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Archeo n. 421, Marzo 2020

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RAZZISMO NELL’ANTICHITÀ MAUSOLEO DI ELENA

MARMI DEL PARTENONE

È L’ORA DEL RITORNO

NANOTECNOLOGIE ROMANI IN AMERICA SPECIALE ULISSE

Mens. Anno XXXV n. 421 marzo 2020 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

NAVIGAZIONE

I ROMANI ALLA SCOPERTA DELL’AMERICA SCIENZA

RESTAURARE CON LE NANOTECNOLOGIE

SPECIALE

ULISSE

L’INCHIESTA

GLI ANTICHI ERANO RAZZISTI?

STORIE DI UN EROE MULTIFORME

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 10 MARZO 2020

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ARCHEO 421 MARZO

€ 5,90


EDITORIALE

QUEL SENSO DI SUPERIORITÀ Paura, odio, repulsione e disprezzo sono sentimenti che appartengono alla natura umana come quelli, dal tenore diametralmente opposto, del coraggio, dell’amore, dell’attrazione e della stima. E nel loro imperscrutabile alternarsi – potremmo sbrigativamente asserire – si dispiega gran parte della nostra esistenza. Sono sentimenti che presiedono anche a un’altra, eterna istanza dell’uomo, individuale e sociale: il suo bisogno di definire la propria e l’altrui identità. Una pretesa in nome della quale l’umanità moderna ha compiuto, come tutti sappiamo, passi falsi di indicibile gravità. Definiamo razzismo l’ostentazione della presunta superiorità di un gruppo di appartenenza nei confronti di un altro. Se non opportunamente tenuto a bada, quel convincimento sfocia in atti di discriminazione e oppressione sociale, fino ad arrivare, nei casi estremi, al genocidio. Ma quel sentimento è davvero «organico» a noi? E il suo periodico risorgere è dovuto al manifestarsi di un’irrefrenabile «natura» umana? La risposta, naturalmente, è «no!». Rimane il fatto che quella del razzismo – in tutte le sue forme, passate e moderne – rappresenta forse la piú potente ideologia mai inventata dall’umanità. Ma com’è potuto accadere, e quando? E quale può essere, a riguardo, l’insegnamento tramandatoci dagli antichi? Da sempre, la notazione delle caratteristiche fisiche – tra cui, soprattutto, il diverso colore della pelle – ha svolto un ruolo importante, anche nel mondo classico, greco e romano. Un mondo non certo esente da forme di xenofobia e discriminazione sociale, e, ancor piú, da «sensi di superiorità». Eppure, come leggiamo nell’articolo di apertura, firmato dallo storico Umberto Livadiotti, quel mondo il razzismo non lo conosceva. Le diversità fisiche – per esempio del colore della pelle – non avevano alcuna influenza sull’andamento della vita sociale. E anche nella lotta per la supremazia del proprio gruppo sul nemico, quelle differenze non erano rilevanti: quando i Romani conquistarono la Germania, non era il loro diverso aspetto fisico a confortarli nella consapevolezza di vincitori superiori, quanto la convinzione che gli abitanti transrenani fossero… gente stolta e incivile. Esistevano pregiudizi, quelli sí, ma di natura culturale (riferiti a bizzarre abitudini alimentari, religiose o linguistiche) e mai irreversibili: cosí, se Alessandro Magno sosteneva che i Barbari andavano trattati come bestie, alcuni di questi, un giorno, si sarebbero emancipati diventando Elleni. E se uno sprezzante Giovenale, da bianco, poteva arrogarsi il diritto di «deridere un negro» (perlopiú di modesto rango sociale), numerosi furono gli uomini dalla «pelle bruciata» che assursero ai massimi livelli della scala sociale… Andreas M. Steiner Particolare di un rilievo raffigurante un giovane scudiero etiope che cerca di placare un cavallo imbizzarrito, da dintorni di Colono. Prima metà del III sec. a.C. Atene, Museo Nazionale Archeologico.


