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Medioevo Dossier n. 50, Maggio/Giugno 2022

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MEDIOEVO DOSSIER

EDIO VO M E Dossier

ORVIETO

LA STORIA, I MONUMENTI, L’ARTE di Giuseppe M. Della Fina

ORVIETO

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€ 7,90

N°50 Maggio/Giugno 2022 Rivista Bimestrale

IN EDICOLA IL 17 MAGGIO 2022


ORVIETO

LA STORIA, I MONUMENTI, L’ARTE di

Giuseppe M. Della Fina

INTRODUZIONE 6. «Una delle piú belle vedute d’Europa» L’ETÀ ETRUSCA E ROMANA 18. Quella città chiamata Velzna L’ETÀ MEDIEVALE 46. La regina della rupe RESTAURI 72. Il trionfo del colore LEGGENDE E RELIQUIE 80. Il miracolo di Bolsena S. GIOVENALE 94. Un ideale luogo di raccoglimento SCOPERTE 106. A Orvieto il poeta portava la barba MIGRAZIONI MEDIEVALI 114. Forestieri in città LA COMUNITÀ EBRAICA 124. Pecunia non olet...


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Introduzione

«una delle piú belle vedute d’Europa»


Veduta a volo d’uccello della città di Orvieto. Nel cuore del centro storico, si staglia la mole inconfondibile del magnifico Duomo.

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i sono descrizioni di Orvieto che restano impresse nella memoria e, in una qualche misura, costituiscono una chiave di lettura. L’unità tra la natura e la storia e quindi tra la rupe e il costruito, il rapporto tra la campagna e la città, la segnalazione del fuori scala delle costruzioni (non solo della Cattedrale) rispetto allo spazio insediativo ne costituiscono il filo conduttore. Partiamo dalle affermazioni di una scrittrice britannica, Elizabeth Caroline Hamilton Gray, che ebbe modo di visitare la città nel 1839: «Proseguimmo il nostro cammino su una strada in buone condizioni e, attraversando una campagna coltivata e deliziosa, giungemmo alla vista di Orvieto, una delle piú belle vedute d’Europa». E ancora: «Ogni nuova curva della strada portava alla vista qualcosa che prima non avevamo notato, e che raccontava della laboriosità, della ricchezza e dell’agiatezza» (Tour to the Sepulchres of Etruria, London 1840). Un’impressione ribadita da George Dennis, un diplomatico-arche-


L’ETÀ ETRUSCA E ROMANA

Quella città chiamata Velzna La prima occupazione della rupe di Orvieto è segnata dalla presenza degli Etruschi. Seppur in ritardo rispetto ad altri centri, la città acquisí una notevole rilevanza e di quella stagione sono testimonianza monumenti spettacolari e opere d’arte di grande pregio La necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo, ai piedi della rupe di Orvieto. La costruzione delle tombe che ne fanno parte ebbe inizio nel VI sec. a.C.


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L’età etrusca e romana

I musei per «vedere» la storia L

a piazza del Duomo, a Orvieto, accoglie tre musei: il MODO-Museo dell’Opera del Duomo, il Museo «Claudio Faina» e il Museo Archeologico Nazionale. Essi fanno da corona a uno dei monumenti piú insigni dell’Italia. Tutti – seppure con storie diverse – hanno avuto origine nell’Ottocento. Il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto è sorto nel 1982, ma scaturisce dalla prima collezione archeologica pubblica della città: accoglie, infatti, gran parte dei reperti del Museo Civico Archeologico voluto soprattutto da Eugenio Faina. Nel 1877 il giovane conte, nomi-

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nato Ispettore Onorario ai Monumenti e Scavi del Circondario di Orvieto, iniziò infatti a impegnarsi per il suo allestimento a latere del «Museo medioevale», già posizionato all’interno del Palazzo dell’Opera del Duomo. Nel 1879 il museo venne inaugurato, ma nell’anno successivo fu necessario recuperare nuovi spazi per fare fronte al rapido accrescimento della collezione. Un ulteriore salto di qualità venne fatto nel biennio 1884-1885, quando furono musealizzati i reperti scoperti nella necropoli e nell’area sacra di Cannicella. L’allestimento era stato curato da Adolfo Cozza,

Sulle due pagine l’inconfondibile profilo di Orvieto visto da sud-ovest. La lunga vicenda storica della città è documentata dalle prestigiose raccolte museali allestite nel centro umbro.


