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Archeo n. 391, Settembre 2017

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2017

MUSEO DELTA DEL PO

CASTRUM NOVUM

ICONA COLOSSEO

TORMENTA NAVALIA/2

SPECIALE GUBBIO ROMANA

Mens. Anno XXXIII n. 391 settembre 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ETERNITÀ DI UN SIMBOLO

SPECIALE UN MUSEO PER LE ANTICHE CIVILTÀ DEL PO

CERVETERI

IL PORTO DEGLI ETRUSCHI

MERAVIGLIE DI GUBBIO ROMANA COMACCHIO

www.archeo.it

IN EDICOLA L’8 SETTEMBRE 2017

.it

GU S BB PE IO CI RO AL E ww M w. AN a rc A he o

ARCHEO 391 SETTEMBRE

COLOSSEO

€ 5,90


EDITORIALE

MOSAICI E DIRUPI In origine, il magnifico leone riprodotto in copertina faceva parte di un pavimento musivo del Teatro Romano di Iguvium, l’antica Gubbio, dove venne scoperto intorno alla metà del Cinquecento. L’opera, risalente al II secolo a.C., è di grande qualità artistica, tanto che, nel 1664, lo storico dell’arte Giovan Pietro Bellori ebbe a definirlo «un mosaico antico del miglior secolo de’ Romani». Ma dove è conservato il prezioso reperto? Non in Italia, come si potrebbe supporre, ma in un luogo piuttosto lontano dalla sua terra d’origine; fa bella mostra di sé in una sala di Holkham Hall, nobile residenza in stile palladiano situata sulla costa orientale dell’Inghilterra. Un nome, in verità, che ai nostri lettori non dovrebbe suonare nuovo: qualche anno fa – e precisamente nel maggio del 2014 –, ne parlammo in un articolo dedicato a una raffinata mostra tenutasi al Museo Archeologico di Cortona, «Seduzione Etrusca» (vedi «Archeo» n. 351, maggio 2014). Argomento dell’esposizione era la passione per la civiltà dell’antico popolo italico, nata in Gran Bretagna tra Sette e Ottocento; e la residenza di Holkham Hall – insieme ai suoi nobili padroni e alle numerose e preziose testimonianze che di quell’epoca custodisce – ne era uno dei protagonisti principali. Per scoprire, però, come l’iguvino leone giunse nelle brumose terre del Norfolk, dovete andare al nostro Speciale (vedi alle pp. 82-104). Veniamo, ora, all’immagine di questa pagina, che ritrae la veduta, a volo d’uccello, di un antico borgo secentesco. Dove è situato e perché ne parliamo? Per rispondere dobbiamo, ancora una volta, «autocitarci». Il luogo si trova nella Maremma laziale – come abbiamo riferito in un nostro numero, sempre del 2014 (vedi «Archeo» n. 352, giugno 2014) – anzi, si trovava. Perché l’antica Castro, ecco il suo nome, è una «città fantasma», un affascinante luogo di rovine medievali e antiche nascoste da una vegetazione impenetrabile. Il viaggiatore e archeologo inglese George Dennis (1814-1898) scrive nella monumentale opera Città e necropoli d’Etruria che «in nessun luogo il bosco e piú buio e piú denso, (…) i dirupi piú neri e minacciosi». Agli inizi dello scorso agosto è stato ufficialmente inaugurato il Parco Archeologico Antica Castro. Un evento che avevamo preannunciato e che, nelle parole del suo direttore scientifico Carlo Casi, «segna, finalmente, la rinascita della «Cartagine di Maremma». Per prenotare la visita: tel. 0766 89298 o 870179 (www.vulci.it, e-mail: info@vulci.it) Andreas M. Steiner


SOMMARIO EDITORIALE Mosaici e dirupi

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

6

SCOPERTE Un’iscrizione funeraria scoperta nei pressi di Porta Stabia, a Pompei, offre una testimonianza inedita sulle sanzioni adottate dopo la celebre rissa fra Pompeiani e Nucerini nell’anfiteatro 6 A TUTTO CAMPO Un importante progetto multidisciplinare ricostruisce la storia della produzione mineraria e metallurgica della Toscana 14 PAROLA D’ARCHEOLOGO Civitavecchia rende omaggio a Traiano, l’imperatore che per primo la dotò di un porto 18

