere utilizzate anche senza questa funzione, ma la richiesta di integrazione è sempre più frequente”.

La collaborazione strategica con Hexagon e i valori comuni

La partnership tra Gilardoni e Hexagon rappresenta una collaborazione consolidata nel tempo. In questo progetto specifico, Hexagon ha giocato un ruolo fondamentale nel garantire il successo del manufatto, offrendo una combinazione efficace di soluzioni hardware e software, grazie al suo ampio portafoglio tecnologico. Oltre al legame tecnologico le due aziende sono affini anche nei va-

lori che portano avanti. Gilardoni si distingue ad esempio per il suo impegno verso la sostenibilità, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche in termini di formazione e sensibilizzazione delle nuove generazioni. Già da anni, l’azienda è impegnata a sensibilizzare i giovani, offrendo corsi di formazione e visite aziendali. “Questo impegno è radicato nella filosofia del fondatore Arturo Gilardoni, che ha sempre promosso la divulgazione scientifica e la formazione continua” – racconta Elisa Elia, Tomography Staff, Museum Management & Communication Marketing Gilardoni – “e, quest’anno, la vincita del premio Sustainability Award nella categoria TOP ESG LEADERS FOR PEACE è un riconoscimento di cui andiamo particolarmente fieri”.

Inoltre, Gilardoni si sta preparando per rispondere alle esigenze dell’Industria 5.0, che punta a ridurre le emissioni e migliorare il risparmio energetico. □

■Parker Controller

PRODOTTI DI MANUTENZIONE

La nuova famiglia di controller aggiornata offre tempi di risposta più rapidi, maggiore precisione di misurazione e un design industriale/IP67 robusto per supportare sistemi più stabili, efficienti e affidabili in ambienti difficili. La famiglia estesa di controller SensoControl offre quattro varianti: SCLTSDI, SCLSDI, SCTSDI e SCTSDI-Modular, che coprono un’ampia gamma di attività di monitoraggio di pressione,

livello, temperatura e processo, dall’uso autonomo compatto al design di sistemi modulari e scalabili. Tutte le opzioni condividono una piattaforma standardizzata con navigazione a menu basata su VDMA, strutture di parametri armonizzate e IO-Link di serie, rendendo più semplice per gli OEM e gli utenti finali l’implementazione di architetture coerenti e a prova di futuro. L’opzione di uscita da

0-10 V garantisce un’integrazione intuitiva nei sistemi analogici consolidati, mentre il robusto design industriale dell’intera gamma consente un funzionamento affidabile.

■Rometec Valvola di sicurezza

Henkel amplia la propria offerta con nuove soluzioni LOCTITE® Hydrogen Ready per la sigillatura delle flange. Questa espansione conferma l’impegno dell’azienda nel supportare la crescita dell’economia dell’idrogeno con tecnologie progettate per garantire sicurezza ed efficienza in un’ampia gamma di applicazioni industriali basate sull’idrogeno. Le nuove soluzioni LOCTITE® Hydrogen Ready per la sigillatura delle flange sono state sottoposte a rigorosi test da parte di enti terzi indipendenti per l’uso con idrogeno e soddisfano gli standard di prestazioni e affidabilità che definiscono il portafoglio Hydrogen Ready. Questi sigillanti per flange sono progettati per prevenire le perdite di idrogeno, resistere alla degradazione chimica e alle variazioni di pressione e temperatura.

■Emerson Analizzatore di gas ibrido continuo

Emerson ha annunciato il lancio del suo analizzatore di gas continuo Rosemount™ QX1000, ideale per l’uso in sistemi di monitoraggio delle emissioni in continuo (CEMS), ma anche idoneo per molti altri tipi di applicazioni. Il QX1000 utilizza il rilevamento paramagnetico per l’O₂ e la spettroscopia di assorbimento diretto con laser a cascata quantica

per tutti gli altri gas, al fine di soddisfare i rigorosi requisiti di prestazionali. L’integrazione di tecnologie diverse, insieme a un’architettura modulare, offre una soluzione flessibile e unificata, adattabile alle esigenze delle varie applicazioni Il design robusto dell’analizzatore QX1000, con requisiti di

Per la manutenzione di strumentazione analitica, la gestione delle sovrappressioni è critica. Rometec propone una valvola di sfogo con struttura flow-through che si installa direttamente in linea, eliminando i volumi morti tipici delle tubazioni derivate. Costruita con materiali altamente inerti come PTFE, PPS e FFKM, è progettata per resistere ad acidi e alcali forti. Il dispositivo funziona meccanicamente con un range di pressione preimpostato (100-1.000 kPa), riducendo costi e complessità legati all’uso di sensori elettronici. Con connessioni versatili (M6, 1/4-28UNF), garantisce affidabilità e semplicità d’integrazione, proteggendo i rilevatori sensibili da flussi anomali. Una soluzione robusta per ambienti chimici severi.

manutenzione minimi, riduce inoltre i costi del ciclo di vita e i tempi di fermo. Il modello QX1000 utilizza la tecnologia a freddo/secco, con un sistema di condizionamento dei campioni che trasporta il gas estratto dal processo all’analizzatore attraverso un refrigeratore termoelettrico.

