PARCHI ARCHEOLOGICI D’ITALIA
PARCHI ARCHEOLOGICI d’italia
IN VIAGGIO TRA NATURA, ARTE E STORIA
€ 7,90
N°01 Marzo/Aprile 2020 Rivista Bimestrale
Timeline Publishing srl - POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. N° 0702 PERIODICO ROC
DAARC 101 NO HE PAR N OLO CH PE G I RD IC ER I E
ARCHEO MONOGRAFIE
speciale
IN EDICOLA IL 15 MARZO 2020
PARCHI ARCHEOLOGICI d’italia IN VIAGGIO TRA NATURA, ARTE E STORIA di Carlo Casi, con Luciano Frazzoni e Manuela Paganelli e un contributo di Stefano Mammini
Presentazione 7. NORD 10. CENTRO 44. SUD 84. ISOLE 108.
Un tratto del fiume Fiora, il cui corso attraversa l’intera area del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci (vedi alle pp. 62-65), tra pareti di roccia vulcanica.
NORD
CENTRO SUD
Valle d’Aosta 12.
Toscana 46.
Molise 86.
1. Saint-Martin-de-Corléans
27. Città del Tufo 28. Cosa 29. Parco Archeologico di Baratti e Populonia 30. San Silvestro 31. Poggibonsi 32. Belverde 33. Roselle 34. Pitigliano
56. San Vincenzo al Volturno 57. Sepino 58. Pietrabbondante
Piemonte 14. 2. La Chiusa e la Sacra di San Michele 3. Bene Vagienna
Lombardia 18. 4. Castelseprio 5. Le incisioni rupestri di Naquane 6. Cividate Camuno 7. I Piani di Barra 8. Spina Verde 9. Le incisioni rupestri di Grosio
Trentino-Alto Adige 26. 10. Paneveggio 11. Lago di Ledro
Friuli-Venezia Giulia 28. 12. Aquileia 13. Muggia Vecchia 14. Castelraimondo 15. La terra dei castelli
Veneto 32. 16. Il Livelet 17. Noal di Sedico 18. L’Alto Adriatico
Liguria 34. 19. La via Iulia Augusta 20. Orco Feglino 21. Albintimilium 22. Luna 23. Le grotte dei Balzi Rossi
Emilia-Romagna 38. 24. La terramara di Montale 25. Marzabotto 26. Classe
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 6 |
Marche 55. 35. Sentinum 36. Urbs Salvia 37. Septempeda
Campania 90. 59. Campi Flegrei 60. Velia 61. Circuito Vesuviano 62. L’antica Picentia 63. Aeclanum 64. Conza 65. Paestum
Puglia 96.
38. L’Orvietano 39. Carsulae
66. Canne della Battaglia 67. Saturo 68. Egnazia 69. Siponto
Lazio 62.
Basilicata 100.
40. Vulci 41. Antica Castro 42. Selva del Lamone 43. Grotte di Castro 44. Tarquinia-Cerveteri 45. Veio 46. Villa Adriana 47. Tuscolo 48. Sperlonga 49. Ostia Antica 50. Roma
70. Le chiese rupestri del Materano 71. Metaponto
Umbria 58.
Abruzzo 78. 51. 52. 53. 54. 55.
