Skip to main content

Archeo n. 451, Settembre 2022

Page 1

PORTO TORRES

ROMANIZZAZIONE DELL’ITALIA

RAM FILM FESTIVAL

MUSEO DI PROCIDA

MIKA WALTARI

SPECIALE PITTORI DI POMPEI

ROMA

SPECIALE

POMPEI LA CITTÀ DEI PITTORI

L’ARCHEOLOGIA SUL GRANDE SCHERMO

LA VERA STORIA DELLA CONQUISTA D’ITALIA LETTERATURA

UN FINLANDESE SULLE TRACCE DEGLI ANTICHI

UN NUOVO MUSEO PER I MILLENNI DELL’ISOLA

PROCIDA

www.archeo.it

IN EDICOLA L’ 8 SETTEMBRE 2022

o. i t

DE LA CO LL’ NQU ITA ISTA ww LIA w. a rc he

2022

Mens. Anno XXXVIII n. 451 settembre 2022 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 451 SETTEMBRE

ROVERETO

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Un peccato imperdonabile 3 di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

6

SCAVI Una difesa dalle piene del fiume 6 di Giampiero Galasso

PASSEGGIATE NEL PArCo Le Muse dell’imperatore

RESTITUZIONI La carica dei 130 MUSEI Un indovino come guida ARCHEOFILATELIA Un matrimonio ben riuscito

INCONTRI 26

Scene da un patrimonio 56

28

di Claudia Beretta

30

di Luciano Calenda

LA ROMANIZZAZIONE DELL’ITALIA

Non di sola guerra... 36 10

di Nicola Terrenato

56

di Francesca Guarneri e Armando Cristilli

MOSTRE Domiziano riabilitato ALL’OMBRA DEL VULCANO L’insula delle meraviglie

MUSEI

12

Piccola grande Procida 64

16

a cura di Alessandro Mandolesi e Alessandra Randazzo

FRONTE DEL PORTO Un culto di grande successo

di Nicola Scotto di Carlo, Federica Bertino e Monica Scotto di Covella

20

di Alessandro D’Alessio

36

64

PORTO TORRES

Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Mens. Anno XXXVIII n. 451 settembre 2022 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE PITTORI DI POMPEI

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

MIKA WALTARI

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

MUSEO DI PROCIDA

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

Federico Curti

LA CITTÀ DEI PITTORI

ROVERETO

L’ARCHEOLOGIA SUL GRANDE SCHERMO ROMA

LA VERA STORIA DELLA CONQUISTA D’ITALIA

arc451_Cop.indd 1

In copertina particolare di un affresco dalla Villa di Fannio Sinistore a Boscoreale. I sec. a.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

Presidente

SPECIALE

Comitato Scientifico Internazionale

RAM FILM FESTIVAL

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

€ 6,50

POMPEI

ROMANIZZAZIONE DELL’ITALIA

Anno XXXVIII, n. 451 - settembre 2022 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

IN EDICOLA L’ 8 SETTEMBRE 2022

2022

ww

w.a rc

o. it

ARCHEO 451 SETTEMBRE

DE LA CO LL’I NQU TA ISTA LIA he

di Carlo Citter

www.archeo.it

A TUTTO CAMPO I secoli di un castrum 22

LETTERATURA

UN FINLANDESE SULLE TRACCE DEGLI ANTICHI

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

PROCIDA

UN NUOVO MUSEO PER I MILLENNI DELL’ISOLA

05/08/22 14:09

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Agnes Allroggen-Bedel è archeologa. Claudia Beretta è coordinatrice del programma del RAM Film Festival di Rovereto. Federica Bertino è assistente di cattedra presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Carlo Citter è professore associato di archeologia medievale all’Università degli Studi di Siena. Francesco Colotta è giornalista. Armando Cristilli è professore a contratto di archeologia classica presso l’Università degli Studi di Roma «Tor Vergata». Alessandro D’Alessio è direttore del Parco archeologico di Ostia antica. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Giampiero Galasso è giornalista. Paola Giovetti è direttrice del Museo Civico Archeologico di Bologna. Mario Grimaldi è curatore della mostra «I pittori di Pompei». Francesca Guarneri è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Federica Guidi è responsabile della sezione etrusco-italica del Museo Civico Archeologico di Bologna. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Marinella Marchesi è responsabile del lapidario del Museo Civico Archeologico di Bologna. Alessandra Randazzo è giornalista. Nicola Scotto di Carlo è direttore pro tempore del Museo Civico «Sebastiano Tusa» di Procida. Monica Scotto di Covella è co-curatrice della sezione «Storia Antica»


ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/1 Un finlandese in Etruria

78

di Giuseppe M. Della Fina

78 Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Tutte le medaglie portano a Roma

110

di Francesca Ceci

SPECIALE

110 LIBRI

92 Gli splendidi inganni di Pompei

112

92

testi di Mario Grimaldi, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi e Agnes Allroggen-Bedel

del Museo Civico «Sebastiano Tusa» di Procida. Nicola Terrenato è Esther Van Deman Collegiate Professor of Roman Studies presso la University of Michigan.

Illustrazioni e immagini: Cortesia Uffici Stampa Studio ESSECI di Sergio Campagnolo e Istituzione Bologna Musei: copertina (e pp. 92/93) e pp. 94-99, 104/105, 106 – Cortesia Soprintendenza ABAP per le province di Sassari e Nuoro: Franco Satta: pp. 6-9 – Parco archeologico del Colosseo: pp. 10-11 – Cortesia Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura: Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali: Zeno Colantoni: p. 12 (alto); RMN-Grand Palais/Musée du Louvre: Hervé Lewandowski: p. 12 (basso); Governatorato SCVDirezione dei Musei: p. 13 (alto); Badisches Landesmuseum Karlsruhe: Thomas Goldschmidt: p. 13 (centro) – Parco archeologico di Pompei: p. 17; Alessandro Russo: p. 16 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 20-21 – Archivio Università degli Studi di Siena: pp. 22 – Cortesia Carlo Citter: p. 24 – Cortesia Ufficio Stampa Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale: p. 26 – Su concessione del MiC-Museo Nazionale di Matera: Pio Foglia: p. 28 – Doc. red.: pp. 36-39, 40 (alto), 41, 52, 71 (alto), 79, 81 (destra), 82-83, 84 (basso), 85, 86-87, 90, 108-109 – Mondadori Portfolio: Zuma Press: p. 42 (sinistra); AKG Images: pp. 42 (destra), 78, 80, 81 (sinistra), 89, 102/103; CM Dixon/ Heritage Images: p. 84 (alto); The Print Collector/Heritage Images: p. 88; Index/Heritage Images: pp. 90/91; Archivio dell’Arte Luciano Pedicini/Luciano Pedicini: p. 101 – da: La grande trattativa, Carocci editore, Roma 2022: pp. 43, 46 (basso) – Cortesia Dan Diffendale: cartine alle pp. 45, 46, 49; foto a p. 48 – Stefano Mammini: p. 47 – Alamy Stock Photo: p. 51 – Archivio RAM Film Festival, Rovereto: pp. 56-63 – Shutterstock: pp. 64/65, 71 (basso), 72/73, 100/101, 102 – Cortesia Museo Civico «Sebastiano Tusa», Procida: pp. 66, 66/67, 67 (basso), 68-69, 70, 72, 73, 74-77 – Biblioteca dell’Archiginnasio, Bologna: p. 107 – National Gallery of Art, Washington: p. 110 – Cortesia dell’autore: p. 111 – Cippigraphix: cartine alle pp. 40, 50 e 67. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) Le edicole e i privati potranno richiedere le copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it e accedendo al sito https://arretrati. pressdi.it L’indice di «Archeo» 1985-2021 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


PASSEGGIATE NEL PArCo a cura di Federica Rinaldi e Martina Almonte

LE MUSE DELL’IMPERATORE LE STATUE DELLE PROTETTRICI DELLA POESIA, TERSICORE, E DELLA COMMEDIA, TALIA, SONO TORNATE LÀ DOVE NERONE LE AVEVA VOLUTE. E SONO ORA INSERITE IN UN PERCORSO DI VISITA DELLA DOMUS AUREA ARRICCHITO DA UNA SUGGESTIVA ESPERIENZA SENSORIALE

