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Archeo n. 415, Settembre 2019

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2019

CIMITERO EBRAICO DI BOLOGNA

VULCI

POPOLI DELLA BIBBIA/9 ARABI

DIOLKOS

SPECIALE CARIA

Mens. Anno XXXV n. 415 settembre 2019 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

VIAGGIO IN CARIA

SPECIALE TURCHIA w. ar

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POPOLI DELLA BIBBIA

LA SCOPERTA DEL CIMITERO EBRAICO BOLOGNA

IRAQ

IL PALAZZO EMERSO DALLE ACQUE

CORINTO

IL CANALE CHE NON C’ERA

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 7 SETTEMBRE 2019

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ARCHEO 415 SETTEMBRE

GLI ARABI

€ 5,90


EDITORIALE

DI LEONI E ALTRE STORIE... «Abbiamo subito pensato a una nuova Sfinge, come quella scoperta nel 2012, ma poi la sorpresa è stata ancora maggiore. Dopo una prima pulitura è emersa la vera identità della scultura: non di una Sfinge si trattava, bensí di un leone alato e... ruggente!». Carlo Casi, direttore scientifico della Fondazione Vulci, non ci nasconde il suo entusiasmo: il leone (nella foto), rinvenuto lo scorso luglio nella necropoli dell’Osteria, la vasta area cimiteriale a nord-ovest del pianoro un tempo occupato dalla grande città etrusca, è solo l’ultimo di una lunga serie. In passato, oltre alla famosa Sfinge (vedi «Archeo» n. 325, marzo 2012; anche on line su issuu.com), quell’area aveva anche restituito altre importanti testimonianze funerarie, come la cosiddetta Tomba delle Mani d’Argento. «Il leone alato – spiega ancora Casi – è una testimonianza significativa e particolarmente raffinata della produzione artistica vulcente del VI secolo a.C. In quel periodo, le botteghe di Vulci scolpirono sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini. Poste all’ingresso delle tombe, sorvegliavano sulla quiete eterna dei defunti». Di Vulci – di quando la metropoli etrusca doveva ancora nascere – Casi ci parla anche alle pagine 48-55. Dall’Etruria, il «periplo archeologico» che proponiamo in questo numero ci conduce in Grecia, dove Flavio Russo ci rivela le tracce di una delle piú straordinarie imprese ingegneristiche dell’antichità. Attraverseremo il Mar Egeo, per approdare sulla costa dell’Asia Minore, all’altezza di Bodrum, l’antica Alicarnasso. Da qui ci inerpicheremo, guidati da Fabrizio Polacco e dal ricordo di miti antichissimi, lungo percorsi nascosti ed esplorati in esclusiva per i nostri lettori. Proseguiremo poi verso sud, attraccheremo sulla costa del Levante e ci inoltreremo lungo le rotte carovaniere che attraversavano la Penisola Arabica, per rievocare, con l’arabista Irene Rossi, la memoria di misteriosi e affascinanti popoli della Bibbia. Infine, torneremo in Italia: alle pagine 32-45 potrete leggere della straordinaria vicenda dello

scavo di un cimitero medievale scoperto nel centro di Bologna. Scoprirete, cosí, che anche gli archeologi, quando meno se lo aspettano, possono trovarsi di fronte a questioni... piú grandi di loro. Andreas M. Steiner


SOMMARIO EDITORIALE

Di leoni e altre storie...

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di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

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SCOPERTE L’eccezionale abbassamento del lago artificiale creato dalla diga di Mosul fa emergere i resti di un grande complesso palaziale del regno di Mitanni 6 PASSEGGIATE NEL PArCo Il cantiere per la realizzazione della fermata «Fori Imperiali» della Metro C è stato trasformato in un veicolo di notizie storiche e informazioni pratiche per i visitatori del Colosseo 12 MOSTRE Il Museo Civico Archeologico «Isidoro Falchi» di Vetulonia rievoca la battaglia di Alalía, scontro che segnò la storia del Mediterraneo antico 14

ALL’OMBRA DEL VULCANO Replicando quella che è ormai divenuta una tradizione, nei vigneti dell’antica Pompei è giunto il tempo di una nuova vendemmia 18 A TUTTO CAMPO Le scoperte compiute sotto il pavimento del Duomo di Grosseto fanno luce sulla vita quotidiana della Maremma in epoca medievale 22

