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Archeo n. 411, Maggio 2019

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ORIGINI DI ROMA MONTE PELLEGRINO CLAUDIO

CANOVA L’ULTIMO DEGLI ANTICHI

SPECIALE CANOVA A NAPOLI

Mens. Anno XXXV n. 411 maggio 2019 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

POPOLI DELLA BIBBIA/5 AMORREI

UNA GRANDE MOSTRA AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI

SICILIA

ROMA

I SEGRETI DEL MONTE PELLEGRINO

L’IMPERATORE CLAUDIO ALL’ARA PACIS

POPOLI DELLA BIBBIA

AMORREI

ALLE ORIGINI DEL LEVANTE

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IN EDICOLA IL 9 MAGGIO 2019

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ARCHEO 411 MAGGIO

€ 5,90


EDITORIALE

SCULTORI SENZA TEMPO È doveroso aprire questa pagina segnalandovi, cari lettori, la splendida mostra aperta fino al 30 giugno, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, grazie alla quale possiamo partecipare a quel geniale, inedito processo creativo che portò il figlio di uno scalpellino veneto a creare una «nuova» arte classica, destinata all’eternità quanto il suo modello d’ispirazione. Di «Canova e l’Antico» ci parlano, in questo numero, uno dei maggiori studiosi dell’artista, Giuseppe Pavanello, il direttore del museo partenopeo, Paolo Giulierini, e il nostro Giuseppe M. Della Fina (che ci ricorda come il massimo esponente del neoclassicismo fosse anche impegnato nella politica di tutela: nell’estate del 1815, infatti, Canova si reca a Parigi per inventariare le opere d’arte antica trafugate da Napoleone e poi riportarle in Italia). Di indubbio interesse è, inoltre, la rivisitazione di Tiberio Claudio Druso, personaggio tra i piú controversi e discussi (i meno giovani di voi ricorderanno Io Claudio, il bestseller di Robert Graves), proposta dalla mostra allestita al Museo dell’Ara Pacis di Roma. Del tutto casuale appare, naturalmente, la coincidenza con fatti di cronaca suggerita dalla patria del primo imperatore nato fuori dal suolo italico: Claudio, infatti, era nativo di Lione. Volgiamo ora un breve sguardo a Oriente, fonte, oggi come nei secoli e millenni passati, di sorprese magnifiche e sconcerti profondi: passiamo dall’esclusiva intervista allo storico dell’arte Alessandro Bianchi (appena tornato dall’Iraq; alle pp. 22-24), alla grande inchiesta approntata per noi dall’assiriologo Marco Bonechi su uno dei popoli piú antichi e misteriosi del Levante antico, gli Amorrei (alle pp. 68-81), per chiudere con una notizia di questi giorni, riguardante un sito archeologico a noi caro e del quale, se ancora non l’avete visto di persona, oggi potreste programmare la visita: parliamo del complesso neolitico di Göbekli Tepe, a pochi chilometri dalla metropoli di Sanliurfa (l’antica Edessa), in Turchia sud-orientale. Questo luogo unico al mondo (di cui abbiamo ampiamente riferito in «Archeo», in particolare nei numeri 279 e 395, del maggio 2008 e del gennaio 2018) è da poco agevolmente visitabile, dopo una serie di impegnativi interventi di protezione e accessibilità, appena completati. Göbekli Tepe (Turchia). Il sito neolitico cosí come si presenta dopo la recente musealizzazione.

Andreas M. Steiner


SOMMARIO EDITORIALE

Scultori senza tempo 3 di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

6

SCAVI Tornano alla luce, nei pressi di Montefiore dell’Aso, in provincia di Ascoli Piceno, i resti di una grande villa rustica romana 6 PASSEGGIATE NEL PArCo Il Colosseo si racconta: il percorso espositivo allestito al secondo livello dell’anfiteatro ripercorre la lunga storia del monumento piú celebre dell’antichità 8 SCOPERTE Una tomba scoperta nell’oasi egiziana di Dakhla testimonia il sincretismo religioso del paese dei faraoni in età tolemaica 12 ALL’OMBRA DEL VULCANO Gli scavi nella Regio V svelano un termopolio impreziosito da vivaci

pitture murali e fermato dall’eruzione quand’era nel pieno della sua attività

PARCHI ARCHEOLOGICI Monte Pellegrino 16

MUSEI Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze inaugura il nuovo allestimento della sua ricca collezione di gemme 18 PAROLA D’ARCHEOLOGO Come spiega Alessandro Bianchi, per scongiurare la distruzione dell’inestimabile patrimonio archeologico dell’Iraq servono interventi immediati, ma, soprattutto, attentamente pianificati 22

