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Archeo n. 444, Febbraio 2022

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2022 SCIENZA E SOCIETÀ PALAFITTE DI LUCONE

LAZIO

RELIGIONE NELL’ANTICO IRAN SPECIALE HATTUSA

Mens. Anno XXXVIII n. 444 febbraio 2022 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

CATACOMBE DI NEPI

GLI ANTICHI E LA FIDUCIA NELLA SCIENZA LE CATACOMBE DI NEPI LOMBARDIA

VITA QUOTIDIANA AL TEMPO DELLE PALAFITTE LUOGHI DEL SACRO

NEI GRANDI SANTUARI DELL’ANTICO IRAN

HATTUSA

NUOVE SCOPERTE NELLA CAPITALE DEGLI ITTITI

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 9 FEBBRAIO 2022

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ARCHEO 444 FEBBRAIO

L’INTERVISTA

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

I tornanti della libertà

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

6

SCAVI I secoli di Patavium 6 di Giampiero Galasso

SCOPERTE Ibridi di successo PASSEGGIATE NEL PArCo Il piú celebre tra i fuggiaschi

8 10

di Daniele Fortuna, Sandra Gatti

RECUPERI Traffico... ferroviario ALL’OMBRA DEL VULCANO Intelligenza artificiale e restauri «impossibli»

12

IN DIRETTA DA VULCI Archeologia in passerella

SCAVI 20

di Carlo Casi

A TUTTO CAMPO Monti Aurunci: un passato da scoprire

Scene di vita sul lago scomparso

46

di Cristina Ferrari

22

di Federico Saccoccio

MUSEI Il segreto dell’elmo ARCHEOFILATELIA Palafitte e case lacustri

24 26

di Luciano Calenda

L’INTERVISTA

46

«Basta che tu disprezzi ragione e scienza... e ti avrò in mio potere» 32

ARCHEOLOGIA CRISTIANA

incontro con Giuseppe Cambiano, a cura di Silvia Camisasca

di Stefano Francocci

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Nella grotta delle sante reliquie

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di Alessandro Mandolesi

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ARCHEO 444 FEBBRAIO

€ 6,50

www.archeo.it

di Alessandra Ghelli

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IN EDICOLA IL 9 FEBBRAIO 2022

SCOPERTE Cacciatori, ma non troppo FRONTE DEL PORTO La tutela scende sott’acqua

Presidente

2022 SCIENZA E SOCIETÀ

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

L’INTERVISTA

GLI ANTICHI E LA FIDUCIA NELLA SCIENZA

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

LAZIO

Mens. Anno XXXVIII n. 444 febbraio 2022 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE HATTUSA

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

RELIGIONE NELL’ANTICO IRAN

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

CATACOMBE DI NEPI

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

Federico Curti

PALAFITTE DI LUCONE

Anno XXXVIII, n. 444 - febbraio 2022 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

In copertina i resti della ziqqurat di Choga Zanbil (Iran), l’esempio piú grande e meglio conservato di questo tipo di monumenti al di fuori della Mesopotamia.

LE CATACOMBE DI NEPI LOMBARDIA

VITA QUOTIDIANA AL TEMPO DELLE PALAFITTE LUOGHI DEL SACRO

NEI GRANDI SANTUARI DELL’ANTICO IRAN

arc444_Cop.indd 1

HATTUSA

Comitato Scientifico Italiano

NUOVE SCOPERTE NELLA CAPITALE DEGLI ITTITI

27/01/22 15:48

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Silvia Camisasca è giornalista. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro Conti è ricercatore in etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Cristina Ferrari è archeologa. Daniele Fortuna è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Stefano Francocci è direttore del Museo Civico di Nepi. Giampiero Galasso è giornalista. Sandra Gatti è referente scientifica del Progetto Rotta di Enea. Alessandra Ghelli è funzionario archeologo subacqueo del Segretariato Regionale per la Calabria e del Parco archeologico di Ostia antica. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Massimiliano Marazzi è professore ordinario di culture dell’Egeo e Anatolia presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Marta Rivaroli è storica del Vicino Oriente antico e storica delle religioni. Federico Saccoccio è dottorando in scienze dell’antichità e archeologia all’Università di Pisa.


