GERUSALEMME AL COLOSSEO
NERONE INGLESE
ETRUSCHI DI CASENOVOLE
PALAFITTE DI LEDRO
SPECIALE SARDEGNA MEGALITICA
GROSSETO
ETRUSCHI DI FRONTIERA
o. i t
ESCLUSIVA
TRENTINO
LE PALAFITTE DI LEDRO
SARDEGNA ISOLA MEGALITICA
SPECIALE
www.archeo.it
IN EDICOLA IL 9 AGOSTO 2022
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2022
Mens. Anno XXXVIII n. 450 agosto 2022 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 450 AGOSTO
IL RITORNO DI NERONE
€ 6,50
SOMMARIO EDITORIALE
Testa calda
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A TUTTO CAMPO Le regole dell’acqua
di Andreas M. Steiner
di Carlo Citter
Attualità
MOSTRE Un visore per Lascaux ARCHEOFILATELIA Duecento anni fa...
NOTIZIARIO
6
SCAVI Matelica prima di Matilica 6 di Giampiero Galasso
PASSEGGIATE NEL PArCo Gerusalemme ritrovata di Federica Rinaldi
PREMI «L’archeologia è nativa digitale»
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30 32
di Luciano Calenda
RESTAURI 10
MOSTRE
Il paziente inglese
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56 MUSEI
Ledro 50: l’avventura continua 72
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a cura di Alessandro Mandolesi e Alessandra Randazzo
MUSEI Tradizioni a confronto
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di Giacomo Baldini, Andrea Barbieri, Federico Capriuoli, Valerj Del Segato, Alessandro Ferrari, Andrea Marcocci, Matteo Milletti, Stefano Ricci Cortili e Chiara Valdambrini
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di Marina Mattei, con un contributo di Alessandra Morelli e un reportage fotografico di Araldo De Luca
di Andreas M. Steiner
ALL’OMBRA DEL VULCANO Ai piedi del grande olivo
Una comunità di frontiera
di Stefano Mammini
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di Giampiero Galasso
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Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
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Presidente
Federico Curti
Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXVIII n. 450 agosto 2022 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE SARDEGNA MEGALITICA
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it
PALAFITTE DI LEDRO
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
ETRUSCHI DI CASENOVOLE
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
In copertina testa ritratto di Nerone recentemente scoperta in una collezione inglese. € 6,50
NERONE INGLESE
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
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GERUSALEMME AL COLOSSEO
Anno XXXVIII, n. 450 - agosto 2022 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
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ARCHEO 450 AGOSTO
M SAR EG DE AL GN ITI A CA
di Dario Daffara
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IN EDICOLA IL 9 AGOSTO 2022
FRONTE DEL PORTO Una sentinella sul Tevere
ESCLUSIVA
IL RITORNO DI NERONE GROSSETO
ETRUSCHI DI FRONTIERA
arc450_Cop.indd 1
TRENTINO
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto
LE PALAFITTE DI LEDRO
SPECIALE
SARDEGNA ISOLA MEGALITICA
22/07/22 10:04
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Giacomo Baldini è co-curatore della mostra «Gli Etruschi di Casenovole», Grosseto. Andrea Barbieri è responsabile dell’infografica della mostra «Gli Etruschi di Casenovole», Grosseto. Stefano Borghini è funzionario architetto del Parco archeologico del Colosseo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Gianfrancesco Canino è archeologo. Federico Capriuoli ha curato per la società ACAS 3D i contenuti multimediali della mostra «Gli Etruschi di Casenovole», Grosseto. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Carlo Citter è professore associato di archeologia medievale all’Università degli Studi di Siena. Francesco Colotta è giornalista. Dario Daffara è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Valerj Del Segato è co-curatrice della mostra «Gli Etruschi di Casenovole», Grosseto. Federica Doria è funzionaria archeologa del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Alessandro Ferrari è progettista del percorso espositivo della mostra «Gli Etruschi di Casenovole», Grosseto. Giampiero Galasso è giornalista. Stefano Giuliani è direttore del Museo Archeologico Nazionale «Giorgio Asproni» di Nuoro. Elisabetta Grassi è direttrice del Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico «Giovanni Antonio Sanna» di Sassari. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Andrea Marcocci è co-curatore della mostra «Gli Etruschi di
Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA «Bionda e bellissima»
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di Francesca Ceci
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110 LIBRI
Sardegna. L’isola delle pietre giganti 112
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testi di Manuela Puddu, Gianfrancesco Canino, Elisabetta Grassi, Maria Letizia Pulcini, Federica Doria e Stefano Giuliani
Casenovole», Grosseto. Marina Mattei è archeologa. Matteo Milletti è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. Alessandra Morelli è restauratrice. Manuela Puddu è funzionaria archeologa del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Maria Letizia Pulcini è direttrice del Museo archeologico nazionale della Laguna di Venezia. Alessandra Randazzo è giornalista. Stefano Ricci Cortili è è antropologo del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena. Federica Rinaldi è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Chiara Valdambrini è direttrice del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma di Grosseto.