SOMMARIO EDITORIALE

Quel senso di superiorità

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di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

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SCAVI Torna alla luce, sotto la Curia, nel Foro Romano, un sarcofago (vuoto), forse dedicato al culto del primo re della città, Romolo 6 SCOPERTE Un intervento d’archeologia condotto a Biandrate, nel Novarese, restituisce un nutrito gruppo di statuette femminili d’epoca neolitica 10

Guidoriccio da Fogliano alla prova dell’archeologia

MUSEI 20

DA ATENE

L’Atene che non ti aspetti

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L’Augusta, l’esorcista, e il presbitero 50 di Rocco Bochicchio, Alessandro Mascherucci e Raffaella Giuliani

di Valentina Di Napoli

LA DEMOCRAZIA NEL CUORE È l’ora del ritorno

34

di Louis Godart

50 RESTAURO

34

Alleati invisibili

58

di Silvia Camisasca

STORIA

Non solo bianchi

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di Umberto Livadiotti

ALL’OMBRA DEL VULCANO L’avvio dell’esplorazione della rete fognaria di Pompei svela un’autentica città sotto la città 18 A TUTTO CAMPO Il paesaggio dipinto da Simone Martini nell’affresco che ritrae

36

58 In copertina pendente in bronzo in forma di testa di Etiope, dall’Egitto, forse dalla regione del Delta. Epoca tolemaica, 332-30 a.C. New York, The Metropolitan Museum of Art.

Presidente

Federico Curti Anno XXXVI, n. 421 - marzo 2020 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Comitato Scientifico Internazionale

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Italiano

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Rocco Bochicchio è funzionario archeologo della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Francesca Boldrighini è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Silvia Camisasca è giornalista. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Valentina Di Napoli è archeologa. Roberto Farinelli è ricercatore e professore aggregato di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Maria Grazia Filetici è funzionario architetto presso il Parco archeologico del Colosseo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Raffaella Giuliani è ispettore delle catacombe di Roma presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Louis Godart è stato professore di civiltà egee all’Università Federico II di Napoli. Francesco Leone è membro del Comitato Scientifico della mostra «Ulisse. L’arte e il mito». Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Umberto Livadiotti è cultore


ARCHEOTECNOLOGIA

La «prima» scoperta dell’America 70 di Flavio Russo

70 Rubriche

82

SCAVARE IL MEDIOEVO

SPECIALE

di Andrea Augenti

testi di Antonio Paolucci e Fabrizio Paolucci

Quei vescovi impenitenti 108

Un eroe senza tempo 82

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Pesare le parole

108

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di Francesca Ceci

LIBRI

della materia in storia romana presso «Sapienza» Università di Roma. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Fernando Mazzocca è membro del Comitato Scientifico della mostra «Ulisse. L’arte e il mito». Alessandro Mascherucci è funzionario architetto della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Antonio Paolucci è presidente del Comitato Scientifico della mostra «Ulisse. L’arte e il mito». Fabrizio Paolucci è membro del Comitato Scientifico della mostra «Ulisse. L’arte e il mito». Sergio Ribichini è stato dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.

Illustrazioni e immagini: Mondadori Portfolio: p. 42; AKG Images: copertina (e p. 39) e pp. 42/43, 72/73, 76 (alto), 77, 105, 106/107, 110; Album/Prisma: pp. 3, 46 (basso), 71; Album/ Florilegius: p. 35; Dreamworks/Universal Pictures/Jaap Buitendijk: pp. 36/37; Album/Quintlox: pp. 38, 41 (basso); CM Dixon/Heritage-Images: p. 41 (alto); Album/The Metropolitan Museum of Art, New York: p. 43 (alto); Album: p. 45 (alto); Cortesia Everett Collection: pp. 46 (centro), 47; Fine Art Images/Heritage-Images: p. 70 – Doc. red.: pp. 6 (basso, a sinistra), 12 (centro e basso), 13, 14 (basso), 14/15, 21 (centro), 40, 44, 45 (basso), 46 (alto), 93 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 6 (destra), 7, 8, 16-17, 24 – Cortesia SABAP Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli: pp. 10-11 – Cortesia Parco archeologico di Ercolano: pp. 12 (alto), 14 (alto), 15 (basso) – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 18-19 – Inklink Musei-Simone Boni: illustrazione scientifica a p. 20 – Pier Angelo Niosi: p. 21 (alto) – Cortesia Comando Carabinieri TPC: p. 22 – Cortesia Museo dell’Acropoli, Atene: Giorgos Vitsaropoulos: p. 30 (alto); Socratis Mavrommatis: pp. 30 (basso), 31 – Shutterstock: p. 34 – Su concessione della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: Fabio Caricchia: pp. 50/51, 54-55, 56/57 – Su concessione del MiBACT/ Archivio Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma: Fabio Caricchia: pp. 52-53, 56 – Cortesia degli autori: pp. 58-69, 111 – Cortesia Flavio Russo: pp. 73, 7475, 76 (basso), 78-81 – Cortesia Studio Esseci, Padova: pp. 82, 84-92, 94 (destra), 96-97, 98-103 – Stefano Mammini: pp. 94 (sinistra, centro e basso), 95 – Royal Albert Memorial Museum & Art Gallery, Exeter: pp. 108-109 – Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

