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Archeo Monografie n. 36, Aprile/Maggio 2020

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GLI ETRUSCHI SI RACCONTANO

GLI ETRUSCHI SI RACCONTANO

di

giuseppe m. della fina

€ 7,90

N°36 Aprile/Maggio 2020 Rivista Bimestrale

Timeline Publishing srl - POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE – AUT. N° 0702 PERIODICO ROC

VO ET CI R DA US LP C AS HI SA TO

ARCHEO MONOGRAFIE

MONOGRAFIE

IN EDICOLA IL 14 APRILE 2020


GLI ETRUSCHI SI RACCONTANO personaggi, tempi e luoghi di Giuseppe M. Della Fina

6. premessa Vite etrusche

52. lars tolumnio L’ultimo duello

I PERSONAGGI

58. arrunte Traditore per vendetta

8. tanaquilla Regina di Roma 14. larth cupures Un homo novus a Velzna 20. vel Il marinaio che fece l’impresa 26. larth Memorie dal sottosuolo 30. velia Domani è un altro giorno... 34. porsenna Lo statista incompreso 40. velthur spurinna Una vita da comandante 44. thefarie velianas Il rinnovamento al potere 48. arnth Cronaca di una battaglia

64. aule Il rapimento di Giunone 70. vel saties Un uomo di larghe vedute

112. dall’accesa a vetulonia Terra di miniere, teatro della dura vita di Larth 113. murlo Il palazzo di Velia 115. chiusi Una capitale per Porsenna

76. aule velthina L’ora del tramonto

118. tarquinia, tombe dipinte I colori delle gesta di Velthur Spurinna

80. un sannita Gli ultimi giorni di Velzna

119. vulci La metropoli di Arnth

88. aulo cecina Quel che resta dell’Etruria 94. un etruscologo Il quadro storico

I TEMPI E I LUOGHI 104. tarquinia Nella città di Tanaquilla 106. orvieto Sulle orme di Larth Cupures, lo straniero 109. cerveteri Qui nacque Vel, grande uomo di mare

121. veio Nel regno di Lars Tolumnio 123. cortona Da Aule all’Accademia 126. vulci, tomba françois La lezione di Vel Saties 127. perugia Aule Velthina e quel contratto scritto sulla pietra 129. volterra L’ombra di Aulo Cecina


VITE ETRUSCHE di Giuseppe M. Della Fina

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a storia degli Etruschi è stata narrata innumerevoli volte; qui ho cercato di farlo in una maniera originale, dando la parola a singoli protagonisti di quell’affascinante vicenda, noti dalle fonti letterarie latine o greche, o da opere dell’artigianato artistico, o da documenti epigrafici. In altri casi – quando i nomi mancavano – ho scelto di inventare un personaggio plausibile nella sua epoca e di farlo muovere all’interno di spazi ed edifici che l’archeologia ha saputo recuperare e valorizzare. Infatti, tra i protagonisti della nostra storia, non ci sono soltanto loro, ma anche le opere d’arte, i luoghi, i monumenti, i paesaggi giunti sino a noi. Ho voluto tentare questo esperimento per far comprendere che dentro la storia etrusca possiamo «entrare»: possiamo ancora sfiorare oggetti che i personaggi individuati devono avere toccato, entrare in ambienti ai quali anche loro hanno avuto accesso, soffermarci ammirati di fronte a sculture e dipinti che possono averli colpiti. Questa Monografia di «Archeo» si compone perciò di due parti: la prima incentrata sul racconto di un evento storico narrato da un uomo o da una donna, e la seconda dedicata alla descrizione di ciò che è rimasto dei luoghi nei quali essi si trovarono a operare. Un tentativo del genere vuole dare conto del fatto che un viaggio nel tempo – seppure con caratteristiche decisamente singolari – è possibile, è alla nostra portata, e può aiutarci quindi a comprendere che il passato è meno lontano di quello che siamo portati a ritenere. Accingendoci a partire, nell’ideale valigia dobbiamo riporre con cura soltanto il nostro bagaglio di conoscenze e un poco d’immaginazione. | GLI ETRUSCHI SI RACCONTANO | 6 |

Nella pagina accanto statua in terracotta policroma raffigurante un antenato seduto, dalla Tomba delle Cinque Sedie di Cerveteri. 640 a.C. circa. Roma, Musei Capitolini.