LUOGHI DEL SACRO/12 I millenni di un sacro banchetto

66

di Marta Rivaroli

66 Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Una rupe e due verità 110 di Francesca Ceci

84 SPECIALE

110 LIBRI

Ritorno a Hattusa 112

84

a cura di Massimiliano Marazzi

Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina (e p. 73 in basso) e pp. 66/67, 70/71, 74 (alto), 86/87, 88-91, 92/93, 94-95, 98/99 (alto), 102, 104/105 – Andreas M. Steiner: p. 3 – Cortesia Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso: pp. 6-7 – Glenn Schwartz/John Hopkins University: p. 8 – Parco archeologico del Colosseo: pp. 10-11 – Cortesia Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: pp. 12-13 – Parco Archeologico di Pompei: pp. 14-15 – Cortesia «Sapienza» Università di Roma-Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo-Facciali: pp. 16-17 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: p. 19; elaborazione G. Luglio: p. 18 – Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 20-21 – Edoardo Vanni: p. 22 – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia-Ufficio Comunicazione e Promozione: p. 25; Mauro Benedetti: p. 24 – Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles: pp. 32/33 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 34-35, 38, 43; Zuma Press: p. 36; Fototeca Gilardi: p. 37; CM Dixon/Heritage Images: pp. 38/39; Album/Fine Art Images: pp. 40/41; Album/ Larrieu Licorne/Kharbine Tapabor: p. 72 (alto); Erich Lessing/Album: p. 76 – Cortesia MAVS, Museo Archeologico della Valle Sabbia: pp. 46-47, 48/49, 49, 50-57 – Stefano Francocci: pp. 58-59, 60/61, 64-65 – Archivio Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: pp. 61, 62-63 – Persepolis Fortification Archive Project: p. 71 – Doc. red.: pp. 72 (basso), 78, 81, 82-83, 110-111 – Alamy Stock Photo: pp. 77, 84/85 (basso) – da: Javier Álvarez-Mon, Gian Pietro Basello, Yasmina Wicks (acura di), The Elamite World, Oxford 2018: pp. 79, 80 – da: Andreas Schachner, Hattuscha. Auf der Suche nach dem sagenhaften Reich der Hethiter, Monaco di Baviera 2011: elaborazioni alle pp. 86, 92 – Archivio della Missione Italiana di Cooperazione a Hattusa: pp. 96-97, 98/99 (basso), 100-101, 103, 104 (basso, a sinistra) – da Jürgen Seehr, Gods carved in stone. The Hittite rock sanctuary of Yazılıkaya, Istanbul 2021: elaborazioni alle pp. 104 (basso, a destra), 105 – Cippigraphix: cartine alle pp. 48, 60, 68/69, 87. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


FRONTE DEL PORTO a cura di Claudia Tempesta e Cristina Genovese

LA TUTELA SCENDE SOTT’ACQUA IL PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA HA ULTERIORMENTE AMPLIATO IL PROPRIO CAMPO DI INTERVENTO, ESTENDENDO LE ATTIVITÀ DI CONTROLLO E RICERCA ANCHE AL PATRIMONIO SOMMERSO. E, FIN DALLE PRIME IMMERSIONI, NON SONO MANCATI RISULTATI DI NOTEVOLE INTERESSE

C

ostruita alla foce del Tevere, Ostia era il porto fluviomarittimo di Roma. Il fiume non costituiva una linea di confine o un limite territoriale, ma era parte integrante dell’Urbe e la attraversava come una grande «arteria cittadina». Cuore pulsante della città, il suo corso era animato da numerose imbarcazioni, che ne solcavano le acque, trasportando ogni genere di mercanzia. Il Tevere era la principale «via d’acqua» del territorio ostiense, ma non l’unica. A partire dalla prima età imperiale, con la costruzione dei Porti di Claudio e Traiano, nell’ottica di un potenziamento delle strutture portuali, teso a garantire l’approvvigionamento,

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in primo luogo alimentare, si attuò una trasformazione del territorio a destra del Tevere, il cosiddetto «Trastevere ostiense».