Sul monte divino

46

di Giuseppina Battaglia e Carlo Casi

46 MOSTRE

Claudio imperatore

Un candidato improbabile 56 di Lucia Spagnuolo

STORIA

Nascita di una città 34 di Francesco di Gennaro

56

34

In copertina Le Grazie, gruppo in marmo di Antonio Canova. 1812-1816. San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage.

Presidente

Federico Curti Anno XXXV, n. 411 - maggio 2019 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Comitato Scientifico Internazionale

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Italiano

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Sven Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Giuseppina Battaglia è archeologa della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo. Marco Bonechi è assiriologo e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’istituto di Studi sul Mediterraneo Antico (Roma). Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Stefano Campana è professore associato in topografia antica all’Università di Siena. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Francesco di Gennaro è stato soprintendente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Paolo Giulierini è direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Mila Lavorini è giornalista. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e


POPOLI DELLA BIBBIA/5 Gli Amorrei

Nel Levante delle origini

68

di Marco Bonechi

82

68 Rubriche

SPECIALE

IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

Un artista grande come gli antichi

Un certo senso per il patrimonio di Daniele Manacorda

104

Antonio Canova

104

82

a cura di Giuseppe M. Della Fina; testi di Giuseppe Pavanello, Paolo Giulierini e Giuseppe M. Della Fina

QUANDO L’ANTICA ROMA... ...aveva la greca Marsiglia come «amica e alleata» di Romolo A. Staccioli

giornalista. Giuseppe Pavanello è direttore dell’Istituto di Storia dell’arte della Fondazione Giorgio Cini, Venezia. Rossella Rea, funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo, è direttore del Colosseo. Lucia Spagnuolo è curatore archeologo del Museo dell’Ara Pacis. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Emanuele Vaccaro è ricercatore in archeologia classica presso l’Università di Trento.

Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio Stampa Museo Archeologico Nazionale di NapoliVillaggio Globale International: Leonard Kheifets, San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage: copertina (e p. 82); Possagno, Gypsotheca e Museo Antonio Canova: pp. 82/83, 84, 86, 94 (alto); Napoli, Museo Archeologico Nazionale: pp. 83, 84/85, 87, 93, 98; Udine, Musei Civici: p. 85; Bassano del Grappa, Museo Civico: pp. 92 (alto), 99, 102; Alexander Koksharov, San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage: pp. 92 (basso), 94 (basso), 95 (destra); Palermo, Palazzo Ajutamicristo: p. 95 (sinistra) – Shutterstock: pp. 3, 48/49, 49, 72/73, 88-89, 96/97, 102/103, 105 (basso), 106 – Cortesia SABAP Marche: pp. 6-7 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 8-9 – Cortesia Israel Antiquities Authority: Yoli Schwartz: pp. 10-11 – Doc. red.: pp. 12, 37 (basso), 38, 43, 72, 73, 80, 100-101, 104, 105 (alto), 108 (alto), 110-111; Studio Inklink, Firezne: pp. 34/35, 41, 42 (alto) – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 16-17 – Cortesia Museo Archeologico Nazionale, Firenze: pp. 18, 19 (alto, al centro) – Cortesia Musei Capitolini, Roma: p. 19 (alto, a destra) – Cortesia degli autori: pp. 21-24, 46/47, 50-55 – Cortesia Polo Museale della Puglia: pp. 26-27 – da: Rasenna. Storia e civiltà degli Etruschi, Libri Scheiwiller, Milano 1986: pp. 36 (alto), 37 (alto) – da: Cerveteri, Edizioni Quasar, Roma 1986: p. 36 (basso) – Cortesia Luciano Proietti: pp. 40/41 – DeA Picture Library: Icas94: p. 48 (alto) – Cortesia Ufficio stampa Zetema Progetto Cultura: pp. 56-67 – Mondadori Portfolio: Album/Fine Art Images: pp. 68/69, 75; AKG Images: p. 70 (alto), 71 (alto), 76, 78 (basso), 79, 81, 108 (basso); Erich Lessing/Album: pp. 74/75, 91; Age: p. 77; Electa/Luca Mozzati: p. 90; CM Dixon/Heritage Images: p. 109; Archivio Magliani/Mauro Magliani & Barbara Piovan: p. 112 – Cippigraphix: cartine alle pp. 35, 42 (basso), 46, 71 – Patrizia Ferrandes: cartina a p. 39. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Il peso del mondo 108