MOSTRE Approda a Napoli «Il mondo che non c’era», la mostra che presenta una ricca selezione dei materiali precolombiani appartenenti alla Collezione Ligabue 26

MOSTRE/1

Restauro e vecchi biglietti

56

di Sergio G. Grasso

DA ATENE

Bentornati, ragazzi! 30 di Valentina Di Napoli

MUSEI

Dove il fiume incontra il mare

34

di Stefano Mammini

56 MOSTRE/2

34

Il piú potente dei simboli

62

a cura di Stefano Mammini

SCAVI

La colonia ritrovata di Flavio Enei

46

62

In copertina emblema a mosaico con l’immagine di un leone ruggente, dal Teatro Romano di Gubbio. II sec. a.C. Holkham Hall (Norfolk, Inghilterra), Long Library.

Anno XXXIII, n. 391 - settembre 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti

amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale

Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Luisa Dallai è archeologa e coordina il Laboratorio di Topografia dei Territori Minerari dell’Università degli Studi di Siena. Valentina Di Napoli è archeologa. Flavio Enei è direttore del Museo del Mare e della Navigazione Antica (Museo Civico di Santa Marinella, Roma). Federico Fioravanti è giornalista e ideatore del Festival del Medioevo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Sergio G. Grasso è giornalista specializzato in tradizioni enogastronomiche. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Massimo Osanna è direttore generale del Parco Archeologico di Pompei. Giuliana Rigamonti è egittologa. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Illustrazioni e immagini: Alamy Stock Photo: Lebrecht Music and Arts Photo Library: copertina (e p. 93) – Doc. red.: pp. 3, 64 (alto), 108 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 6-9 – Cortesia degli autori: pp. 10 (basso), 11, 12, 14-15, 46-47, 48, 48/49, 50-55, 81 (basso), 84-88, 90-92, 98-101, 104, 106, 111 – Cortesia Ufficio Stampa: pp. 16, 26-27, 56-61 – Cortesia Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale: pp. 18-20 – Valentina Di Napoli: pp. 30-31 – Stefano Mammini: pp. 34/35, 36, 40, 42 – Cortesia Museo Delta Antico, Comacchio: pp. 35, 38-39, 41, 43 – DeA Picture Library: S. Vannini: p. 49 – Cortesia Ufficio Stampa «Colosseo. Un’icona»: pp. 65 (basso), 66 (basso), 69 (basso), 70, 72/73; cortesia Antichità Alberto Di Castro, Roma: pp. 62/63; Andrea Jemolo: pp. 63, 65 (alto), 66 (alto), 67 (alto), 68, 69 (alto); Bruno Fruttini: pp. 64 (basso), 71; restituzione grafica di Emanuel Demetrescu: p. 67 (basso) – Flavio Russo: pp. 74, 77, 78, 80, 81 (alto) – Bridgeman Images: pp. 74/75, 96 – Mondadori Portfolio: AKG Images: p. 76; AGE: p. 89; Archivio Magliani/Mauro Magliani & Barbara Piovan: p. 110 – Carlo Vitiello: p. 79 – Marka: Frank Fleischmann/ImageBROKER: pp. 82/83 – Cortesia Lord Leicester and the Trustees of the Holkham Estate: pp. 94/95 – Shutterstock: pp. 97, 107 – Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, Perugia: pp. 102-103 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 10, 43. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.


ARCHEOTECNOLOGIA Scatti vincenti

74

di Flavio Russo

82

74

SPECIALE

Iguvium, alleata fedele

Rubriche

di Federico Fioravanti

IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO Appartengo, dunque sono

82

LIBRI

SCAVARE IL MEDIOEVO 106

di Daniele Manacorda

Tutti i colori del duca

112

108

di Andrea Augenti

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

106

Fra giustizia e bellezza

110

di Francesca Ceci

Editore: My Way Media S.r.l. Direttore generale: Andrea Ferdeghini Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Concessionaria per la pubblicità extra settore: Lapis Srl Viale Monte Nero, 56 - 20135 Milano tel. 02 56567415 - 02 36741429 e-mail: info@lapisadv.it Pubblicità di settore: Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com tel. 335 8437534 Direzione, sede legale e operativa Via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano

