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ARCHEO n. 432, Febbraio 2021

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ST I SE RA GR DE ET DI ROI DELLE ww w. M a rc A he o

DISCO DI NEBRA

BABILONIA TRA CIELO ETERRA

BRESCIA

GLI EREDI DI ALESSANDRO

SPECIALE LE STRADE ROMANE

TUTTI GLI EREDI DI ALESSANDRO

LUOGHI DEL SACRO

UNA CITTÀ FRA CIELO E TERRA

IL DISCO CELESTE DI NEBRA

LE ULTIME RIVELAZIONI

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 10 FEBBRAIO 2021

2021

Mens. Anno XXXV n. 432 febbraio 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 432 FEBBRAIO

ARCHEOLOGIA E NAZIONALISMI

€ 5,90


SOMMARIO EDITORIALE

Dalle strade alle stelle

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

SCAVI Con la conclusione degli scavi nell’area di via Alessandrina, a Roma, il Foro di Traiano recupera un’ampia porzione della sua grandiosa piazza INCONTRI Il Teatro Argentina di Roma dà il via alla settima edizione di «Luce sull’archeologia»

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FRONTE DEL PORTO Un apparato informativo totalmente rinnovato permette di «leggere» la storia di Ostia e dei suoi monumenti 18

di Claudia Abatino

44

di Marta Rivaroli

Nebra vent’anni dopo

44 MUSEI

Sulle ali della vittoria

ESCLUSIVA 12

Una città fra cielo e terra

di Claudia Tempesta e Alberto Tulli

A TUTTO CAMPO Lo studio delle antiche specie animali è un alleato prezioso per l’archeologia e contribuisce a ricostruire la storia e le abitudini delle comunità umane 22 6

I LUOGHI DEL SACRO/2

30

66

di Cristina Ferrari

di Andreas M. Steiner

di Catia Fauci

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66 IN EDICOLA IL 10 FEBBRAIO 2021

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ARCHEO 432 FEBBRAIO

ST I SE RA GR DE ET DI ROI DELLE M A he o.

di Alessandro Mandolesi

€ 5,90

www.archeo.it

ALL’OMBRA DEL VULCANO Un nuovo intervento di restauro ha interessato la Casa del Fauno, una delle residenze piú eleganti e ricche dell’intera Pompei 14

2021

Presidente

DISCO DI NEBRA

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Mens. Anno XXXV n. 432 febbraio 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE LE STRADE ROMANE

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

GLI EREDI DI ALESSANDRO

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

BRESCIA

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

Federico Curti

BABILONIA TRA CIELO ETERRA

Anno XXXVII, n. 432 - febbraio 2021 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

In copertina il disco di Nebra, interpretato, per via della raffigurazione della volta celeste, come un vero e proprio strumento astronomico. 1600 a.C. Halle, Museo Preistorico.

ARCHEOLOGIA E NAZIONALISMI

LUOGHI DEL SACRO

TUTTI GLI EREDI DI ALESSANDRO

arc432_Cop.indd 1

UNA CITTÀ FRA CIELO E TERRA

IL DISCO CELESTE DI NEBRA

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis

LE ULTIME RIVELAZIONI

28/01/21 16:39

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Claudia Abatino è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Siena. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Catia Fauci è archeologa. Cristina Ferrari è archeologa. Daniele Fortuna è assistente tecnico del Parco archeologico del Colosseo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Umberto Livadiotti è cultore della materia in storia romana presso «Sapienza» Università di Roma. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Marta Rivaroli è storica delle religioni. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Claudia Tempesta è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Alberto Tulli è responsabile dell’Ufficio Valorizzazione del Parco archeologico di Ostia Antica.


ARCHEOLOGIA DELLE NAZIONI/7 Tutte le piccole patrie

74

di Umberto Livadiotti

74 Rubriche

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L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Per sanare quel fragile corpo