112

di Francesca Ceci

LIBRI

114

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Arti Grafiche Boccia Spa via Tiberio Claudio Felice, 7 - 84100 Salerno Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Press-Di Abbonamenti SPA c/o CMP BRESCIA Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia BS L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


STORIA • LA NASCITA DELLE CITTÀ

NASCITA DI UNA CITTÀ

A PROPOSITO DELLA FONDAZIONE DI ROMA, NARRA VARRONE CHE ROMOLO AVREBBE DISTRIBUITO A OGNI CAPOFAMIGLIA, CIRCA MEZZO ETTARO DI TERRA. L’EVENTO ATTIENE PIÚ ALLA NARRAZIONE MITOLOGICA O, FORSE, CONTIENE UN NOCCIOLO DI VERITÀ STORICA? IN QUESTO ARTICOLO, FRANCESCO DI GENNARO TORNA INDIETRO NEL TEMPO, ALLE ORIGINI STESSE DELLA CIVILTÀ DI ETRURIA E LAZIO, PER SUGGERIRE, CON I SOLI DATI ARCHEOLOGICI ALLA MANO, COME SI CONFIGURÒ QUELL’EVENTO STORICO, UNICO E DECISIVO… di Francesco di Gennaro

34 a r c h e o


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In alto: carta dell’Etruria con l’indicazione delle città piú importanti in essa comprese. A sinistra: ricostruzione grafica del probabile aspetto del colle del Campidoglio (Roma) in epoca protostorica.

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a nostra è una civiltà urbana, fondata sulla città, entità che si contrappone con peso diseguale e preponderante ai territori extraurbani e al reticolo degli insediamenti minori. La città non era e non è un punto d’arrivo obbligatorio (esistono al mondo aree in cui non si è mai approdati all’entità urbana), ma, dal momento che la storia dell’uomo sulla terra ha fatto prevalere il sistema imperniato sulle metropoli, il tema della formazione della città ha sempre rivestito un ruolo centrale nella ricerca antropologica. La nascita delle città in Italia centrale era attribuita a un’ispirazione pervenuta da civiltà esterne, con particolare riferimento ai Greci, anche quali possibili mediatori con l’Or iente, anticipatore di

Artimino Quinto

Bolsena Castro Bisenzio Acquarossa

Tuscania

Vulci Regae

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Sutri Nepi Narce Gravisca S. Giovenale Lago di Capena Bracciano Pyrgi

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questo come di altri fenomeni culturali. Una grande scoperta dell’ultimo cinquantennio è che, invece, nella Penisola italiana le città nacquero autonomamente, ben prima dei contatti diretti con i colonizzatori ellenici. Questa formazione in loco riguarda innanzitutto l’Etruria e poi Roma e la Campania, mentre nel Sud della Penisola e in Sicilia la città venne effettivamente importata dai Greci, costruttori di colonie talvolta meglio organizzate delle città della madrepatria; ma ciò avvenne circa due secoli dopo la nascita dei grandi centri «villanoviani», databile al periodo di passaggio tra l’età del bronzo finale e la prima età del ferro (X secolo a.C.). La poleogenesi (la nascita delle città) tirrena è stata oggetto di indagine soprattutto nell’Etruria meridionale – corrispondente agli attuali Lazio settentrionale, Umbria sud-occidentale e al lembo meridionale della Toscana –, ove l’evento stesso comportò una profonda riorganizzazione di tutti gli aspetti del mondo protostorico:

insediativo, sociale, economico, tecnologico, agrario, ecc. Per quest’area, i numerosi dati archeologici disponibili consentono di riassumere le linee generali del processo di etnogenesi, cioè di formazione del popolo che molti anni dopo sarebbe stato denominato Etruschi. Un processo storico che, come si diceva, è stato individuato da qualche decennio, ma i cui particolari rimangono largamente incerti e, in parte, potranno meglio delinearsi con lo studio di nuovi ritrovamenti.

