ARCHEO MONOGRAFIE TURCHIA
LA TERRA • LA STORIA • L’ARCHEOLOGIA
€ 7,90
IN EDICOLA IL 6 GIUGNO 2018
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TURCHIA
N°25 Giugno 2018 Rivista Bimestrale
T R U T IG
A ESCOI I HUN USE C R SITI I M U T TI I AND
MONOGRAFIE
TURCHIA
LA TERRA • LA STORIA • L’ARCHEOLOGIA testi di Massimo Vidale e Marco Di Branco
6. Presentazione 8. Tutti i siti UNESCO della Turchia 12. Italia e Turchia: la cooperazione archeologica 14. Il territorio Anatolia: culla di civiltà 22. La storia I millenni dell’Anatolia 52. 2018, l’anno di Troia: un mito senza tempo 68. Itinerari Viaggiare nella storia 70. Pergamo, cuore del mondo antico 80. Monte Nemrut, la devozione di Antioco 86. Itinerari Da Roma a Bisanzio 88. Gli splendori di Efeso 92. Afrodisia, città di Venere 94. Hierapolis, la santa 96. Cappadocia, terra mistica 108. Istanbul, una regina fra due mondi 120. La storia Selgiuchidi, la dinastia dell’aquila 126. I musei archeologici della Turchia
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gni volta che atterro a Istanbul, ho la sensazione di arrivare non solo in una terra dell’Oriente, ma in qualcosa «di piú». La percezione di un lembo d’Europa che si prolunga oltre la frontiera geologica, per estendersi sulla costa occidentale della Turchia, si arricchisce di un fattore nuovo, inatteso: la diversa proporzione degli spazi. Tutto il territorio dell’Anatolia, infatti, è improntato a una dimensione di emozionante grandiosità: estese fino all’infinito appaiono le ondulate colline degli altipiani centrali (quando le percorriamo in macchina, partendo da Ankara, alla scoperta delle rovine della capitale ittita Hattusa); con inedita vastità si propagano le fertili pianure alluvionali nel Sud-Ovest del Paese, incorniciate dalle vette del Boz Daglar – le «montagne argentate» – e da quelle, frastagliate, del Latmos, dove il Meandro si apre nell’Egeo (e che attraversiamo alla ricerca delle rovine di Mileto, Efeso, Priene, Didyma…); di demiurgiche forze naturali ci parlano, invece, i maestosi coni vulcanici e i favolosi mondi di grotte e | TURCHIA | 6 |
Una veduta di Istanbul, città che si è sviluppata sul Mar di Marmara, all’imbocco meridionale del Bosforo, in posizione strategica, a cavallo fra l’Europa e l’Asia.
caverne scavate nel tufo da millenni di erosione fluviale (quando raggiungiamo la Cappadocia)… Ed è solo l’inizio di un viaggio davvero «continentale»: Asia minor era il nome che gli diedero già gli antichi, e del piú grande dei continenti l’Anatolia offre una sintesi straordinaria. Con questa nuova Monografia di «Archeo» desideriamo riportare all’attenzione dei nostri lettori la straordinaria ricchezza e complessità del patrimonio monumentale, storico e archeologico della Turchia. Partiamo dal racconto della preistoria (resa tanto attuale dalle epocali scoperte di Göbeklitepe), per illustrare poi i grandi complessi archeologici, i siti inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità stilata dall’UNESCO, i principali musei (quelli storici e famosi, di Istanbul e Ankara, ma anche quelli nuovi, tra cui il museo di Troia, in fase di completamento mentre andiamo in stampa). Un invito, dunque, a ripercorrere, insieme a noi, momenti indimenticabili di una storia universale. Andreas M. Steiner | TURCHIA | 7 |
I MILLENNI DELL’ANATOLIA La storia della grande penisola si dipana lungo un arco temporale lunghissimo, i cui primi protagonisti sono i cacciatori del Paleolitico. Da quel momento in poi, la regione tiene a battesimo una serie ininterrotta di eventi epocali, dalla «rivoluzione neolitica» all’avvento del potente impero ittita di Massimo Vidale
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Göbeklitepe (Sanlıurfa) in Anatolia sud-orientale. Il sito si è imposto all’attenzione della comunità scientifica internazionale per la scoperta di un grandioso complesso monumentale di epoca neolitica. Si compone di vari circoli megalitici, al cui interno furono eretti colossali pilastri a forma di «T», alti dai 3 ai 7 m e larghi 1,5 m circa, che ritraggono immagini di animali e, in alcuni casi, di esseri umani.
