2021
I VIGNETI DI ROMA
NAPOLEONE
DANTE E GLI ETRUSCHI
TAS SILG
SPECIALE LA VITE E IL VINO
Mens. Anno XXXV n. 439 settembre 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
STORIE DI VARIETÀ E RICCHEZZA
I LUOGHI DEL SACRO
VITE E IL VINO
ROMA
NELLA CITTÀ DEI VIGNETI
I MILLENNI DI UN SANTUARIO MALTESE
MOSTRE
NAPOLEONE ALLO SPECCHIO
IL SOMMO POETA ERA ETRUSCO?
ANNO DANTESCO
www.archeo.it
IN EDICOLA IL 7 SETTEMBRE 2021
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ARCHEO 439 SETTEMBRE
LA € 5,90
SOMMARIO EDITORIALE
Dieci litri di vino in un sol sorso
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
6
SCOPERTE Il sito di Boker Tachtit, in Israele, restituisce nuove prove della convivenza fra uomo di Neandertal e Homo sapiens 6
A TUTTO CAMPO Lo studio di un particolare tipo di anfore sembra provare come il vino fosse al centro di una vera e propria guerra commerciale già in epoca etrusca 20
Grappoli d’uva a perdita d’occhio
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di Daniele Manacorda
«Sommo poeta e pontefice etrusco»
34 € 5,90
www.archeo.it
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IN EDICOLA IL 7 SETTEMBRE 2021
M GER UR U O SA RIS LE CO MM PE E RT O he
62
amministrazione@timelinepublishing.it
Presidente
Comitato Scientifico Internazionale
VITE E IL VINO
STORIE DI VARIETÀ E RICCHEZZA
Mens. Anno XXXV n. 439 settembre 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE LA VITE E IL VINO
Amministrazione
TAS SILG
Impaginazione Davide Tesei
DANTE E GLI ETRUSCHI
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it
LA
NAPOLEONE
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
In copertina scena dionisiaca con iniziazione di Arianna ai Misteri, rielaborazione da un vetro cammeo (Napoli, MANN) e da pannelli in marmo con Danza delle Menadi (Madrid, Prado).
Federico Curti
I VIGNETI DI ROMA
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
62
di Giuseppe M. Della Fina
2021
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
48 LETTERATURA
ARCHEO 439 SETTEMBRE
Anno XXXVII, n. 439 - settembre 2021 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
48
di Massimiliano Munzi, Simone Pastor e Nicoletta Bernacchio
STORIA
di Alessandro Mandolesi
di Andreas M. Steiner
Napoleone allo specchio
di Sara Rojo Muñoz
ALL’OMBRA DEL VULCANO La Villa B di Oplontis apre per la prima volta le sue porte al pubblico, offrendo la possibiltà di seguirne in diretta il restauro 10
SCAVI A Gerusalemme, la scoperta di un tratto di muro conferma l’aspetto della capitale di Giuda nell’età del Ferro 16
MOSTRE
ROMA
NELLA CITTÀ DEI VIGNETI I LUOGHI DEL SACRO
I MILLENNI DI UN SANTUARIO MALTESE
arc439_Cop.indd 1
MOSTRE
NAPOLEONE ALLO SPECCHIO
ANNO DANTESCO
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto
IL SOMMO POETA ERA ETRUSCO?
