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ARCHEO n. 431, Gennaio 2021

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GIOVE DI VALENTANO

ROMA E POMPEI

UNA GRANDE ANTEPRIMA

ROMULUS

RICOSTRUIRE L’ANTICO

ROMULUS EROE FANTASY?

LA DIMORA DEGLI DÈI

L’AQUILA

ANTICHISSIME MADRI D’ABRUZZO

ESCLUSIVA

ANTICHE MADRI

LA VERA STORIA DEL GIOVE DI VALENTANO

SPECIALE ROMA E POMPEI

I LUOGHI DEL SACRO UNA NUOVA SERIE

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IN EDICOLA IL 9 GENNAIO 2021

2021

Mens. Anno XXXV n. 431 gennaio 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 431 GENNAIO

SPECIALE

€ 5,90


EDITORIALE

TREMENDUM ET FASCINANS Quante volte, nel nostro linguaggio pubblico e privato, ci è capitato di ricorrere alla distinzione tra «sacro e profano», quante volte bolliamo con il marchio della «profanazione» le malefatte dei nostri avversari? «Sacro e/o profano» è l’amore nell’arte, «da profani» è invece il discorso dell’incompetente di turno che s’immischia in discorsi di cui – spesso ostentando il contrario – non capisce granché; sicuramente è buona regola non combinare quei due ingredienti esistenziali che, similmente al sale e al pepe (di cui condividono, per puro caso, le iniziali), conviene tenere separati. Eppure, con ogni probabilità, anche chi possiede una sufficiente dimestichezza linguistica, ignora come al sacro il profano sia indissolubilmente legato. Gli sta, infatti, letteralmente davanti: la parola latina profanus si compone di pro- «davanti» e fanum, uno dei tanti nomi con i quali, in antico, veniva designato uno spazio particolare, diverso da ogni altro, «sacro» appunto. I luoghi del sacro sono terreno privilegiato della ricerca archeologica, perché «gli ambienti di questo tipo sono tra le memorie del passato meglio conservate», spiega Sergio Ribichini nell’introduzione alla nuova serie con cui inauguriamo il nuovo anno. Con essa compiremo un viaggio, lungo e denso di rivelazioni, alla ricerca del significato, del senso vero, che i grandi santuari del mondo antico, cosí miracolosamente sopravvissuti fino a oggi, racchiudevano per chi li aveva eretti. E, forse, seguendo un percorso che dalla Torre di Babele ci condurrà – passando per i templi faraonici, gli spazi religiosi dell’antico Iran, gli oracoli della Grecia, i luoghi sacri della fondazione di Roma e decine di altri ancora – fino alle porte del leggendario Tempio di Salomone, potremo avvicinarci a quell’ineffabile sensazione evocata dallo storico delle religioni Rudolf Otto in una sua celebre opera, Il sacro, pubblicata nel 1917. In essa lo studioso aveva proposto di definire il numinoso (cosí Otto chiama il fondamento ultimo della religione) come esperienza del «totalmente altro», percepito attraverso il suo duplice e complementare carattere di realtà terrificante (tremendum) e, al contempo, ammaliante, meravigliosamente splendida (fascinans). Un’esperienza che, soggiornando con «Archeo» nei luoghi del sacro, vi coinvolgerà. Perfino nella veste di semplici… profani. Andreas M. Steiner Amor sacro e amor profano, olio su tela di Tiziano Vecellio. 1515 circa. Roma, Galleria Borghese.


SOMMARIO EDITORIALE

Tremendum et fascinans 3 di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

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SCOPERTE Due importanti giacimenti preistorici pugliesi, Grotta Paglicci e Grotta Romanelli, si candidano a essere i siti nei quali per la prima volta il cane fu addomesticato 6 PASSEGGIATE NEL PArCo Il grandioso tempio di Venere e Roma è in corso di restauro: un intervento destinato a ripristinare l’unitarietà del complesso 10 FRONTE DEL PORTO Nella sua veste di porto di Roma, Ostia fu un centro nevralgico dell’impero, costituendo uno dei pilastri del suo sistema economico e commerciale 18

