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Archeo n. 468, Febbraio 2024

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VILLA DI PLINIO IL VECCHIO TROIA E LA ROTTA DI ENEA

GORE VIDAL

IBERI

ARABIA FELIX

DACIA

SPECIALE DACIA L’ULTIMA FRONTIERA

L’ULTIMA FRONTIERA

CIVILTÀ DEGLI IBERI

ROMA E L’ARABIA FELICE

LETTERATURA

PAROLA D’ARCHEOLOGO

GIULIANO L’APOSTATA RIVISITATO

KUWAIT

È QUI LA VILLA DI PLINIO?

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 9 FEBBRAIO 2024

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2024

Mens. Anno XXXIX n. 468 febbraio 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 468 FEBBRAIO

BASILEA

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Invidie imperiali

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

SCAVI Ultimissime dalla città delle Tavole

6 6

INCONTRI Piacere, potere e ozio creativo 28 ARCHEOFILATELIA Splendori della Dacia 30 di Luciano Calenda

10

Con Virgilio e Omero fra storia e leggenda 36 di Daniela Fuganti

ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/13 Un americano a Roma

54

di Giuseppe M. Della Fina

Signori dell’oro e dell’argento

66

a cura di Stefano Mammini

MOSTRE

Alla conquista degli aromata 74

12

di Francesco d’Errico

FRONTE DEL PORTO Per il dio barbuto

54

MOSTRE

REPORTAGE

di Alessandra Randazzo

SCOPERTE Il senso per il design dei cacciatori di cavalli

20

di Flavia Marimpietri

di Giampiero Galasso

ALL’OMBRA DEL VULCANO Umili ma non ultimi

PAROLA D’ARCHEOLOGO Un indizio non fa una prova, però...

di Sabina Antonini

14

di Giusy Castelli

16

di Mara Sternini

18

74

36

Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

SPECIALE DACIA L’ULTIMA FRONTIERA

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

ARABIA FELIX

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

IBERI

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

In copertina l’elmo di Cotofenesti, un copricapo principesco in oro rinvenuto nel villaggio omonimo nel 1928. Prodotto della cultura geto-dacica, risale alla metà del V sec. a.C.

Presidente

Federico Curti

Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXIX n. 468 febbraio 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

GORE VIDAL

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

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VILLA DI PLINIO IL VECCHIO TROIA E LA ROTTA DI ENEA

Anno XL, n. 468 - febbraio 2024 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

IN EDICOLA IL 9 FEBBRAIO 2024

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ARCHEO 468 FEBBRAIO

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MOSTRE Era d’agosto...

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A TUTTO CAMPO Egitto, che passione!

DACIA

L’ULTIMA FRONTIERA BASILEA

KUWAIT

CIVILTÀ DEGLI IBERI

ROMA E L’ARABIA FELICE

LETTERATURA

PAROLA D’ARCHEOLOGO

GIULIANO L’APOSTATA RIVISITATO

arc468_Cop.indd 1

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

È QUI LA VILLA DI PLINIO?

29/01/24 17:42

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Giulio Paolucci, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Jacopo Tabolli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Sabina Antonini è archeologa e storica dell’arte dell’Arabia Meridionale. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Giusy Castelli è archeologa ALES in servizio presso il Parco archeologico di Ostia antica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Francesco d’Errico è direttore di ricerca presso il CNRS-Université de Bordeaux e professore all’Università di Bergen. Luciano Frazzoni è archeologo. Daniela Fuganti è giornalista. Giampiero Galasso è giornalista. Flavia Marimpietri è giornalista. Alessandra Randazzo è giornalista. Mara Sternini è professoressa associata di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena.


