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MEDIOEVO DOSSIER
EDIO VO M E Dossier
UNA FAMIGLIA ALLA CONQUISTA DELL’ EUROPA
I MEDICI I MEDICI
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€ 7,90
N°55 Marzo/Aprile 2023 Rivista Bimestrale
IN EDICOLA IL 16 MARZO 2023
I MEDICI
UNA FAMIGLIA ALLA CONQUISTA DEL MONDO a cura di Francesco Colotta testi di Stephen Fox, Tommaso Indelli, Donatella Lippi, Chiara Mercuri,
Alessio Montagano, Sergio Raveggi, Lorenzo Tanzini, Paolo Viti
IL QUADRO STORICO 8. Alle origini di una saga 14. L’arte del governo 20. Il potere dei soldi 28. Legami che contano
I PROTAGONISTI LORENZO IL MAGNIFICO 40. Come lui non c’è nessuno CATERINA DE’ MEDICI 50. Un’italiana sul trono di Francia ESUMAZIONI E RICOGNIZIONI 64. Una dinastia in laboratorio FRANCESCO SASSETTI 74. L’affarista che amava le arti GIROLAMO SAVONAROLA 84. Il grande fustigatore
L’ARTE MECENATISMO E COMMITTENZA 92. Una nuova Atene CAPPELLA DEI MAGI 98. Il corteo delle meraviglie BIBLIOTECA MEDICEA LAURENZIANA 112. Una casa per il sapere del mondo GLI UFFIZI 122. Alla costante ricerca del bello
STORIA
Alle origini di
una saga Replica ottocentesca della Veduta della Catena, realizzata da Francesco di Lorenzo Rosselli. 1472 circa. Firenze, Palazzo Vecchio. L’opera, il cui appellativo deriva dalla catena chiusa da un lucchetto che la circonda (non visibile in questa riproduzione), è un documento di straordinaria importanza per la conoscenza 8
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dell’assetto urbano di Firenze nella seconda metà del Quattrocento, epoca in cui i Medici avevano già ampiamente consolidato il proprio potere. Si tratta, inoltre, del primo esemplare noto nella storia della topografia che ritragga dettagliatamente tutta la città con i suoi edifici e la sua fitta rete viaria.
I Medici costruirono la propria fortuna a Firenze, dapprima dedicandosi con profitto alla mercatura e al cambio, in seguito scalando le gerarchie del potere politico. Una parabola coronata dall’ascesa al soglio di Pietro di ben quattro membri della famiglia di Sergio Raveggi
N
el gennaio 1374 Filigno di Conte de’ Medici (nipote dell’Averardo che fu Gonfaloniere di Giustizia; vedi genealogia a p. 12, n.d.r.) decide di dare inizio a un libro di memorie. Il testo sarà quasi tutto dedicato ad appunti di genere patrimoniale (compravendite, divisioni di beni, importi dotali...), ma nella premessa, come spiegazione all’impellenza di scrivere, c’è una riflessione sulla propria stirpe che ha toni preoccupati: siamo stati una grande famiglia, rispettata e temuta, ma il futuro è incerto e i presagi sono foschi, tra «battaglie cittadinesche», morti per peste, la carenza che ormai abbiamo di uomini di valore. Invece nel 1429, secondo il racconto di Giovanni Cavalcanti, il morente Giovanni di Bicci de’ Medici si accomiata dai figli Cosimo e Lorenzo con l’orgoglio di chi può dispensare un patriMEDICI
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L’arte del governo I Medici si fanno protagonisti della scena politica in una Firenze caratterizzata da un sistema amministrativo assai complesso. Che Cosimo il Vecchio e i suoi successori seppero, però, governare con estrema abilità di Lorenzo Tanzini
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a Firenze del Quattrocento è una città eccezionale da molti punti di vista. La straordinaria concentrazione di artisti e letterati che vissero entro le mura fiorentine in quegli anni non ha probabilmente pari nella storia d’Italia. Ma Firenze è un oggetto di studio privilegiato non soltanto per questo: l’inesauribile ricchezza delle fonti storiche e delle testimonianze scritte che si sono conservate negli archivi e nelle biblioteche cittadine consente di studiare in maniera approfondita la società, le istituzioni, la vita politica, l’economia, le abitudini quotidiane della città. Possiamo cosí entrare nel vivo di quell’ambiente e osservare per cosí dire il terreno su cui fiorí quella felice stagione della cultura del primo Rinascimento. E indubbiamente in questo quadro ricostruito dagli studi storici dominano le figure dei Medici: cosí come nell’arte e nella cultura, nella politica e nella vita della società non si può fare la storia di Firenze del Quattrocento senza considerare il ruolo che questa dinastia vi svolse, dal fondatore, Cosimo il Vecchio, fino a Lorenzo il Magnifico, la cui morte nel 1492 precedette di soli due anni la cacciata della famiglia da Firenze e l’instaurarsi della repubblica di Savonarola. I Medici sono la piú interessante peculiarità della storia fiorentina anche per il singolarissimo modo in cui la famiglia si pose nei confron14
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Raffigurazione allegorica della città di Firenze, da un’edizione dei Regia Carmina, un panegirico in onore di Roberto d’Angiò. 1350-1360 circa. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale.