A sinistra particolare di un acroterio in terracotta policroma raffigurante il matricidio di Oreste, dal santuario in località Cannicella. 500-480 a.C. Orvieto, Museo Archeologico Nazionale.

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L’ETÀ MEDIEVALE

La regina della rupe


Nei secoli del Medioevo Orvieto vive una stagione particolarmente fiorente. Una vera e propria età dell’oro, testimoniata dalla realizzazione del Duomo e di altri insigni monumenti sorti nel cuore dell’abitato

Il centro storico di Orvieto, dominato dalla mole del Duomo e il cui assetto è in larga parte frutto delle imprese edilizie e delle scelte urbanistiche del Medioevo e del RInascimento.


Orvieto, Duomo. Particolare del mosaico raffigurante l’Incoronazione di Maria, dopo il restauro. La versione dell’opera che oggi possiamo ammirare, collocata nel timpano superiore della facciata, è quella ultimata nel 1847, sulla base del cartone elaborato da Giovanni Bruni.


RESTAURI

Il trionfo del colore

Riportati di recente allo splendore originario, i mosaici del timpano superiore della chiesa cattedrale orvietana sono l’esito di una vicenda artistica lunga e travagliata


SCOPERTE

A Orvieto il poeta portava la barba Nel nostro immaginario, Dante Alighieri ha naso aquilino, sguardo corrucciato e severo, ma, soprattutto, guance lisce e glabre. Ma piú di una testimonianza propone una versione inedita e... barbuta dell’autore della Commedia

N

ell’Ufficio del Sindaco di Orvieto fa bella mostra di sé un singolare ritratto di Dante Alighieri con la barba. Un’iconografia che non riuscí ad affermarsi, sebbene Giovanni Boccaccio, nel suo Trattatello in laude di Dante, scritto nel 1355 circa, avesse cosí descritto l’illustre collega: «Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso». E di un Dante con la barba parlano, nelle loro opere, anche Filippo Villani, Giannozzo Manetti e Marcantonio Nicoletti. La tela conservata nel Palazzo Comunale orvietano presenta appunto tale caratteristica e il suo ignoto committente sembra avere letto il testo di Boccaccio – di certo la fonte di riferimento per gli altri autori appena ricordati – e aver suggerito al pittore di seguirne la descrizione, considerata evidentemente veritiera. Il dipinto è stato studiato in maniera approfondita per la prima volta solo di recente e, a giudizio dello storico dell’arte Michele Maccherini (Università degli Studi dell’Aquila), il pittore tenne presente il frontespizio del libro

A destra frontespizio dell’opera Dante con l’espositione di Christoforo Landino et di Alessandro Vellutello..., stampata a Venezia nel 1564. Il ritratto di Dante che compare nell’ovale avrebbe ispirato il dipinto che mostra il volto del poeta incorniciato dalla barba (vedi foto alla pagina accanto). Nella pagina accanto ritratto di Dante barbato, olio su tela di autore ignoto. Decenni finali del XVI sec. Orvieto, Palazzo Comunale.

Dante con l’espositione di Christoforo Landino et di Alessandro Vellutello. Sopra la sua Comedia dell’Inferno, del Purgatorio et del Paradiso. Con tavole, argomenti e allegorie, e riformato, riveduto e ridotto alla sua vera lettura, per Franc.Sansovino fiorentino, stampato a Venezia «Appresso Giovambattista, Marchionne Sessa et fratelli» nel 1564. Un testo che ebbe una fortuna notevole, tanto che, nel giro di una trentina di anni, ne furono date alle stampe altre due edizioni, nel 1578 e 1596. Se si escludono l’inclinazione della testa e l’assenza della barba, ha notato Maccherini, «si può verificare come tutti gli altri elementi ORVIETO

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MIGRAZIONI MEDIEVALI

Forestieri in città

Chi si fosse trovato a Orvieto fra Tre e Quattrocento, avrebbe sentito parlare molte lingue diverse: per fronteggiare le crisi demografiche causate da guerre ed epidemie, le autorità favorirono, infatti, l’arrivo e la permanenza di nuovi immigrati. E cosí la città si riempí di Perugini, Aretini e Pisani, ma anche «Lombardi», Albanesi, Polacchi e... Tedeschi


I bastioni d’ingresso della Fortezza Albornoz, edificata a partire dal 1359, ma oggetto di ripetute ristrutturazioni e trasformazioni nei secoli successivi.


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