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LA STORIA
Alacahöyük, non distante dalla futura Hattusa, con defunti deposti in ampie camere lignee sotterranee, rannicchiati sul fianco e rivolti verso sud. Erano accompagnati da diademi e altri ornamenti aurei, preziose coppe d’oro e di elettro ad alto piede, amuleti, bracciali, collane, fibbie per cinture in oro, elettro, bronzo. Speciali oggetti a forma di cervo o toro, o con forme completamente astratte (cerchi e raggi, svastiche e altri simboli solari) sono comunemente considerati stendardi regali per i carri.
Tra karum e warbatum Anche il quadro successivo ha come oggetto i contatti tra la Mesopotamia e l’Anatolia. Esso inizia intorno al 1950 a.C., quando i primi mercanti Assiri che si muovevano dalla capitale Assur, sulle sponde dell’alto Tigri, frequentavano – pacificamente – l’entroterra anatolico. Qui avevano stabilito i propri karum, vocabolo accadico che indicava normalmente, in patria, un molo o porto, ma che in Anatolia prese a indicare un distretto o un complesso mercantile amministrativo assiro in terra straniera. Warbatum invece indicava stazioni
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In alto ricostruzione di una tomba reale ittita di Alacahöyük realizzata nel Museo Archeologico ed Etnografico di Çorum. A sinistra e nella pagina accanto alcuni degli oggetti di maggior pregio rinvenuti ad Alacahöyük: uno stendardo in bronzo e argento in forma di cervo; uno stendardo in bronzo «a grata»; un calice in oro. III-II mill. a.C. Ankara, Museo delle Civiltà Anatoliche.
mercantili minori. Lo sviluppo della rete dei karum e dei warbatum era stato reso possibile da tutto ciò che abbiamo sinora visto: oltre all’intensificazione delle attività estrattive e agli scambi dei metalli, l’uso di questi come ricchezza standardizzata circolante, e, naturalmente, la fioritura locale di città ed entità statali, capaci di proteggere (certamente anche a proprio profitto) la presenza e gli spostamenti dei mercanti del Sud, e delle loro ricche carovane.
Un centro nevralgico Il centro del reticolo commerciale assiro era Kanesh, l’antica Nesa (oggi Kültepe, a nord-est di Kayseri). Qui, forme di fusione e pesi standardizzati, sigilli in stili locali e mesopotamici, alcuni di questi ultimi prodotti in loco, facevano parte del kit produttivo e amministrativo dei residenti. Ma il motivo per cui Kültepe è stato scavato senza interruzione per oltre sessant’anni è l’eccezionale documentazione scritta prodotta tra il 1950 e il 1700 a.C. Si tratta degli archivi cuneiformi con l’amministrazione e la corrispondenza di famiglie di mercanti. I testi (ne sono stati contati 26 660) sono scritti su tavolette d’argilla in un antico dialetto assiro della lingua accadica; in grande maggioranza, non sono stati trovati nelle residenze principali, ma nelle case comuni, dove erano conservati a gruppi di 20-30, in cesti, scatole, o vasi sigillati con l’argilla. Le famiglie di Assur mandavano i propri figli maschi a «farsi una fortuna» nell’azienda di famiglia in terra straniera: il business era regolato da un formale diritto commerciale, e consisteva, per semplificare, nell’esportazione da Assur a Kanesh e altre sedi anatoliche di tessuti di pregio di marca assira e stagno proveniente dall’Iran e dall’Asia centrale, scambiarli con partite di oro e argento estratti in Anatolia (sotto forma di oggetti finiti, lingotti, barrette e ritagli), e usare tale incrementata