SCAVI

Vulci prima di Vulci 48 di Carlo Casi e Patrizia Petitti

48 POPOLI DELLA BIBBIA/9 Gli Arabi

MOSTRE

Nella Casa della Vita 32 testi di Renata Curina, Valentina Di Stefano, Cristina Ambrosini, Maria Giovanna Belcastro, Alberto Sermoneta, Valentina Rizzo, Vincenza Maugeri e Caterina Quareni; fotografie di Roberto Macrí

«Questa è la discendenza di Ismaele...» 56 di Irene Rossi

56 ARCHEOTECNOLOGIA

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Il tiranno e il mare

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di Flavio Russo In copertina le montagne in pietra rossa nei pressi dell’oasi di al-‘Ula (Arabia Saudita nord-occidentale), luogo dell’antica Dedan.

Presidente

Federico Curti Anno XXXV, n. 415 - settembre 2019 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Comitato Scientifico Internazionale

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Italiano

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Cristina Ambrosini è Soprintendente ABAP per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Maria Giovanna Belcastro è professore associato confermato di antropologia all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Elisa Cella è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Francesco Colotta è giornalista. Renata Curina è funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Valentina Di Stefano è archeologa della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Roberto Farinelli è ricercatore e professore aggregato di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Barbara Fiorini è architetto. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Roberto Macrí è fotografo della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di


Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

Studiare l’ordine perduto 104 di Daniele Manacorda

104 QUANDO L’ANTICA ROMA...

...s’accordava con Cartagine per una coesistenza pacifica 108 di Romolo A. Staccioli

82 SPECIALE

Caria, quel che resta del mito

82

di Fabrizio Polacco

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA Assassinio allo specchio

108

112

di Francesca Ceci

LIBRI

Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Vincenza Maugeri è direttore del Museo Ebraico di Bologna. Patrizia Petitti è stata funzionario della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Fabrizio Polacco è coordinatore nazionale del «PRISMA». Caterina Quareni è funzionario del Museo Ebraico di Bologna. Rossella Rea è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Federica Rinaldi è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Irene Rossi è semitista e ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’istituto di Studi sul Mediterraneo Antico (Roma). Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Alberto Sermoneta è Rabbino capo di Bologna. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma.

Illustrazioni e immagini: Mondadori Portfolio: Emin Dzhafarov/Kommersant/Sipa USA: copertina (e p. 60); Album: pp. 56/57, 101; AKG Images: p. 58 (alto), 62, 65, 68-71, 110; Age: pp. 62/63; Werner Forman Archive/British Museum, Londra/Heritage Images: p. 88; CM Dixon/ Heritage Images: p. 109 (basso); Album/Metropolitan Museum of Art, New York: p. 112 (alto) – Cortesia Fondazione Vulci: pp. 3, 48-55 – Cortesia Università di Tubinga-KAO, Kurdistan Archaeology Organization: pp. 6 (alto), 7-10: eScience Center: p. 6 (basso) – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 12-13 – Cortesia Museo Civico Archeologico «Isidoro Falchi», Vetulonia: pp. 14/15, 15, 16; Paolo Nannini: p. 14, 17 (alto) – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 18-19 – Cortesia degli autori: pp. 22-23, 75, 76, 77, 78, 78/79, 112 (basso) – Cortesia Museo Ebraico di Bologna: Roberto Macrí: pp. 32-45 – Shutterstock: pp. 58 (basso), 61, 72/73, 76/77, 79, 86-87 – Doc. red.: pp. 64, 66-67, 72, 92, 95 (destra), 104-106, 113 – MODIS Rapid Response: p. 74 – Flavio Russo: p. 80 – Fabrizio Polacco: pp. 82/83, 85, 89, 90-91, 93, 94, 95 (sinistra), 96-100, 102 – DeA Picture Library: Archivio J. Lange: p. 83; G. Dagli Orti: p. 108 – Cippigraphix: cartine alle pp. 59, 84, 109. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

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Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Arti Grafiche Boccia Spa via Tiberio Claudio Felice, 7 - 84100 Salerno Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