05/08/21 17:50
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Maria Giulia Amadasi Guzzo è stata professore ordinario di epigrafia semitica presso «Sapienza» Università di Roma. Cristiana Battiston è direttrice del Gruppo Archeologico Ambrosiano. Simone Bergamini è archeologo. Nicoletta Bernacchio è curatrice della mostra «Napoleone e il mito di Roma». Silvia Breccolotti è funzionario architetto del Parco archeologico di Ostia Antica. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Michele Cupitò è professore associato di preistoria e protostoria all’Università degli Studi di Padova. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Marco Firmati è direttore del Museo Archeologico del Chianti senese di Castellina in Chianti e del Museo Archeologico e della Vite e del Vino di Scansano. Giampiero Galasso è giornalista. Gianfranco Gazzetti è direttore nazionale dei Gruppi Archeologici d’Italia. Francesca Grassi è guida turistica. Marina Lo Blundo è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Daniele Manacorda è stato professore ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Simona Mileto è archeologa. Massimiliano Munzi è curatore della
LUOGHI DEL SACRO/8
Ad Astarte «signora di Malta»
68
di Maria Giulia Amadasi Guzzo
68 Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Il tentatore riluttante 112 di Francesca Ceci
84 SPECIALE
La vite e il vino
112 LIBRI
114
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testi di Andrea Zifferero, Marco Firmati e Valerio Zorzi, con contributi di Cristiana Battiston, Gianfranco Gazzetti, Alessandra Pecci, Massimo Vidale, Simona Mileto, Simone Bergamini e Michele Cupitò
mostra «Napoleone e il mito di Roma». Simone Pastor è curatore della mostra «Napoleone e il mito di Roma». Alessandra Pecci è professore associato di archeometria alla Universitat de Barcelona. Sara Rojo Muñoz è dottoranda in Scienze dell’Antichità e Archeologia all’Università di Pisa. Renato Sebastiani è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Tiziana Sorgoni è funzionario restauratore conservatore del Parco archeologico di Ostia Antica. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Andrea Zifferero è professore associato di etruscologia e antichità italiche all’Università di Siena. Valerio Zorzi è agronomo. Illustrazioni e immagini: Stefano Nava: tavole a colori in copertina e alle pp. 84-88, 90-93, 99, 110 – Doc. red.: pp. 3, 66-70, 72-79, 82-83 – Weizmann Institute of Science: Elisabetta Boaretto: pp. 6 (alto), 7 (basso) – Israel Antiquities Authority: p. 7 (alto); Omry Barzilai: p. 6 (basso); Clara Amit: p. 7 (centro) – Soprintendenza ABAP Marche: p. 8 – Parco archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Soprintendenza ABAP Friuli-Venezia Giulia: pp. 12-13 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 14, 15 (centro) – 3DS Max, Mental Ray, Photoshop: p. 15 (alto) – City of David: Koby Harati: pp. 16, 17 (basso, sinistra, centro e destra) – City of David Archive: Shalom Kveller: p. 17 (alto) – Cortesia degli autori: pp. 20-22, 40-43, 45, 55 (sinistra), 80, 81 (basso), 106-109, 111, 112-113 – Ufficio stampa Maria Chiara Salvanelli: pp. 24-25 – Christian Montuori: p. 26 – Alamy Stock Photo: pp. 34-37 – da: Roma nell’altomedioevo: topografia e urbanistica, Roma 2004: p. 38 – Shutterstock: pp. 38/39, 39, 44 – Mondadori Portfolio: Erich Lessing/Album: pp. 48/49; Electa/Bruno Balestrini: p. 62 – Fine Art Images/Heritage Images: p. 63; AKG Images: pp. 64/65 – Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali pp. 50-51, 52 (alto), 54, 56-57 – Musée d’Yverdon et région: Sarah Carp: p. 52 (basso) – Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica: p. 53; Giuseppe Schiavinotto: pp. 58/59 – Comune