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ARCHEO MONOGRAFIE
MONOGRAFIE
Timeline Publishing srl - POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. N° 0702 PERIODICO ROC
POMPEI
scavi • scoperte • restauri di Alessandro Mandolesi
€ 7,90
POMPEI I NUOVI ITINERARI
N°45 Ottobre/Novembre 2021 Rivista Bimestrale
IN EDICOLA IL 15 OTTOBRE 2021
POMPEI
scavi • scoperte • restauri di Alessandro Mandolesi, con presentazioni di Massimo Osanna e Gabriel Zuchtriegel
10. introduzione Pompei rinasce dalla Schola
16. itinerari di visita La città svelata 19. Antiquarium 26. Villa Imperiale 28. Complesso di Championnet 31. Casa dei Mosaici geometrici 31. Casa del Marinaio 34. Insula Occidentalis 36. Granai 36. Casa di Sirico 38. Casa dell’Orso ferito 38. Casa di Popidius Priscus 40. Casa dei Cornelii 43. Casa delle Pareti Rosse 46. Terme Repubblicane 47. Teatro 50. Casa del Criptoportico 51. Casa dei Ceii 54. Casa degli Amanti 56. Fullonica di Stephanus, Case di Paquius Proculus e di Fabius Amandus 57. Casa del Sacerdos Amandus 58. Casa dei Casti Amanti, Casa dei Pittori al lavoro 59. Casa del Frutteto 61. Domus della Nave Europa 65. Praedia di Giulia Felice 68. Casa della Venere in conchiglia, Casa di Octavius Quartio 70. Quartiere di Porta Nocera 74. Anfiteatro 75. Palestra Grande 78. Casa del Fauno 82. Casa del Poeta tragico 83. Regio VI 86. Casa dei Vettii 87. Mura 92. Via dei Sepolcri 93. Villa di Diomede 96. Villa dei Misteri
102. nuove scoperte La ricerca e l’emozione 104. Regio V, vicolo dei Balconi 107. Casa del Giardino 111. Casa di Orione 113. Affresco dei gladiatori 115. Termopolio 116. Leda e il cigno 118. Tomba di Gneo Nigidio Maio 120. Tomba di Marcus Venerius Secundio 121. Villa di Civita Giuliana 125. Fondo Iozzino 126. Laboratorio di Ricerche applicate Si ringrazia Massimo Osanna per la disponibilità alla realizzazione della pubblicazione, e il direttore Gabriel Zuchtriegel per aver condiviso le prospettive di sviluppo del Grande Progetto Pompei. Grazie inoltre al personale del Parco Archeologico di Pompei, e in particolare all’Ufficio Stampa e Comunicazione per la preziosa collaborazione su contenuti e immagini.
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a quando, nel 1748, iniziarono gli scavi borbonici, Pompei non ha mai smesso di affascinare visitatori, artisti e intellettuali, cambiando inesorabilmente la nostra visione dell’antico e portandoci alla scoperta della viva quotidianità di una città romana. È uno spazio dove si annulla la distanza con il passato e, passeggiando per le sue strade basolate, siamo invece investiti dalla prossimità del mondo antico alla nostra contemporaneità, basti pensare ai graffiti incisi sui muri della città che ci raccontano sentimenti universali come l’amore e l’amicizia, o agli alimenti rinvenuti nelle pentole, testimonianza dell’ultimo pasto non consumato e simulacro della fragilità della vita umana. Conservare, valorizzare e conoscere questo eccezionale patrimonio nella sua materialità era l’obbiettivo principale del Grande Progetto Pompei, che si è sviluppato con piani coordinati su piú fronti, dal restauro alla fruizione, sempre però rispettando il suo stratificato palinsesto storico. Un’azione, quindi, che per la prima volta è intervenuta sul sito nella sua globalità, uscendo da una logica di interventi puntuali di emergenza per intervenire sulla città concepita come un tessuto urbano unitario. Abbiamo condotto interventi di restauro complessivi degli edifici che versavano in condizioni di avanzato degrado come per esempio la Casa del Criptoportico o la Casa di Championnet, mettendo parallelamente in sicurezza per la prima volta tutta la città, cosí da evitare ulteriori perdite della materia archeologica. Le condizioni, infatti, erano cosí critiche che non si poteva rispondere con una manutenzione ordinaria: era necessario agire con interventi straordinari per poter riportare il sito nei binari della manutenzione ordinaria e programmata, che è la nuova sfida che sta ora affrontando il sito. Tutti questi