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TANAQUILLA REGINA DI ROMA

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ovessi raccontare tre momenti importanti della mia vita, non avrei dubbi. Il primo risale a quando, giovane donna, mio padre chiese di parlarmi. Non accadeva spesso, lui era una delle persone piú rappresentative della città – Tarchna (Tarquinia) – dove ero nata e i suoi impegni erano numerosi. La sua lontananza dalle vicissitudini quotidiane della nostra casa era un dato di fatto, lo accettavo come mia madre e i miei fratelli senza farmi alcun problema.

Nella pagina accanto ritratto immaginario di Tanaquilla, aristocratica etrusca appartenente a una nobile famiglia tarquiniese. Olio su tavola di Domenico Beccafumi, 1520-25. Londra, National Gallery.

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VEL SATIES

UN UOMO DI LARGHE VEDUTE

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l mio nome è Vel Saties, sono nato a Velch (Vulci) e in questa città è trascorsa la mia vita. Ho avuto responsabilità considerevoli in tempi complicati e di questo non mi sono mai lamentato, avendo compreso presto che gli uomini si trovano a vivere quasi sempre in periodi pieni di ostacoli. Mutano le generazioni, ma le difficoltà, pur con sembianze diverse, tornano a proporsi.

Nella pagina accanto pittura parietale strappata dalla Tomba François di Vulci, in cui compare Vel Saties, titolare del sepolcro, mentre osserva un uccello lanciato dallo schiavo Arnza per trarne auspici. IV sec. a.C. Roma, Villa Albani.


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AULE VELTHINA L’ORA DEL TRAMONTO

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ono davanti a un cippo in travertino appena infisso nel terreno da diversi uomini e con molta fatica. Reca una lunga iscrizione che ricorda un contratto stipulato tra me e Larth Afuna in merito alla ripartizione della proprietà di un terreno nel quale, tra l’altro, si trova la nostra tomba di famiglia. Ho in mano il documento originario e sto verificando che lo scalpellino non abbia commesso errori nella trascrizione dell’atto sulla pietra. Non sono solo, ma in compagnia di un mio nipote. È un ragazzo curioso e gli consento spesso di accompagnarmi. Deve imparare a conoscere gli uomini e a trattare gli affari, perché un giorno sarà lui ad avere la responsabilità della nostra gens in tempi che non si preannunciano facili. Nella pagina accanto particolare del coperchio di un’urna cineraria in bronzo, con un giovane banchettante, da Perugia. Fine del V-inizi del IV sec. a.C. San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage.


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UN SANNITA GLI ULTIMI GIORNI DI VELZNA

I

l mio nome non conta e in questo momento pronunciarlo può crearmi problemi molto seri. Posso essere piú esplicito e dire che rischio di essere ucciso, o venduto come schiavo se un Romano mi riconoscesse. Anche per questo nelle ultime settimane ho fatto crescere la barba, intuendo che presto sarebbe arrivato il momento in cui – se fossi stato ancora vivo – avrei dovuto nascondere la mia identità. Il fatto che parli etrusco e latino correttamente mi sta aiutando: nessuno dei soldati romani che ci sta scortando riesce a intuire la mia origine sannita.

Nella pagina accanto testa in terracotta policroma di vecchio che si accarezza la barba, con una profonda ruga sulla fronte, dal Tempio del Belvedere di Velzna (Volsinii, Orvieto). Fine del V sec. a.C. Orvieto, Museo «Claudio Faina».


I TEMPI E I LUOGHI

DALL’ACCESA A VETULONIA

TERRA DI MINIERE, TEATRO DELLA DURA VITA DI LARTH

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olla d’impasto che conteneva una trentina di attingitoi miniaturistici – unica testimonianza del sacro rinvenuta nell’abitato del lago dell’Accesa – è conservata nel Museo Civico Archeologico di Massa Marittima. La struttura museale accoglie reperti rinvenuti tra l’Ottocento e i primi decenni del Novecento, ma soprattutto presenta i risultati degli scavi condotti proprio all’Accesa, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, che hanno riportato alla luce un sito con caratteristiche singolari. Si tratta di un abitato di epoca etrusca, legato all’attività mineraria e metallurgica e articolato in quartieri distanti alcune centinaia di metri l’uno dall’altro; ognuno di essi ospitava una decina di abitazioni ed era dotato di una propria necropoli. Si tratta di un modello d’insediamento di tipo protostorico, ma singolarmente presente all’Accesa ancora nel VII-VI secolo a.C. Inoltre, risultano a oggi assenti testimonianze riferibili a strutture pubbliche e a edifici sacri. Secondo gli archeologi, queste anomalie derivano dal carattere manifatturiero dell’insediamento e dal suo carattere di