di Milano, Galleria d’Arte Moderna: p. 55 (destra) – Andrea Zifferero: pp. 96, 86/87 – Giovanna Bosi: p. 97 (alto, sinistra e destra) – Cortesia Attilio Scienza: p. 97 (basso, a sinistra) – Valerio Zorzi: p. 97 (basso, a destra) – Andreas M. Steiner: pp. 98, 100 – Marco Firmati: pp. 101, 103 – da: Castellina in Chianti, Museo Archeologico del Chianti senese, Milano-Siena 2014: pp. 102/103, 104 (destra, alto e basso) – Museo Archeologico del Chianti Senese, Castellina in Chianti: pp. 104 (sinistra), 105 – Cippigraphix: cartine a p. 71; rielaborazione grafica alle pp. 94/95 (da: Gaetano Forni, La matrice euromediterranea della nostra viticoltura. La prospettiva pluridisciplinare, in Archeologia della vite e del vino in Toscana e nel Lazio, Firenze 2012). Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano
A TUTTO CAMPO Sara Rojo Muñoz
IL VINO ETRUSCO: UNA CONCORRENZA TRA GRAND CRU? GRAZIE ALLA LORO FORMA, ALCUNE CLASSI DI ANFORE POSSONO RIVELARE, IN DETERMINATI CONTESTI, L’ORIGINE DEL CONTENUTO E LA SUA QUALITÀ. E LA REPLICA DEL MEDESIMO TIPO CI AIUTA A RICOSTRUIRE UNA «GUERRA DEL VINO», SENZA ESCLUSIONE DI COLPI, TRA CERVETERI E VULCI
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arziale, poeta centro produttore del I secolo fabbricava le proprie Caeretana Nepos ponat, Setina putabis. d.C., segnala il vino anfore, possiamo Non ponit turbae, cum tribus illa bibit di Caere (Cerveteri) dire che le rotte dei come una bevanda vini antichi sono Se Nepote ti versa il vino di Caere, ti sembrerà di Sezze. da intenditori, da quasi tutte ben Non lo versa a tutti, lo beve con tre amici condividere al conosciute, dalle (Marziale, Epigrammi XIII, 124) massimo con tre vigne sino al luogo di persone. Come consumo: tra le piú Caere, molte città dell’Etruria sono note per la foggia e la qualità del menzionate dalle fonti, quali terre contenuto vanno ricordate le anfore di eccellenza per la coltura della provenienti dalle isole di Chio e di vite e per il carattere pregiato Samo. Dal VI secolo a.C. fino a tutto dei vini (in particolare quelli di il periodo romano, il vino è una Gravisca, Statonia, Luni, Fiesole, voce importante nell’economia Arezzo e Chiusi): per essere delle città mediterranee: il calcolo ricordati da poeti, naturalisti della quantità di anfore rinvenute e scrittori di tecnica agraria, i negli scavi è essenziale per vini prodotti in terra etrusca ricostruire le quote di mercato che dovevano aver raggiunto un livello ciascun centro si assicurava sui qualitativo tale da affermarsi nel luoghi di consumo. già variegato panorama vinicolo del Mediterraneo antico. FORME «SORELLE» Nel periodo etrusco e in età romana Nell’ultimo quarto del VII secolo la fama di un vino dipendeva quasi a.C. anche gli Etruschi iniziano a sempre, oltre che dai caratteri commerciare vino, in particolare nel organolettici, anche dalla sua Mediterraneo occidentale: è presenza sui mercati: il commercio possibile accertare se vi fosse dei vini si studia oggi con le carte di concorrenza tra le città nel distribuzione dei contenitori promuovere i propri prodotti? impiegati per il loro trasferimento La risposta potrebbe nascondersi Anfora da vino del tipo Py 3B, dal sito via mare, cioè le anfore da dietro un’anfora di forma stretta e di La Cougourlude a Lattara (Lattes, trasporto. Dal momento che ogni allungata, classificata Hérault, Francia).
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Qui sotto: un’anfora Py 3A dal relitto de La Love (Cap d’Antibes, Francia).
In alto: anfore ceretane nel relitto Grand Ribaud F (Var, Francia) in fase di scavo. A sinistra: anfora Py 3A, dal sito de La Liquière (Calvisson, Francia). In basso: anfore ceretane nel relitto Grand Ribaud F (Var, Francia).