GESTIRE LE PIENE Alla realizzazione di una serie di canali artificiali, quali «vie d’acqua interne», di collegamento tra i Porti Imperiali e il Tevere, si accompagnò l’esecuzione di opere di «sistemazione fluviale», volte alla diminuzione della portata di piena, al fine di limitare, quanto piú possibile, le esondazioni. Queste ultime, tra l’altro, ci sono note anche grazie a un’iscrizione rinvenuta a Portus nel 1836: «Claudius (…) fossis ductis a Tiberi operis portus caussa

emissisque in mare urbem inundationis periculo liberavit» (CIL XIV, 85), datata al 46 d.C. Proprio la costruzione di uno di questi canali artificiali, iniziata dall’imperatore Claudio e terminata da Traiano, la cosiddetta «Fossa Traiana» (odierno Canale di Fiumicino), ha trasformato il Trastevere ostiense in un’isola artificiale, l’Isola Sacra. Le attività di tutela e ricerca interdisciplinare condotte all’interno del Parco archeologico di Ostia antica hanno restituito e continuano a restituire importanti dati per la conoscenza e ricostruzione del paesaggio antico. Indagini archeologiche e geoarcheologiche hanno


In alto: strutture archeologiche del Parco monitorate dal Servizio Tutela Patrimonio culturale subacqueo. A sinistra: uno dei fusti di colonna individuati nella Fossa Traiana. Nella pagina accanto: ipotesi ricostruttiva della laguna navigabile dell’Isola Sacra.

evidenziato, per esempio, come a seguito della costruzione del Porto di Claudio si assista, in prossimità della linea di costa di età imperiale, alla formazione di una duna costiera, il cosiddetto tombolo, che ha favorito, a est della stessa, lo sviluppo di una laguna dalla forma allungata, regolarizzata al fine di renderla navigabile. All’interno di questa «via d’acqua» parallela all’antica linea di costa, collegamento tra la Fossa Traiana e il Tevere, intorno alla metà del III

secolo d.C. affondarono due imbarcazioni lignee, denominate Isola Sacra 1 e Isola Sacra 2, oggetto di indagine dal 2011.

UN NUOVO SERVIZIO Degli antichi traffici commerciali, che animavano i porti ostiensi e le vie d’acqua, rimangono, inoltre, testimonianze tangibili sugli argini e sui fondali. E proprio per conoscere, tutelare, salvaguardare e conservare queste memorie storiche il Parco archeologico di

Ostia antica ha attivato il servizio di Tutela del Patrimonio Culturale subacqueo, curato dal funzionario archeologo subacqueo con il supporto tecnico operativo dei Reparti di Specialità dell’Arma dei Carabinieri: Nucleo Carabinieri Subacquei di Roma e Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma. Nel corso di un sopralluogo per il monitoraggio dei fondali, sono stati individuati e documentati, nella Fossa Traiana, a 5 m di profondità, tre fusti di colonna in marmo e, in seguito, recuperato campioni per la caratterizzazione mineralogico-petrografica al fine di individuarne le cave di estrazione. Attualmente è al vaglio dei tecnici del Parco la valutazione del protocollo di tutela piú idoneo da attuare, prevedendo, anche, l’eventuale recupero delle colonne. Le attività di recupero di carichi dispersi nelle acque del Tevere, ma non solo, erano praticate, conosciute e attuate a Ostia e a Roma già in epoca antica da professionisti di settore, gli urinatores (da urinari, -are «tuffarsi sott’acqua»), organizzati in associazioni di mestiere come documenta una nota serie di iscrizioni di epoca imperiale. Alessandra Ghelli

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L’INTERVISTA • SCIENZA E SOCIETÀ

«BASTA CHE TU

DISPREZZI RAGIONE E SCIENZA... E TI AVRÒ IN MIO POTERE» incontro con Giuseppe Cambiano, a cura di Silvia Camisasca


IL RAPPORTO, TANTO ANTICO QUANTO CONTROVERSO, TRA SCIENZA E SOCIETÀ, È TORNATO PREPOTENTEMENTE D’ATTUALITÀ CON LA DIFFUSIONE DELLA PANDEMIA, MONOPOLIZZANDO IL DIBATTITO PUBBLICO. UN TEMA, QUESTO, CARO A UNO DEI PIÚ FINI PENSATORI DEL NOSTRO TEMPO, CHE ALL’ARGOMENTO HA DEDICATO BUONA PARTE DEI SUOI STUDI, GIUSEPPE CAMBIANO, PROFESSORE EMERITO DI STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA PRESSO LA SCUOLA NORMALE SUPERIORE DI PISA E SOCIO NAZIONALE DELL’ACCADEMIA DEI LINCEI E DELL’ACCADEMIA DELLE SCIENZE DI TORINO

