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Medioevo Dossier n. 45 Luglio/Agosto 2021

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VIAGGIO NELLE TERRE LEGGENDARIE

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N°45 Luglio/Agosto 2021 Rivista Bimestrale

IN EDICOLA IL 17 LUGLIO 2021

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MEDIOEVO DOSSIER

Dossier

GEOGRAFIE IMMAGINARIE, DALLA MITICA ATLANTIDE AL FAVOLOSO ELDORADO

VIAGGIO NELLE TERRE

LEGGENDARIE

€ 7,90

Timeline Publishing Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.

EDIO VO M E


VIAGGIO NELLE TERRE

LEGGENDARIE GEOGRAFIE IMMAGINARIE, DALLA MITICA ATLANTIDE AL FAVOLOSO ELDORADO a cura di Francesco Colotta Colotta, Claudio Corvino, Giuseppe M. Della Fina, Marco Di Branco, Paolo Galloni e Luca Pesante

testi di Francesco

PRESENTAZIONE 6. La terra che non c’è

ALAMUT 66. Il paradiso degli Assassini

ATLANTIDE 8. Un’utopia di fine Medioevo

PRETE GIANNI 88. Lettere da un paese perfetto...

L’ULTIMA THULE 22. Ai confini del mondo

CUCCAGNA 98. «Chi piú dorme, piú guadagna»

I LUOGHI DI ARTÚ 30. Il re è stato qui...

SHANGRI-LA 110. Alla ricerca della valle nascosta

L’ISOLA MARTANA 42. I misteri del lago

FELIK E ROSENGARTEN 116. Leggende ad alta quota

PURGATORIO DI SAN PATRIZIO 56. Viaggio alle porte dell’Inferno

ELDORADO 124. Nella terra degli uomini d’oro


ATLANTIDE

di Giuseppe M. Della Fina

Un’utopia di fine Medioevo

Ricostruzione immaginaria di una città antidiluviana, ispirata dai brani del Timeo e del Crizia in cui Platone descrive la perduta Atlantide.


Nessun altro resoconto tramandatoci dall’antichità ha avuto una fortuna simile alla descrizione del continente scomparso riferita da Platone. Concepito nel IV secolo a.C. – e da sempre al centro di infinite discussioni e ipotesi – divenne fonte d’ispirazione per i grandi utopisti dei secoli XVI e XVII. Stranamente, durante il millennio medievale il ricordo di Atlantide sembra perdersi. Forse perché era caduta in disuso la lingua stessa in cui il testo fu scritto? In verità, le cose non andarono proprio cosí…


THULE

di Francesco Colotta

Ai confini del mondo Una terra tra i ghiacci del Grande Nord, un’isola dal clima gelido ma dove il sole splendeva per mesi. Trovarla significava accedere a una dimensione in cui cielo, terra e mare sembravano fondersi. Risale a un viaggiatore mediterraneo il lungo racconto di quel luogo misterioso, la cui fortuna sarà scandita, per tutto il Medioevo, da sentimenti d’avventura e nostalgia. Per prestarsi, infine, ad ambigui e pericolosi desideri di identità 22

TERRE LEGGENDARIE


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Banchi di ghiaccio nei pressi delle Thule Meridionali, in Antartide. Il piccolo arcipelago, composto da tre isole, fu cosí battezzato da James Cook, che lo individuò nel 1775, perché ritenuto simile alla favolosa Ultima Thule, considerata come terra posta ai confini del mondo.

in dall’antichità poeti, navigatori e geografi si sono gettati alla ricerca di una terra posta all’estremo Nord del continente europeo della quale si raccontavano mirabilie e non solo di carattere climatico. Un’isola misteriosa, chiamata Thule, dove il sole non tramontava mai, un luogo che compariva nelle mappe e nelle opere letterarie per, poi, svanire nel momento in cui qualcuno davvero si avventurava a cercarlo. Nel tempo, l’enigma si trasformò in mito, al di là della reale esistenza di una terra che portasse quel nome. A partire dal Medioevo, sull’onda delle leggende, l’isola divenne sinonimo di viaggio ai confini del mondo, superati i quali si accedeva a una dimensione sovrannaturale. Solo in età moderna e contemporanea si diffuse, invece, la tradizione di Thule come polo d’origine della civiltà occidentale, una tesi che forní basi teoriche a diverse correnti ideologiche gravitanti nell’area del pangermanesimo.

