D’ITALIA Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia,
CASTELLI D’ITALIA
un avventuroso viaggio alla riscoperta dei luoghi simbolo dell’età di Mezzo
N°2 Maggio/Giugno 2020 Rivista Bimestrale
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IN EDICOLA IL 24 APRILE 2020
CA S ST PE EL C LI IA D’ LE ITA LIA
MEDIOEVO SPECIALE
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Timeline Publishing S.r.l. – Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento – Aut. n° 0703 Periodico ROC
EDIO VO M E
CASTELLI
CASTELLI
D’ITALIA a cura di Francesco
Colotta
testi di Patrick Boucheron, Francesco Colotta, Roberto Comunale, Flavio Conti, Paolo Galloni, Jean-Claude Maire Vigueur, Stefano Mammini, Chiara Parente, Luca Pesante, Stefania Romani, Enrica Salvatori, Maria Paola Zanoboni
I
castelli sono una presenza costante nel paesaggio italiano, uno dei tratti distintivi dell’identità territoriale del nostro Paese. Concepiti nell’età di Mezzo per fini di semplice difesa, assunsero in seguito forme aggraziate, acquisendo un fascino perlopiú estetico. Stilare un elenco ristretto di tali bellezze può rivelarsi una semplificazione arbitraria. Certo, i castelli scelti da «Medioevo» per questo Speciale sono un numero esiguo, se messo a confronto con le migliaia di capolavori che l’architettura militare italiana può vantare. È vero, dunque, che l’inevitabile, ridotto margine di scelta ha comportato esclusioni anche sofferte. Confidiamo, però, nel fatto che una sintesi può risultare piú appagante di un corposo compendio. Questo nostro Speciale, dunque, non deve scontentare nessuno! E, anzi, vuole essere uno stimolo rivolto ai nostri lettori per scoprire quanto non appare in queste pagine e creare, cosí, un personale atlante dei «castelli nascosti»... Buona lettura!
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SOMMARIO PRESENTAZIONE 6. Tra mura amiche
58. Gorizia, Duino, Villalta Fagagna
VALLE D’AOSTA 18. Fénis La forza di una visione
EMILIA-ROMAGNA 60. Torrechiara Sublime armonia
22. Bard, Verrès, Issogne, Sarre
66. San Leo, Ferrara, Forlí, Fontanellato
PIEMONTE 24. Manta I prodi, le eroine, l’arme e gli amori...
TOSCANA 70. Fosdinovo Bianca, il cane e il cinghiale
30. Fossano, Montalto Dora, Ivrea, Serralunga d’Alba
73. Radicofani, Poggio Imperiale, Volterra, Sansepolcro, Forte di Brolio
LIGURIA 32. Dolceacqua Il gigante del Nervia 34. Castelnuovo Magra, Sarzana, Lerici, La Spezia LOMBARDIA 36. Milano e Vigevano Costruire per intimidire 42. Angera, Mantova, Sirmione VENETO 44. Malcesine Sentinella del lago
MARCHE 76. Gradara Nella rocca di Paolo e Francesca 79. Sassocorvaro, Senigallia, Caldarola UMBRIA 80. Spoleto Qui comanda la Chiesa 83. Narni, Gualdo Tadino, Castiglione del Lago, Assisi
48. Villafranca, Soave, Zumelle, Verona
LAZIO 84. Ostia Il bastione del papa
TRENTINO-ALTO ADIGE 50. Avio Amore fatale
88. Civita Castellana, Bracciano, Roma, Santa Severa
54. Castel Roncolo, Appiano, Trento, Cles FRIULI-VENEZIA GIULIA 56. Trieste Tra Venezia e gli Asburgo
ABRUZZO 90. Roccascalegna Tra pietra e cielo 93. Ortona, Pacentro, Celano, Rocca Calascio
MOLISE 96. Campobasso La fortezza del conte Nicola 99. Monteroduni, Cerro al Volturno, Venafro CAMPANIA 100. Salerno Imprendibile! 104. Napoli, Benevento, Castellammare di Stabia PUGLIA 106. Castel del Monte La corona di pietra 110. Otranto, Oria, Manfredonia, Bari BASILICATA 112. Lagopesole Un reale buen retiro 115. Venosa, Melfi, Miglionico CALABRIA 116. Santa Severina Il diavolo fa le travi... 119. Le Castella, San Marco Argentano, Reggio Calabria SICILIA 120. Erice Nel segno di Venere 123. Enna, Caccamo, Paternò, Adrano, Siracusa SARDEGNA 126. Burgos Goceano senza pace 129. Sanluri, Bosa, Posada
Tra mura di Luca Pesante
amiche I