G

iuseppe Cambiano ha iniziato dallo studio della filosofia antica, in particolare del pensiero di Platone (Platone e le tecniche, 1991; Come nave in tempesta. Il governo della città in Platone e Aristotele, 2016), producendo anche sintesi generali (Storia della filosofia antica, 2004, piú volte riedita, e I filosofi in Grecia e a Roma. Quando pensare era un modo di vivere, 2013), per poi estendere le sue ricerche agli usi delle filosofie antiche nella filosofia contemporanea A sinistra: il professor Giuseppe Cambiano. Sulle due pagine: Peste in una città antica, olio su tela di Michael Sweerts. 1650-1652 circa. Los Angeles, Los Angeles County Museum of Art. a r c h e o 33


SCAVI • LOMBARDIA

SCENE DI VITA SUL LAGO SCOMPARSO NON LONTANO DALLA RIVA OCCIDENTALE DEL GARDA, IN UN’AREA PALUSTRE OGGI NASCOSTA DALLA VEGETAZIONE, GLI ARCHEOLOGI STANNO INDAGANDO UN INSEDIAMENTO PALAFITTICOLO RISALENTE ALL’ETÀ DEL BRONZO. PORTANDO ALLA LUCE REPERTI DI STRAORDINARIA SUGGESTIONE, TRA CUI… LA PIÚ ANTICA PORTA D’ITALIA! di Cristina Ferrari 46 a r c h e o


L’

acqua ha sempre rappresentato un’importante risorsa e via di comunicazione per le comunità umane, che, fin dall’antichità, l’hanno sfruttata e hanno abitato in zone vicine a laghi e fiumi. Abitare in simili luoghi, però, comportava il rischio di continue variazioni del livello dell’acqua stessa e di inondazioni e, di conseguenza, la necessità di adattarsi ad ambienti molto ricchi ma anche per loro natura «instabili». Un adattamento che trova la sua espressione nella costruzione di abitazioni sopraelevate, le palafitte, che già dal Neolitico e fino al Bronzo Finale (dal 5300 al 900 a.C. circa), continuando raramente come fenomeno residuale nell’età del Ferro (fino al 500 a.C. circa), hanno caratterizzato il paesaggio della Pianura Padana e dell’arco alpino, con la fondazione di

villaggi sia sulle sponde dei grandi laghi (Garda, Iseo, Idro, Lecco, Maggiore), sia intorno a bacini piú piccoli, laghetti inframorenici, stagni, paludi, torbiere e fiumi.

UN SITO TRANSNAZIONALE Nel 2011 l’iscrizione del sito seriale «Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino» nella Lista del Patrimonio UNESCO ha coinvolto 111 abitati, selezionati tra i circa 1000 esistenti tra Austria, Francia, Germania, Italia, Slovenia e Svizzera, e ha confer mato l’impor tanza scientifica e l’unicità di tali insediamenti, ma anche la necessità della loro conservazione. Del sito seriale transnazionale

fanno parte 19 palafitte italiane, suddivise in 7 grandi macroaree tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (piccoli laghi e torbiere del Piemonte, Lago Maggiore e Laghi Varesini tra Piemonte e Lombardia, Lago di Garda tra Lombardia e Veneto, fiumi tra Lombardia e Veneto, laghi e torbiere del Trentino, Berici ed Euganei del Veneto, fiumi e paludi tra Veneto e FriuliVenezia Giulia), a cui fanno capo anche «siti associati», insediamenti che non rientravano in tutti i criteri di selezione, ma ai quali si riconosce comunque un grande valore, tra cui quelli di Lagozza e di Polada, che danno il nome ad

Nella pagina accanto: il recupero di un boccale, un recipiente da mensa ampiamente attestato nel repertorio delle forme ceramiche in uso nell’abitato palafitticolo del Lucone di Polpenazze (Brescia). In basso: un’immagine della campagna di scavo condotta nel sito nel 2014.