Rubriche TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO

Con pochi oboli lo porti a casa

106

di Luciano Frazzoni

106 L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Al centro dell’universo 110 di Francesca Ceci

LIBRI

112

82 SPECIALE

L’ultima frontiera della Romanità

82

a cura di Andreas M. Steiner

Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio Stampa del Museo Nazionale Romano: pp. 85, 94, 95 (basso), 96 (sinistra), 97, 98, 101; MNIR: copertina e pp. 83, 92 (basso), 92/93, 93, 102 (destra), 103, 104-105; Radu Oltean: disegni ricostruttivi alle pp. 3, 88/89, 99, 100/101, 102; MINAC: p. 90 (primo piano) – Cortesia Direzione Regionale Musei Umbria: pp. 6-9 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Cortesia degli autori: pp. 12-13, 16 (basso), 17, 110-111 – Cortesia Parco archeologico di Ostia antica: pp. 14-15 – Shutterstock: pp. 16 (alto), 48/49, 50/51, 58-59 – Cortesia Ufficio Stampa del Museo d’Arte Cicladica, Atene: p. 18 – Cortesia Comune di Bacoli: pp. 20 (basso), 22/23, 23 (basso) – Doc. red.: pp. 21, 24-27, 28, 55, 56, 63 – Cortesia Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli: p. 23 (alto) – Cortesia Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia: pp. 36/37, 38 (alto), 39, 4047, 51 – Mondadori Portfolio: Ulla Montan/Opale.photo: p. 54; Cortesia Everett Collection: p. 61 – Alamy Stock Photo: p. 60 – Cortesia Ufficio Stampa e Comunicazione del Museo di antichità e Collezione Ludwig, Basilea: pp. 66-72 – Cortesia The al-Sabah Collection, Dar al-Athar al-Islamiyyah, Kuwait: pp. 74-81 – Andreas M. Steiner: pp. 82/83, 84/85, 90 (riquadro), 91, 92 (sinistra), 95 (alto), 96 (destra), 99 (alto) – da: Maria Chiara Monaco, «Con un obolo la prendi, ed è bellissima». Sui prezzi della ceramica attica in Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle Missioni Italiane in Oriente, Suppl. 2, 2019: pp. 106-108 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 62, 86.

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it

L’indice di «Archeo» 1985-2023 è disponibile sul sito https://ulissenet.comperio.it/ Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


ALL’OMBRA DEL VULCANO di Alessandra Randazzo

UMILI MA NON ULTIMI UNA MOSTRA ALLESTITA NELLA PALESTRA GRANDE DEGLI SCAVI DI POMPEI RICOSTRUISCE LA VITA QUOTIDIANA DELLE CLASSI SERVILI. ESCONO COSÍ DALL’OMBRA LE ESISTENZE DI UNA COMPONENTE ESSENZIALE DELLA SOCIETÀ, MOTORE PRIMO DEL SUO BENESSERE ECONOMICO

L

a Palestra Grande degli scavi ospita, per tutto il 2024, la mostra «L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio», che, articolata in sette sezioni e forte di oltre 300 reperti, racconta la vita e la quotidianità della fascia piú povera della popolazione, di cui, in assenza di dati archeologici certi, è tuttora difficile stimare la consistenza. Il percorso espositivo consente di seguirne, idealmente, l’intera esistenza: dalla nascita fino alla morte, dalle attività quotidiane all’alimentazione, dalle relazioni personali ai costumi e agli svaghi, ma anche il rapporto con il mondo esterno e con la fede religiosa. Ne scaturiscono il confronto con la società ricca e opulenta di una città della Campania Felix quale era Pompei, ma anche uno spaccato delle condizioni di vita degli schiavi, che la società romana impiegava nei lavori domestici, nelle campagne e, in generale, in tutte le attività che alimentavano l’economia. Spesso, peraltro, si dimentica che queste persone potevano essere colte ed essere impiegate nell’istruzione oppure lavorare come medici, architetti, procuratori; solo la loro posizione giuridica era diversa: erano infatti uomini e donne non liberi e proprietà dei padroni.

10 a r c h e o

Affresco raffigurante un venditore di pentole nel Foro di Pompei. Molti di loro erano prigionieri di guerra oppure provenivano dal mercato degli schiavi di Delo, il piú famoso del Mediterraneo.