Illustrazioni e immagini: Araldo De Luca: copertina (e p. 51, in alto) e pp. 38/39, 44-47, 49, 50, 51 (basso), 52, 53 (alto) – Doc. red.: pp. 3, 40, 43, 78-81 – Cortesia Soprintendenza ABAP per le province di Ancona, Pesaro e Urbino: pp. 6-9 – Parco archeologico del Colosseo: pp. 10-11 – Cortesia Ufficio Stampa Fondazione Internazionale Balzan: pp. 1214 – Alessandra Randazzo: p. 16 (alto) – Parco archeologico di Pompei: pp. 16 (basso), 17 – Cortesia Museo archeologico statale di Ascoli Piceno: pp. 24 (centro), 25 (alto); Pierluigi Giorgi: pp. 20-21, 22 (basso, a sinistra e a destra), 23, 24 (basso), 25 (basso); Fabio Fornasari: p. 22 (alto); Massimo Gatto: p. 24 (alto) – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 26-27 – Cortesia Carlo Citter: pp. 28-29 – Cortesia Ufficio Stampa MUSEMuseo delle Scienze, Trento: pp. 30, 74-75, 76; Jacopo Salvi: pp. 72/73, 83, 84-85, 87 – da: Nero Caesar. Un ritratto inedito recuperato, Gangemi Editore: pp. 48, 53 (basso) – Cortesia degli autori: pp. 56/57, 59, 60-71 – Stefano Mammini: pp. 77, 82/83 – Cortesia Villaggio Globale International: p. 109; Nicola Castangia: pp. 88/89, 96/97, 98-99, 100; Gianni AlvitoTeravista: pp. 90/91, 94/95, 101, 108; MiC-Museo Archeologico Nazionale di Cagliari/Luigi Corda: pp. 91, 92, 94 (basso), 96, 102-107 – Shutterstock: pp. 93 – Mondadori Portfolio: Album: p. 110 – National Gallery of Art, Washington: p. 111 – Cippigraphix: cartine alle pp. 58 (basso), 89. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) Le edicole e i privati potranno richiedere le copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it e accedendo al sito https://arretrati. pressdi.it L’indice di «Archeo» 1985-2021 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova
FRONTE DEL PORTO a cura di Claudia Tempesta e Cristina Genovese
UNA SENTINELLA SUL TEVERE FORSE VISTA DA DANTE ALIGHIERI DURANTE IL SUO VIAGGIO A ROMA, TOR BOACCIANA È UNA PRESENZA IMPONENTE NEL PAESAGGIO OSTIENSE. UN LUOGO CARICO DI STORIA, RIVITALIZZATO IN QUESTE SETTIMANE DA VISITE GUIDATE TEATRALIZZATE E ALTRE INIZIATIVE CULTURALI
L’
area di Tor Boacciana, a Ostia, oggi situata a tre chilometri dal mare per l’avanzamento della linea di costa, si trovava in antico presso la foce del Tevere. L’edificio si innalza su un basamento a pianta quadrangolare che reca traccia di vari interventi: l’esterno è rivestito con frammenti di marmi e tufi, mentre l’interno presenta un paramento laterizio piuttosto regolare, databile tra il III e il V secolo d.C. Sopra questo basamento sorge la torre vera e propria, realizzata in opera laterizia e suddivisa internamente su due livelli voltati a botte, con la sommità un tempo coronata da un parapetto merlato. Resti di murature nella parte bassa del monumento suggeriscono che fosse collegato ad altre strutture, delle quali al momento sfuggono l’entità e l’organizzazione. Nel terreno a sud della torre sono presenti resti di edifici antichi, tradizionalmente interpretati come magazzini d’età traianea (98-117 d.C.). Considerando la posizione del monumento, già nell’Ottocento si era ipotizzato che il basamento fosse parte di un faro o di una torre d’avvistamento romana, costruita per segnalare l’imboccatura del
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porto fluviale. Purtroppo, le fonti antiche non menzionano edifici alla foce del fiume: la prima citazione della torre risale probabilmente al 1190, quando re Riccardo I d’Inghilterra, detto Cuor di Leone, approdò alla foce del Tevere nel suo viaggio verso la Terra Santa, annotando la presenza di una torre molto bella, ma abbandonata (turris pulcerrima [sic], sed solitaria).