ti della città. Una città rimasta orgogliosamente repubblicana, ma allo stesso tempo governata da una dinastia di signori; una famiglia che di fatto tenne nelle proprie mani le redini del potere, ma allo stesso tempo rifiutò ogni sanzione ufficiale di supremazia, e anzi si volle presentare come pari a tutte le altre. Proprio da questo particolare sistema politico, che le fonti del tempo avrebbero chiamato «governo civile» proprio per l’uso mediceo di presentarsi cives, cioè come semplici cittadini, possiamo iniziare ad accostarci alla realtà della Firenze quattrocentesca.
I cardini del potere politico
Le istituzioni fiorentine del Quattrocento sono un sistema estremamente complesso e articolato, i cui caratteri sono stati ereditati dalla storia comunale della città. Alla base del potere politico cittadino vi sono i Consigli, cosiddetti del Popolo e del Comune: vi fanno parte diverse centinaia di cittadini, nominati attraverso un complesso sistema misto di elezione e sorteggio. I Consigli si riuniscono periodicamente, e deliberano tutte le leggi del Comune, che poi un funzionario detto Notaio delle Riformagioni provvede a redigere nei registri delle Provvisioni. Il vero centro della vita politica fiorentina non sono però i Consigli, ma
piuttosto la Signoria: composta da otto Priori e da un Gonfaloniere di Giustizia, insediata nel grande palazzo che ancora oggi ne porta il nome e affiancata da due commissioni ristrette, i Sedici Gonfalonieri e i Dodici Buonuomini, la Signoria è il supremo organo di governo della città: presenta i progetti di legge, discute le questioni interne ed estere, incarica gli ambasciatori e gli ufficiali straordinari, delibera gli stanziamenti dalle casse del Comune. In un contesto costituzionale che non conosce divisione dei poteri, l’autorità dei Priori, per usare le parole di un cronista del primo Quattrocento, «è grande senza misura». Una latitudine di poteri temperata però dalla brevissima durata dell’incarico: gli otto Priori e il Gonfaloniere restano in carica solo due mesi, dando quindi alle istituzioni centrali del Comune un ritmo di
rapidissimo ricambio. Alla necessità di consolidare nel tempo, e per cosí dire di fluidificare, la politica cittadina rispondevano, a partire dal pieno Trecento, le cosiddette Consulte, vale a dire assemblee semi-formalizzate, alle quali partecipavano, di diritto o per cooptazione, i cittadini ritenuti piú autorevoli o influenti, che discutevano quasi quotidianamente delle piú delicate questioni del governo. Al di sotto delle grandi cariche istituzionali, una serie di magistrature secondarie componeva il quadro della «costituzione» fiorentina: i Dieci di Balía preposti agli affari militari e diplomatici, gli Otto di Guardia che assunsero, proprio nel corso del Quattrocento, funzioni di supremi supervisori dei meccanismi giudiziari, i Regolatori, gli Ufficiali del Monte e un’infinità di figure minori a gestire le complicate finanze della città.