interventi, esito di confronti continui tra team multidisciplinari di architetti, archeologi, ingegneri e restauratori provenienti da diverse parti d’Italia e che qui hanno portato la loro differente formazione, non sono stati il mero ripetersi di operazioni standardizzate ma il risultato dell’attenzione e delle riflessioni sulla specificità del contesto pompeiano. Un contesto che, anche se indagato ormai da piú di 200 anni, non smette mai di stupire come ben mostrano le ultime scoperte, offrendoci occasioni uniche di conoscenza. Basti pensare al carro di Civita Giuliana, l’unico carro cerimoniale rinvenuto nel mondo romano, o ai nuovi scavi nella Regio V con le loro case, vicoli e fast food. Sono scavi che nascono da esigenze diverse,
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nel caso di Civita Giuliana si tratta di una collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata per contrastare la piaga degli scavi illeciti, per la Regio V erano lavori nell’ambito della messa in sicurezza dei fronti di scavo e in altri casi invece abbiamo avviato autonomi progetti di scavo, perché essere un ente di tutela non può esimerci dalla ricerca. Per la prima volta, infatti, abbiamo avuto la possibilità straordinaria di indagare Pompei con un approccio interdisciplinare in quanto il Parco ora può contare su specialisti come archeobotanici, archeozoologi, antropologi, vulcanologi e geologi che hanno lavorato insieme agli archeologi per raccogliere ogni minima traccia conservata nella terra cosí da ricostruire il paesaggio antico e le biografie di uomini e cose. Questa Monografia di «Archeo», sulla scia del mio libro Pompei. Il tempo ritrovato (Rizzoli 2019), vuole raccontare i lavori di restauro, le scoperte di questi ultimi anni e il grande lavoro che ha portato alla nuova immagine di Pompei, che finalmente è riuscita a far dimenticare le tremende immagini del crollo della Schola Armaturarum in quel tragico novembre del 2010. Una storia di impegno, di lavoro costante e di riscatto, che, con l’aiuto di questa Monografia, speriamo possa cogliere chi ora verrà a visitare il sito. Questo racconto è corredato da un ricco e affascinante apparato fotografico, che permette di apprezzare sia i luoghi riaperti al pubblico che i nuovi scavi. Il viaggio inizia dal rinnovato Antiquarium degli Scavi, inaugurato nel gennaio 2021, con cui abbiamo finalmente restituito a Pompei il suo museo e che costituisce una sorta di introduzione alla visita, portando il visitatore a immergersi nella profonda diacronia del sito. Attraverso la visita di case e complessi restaurati, percorrendo strade e vicoli finalmente «liberati» dai puntelli e dalle opere di presidio dei decenni precedenti, a volte ancora del terremoto del 1980, come nel caso della Casa degli Amanti, si arriva ai nuovi scavi nella Regio V, aperti al pubblico da agosto al termine di lavori di restauro e messa in sicurezza. Qui sono ancora forti per chi li visita, e non solo per gli archeologi, l’immediatezza e l’emozione della scoperta, con le case dalle cromie vivaci e accese, le sgargianti iscrizioni elettorali e le anfore pronte a essere usate nel termopolio. Con questo fascicolo sottobraccio, guida per spazi a volte ancora inediti, non posso che invitare a tornare a riscoprire Pompei, dove l’incontro con l’antico continua, ieri come oggi, a farci emozionare. Massimo Osanna Direttore generale Musei, Ministero della Cultura già Direttore del Parco Archeologico di Pompei
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A. Casa del Menandro B. Terme Stabiane C. Tempio di Apollo D. Edificio di Eumachia E. Macellum F. Tempio di Giove G. Basilica H. Santuario di Venere I. Foro Triangolare L. Odeion M. Lupanare N. Terme Suburbane
Grazie ai restauri e ai nuovi scavi, la città vesuviana si mostra «viva», proprio come lo era duemila anni fa
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Pianta di Pompei con, in evidenza, gli edifici pubblici e le domus riportate al loro splendore grazie agli interventi del Grande Progetto Pompei.