Un’esplorazione scientifica

Le prime, frammentarie informazioni su Thule si devono al navigatore e scrittore greco Pitea di Massalia, vissuto nel IV secolo a.C., il quale si sarebbe avventurato a latitudini estreme per esigenze di natura commerciale. Si ipotizzò, infatti, che egli fosse stato inviato in missione dalla sua città natale (l’odierna Marsiglia) per stabilire rapporti diretti con le miniere della Cornovaglia, aggirando il monopolio cartaginese sui commerci oceanici. Appare però piú probabile che il suo fosse invece un vero e proprio viaggio di esplorazione a scopo scientifico. Dopo aver raggiunto la Scozia, si spinse ancora piú a nord e, dopo sei giorni di navigazione, approdò su un’isola, che battezzò, appunto, «Thule». Al rientro, stilò un resoconto particolareggiato del viaggio e lo inserí nell’opera Sull’Oceano, in larga parte perduta in seguito a uno degli incendi che colpirono la biblioteca di Alessandria, TERRE LEGGENDARIE

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Edimburgo

Bamburgh

Vallo di Adriano Carlisle

Isola di Man

Nella figura di Merlino, che

York

Nella battaglia di Badon Hill

trasportò in Inghilterra dall’Irlanda il recinto sacro di Stonehenge, l’antica paganità celtica si fonde con elementi della nuova religione cristiana.

(nella versione francese Mont Baudon) Artú sconfisse i Sassoni.

Alderley Edge

Lincoln

Torre di Londra Cambridge Cardigan

Gloucester Badon Hill

Caerleon

Secondo la tradizione, Artú

Glastonbury

Exeter Dozmary Pool-Altarnun Tintagel St Michael’s Mount

Londra

Bath

sarebbe nato nel castello di Tintagel, per volere di Merlino.

Cadbury Castle (Camelot)

Stonehenge Winchester

Tavola di Winchester


ARTÚ

di Francesco Colotta

Il re è stato qui... Dalla Cornovaglia alla Scozia, ma anche nelle italiche terre di Toscana e Puglia, si susseguono gli «avvistamenti» del leggendario sovrano e dei suoi cavalieri. Ecco un viaggio alla riscoperta dei luoghi – e dei monumenti – che ne ricordano le avventurose gesta

Nella pagina accanto cartina della Gran Bretagna con i principali luoghi nei quali si sarebbero consumati gli eventi narrati nei romanzi del ciclo arturiano. In questa pagina castello di Tintagel, Cornovaglia (Inghilterra). Gallos (vocabolo che significa potere in lingua cornica), statua in bronzo che si ispira alla figura di re Artú, realizzata dall’artista Rubin Eynon e collocata nei pressi del sito nel 2016.


L’ISOLA MARTANA

di Luca Pesante

I misteri del lago Situata nella parte meridionale del bacino vulcanico piú grande d’Europa, l’isola Martana raccoglie memorie leggendarie risalenti ai secoli tra la tarda antichità e il primo Medioevo: dal martirio di santa Cristina, avvenuto al tempo dell’imperatore Diocleziano, all’assassinio di Amalasunta, figlia di Teodorico e regina dei Goti…


Sulle due pagine isola Martana (lago di Bolsena, Viterbo). Scale scavate nel tufo che salgono all’altura sulla quale sorgevano la chiesa e il convento di S. Stefano. Sulla destra, un tratto delle mura costruite alla fine del Medioevo con materiali di spoglio. In basso incisione raffigurante Amalasunta, regina gota, figlia di Teodorico. Vienna, Österreichische Nationalbibliothek.