grand cru (come si chiamerebbe oggi), subito riconoscibile dal contenitore, che conveniva trasportare in due formati (uno multiplo dell’altro), pronti per la vendita al dettaglio: la bevanda ebbe un grande successo nel Mediterraneo nord-occidentale durante molta parte del VI secolo a.C., stando agli eccezionali ritrovamenti di anfore nei siti celtici della Francia meridionale e iberici della Catalogna. Ma quale città produceva il tipo Py 3? I primi dati sulle Py 3B e 3A, emersi negli anni Ottanta del secolo scorso, indicano Caere: le anfore
dall’archeologo francese Michel Py con il tipo 3B, in grado di contenere 7 litri circa di vino. Il tipo 3B era l’anfora piú piccola, soprattutto se confrontata con la sorella maggiore, la 3A, di forma piú panciuta e capacità esattamente tripla (circa 21 litri di vino). I due tipi sono spesso associati nei carichi delle navi onerarie affondate nel Mar Tirreno e nel Mar Ligure: tra le piú note, quella di Cap d’Antibes, lungo la Costa Azzurra. Le dimensioni di queste anfore fanno pensare a un
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GRAPPOLI D’UVA A PERDITA D’OCCHIO
ALL’INDOMANI DELLA CADUTA DELL’IMPERO, ROMA SI SPOPOLA E SI MOLTIPLICANO LE AREE COLTIVATE. L’ANTICA METROPOLI, CINTA DALLE MURA AURELIANE, DIVENTA UNO STERMINATO VIGNETO. MA QUANDO, E PER QUALI RAGIONI, SI VERIFICÒ QUESTA PROFONDA – E DURATURA – TRASFORMAZIONE DEL PAESAGGIO URBANO? di Daniele Manacorda
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turisti del Settecento, per catturare il paesaggio dei luoghi che visitavano, salivano sui campanili, cosí da godere di una visione globale del posto e dei suoi abitanti. Questa curiosità di guardare l’oriz-
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zonte, per figurarsi quello che si stende al di là, è un’esperienza affascinante, che oggi satelliti e droni ci mettono ancor piú a portata di mano, alimentando in noi l’impressione di poter superare ogni limite.
Tuttavia, quello che vediamo è pur sempre il paesaggio odierno. Per trovare i precedenti, abbiamo bisogno di una gomma, che cancelli una a una le modifiche che ogni ambiente subisce ininterrottamente
Veduta di Roma da Monte Mario, olio su tela di Giovanni Paolo Pannini. 1749. Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie. Si noti l’ampia estensione di campi e vigneti che che circondavano la città.
nei giorni, negli anni, nei secoli. Questa gomma è la stratigrafia, che non cancella, ma piuttosto sfoglia i paesaggi, e ne ricostruisce le trasformazioni e le persistenze. È il motore di quella che oggi chiamiamo archeologia dei paesaggi, erede della topografia storica. A Roma, però, questo tipo di stratigrafia non può essere applicata, se non in rare occasioni, oppure in fazzoletti di territorio troppo esigui per restituire l’immagine di un paesaggio. Abbiamo però le narrazioni scritte, non molte in verità. Abbiamo le fotografie d’epoca, che cristallizzano la fase finale dei paesaggi di Roma, prima della trasformazione in Capitale. E abbiamo le cartografie: alcune davvero splendide, ma solo dal Cinquecento in poi. Strumenti meravigliosi che documentano le due dimensioni della città, ma non la sua profondità, cioè lo spessore del sedime urbano. Per rivedere i paesaggi perduti di una Roma
che non c’è piú dobbiamo allora chiudere gli occhi e guardarli con gli occhi della mente, alimentata dallo studio e dalla fantasia.