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INGRESSO - USCITA Piazza Anfiteatro
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Porta Stabia
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L’ITINERARIO ALLA SCOPERTA DEL NUOVO VOLTO DI POMPEI 1. Antiquarium 2. Villa Imperiale 3. Complesso di Championnet 4. Casa dei Mosaici geometrici 5. Casa del Marinaio 6. Insula Occidentalis 7. Granai 8. Casa di Sirico 9. Casa dell’Orso ferito 10. Casa di Popidius Priscus 11. Casa dei Cornelii 12. Casa delle Pareti Rosse 13. Terme Repubblicane 14. Teatro
15. Casa del Criptoportico 16. Casa dei Ceii 17. Casa degli Amanti 18. F ullonica di Stephanus, Case di Paquius Proculus e di Fabius Amandus 19. C asa del Sacerdos Amandus 20. C asa dei Casti Amanti, Casa dei Pittori al lavoro 21. Casa del Frutteto 22. Domus della Nave Europa 23. Praedia di Giulia Felice 24. C asa della Venere in
conchiglia, Casa di Octavius Quartio 25. Quartiere di Porta Nocera 26. Anfiteatro 27. Palestra Grande 28. Casa del Fauno 29. Casa del Poeta tragico 30. Regio VI 31. Casa dei Vettii 32. Mura 33. Via dei Sepolcri 34. Villa di Diomede 35. Villa dei Misteri 36. Regio V, vicolo dei Balconi
37. Casa del Giardino 38. Casa di Orione 39. Affresco dei gladiatori 40. Termopolio 41. Leda e il cigno 42. Tomba di Gneo Nigidio Maio 43. Tomba di Marcus Venerius Secundio 44. Villa di Civita Giuliana 45. Fondo Iozzino 46. Laboratorio di Ricerche applicate 47. Schola Armaturarum
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ITINERARI DI VISITA
estesamente indagata da Fiorelli a partire dal 1861. Sul finire dell’Ottocento, la domus era divenuta tappa fissa di ogni visita alla città, perché impreziosita nell’atrio tuscanico da un ricco arredo di sculture. Presso il tablino si trovava il busto-ritratto in marmo di un antenato illustre della famiglia, Caius Cornelius Rufus. L’abbellimento della domus, all’inizio dell’età imperiale, rispondeva al desiderio di nobilitazione dei suoi proprietari, che, a tal fine, predisposero un signorile assetto all’asse atrio-peristilio, curando in particolare l’apparato idrico e gli arredi decorativi, fra cui spiccavano pregevoli trapezofori (tavoli ornati) di fabbrica orientale. Il ricco apparato ornamentale dell’atrio, con i marmi lunensi e i mosaici in bianco e nero, e i nuovi intonaci dipinti post-terremoto in IV stile pompeiano, dovettero colpire notevolmente se diverse vedute ottocentesche di disegnatori e fotografi sono arrivate fino a noi: opere che oggi costituiscono testimonianze molto preziose per via del deperimento che la struttura ha subito nel tempo, circostanza che ne ha purtroppo comportato il progressivo oblio.