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di Francesca Ceci

LIBRI

112

SPECIALE Strade romane

La grande rete

90

di Flavio Russo

Illustrazioni e immagini: Cortesia Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen Anhalt: pp. 37, 38; Juraj Lipták: copertina e pp. 3, 31, 32 (basso), 33 (basso), 36/37, 42; Karl Schauer: pp. 39, 40-41, 43; M. Ritchie: p. 34 – Cortesia Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura: pp. 6-7 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: p. 8 – Da: Rodolfo Lanciani, Forma Urbis Romae, Edizioni Quasar, Roma 1988: p. 9 – Cortesia Soprintendenza ABAP Molise: pp. 10-11 – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 14-15 – Cortesia Parco archeologico di Ostia antica: p. 19; Studio InkLink: p. 18 – Cortesia Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 20-21 – Claudia Abatino: pp. 22, 23 (basso) – Cortesia Jacopo De Grossi Mazzorin: p. 23 (alto) – Shutterstock: pp. 30/31, 44/45, 46 (basso), 48/49, 61 (alto), 64/65, 74/75, 77, 80-84, 85 (alto), 87, 88/89, 90/91, 98/99, 108-109 – Mondadori Portfolio: Erich Lessing/Album: pp. 46 (alto), 61 (basso); Album/Prisma: pp. 51, 62/63; AKG Images/Bible Land Pictures: p. 57 (alto); AKG Images: p. 57 (basso); Album/Josep R. Casals: pp. 58/59; AKG Images/Alain Le Toquin: p. 85 (basso); Historica Graphica Collection/Heritage-Images: p. 110 – Doc. red: pp. 35, 49, 50/51, 52-55, 59, 60, 76, 78-79, 86, 92-93, 95, 98, 100/101, 105, 106/107, 111 – Da: https://archeologie.culture.fr/: p. 56 – Cortesia Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia: pp. 70-71: Fotostudio Rapuzzi: pp. 66/67; Alessandra Chemollo: pp. 68-69; Renato Corsini: pp. 72-73 – Flavio Russo: ricostruzioni virtuali e tavole alle pp. 101, 102-103; foto alle pp. 104/105 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 33, 47, 65, 94 – Patrizia Ferrandes: cartine alle pp. 96/97, 99. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


n otiz iario

SCAVI Molise

NELLA VILLA D’UN MAGISTRATO ASSAI BENVOLUTO

N

egli ultimi anni il territorio di Venafro, l’antica Venafrum (Isernia) è stato teatro di significative scoperte, che hanno contribuito a ricostruire il quadro delle dinamiche insediative antiche in un territorio strategico: la fertile pianura venafrana, chiusa tra le Mainarde e il Matese e al centro di molteplici collegamenti naturali

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i contatti culturali e commerciali con le popolazioni vicine, fu infatti abitata fin dalla preistoria. In particolare, in località Ficora di Morra – che si trova allo sbocco della strettoia che collega la Campania al Molise – sono stati effettuati, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

del Molise, importanti rinvenimenti: già nel 2014, durante i lavori per la realizzazione di un metanodotto, erano stati individuati e parzialmente scavati due insediamenti neolitici con capanne e focolari con resti di pasto, nonché tracce di fauna pleistocenica. La grande quantità di ossidiana rinvenuta in entrambi i siti è


fino in epoca tardo-antica, della quale è stato possibile rimettere in luce una porzione della pars rustica, con magazzini, ambienti di stoccaggio, canalette e una piccola fornace per la produzione di laterizi; la grande residenza si estende verso nord, dove probabilmente, come testimoniato da tessere di mosaico anche in pasta vitrea visibili sul terreno, si trovava la pars Nella pagina accanto: località Ficora di Morra (Venafro, Isernia). Veduta dall’alto dell’area indagata, con i resti di una grande villa rustica edificata agli inizi del I sec. d.C. e in uso fino all’età tardo-antica. In questa pagina, dall’alto: uno degli

ambienti della villa rustica in corso di scavo; l’anello sigillo in bronzo che ha permesso di identificare in Maecius Felix il proprietario della villa; una delle tombe facenti parte del nucleo necropolare, impiantato fra le macerie della villa fra il VI e il VII sec. d.C.

risultata proveniente in gran parte da Lipari, probabilmente attraverso la Puglia, a testimonianza dei passaggi di uomini e greggi lungo quelli che poi diverranno i percorsi tratturali che ancora oggi caratterizzano il paesaggio molisano. Uno dei due siti mostra continuità di vita dal Neolitico fino all’età del Bronzo, a cui risale un fossato con palizzata purtroppo intercettato solo parzialmente. Quelle ricerche avevano anche rivelato che gli strati di frequentazione pre-protostorica erano stati in parte obliterati da strutture di epoca romana, una circostanza ora confermata dai lavori intrapresi per la sostituzione di un vecchio sostegno per i cavi

elettrici. Le indagini preventive hanno infatti riportato alla luce la porzione meridionale di una grande villa rustica, la cui esistenza era stata data pressoché per certa per la presenza di materiale ceramico e frammenti di pavimento in cementizio visibili sul terreno attorno al traliccio da sostituire. «Le strutture – spiega Maria Diletta Colombo, funzionario archeologo e direttore delle indagini – sono state rinvenute a pochi centimetri dall’attuale piano di campagna, come avviene sempre in territorio molisano; dell’edificio, quindi, si conserva poco piú del livello di fondazione: si tratta di una grande abitazione di campagna, costruita agli inizi del I secolo d.C. e abitata