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1

NELLA CASA

DELLA VITA

3

UNO DEI PIÚ AMPI CIMITERI EBRAICI MEDIEVALI DEL MONDO È STATO SCOPERTO, ALCUNI ANNI FA, A BOLOGNA, NELL’AREA UN TEMPO OCCUPATA DAL MONASTERO DI S. PIETRO MARTIRE. OGGI, DOPO ANNI DI INDAGINI, UNA MOSTRA ESPONE GLI STRAORDINARI REPERTI RESTITUITI DALLO SCAVO. PER RACCONTARE LA STORIA DELLA COMUNITÀ EBRAICA CITTADINA NEI SECOLI DEL SUO MASSIMO SPLENDORE testi di Renata Curina, Valentina Di Stefano, Cristina Ambrosini, Maria Giovanna Belcastro, Alberto Sermoneta, Valentina Rizzo, Vincenza Maugeri e Caterina Quareni; fotografie di Roberto Macrí 4

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32 a r c h e o


Sulle due pagine: un particolare dell’allestimento della mostra «La Casa della Vita» che presenta per la prima volta i materiali recuperati grazie allo scavo del cimitero ebraico di Bologna scoperto in via Orfeo nel 2012. Nella pagina accanto: alcuni dei reperti restituiti dalle tombe: 1. anello con candelabro a sette bracci; 2. collana in vaghi di ambra, calcedonio e agata; 3. ciondolo in bronzo argentato; 4-5. anello in oro con iscrizione interna in lettere gotico-francesi e sviluppo dell’iscrizione.


VULCI PRIMA DI VULCI IL GRANDE INSEDIAMENTO SVILUPPATOSI NELLA VALLE DEL FIUME FIORA FU UNO DEI MAGGIORI CENTRI DELL’ETRURIA MERIDIONALE. MA GIÀ IN EPOCA PROTOSTORICA SI POSSONO, OGGI, INDIVIDUARE I PRIMI SEGNI DELLA SUCCESSIVA DIMENSIONE URBANA

I

processi di formazione delle prime società urbane dell’Italia tirrenica sono un tema cruciale delle ricerche archeologiche protostoriche. Secondo una linea interpretativa che si contrappone alla tesi

48 a r c h e o

di Carlo Casi e Patrizia Petitti

centrata sul sinecismo di piccoli villaggi distinti e indipendenti, la formazione dei centri protourbani conclude il processo evolutivo delle comunità attestate tra la fine del II e degli inizi del I millennio a.C.: studi

di carattere territoriale incentrati sull’Etruria meridionale propongono una ricostruzione storica che si sviluppa all’interno di un ciclo unitario compreso tra l’età del Bronzo Medio e la Prima età del Ferro. Si


tratta di un processo complesso in cui le trasformazioni interne alle società hanno un peso determinante rispetto ai rapporti di interazione tra comunità, soprattutto quelli intercorsi con la Grecia e l’Egeo. L’espressione piú immediata di tale processo socio-politico è la radicale ristrutturazione dell’insediamento che produce l’abbandono dei villaggi occupati nel Bronzo Finale e, al contempo, l’occupazione dei grandi pianori destinati a ospitare le città etrusche di Veio, Cerveteri, Tarquinia e Vulci: questo vasto fenomeno, noto come «svolta» protourbana, risale, secondo l’attuale stato della ricerca, ai decenni intorno al 1000 a.C., in un momento quindi anteriore alla colonizzazione greca e ai traffici cosiddetti «precoloniali».

IL POSSESSO DELLE ARMI A partire dall’età del Bronzo Medio le piccole comunità capillarmente distribuite sul territorio tendono a stabilizzarsi e a concentrarsi in siti con caratteristiche naturali di difendibilità e di dominanza, ampiezza dell’area difesa, continuità e intensità di occupazione. Parallelamente, le sepolture indicano l’emergere di un ceto contraddistinto dal possesso di armi e ornamenti di pregio e che probabilmente gestiva le attività economiche dell’intera comunità. Il complesso dei dati suggerisce dunque la formazione di una società gentilizio-clientelare preurbana e questi processi subiscono un’accelerazione durante il Bronzo Recente e, soprattutto, Finale. Il sistema consolidatosi in Etruria meridionale durante l’età del Bronzo Finale collassa nell’ultima fase del periodo, quando, in un arco di tempo non valutabile con precisione, quasi tutti gli insediamenti distribuiti sul territorio sono abbandonati; in aree non lontane dalla valle del Fiora, strutture che sono state interpretate

come sedi di una stabile autorità locale appaiono distrutte da incendi e mai piú ricostruite, suggerendo che l’abbandono di siti che avevano già una lunga storia non sia stato un processo indolore. Come già detto, tale fenomeno di spopolamento è contemporaneo e, probabilmente, condizionato dalla formazione dei grandi centri protourbani del Primo Ferro che suc-

cessivamente si trasformeranno nelle città etrusche di epoca storica; questi siti erano già occupati nel Bronzo Finale, ma i dati archeologici sembrano escludere che si trattasse di preesistenze estranee al fenomeno dell’urbanizzazione e autorizzano a credere che la formazione dei centri protourbani abbia avuto inizio già in una fase avanzata del Bronzo Finale (X secolo a.C).