L’acqua come abbellimento La specificità della casa si ritrova nella sua parte posteriore, dove un bel peristilio è scandito da colonne in stile dorico che incorniciano un giardino con fontana. Lo sfruttamento idrico a scopi di abbellimento architettonico fu certamente un effetto della rinnovata disponibilità di acqua determinata dall’introduzione a Pompei dell’acquedotto di età augustea, attraverso il grande collettore di Porta Vesuvio. L’intera domus è infatti attraversata da un’articolata rete di tubature che alimentavano lo zampillo al centro dell’impluvium marmoreo, trasformato in una fontana regolata da una valvola posta sul bordo della vasca. Giochi d’acqua animavano invece il giardino interno, sia il bacino situato presso il viridario, sia il peristilio attraverso una decina di fontanelle ricavate nei fusti delle colonne; di queste rimangono i solchi che ospitavano le tubature e, in qualche caso,
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anche la fistula. Questi zampilli facevano quindi pendant con la fontana del giardino, e richiamavano anche lo sprizzo dell’atrio, in un suggestivo studio prospettico con l’armonica sequenza impluvio-peristilio.
Il peristilio che incornicia il giardino con fontana della Casa dei Cornelii.
Casa delle Pareti Rosse
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I toni accesi e dilatati del colore simbolo di Pompei hanno suggerito subito il suo nome. La Casa delle Pareti Rosse, rimasta per molto tempo inaccessibile, si trova nel quartiere
sud-occidentale della città compreso fra il tratto iniziale di Via dell’Abbondanza in uscita dal Foro e il ciglio meridionale del pianoro. Scavata fra il 1832 e il 1882, l’impianto dalle dimensioni ridotte risale all’età repubblicana,
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ITINERARI DI VISITA
A destra particolare del fregio della Casa dei Vettii con amorini intenti a mescere il vino.
In alto uno dei vigneti impiantati nell’area degli scavi. Nella pagina accanto l’affresco all’ingresso della Casa dei Vettii, raffigurante Priapo che pesa il suo membro enorme su un piatto della bilancia.
«Pompeiana», ma anche l’Holconia, proveniente invece della ferace Etruria. Nelle piú importanti ville del circondario pompeiano sono presenti locali per la lavorazione del vino (torcularia), occupati da grandi presse (come nel caso della Villa dei Misteri) necessarie per ottenere una maggiore quantità di succo; questo veniva poi incanalato e condotto nella cella vinaria, dove si conservava in orci di terracotta allineati e seminterrati per evitare che gli sbalzi di temperatura potessero danneggiarne la fermentazione. Infine, il vino veniva travasato in anfore rese impermeabili spalmandone l’interno con resina di pino e messo a invecchiare anche per diversi anni. Nota famiglia di produttori di vini a Pompei erano gli Arrii; assieme a loro, Asinio Proculo, conosciuto invece per una particolare qualità, l’Asiniano racemato, un doc dell’epoca. Un’altra celebre famiglia, gli Eumachi, fece fortuna anche con la lavorazione della vite e l’esportazione della bevanda soprattutto a Cartagine. Famosi erano i fratelli Vettii, Conviva e Restituto, ex liberti che proprio con il vino si erano arricchiti tanto da costruirsi una delle dimore piú fastose della città.
