BU SPE TR CIAL IN E ww w. TO a rc he o
LIBRI E PAPIRI
SCOPERTE A CARTAGINE
L’INTERVISTA
LIVIA MOGLIE DI AUGUSTO
SAFFO E I VERSI DIPINTI
PONTECAGNANO
GLI ETRUSCHI DI FRONTIERA
ETRUSCHI A PONTECAGNANO
SPECIALE BUTRINTO SULLA ROTTA DI ENEA
SPECIALE
BUTRINTO
SULLA ROTTA DI ENEA
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CARTAGINE
IRRESISTIBILE LIVIA
DONNE E POTERE
www.archeo.it
IN EDICOLA L’ 8 AGOSTO 2023
2023
Mens. Anno XXXIX n. 462 agosto 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 462 AGOSTO
LE ULTIME SCOPERTE
€ 6,50
SOMMARIO EDITORIALE
SCAVI
Restituire sempre? 3
A TUTTO CAMPO Archeologia dei legami spezzati
di Andreas M. Steiner
di Federico Ugolini
Attualità
INCONTRI Nella terra degli uomini e degli dèi ARCHEOFILATELIA Regina del Mediterraneo
NOTIZIARIO
ARCHEOLOGIA SUBACQUEA Paesaggi di mare ALL’OMBRA DEL VULCANO Tutti a tavola!
6
di Luciano Calenda
8
L’INTERVISTA
10
incontro con Menico Caroli, a cura della redazione
di Giampiero Galasso
FRONTE DEL PORTO Un avamposto del cristianesimo
Il cielo sopra Cartagine 42 di Lorenzo Nigro e Mounir Fantar
6
di Alessandra Randazzo
SCOPERTE Per l’Ercole dei cavatori
22
Quei pittori di «parole alate»
24 26
32
42 DONNE DI POTERE/5 Una mater di nome Livia
58
di Francesca Cenerini
12
di Dario Daffara
ARCHEOLOGIA RUPESTRE Tracce di antiche ritualità
14
di Giancarlo Sani
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2023
w.a rc
it
BU SPE TR CIAL IN E TO he o.
ARCHEO 462 AGOSTO LIBRI E PAPIRI
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
L’INTERVISTA
In copertina una veduta dell’area archeologica di Cartagine (Tunisia), con, in primo piano, i resti delle Terme di Antonino.
Presidente DONNE E POTERE
IRRESISTIBILE LIVIA
Federico Curti
SAFFO E I VERSI DIPINTI PONTECAGNANO
GLI ETRUSCHI DI FRONTIERA
Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXIX n. 462 agosto 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE BUTRINTO SULLA ROTTA DI ENEA
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
ETRUSCHI A PONTECAGNANO
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
LE ULTIME SCOPERTE
LIVIA MOGLIE DI AUGUSTO
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
€ 6,50
CARTAGINE
SCOPERTE A CARTAGINE
Anno XXXIX, n. 462 - agosto 2023 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
58 www.archeo.it
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IN EDICOLA L’ 8 AGOSTO 2023
FORMAZIONE Fare l’archeologo oggi: istruzioni per l’uso
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto
SPECIALE
BUTRINTO
SULLA ROTTA DI ENEA
arc462_Cop.indd 1
24/07/23 15:58
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Federico Cappella è dottore di ricerca in archeologia feniciopunica presso l’Università degli Studi di Roma «Sapienza». Federica Carbotti è specialista in archeologia di Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Menico Caroli è professore associato di lingua e letteratura greca all’Università degli Studi di Foggia. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesca Cenerini è professoressa ordinaria di storia romana presso Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Francesco Colotta è giornalista. Dario Daffara è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Francesca D’Ambola è specialista in archeologia di Alma Mater StudiorumUniversità di Bologna. Mounir Fantar è direttore di ricerca presso l’Institut National du Patrimoine della Tunisia e condirettore della missione tuniso-italiana INP-«Sapienza» a Cartagine. Luciano Frazzoni è archeologo. Giampiero Galasso è giornalista. Enrico Giorgi è docente di archeologia del paesaggio e della città presso Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Belisa Muka è direttore dell’Istituto di Archeologia di Tirana. Lorenzo Nigro è professore ordinario di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico e di archeologia fenicio-punica della «Sapienza» Università di Roma e condirettore della missione tuniso-
72 MOSTRE
Quando gli Etruschi andarono a sud
72
a cura della redazione
Rubriche TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO Gran finale
106
di Luciano Frazzoni
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA Fuga in Italia
110
di Francesca Ceci
SPECIALE
110 LIBRI
78 Butrinto. Sulla rotta di Enea
112
78
di Enrico Giorgi e Belisa Muka
italiana INP-«Sapienza» a Cartagine. Alessandra Randazzo è giornalista. Matteo Rivoli è specialista in archeologia di Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Giancarlo Sani è fondatore del Centro Arte Rupestre Toscano. Giacomo Sigismondo è specialista in archeologia di Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Federico Ugolini è ricercatore di topografia antica all’Università di Siena.
Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina – Doc. red.: pp. 3, 58-67, 68, 107 (alto), 108 – Cortesia Ufficio Comunicazione e URP dell’Università del Salento: pp. 6-7 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: p. 9 (sinistra); Alessandra Randazzo: p. 8; Maurizio Bartolini: p. 9 (centro e destra) – Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Roma e la Provincia di Rieti: pp. 10-11 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 12-13 – Cortesia degli autori: pp. 14-17, 32-40, 110-111 – Cortesia Fondazione Aglaia-Diritto al patrimonio culturale: p. 18 – Cortesia Sanja Bistricic: p. 22 – Cortesia Mauro Puddu: p. 23 – Cortesia Festival dell’Umbria Antica: pp. 24-25 – Cortesia missione tuniso-italiana INP-«Sapienza» a Cartagine: pp. 42/43, 44-54 – Mondadori Portfolio: Album/Prisma: p. 69; Album/Quintlox: p. 70; AKG Images: p. 71 – Cortesia SCABEC, Società Campana Beni Culturali: pp. 72-76 – Cortesia Butrint Project: pp. 80 (basso), 81, 82/83, 86-87, 89, 91, 97 (basso), 99; Pierluigi Giorgi: pp. 78/79, 94 (basso), 102-105; Archivio della Missione archeologica italo-albanese in Albania: pp. 83, 84-85, 96; Enrico Giorgi: pp. 88 (alto), 90 (alto); Giacomo Sigismondo: pp. 90 (basso), 100/101; Federica Carbotti: pp. 92/93, 94 (alto), 95, 97 (centro), 100 – Staatliche Museen zu Berlin, Antikensammlung: pp. 106, 107 (basso) – Cippigraphix: cartine alle pp. 43, 80. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it
L’indice di «Archeo» 1985-2022 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova
L’INTERVISTA • LIBRI E LETTORI
QUEI PITTORI DI «PAROLE ALATE» UNO STUDENTE DI FRONTE AL MAESTRO SI APPRESTA A LEGGERE UN TESTO; UNA DONNA – LA CELEBRE POETESSA SAFFO – È INTENTA A DECLAMARE, IN PRESENZA DELLE SUE ALLIEVE, I VERSI DI UN’ODE: MA COSA CI RIVELANO LE SCENE, RAFFIGURATE SUI VASI GRECI, IN CUI APPAIONO COME «PROTAGONISTI» I ROTOLI DI PAPIRO? NE ABBIAMO PARLATO CON LO STUDIOSO MENICO CAIROLI, AUTORE DI UN RECENTE SAGGIO DEDICATO AL FENOMENO incontro con Menico Caroli, a cura della redazione
P
aestum, metà del V secolo a.C.: i genitori di un giovane prematuramente scomparso allestiscono il corredo funebre del loro figlio. Il bagaglio per l’aldilà si attaglia in modo esemplare alla condizione dell’inumato: si tratta di un ragazzo che ha vissuto all’insegna del famoso motto platonico che inneggia alla ginnastica per il corpo e alla musica (e alle lettere) per l’anima. Accanto al consueto nucleo di oggetti per la palestra, il corredo include anche un vaso per unguenti, importato dall’Attica, decorato da un seguace del Pittore di Akestorides. Protagonista del dipinto è un giovane che legge un libro di papiro sotto lo sguardo vigile del suo pedagogo (vedi foto qui accanto). Nel simbolismo sotteso a immagini di questo tipo, la capacità di leggere e scrivere è avvertita come il solo valore riconoscibile alle vite dei giovani a cui il destino aveva negato un ruolo attivo nella società degli adulti. Non potendosi celebrare altre loro qualità, era il ricordo della paideia (il periodo della formazione, dell’educazioParticolare di scena scolastica dipinta su un vaso per unguenti di un seguace del Pittore di Akestorides. V sec. a.C. Paestum, Museo Archeologico Nazionale. 32 a r c h e o
ne etica e intellettuale dei giovani dell’antica Grecia, n.d.r.) a essere evocato sui vasi grazie alla rappresentazione di oggetti come il rotolo di papiro, da secoli testimone della memoria letteraria dei Greci. Ciò che rende particolare la lekythos di Paestum è la presenza, nel papiro, di un breve testo che il ceramografo ha dipinto con segni minutissimi. Il piú delle volte, queste lettere danno luogo a sequenze nonsense e solo in casi piú rari esse formano frasi di senso compiuto. Su poco meno di settanta scene di lettura, dipinte su vasi attici di età classica, questa peculiarità