MONARCHIE
LE GRANDI MONARCHIE
Alla conquista dell’Europa
N°37 Marzo/Aprile 2020 Rivista Bimestrale
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EDIO VO M E
LE GRANDI
LE GRANDI
MONARCHIE ALLA CONQUISTA DELL’EUROPA di Tommaso Indelli
PRESENTAZIONE 5. Il seme degli Stati nazionali SPAGNA 6. Un’«espressione geografica» FRANCIA 30. Sotto il segno di san Dionigi GERMANIA 60. Un’aquila alla guida dell’Europa INGHILTERRA 92. Una corona è per sempre
guerra d’assedio/3
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N°35 Novembre/Dicembre 2019 Rivista Bimestrale
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Crisi, guerre e conversioni alle origini dell’età di Mezzo
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marzo
MEDIOEVO
IL SEME DEGLI STATI NAZIONALI L’
epopea delle monarchie è il racconto della storia politica d’Europa e delle sue multiformi tendenze amministrative: dalla rivoluzione dei regni romano-germanici al sogno universalistico-imperiale, dalla frammentazione generata dal feudalesimo fino a giungere ai prodromi dell’idea di Stato nazionale, dietro le cui acerbe espressioni si profila già il volto dell’età moderna. Il confronto tra due essenziali vocazioni ideologiche dell’età di Mezzo – centralismo e poteri locali – agita tuttora il dibattito politico a livello continentale, riecheggiando il malcontento che nel XII secolo il filosofo e vescovo inglese Giovanni di Salisbury esprimeva contro il governo imperiale, accusato di ergersi con dubbia legittimità a «giudice delle altre nazioni». Con le dovute differenze di profilo istituzionale, quell’antica polemica sembra ancora cosí sorprendentemente viva. Nel nuovo Dossier di «Medioevo» – un minuzioso studio dedicato alle grandi monarchie – sfila una foltissima schiera di personaggi, regnanti e nobili, le cui biografie raccontano anche la complessa evoluzione dei modelli di autorità. Raramente associabile a una compiuta tipologia assolutista, il potere dei sovrani medievali risulta costantemente oggetto di revisioni e temperamenti nel corso dei secoli: la lotta con il papato ne limita l’estensione, come del resto l’epoca feudale, l’ascesa dei Comuni e l’emanazione della Magna Charta. Ma anche quando l’ideologia carolingia investe la corona di attribuzioni divine, la figura del re si configura perlopiú come un primus inter pares, obbligato al compromesso con l’aristocrazia per ottenerne il necessario consenso. L’affascinante viaggio lungo la storia delle monarchie spagnole, francesi, germaniche e inglesi – ideale continuazione del Dossier precedentemente pubblicato sulle grandi dinastie dell’Italia – consente, infine, di ricostruire la genesi di alcune tradizionali inimicizie tra regni, ma nello stesso tempo di scoprire la reciproca influenza politica che si generò, nonostante gli antagonismi e uno scenario spesso determinato dalla legge delle armi. Andreas M. Steiner
SPAGNA
Un’«espressione geografica» All’indomani della caduta dell’impero romano, le terre iberiche videro avvicendarsi genti di provenienza e cultura assai diverse. E i primi passi verso l’«unità nazionale» coincisero con l’avvento dei regni d’Aragona e di Castiglia
L