NEL III MILLENNIO... Per raccontare, con il costante suggerimento dei dati della ricerca archeologica, i primi passi della storia di lunga durata che portò all’emergere delle grandi città confederate (le cui vicende politiche e militari rappresentano la storia degli Etruschi, interrotta solo con la completa sottomissione da parte di Roma), dobbiamo partire da molto lontano. Nell’età del rame (IV-III millennio a.C., fino al 2300 circa) l’insediaa r c h e o 35


MOSTRE • ROMA

UN CANDIDATO

IMPROBABILE AUGUSTO, CHE DUBITAVA DELLE SUE ATTITUDINI POLITICHE, GLI AVREBBE PREFERITO DI GRAN LUNGA IL FRATELLO GERMANICO, MORTO IN CIRCOSTANZE SOSPETTE. GLI SUCCEDETTE IL FIGLIO DI QUEST’ULTIMO, CALIGOLA, A SUA VOLTA ACCOLTELLATO NEL SUO STESSO PALAZZO. ACCADDE COSÍ CHE, PIÚ PER NECESSITÀ CHE ALTRO, TIBERIO CLAUDIO DRUSO DIVENNE, ALL’ETÀ DI CINQUANT’ANNI, IL PRIMO IMPERATORE NATO FUORI DAL TERRITORIO ITALICO. LA SUA VICENDA, PROBLEMATICA QUANTO CONTROVERSA, È AL CENTRO DI UN’AFFASCINANTE MOSTRA AL MUSEO DELL’ARA PACIS DI ROMA di Lucia Spagnuolo Tutte le opere riprodotte sono attualmente esposte nella mostra «Claudio Imperatore», in corso a Roma, presso il Museo dell’Ara Pacis. A destra: statua di Claudio in nudità eroica, da Gabii. 40-50 d.C. circa. Parigi, Museo del Louvre. Nella pagina accanto: un particolare dell’allestimento della mostra al Museo dell’Ara Pacis. È qui esposto il calco di un rilievo con apoteosi di Augusto, il cui originale proviene da Ravenna. 56 a r c h e o


I

l 24 gennaio dell’anno 41, durante la celebrazione dei Ludi Palatini, feste in ricordo di Ottaviano Augusto, la quarta congiura ordita ai danni del giovane imperatore Caligola si dimostra per lui fatale: i pretoriani lo accoltellano brutalmente, ponendo poi successivamente fine anche alla vita della moglie e della figlioletta. Non aveva ancora compiuto 29 anni e aveva regnato per soli 3 anni, 10 mesi e 8 giorni. La sua morte violenta segna l’inizio dell’impero di Claudio. A raccontare le vicende dell’impero di Claudio e a restituir ne un’immag ine complessa e sfaccettata, radicalmente diversa dal ritratto offerto dalla tradizione storiografica senatoria, è ora la mostra, ideata dal Musée des Beaux-Arts di Lione e inaugurata a Roma, presso lo spazio espositivo del Museo dell’Ara Pacis. In mostra sono presenti alcune opere di straordinario valore, concesse in prestito da numerose e prestigiose istitu-

L’esposizione sottolinea il ruolo svolto dall’archeologia nella rilettura critica della figura di Claudio zioni italiane e internazionali. Ne sono alcuni esempi le grandi statue provenienti dalle collezioni del Museo del Louvre, i preziosi cammei dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna e del British Museum, le emissioni monetarie auree dalle collezioni dei Musei Capitolini, Medagliere, il prezioso bronzetto dorato con ritratto di Agrippina Minore da Alba Fucens, concesso dalla Soprintendenza Archeologia e Belle Arti Abruzzo, la corazza-trofeo in bronzo dei Musei Vaticani, il primo diploma bron-

zeo di honesta missio attestato, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il ritratto di Ger manico di propr ietà della collezione Fondazione Sorgente Group, in mostra per la prima volta. Il percorso espositivo si articola in un racconto per sezioni, che prende avvio dalla contestualizzazione della figura di Claudio e della sua famiglia all’interno della dinastia giulio-claudia. Si sofferma poi sulle figure di Germanico e Caligola come premesse necessarie per comprendere l’ascesa di Claudio, per poi sottolineare quanto del suo operato nella gestione di Roma e dell’impero sia testimoniato dalla ricerca archeologica e possa aiutare a rileggere criticamente le fonti e il suo tradizionale ritratto. Importanti momenti di riflessione sono dedicati anche al rapporto di Claudio con le sue ultime due mogli, Messalina e Agrippina. Il racconto è arricchito da installazioni multimediali che aca r c h e o 57