ricorre su meno di venti esemplari. Li ha esaminati, in un recente libro, Menico Caroli, professore di greco all’Università di Foggia, che alla circolazione libraria nel mondo greco ha dedicato ampia parte della sua produzione scientifica. ♦ Professor Caroli, da che cosa nasce la sua ricerca? «Serviva un aggiornamento delle scene di lettura dipinte sui vasi a figure rosse: tra il 1964 e il 1973, Henry R. Immerwahr ne forní un primo censimento in due articoli pionieristici, ma da allora il numero delle testimonianze è raddoppiato». ♦ Quale valore è possibile riconoscere ai testi dipinti nei papiri? «Sebbene essi siano stati a lungo liquidati come astruse invenzioni dei ceramografi, qualcuno si era già accorto della loro importanza sul piano storico-letterario. Il primo a occuparsene con squisito rigore scientifico non è stato tuttavia un filologo, bensí un grande (anzi il piú grande) esperto di ceramografia classica, John D. Beazley». ♦ Quale idea si è fatto di questi frammenti vascolari di antica letteratura? «Nel mio libro sostengo che almeno una parte delle testimonianze possa risalire a committenti eruditi, in grado di dettare ai ceramografi le parole che desideravano veder scritte nelle miniature dei libri. Ma solo in casi rari le parole costituiscono frammenti di letteratura già nota». ♦ Qualche esempio? «Su una lekythos funeraria, un giovane ritratto in una dimensione di vita scolastica scorge in un papiro le prime parole dell’inno omerico A Ermes (vedi foto qui accanto). Nello specifico, si tratta della versione minore dell’inno, lunga solo 12 versi, ideale per i primi esercizi di memorizzazione. Il vaso merita di essere contemplato nelle edizioni critiche dell’inno in questione, perché è il piú antico testimone del suo incipit e perché Particolare di scena scolastica su una lekythos funeraria del Pittore del Cartellino. V sec. a.C. Collezione privata. a r c h e o 33
SCAVI • CARTAGINE
IL CIELO SOPRA CARTAGINE PRIMA DI TRASFORMARSI NELLA NEMICA NUMERO UNO DI ROMA, LA CITTÀ SORTA SU UN PEZZO DI TERRA GRANDE QUANTO LA PELLE DI UN BUE HA AVUTO UNA STORIA LUNGA E GLORIOSA. CHE GLI SCAVI DELLA MISSIONE ITALO-TUNISINA STANNO CONTRIBUENDO A RICOSTRUIRE, OFFRENDO IMPORTANTI PARTICOLARI SULL’ASSETTO URBANISTICO DEL SITO E SULLE CARATTERISTICHE DEI SUOI MONUMENTI PIÚ IMPORTANTI di Lorenzo Nigro e Mounir Fantar
42 a r c h e o
D
alla collina detta Byrsa, a Cartagine, si gode lo spettacolare panorama del Golfo di Tunisi, che si spalanca da nord a sud, dal promontorio del lucente villaggio turistico di Sidi Bou Said, passando per la corona di sette colli dei quali appunto Byrsa è il monticolo centrale, fino alle grandi lagune salate costiere che separano La Goulette, il porto di Tunisi, dalla Medina. Proprio tra la collina di Byrsa e il mare si estendeva la città fondata dai Fenici di Tiro adagiata sui pendii dei colli che digradavano verso il mare. Sullo sfondo, a sud-est, l’inconfondibile sagoma a due corni del Monte Bou Kornine, dove il dio Baal amava apparire con le sue folgori; all’estremità della pianura i due porti, quello rotondo per la flotta militare,
con al centro l’isola dell’ammiragliato, e quello rettangolare, per le navi commerciali. In mezzo, un’area che in epoca romana imperiale arrivò a occupare una superficie di 450 ettari, dagli iniziali quattro o cinque in cui era compreso il terre-
no acquistato da Elyssa con lo stratagemma della pelle di bue tagliata in striscioline fino a descrivere un perimetro lungo 1,5 km. Cartagine, Qart Hadasht, la Città Nuova, la Nuova Tiro, non è stata solo una delle prime colonie fenicie Cartina di Cartagine con i monumenti principali e le nuove aree di scavo. A sinistra, sulle due pagine: veduta del Golfo di Tunisi e, sullo sfondo, del Monte Bou Kornine dall’acropoli della collina di Byrsa. In primo piano, il cosiddetto Quartiere punico di Annibale.