PRODOTTI DI MANUTENZIONE

Pressacavi e connettori salvaspazio

L’igiene riveste un ruolo centrale nel settore alimentare e delle bevande. Per questo motivo LAPP dedica particolare attenzione alla creazione dei pressacavi più idonei, in presentazione a Hannover Messe. SKINTOP® CLEAN, ad esempio, è adatto alle camere bianche, offre protezione microbiologica e consente un rapido rilevamento della contaminazione. Con le varianti SKINTOP® HEAT e HEAT EMC, LAPP amplia inoltre il proprio portfolio con soluzioni termoresistenti capaci di sopportare temperature fino

a 200 °C, garantendo al contempo una protezione EMC affidabile.

Infine, per l’impiego nei veicoli ferroviari, l’azienda propone i pressacavi privi di alogeni SKINTOP® TRAIN e TRAIN EMC, che si distinguono per la maggiore sicurezza antincendio e le proprietà conformi agli standard di settore. Spazio anche al cavo patch EPIC® ClickConnect M12A in PVC ad alta flessibilità, che consente una trasmissione del segnale rapida e priva di vibrazioni tra sensori e attuatori. Grazie ai connettori M12 push-pull, il cavo è particolarmente adatto all’utilizzo su parti mobili di macchinari e catene portacavi, offrendo una soluzione affidabile per le applicazioni più complesse. I kit per connettori rettangolari EPIC® sono disponibili sia in versione plastica che metallica. I connettori compatti sono stati sviluppati appositamente per applicazioni con spazio di installazione ridotto. Oltre a numerosi nuovi prodotti, il modello LAPP Smart Factory è stato uno degli altri punti di forza della presenza del Gruppo ad Hannover. LAPP ha ricreato un ambiente applicativo realistico per simulare il funzionamento dei propri componenti in una linea di produzione smart.

Manutenzione strutture e impianti

La nostra metodologia operativa: la Roadmap della Manutenzione

Noi di Ricam Group crediamo che la manutenzione non debba essere un intervento emergenziale, ma un processo strategico e continuativo.

Per questo, progettiamo e gestiamo piani di manutenzione su misura, con un approccio strutturato in tre fasi: Diagnosi, Programmazione, Implementazione.

Diagnosi

Analizziamo lo stato di conservazione di edifici, impianti e infrastrutture attraverso tecniche avanzate e strumenti digitali.

Programmazione Implementazione

Costruiamo il programma di manutenzione, definendo tempi, priorità, budget e risorse. Ogni azione è calibrata su obiettivi operativi e sostenibilità economica.

Supportiamo la fase operativa, affiancando il cliente nella realizzazione concreta del piano. Garantiamo monitoraggio e strumenti di controllo efficaci.

Una strategia per la longevità degli edifici e degli impianti

Interventi mirati, distribuiti nel tempo e a impatto economico contenuto, permettono di:

Prolungare la vita utile degli asset

Mantenere le performance nel tempo

Evitare costosi interventi straordinari

Preservare sicurezza, continuità operativa e valore dell’investimento

PRODOTTI DI MANUTENZIONE

■NORD DRIVESYSTEMS

Convertitori di frequenza decentralizzati

NORD presenta le varianti della sua serie di convertitori di frequenza decentralizzati NORDAC LINK. I dispositivi sono dotati di Ethernet integrata, che consente un collegamento semplice e diretto alle reti esistenti. Grazie ai protocolli PROFIsafe o FSoE, gli inverter possono inoltre essere integrati in applicazioni fail-safe. Le funzioni STO, SS1-t, SS1-r, SLS, SMS e SSM sono incluse nell’architettura di sicurez-

■SEW-EURODRIVE

Controllore entry-level

Il controller entry-level UHX15A, un controllore progettato appositamente per la fascia di prestazioni più ridotte e ideale per applicazioni semplici con un massimo di tre inverter.

za funzionale basata sull’azionamento. Ingressi e uscite digitali sicuri permettono inoltre il collegamento diretto di componenti periferici fail-safe. Grazie al metodo di iniezione a ciclo aperto CFC, NORDAC LINK consente anche il controllo senza encoder di motori sincroni a magneti permanenti ad alta efficienza, anche

nelle applicazioni più dinamiche. L’inverter NORDAC LINK per montaggio a parete offre quindi le stesse funzionalità del modello NORDAC ON montabile direttamente sul motore. Entrambi fanno parte di un sistema modulare con cui NORD mette a disposizione degli utenti un elevato grado di flessibilità progettuale.

L’UHX15A è un controllore esterno all’inverter per la realizzazione di applicazioni master/slave (coppia/ velocità) con dispositivi MOVI-C® e gestisce fino a 3 assi. È pensato per compiti di movimentazione semplici come il posizionamento o il controllo in velocità, ad esempio per applicazioni Master/Slave per sollevatori e trasmissioni a catena; applicazioni per taglio al volo; Electric Monorail con quadro di comando; AGV e Shuttle. L’UHX15A offre quindi tutte le performance tecniche di gamma, garantendo un’ottimizzazione dei prezzi con funzionalità complete. Una soluzione particolarmente adatta per applicazioni in cui il prezzo è un fattore determinante.