ROMA «DISABITATA» Nell’Urbe, il paesaggio delle vigne collega nello spazio e nel tempo una città antica, che fu ancora leggibile nei suoi tratti fondamentali fin verso l’XI secolo, e una città «moderna», giunta nella sua complessa continuità fino alla Roma contemporanea. Il paesaggio delle vigne le comprende entrambe sino alla sua rapida scomparsa nel cinquantennio intercorso tra la presa di Roma del 1870 e la prima guerra mondiale. Ne conosciamo bene la fine, ma non l’inizio, quando l’immensa metropoli imperiale si trasformò, all’interno delle mura di Aureliano, in uno sterminato vigneto, ancora minuziosamente misurato nella pianta di Giovanni Battista Nolli del 1748. Qui la prima impressione che ci colpisce è
l’enorme estensione del terreno non edificato. Dentro le mura si stendeva il «disabitato», un mare di vigne e di giardini, che copriva gran parte di quella che era stata un tempo la capitale dell’impero romano. Quando, dunque, Roma divenne un vigneto? Fu il prodotto di un lento processo di trasformazione del paesaggio urbano oppure di un cambiamento repentino e concentrato nel tempo? La risposta non è semplice. E forse per questo la secolare storiografia su Roma ha preferito non interrogarsi al riguardo. Ma oggi possiamo almeno domandarcelo. Sapendo che avere una domanda – senza la quale il lavoro dello storico non avrebbe senso – non significa avere già in tasca una risposta. Attualmente si tende a inquadrare nell’XI secolo l’esplosione dell’impianto della vite nel suburbio di Roma, fuori delle mura cittadine, mentre per i vigneti al loro interno a r c h e o 35
MOSTRE • NAPOLEONE E IL MITO DI ROMA
NAPOLEONE ALLO SPECCHIO TRA IMITAZIONE ED EMULAZIONE LA FIGURA DI NAPOLEONE SI FONDE CON I MODELLI DEL PASSATO: ALESSANDRO MAGNO, ANNIBALE, CESARE, AUGUSTO E COSTANTINO. DI TUTTI SI SENTE L’EREDE. SE LA RIVOLUZIONE FRANCESE TRASSE DALL’ANTICA ROMA IL TERMINE DI RIFERIMENTO REPUBBLICANO, NAPOLEONE BONAPARTE, DIVENUTO CONSOLE E POI IMPERATORE, FECE DELLA FRANCIA L’EREDE DIRETTA DELL’IMPERO ROMANO di Massimiliano Munzi
N
el secolo dei Lumi, mentre giungono a maturazione nuove idee identitarie, patriottiche, repubblicane, si carica di significato la figura di L. Giunio Bruto. Liberatore di Roma dalla monarchia tirannica dei Tarquini e primo console della repubblica (509 a.C.), Bruto è l’eroe della tragedia omonima di Voltaire (1730). Nella rilettura volterriana, che ne mette in risalto la complessa personalità segnata dal terribile conflitto interiore tra dovere di console e affetti di padre, Bruto si impone come emblema del nascente mito repubblicano. Anche M. Giunio Bruto, il Cesaricida, attira l’attenzione del maestro. Ne La mort de César (1735) è l’austero, rigido e rude nemico del potere dittatoriale, degno successore del grande avo. L’esemplarità del primo Bruto ritorna nel dipinto di David, elaborato appena prima della rivoluzione. 48 a r c h e o
Con le rivoluzioni americana e francese, gli eroi antichi si affermano come modelli di libertà repubblicana dalla forte valenza politica. Il richiamo al mondo antico non è piú ristretto alle élites, ma coinvolge l’intero corpo civico e le antichità assumono un ruolo di primo piano nella definizione della nazione e dello Stato moderno.
UN SALTO DI QUALITÀ Se per la rivoluzione americana (1776) Roma repubblicana è già il riferimento ideale, con la rivoluzione francese l’elaborazione del mito di Roma fa un salto di qualità. La repubblica giacobina si considera diretta erede di quella romana, oltre che di Sparta e Atene. La figura ideale di Bruto, che fonde i due personaggi storici, assurge ad archetipo. Bruto entra nell’onomastica e nella toponomastica, gli vengono dedicate feste durante le qua-
I littori riportano a Bruto i corpi dei suoi figli, olio su tela di Jacques-Louis David. 1789. Parigi, Museo del Louvre. I littori entrano nell’abitazione del console, raffigurato con le fattezze del bronzo capitolino, riportandogli i corpi dei figli da lui fatti giustiziare perché coinvolti in un complotto per il ritorno della monarchia.