Ville romane Edificio a colonne
Cisterne
Teatro
Odeon Necropoli Terme Dermech di Antonino
Cattedrale
Anfiteatro
Torre Collina di Byrsa
Mar Mediterraneo
Ippodromo
Porto militare
Cartagine
Kothon Tofet
Porto commerciale
Capo Farina
Mar Me editerraneo Zembra Zembretta
Capo Bon
Golfo di Tunisi
Capo Gamart Ras Dourdas Djebel el Gouna Capo Cartagine Kef er Rennd
Lago diTun di Tunisi Tun isi
Cartagine
Kef Bou Krim
Djebel Taoucht
Djebel Sidi Abd er Rahmane Djebel Bou Korbeus Djebel Hofra
Djebel Bou Kournine
Djebel Hallout
Djebel Ressas
Djebel Oust
Djebel Ahira
Djebel es Sraï Djebel Makki
Cartagine
a r c h e o 43
DONNE DI POTERE/5
UNA MATER DI NOME LIVIA DI UNA BELLEZZA IRRESISTIBILE, ASTUTA E IPOCRITA: È IL QUADRO, POCO LUSINGHIERO, TRACCIATO DA TACITO DELLA TERZA MOGLIE DELL’IMPERATORE AUGUSTO. AL CUI FIANCO TRASCORSE OLTRE MEZZO SECOLO E DEL QUALE FU CONSIGLIERA ACCORTA, SEBBENE NON DEL TUTTO DISINTERESSATA... di Francesca Cenerini
L
ivia Drusilla, la terza moglie dell’imperatore Augusto, non gode di buona stampa. O meglio, i piú noti storici dell’antichità, primo fra tutti Tacito, ne hanno tramandato ritratti impietosi, a eccezione di Velleio Patercolo, che cosí la descrive: «Livia, figlia del nobilissimo e valorosissimo Druso Claudiano, fu la piú nobile, la piú virtuosa e la piú bella tra le donne romane, moglie di Augusto, fu sua sacerdotessa e figlia quando Augusto fu accolto tra gli dèi». 58 a r c h e o
Statua di Augusto con la toga. Parigi, Museo del Louvre. L’opera, in realtà, è frutto dell’inserimento di un ritratto dell’imperatore, verosimilmente eseguito fra il 30 e il 20 a.C., su una scultura piú antica.
Tacito racconta, invece, che Livia aveva sposato in prime nozze il noto esponente politico filo-repubblicano Tiberio Claudio Nerone, che era stato proscritto ed era fuggito all’estero con moglie e figlio (il futuro imperatore Tiberio) al seguito durante i tragici anni della guerra civile. Ottaviano, racconta Tacito, è preso dal desiderio irresistibile della bellezza di Livia e pertanto l’aveva sottratta al legittimo marito, senza che si possa sapere se lei fosse consenziente o meno. Di sicuro Ottaviano era cosí impaziente che l’aveva condotta nella sua casa senza darle neppure il tempo di partorire il secondo figlio del primo marito. Sempre secondo Tacito, Livia aveva un comportamento irreprensibile nella vita domestica, ma era astuta come il marito e ipocrita come il figlio Tiberio. Appare evidente come questo ritratto negativo della moglie del primo imperatore sia funzionale al discredito che Tacito attribuisce all’istituzione del principato e alla conseguente presenza femminile alla corte dell’imperatore.