a ricostruzione degli assetti politico-istituzionali e degli apparati ideologici e simbolici delle monarchie dell’Europa medievale non può prescindere dall’esperienza storica dei regni romano-barbarici sorti in Europa sulle rovine dell’impero romano d’Occidente. Tali regni, infatti, furono il laboratorio nel quale germinarono le nazioni europee dopo secoli di guerre, annessioni territoriali, fusioni e annientamenti di interi raggruppamenti umani (vedi box a p. 10). Per tutti i secoli del Medioevo, la Spagna, intesa come unità politico-territoriale e identità nazionale dell’intera Penisola Iberica, fu patrimonio di una frangia minoritaria della società, cioè dell’élite dirigente, che serbava ancora memoria del passato romano, e divenne una realtà solo alla fine del XV secolo. Nel V secolo, i Visigoti – provenienti dall’attuale Svezia e insediati, per lungo tempo, sulle rive settentrionali del Mar Nero – si stabilirono nella Gallia sud-occidentale e, profittando del crollo progressivo dell’autorità romana, si impossessarono anche dell’Alvernia e della Provenza, annientando l’ultima presenza romana nel Sud del Paese e fondando un proprio regno con capitale Tolosa. Ben presto, sotto re Eurico (466-484), i Visigoti si espansero a sud dei Pirenei e, nel 507, quando re Alarico II (484-507) fu sconfitto e ucciso dai Franchi nella battaglia di Vouillé, essi furono costretti a retrocedere al di là dei Pirenei, abbando-
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GRANDI MONARCHIE
Miniatura raffigurante Alfonso X, detto «el Sabio» («il Saggio»), re di Castiglia e León, a cavallo, in armi e con le sue insegne, dal cosiddetto Tumbo A, una raccolta dei privilegi reali concessi a Santiago de Compostela, avviata intorno al 1129 e conclusa intorno al 1255. Santiago de Compostela, Archivo de la Catedral de Santiago de Compostela. nando definitivamente la Gallia. Nacque, allora, il regno visigoto di Spagna, con capitale Toledo, che finí per inglobare l’intera Penisola Iberica – Portogallo incluso – ripristinando una sorta di unità e continuità amministrativa col passato romano. Nel giro di pochi anni si ebbe anche la piena fusione biologica e culturale con la maggioranza della popolazione romana quando, nel 587, re Recaredo (586-601) si convertí al cattolicesimo – rinnegando l’arianesimo – e, nel 589, durante lo svolgimento del III concilio di Toledo, al quale parteciparono tutti i vescovi iberici – tra cui il famoso Landro di Siviglia (578-600) – impose il battesimo cattolico a tutto il suo popolo. L’unificazione amministrativa del regno andò consolidandosi, nel corso del VII secolo, grazie all’opera dei sovrani Chindasvindo (642-653) e Recesvindo (653-672), ai quali si deve la compilazione e promulgazione della Lex Recesvindiana, un codice legislativo, scritto in latino e in parte ispirato alle consuetudini giuridiche visigote, che
mate nella «marca orientale», dopo aver debellato gli Avari, popolazione turco-mongola responsabile di molte razzie nell’Europa centrale e in Italia. Nel 795, infine, Carlo intervenne anche nella Penisola Iberica contro i Mori, ai quali riuscí a sottrarre il territorio compreso tra i Pirenei e l’Ebro – grosso modo l’attuale Catalogna e i Paesi Baschi – che fu trasformato nella «marca di Spagna», con capitale Barcellona. Con le conquiste iberiche, Carlo vendicò la retroguardia del suo esercito che, guidata dal prefetto di Bretagna Rolando, era stata massacrata dai Baschi al passo di Roncisvalle, nel 778, in occasione del primo tentativo di espansione dei Franchi oltre i Pirenei. La notte di Natale dell’800 – quasi fosse l’esito scontato di tante conquiste – papa Leone III (795-816) incoronò Carlo imperatore, in S. Pietro, a Roma: a poco piú di tre secoli dal fatidico 476 d.C., un imperatore ritornava a governare l’Europa.