SCHIAVI FIDATI Tra padrone e schiavo si instauravano spesso rapporti di fiducia, soprattutto se il secondo era amministratore della domus, delle proprietà, degli affari del dominus; ma le fonti, la storia e l’archeologia ci raccontano anche altre di queste vite, fatte di storie brutali, crudeli, di sfruttamento e reclusione, di punizioni corporali;

storie che possono ricordare situazioni, anche moderne, di sfruttamento e atrocità, tipiche dei domini imperialistici. Come molte città antiche, anche Pompei aveva il suo mercato degli schiavi, in cui bambini, donne e uomini venivano venduti e scelti dai padroni o dai loro amministratori. Lo stesso Trimalcione, il protagonista del Satyricon di Petronio, è uno schiavo liberato, divenuto ricchissimo e, a sua volta, padrone di schiavi. Egli è testimone di una condizione schiavistica non del tutto negativa e


In alto: la ricostruzione della cosiddetta Stanza degli Schiavi della villa rustica di Civita Giuliana, nella quale avevano trovato posto brande, anfore, brocche e altri contenitori, nonché il timone di un carro. A destra: apparati multimediali dedicati al cibo e alla prostituzione. pesante come schiavo domestico capace di «rimanere a galla» (Satyricon, 57 10), fino a essere dichiarato addirittura coerede con l’imperatore delle favolose proprietà del suo padrone. Tuttavia, vi erano schiavi che subivano condizioni ben peggiori, soprattutto quelli impiegati nelle proprietà agricole, sottoposti a una sorveglianza ferrea e dove, in caso di fuga, le punizioni erano all’ordine del giorno. Altre attività schiavistiche, come quelle necessarie per il funzionamento delle macine dei panifici o delle macchine idrauliche delle terme, dovevano essere particolarmente dure e odiose, mentre gli schiavi di città e di alcune proprietà terriere in campagna, anche se forse relegati negli spazi angusti dei piani superiori del tutto cancellati dall’eruzione, vivevano in condizioni anche invidiate da persone libere ma povere. Non è la tipologia di casa, infatti, a rendere l’immagine della popolazione che viveva in una città antica e della sua condizione, e la stessa casa ad atrio, quella che comunemente, a volte, è indicata come casa di Pompei, è solo una delle diverse tipologie abitative in città, dove sono piuttosto la

dimensione degli spazi e la loro insalubrità a rispecchiare le condizioni di povertà dei suoi abitanti, siano essi schiavi o liberi.

UNO SPAZIO BUIO La ricostruzione della cosiddetta Stanza degli Schiavi della villa rustica di Civita Giuliana, a nord di Pompei, mostra un ambiente di circa 13 mq, abbastanza ampio per ospitare tre brande, anfore, brocche e altri contenitori, un timone da carro: uno spazio buio, illuminato da una finestrella e visitato da topi di campagna, ma affacciato sull’ampio cortile porticato della villa, funzionale per le attività di stallaggio e di accudimento dei cavalli e del bellissimo carro cerimoniale ritrovato nell’ambiente poco distante e ora esposto all’Antiquarium di Boscoreale. Le brande fatte con pali di legno e di canna, le corde che formavano la rete a sostegno dei pagliericci, i resti delle fodere di questi ultimi rimaste sulle corde dopo aver perso il contenuto di paglia

rivivono dallo scavo archeologico grazie alla tecnica del calco, mediante la colatura di gesso liquido nelle cavità che la decomposizione degli stessi oggetti ha lasciato nello strato di cinerite delle ultime fasi dell’eruzione. Distrutta e poi riportata alla luce, Pompei raccoglie le storie di tutti, siano essi ricchi e poveri, in un contesto in cui la livella della morte e della distruzione da parte del Vesuvio non hanno fatto distinzioni in base allo status sociale. Per notizie e aggiornamenti su Pompei: pompeiisites.org; Facebook: Pompeii-Parco Archeologico; Instagram: PompeiiParco Archeologico; X: Pompeii Sites; YouTube: Pompeii Sites.