Nella pagina accanto, in basso, a sinistra affibbiaglio bronzeo per cintura, decorato con cavalli alati e sfingi, dalla tomba 1 dell’area B dell’abitato dell’Accesa. Fine del VII sec. a.C. Massa Marittima, Museo Civico Archeologico. In basso resti di un edificio nel sito etrusco rinvenuto al Lago dell’Accesa, presso Massa Marittima (Grosseto). Frequentato nel VII-VI sec. a.C., l’abitato, a vocazione mineraria e metallurgica, si articolava in quartieri, costituiti da gruppi di abitazioni.

«colonia» di Vetulonia. Le strutture finora riportate alla luce sono oggi comprese nel Parco Archeologico del lago dell’Accesa. Si può quindi raggiungere il centro egemone di Vetulonia e la visita può avere inizio dal paese attuale, dove sono ancora in vista tratti delle mura che cingevano l’arx. Un’altra cinta muraria piú recente di età ellenistica cingeva invece l’intero abitato. Le aree archeologiche di Costa del Lippi e di Costa Murata possono essere raggiunte percorrendo la centrale via Garibaldi: vi si possono osservare i resti di un quartiere con tratti delle mura, una strada lastricata, una domus, un’area sacra. La zona venne abitata dalla tarda età arcaica all’epoca romana. Tornati indietro, a circa mezzo chilometro dal paese sono visibili i resti di un altro quartiere di piena epoca ellenistica con alcune tabernae e una via lastricata dotata di un marciapiede. Non lontano, lungo la cosiddetta via Ripida si può osservare una casa ad atrio in buono stato di conservazione.

Un tumulo colossale La necropoli è piú lontana dal paese attuale, a circa 3 km. Giunti sul luogo, s’incontra dapprima la tomba del Belvedere a camera quadrangolare, preceduta da un corto dromos. Ancora qualche centinaio di metri e ci si trova davanti al celebre tumulo della Pietrera, che ha restituito importanti testimonianze scultoree, tra le quali un busto femminile della fine del VII secolo a.C. Ciò che colpisce immediatamente sono le dimensioni del tumulo che presenta una circonferenza di ben 210 m. C’è da segnalare che la costruzione originaria, databile tra il 650 e il 625 a.C., crollò durante l’edificazione o immediatamente dopo. L’incidente non deve avere impressionato gli architetti che ne ricostruirono un altro delle stesse dimensioni nel volgere di pochi decenni se non di anni. Continuando a percorrere la via dei Sepolcri, si raggiunge la monumentale tomba del Diavolino 2. Vi si accede attraverso un lungo

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MURLO

IL PALAZZO DI VELIA dromos che conduce a una camera quadrangolare rafforzata da un pilastro centrale e con il soffitto realizzato a pseudocupola. La tomba ospitava anche una deposizione della prima metà del V secolo a.C. quindi di un’epoca notevolmente piú recente di quella di costruzione che si può far risalire nella seconda metà del VII secolo a.C. Il dato prova la continuità della gens che aveva voluto il monumento e che la necropoli continuò a essere utilizzata a lungo. I dati archeologici segnalano che, durante il VI secolo a.C., la città era in un periodo di crisi, ma non cosí profonda come si riteneva sino a qualche decennio fa. Una ripresa netta si riesce a cogliere dal IV secolo a.C. e il successivo intervento romano non la fermò, anche se ormai i fasti dell’Orientalizzante erano lontani. Vetulonia possiede un Museo archeologico dedicato alla memoria di Isidoro Falchi: è ben allestito e riesce a offrire la possibilità di una piena comprensione delle vicende storiche del centro. Svolge anche una vivace attività con mostre tematiche e cicli di conferenze.

