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Archeo Monografie, n. 7, Giugno 2015

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VIAGGIO NELL’ITALIA DEI PARCHI ARCHEOLOGICI

N. 7 Giugno 2015 Rivista Bimestrale

My Way Media Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.

DAARC 101 NO HE PAR N OLO CH PE G I RD IC ER I E

ARCHEO MONOGRAFIE

MONOGRAFIE

Viaggio nell’Italia dei PARCHI

ARCHEOLOGICI

ALLA SCOPERTA DELLA GRANDE BELLEZZA

€ 7,90


Viaggio nell’Italia dei PARCHI

ARCHEOLOGICI ALLA SCOPERTA DELLA GRANDE BELLEZZA di Carlo Casi, con il contributo di Luciano Frazzoni e Manuela Paganelli

Presentazione 7. NORD 10. CENTRO 44. SUD 84. ISOLE 108.

Un tratto del fiume Fiora, il cui corso attraversa l’intera area del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci (vedi alle pp. 62-65), tra pareti di roccia vulcanica.


NORD

Valle d’Aosta 12.

1. Saint-Martin-de-Corléans

Piemonte 14.

2. La Chiusa e la Sacra di San Michele 3. Bene Vagienna

Lombardia 18.

4. Castelseprio 5. Le incisioni rupestri di Naquane 6. Cividate Camuno 7. I Piani di Barra 8. Spina Verde 9. Le incisioni rupestri di Grosio

Trentino-Alto Adige 26. 10. Paneveggio 11. Lago di Ledro

Friuli-Venezia Giulia 28. 12. Aquileia 13. Muggia Vecchia 14. Castelraimondo 15. La terra dei castelli

Veneto 32.

16. Il Livelet 17. Noal di Sedico 18. L’Alto Adriatico

Liguria 34.

19. La via Iulia Augusta 20. Orco Feglino 21. Albintimilium 22. Luna 23. Le grotte dei Balzi Rossi

Emilia-Romagna 38. 24. La terramara di Montale 25. Marzabotto 26. Classe

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CENTRO Toscana 46.

27. Città del Tufo 28. Cosa 29. Parco Archeologico di Baratti e Populonia 30. San Silvestro 31. Poggibonsi 32. Belverde 33. Roselle 34. Pitigliano

Marche 55.

35. Sentinum 36. Urbs Salvia 37. Septempeda

Umbria 58. 38. L’Orvietano 39. Carsulae

Lazio 62.

40. Vulci 41. Antica Castro 42. Selva del Lamone 43. Grotte di Castro 44. Tarquinia-Cerveteri 45. Veio 46. Villa Adriana 47. Tuscolo 48. Sperlonga 49. Ostia Antica 50. Roma

Abruzzo 78. 51. 52. 53. 54. 55.

Parco della Majella La Civitella di Chieti Alba Fucens La necropoli di Fossa Iuvanum

SUD

Molise 86.

56. San Vincenzo al Volturno 57. Sepino 58. Pietrabbondante

Campania 90.

59. Campi Flegrei 60. Velia 61. Circuito Vesuviano 62. L’antica Picentia 63. Aeclanum 64. Conza 65. Paestum

Puglia 96.

66. Canne della Battaglia 67. Saturo 68. Egnazia 69. Siponto

Basilicata 100.

70. Le chiese rupestri del Materano 71. Metaponto

Calabria 104.

72. Parco Archeologico di Scolacium 73. Locri Epizefiri 74. Sibari 75. Capo Colonna


ISOLE Sicilia 110.

76. La villa romana del Casale 77. Occhiolà 78. Mozia 79. Pantalica 80. Halaesa 81. Capo Gallo 82. La Villa del Tellaro 83. Eraclea Minoa 84. Himera 85. Le Isole Eolie 86. Taormina 87. Morgantina 88. Palazzolo Acreide 89. Selinunte 90. Segesta 91. Siracusa 92. Solunto 93. La Valle dei Templi

Sardegna 124.