La partenza di Cosimo il Vecchio per l’esilio, affresco di Marco da Faenza su disegno di Giorgio Vasari. 1556-1558. Firenze, Palazzo Vecchio. Accusato di cospirare contro la Repubblica, nel 1433 Cosimo fu costretto all’esilio. Ma nel 1434 era di nuovo a Firenze, dove, grazie ai suoi sostenitori, ottenne l’annullamento del provvedimento e assunse di fatto il governo della città. MEDICI
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Il quadro storico
Il potere dei soldi
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Motore delle fortune di Firenze e dei Medici furono le attività economiche. In particolare, spostando la sede del banco di famiglia da Roma alla città del giglio, Giovanni di Bicci fu artefice di un’ascesa per anni inarrestabile, proiettando il nome della dinastia medicea ben oltre i confini locali di Lorenzo Tanzini
Libro facente parte del cosiddetto «Archivio Segreto» dei Medici. Firenze, Archivio di Stato. La denominazione fu attribuita all’insieme dei documenti che si riteneva legittimassero e fondassero il potere mediceo (privilegi imperiali, trattati internazionali, patti matrimoniali, atti notarili riguardanti il patrimonio familiare), affidato da Cosimo il Vecchio al tesoriere Tommaso de’ Medici.
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n illustre storico dell’economia ha osservato come probabilmente nessuna società nella storia dell’Occidente meriti piú della Firenze del tardo Medioevo la definizione di plutocrazia, di governo dei ricchi, tanto è forte la connessione tra prosperità economica e potere politico. Per tutta l’età comunale, questa osservazione trovava conferma nel fatto che lo stesso accesso alle cariche pubbliche era filtrato dall’appartenenza a una delle corporazioni artigiane o professionali, e quindi il ruolo politico dei cittadini risultava condizionato in maniera determinante dalla loro rispettiva collocazione nel contesto delle attività economiche. Nel corso del Quattrocento, e per la verità già con le vicende istituzionali della fine del secolo precedente, questa dimensione corporativa del potere cittadino si era decisamente stemperata: ma la connessione strettissima tra ricchezza e governo della città continua a operare, se pure a un livello diverso, nella Firenze medicea. D’altra parte anche il modo di porsi dei Fiorentini nei confronti delle attività economiche mostrava nel Quattrocento importanti segni di cambiamento. Le grandi fortune del XIV secolo si erano formate soprattutto attraverso la produzione tessile, della quale Firenze aveva a lungo mantenuto un primato pressoché assoluto in Europa, e il commercio su media e vasta scala. I rovesci del pieno Trecento e, in generale, le inquietudini che percorsero l’intera economia italiana nella seconda metà del XIV secolo si risolsero, nel corso del Quattrocento, nel generale riassetto delle attività economiche cittadine. In particolare, si assiste all’avvento di una nuova generazione di grandi ricchi, le cui principali
Medaglia in bronzo di Cosimo il Vecchio. Post 1464-ante 1469. Firenze, Museo Nazionale del Bargello. Al dritto, il profilo di Cosimo, che porta la berretta propria dei personaggi di alto rango e ha i tratti del volto assai anziani; al rovescio, una figura femminile, che impersona Firenze (Florentia), vestita con un peplo all’antica e velata in segno di lutto per la morte del Medici.