I MUSEI MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI MASSA MARITTIMA Massa Marittima, via Garibaldi, 1 AREA ARCHEOLOGICA DI VETULONIA Castiglione della Pescaia, loc. Vetulonia MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO «ISIDORO FALCHI» Castiglione della Pescaia, loc. Vetulonia, piazza Vetluna, 1

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a storia dell’immaginaria Velia è stata ambientata nel palazzo di Murlo e i materiali da lei descritti sono visibili ora all’interno del locale Museo Etrusco. L’importanza della zona era stata intuita dall’archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli (1900-1975) già nel 1926, ma è stata confermata dagli scavi condotti dal 1966 da una missione statunitense. Le sorprese non sono mancate: è stato infatti riportato alla luce il palazzo di un dinasta locale che doveva esercitare una qualche forma di controllo sulla valle dell’Ombrone. Questa ipotesi è stata molto discussa: gli scavatori avevano interpretato inizialmente la struttura come un tempio e, piú di recente, vi è stato chi ha voluto riconoscervi una sorta di santuario federale per una lega minore, costituita da alcuni centri dell’Etruria settentrionale. Quando venne costruito l’edificio? I risultati degli scavi attestano due fasi principali: una, piú antica, cancellata da un incendio avvenuto a cavallo tra il VII e il VI secolo a.C., un’altra, piú recente, risalente agli anni 565-560 a.C., e distrutta anch’essa pochi decenni dopo dal fuoco. Va segnalato che con il 530-525 a.C. l’edificio monumentale venne abbandonato. Nelle tracce del secondo incendio e nell’abbandono si è voluto vedere un intervento armato della polis di Chiusi che non avrebbe piú tollerato presenze aristocratiche nel territorio.

Acroterio di colmo modellato a figura maschile, dal palazzo di Poggio Civitate (Murlo). Prima metà del VI sec. a.C. Murlo, Antiquarium di Poggio Civitate.

Il salvataggio degli antenati Nella drammatica circostanza qualcuno decise di salvare la decorazione architettonica, la smontò quasi religiosamente e la depose in fosse appositamente scavate. Oggi in gran parte è stata recuperata ed è – come si è detto

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I TEMPI E I LUOGHI

TARQUINIA TOMBE DIPINTE

I COLORI DELLE GESTA DI VELTHUR SPURINNA

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ei decenni che videro probabilmente operare Velthur Spurinna, Tarquinia viveva una stagione di notevole benessere documentata da numerose tombe dipinte. La visita alla necropoli lascia intuire il livello qualitativo della pittura antica e ci pone di fronte a scene ben conservate, in grado di farci entrare nella vita quotidiana etrusca, o meglio in quella delle sue classi dirigenti. Non si deve infatti dimenticare che – secondo un calcolo attendibile – le tombe dipinte rappresentano soltanto il 2% del totale stando almeno ai dati giunti sino ai giorni nostri. Fra le tombe aperte al pubblico figurano: Baccanti, Caccia e Pesca, Cacciatore, Cardarelli, Caronti, Fior di Loto, Fiorellini, Giocolieri, Gorgoneion, Leonesse, Leopardi, Claudio Bettini (5513), Mario Moretti (5591), Mauro Cristofani (3242), Massimo Pallottino (3713), 5636. Vale la pena di soffermarsi su alcune di esse. La tomba della Caccia e della Pesca, scoperta nel 1873, è celebrata soprattutto per le decorazioni della seconda camera, che raffigurano con grande freschezza scene legate appunto alla caccia e alla pesca; può essere datata intorno al 520-510 a.C. La tomba delle Leonesse fu portata alla luce nel 1874 e le sue pareti sono un inno al banchetto, che occupava un ruolo di primo piano nella mentalità aristocratica. Va segnalata l’enfasi data alla raffigurazione del cratere, che occupa il centro della parete di fondo; fu dipinta verso il 530-520 a.C. da artisti immigrati dalla Grecia orientale.

Il gioco dei banchettanti La tomba Cardarelli è di ritrovamento piú recente, essendo stata scavata nel 1957, e venne dedicata al poeta Vincenzo Cardarelli (1887-1959), originario di Tarquinia. In essa è raffigurato il gioco del kottabos che rallegrava il banchetto aristocratico. Il divertimento consisteva nel lanciare i fondi di vino rimasti nella coppa verso un piattello collocato su un’asta metallica, risultava vincitore chi lo faceva cadere. Le pitture sono databili negli