Parco della Majella La Civitella di Chieti Alba Fucens La necropoli di Fossa Iuvanum
Calabria 104. 72. Parco Archeologico di Scolacium 73. Locri Epizefiri 74. Sibari 75. Capo Colonna
ISOLE Sicilia 110. 76. La villa romana del Casale 77. Occhiolà 78. Mozia 79. Pantalica 80. Halaesa 81. Capo Gallo 82. La Villa del Tellaro 83. Eraclea Minoa 84. Himera 85. Le Isole Eolie 86. Taormina 87. Morgantina 88. Palazzolo Acreide 89. Selinunte 90. Segesta 91. Siracusa 92. Solunto 93. La Valle dei Templi
Sardegna 124. 94. Santa Cristina di Paulilatino 95. Barumini 96. Nora 97. Tharros 98. Complesso nuragico «Genna Maria» 99. Monte Sirai 100. Turris Libisonis 101. Su Romanzesu
IN VIAGGIO TRA NATURA, ARTE E STORIA P
iccoli o grandi, visitati da milioni di turisti o sconosciuti ai piú, riccamente allestiti o appena segnalati, i Parchi Archeologici sono l’ultimo baluardo a difesa della bellezza. Spesso ignota e a volte nemmeno voluta, la bellezza dei luoghi incontaminati, di paesaggi immoti da centinaia d’anni e ricchi di antiche vestigia, si diffonde come un candido aroma da Nord a Sud, da Est a Ovest, in tutta la Penisola. Un’essenza nascosta, che chiede soltanto di essere svelata, raccontata e, soprattutto, percepita. Messe al bando le definizioni giuridiche e amministrative, emerge maestosa, quanto a volte inaspettata, la storia millenaria di una terra, l’Italia, che ha avuto un ruolo speciale nella diffusione dell’arte e della bellezza. E poco importa se questa è difesa ai sensi di una legge regionale o di un accordo tra lo Stato e gli Enti Locali. Il suo valore, storico e archeologico, è intrinseco e nessun orpello tipologicostilistico-lessicale potrà mai modificarlo. Ogni visita in un’area archeologica è una scoperta: dalle ben ricostruite capanne preistoriche sulle rive di antichi laghi alle rupi isolate dominate dai ruderi di vetuste architetture, dalle necropoli etrusche disseminate lungo le gole tufacee ai templi magno-greci. Tracce che la storia ha disseminato in maniera encomiabile e capillare sul territorio nazionale, senza soluzioni di continuità, quasi a voler comporre un unico e coerente insieme: il patrimonio. Che sia artistico, archeologico o paesaggistico, rappresenta sempre e comunque le diverse facce dello stesso soggetto, identità e attrazione di un’Italia fragile ma preziosa. Un quanto mai avveduto statuto urbano di Siena, risalente al 1309, inizia cosí: «Primo dovere di chi governa la città è la bellezza, perché la bellezza della città dà orgoglio ai senesi e allegrezza ai forestieri». Dobbiamo quindi tutelare il patrimonio culturale e il paesaggio del nostro Bel Paese, perché sono la nostra anima. E, tutelandoli, sviluppiamo anche il turismo di quei «forestieri» che vogliono condividere le ragioni della nostra identità. Se Benedetto Croce, in qualità di ministro, nel 1920 non avesse varato una fondamentale legge sul tema, oggi, probabilmente, non avremmo
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 7 |
LOMBARDIA
CASTELSEPRIO (Varese) Info www.longobardinitalia.it; www.antiquarium.castelseprio.beniculturali.it; www.fondoambiente.it
N
on c’è bisogno di recarsi a Sherwood per avere la sensazione d’essere tornati al tempo di Robin Hood: basta andare a Castelseprio, Comune a meno di 50 km da Milano, il cui parco archeologico di 25 ettari custodisce, immersi in un bosco di querce, robinie e castagni, i resti di un castrum,
1
N
TORBA CASAFORTE MONASTERO DI S. GIOVANNI
CASTRUM
S.PAOLO
BASILICA DI S. GIOVANNI
Dal castrum al Parco BORGO Ingresso del Parco
BORGO BORGO
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 18 |
S. MARIA FORIS PORTAS
Il disegno ricostruttivo (sulle due pagine) mostra il borgo di Castelseprio, cosí come doveva presentarsi prima d’essere distrutto per ordine dell’arcivescovo Ottone Visconti nel 1287: 1. Torba; 2. monastero di S. Giovanni; 3. basilica di S. Giovanni; 4. chiesa di S. Paolo; 5. Casaforte; 6. S. Maria foris portas; 7. area coincidente con l’odierno ingresso del Parco archeologico.