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La coltura della vite era molto piú redditizia della cerealicoltura, ma questa pratica poteva essere intrapresa solo da ricchi proprietari, in grado di anticipare le costose spese d’impianto dei vigneti e di attendere il tempo necessario a ottenere i raccolti. La Casa dei Vettii è posta sotto l’egida di Priapo, dio della prosperità, dipinto in bella vista sulla porta d’ingresso. Le stanze piú ricercate si affacciano sul peristilio con lussureggiante giardino, fra cui risalta il salone – concepito come una sala di rappresentanza – con i celebri amorini affrescati intenti a svolgere i mestieri pompeiani; l’immagine piú curata è proprio la scena della vendemmia, con la raccolta, la spremitura, i tini pieni, la mescita del vino e il trionfo di Bacco e Arianna. Nella fornita cella vinaria sono state trovate anfore contenenti un vino pregiato, come menzionano le iscrizioni dipinte sui recipienti con l’indicazione della qualità, delle origini e della data di lavorazione, come per un odierno docg. I vigneti attuali sono stati ripiantati a Pompei secondo le modalità antiche: i filari ravvicinati si dispongono esattamente sulle impronte delle trincee antiche, individuate grazie ai calchi in gesso delle radici delle piante, a circa 4 piedi di distanza tra loro (ogni piede misura 29,64 cm), sostenuti da impalcatura di castagno secondo il sistema della vitis compluviata, descritto nella Naturalis Historia da Plinio il Vecchio; nell’elogiare la bontà dei vini pompeiani, che raggiungevano il massimo del pregio nell’arco di 10 anni, il grande naturalista avverte però della loro pesantezza, in quanto capaci di procurare terribili mal di testa se bevuti in eccesso. Le aree a vigneto si trovano nelle Regioni I e II presso l’Anfiteatro (oltre la Casa della Nave d’Europa, il vigneto dell’oste Eusino, dell’Osteria del Gladiatore, del Foro Boario, della Casa del Triclinio estivo) e coprono un’estensione di circa un ettaro.
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ITINERARI DI VISITA Anfiteatro 26. L’anfiteatro di Pompei, oltre a essere fra le prime costruzioni scoperte negli scavi settecenteschi, è anche uno dei piú antichi esempi conservati del suo genere, precedente addirittura il primo anfiteatro in muratura finora noto a Roma. L’edificio fu innalzato, verso il 70 a.C., nell’angolo sud-orientale della città, in un’area periferica forse ancora sgombra da costruzioni, praticamente a ridosso delle mura di cinta per sfruttarle come sostegno parziale della cavea, capace di ospitare circa 20 000 spettatori. Un’iscrizione ricorda che la costruzione dell’anfiteatro, che i Pompeiani chiamavano Spectacula, avvenne a spese di C. Quinctius Valgus e Marcus Porcius, magistrati locali (duoviri) che contemporaneamente edificarono anche l’Odeion. La struttura originaria è costituita da muri in opera incerta e in opera quasi reticolata: con il terremoto del 62 d.C., le volte dei corridoi anulari furono danneggiate e successivamente restaurate con arcate in laterizio. Anche all’anfiteatro, come a teatro, i cittadini, ai quali erano distribuite speciali tessere d’entrata, avevano diritto di assistere gratuitamente alle rappresentazioni periodicamente offerte dai politici locali e dai potenti di turno, come fece piú volte Alleo Nigidio, sepolto nel monumento funerario da poco scoperto fuori Porta Stabia. Mentre il popolo si disponeva nei settori piú elevati (media e summa cavea), ai personaggi piú importanti era riservata la parte inferiore della gradinata, segnata da una prima fila di sedili (ima cavea) posta in posizione sopraelevata rispetto all’arena e protetta da un parapetto
Ercolano, Casa a Graticcio. L’esterno dell’edificio, con tracce di canne orizzontali a copertura di un opus craticium, tecnica edilizia che consiste in un’intelaiatura a traliccio riempita di una miscela di calcinacci, malta e argilla.
decorato con pitture di spettacoli circensi e scene di caccia, di modo che gli spettatori fossero al riparo dai pericoli derivanti dalle rappresentazioni gladiatorie piú cruente. Gli animali e le attrezzature per gli spettacoli venivano introdotti dall’esterno e trasportati su carri sfruttando ampi passaggi (vomitoria), che dalla piazza esterna sbucavano direttamente nell’arena. I corridoi venivano utilizzati anche dagli spettatori che
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Qui sopra una veduta a volo d’uccello dell’anfiteatro. A sinistra la Palestra Grande, spazio dedicato alla cura della salute fisica e mentale.