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anni finali del VI secolo a.C. La tomba dei Giocolieri è stata rinvenuta soltanto nel 1961 e il pittore che la realizzò negli ultimi decenni del VI secolo a.C. scelse di raffigurare i giochi e le danze che si svolgevano in onore del defunto; un ruolo da protagonista appare affidato a una giovane equilibrista che dimostra la sua destrezza al suono del flauto. Prima di lasciare Tarquinia si può raggiungere l’antica area urbana, dove si trovano tra l’altro i resti del tempio dell’Ara della Regina. L’area iniziò a essere frequentata durante il VII secolo a.C. e l’edificio ebbe varie fasi, la piú monumentale delle quali è databile agli inizi del IV secolo a.C. e quindi coeva alla realizzazione della coppia di cavalli alati. Negli ultimi anni il tempio è stato interessato da campagne di scavo e le sorprese non sono mancate: di recente, per esempio, sotto l’altare «Alpha», nell’angolo sud-orientale del tempio, di cui l’altare conserva l’orientamento, è stata scoperta una cassa di sarcofago. Maria Bonghi Jovino, l’archeologa che ha diretto i lavori, ha ipotizzato che quella cassa, inglobata in un altare del tempio poliadico per eccellenza, rappresentasse per i Tarquiniesi il luogo della memoria di Tarconte, l’eroe eponimo della città.

Tarquinia, tomba dei Giocolieri. Pittura parietale raffigurante una danzatrice, un assistente con alcuni dischi in mano e, sulla sinistra, un suonatore di flauto a doppia canna. 510 a.C. circa

I MUSEI NECROPOLI ETRUSCA DEI MONTEROZZI Tarquinia, strada provinciale Monterozzi Marina


VULCI

LA METROPOLI DI ARNTH

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o immaginato che il marinaio Arnth sia nato a Vulci, una delle principali cittàstato dell’Etruria aperta ai contatti con il mondo greco e al centro di un vasto e ricco territorio, nel cui ambito i Romani, sconfitti definitivamente i Vulcenti nel 280 a.C., fondarono la colonia di Cosa. Vediamo piú da vicino le vicende storiche che hanno interessato l’area nell’antichità. Vulci appare come un insediamento d’importanza notevole già ai primordi della civiltà etrusca: durante la fase villanoviana arrivò ad avere un raggio d’influenza ampio, come suggeriscono i ritrovamenti di materiali provenienti da zone geograficamente lontane come la Sardegna. Un salto di qualità ulteriore si ebbe dopo l’arrivo dei primi coloni greci in Occidente e quindi dell’incontro/scontro tra due culture differenti, con l’etrusca molto ricettiva verso l’altra. Proprio a Vulci la ceramica etrusco-geometrica, ispirata palesemente ai modelli greci, trovò un luogo privilegiato di produzione e consumo, dando avvio a un artigianato ceramico di livello che accompagnò l’intera storia della città. Le premesse favorevoli non riuscirono a esprimersi compiutamente sino ai decenni finali del VII secolo a.C.: è con il secolo successivo, infatti, che la polis divenne una potenza di prima grandezza. La presenza sul

territorio appare piú salda, mentre l’agricoltura e i commerci vulcenti decollarono: un esempio calzante è rappresentato dal vino, che riuscí a raggiungere la Francia meridionale.

Un nuovo scalo portuale La polis riuscí a inserirsi nei traffici commerciali che avvenivano nel Mar Tirreno: lo indica la fondazione di un porto, Regae o Regisvilla, in località Murelle, che andò progressivamente a sostituire l’approdo esistente presso la foce del fiume Fiora, l’arteria fluviale che veicolava le merci vulcenti verso l’interno. L’ampliamento dei mercati è testimoniato con altrettanta evidenza dalla stagione felice dei ceramisti attivi a Vulci, dei quali è interessante indagare la provenienza, poiché piú d’uno non era di origine etrusca. I bronzisti non furono da meno e i loro prodotti invasero le aree limitrofe, raggiunsero i mercati dell’Etruria continentale e vennero distribuiti nell’intero bacino del Mediterraneo contribuendo a creare la fama della bronzistica etrusca. Una perizia notevole si riscontra anche nella scultura lapidea locale, il cui livello è illustrato bene da sculture quali il Centauro, il giovane a cavallo di un ippocampo o la Sfinge recentemente scoperta. La sconfitta di Cuma (474 a.C.) e la «crisi» dei decenni successivi si

In basso, a sinistra Vulci. Veduta del Ponte e del Castello dell’Abbadia, sul fiume Fiora. Di impianto etrusco, a tre arcate e sostenuto da due piloni, il ponte venne inglobato in un ampliamento forse del I sec. a.C. e subí ulteriori modifiche in epoca medievale e moderna. La fortezza è oggi sede del Museo Archeologico Nazionale. In basso, a destra sfinge alata in nenfro dalla tomba omonima, sepoltura rinvenuta nel 2011 nella necropoli dell’Osteria di Vulci. VI sec. a.C. Vulci, Museo Archeologico Nazionale.


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