DOVE E QUANDO «L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio» Pompei, Parco archeologico, Palestra Grande fino al 15 dicembre Info www.pompeiisites.org

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REPORTAGE • TURCHIA

CON VIRGILIO E OMERO

FRA STORIA E LEGGENDA Il sarcofago marmoreo ornato da rilievi raffiguranti la vicenda di Polissena, figlia di Priamo, sgozzata per vendetta da Neottolemo, figlio di Achille, davanti alla tomba del padre, dopo la caduta di Troia. VI sec. a.C. Troia, Museo. 36 a r c h e o


CON IL SUO NUOVO, AVVENIRISTICO MUSEO, TROIA È IL PUNTO DI PARTENZA DI UN PERCORSO ALLA SCOPERTA DI UN TERRITORIO RICCO DI GLORIOSE E SPETTACOLARI TESTIMONIANZE. MA È ANCHE UNO DEI POLI PIÚ IMPORTANTI DELLA ROTTA DI ENEA, UNO DEGLI ITINERARI CERTIFICATI DAL CONSIGLIO D’EUROPA, CHE SI SNODA FRA TURCHIA, GRECIA, ALBANIA, TUNISIA E ITALIA di Daniela Fuganti a r c h e o 37


ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/13

UN AMERICANO A ROMA

AUTORE ECLETTICO E PROLIFICO, GORE VIDAL SI CONCESSE RIPETUTE INCURSIONI NEL MONDO ANTICO, CONFEZIONANDO, FRA GLI ALTRI, UN RITRATTO DI GIULIANO L’APOSTATA. LA SUA BIOGRAFIA DEL PRINCIPE «ERETICO» SI BASA SU UN’INVENZIONE LETTERARIA, CHE PERÒ, FORTE DI UNA SOLIDA DOCUMENTAZIONE, OFFRE UNA RICOSTRUZIONE PIÚ CHE CREDIBILE DEL PERSONAGGIO E DEL SUO TEMPO di Giuseppe M. Della Fina Lo scrittore Gore Vidal (1925-2012), in una foto scattata nell’anno della morte. Nella pagina accanto: busto in marmo cosiddetto «di Giuliano l’Apostata». IV sec. Roma, Musei Capitolini.

54 a r c h e o

L

o scrittore e saggista Gore Vidal incontrò lo storico del mondo antico Moses I. Finley a Roma nella biblioteca dell’American Academy. Fu un incontro casuale: tra mucchi di libri posizionati su un tavolo comune, all’improvviso, si trovarono faccia a faccia. Erano i mesi in cui lo scrittore stava scrivendo Creation (Creazione, nella successiva edizione italiana), pubblicato poi nel 1982. Si riconobbero e lo storico gli disse di avere molto apprezzato il suo romanzo Giuliano (Julian, nell’edizione originaria in lingua inglese, data alle stampe per la prima volta nel 1964, mentre la prima traduzione italiana, per i tipi di Rizzoli, è del 1969), e Gore Vidal confidò che lo stava «impietosamente saccheggiando» per la stesura del suo nuovo romanzo. L’episodio è raccontato dallo scrittore nell’introduzione a un’edizione italiana del romanzo dedicato all’imperatore romano del IV secolo d.C. (Fazi Editore). L’incontro fu l’occasione per lo scrittore di chiedere allo storico se un suo collega, che si era occupato di Zoroastro, fosse attendibile. Al che Finley rispose: «Il migliore in quel campo. Naturalmente, come


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SIGNORI DELL’ORO E DELL’ARGENTO PER CIRCA MEZZO MILLENNIO GLI IBERI FURONO LA PIÚ IMPORTANTE ETNIA DELLA SPAGNA PREROMANA E LA LORO CULTURA VISSE UNA STAGIONE DI GRANDE FIORITURA ANCHE GRAZIE AGLI SCAMBI CON ALTRI POPOLI DELLA REGIONE MEDITERRANEA. UNA VICENDA ORA RACCONTATA A BASILEA DA UNA MOSTRA CHE SI AVVALE DELLE ACQUISIZIONI RESE POSSIBILI DA RECENTI RICERCHE ARCHEOLOGICHE a cura di Stefano Mammini