In guerra per la successione
Nell’814, alla morte di Carlo, gli successe il figlio Ludovico I il Pio (814-840). Piú interessato alle questioni religiose che a quelle politiche e militari, questi dovette fronteggiare i saccheggi dei Vichinghi e le continue ribellioni dei figli, che lo deposero e rimisero sul trono piú di una volta nel corso del suo lungo regno. Alla sua morte, nell’840, scoppiò la guerra tra i figli stessi per la divisione dell’impero e solo nell’843, col trattato di Verdun, fu raggiunta la pace. In base al trattato, Lotario I fu riconosciuto imperatore – con autorità sugli altri fratelli – e gli furono assegnate, col titolo regio, Italia e Lotaringia, un vasto territorio compreso tra il Mare del Nord e le Alpi, e tra Reno, Rodano, Mosa e Schelda. Gli altri fratelli, Carlo II il Calvo e Ludovico II il Germanico, ebbero l’uno la Francia a ovest di Reno, Schelda e Rodano – il regno dei Franchi «occidentali» – e l’altro la Germania a est del Reno, il regno dei Franchi «orientali». Quando Lotario morí, nell’855, l’Italia e il titolo di imperatore andarono al primogenito Ludovico II (855-875), la Lotaringia al secondogenito Lotario II (855-869). Nell’869, quando anche Lotario II morí, gli zii Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico si spartirono la Lotaringia, che cessò di essere un regno autonomo. Quando morí anche Ludovico II, nell’875, lo zio Carlo il Calvo fu eletto imperatore ma, alla sua morte, nell’877, la carica rimase va32
GRANDI MONARCHIE
Gli antenati di Carlo Magno Busto reliquiario di Carlo Magno, in oro e argento. Metà del XIV sec. Aquisgrana, Tesoro della Cattedrale.
S. Arnolfo (ca. 580-641) Vescovo di Metz dal 614 al 627. Sposa nel 611 Oda (o Doda).
Pipino il Vecchio (o di Landen) († 639) Maggiordomo di Austrasia. Sposa Itta d’Aquitania.
Ansegiso († 685) Maggiordomo di Austrasia. Sposa S. Begga († 698).
S. Clodulfo (599-696) Vescovo di Metz dal 656.
S. Begga († 698).
S. Gertrude (623-656) Badessa di Nivelle dal 651.
Childeperto († 656) Re usurpatore d’Austrasia nel 656.
Pipino II d’Héristal (635?-714) Maggiordomo di Austrasia verso il 679 e di Neustria nel 687. Sposa [1] verso il 673 Piectruda, ripudiata († post 714); [2] Alpaide (o concubina?).
[1] Grimoaldo († 714) Maggiordomo d’Austrasia nel 696.
[2] Carlo Martello (689-741) Maggiordomo d’Austrasia e di Neustria. Sposa: [1] Crotrude († 724); [2] Sonnechilde (chiusa in monastero nel 741).
Grimoaldo († 656) Maggiordomo di Austrasia dal 642.
[2] Childebrando († 743)
Conte.
Teobaldo († 715)
[1] Carlomanno (715-755)
Maggiordomo d’Austrasia dal 741 al 747.
Drogone
[1] Chiltrude († 754) Sposa nel 741 Odilone († 748), duca di Baviera.
[2] Grifone († 753) Duca di Baviera dal 749 al 753.
Carlo Magno (742-814) Re di Austrasia e di Neustria dal 768, di tutto il regno dal 771, re dei Longobardi dal 774. Imperatore dall’800. Dopo un rapporto di concubinaggio con [1] Imiltrude (†?), sposa: [2] nel 770 Ermengarda (o Desiderata) figlia di Desiderio re dei Longobardi, ripudiata nel 771; [3] nel 771 Ildegarda (758-783); [4] nel 783 Fastrada († 794); [5] post 796 Liutgarda († 800).
Gisella (757-811) Suora.
[1] Pipino il Breve (715-768) Maggiordomo di Neustria dal 741 e d’Austrasia dal 747, re dei Franchi dal 751 al 768. Sposa Berta o Bertrada († 783).
Altri figli la cui sorte è sconosciuta.
Carlomanno (751-771) Re di Borgogna, Provenza, Settimania e Aquitania orientale dal 768 al 771. Sposa nel 770 Gerberga figlia di Desiderio re dei Longobardi.