94. Santa Cristina di Paulilatino 95. Barumini 96. Nora 97. Tharros 98. Complesso nuragico «Genna Maria» 99. Monte Sirai 100. Turris Libisonis 101. Su Romanzesu

ALLA

SCOPERTA DELLA GRANDE BELLEZZA P

iccoli o grandi, visitati da milioni di turisti o sconosciuti ai piú, riccamente allestiti o appena segnalati, i Parchi Archeologici sono l’ultimo baluardo a difesa della bellezza. Spesso ignota e a volte nemmeno voluta, la bellezza dei luoghi incontaminati, di paesaggi immoti da centinaia d’anni e ricchi di antiche vestigia, si diffonde come un candido aroma da Nord a Sud, da Est a Ovest, in tutta la Penisola. Un’essenza nascosta, che chiede soltanto di essere svelata, raccontata e, soprattutto, percepita. Messe al bando le definizioni giuridiche e amministrative, emerge maestosa, quanto a volte inaspettata, la storia millenaria di una terra, l’Italia, che ha avuto un ruolo speciale nella diffusione dell’arte e della bellezza. E poco importa se questa è difesa ai sensi di una legge regionale o di un accordo tra lo Stato e gli Enti Locali. Il suo valore, storico e archeologico, è intrinseco e nessun orpello tipologicostilistico-lessicale potrà mai modificarlo. Ogni visita in un’area archeologica è una scoperta: dalle ben ricostruite capanne preistoriche sulle rive di antichi laghi alle rupi isolate dominate dai ruderi di vetuste architetture, dalle necropoli etrusche disseminate lungo le gole tufacee ai templi magno-greci. Tracce che la storia ha disseminato in maniera encomiabile e capillare sul territorio nazionale, senza soluzioni di continuità, quasi a voler comporre un unico e coerente insieme: il patrimonio. Che sia artistico, archeologico o paesaggistico, rappresenta sempre e comunque le diverse facce dello stesso soggetto, identità e attrazione di un’Italia fragile ma preziosa. Un quanto mai avveduto statuto urbano di Siena, risalente al 1309, inizia cosí: «Primo dovere di chi governa la città è la bellezza, perché la bellezza della città dà orgoglio ai senesi e allegrezza ai

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forestieri». Dobbiamo quindi tutelare il patrimonio culturale e il paesaggio del nostro Bel Paese, perché sono la nostra anima. E, tutelandoli, sviluppiamo anche il turismo di quei «forestieri» che vogliono condividere le ragioni della nostra identità. Se Benedetto Croce, in qualità di ministro, nel 1920 non avesse varato una fondamentale legge sul tema, oggi, probabilmente, non avremmo piú il privilegio di poter godere (tutti) delle bellezze di Ravenna, che per prima ne beneficiò (la pineta della città era minacciata da improbabili insediamenti industriali), evidenziando ancora una volta l’indissolubile legame tra storia, ambiente e paesaggio. E se, infine, avesse ragione il principe Myskin dell’Idiota di Fëdor Dostoevskij che ripete «la bellezza salverà il mondo»? I Parchi Archeologici contribuiscono alla salvaguardia del patrimonio, impedendo speculazioni edilizie e cementificazioni. Ogni muro consolidato, ogni parete restaurata e ogni reperto ritrovato, sono altrettante vittorie sull’ignoranza e il degrado, non solo fisico, e rappresentano ostacoli insormontabili per chiunque anteponga i propri interessi ai valori espressi dal paesaggio storico e culturale. Il pubblico interesse o, come dicevano gli antichi la publica utilitas, il bonum

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Villa Adriana, Tivoli (Roma). La piscina del Pecile, un vasto quadriportico che Adriano fece realizzare nella sua lussuosa residenza tiburtina come verosimile richiamo alla Stoà Poikile di Atene.

commune, sovraordinato al profitto privato: sempre e comunque! Un’austera necessità di far prevalere i diritti della comunità, del demos, sui diritti del singolo, in funzione e nel rispetto delle generazioni future. Già nel 1790, lo statista, filosofo e scrittore inglese Edmund Burke affermava che: «Gli uomini che non guardano mai indietro non saranno mai capaci di guardare avanti verso i posteri». Non possiamo negare ai nostri figli quello che noi abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri e non dimentichiamo che la Costituzione Italiana, a questo proposito, cosí recita all’art. 9: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della nazione». In questa Monografia abbiamo scelto 101 dei circa 300 Parchi Archeologici o a valenza archeologica presenti in Italia – alcuni dei quali già comparsi sulle pagine di «Archeo» –, spesso ponendo l’accento sui meno noti, per metterne in evidenza le variegate e nascoste peculiarità. Una selezione che, comunque, lascia emergere un quadro caratterizzato da un comune denominatore: il fascino della scoperta. Storie «segrete» che proponiamo come stimolo per i nostri lettori a continuare la propria personale ricerca qui solamente iniziata. Carlo Casi