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el vasto panorama delle civiltà affermatesi in Europa in epoca preromana, gli Iberi ebbero un ruolo di indiscusso rilievo. La loro storia è attualmente ripercorsa dalla mostra realizzata dal Museo delle antichità e Collezione Ludwig di Basilea, in collaborazione con il MAC, Museo di Archeologia della Catalogna di Barcellona. Visitabile fino al prossimo 26 maggio, l’esposizione riunisce oltre 200 reperti, provenienti da una quarantina di siti archeologici, grazie ai quali 66 a r c h e o

viene documentata la ricchezza culturale delle genti iberiche. Gli studi piú recenti suggeriscono che gli Ibèri furono l’esito finale di un processo che ebbe per protagoniste le popolazioni stanziate in un’area che si estendeva fra l’Andalusia e la Linguadoca (oggi territorio francese). Poste dunque al crocevia tra il Mediterraneo e l’Atlantico, questi gruppi fusero le proprie tradizioni autoctone con influenze straniere provenienti dall’Oriente e posero le basi per l’avvento di una

civiltà che si sviluppò fra il VI e il I secolo a.C. Fin dagli esordi, la società iberica presentava una notevole complessità: l’archeologia ha infatti provato l’emergere di classi principesche che vivevano in residenze signorili separate e stabilivano contatti privilegiati con i mercanti fenici. In cambio di materie prime preziose, principalmente minerali, ricevevano vino e oggetti di lusso. In ogni caso, quando si parla «Iberi», non si deve intendere un’etnia unica, quanto piuttosto immaginare un


L’allestimento di una sezione della mostra «Iberi», in corso a Basilea, presso il Museo di antichità e Collezione Ludwig fino al prossimo 26 maggio. A sinistra, si riconosce la replica della Dama di Elche, la piú famosa scultura iberica.

paese non conta un gran numero di città, poiché il suolo è povero, la posizione poco centrale e l’aspetto selvaggio (...) la selvatichezza è tipica delle popolazioni che vivono sparse nei villaggi e la maggior parte degli Iberi sono selvaggi» (Geografia III, 4, 13). Come già accennato, la Penisola Iberica fu teatro di interazioni culturali e scambi transmediterranei e, in questo quadro, svolsero un ruolo GENTI SELVAGGE Emblematica, al riguardo, è questa particolarmente significativo i Feniaffermazione di Strabone, che cosí ci, che vivevano lungo la costa descrive l’Iberia e i suoi abitanti: «Il orientale del Mediterraneo (nelle mosaico di comunità accomunate dai medesimi tratti culturali. I loro nomi – Turdetani (gli antichi Tartessi), Ausetani, Ilergeti, Bastetani, solo per citarne alcuni – ci sono pervenuti principalmente attraverso autori greci e romani, che spesso descrivono in modo tendenzioso e pieno di pregiudizi le diverse tribú.

regioni oggi comprese fra Libano e Siria). Città-stato fenicie come Tiro e Sidone erano interessate ad acquisire nuovi mercati e, soprattutto, procurarsi materie prime, cosicché la Penisola Iberica, ricca di metalli – quali rame, ferro, oro e argento –, divenne l’obiettivo delle loro mire espansionistiche. La creazione di avamposti fenici sulla costa meridionale spagnola, sia sotto forma di quartieri in colonie esistenti (Huelva), sia sotto forma di nuove fondazioni (Gadeia r c h e o 67


MOSTRE • KUWAIT

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ALLA CONQUISTA DEGLI AROMATA TERRA RICCA DI MATERIE PRIME PREGIATE E RICERCATE, L’ARABIA, NON A CASO DETTA «FELICE», ENTRÒ NEL MIRINO DI ROMA IN ETÀ AUGUSTEA. IL COMPITO DI ASSOGGETTARLA ALL’IMPERO VENNE AFFIDATO A ELIO GALLO, GIÀ PREFETTO D’EGITTO, MA LA SUA SPEDIZIONE SI RISOLSE IN UN FALLIMENTO. UNO SMACCO CHE, TUTTAVIA, NON OSTACOLÒ LA PROGRESSIVA ROMANIZZAZIONE DELLE REGIONI AFFACCIATE SUL MARE ERITREO di Sabina Antonini