GRANDI MONARCHIE
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GERMANIA
Un’aquila alla guida dell’Europa Le insegne con il regale rapace hanno identificato per secoli le casate imperiali tedesche: dinastie nobili e gloriose, divenute artefici non soltanto dei propri destini nazionali, ma anche di quelli di gran parte dell’Occidente, soprattutto attraverso la creazione del Sacro Romano Impero
I
l territorio dell’antica Germania fu progressivamente conquistato e cristianizzato dai Franchi, ma le origini del regno germanico o dei Franchi «orientali» o «Teutonico» – da Theoda, «popolo» (da cui l’attuale «Tedeschi») – rimontano all’887, cioè alla deposizione di Carlo il Grosso. Solo allora, il nipote del deposto imperatore, Arnolfo di Carinzia, assunse stabilmente il titolo di rex Teutonicorum e, nell’896, anche quello di imperatore. Alla sua morte, nell’899, la carica imperiale rimase vacante fino al 962 e, come re di Germania, gli successero suo figlio, Ludovico IV il Fanciullo (899-911), e Corrado I, duca di Franconia (911-919), che dovettero fronteggiare le incursioni degli Ungari, popolo ugro-finnico proveniente dall’Asia. Intanto, andava consolidandosi una delle peculiarità della monarchia tedesca, ossia l’elettività del re, che, al di là di ogni principio dinastico e nonostante la designazione di un erede – in genere indicato con l’appellativo di «re dei Romani» – doveva essere espressione di un voto dei duchi e principi del regno, laici ed ecclesiastici, riuniti nella Dieta – Reichstag – che, di solito, si teneva a Francoforte sul Meno. Una volta eletto, il re di Germania veniva consacrato nel duomo di Aquisgrana – antica capitale carolingia – dall’arcivescovo di Colonia. (segue a p. 65) 60
GRANDI MONARCHIE
Corona del Sacro Romano Impero, in oro, perle, smalti e pietre preziose, realizzata per l’incoronazione di Ottone I (912-973), nel 962 circa, con aggiunte di epoca successiva. Vienna, Hofburg. Nella pagina accanto Magdeburgo, Cattedrale. Le statue che ritraggono Ottone I e la prima moglie Editta d’Inghilterra (o, secondo una diversa interpretazione, la Chiesa e Cristo). 1245 circa.
GRANDI MONARCHIE
Germania A sinistra miniatura raffigurante il re di Francia Carlo V che riceve una lettera dall’imperatore Carlo IV, da un’edizione delle Chroniques de France ou de St Denis. XIV sec. Londra, British Library.
lo nella Moldava, san Giovanni Nepomuceno († 1393), vicario generale del vescovo di Praga – indusse gli elettori imperiali a deporlo nel 1400, eleggendo al suo posto Roberto I di Wittelsbach (1400-1410), conte del Palatinato. Preso atto del fatto compiuto, Venceslao si ritirò in Boemia, dove visse fino alla morte, nel 1419, quando la corona boema passò al fratello Sigismondo di Lussemburgo (1410-1437), re d’Ungheria. Nel 1410, morto Roberto I, Sigismondo era stato eletto anche imperatore ed era riuscito a evitare la guerra civile col cugino Jošt, margravio di Brandeburgo – anch’egli eletto imperatore – solo grazie alla sua morte improvvisa, nel 1411. Animato da sincero fervore religioso, nel 82
GRANDI MONARCHIE
1413 Sigismondo fece convocare da papa Giovanni XXIII il concilio ecumenico di Costanza che pose fine al «Grande Scisma d’Occidente», con l’elezione di papa Martino V. Non pago di ciò, nel 1433 Sigismondo volle visitare personalmente Roma e ricevere dalle mani di papa Eugenio IV (1431-1447) la corona imperiale. A partire dal 1420, l’imperatore fu impegnato in prima persona nella crociata bandita dal papa contro gli Hussiti, eretici seguaci delle teorie del docente universitario praghese Jan Hus, mandato al rogo nel 1415, proprio durante il concilio di Costanza. Rettore dell’università di Praga, Hus contestava la corruzione del papato, ma anche alcuni fon-
La facciata gotica della cattedrale di S. Vito a Praga, simbolo della cristianità nel Medioevo. Edificata nel 1344, la chiesa è stata oggetto di ripetuti interventi di ristrutturazione in epoca moderna.