5
2 4 3
7
6
collocato su un pianalto difeso naturalmente da due profondi valloni laterali. Tra il IV e il V secolo d.C. la zona, situata in posizione ideale per il controllo delle vie di comunicazioni terrestri e fluviali tra Ticino e Adda, fu parte integrante del limes militare a difesa di Milano, capitale imperiale: potrebbero appartenere a questo periodo le strutture di accesso, delle quali
restano i piloni del ponte e la base del torrione che lo controllava, e altri torrioni interni al circuito difensivo del castrum vero e proprio, che si sviluppò in età gota, tra il V e il VI secolo. La sapienza tecnica con cui furono edificate le mura urbane, dotate di contrafforti e arcate sulle quali si impostava il camminamento di ronda, testimonia la committenza ufficiale
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 19 |
IL LIVELET (Treviso) Info tel. 0438 21230; www.parcolivelet.it
A
meno di 10 km dal borgo di Vittorio Veneto, sulle rive del lago di Lago (che fino al XIV secolo era un unico bacino con il vicino lago di Santa Maria), il Parco Archeologico Didattico del Livelet è un esempio di come la ricerca archeologica possa comunicare, divertire e intrattenere quanti sentano il desiderio di trasformarsi, almeno per un giorno, in uomini della preistoria. Sull’istmo che separa i due laghi si localizza il sito di Colmaggiore, un importante abitato preistorico di tipo umido. L’insediamento fu indagato negli anni Novanta: vennero allora alla luce i resti di un villaggio preistorico, abitato sin dal Neolitico (4500 a.C. circa), occupato nuovamente nell’età del Rame fino all’inizio dell’età del Bronzo (2300 a.C.) e,
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 32 |
infine, frequentato sporadicamente ancora nel Bronzo Medio e Recente. Emersero cosí resti di palafitte e tracce della bonifica dei terreni di sponda: palificazioni verticali, legni combusti, tavolati e massicciate in pietra; ma anche gli oggetti d’uso quotidiano: fusaiole, pesi da telaio, contenitori in argilla e manufatti in selce. Le indagini archeologiche hanno inoltre
In alto e in basso due immagini delle palafitte ricostruite nel Parco Archeologico Didattico del Livelet.
NOAL DI SEDICO (Belluno) Info http://castellierenoal.comune.sedico.bl.it
L’
istituzione del parco archeologico è stata ufficializzata nel 2011 dal Comune di Sedico, con l’obiettivo di valorizzare i resti archeologici di un castelliere situato sulla sommità del colle detto «dei Mirabèi». Di esso si conservano poderose strutture murarie riferibili alla prima frequentazione (1200 Landris a.C. circa) da parte di una popolazione di cultura subappenninica, forse proveniente dall’Italia Noal centrale. Dopo una rioccupazione del Il Castelliere colle nel X secolo a.C., il sito Sedico risulta frequentato nuovamente nel IV-III secolo Gresal a.C., quando ai piedi del castelliere vennero deposte alcune sepolture che hanno restituito, tra gli altri, un elemento tipico del corredo dei Veneti antichi, cioè una fibula a navicella in bronzo. Nel Medioevo, tra l’VIII e il XII secolo, sulla sommità del colle si imposta una struttura a carattere difensivo, di cui gli scavi hanno portato alla luce la base di una torre a pianta quadrangolare. SS 203
SS 50
permesso di raccogliere dati sulle abitudini alimentari di quanti risiedevano sulle rive del lago: lame di falcetto in selce e frammenti di macine testimoniano la pratica della coltivazione e del consumo di cereali, mentre i numerosi frammenti di ossa animali restituiscono il quadro di un consumo di carne di allevamento, integrato dalla pesca e dalla raccolta di cibo selvatico. La ricostruzione di tre palafitte, operata secondo le forme e le tecniche in uso dal Neolitico alla prima età del Bronzo, consente ai visitatori di apprezzare gli spazi, i materiali, gli oggetti e i modi di vita degli uomini ai quali dobbiamo l’antico insediamento palafitticolo. La scoperta archeologica si materializza cosí nell’esperienza diretta della didattica: curiosare, toccare, sperimentare… un percorso graduale che rende l’archeologia una scienza coinvolgente per i visitatori di ogni età.