l castello medievale appartiene al nostro paesaggio immaginario, ma rappresenta al contempo un elemento del paesaggio reale di oggi, sia esso in rovina, trasformato in un museo oppure sede di un’istituzione pubblica. Salvo rari casi, i castelli hanno subíto molti cambiamenti nel corso dei secoli, sia nella forma che nella funzione: basti pensare alle numerose prigioni che, fino a pochi anni fa, erano ospitate proprio all’interno di imponenti strutture fortificate medievali. Nell’accezione piú comune del termine, il castello è innanzitutto un luogo in cui si abita: la casa che un signore condivide con i suoi familiari e i suoi domestici, ma non si tratta di una semplice – seppure ricca – dimora. Esso rappresenta il simbolo del potere, della ricchezza e del prestigio di chi vi risiede. Nel Medioevo quasi tutto si esprimeva con simboli – è in questo periodo del resto che viene inventata l’araldica – ed è pertanto necessario approssimarsi alla scoperta dei castelli d’Italia anche attraverso
Castel del Monte (Andria, Puglia). Costruita per volere di Federico II, la fortezza richiama una corona e cosĂ lo stesso potere imperiale.
LIGURIA
Dolceacqua
Il gigante del Nervia
Seppur parzialmente in rovina, il castello Doria di Dolceacqua continua a dominare il borgo ligure. Memoria tangibile di un tempo in cui l’abitato fu un centro conteso fra le piú importanti casate della regione di Chiara Parente
32
CASTELLI D’ITALIA
I
l nome di questa località ligure non è soltanto poeticamente evocativo, ma anche perfettamente rispondente alla realtà. In effetti, il paese è dolcemente e scenograficamente disteso lungo le sponde del torrente Nervia, le cui acque attraversano l’abitato. Quest’ultimo è di notevole interesse, perché ha in gran parte conservato l’impianto medievale. Suddiviso tra il quartiere di Terra e quello di Borgo, è collegato fin dall’antichità dal bel ponte «a schiena d’asino», anch’esso d’epoca medievale. Acquisita tra il 1257 e il 1267 dall’importante famiglia genovese dei Doria, Dolceacqua fu, nel
A sinistra Dolceacqua (Imperia). Il ponte medievale a schiena d’asino sul torrente Nervia e, in secondo piano, le rovine del castello Doria. A destra il borgo di Dolceacqua in un’incisione su rame per il Theatrum Statuum Sabaudiae (opera con descrizioni e immagini dei possedimenti sabaudi), edito ad Amsterdam nel 1682 da Joan Blaeu.
tempo, teatro di ripetute contese, finché i Savoia non la occuparono nel 1643. Gli stessi Doria la ripresero pochi anni piú tardi e ne fecero un marchesato, ma si trattò dell’ultimo sprazzo di indipendenza per il borgo, che nel XVIII secolo passò definitivamente alla dinastia sabauda.
Tutto cominciò con una torre
L’imponente castello ebbe come nucleo originario una modesta costruzione, addossatasi (con ogni probabilità nella seconda metà del Duecento) a una preesistente torre risalente forse al XII secolo. Nel Quattrocento l’edificio
Qui sopra una caratteristica via gradinata di Dolceacqua.
venne ingrandito e rafforzato grazie all’aggiunta, sul lato orientale, di un solido sperone e di due torri quadrate, che tuttora costituiscono l’elemento dominante del complesso. Nel secolo successivo assunse gradatamente le caratteristiche di dimora signorile, sia pure fortificata. Stefano Doria ne fece una stabile residenza per la propria famiglia e in quell’occasione ne ampliò il lato a est, conferendogli le forme con cui si presenta oggi. L’operazione non salvò l’edificio dalla devastazione avvenuta nel corso della guerra di Successione austriaca, durante la quale (1745) fu parzialmente distrutto e subí gravi danni. La visita al castello non può prescindere da quella del paese. Dolceacqua, infatti, è un magnifico esempio di borgo medievale, ricco di monumenti, opere d’arte, storia e tradizioni che meritano di essere scoperti. Caratterizzato da uno sviluppo urbano che ha riguardato nei secoli le due sponde del Nervia, presenta due centri, entrambi molto interessanti: Terra e Borgo. La chiesa di S. Giorgio, il Ponte Vecchio, la chiesa di S. Filippo sono tra gli edifici piú notevoli ai quali dedicare una visita.