Salvo diversa indicazione, tutti i reperti riprodotti in questo articolo sono esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Vulci.

LA «SVOLTA» PROTOURBANA L’estensione dei pianori occupati durante la «svolta» protourbana sembra documentare l’esigenza di disporre di aree assai ampie, non solo per la pressione demografica prodotta dalla concentrazione della popolazione, ma anche per la necessità di pianificare l’uso del territorio in modo unitario secondo una strutturazione estensiva dell’abitato. Ciò implica il rivolgimento del modo di produzione e dell’organizzazione socio-politica: l’attuale stato della ricerca ipotizza l’esistenza, a partire dal X secolo a.C., di grandi comunità, costituite da una pluralità di nuclei familiari, probabilmente proprietari di appezzamenti di terra. In breve, la progressiva concentrazione delle proprietà terriere porta all’affermazione di forme di accumulazione a carattere familiare. La conseguente gerarchizzazione sociale sembra cogliersi già nella fase iniziale del Primo Ferro a Tarquinia, dove, nella necropoli di Villa Bruschi Falgari, i medesimi ruoli, propri di gruppi di élite, sono riconosciuti ad adulti e bambini, chiara evidenza di forme di ereditarietà del rango; a Vulci, dove purtroppo mancano scavi moderni di necropoli del periodo, risale a un momento centrale della fase iniziale del Primo Ferro la Tomba dei Bronzetti Sardi. Si tratta di un complesso straordinario, che

Nella pagina accanto: ricostruzione di tombe villanoviane a pozzetto e a fossa, nelle quali sono inseriti vasi cinerari di varia foggia (in particolare biconici e urne a capanna). IX-VIII sec. a.C. In basso: urna cineraria biconica in ceramica d’impasto. Cultura villanoviana, IX-VIII sec. a.C.

a r c h e o 49


ARCHEOTECNOLOGIA • DIOLKOS

Golfo di Corinto

Canale di Corinto Corinto

Golfo Saronico

IL TIRANNO E IL MARE FORSE FU UNA PROFEZIA DELL’ORACOLO DI DELFI A IMPEDIRE IL PROGETTO DI TAGLIARE L’ISTMO CHE SEPARA IL GOLFO DI CORINTO DAL MAR EGEO. L’IMPRESA FU REALIZZATA SOLO OLTRE UN MILLENNIO DOPO, IN PIENA ETÀ MODERNA. NELL’ANTICHITÀ, PERÒ, VENNE MESSA A PUNTO UN’INGEGNOSA ALTERNATIVA. DI CUI ANCORA OGGI SI POSSONO RICONOSCERE LE TRACCE... di Flavio Russo 74 a r c h e o


F

ino al taglio dell’istmo di Corinto, la Grecia meridionale era una penisola, chiamata dai suoi remoti abitanti «Peloponneso», dal nome di Pelope, figlio di Tantalo, re di Lidia, che l’aveva conquistata. Nel XII secolo, i crociati ne mutarono a loro volta il toponimo in «Morea», per via della forma, che ricordava una foglia di gelso. Fra le sue giogaie montuose fiorirono le piú famose città dell’età classica, oggi altrettanti suggestivi siti archeologici, quali Olimpia, Micene, Argo e Sparta, solo per ricordarne alcune. A separarla quasi del tutto dalla Grecia settentrionale è il braccio di mare noto come golfo di Corinto, un lungo canale naturale, chiuso a levante da un sottile istmo, interposto fra le acque dello Ionio e dell’Egeo. Largo poco piú di 6 km, suggerí a chi contemplava dall’alto quei mari contrapposti, il vantaggio che il suo taglio avrebbe potuto assicurare alla navigazione: una riduzione del periplo di oltre 700 km per le navi che andavano dal golfo di Corinto a quello Saronico e viceversa.