L’ ALTO ADRIATICO (Treviso) Info www.parsjad-3d.eu
I
l progetto Parco Archeologico dell’Alto Adriatico è un «parco virtuale», con il quale la Regione Veneto e altri 8 partner di Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Slovenia, intendono valorizzare il patrimonio dell’area costiera dell’Alto Adriatico, dal litorale emiliano a quello sloveno, incrementando la realizzazione – e la comunicazione – di itinerari culturali transfrontalieri.
In alto una veduta del colle «dei Mirabèi», sulla cui sommità sono stati localizzati i resti di un castelliere frequentato a partire dal 1200 a.C. circa.
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 33 |
TOSCANA
Da non perdere
Acropoli Un tratto della strada selciata di età repubblicana che collegava l’area dei templi a quella dell’edificio denominato Le Logge.
San Cerbone Una tomba a tumulo della necropoli di San Cerbone. L’area del sepolcreto, nel tempo, fu ricoperta dalle scorie dell’antica attività metallurgica. Le Grotte Veduta della necropoli in località Le Grotte, le cui tombe ellenistiche (IV-II sec. a.C.) furono ricavate dalle antiche cave.
Sulle due pagine un’altra veduta della necropoli delle Grotte.
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 50 |
prima lavorazione dei metalli sono ora ricompresi nel Parco Archeologico di Baratti e Populonia, inserito nel sistema dei Parchi della Val di Cornia. Il parco, tuttavia, deve la sua notorietà soprattutto alle tombe monumentali: la piú maestosa è quella dei Carri, ma da non perdere sono anche i tumuli dei Letti Funebri, delle Pissidi Cilindriche, dei Flabelli e delle
SAN SILVESTRO (Livorno)
Info tel. 0565 226445; www.parchivaldicornia.it
A
Oreficerie. Di particolare suggestione è anche la necropoli in località Le Grotte. Nel Museo Archeologico del territorio di Populonia, si può ammirare l’anfora in argento rinvenuta nelle acque del Golfo di Baratti: la sua struttura è frutto dell’assemblaggio di ben 132 medaglioni raffiguranti danze di bambini e giovani, divinità, satiri e menadi.
In alto, a destra ricostruzione del castello di San Silvestro durante il periodo dei Della Rocca (XII sec.), quando l’insediamento venne diviso in una zona destinata alle attività metallurgiche, e un’altra riservata alle abitazioni.
lle spalle di Campiglia Marittima e del promontorio di Piombino, su un’area di circa 450 ettari, il Parco Archeominerario di San Silvestro (facente parte anch’esso del sistema dei Parchi della Val di Cornia) comprende nel percorso di visita musei, gallerie minerarie, un borgo medievale di minatori e fonditori, e sentieri di interesse storico, archeologico, geologico e naturalistico. La visita inizia dal Museo dell’Archeologia e dei Minerali e prosegue nella Miniera del Temperino, dove il visitatore può comprendere l’evoluzione delle tecniche di ricerca ed estrazione dei minerali e godere della bellezza e fascino del mondo sotterraneo. Sullo sfondo di Valle Lanzi, spiccano i resti della medievale Rocca San Silvestro, cuore del parco, costruita a servizio dei minatori e fonditori che lavoravano per i conti della Gherardesca.