Statua di Livia Drusilla, da Paestum. 15-20 d.C. Madrid, Museo Archeologico Nazionale.
IL VINO ALLUNGA LA VITA Il matrimonio tra Augusto e Livia dura a lungo ed è interrotto soltanto dalla morte di lui, nel 14 d.C. Secondo Plinio il Vecchio, Livia attribuiva i suoi oltre ottanta anni di vita alla qualità del vino Pucino, in quanto non aveva mai bevuto varietà diverse da quella. Le ragioni politiche di questo matrimonio che i calendari Verulani di età tiberiana ascrivono al 17 gennaio del 38 a.C. sono state fondamentali per le alleanze che Ottaviano doveva stringere in previsione dello scontro contro Marco Antonio. Queste stesse alleanze, e la necessità di mantenerle in vigore, sono state piú forti della sterilità del loro matrimonio che ha impedito ad Augusto di avere un erede diretto. Svetonio afferma che Augusto ha amato a r c h e o 59
MOSTRE • ETRUSCHI
QUANDO GLI ETRUSCHI ANDARONO A SUD SUGGESTIONI IMMERSIVE, CREATE CON L’AUSILIO DI VIDEOINSTALLAZIONI, IMMAGINI DI PAESAGGIO E RICOSTRUZIONI AMBIENTALI, RACCONTANO LA STORIA DELL’INSEDIAMENTO DEI COLONIZZATORI PROVENIENTI DALL’ETRURIA. UNA MOSTRA AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PONTECAGNANO a cura della redazione
P
ontecagnano è l’insediamento etrusco piú a sud d’Italia. Alla sua parabola storica, estesa lungo un periodo compreso tra il IX e il III secolo a.C., è dedicata l’esposizione permanente dell’omonimo museo, intitolata appunto agli «Etruschi di frontiera»: scoperte recenti e indagini scientifiche hanno, negli anni, rivelato un quadro ampio e affascinante di questa comunità, tracciando 72 a r c h e o
una storia fatta di mobilità di uomini e donne, di circolazione di merci e oggetti, di produzioni artigianali particolari, di condivisione di ideologie e modelli culturali. «L’esposizione – spiega Luigina Tomay, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata che, insieme a Carmine Pellegrino, professore di etruscologia e archeologia italica all’Università degli Studi
di Salerno, ha curato la mostra – accompagna i visitatori in un lungo viaggio che va dagli inizi del IX secolo a.C., quando l’insediamento di Pontecagnano nasce per l’arrivo di gruppi provenienti dall’Etruria meridionale, fino alla conquista romana (III secolo a.C.). Fili conduttori sono la mobilità e la circolazione, intese come movimenti di uomini e di oggetti, ma anche di modelli cul-
Tutte le foto che corredano l’articolo documentano l’allestimento della mostra «Per terra e per mare. Gli Etruschi di frontiera tra mobilità e integrazione», in corso nel Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano. I materiali selezionati per l’esposizione, integrati da apparati multimediali, documentano i contatti stabiliti ad ampio raggio dalla comunità etrusca di Pontecagnano, i fenomeni di mobilità e di interazione culturale.