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Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 E-mail: collez@mondadori.it Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti casella postale 1879, 20101 Milano Informativa ai sensi dell’art. 13, D. lgs. 196/2003. I suoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente da My Way Media Srl – titolare del trattamento – al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. Inoltre, solo se ha espresso il suo consenso all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento, My Way Media Srl potrà utilizzare i suoi dati per finalità di marketing, attività promozionali, offerte commerciali, analisi statistiche e ricerche di mercato. Responsabile del trattamento è: My Way Media Srl, via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano – la quale, appositamente autorizzata, si avvale di Direct Channel Srl, Via Pindaro 17, 20144 Milano. Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti all’elaborazione dati, al confezionamento e spedizione del materiale editoriale e promozionale, al servizio di call center, alla gestione amministrativa degli abbonamenti ed alle transazioni e pagamenti connessi. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a My Way Media Srl. Al titolare potrà rivolgersi per ottenere l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili.


QUATTRO NOMI PER TRE PERSONAGGI? Nel corso della campagna condotta nel 2016, è stata rinvenuta un’interessante iscrizione etrusca, graffita su di un coperchio in rozza terracotta, subito all’intorno del pomello. L’iscrizione – studiata da Enrico Benelli, dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del CNR – è stata graffita dopo la cottura, con tratto profondo e sicuro, intorno alla faccia superiore del coperchio, in scriptio continua, e la sua lettura non presenta problemi: titianuseiesucius. Databile verso la fine del IV secolo a.C., il testo lascia aperte varie possibili interpretazioni. È probabile che si tratti di tre individui Titi, Anu e Seie, schiavi di un personaggio di nome Suciu (oppure, eventualmente, che Titi e Anu fossero schiavi di un Seie Suciu, vista l’attestazione della forma Seie come gentilizio). Resta da spiegare che cosa significhi esattamente una sequenza di due o tre nomi incisi sul coperchio di un vaso di uso

nome di Castrum Inui «cancellato dal tempo» (Rut.Nam. I, 223). Prima ancora dell’epoca etrusca il rilievo risulta già frequentato. Durante lo scavo sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramiche in impasto non tornito, alcuni con tracce di lucidatura a stecca (olle, scodelle, fornello, doli), ritrovati sparsi su tutta l’area esplorata, nella terra rimossa dalle arature.Tali materiali, alcuni dei quali possono forse essere datati nell’età del Bronzo, Recente e/o Finale, indicano con certezza l’esistenza di un insediamento pre-protostorico situato anche sull’altura di Castrum Novum e non solo a ridosso della spiaggia, come finora noto. La frequentazione dell’area r imonta quindi almeno alla seconda metà/

comune; formulari analoghi si ritrovano fra le iscrizioni di possesso oppure fra quelle di dono sacro (nelle quali il donatario non veniva espresso), dal momento che la sua funzione risultava dalla collocazione fisica dell’oggetto iscritto in un santuario. La presenza di piú nomi rende quest’ultima opzione forse preferibile rispetto alla precedente, anche se le circostanze del ritrovamento non permettono, per ora, alcuna conferma.

In basso: iscrizione in lingua etrusca graffita su un coperchio in ceramica. Fine del IV sec. a.C.

fine del II millennio a.C. epoca alla quale appartiene l’eccezionale spada di bronzo rinvenuta nelle acque subito antistanti l’abitato (vedi box alla pagina precedente). Il progetto di ricerca a Castrum Novum, nato su iniziativa del Museo Civico di Santa Marinella-«Museo del Mare e della Navigazione Antica», è reso possibile dalla proficua e stretta collaborazione tra enti italiani e francesi, attivi nella ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale: la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale (nelle persone di Alfonsina Russo, Rossella Zaccagnini e Valeria D’Atri), le Università francesi di Picardia «Jules Verne» (Sara Nardi Combescure) e di Lille 3 (Grégoire Poccardi), il Laboratoir D’Archéologie dell’École Normale Supérieure di Parigi, il Comune di Santa Marinella e l’Associazione di volontari per i beni culturali Gruppo Archeologico del Territorio Cerite con il relativo Centro Studi Marittimi.