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 51 |
LAZIO
GROTTE DI CASTRO (Viterbo) Info tel. 0763 796983 www.simulabo.it
I
n uno scenario ricco di paesaggi variegati, creati dall’azione del sistema vulcanico vulsino – dalle spiagge del lago di Bolsena alle colline coperte di aceri, querce e castagni, fino alle rupi tufacee che sovrastano l’ampia valle –, il borgo di Grotte di Castro (in provincia di Viterbo) si estende su un pianoro allungato dalle ripide pareti, che per secoli lo hanno difeso. Le sue origini risalgono con certezza agli inizi dell’epoca etrusca quando, nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. fu fondato, sull’altura a sud-est del borgo medievale denominata «Civita», un abitato di cui non si conosce il nome antico, ma che è stato il centro piú rilevante nel territorio compreso tra il lago di Bolsena e la media valle del Fiora tra il VII e la metà del VI secolo a.C. Attraverso il controllo dell’antico percorso che collegava la costa tirrenica – dominata dalla metropoli di Vulci – al fiume Tevere e all’Etruria mineraria, la classe aristocratica poté acquisire oggetti preziosi ed esotici, di cui manifestava orgogliosamente il possesso, offrendoli ai propri defunti nelle monumentali tombe rupestri. Tenui sono le tracce della città etrusca, mentre numerose sono le monumentali strutture funerarie intagliate nel tufo, che hanno restituito ricchi corredi, ora esposti nel Museo Civita. Tra queste, la necropoli etrusca di Pianezze, situata circa 3 km a sud di Grotte di Castro, lungo la Strada Provinciale Gradolana, è uno dei principali nuclei cimiteriali riferibile all’abitato che sorgeva presso il colle della Civita. In uso tra il VII e il VI secolo a.C., il sepolcreto è caratterizzato da tombe a camera scavate nel versante occidentale del costone tufaceo della collina e disposte su almeno quattro ordini. La necropoli di Centocamere (Casale Centocamere) deve la sua suggestiva denominazione alla presenza di numerose
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 70 |
tombe collegate tra di loro da un intricato sistema di fori e di cunicoli aperti nelle pareti delle camere funerarie dagli scavatori abusivi, per passare piú agevolmente dall’una all’altra. L’intera collina di Centocamere è interessata dalla presenza di strutture funerarie scavate nella roccia tufacea, che appaiono disposte almeno su tre ordini, per un totale di oltre cinquanta tombe con deposizioni plurime. In età medievale alcune tombe etrusche furono riutilizzate per ricavarne ambienti adibiti all’allevamento di volatili: i cosiddetti «colombai». Nella necropoli di Vigna la Piazza, invece, è stato riconosciuto un rituale funerario particolare: le tombe a circolo. A oggi sono state messe in luce una cinquantina di sepolture, la cui struttura piú antica – assai semplice e databile nel corso della seconda metà dell’VIII secolo a.C. – è costituita da una fossa scavata nel terreno e contornata da un cumulo di scaglie di pietre che, superiormente, formava una copertura a volta. Il defunto, che indossava gli oggetti d’ornamento personale, con ricche parure di fibule e collane con pendenti d’ambra e pasta vitrea per le donne, era deposto in sarcofagi lignei, dei quali si sono conservati resti piú o meno consistenti. Il corredo era prevalentemente collocato all’altezza della testa e presso i piedi; nelle sepolture maschili, le armi si trovavano lungo i fianchi del defunto. Nel volgere di poche generazioni, alla metà del VII secolo a.C., l’architettura funeraria e l’organizzazione della struttura sociale di Civita di Grotte di Castro mutano profondamente: le sepolture, sempre a inumazione, avvengono ora in tombe scavate nel tufo e articolate in piú camere funerarie per accogliere i diversi componenti del nucleo familiare, come attestano le centinaia di tombe realizzate nei costoni tufacei che circondano la città antica. Un gruppo di tombe rupestri facenti parte della necropoli etrusca scoperta in località Pianezze, uno dei nuclei sepolcrali piú importanti tra quelli riferibili all’abitato che sorgeva presso il colle della Civita.
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 71 |
CAMPANIA
CAMPI FLEGREI Info www.incampania.com
L
a regione vulcanica che si estende a ovest di Napoli fino a Cuma e Capo Miseno, comprendendo anche le isole di Ischia, Procida e Vivara, è oggi compresa nel Parco Regionale dei Campi Flegrei e rappresenta un contesto unico per le sue bellezze paesaggistiche e le presenze storico-archeologiche. Caratterizzata da un unico sistema vulcanico ancora attivo, l’Archiflegreo, l’area denota, già nel nome, l’origine greca (flegraios= ardente) delle piú antiche attestazioni archeologiche; proprio qui, nell’VIII secolo a.C., coloni greci provenienti dall’Eubea fondarono a Ischia (Pithekoussai) e Cuma i primi insediamenti in Italia. Nel 531 a.C. viene fondata, da Greci di Samo, Dicearchia, la Puteoli romana, che dal II secolo a.C. divenne il porto di Roma e il piú importante del Mediterraneo occidentale, prima della realizzazione di quello di Porto a opera di Claudio e Traiano. Oggi Pozzuoli conserva ancora importanti tracce del suo passato, tra
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 90 |
In alto cartina del golfo di Napoli con i principali siti di interesse archeologico. A destra uno scorcio dell’interno dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Seconda metà del I sec. d.C. In basso particolare di una statua di Dioniso. I sec. a.C. Baia, Museo Archeologico dei Campi Flegrei.