112

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Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


STORIA • IL COLORE DELLA PELLE

NON SOLO BIANCHI di Umberto Livadiotti

Nell’episodio dedicato alle guerre puniche della serie Barbarians Rising prodotta nel 2016 da History Channel, il cartaginese Annibale viene interpretato dall’attore afrobritannico Nicholas Pinnock. In un cartone educativo postato su YouTube nel 2017 dalla BBC, il capo della famiglia protagonista del racconto è un ufficiale dell’esercito romano dalla pelle scura. Nella serie TV Troy: Fall of a City, cooproduzione NetflixBBC del 2018, i panni di Achille, Patroclo, Enea e persino Zeus sono vestiti, rispettivamente, da un attore di origine ghanese, uno sudafricano, uno anglo-caraibico e uno anglo-nigeriano, tutti di pelle nera. Cresce dunque la presenza di attori neri nella rappresentazione televisiva o cinematografica dell’antichità, storica o mitologica e la tendenza desta spesso reazioni scandalizzate. Vale allora la pena di approfittarne per sviluppare alcune riflessioni. 36 a r c h e o


C

i si può anzitutto chiedere quanto il mondo classico fosse multiforme dal punto di vista della colorazione della pelle e, in particolare, se e quanto fosse diffusa la presenza di uomini dalla pelle nera. Poi ci si può, anzi ci si deve, domandare se questa varietà di pigmentazione venisse percepita nella stessa maniera in cui la percepiamo noi e se avesse riflessi di ordine sociale, politico o anche semplicemente culturale. Infine, resta da interrogarsi se abbia senso tenere presente questo aspetto nella immaginazione ricostruttiva del passato o se l’attenzione a questo elemento non sia piuttosto una spia del nostro modo ossessivo di categorizzare l’umanità secondo caratteristiche fisiche a cui diamo un valore razziale. Occorre innanzitutto cercare di fare chiarezza. Che cosa intendiamo, a chi ci riferiamo quando parliamo di uomini dalla pelle nera in riferimento al mondo antico? Una scena del film Il gladiatore (2000), in cui Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe) si batte nell’arena insieme a Juba (Djimon Hounsou, attore d’origine beninese).

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MUSEI • ROMA

L’AUGUSTA, L’ESORCISTA E IL PRESBITERO IL QUARTIERE DI TOR PIGNATTARA, NEL SUBURBIO ORIENTALE DI ROMA, PRENDE NOME DALLE PIGNATTE, CIOÈ DALLE ANFORE ANCORA OGGI VISIBILI NELLA VOLTA DEL MAUSOLEO IN CUI COSTANTINO FECE SEPPELLIRE LA MADRE ELENA. UN MONUMENTO FUNERARIO IMPONENTE, SORTO IN CORRISPONDENZA DI UN ALTRETTANTO IMPORTANTE SITO DEVOZIONALE: LE CATACOMBE DEI MARTIRI MARCELLINO E PIETRO. UN INSIEME, DUNQUE, DI GRANDE VALORE, ORA VISITABILE NELLA SUA INTEREZZA di Rocco Bochicchio, Alessandro Mascherucci e Raffaella Giuliani