PER SAPERNE DI PIÚ Piero Alfredo Gianfrotta, Castrum Novum. Forma Italiae, Regio VII, De Luca Editore, Roma 1972 Flavio Enei, Marie-Laurence Haack, Sara Nardi Combescure, Grégoire Poccardi, Castrum Novum. Storia e archeologia di una colonia romana nel territorio di Santa Marinella, Quaderno 1, Santa Marinella 2011 Flavio Enei (a cura di), Castrum Novum. Storia e archeologia di una colonia romana nel territorio di Santa Marinella, Quaderno 2, Acquapendente 2013 Flavio Enei, Sara Nardi Combescure, Grégoire Poccardi, Jaromir Benes, Massimiliano Galletti, Katerina Kodydkova, Aurelia Lureau, Klara Paclikova, Michal Preusz e Alessandra Squaglia, Castrum Novum (Santa Marinella, prov. de Rome), Chronique des activités archéologiques de l’École française de Rome, Italie centrale 2015: http://cefr.revues.org/1364 Flavio Enei (a cura di), Storia e Archeologia di una colonia romana nel territorio di Santa Marinella, Quaderno 3, Acquapendente 2016 I Quaderni di Castrum Novum e la Chronique dell’EFR sono disponibili anche on line: https://independent.academia.edu/FlavioEnei

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MOSTRE • SIRACUSA

RESTAURO E VECCHI BIGLIETTI... di Sergio G.Grasso

Didascalia da fare Ibusdae evendipsam, officte erupit antesto taturi cum ilita aut quatiur restrum eicaectur, testo blaborenes ium quasped quos non etur reius nonem quam expercipsunt quos rest magni autatur apic teces enditibus teces. 56 a r c h e o


un’unica molla, quasi identica a quelle dei vecchi calessi. E quando, scrive Ctesibio (i cui commentari ci sono stati tramandati dai suoi discepoli Filone di Bisanzio ed Erone) «il suddetto meccanismo era a punto, tirando indietro la corda arciera, il braccio ruotava intorno al perno di ferro e pressava una squama con il suo calcagno. Essendo questa pressata sulla sua convessità ed essendo vincolata con entrambe le estremità contro l’altra squama, si raddrizzava e raddrizzava pure l’altra squama che per metà andava ad aderire alla staffa di ferro del telaio che la supportava. Cosí, caricando l’arma come si è descritto, le squame erano costrette a raddrizzarsi perché compresse insieme; ma nella fase di rilascio assumevano nuovamente la loro originale configurazione, impressagli dalla matrice di legno. Liberandosi perciò con notevole forza spingevano il calcagno del braccio violentemente».

LA POTENZA DELL’ARIA Sempre a Ctesibio va ascritta una balista a molle pneumatiche, l’unica a utilizzare la deformazione per compressione, nella fattispecie dell’aria. L’arma non scagliava la palla mediante un getto d’aria, compresso in due cilindri privi di valvole, tramite gli stantuffi accoppiati: spingendoli verso il fondo, l’aria aumentava la sua pressione fino a raggiungere quella necessaria per azionare i bracci. Restava però sempre la stessa, indipendentemente dal numero dei tiri. L’assenza di ogni allusione al boato, che la violenta espansione dell’aria all’esterno avrebbe dovuto produrre – proprio come quando si stappa una bottiglia di spumante – conferma l’ipotesi. Quanto ai cilindri, somigliavano ai vasi per medicinali – rinvenuti in buon numero a Pompei e a Ercolano –, fusi a cera persa in bronzo, al pari degli stantuffi e poi regolarizzati rispettivamente con un’alesatriA destra: cilindri di protezione degli scorpioni romani di età imperiale.