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IL LIVELET (Treviso)

Info tel. 0438 21230; www.parcolivelet.it

A

meno di 10 km dal borgo di Vittorio Veneto, sulle rive del lago di Lago (che fino al XIV secolo era un unico bacino con il vicino lago di Santa Maria), il Parco Archeologico Didattico del Livelet è un esempio di come la ricerca archeologica possa comunicare, divertire e intrattenere quanti sentano il desiderio di trasformarsi, almeno per un giorno, in uomini della preistoria. Sull’istmo che separa i due laghi si localizza il sito di Colmaggiore, un importante abitato preistorico di tipo umido. L’insediamento fu indagato negli anni Novanta: vennero allora alla luce i resti di un villaggio preistorico, abitato sin dal Neolitico (4500 a.C. circa), occupato nuovamente nell’età del Rame fino all’inizio dell’età del Bronzo (2300 a.C.) e,

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infine, frequentato sporadicamente ancora nel Bronzo Medio e Recente. Emersero cosí resti di palafitte e tracce della bonifica dei terreni di sponda: palificazioni verticali, legni combusti, tavolati e massicciate in pietra; ma anche gli oggetti d’uso quotidiano: fusaiole, pesi da telaio, contenitori in argilla e manufatti in selce. Le indagini archeologiche hanno inoltre

In alto e in basso due immagini delle palafitte ricostruite nel Parco Archeologico Didattico del Livelet.


NOAL DI SEDICO (Belluno)

Info http://castellierenoal.comune.sedico.bl.it

L’

istituzione del parco archeologico è stata ufficializzata nel 2011 dal Comune di Sedico, con l’obiettivo di valorizzare i resti archeologici di un castelliere situato sulla sommità del colle detto «dei Mirabèi». Di esso si conservano poderose strutture murarie riferibili alla prima frequentazione (1200 Landris a.C. circa) da parte di una popolazione di cultura subappenninica, forse proveniente dall’Italia Noal centrale. Dopo una rioccupazione del Il Castelliere colle nel X secolo a.C., il sito Sedico risulta frequentato nuovamente nel IV-III secolo Gresal a.C., quando ai piedi del castelliere vennero deposte alcune sepolture che hanno restituito, tra gli altri, un elemento tipico del corredo dei Veneti antichi, cioè una fibula a navicella in bronzo. Nel Medioevo, tra l’VIII e il XII secolo, sulla sommità del colle si imposta una struttura a carattere difensivo, di cui gli scavi hanno portato alla luce la base di una torre a pianta quadrangolare. SS 203

SS 50

permesso di raccogliere dati sulle abitudini alimentari di quanti risiedevano sulle rive del lago: lame di falcetto in selce e frammenti di macine testimoniano la pratica della coltivazione e del consumo di cereali, mentre i numerosi frammenti di ossa animali restituiscono il quadro di un consumo di carne di allevamento, integrato dalla pesca e dalla raccolta di cibo selvatico. La ricostruzione di tre palafitte, operata secondo le forme e le tecniche in uso dal Neolitico alla prima età del Bronzo, consente ai visitatori di apprezzare gli spazi, i materiali, gli oggetti e i modi di vita degli uomini ai quali dobbiamo l’antico insediamento palafitticolo. La scoperta archeologica si materializza cosí nell’esperienza diretta della didattica: curiosare, toccare, sperimentare… un percorso graduale che rende l’archeologia una scienza coinvolgente per i visitatori di ogni età.

L’ALTO ADRIATICO (Treviso) Info parsjad.regione.veneto.it

I

l progetto Parco Archeologico dell’Alto Adriatico è un «parco virtuale», con il quale la Regione Veneto e altri 8 partner di Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Slovenia, intendono valorizzare il patrimonio dell’area costiera dell’Alto Adriatico, dal litorale emiliano a quello sloveno, incrementando la realizzazione – e la comunicazione – di itinerari culturali transfrontalieri.