All’epoca la torre non si chiamava ancora Boacciana, nome che le venne probabilmente da Cencio della famiglia dei Bobaziani, il quale, nel 1221, costruí un fortilizio in questa zona per contrapporsi a Riccardo Conti, fratello di papa Innocenzo III (1198-1216). Un secolo piú tardi Dante Alighieri ambientò alla foce del Tevere il suo incontro con le anime in attesa di
imbarcarsi sulla nave angelica (Purg. II, 100-2); il poeta visitò certamente Roma nel 1301, ma non sappiamo se sia passato da Ostia e abbia visto la torre. Le prime attestazioni sicure del monumento si riferiscono ai restauri del 1406 e a una ricostruzione radicale operata nel 1420 da Martino V, che nello stesso periodo promosse la costruzione del mastio nel Castello ostiense. La torre attualmente visibile risale in buona parte al XV secolo e venne A sinistra: Tor Boacciana vista da ovest. In alto, a sinistra: veduta di Tor Boacciana nel XIX sec., incisione dall’Eneide di Virgilio volgarizzata da Annibal Caro, Firenze, 1836. In alto, a destra: Tor Boacciana in un’immagine d’inizio Novecento. Sulla destra, i resti di edifici interpretati come magazzini traianei.
realizzata con laterizi di spoglio, presi dalle rovine circostanti; nel secolo seguente furono aggiunte sui lati est e ovest due troniere, ossia le aperture per i pezzi d’artiglieria. Con la disastrosa alluvione del 1557, che allontanò definitivamente il corso del fiume dal Castello, la postazione doganale nella fortezza ostiense venne trasferita nella Tor Boacciana.
LA BONIFICA DELL’AGRO Qui la dogana rimase fino al 1568, quando fu spostata definitivamente alla vicina Tor San Michele, appena costruita. Da alloraTor Boacciana venne di fatto abbandonata e adibita a usi precari. Solo alla fine dell’Ottocento fu trasformata in abitazione daTancredi Chiaraluce, il battelliere della Scafa. Questo battello, che collegava Ostia e l’Isola Sacra, vide il passaggio di tanti «scariolanti» ravennati, gli eroici braccianti che bonificarono l’agro ostiense tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Passata in seguito al demanio statale, la torre è stata oggetto di un intervento di restauro nel 1986, ma fino a oggi non è mai stata aperta stabilmente al pubblico. In occasione dell’Estate Romana il Parco archeologico intende valorizzare il monumento con un calendario di aperture sperimentali: il 9 e il 10 agosto l’area diTor
Boacciana ospiterà le visite guidate teatralizzate di due attori delTeatro del Lido, che racconteranno la storia del monumento impersonando una levatrice romana e Dante Alighieri. Nell’ambito dello stesso ciclo di eventi, l’11 e il 12 agosto verranno invece illustrate l’epopea degli scariolanti e la straordinaria vita dell’archeologa Raissa Gourevich Calza nella chiesa di S. Ercolano presso il Cimitero di Ostia antica, un altro monumento identitario del territorio (vedi «Archeo» n. 441, novembre 2021; anche on line su issuu.com). In futuro si auspica di poter fare rete traTor Boacciana e la vicinaTor San Michele, di competenza della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. È suggestivo pensare che le due torri di Ostia siano legate alla figura di due poeti: Tor Boacciana a Dante, che descrisse «dove l’acqua di Tevero s’insala», Tor San Michele alla tragica fine di Pier Paolo Pasolini, ucciso nel vicino idroscalo. Forse tra non molto le torri di Ostia torneranno a dialogare e a raccontare questa e altre storie del territorio. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie) per le visite guidate a Tor Boacciana e S. Ercolano del 9,10, 11 e 12 agosto scrivere a: ferragostia.visite@gmail.com Dario Daffara