ricchezza per acquistare in patria nuove partite di tessuti e stagno, aumentando cosí in cicli continui i propri profitti. Tutti i mercanti operavano in modo autonomo; erano bilingui, e sapevano scrivere e leggere, per via del proprio mestiere, un sistema cuneiforme fortemente semplificato. Come capita in casi simili, i mercanti assiri avevano spesso due mogli e due famiglie, una locale a Kanesh, l’altra in patria; litigi, divorzi e ritorni definitivi ad Assur erano regolati da esplicite leggi, che prevedevano multe e punizioni molto piú serie. Malgrado il loro orientamento prettamente economico, le tavolette di Kanesh aprono straordinarie finestre sull’Anatolia della media età del Bronzo: rivelano nomi di città e potenze locali altrimenti sconosciute (oltre a Kanesh, Burhushattum, Luhusaddia, Wahsusana, Zalpa); nominano come Hattum, per la prima volta, la terra all’interno del bacino di Kızılırmak, cuore del futuro impero degli Ittiti (che lo chiamavano, nella propria lingua, Marassantiya), e le sue città del
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PERGAMO, CUORE DEL MONDO ANTICO
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no dei maggiori centri politici e culturali dell’ellenismo anatolico era Pergamo (l’attuale Bergama), capitale del regno degli Attalidi. Il sito si trova in posizione dominante sulla valle di Kaikos (Bakır Çayı), nella Turchia egea. Fino al III secolo a.C., la città non era che una piccola fortezza, ma qui l’eunuco Filetero, amministratore del re macedone Lisimaco, trovò rifugio con il tesoro a lui affidato.
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Dopo la morte di Lisimaco, esso venne utilizzato dai successori di Filetero, Eumene I (263-241 a.C.), Attalo I (241-197 a.C.), Eumene II (197-159 a.C.) e Attalo II (159-138 a.C.) per costituire un regno indipendente, che, alla morte di Attalo III, nel 133 a.C., divenne provincia romana (vedi box a p. 74). Gli scavi della capitale furono iniziati nel 1873 e condotti prima dai Musei di Berlino e poi dall’Istituto Archeologico Germanico. Molte
Bergama. Veduta panoramica dell’area del teatro di Pergamo, realizzato sul fianco della collina in epoca ellenistica. Sulla sinistra si riconoscono i resti del tempio di Atena e del tempio di Dioniso, risalenti, rispettivamente, al IV e al III sec. a.C.
delle sculture, fra cui quelle del grande altare dedicato a Zeus, sono oggi conservate nel Museo Archeologico di Berlino e nel Museo Archeologico di Istanbul.
Tra la collina e la pianura La città – che l’UNESCO ha inserito nella lista del Patrimonio Mondiale nel 2014 – era divisa in due principali complessi edilizi: quello della pianura e quello della collina. Il primo, costruito nell’età imperiale romana e non ancora scavato, comprendeva abitazioni, terme, l’anfiteatro e lo
stadio. Dal teatro, un’ampia strada porticata conduceva all’Asklepieion, un grandioso complesso di edifici che comprendeva il tempio di Asclepio, portici, un teatro, varie sale e una fonte salutare. La città ellenistica iniziava dalla cinta muraria costruita da Eumene II ai piedi della collina e comprendeva tre gruppi di edifici: l’agorà inferiore, i ginnasi, e i santuari di Demetra e di Hera, l’acropoli con il palazzo reale e i monumenti principali. Oltre alla cinta muraria di Eumene II esistevano le mura intermedie costruite da Attalo I e una piú antica cerchia sulla
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ITINERARI
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TRA ROMA E
BISANZIO L’ingresso dell’Asia Minore nell’orbita di Roma è oggi documentato dagli spettacolari monumenti dei piú importanti siti archeologici turchi. La maggior parte dei quali conserva testimonianze altrettanto significative della tarda antichità e dell’Alto Medioevo di Marco Di Branco