«L

e piú famose opere d’arte ora da me riferite furono dedicate in Roma dall’imperatore Vespasiano nel Tempio della Pace e negli altri suoi edifici; ma erano state già prima trasportate a Roma in seguito ai brutali saccheggi di Nerone e disposte nei saloni della Domus Aurea» (Plinio, Storia Naturale, XXXIV, 84). Le fonti antiche raccontano dell’amore di Nerone per le arti figurative, del suo ruolo di committente e mecenate, della forte dedizione al collezionismo di capolavori dell’arte greca. Raccontano di una passione dovuta anche alla sua formazione, che ha affiancato le arti liberali alle attività manuali dei pittori e degli scultori, restituendo il modello di un principe-artista che cerca di affermare uno stile di vita e un modo di governare basato sulle arti e sull’otium. Nerone è un imperatore colto e anticonformista; un cultore delle lettere, appassionato di poesia, musica e teatro (recita anche in prima persona). Una figura poliedrica e visionaria, che ben si riflette nel suo progetto piú suggestivo, la Domus Aurea, costruita dopo l’incendio del 64 d.C. e organizzata come una gigantesca villa suburbana nel cuore della

10 a r c h e o

La statua di Tersicore (sulla sinistra, in basso) e il Ninfeo di Polifemo. Nella pagina accanto, a sinistra: la statua di Tersicore, Musa della poesia lirica e della danza. Metà del I sec. d.C.

città, con edifici, padiglioni, portici immersi in un paesaggio di giardini, boschi e pascoli.

EFFETTI SPECIALI Della Domus Aurea rimane oggi solo il Padiglione del Colle Oppio a testimoniare, attraverso le 150 stanze conservate, la grandezza e la magnificenza di un progetto che è frutto dell’ingegno degli architetti Severus e Celer, descritti dalle fonti come magistri et machinatores, quindi ingegneri, creatori di macchinazioni (potremmo dire di effetti speciali), ma anche maestri, capaci di manipolare l’architettura e condurla fino a esiti allora sconosciuti, creando con l’artificio «quanto la natura aveva negato»

(Tacito, Annali, XV, 42). Attraverso espedienti architettonici innovativi, lo spazio viene infatti dominato e modellato dalla luce e al suo interno le opere d’arte acquistano un nuovo respiro, diventando protagoniste di quel gioco scenico ed estetico che l’imperatore crea per meravigliare i suoi ospiti. Seguendo questa suggestione, si è scelto di caratterizzare il percorso di visita con l’esposizione permanente di materiale scultoreo proveniente dai depositi, restituendo al complesso monumentale la funzione di padiglione «dinamico» che aveva in passato, in cui camminare godendo della spazialità dell’edificio e delle opere d’arte in esso esposte.


Per questo, nelle adiacenze del Ninfeo di Polifemo, sono state esposte le statue di Tersicore, Musa della poesia lirica e della danza, e di Talia, Musa della commedia, inserendole nel settore della Domus Aurea in cui sono state rinvenute in frammenti durante gli scavi del 1958. Del gruppo, che probabilmente riuniva tutte le nove sorelle, è sopravvissuta anche Erato, Musa del canto corale e della poesia amorosa, che per il suo stato estremamente frammentario non è stata esposta al pubblico. Si tratta di opere di grande qualità,

DOMUS AUREA EXPERIENCE

La reggia com’era

Domus Aurea Experience è un vero e proprio viaggio nel tempo, un corto circuito cognitivo ed emozionale del tutto nuovo nel panorama delle tecnologie applicate ai beni culturali. Il racconto guidato si alterna a una suggestiva esperienza sensoriale con un percorso caratterizzato da effetti dinamici dell’illuminazione, pannelli ricostruttivi innovativi, videomapping della galleria di ingresso e ricostruzione della Sala della Volta Dorata con tecnologia immersiva. La realtà virtuale viene vissuta attraverso visori bioculari ad alta risoluzione del tipo Oculus che permettono al visitatore di fruire lo spazio ricostruito del complesso neroniano, immergendosi nelle sue atmosfere. Il sito è accessibile esclusivamente con visita didattica dal venerdí alla domenica (dalle 9,15 alle 17,00). Acquisto del biglietto on line: https://www.coopculture.it/it/poi/domus-aurea/ Fino al prossimo ottobre sarà possibile visitare la Domus Aurea accompagnati dai funzionari archeologi, architetti e restauratori del Parco archeologico del Colosseo.