Misuratore di qualità dell’acqua

Flir, insieme a Extech Instruments, ha annunciato diversi strumenti progettati per offrire ai professionisti tecnici metodi più intelligenti, rapidi e affidabili per affrontare ispezioni, attività di diagnostica e test ambientali. Il nuovo kit misuratore di qualità dell’acqua Extech EC700 è una soluzione all-in-one per l’acquacoltura, i laboratori e gli impianti di

Toshiba propone quattro fotorelè alimentati a tensione - TLP3407SRB, TLP3412SRB, TLP3412SRHB e TLP3412SRLB - progettati per soddisfare le esigenze in evoluzione dei progettisti che operano su apparecchiature di test e misura di prossima generazione. Questi nuovi fotorelè sono progettati per funzionare a temperature fino a 135°C e sono alloggiati in un package S-VSON4T ultracompatto, che misura appena 1,45 × 2,0 mm (tipo). Il TLP3407SRB, in particolare, offre una corrente nominale nello stato di ON fino a 1 A, mentre TLP3412SRB, TLP3412SRHB e TLP3412SRLB forniscono capacità robuste di commutazione con bassa resistenza di ON e tempi di risposta rapidi. Queste caratteristiche rendono la serie particolarmente adatta per applicazioni in cui la commutazione ad alta velocità e l’elevata affidabilità sono requisiti fondamentali.

trattamento delle acque. Utilizzando sonde intercambiabili, misura il pH, la conduttività, il TDS, la salinità e l’ossigeno disciolto con compensazione di temperatura, pressione e salinità. I vantaggi principali includono: ampio display LCD per visualizzare più letture contem-

poraneamente; sonda ottica DO che richiede meno manutenzione e nessun consumo di ossigeno; design robusto e impermeabile di classe IP67 per un utilizzo affidabile in ambienti difficili; memorizza e richiama fino a 99 letture per tracciare tendenze e cambiamenti.

■Flir

TOP MAINTENANCE SOLUTIONS

Caldo in cantiere: come lavorare in sicurezza sotto il sole

Mewa affianca le aziende nella scelta dell’abbigliamento estivo più adatto e ne cura anche la gestione professionale, il lavaggio e la manutenzione

Quando le temperature aumentano e il sole è molto intenso, lavorare all’aperto diventa una sfida particolarmente impegnativa. Soprattutto nel settore edile, i lavoratori sono spesso esposti per ore alla luce diretta del sole. Proprio per questo è fondamentale disporre di un equipaggiamento adeguato, in grado di proteggere dal caldo e dall’irraggiamento solare, garantendo al tempo stesso la sicurezza sul lavoro

Nelle giornate particolarmente calde, l’abbigliamento da lavoro leggero e dal taglio arioso si rivela la scelta migliore: favorisce la circolazione dell’aria sulla superficie del corpo, contribuendo al benessere di chi lo indossa. A questo si aggiungono materiali tecnici termoregolatori, che permettono di trasferire l’umidità dalla pelle verso l’esterno, creando un naturale effetto rinfrescante. Anche il colore dei capi ha la sua importanza. I tessuti chiari riflettono la luce solare e possono contribuire a ridurre l’assorbimento del calore, mentre quelli più scuri, generalmente a trama più compatta, offrono una protezione maggiore dai raggi UV. In linea generale, coprire la pelle resta la protezione più efficace contro l’irraggiamento solare intenso: per questo motivo, anche in estate, capi a maniche lunghe possono rappresentare una scelta sensata.

Shorts in cantiere: sì o no?

I pantaloncini risultano particolar-

mente comodi nelle giornate calde. Tuttavia, nei cantieri valgono regole precise per la protezione del corpo. La pelle scoperta aumenta non solo il rischio di scottature, ma anche quello di lesioni dovute a scintille, bordi taglienti o materiali abrasivi. L’uso dei pantaloni corti dipende dalla valutazione dei rischi aziendale: in molte situazioni sono infatti obbligatori quelli lunghi. I pantaloni realizzati con materiali leggeri ma resistenti, per esempio quelli della collezione Mewa Force Heavy Duty, offrono un compromesso ideale tra protezione e libertà di movimento.

Outfit estivo per testa e piedi

La scelta dei guanti da lavoro deve basarsi rigorosamente sui rischi effet-

tivi del luogo di lavoro. Anche nelle giornate calde, l’uso delle calzature di sicurezza resta obbligatorio. Per i giorni più caldi, però, sono disponibili modelli realizzati con tessuti moderni e traspiranti, che favoriscono la circolazione dell’aria all’interno della scarpa e riducono l’accumulo di calore.

Difendersi dal sole: soluzioni per testa e pelle

A seconda dei rischi e del tipo di attività, è necessario indossare un casco o un cappellino protettivo Quando il sole splende, la pelle richiede un’attenzione particolare. Per le zone esposte, è consigliabile utilizzare una protezione solare ad alto fattore di protezione – almeno SPF 30 e SPF 50 in caso di irraggiamento intenso. Fondamentale è applicarla regolarmente, soprattutto in caso di sudorazione abbondante.