Firenze si arricchí dapprima grazie alla produzione tessile, che nel Quattrocento fu rimpiazzata dalle lucrose attività avviate nel campo del credito e della finanza
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Il quadro storico
Legami che contano La storia del Rinascimento è spesso un «affare di famiglia». Un fenomeno nel quale i Medici sono pienamente coinvolti, in un sapiente gioco di alleanze, matrimoni combinati e partecipazione alla vita politica e religiosa
di Lorenzo Tanzini
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a storia della Firenze quattrocentesca è una storia di grandi personalità: è impossibile parlare dei Medici prescindendo dai caratteri personali di Cosimo, del debole Piero, o del Magnifico, cosí come è difficile ricostruire le vicende della città se non presentando la galleria dei personaggi, da Rinaldo degli Albizzi a Luca Pitti fino a Savonarola e Pier Capponi. E, seguendo questa aurea teoria di grandi personaggi, si può ben capire come il Rinascimento sia stato complessivamente interpretato come l’età dell’individualità, di contro a un Medioevo comunitario, corporativo o ecclesiale. Tuttavia, guardando piú da vicino, gli storici hanno scoperto una realtà meno netta, e a un’immagine di Rinascimento dominato dalle grandi personalità e dall’emergere dell’individuo moderno, si è oggi contrapposta, o quantomeno affiancata, la rivalutazione dell’elemento familiare nella società cittadina, e in particolare a Firenze. Nel Quattrocento infatti, non molto diversamente da quanto accadeva un secolo prima, la vita di un cittadino è fortemente condizionata dalla sua appartenenza familiare. Innanzitutto sul piano personale, giacché i membri della stessa famiglia vivono abitualmente nello stesso quartiere, in una contiguità che è
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La parete di fondo della Cappella Sassetti, affrescata da Domenico Ghirlandaio. 1482-1486. Firenze, Santa Trinita. Il committente, il banchiere Francesco Sassetti, uomo di fiducia dei Medici, è inginocchiato alla destra della pala d’altare, alla cui sinistra compare sua moglie Nera. In alto è raffigurato un miracolo postumo attribuito a san Francesco, che avrebbe resuscitato un bambino; ai lati si assiepano due gruppi di persone, tra cui si riconoscono le figlie di Sassetti sulla sinistra, e i rispettivi mariti o fidanzati sulla destra, preceduti da due frati inginocchiati; l’ultimo uomo della prima fila a sinistra con una mano sul fianco è un autoritratto dello stesso Ghirlandaio.
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I protagonisti
Un’italiana sul trono di Francia Rimasta orfana poche settimane dopo la nascita, Caterina de’ Medici si ritrovò a essere l’unica erede della dinastia. A sei anni la sua tutela passò a un lontano cugino, Giulio. Questi, divenuto papa Clemente VII nel 1523, organizzò l’evento destinato a cambiarne per sempre l’esistenza: il matrimonio con Enrico II di Valois, futuro re di Francia di Donatella Lippi
Sulle due pagine Matrimonio di Caterina de’ Medici ed Enrico II di Francia a Marsiglia, pittura murale a olio di Giorgio Vasari. 15561562. Firenze, Palazzo Vecchio. A sinistra il busto di Caterina de’ Medici, in un cammeo incastonato da rubini donatole da Clemente VII. 1540 circa. Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti. MEDICI
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I protagonisti
Una dinastia in laboratorio Molte sono le lacune che segnano le biografie dei Medici, anche nel caso degli esponenti piú celebri della casata. Zone d’ombra illuminate dalle ricerche condotte sui loro resti con le tecniche d’indagine messe a punto in ambito paleopatologico
di Donatella Lippi
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Particolare del monumento funebre realizzato da Michelangelo Buonarroti per Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, morto nel 1519. 1519-1534. Firenze, basilica di S. Lorenzo, Sagrestia Nuova. Il titolare del sepolcro è ritratto al centro, in atteggiamento pensoso, mentre sulla tomba Michelangelo dispose le statue del Crepuscolo e dell’Aurora (veduta d’insieme a p. 71).