Statua di Talia, Musa della commedia. Metà del I sec. d.C.

come dimostrano la resa raffinata del panneggio e delle vesti, la cura dei dettagli e l’equilibrio compositivo generale. Sono realizzate in marmo pentelico e databili alla metà del I secolo d.C. Tersicore siede su una roccia con tunica, chitone e mantello (himation) e ai piedi calza sandali chiusi. I capelli sono raccolti in una cuffia (sàkkos) che lascia visibili le ciocche sulle tempie e sul vertice del capo. Talia doveva essere

anch’essa seduta, indossa un chitone, stretto sotto il seno da una cintura, e su questo un mantello, che crea sul braccio una cascata di pieghe con un contrasto di grande effetto. Le sculture ripetono modelli di influsso prassitelico (IV secolo a.C.) ben noti alla bottega di scultori assunta per soddisfare la visione estetica di un imperatore, amante dell’arte, come Nerone. Francesca Guarneri e Armando Cristilli

a r c h e o 11


LA ROMANIZZAZIONE DELL’ITALIA

NON DI SOLA GUERRA... IL PROCESSO CHE PORTÒ ALL’UNIFICAZIONE DELL’ITALIA NEL IV E III SECOLO A.C. NON FU, ESCLUSIVAMENTE, L’ESITO DI OPERAZIONI MILITARI: ALLA MINACCIA BELLICA, ROMA AFFIANCÒ UN’INTENSA ATTIVITÀ DIPLOMATICA, FATTA DI ALLEANZE E CONTRATTAZIONI TRA FAMIGLIE NOBILIARI ROMANE E ITALICHE, FINALIZZATA ALLA COSTITUZIONE DI UNA NUOVA ENTITÀ POLITICA. È LA NUOVA – E PER CERTI VERSI RIVOLUZIONARIA – INTERPRETAZIONE DELL’ESPANSIONE ROMANA NELLA PENISOLA, ELABORATA DALL’ARCHEOLOGO NICOLA TERRENATO SULLA BASE DI UN’AMPIA RASSEGNA DELLE FONTI STORICHE, EPIGRAFICHE E ARCHEOLOGICHE, E CONFLUITA IN UN VOLUME APPENA PUBBLICATO DALL’EDITORE CAROCCI di Nicola Terrenato

36 a r c h e o


La battaglia di Tullo Ostilio contro i Veienti e i Fidenati, olio su tela del Cavalier d’Arpino (al secolo Giuseppe Cesari). 1595-1598. Roma, Galleria Borghese.

P

ochi altr i temi hanno avuto un ruolo paragonabile a quello della conquista romana nella storiografia occidentale. Non mancano casi celebri di espansionismo, da Alessandro a Carlo Magno, che hanno avuto grande fortuna; ma l’icona di Roma, con la sua enfasi sull’azione collettiva

piuttosto che individuale, è sempre rimasta inarrivabile. Proprio a causa della sua ubiquità culturale, il dibattito su Roma è spesso rimasto confinato entro un ambito interpretativo relativamente ristretto: alcuni postulati sono talmente radicati nella percezione universale di Roma da non essere

a r c h e o 37


LA ROMANIZZAZIONE DELL’ITALIA

Cartina che mostra la distribuzione delle popolazioni italiche in età preromana. 40 a r c h e o


greci come Polibio non esitarono ad attribuire a Roma un progetto imperialistico, senza necessariamente deplorarlo. In epoca imperiale, trascorsi ormai secoli dall’espansione in Italia, la riflessione sull’etica della conquista o sulle forme della sua amministrazione continuava ancora, ma in un contesto in cui l’impero era talmente ben radicato che la sua natura veniva ormai data per scontata. Nel suo complesso, la percezione romana della conquista poneva i Romani stessi come unici veri protagonisti. In un’epoca in cui venivano redatte le grandi opere di storiografia, si riteneva con certezza che gli ingredienti dell’ascesa imperiale non andassero cercati al di fuori di Roma, ma nella sua posizione geografica ideale e nelle impareggiabili qualità morali, religiose, militari e politiche dei suoi abitanti. Gli altri popoli della Penisola erano, invece, trattati in modo sbrigativo e prestando principalmente at-

tenzione al loro atteggiamento nei confronti di Roma; anche quei nemici (come i Galli, oppure Annibale) che nel ricordo apparivano particolarmente aggressivi o terribili, in definitiva non erano riusciti a cambiare l’impero in modo significativo.