Soluzioni a 360° con servizio incluso

Per il settore edile, Mewa propone una vasta gamma di look combinabili, adattabili di stagione in stagione e forniti con un servizio a 360°. In questo modo, le aziende riducono l’onere organizzativo e ottimizzano lo spazio in magazzino. I clienti che già usufruiscono del servizio completo, accedendo al Mewa buy4work shop online hanno la possibilità di acquistare anche un’ampia gamma di articoli.□

L’energia cambia volto e RS Italia è pronta

In un contesto di costi energetici e pressione normativa crescenti, lo Speciale “Il nuovo volto dell’energia 2026” propone una guida aggiornata a prodotti e soluzioni per gestire, ottimizzare e ridurre i consumi

Secondo stime della CGIA, nel 2025 le imprese italiane hanno speso 13,7 miliardi di euro in più in energia rispetto all’anno precedente, per un incremento del 19,2%. A questa pressione economica si aggiunge la Direttiva UE 2023/1791, che prevede una riduzione collettiva dell’11,7% dei consumi finali entro il 2030.

Il messaggio è chiaro: l’efficienza energetica non è più un’opzione, ma una priorità competitiva.

In questo scenario, RS Italia — marchio commerciale di RS Group plc (LSE: RS1), fornitore omnicanale globale di prodotti e soluzioni in ambito MRO (Maintenance, Repair, Operation) per clienti industriali — si conferma in prima linea nel supportare le imprese italiane nei loro obiettivi di efficientamento energetico, contenimento dei costi e crescita sostenibile.

Nasce così lo Speciale “Il nuovo volto dell’energia 2026”, una selezione curata di prodotti e soluzioni organizzata in tre aree - Energy Management, Energy Efficiency ed Energy Saving - per accompagnare le imprese in ogni fase del percorso di ottimizzazione, dalla gestione degli impianti all’integrazione delle fonti rinnovabili, dall’analisi dei consumi all’individuazione degli sprechi. “Efficienza energetica e sostenibilità sono, oggi più che mai, leve di

competitività reale”, afferma Massimiliano Rottoli, Managing Director di RS Italia “Il nostro ruolo è semplificare questo percorso: offrire alle imprese italiane il partner, i prodotti e le competenze giuste per affrontarlo con concretezza”.

Quest’anno lo Speciale celebra anche i 10 anni del marchio RS PRO: un decennio al fianco di oltre 600.000 clienti nel mondo, con una gamma di prodotti rigorosamente testati e certificati, pensati per chi non vuole compromessi tra qualità e affidabilità.

Accanto a RS PRO, le soluzioni Better World rendono immediata la scelta di prodotti a ridotto impatto ambientale — un supporto concreto per chi lavora a obiettivi ESG lungo tutta la filiera.

Lo Speciale RS Italia dedica anche una sezione alla componentistica per impianti fotovoltaici — in un anno in cui l’Italia ha superato i 40 GW installati — e ai servizi di taratura e ri-taratura, con certificati ora

disponibili anche in formato digitale tramite QR code.

L’impegno di RS Italia per la sostenibilità si traduce anche in investimenti infrastrutturali mirati a velocizzare ed efficientare ulteriormente il servizio ai clienti. Il nuovo Centro di Distribuzione di Pozzuolo Martesana, certificato LEED Gold, sarà operativo nell’autunno 2026 e porterà l’assortimento disponibile da 80.000 a oltre 200.000 prodotti.

RS Italia, nel 2025, ha inoltre ricevuto la Medaglia Platinum EcoVadis per il secondo anno consecutivo, con un rating di 87/100, che la inserisce nel top 1% delle oltre 150.000 aziende valutate a livello globale. Per il 2026 la valutazione è attualmente in corso e gli esiti sono attesi a breve. □

TOP MAINTENANCE SOLUTIONS

Sistemi Salerno riduce le perdite con le soluzioni EcoStruxure di Schneider Electric

Una piattaforma digitale integrata per gestire la rete idrica, ottimizzare il servizio e tutelare una risorsa preziosa come l’acqua. Risultati fin dai primi mesi di utilizzo con una riduzione stimata della pressione di erogazione del 50% e un recupero di risorse nell’ordine del 20%

Sistemi Salerno - Servizi Idrici S.p.A., il gestore unico del ciclo idrico integrato nella città di Salerno, ha scelto le soluzioni EcoStruxure™ di Schneider Electric per la gestione della rete e la riduzione delle perdite d’acqua.

L’obiettivo di raggiungere l’efficienza nell’erogazione dei servizi idrici, tutelando l’ambiente e le risorse, è fondamentale per l’utility, la cui rete distributiva ha un’estensione di circa 390 km e copre le esigenze di 150.000 abitanti.

Con un investimento di 13 milioni di euro finanziato tramite fondi europei Sistemi Salerno - Servizi Idrici S.p.A. ha realizzato un progetto per ridurre le perdite, distrettualizzare l’infrastruttura di distribuzione, creare un sistema di monitoraggio e digitalizzare la rete idrica. Il progetto ha previsto la installazione di 11.000 smart meter ai contatori di utenza, la sostituzione di circa 12 km di rete idrica di tubazioni principali di distribuzione, e la distrettualizzazione della rete idrica della zona occidentale (centro) cittadina. Qui sono stati creati nuovi assi di distribuzione per suddividere l’acquedotto in porzioni indipendenti

(distretti), dotati ognuno di uno o più ingressi attrezzati con strumenti di misurazione e di gestione della pressione di erogazione dell’acqua. Sono state inoltre ammodernate le apparecchiature di misura e regolazione delle pressioni di tutti i distretti idrici già esistenti nella zona orientale e nelle frazioni alte cittadine, risultando così ad oggi l’intera rete idrica distrettualizzata. Il sistema di telecontrollo della rete e SCADA è stato realizzato con tecnologie Schneider Electric includendo la strumentazione di campo, elementi di controllo locale (PLC) e sensoristica integrata. Ciò ha lo scopo di raccogliere le informazioni che permettono una piena visibilità dell’operatività e possono essere usate per analizzare e monitorare in tempo reale dati critici come la portata in ingresso, la pressione a monte e a valle, il livello e la portata dei serbatoi, ma anche la clorazione e la qualità dell’acqua. Ad oggi la rete di Sistemi Salerno - Servizi Idrici S.p.A. è dotata di ben 91 punti di telecontrollo.