M

olti storici sono ormai concordi nel ritenere che i tre giorni in cui la furia dei Goti devastò Roma (nell’agosto del 410) segnino l’inizio del Medioevo. La tribú germanica orientale premeva da circa un secolo sui confini sempre piú deboli dell’impero, ma solo con Alarico riuscí a penetrare nel cuore del potere. La data del 476 passa cosí in secondo piano: in effetti, ciò che avvenne in quell’anno – l’invio a Costantinopoli delle insegne del potere imperiale romano da parte del capo barbarico Odoacre, signore di Roma – non segna grandi trasformazioni rispetto a quanto si era da tempo messo in moto (gli stessi contemporanei se ne accorsero a malapena). Fu invece la storiografia dei secoli seguenti a rivitalizzare tale data, come fece Paolo Diacono alla fine dell’VIII secolo, parlando del 476 come dell’anno fatidico in cui l’impero perse il suo potere. La civiltà medievale trae origine dalle rovine del mondo romano, già in crisi a partire dal III secolo e precipitato definitivamente in seguito alle invasioni barbariche (o migrazione di popoli, a seconda dei punti di vista) del V secolo, che accelerano un


PURGATORIO DI SAN PATRIZIO

Viaggio alle porte dell’Inferno

di Francesco Colotta

Una basilica eretta al centro di un lago segnala la presenza del piú antico luogo di pellegrinaggio d’Irlanda. Ancora oggi, a 1500 anni dalla sua fondazione, il santuario è visitato da migliaia di fedeli. Ma non tutti, forse, sono consapevoli del mistero nascosto sotto quell’imponente edificio…

Miniature raffiguranti Satana e i demoni che tormentano i dannati (a sinistra) e il cavaliere francese Lodovico di Auxerre (detto anche di Sur) che assiste alla punizione dei dannati (a destra), da un’edizione del Viaggio di Lodovico di Auxerre al Purgatorio di San Patrizio. Prima metà del XV sec. Venezia, Biblioteca del Museo Correr.

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TERRE LEGGENDARIE


PRETE GIANNI

di Francesco Colotta

Lettere da un paese perfetto...


L’imperatore bizantino Manuele I Comneno, Federico Barbarossa, Luigi VII di Francia... Sono solo alcuni dei destinatari «eccellenti» a cui un misterioso Presbyter Johannes indirizza le sue missive, dai toni arroganti e insolenti. Il mittente si definisce come il «signore» di un regno sconfinato e dalle ricchezze smisurate. Ma chi fu questo bizzarro personaggio? E dove dobbiamo collocare il suo reame, che molti geografi non mancarono di indicare nelle proprie mappe?

«S

Prete Gianni, leggendario monarca cristiano di un favoloso regno posto a Oriente, particolare della carta dell’Oceano Indiano da un portolano del portoghese Diego Homem. 1558 circa. Londra, British Library.

e tu sei in grado di contare le stelle del cielo e i granelli di sabbia del mare, allora sarai in grado anche di valutare la grandezza del nostro regno e del nostro potere». Con queste parole, contenute in una lettera scritta in latino, un fantomatico monarca cristiano di nome Prete Gianni si rivolse all’imperatore bizantino Manuele I Comneno nel 1165. Il misterioso mittente affermava di essere a capo di un reame fiabesco, posto a Oriente, entro i cui confini si poteva realizzare qualsiasi desiderio, anche vivere fino a cinquecento anni: «Se ti manca qualcosa di ciò che ti procura piacere faccelo sapere e otterrai ciò che chiedi» (vedi box a p. 97). Manuele non si lasciò sedurre da tali mirabolanti offerte e archiviò il messaggio senza attribuirgli particolare importanza. Cinque anni piú tardi fece altrettanto Federico I Barbarossa ricevendo una missiva analoga, firmata anch’essa dal Prete Gianni: in questo caso, si parlava di un regno ricchissimo, alla cui autorità erano soggetti ben 72 sovrani e nel quale circolavano stranissime creature, come i «cinocefali», gli «uccelli grifoni che portano un bue», gli «uomini cornuti con occhi davanti e dietro», gli «yllerioni», oltre alle amazzoni e alle terribili genti di «Gog e Magog» (le truppe dell’Anticristo della tradizione biblica), reclutate, però, solo a fin di bene per distruggere i nemici. Ad assicurare stabilità politica e pace sociale provvedeva soprattutto un enorme specchio, posto di fronte al palazzo reale, attraverso cui il sovrano era in grado di captare eventuali complotti in atto a una distanza di moltissimi chilometri (corrispondenti a circa 15 giorni di viaggio). Tra i destinatari di un’altra lettera del medesimo tenore figurava, oltre al re di Francia Luigi TERRE LEGGENDARIE