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RESTAURI • NERONE
IL PAZIENTE
INGLESE
LA SEGNALAZIONE DI UN RITRATTO MARMOREO APPARTENENTE A UNA COLLEZIONE PRIVATA D’OLTREMANICA RICHIAMA L’ATTENZIONE DI UN TEAM DI STUDIOSI E RESTAURATORI ITALIANI. I QUALI, IN PIENA EMERGENZA SANITARIA, DECIDONO DI INDAGARE... ECCO LA STORIA DELL’INCONTRO CON UN MANUFATTO DI RARO – E STRAORDINARIO – VALORE STORICO-ARTISTICO di Marina Mattei, con un contributo di Alessandra Morelli e un reportage fotografico di Araldo De Luca
S
trano caso, quello di Nerone: quinto imperatore e ultimo esponente della dinastia giulio-claudia, fu sicuramente combattuto tra il riconoscersi nella gens dei Domitii Aenobarbi, piuttosto che come erede della famiglia giulioclaudia, della quale era entrato a far parte perché adottato dall’imperatore Claudio, che aveva sposato sua madre, Giulia Agrippina Minore (nipote di Marco Antonio, figlia di Germanico), pronipote di Augusto. Nato ad Anzio il 15 dicembre del 37, e, come detto, esponente della gens Domitia, di nobiltà plebea e importante già in età repubblicana per aver espresso otto consoli e aver solcato i mari, ricevette il nome di Lucius Domitius Ahenobarbus. 38 a r c h e o
La sua figura è tuttora oggetto di continue verifiche, che riguardano l’azione politica, militare, sociale, religiosa. Godette di una riconoscibilità e di un prestigio che ne hanno fatto uno dei personaggi trainanti della storia, di quelli che segnano e modificano i tempi. Considerato pazzo, sanguinario, perverso e, nella migliore delle ipotesi, stravagante e imprevedibile, è stato condannato, riabilitato, a volte persino esaltato. Il lavoro accurato di storici, archeologi, epigrafisti e filologi ha permesso di ritrovare tasselli di una vita e di un regno iniziato da adolescente e terminato, con il suicidio, ad appena 30 anni d’età. Il Senato, in un primo tempo favorevole, lo avversava per la
politica culturale e per la riforma monetaria che metteva a rischio gli ingenti guadagni delle compagnie dei pubblicani che riscuotevano le tasse. E cosí ogni pretesto venne usato per screditarlo. Ciononostante, il suo regno durò 14 anni scanditi da una propaganda serrata, che si ritrova nelle monete, nei cammei, nei rilievi e nelle statue rimaste, spesso rese illeggibili
La restauratrice Alessandra Morelli impegnata nell’intervento condotto sulla testa di Nerone recentemente scoperta in una collezione inglese. a r c h e o 39
MOSTRE • TOSCANA
UNA COMUNITÀ DI FRONTIERA A CASENOVOLE, LOCALITÀ AL CONFINE TRA LE PROVINCE DI SIENA E DI GROSSETO, IN UNA TERRA SOLCATA DAL FIUME OMBRONE, È IN CORSO LO SCAVO DI UNA NECROPOLI ETRUSCA. UN’AVVENTURA INIZIATA NEL 2007, GRAZIE A UN GRUPPO DI ARCHEOLOGI VOLONTARI, E ORA RACCONTATA IN UNA MOSTRA AL MUSEO ARCHEOLOGICO E D’ARTE DELLA MAREMMA DI GROSSETO di Giacomo Baldini, Andrea Barbieri, Federico Capriuoli, Valerj Del Segato, Alessandro Ferrari, Andrea Marcocci, Matteo Milletti, Stefano Ricci Cortili e Chiara Valdambrini
Località Casenovole (Grosseto). Veduta zenitale del settore della necropoli denominato Saggio 1. Qui sono venuti alla luce i resti di un recinto semicircolare di pietre, al di fuori del quale sono state scoperte una tomba a fossa e una sepoltura a incinerazione.