Le tecnologie adottate, nativamente connesse e digitali, hanno permesso all’utility di dotarsi anche di

una piattaforma di gestione e riduzione delle perdite (Water Management & Water Loss Management) che sta consentendo una continua ottimizzazione del servizio e una diminuzione degli sprechi di acqua. Il tutto si integra con i software già utilizzati da Sistemi Salerno - Servizi Idrici S.p.A (come, per esempio, quelli per la cartografia): gli investimenti già effettuati sono protetti e si ha la possibilità di creare una piattaforma olistica.

Grazie a funzionalità AI e al machine learning, sono stati creati algoritmi dedicati che - impostati secondo i requisiti individuati dall’utility - utilizzano i dati disponibili per supportare le decisioni, proporre raccomandazioni e offrire le informazioni utili in modo fruibile e personalizzato per le esigenze dei diversi utenti aziendali – dal personale di servizio sul campo al management.

Un ulteriore vantaggio riguarda la maggiore capacità di previsione e precisione nell’intervento dei team di servizio sul territorio, con la possibilità di individuare in ottica preventiva segnali di potenziale malfunzionamento. □

Affrontare insieme le nuove sfide della manutenzione

Dal condition monitoring alle soluzioni di economia circolare, SKF offre un approccio integrato all’ingegneria di manutenzione per migliorare le performance dell’industria

SKF è da sempre attiva nello sviluppo di prodotti e soluzioni per la manutenzione. Un ecosistema integrato che comprende prodotti per l’analisi e la misurazione, servizi di monitoraggio delle condizioni e soluzioni ingegneristiche avanzate. La collaborazione con il cliente è l’elemento chiave del lavoro quotidiano di SKF. Una partnership basata sulla sinergia e sullo sviluppo di soluzioni in linea con le esigenze puntuali di macchine, impianti e processi.

In questa prospettiva si inserisce l’intervento di Angelo Addati, Service Sales Manager, in occasione di MAST, evento dedicato ai professionisti della manutenzione organizzato da A.I. MAN. lo scorso novembre a Torino.

Monitoraggio e diagnostica

Il malfunzionamento delle macchine critiche può causare perdite importanti di produttività e redditività. Per questo motivo, il condition monitoring è la risposta vincente. I programmi di condition monitoring SKF consentono di rilevare sintomi di cedimento prima del malfunzionamento. In questo modo è possibile programmare le attività di manutenzione e risolvere eventuali problematiche prima che si trasformino in un guasto. Questo approccio predittivo permette quindi di ridurre i costi di manutenzione e aumentare la produttività.

L’approccio SKF al condition monitoring prevede l’installazione di sensori nelle aree critiche degli impianti. I sensori inviano i dati a una centralina di acquisizione, gestita con un software proprietario SKF. I dati sono ospitati on premise o sul cloud - condivisi con il cliente - e vengono analizzati in remoto dai reliability engineer dell’RDC SKF (Remote Diagnostic Center). SKF realizza report periodici e condivide eventuali alert nel caso alcune macchine dell’impianto segnalino una failure incipiente. Il team di manutenzione del cliente, inoltre, può monitorare in tempo reale lo stato di salute dell’intero impianto.

Sul fronte della diagnostica, RDC è la struttura italiana dedicata all’analisi delle macchine rotanti: un centro ad elevata specializzazione, impegnato oggi nel monitoraggio di circa 8.000 asset critici, corrispondenti a 25.000 cuscinetti. Le analisi vengono supportate da algoritmi di intelligenza artificiale che filtrano gli alert e consentono di far concentrare i reliability engineers su quello che realmente conta: il supporto diretto ai clienti sulle azioni di risposta alle segnalazioni effettuate.

Manutenzione, economia circolare e sostenibilità

SKF porta avanti numerose iniziative finalizzate a supportare i clienti per

raggiungere gli obiettivi di sostenibilità attraverso l’efficienza, l’innovazione e l’uso circolare delle risorse. Un esempio in questa direzione è rappresentato dai servizi di rigenerazione dei cuscinetti. Il processo di rigenerazione inizia con una fase di analisi che decreta la “rigererabilità” dello specifico esemplare. La fabbrica che si occupa delle rigenerazioni è a Goteborg e opera secondo stringenti requisiti di qualità ed efficienza SKF arrivando a ridurre le emissioni di carbonio fino al 90% e i costi per i clienti fino al 75%, garantendo tempi di consegna più brevi di quelli in media necessari per lo stesso cuscinetto nuovo. □

PCIM Expo & Conference 2026: un ampio programma dedicato al futuro dell’elettronica di potenza

Dal 9 all’11 giugno 2026 Norimberga tornerà a essere il punto d’incontro internazionale del settore dell’elettronica di potenza. La fiera specialistica e la conferenza offrono una panoramica completa di prodotti, soluzioni e tendenze innovative che hanno un’influenza determinante sul futuro dell’elettronica di potenza. Con un nuovo palco, per la prima volta quest’anno la fiera accenderà i riflettori, tra l’altro, sull’intelligenza artificiale e sui data center.