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elle operazioni che condussero alla conquista dell’Asia Minore, Roma seppe usare con uguale abilità la leva bellica e quella diplomatica: in effetti, alle azioni militari si alternarono spesso la concessione della cittadinanza romana ai membri dell’élite locale e il conferimento del rango di colonia e di sostanziosi privilegi fiscali alle metropoli microasiatiche piú importanti. Nel I e nel II secolo d.C. le città anatoliche erano fra i piú ricchi e importanti centri di civiltà greco-romana di tutto il mondo classico e le loro imponenti e splendide rovine sono sopravvissute fino a oggi in un eccellente stato di conservazione. In questo periodo il loro carattere è ormai pienamente romano, ed esse si riempiono di teatri, grandi edifici termali, lussuose vie colonnate adorne di statue e dotate di bellissimi portici. Pergamo, Mileto, Sardi, Efeso, Hierapolis, Afrodisia, Priene, Perge, Side, Aspendos…: a partire dal XIX secolo, gli archeologi di tutto il mondo hanno fatto a gara per riportare alla luce i grandiosi monumenti di queste celeberrime città, la cui fase romana rappresenta senza dubbio il momento della loro maggiore fioritura urbanistica, artistica e architettonica. In epoca bizantina si assiste invece da un lato a una decisa contrazione degli spazi cittadini, dall’altro all’affermazione dell’edilizia cristiana, con la costruzione di basiliche, battisteri, martyria e monasteri. Una forte cesura nella vita urbana avviene nel VII secolo, quando gli effetti di una forte crisi economica si saldano a quelli delle lotte e degli attacchi dall’esterno. Il definitivo abbandono dei siti avviene invece fra il XII e il XIII secolo. Due casi eccezionali, a cui dedicheremo particolare attenzione, sono costituiti dalla fondazione e dal millenario sviluppo urbanistico di Istanbul, e dalla vicenda storica e religiosa della Cappadocia, una delle regioni piú affascinanti, anche dal punto di vista paesaggistico, della Turchia attuale.
Priene. I resti del tempio di Atena Polias. IV sec. a.C.
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ITINERARI
LE «CITTÀ SEGRETE»
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no tra i piú celebri complessi sotterranei della Cappadocia è quello di Derinkuyu («Pozzo profondo»), nella provincia di Nevsehir. Si tratta di una fortezza dalla struttura a nido d’api, con un labirinto inaccessibile di gallerie e di pozzi il cui ordine era noto solo ai suoi abitanti. La roccaforte si sviluppava su dodici livelli e la lunghezza complessiva dei tunnel praticabili era di oltre trenta chilometri, e oggi è possibile visitarne una buona parte. Alcuni passaggi verticali sono profondi anche settanta metri, tanto che un tempo erano utilizzati come pozzi, come condotti di immissione dell’aria o come botole supplementari per la fuga.
Il monastero rupestre di Selime, situato al termine della valle di Ihlara.
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È stato calcolato che il complesso di Derinkuyu potesse ospitare almeno 20 000 persone e un certo numero di animali domestici; le gallerie di comunicazione erano molto strette – in modo da impedire ai nemici di utilizzarvi le loro armi – e venivano scavate da un solo uomo alla volta che utilizzava attrezzi alquanto rudimentali. Il secondo grande complesso sotterraneo si trova nel villaggio di Kaymaklı, 18 km a sud di Nevsehir; esso è composto da otto piani, ognuno dei quali contiene quindici grandi ambienti; vi sono anche diverse chiese e cappelle, e vere e proprie cantine, con torchi per il vino e cisterne di deposito.
In alto, sulle due pagine uno degli ambienti del villaggio sotterraneo di Kaymaklı. L’insediamento si sviluppa su otto piani, capaci di ospitare fino a 5000 abitanti; vi sono anche chiese e cappelle, nonché cantine, con torchi per il vino e cisterne di deposito. Qui sopra una porta-macina nel rifugio di Sivasa (Gülsehir).
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