I

l mausoleo di S. Elena e le catacombe dei Ss. Marcellino e Pietro costituiscono un complesso monumentale di fondamentale importanza per il quartiere di Tor Pignattara, nel suburbio orientale di Roma. Nel 2019, dopo lunghi lavori di restauro e allestimento e grazie alla proficua collaborazione tra la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, il Mausoleo è stato finalmente riaperto al pubblico, con la contemporanea inaugurazione di un Antiquarium, allestito al suo interno, a completamento di un percorso di visita che già annoverava, dal 2014, le sottostanti catacombe dei Ss. Marcellino e Pietro, che vantano una delle piú 50 a r c h e o

ricche espressioni della pittura pa- Roma, leocristiana giunte fino a noi. catacombe dei

AL III MIGLIO DELLA VIA LABICANA Tra il 315 e il 326 d.C., inaugurando la progressiva e programmatica cristianizzazione del suburbio, Costantino fece erigere una basilica funeraria a deambulatorio continuo, dedicata ai martiri Marcellino e Pietro, sopra la catacomba che ne custodiva i resti al III miglio dell’antica via Labicana (attuale Casilina), nella località ad (o inter) duas lauros, all’interno del possedimento imperiale noto come fundus Laurentus (o Lauretum) e già luogo di sepolcreti lungo l’antica consolare. Alla basilica era collegato – tramite un atrio rettangolare – un grande mausoleo

Ss. Marcellino e Pietro. Affresco con il Cristo tra i santi Pietro e Paolo e, in basso, l’agnello mistico acclamato dai santi Tiburzio, Gorgonio, Pietro e Marcellino. Fine del IV sec.


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ARCHEOTECNOLOGIA • TRAVERSATE OCEANICHE

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«PRIMA» SCOPERTA DELL’AMERICA LA DATA, COME TUTTI SANNO, FU IL 12 OTTOBRE 1492. EPPURE, DA QUALCHE ANNO, SI MOLTIPLICANO LE VOCI INTORNO A UNA NUOVA, RIVOLUZIONARIA IPOTESI: E SE NON FOSSE STATO CRISTOFORO COLOMBO A GETTARE, PER PRIMO, LE ANCORE DI FRONTE ALLE COSTE DELLE «INDIE»? di Flavio Russo

A

tutt’oggi si contano vari reperti archeologici che, inspiegabilmente, sarebbero stati rinvenuti lungo le coste del Sudamerica, del Canada, e delle isole limitrofe e che, inizialmente, sono stati assegnati alla enigmatica categor ia degli Ooparts (acronimo dell’inglese Out Of Place ARTifacts, «oggetti fuori posto»). Quando il loro numero è cresciuto, simili manufatti sono stati da alcuni considerati come una classe a sé stante e poiché sembravano possedere una qualche attinenza con il mondo classico occidentale, hanno suggerito, dapprima timidamente, poi in maniera piú insistente, una remota frequentazione del Nuovo Mondo da parte di Fenici,

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Ritratto di Eratostene di Cirene, lo scienziato greco (attivo fra il III e il II sec. a.C.) che calcolò la lunghezza del meridiano terrestre in circa 30/40 000 km.

Cartaginesi, Greci e, soprattutto, Romani. A questi ultimi, proprio per la natura e la quantità dei presunti ritrovamenti, sembrano potersi ascrivere contatti sistematici, forse persino stagionali, veri antesignani di rappor ti commerciali protrattisi per secoli. Le fonti, tuttavia, non ne fanno menzione, ma il silenzio si potrebbe spiegare anche con l’aver sempre ritenuto quelle coste come estreme propaggini dell’India (il medesimo errore che, del resto, commise anche Cristoforo Colombo, che le scambiò con quelle dell’Asia), per cui le eventuali menzioni non risulterebbero distinguibili da quelle riferite alle coste indiane propriamente dette. Per vagliare la verosimiglianza


L’Atlante Farnese, dalle terme di Caracalla a Roma. II sec. d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

di una simile ipotesi, è necessario analizzare argomentazioni distinte e distanti, che, tuttavia, raccordate in sequenza, convergono verso un’unica conclusione: i Romani, pur non avendone contezza, andarono e tornarono piú volte dall’America! A sostegno delle traversate atlantiche vi sono le conoscenze geodetiche e astronomiche dell’epoca, la disponibilità di navi idonee, la capacità di orientarsi in mare aperto e, appunto, il repertorio archeologico recuperato in ambedue i continenti, pur con tutte le cautele del caso (vedi box alle pp. 79-83).