DOVE E QUANDO CASTELLO DORIA - Dolceacqua Info Ufficio IAT (Informazione ed Accoglienza Turistica): tel. 0184 206 666; e-mail: iat@dolceacqua.it, turismo@dolceacqua.it; www.dolceacqua.it
CASTELLI D’ITALIA
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TRENTINO-ALTO ADIGE
Avio
Amore fatale Considerato un esempio «perfetto» di roccaforte medievale, il castello di Avio fu al centro di violente contese, per via della sua posizione strategica. E, nelle sue stanze, custodisce il racconto di un ben diverso conflitto: quello animato dalle passioni amorose... di Francesco Colotta
U
na rocca spunta maestosa alla vista di chi percorra verso nord l’autostrada del Brennero, poco dopo aver varcato il confine tra Veneto e Trentino-Alto Adige: è il castello di Avio, con la sua caratteristica sagoma biancastra. Dall’alto della collina di Sabbionara domina su tutta la Vallagarina, una zona intensamente coltivata e abitata. La parte piú antica della costruzione, il mastio, risale all’XI secolo e fu affiancata da altre cinte fortificate nel corso del Quattrocento. Il primo documento che attesta l’esistenza del maniero riporta la data del 1053 e si riferisce a un luogo di nome Castellum Ava. Racconti leggendari riportano che la rocca, invece, esisteva già nell’Alto Medioevo e che nel VI secolo aveva ospitato personaggi celebri come la regina longobarda Teodolinda e il suo consorte Autari durante il loro viaggio di nozze. Piú verosimilmente nelle sue stanze soggiornarono l’imperatore Carlo V e Massimiliano d’Asburgo.
Feudo dei Castelbarco
Nel Duecento la fortezza risultava essere uno dei principali feudi della famiglia nobile dei Castelbarco e, per la sua posizione di cerniera tra i possedimenti veronesi e il Trentino, subí frequenti assedi. Uno dei piú violenti fu sferrato dagli Scaligeri e provocò molti danni alla struttura, ai quali pose poi riparo Guglielmo II il Grande. Alla fine dell’età di Mezzo il castello cambiò proprietario e venne ceduto alla Repubblica di Venezia, che lo dotò di ulteriori fortificazioni. Fu un periodo d’oro per il complesso
Il castello di Avio (Trento). Fu costruito a partire dall’XI sec. in cima a uno sperone che domina la frazione di Sabbionara e si affaccia sulla Vallagarina solcata dal fiume Adige.
CAMPANIA
Salerno
Imprendibile! Lo stesso Arechi II, che ne promosse la costruzione, definí cosí il castello di Salerno. Una fortezza possente, voluta come parte integrante del borgo, che il duca longobardo trasformò in una vera e propria cittadella fortificata di Roberto Comunale
A
lle pendici del monte Bonadies, che sovrasta la città di Salerno, si erge il castello detto «di Arechi», dal duca longobardo che, nell’VIII secolo, si insediò in questo territorio, governandolo con abilità politica e capacità diplomatiche tali da permetterne un florido sviluppo economico e culturale. Arechi ha lasciato nelle fonti il ricordo di un grande costruttore, fondatore di chiese, come quella di S. Sofia a Benevento, ma anche di palazzi degni di un principe che si presentava come il depositario della
tradizione longobarda. Dotò Salerno di fortificazioni grandiose e ne fece la seconda città del ducato e una delle sue residenze predilette. Il suo operato favorí anche il perdurare in quei luoghi della dominazione longobarda, che si protrasse fino all’XI secolo in gran parte del Mezzogiorno d’Italia. Indagini storiche, che sembrano confermate da numerosi rinvenimenti archeologici, avrebbero accertato una frequentazione del sito già in epoca romana, in qualità di presidio utilizzato per difendersi dagli abitanti
Il castello di Salerno, che prende il nome dal suo fondatore, Arechi II duca e poi principe di Benevento, il quale lo fece erigere su una precedente fortificazione bizantina.