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CUCCAGNA

di Claudio Corvino

«Chi piú dorme, piú guadagna»

In un’epoca scandita da terribili carestie, la fame figurava tra le paure piú grandi. Ecco, dunque, affacciarsi la visione di un mondo in cui predominano ricchezza e abbondanza, dove poter vivere beati in case dai tetti di prosciutto e circondati da fiumi di vino…


«L

í non vi sono scuole: lí non vi sono ma non vi sono libri. In quel Paese benedetto non si studia mai. Il giovedí non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedí e di una domenica. Figurati che le vacanze dell’autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono con l’ultimo di dicembre». Cosí Lucignolo presentava il Paese dei Balocchi a Pinocchio, sempre in bilico tra una vita vuota e spensierata, da burattino di legno, e l’inevitabile accettazione di una morale che l’avrebbe portato a divenire bambino in carne e ossa. È con questo fiabesco viaggio nel Paese dei Balocchi che la letteratura infantile dell’Ottocento recupera l’antico mito del Paese di Cuccagna, la fantastica terra medievale ove «chi piú dorme, piú guadagna». Una Cuccagna filtrata dalla morale dei raccoglitori di tradizioni ottocentesche, schiacciata come una foto d’epoca in una moda che eliminava quanto di «grossolano», «popolare» o «erotico» vi fosse nei racconti che circolavano oralmente, per sostituirlo con ideali piú consoni alla nuova Europa che si andava formando: Patria, Famiglia, Nazione. Cosí i fratelli Grimm, Bechstein e Collodi riprendevano Cuccagna edulcorandola da tutti i fermenti popolareschi: quest’ultimo

Il Paese di Cuccagna, olio su tavola di Pieter Brueghel il Vecchio. 1567. Monaco di Baviera, Alte Pinakothek.


ELDORADO

di Giuseppe M. Della Fina

Nella terra degli uomini d’oro Giunti nelle Americhe, i conquistadores spagnoli rimasero abbagliati dalla straordinaria quantità di oggetti in oro ostentati dalle popolazioni con cui vennero a contatto. Impressioni che non tardarono a far sorgere una leggenda tanto potente, quanto dovuta a un... banale malinteso

La cerimonia dell’El Dorado riprodotta in un tunjo di produzione muisca. Bogotà, Museo dell’Oro. I tunjos sono figurine votive che venivano offerte agli dèi e che hanno una forma simile a quella di molti ex voto moderni. Di solito, riproducevano in maniera stilizzata personaggi, sia isolati che in gruppo: questa rappresentazione dell’El Dorado costituisce un caso del tutto eccezionale.

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TERRE LEGGENDARIE


«S

oltanto Dio e noi conosciamo le privazioni, le sofferenze, la fame, la sete che abbiamo patito in questi tre anni. Sono colmo di ammirazione per lo spirito umano che è stato capace di resistere per cosí lungo tempo a queste prove terribili. Fummo costretti a mangiare insetti, serpenti, rane, lucertole, vermi, erbe, radici e a divorare carne umana contravvenendo alla legge di natura (...) A un certo momento fummo ridotti talmente male da bollire e mangiare pelli di cervo con le quali gli indiani realizzavano gli scudi». Cosí, nel 1538, Philipp von Hutten, giovane aristocratico tedesco, scriveva al padre raccontando del suo viag-

gio in cerca dell’Eldorado. Quando egli arrivò in Venezuela, il mito dell’Eldorado, la leggenda di un paese con città costruite in oro e dove anche le strade erano pavimentate con gemme si era già diffusa. Il 24 febbraio 1529 Ambrosius Dalfinger assunse il governatorato del Venezuela per conto dei banchieri Welser, ai quali la regione era stata affidata dall’imperatore Carlo V, in cambio dell’aiuto finanziario ricevuto. Dalfinger si stabilí a Coro, una modesta cittadina sulla costa nei pressi della penisola TERRE LEGGENDARIE

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