dominica. Il ritrovamento di un anello sigillo in bronzo ci ha svelato anche il nome di uno degli ultimi proprietari del complesso: si tratta di Maecius Felix, il quale, tra la fine del IV e gli inizi del V secolo d.C., fu patrono di Venafro e governatore della provincia del Sannio. Questo importante magistrato ci era noto finora solamente grazie a una sola attestazione, la base di una statua rinvenuta nella zona del Foro di Venafrum (oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), che gli venne dedicata dai decurioni e da tutto il popolo per la sua benevolenza e quella dei suoi antenati (CIL X 4863). Nell’iscrizione si ricorda che Maecius Felix fu anche civitatis Venafranae defensor e questo ci permette di confermare che la villa è appartenuta proprio a lui: nel cartiglio è infatti perfettamente leggibile l’abbreviazione CVD. Dopo l’abbandono e il crollo delle strutture, tra il VI e il VII secolo d.C. tra le macerie fu sistemato un piccolo nucleo necropolare con quattro sepolture». Giampiero Galasso

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ESCLUSIVA • NEBRA

NEBRA

VENT’ANNI DOPO Sulle due pagine: veduta dalla cima del Mittelberg (la «Montagna di mezzo»), l’altura nei pressi della cittadina di Nebra e luogo di ritrovamento dell’ormai celebre disco. Sullo sfondo il monte Kyffhäuser. Nella pagina accanto: particolare del disco con l’elemento circolare che, secondo le ipotesi piú recenti, rappresenterebbe sia il sole, sia la luna piena, a seconda dell’utilizzo del manufatto. 30 a r c h e o


PORTATO ALLA LUCE DA SCAVATORI CLANDESTINI NELL’ESTATE DEL 1999, IL DISCO DI NEBRA PUÒ SENZ’ALTRO PUNTARE AL TITOLO DI REPERTO ARCHEOLOGICO PIÚ ANALIZZATO DI SEMPRE. EPPURE NON RIESCE A LIBERARSI DEL SUO «PECCATO ORIGINALE»: L’ESSERE STATO TROVATO IN UN CONTESTO E IN CONDIZIONI ANCORA AVVOLTE DALL’INCERTEZZA di Andreas M. Steiner

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MUSEI • BRESCIA


SULLE ALI DELLA VITTORIA UN NUOVO ALLESTIMENTO IN GRADO DI ESALTARNE LA BELLEZZA E, AL CONTEMPO, GARANTIRNE LA CONSERVAZIONE, ACCOGLIE DAL MESE SCORSO LA STATUA DIVENUTA UNO DEI SIMBOLI DI BRESCIA. UN EVENTO DI GRANDISSIMO RILIEVO, SOLO TEMPORANEAMENTE OSCURATO DALL’EMERGENZA SANITARIA di Cristina Ferrari

Tutte le immagini si riferiscono alla Vittoria Alata, statua bronzea databile alla metà del I sec. d.C., al suo allestimento nel Capitolium e al suo restauro. Sulle due pagine: la testa della statua. I capelli sono trattenuti da una fascia illuminata da agemine in argento, che riproducono foglie probabilmente di mirto e rosette.

L

a Vittoria Alata, la statua bronzea divenuta uno dei simboli di Brescia, ha definitivamente lasciato Firenze, dopo un intervento di restauro durato oltre due anni, e, come avevamo anticipato (vedi «Archeo» n. 429, novembre 2020; anche on line su issuu.com) è rientrata «a casa». Ora si offre nuovamente all’ammirazione del pubblico all’interno del Capitolium (l’antico tempio dedicato alla triade capitolina), con un nuovo allestimento altamente tecnologico, che ne esalta le caratteristiche storiche ed estetiche, ma che tiene anche conto di tutte le sue esigenze strutturali, per garantirne la conservazione. Al momento in cui scriviamo, l’inaugurazione, inizialmente a r c h e o 67


ARCHEOLOGIA DELLE NAZIONI/7

TUTTE LE PICCOLE PATRIE IL NOSTRO CONTINENTE PULLULA DI GRUPPI ETNICI DEMOGRAFICAMENTE ESIGUI CHE, IN NOME DELLA STORIA, RIVENDICANO A SÉ LO STATUS DI NAZIONE E IL DIRITTO DI ESSERE RICONOSCIUTI COME ENTITÀ STATALI. E COSÍ, SULL’ONDA DI ISTANZE POLITICHE CONTINGENTI E SPESSO EFFIMERE, SI RIACCENDONO SOPITE «PASSIONI ARCHEOLOGICHE»… di Umberto Livadiotti

F

ra le tante scritte che ritornano sui murales di Bilbao (capoluogo della provincia spagnola di Biscaglia), ce n’è una dall’apparenza particolarmente incomprensibile: «Euskal Herria». In realtà, non è altro che l’espressione con cui in euskara, cioè nella la lingua autoctona, si indicano i Paesi Baschi. Questa piccola regione, incassata fra i Pirenei e il Golfo di Biscaglia, in gran parte in territorio spagnolo con una propaggine in suolo francese, rappresenta forse il