PCIM Expo & Conference riunisce esperti provenienti da tutto il mondo per discutere sugli sviluppi attuali e sulle tematiche future. Su una superficie espositiva di circa 40.000 mm2, oltre 650 aziende provenienti da 27 Paesi presenteranno a PCIM Expo le loro tecnologie più recenti e affermate. Tra gli espositori di quest’anno figurano leader del settore come Mitsubishi, Onsemi, Sumida e Toshiba. Inoltre la gamma di prodotti presentati in fiera sarà ulteriormente arricchita da numerosi nuovi espositori, tra cui Allegro MicroSystems, NHK Spring e Moteon. La lista completa di tutte le aziende espositrici e dei prodotti e soluzioni presentati è disponibile nell’elenco espositori online al sito web di PCIM.

Per il mercato italiano dell’elettronica di potenza, che negli ultimi anni ha registrato una forte crescita e mostra un’elevata domanda di soluzioni efficienti, affidabili e all’avanguardia, PCIM Expo & Conference sta acquisendo un’importanza sempre maggiore. Numerosi visitatori professionali ed espositori italiani approfittano dell’evento per informarsi sulle ultime innovazioni, rafforzare le collaborazioni internazionali e dare nuovo slancio alle attività commerciali. “Per le aziende italiane del settore dell’elettronica di potenza, PCIM Expo & Conference è ormai da tempo molto più di un semplice evento di settore: è un punto di incontro strategico. L’evento offre una combinazione unica di innovazione, competenze specialistiche di alto livello e rete globale: un appuntamento imperdibile per tutti coloro che vogliono contribuire attivamente a plasmare il futuro dell’elettronica di potenza”, sottolinea Paolo Mattavelli dell’Università di Padova.

Oltre alle aree Exhibitor, Technology ed E-Mobility & Energy Storage Stage, quest’anno l’offerta di conferenze è arricchita dalle nuove aree AI e Data Centers Stage. In tal modo PCIM Expo 2026 pone un chiaro accento su due dei più significativi temi futuri dell’elettronica di potenza. Attraverso conferenze specialistiche e tavole rotonde i visitatori potranno acquisire una visione approfondita degli sviluppi attuali, delle tecnologie innovative e delle applicazioni pratiche. I palchi mettono in risalto diversi temi principali e presentano una selezione dei momenti salienti del programma.

La University Research Zone della PCIM Expo 2026 offre un accesso esclusivo ai risultati più recenti della ricerca nel campo dell’elettronica di potenza. Diverse università e istituti di ricerca si alterneranno quotidianamente nel fornire approfondimenti sugli sviluppi nel campo della ricerca. Con PCIM Conference che la affianca, PCIM Expo offre una piattaforma esclusiva che promuove il dialogo tra industria e scienza. I partecipanti potranno approfittare di un programma vasto e di grosso calibro che per la prima volta conta oltre 500 conferenze e presentazioni poster, tra cui numerose prime pubblicazioni provenienti dal mondo dell’industria e della scienza.

In aggiunta a questo, i seminari PCIM già due giorni prima dell’inizio della fiera offriranno un contesto unico nel suo genere per lo scambio diretto su argomenti specialistici lungo l’intera catena del valore dell’elettronica di potenza. INDUSTRY

Hexagon lancia Octave

Il progetto di scissione di Hexagon AB compie un passo importante con l’annuncio del nuovo nome: Octave. La futura società porta con sé decenni di esperienza. Punta ad aiutare l’industria e il settore pubblico a operare con maggiore chiarezza in un contesto incerto e a modernizzare le infrastrutture critiche dell’economia grazie a un’intelligenza artificiale integrata nelle applicazioni operative. La nuova identità riunisce le divisioni Asset Lifecycle Intelligence e Safety, Infrastructure & Geospatial di Hexagon, insieme alle attività di Bricsys, ETQ e Projectmates. Octave nasce con l’obiettivo di valorizzare i propri dati per operare in un ambiente sempre più complesso e incerto.

SKF acquisisce G-Tech Instruments Inc. per rafforzare l’offerta nel condition monitoring

SKF ha firmato un accordo per l’acquisizione di G-Tech Instruments Inc., un’azienda specializzata nelle tecnologie per il condition monitoring e negli strumenti di misurazione. L’acquisizione rappresenta un passo fondamentale per consentire a SKF di sviluppare soluzioni digitali di affidabiltà e consolidare la propria presenza nei mercati end-user e aftermarket, nonché di accrescere il valore per i clienti e aumentare la presenza in settori critici, come nel navale, nel ferroviario, nell’industria pesante, in quello energetico e alimentare.