Q
uando pensiamo agli Etruschi, la mente corre ai grandi sepolcreti di Vulci o alle necropoli di Tarquinia e Cerveteri, oppure tornano alla memoria i volti e gli sguardi delle urne etrusche che accompagnano il visitatore all’interno del Museo Guarnacci di Volterra. Grazie alle scoperte della seconda metà dell’Ottocento e del Novecento, anche la Maremma toscana ha conquistato la giusta importanza tra le località etrusche: la fascia litoranea tra Livorno e Cosa (Ansedonia) rappresenta ormai a r c h e o 57
MUSEI • TRENTINO
LEDRO 50: L’AVVENTURA CONTINUA IL MUSEO DELLE PALAFITTE DEL LAGO DI LEDRO FESTEGGIA I SUOI PRIMI CINQUANT’ANNI. UN TRAGUARDO SIGNIFICATIVO PER UN’ISTITUZIONE VOLUTA, FIN DALL’INIZIO, PER CONSERVARE E VALORIZZARE – ATTRAVERSO LA DIVULGAZIONE, LA SPERIMENTAZIONE E IL COINVOLGIMENTO DEL PUBBLICO – UN PATRIMONIO DI STRAORDINARIA IMPORTANZA di Stefano Mammini
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Molina di Ledro (Trento). Veduta panoramica che abbraccia il Museo delle Palafitte del lago di Ledro (sulla sinistra), una delle ricostruzioni in scala 1:1 di una abitazione palafitticola e, sullo sfondo, la sponda orientale del bacino ledrense: in questo punto affiorarono i pali di legno che rivelarono la presenza del villaggio sorto nell’età del Bronzo.
oco piú di 5000 m separano, in linea d’aria, il lago di Ledro dal Garda, mentre il dislivello tra i due bacini è pari a 600 m circa. E proprio questa combinazione fra una distanza contenuta e un salto di quota considerevole fu alla base di quella che il periodico inglese The Illustrated London News definí «la piú grande scoperta italiana di archeologia preistorica fatta in questo secolo»: il villaggio palafitticolo in località Molina di Ledro (Trento). a r c h e o 73
SPECIALE • SARDEGNA MEGALITICA
L’ISOLA DELLE PIETRE GIGANTI MENHIR, TOMBE «DI GIGANTI», «CASE DELLE FATE», NURAGHI: SONO GLI INCONFONDIBILI MONUMENTI PRE- E PROTOSTORICI DELLA SARDEGNA, TESTIMONI DI UN UNIVERSO CULTURALE ANCORA AL CENTRO DI STUDI, SCAVI E RICERCHE. OGGI, I MILLENNI DELL’ISOLA MEDITERRANEA SONO RACCONTATI IN UNA GRANDE MOSTRA INTERNAZIONALE APPRODATA AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI testi di Manuela Puddu, Gianfrancesco Canino, Elisabetta Grassi, Maria Letizia Pulcini, Federica Doria e Stefano Giuliani 88 a r c h e o
Il menhir di Gedilis, presso Laconi (Oristano). Simili apprestamenti sono una delle espressioni piú caratteristiche del megalitismo e sono ampiamente diffusi nel territorio sardo. Santa Teresa di Gallura Li Muri
Arzachena
Li Lolghi Porto Torres
Monte d’Accoddi
Olbia
Sassari Alghero
Mar di Sardegna
Nuraghe Losa
Mont’e Prama
Nuoro Abini
Dorgali
Abbasanta Sorgono
Cabras
Oristano Santa Vittoria di Serri
Barumini
Orroli
Mar Tirreno
Arrubiu Suelli
Iglesias
Cagliari Quartu Sant’Elena Sant’Antioco
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SPECIALE • SARDEGNA MEGALITICA
L’EREDITÀ NURAGICA
di Stefano Giuliani
L
a principale eredità lasciata dalla civiltà nuragica è sicuramente costituita dal paesaggio, ancora oggi costellato dai resti di migliaia di nuraghi. Quasi tutti ebbero diverse fasi di riutilizzo con svariate funzioni sin dall’età punica e romana, come mostrato ad esempio da un tesoretto di monete di datazione varia, dall’età repubblicana al VII secolo d.C., rinvenuto presso il nuraghe Losa (Abbasanta) ed esposto in questa sezione. Nonostante una facies archeologica chiaramente nuragica non sia piú riconoscibile dopo il VI secolo a.C., il popolamento della Sardegna rimase caratterizzato per secoli da genti principalmente di ascendenza nuragica, che acquisirono poi le strutture culturali puniche e romane e attraversarono notevoli cambiamenti politici, sociali ed economici, in alcuni casi con persistenze o fenomeni di ibridazione culturale. Ne sono un esempio i depositi votivi ellenistici, i cui materiali mostrano una convergenza tra il mondo fenicio-punico o romano e quello nuragico. Da fonti storiografiche, archeologiche, epigrafiche e linguistiche possiamo ricostruire il quadro di un popolamento della Sardegna in età storica con diversi livelli di romanizzazione: pienamente integrati nella koinè romana gli abitanti dei centri urbani, quasi tutti costieri, che restituiscono comunque anche reperti ceramici di tradizione locale, probabilmente relativi a indigeni urbanizzati; piú legati a tradizioni indigene i componenti di quelle che Plinio il Vecchio definisce Civitates Barbariae, comunità non urbanizzate che popolavano l’interno dell’isola, note anche epigraficamente e ancora turbolente nel VI secolo d.C., se Giustiniano dovette spostare a Forum Traiani la sede del 106 a r c h e o