In alto una veduta del colle «dei Mirabèi», sulla cui sommità sono stati localizzati i resti di un castelliere frequentato a partire dal 1200 a.C. circa.

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LAZIO Castello e Ponte della Badia

Doganella

S. Paolo la cosiddetta chiesa di S. Paolo, eretta probabilmente tra l’XI e il XII sec., forse su una struttura di età tardo-romana.

Acquedotto lungo la strada bianca

I tesori di un parco Sfinge Scolpita nel nenfro, questa immagine di una sfinge ha dato nome a una ricca tomba etrusca scoperta nella necropoli dell’Osteria e databile al 560-550 a.C.

Casaletto Mengarelli (punto di ristoro) Ingresso al Parco e centro visite

Giocaparco

Fiora Una suggestiva veduta del corso del Fiora, che attraversa l’intera area del Parco di Vulci, tra pareti di roccia vulcanica.

Domus del Criptoportico Tempio Grande Cardine orientale Decumano massimo Mitreo

La città romana Disegno ricostruttivo dell’arco di Publius Sulpicius Mundus, innalzato lungo il decumano massimo, presso il Foro; era largo 7,40 m e alto circa 9.

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Sulle due pagine pianta a volo d’uccello del Parco di Vulci, con l’indicazione dei monumenti piú importanti.

Arco onorario

raffigura miti greci ed eroi della storia etrusca (gli affreschi fanno parte della Collezione Torlonia di Villa Albani, in Roma), mantiene intatto il suo fascino grazie alla sua complessa struttura architettonica, imponente fin


luogo: qui i resti di Porta Ovest, con il suo avancorpo triangolare che punta dritto verso il visitatore, sembrano voler ancora imporre un severo rispetto per l’antico centro e per i suoi abitanti, che furono principi e nobili, magistrati e sacerdoti, commercianti, navigatori e artisti. Ci si inoltra nella città antica camminando sul decumano massimo, costruito dopo la conquista da parte di Roma, avvenuta nel febbraio del 280 a.C. La città è in gran parte ancora da scoprire e lungo la strada basolata che incide i prati verdeggianti si susseguono edifici risalenti a epoche diverse: il Tempio Grande, imponente santuario etrusco, di cui resta un basamento in blocchi di tufo rosso, solo in parte ancora foderato da un rivestimento in grigio nenfro; due edifici di epoca imperiale affacciati su una vasta area che forse cela l’antico Foro romano; la Domus del criptoportico, i cui ambienti sotterranei sembrano ancora oggi animarsi con il vocio della frenetica vita dei servi addetti alle cucine – che qui scendevano a rifornirsi – e con i piú sommessi «intrighi di palazzo», che forse hanno avuto origine nel piccolo e curato vano che conclude la sequenza di ambienti di questo settore della casa. Oltre il mitreo, forse collegato direttamente alla vicina domus con atrio, la visita prosegue scendendo nella vallata lambita dal Fiora, dove sono visibili i resti di strutture murarie poste un tempo ad arginare le sponde del fiume e a difesa della città. I diversi itinerari che attraversano il pianoro urbano conducono al laghetto del Pelicone, un luogo incantevole, capace di tante prospettive: il piccolissimo lembo di una fresca spiaggetta dove riposare al termine della passeggiata archeologica; il fragore del letto del fiume attraversato a piedi partecipando Tumulo della Cuccumella all’avventuroso archeotrekking; la vertigine delle alte pareti a strapiombo osservate dal basso, pagaiando in kayak: colori, profumi, suoni e sensazioni diverse, in ogni stagione.

dall’ingresso: il dromos, scavato in uno spesso banco di travertino, è lungo 31 m e profondo ben 15. Il silenzioso abitato si lascia scoprire lentamente, poi entra nel cuore. La salita alla sommità del pianoro sul quale esso si estendeva, scopre mano a mano il panorama circostante e lascia intuire l’importanza del