K

uwait City ospita, dall’ottobre scorso, la mostra «Arabia Felix and Rome. A Passage Across Three Seas», allestita al Dar al Athar al Islamiyyah, presso il Centro Culturale Amricani. L’iniziativa è nata dalla volontà di consolidare i rapporti tra l’Italia e il Kuwait, ripercorrendo antiche relazioni diplomatiche ed economiche che esistevano già duemila anni fa tra Roma e gli abitanti dell’Arabia. I materiali sudarabici fanno parte della Collezione al-Sabah e comprendono oggetti di lusso – argenteria, gioielli e statue in bronzo –, la cui qualità indica una committenza sofisticata ed esigente, un’élite benestante attenta alle tendenze dell’aristocrazia del mondo romanizzato. Si tratta, in prevalenza, di contenitori di diverso tipo e provenienza, dai piú semplici a quelli con elaborate decorazioni figurative lavorate a sbalzo e cesello. Fra tutti, spiccano uno specchio, pissidi e utensili, molti dei quali appartenevano a donne, come indicano le iscrizioni impresse sugli oggetti stessi (in musnad, la scrittura sudarabica).

Tutti gli oggetti illustrati in queste pagine appartengono alla Collezione al-Sabah, che ringraziamo, e sono esposti nella mostra «Arabia Felix and Rome. A Passage Across Three Seas», in corso a Kuwait City. In alto: coperchio di una pisside raffigurante una centauromachia intorno al medaglione centrale con Gorgone. 100 d.C. circa. Nella pagina accanto: particolare del manico in argento dorato di uno specchio decorato a sbalzo con l’immagine di un genio femminile alato. 150-200 d.C.

Decorati con temi ispirati alla tradizione greco-romana e databili tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C., i materiali selezionati per la mostra sembrano aver avuto in origine scopi diversi: alcuni erano votivi, dedicati alle divinità dei templi locali; altri erano puramente funzionali, utilizzati in ambito domestico o religioso. Come riferiscono le fonti classiche, questi beni di lusso venivano importati in Arabia Meridionale, ma poteva trattarsi anche di opere copiate e riprodotte localmente, e le differenze sono evidenti dallo stile e dalla tecnica di produzione.

UN’INFLUENZA PROFONDA Sebbene l’Arabia Meridionale non avesse fatto parte dell’impero di Alessandro Magno, né dei suoi successori, né, tanto meno, dell’impero romano, le correnti artistiche greche e romane esercitarono una profonda influenza sulla produzione figurativa sudarabica dal II secolo a.C. in poi. Influenze che si diffusero nell’Arabia Meridionale a r c h e o 75


SPECIALE • ROMA

L’ULTIMA FRONTIERA DELLA ROMANITÀ LE MAGNIFICHE AULE DELLE TERME DI DIOCLEZIANO A ROMA, OSPITANO UNA GRANDE MOSTRA DI TESORI ARCHEOLOGICI: CIRCA MILLE OGGETTI, PROVENIENTI DAI PRINCIPALI MUSEI DELLA ROMANIA E DAL MUSEO NAZIONALE DI STORIA DELLA REPUBBLICA DI MOLDAVIA, DOCUMENTANO LO SVILUPPO STORICO E CULTURALE DELL’ANTICA DACIA, DALL’ETÀ DEL FERRO ALLA CONQUISTA ROMANA E OLTRE… a cura di Andreas M. Steiner

82 a r c h e o


L

e centocinquanta scene scolpite sul piú impor tante monumento dell’arte imperiale romana, la Colonna Traiana – posta nell’area dell’omonimo Foro a Roma –, narrano la vittoriosa impresa bellica dell’esercito dell’imperatore Traiano contro i Daci: con la prima guerra (101-102 d.C.), la nazione viene ridotta a Stato cliente

dell’impero; a conclusione della seconda (105-106 d.C.), la Dacia è proclamata provincia romana. Sfortunatamente la documentazione letteraria relativa a queste vicende storiche è quasi interamente perduta: i bassorilievi della famosa colonna, dunque, offrono oggi la piú completa illustrazione delle campagne militari contro le genti che abitarono le

Sulle due pagine: l’ingresso alla mostra «Dacia. L’ultima frontiera della Romanità», introdotta dal calco di una scena della Colonna Traiana. A destra: vaso in argento e oro con figura umana, dal corredo principesco di Peretu, cultura geto-dacica. Seconda metà del IV sec. a.C. a r c h e o 83


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