Qui sopra veduta esterna dell’anfiteatro. In alto, sulle due pagine un’altra veduta della Palestra Grande con l’anfiteatro sullo sfondo.
accedevano al settore inferiore e mediano della cavea; i corridoi erano infatti collegati con un passaggio coperto che girava intorno all’arena e che portava alle gradinate attraverso numerose scalette. Dopo il memorabile concento dei Pink Floyd nel 1971, immortalato nel film-documentario Pink Floyd: Live at Pompeii del regista scozzese Adrian Maben, l’anfiteatro è tornato nel 2017 a rievocare quei suoni grazie alla
performance di David Gilmour, storico chitarrista del gruppo inglese.
palestra grande
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Sulla piazza, di fronte all’anfiteatro, si osserva un grande edificio rettangolare dall’aspetto severo, per via degli alti muri perimetrali merlati, ma aggraziato all’interno per la presenza di lunghi e armoniosi portici, disposti
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L’impluvio dell’atrio principale della Casa del Fauno, in una foto d’archivio, con la replica della statua da cui la dimora ha tratto il suo nome.
La parte anteriore dell’edificio si sviluppa intorno a due atri: il primo è il principale di tipo tuscanico, segue lo schema tradizionale della casa ad atrio italica; il secondo è invece tetrastilo, con il tetto poggiato su quattro colonne, secondo uno schema tipicamente ellenistico. La domus si apriva su Via della Fortuna, dove l’iscrizione di benvenuto HAVE precedeva gli ampi atri e gli spazi destinati a ricevere i visitatori per le cerimonie della salutatio. La residenza nasce all’inizio del II secolo a.C., in tarda età sannitica, quando sorge una prima abitazione già articolata su due atri, con peristilio e un grande giardino esteso fino al limite opposto dell’insula. Verso la fine del secolo la casa viene trasformata, con la creazione di uno specifico ingresso all’atrio minore, trasformato in un’armonica struttura tetrastila, mentre sul peristilio si aggiunge una grande esedra con il celebre mosaico di Alessandro (al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e il giardino viene invece monumentalizzato con un porticato dalle colonne in laterizio. Il rifacimento riguarda anche gli apparati decorativi parietali in I stile e pavimentali in opus sectile ed emblemata in vermiculatum. Da questo momento la residenza diventa un vero e proprio punto di riferimento per l’architettura domestica pompeiana, ispirando per circa un secolo le scelte di altre sontuose case, come quelle di Pansa, del Labirinto, del Menandro, del Cinghiale, di M. Obellius Firmus.
Un Satiro per antenato Committenti della lussuosa dimora furono verosimilmente i Sadirii, facoltosa gens pompeiana, considerato che la statua di un loro esponente era presente all’interno della casa e che alla stessa famiglia si rimanda il programma decorativo di stampo dionisiaco, illustrato da preziosi mosaici e dall’immagine del Satiro danzante (cosiddetto Fauno), nel quale la stirpe evidentemente si riconosceva, ereditandone perfino il nome (Sadirii, dal latino Satrii). Il Satiro negli scavi fu ritrovato sul bordo dell’impluvio e originariamente era collocato su
una base abbellita da due pantere affrontate, come immortalato da una fotografia ottocentesca. Gli ultimi proprietari della casa furono invece i Cassii, suggeriti da un sigillo trovato accanto a una delle vittime presenti nell’atrio secondario: i proprietari decisero di rinnovare la dimora dopo il terremoto del 62 d.C., come dimostra il peristilio trasformato, al momento dell’eruzione, in un deposito di materiali edilizi da cantiere. Sull’appartenenza iniziale della dimora, Amedeo Maiuri avanzò un’ipotesi affascinante: il direttore degli scavi propose infatti di riconoscere che questa potesse essere la dimora di Sulla, nipote del dittatore Publio Silla, incaricato di conciliare gli interessi dei nuovi coloni pompeiani con i veteres cives dopo l’89 a.C. L’ambiente di raccordo all’atrio principale, aperto durante la trasformazione del nucleo primitivo della casa (fine del II secolo