SPECIALE • CANOVA E L’ANTICO

UN ARTISTA GRANDE COME GLI

ANTICHI

SCRIVEVA STENDHAL CHE «IL CANOVA HA AVUTO IL CORAGGIO DI NON COPIARE I GRECI E DI INVENTARE UNA BELLEZZA, COME AVEVANO FATTO I GRECI…». IN QUESTI GIORNI, UNA SPLENDIDA MOSTRA AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI CELEBRA IL GRANDE SCULTORE E PITTORE VENETO, RIUNENDO OLTRE CENTO DEI SUOI CAPOLAVORI, PROVENIENTI DAI PRINCIPALI MUSEI ITALIANI E INTERNAZIONALI. E ILLUMINA, COSÍ, IL RAPPORTO CONTINUO, INTENSO E FECONDO CHE LO LEGÒ AL MONDO CLASSICO a cura di Giuseppe M. Della Fina; testi di Giuseppe Pavanello, Paolo Giulierini e Giuseppe M. Della Fina 82 a r c h e o


«P

er noi l’unica via per diventar grandi e, se possibile, inimitabili, è l’imitazione degli antichi». All’epoca in cui fu scritta – maggio 1755 – questa frase celeberrima di Johann Joachim Winckelmann era semplicemente un auspicio: un azzardo potremmo dire, proclamato per di piú in un luogo, Dresda, dove non si poteva certo pensare che potessero maturare i frutti sperati. Verso Roma era rivolta quell’espressione e Roma sarà il luogo dove Winckelmann porterà avanti tale discorso, polemico a oltranza. Era il segnale di una rivoluzione, in un’Europa dominata dal Rococò. Imitare gli antichi per diventare inimitabili: l’assunto proclamato dal padre del neoclassicismo intride la personalità di Canova. Dal giovanile Teseo vincitore del Minotauro fino all’Endimione dormiente, concluso poco prima di morire, il dialogo Antico/Moderno è stato, per lo scultore, una costante irrinunciabile. Fino a toccare, in tale percorso, punte che hanno valore di sfida: su tutte, la creazione del Perseo trionfante, novello Apollo del Belvedere. La sfida all’Antico mai s’era spinta fino al punto di proporre l’equivalente, il rivale moderno di una delle statue antiche piú osannate: il Perseo trionfante versus l’Apollo del Belvedere, deportato quest’ultimo a Parigi per cui il marmo canoviano andò a piazzarsi nel 1802 proprio sul suo piedistallo nel cortile del Belvedere nel Museo Pio-Clementino, per volere dello stesso sommo pontefice. Al Perseo si affiancheranno ben presto nel cortile del Belvedere i due Pugilatori – i nuovi Tirannicidi – anch’essi acquistati nel 1802 per rimpiazzare, questa

In alto, sulle due pagine: Mercato degli Amorini, tempera su carta di Antonio Canova. 1799. Possagno, Gypsotheca e Museo Antonio Canova. A destra: Le Grazie, affresco da Pompei, Casa di Titus Dentatius Panthera. Napoli, Museo Archeologico Nazionale. Nella pagina accanto: Le Grazie, gruppo in marmo di Antonio Canova. 1812-1816. San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage.

volta, opere antiche di «forte carattere», come il Laocoonte esiliato a Parigi. «Per Canova fu poco meno che un’apoteosi. Per Pio VI e il cardinale Consalvi, vero artefice di tutta l’operazione, fu soprattutto un modo di lanciare un segnale politico inequivocabile in risposta ai soprusi subiti dallo Stato della Chiesa in quegli anni tormentati», come ha notato Antonio Pinelli. Cosí, a riparare la perdita della Venere dei Medici, esiliata dagli Uffizi a Parigi, si chiederà a Canova di scolpirne la copia: punto di partenza per la nuova Venere che esce dal bagno (Italica). Su un altro versante si colloca il Monumento funerario di Maria Cristina d’Austria (1798-1805: Vienna, Augustinerkirche). L’Antico in quest’opera è sostanzialmente lo sfondo della piramide. A partire da qui la scultura si innova sganciandosi dalla servitú nei confronti dell’architettura, e almeno sei figure si a r c h e o 83


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