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ARCHEOLOGIA CRISTIANA • NEPI

NELLA GROTTA DELLE

SANTE RELIQUIE OLTRE MILLE SEPOLTURE – TRA CUI QUELLA DI UN SANTO MARTIRE RITROVATO DOPO 1500 ANNI «ANCORA INTIERO E INCORROTTO» – CENTINAIA DI LUCERNE, MIRABILI AFFRESCHI DI ETÀ MEDIEVALE: NELLA CITTADINA LAZIALE DI NEPI È OGGI NUOVAMENTE VISITABILE, DOPO UN LUNGO OBLIO, LA CATACOMBA DI SANTA SAVINILLA di Stefano Francocci

F

ra gli antichi cimiteri che testimoniano della fede dei primi cristiani, la catacomba di S. Savinilla a Nepi (Viterbo) è una fra le piú importanti del Centro Italia. Situata una quarantina di chilometri a nord di Roma, l’area sepolcrale presenta, infatti, peculiarità e conserva memorie storiche che ne fanno un mo-

numento di grande interesse. Il padre dell’archeologia cristiana, Giovanni Battista De Rossi (1822-1894), visitando il luogo ebbe modo di osservare che: «È tutto spogliato: pure da qualche residuo delle chiusure de’ loculi e da qualche lettera graffita sulla calce, che quivi ho osservato, raccolgo, il sistema esserne stato simile a quello dei vicini cimiteri dei Capenati». Sulle due pagine: la galleria principale (A1) della catacomba di S. Savinilla a Nepi (Viterbo). A sinistra: l’area presbiteriale della chiesa di S. Tolomeo fuori le Mura, con l’ingresso alle gallerie (A1 e B1) della catacomba.

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LUOGHI DEL SACRO/12

I MILLENNI DI UN

SACRO BANCHETTO

LA VICENDA DI UN CONVIVIO RITUALE MOLTO PARTICOLARE, RAFFIGURATO IN SANTUARI RUPESTRI E RIFLESSO NELL’ARTICOLAZIONE ARCHITETTONICA DI UN CELEBRE COMPLESSO TEMPLARE, SEMBRA ATTRAVERSARE L’INTERA STORIA RELIGIOSA DELL’ANTICO IRAN, DALLE ORIGINI FINO ALL’ETÀ DI ALESSANDRO MAGNO... di Marta Rivaroli

I

l territorio chiamato Iran, conosciuto in passato come Persia, rimanda nel nome alla presenza di genti iraniche nell’area dell’antica Anshan (Fars) a partire dal I millennio a.C. I Persiani si inserirono in un contesto geopolitico complesso, noto come Elam, che ha

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Naqsh-i Rustam. Particolare dei rilievi della tomba del re achemenide Serse I, morto nel 465 a.C. Secondo uno schema consueto per questo genere di monumenti, il sovrano appare in piedi, su un podio a gradoni, di fronte a un altare del fuoco, anch’esso su un podio. Entrambi stanno su una piattaforma sostenuta dalle personificazioni delle province.

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SPECIALE • ITTITI

forme architettoniche originali. Nell’arco di tempo che vede la sua massima fioritura, fra il 1550 e il 1180 a.C., Hattusa è andata articolandosi su tre poli: la cosiddetta «Città Vecchia» (detta anche «Città Bassa»), la «Città Nuova» (o «Città Alta») e l’area dell’Acropoli (Büyükkale), che domina sul-

la prima e si apre sulla seconda. Questa tripartizione si riflette anche nelle fonti scritte cuneiformi contemporanee. L’antica capitale rappresenta oggi non soltanto il centro piú esteso che si conosca nella regione, ma anche il piú complesso sotto il profilo urbano, comprendente for-

I TRE POLI DI UNA CAPITALE Carta topografica dell’area di Hattusa: in evidenza i monumenti e le aree di maggiore rilievo. L’abitato si articola in tre nuclei principali: la «Città Vecchia» (o«Città Bassa»), la «Città Nuova» (o «Città Alta») e l’area dell’Acropoli (Büyükkale).