a.C.), immette nel suo settore privato, imperniato attorno all’imponente atrio secondario tetrastilo esaltato da colonne in stile corinzio-italico. Di fronte all’ingresso, dalla parte opposta dell’atrio, si apre un’esedra con pavimento di scaglie di travertino e palmette agli angoli; qui è presente una base che sosteneva una cassaforte purtroppo scomparsa. Ciò che colpisce, rispetto al resto dall’abitazione, è la sobrietà della decorazione del quartiere privato, presumibilmente in via di rifacimento al momento dell’eruzione. Nell’atrio secondario, oltre al sigillo dei Cassii, furono ritrovati oggetti legati al culto domestico, fra cui un altarino dedicato a Flora e una statuina di Iside. Nel 1943 due bombe colpirono l’abitazione, e una di queste piombò proprio sull’atrio tetrastilo, radendo al suolo tre delle quattro colonne in tufo e decorate in stucco; rimaneva integra solo la colonna posta a nord. Le colonne distrutte furono subito ricostruite utilizzando i metodi del periodo, ossia con grandi grappe in ferro e malte cementizie; dopo il terremoto dell’Irpinia, una delle colonne venne anche puntellata per sostenere le parti frammentate. Il restauro consente di restituire alle visite un altro pezzo di questa prestigiosa
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ITINERARI DI VISITA
sono presenti nelle stanze piú belle, fra cui quello del conte di Cavour; brevi nomi che consentono comunque di ricostruire i flussi di visita in relazione alle diverse nazionalità rappresentate fino a tutto l’Ottocento.
Villa dei Misteri
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«Cosí la Villa dei Misteri con il suo grande dipinto di soggetto dionisiaco, con le nobili strutture e decorazioni del quartiere signorile e con gli impianti della sua azienda agricola, compendia e riassume in sé, nell’arte, nella religione e nell’industria tratta dal lavoro dei campi, i diversi ed essenziali aspetti della città sepolta». Con queste parole Amedeo Maiuri, che scavò la famosa villa suburbana fra il 1929 e il 1930, riassume con estrema efficacia le singolarità di uno degli edifici privati piú affascinanti di Pompei. Dopo un accurato restauro, il monumento è tornato a svelare al pubblico l’eleganza delle sue stanze e la meraviglia dei suoi eccezionali affreschi e pavimenti, veri capolavori dell’arte romana. L’occasione di immergersi negli spazi rivitalizzati del grandioso edificio, per apprezzare non solo la freschezza dei colori originali della pittura pompeiana piú colta, ma anche le atmosfere di una delle cerimonie sacre piú «misteriose» del mondo antico. Villa dei Misteri appartenne forse agli Istacidii, una delle famiglie piú note della Pompei di età augustea, la cui tomba, decorata con statue dei maggiori rappresentanti della stirpe, è ben visibile nella vicina necropoli fuori Porta Ercolano. Fra gli esempi meglio riusciti di commistione fra villa d’otium e villa rustica, sviluppatasi proprio nelle aree vesuviane, il complesso rappresenta – assieme alla vicina Villa di Diomede – il tipico modello di residenza di periferia delle classi elevate, diffusosi come «rifugio» dal caos urbano e come centro di produzione ed elaborazione di prodotti agricoli. Costruita su un pendio affacciato verso la marina, lungo la strada che, uscendo da Pompei, si dirigeva a Ercolano, Villa dei Misteri raggiunse l’aspetto monumentale attorno al 60
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Un momento dei restauri condotti nella sala decorata dal grande dipinto a tema dionisiaco che ha dato nome alla Villa dei Misteri.
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LA RICERCA E L’EMOZIONE
Il cantiere di scavo nella Regio V, dove è stata esplorata un’area di oltre 1000 mq, fra la Casa delle Nozze d’Argento e quella di Marco Lucrezio Frontone.
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Anche le scoperte piú recenti rinnovano la «magia» di Pompei, capace di restituire le immagini della vita dei suoi abitanti come nessun altro sito archeologico al mondo
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