li i cittadini giurano davanti ai suoi busti. Lo spazio pubblico è invaso da attributi tratti dall’antico: il berretto frigio indossato a Roma come copricapo dai liberti, emblema di libertà; il fascio littorio simbolo dell’imperium dei magistrati; il pugnale dei Cesaricidi. La prima campagna d’Italia è l’oc-
casione per trasferire le antiche icone repubblicane nella moderna erede di Roma sulla Senna. Il busto bronzeo del primo Bruto e quello marmoreo all’epoca attribuito al secondo Bruto, entrambi dei Musei Capitolini, sono tra le opere d’arte che, in forza dell’armistizio di Bologna (23 giugno 1796) e del
trattato di Tolentino (19 febbraio 1797), il papa deve consegnare alla repubblica francese. I due Bruti sfilano a Parigi il 27 luglio 1798, insieme agli altri capolavori portati dall’Italia. Sul primo dei carri del corteo trionfale si legge «Monumenti della scultura antica / La Grecia li cedette, Roma li ha pera r c h e o 49
LETTERATURA • DANTE E GLI ETRUSCHI
«SOMMO
POETA
E PONTEFICE
ETRUSCO» È POSSIBILE RINTRACCIARE UN LEGAME FRA DANTE ALIGHIERI E LA PIÚ IMPORTANTE DELLE CIVILTÀ PREROMANE? UNA DISCENDENZA DIRETTA, PUR DA ALCUNI EVOCATA, APPARE IMPROBABILE. AL DI LÀ DI QUALCHE INNEGABILE QUANTO CASUALE SOMIGLIANZA (VEDI IN QUESTE PAGINE), SONO NUMEROSE, INVECE, LE CONGIUNZIONI LETTERARIE... di Giuseppe M. Della Fina
In alto: un canopo (cinerario a forma umana), da Cetona. VI sec. a.C. Firenze, Museo Archeologico Nazionale. Nella pagina accanto: il ritratto di Dante nel Parnaso, affresco di Raffaello nella Stanza della Segnatura, una delle Stanze Vaticane. 1510-1511. 62 a r c h e o
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uello fra Dante Alighieri e gli Etruschi può sembrare un collegamento forzato e stimolato solo dall’occasione delle celebrazioni per ricordare il settimo centenario della morte del poeta, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321. Ma non è cosí. Non lo è su due piani: quello storico e quello della fortuna dell’autore della Divina Commedia.
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SPECIALE • VINO
LA VITE E IL VINO La prima bevanda alcolica prodotta con regolarità era la birra. Se ne conosce una prima produzione da parte dei Sumeri e se ne trova traccia nell’epos di Gilgamesh. Contenitori di pietra con resti organici che rivelano la presenza di una primitiva birra, fatta con acqua e cereali, sono stati trovati anche nel sito di Göbekli Tepe, in Turchia, risalente a 11 600 anni fa. E il vino? A quando possiamo far risalire la trasformazione del succo dell’uva in
bevanda pregiata? La zona di origine della coltivazione della vite e della produzione di vino si colloca tra la catena del Tauro, nella Turchia orientale, i Monti Zagros, nell’Iran occidentale, e il massiccio del Caucaso (Georgia, Azerbaigian e Armenia) in un periodo di tempo che si fa risalire a circa 8000 anni fa. E nella nostra Penisola? Lo scopriremo sfogliando le pagine di questo speciale, realizzato in collaborazione con il Gruppo Archeologico Am-
Durante l’inverno, la vigna veniva comunque curata e una delle attività era la zappatura: il fine era quello di creare monticoli di terreno, a distanze regolari, cosí da far respirare meglio il terreno e favorire l’assorbimento delle piogge.
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brosiano, associazione di volontariato da anni impegnata in ricerche sull’alimentazione nel mondo antico e che proprio alla vite e al vino ha, di recente, dedicato un documentatissimo volume, pubblicato dall’editore Mursia. Il libro si avvale della prefazione del nostro collaboratore Andrea Zifferero, di cui ricordiamo le affascinanti indagini sul vino etrusco (vedi «Archeo» n. 333, novembre 2012; anche on line su issuu.com). Allietano la lettura le tavole realizzate dall’archeologo Stefano Nava: non si tratta di semplici illustrazioni di fantasia, bensí – come molti lettori avranno già notato – di rielaborazioni di soggetti iconografici antichi. In alto: la coppa in vetro nota come Diatreta Trivulzio, conservata nel Museo Civico Archeologico di Milano. IV sec. d.C. In basso: il momento clou della viticoltura: la vendemmia.
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