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E V REL IO IGIO LE N NZ E
MEDIOEVO DOSSIER
EDIO VO M E Dossier
RELIGIONE E
VIOLENZA RELIGIONE E VIOLENZA
Come si concilia la morale religiosa con massacri, soprusi e guerre? Quali sono le «colpe» originarie della Bibbia e dei tre monoteismi? Cosa ci insegnano i mille anni dell’età di Mezzo?
€ 7,90
IN EDICOLA IL 31 DICEMBRE 2019
Renata Salvarani
N°36 Gennaio/Febbraio 2020 Rivista Bimestrale
di
RELIGIONE E VIOLENZA
NEL MEDIOEVO di
Renata Salvarani Brioschi
con un contributo di Fabio
Presentazione 6. Crudeltà assoluta e crudeltà simbolica Introduzione 10. Il palinsesto del potere Morire per la fede 20. Le «colpe» dei monoteismi Le crociate 54. Una narrazione a piú voci Eresie 86. Il teatro del fuoco Verso l’età moderna 118. Il libro della discordia
Le «colpe» dei monoteismi Giudaismo, Cristianesimo e Islam condividono la credenza in un unico Dio. Una fede affermata, se necessario, attraverso il ricorso alla violenza. Ma anche difesa, altrettanto strenuamente, fino al sacrificio estremo
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lla domanda se tutte le tradizioni religiose abbiano implicita in sé un’attitudine alla violenza, la risposta può essere ipoteticamente affermativa. Tuttavia, alcuni studiosi hanno posto l’accento sulle differenze fra politeismi e monoteismi, attribuendo ai primi una maggiore capacità di includere al loro interno divinità esterne e di assimilare trasformazioni devozionali, grazie ai loro schemi aperti e alla modalità replicabile del sacrificio propiziatorio o espiatorio, che sarebbe adattabile a situazioni e culture diverse. Viceversa, l’unità e l’unicità del Dio dei monoteismi abramitici indurrebbe atteggiamenti esclusivi e modalità rigide nell’approccio ai non credenti, agli idolatri e agli «eretici». L’enfasi sul numero come segno del favore divino e come elemento di successo, insieme con l’imperativo al proselitismo presente nel Cristianesimo e nell’Islam, sarebbe stata una concausa di rilievo nello scatenare comportamenti violenti e codificazioni della violenza religiosa. Inoltre, alcuni testi biblici fornirebbero, essi stessi, motivi di legittimazione dell’uso della forza, se non veri e propri modelli di azione. All’interno delle tre tradizioni monoteistiche, il rapporto con la guerra e il problema della giustificazione della violenza sono stati elementi di confronto, proprio sulla base del comune riconoscimento di testi e narrazioni fondative.
La disputatio di Barcellona
Re Giacomo I di Aragona sedeva in trono, al centro della scena. Tutt’intorno era dispiegata la corte e i cancellieri registravano. I signori e i borghesi della città, con qualcuno del popolo, assistevano in piedi, assiepati e silenziosi. Era l’estate del 1263. A scontrarsi, in un drammatico duello, erano, da una parte, il domenicano Paolo Cristiano, un ex rabbino convertito, e, dall’altra, rabbi Moses ben Nachman, Nachmanide, della comunità di Girona, il piú importante studioso di Ebraismo del suo tempo. La questione era: Gesú è il vero Messia annunciato dai profeti? Quindi, secondo le scritture, il Messia è uomo o 20
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Nella pagina accanto Giacomo I il Conquistatore, tempera su legno attribuita al pittore spagnolo Jaume Mateu. 1427. Barcellona, Museu Nacional d’Art de Catalunya.
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La paura dell’«altro»
Contro la «non violenza»
RELIGIONE E VIOLENZA
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Baleari BBa aleeari
Lago Maggiore Seprio
Lago di Como
Bergamo Lago di Garda Treviso Desenzano Vicenza Brescia Lodi Verona Sirmione Pavia Cremona Mantova Bagnolo Po Piacenza Alessandria Ferrara Parma Acqui Bologna
Concorezzo Milano Chieri Asti
Cuneo
MAR ADRIATICO
Vescovadi Diaconie Luoghi di rifugio dei catari della Linguadoca dopo il 1244
Pisa
Prato
Rimini Firenze
Arno
Siena
Altre località importanti in cui sono segnalate eresie
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Direzione D del movimen de nto movimento cataro
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Ubertino da Romano, che fu testimone dei fatti, tratteggia l’episodio in poche righe, cosí come si impresse nella memoria dei suoi contemporanei: un falò abbacinante in qualche ora incenerí le persone, l’organizzazione e le idee. Fra queste era oggetto di condanna e di ostilità proprio la concezione della violenza, che, secondo i catari, doveva essere completamente bandita in una società cristiana. Non soltanto i «perfetti» (altra definizione utilizzata per i catari, n.d.r.) non dovevano usare armi, né difendersi, né fare uso di alcuna coercizione, ma avrebbero dovuto essere da tutti ripudiate la guerra, compreso il bellum iustum, le pene capitali, la giustizia civile e religiosa, la stessa organizzazione politica basata sull’uso della forza. Tale intransigenza cozzava con la formazione di entità statuali su base territoriale in corso nell’Europa meridionale. Né i monarchi di Francia, né i signori delle città italiane, né gli imperiali e lo stesso pontefice romano avrebbero mai potuto accettare che fossero messe in discussione in modo cosí radicale le loro prerogative nel nome del Vangelo. Ecco, quindi, che le motivazioni teologiche della condanna del movimento, che pure erano fondate e
In basso, sulle due pagine Carcassonne. Un tratto della cinta muraria e il castello, che, nonostante i restauri ottocenteschi dell’architetto Eugène Viollet-le-Duc, è uno degli esempi migliori di architettura militare in Francia. La città transalpina fu elevata a diocesi dal vescovo Niceta e fu una delle roccaforti catare.