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a basilica fiorentina di S. Lorenzo, costruita su un rilievo al di sopra del corso del torrente Mugnone, venne fondata nel IV secolo e fu consacrata dal vescovo Ambrogio; divenuta poi collegiata, fu eletta dai Medici chiesa di famiglia e impreziosita dal lavoro di Filippo Brunelleschi e di Michelangelo Buonarroti, la cui opera era destinata a suggellare l’ascesa della dinastia, anche attraverso l’arricchimento monumentale del contesto sacro, nel quale, in seguito, si celebrarono anche i funerali di sovrani stranieri. La Sacrestia Vecchia fu terminata prima della morte del capostipite della famiglia, Giovanni di Bicci, che aveva affidato a Brunelleschi il progetto complessivo; si aggiunsero, in seguito, la Biblioteca, voluta da Cosimo il Vecchio, e la Cappella dei Principi, il mausoleo della famiglia, sognato da Cosimo I, i cui lavori furono avviati da Ferdinando I, ma terminati molti anni piú tardi. La Sacrestia Nuova, invece, è opera di Michelangelo, a cui fu commissionata da papa Leone X Medici, per conservare le spoglie dei suoi predecessori. I capostipiti furono sepolti nella Sacrestia Vecchia: Giovanni di Bicci, Piccarda Bueri, Piero il Gottoso e il fratello Giovanni. Cosimo il Vecchio, Pater Patriae, fu sepolto nel pilastro del sotterraneo, fondatore ideale e reale della potenza della famiglia. Lorenzo duca d’Urbino, Alessandro duca di Firenze e Giuliano duca di Nemours furono sepolti nelle arche michelangiolesche della Sacrestia Nuova, dove, nel 1559, furono traslati anche Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano. Nella Sacrestia Nuova, come nella Sacrestia Vecchia, vennero anche provvisoriamente sistemate le casse con le salme di tutti i loro discendenti, in attesa di dare loro una sepoltura definitiva, una volta ultimata anche la Cappella dei Principi, pantheon della famiglia. In realtà, dopo la morte dei granduchi e dei membri delle loro famiglie, i corpi venivano allocati in spazi provvisori, nelle due sacrestie, murati in una sorta di colombari, in tempi diversi, e sulle lastre di chiusura venivano «aggiornate» le iscrizioni. Nel 1791, per ordine di Ferdinando III, queste sepolture vennero trasferite in un ambiente ricavato nella cripta, dietro l’altare, chiuso con assiti di legno, da dove vennero spostati, definitivamente, per volontà di Leopoldo II, nel 1858. Nel centro di questo ambiente, si trova la tomba di Giovanni dalle MEDICI
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I protagonisti
L’affarista che amava le arti Banchiere tra i piú oculati della Firenze del Quattrocento, Francesco Sassetti fu vicino alla famiglia dei Medici. E condivise con l’amico Lorenzo il Magnifico la passione per le monete antiche e i testi della classicità, riunendo una ricchissima collezione di opere manoscritte di Alessio Montagano
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ra i personaggi illustri che hanno contribuito all’ascesa dei Medici nel Quattrocento, un ruolo di primo piano spetta a Francesco di Tommaso Sassetti. Vissuto fra il 1420 e il 1491, era l’uomo di fiducia di Piero e di Lorenzo il Magnifico «con il quale il nostro Francesco ebbe tanta familiarità, che li confidò tutto lo stato suo interamente, di maniera che, quanto a negozi, non si faceva se non quando disponeva e voleva Francesco», con negozi – nel significato letterale di attività – ad Avignone, Lione, Bruges, nelle Fiandre, oltre che a Roma e a Milano. Figura poliedrica e dinamica, Sassetti godeva di larghi mezzi e di fama di mecenate, tanto che all’apice della sua carriera si calcolava che disponesse di «5.500 fiorini di masserizie, 1.100 fiorini solo di panni per il vestire, 1.600 fiorini di argenti e 1.750 di orerie, 800 fiorini di libri». Era quello il tempo in cui Francesco, come ci riferisce il suo discendente e omonimo Francesco di Giovambattista, «negoziava con li medesimi nomi, al governo di vari ministri, li quali tutti d’ordine e volontà del Magnifico Lorenzo, riconoscevano Francesco nostro per principale, e a lui davano conto e ragguaglio del tutto: e con questi tanti maneggi e occasioni aveva fatto grandissime facultà;
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Francesco Sassetti (nella pagina accanto) e sua moglie, Nera Corsi, nei ritratti affrescati da Domenico Ghirlandaio e dalla sua bottega per la Cappella Sassetti nella chiesa fiorentina di S. Trinita. 1483-1486.
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L’arte
Il corteo delle meraviglie
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Grazie a una dispensa papale, i Medici furono i primi a poter disporre di una cappella privata nel proprio palazzo. Già nobilitato dal progetto architettonico di Michelozzo di Bartolomeo, quel luogo fu trasformato in uno dei capolavori dell’arte di ogni tempo grazie alla spettacolare cavalcata dei Magi dipinta da Benozzo Gozzoli di Chiara Mercuri
Firenze. Palazzo Medici Riccardi, Cappella dei Magi. La parete Est, con il segmento terminale della processione guidato da Gaspare: alle sue spalle vi sono personaggi noti, tra cui vari membri della famiglia Medici. Il dipinto è opera dell’artista fiorentino Benozzo Gozzoli, che realizzò le pitture nel 1459. MEDICI
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