dei vicini monti Picentini. Alcune fonti fanno ritenere che, durante la guerra greco-gotica (535-553), il generale bizantino Narsete vi abbia eretto una sorta di castrum, al fine di controllare il porto sottostante e le vie che conducevano all’entroterra collinare. Su questa precedente fortificazione Arechi II fece erigere un castello che egli stesso definí «per natura e per arte imprendibile, non essendo in Italia una rocca piú munita di essa». La fortezza, la cui Turris maior ingloba murature del castrum bizantino, andava a inserirsi in
un sistema difensivo di forma triangolare, quale vertice settentrionale, coincidente con i pendii del monte Bonadies. Le realizzazioni di Salerno – talune fonti riferiscono l’assenza di una fisionomia cittadina prima dell’intervento di Arechi, che si ritiene l’abbia fondata – evidenziano quanto per il principe fosse indispensabile l’unione di residenza e città: come a Benevento il rapporto tra la popolazione longobarda e il suo signore si era manifestato nel santuario comune di S. Sofia, cosí a Salerno
CALABRIA
U
Santa Severina
n altopiano dai versanti scoscesi, un sito elevato, in poche parole, il luogo ideale per un castello fortificato. E Santa Severina, nel Crotonese, va giustamente orgogliosa della sua rocca, che fu teatro di eventi storici decisivi per l’assetto politico di questo lembo della Calabria. Gli studiosi divergono sulla nascita e lo sviluppo dell’edificio, che fu prima acropoli della città antica, con muraglie di sbarramento, poi presidio bizantino, capace di resistere all’occupazione degli Arabi, i quali, infine, vi installarono il comando militare e amministrativo. La fondazione viene in ogni
caso attribuita a Roberto il Guiscardo, in epoca normanna (come attesta una moneta rinvenuta nel castello stesso), il quale, secondo altri studiosi, cinse d’assedio la roccaforte e dovette desistere per il tradimento di un tal Ruggero. A lungo, comunque, la fortezza fu considerata inespugnabile, ed era certamente di costruzione normanna il torrione centrale con una base dello spessore di 3 m. Nel periodo angioino furono invece aggiunti torrioni cilindrici agli angoli del mastio. A quell’epoca Santa Severina godette di privilegi concessi dai sovrani Carlo I e II, ed ebbe capitani e castellani di scelta regia.
Il diavolo fa le travi... Santa Severina, nel Crotonese, è dominata dalla possente fortezza che la tradizione attribuisce al normanno Roberto il Guiscardo. Un castello che, poco prima dell’abbandono, avrebbe fatto registrare sinistre presenze demoniache... di Francesco Colotta
Ma le successive vicende belliche provocarono danni profondi alla struttura. Alla metà del Quattrocento, divenuto feudo del marchese di Crotone, che si opponeva ad Alfonso d’Aragona, subí l’assalto del re, deciso a sgominare il ribelle, del quale conquistò tutti i possedimenti. La città si arrese, ma ottenne alcune concessioni: una era appunto quella di non dover finanziare il restauro del castello. Il re nominò governatore a vita Pietro Boccadefaro, che assunse le cariche di capitano e responsabile del maniero, incorporato nei feudi di Antonio Centelles, catalano, elevato a principe di Santa Severina.
Nel 1466 Alfonso restituí la libertà alla cittàcastello e ai suoi casali, impegnandosi a non concederli piú in feudo. Ma la fortezza e la zona circostante persero importanza a causa del ruolo maggiore conferito a Crotone, e, con l’introduzione delle armi da fuoco, quelle fortificazioni erano ormai obsolete. La città, intanto, perdeva lo status di demanio: venduta ad Andrea Carafa, contro la volontà degli abitanti, con l’arrivo degli Spagnoli non ebbe piú un castellano di nomina regia. Subentrò quello voluto dal conte di Capaccio, luogotenente del viceré Raimondo de Cardona. Ripresero assedi, devastazioni e gli
Veduta della rocca di Santa Severina (Crotone). Il castello occupò lo stesso sito che, in epoca antica, aveva ospitato l’acropoli della città e poi un presidio dei Bizantini.