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caso piú noto, in Europa, di ostinato irredentismo regionale. Il nazionalismo basco trova uno dei suoi puntelli in quello che potremmo definire un reperto archeologico davvero anomalo: la lingua. Un reperto «animato», dalle origini antichissime, riuscito a sopravvivere nonostante il notevolissimo afflusso – negli ultimi centocinquant’anni – di lavoratori ispanofoni immigrati nelle città industriali della regione e nonostante le politiche centraliste dei governi

spagnoli. L’euskara si differenzia nettamente, per forma e struttura, non solo dal castigliano, ma da tutte le altre lingue indoeuropee. Da dove essa tragga origine rimane però, ancora oggi, tema di dibattito. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, alcuni eruditi locali andavano sostenendo che il basco dovesse essere considerata la madre di tutte le lingue, quella insomma parlata prima della costruzione della Torre di Babele. Tesi che non trovarono neppure allora grandi


Orfeo, il mitico cantore trace che al suono della sua lira ammaliava tutte le creature viventi, nella versione realizzata dallo scultore Krum Damyanov nei pressi di Kardzhali in Bulgaria. Nella seconda metà del Novecento, il richiamo all’antica Tracia ha finito con il trasformarsi in una vera e propria «tracomania».


IGNOTO, MA NON TROPPO «Skopje 2014» è il nome di un progetto di riassetto urbanistico voluto (quand’era al governo) dal partito nazionalista macedone VMRODPMNE. L’intento era quello di attribuire alla capitale nord-macedone, ancora segnata dal terremoto che nel 1963 ne distrusse buona parte del centro, uno stile e una atmosfera neoclassicheggianti.

Ma sia dal punto di vista estetico-architettonico, sia dal punto di vista finanziario il progetto è stato molto criticato. La spesa, difficile da quantificare con precisione, è stata nell’ordine di diverse centinaia di milioni di euro. Il piano ha portato alla ricostruzione di un’ampia area centrale della città: in particolare all’edificazione di Skopje, Repubblica di Macedonia del Nord. Una veduta d’insieme e un particolare del monumento a un anonimo «guerriero a cavallo», ma nel quale è fin troppo facile riconoscere Alessandro Magno. 82 a r c h e o


una vasta piazza ornata di statue, tra cui primeggia con i suoi 24 m d’altezza quella in bronzo di un anonimo condottiero a cavallo, con spada sguainata, dalle riconoscibilissime fattezze di Alessandro Magno. In asse con questa piazza, è stato approntato un altro piazzale, anch’esso puntellato di statue, dominato questa volta dalla scultura, sempre in bronzo, di un condottiero a piedi, col braccio destro teso in alto e pugno chiuso, alta 15 m su un piedistallo di 13 emergente anch’esso da una fontana, facilmente identificabile in Filippo II. Ufficialmente le statue, forgiate l’una a Firenze e l’altra a Vicenza, sono denominate «cavaliere armato» e «guerriero» e si calcola che siano costate intorno agli 8 milioni di euro ciascuna. Nella piazza hanno trovato posto anche altre figure simbolo della presunta «memoria storica» del Paese. Da segnalare, oltre alla statua dell’imperatore bulgaro Samuele, anche quella in marmo di Giustiniano (nativo di un borgo nei dintorni di Skopje) seduto su un trono, alta 5 m piú 3 e mezzo di piedistallo. Il progetto originario prevedeva anche l’erezione di un padiglione a tholos e una «Porta Macedonia» in forma di arco trionfale. Un’altra statua (a cavallo) di Filippo II è stata innalzata, secondo programma, presso Avtokomanda, nella zona nord-orientale della città. Nel 2018, con l’avvento al potere dei socialdemocratici, il progetto è stato bloccato e si è cominciata la rimozione di alcune delle statue piú discusse.

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SPECIALE • STRADE ROMANE

LA GRANDE RETE PERCORSI SVILUPPATI CAPILLARMENTE IN TUTTE LE REGIONI DELL’IMPERO, LE VIE CONSOLARI RAPPRESENTANO UN VERO E PROPRIO CAPOLAVORO DI INGEGNERIA, NATO PER ESIGENZE BELLICHE, MA PRESTO TRASFORMATOSI IN UNO DEI PILASTRI DEL SISTEMA ECONOMICO di Flavio Russo

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Un tratto della via Appia poco fuori Roma. Costruita nel 312 a.C. per iniziativa del censore Appio Claudio Cieco, fu una delle strade piú importanti, tanto da meritarsi l’appellativo di regina viarum: partiva da Porta Capena e terminava a Capua, in Campania. In seguito, nel corso del II sec. a.C., venne prolungata fino alla città di Brindisi.

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