cui l’Anfiteatro Flavio e il cosiddetto Serapeo, in realtà un mercato (macellum), grandioso edificio realizzato tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., a pianta quadrata con cortile centrale circondato da portici con colonne in granito; immancabile poi la visita al Rione Terra, l’acropoli dell’antica città, con i suoi stretti vicoli e gli itinerari sotterranei. Nei pressi di Pozzuoli, è possibile visitare una delle attrattive naturalistiche maggiori dei Campi Flegrei, la Solfatara, un cratere di lava ribollente da cui si sprigionano vapori e fanghi fumanti, che creano un paesaggio unico, tanto da diventare a partire dal Settecento, una meta obbligata per gli intellettuali e gli artisti che effettuavano in Italia il Grand Tour. Presso Baia, fin dall’epoca tardo-repubblicana sorsero impianti termali e sontuose ville di importanti personaggi, tra cui Licinio Crasso, Caio Mario, Cesare, Pompeo, Varrone, Cicerone e Ortensio, passate sotto Augusto al demanio imperiale. Molte delle strutture antiche, a causa del diffuso bradisismo del territorio, vennero sommerse dal mare, e fanno ora parte del Parco Sommerso di Baia. Il castello aragonese di Baia (XI secolo) è ora la
sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, che custodisce, tra gli altri, i «Gessi di Baia», uno straordinario insieme di frammenti di calchi in gesso, utilizzati come modelli da scultori locali specializzati nella realizzazione di copie in marmo delle opere greche, destinate ad abbellire le ville dei Campi Flegrei. La presenza di fenomeni vulcanici e dei due laghi d’Averno e Lucrino, indussero gli antichi a ritenere che qui si trovasse la bocca del mondo dei morti; sulle rive dell’Averno Virgilio colloca infatti l’ingresso agli Inferi (Eneide, VI). Il bacino era un tempo molto piú ampio, prima che l’improvvisa eruzione vulcanica nel 1538, che ha portato alla formazione del Monte Nuovo, ne seppellisse la parte orientale. Nel I secolo d.C. Augusto decise di realizzare in questa zona una base navale, il Portus Iulius, collegando i due laghi con il mare per mezzo di canali. Il rapido insabbiamento del nuovo scalo, portò al trasferimento della classis praetoria Misenatis, la piú imponente flotta militare romana, a Miseno, dotato anch’esso di un doppio bacino piú profondo, privo dunque di problemi di insabbiamento. Tagliato l’istmo tra i due bacini, vi furono impiantati gli arsenali e le banchine, mentre sul promontorio fu fondata la colonia di Misenum. A Bacoli è possibile visitare la cosiddetta Piscina Mirabilis, la piú grande cisterna conservata dell’antichità classica, sorretta da 48 pilastri disposti a formare 5 navate sul lato minore e 13 su quello maggiore. La visita ai Campi Flegrei non può inoltre prescindere dall’antro della Sibilla Cumana, lunga galleria scavata nel tufo coperta a volta, che sfocia in un ambiente rettangolare con tre grandi nicchie, identificato da Amedeo Maiuri con quello descritto da Virgilio nell’Eneide. Sebbene non vi siano prove archeologiche per la sua identificazione, il luogo, riutilizzato come cisterna già nel I secolo d.C. e in epoca cristiana come area cimiteriale, mantiene ancora oggi tutto il suo misterioso fascino legato alle profezie emesse dalla Sibilla invasata dal Nume.