IN DIRETTA DA VULCI Si è concluso il restauro del Ponte della Badia, risanato dopo i gravi danni causati dall’alluvione del fiume Fiora 20 MUSEI La Campania saluta l’apertura del Museo Archeologico di Stabia «Libero D’Orsi», che documenta il lusso delle magnifiche ville dell’antica Stabiae 22

ESCLUSIVA

Quel divino emigrato 32 di Romualdo Luzi

L’ANTICO SULLO SCHERMO

«Lukwerkoloi somos, Ueliad gwenimos...» 46 di Umberto Livadiotti

46 I LUOGHI DEL SACRO/1

La dimora degli dèi

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di Sergio Ribichini

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In copertina ritratto in bronzo di Lucius Caecilius Iucundus, dal tablino della Casa di Lucio Cecilio Giocondo. Prima metà del I sec. d.C. circa. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

Presidente

Federico Curti Anno XXXVII, n. 431 - gennaio 2021 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Comitato Scientifico Internazionale

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

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Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Martina Almonte è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Stefano Camporeale è professore associato di archeologia classica all’Università di Siena. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro D’Alessio è direttore del Parco archeologico di Ostia antica. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Cristina Genovese è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Agata Grasso è archeologa. Umberto Livadiotti è cultore della materia in storia romana presso «Sapienza» Università di Roma. Romualdo Luzi è storico e scrittore. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Cynthia Mascione è responsabile del Laboratorio di disegno e documentazione archeologica del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali dell’Università di Siena. Federica Rinaldi è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Sergio Ribichini è studioso di storia delle religioni e delle civiltà del Mediterraneo antico. Claudia Tempesta è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica.


ICONOGRAFIA

Antichissime madri e amorevoli...

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di Agata Grasso

78 Rubriche

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L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA Un serpente per emblema

110

di Francesca Ceci

LIBRI

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SPECIALE

Roma e Pompei Anteprima dal Colosseo

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incontro con Alfonsina Russo, a cura di Flavia Marimpietri

Illustrazioni e immagini: Andreas M. Steiner: copertina (e p. 101) e pp. 88-94, 95 (basso), 98 (alto), 99, 100, 102, 104, 105 (basso), 106, 108-109 – Doc. red: pp. 3, 35 (basso), 41, 42, 43 (basso), 52/53, 53, 54-55, 64, 66, 70, 76-77, 111 – Cortesia Ufficio Stampa dell’Università di Siena: pp. 6-7 – Cortesia Soprintendenza ABAP Friuli-Venezia Giulia: p. 8 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 10, 11 (basso); A. Gratteri: p. 11 (alto) – Cortesia Parco archeologico di Segesta: pp. 14-15 – Cortesia Parco archeologico di Pompei: p. 17 (alto); Luigi Spina: pp. 16, 17 (basso) – Cortesia Parco archeologico di Ostia antica: pp. 18-19 – Cortesia Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 20-21 – Cortesia Museo Archeologico di Stabia «Libero D’Orsi»: pp. 22-23 – Archivio UniSiena: pp. 24-25 – Cortesia Ny Carlsberg Glyptotek: p. 35 (destra); Kim Nilsson: pp. 32/33 – Cortesia degli autori: pp. 34 (basso), 36-40, 78-79, 80, 81 (basso), 82, 83 (alto), 84 – Shutterstock: pp. 43 (alto), 60/61, 62, 68-69, 71 (sinistra) – Cortesia Sky TV: Francesca Fago: pp. 46/47, 49, 50/51, 56/57, 58/59 – Mondadori Portfolio: Electa/Massimo Teti: p. 48; Werner Forman Archive/Musei Capitolini, Roma/Heritage Images: p. 52; Paramount/Cortesia Everett Collection: p. 56; Mary Evans/AF Archive/Cinetext B: p. 57; Erich Lessing/Album: pp. 65, 67; AKG Images: pp. 71 (destra), 72-73, 110; Archivio Lensini/Fabio e Andrea Lensini: p. 81 (destra) – Studio Inklink: p. 75 – MuNDA, Museo Nazionale d’Abruzzo, L’Aquila: pp. 83 (basso), 85, 86 – Ufficio Stampa Electa: pp. 95 (sinistra), 96-97, 98 (destra), 102/103, 105 (destra), 107 – Cippigraphix: cartine alle pp. 34. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