Le strategie di espansione piú sottili – per esempio la diplomazia, le trattative private, la corruzione, la messinscena – non venivano quasi mai ricordate nella narrazione ufficiale.

PRIMA DELLA CONQUISTA A un attento esame della storiografia sull’imperialismo romano risulta evidente il limitato interesse per il contesto piú ampio dell’espansione, sia sotto l’aspetto cronologico sia sotto quello geografico; in particolare, quanto accaduto nei secoli precedenti la conquista non è stato di norma ritenuto rilevante nel dibattito su quella importante transizione storica. I re etruschi e le colonie cartaginesi possono suscitare una certa curiosità, ma nei resoconti dell’espansione vengono menzionati solo all’avvicinarsi degli eserciti romani, relegati quindi a un ruolo di oggetto dell’azione politica: il che non deve sorprendere, la costante Didascalia da faredata Ibusdae enfasi posta evendipsam, offictesulle erupitmotivazioantesto nicum deiilita Romani, spesso sostetaturi aut quatiur restrum nuta dal eicaectur, testopresupposto blaborenes iumche la quasped quos non etur reius nonem quam expercipsunt quos rest magni autatur apic teces enditibus teces.

Nella pagina accanto, in alto: elmo di produzione celtica. VI sec. a.C. Bologna, Museo Civico Archeologico.

Gambali in bronzo, dalla Tomba del Guerriero di Sesto Calende (Va). Età del Ferro, Cultura di Golasecca. Varese, Museo Archeologico. a r c h e o 41


INCONTRI • ROVERETO

SCENE DA UN PATRIMONIO C’è un festival in una piccola città incastonata fra le montagne, a metà strada tra Trento e il lago di Garda, dove da oltre trent’anni, all’inizio dell’autunno, per una settimana si parla di patrimonio culturale, di siti archeologici, di scoperte, e lo si fa attraverso linguaggi che arrivano a tutti, non solo agli specialisti. È il RAM (Rovereto Archeologia Memorie) Film Festival, in Trentino, che si occupa di beni culturali. L’edizione 2022, la trentatreesima, si svolgerà dal 28 settembre al 2 ottobre. È l’unico e il piú longevo film festival italiano dedicato al patrimonio culturale mondiale a tutto tondo, quello che crea l’identità dei popoli e delle culture di Claudia Beretta

N

ato nel lontano 1990 con il nome di Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il comune di Rovereto e la Provincia di Trento, a margine di un convegno dedicato a uno dei suoi cittadini piú illustri, Paolo Orsi, un grande innovatore della ricerca archeologica, il festi56 a r c h e o

val continua oggi nella sua missione di divulgazione della cultura attraverso il cinema. L’ente promotore è il museo civico cittadino, uno dei piú antichi d’Italia, e, in particolare, la sua sezione di archeologia affiancata da un team di esperti di cinema. A Rovereto si possono vedere ogni anno le migliori e le piú recenti produzioni a livello internaziona-

le: opere di grande valore, che tuttavia non trovano spazio nei tradizionali circuiti cinematografici e spesso nemmeno sulle piattaforme digitali. L’intenso programma offre cinque giorni di spunti e di attività non solo per gli appassionati di documentari, di storia e archeologia, ma per chiunque abbia la passione della scoperta, di tempi e di luoghi lontani,


Il pubblico affolla il Teatro Zandonai in una delle passate edizioni del RAM Film Festival di Rovereto.

delle origini individuali e collettive, dell’altrove ma anche dei territori vicini, con proiezioni, incontri, escursioni guidate nei siti archeologici e storici del territorio, aperitivi con i protagonisti della ricerca e della cultura, presentazioni e spettacoli, e la nuova formula dell’Archeobook brunch. La rivista «Archeo» è da tre anni partner editoriale della manifestazione.

Il RAM sposta l’archeologia e la cultura dai luoghi tradizionalmente deputati, dalle sale dei musei, dalle aule delle università, dalle accademie, e accende i proiettori e la pros p e t t iva e s p e r i e n z i a l e e d emotiva del cinema, molto diversa dalla fruizione piú distratta della tv o del proprio pc, su monumenti, luoghi, popoli, tradizioni lontane.