SMC apre il nuovo Japan Technical Center vicino a Tokyo

SMC ha ufficialmente avviato le operazioni nel suo nuovo Japan Technical Center (JTC), situato nella città di Kashiwa, nell’area metropolitana di Tokyo. Il centro si configura come il principale hub globale dell’azienda dedicato alla ricerca e sviluppo, pensato per accelerare l’innovazione e consolidare la leadership tecnologica di SMC su scala internazionale. Il JTC si distingue per infrastrutture di ricerca di ultima generazione, laboratori altamente specializzati e un ambiente collaborativo pensato per stimolare creatività ed efficienza. Il complesso si sviluppa in tre edifici tra loro integrati con competenze avanzate in diversi campi.

USAG accelera con Honda HRC: rinnovata per tre anni la partnership nel Mondiale Motocross

USAG rinnova per i prossimi tre anni la sponsorizzazione del team Honda HRC nel Campionato del Mondo Motocross, confermando la presenza al fianco di una delle squadre più competitive del panorama internazionale. Il rinnovo consolida un’alleanza strategica tra due realtà di riferimento: da un lato USAG, storico brand dell’utensileria professionale, sinonimo di qualità, precisione e robustezza; dall’altro Honda HRC, nome iconico del motorsport internazionale, protagonista assoluto anche nel panorama del motocross mondiale. Il rinnovo triennale guarda al futuro con ambizione e con la volontà di proseguire un percorso comune orientato ai risultati, facendo leva su una cultura condivisa della performance.

MANTIENI PROTETTE

APPUNTI DI MANUTENZIONE

Digitalizzare non è capire

La digitalizzazione offre strumenti straordinari: dati disponibili, tracciabilità, analisi, supporto decisionale. Ma non sostituisce la capacità di comprendere ciò che accade negli impianti. Serve competenza per interrogare i sistemi, metodo per analizzare le cause, conoscenza per interpretare i fenomeni

L’enorme passo avanti (che non basta)

Digitalizzare non significa comprendere. La manutenzione può certamente usufruire della digitalizzazione, ed è qualcosa di straordinario: dati disponibili, tracciabilità, analisi, supporto decisionale. Ma la digitalizzazione non sostituisce il problem solving né la capacità di comprendere ciò che accade realmente negli impianti.

Rimane fondamentale la capacità di andare alle radici dei fenomeni, di superare la logica della black box, di interrogarsi su ciò che accade dentro i processi e dentro le macchine.

E quando non è possibile conoscere completamente ciò che accade all’interno di un sistema, diventa ancora più importante comprendere come interagiscono le variabili in ingresso, per individuare le condizioni che generano i guasti.

L’illusione della trasparenza

Abbiamo più dati che mai: sensori IoT su ogni componente, dashboard in tempo reale, machine learning che analizza pattern. Ma più dati non significa automaticamente più comprensione.

I dati mostrano cosa succede, non perché. Un sensore rileva una vibrazione anomala: c’è un problema, ma la causa può essere un disallineamento, uno sbilanciamento, una lubrificazione insufficiente, un difetto, un sovraccarico.

Questa promessa – che la tecnologia possa sostituire la competenza diagnostica –non è nuova. Nel 1985-86, durante un tour in Francia organizzato da ACTIM dove rap-

presentavo A.I.MAN., si discuteva di sistemi esperti: percorsi di caccia ai guasti codificati che avrebbero permesso a personale meno specializzato di effettuare diagnosi complesse. L’esperto era “presente” attraverso il sistema. Quarant’anni dopo, la promessa si ripete con il machine learning. Ma il limite resta: un sistema può guidare la ricerca della causa solo se quella causa è già stata incontrata e codificata.

C’è un problema ancora più profondo. La realtà dei sistemi industriali è multifattoriale Più i sistemi sono complessi, più difficile diventa identificare le vere cause.

E poi ci sono le cause indotte: quando una causa viene trascurata, genera altre cause che non si sarebbero sviluppate altrimenti. È una cascata. La lubrificazione cattiva – per temperatura troppo elevata, condotti sporchi, olio esausto – induce logoramento di una parte. Quel logoramento diventa causa di vibrazioni anomale, surriscaldamento, disallineamenti. Questi problemi si sovrappongono fino al guasto finale. Un algoritmo vede il guasto finale. Ma non vede la cascata. E se non vedi la cascata, non risolvi alla radice.

La black box: quando non puoi aprire la scatola

Molti sistemi industriali sono black box. Non puoi vedere dentro un motore in funzione, aprire un reattore durante il processo, ispezionare una turbina mentre gira. Ma la black box non è solo un limite fisico. I disegni, i progetti, gli schemi esistono

Maurizio Cattaneo Amministratore, Global Service & Maintenance

– qualcuno li ha fatti. Ma il manutentore spesso non ci ha accesso. Documentazione non fornita, persa, obsoleta, riservata. Sistemi conoscibili in teoria, black box in pratica. Allora non resta che osservare il comportamento: studiare come variano gli output al variare degli input. Variando pressione, temperatura, portata, carico – in modo controllato – osservi come cambiano prestazioni, consumi, vibrazioni. E da queste osservazioni risali alle condizioni critiche.

Questo richiede metodo. Non basta raccogliere dati passivamente. Serve progettare esperimenti, formulare ipotesi, verificare. Serve iterare: provare, verificare, correggere, riprovare.