IL TRAMONTO DEL MEGALITISMO La società sarda dell’età del Ferro, rispetto ai secoli precedenti, appare molto diversa e basata su nuove forme di organizzazione sociale. Il sistema territoriale incentrato sui nuraghi entra in crisi e si ampliano gli insediamenti non direttamente connessi a un nuraghe. Il cambiamento progressivo è imputabile a dinamiche già presenti all’interno della società, accelerate dal contatto sempre piú frequente con altre civiltà. A partire dal IX secolo a.C., infatti, il materiale nuragico è presente nei corredi funebri in Etruria, e già dall’VIII i Fenici sono stabilmente stanziati sulle coste sarde. Lo specchio del popolamento della Sardegna dell’età del Ferro è costituito dalle figure riprodotte nei bronzetti, che raffigurano le varie componenti della società, e vengono deposti con frequenza come ex voto soprattutto nei santuari, su basi come quella che è possibile vedere nella sezione della mostra dedicata all’argomento. All’inizio dell’età del Ferro (X secolo a.C.) il nuraghe è diventato un simbolo culturale e politico rappresentativo del gruppo eminente, e per questo la sua forma viene riprodotta in oggetti di diverso tipo, sia funzionali sia esclusivamente decorativi, diventando allo stesso tempo oggetto di culto e offerta alla divinità. È il caso del collo di una fiasca del pellegrino proveniente da Romanzesu (Bitti), che allude alla forma di un nuraghe mediante la raffigurazione tramite tratti scanalati dei mensoloni che ne reggevano il terrazzo. Altri oggetti dell’età del Ferro spesso modellati a forma di nuraghe sono i cosiddetti bottoni in bronzo, in realtà verosimilmente amuleti destinati al santuario e non al corredo personale dell’offerente, come quelli provenienti da Sa Carcaredda (Villagrande Strisaili) e Abini (Teti), qui esposti. Sebbene l’attività di costruzione dei nuraghi sia ormai cessata almeno dal XII secolo, la maggior parte di quelli costruiti nei secoli precedenti è ancora funzionale e in molti casi l’uso continua o viene riconvertito con diverse destinazioni. Molti nuraghi attraversano cosí una fase di riutilizzo in chiave cultuale. Tra questi, il nuraghe Nurdole di Orani, trasformato in santuario intorno al 1200 a.C., che, oltre a un’importante quantità di bronzi figurati, ha restituito i conci che ne costituivano il coronamento, decorati con incisioni a losanghe, a zig-zag e ad altri motivi geometrici, che costituiscono un unicum nell’intera isola. (S. G.) Nella pagina accanto: statua in calcare di pugilatore, da Mont’e Prama (Cabras, Oristano). Prima Età del Ferro. Cagliari, Museo Archeologico Nazionale.
comandante militare della provincia per tentare di controllarle. Ancora nel 594 papa Gregorio Magno fa riferimento, nel suo epistolario, a una Sardegna in cui erano venerate pietre e legni, in riferimento a culti preromani in cui sono forse da vedere menhir, betili o pali totemici, se non addirittura alberi di boschi sacri, come il Nemus Sorabensis presso Fonni, in cui ancora i Romani praticavano il culto del dio dei boschi Silvano.
Moneta punica in bronzo, dal nuraghe Losa (Abbasanta, Oristano). 300-264 a.C. Cagliari, Museo Archeologico Nazionale. Al dritto, kore; al rovescio, protome equina e palma.
Il pantheon romano accolse ufficialmente il Sardus Pater come divinità, a simboleggiare l’accoglimento delle credenze e tradizioni religiose indigene.Altre persistenze culturali si ebbero per esempio nella toponomastica, nell’onomastica (si veda il contributo di Piergiorgio Floris nel catalogo della mostra), nella cultura materiale e forse anche nell’organizzazione sociale delle popolazioni non urbanizzate, che ebbero frequenti episodi di ribellismo contro l’autorità romana, come mostrato a r c h e o 107