Location degli schermi RAM è il settecentesco Teatro Zandonai nel centro cittadino, una cornice d’eccezione che si fa cinema per una settimana e accoglie i piú bei documentari del genere. Il festival lavora tutto l’anno alla selezione delle opere in concorso, e propone nel suo palinsesto un ventaglio delle piú nuove, interessanti e speta r c h e o 57


MUSEI • CAMPANIA

PICCOLA GRANDE PROCIDA L’ISOLA DI ORIGINE VULCANICA, POSTA FRA ISCHIA E LA TERRAFERMA, HA DA POCHI MESI UN SUO MUSEO ARCHEOLOGICO. REALIZZATO SECONDO I PIÚ MODERNI CRITERI MUSEOGRAFICI, ATTI A SODDISFARE I NUOVI LINGUAGGI DELLA COMUNICAZIONE E DELLA RAPPRESENTAZIONE, DOCUMENTA E RACCONTA AMBIENTE, MARE E STORIA ANTICA DELL’AREA. CON PARTICOLARE ATTENZIONE AGLI SCAVI DELL’ISOLOTTO DI VIVARA, STRAORDINARIO LUOGO DI INCONTRI E SCAMBI INTERNAZIONALI A PARTIRE DALLA PROTOSTORIA di Nicola Scotto di Carlo, Federica Bertino e Monica Scotto di Covella

64 a r c h e o


P

rocida. Invisibile. Uno scoglio, quasi piatto, esteso all’incirca per tre chilometri quadrati e mezzo e il cui punto piú alto non supera i 110 m, affiora delicatamente dalle acque, quasi a ignorare la propria genesi vulcanica, un’attività violenta di cui Vivara e il promontorio di Santa Margherita sono la testimonianza geologica piú antica. Toti Scialoja, artista e pittore italiano, cita in una conversazione del 1992: «Procida è un’isola vulcanica. Dal fondo del mare che la teneva sepolta, essa venne fuori allo scoperto per virtú di sotterraneo fuoco. La sua fede di nascita la porta con sé, nella sua stessa natura – e aggiunge – una terra meravigliosa, che riceve nutrimento dalla salsedine stessa; come se le radici umide di questo brulicante giardino attingessero la loro linfa direttamente dalla profondità del mare. Un miracoloso equilibr io per cui quell’humus si imbeve di salso, di

iodio, e risponde al mare con i suoi rami protesi, col suo profumo». Una raffinata descrizione dell’isola che, tuttavia, quasi duemila anni prima, non veniva narrata con la stessa enfasi: «Ego vel Prochytam praepono Suburae» («Io persino Procida preferisco alla Suburra») – cosí Procida veniva menzionata da Giovenale in una delle Satire (III Sat., vers. 7-16), lasciando intendere che si trattava di un luogo ameno appena preferibile all’infernale Suburra. Nulla di cui meravigliarsi.

LO SPIRITO DEL LUOGO Fortunatamente la storia, oggi, ci racconta altro. «Prochyta» avvolta dal mare, silenziosa, oggi, come duemila anni fa, è diffusamente percepita come uno «scoglio» all’ombra di Ischia e Capri, famose una per le acque termali, l’altra per le bellezze naturali. Ma questo non deve far pensare a un luogo privo d’identità. L’identità si determina proprio gra-

zie alla contemporanea presenza di genius loci, lo spirito del luogo, di elementi immateriali e fisici in grado di restituire una caratterizzazione formale e sostanziale dello spazio abitato, delle relazioni sociali e di quelle culturali che, in Procida, sono interconnesse con quelle mediterranee e di oltreoceano. Ciò che dev’essere indagato è il rapporto ancestrale tra i Procidani e il mare, un legame intimo e primitivo che solo apparentemente risulta essere scontato, ma è, in realtà, unicamente originale e contemporaneo oltre che, seppur nella sua evoluzione, coerente nel tempo. È quindi il territorio, nelle sue declinazioni storiche e sociali oltre che delle sue caratteristiche geomorfologiche, a essere il soggetto d’indagine di cui, mediante la costruzione di relazioni tematiche tra diverse discipline, si intende evidenziarne le molteplici letture. Percorso non semplice, se non fosse che…

Veduta di Procida, una delle Isole Partenopee (o Flegree), situata nel Golfo di Napoli.