damenti teologici della Chiesa, come il culto delle reliquie e dei santi, del Purgatorio e delle indulgenze. Nonostante la crociata, nel 1436 Sigismondo dovette cedere agli eretici, facendo loro alcune concessioni parziali contenute in trattati detti Compactata di Praga. In base a tali accordi, l’imperatore riconobbe agli Hussiti il diritto di praticare la comunione sotto le due specie, di rimuovere preti e vescovi corrotti e di predicare in vernacolo. Durante il suo regno, inoltre, tra le famiglie principesche dell’impero cominciarono a distinguersi per potere e ricchezza gli Hohenzollern, una stirpe d’origine sveva destinata a rivestire un ruolo fondamentale nel futuro politico
GRANDI MONARCHIE
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GRANDI MONARCHIE
Inghilterra
soleo regio. Nessun supporto Enrico concesse al secondogenito Edmondo († 1296), conte di Lancaster, per prendere effettivo possesso del regno di Sicilia, a lui concesso da papa Innocenzo IV (1243-1254). A partire dal 1268, stanco e sfiduciato, il re lasciò la gestione del potere nelle mani del figlio Edoardo che, alla sua morte, fu pronto a raccoglierne la successione.
Apogeo e caduta
Nel 1272, alla morte di Enrico III, il principe Edoardo era in Oriente, per partecipare alla crociata. Con un viaggio fulmineo rientrò nel 1274 a Dover e, nello stesso anno, venne incoronato a Westminster. Edoardo I (1272-1307) è stato giustamente definito il «Napoleone» o il «Giustiniano» inglese. Animato da una ferrea volontà di conquista, organizzò subito una campagna per sottomettere il Galles che, nel 1282, dopo la sconfitta del principe del Gwynedd, Llywelyn ap Gruffydd (1246-1282) – che aveva riunificato il paese nel 1258 – fu definitivamente annesso all’Inghilterra. Nel 1301, Edoardo, figlio di Edoardo I, fu il primo degli eredi al trono a ricevere il titolo di principe del Galles. Edoardo I intervenne anche negli affari interni della Scozia dove, dopo la morte del re Alessandro III (1249-1286) – lontano discendente di Kenneth I MacAlpin – e della nipote ed erede al trono Margherita († 1290), si era verificata una grave crisi politica. Edoardo impose come re Giovanni Balliol († 1314), nobile normanno da tempo trapiantato in Scozia, ma quando Balliol, nel 1296, si ribellò e si alleò con la Francia – con cui l’Inghilterra era in guerra dal 1294, per il possesso della Guienna – gli Inglesi intervennero e, sconfitti gli Scozzesi a Dunbar, costrinsero Giovanni alla fuga. Il governo della Scozia fu assunto da un consiglio di reggenti, in cui emergevano William Wallace, figlio di un nobile scozzese, e Roberto Bruce, conte di Annandale e Carrick, di antiche origini normanne. Il primo assunse la guida della guerra di liberazione contro gli Inglesi, che, sconfitti a Stirling Bridge nel 1297, si rifecero l’anno dopo a Falkirk. Nel 1303, Wallace venne però catturato e giustiziato
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GRANDI MONARCHIE
Nella pagina accanto, in alto stemma bordolese nel quale le mura di Bordeaux sono sormontate dai tre leoni passanti d’Inghilterra, segno del dominio di quest’ultima sulla Francia. Metà del XV sec. In basso, sulle due pagine pugnale con fodero di produzione siriana nel quale si combinano motivi islamici e cristiani. XII-XIII sec. Vaduz, Furusiyya Art Foundation.