ESCLUSIVA • VALENTANO

QUEL DIVINO

EMIGRATO UN RITRATTO MARMOREO DI GIOVE CONTRIBUISCE AL LUSTRO DI UN CELEBRE MUSEO, LA NY CARLSBERG GLYPTOTEK DI COPENAGHEN. MA COME È APPRODATO QUEL PREGEVOLE REPERTO DI EVIDENTE FATTURA MEDITERRANEA, NELLE FREDDE LANDE DELLA DANIMARCA? E, IN ORIGINE, A QUALE LUOGO DI CULTO APPARTENEVA? UNA LUNGA, AVVINCENTE, INDAGINE NE HA RIVELATO L’AVVENTUROSA VICENDA. CHE VI RACCONTIAMO IN ESCLUSIVA. PARTENDO DA UN PICCOLO CENTRO DEL VITERBESE... di Romualdo Luzi

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ra le molte leggende e storie di Valentano – cittadina dell’Alto Lazio situata a una trentina di chilometri a nord-ovest di Viterbo – che spesso sentivo raccontare da bambino, ce n’era una che affermava come, nel Giardino Rocchi, cioè nel dirupo retrostante la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Evangelista, esistes-

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Uno scorcio del Salone delle Feste della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen: evidenziata, in basso, a destra, la statua di Giove proveniente da Valentano e acquisita dal museo danese nel 1901.

se un cippo romano, sul quale troneggiava un «busto di Giove». Se dunque era esistito un «idolo» cosí importante, molto probabilmente si poteva trovare un luogo di culto a lui dedicato: e, infatti, molti raccontavano anche che le colonne di quel tempio erano state trasportate addirittura dentro la vicina Rocca dei Farnese, per realizzarne il bel cortile. Ma esisteva o era esistito davvero quel busto di Giove che molti cittadini asserivano fosse conservato in qualche luogo di Valentano, unitamente a un cippo votivo funerario in pietra lavica, sul quale, secondo la memoria orale del tempo, correva una dedica alla memoria di antichi cittadini romani? Solo una fonte avrebbe potuto aiutarci a risalire a una qualche verità sull’argomento: la «Sora Pierina», al secolo Petra

Corradi Bonita, la piú anziana «maestra» delle scuole elementari del paese che, nata a Valentano il 12 marzo 1893, era la fonte potenzialmente piú attendibile per confermare o smentire quei racconti.

I RICORDI DI UNA BIMBA Chiesi dunque di incontrare la Sora Pierina – che cordialmente continuerò a citare cosí, per familiarità, rispetto e amicizia – per parlare della storia del Giove, e lei si mostrò subito interessata, accennandomi di aver sentito parlare della statua dal proprio nonno, Filippo Corradi e da suo padre, Cesare. Fece subito mente locale e mi assicurò per certa l’esistenza del Giove, che lei, essendo allora una bambina, ricordava appena di avere visto. Come detto, ne aveva però sentito parlare e, stando ai racconti, la scultura sarebbe stata venduta verso la fine dell’Ottocento. In ogni caso, ricordava che suo nonno aveva a lungo scritto appunti sulla storia di Valentano e, forse, cercando in un fascicolo di fogli accantonati da qualche parte, sarebbe stato possibile ritrovare le note relative a questa circostanza. Ci sarebbe voluto del tempo per

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LUOGHI DEL SACRO/1

Veduta del Mount Hikurangi (Nuova Zelanda), montagna che la locale tribú degli Ngati Porou considera sacra e sulla quale si conservano queste grandi sculture in legno scolpito che ritraggono il dio Maui e la sua famiglia.

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LA

DIMORA ,

DEGLI DEI di Sergio Ribichini

La ricerca archeologica pone spesso di fronte all’osservatore monumenti di carattere religioso, per il semplice fatto che santuari, sacelli e altri ambienti di questo tipo sono tra le memorie del passato meglio conservate. La loro interpretazione come luoghi sacri dipende innanzitutto dalla natura dei ritrovamenti. Nel caso piú frequente è la stessa struttura architettonica di un’installazione a rivelarne la destinazione cultuale o la connessione con una particolare manifestazione di ciò che è ritenuto sacro; in altri casi la connotazione sacrale si deduce dal rinvenimento di oggetti e manufatti in tal senso qualificanti, come ex voto, iscrizioni, statue o altri oggetti indicativi di un culto.