turali, idee e saperi artigianali. Il tema, già sviluppato nel percorso espositivo permanente del Museo, si è arricchito negli ultimi quindici anni di nuovi ritrovamenti e approfondimenti della ricerca che hanno indotto a svilupparlo in una mostra specifica. Lo spostamento di individui e gruppi provenienti da altre zone d’Italia a Pontecagnano, la circolazione e l’acquisizione di oggetti e maa r c h e o 73
SPECIALE • BUTRINTO
BUTRINTO
SULLA ROTTA DI ENEA Sulle propaggini meridionali dell’Albania, al centro di una laguna davanti all’isola di Corfú, si incontra il Parco Archeologico di Butrinto, antica città epirota fondata, secondo la tradizione virgiliana, da esuli troiani. Gli imponenti resti dei suoi monumenti, furono riportati in luce da una Missione Archeologica Italiana negli anni Trenta del secolo scorso. Nel dopoguerra ebbe inizio una grande stagione di ricerche dell’archeologia albanese, culminata all’inizio degli anni Novanta con l’inserimento del sito nel patrimonio UNESCO e con l’apertura ai progetti internazionali promossi dalla Butrint Foundation. Ora un nuovo progetto italo-albanese ha ripreso gli scavi sull’acropoli rivelando tracce inattese della sua storia piú remota che potrebbero gettare nuova luce anche sul mito di fondazione di Enrico Giorgi e Belisa Muka
U
na piccola flotta di navi, governate da un gruppo di esuli guidati dal principe troiano Enea, si lascia alle spalle le rocche dei Feaci e solca le acque che separano l’isola di Corfú per costeggiare le pendici boscose dei monti Acrocerauni nel continente chiamato Epiro. Presto si apre davan-
78 a r c h e o
ti a loro una laguna e le navi si insinuano nella placida distesa salmastra fino a trovare un approdo sicuro nel porto dei Caoni che abitano queste terre ancora sconosciute. Ormeggiate le navi, Enea guadagna la riva e si addentra nella boscaglia sino a una radura, dove intravede una figura femminile che sta
libando in onore dello sposo perduto, il valoroso Ettore. Enea, allora, riconosce Andromaca, rievoca con lei l’eroe sconfitto da Achille e apprende la sua sorte. I principi troiani Eleno e Andromaca, prigionieri di Neottolemo, sono stati condotti in Epiro e, liberati, hanno fondato una città chiamata Butrinto.
Veduta della laguna di Butrinto con i siti di Kalivò (primo piano) e della stessa Butrinto; sullo sfondo l’isola di Corfú. L’acropoli viene attualmente indagata da una missione italoalbanese, che sta acquisendo dati importanti sulla storia della città e sulla sua fondazione.
a r c h e o 79
SPECIALE • BUTRINTO
L’ARCHEOLOGIA A BUTRINTO E LA NASCITA DEL PARCO di Giacomo Sigismondo
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Butrinto soffrí l’isolamento politico del Paese accentuato dalla vicinanza al confine greco. In questo quadro si pone l’azione di alcuni giovani archeologi eredi di una tradizione già consolidata dalla precedente generazione che comprendeva Hasan Ceka, Skënder Anamali e Selim Islami. Tra questi giovani emergenti si distinse Dhimosten Budina, che nel 1959 supervisionò la costruzione della strada aperta in occasione della visita di Nikita Chrušcëv, che ancora oggi permette di raggiungere Butrinto via terra. Budina si occupò attivamente dello studio della città e del territorio in continuità con le ricerche di Ugolini e si impegnò per rendere il sito e i suoi monumenti piú facilmente accessibili. Tra gli anni Settanta e Ottanta, a Butrinto furono intrapresi nuovi scavi dove si formarono archeologi come Kosta Lako, Astrit Nanaj e Dhimitër Çondi. Con il conseguente rinnovamento politico, presero il via anche collaborazioni internazionali e, nel 1992, il sito
100 a r c h e o
entrò a far parte della World Heritage List dell’UNESCO. L’anno successivo, su impulso dei filantropi inglesi Lord Rothschild e Lord Sainsbury of Preston Candover, venne costituita la Butrint Foundation, con lo scopo di promuovere la tutela e le ricerche, e nel 2000 nacque il Parco Nazionale. Gli ultimi due decenni hanno rappresentato una feconda stagione di scavi promossi in particolare dalla fondazione inglese in collaborazione con le autorità locali, sotto la direzione di Richard Hodges. A questi sono seguiti i progetti attuali, compreso quello italoalbanese. Queste ricerche hanno permesso di ampliare le conoscenze ma anche di fornire un’opportunità di crescita per molti studenti che spesso hanno proseguito con profitto i loro studi anche nelle università italiane. Uno sguardo al futuro del parco è racchiuso nel recente Piano di gestione integrata (2020-2030) che costituisce una tappa importante per le sfide che nei prossimi anni Butrinto e il suo delicato ecosistema si troveranno a dover affrontare.
La Grande Basilica tardoantica e il Ninfeo di età imperiale immersi nel bosco del Parco Archeologico di Butrinto. In basso, a sinistra: la copia della Dea di Butrinto esposta oggi sull’acropoli, presso il castello veneziano.
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