Tomba François

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PUGLIA

EGNAZIA (Brindisi) Info tel. 080 4829056 www.egnaziaonline.it

N

ella V Satira, il poeta latino Orazio (65-8 a.C.) descrive il viaggio da Roma a Brindisi effettuato nel 38 a.C. insieme a Virgilio e Mecenate e cita la città messapica di Gnathia, posta a metà strada tra Bari e Brindisi, in uno dei luoghi piú suggestivi della costa adriatica. Il primo insediamento, costituito da un villaggio di capanne, risale all’età del Bronzo (XV secolo a.C.); la successiva età del Ferro (IX secolo a.C.) vede l’invasione di popolazioni balcaniche, gli Iapigi, che precedono la fase messapica (VIII secolo a.C.), che caratterizzò l’intero Salento fino alla conquista romana (III a.C.). La presenza messapica a Gnathia è testimoniata dall’imponente cinta muraria (IV secolo a.C.), lunga 2 km e alta fino a 7 m, che delimita e difende la città dalla parte di terra, per un’estensione di circa 40 ettari, mentre una sua estensione lungo la costa pare che sia stata realizzata solo a nord dell’acropoli. Posto in una favorevole posizione tra due

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insenature naturali, questo settore dell’abitato offriva una difesa naturale e riparo alle imbarcazioni; nell’insenatura a nord, in epoca romana, fu creato un porto artificiale. Sul pianoro dell’acropoli sono visibili le fondazioni di un tempio ellenistico, mentre sul lato verso terra si trova una fortificazione a pianta quadrata di epoca tardo-antica, difesa da un recinto con bastioni. Alla fase messapica appartengono inoltre le necropoli all’esterno delle mura, costituite da tombe a fossa, a semicamera e da monumentali tombe a camera decorate con raffinati affreschi. L’impianto urbanistico romano è attraversato dalla via Traiana, lastricata nel 109 d.C., che ricalca probabilmente il tracciato della piú antica via Minucia. Tra i monumenti pubblici della città romana si possono visitare le terme, la basilica civile, l’area dedicata alle divinità orientali, una grande piazza porticata con accanto il quartiere dei ceramisti, il cosiddetto anfiteatro (piú probabilmente un’area pubblica adibita a mercato), mentre i quartieri di abitazione, con strutture produttive con una fornace, si sviluppano dall’altra parte della via Traiana.

In alto un settore dell’area archeologica al cui interno si conservano i resti dell’antica Gnathia.


SIPONTO (Foggia)

Info tel. 0884 587838; www.archeopuglia.beniculturali.it

C

Tra i monumenti meglio conservati si segnala, inoltre, il grande criptoportico quadrato, interamente percorribile, dotato di piccole finestre a bocca di lupo sui lati interni e utilizzato come granaio. Sul lato opposto della Traiana, si trovano anche due basiliche paleocristiane; sulle strutture di una fullonica (lavanderia) romana, si installò la basilica episcopale a tre navate con una sola abside in quella centrale, e con portico a tre ingressi. Il pavimento era a mosaico a grandi tessere con decorazione a riquadri, una parte del quale è ora conservato nel museo. Simile, ma di dimensioni minori, è la basilica meridionale, sorta su un precedente edificio di culto pavimentato con mosaico a decorazione geometrica policroma. Dopo aver conosciuto per secoli una notevole prosperità, grazie al suo porto e ai rapporti commerciali e culturali con l’intero bacino mediterraneo, Gnathia subisce il definitivo abbandono intorno al XIII secolo, avendo come ultimo baluardo la fortezza eretta sull’acropoli. Il percorso di visita al parco archeologico non può che concludersi con la visita al Museo, posto al di fuori della cinta muraria antica.

In basso Siponto (Manfredonia, Foggia). Il portale nord della chiesa abbaziale di S. Leonardo. XI-XIII sec.

olonia romana fondata nel 194 a.C., presenta importanti vestigia che abbracciano un lunghissimo arco cronologico, sino al momento del suo abbandono avvenuto nel corso del XIII secolo. Nell’area archeologica, fra gli altri, si conservano i resti di una basilica paleocristiana articolata in tre navate, che fu una delle piú importanti della zona e i cui resti sono in parte visibili nell’adiacente chiesa di S. Maria Maggiore. Quest’ultima, sorta nell’XI secolo e rimaneggiata nel XIII, è una delle piú felici espressioni del romanico pugliese. A poca distanza, si può ammirare la chiesa abbaziale di S. Leonardo (XI-XIII secolo), in origine facente parte di un monastero. È anch’essa un esempio mirabile dell’arte romanica e conserva un grandioso portale ricco di sculture e incorniciato da un baldacchino sorretto da colonne poggianti su leoni.

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