due anni dopo e, nel 1306, Edoardo non riuscí a evitare che Roberto I Bruce (1306-1329) cingesse la corona di Scozia. La guerra con la Francia, invece, terminò nel 1303, senza modifiche territoriali e con le nozze tra Isabella († 1358), figlia di Filippo IV il Bello, ed Edoardo, l’erede inglese. A Edoardo I sono attribuite anche l’espulsione degli Ebrei dall’Inghilterra, nel 1290, e, nel 1295, la convocazione – al fine di reperire le risorse finanziarie necessarie per le sue guerre – del Model Parliament, primo Parlamento inglese in cui nobiltà e clero, ed esponenti delle città e dei borghi rurali, sedettero separati, in due camere distinte, antesignane delle future Camere dei Lord e dei Comuni. Nel 1307, morto Edoardo I, gli successe Edoardo II (1307-1327), il quale, vittima della propria inettitudine, si lasciò dominare dal favorito Piers Gaveston, conte di Cornovaglia, finché i baroni, nel 1312, non decisero di assassinarlo a Blacklow Hill. Guidati da Tommaso († 1321), conte di Lancaster, i baroni imposero la loro tutela al sovrano, ma ciò non migliorò le condizioni politiche del regno, soprattutto dopo la terribile disfatta subita dagli Scozzesi a Bannockburn, nel 1314, a cui seguí il riconoscimento della piena indipendenza della Scozia col trattato di Northampton, nel 1328. Edoardo II finí vittima della sua stessa famiglia: nel 1326, la moglie Isabella e il suo amante, Ruggero Mortimer, conte di March, lo esautorarono e lo imprigionarono nel castello di Berkeley, dove, l’anno successivo, lo fecero uccidere. Fu allora incoronato suo figlio, Edoardo III (1327-1377), che non tardò a sbarazzarsi della madre e del suo amante: nel 1330 esautorò il consiglio di reggenza, facendo uccidere Mortimer e imprigionare la madre fino alla morte. Preso il regno, Edoardo pose la candidatura al trono francese, in virtú della sua discendenza diretta – ma in linea femminile – da Filippo IV il Bello, e ciò fu una delle cause della Guerra dei Cent’anni. Re guerriero, Edoardo affidò soprattutto al figlio, il principe del Galles Edoardo di Woodstock, l’incarico di guidare le armate in-
glesi, che ottennero memorabili vittorie a Crécy e a Poitiers. L’Inghilterra conquistò vasti territori ed Edoardo di Woodstock – conosciuto anche come il Principe Nero, per il colore della sua armatura – fu nominato duca di Aquitania e fissò a Bordeaux la sua splendida corte.
L’arma vincente
Le vittorie in Francia furono favorite soprattutto dalla diversa composizione dell’esercito inglese – che fu totalmente riorganizzato – e dal suo diverso armamento, rispetto a quello francese, basato sull’utilizzo massiccio delle fanterie di lancieri e alabardieri, ma anche di balestrieri e di arcieri. Il noto «arco lungo» inglese, in legno di frassino – longbow – alto circa 2 m e con enorme potenza di lancio – 300 m circa – seminò la morte tra le fila nemiche, scompaginando le linee della cavalleria aristocratica, assieme ai nuovi ritrovati dell’artiglieria militare come bombarde, cannoni e colubrine, adoperati per la prima volta proprio a Crécy. La Francia non fu però il solo fronte militare che tenne impegnato Edoardo, poiché il re riprese la guerra con la Scozia, dove regnava Davide II Bruce (1329-1371), figlio di Roberto, contro il quale il re inglese sostenne il pretendente Edoardo Balliol († 1367), figlio di Giovanni. La Scozia sprofondò nella guerra civile tra le fazioni che sostenevano i due pretendenti, finché, nel 1356, Edoardo abdicò definitivamente, lasciando il trono a Bruce. Alla morte di Davide II, nel 1371, la corona passò al nipote, Roberto II Stuart (1371-1390), figlio del siniscalco di Scozia, Walter Fitzalan († 1326), detto appunto «The Steward» – «il Siniscalco» – e della sorella, Marjorie Bruce († 1316). Una nuova dinastia si insediava cosí alla guida della Scozia e, nel 1603, avrebbe ottenuto anche la corona d’Inghilterra, unendo i due regni. Edoardo III, nel 1348, fondò anche l’Ordine della Giarrettiera –
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