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opografia del sito, pratiche rituali e credenze religiose possono essere intesi come i tre elementi capaci di individuare in autonomia un luogo consacrato. Tuttavia, definire uno spazio come «luogo sacro» è meno facile di quanto possa sembrare a prima vista. Dipende, in primo luogo, dal significato che l’osservatore moderno assegna a questa qualificazione, e al contempo, piú o meno indipendentemente, anche dal valore attribuito al termine «sacro» nella cultura in esame, correlatamente a quanto, nell’uno e nell’altro caso, può essere distinto come «profano». Dal punto di vista terminologico, poi, il «sacro» è un concetto individuato originariamente nelle religioni del Mediterraneo antico, poi arricchito con valori derivati dall’etnologia (mana, tabu, ecc.), e giunto a rappresentare uno degli strumenti per l’interpretazione moderna dei fatti religiosi. Nelle antiche lingue semitiche, e particolarmente in ebraico, il termine qodesh esprimeva la nozione di consacrazione/appartenenza a Dio e di purità religiosa, in riferimento a oggetti, luoghi e persone. Nell’Islam sono haram, inviolabili, i luoghi resi sacri dalla presenza divina e dagli atti religiosi (a cominciare dalla Ka‘ba e dai territori della Mecca), accessibili solo per il credente purificato. Nel mondo indiano la parola caitya designa in origine le caverne usate per le sepolture; indica poi i tumuli funerari e successivamente edicole con immagini cultuali, infine la sala monumentale con abside e navate, tipica del convento buddhista. Un particolare significato religioso si riconosce anche al termine tirtha, che indica inizialmente fiumi (si pensi al Gange), abbeveratoi, guadi o siti per fare il bagno lustrale. Nel lessico greco sembra possibile individuare un’alternativa tra hieros e hagios, per indicare rispettivamente il sacro come qualcosa di diverso e potente, e il sacro come oggetto di rispetto e timore. Nell’antica

Roma una tripartizione stabilita già alla fine dell’età repubblicana distingue le res sacrae (consacrate ritualmente) da quelle religiosae (principalmente le tombe) e dalle sanctae (le cose dotate di una sanctio legale, per esempio le mura o le porte di una città).

SPAZIO ASSOLUTO E SPAZIO RELATIVO In generale, per caratterizzare il sacro si possono utilizzare due criteri: da un lato sta il sacro per separazione, ciò che è stato scisso dall’uso quotidiano; dall’altro il sacro in positivo, la qualità indefinibile, ma evidente nei suoi effetti che distingue dal consueto taluni esseri e cose. Riserva e timore distinguono il primo aspetto, ammirazione e ricerca di familiarità il secondo. Tuttavia, nell’osservare ciò che nelle varie civiltà tende a differenziare lo spazio sacro rispetto al profano, lo studioso è chiamato a rendere conto non già di un’esperienza assoluta del sacro, come qualcosa di obiettivamente esistente, bensí delle ragioni per cui certi luoghi assumano carattere religioso, di volta in volta, in risposta a esigenze diverse. Pochi esempi chiariranno meglio il giudizio. La terra coltivabile può avere un valore sacro differente, a seconda che a identificarlo sia una popolazione di agricoltori oppure di allevatori, di nomadi o di marinai. Analogamente, una grotta può recare traccia di un culto funerario, eroico, divino, salutifero, ctonio, ecc., in dipendenza di significati a essa riconosciuti in una determinata cultura o tradizione mitica. Una tipologia dello spazio consacrato non può perciò rispondere a criteri fondati sulla semplice esperienza paesaggistica o a una generica sacralità della natura. Parimenti, una distinzione tra luoghi sacri urbani ed extraurbani, rurali, marittimi, o montani, nazionali, tribali o sovranazionali può assu-

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