86 a r c h e o


me architettoniche sconosciute altrove nell’area del plateau anatolico. La cosiddetta «Città Bassa», originariamente caratterizzata da stradelle fra abitazioni di svariata grandezza, mutò il suo aspetto già agli inizi del XV secolo a.C., con la costruzione

Mar Nero Istanbul

Ankara

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Antalya

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Mar Mediterraneo

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Il caratteristico paesaggio del plateau anatolico nel quale sorse e si sviluppò la città di Hattusa. a r c h e o 87


SPECIALE • ITTITI

In alto: carta topografica dell’area di Hattusa con le aree nelle quali la missione italo-tedesca ha svolto i lavori di rilevazione tridimensionale e le ricerche architettoniche ed epigrafiche dal 2014 a oggi. Sulle due pagine: la cittadina di Boghazkale (già Boghazköy) vista dalla Città Alta di Hattusa. 92 a r c h e o


ITALIA E GERMANIA INSIEME PER HATTUSA Il progetto di cooperazione fra la missione archeologica tedesca dell’Istituto Archeologico Germanico di Istanbul, diretta da Andreas Schachner, e il Centro Interistituzionale Euromediterraneo (CEM) dell’Ateneo Suor Orsola Benincasa di Napoli è nato nel 2014. Partendo dalle esperienze dell’équipe del CEM nel settore della rilevazione tridimensionale soprattutto durante gli otto anni (2003-2011) di ricerca condotta in collaborazione con il Ministero della Cultura greco sul sito di Monastiraki a Creta – un palazzo minoico di epoca protopalaziale –, si decideva di sperimentare sul complesso urbano della capitale ittita le nuove procedure di rilevazione, elaborazione e generazione di modelli «dinamici» messe a punto nel corso del tempo. Tre erano i fini primari che si intendeva raggiungere: il primo, quello di affinare e sviluppare ulteriormente le tecnologie già sperimentate, soprattutto per quanto concerne le procedure di fusione/interpolazione dei modelli e quelle della loro manipolazione in ambiente virtuale; il secondo riguardava il testare nuovi dispositivi hardware particolarmente avanzati, sia commerciali, ma non ancora impiegati nella ricerca archeologica, sia non presenti sul mercato, ma elaborati nei laboratori universitari e fino a quel momento impiegati soprattutto nelle indagini relative a manufatti sommersi; il terzo, infine, consisteva nello stabilire quanto, specifici protocolli di rilevazione tridimensionale, potessero essere applicati all’analisi delle grandi iscrizioni monumentali in scrittura geroglifica presenti nella capitale. La ricerca, che ha visto la partecipazione anche di studenti turchi e tedeschi particolarmente

interessati alle pratiche di rilevazione tridimensionale sul campo, è stata sostenuta, a cominciare dal 2015, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, e si è svolta con regolarità annuale fino a oggi. Al CEM dell’Ateneo Suor Orsola Benincasa si è inoltre aggiunto, a cominciare dal 2018, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse dell’Università Federico II di Napoli per una serie di ricerche petrografiche e geostatiche. Negli anni sono stati indagati e rilevati quattro settori significativi: l’area settentrionale della Città Alta, e, in particolare quella caratterizzata dal picco roccioso del Nishantepe e quella adiacente l’originario grande bacino artificiale, dove si trovavano due cappelle ipogeiche ricavate nel terrapieno che lo delimitava; l’area del «Grande Tempio» nella Città Bassa, con il complesso degli edifici amministrativi e di culto a questo annessi; la gola, compresa fra le alture di Ambarlıkaya e Büyükkaya, che delimitava la città a nord-est e attraverso la quale si doveva svolgere il percorso della cinta muraria che chiudeva il rilievo di Büyükkaya; l’intero santuario rupestre di Yazılıkaya, ricavato nella formazione rocciosa che si erge pochi chilometri a nord-est della capitale. Negli anni 2019-2021 è infine iniziato il rilievo delle tre grandi porte urbiche della Città Alta, con le loro sculture: la «Porta dei Leoni» a sud-ovest, la «Porta delle Sfingi» collocata in cima al grande terrapieno fortificato che si erge nella parte piú meridionale della città, e la «Porta del Re» collocata nel percorso della fortificazione che delimita il versante orientale della Città Alta.


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Archeo n. 444, Febbraio 2022 by Archeo - Issuu