LO STATO DELL’ARTE L’esigenza di navigare verso ponente scaturiva, una volta assodata la sfericità della terra, dalla ricerca di una rotta alternativa per l’India, le cui ricchezze commerciali costituivano un incentivo straordinario. Non a caso, sotto Augusto, fino a 120 navi facevano annualmente rotta da Myos Hormos, porto situato presso lo sbocco del Mar Rosso, verso l’India, con costi cosí elevati da far scrivere a Plinio il Vecchio parole piene di riprovazione: «India, Cina e penisola Araba chiedono cento milioni di sesterzi dal nostro impero ogni anno: tanto ci costano i nostri lussi e le donne. Quanta parte delle importazioni è dedicata ai sacrifici agli dèi o agli spiriti dei defunti?» (Naturalis Historia XII, 41.84). Anche se, occorre dirlo, non era la vanità femminile l’unico stimolo per quei commerci, ma anche la gola, visto l’apprezzamento che riscuotevano le spezie di quelle terre lontane. a r c h e o 71


SPECIALE • ULISSE

UN EROE SENZA TEMPO

IL MITO DI ULISSE IN UNA GRANDE MOSTRA A FORLÍ testi di Antonio Paolucci e Fabrizio Paolucci

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Tre grandi miti hanno abitato e abitano questa nostra parte di mondo che chiamiamo Occidente. Il primo è il mito di Faust, la ricerca della eterna giovinezza, quel tempo felice della vita «che s’en fugge tuttavia» e di cui avvertiamo la gloria e lo splendore solo quando ci ha lasciati, quando sta irrimediabilmente alle nostre spalle. Il secondo è il mito di don Giovanni, la ricerca inesausta, compulsiva, continuamente ripetuta e continuamente delusa, dell’altra o dell’altro, di quella che chiamiamo «l’anima gemella». È un obiettivo questo che, quando e se raggiunto, ci rende simili agli dèi. Perché, come ha raccontato Raffaello negli affreschi della Farnesina e Giulio Romano in quelli di Palazzo Te a Mantova mettendo in figura la favola di Apuleio, quando Eros si congiunge con Psiche, allora gli amanti vengono assunti al banchetto dell’Olimpo. Infine c’è il terzo mito, quello di Ulisse; il ritorno a Itaca, la memoria della patria perduta, il desiderio di ritrovare le persone e i sentimenti di un tempo remoto. Se prendiamo in esame un qualsiasi prodotto letterario teatrale o filmico, dai classici della letteratura ai piú corrivi prodotti dell’industria culturale – da Madame Bovary di Flaubert alla piú banale soap opera televisiva – vediamo che in tutti è presente, in variata proporzione, ognuno di questi miti. Perché ci sarà sempre la giovinezza che cerca l’amore e sempre ci sarà il flashback sul passato, la memoria o la nostalgia dell’ieri.

D

i questi tre miti, quello piú vitale e durevole è senz’altro il mito di Ulisse. In tutte le sue declinazioni, varianti e contaminazioni, la vasta ombra di Ulisse si è distesa sulla cultura d’Occidente. Dal Dante del XXVI dell’Inferno allo Stanley Kubrick di 2001. Odissea nello spazio, dal capitano Acab di Moby Dick alla città degli Immortali di Borges, dal Tasso della Gerusa-

lemme liberata alla Ulissiade di Leopold Bloom l’eroe del libro di Joyce che consuma il suo viaggio il 16 giugno del 1904, al Kafavis di Ritorno ad Itaca, là dove spiega che il senso del viaggio non è l’approdo, ma è il viaggio stesso, con i suoi incontri e le sue avventure. Che cosa incuriosiva e affascinava nella figura di Ulisse? L’avventura prima di tutto, l’incontro con l’altro e con l’altrove: i Lestrigoni, le

Nella pagina accanto: testa di Ulisse, copia in marmo da un originale ellenistico in bronzo (170-160 a.C), dall’area del bacino circolare della Grotta di Tiberio a Sperlonga. 4-26 d.C. Sperlonga, Museo Archeologico Nazionale e Area Archeologica, Polo Museale del Lazio. L’opera, che è il piú celebre ritratto di Ulisse a oggi noto, apparterrebbe al gruppo raffigurante l’accecamento di Polifemo, sebbene la non perfetta coincidenza con il corpo dell’eroe e il ritrovamento in un contesto diverso da quello degli altri frammenti non escludano la pertinenza a un altro gruppo, a noi non pervenuto. a r c h e o 83