La digitalizzazione aiuta: permette di raccogliere dati con granularità impossibile in passato, analizzare relazioni tra decine di variabili. Ma non sostituisce il ragionamento.

Cosa la digitalizzazione non sostituisce La competenza umana è l’esperienza che riconosce un’anomalia perché “quel rumore non è normale”, anche se tutti i parametri rientrano nei range. È la stessa capacità diagnostica del medico che coglie segnali invisibili agli strumenti. Negli anni Quaranta, un giovane medico guardò dalla porta la camera di una paziente che stava male da giorni senza che gli esami rivelassero nulla. Disse: “Ha l’appendicite”. Fu operata d’urgenza. Senza quell’intuizione, sarebbe morta. Il medico aveva visto un insieme di

segnali minimi che la sua esperienza riconosceva come pattern.

Un tempo, il manutentore usava un cacciavite appoggiato ai supporti del cuscinetto, con l’orecchio sull’impugnatura. Sentiva le vibrazioni, percepiva il battito della macchina. Oggi un analizzatore è più preciso. Ma c’era, in quel gesto, un’intimità che oggi manca. Il manutentore toccava la macchina, la ascoltava, la conosceva.

Questa intimità non è nostalgia. È la consapevolezza che il manutentore è una missione. Significa prendersi cura di sistemi che garantiscono sicurezza, permettono produzione. Significa sentire la responsabilità di capire, non solo di misurare.

Il metodo è l’antidoto contro il perseverare nell’errore. Errare è umano – e anche le macchine sbagliano. Ma riconoscere che l’errore è parte del processo non significa dire che “l’errore non esiste”. L’errore esiste eccome. Chi sviluppa superconduttori REBCO ha costruito oltre centocinquanta prototipi falliti, seguendo la filosofia “fallire spesso e fallire in fretta”. Quei centocinquanta prototipi erano errori veri, non “esperienze alternative”. Ma ogni errore insegnava qualcosa, permetteva di correggere. Questo è metodo: riconoscere l’errore, capirne la causa, correggerlo, non ripeterlo.

Socrate insegnava a passare ogni informazione attraverso tre setacci: è vero? è buono? è utile? Molte informazioni generate dai sistemi digitali – alert, allarmi, predizioni – sono rumore travestito da certezza. Il metodo applica i setacci: verifica, contesta, corregge.

La conoscenza del processo significa capire la fisica, la chimica, il sistema. Senza questa conoscenza, i dati sono solo numeri. Competenza, metodo, conoscenza sono complementari. La competenza senza metodo si affida troppo all’intuito. Il metodo senza conoscenza fa esperimenti inutili. La conoscenza senza competenza è nozionismo: sapere che non sa fare. Ma insieme formano la base solida. E la digitalizzazione amplifica questa base, ma non la sostituisce.

Dove la digitalizzazione aiuta

davvero

La digitalizzazione eccelle in compiti specifici. Monitoraggio continuo: i sensori non si stancano. Rilevamento precoce: i sensori moderni sono più sensibili dell’occhio. Tracciabilità storica: memoria perfetta di ogni evento. Elaborazione simultanea di centinaia di variabili.

In Gsm.NET abbiamo integrato un modulo di intelligenza artificiale che, con il supporto dei modelli linguistici, analizza le descrizioni delle fermate impianto e fornisce al manutentore un’analisi strutturata delle cause, ipotesi già elaborate e pronte per essere verificate sul campo, suggerimenti sia per eliminare la causa alla radice sia per tenerla sotto controllo con diagnostica precoce. Nel modulo controllo impianti, l’analisi viene poi sottoposta a revisione da parte dell’ingegneria di manutenzione. Questo approccio avvicina il momento della comprensione e della diagnosi al momento della registrazione – praticamente in tempo reale – ed evita dimenticanze o allucinazioni successive, quando il ricordo dell’evento si è già sbiadito. Non sostituisce il manutentore: gli fornisce un supporto al ragionamento nel momento in cui serve. Approfondiremo questo approccio in un prossimo articolo dedicato. Tutto questo funziona quando c’è competenza che interpreta, verifica, decide. Quando il manutentore usa i dati per confermare o smentire le proprie ipotesi. Quando l’algoritmo suggerisce ma l’umano sceglie. Il problema nasce quando si inverte il rapporto. Quando l’algoritmo decide e l’umano

esegue. A quel punto la digitalizzazione non amplifica la competenza: la atrofizza.

Strumento, non soluzione

La digitalizzazione nella manutenzione è come un microscopio per un biologo. Permette di vedere cose invisibili. Ma non sostituisce la conoscenza, il bisogno di formulare ipotesi, interpretare risultati. Più potente è il microscopio, più importante diventa sapere cosa cercare.

In manutenzione, capire viene prima di digitalizzare. Perché se non capisci il processo, non capisci nemmeno i dati che raccogli. La sfida non è digitalizzare di più. È digitalizzare meglio: integrando tecnologia e competenza, dati e metodo, algoritmi e conoscenza. Non delegando il pensiero alle macchine, ma usando le macchine per pensare meglio.

Questo richiede investimenti non solo in tecnologia, ma anche in formazione. Non solo in sensori e software, ma anche in persone capaci di usarli.

La digitalizzazione è il futuro della manutenzione. Ma solo se rimane uno strumento al servizio della comprensione, non un sostituto del pensiero. □

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