a r c h e o 65


ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/1

UN FINLANDESE IN ETRURIA FINZIONE LETTERARIA E RICERCA STORICO-ARCHEOLOGICA SONO INCOMPATIBILI? NON SI DIREBBE, SE CONSIDERIAMO L’ATTENZIONE VERSO IL MONDO ANTICO DI TANTI SCRITTORI, MODERNI E CONTEMPORANEI. PRENDIAMO L’ESEMPIO DI MIKA WALTARI, AUTORE DI BESTSELLER INTERNAZIONALI AMBIENTATI NELL’ANTICO EGITTO E NELLA TERRA DEGLI ETRUSCHI... di Giuseppe M. Della Fina

I

n un articolo, ormai celebre, di Massimo Pallottino, uno dei maggiori archeologi di quel secolo e il rifondatore dell’Etruscologia, l’autore s’interrogava sul rapporto tra l’Etruria degli studiosi e quella dei letterati e osservava che le due tradizioni corrono per vie divergenti e, all’apparenza, incomunicabili: «quella della ricerca obbiettiva e quella dell’intuizione poetica». In chiusura del saggio, suggeriva che un etruscologo – ma vale per qualsiasi altro archeologo – dovesse accogliere invece la sollecitazione emotiva della letteratura e non temere: «il contagio dell’entusiasmo. In questo senso le vie divergenti si ricongiungono; e la scienza può riconoscere ancora una volta il suo debito alla poesia» («Scienza e poesia alla scoperta degli Etruschi», in

Lo scrittore finlandese Mika Waltari (1908-1979) in una foto del 1957. Nella pagina accanto: Tarquinia, necropoli dei Monterozzi. Particolare di una delle pitture murali della Tomba del Triclinio raffigurante un suonatore di doppio flauto. 470 a.C. circa. 78 a r c h e o


a r c h e o 79


SPECIALE • PITTORI DI POMPEI

GLI SPLENDIDI INGANNI DI POMPEI DALLA COLLEZIONE DEGLI AFFRESCHI DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI È APPRODATA A BOLOGNA, AL MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO, UNA STRAORDINARIA SELEZIONE DELLE PITTURE PROVENIENTI DALLE CITTÀ VESUVIANE. UN’OCCASIONE PER AMMIRARE LA CREATIVITÀ DEI LORO ARTEFICI, MA ANCHE PER RIFLETTERE SU RUOLO E POSIZIONE SOCIALE DEI PICTORES testi di Mario Grimaldi, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi e Agnes Allroggen-Bedel

«M

a agli occhi dei Greci non era tra i marmi, i bronzi e gli ori la suprema bellezza: dei grandi eventi dell’arte fu la pittura l’inganno splendido, l’artificio per la perfetta realizzazione dell’immaginario, dove il tangibile e l’irreale si confondevano, e la memoria e i sensi erano condotti a esaltanti visioni». Con queste parole Paolo Moreno introduceva una delle sue principali opere sullo studio e la conoscenza della pittura che definiva «inganno splendido» cogliendo cosí il reale senso che tale manifestazione d’arte ebbe soprattutto per le società antiche.

92 a r c h e o


Filosofo con Macedonia e Persia, affresco dalla Villa di Fannio Sinistore a Boscoreale. I sec. a.C. Napoli, MANN.

Tale concetto se da un lato accomunava il senso intrinseco di tale arte, dall’altro dava vita a differenti concezioni del valore dell’artista a seconda delle società di riferimento. Per confrontare il diverso utilizzo e concetto di arte tra il suo passato (inteso come origine e storia della pittura in Grecia) e il suo presente (inteso come l’utilizzo che se ne fece in età romana periodo al quale ci riferiamo per

gli oggetti esposti nella mostra) possiamo riprendere le parole di un contemporaneo quale Plinio il Vecchio: «In verità però non c’è gloria se non per coloro che dipinsero quadri; e a questo proposito tanto piú ammirevole appare la saggezza degli antichi. Essi infatti non abbellivano le pareti soltanto per i signori e i padroni, né decoravano case che sarebbero rimaste sempre in quel luogo e sottoposte quindi alla distruzione per gli

a r c h e o 93


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Archeo n. 451, Settembre 2022 by Archeo - Issuu