SPECIALE • ULISSE

UNO, NESSUNO E CENTOMILA di Stefano Mammini

U

n candido cavallo di legno, dal quale non esce alcun guerriero, vi dice che quello è il posto: la bianca figura è infatti collocata di fronte all’ingresso dei Musei San Domenico, nei cui spazi si celebra il mito di Ulisse, inventore dello stratagemma destinato a rivelarsi fatale per la città di Troia. Viene subito da chiedersi perché la vicenda e la figura del re di Itaca abbiano goduto e tuttora godano di una fortuna che ha pochi eguali: si

può dire, e la mostra in corso a Forlí lo conferma in modo eloquente, che quasi nessun artista – antico, moderno o contemporaneo – abbia resistito alla tentazione di rileggere la storia del re di Itaca, cantandone, dipingendone o scolpendone le gesta. Il percorso espositivo si apre nell’arioso spazio dell’ex chiesa di S. Giacomo, offrendo un colpo d’occhio di notevole impatto: al cospetto dell’Assemblea degli dèi olimpici di Rubens – scelta come punto di partenza della narrazione – sono infatti distribuite sculture di pregio, come l’Afrodite Callipige dall’Archeologico di Napoli e il Marte degli Uffizi, ma, soprattutto, al centro dell’aula, il relitto della nave greca scoperta nelle acque di Gela. Si tratta, in questo caso, di una novità assoluta, poiché l’eccezionale reperto non era mai stato prima d’ora esposto al pubblico e, dopo la mostra, tornerà in Sicilia, in attesa che venga ultimata la realizzazione del Museo archeologico destinato ad accoglierlo (il cui completamento è previsto per la fine del 2021). Quegli antichi legni – la nave è stata A destra: stauta di Afrodite cosiddetta Callipige («dalle belle natiche»). II sec. d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale. A sinistra: un ideale confronto tra la sagoma in legno di un «cavallo di Troia» collocata all’esterno dei Musei San Domenico e la scultura in alluminio Senza titolo (Cavallo) realizzata da Mimmo Paladino nel 2014 e inserita nella prima parte del percorso espositivo.

94 a r c h e o


A sinistra: la prima sezione della mostra, nella quale è esposto il relitto della nave greca rinvenuta nel mare di Gela e risalente al V sec. a.C. In basso: Laocoonte, gruppo scultoreo di Vincenzo de’ Rossi. 1570 circa. Collezione privata. L’opera non è una copia del capolavoro rinvenuto circa sessant’anni prima nella Domus Aurea, a Roma, me ne propone un’interpretazione, accentuando il carattere drammatico dell’episodio.

datata al V secolo a.C. – evocano immediatamente la natura che, dopo l’astuzia, è la piú nota di Ulisse, cioè l’essere stato un eroe errante, al quale il fato impose ben vent’anni di peregrinazioni prima di poter tornare a Itaca. Poco oltre, torna l’immagine di un cavallo, che questa volta ha le sembianze di una scultura in alluminio realizzata da Mimmo Paladino nel 2014, quasi a sottolineare che, in ogni caso, il protagonista dell’Odissea era e resta l’uomo dell’invenzione vincente o, se si vuole, dell’inganno mortale. Del resto, come la stessa mostra ribadisce a piú riprese, la prima chiave di lettura del mito di Ulisse è il dualismo, e se già Omero l’aveva definito «versatile, multiforme» il figlio di Laerte sarà sempre, pirandellianamente, uno, nessuno e centomila. Specchio di questa spiccata multiformità è la successiva sezione della mostra, della quale è in larga parte protagonista la ceramica figurata. Si ha qui l’occasione di ammirare una scelta di vasi di altissima qualità, attraverso i quali s’intuisce come le imprese di cui Ulisse si rese protagonista, dapprima sotto le mura di Troia e poi nel lungo viaggio di ritorno verso casa, costituirono soggetti particolarmente


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