Propulsore a molle Ricostruzione virtuale in dettaglio del propulsore a molle di bronzo ad archi contrapposti e a due foglie sovrapposte, simili a quelle un tempo utilizzate come balestre sotto i calessi.

ce, una sorta di trapano, e con un tornio. Completate le preparazioni, cilindri e stantuffi venivano levigati e lucidati, in modo da contenerne la tolleranza in un decimo di millimetro, a sua volta eliminata con guarnizioni a base di colla di pesce. Quindi, come dice ancora Ctesibio, «colpendo con una mazzola un apposito braccio fece penetrare lo stantuffo con grandissima violenza. Fu possibile os-

servare lo stantuffo scendere rapidamente ma quando l’aria che era stata premuta all’interno fu compressa essa esercitò sul braccio una spinta non minore della piú potente matassa elastica. Liberato il rinvio e cessata la spinta lo stantuffo fu espulso con forza dal cilindro. Successe però che venne fuori anche del fuoco dall’aria che aveva strofinato contro il cilindro nella velocità del suo moto». Quello che l’ingegnere greco, al pari dei colleghi che vennero dopo di lui, non immaginava neppure era il fortissimo riscaldamento dell’aria, quando veniva sottoposta a rapida compressione: oggi, per effetto di tale fenomeno, nei cilindri dei motori Diesel s’incendia il gasolio; in età antica, prendevano fuoco le guarnizioni organiche della sua balista! Un fenomeno che prova l’esistenza della balista pneumatica e, implicitamente, anche di quella a molle di bronzo: è perciò possibile che entrambe abbiano effettivamente combattuto sul mare. (2 – continua) a r c h e o 81


SPECIALE • GUBBIO

IGUVIUM

ALLEATA FEDELE

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IL DANDY E IL LEONE Perché questo «mosaico antico del miglior secolo de’ Romani» è finito dal Teatro Romano di Iguvium nella biblioteca della sontuosa villa di una nobile famiglia inglese?

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SPECIALE • GUBBIO

U

n leone ruggente, dalla grande criniera, attacca un leopardo sulla riva di un fiume: è la scena che anima un magnifico mosaico della Gubbio romana che fa ancora oggi bella mostra di sé sopra il camino della biblioteca di Holkham Hall, la residenza privata di ispirazione palladiana dei conti di Leicester, edificata nel Norfolk, la regione dell’Inghilterra orientale che si affaccia sul Mare del Nord. Il raffinato emblema, un motivo figurativo decorato, si trovava in origine al centro di un pavimento del Teatro Romano di Iguvium, proprio vicino al proscenio. Affiorò poco dopo la metà del Cinquecento, durante la campagna di scavi che i conti Gabrielli promossero nei terreni di loro proprietà. Quasi un secolo prima, nel 1444, nella stessa area, la contadina Presentina sostenne di aver ritrovato le sette Tavole Iguvine, straordinaria testimonianza della civiltà degli antichi Umbri (vedi «Archeo» n. 386, aprile 2017).

L’AMMIRAZIONE DEI POETI Il mosaico del leone fu ritrovato insieme ai primi frammenti dell’iscrizione con la quale il quattuorvir Gneo Satrio Rufo rivendicava il suo ruolo nei lavori di ampliamento del Teatro Romano. L’eccezionale bellezza dell’opus vermiculatum, ottenuto con tessere di minuscole dimensioni, venne subito celebrata dai versi elegiaci di Andrea Palazzi di Mondavio,Angelo Giannini da Cingoli e Felice Andreoli da Gubbio, tre poeti di solito pronti alle voglie di adulazione della famiglia Gabrielli, ma questa volta con molte, obiettive ragioni. L’emblema è un vero capolavoro: si tratta di un tappeto musivo quadrato, di 88 x 87,5 cm, con ben 25 minuscoli «vermicelli» policromi assemblati nel piccolo spazio di 1 centimetro quadrato. Altre tessere (14 per ogni centimetro quadrato) formano la cornice, arricchita a sua volta da una elegante decorazione a doppia guilloche su fondo scuro. Secondo l’archeologo Bernard Andreae il mosaico è piú antico del teatro stesso: risalirebbe infatti al II secolo a.C. e doveva in origine appartenere alla decorazione di una villa romana. È molto simile a un’altra opera, scoperta a Pompei e conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Entrambi i mosaici presentano la medesima scena e lo stesso paesaggio, basati su un unico modello pittorico. Secondo Francesco Marcattili, do94 a r c h e o


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Archeo n. 391, Settembre 2017 by Archeo - Issuu