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el novembre 1276, una retata disposta da inquisitori delle città vicine portò all’arresto di 166 catari della comunità organizzatasi a Sirmione, sul lago di Garda. La spedizione armata era guidata dal vescovo di Verona, Timideo, dal francescano Filippo Bonacolsi e da suo padre Pinamonte (allora capitano di Mantova), e da Alberto della Scala, fratello di Mastino. Il 13 febbraio 1278 furono tutti condannati a morte, insieme a un’altra quarantina di persone catturate successivamente, mandandoli al rogo su un’enorme catasta di legna, ammucchiata al centro dell’Arena di Verona. Fu l’episodio piú emblematico e volutamente spettacolare della repressione del movimento ereticale condotta a sud delle Alpi. In quell’occasione, l’uso della violenza religiosa ha avuto una connotazione marcatamente pubblica: l’anfiteatro romano, che aveva mantenuto una sua funzione nella simbologia urbana, divenne la scena di un vero e proprio rituale, dalle proporzioni enormi. Gigantesco avrebbe dovuto essere il rogo, lunghissima la fila dei condannati legati e scortati al supplizio, soffocante l’odore delle carni carbonizzate, alto fino al cielo il fumo che si levava fuori dalle arcate di marmo dell’Arena, ammutolita la folla che guardava, lancinanti le grida e i mugolii che si confondevano con il crepitare delle fascine. E cosí fu.
Roda no
ERESIE
Orvieto
Val di Spoleto
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rilevanti, si saldarono con gli interessi e la volontà di sopravvivenza di piú soggetti. Il processo inquisitoriale seguí la prassi che già stava consolidandosi ed era stata messa in atto piú volte nel Midi francese e nelle città della Pianura Padana e dell’arco alpino dove i superstiti si erano rifugiati. Al centro della condanna erano le dottrine gnostiche che i catari avevano assunto, il disprezzo per tutto ciò che era legato alla carne e alla vita terrena, la svalutazione della natura umana di Gesú Cristo, la negazione del matrimonio sacramentale, un’esegesi letterale dei Vangeli e dei testi di san Paolo. Si aggiungevano le prese di posizione apertamente ostili alla gerarchia ecclesiastica, le criti-
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Sulle due pagine cartine con le sedi principali del catarismo, le direttrici della sua diffusione dall’Oriente all’Occidente e la presenza dell’eresia nell’Italia centro-settentrionale. Albi, in Linguadoca, fu probabilmente la prima sede episcopale catara. Il vescovo bulgaro Niceta fondò, intorno al 1165, le diocesi di Tolosa, Agen e Carcassonne, mentre Razès si aggiunse nel 1225. In Italia i primi episcopati erano quelli della Toscana, della Lombardia e della Marca di Treviso. Nei Balcani e nell’impero bizantino i vescovadi erano perlopiú legati alla personalità dei vescovi, in genere itineranti. Quelle di Drugonthia e di Bulgaria erano considerate le Chiese madri di tutte le altre.
MAR MEDITERRANEO
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ERESIE
La paura dell’«altro»
Thomas era arrivato a Norwich circa sei anni dopo l’omicidio e inizia meticolosamente a raccogliere testimonianze, ascoltando piú protagonisti della vita cittadina. Il testo è costruito su quei racconti. Pur avendo dato origine a un culto locale, William non è mai stato formalmente canonizzato.
Trento: un lungo processo
Piú complessa e articolata è la connessione fra la morte di Simonino di Trento e l’accusa di omicidio rituale rivolta agli Ebrei della città, che subirono un lungo processo, marcato dal pesante ricorso alla tortura, culminato con la condanna capitale di quindici di loro (solo una donna fu assolta, perché confessò alla fine di un interrogatorio, ma morí poco dopo per il supplizio subito). Nel 1475, il ritrovamento, la Domenica di Pasqua, del corpo esanime di un bambino di due anni e mezzo – scomparso la sera del Giovedí Santo – in una roggia nei pressi dell’unica casa in cui vivevano i Giudei diede il via immediatamente all’accusa del sangue, subito dopo all’arresto e poi alla controversa e complessa azione giudiziaria. L’accusa sosteneva che il 98
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In alto miniature raffiguranti i besomin (contenitori per le spezie usate nelle celebrazioni ebraiche; a sinistra) e la menorah (il candelabro a sette bracci), da un’edizione dei commenti alle Sacre Scritture di Niccolò di Lira. XV sec.
Miniatura di scuola francese raffigurante la Chiesa e la Sinagoga, da un’edizione del Rationale Divinorum Officiorum di Guglielmo Durand. 1465-1470 circa. Parigi, Bibliothèque Mazarine. A sinistra, un vescovo sull’altare; in primo piano, due figure allegoriche, una, con gli occhi bendati, rappresenta la cecità degli Ebrei alla verità del Cristianesimo; l’altra, a destra, coronata e in possesso di un calice con l’Eucarestia, impersona la Chiesa cristiana.
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Il libro della discordia
Riproduzione del dipinto Thomas Cranmer presso la Porta dei Traditori (olio su tela di Frederick Goodall, 1857). A Cranmer, che fu arcivescovo di Canterbury al tempo di Enrico VIII, si deve la formazione di una confessione anglicana, che il prelato perseguĂ anche dopo la morte del sovrano, con ogni mezzo.
Alla metĂ del Cinquecento, le regioni inglesi della Cornovaglia e del Devon furono insanguinate dalla rivolta del Prayer Book, il Libro delle Preghiere introdotto con la forza per affermare il predominio della teologia della Riforma sul Cattolicesimo