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 91 |
SICILIA
SEGESTA (Trapani) Info tel. 0924 952356; www.visitsicily.info
M
iticamente fondata da Enea prima di giungere a Roma, Segesta è la piú importante città degli Elimi, genti che arrivarono a controllare la maggior parte della Sicilia Occidentale tra il IX e il VI secolo a.C. Tra i resti ancora visibili spiccano il monumentale tempio dorico, l’ultimo grande periptero costruito in Sicilia in epoca greca,
LA VALLE DEI TEMPLI (Agrigento)
Info tel. 0922 621611; www.parcovalledeitempli.it/
L’
integrazione tra monumenti e ambiente risalta fortemente quando, lasciata l’urbanistica movimentata della città di Agrigento, ci si avvia lungo il comodo e pianeggiante percorso di visita del parco. Qui, sfiorando i maestosi ed eponimi templi, attraversiamo la città antica, immersi tra i
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 122 |
In alto il tempio dorico di Segesta. V sec. a.C. Nella pagina accanto, in alto, l’area archeologica di Solunto. Nella pagina accanto, in basso i resti dell’Ara di Ierone nel Parco Archeologico della Neapolis.
iniziato intorno al 420 a.C. e sicuramente abbandonato prima del suo compimento. Dell’edificio rimangono oggi in piedi l’intero colonnato di 6 x 14 colonne con la trabeazione, l’architrave, il fregio dorico e i due timpani sui lati corti. Molti blocchi presentano ancora le bozze per facilitare la messa in opera, che venivano tagliate solo in fase di rifinitura. Sul versante nord dell’acropoli venne costruito, con blocchi di calcare locale, un teatro con la cavea delimitata da possenti mura di sostegno. Lo splendido edificio viene tutt’oggi utilizzato per affascinanti rappresentazioni estive.
Sulle due pagine veduta panoramica della Valle dei Templi. Sullo sfondo, a destra, i resti del tempio dedicato a Hera (Giunone Lacinia). IV sec. a.C.
mandorli e gli olivi secolari. Nulla sembra cosí lontano come le vicine e frequentate spiagge di San Leone; l’oasi del parco è protetta da mura invisibili che sovrastano nettamente quelle greche che difendevano la città verso sud, e nemmeno il caotico traffico della sottostante strada litoranea riesce a scalfire la magica atmosfera controllata dai distesi telamoni. Zeus, Giunone, Ercole, Vulcano, i Dioscuri e la Concordia, dall’interno dei colonnati, fanno altresí buona guardia. Akragas è ancora lí, a disposizione di chiunque voglia approfittarne.
SIRACUSA Info tel. 0931 66206; www.siracusaturismo.net
L
a grande area dell’antica città di Archimede costituisce il nucleo fondamentale del Parco Archeologico della Neapolis. Spiccano alcuni monumenti pubblici, tra i quali il teatro, la soprastante area del ninfeo, con la via dei Sepolcri, l’area del santuario di Apollo, l’ara di Ierone, l’anfiteatro romano, un’ampia area di cave di pietra (latomie), una vasta necropoli (detta Grotticelli) e la chiesetta normanno-sveva di S. Nicolò. Il teatro, che viene ancora oggi utilizzato per suggestive rappresentazioni, risale al III secolo a.C., mentre a est si possono visitare le impressionanti latomie con il caravaggesco Orecchio di Dioniso.
SOLUNTO (Palermo) Info www.visitsicily.info
P
osta sul bellissimo promontorio sul mare del Monte Catalfano, l’antica Solunto presenta oggi le strutture di età ellenistico-romana, le piú antiche risalenti alla fine del IV secolo a.C., allorquando il tiranno siracusano Dionisio debellò le ultime resistenze delle città puniche d’Occidente (compresa la stessa Solunto). L’architettura domestica è caratterizzata da case su piú piani e da ambienti distribuiti attorno a peristili: tra tutte ricordiamo la cosiddetta Casa di Leda (II secolo a.C.-I secolo d.C.), cosí denominata dalla raffigurazione di Leda e il cigno su una parete del triclinio.
| PARCHI ARCHEOLOGICI | 123 |