I PRIMI PROGETTI Per quanto ne sappiamo, il primo ad accarezzare l’idea di quell’ambizioso progetto, in estrema sintesi un canale scavato tra due pareti roccio-

In alto: lastra in terracotta raffigurante Pelope su un carro con Ippodamia, della quale aveva ottenuto la mano dopo averne vinto il padre, Enomao. Età augustea o giulio-claudia. New York, The Metropolitan Museum of Art.

Nella pagina accanto: foto da satellite dell’istmo di Corinto, oggi tagliato dal canale omonimo. In basso: tavola a colori che illustra l’inaugurazione solenne del canale di Corinto, avvenuta nel 1893.

se alte circa una novantina di metri sul livello del mare, fu Periandros, tiranno di Corinto, figlio di Cipselo, succeduto al padre intorno al 627 a.C. e incluso, per la sua vasta cultura, fra i Sette Savi. La sua signoria è

reputata una continuazione della sagace politica paterna, tanto che sotto la sua guida la città raggiunse una prosperità senza precedenti, contribuendo a quell’esito la formazione di una poderosa flotta, la

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Mylasa (Milas). Il GĂźmĂźskesen, mausoleo che, in dimensioni minori, imita la struttura del grande modello alicarnasseo. EtĂ romana.

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DA MAUSOLO AI MAUSOLEI Il Mausoleo di Alicarnasso è forse l’unico esempio di tipologia di edificio che abbia preso nome da una persona. Il monumento funebre eretto in onore del re di Caria, Mausolo, nel IV secolo a.C. fu annoverato tra le sette meraviglie del mondo per le imponenti dimensioni (il recinto che lo circondava era di 242 x 105,50 m; sormontato da una quadriga al culmine di un tetto a sezione piramidale, l’edificio raggiungeva i 45 m circa d’altezza); per la quantità delle statue in marmo, che lo adornavano lungo i vari ripiani, piú di 300; ma anche per la qualità artistica: vi lavorarono scultori come Skopas e Leochares, e architetti come Pytheos e Satyros. Dell’intero edificio resta molto poco: dopo un violento terremoto del 1304, l’ingente materiale edilizio fu infatti utilizzato dai Cavalieri Gerosolimitani per erigere il Castello di San Pietro, iniziato nel 1402, a difesa

dell’avanzata ottomana. Chi voglia farsi un’idea del suo aspetto e della sua eleganza, può però recarsi a Milas, per ammirare il mausoleo detto Gümüskesen, ben conservato e risalente all’età romana: in dimensioni minori, ripete piú o meno la struttura del grande modello alicarnasseo.

misteriosa della regione: Ecate tricorpore. Sono rarissimi i santuari dedicati nel mondo antico a questa divinità. Quello di Lagina era strettamente legato alla vicina Stratonicea anche attraverso una via sacra di cui non resta che il tratto iniziale. Lungo quella strada, ogni anno, muoveva la processione in onore della dea. Multiforme, ambigua, potente, ancor piú antica degli dèi omerici poiché figlia di due Titani (Perse e Asteria), Ecate aveva tre corpi o tre teste che volgevano in direzioni diverse. Erano infatti di sua competenza le tre sfere del cielo, del mare e degli inferi. Tuttavia, col passare dei secoli, il suo ruolo si concentrò in quello di guida delle anime, uno «psicopompo» al femminile, tanto che viene celebrata al principio dei cosiddetti Inni orfici, legati al culto dell’eroe Orfeo, capace di scendere e poi risalire dall’Ade.

In alto, a sinistra: particolare del soffitto a cassettoni del Gümüskesen di Mylasa. In alto, a destra: modellino del Mausoleo di Alicarnasso.

Anche a Lagina arrivo di buon ora, al mattino,. Il cielo, in questa primavera incipiente, è rannuvolato, e solo a tratti lascia spazio a un pallido sole, quasi per intonarsi allo spirito mesto del luogo, di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Dal verde intenso dell’erba alta, inframmezzata per ogni dove da candidi frammenti di edifici abbattuti, spuntano, come gocce di sangue, brillanti papaveri. I propilei sono forse la parte piú originale del santuario, poiché hanno un portico con un elegante colonnato ellittico. Ma anche quel che resta del monumentale altare ove salgo alla fine della mia visita è impressionante: oggi è un ammasso voluminoso di marmi purissimi che brillerebbero, se vi fosse il sole. Come a un centro di gravità pulsante a cui ogni volta ritorno, è sempre da Mugla che poi riparto, con destinazioni a raggiera, per le a r c h e o 95


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